<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Mauro Meggiolaro</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mmeggiolaro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Der Spiegel: &#8220;La Germania ha un piano: sei punti per salvare l&#8217;Europa&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/spiegel-ecco-piano-tedesco-punti-salvare-leuropa/241684/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/spiegel-ecco-piano-tedesco-punti-salvare-leuropa/241684/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 11:51:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Der Spiegel]]></category> <category><![CDATA[frank walter steinmeier angela merkel]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Irlanda]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Portogallo]]></category> <category><![CDATA[sigmar gabriel]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=241684</guid> <description><![CDATA[Salvare gli stati periferici adottando il modello tedesco e istituendo zone a fiscalità agevolata. 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Un piano di sei punti, che prevederebbe la creazione di &#8220;zone economiche speciali&#8221; negli stati periferici colpiti dalla crisi &#8220;in modo da attrarre gli investitori stranieri con agevolazioni fiscali e regole meno stringenti&#8221;.</p><p>Spagna, Italia, Irlanda, Grecia, Portogallo dovrebbero inoltre creare &#8220;fondi speciali per avviare la privatizzazione delle numerose imprese controllate dallo Stato&#8221; e potrebbero riformare il mercato del lavoro secondo l&#8217;esempio tedesco dell&#8217;apprendistato &#8220;duale&#8221;, che prevede la frequentazione di scuole professionali (Berufsschulen) e, contemporaneamente, l&#8217;apprendistato all&#8217;interno delle imprese. In questo modo, spiega <em>Der Spiegel</em>, &#8220;si potrebbero alleggerire le norme sui licenziamenti e aprire la strada a contratti di lavoro gravati da meno tasse e contributi&#8221;.</p><p>Il piano del governo sarebbe anche una risposta alle pressioni interne dei socialdemocratici dell&#8217;Spd, il maggiore partito di opposizione, che minacciano di non votare il fiscal pact &#8211; e quindi di bloccare l&#8217;iter di approvazione in parlamento &#8211; se prima non si introdurranno misure per la crescita in Europa. &#8220;Senza una tassazione dei mercati finanziari e un rafforzamento dei crediti e degli investimenti della Banca Europea per gli Investimenti l&#8217;Spd si esprimerà in modo contrario al fiscal pact&#8221;, ha dichiarato <strong>Frank-Walter Steinmeier</strong>, capogruppo dei socialdemocratici in parlamento. &#8220;Il fiscal pact potrà esistere solo come complemento di precise misure per la crescita&#8221;. &#8220;La situazione in Europa deve essere stabilizzata in modo da evitare che la Germania sia costretta ad importare la disoccupazione dei paesi confinanti&#8221;, ha aggiunto il segretario dei socialdemocratici <strong>Sigmar Gabriel</strong>. A preoccupare è anche la crescita del sistema Germania che, secondo Gabriel, starebbe declinando e potrebbe rendere presto necessario &#8220;un taglio delle ore di lavoro&#8221;.</p><p>Parole pesanti per la coalizione di governo formata da Cdu (il partito di <strong>Angela Merkel</strong>) e dai liberali dell&#8217;FDP, che vuole far passare il fiscal pact e il meccanismo europeo di stabilità (ESM) prima della pausa estiva ma ha bisogno dei voti dei socialdemocratici e dei verdi per ottenere l&#8217;approvazione dei due terzi del parlamento, la maggioranza qualificata richiesta le due votazioni.</p><p>Intanto, secondo Bloomberg, Angela Merkel sarebbe pronta a un compromesso sugli Eurobond. &#8220;Se si considerasse una versione più ristretta degli Eurobond, adottando la proposta del Consiglio degli Advisor Economici del governo tedesco che prevede la creazione di un fondo per la riduzione del debito (debt redemption fund), il governo tedesco potrebbe sostenere il progetto, sempre che siano rispettati precisi impegni di politica fiscale&#8221;, ha dichiarato a Bloomberg Julian Callow, capo economista per il mercato europeo di Barclays Capital. &#8220;Il fondo di riduzione del debito potrebbe essere una buona opportunità per superare le rigidità nel dibattito sugli Eurobond&#8221;, ha dichiarato il socialdemocratico Sigmar Gabriel. &#8220;Il nostro governo è reticente nei confronti della proposta, anche se non la sta respingendo. Dopo l&#8217;ultimo summit abbiamo l&#8217;impressione che il fronte dell&#8217;ostilità di Angela Merkel rispetto alle misure per la crescita si sia finalmente spezzato&#8221;.</p><p>L&#8217;idea del &#8220;debt redemption fund&#8221; è stata lanciata agli inizi di novembre del 2011 dai &#8220;cinque saggi&#8221; che consigliano il governo Merkel sui temi economici. Prevede la creazione di un fondo da 2.300 miliardi di euro, che raccoglierebbe la parte del debito pubblico che eccede il 60% del Pil richiesto dai criteri di Maastricht e dal fiscal pact e sarebbe garantito congiuntamente da tutti gli stati della zona euro. Più del 40% del fondo di riduzione del debito sarebbe costituito da titoli di stato italiani, mentre i bond tedeschi costituirebbero il 25% degli asset totali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/spiegel-ecco-piano-tedesco-punti-salvare-leuropa/241684/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>City, la balena di Londra e la falla nella nave</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/morgan/231949/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/morgan/231949/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 07:12:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Chief Investment]]></category> <category><![CDATA[crisi mercati finanziari]]></category> <category><![CDATA[Financing Review]]></category> <category><![CDATA[fondi speciali]]></category> <category><![CDATA[investimenti City]]></category> <category><![CDATA[Jaime Dimon]]></category> <category><![CDATA[jp morgan]]></category> <category><![CDATA[wall street]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231949</guid> <description><![CDATA[Il settore della banca JP Morgan Chase che &#8211; come si è saputo venerdì scorso &#8211; ha perso più di 2 miliardi di dollari per scommesse azzardate sui derivati era sottoposto a controlli meno severi rispetto ad altri settori della banca, usava un sistema di calcolo del rischio meno stringente e riportava direttamente al direttore generale (CEO) Jamie Dimon, senza passare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il settore della banca JP Morgan Chase che &#8211; come si è saputo venerdì scorso &#8211; ha perso più di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/derivati-morgan-perde-miliardi-obama-riformare-wall-street/229789/" target="_blank">2 miliardi di dollari</a> per scommesse azzardate sui derivati era sottoposto a controlli meno severi rispetto ad altri settori della banca, usava un sistema di<strong> calcolo del rischio</strong> meno stringente e riportava direttamente al direttore generale (CEO) Jamie Dimon, senza passare per strutture intermedie.</p><p>In pratica era una banca nella banca, una specie di <strong>isola offshore</strong>, un casinò con regole proprie. A dirlo oggi, quando i buoi sono scappati ormai tutti e nella stalla è rimasta solo una voragine, sono &#8220;persone che prima lavoravano nella banca&#8221;, che hanno deciso di raccontare tutto all&#8217;International Financing Review di Thomson Reuters. Che nel casinò di Jp Morgan si puntasse con generosità e spregio del pericolo si sapeva già dal 2005, quando erano iniziate ad arrivare alla direzione le prime timide <strong>proteste</strong> da parte di alcuni manager, preoccupati per la disinvoltura con cui si piazzavano alcune giocate: &#8220;sta diventando troppo grande, qui <strong>scoppia</strong> tutto&#8221;, &#8220;non si sa bene cosa si sta vendendo e comprando&#8221;. </p><p>Poche ripetute e sommesse voci, subito soffocate. Il dipartimento scommesse doveva diventare sempre più grande perché, tecnicamente, aveva un <strong>costo finanziario</strong> inferiore a tutto il resto della banca. Il Chief Investment Office (CIO) &#8211; così si chiamava la bisca &#8211; veniva incoraggiato ad essere un centro di profitto e, notate bene, un &#8221;dipartimento studiato per compensare i rischi dell&#8217;intera banca&#8221;, la più grande degli Stati Uniti. La signora Ina Drew, a capo di questo miracoloso ritrovato della scienza e della tecnica in grado di rischiare e di coprire i rischi allo stesso tempo, ha guadagnato 15 milioni di dollari all&#8217;anno nel 2011 e nel 2010. Il &#8220;centro di profitto&#8221;, almeno per lei, ha funzionato benissimo. Il CIO è <strong>sopravvissuto</strong> a tutte le crisi più recenti e, mentre anche JP Morgan ha rischiato di chiudere per sempre, i suoi trader continuavano a cavalcare impavidi i mari tempestosi della finanza.</p><p>Poi nel 2011 hanno cominciato ad aprirsi falle dappertutto, un gruppo appoggiato dal sindacato ha denunciato la mancanza di controlli adeguati, fino a quando, due settimane fa, la banca si è finalmente decisa ad applicare un modello di <strong>misurazione</strong> del rischio più severo. Ma era troppo tardi. Il pallone si era gonfiato troppo e non gli restava che scoppiare. Uno dei trader, Bruno Iksil, era stato persino soprannominato &#8220;la balena di Londra&#8221;, perché la sua esposizione al rischio era così assurdamente esagerata che altri operatori concorrenti (soprattutto fondi speculativi hedge) avrebbero potuto agevolmente individuare la<strong> falla nella nave</strong>, colpirla e affondarla senza problemi, com&#8217;è poi accaduto. </p><p>Nonostante i summit, i proclami, le bozze di regolamentazioni, le interminabili discussioni siamo costretti a constatare che nel 2012, a cinque anni dalle <strong>prime esplosioni</strong> nel mercato delle obbligazioni strutturate che hanno portato alla catastrofe finanziaria globale, siamo ancora qui a correre dietro a una balena grigia, a un Bruno qualunque,  ingegnere con valigetta, pendolare della City e a Donna Ina, una bionda dal sorriso beffardo che guadagna in un giorno quello che noi, rappresentanti dell&#8217;altro 99% del mondo cosiddetto sviluppato, guadagniamo in due mesi. Ecco, i sacrifici li stiamo facendo anche per loro.</p><p>In attesa che il prossimo James, Francis o la prossima Samantha rompa il motore di nuovo scatenando <strong>reazioni indignate</strong> e una nuova ondata di impegni, summit, regolamenti ed emendamenti per riformare Wall Street.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/morgan/231949/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Effetto Grecia e recessione, crolla la Borsa. E torna l&#8217;ipotesi di un euro a due velocità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/effetto-grecia-recessione-fanno-crollare-piazza-affari-torna-lipotesi-euro-velocita/230762/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/effetto-grecia-recessione-fanno-crollare-piazza-affari-torna-lipotesi-euro-velocita/230762/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 17:39:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[borse]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Moody's.]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=230762</guid> <description><![CDATA[Chiusura in rosso per la Borsa italiana (-2,56%) con i principali titoli dell&#8217;Ftse Mib in negativo. Ancora in forte sofferenza le banche con Montepaschi a -7,40%, Ubi Banca a -5,35% e Intesa Sanpaolo sotto del 5,47% nonostante i dati sull&#8217;utile trimestrale superiori alle attese. A pesare, verso la fine della giornata, soprattutto il fallimento delle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/milano-piazza-affari-apre-rialzo-spread-sotto-punti/229838/">Chiusura in rosso per la <strong>Borsa italiana</strong> (-2,56%) con i principali titoli dell&#8217;Ftse Mib in negativo</a>. Ancora in forte sofferenza le banche con <strong>Montepaschi</strong> a -7,40%, Ubi Banca a -5,35% e Intesa Sanpaolo sotto del 5,47% nonostante i dati sull&#8217;utile trimestrale superiori alle attese. A pesare, verso la fine della giornata, soprattutto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/grecia-fallito-ultimo-tentativo-papoulias-nomina-premier-interim/230385/">il fallimento delle ultime trattative per la formazione del governo in <strong>Grecia</strong></a> con conseguente rinvio a nuove elezioni, che ha fatto girare Piazza Affari in negativo, dopo un moderato rimbalzo a inizio mattinata. Ma non è solo l&#8217;effetto-Atene a rendere instabili i mercati italiani. Il Paese continua a dare segnali negativi. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/italia-confermata-recessione-primo-trimestre/229908/">I dati sul Pil a fine marzo diffusi oggi dall&#8217;<strong>Istat</strong> confermano che l&#8217;Italia è in recessione</a>, visto che ha chiuso in negativo il terzo trimestre consecutivo (-0,8% rispetto al trimestre precedente e -1,3% rispetto al primo trimestre del 2011). Torna a preoccupare anche lo spread, vicino a 440 punti a fine giornata giornata.</p><p><strong>L&#8217;EURO A DUE VELOCITA&#8217;</strong> &#8211; A livello europeo il dato sul Pil è rimasto stabile rispetto al trimestre precedente, ma solo grazie alla crescita molto superiore del previsto della Germania: +0,5% rispetto al trimestre precedente, quando l&#8217;economia tedesca si era contratta dello 0,2%. Il dato della <strong>Germania</strong> rimane isolato nel panorama piuttosto desolante della zona euro, con la Francia a crescita zero, la Spagna a -0,3% e l&#8217;Olanda a -0,2%, mentre tornano a crescere, seppure timidamente, l&#8217;Austria (+0,2%) e il Belgio (+0,3%). In generale si conferma l&#8217;immagine di un&#8217;<strong>Europa</strong> a due velocità, con l&#8217;effetto traino dell&#8217;economia tedesca che difficilmente riesce a trascinare le grandi economie del sud Europa. E torna l&#8217;idea di dividere l&#8217;area euro in due zone diverse, rilanciata oggi a cinque colonne da <strong><em>Handelsblatt</em></strong>, il principale quotidiano economico tedesco, in un&#8217;intervista all&#8217;economista americano<strong> Allan Meltzer</strong>, ex membro &#8211; per due volte &#8211; del consiglio economico della Casa Bianca. &#8220;La moneta unica potrà sopravvivere solo se si divide la zona euro&#8221;, ha dichiarato Meltzer. Da una parte i forti e dall&#8217;altra i deboli come Spagna, Portogallo, Grecia e Italia, che potrebbero &#8220;deprezzare le loro valute al posto di intervenire al ribasso sui salari con conseguenze sociali non prevedibili&#8221;.