<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Marcello Adriano Mazzola</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mmazzola/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Un Pecoraro a Roma</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/pecoraro-roma/241446/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/pecoraro-roma/241446/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 09:20:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Corcolle]]></category> <category><![CDATA[discarica]]></category> <category><![CDATA[prefetto Pecoraro]]></category> <category><![CDATA[rifiuti]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Villa Adriana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=241446</guid> <description><![CDATA[Quando si dice nomen omen. Pecoraro è un cognome le cui origini sono ricondotte a pecunia o a pecus (gregge). Ora, nel primo caso verrebbe da pensare ad una certa fascinazione per l’utilitarismo. Nel secondo alla tenuta delle pecore, del gregge, e dunque forse anche alla cura del luogo dove il gregge pascola.  In ogni caso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">Quando si dice <em><strong>nomen omen</strong></em>. Pecoraro è un cognome le cui origini sono ricondotte a pecunia o a pecus (gregge). Ora, nel primo caso verrebbe da pensare ad una certa fascinazione per l’utilitarismo. Nel secondo alla tenuta delle pecore, del gregge, e dunque forse anche alla cura del luogo dove il gregge pascola. </p><p align="JUSTIFY">In ogni caso ci si chiede cosa faccia un pecoraro a Roma, al quale viene affidata una decisione così delicata in una materia di estrema importanza per la collettività. Senza averne perlomeno un’adeguata sensibilità. Il Prefetto non è un mero <strong>nuncius del Governo</strong> come si vuole far credere, privo di discrezionalità che deve peraltro essere guidata dalla ragionevolezza.</p><p style="text-align: left;" align="CENTER">Prima di soffermarsi sull&#8217;inopportunità di chi ritiene che una <strong>discarica</strong> si debba e si possa fare ovunque, indifferente alla storia, alla cultura e al paesaggio, indifferente alla valutazione di adeguate alternative, indifferente all’interesse delle future generazioni, nazionali e sovranazionali, occorre però fare un passo indietro. </p><p align="JUSTIFY">Già nel lontano 1997 il legislatore interno decide – su impulso del legislatore comunitario &#8211; di regolamentare la complessa <strong>materia dei rifiuti</strong>, con il d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 &#8221;Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio&#8221; improntandola su di un <strong>principio</strong> fondamentale: la riduzione dei rifiuti, mediante il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti, occupandosi del rifiuto “dalla culla alla tomba”. L’intento è stato di far confluire in discarica e/o in inceneritori la <strong>quantità minima</strong> di rifiuti possibile, al fine di non compromettere la <strong>salubrità ambientale</strong> che tanto le prime (discariche) quanto i secondi (inceneritori, checché vogliano raccontarci con un mucchio di frottole) vanno a gravemente intaccare. Oltre che ad alimentare un business e spesso anche fenomeni di corruzione con grave danno (economico) della collettività. </p><p align="JUSTIFY">Tuttavia occorre evidenziare come questo circolo virtuoso sia stato spesso disatteso se non palesemente violato dalle Regioni e dai Comuni in questi 15 anni, tant’è che abbiamo esempi di Comuni straordinariamente efficienti che arrivano a recuperare quasi il 90% dei rifiuti e Comuni che differenziano il 2/3%. Tra questi <strong>Comuni inefficienti</strong> abbiamo sicuramente quello capitolino. </p><p align="JUSTIFY">Roma caput mundi regit orbis frena rotundi. Roma capitale del mondo regge le redini dell’orbe rotondo. Ma oramai eccelle nel degrado. Basta girare per le sue bellezze decadute per inorridire dinanzi all’incuria, al traffico aggressivo e non regolamentato, ai rifiuti sparsi ovunque, ai cassoni posti a trittico ma poco utilizzati, per comprendere quanto si debba fare. Continuare ad accumulare rifiuti, smaltendoli nella discarica più grande d’Europa sino alla sua saturazione senza essersi preoccupati in questi anni di predisporre (e soprattutto portare ad esecuzione) un rigoroso <strong>piano rifiuti </strong>è una scelta demenziale. </p><p align="JUSTIFY">Tutto ciò da un lato è quindi un esempio di mala amministrazione, di mala politica, di miopia, di irresponsabilità che vanno censurate e denunciate. </p><p align="JUSTIFY">Dall’altro si pone la grottesca sceneggiata alla quale stiamo nuovamente riassistendo in questi giorni. Il Prefetto sordo e col paraocchi che non vede alcuna alternativa: la discarica va fatta a <strong>Corcolle</strong> e poco importa che sia adiacente a <strong>Villa Adriana</strong>, patrimonio dell’Unesco, e che possa interessare una preziosissima falda acquifera. Non vedo, non sento, non parlo. </p><p align="JUSTIFY">Non v’è dubbio che il Prefetto sia chiamato a porre rimedio a (ir)responsabilità altrui. Ma ciò non giustifica la sua impermeabilità (rimanendo in tema di discarica) alla irragionevole pretesa della localizzazione della discarica. </p><p align="JUSTIFY">Tale atteggiamento è tuttavia sintomatico della vile, incolta, improvvisata, incompetente, frammentata gestione dei <strong>beni culturali e paesaggistici </strong>che interessa il Bel Paese, dotato delle maggiori ricchezze al mondo. Potremmo vivere tutti beatamente solo di gestione oculata ed intelligente di tale ricchezza ed invece siamo impegnati (da parte di pochi ma ben attrezzati a livello di competenza e incapacità, che spesso vanno di pari passo) a distruggerla. Rendendoci per di più ancor più ridicoli agli occhi degli altri cittadini del pianeta. </p><p align="JUSTIFY">Ritengo doveroso iniziare a pensare di progettare un <strong>unico Ente</strong> composto da persone di alta veste scientifica e provata esperienza (dunque non da tecnici bocconiani calati dall’alto) che sia esclusivamente competente nella materia dei beni culturali e paesaggistici. Diciamo basta alla frammentazione di competenze amministrative (regioni, comuni, ministeri, soprintendenza, prefetti) che arrecano solo danni alla collettività. E diciamo basta agli incompetenti in ruoli apicali (e non) nella Pubblica Amministrazione. Soprattutto diciamo basta alla scempio culturale.   </p><p><em>Aggiornamento delle ore 12:22 </em>Apprendiamo, subito dopo le riflessioni poc’anzi espresse, che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/corcolle-discarica-bocciata-governo-pecoraro-dimette-arriva-sottile/241516/" target="_blank">il Prefetto si è dimesso</a>. Inutile nasconderlo, con estremo piacere.</p><p>L’occasione deve essere sovrana per avviare una <strong>riflessione</strong> su “chi decide cosa in questo Paese e con quali modalità”, e sulla selezione della classe dirigente. Pare quasi superfluo ricordare come in questo bizzarro Paese siamo stati governati &#8211; ed ancora oggi avviene, in ogni settore nevralgico – da una pletora di inetti, mediocri, politicizzati, frutto di nepotismo e familismo, in assenza assoluta di meritocrazia. E, assai grave, pure da una gerontocrazia inamovibile. E’ ora di dire basta a tutto ciò. Spazio ai migliori, ai più giovani (con una visione prospettica del futuro) e che rispondano dei propri sbagli.</p><p>Urge una<strong> rivoluzione culturale</strong> accompagnata da riforme serie e immediate. Altrimenti la voragine che ci ha inghiottito, il cui conto purtroppo viene presentato oggi alla classe media, a chi inizia il proprio percorso, alle persone oneste, non solo permarrà ma ancor più è destinata ad aggravarsi.   </p><p>Ovviamente tutto ciò non potrà prescindere da un accertamento delle responsabilità (e conseguente condanna a restituire il maltolto o i danni arrecati) poichè diversamente si consacrerà l&#8217;impunità. E l&#8217;impunità mina la certezza delle regole.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/pecoraro-roma/241446/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Grillo parlante</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/grillo-parlante/222690/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/grillo-parlante/222690/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 09:52:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[elezioni amminstrative 2012]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[partitocrazia]]></category> <category><![CDATA[pinocchio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=222690</guid> <description><![CDATA[La storia di Pinocchio diviene la metafora di questi mesi, della nostra “democrazia” destinata finalmente a cambiare, da partitocrazia a democrazia, appunto.  “Vi dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giú attraverso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La storia di<strong> Pinocchio</strong> diviene la metafora di questi mesi, della nostra “democrazia” destinata finalmente a cambiare,<strong> da partitocrazia a democrazia</strong>, appunto. </p><p>“Vi dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giú attraverso ai campi, per far piú presto a tornarsene a casa; e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni d’acqua, tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori. Giunto dinanzi a casa, trovò l’uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza. Ma quella contentezza durò poco, perché sentí nella stanza qualcuno che fece:</p><p>- Crí-crí-crí!</p><p>- Chi è che mi chiama?- disse Pinocchio tutto impaurito</p><p>- Sono io!</p><p>Pinocchio si voltò, e vide un grosso grillo che saliva lentamente su su per il muro.</p><p>— Dimmi, Grillo, e tu chi sei?</p><p>— Io sono il Grillo-parlante, e abito in questa stanza da piú di cent’anni.</p><p>— Oggi però questa stanza è mia — disse il burattino — e se vuoi farmi un vero piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.</p><p>— Io non me ne andrò di qui, — rispose il Grillo — se prima non ti avrò detto una gran verità.</p><p>— Dimmela e spicciati.  </p><p>- Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori, e che abbandonano capricciosamente la casa paterna. Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente.</p><p>— Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola, e per amore o per forza mi toccherà studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia, e mi diverto piú a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.</p><p>— Povero grullerello! Ma non sai che, facendo cosí, diventerai da grande un bellissimo somaro, e che tutti si piglieranno gioco di te?</p><p>— Chetati, Grillaccio del mal’augurio! — gridò Pinocchio.</p><p>Ma il Grillo, che era<strong> paziente e filosofo</strong>, invece di aversi a male di questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce:  </p><p>— E se non ti garba di andare a scuola, perché non impari almeno un mestiere, tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane?</p><p>— Vuoi che te lo dica? — replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. — Fra i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo che veramente mi vada a genio.</p><p>— E questo mestiere sarebbe?</p><p>— Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo.</p><p>— Per tua regola — disse il Grillo-parlante con la sua solita calma — tutti quelli che fanno codesto mestiere, finiscono quasi sempre all&#8217;ospedale o in prigione.</p><p>— Bada, Grillaccio del mal’augurio!&#8230; se mi monta la bizza, guai a te!&#8230;</p><p>— Povero Pinocchio! mi fai proprio compassione!&#8230;</p><p>— Perché ti faccio compassione?</p><p>— Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno. —</p><p>Il<strong> Pinocchio-Partito</strong> avrà una sola speranza: quella di ascoltare il Grillo parlante che per mesi ha solo insultato e deriso.</p><p>Il Grillo non dell’antipolitica ma dell’anti-partitica. Il Grillo che non è un demagogo o populista o qualunquista ma che incarna passione, idee, proposte sane. Ma soprattutto oggi incarna forte il desiderio di cambiamento. Perché i partiti sordi e ciechi, pregni di persone impresentabili, indifferenti al vulnus alla democrazia che hanno arrecato, violando ed oltraggiando la democrazia diretta, ora sono giunti al capolinea.</p><p><strong>Gli elettori presentano il conto</strong>. Dopo aver pagato tanto, ora il conto lo pagheranno altri.</p><p>E per pagare ciò continuo ad invocare – come già scritto da mesi – una <strong>Commissione straordinaria d’inchiesta</strong> che accerti le responsabilità dei malfattori e che poi passi all’esecuzione. Che il malloppo sottratto alle future generazioni, ai sogni di tutti noi, ritorni nella cassaforte di un Paese, comunque straordinario, come il nostro. Riprendiamoci il nostro futuro, i nostri sogni. Se non immediatamente, quando?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/grillo-parlante/222690/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Diaz e l&#8217;illusione della democrazia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/diaz-lillusione-della-democrazia/208678/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/diaz-lillusione-della-democrazia/208678/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Apr 2012 08:37:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[condanne]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[diaz]]></category> <category><![CDATA[film]]></category> <category><![CDATA[g8]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[impunità]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[Tortura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=208678</guid> <description><![CDATA[Ieri sera ho visto il bellissimo film “Diaz”. Andrebbe proiettato in tutte le scuole, per formare ed educare i giovani. Per formare coscienze. Non per promuovere un sentimento di odio o di rabbia contro le forze dell’ordine. Ma per spiegare che non possiamo consegnare il Paese a persone così. Inette, violente, prive dei valori fondamentali....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ho visto il bellissimo film “<a href="http://www.diazilfilm.it/" target="_blank">Diaz</a>”. Andrebbe proiettato<strong> in tutte le scuole,</strong> per formare ed educare i giovani. Per formare coscienze. Non per promuovere un sentimento di odio o di rabbia contro le forze dell’ordine. Ma per spiegare che non possiamo consegnare il Paese a persone così. Inette, violente, prive dei valori fondamentali. Talmente prive da avere il potere di sopprimere i diritti fondamentali a un centinaio di persone.</p><p>Mentre vedevo il film le lacrime mi rigavano il volto. Era un invisibile reticolo di filo spinato che mi si piantava nella pelle, facendolo grondare sangue. Pensavo che dopo le ultime guerre l’Italia non potesse mai più ripetere atrocità. Finito il film avevo conati di vomito e son rimasto impietrito. Eppure oltre 10 anni fa avevo letto e seguito attentamente l’evento.</p><p>Questo Paese ha alcuni<strong> gravissimi problemi</strong> che deve risolvere subito per il bene comune: a) non ha memoria storica; b) lo Stato è in mano a persone mediocri, prive di valori; c) la partitocrazia ha interamente sostituito la democrazia; d) l’attuale Commissario ad acta spertica rigore, equità e crescita ma non è stato in grado di raggiungere neppure il primo (spalmandolo solo sulla classe media).</p><p>Dalla Diaz alla situazione attuale v’è un fil rouge: il disfacimento della nostra democrazia. Si crede di essere liberi, di vivere in una solida democrazia perché è possibile scrivere ciò che si pensa oppure fare film appunto come “Diaz”. Questo è l’inganno maggiore in cui viviamo:<strong> l’illusione della democrazia</strong>.</p><p>Non cancelliamo la memoria, teniamola viva, forte. Ieri (25 aprile) abbiamo nuovamente assistito a squallidi tentativi di cancellarla. La Diaz è parte della nostra memoria, ritorniamo dunque ad essa.