<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Matteo Cavezzali</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mcavezzali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Neve sul terzo mondo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/neve-terzo-mondo/188458/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/neve-terzo-mondo/188458/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:16:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Cavezzali</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[bloccato]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[neve]]></category> <category><![CDATA[strade]]></category> <category><![CDATA[Trenitalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188458</guid> <description><![CDATA[Treni in ritardo di sei ore. Strade nel caos. Niente più latte fresco nei supermercati. Scuole chiuse per tre giorni. È scoppiata forse scoppiata la guerra? No, ha nevicato. Ormai ogni anno la neve paralizza il paese per giorni. Spostarsi diventa impossibile, per azionare i cambi dei binari devono intervenire operai specializzati con le fiamme...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Treni in ritardo di sei ore. Strade nel <strong>caos</strong>. Niente più latte fresco nei supermercati. Scuole chiuse per tre giorni. È scoppiata forse scoppiata la guerra? No, ha nevicato.</p><p>Ormai ogni anno la neve <strong>paralizza il paese per giorni</strong>. Spostarsi diventa impossibile, per azionare i cambi dei binari devono intervenire operai specializzati con le fiamme ossidriche. I vigili del fuoco ricevono centinaia di telefonate di persone rimaste bloccate “in mezzo al nulla”. Le strade di tutte le città italiane sono semi impraticabili, e ognuno se la prende col proprio sindaco. C’è da chiedersi come sia possibile nel 2012, in uno dei paesi che siede tra le otto potenze più rilevanti del pianeta, che un po’ di neve mandi in panne un sistema intero.</p><p>In fondo <strong>non è una cosa imprevedibile che all’inizio di febbraio possa nevicare</strong>. E i problemi che la neve causa sono sempre gli stessi. Eppure il treno che collega Forlì a Cesena, de doveva percorrere la miseria di venti chilometri, è rimasto <strong>bloccato</strong> per otto ore con i passeggeri “imprigionati” dentro al freddo a cui Trenitalia, per ingannare l’attesa, ha offerto panini e bevande calde a pagamento! Questa è la dimostrazione pratica che l’Italia non merita di essere considerato un paese civile. Un paese dell’Europa progredita. Altro che barzellette di Berlusconi, altro che capitan Schettino, è la banalità di una nevicata a evidenziare come l’Italia sia in fondo un paese divertente, ma non certo una nazione progredita, e forse sappiamo a chi tirare palle di neve per questo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/neve-terzo-mondo/188458/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il lusso di non sapere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/lusso-sapere/179149/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/lusso-sapere/179149/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Dec 2011 10:58:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Cavezzali</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[senza tetto]]></category> <category><![CDATA[tunisini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179149</guid> <description><![CDATA[Yamed ha la mia stessa età. Vive nella mia stessa città. È alto come me. E non lo avevo mai visto prima. L’ho conosciuto ieri sera, poco lontano da casa mia. Apparentemente siamo uguali io e Yamed, ma una cosa ci differenzia: Yamed vive in un altro mondo. Ieri sera alle 17.30 ero appena uscito...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Yamed</strong> ha la mia stessa età. Vive nella mia stessa città. È alto come me. E non lo avevo mai visto prima. L’ho conosciuto ieri sera, poco lontano da casa mia. Apparentemente siamo uguali io e Yamed, ma una cosa ci differenzia: Yamed vive in un altro mondo.