<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Marco Chiani</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mchiani/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Sun, 19 May 2013 21:03:48 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Suicidio assistito: Miele, l&#8217;ammirevole esordio di Valeria Golino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/miele-lammirevole-esordio-di-valeria-golino/579715/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/miele-lammirevole-esordio-di-valeria-golino/579715/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Apr 2013 17:13:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Festival di Cannes]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category> <category><![CDATA[Suicidio Assistito]]></category> <category><![CDATA[Valeria Golino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=579715</guid> <description><![CDATA[Miele è il nome in codice di Irene, trentenne che ha scelto di aiutare i malati terminali mediante la pratica illegale del suicidio assistito. Chiede per l&#8217;ultima volta al “paziente” se è veramente deciso a compiere il gesto definitivo e poi gli somministra del Lamputal, un farmaco letale per uso veterinario che, in dosi massicce,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Miele</em> è il nome in codice di Irene, trentenne che ha scelto di aiutare i malati terminali mediante la pratica illegale del <strong>suicidio assistito</strong>. Chiede per l&#8217;ultima volta al “paziente” se è veramente deciso a compiere il gesto definitivo e poi gli somministra del Lamputal, un farmaco letale per uso veterinario che, in dosi massicce, ha effetto anche sull&#8217;uomo.</p><p>Per togliersi di dosso la <strong>morte</strong> che porta in giro, conduce una vita divisa tra fugaci rapporti sessuali e sfiancanti allenamenti fisici. Sarà l&#8217;incontro con l&#8217;ingegner Grimaldi a far vacillare le sue sicurezze. Dopo il sensibile corto <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=y9t716EIzVA" target="_blank">Armandino e il madre</a></em>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valeria_Golino" target="_blank">Valeria Golino</a> esordisce nel lungometraggio con un&#8217;opera difficile e riuscita – da domani nelle sale – su un tema generalmente rimosso: «<em>L’argomento è un tabù più per le istituzioni e la politica che per le persone, spesso costrette a vivere questi dilemmi</em>» ha spiegato la regista durante la conferenza stampa di presentazione. Il film doveva chiamarsi <em>Vi perdono</em>, stesso titolo con cui Mauro Covacich pubblicò nel 2009 l&#8217;omonimo romanzo sotto lo pseudonimo di Angela Del Fabbro (cognome che è la traduzione italiana di Covacich; dal 2011, invece, il libro si chiama<em> A nome tuo</em>), ma poi gli è stato preferito <em>Miele</em>, forse per sottolineare la centralità assoluta del personaggio di un&#8217;ottima <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jasmine_Trinca" target="_blank">Jasmine Trinca</a>, pronta a darsi senza pudori alla macchina da presa della regista-collega.</p><p>Su sceneggiatura della stessa Golino, Francesca Marciano e Valia Santella, si tratta di un film severo e sofferto, capace di trovare un equilibrio davvero ammirevole tra quello che dice e il modo in cui lo dice: «<em>è come se quello che raccontavamo fermasse l&#8217;inutile e seccasse il linguaggi</em>o». Con <strong>immagini</strong> asciutte, ma sempre personali, servite dalla fotografia dell&#8217;ungherese <strong>Gergely Pohárnok</strong>, seguiamo il percorso di Miele, scrutandone il corpo, i movimenti irrequieti e scontrosi, l&#8217;atteggiamento schivo verso tutto e tutti. Nella prima parte, la più difficile per lo spettatore, Irene non ha alcun dubbio sull&#8217;attività che svolge: con metodo e determinazione, entra nelle case dei malati e si occupa di tutto, persino del tappeto musicale scelto per l&#8217;ultimo viaggio.</p><p>Ma l&#8217;incontro con Grimaldi mette in crisi il suo fragile sistema interiore, perché sposta su un piano completamente diverso quel concetto di “<strong>responsabilità</strong>” che ha sempre sentito di avere nei confronti del prossimo. La depressione di questo settantenne nauseato dalla contemporaneità – che si stupisce perché l&#8217;invisibilità della propria malattia finisce col rendere il desiderio di morire un capriccio o un&#8217;eresia – non rientra nel suo codice: «<em>Io aiuto i malati, non sono un sicario</em>» gli dirà. Aggressioni verbali e fisiche, avvicinamenti, distacchi e ricerche: tra la giovane donna e il raffinato ingegnere affiora un rapporto di credibile e soffocata intesa che ha pochi uguali nelle storie  raccontate di recente nel cinema italiano. Selezionata per “Un certain regard”, la pellicola sarà a Cannes il 17 maggio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/miele-lammirevole-esordio-di-valeria-golino/579715/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Colpo di stato. La profezia del film maledetto di Salce è realtà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/colpo-di-stato-profezia-del-film-maledetto-di-salce-e-realta/528858/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/colpo-di-stato-profezia-del-film-maledetto-di-salce-e-realta/528858/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Mar 2013 15:40:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Cinema Politico]]></category> <category><![CDATA[Colpo di Stato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=528858</guid> <description><![CDATA[Omaggio dell&#8217;America al Belpaese, un “cervellone elettronico” – siamo nel &#8217;69 – procede allo spoglio delle schede elettorali, indicando da una parte i voti del partito governativo, dall&#8217;altra quelli dell&#8217;opposizione. A manovrarlo uno scienziato americano presto messo a tacere, perché il risultato non piace a nessuno, né agli Stati Uniti che puntano i missili, né...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Omaggio dell&#8217;America al Belpaese, un “cervellone elettronico” – siamo nel &#8217;69 – procede allo spoglio delle schede elettorali, indicando da una parte i voti del partito governativo, dall&#8217;altra quelli dell&#8217;opposizione. A manovrarlo uno scienziato americano presto messo a tacere, perché il risultato non piace a nessuno, né agli Stati Uniti che puntano i missili, né al Cremlino che vuole il Pci all&#8217;opposizione. A voler definire <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colpo_di_stato_(film_1969)" target="_blank">Colpo di stato</a></em> – riproposto pochi giorni fa al Cineclub Alphaville di Roma – l&#8217;altro ieri avremmo parlato di “mockumentary”, falso documentario insomma, ma la situazione di oggi fa pensare piuttosto a una <strong>sconcertante profezia</strong>. In modi volutamente disordinati, tra satira e cinema d&#8217;assalto per niente velleitario checché ne dica la critica, il film di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Salce" target="_blank">Luciano Salce</a> ipotizza, infatti, un grottesco stallo post-elettorale diverso da quello che stiamo vivendo solo per le forze politiche in campo.<br /> </div><div>Il coro greco che intramezza le varie sequenze, del resto sotto gli umori beffardi si mette in scena una tragedia, conclude cantando “<em>Io già sapevo che nulla sarebbe cambiato</em>”. Ancora i gattopardi e i leoni, gli sciacalli e le iene, gli accordi che prescindono dal volere del popolo, il trasformismo come malattia della politica nazionale. Mentre il Pci, dopo una parità che i dirigenti del partito governativo definiscono assurda, comincia a montare fino ad una sconcertante vittoria, la televisione interrompe la diretta, proponendo prima un improbabile documentario sulla Cupola del Brunelleschi e poi una sconosciuta cantante popolare da modellare secondo la nuova veste che il paese dovrebbe assumere (“<em>Anna, devi continuare a cantare&#8230; roba violenta, di sinistra, antiborghese, diamogli addosso, su, canta, canta!</em>” incita un dirigente).<br /> </div><div>Cineasta mai abbastanza lodato, l&#8217;eclettico Salce finge di muoversi nei territori della fantapolitica,<strong> ma sa bene di avvicinarsi troppo al fuoco</strong> tant&#8217;è che il film fu osteggiato e maledetto dalla destra quanto dalla sinistra. Entrata nel triste catalogo delle<strong> pellicole scomode</strong> e da togliere di mezzo – di certo la critica cinematografica non l&#8217;aiutò quando non lo demolì –, questa commedia satirica, acida e sottilmente disperata, fu riproposta nella chiacchieratissima retrospettiva <em>Italian Kings of the B&#8217;s</em> durante la sessantunesima edizione del Festival di Venezia. Poi più niente. Eppure <em>Colpo di stato</em> dovrebbe andare in onda domani in prima serata, ecco questa sì che sarebbe fantascienza.<br /> </div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/vNibXv7Giok" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/colpo-di-stato-profezia-del-film-maledetto-di-salce-e-realta/528858/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francesco d&#8217;Assisi. Per Liliana Cavani simbolo del rifiuto all&#8217;omologazione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/francesco-dassisi-per-liliana-cavani-e-simbolo-del-rifiuto-allomologazione/516694/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/francesco-dassisi-per-liliana-cavani-e-simbolo-del-rifiuto-allomologazione/516694/#comments</comments> <pubDate>Fri, 01 Mar 2013 11:17:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category> <category><![CDATA[Liliana Cavani]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=516694</guid> <description><![CDATA[Mentre Francesco d&#8217;Assisi (1966) esce in Dvd in una copia restaurata, Liliana Cavani sta rivedendo la sceneggiatura del terzo film che ha deciso di dedicare alla sua “gigantesca e imprendibile” figura. Senza pericolo di smentita, Francesco è il filo rosso che attraversa la filmografia controcorrente di una cineasta fuori dalla mischia e scandalosa per vocazione,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/03/Michey-Rourke.png?adf349"><img class="alignleft size-medium wp-image-516935" title="Michey-Rourke" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/03/Michey-Rourke-300x174.png?adf349" alt="Michey-Rourke" width="300" height="174" /><noscript><img class="alignleft size-medium wp-image-516935" title="Michey-Rourke" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/03/Michey-Rourke-300x174.png?adf349" alt="Michey-Rourke" width="300" height="174" /></noscript></a>Mentre <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=9602" target="_blank">Francesco d&#8217;Assisi</a></em> (1966) esce in Dvd in una copia restaurata, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Liliana_Cavani" target="_blank">Liliana Cavani</a> sta rivedendo la sceneggiatura del terzo film che ha deciso di dedicare alla sua “<em>gigantesca e imprendibile</em>” figura. Senza pericolo di smentita, Francesco è il filo rosso che attraversa la filmografia controcorrente di una cineasta fuori dalla mischia e scandalosa per vocazione, quasi un&#8217;ossessione pronta a riemergere oggi dopo la seconda versione interpretata da <strong>Mickey Rourke</strong> e <strong>Helena Bonham Carter</strong>. Eppure, la regista si appassionò a quello che definisce “<em>più un territorio che una personaggio</em>” quasi per caso, subito dopo l&#8217;esperienza di una serie di straordinari reportage girati per la <strong>Rai</strong>. “<em>Un giorno mi chiamò <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Guglielmi" target="_blank">Angelo Guglielmi</a>, dicendomi di avere in progetto una celebrazione del Patrono d&#8217;Italia. Gli dissi subito che non mi interessava, ma mi consigliò di leggere comunque qualcosa sull&#8217;argomento. Fortuna volle che mi capitò in mano un libro dello storico Paul Sabatier e mi si aprì un mondo</em>”. <br /> </div><div><strong>Per una donna di formazione laica come lei, cresciuta con un nonno anarchico-socialista, non si tratta di una strana folgorazione?