<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Marco Chiani</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mchiani/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Christopher Lee, il nobile fascino del villain</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/christopher-nobile-fascino-villain/240555/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/christopher-nobile-fascino-villain/240555/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 15:33:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[attore]]></category> <category><![CDATA[Christpopher Lee]]></category> <category><![CDATA[divo]]></category> <category><![CDATA[Peter Cushing]]></category> <category><![CDATA[Tim Burton]]></category> <category><![CDATA[Vincent Price]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=240555</guid> <description><![CDATA[Per Tim Burton è quasi un talismano, un sinistro portafortuna cui non può rinunciare, fosse solo per l&#8217;inconfondibile voce da baritono prestata ad un altissimo e ossuto pupazzo animato. Da un paio di decenni, Sir Christopher Lee – novant&#8217;anni questa domenica – ricambia l&#8217;affetto dimostrato dai molti registi cresciuti seguendo i suoi oscuri traffici di celluloide con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Per <strong>Tim Burton</strong> è quasi un talismano, un sinistro portafortuna cui non può rinunciare, fosse solo per l&#8217;inconfondibile voce da baritono prestata ad un altissimo e ossuto pupazzo animato. Da un paio di decenni, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Christopher_Lee" target="_blank">Sir Christopher Lee</a> – novant&#8217;anni questa domenica – ricambia l&#8217;affetto dimostrato dai molti registi cresciuti seguendo i suoi <strong>oscuri traffici di celluloide</strong> con una presenza che va ben oltre l&#8217;autorevolezza e il gioco cinefilo. Corpo ingombrante e fiero, rappresenta da sempre una figura attoriale apparentemente a senso unico, ma in realtà poco decifrabile: la sua vera anima va cercata nella totalità della produzione, nei quasi trecento titoli interpretati e non solo nello Scorsese di turno, nella volontà bulimica di un volto che passa da ottimi a pessimi lavori proponendo genialmente solo se stesso.  </p><p align="JUSTIFY">Senza la morbidezza dell&#8217;amico<strong> Peter Cushing</strong> o la simpatia di <strong>Vincent Price</strong>, rimane una magnifica e monolitica <strong>maschera</strong>, modello insuperabile per una serie di attori votati al “lato oscuro della recitazione” che tentano, spesso invano, di comprenderne la naturale e per questo inarrivabile alchimia. La sua genetica mancanza di humor si fa macroscopica in <em>Tempi duri per i vampiri</em> di Steno o nel francese <em>Dracula padre e figlio</em>, dove è chiamato a parodiare la figura del conte transilvano che ha reso immortale nei film diretti da Terence Fisher per la Hammer. Di contro, ha pochi rivali nell&#8217;ostentare altezzosità e distacco, tra i mille ruoli tornano alla mente il suo Mycroft Holmes nel capolavoro <em>Vita privata di Sherlock Holmes</em> di Billy Wilder o quel Lord Summerisle che domina il tetro e magnifico <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=61091" target="_blank">The Wicker Man</a></em> (la pellicola che preferisce tra tutte le sue).  </p><p align="JUSTIFY">Ma la conclusione più errata sarebbe ritenere limitato il suo <strong>ventaglio interpretativo</strong>, composto invero da moltissime variazioni intorno ad una nobile prosopopea, senza ben considerare l&#8217;unicità del suo percorso. Raro caso di un caratterista che è allo stesso modo primo <strong>attore</strong>, negli anni, ha saputo mescolare al contegno inglese quella carica di sessualità propria dei divi americani; l&#8217;esatto contrario dello statunitense Price, che amava giocare, a volte in maniera sublime, con una recitazione affettata di chiara matrice anglosassone. Stanno anche in questo l&#8217;unicità e la modernità di Christopher Lee. E&#8217; come se il viziaccio di accettare, in passato, qualsiasi parte avesse dato forma al suo originale e vincente modello divistico fino ad oggi, in cui è impegnato nelle riprese di <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=C3_RqRPF-OY" target="_blank">Lo Hobbit</a> </em>di Peter Jackson e ha due film in post-produzione, <em><a href="http://www.imdb.it/title/tt1654523/" target="_blank">Night Train to Lisbon</a></em> di Bille August e <em>Frankenweenie</em> del pupillo Burton.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/christopher-nobile-fascino-villain/240555/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>C&#8217;era una volta in America, 26 minuti in più a Cannes</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/cera-volta-america-minuti-cannes/231517/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/cera-volta-america-minuti-cannes/231517/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 13:21:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[C'era una volta in America]]></category> <category><![CDATA[cannes]]></category> <category><![CDATA[extended cut]]></category> <category><![CDATA[Sergio Leone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231517</guid> <description><![CDATA[Si dice che dopo i novanta canonici, ogni minuto in più deve essere sfruttato al meglio dal regista perché, rispetto agli altri, durerebbe il doppio, il triplo, il quadruplo e così in progressione. Applicata d&#8217;istinto da chi cerca di far stare una sceneggiatura dentro un centinaio di pagine, questa legge non scritta non di rado...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/cera-volta-america-minuti-cannes/231517/800px-cera_una_volta_in_america/" rel="attachment wp-att-231550"><img class="alignleft size-full wp-image-231550" title="C'era una volta in America" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/800px-Cera_una_volta_in_America.jpg?47e3a5" alt="" width="800" height="452" /></a>Si dice che dopo i novanta canonici, ogni minuto in più deve essere sfruttato al meglio dal regista perché, rispetto agli altri, durerebbe il doppio, il triplo, il quadruplo e così in progressione. Applicata d&#8217;istinto da chi cerca di far stare una sceneggiatura dentro un centinaio di pagine, questa legge non scritta non di rado è messa in crisi da quei cineasti che lavorano proprio sulla durata e le sue possibilità. Uno di loro è sicuramente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Leone" target="_blank">Sergio Leone</a>, sempre avvezzo a metraggi abbondanti se non oltre misura fino a quello fluviale del capolavoro <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=3925" target="_blank">C&#8217;era una volta in America</a>.</em> Non a caso proprio un&#8217;opera sul tempo e i suoi sfasamenti in cui si raccontano cinquant&#8217;anni di storia americana attraverso tre momenti (1922-1923, 1932-1933 e il 1968) intersecati in una struttura labirintica e spiralica che fece parlare – a partire dallo stesso cineasta, in verità – di ascendenze proustiane. </p><p align="JUSTIFY">Proprio il venerato e complesso gangster-movie del 1984 sarà presentato venerdì a Cannes in un <em>extended cut</em> di quasi quattro ore e venti, dopo un minuzioso restauro che ha aggiunto spezzoni finora inediti, per un totale di ventisei minuti, laddove il regista li aveva previsti in prima analisi. Vedremo dunque tre nuovi blocchi ambientati nel 1968: il dialogo tra Robert De Niro (Noodles) e la direttrice del cimitero interpretata da Louise Fletcher, il colloquio tra il senatore Bailey/Max (James Woods) con il sindacalista e uno in cui Deborah (Elizabeth McGovern) recita il ruolo di Cleopatra a teatro. E tre nel 1933: la sequenza muta in cui l&#8217;auto con Noodles e Max affonda, una scena d&#8217;amore a pagamento tra Noodles e Eve (Darlenne Fluegel) e un dialogo tra Noodles e il suo chauffeur, interpretato nientedimeno che dal produttore Arnon Milchan, lo stesso che portò la pellicola a due ore e diciannove per il mercato statunitense, incontrando un clamoroso flop. </p><p align="JUSTIFY">Finanziato da Gucci e <a href="http://www.film-foundation.org/common/11004/default.cfm?clientID=11004&amp;thispage=homepage" target="_blank">The Film Foundation</a> di Martin Scorsese e realizzato dalla Cineteca di Bologna al laboratorio L&#8217;Immagine Ritrovata in collaborazione con Andrea Leone Film, The Film Foundation e Regency Enterprises, il restauro della pellicola avrà una prima italiana venerdì 22 giugno in Piazza Maggiore a Bologna, come anteprima di <a href="http://www.cinetecadibologna.it/cinemaritrovato2012" target="_blank">Il Cinema Ritrovato</a>, promosso dalla <a href="http://www.cinetecadibologna.it/" target="_blank">Cineteca di Bologna</a> dal 23 al 30 giugno. Lodevole per i molti adoratori e studiosi del padre degli <em>spaghetti western</em>, l&#8217;operazione fornisce il pretesto per riflettere su quella definitezza che, da almeno un decennio, i film sembrano non avere più; dopotutto era stato lo stesso Leone a tagliare le scene che il minuzioso lavoro dei restauratori ha di nuovo integrato. </p><p> <iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/OxJbncJQx6c" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/cera-volta-america-minuti-cannes/231517/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Disoccupato in affitto, tra self marketing e reportage</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/disoccupato-affitto-self-marketing-reportage/221761/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/disoccupato-affitto-self-marketing-reportage/221761/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 15:45:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[disoccupato in affitto]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Pietro Mereu]]></category> <category><![CDATA[ricerca]]></category> <category><![CDATA[viaggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=221761</guid> <description><![CDATA[  Documentario in presa diretta su un presente disastrato, &#8220;Disoccupato in affitto&#8221; trova la via dei cineclub dal prossimo venerdì grazie a Distribuzione indipendente. La storia è semplice e crudele: dopo essere stato licenziato, il trentottenne Pietro Mereu si mette addosso un cartello con la scritta del titolo e vagabonda per nove città italiane in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"> </p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/disoccupato.jpeg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-221821" title="disoccupato" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/disoccupato-195x300.jpg?47e3a5" alt="" width="195" height="300" /></a>Documentario in presa diretta su un presente disastrato, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=1iVoOFDLaCw" target="_blank">&#8220;Disoccupato in affitto</a>&#8221; trova la via dei cineclub dal prossimo venerdì grazie a Distribuzione indipendente. La storia è semplice e crudele: dopo essere stato licenziato, il trentottenne <strong>Pietro Mereu</strong> si mette addosso un cartello con la scritta del titolo e vagabonda per nove città italiane in cerca di impiego. Un sandwich man – la definizione e di Charles Dickens – che invece di pubblicizzare pantaloni, come nella Dublino di Joyce, o ristoranti turistici, come nella Roma di oggi,<strong> reclamizza se stesso</strong>, conducendo intanto un amaro reportage sul mondo del lavoro.