</p><p>Ieri sera alle 17.30 ero appena uscito da una <strong>riunione terrificante</strong>. Una di quelle dove ci sono molte persone che dicono «<strong>Il 2012 sarà l’anno fatidico in cui molte aziende chiuderanno</strong>» per intenderci. Una di quelle riunioni dove le cose sottointese pesano più delle parole. Mentre ripensavo a quello che mi avevano detto ho incontrato Yamed. Era assieme ad alti venti tunisini in fila davanti alla casa comunale di accoglienza. Yamed è un <strong>senzatetto</strong>, e sapeva di non avere speranze per un posto letto nel dormitorio. La casa è piena da mesi e ci sono parecchie persone che attendono da molto tempo un posto. Yamed era lì, assieme agli altri perché <strong>attendeva il suo turno per fare una doccia calda</strong>.</p><p>Yamed è in Italia da nove mesi, dorme in un palazzo abbandonato nelle periferie industriali. «c’è puzza, <strong>sembra di dormire per terra in una latrina</strong> – mi racconta – ma almeno è più caldo che per strada, ho un materasso e delle coperte». In tutta la mia vita non avevo mai pensato a una doccia calda come un bene di lusso. Una cosa che per qualcuno può essere un sogno. Non per qualcuno in uno sperduto villaggio dell’India, ma per un ragazzo che abita nella mia città, che ha la mia età e che ho conosciuto a <strong>poco distante da casa</strong>. «<strong>La vita è come una marmitta</strong>, una volta è sporca e una volta è pulita» mi dice Yamed. Un modo di dire bizzarro che mi insegna il tunisino. Un modo di dire che viene da una cultura diversa dalla mia, non perché di un paese lontano, ma perché più umile, quella di chi si sporca le mani di olio di motore per riparare ferri vecchi destinati alle discariche per rivenderli dall’altra parte del mare. «Questa volta è andata male, ma prima o poi andrà meglio» mi dice.</p><p>Ieri sera mentre facevo la doccia la mia sensazione è stata diversa dal solito. Vedevo quel naturale scorrere di acqua calda come qualcosa di non scontato. Ma non era quello ad impressionarmi. Erano state <strong>le parole di Yamed</strong>. Lui che non ha un posto dove dormire, non sa dove farsi la doccia, lui che vive in una condizione ignorata da tutti, lui era fiducioso. <strong>Aveva ancora l’illusione del futuro</strong>. Nelle sue parole c’era speranza. Come può la nostra generazione che ha vissuto come normale una vita fatta di piccole (ma grandi) fortune quotidiane non essersene mai accorta? Come possiamo lasciarci abbattere per la crisi e i problemi reali che ci sono, quando Yamed, che non ha nulla, vedendomi un po’ giù di morale, mi ha battuto la mano sulla spalla e mi ha detto: «Domani andrà meglio»?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/lusso-sapere/179149/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una morte simbolo dei nostri tempi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/una-morte-simbolo-dei-nostri-tempi/167402/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/una-morte-simbolo-dei-nostri-tempi/167402/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Nov 2011 16:44:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Cavezzali</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[icona]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Marco Simoncelli]]></category> <category><![CDATA[morte]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167402</guid> <description><![CDATA[Vedere le migliaia di persone accalcarsi davanti al maxischermo su cui scorrevano in diretta le immagini del funerale del motociclista Marco Simoncelli, e pensare ai milioni che hanno assistito alla cerimonia in televisione e su internet, dà alla fine della vita una portata mediatica fino a pochi anni fa inimmaginabile e la trasforma in un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vedere le migliaia di persone accalcarsi davanti al maxischermo su cui scorrevano in diretta le immagini del funerale del motociclista <strong>Marco Simoncelli</strong>, e pensare ai milioni che hanno assistito alla cerimonia in televisione e su internet, dà alla fine della vita una portata mediatica fino a pochi anni fa inimmaginabile e la trasforma in un moderno fenomeno sociale.</p><p>Sono due gli elementi da analizzare a questo riguardo: da una parte il cinismo dei mass media e dello show business, dall’altra le ragioni delle moltissime persone, non solo i fan delle corse in moto, che si sono appassionati a questa tragica fine.