<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Maurizio Martucci</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mmartucci/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Juve-Napoli, terzo tempo tra arte e cultura</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/juve-napoli-terzo-tempo-arte-cultura/230448/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/juve-napoli-terzo-tempo-arte-cultura/230448/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 14:13:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[biblioteca del calcio]]></category> <category><![CDATA[Calcio d'arte]]></category> <category><![CDATA[Coppa Italia]]></category> <category><![CDATA[Dea Eupalla]]></category> <category><![CDATA[festival nazionale cultura del calcio]]></category> <category><![CDATA[Gianni Brera]]></category> <category><![CDATA[Juventus]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=230448</guid> <description><![CDATA[Quando più di un anno fa intrapresi il cammino della Biblioteca del Calcio, iniziato con l’apertura del primo e unico centro di documentazione monotematica nella città di Roma (oggi più di 500 titoli, anche in lingua straniera, gran parte frutto di donazioni), c’eravamo posti l’obiettivo di riposizionare il calcio come prodotto culturale, tralasciando (volutamente) ogni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando più di un anno fa intrapresi il cammino della <strong>Biblioteca del Calcio</strong>, iniziato con l’apertura del primo e unico centro di documentazione monotematica nella città di Roma (oggi più di 500 titoli, anche in lingua straniera, gran parte frutto di donazioni), c’eravamo posti l’obiettivo di riposizionare il calcio come prodotto culturale, tralasciando (volutamente) ogni forma di cannibalizzazione commerciale e ogni stortura di un sistema abbruttito, sempre più lontano dalla sua gente e dalla spontanea passione popolare.</p><p>In fondo, pensavo, se in tempi non sospetti uno come <strong>Gianni Brera</strong> s’era spinto così in là, fino a votarsi (dichiaratamente) alla <strong>Dea Eupalla</strong>, un motivo ci sarà pur stato, oppure no?</p><p>Così, grazie all&#8217;incoscienza di altri sognatori (non solo) con la testa nel pallone, abbiamo creato una sorta di manifesto culturale trasversale, un cartello inedito capace di lanciare nuove sfide per tifosi atipici e cultori (vecchia maniera) in via d’estinzione. Come? Ridando visibilità e vitali spazi di manovra alla cultura calcistica, proponendo (una dietro l’altra) una serie di contaminazioni tra saggi, narrativa, aggregazione ludica e creatività artistica.</p><p>Il primo passo è stato il lancio del <strong>1° Festival Nazionale della Cultura del Calcio</strong>. Adesso, in concomitanza con la finale di <strong>Coppa Italia</strong> tra <strong>Juventus</strong> e <strong>Napoli</strong> in programma domenica sera allo Stadio Olimpico, libero sfogo sarà lasciato all’estro artistico e al Subbuteo Old Style, convogliandolo in <strong>Calcio d’Arte</strong>, qualcosa di più del ‘terzo tempo’ del rugby.</p><p>Sarà una rassegna temporanea di pittura, fotografia, scultura, arte digitale, grafica e incisioni che nel football troverà un trait d’union oltre colori e bandiere, oltre la performance della vittoria.</p><p><strong>Calcio d’Arte</strong> sarà una piccola bomboniera a cielo aperto, aperta a quanti avranno il desiderio di scoprire una nicchia, una neverland per <strong>Peter Pan</strong> (grandi e piccini) in esilio forzato. L’evento, lontano dalla caccia al biglietto per bagarini in barba alla <strong>Tessera del Tifoso</strong>, si celebrerà nei Giardini di <strong>Piazza della Libertà</strong>. Nomen omen per artisti italiani ed esteri liberi di rinnovare (utopicamente) l’adagio che tra tutte le cose meno serie del mondo, il <strong>calcio è sicuramente quella più importante</strong>. Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo. Anche questo è calcio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/juve-napoli-terzo-tempo-arte-cultura/230448/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se passasse la terza stella Juve&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/passasse-terza-stella-juve%e2%80%a6/223374/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/passasse-terza-stella-juve%e2%80%a6/223374/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 16:19:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calciopoli]]></category> <category><![CDATA[FIGC]]></category> <category><![CDATA[Juventus]]></category> <category><![CDATA[scommessopoli]]></category> <category><![CDATA[scudetto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223374</guid> <description><![CDATA[Capisco bene che in un paese come il nostro, continuamente sopra le righe e sull’orlo del precipizio, il rispetto delle regole sia esercizio sempre più arduo e sacrificante, non solo per cittadini di buona fede. Capisco pure che, se vogliamo, proprio il senso civico e l’etica del rispetto vengano in larga parte traditi, disattesi, proprio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">Capisco bene che in un paese come il nostro, continuamente sopra le righe e sull’orlo del precipizio, il <strong>rispetto delle regole </strong>sia esercizio sempre più arduo e sacrificante, non solo per cittadini di buona fede. Capisco pure che, se vogliamo, proprio il senso civico e l’etica del <strong>rispetto</strong> vengano in larga parte traditi, disattesi, proprio perché vissuti con insofferenza in un paese di furbi, evasori e cricche. E così la <strong>Categoria delle Regole</strong>, non più senso pleonastico dell’inverso confermato nell’eccezione, diventa accusa in parlamento, nella società civile come allo stadio.</p><p align="JUSTIFY">E allora, sull’onda dell’ultimo scudetto, capita pure che una splendida vittoria come quella dei ragazzi di <strong>Antonio Conte</strong>, fornisca l’alibi allo staff della <strong>Juventus</strong> per riformare (non più <em>sub judice</em>) regole e <em>palmares</em> di trofei sfoggiati in bacheca: non sarebbero più <strong>28</strong>, come Albo d’Oro Figc disciplina, bensì <strong>30</strong> gli scudetti nella gloriosa storia bianconera. <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2012/05/04/Milito-vincere-derby-nostri-tifosi-_6816632.html" target="_blank">Annuncia <strong>Andrea Agnelli</strong></a>: “<em>Sulle magliette del prossimo anno, i tifosi della Juve avranno delle belle sorprese</em>”. <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2012/05/08/Juve-Montezemolo-3-stella_6834114.html" target="_blank">Echeggia <strong>Luca Cordero</strong> </a><strong><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2012/05/08/Juve-Montezemolo-3-stella_6834114.html" target="_blank">Montezemolo</a>:</strong> “<em>Terza stella? Fossi la Juve la metterei</em>”.</p><p align="JUSTIFY">Tutti conosciamo la storia di <strong>Calciopoli</strong> e dei scudetti festeggiati, revocati e (uno) riassegnato. Così come tutti sappiamo della piega assunta da giustizia ordinaria e sportiva, con relative polemiche, intercettazioni e <strong>Calciopoli-bis</strong>. Però il fatto è che se dovesse passare il teorema ‘<strong>Juventus Terza Stella’</strong> (scavalcando ad arbitraria interpretazione le regole <strong>Figc, alias violazione ‘morale’ della clausola compromissoria</strong>), si creerebbe un precedente talmente imbarazzante, da dare libero sfogo a un effetto domino di rivendicazioni calcistiche non più controllabili né prescrivibili, tali da irridere perfino il riconoscimento (aggiudicato seguendo regole come titolo onorifico nel 2002) dello scudetto di guerra dei <strong>Vigili del Fuoco di La Spezia del 1944</strong>.</p><p align="JUSTIFY">Già mi immagino le proteste dei tifosi di quell’altra parte d’Italia che non tifa Juve. Partiamo, anzi restiamo, proprio a <strong>Torino</strong>: come la mettiamo con lo scudetto revocato ai granata nel lontano <strong>1927</strong> per il <strong>caso Allemandi</strong>? Quando, ancora oggi, la storiografia racconta di un’operazione inquirente frettolosa, lacunosa e farraginosa, non solo nel paniere probatorio? E come la mettiamo con lo scudetto della Grande Guerra del <strong>1915</strong>, vacante per quattro anni e poi assegnato d’imperio al <strong>Genoa</strong> senza l’esito del girone finale di Prima Categoria? E con il campionato regionale del <strong>1919</strong> vinto dal <strong>Legnano </strong>e quello del<strong> 1922 </strong>aggiudicato<strong> </strong>dalla<strong> Novese</strong>? E con l’equiparazione dei titoli del cosiddetto calcio ginnastico, cioè dei primi tornei di <em>foot-ball</em> di fine <strong>‘800</strong> della <strong>Federazione Ginnastica Nazionale Italiana</strong> (non c’era la <strong>Figc</strong>), vinti da <strong>Udinese, Milan</strong> e <strong>Verona</strong>? E con l’assegnazione all’<strong>Inter</strong> <strong>2006</strong>, sfoggiata pure sul petto?</p><p align="JUSTIFY">Se poi invece, come argomenta e consolida <strong>Andrea Agnelli</strong> sostenendo che (in fine dei conti) “<em>anche la Procura di Napoli ha detto che il campionato 2004/05 non è stato alterato e quello 2005/06 non è stato investigato</em>”, come la mettiamo col revisionismo sugli esiti dei più clamorosi casi di illecito sportivo (dal <strong>Totonero</strong> in poi), se ancora oggi si insinua (con più testimonianze) su <strong>Bologna-Juve 1979/80</strong>, <strong>Genoa-Inter 1982/83 </strong>e<strong> Roma-Dundee 1984</strong>? (solo per citare gare di club all’epoca non penalizzati, a differenza di altri).</p><p align="JUSTIFY">Arrivo al sodo. Non facciamone un discorso di morale, né di campanilismo. Ma solo di regole condivise e supremazia nell’uniformità dell’istituto ‘<em>controllo e controllore</em>’. Della garanzia di un universo mondo che, piaccia o meno, viviamo insieme, cercando di differenziarlo dalla giungla. Decidiamoci, una volta per tutte: è giusto relegare a storiografia calcistica e scrittori d’inchiesta l’arduo compito di sconfinare tra la polvere degli angoli più reconditi del nostro passato pallonaro? Oppure, l’ingrato compito revisionista, può – <em>tranchant</em> – essere assunto da questo o da quell’altro dirigente ‘<em>privato</em>’, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/calcio-juve-campione-ditalia-sconfitta-squadra-conte/220849/" target="_blank">portatore di interessi ‘<em>privati</em>’?</a> Per fortuna che, in archivio il campionato, <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2012/05/07/Scommesse-Abete-domani-deferimenti_6828568.html" target="_blank">sono in arrivo i deferimenti</a> per <strong>Scommessopoli&#8230;</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/passasse-terza-stella-juve%e2%80%a6/223374/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Stadio, psicosi coprifuoco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/stadio-psicosi-coprifuoco/216682/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/stadio-psicosi-coprifuoco/216682/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 09:36:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category> <category><![CDATA[cesena]]></category> <category><![CDATA[Genoa-Cagliari]]></category> <category><![CDATA[Luigi Ferraris]]></category> <category><![CDATA[Mario Rigamonti Brescia]]></category> <category><![CDATA[Siena]]></category> <category><![CDATA[Taylor Report al Football Disorder Act]]></category> <category><![CDATA[Tessera del tifoso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=216682</guid> <description><![CDATA[Non mi meraviglia più niente. Ieri sera, Genoa-Cagliari ha fatto scuola, evidenziando l’approssimazione dei clamorosi tentativi con cui sono gestite le politiche sociali del calcio italiano. Siamo alla follia. Hanno giocato una partita in casa (di Serie A) a porte chiuse e in un&#8217;altra città per motivi di ordine pubblico. Ripeto: un match casalingo obbligatoriamente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non mi meraviglia più niente. Ieri sera, <strong>Genoa-Cagliari</strong> ha fatto scuola, evidenziando<strong> l’approssimazione</strong> dei clamorosi tentativi con cui sono gestite le politiche sociali del calcio italiano. Siamo alla follia. Hanno giocato una partita in casa (di Serie A) a porte chiuse e in un&#8217;altra città per motivi di ordine pubblico. Ripeto: un match casalingo obbligatoriamente in trasferta per timore di incidenti, nonostante fosse impedito l’accesso del pubblico sulle tribune. Avete capito bene: spalti vuoti in trasferta, senza supporter home né away, temendo i fantasmi di quei stessi tifosi che non potevano starci, perché cancelli e tornelli lucchettati.</p><p>Ricapitoliamo. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/follia-ultra-genoa-quale/206598/ " target="_blank">I tifosi del Grifone interrompono la gara col <strong>Siena</strong></a>, chiedendo ai (loro) giocatori di togliersi pubblicamente la maglia. Alla gogna mediatica, segue la sanzione ‘sportiva’: due giornate tra le mura amiche, a porte chiuse. Per protesta e militia olistica, gli ultrà annunciano di <strong>presidiare</strong> ugualmente l’esterno di Marassi. Allora il problema non è più di curva, ma diventa di piazza. Apriti cielo. <a href="http://www.genova24.it/2012/04/trai-i-sindacati-di-polizia-non-si-spengono-le-polemiche-su-genoa-siena-silp-accuse-inaccettabili-dai-colleghi-32177/ " target="_blank">Montano polemiche</a>: sigle sindacali di Polizia si scambiano accuse, sotto botta l’Ufficio di Gabinetto della Questura ligure. Risultato? <strong>La Lega di Serie A</strong> dispone in serale la (programmata) partita pomeridiana e casalinga del<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2012/04/30/Genoa-Cagliari-Brescia-2-05-20-45_6796109.html " target="_blank"> Genoa col Cagliari</a> (causa contemporaneità con Fiorentina e Lecce), confermando le porte chiuse, ma nello Stadio <strong>Mario Rigamonti di Brescia</strong>, anziché nel <strong>Luigi Ferraris</strong> di Zèna. Motivo? Rischi d’ordine pubblico in uno stadio senza pubblico.</p><p>Perché? Semplice, siamo alla psicosi collettiva, all&#8217;agorafobia, al punto più basso della sindrome della paura. Ci troviamo nel mezzo di un cervellotico rompicapo, in fuga dalla realtà: i tifosi imprimono angoscia anche quando c’è la certezza che (sulle gradinate) di tifosi non ci sarà nemmeno l’ombra. Insomma, gli assenti presenti spaventano come e quando, anzi, più di quando sono presenti. Ecco spiegato l’arcano dell’espatrio a Brescia e l’abbandono di Genova per una gara a porte chiuse.</p><p>Capite? Tutto questo accade nell&#8217;età della <strong>Tessera del Tifoso</strong>, strumento che monitora e filtra il botteghino con la black list. E allora: come si può positivamente ripensare una Fidelity Card se siamo sempre al punto di partenza? Ormai nei nostri stadi di calcio, niente e nessuno sono più in grado di garantire per<strong> l’incolumità di nessun altro</strong>. Dentro e fuori gli stadi, siamo tutti potenzialmente e costantemente in pericolo, come in bilico sulla lama di un rasoio, nel limbo dell’insicurezza. Solo così si può spiegare il ricorso <strong>all’emergenzialità per amministrare l’ordinario</strong> e il fatto che le criticità sono affrontate col coprifuoco. Certo, la questione è diversa dalle brutture del passato, molti vuoti (legislativi) sono stati riempiti. Ma oggi, nonostante tutto, viviamo una fase di avvitamento, uno step <strong>culturalmente involuto</strong>, regredito anche rispetto alle politiche censorie del 1985 (Juve in Coppa Campioni a porte chiuse a Torino per l’Heysel), del 2007 (morte Raciti, esilio trimestrale del Catania a Cesena e Lecce senza tifosi) e del 2008 (Roma-Cagliari a Rieti a porte chiuse), pur sapendo che, dai prossimi calendari, ci troveremo alla terza stagione consecutiva del proibizionismo (necessario) da stadio.