</p><p><strong>&#8220;AGGRESSIONE INTERNAZIONALE ALL&#8217;ITALIA&#8221;</strong> &#8211; Un&#8217;ipotesi che coinvolge pesantemente l&#8217;Italia, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/moodys-taglia-rating-banche-italiane-sono-bassi-deuropa/229733/">all&#8217;indomani del declassamento &#8211; scontato &#8211; di 26 banche italiane </a>da parte di <strong>Moody&#8217;s, </strong>che ha agitato &#8211; e non poco &#8211; la scena politica e le istituzioni economiche e finanziare. A dare il via alla raffica di proteste ci ha pensato l&#8217;<strong>Abi</strong>, l&#8217;Associazione Bancaria Italiana, che, con un durissimo comunicato, ha definito la mossa di Moody&#8217;s &#8220;irresponsabile&#8221;. Un&#8217;aggressione, &#8220;all&#8217;Italia, alle sue imprese, alle sue famiglie, ai suoi cittadini&#8221;, che conferma il ruolo di &#8220;destabilizzazione&#8221; delle agenzie di <strong>rating</strong> con i loro giudizi &#8220;parziali e contraddittori&#8221;. &#8220;Per abbassare il rating&#8221;, ha commentato l&#8217;ABI, &#8220;questa volta si tirano addirittura in ballo le misure di austerità varate dal governo <strong>Monti</strong> (che ridurrebbero la &#8220;domanda economica di breve termine&#8221;) invocate dalle stesse agenzie di rating quando disegnavano l&#8217;outlook negativo delle imprese bancarie italiane&#8221;. Tutti contro l&#8217;<strong>Italia</strong>, quindi, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-15/moodys-declassa-banche-italiane-063834.shtml?uuid=AbGnfjcF" target="_blank">con un &#8220;particolare accanimento&#8221; che stupisce anche <em>Il Sole 24 Ore</em></a> e risuona nelle parole dell&#8217;ex presidente di Confindustria <strong>Emma Marcegaglia</strong>, che ha parlato di un &#8220;attacco continuo che preoccupa&#8221;. A cavalcare lo scontento si è aggiunto in mattinata anche <strong>Pier Ferdinando Casini</strong>, sottolineando la &#8220;necessità di rilanciare una agenzia di rating europea&#8221; per non rischiare di essere parte di &#8220;un disegno criminale anti-europeo e anti-italiano&#8221; e vittime di un vero e proprio &#8220;attentato all&#8217;economia del Paese&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/effetto-grecia-recessione-fanno-crollare-piazza-affari-torna-lipotesi-euro-velocita/230762/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Poveri mercati, la democrazia esiste ancora</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/poveri-mercati-democrazia-esiste-ancora/227664/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/poveri-mercati-democrazia-esiste-ancora/227664/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 May 2012 13:16:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[austerity]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Financial Time]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[JP Morgan Chase]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[mercati finanziari]]></category> <category><![CDATA[Partito dei Pirati]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category> <category><![CDATA[The Economist]]></category> <category><![CDATA[transazioni finanziarie]]></category> <category><![CDATA[Troika]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=227664</guid> <description><![CDATA[Aiuto, aiuto arriva Hollande. E’ un uomo “piuttosto pericoloso”, avverte l’Economist. Attenti, non è come Monti, che fa solo poche obiezioni mirate al fiscal compact, scritto sulle tavole della legge dei mercati. Monsieur le président “vorrà preservare lo stato sociale francese a tutti i costi”, magari romperà pure l’asse di ferro con la Germania e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Aiuto, aiuto arriva Hollande. E’ un uomo “piuttosto pericoloso”, avverte l’Economist. Attenti, non è come Monti, che fa solo poche obiezioni mirate al fiscal compact, scritto sulle tavole della legge dei mercati. Monsieur le président “vorrà preservare lo <strong>stato sociale</strong> francese a tutti i costi”, magari romperà pure l’asse di ferro con la Germania e sembra troppo ottimistico pensare che “nonostante quello che ha detto in campagna elettorale finirà per fare la cosa giusta”. Ma quale? Abbassare la testa e ridurre il debito, tagliare le spese, aumentare le tasse, ricapitalizzare le banche, diminuire<strong> il peso</strong> dello stato nell’economia. Ormai è come una giaculatoria.</p><p>Fino a poco tempo fa gli elettori della zona euro avevano dimostrato di accettare l’idea di austerity, la “via delle riforme”. In Spagna, Portogallo e Irlanda si sono eletti governi che tutto sommato piacciono ai mercati. Ma ora la misura è colma e la festa è finita. E’ finita alla Bastiglia con migliaia di persone <strong>accalcate</strong> in piazza, arrampicate sui monumenti, i palazzi, sospese tra i lampioni e le bandiere. E’ finita in Grecia con l’esplosione dei partiti del memorandum e il trionfo delle sinistre anti-Troika e, purtroppo, dei peggiori rigurgiti della pancia popolare. Ed è finita in Italia dove, per usare le parole del Financial Times, altro megafono dei famosi <strong>mercati</strong>, “il comico populista Beppe Grillo ha sbalordito l’establishment politico guadagnando più del 10% in alcune elezioni locali”. E’ un mondo che si disgrega, mentre Angela Merkel contiene le perdite nelle elezione regionali tra l’avanzata del fantomatico <strong>Partito dei Pirati</strong> (8% in Schleswig-Holstein) e la morte clinica del partito liberale Fdp, suo alleato di governo.</p><p>Il mondo è in rapido cambiamento sociale, finanziario, politico, ambientale, energetico e i partiti tradizionali non hanno risposte. Nei compiti in classe scrivono le soluzioni suggerite dai mercati. Per un po’ ha funzionato, ma ora sono stati <strong>scoperti</strong>. Cosa succederà? Difficile prevederlo ora. Consola però sapere che qualcosa si stia muovendo nei sotterranei della coscienza civile europea. Le forze politiche al potere, succubi dei poteri finanziari, non sono state in grado di ridurre il perimetro della finanza, i volumi del sistema bancario ombra, delle transazioni ad altissima frequenza che mandano in tilt i mercati. Hanno balbettato timidamente di una tassa sulle <strong>transazioni</strong> finanziarie che non adotteranno mai, hanno fatto proclami contro paradisi fiscali, strumenti derivati, obbligazioni strutturate, ma alle prediche è seguito ben poco.</p><p>Ieri Jp Morgan Chase, la più grande banca americana, ha candidamente dichiarato di aver perso 2 miliardi di dollari a causa di “errori grossolani” nella<strong> speculazione</strong> su credit default swaps “sintetici”. Forse a quattro anni dall’esplosione della crisi finanziaria internazionale dovrebbe stupire di più che operazioni e disastri del genere siano ancora possibili piuttosto che la vittoria di Hollande o di “comici populisti”, pirati e giovani ex-comunisti che non digeriscono la santissima austerity.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/poveri-mercati-democrazia-esiste-ancora/227664/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Enel, i piccoli azionisti contro i megastipendi dei manager</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/enel-piccoli-azionisti-contro-megastipendi-manager/213583/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/enel-piccoli-azionisti-contro-megastipendi-manager/213583/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Apr 2012 11:04:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[azionisti critici]]></category> <category><![CDATA[conti]]></category> <category><![CDATA[Ebitda]]></category> <category><![CDATA[Enel]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=213583</guid> <description><![CDATA[All’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti saranno corrisposti quest’anno 4,37 milioni di euro, circa il 35% in più rispetto al 2011 (al netto degli emolumenti corrisposti nel 2011 per l’esercizio 2009). Nel frattempo, negli ultimi dodici mesi, l’Ebidta di Enel (margine operativo lordo) non è cresciuto e l’utile del gruppo è addirittura sceso del 5%,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">All’amministratore delegato di Enel <strong>Fulvio Conti</strong> saranno corrisposti quest’anno <strong>4,37 milioni</strong> di euro, circa il 35% in più rispetto al 2011 (al netto degli emolumenti corrisposti nel 2011 per l’esercizio 2009). Nel frattempo, negli ultimi dodici mesi, l’Ebidta di <strong>Enel</strong> (margine operativo lordo) non è cresciuto e l’utile del gruppo è addirittura sceso del 5%, mentre Enel continua ad essere l’utility più indebitata a livello europeo con <strong>44,6 miliardi di euro</strong> di debiti nel 2011. Come si giustificano quindi i compensi? E’ la domanda che si è posto per primo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/eni-enel-bollette-pi-care-e-per-i-capi-aumenta-lo-stipendio/203093/"><em>Il Fatto Quotidiano</em> lo scorso 8 aprile</a> e che è stata presentata pochi giorni dopo sotto forma di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/vertici-di-eni-ed-enel-strapagati-il-caso-in-parlamento/203608/">interrogazione a risposta scritta dal deputato dell’Idv <strong>Fabio Evangelisti</strong></a> al ministro dell’Economia e delle Finanze, primo azionista di Enel con il 31%. Oggi tornerà a puntare il dito sui compensi dei manager Enel la <strong>Fondazione Culturale Responsabilità Etica</strong> (Banca Etica, <a href="http://www.fcre.it/">www.fcre.it</a>), che interverrà all’assemblea degli azionisti del gigante italiano dell’energia sul terzo punto all’ordine del giorno, quando gli azionisti saranno chiamati a esprimere il loro <a href="http://www.enel.com/it-IT/shareholders_meetings/2012/documentation/">voto consultivo in merito alla relazione sulla remunerazione</a>.</p><p align="LEFT">“La nostra fondazione è azionista di Enel dal 2007”, spiega il presidente <strong>Andrea Baranes</strong>. “Abbiamo comprato un numero simbolico di azioni per partecipare alle assemblee, dialogare con l’impresa e promuovere l’azionariato critico, una pratica ancora poco diffusa in Italia, ma che in altri paesi sta portando a risultati molto significativi”. La Fondazione di Banca Etica, che esprimerà un voto contrario sul piano di remunerazione, chiederà ad Enel di integrare gli indicatori con i quali viene attualmente calcolata la componente variabile di breve e lungo termine dei compensi dei manager Enel con obiettivi di carattere ambientale, come la riduzione complessiva delle emissioni di <strong>CO<sub>2 </sub></strong>e target di tipo sociale, come il miglioramento del dialogo con le comunità locali nei paesi del sud del mondo, nei quali Enel costruisce o progetta di costruire infrastrutture per la generazione di energia (<strong>link a pezzo di Luca Manes</strong>). Tra i quesiti ci sarà anche una richiesta di approfondimento sulle società <strong>Aon Hewitt Risk &amp; Consulting Srl</strong> di Roma e <strong>HayGroup</strong>, di cui Enel si avvale per calcolare la remunerazione degli amministratori esecutivi e dei dirigenti con responsabilità strategiche. In base a quali criteri sono state nominate le due società? A quanto ammontano gli onorari corrisposti da Enel per ottenere consulenze sul piano di remunerazione? E&#8217; stata verificata l&#8217;assenza di conflitti di interesse tra le due società ed Enel prima di attribuire l&#8217;incarico? A queste domande Enel sarà chiamata a rispondere a partire dalle 14 di oggi pomeriggio, quando avrà inizio l&#8217;assemblea degli azionisti a Roma.</p><p align="LEFT">”Gli stipendi dei manager di Enel e di moltissime altre società quotate in Italia, Europa e Stati Uniti sono ormai fuori controllo. Sono calcolati facendo riferimento a benchmark internazionali che vengono continuamente aggiustati verso l’alto, con una spirale rialzista che viene giustificata con la concorrenza tra le imprese nell’accaparrarsi i migliori manager”, continua il presidente Baranes. “Se negli anni ottanta il rapporto tra la remunerazione degli impiegati e quella dei top manager era al massimo di 1 a 50, oggi si arriva spesso a un rapporto di <strong>1 a 500 o 1 a 200</strong>, come dimostra il caso di Enel. E’ possibile pensare a un tetto, un limite per questi superstipendi, soprattutto quando le società sono controllate dallo stato?”.</p><p align="LEFT">Da anni gli investitori istituzionali e gli azionisti di minoranza delle società quotate si pongono questa domanda, soprattutto negli Stati Uniti o in un paese a forte partecipazione degli azionisti come la <strong>Svizzera</strong>. Negli Usa le mozioni “Say on pay” (dì la tua sulle paghe) presentate dagli investitori attivi alle assemblee di centinaia di imprese americane per chiedere il voto consultivo dell’assemblea sui piani di remunerazione, hanno stimolato l’amministrazione <strong>Obama</strong> a rendere la votazione sulle paghe obbligatoria per legge. In Italia lo è diventata dalla stagione assembleare 2012, grazie alla delibera Consob n. 18049 del 23 dicembre 2011, che ha recepito le raccomandazioni europee sulla trasparenza delle remunerazioni. Da quest’anno gli azionisti hanno una grande occasione per dire la loro sulle remunerazioni dei manager anche in Italia. Per chi vuole fermare l’assurda spirale che sta portando a livelli sempre più insostenibili i compensi degli amministratori non ci sono più scuse: ora è possibile dire “no” in assemblea.</p><p align="LEFT"><strong>L’assemblea di Enel potrà essere seguite in diretta su twitter dalle 14: #azionisticritici #nonconimieisoldi #Enel</strong></p><p align="LEFT"> </p><p><script type="text/javascript" src="http://widgets.twimg.com/j/2/widget.js"></script></p><p><script type="text/javascript">// < ![CDATA[