</p><p>Nel luglio 2001 a Genova vi fu una mattanza di Stato con la barbara soppressione dei diritti umani.</p><p>La notte del 21 luglio 2001 vi fu la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz di Genova, il giorno dopo la morte di Carlo Giuliani, ucciso durante l’assalto a una camionetta dei carabinieri e mentre le strade di Genova erano devastate dai black bloc. La Diaz era stata scelta dal Comune di Genova come ostello per i no global arrivati da tutta Europa. Al termine dell’irruzione dei poliziotti del Reparto Mobile di Roma oltre 60 ragazzi rimasero feriti, alcuni dei quali in modo grave. La polizia arrestò 93 giovani,<strong> tutti poi prosciolti</strong>. Furono sequestrate 2 bottiglie molotov, trovate per strada e poi come sancito dai giudici, portate all’interno della scuola per giustificare gli arresti. Le immagini dei volti feriti, dei pestaggi, del sangue nei locali della scuola devastata fecero il giro del mondo come le parole del giornalista inglese <strong>Mark Covell</strong>, che subì lesioni gravissime. Uno dei funzionari di polizia imputati definì in aula la scena come una &#8220;macelleria messicana&#8221;. I magistrati della procura di Genova denunciarono l’atteggiamento <strong>non collaborativo dei vertici della Polizia</strong>.</p><p>La sentenza di primo grado assolse la <strong>catena di comando</strong> della Polizia ma 13 furono condannati, per complessivi 35 anni e sette mesi di reclusione. Successivamente i giudici della Terza sezione della Corte d&#8217;Appello di Genova hanno ribaltato la sentenza di primo grado, così condannando tutti i vertici della polizia a condanne tra 3 anni e 8 mesi e 4 anni unitamente all&#8217;interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Nel complesso le pene hanno superato gli<strong> 85 anni</strong>. In totale sono stati condannati 25 imputati sui 27, tra cui il capo dell&#8217;anticrimine Francesco Gratteri, l&#8217;ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini, l&#8217;ex vicedirettore dell&#8217;Ucigos Giovanni Luperi,  l&#8217;ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, l&#8217;ex vicecapo dello Sco Gilberto Caldarozzi. Inoltre, altri due dirigenti della Polizia, Pietro Troiani e Michele Burgio, accusati di aver portato le molotov nella scuola, condannati a tre anni e nove mesi.</p><p>Non furono dichiarati prescritti i falsi ideologici e alcuni episodi di lesioni gravi. Furono invece dichiarati prescritti i reati di lesioni lievi, calunnie e arresti illegali. Per i 13 poliziotti condannati in primo grado le pene sono state inasprite. Il procuratore generale, Pio Macchiavello, aveva chiesto oltre 110 anni di reclusione per i 27 imputati.</p><p>A oltre 10 anni dal G8 di Genova, Amnesty International ha rilevato che solo un numero limitato di indagini e di procedimenti ha avuto luogo e che le autorità italiane non hanno <strong>ancora pubblicamente condannato e chiesto scusa </strong>per i maltrattamenti subiti dai manifestanti. L&#8217;organizzazione per i diritti umani ha chiesto all&#8217;Italia di rafforzare le misure contro l&#8217;uso arbitrario e l&#8217;abuso della forza da parte della polizia, lamentando che poiché il codice penale italiano non prevede il<strong> reato di tortura</strong>, i pubblici ufficiali non sono stati incriminati per tale reato ma per altri che, sottoposti alla prescrizione, hanno portato sostanziale impunità. Al punto da scrivere che &#8220;Dal G8 di Genova del 2001, abbiamo assistito in Italia a 10 anni di tentativi largamente falliti di  chiamare le forze di polizia a rispondere di fronte alla legge dei reati commessi contro i manifestanti&#8221; (Amnesty International 19.7.2011).</p><p>L&#8217;Italia deve ancora ratificare il Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura e istituire un meccanismo interno di prevenzione della tortura e dei maltrattamenti.</p><p>In Italia v’è un grave cortocircuito che deve essere interrotto tra legalità e democrazia che genera impunità in favore dell’antiStato che è divenuto nel tempo Stato. E’ tempo di cambiarlo, per sempre.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/diaz-lillusione-della-democrazia/208678/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I partiti e la banda del buco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/partiti-banda-buco/205256/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/partiti-banda-buco/205256/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Apr 2012 07:57:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[finanziamenti pubblici]]></category> <category><![CDATA[grave vulnus]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[Partitopoli]]></category> <category><![CDATA[prescrizione]]></category> <category><![CDATA[pressione fiscale]]></category> <category><![CDATA[referendum abrogativo]]></category> <category><![CDATA[tangentopoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205256</guid> <description><![CDATA[Sembra di vivere in uno di quei film surreali. Ogni giorno emerge una ruberia, un’appropriazione, un caso di corruzione, una truffa. Tutto ai danni della collettività. A nostra insaputa. Un fiume di denaro pubblico che nei decenni è stato distratto dai bisogni della collettività ai bisogni dei singoli o degli stessi Partiti. Da Tangentopoli a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sembra di vivere in uno di quei film surreali. Ogni giorno emerge una ruberia, un’appropriazione, un caso di corruzione, una truffa. Tutto ai danni della collettività. A nostra insaputa. Un fiume di <strong>denaro pubblico </strong>che nei decenni è stato distratto dai bisogni della <strong>collettività</strong> ai bisogni dei singoli o degli stessi Partiti. Da Tangentopoli a <strong>Partitopoli</strong> è tutto un Monòpoli (anche di Stato peraltro) dove i giocatori son sempre gli stessi e si muovono agilmente fino al Parco della Vittoria. E’ tutto uno spreco di denaro pubblico, un trionfo di lussi ed investimenti. Come ho sentito dire per decenni nei bar, nei mercati, nelle strade “E’ tutto un magna magna”. C’era in questa frase un intenso tocco di populismo, di qualunquismo. In realtà era verismo.</p><p>Se tutto questo è emerso lo si deve alla magistratura, certo. Ma a poco serviranno le indagini se sui reati calerà inesorabile la <strong>prescrizione </strong>all’italiana, studiata scientificamente da una classe politica per garantirsi l’impunità.</p><p>In questo disegno criminoso, costruito negli anni, s’inserisce pure lo <strong>smantellamento </strong>del sistema giustizia. Da ultimo la <strong>destrutturazione</strong> in atto delle fondamenta <strong>dell’avvocatura</strong>. Ciò affinchè vi siano meno magistrati efficienti che indaghino, processi pieni di insidie e destinati a non concludersi, un’avvocatura fiaccata ed un sistema dei diritti allentato. Ce n’è abbastanza per confezionare un bel dossier da inviare non solo all’Unione Europea ma forse anche all’Onu per verificare se non sia in atto una <strong>dolce dittatura</strong>, sotto le mentite spoglie di una democrazia.</p><p>Si aggiunga in tale criminoso disegno la <strong>violazione</strong> della<strong> democrazia diretta. </strong>La democrazia diretta è stata la prima forma di un governo democratico, affermatasi nell’antica Atene. Nel Contratto sociale Roussau la descrive come la sola forma di governo con cui il popolo sovrano esprime la volontà generale. Come noto, l&#8217;Italia prevede 3 strumenti di democrazia diretta: il <strong>referendum</strong> (abrogativo ex art. 75 Cost. e confermativo ex art. 138 Cost.), l&#8217;<strong>iniziativa popolare legislativa</strong> (ex art. 71 Cost.) e la <strong>petizione</strong> (ex art. 50 Cost.).</p><p>Ora, è altrettanto notorio come tali strumenti vengano sistematicamente e scientificamente disattesi, violati, brutalizzati.</p><p>Il principio fondamentale che sorregge la nostra democrazia è statuito dal comma 2 dell’art. 1 della Costituzione, secondo cui &#8220;<strong>La sovranità appartiene al popolo</strong>&#8220;, il quale popolo la esercita tanto con la democrazia rappresentativa quanto con la democrazia diretta.</p><p>E’ evidente come in Italia vi sia un <strong>grave vulnus</strong> alla democrazia poiché non è più un problema di proporzioni ed equilibrio tra la dominante democrazia rappresentativa in luogo della democrazia diretta, quanto della soppressione stessa della democrazia diretta. Ergo la violazione della democrazia. Infatti se a ciò aggiungiamo l’esercizio della democrazia rappresentativa in spregio all’interesse pubblico e con intenti delinquenziali, il cerchio è chiuso.</p><p>Il fulgido esempio del finanziamento dei partiti è il suggello di tale violazione. Uno stupro di diritto, mi sia consentito. Perché la <strong>violazione</strong> della democrazia è lo stupro di un popolo intero.</p><p>Il referendum del 18-19 aprile 1993 ha visto il 90,3 di risposte affermative (31.225.867 votanti, il 65,12%  del corpo elettorale) al quesito: “<em>Volete voi che siano abrogati gli artt. 3 e 9 della legge 2 maggio 1974, n. 195: “Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”, così come modificati e integrati (…)”.</em></p><p><em>La banda del buco, quella trasversale a tutti i Partiti ma forse occorre chiamarli “malfattori”, ha poi varato le </em>leggi 2 gennaio 1997 n. 2, 3 giugno 1999 n. 157 “Nuove norme in materia di rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici” che da ultimo ha reintrodotto di fatto il finanziamento pubblico, chiamandolo in modo diverso. Rimborsi elettorali peraltro elargiti senza chiedere pezze giustificative.</p><p>Siamo dinanzi ad un <strong>colpo</strong> di Stato, spalmato in silenzio su di un popolo imbottito di oppiacei forniti dai mass media.</p><p>Napolitano recita che “I partiti non sono il regno del male”, proferito da un uomo nato nel partito, che si crede Pertini senza esserlo, come è stato ben sottolineato. In Italia invece parrebbe il contrario. Non si spiega difatti come il Belpaese pur avendo la pressione fiscale più alta del mondo (il 45% ma in realtà ben di più), uno tra i maggiori risparmi dei privati, tra i beni culturali e paesaggistici più importanti, abbia al contempo uno dei maggiori debiti pubblici. Dov’è finito il maltolto cara banda del buco?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/partiti-banda-buco/205256/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La democrazia dei tesorieri di partito</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/democrazia-tesorieri-partito/203208/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/democrazia-tesorieri-partito/203208/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Apr 2012 09:15:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[consenso partiti]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[finanziamento pubblico]]></category> <category><![CDATA[Partiti politici]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category> <category><![CDATA[segretari dei partiti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203208</guid> <description><![CDATA[Il consenso dei Partiti è pari al 4%. La popolazione è affamata, disoccupata, stremata. Ma loro rimangono arroccati nel bunker e studiano ogni strategia per continuare a mantenere i privilegi e a perpetrare l’intreccio tra affari (sempre i loro) e politica. L’Italia è governata dall’emissario del mondo bancario, con l’avallo del Vaticano e il sigillo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il consenso dei Partiti è pari al 4%. La popolazione è affamata, disoccupata, stremata. Ma loro rimangono arroccati nel bunker e studiano ogni strategia per continuare a mantenere i <strong>privilegi</strong> e a perpetrare <strong>l’intreccio</strong> tra affari (sempre i loro) e politica. L’Italia è governata dall’emissario del mondo bancario, con l’avallo del Vaticano e il sigillo della Bce. Monti Python oramai ha palesato in pieno la propria politica fondata sulla iniquità, sulla chimera dell’interesse dei “giovani”, sulle false ristrutturazioni.</p><p>Pare una trama da film, di fantapolitica. Invece è la triste verità. Gli italiani in questi decenni hanno sopportato di tutto, in parte ne sono stati complici, legittimando <strong>partiti indecenti</strong>, retti da personaggi indecenti, credendo alle favole, drogati dalla Tv. Hanno consentito che i partiti candidassero figure squallide, mediocri, losche. Abbiamo assistito allo <strong>sperpero di denaro pubblico</strong>, in parte anche partecipando al banchetto.</p><p>Tuttavia il peggior male è stato quello di farsi espropriare<strong> lentamente </strong>della democrazia. I partiti si sono interamente sostituiti al sistema democratico, creando <strong>l’inganno</strong> che senza i partiti viene meno la democrazia. Quale peggior inganno! Lo stesso presidente Napolitano lo conferma, ammonendo gli italiani a rispettare e salvaguardare i partiti, i quali devono solo essere più trasparenti.</p><p>Ma la nostra Carta costituzionale non ha progettato una democrazia <strong>partitocratica</strong>!</p><p>La <strong>Costituzione</strong> recita all’<strong>art. 49</strong> che<em> “</em>Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in <strong>partiti</strong> per concorrere con metodo democratico <strong>a determinare </strong>la politica nazionale.”. Si sottolinea la preminenza della forma partitica per contribuire (concorrere) alla democrazia del Paese attraverso lo strumento della politica. Non c’è scritto che i partiti debbano sostituirsi alla democrazia, confinandola in un <strong>simulacro</strong>, svuotandola da ogni forma di controllo e da ogni strumento di democrazia diretta.</p><p>In questi decenni la democrazia è stata gestita esclusivamente dai <strong>segretari</strong> e dai <strong>tesorieri</strong> di partito. Da noi la <strong>democrazia diretta</strong> (tra cui il referendum) è stata <strong>svilita </strong>o<strong> </strong>stravolta. La materia sul <strong>finanziamento pubblico</strong> ai partiti è uno dei maggiori esempi. Il finanziamento pubblico ai partiti è stato introdotto dalla <strong>legge Piccoli n. 195/1974</strong>, che ha vergognosamente interpretato il sostegno all&#8217;iniziativa politica come finanziamento ai partiti presenti in Parlamento, con l&#8217;effetto di penalizzare le nuove formazioni politiche. Il fine è stato di realizzare un sistema antidemocratico di <strong>oligarchia</strong> politica, impedendo di fatto l’accesso a nuovi partiti non sostenuti da un’ampia organizzazione di base o economica. La legge è stata più volte modificata, sino al <strong>referendum</strong> dell’aprile 1993, che ha visto il 90,3% dei voti espressi contro il finanziamento pubblico ai partiti. Se nonché nel dicembre 1993 il Parlamento ha aggiornato, con la legge n. 515/1993 la preesistente legge sui <strong>rimborsi elettorali</strong>, definiti “contributo per le spese elettorali”, poi più volte modificata, sino a riproporre di fatto una normativa paritetica a quella sul finanziamento pubblico ai partiti. Sulla nostra pelle si è consumata la grande truffa del ri-finanziamento dei partiti.</p><p>In questi giorni sono uscite le cifre di questi 37 anni di finanziamento ai partiti: <strong>10 miliardi di euro</strong>, pari ad una manovra finanziaria. Se a tale importo aggiungiamo centinaia e centinaia di miliardi pari ai costi della corruzione, allo sperpero di denaro pubblico, ai costi abnormi della politica, agli scudi fiscali, all’evasione, alla giustizia inefficiente, al fisco iniquo, probabilmente <strong>avremmo uno Stato completamente risanato</strong>.