</p><p>Domanda: dopo Brescia, cos&#8217;altro deve accadere per capire che bisogna invertire la rotta? A che serve la Tessera del Tifoso se il Prefetto di Genova è costretto a chiedere un campo neutro, per motivi di ordine pubblico, anche quando non c’è pubblico?</p><p>Spesso, malcostume notoriamente italiano, si abusa dell’etichetta <strong>Modello inglese</strong> per dire che una soluzione radicale ed efficiente esiste, come se dal <strong>Taylor Report al Football Disorder Act</strong> la pubblica sicurezza britannica sia riuscita a debellare la piaga dell’hooliganismo. Sbagliato, o vero che sia, ammesso e non concesso che il nostro fenomeno degenerativo sia uguale al loro, non è completamente vero. Infatti ci si scorda che i bobbies continuano a tentennare. Dove? Non più dentro i teatri del football, ma <strong>fuori gli stadium</strong>, nelle zone limitrofe, nei pub, nelle piazze, nelle uscite delle metropolitane. Esattamente dove, inequivocabilmente, si posiziona l’azione politica di Genoa-Cagliari a porte chiuse e a Brescia per motivi di ordine pubblico (senza pubblico). Perché <strong>dagli spalti, lo spauracchio</strong> si sta lentamente spostando in piazza. Non resta che il coprifuoco.</p><p>P.S. (sta per Post Scriptum, che avevate capito?). <strong>Dimenticavo:</strong> sapete ieri sera dov&#8217;erano i tifosi genoani mentre i rossoblù sconfiggevano i sardi? Armati di radio e pay per view, se ne stavano a casa, al bar e davanti ai maxi schermi (per giunta in un museo!) per seguire la diretta. Mamma mia che paura…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/stadio-psicosi-coprifuoco/216682/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il derby di Emanuela Orlandi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/derby-emanuela-orlandi/213584/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/derby-emanuela-orlandi/213584/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Apr 2012 10:58:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Arcadio Spinozzi]]></category> <category><![CDATA[banda della Magliana]]></category> <category><![CDATA[derby]]></category> <category><![CDATA[emanuela orlandi]]></category> <category><![CDATA[enrico de pedis]]></category> <category><![CDATA[Football Rivalries’]]></category> <category><![CDATA[Fronte Turkesh]]></category> <category><![CDATA[Papa Giovanni Paolo II]]></category> <category><![CDATA[Papa Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[Paulo Roberto Falcao]]></category> <category><![CDATA[serie A]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=213584</guid> <description><![CDATA[Settimana derby. Stasera in Inghilterra, i due Manchester si giocano la Premier League. Domenica a San Siro, le ultime (forse) speranze scudetto del Milan sui desiderata di (preliminari) Champions League dell’Inter. Rivalità calcistiche, biblicamente Caino e Abele, “mescolanza di sensazioni &#8211; scrive Vincenzo Paliotto nell’E-book ‘Football Rivalries’ (Urbone Publishing) &#8211; momenti di calcio, di passione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Settimana derby. Stasera in Inghilterra, i due Manchester si giocano la Premier League. Domenica a San Siro, le ultime (forse) speranze scudetto del Milan sui desiderata di (preliminari) Champions League dell’Inter. Rivalità calcistiche, biblicamente Caino e Abele, “mescolanza di sensazioni &#8211; scrive <strong>Vincenzo Paliotto</strong> nell’E-book ‘<strong>Football Rivalries</strong>’ (Urbone Publishing) &#8211; momenti di calcio, di passione sportiva e folklore, spettacolo inarrivabile con contorni e vicende tutte da raccontare e da rivivere <a href="http://www.urbone.eu/obchod/libro-prossima-usicta" target="_blank">nei loro episodi</a>”.</p><p>Tra i derby d’Europa, un aneddoto inquietante aleggia sulla sfida capitolina. Anno Domini 1983, spy story vaticana, tra trame internazionali, schegge di calcio e servizi segreti deviati. E’ la Roma di <strong>Paulo Roberto Falcao</strong>, la Lazio di <strong>Bruno Giordano</strong>, neocampioni d’Italia contro neopromossi in Serie A. Nel nulla, nella città eterna, sparisce <strong>Emanuela Orlandi</strong>, 15 anni 29 anni fa. Uccisa, rapita, pedina di scambio per liberare l’attentatore di <strong>Papa Giovanni Paolo II</strong>. Mistero, ombre, reticenze e omertà. Nessuno l’ha ancora capito. “Trent’anni, in Italia, si danno a chi ha commesso il più efferato dei delitti, è il massimo della pena &#8211; scrive Pietro Orlandi nel libro shock ‘<a href="1)http://edizionianordest.com/catalogo/casi-controcorrente/71-MIA-SORELLA-EMANUELA" target="_blank"><strong>Mia sorella Emanuela</strong>’</a> di Fabrizio Peronaci (EdizioniAnordest) &#8211; Io alla scadenza dei trent’anni senza giustizia, non ci voglio arrivare”. Perché perdere un familiare in questo modo, pesa più di una condanna all&#8217;ergastolo.</p><p>Per smuovere l’inchiesta, fugando l’oblio, Pietro racconta i dettagli di un’inedita prova. E’ ‘la pista di Bolzano’, la conferma della sorella in vita subito dopo il rapimento. Succede che Emanuela è tifosissima della Roma. E che la mamma, prima della scomparsa, gli intreccia due nastrini di colore giallo e rosso per farne una fascetta, da collo e capelli. Accade questo. “Il 15 Agosto 1983 presso la casa di campagna in cui abito – dichiarò una supertestimone altoatesina di Terlano – si fermò una macchina targata Roma. Scesero un uomo e una ragazza. Indossava un paio di jeans, una camicetta e un girocollo in materiale metallico dai colori sbiaditi”. Per padre Federico Lombardi, portavoce di <strong>Papa Ratzinger</strong>, l’indizio del girocollo romanista è ‘eccessivo’ per provare l’esistenza di Emanuela, mentre per l’intramontabile Pietro si tratta di un ‘elemento decisivo’ ai fini investigativi. Dice: “Se dopo tanti anni non si è chiarito il mistero è perché non c’è mai stata la volontà di far conoscere la verità”.</p><p>Beffe, depistaggi, intrecci criminali. L’arroganza di poteri occulti su una ragazzina priva di libertà. E sullo sfondo, il derby preda di sciacalli e mitomani. Lancio <strong>Ansa</strong> nella settimana di Lazio-Roma, 17 Ottobre 1983, ore 20:26. “Nell’ultima parte della lettera l’autore fa cenno al calciatore della Lazio <strong>Arcadio Spinozzi</strong>, che avrebbe conosciuto sia Emanuela che Aliz e che saprebbe molte cose riguardo la vicenda”. Aliz, una sorta di anagramma orientalizzato, stava per Lazio, la squadra di Giordano, la cui ex moglie era l’amante di <strong>Enrico De Pedis</strong>, boss della <strong>Banda della Magliana</strong>, ancora oggi sepolto (chissà ancora per quanto) nella Basilica di Sant’Apollinare, dove Emanuela svanì. <a href="1)http://books.google.it/books?id=IINLgy0iBEYC&amp;printsec=frontcover&amp;dq=sabrina+minardi+e+bruno+giordano&amp;hl=it#v=onepage&amp;q=sabrina%20minardi%20e%20bruno%20giordano&amp;f=false" target="_blank">La lettera del derby?</a> Una rivendicazione del fantomatico <strong>Fronte Turkesh</strong>. Una bufala, l’ennesima, che costerà &#8211; come riporta Spinozzi, difensore arcigno e uomo leale, nel suo ‘<strong>Una vita da Lazio</strong>’ (Castelvecchi Editore) – la condanna a cinque mesi di reclusione per direttore, vicedirettore e redattrice della più grande agenzia di stampa italiana per “mancato accertamento della verità delle informazioni contenute nella notizia e per l’insussistenza, in essa, dell’interesse pubblico alla <a href="1)http://www.castelvecchieditore.com/catalog/title/?cmd=ext&amp;title_id=611&amp;subclass=" target="_blank">conoscenza del fatto</a>”.</p><p>Bugie e verità, vita e morte. Derby o non derby, il caso Orlandi è una cosa molto seria. E una risposta sulla scomparsa di Emanuela, oltre alla famiglia, qualcuno prima o poi dovrà darla anche a noi.</p><p><a href="http://tg.la7.it/cronaca/video-i534171" target="_blank">Guarda il video</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/derby-emanuela-orlandi/213584/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Follia ultrà Genoa, quale?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/follia-ultra-genoa-quale/206598/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/follia-ultra-genoa-quale/206598/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 Apr 2012 13:51:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[contestazione]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[marassi]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <category><![CDATA[ultras]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206598</guid> <description><![CDATA[Capita che l’indignazione per gli ultrà del Genoa salga alle stelle. E capita pure che, da lassù in ‘alto’, si corra il rischio di appiattire tutto, comprese valutazioni ‘altre’ sulla sospensione del match di Marassi. Mi perdoni l’ortodossia del pensiero unico, ma preferisco scrivere ‘d’altro’. Non è un gioco di parole, ma al resto ci...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/genoa-dopo-sospensione-lora-delle-polemiche-verso-squalifica-marassi/206583/" target="_blank">Capita che l’indignazione per gli ultrà del Genoa salga alle stelle</a>. E capita pure che, da lassù in ‘<em>alto’</em>, si corra il rischio di appiattire tutto, comprese valutazioni ‘<em>altre’</em> sulla sospensione del <em>match</em> di Marassi. Mi perdoni l’ortodossia del pensiero unico, ma preferisco scrivere ‘<em>d’altro</em>’. Non è un gioco di parole, ma al resto ci pensino loro.</p><p><strong>Punto primo, follia simbolica. </strong>Niente sintetizza più delle parole di <strong>Damiano Tommasi</strong> (“<em>La maglia non la darei mai</em>”) e <strong>Gianni</strong> <strong>Petrucci</strong>: “<em>La maglia è il simbolo intangibile di una squadra e non può essere né offesa, né vilipesa o, tantomeno, oggetto di trattative</em>”. Domanda: perché Presidente di Assocalciatori e Premier dello Sport italiano tacciono sugli effetti (culturalmente devastanti) delle trattative, <em>pardon</em> della mutazione genetica del calcio, intrapresa senza scrupoli dalla globalizzazione di banche, multinazionali e finanza? Sconfitto il ritualismo della contemporaneità di gioco (spezzatino di anticipi e postici tv), tra l’indifferenza generale sono caduti colori di maglia e toponomastica dei templi del tifo.</p><p>In nome di chi? E di cosa? Non certo per spirito <em>decoubertiano</em>. In Spagna il <strong>Getafe di Madrid</strong> – comprato dagli arabi del <strong>Royal Emirates Group</strong> – ha cambiato logo e nome, diventando <strong>Getafe Team Dubai</strong>. In Austria il <strong>Salisburgo</strong> &#8211; comprato dalla <strong>Red Bul</strong>l &#8211; oltre al nome ha cambiato logo e colori sociali. In Inghilterra l’<strong>Arsenal </strong>di Londra, abbattuto il mitico <strong>Highbury</strong> ‘febbre a 90’ col petrolio degli sceicchi, oggi gioca nell’<strong>Emirates Stadium</strong>, proprio come in Germania &#8211; stesso <em>brand naming</em> &#8211; <strong>Bayern Monaco</strong> e <strong>Monaco 1860</strong> giocano nell’<strong>Allianz Arena</strong>. E se i Mondiali 2022 vanno in <strong>Qatar</strong> (micro-emirato evidentemente con grande tradizione calcistica!) in Italia il nuovissimo <strong>Juventus Stadium</strong> rischia di votarsi ad un Dio Sponsor mentre la <strong>Roma</strong> a stelle e strisce (dopo un pensiero sul <em>restyling</em> del logo lupa) vuole il derby con la <strong>Lazio</strong> in USA, anziché all’ombra del Colosseo. Che ne pensano Tommasi e Petrucci?</p><p>Torniamo a ieri, alla follia del <em>Luigi Ferraris</em>. Pazzia delinquenziale o folle amore tradito? Cos’hanno inscenato gli ultras del Grifone, chiedendo ai rossoblù di spogliarsi della più antica casacca italiana di <em>football</em>? Mero teppismo, ignoranza culturale all’accettazione della sconfitta (loro che hanno calcato campi di Serie C), umiliazione, gogna mediatica o disperato grido d’allarme contro lo spogliamento dell’anima popolare del calcio? Vabbè, in attesa dei deferimenti federali per il calcio scommesse, il Genoa è pure in lotta per non scendere in Serie B. Ma una cosa è indubbia: è evidente il <strong>corto circuito di un sistema</strong> che, come uno <em>zombie</em>, non rappresenta altro se non<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/calcio-genoa-siena-sospesa-ricatto-tifosi-ultra-siete-indegni-della-maglia/206403/" target="_blank"> l’ombra di se stesso</a>.</p><p><strong>Punto secondo, gestione folle dell’ordine pubblico</strong>. Se in gergo calcistico negli anni ’70 esisteva la <em><strong>fatal Verona</strong></em>, nel terzo millennio esiste la <em><strong>fatal Genova</strong></em>. Quantomeno per la gestione dell’ordine pubblico (<strong>G8</strong> a parte). Nel 2010 già musa ispiratrice del fallimento della <strong>Tessera del Tifoso</strong> quand’ancora era in fase sperimentale (ai milanisti con carta <em>Cuore Rossonero</em> fu vietata la trasferta e si giocò a porte chiuse), a Genova si consumò pure lo <em>show</em> internazionale dell’ultrà serbo <strong>Ivan Bogdanov</strong>, tatuaggi, passamontagna e pinze in accesso libero nel settore ospiti. Ricordate? Da allora è cambiato poco e nulla. Alla faccia delle polemiche.</p><p>Com’è stato possibile che un manipolo della <strong>Gradinata Nord</strong> ha attraversato la pancia dello stadio, posizionandosi in tribuna, eludendo i principi più elementari del binomio ‘<em>biglietto nominativo-attribuzione del posto fisso’</em>? Dov’erano in quel momento e come hanno funzionato (se mai hanno funzionato) i militaristici sistemi di controllo dello stadio ‘<em>messo in sicurezza</em>’? Dov’era la forza pubblica? E perché, una volta giunti all’altezza del centro del campo, gli <em>steward</em> hanno osservato immobili la scena dello scandalo? Cosa ci sta a fare, quella gente lì, in pettorina fosforescente? Servono solo a togliere tappi dalle bottigliette d’acqua o <em>tetra pack</em> di succhi di frutta agli ingressi? Oppure, come a Firenze, solo ad impedire l’ingresso di striscioni disegnati dalle mani di pericolosissimi bambini accompagnati? Altra figuraccia, lo scarica barile tra il <strong>Questore Massimo Mazza</strong> e il <strong>Presidente Enrico Preziosi</strong>, situazione tipicamente all’italiana. Per fortuna parlano le immagini. A bordo campo c’erano decine di operatori tra <strong>Digos</strong>, Polizia Reparto <strong>Celere</strong> e <strong>Guardia di Finanza</strong>: nessuno ha interferito nella trattativa <em>ultrà-Sculli-Marco Rossi</em>.</p><p>Infine una certezza. O meglio, un presentimento e una certezza. <strong>Il presentimento è questo</strong>: al netto della gazzarra, pagheranno solo i tifosi. Parte ha già scontato ieri, col teatrino della sospensione della partita per 45 minuti. Tutti pagheranno con la squalifica del campo (forte ammenda al club e forse punti in classifica). Parte pagherà entro le prossime ore con l’arresto in differita, secondo legislazione ‘emergenziale’ sulle manifestazioni sportive.</p><p><strong>La certezza è invece un precedente</strong>: quando, per un caso simile, allo Stadio Olimpico nel 2004 venne sospeso e rinviato il derby capitolino per invasione di campo e trattativa tra giocatori giallorossi e 3 ultrà della Roma (poi diffide e 18 arresti in totale), i processi penali si conclusero con prescrizioni e (filone devastazione) con un nulla di fatto ‘<em>perché il fatto non sussiste</em>’. <strong>Viva l’Italia, olé.