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Vogliamo anche sapere come i dividendi vengono prodotti, perché si sceglie di continuare a investire nel nucleare e nel carbone, perché l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti si porta a casa il 35% in più dell’anno scorso, oltre 4,3 milioni di euro, anche se <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/eni-enel-aumentano-le-tariffe-e-anche-i-compensi-dei-vertici/203060/" target="_blank">l’utile consolidato del gruppo è calato del 5%</a>.</p><p>Sul primo punto all’ordine del giorno – l’approvazione del bilancio – interverrà il vescovo guatemalteco Alvaro Ramazzini, delegato dai Missionari Oblati di Washington, che fanno parte di <a href="http://www.iccr.org" target="_blank">Iccr</a>, una coalizione di 275 ordini religiosi, con sede a New York, che ogni anno partecipa e presenta mozioni su <strong>temi sociali</strong> e ambientali alle assemblee di oltre 200 imprese americane ed europee. Ramazzini, un paladino delle comunità indigene latinoamericane, porterà in assemblea la voce dei popoli del Guatemala che si sentono minacciati dalla costruzione – da parte del gruppo Enel – della centrale idroelettrica di Palo Viejo, nella regione maia del Quichè. Dopo Ramazzini sarà la volta dell’attivista colombiano Miller Armin Dussan Calderon, professore dell’Università Surcolombiana e presidente di Assoquimbo, associazione dei comitati locali colombiani che presidiano il <strong>territorio</strong> contro la costruzione della diga Enel di Quimbo in Colombia. Un’opera che prevede la deviazione del Rio Magdalena e lo sbancamento di 8.000 ettari di terreno fertile, con un grave impatto sulla sostenibilità economica di migliaia di persone che nella zona vivono di agricoltura e pesca.</p><p>L’azionariato critico all’assemblea di Enel (e di Eni) è arrivato alla sua quinta edizione. Lo promuove la Fondazione Culturale Responsabilità Etica (<a href="http://www.fcre.it" target="_blank">Banca Etica</a>), che negli anni ha riunito attorno a sé ong e gruppi di attivisti come <a href="http://www.crbm.org)" target="_blank">Crbm</a>, Greenpeace, Amnesty International e coalizioni di azionisti come Iccr per cercare di spiegare alle imprese &#8211; in particolare le due maggiori compagnie italiane a controllo pubblico &#8211; che molto spesso una <strong>valutazione</strong> poco attenta degli impatti ambientali e sociali o una governance lottizzata possono tradursi in problemi reputazionali o risultati finanziari deludenti che danneggiano tutti gli azionisti.</p><p>La Fondazione di Banca Etica interverrà sul terzo punto all’ordine del giorno, per chiedere i motivi delle <strong>remunerazioni</strong> astronomiche dell’amministratore delegato Conti e dei top manager della società. E per proporre ad Enel di inserire tra gli indicatori di calcolo dei bonus anche la percentuale di riduzione delle emissioni di CO2 o il miglioramento dei rapporti con tutti i portatori di interesse, compresi i movimenti ambientalisti, le comunità locali e le popolazioni indigene nei paesi del sud del mondo.</p><p>L’azionariato critico continua da anni con successo negli Stati Uniti, in Inghilterra, Germania, Svizzera. In Italia è partito qualche anno fa, ma ha ancora bisogno dell’aiuto di nuovi azionisti, stanchi di delegare in bianco la gestione dei propri soldi e <strong>desiderosi</strong> di far sentire la propria voce davanti ad amministratori delegati, presidenti e consiglieri intoccabili, che da troppo tempo nessuno osa più mettere in discussione.</p><p>Seguiteci e mandate i vostri commenti e suggerimenti in diretta su T<strong>witter</strong>: #azionisticritici #nonconimieisoldi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/azionisti-critici-all%e2%80%99assemblea-enel/213364/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rendiamo i paradisi fiscali un diritto di tutti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/rendiamo-paradisi-fiscali-diritto-tutti/204284/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/rendiamo-paradisi-fiscali-diritto-tutti/204284/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Apr 2012 16:05:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[economist]]></category> <category><![CDATA[panama]]></category> <category><![CDATA[paradisi fiscali]]></category> <category><![CDATA[prestanome]]></category> <category><![CDATA[società offshore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204284</guid> <description><![CDATA[Una società italiana non paga più le fatture. Scriviamo mail agli interlocutori di sempre e rispondono (dalla mail aziendale) che non ricoprono alcuna carica nell&#8217;impresa. Prendiamo un paio di visure dalla Camera di commercio e ci accorgiamo che la Srl con cui abbiamo a che fare ha come unico socio una Ltd. irlandese, controllata a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una società italiana non paga più le fatture. Scriviamo mail agli interlocutori di sempre e rispondono (dalla mail aziendale) che non ricoprono alcuna carica nell&#8217;impresa. Prendiamo un paio di visure dalla Camera di commercio e ci accorgiamo che la Srl con cui abbiamo a che fare ha come unico socio una Ltd. irlandese, controllata a sua volta &#8211; così dicono le carte del <em>Companies Registration Office</em> di Dublino &#8211; da due fiduciarie, una con sede in Liechtenstein e una domiciliata a Panama. Telefoniamo alla Camera di commercio di Vaduz, nel piccolo principato nelle Alpi, e ordiniamo i documenti da Panama. Paghiamo il dovuto (tanto) e ci ritroviamo con un pugno di mosche: sul documento di Panama si trovano <strong>solo prestanome </strong>(Diaz, Morales, Lopez, Garcia, Martinez), che sicuramente non hanno nessuna intenzione di rivelare i nomi degli azionisti (che non sono pubblici). Per il Liechtenstein la cosa si risolve in modo più semplice. Le azioni non sono nominative ma al portatore. Come un libretto di deposito al portatore sono di chi le ha in mano in un determinato momento e quindi sono di tutti e di nessuno. Fine della ricerca.</p><p>Ogni anno almeno 250.000 società vengono create offshore, in giurisdizioni ad <strong>alto tasso di opacità finanziaria</strong>. Molte sono semplicemente società di carta, spesso rette da fiduciari e libere da ogni obbligo di pubblicare una qualche sorta di bilancio annuale. Se le società offshore possono servire anche a scopi legali, troppo spesso vengono usate per evadere le tasse, lavare il denaro sporco, eludere sanzioni o finanziare movimenti terroristici. Un rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale nel novembre del 2011 (<em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://publications.worldbank.org/index.php?main_page=product_info&amp;products_id=24189" target="_blank">The Puppet Masters</a></span></em>, &#8220;I burattinai&#8221;) e citato dall&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.economist.com/node/21552197" target="_blank"><em>Economist</em></a></span> ha investigato 817 grandi casi di corruzione dal 1980 al 2010: in quasi tutti i casi sono state usate società di comodo. <strong>La sorpresa</strong> è che la maggior parte di queste (102) sono state registrate negli Stati Uniti, a seguire le Isole Vergini Britanniche (91) &#8211; un territorio d&#8217;oltremare del Regno Unito nei Caraibi, poi Panama (50), Liechtenstein (28), Bahamas (27) e Gran Bretagna (24). La Gran Bretagna &#8211; sostiene l&#8217;<em>Economist</em> &#8211; permette ancora la costituzione di imprese con azioni al portatore. Gli Stati Uniti delegano la registrazione delle società ai singoli stati federali che spesso non chiedono nemmeno i documenti di identità dei fondatori. &#8220;Ricostruire i veri azionisti di società private negli Stati Uniti è più difficile che da (quasi) qualsiasi altra parte&#8221;, scrive sempre il settimanale inglese.</p><p>Alla luce di questi dati, la lotta contro i paradisi fiscali condotta con grandi proclami dagli Stati Uniti <strong>appare poco credibile</strong>. Gli stessi operatori dei paradisi fiscali si sono lamentati avvertendo un &#8220;profondo senso di ingiustizia&#8221; per le crescenti limitazioni imposte al loro operato dai grandi paesi &#8220;che predicano bene ma razzolano male&#8221; e, ancora peggio, da qualche anno a questa parte stanno minacciando il loro business.</p><p>Intanto le scatole societarie registrate in tutto il mondo, da New York a Tortola, da Londra a Vaduz e Panama, continuano a crescere<strong> indisturbate</strong> contribuendo a rendere sempre più ampio il divario tra un gruppo ristretto di ricchi e scaltri investitori e faccendieri e un numero sempre più alto di cittadini comuni, che subiscono livelli di tassazione sempre più elevati.</p><p>Visto che è difficile prevedere una seria lotta contro le società offshore e i paradisi fiscali da qui ai prossimi cento anni &#8211; se non si fa in questo periodo di gravissima crisi quando si potrà fare? &#8211; forse potremmo iniziare a batterci non tanto contro i paradisi fiscali &#8211; cosa che si è dimostrata pressoché inutile &#8211; ma, al contrario, per permettere a tutti i cittadini di trarre giovamento dall&#8217;apertura di società di comodo, magari attingendo a contributi statali. Alle Seychelles, che in questo periodo<strong> offrono sconti molto interessanti</strong>, costa meno di 450 euro a società. Un prezzo alla portata di tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/rendiamo-paradisi-fiscali-diritto-tutti/204284/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lo spread torna a salire: chiusura a 379 punti Crolla la Borsa, Milano brucia 11 miliardi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/borsa-italia-spagna-maglia-nera-deuropa-milano-madrid/204268/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/borsa-italia-spagna-maglia-nera-deuropa-milano-madrid/204268/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Apr 2012 15:19:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[borsa]]></category> <category><![CDATA[Btp]]></category> <category><![CDATA[bund]]></category> <category><![CDATA[differenziale]]></category> <category><![CDATA[Ftse]]></category> <category><![CDATA[indici]]></category> <category><![CDATA[Madrid]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204268</guid> <description><![CDATA[Di nuovo sotto attacco. Dopo l&#8217;allargamento degli spread dei bond decennali italiani e spagnoli sul bund tedesco, tornati oltre i 400 punti base mercoledì (e oggi, almeno per quanto riguarda i titoli italiani, a quota 380), ora tocca di nuovo alle borse. Milano ha chiuso a -3,43%, Madrid a -3,58%, di gran lunga le piazze...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-189787" title="Borsa_INTERNO" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Borsa_INTERNO.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" />Di nuovo sotto attacco. Dopo l&#8217;allargamento degli spread dei bond decennali italiani e spagnoli sul bund tedesco, tornati oltre i 400 punti base mercoledì  (e oggi, almeno per quanto riguarda i titoli italiani, a quota 380), ora tocca di nuovo alle borse. <strong>Milano</strong> ha chiuso a -3,43%, <strong>Madrid</strong> a -3,58%, di gran lunga le piazze peggiori in Europa, dove le borse hanno girato tutte in negativo: -2,37% il DAX a <strong>Francoforte</strong>, -2,53% <strong>Parigi</strong> e -1,02% <strong>Londra</strong>. A Milano la giornata era iniziata in leggera flessione, con <strong>Finmeccanica</strong> bloccata al rialzo (+6%) nella prima parte della mattinata per le speculazioni sul possibile passaggio di <strong>AnsaldoBreda</strong> ai giapponesi di Hitachi Rail. Scatti in avanti anche per <strong>Fonsai</strong> (+6,2%) e <strong>Premafin</strong> (10%) della famiglia Ligresti, avvantaggiate della promozione del target price da parte degli analisti di Equita Sim da 0,53 a 0,9 euro, con la conferma del consiglio di tenere le azioni (hold). Ma poco prima delle 11 si sono scatenate le vendite, che hanno colpito soprattutto i titoli bancari. Il pretesto questa volta sembra essere stato soprattutto il malumore legato alla crescita dell&#8217;economia cinese che nel primo trimestre del 2012 è stata inferiore alle attese: +8,1%, contro il +8,4% previsto dagli economisti. Il &#8220;rallentamento&#8221; cinese avrebbe frenato anche le altre borse europee, tutte in calo già all&#8217;inizio della mattinata. In Italia si sono aggiunte le preoccupazioni relative all&#8217;indice della produzione industriale, che a febbraio è diminuito dello 0,7% rispetto al mese precedente. Nella media del trimestre dicembre-febbraio, secondo i dati Istat, l&#8217;indice è diminuito dell&#8217;1% rispetto al trimestre precedente.</p><p>Il listino milanese ha ampliato le perdite nel pomeriggio in seguito all&#8217;apertura negativa di Wall Street, con tutti i titoli bancari in profondo rosso. A un&#8217;ora dalla chiusura delle contrattazioni <strong>Banca Popolare di Milano</strong> (-7,56% teorico), <strong>Unicredit</strong> (-5,89% teorico), <strong>Banca Popolare dell&#8217;Emilia Romagna</strong> (- 6,86%) e <strong>Banco Popolare</strong> (-6,87%) sono stati sospesi per eccesso di ribasso. In chiusura di giornata per i bancari è un vero e proprio bagno di sangue con Popolare di Milano che cede l&#8217;8,17%, Unicredit il 6,01%, Ubi Banca a -6,60%, Banco Popolare &#8211; 7,12%, Mediobanca -5,04%, Intesa SanPaolo -4,83% e Monte dei Paschi -5,29%. Tra i big dell&#8217;FTSE-MIB resiste alle vendite solo Finmeccanica (+2,57%), sulla scia delle indiscrezioni relative alla cessione di AnsaldoBreda. Chiusura positiva per la Premafin di Ligresti (+3,93%) mentre sono andati male tutti i principali titoli industriali con Fiat Industrial a -0,73%, Fiat a -3,72% e Pirelli a -2,07%.</p><p>Italia, Spagna e, in misura minore, tutte le borse europee hanno chiuso in negativo, mentre gli Stati Uniti continuano a girare con il segno meno. Dopo le illusioni del primo trimestre i mercati sono tornati a raffreddarsi. &#8220;I primi tre mesi dell&#8217;anno sono stati un sollievo. Sembrava che le cose non stessero andando così male&#8221;, ha dichiarato a Bloomberg Virginie Maisonneuve, head of global equities di Schroder Investment. &#8220;Ma da aprile c&#8217;è un grosso punto di domanda che aleggia sui mercati. C&#8217;è in giro una grande quantità di liquidità, ma nessuno riesce a capire come e quando sarà impiegata, Ci sono nuove pressioni su Italia e Spagna. E&#8217; un problema strutturale che avrà bisogno di tempo per aggiustarsi&#8221;.</p><p>Al di là dei pretesti (il &#8220;rallentamento&#8221; del PIL cinese o la frenata dell&#8217;indice di produzione industriale) il vero problema continua ad essere quello, pesantissimo, del debito pubblico. Non a caso in Italia sono state proprio le banche &#8211; cariche di titoli di debito nazionale &#8211; a chiudere con pesantissime perdite.</p><p>Dopo la tregua offerta ai mercati dalle misure del governo Monti e dal programma LTRO (Long Term Refinancing Operation) della BCE, che ha inondato le banche con 1.000 miliardi di euro di liquidità, la posizione dei paesi meno virtuosi dell&#8217;area euro torna ad essere preoccupante. &#8220;Non siamo ancora di fronte a una crisi sistemica come in Novembre ma quello che abbiamo visto in questi giorni nei mercati del debito di Italia e Spagna è di nuovo poco rassicurante&#8221;, ha dichiarato al quotidiano tedesco Handelsblatt <strong>Peter Schaffrick</strong>, responsabile della strategia dei tassi alla Royal Bank Of Canada.</p><p>Il premio al rischio che gli investitori hanno richiesto sui titoli decennali italiani e spagnoli è cresciuto costantemente dal 19 marzo, raggiungendo il suo punto di massimo mercoledì 11 aprile, con lo spread italiano sui bund tedeschi a 404 e lo spagnolo a 433 punti base. Da giovedì i valori sono scesi di nuovo, ma la situazione rimane nervosa e <strong>oggi lo spread italiano si è attestato a 378 punti base</strong>. L&#8217;effetto calmante del miliardo di euro concesso dalla BCE alle banche in due tranche (dicembre e febbraio) al tasso dell&#8217;1% comincia ad affievolirsi. Con il megaprestito le banche europee hanno acquistato, in parte, titoli di stato italiani e spagnoli, sostenendone il corso. Ma ora potrebbero servire nuove misure.</p><p>Mercoledì Benoît Cœuré, membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea, ha ricordato che il Securities Market Programme (SMP) è ancora aperto e che, quindi, la BCE potrebbe ritornare attiva nelle operazioni di acquisto di bond (italiani e spagnoli), attività che ha sospeso nelle ultime otto settimane. E c&#8217;è chi non esclude nemmeno una terza tranche di crediti alle banche europee. Secondo quanto riportato dal Sole 24 ore mercoledì 11 aprile, nei mercati sarebbe già cominciata a circolare l&#8217;ipotesi di una &#8220;nuova iniezione di liquidità&#8221;, con prestiti alle banche che potrebbero avere &#8220;durata quinquennale&#8221; (le prime due tranche sono state concesse a tre anni).