<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Mariano Cirino</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mcirino/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Al voto al voto! In Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/voto-voto-italia/221069/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/voto-voto-italia/221069/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 09:53:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Francia]]></category> <category><![CDATA[elezioni Grecia]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[legge elettorale]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[riforme governo Monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=221069</guid> <description><![CDATA[Le elezioni di ieri fanno invidia e paura. Invidia perché in Francia, dove hanno tagliato la testa ai re, si sono scontrati partiti politici con una loro identità. Evviva! Paura perché in Grecia i partiti politici che hanno sostenuto il governo dell’emergenza dopo i disastri conmbinati in passato, hanno subito una scoppola epocale. E l’Italia?...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le elezioni di ieri fanno invidia e paura. <strong>Invidia</strong> perché in Francia, dove hanno tagliato la testa ai re, si sono scontrati partiti politici con una loro identità.</p><p>Evviva! Paura perché in Grecia i partiti politici che hanno sostenuto il governo dell’emergenza dopo i disastri conmbinati in passato, hanno subito una scoppola epocale. E l’Italia? Nel mezzo, come al solito. Non siamo la Grecia, non siamo la Francia. Siamo l’Italia, dove si dovrebbe <strong>anticipare</strong> il voto a novembre, per evitare che oltre le tasse Monti non riesca a combinare nulla di serio se non piccoli aggiustamenti, come è stato sulle liberalizzazioni e sul mercato del lavoro. Penso con orrore cosa potrebbe succedere in autunno a campagna elettorale già iniziata, con i partiti che devono dire sì a <strong>misure impopolari</strong> da una parte e dall’altra, basti vedere cosa è successo in questi giorni di “piccola” campagna elettorale sulle tasse. Da noi ogni partito dovrebbe presto dire da che parte sta rispetto alle ricette della Merkel, e cosa vorrebbe fare in alternativa, dove ogni leader di partito dovrebbe spiegare come intende far vivere ai propri cittadini la crisi e come prepararsi a un’eventuale ripresa. Nessuno ha la bacchetta magica, a nessuno si chiede improvvisamente di risolvere tutti i problemi macroeconomici mondiali, l’avranno capito gli italiani ormai? Ma i politici possono farci capire come intendono re-distribuire le sofferenze della crisi, e con quali regole di politica economica interna farci vivere il dopo-crisi, sempre che ci sia.</p><p>Cosa vuole il Pd? Cosa vuole il Pdl? Chi vogliono tassare e come? Il Pd intende rilanciare lo Stato, facendo <strong>pulizia</strong> all&#8217;interno della macchina dell’amministrazione pubblica, e tagliando sprechi per investire? IL Pdl intende al contrario far dimagrire lo Stato e favorire l’iniziativa privata? O ognuno vuole un po’ di tutto, a seconda di come <strong>va il vento</strong>, di quel che dicono i sondaggi, salendo sul carro delle privatizzazioni e poi scendendone se c’è un referendum contrario (Pd) oppure gridando alla libertà contro lo statalismo e poi difendendo le corporazioni professionali dall’aggressione del mercato tiranno (Pdl)? Oppure facendo un misto delle due cose il più politicamente retribuibile (Udc)? Perché dobbiamo rassegarci ad essere il paese in cui tutto vale il <strong>contrario</strong> di tutto?</p><p>IL ragionamento vale per tutti i settori strategici caldi politicamente, dal mercato del lavoro alla Rai, dal rapporto con le banche alla <strong>gestione</strong> della pubblica amministrazione, dai “doverosi” tagli ai “necessari” investimenti. Sveglia!</p><p>Senza identità forti e leader credibili, stavolta finiremo veramente come la Grecia. I partiti dicano chiaramente cosa vogliono fare e si vada a votare il più presto possibile, con una campagna elettorale <strong>brevissima</strong>, visto che di soldi per comizi e convention con bandierine i cittadini non ne vogliono più tirar fuori: basterebbe il web usato bene per farci capire in pochi minuti cosa diavolo vogliono.</p><p>E se non sanno cosa vogliono?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/voto-voto-italia/221069/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Santoro, noi che facciamo tv siamo classisti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/santoro-facciamo-siamo-classisti/192438/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/santoro-facciamo-siamo-classisti/192438/#comments</comments> <pubDate>Mon, 20 Feb 2012 13:29:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[ascolti]]></category> <category><![CDATA[auditel]]></category> <category><![CDATA[classismo]]></category> <category><![CDATA[Pubblicità]]></category> <category><![CDATA[Santoro]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192438</guid> <description><![CDATA[Il grande pubblico ormai lo sa, le fatiche degli autori televisivi sono sempre appesantite dalla domanda del giorno dopo: “Quanto ascolto abbiamo fatto?” L’Auditel, ricordo quando lo diceva Santoro ed era uno dei maestri di come si fa televisione, è una forza democratica, perché misura il reale interesse delle persone per qualcosa. Ma il grande...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il grande pubblico ormai lo sa, le fatiche degli autori televisivi sono sempre appesantite dalla domanda del giorno dopo: “Quanto ascolto abbiamo fatto?”</p><p><strong>L’Auditel</strong>, ricordo quando lo diceva Santoro ed era uno dei maestri di come si fa televisione, è una forza democratica, perché misura il reale interesse delle persone per qualcosa. Ma il grande pubblico sa meno che l’ascolto viene vivisezionato, per capire chi ti guarda: più donne o più uomini? Ricchi o poveri? Gente del nord o del sud? Laureati o persone con la quinta elementare?</p><p>Quando sabato ho visto a tutta pagina sull’edizione cartacea del <em>Fatto </em>il grande ritratto di <strong>Michele Santoro</strong>, circondato da un florilegio di dati sulle prime puntate di <em><strong>Servizio Pubblico</strong></em> del 2011, mi è preso lo sconforto. Non ci volevo credere, sul serio. Man mano che leggevo i dati e i commenti pubblicizzati da “Mediaitalia” sbigottivo.</p><p>Come può Santoro mettere la sua fiera faccia soddisfatta su frasi così?</p><p>Eccole:</p><p><em>“Il profilo d’ascolto TV di Servizio Pubblico è <strong>migliorato </strong>rispetto ad Annozero”</em>. In che senso è migliorato? Leggo: <em>“Il pubblico è più maschile, + 3,4% rispetto ad Annozero”</em>. Più maschile, dunque migliore!?! Ma siamo matti? <em>“Il pubblico è di più elevata istruzione + 8,4% rispetto ad Annozero”</em>. Cosa? Chi ha studiato di più vale di più?<em> “Il pubblico è di più elevata classe socio-economica, + 13% rispetto ad Annozero”</em>. Dunque, chi è più ricco vale di più?</p><p>Insomma il pubblico è migliore e ce ne facciamo un vanto, se è <strong>maschio, laureato e ricco</strong>? Insomma, noi che facciamo programmi che raccontano l’Italia vera che Vespa non fa vedere, mostriamo i poveracci che non arrivano a fine mese strangolati da Monti e dalla crisi, però siamo orgogliosi che non siano loro a guardarci, ma quelli che la crisi la sentono di certo meno, i ricchi maschi dall’eloquio forbito? Gli straccioni sullo schermo, i ricchi davanti allo schermo?</p><p>Tralascio altri dati più neutri e spiego perché c’è un’ambiguità di fondo nel ragionamento, e basterebbe renderla trasparente senza ipocrisie per non rischiare, con campagne di comunicazione del genere, di sembrare classisti verso le categorie di italiani più sfortunati di noi, che per ora abbiamo un lavoro ben pagato.</p><p>Non cerco un facile moralismo, anche perché sono un autore di <strong><em>Piazzapulita</em></strong>, e dunque in questi mesi, speriamo non per sempre, sono concorrente diretto di <em>Servizio Pubblico</em>. E’ noto che i pubblicitari preferiscano i maschi, i ricchi, quelli che hanno studiato. Sono loro infatti i <em>big spender</em>, cioè quelli che spendono e dunque comprano i prodotti pubblicizzati dentro le trasmissioni. Niente di male, con la pubblicità ci campiamo, sia noi che Santoro. Come direbbe Vauro, bisogna essere consapevoli dei propri limiti, fratelli peccatori!</p><p>Quello che reputo un brutto scivolone, e che se fosse successo a mia insaputa riparerei subito in qualche modo, è rivendicare con la propria faccia quello che i pubblicitari rivendicano come un merito del programma: rivolgersi “di più” ai maschi, ai ricchi. Che la pubblicità sia un po’ classista, insomma ci sta. Non possiamo pretendere che chi venda gioielli voglia rivolgersi al giovane senza lavoro. Per noi <strong>autori televisivi</strong>, però, la logica è diversa. Noi non vendiamo gioielli a persone con il portafoglio gonfio. Noi vogliamo rivolgerci a <strong>quanta più gente possibile</strong>. Soprattutto se facciamo un programma di informazione, un programma politico. Il nostro sogno è essere sul canale che fa più ascolto, è dire quello che riteniamo importante a più telespettatori possibili, no? Se vogliamo parlare alle <em>élite</em>, ci sono altri luoghi e altri mezzi.</p><p>Come facciamo a essere orgogliosi del fatto che ci guardano <strong>meno </strong>le donne italiane sempre più disoccupate, che non hanno soldi per consumare, o quelli che non sono laureati, che magari hanno addirittura la quinta elementare? Siamo fieri che non ci guardino o dovremmo essere tristi e quindi avere un sentimento contrario a quello dei pubblicitari? Non è <strong>classismo </strong>questo? Non è qualcosa di cui dispiacersi invece che andarne fieri? Perdere ascolti significa perdere persone, e niente può ripagarci, nemmeno la soddisfazione di essere seguiti da una dorata nicchia di<em> big spender</em>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/santoro-facciamo-siamo-classisti/192438/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;elemosina di Celentano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/lelemosina-celentano/191640/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/lelemosina-celentano/191640/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Feb 2012 08:31:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[beneficenza]]></category> <category><![CDATA[Celentano]]></category> <category><![CDATA[compenso]]></category> <category><![CDATA[famiglie]]></category> <category><![CDATA[povertà]]></category> <category><![CDATA[san remo]]></category> <category><![CDATA[sindaci]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191640</guid> <description><![CDATA[Immaginate la scena e chiedetevi: è questa l&#8217;Italia che vogliamo? Nel 2008 a Torino in un grande teatro si estrasse la fortunata famiglia che avrebbe potuto accedere a un mutuo agevolato, messo in palio dal comune. Oggi Celentano regala 20.000 euro a 13 famiglie bisognose. Immaginate: dopo le polemiche sul suo compenso, Celentano pensa pensa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate la scena e chiedetevi: <strong>è questa l&#8217;Italia che vogliamo?<br /> </strong><br /> Nel 2008 a Torino in un grande teatro si estrasse la fortunata famiglia che avrebbe potuto accedere a un mutuo agevolato, messo in palio dal comune.<br /> Oggi Celentano regala <strong>20.000 euro a 13 famiglie bisognose</strong>. Immaginate: dopo le polemiche sul suo compenso, Celentano pensa pensa pensa e trova la soluzione che accontenta tutti. Telefona ai <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/spettacolo/2012/01/31/visualizza_new.html_72709596.html" target="_blank">sindaci di sette città</a> e chiede di individuare 13 famiglie bisognose. I sindaci impazziranno per capire i criteri da adottare, ma accettano.