</p><p>“<em>Scusate ma dobbiamo interrompere le trasmissioni</em>”. Fino ad alcune decine di anni fa era questa la reazione della televisione a una morte o un grave incidente in diretta. Oggi invece si mostra nel dettaglio, se ne fa la moviola e nessuno si stupisce più. È  la normalità. Anzi l’accanimento fa audience, e gli esempi sono fin troppi.</p><p>Questo fenomeno di ostentazione della morte è dettato dal cinismo di chi, a dispetto della sofferenza reale delle persone che conoscevano Simoncelli, approfitta della curiosità degli spettatori per trarne profitto. Si sfrutta questa esposizione mediatica per farsi pubblicità o per vendere spot di automobili e pizze surgelate inseriti come intermezzo dopo l’incidente o durante i funerali in diretta. Ma ognuno fa i conti con la propria sensibilità.</p><p>L’altro aspetto, ancora più interessante è quello che spinge tante persone a non cambiare canale, anzi a rimanere incollati alla tv e a cercare approfondimenti sul web. Questo interesse ha assunto a volte anche tratti morbosi, ma sicuramente presenta un aspetto collettivo non trascurabile.</p><p>Il pubblico ha vissuto in tempo reale ogni momento della tragedia. Ha assistito alla morte di Simoncelli in <strong>diretta televisiva</strong>, ha visto il momento in cui il suo corpo è caduto dalla barella nel video girato su <strong>youtube</strong>, e poi il funerale, il commento degli amici, dei rivali, dei genitori e della fidanzata fino al posizionamento dell’urna cineraria. Un bombardamento di immagini in cui nulla è stato lasciato alla privacy che dovrebbe avere un lutto. La sofferenza collettiva è stata amplificata dal web. Dai video e gli articoli postati e dalle foto diventate immagini del profilo su Facebook.</p><p>Il fenomeno del “<strong>lutto su facebook</strong>” si era già verificato in altre occasioni molto diverse come per <strong>Steve Jobs</strong>, il cui personaggio è stato riconosciuto da molti come una figura che ha saputo rivoluzionare il modo di vivere. Simoncelli però non era un personaggio popolare di quella portata. Non era ancora un campione conosciuto come <strong>Valentino Rossi</strong>, ma aveva i numeri per diventarlo. Era una speranza per il futuro. Una speranza perduta, in cui molti hanno rivisto quella di tanti ventenni. La sua tragica fine è diventata simbolo di una generazione che ha perso il futuro.</p><p>Come per gli antichi greci vedere e immedesimarsi nella sofferenza e nella morte degli eroi della mitologia a teatro era una maniera per riconciliarsi con se stessi attraverso la catarsi, la fine di Marco è diventata per l’Italia di oggi un modo per esorcizzare il dolore nella sofferenza collettiva di un’epoca segnata dalla crisi economica e dalla umiliazione dei giovani. La corsa interrotta di quella moto è diventata un dolore italiano che avvicina tutti quelli che stanno vivendo la fine di un sogno, il sogno di una strada davanti a sé su cui poter volare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/una-morte-simbolo-dei-nostri-tempi/167402/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Carità cristiana? Per carità!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/carita-cristiana-per-carita/160266/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/carita-cristiana-per-carita/160266/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Sep 2011 13:47:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Cavezzali</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lampedusa]]></category> <category><![CDATA[parrocchia]]></category> <category><![CDATA[ravenna]]></category> <category><![CDATA[tunisini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160266</guid> <description><![CDATA[Nella piccola e accogliente Ravenna il parroco di una parrocchia di periferia, Santa Maria del Torrione, dopo aver notato che molti senza tetto dormivano sotto il sagrato della chiesa ha preso una decisione estrema. Don Claudio ha pensato di allestire alcune tende per dare un giaciglio appena più confortevole a queste persone. Prima ancora che si alzasse la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella piccola e accogliente <strong>Ravenna</strong> il parroco di una parrocchia di periferia, Santa Maria del Torrione, dopo aver notato che molti <strong>senza tetto </strong>dormivano sotto il sagrato della chiesa ha preso una decisione estrema. Don Claudio ha pensato di allestire alcune <strong>tende</strong> per dare un giaciglio appena più confortevole a queste persone. Prima ancora che si alzasse la prima tenda si sono levate però le <strong>proteste dei parrocchiani</strong>.