<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Maurizio Chierici</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mchierici/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>A Parma Gene Gnocchi e Grillo: così si chiude la campagna elettorale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/stasera-gene-gnocchi-domani-grillo-cosi-chiude-campagna-elettorale/232501/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/stasera-gene-gnocchi-domani-grillo-cosi-chiude-campagna-elettorale/232501/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 11:53:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[chiusura campagna elettorale]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Gene Gnocchi]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Parma]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[volata]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=232501</guid> <description><![CDATA[Gene Gnocchi, stasera, e Beppe Grillo, domani, chiuderanno la campagna elettorale per convincere chi vota a scegliere il sindaco di una Parma immiserita ...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/stasera-gene-gnocchi-domani-grillo-cosi-chiude-campagna-elettorale/232501/genegnocchi_er-2/" rel="attachment wp-att-232509"><img class="alignleft size-full wp-image-232509" title="GeneGnocchi_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/GeneGnocchi_er.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="220" /></a>Gene Gnocchi, stasera, e Beppe Grillo, domani, chiuderanno la campagna elettorale per convincere chi vota a scegliere il sindaco di una Parma immiserita dalle mani lunghe dei capataz del centrodestra. L’eleganza culturale che per un secolo ha avvolto la città con poeti, scrittori, registi e intellettuali mai distratti, affida ai comici l’ultima speranza. Politica ridotta così. Ridere con rabbia o indignarsi ridendo. Gli impegni del buon governo sfarfallano nelle intenzioni di programmi ancora di gomma. Che il graffio dell’ironia più divertente possa proclamare il sindaco non è proprio uno scandalo ma neanche una medaglia alla democrazia in un posto dove solo un miracolo può chiudere le voragini greche della piccola capitale dai debiti senza fondo. Per spiegare il varietà che sostituisce la politica ecco il modulo calcistico del marcarmento a uomo: arriva Gnocchi che fa il catenaccio per contenere il Grillo annunciato. Qualcuno si vergogna e prova a dire: é già successo, proprio qui, quando <strong>Guareschi</strong> comincia a scrivere don Camillo, Italia del primo dopoguerra. Ma chi é <strong>Peppone e chi Don Camillo</strong>?</p><p>Gene Gnocchi portabandiera di cresciuto tra<strong> Cgil e partito</strong>. Si conoscono da sempre, nati a <strong>Fidenza</strong>, 20 chilometri dalla città. Se Bernazzoli ha impiegato un certo tempo ad avvicinarsi alla politica, Gene ha respirato politica da bambino. Il padre, Ercole Ghiozzi, guidava la Camera del Lavoro quando gli scioperi erano duri. Scriveva il discorso del Primo maggio nei foglietti da impugnare sul palco; ne provava il trasporto leggendolo ai figli. In prima fila Gene si compiaceva degli applausi. Poi il partito lo ha espulso per “deviazione cinese”: troppo a sinistra. Intanto il figlio diventa avvocato ma non gli piace: immagina di conquistare la vita giocando al pallone. Arriva alla serie C, poi comincia il successo: Zelig a Milano, Tv, cinema con la Wertmuller. Ma non abbandona la politica. Consigliere comunale a Fidenza chiude i comizi di Bersani.</p><p>Stasera a Parma parla in piazza 24 ore prima del<strong> Grillo nato in una famiglia molto diversa</strong>. La madre amava il pianoforte, padre imprenditore che “ tagliava i metalli”. Se Gene si disperde in tante scalate, per Grillo è subito il trionfo: a 31 anni in tv con 20 milioni di spettatori. Trasforma l’ironia in satira feroce, inevitabili risvolti politici che frustrano i peccati di chi ascolta. È la sua nuova bandiera. Dunque, né Peppone né don Camillo. Anche perché nessuno dei due signori della risata vuol fare il sindaco: solo specchi per le allodole del voto. Post spettacolo di un Gnocchi a sorpresa, avanspettacolo di Grillo.</p><p>Quando Gene ha preso la parola accanto a Bersani era appena uscito un libro autocelebrativo del <strong>Cavaliere</strong> e ne ha imitato la modestia con montaggi che mettevano in scena la biografia del suo onorevole candidato: Bersani primo uomo a camminare sulla luna, primo picconatore ad abbattere il Muro di Berlino, ambientalista in lotta contro l’estinzione dei dinosauri. Sta montando qualcosa del simile per frenare il grillino Pizzarotti, programmatore telematico che aggiorna sistemi bancari. Né macchie né medaglie solo una voglia naif di ringiovanire la città dei fantasmi. Intanto il toto voto di Parma annuncia contendenti appaiati. Sono arrivati al ballottaggio con Bernazzoli 20 punti avanti. Pareva non vi fossero problemi ma il rush finale di Grillo insinua una certa paura: se vince la sua risata il popolo della destra espulsa dalle schede, si vendica con la sinistra e vota 5 Stelle.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/stasera-gene-gnocchi-domani-grillo-cosi-chiude-campagna-elettorale/232501/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tanzi deve morire?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/tanzi-deve-morire/206686/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/tanzi-deve-morire/206686/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 06:45:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[condanna Tanzi]]></category> <category><![CDATA[crack parmalat]]></category> <category><![CDATA[Parmalat]]></category> <category><![CDATA[Tanzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/tanzi-deve-morire/206686/</guid> <description><![CDATA[Da ieri Calisto Tanzi sa di essere condannato a una pena perpetua, altri 18 anni vogliono dire 26 di carcere quando sta per compierne 74 e nuovi processi lo aspettano: addio a ogni speranza di libertà. Ha impoverito migliaia di risparmiatori, paga ciò che deve pagare. Un funzionario di una banca svizzera racconta dei 30...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da ieri Calisto Tanzi sa di essere condannato a una pena perpetua, altri 18 anni vogliono dire 26 di carcere quando sta per compierne 74 e nuovi processi lo aspettano: addio a ogni speranza di libertà. Ha <strong>impoverito</strong> migliaia di risparmiatori, paga ciò che deve pagare. Un funzionario di una banca svizzera racconta dei 30 milioni accumulati nelle Americhe dei quali ha perso la memoria 10, 15 anni fa: “Consuetudine di ogni imprenditore con multinazionali sparse nel mondo. Non li vedrà mai più”.</p><p>C’è un’altra notizia che non fa notizia: sta male. Non è solo la <strong>prigione</strong>. Tormento di chissà quale afasia: trascina le parole che è una pena. E l’intervento al cuore, e le ferite nelle cadute per mancamenti improvvisi e poi nutrito con la proboscide di una sonda infilata nel naso, insomma, anoressia, rinuncia misteriosa che spegne la vita di chi non vuol vivere. Mesi d’ospedale, camere dai vetri oscurati, niente ora d’aria, radio e tv, e la nostalgia della prigione diventa il paradosso di un paradiso perduto. I medici del carcere si dichiarano impotenti. I medici dell’ospedale provano a rianimarlo. Aggiungono flebo, ma l’abbandono non cambia: meno di 50 chili. Nuova <strong>emorragia</strong> perché la sonda non può essere per sempre. L’età consente al tribunale di sorveglianza la possibilità degli arresti domiciliari. Sentenze e rimbalzi della Cassazione rimandano da un anno.</p><p>Se il sospetto della “commedia” poteva essere l’ombra, gli ultimi bollettini cancellano i dubbi, eppure il nostro è un paese strano. L’ingegnere Michele Aiello controfigura del boss Provenzano, si trova agli arresti domiciliari per ritrovare la salute <strong>minacciata</strong> dal menu degli istituti di pena: troppi piselli e troppe fave per chi soffre d’intolleranza ai legumi. Non proprio un’eccezione. Salvatore Ferranti, clan Lo Piccolo di Palermo, ha lasciato il carcere: pesava 210 chili, non passava dalla porta. E il tribunale di Catania si è intenerito per la malinconia di Giacomo Maurizio, clan Pillera: piangeva, piangeva, i domiciliari ne curano la depressione. Alessandro Aracabascio, clan Partinico, è tornato in famiglia per far giocare le bambine che non sapevano con chi giocare: non bastavano madre<strong> insegnante</strong>, nonni pensionati, ecco la decisione sul filo della legge che esclude mafiosi o chi sospettato di poter “reiterare” il crimine. Può essere che nelle carte sia custodita la certezza del Tanzi protagonista di una bancarotta prossima ventura? Negli anni d’oro qualche brontolio dietro le tende dell’aristocrazia industriale frastornata da un protagonista che si allargava oltre l’immaginazione. Ma la visione della decadenza cancella antagonismi lontani e gli imprenditori di Parma scrivono al giudice con un’attenzione insolita nel mondo degli affari.</p><p>Nel rispetto dei codici e “dello spirito di umanità alla base della funzione della pena”, chiedono se sia “possibile attenuare l’effetto drammaticamente debilitante che la detenzione sta cagionando a un uomo ormai anziano”. Non è la cronaca di un cronista emotivamente<strong> neutrale</strong>: abbiamo condiviso l’infanzia e la rivelazione della personalità nascosta sconvolge chi pensava di conoscerlo. Cosa può aver trasformato il Tanzi misericordioso nel barbablù del crac? Forse l’abbandono degli onorevoli protettori quando la politica ha smesso di governare le banche e la corte dei sanguisuga gira le spalle. Impallidisce la complicità dei gentiluomini della finanza. Se in tanti hanno perso i risparmi qualcuno deve averli intascati, ma una furbizia collaudata confonde le tracce. Soldi affondati nelle segrete di confraternite che gli sono estranee. Uno dei banchieri galleggia fra gli imputati. Continua a scalare carriere fantastiche: presidenze, deleghe che brillano, 52 milioni intascati negli ultimi 5 anni.</p><p>Sa come girano certe amicizie mentre il signor Parmalat si era lasciato andare senza bussola nel mercato appena<strong> svanisce</strong> la protezione dei politici devoti. Improvvisazioni e trasgressioni esasperate da cortigiani arruffoni mentre ministri e adulatori di provincia lo abbandonano con l’ipocrisia dello sdegno. Comincia così la solitudine del rimorso. mchierici 2 @ libero. it</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/tanzi-deve-morire/206686/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Ratzinger a Fidel: &#8220;Io anziano, ma vado avanti&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/papa-ratzinger-a-fidel-io-anziano-ma-vado-avanti/200889/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/papa-ratzinger-a-fidel-io-anziano-ma-vado-avanti/200889/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 06:40:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[cuba]]></category> <category><![CDATA[incontro Fidel Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[L'Avana]]></category> <category><![CDATA[Papa Cuba]]></category> <category><![CDATA[visita Cuba Papa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/papa-ratzinger-a-fidel-io-anziano-ma-vado-avanti/200889/</guid> <description><![CDATA[Il Papa sembra stanco, ma la voce diventa vigorosa quando parla in piazza della Rivoluzione, 2piazza emblematica&#8221; dove invita alla ricerca della verità. Lo ripete ad ogni passo dell’omelia; la propone come sintesi dell’intero viaggio. La verità vi farà liberi. Molti cercano scorciatoie. Pilato si è lavato le mani con lo scetticismo di chi lascia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Papa sembra stanco, ma la voce diventa vigorosa quando parla in piazza della Rivoluzione, 2piazza emblematica&#8221; dove invita alla ricerca della verità. Lo ripete ad ogni passo dell’omelia; la propone come sintesi dell’intero viaggio. La verità vi farà <strong>liberi</strong>. Molti cercano scorciatoie. Pilato si è lavato le mani con lo scetticismo di chi lascia correre. Altri sfuggono la verità e scivolano nella storia senza compromettersi. E c’è chi si abbandona alle passioni per obbligare le folle alla loro verità.