</p><p>Invece ci ritroviamo chi ha deciso di saccheggiare le tasche degli italiani, il loro futuro, i sogni, assicurando e rafforzando privilegi (alle banche, al Vaticano, tra Imu e Ici, a Mediaset col beauty contest etc.) e impunità, definitivamente divaricando la forbice tra i notabili e il popolo.</p><p>Possiamo uscirne solo impegnandoci tutti in prima persona, partecipando attivamente al dibattito, facendo emergere le forze più sane, appassionate, competenti, oneste. Il non voto legittimerà ancor di più questi manigoldi, sordi a qualsivoglia lamento. Occorre una dose massiccia di democrazia diretta. Penso che occorra pure l’urgente <strong>scioglimento</strong> dei partiti (come si fece col partito fascista), nuove elezioni per una nuova “ricostituente”, la creazione di una autorevole Commissione d’inchiesta che individui tutte le responsabilità politiche ed economiche di questi decenni. Occorre soprattutto essere <strong>apartitici</strong>, <strong>non apolitici</strong>. Forse occorrerà presto anche occupare a milioni le piazze. Pacificamente, s’intende.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/democrazia-tesorieri-partito/203208/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La banca(rotta) dell’Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/bancarotta-dell%e2%80%99italia/202500/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/bancarotta-dell%e2%80%99italia/202500/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Apr 2012 08:45:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antipolitica]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[finanza]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202500</guid> <description><![CDATA[Ma se l’Italia è in bancarotta e se la rotta attuale è dettata dalle banche, occorre chiedersi come mai tutto ciò avvenga e di chi siano le responsabilità. Si discute difatti di democrazia e del futuro delle nuove generazioni. Mica di quisquilie. C’è sicuramente un problema globale: l’economicizzazione dei diritti e della democrazia mediante un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ma se l’Italia è in <strong>bancarotta</strong> e se la <strong>rotta attuale</strong> è dettata dalle banche, occorre chiedersi come mai tutto ciò avvenga e di chi siano le responsabilità. Si discute difatti di democrazia e del futuro delle nuove generazioni. Mica di quisquilie.</p><p>C’è sicuramente un problema globale: <strong>l’economicizzazione </strong>dei diritti e della democrazia mediante un capitalismo cinico, perverso ed incontrollato che sta monetizzando ogni politica, subordinando ogni condotta a dogmi quali “la crescita dello sviluppo”, il “default”, i “tassi di interesse”, lo “spread”, l’”andamento dei mercati”, a ben vedere tutto appannaggio delle banche mondiali e poi a pioggia, locali.</p><p>C’è oramai un <strong>groviglio</strong> quasi inestricabile tra potere economico e potere politico che detta le nostre azioni, le nostre agende e i nostri respiri. Le nostre vite paiono oramai sospese, condizionate da scelte economiche da noi non controllabili.</p><p>La crisi di questi anni, devastante per milioni di persone, è partita da alcuni speculatori e si è propagata come la spagnola. Sappiamo bene che al di là delle mere intenzioni dei Grandi di volere ridiscutere le regole dell’economia mondiale, quasi nulla è stato fatto. <strong>Gli speculatori continuano a speculare</strong>, le banche continuano a condizionare l’economia e le nostre vite, per di più agevolate da enormi prestiti con tassi zero o uno che le hanno indotte a continuare una pericolosissima (per noi) politica speculativa, lucrando con un utile elevato.</p><p>C’è un problema mondiale dinanzi al quale sembriamo impotenti. Anche se lo Stato italiano potrebbe giocare un ruolo di primissimo piano, dettando un tavolo risolutivo. Appunto, potrebbe se solo avesse un profilo credibile, affidabile e autorevole.</p><p>Invece scontiamo un grave problema locale: <strong>l’Italia è di fatto fallita </strong>e la rotta attuale è guidata dalle banche, con l’estrema unzione data dal Vaticano. Una miscela esplosiva. Intanto occorre che tutti noi si rifletta attentamente sui motivi del fallimento. E’ forse fallita a causa dell’operato dei privati, dei milioni di operai, del 90% di piccole imprese, dei 2 milioni di liberi professionisti, degli impiegati statali che lavorano diligentemente, dei brillanti ricercatori, dei creativi? Direi di no.</p><p>Forse è fallita perché la <strong>classe politica</strong> degli ultimi decenni ha mantenuto (illecitamente, sia ben chiaro) i propri privilegi, non ha saputo pensare al bene comune, non ha governato con una prospettiva del futuro, ha alimentato la corruzione e l’illegalità. Un Paese in mano a squallidi farabutti, che si sono autoregolamentati (il legislatore fai da te con uno <strong>stillicidio di norme ad partitum </strong>che ha creato una enorme stalagmite di impunità). Come definire la <strong>truffa del rimborso ai partiti</strong>, ergo finanziamento pubblico ai partiti abrogato dal referendum di vent’anni fa? Come definire la <strong>prescrizione dei reati </strong>sempre più breve?<strong> </strong>Come definire<strong> </strong>un voluto e mantenuto sistema di <strong>grave inefficienza della giustizia e del fisco</strong>? Come definire<strong> </strong>il<strong> </strong>voluto e mantenuto sistema di un mercato illiberalizzato, statalizzato e colmo di privilegi per le Banche, assicurazioni, energia, trasporti?</p><p>Come definire<strong> </strong>la <strong>politica di Monti Python</strong>, il quale mandato dalla provvidenza bancaria, benedetto dalla Chiesa e certificato dal giovane sognante Napolitano, con la sua elegante e nera (nerissima) <strong>Monti blanc</strong>, ha oramai steso un programma di <strong>rigor Montis</strong>, certificando che il cadavere è tale, senza programmare una <strong>vera politica di risanamento</strong>, dunque strutturale, durevole e soprattutto equa ma saccheggiando e <strong>distruggendo la classe media</strong>.</p><p>L’uomo apparso come autorevole, rigoroso, indipendente ha forse in parte restituito credibilità internazionale ma a quale prezzo interno? Invece di tagliare la <strong>spesa pubblica</strong> parassitaria, irragionevole, collusiva con la politica (taglio netto degli sprechi, degli enti inutili, dei rimborsi elettorali, dei finanziamenti alle grandi imprese e ai giornali etc.), introdurre una patrimoniale sui grandi redditi, varare una norma granitica anti corruzione, il premier vara una politica di <strong>austerità verso i deboli</strong>, fortificando ancor di più i privilegi dei forti (l’esenzione dell’Imu per le Fondazioni bancarie è uno dei tanti esempi).</p><p>Come uscire da questa gravissima situazione che si palesa oramai in un <strong>deficit di democrazia</strong> (siamo passati dall’uomo biscione all’uomo pitone), posto che il regime oligarchico perpetua la propria forza in modo autoreferenziale, sdegnando i lamenti e l’agonia del popolo? L’inarrestabile <strong>antipolitica</strong> che governa i nostri sentimenti si deve tradurre in <strong>politica attiva</strong> (dal basso verso l’alto) tesa a spazzare questi farabutti, dalle amministrative sino alle elezioni politiche, sostituendoli integralmente. Oggi più che mai <strong>il voto</strong> sarà determinante e il non voto sarà solo la certificazione che il cadavere è rigido.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/bancarotta-dell%e2%80%99italia/202500/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giustizia sia fatta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/giustizia-fatta/201171/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/giustizia-fatta/201171/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 07:23:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[classe politica]]></category> <category><![CDATA[diritti]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[riforma della giustizia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201171</guid> <description><![CDATA[In questo Paese nel quale l’economia dettata (anzi, spiegata didatticamente) dai tecnocrati sta gradatamente sostituendo i diritti perché “questo ci chiede l’Europa ed i mercati internazionali” (anche se qualche dubbio mi sovviene), è quasi inevitabile e consequenziale assistere ad un non dibattito sulla riforma della giustizia. L’economia vien prima di tutto, le nostre vite, oramai...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questo Paese nel quale <strong>l’economia</strong> dettata (anzi, spiegata didatticamente) dai tecnocrati sta gradatamente <strong>sostituendo i diritti</strong> perché “questo ci chiede l’Europa ed i mercati internazionali” (anche se qualche dubbio mi sovviene), è quasi inevitabile e consequenziale assistere ad un<strong> non dibattito sulla </strong><strong>riforma della giustizia</strong>.</p><p>L’economia vien prima di tutto, le nostre vite, oramai sospese, dopo. Si è proprio smarrito il senso della “giustizia” nel senso più ampio del termine. Ed anche della giustizia come <strong>pilastro</strong> sul quale si sorregge una democrazia. Senza giustizia, i diritti sono impalcature scheletriche senza organi vitali. Materia morta.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/ndrangheta-giudice-giusti-arrestato-corruzione-aggravata-dalla-finalita-mafiosa/200630/" target="_blank">La fresca notizia del magistrato Giusti</a> (<em>nomen non omen</em> in tal caso) e della inspiegabile indulgenza del CSM ripropone il dibattito sull’autogoverno dei giudici. Il recente emendamento Pini <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/responsabilita-civile-delle-toghe-approvato-emendamento-della-lega/188489/" target="_blank">sulla responsabilità civile dei magistrati</a> </strong>aveva già sobillato il dibattito. La giustizia affiora di tanto in tanto nel dibattito, mai però centrandone i problemi reali.</p><p>Raramente ci si sofferma a riflettere sulla straordinaria centralità di essa nella vita di tutti noi. Il <strong>sistema di tutela dei nostri diritti</strong> dipende dall’efficienza della giustizia. Se, come nel nostro caso, la giustizia è inefficiente, la tutela dei diritti risulta molto allentata.</p><p>Al riguardo risultano assenti adeguate informazioni, minandone la consapevolezza e dunque il moto di cambiamento. Ne ho avuto conferma giorni fa durante le giornate del Fai, in occasione delle quali ho avuto il piacere, insieme ad altri “giovani” avvocati, di accogliere i gruppi di persone nel Palazzo di Giustizia di Milano, poi ben guidati dal Fai ai tesori artistici in esso racchiusi. Nel spiegare loro come si svolge un’udienza, chi partecipa all’udienza, quanti magistrati onorari reggono la giustizia, quanti magistrati togati non facenti funzioni vi siano, soprattutto quante <strong>centinaia di milioni di euro l’Italia paghi ogni anno</strong> per gli indennizzi per irragionevole durata del processo e quanti miliardi abbia pagato nell’ultimo decennio, infine in quale posizione sia l’Italia nella apposita classifica internazionale, intravedevo negli occhi di circa un migliaio di persone, smarrimento, sconcerto, rabbia, ira, infine coscienza. Lentamente traspariva un solo grido: così non può andare avanti.</p><p>Occorre dunque spiegarlo a chi ci governa che nell’agenda deve trovare posto la “riforma della giustizia”. Ed anche nella barbara e cinica ottica di <strong>mercificare i diritti</strong>, un tanto all’euro, poiché nulla valgono (anche economicamente dunque) i diritti se non vengono efficacemente tutelati. Chi investirebbe mai in Italia se al primo problema non sarà adeguatamente tutelato ma anzi sarà indirettamente tutelato il furbetto?</p><p>“<strong>Diritti, non merci”</strong> questo è stato il titolo del congresso straordinario dell’<strong>avvocatura</strong> tenutosi una settimana fa a Milano, nel quale è stata denunciata la politica mercatale dei diritti e, nell’ottica di tale precisa strategia, la volontà di distruggere l’autonomia, l’indipendenza e la valenza dell’avvocatura, vero secondo piatto della giustizia.</p><p>L’avvocatura domanda da tempo una rigorosa riforma della giustizia, ivi inclusa di se stessa, avanzando proposte articolate e precise, che tuttavia vengono ignorate. Quanta miope visione del futuro può esservi nelle menti dei 70/80enni che conducono questo Paese, forse anche restituendo credibilità e prestigio dopo il Mago di Oz, ma senza ristrutturare realmente le nostre fondamenta su <strong>diritti, etica, cultura, ricerca scientifica, lavoro</strong>? Un Paese edificato sullo spread mi fa orrore. E’ fragile, cinico, elitario, egoista matrioskato da altruista.</p><p>Servono <strong>magistrati</strong> che lavorino al meglio e che facciano solo i magistrati, non i distaccati ai Ministeri, i politici, gli scrittori, i golfisti, gli arbitri in ricchi arbitrati. Serve una mediazione seria e non un catafalco “obbligatorio” che impedisca l’accesso alla giustizia. Serve un processo civile snello e condotto con sapienza e attenzione. Serve un vero processo <strong>informatizzato</strong> e non in balia degli ufficiali giudiziari, dei messi e dei furbetti che cambiano residenza e domicilio. Serve un’avvocatura preparata, rigorosa, libera e non asservita ai soci di capitale (banche, assicurazioni etc.). Serve uno Stato che investa in una giustizia efficiente, rigorosa, certa e non uno Stato schizofrenico che impedisca le liti, privatizzi la giustizia, distrugga l’avvocatura o la svenda ai poteri forti. Per fare tutto ciò, appunto, serve uno Stato ed una classe politica seria, preparata e soprattutto onesta. Qualcuno sa indicarmela?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/giustizia-fatta/201171/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Catricalà liberalizzante</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/catricala-liberalizzante/196914/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/catricala-liberalizzante/196914/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Mar 2012 10:54:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[avvocati]]></category> <category><![CDATA[Catricalà]]></category> <category><![CDATA[direttiva bolkestein]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196914</guid> <description><![CDATA[&#8220;In principio era il Verbo&#8221; (Gv 1,1). In realtà “in principio erat Verbum”. Con queste parole Giovanni comincia il suo Vangelo facendoci risalire al di là dell&#8217;inizio del nostro tempo, fino all&#8217;eternità divina. L&#8217;espressione fa eco a quella della creazione: &#8220;In principio Dio creò il cielo e la terra&#8221; (Gn 1,1). Il Verbo si riferisce all&#8217;eternità....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;In principio era il Verbo&#8221; (Gv 1,1). In realtà “<em>in principio erat Verbum”. </em>Con queste parole Giovanni comincia il suo Vangelo facendoci risalire al di là dell&#8217;inizio del nostro tempo, fino all&#8217;eternità divina. L&#8217;espressione fa eco a quella della creazione: &#8220;In principio Dio creò il cielo e la terra&#8221; (<span style="text-decoration: underline;">Gn</span> 1,1). Il Verbo si riferisce all&#8217;eternità.</p><p>Al pari, per l’avvocatura si vuol far credere che “in principio erano le <strong>liberalizzazioni</strong>, pretese dall’Europa”. Il Vangelo secondo gli <strong>apostoli Bersani e Catricalà</strong>. Eternità e Vangelo dettati in realtà da <strong>Confindustria</strong> che da anni pretende il raggiungimento di 3 obiettivi: a) assicurarsi una buona fetta del mercato dell’avvocatura; b) abbattere i costi “legali” per sé; c) allentare le forme di tutela dei consumatori verso i poteri forti (banche, assicurazioni, energia etc.).</p><p>Secondo l’autorevole Istituto Bruno Leoni “liberalizzare significa rimuovere la tutela statale da un settore per accompagnarlo verso un sistema retto dalle regole del mercato. Il che significa che non c’è bisogno di liberalizzare laddove già esiste un ordine concorrenziale” (IBL, <em>Indice delle liberalizzazioni, </em>2007, 2 ss.).