<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Marco Lillo</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mlillo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La strategia del Vaticano: sopire, troncare, denunciare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/sopire-troncare-denunciare/242409/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/sopire-troncare-denunciare/242409/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 May 2012 09:43:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[angelo bagnasco]]></category> <category><![CDATA[Bertone]]></category> <category><![CDATA[Boffo]]></category> <category><![CDATA[fuga di notizie]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[istituto toniolo]]></category> <category><![CDATA[lettere]]></category> <category><![CDATA[marco lillo]]></category> <category><![CDATA[Paolo Nicolini]]></category> <category><![CDATA[Santa sede]]></category> <category><![CDATA[Sua santità]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=242409</guid> <description><![CDATA[Dopo l&#8217;arresto ieri di Paolo Gabriele, &#8216;aiutante di camera&#8217; della famiglia pontificia, torna di attualità il tema dell&#8217;atteggiamento del Vaticano sulle notizie che lo riguardano e al quale, il 22 maggio scorso, ho dedicato l&#8217;articolo che segue. 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Il Conte zio di manzoniana memoria, ha ispirato la <strong>Santa Sede</strong> nella sua reazione alla pubblicazione di <strong>documenti inediti</strong> da parte del <em>Fatto Quotidiano</em> e del libro <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788861900950/nuzzi-gianluigi/sua-santita-carte.html?shop=5277" target="_blank">Sua Santità</a> </em>di Gianluigi Nuzzi. Certe cose, spiegava il Conte zio al Padre provinciale, vanno seppellite ed è stato esattamente quello che la Santa Sede, sotto la guida del Segretario di Stato <strong>Tarcisio Bertone</strong>, ha deciso di fare con gli scandali documentati articolo dopo articolo, documento su documento, su queste pagine negli ultimi mesi.</p><p>Il mestiere del giornalista è evidentemente diverso da quello del cardinale e forse non si può pretendere che in Curia si osservino le regole di trasparenza e responsabilità che vigono nelle società democratiche. Eppure, la reazione delle gerarchie ecclesiastiche di fronte ai fatti gravi che siamo riusciti a documentare è davvero inadeguata.</p><p>La ricetta del Conte zio poteva forse andar bene ai tempi del Manzoni, ma non è più sostenibile nell’era della comunicazione globale. Proviamo a ricapitolare: sul <em>Fatto Quotidiano</em> abbiamo pubblicato per la prima volta i seguenti documenti:</p><p>1) la nota in tedesco sulle presunte rivelazioni dell’arcivescovo di Palermo, <strong>Paolo Romeo</strong>, consegnata dal cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos al segretario del Papa nella quale veniva ipotizzato un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/strettamente-confidenziale-per-il-santo-padre/190220/" target="_blank">complotto omicidiario ai danni di Ratzinger</a>; </p><p>2) la lettera nella quale<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/benedetta-corruzione/186822/" target="_blank"> l’ex segretario del Governatorato, monsignor Carlo Maria Viganò, denunciava furti nelle ville pontificie coperti dal direttore dei Musei Vaticani</a>, monsignor <strong>Paolo Nicolini</strong>. E poi fatture contraffatte all&#8217;Università Lateranense a conoscenza addirittura dell&#8217;arcivescovo Rino Fisichella;</p><p>3) la lettera di fuoco sulla lotta per la poltrona dell’<strong>Istituto Toniolo</strong> di Milano, nella quale<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/il-carteggio-riservato/194263/" target="_blank"> il cardinale Dionigi Tettamanzi veniva sfrattato da Bertone</a> con un ultimatum che sarebbe stato benedetto, a suo dire, dal Papa. Lettera seguita da una replica di fuoco al Papa di Tettamanzi;</p><p>4) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/comunione-liberazione-cerchio-magico-intorno-benedetto/219915/" target="_blank">la raccomandazione del capo di Comunione e Liberazione don Julian Carrón</a> a favore del cardinale ciellino <strong>Angelo Scola</strong> per sponsorizzare la sua nomina ad arcivescovo di Milano anche per la vicinanza al centro-destra. Lettera seguita da quella in cui Bertone garantisce la presenza del Papa al meeting di CL a Rimini;</p><p>5) le mail del cardinale Attilio Nicora, presidente dell’AIF, l’autorità anti-riciclaggio vaticana, nella quale si descriveva il dietrofront del Vaticano sulla legge anti-riciclaggio;</p><p>6) il memo concordato dal presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi con il ministro di allora, Giulio Tremonti, per attutire gli effetti sulle casse vaticane dell’offensiva europea per abolire le agevolazioni Ici (<em>Il Fatto</em> del 20 febbraio 2012);</p><p>7) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/boffo-scrive-bagnasco-parlo-poco-dopo-arriva-nomina/235223/" target="_blank">la lettera dell’ex direttore dell’Avvenire <strong>Dino Boffo</strong> al presidente della Cei Angelo Bagnasc</a>o nella quale l’ex direttore dell’<em>Avvenire</em> minacciava di rivelare il ruolo svolto dal direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian nella pubblicazione degli articoli diffamatori sulla presunta omosessualità di Boffo da parte del <em>Giornale</em> di Feltri. Questi documenti sono riproposti con l’aggiunta di altre carte riservate nel libro di Gianluigi Nuzzi, la cui pubblicazione da parte di Chiarelettere, ha indotto la Santa Sede a emanare un comunicato nel quale si annuncia una denuncia penale: “La nuova pubblicazione di documenti della Santa Sede e di documenti privati del Santo Padre non si presenta più come una discutibile e obiettivamente diffamatoria iniziativa giornalistica, ma assume chiaramente i caratteri di un atto criminoso”.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/vaticano-reagisce-alla-fuga-documenti-riservati-furto-giornalisti-risponderanno/235217/" target="_blank">Il Vaticano nel suo comunicato</a> non esclude persino il ricorso alla “cooperazione internazionale”. A prima vista l’inchiesta della <strong>gendarmeria vaticana</strong> e forse, mediante la “cooperazione internazionale” anche della Polizia italiana per perseguire i giornalisti e le loro fonti potrebbe sembrare eccessiva. In realtà è la necessaria e logica conseguenza della scelta della Santa Sede di lasciare le cose come stanno.</p><p>Quando Dino Boffo accusa Gian Maria Vian di avere passato al <em>Giornale</em> la velina falsa contro di lui, quando il segretario del Governatorato accusa il direttore dei Musei Vaticani di coprire i ladri, quando il presidente del Toniolo sospetta il segretario di Stato di millantare il mandato del Papa, <strong>non si può far finta di nulla</strong>. Oggi gli accusatori (Viganò e Boffo) dopo avere scritto cose gravissime su Vian e monsignor Nicolini, sono stati promossi rispettivamente nunzio a New York e direttore della tv del Vaticano. Gli accusati sono al loro posto, come l’arcivescovo Romeo. Per il Vaticano, semplicemente, non è successo nulla, nonostante tutti i segreti siano stati svelati.</p><p>Ecco perché la denuncia è in fondo la logica conseguenza della <strong>politica dello struzzo</strong>. Il Conte zio poteva permettersi di suggerire: “Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”. Ma allora nessuno pubblicava le lettere del padre provinciale. Ora che invece tutto è uscito alla luce del sole, grazie anche al <em>Fatto</em>, il Vaticano, è stato costretto ad aggiornare la strategia: “Sopire troncare e denunciare”.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 22 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/sopire-troncare-denunciare/242409/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caro ministro, ecco perché il video di Brindisi va mostrato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/caro-ministro-ecco-perche-video-brindisi-mostrato/241695/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/caro-ministro-ecco-perche-video-brindisi-mostrato/241695/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 11:58:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[assassino]]></category> <category><![CDATA[attentato]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Paola Severino]]></category> <category><![CDATA[Procura di Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Procura di Lecce]]></category> <category><![CDATA[pubblicazione]]></category> <category><![CDATA[video]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=241695</guid> <description><![CDATA[E poi li chiamano tecnici. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, il giorno dopo l’attentato di Brindisi ha detto ai cronisti presenti: “Grazie per non aver pubblicato il volto dell’attentatore, grazie per non aver mostrato il video per intero”. Troppo poco per i supergarantisti che hanno gridato al paradosso di un ministro della Giustizia che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>E poi li chiamano tecnici. Il ministro della Giustizia, <strong>Paola Severino</strong>, il giorno dopo l’attentato di <strong>Brindisi</strong> ha detto ai cronisti presenti: “Grazie per non aver pubblicato il volto dell’attentatore, grazie per non aver mostrato il video per intero”.</p><p>Troppo poco per i supergarantisti che hanno gridato al paradosso di un ministro della Giustizia che dice ai giornalisti “grazie per non avere commesso un reato, grazie per non essere incorsi nell’articolo 684”, cioè la contravvenzione che punisce la “pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale”. Prima che i gendarmi del garantismo ci vengano ad arrestare proviamo a spiegare perché<em> Il Fatto</em> si comporterebbe esattamente in modo opposto: proprio ora che le immagini dell’attentatore sono già uscite, non ha senso nascondere quel<strong> video</strong> che ritrae un assassino.</p><p>Non c’è <strong>garantismo</strong> che tenga: quel signore che guarda con una smorfia simile a un sorriso le ragazze che arrivano, schiaccia il pulsante e si nasconde dietro al chiosco per un minuto e tre secondi aspettando il botto, poi esce dall’altro lato e sgattaiola via, è un assassino. La pubblicazione della notizia del video e dei tre fermi immagine ha certamente dato un vantaggio a quell’uomo in giacca, ma non ha ottenuto l’effetto positivo di aiutare davvero un riconoscimento del pubblico. La pubblicazione integrale dei due video (il prima e il dopo del botto ripresi dalle due telecamere del chiosco) aumenterebbe le possibilità di riconoscere, per il modo di camminare, per il viso e per l’atteggiamento , il colpevole di una tentata<strong> strage</strong>. Per questa ragione sarebbe logico, ora, divulgare il video con la <strong>massima pubblicità</strong>.</div><p>Invece gli investigatori che stavano pensando di procedere alla desecretazione per mostrarlo in <strong>tv</strong>, dopo le parole del ministro Severino e le polemiche tra le due<strong> Procure di Brindisi e Lecce</strong>, hanno fatto retromarcia. Un classic<strong>o pasticcio all’italiana.</strong> La pubblicazione integrale del video può diventare talvolta la mossa vincente. In altri casi può invece rivelarsi un errore. Non è possibile saperlo prima. La pubblicazione del fermo immagine dell’uomo con il telecomando è invece stata certamente una scelta stupida, che serve solo a dare una mano all’assassino garantendogli un assurdo rispetto della privacy. È questo il garantismo che piace ai tecnici?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 25 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/caro-ministro-ecco-perche-video-brindisi-mostrato/241695/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Brindisi e la Caporetto della Tv pubblica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/brindisi-caporetto-della-pubblica/236497/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/brindisi-caporetto-della-pubblica/236497/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 11:39:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Ansa]]></category> <category><![CDATA[Arisa]]></category> <category><![CDATA[Arisa Olimpico]]></category> <category><![CDATA[attentato Brindisi]]></category> <category><![CDATA[canone Rai]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Tg1]]></category> <category><![CDATA[Tg2]]></category> <category><![CDATA[tv pubblica]]></category> <category><![CDATA[video attentatore brindisi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=236497</guid> <description><![CDATA[Una serata davanti alla Tv e due pensieri. Uno cattivo e uno buono. Quello cattivo è per la Rai: a che serve la Tv pubblica? Perché bisogna pagare il canone? Cosa ci fa il Tg2 con un budget di 8,5 milioni di euro all&#8217;anno? Queste domande affollano la mente dopo avere assistito in diretta ieri alla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Helvetica, serif;">Una serata davanti alla Tv e due pensieri. Uno cattivo e uno buono. Quello cattivo è per la Rai: <strong>a che serve la Tv pubblica?</strong> Perché bisogna pagare il canone? Cosa ci fa il Tg2 con un budget di 8,5 milioni di euro all&#8217;anno? Queste domande affollano la mente dopo avere assistito in diretta ieri alla Caporetto del servizio pubblico. Alle 23 e 30 il Tg2 trasmette un servizio sul caso dell&#8217;attentato alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi nel quale incredibilmente non c&#8217;è traccia della notizia del giorno:<strong> il video che mostra il volto del presunto attentatore</strong> in giacca blu e pantaloni chiari mentre schiaccia il pulsante del telecomando e si allontana poco prima dell&#8217;esplosione. Lo scoop è della Stampa che mette il primo fotogramma online già prima delle 20. Infatti l&#8217;edizione delle 20 e 30 aveva dato conto della notizia, rilanciata alle 20 e 9 minuti dall&#8217;Ansa. Alle 23 e 30, quando da ore altri quotidiani hanno lanciato in rete altri fotogrammi della sequenza, il servizio del Tg2 parla al condizionale di una telecamera che &#8220;avrebbe&#8221; inquadrato il presunto attentatore. Poco dopo parte lo speciale Tg1 condotto da Monica Maggioni. Doveva essere dedicato interamente al ventennale delle stragi ma all&#8217;ultimo istante si è deciso di parlare anche di Brindisi, anche perché nessuno può scartare un movente stragista e mafioso dell&#8217;attentato.</span></p><p><span style="font-family: Helvetica, serif;">Ancora una volta gli ospiti fanno <strong>lunghe e dotte analisi con la conduttrice</strong> ma nessuno mostra le immagini che i siti dei quotidiani hanno pubblicato da ore.</span></p><p><span style="font-family: Helvetica, serif;">Il cdr del Tg2 da giorni si lamenta dei tagli al budget mentre Il cdr del Tg1 ha scritto un comunicato per la mancata<strong> copertura dei fatti</strong> di Brindisi: &#8220;Riteniamo di poter fornire un valore aggiunto all’informazione della rai e ricordiamo che soprattutto nei momenti drammatici i giornalisti sono pronti a mobilitarsi per offrire ai cittadini l’informazione dovuta. Da mesi chiediamo all’azienda un piano di rilancio che possa restituire credibilità e ascolti alla nostra testata. Invece riceviamo proposte di tagli e mortificazioni mentre vertici scaduti condannano la testata alla paralisi. È ora di dire basta&#8221;. </span></p><p><span style="font-family: Helvetica, serif;">Prima di battere cassa, però, bisognerebbe dire basta anche a<strong> tante altre cose</strong>.</span></p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/arisa-linno-fischi-dellolimpico/236236/" target="_blank"><span style="font-family: Helvetica, serif;">Il secondo pensiero della serata è per </span>la cantante Arisa, ignorata e derisa all&#8217;Olimpico</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/brindisi-caporetto-della-pubblica/236497/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Arisa, l&#8217;inno e i fischi dell&#8217;Olimpico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/arisa-linno-fischi-dellolimpico/236236/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/arisa-linno-fischi-dellolimpico/236236/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 07:26:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Arisa]]></category> <category><![CDATA[Coppa Italia]]></category> <category><![CDATA[inno nazionale]]></category> <category><![CDATA[Olimpico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=236236</guid> <description><![CDATA[Brava Arisa. Ci vuole coraggio ad affrontare con la sua vocina i cori di uno stadio avvelenato. Non è mai facile cantare di fronte a un pubblico venuto lì armato di sciarpe, bombe e trombe per guardare tutt’altro spettacolo. Non è la prima volta che la Federazione Italiana Gioco Calcio lancia nella fossa dei leoni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Brava Arisa. Ci vuole coraggio</strong> ad affrontare con la sua vocina i cori di uno stadio avvelenato. Non è mai facile cantare di fronte a un pubblico venuto lì armato di sciarpe, bombe e trombe per guardare tutt’altro spettacolo. Non è la prima volta che la Federazione Italiana Gioco Calcio lancia nella fossa dei leoni dell’Olimpico &#8211; alla vigilia della finale di coppa Italia &#8211; un cantante che poi viene ignorato o deriso.