</p><p>Il cristianesimo non impone la verità, la cerca perché la verità aiuta a vincere ciò che ci opprime. L’uomo deve contare sulla libertà religiosa per proclamare la fede. Ricorda che all’Avana sono stati fatti passi per allargare lo spazio della Chiesa: ne ha <strong>diritto </strong>perché &#8220;Cuba e il mondo hanno bisogno di cambiamenti che verranno solo quando è possibile accostarsi alla verità per diventare testimoni di chi offre il bene per sconfiggere il male&#8221;. Invita a farlo “senza paura e rancore”. Raul Castro, camicia bianca, in prima fila con attorno il governo e il buerau comunista. La tv non lo inquadra quando Benedetto XVI invita a scambiarsi il segno della pace. Sopra l’altare la <strong>scritta</strong>: “Nella croce è morta la libertà”. Folla immensa: 300, forse 700 mila scamiciati. Capelli arruffati dal “vento della Quaresima”.</p><p>Composti come seminaristi, calore dello spirito cubano irregimentato dalla disciplina nella quale sono cresciuti nelle mille adunate per Fidel. “Senza i giovani non sarebbe stato possibile organizzare una messa così”, felicità del cardinale Ortega. La sua Chiesa raccoglie 25 mila ragazzi che assistono gli anziani: la crisi li sta drammaticamente impoverendo e sono ormai <strong>maggioranza</strong>. Finita la Messa Raul sale i gradini dell’altare. Ringrazia portando la mano al cuore. Benedetto XVI lascia poi la piazza e riceve Fidel alla Nunziatura dell’Avana: incontro di mezz’ora. Ratzinger ha scherzato con lui sulle loro età (85 e 86 anni): “Sono anziano ma vado avanti”. Fildel, invece, ha ringraziato il papa per le beatificazioni del predecessore Wojtyla, che il lìder maximo ha incontrato 14 anni fa, e Madre Teresa.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 29 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/papa-ratzinger-a-fidel-io-anziano-ma-vado-avanti/200889/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>A Cuba due donne aspettano il Papa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/il-papa-tra-i-gay-di-mariela-castro-e-il-blog-di-y-sanchez/199804/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/il-papa-tra-i-gay-di-mariela-castro-e-il-blog-di-y-sanchez/199804/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Mar 2012 17:35:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[L'Avana]]></category> <category><![CDATA[Mariela Castro]]></category> <category><![CDATA[romney]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[visita Papa Cuba]]></category> <category><![CDATA[Yoani Sanchez]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/il-papa-tra-i-gay-di-mariela-castro-e-il-blog-di-y-sanchez/199804/</guid> <description><![CDATA[Sta arrivando Benedetto XVI mentre voci difficili da smentire danno in partenza per Roma il cardinale Ortega protagonista nel riavvicinamento tra Chiesa e Raul Castro. In Vaticano lo aspetta la poltrona di prefetto di una commissione pontificia per &#8220;rafforzare l’appoggio alle organizzazioni cattoliche cubane&#8221;. Speranza bacchettata con durezza da Marco Rubio, senatore della Florida cresciuto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sta arrivando Benedetto XVI mentre voci difficili da smentire danno in partenza per Roma il cardinale Ortega protagonista nel riavvicinamento tra <strong>Chiesa e Raul Castro</strong>. In Vaticano lo aspetta <strong>la poltrona</strong> di prefetto di una commissione pontificia per &#8220;rafforzare l’appoggio alle organizzazioni cattoliche cubane&#8221;. Speranza bacchettata con durezza da Marco Rubio, senatore della Florida cresciuto alla corte di Jeb Bush, ex govermatore e fratello dell’ex presidente. Rubio è preoccupato per l’atteggiamento politico del cardinale.</p><p>&#8220;Ha negoziato la collaborazione del governo nell’organizzare la visita di Ratzinger. Come può chiedere alla polizia di buttar fuori dalla chiesa i fedeli che la occupano in preghiera per supplicare un breve incontro col Papa?&#8221;. 41 anni, Rubio è &#8220;il futuro dei repubblicani&#8221;. Bush ha chiesto a Romney di farne il suo vice nella corsa alla Casa Bianca. Intanto, alla vigilia della visita, Raul cambia due ministri e sostituisce il vicepresidente, José Ramon Fernandez, 88 anni, nella <strong>leggenda</strong> per aver respinto l’invasione della Baia dei Porci. I vecchi se ne vanno, spazio agli intellettuali del dialogo.</p><p>Due donne aspettano Benedetto XVI con impegno diverso:<strong> in silenzio o parlando</strong>. Tace Mariela Castro, figlia di Raul e direttrice del <strong>Centro di </strong><strong>Ed</strong><strong>ucazione Sessuale</strong>. Il mese scorso ha guidato il gay pride nelle strade dell’Avana, in prima fila fra i protagonisti che invocano il matrimonio omosessuale. A dire il vero la legge proposta da Mariela non parla di matrimonio: prevede il riconoscimento civile delle unioni con possibilità di adozione. Per rispetto all&#8217;ospite dalle idee diverse fa sapere che il silenzio è cominciato 15 giorni prima e finirà 15 giorni dopo la partenza del Papa quando l’Assemblea discuterà e <strong>approverà</strong>. Mariela racconta di aver evitato l’immagine di figlia di e nipote di. Lo ha ripetuto in Italia, alla Fiera del libro di Bologna dove ha presentato un manuale di consigli per adolescenti, saggio tradotto da Bianca Pitzorno, scrittrice di libri per ragazzi.</p><p>L’Italia le piace: ha frequentato l’Università di Parma, siciliano il secondo marito, fotografo incontrato all’Avana. Se la politica non è la vocazione, la formazione scientifica è <strong>cresciuta</strong> sotto una cupola di privilegio. E non sopporta chi non è d’accordo. Ha licenziato la collaboratrice preferita (Wendy Iriepa, bellissima transessuale) quando ha saputo del suo legame con un dissidente &#8220;fastidioso&#8221;. La sua storia e la storia sociale della rivoluzione coincidono, ne scioglie le <strong>speranze </strong>impallidite fra le pieghe degli argomenti che le sono consueti. Invitata a una conferenza ad Amsterdam (lotta all’omofobia e dignità delle donne) dopo aver visitato il quartiere rosso delle ragazze in vetrina, spiega su Twitter la differenza tra le schiave sindacalizzate olandesi e le jineteras che battono sul Malecon. Le prime, vittime di una società disumana; le seconde fanno il mestiere per riparare il bagno che si è rotto, ma appena il bagno funziona tornano alla normalità.</p><p>E su Twitter le risponde<strong> Yoani Sanchez</strong>: mai come in questi giorni parla e scrive. Bloguera tradotta anche in Italia, premiata in ogni paese, rimprovera a Mariela di proporre solo “un dibattito parziale” su omofobia e diritti degli omosessuali “e non discutere dei diritti negati a chi non può uscire dal paese. Racconta di suo figlio che per iscriversi alle superiori deve pronunciarsi sulle scelte ideologiche”. Vecchie polemiche dei soliti <strong>guastatori</strong>, risponde Mariela “Devi studiare per capire”. E Yoani ribatte duro. “Due principesse che si scontrano comodamente su Twitter”, commenta Zoe Valdes, scrittrice dissidente. All’Avana guardano Yoani con diffidenza scrittori e intellettuali che non vanno d’accordo con Castro ma trovano “che le notizie non pastorizzate della signora mai sfiorano la struttura all’origine dell’infelicità del paese. Cronache minori, superficiali, quasi una modanità alla rovescia: miseria, scioperi della fame da ingigantire, nessuna una critica che vada al cuore del sistema. Radio Marty ripete da 30 anni le stesse cose. Informazioni anonime ormai senza emozioni. L’idea vincente è l’aver dato un volto e un nome a ogni notizia che graffia ma non ferisce”.</p><p>La chiamo: sta scappando per raccogliere le voci di chi comincia lo sciopero della fame. “Ci sentiamo alle 8, stasera”. Alle 8 risponde Reinaldo Escobar compagno di Yoani, 60 anni, mulatto. “Sono l’organizzatore degli appuntamenti. Di solito chiediamo 3 giorni di anticipo”. Fissa l’appuntamento nella <strong>cafeteria</strong> dell’Habana Libre, angolo della vetrata che si affaccia all’incrocio di due strade: più visibili di così, impossibile. Ma il mattino dopo Yoani sta inseguendo un’altra emergenza. Chi le rimprovera protagonismo e superficialità in parte ha ragione, ma resta il sospetto di piccole invidie di dissidenti che sospirano nell’ombra.</p><p>Raccontando dello show della parrucca bionda. Con gesto teatrale se la toglie quando le passano il microfono a una conferenza: “Sono Yoani, devo travestirmi così per far sentire la mia voce”, e intanto filma le facce di chi l’ascolta mentre denuncia aggressioni e il pericolo di una vita <strong>perseguitata</strong>. Una ricercatrice universitaria la incontra a cena nella residenza dell’incaricato d’affari degli Usa, anni di Bush. Michael Pamly è un ambasciatore sottile, pupillo di Condoleeza Rice. La ricercatrice ha l’impressione che Yoani sia di casa. Non solo: ma che gli 007 del regime la lascino andare e venire per capire chi incontra.</p><p>A parte premi e celebrazioni, è utile l’informazione che Yoani distribuisce liberamente nel mondo? <strong>È </strong><strong>u</strong><strong>tile</strong>. La grande cronaca è anche un mosaico di piccole cose. A chi servono e perché, è un’altra storia.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/il-papa-tra-i-gay-di-mariela-castro-e-il-blog-di-y-sanchez/199804/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Ti bombardo,  però non inquino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/bombardo-pero-inquino/196961/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/bombardo-pero-inquino/196961/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Mar 2012 14:19:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Bae System]]></category> <category><![CDATA[bombe al fosforo]]></category> <category><![CDATA[cacciabombardieri F35]]></category> <category><![CDATA[Gcv]]></category> <category><![CDATA[Protocollo di Kyoto]]></category> <category><![CDATA[spesa armamenti Italia]]></category> <category><![CDATA[spesa armamenti usa]]></category> <category><![CDATA[Usa Afghanistan]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196961</guid> <description><![CDATA[Gli Stati Uniti stanno per lanciare sul mercato delle guerre un carro armato &#8220;verde&#8221;, Gcv costruito dalla Bae System. Leggero, veloce, un lampo se confrontato ai pachidermi che ciabattano in Afghanistan. Pesa &#8220;appena 63 tonnellate. Diesel ibrido che fabbrica elettricità e può sorprendere silenziosamente il nemico con 12 militari a bordo&#8221;. Costa tre volte più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gli Stati Uniti stanno per lanciare sul mercato delle guerre un carro armato &#8220;verde&#8221;, Gcv costruito dalla Bae System. Leggero, veloce, <strong>un lampo</strong> se confrontato ai pachidermi che ciabattano in Afghanistan. Pesa &#8220;appena 63 tonnellate. Diesel ibrido che fabbrica elettricità e può sorprendere silenziosamente il nemico con 12 militari a bordo&#8221;. Costa tre volte più dei tank normali, sacrificio necessario per contenere le emissioni che &#8220;avvelenano la natura accelerando un cambio climatico dalle conseguenze imprevedibili&#8221;. Insomma, per far respirare il mondo gli Usa, contrari all’<strong>impegno di Kyoto</strong>, cambiamo i carri armati. Non si sa se ridere o piangere.</p><p>Si può scegliere fra taglie diverse: modello mignon, modello extra large, dai 12 a 17 milioni di dollari, ma il vantaggio di bombardare senza spargere polveri sottili dovrebbe consolare ambientalisti e spettatori delle guerre televisive che arrivano col Tg sul piatto della cena: nuvole di gas scaricate dai carri con i cannoni in fiamme. <strong>Appetito addio</strong>. Finalmente si può bombardare senza inquinare. Nessun governo Nato potrà rinunciare alla modernizzazione delle forze armate, un po’ per mantenere la dignità tecnica degli apparati di difesa evitando di ammorbare l’aria delle popolazioni sotto tiro; un po’ perché le armi made in Usa sono parte del nostro patrimonio culturale. Non possiamo perdere il passo anche se l’aggiornamento stringe la cinghia al mondo libero angosciato dal ritorno alla povertà.</p><p>Facendo bene i conti, le risorse si possono trovare. Stiamo risparmiando sui cacciabombardieri F35, 131 prenotati ridotti a 100 per evitare altri tagli alle pensioni: 2 miliardi e qualche milione <strong>restano in cassa</strong>. Ministri e generali sanno che nel cuore dei pensionati batte l’orgoglio della patria. 100 carri armati ecologici a guardia delle frontiere è l’eredità pulita che i nonni possono lasciare ai nipoti. Senza contare i guadagni assicurati ai paesi dagli arsenali forniti come si deve. L’Italia non ha bombe nucleari: è solo deposito periferico delle testate Usa. Rinunciando all’effetto Hiroshima, rinunciamo ai benefici di chi patteggia la rinuncia con le potenze che ne controllano il monopolio. Corea del Nord, per esempio: si arrende alla <strong>proposta di Washington</strong>, moratoria nucleare in cambio di 240 mila tonnellate di alimenti.