<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; MCiancimino</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mciancimino/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Chi ha paura muore ogni giorno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/chi-ha-paura-muore-ogni-giorno/56221/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/chi-ha-paura-muore-ogni-giorno/56221/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Sep 2010 11:40:32 +0000</pubDate> <dc:creator>MCiancimino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Ciancimino]]></category> <category><![CDATA[clan]]></category> <category><![CDATA[cosche]]></category> <category><![CDATA[Falcone]]></category> <category><![CDATA[giusitizia]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[magistrati]]></category> <category><![CDATA[minacce]]></category> <category><![CDATA[vito]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=56221</guid> <description><![CDATA[Diceva così il giudice Paolo Borsellino, un eroe vero dei nostri tempi, un esempio da seguire. E io, devo ammetterlo mio malgrado, muoio ogni giorno. Sì, perché ho paura ogni giorno. Ogni mattina, quando mio figlio mi chiede a che ora vengono gli ‘angeli’ della scorta per portarlo al parco o per fare una passeggiata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Diceva  così il giudice Paolo Borsellino, un eroe vero dei nostri tempi, un  esempio da seguire. E io, devo ammetterlo mio malgrado, muoio ogni  giorno. Sì, perché ho paura ogni giorno. Ogni mattina, quando mio figlio  mi chiede a che ora vengono gli ‘angeli’ della scorta per portarlo al  parco o per fare una passeggiata con il suo cane. Mi fa tanta tenerezza  ascoltare da un bimbo di appena cinque anni  parole che non dovrebbe neppure conoscere.</p><p>Ho  avuto paura quella mattina di inizio agosto. Ho pianto come un bambino.  Mi sono sentito morire quando, per la prima volta, ho letto il nome di  mio figlio VitoAndrea sulla busta bianca che conteneva una precisa  minaccia di morte accompagnata dal solito proiettile di kalashnikov. Un  chiaro messaggio di morte.</p><p>Non  mi vergogno a dirlo, ma in quel momento ho pensato che se avessi avuto  la possibilità di tornare indietro nel tempo, non avrei mai risposto  alle domande dei magistrati. Sicuramente il silenzio paga, come dice  qualcuno… Magari sarei anche stato etichettato come un “vero  Ciancimino”, di quelli che non parlano e che fanno tanta simpatia ed hanno assicurato impunità a più di un senatore della nostra &#8220;seconda&#8221; Repubblica.</p><p>Ho  avuto tanta paura quella mattina di agosto, mi ha investito un senso di  vuoto e di colpa. Mi sentivo impotente, con una gran voglia di mollare  tutto. E’ difficile riuscire a spiegare ciò che ho provato. Mi sembrava  un brutto incubo senza via di uscita. Hanno voluto colpire ciò che per  me è il bene più prezioso: mio figlio.</p><p>Per  fortuna, ho avuto vicino alcune persone, la mia famiglia e solo pochi  amici. Ma voglio ringraziare le questure di Palermo e di Bologna ed i  magistrati che, con laicità e liberi da qualsiasi pregiudizio, si sono  subito attivate per rafforzare le misure di sicurezza attorno alla mia  famiglia. Ma voglio anche ringraziare i ragazzi de <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">ilfattoquotidiano.it</a></span></strong>, che mi danno la possibilità di potere parlare. Ricordando sempre le parole di Paolo Borsellino, che sono tuttora reali ed attuali, quella mattina mi sentivo morire.</p><p>E’  passato quasi un mese da quella mattina in cui avevo deciso di mollare. Sono stato molto vicino, ancora più del solito, ai miei familiari.  Superato lo stato emotivo, ho però deciso di provare ad andare avanti,  con la mia paura con i miei dubbi e le mie incertezze. So che la mia  posizione, già non facile, verrà ulteriormente aggravata dalle mie  recenti dichiarazioni rese davanti alla Procura di Paleremo. Ma faccio  tutto questo anche per potere aggiungere alla famosa frase “meglio un  giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, il nome “Vito”.