</p><p>L’anno scorso era toccato ad <strong>Alex Britti</strong>, ignorato dalle tribune. Stavolta è andata peggio, complice forse un certo sentimento antiitaliano delle tifoserie. I fischi, in gran parte provenienti dalla tribuna che ospitava i tifosi del Napoli, probabilmente erano dettati da motivazioni diverse dall’esecuzione originale dell’inno d’Italia. Comunque avrebbero intimorito chiunque. E invece la fragile Arisa è andata avanti con la mano sul petto e lo sguardo alto come un corrazziere. I fischi pian piano sono scemati e quando è arrivato il “sì” finale, <strong>lo stadio le è venuto dietro</strong>. Nonostante Schifani fosse lì ad aggiustarsi gli occhiali in tribuna d’onore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/arisa-linno-fischi-dellolimpico/236236/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Boffo scrive a Bagnasco, &#8220;Se parlo io&#8221;. Poco dopo arriva la sua nomina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/boffo-scrive-bagnasco-parlo-poco-dopo-arriva-nomina/235223/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/boffo-scrive-bagnasco-parlo-poco-dopo-arriva-nomina/235223/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 19:18:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Bagnasco]]></category> <category><![CDATA[Bertone]]></category> <category><![CDATA[Boffo]]></category> <category><![CDATA[feltri]]></category> <category><![CDATA[Nuzzi]]></category> <category><![CDATA[travaglio]]></category> <category><![CDATA[Vian]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=235223</guid> <description><![CDATA[Probabilmente chi legge questo articolo, a differenza del capo dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, sa bene chi è Marco Travaglio. Ma forse non sa bene chi è Dino Boffo. E allora, per conoscere meglio il direttore della tv dei vescovi, Tv 2000, e per comprendere meglio i metodi usati nelle segrete stanze vaticane...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente chi legge questo articolo, a differenza del capo dei vescovi italiani, il cardinale <strong>Angelo Bagnasco</strong>, sa bene chi è<strong> Marco Travaglio</strong>. Ma forse non sa bene chi è <strong>Dino Boffo</strong>. E allora, per conoscere meglio il direttore della tv dei vescovi, Tv 2000, e per comprendere meglio i metodi usati nelle segrete stanze vaticane è utile leggere la lettera inedita che oggi pubblichiamo.</p><p>La missiva fa parte di un fascicolo di documenti visionati dal <em>Fatto</em> e pubblicati in esclusiva nei mesi scorsi: dal famoso memo del cardinale <strong>Castrillon</strong> sul complotto contro il Papa, alla lettera di monsignor <strong>Viganò</strong> sui furti in Vaticano; dai documenti segreti sulle pressioni per addolcire la posizione del Vaticano in materia di Ici alle carte interne allo Ior.</p><p><strong>LA LETTERA</strong> che pubblichiamo oggi è stata spedita il 2 settembre 2010 al presidente della Cei Angelo Bagnasco dal fax della casa di <strong>Oné</strong>, in provincia di Treviso, di <strong>Dino Boffo</strong>. Il fax segue quello inviato nei giorni precedenti al segretario del Papa, padre <strong>Georg Gänswein</strong>, svelato nel libro di <strong>Gianluigi Nuzzi,</strong> <em>Sua Santità,</em> e anticipato ieri dal <em>Corriere</em>. Nella lettera a don Georg si allude al presunto mandante morale del killeraggio mediatico operato un anno prima, nell’agosto 2009, dal <em>Giornale</em> diretto da <strong>Vittorio Feltri</strong> ai danni dell’ex direttore di <em>Avvenire</em>. “Sono venuto a conoscenza di un fondamentale retroscena e cioè che a trasmettere al dottor Feltri il documento falso sul mio conto è stato il direttore dell’<em>Osservatore Romano</em>, professor <strong>Gian Maria Vian</strong>” scriveva Boffo nella prima lettera a don Georg e aggiungeva: “Non credo&#8230; che il cardinale <strong>Tarcisio Bertone </strong>(Segretario di Stato,ndr) fosse informato fin nei dettagli sull’azione condotta da Vian, ma quest’ultimo forse poteva far conto di interpretare la mens del suo Superiore: allontanato Boffo da quel ruolo, sarebbe venuto meno qualcuno che operava per la continuità tra la presidenza (della <strong>Cei</strong>,ndr) del cardinale Ruini e quella del cardinale Bagnasco”.</p><p>La lettera che pubblichiamo oggi sul <em>Fatto</em> infatti è un appello accorato a Bagnasco che scaturisce da un articolo di Marco Travaglio del 2 settembre 2010, dal titolo eloquente: “Boffonchiando”. Il pezzo di prima pagina si chiudeva con un invito a Boffo: “Forse è venuto il momento di rompere il riserbo e fare definitivamente chiarezza sul Suo caso. Anzitutto rendendo pubblici gli atti del Suo processo, che i cronisti non hanno potuto visionare perché manca il consenso del condannato (Lei). E poi spiegando perché Lei non ha ritenuto di denunciare <em>Il Giornale</em>, anzi è stato visto a pranzo proprio con Feltri nel febbraio scorso. C’è qualcosa che ancora non sappiamo?&#8230; Attendiamo Sue notizie”.</p><p>Invece di rispondere alla luce del sole, Boffo prende carta e penna il giorno stesso e coglie l’occasione per mettere sotto pressione la Cei con una lettera (non c’è il destinatario, ma appare destinata a Bagnasco) che comincia così “Eminenza, vorrei tanto che Lei mi avesse davanti e potesse avvertire tutta la mia desolazione (&#8230;) Dio sa quanto vorrei poter risolvere da solo queste mie grane (&#8230;) Desolazione c’è in me per questa ripresa di attenzione sulla vicenda che mi ha interessato. Accludo l’articolo di Marco Travaglio apparso nella prima pagina del Fatto di oggi”. Boffo, evidentemente, pensa che Bagnasco non veda Annozero e si premura di aggiungere: “Non so se ha presente chi è il giornalista Marco Travaglio. Per capirci è il più puntuto, inesorabile e documentato avversario di Berlusconi.Più ancora di Santoro. È il giornalista “nemico” per antonomasia”.</p><div style="width:600px" id="__ss_12995100"> <strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/lettera-boffobagnasco" title="Lettera Boffo-Bagnasco" target="_blank">Lettera Boffo-Bagnasco</a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/12995100?rel=0" width="600" height="510" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe><div style="padding:5px 0 12px"> View more documents from <a href="http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano" target="_blank">ilfattoquotidiano</a></div></p></div><p>Il passaggio è rivelatore: il nemico di Berlusconi – nella concezione di Boffo e forse della Cei – è automaticamente ‘per antonomasia’ nemico anche della Chiesa. Boffo identifica a modo suo anche l’ispirazione del pezzo: “Travaglio ha sentito Feltri che faceva i suoi numeri da circo&#8230; ha sentito le insinuazioni avanzate nei confronti dei vescovi, ha sentito Feltri ricordare che io non avrei fatto querela e gli è scattata la mosca al naso. Come è possibile che Boffo stia ancora zitto? Cosa nasconde o cosa lo preoccupa? I suoi vecchi padroni (lui ragiona così) perché l’hanno mollato? Non è che per caso è sceso a patti con il suo torturatore, ha preso dei soldi per tacere e ora se ne sta alla larga? &#8230; Lui (Travaglio, ndr) probabilmente mi vorrebbe stanare nell’ottica della sua causa”.</p><p><strong>AL DI LÀ</strong> del tono melenso, la lettera a questo punto prende una piega un po’ preoccupante per Bagnasco: “Cosa faccio? Faccio un’intervista per dire la mia e dare ragguagli sulla mia situazione? Ancora ieri <strong>Ezio Mauro</strong> si è offerto di venire lui a casa mia e a farmela, come direttore, l’intervista. Ma lo stesso Fatto me l’ha chiesta (vero, ndr), <em>Il Foglio</em>, <em>La Stampa</em>, <em>Il Resto del Carlino</em>. Non avrei problemi cioè a poter parlare, ma io non sono ancora convinto che sia la strada migliore perché andrei di fatto a rinfocolare le polemiche e comunque finirei per arrecare danno a qualcuno, tanto più che se parlo non è che possa sorvolare del tutto sulla parte svolta da <strong>Bertone-Vian</strong>. Potrei andare leggero”, prosegue Boffo un po’ minaccioso, “d’altra parte se parlo, posso negare completamente quello che a oggi risulta essere la realtà dei fatti? Sarebbe prudente ed evangelico negare, o è più prudente ed evangelico starmene zitto? Questo è il punto. Tra l’altro io non ho nessuna remora oggi come oggi a far togliere la riservatezza al fascicolo del Tribunale ma certo andrei – pur senza volerlo – a scatenare l’attenzione dei media sulle due famiglie, alle quali io – ben inteso – non devo nulla, ma che mi è sempre apparso più prudente tenere alla larga giacché non le conosco al punto di potermi fidare delle loro reazioni”. Non tanto per i danni alle famiglie dunque, quanto alla Chiesa, par di capire. “E comunque – prosegue Boffo – sarebbe una via che solleva me (la reazione di chi oggi legge quel fascicolo è: tutto qui?) ma non chiuderebbe la vicenda in un freezer e ri-ecciterebbe probabilmente il <em>baillame</em>. Ecco perché finora e nonostante le mille provocazioni di Feltri, ho preferito starmene zitto. Lui però (stupidissimo) non è stato a sua volta zitto”.</p><p>Poi arriva la preghiera: “Eminenza glielo chiedo in ginocchio&#8230; non crede che la Chiesa dovrebbe dare o fare qualche segno che, dal suo punto di vista, mi riabiliti agli occhi del mondo? E si possa in tal modo sperare di far scendere la febbre?”. Sono i giornalisti, secondo Boffo, a puntare il dito contro “il silenzio della Chiesa che loro interpretano come un fatto sospetto.</p><p><strong>DIMENTICANO</strong> che lei ha parlato, e come (Bagnasco nel settembre del 2009 intervenne a difesa di Boffo, ndr), che lei ha fatto fare una dichiarazione anche dopo il 4 dicembre, quando ci fu la ritrattazione di Feltri. (&#8230;.) Certo se potessi dire che la Cei mi sta comunque aiutando sarebbe una cosa diversa griderebbe, a chi vuol sapere, che non sono proprio abbandonato a me stesso, che la Cei a suo modo mi è solidale, che sono semplicemente a casa ad aspettare che il procedimento abbia termine ma non mi sento un reietto agli occhi del mio ex editore (la Cei controlla l’Avvenire del quale Boffo era direttore prima dello scandalo, ndr)”. A questo punto Boffo arriva al dunque: “Le chiedo in punta di piedi: facciamo uscire questa cosa (dell’articolo 2, per grazia della Cei) così che circoli e raffreddi un po’ il clima?”. Boffo vorrebbe far pubblicare la notizia del suo prossimo contratto di collaborazione (articolo 2) con il quotidiano <em>La Stampa</em>, con il quale è in trattativa per rinforzarsi agli occhi dell’opinione pubblica. “Non voglio metterLa in angusti – prosegue la lettera di Boffo – non voglio nulla, Eminenza. Vorrei solo sparire, ma sparire non posso”. E infatti Boffo non sparirà. E non andrà mai nemmeno a La Stampa. Un mese e mezzo dopo la lettera, sarà nominato direttore di rete di <em><strong>Sat 2000</strong></em>. E non farà nessuna intervista.</p><p><em><strong>da Il Fatto Quotidiano del 18 maggio 2012</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/boffo-scrive-bagnasco-parlo-poco-dopo-arriva-nomina/235223/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Brindisi, parla il procuratore Marco Dinapoli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-parla-procuratore-marco-napoli/234554/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-parla-procuratore-marco-napoli/234554/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 08:56:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[bomba]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Morvillo-Falcone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234554</guid> <description><![CDATA[Intervista al procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, a pochi minuti dall&#8217;esplosione di due ordigni davanti alla scuola Morvillo-Falcone]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Intervista al procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, a pochi minuti dall&#8217;esplosione di due ordigni davanti alla scuola Morvillo-Falcone</p><p><iframe width="100%" height="166" scrolling="no" frameborder="no" src="http://w.soundcloud.com/player/?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F46874870&#038;show_artwork=true"></iframe></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-parla-procuratore-marco-napoli/234554/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;avvocato di Berlusconi mandato dal latitante Lavitola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/lavvocato-berlusconi-mandato-latitante-lavitola/227729/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/lavvocato-berlusconi-mandato-latitante-lavitola/227729/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 May 2012 15:22:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Argentina]]></category> <category><![CDATA[Avanti]]></category> <category><![CDATA[balice]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[latitante]]></category> <category><![CDATA[Lavitola]]></category> <category><![CDATA[Sammarco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=227729</guid> <description><![CDATA[Berlusconi alla fine di marzo 2012 ha dato mandato al suo avvocato Alessandro Sammarco di andare in Argentina per incontrare il latitante Valter Lavitola e per ascoltare e verbalizzare, sotto giuramento, la verità dell&#8217;ex direttore dell&#8217;Avanti. La circostanza è emersa durante l&#8217;interrogatorio di Lavitola da parte dei pm Vincenzo Piscitelli, Francesco Curcio e Henry John...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Berlusconi</strong> alla fine di marzo 2012 ha dato mandato al suo avvocato <strong>Alessandro Sammarco</strong> di andare in Argentina per incontrare il latitante <strong>Valter Lavitola</strong> e per ascoltare e verbalizzare, sotto giuramento, la verità dell&#8217;ex direttore dell&#8217;<em>Avanti</em>. La circostanza è emersa durante l&#8217;interrogatorio di <strong>Lavitola</strong> da parte dei pm <strong>Vincenzo Piscitelli</strong>, <strong>Francesco Curcio</strong> e<strong> Henry John Woodcock</strong>, il 5 maggio scorso. Quel giorno i magistrati hanno ascoltato per ore la versione di<strong> Lavitola</strong> su molte vicende: gli aiuti ricevuti durante la latitanza prima a Panama, poi in Brasile e infine in Argentina; il destino dei 500 mila euro messi a disposizione per<strong> Gianpaolo Tarantini</strong> da <strong>Silvio Berlusconi</strong> e i contatti con l&#8217;Italia. I pm napoletani incalzano<strong> Lavitola</strong> sulla questione dei legali che lo hanno incontrato negli ultimi mesi. A partire dall’avvocato <strong>Eleonora Moiraghi</strong>, la penalista che difende l&#8217;ex direttore dell&#8217;<em>Avanti</em> sul fronte dei contributi illecitamente percepiti. &#8220;La <strong>Moiraghi</strong> doveva venire accompagnata dall&#8217;avvocato <strong>Alessandro Sammarco</strong>&#8230; quello che aveva chiesto di fare l&#8217;interrogatorio difensivo&#8230; dopodiché non è venuta più, in quanto l&#8217;avvocato <strong>Gaetano Balice</strong> ha ritenuto non opportuno questo interrogatorio difensivo che io, invece, avrei voluto fare&#8221;.</p><p><strong>IL PM FRANCESCO</strong> <strong>Curcio</strong> si incuriosisce: &#8220;Che vuol dire interrogatorio difensivo?&#8221; e <strong>Lavitola</strong> spiega: &#8220;Allora, l&#8217;avvocato <strong>Sammarco</strong> si era proposto di fare un interrogatorio difensivo nell&#8217;interesse di<strong> Berlusconi&#8221;</strong>. A quel punto interviene il pm <strong>Woodcock</strong>: &#8220;Ma interrogatorio difensivo in senso stretto o l&#8217;interrogatorio difensivo era&#8230; insomma, voleva riscattare lui&#8221;. A questo punto <strong>Lavitola</strong> sbotta: &#8220;Perché non glielo chiede a lui (<strong>Sammarco</strong>, <em>ndr</em>)? Così lo sente, voglio dire; io non lo so che cosa voleva venire a fare; lui disse che voleva venire a fare un interrogatorio difensivo; &#8230;io non ho avuto rapporti con <strong>Sammarco</strong>, solo tramite <strong>Balice</strong>, e poi dopo tramite l&#8217;avvocato <strong>Eleonora Moiraghi</strong>, avevano&#8230; questo aveva deciso di venire a fare l&#8217;interrogatorio difensivo; <strong>Balice</strong> si è opposto a questa cosa e questo qui non è venuto&#8221;. Lo scenario che emerge ha davvero dell&#8217;incredibile. Come ha raccontato la sorella, <strong>Maria Lavitola</strong>, almeno da novembre del 2011 il latitante <strong>Lavitola</strong> sta cercando disperatamente di contattare l&#8217;ex premier per chiedergli 5 milioni di euro minacciando in caso contrario sconquassi e rivelazioni. Prima invia la fidanzata brasiliana dall&#8217;avvocato <strong>Gennaro Fredella</strong> e gli chiede di portare la sua ambasciata al Cavaliere. L&#8217;avvocato però rifiuta e allora <strong>Valterino</strong> ritenta il contatto tramite l&#8217;imprenditore italo-argentino <strong>Carmelo Pintabona</strong>. Anche in questo caso, a detta di Lavitola, il contatto fallisce perché <strong>Pintabona</strong> viene bloccato dalla Polizia mentre entra o esce dal palazzo di<strong> Berlusconi</strong>.