</p><p>Non so quanti derelitti italiani a 500 euro al mese cominciano a invidiare gli stracci della dittatura rossa. Quando nel 2003 Gheddafi apre le porte agli ispettori impegnati nel fermare le armi di distruzione di massa, spariscono gli embarghi e Tripoli entra nel paradiso commerciale delle nazioni privilegiate, mentre piovono investimenti sul petrolio. Solo Israele non permette controlli ufficiali, ma non perde l’amicizia delle nazioni amiche. Hanno ragione i ragazzi quando ci rinfacciano il senso di colpa dell’essere sopravissuti all’ambiguità <strong>paralizzando la ragione</strong>: mai del tutto colpevoli, mai con l’innocenza dell’indignarsi per le bombe al fosforo che hanno bruciato 32 mila persone a Fallujah nell’Iraq che doveva essere “disinfettato” dai sunniti di Saddam.</p><p>Un medico iracheno cresciuto a Londra torna nella sua città con un’organizzazione umanitaria e inciampa nei corpi bruciati dalla <strong>polvere proibita</strong>. Nessuno deve aprire bocca. Il dottore parla e viene espulso. E l’informazione si adegua: silenzio di ferro su umiliazioni e degradazioni, verità e perfino bugie. La chiamano riservatezza. Ecco l’allegria della notizia che cancella<strong> lo smog da ogni guerra</strong>. Non per guastare la festa, ma chi è sotto le bombe del carro armato verde cosa dovrebbe festeggiare?</p><p>mchierici2@libero.it</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 13 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/bombardo-pero-inquino/196961/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vendonsi pezzi di ricambio&#8230; umani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/vendonsi-pezzi-di-ricambio/192603/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/vendonsi-pezzi-di-ricambio/192603/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 Feb 2012 17:04:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[ignazio marino]]></category> <category><![CDATA[india]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[traffico di organi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/vendonsi-pezzi-di-ricambio/192603/</guid> <description><![CDATA[I numeri non fanno impressione: freddi e lontani dalle abitudini di chi viene minacciato, eppure la speranza non si arrende. Nel 2010 un italiano su quattro era a rischio povertà. Un anno dopo la povertà è arrivata. E la disperazione esaspera le diversità che dividono l’Italia dei Suv dall’Italia dalle mani vuote. Professori precari in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I numeri non fanno impressione: freddi e lontani dalle abitudini di chi viene minacciato, eppure la speranza non si arrende. Nel 2010 un italiano su quattro era a rischio <strong>povertà</strong>. Un anno dopo la povertà è arrivata. E la disperazione esaspera le diversità che dividono l’Italia dei Suv dall’Italia dalle mani vuote. Professori precari in fila alla Caritas vestiti con la dignità che l’insegnamento pretende. Non stracci che frugano le pattumiere delle villas miserias o mosche sulle labbra come bambini africani. Raccolgono la minestra nel piatto di plastica con lo smarrimento di chi è precipitato nel girone degli espulsi mentre il mondo appena perduto continua con le sue farfalle.</p><p>Noi che raccontiamo le storie degli altri abbiamo raccontato la stessa angoscia in posti lontani: il cartello appeso al collo della ragazza dagli occhi vuoti nelle favelas di San Paolo, Brasile (<em>“Offro un rene”</em>), o i sospetti sussurrati da un missionario attorno a Dakka, Bangladesh (<em>“portano via i bambini per <strong>venderne gli organi</strong>”</em>). Le leggi lo proibiscono, ma le polizie chiudono gli occhi e i medici dalle cliniche discrete rinsanguano vecchi benestanti rubando un po’ di vita ai donatori affamati.</p><p>India, Zimbabwe o Kosovo non appartengono all’Europa dalla civiltà cristiana. A Roma o in Brianza mai e poi mai. Invece, la sorpresa. <strong>Ignazio Marino</strong>, senatore Pd, aveva proposto una legge sepolta chissà dove: sottolineava la differenza tra espianti da donatori e trapianti sollecitati da chi paga. Nelle mani del chirurgo arrivano organi di provenienza misteriosa da qualche tempo offerti anche nell’Italia senza lavoro, appelli nascosti dalle censure e dal buon cuore di chi apre il portafoglio non sopportando l’orrore. Storie superate: il bazar della disperazione ormai non si nasconde.<br /> <em><br /> La rete ne è il mercato bene illuminato. Siti frequentatissimi come Annunci Urgenti (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.soloinaffitto.it/RIMANDI/ANNUNCI_URGENTI.htm" target="_blank">www. soloinaffitto.it</a></span>) raccomandano: “Non vergognarti, scrivi. Ricordati di inserire il recapito mail: se non lo metti nessuno ti potrà aiutare”.</em> Chi scrive cerca soldi. Chi scrive è disposto a tante cose. <em>“Nico, <strong>offre rene, parti di fegato, midollo, sangue</strong>. Mi rivolgo a questo sito come ultima speranza. Non ho ancora trovato un lavoro decente. Ho bisogno di soldi per continuare a vivere, soldi da dare alla famiglia. Posso mandare gli esami dell’ospedale: ottima salute, 15 mila euro”</em>.</p><p>Intanto la crisi continua: l’anno venturo cosa venderà? Gerardo (<em>“42 anni, disperato”</em>) ne chiede 20 mila. Dopo la firma, indirizzo mail. Quindi non proletariato senza parole, ma uomini e donne col computer sul tavolo, libri alle spalle, borghesia minuta che si aggrappa all’ultima illusione. Un signore si convince di quanto sia insensata questo tipo di esistenza e vorrebbe lasciare qualche soldo alla famiglia con l’allucinazione di un annuncio che avvilisce ogni ragione:<em> “Vendo al miglior offerente la possibilità di <strong>riprendere in diretta il mio suicidio</strong>. Trattativa seria e professionale”</em>.</p><p>Prima di tagliare le casse integrazioni, la signora <strong>Fornero </strong>dovrebbe dare un’occhiata per capire come è ridotta la gente umiliata da un “risanamento” che rallegra gli gnomi della finanza anche se il prezzo è questo. È normale che appelli estremi possano rincuorare vecchi commendatori alla ricerca di pezzi di ricambio? Robuste raccomandazioni hanno <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/paniz-chiudere-sito-della-memoria-vajont/192004/" target="_blank">chiuso il sito Vajont</a></span>: “offendeva” l’onorevole Paniz, avvocato salva Berlusconi, e lo Scilipoti dai variopinti ingegni. Ma non è tollerabile che negli spazi della disperazione si offrano traffici morbosamente fuori legge. E nessuno si indigna davvero. Cancellarli e basta non serve se i professori al governo non ascoltano la folla che si allarga, si allarga, ormai disposta a tutto.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/vendonsi-pezzi-di-ricambio/192603/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Se l&#8217;esercito diventa rosa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/se-lesercito-diventa-rosa/189433/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/se-lesercito-diventa-rosa/189433/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 07:51:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[esercito]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[padre Turoldo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/se-lesercito-diventa-rosa/189433/</guid> <description><![CDATA[Malinconia degli anniversari: avantieri, vent’anni fa moriva padre David Maria Turoldo, coscienza inquieta della Chiesa. Ricordo nella Milano anni &#8217;70, un corteo in marcia per disarmare le guerre “insulto alla ragione e all’umanità”. Cantavano le ragazze della prima fila liberando l’allegria del vocione del poeta. “Le donne ci salveranno. Le donne sono custodi della pace...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Malinconia degli anniversari: avantieri, vent’anni fa moriva padre <strong>David Maria Turoldo</strong>, coscienza inquieta della Chiesa. Ricordo nella Milano anni &#8217;70, un corteo in marcia per disarmare le guerre “insulto alla ragione e all’umanità”. Cantavano le <strong>ragazze </strong>della prima fila liberando l’allegria del vocione del poeta. <em>“Le donne ci salveranno. Le donne sono custodi della pace e della tenerezza. Chi dà la vita rifiuta di dare la morte”</em>. Turoldo non riusciva a immaginarle col fucile in mano, ma nel tempo che ha lasciato vuoto le ragazze combattono in Afghanistan, superambo in Iraq: anche le polizie si danno il rossetto.</p><p>Proprio ieri lo <em>Spiegel </em>cancella l’ultima illusione. Pagina di pubblicità: <em>“<strong>Forza Armata della Germania Federale</strong>. Puoi studiare e guadagnare se vuoi un posto di comando. Cerchiamo soprattutto donne. A parità di referenze, saranno loro le prescelte”</em>. Sorriso di un tenente di fanteria, sorridono due ufficiali in gonnella: marina e aviazione. Rileggo con l’impressione di aver capito male. L’armata che ha macinato l’Europa, bruciato Marzabotto, sepolto gli innocenti delle Fosse Ardeatine, trasforma la sua macchina da guerra: ragazze al posto dei fantasmi della paura.</p><p>Rivoluzione che sconvolge la parità invocata contro quei ruoli sociali rigidi che attribuiscono al “genere femminile” compiti subalterni. I loro cuori teneri al posto delle mani dure. Può essere il segno di un’inclinazione alla <strong>tolleranza</strong>: 70 anni di democrazia hanno cambiato la cultura del popolo guerriero. Ma il dubbio resta.</p><p>Per capire cosa succede parlo con uno psicologo che seleziona personale d’azienda. Germania senza stravaganze. Si adegua alla tendenza consueta a tanti eserciti: nei comandi intermedi le donne vengono preferite agli uomini. Perché più accurate, soprattutto pronte a <strong>un’obbedienza assoluta </strong>agli ordini superiori i quali scendono – per il momento – da alte uniformi maschili.</p><p>Lo psicologo taglia teste non sa rispondere se questo tipo di obbedienza contempla azioni che mettano a rischio popolazioni inermi nel nome della “libertà” distribuita dai paesi cosiddetti civili nei paesi del finimondo. Davanti a un ordine che trascura la gente per centrare l’obiettivo, il sì signore della donna in divisa esclude ogni reticenza oppure il dubbio frena possibili massacri? Qualche volta gli uomini discutono; qualche volta. Statisticamente le donne mai, ecco perché favorite nella corsa alla divisa. <strong>Più affidabili</strong>, meno intriganti.</p><p>Difficile capire quanto di vero raccontano ricerche forse pasticciate dalla convenienza. Le ipotesi degli eserciti sempre più rosa possono avere radici sociali. Sotto la coperta di bilanci felici, la corazzata tedesca non sembra così prospera. <strong>Disoccupazione giovanile</strong> 4,37 per cento; l’Italia arriva al 31 per il ritardo col quale si accostano al mercato del lavoro gran parte dei ragazzi: impauriti dalla crisi prolungano l’attesa nelle anticamere di studi o apprendistati che finiscono in niente. Solo l’ 8 per cento prova davvero a forzare le porte chiuse. La differenza con Berlino non è abissale. E mentre gli uomini riescono a sistemarsi, le donne sempre meno: famiglie che soffrono come da noi.</p><p>La Germania propone alla Ue un piano di assistenza: prevede 100 euro per 3 anni a ogni bambino con madre disoccupata quindi senza soldi per gli asili nido. Il 36,3 per cento dei bambini tedeschi resta sotto la linea di povertà. È possibile che la seduzione del <strong>posto sicuro</strong> possa sciogliere la ritrosia alla divisa delle ragazze senza futuro. Ecco perché corteggiate dalle forze armate non più avvolte dall’ammirazione di mezzo secolo fa. Uomini sistemati, donne no: pronta la tentazione e il fucile in mano diventa un mestiere come gli altri. Lo sanno le ragazze del nostro Sud senza lavoro.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 7 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/se-lesercito-diventa-rosa/189433/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Come distinguere i veri ricchi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/come-distinguere-i-veri-ricchi/182591/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/come-distinguere-i-veri-ricchi/182591/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Jan 2012 12:11:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[blitz]]></category> <category><![CDATA[classi sociali]]></category> <category><![CDATA[cortina]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[ricchezza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/come-distinguere-i-veri-ricchi/182591/</guid> <description><![CDATA[Le brutte parole cambiano: fino a ieri inseguivano facce nere, gialle, marron per non parlare dei rom che “sporcano” le periferie. Ma la crisi sbriciola gli isterismi inventati da chi considera pericolose le nuove presenze innocenti. Con l’acqua alla gola cerchiamo bersagli concreti: ecco che “ricchi” e “banchieri “diventano nemici dei popoli dalla cinghia stretta....