</p><p>In fondo regalare soldi fa diventare tutti più buoni. Ci sarà una<strong> classifica della sfiga </strong><strong>e un Dio, Celentano, </strong>che stabilisce chi puó tirar avanti un anno grazie ai suoi soldi. Lui vuole solo parlare, cantare, e regalare soldi ai poveri.</p><p>Oggi <strong>Alemanno</strong> ha fatto sapere che Dio aiuterà una famiglia con otto figli funestata dalla disabilità e un&#8217;altra con un figlio solo ma con la mamma malata di cancro. <strong>Zedda</strong> almeno ha avuto il pudore di dare quei soldi alle associazioni per evitare di dover scegliere e quindi penalizzare i non scelti.</p><p><em>Una goccia nel mare </em>era un programma aberrante condotto da Maria Venier, per fortuna chiuso presto, solo per ragioni di share. Raccontava storie di disgraziati e realizzava un loro sogno, naturalmente grazie a dei soldi. <strong>Celentano è diventato come Mara Venier,</strong> <strong>la televisione è Dio</strong>.</p><p>Monti ce l&#8217;ha insegnato, si puó essere eletti dal popolo e sbagliare tutto, come il suo predecessore. Neanche il 100 per cento di share o di voti garantisce di essere nel giusto, anche se fa sentire molto potenti, indistruttibili, lo dico per averlo provato in prima persona. Ecco, immaginate Celentano che distribuisce soldi, con il suo dolce sorriso, immaginate le famiglie di disgraziati che li ricevono, e lui che torna con la coscienza a posto nella sua villa di Galbiate, immortalata dall’alto dell’elicottero durante una storica puntata di <em>Drive In</em> con Gianfranco d’Angelo che urlava “guardate la piscina dove Adriano si esercita a camminare sulle acque!”.</p><p><strong>Attenzione:</strong> la sorte potrebbe baciare altre due famiglie disagiate per città se Dio, opps Celentano, dovesse essere presente per due serate e non più solo per una. Speriamo che decida di tornare sul palcoscenico, allora, in nome di queste famiglie che aspettano i suoi soldi!</p><p>Immaginate la scena e chiedetevi:<strong> è questa l&#8217;Italia che volete?</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/lelemosina-celentano/191640/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Italia dei talk show non è una fiction</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/litalia-dei-talk-show-non-e-una-fiction/167810/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/litalia-dei-talk-show-non-e-una-fiction/167810/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Nov 2011 19:05:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[aldo grasso]]></category> <category><![CDATA[Piazzapulita]]></category> <category><![CDATA[politici]]></category> <category><![CDATA[talk show]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167810</guid> <description><![CDATA[Sono colpevole. Sono uno degli autori che a Piazzapulita continua a invitare i politici a parlare in diretta. Per giunta anche quelli dell’attuale governo. Sì sono colpevole, lo ammetto, professor Aldo Grasso, lo rivendico, e vorrei spiegarle perché. Al contrario che nelle fiction, che lei ben conosce e scientificamente analizza, nel genere al quale do il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono colpevole. Sono uno degli autori che a <em>Piazzapulita </em>continua a invitare i <strong>politici </strong>a parlare in diretta. Per giunta anche quelli dell’attuale governo. Sì sono colpevole, lo ammetto, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/spettacoli/11_ottobre_29/a-fil-di-rete-togliete-i-politici-dai-talk-show-aldo-grasso_eee66978-01f0-11e1-b822-152c7b3c1360.shtml" target="_blank">professor Aldo Grasso</a></span>, lo rivendico, e vorrei spiegarle perché.</p><p>Al contrario che nelle fiction, che lei ben conosce e scientificamente analizza, nel genere al quale do il mio contributo, il <strong>talk show</strong>, le persone che rispondono alle domande del conduttore non sono burattini. Un po’ li trucchiamo nei camerini, è vero, ma loro non imparano a memoria frasi scritte da noi. Inoltre, i nostri “non-attori” a volte non accettano proprio di prendere parte allo show. Bersani ha detto che <em>“il mestiere della politica non è il mestiere della comunicazione, è un&#8217;altra cosa”</em>… ma chi ci spiega il valore della lettera della Bce, chi ci spiega se un partito la approva oppure no? Dobbiamo chiamare degli attori che interpretino i comunicati ufficiali del partito? Professor Grasso, mi aiuti!</p><p>Lo scopo del talk <em>“di informazione e attualità”</em> (in questo lei ha ragione, non è una gran definizione, e dunque gliene chiedo ufficialmente un’altra per i posteri) non credo sia quello di <em>“approfondire”</em> gli argomenti. Per quello ci sono i giornali, i libri, che regalano molto più tempo a chi vuole saperne di più sul default greco o sui labirinti di Finmeccanica. In televisione, poi, a tal scopo sono sicuramente meglio, per capire, le inchieste di <em>Report </em>o i reportage di Iacona. A <em><strong>Piazzapulita</strong></em>, purtroppo o per fortuna, siamo invece in balìa della parola detta in diretta, senza copione e senza montaggio con musiche a sistemar le cose dopo. Al massimo abbiamo domande da fare e qualche ragionamento editoriale, breve perché altrimenti dovremmo cacciar tutti e lasciar parlare solo conduttore, autore e inviati, e diventare anche noi degli affabulatori monologanti. Al massimo possiamo sudare come cronisti per realizzare filmati che suonano come domande, oppure mostrano schegge di realtà e persone che in diretta non riuscirebbero a raccontarsi né ad esprimere un loro punto di vista preciso in un contraddittorio. Al massimo invitiamo alcuni cittadini a raccontare problemi privati che riguardino però tutti, e presto cominceremo a invitare giovani politici sconosciuti, che cerchino di conquistarsi la fiducia di chi li guarda, prima che del partito.</p><p>La nostra ambizione è questa: <strong>mostrare </strong>chi ci governa o vorrebbe governare. Mostrare coloro che dovrebbero risolvere i problemi. Mostrare come parlano come discutono come si difendono come attaccano e anche come si arrabbiano, certo. E lasciar giudicare gli spettatori, più che i critici. Se i politici italiani sono, in un mischione polveroso, di volta in volta autorevoli o guitti, sinceri o omertosi, competenti o cialtroni, non possono deciderlo gli autori. Lei dirà: almeno rappresentate solo il meglio! E io allora giro la domanda ai cittadini e ai partiti: eleggete solo il meglio! Se ci ritroviamo quel che ci ritroviamo, che fare? Li facciamo fuori? Li oscuriamo? Noi ci proviamo, a fare un’ulteriore scelta e invitare solo quelli che riteniamo, magari sbagliando, ”i migliori”.</p><p>Ecco, a quel punto c’è un altro problema: la <strong>distanza </strong>tra il paese, i potenti e la televisione. E così molti pregiati intellettuali o politici di primo piano accettano solo programmi in cui sedersi da soli a far monologhi interrotti da domande che potrebbero risolversi con un “mi dica un’altra cosa, quel che vuole”. Confondendo la possibilità di parlare con quella di non essere mai contraddetti.</p><p>In un dibattito della tv inglese, che ritrasmise Mtv Italia, vidi un confronto tra Tony Blair e 100 giovani in una grande arena universitaria. Si parlava della guerra in Iraq e ognuno chiedeva quel che voleva, con toni di critica molto accesi. Per noi, una fanta-scena.</p><p>Si preferiscono sempre i <strong>monologhi</strong>, da Berlusconi a Grillo. Se non inventiamo una “piazza pulita” nella quale far discutere i politici tra di loro ma soprattutto i cittadini comuni con i politici, rischiando un po’ di confusione ma assaporando il gusto dei contrasti anche aspri, torneremo alle lotte tra principi feudatari, ognuno chiuso nel suo mondo a far la guerra agli altri. E’ il peggiore dei mondi possibili. Quello dove ognuno si fa il suo programma, la sua televisione, il suo partito (che diventano la stessa cosa) per dire le cose che si vuole, circondati dai propri amici. Ognuno a urlare e a rafforzare se stesso a seconda della rete vinta, dello spazio che gli vien concesso.</p><p>Noi vogliamo essere altro. Far piazza pulita dei politici per noi è solo un senso, e quello meno nobile, del titolo, spero che il professor Grasso non lo prenda così sul serio. L’abbiamo scelto e anche un po’ temuto perché evocava la voglia di un <strong>rinnovamento </strong>e magari pure di un’onda che spazzasse via tutti. A patto che arrivino “i nuovi”. Abbiamo tutti la tentazione oggi di fare a meno dei politici. Ma non si può, in televisione come in Italia. Saremmo degli snob insopportabili se invitassimo solo tecnici e professori, quasi fossero loro a decidere del nostro destino.</p><p>Quando ci governeranno politici dallo stile nordeuropeo, grigi tecnici affidabili, buoni amministratori irreprensibili, potremo tutti far altro. A quel punto basteranno un paio di talk show, e non le decine che ci circondano, e ci daremo tutti alla fiction per cercare storie più appassionanti. Se però questi politici non li avremo mai, che faremo? Assalteremo tutti insieme il Parlamento e ci libereremo per sempre dei politici e della <strong>democrazia</strong>, e poi? Né io né lei a quel punto saremmo della partita, credo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/litalia-dei-talk-show-non-e-una-fiction/167810/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;ultimatum per l&#8217;Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/24/lultimatum-per-litalia/165972/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/24/lultimatum-per-litalia/165972/#comments</comments> <pubDate>Mon, 24 Oct 2011 08:47:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Piazzapulita]]></category> <category><![CDATA[povertà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165972</guid> <description><![CDATA[L’ha urlato chiaro giovedì scorso una ex giovane a Piazzapulita. Diventerete presto come me, troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per lavorare. A tutti è corso un brivido giù per la schiena. Il ministro della Gioventù che era in studio si è lasciato sfuggire che non essendo quella donna giovane, la questione non era...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’ha urlato chiaro giovedì scorso una ex giovane a <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.la7.it/piazzapulita/pvideo-stream?id=i467621" target="_blank"><strong>Piazzapulita</strong></a></span></em>.</p><p>Diventerete presto come me, troppo <strong>giovani </strong>per la pensione, troppo vecchi per lavorare. A tutti è corso un brivido giù per la schiena. Il ministro della Gioventù che era in studio si è lasciato sfuggire che non essendo quella donna giovane, la questione non era appunto di sua competenza.</p><p>Il film dell’anno è una serie americana, altro che Sorrentino, con tutto l’affetto.</p><p>Guardate <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mildred_Pierce_(miniserie_televisiva)" target="_blank">Mildred Pierce</a></span></strong></em> e la straordinaria Kate Winslet, per capire cosa significa scivolare nella <strong>povertà</strong>. Guardare in faccia la grande depressione può essere un valido esercizio psicologico, oppure un esorcismo. Niente paura, in Italia andrà tutto bene anche stavolta. Non ci sarà una nuova Piazzale Loreto come in Libia né un crack come in Argentina. <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'odio" target="_blank">L’odio</a></span></strong></em> racconta la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. E mano a mano che cadendo passa da un piano all&#8217;altro, il tizio per farsi coraggio si ripete:<em> &#8220;Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.