<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Monica Lanfranco</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mlanfranco/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Sun, 19 May 2013 07:27:44 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Berlino, la casa di Barbie a grandezza umana. Quel museo rosa è un bordello</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/berlino-casa-barbie-museo-rosa-bordell/597399/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/berlino-casa-barbie-museo-rosa-bordell/597399/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 May 2013 13:54:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Bambini]]></category> <category><![CDATA[Barbie]]></category> <category><![CDATA[Case Chiuse]]></category> <category><![CDATA[Educazione]]></category> <category><![CDATA[Emancipazione Femminile]]></category> <category><![CDATA[Femminilità]]></category> <category><![CDATA[Questioni di Genere]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=597399</guid> <description><![CDATA[Perché potrebbe essere utile portare una bambina (o un bambino) a visitare il primo museo europeo, sito a Berlino (ce n’è già uno in Usa) che riproduce a grandezza umana l’abitazione della più famosa bambola del mondo, la Barbie? Perché toccare con mano l’inutile e il dannoso, usando criticamente lo sguardo sulla realtà che l’umanità produce è, talvolta, un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Perché potrebbe essere utile portare una <strong>bambina </strong>(o un bambino) a visitare il primo museo europeo, sito a <strong>Berlino</strong> (ce n’è già uno in Usa) che riproduce a grandezza umana l’abitazione della più famosa bambola del mondo, la <strong>Barbie</strong>? Perché toccare con mano l’inutile e il dannoso, usando criticamente lo sguardo sulla realtà che l’umanità produce è, talvolta, un <strong>passaggio educativo</strong> importante. (<a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-233f6c34-72d0-4c0a-9f5d-3f4693afbb3f.html" target="_blank">Berlino, apre la casa di Barbie</a>, ndr)</p><p>Certo, si dirà: non è sufficiente accedere al sito della <strong>Mattel</strong> per percepire la stucchevole <strong>irrealtà</strong> di un mondo virtuale ‘tutto rosa’, che rimanda al quotidiano dove le bambine prima, e le donne poi, dovrebbero corrispondere nella <strong>visione sessista dei ruoli</strong>?</p><p>La visita al sito è già, di per sé, un’esperienza interessante e straniante: ci sono bambine entusiaste di poter fabbricare ogni stanza della loro casa <strong>rosa</strong>, dove l’obiettivo eccitante che si può realizzare è scoprire tutti i segreti dell’armadio rosa di Barbie, accanto alla strepitosa possibilità di poter giocare con bambole magrissime e dai seni appuntiti abbigliate da principesse, sirene o fate, ovviamente nelle infinite sfumature del rosa. Un universo confettato, chiuso, isolato da qualunque contatto con il mondo esterno: una prigione rosa, così potentemente irreale da diventare al limite del folle.</p><p><strong>Bambole</strong>, si dirà: che male possono fare?</p><p>Ma non sono gli <strong>oggetti</strong> in sé, pur potentemente <strong>evocativi</strong> nel simbolico, a costituire un pericolo, pericolosi sono i motivi per i quali questi oggetti vengono prodotti, e l’ideologia che li spinge a diventare precise indicazioni di normazione. Lo dice bene il grottesco <em>La donna perfetta</em>, film del 2004 diretto da Franz Oz e tratto dal romanzo <em>La fabbrica delle mogli</em> di Ira Levine, e anche il libro dal titolo omonimo di Nicoletta Bazzano.</p><p>L’<strong>innocenza</strong> del sorridente pezzo di plastica (in realtà un po’ rigido) che compone la famosa bambolina si infrange presto se poco poco si scava nella sua storia: protagonista assoluta dei ricavi della Mattel, che nel 2011 ha denunciato 6,2 miliardi di dollari, Barbie nasce in <strong>Germania</strong> come ‘prodotto per adulti (maschi) per poi trasmigrare negli Stati Uniti dove la moglie di uno dei proprietari del colosso di giocattoli, <strong>Ruth Andler</strong>, intuì il potenziale di una bambola come quella: rivolta alle bambine non come imitazione di una neonata, per stimolare il loro futuro di madri, ma bensì per addestrarle al meglio nell&#8217;imitazione della perfetta <strong>donna di casa</strong>.</p><p>Un’arma micidiale, che seduce e conferma su più versanti: è <strong>asessuata</strong> quanto basta senza essere amorfa, può essere adattata alle varie necessità (cambia colore della pelle e dei capelli), può essere principessa, operaia, può vestire jeans, bikini e anche il burka, perché no?, ed è quindi ambasciatrice quieta e rassicurante per ogni angolazione del <strong>femminile desiderabile</strong>.</p><p>Sfiorata, nel 2007, dallo scandalo degli accessori al piombo che la Mattel ritirò in tutto il mondo (844mila pezzi) Barbie, e la sua rosa casa museo che stride in una Berlino che dalla caduta del muro sperimenta visioni e pratiche alternative di quotidiana convivenza è lì a ricordare che <strong>sottovalutare la potenza dello stereotipo è un errore</strong>. Dietro all&#8217;innocenza del rosa, e del ‘<em>come tu mi vuoi</em>’ che educa le bambine alla capricciosa mutevolezza femminea, e quindi di rimando i bambini alla boriosa e noiosa muscolosità dell’omologo compagno <strong>Ken</strong> (decisamente meno fortunato della Barbie) c’è la prigione delle gabbie sessiste, che omologano le case rispettabili alle meno rispettabili, (ma molto frequentate) case chiuse.</p><p>Un <strong>bordello</strong> <strong>rosa</strong>, ma sempre un bordello è.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/berlino-casa-barbie-museo-rosa-bordell/597399/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lividi sotto l’hijab: prima campagna saudita contro la violenza sulle donne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/lividi-sotto-lhijab-prima-campagna-saudita-contro-violenza-sulle-donne/580423/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/lividi-sotto-lhijab-prima-campagna-saudita-contro-violenza-sulle-donne/580423/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 May 2013 16:25:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category> <category><![CDATA[Campagna Mediatica]]></category> <category><![CDATA[Campagna Pubblicitaria]]></category> <category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category> <category><![CDATA[Donne]]></category> <category><![CDATA[Hijab]]></category> <category><![CDATA[tutor]]></category> <category><![CDATA[Violenza sulle Donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=580423</guid> <description><![CDATA[L’immagine è forte: due occhi, (soltanto quelli), sbucano dall’unica fessura presente nel sudario dell’abito/prigione in uso in molti paesi islamici, l’hijab. Normale, inquietante abbigliamento, per esempio, in Arabia Saudita, da dove questo manifesto proviene. Ma c’è un particolare che informa che siamo di fronte ad una novità: uno dei due occhi è pesto, chiaramente segnato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’immagine è forte: due occhi, (soltanto quelli), sbucano dall’unica fessura presente nel sudario dell’abito/prigione in uso in molti paesi islamici, l’<strong>hijab</strong>.</p><p>Normale, inquietante abbigliamento, per esempio, in <strong>Arabia Saudita</strong>, da dove questo manifesto proviene. Ma c’è un particolare che informa che siamo di fronte ad una novità: uno dei due occhi è pesto, chiaramente segnato dalle <strong>percosse</strong>. E’ innegabile che faccia scalpore, così come è trasgressivo il logo che ne spiega il senso: &#8220;Alcune cose non possono essere coperte &#8211; combattere ogni forma di violenza contro le donne&#8221;, c’è scritto.</p><p>La <strong>campagna</strong> è finanziata dalla <a href="http://www.kkf.org.sa/ar/Pages/nomoreabuse.aspx" target="_blank"><strong><em>Fondazione Re Khalid</em></strong>, fondata nel 2001 dalla famiglia dell’ultimo Re Khalid in carica in Arabia Saudita dal 1975 al 1982</a>, che ha tra le sue priorità la <strong>protezione legale</strong> per donne e bambini vittime di abusi, in uno dei paesi del mondo dove convivono ricchezze enormi e tradizioni culturali (e politiche) di una arretratezza sconvolgente, sotto l’egida della più ferrea interpretazione della legge islamica della Sharia.</p><p>L’Arabia Saudita, infatti, è agli ultimi posti, (numero 131 su 134 stati) della classifica del <em>World Economic Forum</em> rispetto alla <strong>parità</strong> tra uomini e donne, in particolare per la condizione delle donne e delle bambine dentro le mura domestiche, dove la legge islamica fa del marito e padre il detentore delle sorti di vita e di morte delle congiunte.</p><p>Di recente saltato alla ribalta mondiale per la lotta di alcune donne per l’ottenimento del diritto di guidare l’<strong>auto</strong> da sole, (mentre per le bici e le moto è possibile cavalcarle solo in burka o con una compagnia maschile), il paese ora comincia ad ammettere, per bocca dei funzionari della Fondazione, che “il fenomeno delle <strong>donne maltrattate</strong> in Arabia Saudita è più importante di quello che sembra”.</p><p>Siamo agli albori di una fase nuova per i <strong>diritti delle donne</strong> in uno dei paesi che fa scuola, insieme all’Egitto, per rigore fondamentalista?</p><p>A sentire una delle attiviste <strong>femministe</strong> più informate e coraggiose, Maryam Namazie, che da sempre lotta contro il fondamentalismo islamico, l’iniziativa appare più come uno specchietto per le allodole che un cuneo serio nell’ingranaggio politico e religioso dell’area.</p><p>“Questa campagna contro la violenza in Arabia Saudita nasce chiaramente in risposta alla indignazione pubblica causata dalla vicenda di <a href="http://freethoughtblogs.com/maryamnamazie/2013/02/04/ana-lama/" target="_blank">Lama, una bimba di soli 5 anni, morta dopo aver affrontato indicibili torture per mano di suo padre</a>, che è stato effettivamente lasciato andare senza sanzioni.</p><p>Qualsiasi azione per fare luce sulla <strong>violenza domestica</strong> è estremamente importante, ma non si tratta solo di una questione di educazione e di sensibilizzazione- sostiene Namazie. Per fermare la violenza domestica devono esserci modifiche importanti e strutturali del codice penale, che introducano una legge che criminalizzi la violenza e persegua chi la commette. Secondo la <strong>Sharia</strong>, invece, la violenza contro le donne e i bambini è spesso vista come una prerogativa del tutore maschio &#8211; come caso di Lama evidenzia”.</p><p>A causa anche delle <strong>pressioni internazionali</strong> alcune aperture nella realtà saudita cominciano a palesarsi: dal 2011 le donne hanno avuto il diritto di votare, e nel prossimo 2015 potranno essere elette nei municipi. Ma resta l’inquietante figura del ‘<strong>tutore</strong>’: marito, padre, fratello o altro familiare maschio, che in qualunque momento può e deve sancire la possibilità (o l’impossibilità) per la donna di lavorare, uscire, lasciare il paese, studiare, sposarsi: insomma vivere. Le donne, in questo paese, sono a qualunque età, in uno stato evidente di minorità, e vivono sotto tutela fino alla morte.</p><p>“Il governo saudita vuole far vedere che sta compiendo uno sforzo contro la violenza, di fronte alla opinione pubblica- conclude Maryam Namazie. Il primo autore della violenza nella società saudita, però, è il regime stesso e le sue leggi medievali.</p><p>Il modo migliore per cominciare a porre fine alla violenza contro donne e bambini è fermare l’applicazione della Sharia, non fare una campagna pubblicitaria”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/lividi-sotto-lhijab-prima-campagna-saudita-contro-violenza-sulle-donne/580423/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Spagna: cosa c’è dietro all’attacco alla legge sull’aborto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/spagna-cosa-ce-dietro-allattacco-alla-legge-sullinterruzione-di-gravidanza/579486/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/spagna-cosa-ce-dietro-allattacco-alla-legge-sullinterruzione-di-gravidanza/579486/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Apr 2013 13:07:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Aborto]]></category> <category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category> <category><![CDATA[Governo Rajoy]]></category> <category><![CDATA[Il corpo delle donne]]></category> <category><![CDATA[Interruzione Volontaria di Gravidanza]]></category> <category><![CDATA[José Luis Zapatero]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=579486</guid> <description><![CDATA[Quando le attiviste femministe dicono che i diritti acquisiti dalle donne sono fragili spesso vengono derise o liquidate come noiose e vetuste cassandre, forse seconde solo ai vecchi partigiani, che mettono in guardia chi è più giovane sulla fragilità della democrazia e sul pericolo, sempre in agguato, del palesarsi di vecchi e nuovi fascismi e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando le <strong>attiviste femministe</strong> dicono che i diritti acquisiti dalle donne sono fragili spesso vengono derise o liquidate come noiose e vetuste cassandre, forse seconde solo ai vecchi partigiani, che mettono in guardia chi è più giovane sulla fragilità della democrazia e sul pericolo, sempre in agguato, del palesarsi di vecchi e nuovi fascismi e totalitarismi.</p><p>Sulla democrazia e l’antifascismo, tuttavia, più voci si levano per unirsi al coro di monito, mentre sui <strong>diritti delle donne</strong> si fa fatica: molti <em>se </em>e molti <em>ma </em>abitano il percorso di libertà delle donne, ad ogni latitudine e in ogni orizzonte politico.</p><p>La prova, ultima, in ordine di tempo, che conferma la veridicità di queste paure, viene dalla <strong>Spagna</strong>.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/22/spagna-legge-sullaborto-torna-indietro-di-28-anni-ritorno-al-franchismo-per-donne/571091/" target="_blank">A soli tre anni dalla stesura della legge spagnola sull&#8217;interruzione di gravidanza</a>, che estendeva i casi nei quali l’intervento poteva essere effettuato, nominando e valorizzando l’<strong>autodeterminazione della donna</strong>, ora si torna indietro.</p><p>Dopo l’effimera stagione della sinistra di <strong>Zapatero</strong>, che aveva fatto sognare una pacifica onda antifondamentalista nell&#8217;Europa cattolica ora il <strong>Partido Popular</strong> guidato da <strong>Rajoy </strong>mette mano alla legge sull&#8217;i<strong>nterruzione di gravidanza</strong>, e l’obiettivo è sempre lo stesso, comune in ogni paese dove si torna a stringere la morsa sui diritti riproduttivi: eliminare la <strong>discrezionalità </strong>da parte della donna.