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le brutte parole cambiano: fino a ieri inseguivano facce nere, gialle, marron per non parlare dei rom che “sporcano” le periferie. Ma la crisi sbriciola gli<strong> isterismi</strong> inventati da chi considera pericolose le nuove presenze innocenti. Con l’acqua alla gola cerchiamo <strong>bersagli concreti</strong>: ecco che “ricchi” e “banchieri “diventano nemici dei popoli dalla cinghia stretta. Per non parlare di manager il cui stipendio moltiplica per 500 la paga degli operai. Inevitabile la coda dei protettori politici. Giorno dopo giorno la rabbia accompagna chi va al lavoro con l’ansia di trovare uffici e fabbriche ancora in piedi. Sconsolazione che avvilisce chi bussa alle casse di risparmio matrigne: nessuna comprensione per i <strong>piccoli senza fiato</strong>.</p><p>I giornali diffidano; le televisioni insinuano. Spiano i privilegi di manager nascosti nei paradisi della vergogna. Pettegolezzi che affogano nel rancore. E Cortina, Capri, Porto Rotondo, le Maldive, i 4 mila euro a notte nel Mamoulia di Marrakech, insomma, quei posti lì, gonfiano solo un dubbio: quante tasse sopportano per godersela così? Spunta nei giornali della provincia la lettera di un <strong>ingegnere di Verona</strong>, quadro aziendale di rispetto, figlie all’università, Bologna e Milano: spiega come non sia semplice capire chi è ricco e chi non lo è.<br /> A volte i numeri fanno confusione. L’ingegnere informa del suo stipendio: 4. 130 euro, tredici mensilità. Sogno irraggiungibile per il 99,23 per cento dei contribuenti. Proprio così: l’ingegnere appartiene alla fascia dorata degli italiani che raggiungono i centomila lordi l’anno. <strong>Pochissimi: appena lo 0,77 di chi paga le tasse</strong>. Per le statistiche ufficiali il resto d’Italia è quasi all’elemosina. Invece l’ingegner 0, 77 ha una vita senza problemi: Lancia di 4 anni fa, vacanze nella Puglia dai prezzi contadini. Pesano le figlie fuori casa e infastidiscono insidie poco considerate. Esempio, nessun ticket per visite e medicinali: fascia di stipendio superiore, pagano tutto. “Vorrei sapere come fanno gli altri ricchi a vivere come noi non riusciremo mai. Non parlo di autolusso, anche le borse griffate restano l’illusione delle mie tre donne incollate alle vetrine. Come comprarle se valgono un mese di stipendio di un professore di liceo”.</p><p>Eppure se le vetrine si accendono vuol dire che le borse si vendono. A chi? Il problema dell’Italia Duemila è ormai l’assenza di una classe da considerarsi media per la capacità economica che la tradizione un tempo monetizzava nella cultura immaginata come assicurazione per il futuro. Gli anni sono cambiati,<strong> l’ex borghesia precipita </strong>nelle classi grigie: impoverisce sull’orlo dello svanimento. Poveri e semi poveri, da una parte; ricchi e nababbi in maschera dall’altra. Si discute (con ipocrisia) se il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/controlli-fiscali-cortina-blitz-agenti-stanare-evasori/181286/" target="_blank">blitz di Cortina</a> sia il colpo di testa di chissà quale populista o l’abitudine civile dei paesi civili. Ma è certo che il <strong>termometro fiscale</strong> comincia a prendere in considerazione le disuguaglianze dei furbetti ai quali si restituiscono i nomi dimenticati: fuorilegge è la parola giusta. Nelle società ordinate i parametri sono precisi anche se Robert Frank, <em>Wall Street Journal</em>, conclude che la decisione del ritenere una persona ricca resta soggettiva: ricco è chi accumula più denaro di quanto gli serva per vivere senza problemi. D’accordo, ma cosa gli serve? Risposte inglesi: 145 mila dollari in tasca sembrano insufficienti ai fortunati di Londra; per sentirsi realizzati non vogliono andar sotto ai 230 mila. Nel nostro paese nessun parametro serio e le polemiche diventano stravaganti: con l’Europa che trema sono impegnate a stabilire quanti euro è necessario ufficialmente “non” guadagnare per cavalcare auto di lusso senza polizie ficcanaso che rompano le scatole durante le vacanze.<br /> <em>mchierici 2 @ libero. it</em></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 10 Gennaio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/come-distinguere-i-veri-ricchi/182591/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;anno del cambio della guardia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/noi-e-loro-lanno-del-cambio-della-guardia/181230/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/noi-e-loro-lanno-del-cambio-della-guardia/181230/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Jan 2012 18:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[equilibri]]></category> <category><![CDATA[Esteri]]></category> <category><![CDATA[iran]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Putin]]></category> <category><![CDATA[Russia]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category> <category><![CDATA[Venezuela]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/noi-e-loro-lanno-del-cambio-della-guardia/181230/</guid> <description><![CDATA[Comincia l’anno che può cambiare il mondo: i russi devono confermare o seppellire Putin mentre Obama azzoppato dalla crisi prova a restare alla Casa Bianca. Non è facile ma alla fine ce la farà per la scarsa consistenza degli avversari: repubblicani autistici, dietro le parole niente come i leghisti di casa nostra. La linea nera...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Comincia l’anno che può cambiare il mondo</strong>: i russi devono confermare o seppellire Putin mentre Obama azzoppato dalla crisi prova a restare alla Casa Bianca. Non è facile ma alla fine ce la farà per la scarsa consistenza degli avversari: repubblicani autistici, dietro le parole niente come i leghisti di casa nostra. La linea nera che unisce le loro speranze di rivincita è il rifiuto dello “straniero”. <strong>Xenofobia quasi demenziale</strong> nel paese che senza stranieri sarebbe disabitato: dal presidente all’ultimo chicanos. Se negli anni magri il razzismo può sembrare la scorciatoia verso la vittoria, questo razzismo complica le ambizioni di ogni candidato in corsa nelle primarie: senza il 40 per cento dei latini, passaporto stelle e strisce, impossibile per i repubblicani arrivare alla Casa Bianca. Ecco che Obama e la signora Clinton riversano ogni attenzione alla <strong>comunità sudamericana</strong>, milioni di voti che i repubblicani lasciano perdere aggrappati all’intransigenza degli ultras della Florida, vecchi cubani che non perdonano Castro, o ai piccoli fantasmi arrabbiati delle dittature disciolte. Obama la considera una cultura fuori tempo mentre i repubblicani rilanciano dio, patria e famiglia bianca come estrema novità. Distinguendo tra famiglia e famiglia: privilegi da difendere, miserie da sopportare: nessun travaso.</p><p>Anche i problemi dell’altra potenza si ingrossano di settimana in settimana. <strong>Putin</strong> può tornare presidente se le polizie funzionano come si deve: repressione e intimidazioni. La sua Russia non ha mai conosciuto una democrazia decente, adesso la distorsione agita le piazze rosse di Mosca dove le folle ormai non sopportano gli imbrogli. Complicato placarle, ma è la sterminata provincia, facile da manipolare, a salvare la rincorsa al Cremlino. Mentre la crisi rattrista economie private dagli affari dell’industria pesante, armi e bombardieri che non fanno mercato in mancanza delle belle guerre di Bush, Washington e Mosca vedono<strong> Pechino negli specchietti retrovisori</strong>. I cinesi stanno arrivando. Sono già arrivati in Africa e America Latina, ecco il problema che i nuovi presidenti dovranno risolvere.</p><p>Si vota anche in India: il risultato può dare qualche indicazione. Si vota in Messico dove la crisi rimanda migliaia di emigrati rimasti senza lavoro negli Stati Uniti. L’esperienza della destra sembra finita, favorito il vecchio Partito Rivoluzionario Istituzionale per 80 anni al potere fra imbrogli e disastri. Sprofondato e risorto, e il Messico torna al passato. Resta il presente furibondo di Chavez nel Venezuela che ha scoperto “immense riserve di petrolio”. Notizia buona e cattiva per gli Usa. <strong> </strong><strong>Senza il greggio di Caracas</strong><strong> </strong>non ce la fa ad andare avanti anche se non sopporta il rimbombo di un nazionalismo trasformato nel socialismo del ventunesimo secolo. Per fermarne la rielezione quasi sicura gli avversari speculano sulla malattia (quella malattia) che fa tribolare l’uomo che vorrebbe governare fino al 2019. Obama osserva un silenzio armato e occhi rivolti all<strong>’</strong><strong>alleanza dei paesi del Pacifico, tigri dell’Asia e nazioni latine amiche</strong>: Cile, Perù, Colombia, lasciando al Brasile, sesta potenza davanti all’Inghilterra, il compito di gestire i paesi atlantici, Venezuela, Argentina, ciò che resta all’Avana.</p><p>Altre elezioni stanno per restringere certe<strong> vanità in affanno</strong>. Difficile che Sarkozy si confermi all’Eliseo mentre la Grecia della disperazione va al voto chissà con quali illusioni. Cambio di guardia anche a Teheran: l’Iran si prepara a scegliere (2013) il nuovo presidente, Ahmadinejad non può ripresentarsi ma il gioco Putin-Medvev insedia Esfandiar Rahim Mashei, sua ombra fedele. Insomma, la prigione non cambia, ma un anno è lungo, chissà cosa può succedere.<br /> <em>mchierici 2@ libero. it</em></p><p><em> </em></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 3 Gennaio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/noi-e-loro-lanno-del-cambio-della-guardia/181230/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Ladri di scatolette</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/28/ladri-di-scatolette/180062/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/28/ladri-di-scatolette/180062/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Dec 2011 09:01:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[cacciabombardieri]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[difesa]]></category> <category><![CDATA[esercitazioni]]></category> <category><![CDATA[furto]]></category> <category><![CDATA[Israele]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[piacenza]]></category> <category><![CDATA[spesa militare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/ladri-di-scatolette/180062/</guid> <description><![CDATA[Giorni di preghiere e lamenti: chi si accontenta e chi rimpiange il Pil perduto. Poveri negozianti dal Natale magro e meno informato perché i giornali fanno festa e le cronache si ammucchiano sui tavoli, novità da distribuire ai lettori col contagocce: più di tanto non ci sta. Dalle pagine di provincia e nei resoconti di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Giorni di preghiere e lamenti: chi si accontenta e chi rimpiange il<strong> Pil perduto</strong>. Poveri negozianti dal Natale magro e meno informato perché i giornali fanno festa e le cronache si ammucchiano sui tavoli, novità da distribuire ai lettori col contagocce: più di tanto non ci sta.</p><p>Dalle pagine di provincia e nei resoconti di <em>Haaretz</em>, storico quotidiano israeliano, arrivano notizie trascurate dall’informazione normale: impossibile non metterle assieme anche se in apparenza sembrano lontane. Due pantere della polizia (proprio due) piombano in un <strong>discount di Piacenza </strong>dopo l’allarme dei proprietari: rapina in corso. Gli agenti inchiodano al muro una signora di 74 anni, pensionata con 480 euro al mese. Sotto gli stracci della borsa due scatolette di tonno, offerta speciale, 40 per cento di sconto: 3 euro e 95 centesimi. La signora aveva provato a rubarle. C’è sempre una prima volta per gli incensurati: i 480 euro erano finiti e la signora si era illusa di mettere in tavola un polpettone di tonno, cena magra della vigilia. Invece si affloscia davanti alle armi spianate e lo sguardo delle signore che fanno la spesa: non regge alla vergogna. Quando riapre gli occhi all’ospedale comincia a pensare come difendersi dalla denuncia di furto aggravato. Non sa bene, proprio bene, cos’è. Ha rubato per fame. Del resto per <strong>restare aggrappati all’Europa</strong> il governo dei professori stringe le cinghie: non solo delle <strong>pensionate da 480 euro</strong>, ma di ogni anziano dai soldi contati. Devono portare pazienza.