</strong></div><div>“<em>Assolutamente no, stiamo parlando di un pensatore straordinario. Francesco era un uomo di una libertà assoluta, uno dei massimi intellettuali della storia della nostra cultura. Cosa davvero straordinaria, forse unica, non è possibile strumentalizzarlo in nessun modo, perché la sua ribellione è tutta interiore. Un personaggio inattuale per forza di cose</em>”.<br /> </div><div><strong>La seconda pellicola, semplicemente <em><a href="http://www.mymovies.it/film/1989/francesco/" target="_blank">Francesco</a></em> (1989), iniziava laddove terminava la precedente, sul corpo morto del divo hollywoodiano Rourke a sostituire quello di <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=5347" target="_blank">Lou Castel</a></strong>.</div><div>“<em>Quando vidi Lou per la prima volta capii di aver trovato il mio Francesco, solo lui poteva interpretarlo, mentre il secondo copione lo scrissi proprio pensando a Rourke, attore e uomo magnifico. Si può affrontare un argomento come questo da moltissime angolazioni. Dopo il primo film, raccontato come se fossi stata una cronista del suo tempo e generalmente associato alla Contestazione, nel secondo volevo approfondire di più il lato mistico, ma c&#8217;è molto altro da esplorare&#8230;</em>”.<br /> </div><div><strong>Ad esempio l&#8217;esperienza ad Oriente, esclusa da entrambe le pellicole?</strong></div><div>“<em>Il motivo per cui non ho raccontato quella parte della storia è semplice: quando ho girato, la documentazione era davvero poco dinamica. Dagli anni Novanta in poi, invece, è stato scritto molto su Francesco e l&#8217;Oriente, ci sono nuove ipotesi, interessanti ricostruzioni. E&#8217; una figura sterminata, appena pensi di averla messa a fuoco, capisci che è già altrove</em>”.<br /> </div><div><strong>Un personaggio difficile da comprendere, chi ci è riuscito meglio?</strong></div><div>“<em>Il primo a capirlo è stato Dante, nella Divina Commedia scrive che è sposato con Madonna Povertà, ma anche Giotto, un cineasta del suo tempo mi piace dire, i contemporanei insomma. Poi c&#8217;è stata un&#8217;ombra sulla sua figura, non era per niente una personalità gradita, perché difficile da etichettare, quasi un simbolo del rifiuto all&#8217;omologazione. Francesco appartiene più al futuro che alla contemporaneità, sicuramente non al passato</em>”<em>.<br /> </em></div><div><strong>A che punto siete con il lavoro?</strong></div><div>“<em>Il copione è quasi pronto e subito dopo l&#8217;ultima revisione penserò al cast. Sarà una produzione Ciao ragazzi per la Rai con partner internazionali, speriamo di poter girare la prossima estate</em>”.</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/francesco-dassisi-per-liliana-cavani-e-simbolo-del-rifiuto-allomologazione/516694/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nel Paese del Reale. &#8220;Italia Doc&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/19/nel-paese-del-reale-italia-doc/504445/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/19/nel-paese-del-reale-italia-doc/504445/#comments</comments> <pubDate>Tue, 19 Feb 2013 07:58:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Documentario]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=504445</guid> <description><![CDATA[Il sistema Italia attraverso una serie di documentari capaci di raccontare «la resistente originalità di persone e storie (non solo contemporanee) degnamente &#8216;corsare&#8217;». A cura di Maurizio Di Rienzo, la nona edizione di Italia Doc presenta una selezione di titoli appartenenti a quel cinema del reale in cui si muovono alcuni dei nostri migliori registi....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Il <strong>sistema Italia</strong> attraverso una serie di documentari capaci di raccontare «<em>la resistente originalità di persone e storie (non solo contemporanee) degnamente &#8216;corsare&#8217;</em>». A cura di <strong>Maurizio Di Rienzo</strong>, la nona edizione di <a href="http://www.casadelcinema.it/?event=italia-doc-9" target="_blank">Italia Doc</a> presenta una selezione di titoli appartenenti a quel cinema del reale in cui si muovono alcuni dei nostri <strong>migliori registi</strong>. Con ingresso gratuito, dal 20 febbraio all’8 maggio – sempre alle 19.30 – i mercoledì della <strong>Casa del Cinema</strong> illuminano quella faccia della produzione cinematografica che continua ad interrogare, con necessario rigore, fatti e uomini, volti e identità. Ogni proiezione sarà seguita da un incontro con il regista. <br /> </div><div><em>Nel paese di Giralaruota</em> di <strong>Stefano Grossi</strong> inaugura la rassegna domani, svelando gli intrecci politico-economici dietro allo scandalo di <strong>Calciopoli</strong> a partire da due libri di Renato La Monica, <em>La Juve nel paese di Giralaruota</em> e <em>Calciopoli, il grande inganno</em>. Si prosegue poi con <em>Non mi avete convinto</em> di Filippo Vendemmiati, ritratto del novantasettenne Pietro Ingrao, <em>Fatti corsari</em> di<strong> Stefano Petti</strong> e <strong>Alberto Testone Petti</strong>, odontotecnico sosia di Pasolini si mette alla ricerca (ideale) del grande poeta, <em>Le cose belle</em> di <strong>Agostino Ferrente</strong> e <strong>Giovanni Piperno</strong>, quattro vite di giovani fotografate nella Napoli di oggi, e<em> God Save the Green</em>, sette episodi sull&#8217;importanza di rendere più vivibili le periferie cementificate delle nostre città.<br /> </div><div>Ma è la seconda parte della rassegna a mettere in fila il meglio, con cinque ottimi film ancora alla ricerca del pubblico che meritano nonostante le presentazioni nei maggiori festival e i lodevoli tentativi di distribuzione. Premio speciale della giuria all&#8217;ultimo Torino Film Festival, <em>Noi non siamo come James Bond</em> di <strong>Mario Balsamo</strong> – mercoledì 27 marzo – racconta di un&#8217;amicizia, di una passione e della ricerca di una normalità dopo una malattia. In <em>Il gemello</em>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Marra" target="_blank">Vincenzo Marra</a>, uno dei nostri cineasti più sensibili e capaci, pedina nel carcere di Secondigliano un detenuto ventinovenne finendo con il consegnarci un&#8217;attendibile istantanea della vita dietro alle sbarre.</div><div>Con <em>Terramatta</em>, invece, <strong>Costanza Quatriglio</strong> assume il sorprendente punto di vista sul Novecento di <a href="http://www.einaudi.it/libro/scheda/(isbn)/978880616762/" target="_blank">Vincenzo Rabito</a>, bracciante siciliano nato nel 1899 e semi-analfabeta per metà della vita, che ha lasciato una fluviale autobiografia scritta tra l&#8217;italiano e il dialetto. Nella Scampia ritratta in <em>Interdizione perpetua</em> di Gaetano Di Vaio si raccoglie il ferro vecchio per tirare avanti mentre un becchino della provincia di Bitonto si candida alle elezioni in <em>Pinuccio Lovero Yes I Can</em> di Pippo Mezzapesa, ultimo film in programma mercoledì 8 maggio e uno dei più pregevoli passati alla scorsa edizione del Festival del Cinema di Roma. Ogni proiezione è in replica il giovedì, il sabato e la domenica.</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/19/nel-paese-del-reale-italia-doc/504445/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>John Boorman. Il richiamo della foresta (di smeraldo)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/john-boorman-richiamo-della-foresta-di-smeraldo/473557/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/john-boorman-richiamo-della-foresta-di-smeraldo/473557/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Jan 2013 17:08:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=473557</guid> <description><![CDATA[Incapace di resistere al richiamo della foresta, John Boorman ha forzato tutte le realtà produttive in cui si è trovato a lavorare nella sua cinquantennale carriera. Dagli esordi nella televisione britannica alle esperienze hollywoodiane fino al ritorno in Irlanda, lo sguardo di questo cineasta allergico alle mode ha sempre posto allo spettatore delle domande precise,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Incapace di resistere al richiamo della foresta, <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Boorman" target="_blank">John Boorman</a></strong> ha forzato tutte le realtà produttive in cui si è trovato a lavorare nella sua cinquantennale carriera. Dagli esordi nella televisione britannica alle esperienze hollywoodiane fino al ritorno in Irlanda, lo sguardo di questo cineasta allergico alle mode ha sempre posto allo spettatore delle domande precise, o meglio delle sfide, scavando nel rapporto tra natura e civiltà, mondo rurale e mondo urbano, utopia e opportunità. Un cinema potente, avventuroso, mosso da una stessa tensione che dal supercult <em>Zardoz</em> (1974) arriva al teorico e frainteso <em>L&#8217;esorcista II – L&#8217;eretico</em> (1977), dal sontuoso <em>Excalibur</em> (1981) passa al tenero e semibiografico <em>Anni &#8217;40</em> (1987) fino a <em>The General</em> (1998), <em>Il sarto di Panama</em> (2001), <em>In My Country</em> (2004).</p><p>Oggi ottantenne, il regista di capolavori come <em>Un tranquillo week-end di paura</em> (1972) e <em>La foresta di smeraldo</em> (1985) rimane uno dei pochi ad essere uscito a testa alta dal continuo gioco-forza con l&#8217;industria e i grandi divi, usati senza parsimonia già dall&#8217;esordio americano di <em>Senza un attimo di tregua</em> (1967) in cui giganteggiava <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lee_Marvin" target="_blank">Lee Marvin</a>. Sotto i duelli e gli scontri, dentro le discese nella Storia, oltre le aperture smeraldine e i ricordi personali, restringendo di film in film il raggio dell&#8217;obiettivo, rimane il laccio invisibile di una visionarietà fuori dal comune, di “<em>un&#8217;irruzione del magico che riporta alla dimensione in cui il mito è materializzazione plastica e pittorica, di figure d&#8217;anima, di stati inconsci, di ombre della mente, di visioni interiori, quasi sciamaniche</em>”. (Bruno Roberti, <em>Cinema Alchimia Uno</em>, CaratteriMobili, 2012, p. 80)</p><div><strong>Colpevolmente dimenticato in una filmografia di titoli forti</strong>, <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=13216" target="_blank">Leone l&#8217;ultimo</a></em> (1970) è uno dei suoi lavori più grandi, oltre ad essere quello più scoperto nella teoria. Racconta la storia dell&#8217;ultimo rampollo di una ricca famiglia che, spiando la miseria del quartiere londinese in cui sorge il suo palazzo, finisce col guidare la rivolta del sottoproletariato urbano verso i suoi stessi possedimenti. Tratto da una commedia di George Tabori e interpretato da un geniale Marcello Mastroianni, è un apologo cristallino dove emerge tutta la follia e la radicalità del pensiero di Boorman. Un titolo da recuperare al più presto.<iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Sucpvtrwne4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/john-boorman-richiamo-della-foresta-di-smeraldo/473557/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Frankenweenie, Burton torna a casa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/10/frankenweenie-burton-torna-a-casa/465613/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/10/frankenweenie-burton-torna-a-casa/465613/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Jan 2013 10:19:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category> <category><![CDATA[Tim Burton]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=465613</guid> <description><![CDATA[“Da bambino, guardando i film di mostri, sono diventato un grandissimo fan dell’opera di Ray Harryhausen […]. Riusciva a instillare nei suoi mostri più emozione che nella maggior parte degli attori di quei film. E anche se non avevano un particolare carattere, gli concedeva sempre una grande scena di morte. Esalavano sempre un ultimo respiro...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;">“<em>Da bambino, guardando i film di mostri, sono diventato un grandissimo fan dell’opera di Ray Harryhausen </em>[…]<em>. Riusciva a instillare nei suoi mostri più emozione che nella maggior parte degli attori di quei <strong>film</strong>. E anche se non avevano un particolare carattere, gli concedeva sempre una grande scena di morte. Esalavano sempre un ultimo respiro e la loro coda fremeva un&#8217;ultima volta, e tu ti sentivi male per loro</em>”.                                                           Tim Burton, <em>La sposa cadavere di Tim Burton</em>, Einaudi, 2006, p. 7</div><div> </div><div>Ogni animale ha un&#8217;anima in <em>Nightmare Before Christmas</em> o in<em> La sposa cadavere</em>, storie teneramente lugubri animate in stop-motion. Terzo lungometraggio ottenuto con la tecnica cara ad Harryhausen, <em><strong>Frankenweenie</strong></em> – <strong>da giovedì 17 nelle sale</strong> – riporta <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tim_Burton" target="_blank">Burton</a> al nucleo della propria ispirazione, costituendo il remake del suo <a href="http://www.imdb.com/title/tt0087291/" target="_blank">omonimo titolo live-action</a> (prodotto sempre dalla Disney nel 1984). Dopo il prototipo Abercrombie, che faceva già rima con zombi nel corto <em>Vincent</em> (1982), fu la volta del bull terrier Sparky, insostituibile estensione del protagonista, cui seguono la versione fantasma di Zero, in <em>Nightmare Before Christmas</em>, o quella tutta ossa di Briciolo, in <em>La sposa cadavere</em>.<br /> </div><div>In 3D d&#8217;ordinanza, ma in bianco e nero, spia della libertà produttiva di cui ha goduto in fase di produzione, <em>Frankenweenie</em> è un Burton vecchia maniera. Alle figurine di una vulgata gotica di cui è indiscutibile maestro, coordina, infatti, un esperimento-estensione dentro e sopra il suo look, cavandosi dall&#8217;impaccio dell&#8217;originalità perché alle prese con il rifacimento di se stesso. Questa nuova-vecchia pellicola ha a che fare con la sensibilità infantile, con la chiusura verso il mondo esterno, con le oppressioni familiari, con il rifugio nell&#8217;oscurità e con quel rifiuto della morte che porta Victor dalle parti del castello <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=9620" target="_blank">Frankenstein</a> solo perché vuole giocare ancora con il suo cane.<br /> </div><div>Niente di nuovo? Non proprio. In realtà <em>Frakenweenie</em> appartiene più al passato in cui è stato concepito che al presente in cui è stato realizzato, legato com&#8217;è a quella poetica dell&#8217;outsider che il Burton-pensiero sembra essersi lasciato alle spalle: per rendersene conto è sufficiente  pensare alla carroliana Alice del suo film più infelice o al Barnabas del sottovalutato <em><a href="http://www.imdb.it/title/tt1077368/" target="_blank">Dark Shadows</a></em>, talmente inseriti all&#8217;interno della società cui appartengono da volerla dominare.</div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/YqhEjQl9zcI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/10/frankenweenie-burton-torna-a-casa/465613/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dickens, la casa museo di un (in)sospettabile padre del cinema</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/06/dickens-riapre-la-casa-museo-di-un-insospettabile-padre-del-cinema/437187/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/06/dickens-riapre-la-casa-museo-di-un-insospettabile-padre-del-cinema/437187/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 Dec 2012 11:14:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Charles Dickens]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category> <category><![CDATA[Letteratura]]></category> <category><![CDATA[Londra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=437187</guid> <description><![CDATA[Da lunedì prossimo, al 48 di Doughty Street nel quartiere londinese di Bloomsbury, riaprirà al pubblico il Charles Dickens Museum in occasione delle celebrazioni del bicentenario della nascita del grande scrittore inglese (1812-1870). In seguito ad una ristrutturazione durata 8 mesi e costata 3,1 milioni di sterline, la casa in cui nacquero Le avventure di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/12/dickens-museum.jpg?adf349"><img class="alignleft size-full wp-image-437637" title="dickens-museum" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/12/dickens-museum-e1354792369254.jpg?adf349" alt="dickens-museum" width="330" height="219" /><noscript><img class="alignleft size-full wp-image-437637" title="dickens-museum" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/12/dickens-museum-e1354792369254.jpg?adf349" alt="dickens-museum" width="330" height="219" /></noscript></a>Da lunedì prossimo, al 48 di Doughty Street nel quartiere londinese di Bloomsbury, riaprirà al pubblico il <a href="http://www.dickensmuseum.com/" target="_blank">Charles Dickens Museum</a> in occasione delle celebrazioni del<strong> bicentenario della nascita del grande scrittore inglese</strong> (1812-1870). In seguito ad una ristrutturazione durata 8 mesi e costata 3,1 milioni di sterline, la casa in cui nacquero <em>Le avventure di Oliver Twist</em> e <em>Nicholas Nickleby</em> è stata riorganizzata rispetto alla formazione originale, il museo fu fondato già nel 1925, con nuove sale espositive, una sala per conferenze, postazioni multimediali, un caffé e un book-shop. <br /> </div><div>Sulle parete delle scale del museo, <a href="http://www.guardian.co.uk/books/2012/dec/04/charles-dickens-museum-reopens-restoration" target="_blank">l&#8217;ombra del romanziere</a> indica ai visitatori la strada da percorrere così come ha fatto con la settima arte, figlia sua più di quanto si creda. Già in <em>Dickens, Griffith e noi</em> (in <em>La forma cinematografica</em>, Einaudi, 2003), il regista russo Ėjzenštejn dimostrava quanto il collega americano si rifacesse allo scrittore per gestire il rapporto tra<strong> personaggio-contesto e figura-sfondo</strong> in un uso delle possibilità affabulatorie che avrebbe fornito la grammatica base per tutto il cinema a venire: dalla lettura di testi come<em> Il circolo Pickwick</em>,<em> David Copperfield</em> o <em>Racconto di due città</em> deriverebbero l&#8217;invenzione del ritmo, la volontà di essere qua e là, di andare avanti e di tornare indietro, di evitare qualsiasi staticità, di scuotere il quadro.  <br /> </div><div>Secondo<a href="http://www.imdb.com/name/nm0002042/" target="_blank"> imdb.com</a> sono 332 i titoli, tra piccolo e grande schermo, ispirati al lavoro di <strong>Charles Dickens</strong>, e <a href="http://www.mymovies.it/film/2012/greatexpectations/" target="_blank"><em>Grandi speranze</em> </a>– da oggi nelle sale – non è nemmeno l&#8217;ultimo riportato. Ennesima riduzione della storia di <strong>Pip e Estella</strong>, la pellicola diretta da Mike Newell più che rivaleggiare con miniserie e film recenti (tra cui la discutibile attualizzazione del <em>Paradiso perduto</em> di Alfonso Cuarón del &#8217;98) deve preoccuparsi del confronto con la versione 1946 firmata <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=595" target="_blank">David Lean</a>. Forse il cineasta più in linea con l&#8217;afflato umanitario della pagina scritta, autore inoltre dell&#8217;inarrivabile <em>Le avventure di Oliver Twist</em> (1948), nelle cui immagini convivono, magicamente, Steven Spielberg e Ken Loach, sebbene all&#8217;epoca fossero ancora in fasce il primo e un bambino il secondo.<br /> </div><div>Mentre Polanski ha rispolverato <em>Oliver Twist</em> (2005) finendo col confezionare quasi un&#8217;autobiografia per personaggio-interposto, negli anni più recenti è forse Zemeckis ad essersi meglio immerso nel mondo dello scrittore. Pur cambiando la focalizzazione di Scrooge, il suo <em><a href="http://www.mymovies.it/film/2009/achristmascarol/?morandini=1" target="_blank">A Christmas Carol</a></em> (2009) è la <strong>quintessenza dello spirito dickensiano</strong>, laddove l&#8217;ottica sociale tracima nel piacere del racconto e la questione morale incalza un palpito di magica sospensione.</div><div>Come in <em>La vita è meravigliosa</em> (1946) di Frank Capra. L&#8217;angelo custode che salva James Stewart dal suicidio mette sotto l&#8217;albero di Natale un libro di Mark Twain, autore fondante dell&#8217;immaginario americano, ma forse avrebbe dovuto lasciarne uno di Dickens.</div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/rQgIYArwSSc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/06/dickens-riapre-la-casa-museo-di-un-insospettabile-padre-del-cinema/437187/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Andrzej Żuławski, troppo fuori dal coro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/21/andrzej-zulawski-troppo-fuori-dal-coro/421700/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/21/andrzej-zulawski-troppo-fuori-dal-coro/421700/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Nov 2012 17:15:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Polonia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=421700</guid> <description><![CDATA[Forse sarebbe sufficiente un nuovo film e la partecipazione ad un festival di richiamo per dare nuovo corso alla carriera del polacco Andrzej Żuławski. Proprio com&#8217;è accaduto per il connazionale Jerzy Skolimowski, la cui presenza a Venezia 67 con l&#8217;ottimo Essential Killing risvegliò un interesse cui hanno fatto seguito retrospettive, incontri, nuove edizioni in dvd...