</p><p>Gli abitanti del quartiere, dopo aver letto la notizia anticipata dal settimanale <em>Ravenna&amp;Dintorni</em>, hanno iniziato una raccolta firme per impedirne la costruzione. In pochi giorni sono state raccolte <strong>300 firme</strong>. La paura che ha mosso i cittadini (come si legge nei volantini che continuano a mettere nelle buchette) è quella che i tunisini arrivati da <strong>Lampedusa</strong> possano infilarsi a dormire al caldo delle tende assieme ai barboni nostrani. Sono più di un centinaio infatti i nuovi tunisini arrivati negli ultimi mesi in città e anche a Ravenna, terra di cooperazione e accoglienza, c’è chi avrebbe preferito lasciarli a Lampedusa o ancora meglio a Tunisi.</p><p>Il parroco però si è subito affrettato a dissipare ogni dubbio: &#8220;<strong>Non sono razzista</strong>, ma per chi si trova nella situazione dei tunisini servono altre forme di aiuto&#8221;.</p><p>I parrocchiani possono tirare un sospiro di sollievo quindi.</p><p>Un paradosso della <strong>carità cristiana</strong>? Niente affatto. I tunisini rimarranno là, al freddo e al gelo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/carita-cristiana-per-carita/160266/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Svenimenti da finanziaria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/svenimenti-da-finanziaria/155834/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/svenimenti-da-finanziaria/155834/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Sep 2011 19:23:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Cavezzali</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[manovra economica]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[statali]]></category> <category><![CDATA[ticket]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155834</guid> <description><![CDATA[Alla notizia della pensione posticipata di sei anni (cinque di università e uno di militare) appresa da Mentana al Tg della sera molti sessantenni hanno rischiato lo svenimento. Dopo anni di pianificazione, idee di viaggi in Sud America o di trasferirsi nella casetta al mare, hanno visto il tanto agognato pensionamento saltare con una sola...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Alla notizia della <strong>pensione</strong> posticipata di sei anni (cinque di università e uno di militare) appresa da <strong>Mentana</strong> al Tg della sera molti sessantenni hanno rischiato lo svenimento. Dopo anni di pianificazione, idee di viaggi in Sud America o di trasferirsi nella casetta al mare, hanno visto il tanto agognato pensionamento saltare con una sola frase. Dopo alcuni minuti di <strong>shock</strong> si sono messi gli occhiali da lettura e, calcolatrice alla mano, hanno stimato il danno: pensione nel 2018? 2020? Date da fantascienza. Due sere dopo, dal sito de <em>Il Fatto</em> hanno appreso che lo slittamento era annullato. Sarebbe toccato a qualcun altro pagare. Un sospiro di sollievo. Giro di roulette russa e sotto a chi tocca.</p><p>A ruota ognuno viene di giorno in giorno chiamato in causa per risanare i problemi economici del paese. I vertici del Governo si riuniscono puntualmente attorno a un tavolo per riuscire a raggranellare i soldi e decidere a chi tirare il colpo gobbo quel giorno… “<strong>Pagano gli statali!</strong>” E gli statali si arrabbiano, sbraitano e i sindacati protestano. “Allora… <strong>Pagano gli operai!</strong>” E gli operai si arrabbiano, sbraitano e i sindacati protestano. “I consumatori! Con <strong>l’aumento dell’IVA</strong>!” E i consumatori (cioè tutti) si arrabbiano, sbraitano e i sindacati protestano. “Eureka! Gli evasori!” E a qualcuno scappa da ridere.</p><p>Il Governo continuerà ad andare per tentativi, finché non troverà qualcuno che non si arrabbia, non sbraita e troverà dei sindacati che non protestano (due già ci sono). Tenteranno di far pagare qualcuno senza dirglielo. Ci hanno provato con le <strong>vecchiette</strong> sottraendogli la pensione di reversibilità, sembrava fatta, ma se ne sono accorte “Accidenti! Come hanno fatto?!” e si sono arrabbiate e hanno sbraitato anche loro.