</p><p>Per ora si tratta solo di ipotesi o illusioni, che troverebbero in ogni caso una durissima opposizione da parte della Bundesbank e del parlamento tedesco. Ieri l&#8217;ex ministro della giustizia tedesco Herta Däubler-Gmelin, dell&#8217;SPD, ha dichiarato l&#8217;intenzione di portare il fondo salva stati ESM, che avrà una capacità di 500 miliardi di euro, e il fiscal pact di fronte alla Corte Costituzionale Federale tedesca di Karlsruhe. In base a quanto riportato ieri da Handelsblatt, anche Die Linke (partito di estrema sinistra) e il politico della CSU Peter Gauweiler starebbero pensando ad azioni simili. Secondo Herta Däubler-Gmelin sia l&#8217;ESM sia il fiscal pact sarebbero una violazione della carta costituzionale tedesca perché &#8220;limitano il diritto di controllo e di pianificazione finanziaria dello stato&#8221;. &#8220;Con l&#8217;ESM e il fiscal pact il governo ha passato il segno&#8221;, ha dichiarato Däubler-Gmelin citando la sentenza della Corte Costituzionale sugli aiuti alla Grecia (del 7 settembre 2011), secondo la quale il Parlamento non può spogliarsi nella sostanza dei suoi poteri in materia di bilancio.</p><p>Il ricorso dell&#8217;ex ministro della giustizia potrebbe essere presentato appena dopo la ratifica dell&#8217;ESM e del fiscal pact, quindi prima della pausa estiva di agosto. Il parlamentare della CDU Klaus-Peter Willsch e l&#8217;esperto di finanza dell&#8217;FDP Frank Schäffler, entrambi nella coalizione di governo, hanno manifestato simpatia per l&#8217;iniziativa di Herta Däubler-Gmelin. Willsch ha anche lanciato l&#8217;idea di un referendum popolare sul fondo salva stati ESM. &#8220;Bisogna capire cosa vuole il popolo perché con l&#8217;ESM rinunciamo in modo irrevocabile a una parte della nostra sovranità, visto che ci assumiamo una garanzia illimitata per rischi collegati ai debiti di altri stati&#8221;, ha dichiarato Willsch ad Handelsblatt Online. Per Angela Merkel si prepara una primavera di passione. Mentre le speranze di salvataggio dell&#8217;area euro continuano ad essere legate a doppio filo ai mal di pancia, sempre più forti, del parlamento di Berlino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/borsa-italia-spagna-maglia-nera-deuropa-milano-madrid/204268/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ai Greci il materasso. Agli italiani la Svizzera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/greci-materasso-agli-italiani-svizzera/193604/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/greci-materasso-agli-italiani-svizzera/193604/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Feb 2012 16:08:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[cirsi]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[liquidità]]></category> <category><![CDATA[risparmio]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193604</guid> <description><![CDATA[&#8220;Il materasso è il massimo che c&#8217;è&#8221; cantava Renzo Arbore ai tempi di Indietro Tutta. Parole sante, che il popolo greco sembra stia prendendo alla lettera in questi anni bui per l&#8217;economia nazionale. Dal 2009 al 2011 i greci hanno ritirato 63,3 miliardi di euro dai loro depositi in banche nazionali (il 26,6% del totale),...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il materasso è il massimo che c&#8217;è&#8221; cantava Renzo Arbore ai tempi di <strong><em>Indietro Tutta</em></strong>. Parole sante, che il popolo greco sembra stia prendendo alla lettera in questi anni bui per l&#8217;economia nazionale. Dal 2009 al 2011 i greci hanno ritirato <strong>63,3 miliardi di euro</strong> dai loro depositi in banche nazionali (il 26,6% del totale), ma ne hanno portati solo 16 all&#8217;estero. Il resto l&#8217;hanno speso, chiuso in cassette di sicurezza o nascosto in casa, sotto il materasso, in frigo, in mezzo ai libri o tra i calzini e le mutande. A sostenerlo è nientemeno che il ministro delle finanze greco Venizelos, che ora vorrebbe convincere i suoi connazionali a <strong>rimettere in circolo i soldi nascosti</strong>. &#8220;Abbiamo un messaggio per i risparmiatori greci&#8221;, ha dichiarato questa settimana il ministro in parlamento (come cita oggi il quotidiano economico tedesco <em>Handelsblatt</em>). &#8220;Nessuno ci guadagna niente se questi soldi rimangono fuori dal sistema bancario&#8221;. Voce che grida nel deserto: preparate le vie dell&#8217;euro, spianate nella steppa la strada per la ripresa di consumi e investimenti: l&#8217;Armageddon, per ora, è solo rimandato alla prossima tranche di aiuti.</p><p>Quello di Venizelos è un <strong>appello disperato</strong>: dal 2010 le banche greche sono in pratica escluse dal mercato interbancario internazionale e completamente dipendenti dalla BCE o dalla banca centrale greca per le loro esigenze di liquidità. I clienti che continuano a prelevare drenano ulteriori preziosissime <strong>risorse liquide</strong>. E le banche non riescono a trattenerli, nemmeno lusingandoli con interessi superiori al 5%.</p><p>Anche in Italia la raccolta bancaria soffre a causa della crisi, pur se in misura molto minore rispetto alla Grecia. Secondo il bollettino di <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> i depositi dei residenti sono calati dello 0,8% nell&#8217;ultimo anno (fino a novembre 2011), mentre quelli delle imprese sono scesi del 6,1%, soprattutto per far fronte al calo dei flussi di cassa. Chi ha paura della crisi o di nuove tasse sembra però preferire ben altri nascondigli rispetto al banale e prevedibilissimo materasso. Le strade, come sempre, portano tutte nella <strong>pulitissima, bianchissima e modernissima Svizzera,</strong> verso la quale, secondo Attilio Befera, direttore dell&#8217;Agenzia delle Entrate, dall&#8217;inizio di gennaio il flusso di denaro che entra dall&#8217;Italia avrebbe avuto <a href="http://www.wallstreetitalia.com/article/1321537/crisi-euro/fuga-di-capitali-gli-italiani-scappano-in-svizzera.aspx" target="_blank">&#8220;una crescita esponenziale&#8221;</a>, tanto che alcune banche elvetiche sarebbero state costrette ad affittare casseforti nei grandi alberghi per soddisfare il gran numero di richieste. &#8220;Affermazioni fuorvianti e non del tutto corrette&#8221;, ha replicato il direttore dell&#8217;Associazione Bancari Ticinesi (ABT), Franco Citterio, che servono a giustificare &#8220;i metodi repressivi di Equitalia&#8221;. Sarà, ma intanto <strong>alla frontiera tra Como e Chiasso se ne vedono di tutti i tipi</strong>. Dagli operai che <a href="http://video.repubblica.it/edizione/milano/como-un-operaio-con-un-milione-di-euro-nel-cruscotto/88678/87071" target="_blank">nascondono migliaia di banconote in contanti dietro il cruscotto</a>, alle signore disinvolte che riescono a far entrare <strong>65.000 euro</strong> nei tacchi delle scarpe e nelle coppe del reggiseno. A beccarli ci pensano sempre più spesso i nuovi &#8220;<strong>cash-dog</strong>&#8220;, i cani da banconote in dotazione alla guardia di finanza. Negli ultimi tre mesi del 2012, sempre secondo Attilio Befera, i sequestri di valuta ai valichi di frontiera sarebbero aumentati del 50%.</p><p>Ci sarà un ritorno al materasso? E&#8217; presto per dirlo. Più probabilmente il genio italico troverà presto nuove soluzioni. E se il denaro, che tradizionalmente <em>non olet</em>, viene intercettato dai solerti labrador della finanza, si potrà sempre provare a cospargerlo di profumi esotici per confondere le narici canine. E continuare a farla franca nei secoli dei secoli.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/greci-materasso-agli-italiani-svizzera/193604/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Basta ingiurie. La Merkel ci salverà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/basta-ingiurie-merkel-salvera/186158/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/basta-ingiurie-merkel-salvera/186158/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:22:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[efsf]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186158</guid> <description><![CDATA[Distratti da taxi selvaggi, tir assassini e da una nave che affonda non ci siamo accorti che forse il vento in Europa sta finalmente cambiando. Grazie al maxi prestito della Bce le banche cominciano a comprare anche titoli di stati in difficoltà e lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è in discesa. Intanto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/merkel-2.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-186163" title="Angela Merkel" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/merkel-2-253x300.jpg?47e3a5" alt="" width="253" height="300" /></a>Distratti da taxi selvaggi, tir assassini e da una nave che affonda non ci siamo accorti che forse <strong>il vento in Europa sta finalmente cambiando</strong>. Grazie al maxi prestito della Bce le banche cominciano a comprare anche titoli di stati in difficoltà e lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è in discesa. Intanto la Grecia sta per chiudere l’accordo con i creditori per il taglio dei rendimenti sui suoi titoli e le borse, da inizio anno, girano con il segno più davanti. Cosa sta succedendo? <strong>Chiedetelo alla Merkel</strong>. La donna più potente del mondo secondo la classifica di Forbes. Una megera dal fondoschiena capiente, con la quale nessuno desidererebbe coricarsi, secondo l’ex primo ministro italiano.</p><p>Era nell’aria da tempo, ma oggi il <em>Financial Times </em>lo dà per certo in prima pagina: in cambio del nuovo accordo fiscale europeo (fiscal compact), che sarà firmato il 30 gennaio, la Germania si preparerebbe a dare il via libera a un aumento di volume nei fondi di <strong>salvataggio europeo</strong>. Invece di confluire nell’Esm (European Stability Mechanism) ed estinguersi, l’Efsf (European Financial Stability Facility) continuerebbe ad esistere, sommando i 250 miliardi di euro che sono rimasti in cassa (dopo gli aiuti a Irlanda e Portogallo) con i 500 miliardi dell’Esm, che partirà a luglio. La nuova ancora di salvezza, in totale, varrebbe 750 miliardi di euro.</p><p>Per allargare i cordoni della borsa Angela Merkel chiederebbe però maggiore rigore, con l’inserimento nel <strong>fiscal compact</strong> di regole sui deficit statali e sul debito molto più dure rispetto a quelle che sono state previste finora – in bozza – dai governi della zona euro. Le garanzie del nuovo accordo fiscale servirebbero alla cancelliera tedesca per convincere il parlamento di Berlino, fino ad oggi molto scettico rispetto alla possibilità di far pesare ulteriormente sui contribuenti tedeschi il salvataggio di nazioni spendaccione come l’Italia, la Spagna o la Grecia.</p><p>Alla fine è tutto, ancora una volta, un grande gioco di poker. La Merkel sta alzando la posta, Sarkozy, Monti e gli altri primi ministri saranno costretti a seguirla. I paesi dell’Eurozona andranno poi <em>all in</em> mettendo 750 miliardi di euro (o forse cifre ancora più alte) sul tavolo in cui giocano i grandi investitori istituzionali, i famosi “mercati”. E i mercati si tireranno indietro, convinti del fatto che, se necessario, Italia e Spagna potrebbero essere salvate. Non importa se, alla fine, solo una minima parte dei 750 miliardi sarà toccata. L’importante è che <strong>le fiches siano sul tavolo</strong> e che qualcuno sia disposto a pagarle alla cassa prima dell’uscita.</p><p>Ora Angela sembra essere pronta a giocare pesante. E gli italiani non potranno che ringraziarla. Se “è stata la culona” (come ha delicatamente <em><a href="http://bit.ly/tXNPAX" target="_blank">titolato Il Giornale</a></em>) a cacciare Berlusconi con una telefonata al presidente Napolitano, sarà ancora lei a salvarci dando il via libera a un<strong> ampliamento del muro di protezione finanziaria europeo</strong>. Tutto il resto sono chiacchiere da bar.</p><p><em>(Foto: LaPresse)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/basta-ingiurie-merkel-salvera/186158/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rating: nuntereggae più</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/rating-nuntereggae/184687/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/rating-nuntereggae/184687/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Jan 2012 13:49:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Fitch]]></category> <category><![CDATA[Giulio Tremonti]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Mauro Meggiolaro]]></category> <category><![CDATA[Moody's.]]></category> <category><![CDATA[rating]]></category> <category><![CDATA[Standard & Poor's]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184687</guid> <description><![CDATA[Due notch da Fitch, due notch da S&#38;P. Poi arriveranno i notch di Moody&#8217;s. Un notch di qua e un notch di là. Interviste, prime pagine, e la borsa che fa? Va su? Va giù? Poi declasseranno le banche, gli enti pubblici. Quindi di nuovo gli stati. Un altro notch. Stavolta prima Moody&#8217;s, poi S&#38;P&#8217;s,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Due notch da Fitch, due notch da S&amp;P. Poi arriveranno i notch di Moody&#8217;s. Un notch di qua e un notch di là. Interviste, prime pagine, e la borsa che fa? Va su? Va giù? Poi declasseranno le banche, gli enti pubblici. Quindi di nuovo gli stati. Un altro notch. Stavolta prima Moody&#8217;s, poi S&amp;P&#8217;s, poi Fitch. O prima Fitch e poi S&amp;P&#8217;s? Sotto a chi tocca.  Prego, si accomodi. Il comunicato stampa è pronto? Avanti con le agenzie.</p><p><strong>Basta rating</strong>, non se ne può più. Anche le borse, lunedì, hanno ignorato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/piazza-affari-ancora-positivo-spread-calo-giorni-sceso-punti/183564/" target="_blank">l&#8217;ultimo downgrade di Standard &amp; Poor&#8217;s</a></span>, quello che ha portato l&#8217;Italia per la prima volta sotto la A (a BBB+), la Francia e l&#8217;Austria ad AA+ e la Spagna ad A. I mercati hanno chiuso quasi tutti in positivo e lo spread tra il rendimento dei Btp italiani e i Bund tedeschi a dieci anni è addirittura sceso e continua a scendere. Anche perché i giochi sono fatti da tempo, e le tre sorelle del rating ormai arrivano tardi, quando i buoi sono già scappati. L&#8217;attacco all&#8217;Italia e all&#8217;Europa è iniziato in grande stile l&#8217;estate scorsa: l&#8217;8 luglio, se proprio si vuole fissare una data simbolo, quando <strong>Giulio Tremonti </strong>ha minacciato di dimettersi. O meglio, per dirla con i sacerdoti della finanza, quando il Pmi italiano è <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/il-caos-in-borsa-italia-solo-un-pretesto-siamo-solo-allinizio-sara-unestate-di-passione/144858/" target="_blank">sceso sotto i 50 punti</a></span>.</p><p>Ma si tratta di semplici scintille. Come l&#8217;assassinio del duca Francesco Ferdinando lo fu per la prima guerra mondiale. Anche oggi stiamo assistendo a una <strong>guerra</strong>: quella tra un mostro finanziario che è cresciuto in modo incontrollato e gli stati che &#8211; dopo averlo alimentato &#8211; cercano invano di domarlo, seguendo le regole che lo stesso mostro detta loro. Una guerra &#8211; secondo alcuni &#8211; del dollaro contro l&#8217;euro, dell&#8217;<strong>America contro l&#8217;Europa</strong>. Per farla terminare l&#8217;Europa ha di fronte poche possibilità, due in particolare: trasformare la Banca Centrale Europea in una potentissima aspirapolvere di titoli di stato della zona euro o guidare verso il default controllato la Grecia, il Portogallo e quindi l&#8217;Italia, mettendo la parola fine sulla favola della moneta unica. Il pallino, come si sa, lo tiene in mano la Germania, che prende tempo per placare i mal di pancia interni.