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Forse sarebbe sufficiente un nuovo film e la partecipazione ad un festival di richiamo per dare nuovo corso alla carriera del polacco <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrzej_%C5%BBu%C5%82awski" target="_blank">Andrzej Żuławski</a></strong>. Proprio com&#8217;è accaduto per il connazionale <a href="http://www.mymovies.it/critica/persone/critica.asp?id=51566&#038;r=241" target="_blank">Jerzy Skolimowski</a>, la cui presenza a Venezia 67 con l&#8217;ottimo <em>Essential Killing</em> risvegliò un interesse cui hanno fatto seguito retrospettive, incontri, nuove edizioni in dvd dei suoi titoli. Ma Żuławski, settantadue anni domani e ancora nessun nuovo progetto in vista, è un oggetto <strong>ancora più estraneo e imprendibile</strong> del pur affine regista di <em>L&#8217;australiano</em>. <br /> </div><div>Martoriato dalla censura, incompreso da gran parte della critica, tenuto a distanza dai produttori, ha raccontato di amori folli e di possessioni, attraverso Dostoevskij (<em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=1497" target="_blank">L&#8217;amour Braque &#8211; Amore balordo</a></em>) e Madame de La Fayette (<em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=33992&#038;morandini=1" target="_blank">La fidélité</a></em>), finendo con lo sviluppare – dal primo periodo polacco al secondo francese – un corpo d&#8217;opera tanto estremo quanto sconosciuto.<strong> Tra linguaggi sciamanici e riflussi surrealisti</strong>, ha anticipato molto cinema a venire (le connessioni tra <em>Possession</em> e il David Lynch più ispirato sono innegabili), rimanendo<strong> sempre a margine</strong>, anche quando ha diretto l&#8217;ex-moglie Sophie Marceau, ancora fresca del successo di <em>Il tempo delle mele</em>. <br /> </div><div>Il suo sguardo, gelido o isterico, si posa sui sentimenti, restituendoceli estremizzati, asciugati da qualsiasi sospetto di verità, in un&#8217;esagerazione che può suscitare le reazioni più disparate nello spettatore. Non c&#8217;è nulla di realistico nei film di questo<strong> cineasta-scrittore</strong> nato da una famiglia dalle grandi tradizioni letterarie, nulla che abbia a che fare con l&#8217;oggettivo; a dirlo è lui stesso: “[…]<em> quello che temo di più sono le mezze verosimiglianze. Questo tentativo assurdo di provare a sembrare più vero della natura stessa al cinema. Penso che sia impossibile. Perché la verità non si può imitare. Già il fatto che lo schermo non abbia odori fa che non possa essere vero</em>” (“Starfix”, n. 25, marzo 1985).<br /> </div><div>Non di rado notizie di un<strong> ritorno dietro alla macchina da presa</strong> sono rimbalzate in rete, ma dal 2000, l&#8217;anno di <em>La fidélité</em>, quel cinema capace di alimentare conflitti e seduzioni, proprio di un pugno di artisti per natura al di fuori del coro, aspetta uno dei suoi più sorprendenti interpreti. </div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/xxVdtYAs8-w" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/21/andrzej-zulawski-troppo-fuori-dal-coro/421700/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un film può bastare: Duellanti e la monografia su Bella addormentata </title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/01/film-puo-bastare-duellanti-e-monografia-su-bella-addormentata%c2%a0/400611/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/01/film-puo-bastare-duellanti-e-monografia-su-bella-addormentata%c2%a0/400611/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Nov 2012 16:40:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Bella addormentata]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Marco Bellocchio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=400611</guid> <description><![CDATA[E&#8217; un&#8217;iniziativa audace quella di Duellanti, anche azzardata. La scelta di dedicare un intero numero – per di più aumentato di 24 pagine rispetto alla solita foliazione – a Marco Bellocchio e al suo Bella addormentata prende in contropiede, spiazza il lettore abituale e può persino irritare tutti gli altri. Mentre le pubblicazioni di settore...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>E&#8217; un&#8217;iniziativa audace quella di <em><a href="http://www.facebook.com/pages/duellanti-mensile-di-cinema-e/105852489457457" target="_blank">Duellanti</a></em>, anche azzardata. La scelta di dedicare un intero numero – per di più aumentato di 24 pagine rispetto alla solita foliazione – a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Bellocchio" target="_blank">Marco Bellocchio</a> e al suo <em><strong>Bella addormentata</strong></em> prende in contropiede, spiazza il lettore abituale e può persino irritare tutti gli altri. Mentre le pubblicazioni di settore vendono sempre meno, la settantottesima uscita della rivista è una<strong> monografia</strong> che parte da un&#8217;opera felicemente definita “scontrosa” dal direttore Marco Toscano per riflettere poi sul percorso di un cineasta segnato a fuoco da un’inconsueta coerenza artistica.<br /> </div><div><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/11/cover-duellanti-78.jpg?adf349"><img class="alignleft size-medium wp-image-400852" title="cover duellanti 78" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/11/cover-duellanti-78-236x300.jpg?adf349" alt="cover duellanti 78" width="236" height="300" /><noscript><img class="alignleft size-medium wp-image-400852" title="cover duellanti 78" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/11/cover-duellanti-78-236x300.jpg?adf349" alt="cover duellanti 78" width="236" height="300" /></noscript></a>Frainteso e strumentalizzato da più parti, il <strong>film</strong> del regista piacentino privilegia<strong> la frammentazione e i cambiamenti improvvisi</strong>, si sgretola sotto agli sguardi sbadati con la conseguenza di aver incassato una cocente quanto inevitabile sconfitta <strong>alla sfida degli incassi</strong>. <em>Duellanti 78</em> – distribuito in questi giorni – non ha voluto sfruttare i dibattiti che si sono coagulati intorno al corpo vivissimo di <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=hSFlB4V7uns" target="_blank">Bella addormentata</a></em> all&#8217;indomani della presentazione veneziana né ha voluto cavalcare l&#8217;onda dei salotti televisivi, delle polemiche, dei livori. Al contrario, questa prima monografia ospitata su una testata che tornerà, dal prossimo mese, “generalista” nasce dopo tutto ciò, da una riflessione a posteriori, “[...] <em>non certo per tributare a Bellocchio e al suo lavoro un “risarcimento” di cui non ha bisogno, quanto per riprendere a ragionare su qualcosa che ci ha emozionato. Fatto discutere. A mente fredda, senza l’assillo dell’aggancio all’attualità che spesso determina le scelte di una rivista</em>”.<br /> </div><div><strong>Contro ogni strategia pubblicitaria</strong>, la formula che assume oggi il periodico ne decifra invero il metodo, la profonda identità “duellante” così come la congenita riluttanza a far parte di un diffuso appiattimento. Per un mese più commercialmente rischioso degli altri, gli occhi sono puntati su un testo filmico esemplare per adesione alla realtà e per coefficiente artistico, analizzato da contributi che nascono da angolazioni differenti cui fa seguito una seconda parte antologica con tutti gli articoli su Bellocchio pubblicati su <em>Duel</em>, prima, e su <em>Duellanti</em>, poi. Ancora alcuni interventi inediti, un portfolio, una filmografia integrale, una bibliografia ragionata e un pezzo in cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Giorgio_Bellocchio" target="_blank">il figlio Pier Giorgio ripercorre la lavorazione, interrogandosi sul ruolo d’attore e rievocando il rapporto col padre</a>.<br /> </div><div>Il formato è quello abituale, a cambiare solo la direzione dell’analisi; non spaventi la definizione, ma sarebbe giusto parlare di un lungo saggio in forma di giornale, se preferite, di un numero-mostro, che fa e impone <strong>una presa di posizione</strong>, presentandosi non come allegato o parte di un’uscita canonica, ma totalmente autosufficiente e slegato dai doveri della pubblicazione con copertura mensile delle uscite in sala. Apparentemente almeno. Perché un titolo, anche uno solo, può bastare a illuminare su tutto il resto, basta saper saltare nel vuoto.</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/01/film-puo-bastare-duellanti-e-monografia-su-bella-addormentata%c2%a0/400611/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Killer Joe: oltre la coscia di pollo, il ritorno di un grande regista</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/12/killer-joe-oltre-coscia-di-pollo-ritorno-di-grande-regista/379899/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/12/killer-joe-oltre-coscia-di-pollo-ritorno-di-grande-regista/379899/#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Oct 2012 11:35:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Mostra del Cinema di Venezia]]></category> <category><![CDATA[Noir]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=379899</guid> <description><![CDATA[Discesa nel sordido cuore della provincia americana, Killer Joe – da ieri in sala – conferma la freschezza del talento di William Friedkin, cineasta settantasettenne (spesso) maiuscolo tra le strade di una metropoli così come tra le stanze di un appartamento. In concorso a Venezia 2011, dove l&#8217;interesse dei giornali fu principalmente per la sequenza...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Discesa nel sordido cuore della provincia americana,<em> <a href="http://www.imdb.com/title/tt1726669/" target="_blank">Killer Joe</a></em> – da ieri in sala – conferma la freschezza del talento di <strong>William Friedkin</strong>, cineasta settantasettenne (spesso) maiuscolo tra le strade di una metropoli così come tra le stanze di un appartamento. In concorso a Venezia 2011, dove l&#8217;interesse dei giornali fu principalmente per la sequenza della fellatio alla coscia di pollo, questa storia di rapacità e divertimento macabro parla di un vuoto di cui anticipa già la coscienza attraverso una nerissima versione di <em>Cenerentola</em> – <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0hXA01d72ts&#038;feature=related" target="_blank">parola del regista</a> – in cui il denaro rimane l&#8217;unico pilastro della società contemporanea.<br /> </div><div>Come nel più <strong>classico dei noir</strong>, nella sceneggiatura che Tracy Letts ha tratto da una sua pièce, c&#8217;è un&#8217;assicurazione sulla vita da incassare e un killer da assoldare e, qui, si fa tutto in casa Smith tra squallidi caravan, diffusa idiozia e una totale sospensione della moralità. La vittima delle macchinazioni di un figlio spacciatore e di un padre non proprio brillante, infatti, è ex-moglie di quest&#8217;ultimo e madre del primo, l&#8217;assassino, invece, un pericoloso poliziotto che decide di accettare l&#8217;incarico senza l&#8217;abituale anticipo dei soldi in cambio delle prestazioni sessuali della figlia adolescente degli Smith.<br /> </div><div>Strano cortocircuito citare, come hanno fatto in molti e come viene spontaneo fare, gli allievi Coen per descrivere l&#8217;ultimo lavoro di uno dei loro maestri, eppure <em>Killer Joe</em>, ad una prima visione, sembra davvero popolato dalle figure e dagli umori tipici dei fratelli di <em>Fargo</em>. Basta  avvicinare un po&#8217; lo sguardo, però, per rendersi conto di come le somiglianze risultino solo superficiali: siamo più dalle parti di una rottura di quei codici brillantemente neri, ottenuta mediante un ritmo più prolungato e classico, che dappresso alla loro persistenza.