</p><p>Sì,  come già annunciato mesi fa ad ‘Annozero’ mi piacerebbe tanto potere  trasformare quella frase in “meglio un giorno da Borsellino che cento da  Vito Ciancimino”. Ecco perché continuo a raccontare ai magistrati tutto  ciò che so, consapevole come sempre delle possibili conseguenze  giudiziarie a cui andrò incontro. Ma vado avanti.</p><p>Sono  stati veramente pochi i messaggi di solidarietà che sono pervenuti  all&#8217;infame atto intimidatorio nei confronti di mio figlio. Solo gli  Onorevoli Giuseppe Lumia, Leoluca Orlando e Nichi Vendola,  l’Associazione vittime delle stragi di Firenze ed Antimafia 2000 hanno  ritenuto opportuno dare la propria solidarietà ad un bimbo di cinque  anni, già purtroppo non più innocente nonostante la tenera età, ma  tristemente catalogato per le colpe di un nonno mafioso e di un padre  sicuramente scomodo ed oggi al centro di delicate inchieste.</p><p>Ho  già fatto sapere sia alla Procura di Palermo che a quella di  Caltanissetta di essere disponibile a nuovi interrogatori. Ho anche  deciso di riprendere le presentazioni del mio libro &#8221; Don Vito &#8220;proprio  da Como, dalla manifestazione il &#8220;Parolario&#8221; che già mi aveva inserito  nel calendario della loro evento culturale legate al mondo dei libri,  proprio quella splendida Como che ancora una volta ha reso, suo malgrado  questa volta,&#8221;eroe&#8221; il mite Dell&#8217;Utri non facendolo parlare.</p><p>Non  so se è stato giusto il comportamento dei tanti manifestanti in forte  dissenso con lui. So sicuramente che non è giusto farsi eleggere  senatore per evitare il carcere. So che non è giusto fare leggi per  evitare processi. So che non è giusto mettere il bavaglio a trasmissioni  come Annozero e poi parlare di libertà di parola.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/chi-ha-paura-muore-ogni-giorno/56221/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>524</slash:comments> </item> <item><title>Piccolo diario di un testimone</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/03/piccolo-diario-di-un-testimone/47222/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/03/piccolo-diario-di-un-testimone/47222/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Aug 2010 14:13:05 +0000</pubDate> <dc:creator>MCiancimino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Bernardo Provenzano]]></category> <category><![CDATA[forza italia]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[Vito Ciancimino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=47222</guid> <description><![CDATA[Innanzitutto, grazie tutti per i commenti al mio primo post. Avete ragione voi, non basta chiedere scusa, debbo andare avanti fino in fondo. Lo devo a mio figlio e a tanta gente. Anche in nome dei molti silenzi, voluti o non voluti, di mio padre. Silenzi che hanno finito per contribuire alla creazione del desolante...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Innanzitutto, grazie tutti per i commenti al mio primo post. Avete ragione voi, non basta chiedere scusa, debbo andare avanti fino in fondo. <strong>Lo</strong> <strong>devo</strong> a <strong>mio</strong> <strong>figlio</strong> e a tanta gente. Anche in nome dei molti silenzi, voluti o non voluti, di mio padre. Silenzi che hanno finito per contribuire alla creazione del desolante quadro di questi anni.</p><p>In questi giorni, lo avete letto sui giornali, la magistratura ha continuato a interrogarmi. Il contenuto dei miei verbali è coperto da segreto. Posso dunque dirvi poco.</p><p>Una cosa però è giusto che la spieghi. Più vado avanti, e più mi convinco che il sogno di <strong>mio</strong> <strong>padre</strong> e di <strong>Bernardo</strong> <strong>Provenzano</strong> (alias signor <strong>Lo</strong> <strong>Verde</strong>) stia sempre prendendo vita. &#8220;In Italia non si potrà mai governare con tanti partiti e tante correnti. Ci vogliono pochi uomini con cui dialogare, pochi soggetti con cui stabilire le sorti del nostro paese&#8221;: queste erano le frasi che, come ho già raccontato nel mio libro e nelle mie interviste, papà ripeteva sempre.