</p><p>Violenza sessuale, rischio di salute per la madre e deformità del feto erano infatti i casi nei quali l’intervento era possibile, mentre ora la proposta è di depennare dalla lista dei casi leciti il terzo: la <strong>condizione di salute del feto</strong>, e una sua eventuale <strong>malformazione</strong>, non saranno più motivo valido per interrompere la gravidanza, fa sapere sulla stampa Alberto Ruiz-Gallardón, Ministro della Giustizia.</p><p>Di più: si parla di una Commissione che valuti caso per caso nell&#8217;evenienza di <strong>stupro</strong> (reato sempre opinabile) e questa commissione si esprimerebbe sul livello di danno emotivo subito dalla donna, sufficiente o meno a giustificare l’intervento.</p><p>Fa impressione che di <strong>maternità</strong> si occupi un uomo, cattolico integralista e ministro della giustizia:<strong> il corpo riproduttivo femminile è dunque materia legale e penale</strong>, non corpo individuale di un essere umano, vicenda personale e collettiva nella quale molti aspetti sono in gioco, come l’affettività, la responsabilità, la relazione con l’altro genere, la capacità emotiva e materiale nella decisione di mettere al mondo.</p><p>La storia del pensiero umano, sin da Aristotele, ci dice che gli uomini hanno sempre <strong>temuto la forza emergente delle donne</strong>, e così come la colta Atene del grande filosofo era in pieno travaglio sulla questione dei diritti così oggi accade a noi, a migliaia di anni di distanza, a dimostrazione che l’umanità non è in grado di stabilire principi universali che abbiamo tenuta nel tempo.</p><p>La differenza tra quell’epoca e la nostra sta nel fatto che oggi noi sappiamo come accade la vita nel corpo femminile: ma la paura di questo potere, che andrebbe accettato e aiutato a crescere nell’autodeterminazione che il suo esercizio comporta, è identica a quella dei millenni passati. Paura, arroganza e ignoranza che hanno lasciato spazio, sul piano giuridico, a una tesi morale, e ad una <strong>impostazione che sconfina nella visione etico &#8211; confessionale</strong> della funzione dello stato, che assesta una spallata poderosa ai principi di autodeterminazione e di uguaglianza di diritti tra i viventi. A questo porta la paura delle differenze: allo stabilire, contro il diritto delle donne, contro la loro soggettività, <strong>contro la loro responsabilità</strong>, un assurdo primato dell&#8217;embrione, del feto, del nascituro, che è un progetto di vita e che non può giungere ad essa se la matrice della vita di quell&#8217;embrione, ovvero la donna, non decide di portarlo a termine.</p><p>Non ci può essere un progetto di vita se chi la vita la costruisce non è pronta a farlo. E’ così, eppure lo si continua a negare.</p><p>In altre situazioni questo banale assunto sarebbe condiviso, ma accade che la logica si inceppi e scattino le censure ideologiche e patriarcali se in gioco c’è il <strong>corpo di una donna e la sua insindacabile disponibilità</strong>, o indisponibilità, a offrire la vita. La materia della <strong>riproduzione umana</strong>, e la connessa autodeterminazione delle donne, è un tema di grandissima portata: rappresenta la base dell’identità femminile, del suo diritto di cittadinanza e del relativo diritto di cittadinanza maschile, indica una strada per legiferare in materie nuove e difficili attraverso un dibattito ampio, reale.</p><p>E’, anche, il metro per capire quali limiti e quali possibilità ci sono nella relazione tra i due generi, quale è il <strong>livello di civiltà di una collettività</strong>. Suggerisce un rapporto ricco di umanità con la ricerca scientifica non in modo astratto, ma in relazione ai corpi viventi, pensanti ed emozionati dalle esperienze di vita che attraversano.</p><p>Come immaginare che di queste cose si possa fare scempio offrendo con leggerezza, e arroganza tutta interna all&#8217;ansia di controllo sul corpo femminile, un <strong>diritto all&#8217;embrione</strong>, facendone un nuovo soggetto contrapposto di fatto alla soggettività della madre che lo accoglie? </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/spagna-cosa-ce-dietro-allattacco-alla-legge-sullinterruzione-di-gravidanza/579486/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Voglio una donna al Quirinale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/15/voglio-donna-al-quirinale/562907/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/15/voglio-donna-al-quirinale/562907/#comments</comments> <pubDate>Mon, 15 Apr 2013 13:15:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Donne]]></category> <category><![CDATA[Donne in Politica]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Pari Opportunità]]></category> <category><![CDATA[Quirinale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=562907</guid> <description><![CDATA[Sono solo cinque parole, ma hanno un peso specifico notevole. Sono pronunciate come un mantra, con intonazioni varie e diverse, come diversi tra loro sono i volti, le età, le storie, gli orientamenti culturali e le attività delle donne delle oltre 50 tra associazioni, gruppi, categorie lavorative e realtà femministe italiane che hanno pensato al...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono solo cinque parole, ma hanno un peso specifico notevole. Sono pronunciate come un mantra, con intonazioni varie e diverse, come diversi tra loro sono i volti, le età, le storie, gli orientamenti culturali e le attività delle <strong>donne delle oltre 50 tra associazioni, gruppi, categorie lavorative e realtà femministe italiane</strong> che hanno pensato al video dove di colorato ci sono le insegne e i loghi dai quali ciascuna parla: sono giornali femminili e femministi, gruppi impegnati contro la violenza, storiche associazioni politiche, siti online, blog.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/CjXKwnEzCMI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Rappresentano una piccola parte della ricchezza caleidoscopica e faticosa da tenere insieme, talvolta litigiosa e irriconoscente verso le sue stesse simili, che in questo paese è costituita dalle centinaia di migliaia di donne che ogni giorno fanno attivismo politico, culturale e sociale, dando vita al movimento delle donne italiano.</p><p>Questa volta, su questo specifico obiettivo, questa moltitudine si esprime con chiarezza, senza dubbio, in una frase limpida: “<strong>Voglio una donna al Quirinale</strong>”, dicono tutte.</p><p>Pochi giorni fa sulla rete è circolato anche il video di un gruppo di attori e attrici che si sono esposti per <strong>Emma Bonino</strong> Presidente, ed è inevitabile che, sebbene l’appello tutto femminile non pronunci un nome, il pensiero corra verso questa opzione, pure molto appezzata nei vari gruppi e movimenti femministi.</p><p>Emma Bonino è, al di là di scelte che possono essere state nella storia politica recente anche fortemente contestate, una tra le più preziose e tenaci attiviste che si è battuta in prima persona, e senza mai pentirsi né arretrare, per l’ottenimento dei <strong>diritti civili delle donne</strong>, e questo non è in discussione. Senza di lei, senza <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adele_Faccio" target="_blank">Adele Faccio</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Adelaide_Aglietta" target="_blank">Adelaide Aglietta</a> questo paese sarebbe meno libero e meno laico di quanto purtroppo tuttora non sia.</p><p>Difficilmente tra donne ci sarà un nome che possa ottenere un consenso plebiscitario, ma non è questo il punto, adesso.</p><p>La questione, oggi, è la<strong> fine di un monopolio patriarcale</strong> che non è solo simbolico, ma è anche concreto e pesante circa la palese inviolabilità da parte di una donna in Italia di accedere alla carica più autorevole delle istituzioni. Da tempo le<strong> bambine</strong> non rispondono più, alla domanda ‘cosa vuoi fare da grande’: “Il presidente della Repubblica, l’astronauta, il vigile del fuoco”.</p><p>Ai miei tempi, quelli per intenderci di <a href="http://www.ibs.it/code/9788807809613/gianini-belotti-elena/dalla-parte-delle.html" target="_blank"><em>Dalla parte delle bambine</em> di Elena Gianini Belotti</a> era più frequente, paradossalmente, rispetto ai nostri, nei quali le aspirazioni verso l’età adulta hanno subìto, in questo ventennio sciagurato, una discesa in picchiata verso ruoli più tradizionali, ancillari e rassicuranti per la stabilità del patriarcato.</p><p>Bello sarebbe se al Quirinale andasse una donna, e le bambine italiane potessero finalmente mettere insieme grammatica e realtà, e dire, a ragion veduta: ”<strong>Da grande voglio fare LA presidente della Repubblica</strong>”.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/15/voglio-donna-al-quirinale/562907/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scuola e educazione perduta: quando il mondo adulto fallisce</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/scuola-e-educazione-perduta-quando-mondo-adulto-fallisce/552425/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/scuola-e-educazione-perduta-quando-mondo-adulto-fallisce/552425/#comments</comments> <pubDate>Fri, 05 Apr 2013 09:46:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Educazione]]></category> <category><![CDATA[Formazione]]></category> <category><![CDATA[Insegnamento]]></category> <category><![CDATA[Responsabilità]]></category> <category><![CDATA[Scuola Pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=552425</guid> <description><![CDATA[La frase dell&#8217;insegnante di matematica romana pronunciata verso una alunna di origine ebraica, (rea di essere poco attenta alla sua lezione) “ad Auschwitz saresti stata più attenta”, presenta molti lati interessanti e utili per capire svariati aspetti della crisi sociale, culturale e politica italiana. Ancora di più è stimolante la motivazione addotta dalla docente per giustificare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>frase dell&#8217;insegnante di matematica romana pronunciata verso una alunna di origine ebraica</strong>, (rea di essere poco attenta alla sua lezione) <em>“ad Auschwitz saresti stata più attenta”</em>, presenta molti lati interessanti e utili per capire svariati <strong>aspetti della crisi sociale, culturale e politica italiana</strong>. Ancora di più è stimolante la motivazione addotta dalla docente per giustificare e spiegare la presunta motivazione educativa della frase stessa.</p><p>L’insegnante, infatti, avrebbe detto, dopo l’apertura di una indagine ministeriale sull&#8217;accaduto di averlo fatto per “<strong>indicare un posto organizzato</strong>”.</p><p>E quanto a questo non c’è dubbio: i campi di sterminio sono un paradigma eccellente di ordine, pulizia (finale) e organizzazione, nella storia dell’abominio umano, e hanno fatto pure scuola, come si suol dire, perché i buoni esempi sono di certo da imitare.</p><p>Ma a parte le considerazioni di ironia macabra, che da Woody Allen in poi molte personalità di origine e cultura ebraica hanno regalato al mondo per riuscire perfino a sorridere del loro doloroso percorso questo episodio, (e in parte le offese sessiste coscienti di Battiato così come l’autodenigrazione di Onida verso il suo stesso ruolo) sono un bel pacchetto di materiale sul quale ragionare.</p><p>Il tema è la <strong>rottura del patto educativo tra agenzie di formazione alla civiltà e responsabilità</strong>.</p><p>Non si tratta di mentire o essere ipocrita. Si tratta di chiamare le cose con il loro nome, che per Rosa Luxemburg era il primo gradino per attuare una rivoluzione, e di essere conseguenziale, al massimo delle proprie possibilità, quando si decide di ricoprire <strong>ruoli di rappresentanza, educazione e quindi di responsabilità</strong>.</p><p>In un suo recente commento Ilvo<strong> Diamanti</strong> su <em>Repubblica</em> ragiona della <strong>mutazione antropologica</strong> da oltre vent&#8217;anni in atto nel linguaggio politico italiano e scrive: ”Chi sta in alto, i rappresentanti, insegue chi sta in basso, i rappresentati. E scende più in basso possibile. Tutti leader e tutti follower. Gli &#8216;eletti&#8217; fingono di essere come il &#8216;popolo&#8217;. <strong>Per imitare il &#8216;volgo&#8217; cercano di essere &#8216;volgari&#8217;</strong>. E ci riescono perfettamente. Senza fatica. Perché spesso sono peggio di loro. Nei comportamenti e nelle parole. Hanno trasformato il Parlamento e la scena politica in un luogo dove non esistono limiti né regole. Ai discorsi, al linguaggio.</p><p>E, allora, perché resistere? Perché rivolgersi, ancora, agli altri in modo educato? Perché chiedere rispetto: tra genitori e figli, professori e studenti, autorità e cittadini, immigrati e residenti, vicini e lontani, amici, conoscenti e sconosciuti. Perché? E perché limitarsi alle parole e non passare alle vie di fatto? D&#8217;altra parte, la distanza è breve. <strong>Le parole sono fatti</strong>”.</p><p>Così un (nominato) saggio accetta la candidatura ma poi ammette (non sapendo di essere registrato) di non servire a nulla; un uomo di cultura sprofonda nel sessismo; una professoressa eleva a esempio d’ordine la pratica dell’olocausto.</p><p>E’ inevitabile e giusto moltiplicare il dileggio, la stigmatizzazione e la sanzione per questi comportamenti. Resta però un senso acuto di allarme: <strong>la sottovalutazione dell’importanza delle forme del fare</strong>, alcune delle quali giustamente criticate negli ultimi decenni del secolo scorso quando erano vuote manifestazioni di manicheismo e opportunismo ipocrita, oggi ci frana addosso.</p><p>Perché le forme che si scelgono per dare senso e contenuto al fare, nella politica come nella scuola come nella famiglia influenzano indistricabilmente il <strong>contenuto</strong> che mettiamo al mondo.</p><p>La scelta di forme, metafore, esempi triviali, offensivi, approssimativi e non ragionati porta con sé un <strong>analfabetismo di ritorno pericoloso e pervasivo</strong> che tracima ovunque e diventa cultura dominante: è nei bar come in Parlamento, nelle scuole come nei movimenti, nelle piazze come nelle famiglie.</p><p>Quando, qualche anno fa, si cercò in una scuola media genovese di intervenire di fronte ai ripetuti insulti verso una ragazzina apostrofata ‘troia degli ebrei’ la scuola alzò le mani in segno di resa: “Non possiamo fare lotte contro i mulini a vento”- fu la risposta nella civile città medaglia d’oro della Resistenza, mentre ancora era viva Liana Millu, autrice di <em>Fumo di Birkenau</em>.</p><p>Conforta moltissimo la pronta reazione, sembra compatta, della classe a sostegno della ragazzina romana: resta l’inquietudine per la crepa aperta ogni volta che gli <strong>adulti vengono meno al compito delicato e fondante di dare esempio di responsabilità, empatia e cultura alle giovani generazioni.  </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/scuola-e-educazione-perduta-quando-mondo-adulto-fallisce/552425/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Incompetenti e folli: ecco perché le donne possono salvare l&#8217;Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/01/incompetenti-e-folli-ecco-perche-donne-possono-salvare-litalia/548155/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/01/incompetenti-e-folli-ecco-perche-donne-possono-salvare-litalia/548155/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Apr 2013 08:44:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Discriminazioni di Genere]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[Lidia Menapace]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Pari Opportunità]]></category> <category><![CDATA[Sessismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=548155</guid> <description><![CDATA[Il 3 aprile 2013 la mia maestra di vita e di politica Lidia Menapace compie 89 anni, una età che ha fatto esclamare al mio figlio più piccolo (che la conosce e che nello stesso mese ne compirà 71 di meno): “Porco mondo, che numero”! Un numero che quando indica una età mette soggezione, invita...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 3 aprile 2013 la mia maestra di vita e di politica <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/07/lidia-menapace-senatrice-a-vita/462638/" target="_blank">Lidia Menapace</a></strong> compie 89 anni, una età che ha fatto esclamare al mio figlio più piccolo (che la conosce e che nello stesso mese ne compirà 71 di meno): “Porco mondo, che numero”!</p><p>Un numero che quando indica una età mette soggezione, invita a riflettere sul senso dell&#8217;esistenza, e che in questa esistenza particolare incarna la fatica ma anche la forza di una <strong>donna straordinaria e discreta</strong>. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/27/lidia-menapace-senatrice-a-vita-furor-di-popolo-libro/481067/" target="_blank">Una donna che si è sempre espressa con la lievità dell&#8217;ironia dissacrante</a> mantenendo nel tempo una rara disponibilità al dialogo e al confronto.</p><p>Se penso alla <strong>saggezza</strong> Lidia mi appare subito, ma non solo ora che è sulla soglia dei 90 anni: l&#8217;ho conosciuta saggia da ben prima, di una saggezza che ho ravvisato in lei oltre trent&#8217;anni fa, fatta non di capelli bianchi e rughe che segnano il volto, ma di quella <strong>alchimia seducente </strong>che rende decine di donne, anche molto più giovani di lei, delle <strong>&#8220;brain symbol&#8221;</strong> (altro che sex symbol), delle guide, fonti di ispirazione per migliorare noi stesse e le altre (e altri), nel proprio modo di operare nel mondo.</p><p>La mia agenda e quella di molte mie amiche attiviste e colleghe femministe è piena di <strong>nomi di donne così</strong>. Credo che tutte ci possiamo ritenere molto fortunate a conoscerle, talvolta ad averle come amiche: si tratta di donne di grande valore, competenza, intelligenza, creatività, onestà, coraggio e generosità.</p><p>Tutte donne sagge, raramente famose, sconosciute nella maggior parte dei casi al circo mediatico, ciascuna con <strong>talenti</strong> dei quali non solo l&#8217;Italia, ma il mondo intero avrebbero bisogno. <strong>Capacità</strong> che ciascuna prova, dove e come può, a condividere.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/nuovo-governo-ecco-nomi-dei-saggi-scelti-da-napolitano/547479/" target="_blank">Il <strong>pantheon monosessuato</strong> nominato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano</a> fotografa non tanto e non solo la sua incapacità di vedere questa ricchezza, ma ben rappresenta il <strong>declino pericoloso</strong> in cui ci troviamo come Paese. Dice che nessuna donna è abbastanza saggia per essere davvero degna di essere chiamata &#8216;saggio&#8217;: è un po&#8217; come quando si insiste sul <strong>linguaggio sessuato</strong>, affinché sia il maschile che il femminile vengano nominati nelle frasi, anche se, si sa, è il neutro (maschile) a rappresentare, ancora oggi, l&#8217;autorevolezza compiuta.</p><p>Allora, forse, è necessario cominciare a dire che non abbiamo bisogno di saggi, ma di <strong>donne incompetenti e folli</strong>. Donne che non hanno le competenze utili a reggere questo sistema escludente e iniquo, donne che non vogliono competere ma condividere.<br /> Donne che <strong>non sono conniventi</strong> con chi ha tenuto in piedi un sistema di potere fine a se stesso, che non si sono messe in competizione per avere più denaro o più visibilità televisiva, per accaparrarsi il più ricco e famoso, né per sostenere lo status quo.</p><p>Condivido lo sdegno e la nausea espressa da molte donne per questa ennesima <strong>cancellazione del femminile</strong>, ma paradossalmente questa conferma mi pare sia stata un regalo. Se tra i &#8216;saggi&#8217; si fossero buttati lì due o tre nomi di donne, anche strepitose e di unanime consenso, sarebbe stato come dare una mano di pittura fresca su un muro umido e scrostato: la gratificazione momentanea per zittire le solite folli incompetenti femministe che così non avrebbero potuto lamentarsi più di tanto. Vedete? Le donne ci sono, avrebbero detto. Senza che nulla cambi davvero.</p><p><strong>Ci siamo, sì. Tante e in rete</strong>. Si lavora molto, dentro e fuori i luoghi dove si decide, perché cambino linguaggio, punto di vista, struttura di questa società ammalata.<br /> <strong>Insieme agli uomini</strong> che pensano che la saggezza non sia dei saggi, ma di chi osa divergere sguardo e pratica quotidiana, per ridare senso, finalmente e di nuovo, alla politica.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/01/incompetenti-e-folli-ecco-perche-donne-possono-salvare-litalia/548155/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pubblicità sessista, lo stop Fornero e la creatività allusiva</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/pubblicita-sessista-stop-fornero-e-creativita-allusiva/547309/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/pubblicita-sessista-stop-fornero-e-creativita-allusiva/547309/#comments</comments> <pubDate>Sat, 30 Mar 2013 13:44:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Boicottaggio]]></category> <category><![CDATA[Censura]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[Femminicidio]]></category> <category><![CDATA[Il corpo delle donne]]></category> <category><![CDATA[Pubblicità]]></category> <category><![CDATA[Sessismo]]></category> <category><![CDATA[Violenza sulle Donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=547309</guid> <description><![CDATA[Insomma, suvvia, si tratta di un utile strofinaccio, è solo una foto innocente, non si tratta mica di istigare a delinquere, dove è finito il senso dell’umorismo, quanto clamore, con tutti i problemi che ci sono in questo paese! Quindi ha fatto male la ministra Fornero a chiedere il ritiro dell’ormai notissima pubblicità dello strofinaccio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Insomma, suvvia, si tratta di un utile strofinaccio, è solo una foto innocente, non si tratta mica di istigare a delinquere, dove è finito il senso dell’umorismo, quanto clamore, con tutti i problemi che ci sono in questo paese!</p><p>Quindi ha fatto male <a href="http://www.agi.it/politica/notizie/201303291857-pol-rt10222-la_fornero_blocca_pubblicita_femminicidio_istiga_violenza" target="_blank">la ministra Fornero a chiedere il ritiro dell’ormai notissima pubblicità dello strofinaccio</a> che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/28/napoli-cartellone-choc-pro-femminicidio-ne-sangue-ne-armi-e-messaggio-dolce/545359/" target="_blank">esalta i suoi talenti nell&#8217;eliminare tutte le tracce usando la raffigurazione di un femminicidio?</a> No, ha fatto bene.</p><p>Intento censorio eccessivo, lesivo della pur discutibile libera scelta creativa di chi ha ideato slogan e immagine a corredo?</p><p>Per niente, anzi quei cartelloni stanno lì da troppi giorni, nonostante le proteste.</p><p>Nella vicina <strong>Spagna</strong> una pubblicità commerciale di questo genere (non ci dimentichiamo che stiamo parlando di un espediente per vendere, e non di una campagna informativa, culturale o di un attacco artistico) i cartelloni non sarebbero nemmeno stati stesi per le strade: uno degli interventi dei primi anni del <strong>governo Zapatero</strong> fu quello di istituire, senza suscitare clamori e paura di eccessi censori, un ufficio governativo che controlla che la pubblicità della tv, della radio, della carta stampata e della cartellonistica non sia lesiva della dignità umana, e che in particolare non contenga elementi sessisti, razzisti, omofobi e di strumentalizzazione del corpo.</p><p>Non è solo ridicolo che l’azienda del napoletano, e chi la difende, giustifichi la scelta pubblicitaria commerciale citandone il carattere (furbescamente) bipastisan e presuntamente ‘dolce’ vista l’assenza di sangue o di armi nella fotografia.</p><p>E’ una pubblicità allusiva, è stato detto dai responsabili. Allusiva a che? Al <strong>femminicidio</strong>, all’<strong>omicidio</strong>? Per vendere si può alludere in modo soft alla morte violenta procurata, e rimuovere così la realtà brutale che sta dietro le soffici allusioni.</p><p>Giusto: dato che di scherzo ironico alla <strong>Hitchcock</strong> si tratta (è stato persino scomodato il grande regista per vagheggiare la bontà dell’operazione di immagine, aiuto!) perché autocensurare la creatività dei creativi pagati per i cartelloni e non aggiungere gli schizzi di sangue e cervello, per rendere meno ipocrita e più vivido il messaggio?</p><p>Tanto è per scherzare, e offrire un sorriso carico di sense of humor sul triste fenomeno del femminicidio, (130 donne ammazzate nel 2012) ma anche ricordare che l’emancipazione delle donne è compiutamente realizzata in Italia, specie nel sud del paese, visto che si può ritrarre anche una donna che pulisce le tracce di un omicidio.</p><p>L’Italia, il paese dove tutto si può rimuovere, e tirare avanti, sorridendo: dignità, intelligenza, educazione, responsabilità, diritti. Chissene.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/pubblicita-sessista-stop-fornero-e-creativita-allusiva/547309/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pubblicità sessista, &#8220;eliminare le tracce&#8221; di tanta ignoranza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/28/pubblicita-sessista-eliminare-tracce-tanta-ignoranza/545485/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/28/pubblicita-sessista-eliminare-tracce-tanta-ignoranza/545485/#comments</comments> <pubDate>Thu, 28 Mar 2013 16:51:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Boicottaggio]]></category> <category><![CDATA[Il corpo delle donne]]></category> <category><![CDATA[Pubblicità]]></category> <category><![CDATA[Sessismo]]></category> <category><![CDATA[Violenza sulle Donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=545485</guid> <description><![CDATA[L&#8217;imperativo è quello che scimmiotta il bel diverso auspicio di Oscar Wilde: &#8220;Parlate di me come volete, basta che scriviate bene il mio nome&#8221;. Wilde si riferiva a chi, (e erano in molti), stigmatizzava il suo stile di vita, la sua acuta e tagliente capacità di vedere oltre le apparenze, il suo sguardo e la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;imperativo è quello che scimmiotta il bel diverso auspicio di <strong>Oscar Wilde</strong>: &#8220;Parlate di me come volete, basta che scriviate bene il mio nome&#8221;. Wilde si riferiva a chi, (e erano in molti), stigmatizzava il suo stile di vita, la sua acuta e tagliente capacità di vedere <strong>oltre le apparenze</strong>, il suo sguardo e la sua visione dissacrante e lontana dal manierismo formale delle buone maniere manichee della società del suo tempo.</p><p>Il salto temporale dell&#8217;oggi ci scaraventa dentro il <strong>cattivo gusto</strong>, l&#8217;<strong>oscenità</strong>, la <strong>volgarità</strong> e la <strong>violenza</strong> di <strong>molte campagne pubblicitarie</strong>, che pur di far <strong>parlare dei prodotti</strong> che reclamizzano usano tutto: i disturbi alimentari, la violenza della polizia, lo stupro, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/28/napoli-cartellone-choc-pro-femminicidio-ne-sangue-ne-armi-e-messaggio-dolce/545359/" target="_blank">e ora anche il<strong> femminicidio</strong>, (ma c&#8217;è anche la versione in cui è donna che pulisce le tracce dell&#8217;omicidio ritratto, in ossequio alle <strong>pari opportunità</strong> e alle<strong> quote rosa</strong>, of course</a>.</p><p>Niente di nuovo sotto<strong> il buio della &#8216;modernità&#8217;</strong>. E&#8217; il mercato, bellezza, come ben spiegato nel video di qualche anno fa<strong> &#8220;Se questa è una donna. Il corpo femminile nei messaggi pubblicitari&#8221;</strong>. <iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/u_ER_8ic4rs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Lì la domanda che teneva insieme la lunga e progressiva esposizione di manifesti che usavano in modo avvilente e umiliante <strong>il corpo femminile</strong> era: che cosa si sta vendendo? <strong>&#8220;Violenza&#8221;</strong>, secondo l&#8217;opinione delle due ricercatrici. E c&#8217;è da concordare con loro.</p><p>Oggi i creativi che hanno ideato la campagna pubblicitaria che campeggia nel napoletano e ritrae un uomo mentre impugna un panno per smacchiare le tracce del femminicidio che si intuisce nelle sfondo, (invitando a usare il prodigioso prodotto che &#8216;elimina tutte le tracce&#8217;) giustificano con tranquillità impunita la scelta dicendo che non c&#8217;è sangue sui cartelloni, che quindi il messaggio è &#8216;dolce&#8217; e che per di più hanno anche pensato <strong>la versione, appunto, paritaria</strong>, nella quale chi pulisce le presunte tracce è una donna, e per terra c&#8217;è un uomo.</p><p>In attesa che i progressisti creativi partoriscano anche <strong>la versione per coppie gay, lesbiche e trans</strong> due pensieri che possano riempire il vuoto di senso, di sensibilità, di cultura e di buon gusto con il quale abbiamo a che fare.</p><p>Sin dai tempi più antichi la morte e la violenza, l&#8217;amore e la morte hanno interessato l&#8217;umanità, che dalla paura e dal mistero dell&#8217;intreccio che spesso la vita ci pone di fronte tra questi elementi ha tratto ispirazione per creare arte, poesia, narrazioni, visioni e condividere bellezza e tormento.</p><p>Ma l&#8217;arte, il pensiero, la creatività, anche la più spietatamente diretta ed esplicita, nulla hanno a che fare con <strong>la mediocre furberia</strong> di vendere un prodotto giocando sul dolore e la tragica evidenza della violenza contro un corpo, di donna o di uomo che sia.