</p><p>Però tutte queste sparate tra le vampate di calore di fine estate un effetto lo hanno avuto. Far venire un colpo a qualcuno, e con il <strong>ticket sanitario</strong>, intanto, qualcosa lo hanno rimediato.</p><p>Ma a chi toccherà pagare domani?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/svenimenti-da-finanziaria/155834/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>L’Aquila sarà la nuova Pompei</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/27/l%e2%80%99aquila-sara-la-nuova-pompei/153842/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/27/l%e2%80%99aquila-sara-la-nuova-pompei/153842/#comments</comments> <pubDate>Sat, 27 Aug 2011 07:48:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Cavezzali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Aquila]]></category> <category><![CDATA[Pompei]]></category> <category><![CDATA[ricostruzione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153842</guid> <description><![CDATA[Addentrandosi per le strade dell’Aquila si ha l’impressione di essere in un parco archeologico. Non ci sono voci, non ci sono persone. Solo una città totalmente distrutta e puntellata. Più della metà delle strade sono chiuse da transenne di ferro con cartelli “zona rossa” divieto d’accesso. Per le vie si aggira solo qualche alpino che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/DSC01725.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-153843" title="DSC01725" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/DSC01725.jpg?47e3a5" alt="" width="1920" height="1080" /></a>Addentrandosi per le strade dell’<strong>Aquila</strong> si ha l’impressione di essere in un<strong> parco archeologico</strong>. Non ci sono voci, non ci sono persone. Solo una città totalmente distrutta e puntellata. Più della metà delle strade sono chiuse da transenne di ferro con cartelli “zona rossa” divieto d’accesso. Per le vie si aggira solo qualche alpino che vigila in silenzio. A terra, sui marciapiedi, ci sono ancora mattoni, lastre di marmo, come se il tempo si fosse fermato. Dentro le vetrine dei negozi vuoti si vedono calcinacci e oggetti riversi a terra. Per le strade manifesti e scritte “<em>rivogliamo la nostra città</em>”, “<em>Vespa perché non fai un bel plastico anche dell’Aquila? Altrimenti gli italiani non capiscono</em>”.</p><p>Nella piazza deserta c’è un bar aperto con musica a tutto volume che rimbomba nella <strong>desolazione</strong>. La voce di Jovanotti che canta<em> The sound of sunshine</em> echeggia tra i palazzi decrepiti fa salire un brivido lungo la schiena, come la vista di un fiore che cresce tra le rocce nude della casa dello studente. L’erba è alta nelle strade al margine del centro. Alcuni bagni chimici sono l’unica presenza umana, mentre l’orologio della chiesa di una piazzetta dietro il corso segna ancora le tre e mezza, l’ora della notte in cui la terra cercò di scrollarsi di dosso l’Aquila.</p><p>Il <strong>Duomo, riaperto con tanto di servizi televisivi,</strong> è solo una<strong> navata interrotta </strong>in cui un pannello dipinto chiude allo sguardo il centro della basilica per non vedere la cupola crollata. È uno scenario inquietante, un set di un film post-atomico. Un luogo dimenticato. Sembra di aggirarsi per i resti di Pompei.</p><p>È tutto fermo, e pare che quello di farla diventare l’Aquila un centro <strong>disabitato</strong> da visitare come i resti di un’antica cittadina sia un futuro non troppo lontano dalla verità. Mentre il Governo vara provvedimenti “lacrime e sangue” per un paese che va a fondo, non c’è spazio per ridare vita a una città. Un’opera che costerebbe sforzi enormi, forse considerati troppo alti. Intanto a più di due anni di distanza l’Aquila è rimasta come un ricordo impresso nella memoria, ferma a quel 6 aprile 2009. Un enorme monumento alla fragilità della vita e all’incapacità del nostro paese di salvare i propri cittadini e le proprie ricchezze monumentali.