</p><p>Le diceva a un Provenzano compiacente intento come sempre ad ascoltarlo. Era il loro sogno: sostenevano che in Italia la democrazia non potrà mai funzionare. Troppi interlocutori &#8211; dicevano-  non portano a niente, le decisioni serie vanno prese da poche persone, da un solo un tavolo di eletti, da pochi politici e qualche imprenditore con le giuste amicizie e i giusti appoggi  scelti per guidare le sorti del nostro Paese. Questa era, per mio padre, l&#8217;unica guida possibile per il nostro paese. Oggi il suo sogno, secondo me,  si sta finalmente avverando e chi si ribella a questo sistema va eliminato: &#8220;<strong>O</strong> <strong>dentro</strong> <strong>o fuori</strong>&#8220;.</p><p>Così io vado avanti. Con i magistrati sto cercando di spiegare meglio la famosa telefonata intercettata nel <strong>2004</strong> alla vigilia della celebrazione del decennale di <strong>Forza</strong> <strong>Italia</strong> a <strong>Palermo</strong>.</p><p>Per chi non lo ricordasse in quella conversazione registrata (ovviamente a mia insaputa) e poi depositata agli atti del procedimento contro di me parlavo a mia sorella <strong>Luciana</strong> di un finanziamento di circa venticinque milioni delle vecchie lire dato mediante assegno dall&#8217;onorevole <strong>Berlusconi</strong> a mio padre. Ora, grazie anche all&#8217;aiuto di mia madre, che mi ha consegnato recentemente alcuni documenti da lei conservati su indicazione di mio padre, sto cercando di chiarire anche questo mistero.</p><p>Inoltre, come sapete dalla stampa, vengo chiamato a dare ulteriori informazioni sulla reale identità del <strong>signor</strong> <strong>Franco</strong>. Ma quando penso a dove sono finiti i suoi amici, alle carriere che hanno fatto (sono ancora tutti lì più saldi che mai), mi chiedo in che razza di guaio mi sto cacciando.</p><p>Io, infatti, non mi illudo. So benissimo a che cosa vado incontro: vedrete come cercheranno d&#8217;impedirmi di rispondere.</p><p>Non sono però le minacce senza ragionamento di <strong>Messina</strong> <strong>Denaro</strong> a farmi paura. No, non temo di essere ammazzato da quattro mafiosi insulsi. Non sono queste le mie paure, o almeno le mie paure più grandi.</p><p>Sono invece preoccupato dal dover parlare di chi (con la massima spregiudicatezza) ha fatto suoi quasi tutti i poteri dello Stato.</p><p>Visto il clima e il livello a cui si è ormai arrivati, non vorrei un giorno dover leggere nei quotidiani dei suoi &#8220;vuvuzela&#8221;, di tradimenti di mia moglie o di storie dei miei suoceri. La delegittimazione di cui sono adesso di nuovo vittima l&#8217;ho già provata in occasione della mia possibile audizione al processo dello sfortunato senatore <strong>Dell&#8217;Utri</strong> (chi c&#8217;è più sfortunato di lui, nel trovarsi sempre con la gente sbagliata al momento sbagliato?).</p><p>Non c&#8217;è nessuna voglia di sapere al di fuori degli uffici giudiziari, nessuna voglia di ricordare. Questa è la verità. E questa è anche la sensazione che mi accompagna ogni qualvolta devo continuare a collaborare con le Procure di <strong>Palermo</strong> e <strong>Caltanissetta</strong> sulla ricostruzione di ciò che avvenne intorno alle <strong>stragi</strong> del <strong>1993</strong>, verità scomode a tanti, oggi come ieri.</p><p>Lo sapete, sono stato definito il ventriloquo di mio padre morto, da tanti prestigiosi &#8220;politici e giornalisti&#8221;. Ma nessuno dice perché non si sentì mai il bisogno in tanti anni di ascoltare mio padre da vivo. Eppure lui lo aveva chiesto espressamente. Come dimostra anche l&#8217;ultima la lettera inviata all&#8217;allora Presidente della Commissione Antimafia <strong>Luciano</strong> <strong>Violante</strong> del 28 ottobre 1992, protocollata con il numero 0856. Mio padre voleva dire la sua e invece lo hanno arrestato.