&#8221;</em> Il problema non è la caduta, ma l&#8217;atterraggio.</p><p>La <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/crisi-sarkozy-italia-e-grecia-siano-responsabili/165910/" target="_blank">Merkel ce l’ha detto</a></span>: viviamo <strong>al di sopra delle nostre possibilità</strong>. Ma chi è che vive al di sopra delle proprie possibilità in quest’Italia sotto ultimatum? Un insegnante elementare che se non ha una famiglia alle spalle non può in una grande città pagarsi quattro mura che lo proteggano? O un consigliere comunale siciliano che in nome dello Statuto Speciale della Regione può arrivare a ottenere 10.000 euro al mese, come ha scritto Gian Antonio Stella?  La risposta giusta non è “tutti e due”. La risposta non è “siamo tutti sulla stessa barca”. <strong>Chi colpirà</strong> la cura da elefante che salverà l’Italia, se mai ci sarà?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/24/lultimatum-per-litalia/165972/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>Il prezzo della libertà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/29/il-prezzo-della-liberta/154090/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/29/il-prezzo-della-liberta/154090/#comments</comments> <pubDate>Mon, 29 Aug 2011 13:48:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[libertà]]></category> <category><![CDATA[marco travaglio]]></category> <category><![CDATA[Michele Santoro]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154090</guid> <description><![CDATA[Eccoci dunque, caro Marco Travaglio, a leggere la tua verità su giornalismo e libertà. Hai un pensiero semplice e diretto, dunque facile da riassumere: secondo te in Italia il giornalismo non è libero perché gli editori quando assumono i giornalisti non li lasciano liberi, semplicemente liberi, di lavorare secondo il contratto nazionale, rispettando le regole...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci dunque, caro <strong>Marco Travaglio</strong>, a leggere <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/28/finalmente-giovanni-stella-amministratore/153973/" target="_blank">la tua verità su <strong>giornalismo e libertà</strong></a></span>. Hai un pensiero semplice e diretto, dunque facile da riassumere: secondo te in Italia il giornalismo non è libero perché gli editori quando assumono i giornalisti non li lasciano liberi, semplicemente liberi, di lavorare secondo il contratto nazionale, rispettando le regole deontologiche. Ma impongono loro invece censure e direttive editoriali che contraddicono il mestiere stesso del giornalismo, che invece nel mondo si professa con tutto il suo inebriante sapore di libertà assoluta. Purtroppo questa visione delle cose mi appare<strong> alquanto ingenua.</strong> Ma non solo, attenzione, perché in Italia il giornalismo viene schiacciato sotto una serie di conflitti di interessi che sono sotto gli occhi di tutti. Mi spiego meglio.</p><p>Mettiamo che Berlusconi non esista, e prima o poi accadrà no? Ci troveremo solo davanti ai suoi figli, potenze editoriali di prim’ordine, e con legami politici preferenziali col Pdl o quel che verrà. Ecco, davvero pensiamo a quel punto, se <strong>Bersani </strong>fosse il capo del governo, al gruppo <em>Repubblica </em><strong>i giornalisti sarebbero così liberi </strong>di scrivere quel che gli pare? E tutti i giornalisti, non solo le firme più autorevoli! (Credo che il grado di libertà non si debba misurare da quanto sono liberi i generali, ma anche i soldati semplici). Ma se a volte anche alla rubrica dei libri dei magazine del gruppo di De Benedetti vien chiesto di privilegiare i gruppi editoriali più vicini a loro piuttosto, che so, di applicarsi alle novità del suo diretto concorrente Rizzoli! E parliamo di libri, e non è uno scoop. Davvero pensiamo che la libertà effettiva sia esprimere le proprie idee politiche e non piuttosto rappresentare un insieme complesso di legami sociali, culturali e, in ultima analisi, economici che incarnano la libertà nella comunità alla quale, magari temporaneamente, apparteniamo? Suvvia!</p><p>Diciamolo francamente, lo sappiamo tutti: l’unico modo di essere liberi in maniera assoluta è <strong>comprare gli strumenti della propria espressione</strong>. E’ la strategia vincente del <em>Fatto Quotidiano</em>. Ma con la tv è un po’ più complicato, e naturalmente non a tutti è consentito per ovvi motivi. Santoro, come gli altri, dovrà sempre avere a che fare con proprietari più o meno intelligenti, più o meno interessati a fare lobbyng &#8211; come avviene, questo sì, in tutto il mondo occidentale “libero” -, a non contrastare troppo le aziende che garantiscono i ricavi pubblicitari, e si troverà insomma a godere della libertà che in quel determinato momento storico un editore decide di permettersi. A meno di non immaginare uno “spazio pubblico”, di cui sono proprietari i cittadini, nel quale sono solo i cittadini a decidere con la loro quota di share chi possa essere libero e chi no.</p><p>Ma questo spazio pubblico, <strong>la</strong> <strong>Rai, come sappiamo, non esiste più</strong>, e forse non è mai esistito realmente. E negli anni ’90 Santoro lavorò addirittura con Berlusconi, quando questo decise di permettersi fiori all’occhiello, come <em>Le Iene </em>prima maniera e appunto Michele <em>Moby Dick</em>. Erano “liberi” nella misura in cui voleva che fossero liberi il proprietario Silvio, mica il contratto nazionale. Michele, il più grande direttore d’orchestra italiano dei programmi di attualità, sappiamo tutti che potrà essere completamente libero <strong>solo nel momento in cui comprerà</strong>, o gli verrà permesso di comprare, un network televisivo. A quel punto, in quanto proprietario, potrà fare quel che gli pare. E non in nome del giornalismo libero, ma del principio, ahimé, molto più determinante della “proprietà privata”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/29/il-prezzo-della-liberta/154090/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> <item><title>Santoro &amp; C. a La7? E noi paghiamo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/santoro-c-a-la7-e-noi-paghiamo/116000/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/santoro-c-a-la7-e-noi-paghiamo/116000/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Jun 2011 18:22:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[fabio fazio]]></category> <category><![CDATA[giovanni floris]]></category> <category><![CDATA[La7]]></category> <category><![CDATA[Michele Santoro]]></category> <category><![CDATA[milena gabanelli]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116000</guid> <description><![CDATA[Ogni qual volta fate un ragionamento logico, poi basta rovesciarlo e alè, ecco il risultato vincente. Oggi si annuncia il passaggio di almeno due big della televisione pubblica a La7, preannunciando il più volte ipotizzato acquisto di Telecom Italia Media da parte dell’ingegner De Benedetti, magari con i soldi che Berlusconi gli dovrebbe dare secondo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ogni qual volta fate un ragionamento logico, poi basta rovesciarlo e alè, ecco il risultato vincente.</p><p>Oggi si annuncia il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/la7-fa-campagna-acquisti-due-big-scomodi-dalla-rai/115850/" target="_blank">passaggio di almeno<strong> due big </strong>della televisione pubblica a <strong>La7</strong></a></span>, preannunciando il più volte ipotizzato acquisto di Telecom Italia Media da parte dell’ingegner De Benedetti, magari con i soldi che Berlusconi gli dovrebbe dare secondo la sentenza Cir, 750 milioni di euro. Nell’opinione pubblica mi sembra prevalga l’idea <em>“la Rai censura gli eroi dell’informazione, non è libera, dunque fanno bene tutti ad andarsene lì dove c’è libertà editoriale”</em>.</p><p>Niente di più sbagliato, a mio modesto parere.</p><p><strong>Michele Santoro</strong> ha mosso i suoi primi vagiti alla Rai, diventando il maestro indiscusso del teatro televisivo più visto d’Italia, capace di mettere in scena come nessun altro le passioni politiche e i movimenti sociali. <strong>Milena Gabanelli </strong>ha imparato in Rai a fare inchieste, mattone per mattone, grazie all’investimento fatto da un’azienda pubblica che l’ha lasciata crescere anno dopo anno fino a diventare il punto di riferimento italiano per chiunque voglia realizzare un’inchiesta. <strong>Giovanni Floris</strong>, più giovane, ha cominciato il suo talk politico in Rai dieci anni fa, era un brillante giornalista che nella prima edizione faticava nel gestire un parterre infuocato, ed ora è arrivato al più alto compromesso televisivo possibile tra litigi e espressione delle idee in diretta. <strong>Fabio Fazio</strong>, dopo aver intascato la liquidazione miliardaria di La7 nel 2001, quando Telecom passò da una cordata di centrosinistra a una cordata di centrodestra, ha ricominciato da zero dopo qualche anno in Rai, costruendo onestamente un nuovo modo di fare una televisione non urlata, dove artisti, intellettuali, imprenditori e addirittura politici riescono a spiegare la loro versione del mondo, con calma e tutto il tempo che vogliono a disposizione.</p><p>Ecco, tutto ciò ha fatto crescere il loro valore, e <strong>l’abbiamo pagato noi cittadini</strong>, perché la Rai è pubblica non solo per il suo aspetto economico, ma anche perché rappresenta il valore emblematico di una politica culturale condivisa.</p><p>La televisione pubblica ha investito su questi eroi dell’informazione, ed ora che rappresentano gioielli di grande valore economico, passeranno al privato, e ciò consentirà a loro e ai loro produttori <strong>ampi guadagni</strong>. Eh, sì perché i privati non dovranno sperimentare alcunché. Hanno in mano prodotti-bomba che farebbero gola a qualsiasi investitore pubblicitario. Come quando tutti noi spendiamo miliardi per la realizzazione dell’alta velocità e poi cediamo ai privati allegramente il diritto di farci profitti. E’ il mercato, dirà qualcuno. Eh, no! E’ un<strong> mercato falsato</strong>.</p><p>Logica vorrebbe che i privati più piccoli (perché nonostante il boom, La7 rimane la televisione privata  generalista più piccola tra le sette) investissero, scoprissero talenti, facessero crescere prodotti innovativi, e a quel punto i canali maggiori, forti di grandi budget, li comprassero e li diffondessero a un pubblico più vasto. E invece avviene il contrario, come se fossimo in un semplice calciomercato che <strong>compra i talenti</strong>, come se cadessero dal banano.</p><p>Logica vorrebbe che i magnifici 4 (Fazio, Floris, Gabanelli, Santoro) piuttosto che su La7, se proprio devono cambiare rete, <strong>finissero su Rai 1</strong>. Diventassero direttori di rete o di telegiornali. Avessero carta bianca nel lanciare nuovi programmi affidandoli ai loro migliori delfini. E così via. Ma siccome questa sarebbe le giusta logica politica e di mercato, non succederà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/santoro-c-a-la7-e-noi-paghiamo/116000/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>90</slash:comments> </item> <item><title>Lei, la Rai e l&#8217;allineamento dei pianeti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/lei-la-rai-e-lallineamento-dei-pianeti/114960/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/lei-la-rai-e-lallineamento-dei-pianeti/114960/#comments</comments> <pubDate>Tue, 31 May 2011 14:15:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[fiction]]></category> <category><![CDATA[lorenza lei]]></category> <category><![CDATA[privatizzazione della Rai]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[reality]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114960</guid> <description><![CDATA[E’ ancora lecito chiedere qualcosa oggi alla televisione pubblica? Oggi che gli analisti elettorali ci dicono che a Milano il vecchio che perde è composto da persone non laureate e con più di 65 anni, vogliamo che Rai Uno si dedichi ancora solo a solleticare la loro ignoranza? Come molti, ho votato per la privatizzazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ ancora lecito chiedere qualcosa oggi alla televisione pubblica?