</p><p align="JUSTIFY"> </p><p><strong>Raccoglie le opinioni di persone qualunque</strong>, desta stupore e simpatia, offre prestazioni che nessuno sembra potersi più permettere. “Forse tra qualche tempo, mi lasci il telefono” si sente ripetere. Molti sono nelle sue stesse condizioni, al Nord come al Sud, alcuni se la prendono con i politici, altri con il diffuso sistema clientelare, c&#8217;è anche chi crede che il problema non sussista affatto: “Manca la voglia di lavorare, non il lavoro” dice un signore che abita sulla Luna. Sotto alla comprensione e alle pacche sulla spalla, tira l&#8217;aria gelida della più crudele commedia all&#8217;italiana, come in un Monicelli che avesse studiato alla scuola di Sade.</p><p align="JUSTIFY"> </p><p>L&#8217;idea non è originale, pare che l&#8217;inglese David Lowe l&#8217;abbia avuta prima, ma funziona a dovere. Quella di Pietro Mereu e Luca Merloni, che firma la regia di un film probabilmente condiviso in tutto con il protagonista, è un&#8217;inchiesta graffiante e urgente dove l&#8217;ironia cede spesso il passo allo scoramento. Non tanto di Pietro, fortunatamente lontano dal ricatto dell&#8217;autocommiserazione, ma di uomini e donne che vedono nella sua stramba iniziativa il loro<strong> futuro prossimo</strong>. Dopo diverso tempo che se ne parla, è come se questo documentario, cui purtroppo fa difetto un&#8217;eccessiva lunghezza, avesse assunto una diversa fisionomia. Ancora più drammatica, s&#8217;intende. Da quando è stato girato, nell&#8217;estate del 2010, il tasso di disoccupazione è cresciuto a dismisura: la doccia fredda dei dati Istat è di qualche giorno fa.</p><p align="JUSTIFY"> </p><p>&nbsp;</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/1iVoOFDLaCw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div> </p><p align="JUSTIFY"> </p><p>&nbsp;</p><p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><br /></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/disoccupato-affitto-self-marketing-reportage/221761/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cronache della passione di Depp per Thompson</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/cronache-della-passione-depp-thompson/206827/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/cronache-della-passione-depp-thompson/206827/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 11:22:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Ribisi]]></category> <category><![CDATA[Hunter S. Thompson]]></category> <category><![CDATA[Infinitum Nihil]]></category> <category><![CDATA[Johnny Depp]]></category> <category><![CDATA[Paura e delirio a Las Vegas]]></category> <category><![CDATA[Shakespeare a colazione]]></category> <category><![CDATA[The Rum Diary-Cronache di una passione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206827</guid> <description><![CDATA[Strana storia quella di The Rum Diary-Cronache di una passione, atteso per anni e fortissimamente voluto da Johnny Depp, al quale si deve anche la pubblicazione (1998) del romanzo di Hunter S. Thompson alla base della sceneggiatura. Dopo rimandi, cambi al timone e incertezze distributive, l&#8217;omaggio programmatico all&#8217;opera e alla figura del padre del gonzo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Strana storia quella di <em>The Rum Diary-Cronache di una passione</em>, atteso per anni e fortissimamente voluto da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Johnny_Depp" target="_blank">Johnny Depp</a>, al quale si deve anche la pubblicazione (1998) del romanzo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hunter_Stockton_Thompson" target="_blank">Hunter S. Thompson</a> alla base della sceneggiatura. Dopo rimandi, <strong>cambi </strong>al timone e incertezze distributive, l&#8217;omaggio programmatico all&#8217;opera e alla figura del padre del <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gonzo_journalism" target="_blank">gonzo journalism</a></em> si offre al pubblico con tare che vanno dallo stereotipo all&#8217;equilibrio mancato tra avventura picaresca a suon di sbornie e insegnamento morale.</p><p>Da fan devoto e amico fedele fino alla morte dello scrittore, avvenuta nel 2005, l&#8217;attore suggella un&#8217;operazione che si muove tra nostalgia e non poco narcisismo, partendo da un copione che vuole essere anche un <strong>apologo</strong> sull&#8217;importanza della fedeltà a se stessi. Un po&#8217; esercizio calligrafico e un po&#8217; restituzione forzata di un mondo che esiste solo nei racconti dei grandi, la pellicola è minata da uno sguardo opaco sotto al quale tutto, anche quello che c&#8217;è di buono, tende a perdersi. Ma non è solo la rappresentazione preconfezionata di una Puerto Rico vista come simbolo violato della speculazione del sogno americano a stonare, né la riproposizione di uno gruppetto di fattoni in cui l&#8217;acidissimo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Ribisi" target="_blank">Giovanni Ribisi</a> rischia di rubare la scena al padrone di casa. Inclinato sulla passione del giornalismo come missione, il film delude soprattutto per la sua <strong>eccessiva</strong> redazione, per una precisione di fondo a due passi dal calcolo, solo di rado risarcita dalle invenzioni di una regia attenta, ma inadatta al <em>mood</em> originale del racconto.</p><p>Dopotutto l&#8217;inglese Bruce Robinson, blasonato sceneggiatore e pigro regista di quattro film in venticinque anni, tra cui il rinomato <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=22716" target="_blank">Shakespeare a colazione</a></em>, non aveva nemmeno tanta voglia di tornare dietro alla macchina da presa; voluto ancora una volta da un Depp anche produttore con la sua <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Infinitum_Nihil" target="_blank">Infinitum Nihil</a>, tiene in piedi con molle professionalità un quadro scenografico vintage, colorato e artefatto dove non è sempre facile sentire le<strong> pulsazioni </strong>della pagina thompsoniana. A quattordici anni da <em><a href="http://www.imdb.it/title/tt0120669/" target="_blank">Paura e delirio a Las Vegas</a></em> (1998), il vulcanico Johnny torna ad interpretare un alter-ego giovane dello scrittore infischiandosene dei suoi quasi cinquant&#8217;anni: una volta tanto libero di recitare senza pesanti trucchi, ma solo schermato da un paio di occhiali da sole, ci mette il cuore e un inconfutabile pizzico di maniera.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Elj_JnhFFBc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/cronache-della-passione-depp-thompson/206827/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mathieu Kassovitz, &#8216;Rendez-vous&#8217; romani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/mathieu-kassovitz-focus-della-rassegna-rendez-vous/205003/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/mathieu-kassovitz-focus-della-rassegna-rendez-vous/205003/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Apr 2012 10:38:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[l'odio]]></category> <category><![CDATA[Mathieu Kassovitz]]></category> <category><![CDATA[Rendez Vous]]></category> <category><![CDATA[Saint Louis des Français]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205003</guid> <description><![CDATA[“Non so se sia realmente importante, o anche intelligente, quando la gente mi dice che sono lo Spike Lee bianco. Anche perché a Spike Lee dicono che è il Woody Allen nero&#8230;”. I tempi erano quelli di L&#8217;odio (1995), opera spartiacque di un nuovo cinema francese che scopriva nelle banlieues la ferocia dei ghetti urbani...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Non so se sia realmente importante, o anche intelligente, quando la gente mi dice che sono lo Spike Lee bianco. Anche perché a Spike Lee dicono che è il Woody Allen nero&#8230;</em>”. I tempi erano quelli di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'odio" target="_blank">L&#8217;odio</a> </em>(1995), opera spartiacque di un <strong>n</strong><strong>uo</strong><strong>vo cinema francese</strong> che scopriva nelle banlieues la ferocia dei ghetti urbani di un&#8217;America mimata allo specchio. Prima c&#8217;era stato un titolo leggero e godibile come <em>Métisse </em>(1993), incentrato su una bellissima ragazza in attesa di un bambino dalla paternità incerta, dopo l&#8217;offuscato e predicatorio <em>Assassin(s)</em> (1997), tenuto in piedi da un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michel_Serrault" target="_blank">Michel Serrault</a> sottilissimo e dall&#8217;entusiasmo per la nascita di un nuovo nome.</p><p>Figlio d&#8217;arte, regista di fama e apprezzamenti alterni, attore versatile, <a href="http://www.saintlouisdefrance.it/Cinema/Focus-mathieu-kassovitz/index.php?m=294&amp;c=1947" target="_blank"><strong>Mathieu Kassovitz </strong>sarà omaggiato – da domani a sabato 21 – dall&#8217;Institut français-Centre Saint-Louis </a>di Roma con una serie di sei pellicole inserite all&#8217;interno della seco<a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/kassovitz.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-205017" title="61 Festival del cinema di Cannes" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/kassovitz-300x199.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="199" /></a>nda edizione di <em><a href="http://www.rendezvouscinemafrancese.it/2012/Programma-RV-Roma.pdf" target="_blank">Rendez-vous, appuntamento con il nuovo cinema francese</a>.</em> Con ingresso libero fino ad esaurimento posti, il focus parte proprio con i primi tre film diretti e interpretati dal divo francese per proseguire con due delle sue migliori prove d&#8217;attore in lavori altrui: è il caso di <em>Regarde les hommes tomber </em>(1994) e <em>Un héros très discret </em>(1996), un noir anomalo sul disastroso incontro tra maturità e giovinezza e una commedia delle menzogne ambientata alla fine della guerra, entrambi diretti da <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=6701" target="_blank">Jacques Audiard</a>.</p><p>Ultimo appuntamento, sabato 21, con <em>L&#8217;ordre et la morale</em> (2011), ritorno alla “regia seria” dopo un terzetto di lavori nel genere che – potere del pregiudizio – gli ha messo contro mezzo mondo. Passi il macchinoso e suggestivo <em>I fiumi di porpora </em>(2000), digerito all&#8217;epoca come una vacanza, ma <em>Gothika</em> (2003) e soprattutto <em>Babylon A.D.</em> (2008) sono parsi peccati troppo grandi per l&#8217;autore di <em>L&#8217;odio.</em> Per paura di perderla definitivamente, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mathieu_Kassovitz" target="_blank">Kassovitz</a> non ci ha messo nemmeno la faccia, mostrata di nuovo e con orgoglio nel dramma storico girato e interpretato lo scorso anno; <em>L&#8217;ordre et la morale </em>rievoca l’attacco ad una caserma in Nuova Caledonia nel 1988 da parte di alcuni indipendentisti kanaki, mettendo in risalto la reazione dello stato francese in tempo di elezioni presidenziali. Basta il tema per assolvere, tra i più, un regista che si spera continui ad essere inafferrabile.