</p><p>Mentre l’autolettiga di Piacenza correva al pronto soccorso, nel deserto del Negev <strong>cacciabombardieri italiani e israeliani </strong>giocavano alla guerra nelle manovre previste dalle missioni Crisis Response Operations. Inseguimenti e lanci di missili di 12 tornado ed eurofighter: tre ore al giorno per 15 giorni fino a quando l’aeroporto meridionale israeliano di Udvat ha ordinato “adesso basta”. I<strong> turisti di Natale</strong> stavano arrivando nel mar Rosso di Eliat. Bisogna riconoscere che la manovra è stata esemplare, soddisfazione dei bollettini dei due generali comandanti. Per distrazione non precisano <strong>quanto è costato il carnevale armato</strong>. Nessun documento chiaro, ma la spesa si può ricostruire attraverso le indicazioni dei costruttori. Un’ora di volo di Tornado ed Eurofighter, 50 mila euro. La riservatezza è un capitolo importante degli angeli della morte che vegliano sulla nostra serenità, quindi non sappiamo quante ore al giorno hanno volato anche se i protocolli annunciano un minimo di tre. Tre ore per 50 mila euro fanno 150 mila. Moltiplicati per 15 giorni diventano 2 milioni e 250 mila euro. <strong>I nostri aerei erano 12, eccoci ai 27 milioni</strong>.</p><p>Spese sacrosante: bombardano il terrorismo islamico e il risorgere del comunismo, ma se proviamo a capire quanto tonno è possibile comprare con 27 milioni, la sorpresa quasi assolve la signora di Piacenza: 3 milioni 460984 scatolette da portare a casa. Difficile capire se sia possibile alleviare la disperazione comprando tonno e inchiodando a terra i bombardieri, o se il prestigio militare che le banche sanno pesare senza discrezione, consigli il nuovo <strong>ministro della Difesa, ammiraglio con ex incarichi Nato</strong>, a tutelare l’onore della patria armata confidando nella virtù da imporre con qualsiasi mezzo alle pensionate che rubano nei discount. L’orgoglio patrio lo esige. Ultimo calcolo: val la pena annullare quei voli per raddoppiare i 480 euro della signora di Piacenza? Quante pensionate si potrebbero rallegrare? Appena <strong>56250</strong>. Sarebbero 56250 scatolette risparmiate: moltiplicate per il costo delle pantere degli allarmi 113 combinano una somma di rispetto. Chissà se per risollevare il Pil si può ricominciare così.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 27 Dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/28/ladri-di-scatolette/180062/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La notte in cui finì l&#8217;Urss</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/25/la-notte-in-cui-fin-lurss/179802/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/25/la-notte-in-cui-fin-lurss/179802/#comments</comments> <pubDate>Sun, 25 Dec 2011 08:50:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[maurizio chierici]]></category> <category><![CDATA[Michail Gorbaciov]]></category> <category><![CDATA[Natale]]></category> <category><![CDATA[Urss]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/24/la-notte-in-cui-fin-lurss/179802/</guid> <description><![CDATA[La sera di Natale attorno alla piazza Rossa; Natale 1991. Dietro i vetri dell’hotel National i giornalisti aspettano con gli occhi rivolti al Cremlino dove sventola la bandiera nella quale soffia l’inverno. Bandiera di Stalin, bandiera di Breznev, bandiera di Gorbaciov. Lenin alzava gli occhi al cielo con l’orgoglio di avere incrociato gli arnesi di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La sera di Natale attorno alla piazza Rossa; Natale 1991. Dietro i vetri dell’hotel National i giornalisti aspettano con gli occhi rivolti al Cremlino dove sventola la bandiera nella quale soffia l’inverno. Bandiera di <strong>Stalin</strong>, bandiera di <strong>Breznev</strong>, bandiera di <strong>Gorbaciov</strong>. Lenin alzava gli occhi al cielo con l’orgoglio di avere incrociato gli arnesi di contadini e operai nel simbolo della rivoluzione: quel giugno 1918.</p><p>Ottantatré anni dopo la <strong>rivoluzione </strong>è il reperto sfasciato di una burocrazia che soffoca la gente, superpotenza degli stracci, e la bandiera sta per essere sostituita da una bandiera nuova che è poi la vecchia disegnata da Pietro il Grande, zar così lontano dalle anime morte di un popolo senza nome.</p><p>Anche il <strong>comunismo </strong>stava morendo e risorgevano le patrie nell’impero Unione Sovietica. Cambio di guardia a mezzanotte deciso con una pazienza che escludeva “sconvolgimenti e spargimento di sangue”, speranza dei paesi decisi a sciogliere i lacci dall’Urss per riprendersi la sovranità perduta. La banda militare aspetta. Nessun pericolo che possa scivolare su una nota: la musica dell’inno nazionale resta la stessa, solo le parole annunciano meraviglie diverse.</p><p>Gorbaciov aveva capito ciò che i conservatori del vecchio partito e l’Occidente non riuscivano a indovinare. <strong>L’Urss era finita</strong> e il presidente della <em>perestroika </em>provava a salvare almeno la Russia riavvicinandola al mondo cosiddetto normale.</p><p>Il timore per uno sconvolgimento che cambia la vita di tre generazioni indurisce i guardiani dell’ideologia ormai vuota: ecco il golpe che toglie di mezzo Gorbaciov, ma <strong>Boris Elstin</strong>, allergico al socialismo reale, si infila al potere e va a trovare la signora Thatcher. E le porte si aprono ai mercati del mondo libero, naufragio dell’economia quasi autarchica dell’impero.</p><p>Le ambizioni di <strong>Putin </strong>cominciano con questo ammaina bandiera. Nella notte di Natale il Cremlino festeggia il funerale della terribile utopia. La banda comincia a suonare, falce e martello spariscono nel buio mentre il tricolore dello zar si riprende la santa Russia. Non proprio una festa.</p><p>Nelle chiacchiere del National le lacrime dei camerieri e la commozione di piccoli politici e babuske che governano i piani dell’hotel. Perché cambiare bandiera è come cambiare paese, migrazione dei ricordi da cancellare, emozioni che non valgono più. E l’Urss diventa una parola scaduta nella <strong>Russia </strong>che sognava una specie di piano Marshall.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 dicembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/25/la-notte-in-cui-fin-lurss/179802/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Denunciare gli evasori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/denunciare-gli-evasori/175426/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/denunciare-gli-evasori/175426/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Dec 2011 12:30:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/denunciare-gli-evasori/175426/</guid> <description><![CDATA[La timidezza verso gli evasori è il peccato (speriamo provvisorio) del professor Monti. Affida alla burocrazia la caccia agli infedeli. E quei mille euro rintracciabili! Chissà le risate di mafie e miliardari russi con biglietti da 500 accartocciati nell’elastico. Per non parlare dell’1, 5 per cento che “punisce” chi nasconde i milioni all’estero. Briciole e brindisi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La timidezza verso gli <strong>evasori</strong> è il peccato (speriamo provvisorio) del professor Monti. Affida alla burocrazia la <strong>caccia agli infedeli</strong>. E quei mille euro rintracciabili! Chissà le risate di <strong>mafie e miliardari russi</strong> con biglietti da 500 accartocciati nell’elastico. Per non parlare dell’1, 5 per cento che “punisce” chi nasconde i milioni all’estero. Briciole e brindisi di sollievo. Visco aveva fatto di più nell’ora dell’addio: distribuire nella rete i nomi di chi pagava e chi no, suscitando la rivolta rabbiosa degli onorevoli ai quali si affidano i ladri. <strong>Berlusconi</strong> indignato: “Inciviltà intollerabile”.</p><p>Ormai il tempo è scaduto: intollerabili diventano gli <strong>scudi </strong>che proteggono chi nasconde il maltolto. <em>Un esercito di italiani ruba 120 miliardi a chi paga le tasse</em>. Rubano l’assistenza ai malati, la sopravvivenza degli anziani, l’istruzione che dovrebbe formare l’Italia di domani. Ladri nell’ombra con la complicità di una privacy che fa ridere in tempo di guerra. Perché siamo in guerra: contro l’emarginazione culturale, contro la corruzione da quarto mondo, contro la non speranza dei ragazzi fuori dal lavoro, contro la tragedia della piccola borghesia derubata di ogni dignità. Dopo l’11 settembre delle <strong>due Torri</strong>, Bush annuncia “provvedimenti patriottici” e sospende la tutela della privatezza consueta agli anni di pace: interventi indiscreti che sfogliano ogni passaggio della quotidianità. Nessuno protesta e chi decide per tutti rivolta la vita di tutti.</p><p>In Italia non serve un <strong>referendum</strong> (sarebbe votatissimo) per tornare alle abitudini anni&#8217;80: permettevano la trasparenza di una convivenza leale. Nel suo ultimo libro (“<em>Alla mia sinistra</em>”) Federico Rampini attribuisce al contribuente americano l’orgoglio della cittadinanza, quindi vigilanza senza debolezze verso i contribuenti sleali. Virtù bruciata dalla nostra generazione di<strong> politici infedeli.</strong> Ormai tocchiamo il fondo, ecco l’urgenza del ritrovare il tempo perduto. <strong>Don Milani</strong>, prete così lontano dalla diplomazia di qualche cardinale, anticipava il giudizio sulle lacrime e sangue del Monti dei nostri giorni: “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali tra disuguali”. E per sapere chi sono i “disuguali” e per restituire agli italiani dalla morale impigrita la cittadinanza perduta, la tracciabilità e il redditometro non bastano nelle furbizie fiscali della globalizzazione.</p><p>Se si certifica il reddito con<strong> lealtà</strong>, perché non far sapere come stanno le cose a chi vive nello stesso condominio? Quando una sentenza coinvolge una certa parte della società, il tribunale ne ordina la pubblicazione sui giornali: tutti devono esserne informati per ritrovare fiducia. Torniamo alle abitudini dell’Italietta che intiepidiva il dopoguerra nel benessere. Per 30 anni <strong>l’elenco dei redditi </strong>si è pubblicato su ogni giornale, nome per nome, città per città: le pagine più lette d’Italia. Dietro le porte di casa si facevano conti e confronti. Com’era possibile che il vicino di pianerottolo avesse la villa in montagna e tre stanze al mare, auto di lusso, weekend chissà dove se denunciava 5 milioni in meno del capofamiglia con mutuo da pagare e utilitaria alle corde? E il vicino super proprietario si rabbuiava pensando alla perfidia dei maledetti curiosi. Ed erano anni diversi, non stavamo precipitando. La mappa degli infedeli potrebbe rivelare un’altra Italia suggerendo curiosità ormai doverose. Serve il consenso “patriottico” del governo per rendere pubblici peccati e virtù come qualche anno fa? L’eleganza dei<strong> nuovi ministri</strong> sembra dubitare. Se il testimone di una rapina chiama la polizia è cittadino benemerito, come mai quando si ruba sulle tasse diventa perfido delatore?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 6 dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/denunciare-gli-evasori/175426/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Perché il Papa andrà a Cuba</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/perche-papa-andra-cuba/170865/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/perche-papa-andra-cuba/170865/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 Nov 2011 14:01:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[benedetto XXVI]]></category> <category><![CDATA[cardinale Ortega]]></category> <category><![CDATA[cuba]]></category> <category><![CDATA[Fidel Castro]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=170865</guid> <description><![CDATA[L’annuncio è una sorpresa che nel tumulto della festa italiana anche l’Avvenire (il giornale dei vescovi) per il momento trascura. In primavera Papa Ratzinger va all’Avana. Incontrerà Raul, fratello presidente. Incontrerà Fidel, grande malato, incontrerà l’ingegner Payà e altri cattolici ai quali è concessa la libertà di un’opposizione propositiva. Possono parlare anche se le parole...