</p><p>Oggi che gli analisti elettorali ci dicono che a Milano il vecchio che perde è composto da persone non laureate e con più di 65 anni, vogliamo che Rai Uno si dedichi ancora solo a solleticare la loro ignoranza?</p><p>Come molti, ho votato per la <strong>privatizzazione della Rai</strong>: non nutrivo alcuna speranza nel “passo indietro” della politica, e credevo nell’indipendenza degli imprenditori privati. Ma siccome la politica il passo indietro non l’ha fatto gli imprenditori privati devono comunque chinare la testa davanti a committenti esposti ad ogni tempesta elettorale o addirittura a tempeste interne ai loro partiti di riferimento.</p><p>Io in TV ci lavoro, e quando una persona mi chiede “ma faremo poi quel programma?”, rispondo “dipende dall’allineamento dei pianeti”. Ci rendiamo conto che non può essere la politica a decidere ogni minima cosa che avviene in Italia nel campo della comunicazione? Possiamo lasciare un po’ di valutazioni esclusivamente di merito, che so, alle “Previsioni del Tempo” o almeno all’”Oroscopo”?</p><p>Da cittadino penso che avrei scelto da tempo un sano vaffa a tutta la tv, passando esclusivamente al web per ogni briciolo di voglia di informazione o di intrattenimento, ma per motivi personali (ci lavoro, appunto) mi tocca attendere con apprensione quel che succederà in Rai.</p><p>Rafforzare oggi la governance pubblica della televisione significa poter avere più potere della burocrazia, dei sindacati, degli agenti delle star, delle lobby giornalistiche, dei politici invadenti.</p><p>Ho lavorato per 10 anni in Rai con contratti da precario, poi ho scelto di non entrarci tramite causa, al contrario di molti miei colleghi. Oggi che la Rai è composta da programmi e direttori <strong>protetti da sentenze giudiziarie</strong>, oppure da emissari dei big politici che non brillano per capacità di rendersi autonomi, fosse almeno dopo, e solo da poche isole felici consolidate dall’ascolto (l’unica forma di democrazia televisiva che conosco), mi chiedo: cosa possiamo chiedere ai vertici della Rai, a quelli esistenti e a quelli che saranno presto nominati?</p><p>Cara Rai, <strong>difendi il merito e premialo</strong>. Insomma chi fa un prodotto di qualità che va pure bene come ascolto, premialo! non solo con più quattrini, ma soprattutto con la possibilità di fare di più. Lo so, il merito non sembra la logica nemmeno dei canali privati. Perché Mentana ha dovuto aspettare un anno prima che La7 potesse offrirgli di dirigere un Tg? Perché Santoro non è un direttore di rete? Perché non si propone a Fiorello di diventare capo dell’intrattenimento di Rai Uno? Perché non si offre a chi ha prodotto la serie “Romanzo criminale” la possibilità di fare una serie almeno per Rai Due? Perché si vogliono abbondare reality e talent-show che fanno grandi ascolti? Perché Rai Uno non può fare informazione se non con Bruno Vespa? Lo spazio di <em>Porta a Porta</em> se l’è comprato? Perché Sky non si butta con decisione nella competizione televisiva generalista? Sarà vero che c’è un patto sottobanco per cui Murdoch e Berlusconi farebbero campagna per un candidato anti-Obama, e dunque andrebbero affiancati sullo scacchiere mondiale? E se non è così, perché ci sembra troppo dietrologico, datemi un’altra spiegazione all’immobilismo dei canali generalisti di Sky, che rischiano di diventare una Rete 4 con uno spruzzo di modernità (per non parlare della questione Current).</p><p>Cara Rai, <strong>non essere ipocrita</strong>: la tv è un mezzo popolare, e dunque deve fare ascolti. Se si crede però in un prodotto bisogna proteggerlo e coltivarlo perché può crescere col tempo, perché il pubblico è pigro. L’ascolto di un giorno solo conta, ma conta di più l’ascolto di un anno.</p><p>Cara Rai, <strong>organizza il prodotto per generi televisivi</strong>, e mettici a capo qualcuno che se ne intenda. Che sappia come si fa una fiction o che cos’è un reality, che conosca il mondo del varietà o quello dei talk-show. Che distingua un’inchiesta da una sit-com, un reportage da un servizio del TG, una ricostruzione da un documentario. Che pensi solo al prodotto, al prodotto, al prodotto!</p><p>Cara Rai, <strong>trova conduttori con idee diverse</strong> da Santoro, ma certo!, ma che abbiano la capacità di costruire un programma televisivo e non di fare un lungo comizio (te lo dico con affetto, Sgarbi).</p><p>Cara Rai, <strong>investi nella ricerca</strong>, nei giovani, nella sperimentazione di programmi nuovi. Meglio buttare qualche soldo per sperimentare piuttosto che per produrre varietà di quart’ordine: sperimentare non significa fare brutte copie di programmi già esistenti, quello si chiama sfruttare un genere di successo (o di insuccesso quando proprio si è recidivi come insegna la tv estiva).</p><p>Cara Rai,<strong> trova forme di coproduzione</strong> tra le risorse interne e quelle esterne, senza alimentare il conflitto tra lavoratori che vede spesso gli uni contro gli altri, i dipendenti contro gli esterni, come se non facessero tutti lo stesso mestiere. Controlla i conti delle società private, certo, ma anche mantieni alto il livello economico delle produzioni se non vuoi ridurti a un canale satellitare low-cost dove ricchi sono solo i dirigenti e non i prodotti.</p><p>Cara Rai, <strong>innova la fiction</strong>, senza farti accecare dallo zoccolo duro dei non laureati e degli over 65. Reinventa il varietà. Consenti reality di buona fattura, perché il reality non è altro che una delle forme del varietà dei nostri tempi, e si può far bene o male come tutto.</p><p>Cara Rai, <strong>non mollare alla concorrenza</strong> tutti i generi popolari, a meno che tu non voglia ridurre la RAI a una rete solo di servizio pubblico finanziata dal canone, e dunque di fatto smobilitarla.</p><p>E i professionisti, perché ce ne sono tanti, alzino la voce, contro lo strapotere dei politici, nei telegiornali, nelle fiction, nei programmi, perché solo con la rivolta di chi crede in una professione si può limitare l’appetito degli ingordi pescecani.</p><p>Non è così difficile fare televisione. Basta cercare un equilibrio tra l’ascolto e la qualità, e in quell’equilibrio far crescere un’industria culturale attualmente ridotta a un parco giochi dei potenti con qualche casella occupata dai giudici e poche isole felici. Ma quale politico vincente avrà mai il coraggio di far la voce grossa e cambiare? Finché non ci sarà una vera visione del futuro, teniamoci le isole giornalistiche di qualità, le buone e rare fiction, i programmi con un po’ di cervello e quelli che fanno un intrattenimento onesto. Difendiamoli, oppure che le isole si stacchino ancora di più, abbandonino la nave che affonda e cerchino nuovi lidi, e che la Rai muoia una volta per tutte. Non ce l’ha ordinato il medico di avere tre canali di televisione pubblica!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/lei-la-rai-e-lallineamento-dei-pianeti/114960/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Cosa (non) cambia dopo il Primo maggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/cosa-non-cambia-dopo-il-primo-maggio/108405/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/cosa-non-cambia-dopo-il-primo-maggio/108405/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 May 2011 07:52:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[gerontocrazia]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[manager]]></category> <category><![CDATA[politici]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[primo maggio]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108405</guid> <description><![CDATA[Il due maggio è un lunedì mattina come gli altri. Un ragazzo su tre di chi è stato il giorno prima a ballare al concerto del primo maggio sulle note di Immunità, ed è tornato probabilmente carico di speranze ma anche di odio per Berlusconi, rimarrà a casa con i genitori, si alzerà tardi, darà...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/duemaggio.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-108439" title="duemaggio" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/duemaggio.jpg?47e3a5" alt="La vignetta di Arnald tratta da Diversamenteoccupati.it" width="295" height="152" /></a>Il <strong>due maggio </strong>è un lunedì mattina come gli altri.</p><p>Un ragazzo su tre di chi è stato il giorno prima a ballare al <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/primo-maggio-in-piazza-a-roma-tra-unita-ditalia-e-i-paletti-della-par-condicio/108352/" target="_blank">concerto del primo maggio sulle note di <em>Immunità</em></a></span>, ed è tornato probabilmente carico di speranze ma anche di odio per Berlusconi, rimarrà a casa con i genitori, si alzerà tardi, darà una mano malvolentieri nella farmacia del padre, unico lavoro protetto visto che <strong>altre ambizioni sembrano irrealizzabili</strong>, oppure cercherà lavoro, o studierà in una biblioteca di Philadephia grazie al finanziamento americano di una ricerca di archeologia etrusca che nella propria terra nessuno voleva  finanziare, o guadagnerà un pugno di euro per un’attività <strong>precaria </strong>in scadenza a fine maggio, che non gli consente neanche un fido per comprare un telefonino (sono tutte storie vere).</p><p>Il due maggio, molti di quelli che non hanno lavorato il giorno prima continueranno a non lavorare. Secondo le statistiche sono il <strong>42% degli italiani</strong>, altro che 8% di disoccupazione. Milioni di italiani semplicemente non lavoreranno perché non ne hanno veramente bisogno, si siederanno in giardino, se ne andranno in giro a bighellonare, faranno shopping, controlleranno se la propria rendita è stabile e consente loro di tirare avanti, ereditando la casa dei nonni che stanno morendo, senza cambiare neanche mai quartiere, non dico città.</p><p>Tra costoro, ci sono anche i <strong>non-lavoratori per scelta</strong>, quelli che hanno scelto un stile diverso di vita e credono nella “decrescita felice”, diversi ma uniti nella stessa lotta dei <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rentier_state" target="_blank">rentier</a></span></em> di professione, per non parlare delle donne che sono tornate a farsi mantenere dai mariti, o degli emigranti italiani di ritorno che dal nord, dove avevano un lavoro precario ma nuovo, sono tornati al sud, magari nella gelateria di famiglia (altra storia vera).</p><p>Mia moglie, insegnante di liceo, quest’anno grazie alle moleplici attività supplementari (laboratori pomieridiani) è riuscita… a guadagnare di meno, perché ha superato l’aliquota di pochi euro e <strong>le tasse le fanno guadagnare meno se lavora di più</strong>: sarà sicuramente incentivata ad impegnarsi di più l&#8217;anno prossimo, grazie ai ministri che si riempono la bocca con il <em>“merito”</em>.