</div><div>Con un titolo come questo, il regista di <em>L&#8217;esorcista</em> e di <em><a href="http://www.mymovies.it/film/1985/vivereemorirealosangeles/" target="_blank">Vivere e morire a Los Angeles</a></em> dimostra di essere ancora sulla strada giusta benché la percorra in modo pericoloso, dopotutto non si tratta certamente di una pellicola capace di ingraziarsi eventuali nuovi produttori. Lontano dall&#8217;imbalsamazione di alcuni grandi coetanei persi dietro a temi abnormi, Friedkin fa<strong> un cinema ancoratissimo al presente</strong>, mostrando la stupidità dell&#8217;uomo e la miseria della vita attraverso l&#8217;innata capacità di trasformare il quotidiano nel teatro dello scontro tra bene e male.<br /> </div><div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/kG4b8aNyAmA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/12/killer-joe-oltre-coscia-di-pollo-ritorno-di-grande-regista/379899/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I cinquant&#8217;anni di 007. James Bond è troppo cool</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/02/cinquantanni-di-007-james-bond-e-troppo-cool/369599/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/02/cinquantanni-di-007-james-bond-e-troppo-cool/369599/#comments</comments> <pubDate>Tue, 02 Oct 2012 09:04:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[007]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[James Bond]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=369599</guid> <description><![CDATA[Il prossimo Skyfall, in uscita il 31 ottobre, sarà uno 007 memorabile anche al di là della sua riuscita in termini artistici. Oltre ad essere l&#8217;episodio del cinquantenario –  Agente 007-Licenza di uccidere fu presentato in Inghilterra il 5 ottobre 1962 –, porta la firma di Sam Mendes, contravvenendo alla legge non scritta della produzione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Il prossimo<em> <a href="http://www.skyfall-movie.com/site/" target="_blank">Skyfall</a></em>, in uscita il 31 ottobre, sarà uno 007 memorabile anche al di là della sua riuscita in termini artistici. Oltre ad essere l&#8217;episodio del cinquantenario –  <em>Agente 007-Licenza di uccidere</em> fu presentato in Inghilterra il 5 ottobre 1962 –, porta la firma di <strong>Sam Mendes</strong>, contravvenendo alla legge non scritta della produzione che ha sempre scritturato registi (quasi) sempre validi ma dalla cifra stilistica mai troppo definita. Mentre il sogno di <strong>Quentin Tarantino</strong> di dirigere una delle avventure di<strong> James Bond</strong> è destinato a rimanere tale per eccesso di personalità, l&#8217;uomo dietro a <em>American Beauty</em> assicura quel <em>quantum</em> di autorialità in più inaugurata con l&#8217;era del tormentato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Craig" target="_blank">Daniel Craig</a>. <br /> </div><div>Icona che può fregiarsi dell&#8217;interessamento di Umberto Eco e Oreste Del Buono (<em>Il caso Bond</em>, Garzanti, 1966), l&#8217;agente segreto al servizio segreto di Sua Maestà rimane una silhouette dentro alla canna di una Walter PPK (nei romanzi era una Beretta 25) qualche minuto prima dei sempre stilosi titoli di testa: irresistibile playboy e abile conversatore, ha una capacità di tenersi lontano dalle mode che, ai fini della definizione del personaggio, conta come la proverbiale licenza di uccidere. Proprio quello stile inconfondibile che – secondo i puristi – sarebbe messo in crisi dalla supposta ordinarietà di Craig è stato recentemente celebrato da <em><a href="http://www.barbican.org.uk/bond/" target="_blank">Designing 007: Fifty Years of Bond Style</a></em>, al Balaban Centre di Londra, in cui era in mostra un mondo fatto di fascino e ricercatezza tra completi di Giorgio Armani o Tom Ford e automobili da sogno come l&#8217;indimenticabile Aston Martin DB5 o la BMW Z8. Perché, tra gadget da riconsegnare a fine missione, donne-amanti in coppie di raro e un po&#8217; ripetitivo maschilismo (una muore all&#8217;inizio mentre l&#8217;altra è quella giusta per il finale ad effetto), fissazioni alcoliche e giri per un mondo-mappa appannaggio di criminali monomaniaci, passa la storia di cinquant&#8217;anni di costume. <br /> </div><div>Da Sean Connery a Roger Moore, da Timothy Dalton a Pierce Brosnan, a variare sono solo piccole quantità di ironia o di sex-appeal sulla base di un modello di eroe saldamente legato all&#8217;umano o, ancora meglio, ad una certa idea di maschio. Dopotutto, secondo lo scrittore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ian_Fleming" target="_blank">Ian Fleming</a>, il lettore tipo delle sue fortunate avventure romanzesche corrispondeva ad un tipo ben preciso, eterosessuale, avvezzo al divertimento e pronto a lasciarsi imbrigliare in storie poco probabili, ma mai impossibili; un antidoto alla normalità e alla routine insomma, in primo luogo per lo stesso Fleming che scriveva per aggirare la noia della vita matrimoniale.</p><p>Con qualche muscolo di troppo e per nulla snob come vorrebbe la tradizione, <strong>Daniel Craig</strong> ha dato indiscutibilmente nuovo lustro al franchise, giocando sullo stesso territorio degli action più riusciti del decennio (saga di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jason_Bourne" target="_blank">Bourne</a>su tutti), con il pernicioso dubbio di essere sceso troppo a patti con la contemporaneità. Pare strano a dirsi per una serie che sullo stile si fonda, ma 007 rischia di essere troppo alla moda.</p></div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/OnlSRBTG5Tw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/02/cinquantanni-di-007-james-bond-e-troppo-cool/369599/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>The Story of Film. Un sogno lungo 7 settimane</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/18/the-story-of-film-sogno-lungo-15-settimane/355622/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/18/the-story-of-film-sogno-lungo-15-settimane/355622/#comments</comments> <pubDate>Tue, 18 Sep 2012 08:41:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Cinema Lumiere]]></category> <category><![CDATA[Documentario]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category> <category><![CDATA[Moma New York]]></category> <category><![CDATA[Storia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=355622</guid> <description><![CDATA[“Il nostro abbigliamento, il taglio di capelli, il modo in cui parliamo e ci comportiamo, le cose in cui crediamo o dubitiamo – tutti questi aspetti della nostra vita sono influenzati dal cinema”. Bordwell e Thompson, Storia del cinema e dei film, Dalle origini al 1945, Il Castoro, Milano, 1998, p. 17.   A livello...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>“<em>Il nostro abbigliamento, il taglio di capelli, il modo in cui parliamo e ci comportiamo, le cose in cui crediamo o dubitiamo – tutti questi aspetti della nostra vita sono influenzati dal cinema</em>”. Bordwell e Thompson, <em>Storia del cinema e dei film, Dalle origini al 1945</em>, Il Castoro, Milano, 1998, p. 17.</div><div> </div><div>A livello distributivo è più che una scommessa: quindici ore di documentario sulla<strong> storia del cinema</strong> proiettate in sala per sette appuntamenti settimanali. Da martedì 25 settembre in <a href="http://www.bimfilm.com/upload/Story%20of%20Film%20-%20Piazzamento_130912.pdf" target="_blank">nove città italiane</a> (Roma, Milano, Torino, Bologna, Padova, Genova, Bari, Firenze e Mestre), <em>The Story of Film</em> ricerca un pubblico fedele, che sappia appassionarsi ad un&#8217;idea di fruizione segmentata e dilatata solo apparentemente nuova. Quasi automatico, infatti, pensare ai serial americani e francesi dei primissimi decenni del secolo come<em> The Adventures of Kathlyn</em> (1913) o <em>Fantômas</em> (1913), in cui le rocambolesche emozioni dei <strong>feuilleton</strong> si traducevano sullo schermo e negli occhi di spettatori in trepidante attesa della puntata successiva. Se si escludono casi eccezionali limitati a singole sale, in tempi di pochissimi biglietti staccati come i nostri, operazioni del genere non ce ne sono più state, soprattutto con una tale copertura.<br /> </div><div>Nato come progetto per la televisione inglese, in onda su More4 a settembre 2011, il documentario diretto dal critico <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Cousins_(film_critic)" target="_blank">Mark Cousins</a></strong> ha goduto da subito di buona se non ottima stampa cominciando un percorso che l&#8217;ha portato al<strong> MoMa</strong> di New York, lo scorso febbraio, fino all&#8217;insperata <a href="http://www.bimfilm.com/schede/thestoryoffilm/" target="_blank">distribuzione italiana, grazie a Bim</a> per cui uscirà anche in Dvd. Non nuovo ad esperienze limite – sua e dell&#8217;amica<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tilda_Swinton" target="_blank">Tilda Swinton</a></strong> l&#8217;idea di portare un camion dotato si schermo per le highlands scozzesi in una specie di festival itinerante –, il regista del fluviale progetto “illustra come i cineasti siano influenzati sia dagli eventi storici del loro tempo sia gli uni dagli altri” partendo dal proprio, omonimo libro del 2004.<br /> </div><div>Cinque anni di lavoro, sei continenti, dodici decenni di film, interviste a registi e attori, tutto nel segno di una prospettiva che riesce a tenere lontano lo scetticismo degli ultimi trent&#8217;anni verso le storie del cinema generaliste. Pur in una generale linea cronologica, infatti, si va avanti e indietro, lavorando per associazioni e sovrapposizioni in un discorso libero da strette storicistiche. Dal precinema al <strong>Cameron</strong> di <em>Avatar</em>, dallo scontro tra Thomas Edison e i <strong>fratelli Lumière</strong> alle meraviglie del digitale, compresa qualche ipotesi sul futuro, con estrema libertà. Dopotutto, il cineasta più moderno non è per forza il più vicino in termini temporali né il più primitivo appartiene obbligatoriamente agli albori del secolo.<br /> </div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/5KNSjQV_aTY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/18/the-story-of-film-sogno-lungo-15-settimane/355622/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8216;L&#8217;intervallo&#8217; dal solito cinema. Il caso Di Costanzo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/09/lintervallo-dal-solito-cinema-caso-di-costanzo/347440/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/09/lintervallo-dal-solito-cinema-caso-di-costanzo/347440/#comments</comments> <pubDate>Sun, 09 Sep 2012 17:20:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Camorra]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category> <category><![CDATA[Mostra del Cinema di Venezia]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=347440</guid> <description><![CDATA[Da un punto di vista strettamente numerico, è il titolo di Venezia 69 che si è aggiudicato più premi. Compresi il Fipresci (Federazione Internazionale dei Critici Cinematografici) e il Pasinetti (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani), i sette riconoscimenti collaterali andati a L&#8217;intervallo di Leonardo Di Costanzo sottolineano la vitalità di un&#8217;opera brillante che rimanda fin...