</p><p>Poi nel 2000 ha iniziato a raccontarmi la &#8220;sua Verità &#8221; su quella che ancora oggi costituisce una forza attuale che determina e influenza le sorti del nostro paese. E lo hanno eliminato. O almeno questo è quello che penso io.</p><p>Adesso chi mi critica punta il dito contro la lentezza con la quale produco documentazione a supporto di quanto sto raccontando ai magistrati inquirenti. La continuano a chiamare <strong>rateizzazione</strong>. Ma, se le cose stanno così, mi chiedo e vi chiedo, cosa avrei dovuto fare di diverso?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/03/piccolo-diario-di-un-testimone/47222/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>419</slash:comments> </item> <item><title>Il silenzio rende innocenti. Anche di questo chiedo scusa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/19/il-silenzio-rende-innocenti-talvolta-eroi-anche-per-questo-chiedo-scusa/41856/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/19/il-silenzio-rende-innocenti-talvolta-eroi-anche-per-questo-chiedo-scusa/41856/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Jul 2010 19:03:01 +0000</pubDate> <dc:creator>MCiancimino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Ciancimino]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[provenzano]]></category> <category><![CDATA[strage]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=41856</guid> <description><![CDATA[Oggi è il 19 luglio del 2010: esattamente 18 anni fa stavo conducendo quella azzardata trattativa. Allora mi fu detto che il fine era quello di frenare l&#8217;ondata di violenza che, prima con l&#8217;uccisione dell&#8217;on. Lima e dopo con la strage di Capaci, Cosa Nostra aveva scatenato. Mi trovavo a Roma. Ero da poco tornato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è il 19 luglio del 2010: esattamente 18 anni fa stavo conducendo quella azzardata trattativa. Allora mi fu detto che il fine era quello di frenare l&#8217;ondata di violenza che, prima con l&#8217;uccisione dell&#8217;on. Lima e dopo con la strage di <strong>Capaci</strong>, <strong>Cosa</strong> <strong>Nostra</strong> aveva scatenato.</p><p>Mi trovavo a <strong>Roma</strong>. Ero da poco tornato da <strong>Palermo</strong> ed era stato già fissato un appuntamento tra mio <strong>padre</strong> e <strong>Provenzano</strong> per il 23 Luglio. A suggerire l&#8217;incontro erano stati proprio Provenzano e il signor Franco. Riina aveva già avanzato le sue contro richieste alla Stato e si era convenuto che, nonostante la follia dei 12 punti contenuti nell&#8217;ormai famoso <strong>Papello</strong>, fosse necessario trovare una mediazione.</p><p>Era domenica e la giornata era torrida. In cerca di un po&#8217; di sollievo, ero stato al mare a Fregene con la mia ragazza. Rientrato a casa mio padre mi diede subito la notizia della morte del giudice Borsellino. Ne rimasi schoccato.</p><p>Non riuscivo a capire. Mi pareva che non vi fossero ragioni per un massacro come quello. C&#8217;era in ballo il possibile accordo con la mafia. Solo poche settimane prima c&#8217;era stata la strage di Capaci e davvero non pensavo che loro potessero, a una così breve distanza di tempo, alzare di nuovo il tiro.</p><p>Mio padre, comunque, mi aspettava in piedi. Disse che dovevo sbrigarmi perché mi doveva parlare: “Tutto questo è anche colpa nostra&#8230;. Io lo avevo detto al colonnello, a <strong>Provenzano</strong> ed al signor Franco: con quell&#8217;animale non si può trattare. Questa volta il pazzo deve avere i cani ben attaccati, per osare tanto”.</p><p>“I cani attaccati”: mio padre usò questa frase tipica siciliana come per farmi capire che Riina, visto che aveva fatto una cosa del genere, doveva aver trovato degli interlocutori veramente potenti.</p><p>E oggi, nonostante i molti passi avanti fatti nelle indagini, quei cani di cui parlava mio padre non hanno ancora un nome. O meglio lui, mio padre, un&#8217;idea precisa di chi potessero essere ce l&#8217;aveva. Sapeva chi erano i registi occulti di tanta violenza. Ma lui stesso li temeva. Perché facendo parte di quel gruppo di persone ne conosceva la forza e ne aveva paura. Tanta paura, perché capiva che al momento giusto, anche lui rischiava di essere sacrificato, se ci fossero stati piani più ambiziosi da portare a compimento.