</p><p>Abbiamo, per fortuna, tra le mani il <strong>potente strumento del boicottaggio</strong> di ogni merce che venga reclamizzata usando immagini e concetti privi di qualunque senso di misura e di etica: facciamo vedere in questo modo che vogliamo <strong>eliminare ogni traccia</strong> di questa bruttura seppellendo questi creativi, e i loro prodotti, nel<strong> silenzio</strong> e nella <strong>disapprovazione assoluta</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/28/pubblicita-sessista-eliminare-tracce-tanta-ignoranza/545485/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Oggi cosa resta del fascismo in Italia? Il convegno delle partigiane</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/21/oggi-cosa-resta-del-fascismo-in-italia-convegno-delle-partigiane/537581/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/21/oggi-cosa-resta-del-fascismo-in-italia-convegno-delle-partigiane/537581/#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Mar 2013 12:22:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category> <category><![CDATA[Donne e Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Fascismo]]></category> <category><![CDATA[Partigiani]]></category> <category><![CDATA[Pregiudizi]]></category> <category><![CDATA[Stereotipi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=537581</guid> <description><![CDATA[Una sala da duecento posti piena, un altro centinaio di persone in esubero sedute per terra o in piedi. Così si è presentata la situazione a Milano sabato 16 marzo a Palazzo Marino, al convegno indetto dall’Anpi nazionale, l’associazione dei e delle partigiane, organizzato proprio dal Coordinamento delle donne. Tra queste anche giovani sotto i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una sala da duecento posti piena, un altro centinaio di persone in esubero sedute per terra o in piedi. Così si è presentata la situazione a Milano sabato 16 marzo a Palazzo Marino, al convegno indetto dall’<strong>Anpi</strong> nazionale, l’associazione <strong>dei e delle partigiane</strong>, organizzato proprio dal <strong>Coordinamento delle donne</strong>. Tra queste anche <strong>giovani sotto i 30 anni</strong>, perché l’associazione ha aperto da alcuni anni le iscrizioni a chiunque voglia partecipare alle attività.</p><p>Un titolo forte e chiaro: <a href="http://anpimilano.files.wordpress.com/2013/02/la-violenza-e-il-coraggio.pdf" target="_blank">&#8216;<em><strong>La violenza e il coraggio &#8211; Donne, Fascismo, Antifascismo, Resistenza, ieri e oggi</strong>&#8216;</em></a>, a ribadire un concetto semplice: la storia si insegna e si impara a scuola, ma la <strong>memoria si costruisce</strong> in ogni luogo del quotidiano, ed è una <strong>storia fatta di scelte</strong>. Scelte nelle <strong>parole</strong> che si pronunciano, nei <strong>ricordi</strong> da tramandare nelle <strong>narrazioni</strong> che diventano fili tesi tra generazioni.</p><p>Si può scegliere di <strong>rubricare come ‘passato’</strong> quella fase della vicenda politica, sociale e umana che ha visto, nella <strong>Resistenza</strong>, l’unica palestra di democrazia condivisa da uomini e donne cattoliche, comuniste, anarchiche e socialiste. Si può cancellare con una alzata di spalle la tragedia del fascismo e delle leggi razziali, per non parlare della retriva <strong>retorica familista</strong> che ancora l’Italia si trascina nella cultura diffusa anche dai media.</p><p>Ma quando si ascoltano le <strong>voci vibranti</strong> di donne e uomini che hanno vissuto il (primo) ventennio di buio di questo Paese è difficile non emozionarsi.</p><p><strong>Lidia Menapace</strong> e <strong>Marisa Ombra</strong> invitano le giovani donne che le guardano sedute a terra con occhi attenti a usare ironia e sberleffo <strong>contro il patriarcato e il machismo</strong>: ”Vi dicono che le donne non possono accedere al sapere scientifico perché hanno il cervello più piccolo? Perfetto, rispondete che di certo anche il diamante è più piccolo di una zucca, che certo pesa di più della pietra preziosa” &#8211; dice <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/27/lidia-menapace-senatrice-a-vita-furor-di-popolo-libro/481067/" target="_blank">Lidia Menapace, classe 1924, autrice del recente &#8216;<em><strong>A furor di popolo</strong>&#8216;</em></a>.</p><p>L’invito è a non farsi intimidire dagli <strong>stereotipi e dai pregiudizi. </strong>E&#8217; una richiesta che arriva da donne che, come racconta <a href="http://www.einaudi.it/speciali/Marisa-Ombra-Libere-sempre" target="_blank">Marisa Ombra nel suo bellissimo <strong>&#8216;<em>Libere sempre&#8217;</em></strong></a> (Einaudi 2012), a soli 17 anni erano già in montagna a <strong>rischiare la vita</strong> solo perché portavano notizie e aiuti ai partigiani.</p><p>Poco più che bambine molte di loro hanno iniziato la fase adulta dell’esistenza fronteggiando la violenza e hanno scelto da sole<strong> da che parte stare</strong>, spesso optando per la<strong> lotta non-violenta</strong>. <a href="http://www.radiodelledonne.org/2013/03/18/la-violenza-e-il-coraggio-letture-di-aglaia-zanetti/" target="_blank">Le intense letture fatte dall&#8217;attrice <strong>Aglaia Zanetti</strong></a> hanno alternato brani tratti da libri di donne della Resistenza a passi provenienti da testi sacri dei teorici del fascismo, perle di raggelante attualità: &#8220;Non darò<strong> il voto alle donne</strong>. La donna deve ubbidire. La mia opinione della sua parte nello Stato è opposta ad ogni femminismo &#8211; si legge sugli schermi in sala &#8211; Naturalmente non deve essere schiava, ma se le concedessi il voto mi si deriderebbe. Nel nostro Stato non deve contare&#8221;. O anche: &#8220;La<strong> guerra</strong> sta all’uomo come la <strong>maternità</strong> sta alla donna&#8221;.</p><p>Così <strong>Benito Mussolini</strong>, mentre <strong>Ferdinando Loffredo</strong>, filosofo e teorico del regime, affermava: ”Il <strong>lavoro femminile</strong> crea nel contempo due danni: la ‘mascolinizzazione’ della donna e l’aumento della disoccupazione. La donna che lavora si avvia alla sterilità”.</p><p>Vale la pena di rammentare questo recente passato per evitare a chi è più giovane il pericolo di sottovalutare il danno possibile derivante <strong>dal non custodire e attualizzare la memoria</strong>: questo appuntamento, del quale presto si avranno gli atti (di cui si può <a href="http://youtu.be/8Z5P5bUfAeQ" target="_blank">vedere qualche stralcio qui</a> o <a href="http://www.radiodelledonne.org/2013/03/18/la-violenza-e-il-coraggio-lidia-menapace-apre-il-convegno-anpi-a-milano/" target="_blank">ascoltare alcuni passi audio</a>) ha sapientemente mescolato storia di ieri e realtà contemporanea con l’urgenza di riannodare fili che rischiano di essere tagliati.</p><p>“I partigiani vanno<strong> nelle scuole</strong> &#8211; ha detto Marisa Ombra &#8211; Magari sono stanchi perché hanno molti anni, ma escono dagli incontri con i giovani pieni di energia. Basta che vengano chiamati e loro arrivano”.</p><p><strong>Ascoltiamoli di più questi partigiani.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/21/oggi-cosa-resta-del-fascismo-in-italia-convegno-delle-partigiane/537581/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Infanticidio, la solitudine della madre</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/solitudine-della-madre/517291/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/solitudine-della-madre/517291/#comments</comments> <pubDate>Fri, 01 Mar 2013 16:28:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Depressione Post Partum]]></category> <category><![CDATA[Educazione Sessuale]]></category> <category><![CDATA[Ginecologo]]></category> <category><![CDATA[Infanticidio]]></category> <category><![CDATA[Maternità]]></category> <category><![CDATA[Parto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=517291</guid> <description><![CDATA[Come può succedere che una giovane donna italiana, nella capitale del suo paese, viva nove mesi di gravidanza in segreto, partorisca da sola, giri con il corpo del neonato nella borsa, per poi infine approdare con una emorragia all&#8217;ospedale, dopo aver gettato il feto in un cassonetto? Il reato del quale la ragazza è accusata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Come può succedere che una giovane donna italiana, nella capitale del suo paese, viva <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/roma-partorisce-e-getta-bambino-in-cassonetto-arrestata/516847/" target="_blank">nove mesi di gravidanza in segreto, partorisca da sola, giri con il corpo del neonato nella borsa, per poi infine approdare con una emorragia all&#8217;ospedale, dopo aver gettato il feto in un cassonetto</a>?</p><p style="text-align: left;">Il reato del quale la ragazza è accusata è pesantissimo: <strong>infanticidio</strong>, che potrebbe mutare se l’accertamento sul feto rivelasse di essere stato partorito morto, evenienza che cambierebbe la fattispecie legale, certamente, ma non muterebbe la sostanza della domanda.</p><p style="text-align: left;">Cosa dice, cosa racconta questo orribile fatto di cronaca della nostra società, degli adulti, del livello della sua <strong>educazione sessuale</strong>, della <strong>cultura del rispetto</strong> per il proprio <strong>corpo</strong> e della responsabilità che ne consegue?</p><p style="text-align: left;">Quali percorsi di <strong>abbandono</strong>, <strong>solitudine</strong>, <strong>emarginazione</strong>, <strong>ignoranza</strong> si sono intrecciati nella vita appena approdata all&#8217;età adulta di questa donna, perché ora si ritrovi in una situazione così terribile e desolante?</p><p style="text-align: left;">In un recente episodio della interessante serie tv inglese <strong><em>Black Mirror</em></strong>, che offre spunti di riflessione sui temi della comunicazione digitale e sull&#8217;influenza della <strong>tecnologia</strong> nelle relazioni umane, c’è un episodio nel quale una giovane donna si sveglia improvvisamente in una stanza che non riconosce, e mentre esce in strada e cerca di ricordare quale sia la sua <strong>identità</strong> è assalita da cacciatori armati: inizia a scappare e si accorge che intorno a lei decine di persone, alle quali chiede aiuto, restano insensibili ai suoi richiami. La folla, semplicemente, sta immobile, a filmare la sua fuga con il cellulare. Una selva umana che assiste allo spettacolo della sua caccia.</p><p style="text-align: left;">Se, per ipotesi, questa donna che oggi è accusata di infanticidio avesse chiesto aiuto, perché non l’ha trovato, nella civile Italia del G20, dell’Europa, dell’occidente?</p><p style="text-align: left;">E’ giusto, e necessario, che la <strong>giustizia</strong> faccia il suo corso, in questa assurda e tremenda storia, che ha un <strong>versante privato</strong> e individuale che attiene alla donna in questione e alle sue <strong>responsabilità</strong>.</p><p style="text-align: left;">E’ urgente e importante però che ci sia anche un livello diverso, che questa volta riguarda la società tutta, nel quale si accolga la domanda dell’inizio, e si provi a trarre qualche abbozzo di risposta e di presa in carico della vicenda, che da privata diventa inevitabilmente <strong>collettiva</strong>, e quindi <strong>politica</strong>.</p><p style="text-align: left;">Circa un anno fa, quando una donna laziale uccisela sua neonata, ci fa <a href="http://salute.pourfemme.it/articolo/depressione-post-partum-proposta-della-sigo/2387/" target="_blank">la proposta dei <strong>ginecologi della Società italiana</strong> (Sigo) di sottoporre alle donne a rischio di infanticidio lo stesso intervento che si usa per i malati mentali gravi in fase acuta</a>. Cioè il <strong>Tso</strong>, ovvero il trattamento sanitario coatto, che si traduce nel<strong> ricovero forzato</strong> in ospedale e nella somministrazione di farmaci, solitamente riservati a malati psichiatrici. La Sigo e l&#8217;associazione Strade onlus invocò la ‘linea dura per arginare il dramma delle mamme assassine’. Linea dura, già.</p><p style="text-align: left;">I dati dicono che sono circa <a href="http://www.infosalute.info/news.php?id=98" target="_blank"><strong>50-75 mila</strong> le donne che vengono colpite dalla <strong>depressione post partum</strong></a>, un malessere che si sta diffondendo, e che, a parte una limitata casistica relativa a donne che già prima della <strong>gravidanza</strong> soffrivano di disturbi psichici, può colpire molte <strong>neomadri</strong>.</p><p style="text-align: left;">Le cause sono molte: l’<strong>insufficienza di preparazione</strong> e informazione su cosa realmente sia l’esperienza della maternità concreta, al di là dell’immagine stereotipata e veicolata dalla pubblicità televisiva della giovane e bella signora felice e del suo roseo cucciolo con il sederino asciutto grazie al pannolino tecnologico.</p><p style="text-align: left;">Fare da madre ad un nuovo essere umano è il lavoro più complesso e stancante che esista al mondo. Certamente, se la <strong>maternità</strong> è una scelta consapevole e matura, è anche l’esperienza più straordinaria della propria vita.</p><p style="text-align: left;">Ma la solitudine, l’inaspettata fatica fisica e mentale che comportano l’allevamento di una creatura neonata, mai abbastanza narrate e condivise perché faccende di poco conto nella società che pure sprona le donne a essere madri, sono a volte troppo grandi anche per donne preparate, figuriamoci per quelle più giovani, meno acculturate, o in <strong>condizioni economiche precarie</strong>: un gran numero di donne, quindi, oggi, in Italia.</p><p style="text-align: left;">Carta straccia è rimasta la raccomandazione del <strong><em>Comitato nazionale di bioetica</em></strong>, che in un parere del 2005 sottolineò la necessità di una assistenza specifica che coinvolgesse la struttura pubblica e mirasse a una prevenzione efficace, raccomandando la ‘sensibilizzazione della figura paterna e dei familiari sia durante la gestazione che dopo il parto’.</p><p style="text-align: left;"><em>Si nasce da una donna perché lei sceglie</em>: sta scritto in un bel manifesto femminista, che celebra così la bellezza dell’essere madre a partire dalla volontà di diventarlo.</p><p style="text-align: left;">Ma la nostra civile società, evidentemente, non riesce ancora a dare spazio reale a questa scelta, che resta un bell&#8217;auspicio su un manifesto degli anni ’90.</p><p style="text-align: left;">Per questo, senza abitare in un villaggio desolato dell’India o dell’Africa, una ragazza italiana di 25 anni può trasformarsi in una infanticida. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/solitudine-della-madre/517291/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Presidente della Repubblica?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/20/presidente-della-repubblica/505982/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/20/presidente-della-repubblica/505982/#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Feb 2013 08:31:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Donne]]></category> <category><![CDATA[Donne in Politica]]></category> <category><![CDATA[Finlandia]]></category> <category><![CDATA[Islanda]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Pari Opportunità]]></category> <category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Quote Rosa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=505982</guid> <description><![CDATA[Gli anni di attivismo femminista mi hanno rafforzata nell’opinione che è necessario dire forte e chiaro, soprattutto a chi si affaccia con occhi e mente più giovane alla società e all’impegno, che non basta essere dentro ad un corpo sessuato per garantire una visione e uno sguardo alternativo al dominio, al potere e al patriarcato....