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/laKxtlebrRY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>(Foto: LaPresse)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/mathieu-kassovitz-focus-della-rassegna-rendez-vous/205003/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Conversazioni con Camila Vallejo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/conversazioni-camila-vallejo-docu-film-anselmi-usai/202764/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/conversazioni-camila-vallejo-docu-film-anselmi-usai/202764/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Apr 2012 09:21:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Camila Vallejo]]></category> <category><![CDATA[Cile]]></category> <category><![CDATA[Manuel Anselmi]]></category> <category><![CDATA[movimento studentesco]]></category> <category><![CDATA[Sebastian Pinera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202764</guid> <description><![CDATA[A sentire una ragazza al bancone di un bar si tratterebbe di “un esperimento genetico dei comunisti europei, che hanno messo nel frullatore i geni di Gladys Marin, la comunista più famosa del Cile, hanno aggiunto un po&#8217; di Lenin, un piercing e un fazzoletto”. Nonostante dalla voce della magnetica guida del movimento studentesco non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A sentire una ragazza al bancone di un bar si tratterebbe di “<em>un esperimento genetico dei comunisti europei, che hanno messo nel frullatore i geni di Gladys Marin, la comunista più famosa del Cile, hanno aggiunto un po&#8217; di Lenin, un piercing e un fazzoletto</em>”. Nonostante dalla voce della magnetica guida del movimento studentesco non esca mai il termine <strong>“indignados”</strong>, un po&#8217; svelta eppure efficace scorciatoia giornalistica, è proprio quello lo stato d&#8217;animo che vibra sotto le parole di Camila e degli altri ragazzi intervistati, giovani che dal giugno dello scorso anno si sono battuti non solo per un&#8217;università gratuita, ma per una reale democratizzazione di uno Stato in mano al governo populista e di destra di <strong>Sebastián Piñera</strong>.</p><p>Documentario prezioso perché antepone l&#8217;onestà espositiva all&#8217;artificio stilistico, <em><strong>Conversazioni con Camila Vallejo</strong> – </em>giovedì 12 aprile alle ore 19.00 presso il Teatro Sant&#8217;angelo di Perugia – usa un linguaggio inequivocabile assumendo una forma diretta in cui l&#8217;intervista con la risoluta ventiquattrenne è alternata alle riprese di una società schiacciata dal peso di uno spregiudicato neoliberismo. Sostanziando le sue parole con immagini adeguate, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/manselmi/" target="_blank">Manuel Anselmi</a>, sociologo e studioso di America Latina, e Luciano Usai, fotografo e documentarista, allungano il respiro ad un lavoro di documentazione storica oltreché di riflessione politica che finisce con l&#8217;essere più di una semplice intervista. Da questo <strong>diario del saccheggio cileno </strong>emerge in più momenti quella giovane vitalità che ha saputo portare a sé alleati provenienti da diversi ambiti al fine di consolidare un nuovo potere costituente con a capo la prima generazione di adolescenti che non ha conosciuto la dittatura: la stessa Camila è nata in quel 1988 in cui un plebiscito bocciò un nuovo mandato presidenziale per Pinochet.</p><p>Tra le sue dichiarazioni e quelle degli altri studenti emergono i punti di vista dello storico Gabriele Salazar e di Karina Carrasco dell&#8217;Osservatorio dei diritti umani “Sitio del la Memoria”, che si occupa di analizzare i comportamenti dei <em>carabineros</em> durante le marce militari, tutti ben focalizzati sulle pieghe di una terra segnata da enormi disparità e disuguaglianze, alla cui maggioranza di governo c&#8217;è ancora l&#8217;Unione democratica indipendente fondata nel 1987 al tramonto della dittatura. Le immagini di repertorio sono tratte dal bellissimo <em>Salvador Allende</em> (2004) di <a href="http://www.patricioguzman.com/index.php?page=films_dett&amp;fid=9&amp;lng=it" target="_blank">Patricio Guzmán</a>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/ZPObAHr0gtM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/conversazioni-camila-vallejo-docu-film-anselmi-usai/202764/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I colori della Passione. Dentro il dipinto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/colori-della-passione-dentro-dipinto/201069/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/colori-della-passione-dentro-dipinto/201069/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 08:25:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[fotografia]]></category> <category><![CDATA[I colori della passione]]></category> <category><![CDATA[Lech Majewski]]></category> <category><![CDATA[Pieter Bruegel]]></category> <category><![CDATA[pittura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201069</guid> <description><![CDATA[I colori di Bruegel e la Passione di Cristo in una lunga, ipnotica carrellata indietro che desta ammirazione, crea spaesamento, quasi inquieta. Sulla carta, l&#8217;ultimo esperimento di Lech Majewski – regista, videoartista, scrittore e pittore polacco non nuovo a sfide del genere – cerca spettatori disposti alla contemplazione, forse già pronti ad accoglierlo in ginocchio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I colori di Bruegel e la Passione di Cristo in una lunga, ipnotica carrellata indietro che desta ammirazione, crea spaesamento, quasi inquieta. Sulla carta, l&#8217;ultimo esperimento di<strong> <a href="http://www.imdb.com/name/nm0538107/" target="_blank">Lech Majewski</a> </strong>– regista, videoartista, scrittore e pittore polacco non nuovo a sfide del genere – cerca spettatori<strong> disposti alla contemplazione</strong>, forse già pronti ad accoglierlo in ginocchio prima di averlo visto.</p><p>Ma<strong> <em><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/themillandthecross/" target="_blank">I colori della passione</a></em> </strong>– da oggi in sala per CG Home Video – non è <em>esclusivamente</em> un film per raffinati gourmet della visione (avvertenza: i più ricercati potrebbero trovarlo lezioso e poco aderente ai canoni di quel cinema trascendentale che ormai riconoscono ovunque). Piuttosto sembra darsi, anima e tela, ad un pubblico aperto, ma senza pregiudizi teorici, attento, ma non pedante, a chi sappia entrare in armonia con una tessitura dell&#8217;immagine dentro alla quale risiede un&#8217;idea tanto forte che, dopo averti colpito, lentamente si espande, avvolge lo schermo e lo raggela in un capolavoro dell&#8217;arte fiamminga esposto in un museo di Vienna.</p><p>Nelle Fiandre della metà del Sedicesimo secolo, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pieter_Bruegel_il_Vecchio" target="_blank">Pieter Bruegel</a> (Rutger Hauer) progetta <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salita_al_Calvario_(Bruegel)" target="_blank">La salita al Calvario</a></em> prendendo a modello gli abitanti di un villaggio oppresso dalla Spagna di Filippo II e dai suoi mercenari. Interno o esterno, lo sguardo del pittore organizza, dirige e in ultimo fissa una sacra rappresentazione che è, parimenti, la denuncia di uno dei tanti popoli vessati dalla Storia. La novità non sta certo nella concezione – paradossalmente vecchia quanto un archeo-cinema di cui recupera suggestioni e temi – quanto nella sua<strong> straordinaria resa fotografica</strong>, nella perfetta adesione dei personaggi allo sfondo, nell&#8217;impressionante mimetismo dell&#8217;immagine sul modello pittorico originario.</p><p>Nella settimana precedente alla Pasqua, tra le più variegate cine-colombe, il vero miracolo è che <strong>un titolo del genere riesca ad uscire in sala</strong>: va da sé che gli spettatori esagitati o col tic dell&#8217;orologio debbano astenersi.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/KSZ662RqAIk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/colori-della-passione-dentro-dipinto/201069/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I settant&#8217;anni di L&#8217;alibi nero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/mister-woolrich-mister-lewton-settantanni-lalibi-nero/200233/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/mister-woolrich-mister-lewton-settantanni-lalibi-nero/200233/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Mar 2012 17:25:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Black Alibi]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Jacques Tourneur]]></category> <category><![CDATA[L'uomo leopardo]]></category> <category><![CDATA[Val Lewton]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200233</guid> <description><![CDATA[Dei tre film girati da Jacques Tourneur per il produttore Val Lewton è considerato erroneamente l&#8217;anello debole. Certo, L&#8217;uomo leopardo (1943) non ha la forza di rottura di Il bacio della pantera (1942) né la perfezione plastica di un capolavoro come Ho camminato con uno zombi (1943), ma per certi versi è il più evoluto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dei tre film girati da <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=555" target="_blank"><strong>Jacques Tourneur</strong></a> per il produttore<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Val_Lewton" target="_blank"> Val Lewton</a> è considerato erroneamente l&#8217;anello debole. Certo, <em>L&#8217;uomo leopardo</em> (1943) non ha la forza di rottura di <em>Il bacio della pantera </em>(1942)<em> </em>né la perfezione plastica di un capolavoro come <em>Ho camminato con uno zombi </em>(1943), ma per certi versi è il più evoluto tra tutti e tre. Rivisto oggi dimostra una <strong>modernità che ha pochi pari</strong>: da sotto le ombre di un villaggio messicano in cui ognuno ha la sua colpa affiora un magistero espressivo in cui lo spaccato sociale si alterna ad un&#8217;attenzione alla psicologia dei personaggi davvero incredibile per il tempo. Un film che esercita uno strano fascino sullo spettatore, oscuro, anche malsano, volutamente privo di un centro, di un protagonista, di uno sguardo unitario.</p><p>Pubblicato esattamente settant&#8217;anni fa in America, il romanzo <em>Black Alibi</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cornell_Woolrich" target="_blank">Cornell Woolrich</a> fornisce al copione di questo thriller in punta d&#8217;orrore una storia insolita, dai confini incerti, come se l&#8217;intreccio fosse stato abbozzato solo per parlare d&#8217;altro. Quasi fosse un pretesto. O un alibi appunto. In Italia, esce per la collana Gialli Mondadori nel 1953 con il titolo di <em>L&#8217;alibi nero</em>: è il secondo titolo della celebre “serie nera” cui appartiene anche il libro alla base di <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=23755" target="_blank">La sposa in nero</a></em> (1967) di Truffaut. Meglio che in altre opere dello scrittore, qui, conta la manifestazione improvvisa della paura, successiva alla descrizione di scene di morte dal ritmo già evidentemente cinematografico (lo stesso Dario Argento attingerà alle sue pagine per la celebre sequenza del cimitero in <em>Quattro mosche di velluto grigio</em>).</p><p>Anche per questo <em>L&#8217;uomo leopardo </em>è una perfetta macchina di spavento con alcuni dei momenti meglio calibrati di tutta la produzione di Val Lewton, produttore-ideatore capace di mettere in crisi quella “politica degli autori” secondo cui il regista sarebbe l&#8217;unico autore della pellicola. Attraverso una manciata di film a basso costo che contribuirono a mettere in salvo le casse della RKO all&#8217;inizio degli anni Quaranta, questo malinconico e infaticabile cineasta stravolse il genere sostituendo alla visione diretta dell’orrore la costruzione di un mondo fatto di sussurri e minacce incombenti. Fu una rivoluzione. Peccato che la sua straordinaria lezione oggi sia poco seguita. E che <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=pLXRKBro73c" target="_blank">La settima vittima</a> </em>(1943)<em> </em>di Mark Robson oppure <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_iena_-_L'uomo_di_mezzanotte" target="_blank">La iena-L&#8217;uomo di mezzanotte </a></em>(1945)<em> </em>di Robert Wise abbiano avuto ben pochi eredi. Stando agli ultimi anni, più lewtoniano di <em>Shutter Island</em> (2010), per cui Scorsese dichiarò apertamente  l&#8217;influenza del produttore, risulta forse <em>The Orphanage</em> (2007) di Juan Antonio Bayona, horror famigliare tenero e perverso.