</p><p>La maggior parte delle persone, quelle che rappresentano la così detta &#8220;società civile&#8221;, s&#8217;interrogano sul perché oggi qualcuno parli. Lo so. Io rappresento un&#8217;anomalia. Sono un&#8217;anomalia in un contesto sociale dove il silenzio non solo rende innocenti, ma anche paga.</p><p>Tutti, o quasi, del resto stanno in rigoroso silenzio. Stanno in quello stato di &#8220;oblio omertoso&#8221; che ben accompagna la maggior parte di noi siciliani e non solo. Perché in Italia si può essere anche celebrati come eroi, per il proprio silenzio dinnanzi ai magistrati. Un silenzio dato in omaggio ai soliti personaggi che ancora oggi rappresentano parte del potere. Quei soliti potenti che ancora oggi con il loro atteggiamento costituiscono lo zoccolo duro contro la ricerca della verità su quelle stragi. E inutile nasconderlo, la verità per alcuni livelli delle nostre istituzioni e delle nostra politica potrebbe essere anche letale. Potrebbe costituire un de profundis per un sistema che su certe collusioni e connivenze ha di fatto costituito le proprie fondamenta.</p><p>Lo so, io non sono certamente né un eroe né il depositario di verità assolute. Sono un semplice dichiarante, oppure un teste privilegiato, o magari un imputato di reato probatoriamente collegato. Non so più quanti termini sono stati usati per descrivere la cosa più normale che ognuno dovrebbe fare: dare il proprio contributo a far luce su quei terribili anni.</p><p>Io l&#8217;ho fatto. Ho risposto alle domande dei magistrati su fatti e circostanze dove sicuramente anche il mio contributo può aiutare. Eppure oggi rappresento un vero e proprio caso. È in corso un dibattito sulle vere finalità di quella che viene definita la mia pseudo collaborazione. Sono, insomma, un dissidente, in un ben rodato sistema omertoso. Perché non si può certamente credere ad uno che in cambio della sua collaborazione, non ha chiesto niente, anche perché nulla può chiedere, e che anzi rispondendo ha notevolmente peggiorato in modo radicale la propria qualità di vita e della propria famiglia.</p><p>Ma non importa. Perché oggi, dopo due anni e mezzo, dopo quasi novanta interrogatori, sento solo il bisogno di <strong>chiedere</strong> <strong>scusa</strong>.</p><p>Voglio chiedere scusa ai familiari di Borsellino e del giudice Falcone e di tutti gli agenti delle scorte che in quelle stragi hanno lasciato la loro vita. E voglio chiedere scusa anche ai magistrati della Procura di <strong>Caltanissetta</strong> e di <strong>Palermo</strong> per quella che loro chiamano la rateizzazione delle mie dichiarazioni. Ma la verità è che anche in questi mesi ho avuto paura.</p><p>Perché non sono un eroe e non ho mai pensato di esserlo. Non sono come <strong>Impastato</strong> che ha trovato il coraggio di combattere il padre da vivo.</p><p>I personaggi di cui ho parlato e di cui sto parlando sono ancora in sella.</p><p>Viviamo in un sistema in cui l&#8217;illegalità paga. In cui si festeggia con cannoli condanne a cinque anni di carcere. In cui ci si ritiene soddisfatti dopo condanne a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Viviamo in un sistema in cui in posti chiave delle nostre istituzioni ci sono personaggi che hanno riportato condanne penali, ma nonostante questo continuano a conservare la fiducia di chi li ha scelti.</p><p>Anche per questo io <strong>oggi</strong>, <strong>19</strong> <strong>luglio</strong>, <strong>chiedo</strong> <strong>scusa</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/19/il-silenzio-rende-innocenti-talvolta-eroi-anche-per-questo-chiedo-scusa/41856/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>588</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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