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">Gli anni di <strong>attivismo femminista</strong> mi hanno rafforzata nell’opinione che è necessario dire forte e chiaro, soprattutto a chi si affaccia con occhi e mente più giovane alla società e all’impegno, che non basta essere dentro ad un corpo sessuato per garantire una visione e uno sguardo alternativo al dominio, al potere e al patriarcato. Non basta essere gay per empatizzare con la differenza e il disagio (il leader olandese xenofobo Pim Fortuyn, ucciso qualche anno fa, era gay); non basta il colore della pelle per stare dalla parte dei deboli (Condoleeza Rice era nera), non basta essere donna per sentire sulla pelle l’urgenza di laicità e uguaglianza (l’on. Binetti, l’on Santanchè sono donne, e mi fermo solo per motivi di spazio).</p><p align="LEFT">Quando serve, sia dentro che fuori le vicende elettorali,<strong> si tirano in ballo le donne per creare consenso</strong> e, a intervalli regolari, nascono e muoiono<strong> timide candidature</strong> per le alte cariche dello stato.</p><p align="LEFT">In un paese dove da oltre 30 anni non si riesce ad approvare una legge che consenta di default l&#8217;attribuzione anche del cognome materno alle nuove e ai nuovi nati, e nel quale il patriarcalismo è ancora così radicato, anche a sinistra, tanto che ancora non si vede la luce per chi, omosessuale, voglia sposarsi, fa sorridere che proprio verso al fine della campagna elettorale si tiri fuori dal cappello <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/19/elezioni-2013-monti-evoca-latghe-intese-bersani-faro-scouting-tra-i-grillin/504846/" target="_blank">la proposta di una donna Presidente della Repubblica,come di recente ha fatto l&#8217;ex premier Monti</a>.</p><p align="LEFT">Due delle madri del percorso antifascista,<strong> Tina Anselmi</strong> e<strong> Lidia Menapace</strong>, non hanno mai sfiorato la candidatura a senatrici a vita, e per le più giovani e autorevoli, come <strong>Emma Bonino</strong> e <strong>Rosi Bindi</strong> è mancato, e manca tuttora, un consenso radicato e forte dentro il Parlamento e tra le stesse forze dell&#8217;arco progressista.</p><p align="LEFT"><strong>Siamo lontanissime dalla Finlandia</strong>, dove nel 2000 Tarja Talonen è diventata Presidente, per non parlare dell&#8217;Islanda, dove a capo del governo c&#8217;è<strong> Johanna Sigurdardottir</strong>, lesbica dichiarata.</p><p align="LEFT">Quando viene bene in Italia germoglia un certo interesse focalizzato sul generico ‘ascolto’ delle donne, che però non entra nel merito delle questioni di fondo: ci si limita a dire che il genere femminile va valorizzato, ma non si sa perché e su quali presupposti di contenuto e di programma, di visione globale e particolare.</p><p align="LEFT">A me cittadina ed elettrice è sufficiente il generico essere di una donna una mia simile perchè io possa affidarle un mandato sui miei interessi e bisogni politici? E chi invoca oggi una donna alla carica di Presidente lo fa perchè convintamente persuaso che il cambiamento di genere, nel simbolico di una carica così significativa, è sintomo della necessità di spazzare via il primato maschile nell&#8217;esercizio del potere?</p><p align="LEFT"><strong>Il 50 e 50 </strong>nella rappresentanza, ci insegnano le donne dei paesi nordici e anche alcune esperienze africane, non basta a garantire <strong>equità e pari opportunità</strong>, perché da sempre nella storia le donne sono state formidabili alleate del potere, e gli uomini di potere hanno usato a loro favore la connivenza di alcune per rafforzare il dominio.</p><p align="LEFT">Una donna, sì. La Presidente: sarebbe bellissimo. Ma non una donna purchessia. Una donna che incarni, sostenga e rappresenti la storia della rivoluzione più grande che l&#8217;umanità abbia vissuto: quella della conquista della <strong>libertà e autodeterminazione femminile</strong>. Ragioniamo su questo, ricordando, come sosteneva Rosa Luxemburg, che chiamare le cose con il loro nome è il primo gesto rivoluzionario.</p><p align="LEFT"> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/20/presidente-della-repubblica/505982/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La novità del &#8220;One billion rising&#8221;? La presenza degli uomini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/09/novita-del-one-billion-rising-uomini/494469/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/09/novita-del-one-billion-rising-uomini/494469/#comments</comments> <pubDate>Sat, 09 Feb 2013 18:32:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category> <category><![CDATA[Femminicidio]]></category> <category><![CDATA[Flash Mob]]></category> <category><![CDATA[Maschilismo]]></category> <category><![CDATA[One Billion Rising]]></category> <category><![CDATA[Se non ora quando]]></category> <category><![CDATA[Violenza sulle Donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=494469</guid> <description><![CDATA[Andai in piazza, a Genova, nella giornata di esordio del movimento Se non ora quando, il 13 febbraio 2011, con un’idea che stava prendendo forma nella mente, e quindi oltre che al registratore digitale presi anche la telecamera. Chi sa mai, mi son detta, che serva. Tantissime, come dovunque, le donne, di ogni età. Ma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Andai in piazza, a <strong>Genova</strong>, nella giornata di esordio del movimento <strong><em>Se non ora quando</em></strong>, il 13 febbraio 2011, con un’idea che stava prendendo forma nella mente, e quindi oltre che al registratore digitale presi anche la telecamera. Chi sa mai, mi son detta, che serva. Tantissime, come dovunque, le <strong>donne</strong>, di ogni età.</p><p>Ma anche <strong>qualche uomo</strong>, che faceva capolino in questa strana giornata che avrebbe dato l’avvio ad una stagione nuova, trascinando con sé, come ogni volta che i movimenti delle donne riescono a dialogare, anche una parte delle nuove generazioni. Era già successo, per esempio, con <em>Usciamo dal silenzio</em> anni prima, stava riaccadendo. Questa volta, però, c’era una differenza.</p><p>Gli <strong>uomini</strong>, finalmente. Ecco quello che mi frullava nella testa, guardando quella moltitudine: erano loro <strong>la vera novità</strong> quando montai il <a href="https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&#038;v=SuwWeZGVRJ4" target="_blank"><strong>breve video</strong> che resi disponibile in rete</a> con le risposte alla mia domanda: “Perché sei qui?” rivolta ad alcuni degli uomini presenti. Sapevo che non ci sarebbero state risposte di sconvolgente consapevolezza, e sapevo che gli interlocutori non avrebbero espresso convincimenti, che dicevano come il <strong>ciarpame berlusconiano</strong> e l’<strong>uso del corpo femminile</strong> del ventennio li riguardasse da vicino: la grande parte mi disse infatti che era lì per accompagnare ‘lei’, o per cacciare il premier, o perché sostenevano genericamente le donne, ma solo due si dissero <strong>indignati e coinvolti</strong> come uomini in una <strong>cultura ormai avvelenata e pericolosa</strong>, che usava le donne ma che era prodotta dal <strong>consenso silenzioso</strong> del mondo maschile.</p><p>La geniale proposta del<strong> flash mob</strong> lanciata da <strong>Eve Ensler</strong> con l’evento &#8220;<em>Break the chain&#8221;</em> sarà di certo ricordata per il fortissimo impatto emotivo che sta suscitando in ogni parte del mondo, così come accadde all&#8217;uscita dei <em>&#8220;Monologhi della vagina&#8221;</em>.</p><p>C’è da restare senza fiato a vedere la quantità di video e immagini e pensieri (per non parlare della impressionante mappa del pianeta che ogni giorno si arricchisce di nuovi luoghi dove il 14 febbraio si ballerà) che si aggiungono ogni giorno al sito <strong><a href="http://www.onebillionrising.org/" target="_blank">Onebillionrising.org</a></strong>.</p><p>Quello che però mi pare il dato in assoluto più interessante, e che davvero può fare la differenza, è che a livello globale per la prima volta <strong>la presenza degli uomini</strong> che parteciperanno, o che sono coinvolti in un inizio se pur tardivo e ancora insufficiente di confronto è in aumento, ed è questo l’elemento che cambia il modo di guardare al <strong>fenomeno della violenza maschile sulle donne</strong>: non un problema delle donne, ma <strong>un problema degli uomini</strong>. Eve Ensler, con il suo straordinario modo poetico e politico allo stesso tempo lo comunica con il video &#8220;<em>Man prayer&#8221;</em>. <iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/nj7Zw4P8LPo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Due minuti di intensa emozione durante i quali bambini e uomini di ogni età, cultura, religione, lingua e colore della pelle invocano la possibilità di <strong>costruire una maschilità diversa</strong>, che abbia al centro la cura, il rispetto, l’empatia verso il femminile e le donne.</p><p>La poetica del testo sceglie, non a caso, l’uso del tempo verbale<strong> &#8220;che io possa&#8221;</strong>: una evocazione, un auspicio, una tendenza, una<strong> possibilità concreta</strong>. Il vero cambiamento rivoluzionario sul pianeta:<strong> essere uomini diversi</strong>, dare alla luce un maschile che cancelli e bandisca la violenza dall&#8217;orizzonte della maschilità. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/09/novita-del-one-billion-rising-uomini/494469/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parigi val bene un matrimonio!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/02/parigi-val-bene-matrimonio/487590/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/02/parigi-val-bene-matrimonio/487590/#comments</comments> <pubDate>Sat, 02 Feb 2013 17:00:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Coppie Gay]]></category> <category><![CDATA[Diritti Civili]]></category> <category><![CDATA[Diritti Gay]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Gay]]></category> <category><![CDATA[Matrimoni Gay]]></category> <category><![CDATA[Omosessuali]]></category> <category><![CDATA[Omosex]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=487590</guid> <description><![CDATA[Circola su internet un piccolo video che ritrae un gruppo di donne italiane sotto i 40 anni che stanno lavorando, e all’improvviso una comunica alle altre che presto si sposerà con la sua fidanzata. Commozione, abbracci, partenze e biglietti da organizzare. Il video festoso si conclude con la domanda di un bimbo ad una delle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Circola su internet un piccolo video che ritrae un gruppo di donne italiane sotto i 40 anni che stanno lavorando, e all’improvviso una comunica alle altre che presto si sposerà con la sua fidanzata. Commozione, abbracci, partenze e biglietti da organizzare. Il video festoso si conclude con la domanda di un bimbo ad una delle donne del gruppo: “Perché si deve andare in Olanda a sposarsi”. “Perché qui in Italia non si può”, è la risposta.</p><p>All&#8217;ovvio e successivo ‘perché?’ del bimbo la risposta non arriva, e questo silenzio rabbuia il clima di gioia che si era percepito fin qui. Del resto non sarebbe semplice spiegare ad un bimbo o ad una bimba perché per sposarti, se sei italiana, o italiano, e <strong>omosessuale</strong> ti tocca farlo in un altro paese; perché appena varcata una frontiera lo stesso gesto e diritto impossibile a casa tua diventa reale e normale; perché dirsi famiglia è valido a 300 km di distanza da dove vivi tu ma per te in Italia è ancora un diritto da conquistare.</p><p>Nel bellissimo &#8220;Women &#8211; If These Walls Could Talk&#8221;, trittico cinematografico del 2000 con attrici del calibro di Vanessa Redgrave, Michelle Williams, Chloë Sevigny, Ellen DeGeneres e Sharon Stone si raccontano le vicende di <strong>famiglie e coppie lesbiche</strong> che affrontano la difficoltà di amarsi e di vivere; si tratta di difficoltà comuni a tutti gli altri nuclei familiari, ma che per loro si trasformano in dramma, o in quasi insormontabili ostacoli solo perché sono coppie lesbiche.</p><p><strong>Niente visite in ospedale</strong> se la compagna si ammala, niente eredità dopo una vita in comune, nessun diritto adottivo, niente matrimonio: una cittadinanza di fatto di serie b, soltanto perché l’orientamento sessuale non è quello etero. Possibile che tutto questo sia, di fatto, ancora la condizione che milioni di donne e uomini in Italia vivono oggi?</p><p>Questo 2 febbraio sarà ricordato da chi ha a cuore la <strong>laicità e il diritto alle pari opportunità</strong> come una bella giornata: come nel 2005 in Spagna <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/02/francia-passa-primo-articolo-sulle-nozze-gay-siamo-fieri-di-questo-percorso/487407/" target="_blank">ora anche in <strong>Francia</strong> il matrimonio è ‘un accordo tra due persone di sesso diverso o del medesimo sesso’</a>.</p><p>Il mese scorso, a distanza di due settimane, Parigi ha visto due imponenti manifestazioni, una contro e una a favore del progetto di legge che reca questo rivoluzionario articolo 1. Così come ormai 8 anni fa il governo Zapatero resse la prova muscolare della destra oltranzista del clero iberico così oggi il governo <strong>Hollande</strong> ha superato lo scoglio delle proteste della destra fondamentalista d’oltralpe, che si sono opposte in modo forte al matrimonio tra persone dello stesso genere.</p><p>Una bella vittoria, che ha come corollario non di secondo piano quella di essere stata annunciata in Parlamento da una ministra che reca la traccia ereditaria dell’era coloniale francese sul volto e nel nome: <strong>Christiane Taubira</strong>, originaria di una modesta famiglia della Guiana, allevata da una madre single con 5 figli, lei stesse madre separata di altri 4, difficilmente da noi sarebbe diventata Guardasigilli. Donna, immigrata, e femminista: un mix che rende oggi la Francia orgogliosa, attraverso le sue parole in Parlamento, di poter ospitare il progetto di legge sul ‘matrimonio per tutti’.</p><p>Buffo, e grottesco, che qui da noi si balbetti ancora di pax e convivenza. Chi chiede di potersi sposare non rivendica, per una volta, nulla: vuole solo poter avere lo stesso diritto di dirsi ‘famiglia’. Una comunità, come si sa, piena di doveri, fatica e oneri più che di onori. E tuttavia, pure nel centro-sinistra, c’è chi frena.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/02/parigi-val-bene-matrimonio/487590/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Esercito Usa: sparare, uccidere, essere uccise. E&#8217; libertà?