</p><p>Nel frattempo Deutsche Bank &#8211; già nei primi sei mesi del 2011 &#8211; ha tagliato l&#8217;esposizione verso i titoli di stato italiani dell&#8217;88%, dando il &#8220;la&#8221; a tutto il settore bancario europeo. Prima della fine del 2011 l&#8217;hanno seguita a ruota Bnp Paribas, Commerzbank, Dexia, Crédit Agricole, Société Générale e Hsbc.<em> &#8220;Meglio liberarsi ora dei titoli italiani che aspettare&#8221;</em>, ha dichiarato un investment banker a Reuters in novembre. <em>&#8220;Meglio chiudere in perdita adesso mentre tutti stanno prevedendo il default, piuttosto che aspettare che l&#8217;Italia fallisca davvero&#8221;</em>. Nelle aspettative degli investitori i bond italiani sono già sotto l&#8217;investment grade (<strong>BBB-</strong>). Tra poco lo diranno anche S&amp;P, Moody&#8217;s e Fitch. Non necessariamente in questo ordine.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/rating-nuntereggae/184687/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I giapponesi abbandonano i titoli in euro  E lo yen minaccia le esportazioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/giapponesi-abbandonano-titoli-euro-minaccia-esportazioni/184492/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/giapponesi-abbandonano-titoli-euro-minaccia-esportazioni/184492/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Jan 2012 18:49:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Btp]]></category> <category><![CDATA[bund]]></category> <category><![CDATA[Giappone]]></category> <category><![CDATA[Nikkei]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184492</guid> <description><![CDATA[Via dai BTP, dai Bonos spagnoli e dagli OAT francesi. Ma anche dai sicurissimi Bund tedeschi, uno dei rifugi più amati dagli investitori disorientati di mezzo mondo. Le banche, le assicurazioni e i fondi giapponesi fanno marcia indietro e cercano di abbandonare la nave dell&#8217;Eurodebito prima che sia troppo tardi. A darne notizia è il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Via dai <strong>BTP</strong>, dai Bonos spagnoli e dagli OAT francesi. Ma anche dai sicurissimi <strong>Bund tedeschi</strong>, uno dei rifugi più amati dagli investitori disorientati di mezzo mondo. Le banche, le assicurazioni e i fondi giapponesi fanno marcia indietro e cercano di abbandonare la nave dell&#8217;Eurodebito prima che sia troppo tardi.</p><p>A darne notizia è il quotidiano finanziario di Tokio &#8220;<strong>Nikkei</strong>&#8220;. Secondo le statistiche del ministero delle finanze giapponese, da gennaio a novembre del 2011, gli investitori privati hanno venduto titoli dell&#8217;Eurozona per oltre <strong>20 miliardi di euro</strong>: 10,14 miliardi di  titoli italiani e quasi 9 miliardi di bond francesi. &#8220;Probabilmente i volumi di vendita di bond esteri sull&#8217;intero anno 2011 saranno ancora più elevati. Sarà un anno record per quanto riguarda la vendita di titoli di stato stranieri&#8221;, commenta il quotidiano giapponese. E ulteriori vendite, che &#8220;potrebbero essere stimolate dai declassamenti nei rating della scorsa settimana&#8221;, porterebbero a una &#8220;rivalutazione ancora maggiore dello yen rispetto alla moneta unica&#8221;.</p><p>L&#8217;assicurazione del ramo vita <strong>Dai-ichi Life Insurance Co.</strong> ha dichiarato di aver ridotto del 50 per cento la sua esposizione ai titoli di stato italiani &#8211; e di altri paesi &#8220;altamente indebitati&#8221; &#8211; già da settembre. Ad essere colpiti &#8211; per la prima volta &#8211; anche i titoli di stato tedeschi, sia per la debolezza crescente dell&#8217;euro rispetto allo yen &#8211; che rende tutti i bond in euro meno appetibili &#8211;  sia anche per la preoccupazione che la <strong>Germania</strong> &#8220;non sia in grado di salvare da sola la moneta unica europea&#8221;, scrive Nikkei. Dopo aver disinvestito dai titoli dell&#8217;Eurozona gli investitori istituzionali giapponesi si starebbero dirigendo verso bond di rating elevato &#8220;fuori dall&#8217;area euro&#8221;. Da gennaio a novembre dell&#8217;anno scorso &#8211; sempre secondo le statistiche del ministero delle finanze &#8211; 3,9 miliardi di euro sono stati investiti in <strong>titoli di stato britannici</strong> e 6,3 miliardi in <strong>buoni australiani</strong>. Ma una parte della liquidità continuerebbe ad essere ricollocata anche su &#8220;bond nazionali&#8221;, come ha dichiarato a Nikkei un broker che opera sul mercato Giapponese.</p><p>La svendita di titoli dell&#8217;Eurozona non è priva di rischi per l&#8217;economia nipponica. Come ha dichiarato ieri il ministro delle finanze <strong>Jun Azumi</strong>, la fragile situazione economica dei paesi europei starebbe portando a un apprezzamento &#8220;un po&#8217; troppo rapido&#8221; dello yen rispetto all&#8217;euro, mettendo in pericolo le esportazioni del paese asiatico. E le prospettive di un ennesimo intervento (il quarto dall&#8217;inizio del 2011) del governo sul mercato delle valute al fine di indebolire lo yen sembra sempre più probabile. In effetti &#8211; come riporta oggi il <strong>Financial Times</strong> &#8211; nella seconda metà del 2011 lo yen si è apprezzato del 15 per cento nei confronti della moneta unica, mentre solo nelle prime due settimane del 2012 si è assistito a un&#8217;ulteriore rivalutazione del 2,4 per cento.</p><p>&#8220;L&#8217;apprezzamento dello yen sull&#8217;euro sta danneggiando l&#8217;economia giapponese&#8221;, ha dichiarato a Ft <strong>Daisaku Ueno</strong>, foreign currency strategist della banca <strong>UBS</strong> a Tokyo. &#8220;Il Giappone esporta nella zona euro più di quanto importi, quindi è difficile bilanciare la debolezza dell&#8217;euro&#8221;.</p><p>Da maggio del 2003 il governo giapponese è intervenuto sui mercati delle valute per rallentare l&#8217;apprezzamento dello yen solamente comprando dollari. Ma per la prima volta in nove anni &#8211; secondo quanto riporta oggi il Financial Times &#8211; potrebbe intervenire sul mercato dell&#8217;euro, comprando la valuta europea. Anche perché, nel frattempo, il tasso di cambio tra yen e dollaro sembra essersi stabilizzato. &#8220;Se l&#8217;euro continua a scendere, la soglia di 95 (euro per ogni yen, ieri l&#8217;euro ha chiuso a 97,2, <em>ndr</em>) potrebbe far scattare un intervento automatico da parte del governo giapponese come è successo con la soglia 75 per il dollaro&#8221;, ha dichiarato a Ft <strong>Masafumi</strong> <strong>Yamamoto</strong>, chief strategist dei mercati valutari di <strong>Barclays</strong> <strong>Capital</strong> a Tokyo. Una mossa inevitabile se gli investitori europei e statunitensi continueranno a comprare titoli di stato giapponesi per ripararsi dalle tempeste dell&#8217;area euro.</p><p>Ironia della sorte, il Giappone &#8211; in termini di rapporto tra debito e PIL &#8211; è primo paese più indebitato al mondo (225,8 per cento contro il 120 per cento dell&#8217;Italia). Ma il paese, secondo l&#8217;<strong>Economist</strong>, è come &#8220;un domino che non cade mai&#8221;, perché ha un surplus costante nelle partite correnti e un risparmio privato (di famiglie e imprese) molto elevato. In più, particolare non irrilevante, solo il 5 per cento del debito nipponico è in mano a investitori stranieri (per il debito italiano siamo al 45 per cento), perlopiù banche centrali. Il resto è saldamente controllato da investitori istituzionali e risparmiatori giapponesi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/giapponesi-abbandonano-titoli-euro-minaccia-esportazioni/184492/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fuga dal debito italiano? Le alternative al materasso per il popolo dei Bot</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/fuga-debito-italiano-alternative-materasso-popolo/183654/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/fuga-debito-italiano-alternative-materasso-popolo/183654/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 15:22:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Banca Etica]]></category> <category><![CDATA[Beppe Scienza]]></category> <category><![CDATA[bot]]></category> <category><![CDATA[Btp]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[rating]]></category> <category><![CDATA[Ugo Biggeri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183654</guid> <description><![CDATA[Anni fa li chiamavano &#8220;Bot people&#8221;. Un popolo compatto di piccoli risparmiatori fedeli ai Bot, o buoni ordinari del tesoro, titoli del debito pubblico italiano con scadenza a tre, sei o dodici mesi. Un investimento considerato sicuro che, negli anni ottanta- il periodo d&#8217;oro dei Bot &#8211; poteva rendere anche più del 15% a fronte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Anni fa li chiamavano <strong>&#8220;Bot people&#8221;</strong>. Un popolo compatto di piccoli risparmiatori fedeli ai Bot, o buoni ordinari del tesoro, titoli del debito pubblico italiano con scadenza a tre, sei o dodici mesi. Un investimento considerato sicuro che, negli anni ottanta- il periodo d&#8217;oro dei Bot &#8211; poteva rendere anche più del <strong>15%</strong> a fronte di un&#8217;inflazione galoppante e di rendimenti dei mercati azionari paragonabili, anche se con rischi molto più elevati. Oggi le cose sono cambiate. A partire dall&#8217;estate scorsa i titoli del debito italiano &#8211; sotto il costante attacco dei mercati &#8211; non sono più considerati un porto sicuro e il popolo dei Bot è disorientato, impaurito e procede a ranghi sparsi.</p><p>A dicembre i buoni ordinari del tesoro sono stati collocati al tasso record del <strong>5,925%</strong>. Nell&#8217;asta di giovedì 12 gennaio il rendimento si è dimezzato, scendendo al <strong>2,735%</strong>. Per chi riesce a tenere i titoli fino alla scadenza &#8211; se si esclude l&#8217;ipotesi improbabile di insolvenza a breve dello stato italiano &#8211; il problema non si pone: lo stato paga il tasso collegato al titolo: il <strong>5,9%</strong> nel caso dei Bot di dicembre o il 2,7% per quelli collocati ieri. Ma chi ha la necessità di smobilizzare i titoli prima, può andare incontro a perdite di valore anche rilevanti, a causa della volatilità dei mercati del debito.</p><p>Il problema si pone in modo più serio per i <strong>Btp</strong>, buoni del tesoro poliennali, che hanno scadenze più lunghe: <strong>3, 5, 10 anni</strong>. Se non si ha la necessità di venderli prima della scadenza si possono intascare regolarmente le cedole (semestrali), che oggi sono molto elevate, grazie a rendimenti annuali in asta che sfiorano o superano il <strong>7%</strong> (per i titoli decennali). Ma se nei tre, cinque o dieci anni, per qualsiasi ragione (spese sanitarie, acquisto casa, ecc..) si ha la necessità di smobilizzare i titoli prima della scadenza, si rischia di perdere una parte rilevante delle somme investite perché, nel frattempo, il prezzo può scendere, anche del 5-10%. Nel lungo periodo è inoltre <em>relativamente</em> più probabile che lo stato italiano vada incontro a un default, non riuscendo ad onorare in tutto o in parte il debito a scadenza.</p><p>Che alternative ci sono, quindi, per il risparmiatore prudente che voglia difendersi dall&#8217;inflazione senza correre grandi rischi? &#8220;Chi vuole essere sicuro di non vedere scendere il valore di quanto ha messo da parte fa bene a sottoscrivere <strong>Buoni fruttiferi postali</strong> indicizzati all’inflazione&#8221;, consiglia il professor <strong>Beppe Scienza</strong>, docente di matematica all&#8217;Università di Torino (e blogger del fattoquotidiano.it) sul <strong>mensile Club3</strong> (www.vivereinarmonia.it). &#8220;La serie offerta nel dicembre 2011 è la migliore da quando esistono (febbraio 2006) e validissima in assoluto, perché protegge da perdite del potere d’acquisto per quanto alto sia il tasso d’inflazione in Italia. L’unico vero limite dei Buoni fruttiferi, a parte il <strong>rischio Italia</strong>, è che rivalutazioni e interessi sono congelati per 18 mesi: riscattandoli prima, si riceve solo quanto si è versato, per altro sempre senza nessuna spesa o commissione&#8221;. In alternativa – dice ancora Scienza &#8211; ci sono i <strong>titoli tedeschi</strong> agganciati al costo della vita. &#8220;Ne esistono due (Dbr-ei 1,5% 2016 e Bund-ei 1,75% 2020), che rendono logicamente meno degli omologhi italiani, ma sono ritenuti molto meno esposti al rischi di insolvenza da parte dell’emittente&#8221;.</p><p>E se i buoni postali dovessero andare male? &#8220;La possibilità c&#8217;è&#8221;, spiega Scienza sul blog <em>cadoinpiedi.it</em>. &#8220;Si verificherebbe nel caso in cui la situazione degenerasse e lo stato italiano finisse per essere insolvente. Questo però non può capitare nel giro di 10 giorni, ma tra qualche mese o anno, in una situazione generale di fallimenti di Stati, di fallimenti di banche&#8221;. &#8220;In caso di default i piccoli investitori sarebbero comunque più tutelati, più difesi di quelli grandi. Se uno ha 20 mila Euro, anche in caso di un fallimento dello Stato, otterrà quasi sicuramente di più in proporzione di chi ha 2 milioni di Euro, perché gli Stati in questi casi &#8211; si è visto in passato anche con l&#8217;Argentina &#8211; cercano di trattare un po&#8217; meno peggio il piccolo, per ovvi motivi sociali e politici.&#8221;</p><p>Per chi vuole evitare il rischio-paese rimane la possibilità di comprare titoli di Stato in euro con rating tripla A di paesi come <strong>Germania, Austria, Finlandia, Olanda</strong>. Ma i loro rendimenti sono oggi molto bassi e, nella maggior parte dei casi, non proteggono dall&#8217;inflazione. L&#8217;unica eccezione, per ora, sembrano essere i buoni del Tesoro francesi, considerati dagli investitori più rischiosi rispetto alle altre emissioni con la tripla A e che, nelle scadenze più lunghe a 20-30 anni, riescono ancora a spuntare tassi netti vicini al 3%.</p><p>E i conti di deposito? Anche se pubblicizzano rendimenti <em>lordi</em> elevati (fino al 4-4,5% per somme vincolate a 12 mesi), in realtà, al netto della ritenuta fiscale (pari al 27% fino al 31-12-2011, il 20% da quest&#8217;anno), nel 2011 non sarebbero riusciti a battere l&#8217;inflazione. &#8220;I vari conti Arancio, Chebanca, Rendimax, Ibl, Santander, Barclays e gli altri meno diffusi, nel 2011 hanno fruttato meno dell’inflazione&#8221;, precisa Beppe Scienza. &#8220;Mediamente hanno infatti corrisposto circa il 4,10% <em>lordo </em>(2,99% netto, ndr), non riuscendo quindi a coprire il tasso d&#8217;inflazione, che per il 2011 si collocherà intorno al 3%&#8221;.