</strong></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/9MxIdGpMZIA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/follia-ultra-genoa-quale/206598/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Morosini come il Milite Ignoto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/morosini-come-milite-ignoto/205599/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/morosini-come-milite-ignoto/205599/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 11:42:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[Funerali]]></category> <category><![CDATA[Piermario Morosini]]></category> <category><![CDATA[tifosi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205599</guid> <description><![CDATA[Si, avete capito bene. Piermario Morosini è come il Milite Ignoto, simbolo d&#8217;unità d&#8217;Italia. Stessi ritualismi e spazi sacri. Stessi sincretismi e richiami primordiali. Ieri, religione civile e culto dei caduti per la patria. Oggi, fideismo calcistico e venerazione dei caduti in campo. Secolarizzazione dell&#8217;immortalità, similitudine liturgica. Nel 1921 dalla Grande Guerra a Udine, in treno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si, avete capito bene. <strong>Piermario Morosini</strong> è come il <strong>Milite Ignoto</strong>, simbolo d&#8217;unità d&#8217;Italia. Stessi ritualismi e spazi sacri. Stessi sincretismi e richiami primordiali. Ieri, religione civile e culto dei caduti per la patria. Oggi, fideismo calcistico e venerazione dei caduti in campo. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/caso-morosini-oggi-funerali-indagini-sequestrati-defibrillatori-dellambulanza/205565/" target="_blank">Secolarizzazione dell&#8217;immortalità, similitudine liturgica</a>. Nel 1921 dalla Grande Guerra a Udine, in treno per Roma, tumulazione nell&#8217;Altare della Patria, superate le ali di folla a Treviso, Bologna e Firenze. <em>Via crucis</em> laica nel 2012, ultimo viaggio in auto da Pescara a Bergamo, con pellegrinaggio agnostica nello Stadio di Livorno, camera ardente con bandiere orobiche e intestazione di un <a href="http://www.corrieredellosport.it/3/2012/04/19234296/Morosini,+in+cinquemila+per+l%27ultimo+saluto" target="_blank">settore dell&#8217;Azzurri d&#8217;Italia</a>.</p><p>Una bara come luogo di memoria e pacificazione. Una bara come mistica dell&#8217;arcangelo moderno. Teocrazia di un calcio senza demiurghi né preti, dove le nuove preghiere sono striscioni, le fiaccole luminarie i fumogeni e le sciarpe &#8216;nemiche&#8217; feticcio d&#8217;adorazione senza rivalità. Estetica, cerimonie, cori, gloria. Gli uni accanto agli altri, senza effetti collaterali. <em>Pax et bonum</em>. Pace e bene nella riviera adriatica, coi simboli dell&#8217;<strong>Onda d&#8217;Urto Sambenedettese </strong>e<strong> </strong>i<strong> Pescara Rangers </strong>uniti, cane e gatto che non mordono né graffiano. Pace e bene nella Toscana tirrenica, col &#8216;<em>Che</em>&#8216; livornese di fianco al viola fiorentino e al nerazzurro pisano, diavolo e acqua santa senza purgatorio. Dogmi magici, <em>ethos</em>, terapie esorcizzanti per contrastare il dolore, dove un Carabiniere se ne sta fiori in mano, davanti la curva labronica che &#8211; al tempo &#8211; intonò persino <strong><a href="http://www.nove.firenze.it/vediarticolo.asp?id=a3.11.17.17.33" target="_blank">10-100-1000 Nassirya</a></strong>.</p><p><em>Coincidentia oppositorum</em>, istantanee di schieramenti inversi, in fila su più fronti. Un passo in avanti, uno in dietro. Succede così, inutile fingere moralismi. Il calcio non è mai stato per suore orsoline, alla faccia del pionierismo seminarista d&#8217;inizio secolo. Il primo morto (in tribuna) è a Viareggio nel 1920. Il primo (in campo, poi agonia) un brasi-laziale nel 1935. La prima sparatoria tra tifosi nel 1925, genoani e bolognesi alla stazione di Torino, spareggio scudetto sabaudo. Non c&#8217;erano moviole in <em>pay per view</em> né barbariche orde di ultrà, ma per calcio si moriva lo stesso, dentro e fuori gli stadi, senza tessera del tifoso. Oggi si cerca il Terzo Tempo come nel rugby, oltre bandiere, risse e barricate. Pedagogia vivificata. Ricordate il funerale di <strong>Gabriele Sandri</strong>? Gente di ogni città, sciarpe di ogni colore intrecciate, curve di Lazio e Roma coi gruppi di Milan, Inter, Juve e Napoli. E tanti altri ancora. Tracce di convergenze parallele, come in morte di Piermario Morosini. Zone pubbliche di metabolizzazione del lutto, cultura tribale nell&#8217;estremo saluto. Orgia taumaturgica per trasformare il male in bene, nell&#8217;universo simbolico di templi atei senza catechesi. Allo stadio come sul sagrato, in curva come a messa, nell&#8217;eucarestia misterica per figli del dio pallone. Nel 2004 i funerali dell&#8217;ultrà <strong>Emiliano De Rosso</strong> officiati al <em>Castellani</em>, lo stadio di Empoli. Nel 2008 l&#8217;estrema unzione di <strong>Andrea Vinti &#8216;Skrondo&#8217;</strong> nel <em>Renato Curi</em> di Perugia e di <strong>Alessandro Papini </strong>nello stadio di Torre Annunziata, <strong>Savoia Football Club</strong>. E prima della tumulazione, la salma del capo popolo <strong>Fabrizio Carroccia </strong>(2011) fuori la Curva Sud dell&#8217;Olimpico capitolino. Martirologia oltre scorribandismo e faziosismo, per giustizia a <strong>Celestino Colombi</strong> (1993), <strong>Matteo Bagnaresi</strong> (<em>Boys Parma</em>, 2008) e <strong>Eugenio Bortolon</strong> (vicentino, 2009). (4)</p><p><a href="http://www.ibs.it/code/9788820049102/martucci-maurizio/cuori-tifosi-quando.html?shop=5277" target="_blank">Storie diverse per cuori tifosi uguali</a>. Vite spezzate ma intatte nell&#8217;inconscio e nell&#8217;armonico collettivo, tra curve e società civile. Un vincolo d&#8217;unione con l&#8217;oltre tomba nato dal basso, prodotto da giovani in cerca di vie d&#8217;uscita da un mondo arido e stretto, dove non si può mai dar nulla per scontato. Perché dalla giostra del calcio si esce facilmente e si scende alla prima fermata, dove la vita umana &#8211; a volte – vale meno di zero. Niente sacello se prevalgono <em>business</em>, <em>lobby</em> e cani sciolti. Non sempre, cambiando gli addendi, la somma fa ugualmente il totale. Sciacalli e arpie s&#8217;annidano proprio lì dove, prima, era Caronte. In passato non ci si fermò per le 39 vittime dell&#8217;<strong>Heysel</strong> e a Genova, quest&#8217;anno, la Lega di Serie B ha vietato il minuto di raccoglimento per il trapasso di due amatissimi tifosi <strong>Samp </strong>(ricordati in Assemblea Bwin per correggere il tiro). Ancora oggi, poi, si profana il riposo eterno di <strong>Facchetti</strong>, <strong>Paparelli</strong>, dei caduti di <strong>Superga, Spagnolo </strong>e<strong> De Falchi</strong>, ignobilmente vilipesi e strumentalizzati dall&#8217;altra faccia della stessa medaglia. Interpreti da stadio a parti mutate. Senza santi in paradiso, dove &#8211; convertita e scomunicata &#8211; non arde nemmeno la luce del Milite Ignoto.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/LuTgZRtTv7c" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/morosini-come-milite-ignoto/205599/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Addio Petrini, testimone scomodo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/addio-petrini-testimone-scomodo/204776/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/addio-petrini-testimone-scomodo/204776/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Apr 2012 13:26:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[calcio scomesse]]></category> <category><![CDATA[carlo petrini]]></category> <category><![CDATA[doping]]></category> <category><![CDATA[morte]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204776</guid> <description><![CDATA[Sembra un film di Alfred Hitchcock, ma è tutto vero. Un reality in giallo tra indizi, suspense e colpi scena. Succede questo. Le procure di Cremona, Bari e Napoli indagano su Football Gomorra, alla sbarra allibratori asiatici, calciatori e ‘zingari’ d’oltre Adriatico. Mentre si prepara un’estate rovente e cataclismica per le classifiche, da Pescara (vicino...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sembra un film di <strong>Alfred Hitchcock</strong>, ma è tutto vero. Un <em>reality</em> in giallo tra indizi, <em>suspense</em> e colpi scena. Succede questo. Le procure di Cremona, Bari e Napoli indagano su <em>Football Gomorra</em>, alla sbarra allibratori asiatici, calciatori e ‘zingari’ d’oltre Adriatico. Mentre si prepara un’estate rovente e cataclismica per le classifiche, da Pescara (vicino L’Aquila, nel terzo anniversario del terremoto) il circo del calcio all’improvviso si ferma, non per scandalistici sconquassi, ma in morte di <strong>Piermario</strong> <strong>Morosini</strong>. Non basta, perché in attesa di responso autoptico e test tossicologico sul centrocampista del Livorno, dall’ospedale di Lucca arriva adesso la notizia della scomparsa di <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/morto-carlo-petrini-denuncio-corruzione-doping-calcio-italiano/204761/" target="_blank">Carlo Petrini</a></strong>, grande accusatore di doping e calcio scommesse. Avviene così, tutto di getto, senza intervalli, dietrologia, né un regista occulto&#8230;</p><p>Di <strong>Petrini</strong> si possono dire tante cose. Belle e brutte, buone e cattive. E molte, sicuramente, da oggi se ne scriveranno ancora, riassumendo in prosa la biografia scorretta di un attaccante scomodo, invischiato tra debiti, scandali e colpi di testa. <em>Gola profonda, bugiardo, eroe pentito in cerca di riscatto, liberatore inascoltato</em>. Chiamatelo come volete, fate un po’ voi. Però non dite che<strong> Carlo Petrini</strong> è stato uno dei tanti.</p><p>In dote lascia film e pagine d’inchiesta a futura memoria, scritte per rileggere storia recente e misfatti del nostro calcio.<strong> Nel fango del dio pallone</strong>, è il <em>j’accuse</em> di un <strong>centravanti nato</strong> che difficilmente sarà dimenticato.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/wjuWRGRtz48" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/addio-petrini-testimone-scomodo/204776/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Morosini, Taccola, Renato Curi. Perché?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/morosini-taccola-renato-curi-perche/204617/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/morosini-taccola-renato-curi-perche/204617/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 09:20:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[decesso]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Taccola]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[Piermario Morosini]]></category> <category><![CDATA[Renato Curi]]></category> <category><![CDATA[strage di Hillsborough]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204617</guid> <description><![CDATA[Facciamo così. Siccome non sono un mago, né un indovino, mi sgancio da quanti &#8211; in queste ore &#8211; si stanno sperticando su teoremi e teorie astruse sul povero Piermario Morosini. Ci sarà l&#8217;esame autoptico e, aperto il fascicolo, forse un procedimento della magistratura abruzzese, quantomeno per l&#8217;ambulanza ostruita dall&#8217;auto della Polizia Locale (che fenomeni!)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo così. Siccome non sono un mago, né un indovino, mi sgancio da quanti &#8211; in queste ore &#8211; si stanno sperticando su teoremi e teorie astruse sul povero <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/arresto-cardiaco-campo-morosini-durante-pescara-livorno/204485/" target="_blank">Piermario Morosini</a></strong>. Ci sarà l&#8217;esame autoptico e, aperto il fascicolo, forse un procedimento della magistratura abruzzese, quantomeno per l&#8217;ambulanza ostruita dall&#8217;auto della Polizia Locale (che fenomeni!) Però, siccome faccio il giornalista, dalla tragedia di <strong>Pescara-Livorno</strong> e dallo sguardo svuotato di <strong>Zeman</strong>, prendo l&#8217;<em>assist </em>per rileggere i casi di due calciatori italiani, morti in attività, a favore di telecamera.</p><p>Serie A, 16 Marzo 1969, Stadio Amsicora, post <strong>Cagliari-Roma</strong>. Improvvisamente, sotto il naso di compagni e mister <strong>Helenio Herrara</strong>, nello spogliatoio ospite rantola e muore <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_Taccola" target="_blank">Giuliano Taccola</a></strong>, 26enne (come Morosini), attaccante romanista. “<em>E&#8217; stata una fatalità</em>”, dice il Mago. Ma la vicenda è misteriosa. Archiviato ogni procedimento, per la famiglia non c&#8217;è nemmeno la consolazione del responso dell&#8217;autopsia. Infarto? Collasso? Broncopolmonite fulminante? Macché. “<em>Fu un omicidio scomodo</em>”, senza darsi pace, sostiene la vedova <strong>Marzia Nannipieri</strong>, misconoscendo la fatalistica versione dell&#8217;insufficienza acuta cardio-respiratoria.</p><p>Una verità che, già nel 1969, aveva imbeccato proprio il medico sociale del Cagliari, il Dott. <strong>Frongia</strong>, descrivendo su <em>La Stampa</em><em> </em>gli ultimi attimi di Taccola e il giro di medicinali col collega <strong>Visalli</strong>. “<em>Pochi minuti dopo la partita </em>- disse &#8211; <em>proprio mentre ero nell&#8217;infermeria dello stadio, veniva da me il medico della Roma, Visalli, per richiedermi un flacone di Penicillina. Gli consegnai un prodotto che uso sempre, che si chiama Neopenil-S, informandolo che conteneva un milione di unità di Penicillina, e mezzo grammo di Streptomicina. Dopo qualche minuto, però, il medico della Roma tornò da me, chiedendomi una fiala di Coramina. Capii che la situazione stava aggravandosi e, pur non conoscendo né il nome del giocatore ammalato, né l&#8217;entità del male, offrii al collega il mio aiuto</em>”. Secondo le rilevazioni (postume) dell&#8217;ex capitano romanista <strong>Giacomo Losi </strong>e la casistica (fiorente) di morti analoghe negli anni &#8217;60, Taccola sarebbe morto per un&#8217;iniezione di Penicillina (probabilmente) allungata con l&#8217;anestetico Procraina (Novocaina), causa di <em>choc </em>anafilattico e arresto cardiaco in pochi minuti. Altro che fato.</p><p>Serie A, 30 Ottobre 1977, Stadio Pian di Massiano, in campo <strong>Perugia-Juventus</strong>. Piove, da 5 minuti è iniziata la ripresa. <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Curi" target="_blank">Renato Curi</a></strong>, regista perugino di 165 centimetri da Ascoli Piceno, di colpo stramazza a terra. Occhi rovesciati, barella con coperta, juventini con mani nei capelli. A fine gara, il collegamento radio &#8216;<em>Tutto il calcio, minuto per minuto</em>&#8216;. La notizia dalla mitica raucedine di Sandro Ciotti: “<em>Scusa Ameri,</em> <em>il giocatore del Perugia Curi, è morto</em>”. Miocardite acuta? Infarto a causa di disfunzione cardiaca?</p><p>Scriveva <em>La Stampa</em><em> </em>nel 1977: “<em>Curi era infortunato, ma si è atteso l&#8217;ultimo momento per decidere. Una infiltrazione di Novocaina dove la gamba fa male, poi dopo qualche minuto un piccolo test (qualche scatto, due calci al pallone) per vedere se il male è diventato sopportabile. &#8216;E&#8217; la prassi normale&#8217; dice il dottor Tomassini, tralasciando quanto meno di rilevare come l&#8217;anestesia locale tolga soltanto la sensazione dolorifica e non la causa del male, anzi finisca per sottrarre all&#8217;organismo proprio quelle difese che si esplicano con il dolore</em>”. Il processo per omicidio colposo, durato 5 anni fino in Cassazione con doppio Appello, ha però schivato la pista Novocaina, lasciando agli imputati la sola accusa di negligenza nella cura della patologia del calciatore. Risultato? Assoluzione dei medici di Perugia (Dott. <strong>Tomassini</strong>) e Nazionale italiana (Dott. <strong>Fini</strong>), oltre al proscioglimento del cardiologo di Coverciano (Prof. <strong>Branzi</strong>). Però (beffarda coincidenza) quando decenni dopo lo spettro del doping si abbatte su Farmacia Juventus, <strong>Cecilia vedova Curi</strong> dichiara ai microfoni del Tg1: “<em>Voglio incontrare <strong>Raffaele</strong> <strong>Guariniello</strong></em>”. Senza costituirsi parte civile, sostiene che al marito fu somministrata Novocaina in fiala e che  l&#8217;avrebbe certamente rifiutata se solo – un medico – prima dell&#8217;iniezione lo avesse informato dei rischi, annessa reazione <em>choc </em>anafilattico. Altro che fato.