</p><p><strong>POI I GIORNALI</strong> cominciano a raccontare dell&#8217;imminente rientro di Valter e il premier, preoccupatissimo per la sua posizione, che fa? Pensa di inviare (due settimane prima dell’atterraggio di<strong> Lavitola</strong> a Fiumicino) l&#8217;avvocato <strong>Sammarco</strong> per farsi dire in un verbale che poi sarebbe potuto sparire con lo schiocco delle dita (non c&#8217;è obbligo di depositarlo nel fascicolo) quello che <strong>Lavitola</strong> minacciava di rivelare. Se la manovra salta lo si deve solo all&#8217;avvocato di Lavitola, <strong>Gaetano Balice</strong>. Il 29 marzo l&#8217;avvocato <strong>Alessandro Sammarco</strong> scrive via fax ai tre legali che difendono <strong>Lavitola</strong> per chiedere di sentirlo con l&#8217;assistenza di un difensore.<strong> Sammarco</strong> è stato investito da un esplicito mandato di <strong>Silvio Berlusconi</strong> e nell&#8217;interesse del suo assistito vuole assumere sommarie informazioni da parte dell&#8217;ex direttore dell&#8217;<em>Avanti</em> che egli stesso qualifica come latitante. La richiesta è inconsueta, ma <strong>Sammarco</strong> la motiva con gli articoli 327 bis e 391 bis del codice di procedura penale. La risposta di <strong>Gaetano Balice</strong> arriva nei primi giorni di aprile, sempre via fax e ha un tono abbastanza ruvido. &#8220;La sua richiesta allo stato non appare realizzabile&#8221;, scrive <strong>Balice</strong> nei primi giorni di aprile, due settimane prima che <strong>Lavitola</strong> si consegni, &#8220;questo mio convincimento si fonda prima di tutto sulla circostanza che nella sua istanza non vi è riferimento al procedimento tuttora pendente presso la Procura di Roma che vede il suo assistito Silvio Berlusconi e <strong>Valter Lavitola</strong> in posizioni apparentemente inconciliabili&#8221;. In quel procedimento, infatti, <strong>Lavitola</strong> è l&#8217;estortore e <strong>Silvio Berlusconi</strong>, teoricamente, la vittima dell&#8217;estorsione. Nella sua lettera, inoltre, l&#8217;avvocato <strong>Balice</strong> aggiungeva poi un secondo motivo che gli intimava di rispondere picche a <strong>Sammarco</strong> e <strong>Berlusconi</strong>: &#8220;Sottolineo che il dottor <strong>Lavitola</strong> è allo stato latitante in seguito all&#8217;emissione di un&#8217;ordinanza di custodia cautelare da parte dell&#8217;autorità giudiziaria di Napoli e Bari” che per inciso lo stava cercando. L&#8217;avvocato <strong>Alessandro Sammarco</strong>, sentito dal <em>Fatto</em>, non demorde: &#8220;Rivendico il mio diritto, in qualità di difensore di <strong>Silvio Berlusconi</strong>, di sentire anche il latitante<strong> Lavitola</strong> e confermo che nei prossimi giorni mi attiverò per sentirlo in galera&#8221;. Al <em>Fatto</em> che gli chiede se non gli sembri grottesco che un &#8220;quasi coindagato&#8221; come <strong>Berlusconi</strong> lo inviasse in Argentina a parlare con<strong> Lavitola</strong>, <strong>Sammarco</strong> replica: &#8220;Mi rendo conto che siamo di fronte a una situazione inconsueta, ma la legge consente questa attività e in qualità di difensore avevo il dovere di esperire tutti i rimedi utili&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/lavvocato-berlusconi-mandato-latitante-lavitola/227729/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Valter Lavitola: &#8220;Da Berlusconi un milione per comprare senatore De Gregorio&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/valter-lavitola-berlusconi-milione-comprare-senatore-gregorio/223824/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/valter-lavitola-berlusconi-milione-comprare-senatore-gregorio/223824/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 08:40:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[agusta]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[comincioli]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[Lavitola]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category> <category><![CDATA[panama]]></category> <category><![CDATA[Poggioreale]]></category> <category><![CDATA[tarantini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223824</guid> <description><![CDATA[Valter Lavitola ha spedito un suo emissario da Silvio Berlusconi mentre si trovava in latitanza con un messaggio preciso: &#8220;Silvio sono nella cacca, aiutami&#8221;. E&#8217; una delle rivelazioni contenute nel verbale di interrogatorio del 25 aprile scorso reso dall&#8217;ex editore dell&#8217;Avanti, recluso a Poggioreale con l&#8217;accusa di corruzione internazionale nei confronti del governo di Panama...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Valter Lavitola</strong> ha spedito un suo emissario da <strong>Silvio Berlusconi</strong> mentre si trovava in latitanza con un messaggio preciso: &#8220;Silvio sono nella cacca, aiutami&#8221;. E&#8217; una delle rivelazioni contenute nel verbale di interrogatorio del 25 aprile scorso reso dall&#8217;ex editore dell&#8217;<em>Avanti</em>, recluso a Poggioreale con l&#8217;accusa di corruzione internazionale nei confronti del governo di Panama in relazione all&#8217;affare carceri e di truffa sui contributi al giornale<em> l&#8217;Avanti</em>. I pm <strong>Vincenzo Piscitelli</strong>, Henry John Woodcock e<strong> Francesco Curcio</strong> lo hanno incalzato con decine di domande e Lavitola non si è risparmiato.</p><p>Imperdibile il passaggio nel quale Lavitola arriva quasi a chiedere a <strong>Woodcock</strong> e compagni di mettersi in società con lui nel commercio del pesce: &#8220;Ci sono i broker&#8230; se tu vuoi andare a comprare i gamberi in Argentina hai tre posti, non è che ne hai quaranta e, quindi, in quei tre posti devi andare; se tu vuoi andare a comprare la coda di rospo in <strong>Sudafrica</strong>&#8230;. Senta dottore, ma è possibile organizzare una roba, una trasferta in cui io vi porto in Argentina e vi faccio vedere uno per uno tutta questa gente, o in Brasile? Non lo so&#8230;&#8221;.</p><p>Davanti agli occhi divertiti del difensore di Lavitola, <strong>Gaetano Balice</strong>, si svolge una partita a scacchi. Appena i magistrati si avvicinano al nocciolo del problema, cioè il rapporto con il Cavaliere e i soldi, Lavitola si fa sfuggente come un&#8217;anguilla. Il capitolo più interessante dell&#8217;interrogatorio è quello nel quale i pm lo incalzano sul ruolo di <strong>Carmelo Pintabona</strong>, presidente del Fedisur, che raccoglie le associazioni dei siciliani in Argentina, già candidato alle elezioni del 2008 con il movimento Mpa di <strong>Raffaele Lombardo</strong> nella circoscrizione estera.</p><p>Il suo nome emerge quando i pm chiedono a Lavitola perché il <strong>Cavaliere</strong> sarebbe dovuto essere così generoso con lui, Valterino replica: &#8220;Lo conosco molto bene e quando uno sta nei guai soprattutto a causa sua, se lui può lo aiuta&#8221;. A questo punto Lavitola, su richiesta dei pm spiega il ruolo di Pintabona: &#8220;Credo che lui conosca Berlusconi perché lui è stato candidato e lui lavora anche con me per la questione del pesce ed era venuto qui a Roma per incontrarsi con <strong>Neire Cassia Pepe Gomez</strong> (la mia ex fidanzata) io dissi a Pintabona: &#8216;vedi se tu riesci a contattare a Berlusconi per conto mio e digli che sono nella cacca, vedi se lui è disponibile a darmi una mano; lui mi ha detto che non è riuscito a contattarlo&#8230; aveva provato ad andare a casa sua, non so se questo è vero oppure mi abbia raccontato una sciocchezza, lì a <strong>Roma</strong>, ed è stato fermato da un funzionario di polizia, non so se quando è entrato o quando è uscito, e gli hanno detto pure: lei lo sa che aiutare un latitante è favoreggiamento?&#8221;.</p><p>L&#8217;ex editore dell&#8217;<strong>Avanti</strong> mostra di sapere molte cose anche sulla cosiddetta compravendita dei senatori che fece cadere il governo Prodi nel 2007. Lavitola la chiama &#8220;Operazione libertà&#8221; e ha raccontato di avere avuto un ruolo determinante al fianco del defunto senatore <strong>Romano Comincioli</strong> convincendo un manipolo di senatori a cambiare casacca. Poi ha parlato della contrattazione che portò <strong>Sergio De Gregorio</strong> ad abbandonare il centrosinistra.  L&#8217;imprenditore ittico, parlando della campagna acquisti dei parlamentari, mette nel calderone anche l&#8217;ex ministro della Giustizia Clemente <strong>Mastella </strong>e l&#8217;ex presidente del Consiglio Lamberto Dini nelle operazioni   per far in modo che il governo Prodi cadesse. Manovre che Lavitola chiama appunto &#8220;Operazione Libertà&#8221;. E racconta agli inquirenti: &#8220;Tenga presente che gli altri soldi li avrebbero dovuti dare a <strong>Dini,</strong> a Mastella e a Pallaro, che stiamo parlando, insomma, seppure glieli avesse dati non glieli ha dati per tramite&#8230; Sono persone che si sono trovate messe al margine dal centrosinistra nonostante si dica&#8230; Berlusconi che è uno che sa tra virgolette vendersi e gli ha garantito l&#8217;economia del movimento, ognuno di loro ha fatto un movimento, quando si è fatta la fondazione del Pdl insieme a Fini, ci stavano pure, alla pari, De Gregorio, Caldoro, Dini, insomma, là ci sta la fotografia con tutti questi qua magari con voti più degli altri&#8230;&#8221;. Mastella però fa sapere che è tutto falso: &#8220;Ho già dato mandato ai miei legali &#8211; afferma il segretario dell&#8217;Udeur &#8211; di <strong>querelare</strong> Valter Lavitola per le dichiarazioni che avrebbe rilasciato ai magistrati e apparse oggi su alcuni quotidiani. A questo professionista della latitanza e della millanteria non ho mai chiesto nulla. E da Lui, e da nessun altro, non ho mai avuto nulla, men che meno danaro. Nella mia lunga vita politica non ho mai avuto rapporti con faccendieri di questa risma. Le sue dichiarazioni sono totalmente<strong> false</strong>&#8220;.</p><p>Appena eletto con <strong>Di Pietro</strong>, secondo Lavitola, <strong>Sergio De Gregorio</strong> &#8221;che è uno intraprendente e mica aspettava me per fare le cose, si era già messo in contatto con alcuni del gruppo di Forza Italia dell&#8217;epoca, e precisamente, non perché ora è morto, pace all&#8217;anima sua, e quindi non può dirlo, con il senatore <strong>Romano Comincioli</strong>, uno dei fedelissimi del presidente Berlusconi, e andò a negoziarsi la nomina a presidente della commissione Difesa&#8230; De Gregorio votò con il centro destra e fu eletto presidente alla Commissione Difesa, e io, ma ritengo anche il senatore Comincioli, gli creammo un link con il presidente Berlusconi&#8221;. Secondo Lavitola, De Gregorio però non gli fu riconoscente: &#8220;Sorrido perché<strong> De Gregorio</strong>, poverino, è uno che ha fatto talmente tanti di quei &#8216;casini&#8217; dal punto di vista economico che io credo che quel milione che ha avuto da Berlusconi se l&#8217;è fumato come fosse un mozzicone di sigaretta, perché De Gregorio aveva una capacità di spesa che era superiore a quella di <strong>Tarantini</strong>&#8220;.</p><p>Lavitola puntava sull&#8217;ex premier: &#8220;Ho avuto la promessa del Presidente Berlusconi di essere candidato al Parlamento in quella occasione&#8221;, una prospettiva poi saltata per l&#8217;opposizione di Gianni Letta e <strong>Nicolò Ghedini</strong>. A quel punto, sempre per ingraziarsi Berlusconi e guadagnare peso politico, sostiene Lavitola, l&#8217;ex direttore de <em><strong>l&#8217;Avanti</strong></em> preparò il dossier sulla casa monegasca di Fini. &#8220;Per mantenere un rapporto di carattere politico con il presidente Berlusconi&#8221;. I veri guadagni Lavitola però li intravede con <strong>Finmeccanica</strong>.  &#8221;Ho fatto innanzitutto il consulente di Finmeccanica a Panama&#8230; Abbiamo stipulato quei contratti noti, quello dei sei elicotteri e quello dei radar e quello del telerilevamento della mappatura del territorio di Panama, e sostanzialmente il mio ruolo &#8211; prosegue Lavitola &#8211;  si sarebbe esaurito avendo io un contratto di un anno&#8230; la mia idea era di mettere assieme cinque o sei contratti di valore intorno ai 100 mila euro&#8230;». Il suo sponsor era il dirigente Paolo Pozzessere &#8220;ma incontrai pure <strong>Guarguaglini</strong> (presidente di Finmeccanica fino all&#8217;anno scorso, ndr) una volta e tutti quanti dicevano sì, ma poi non si faceva niente&#8221;. A parte la mediazione (poi sfumata) per la vendita degli elicotteri Agusta a Panama, che valeva milioni di euro in commissioni per lui, Lavitola ha rivelato di aver incassato 160 mila euro dalla controllata <strong>Telespazio </strong>per mappature del territorio. </p><p>Sulla mediazione per far incontrare Berlusconi con il generale delle Fiamme Gialle <strong>Spaziante</strong> afferma invece: &#8220;Ci incontrammo per parlare della legge e io dissi al presidente Berlusconi: guardi che, a mio avviso, nel momento in cui passa la legge per la nomina interna alla Guardia di Finanza, per la nomina del comandante generale interno alla Guardia di Finanza, Spaziante potrebbe correre per fare il numero due e non il numero uno, in quanto per anzianità lui potrebbe fare il vicecomandante, punto&#8230; questo fu la cosa che io dissi a <strong>Berluscon</strong>i e Berlusconi sinceramente mi rispose e disse: chi se ne frega, tanto&#8230;&#8221;.</p><p>I pm stanno indagando anche sull’uccellino che avrebbe avvertito Lavitola dell&#8217;imminente arresto permettendogli di fuggire all&#8217;estero. Quando gli chiedono: &#8220;A lei chi gliel&#8217;ha detto che doveva essere arrestato?&#8221; <strong>Lavitola</strong> replica un po&#8217; confusamente: &#8220;Me l&#8217;ha detto una ex collega di <strong><em>Libero</em></strong> (quando la notizia dell&#8217;inchiesta era già uscita, ndr) mi ha telefonato a Panama, verso le undici di sera io stavo a Sofia&#8230; tutte le agenzie, io, per la verità, stavo lavorando a un&#8217;altra cosa, e prestai poca attenzione a questa cosa&#8230; dopo una sett&#8230; lei, questa qua mi richiama, non mi ricordo, l&#8217;agenzia, a me quasi mi piglia un colpo, e fu poi la sera che io telefonai al presidente Berlusconi, che fu la telefonata registrata e dissi al <strong>presidente</strong>: che devo fare? lo ero &#8216;incazzatissimo&#8217; per questa cosa qua, rientro, lui mi disse: vattene in vacanza&#8221;. </p><p><em><strong>da Il Fatto Quotidiano del 9 maggio 2012</strong></em></p><p><strong>Modificato da redazione web il 9 maggio 2012</strong></p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/valter-lavitola-berlusconi-milione-comprare-senatore-gregorio/223824/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il &#8220;cerchio magico&#8221; di Cl attorno al Papa. E Carron gli raccomandò Scola per Milano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/comunione-liberazione-cerchio-magico-intorno-benedetto/219915/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/comunione-liberazione-cerchio-magico-intorno-benedetto/219915/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 13:38:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Angelo Scola]]></category> <category><![CDATA[Comunione e liberazione]]></category> <category><![CDATA[diocesi di milano]]></category> <category><![CDATA[emilia guarnieri]]></category> <category><![CDATA[giovanni paolo II]]></category> <category><![CDATA[julian carron]]></category> <category><![CDATA[meeting di rimini]]></category> <category><![CDATA[memores domini]]></category> <category><![CDATA[Papa Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[Tarcisio Bertone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219915</guid> <description><![CDATA[Dopo 30 anni di assenza, un pontefice torna al Meeting di Cl a Rimini. Papa Ratzinger terrà un discorso alla grande kermesse di Comunione e Liberazione che quest’anno avrà come tema il rapporto tra l’uomo e l’infinito. Non è solo una voce ma un impegno preso nero su bianco da Benedetto XVI e dal segretario...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo 30 anni di assenza, un pontefice torna al Meeting di Cl a Rimini. <strong>Papa Ratzinger</strong> terrà un discorso alla <a title="Il sito del Meeting di Cl" href="http://www.meetingrimini.org/" target="_blank">grande kermesse di <strong>Comunione e Liberazione</strong> che quest’anno avrà come tema il rapporto tra l’uomo e l’infinito</a>. Non è solo una voce ma un impegno preso nero su bianco da <strong>Benedetto XVI</strong> e dal segretario di Stato <strong>Tarcisio Bertone</strong> in un carteggio inedito che pubblichiamo. In un giorno d’estate compreso tra il 19 e il 25 agosto nei padiglioni della fiera il pontefice tedesco abbraccerà decine di migliaia di seguaci e simpatizzanti del movimento fondato da don Luigi Giussani nel 1954 e guidato dopo la morte del “Don” nel 2005 da don <strong>Julian Carron</strong>.