</p><p><strong>L&#8217;alternativa etica</strong></p><p>In un periodo di grande incertezza sui mercati azionari e obbligazionari, nel quale i cittadini si fidano sempre meno delle banche e dei titoli di stato, cresce invece il numero di risparmiatori che si affidano alla finanza etica. <strong>Banca Popolare Etica </strong>(www.bancaetica.com), che ha sede a Padova e filiali e promotori in tutta Italia, ha chiuso il 2011 registrando per il terzo anno consecutivo una crescita a due cifre nei volumi. +11,7% per la raccolta di risparmio rispetto al 2010 e +23,9% per i crediti erogati, oggi pari a 540,8 milioni di euro. E ciò nonostante i prodotti di Banca Etica abbiano rendimenti inferiori al tasso di inflazione: l&#8217;ultimo prestito obbligazionario rende l&#8217;1,40% netto, i certificati di deposito a 12 mesi lo 0,68%.</p><p>La banca raccoglie i risparmi per concedere prestiti esclusivamente in quattro settori (e principalmente ad associazioni non profit): cooperazione sociale, cooperazione internazionale, ambiente e società civile. Tutti i crediti concessi, con il dettaglio degli importi e i nomi dei beneficiari, sono pubblicati online, sul sito della banca, in modo trasparente. &#8220;Siamo l&#8217;unica banca in Italia a farlo&#8221;, spiega <strong>Ugo Biggeri</strong>, presidente di Banca Etica. &#8220;Soprattutto in un periodo come questo, moltissimi risparmiatori attribuiscono alla trasparenza sull&#8217;uso del denaro e all&#8217;effettiva possibilità di finanziare con i propri risparmi progetti ad alto valore sociale e ambientale nell&#8217;economia reale un valore superiore al semplice rendimento&#8221;, spiega Ugo Biggeri al <em>fattoquotidiano.it</em>. &#8220;Chi affida i suoi risparmi a Banca Etica vuole essere protagonista delle proprie scelte finanziarie e non abbocca agli specchietti per le allodole degli istituti che, a caccia di liquidità, promettono alti rendimenti derivanti da attività speculative a scapito del sostegno all&#8217;economia reale. Oggi non sono solo i Governi a dover fare la propria parte, ma anche i risparmiatori devono diventare consapevoli che con le loro scelte di risparmio decidono quale tipo di economia sostenere&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/fuga-debito-italiano-alternative-materasso-popolo/183654/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E La Merkel chiamò Napolitano: &#8220;Berlusconi non ce la fa, necessario un nuovo governo&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/merkel-chiamo-napolitano-berlusconi-necessario-nuovo-governo/180760/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/merkel-chiamo-napolitano-berlusconi-necessario-nuovo-governo/180760/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Dec 2011 11:52:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Caduta Governo Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category> <category><![CDATA[Telefonata Merkel Napolitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180760</guid> <description><![CDATA[&#8220;In una fredda sera di ottobre, dalla sua austera cancelleria, Angela Merkel fa una chiamata confidenziale a Roma per salvare l&#8217;euro&#8221;. Inizia così il lungo racconto sui retroscena della crisi europea che il Wall Street Journal pubblica oggi in prima pagina. A due anni dall&#8217;esplosione della crisi del debito in Grecia, &#8220;in Europa era successo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/merkel-napolitano-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-180776" title="merkel napolitano interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/merkel-napolitano-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>&#8220;In una fredda sera di ottobre, dalla sua austera cancelleria, <strong>Angela Merkel</strong> fa una chiamata confidenziale a Roma per salvare l&#8217;euro&#8221;. Inizia così il lungo racconto sui retroscena della crisi europea che il <em>Wall Street Journal</em> pubblica oggi in prima pagina. A due anni dall&#8217;esplosione della crisi del debito in Grecia, &#8220;in Europa era successo ciò che fino a poco prima sembrava impensabile: gli investitori stavano fuggendo dai titoli di stato dell&#8217;Italia &#8211; una delle più grandi economie del mondo. Se la vendita di titoli italiani fosse continuata, l&#8217;Italia sarebbe andata a picco, trascinando nel baratro l&#8217;Euro&#8221;.  Per questo, il 20 ottobre, la Merkel prende il telefono e chiama <strong>Giorgio Napolitano</strong>, entrando in un &#8220;terreno molto delicato&#8221;, perché i leader europei hanno una &#8220;regola non scritta&#8221; che impone loro di non intervenire negli affari interni di altri paesi dell&#8217;unione. Angela manda un messaggio molto chiaro al Presidente italiano: se <strong>Silvio Berlusconi</strong> non è in grado di cambiare il paese, il paese dovrà sostituire il suo primo ministro.</p><p>I dettagli sul canale diplomatico aperto dalla cancelleria tedesca con il Quirinale &#8211; pubblicati in anteprima dal <em>Wall Street Journal</em> e, per ora, non smentiti &#8211; sarebbero il frutto di una &#8220;ricostruzione&#8221;, basata su &#8220;interviste con oltre venti policy makers e personaggi di primo piano, accompagnate dall&#8217;esame accurato di documenti chiave&#8221;. Tessere di un mosaico costruito con pazienza dai corrispondenti a Roma, Bruxelles e Berlino del quotidiano finanziario americano, che mette in evidenza due aspetti noti della crisi dell&#8217;euro, anche se mai supportati, fino ad oggi, da fatti e descrizioni così precise: l&#8217;impazienza di Angela Merkel di trovare una soluzione alla crisi dell&#8217;Eurozona e il decisionismo della Germania, capace di imporre senza mezzi termini il suo potere su un&#8217;area economica sempre più divisa. La cronaca del <em>Wsj </em>parla anche esplicitamente di pressioni tedesche sulla Grecia e la Francia, ma è sul nostro paese che torna con maggiore insistenza. Perché &#8220;un default italiano avrebbe colpito duramente l&#8217;Europa, facendo esplodere una crisi peggiore di quella scatenata dal fallimento di Lehman Brothers nel 2008&#8243;.</p><p>Nella ricostruzione dei fatti c&#8217;è spazio anche per il profilo psicologico degli attori principali, che non è considerato di minore importanza per spiegare le ragioni dell&#8217;intervento tedesco. Angela Merkel, &#8220;sobria figlia di un pastore luterano&#8221;, viene considerata &#8211; dal punto di vista del temperamento &#8211; come &#8220;il perfetto opposto di Berlusconi, infangato da scandali sessuali e per nulla preoccupato dalla sua reputazione di libertino&#8221;.</p><p>Ma cosa avrebbe detto la Merkel a Napolitano? Secondo la ricostruzione dei tre corrispondenti, la cancelliera tedesca avrebbe espresso &#8220;apprezzamenti&#8221; per gli sforzi di contenimento del debito italiano, chiedendo però di aggredire i problemi del paese con maggiore decisione, per rilanciare la crescita. Un obiettivo che Silvio Berlusconi &#8211; così avrebbe detto Merkel al Presidente &#8211; non sarebbe stato in grado di conseguire, a causa della sua debolezza politica. Angela Merkel avrebbe poi chiesto a Napolitano di fare tutto ciò che fosse stato nei suoi potere per &#8220;promuovere il cambiamento&#8221;.</p><p>Dopo la telefonata &#8211; <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&amp;key=12418" target="_blank">che sicuramente il 20 ottobre c&#8217;è stata, come conferma una nota del Quirinale di quella sera</a> &#8211; Napolitano afferra il messaggio. &#8220;Pochi giorni dopo inizia a sentire i partiti italiani per testare il sostegno a un eventuale nuovo governo nel caso Berlusconi non dovesse dimostrarsi in grado di soddisfare le richieste dell&#8217;Europa e dei mercati&#8221;. In effetti i leader europei avevano &#8220;promesso al mondo&#8221; di risolvere i problemi dell&#8217;area euro entro ottobre, ma l&#8217;Italia &#8220;continuava ad essere uno degli ostacoli principali da superare&#8221;.</p><p>Il punto più delicato della crisi dell&#8217;euro si raggiunge però al vertice di Cannes, il 3 e 4 novembre. E &#8220;mentre i leader europei spiegano a Berlusconi che l&#8217;Italia stava per essere esclusa dai mercati del debito pubblico, il premier italiano &#8211; nel mezzo delle discussioni &#8211; si addormenta e continua a dormire fino a quando i suoi assistenti lo svegliano con qualche colpetto sulla spalla&#8221;. Ma i tempi ormai sono maturi. Solo pochi giorni prima del summit in Costa Azzurra, Napolitano era uscito con una dichiarazione &#8220;criptica&#8221;, dicendo che considerava &#8220;suo dovere&#8221; quello di &#8220;verificare le condizioni delle forze sociali e politiche italiani&#8221;. Un messaggio in codice, secondo il <em>Wall Street Journal</em>, per parlare della formazione di un nuovo governo. L&#8217;8 novembre Berlusconi perde la sua maggioranza parlamentare e il 12 novembre sale al Colle per dimettersi. Il 9, giornata nera dello spread tra Bund tedeschi e Btp italiani alla quota record di 574 punti, il presidente della Repubblica aveva nominato <strong>Mario Monti</strong> senatore a vita. Il resto è storia.</p><p>Una storia di cui Angela Merkel viene considerata dal quotidiano finanziario americano uno dei principali artefici perché, con la sua pressione, avrebbe &#8220;aiutato a nominare nei paesi del sud Europa leader a lei cari, orientati alle riforme, anche se non eletti dal popolo&#8221;. Ma mentre la Germania &#8220;reclamizza l&#8217;austerity pan-Europea come la chiave per stabilizzare la regione&#8221;, gli investitori rimangono dubbiosi. &#8220;I tassi di interesse sul debito italiano sono ancora a un livello preoccupante&#8221; e l&#8217;Europa &#8220;è ancora alla ricerca di denaro&#8221; per salvare gli stati in difficoltà. Questa volta, però, una telefonata potrebbe non bastare.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203391104577124480046463576.html" target="_blank">LEGGI L&#8217;ARTICOLO DEL WSJ (IN INGLESE)</a></strong></span></p><p>La ricostruzione del <em>Wsj</em> è smentita dal Quirinale. Nella telefonata, non venne posta “alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno si avanzò alcuna richiesta di cambiare il premier&#8221;, si legge in una nota. “In riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa, internazionale e italiana, si precisa che nella telefonata, niente affatto segreta, del 20 ottobre 2011, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, non pose alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno avanzò alcuna richiesta di cambiare il premier&#8221;, afferma la presidenza della Repubblica.     “La conversazione ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell’Euro e in materia di riforme strutturali”, è la conclusione.</p><p>Da registrare però che alle &#8220;preoccupazioni&#8221; sull&#8217;efficacia dell&#8217;azione del governo Berlusconi espresse dalla Merkel nel colloquio telefonico del 20 ottobre con Napolitano hanno accennato nei giorni successivi anche i mezzi d&#8217;informazione italiani, per esempio l&#8217;agenzia Ansa il 22 ottobre.</p><p><strong><em>Aggiornato dalla redazione web alle 14,18</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/merkel-chiamo-napolitano-berlusconi-necessario-nuovo-governo/180760/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Asta Btp: &#8220;Buon risultato grazie alla Bce&#8221;. Le tensioni si spostano al primo trimestre 2012</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/asta-monti-promosso-sufficienza-tensioni-spostano-primo-trimestre-2012/180563/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/asta-monti-promosso-sufficienza-tensioni-spostano-primo-trimestre-2012/180563/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Dec 2011 15:17:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[asta]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[bot]]></category> <category><![CDATA[Btp]]></category> <category><![CDATA[bund]]></category> <category><![CDATA[collocamento]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180563</guid> <description><![CDATA[L&#8217;Europa tira un sospiro di sollievo. Dopo l&#8217;asta dei Bot e dei Ctz di ieri, con tassi in netto calo, le attesissime aste di questa mattina, su cui erano puntati gli occhi di tutto il Vecchio continente, sono andate meglio del previsto, anche se la domanda non è stata eccezionale e i rendimenti rimangono relativamente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/euro_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-175282" title="euro_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/euro_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>L&#8217;Europa tira un sospiro di sollievo. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/28/spread-resta-sopra-punti-oggi-domani-aste-titoli-stato-italiani/180304/" target="_blank">Dopo l&#8217;asta dei Bot e dei Ctz di ieri</a>, con tassi in netto calo, le attesissime aste di questa mattina, su cui erano puntati gli occhi di tutto il Vecchio continente, sono andate meglio del previsto, anche se la domanda non è stata eccezionale e i rendimenti rimangono relativamente elevati. Il Tesoro ha collocato debiti a lungo termine, con scadenze a 3 e 10 anni. I Btp triennali, emessi per un controvalore di 2,538 miliardi di euro, sono stati collocati a un tasso del 5,62%, oltre due punti percentuali in meno rispetto all&#8217;emissione precedente (7,89%). Collocati anche 1,176 miliardi di euro di Btp decennali (scadenza 2021) al 6,70% e 2,5 miliardi di Btp con scadenza nel marzo del 2022 a un tasso del 6,98%, in calo rispetto al 7,56% dell&#8217;asta precedente e leggermente sotto la soglia critica del 7%.</p><p>Se la riduzione dei rendimenti è sicuramente una buona notizia, sono almeno due i dati che continuano a destare preoccupazione: lo spread tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi a dieci anni &#8211; che subito dopo le aste è salito a 520 punti base, contro i 510 punti di ieri &#8211; e la domanda, che è stata relativamente debole: mentre per i Btp con scadenza nel 2022, l&#8217;assegnazione è stata pari al massimo offerto dal tesoro, per i titoli triennali e quelli con scadenza nel 2021, l&#8217;incrocio tra domanda e offerta è avvenuto su livelli inferiori a quelli massimi prospettati dal governo. In totale sono quindi stati collocati Btp per un valore complessivo di 7,5 miliardi di euro, a fronte degli 8,5 offerti dal Tesoro.</p><p>Le reazioni dei mercati alle aste di oggi e ieri sono contrastate. Secondo un trader contattato da DowJones, le aste italiane sarebbero state &#8220;meno buone di quanto si sperasse&#8221;, tanto che la Bce sarebbe tornata sul mercato obbligazionario in acquisto di Btp a 10 anni. <strong>Nicholas Spiro</strong>, direttore generale di Spiro Sovereign Strategy, con sede a Londra, è più ottimista: &#8220;Non siamo per nulla di fronte a un cattivo risultato. La domanda si è tenuta su livelli buoni e il rendimento dei Btp triennali è calato in modo molto significativo&#8221;, ha dichiarato Spiro a Bloomberg. Anche se è improbabile che la pressione dei mercati si allenti, perché &#8211; continua Spiro &#8211; &#8220;mentre gli interventi della Bce a favore delle banche hanno dato un forte stimolo al mercato del debito italiano nel breve termine, potranno fare poco o nulla per ridare all&#8217;Italia la credibilità di cui ha bisogno&#8221;.