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/FGDQ0xNxZjQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/mister-woolrich-mister-lewton-settantanni-lalibi-nero/200233/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>The Raven, Edgar Allan Poe formato famiglia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/raven-edgar-allan-formato-famiglia/198665/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/raven-edgar-allan-formato-famiglia/198665/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Mar 2012 16:40:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category> <category><![CDATA[James Mc Teigue]]></category> <category><![CDATA[The Raven]]></category> <category><![CDATA[thriller]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198665</guid> <description><![CDATA[Il titolo è quello della sua poesia più famosa, lo stesso di una commedia deliziosamente nera con un team di attori mostruosi come Vincent Price, Boris Karloff e Peter Lorre. Il meccanismo, invece, quello di un thriller gotico immerso in una cornice scenografica di buona, ma anonima qualità. Nella Baltimora del 1849 – la data...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo è quello della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_corvo_e_altre_poesie" target="_blank">sua poesia più famosa</a>, lo stesso di una <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=13804" target="_blank">commedia deliziosamente nera</a> con un team di attori mostruosi come Vincent Price, Boris Karloff e Peter Lorre. Il meccanismo, invece, quello di un <strong>thriller gotico</strong> immerso in una cornice scenografica di buona, ma anonima qualità. <strong>Nella Baltimora del 1849</strong> – la data dice già molto sul personaggio –, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Allan_Poe" target="_blank">Edgar Allan Poe</a> viene ingaggiato dalla polizia per mettere fine ad un rosario di delitti che traggano ispirazione dai suoi racconti più celebri. Ancora una sfida tra uno scrittore-ispiratore e un ammiratore-assassino, un insieme di quadri di morte che attingono a <em>Il pozzo e il pendolo</em> oppure a <em>I delitti della Rue Morgue</em>,<em> </em>proprio<em> </em>come<em> </em>il vecchio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'abominevole_dottor_Phibes" target="_blank">Phibes</a> rimetteva in scena le bibliche piaghe d&#8217;Egitto per vendicare l&#8217;amata. Che differenza di classe però.</p><p>Dopo l&#8217;esplosivo <em>V per Vendetta</em> e lo svelto <em>Ninja Assassin</em>, <a href="http://www.imdb.it/name/nm0574625/" target="_blank">James Mc Teigue</a> aveva le carte in regola per firmare il <em>From Hell</em> del nuovo decennio, ma perde l&#8217;anima dietro ai gusti del grande pubblico e alle indagini di mercato: <em>The Raven</em> – nelle sale da venerdì – ingagliardisce il personaggio di Poe seguendo la lezione dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie, infila scene ad effetto raccapricciante come vuole l&#8217;orrore d&#8217;oggi e orchestra un gotico di facciata ben attento a non sconfinare nel morboso (quello sì, troppo disturbante); dietro alle singole sequenze non è difficile intravedere il calcolo, non nell&#8217;accezione di precisa riflessione, ma in stretto senso contabile, monetario. Invece di sottilizzare sul trattamento riservato al genio di Boston, c&#8217;è da chiedersi perché la sceneggiatura sprechi la possibilità di approfondire quel discorso, qua e là affiorante, sui <strong>rapporti tra artista e critico e ancora tra artista e editore.</strong></p><p>Non scandalizzi, comunque, la<strong> spregiudicata libertà</strong> con cui <em>The Raven</em> si muove all&#8217;interno dell&#8217;opera dello scrittore (che fa nascere il giallo moderno alla cui struttura rimanda anche questa storia). Dagli albori ad oggi, il cinema ha acquisito la confidenza necessaria per aggirarsi nelle sue “<em>splendide e atroci meraviglie</em>”, per dirla con Borges, senza bisogno di nient&#8217;altro che un titolo: anche l&#8217;arcinoto ciclo dei <a href="http://classic-horror.com/series/cormans_poe_cycle" target="_blank">Corman-Poe</a> funzionava così. In attesa che qualche distributore si decida una buona volta a comprare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=xP7cQnOcU7I" target="_blank"><em>Twixt</em> </a>di Francis Ford Coppola, in cui ha il volto di Ben Chaplin, il Poe di John Cusack aggiunge ai tratti di un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Auguste_Dupin" target="_blank">Auguste Dupin</a> non più triste, ma baldanzoso e lievemente maleducato la sua invidiabile morbidezza d&#8217;attore. E&#8217; il caso, non raro di questi tempi, di un <strong>action-horror per famiglie</strong> in cui, al di sotto della ragguardevole confezione, si gioca a togliere sempre di più per non incorrere nella possibilità dell&#8217;incomprensione dello spettatore.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/CmWnl2fc174" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/raven-edgar-allan-formato-famiglia/198665/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dalla, voce dei miracoli (anche al cinema)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/dalla-voce-miracoli/195133/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/dalla-voce-miracoli/195133/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Mar 2012 17:11:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Borotalco]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[La Terrazza]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[Lunedi Film]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category> <category><![CDATA[Pupi Avati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195133</guid> <description><![CDATA[Un&#8217;aquila fatta di scampoli di pellicola vola tra i marchi delle grandi case cinematografiche, sulle note degli Stadio la voce inconfondibile di Lucio Dalla sillaba un “dubudubà” assurto negli anni a culto assoluto. Quella di Lunedì Film è una delle sigle più durature della televisione italiana, non c&#8217;è più eppure rimane indelebile nella memoria degli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;aquila fatta di scampoli di pellicola vola tra i marchi delle grandi case cinematografiche, sulle note degli Stadio la voce inconfondibile di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Dalla" target="_blank">Lucio Dalla</a></strong> sillaba un “dubudubà” assurto negli anni a culto assoluto. Quella di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4F9D4Y21M9s" target="_blank">Lunedì Film</a> è una <strong>delle sigle più durature della televisione italiana</strong>, non c&#8217;è più eppure rimane indelebile nella memoria degli spettatori a scandire serate, ricordi, crescite. E’ la voce del grande musicista scomparso ieri in quella Montreux dove sull’acqua, questa volta, non ha divampato il fumo, ma il fuoco vero dell’affetto di tutti, degli amici importanti, dei politici, degli uomini di cultura.</p><p>Soprattutto della gente comune. Dalla non si è mai perso dietro a civetterie stucchevoli o arie da imperscrutabile suggeritore di tendenze come altri blasonati colleghi, per questo è sempre stato<strong> alla moda della moda</strong> anche quando appariva, senza riserve, in programmi popolari, riuscendo a zittire tutti una volta che le luci calavano sul palcoscenico dopo una battuta fulminante scivolata via con aria distratta, con un sorriso affettuoso.</p><p>In <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_terrazza" target="_blank">La terrazza</a></em> (1980), capolavoro del cinema italiano misconosciuto e incompreso come pochi altri, <em>L’anno che verrà</em> ritmava una serata radical-chic tra intellettuali in crisi, arraffoni, falsi e veri idealisti, uomini sulla strada di un tramonto generazionale che nessuno meglio di Ettore Scola ha saputo raccontare. Le note di <em>Caro amico ti scrivo</em> più che rimanere sullo sfondo costituivano<strong> quasi il tessuto del film</strong>, donando alle immagini di un bilancio spietato una nuance tenera e affettuosa, gravida di rimpianto e di affetto.</p><p>Ma<strong> il rapporto del cantautore con il cinema</strong> era iniziato già dalla metà degli anni Sessanta. Nello stesso 1967 di <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=xV333n06Bfw&amp;feature=related" target="_blank">Little Rita nel Far West</a></em>, musicarello con la Pavone, interpreta Ermanno, laureato in filosofia &#8220;ventitreenne che dimostra quarant&#8217;anni&#8221; in <em>I sovversivi</em> dei fratelli Taviani, dimostrando non comuni doti recitative. Dopo altre partecipazioni in pellicole di minor conto compare in <em>La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone</em> (1975) dell’amico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pupi_Avati" target="_blank">Pupi Avati</a> che trent’anni dopo in <em>Ma quando arrivano le ragazze?</em> (2005) racconterà, schermando con coniugazione al presente, proprio il suo incontro-scontro con Lucio: “<em>La storia di due ragazzi che sognano di diventare musicisti: lui è quello che ce la fa, io quello che è costretto a rientrare nei ranghi</em>” (<a href="http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/444725/" target="_blank">dall’intervista al regista pubblicata oggi su La Stampa.it</a>).</p><p>Per il cineasta bolognese, Dalla ha inoltre musicato due pellicole, <em>Gli amici del bar Margherita</em> (2009) e <em>Il cuore grande delle ragazze </em>(2011), così come ha firmato in coppia con Mauro Malavasi la colonna sonora di <em>I picari</em> (1988) di Monicelli e di <em>Pummarò</em> (1990) di Placido; è ancora compositore per <em>Prima dammi un bacio</em> (2003) e <em>Sms – Sotto mentite spoglie. </em>Paradossalmente, il film in cui si sente di più la sua presenza è <em>Borotalco</em> (1982) di Carlo Verdone (“<em>Stai Lucio, stai!</em>”) in cui non compare mai: <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=3603" target="_blank">per Morandini</a> costituisce il “<em>vero deus ex machina della storia</em>”, del resto dai folgoranti titoli di testa sulle notte di <em>L’ultima luna</em> fino alle magliette indossate dalla super-fan interpretata da Eleonora Giorgi, il racconto s’incardina su uno sperato incontro che sebbene non arriverà mai sancirà comunque un amore. Di certo non il solo nato sulle sue parole.