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/giocatore-muore-campo-ferma-tutto-calcio-italia-accaduto-prima/204519/" target="_blank">Brava <strong>FIGC</strong> che ha sospeso la domenica del pallone</a>. Lode al <strong>Presidente</strong> (uscente) <strong>Abete </strong>per l&#8217;iniziativa, più unica che rara. Però, c&#8217;è un però: non si perda l&#8217;occasione.</p><p>Approfittiamone per riflettere, creando nuova consapevolezza. Lo scrivo <em>in primis</em> ai tifosi del <strong>Livorno</strong>: troppe volte dalla curva hanno rovinato ‘minuti di raccoglimento’ con grida e inutili cori. Noi come loro, e giustamente ieri i pescaresi, oggi piangiamo un figlio d&#8217;Italia, oltre colori e bandiere: la morte è uguale per tutti, per un parà della Folgore come per un Amaranto, senza fischi. Ma approfittiamone anche per interrogarci sui perché delle morti assurde nel calcio, serie minori incluse. Lutti anonimi per impianti pericolosi e fatiscenti, latitanza di primo soccorso sui campi di base, dal dilettantismo alle giovanili. Dove, senza clamori e diretta Tv, si muore come <strong>Piermario Morosini</strong>. E senza defibrillatore.</p><p>L’ultima, oggi (sovrapposizione macabra di date!) sono 23 anni esatti da Sheffield, <strong>strage allo Stadio di Hillsborough</strong>: era il 1989, muoiono in curva 96 tifosi del Liverpool, corpi schiacciati e riversi in campo. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Hillsborough" target="_blank">Senza un colpevole, giustizia inglese</a>. Evidentemente, tutto il mondo è paese…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/morosini-taccola-renato-curi-perche/204617/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pantheon Football Club</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/pantheon-football-club/203747/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/pantheon-football-club/203747/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Apr 2012 15:07:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Arpad Weisz]]></category> <category><![CDATA[Dino Ballarin]]></category> <category><![CDATA[George Best]]></category> <category><![CDATA[Gigi Meroni]]></category> <category><![CDATA[Grande Torino]]></category> <category><![CDATA[Herbert Kilpin]]></category> <category><![CDATA[Renato Curi]]></category> <category><![CDATA[Rigamonti]]></category> <category><![CDATA[Stadio Dall’Ara]]></category> <category><![CDATA[Stadio Martelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203747</guid> <description><![CDATA[Sbagliavano Menandro e Leopardi. Perché non “muore giovane solo chi è caro agli dei”, ma anche ai tifosi. Custodi della memoria di calciatori passati a miglior vita, dal campo di gioco al campo santo, dall’inno in curva all’omelia funebre. Targhe, lapidi e cippi commemorativi, ma anche intitolazioni toponomastiche e centri sportivi come antropologia culturale, osservazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sbagliavano <strong>Menandro</strong> e <strong>Leopardi</strong>. Perché non “<em>muore giovane solo chi è caro agli dei</em>”, ma anche ai tifosi. Custodi della memoria di calciatori passati a miglior vita, dal campo di gioco al campo santo, dall’inno in curva all’omelia funebre. Targhe, lapidi e cippi commemorativi, ma anche intitolazioni toponomastiche e centri sportivi come antropologia culturale, osservazione e lettura del territorio, tra tragedie e imprese calcistiche donate ai posteri.</p><p>Così a Torino, passando per <em>Corso Re Umberto</em>, ci si imbatte nel monumento alla ‘<em>farfalla</em>’ torinista, al <strong>George Best</strong> della Mole, a <strong><a href="(1)http://it.wikipedia.org/wiki/Gigi_Meroni " target="_blank">Gigi Meroni</a></strong> “<em>stella del calcio granata e nazionale</em>”, travolto e ucciso proprio lì da un auto, nel lontano 1967. Sempre a Torino, zona <em>Mirafiori Sud</em>, c’è invece <strong>Via Gaetano Scirea</strong>, bandiera della Juventus e azzurro mondiale di <em>Spagna 1982</em>, che in un’altra macchina (ma in Polonia) morì nel 1989 in un rocambolesco incidente stradale.</p><p>Col disastro aereo sulla collina di Superga, dal 1949 <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/piemonte/2012/03/29/visualizza_new.html_158772851.html " target="_blank">nascono mito e leggenda del <strong>Grande Torino</strong></a>. “<em>Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede</em> &#8211; scriveva <strong>Indro Montanelli</strong> &#8211; <em>i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta</em>”. E difatti, molti interpreti del <em>Filadelfia</em> sono ancora in trasferta, grazie all’intestazione di stadi sparsi in tutta Italia: da Mantova (Stadio <strong>Martelli</strong>) a Brescia (<strong>Rigamonti</strong>), da Vicenza (<strong>Menti</strong>) a Varese (<strong>Ossola</strong>) e San Benedetto del Tronto (<strong>Aldo</strong> e <strong>Dino</strong> <strong>Ballarin</strong>), per fratelli accomunati anche in una strada di Roma, dove l’odierno Flaminio era un tempo <strong>Stadio Torino</strong>.</p><p>Sempre nella Capitale, ma a <em>Viale di Tor di Quinto</em> dove dirigeva gli allenamenti della prima <em>Lazio</em> tricolore, c’è il busto di <strong>Tommaso Maestrelli</strong>. Sponda romanista, nel centro sportivo di <em>Trigoria,</em> è stato recentemente inaugurato il <strong>Campo</strong> <strong>Agostino Di Bartolomei</strong>, stella giallorossa anche in una strada nel quartiere tuscolano, come un derby affianco a <strong>Viale</strong> <strong>Luciano Re Cecconi</strong>.</p><p>In età autarchica,<strong> Arpad Weisz</strong> fu allenatore<strong> </strong>di<em> Alessandria, Bari</em> e <em>Novara</em>, ma soprattutto di <em>Ambrosiana-Inter</em> e <em>Bologna</em>, con cui vinse – rispettivamente – uno e due scudetti. Ebreo ungherese (Austria-Ungheria), morì deportato ad <em>Oswiecim</em> nel 1944. Allo <strong>Stadio Dall’Ara</strong> (ex <em>Littoriale</em>), sotto la <em>Torre di Maratona</em> dove nel Risorgimento venne fucilato dagli austriaci il patriota <strong>Ugo Bassi</strong> e poi eretto il monumento equestre a <strong>Benito Mussolini</strong>, oggi c’è una<a href="(1)http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_speciali/01/26/visualizza_new.html_1616167156.html " target="_blank"> targa in ricordo di <strong>Weisz</strong></a>, scoperta pure allo <em>Stadio di San Siro </em>dal comune meneghino.</p><p>Con una cerimonia nel <strong>Famedio</strong> del <strong>Cimitero Monumentale di Milano</strong>, sono stati traslati dall’abbandono nel Cimitero Maggiore di Musocco i resti di <strong>Herbert Kilpin</strong>, inglese di <em>Nottingham</em> già dell’<em>Internazionale</em> di Torino e nel 1899 socio fondatore e primo capitano del <em>Milan Cricket and Foot-Ball Club</em>. Lapidi e celebrazioni estere anche per i fondatori di <em>Lazio</em> (resti di <strong>Luigi Bigiarelli</strong> nel cimitero di <em>Ixelles</em>, in Belgio a Bruxelles) e <em>Genoa</em> (spoglie di <em>Sir</em> <strong>James Richardson Spensley</strong> nel cimitero militare britannico di <em>Niederzwehren</em>, in Germania a Kassel).</p><p><strong>Erasmo Iacovone</strong> è tutt’ora l’eroe calcistico di Taranto, l’attaccante dal gol facile scomparso in attività nel 1978 per un incidente d’auto. Il comune ionico gli ha dedicato una strada e lo stadio nel quartiere Salinella, mentre i tifosi rossoblù una statua, sostenuta dalla petizione popolare “<em>insieme per Erasmo, anch’io ho contribuito alla realizzazione</em>”.</p><p>Quando nel 1977 il centrocampista del <em>Perugia</em> <strong>Renato Curi</strong> morì in campo sfidando la <em>Juve</em>, nessuno avrebbe mai creduto che un pezzo della sua (brutta) storia sarebbe poi confluita nella vittoria più ambita. Nella <em>Renato Curi Angolana </em>di <em>Città Sant’Angelo</em> (Pescara) sono cresciuti <strong>Massimo Oddo</strong> e <strong>Fabio Grosso</strong>, campioni di Germania 2006, figli di un dio maggiore: muore calciando solo chi è caro agli dei.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1533127129001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1533127129001" /> </object></div><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/pantheon-football-club/203747/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Voci silenti e prigionieri all&#8217;estero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/voci-silenti-prigionieri-allestero/202265/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/voci-silenti-prigionieri-allestero/202265/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Apr 2012 11:35:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202265</guid> <description><![CDATA[Cosa hanno in comune i Marò in India e Amanda Knox di Perugia? Apparentemente nulla, se non la reclusione all’estero e l’insurrezione di rispettivi mass media e diplomazie patrie. A parti inverse, ognuno seguendo propria bandiera, come i tedofori alle olimpiadi. Ma non è un gioco. Giulio Terzi, Ministro degli Esteri, sta ancora mediando (difetto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cosa hanno in comune i <strong>Marò</strong> in India e <strong>Amanda Knox </strong>di Perugia? Apparentemente nulla, se non la reclusione all’estero e l’insurrezione di rispettivi <em>mass media</em> e diplomazie patrie. A parti inverse, ognuno seguendo propria bandiera, come i tedofori alle olimpiadi. Ma non è un gioco. <strong>Giulio Terzi</strong>, Ministro degli Esteri, sta ancora mediando (difetto di giurisdizione) col governo di New Delhi il rilascio dei militari del Reggimento San Marco, accusati dell’omicidio dei pescatori Binki e Jalestein. <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/pesi-maro/196540/ " target="_blank">Hillary Clinton</a></strong> (Segretario di Stato Usa) sposò la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/quei-tifosi-di-amanda/162787/ " target="_blank">campagna</a> innocentista per la studentessa statunitense, assolta nell’appello del delitto Kercher, dopo una condanna a 26 anni.</p><p>Ma, oltre la notizia, quanti sono i detenuti italiani all’estero, che affollano le carceri oltre frontiera? Con quali storie? Sono tutti patrioti assassini, ergastolani? Oppure c’è qualche connazionale, vittima di evidente malagiustizia? Tra processi non sempre equi e veri e propri incubi giudiziari, oltre la Farnesina monitorano il panorama mondiale l’associazione ‘<em><strong><a href="http://giovannifalcone.blogspot.it/" target="_blank">Liberi per Angelo e i 3000 dimenticati</a>’</strong></em> e l’Onlus <em><strong>‘<a href="http://www.prigionieridelsilenzio.it/about-us.html" target="_blank">Prigionieri del Silenzio</a>’</strong></em>. Dati alla mano, sparsi nel mondo ci sono 3.000 italiani in stato d’arresto. Non sempre assistiti dalle strutture consolari, che invece dovrebbero perorare l’estradizione nei nostri penitenziari dei condannati in via definitiva (Convenzione Consiglio d’Europa, firmata a Strasburgo nel 1983). Non sempre colpevoli di reati, oltre ogni ragionevole dubbio.</p><p>A svelarne le storie più eclatanti, ci pensa <em><strong>‘<a href="http://www.levocidelsilenzio.com/" target="_blank">Le Voci del Silenzio</a>’</strong></em> (<em>Eclettica Edizioni</em>), un libro d’inchiesta scritto a quattro mani da <strong>Fabio Polese</strong> e <strong>Federico Cenci</strong>, giovani giornalisti accompagnati dalla prefazione di <strong>Roberta Bruzzone</strong>, Presidente dell’<em>Accademia Internazionale delle Scienze Forensi</em>. “<em>Di questi 3.000</em> – scrive la criminologa, riferendosi ai casi disseminati un po’ ovunque – <em>circa 2.250 sono detenuti nelle prigioni europee. La restante parte degli italiani detenuti all’estero si trova in Africa, Asia, in Sud America e negli Stati Uniti. Non è certo semplice affrontare un processo all’estero, magari mentre ci si trova in un paese di cui non si comprende neppure la lingua né, tantomeno, il tenore delle accuse che vengono rivolte. In cui non sono riconosciuti neppure i diritti fondamentali dell’uomo. In cui la parola Giustizia sembra quanto mai svuotata di ogni significato”.</em></p><p>E così ci si imbatte in un sottobosco taciuto, in racconti senza lieto fine. Relazioni spericolate che se non fossero vere, sembrerebbero più la trama di un romanzo mozzafiato che la sommatoria di storie di ordinaria ingiustizia dimenticata. Da <strong>Carlo Parlanti</strong> a <strong>Enrico ‘Chico’ Forti</strong>, da <strong>Derek Rocco Barnabei </strong>a <strong>Mariano Pasqualin</strong> e <strong>Fernando Nardini</strong>. Fino ai casi di <strong>Elisabetta Boncompagni</strong> e <strong>Tomaso Bruno</strong>. Nomi che all’opinione pubblica non dicono nulla, o quasi. Ma che invece racchiudono condizioni di vita lesive, pena di morte <em>made in Usa</em>, espiazione del crimine in tortura, facoltatività del patrocinio gratuito in processi per ricchi e poveri, viaggi di vacanza finiti all’inferno con biglietto aereo di sola andata, famiglie abbandonate e ridotte sul lastrico da ingenti spese legali. Un tormento disumano, insopportabile.</p><p>“<em>C’è chi finisce in carcere per le proprie responsabilità e chi, purtroppo, perché vittima di un’ingiustizia</em> &#8211; scrivono Polese e Cenci – <em>Alcuni casi finiscono bene, altri, se non addirittura con la morte, finiscono col rovinare per sempre la vita degli involontari protagonisti. In questo terribile scenario qualche domanda sorge spontanea. Cosa fa lo Stato Italiano? Che cosa fanno i nostri media? E i nostri politici?</em>” Certo, nessuno può arrogarsi il diritto di sostituirsi a un giudice, né gli organi inquirenti, tantomeno sostenere &#8211; per puro sciovinismo &#8211; cause indifendibili, oltre ogni ragionevole dubbio, soprattutto se sostenute da un regolare processo e conseguente (regolare nel diritto) sconto di pena.</p><p>Però è anomalo constatare che tra l’indifferenza generale delle 3.000 voci del silenzio, riescano ad alternarsi solo appelli ad intermittenza. Per sostenere i soliti figli. Tralasciando i soliti figliastri. Oltre ogni ragionevole dubbio.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/K1uLOH8wTlI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/voci-silenti-prigionieri-allestero/202265/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Chinaglia non è morto, evviva Long John</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/chinaglia-morto-evviva-long-john/201763/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/chinaglia-morto-evviva-long-john/201763/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 10:57:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Beckenbauer]]></category> <category><![CDATA[Coppa delle Alpi e Major]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Chinaglia]]></category> <category><![CDATA[Guerin Sportivo]]></category> <category><![CDATA[Guy Chiappaventi]]></category> <category><![CDATA[Paolo Franzoni]]></category> <category><![CDATA[Pelè]]></category> <category><![CDATA[Peppiniello Massa]]></category> <category><![CDATA[pier paolo pasolini]]></category> <category><![CDATA[Rino Gaetano]]></category> <category><![CDATA[Tommaso Maestrelli]]></category> <category><![CDATA[Valcareggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201763</guid> <description><![CDATA[Prepotente, ribelle, attaccabrighe. Ha giocato con Pelè e Beckenbauer. Odiato, latitante, avventuriero. Ha segnato con Peppiniello Massa e Paolo Franzoni. Esce di scena trovando la data sul calendario, scegliendo il pesce d’aprile, per sfotterci. Unico, pirandelliano, camaleontico, ci ha irriso a modo suo sine die, fino alla fine, con ghigno beffardo, come quel dito puntato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Prepotente, ribelle, attaccabrighe. Ha giocato con <strong>Pelè</strong> e <strong>Beckenbauer</strong>. Odiato, latitante, avventuriero. Ha segnato con <strong>Peppiniello Massa</strong> e <strong>Paolo Franzoni</strong>. <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/04/01/visualizza_new.html_159764602.html" target="_blank">Esce di scena</a> trovando la data sul calendario, scegliendo il pesce d’aprile, per sfotterci. Unico, pirandelliano, camaleontico, ci ha irriso a modo suo <em>sine die</em>, fino alla fine, con ghigno beffardo, come quel dito puntato verso la Curva Sud romanista, le corna esibite allo Stadio S. Paolo e il ‘<em>vaffanculo</em>’ a <strong>Valcareggi</strong> in diretta tv, Italia mondiali di Germania Ovest.