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Da un punto di vista strettamente numerico, è il titolo di Venezia 69 che si è aggiudicato più premi. Compresi il Fipresci (Federazione Internazionale dei Critici Cinematografici) e il Pasinetti (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani),<a href="http://www.asca.it/news-Cinema_Venezia__premi_a___L_intervallo__-1194267-ATT.html" target="_blank"> i sette riconoscimenti collaterali</a> andati a <em>L&#8217;intervallo</em> di <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/protagonisti/2012/07/13/Leonardo-Costanzo-Venezia-opera-prima-_7425185.html" target="_blank">Leonardo Di Costanzo</a> sottolineano la vitalità di un&#8217;opera brillante che rimanda fin dal titolo ad una parentesi, ad una pausa, ad una<strong> sospensione del quotidiano</strong> dei suoi due personaggi; così come degli occhi di chi guarda, raramente spettatori di storie tanto potenti. Siamo dalle parti di un film <strong>davvero urgente</strong>, dal linguaggio libero e dalle idee chiarissime che nelle intenzioni del regista – alla sua prima opera di fiction – racconta “<em>come si forma e sedimenta la mentalità camorristica attraverso due adolescenti</em>”. <br /> </div><div>In sala da mercoledì 5, la pellicola di Di Costanzo segue dappresso Salvatore, un adolescente incaricato di sorvegliare la coetanea Veronica fino all&#8217;arrivo di un boss della camorra che la metterà davanti ad un bivio. A differenza dei ragazzi romani di <em>Un giorno speciale</em> di Francesca Comencini che, nell&#8217;attesa di un incontro con un onorevole invischiato con lo spettacolo, al di qua e al di là del raccordo hanno a disposizione una città intera,<strong> i napoletani sono stipati in un ex-istituto abbandonato</strong>: ambienti in disfacimento, stanzoni vuoti, rottami a non finire, una barchetta negli scantinati e, in mezzo, due anime in ostaggio di una sistema di cui fanno già parte. </div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/RNifjW50n7U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> </div><div>Sono molti i pregi di questo film da difendere, dall&#8217;alchimia creatasi tra i giovani protagonisti (Francesca Riso e Alessio Gallo) alla mobilità della macchina da presa di Luca Bigazzi, dalle molte intuizioni di una regia attenta ai particolari e capace di amalgamare <strong>finzione e realtà</strong> fino al lavoro sul suono.</div><div>Come ha sottolineato qualche giornalista dopo la presentazione al Lido, <em>L&#8217;intervallo</em> non avrebbe certo sfigurato nel concorso principale, sebbene proprio <a href="http://www.labiennale.org/it/cinema/mostra-69/film/sel-uff/orizzonti/" target="_blank">Orizzonti</a> – la sezione in cui è stato presentato – abbia racchiuso <strong>i titoli più sorprendenti di tutta la Mostra</strong>: oltre a <em>Three Sisters</em> di Wang Bing, poi premiato, <em>The Millennial Rapture</em> di Koji Wakamatsu, <em>Fly With The Crane</em> di Ruijun Li e <em>Low Tide</em> di <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/protagonisti/2012/09/02/Roberto-Minervini_7415000.html" target="_blank">Roberto Minervini</a>, italiano emigrato in America 12 anni fa che dà prova di buona acutezza registica. C&#8217;è da augurarsi che trovi una distribuzione al più presto.</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/09/lintervallo-dal-solito-cinema-caso-di-costanzo/347440/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>100 pallottole d&#8217;Argento, una maratona lunga un anno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/100-pallottole-dargento-maratona-lunga-anno/321868/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/100-pallottole-dargento-maratona-lunga-anno/321868/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Aug 2012 13:57:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Dario Argento]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=321868</guid> <description><![CDATA[Venire a capo dell&#8217;enigma, nel miglior cinema di Dario Argento, consiste nello scavare nella propria memoria di personaggio-spettatore: dall&#8217;inizio, una “scena primaria” si offre all&#8217;investigatore suo malgrado per poi scomparire, gradualmente, fino alla rivelazione finale. Proprio da quest&#8217;intuizione, il regista trentenne comincia il suo rivoluzionario percorso nel genere con L&#8217;uccello dalle piume di cristallo (1970),...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Venire a capo dell&#8217;enigma, nel miglior cinema di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Argento" target="_blank">Dario Argento</a>, consiste nello scavare nella propria memoria di personaggio-spettatore: dall&#8217;inizio, una “scena primaria” si offre all&#8217;investigatore suo malgrado per poi scomparire, gradualmente, fino alla rivelazione finale. Proprio da quest&#8217;intuizione, il regista trentenne comincia il suo rivoluzionario percorso nel genere con <em>L&#8217;uccello dalle piume di cristallo (1970)</em>, stasera in onda su Rai Movie alle 23 e 50 come terzo appuntamento di <em><a href="http://www.100pallottole.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-94f75bfa-8374-448d-8da5-977a3553c5b5.html" target="_blank">100 pallottole d&#8217;Argento</a></em>. Cominciato il 2 agosto, è un programma di cui, a conti fatti, si sentiva la mancanza. Si tratta, infatti, di una lunga carrellata di pellicole, ogni volta introdotte da pillole della durata di cinque minuti in cui il cineasta romano presenta tematiche e curiosità dei titoli in esame, in buona mediazione tra passioni cinefile e ricordi personali. A giudicare dai primi <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/page/Page-fb34bccf-2f31-47eb-9549-a8fb4b5239f1.html?set=ContentSet-df1a088e-d8f9-4978-8946-e1a7e665ca4b" target="_blank">due appuntamenti</a>, lo stile è il suo tipico, informale e sussurrato, appassionato e senza piaggerie. <br /> </div><div>Per circa un anno – gli appuntamenti sono due a settimana, il martedì e il giovedì in seconda serata – nella programmazione di Rai Movie troveremo titoli che, diversamente, non avremmo visto. Collaboratore storico del regista e autore dei testi della trasmissione, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Cozzi" target="_blank">Luigi Cozzi</a> spiega così quello che a molti può sembrare uno strano paradosso: “<em>Le TV hanno dei limiti di orario, certi film che non sono considerati di ascolto non possono essere trasmessi in orari centrali per la programmazione. Il bianco e nero, ad esempio, è quasi proibito. C&#8217;è qualche eccezione, ma sono davvero pochissime. Ed è un peccato perché tanti capolavori sono proprio in bianco e nero</em>”. </p><p>Non  nuovo ad esperienze televisive, si pensi alla collaborazione per il programma di Enzo Tortora <em>Giallo-La tua impronta del venerdì</em> (1987), Dario Argento introdurrà film più o meno visti e in alcuni casi quasi tabù per i meccanismi televisivi. E&#8217; il caso di<em> La stregoneria attraverso i secoli</em> (1922), all&#8217;interno di una maratona di titoli europei dedicati al diavolo in cui vedremo anche <em>Il demonio</em> (1963) di Brunello Rondi, <em>El dia de la bestia</em> (1995) di Álex De la Iglesia e <em>La bellezza del diavolo</em> (1950) di René Clair. Nel corso dei mesi – per ora il <a href="http://www.100pallottole.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-44e016ec-e239-4b7b-a53c-461d7ccd6fcd.html" target="_blank">programma reso noto è solo quello di agost</a>o – si vedranno accorpati autori e sensibilità di ogni latitudine e tempo, dal Chaplin di <em>Monsieu Verdoux</em> (1947) al Soldati di <em>Malombra</em> (1942) fino a Roger Corman e Mario Bava, David Lynch e Val Lewton, maestro del fantastico mai lodato abbastanza.</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/100-pallottole-dargento-maratona-lunga-anno/321868/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bed Time. Il Portiere della Notte di Balagueró al cinema</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/26/bed-time-il-portiere-della-notte-di-balaguero-al-cinema/307075/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/26/bed-time-il-portiere-della-notte-di-balaguero-al-cinema/307075/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Jul 2012 16:30:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Barcellona]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=307075</guid> <description><![CDATA[C’è un mostro che si nasconde sotto il letto di Clara, nell’appartamento borghese di uno stabile di Barcellona. Si chiama César e non ha l’aspetto tipico del babau, ma i lineamenti della persona qualunque e l’efficienza dell’uomo di fiducia, pronto apparentemente a far quadrare ogni cosa per sabotare, in verità, l’equilibrio degli inquilini per cui...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>C’è un mostro che si nasconde sotto il letto di Clara, nell’appartamento borghese di uno <strong>stabile di Barcellona</strong>. Si chiama César e non ha l’aspetto tipico del babau, ma i lineamenti della persona qualunque e l’efficienza dell’uomo di fiducia, pronto apparentemente a far quadrare ogni cosa per sabotare, in verità, l’equilibrio degli inquilini per cui lavora. Non avendo una ragione di vita, desidera toglierla anche agli altri, in modo speciale a quella giovane donna così solare da suscitargli disgusto. Fa il portiere di giorno, ma gli si addice di più l’oscurità, una tetra Notte della mente consegnata allo spettatore attraverso vibrazioni ambigue, cinismo ghignante e tensioni calate in uno schema di invidiabile sobrietà e ovattato realismo. Con <strong><em>Bed Time</em></strong> – da domani nelle sale –, <strong><a href="http://www.imdb.com/name/nm0049371/" target="_blank">Jaume Balagueró</a></strong> firma il suo film più sottile e forse maturo, un thriller ambizioso, ma a suo modo risolto, sull’opportunità di scegliere tra bene e male, tra felicità e infelicità, salvezza e dannazione. <br /> </div><div>A suo agio negli spazi chiusi, salvo poche eccezioni la macchina da presa rimane stipata tra le mura del condominio, il regista spagnolo costruisce un lavoro più inquietante che spaventoso, partendo da una paura largamente condivisa com’è quella dell&#8217;<strong>invasione della sfera privata</strong> durante il sonno per avviare una precisa progressione drammaturgica grazie alla sceneggiatura di <strong>Alberto Marini</strong>, autore anche dell’omonimo romanzo edito da Mondadori. Sarebbe un peccato se gli entusiasti dei titoli più ad effetto del cineasta, il franchise di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/REC_(film)" target="_blank">[REC]</a></em> o <em>Nameless – Entità nascosta</em>, sottovalutassero questo nuovo avvio creativo, legato a doppio filo al meglio di una produzione negli anni sempre più coerente. Ma il rischio c’è, perché si tratta di una storia fastidiosa, a tratti respingente.