</p><p>Ci accorgiamo però che la <strong>professione forense</strong> in Italia è molto libera perché non sconta un monopolio né sbarramento (anche se poi l’IBL asserisce che “Il sistema delle professioni intellettuali italiane è liberalizzato al 46 per cento” rispetto a quello inglese). La professione intellettuale partecipa (producendo ricchezza) ad una rilevante fetta del nostro Pil. Professione intellettuale, quella forense, unica nel suo genere poiché dedita alla primaria tutela dei diritti. Uno dei due pilastri della giustizia, dunque un pilastro della democrazia.</p><p>Un bel progetto quello di Confindustria, non c’è che dire. Lobby trasversale e radicata nei gangli del potere, che persegue un disegno molto <strong>pericoloso</strong> per la collettività: 1) la destrutturazione dell’avvocatura e dei suoi principi fondamentali (libertà, autonomia, indipendenza, preparazione tecnica e controllo deontologico); 2) l’indifferenza se non la compiacenza verso l’inefficienza della <strong>giustizia</strong>.</p><p>Il verbo sperticato da <strong>Bersani</strong> prima e <strong>Catricalà</strong> poi, “Ce lo chiede l’Europa” è palesemente falso. Da ultimo, “liberalizziamo” perché è necessario per rilanciare l’economia e ridurre il debito pubblico. L’Europa ha invece indicato ben altre strade. Quale sia poi il <em>link </em>tra avvocatura “liberalizzata”, economia e debito pubblico, nessuno l’ha spiegato. Infatti non c’è.</p><p>Non chiede ciò la c.d. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Direttiva_Bolkestein" target="_blank">direttiva Bolkenstein</a> tesa a eliminare le restrizioni alla circolazione transfrontaliera dei servizi, incrementando trasparenza e informazione dei consumatori, per consentire più ampia facoltà di scelta e migliori servizi a prezzi inferiori. Infatti per quanto riguarda la professione legale, la direttiva impone misure sulle comunicazioni, rese disponibili “in modo chiaro” e “prima che il servizio sia prestato”, informazioni sulle regole professionali, sui codici di condotta cui il professionista è assoggettato, sull’esistenza di organismi di conciliazione per la risoluzione delle controversie (art. 22).</p><p>Non lo chiedono le Risoluzioni di Strasburgo e le sentenze della Corte Ue, che hanno invece ribadito la necessità che l’avvocatura si riconosca in uno statuto di valori essenziali a tutela dell’interesse pubblico dei cittadini, per attuare la garanzia del diritto di difesa e l’accesso alla giustizia [Parlamento europeo, risoluzioni 5 aprile 2001, 16 dicembre 2003, 23 marzo 2006; Corte di Giustizia, sentenze <em>Arduino </em>del 2002 (causa C-35/99), <em>Cipolla e Macrino</em><em> </em>(cause C-94/04 e C-202/04), 29 marzo 2011 (causa C-565/08), che osservano  come le tariffe forensi italiane siano compatibili con il Trattato Ue).</p><p>La furia occulta di Confindustria, che guida la mano degli esecutivi, vuole liberalizzare un settore già ampiamente libero. L’avvocatura italiana è passata in 25 anni<strong> da 50.000 avvocati a oltre 200.000</strong> ed ha assistito allo stabilimento nel nostro paese di numerosi studi stranieri. Una professione ultra libera. Abbiamo la maggiore proporzione europea tra cittadini ed avvocati. L’avvocatura italiana si è “proletarizzata”, intendendo con ciò l’accesso a tutti i soggetti meritevoli (laurea + pratica + esame di Stato). Processo equo, poiché il 50% ha meno di 45 anni ed è composto da donne. Negli ultimi anni il reddito medio è stato fortemente eroso e la giovane avvocatura paga il prezzo maggiore, dovendo scontare l’avviamento e la riduzione della fetta di mercato.</p><p>Abbiamo il più alto rapporto europeo in proporzione tra cittadini ed avvocati. Una delicata professione che certo ha necessità di modernizzarsi (con: tariffe chiare, apertura al preventivo, Ordini rigorosi, apertura alla pubblicità, specializzazioni) ma salvaguardando i principi fondamentali posti anche e soprattutto a tutela della collettività.</p><p>Invero, gli esecutivi, ben spalleggiati dai mass media, hanno creato <strong>un’enorme mistificazione</strong>: a) si interviene perché ce lo chiede l’Europa; b) dobbiamo liberalizzare la professione forense; c) l’avvocatura è una casta; d) interveniamo per ridurre il debito pubblico e rilanciare l’economia. Non ultimo: e) dobbiamo deflazionare il contenzioso invece di rendere efficiente la giustizia. Tutti falsi.</p><p>Tale attacco ha condotto l’avvocatura a redigere il “<strong><a href="http://www.ordineavvocativoghera.it/files/128/4909Manifesto_Avvoca.pdf" target="_blank">Manifesto dell’Avvocatura unita</a></strong>” il 14 gennaio 2012, su impulso del Consiglio Nazionale Forense, con cui è stato smontata ogni mistificazione. E ad indire uno <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/02/23/visualizza_new.html_103306002.html" target="_blank">sciopero</a> nei prossimi giorni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/catricala-liberalizzante/196914/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Spartitocrazia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/spartitocrazia/196328/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/spartitocrazia/196328/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 09:43:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[caso Lusi]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[democrazia diretta]]></category> <category><![CDATA[finanziamento pubblico ai partiti]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196328</guid> <description><![CDATA[Pensavamo che la partitocrazia si fosse frantumata, sgretolata, dopo Mani Pulite. Illusione degna di un grande mago come Houdinì. Si è invece rafforzata, moltiplicata. Soprattutto si è legalizzata. E’ divenuta una grande voracissima Spartitocrazia. Dai primi anni ’90 non è stata più solo egemonia dei partiti sulla nostra democrazia. Ma un’egemonia economica strutturata mediante una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pensavamo che la partitocrazia si fosse frantumata, sgretolata, dopo Mani Pulite. Illusione degna di un grande mago come Houdinì. Si è invece rafforzata, moltiplicata. Soprattutto si è legalizzata. E’ divenuta una grande voracissima Spartitocrazia.</p><p>Dai primi anni ’90 non è stata più solo <strong>egemonia dei partiti </strong>sulla nostra<strong> democrazia</strong>. Ma un’egemonia economica strutturata mediante una <strong>selezione legislativa </strong>scientifica, inoculata a piccole dosi, che ha consentito tutto ciò. I partiti attraverso il potere legislativo ed esecutivo che governano hanno smantellato ogni norma punitiva di <strong>condotte</strong> <strong>corruttive</strong>, hanno allentato la <strong>prescrizione</strong>, hanno creato <strong>scudi fiscali</strong> spaziali, leggi <strong>ad personam</strong> ma ancor più <em>ad partitum</em>, quali il porcellum</p><p>La <strong>Costituzione</strong> recita – appunto con una certa sacralità &#8211; all’<strong>a</strong><strong>rt. 49</strong> che<em> “</em>Tutti i cittadini hanno diritto di <strong>associarsi liberamente in partiti</strong> per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Si sottolinea pertanto la preminenza della forma partitica per contribuire (concorrere) alla democrazia del Paese attraverso l’essenziale strumento della politica.</p><p>Non c’è scritto in alcun modo che i partiti debbano o possano sostituirsi alla democrazia, confinandola in un <strong>simulacro</strong> (qualche giorno fa ho usato il termine di “esoscheletro”), così da svuotarla da ogni forma di controllo, da ogni strumento di democrazia diretta. Una democrazia gestita da decenni esclusivamente dai <strong>segretari</strong> e dai <strong>tesorieri</strong> di partito (bene ha fatto ieri <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/lemendamento-tosa-banche/196321/" target="_blank">Travaglio</a> ha osservare che “<em>andrebbe indagata e approfondita la figura del segretario di partito” </em>in generale).</p><p>In quale altro Paese viene relegata la <strong>democrazia diretta</strong> (tra cui il referendum, forse il più importante secondo la nostra Costituzione), prevista dalla Carta, sino al punto da <strong>svilirla </strong>stravolgendone completamente la volontà? Pensiamo appunto alla fondamentale e vitale materia sul <strong>finanziamento pubblico</strong> ai partiti.</p><p>Il finanziamento pubblico ai partiti è stato introdotto dalla <strong>legge Piccoli n. 195/1974</strong>, che ha vergognosamente interpretato il sostegno all&#8217;iniziativa politica come finanziamento ai partiti presenti in Parlamento, con l&#8217;effetto di penalizzare le nuove formazioni politiche. Il fine è stato di realizzare un sistema antidemocratico di <strong>oligarchia</strong> politica, impedendo di fatto l’accesso a nuovi partiti non sostenuti da un’ampia organizzazione di base o economica tale da consentire di affacciarsi nell’agorà politica. Tale legge è stata più volte modificata, sino al <strong>referendum </strong>(ovviamente abrogativo) promosso dai Radicali nell’aprile 1993, che ha visto il 90,3% dei voti espressi contro il finanziamento pubblico ai partiti, agevolato dallo scandalo di Tangentopoli. Se nonché nel dicembre 1993 il Parlamento ha aggiornato, con la legge n. 515/1993 la preesistente legge sui <strong>rimborsi elettorali</strong>, definiti “contributo per le spese elettorali”, poi più volte modificata, sino a riproporre di fatto una normativa paritetica a quella sul finanziamento pubblico ai partiti. Una incredibile vergogna che meriterebbe non solo un ricorso all’Unione Europea ma forse anche l’intervento dei caschi Onu per ristabilire la democrazia di fatto espropriata.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/lusi-finanza-sequestra-cinque-immobili-milioni-euro/196234/" target="_blank">Lo scandalo Lusi</a> (che sfogliava la Margherita pronunciando la frase “Rubo, non rubo”) ha gettato la luce su un problema vitale. Si disquisisce di <strong>centinaia di milioni</strong> di euro all’anno (di miliardi solo negli ultimi 10 anni) che finiscono illegittimamente ai partiti, contro la volontà popolare, e senza alcun controllo per di più! Non sono beghe private. Tale meccanismo disvela una democrazia malata, drogata, <strong>adulterata</strong>. Realizzato al solo fine di perpetrare il disegno criminoso di assicurare una <strong>dittatura</strong> oligarchica e impedire l’accesso a nuovi movimenti (apartitici ma che potrebbero poi costituirsi in partiti) in grado di scompaginare tale disegno.</p><p>E’ un gioco nel quale giocano solo in 3 o 4 e nel quale tutti gli altri non hanno accesso ma ai quali è poi presentato il conto. Un gioco illecito. Fatto non solo di gestione del potere fine a se stesso ma ancor più di intrallazzi personali. Un gioco che ha sfasciato il <strong>futuro</strong> e i <strong>sogni</strong> di qualche generazione. Un gioco che continua indisturbato, con toni arroganti. Non c’è democrazia perché chi la esercita non è legittimato dal popolo elettore poiché sono falsate le regole del gioco.</p><p>Come se ne esce? Con una dose massiccia di democrazia diretta (come postula Ainis da tempo, e ancora oggi sul<em> Corriere</em>). A mio avviso anche con i necessario ed urgente <strong>scioglimento</strong> dei partiti, con nuove elezioni per una nuova “ricostituente”, con la creazione di una grande e autorevole Commissione d’inchiesta che individui tutte le responsabilità politiche ed economiche. Infine con una patrimoniale che tagli definitivamente il debito pubblico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/spartitocrazia/196328/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>No Tav ed esproprio (della democrazia)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/esproprio-della-democrazia/195435/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/esproprio-della-democrazia/195435/#comments</comments> <pubDate>Sun, 04 Mar 2012 11:17:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Debat public]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Enel]]></category> <category><![CDATA[lobby]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195435</guid> <description><![CDATA[La protesta No Tav è tanto legittima quanto doverosa. E’ sintomatica di un male grave e diffuso in Italia: l’assenza di democrazia o ancor peggio, l’esoscheletro di una democrazia. Siamo passati in pochi mesi da una protesta No Cav ad una vibrante protesta No Tav. Apparentemente distanti e diverse. In realtà uguali. Allora si contestava...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/notav.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-195439" title="notav" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/notav-199x300.jpg?47e3a5" alt="" width="199" height="300" /></a></strong><strong>La protesta No Tav è tanto legittima quanto doverosa</strong>. E’ sintomatica di un male grave e diffuso in Italia: l’assenza di democrazia o ancor peggio, l’esoscheletro di una democrazia.</p><p>Siamo passati in pochi mesi da una protesta <strong>No Cav</strong> ad una vibrante protesta No Tav. Apparentemente distanti e diverse.<strong> In realtà uguali</strong>. Allora si contestava un indegno regnante che aveva espropriato il Paese della democrazia, oggi di fatto si contesta un modello di democrazia di plastica. Perché tale è una democrazia che impone un <strong>progetto di 20 anni fa</strong>, preteso senza alcuna compartecipazione, oramai obsoleto, inutile, dannoso, antieconomico.</p><p>Dunque si disquisisce di un progetto <strong>imposto</strong>, non realmente partecipato dalla popolazione, salvo incontri abbozzati e tardivi che hanno prodotto alcune modifiche, ma soprattutto di un progetto <strong>inutile</strong> che ci costerà miliardi di euro e anni di devastazione ambientale.</p><p>Può bastare tutto ciò per rimetterlo in discussione? Direi di si.</p><p>Un progetto però fortemente voluto soprattutto da una lobby, oramai trasversale come tutte le lobby economiche: la <strong>CMC di Ravenna</strong> che ha un “modesto” fatturato di 800 milioni annui. Lobby che non conosce distinzione tra rosso, azzurro e verde, adorando solo quello purpureo delle banconote da 500.</p><p>Un progetto che si muove assiologicamente sul binario degli anni ’60, ambiente=sviluppo=lavoro, tanto caro ancora al Pd, ancora fondato sul simbolo <strong>calce e martello</strong>.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/cambia-legge-materia-lavori-pubblici-sara-introdotta-democrazia-partecipativa/195429/" target="_blank">Oggi leggo che Monti vorrebbe introdurre per le Grandi Opere il modello francese di <strong><em>Debat public</em></strong></a></span>. Bene, meglio tardi(ssimo) che mai. Vi invito a leggere i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.debatpublic.fr/" target="_blank">principi fondanti e il meccanismo</a></span> di tale strumento. Il principio di partecipazione che lo sorregge è fondato sulla <strong>consapevolezza</strong> degli impatti dei progetti di sviluppo e delle grandi opere per l&#8217;ambiente, e sulla concezione del principio di <strong>consultazione preventiva</strong> dei soggetti interessati. Il cui <em>debat public </em>può pure concludersi col diniego dell’opera.</p><p>Giova ricordare come l’Italia si sia sempre distinta negativamente in <strong>materia ambientale</strong>, soprattutto sulla VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) tant’è che per anni è stata chiamata la “Via italiana”, con numerose procedure d’infrazione e richiami da parte dell’Unione Europea. Comportamenti vergognosi, assecondati dal nostro legislatore ed anche dalla giurisprudenza amministrativa, con cui le opere, medie e anche grandi, vengono di fatto ideate da pochissimi soggetti e imposti a ogni costo alla collettività. Collettività che però viene usata per sopportare gli ingentissimi costi e spesso anche l’inutilità dell’opera.