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/25/esercito-usa-sparare-uccidere-essere-uccise-e-liberta/480142/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/25/esercito-usa-sparare-uccidere-essere-uccise-e-liberta/480142/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 Jan 2013 14:24:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Donne]]></category> <category><![CDATA[Esercito Americano]]></category> <category><![CDATA[Pari Opportunità]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category> <category><![CDATA[Violenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=480142</guid> <description><![CDATA[Ora che in uno dei più grandi e potenti paesi del mondo la battaglia legale di alcune soldatesse per poter ‘servire’ il paese nell’esercito andando anche in prima linea è stata vinta significa che le donne hanno vinto, e guadagnato un nuovo orizzonte sul versante della parità, delle pari opportunità e libertà di scelta? Ci...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ora che in uno dei più grandi e potenti paesi del mondo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/usa-via-libera-alle-donne-soldato-in-prima-linea-panetta-toglie-veto/478731/" target="_blank">la battaglia legale di alcune soldatesse per poter ‘servire’ il paese nell’esercito andando anche in prima linea</a> è stata vinta significa che le donne hanno vinto, e guadagnato un nuovo orizzonte sul versante della parità, delle pari opportunità e libertà di scelta?</p><p>Ci sarà un motivo per cui esistono espressioni gergali che indicano situazioni universali, attraverso le quali se non tutta l’umanità almeno una parte si riconosce e ne afferra immediatamente il senso.</p><p>Una di queste è <em>spirito di caserma</em>, o anche <em>logica del branco</em>.</p><p>Non molto tempo fa le immagini che arrivavano alla mente quando si nominavano queste due espressioni non comprendevano<strong> corpi femminili</strong>, se non nella versione delle vittime, nello strazio dello stupro come nell’umiliazione della battuta triviale, metalinguaggio tra uomini duri.</p><p>Si è parlato poi di ‘rivoluzione’ quando prima singole donne, e poi via via gruppi di esse hanno infranto, con la loro presenza fisica, i<strong> limiti sessisti</strong> di istituzioni fondanti della nostra società: <strong>ecco che siamo arrivate anche nelle forze armate</strong>.</p><p>Nel momento in cui si infrange, con l’ingombro del corpo, un tabù che ha costruito il simbolico e dato forza a leggi e visioni segreganti di certo si compie un passo importante.</p><p>Un passo importante, e per questo pericoloso: laddove prima l’esclusione immunizzava dall’assunzione di responsabilità, ora l’inclusione svela tutta la possibile <strong>trappola dell’uguaglianza</strong>. Nel caso, per esempio, della ‘democratizzazione’ delle forze armate, quando le loro porte si sono aperte alle donne ho presagito il pericolo che poi si è materializzato nelle immagini delle inquietanti, (e non nuove alla storia), dominatrici di Abu Graib: siccome gli uomini hanno fin qui gestito anche la violenza istituzionale ora le donne devono essere le benvenute in questo sistema dell’orrore, e si deve chiamare questo processo<strong> azione di pari opportunità</strong>?</p><p>La nordamericana Barbara Ehrenreich, autrice di <em>La donna globale,</em> nel sito femminista <em>Awakened Women</em> interveniva così sulle torture perpetrate dalle soldatesse nordamericane di Abu Graib:</p><p>“Un certo femminismo, quello che potremmo definire ingenuo, è morto in quelle prigioni. Un femminismo che dipingeva gli uomini come eterni violenti e le donne come eterne vittime, e che metteva la violenza sessuale come elemento basilare nella piramide dell’ingiustizia, come se alla base della guerra ci fosse lo stupro. In quella visione c’era una implicita affermazione secondo la quale le donne sarebbero state superiori moralmente agli uomini”.</p><p>Enorme emozione hanno creato le immagini di <strong>quelle donne</strong> (una minoranza nelle prigioni delle torture, ma di loro sappiamo molto di più di quello che si è detto dei loro colleghi); l’emozione, e l’orrore per quella banalità del male che le foto proponevano hanno anche svelato come sia ottusamente familiare la crudeltà, incarnata da donne giovani e prive di spessore, figlie di un dio minore che negli Stati Uniti, come nel resto del mondo, partorisce queste persone vuote, specialmente nelle classi più economicamente deboli, nutrite fisicamente nei fast food e simbolicamente di tv via cavo dozzinale, che non possono riconoscere più il bene e il male, il bello e il brutto, la vita e la morte, e per questo vanno alla guerra come al bar.</p><p>Le foto hanno colpito il nostro immaginario di donne e di uomini sensibili alla crescente perdita di compassione e vicinanza che avanza non solo nei luoghi di guerra, ma anche in quelli di apparente pace, come le nostre caserme, dove si mobbizzano le donne (e gli uomini) più fragili.</p><p><strong>Non credo sia morto alcun femminismo, con <em>Abu Graib</em></strong>: il femminismo che è scelta di prendere parola non come minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori, ma come maggioranza del genere umano che afferma che ogni problema la riguarda è quello che mette in moto milioni di donne ogni giorno per cambiare la loro vita e quella di chi hanno accanto, costruendo pace e convivenza.</p><p>Va ricordato che il movimento delle donne è giovanissimo, eppure sta dando speranza, con la sua pratica nonviolenta, a<strong> nuove generazioni di donne e uomini nel mondo</strong>. Un mondo nel quale sono le immagini di violenza che vendono, (o quelle della mediocrità) e che ci allontanano dalla complessità del reale, e non quelle del lavoro paziente e duro che milioni di donne e uomini svolgono lontano dalle telecamere. La brutalità esiste, va documentata per non essere dimenticata e mai minimizzata, senza diventare l’immagine assoluta. Il lavoro di giustizia, pace, compassione, liberazione esiste, è maggioritario, va documentato per diventare storia, senso comune, forza collettiva, bellezza del futuro.</p><p>“Tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere”, ha scritto Christa Wolf in <em>Cassandra</em>.</p><p>Di certo, data anche la crisi economica e la fame di lavoro, molte donne chiederanno negli Usa di poter entrare nell’esercito, ora che è una carriera parificata per entrambi i generi. Continuo a pensare che se è un male che gli uomini sparino e muoiano per mestiere sia un male, e non un’opportunità, che anche le donne possano fare altrettanto.  </p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/25/esercito-usa-sparare-uccidere-essere-uccise-e-liberta/480142/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Danzare contro la violenza: flash mob il 14 febbraio!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/11/danzare-contro-violenza-tutte-in-piazza-14-febbraio/467385/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/11/danzare-contro-violenza-tutte-in-piazza-14-febbraio/467385/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Jan 2013 14:44:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Femminismo]]></category> <category><![CDATA[Flash Mob]]></category> <category><![CDATA[Monologhi della Vagina]]></category> <category><![CDATA[Violenza sulle Donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=467385</guid> <description><![CDATA[Spezza le catene! Non è solo un consiglio, un invito che echeggia moniti antichi evocati spesso dai testi classici dei rivoluzionari, adottati poi nel tempo da vari movimenti. E’, nella modernità tecnologica dell’oggi, l’invito vibrante e felice che la femminista Eve Ensler rilancia a livello planetario contro la violenza sulle donne per il 14 febbraio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Spezza le catene!</em></p><p>Non è solo un consiglio, un invito che echeggia moniti antichi evocati spesso dai testi classici dei rivoluzionari, adottati poi nel tempo da vari movimenti.</p><p>E’, nella modernità tecnologica dell’oggi, <strong>l’invito vibrante e felice</strong> che la femminista <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eve_Ensler" target="_blank">Eve Ensler</a></strong> rilancia a livello planetario <strong>contro la violenza sulle donne</strong> per il 14 febbraio 2013.</p><p>Ed è un invito a… ballare!</p><p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/fL5N8rSy4CU" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p><p>Sì proprio così: <strong>ballare. Danzare</strong> in piazza, nelle scuole, nei posti di lavoro, sul tetto della fattoria, sulla spiaggia, tra la neve, in cantina, in aperta campagna: da sole ma meglio se accompagnate, da altre donne e anche dagli uomini che vorranno ballare.</p><p>Dopo il video dello scorso anno che invitava le donne ad alzarsi dovunque si trovassero e a indicare il cielo con un dito in silenzio, la <a href="http://onebillionrising.org/" target="_blank">campagna globale</a> dell’autrice dei<strong> &#8220;<span style="font-size: small;"><em>Monologhi della vagina&#8221;</em></span></strong><span style="font-size: small;"> evolve nella proposta di migliaia di eventi con la modalità del <strong>flash mob</strong>, gli ormai noti raduni spontanei convocati via web e mai più lunghi di 10 minuti, che tanto hanno avuto successo e consenso tra i movimenti per il cambiamento, compresi quelli femministi.</span></p><p>Caratterizzati dalla spiccata e decisa <strong>scelta nonviolenta</strong>, i flash mob hanno quasi sempre il segno specifico dell’accompagnamento di <strong>musica, suoni urbani</strong> che ritmano il movimento del corpo, grande protagonista da sempre nelle manifestazioni di piazza.</p><p>Ma al posto delle marce e dei cortei il flash mob è un evento breve, instant, nel quale tutte le persone che vi partecipano eseguono movimenti in sincrono decisi collettivamente.</p><p>E a dispetto della velocità e della relativa brevità dell’iniziativa la sua preparazione è accurata e lunga. Già dai primi giorni dell’anno<strong> <a href="http://www.onebillionrising.org/" target="_blank">sul sito</a></strong> è disponibile il kit per la strutturazione dell’evento, con video tutorial che insegnano passo dopo passo <strong>la coreografia</strong> (composta dall’indimenticabile Debbie Allen, l’attrice coreografa che impersonava l’insegnante di danza nella serie &#8220;<em>Saranno famosi&#8221;</em>) e i consigli per l’organizzazione.</p><p>A 15 anni dall’uscita del testo di Eve Ensler e dalla sua teatralizzazione in tutto il mondo il network che oggi lancia l’iniziativa danzante globale contro la violenza, già accolta in centinaia di paesi, vanta<strong> l’appoggio di personalità</strong> note al grande pubblico: il Dalai Lama, Jane Fonda, Rosario Dawson, Donna Karan, Thandie Newton, Charlize Theron, Kerry Washington e Farhan Akhtar, Javed Akhtar, Jessica Alba, Habana Azmi, Kamla Bhasin, Kate Clinton, Nandita Das, Longiuns Ernandez, Anne Hathaway, Rosie Huntington–Whitely, Kaizaad Kotwal, Zoe Kravitz, Jennifer Lawrence, Mahabanoo Mody-Kotwal, Dylan McDermott, Yoko Ono, Robert Redford, Mallika Sarabhai, Aparna Sen, Elizabeth Sombart, Sakshi Tanwar, Dolly Thakore, Lily Tomlin, Usha Uthup.</p><p>Nel comporre, nel 2003, il testo collettaneo &#8220;<em>Donne disarmanti &#8211; storie e testimonianze su nonviolenza e femminismo&#8221;</em> mi imbattei in una frase dell’attivista<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sojourner_Truth" target="_blank">Sojourner Truth</a></strong>, nata schiava (perché nera) nel 1797 che ha lottato tutta la vita <strong>contro la schiavitù</strong> e a favore dei <strong>diritti delle donne</strong>. Nonostante l’asprezza della sua condizione, e la pericolosità della sua scelta, tra gli scritti che ha lasciato al mondo c’è un consiglio delicato e amorevole che lei offre a chi abbraccia la strada della rivolta contro le ingiustizie. &#8220;E’ bene se mentre lottiamo per la libertà cantiamo e danziamo un poco&#8221;. Sì, è bene.</p><p>E’ bene se il giorno che il mercato globale dei cioccolatini, delle rose e degli anelli di fidanzamento ha decretato essere quello degli ‘innamorati’ le donne e gli uomini meno inclini al consumismo si trovano nei luoghi a loro cari e, insieme, vorranno danzare sulle note composte da<strong> Tena Clark</strong>, per dire che “ posso vedere il mondo che condividiamo sicuro e libero da ogni oppressione; mai più <strong>stupri, incesti o abusi,</strong> le donne non sono una proprietà. Io danzo perché amo ballare, perché sogno, perché ne ho avuto abbastanza, per fermare le urla, per rompere le regole, per fermare il dolore, per rompere le catene. Nel mezzo di questa follia, noi danziamo. So che c&#8217;è un mondo migliore. Prendete le vostre sorelle e i vostri fratelli per mano, raggiungiamo ogni donna e ragazza. Questo è il mio corpo, il mio corpo sacro. Non ci sono più scuse, niente più abusi.</p><p>Siamo madri, siamo insegnanti, siamo creature bellissime”. Dance!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/11/danzare-contro-violenza-tutte-in-piazza-14-febbraio/467385/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lidia Menapace senatrice a vita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/07/lidia-menapace-senatrice-a-vita/462638/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/07/lidia-menapace-senatrice-a-vita/462638/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 Jan 2013 08:10:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Donne in Politica]]></category> <category><![CDATA[Lidia Menapace]]></category> <category><![CDATA[Parlamento]]></category> <category><![CDATA[Radicali]]></category> <category><![CDATA[Rita Levi Montalcini]]></category> <category><![CDATA[Senato]]></category> <category><![CDATA[Sessismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=462638</guid> <description><![CDATA[Con la morte di Rita Levi Montalcini c’è un posto vuoto tra i senatori a vita in Parlamento. Ha fatto bene Fausto Bertinotti a scrivere al presidente Giorgio Napolitano indicando per quel posto il nome di Marco Pannella. Pur essendo spesso in disaccordo, nella storia recente, con molte delle posizioni politiche dell’esponente radicale (per esempio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/30/roma-morta-senatrice-a-vita-e-premio-nobel-rita-levi-montalcini/458266/" target="_blank">morte di <strong>Rita Levi Montalcini</strong></a> c’è un posto vuoto tra i <strong>senatori a vita</strong> in <strong>Parlamento</strong>. Ha fatto bene <strong>Fausto Bertinotti</strong> a scrivere al presidente Giorgio Napolitano indicando per quel posto il nome di <strong>Marco Pannella</strong>. Pur essendo spesso in disaccordo, nella storia recente, con molte delle posizioni politiche dell’esponente radicale (per esempio rispetto alla sua visione dell’economia, o anche per le scelte di apparentamento politico) penso che la <strong>libertà delle donne</strong> e degli <strong>uomini</strong> in questo paese sia stata costruita anche e soprattutto con il contributo delle lotte dei radicali: <strong>Faccio, Aglietta, Pannella e Bonino</strong> in prima fila. Diritti civili e laicità, costantemente in bilico o messi in pericolo in Italia dal fondamentalismo cattolico, sono stati difesi e indicati come priorità anche da questi instancabili attivisti.