</div><div>Davvero azzeccata la scelta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luis_Tosar" target="_blank">Luis Tosar</a> (già in <em>Cella 211</em> di Daniel Monzón), vibrante protagonista che, sotto alla mancanza di sentimenti positivi, nasconde nel suo personaggio una disperazione senza appello: Portiere della Notte intesa come buio dell’anima, César è un essere letale pregno di echi letterari, in grado di instillare il dubbio mostruoso che possa entrare nella nostra vita da un momento all’altro.</div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/EY2cX9Hwb5A" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/26/bed-time-il-portiere-della-notte-di-balaguero-al-cinema/307075/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un Bergman in prima Tv, lunedì su Fuori Orario</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/23/un-bergman-in-prima-tv-lunedi-su-fuori-orario/272478/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/23/un-bergman-in-prima-tv-lunedi-su-fuori-orario/272478/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Jun 2012 07:33:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Fuori Orario]]></category> <category><![CDATA[Ingmar Bergman]]></category> <category><![CDATA[Rai 3]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=272478</guid> <description><![CDATA[“Non avevo più rivisto Alle soglie della vita da quando l&#8217;avevo fatto, nell&#8217;autunno del 1957. Questo non mi ha impedito di parlare del film in termini negativi. […] Lo rivedo ora in solitudine nel mio cinematografo di Fårö. Avevo letto la bella raccolta di racconti di Ulla Isaksson, La zia della morte, e ero affascinato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>“<em>Non avevo più rivisto </em>Alle soglie della vita<em> da quando l&#8217;avevo fatto, nell&#8217;autunno del 1957. Questo non mi ha impedito di parlare del film in termini negativi. </em>[…]<em> Lo rivedo ora in solitudine nel mio cinematografo di Fårö. Avevo letto la bella raccolta di racconti di Ulla Isaksson, </em>La zia della morte<em>, e ero affascinato da due di essi che, messi insieme, avrebbero potuto costituire il materiale per un film. </em>[…]<em> Sedevo al buio, da solo e senza essere influenzato da nessuno. Ecco ciò che vidi: una storia ben raccontata e minuziosa di tre donne in una stanza d&#8217;ospedale. L&#8217;insieme era corretto, caldo e intelligente, con una recitazione in gran parte di prima qualità</em>”. <br /> </div><div><strong>Ingmar Bergman</strong>, <em>Immagini</em>, Garzanti, Milano, 1992, p. 271 -273</div><div> </div><div><em>Sulla soglia del cinema</em> è la notte che <a href="http://www.fuoriorario.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-c0efc9f2-269c-422a-81c4-6aa4d1dd9a0c.html?refresh_ce" target="_blank">Fuori Orario dedica a Ingmar Bergman</a>, lunedì 25 giugno da mezzanotte e mezza su Rai 3, con la messa in onda, in prima visione televisiva, di <em>Alle soglie della vita</em> (1958), preceduto da <em>AIÒN 001</em>, una performance interattiva del musicista e compositore Marco Rocca che manipola e assembla le immagini del maestro svedese.<br /> </div><div>Insieme a <em>Un mondo di marionette</em> (1980) è probabilmente il lavoro di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ingmar_Bergman" target="_blank">Bergman</a> più ingiustamente dimenticato, anche dallo stesso autore che ne parlava<strong> raramente e controvoglia</strong> con l&#8217;eccezione indicata. Schiacciato, in una filmografia strabiliante, tra due macigni come <em>Il posto delle fragole</em> (1957) e<em> Il volto</em> (1958), più complessi e riusciti senza dubbio, ma meno alla portata di tutti, <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alle_soglie_della_vita" target="_blank">Alle soglie della vita</a></em> è stato sempre relegato tra le opere minori nonostante le prestazioni attoriali del tris d&#8217;assi Ingrid Thulin, Eva Dahlbeck e Bibi Andersson e la presenza di alcuni elementi che avranno pieno sviluppo nei lavori successivi: su tutti il personaggio dell&#8217;infermiera che anticipa quello della domestica nel sublime <em>Sussurri e grida</em> (1973). <br /> </div><div>Il tema è esattamente espresso dalla traduzione italiana che ridonda lo svedese<em> Nära livet</em>, letteralmente <em>Vicino alla vita</em>: un&#8217;immagine imprecisa della possibilità di nascere, un accesso all&#8217;esistenza che potrebbe anche essere negato. Tre donne sul punto di partorire vivono, ciascuna a suo modo, un evento in grado di cambiarle per sempre tra un tono di tagliente e quasi brutale realismo e una comprensione dell&#8217;<strong>universo femminile</strong> che, come accade spesso con Bergman, lascia senza fiato. </div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/23/un-bergman-in-prima-tv-lunedi-su-fuori-orario/272478/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>The Blues Brothers. In missione per conto di Dio solo due giorni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/13/the-blues-brothers-in-missione-per-conto-di-dio-solo-due-giorni/262032/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/13/the-blues-brothers-in-missione-per-conto-di-dio-solo-due-giorni/262032/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Jun 2012 14:11:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[The Blues Brothers]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=262032</guid> <description><![CDATA[Sarà una luce in alta definizione ad illuminare Jake alla fine della predica del reverendo James Brown; a convincerlo, dunque, che la vecchia band è la soluzione per racimolare i 5000 dollari necessari ad impedire la chiusura dell&#8217;istituto in cui è cresciuto col fratello Elwood. A trent&#8217;anni dalla scomparsa di John Belushi, un&#8217;edizione rimasterizzata di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sarà una luce in alta definizione ad illuminare Jake alla fine della predica del reverendo <strong>James Brown</strong>; a convincerlo, dunque, che la vecchia band è la soluzione per racimolare i 5000 dollari necessari ad impedire la chiusura dell&#8217;istituto in cui è cresciuto col fratello Elwood. A trent&#8217;anni dalla scomparsa di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Belushi" target="_blank">John Belushi</a>, un&#8217;edizione rimasterizzata di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Blues_Brothers_(film)" target="_blank">The Blues Brothers</a></em> renderà omaggio ad una delle icone più durature dalla New Hollywood con una nuova uscita nelle sale limitata a due soli giorni, il 20 e il 21 giugno. Nonostante la versione distribuita non sarà l&#8217;extended cut curata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Landis" target="_blank">John Landis</a> nel 2005, l&#8217;iniziativa curata della <strong>Universal</strong>, che così festeggia anche i suoi cent&#8217;anni, e Nexo Digital ha buone potenzialità per rivelarsi un buon investimento. </p><div><strong>Basata su due personaggi nati da uno sketch di Belushi</strong> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dan_Aykroyd" target="_blank">Dan Aykroyd</a> al <em>Saturday Night Live Show</em>, la pellicola da ventisette milioni di dollari di trentadue anni fa segna una svolta nello spirito del <strong>cinema americano</strong> di cui si ha traccia anche nell&#8217;accoglienza della nostra stampa di allora. All&#8217;entusiasmo incondizionato della nuova critica che, in maniera lungimirante, vede negli <strong>Spielberg</strong> e nei Lucas il futuro di Hollywood corrispondono, infatti, le riserve dei giornalisti delle generazioni precedenti per cui è un lavoro troppo fracassone – dopotutto conquistò il Guinness dei primati per la sequenza con il maggior numero di incidenti d&#8217;auto – e poco organico nella miscela tra musica e racconto.<br /> </div><div>Dopo il seminale <em>Animal House</em> e prima di <em>Un lupo mannaro americano a Londra</em> (quanti sono i film che riescono a spaventare e divertire allo stesso modo?) è la punta di diamante della carriera di Landis, profeta di una comicità che non ha niente a che vedere con gli <em>American Pie</em>, come si legge da qualche parte, e di demenziale ha solo il nome. A dispetto di una filmografia in minore dalla metà degli anni Ottanta, nel &#8217;98 il barbuto cineasta di Chicago osò rimettere in carreggiata la band con il personaggio di Belushi sostituito dal Mighty Mack McTeer di <strong>John Goodman</strong> in <em>Blues Brothers – Il mito continua</em>, lavoro più riuscito di quanto l&#8217;impari confronto con il culto originale possa lasciar intravedere, ma di certo non migliore come alla sua uscita volevano i cinefili più snob. <br /> </div><div>Con la miglior colonna sonora/visiva della storia del cinema, stando almeno ad un sondaggio della BBC del 2004, in cui si esibiscono divi del Rhythm and Blues come <strong>Ray Charles</strong>, James Brown, Cab Calloway, <strong>Aretha Franklin</strong> e John Lee Hooker, <em><a href="http://www.imdb.it/title/tt0080455/" target="_blank">The Blues Brothers</a></em> fornisce a Belushi l&#8217;occasione per la sua migliore interpretazione: da manuale l&#8217;incipit di sette minuti, tutto giocato sull&#8217;attesa di un primo piano che arriverà solo una volta fuori dalla prigione nell&#8217;abbraccio col fratello Elwood (Dan Aykroyd, anche sceneggiatore insieme al regista).</div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/CMenjc7gQsM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/13/the-blues-brothers-in-missione-per-conto-di-dio-solo-due-giorni/262032/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Attack the Block, commedia allegorica sul disagio sociale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/06/attack-the-block-commedia-allegorica-sul-disagio-sociale/253534/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/06/attack-the-block-commedia-allegorica-sul-disagio-sociale/253534/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Jun 2012 08:41:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Alieni]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Londra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=253534</guid> <description><![CDATA[Nelle sale dallo scorso mercoledì, al termine di un maggio che ha segnato un ulteriore ribasso degli incassi al box office (siamo scesi al 16% rispetto al 37% dello stesso periodo dello scorso anno), Attack the Block – Invasione aliena si è fortunosamente fermato al nono posto della classifica del botteghino con circa 131 mila...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Nelle sale dallo scorso mercoledì, al termine di un maggio che ha segnato un ulteriore ribasso degli incassi al<strong> box office</strong> (siamo scesi al 16% rispetto al 37% dello stesso periodo dello scorso anno), <em><a href="http://blog.screenweek.it/2012/06/attack-the-block-il-video-della-masterclass-di-joe-cornish-a-roma-185522.php" target="_blank"><strong>Attack the Block</strong> – Invasione aliena</a></em> si è fortunosamente fermato al nono posto della classifica del <strong>botteghino</strong> con circa 131 mila euro totali. Niente di trascendentale per carità, ma poteva andare decisamente peggio. Anche perché si tratta di un titolo che non può contare su attori famosi, su un marchio già noto né tanto meno su uno di quei piani pubblicitari – sempre che ne esistano ancora – capaci di portare gente in sala.