</p><p>Sovente dietro alle Grandi Opere si nascondono <strong>illeciti di Stato</strong>, in quanto legittimati dallo Stato, attraverso una ragnatela inestricabile di procedimenti, provvedimenti, prassi studiate ad arte solo per imporre l’opera, consentire una indebita lievitazione dei costi, spalmati su tutta la silente collettività. <strong>Grandi Opere a nostra insaputa.</strong></p><p>Le Grandi Opere che producono grandi interesse sono il terreno più importante dove <strong>si misura il livello di democrazia</strong>, di legalità, di civiltà di un popolo. Per anni abbiamo dibattuto (e speso qualche centinaio di milioni di euro, a quando l’intervento della Corte dei Conti?) di “Ponte sullo stretto” poiché Napoleone voleva la sua opera immortale. Abbiamo poi dibattuto di ritorno al nucleare perché la lobby Enel aveva necessità di investire e speculare, salvandoci solo grazie alla tragedia di Fukushima. Dibattiamo da anni di Pedemontana, opera inutile e dannosa che devasterà definitivamente la Lombardia. Abbiamo costruito degassificatori (vere bombe) utili non si sa a chi. Ma la lista potrebbe essere infinita.</p><p>Non si discute mai invece di <strong>riqualificazione idrogeologica</strong> del territorio, di rigorosa salvaguardia del <strong>paesaggio</strong> (il bene più prezioso), di recupero dei pregevoli <strong>centri storici</strong>, di restauro di nostri <strong>beni artistici</strong>. Queste sono le vere Grandi Opere, peraltro economicamente molto convenienti.</p><p>La lotta No Tav mi commuove per la passione e per la partecipazione. Sarà che mi schiero sempre dalla parte dei più deboli. In realtà perché è una lotta giusta dinanzi a un’opera inutile e dannosa.</p><p>E’ una lotta necessaria per la nostra democrazia.</p><p>E dunque, caro Premier inauguri da subito il <em>Debat public </em>sull’opera Torino-Lione. Ci dimostri che il coraggio è durevole e sincero, dopo aver censurato le “olimpiadi romane alla Peck-Hepburn” e “la gomma del Ponte”, predisponendo un meccanismo di autentica <strong>democrazia partecipata</strong>, che possa pure concludersi con la censura dell’opera. Perché vede, il dialogo presuppone che entrambi i dialoganti abbiano parità di armi.</p><p>Diversamente dimostrerà che le metastasi del corpo della democrazia l’hanno oramai uccisa e che l’unico organo che la governa è solo un mesto <strong><em>Rigor Monti(s)</em></strong>.</p><p><em>Foto Lapresse</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/esproprio-della-democrazia/195435/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sogno uno Stato devaticanizzato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/stato-devaticanizzato/194070/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/stato-devaticanizzato/194070/#comments</comments> <pubDate>Mon, 27 Feb 2012 11:19:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[cattolici]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[Influenza]]></category> <category><![CDATA[valori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194070</guid> <description><![CDATA[Ho un sogno laico, laicissimo, quello di leggere ai confini del nostro Paese un cartello: “Stato devaticanizzato”. Certo, sulla falsariga del “Comune denuclearizzato”. Un cartello che attesti la liberazione del nostro Paese dall’egemonia del Vaticano. Un Paese libero, autonomo, fondato solo sui valori della Costituzione. La cui Carta pur essendo il risultato di 3 pensieri...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho un sogno laico, laicissimo, quello di leggere ai confini del nostro Paese un cartello: “Stato devaticanizzato”. Certo, sulla falsariga del “Comune denuclearizzato”.</p><p>Un cartello che attesti la <strong>liberazione</strong> del nostro Paese dall’<strong>egemonia del Vaticano</strong>. Un Paese libero, autonomo, fondato solo sui valori della Costituzione. La cui Carta pur essendo il risultato di 3 pensieri diversi (cattolico, comunista e liberale) ha saputo coniugarli e raggiungere il giusto equilibrio. Equilibrio che però viene costantemente infranto dalla “Chiesa”.</p><p><strong>Il vento bocconiano degli ultimi mesi spira aliti liberalizzanti</strong>, veri o falsi che siano poco ci importa in questa occasione. Si vogliono togliere tutti i lacci che ci hanno imbrigliato negli ultimi decenni? Bene uno tra i maggiori e soverchianti è certamente costituito dalla costante, dominante, penetrante, pervicace <strong>intromissione del pensiero</strong> della Chiesa nella politica, nella cultura, nel dibattito del nostro Paese.</p><p>Citiamo solo alcuni esempi: eutanasia, aborto, diritto alla vita, fecondazione assistita, omosessualità, matrimonio. Temi sui quali la Chiesa non si è mai limitata ad <strong>esternare </strong>il proprio pensiero, così assolvendo alla propria funzione. Si è invece adoperata in ogni modo, con ogni mezzo, per <strong>condizionare</strong> il pensiero del popolo italiano e della nostra classe politica dirigente.</p><p>L’ultima apparizione di <strong>Celentano a Sanremo</strong> ha di fatto toccato questo tema. La Chiesa non si occupa più di <strong>professare</strong> una dottrina ma intende egemonizzare politicamente altri Paesi, in particolare verso l’Italia tanto per ragioni storiche quanto per la posizione geografica del Vaticano. Sotto questo profilo non mi pare si distingua molto, se non nel metodo più parco, da <strong>altre religioni</strong>. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: guerre, genocidi, pace mai durevole. In ogni angolo del Pianeta. Anche se poi, a ben scavare, saltano fuori prevalentemente interessi economici. Dunque vili ed egoistici. Profondamente umani, altro che ultraterreni.</p><p>Ancora oggi <a href="www.pontifex.roma.it" target="_blank">leggiamo</a> che “Papa Benedetto XVI, ultimamente, ha richiamato sulla necessità di maggior incisività dei cattolici nella politica” e che “Il cattolico che agisce in politica, prima di tutto, deve essere coerente con quello che professa sia nella vita pubblica che privata. (…) ecco dunque che il politico cattolico ha il dovere oltre che della coerenza negli stili di vita, al rispetto rigoroso di quelli che si definiscono valori non negoziabili, ossia sui quali non é possibile transigere, che nell&#8217;applicazione della dottrina sociale della chiesa.&#8221;</p><p>Ora, che certi <strong>valori cattolici </strong>(vita, pace) siano comunemente sentiti, nessuno lo mette in discussione. Rimane da comprendere se siano valori per i quali il <strong><em>copyright </em></strong>sia della Chiesa ovvero se siano <strong>valori fondamentali dell’uomo</strong>. Penso che siano valori che trascendano dal pensiero cattolico. La Chiesa si limita ad <strong>interpretarli</strong>. In modo discutibile. Si pensi al diritto alla vita, portato sino alle estreme conseguenze, con <strong>tono parossistico</strong>, tale per cui non si possa mai interrompere il flusso della vita sin dal primo affacciarsi spermatozoico.</p><p>Non penso che per trattare questi temi si debba essere per forza atei o eretici, oppure cattolici ed esporsi alla “scomunica”. Basta essere <strong>liberi</strong> e discuterne con un approccio profondamente “laico”, scevro da castrazioni mentali inculcate da un bombardamento comunicazionale (dunque anche emozionale) ininterrottamente prodotto dalla Chiesa e dai suoi ministri politici di “culto”.</p><p>Questo Paese ha bisogno per crescere di un vero autentico pensiero fondato sulla libertà, scevro da condizionamenti. Poi ognuno deciderà se e in che modo abbracciare una religione, se e in che modo condividere certi valori, se e in che modo condizionare la propria condotta uniformandosi o meno ad una dottrina.</p><p><strong>Sogno un Paese senza</strong>: crocifissi nelle aule; dover leggere ogni giorno sui giornali il pensiero di questo o di quel clericale; dovermi sentire dire cosa sia giusto e cosa no; lobby di Comunione e Liberazione che si impadroniscono del potere politico fine a se stesso; sentire fino allo sfinimento ripetute condanne dell’aborto ma forse no in caso di violenza e Hiv; il richiamo a non usare mai il profilattico, così che è cosa e buona e giusta la crescita (infelice) ed illimitata della popolazione, tanto c’è posto per tutti (!); sentirmi dire che non si ha la libertà di morire se si soffre come un cane o non si ha più alcuna libertà nel corpo e nella mente; sentirmi instillare il velenoso pensiero che l’omosessualità sia una devianza; convincermi che il matrimonio non si debba mai sciogliere se non eccezionalmente.</p><p>Sogno un Paese senza <strong>l’ipocrisia</strong> cattolica. Un Paese finalmente libero. Posso dirlo? Ah, l’ho detto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/stato-devaticanizzato/194070/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tre(m)italia e il servizio virtuale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/tremitalia-servizio-virtuale/192146/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/tremitalia-servizio-virtuale/192146/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Feb 2012 09:28:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[alta velocità]]></category> <category><![CDATA[disservizi]]></category> <category><![CDATA[pendolari]]></category> <category><![CDATA[Trenitalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192146</guid> <description><![CDATA[Se l’efficienza di un Paese si giudica dall’efficienza delle sue ferrovie, direi che tutto quadra. Trenitalia rispecchia perfettamente lo stato del nostro Stato. Fallimentare, mediocre, arrogante. I fatti tragicomici vissuti in prima persona. Giovedì 16.02 ore 11.00 devo recarmi col Tav da Milano a Roma. Biglietto di prima classe al modico importo di € 116...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se l’efficienza di un Paese si giudica dall’efficienza delle sue <strong>ferrovie</strong>, direi che tutto quadra. <strong>Trenitalia</strong> rispecchia perfettamente lo <strong>stato del nostro Stato</strong>. Fallimentare, mediocre, arrogante.</p><p>I fatti tragicomici vissuti in prima persona. Giovedì 16.02 ore 11.00 devo recarmi col <strong>Tav da Milano a Roma</strong>. Biglietto di prima classe al modico importo di € 116 (meno conveniente dell’aereo). Giungo alle ore 10,40 osservo il tabellone: nessun cenno al treno. Inesistente. Riguardo il biglietto, forse soffro di stati di allucinazione ed ho sbagliato giorno.</p><p>Intuendo poi il disagio mi reco alla postazione mobile Tav. Fila lunga e caotica. Apprendo da altri sfortunati viaggiatori che il treno è stato “soppresso”. Smarrimento, sconcerto, sdegno dinanzi allo zero assoluto di informazioni. Sicchè attendo il mio turno (altri 18 minuti persi) per una fila che non avrei mai dovuto fare e mi trovo un dipendente inespressivo che mi prende il biglietto, non si <strong>scusa</strong>, non fa cenno ad alcun <strong>risarcimento</strong> e mi domanda “Vuole partire con quello delle 11,20?”. Vorrei rispondergli che “No son qua di passaggio, giusto per ammirare le bellezze della Stazione e osservare il suo viso di cera farmi domande idiote; gradirei partire tra un mesetto, grazie”. Mi mordicchio la lingua. Digrigno i denti, rispondo di si e domando pure (che ardire…) le spiegazioni della soppressione. Risposta surreale: “Neve”. In effetti ha nevicato diversi giorni fa. Trenitalia dopo 3 giorni ha ancora problemi per neve? Osservo il tabellone adiacente e noto che il 70% dei treni riporta ritardi sconcertanti sino a 75 minuti.</p><p>Senza alcun sorriso, né prima né dopo. Men che mai un <strong>barlume di scuse</strong>. Salgo indi rabbioso.</p><p>Vorrei trovarmi in <strong>Finlandia</strong> e pregusto già il salmone, e soprattutto tanta efficienza.</p><p>Il giorno dopo devo ritornare a Milano. Stesso copione. Venerdì 17 ore 15.00 devo recarmi col <strong>Tav da Roma a Milano</strong>. Biglietto di prima classe sempre al modico importo di € 116. Giungo alle ore 14,40 osservo il tabellone: treno soppresso. Beh il servizio è già migliorato, mi dico, lo comunicano stavolta. Mi reco alla postazione mobile Tav. Fila. Il trasandato, e molto scazzato, dipendente mi risponde “deve rifare il biglietto” e mi indica la dietro stante fila per gli sportelli ordinari. Smarrimento, sconcerto, sdegno. M’infilo nella lunga interminabile fila. Alle 15,05 dopo oltre 20 minuti di fila (oramai era il mio turno) mi si avvicina un’altra dipendente la quale mi fa cenno di ritornare alla postazione mobile, mi prende il biglietto e lo rifà per il treno successivo delle 15,15. Le chiedo “Non poteva farlo il suo collega? Aveva le mani rattrappite? Ho fatto quasi mezzora di coda vanamente!”. Nessuna risposta, nessun sorriso, nessuna scusa. Niente di niente.</p><p>E’ curioso ma in entrambi i casi hanno soppresso i <strong>Tav a minor percorrenza, di 2,59 ore.</strong> Sovviene il dubbio che lo facciano per tagliare i costi. In entrambi i casi arrivo con almeno 45 minuti di ritardo rispetto al mio tabellino di marcia.</p><p>M’inerpico verso il Tav (Treno ad Altissimo Vomito).</p><p>Giorni fa leggevo con piacere<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/13/Grappa_Coperta_Torcia_mio_Kit_co_8_120213056.shtml" target="_blank"> l’articolo di Susanna Tamaro</a>, sul <em>Corriere della Sera</em>, nel quale raccontava il suo amore per i viaggi in treno e le terribili esperienze che ha vissuto in Italia. <strong>Solo in Italia.</strong></p><p>Perché accade tutto ciò? Intanto perché Trenitalia opera in regime di puro <strong>monopolio. </strong>I viaggiatori non hanno alternative. O così o ti sposti in auto, moto, bici, barca, piedi. Sicchè Trenitalia può paciosamente garantire qualsivoglia <strong>disservizio</strong> e dormire sonni tranquilli. Chiedete ad NTV cosa significhi tentare di offrire un servizio alternativo, concorrenziale. Chiedete alle centinaia di migliaia di <strong>pendolari</strong> che ogni giorno “devono” sottoporsi ad un TSO (Trattamento Servizio Obbligatorio) ferroviario.</p><p>In un regime di libera concorrenza Trenitalia avrebbe già perso quasi tutti i clienti. E in breve tempo, onde riacquistare la clientela, avrebbe dovuto migliorare i servizi e rimodulare i prezzi. Questa è la <strong>libera concorrenza</strong> che interessa tutti i cittadini, caro Mr. Monti. Forse lei non usa i treni però.</p><p>Se in Italia avessimo avuto un’esperienza positiva di “<strong>associazioni di consumatori</strong>”, poco politicizzate, schierate e armate di strumenti efficienti quali una vera <strong>class action</strong> (e non la cialtronata che ci ha rifilato l’accorto legislatore), se avessimo un’Autority libera ed indipendente, oggi avremmo consumatori più forti e un mercato più sano ed efficiente. Invece siamo esposti a servizi virtuali. Dunque diveniamo <strong>cittadini virtuali</strong>.</p><p>Da ieri ho però una certezza in più: mai più Tav.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/tremitalia-servizio-virtuale/192146/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Csm Ing(r)oia il rospo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/ingroia-rospo/191695/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/ingroia-rospo/191695/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Feb 2012 13:41:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category> <category><![CDATA[congresso]]></category> <category><![CDATA[Csm]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[Pdci]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191695</guid> <description><![CDATA[Partigiano della Costituzione. Il pubblico ministero Antonio Ingroia, in prima linea a Palermo contro la mafia si definì così mesi orsono,  invitato al congresso di un partito politico. Uno tra i tanti ai quali è stato invitato. Dunque non l’unico che ha deciso di frequentare, manifestando apertamente il proprio credo politico. Indubbiamente una frase ad alto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Partigiano della Costituzione</strong>. Il pubblico ministero <strong>Antonio Ingroia</strong>, in prima linea a Palermo contro la mafia si definì così mesi orsono,  <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/ingroia-sono-un-partigiano-della-costituzione-e-dal-pdl-parte-la-polemica/167435/" target="_blank">invitato al <strong>congresso</strong> di un partito politico</a>. Uno tra i tanti ai quali è stato invitato. Dunque non l’unico che ha deciso di frequentare, manifestando apertamente il proprio credo politico.