</p><p>L’ultimo papa a partecipare al meeting è stato<strong> Giovanni Paolo II</strong> nel 1982. E proprio alla ricorrenza del trentennale si richiama la presidente del Meeting, <strong>Emilia Guarnieri</strong>, per chiedere a <strong>Benedetto XVI</strong> di tornare. La professoressa Guarnieri scrive il 23 novembre 2011 al segretario di Stato <strong>Tarcisio Bertone</strong>: “Il 1982 fu l’anno della storica visita al meeting del Beato Giovanni Paolo II. Il medesimo anno vide anche il riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione. Il 2012 pertanto rappresenta per noi un duplice e significativo trentennale ed un contesto estremamente suggestivo per accogliere il Santo Padre”.</p><div style="width:477px" id="__ss_12829654"><strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/lettera-guarnieri" title="Lettera guarnieri">Lettera guarnieri</a></strong><object id="__sse12829654" width="620" height="480"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/doc_player.swf?doc=letteraguarnieri-120507082038-phpapp01&#038;stripped_title=lettera-guarnieri&#038;userName=ilfattoquotidiano" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><param name="wmode" value="transparent"/><embed name="__sse12829654" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/doc_player.swf?doc=letteraguarnieri-120507082038-phpapp01&#038;stripped_title=lettera-guarnieri&#038;userName=ilfattoquotidiano" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="transparent" width="620" height="480"></embed></object></p><div style="padding:5px 0 12px">View more documents from <a href="http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano">ilfattoquotidiano</a>.</p><p>La professoressa, nella sua lettera a Bertone ricordava un incontro del 19 giugno a San Marino, nel quale il Papa le disse: “È molto tempo che non ci vediamo! Lei lavora ancora per il Meeting?” in memoria delle antiche partecipazioni dei primi anni novanta dell’allora cardinale Joseph Ratzinger alla kermesse. E la lettera si concludeva con una preghiera a Bertone: “Affido alla Sua paternità e alla Sua benevolenza questo invito”.</p><p>Il segretario di Stato non si è risparmiato e nel volgere di due settimane ha ottenuto il sì del Pontefice. Il 9 dicembre del 2011 Tarcisio Bertone scrive al segretario del Papa don <strong>Georg Ganswein</strong> perché annoti l’impegno: “Con la presente Ti informo che nell&#8217;Udienza a me concessa il 5 dicembre 2011, il Santo Padre ha preso visione della lettera del 23 novembre 2011 della professoressa Emilia Guarnieri, Presidente del Meeting di Rimini. Considerando i due anniversari che cadono nel 2012, il Santo Padre ha espresso il suo favore per una breve visita e un suo intervento al Meeting di Rimini in data da stabilire”. In fondo però quella che si sta preparando da mesi è solo la consacrazione di un legame che sempre di più sta diventando un elemento caratterizzante di questo e forse persino del prossimo pontificato, se troveranno conferma le voci dell’investitura dell’arci &#8211; vescovo di Milano di provenienza ciellina, <strong>Angelo Scola</strong>.</p><p>Proprio <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/complotto-di-morte-benedetto-xvi/190221/"><em>il Fatto</em> ha pubblicato nel febbraio scorso un documento anonimo nel quale si annunciava la fine del papato di Ratzinger entro novembre 2012</a>. Un annuncio di morte reinterpretato da alcuni osservatori come una previsione certa di “dimissioni” del Papa per far posto al suo successore preferito, cioè proprio Angelo Scola.</p><p>Una soluzione “anomala” ma possibile, secondo l’interpretazione dottrinaria che lo stesso Ratzinger avrebbe avallato in un’intervista. Vera o falsa che fosse, la profezia della staffetta tra Ratzinger e Scola ha portato allo scoperto il peso crescente di Cl negli equilibri vaticani. Non è un mistero che siano cielline le quattro signore cinquantenni che dormono nell’appartamento papale e sono ammesse a pranzare e cenare con il Pontefice tanto da formare la cosiddetta famiglia papale. Per l’esattezza sono aderenti ai <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/memores-domini/">Memores Domini, associazione laicale i cui membri vivono i consigli evangelici di povertà, castità perfetta e obbedienza sotto l’egida di Comunione e Liberazione</a>. Anche l’arcivescovo di Milano Angelo Scola condivide la quotidianità con alcune signore aderenti ai Memores.</p><p>Il legame tra Cl e Scola è molto stretto. <em>Il Fatto</em> ha rintracciato una lettera del marzo 2011 al Nunzio Apostolico in Italia <strong>Giuseppe Bertello</strong> dal leader di Cl don <strong>Julian Carròn</strong>.</p><div style="width:477px" id="__ss_12817967"> <strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/lettera-carrn" title="Lettera carròn" target="_blank">Lettera carròn</a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/12817967?rel=0" width="620" height="480" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe><div style="padding:5px 0 12px"> View more documents from <a href="http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano" target="_blank">ilfattoquotidiano</a></div></p></div><p>In questa lettera Carròn suggerisce di nominare Scola anche per la sua sensibilità all’area politica di centrodestra. “Rispondo alla Sua richiesta permettendomi di offrirle”, scrive Carròn “in tutta franchezza e confidenza”, ben consapevole della responsabilità che mi assumo di fronte a Dio e al Santo Padre, alcune considerazioni sullo stato della Chiesa ambrosiana”. La diagnosi del leader di Cl è spietata: “Il primo dato di rilievo è la crisi profonda della fede del popolo di Dio&#8230; perdura la grave crisi delle vocazioni&#8230; la presenza dei movimenti è tollerata, ma essi vengono sempre considerati più come un problema che come una risorsa”. Poi Carròn arriva al dunque: “Dal punto di vista poi della presenza civile della Chiesa non si può non rilevare una certa unilateralità di interventi sulla giustizia sociale, a scapito di altri temi fondamentali della Dottrina sociale, e un certo sottile ma sistematico ‘neocollateralismo’, soprattutto della Curia, verso una sola parte politica (il centrosinistra) trascurando, se non avversando, i tentativi di cattolici impegnati in politica, anche con altissime responsabilità nel governo locale, in altri schieramenti”. Il nome di <strong>Formigoni</strong> non c’è ma chiunque intravede dietro queste righe la figura del governatore. “Questa unilateralità di fatto&#8230; finisce per rendere poco incisivo il contributo educativo della Chiesa al bene comune, all’unità del popolo e alla convivenza pacifica”. Per tutte queste ragioni, conclude Carròn: “l’unica candidatura che mi sento in coscienza di presentare all’attenzione del Santo Padre è quella dell’attuale Patriarca di Venezia, Card. <strong>Angelo Scola</strong>. Tengo a precisare che con questa indicazione non intendo privilegiare il legame di amicizia e la vicinanza del Patriarca al movimento di Comunione e Liberazione, ma sottolineare il profilo di una personalità di grande prestigio e esperienza&#8230;”.</p><p>L’arcivescovo di Milano, con la raccomandazione di Cl, oggi è dato per favorito a prendere il posto di Benedetto XVI. È questo il paradosso di Cl: proprio nell’anno della sua massima potenza e della annunciata benedizione del Papa con la sua visita al Meeting, esplodono gli scandali e le indagini della magistratura. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/da-lusi-a-formigoni-tra-caviale-suv-e-antille-la-casta-dei-supercafoni/206297/">Dopo gli arresti di due ciellini amici di Formigoni come <strong>Antonio Simone</strong> e <strong>Pierangelo Daccò</strong> e la pubblicazione delle fotografie dei resort a cinque stelle</a> dove il presidente della Lombardia è stato in vacanza persino don Julian Carròn ha scritto a <em>Repubblica</em>: “Sono stato invaso da un dolore indicibile dal vedere cosa abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto. Se il movimento di Comunione e Liberazione è continuamente identificato con l’attrattiva del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo aver dato”. Una lettera che finora non ha fatto cambiare idea sul suo viaggio a Rimini a Benedetto XVI.</p><p><em>da Il Fatto quotidiano, 5 maggio 2012</em></p></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/comunione-liberazione-cerchio-magico-intorno-benedetto/219915/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Monti che mi piace</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/monti-piace/214918/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/monti-piace/214918/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 May 2012 16:31:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[maggioranza]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=214918</guid> <description><![CDATA[Il nuovo Monti mi piace. Il premier, dopo cinque mesi di letargo tecnico, ieri ha messo da parte i sorrisini verso i partiti che lo sostengono e si è accorto di che pasta è fatta la sua coalizione, a partire dal Pdl. “Vorrei cominciare con una parola di sdegno”, ha detto ieri in conferenza stampa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo Monti mi piace. Il premier, dopo cinque mesi di letargo tecnico, ieri ha messo da parte i sorrisini verso i partiti che lo sostengono e si è accorto di che pasta è fatta la sua coalizione, a partire dal Pdl. “Vorrei cominciare con una parola di sdegno”, ha detto ieri in conferenza stampa prima di attaccare: “chi ha governato (come Berlusconi ndr) e si candida a governare non può giustificare l’evasione fiscale”. Poi ha cominciato a enunciare il programma della fase due del Governo, un programma fatto apposta <strong>per fare imbestialire Berlusconi</strong> e i suoi scherani ma anche gli altri partiti che lo sostengono.</p><p>Il nuovo Monti mi piace perché vuole riformare il finanziamento di partiti e sindacati e vuole mettere mano ai contributi alle imprese. Il premier <strong>vuole persino incidere sulla Rai</strong> perché “l’indipendenza dalla politica non è garantita” e perché latitano “merito e trasparenza”.</p><p>Il nuovo Monti mi piace anche perché dice chiaro che “se oggi c’è l’Imu bisogna accettare la verità e cioè che l’Ici sulla prima casa era stata abolita (da Berlusconi ndr) senza valutarne le conseguenze” e che la vera “tassa occulta” da combattere è la<strong> corruzione</strong>.</p><p>Il nuovo Monti mi piace <strong>tranne che per un piccolo particolare</strong> che lo accomuna al vecchio Monti: senza il Pdl, il Governo non vivrebbe un solo minuto. E il Pdl non è stato fondato da un antesignano della lotta ai corrotti e agli evasori ma da Silvio Berlusconi. Come si può conciliare la riforma della Rai, la trasparenza e l’indipendenza del servizio pubblico, la lotta alla corruzione e all’evasione con una maggioranza guidata dal Pdl? E come si può pensare di riformare il sistema del finanziamento a partiti e dei sindacati con una maggioranza puntellata dal Pd? <strong>E’ questa la domanda alla quale il nuovo Monti dovrebbe rispondere.</strong></p><p>Secondo i resoconti dei quotidiani,  il premier vorrebbe  risolvere la contraddizione così: “non mi farò imbrigliare dai partiti”. Purtroppo in un sistema democratico le cose vanno diversamente: se la maggioranza non segue il premier, la soluzione non è un Governo di autocrati illuminati che se ne infischia del Parlamento, ma la crisi e le elezioni anticipate.</p><p>Monti potrà nominare decine di Amato, Giavazzi e Bondi ma nessuno gli darà mai la maggioranza finora garantita dai vari Napoli, Cicchitto, Rutelli e Cesa. La verità è che non esiste alcun margine di manovra per riformare la Rai e i partiti <strong>con questa maggioranza</strong>. O Monti è un illuso oppure ha calcolato perfettamente le conseguenze del cambio di marcia.</p><p>Ci piace pensare che quello di ieri non sia stato lo sfogo del tecnico ma il <strong>primo discorso politico di un potenziale leader dell’area moderata</strong>. Se Monti avesse il coraggio di portare alle estreme conseguenze il suo ragionamento, il premier &#8211; una volta constatata l’inconciliabilità del suo programma con la sua coalizione &#8211; dovrebbe dimettersi.</p><p>Monti a quel punto potrebbe candidarsi alle elezioni anticipate di ottobre per realizzare il suo programma (moderato) su lavoro, spesa pubblica e fisco con i suoi voti e non con quelli di Berlusconi, Casini e Bersani.</p><p>A questo partito sostenuto dalle lobby bancarie e confindustriali, cattoliche e atlantiche, che potrebbe raccogliere in una grande coalizione di centrodestra ma antiberlusconiana i vari Fini, Casini, Montezemolo, Marcegaglia, Rutelli e Pisanu si dovrebbe contrapporre una vera alternativa di centrosinistra. Sarebbe uno scenario rischioso per il senatore a vita Mario Monti e forse, nel breve periodo, anche l’equilibrio finanziario del paese ne sarebbe scosso. <strong>Nel lungo periodo</strong> però una simile scelta chiarirebbe il quadro politico e potrebbe segnare un primo passo verso la normalizzazione e la deberlusconizzazione del nostro paese. Anche per questo il nuovo Mario Monti mi piace.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/monti-piace/214918/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Finmeccanica, il presidente Orsi indagato con l&#8217;uomo della mazzetta leghista</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/finmeccanica-presidente-orsi-indagato-luomo-della-mazzetta-leghista/208155/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/finmeccanica-presidente-orsi-indagato-luomo-della-mazzetta-leghista/208155/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Apr 2012 16:44:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Agusta Westland]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[francesco curcio]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Orsi]]></category> <category><![CDATA[guido ralph haschke]]></category> <category><![CDATA[Henry John Woodcoock]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Borgogni]]></category> <category><![CDATA[mazzette]]></category> <category><![CDATA[tangenti]]></category> <category><![CDATA[Vincenzo Piscitelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=208155</guid> <description><![CDATA[Il presidente di Finmeccanica è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione internazionale e riciclaggio. L’inchiesta sulle presunte tangenti pagate dall’azienda del gruppo, Agusta Westland, di cui Orsi all’epoca era amministratore, per la commessa da 560 milioni di euro relativa a 12 elicotteri AW-101 venduti all&#8217;India nel 2010 è a un punto di svolta. Dopo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/mazzetta-milionaria-alla-lega-nord-indagato-presidente-finmeccanica/206895/">presidente di Finmeccanica è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione internazionale e riciclaggio</a>. L’inchiesta sulle presunte tangenti pagate dall’azienda del gruppo, <strong>Agusta Westland</strong>, di cui Orsi all’epoca era amministratore, per la commessa da 560 milioni di euro relativa a 12 elicotteri AW-101 venduti all&#8217;India nel 2010 è a un punto di svolta. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/finmeccanica-lega-verifiche-svizzera-sulle-tracce-della-mazzetta-milionaria-nellaffare/206778/">Dopo le perquisizioni di lunedì a Lugano</a> nei confronti dell’uomo chiave dell’affaire secondo l’accusa, il consulente <strong>Guido Ralph Haschke</strong>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/inchiesta-finmeccanica-sequestri-perquisizioni-corso-svizzera/206602/">i pm napoletani<strong> Vincenzo Piscitelli, Francesco Curcio </strong>ed<strong> Henry John Woodcoock</strong></a> sono ora alla caccia di quello che gli investigatori chiamano “l’intermediario”: un consulente che avrebbe ricevuto 9 milioni di euro da girare ai politici italiani, Lega Nord in testa. Il ruolo dell’intermediario, come anche l’intreccio &#8211; tutto da riscontrare &#8211; di elicotteri, mazzette e fiduciari svizzeri, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/finmeccanica-lo-spettro-tangenti-che-toglie-il-sonno-a-maroni/206102/">è stato raccontato agli inquirenti da <strong>Lorenzo Borgogni</strong></a>.</p><p>“Agusta Westland avrebbe riconosciuto un compenso di 41 milioni di euro a Haschke che sarebbero poi diventati 51 milioni dopo la richiesta di Orsi allo stesso Haschke di sottrarre al suo compenso ben 9 milioni a favore di un consulente che dovrebbe chiamarsi ‘Christian Michel’, soldi poi da tornare a Orsi stesso. A seguito del rifiuto di Haschke, successivamente si pattuiva di aumentare il compenso ai due intermediari aumentando la somma di 10 milioni di euro, denaro che poi sarebbe ‘tornato’ a Orsi per soddisfare le richieste dei partiti, la Lega in testa”. <em>Il Fatto Quotidiano</em> ha rintracciato un manager di Finmeccanica che, sotto garanzia di anonimato, ci ha rivelato l’esistenza di un consulente vicino a Haschke e in passato in affari con Finmeccanica che sembra rispondere in pieno all’identikit dell’intermediario che gli investigatori stanno cercando.