</p><p>Però tranquilli, l’anticonformista di Pontecimato (Carrara) scherza ancora, ci prende in giro. Come quando nel 1975 fece infuriare <strong>Pier Paolo Pasolini </strong>sul <strong>Guerin Sportivo</strong>: “<em>Chinaglia in quella Nazionale era perfettamente inutile: una mezza punta goffa e delirante. E per di più, Chinaglia non fa altro che mettere malumore agli altri</em>”. Aveva ragione <strong>Rino Gaetano</strong>, “<em>Mio fratello è figlio unico</em>”, perché il legame di sangue coi suoi tifosi è indissolubile, oltre anagrafe e morte, da “<em>Il Vangelo secondo Chinaglia</em>”, come cantavano gli <strong>Squallor</strong> in lode al 33° nella graduatoria Iffhs, federazione internazionale di storia e statistica sui<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Chinaglia" target="_blank"> big del <em>football</em></a>, che lo premia per 243 gol in 253 partite, 8 titoli di capocannoniere, come un nuovo Garibaldi risorgimentale, eroe dei due mondi con <em>scudetto</em>, <em>Coppa delle Alpi</em> e <em>Major League </em>sul petto.</p><p>Pistole e palloni, almirantiano dichiarato e democristiano mancato. Rissoso, buono e guascone con un’aneddotica sterminata, sul campo e fuori. Presidente pure a Foggia e Lanciano, figlio prediletto di<strong> Tommaso Maestrelli</strong>. Però calmi, non disperate, perché <strong>Giorgio Chinaglia</strong> non è morto, Long John è immortale. Dal rugby del <strong>Lady Mary’s</strong> allo <strong>Swansea Town</strong> (<em>League Division Two</em>) dall’<strong>Internapoli</strong> (Serie C, girone C) al <strong>Villa S. Sebastiano</strong> (Tagliacozzo, Seconda Categoria), fino alla Contea di <strong>Collier</strong>, città di <strong>Naples</strong> in Florida, dall’altra parte dell’oceano, l’<em>american dream</em> per sottrarsi al mandato di cattura europeo e all’ammenda Consob di 4,2 milioni di euro. Chinaglia è una bandiera, non si ammaina. “<em>Io sono la Lazio</em>”, ripeteva orgoglioso e fiero. E aveva ragione, odio e amore, come l’epigramma di Catullo, sintesi estrema di una simbiosi infinita.</p><p>Nel <strong>Walhalla</strong> <strong>del Calcio</strong> non si muore, si vive tra le leggende del <strong>Grande Torino</strong>, del <strong>Manchester United</strong> sparito nel 1958, in mezzo a <strong>Silvio Piola</strong>,<strong> John Charles</strong> e <strong>George Best</strong>. Toscano emigrato tra Galles e <strong>New York Cosmos</strong>, speaker radiofonico per <strong>SiriusXM</strong> con 35 milioni di abbonati, <a href="http://www.siriusxm.com/soccerschedule" target="_blank">in 65 anni Chinaglia ha fatto tutto</a> e disfatto esattamente proprio il contrario di tutto, da moto perpetuo, inarrestabile, genio e sregolatezza. Sempre a modo suo, con quell’esuberanza che l’ha contraddistinto, svettando tra primati, disavventure, fallimenti, vittorie, inganni e l’esaltazione del popolo laziale. Il guerriero della Curva Nord, il sogno dell’Olimpico, l’incubo e il fuggiasco, telecronista e opinionista televisivo.</p><p>Oggi per lui aprono Tg nazionali e prime pagine dei giornali. ‘Coccodrilli’ dovunque, anche sui siti internet e nei social network. Ci manca solo che cinguettii pure <em>Facebook</em>. Roma piange, piange la storia della Lazio e i laziali. Lacrime vere, sincere, nonostante tutto. Lo salutano David Thorne (ambasciatore Usa) e il mondo sportivo, da Gigi Riva a Dino Zoff, da Sandro Mazzola a Fabio Capello (‘<em>era un amico vero</em>’), con cui maramaldeggiando profanò Wembley nel lontano 1973, per la rivincita dei camerieri italiani sui <em>tabloid</em>, a 3 minuti dalla fine del tempo regolamentare. Ma non finisce qui, e il gobbo lo sa. ‘<em>I’m Football Crazy</em>’, cantava in un film di Lando Buzzanca. Vita spericolata, <em>flashback</em>, Giorgio Chinaglia non è morto.</p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/hAnO4Q7kzik" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></span></strong></p><p>“<em>Un libro davvero singolare e affascinante</em> &#8211; scrive<strong> Antonio Ghirelli</strong> nella prefazione di ‘<em>Pistole e palloni, gli anni Settanta nel racconto della Lazio campione d’Italia</em>’ (<strong>c</strong>) di <strong><a href="http://www.liminaedizioni.it/libri/dt/1/109/storie-e-miti/pistole-e-palloni.html" target="_blank">Guy Chiappaventi</a></strong> &#8211; <em>il capitolo più riuscito, più romanzesco, è senza ombra di dubbio quello su Giorgio Chinaglia</em>”.</p><p>Destino crudele, ieri s’è spento anche Antonio Ghirelli, maestro di giornalismo, stakanovista e rivoluzionario dell’informazione. Ma non s’è spenta la luce di Chinaglia, perché lui non può morire. Lui c’è. Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia. Evviva Long John.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/chinaglia-morto-evviva-long-john/201763/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il teppista ultrà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/teppista-ultra/201268/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/teppista-ultra/201268/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 15:08:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Specchia]]></category> <category><![CDATA[Il teppista ultrà]]></category> <category><![CDATA[miliardi]]></category> <category><![CDATA[Nino Ceccarelli]]></category> <category><![CDATA[Viking]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201268</guid> <description><![CDATA[Moralisti, emulatori, perbenisti: non leggete questo libro, già urticante nel titolo. Se invece avete voglia di calarvi in un limbo tra cronaca nera e biografia romanzata, allora ‘Il teppista, trent’anni maledetti a Milano’ (edizioni Indiscreto) fa per voi. Sono pagine di Giorgio Specchia (giornalista Gazzetta dello Sport), scritte senza peli sulla lingua. Si leggono in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Moralisti, emulatori, perbenisti: non leggete questo libro, già urticante nel titolo. Se invece avete voglia di calarvi in un limbo tra cronaca nera e biografia romanzata, allora ‘<em><strong><a href="http://www.ilteppista.com/" target="_blank">Il teppista, trent’anni maledetti a Milano</a></strong></em><em>’</em> (edizioni <strong>Indiscreto</strong>) fa per voi. Sono pagine di <strong>Giorgio Specchia</strong> (giornalista <em>Gazzetta dello Sport</em>), scritte senza peli sulla lingua. Si leggono in apnea, per riflettere sugli effetti collaterali di una vita sopra le righe: è la digressione di <strong>Nino Ceccarelli</strong>, nel 1984 cofondatore del gruppo <strong>Viking</strong> (ultras dell’Inter), tra coltelli da stadio, morte, droga, estremismi extraparlamentari e subcultura urbana. Una parabola trentennale alimentata nel disagio della periferia milanese, coi vicini di casa agli arresti domiciliari e i controlli dei carabinieri sul portone, anche quando Nino non è in prigione.</p><p>“<em>Sono partito da Quarto Oggiaro e arrivato non so dove, rischiando più volte di morire lungo il percorso. Non sono una vittima del sistema, non sono un eroe, non cerco approvazione ideologica.  La mia è una storia come le altre, sappiate però che non tutti quelli della mia generazione sono come me. Io mi sono spinto un po’ più in là </em>”. Molto più in là dei ‘<em>Ragazzi di Stadio</em>’ (ultras Juve-Toro, 1980) del docufilm di <strong><a href="http://www.danielesegre.it/scheda.php?id=64" target="_blank">Daniele Segre</a></strong>, che a distanza di anni &#8211; letto ‘<em>Il teppista</em>’ &#8211; fanno addirittura tenerezza. Ma un po&#8217; più in qua di ‘<em>Romanzo Criminale’ </em>(<strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/romanzo-criminale/" target="_blank">Banda della Magliana</a></strong>) e ‘<em>Faccia d’Angelo’</em> (<strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/22/felice-maniero-da-domani-faccia-dangelo-torna-ad-essere-un-uomo-libero/52149/" target="_blank">Mala del Brenta</a></strong>), che con ‘<em>Il teppista</em>’ non c’entrano nulla, se non per vaghe analogie di sfondo, ambientazione malavitosa su cui scorre la trama del romanzo. Perché quella di Ceccarelli, personaggio discusso e controverso, non è una storia di mafia organizzata, militarizzata. Ma nemmeno delinquenza comune e sola Curva Nord.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/oyX_tHM8WFs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></span></p><p>Trasmettendo un forte impatto emotivo al lettore, l’autore tenta di circoscrivere &#8211; non sempre riuscendoci &#8211; l’esaltazione (referenziata) del personaggio, senza spingerlo sul piano della denuncia obbligata, però col limite di chiudere troppo velocemente passaggi che invece, nel racconto, avrebbero meritato ben altro approfondimento. Il calcio nei <em>privè</em> della Milano da bere, il calcio <em>star system</em> di calciatori ubriachi attorniati da puttane e trans, il calcio dei festini di cocaina per<strong> introitare trenta, quarantamila euro a serata</strong>, con le ville dello sballo allestite alla penultima giornata di campionato, con mezza Serie A sotto gli occhi di un ultras, tra vodka, scopate e tribalismi in <em>fallatio</em>. “<em>In questo libro</em> – scrive Ceccarelli nella prefazione, come per togliersi sassi dalle scarpe – <em>ci sono una Milano e un’Italia lontane dai luoghi comuni, come da quelli sulla criminalità. E proprio per questo meno conosciute, perché la gente non si rende conto di quanto ambienti all’apparenza lontanissimi siano in realtà collegati. La finanza, la politica, lo spettacolo, il calcio, la criminalità</em>…” Salotti lontani conosciuti da vicino, toccati con mano, come le patrie galere, frequentate per lunghi 12 anni, quante le foglie d’edera tatuate sul braccio sinistro.</p><p><strong>‘<em>Il teppista</em>’ è forse un testamento</strong>, fogli scritti col sangue e racchiusi in una bottiglia lanciata in mare aperto, sperando in qualcuno che sulla riva possa raccoglierne l’introspettiva sociale. ‘<em>Il teppista</em>’ è uno spaccato umano ardito, figlio di una generazione anagraficamente mai in lotta negli anni ’70, nel terzo millennio rinchiusa ancora nei settori popolari degli stadi, alla ricerca del mito, del nemico, di conflittualità e aggregazione interclassista. ‘<em>Il teppista</em>’ è l’ambizione di dichiararsi pubblicamente, senza pretese d’essere d’esempio. “<em>Se non fossi andato in curva, forse queste foglie sarebbero state di più. Però posso guardarmi allo specchio senza provare vergogna</em>”.</p><p>La fine simbolica dell’era bellica è segnata al <em>Camp Nou</em> di <strong>Barcellona</strong>, dove nel 2010 l’<strong>Inter</strong> <em>Mourihniana</em> del <em>Triplete </em>alza l’ambita <em>Champions League</em>.<em> </em>In Italia c’è la<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/tessera-del-tifoso/" target="_blank"> <strong>Tessera del Tifoso</strong></a>, in Inghilterra pure l’accesissimo derby <strong>Chelsea-Millwall</strong> pare uno spettacolo teatrale. Non ci sono più posti in piedi, né scontri tra le <em>firm</em>, ma tornelli, <em>steward</em> e telecamere di sicurezza. In Catalogna, Nino abbandona anzitempo gli spalti. Gli amici di una volta, quelli delle scorribande notturne, abbracciati nei ‘lamieroni’ (pullman) per trasferte finite in commissariato e nelle inchieste giudiziarie, ormai non ci sono più. E’ il segno dei tempi. Prendere o lasciare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/teppista-ultra/201268/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scommessopoli dove arriverà?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/scommessopoli-dove-arrivera/200710/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/scommessopoli-dove-arrivera/200710/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 13:46:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Abete]]></category> <category><![CDATA[Alvaro Trinca]]></category> <category><![CDATA[Antonio Felici]]></category> <category><![CDATA[Calciopoli]]></category> <category><![CDATA[fgic]]></category> <category><![CDATA[Ilievski Hristyian]]></category> <category><![CDATA[Le pagine nere del calcio]]></category> <category><![CDATA[Lija Ribic]]></category> <category><![CDATA[Luigi Allemandi]]></category> <category><![CDATA[Marco Erodiani]]></category> <category><![CDATA[Massimo Cruciani]]></category> <category><![CDATA[Petrucci]]></category> <category><![CDATA[Roberto di Martino]]></category> <category><![CDATA[Vinko Saka]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200710</guid> <description><![CDATA[E’ l’occasione del secolo, nel senso che le combine del calcio son vecchie cent’anni. Solo che stavolta, a differenza dei precedenti casi, si può davvero far piazza pulita, una volta per tutte. Vuoi per l’evoluzione – sempre più sofisticata &#8211; dei mezzi investigativi (nel 1927 Luigi Allemandi venne inchiodato da discutibili frammenti di pizzini rinvenuti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ l’occasione del secolo, nel senso che le combine del calcio son vecchie cent’anni. Solo che stavolta, a differenza dei precedenti casi, si può davvero far piazza pulita, una volta per tutte. Vuoi per <strong>l’evoluzione</strong> – sempre più sofisticata &#8211; dei mezzi investigativi (nel 1927 <strong>Luigi</strong> <strong>Allemandi</strong> venne inchiodato da discutibili frammenti di pizzini rinvenuti in una pensioncina, oggi solo il materiale probatorio nell’ultima ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura di Cremona attesta foto, pedinamenti e rogatorie internazionali, voli transoceanici, tabulati e intercettazioni telefoniche oltre frontiera, celle agganciate ai cellulari, trascrizioni <em>Skype</em>, <em>E-mail</em>, ammissioni <em>choc</em>, analisi dei flussi anomali nelle agenzie di scommesse), vuoi per l’impressionante mole di coinvolgimenti (spifferi di corridoio dicono 120 indagati a Cremona e 150 partite sotto la lente della Procura di Napoli, in attesa dei numeri di Bari), vuoi per l’anomala tempistica delle dichiarazioni del magistrato cremonese <strong>Roberto</strong> <strong>Di Martino</strong> (“<em>Il fenomeno è così vasto da ipotizzare la necessità di un&#8217;amnistia, ovviamente sportiva, per ripartire da zer</em>o”), che fanno riflettere per come sono state riprese dai vertici di pubblica sicurezza e sport (<strong><a href="http://www.gazzetta.it/Calcio/05-03-2012/scommesse-manganelli-rilancia-presto-sviluppi-no-amnistia-81531368756.shtml " target="_blank">Manganelli</a></strong>: “<em>Ci saranno presto altre notizie, dati e risultati, perché le indagini continuano, ma non è pensabile parlare di amnistia</em>”, <strong><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/02/28/visualizza_new.html_105215636.html" target="_blank">Petrucci</a></strong>: <em>“</em><em>Ho sentito anche il presidente della Figc, Abete, e quella dell&#8217;amnistia sportiva è un&#8217;ipotesi irrealizzabile</em>”).</p><p>Allora, diciamolo chiaramente: le premesse ci sono tutte e dicono che l’occasione è più unica che rara. Oltre il ciclone <em>Calciopoli</em>. Ma alla fine, che succederà?