</p><p>Intanto è partito il progetto virtuale che pare ancora più virtuale della rete stessa <a href="http://www.noilaquila.com/" target="_blank">www.noilaquila.com</a> denso di buoni propositi. Una ricostruzione della città in 3D elaborata dalle foto e dai ricordi, come un videogioco della memoria, o come appunto un museo virtuale.</p><p>E allora per tirare su qualche altro soldo dalla manovra si potrebbe pensare, per paradosso e per provocazione, di chiudere la città e far pagare un biglietto d’ingresso ai turisti, proprio come a <strong>Pompei</strong>, per vedere com’era la vita una volta, al tempo dell’Aquila.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/27/l%e2%80%99aquila-sara-la-nuova-pompei/153842/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Ilfattoquotidiano.it bloccato da Facebook</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/ilfattoquotidiano-it-bloccato-da-facebook/147086/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/ilfattoquotidiano-it-bloccato-da-facebook/147086/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Jul 2011 14:08:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Cavezzali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[blocco]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[ilfattoquotidiano.it]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147086</guid> <description><![CDATA[Non mi era mai successo prima. Per questo sono rimasto stupito e per un po’ ho continuato a scorrere la bacheca su e giù invano. Il link che ho postato sulla mia pagina di Facebook con il mio post di ieri è stato rimosso. Con lui tutti i commenti che erano arrivati. Allora ho prontamente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non mi era mai successo prima. Per questo sono rimasto stupito e per un po’ ho continuato a scorrere la bacheca su e giù invano. Il link che ho postato sulla mia pagina di <strong>Facebook </strong>con <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/lauto-blu-non-mi-indigna-piu/146813/" target="_blank">il mio post di ieri</a></span> è stato rimosso. Con lui tutti i commenti che erano arrivati.</p><p>Allora ho prontamente controllato nella bacheca di alcuni amici che avevano postato il link. <strong>Tutti scomparsi</strong>. Cosa avrò detto di così pericoloso in quel post da essere stato eliminato da Facebook? Sono forse un pericoloso sovversivo o un giornalista che riporta notizie certe e verificate sulle spese dello Stato? Evidentemente per qualcuno è la stessa cosa…</p><p>In poco tempo sono venuto a sapere che non solo il mio post, ma <strong>tutti gli articoli de ilfattoquotidiano.it </strong>erano <strong>bloccati </strong>da Facebook che li segnala come “contenuti offensivi” o <em>spam</em>. Cosa sta succedendo? È un attacco di hacker? Come è possibile che nessuno se ne sia accorto? Si tratta forse dello stesso Facebook che per qualche motivo ha deciso di boicottare un sito di informazione scomodo?</p><p>Si parla sempre di internet come veicolo di democrazia ma non è così. I contenuti che passano attraverso <strong>internet e i loro filtri</strong> sono in mano a pochissime multinazionali. Google e Facebook sono tra le più influenti e possono applicare liberamente filtri alle ricerche e alle condivisioni di contenuti. Il falso mito del giovane <strong>Mark Zuckerberg</strong> che realizza il suo sogno come un ragazzo prodigio e rende il mondo più libero è una emerita panzana. Il ragazzino in ciabatte con lo zainetto è una mascotte di una multinazionale come Topolino per la Disney o Ronald McDonald.</p><p>Noi “regaliamo” i nostri dati personali (cosa ci piace, cosa compriamo, chi siamo) a queste <em><strong>corporation </strong></em>in cambio della possibilità di poter comunicare liberamente, poter scrivere e poter leggere delle cose credendo di non subire coercizioni dall’alto. La comunicazione web è in mano a pochi gruppi che gestiscono milioni di dollari e che possono facilitare la riuscita di una rivoluzione in nord africa come boicottare contenuti scomodi in Europa.</p><p>Probabilmente il blocco de ilfattoquotidiano.it su Facebook è realmente un <strong>errore</strong>, ma da questo errore può iniziare una riflessione più profonda sulla comunicazione.</p><p>Ps: <strong>Segnalatemi problemi </strong>di ricerche sballate su Google o di condivisioni bannate da Facebook e proveremo a capirne insieme la logica.