</p><p>Dal momento che è facoltà del presidente della Repubblica fare questa nomina e che nella storia italiana oltre alla Montalcini solo un’altra donna,<strong> Camilla Ravera</strong>, ha fin qui ricoperto questa carica sta partendo dai <strong>social network</strong> una campagna affinché un’altra protagonista della storia delle libertà delle donne e della democrazia abbia questo riconoscimento: <strong>Lidia Menapace</strong>. Non è la prima volta.</p><p>Sarebbe, per esattezza, la terza, nel giro di qualche anno, in cui si chiede che Lidia Menapace sia nominata senatrice a vita: petizioni, raccolte di firme, mediazioni politiche attraverso interlocuzioni di parlamentari furono fatte in precedenza durante i settennati di <strong>Scalfaro</strong> e di <strong>Ciampi</strong>, ma senza esito.</p><p>Classe 1924, partigiana senza armi per scelta, di origine cattolica, fondatrice de &#8220;<strong>Il manifesto&#8221;</strong>, femminista e comunista mai dottrinale e dogmatica, è, come scritto da me e da <a href="http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&#038;id=1013" target="_blank">Rosangela Pesenti nella voce a lei dedicata sull’<strong>Enciclopedia delle donne</strong></a>, un&#8217;anticipatrice. Ed è veramente difficile riassumere il pensiero, il lavoro teorico e le pratiche suggerite e regalate per oltre sessant’anni da un’attivista femminista quale è Lidia Menapace.</p><p>E’ stata la prima a mettere l’accento sull’importanza del <strong>linguaggio</strong> <strong>sessuato</strong> come strumento fondamentale contro il <strong>sessismo</strong>. Nella prefazione al mio libro &#8220;<em>Parole per giovani donne&#8221;,</em> (ed. M. Solfanelli, 1993) sul perché fosse così complicato dire ‘uomini e donne’ invece che usare il presunto neutro ‘uomini’ Lidia afferma: ”Non si fa perché <strong>il nome è potere</strong>, esistenza, possibilità di diventare memorabili, degne di memoria, degne di entrare nella storia in quanto donne, non come vivibilità, trasmettitrici della vita ad altri a prezzo della oscurità sulla propria. Questo è infatti il potere simbolico del nome, dell&#8217;<strong>esercizio della parola</strong>. Trasmettere oggi nella nostra società è narrarsi, dirsi, obbligare a essere dette con il proprio nome di genere”. Ci ha regalato la definizione più suggestiva del <strong>movimento delle donne</strong> osservando che è &#8220;carsico come un fiume che talvolta sprofonda nelle viscere della terra per riapparire in luoghi e tempi imprevisti con rinnovata potenza&#8221;. Suo lo slogan “Fuori la guerra dalla storia”.</p><p>Negli anni dirompenti del movimento femminista ha suggerito il riconoscimento come fondamento della <strong>relazione politica tra donne</strong>, ricordando che “il processo della <strong>conoscenza-riconoscimento-riconoscenza</strong> non è né meccanico, né facile: richiede <strong>volontà, efficacia</strong> e anche<strong> strumenti</strong>, persino <strong>istituzioni ad hoc</strong>” e successivamente ha proposto la Convenzione, cioè un patto paritario per comuni convenienze, come forma politica per la costruzione di pratiche e azioni condivise, efficace senza essere mortificante per la molteplice soggettività propria dell’essere donna e del Movimento stesso.</p><p>Nel suo &#8220;Economia politica della differenza sessuale&#8221; (1987) ha proposto una riflessione teorica intorno all’<strong>economia della riproduzione</strong>, declinata nelle specificità biologica, domestica e sociale, che troppo spesso viene ancora genericamente definita<strong> ‘lavoro di cura’</strong>, mentre, osserva puntualmente Lidia, la cura è il modo senza il quale non si realizza il <strong>lavoro</strong> stesso.</p><p>Non solo molti libri: la sua produzione è diffusa, e talvolta dispersa, in una miriade di <strong>giornali, riviste, pubblicazioni</strong>. Questo per la sua disponibilità ad essere presente nell’accadere delle cose, nel tempo vissuto dei vari collettivi umani che la considerano una maestra, ma anche perché, lontana da ogni vezzo accademico, considera la forma ‘occasionale’ dei suoi scritti parte integrante della sua stessa elaborazione teorica. Instancabile <strong>viaggiatrice</strong>, è sempre stata disponibile a raggiungere i più remoti gruppi in ogni parte d’Italia, e generosa nel diffondere il patrimonio della sua esperienza. <strong>Attivamente pacifista</strong> ha proposto la scuola politica sotto l’egida di <strong>Rosa Luxembourg</strong>, figura storica snobbata sia dai partiti a sinistra come da buona parte del femminismo che invece Menapace ha non solo riscoperto ma anche attualizzato, arrivando a scoprirne le <strong>radici protoecologiste</strong>.</p><p>Lidia Menapace è probabilmente la miglior testimonianza di come il paese nel suo complesso, e la sinistra in particolare, non sappia valorizzare i suoi talenti: per oltre 20 anni, con raccolte di firme e petizioni, si è cercato senza successo di farla eleggere in Parlamento, a cominciare dal Pci dell’epoca della Carta delle donne di <strong>Livia Turco</strong>.</p><p>Una enorme quantità di firme sono state raccolte sia per la sua elezione parlamentare sia per la sua nomina come senatrice a vita, anche in questo caso senza successo.</p><p>La sua breve permanenza in <strong>Senato</strong> (eletta nelle liste di Rifondazione comunista), già ottantenne, è raccontata da lei stessa in una raccolta di lettere, dal titolo &#8220;Lettere dal palazzo&#8221;, edito da Marea così come la sua ultima fatica, la raccolta di articoli &#8220;A furor di popolo&#8221;<em>.</em></p><p>&#8220;Sono convinta che una<strong> nuova strumentazione politica teorica</strong> possa muovere non da cattedre, bensì da tavole, non da scranni, bensì da incontri conviviali”, scrive Lidia nell’introduzione del suo ultimo libro. E ancora: &#8220;Molto mi ha giovato la lettura dei testi che le donne vengono scrivendo e pubblicando, ma più ancora – sto per dire – il poterle incontrare, il parlarsi di persona, vedere volti e gesti, inflessioni di voce e timbro di sorriso, sentire quanta parte della ricerca è andata persa per circostanze varie, quali orizzonti apre, quali motivazioni ha avuto”.</p><p>In centinaia, tra <strong>chi l’ha conosciuta e amata</strong>, cittadine e cittadini di questo Paese stanno, dal basso e con vigore, chiedendo che questa <strong>splendida ultraottantenne</strong> che tanto ha dato possa avere questo giusto e tardivo riconoscimento. Molte tra quelle che già in precedenza lo chiesero stanno invecchiando a loro volta. Sarà la volta buona?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/07/lidia-menapace-senatrice-a-vita/462638/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L’autodeterminazione viene prima: in video la maternità consapevole</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/30/lautodeterminazione-viene-prima-video-sul-diritto-alla-maternita-consapevole/458371/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/30/lautodeterminazione-viene-prima-video-sul-diritto-alla-maternita-consapevole/458371/#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Dec 2012 16:32:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Aborto]]></category> <category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category> <category><![CDATA[Donne]]></category> <category><![CDATA[Gravidanza]]></category> <category><![CDATA[Legge 194]]></category> <category><![CDATA[Maternità]]></category> <category><![CDATA[Obiezione di Coscienza]]></category> <category><![CDATA[Video]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=458371</guid> <description><![CDATA[Un regalo mi arriva in questi giorni di feste per email, e mi piace condividerlo. Si tratta di un video prodotto da giovani attiviste del collettivo Vengoprima, messo on line qui, un materiale di poco più di undici minuti utile e disponibile per incontri, dibattiti, discussioni e soprattutto informazione sui diritti riproduttivi in Italia. Cartelli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un regalo mi arriva in questi giorni di feste per email, e mi piace condividerlo.</p><p>Si tratta di un <a href="http://vimeo.com/56246705" target="_blank"><strong>video</strong> prodotto da giovani attiviste del <strong>collettivo Vengoprima</strong>, messo on line qui</a>, un materiale di poco più di undici minuti utile e disponibile per incontri, dibattiti, discussioni e soprattutto informazione sui <strong>diritti riproduttivi in Italia</strong>.</p><p>Cartelli scritti a mano che riportano <strong>brani di leggi e diritti</strong> sanciti sulla Carta, primi piani di una ventina di donne riprese mentre raccontano, in un <strong>mosaico di volti</strong> e di voci, storie di ordinario abuso, malasanità, umiliazione e malevolenza nei confronti di chi chiede di poter usufruire di un servizio garantito dalla legge: <strong>l’interruzione di gravidanza</strong>, l’applicazione della <strong>legge 194</strong>, l’<strong>accesso a farmaci</strong> che evitino il ricorso all’ospedalizzazione: né più né meno di questo.</p><p>“Questo video &#8211; si legge al sito del collettivo che lo ha pensato e prodotto -  è uno strumento di <strong>denuncia</strong>, di <strong>informazione</strong> e di <strong>lotta</strong>, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili. É un invito a difendere con le unghie e con i denti il nostro diritto di scelta, fondamentale tappa del processo di autodeterminazione della donna. Siamo stanche di chi condanna l’<strong>aborto</strong> senza alcun riguardo per la storia della persona. Ogni donna sa se quello che sta vivendo è il momento giusto oppure no per avere un figlio. Può non esserlo per molti motivi. Possono sorgere conflitti di coppia, ci si può non sentire ‘predestinate’ alla maternità, si ha già il numero di figli desiderato, si è sotto il giogo della precarietà o della disoccupazione e l’assenza di un vero welfare impedisce di fare questa scelta serenamente”</p><p>Ma il video non parla solo di interruzione di gravidanza: mette l’accento anche sulla piaga dell’<strong>obiezione</strong> <strong>di coscienza</strong> nelle strutture pubbliche, in alcuni casi di oltre il 90% e quella, del tutto <strong>illegale</strong>, circa la prescrizione della pillola del giorno dopo.</p><p>Ancora le parole delle attiviste: ”Il crescente numero di obiettori di coscienza mette a rischio la nostra possibilità di scelta. Lo stigma morale che spesso ci viene addossato da parte di certo personale nelle strutture pubbliche la rende oltremodo difficile. Vogliamo vivere in un paese laico e rifiutiamo qualsiasi interferenza confessionale all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Vogliamo consultori pubblici che forniscano un’informazione corretta sulla sessualità, sulla contraccezione, sulla gestazione, sull’interruzione di gravidanza e su ogni altra questione che riguarda la nostra salute e i nostri diritti. Diritti che non sembrano mai davvero acquisiti, se ciclicamente vengono messi in discussione. Non abbiamo bisogno di guardiani della morale, vogliamo scegliere sui nostri corpi. Sulle nostre vite sappiamo scegliere”.</p><p>Tra denuncia e proposta, i bei volti di queste giovani donne sono la promessa di un rinnovato, energico e saldo <strong>impegno per la libera scelta di tutte</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/30/lautodeterminazione-viene-prima-video-sul-diritto-alla-maternita-consapevole/458371/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Onu: no alle mutilazioni genitali femminili. Ma la strada è lunga</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/22/mutilazioni-genitali-femminili-lonu-dice-no-ufficialmente-ma-strada-e-lunga/453533/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/22/mutilazioni-genitali-femminili-lonu-dice-no-ufficialmente-ma-strada-e-lunga/453533/#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Dec 2012 12:21:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Africa]]></category> <category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category> <category><![CDATA[Donne]]></category> <category><![CDATA[Mutilazioni Genitali Feminili]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category> <category><![CDATA[Sudafrica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=453533</guid> <description><![CDATA[L&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili. La notizia appare come positiva, perché il documento è ufficiale ed esorta gli Stati membri a condannare la pratica più cruenta contro la sessualità femminile che ha già colpito nel mondo 140 milioni di bambine, e che ogni nuovo anno ne...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amnesty.it/voto-onu-su-risoluzione-mutilazioni-genitali-femminili" target="_blank">L&#8217;<strong>Assemblea Generale delle Nazioni Unite</strong> ha approvato una <strong>risoluzione</strong> contro le <strong>mutilazioni genitali femminili</strong></a>. La notizia appare come positiva, perché il documento è ufficiale ed esorta gli Stati membri a <strong>condannare</strong> la pratica più cruenta contro la sessualità femminile che ha già colpito nel mondo <strong>140 milioni di bambine</strong>, e che ogni nuovo anno ne vede circa 3 milioni a rischio.</p><p>Si scrive ‘nel mondo’ e si intende, in particolare, l’<strong>Africa</strong>, dal momento che le mutilazioni genitali sono praticate principalmente in<strong> 28 paesi</strong> della zona sub-sahariana del continente.</p><p>Ma non solo lì.</p><p>In <strong>Italia</strong>, nel 2004, due anni prima dell’entrata in vigore della legge che punisce ufficialmente le mgf praticate sul suolo nazionale, un <strong>ginecologo somalo</strong> propose una cerimonia alternativa, con fuoriuscita simbolica di sangue dal clitoride, per permettere alle donne di origine africana che volessero fare la mutilazione alle loro figlie di essere in qualche modo in pari con la <strong>tradizione</strong>, evitando il peggio alle bambine.</p><p>Il fatto stupefacente fu che una parte di intellettuali italiani non disdegnò la proposta, in base al principio <strong>multiculturale</strong> di ‘<strong>accoglienza</strong>’ delle differenze tra tradizioni e usanze.</p><p>Come dire: non siamo colonialisti, rispetto per le usanze altrui, ossequiando specialmente quelle che annientano le donne. Ci fu anche chi, per <strong>pari opportunità</strong> e cogliendo l’occasione per mettere in ombra il tema femminile, invocò proteste per la <strong>circoncisione</strong> di ebraica tradizione.