</p><p>Intanto, è <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/02/28/visualizza_new.html_105215636.html" target="_blank">notizia di oggi</a>, sono sbarcati nel porto di Ancona i croati <strong>Vinko Saka </strong>(detto <em>Gidra</em>) e <strong>Alija Ribic</strong>, entrambi di Zagabria, entrambi ricercati dallo scorso novembre dall&#8217;ordinanza di cattura spiccata dal giudice preliminare <strong>Guido Salvini</strong>. Nella storia degli scandali del calcio, quando un allibratore illegale, un bracciante o la mente di un’organizzazione criminale tesa alla frode sportiva si costituisce agli inquirenti, significa che siamo al punto di svolta. Che qualcuno si sente braccato, spalle al muro, e decide di vuotare il sacco. E se poi consideriamo che dalla latitanza macedone (strano, Europol e Interpol falliscono dove arriva un cronista!) <strong>Ilievski Hristyian </strong>(detto <em>Lo Zingaro</em>) racconta la sua verità con interviste fiume, vuol dire che l’ora della redenzione (tutti contro tutti, si salvi chi può!) è davvero vicina. “<em>Se vanno avanti arriveranno ai direttori e poi alle società</em> &#8211; ha svelato al <em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/marco-erodiani-ecco-come-truccavamo-le-gare/200013/" target="_blank">Fatto</a></em> <strong>Marco Erodiani</strong>, presunto boss italiano dell’organizzazione, già 11 giorni in galera – <em>finora è stato scoperto il 10% del marcio, non di più</em>”. Già, giusto: ma cos’è quel restante 90%?</p><p>Quando nel 1980 certi <strong>Alvaro Trinca</strong> e <strong>Massimo Cruciani</strong> (rispettivamente ristoratore e fruttivendolo col vizio delle combine clandestine) consegnarono un esposto ai magistrati romani, ipotizzando una clamorosa truffa subita da 27 calciatori ‘traditori’, tutto si sarebbe potuto pronosticare tranne che il processo potesse finire in un’assoluzione generale, per giunta senza appello (all’epoca, il codice penale non prevedeva il reato di frode sportiva). Perché già ai tempi del <em>Totonero</em> si diceva che non era possibile risolvere il caso con una soluzione amichevole, un pò come adesso ripetono (giustamente) Manganelli e Petrucci. Però poi, guarda caso, nel 1980 i fendenti della giustizia federale colpirono solo i deboli (Milan bancarotta di <strong>Colombo</strong>, Lazio squattrinata di <strong>Lenzini</strong>) risparmiando ombre sui poteri forti (ancora oggi, quella Juve di <strong>Boniperti</strong> è al centro di polemiche per la chiacchierata trasferta di Bologna e la mancata testimonianza di Cruciani). Così come la pista degli <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/totonero-oggi-ieri-scommessopoli/199614/" target="_blank">intrecci malavitosi</a> tra bookmaker clandestini ed esponenti della <strong>Banda della Magliana</strong> non è mai stata seguita con le dovute attenzioni investigative. Perché?</p><p>“<em>La sensazione</em> – scrive <strong>Antonio Felici </strong>nel libro <a href="http://iacobellieditore.it/parliamone/3-le-pagine-nere-del-calcio.html " target="_blank">‘<em>Le pagine nere del calcio’</em></a> (<strong>Edizioni</strong> <strong>Iacobelli</strong>) – <em>è che ci si volesse limitare a dare solo una lezione al mondo del calcio, senza indagare troppo sulle responsabilità dei reali gestori dell’attività illecita. Cruciani e Trinca, al pari dei calciatori, erano scommettitori. Disonesti, ma solo scommettitori. Non erano certo loro a gestire un’attività criminale parallela a quella dello Stato, come quella del Totonero. Si tratta di ipotesi sulle quali oggi si può ragionare per pura curiosità storica. Purtroppo la decisione di chiudere rapidamente la vicenda processuale, evitando il ricorso in appello, compromise per sempre la possibilità di fare chiarezza su tutti questi aspetti</em>”. Come se 32 anni fa fosse prevalsa la logica di non scavare in profondità, di toccare solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più vasto che inquinava il mondo del calcio.</p><p>“<em>Non è quello di una semplice disonestà a livello locale da parte di giocatori e di allenatori </em>– è scritto oggi negli atti di Cremona -<em> bensì quello dell’operatività di una rete a livello internazionale, facilitata dalla “globalizzazione” delle scommesse tramite internet, ed in grado di agganciare i giocatori infedeli disposti a truccare le partite e rendere concreto il loro desiderio di facili guadagni</em>”. Il concetto, non è poi tanto diverso.</p><p><em>Step by step</em>, restiamo alla finestra. Vigili, ma pur sempre alla finestra…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/scommessopoli-dove-arrivera/200710/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Totonero, oggi più di ieri Scommessopoli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/totonero-oggi-ieri-scommessopoli/199614/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/totonero-oggi-ieri-scommessopoli/199614/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 11:36:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calciopoli]]></category> <category><![CDATA[David Monti]]></category> <category><![CDATA[europei]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Micheletti]]></category> <category><![CDATA[scommessopoli]]></category> <category><![CDATA[totonero]]></category> <category><![CDATA[Tutto il Calcio minuto per minuto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199614</guid> <description><![CDATA[Era domenica 23 Marzo 1980. Oggi, 32 anni fa, un blitz impietoso e spettacolare di Fiamme gialle, Polizia e Carabinieri tentò di bonificare il giocattolo degli italiani. Le Alfette verdi entrarono in campo per arrestare un presidente e 13 calciatori. Colombo, Albertosi, Wilson e Giordano: nomi eccellenti. E poi gli ordini di comparizione a Paolo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Era domenica 23 Marzo 1980. Oggi, 32 anni fa, un <em>blitz</em> impietoso e spettacolare di Fiamme gialle, Polizia e Carabinieri tentò di bonificare il giocattolo degli italiani. Le <em>Alfette</em> verdi entrarono in campo per arrestare un presidente e 13 calciatori. <strong>Colombo, Albertosi, Wilson e Giordano</strong>: nomi eccellenti. E poi gli ordini di comparizione a <strong>Paolo Rossi, Savoldi e Damiani</strong>, come un’intera squadra sospesa tra interrogatori e galera. Fu lo snodo del <em>Totonero</em> occulto, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/calcio-e-scommesse-il-mondo-del-pallone-nel-caos-16-arresti-ce-anche-signori/115199/ " target="_blank">l’inchiesta della magistratura</a> sullo scandalo delle scommesse clandestine nel gioco del calcio.</p><p>Nella cabala romanesca, in vernacolo spinto, 23 significa ‘fortuna’. Ma quel 23 Marzo la dea bendata girò le spalle a <strong>Bologna, Milan, Lazio, Perugia, Avellino, Palermo, Taranto</strong> e ai loro tifosi. Non senza strascichi polemici, la <strong>Juve</strong> fu assolta (Bologna-Juve), la <strong>Roma</strong> prosciolta (sospetti su Milan-Roma Coppa Italia e Roma-Fiorentina). Oggi “<em><strong>Le Iene”</strong></em> annunciano <a href="http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&amp;id=338671 " target="_blank">rivelazioni e grosse novità su <em>Italia 1</em></a> per riformare la verità sui bianconeri. Ma già i collegamenti radio su “<em><strong>Tutto il Calcio minuto per minuto</strong></em>” e le immagini tv su “<em><strong>Novantesimo minuto</strong></em>” chiarirono all’epoca il concetto: a Pescara come all’Olimpico e San Siro, era calata la notte più buia del calcio italiano. Non la prima (Allemandi 1927, scudetto revocato al primo Torino tricolore), ma nemmeno l’ultima.</p><p>Oggi, 32 anni dopo, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/calcioscommesse/ " target="_blank">sembra ieri</a>. Ci interroghiamo ancora sui mali del calcio, sempre più in caduta libera, in perdita di credibilità. La palla resta avvelenata. Perché le vecchie combine tra ristoratori e fruttivendoli <em>dé Noantri</em> (Trinca e Cruciani) sono esplose in una frode sportiva transnazionale che passa per Singapore, Croazia, Germania, Finlandia, Ungheria, Grecia e Svizzera. Milioni di euro che fanno male. Soldi che puzzano. Adesso, le ultime indiscrezioni, parlano di <a href="http://www.agi.it/iphone-cronaca/notizie/201203221845-cro-rom0083-calcioscommesse_gervasoni_ha_parlato_di_42_le_partite " target="_blank">42 nuove gare sospette</a>. Un dato che sembra destinato ad aumentare, colpa un tanfo nauseante di illegalità che avvolge gli stadi in una <em>spy story</em> senza fine. Dopo <strong>Calcio Scommesse Bis </strong>(1986) e <strong>Calciopoli</strong> (2006), <strong>Scommessopoli</strong> pare una piovra più grande. Una <em>Football Gomorra</em> dagli esiti imprevedibili.</p><p>“<em>Il Sistema del mondo del calcio e dello Sport</em> – scrivono il giornalista <strong>Giorgio Micheletti</strong> e il magistrato <strong>David Monti</strong> nel libro <a href="http://www.amonedizioni.it/product_info.php?manufacturers_id=65&amp;products_id=165 " target="_blank">‘<em>La grande paura del calcio</em>’ </a>- <em>è ancora intrinsecamente fragile e aggredibile, rispetto alla propria strutturazione e alla predisposizione di adeguati sistemi di controllo, prevenzione e repressione del fenomeno. Le cause di questa fragilità sono molte e concorrenti, ma su tutte la riottosità di questo Sistema di adeguarsi agli standards e alle normative che sono vigenti nell’Ordinamento giuridico e di cui obbligatoriamente debbono dotarsi le società</em>”.</p><p>Gli 007 federali continuano<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2012/03/22/visualizza_new.html_155113515.html" target="_blank"> le audizioni</a>, mentre le procure di <strong>Cremona, Bari</strong> e <strong>Napoli</strong> sono ai lavori forzati per farsi trovare pronte all’arrivo del grande caldo, quando i palloni nostrani saranno fermi e gli italiani distratti dagli <strong>Europei</strong> di Polonia e Ucraina: non si escludono clamorosi colpi di scena per un posto al sole. Prepariamoci ad una nuova estate di fuoco. Oggi come ieri. Ma più di 32 anni fa.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/G5EBSE_YV_0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/totonero-oggi-ieri-scommessopoli/199614/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Calcio, cuore matto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/calcio-cuore-matto/198626/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/calcio-cuore-matto/198626/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Mar 2012 12:49:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Ciccio Cordova]]></category> <category><![CDATA[Fabrice Ndala Muamba]]></category> <category><![CDATA[Ferruccio Mazzola]]></category> <category><![CDATA[Gianluca Signorini]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Taccola]]></category> <category><![CDATA[Lauro Minghelli e Adriano Lombardi]]></category> <category><![CDATA[Lionello Manfredonia]]></category> <category><![CDATA[Massimo Orlando]]></category> <category><![CDATA[Renato Curi]]></category> <category><![CDATA[Stefano Borgonovo]]></category> <category><![CDATA[Tottenham Hotspur-Bolton Wanderers]]></category> <category><![CDATA[Zdenek Zeman]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198626</guid> <description><![CDATA[Tottenham Hotspur-Bolton Wanderers, quarti di finale di Coppa d’Inghilterra, una notizia che fa male, non solo ad Antonio Cassano. Fabrice Ndala Muamba, 24enne dei Trotters cresciuto nell’Arsenal, si accascia improvvisamente al suolo. La regia tv stacca le immagini (etica anti Big Brother del football inglese). Sul campo entrano sei medici, una barella e un defibrillatore....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tottenham Hotspur-Bolton Wanderers</strong>, quarti di finale di Coppa d’Inghilterra, una notizia che fa male, non solo ad Antonio Cassano. <strong>Fabrice Ndala Muamba</strong>, 24enne dei <em>Trotters</em> cresciuto nell’Arsenal, <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2012/03/18/visualizza_new.html_133810194.html " target="_blank">si accascia improvvisamente al suolo</a>. La regia tv stacca le immagini (etica anti <em>Big Brother</em> del <em>football</em> inglese). Sul campo entrano sei medici, una barella e un defibrillatore. Poi la disperata <a href="http://www.bartsandthelondon.nhs.uk/our-services/barts-and-the-london-heart-and-chest-centre/about-us/ " target="_blank">corsa all’<em>Heart Attack Centre</em> di Londra</a>: il cuore del centrocampista nato nell’ex Zaire belga (Congo), si ferma (forse) per quattro volte. Collasso cardiocircolatorio: Muamba è in fin di vita. Muamba è l’ultimo caso di una lista nera mai chiarita, in Italia come all’estero fatta di malori e decessi, infarti e morti premature di calciatori.</p><p>Ombre, omertà, sospetti, silenzi, vedove, orfani, malattie, doping, processi, lutti e miracolati. Anche questo è calcio. <strong><a href="http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&amp;id=125384 " target="_blank">Massimo Orlando</a></strong> (ex Fiorentina, Milan, Atalanta): “<em>Io non so se la mia malattia sia legata al calcio, ma di certo se ripenso alla mia carriera mi vengono i brividi</em>”. <strong>Carlo Petrini</strong> ne ha creato una bibliografia d’attacco, il Procuratore di Torino <strong>Raffaele Guariniello</strong> un’inchiesta sulle coraggiose denunce di <strong>Zdenek Zeman</strong>. La storia <strong>Stefano Borgonovo</strong> (sabato 48 anni, festeggiati con l’Onlus contro la <em>Sla</em>) è simile a quella di <strong>Gianluca Signorini</strong>, <strong>Lauro Minghelli</strong> e <strong>Adriano Lombardi</strong>. Come le maledizioni di Samp (<strong>Cucchiaroni, Ocwirck </strong>e <strong>Vincenzi</strong>), Genoa (<strong>Gorin</strong>, <strong>Rotella</strong>) e Fiorentina (<strong>Beatrice</strong>, <strong>Saltutti</strong>). Perché sul campo, anzi negli spogliatoi, si è iniziato a morire nel lontano 16 Marzo 1969.</p><p><strong>Giuliano Taccola</strong> è il centravanti della Roma del ‘mago’ Helenio Herrera. Per l’autopsia si spegne per broncopolmonite allo Stadio Amsicora dopo Cagliari-Roma. Ma non per la vedova: <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1998/dicembre/08/Dopo_bombe_hanno_lasciato_morire_co_0_9812089135.shtml " target="_blank"><em>“</em><em>mi parlò spesso di ‘situazione allucinante’. Forse non riusciva ad accettare gli accorgimenti medici di quel club; forse nelle flebo e nei bibitoni ricostituenti gli mettevano sostanze a sua insaputa. Di certo, è morto in modo terribile, peggio di un animale</em></a><em>”. </em><em><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Curi " target="_blank">Renato Curi</a></strong></em><em> è il regista del Perugia nella sfida alla Juve del 30 Ottobre 1977, Stadio Pian di Massiano. Muore tentando uno scatto, un guizzo sul rettangolo di gioco, seguito da un’inutile barella con coperta, due iniezioni e un massaggio cardiaco. Le polemiche sulla </em><em><strong>Gazzetta della Sport</strong></em><em> dell’epoca: “</em><em>E’ stata trovata una malattia cronica del cuore, capace di dare morte improvvisa</em><em>”. </em><em>La vita di </em><em><strong>Lionello Manfredonia</strong></em><em> è stata ripresa in un Bologna-Roma del 30 Dicembre 1989, a ridosso dei mondiali di Italia ’90. Due arresti cardiaci, respirazione bocca a bocca e fuga salvifica in ospedale. “</em><em>Fui defillibrato all’istante</em><em> – ricorda l’ex romanista-juventino-laziale – </em><em>Poi non ho avuto altri problemi, sono stato in coma farmacologico tre giorni ma non ho avuto nient’altro</em><em>”, oltre due mesi di riposo assoluto a letto. Così dalle nostre parti.</em></p><p>Ultima nota, lode al pubblico del <em>White Hart Lane</em>, stadio nella zona nord di Londra: 35.000 tifosi degli <em>Spurs</em> si uniscono in un rito esorcistico per scongiurare il peggio. A squarciagola gridano il nome dell’avversario Muamba, anche quando l’arbitro (al 42’ del primo tempo) sospende il <em>match</em> e rimanda tutti a casa. In Italia, per troppo tempo, l’infortunio di un calciatore è stato inneggiato al ritmo del ‘<em>Devi morire!