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/ilfattoquotidiano-it-bloccato-da-facebook/147086/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>47</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;auto blu non mi indigna più</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/lauto-blu-non-mi-indigna-piu/146813/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/lauto-blu-non-mi-indigna-piu/146813/#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Jul 2011 08:25:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Cavezzali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[La Casta]]></category> <category><![CDATA[ministero della Difesa]]></category> <category><![CDATA[privilegi]]></category> <category><![CDATA[spese militari]]></category> <category><![CDATA[Spider Truman]]></category> <category><![CDATA[sprechi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146813</guid> <description><![CDATA[Che grande spreco! Auto blu, telefoni blu, voli blu, nel blu dipinto di blu. Privilegi che fanno arrabbiare chi non ne gode e godere chi ne gode. In questi giorni tutti parlano del vendicatore mascherato Spider Truman che denuncia gli sprechi dei politicanti come avevano fatto a loro tempo Stella e Rizzo ne La casta....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che grande spreco! Auto blu, telefoni blu, voli blu, nel blu dipinto di blu. <strong>Privilegi </strong>che fanno arrabbiare chi non ne gode e godere chi ne gode.</p><p>In questi giorni tutti parlano del vendicatore mascherato <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/19/caso-spidertruman-la-rete-prova-a-smascherarlo-capire-se-le-denunce-sono-vere/146308/" target="_blank">Spider Truman</a></strong> che denuncia gli sprechi dei politicanti come avevano fatto a loro tempo Stella e Rizzo ne <em><strong>La casta</strong></em>. Giustissimo, per carità. Ma di quanti soldi stiamo parlando? Centinaia di euro? Forse qualche migliaia? Tutto sommato poca cosa. Piccole cifre che hanno un grande impatto a livello di immagine perché denotano il politico come la persona che approfitta della sua posizione per risparmiare e farsi trattare bene a spese della comunità. Paradossalmente sono proprio queste piccole spese “quotidiane” che sollevano più indignazione, mentre cadono nel silenzio i veri scandali. Perché non si parla anche (non dico “solo”, ma “anche”) dei <strong>veri spechi</strong>, quelli dei milioni di euro. Perché arrabbiarsi per gli spiccioli caduti dentro un tombino e non dire nulla di chi getta camion pieni di oro nel burrone?</p><p>I veri sprechi non sono nei rubinetti aperti del Parlamento, ma nel mare che vi sta attorno. Lo Stato italiano, mentre taglia sull’istruzione e sulla cultura riversa ventitre miliardi (V-E-N-T-I-T-R-E-M-I-L-I-A-R-D-I) di euro nel <strong>bilancio della Difesa</strong>. Difesa di un paese costituzionalmente avverso alla guerra e la cui possibilità di essere invaso da forze straniere è pari a quella che La Russa sia ingaggiato come soprano nella Traviata di Muti.</p><p>Nei prossimi anni è già stato deciso, e approvato da Camera e Senato, <strong>l’acquisto di 131 caccia bombardieri </strong>Join Strike Fighter dal modico costo di 13 miliardi di euro. Sono caccia di quinta generazione capaci di raggiungere velocità superiori a quella del suono, di effettuare atterraggi in verticale e di bombardare con Cannoni GAU-12/U 25 mm, Bombe Mark 84, Mark 83, Mark 82, Mk.20, Rockeye II a grappolo, Paveway a guida laser, missili Aria-Aria Aim-120 Amraam, Aim-132 Asraam, Aim-9X Sidewinder, missili Aria-Terra Agm-154 Jsow, Agm-158 Jassm…</p><p>Ora: chi dobbiamo bombardare con tutta sta roba? A chi dobbiamo tirare in testa 13 miliardi di euro mentre <strong>tagliamo su tutte le voci di spesa socio-culturale</strong> e lasciamo a casa i professori precari? Non bastavano i soliti bombardieri che già sono in dotazione dell’esercito? Non mi risulta che ne abbiano abbattuti molti in combattimento negli ultimi 60 anni.