</p><p>Indubbiamente una frase ad alto tasso eversivo. Però, in un Paese dove la <strong>legalità</strong> viene costantemente <strong>stuprata</strong>, prima ancora che da una parte dei cittadini, dagli stessi amministratori pubblici e dallo stesso legislatore, a mezzo di condoni, fiscali e non, leggi ad personam, leggi mal scritte.</p><p>Partigiano della Costituzione, una frase talmente bella, pregna di un così alto valore che andrebbe scolpita nelle aule di giustizia, rimuovendo la frase ipocrita “La legge è uguale per tutti”.</p><p><strong>La frase eversiva</strong>, accompagnata da una partecipazione ad un congresso politico, renderebbe – secondo il Csm – la <strong>condotta politica</strong>. Dunque inopportuna. Il Csm scrive appunto che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/inopportuno-ingroia-congresso-pdci-possibili-ripercussioni-sulla-carriera/191525/" target="_blank">l’azione è “<strong>lecita ma inopportuna</strong>”</a>, così di fatto censurando tale comportamento. Un pessimo segnale da parte del Csm. Una straordinaria solerzia del massimo organo giudiziario, direi “inopportuna”. Soprattutto, due pesi e due misure.</p><p>Non mi consta che il Csm sia altrettanto solerte nel sanzionare i magistrati che si macchino di gravi <strong>errori</strong> professionali o di palese <strong>inefficienza</strong>. Od anche di illeciti penali, ancorchè non passati in giudicato. Non mi consta che il Csm sia altrettanto solerte nell’intervenire per stroncare il malcostume (che mina l’indipendenza e la stessa credibilità dei magistrati) di accettare sontuosissimi incarichi in <strong>arbitrati</strong> e magari il giorno dopo trovarsi le stesse parti in udienza. Non mi consta che il Csm abbia mai preso una posizione netta a riguardo dei <strong>magistrati che ottengano l’aspettativa per fare politica</strong>, schierandosi all’interno di un partito, e poi terminata tale esperienza rientrino nei ranghi ammantandosi dell’aurea di indipendenza. Non mi consta.</p><p>Mi consta invece (come già denunciato pubblicamente da De Magistris anni fa e da Tinti sulle pagine di questo giornale) un Csm molto <strong>politicizzato</strong> con decisioni che esprimono una volontà poco tecnica e molto politica.</p><p>Il magistrato è anche <strong>uomo</strong> e partecipa alla vita sociale e politica di questo Paese. Può e deve. Certo, dovrebbe farlo con sobrietà, con discrezione, con equilibrio. Può dirsi politico il fatto stesso di intervenire, invitato, ad un congresso politico quando si dichiara di essere disponibili ad intervenire a qualsiasi congresso politico, al solo fine di lanciare uno straordinario messaggio, a difesa della Costituzione e dei suoi valori? Per di più in un momento di collasso morale e istituzionale.</p><p>Nutro forti dubbi. Vorrei 8.000 magistrati come Ingroia sparsi in tutta Italia, a <strong>presidio della legalità e dei valori</strong> che la nostra Carta ha scolpito. E che abbiamo dimenticato. E che subdolamente, neppure poi tanto, alcuni vorrebbero rimuovere, al solo fine di far scivolare ancor di più la nostra democrazia nell’oblio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/ingroia-rospo/191695/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Povera stampa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/povera-stampa/190777/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/povera-stampa/190777/#comments</comments> <pubDate>Sun, 12 Feb 2012 10:10:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[giornali]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[stampa]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190777</guid> <description><![CDATA[Ma se questo curioso e contraddittorio Paese avesse avuto una “stampa” libera, non occultamente schierata, e un giornalismo degno di questo nome, avremmo avuto una “democrazia sospesa” (che purtroppo in parte ancora abbiamo)? Avremmo avuto a lungo una democrazia narcotizzata, adulterata, anestetizzata, dopata, emaciata? Mi pongo spesso questa domanda e certo non sono il solo....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ma se questo curioso e contraddittorio Paese avesse avuto una <strong>“stampa” libera</strong>, non occultamente schierata, e un giornalismo degno di questo nome, avremmo avuto una “<strong>democrazia sospesa</strong>” (che purtroppo in parte ancora abbiamo)? Avremmo avuto a lungo una democrazia narcotizzata, adulterata, anestetizzata, dopata, emaciata?</p><p>Mi pongo spesso questa domanda e certo non sono il solo. Per “stampa” intendo in senso lato anche le Tv, strumenti che condizionano ancor di più il <strong>pensiero comune</strong>, e di conseguenza l’<strong>azione</strong> comune. Non ultimo, il voto popolare.</p><p>Nessuna analisi sociologica da par mia, anche perché non ne avrei la competenza. Sarebbe peraltro, tra le tante, l’ennesima analisi. Solo uno spunto di riflessione per giungere a comprendere quale sia lo stato attuale dell’arte della libera informazione in Italia.</p><p>L’<strong>art. 21</strong> della nostra sacra <strong>Carta</strong> costituzionale recita che <em>“tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”</em>. Sicchè tutti dovrebbero essere pure messi nelle condizioni di poterlo manifestare.</p><p>I principi fondamentali hanno un senso compiuto solo ove siano realizzati i presupposti. Quanto alle televisioni, la nostra pur recente storia ci insegna che forse non è così, essendosi realizzato il <strong>duopolio</strong> Mediaset/Rai, il primo espressione del <strong>pensiero unico</strong> (a parte qualche brillante eccezione, <em>Le iene</em> etc.). Il secondo <strong>ostaggio politico</strong> (con spartizione di poltrone) del governante di turno, con sacrificio integrale (o quasi) del servizio pubblico (il canone però lo devi pagare, perché è “un tributo come gli altri”… E chi non possiede la Tv?&#8230;).</p><p>Il <em>beauty contest </em>sull’assegnazione delle frequenze tirato fuori dal cilindro del ministro Passera conferma il vergognoso tentativo di voler continuare a mantenere il duopolio, in danno degli italiani. Danno non solo economico ma anche <strong>morale</strong>. Morale nel senso più ampio possibile. Tanto appunto come libertà di formarsi una morale, quanto appunto come danno che investa la sfera “morale”.</p><p>Quanto ai <strong>periodici</strong> direi che non siamo messi meglio. Anzi. Siamo costellati di giornali schierati, con giornalisti asserviti dai direttori, i quali sono a loro volta esecutori di pochi editori, ergo gruppi di potere, che dettano e impongono la linea del giornale.</p><p>A parte qualche raro esempio di libera espressione del pensiero e di alta espressione di giornalismo &#8211; come stile, lessico, ricercatezza, originalità &#8211; che si può trovare in molti giornali (dalla <em>Stampa</em> sino anche a <em>Libero</em>), occorre evidenziare come il panorama sia desolante e preoccupante. Le classifiche internazionali (<em>Reporter sens frontière</em> Rsf ci pone per il 2011/12 al <strong>61° posto</strong>) svelano dati preoccupanti.</p><p>Sia ben chiaro, i giornali (e anche le TV) possono essere schierati ma devono dirlo apertamente e non farlo subdolamente, goccia dopo goccia, alterando il pensiero del lettore e dell’ascoltatore, instillando la falsa verità come verità assoluta. I giornali e le Tv di partito possono operare ma devono farlo in un regime di <strong>libera concorrenza</strong> (al riguardo si richiama il premier Monti alla piena realizzazione del suo mantra pensiero).</p><p>Mi pare che in tale mercato (delicatissimo e fondamentale per le sorti di una democrazia) ci sia tutto tranne che il libero mercato. Duopolio per le Tv e giornali <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/contributi-ai-giornali-soldi-buttati/157447" target="_blank">drogati da sovvenzioni di Stato</a></span> che, oltre a non essere utili per la democrazia, la minano depauperandola economicamente.</p><p>In tutto ciò occorre scriverlo, emergono <strong>rari esempi</strong> di libertà che nobilitano il giornalismo e rendono tutti noi più liberi. <em><strong>Il Fatto</strong> <strong>Quotidiano </strong></em>(ma anche <em>Italia Oggi</em>) è certamente tra i pochi per vari motivi. Intanto non è un “giornale di sinistra” come sento dire con superficialità e pregiudizio, appunto inculcato da altri giornali poco liberi.  E’ un giornale libero nel senso più alto e fiero di esserlo. Non ha padroni e non gode di sovvenzioni. Offre la libertà a chiunque di scrivere e intervenire. Non fa sconti a nessuno (tranne ai suoi lettori…). E’ intransigente, spietato, rigoroso, nella ricerca delle fonti e nella cura della notizia. Ha <strong>un solo padrone: la verità</strong>.</p><p>Se lo si legge attentamente si scoprirà che è feroce con ogni partito politico e con ogni personaggio politico. Non è forte con i deboli ma è <strong>forte con i forti</strong>.</p><p>Incarna la libertà e questo nel nostro Paese è la minaccia maggiore. L’ultima notizia raccontata (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/complotto-di-morte-benedetto-xvi/190221/" target="_blank">il complotto del Vaticano</a></span>) ne è l’esempio.  Un giornale “devaticanizzato” è un raro esempio di libertà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/povera-stampa/190777/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cuccioli ghermiti e padri feriti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/cuccioli-ghermiti-e-padri-feriti/190355/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/cuccioli-ghermiti-e-padri-feriti/190355/#comments</comments> <pubDate>Fri, 10 Feb 2012 13:47:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Divorzio]]></category> <category><![CDATA[Famiglia]]></category> <category><![CDATA[figli]]></category> <category><![CDATA[genitori]]></category> <category><![CDATA[padri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190355</guid> <description><![CDATA[In natura qualunque animale, se genitore, difende con ferocia e coraggio, sino anche alla morte, il proprio cucciolo. Sia essa madre o padre, l’indomita difesa viene opposta a chi minacci un pericolo. L’istinto è quello della conservazione e dunque anche della salvaguardia della riproduzione, a baluardo del continuum magico e improcrastinabile della vita. Mi ha...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In natura qualunque animale, se <strong>genitore</strong>, difende con ferocia e coraggio, sino anche alla morte, il proprio cucciolo. Sia essa madre o padre, l’<strong>indomita difesa </strong>viene opposta a chi minacci un pericolo. L’istinto è quello della conservazione e dunque anche della salvaguardia della riproduzione, a baluardo del continuum magico e improcrastinabile della vita.</p><p>Mi ha sempre colpito questa struggente immagine della madre e/o del padre che moltiplicano le forze, rendendosi quasi invincibili, per contrastare la minaccia. Spesso vincendo, anche su esseri di gran lunga più forti.</p><p>Sappiamo bene quanto sia pericoloso imbattersi in una mamma cinghiale con i suoi piccoli. Provate ad avvicinarvi ad una cigna con i suoi frugoletti pelosi color cenere. Dagli animali dobbiamo imparare tanto. Vivremmo tutti molto meglio e il mondo sarebbe più integro e buono.</p><p>Non occorre scomodare l’<strong>etologia umana</strong> per comprendere come tale comportamento sia al pari replicato nell’uomo. La mamma e il papà si ergono d’istinto a scudi nel difendere il cucciolo.</p><p>Appunto, la mamma ed il papà. Se in natura capita forse raramente che una coppia si separi con reciproche rivendicazioni, nel genere umano ciò oramai avviene di regola. In tal caso la minaccia e il pericolo si possono annidare <strong>dentro la famiglia</strong>, oramai disgregata. Il seme velenoso si annida nella stessa pianta che ha dato la vita.</p><p>L’analisi di decine di contenziosi a me noti rivelancome sia quasi sempre la <strong>donna-mamma</strong> a ghermire il cucciolo contro l’uomo-padre, alle volte effettivamente per tutelarlo (si pensi a casi di violenza), assai più spesso per ferire, distruggere, minacciare l’uomo-padre, per vendicarsi per presunti o reali torti subiti.</p><p>C’è qualcosa di drammaticamente attuale in tutto ciò. Già nelle settimane passate ho affrontato il tema e il dibattito è stato acceso. Ciò conferma l’attualità ed esalta l’<strong>esasperazione conflittuale</strong> che trasmoda in una discussione dove si fronteggiano nemici. Gli stessi nemici che poi si scontrano nelle aule di giustizia. Nemici che poco tempo prima sono stati amanti, compagni, forse amici, complici, infine genitori. Dall&#8217;amore all’odio più bieco, più meschino, più truce. Un cortocircuito come la lava che irrompe nel mare.</p><p>Quando l’uomo è la minaccia, spesso brandisce la forza oppure il <strong>sostegno economico</strong>. Può essere minaccioso e turpe anche se si sottrae ai suoi doveri genitoriali, eclissandosi dalla crescita del figlio. I casi non mancano e son tutti gravi. Vanno puniti, sanzionati.</p><p>Raramente però l’uomo usa il cucciolo, brandendolo come un’<strong>ascia di guerra</strong> per colpire la madre, così cagionando danni irreparabili al figlio e alla madre. Egli ha una sorta di religioso rispetto per la madre (pur anche disprezzandola) e per il figlio. Raramente è subdolo, adoperando la violenza della manipolazione (giorno dopo giorno nella crescita del figlio, goccia dopo goccia come una stalattite appuntita) e della negazione della continuità del rapporto (febbri improvvise, telefoni guasti o staccati, cambi repentini di programma, menzogne costanti e interminabili).</p><p>La donna a volte dimentica di essere <strong>madre</strong> e può divenire spietata. Dinanzi a una donna-madre che ghermisce il cucciolo considerandolo un oggetto piegato ai propri scopi (vendetta, pecunia, egoismo, gelosia etc.) perché stupirsi allora se l’uomo diviene un indomito animale feroce pronto ad affrontare mille battaglie pur di stare col proprio amato cucciolo?</p><p>Uomini che vengono alienati, che vengono distrutti nella propria esistenza, oramai con la mente solo dedita allo studio di una strategia per contrastare una battaglia impari, inspiegabile, assurda, pregiudizievole per il minore. Battaglia impari perché in Italia la legge sull’<strong>affidamento condiviso </strong>è stata distorta, malleata, dissacrata. In pochissimi casi i giudici sanno compiutamente adoperarsi per realizzare un affidamento condiviso. Per fare ciò occorre ascoltare le parti, studiare bene le carte, comprendere chi mente e chi recita, trovare la soluzione adeguata. Sanzionare e punire.</p><p>Quasi sempre il minore viene collocato dalla madre anche quando quest’ultima si appalesi come indegna di essere madre. Perché? Quasi sempre il padre viene saccheggiato economicamente e deve cedere casa, parte delle proprie risorse verso la madre, alla quale non viene chiesto alcun rendiconto. La donna può autodisoccuparsi, lamentarsi, calunniare, diffamare, usare il figlio.