</em>’. E quando Taccola morì (davvero) nella trasferta di Cagliari, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gjB725YlLCU " target="_blank"><strong>Ciccio Cordova</strong> </a>ricorda che Helenio Herrera rimbrottò la squadra: “<em>Ragazzi, la vita continua</em> – disse il ‘mago’ &#8211; <em>noi dobbiamo pensare alla Coppa Italia. Dobbiamo tornare a Roma e andare in ritiro. Perché la Coppa Italia è importante… molto importante</em>”.</p><p>Non so come oggi si sarebbe comportato Herrera in <em>F.a. Cup</em>, la coppa nazionale più antica e prestigiosa d’Inghilterra. Ma so come <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788888329277/mazzola-ferruccio/terzo-incomodo-pesanti.html  " target="_blank">Ferruccio Mazzola</a></strong>, fratello di Sandro e figlio del mitico Valentino, lo avrebbe sicuramente raccontato. Nero su bianco<strong>.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/calcio-cuore-matto/198626/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fidelity card?  Gatta ci cova</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/tessera-tifoso-fidelity-card-gatta-cova/196973/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/tessera-tifoso-fidelity-card-gatta-cova/196973/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Mar 2012 15:02:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Commissione affari costituzionali]]></category> <category><![CDATA[daspo]]></category> <category><![CDATA[fidelity card]]></category> <category><![CDATA[Legge Amato 41/97]]></category> <category><![CDATA[Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive]]></category> <category><![CDATA[Prefetto Antonio Manganell]]></category> <category><![CDATA[Tessera del tifoso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196973</guid> <description><![CDATA[La Waterloo della Tessera del Tifoso è arrivata, almeno pare. Ieri su Facebook, l’ex Ministro Maroni scrive: &#8220;Hanno vinto le tifoserie ultras e violente&#8221;. Oggi in prima pagina titola Il Tempo, nell&#8217;edizione nazionale: &#8220;Tessera del Tifoso, Lega nel pallone&#8221;. Apertura anche su SkyTg24 e della Gazzetta.it: &#8220;La tessera del tifoso cambia, si evolve in fidelity...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Waterloo della Tessera del Tifoso è arrivata, almeno pare.<strong> Ieri su Facebook</strong>,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/addio-tessera-tifoso-negli-stadi-arriva-fidelity-card/196818/  " target="_blank"> l’ex Ministro Maroni scrive</a>: &#8220;Hanno vinto le tifoserie ultras e violente&#8221;. Oggi in prima pagina titola Il Tempo, nell&#8217;edizione nazionale: &#8220;Tessera del Tifoso, Lega nel pallone&#8221;. Apertura anche su SkyTg24 e della <a href="http://www.gazzetta.it/Calcio/12-03-2012/tessera-tifoso-cambia-si-evolve-fidelity-card-81609154381.shtml " target="_blank">Gazzetta.it</a>: &#8220;La tessera del tifoso cambia, si evolve in fidelity card&#8221;. E così via.</p><p>Mamma mia! E che sarà mai successo di così sconvolgente e apocalittico? Per capirci qualcosa, mi precipito sul sito dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, dal 2009 depositario del programma varato con una semplice circolare (ferragostana) del Ministro dell’Interno. <a href="http://www.osservatoriosport.interno.it/allegati/modulistica/modulistica_2008_2009/direttivacalcioministro.pdf " target="_blank">La notizia</a> è un virgolettato di ieri del Capo della Polizia: &#8220;La tessera del tifoso manterrà inalterate le sue caratteristiche fondamentali già evidenziatesi <strong>negli ultimi due campionati</strong>, a cominciare dalla necessità del suo possesso per le trasferte e gli abbonamenti, sia per questo che per il prossimo campionato di calcio &#8211; afferma il Prefetto Antonio Manganelli, che chiude così il suo pensiero &#8211; il fatto che la tessera del tifoso tenda ad accentuare la sua caratteristica di<strong> fidelizzazione</strong> del tifoso con la squadra del cuore non è una novità, bensì la logica evoluzione di uno strumento che ha da sempre come propria caratteristica quella di voler rafforzare il rapporto tra i tifosi ed il club di appartenenza&#8221;.</p><p>Come, come? Ho capito bene? Praticamente Manganelli dichiara che la sostanza e l’essenza della tessera del tifoso restano invariate, inalterate, conditio sine qua non per acquisto di abbonamenti e biglietti in trasferte. Da cui, serenamente, ne deduco che resta immutato anche il <strong>nodo gordiano</strong> della famigerata black list e dell’applicazione dell’art.9 della Legge Amato 41/97, da più parti ritenuto ai limiti della costituzionalità (motivo per cui la tessera del tifoso non è supportata da un disegno di legge, verosimilmente respinto in un ipotetico vaglio della Commissione Affari Costituzionali).</p><p>E allora? Perché il de profundis recitato da Maroni? Perché la notizia ripresa dai media? L’arte del trasformismo insegna che in Italia si può cambiare tutto per non cambiare nulla. In sintesi, è l’operazione di <strong>contro informazione</strong>, a mio avviso in atto. Cambiare tutto, per non cambiare niente. Perché al di là delle (evviva!) modifiche accessorie per la <a href="http://www.osservatoriosport.interno.it/allegati/determinazioni/2012/allegato_tecnico_determinazione_12_interpretazione_modificata.pdf" target="_blank">semplificazione dei meccanismi di accessibilità negli stadi</a>, al di là delle (evviva, bis!) revisioni sulle finalità commerciali respinte da Consiglio di Stato e sotto la lente dell’Antitrust e al di là (evviva, ter!) revisioni sul trattamento di dati sensibili e <strong>privacy rigettate</strong> dal Garante, restano immutati i dubbi di sempre. Esempio:</p><ol><li>E’ legale che un tifoso 	(cittadino!) fermato per un anno dal Daspo scontato nel lontano 1991 	e che oggi fa l’avvocato ed è un buon padre di famiglia, non 	possa abbonarsi alla sua squadra del cuore e nemmeno seguirla in 	trasferta per l’invariabilità dell’<strong>ontologia della tessera</strong> del 	tifoso, domani fidelity card?</li><li>E’ legale che un tifoso 	(cittadino!), condannato per reato da stadio in primo grado, ma poi 	assolto in Appello perché ritenuto estraneo ai fatti, con sentenza 	confermata anche in Cassazione, debba restare vita natural durante 	lontano dai <strong>privilegi della tessera</strong>, domani fidelity?</li></ol><p>Mi fermo qui, perché potrei continuare all&#8217;infinito, fino alla noia, visto che da diversi anni le domande sulla costituzionalità dello strumento da stadio, sono sempre le stesse. Trite e ritrite.</p><p><strong>Ecco il punto</strong>: prima o poi qualcuno, sia il Parlamento o un’aula di tribunale, dovrà pronunciarsi, in modo plausibile ed inequivocabile. Per questo ci vado cauto e prima di festeggiare con l’applauso l’avvento della nuova fidelity Card, sanatoria-salvacondotto degli errori pregressi della Tessera del Tifoso, ci penso non dieci, ma mille volte.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=xtQ6ZzBcTeE#!" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=-obKswYhdgM" target="_blank">guarda anche la seconda parte del video</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/tessera-tifoso-fidelity-card-gatta-cova/196973/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cosa Nostra, tentata strage all&#8217;Olimpico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/cosa-nostra-strage-allo-stadio-olimpico/196350/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/cosa-nostra-strage-allo-stadio-olimpico/196350/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 11:45:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[1993]]></category> <category><![CDATA[attentato]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Olimpico]]></category> <category><![CDATA[spatuzza]]></category> <category><![CDATA[Stato mafia]]></category> <category><![CDATA[trattativa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196350</guid> <description><![CDATA[Stagione stragista 1993/1994, intoppo nell’atto finale, ai calci di rigore. “Il telecomando all’Olimpico non funzionò”. Strage mancata dopo i colpi in casa a Capaci (Falcone) e Via D’Amelio (Borsellino) e le trasferte corsare a Via Fauro (Roma), Via dei Georgofili (Firenze), Via Palestro (Milano). Prima delle bombe in Chiesa a San Giorgio al Velabro e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Stagione stragista 1993/1994, intoppo nell’atto finale, ai calci di rigore. “<em>Il telecomando all’Olimpico non funzionò</em>”. Strage mancata dopo i colpi in casa a Capaci (Falcone) e Via D’Amelio (Borsellino) e le trasferte corsare a Via Fauro (Roma), Via dei Georgofili (Firenze), Via Palestro (Milano). Prima delle bombe in Chiesa a San Giorgio al Velabro e fuori la Basilica di San Giovanni in Laterano.</p><p>L’ultima svolta nelle indagini della Procura di Caltanissetta, rimanda alle deposizioni di <strong>Gaspare Spatuzza</strong>, pentito di Cosa Nostra: la summa teologia nella<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/trattativa-mafia-gozzo-alti-vertici-dello-stato-sapevano/196171/" target="_blank"> trattativa tra Stato e mafia</a><strong> </strong>era una strage allo stadio, un botto alla talebana per una carneficina di carabinieri e tifosi, orrore esplosivo di cinquanta chili di tondini di ferro dal diametro di un centimetro, letali tra divise, blindati, sciarpe e bandiere laziali. Contro tutto e tutti per rivendicare l’abolizione dell’articolo 41-bis, rigorosamente in <em>pay per view</em>, fuori onda come diretta di un calcio da ferire al cuore su <strong>Tele +</strong> (all’epoca, unica piattaforma prima di <em>Stream</em> e <em>Sky</em>).</p><p>Era il 31 Ottobre 1993, all’Olimpico c’è<strong> Lazio-Udinese</strong>. Biancocelesti con Dino Zoff in panchina, friulani sconfitti dalle reti di Winter e Signori, è la decima del girone d’andata di Serie A, stagione scudetto numero 14 del Milan di Berlusconi, poi penta campione d’Europa. “<em>Era già tutto pronto per l’attentato, ma</em> <em>il telecomando all’Olimpico non funzionò</em>” &#8211; racconta Spatuzza ai magistrati di Torino nel <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/mafia-domani-cassazione-caso-dellutri-senatore-rischia-carcere/196266/" target="_blank">processo contro il Senatore Dell’Utri</a> – “<em>Ci trovavamo sulla collinetta di Monte Mario. Benigno provò a dare impulso con il telecomando ma non successe nulla. Intanto i carabinieri si stavano allontanando. A quel punto dissero di lasciar stare e l&#8217;attentato era fallito. <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=24387&amp;sez=HOME_INITALIA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">Lasciammo stare l&#8217;auto e ritornammo a Palermo</a></em>”.</p><p><strong>Luca Tescaroli</strong>, già Pubblico Ministero nel processo per la strage di Capaci, ora Sostituto Procuratore a Roma e autore di un libro sul delitto ‘annunciato’ di Giovanni Falcone con cui ha vinto il <a href="http://www.rubbettinoeditore.it/news/190-a-luca-tescaroli-il-premio-qpaolo-borsellinoq-2011.html" target="_blank">Premio Paolo Borsellino</a>, sostiene che “<em>l’</em><em>obiettivo in quel caso era di colpire soprattutto i carabinieri e di uccidere il più possibile. L’attentato non va a buon fine solo per il malfunzionamento del telecomando. Sarebbe stata la strage più tremenda: l’autobomba doveva esplodere di domenica, al termine della partita di calcio. Venne piazzata nel punto di concentramento degli appartenenti dell’Arma di servizio allo stadio, in occasione dell’incontro di calcio Lazio-Udinese</em>”.</p><p>L’ordigno era stato piazzato all’interno del complesso del Foro Italico, lungo Viale dei Gladiatori che conduce ai cancelli di Tribuna Monte Mario e Curva Sud, a pochi passi dall’ex Aula Bunker dei processi alla Banda della Magliana, per l’attentato al Papa e contro la colonna romana delle Brigate Rosse per rapimento e uccisione di Aldo Moro.</p><p>“<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/strage-damelio-inchiesta-quattro-nuovi-arresti-anche-boss-madonia/196119/" target="_blank"><em>Un amico mi ha tradito</em>”, sfogandosi in lacrime rivelò Borsellino</a>, poco prima di saltare in aria. L’identikit del traditore porta ad un “<em>esperto e anziano carabiniere</em>”, sostengono oggi gli inquirenti nisseni, parlando di un pezzo grosso della stessa famiglia di quei militari che 19 anni fa erano in pattuglia allo Stadio Olimpico. Cavie con i tifosi.</p><p>Misteri d’Italia, enigmi all’italiana tra Cosa Nostra e pezzi delle istituzioni, col calcio sullo sfondo, a far da cornice. Tra una bomba e il boato di un goal. Un po’ di pallone non guasta mai.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/cosa-nostra-strage-allo-stadio-olimpico/196350/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Derby, indignazione telecomandata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/derby-indignazione-telecomandata/195587/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/derby-indignazione-telecomandata/195587/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 11:32:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[derby]]></category> <category><![CDATA[Juan]]></category> <category><![CDATA[razzismo stadio]]></category> <category><![CDATA[scontri derby]]></category> <category><![CDATA[scontri stadio Olimpico]]></category> <category><![CDATA[Trasferta Atletico Madrid]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195587</guid> <description><![CDATA[Capiamoci subito: subdolo o strisciante che sia, il razzismo biologico è una brutta bestia. Proprio come la violenza. Allora mi chiedo, perché ignorare (sottodimensionare, nella migliore delle ipotesi) altri sgradevoli episodi, a margine della stracittadina di ieri? Su tutti, prima della gara, un turista spagnolo accoltellato fuori l&#8217;Olimpico. Trasportato in ospedale, è stato dichiarato fuori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Capiamoci subito: subdolo o strisciante che sia, il <strong>razzismo biologico</strong> è una brutta bestia. Proprio come la violenza. Allora mi chiedo, perché ignorare (sottodimensionare, nella migliore delle ipotesi) altri sgradevoli episodi, a margine della stracittadina di ieri?</p><p>Su tutti, prima della gara, un turista <a href="1)http://www.romatoday.it/cronaca/arresto-daspo-scontri-roma-lazio-4-marzo-2012.html " target="_blank">spagnolo accoltellato fuori l&#8217;Olimpico</a>. Trasportato in ospedale, è stato dichiarato fuori pericolo. Però si tratta dell&#8217;<strong>ennesima vittima </strong>di una sequela pluridecennale di sangue. Il copione è sempre lo stesso: accoltellato nella stessa area, fuori la Curva Sud, sul Lungotevere in prossimità sempre dello stesso ponte (Duca D&#8217;Aosta) e dello stesso bar (River) dove, mi vien da credere, (prima o poi) applicheranno macabre placche e targhette ricordo, trofei (a mò di scalpo) per celebrare a futura memoria l’anno, la partita e il nome dell&#8217;accoltellato. E&#8217; talmente consuetudinario regalarsi punti di sutura ai glutei fuori lo stadio, che una volta l&#8217;ex Prefetto capitolino <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Achille_Serra" target="_blank">Achille Serra </a>definì (in vernacolo) il <strong>reato come &#8216;puncicata&#8217;</strong>, sminuendo al gergo dei novelli rugantini gravità e portata dei fendenti all&#8217;arma bianca.