</p><p>In effetti, secondo buona parte degli analisti, se i rendimenti in asta sono scesi e la domanda ha tenuto, il merito sarebbe da attribuire in gran parte al programma di liquidità della Bce, con l&#8217;offerta di circa 500 miliardi di prestiti alle banche europee prima di Natale. Un&#8217;iniezione di liquidità all&#8217;1% che avrebbe spinto le banche ad acquistare titoli del debito pubblico italiano e spagnolo per lucrare su rendimenti tra il 5% e il 7%.</p><p>Ma il &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carry_trade" target="_blank">carry trade</a>&#8221; che farebbe leva sui prestiti Bce potrebbe non durare a lungo, anche perché le banche europee avranno ben altre priorità nei prossimi mesi e, molto probabilmente, preferiranno consolidare il proprio capitale piuttosto che correre in soccorso agli stati europei in difficoltà. &#8220;La mossa della Bce è stata dettata dall&#8217;esigenza di prevenire una grave stretta creditizia in Europa garantendo la sopravvivenza delle banche, più che dall&#8217;intento di creare opportunità di carry trade&#8221;, ha dichiarato oggi al Financial Times Divyang Shang di IFR Markets.</p><p>Le aste di oggi hanno dato una boccata di ossigeno in un mercato che, per quanto riguarda il nostro paese, continua a sospendere il suo giudizio, in attesa che si consolidino le misure di austerità fiscale e siano lanciate misure concrete per la crescita. Ed è probabile che, fino a quando non cambierà, in modo stabile, la percezione degli operatori finanziari sulla credibilità economica e politica dell&#8217;Italia, lo spread sul mercato secondario rimanga vicino ai 500 punti base.</p><p>Intanto Mario Monti può portare a casa il primo risultato: &#8220;Le aste sono andate piuttosto bene&#8221;, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/mario-monti-nostra-politica-crescita-avra-come-leva-lequita/180544/" target="_blank">ha dichiarato questa mattina il presidente del consiglio nella conferenza stampa di fine anno</a>. &#8220;Dal 1° luglio lo spread è salito molto malgrado gli acquisti della Bce, mentre dal 9 novembre &#8211; quando Monti è stato nominato senatore a vita &#8211; c&#8217;è un trend decrescente, nonostante gli interventi della Bce si siano diradati&#8221;, ha continuato Monti.</p><p>Con le aste di oggi si chiude il 2011 per le emissioni del Tesoro e l&#8217;attenzione si sposta sui primi tre mesi del 2012, che, secondo gli analisti, per quanto riguarda il debito, sarà &#8220;un trimestre tutto italiano&#8221;. &#8220;Data l&#8217;entità del debito che l&#8217;Italia dovrà collocare l&#8217;anno prossimo (oltre 400 miliardi di euro, ndr) continuano ad esserci grandi preoccupazioni sul fatto che il paese ce la possa effettivamente fare&#8221;, ha dichiarato Nicolas Spiro. Anche perché, come sottolineato da Monti oggi, citando il governatore della Banca d&#8217;Italia <strong>Ignazio Visco</strong>, &#8220;la fiducia si perde con rapidità, ma si riacquista molto lentamente&#8221;. E il breve tempo a disposizione del governo Monti potrebbe non bastare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/asta-monti-promosso-sufficienza-tensioni-spostano-primo-trimestre-2012/180563/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roubini e StiglitzDue economisti a confronto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/economisti-confronti-roubini-stiglitz/179106/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/economisti-confronti-roubini-stiglitz/179106/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Dec 2011 11:23:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[roubini]]></category> <category><![CDATA[Stiglitz]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179106</guid> <description><![CDATA[Nouriel Roubini è professore di economia alla Stern School of Business dell&#8217;Università di New York. Figlio di ebrei iraniani, è nato nel 1959 in Turchia ed ha vissuto vent&#8217;anni in Italia, dove si è laureato in politica economica all&#8217;Università Bocconi. Dopo il dottorato in economia internazionale ad Harvard, ha insegnato a Yale e ha lavorato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/stiglitz-roubini-interna-ok.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-179102" title="stiglitz-roubini-interna-ok" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/stiglitz-roubini-interna-ok.jpg?47e3a5" alt="" width="296" height="152" /></a>Nouriel Roubini</strong> è professore di economia alla <em>Stern School of Business </em>dell&#8217;Università di New York. Figlio di ebrei iraniani, è nato nel 1959 in Turchia ed ha vissuto vent&#8217;anni in Italia, dove si è laureato in<strong> politica economica </strong>all&#8217;Università Bocconi. Dopo il dottorato in economia internazionale ad Harvard, ha insegnato a Yale e ha lavorato come economista al Fondo Monetario Internazionale, alla Federal Reserve, alla Banca Mondiale e alla Banca Centrale di Israele. Durante l&#8217;amministrazione Clinton è stato <strong>senior economist</strong> del Consiglio degli Advisor Economici (<em>Council of Economic Advisers</em>) del presidente, per poi passare al Tesoro come senior adviser di <strong>Timothy Geithner</strong>, che nel 2009 è stato nominato Segretario del Tesoro dell&#8217;amministrazione Obama. Noto con il nomignolo &#8220;Dr. Doom&#8221; (dott. Sventura) o &#8220;permabear&#8221; (orso permanente), Roubini ha acquisito fama internazionale per aver previsto con precisione la <strong>crisi dei subprime</strong> del 2007 e la conseguente fase di recessione economica. Durante il meeting di Davos nel gennaio 2006 anticipò il peggioramento dei conti italiani senza escludere il rischio di una situazione argentina. In quell&#8217;occasione, Giulio Tremonti, allora ministro dell&#8217;Economia, storpiò il cognome di Roubini in &#8220;Houdini&#8221; e invitò l&#8217;economista americano a tornarsene in Turchia. Nouriel Roubini è presidente della società di consulenza economica RGE (Roubini Global Economics), che ha fondato nel 2004 (www.roubini.com) asieme a un gruppo di giovani accademici. Nel 2010, assieme a Mihm Stephen, ha pubblicato con Feltrinelli il libro &#8220;La crisi non è finita&#8221;.</p><p><strong>Joseph Stiglitz</strong>, nato nel 1943, è un economista americano e professore alla <em>Columbia University </em>di New York. <strong>Premio nobel</strong> dell&#8217;Economia nel 2001 per il suo contributo alla teoria dell&#8217;asimmetria informativa tra gli operatori economici, è stato Senior Vice-President e Chief Economist della Banca Mondiale. E&#8217; conosciuto per la sua visione critica della globalizzazione e di istituzioni internazionali come il Fondo Monetario e la Banca Mondiale. E&#8217; un feroce oppositore dei &#8220;profeti&#8221; del libero mercato (che chiama &#8220;fondamentalisti del libero mercato&#8221;). Ha fortemente criticato il piano di salvataggio dei mercati finanziari lanciato dall&#8217;amministrazione Obama, perché sarebbe stato troppo condizionato dal potere delle grandi banche. Nel 2008 ha pubblicato il libro &#8220;<em>The Three Trillion Dollar War: The True Cost of the Iraq Conflict</em>&#8221; (La guerra da tremila miliardi di dollari: il vero costo della guerra in Iraq), esaminando i veri costi della guerra, includendo i costi occulti. Secondo Stiglitz la <strong>guerra</strong>, e in generale l&#8217;amministrazione Bush, ha fortemente impoverito la popolazione americana: mentre le 15 mila famiglie più ricche del Paese hanno raddoppiato i loro ricavi e i profitti delle corporation sono cresciuti del 68%, il reddito dell’americano medio si è ridotto progressivamente. In base alle ricostruzioni di Stiglitz, nell’era Bush, l’1% degli americani più ricchi avrebbe ottenuto oltre il 20% delle risorse pubbliche, mentre il 50% più povero appena il 12,5%. Stiglitz, che è uno degli economisti più citati ed ascoltati al mondo, ha pubblicato in Italia, per Einaudi, &#8220;La globalizzazione e i suoi oppositori&#8221;, &#8220;I ruggenti anni Novanta. Lo scandalo della finanza e il futuro dell&#8217;economia&#8221; e &#8220;La globalizzazione che funziona&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/economisti-confronti-roubini-stiglitz/179106/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gli economisti Stiglitz e Roubini: &#8220;Anno orribile per l&#8217;economia? Il 2012 andrà peggio&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/economisti-stiglitz-roubini-2011-anno-orribile-leconomia-prossimo-andra-peggio/179094/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/economisti-stiglitz-roubini-2011-anno-orribile-leconomia-prossimo-andra-peggio/179094/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:53:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[economisti]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[previsioni]]></category> <category><![CDATA[roubini]]></category> <category><![CDATA[Stiglitz]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179094</guid> <description><![CDATA[Non vediamo l&#8217;ora di buttarci alle spalle il 2011, annus horribilis degli attacchi speculativi all&#8217;euro, dell&#8217;austerity, di tagli, lacrime e sangue. Ma il 2012 sarà, se possibile, ancora peggiore. A dirlo sono i due grilli parlanti della finanza internazionale: il premio nobel per l&#8217;economia Joseph Stiglitz e il prof. Nouriel Roubini, uno dei pochi ad...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/Borsa_interna1.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-179111" title="Borsa_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/Borsa_interna1.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Non vediamo l&#8217;ora di buttarci alle spalle il 2011, annus horribilis degli attacchi speculativi all&#8217;euro, dell&#8217;austerity, di tagli, lacrime e sangue. Ma il 2012 sarà, se possibile, ancora peggiore. A dirlo sono i due grilli parlanti della finanza internazionale: il premio nobel per l&#8217;economia <strong>Joseph Stiglitz </strong>e il prof. <strong>Nouriel Roubini</strong>, uno dei pochi ad aver previsto con precisione la crisi finanziaria del 2007-2008, nella quale siamo ancora intrappolati. Interpellati dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt, i due economisti non hanno dubbi: l&#8217;anno prossimo ci attende una pesante recessione economica, caratterizzata da sempre maggiori disuguaglianze, da guerre valutarie e commerciali e, se non si riuscisse ad agire in tempo, dalla fine dell&#8217;Euro.</p><p>&#8220;La cosa positiva del 2011 è che, molto probabilmente, è stato migliore del 2012&#8243;, ha dichiarato Stiglitz. &#8220;Ma ci sono altri aspetti positivi: gli Stati Uniti sembrano aver finalmente preso coscienza del divario crescente tra la percentuale più ricca della popolazione e la massa degli americani. Mentre i movimenti di protesta dei giovani, dalla primavera araba agli &#8220;indignados&#8221; spagnoli, fino agli occupanti di Wall Street, hanno reso evidente che c&#8217;è qualcosa che non funziona assolutamente nel sistema capitalistico&#8221;.</p><p>Ma nonostante le sollevazioni popolari, con tutta probabilità i problemi politici ed economici dell&#8217;Europa e degli Stati Uniti sono destinati a peggiorare ulteriormente nei prossimi dodici mesi. &#8220;I capi di stato europei non si stancheranno di ripetere che l&#8217;euro deve essere salvato&#8221;, continua Stiglitz, &#8220;ma chi ha veramente il potere di intervenire con efficacia continuerà a sfuggire alle sue responsabilità, evitando di fare ciò che sarebbe necessario&#8221;. Anche perché tutti hanno capito che le probabilità di una pesante recessione continuano a crescere e tutti sanno che, senza crescita, non si possono alleggerire debiti pubblici sempre più pesanti, &#8220;ma nessuno fa niente per promuovere la crescita&#8221; e i governi europei si troverebbero ormai in una &#8220;spirale della morte&#8221;.</p><p>Per Nouriel Roubini la recessione non è solo probabile: è certa, almeno nella zona euro. Accompagnata da una crescita &#8220;anemica&#8221; negli Stati Uniti e da una flessione nell&#8217;economia della Cina e degli altri paesi emergenti. Ad affossare l&#8217;Europa &#8211; secondo Roubini &#8211; saranno la stretta creditizia che metterà in ginocchio le imprese, il peso del debito pubblico, la mancanza di competitività e i continui piani di austerity, che deprimeranno sempre di più i consumi e gli investimenti. &#8220;L&#8217;unica cosa che sta salvando, almeno temporaneamente, l&#8217;euro sono gli acquisti di titoli di stato da parte della Banca Centrale Europea&#8221;, spiega Stiglitz. &#8220;Che si sia d&#8217;accordo o meno, attualmente i singoli stati europei sono finanziati dalla BCE. I politici tedeschi hanno fortemente condannato questi interventi, ma non hanno offerto nulla in alternativa: le risposte della politica sono state incerte, senza entusiasmo, e, soprattutto, tardive&#8221;. Di questo passo lo scenario più probabile sembra essere caratterizzato da tagli ancora maggiori, economie deboli, disoccupazione crescente, deficit fuori controllo, mentre i politici europei &#8220;faranno il minimo possibile per raffreddare temporaneamente la crisi e, alla fine, ci sarà sempre più caos&#8221;.</p><p>Il premio nobel Stiglitz si spinge fino a immaginare la fine dell&#8217;euro nel 2012 o, in alternativa, un intervento deciso, risolutivo, da parte dell&#8217;Unione Europea. Anche se, molto probabilmente, &#8220;i politici continueranno ad esitare e l&#8217;Europa continuerà a soffrire e con essa tutto il resto del mondo&#8221;. Stiglitz non risparmia critiche nemmeno agli Stati Uniti, dove &#8220;nessun politico sembra voler vedere che le misure per il salvataggio del sistema bancario non sono state sufficienti per rilanciare l&#8217;economia&#8221;. Le conseguenze della crisi immobiliari sono ancora visibili e i bilanci familiari continuano a soffrirne, ma &#8220;nessuno schieramento politico presenterà un vero programma per un ripensamento totale dell&#8217;economia&#8221;, in modo da &#8220;diminuire le disuguaglianze&#8221; e ridurre il peso della finanza. Anche perché, come sottolinea invece Roubini, &#8220;la politica non ha più munizioni&#8221;: le politiche monetarie perdono progressivamente di efficacia mentre le politiche fiscali hanno un campo d&#8217;azione sempre più limitato, a causa di deficit e debiti crescenti e di nuove regole fiscali, sempre più stringenti.