</p><p>Occorre dunque un cambio di rotta da parte dei giudici, <strong>equiparando realmente i diritti </strong>e i doveri dell’uomo a quelli della donna. Nell’interesse precipuo del minore. Senza un padre adeguatamente tutelato non vi sarà mai un figlio tutelato. Avremo presto una società composta da adulti traumatizzati.</p><p>In questi mesi è un fiorire di libri scritti da padri devastati, i quali denunciano storie simili e commoventi. L’ultimo è <em>Nei tuoi occhi di bambino</em> di Tiberio Timperi. Libri scritti per rivendicare diritti. E per ricordare ai propri figli quanto <strong>amore</strong> hanno nel loro cuore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/cuccioli-ghermiti-e-padri-feriti/190355/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Licenziamoli per giusta causa!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/licenziamoli-giusta-causa/189229/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/licenziamoli-giusta-causa/189229/#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Feb 2012 14:00:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[classe dirigente]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189229</guid> <description><![CDATA[E mandiamo tutta questa classe politica (tranne qualcuno) di malfattori a casa. Tanto loro abiurano il posto fisso (che però non mollano da decenni). Assicuriamogli la mobilità, promuovendo un loro reinserimento con l’avvio a lavori socialmente utili (il lavoro nella società civile se lo cerchino da soli però). Il popolo è il “datore di lavoro”...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E mandiamo tutta questa <strong>classe politica</strong> (tranne qualcuno) di malfattori a casa. Tanto loro abiurano il <strong>posto fisso </strong>(che però non mollano da decenni). Assicuriamogli la mobilità, promuovendo un loro reinserimento con l’avvio a lavori socialmente utili (il lavoro nella società civile se lo cerchino da soli però).</p><p>Il popolo è il “datore di lavoro” di questa pletora di lestofanti che ci ha governato negli ultimi decenni, <strong>rubandoci la democrazia</strong> come dichiara saggiamente <strong>Piercamillo Davigo</strong> (<em>Corriere Sera </em>di oggi, pag. 13), ricordando che siamo dinanzi alla&#8221;<em>sciempiaggine di quanti ripetono che la corruzione è il costo della democrazia: balle. Così la democrazia ce l&#8217;hanno rubata</em>&#8220;.</p><p>La politica non ha più alcun <strong>consenso</strong> perché questi <strong>partiti</strong> non hanno più consenso, e non ce l’hanno più meritatamente: hanno distrutto questo <strong>splendido</strong> Paese, hanno depredato le casse dello Stato, hanno distrutto ogni aspettativa delle attuali e future generazioni. Continuano imperterriti, impunemente, con arroganza a gestire la nostra democrazia, la quale si è trasformata nel tempo in una <strong>partitocrazia oligarchica</strong>, poi gerontocratica, dove tutti si sono alleati nel proprio esclusivo interesse, assicurandosi privilegi, ricchezze, impunità.</p><p>La democrazia è morta da tempo. A nostra insaputa. Oggi la gente ne è però diffusamente consapevole. Il governo Monti suggella solo questo percorso, non mi pare lo stia sovvertendo, poiché non ha dimostrato in alcun modo di mettere mano a tale <strong>gestione massonica</strong> della democrazia.</p><p>Un tempo pensavo che frasi, riferite alla classe politica, come “Tanto rubano tutti”, “Sono tutti d’accordo”, “Son tutti uguali” etc. fossero solo espressione del più bieco qualunquismo, populismo. Dunque deprecabile. Da qualche anno ho compreso che la <em>vox populi </em>è fondata, inoppugnabile.</p><p>Questa <strong>regime</strong> partitocratico oligarchico (ergo, una dittatura) si è oramai palesato senza nascondersi da tempo, basti pensare a questi segnali: i partiti scelgono i propri candidati e li impongono agli elettori; i partiti non hanno alcun codice etico che impedisca di assumere cariche se gravemente inquisiti o condannati e comunque con limiti di mandato a tempo e/o con divieto di cumulare le cariche; il legislatore ha predisposto una normativa che impedisce l’accertamento e la punizione per tutti i reati di mala-politica (corruzione, concussione etc.), dalla prescrizione breve in poi; l’espressione della democrazia diretta è oramai disattesa e osteggiata. Si pensi solo, sotto quest’ultimo profilo, come il referendum abrogativo del 1993 inerente l&#8217;<strong>abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti</strong>, che ottenne “solo” il 90,3% dei voti a favore, venne poi non tanto disatteso quanto ancor più stuprato con la legge n. 515/1993 inerente il “contributo per le spese elettorali”, la legge n. 157/1999 inerente le “Nuove norme in materia di rimborso delle spese elettorali”, poi modificata dalla legge n. 156/2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, poi ancora con la legge n. 2/1997 inerente le &#8220;Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici&#8221;, che di fatto hanno <strong>reintrodotto</strong> il finanziamento pubblico ai partiti. Infine, con la legge n. 51/2006, l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva.</p><p>Stiamo discutendo di <strong>miliardi di euro</strong> che finiscono ai partiti. Cioè di vere “manovre finanziarie”, le quali (quelle vere) solo negli ultimi mesi hanno distrutto la classe media.</p><p>Come si esce da questa “dittatura”? Tutti noi ce lo chiediamo. Non penso che se ne possa uscire con semplici <strong>nuove elezioni </strong>laddove il sistema elettorale garantisca ai vecchi partiti di continuare a egemonizzare la politica italiana e impedisca l’ingresso a nuovi movimenti e/o partiti, tranne il caso in cui siano supportati economicamente dal super-ricco (evento già accaduto negli ultimi 17 anni, come ben noto).</p><p>A mio avviso, occorre che vi sia un comune <strong>sdegno</strong> da parte di tutti. Talmente comune e diffuso che non può più essere ignorato, anche da questi lestofanti e soprattutto dal mondo itero.  Un modo potrebbe essere quello di comunicare che <strong>la nostra democrazia è in lutto. </strong>Potremmo metterci tutti un vistoso <strong>drappo nero</strong> al braccio e tenerlo per giorni, settimane, ovunque (scuole, lavoro, tempo libero etc.), noi e i nostri figli,  fintanto che questi lestofanti non se ne vadano a casa.</p><p>Una sorta di sciopero “bianco”. Nel nostro caso “nero”. Trasformiamoci tutti in “<strong>indignados</strong>”.</p><p>Signori miei, riprendiamoci la democrazia, riprendiamoci il nostro futuro. Riprendiamoci i nostri sogni. Ora o mai più.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/licenziamoli-giusta-causa/189229/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>(Ir)responsabilità dei magistrati e ipocrisia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/irresponsabilita-magistrati-ipocrisia/188783/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/irresponsabilita-magistrati-ipocrisia/188783/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:37:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[corte di giustizia]]></category> <category><![CDATA[emendamento Pini]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[legge vassalli]]></category> <category><![CDATA[magistrati]]></category> <category><![CDATA[responsabilità civile]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188783</guid> <description><![CDATA[L’autonomia e l’indipendenza dei magistrati sono un bene prezioso, da salvaguardare. Nell’interesse di tutti. Soprattutto in un Paese nel quale la politica ha fagocitato la democrazia, ha affamato il popolo ed ha innescato una silenziosa guerra civile. Se due poteri tentano di demolire il terzo, lo sdegno della magistratura è pienamente giustificato. Il Governo è stato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’autonomia e l’</strong><strong>indipendenza </strong>dei magistrati sono un bene prezioso, da salvaguardare. Nell’interesse di tutti. Soprattutto in un Paese nel quale la <strong>politica</strong> ha fagocitato la democrazia, ha affamato il popolo ed ha innescato una silenziosa guerra civile.</p><p><strong>Se due poteri tentano di demolire il terzo</strong>, lo sdegno della magistratura è pienamente giustificato. Il Governo è stato battuto alla Camera dove, con il parere contrario dell&#8217;esecutivo e del comitato dei nove, è stato approvato a scrutinio segreto un emendamento del leghista <strong>Pini</strong>, con 264 voti favorevoli e 211 contrari. L&#8217;emendamento rivede la<strong> legge c.d. Vassalli </strong>(n. 117/98) ora prevedendo che &#8220;<em>chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell&#8217;esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale.”. </em>Il testo prevede poi che per verificare se &#8220;<em>sussiste una violazione manifesta del diritto, deve essere valutato se il giudice abbia tenuto conto di tutti gli elementi che caratterizzano la controversia sottoposta al suo sindacato con particolare riferimento al grado di chiarezza e di precisione della norma violata, al carattere intenzionale della violazione, alla scusabilità o inescusabilità dell&#8217;errore di diritto</em>&#8220;.</p><p><strong>L&#8217;emendamento </strong><strong>alla</strong><strong> legge comunitaria </strong>sancisce l’estensione della responsabilità civile dei magistrati ed ha aperto una <strong>feroce</strong> discussione, viziata però da ipocrisia, da entrambe le parti, seppur in misura diversa. L’ipocrisia della politica è palese, perseguendo da tempo il tentativo di assoggettare e condizionare l’operato della magistratura, volendo asservirla, ammansuire, intimidire, ammonire con l’avvertimento che “se osi troppo ti farò causa e ciò sarà costoso, dispendioso e pregiudizievole per la tua carriera”. In tal senso l’emendamento consente l’azione diretta verso “<em>il soggetto riconosciuto colpevole”</em>, ergo il magistrato.</p><p>Vi è tuttavia ipocrisia anche da parte della <strong>magistratura, </strong>la quale, se da un lato si è ben seduta al banchetto della distruzione dell’avvocatura (il secondo pilastro della giustizia) con l’alibi della deflazione dei processi, si erge ora a leone feroce ove si tocchi la sua <strong>veste di impunità</strong>, senza un minimo di autocritica.</p><p>Dopo la pronuncia della Corte costituzionale n. 2/68 si tenne il <em>referendum </em>abrogativo l’8.11.87, con cui l’80% si pronunciò in favore dell’abrogazione del d.p.r. n. 497/1987, limitativa della responsabilità civile dei magistrati. Venne così approvata la l. 13.4.1988, n. 117 (Risarcimento dei danni cagionati nell&#8217;esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati), che disciplina ancora oggi la materia. Normativa che tuttavia ha corrisposto solo in parte all’intento dei promotori del <em>referendum </em>abrogativo, prevedendo una <strong>responsabilità diretta dello Stato</strong> e soltanto <strong>indiretta</strong> del magistrato, previa rivalsa dello Stato. E solo per <strong>dolo o colpa grave </strong>(i cui<strong> </strong>casi sono specificati dall’art. 2, comma 3).</p><p>La Corte costituzionale ha coniugato l’opportunità della r.c. del magistrato, temperandola con la necessità di salvaguardare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura (Corte cost. n. 385/96). La l. n. 117/88 ha però trovato rare verifiche nelle corti e ciò non è un caso. A seguito di uno studio sull&#8217;applicazione della legge (1988-2004), sono stati rinvenuti solo 6 casi in cui è stata ammessa l&#8217;azione contro lo Stato, dei quali solo 2 pervenuti ad una condanna a carico dello Stato. La scarna casistica non era dipesa dalle rade azioni di risarcimento, anzi frequenti, quanto invece all&#8217;<strong>interpretazione estensiva</strong> dell’ammissibilità, così falcidiando le azioni alla radice.<br /> In sintesi la legge n. 117/88 e la giurisprudenza sono restrittive. Ciò rende <strong>quasi impossibile</strong> arrivare ad accertare la responsabilità civile (comunque indiretta) del magistrato.</p><p>Tale chiusura è certificata dalla <strong>Corte di Giustizia UE</strong>, che già 10 anni fa ci ha bacchettato, sottolineando l’insufficienza della normativa (Corte giustizia UE, 30.9.03 n. 224, causa C-224/01, <em>Köbler contro Repubblica d’Austria</em>, <em>dejure</em>). Ciò è avvenuto nuovamente (Corte giustizia UE, 24.11.11 n. 379, causa C-379/10, <em>Commissione europea contro Repubblica italiana</em>, <em>dejure</em>), ribadendo che la normativa e la posizione della Corte di Cassazione sono contrarie ai principi comunitari in materia. Tuttavia la magistratura depreca ogni revisione della l. n. 117/88 (<a href="http://www.csm.it/circolari/110628_6.pdf" target="_blank">CSM, «Delibera in merito alle recenti proposte di modifica dell’attuale normativa che regola la responsabilità civile dei magistrati</a>», 28.6.11).</p><p>Se un magistrato sbaglia è però giusto che paghi, salvaguardandone certo autonomia e indipendenza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/irresponsabilita-magistrati-ipocrisia/188783/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Me ne inFisco?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/infisco/188206/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/infisco/188206/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:02:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[fisco]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[riforma fiscale]]></category> <category><![CDATA[sistema tributario]]></category> <category><![CDATA[testo unico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188206</guid> <description><![CDATA[&#8220;Chi evade avvelena il pane dei nostri figli&#8221;. L’aforisma montiano è cosa buona e giusta. Ma chi non riforma il Fisco realizzando un sistema fiscale equo, certo e rigoroso non fa altrettanto? Direi che fa ancor peggio, poiché in difetto di un sistema corretto e compiuto si tenta di legittimare la caccia alla streghe, alimentando...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Chi evade avvelena il pane dei nostri figli&#8221;</em>. L’aforisma montiano è cosa buona e giusta. Ma chi non <strong>riforma il Fisco</strong> realizzando un sistema fiscale equo, certo e rigoroso non fa altrettanto? Direi che fa ancor peggio, poiché in difetto di un sistema corretto e compiuto si tenta di legittimare la caccia alla streghe, alimentando un deleterio circolo virtuoso, secondo il quale se in Italia ci sono tantissimi evasori (ed è vero) occorre comprimere la libertà di tutti (ed è profondamente illiberale) per il bene comune.</p><p>Dunque tutti uniti e compatti, in una sorta di strategia a testuggine: il Governo, il legislatore (oramai di fatto solo l’esecutivo), l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza, il Ministero delle Finanze, Equitalia, i Comuni. Strumenti di tale strategia sono: principalmente la <strong>comunicazione</strong> (gli spot che partono dai parassiti; le dichiarazioni di Bin Loden; la sovraesposizione del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera; ora anche il nuovo e ingannevole spot Rai sul canone ecc.), l’agevole accesso ai conti correnti, i controlli incrociati, presto il nuovo redditometro. Tutto ciò all’insegna dei toni sobri ma netti e intransigenti.</p><p>Ora non v’è dubbio come sia positivo (e fondamentale) creare una <strong>“cultura della legalità”</strong> per sovvertire un grave costume sociale, secondo cui l’esaltazione della furbizia-disonesta è tanto un vezzo quanto un pregio. Soprattutto se ciò altera le regole del gioco, agevolando i “furbetti” (ma occorre chiamarli col nome proprio: disonesti), i quali godono immeritatamente di servizi dello Stato e operano in un regime di concorrenza sleale sul mercato.