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/B2LKscehX3U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/dalla-voce-miracoli/195133/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se il sindacato ti ferma il film. L&#8217;America di Faenza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/sindacato-ferma-film-lamerica-faenza/193410/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/sindacato-ferma-film-lamerica-faenza/193410/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Feb 2012 13:42:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Jimmy Hoffa]]></category> <category><![CDATA[Marcia Gay Harden]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Calvesi]]></category> <category><![CDATA[Roberto Faenza]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category> <category><![CDATA[Toby Regbo]]></category> <category><![CDATA[Un giorno questo dolore ti sarà utile]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193410</guid> <description><![CDATA[“Non c’è reciprocità. Woody Allen viene a Roma a girare un film e giustamente tutti gli aprono le porte, mentre io a New York ho potuto portare solo un italiano su una troupe di 150 persone&#8230;”. Se la prende con le norme che regolano le coproduzioni con gli Stati Uniti Roberto Faenza, cineasta di vocazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Non c’è reciprocità. Woody Allen viene a Roma a girare un film e giustamente tutti gli aprono le porte, mentre io a New York ho potuto portare solo un italiano su una troupe di 150 persone&#8230;</em>”. Se la prende con le norme che regolano le coproduzioni con gli Stati Uniti <strong>Roberto Faenza</strong>, cineasta di vocazione apolide e interessi raffinati, sfuggente per natura alle etichette del cinema a compartimenti stagni di casa nostra. In uscita oggi con<strong> <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Un_giorno_questo_dolore_ti_sar%C3%A0_utile_(film)" target="_blank">Un giorno questo dolore ti sarà utile</a></span></em></strong>, sua seconda pellicola americana a quasi trent&#8217;anni dal cult <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3lNCe1ZoKYI" target="_blank">Copkiller</a></em>, solleva un problema reale che rischia di passare in secondo piano a causa della generale e insana chiusura dell&#8217;industria dello spettacolo italiana.</p><p>Se qualche coraggioso volesse avventurarsi in una coproduzione con gli States conviene che prima legga <em><a href="http://www.alibertieditore.it/?pubblicazione=un-giorno-questamerica-2" target="_blank">Un giorno quest&#8217;America – Diario avventuroso di un regista italiano nell&#8217;America di Obama</a></em> (Aliberti editore, Roma, 2012), giornale di bordo tenuto durante i due anni complessivi di lavorazione. Attraverso racconti lampo, ricordi, incontri eccellenti, squarci sul sociale, ma soprattutto sul sistema Hollywood, l&#8217;autore spazia dalla tecnologia alla politica, restituendoci un Paese affascinante e illogico in cui, da un momento all&#8217;altro, potresti trovarti con il film bloccato dal figlio di<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Hoffa" target="_blank">Jimmy Hoffa</a></strong> (1913-1975), fondatore del potentissimo sindacato dei Teamsters e più volte sospettato di avere rapporti con la malavita (sullo schermo ha avuto il volto di Jack Nicholson in <em>Hoffa: santo o mafioso? </em>di De Vito e ha ispirato il dimenticato <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=9358" target="_blank">F.I.S.T.</a></em> di Norman Jewison).</p><p>Vale la pena raccontare il fatto per intero. In seguito ai rimproveri mossi ad alcuni membri della troupe, una mattina, il regista viene convocato da una delegazione delle <em>union</em>, presiedute appunto da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Hoffa" target="_blank"><strong>Hoffa Jr.</strong></a>, che ha deciso di fermare la lavorazione della pellicola: “<em>Mi impongono di chiedere scusa in stile vagamente littorio. </em>«<em>Apologize</em>»<em>, questo il termine richiesto dalla delegazione. </em>[…] <em>Non ho nessuna intenzione di chiedere perdono di fronte a questa specie di tribunale improvvisato. Decido di bluffare. Dico che se insistono, noi leviamo le tende e andremo a finire il film in Canada. Alla parola Canada, la fermezza della delegazione vacilla. Così, di fronte alla prospettiva di far perdere l&#8217;occupazione ai loro stessi associati, viene patteggiata una soluzione onorevole per entrambi</em>” (p. 87-88).</p><p>Per quanto riguarda il funzionamento di questi strani sindacati che il libro ha il merito di rendere noto, il discorso è semplice: in produzioni al di sotto del milione e mezzo è possibile assumere chiunque, sopra quel limite, invece, possono essere impiegati solo membri appartenenti alle <em>union</em>, “<em>la cui contraddizione più eclatante</em> – scrive Faenza –<em> non è fissare regole e restrizioni il più delle volte assurde, ma non proteggere i lavoratori quando non lavorano. Infatti se la produzione decide di non lavorare un giorno, la troupe resta a casa senza essere pagata</em>” (p. 56-57).</p><p>Proprio per la sua natura diaristica, la scrittura ha toni urgenti che cambiano colore di argomento in argomento: è divertita, impegnata, riflessiva, didattica, esaltata, aneddotica, scorata, non di rado sbalordita, soprattutto quando racconta di una burocrazia verso cui nulla può il buonsenso. In ciò è parecchio differente dal film tra le pause del quale nasce, il più fluido e omogeneo del cineasta da molto tempo a questa parte. Ispirato all&#8217;omonimo romanzo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Cameron" target="_blank">Peter Cameron</a> e con un cast di cui fanno parte <strong>Marcia Gay Harden</strong> e <strong>Toby Regbo</strong>, <em>Un giorno questo dolore ti sarà utile</em> mette in campo il diciassettenne James Sveck, novello giovane Holden alle prese con una famiglia a dir poco disfunzionale. Gli danno fiato l&#8217;intenso rapporto con Nanette, nonna-amica interpretata dalla grande <a href="http://www.imdb.com/name/nm0000995/" target="_blank">Ellen Burstyn</a>, e gli incontri con la life coach/psicoterapeuta di Lucy Liu. A proposito, l&#8217;italiano che Faenza ha voluto con sé  nella Grande Mela è <a href="http://www.imdb.com/name/nm0130846/" target="_blank"><strong>Maurizio Calvesi</strong></a>, autore della luminosa fotografia.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/jIusOFzwmc8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/sindacato-ferma-film-lamerica-faenza/193410/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>In Time, il prezzo del tempo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/time-prezzo-tempo/191980/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/time-prezzo-tempo/191980/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Feb 2012 16:20:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Andrew Niccol]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[fantascienza]]></category> <category><![CDATA[In Time]]></category> <category><![CDATA[Justin Timberlake]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191980</guid> <description><![CDATA[Ha la fama di essere uno geniale. Se non un regista, almeno uno sceneggiatore particolarmente ingegnoso. Sarà per il copione di The Truman Show (1998) di Peter Weir o per quello del suo Gattaca – La porta dell&#8217;universo (1997), ma Andrew Niccol alla fine degli anni Novanta era già considerato un vero autore, coccolato da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ha la fama di essere uno geniale. Se non un regista, almeno uno sceneggiatore particolarmente ingegnoso. Sarà per il copione di <em>The Truman Show</em> (1998) di Peter Weir o per quello del suo <em>Gattaca – La porta dell&#8217;universo </em>(1997), ma<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrew_Niccol" target="_blank">Andrew Niccol</a> </strong>alla fine degli anni Novanta era già considerato un vero autore, coccolato da parte della critica – basta riprendere in mano le recensioni delle riviste di tendenza per averne contezza – e da quel pubblico bisognoso di guru e di nomi forti che, spesse volte, dopo una manciata di pellicole si rivelano vere bufale.</p><p>Dopo l&#8217;ambiziosissimo<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/S1m0ne" target="_blank"> </a><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/S1m0ne" target="_blank">S1m0ne</a> </em>(2002), interpretato da un Al Pacino allo zenit del suo istrionismo coatto, e il discutibile <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=36019&amp;morandini=1" target="_blank">Lord of War</a> </em>(2005), i calcoli tornavano tutti anche per lui: i fuochi iniziali erano frutto esclusivo di una serie di fortunati eventi. Capitolo chiuso. A rimettere in gioco il giudizio come a suggerire, ancora una volta, la poca utilità di qualsiasi etichetta, esce oggi <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/intime/" target="_blank">In Time</a></span></strong>. </em>E il sospetto che davvero solo il tempo  riuscirà a dare ragione del reale valore del regista diventa del tutto legittimo. Perché Niccol è uno irregolare, uno che fa film imprecisi e sbilanciati – quest&#8217;ultimo più di altri – ma comunque spinti da un&#8217;idea sottile, da uno scintillio inaspettato in grado di riscattare mille insicurezze.</p><p>In una società in cui si invecchia fino a 25 anni, allo scadere dei quali il tempo va letteralmente comprato pena la morte, Will Salas salva la vita ad un uomo che lo ricambia donandogli un secolo di vita. Impresso sul polso, un timer digitale segna secondi, minuti, ore, giorni, anni. I poveri corrono, si affrettano, rubano mentre i ricchi vivono nella lentezza, blindati, a spese dei primi. C&#8217;è aria di sovversione, di una rivoluzione che sa di <strong>fantascienza alta</strong>. Ad aiutare l&#8217;eroe proletario nell&#8217;impresa sarà, imprevedibilmente, la figlia di un magnate del tempo. Routine e bagliori, nuovi mondi d&#8217;accatto e svolte impreviste.</p><p>Non particolarmente memorabile in quanto a scrittura, <em>In Time</em> è ridondante laddove avrebbe dovuto essere più essenziale – la riflessione politica viene già fuori dall&#8217;assunto – e scarno dove avrebbe potuto essere maggiormente inventivo: la costruzione di un mondo visivo anche volutamente vicino all&#8217;oggi com&#8217;è questo poteva essere molto più sottile. Eppure conquista, qua e là addirittura brilla. Forse siamo di fronte a quel tipo di film che negli anni<strong> sarà saccheggiato</strong> da altri mille e migliori lavori.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/dLFemazOUCU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/time-prezzo-tempo/191980/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La crisi nell&#8217;opera prima di Corapi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/la-crisi-italiana-nellopera-prima-di-emiliano-corapi/188876/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/la-crisi-italiana-nellopera-prima-di-emiliano-corapi/188876/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:01:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Claudia Pandolfi]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Daniele Liotti]]></category> <category><![CDATA[Donatella Finocchiaro]]></category> <category><![CDATA[Emiliano Corapi]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Rongione]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Massimo Popolizio]]></category> <category><![CDATA[Vinicio Marchioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188876</guid> <description><![CDATA[“Dire a un giovane regista di amare l&#8217;Italia è dura, non si può amarla in questo momento e ciò emerge dal nostro cinema”, parola di Ettore Scola. Se per il grande regista la causa della decadenza dell&#8217;industria cinematografica è strettamente legata ad una giustificabile mancanza di amore per il Paese, due film, usciti a poche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Dire a un giovane regista di amare l&#8217;Italia è dura, non si può amarla in questo momento e ciò emerge dal nostro cinema</em>”, <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cinema/2012/02/01/visualizza_new.html_72894073.html" target="_blank">parola di Ettore Scola</a>. Se per il grande regista la causa della decadenza dell&#8217;industria cinematografica è strettamente legata ad una giustificabile mancanza di amore per il Paese, due film, usciti a poche settimane di distanza, riflettono nelle loro storie quella medesima crisi a monte di tutto. Sono <a href="http://www.imdb.com/title/tt1825842/" target="_blank"><em><strong>L&#8217;industriale</strong></em></a> di Giuliano Montaldo e <em><a href="http://www.cinemaitaliano.info/sullastradadicasa" target="_blank"><strong>Sulla strada di casa</strong></a> </em>di Emiliano Corapi, distribuito da ieri nelle sale da Iris Film in una manciata di copie, pellicole diverse per mille evidenti aspetti, ma dentro alle quali pulsa la stessa voglia di parlare della pessima congiuntura economica degli ultimi anni, degli imprenditori travolti dal fallimento, del denaro che brucia.