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’annuncio è una sorpresa che nel tumulto della festa italiana anche l’<em>Avvenire</em> (il giornale dei vescovi) per il momento trascura. In primavera <strong>Papa Ratzinger </strong>va all’Avana. Incontrerà Raul, fratello presidente. Incontrerà <strong>Fidel</strong>, grande malato, incontrerà l’ingegner Payà e altri cattolici ai quali è concessa la libertà di un’opposizione propositiva. Possono parlare anche se le parole si sciolgono nel vento. Benedetto XVI celebrerà messe solenni nelle piazze di ogni città, trasmesse in diretta tv come per <strong>Giovanni Paolo II</strong>. Dodici anni fa il viaggio di Wojtyla cambia i rapporti tra la costituzione avvolta nell’ateismo di Stato ispirato da una Mosca sepolta nei brutti ricordi, e la Chiesa non proprio clandestina ma rinchiusa nella definizione di “istituzione privata”, ai margini di ogni interesse pubblico.</p><p>Fino al 1998 giornali e televisioni non potevano parlarne. Il peregrinare di Woytyla suscita l’illusione di un’apertura che subito impallidisce: concessioni marginali, niente di più anche se la commozione di Fidel accompagna il pontefice alla scaletta dell’aereo per Roma. Piove e il leader maximo sussurra: “Cuba piange perché il Papa se ne va”. Quattordici anni dopo l’Avana e il Vaticano sono alle prese con realtà più complicate dei dogmi armati l’uno contro l’altro. Cuba resta il lampadario fioco di una rivoluzione delusa non solo politicamente: povertà, isolamento insopportabile, illusioni che invecchiano mentre i latini dell’America accanto marciano col passo di democrazie realizzate. Anche i protagonisti esercitano ruoli diversi: il cardinale <strong>Ortega</strong> (internato negli anni del dominio sovietico nei campi di lavoro forzato) è il mediatore scelto da Raul Castro nel dialogo difficile con oppositori nutriti dalle lobby di chi a Miami insegue da mezzo secolo la distruzione “del regime comunista” in sintonia con le politiche delle famiglie Bush. Soffiano su rabbie e frustrazioni, scioperi della fame di politici (non sempre e solo politici) oscurati in prigioni impossibili. Soffiano su madri e mogli che hanno copiato frettolosamente il velo bianco delle madri dell’Argentina della dittatura, 30 mila desaparecidos.</p><p>Ortega ha l’incarico di sanare gli errori con lentissime sfumature consuete alle abitudini cubane. Di trattare scarcerazioni, di provare dialoghi. E attraverso la Chiesa il regime si apre a una normalità che dovrebbe acquietare inquietudini ormai complicate da contenere. Il Papa che arriva non deve rimettere il cardinale agli occhi del mondo, come è successo a Giovanni Paolo II. Entrato nell’ufficialità, Ortega è punto di incontro di due concezioni di vita così lontane e per necessità ormai vicine. Sarà curioso capire come Miami e Washington interpreteranno i risultati del viaggio papale. Ma Benedetto va all’Avana forse col proposito di rilanciare l’immagine di una Chiesa umiliata dagli scandali e preoccupata per l’invasione delle sette protestanti “fai da te”, ormai significative anche nell’isola. “Missionari” colombiani, messicani hanno goduto del permissivismo di una politica che apriva ponti con realtà esterne segmentate per non rimpicciolire l’autorità dello Stato. Perfino la massoneria ha privilegi insospettabili: permesso di un ospedale privato per fratelli anziani. Il viaggio di papa Ratzinger può avere anche lo scopo di rimettere ordine nella priorità dei rapporti con i portatori di pace. Non solo: sia pure meno importante del passato, Cuba resta un megafono che apre le orecchie al continente cattolico più popoloso del mondo, ma in crisi per perdita di fedeli e vocazioni. Da protagonista, la Chiesa allunga la mano al regime appeso alla rielezione di <strong>Obama</strong>. E il governo sembra felice. Vedremo perché.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 15 novembre</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/perche-papa-andra-cuba/170865/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>Cuba e l&#8217;ebbrezza di comprarsi casa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/cuba-e-lebbrezza-di-comprarsi-casa/168359/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/cuba-e-lebbrezza-di-comprarsi-casa/168359/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Nov 2011 11:16:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[casa]]></category> <category><![CDATA[cuba]]></category> <category><![CDATA[proprietà]]></category> <category><![CDATA[raul castro]]></category> <category><![CDATA[socialismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/castro-c-ancora-ma-adesso-comprare-una-casa-possibile/168359/</guid> <description><![CDATA[“Proprietà” è la parola morbida che addolcisce il socialismo cubano. L’Avana si mette in fila per registrare la casa appena comperata o la casa che si vuol vendere. Bisogna dire che nessuno ha mai sopportato la costrizione del nascere e morire fra le stesse pareti. Hanno avuto 50 anni per mettere a punto by pass...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Proprietà”</strong> è la parola morbida che addolcisce il<strong> socialismo cubano</strong>.</p><p>L’Avana si mette in fila per registrare la <strong>casa </strong>appena comperata o la casa che si vuol vendere. Bisogna dire che nessuno ha mai sopportato la costrizione del nascere e morire fra le stesse pareti. Hanno avuto 50 anni per mettere a punto <em>by pass</em> che permettevano di aggirare la burocrazia con veroniche da toreri. Perché ogni casa era dello Stato e lo Stato autorizzava il cittadino e la famiglia ad abitare lì. Si poteva cambiare col sistema della “permuta”.</p><p>Un padre militare di buon grado, 30 anni fa strappa il privilegio dell’abitare un palazzo chiosco e portici nell’Avana vecchia. Tre figlie e due maschi. Crescono, vogliono fare la loro vita. Appendono alla porta il cartello che li autorizza alla<strong> “permuta”</strong>: sono disposti a cambiare la grande residenza in cinque piccoli appartamenti. Interessati? Un funzionario della Permuta appende l’avviso sul portone: deve restare esposto per 15 giorni. Foto del cartello accanto al <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.granma.cu/" target="_blank">Granma</a></span> </em>per stabilire la data e due settimane dopo il funzionario smonta tutto.</p><p>A questo punto il regolamento diventava vago: se proprio nessuno si é fatto vivo chi vuol cambiare può <strong>arrangiarsi</strong>, sempre sotto l’occhio severo delle autorità. Ma la realtà era diversa. Da mesi i figli del generale avevano venduto ad una compagnia straniera e comperato le case nuove dove ricominciare la vita, ma era necessario <strong>rispettare le forme</strong>. Il cartello della permuta spariva un minuto dopo la prima foto e riappariva nell’ultima ora fatale: sempre col giornale che fa fede sulle date. Gestione nelle mani di funzionari e mediatori con tariffario a volte salato.</p><p><strong>Raúl Castro</strong> ha deciso di mettere fine alle commedie mentre lotta contro la corruzione. E dal 10 novembre i sotterfugi saranno per sempre finiti. Possibile comperare e vendere l’appartamento dove si abita, per la prima volta possibile anche una casa nel posto di vacanza se le rimesse dei parenti negli Stati Uniti permettono la sciccheria. Idem per le auto. Vecchie manfrine addio. Macchine straniere ormai sul mercato. Se ne può comperare una ogni cinque anni. È solo la legge: la pratica può inventarsi qualcosa.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/cuba-e-lebbrezza-di-comprarsi-casa/168359/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Magari fossimo “sudamericani”&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/magari-fossimo-%e2%80%9csudamericani%e2%80%9d/160158/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/magari-fossimo-%e2%80%9csudamericani%e2%80%9d/160158/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Sep 2011 15:52:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Sud America]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160158</guid> <description><![CDATA[“Sudamericano” è l’identità di un signore che abita il continente latino. Ma “sudamericano” era l’aggettivo preferito per sintetizzare i fumi persecutori dei nostri magistrati quando sfogliavano le carte di politici infedeli. Fino a ieri “sudamericano” restava il disprezzo nel quale i paesi civili avvolgevano i gerarchi di Pinochet o le intemperanze di Menem, vecchio presidente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Sudamericano”</strong> è l’identità di un signore che abita il continente latino. Ma “sudamericano” era l’aggettivo preferito per sintetizzare i fumi persecutori  dei nostri  magistrati quando sfogliavano le carte di  politici infedeli.  Fino a ieri “sudamericano” restava  il disprezzo nel quale i paesi civili avvolgevano i gerarchi di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Augusto_Pinochet" target="_blank">Pinochet</a></span> o le intemperanze  di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Sa%C3%BAl_Menem" target="_blank">Menem</a></span>,  vecchio presidente argentino con la vanità dell’arricchito che si tinge  i capelli. Amnistie, condoni, prescrizioni, o il cambiare o accorciare le leggi secondo le convenienze,  apparivano  rivoltanti come le squadre della morte. Destabilizzavano la serenità delle certezze quotidiane e la fiducia che regola l’armonia di ogni comunità.</p><p>Altri mondi. Nell’ordine noioso dell’Europa che invecchia non sopportavamo le maschere  dei capataz corrotti. All’improvviso l’aggettivo è sparito. Un amico che ha inventato  grandi giornali brasiliani scrive con ironia da San Paolo.<em> “Per esemplificare furti e traffici oscuri posso usare l’aggettivo<strong> ‘italiano’</strong>?”</em>. I nostri onorevoli avevano appena assolto  Milanese e cominciavano ad allenarsi per non mandare in galera il ministro Romano, in odor di mafia.  Intanto nelle strade di Rio  migliaia di persone convocate da Facebook  agitavano scope verdi. Il  loro grido risale gli alti palazzi: <em>“Ladri fuori dal parlamento”</em>. La presidente <strong>Dilma Rousseff</strong> accoglie l’indignazione e allontana il ministro del turismo<strong> Pedro Novais</strong>: la sua macchina di stato accompagnava lo shopping della moglie. In Italia nessuno lo fa.</p><p>È il quinto ministro costretto alle dimissioni nei primi cento giorni di governo di chi ha preso la poltrona di Lula. Il penultimo licenziato amministrava l’agricoltura del gigante che nutre con la  soya mezzo mondo: <strong>Wagner Rossi</strong>, per caso di origine italiana. Abitudine di viaggiare &#8211; lavoro o vacanza &#8211; sull’aereo di una multinazionale. Anni fa nessuna meraviglia. Adesso (in Brasile) non si può. Notizia che deve far tremare <strong>Ciriaco De Mita</strong>, passeggero d’onore con seguito di giornalisti nel bireattore Parmalat.</p><p>E prima ancora di Novasi e Rossi, se n’era andato <strong>Nelson Jobin</strong>, ministro della Difesa: buste per chiudere gli occhi su certi appalti. Lo ha preceduto  il ministro delle  relazioni istituzionali, <strong>Ideli Salvati</strong> (famiglia italiana ) e ad aprire l’elenco dei licenziati, <strong>Antonio Palocci</strong>, politico con due cittadinanze: potrebbe essere eletto anche a Roma.  Colpo  duro per Dilma, ne era il consigliere personale e ministro della Casa Civil, insomma, capo del governo. Nessuna prova, solo sospetti: come era riuscito a comprare palazzi,  barche, fattorie, azioni per milioni di dollari con lo stipendio da deputato? Risposte alla Scajola: regali di non so chi.</p><p>La  Rousseff è un’economista con la determinazione  bulgara che insegue l’utopia del trasformare il Brasile delle <em>favelas </em>nella società dove un posto al sole dev’essere per tutti. Cento giorni fa ha giurato di combattere ogni imbroglio. Ci prova  anche se qualche volta le pesa il cuore. Bisogna dire che la scommessa può essere meno difficile dell’impegno di chi prenderà il posto di <strong>Berlusconi </strong>a palazzo Chigi. Se lavoro nero, record dell’ evasione fiscale e milioni di euro scivolano nei rivoli oscuri dell’ Italia dei furbi, i furbi del Brasile hanno l’aria di chi si accontenta. 28 volte più grande dello stivale, 200 milioni di abitanti, sopporta un’ evasione fiscale di  20 miliardi. Noi, così piccoli e così pochi, nel 2010 abbiamo imbrogliato per <strong>49,2 milioni</strong>. Solo numeri ufficiali, il resto non si sa.</p><p>Rispondo all’amico di San Paolo: <em>“Sudamericano è roba vecchia, dopo  anni di un governo così, <strong>italiano sembra l’aggettivo appropriato</strong>”</em>.