</p><p>Ciò che è profondamente sbagliato è il metodo che, ammantato da un velo autocratico, trasforma tutti da cittadini-contribuenti a <strong>cittadini-evasori</strong>, sovvertendo il patto tra Stato e cittadini, il quale deve essere innanzitutto chiaro e certo. Il sistema tributario è l’insieme delle norme di uno Stato finalizzate a regolare i tributi diretti e indiretti (entrate dello Stato) prelevati, nell’esercizio di pubblici poteri. Se però la pressione fiscale è insostenibile (come avviene nel nostro Paese da tempo), da un lato si rompe il patto, e dall’altro si creano diseguaglianze poiché la pressione fiscale si abbatte solo sui contribuenti onesti. Chi non paga infatti è indifferente alla pressione fiscale.</p><p>Prima del metodo, mi si consenta, mi paiono profondamente sbagliati anche i presupposti. Lo Stato può e deve pretendere dai cittadini una condotta retta (e rigorosa) ma deve innanzitutto comportarsi come uno <strong>Stato retto e rigoroso. </strong>Più che uno Stato retto mi pare uno Stato e-retto. Eretto a colpire i cittadini, sfacciatamente immorale ed anche ingannevole.</p><p>Uno Stato retto e rigoroso si mostra innanzitutto esemplare secondo i seguenti canoni: <strong>buona amministrazione</strong> (dunque accorta, parsimoniosa, efficiente); <strong>intransigente</strong> con la cattiva politica (impedire l’accesso ai disonesti; impedire i conflitti di interesse; accertare le responsabilità del passato); <strong>lungimirante e riformatore </strong>(anticipare e prevedere il futuro; riformare la struttura ove necessario; garantire benessere alle generazioni future).</p><p>Mi pare che si proceda in tutt’altra direzione. Lo Stato non è in grado di riformare se stesso (dove sono i veri tagli ai costi della politica e l’argine alla mala-amministrazione?). Si aumentano le disuguaglianze, si finge di liberalizzare (energia, trasporti, banche e assicurazioni sono rimaste illibate). Non si procede con le vere <strong>riforme strutturali</strong> (Giustizia, Fisco, Lavoro) ma si fa finta di annunciarle (ancor peggio).</p><p>La vera riforma strutturale in materia di Giustizia pretende che si intervenga contestualmente su magistratura, organizzazione degli uffici giudiziari, riforma dell’ordinamento forense, codici di procedura civile e penale (e in un mese si può fare, se solo lo si volesse).</p><p>La riforma strutturale in materia di Fisco pretende che si abbia un <strong>Testo Unico</strong>, semplificato, chiaro (basta con le centinaia di circolari dell’Agenzia delle Entrate che confondono solo le idee!), certo, con una fortissima riduzione del numero delle imposte, con pene anche severe. S’impone l’abrogazione di tutte le imposte cialtrone frutto di uno Stato cialtrone (accise sparse qua e là, nascoste, invisibili). Serve una riforma serissima della <strong>Giustizia Tributaria</strong>, con magistrati preparati e soprattutto terzi. Terzietà nel giudicare (tra contribuente e amministrazione finanziaria) che spesso è mancata e ancora oggi sovente manca.</p><p>Soprattutto manca l’eguaglianza tra Stato e cittadino. Solo allora avremo una democrazia compiuta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/infisco/188206/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Malagiustizia e abuso del processo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/malagiustizia-abuso-processo/186916/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/malagiustizia-abuso-processo/186916/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:49:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[avvocati]]></category> <category><![CDATA[CAssazione]]></category> <category><![CDATA[giudici]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[malagiustizia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186916</guid> <description><![CDATA[Il primo presidente della Corte di Cassazione ha inaugurato l’anno giudiziario. Uno sfoggio di ermellini e l’ennesimo grido di dolore che si sente da anni: così non va! L’Italia è il paese che per la malagiustizia si trova in fondo alla classifica mondiale, tanto per i tempi quanto per la qualità della giustizia erogata. Più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il primo presidente della Corte di Cassazione ha inaugurato l’anno giudiziario. <strong>Uno sfoggio di </strong><strong>ermellini</strong> e l’ennesimo grido di dolore che si sente da anni: così non va!</p><p>L’Italia è il paese che per la malagiustizia si trova <strong>in fondo alla</strong> <strong>classifica mondiale</strong>, tanto per i tempi quanto per la qualità della giustizia erogata.</p><p>Più che inaugurazione ieri è stato così celebrato l’ennesimo <strong><em>funeral party</em></strong>. Non c’è nulla da celebrare. Nell’occasione non si è dato spazio all’autocritica. Parrebbe difatti tutta colpa del legislatore o dell’amministrazione carente di risorse economiche. Ancor di più da anni si addossa la colpa della malagiustizia all’”abuso del processo” e su tale versante, in particolare all’avvocatura.</p><p>Il seme della grave disinformazione si è oramai annidato nell’opinione pubblica: ci sono <strong>troppi avvocati</strong>, ergo si litiga troppo perché incentivati al contenzioso dagli stessi. L’equazione è quindi “tanti avvocati/tante cause”. Ieri si è pure imputato il dissesto al ricorso eccessivo a 3 gradi di giudizio, giustificabile solo per le cause più importanti.</p><p>Cerchiamo di fare chiarezza, con onestà. La situazione è gravissima, perché la “giustizia” sorregge, e ne è la struttura portante, lo Stato di diritto, la democrazia e dunque il sofisticato meccanismo di <strong>efficienza della tutela dei diritti</strong>. Senza un buon sistema giustizia v’è dunque un simulacro, uno scheletro, un alone di tutto ciò. Inoltre, indissolubilmente, ciò è legato all’economia del Paese intero. Senza giustizia l’economia non solo non cresce ma decresce, perché si incrina e smarrisce la <strong>fiducia “economica”</strong> (negli investimenti, nella tutela di un credito, nella tutela dei diritti patrimoniali etc.).</p><p>Per tali motivi la riforma della giustizia avrebbe dovuto essere una priorità di questo governo. Altro che le farlocche liberalizzazioni alla Monty Python! Invece tale priorità non compare nell’agenda ma anzi il Guardasigilli (che appunto li guarda ma non li tocca…) ritiene prioritario svuotare le carceri.</p><p>Quali le cause della malagiustizia? Chi la frequenta quotidianamente, le vive sulla propria pelle, le critica costantemente e in modo propositivo, conosce bene i motivi.</p><p>Il primo è la <strong>pessima</strong> <strong>amministrazione della giustizia</strong>. La giustizia non può essere amministrata da giudici che nulla sanno di <strong><em>governante</em>. </strong>Quei pochi giudici che l’hanno saputo fare con eccellenti capacità (tra i pochi esempi, Barbuto a Torino) ha dato il nome appunto ad un modello di efficienza (c.d. Barbuto), dimostrando che avere una giustizia celere e di qualità è possibile. Sarebbe interessante sapere perché non sia stato chiamato al Ministero della Giustizia, ad insegnare a tutti come si governano i tribunali.</p><p>In ciò si inserisce certo uno <strong>scarso afflusso di risorse finanziarie</strong>, irragionevole e illogico per almeno due motivi. Da un lato le risorse che entrano come “spese per il processo” non vengono destinate alla Giustizia se non in parte; dall’altro questo Stato ridicolo preferisce spendere decine di milioni ogni anno per indennizzi <em>ex lege</em> Pinto (durata eccessiva dei processi) invece di ristrutturare la giustizia!</p><p>Affrontare solo questo profilo significherebbe risolvere il 60% dei mali della giustizia.</p><p>Il secondo, anche conseguente al primo, è <strong>rendere efficienti i </strong><strong>giudici</strong>. Chi frequenta le aule di giustizia sa bene che nel civile i giudici tengono udienza 3 volte a settimana (perché?), spariscono alle 12,30/13 (perché?), non hanno praticamente vincoli di orario (perché?), non hanno termini perentori (perché?), non rispondono mai dei propri errori (perché?), rinviano le cause a proprio piacimento e senza nemmeno avvisare le parti (perché?). L’elenco potrebbe essere infinito.</p><p>Il terzo, importante, è un <strong>sistema processuale</strong> dispendioso, incerto, inefficiente. Il legislatore invece di riformarlo definitivamente lo tampona, lo modifica ogni 2/3 anni, lo rappezza. Dunque lo peggiora.</p><p>Il quarto motivo, è certo <strong>l’abuso del processo</strong> che è imputabile: a) all’eccesso di litigiosità degli italiani, per “cultura” e soprattutto per la stessa inefficienza della pubblica amministrazione e a causa dell’incertezza del diritto (legislazione e giurisprudenza sfarfallante); b) anche all’eccesso del numero di avvocati, che invece di calmierare (facendo emergere i migliori o i più motivati) il Monti <em>style</em> ha deciso di “liberalizzare” distruggendone i principi fondanti. In realtà occorre sottolinearlo, gli avvocati più che sobillare le cause, fanno aprire gli occhi ai soggetti deboli. E in ogni caso non incidono sulla lunghezza del processo (la gestione è del giudice), che anzi subiscono spesso protestando.</p><p>Quindi<strong> invece di dotarsi della medicina </strong>per risolvere il male grave, si persiste a lamentarsi. Inutilmente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/malagiustizia-abuso-processo/186916/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Affidamento condiviso e abuso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/affidamento-condiviso-abuso-diritto-processo/186362/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/affidamento-condiviso-abuso-diritto-processo/186362/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:25:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Marcello Adriano Mazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[abusi]]></category> <category><![CDATA[affidamento]]></category> <category><![CDATA[Divorzio]]></category> <category><![CDATA[figli]]></category> <category><![CDATA[genitori]]></category> <category><![CDATA[giudici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186362</guid> <description><![CDATA[Le riflessioni di qualche giorno fa sull’affidamento condiviso hanno scatenato una veemente tempesta, anche una sorta di brain storming. Appassionata, sentita, vissuta. Ciò conferma quanto il tema sia di straordinaria attualità posto che investe una parte consistente delle coppie che si separano, oramai la metà. Poche volte ci si separa amichevolmente e nel conflitto conseguente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/affidamento-condiviso-disparita-diritti/183317/" target="_blank">riflessioni</a> di qualche giorno fa sull’affidamento condiviso hanno scatenato una veemente tempesta, anche una sorta di <em>brain storming. </em>Appassionata, sentita, vissuta. Ciò conferma quanto il <strong>tema</strong> sia di straordinaria <strong>attualità</strong> posto che investe una parte consistente delle coppie che si separano, oramai la metà.</p><p>Poche volte ci si separa amichevolmente e nel <strong>conflitto</strong> conseguente alla separazione si apre la contesa dei figli. Se la contesa viene affrontata da genitori equilibrati, responsabili, consapevoli e ad armi pari, il conflitto si stempera in poco tempo, senza alcun spargimento di “sangue”. In caso contrario, ove manchino alcuni tra tali prerequisiti il conflitto può prendere pieghe anche devastanti. Con danni irreparabili,<strong> patrimoniali e non patrimoniali</strong>.<br /> Come già scrissi, l’auspicio è che i genitori separandi abbiano tali caratteristiche ma appunto ove non le abbiano, &#8211; ed anche solo uno tra di essi, poiché per non litigare occorre essere in due, potendo uno solo tra i due imporre il conflitto all’altro suo malgrado, come spesso accade &#8211; diviene fondamentale il<strong> ruolo dei terzi</strong> chiamati a dirimere o quanto meno regolamentare il conflitto: giudici, avvocati, assistenti sociali, consulenti. Ciò pretende che essi siano competenti (direi molto, poiché è pretesa una particolare specializzazione), equilibrati (ed equidistanti, direi anche dal proprio cliente), retti ed onesti (intellettualmente e moralmente).</p><p>Ho conosciuto giudici e avvocati straordinari, potrei raccontarveli. Ho conosciuto anche tanti cialtroni particolarmente dannosi per entrambi i genitori (dunque anche per il proprio cliente, se avvocati) e soprattutto per il minore. Cialtroni che trattano il cliente <strong>come se trattassero un sinistro</strong> dinanzi al giudice di Pace (nel quale forse sì son competenti), lo assecondano, lo incitano a compiere ogni nefandezza possibile finalizzata ad annientare la controparte-genitore. Cialtroni che considerano i genitori <strong>numeri e volti anonimi</strong>, senza avere il tempo e la capacità di entrare nel loro vissuto.</p><p>Conosco la ingiustificata e non più sopportabile <strong>prassi giurisprudenziale</strong> di stravolgere la legge sull’affidamento condiviso, collocando a priori il figlio dalla madre, relegando in un <strong>insopportabile recinto</strong> il padre desideroso di fare bene da padre, confinandolo all’esilio, anzi all’oblio,  ignorando il mantenimento diretto, dimenticandosi del potere di ammonimento e del risarcimento. Conosco soprattutto la <strong>prassi genitoriale </strong>(e mi spiace ribadirlo, soprattutto delle madri) di abusare del diritto statuito dall’art. 24 Cost. (diritto alla difesa), diffamando l’altro genitore (con querele infondate ove non inventate), interponendo false testimonianze e false prove, al solo fine di distruggerlo e di ottenere cospicui assegni di mantenimento o di intimidirlo per farlo cedere dinanzi alle proprie pretese. Conosco la prassi giurisprudenziale di <strong>legittimare tale abuso del diritto </strong>(in generale) senza giungere ad infliggere alcuna punizione al genitore scellerato. Eppure gli strumenti processuali esistono.</p><p>Conosco giudici indifferenti a tali abusi, i quali anche accertandoli, si limitano a sostenere che “<em>comunque è interesse del minore, soprattutto nei suoi primi anni di vita, vivere prevalentemente con la madre”. </em>Poco importa se la madre sia una<strong> irresponsabile </strong>che ha distrutto la vita del padre del minore, ne distrugge quotidianamente l’immagine dinanzi al figlio, ne succhia avidamente il mantenimento (senza dover rendere conto a nessuno). E’ nell’interesse del minore farlo crescere con una tale figura?<br /> E’ dunque opportuno stroncare (in sede civile e in sede penale) ogni forma di abuso del diritto e del processo, poiché si ingenerano drammi sociali (ed economici). E’ dunque necessario <strong>sanzionare</strong> <strong>con vigore </strong>e senza indugio magistrati, giudici, assistenti e consulenti che si rivelino incompetenti e non equilibrati.</p><p>Vi racconterò solo uno tra i tanti casi vergognosi: quello di un padre, la cui convivente divenuta madre da poco, inspiegabilmente si allontana da lui col bimbo, frapponendo centinaia di chilometri. E per giustificare ciò inonda la procura di<strong> false querele </strong>verso il padre, così vietandogli di vedere il bimbo. Dopo <strong>“soli” 2 anni di causa</strong> dinanzi al Tribunale dei Minori, nonché decine di querele, consulenze, spese abnormi, immagine infangata di una persona seria, il giudice accerta infine che la madre è persona indegna della potestà genitoriale, accertando la gravità dei suoi comportamenti. Ma inspiegabilmente, <strong>per non fare un torto a nessuno</strong>, sottrae anche al padre-vittima la potestà genitoriale. Quanto è risarcibile tutto ciò per il padre? Qualche milione di euro potrebbe bastare a riparare i gravi danni? E verso quali soggetti, atteso che vi sono grandi responsabilità sia dei giudici che degli avvocati che dei consulenti? Occorre dunque un moto di sdegno, collettivo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/affidamento-condiviso-abuso-diritto-processo/186362/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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