</p><p>L’incredibile convergenza di questi anni tra forze politiche apparentemente opposte fa sì che l’Italia sia dominata da <strong>famiglie e classi sociali immobili</strong>. Per mandare via i vecchi che bloccano il ricambio, poi, servono decenni di lotte seguite con feticismo indomito da Dagospia e tanti tanti soldi. Per Geronzi, 16 milioni di euro di liquidazione. Nei quartieri alti, chi viene licenziato riceve una bella eredità, altro che precarietà. Intanto i politici rispetto a 50 anni fa <strong>guadagnano di più ma sono meno laureati</strong>, come da statistiche recenti. Segno che la laurea non serve, che i politici sono sempre più ignoranti, o che il Parlamento si è aperto al popolo…Scegliete voi, ascoltando i talk-show.</p><p>Buon 2 maggio a tutti.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/PZ7jAdR4GWs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>Vignetta di Arnald. Per ingrandire <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/duemaggio.jpg?47e3a5" target="_blank">clicca qui</a></span> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/cosa-non-cambia-dopo-il-primo-maggio/108405/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Socci e Augias: a ciascuno il suo prete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/socci-e-augias-a-ciascuno-il-suo-prete/103524/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/socci-e-augias-a-ciascuno-il-suo-prete/103524/#comments</comments> <pubDate>Sun, 10 Apr 2011 14:53:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Antonio Socci]]></category> <category><![CDATA[Berlusconismo]]></category> <category><![CDATA[Corrado Augias]]></category> <category><![CDATA[Don Bellò]]></category> <category><![CDATA[Don Giorgio]]></category> <category><![CDATA[Exit]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103524</guid> <description><![CDATA[A Exit, mercoledì scorso, due preti hanno fatto molto discutere, nonostante per ragioni di opportunità ne avessimo addirittura ammorbidito le interviste. Don Bellò di Treviso sosteneva che le donne dovrebbero chiudere la bocca e i comportamenti di Berlusconi non dovrebbero destare scandalo, perché “siamo tutti puttanieri”, mentre sono le famiglie di fatto, o peggio le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A Exit,<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50208573" target="_blank"> mercoledì scorso</a></span>, due preti hanno fatto molto discutere, nonostante per ragioni di opportunità ne avessimo addirittura ammorbidito le interviste. <strong>Don Bellò</strong> di Treviso sosteneva che le donne dovrebbero chiudere la bocca e i comportamenti di Berlusconi non dovrebbero destare scandalo, perché “siamo tutti puttanieri”, mentre sono le famiglie di fatto, o peggio le coppie gay a dover essere condannate e ostacolate con forza. <strong>Don Giorgio</strong>, dall&#8217;altra parte della barricata, sosteneva invece che Berlusconi sia un falso cattolico, contrario ai valori del Vangelo, e gli augurava serenamente un ictus, favorito magari dalle proprie preghiere.</p><p>L’intento del programma era raccontare un <strong>clima da guerra civile</strong> che si insinua fin dentro le navate della Chiesa.</p><p>Il giorno dopo <strong>Antonio Socci</strong> su <em>Libero</em> ci dedica la prima pagina, con un violento attacco al prete antiberlusconiano, che dovrebbe essere a suo dire cacciato dalla Chiesa. Non parlando del prete berlusconiano, neanche con un accenno. Mentre <strong>Corrado Augias</strong>, rispondendo a un lettore di <em>Repubblica</em> si è occupato solo dello sgomento della gente di sinistra per l’intervista al prete che difendeva in ogni modo i comportamenti e le politiche di Berlusconi. Ognuno ha guardato il prete suo, insomma.</p><p>Troppo scomodo guardare la realtà a 360°, guardare e ascoltare le parole di entrambi i preti, e <strong>tentare un ragionamento più complesso </strong>che non fosse quello di tirare la giacchetta al proprio prete e scomunicare quello della parte avversa. Se vogliamo cominciare a ricostruire qualcosa, dobbiamo rifiutare questo ennesimo frutto avvelenato del berlusconismo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/socci-e-augias-a-ciascuno-il-suo-prete/103524/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>58</slash:comments> </item> <item><title>Le urla fanno notizia, la mafia no</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/20/le-urla-fanno-notizia-la-mafia-no/98913/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/20/le-urla-fanno-notizia-la-mafia-no/98913/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 Mar 2011 08:49:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[audience]]></category> <category><![CDATA[Exit]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[notizia]]></category> <category><![CDATA[Paolo Flores D'Arcais]]></category> <category><![CDATA[talk show]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=98913</guid> <description><![CDATA[Ho aspettato a intervenire, perché è un argomento delicato, anche se per addetti ai lavori visto quello che sta succedendo nel mondo. Inoltre sono parte in causa, essendo uno degli autori di Exit, il programma di Ilaria d’Amico che due mercoledì fa ha ospitato la performace guerrigliera di Paolo Flores d&#8217;Arcais in una puntata dedicata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho aspettato a intervenire, perché è un argomento delicato, anche se per addetti ai lavori visto quello che sta succedendo nel mondo. Inoltre sono parte in causa, essendo uno degli autori di <em>Exit</em>, il programma di Ilaria d’Amico che due mercoledì fa ha ospitato la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/11/a-brigante-brigante-e-mezzo/96631/" target="_blank">performace guerrigliera di Paolo Flores d&#8217;Arcais</a></span> in una puntata dedicata alla <strong>Lega</strong>, mentre l’ultima puntata ha trasmesso un’inchiesta approfondita sulla mafia da nord a sud, e sui rapporti pericolosi e spesso sottovalutati tra il crimine organizzato e i politici che ci rappresentano. Volevo ricordare la <strong>differenza clamorosa</strong> con la quale media e opinionisti hanno trattato le due puntate, e offrire al vostro giudizio la morale della favola.</p><p>Ampio risalto alla performance di Paolo Flores d&#8217;Arcais, alle sue urla, ai nostri tentativi  di ristabilire un clima civile. Al contrario: <strong>silenzio assoluto sulla mafia</strong>. Silenzio anche sul fatto che per la prima volta negli ultimi anni si tentava un’inchiesta sulla Lega che andasse al di là dei servizi folcloristici o sulla Lega razzista e xenofoba. Non parlo di audience: entrambe le puntate hanno dato un risultato non troppo brillante.</p><p>Eppure <strong>l’urlo ha “fatto notizia”</strong>, mentre la qualità giornalistica delle inchieste e la discussione pacata tra politici, giornalisti, magistrati e professionisti come Umberto Ambrosoli, notizia non ne ha fatta alcuna. Grandi complimenti personali da giornalisti, intellettuali, telespettatori (che poi è quello che dovrebbe contare, o no?), ma nessuno che abbia scritto una riga, non un critico che abbia notato che mentre su Rai Uno andava in onda la paccottiglia patriottica di Pippo Baudo e Bruno Vespa, vestiti come si usava nel monocolore catodico-democristiano degli anni ‘50 (ma si sa, l’abito non fa il monaco) su La7 c’era <strong>un’altra Italia</strong>.</p><p>Quando di mafia parla una star come Saviano, <strong>i critici guardano il dito </strong>(la star) e non la luna (la mafia), quando di mafia ne parlano umili giornalisti o servitori dello stato, i critici tacciono.</p><p>Il gioco che va di moda ora sui giornali che contano è rimproverare lo scadimento dei talk-show urlati, e ignorarli quando si dedicano a puntate dal taglio editoriale approfondito e pacato, se non sono premiati dall’audience. Solo quando l’ascolto è alto, se ne parla (è il caso di Santoro con la sua puntata sulla globalizzazione). A dominare è la<strong> legge dell’audience</strong>, ma non tra i pubblicitari, cosa assolutamente legittima, ma tra l’opinione pubblica. La stessa legge della politica a caccia di sondaggi per decidere sul nucleare o su qualunque altra cosa.</p><p>Il <strong>coraggio di essere impopolari </strong>o di dichiarare la qualità di qualcosa a prescindere dal suo immediato risultato in termini di consenso, è ormai un tabù. Per farsi notare, bisogna spararla forte, chisseneimporta se quel che diciamo è vero o falso. L’importante è che sia uno show capace di bucare lo schermo. Che ci siano polemiche tanto più accese quanto sterili.</p><p>Cari tutti, va anche bene, e io faccio parte di questo stesso meccanismo, ma volevo solo ricordare che<strong> il marchio di fabbrica è di zio Silvio</strong>, e chiederei dunque a tutti di smetterla di pensare di essere così diversi, o, parafrasando il più greve Ricucci, di fare i puri con le invenzioni degli altri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/20/le-urla-fanno-notizia-la-mafia-no/98913/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>I belli addormentati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/23/i-belli-addormentati/93559/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/23/i-belli-addormentati/93559/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 Feb 2011 11:38:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[manifestazioni]]></category> <category><![CDATA[piazza]]></category> <category><![CDATA[proteste]]></category> <category><![CDATA[riforma Gelmini]]></category> <category><![CDATA[studenti]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93559</guid> <description><![CDATA[Gli studenti nordafricani muoiono a centinaia. Quelli italiani sono tutti morti, sepolti nel limbo mediatico. Sulla lapide, la data: 14 dicembre 2010. I blog degli studenti sono fermi a quella data, come per una magia della strega della Bella addormentata nel bosco. Dopo, il nulla, o quasi. Basta farsi un rapido giro sul web per capire che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gli <strong>studenti </strong>nordafricani muoiono a centinaia. Quelli italiani sono tutti morti, sepolti nel limbo mediatico. Sulla lapide, la data: 14 dicembre 2010. I blog degli studenti sono fermi a quella data, come per una magia della strega della Bella addormentata nel bosco. Dopo, il nulla, o quasi. Basta farsi un rapido giro sul web per capire che è finito il fervore che rimbalzava da un capo all’altro della rete coinvolgendo per la prima volta ragazzi giovanissimi nella<strong> protesta contro la riforma Gelmini</strong> e, si diceva, più in generale contro questo governo e la sua politica economica. Sì certo, i singoli continuano a protestare, ora sono scese in piazza le donne (insomma una cosa alla volta no?). Ma gli studenti sono scomparsi dallo scenario che conta, quello dell’opinione pubblica, che li esaltava quando issavano striscioni sui monumenti o si facevano scudo con i libri, o che li bacchettava quando tiravano una pietra.</p><p>Cosa è successo? Ci sono gli esami, forse, speriamo. E poi i mesi buoni per le manifestazioni sono l’autunno, e va beh quest’anno eravamo un po’ in ritardo, magari torniamo a maggio, e lì attenti a non ritardare troppo perché poi si va tutti in vacanza nella casa di mamma al mare oppure in campeggio per il mondo, ah lì sì che c’è la libertà. La riforma Gelmini, poi, ormai è approvata, per cui <strong>per che cosa dovrebbero protestare?</strong> Come dire che se passa la legge sulle intercettazioni, dopo non c’è più ragione di scendere in piazza. Follie.</p><p>Nell’epoca dei più grande sconvolgimenti dei popoli dai tempi di Tien-an-men, <strong>nessuno scende per le strade</strong>, dai non c’è problema, c’è il Pd, i radicali, qualcuno lo dice al posto nostro. Meglio combattere all’università di Messina per mantenere in pugno un’aula conquistata durante le lotte, o occupare case a Milano, in un uno sciame di occupazioni che arrivano a lambire le cronache locali, mentre le prime pagine sono occupate dalle case dei Vip, quelle sì che fanno notizia, sempre bravi i politici.