</p><p>E poi le bombe carta, ripetute deflagrazioni di petardi rudimentali. Solo in Curva Sud ne avranno lanciate una decina, tra primo e secondo tempo, ritmandole al giubilo degli <em>Olè </em>stile<em> torcida</em>. Ma come? Nonostante messa in sicurezza dello Stadio Olimpico (<a href="1)http://www.stadiodi.it/olimpico-roma/ " target="_blank">ranking <em>Elite</em></a>, più alto punteggio europeo dell&#8217;Uefa, unico impianto italiano insieme al S. Siro di Milano), nonostante tornelli, telecamere, prefiltraggio, filtraggio, <em>steward</em>, biglietti nominativi e Tessera del Tifoso, <strong>le bombe carta continuano a varcarle indisturbate i cancelli</strong>? Se non fosse ancora chiara la loro pericolosità (sia mai il Prefetto pensasse di chiamarli bonariamente &#8216;bomboni di capodanno&#8217;), ricordo che ogni tanto <a href="1)http://www.saladellamemoriaheysel.it/Calci%20nel%20cuore/Antonio_Curr%C3%B2.html " target="_blank">qualcuno ci rimette</a> pure le falangi della mano e <a href="1)http://www.ecodibergamo.it/stories/Sport/263360_masper/ " target="_blank">qualcun altro ci muore pure</a>. E che l&#8217;arbitro, per contrastare questi <em>boatos</em>, ha facoltà di sospendere la partita, come per striscioni e cori offensivi. E allora? Perché quest&#8217;inusuale indifferenza?</p><p>Credo che nella (giusta) <strong>condanna unanime per gli ululati</strong> al povero Juan, ci sia molta prevenzione, mista faziosimo da stadio, roba da sciarpa al collo in tribuna stampa, abilmente mascherata da un’ondata di moralizzazione e <em>indignados</em>, visto che le stesse colonne di carta stampata e le stesse emittenti televisive che oggi spergiurano contro la Curva Nord, per vent&#8217;anni hanno sorvolato su striscioni e cori offensivi nei confronti del defunto Vincenzo Paparelli (tifoso laziale ucciso all&#8217;Olimpico nel 1979 da un razzo sparato dal settore romanista). Il mio concetto è semplice, lineare e senza inganni: è giusto indignarsi oggi come però sarebbe stato giusto indignarsi anche ieri, quando tutti tacevano. E se non lo si è fatto prima, è cosa buona e giusta farlo adesso, però <strong>condannando ogni bruttura da stadio</strong>, con gli ululati della Curva Nord anche l&#8217;accoltellamento fuori l&#8217;Olimpico e le bombe carta scoppiate in Curva Sud.</p><p>Il rischio è scegliere arbitrariamente i casi da censurare, stigmatizzando pubblicamente solo quelli mediaticamente forti, indipendentemente dalla loro essenza riprovevole. Così non si uscirà mai dal<strong> circolo vizioso</strong>, ci sarà sempre una critica da Orazi e Curiazi, Romolo e Remo. In pratica ci si sdegna solo se l&#8217;episodio incriminato è <strong>a favore di telecamera</strong> (e gli ululati sono andati in diretta Sky/Rai/Mediaset, a differenza della &#8216;puncicata&#8217; su Ponte Duca d&#8217;Aosta) e se la matrice curriculare dell&#8217;offendente è giornalisticamente coerente (si sa, la curva laziale è ormai marchiata a vita, tanto che non più tardi di una settimana fa, prima della <strong>trasferta con l&#8217;Atletico Madrid,</strong> <a href="1)http://www.calciomercato.com/altre-notizie/el-pais-vs-lazio-ha-tradizioni-fasciste-606879 " target="_blank"><em>El Pais</em><em> </em></a>le ha preventivamente regalato un bel ritratto biografico: ma <em>El Pais</em> oggi scriverà dello spagnolo &#8216;puncicato&#8217; a Roma?)</p><p>Dimenticavo. Nessuno (stranamente) l&#8217;ha detto, ma dopo aver udito le ingiurie, stizzito, Juan ha provocato il pubblico laziale. Capisco trans agonistica e rabbia del forte difensore brasiliano, ma <strong>sfidare apertamente una curva</strong> di 20.000 avversari, intimandoli a zittirsi, è poco prudente, in Italia come all’estero. Semplicemente, Juan avrebbe dovuto limitarsi a segnalare la circostanza all&#8217;arbitro (cosa che poi &#8211; giustamente &#8211; ha fatto, tant&#8217;è che lo <em>speaker</em> ha intimato sanzioni al pubblico). E basta (almeno in campo).</p><p>“<em>I cori razzisti per Juan? Ci sarà chi prenderà decisioni al riguardo</em> &#8211; ha detto <strong>capitan futuro giallorosso, <a href="1)http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=46183&amp;sez=HOME_SPORT&amp;npl=&amp;desc_sez= " target="_blank">Daniele De Rossi</a> </strong>- <em>Prendermela con i tifosi della Lazio adesso non mi va e poi i cori li fa mezza serie A</em>“. Bravo Daniele, il ‘così fa tutti’ non è una giustificazione ma l’indice di un problema da analizzare nella sua complessità, a trecento sessanta gradi. Lo prevede il codice di giustizia sportiva, ma anche il buon senso: <strong>mai rispondere ad una provocazione</strong> con un&#8217;altra inversa e contraria.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/derby-indignazione-telecomandata/195587/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fuori Gioco, la casta del calcio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/fuori-gioco-casta-calcio/195119/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/fuori-gioco-casta-calcio/195119/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Mar 2012 15:56:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[della valle]]></category> <category><![CDATA[Fuori Gioco]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Turano]]></category> <category><![CDATA[Moratti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195119</guid> <description><![CDATA[Chi è senza casta, scagli il primo pallone. All&#8217;oligarchia dei bramini della politica, per Rizzo e Stella &#8216;Insaziabili e intoccabili, se ne aggiunge un&#8217;altra, avida del pathos dei tifosi, alchemicamente trasformato in potere. Si tratta di una sanguisuga autoritaria nascosta dentro e fuori gli stadi, utilitaristica prima, durante e dopo la partita. Si dirà: è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi è senza casta, scagli il primo pallone. All&#8217;oligarchia dei bramini della politica, per Rizzo e Stella &#8216;<em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/la-casta-grazia-calderoli-e-il-suo-volo-di-stato/194725/" target="_blank">Insaziabili e intoccabili</a></span></em>, se ne aggiunge un&#8217;altra, avida del <em>pathos</em> dei tifosi, alchemicamente trasformato in potere. Si tratta di una sanguisuga autoritaria nascosta dentro e fuori gli stadi, utilitaristica prima, durante e dopo la partita. Si dirà: è la scoperta dell&#8217;uovo di Colombo, dov&#8217;è la novità? Certo, che calcio e potere corrano di pari passo, in tandem scorretto sul filo del fuorigioco, lo si è sempre saputo, in Prima come in Seconda Repubblica. Solo che l&#8217;ultima inchiesta di <strong>Gianfranco Turano</strong> è molto più di un libro inquirente sul calcio.</p><p>E&#8217; una (dettagliata) mappatura di <strong>notizie urticanti</strong>. E&#8217; la casta del calcio disegnata nella (diabolica) stanza dei bottoni dello sport più amato (e chiaccherato). E&#8217; un saggio coraggioso che varca l&#8217;inviolabilità degli spogliatoi, spiattellando i curricula di scaltri proprietari di maglie sudate e di patron di storici marchi per bandiere, affaccendati nel calciomercato come in interessi più o meno occulti. Non c&#8217;è dietrologia, né demagogia populista in “<em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/fuori-gioco-quando-calcio-giocato-sfondo-agli-affari-presidenti-club/194611/" target="_blank">Fuori Gioco, calcio e potere. Da Della Valle a Berlusconi, da Preziosi a Moratti. La vera storia dei presidenti di Serie A</a></span></em>”, edito <strong>Chiarelettere</strong>. E&#8217; la biografia investigativa di dieci presidenti del massimo campionato, dall&#8217;<em>american style </em>DiBenedetto, il latinista Lotito, al Re dei supermercati Zamparini. Un colpo al cuore per chi ignora (o finge di ignorare) su quali campi Andrea Agnelli e Aurelio De Laurentiis giocano le loro sfide al vertice, tra Fiat, banche d&#8217;affari, Euro Bingo e Cinepanettoni. Una tempo regnava il mecenatismo dei Costantino Rozzi, Umberto Lenzini e Romeo Anconetani, istrioniche caricature bonarie di un calcio tramontato, certamente meno scandalistico e più a misura d&#8217;uomo, quando i forzieri dei club venivano foraggiati di tasca propria, fino all&#8217;ultima lira di famiglia, per amore e senso d&#8217;appartenenza al casato. Oggi imperversa invece la casta, un meccanismo di scatole cinesi senza fondo, un rompicapo per procure e agenzia delle entrate, costrette a monitorare bilanci, ricapitalizzazioni in borsa,<strong> lobby affaristiche,</strong> politica parlamentare, patti parasociali e appalti pubblici tra inganni e palle avvelenate. Calcio come ultima frontiera del capitalismo estremo, calcio come giocattolo delle multinazionali, significa lo scivolo sociale per accedere ai salotti buoni della gente che conta, dove sogni di vittoria e antropologia culturale del tifo svaniscono nell&#8217;incubo di una cruda e sprezzante realtà. Descritta così, a gamba tesa e senza sconti.</p><p>“<em>Il calcio è potere allo stato puro perché in campo conta solo vincere. Il potere è attratto dal calcio per due motivi: perché vuole trasformarlo in un impresa economica come le altre e ottenere una legittimazione pubblica (…) Chi entra nel football professionistico al massimo livello ha la certezza di conquistare la notorietà</em>”. Per l&#8217;autore, detenere una squadra italiana equivale a fregiarsi di una formidabile legittimazione politica e istituzionale,<strong> altrimenti difficile da raggiungere</strong>. Una tesi senza deroghe, suffragata da notizie, sentenze, processi, intrecci e fatturati plurimilionari, come sintesi di immunità e garanzie tra Transatlantico e Opus Dei. C&#8217;è n&#8217;è per tutti, nessuno escluso.</p><p>Leggendo “<em>Fuori Gioco</em>” ci si resta male, ma fa bene principalmente ai tifosi, inesauribile forza nell&#8217;ingranaggio del sistema. Fa male perché, alla luce dei fatti, rattrista (non poco) sapere di aver gratuitamente offerto all&#8217;immaginario <em>Dio Pallone</em> lo spontaneismo passionale di tante domeniche al cardiopalmo (tranquilli, ormai con lo spezzatino <em>business</em> si gioca ogni giorno), al netto di un pugno di poltrone, <strong>gestite sempre dai soliti noti</strong>. Fa bene perché capacitarsi del fatto che quei novanta minuti (più recupero) siano ostaggio di una casta senza scrupoli, razziatrice di cuori con arditi furti aggravati dalla premeditazione, può servire ad evidenziare criticità al limite della decenza, stimolando l&#8217;avvento di tempi (non solo eticamente) migliori. “<em>Il tifo è una malattia</em> – scrive Turano – <em>e con le malattie c&#8217;è chi muore e chi si arricchisce. I presidenti di serie A ripetono da anni la litania che il football li rovina, che i calciatori guadagnano troppo, che lo Stato non fa abbastanza per i club. O è vero e allora dovrebbero essere interdetti per incapacità di intendere e di volere. Oppure è quasi sempre falso e in Italia possedere una squadra di serie A è ancora una chiave che apre le porte, conquista indulgenze e garantisce potere</em>”. Secondo me, non è buona la prima, ma l&#8217;ultima.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/fuori-gioco-casta-calcio/195119/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un altro calcio è possibile</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/altro-calcio-possibile/194675/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/altro-calcio-possibile/194675/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 18:47:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Martucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[buffon]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[festival nazionale della cultura del calcio]]></category> <category><![CDATA[Gianni Brera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194675</guid> <description><![CDATA[Così è, se vi pare. Jean Paul Sartre diceva che il “calcio è una metafora della vita”. E aveva ragione, perché nel calcio, come nella vita, non c&#8217;è solo l&#8217;apparenza di tribalismi da tubo catodico. Oltre la querelle sull&#8217;antisportività di Gigi Buffon, Scommessopoli e l&#8217;amnistia ipotizzata dal PM dell&#8217;inchiesta di Cremona per i mariuoli delle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Così è, se vi pare. <strong>Jean Paul Sartre </strong>diceva che il “<em>calcio è una metafora della vita</em>”. E aveva ragione, perché nel calcio, come nella vita, non c&#8217;è solo l&#8217;apparenza di tribalismi da tubo catodico. Oltre la <em>querelle</em> sull&#8217;antisportività di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/buffon-capitano/194169/" target="_blank">Gigi Buffon</a>, Scommessopoli e l&#8217;amnistia ipotizzata dal PM dell&#8217;inchiesta di Cremona per i mariuoli delle truffe, <strong>il pallone ha facce più nobili, sommerse e nascoste</strong>.</p><p>Lo si è capito ieri a Roma nel <a href="http://www.agi.it/roma/notizie/201202281237-cro-rt10100-lazio_alemanno_gabriele_sandri_sia_esempio_tifo_non_violento" target="_blank">1° <strong>Festival Nazionale della Cultura del Calcio</strong></a>, coagulo sperimentale di<strong> </strong>cultori della sfera cuoiata, immersi tra tifo, passione, poesia e letteratura. Un <em>football think thank </em>da terzo millennio, figli dell&#8217;Eupalla di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Brera" target="_blank"><strong>Gianni Brera</strong></a>, di quell&#8217;elemento fondamentale della nostra cultura contemporanea, così tanto caro a <strong>Thomas Stearns Eliot</strong>.</p><p>Un altro calcio esiste, la nuova via è stata tracciata. “<em>Il calcio è tutt&#8217;ora in grado di opporsi al pallone geneticamente modificato, di portare l&#8217;uomo al centro del football, eludendo schemi, strategie e marketing </em>– sostiene <strong>Darwin Pastorin</strong>, ieri in collegamento da Torino &#8211; <em>Il calcio, dunque, come movimento letterario e politico, come momento di rifiuto della normalità, del conformismo</em>”.</p><p><em><strong>Football&amp;Novecento</strong></em>, reading letterario interpretato da una valida compagnia di artisti siciliani, ha ripercorso alcune tappe del secolo breve nelle imprese sportive di <strong>Spartak Mosca</strong>, <strong>Ungheria </strong>del mito Puskas e <strong>Argentina </strong>&#8217;78. Il calcio raccontato nel &#8217;900 è un esperimento ben riuscito, anche per gli studenti dell&#8217;<strong>Università di Roma Tor Vergata</strong>, presenti alla kermesse per scoprire che dopo aver calciato palloni sulla Piazza Rossa nel 1936, i quattro fratelli <strong>Starostin</strong> vennero catturati e torturati dalla repressione staliniana, senza però arrendersi, perché “<em>tutto è perduto, fuorché l&#8217;onore</em>”. E poi il dramma dei <em>desaparecidos </em>argentini, quando <strong>Diego Armando Maradona</strong> non era ancora &#8216;<em>El pibe de oro</em>&#8216;, ma la celeste salì lo stesso sul trono più prestigioso del mondo, alzando la coppa al cielo. Il regime di <strong>Jorge Videla </strong>sfruttò propagandisticamente la vetrina dell&#8217;impresa, nascondendo sequestri e uccisioni indiscriminate, fuori lo stadio Monumental di Buenos Aires, a Plaza de Mayo.</p><p>E&#8217; poi toccato al <strong><a href="http://www.fondazionegabrielesandri.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=157&amp;Itemid=78" target="_blank">Primo Premio di Letteratura Calcistica Gabriele Sandri</a></strong>, rassegna più unica che rara in un mondo (come quello del calcio) dove accozzaglie alla <em><strong>Il processo del Lunedì</strong></em> privilegiano (da sempre) isterismo fazioso e chiacchere da bar. Nella sezione opere inedite, s&#8217;è distinta la denuncia di un giovane scrittore. L’esordiente <strong>Paolo Montaldo</strong>, abbinando gli eventi di una partita di calcio tra ragazzi alla crudeltà delle mine antiuomo in un paese diviso da guerra e fame, ha fatto capire che il <em>football</em> può ricoprire un ruolo sociale più rilevante di dove invece, facili etichette, l&#8217;hanno volutamente confinato. Per interessi di parte, di pochi (e di portafogli).</p><p><a href="http://www.settimanasportiva.com/2012/02/lo-spot-migliore/" target="_blank">Calcio e cultura, insieme si può</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/altro-calcio-possibile/194675/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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