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 27 settembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/magari-fossimo-%e2%80%9csudamericani%e2%80%9d/160158/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>La voce di Gheddafi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/la-voce-di-gheddafi/154277/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/la-voce-di-gheddafi/154277/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:34:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[Iraq]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[muammar gheddafi]]></category> <category><![CDATA[Ribelli]]></category> <category><![CDATA[voce]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154277</guid> <description><![CDATA[Ormai Gheddafi è solo una voce che affida le ultime minacce alle radio e alle tv della notte. Stanotte cosa dirà? E da quale rifugio? Voce che inquieta chi prova a immaginare la libertà dopo i deliri dell’autocrazia. Non dà pace a colpevoli e innocenti, ai cortigiani convertiti in ribelli e ai nostri bombardieri impegnati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ormai <strong>Gheddafi è solo una voce </strong>che affida le ultime minacce alle radio e alle tv della notte. Stanotte cosa dirà? E da quale rifugio? Voce che inquieta chi prova a immaginare la libertà dopo i deliri dell’autocrazia. Non dà pace a colpevoli e innocenti, ai cortigiani convertiti in ribelli e ai nostri bombardieri impegnati nella caccia alla voce ormai più pericolosa del signore che parla. Resuscita vecchie paure, annuncia ricatti che possono sconvolgere le democrazie impegnate a farla tacere. Di affari, soldi,corruzione che hanno legato Gheddafi ai noi facitori intransigenti della civiltà, forse ancora uniti nei caveaux di banche misteriose.Voce che rinfaccia il passato e impietrisce chi prova a immaginare una democrazia senza slogan e bandiere: verdi, azzurre, nere, rosse.</p><p>Impossibile a Tripoli, ma quante Tripoli dalle camicie verdi attorno al Mediterraneo? Le voci possono diventare duplicati sconvolgenti di un incubo che si immaginava sciolto, invece l’eco di una voce è l’ultima minaccia a morire di chi non c’è più. Bisogna spegnerla per tornare alla vita. Quale vita? Dubbio per i rivoltosi che hanno vinto la rivolta, e per i paesi del G8 che l’hanno nutrita con <em>“benevolenza verso la primavera araba”</em> e non per interesse al petrolio, come sappiamo. Solo quando spariranno le voci del passato può cominciare la <strong>costruzione della normalità</strong>.</p><p>Ricordo delle notti della Sarajevo assediata. Dalla collina di Pale la voce dello psichiatra <strong>Karadzic </strong>minacciava lo sterminio e il sonno non arrivava tranquillo. Nessuno ha chiuso occhio quando il generale <strong>Mladic </strong>annunciava l’attacco finale ricordando la conquista di Srebrenica a chi aveva ascoltato altre voci che raccontavano il massacro. Quando la voce di <strong>Bin Laden</strong> prometteva un altro 11 settembre e i bombardieri lo cercavano senza trovarlo, governi e televisioni balbettavano per capire quanto potevano essere concrete le minacce.</p><p>Ormai è questione di ore, giorni, forse qualche settimana e poi Gheddafi smetterà di parlare dall’oscurità. E la nuova Libia potrà organizzare la democrazia. Con qualche cautela che si raccomanda a chi ha aiutato i ribelli arovesciare il rais.</p><p>Primo: non impossessarsi della vittoria considerata impossibile senza i nostri consiglieri militari, armi, missili, e Predator. <strong>Hanno vinto loro</strong>, lasciamoglielo credere.</p><p>Secondo: nessun Sarkozy si metta in cattedra per pianificare la “futura democrazia” nella prospettiva del pompare petrolio e appalti della ricostruzione. <strong>Non ripetere gli errori tragici dell’Iraq</strong> che Bush annunciava di aver liberato impegnando le multinazionali a costruire opere imponenti che ancora non funzionano. 19 miliardi di dollari investiti da Washington sono piùo meno finiti così. Servono piccole opere promosse da singole comunità per risolvere bisogni urgenti. Supervisioni affidate non ai vincitori giacca e cravatta, ma a tecnici di Paesi non coinvolti nella “conquista”. Norvegesi, per esempio, la cui serenità costruttiva si è rivelata dopo il massacro di Oslo.</p><p>Terzo: il governo di transizione e le tribù che ereditano i poteri di Gheddafi sono divisi da antagonismi secolari complicati da contrasti personali all’interno di ogni gruppo. Anziché programmare impossibili elezioni politiche, servono<strong> elezioni locali </strong>per definire almeno la gerarchia delle rappresentanze da mettere a confronto. Non cadere nella farsa delle prime elezioni dell’Iraq dove si è votato con vecchissimi elenchi, voti scrutinati in Giordania, non si sa come e non si sa da chi. Speriamo che questo passato non ritorni mentre la voce di Gheddafi si allontana.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 30 agosto 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/30/la-voce-di-gheddafi/154277/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Da Sharon a Gheddafi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/24/da-sharon-a-gheddafi/153186/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/24/da-sharon-a-gheddafi/153186/#comments</comments> <pubDate>Wed, 24 Aug 2011 16:50:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Ariel Sharon]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[Israele]]></category> <category><![CDATA[muammar gheddafi]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[occidente]]></category> <category><![CDATA[Palestina]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153186</guid> <description><![CDATA[Dopo aver sradicato Gheddafi, Francia e Gran Bretagna organizzano a Parigi la spartizione del bottino quando ancora si spara. Borse che vanno tranquillizzate. Sarkozy fa sapere che l’operazione Libia gli è costata “appena 200 milioni”, mezza giornata nera di Wall Street. Adesso va all’incasso. Nessuno gli ruberà il petrolio che ha in mente assieme alla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver sradicato Gheddafi, Francia e Gran Bretagna organizzano a Parigi la <strong>spartizione del bottino</strong> quando ancora si spara. Borse che vanno tranquillizzate.<br /> <strong><br /> Sarkozy </strong>fa sapere che l’operazione Libia gli è costata <em>“appena 200 milioni”</em>, mezza giornata nera di Wall Street. Adesso  va all’incasso. Nessuno gli ruberà il petrolio che ha in mente assieme alla ricostruzione del Paese sgretolato dalla guerra. Noi e Londra siamo stati i primi a convocare un fronte internazionale, primi a bombardare, primi a riconoscere i ribelli,  primi ad armarli e a organizzarli con nostri istruttori <em>“mentre Jibril, vecchio ministro di Gheddafi, era ancora una  foglia al vento”</em>. L’inchino col quale Sarkò lo riceve all’Eliseo, è la cortesia di chi ha coltello in mano, non il baciamano dei cavalieri che imploravano affari. <strong>Obama </strong>vuole la sua parte. Gli Usa hanno speso di più, devono incassare nei mesi della campagna presidenziale. Agli altri bombardieri, le briciole.  Tanto per esibire qualche voce amica, <strong>noi </strong>ci appoggiamo a Jalloud, da 30 anni fuori dal potere dopo essere stato la spalla reale di Gheddafi. Andava e veniva, sempre un po’ bevuto, con in tasca le mazzette Parmalat.</p><p>Ma se in Libia  comincia la guerra delle mani che si allungano, il <strong>ritorno trionfale di Francia e Gran Bretagna</strong> nella stanza dei bottoni che decidono l’Oriente mediterraneo, è il segno drammatico del <strong>fallimento di Europa e  Stati Uniti</strong>. Per 90 anni hanno congelato le dottrine imposte dopo il crollo dell’Impero ottomano. La Francia stacca il Libano dalla Siria: Beirut porto chiave in fondo al Mediterraneo. L’Inghilterra stacca il Kuwait dall’Iraq: porto chiave e  petrolio.</p><p>E il sentimento del ritorno che accompagna il  sionismo  trasforma <strong>Israele</strong> in sentinella dell’Occidente nel cuore confuso del mondo arabo. La nascita di Israele e l’equilibrio ritrovato con fatica nel controllo dell’Egitto di Mubarak  danno l’illusione di un  colonialismo invisibile ma obbediente, da nutrire e armare dietro l’ipocrisia della “stabilità”. Se Il Cairo si adatta alla dittatura, i padri e gli intellettuali e gli scrittori che raccontano  Israele non sono d’accordo con la destra bombe e cannoni: Begin, Sharon, Netanyahu.</p><p>Profezia di<strong> Nahum Goldman </strong> che nel ’38 ha fondato e poi presieduto il Congresso ebraico mondiale e nel ’47 convince il cancelliere tedesco Adenauer a risarcire  Israele dallo sterminio della Shoa. <em>“Sbagliato disperdere energie preziose nella tecnologia delle armi e nella difesa eterna”</em>. Elabora uno scenario nel quale recuperare l’enorme creatività  da concentrare su temi culturali, sociali, spirituali  per trasformare Israele in motore di modernizzazione e pacificazione. E per uscire <em>“dall’immensa tragedia che israeliani, palestinesi e altri popoli della regione stanno vivendo” </em>(ricordo dello storico Bruno Segre), Goldman dialoga e progetta assieme ai palestinesi.</p><p>Anche un altro “padre” senza tenerezze si preoccupava di superare la logica del conflitto: Goldman  rivive ne <em>Il Paradosso</em> il colloquio con <strong>Ben Gurion</strong>. <em>“Siamo sopravvissuti all’antisemitismo, ai nazisti, ad  Auschwitz: ma loro (i palestinesi) cosa c’entrano? Capiscono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro Paese. Perché dovrebbero accettarlo?”</em>. L’altro vecchio lo consola: bisogna parlare, non sparare o continuare a mangiare le loro proprietà. Perché si rivoltano e noi rispondiamo, e loro riattaccano: dove andremo a finire?</p><p>Due corpi ancora in vita simboleggiano lo <strong>strabismo dell’Occidente</strong>: l’implacabile Sharon, da cinque anni respira come un vegetale; Mubarak in barella al processo. E gli errori continuano. Come mai, appena arrivato a Damasco, Robert Ford, nuovo ambasciatore Usa, carriera nella Cia di  Dimitri Negroponte, come mai si fa fotografare ad Hama mentre cominciava a brontolare la rivolta?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 agosto 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/24/da-sharon-a-gheddafi/153186/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Indignarsi come comandamento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/05/indignarsi-come-comandamento/84867/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/05/indignarsi-come-comandamento/84867/#comments</comments> <pubDate>Wed, 05 Jan 2011 09:49:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Stefan Hessel]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=84867</guid> <description><![CDATA[Arriva da Parigi, lo stiamo leggendo in tanti, piccolissimo libro: “Indignatevi”. L’autore si chiama Stefan Hessel, sta per compiere 94 anni. Ha accompagnato la storia della Francia con l’anticonformismo di un grande borghese, ebreo nato a Berlino e diventato parigino appena spunta Hitler. 530 mila copie vendute in poche settimane. Sta per uscire in spagnolo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Arriva da Parigi, lo stiamo leggendo in tanti, piccolissimo libro: “Indignatevi”. L’autore si chiama <strong>Stefan Hessel</strong>, sta per compiere 94 anni. Ha accompagnato la storia della Francia con l’anticonformismo di un grande borghese, ebreo nato a Berlino e diventato parigino appena spunta Hitler. 530 mila copie vendute in poche settimane. Sta per uscire in spagnolo ed inglese, chissà se lo tradurranno.</p><p>Hessel ha attraversato la lunga vita senza smettere di indignarsi. Contro il nazismo, contro il colonialismo crudele dei francesi in Algeria, contro gli affari dei politici, contro Israele che brucia Gaza. <strong>È uscito vivo da Buchenwald</strong> ed è scappato dal treno che lo accompagnava in un altro campo della morte. Nel 1946 diventa il primo segretario delle Nazioni Unite per la difesa dei diritti umani e 60 anni dopo va a difendere i sans papier che occupano le chiese per protestare contro la disumanità della destra di Chirac e Sarkozy, allora ministro degli Interni dalla mano dura con stranieri senza casa e al lavoro nero. Mendes France e Mitterand l’hanno voluto per consigliere.</p><p>Allievo “spirituale” di Walter Benjamin e compagno di caffè di Sartre, insomma, leggenda che comincia in una famiglia di banchieri: “<strong>Jules e Jim</strong>” di Truffaut si ispira all’autobiografia del padre di Hessel. Racconta del triangolo che unisce due amici nell’adorazione della stessa ragazza diventata madre del sociologo quando Jim si arrende e Jules (Franz Essel, appunto ) può sposare Elena “più bella di Jeanne Moreau” che le dà vita sullo schermo.