</p><p>Però se non ci sono gli studenti è arrivato il grande movimento delle donne, e poi a Sanremo ha vinto Vecchioni, non è il segnale della riscossa? Per qualcuno la piazza invasa delle donne era come piazza Tahir, ma ci rendiamo conto del significato delle parole? Ormai si può dire di tutto senza vegogna. Bello leggere Gramsci e attaccare gli indifferenti, poi si torna alle <em>Iene </em>e via con gli stacchetti musicali, che un po’ come Saviano lo abbiamo fatto anche noi, è vero Luca e Paolo (direbbe un Crozza veramente cattivo guardandovi negli occhi)? <strong>Basta leggere delle belle parole </strong>guardando in camera con sguardo intenso. Peccato che Saviano la luce della sofferenza ce l’abbia negli occhi, e voi, per vostra fortuna, vivete molto più rilassati di lui. Vi verrebbe molto meglio dire<em> “va tutto bene, siamo due ragazzi fortunati, secondo noi in Italia non ci sono problemi, o almeno noi non ne abbiamo. Certo se vince la sinistra meglio, ma insomma anche così non ci possiamo lamentare”</em>: sarebbe un gesto di estrema autenticità da parte vostra. Dai, ora difendiamo la costituzione il 12 marzo, poi attacchiamoci qualche post-it sulla fronte che viene bene sia su facebook che sui giornali (le ragazze sono tanto più fotogeniche dei ragazzi, avete notato?). Poi a giugno <strong>tutti a Formentera</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/23/i-belli-addormentati/93559/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>59</slash:comments> </item> <item><title>Sanremo, peluche in par condicio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/sanremo-peluche-in-par-condicio/92579/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/sanremo-peluche-in-par-condicio/92579/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Feb 2011 08:24:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[arcore's nights]]></category> <category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category> <category><![CDATA[luca e paolo]]></category> <category><![CDATA[satira]]></category> <category><![CDATA[sora cesira]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=92579</guid> <description><![CDATA[La satira deve far ridere e pensare, giusto? Ecco, rivedendo in sequenza i due interventi a Sanremo di Luca e Paolo, prima su Berlusconi e Fini, poi su Saviano e Santoro, io personalmente avrò incrinato l’angolo della bocca un paio di volte. E’ colpa mia? Voi avete riso? E quanto al pensare, non c’è stata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La satira deve far ridere e pensare, giusto? Ecco, rivedendo in sequenza i due interventi a Sanremo di <strong>Luca e Paolo</strong>, prima su Berlusconi e Fini, poi su Saviano e Santoro, io personalmente avrò incrinato l’angolo della bocca un paio di volte. E’ colpa mia? Voi avete riso? E quanto al pensare, non c’è stata una frase che abbia aperto uno squarcio di verità, di novità, sui fatti e i personaggi agli onori delle cronache negli ultimi mesi.</p><p>Il compromesso tra quello che gli avrà detto di fare Rai Uno, la voglia di piacere a tutti, il loro ruolo di conduttori delle <em>Iene</em>, e la par condicio, ha raggiunto vertici assoluti di scarsa qualità. Forse è la realtà che ha superato la fantasia? Ma che! <strong>La comicità si è solo trasferita altrove</strong>, basta rivedersi le “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/lelemore-lelemore-ecco-grease-riveduta-e-corretta-per-il-bunga-bunga/89530/" target="_blank">Arcore&#8217;s Nights</a></span>” della Sora Cesira.</p><p>Erano arrivati per rottamare Pippo Baudo, il Bagaglino e la vecchia televisione, ora ci sono dentro fino al collo e satireggiano con la forza di un peluche. Però magari mi sbaglio io, e voi avete riso come matti, son curioso, veramente, di saperlo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/sanremo-peluche-in-par-condicio/92579/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>83</slash:comments> </item> <item><title>Parcheggiati di lusso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/parcheggiati-di-lusso/90240/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/parcheggiati-di-lusso/90240/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Feb 2011 17:30:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[concorrenza]]></category> <category><![CDATA[daniele formica]]></category> <category><![CDATA[mediaset]]></category> <category><![CDATA[ricatto]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90240</guid> <description><![CDATA[Ho conosciuto Daniele Formica nel 1996. Fu protagonista di un mio cortometraggio, Self-service, in un film collettivo che trattava il tema dell’intolleranza in chiave horror e surreale. Un uomo talmente intollerante verso gli altri che finiva per autodistruggersi. Reputandosi infatti l’unico alimento nobile in un mondo sempre più schifoso dominato dalla volgarità, finiva per mangiarsi,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho conosciuto <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/02/addio-a-daniele-formica-artista-e-blogger-del-fatto-it-ecco-il-nostro-ricordo/89802/" target="_blank">Daniele Formica</a></span></strong> nel 1996. Fu protagonista di un mio cortometraggio, <em>Self-service</em>, in un film collettivo che trattava il tema dell’intolleranza in chiave horror e surreale. Un uomo talmente intollerante verso gli altri che finiva per autodistruggersi. Reputandosi infatti l’unico alimento nobile in un mondo sempre più schifoso dominato dalla volgarità, finiva per mangiarsi, letteralmente, e poi quindi in un cassonetto dei rifiuti. Cercherò di recuperarlo.</p><p>All’epoca Formica era uscito da un brutto periodo. Dopo la notorietà dei primi anni ’80, <strong>Berlusconi </strong>lo aveva scritturato, gli aveva dato tanti soldi, e poi lo aveva “parcheggiato”. Lui proponeva programmi, mi raccontava, ma non glieli volevano mandare in onda, e fin qui un privato ne ha tutto il diritto. L’aggravante è che continuavano a pagarlo, e così per alcuni anni. In sostanza<strong> lo sottraevano alla concorrenza</strong>. Al tempo lui era fidanzato con una ragazza, che la sera lo trovava svuotato e depresso. I soldi e il mancato lavoro lo stavano riducendo male. Poi per fortuna quel periodo finì, uscì da Mediaset e tornò a calcare i palcoscenici.</p><p>E’ stato spesso un metodo, quello di Berlusconi e di Mediaset. <strong>Comprare le persone</strong>. Dentro Mediaset ce ne sono tanti che avrebbero potuto, come minimo, realizzare film come quelli di Michael Moore e vincere premi in tutto il mondo. Pensate cosa potrebbero essere <em>Le iene</em> oggi, se non fossero sotto padrone. Se non dovessero evitare di disturbare il manovratore, se non dovesero evitare di attaccare i politici di sinistra perché altrimenti dovrebbero ammettere a se stessi che non possono farlo con i politici di destra. Il fatto è che i soldi, il successo sono <strong>un’arma di ricatto</strong> troppo forte, che a volte non ti consente di liberarti dalla corda che si stringe attorno alla tua anima.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/parcheggiati-di-lusso/90240/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Sporcarsi le mani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/31/sporcarsi-le-mani/89361/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/31/sporcarsi-le-mani/89361/#comments</comments> <pubDate>Mon, 31 Jan 2011 12:17:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=89361</guid> <description><![CDATA[A questo punto, dopo quello che è successo in Inghilterra, in Grecia, in Tunisia, in Egitto, ma anche in Russia, nei paesi arabi, addirittura in America con l’attentato che stava per uccidere una leader democratica, si può parlare dell’Italia come uno dei paesi più sicuri e tranquilli al mondo, naturalmente a prescindere dal suo tasso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A questo punto, dopo quello che è successo in Inghilterra, in Grecia, in Tunisia, in Egitto, ma anche in Russia, nei paesi arabi, addirittura in America con l’attentato che stava per uccidere una leader democratica, si può parlare dell’Italia come uno dei paesi più sicuri e tranquilli al mondo, naturalmente <strong>a prescindere dal suo tasso di moralità e democrazia</strong>.</p><p>Con la fiammata autunnale e il picco del 14 dicembre, “l’odore del sangue” che si aggira per il mondo è arrivato al massimo a sbruciacchiare la giacca di Bonanni, e l’unico rischio di una morte vera, fisica, e non urlata e mediatica (“Il governo sopravvive” “Il Pd è un partito di morti” “Il terzo polo è un partito di relitti”) è arrivato da un ragazzo che manifestava e ha quasi ammazzato un coetaneo con un colpo di casco violentissimo. Le ultime proteste della Fiom e degli “uniti contro la crisi” non hanno fatto molta notizia, e quindi non esistono, a differenza del bunga bunga e di quel che avviene in Egitto. Tutti sappiamo che quel che conta è il disastro del mondo del lavoro e delle imprese, la stagnazione, la mancanza di crescita, tanto che addirittura oggi Berlusconi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/politica/11_gennaio_30/lettera-berlusconi-piano-bipartisan_bbdb6408-2cb6-11e0-b8e2-00144f02aabc.shtml" target="_blank">prova a scrivere al <em>Corriere della Sera</em></a></span> parlando di cose serie: ma chi può dargli credito?</p><p>Se le prossime manifestazioni rimarranno nella logica “appello indignato-firma di prestigiosi intellettuali-manifestazione pacifica-censura di qualche voce televisiva”, a quel punto si potrà dire che l’opposizione mediatica è <strong>l’unica rimasta in campo</strong> (se volete chiamarla “intellettuale” fate pure): questo giornale che gentilmente mi ospita, Santoro, Saviano. Gli unici a fare notizia, e a farsi notare, tanto che <em>Libero</em> e <em>Il Giornale</em> dedicano più pagine ad <em>Annozero</em> che all’opposizione politica.</p><p>Molte persone di destra in questo periodo dicono in privato quello che non possono dire in pubblico, cioè che Berlusconi è malato e non sanno come uscirne, perché i sondaggi non promettono niente di nuovo. Il Pdl è paralizzato, e l’opposizione è paurosa di non riuscire ad accordarsi senza perdere pezzi al centro o a sinistra.<br /> <strong><br /> E l’opinione pubblica?</strong> Il giorno in cui Berlusconi ricevette un Duomo sui denti, le ragazze lo aspettavano per il Bunga Bunga, e il Presidente dovette passare prima dalla Minetti per farsi sistemare la bocca, lasciando le ragazze in estenuante attesa della bustarella: maledetto Tartaglia! In Italia, non esiste più qualcuno che teorizzi seriamente la rivolta, se non individuale: abbandonare il lavoro, abbandonare il paese, non andare a votare, dare un pugno a Capezzone, suicidarsi come hanno fatto purtroppo tanti imprenditori nel Nord-Est, l’ultimo a dicembre scorso, o al Sud il dottorando Norman Zarcone, per il quale ancora si discute a Palermo se intestargli o meno un’aula.</p><p>Non esiste nessuno in grado di trascinare la gente nelle piazze per urlare “Adesso Basta” ma non “io” bensì “noi”. E non noi del Pd o noi della Fiom o noi dell’Idv o noi di Sel, o noi di “Repubblica”. La politica non è abbastanza nuova per conquistare i consensi di un paese vecchio e sfiduciato. La rivolta è sempre stata la rivolta dei giovani. Ma se in Italia non scendono in piazza anche i quarantenni e i cinquantenni, i numeri saranno sempre esigui, visto che non facciamo figli e che <strong>siamo un paese di vecchi</strong>. Senza una rivolta, l’opinione pubblica continuerà a contare solo come share della sera, e farà guadagnare pubblicitari, editori, leader “intellettuali” sulle macerie del paese.