</p><p>Borgogni, sentito più volte a partire dall’estate (l’ultima volta una settimana prima delle perquisizioni a Lugano) ha raccontato di avere appreso da una fonte anonima che gli avrebbe scritto una lettera. Nel suo racconto il manager avrebbe parlato di una sorta di intermediazione al <em>Fatto</em> però risulta che Haschke si sarebbe sempre occupato dell’offset, una pratica comune e lecita: quando un paese come l’India si impegna a comprare elicotteri per 590 milioni, contestualmente Agusta si impegna a fare investimenti per un valore uguale o maggiore nel territorio del paese. Esiste un professionista apposito che si incarica di raccogliere gli investitori interessati, soprattutto quelli del settore tecnologico che vengono valutati con un moltiplicatore pari a 5 rispetto agli altri. Basterebbe un investimento delle imprese italiane pari a 115 milioni in India per bilanciare il valore della commessa degli AW 101 di 590 milioni. Questo era il lavoro di <strong>Guido Haschke</strong>. Non era la prima volta che Finmeccanica contattava questo imprenditore di origine ebraica partito da Torino, sposato con una fotomodella orientale e noto per il suo radicamento in India, dove si occupa di industria energetica.</p><p>Per questa ragione bisogna stare attenti alle parole. Le smentite di Finmeccanica sull’esistenza di una “intermediazione” sull’affare indiano non escludono un contratto tra Agusta e Haschke del valore di decine di milioni di euro per l’offset. Ciò spiegherebbe la contraddizione tra la smentita e la soddisfazione degli investigatori dopo la trasferta a Lugano. “Non ho mai pagato nessuna somma illegale nè alla Lega nè ad alcun altro. Durante tutto il periodo di Ad di Finmeccanica e AgustaWestland non mi è mai capitato di pagare alcunchè di illegale” ha detto ieri al Tg1, il presidente di Finmeccancia,<strong> Giuseppe Orsi</strong> aggiungendo poi che “in India abbiamo fatto un contratto secondo le leggi indiane che prevede per le forniture militari di non avere intermediazioni. Quindi non sarebbe stato possibile creare alcune provvigioni”. Il presidente Orsi, però al <em>Fatto</em> che lo ha raggiunto telefonicamente non ha voluto dire se esista un contratto di offset tra Agusta e una società riferibile a Haschke.</p><p>Intanto il <em>Fatto</em> ha rintracciato un consulente che risponde all’identikit fornito da Borgogni. Si chiama <strong>Wally Richard Michel</strong> e ha una settantina di anni. Vive in Francia vicino a Parigi ma il centro dei suoi affari sono i paesi arabi. È un amico del consulente perquisito lunedì scorso a Lugano, quel Guido Ralph Haschke che avrebbe ricevuto, secondo quanto riferito ai pm, i 51 milioni di euro di ‘consulenza’ per l’affare indiano. Questo signore francese potrebbe essere il misterioso mediatore della mazzetta alla Lega Nord della quale ha parlato (senza prove né riscontri e sulla base di fonti anonime) Lorenzo Borgogni. “Durante una trasferta in Arabia”, racconta un dirigente importante di Finmeccanica sotto garanzia assoluta di anonimato al <em>Fatto Quotidiano</em>, “incontrai insieme a Guido Ralph Haschke un signore francese che non si chiamava Christian Mitchell ma Wally Richard Michel. Aveva una settantina di anni e insieme ad Haschke proponeva investimenti in Arabia nel settore immobiliare e turistico. Voleva entrare nel giro di Finmeccanica. Seppi poi che si era accreditato come agente del nostro gruppo e, per questa ragione fu diffidato dalla società”. Chissà se proprio questo signor Michel è il misterioso ‘Christian Michel’ del quale parla Lorenzo Borgogni nei suoi verbali. Una cosa è certa. Somiglia molto al suo identikit.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/finmeccanica-presidente-orsi-indagato-luomo-della-mazzetta-leghista/208155/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Finmeccanica e Lega: verifiche in Svizzera sulle tracce della mazzetta milionaria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/finmeccanica-lega-verifiche-svizzera-sulle-tracce-della-mazzetta-milionaria-nellaffare/206778/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/finmeccanica-lega-verifiche-svizzera-sulle-tracce-della-mazzetta-milionaria-nellaffare/206778/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 07:50:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Agusta Westland]]></category> <category><![CDATA[curcio]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Orsi]]></category> <category><![CDATA[guido ralph haschke]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Borgogni]]></category> <category><![CDATA[pierluigi pasi]]></category> <category><![CDATA[piscitelli]]></category> <category><![CDATA[woodcock]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206778</guid> <description><![CDATA[L’inchiesta per corruzione internazionale sulle commesse estere di Finmeccanica ha preso il volo. Ieri è stato perquisito il superconsulente Guido Haschke, accusato nei suoi verbali dall’ex direttore centrale Lorenzo Borgogni di avere creato la provvista da 10 milioni per i partiti, la Lega Nord in particolare, sulla fornitura da Agusta-Westland di 12 elicotteri AW-101 al...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/elicottero-agusta-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-206781" title="elicottero agusta interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/elicottero-agusta-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>L’inchiesta per corruzione internazionale sulle commesse estere di Finmeccanica ha preso il volo. Ieri è stato perquisito il superconsulente <strong>Guido Haschke</strong>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/finmeccanica-lo-spettro-tangenti-che-toglie-il-sonno-a-maroni/206102/" target="_blank">accusato nei suoi verbali dall’ex direttore centrale <strong>Lorenzo Borgogni </strong>di avere creato la provvista da 10 milioni per i partiti</a>, la <strong>Lega Nord </strong>in particolare, sulla fornitura da Agusta-Westland di 12 elicotteri AW-101 al governo indiano. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/lega-nord-preso-tangenti-finmeccanica-nessun-altro/206774/" target="_self">Circostanza che il Carroccio nega con forza.</a></p><p>L’inchiesta è alle prime battute e nessun politico della Lega è indagato né citato nella rogatoria eseguita ieri, ma certamente questa storia impensierisce non poco il presidente di Finmeccanica <strong>Giuseppe Orsi</strong> (i pm negano sia indagato) e non fa piacere a <strong>Roberto Maroni</strong>.</p><p>Pur non avendo avuto alcun ruolo nella storia degli elicotteri, non è un mistero che proprio l’ex ministro dell’Interno sia stato uno degli sponsor della nomina di Orsi ad amministratore delegato e poi a presidente di Finmeccanica. Certamente non deve essere piacevole per i due amici (la moglie di Maroni lavora nel gruppo e le due famiglie si conoscono e si frequentano da anni) leggere sui giornali che i pm ieri sono stati in Svizzera proprio per cercare le tracce di una mazzetta milionaria pagata su un affare del 2010 di <strong>Agusta-Westland</strong> (guidata allora da Orsi), mazzetta che le fonti di Borgogni affermano essere finita proprio alla Lega Nord.</p><p>I magistrati napoletani <strong>Vincenzo Piscitelli </strong>e <strong>Francesco Curcio </strong>sono arrivati di primo mattino sul lago assieme ai Carabinieri del Noe (il Nucleo Operativo Ecologico che ora è divenuto Tutela Ambiente) e hanno perquisito per ore l’abitazione di Haschke a Breganzona e la società Gadit Ag con sede presso la Fidinam SA in via Maggio 1 a Lugano. L’operazione, seguita a distanza anche dal pm<strong> Henry John Woodcock</strong>, ha riguardato anche altre società legate al giro di questo consulente di famiglia ebraica, cresciuto a Torino e che però da venti anni risiede in Svizzera.</p><p>Assieme al procuratore federale Capo del canton Ticino <strong>Pierluigi Pasi</strong>, i magistrati napoletani, hanno visionato la documentazione e sono ripartiti molto soddisfatti. Sono state trovate carte che documentano gli affari del gruppo italiano con Hasckhe. Una circostanza che imbarazza Finmeccanica. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/finmeccanica-offriva-commissioni-del-15-cento-per-laffare-indiano/201141/" target="_blank">Quando <em>Il Fatto</em> si era occupato delle ombre sulla commessa indiana</a>, Finmeccanica aveva replicato con un secco comunicato: “Agusta-Westland non ha commesso alcun tipo di irregolarità, né pagato commissioni di alcun genere a nessun tipo di intermediario nella gara (militare) per la fornitura di elicotteri AW101 al Ministero della Difesa&#8230; Agusta-Westland ha quindi pienamente rispettato la legge indiana che, come è noto, vieta l’utilizzo di intermediari per le forniture militari. Una recente indagine del Ministero della Difesa ha appurato tale fatto, accertando l’assoluta regolarità della gara per gli elicotteri AW101”.</p><p>L’obiettivo della trasferta era proprio la verifica delle parole di Borgogni che invece assegnava al consulente <strong>Guido Ralph Haschke</strong> un ruolo chiave nell’affare da 560 milioni di euro per la vendita degli elicotteri all’India. Borgogni nell’interrogatorio di lunedì della scorsa settimana (non martedì come erroneamente avevamo scritto) e nei precedenti verbali aveva puntato il dito contro Giuseppe Orsi e la Lega Nord.</p><p>Le accuse di Borgogni sono in realtà dei racconti <em>de relato</em> di fonti aziendali, non indicate con nomi e cognomi. L’ex numero tre del gruppo, indagato a Roma e solo testimone a Napoli, è stato costretto a lasciare la sua posizione di direttore centrale per la sua situazione giudiziaria anche a seguito dell’atteggiamento duro assunto da Orsi. Non è quindi un testimone ben disposto verso la sua ex azienda e per questa ragione i magistrati napoletani stanno verificando punto per punto le sue affermazioni.</p><p>Borgogni ha riferito di avere saputo in ambito aziendale che nella vendita dei 12 elicotteri al ministero della Difesa indiano sarebbe stato riconosciuto un compenso di 41 milioni di euro a Guido Ralph Haschke. Per far fronte alle “esigenze” dei politici della Lega Nord però, stando a quanto racconta di avere appreso dalle sue fonti Borgogni, Giuseppe Orsi avrebbe chiesto ad Haschke di sottrarre al suo compenso 9 milioni di euro da far tornare attraverso un intermediario nella disponibilità del manager.</p><p>Il consulente avrebbe risposto picche e si sarebbe allora trovata una via diversa. Sempre stando al racconto di Borgogni, tutto da verificare, il costo della consulenza sarebbe lievitato di dieci milioni “per soddisfare le esigenze dei partiti e in particolare della Lega Nord”. A questo punto è evidente l’imbarazzo politico che una simile indagine provoca alla Lega e a Maroni in particolare, che ha appoggiato la nomina ad amministratore delegato di Giuseppe Orsi. Quando lo hanno convocato a novembre, Guido Haschke ha declinato cortesemente l’invito: “dono un cittadino straniero e devo essere sentito per rogatoria internazionale.</p><p>Cinque mesi dopo Haschke si è trovato i pm napoletani a Lugano in ufficio e nella sua bella casa. Quando ha visto i carabinieri del Noe il consulente ha avuto un malore. Poi si è ripreso e risposto alle domande del procuratore federale Pasi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/finmeccanica-lega-verifiche-svizzera-sulle-tracce-della-mazzetta-milionaria-nellaffare/206778/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Finmeccanica, Borgogni racconta a verbale di una tangente milionaria per la Lega nord</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/finmeccanica-lo-spettro-tangenti-che-toglie-il-sonno-a-maroni/206102/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/finmeccanica-lo-spettro-tangenti-che-toglie-il-sonno-a-maroni/206102/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Agusta Westland]]></category> <category><![CDATA[Alenia Aermacchi]]></category> <category><![CDATA[Borgogni]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[Haschke]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Maroni]]></category> <category><![CDATA[Orsi]]></category> <category><![CDATA[tangenti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/finmeccanica-lo-spettro-tangenti-che-toglie-il-sonno-a-maroni/206102/</guid> <description><![CDATA[Lorenzo Borgogni è stato sentito in gran segreto a Roma martedì scorso dai pm di Napoli che indagano sull’ipotesi di corruzione internazionale per le commesse estere di Finmeccanica. Quella mattina era stato arrestato al suo atterraggio a Fiumicino Valter Lavitola e nessuno aveva fatto caso ai magistrati partenopei che andavano in gran segreto ad ascoltare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/finmeccanica-pezzo.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-99967" title="finmeccanica pezzo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/finmeccanica-pezzo.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="151" /></a>Lorenzo Borgogni</strong> è stato sentito in gran segreto a Roma martedì scorso dai pm di Napoli che indagano sull’ipotesi di corruzione internazionale per le commesse estere di Finmeccanica. Quella mattina era stato arrestato al suo atterraggio a Fiumicino <strong>Valter Lavitola</strong> e nessuno aveva fatto caso ai magistrati partenopei che andavano in gran segreto ad ascoltare per un paio di ore l’ex direttore centrale del gruppo controllato dal ministero dell’Economia, indagato a Roma e a Napoli. Nel corso dell’interrogatorio si è parlato delle mazzette che sarebbero state pagate dalla società controllata dal gruppo che si occupa di elicotteri, <strong>Agusta Westland</strong>, per aggiudicarsi commesse all’estero.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/guarguaglini-un-addio-pieno-di-veleni/174346/" target="_blank">Già in precedenti interrogatori, Borgogni aveva toccato questo tema</a> e i magistrati hanno tentato di approfondirlo alla luce delle loro recenti acquisizioni investigative. In particolare, secondo quanto ha detto ai pm Borgogni, i costi di mediazione della vendita all’India degli elicotteri militari sarebbero stati gonfiati per pagare mazzette milionarie alla Lega Nord con il consenso dell’allora amministratore delegato di Agusta Westland <strong>Giuseppe Orsi</strong>. Questo manager nato a Guardamiglio, nel Lodigiano, nel 1945 e promosso prima ad amministratore delegato di Finmeccanica nel maggio 2011 <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/finmeccanica-guarguaglini-lascia-nuovo-presidente-orsi/174573/" target="_blank">e poi alla guida dell’intero gruppo nel dicembre scorso</a>, rappresenta da decenni l’anima lombarda del gruppo pubblico romano e non fa mistero di essere un buon amico di <strong>Roberto Maroni</strong>.</p><p>Orsi è l’unico manager vicino alla Lega nord a ricoprire un ruolo manageriale di primo piano in una grande società pubblica. Il manager lombardo possiede grandi doti, riconosciute anche da chi non lo ama per i suoi modi bruschi poco adatti a condurre un gruppo che è intriso di politica fino al midollo. Inoltre ha guidato nella sua fase di espansione Agusta, l’azienda più forte del gruppo dal punto di vista industriale. Certamente però solo con il suo curriculum non sarebbe arrivato al gradino più alto. Non è un mistero che Maroni lo abbia sponsorizzato nelle ore decisive della promozione.</p><p>Maroni e Orsi si conoscono da almeno 15 anni. Agusta Westland ha il suo cuore nella provincia di Varese e Maroni ha cominciato a frequentare l’amministratore di questo colosso industriale per ovvie ragioni istituzionali. L’importanza del gruppo Finmeccanica è nota a tutti in queste zone e soprattutto a casa Maroni: la moglie dell’ex ministro dell’interno, <strong>Emilia Macchi</strong>, da 25 anni lavora alla Aermacchi, una società controllata da Finmeccanica che recentemente si è fusa, ma forse sarebbe meglio dire ha inglobato, la Alenia dando vita alla <strong>Alenia Aermacchi</strong>. Emilia Macchi, molto stimata in azienda, è diventata dirigente qualche anno fa grazie a una delibera del Consiglio di amministrazione che ha riconosciuto la sua professionalità. Ovviamente Orsi conosce benissimo la signora Maroni e le due famiglie si frequentano.</p><p>La signora Orsi invece non lavora nel settore aeronautico, ma si occupa di consulenza aziendale. <strong>Rita Coldani </strong>è infatti amministratrice unica di una società intestata a due fiduciarie che schermano i reali proprietari delle quote. La società si chiama Atirus Srl ha sede a Milano in Galleria del Corso e ha come azionisti la Cofircont Compagnia Fiduciaria con il 95 per cento e la Timone Fiduciaria con il 5 per cento. Nel 2010 ha fatturato solo 30 mila euro e l’anno prima poco più della metà. La Atirus possiede però un immobile iscritto al costo di 380 mila euro che si trova a New York. Probabilmente sarà un’eredità del periodo americano del manager.