</p><p>Hessel <strong>invita i francesi ad indignarsi</strong> contro razzismo, corruzione, furti di stato, intrighi delle polizie segrete, spese militari che rubano la vita alle persone senza nome e minacciano, soprattutto, il futuro dei ragazzi. Messaggio che si allarga all’Europa avvolta nella rete dei desideri inutili: pianificano un’obbedienza plastificata per le nuove generazioni, da considerare “clienti” non persone. Nel lettore italiano l’amarezza diventa disperazione. Perché Hessel fa riferimento ad architetture sociali alle quali i francesi possono aggrappare le speranze; strutture consolidate dalla tradizione di una borghesia non profumi e balocchi e con <strong>certezze culturali e burocratiche che aiutano la resistenza</strong> al ridicolo, al grottesco, al malcostume, al servilismo, alle ingiustizie e ad una corruzione sia pure lontana dal modello Italia dove fanno scalpore i ragazzi in marcia nelle piazze contro la malafede dei baroni che spargono incenso sulla riforma universitaria con la furbizia di far fuori le baronie   concorrenti.</p><p>“Mai arrendersi”, consiglia Hessel. <strong>Discuterne</strong> in casa coi figli, sui treni pendolari, nei posti di lavoro e di studio. Mai accettare le banalità di populismo e retorica. Mai prendere sul serio le tv e i giornali che gonfiano gli scandali per nascondere le truffe dei padroni. Mai fidarsi dei comunicatori maggiordomi. Rovesciate pacificamente le solidarietà più o meno segrete &#8211; insiste &#8211; per dare continuità alle critiche che il voto raccoglie nell’indignazione. Belle parole di un secolo fa ma utopia per l’Italia delle mafie e della P2, dei Verdini, dei Bertolaso e delle figuranti alla Santanché. Se dopo Sarkozy la Francia può affidarsi ad una cultura civile non disgregata dai potentissimi pupi Nord-Sud, mafie e maffiette, gli italiani dei grandi fratelli <strong>quali speranze hanno?</strong> Il berlusconismo degli amici non è che l’evoluzione mercantile dell’andreottismo e quando Napolitano lascia, magari al Quirinale va <strong>Gianni Letta</strong>, Gentiluomo di Sua Santità.</p><p>mchierici2@libero.it</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 4 gennaio 2010</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/05/indignarsi-come-comandamento/84867/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>33</slash:comments> </item> <item><title>Mine vaganti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/28/mine-vaganti-lula-lascia-la-presidenza-e-diventa/83826/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/28/mine-vaganti-lula-lascia-la-presidenza-e-diventa/83826/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Dec 2010 10:25:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Brasile]]></category> <category><![CDATA[bric]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[lula]]></category> <category><![CDATA[nepotismo]]></category> <category><![CDATA[presidente]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=83826</guid> <description><![CDATA[Lula lascia la presidenza e diventa la mina vagante della politica internazionale. Dopo otto anni di governo la popolarità sfiora il 90 per cento. Mai successo nelle Americhe delle democrazie del Nord e fra i peronismi più o meno crudeli del Sud. Promette: “Ci rivediamo nel 2014”, insomma vuol tornare a Brasilia ma il carattere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/12/20101228_333612.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/12/20101228_333612.jpg?47e3a5" alt="" /></a><strong>Lula </strong>lascia la presidenza e diventa la mina vagante della politica internazionale.  Dopo otto anni di governo la <strong>popolarità </strong>sfiora il 90 per cento. Mai successo nelle  Americhe delle democrazie del Nord e fra i peronismi  più o meno crudeli del Sud. Promette: <em>“Ci rivediamo nel 2014”</em>, insomma vuol tornare a Brasilia ma il  carattere non sopporta cinque anni  di niente, allora cosa farà?  Segretario del Consiglio di Sicurezza o relegato nell’angolo  Fao come vorrebbero gli Stati Uniti per evitare ogni giorno  di fare i conti  con un <strong>mediatore </strong>che insegue il recupero dei paesi canaglia; utopista concreto nella tessitura di una fraternità tra vecchi e nuovi padroni dell’economia globale.</p><p>Le sue prediche nella campagna elettorale 2002 annunciavano che il mondo era più grande della Banca mondiale e  del Fondo Monetario. <strong>India, Cina e Brasile </strong>potevano rovesciare le gerarchie del Novecento. Sorrisi di compassione, invece sta andando proprio così:  mentre le nostre economie ingialliscono, la confraternita del Bric è sempre più verde. Non solo nelle classifiche dei Pil: il dinamismo di una cultura liberata dai dogmi del colonialismo economico allarga il successo alla ricerca, all’educazione, alla dignità sociale.</p><p>Il Brasile che lascia Lula non è solo il gigante inerme dello Stato-continente sul quale i grandi interessi hanno esercitato poteri imbarazzanti: governi militari, domini multinazionali  e l’attrazione fatale delle aristocrazie locali cresciute nel mito delle potenze del Nord. Lula lascia un <strong>paese  autonomo</strong> anche se la dignità di ogni  cittadino non è ancora assicurata, ma il recupero dai secoli dell’abbandono sta volando.  E la fiducia attrae capitali che tremano dalle nostre parti. E poi la fortuna dei tre immensi laghi di petrolio scoperti sotto il mare. Per la prima volta i paesi latini si convincono della convenienza della <strong>democrazia </strong>e l’esempio  contagia governi che ancora balbettano tra il sogno dell’indipendenza-dipendente dei fratelli Castro, l’autocrazia di Chávez e il liberismo rococò dei manager cileni.</p><p>Otto anni di Lula hanno <strong>cambiato il continente</strong> e impensierito le alleanze di una Washington con tanti pensieri. Lula non ha solo coordinato uomini nuovi con l’irruenza di un presidente mai intimorito dagli umori non sempre tranquilli degli antichi tutori; ha allargato alla grande politica la mediazione di un metalmeccanico intransigente, sindacalista che<strong> non si è arreso</strong> <strong>alla corruzione</strong> difficile da sradicare dopo secoli di colonialismo politico ed economico. Ha spalancato tante porte anche se i programmi “Fame Zero” e “Borsa Famiglia” non stanno consolando tutte le disperazioni e l’Amazzonia resta minacciata dalle ragnatele di una speculazione che è complicato imbavagliare, eppure il rinnovamento sembra irreversibile.</p><p>Otto anni dopo <strong>anche Lula è cambiato</strong>: non più l’agita-popolo che assieme al vescovo Hulmes si legava ai cancelli delle fabbriche negli scioperi contro lo sfruttamento degli operai. Hulmes  si è acquietato: fa il cardinale ed è in  corsa per diventare Papa, mentre il presidente che lascia sta decidendo come capitalizzare il successo. Ripensa alla sconfitta che ancora brucia: si era battuto per proibire il <strong>“nepotismo”</strong>, corruzione sopravvissuta ai vicerè portoghesi, ma è stato bocciato  perfino dai suoi deputati Pt (Partito dei lavoratori). E i figli dei prefetti fanno  ancora i prefetti; figli di magistrati, magistrati, per non parlare dei familismi nelle università e nell’alta burocrazia, colera che avvelena la modernità, non solo il Brasile.  La prossima scommessa – assicura – riparte da lì.</p><p><a style="text-decoration: underline;" href="mailto:mchierici2@libero.it" target="_self">mchierici2@libero.it</a></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 28 dicembre 2010</em><a style="text-decoration: underline;" href="mailto:mchierici2@libero.it" target="_self"></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/28/mine-vaganti-lula-lascia-la-presidenza-e-diventa/83826/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>47</slash:comments> </item> <item><title>Natale da Tiffany</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/natale-da-tiffany-devo-dire-la-meraviglia/80564/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/natale-da-tiffany-devo-dire-la-meraviglia/80564/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Dec 2010 07:42:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizio Chierici</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category> <category><![CDATA[Emilio Fede]]></category> <category><![CDATA[Natale]]></category> <category><![CDATA[tiffany]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80564</guid> <description><![CDATA[Devo dire la meraviglia dell’albero che si accende davanti al Duomo di Milano. Centomila luci, più le luci delle vetrine di Tiffany in agguato sotto l’ultimo ramo con la tentazione dei “gioielli di fascia media”, quindi alla portata di cassa integrati o ragazzi call center da 500 euro al mese. Natale apre la speranza: hanno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Devo dire la meraviglia dell’albero che si accende davanti al Duomo di Milano. Centomila luci, più le luci delle vetrine di Tiffany in agguato sotto l’ultimo ramo con la tentazione dei “<strong>gioielli di fascia media</strong>”, quindi alla portata di cassa integrati o  ragazzi call center da 500 euro al mese.   Natale apre la speranza: hanno diritto a far festa anche i 20 mila senza posto e senza diritto ai leggendari ammortizzatori sociali. In fondo, una cosina di Tiffany val bene il salto di non so quante pastasciutte.</p><p>Contrattempi degli anni neri, perché la Milano da bere l’hanno bevuta i soliti noti e la gente deve portare pazienza sotto l’albero spot  dei  benefattori di New York  i quali hanno diritto al loro negozietto tanto per far pari con i conti e aprire le borse alla  beneficenza voluta dalla signora Moratti e respinta con sdegno dal cardinale Tettamanzi. Vade retro mercanti dalle porte del tempio. Per fortuna in marzo Tettamanzi va in pensione e sul <strong>nuovo vescovo</strong> Bossi, Berlusconi e la signora sindaco hanno in mente qualcosa.</p><p>Va ricordato che l’albero di Milano è già entrato nel guinness dei primati, primo al mondo a festeggiare il Natale circondato da <strong>gorilla armati</strong>. Le meraviglie di Tiffany non possono esibire lo splendore con la tranquillità delle bigiotterie;  la loro regalità (sia pure  di fascia media) impone tiratori scelti appostati sotto le fronde della pace. Le città sono il laboratorio sociale che disegna la vita comune: felicità, speranze, rabbie, solidarietà programmate fra i riccioli dei palazzi dove la storia elabora il potere impegnato nella provocazione del Natale di lusso per dare una scossa a un paese che non riesce a tirarsi su. Comprate gioielli per rincuorare il Pil. Che non per tutti va così male.</p><p>Dentro il primo giro dei Navigli ci si prepara alla fatica delle vacanze: cominciano a Sant’Ambrogio, finiscono chissà quando. “Ci  vediamo a Crans…”, che sarebbe Crans sur Sièrre neve carissima della Svizzera francese adorata dalla Milano delle crisalidi craxiane sbocciate nei berluscones. E che non vada male lo sa <strong>Emilio Fede</strong>: “<em>La sinistra insiste che l’Italia è in rovina. Mah! Sentiamo cosa rispondono cittadini scelti a caso&#8230;</em>”. La signora che attraversa San Babila, o il signore col sacco boutique di via Condotti, rispondono senza esitare: “<em>La speculazione ha le sue colpe e gli agitatori sono incoscienti, ma noi resistiamo</em>”. E spiegano come. Passato  Capodanno la signora vola in Australia, vacanza nella villa al mare del fratello; il signore ha prenotato il campo da golf delle Canarie. “<em>Dite voi se questo è un paese disperato…</em>”. Fede allarga le mani per abbracciare il benessere che lo circonda. I denti del sorriso restituiscono l’ottimismo minacciato dal delirio dei giornali. “<em>Abbiamo in linea il ministro Tremonti. Signor ministro, andiamo male?</em>”. “<em>Balle. Avevamo previsto la contrazione. Nessun paese d’Europa riesce a far bene come noi</em>”. Voce garula dell’economista-commercialista che (anni fa) si è rivelato al popolo scrivendo sul “Manifesto”.</p><p>Chi guarda in certi Tg  le partenze dei vacanzieri, ha l’impressione di trovarsi <strong>in esilio</strong> in un mondo lontano dal mondo dei giovani disfattisti: brontolano, marciano, si fanno bastonare dalla polizia con determinazione sciagurata che la signora Gelmini non sopporta e il ministro Brunetta frusta a male parole. Ecco perché vendere gioielli davanti al duomo diventa il ricostituente spirituale che l’Istat implora. Reagire, comprare, viaggiare. Natale è il mercato organizzato dalla provvidenza.</p><p>mchierici2@libero.it</p><p><em>Da il Fatto Quotidiano del 7 dicembre 2010</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/natale-da-tiffany-devo-dire-la-meraviglia/80564/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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