</p><p>A volte basta prendere la metropolitana a Milano per capire la sfiducia e il disinteresse degli italiani, al di là della rappresentazione che va in onda o sul Web. Naturalmente spero di sbagliarmi. Altrimenti: che i leader mediatici scendano in campo, chiedano i voti, si sporchino le mani. Altrimenti avremo sempre più intellettuali dal curriculum immacolato, ammirati da tutti, ma sempre più politici disprezzati e derisi da tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/31/sporcarsi-le-mani/89361/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Il gioco della Tv si è rotto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/il-gioco-della-tv-si-e-rotto/88250/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/il-gioco-della-tv-si-e-rotto/88250/#comments</comments> <pubDate>Tue, 25 Jan 2011 14:58:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[bill clinton]]></category> <category><![CDATA[moralità]]></category> <category><![CDATA[ragazze]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[spettacoli]]></category> <category><![CDATA[spogliarelli]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=88250</guid> <description><![CDATA[Mi raccontano che alla fine degli anni ’70 Berlusconi abbia telefonato a una televisione locale, credo fosse Tele Torino International. Non esisteva ancora la Fininvest. In onda, una specie di night bar con ballerine. L’allora imprenditore edilizio si congratulò con i conduttori “Bravi! Vi guardo sempre, dopo una giornata di lavoro. Fate una bella televisione,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi raccontano che alla fine degli anni ’70 <strong>Berlusconi </strong>abbia telefonato a una televisione locale, credo fosse Tele Torino International. Non esisteva ancora la Fininvest. In onda, una specie di <strong>night bar</strong> con ballerine. L’allora imprenditore edilizio si congratulò con i conduttori <em>“Bravi! Vi guardo sempre, dopo una giornata di lavoro. Fate una bella televisione, divertente, ideale per rilassarsi la sera”</em>.</p><p>Quegli spettacoli furono il suo <strong>modello di televisione</strong>, che poi divenne un modello di vita, per lui e tanti come lui. L’adolescente Berlusconi non è cambiato, i suoi gusti semplici prediligono belle ragazze, barzellette e canzonette. Non si ricordano libri o film citati neanche di seconda mano, come spesso fanno i politici per ammantarsi di cultura. Quaranta anni dopo (eh sì…) Silvio invece di guardare gli <strong>spogliarelli </strong>se li fa fare a casa, e quando guarda la televisione non si rilassa più tanto, e i conduttori li insulta, come ha fatto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/berlusconi-a-linfedele-puntata-vergognosa-lerner-lei-e-un-cafone/88113/" target="_blank">ieri con Gad Lerner</a>. Il giochino della Tv non funziona più.</p><p>Anche in America si riempirono pagine e intere ore di palinsesto dedicate alle macchie di <strong>Clinton </strong>sull’abito della Lewinsky, ma, insomma, Clinton non chiamò mai in diretta per insultare chi ne stava discutendo o prendendo giustamente in giro.</p><p>Il fatto è che la televisione commerciale, e in particolare gli <strong>spettacoli scollacciati</strong>, ultima variante del soft-porno, sono un semplice mezzo di intrattenimento del popolo, ed esistono in tutte le parti del mondo, soprattutto nel mondo latino. Il dibattito sulla loro moralità è confinato nelle riviste specializzate, e in questo secondo me sbaglia Lerner a sopravvalutare Berlusconi. Sembra incredibile, ma non è stato lui a sdoganare per primo questi spettacoli, bensì le piccole televisioni locali e i personaggi che le animavano, alcuni finiti nel dimenticatoio, altri assurti ai vertici di Mediaset. Quello che voglio dire è che <strong>sopravvalutiamo Berlusconi</strong>, attribuendogli la capacità di aver trasformato l’Italia.</p><p>Impariamo a distinguere tra quello che è cambiato<strong> in tutto il mondo</strong> (la fine della rivoluzione sessuale e la sua traslazione in un concetto di finta trasgressione, fatta solo per metter pepe ai programmi televisivi, l’affermarsi della televisione commerciale, il trash, il Grande Fratello che va in onda ovunque), e quello che ci contraddistingue, il fatto cioè che in Italia il creatore di quel mondo è <strong>andato al potere</strong> e ha portato quell’immaginario al potere. Tanto che per difendersi, deve ricorrere a nuovi linguaggi (il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/14/ho-visto-kalispera-per-lavoro/86406/" target="_blank">melodramma gay di Signorini</a>, che nelle tv locali degli anni ’70 sarebbe stato sbeffeggiato per far posto a dei veraci spogliarelli, altro che lacrime della povera ragazza).</p><p>Quando la televisione è al potere, crea evidenti <strong>distorsioni</strong>. Quello che era un gioco trasgressivo, i primi spogliarelli degli anni &#8217;70, è diventato un incubo coercitivo o un&#8217;ancora di salvezza per chi non ha un euro in tasca.</p><p>E però: qualcuno pensa che quando sarà Casini premier, <strong>un’ondata di moralità</strong> attraverserà il paese, e tutte le sere ci sarà Umberto Eco in televisione?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/il-gioco-della-tv-si-e-rotto/88250/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>48</slash:comments> </item> <item><title>Né con Marchionne, né con la Fiom</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/30/ne-con-marchionne-ne-con-la-fiom/84241/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/30/ne-con-marchionne-ne-con-la-fiom/84241/#comments</comments> <pubDate>Thu, 30 Dec 2010 13:56:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[famiglie]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Sergio Marchionne]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=84241</guid> <description><![CDATA[La questione è difficile, e le semplificazioni non aiutano, perché viviamo in un mondo in cui infuria la lotta tra l’economia mondiale e gli stati sovrani. Di una cosa però sono sicuro: si potrebbe anche discutere una riforma complessiva del mondo del lavoro, ma qui è solo Marchionne a dettare le condizioni e a decidere....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La questione è difficile, e le semplificazioni non aiutano, perché viviamo in un mondo in cui infuria la lotta tra l’economia mondiale e gli stati sovrani.</p><p>Di una cosa però sono sicuro: si potrebbe anche discutere una riforma complessiva del mondo del lavoro, ma qui è solo <strong>Marchionne </strong>a dettare le condizioni e a decidere. Ma è lui il presidente del Consiglio? E&#8217; lui il Parlamento? Ok, è lui che ha un&#8217;azienda, ma non dovrebbe rispettare le regole dello Stato in cui si trova? O in America e in Serbia ha cambiato le regole di quegli Stati? Insomma, se in un paese a <strong>cambiare le regole</strong> sono gli industriali e non la politica, unica espressione attuale del popolo, c&#8217;è qualcosa che non va. Anche perché non siamo in un paese in cui le aziende possono farsi da sole le regole, o sbaglio? Diciamo che da noi vale la seguente regola pratica: meno i lavoratori sono protetti dai sindacati, più l’azienda ha il coltello dalla parte del manico.</p><p>Ora la <strong>Fiom </strong>promette fuoco e fiamme per i 4.600 operai di Mirafiori, ma il coltello dei datori di lavoro è già affondato nella pancia di milioni di lavoratori precari in Italia, <strong>mai protetti </strong>realmente da nessun sindacato, come dimostrano anche le manifestazioni di piazza dello scorso dicembre. Intanto, lì dove la flessibilità potrebbe dare maggiori opportunità al lavoratore, i datori di lavoro applicano una incredibile rigidità, come viene documentato da centinaia di analisi sulla rigidità del mondo del lavoro. E in questo i sindacati sono stati maestri: sempre a difendere i diritti e mai a pensare alle <strong>opportunità per i più giovani</strong>. Le sacrosante battaglie civili sulla maternità, sulle ferie pagate, sugli orari di lavoro purtroppo sono un ricordo del secolo scorso, e ora l’ammortizzatore sociale dei giovani precari sono le famiglie che hanno alle spalle, quando ce le hanno, quelle famiglie che godono delle vecchie garanzie.</p><p>La tenaglia aziende-sindacati stringe in una morsa il nostro futuro. Massima <strong>flessibilità</strong>, che diventa precarietà, lì dove non serve, perché un lavoro umile dovrebbe essere solo dignitoso e almeno sicuro, e massima <strong>rigidità</strong> nei campi dove si tratta di preservare privilegi, assumere con logiche esclusivamente familiari o di potere, limitare la concorrenza, dividere politicamente gli appalti, difendere le categorie storicamente protette dai sindacati. Qualcuno sostiene che questa logica ha salvato l’Italia facendone un paese con meno tensioni sociali. Ma a che prezzo? E comunque <strong>Marchionne ha rotto questa logica</strong>, e la politica e i sindacati non ne conoscono un’altra. Possono solo dire “No!” oppure “Sì!”. Mi sembra che a questo si riducano le posizioni di Cremaschi e Bonanni, e purtroppo anche dei nostri politici di destra e di sinistra.</p><p>Diceva Adorno che la vera <strong>libertà</strong> non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Chi è in grado oggi di essere libero, o almeno di pensare liberamente?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/30/ne-con-marchionne-ne-con-la-fiom/84241/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>106</slash:comments> </item> <item><title>Caro Roberto, esci dal paradiso mediatico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/16/caro-roberto-esci-dal-paradiso-mediatico/82287/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/16/caro-roberto-esci-dal-paradiso-mediatico/82287/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Dec 2010 12:38:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[14 dicembre]]></category> <category><![CDATA[fiducia]]></category> <category><![CDATA[guerriglia]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[scontri]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=82287</guid> <description><![CDATA[Purtroppo le raccomandazioni di Saviano ai suoi coetanei che protestano violentemente, su La Repubblica di oggi, a mio giudizio portano completamente fuori strada. Anche lui avvalora la tesi dei pochi violenti che hanno rovinato una bella manifestazione. Invece, come testimoniato ieri dalle telecamere di Exit oltre che da cronisti più attenti e meno ideologici come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo le raccomandazioni di <strong>Saviano </strong>ai suoi coetanei che protestano violentemente, su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/16/news/lettera_saviano-10251124/?ref=HRER3-1" target="_blank">La Repubblica</a></span> di oggi, a mio giudizio portano completamente fuori strada. Anche lui avvalora la tesi dei pochi violenti che hanno rovinato una bella manifestazione. Invece, come testimoniato ieri dalle telecamere di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=g1ziR2outf0" target="_blank">Exit</a></span> oltre che da cronisti più attenti e meno ideologici come <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/16/news/falegname_fuorisede_straniero-10251234/?ref=HRER3-1" target="_blank">Bonini</a></span> e Bianconi, il ragionamento sulla violenza non può essere più ricondotto alla <strong>vecchia logica</strong>, “autonomi violenti” da una parte (per non parlare di una delle più grandi invenzioni giornalistiche degli ultimi anni, i “black block”), giovani colorati pacifisti non violenti dall’altra.