<br /> </div><div>Distribuito da <strong>Filmauro</strong> ad un anno esatto dall&#8217;uscita inglese, avvenuta tre mesi prima delle rivolte nelle zone calde di Londra di agosto 2011, il profetico esordio alla regia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joe_Cornish" target="_blank">Joe Cornish</a> conserva la sua carica di stringente attualità, usando il tema dell&#8217;invasione da un altro pianeta per parlare di<strong> emarginazione e crescita</strong>. Allo sguardo sognante di un <em>Super8</em> si sostituiscono due occhi spalancati verso una periferia urbana dove le possibilità di riscatto non esistono e gli eroi devono godersi le acclamazioni della folla dentro un cellulare della polizia: nella determinazione del quindicenne nero <strong>Moses</strong>, che guida la sua combriccola di giovani scoppiati dividendo le acque di una storia già scritta dalla società, risiede l&#8217;inequivocabile zampata politica di un lavoro piccolo, ma riuscito.<br /> </div><div>Continui ammiccamenti allo spettatore, gag riusciti e un senso d&#8217;avventura adolescenziale d&#8217;altri tempi contribuiscono a dare spessore ad una pellicola coerente e a suo modo radicale sul disagio sociale giovanile. Del resto, sotto l&#8217;aspetto di <strong>mostri spaziali</strong> ricoperti di pelo nero con zanne fluorescenti, gli<strong> alieni di Cornish</strong> sono l&#8217;indifferenza, la mancanza di possibilità e la mostruosità di un quotidiano asfissiante. Decisamente al di sopra della media di altri film inglesi di programmatica simpatia e prevedibile scorrettezza.<br /> </div><div><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/ylqA07kez-U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/06/attack-the-block-commedia-allegorica-sul-disagio-sociale/253534/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Christopher Lee, il nobile fascino del villain</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/christopher-nobile-fascino-villain/240555/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/christopher-nobile-fascino-villain/240555/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 15:33:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[attore]]></category> <category><![CDATA[Tim Burton]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=240555</guid> <description><![CDATA[Per Tim Burton è quasi un talismano, un sinistro portafortuna cui non può rinunciare, fosse solo per l&#8217;inconfondibile voce da baritono prestata ad un altissimo e ossuto pupazzo animato. Da un paio di decenni, Sir Christopher Lee – novant&#8217;anni questa domenica – ricambia l&#8217;affetto dimostrato dai molti registi cresciuti seguendo i suoi oscuri traffici di celluloide con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Per <strong>Tim Burton</strong> è quasi un talismano, un sinistro portafortuna cui non può rinunciare, fosse solo per l&#8217;inconfondibile voce da baritono prestata ad un altissimo e ossuto pupazzo animato. Da un paio di decenni, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Christopher_Lee" target="_blank">Sir Christopher Lee</a> – novant&#8217;anni questa domenica – ricambia l&#8217;affetto dimostrato dai molti registi cresciuti seguendo i suoi <strong>oscuri traffici di celluloide</strong> con una presenza che va ben oltre l&#8217;autorevolezza e il gioco cinefilo. Corpo ingombrante e fiero, rappresenta da sempre una figura attoriale apparentemente a senso unico, ma in realtà poco decifrabile: la sua vera anima va cercata nella totalità della produzione, nei quasi trecento titoli interpretati e non solo nello Scorsese di turno, nella volontà bulimica di un volto che passa da ottimi a pessimi lavori proponendo genialmente solo se stesso.  </p><p align="JUSTIFY">Senza la morbidezza dell&#8217;amico<strong> Peter Cushing</strong> o la simpatia di <strong>Vincent Price</strong>, rimane una magnifica e monolitica <strong>maschera</strong>, modello insuperabile per una serie di attori votati al “lato oscuro della recitazione” che tentano, spesso invano, di comprenderne la naturale e per questo inarrivabile alchimia. La sua genetica mancanza di humor si fa macroscopica in <em>Tempi duri per i vampiri</em> di Steno o nel francese <em>Dracula padre e figlio</em>, dove è chiamato a parodiare la figura del conte transilvano che ha reso immortale nei film diretti da Terence Fisher per la Hammer. Di contro, ha pochi rivali nell&#8217;ostentare altezzosità e distacco, tra i mille ruoli tornano alla mente il suo Mycroft Holmes nel capolavoro <em>Vita privata di Sherlock Holmes</em> di Billy Wilder o quel Lord Summerisle che domina il tetro e magnifico <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=61091" target="_blank">The Wicker Man</a></em> (la pellicola che preferisce tra tutte le sue).  </p><p align="JUSTIFY">Ma la conclusione più errata sarebbe ritenere limitato il suo <strong>ventaglio interpretativo</strong>, composto invero da moltissime variazioni intorno ad una nobile prosopopea, senza ben considerare l&#8217;unicità del suo percorso. Raro caso di un caratterista che è allo stesso modo primo <strong>attore</strong>, negli anni, ha saputo mescolare al contegno inglese quella carica di sessualità propria dei divi americani; l&#8217;esatto contrario dello statunitense Price, che amava giocare, a volte in maniera sublime, con una recitazione affettata di chiara matrice anglosassone. Stanno anche in questo l&#8217;unicità e la modernità di Christopher Lee. E&#8217; come se il viziaccio di accettare, in passato, qualsiasi parte avesse dato forma al suo originale e vincente modello divistico fino ad oggi, in cui è impegnato nelle riprese di <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=C3_RqRPF-OY" target="_blank">Lo Hobbit</a> </em>di Peter Jackson e ha due film in post-produzione, <em><a href="http://www.imdb.it/title/tt1654523/" target="_blank">Night Train to Lisbon</a></em> di Bille August e <em>Frankenweenie</em> del pupillo Burton.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/christopher-nobile-fascino-villain/240555/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>C&#8217;era una volta in America, 26 minuti in più a Cannes</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/cera-volta-america-minuti-cannes/231517/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/cera-volta-america-minuti-cannes/231517/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 13:21:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Chiani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[C'era una volta in America]]></category> <category><![CDATA[Festival di Cannes]]></category> <category><![CDATA[Sergio Leone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231517</guid> <description><![CDATA[Si dice che dopo i novanta canonici, ogni minuto in più deve essere sfruttato al meglio dal regista perché, rispetto agli altri, durerebbe il doppio, il triplo, il quadruplo e così in progressione. Applicata d&#8217;istinto da chi cerca di far stare una sceneggiatura dentro un centinaio di pagine, questa legge non scritta non di rado...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/cera-volta-america-minuti-cannes/231517/800px-cera_una_volta_in_america/" rel="attachment wp-att-231550"><img class="alignleft size-full wp-image-231550" title="C'era una volta in America" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/800px-Cera_una_volta_in_America.jpg?adf349" alt="" width="800" height="452" /><noscript><img class="alignleft size-full wp-image-231550" title="C'era una volta in America" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/800px-Cera_una_volta_in_America.jpg?adf349" alt="" width="800" height="452" /></noscript></a>Si dice che dopo i novanta canonici, ogni minuto in più deve essere sfruttato al meglio dal regista perché, rispetto agli altri, durerebbe il doppio, il triplo, il quadruplo e così in progressione. Applicata d&#8217;istinto da chi cerca di far stare una sceneggiatura dentro un centinaio di pagine, questa legge non scritta non di rado è messa in crisi da quei cineasti che lavorano proprio sulla durata e le sue possibilità. Uno di loro è sicuramente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Leone" target="_blank">Sergio Leone</a>, sempre avvezzo a metraggi abbondanti se non oltre misura fino a quello fluviale del capolavoro <em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=3925" target="_blank">C&#8217;era una volta in America</a>.</em> Non a caso proprio un&#8217;opera sul tempo e i suoi sfasamenti in cui si raccontano cinquant&#8217;anni di storia americana attraverso tre momenti (1922-1923, 1932-1933 e il 1968) intersecati in una struttura labirintica e spiralica che fece parlare – a partire dallo stesso cineasta, in verità – di ascendenze proustiane. </p><p align="JUSTIFY">Proprio il venerato e complesso gangster-movie del 1984 sarà presentato venerdì a Cannes in un <em>extended cut</em> di quasi quattro ore e venti, dopo un minuzioso restauro che ha aggiunto spezzoni finora inediti, per un totale di ventisei minuti, laddove il regista li aveva previsti in prima analisi. Vedremo dunque tre nuovi blocchi ambientati nel 1968: il dialogo tra Robert De Niro (Noodles) e la direttrice del cimitero interpretata da Louise Fletcher, il colloquio tra il senatore Bailey/Max (James Woods) con il sindacalista e uno in cui Deborah (Elizabeth McGovern) recita il ruolo di Cleopatra a teatro. E tre nel 1933: la sequenza muta in cui l&#8217;auto con Noodles e Max affonda, una scena d&#8217;amore a pagamento tra Noodles e Eve (Darlenne Fluegel) e un dialogo tra Noodles e il suo chauffeur, interpretato nientedimeno che dal produttore Arnon Milchan, lo stesso che portò la pellicola a due ore e diciannove per il mercato statunitense, incontrando un clamoroso flop. </p><p align="JUSTIFY">Finanziato da Gucci e <a href="http://www.film-foundation.org/common/11004/default.cfm?clientID=11004&#038;thispage=homepage" target="_blank">The Film Foundation</a> di Martin Scorsese e realizzato dalla Cineteca di Bologna al laboratorio L&#8217;Immagine Ritrovata in collaborazione con Andrea Leone Film, The Film Foundation e Regency Enterprises, il restauro della pellicola avrà una prima italiana venerdì 22 giugno in Piazza Maggiore a Bologna, come anteprima di <a href="http://www.cinetecadibologna.it/cinemaritrovato2012" target="_blank">Il Cinema Ritrovato</a>, promosso dalla <a href="http://www.cinetecadibologna.it/" target="_blank">Cineteca di Bologna</a> dal 23 al 30 giugno. Lodevole per i molti adoratori e studiosi del padre degli <em>spaghetti western</em>, l&#8217;operazione fornisce il pretesto per riflettere su quella definitezza che, da almeno un decennio, i film sembrano non avere più; dopotutto era stato lo stesso Leone a tagliare le scene che il minuzioso lavoro dei restauratori ha di nuovo integrato. </p><p> <iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/OxJbncJQx6c" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/cera-volta-america-minuti-cannes/231517/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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