</p><p>Il recente ritorno in tv di Lorenzo Borgogni non deve aver fatto piacere a Maroni. Proprio quando, dopo 30 anni nel ruolo di numero due, all’età di 57 anni, l’ex ministro si accinge a scalare la segreteria, il manager da lui sponsorizzato per la presidenza di Finmeccanica torna al centro dell’attenzione per storie di mazzette.    E stavolta non si tratta di vicende lontane o romane come quelle che hanno coinvolto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/19/enav-perquisizioni-arresti-mirino-anche-selex-della-moglie-guarguaglini/" target="_blank">la Selex Sistemi Integrali di <strong>Marina Grossi</strong>, moglie dell’ex presidente <strong>Pierfrancesco Guarguaglini</strong></a>. Né di storie che impensieriscono principalmente <strong>Silvio Berlusconi</strong>, come le pirotecniche intercettazioni panamensi di <strong>Valter Lavitola</strong>. Stavolta si parla di verbali (ancora da riscontrare) che tirano in ballo pesantemente il rapporto tra la Agusta Westland e la Lega.</p><p>Lorenzo Borgogni ha riferito di avere saputo in ambito aziendale (anche se non ha rivelato la fonte delle sue informazioni che a maggior ragione sono tutte da riscontrare) che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/finmeccanica-offriva-commissioni-del-15-cento-per-laffare-indiano/201141/" target="_blank">nella vendita di 12 elicotteri da parte di Agusta Westland al governo indiano</a> sarebbe stato riconosciuto un compenso di 41 milioni di euro a un consulente del gruppo che ha rapporti storici con la Agusta, un imprenditore che opera in India ma è residente a Lugano e si chiama <strong>Guido Ralph Haschke</strong>. Questa somma, dovuta per le sue prestazioni, stando al racconto di Borgogni, però sarebbe stata poi elevata a 51 milioni per far fronte alle “esigenze” dei politici della Lega Nord.</p><p>Proprio Giuseppe Orsi avrebbe chiesto inizialmente ad Haschke di sottrarre al suo compenso la somma di 9 milioni di euro da far tornare attraverso un intermediario nella disponibilità del manager. Di fronte al rifiuto del consulente di rinunciare a una parte della sua fetta di commissione, si sarebbe trovata una via diversa a carico della società: in un incontro apposito &#8211; sempre stando al racconto di Borgogni tutto da verificare &#8211; si sarebbe raggiunto l’accordo di aumentare il costo della consulenza di dieci milioni “per soddisfare le esigenze dei partiti e in particolare della Lega Nord”, partito che avrebbe appoggiato la nomina ad amministratore delegato di Giuseppe Orsi.    Un racconto tutto da verificare. I magistrati hanno convocato Guido Haschke ma il consulente si è avvalso della possibilità di non presentarsi essendo un cittadino straniero.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/finmeccanica-lo-spettro-tangenti-che-toglie-il-sonno-a-maroni/206102/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Calderoli sulla torre antica. Spunta un&#8217;altra casa romana, con piscina e vista sul Cupolone</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/padania-vista-cupolone/205839/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/padania-vista-cupolone/205839/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Balduina]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Calderoli]]></category> <category><![CDATA[Fondi Partito]]></category> <category><![CDATA[Gianicolo]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Torre della Luna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/padania-vista-cupolone/205839/</guid> <description><![CDATA[Quando si trattava di sbugiardare i contribuenti, l’allora ministro alla Semplificazione Roberto Calderoli era implacabile: “Staneremo chi mente sulla prima casa”, dichiarava bellicoso nel gennaio 2011. Con un giornale che tentava di metterlo in difficoltà cercando la sua abitazione romana, piagnucolava: “Vivo in un appartamento in affitto di 65 metri quadrati, in periferia”. Sarà anche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando si trattava di sbugiardare i contribuenti, l’allora ministro alla Semplificazione <strong>Roberto Calderoli</strong> era implacabile: “Staneremo chi mente sulla prima casa”, dichiarava bellicoso nel gennaio 2011. Con un giornale che tentava di metterlo in difficoltà cercando la sua abitazione romana, piagnucolava: “Vivo in un appartamento in affitto di 65 metri quadrati, in periferia”. Sarà anche di 65 metri l’appartamento in questione ma si fatica a definirlo “in periferia” e soprattutto non è mai stato pagato da lui. Il Noe dei Carabinieri su delega della Procura di Napoli ha sentito il proprietario della casa sul Gianicolo e il signor P. C. ha dichiarato che il partito ha pagato per il “ministro con vista” ben 2 mila e 200 euro al mese in comode rate trimestrali da 6 mila e 600 euro, a partire dall’aprile 2010.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>VIDEO/1 &#8211; MANSARDA CON VISTA</strong></span></p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1571308350001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1571308350001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Siamo a due passi da Villa Sciarra, nel quartiere chic e sinistrorso di Monteverde Vecchio dove abitano <strong>Serena Dandini</strong>, <strong>Nanni Moretti</strong> e <strong>Nicola Piovani</strong>. I leghisti sono arrivati di recente e hanno evitato di pagare come i comuni mortali. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/11/gianfranco-fini-e-solo-l%E2%80%99ultimo-politico-che/49440/" target="_blank">Il viceministro <strong>Castelli</strong> era ricorso all’ente previdenziale degli agenti di commercio, l’Enasarco, per agguantare un affitto da 700 euro per 90 metri in via quattro venti</a>. Sembrava uno scandalo: Castelli fu costretto a levare le tende da quell’angolo di Affittopoli grazie anche ai nostri articoli. Ma non era nulla a confronto di Calderoli, che ha ottenuto una casa molto più bella e pagata dalla Lega. A conferma del fatto che nel partito c’erano gli inquilini del cerchio magico e i “barbari paganti”, più che sognanti.</p><p>I carabinieri avevano intuito qualcosa<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/lega-indagato-tesoriere-soldi-distratti-sostenere-costi-della-famiglia-bossi/201999/" target="_blank">. “Come minuziosamente descritto da <strong>Francesco Belsito</strong> in numerose intercettazioni telefoniche”, scriveva il Comandante del Nucleo Operativo del Noe, <strong>Pietro Raiola Pescarini</strong>, “rilevanti somme di denaro sono state utilizzate per sostenere esigenze personali e familiari, estranee alle finalità ed alle funzionalità del partito Lega Nord e a favore di: <strong>Bossi Umberto</strong>, (…..) <strong>Mauro Rosi</strong>, Calderoli Roberto”</a>. L’intercettazione chiave era quella in cui si affrontava il capitolo dei soldi per Calderoli dopo avere parlato del milione di euro chiesto per la scuola cara ai Bossi: “e invece quelli (i soldi Ndr) di Cald (ndr, Calderoli) come faccio? Come li giustifico quelli?”.</p><p>Ora spunta la mansardina a carico del partito, un tetto su Roma, con vetrata ad angolo e vista mozzafiato più un terrazzo di venti metri quadrati, pagato dalla Lega. Sul citofono non c’è il nome dell’ex ministro ma quello del proprietario. L’ex ministro della semplificazione come un novello Nerone amava le fiamme per far fuori le pandette inutili ma non disdegnava la vista sui sette colli, a sbafo. Via Ugo Bassi è una strada poco leghista: termina con una scalinata che scende lievemente verso tre simboli della Roma più romantica: la scala di Righetto, Trastevere e Porta Portese. La casa non è enorme, dicono i vicini, una sessantina di metri quadrati coperti più la terrazza di venti metri. La vista però è impagabile.</p><p>“Mi si infanga per aver avuto in dotazione da parte del movimento una casa-ufficio dal costo di 2200 euro al mese, quando io ne verso mensilmente 3000 di euro alla Lega Nord’’, è il commento di Calderoli. &#8220;Da dieci anni svolgo l’incarico di coordinatore delle segreterie nazionali della Lega nord, che mi ha portato a lavorare quasi sette giorni alla settimana, feste, sabati e domeniche compresi, girando su tutto il territorio nazionale. Per anni il movimento mi ha riconosciuto solo un rimborso che è stato totalmente devoluto al movimento”.</p><p><em>Il Fatto</em> ha scoperto però che Calderoli, prima di andare ad abitare al Gianicolo, viveva in una casa molto più bella e di valore: una torre antica sul colle della Balduina con piscina e parco a disposizione. Probabilmente per combattere meglio l’odiata Roma ladrona è bene guardare il nemico dall’alto. Se oggi l’ex ministro dal Gianicolo scorge in lontananza il Colosseo, dalla vecchia casa poteva quasi toccare il Cupolone. “La chiamano la ‘torre della luna’”, spiega l’inquilina che è subentrata nella torre, “si sviluppa su tre livelli. È molto romantica ma forse un po’ scomoda. La vista è unica. Calderoli abitava qui e poteva, come facciamo noi, usare la piscina. Non so quanto pagasse”.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>VIDEO/2 &#8211; LA &#8220;TORRE DELLA LUNA&#8221;</strong></span></p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1571620885001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1571620885001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>La proprietaria, una nobildonna napoletana con accento britannico, abita nella villa accanto. Alla domanda del <em>Fatto</em> su chi pagasse (“la Lega o il ministro?”) replica: “Non ho intenzione di rispondere”. Certo è che Calderoli, nel suo comunicato relativo alla sola casa del Gianicolo abitata da due anni a questa parte, eccede ricordando che “da dieci anni svolgo l’incarico di coordinatore della segreteria”. Come a dire che anche il pagamento dell’affitto precedente per “la torre della luna” sarebbe giustificato.</p><p>La risposta di Calderoli, a leggerla in filigrana, legittima altre domande inquietanti anche sulla casa abitata da Umberto Bossi. Si tratta di un quinto piano su via Nomentana composto di sei vani catastali che dovrebbe superare di poco i 150 metri quadrati. È stato ristrutturato nel 2008 prima di essere affittato al leader della Lega. Il canone dovrebbe aggirarsi sui 3-4 mila euro, stando alle quotazioni della zona. Casa Bossi è di proprietà della Immobiliare Elma. <em>Il Fatto</em> ha chiesto al titolare, <strong>Guido Cespa</strong> chi pagasse l’affitto. La risposta è stata: “Non lo dico certamente a un giornalista. Se mi chiameranno i magistrati lo spiegherò a loro”.</p><p>Il Fatto ha girato le domande sulle case leghiste all’unica persona titolata a parlare in materia: il tesoriere del partito. <strong>Stefano Stefani</strong>, però, sui canoni della torre di Calderoli e sull’attico di Bossi replica: “A queste domande io non voglio rispondere”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/padania-vista-cupolone/205839/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Calderoli, appartamento con supervista su Roma. Pagato coi fondi pubblici dalla Lega</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/calderoli-appartamento-supervista-roma-pagato-fondi-pubblici-dalla-lega/205611/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/calderoli-appartamento-supervista-roma-pagato-fondi-pubblici-dalla-lega/205611/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:11:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[appartamento]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[Calderoli]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[Noe]]></category> <category><![CDATA[Raiola Pescarini]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205611</guid> <description><![CDATA[Da Roma Ladrona a Lega Guardona. 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Una vista sensazionale quella che si gode dall’appartamento affittato da <strong>Roberto Calderoli</strong> sul Gianicolo, ma pagato dai contribuenti (non solo del Nord) che hanno finanziato i rimborsi elettorali del partito padano. La Lega Nord, secondo quanto è stato accertato dal Noe dei Carabinieri, ha pagato 2 mila e 200 euro al mese al proprietario dell’appartamento, in comode rate trimestrali da 6mila e 600 euro. Il ministro si è trasferito da poco meno di due anni  sul colle Gianicolo, a due passi da Villa Sciarra, nel quartiere chic e sinistrorso di Monteverde vecchio. A pagare l’affitto però era la Lega.</p><p>Nelle informative dei Carabinieri dello scorso febbraio già si leggevano riferimenti a pagamenti per le esigenze di Calderoli. “Come minuziosamente descritto da <strong>Francesco Belsito</strong> (tesoriere della Lega Nord, ndr) e dalla <strong>Nadia Dagrada</strong> (dirigente amministrativo del partito, ndr) in numerose intercettazioni telefoniche”, scrive il Comandante del Nucleo Operativo del Noe, <strong>Pietro Raiola Pescarini</strong>, “rilevanti somme di denaro sono state utilizzate per sostenere esigenze personali e familiari, estranee alle finalità ed alle funzionalità del partito Lega Nord e a favore di: <strong>Bossi Umberto</strong>, (…..) <strong>Mauro Rosy</strong>, <strong>Calderoli Roberto</strong>”.</p><p>Il nome di Calderoli era inserito in questo passaggio chiave dell’infrormativa per via di un’intercettazione.  In una conversazione il tesoriere Francesco Belsito diceva alla sua amica Nadia Dagrada di non essere riuscito a far fronte alle richieste dei Bossi per la <strong>scuola Bosina</strong> della moglie del leader, la signora <strong>Manuela Marrone</strong>. Poi citava i soldi dati al Cald, alias Calderoli, almeno secondo il verbalizzante.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1571308350001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1571308350001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Francesco Belsito: “La richiesta (per la scuola Bosina, ndr) la ricordo che era 1 (milione di euro), questo me lo ricordo benissimo!&#8230;gli ho detto &#8216;no, 1 (milione di euro) non ce la faccio adesso, dovete darmi almeno 3 anni&#8217;&#8230; e invece quelli di Cald, (ndv Calderoli) come faccio?&#8230;come li giustifico quelli?”.<br /> Nadia Dagrada: “Ma quello è un (incomprensibile) nella cosa che c&#8217;hai, quello non è un grosso problema!&#8230; nell&#8217;arco dell&#8217;anno non è un problema quello, è un problema quello di tutto il resto!&#8230; però t&#8217;ho detto, bisogna fare i conti precisi!”.</p><p>Ora emerge la storia della mansardina. Questo tetto su Roma, con vetrata ad angolo e vista mozzafiato più un terrazzo di venti metri quadrati, era pagato dalla Lega. I Carabinieri hanno rintracciato al catasto il signore romano che con la moglie è intestatario della casa occupata da Calderoli con grande discrezione: sul citofono non c’è infatti il nome dell’ex ministro ma quello del proprietario. Il signor P.C. però, quando è stato sentito a verbale pochi giorni fa, non ha avuto problemi a confermare i sospetti degli investigatori: l’ex ministro della semplificazione come un novello Nerone amava le fiamme per far fuori le pandette inutili ma non disdegnava nemmeno la vista sui monumenti dei sette colli, a sbafo però.</p><p>Via Ugo Bassi è una strada decisamente poco leghista. Questa viuzza chiusa termina con una scalinata in marmo che scende lievemente verso tre simboli della Roma più romantica: la scala di Righetto, Trastevere e Porta Portese.  La casa non è enorme, dicono i vicini, una sessantina di metri quadrati coperti più la terrazza di venti metri. La vista però è impagabile. Nel palazzo sostengono che il proprietario avrebbe messo in vendita la casa per un milione e mezzo di euro. Poi ha trovato un inquilino disposto a sborsare 2 mila e 200 euro al mese, dei contribuenti italiani, e ha pensato bene di tenerla.</p><p>&#8220;Mi si infanga per aver avuto in dotazione da parte del movimento una casa-ufficio dal costo di 2200 euro al mese, quando io ne verso mensilmente 3000 di euro alla Lega Nord’&#8217;, è il commento del &#8220;triumviro&#8221; leghista Calderoli. &#8221;Da dieci anni svolgo l&#8217;incarico di coordinatore delle segreterie nazionali della Lega nord, che mi ha portato a lavorare quasi sette giorni alla settimana, tutte le settimane dell&#8217;anno, feste, sabati e domeniche compresi, con una media di quasi 100mila km l&#8217;anno, girando in lungo e in largo su tutto il territorio nazionale. Per questo mio lavoro non ho mai percepito un&#8217;indennità e per anni il movimento mi ha soltanto riconosciuto un rimborso per le spese sostenute, rimborso che è stato costantemente e totalmente devoluto al movimento stesso&#8221;.