</p><p>In entrambi i titoli, il piglio da cinema civile che dà l&#8217;avvio  si mischia, più gradualmente in Montaldo rispetto a Corapi, ad una struttura da disperatissimo <strong>cinema nero</strong>. E non c&#8217;è certo da stupirsi, considerando quanto il genere di James Cagney e Edward G. Robinson sia legato al sociale sin dagli albori. La spiegazione del resto è semplicissima: in contingenze tanto disperate risulta quasi impossibile rimanere moralmente integri. L&#8217;unica possibilità dunque è quella di cercare di restare a galla come meglio si può, nascondendosi dietro a un muro di menzogne, fingendo di essere altro da sé, arrivando inevitabilmente al punto in cui la disperazione si muta in crimine.</p><p>Costato nemmeno 300 mila euro, <em>Sulla strada di casa</em> è un film piccolo, ma dignitosissimo, essenziale nel descrivere una disperazione che investe l&#8217;Italia tutta, dalla provincia di Genova a Reggio Calabria, estremità di un tragitto compiuto col cuore in gola da due uomini vinti in un contesto disumano. Interpretato dal romano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vinicio_Marchioni" target="_blank"><strong>Vinicio Marchioni</strong></a>, cui ben riesce l&#8217;accento ligure, Alberto è un uomo che non vuole chiudere i battenti della sua fabbrica, che non ascolta i consigli dell&#8217;amico industriale per cui la soluzione sarebbe dichiarare fallimento (“<em>Qui ti ammazzano di tasse e sei obbligato a tenere dipendenti che non fanno un c&#8230;!</em>”) e per questo ammirato da una moglie affettuosa e forse davvero un po&#8217; ingenua; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Liotti" target="_blank"><strong>Daniele Liotti</strong></a>, invece, è il credibile Sergio, per molti aspetti simile al primo, cui spetta il compito di chiudere la storia con un finale all&#8217;altezza.</p><p><strong>Donatella Finocchiaro</strong>, <strong>Claudia Pandolfi</strong>, <strong>Massimo Popolizio</strong> e <strong>Fabrizio Rongione</strong> danno lustro nonostante il budget all&#8217;osso di un&#8217;opera prima riuscita. E dunque amorevole verso una nazione che pure mostra in ginocchio.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/WiU5KHylJYo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/la-crisi-italiana-nellopera-prima-di-emiliano-corapi/188876/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italia Doc, viaggio dentro il Paese</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/italia-doc-viaggio-dentro-il-paese/186194/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/italia-doc-viaggio-dentro-il-paese/186194/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:42:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[casa del cinema]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[documentari]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Italia Doc]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186194</guid> <description><![CDATA[In maniera sommessa, ma costante il documentario fa breccia nei nostri anestetizzati gusti di spettatori. Da sempre fuori dalle dinamiche di mercato e dalle ansie del box-office, cerca di uscire fuori dalla nicchia e diventa meno invisibile restituendoci quel reale più problematico della troppo zuccherosa finzione attraverso vecchie e nuove vetrine, premi, rassegne. Per il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In maniera sommessa, ma costante il documentario fa breccia nei nostri anestetizzati gusti di spettatori. Da sempre fuori dalle dinamiche di mercato e dalle ansie del box-office, cerca di uscire fuori dalla nicchia e diventa meno invisibile restituendoci quel reale più problematico della troppo zuccherosa finzione attraverso vecchie e nuove vetrine, premi, rassegne. Per il settimo anno consecutivo, è ora in corso alla Casa del Cinema di Roma <em><a href="http://www.casadelcinema.it/?event=italia-doc-in-questo-paese" target="_blank"><strong>Italia Doc – In questo Paese</strong></a></em>, ottima occasione per recuperare o rivedere pellicole che parlano del nostro passato e dunque del nostro presente: undici appuntamenti per quattordici titoli preceduti da un incontro-dibattito ogni giovedì fino al 22 marzo con repliche di venerdì, sabato e domenica. Ingresso sempre gratuito fino ad esaurimento posti.</p><p>Qualche giorno fa ha aperto il ciclo curato da Maurizio di Rienzo <em><strong>Piazza Garibaldi</strong></em> di Davide Ferrario, mentre giovedì 26 tocca a <em><strong>Più come un artista</strong></em> di Elisabetta Pandimiglio, sullo chef Gennaro Esposito. Tra titoli più e meno noti, la storia fa da filo conduttore in <em><strong>Il corpo del duce</strong></em>, sulla fascinazione della fisicità del leader, in <strong><em>Pasta nera</em> </strong>di Alessandro Piva, sui bambini denutriti del Mezzogiorno bostbellico ospitati al Nord, oppure in <em><strong>Inconscio italiano</strong> </em>di Luca Guadagnino, che partendo dall&#8217;occupazione in Etiopia parla d&#8217;identità nazionale attraverso una prima parte di interviste e una seconda di montaggio.</p><p>Strettamente legati al presente sono, invece, <strong><em>Pugni chiusi</em> </strong>di Fiorella Infascelli (gli operai della Vinyls in cassa integrazione occupano il carcere dell’Asinara), <strong><em>Sic Fiat Italia</em> </strong>di Daniele Segre, “<em>sul come si è arrivati a nuove lotte di classe e resistenza allo smembramento delle regole del lavoro in funzione di quelle del plusvalore</em>”, e <em><strong>Palazzo delle Aquile</strong> </em>di Stefano Savona. Ancora <strong><em>Voi siete qui</em> </strong>di Francesco Matera, <em><strong>394 Trilogia doc</strong> </em>di Massimiliano Pacifico,<em><strong> Hit the Road Nonna</strong> </em>di Duccio Chiarini,<em> <strong>Radici </strong></em>di Carlo Luglio,<em> <strong>Cadenza d&#8217;inganno</strong></em> di Leonardo Di Costanzo e <em><strong>Il pezzo mancante</strong></em> di Giovanni Piperno.</p><p>Lavori diversi tra loro, alcuni riusciti e altri meno per cui la formula della <strong>prima più dibattito</strong> che fa tanto cineforum anni Sessanta non spaventi i potenziali spettatori: le punitive serate trascorse a discorrere di Ėjzenštejn di cui parla l&#8217;inarrivabile <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Bianciardi" target="_blank">Bianciardi</a> in <em>Il lavoro culturale </em>non esistono<em> </em>più. Almeno per alcune pellicole in programma, l&#8217;unico rischio che correte è quello di riconoscere sullo schermo un Paese che potrebbe piacervi ancora meno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/italia-doc-viaggio-dentro-il-paese/186194/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Preminger, molto più di un radical chic</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/preminger-molto-rivoluzionario-salotto/183891/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/preminger-molto-rivoluzionario-salotto/183891/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Jan 2012 10:34:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Festival di Locarno]]></category> <category><![CDATA[Marco Chiani]]></category> <category><![CDATA[Otto Preminger]]></category> <category><![CDATA[radical chic]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183891</guid> <description><![CDATA[“Alla sua destra, sul divano accanto al muro, c&#8217;è Otto Preminger, e anche lui non è uno che fa tappezzeria, con il testone e il collo che sbucano fuori come un obice dal doppiopetto a sei bottoni, a mo&#8217; di eterno Comandante della Zona Occupata”. Tom Wolfe, Radical Chic (Castelvecchi, Roma, 2005, p. 51) Con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em>A</em><em>lla sua destra, sul divano accanto al muro, c&#8217;è <strong>Otto Preminger</strong>, e anche lui non è uno che fa tappezzeria, con il testone e il collo che sbucano fuori come un obice dal doppiopetto a sei bottoni, a mo&#8217; di eterno Comandante della Zona Occupata</em>”.<br /> Tom Wolfe, <em><a href="http://www.castelvecchieditore.com/catalog/title/index.php?cmd=ext&amp;title_id=304&amp;subclass=" target="_blank">Radical Chic</a></em> (Castelvecchi, Roma, 2005, p. 51)</p><p>Con quell&#8217;accento tedesco che intramezza i chiacchiericci di un&#8217;alta società pazza per le<em> black panthers</em>, è uno dei più memorabili rivoluzionari da salotto descritti dall&#8217;augusto padre del New Journalism: allievo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Reinhardt" target="_blank">Max Reinhardt</a>, prima, e punta di diamante, dopo, di quella schiera di cineasti europei espatriati negli Stati Uniti in seguito all&#8217;avvento del nazismo negli anni Trenta, Otto Preminger è autore di un cinema che <em>“rappresenta l’apogeo del <strong>classicismo</strong>”</em>.</p><p>La definizione è di <a href="http://olivierpere.wordpress.com/2012/01/12/5091/" target="_blank">Oliver Père</a>, direttore del <strong>Festival del Film di Locarno</strong>, che per la sua sessantacinquesima edizione (dal primo all&#8217;undici agosto) <a href="http://www.pardolive.ch/it/Pardo-Live/today-at-the-festival/2011/Locarno-2012-Otto-Preminger-Retrospective.html" target="_blank">dedicherà una retrospettiva al magnifico cineasta</a>. Dopo gli omaggi a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ernst_Lubitsch" target="_blank">Ernst Lubitsch</a> nel 2010 e Vincent Minnelli nel 2011, la manifestazione ticinese presenterà al pubblico l&#8217;opera di Preminger nelle migliori copie in 35 mm in circolazione, con introduzioni di cineasti, attori e critici e una tavola rotonda moderata da Carlo Chatrian, curatore della retrospettiva.</p><p>Da quel Lubitsch di cui fu allievo, come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Billy_Wilder" target="_blank">Billy Wilder </a>e George Cukor, ereditò un certo tocco, una specie di <em>fattore</em> squisitamente <em>umano</em> presente anche nei generi più codificati che si troverà a rinnovare. Nel capolavoro <em><strong>Vertigine </strong></em>(1944), pregno di compassato romanticismo e di un accento necrofilo da manuale, in <em>Un angelo è caduto </em>(1945),<em> Il segreto di una donna </em>(1949)<em> </em>e, specialmente, nel fulgido e dimenticato <em>Seduzione mortale </em>(1952)<em> </em>affiora una costante malinconia mista tra l&#8217;innato senso di colpa dell&#8217;uomo e lo slancio verso la conoscenza del proprio destino. Meglio delle grandi produzioni in cui miscelò attenzione sociale e spettacolarità, è il caso di <em>Exodus</em> (1960) e di <em>Porgy and Bess </em>(1959), la sua vena migliore si ritrova nell&#8217;anomalo (e unico della sua carriera) western <em>La magnifica preda</em> (1954), in <em><strong>Anatomia di un omicidio</strong> </em>(1959), punto di partenza imprescindibile per tutti i <em>legal thriller</em> a venire, o nello “scandaloso” <em>L&#8217;uomo dal braccio d&#8217;oro </em>(1955).