</p><p>Il fatto è che siamo in un paese dove Saviano non può scendere in piazza a manifestare perché condannato a morte dalla camorra, e dunque lo immagino compulsivamente che guarda le immagini e legge i blog che riempiono la rete. Questo distacco dalla realtà, del quale temo non sia consapevole, lo ha portato in una specie di <strong>paradiso mediatico</strong> blindato, dove incontra premi Nobel, scrittori impegnati, coraggiosi giornalisti, uomini della scorta malpagati che proteggono la sua vita e agenti dal portafoglio gonfio che proteggono i suoi legittimi profitti. Ma se con Gomorra ha capito prima di tutti, o almeno è stato capace di comunicare a tutti cosa stava diventando la criminalità organizzata a livello mondiale e a far vedere a tutti chi erano e cosa sognavano i bravi ragazzi camorristi, è riuscito a farlo perché viene da quel mondo e in quel mondo si è immerso. Allo stesso modo dovrebbe <strong>immergersi nella gioventù precarizzata</strong> di oggi, un mix di ragazzi di provincia che si reggono sulle spalle di papà, giovani metropolitani che vanno proletarizzandosi, e tantissimi delusi della politica tradizionale. Invece Saviano si confina nel qualunquismo di sinistra, che prevede accuse alla polizia infiltrata (le ridicole posizioni del Pd di ieri), dissociazione dalla violenza, che a quel punto per forza deve essere “di pochi”, e poi tanta fiducia in un mondo migliore. Inoltre non si capisce come un intellettuale mondiale come lui possa trascurare le rivolte di Grecia e Inghilterra, almeno.</p><p>Durante il ventennio berlusconiano i voti sono andati a destra, lo <strong>share a sinistra</strong>. Un mio amico scrittore l’ultima volta che ha vinto Berlusconi mi ha detto: <em>“Bene, abbiamo altri cinque anni durante i quali film, libri, giornali potranno guadagnare parlando male di lui”</em>. Tanto più i partiti di sinistra hanno perso credibilità, tanto più i giovani seguono Santoro, Saviano, leggono <em>il Fatto</em>. Uno studente occupante ci ha detto che aveva adorato la nostra inchiesta sulle “cartolarizzazioni”. Cose impensabili, che dovrebbero produrre una grande coscienza di massa della realtà in cui viviamo, finalmente. Ma la sinistra è stata finora sconfitta dai media. Non da quelli al soldo di Berlusconi, bensì dal <strong>fuoco amico</strong>. Se Fazio e Saviano vengono visti da 10 milioni di persone, quei 10 milioni di coscienze regaleranno la sconfitta a Berlusconi?</p><p>Non c’è una terza via: se si vogliono cambiare le cose, quelli che hanno campato sulle spalle di Berlusconi devono <strong>scendere in politica</strong>, e non  basta dire <em>“cari studenti, la violenza non va bene, eravate così carini quando appendevate striscioni sui monumenti”</em>. Se c’è l’ambizione di essere il Pasolini del nuovo millennio, bisogna intuire il nuovo che avanza, bello o brutto che sia, e non fare prediche.  Se poi scende in campo, sarò il primo a votarlo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/16/caro-roberto-esci-dal-paradiso-mediatico/82287/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>363</slash:comments> </item> <item><title>Caro Aldo Grasso, caro Marco Travaglio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/16/caro-aldo-grasso-caro-marco-travaglio/77183/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/16/caro-aldo-grasso-caro-marco-travaglio/77183/#comments</comments> <pubDate>Tue, 16 Nov 2010 14:28:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[aldo grasso]]></category> <category><![CDATA[marco travaglio]]></category> <category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category> <category><![CDATA[Vieni via con me]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=77183</guid> <description><![CDATA[Lo so che Saviano in tv non vi piace, e molto meno di quello che scrivete. Come potrebbe il fine gusto televisivo di Grasso piegarsi ad apprezzare quegli schemi scritti in maniera rozza da Saviano per spiegare come è fatta la ‘ndrangheta, come potrebbe la voglia di inchiodare i politici di oggi di Travaglio apprezzare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lo so che Saviano in tv non vi piace, e molto meno di quello che scrivete.</p><p>Come potrebbe il fine gusto televisivo di Grasso piegarsi ad apprezzare quegli schemi scritti in maniera rozza da Saviano per spiegare come è fatta la ‘ndrangheta, come potrebbe la voglia di inchiodare i politici di oggi di Travaglio apprezzare quel bignami di storia della ‘ndrangheta. Come potrebbe Grasso apprezzare il didascalicismo di un Saviano versione Piero Angela, o Travaglio l’assenza di polemiche circostanziate sul coinvolgimento del politico x e y nella campagna elettorale delle cosche?</p><p>Io, caro Grasso,  che se cerco un “bello stile” mi rivolgo alla letteratura del passato o ai telefilm americani, e se Saviano dice “il mio pubblico” non sto lì con la matita rossa dei tristi critici, e caro Travaglio, io che sapevo già tutto di quello che è stato detto da Saviano, ho capito il valore della banalità vedendo il programma insieme a mio figlio di 11 anni.</p><p>Provate voi a tenere inchiodato per 20 minuti ad ascoltare la storia della ‘ndrangheta, solo con la forza della parola, un ragazzino che a casa gioca a Call of Duty, a scuola studia Dante, e in TV guarda “Vita segreta di una teenager americana” o “Diario di un vampiro”.</p><p>Il mondo è talmente cambiato che <strong>va di nuovo spiegato con parole semplici</strong> da cima a fondo. Prendendosi il rischio di risultare banali ad alcuni, ma con l’incredibile risultato di parlare di certe cose per la prima volta a milioni di persone. Se ci fosse un Saviano dell’economia, per dire, oggi in tv sbancherebbe.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/16/caro-aldo-grasso-caro-marco-travaglio/77183/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>185</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;elenco della vita/2</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/12/lelenco-della-vita2/76575/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/12/lelenco-della-vita2/76575/#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Nov 2010 14:08:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariano Cirino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cirino]]></category> <category><![CDATA[Mariano]]></category> <category><![CDATA[Pomicino]]></category> <category><![CDATA[vita]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=76575</guid> <description><![CDATA[Continuo nell’elenco, e propongo di nuovo a chi legge di imitarmi, più che di giudicare me o le persone che cito. Troppo facile, e non era questo lo spirito: un  esercizio di onestà con se stessi e con chi legge. Ce n’è un gran bisogno, anche perché tanti non vedono il rapporto tra le piccole...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Continuo nell’elenco, e propongo di nuovo a chi legge di imitarmi, più che di giudicare me o le persone che cito. Troppo facile, e non era questo lo spirito: un  esercizio di onestà con se stessi e con chi legge. Ce n’è un gran bisogno, anche perché tanti non vedono il rapporto tra le piccole vite private e i grandi fatti della Storia d’Italia, mentre riallacciare i fili tra sponde così lontane, può essere un antidoto ai veleni di un’Italia che per gran parte non fa esercizio di memoria ma corre solo dietro all’ultimo che urla di più. Come diceva <strong>Jean-Paul Sartre</strong>, l’uomo, una volta “gettato” nel mondo (in questo caso l’”elenco della vita” di ognuno) è condannato ad essere libero.</p><p style="text-align: justify;"><strong>1981</strong> Muore mio padre, a 45 anni, e al funerale suonano gli Intillimani. Escono gli elenchi della<strong> P2</strong>. Avevo la sensazione ben chiara che qualcosa era finito per sempre. Morto il comunista, mi restava lo zio democristiano, che frequenterò poco, ma rispettando sempre la sua intelligenza e simpatia. Gli altri parenti li ho frequentati ancora meno: perso quello principale, gli altri legami di sangue non mi appassionavano.</p><p><strong>1982</strong> Mi sono diplomato al liceo classico con il massimo dei voti, studiando insieme alla mia nuova e bella fidanzata, futura insegnante. Adoravamo Leopardi e non pensavamo al futuro.</p><p><strong>1983 </strong>Mi sono iscritto all’università di Lettere e Filosofia a Roma. Ho seguito con entusiasmo le lezioni di filologia romanza. Uno studente mi disse “Ma a che ti servirà la filologia romanza nella vita?”. Non lo sapevo e non lo so, ma mi piaceva. Muore Enrico Berlinguer. A 19 anni ho votato per la prima volta PCI, credendoci, anche se non ho mai fatto politica attiva. Furono le elezioni del sorpasso sulla DC, ma erano europee e dunque in Italia non cambiò niente. Come segnare un gol durante un&#8217;amichevole.</p><p><strong>1984 </strong>Ho deciso di laurearmi con un professore associato che non avrebbe mai fatto carriera e dunque non mi avrebbe mai potuto aiutare a fare la carriera universitaria, e ho schivato i baroni più affermati e inseriti nelle gerarchie di partito del PCI, che dominava la facoltà. Quel mondo, tranne poche eccezioni, mi sembrava vecchio e ammuffito. Non ho mai letto così pochi libri come quando frequentavo l’università. Qualche giorno fa quel mio professore ha scelto di lasciare la cattedra prima del tempo, scrivendo<a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/10/intervista-al-prof-armando-gnisci/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"> una lettera polemica che vi invito a leggere.</span></a></p><p><strong>1985 </strong>Cossiga diventa presidente della Repubblica, alle elezioni la sinistra riperde. Sono andato in Grecia d’estate, ma mentre i miei amici andavano in discoteca io andavo per sassi e vecchie pietre.</p><p><strong>1986</strong> All’università ho conosciuto un ragazzo brillantissimo, una specie di Bergonzoni filosofo, che di lì a poco dovette passare un bel po’ di tempo in casa di cura. Quando esplose  Cernobyl, gli allarmi preoccuparono tutti. E da allora, quando qualcuno mi dice che ha disfunzioni alla tiroide, penso: sarà colpa di quell’esplosione?</p><p><strong>1987</strong> Gianfranco Fini succede ad Almirante. Una nostra amica si fidanza con un ragazzo di destra. Scoppiano le polemiche tra gli amici politically correct di sinistra. I due ancora oggi stanno insieme.</p><p><strong>1988</strong> Il ministro del tesoro annuncia che il debito pubblico in Italia ha raggiunto 1 milione di miliardi. Nessuno dei giovani che frequentavo percepiva minimamente che potesse essere un dato così drammatico per il nostro futuro. Il problema per noi era: che lavoro fare dopo l’università? Infatti l’università era clamorosamente muta e sorda rispetto alle realtà del lavoro. Un altro mio parente mi diceva sempre che avrei dovuto studiare chimica, così non avrei avuto problemi.</p><p><strong>1989</strong> Quando è caduto il muro di Berlino, mio zio, democristiano, ha detto “E’ finito l’inganno comunista” Io ho detto “In futuro si capirà che avete utilizzato la caduta del muro per mantenere il potere e basta”. Avevamo ragione entrambi.</p><p style="text-align: justify;"><strong>1990</strong> Mi sono laureato senza entusiasmo, poi ho occupato la facoltà insieme ai miei amici che andavano un po’ più lenti di me. Dopo un mese di occupazione ho abbandonato la “Pantera”, inghiottita dai soliti gruppuscoli di futuri politicanti. L’aria era cambiata, comunque, e avevo netta la percezione che l’epoca stava cambiando di nuovo.</p><p>(continua…)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/12/lelenco-della-vita2/76575/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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