</p><p>Aggiornato dalla redazione web alle 15,32</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/calderoli-appartamento-supervista-roma-pagato-fondi-pubblici-dalla-lega/205611/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Lavitola portava i soldi di Berlusconi a Craxi, latitante ad Hammamet&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/valterino-5-milioni/204944/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/valterino-5-milioni/204944/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[craxi]]></category> <category><![CDATA[De Gregorio]]></category> <category><![CDATA[escort]]></category> <category><![CDATA[hammamet]]></category> <category><![CDATA[Lavitola]]></category> <category><![CDATA[panama]]></category> <category><![CDATA[tarantini]]></category> <category><![CDATA[Velocci]]></category> <category><![CDATA[woodcock]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/valterino-5-milioni/204944/</guid> <description><![CDATA[Non parlerà di Silvio Berlusconi. È questo il primo messaggio che Valter Lavitola ha fatto filtrare al suo arrivo in Italia. Se fosse vero, sarebbe davvero un peccato perché sono tante le curiosità sull’ex premier che sorgono leggendo l’ordinanza d’arresto. Secondo quanto avrebbe raccontato lui stesso a un suo ex sodale che lo ha riferito...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/lavitola_interna1.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-204785" title="lavitola_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/lavitola_interna1.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Non parlerà di <strong>Silvio Berlusconi</strong>. È questo il primo messaggio che <strong>Valter Lavitola</strong> ha fatto filtrare al suo arrivo in Italia. Se fosse vero, sarebbe davvero un peccato perché sono tante le curiosità sull’ex premier che sorgono leggendo l’ordinanza d’arresto. Secondo quanto avrebbe raccontato lui stesso a un suo ex sodale che lo ha riferito ai pm, Lavitola era l’uomo che portava a Craxi, latitante in Tunisia, i soldi di Silvio Berlusconi negli anni Novanta. Secondo sua sorella, che lo ha raccontato ai pm, più recentemente Lavitola voleva scucire 5 milioni di euro allo stesso Berlusconi per farsi ripagare le amarezze subite in latitanza.</p><p>Insomma Lavitola è tornato. Dopo mesi di annunci e smentite, dopo le ricorrenti indiscrezioni su memoriali e rivelazioni, Valterino è atterrato a Fiumicino alle 6 e 41 di ieri mattina. Immediatamente gli sono state notificate due nuove ordinanze di arresto da parte del Gip di Napoli: la prima per corruzione internazionale nei confronti del presidente di Panama, <strong>Riccardo Martinelli</strong>, e la seconda per le presunte truffe sui contributi all’editoria con il senatore <strong>Sergio De Gregorio</strong>, sul quale pende a Palazzo Madama una richiesta di autorizzazione agli arresti domiciliari. Le due nuove richieste di arresto dei pm <strong>Vincenzo Piscitelli</strong>, <strong>Francesco Curcio</strong> ed <strong>Henry John Woodcock</strong> si aggiungono alla terza, “l’inchiesta madre”, per le pressioni sull’imprenditore <strong>Gianpi Tarantini</strong> perché non facesse dichiarazioni sulla sua estate a base di escort, stavolta nell’interesse di Berlusconi, stranamente non indagato a Bari dove il fascicolo è approdato.</p><p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>VIDEO &#8211; LAVITOLA ARRESTATO A FIUMICINO</strong></em></span></p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1563888073001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1563888073001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Lavitola era latitante dalla fine di agosto 2011 quando – è bene ricordarlo – in una telefonata intercettata il Cavaliere gli consigliò di “restare all’estero”. E lui stesso rivela di essere fuggito all&#8217;estero giusto prima che <em>Panorama</em> pubblicasse la notizia dell&#8217;inchiesta sul presunto ricatto al presidente del consiglio, &#8220;perché io e il presidente del Consiglio lo sapevamo tre quattro giorni prima, tanto che non è un caso che io non ci stavo&#8221;. Dopo 8 mesi ha deciso di non seguire più il consiglio del ricco amico. Parlerà di lui?</p><p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>V</strong><strong>IDEO &#8211; LAVITOLA: &#8220;NON ACCUSERO&#8217; B.&#8221;</strong></em></span></p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1563695696001 " class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1563695696001 " /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Sui rapporti tra Lavitola e l’ex premier sono interessanti le confidenze fatte all’ex sodale <strong>Mauro Velocci</strong> e riferite poi da questo ai pm napoletani: “Lavitola è molto legato a Berlusconi con il quale si sentiva sovente al telefono. Per quello che mi ha detto lo stesso Lavitola, la conoscenza e il legame tra lo stesso Lavitola e Berlusconi risale ai tempi di <strong>Craxi</strong> (la famiglia Craxi smentisce ndr); (&#8230;) Mi ha raccontato che lui era il ‘pupillo ’ di Craxi e che quando Craxi, da latitante, fuggì in Tunisia, a lui era affidato il compito di portare i soldi in contanti (&#8230;); il Lavitola faceva da “spola”tra Berlusconi e Craxi portando a quest’ultimo i soldi che gli servivano per la sua latitanza; (&#8230;) Il Lavitola mi ha detto che Berlusconi non lo avrebbe mai abbandonato in quanto lui conosceva troppi particolari compromettenti (&#8230;). A conferma di ciò vi posso dire di avere aver assistito io stesso a telefonate tra Lavitola e Berlusconi e a telefonate nelle quali il Lavitola trattava bruscamente la segretaria di Berlusconi”.</p><p>L&#8217;avvocato di Lavitola, <strong>Gaetano Balice, </strong>annuncia: “Lavitola è venuto dall’Argentina appositamente per chiarire tutte le vicende oggetto delle nuove ordinanze di custodia, cioè gli affari con Panama e quelli relativi all’<em>Avanti!</em>, contestazioni che già conoscevamo”. Sulle questioni relative a Berlusconi però il legale resta abbottonato: “Non ne ho discusso con Lavitola e se lo avessi fatto non ne parlerei con i giornalisti”. Per sapere cosa dirà Valterino bisognerà attendere domani l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip di Napoli <strong>Dario Gallo</strong>.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong><em>VIDEO &#8211; LAVITOLA ENTRA A POGGIOREALE</em></strong></span></p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1563984540001 " class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1563984540001 " /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Intanto ci si può fare un’idea attraverso le dichiarazioni della sorella. Maria Lavitola viene sentita la prima volta il 14 febbraio e fa scena muta. Tre giorni dopo si ripresenta e spiega: “Verso il novembre del 2011, quando mio fratello si trovava ancora Panama mi incontrai con <strong>Neire Cassia Pepes Gomez</strong> (collaboratrice di Valter ndr) a Roma&#8230; Neire mi disse che aveva delle ‘direttive’ che doveva trasferire all’avvocato Fredella (un civilista ndr) inoltre doveva portargli una lettera scritta da Valter che aveva a oggetto Berlusconi. Mi disse che si era recata presso lo studio romano del Fredella e&#8230; nel corso dell’incontro telefonò Valter all’avvocato a mezzo di Skype. Gli chiese se Neire gli avesse dato la lettera e l’avvocato rispose di no. A questo punto gli chiese cosa riguardava la lettera e Valter gli mostrò un cartello con sopra scritto “Berlusconi”. A detta della Neire l’avvocato fece un salto sulla sedia di seguito Valter chiuse la conversazione. A questo punto Neire spiegò a voce il contenuto della lettera dicendo che Valter voleva che lui si recasse da Berlusconi per chiedere la somma di 5 milioni di euro. Non appena disse ciò l’avvocato la bloccò e gli disse che non ne voleva sapere nulla. (&#8230;) Chiesi a Neire a che titolo Berlusconi dovesse dare questi soldi a mio fratello e lei mi rispose che era una tattica nel senso che se gli dava questi 5 milioni di euro andava tutto bene mentre se non li dava Valter una volta tornato in Italia avrebbe avuto tutte le giustificazioni anche &#8216;morali&#8217; per dire tutto quello che sapeva su Berlusconi. Insomma a dire della Neire non bisognava spiegare a Berlusconi il motivo della richiesta. Non c’era bisogno”.</p><p>Maria Lavitola sostiene che Neire non portò mai la richiesta del fratello al Cavaliere, ma aggiunge altri particolari sui rapporti di affari tra Valter e Silvio: “Mio fratello Valter circa 20-30 giorni fa mi ha telefonato e mi ha detto di recuperare un contratto di pubblicità stipulato dall’<em>Avanti!</em> con Berlusconi fra il 1998 e il 2002-2003. (&#8230;) Gli chiesi cosa significava ‘ Berlusconi ’ e lui mi disse che il contratto era intestato a qualche raggruppamento politico o a qualche società controllata di Berlusconi e che in quel momento non ricordava. Ricordava però che l’importo del contratto era di 800 mila euro o un miliardo e mezzo (di lire ndr) in favore dell&#8217;Avanti per prestazioni pubblicitarie. Mi disse che dovevo prendere questo contratto e portarlo a Berlusconi. Gli chiesi perché (&#8230;) e lui mi disse testualmente ‘Sono cazzi miei’”. La sorella di Lavitola non asseconda i desideri di Valter.</p><p><strong>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 17 aprile 2012<br /> Aggiornato dalla redazione web alle 11,00 </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/valterino-5-milioni/204944/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Chiacchiere e quattrini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/chiacchiere-e-quattrini/203069/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/chiacchiere-e-quattrini/203069/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Apr 2012 13:15:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Contributi elettorali]]></category> <category><![CDATA[finanziamento partiti]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[legge]]></category> <category><![CDATA[Paola Severino]]></category> <category><![CDATA[petizione]]></category> <category><![CDATA[proposta di legge]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/chiacchiere-e-quattrini/203069/</guid> <description><![CDATA[Il 31 luglio i partiti italiani metteranno le mani sulla penultima delle cinque tranche dei 500 milioni di euro che hanno ottenuto come “rimborso” per le elezioni politiche del 2008. Poco più di cento milioni di euro saranno versati nelle loro casse già traboccanti di denaro con un tempismo scandaloso. Solo un mese e mezzo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 31 luglio i partiti italiani metteranno le mani sulla penultima delle cinque tranche dei <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/parlamento-caro-costa-e-poco-rende/202874/" target="_blank">500 milioni di euro </a><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/parlamento-caro-costa-e-poco-rende/202874/" target="_blank">che hanno ottenuto come “rimborso” per le elezioni politiche del 2008</a>. Poco più di cento milioni di euro saranno versati nelle loro casse già traboccanti di denaro con un <strong>tempismo scandaloso</strong>. Solo un mese e mezzo prima infatti, il 15 giugno, i contribuenti saranno costretti a pagare la <strong>stangata dell’acconto Imu</strong>.</p><p>Nonostante lo scandalo della “family”, la Lega potrà mettersi in tasca <strong>un’altra decina di milioni di euro </strong>da spendere per una quarta laurea finta o per l’ennesima supercar di Riccardino e Renzino Bossi. Anche il Partito democratico incasserà decine di milioni di euro e chissà se qualcuno avrà il coraggio di reclamare la quota stabilita per la componente ex Margherita dall’ex tesoriere <strong>Luigi Lusi</strong>. Anche a via Due Macelli, nella sede dell’Udc, pioverà una manciata di milioni e a gestirli forse sarà quel <strong>Giuseppe Naro</strong> che – secondo il racconto dell’imprenditore Tommaso Di Lernia – proprio in quel palazzo a due passi da Piazza di Spagna incassava le mazzette.</p><p>Ora il ministro della Giustizia<strong> Paola Severino</strong> ci dice che “<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/partiti-governo-riflette-prende-posizione-marino-controlli-corte-conti/203021/" target="_blank">il governo è pronto a intervenire anche con un decreto legge sul finanziamento ai partiti</a>” ovviamente però solo “quando il Parlamento lo chiederà”. Ora anche Pier Ferdinando Casini scopre che serve una legge diversa da quelle che ha votato e applicato per decenni.</p><p>Più di due mesi fa, il primo febbraio del 2012, il Fatto aveva lanciato, con un articolo di Marco Travaglio, una <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/proposta-legge-responsabilita-giuridica-partiti-fatto-quotidiano/188287/" target="_blank">raccolta di firme per riformare il finanziamento ai partiti</a></strong>. La nostra proposta (ignorata allora da Casini e Severino) è ragionevole e non prevede l’abolizione del finanziamento pubblico. È basata su<strong> quattro punti</strong>, il primo dei quali è: “I rimborsi elettorali non possono superare un certo tetto e devono essere erogati solo a fronte di fatture e ricevute che documentino le spese effettivamente sostenute in ogni singola campagna elettorale”.</p><p>Questa resta l’unica strada percorribile per evitare che il discredito travolga i partiti e per mantenere una forma di sovvenzione trasparente alla politica. Un Paese che ha un governo dominato dalla lobby delle banche e una maggioranza guidata da Silvio Berlusconi non può rinunciare a cuor leggero al contributo dello Stato alle forze più deboli.<br /> Serve però una legge subito,<strong> prima del 31 luglio</strong>. Altrimenti ben venga un referendum.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 Aprile 2012</em></p><p><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/proposta-legge-responsabilita-giuridica-partiti-fatto-quotidiano/188287/" target="_blank">Falli smettere di rubare</a> - La petizione del Fatto Quotidiano </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/chiacchiere-e-quattrini/203069/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Con tutti i documenti Bossi si cagherà sotto&#8221;. I consigli della segretaria al tesoriere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/documenti-bossi-caghera-sotto-consigli-della-segretaria-tesoriere/202487/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/documenti-bossi-caghera-sotto-consigli-della-segretaria-tesoriere/202487/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Apr 2012 06:56:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[finanziamento ai partiti]]></category> <category><![CDATA[Henry John Woodcock]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[manuela marrone]]></category> <category><![CDATA[nadia dagrada cooperativa bosina]]></category> <category><![CDATA[Renzo Bossi]]></category> <category><![CDATA[roberto bossi]]></category> <category><![CDATA[Roberto Castelli]]></category> <category><![CDATA[Robledo]]></category> <category><![CDATA[Rosi Mauro]]></category> <category><![CDATA[sindacato padano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202487</guid> <description><![CDATA[“Bossi si cagherà sotto e non avrà il coraggio di rimuoverti”. Di fronte ai documenti dei pagamenti ai figli, alla moglie e alla sua fedelissima Rosi Mauro e soprattutto di fronte a una registrazione imbarazzante, che Francesco Belsito sosteneva di possedere, il leader della Lega Nord non avrebbe mai osato seguire Rosi Mauro che lo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/bossi-rosy-mauro-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-202100" title="bossi rosy mauro interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/bossi-rosy-mauro-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>“<strong>Bossi </strong>si cagherà sotto e non avrà il coraggio di rimuoverti”. Di fronte ai documenti dei pagamenti ai figli, alla moglie e alla sua fedelissima <strong>Rosi Mauro</strong> e soprattutto di fronte a una registrazione imbarazzante, che <strong>Francesco Belsito</strong> sosteneva di possedere, il leader della Lega Nord non avrebbe mai osato seguire Rosi Mauro che lo aizzava contro di lui. Così, con l’arroganza di chi sa di avere le carte per tenere in scacco <strong>Umberto Bossi</strong>, parlavano al telefono mentre erano intercettati dai Carabinieri su delega della Procura di Napoli la dirigente amministrativa del Carroccio <strong>Nadia Dagrada</strong> e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/lega-guardia-finanza-bellerio/201964/" target="_blank">il tesoriere Francesco Belsito, ora indagato per riciclaggio e truffa aggravata.</a></p><p>Il personaggio chiave è Nadia Dagrada. Questa militante tosta che nelle foto sembra un corazziere in gonnella di Umberto Bossi e che ieri uscendo dalla Procura ha sibilato ai cronisti: “Fedele fino alla fine”, nelle tante telefonate intercettate con Belsito sembra quasi il suo <strong>coach</strong>. È lei a consigliargli di farsi una copia dei documenti che provano<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/lega-indagato-tesoriere-soldi-distratti-sostenere-costi-della-famiglia-bossi/201999/" target="_blank"> i pagamenti ai familiari di Umberto Bossi</a> e di mettere gli originali in una cassetta di sicurezza. Nadia è arrabbiata con il vicepresidente del Senato Rosi Mauro, che ha osato chiedere conto a Belsito dei soldi della Lega. “Sarebbe veramente cretina Rosi Mauro perché allora a questo punto se i conti li fai vedere poi chi lo sa che cosa può uscire di tutto quello che c’è!”