</p><p>Proprio per via di quella marcata inflessione canzonata da Wolfe, l&#8217;altro grande esule Wilder lo scelse per interpretare il ruolo del nazista Oberst von Scherbach in<strong> <em>Stalag 17 – L&#8217;inferno dei vivi</em></strong> (1953). Ironia della sorte, Preminger aveva origini ebraiche.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/quP1R4E2ug0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/preminger-molto-rivoluzionario-salotto/183891/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Carmelo Bene doppiato per Storie dell&#8217;anno Mille</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/un-carmelo-bene-doppiato-per-storie-dellanno-mille/182479/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/un-carmelo-bene-doppiato-per-storie-dellanno-mille/182479/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 12:41:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Carmelo Bene]]></category> <category><![CDATA[Franco Indovina]]></category> <category><![CDATA[Luigi Malerba]]></category> <category><![CDATA[Rai Storia]]></category> <category><![CDATA[Storie dell'anno Mille]]></category> <category><![CDATA[tonino guerra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182479</guid> <description><![CDATA[Per chi avrebbe dovuto essere esposto al Louvre, finire invischiato nei meccanismi della Tv di Stato non deve essere stata pena da poco. Eppure a cavallo tra il &#8217;69 e il &#8217;70, quando la Rai fece naufragare il progetto di un suo Don Chisciotte con Eduardo De Filippo, un clown sovietico come Sancho Panza e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per chi <em>avrebbe dovuto essere esposto al Louvre</em>, finire invischiato nei meccanismi della Tv di Stato non deve essere stata pena da poco. Eppure a cavallo tra il  &#8217;69 e il &#8217;70, quando la Rai fece naufragare il progetto di un suo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Don_Chisciotte_(Carmelo_Bene)" target="_blank">Don Chisciotte </a>con Eduardo De Filippo, un clown sovietico come Sancho Panza e Salvador Dalì in qualità di scenografo e costumista, <a href="http://www.carmelobene.it/" target="_blank"><strong>Carmelo Bene</strong></a> incarnò i panni del disgraziato soldato Pannocchia nello sceneggiato <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=25680" target="_blank"><strong>Storie dell&#8217;anno Mille</strong></a></em>. Forse più nota nella sua versione cinematografica di 100 minuti col titolo di <em>Tre nel Mille</em>, l&#8217;ultima regia di Franco Indovina andrà in onda nelle sue originarie sei puntate per cinque ore e mezza di durata complessiva <a href="http://www.rewind.rai.it/scheda.asp?serie=340" target="_blank">da giovedì 12 a martedì 17 gennaio su Rai Storia</a> – all&#8217;interno del progetto <em>Rewind – La fiction, la storia, le storie –</em> alle 10.30 e, in replica, all&#8217;una di notte.</p><p>Odissea stracciona di tre soldati di ventura interpretati da Bene, Franco Parenti e Giancarlo Dettori, parte da <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'armata_Brancaleone" target="_blank">L&#8217;armata Brancaleone</a></span></strong></em> per poi affrancarsi gradualmente dal modello e trovare una sua strada fatta di giri a vuoto, fame, continue difficoltà di movimento, assedi, inceppi, baruffe e palpabili paure per l&#8217;arrivo del Nuovo Millennio. Nonostante la sigla che scimmiotta il capolavoro monicelliano – nel ritmo arzillo della musica e nelle figure cartonate – la serie apre, di puntata in puntata, a scenari sempre più inaspettati: dalla prima sequenza con la gag del pozzo e il campo di battaglia disseminato di morti si arriva ad una conclusione beffarda come poche. Dopotutto la regia poteva contare sulle firme di<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tonino_Guerra" target="_blank">Tonino Guerra</a></strong> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Malerba" target="_blank"><strong>Luigi Malerba</strong></a>, autori di un copione che cerca di mediare tra moderata soddisfazione del committente – la Rai congelò poi il tutto, mandandolo in onda con quasi quattro anni di ritardo – e analisi storica, lampi irriverenti e una solidità narrativa tra tragico e comico.</p><p>In questo bislacco film di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Indovina" target="_blank">Franco Indovina</a>, che lo aveva inoltre diretto nei panni di un prete nel precedente <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=21705" target="_blank">Lo scatenato</a></em> (1968), Carmelo Bene vive la millenaristica attesa del suo Pannocchia con la voce di un doppiatore, paradosso non da poco per chi più di ogni altro fu prima suono che immagine.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/t9ekLRyxEZo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/un-carmelo-bene-doppiato-per-storie-dellanno-mille/182479/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il pranzo di Natale, in free streaming sul web</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/pranzo-natale-free-streaming/180806/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/pranzo-natale-free-streaming/180806/#comments</comments> <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 09:29:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Antonietta De Lillo]]></category> <category><![CDATA[Duellanti]]></category> <category><![CDATA[Il pranzo di Natale]]></category> <category><![CDATA[Piera Degli Esposti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180806</guid> <description><![CDATA[“Abbiamo invitato cineasti – professionisti e non – a confrontarsi con il tema del progetto, girando docufilm della durata massima di 15 minuti o a inviarci brevi riprese aventi come tema le ritualità natalizie. A questo proposito anche Home Movies ha collaborato con noi mettendo a disposizione il proprio archivio di filmati amatoriali. I materiali,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Abbiamo invitato cineasti – professionisti e non – a confrontarsi con il tema del progetto, girando docufilm della durata massima di 15 minuti o a inviarci brevi riprese aventi come tema le ritualità natalizie. A questo proposito anche Home Movies ha collaborato con noi mettendo a disposizione il proprio archivio di filmati amatoriali. I materiali, con l&#8217;aiuto del coordinamento artistico, sono stati selezionati per andare a comporre i tanti tasselli che oggi costituiscono il documentario</em>”</p><p>(Dall&#8217;intervista a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonietta_De_Lillo" target="_blank">Antonietta De Lillo</a> contenuta nel libretto curato da Elena Canavese, direttore editoriale di <em><a href="http://www.duellanti.com/" target="_blank">Duellanti</a></em>, per l&#8217;edizione Dvd).</p><p>Dopo la pubblicazione online dei diversi corti che lo compongono e dell&#8217;intero film il venticinque e il ventisei dicembre, <a href="http://www.marechiarofilm.it/index.php" target="_blank"><strong>il primo e il sei gennaio sarà di nuovo in free streaming</strong></a> sulla piattaforma <a href="http://www.marechiarofilm.it/index.php" target="_blank">marechiaro</a> <em>Il pranzo di Natale</em>, pellicola partecipata ideata e prodotta da <strong>Antonietta De Lillo</strong>. Nonostante sia legata al nome della regista di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_resto_di_niente_(film)" target="_blank">Il resto di niente</a></em>, l&#8217;originalità del lavoro sta proprio nella volontà di negare un&#8217;univoca appartenenza di veduta per scoprire il cinema come <strong>rito condiviso e lavoro collettivo</strong> oltre una spesso sterile affermazione solipsistica.</p><p>Ad emergere dalla visione del film, infatti, è un funzionale prospetto del Paese ottenuto mediante interviste a persone comuni sulle usanze natalizie che presto lasciano il passo a molteplici ed eterogenei sguardi indirizzati ai problemi civili e all&#8217;integrazione, alle pieghe del sistema Italia, alle manifestazioni di piazza, ad un<em> Waka Waka</em> cantato da un emigrato vestito da Babbo Natale, alle diverse vite di chi torna a casa per un momento di aggregazione.</p><p>Il pregio dell&#8217;operazione, questa sua attitudine al <strong>ritratto antropologico</strong> oltre la gabbia del bozzetto programmaticamente sociale, sta in realtà nel <em>concept</em> stesso del progetto, in un&#8217;alternanza di fonti a volte stridenti tra loro che in fine trovano unità grazie a un montaggio capace di rispettare le peculiarità di ogni frammento. Un&#8217;intervista a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piera_Degli_Esposti" target="_blank">Piera Degli Esposti</a>, realizzata da Marcello Garofalo, intramezza differenti formati di ripresa per cui ciò che guardiamo cambia quadro, si espande o si restringe. Ma non c&#8217;è disordine in <em>Il pranzo di Natale</em>, piuttosto un&#8217;armonica capacità di specchiare con buona disinvoltura le molte facce del vero tra desideri e frustrazioni, gioia e solitudine.</p><p>Dal 12 dicembre, il DVD della pellicola – già presentata nella sezione Extra Off – Doc nell&#8217;ambito della Festa Internazionale del Film di Roma – è distribuito in allegato alla rivista di cinema <a href="http://www.duellanti.com/" target="_blank"><em>Duellanti</em></a>, diretta da Marco Toscano, in copie limitate nelle edicole delle principali città italiane (Roma, Torino, Milano, Bologna, Napoli, Genova, Palermo), nelle librerie specializzate e online.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/aWEEsOdqqtE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/pranzo-natale-free-streaming/180806/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Müller al Festival di Roma, l&#8217;ipotesi proibita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/muller-festival-roma-lipotesi-proibita/180169/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/muller-festival-roma-lipotesi-proibita/180169/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Dec 2011 16:10:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Fesitval Venezia]]></category> <category><![CDATA[Festival del film di Roma]]></category> <category><![CDATA[Marco Muller]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180169</guid> <description><![CDATA[Anticipata da Il Messaggero il giorno della vigilia di natale, la notizia di un possibile accordo tra Marco Müller e il Festival del Film di Roma, per alcuni solo in attesa di una formalizzazione a metà gennaio, torna ad occupare le pagine dei giornali dopo ore di difficili digestioni. In realtà è un anno che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Anticipata da <em>Il Messaggero</em> il giorno della vigilia di natale, la <a href="http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=159937" target="_blank">notizia</a> di un possibile accordo tra Marco Müller e il Festival del Film di Roma, per alcuni solo in attesa di una formalizzazione a metà gennaio, torna ad occupare le pagine dei giornali dopo ore di difficili digestioni. In realtà è un anno che se ne parla. Stando ai bene informati, il nome più accreditato per la presidenza è quello di <strong>Paolo Mieli</strong>, che succederebbe a Gian Luigi Rondi, comunque in carica fino a giugno. Ma non è l&#8217;ipotesi che coinvolge l&#8217;ex direttore del <em>Corriere della Sera</em> e attuale capo di <em>RCS Libri </em>a far rumore – in alternativa si parla anche di Luciano Sovena e di Paolo Ferrari – quanto quella su una direzione artistica da affidare all&#8217;uomo dal colletto alla coreana, già indefesso difensore della Mostra di Venezia come unico baluardo dell&#8217;arte e della sperimentazione cinematografica di contro alla <strong>caciarona, inutile e geneticamente inferiore</strong> manifestazione capitolina.