</p><p>Che fare? Secondo Stiglitz servirebbe molto più coraggio e determinazione da parte dei politici, soprattutto in Europa. In mancanza di interventi decisi, la lunga recessione partita nel 2008 potrebbe vivere nel 2012 una nuova fase. Ancora più pericolosa delle precedenti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/economisti-stiglitz-roubini-2011-anno-orribile-leconomia-prossimo-andra-peggio/179094/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A Firenze va in scena il futuro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/firenze-scena-futuro/177257/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/firenze-scena-futuro/177257/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Dec 2011 18:19:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[equità]]></category> <category><![CDATA[Firenze]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category> <category><![CDATA[sparatoria]]></category> <category><![CDATA[violenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177257</guid> <description><![CDATA[Ero a Firenze oggi. La notizia l’ho letta su internet come buona parte di voi. Sparatoria in piazza Dalmazia. Un mio amico chiama un suo contatto. “E’ un regolamento dei conti nel giro della prostituzione”. Queste le prime voci che circolano. “Si sono sparati tra di loro”. Si riprende la riunione con gli occhi puntati sulle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ero a <strong>Firenze oggi</strong>. La <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/sparatoria-firenze-piazza-dalmazia-morti-feriti/177145/" target="_blank">notizia</a> l’ho letta su internet come buona parte di voi. Sparatoria in piazza Dalmazia. Un mio amico chiama un suo contatto. “E’ un regolamento dei conti nel giro della prostituzione”. Queste le prime voci che circolano. “Si sono sparati tra di loro”. Si riprende la riunione con gli occhi puntati sulle agenzie. Poi scappa un altro morto, a <strong>piazza San Lorenzo</strong>, a pochi metri dal nostro ufficio. Ma ora il quadro è più chiaro. C’è di mezzo un italiano, ha sparato a freddo, poi si è ucciso o l’hanno ucciso. Chissà perché. Si azzardano delle ipotesi. “I senegalesi a Firenze controllano il giro della prostituzione. Molti fanno i buttafuori nelle discoteche. Forse si è voluto vendicare di qualche torto”. Ipotesi. Tentativi di dare una spiegazione a un fatto a prima vista irrazionale, che ci gela il sangue. La riunione finisce ed esco per andare in stazione. Ci sono macchine dei vigili dappertutto. In cielo vola un elicottero. A Santa Maria Novella il traffico è deviato, dalla Fortezza arriva un <strong>corteo di ragazzi africani</strong> che gridano alzando le braccia. La gente si ferma a guardare stupita. Tre morti, tre feriti, in una città dove, per fortuna, “non succede mai niente”. C’è tensione nell’aria. Dopo il rogo di Torino, le granate sulla folla a Liegi, c’è la paura di essere solo all’inizio di un nuovo, lungo, periodo di <strong>tensioni sociali</strong> in tutta Europa, dove la frustrazione, la follia, la fragilità delle persone si potrebbe sfogare sempre di più in modo incontrollato.</p><p>Speriamo di sbagliarci, anche se a leggere gli <a href="http://siteresources.worldbank.org/DEC/Resources/Crime&amp;Inequality.pdf" target="_blank">studi e le statistiche</a> pubblicati dalla Banca Mondiale e da una serie di governi nazionali e istituzioni internazionali, non c’è da stare molto tranquilli. Studi che parlano di una significativa e solida correlazione tra le disuguaglianze di reddito e la frequenza di omicidi e violenze o la diffusione di sentimenti di<strong> ostilità e razzismo</strong>. La disuguaglianza – nei Paesi ricchi &#8211; è in aumento, e in Europa lo è in particolare in Italia. Se si guarda al <strong>coefficiente di Gini</strong>, che misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito all’interno di un paese, i numeri parlano chiaro: in Italia, il divario tra una fetta sempre più piccola di ricchi e una porzione sempre più grande di poveri è cresciuto costantemente negli ultimi anni. Il coefficiente di Gini, che può variare tra 0 e 100 (dove 0 indica la “perfetta uguaglianza” e 100 la massima disuguaglianza) è pari a 36 punti per l’Italia (<a href="https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2172.html" target="_blank">dato 2008</a>): nel 1995 eravamo a 27,3.</p><p>In <strong>Germania</strong> il coefficiente è più basso (segno di una maggiore equità sociale) e, in poco più di dieci anni, è addirittura calato, da 30 a 27 punti. In Svezia, il paese più “equo” in Europa, l’indice di Gini era a 25 nel 1992 ed è sceso a 23 nel 2005. Francia (32,7), Gran Bretagna (34), Spagna (32) sono sopra i 30, ma l’indice sembra essersi stabilizzato negli ultimi dieci, quindici anni. Gli Stati Uniti sono a 45 (2007), contro i 40,8 del 1997. Il tasso di omicidi negli <strong>Usa</strong> è più di tre volte di quello italiano. Certo, la società statunitense è molto più complessa rispetto alla nostra e la diseguaglianza economica è uno dei tanti fattori che può alimentare e incrementare il livello di violenza.  Ma sono numeri che devono far pensare. Per provare a commentare i<strong> fatti assurdi</strong> di questi giorni – e quelli che forse vedremo nei prossimi mesi &#8211; con un’ottica diversa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/firenze-scena-futuro/177257/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se il Financial Times indossa l&#8217;elmetto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/financial-times-indossa-lelmetto/176612/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/financial-times-indossa-lelmetto/176612/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Dec 2011 09:35:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[financial times]]></category> <category><![CDATA[Mario Draghi]]></category> <category><![CDATA[Mauro Meggiolaro]]></category> <category><![CDATA[mercati]]></category> <category><![CDATA[trader]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176612</guid> <description><![CDATA[Roma non fu fatta in un giorno e la nuova Europa non può essere ricostruita in una notte. Ma il Financial Times, allo stesso tempo voce e punto di riferimento dei famosi &#8220;mercati&#8221;, non ne vuole sapere. Dopo aver scritto, il 29 novembre, che le imprese internazionali si starebbero preparando al crash finale dell&#8217;euro, riscrivendo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Roma non fu fatta in un giorno e la nuova Europa non può essere ricostruita in una notte. Ma il <strong><em>Financial Times</em></strong>, allo stesso tempo voce e punto di riferimento dei famosi &#8220;mercati&#8221;, non ne vuole sapere. Dopo aver scritto, il 29 novembre, che le imprese internazionali si starebbero preparando al crash finale dell&#8217;euro, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://on.ft.com/rOvUzs" target="_blank">riscrivendo i business plan</a></span>, e dopo aver ottenuto (da chi? Perché?) e rilanciato a più riprese, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://on.ft.com/tgxEkj" target="_blank">documenti confidenziali</a></span> sulle negoziazioni in corso a Bruxelles, ieri il quotidiano della City londinese si è rimesso in testa l&#8217;elmetto e ha sparato a zero sui risultati del summit europeo.</p><p>In un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://on.ft.com/uBLHv6" target="_blank">articolo</a></span> pubblicato alle otto di sera e presente oggi sulla prima pagina del quotidiano salmonato, Ft scrive checi sarebbe il rischio di un nuovo scossone nell&#8217;eurozona, con <strong>l&#8217;attacco al debito di un paese periferico</strong> nelle due settimane che precedono Natale, a maggior ragione &#8211; precisa <em>Ft </em>- <em>&#8220;se un&#8217;agenzia di rating offrirà una scusa per farlo&#8221;</em>.</p><p>Il pezzo del <em>Financial Times</em> si offre come portavoce di non ben definiti <strong>&#8220;<em>trader&#8221;</em> </strong>che, dopo il vertice di venerdì, si starebbero ponendo una domanda fondamentale:<em> &#8220;L&#8217;Unione Europea ha fatto abbastanza per aiutarci ad attraversare indenni il Natale?&#8221;</em>. La risposta, chiaramente, è no. No, perché la Ue non ha solo un problema di coordinamento delle politiche fiscali, ma anche di liquidità, le sue banche sono in difficoltà e <em>&#8220;i trader&#8221;</em> pensano che ci sia bisogno di una <strong>Bce </strong>più forte, che stampi moneta per diventare un prestatore di ultima istanza non solo delle banche &#8211; come accade ora &#8211; ma anche, direttamente, dei governi.</p><p>Un&#8217;ipotesi che <strong>Mario Draghi</strong> ha seccamente smentito, scatenando le ire dei<em> &#8220;trader&#8221;</em>. Secondo uno di loro, Jens Larsen, Chief European Strategist di Rbc Capital Markets, il <em>niet </em>di Draghi renderebbe <em>&#8220;più probabile un declassamento del debito di alcuni membri dell&#8217;area euro già nei prossimi giorni, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/mette-sotto-osservazione-tutta-leuropa-mossa-troppo-felici-mercati/175612/" target="_blank">come minacciato da Standard &amp; Poor&#8217;s</a></span>&#8220;</em>. Un altro, Jonathan Loynes di London&#8217;s Capital Economics, afferma che<em> &#8220;ulteriori svalutazioni nei debiti sovrani &#8211; dei paesi Ue &#8211; con conseguenze negative sul settore privato (il bilanci delle banche), sono ora praticamente inevitabili&#8221;</em>.</p><p>Del resto, se Jens e Jonathan, Rebecca, Paul, Gordon e Jennifer e tutti gli altri trader finanziari la pensano così, e se le agenzie di rating sono pronte a fare da sponda ai mal di pancia delle sale trading, <strong>non c&#8217;è molto da sperare</strong>. Perché oggi, in mancanza di regole adeguate e di forti risposte politiche allo strapotere della finanza internazionale, sono proprio loro (e migliaia di altri operatori) che decidono come dovranno comportarsi i mercati e le istituzioni. Il<em> Financial Times</em> lo sa e da mesi si è offerto come portavoce e consigliere degli umori dei &#8220;mercati&#8221;, ben cosciente del fatto che le sue &#8220;profezie&#8221;, buona parte delle volte, <strong>si autoavverano</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/financial-times-indossa-lelmetto/176612/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;effetto Monti non convince i mercati  L&#8217;impennata dei tassi frena le riforme</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/leffetto-monti-convince-mercati-limpennata-tassi-frena-riforme/170948/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/leffetto-monti-convince-mercati-limpennata-tassi-frena-riforme/170948/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 Nov 2011 19:27:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Meggiolaro</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[borsa]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Piazza Affari]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=170948</guid> <description><![CDATA[Ancora sofferenza. Mentre Mario Monti apre le consultazioni con i partiti e le parti sociali per la formazione del nuovo governo, i mercati europei girano subito in negativo sull’onda del -0,61% di Wall Street e del -0,72% di Tokyo. Milano apre a -1,19% e continua in rosso per tutta la mattinata con la tempesta dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ancora sofferenza. Mentre <strong>Mario Monti</strong> apre le consultazioni con i partiti e le parti sociali per la formazione del nuovo governo, i mercati europei girano subito in negativo sull’onda del -0,61% di Wall Street e del -0,72% di Tokyo. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/mercati-allentano-morsa-spread-subito-quota/170813/">Milano apre a -1,19% e continua in rosso per tutta la mattinata con la tempesta dei mercati che si abbatte su Finmeccanica e Unicredit (<strong>leggi la cronaca della giornata minuto per minuto</strong>)</a>. Il colosso italiano della difesa non riesce ad aprire per eccesso di ribasso sulle prime contrattazioni. Poco dopo le nove i titoli di Finmeccanica segnano un -13,06% teorico, dopo la diffusione dei conti trimestrali e l’annuncio che la società non distribuirà dividendi sull’esercizio 2011. Finmeccanica riesce a “fare prezzo” prima delle dieci, ma viene subito ricongelata per eccesso di ribasso a -11,95%. I conti evidenziano una perdita di 324 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno (contro un utile di 321 milioni nello stesso periodo del 2010) dovuta principalmente a difficoltà nei settori elettronico e  aeronautico, con “oneri di natura non ricorrente” per 753 milioni di euro connessi al lancio del Boeing 787.</p><p>Intanto la tempesta torna a colpire Unicredit: congelato al ribasso dopo un’ora di contrattazioni, il titolo rientra mezz’ora dopo e viene sospeso di nuovo a -9%, per poi continuare in negativo per tutto il giorno. Dal mercato dei titoli di stato le notizie non sono migliori: lo spread dei BTP decennali con i bund continua ad allargarsi e non danno tregua nemmeno i titoli spagnoli e francesi. “Sui titoli italiani non c’è in pratica domanda sul mercato secondario”, scrive il <em>Financial Times</em> nell’edizione di oggi. “Se non intervenisse la Bce non ci sarebbe mercato”. Secondo il quotidiano finanziario londinese anche l’intervento della Banca Centrale Europea starebbe diventando sempre meno frequente e per quantitativi sempre più ridotti, portando gli interessi sui titoli italiani alle stelle. “La mancanza di domanda internazionale per il debito italiano fa sì che un buon numero di investitori siano scettici sulle prospettive future del paese, nonostante la nuova leadership”, conclude Ft.</p><p>Durante la giornata, attorno al debito italiano, girano le voci più disparate e sempre più preoccupanti. A partire dalla dichiarazione shock di <strong>Christian Clausen</strong>, presidente della Federazione delle banche europee, riportata da <strong>Vittoria Puledda</strong> su Repubblica: “Le banche stanno facendo esattamente quello che dovrebbero fare: ridurre il rischio (di essere travolte della crisi) vendendo i titoli italiani”. A metà mattinata <strong>Thomas Mayer</strong>, chief economist di Deutsche Bank, getta benzina sul fuoco: “Se i tassi di interesse continuano a salire al cinque, sei, sette o otto per cento, Mario Monti non riuscirà ad attuare le sue riforme”. L’Italia – secondo Mayer – sarebbe “parzialmente insolvente”, perché attualmente potrebbe avere problemi su due fronti: la crescita economica, che continua a stagnare e l’abilità di pagare gli interessi sul debito, che continuano a salire. Non aiuta di certo l’uscita dell’agenzia Bloomberg, verso le due del pomeriggio, che cita dati di Moody’s Analytics. “Anche se l’Italia ha un rating ufficiale pari ad A2, in realtà il debito italiano viene percepito come junk (spazzatura), a un livello di rating più basso, pari a Ba2”.</p><p>La giornata si chiude con gli spread in ulteriore ascesa: i Btp allargano a 529 basis point sul bund (dai 492 di partenza, + 7,44%), i Bonos spagnoli salgono del 5,32% a 455,61 bp e lo spread dei titoli francesi schizza a quota 190, con un incremento del 15,67% in una sola giornata. E se Milano riesce a ridurre le perdite a -1,16%, grazie all’appoggio di Pd e Pdl al governo Monti, Finmeccanica chiude le contrattazioni in un bagno di sangue a -20,33%. Tra i titoli peggiori ancora una volta Unicredit (-4,46%) e Banca Popolare di Milano (-4,23%), mentre Mediaset perde altri due punti (-2,40%). Tutte negative le borse dell’area euro, con Parigi a -1,91%, Madrid a -1,61% e Francoforte a -0,87%. Atene sprofonda a -4,71%, a causa dell&#8217;ondata di vendite sui titoli finanziari innescate dai pessimi dati sul Pil. Ma ormai questa non è più una notizia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/leffetto-monti-convince-mercati-limpennata-tassi-frena-riforme/170948/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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