. Dagrada e Belsito pensano al botto che faranno le carte sui giornali: “Su <em>Libero</em>: quanti soldi la Lega gira alla scuola (<strong>Bosina</strong>, della cooperativa fondata dalla maestra baby-pensionata <strong>Manuela Marrone</strong>, moglie di Bossi, <em>ndr</em>).</p><p>Belsito a quel punto tira fuori l’asso nella manica: la registrazione che proverebbe una richiesta sconcia. Questo è il passaggio chiave della conversazione di quella sera.</p><p><strong>Belsito</strong>: Glielo dico della Fondazione, glielo dico cosa mi volevano far fare che dovevo portargli dei soldi eh.<br /> <strong>Dagrada</strong>: Esatto!&#8230; e tu quello poi ce l’hai registrato?<br /> <strong>Belsito</strong>: Sì, eh.<br /> <strong>Dagrada</strong>: Ma tu prima parli col capo (Bossi, <em>ndr</em>), vedi cosa ti dice lui, perché gli fai presente ‘sta roba qui e vedi perché lui poi fa in fretta a cagarsi sotto e dopo di che, si affrontano le due signore (Rosi Mauro e Manuela Marrone, ndr) poi gli spiattelli lì, sul tavolo… allora vedi questa fotocopia qua, vedi queste, vedi questa… figurati queste se vanno in mano, altro che la Tanzania se vanno in mano ai militanti! &#8220;Ma non vengono a prendere me &#8211; le dici eh &#8211; vengono a prendere voi!&#8221;.</p><p>A questo punto Belsito continua a enumerare gli elementi che può tirar fuori contro la famiglia Bossi:</p><p><strong>Belsito</strong>: L’ultima macchina del “principe” (<strong>Renzo Bossi</strong> probabilmente, ndr) 50 mila? Ho la fattura.<br /> <strong>Dagrada</strong>: Ma te l’ho detto, tutto quello che, adesso tu domani mattina, dopo aver parlato con Roberto (<strong>Castelli</strong>, <em>ndr</em>), inizia a fare le copie di quello che hai in cassaforte, dammi retta!<br /> <strong>Belsito</strong>: Bene.</p><p>Con l&#8217;amica Dagrada, Francesco Belsito se la rideva al telefono pensando al “parco macchine” della famiglia Bossi: la Smart e la più recente Audi A6 che, a dire del tesoriere, sarebbero state messe a disposizione del solito Trota, ma “intestate alla Lega Nord”. E poi le auto noleggiate per <strong>Riccardo Bossi</strong>. E anche i contanti. Nadia Dagrada lo invitava a mettere da parte tante cartelline con su indicato nome per nome e anno per anno i soldi e i benefit versati.</p><p>Nelle intercettazioni di Belsito si parla di pagamenti per 200 mila euro all’anno per il Sindacato Padano di Rosi Mauro e anche di spese per “i costi liquidi” di Renzo Bossi come li chiama Belsito. Per il tesoriere sarebbero 151 mila euro, ma la dirigente amministrativa Nadia Dagrada lo corregge: “Sono 251 mila euro per lui e i ragazzi (della scorta probabilmente, <em>ndr</em>) perché quando viaggiano insieme non riesco a scinderli”.</p><p>Al Fatto risulta che il tesoriere al telefono fosse molto confuso sulle somme. Anche se ricordava con esattezza quanto gli era stato chiesto di metter da parte per la scuola della moglie di Bossi, quella gestita dalla Cooperativa Bosina: <strong>un milione di euro</strong>, che però solo in parte era riuscito a tirare fuori.</p><p>Nadia Dagrada si sta rivelando sempre più il personaggio chiave dell’inchiesta. Non è un caso se, come persona informata dei fatti, è stata ascoltata martedì per 9 ore dai pm <strong>Paolo Filippini ed Henry John Woodcock</strong>. Non è un caso che sia stata risentita ieri mattina dai magistrati alla presenza del procuratore aggiunto <strong>Alfredo Robledo</strong>. La dirigente ha detto ai pm di non aver mai ascoltato la registrazione imbarazzante. La sua deposizione avrebbe “salvaguardato” il segretario Umberto Bossi, ma avrebbe reso più complicata la posizione di Francesco Belsito.</p><p><strong>L&#8217;elenco delle spese.</strong> L&#8217;elenco che i due riassumono al telefono il 26 febbraio viene riassunto dai carabinieri, come viene pubblicato oggi dal <em>Corriere della Sera</em>. Comprende «i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega», «i soldi per il diploma (di <strong>Renzo Bossi</strong>)»; «i 670mila euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni»; «le autovetture affittate per <strong>Riccardo Bossi</strong>, tra cui una Porsche»; «i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi»; «le fatture pagate per l&#8217;avvocato di Riccardo Bossi»; «altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere <strong>Balocchi</strong>»; «una casa in affitto pagata a Brescia»; «i 300mila  euro destinati alla scuola Bosina di Varese per <strong>Manuela Marrone</strong> (moglie di Bossi, ndr), che Belsito non sa come giustificare, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui ha da parte in una cassetta di sicurezza».</p><p>Poi c&#8217;è la casa di <strong>Gemonio </strong>e più precisamente «i soldi ancora da dare per le ristrutturazioni del terrazzo»: «Che io sappia, pare che siano 5-6mila euro» ridimensiona Belsito alla Dagrada, che teme invece la somma sia molto più alta anche a causa di minacce di azioni legali dai fornitori e che sprona Belsito: «Gli devi dire poi: capo (Bossi, ndr), c&#8217;è da aggiungere l&#8217;auto di tuo figlio».</p><p><strong>&#8220;Bossi non versa più. E nemmeno Renzo&#8221;.</strong> A chi gli mette i bastoni tra le ruote Belsito trova quasi sempre come rispondere. Per esempio la segretaria del Sindacato Padano e vicepresidente del Senato <strong>Rosy Mauro</strong>, bossiana della prima ora, fedelissima, sempre a fianco del leader in particolare in questi anni di malattia. &#8221;Sai quanto gli ho dato l&#8217;altro giorno alla nera (la Mauro, ndr)? &#8211; chiede retoricamente il tesoriere alla Dagrada &#8211; Quasi 29mila, 29.142 in franchi eh&#8230; vuoi che ti dica tutti gli altri di prima?»: ovvero quelle che poi gli inquirenti traducono come «altre somme che le dà mensilmente». La Dagrada, continua il <em>Corriere</em>, lo &#8220;imbocca&#8221; quasi: dice a Belsito di rispondere alla Mauro così: &#8220;Se apro bocca io, il capo salta e se salta il capo tu sei morta&#8230; Perché se lei non c&#8217;ha il capo a difenderla, lei domani è in mezzo a una strada, e non è detto con le gambe intere». E a Bossi? Gli deve dire: &#8220;Noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male. Gli devi dire: capo, io so queste cose e finché io sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c&#8217;è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/documenti-bossi-caghera-sotto-consigli-della-segretaria-tesoriere/202487/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Misteri vaticani: la Procura di Roma indaga sul conto dello Ior in Germania</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/la-procura-di-roma-indaga-sul-conto-dello-ior-in-germania/199021/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/la-procura-di-roma-indaga-sul-conto-dello-ior-in-germania/199021/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Mar 2012 02:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Cipriani]]></category> <category><![CDATA[conti]]></category> <category><![CDATA[Fava]]></category> <category><![CDATA[Gotti Tedeschi]]></category> <category><![CDATA[ior]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[procura]]></category> <category><![CDATA[Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[rossi]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/la-procura-di-roma-indaga-sul-conto-dello-ior-in-germania/199021/</guid> <description><![CDATA[La Procura di Roma sta indagando in Germania sulla banca del Vaticano, lo Ior. 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E&#8217; questo l&#8217;ultimo colpo di scena che vede opposti da un lato il procuratore aggiunto <strong>Nello Rossi</strong> e il sostituto procuratore <strong>Stefano Rocco Fava</strong> e dall&#8217;altro il presidente e il direttore generale dell&#8217;Istituto Opere Religiose, rispettivamente <strong>Ettore Gotti Tedeschi</strong> e <strong>Paolo Cipriani</strong>, indagati dal settembre del 2010 per violazione delle norme antiriciclaggio.</p><p>Siamo di fronte a una vera e propria partita a scacchi che va avanti ormai da un anno e mezzo, e che ora si sposta su uno scenario internazionale. Mentre il <strong>Vaticano </strong>cerca disperatamente di convincere gli ispettori dell&#8217;organismo internazionale Moneyval a farlo uscire dalla lista grigia degli stati poco virtuosi (il Comitato di Esperti per la valutazione delle misure di contrasto del riciclaggio è stato a Roma la settimana scorsa), i pm italiani inseguono le rotte delle sue finanze oscure fino in Germania dove lo Ior si è arroccato. I pm romani vogliono conoscere tutti i movimenti del conto corrente dello Ior presso la <strong>JP Morgan </strong>di Francoforte e hanno inoltrato una prima richiesta di rogatoria internazionale alle autorità tedesche tramite il ministero della giustizia.</p><p>Quattro mesi fa però le autorità federali tedesche hanno negato la loro collaborazione con una risposta cortese ma ferma, ispirata probabilmente più da ragioni politiche che tecniche. I <strong>magistrati </strong>romani non si sono dati per vinti e stanno tentando di ottenere il medesimo risultato utilizzando un canale alternativo: l&#8217;<strong>Uif</strong>, cioé l&#8217;Ufficio di Informazione Finanziaria della Banca d&#8217;Italia, che ha già inoltrato la sua richiesta al corrispondente organismo tedesco. Per capire la ragione di tanto interesse verso la filiale di Francoforte del colosso bancario americano bisogna partire da un dato: lo <strong>Ior</strong>, dopo decenni di ottimi rapporti, ha deciso di limitare drasticamente fin quasi allo zero l&#8217;operatività con le nostre banche. La vera ragione di questa scelta secondo gli investigatori italiani risiede nel mutato atteggiamento delle autorità del nostro Paese nell&#8217;applicazione della normativa antiriciclaggio.</p><p>Lo <strong>Ior</strong>, infatti, spesso opera non come una banca, ma come una vera e propria società fiduciaria, che scherma la reale proprietà dei fondi sui suoi conti correnti. Il caso di scuola è quello dei nove bonifici per 225 mila euro partiti da un conto Ior e destinati a un gruppo di catanesi vicini alla mafia. Quei soldi erano il provento di una truffa ma &#8211; grazie alla gentile collaborazione del nipote sacerdote di un mafioso &#8211; giungevano a <strong>Catania </strong>con la berretta papale a coprire la coppola. Quando la Procura di Roma ha scoperto che lo schema veniva replicato da chiunque volesse nascondere l&#8217;origine dei suoi soldi grazie alla complicità di un sacerdote amico, è immediatamente corsa ai ripari.</p><p>All&#8217;improvviso nel 2010 lo Ior ha scoperto gli obblighi antiriciclaggio. Il nodo è venuto al pettine il 6 settembre del 2010 quando l&#8217;Istituto finanziario vaticano presieduto da <strong>Ettore Gotti Tedeschi</strong> ha ordinato al Credito Artigiano di trasferire 23 milioni alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni) e alla Banca del Fucino per 3 milioni. Lo Ior pretendeva che la banca omettesse le comunicazioni previste dalla normativa antiriciclaggio italiana. Per questa ragione la Procura chiese il sequestro e da allora indaga il presidente e il direttore generale dello Ior. Per sbloccare i fondi c&#8217;è voluto di fatto un motu proprio del Papa del dicembre del 2010. La nuova legge creava l&#8217;Aif, l&#8217;<strong>Autorità di Informazione Finanziaria </strong>che avrebbe dovuto collaborare con l&#8217;Uif italiano utilizzando propri poteri di ispezione sullo Ior e gli altri enti vaticani.</p><p>Inizialmente sembrava filare tutto liscio: la prima richiesta di informazioni inoltrata dall&#8217;Uif ottenne una risposta a tempo di record dall&#8217;Aif, presieduta da un cardinale autorevole come <strong>Attilio Nicora</strong>. Per premiare il cambio di direzione i pm romani nel giugno del 2011 diedero il loro parere favorevole al dissequestro dei 23 milioni. Da quel momento però si è realizzato il detto popolare &#8220;passata la festa gabbato lo Santo&#8221;. Lo Ior non ha più fornito informazioni all&#8217;<strong>Aif</strong> sulle informazioni relative a rapporti precedenti all&#8217;aprile del 2011, data di entrata in vigore della legge. Poi il 25 gennaio un secondo colpo di scena: con un decreto il <strong>Vaticano</strong>, su input del Segretario di Stato <strong>Tarcisio Bertone</strong>, ingrana la retromarcia: l&#8217;Aif perde i poteri di ispezione che tornano sotto il dominio della Segreteria di Stato.</p><p>Nel frattempo la Banca d&#8217;Italia impone agli istituti italiani di chiedere allo Ior il nome del reale titolare dei soldi movimentati e la banca vaticana si disamora della penisola. Con una serie di bonifici per decine e decine di milioni di euro i soldi del <strong>Vaticano </strong>lasciano le banche italiane, come l&#8217;<strong>Unicredit</strong> ex Banca di Roma, e volano a Francoforte alla banca Jp Morgan. Lo Ior, per effettuare i suoi bonifici milionari che alimentano l&#8217;attività delle Congregazioni usa un conto acceso presso l&#8217;unico sportello della banca americana <strong>Jp Morgan</strong> in Italia. Il conto 1365 presso la filiale di Milano però si muove in modo particolare: in forza di una clausola contrattuale il saldo di fine giornata deve essere sempre riportato a zero e il suo contenuto refluisce sul conto Ior a Francoforte. Di fatto è il cavallo di Troia attraverso il quale lo Ior opera in Italia: i movimenti nell&#8217;arco di un anno e mezzo superano il miliardo e mezzo. Nell&#8217;ottobre 2011, la <strong>Procura di Roma</strong> scopre l&#8217;inghippo e chiede all&#8217;Uif &#8211; l&#8217;Unità di informazione finanziaria della Banca d&#8217;Italia &#8211; di intervenire. Gli ispettori di <strong>Bankitalia </strong>chiedono informazioni sui reali intestatari dei soldi movimentati dallo Ior. JP Morgan gira le richieste allo Ior che risponde picche. Il 15 febbraio, per evitare guai, Jp Morgan comunica a Ior la chiusura definitiva del conto a far data dal 30 marzo 2012. Ora la banca del Vaticano si è ritirata a Francoforte, nella Germania di papa <strong>Ratzinger</strong>. Ma la Procura di Roma è arrivata fin lì.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 21 marzo 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/la-procura-di-roma-indaga-sul-conto-dello-ior-in-germania/199021/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Il genio indifendibile</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/genio-indifendibile/197834/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/genio-indifendibile/197834/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 15:22:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Lillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></category> <category><![CDATA[freccero]]></category> <category><![CDATA[Libero]]></category> <category><![CDATA[Rai4]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197834</guid> <description><![CDATA[Indifendibile. 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Per il tono arrogante e minaccioso, per il richiamo al rapporto personale con il direttore di <em>Libero</em>, per i termini usati e per il disprezzo dimostrato non solo e non tanto nei confronti del giornalista ma soprattutto verso una cultura diversa dalla propria. Quando stamattina (dopo aver letto i giornali) ho ascoltato l&#8217;audio nel quale Borgonovo registra a sua insaputa la rabbia del direttore di Rai4 non credevo alle mie orecchie. Freccero è caduto come un bambino nella trappola tesa ad arte (e legittimamente) da Borgonovo. Un direttore di una rete televisiva pubblica, anche del digitale terrestre, non può comportarsi così. Non può chiamare l&#8217;autore di un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/957212/Porno-Rai-in-fascia-protetta-droga-sesso-ammucchiate.html" target="_blank">articolo critico</a></span> insultandolo e imprecando contro l&#8217;Opus Dei, la lobby dei cardinali e quella dei pedofili, magari confondendo i primi con i secondi.</p><p>A tutti possono capitare 5 minuti di follia, soprattutto dopo avere ricevuto una telefonata dal vicedirettore generale che ti informa della cancellazione di un programma che ritieni fondamentale. Quando si sbaglia però è buona norma chiedere scusa e questo dovrebbe fare il direttore di Rai4 dimostrando ancora una volta che Carlo Freccero non è quell&#8217;uomo che urla al telefono “culattone” a un giornalista.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/genio-indifendibile/197834/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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