</p><p>Le cifre di cui vi sto parlando sono solo una piccola parte. Sono <a href="http://www.camera.it/465?area=13&amp;tema=17&amp;Bilancio+della+Difesa" target="_blank"><strong>dati pubblici</strong></a>. Sono consultabili da tutti eppure gli unici ad essersene accorti paiono i colleghi di <em><a href="http://www.altreconomia.it/site/" target="_blank">Altreconomia</a></em> <strong>Francesco Vignarca</strong> e <strong>Massimo Paolicelli</strong>. Perché? A chi importa se un parlamentare si fa portare allo stadio con l’auto blu spendendo 50 euro se ha appena votato per spendere qualche miliardo per un caccia per cui non ci sono nemmeno i soldi per farlo volare? E soprattutto: a chi vanno in tasca tutti questi soldi delle nostre tasse?</p><p>Questo è solo un esempio. Si spendono milioni in contributi ai più potenti gruppi economici del Paese e si buttano cifre astronomiche per progetti mai realizzati. Icona di questo spreco è diventato il ponte sullo stretto già costato 250 milioni di euro e non c’è nemmeno un mattone lanciato in mezzo al mare. Ma ve ne sono moltissimi altri…</p><p>La previsione &#8211; calandomi nei panni di Nostradamus vi leggo il futuro: sull’onda dell’indignazione i politici <strong>si taglieranno alcuni privilegi per poi ridarseli</strong> in un’altra forma meno appariscente. Tutti saranno così contenti, soprattutto chi si mangia le fette più grosse del mercato e i vari amici e amici di amici. Salveranno l’immagine e il portafoglio.</p><p>Insomma cari politici, rinunciare a qualche privilegio non vi renderà più poveri, ma almeno vi farebbe sembrare più simpatici.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/lauto-blu-non-mi-indigna-piu/146813/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>49</slash:comments> </item> <item><title>Contro la libertà d&#8217;opinione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/30/contro-la-liberta-dopinione/132811/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/30/contro-la-liberta-dopinione/132811/#comments</comments> <pubDate>Thu, 30 Jun 2011 14:41:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Matteo Cavezzali</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[libertà d'opinione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=132811</guid> <description><![CDATA[So già che non arriverai a leggere oltre questa frase. O al massimo arriverai a leggere questa. È scientificamente provato che un articolo non viene quasi mai letto per intero. Il lettore medio si ferma alle prime tre righe. In pratica qui. Eppure so anche che commenterai questo articolo. Scriverai in fondo alla pagina “ma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>So già che non arriverai a leggere oltre questa frase. O al massimo arriverai a leggere questa. È scientificamente provato che un articolo non viene quasi mai letto per intero. Il lettore medio si ferma alle prime tre righe.<strong> In pratica qui</strong>.</p><p>Eppure so anche che commenterai questo articolo. Scriverai in fondo alla pagina “ma guarda che buffone” oppure “ma vedi che genio”. Ma non per questo leggerai questo articolo. Per avere un’opinione pare non essere necessario <strong>sapere di che cosa si sta parlando</strong>. Grazie alla “democraticità” di internet tutti possono scrivere su ogni argomento. Possono avere ogni sorta di opinione senza dover per forza essere informati su un fatto. Possono scrivere che i residenti a Napoli non sanno fare la <strong>raccolta differenziata</strong> perché hanno una pessima mira e non riescono a centrare il bidone giusto, possono scrivere che ci sono dei matti che strepitano contro la <strong>Tav</strong> senza sapere cosa sia la Tav, possono parlare del <strong>nucleare</strong> senza avere una idea di quale sia la differenza tra fusione e fissione.</p><p>È giusto che chiunque abbia una opinione su qualsiasi cosa? Certo. Avere opinioni è lecito. Scriverle e divulgarle però non lo è. Tutti devono avere libertà di opinione? No. Chi sa parli, chi non sa legga e ascolti. È questa una affermazione impopolare e antidemocratica? <strong>Forse</strong>. Fate bene a infuriarvi e difendere la libertà di opinione di ognuno su qualsiasi argomento? Forse. Ma tanto non lo farete perché vi siete fermati a leggere alla terza riga.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/30/contro-la-liberta-dopinione/132811/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>69</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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