</p><p>Se il Presidente della regione Lazio <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Spettacolo/Cinema-Polverini-su-Muller-mi-auguro-che-le-polemiche-cessino_312791713256.html" target="_blank">Polverini</a> e il Sindaco di Roma<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/lazio/2011/12/27/visualizza_new.html_18397900.html" target="_blank"> Alemanno</a> buttano <a href="http://www.romacapitalenews.com/romafilmfest-verso-la-nomina-di-mieli-presidente-e-muller-direttore-artistico/" target="_blank">acqua sulle polemiche</a> rilasciando dichiarazioni di stima all&#8217;unico direttore ad aver condotto per otto anni consecutivi la Mostra del Cinema di Venezia, il Pd fa barriera con forti reazioni anche da parte di Veltroni e Bettini, che nel 2006 fondarono la kermesse romana come Festa (e non Festival) del Cinema con diretto riferimento ad una fisionomia di <strong>partecipazione popolare </strong>poi del tutto cancellata.</p><p>Ad un Müller eventualmente “felicissimo” di accettare la nuova sfida, sono arrivati poi gli attestati di stima di cineasti come Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, Matteo Garrone e Paolo Sorrentino, nomi davvero estranei a quella “peggiore destra” –<a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/12/27/news/cinema_ipotesi_mller_con_mieli_alla_presidenza-27243142/" target="_blank"> </a>citata dal presidente della provincia <a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/12/27/news/cinema_ipotesi_mller_con_mieli_alla_presidenza-27243142/" target="_blank">Zingaretti </a>– che caldeggerebbe la nomina del <strong>direttore col vizio del cinema asiatico</strong>. Come riportato da Cinecittà News, Michele Lo Foco, nel cda della Fondazione, invece, non lo considera adatto all&#8217;incarico perché “troppo raffinato e cinefilo per il carattere popolare della rassegna romana”.</p><p>Organizzatore stimatissimo di grandi festival, oltre a Venezia ha lavorato a Torino, Pesaro, Rotterdam, Locarno, e produttore cinematografico raffinato, tra gli altri, figurano nella sua filmografia <em>No Man&#8217;s Land</em> di Tanovic e <em>Il sole</em> di Sokourov, l&#8217;ex Doge del cinema – come lo chiamò qualche anno fa una rivista – è notoriamente  sinologo esperto ben oltre il “Nehru jacket” di ordinanza. Ben venga dunque un festival di Roma<strong> dal superiore quoziente cinematografico</strong>, meno glamour e più di sostanza, ma basta con i premi ad Ang Lee. Non uno di più per carità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/muller-festival-roma-lipotesi-proibita/180169/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>American Horror Story, creatività in vendita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/american-horror-story-creativita-vendita/178051/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/american-horror-story-creativita-vendita/178051/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Dec 2011 14:44:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[American Horror Story]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178051</guid> <description><![CDATA[Sita al 1120 di Westchester Place a Los Angeles, l&#8217;affascinante villa vittoriana che ha contribuito alla fortuna di American Horror Story è adesso sul mercato al prezzo – pare – non esorbitante di quattro milioni e mezzo di dollari. A metterla in vendita due giorni fa l&#8217;agente immobiliare Joe Banajian con tempismo azzeccatissimo prima che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sita al 1120 di Westchester Place a Los Angeles, l&#8217;affascinante villa vittoriana che ha contribuito alla fortuna di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/American_Horror_Story" target="_blank">American Horror Story</a></em> è adesso sul mercato al prezzo – pare – non esorbitante di quattro milioni e mezzo di dollari. <a href="http://www.televisionando.it/articolo/american-horror-story-la-villa-dello-show-e-in-vendita/64193/" target="_blank">A metterla in vendita due giorni fa</a> l&#8217;agente immobiliare Joe Banajian con tempismo azzeccatissimo prima che l&#8217;interesse sullo show Fox scemi con la messa in onda, negli States, dell&#8217;ultima puntata. Dopo il pilot, la troupe si è trasferita a girare gli alti episodi in uno studio dove sono stati realizzati dei perfetti set-copia, lasciando tuttavia all&#8217;augusta magione disegnata da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alfred_Rosenheim" target="_blank">Alfred Faist Rosenheim</a> un surplus di fama cui qualche acquirente ricco e strano non riuscirà a resistere. Al costo controllato può comunque seguire il non indifferente rischio di rimare impantanati un bel po&#8217; tra i suoi tre piani, i vetri Tiffany e le visite di strambe vicine.</p><p>Ottima l&#8217;intuizione dei due creatori Ryan Murphy e Brad Falchuk di rinverdire il filone delle <em>haunted house </em>con un prodotto bello costoso, un po&#8217; fiacco l&#8217;avvio e meglio il primo sviluppo di un giro di vite basato su intrecci di famiglie sfasciate o sul punto di sfasciarsi; <em>American Horror Story</em> sfodera una scorrettezza moderata che fa molto televisione libera e anticonformista, consegnando in realtà allo spettatore un gioco meno originale e innovativo di quanto voglia far credere o si legga in giro. Nessuno dubitava della bravura di  una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jessica_Lange" target="_blank">Jessica Lange</a> che si vorrebbe vedere più spesso sullo schermo. Né che la serialità americana fosse un campo più fertile di novità rispetto al cinema, ma ad alcune buone trovate – visivamente riuscitissimo l&#8217;uomo (in latex) nero dagli arzilli appetiti sessuali – corrisponde la riproposizione spesso sterile di un immaginario usurato. Papà psichiatra che vede nella vecchia e orba governante una camerierina degna di youporn, madre in attesa di una gravidanza sospetta e figlia introversa in odore di passioni emo, gli Harmon vivono giornate piene di strani e, a volte, buffi incontri, meccanicamente, con qualche guizzo qua e là. Almeno per quanto abbiamo visto finora in Italia.</p><p>Sullo stesso tema delle case apparentemente abbandonate, ma all&#8217;uopo pullulanti di accesi carnevali di anime, meglio recuperare due classici di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Margheriti" target="_blank">Antonio Margheriti</a>, quel Corman del Tevere cui anche sua maestà Stanley Kubrick chiese qualche consiglio tecnico. Il seminale gotico <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=_kjr-le2p-g" target="_blank">Danza macabra</a></em> o, ancora meglio, <em><a href="http://www.antoniomargheriti.com/tutti_i_suoi_film/Horror/Contronatura.htm" target="_blank">Contronatura</a> </em>sono ancora lì a dirci che per costruire un buon horror meglio dei soldi possono le idee.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/american-horror-story-creativita-vendita/178051/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Eureka, un grande film firmato Nicolas Roeg</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/eureka-grande-film-firmato-nicolas-roeg/175625/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/eureka-grande-film-firmato-nicolas-roeg/175625/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:55:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Chiani]]></category> <category><![CDATA[Eureka]]></category> <category><![CDATA[film]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Roeg]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175625</guid> <description><![CDATA[Chi ama il cinema cristallino lasci stare. Eureka – in onda mercoledì 7 dicembre alle 3 e 50 su MGM Channel – è un film inclassificabile, misterioso, arcano. Parabola sull&#8217;avidità umana e riflessione sui principi magici in sospeso tra Greed (1924) e Shakespeare, sfarzoso spettacolo hollywoodiano e sabotaggio sperimentale, non ha mai incontrato i favori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi ama il cinema cristallino lasci stare. <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0083906/" target="_blank">Eureka</a></em> – in onda <a href="http://www.mgmchannel.com/italy/movie/eureka.html" target="_blank">mercoledì 7 dicembre alle 3 e 50 su MGM Channel</a> – è un film inclassificabile, misterioso, arcano. Parabola sull&#8217;avidità umana e riflessione sui principi magici in sospeso tra <em>Greed</em> (1924) e Shakespeare, sfarzoso spettacolo hollywoodiano e sabotaggio sperimentale, non ha mai incontrato i favori della<strong> critica</strong>, che gli ha sbadatamente rimproverato incongruenze narrative e eccessi tematici, la grafia sempre sul punto d&#8217;esplodere, il gusto per la figura dell&#8217;arabesco. In due parole, tutto il prezioso metodo operativo del suo autore, l&#8217;inglese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Roeg" target="_blank">Nicolas Roeg</a>.</p><p>Gene Hackman e Theresa Russell, Rutger Hauer e Mickey Rourke sono le pedine di <strong>un film eccessivo e affascinante</strong>, condotto con maestria da un cineasta, al massimo delle sue potenzialità, alle prese con la storia di un destino che tenta in ogni modo di divincolarsi dal già scritto. <em>Eureka</em> (1983) è lo zenit dell&#8217;opera di Roeg, forse non il suo lavoro migliore – è facile preferirgli <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=12063" target="_blank">L&#8217;inizio del cammino</a> </em>(1971)<em> –</em>, ma il più evoluto e moderno, il punto di arrivo di una progressione per certi versi clamorosa che coinvolge il thriller <em>A Venezia&#8230; Un dicembre rosso shocking </em>(1973), il fantascientifico <em>L&#8217;uomo che cadde sulla terra</em> (1976) e il thriller drammatico <em>Il lenzuolo viola </em>(1980).</p><p><strong>Partendo dal libro inchiesta </strong><em>Who Killed Sir Harry Oakes?</em> di Marshall Houts, incentrato sull&#8217;assassino di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harry_Oakes" target="_blank">un uomo che fece fortuna</a> scoprendo nell&#8217;Ontario una miniera d&#8217;oro intorno agli anni Dieci del secolo scorso, il regista intreccia citazioni pittoriche, filosofiche, religiose, riferimenti a Lewis Carroll e Edgar Allan Poe per concludere – splendidamente – con alcuni versi di Robert W. Service. Il cercatore d&#8217;oro di Gene Hackman potrebbe avere il mondo ai suoi piedi, ma è malinconico,  geloso della figlia sposata con un playboy da quattro soldi e tormentato da un boss che vorrebbe costruire un casinò sull&#8217;isola caraibica in cui risiede. La sua unica pace sta nei ricordi della giovinezza.</p><p><em>Sull&#8217;autore di questa pellicola è uscita da qualche giorno una mia monografia, la prima pubblicata in Italia, dal titolo </em><em><a href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?prkw=l%27uomo+che+cadde+sulla+terra+marco+chiani&amp;srch=1&amp;Cerca.x=31&amp;Cerca.y=11&amp;cat1=1&amp;prm=" target="_blank">L&#8217;uomo che cadde sulla terra. Nicolas Roeg: il tempo l&#8217;altrove e il cinema alchemico</a></em> (Profondo rosso editore, Roma, 2011).</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/s3YLkuI_hZQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/eureka-grande-film-firmato-nicolas-roeg/175625/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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