</p><p>Come a dire: le donne si lamentano, ma che facciamo per i poveri bambini ebrei mutilati? Dimenticando, o ignorando, che il taglio del frenulo nel pene non è una mutilazione, ed è praticato per migliorare le <strong>funzionalità</strong> <strong>igienico sessuali</strong> maschili, non per annientarle come nel caso delle mutilazioni genitali femminili, che appunto si chiamano mutilazioni.</p><p>Daniela Colombo di <strong>Aidos</strong>, una delle Ong che maggiormente si sono adoperati fin dagli anni ’80 contro queste pratiche, si è detta soddisfatta, ma realista, in una intervista recente su Radio 3 mondo: “Ancora c&#8217;è molto da fare &#8211; ha commentato &#8211; perché mancano le <strong>risorse economiche</strong> per permettere che la risoluzione abbia gambe sulle quali camminare. In molti luoghi dell’Africa sono stati formate giornaliste e giornalisti sull&#8217;argomento, poiché la radio è uno degli strumenti più diffusi e di grande impatto educativo e informativo, ma senza denaro tutto il lavoro non avrà esito”. Una amica ginecologa, tornata anni fa dalla Somalia, mi raccontò di aver dovuto letteralmente aprire con il bisturi centinaia di giovani donne che non solo erano state private del clitoride, ma anche cucite, sigillando le grandi labbra, dopo essere state fecondate.</p><p>Inimmaginabili le <strong>conseguenze</strong> fisiche, igieniche, psicologiche di queste mutilazioni: Waris Dirie, modella somala oggi ambasciatrice delle Nazioni Unite e vittima dell’infibulazione a 4 anni, racconta nel suo libro <em>Figlie del dolore </em>di come ogni mese, allo scoccare del ciclo mestruale, fosse costretta a letto con dolori fortissimi, che l’anno accompagnata, ogni mese, per tutta la vita.</p><p>Un misto di <strong>ignoranza</strong>, desiderio di <strong>potere</strong> e <strong>controllo</strong> sulla sessualità femminile, uso distorto e malevolo delle <strong>scritture</strong> (e delle interpretazioni religiose) fanno di questa pratica una manifestazione dell’<strong>odio contro il corpo delle donne</strong> e la loro autonomia: dare sostegno a chi le combatte è anche lottare contro una delle forme più orrende di dominio <strong>patriarcale</strong> che ancora abitano il mondo contemporaneo. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/22/mutilazioni-genitali-femminili-lonu-dice-no-ufficialmente-ma-strada-e-lunga/453533/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pontifex: &#8220;Femminicidio? Le donne provocano&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/21/pontifex-femminicidio-donne-provocano/452772/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/21/pontifex-femminicidio-donne-provocano/452772/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Dec 2012 14:46:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Femminicidio]]></category> <category><![CDATA[Joseph Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[Negazionismo]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[Violenza sulle Donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=452772</guid> <description><![CDATA[Si segnalano attività natalizie febbrili da parte degli organi stampa di ambiente vaticano. A firma di Bruno Volpe il sito pontifex.roma.it pubblica ben tre articoli collegati sul femminicidio (leggi l&#8217;articolo), e lo fa mostrando i migliori gioielli di famiglia: un&#8217;intervista a Corrado Carnevale, (chiamato dagli anni ’80 l’ammazza sentenze di mafia) giurista e Presidente di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si segnalano <strong>attività natalizie febbrili</strong> da parte degli organi stampa di ambiente <strong>vaticano</strong>.</p><p>A firma di <strong>Bruno Volpe</strong> il sito pontifex.roma.it pubblica ben <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/21/pontifex-femminicidio-donne-facciano-autocritica-quante-volte-provocano/452470/">tre articoli collegati sul <strong>femminicidio (leggi l&#8217;articolo)</strong></a>, e lo fa mostrando i migliori gioielli di famiglia: <a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/varie/13576-giudice-carnevaleqfemminicidio-inutile-e-assurda-una-fattispecie-a-parte-donne-siate-prudenti-non-credo-ai-magistrati-eroi" target="_blank">un&#8217;intervista a <strong>Corrado Carnevale</strong></a>, (chiamato dagli anni ’80 l’ammazza sentenze di mafia) giurista e Presidente di Sezione in Cassazione, e due articoli, uno denso di memorie colte, <em><a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/13572-il-femminismo-satanico-condannato-dalla-qmulieris-dignitatemq-di-giovanni-paolo-ii" target="_blank">Il femminismo satanico condannato dalla &#8220;Mulieris dignitatem&#8221; di Giovanni Paolo II</a></em> e, ultimo in ordine di tempo, quello dal titolo, (che non lascia nulla all’immaginazione), <em><a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/13542-le-donne-e-il-femminicidio-facciano-sana-autocritica-quante-volte-provocano" target="_blank">Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?</a></em></p><p>Se non fossimo in un Paese cattolico, nel quale la chiesa di Stato fa politica in modo pesante sui temi della <strong>contraccezione</strong>, dell’<strong>etica pubblica e privata</strong>, delle <strong>sessualità</strong> e in generale dell’<strong>autodeterminazione femminile</strong> non varrebbe davvero la pena di commentare e prendere in considerazione questo giornalismo francamente imbarazzante.</p><p>Purtroppo tocca farlo, invece, perché la <strong>violenza</strong> con la quale anche in questo sito si mette in atto il meccanismo <strong>negazionista</strong> sul femminicidio si salda con una tendenza diffusa, anche in ambienti laici, e questa sinergia è preoccupante.</p><p>L’argomento principale è che, anche a detta del magistrato, tutti gli omicidi sono uguali: parlare quindi di femminicidio sarebbe, addirittura, la configurazione di una <strong>discriminazione</strong> a favore delle donne da una parte, oltre che una forma di<strong> incitamento all&#8217;odio</strong> contro i mariti e gli uomini dall&#8217;altra.</p><p>Si toccano vette surreali, nell&#8217;intervista, quando Bruno Volpe chiede al magistrato: “Sono le donne a provocare?” e il giurista risponde: &#8220;Questo direi di no. Poi bisogna vedere caso per caso. Non perché una donna cammini di sera, questo autorizza all&#8217;assassinio, anche se prudenza vuole che la stessa donna non usi vestiti provocanti o <strong>atteggiamenti equivoci</strong> che possano determinare eccitazione. Sarebbe bene che le donne evitassero ambienti poco raccomandabili per una questione di sana prudenza&#8221;. La cronaca ci parla di 118 donne (fino ad oggi) uccise per mano maschile dentro, o nelle vicinanze, della casa famigliare, ma questo incontrovertibile dato di realtà non è pervenuto ai due dialoganti.</p><p>Il fatto grave è che il negazionismo sul femminicidio in Italia, che per la prima volta dopo molti anni è finalmente oggetto di attenzione anche da parte dei media, diventa un’arma odiosa brandita per rimuovere il problema.</p><p>Curiosamente anche le stesse <strong>agenzie</strong> preposte alla <strong>‘tutela’ della famiglia tradizionale</strong>, come evidentemente è per esempio il sito pontificio citato, non fanno bene il loro mestiere, visto che il luogo più interessato alla violenza è proprio lo spazio domestico.</p><p>Così, invece di chiedersi cosa non funzioni nella cultura familiare tradizionale se questa genera violenza, si rinnova l’adagio della <strong>colpa femminile</strong>: “Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell&#8217;arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti, &#8211; chiosa Volpe nel suo articolo -. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera&#8230; Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise”.</p><p>Ho riportato il pezzo così come è stato scritto, perché è importante prendere atto di come, a fronte di una proposta politica e culturale forte che indica un problema <strong>suggerendo un nome</strong> per discuterne la reazione è, in molti ambienti, quella di tornare ad evocare una unica, solita, inevitabile, soluzione: le donne devono stare al loro posto, la <strong>cucina</strong>; devono tenere solo un comportamento, quello sottomesso; devono evitare di essere protagoniste della loro.</p><p>Che tremenda e luttuosa visione delle relazioni umane è contenuta in questo programma così devotamente ratzingeriano. Davvero un ottimo Natale in famiglia, e mi raccomando niente piatti freddi in tavola.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/21/pontifex-femminicidio-donne-provocano/452772/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il &#8220;benevolo sessismo&#8221; del matrimonio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/13/benevolo-sessismo-del-matrimonio/444848/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/13/benevolo-sessismo-del-matrimonio/444848/#comments</comments> <pubDate>Thu, 13 Dec 2012 10:43:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Donne di Fatto]]></category> <category><![CDATA[Bambini]]></category> <category><![CDATA[Discriminazioni di Genere]]></category> <category><![CDATA[Matrimonio]]></category> <category><![CDATA[Sessismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=444848</guid> <description><![CDATA[Ho messo insieme due stimoli diversi che mi sono arrivati nella stessa giornata, e sui quali credo valga la pena di ragionare. Il primo è un delizioso lavoro di interviste, senza commento &#8211; &#8220;Il cielo è sempre più blu&#8221; &#8211;  fatte dalla studiosa Alessandra Ghimenti che ha montato le risposte di bambine e bambini di una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho messo insieme<strong> due stimoli diversi</strong> che mi sono arrivati nella stessa giornata, e sui quali credo valga la pena di ragionare. Il primo è un delizioso lavoro di interviste, senza commento &#8211; <strong>&#8220;Il cielo è sempre più blu&#8221;</strong> &#8211;  fatte dalla studiosa <strong>Alessandra Ghimenti</strong> che ha montato<strong> le risposte di bambine e bambini</strong> di <strong>una scuola elementare</strong> a domande sul maschile, sul femminile, sui ruoli in famiglia, sulle differenze tra i sessi e quindi sul permanere, (o sul superamento) nell&#8217;età degli albori, dei più comuni stereotipi di genere.</p><p>Si sorride, si ride e ci si commuove molto, scorrendo il video, sperando fortemente che quegli sguardi aperti, quelle <strong>titubanze</strong> e quelle <strong>certezze</strong> limpide evolvano comunque nel segno della disponibilità a soffermarsi a pensare, attitudine che purtroppo spesso non c’è più nell&#8217;età adulta.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/CG0mr5FSy6c" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Come dimostra <strong>la seconda sollecitazione</strong>, che viene dalla pubblicazione sul <em><strong>Journal of Adolescent Research</strong></em> dei risultati più eclatanti della ricerca effettuata in <strong>California</strong> dalla psicologa Rachael Robnett, che ha intervistato un campione di studenti e studentesse eterosessuali sul <strong>matrimonio</strong> e l&#8217;<strong>equilibrio dei ruoli maschili e femminili</strong> al suo interno.</p><p>E qui <strong>si smette di sorridere</strong>: le risposte, raccolte tra il 2004 e quest’anno, raccontano di un 94% di giovani donne che dopo il matrimonio adottano il cognome del marito come proprio, e di un misero 2,8% che sostiene come possibile che la proposta di sposarsi arrivi dalla donna, e non solo dall&#8217;uomo.</p><p>Il 41% delle donne e il 57% degli uomini ha dichiarato che <strong>in una coppia esistono ruoli precisi</strong> e che l&#8217;equilibrio in questione non va scardinato. Tra le argomentazioni più sconvolgenti a favore della necessità che sia l’uomo a fare la <strong>proposta di matrimonio</strong> (e non anche la donna), c’è addirittura quella che l’anticipo dalla compagna farebbe sentire meno virile il partner, mentre per alcune donne il primo passo verrebbe sentito come inopportuno.</p><p>La cattiva notizia è che le persone intervistate sono giovani, e questo non fa ben sperare.</p><p>Anche se il team che ha sviluppato la ricerca indora la pillola coniando ad hoc il concetto (che suona come un inquietante ossimoro) di &#8220;<em><strong>benevolo sessismo&#8221;</strong>, </em>non sfugge che dietro alla logica ‘romantica’ della <strong>permanenza di stereotipi cavallereschi e tradizionali</strong> si annidi una concezione del <strong>femminile</strong> come <strong>genere</strong> che va protetto, debole e dipendente.</p><p>Quale che siano le opinioni in merito il risvolto culturale e sociale è preciso: se una donna dopo sposata non mantiene il suo cognome, e quindi non passa anche il suo alla prole, sparisce come identità singola e personale.</p><p>Nessuna delle persone intervistate accenna al fatto che i coniugi potrebbero dare <strong>entrambi i cognomi</strong> alle figlie e ai figli, figuriamoci.</p><p>Il 19% degli uomini e il 22% delle donne intervistate ha ammesso di non avere preferenze particolari relativamente al fatto di <strong>cambiare o meno cognome dopo il matrimonio</strong>, ma tre uomini su cinque preferirebbero <strong>tenersi il proprio e tre donne su cinque cambiarlo</strong>. Chi vuol tenersi il proprio lo fa perché spera di mantenere intatta così la propria identità ma anche questo baluardo frana, per le donne, se di mezzo ci sono i figli e il 36% degli uomini è determinato a trasmettere il cognome alla <strong>progenie</strong> in nome del rispetto della tradizione. Per il 31% delle intervistate prendere il nome del marito è simbolo di <strong>unità</strong> e <strong>devozione</strong> e per il 28% un fatto legato ai <strong>rapporti</strong> di <strong>genere</strong>, e in questa ultima affermazione c’è molto su cui riflettere.</p><p>Con la classica <strong>pragmaticità nordamericana</strong> la ricerca spiega che “non è detto, che appoggiarsi a questi stereotipi faccia male al rapporto. Secondo uno studio dell&#8217;università americana di Buffalo la chiave di <strong>un&#8217;unione felice sta nell&#8217;idealizzazione del partner</strong>. Su oltre 190 coppie di sposi prese ad esame è infatti emerso che una visione del marito o della moglie troppo realistica e <strong>paritaria</strong> può rappresentare un elemento <strong>negativo</strong> che porta a dar peso maggiore ai problemi di coppia, con conseguenze spesso disastrose”.</p><p>Come dire: i rapporti di coppia reggono solo se non si tengono gli occhi ben aperti, e soprattutto reggono se le donne fanno un passo indietro rispetto alla loro autonomia.</p><p>Urge una domanda; visto che sta parlando di matrimonio, e quindi di legami amorosi, di <strong>che tipo di amore si tratta,</strong> e quale modello di relazione sta passando alle giovani generazioni?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/13/benevolo-sessismo-del-matrimonio/444848/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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