<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Michele Carugi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mcarugi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Esodati, un decreto fuorilegge?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/esodati-decreto-fuorilegge/241648/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/esodati-decreto-fuorilegge/241648/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 11:20:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[anzianità]]></category> <category><![CDATA[contributi]]></category> <category><![CDATA[decreto legge]]></category> <category><![CDATA[esodati]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[Inps]]></category> <category><![CDATA[TAR]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=241648</guid> <description><![CDATA[Dopo circa 6 mesi dalla data della riforma delle pensioni il Ministro Fornero ha inviato al suo collega ministro dell’economia il testo del decreto interministeriale che darà all’INPS le istruzioni per l’attuazione delle salvaguardie previste dagli articoli 14 e 15 del decreto legge del 6 Dicembre 2011 successivamente convertito con qualche modifica.  Il testo ufficiale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" lang="it-IT" align="CENTER"><span style="text-align: left;">Dopo circa 6 mesi dalla data della riforma delle pensioni il Ministro </span><strong style="text-align: left;">Fornero</strong><span style="text-align: left;"> ha inviato al suo collega ministro dell’economia il testo del </span><strong style="text-align: left;">decreto interministeriale</strong><span style="text-align: left;"> che darà all’INPS le istruzioni per l’attuazione delle salvaguardie previste dagli articoli 14 e 15 del decreto legge del 6 Dicembre 2011 successivamente convertito con qualche modifica.</span> </p><p lang="it-IT">Il testo ufficiale non sarà disponibile sino alla firma anche da parte del Ministro dell’economia, tuttavia sono circolate anticipazioni della <a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/BOZZA-DECRETO.pdf?47e3a5" target="_blank">bozza</a> a cui rinvio<strong>.</strong> </p><p lang="it-IT">Rispetto al testo della legge, il Ministro si è preso qualche libertà; in particolare il punto d) dell’articolo 2 prevede che gli ex lavoratori in contribuzione volontaria possano beneficiare della salvaguardia prevista dal comma 14 dell’Art. 24 della legge, ove perfezionino i <strong>requisiti pensionistici</strong> entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge e che “l’ultima contribuzione deve essere volontaria e tali lavoratori devono avere almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile alla data di entrata in vigore del decreto 6 Dicembre 2011”. </p><p lang="it-IT">Non sarebbe necessario dire che di nessuna di queste due “regole” vi era traccia nel <strong>decreto legge</strong> originario e che entrambe escludono persone dalla salvaguardia; la regola dei 24 mesi va nella direzione del pensiero che il Ministro ha esternato più volte e cioè: occupiamoci di coloro che sarebbero andati in pensione nel 2013 e degli altri ci occuperemo dopo; personalmente dissento dal lasciare nell’incertezza di un dopo da definire persone che hanno l’attuale certezza di non avere reddito ma trovo la seconda regola molto più grave in quanto non lascia incertezze; dice a coloro che secondo il testo originale, essendo stati sorpresi dal decreto in regime di contribuzione volontaria, venivano salvaguardati, che ciò non è più vero se non avevano provveduto almeno a un versamento di contributi; non è una cosa da poco, anzi. </p><p lang="it-IT">Sempre in attesa del testo finale con “Bolla del Pontefice in Gotico Latino”, rilevo anche un’ambiguità nel testo; infatti i termini “accreditato o accreditabile” sono soggetti a due possibili interpretazioni: la prima è che il pagamento, in qualsiasi momento sia effettuato, sia accreditabile al periodo di competenza; in effetti l’<strong>INPS</strong> di solito ragiona così e pone date di scadenza per i bollettini dei versamenti al termine del trimestre successivo a quello di competenza; così chi avesse effettuato il versamento entro il 31 Dicembre 2011 per il trimestre scadente a Settembre 2011 avrebbe un versamento accreditato per quel trimestre. <br />La seconda invece potrebbe essere che il pagamento debba essere stato effettuato entro il 6 Dicembre indipendentemente dal fatto che a tale data fosse stato già accreditato dall’INPS o meno.</p><p>Tra le due interpretazioni c’è una differenza enorme e creerebbe presupposti per una <strong>iniquità</strong> epica, che vado a spiegare: ci sono persone che hanno fatto domanda di prosecuzione volontaria nel 2011 ma che hanno ricevuto la formale approvazione dall’INPS (retroattiva al 2011) solo nel 2012, ricevendo anche i bollettini di versamento con scadenza magari Giugno 2012. E’ ovvio che per loro era impossibile pagare prima del 6 Dicembre 2011 a causa dei tempi INPS nell’inviare approvazione e bollettini; sarebbero esclusi dalla salvaguardia per questo? E ancora, due persone in possesso di bollettini identici, scadenti al 31 Dicembre potrebbero avere optato, per ragioni insindacabili di pagarli l’uno in Novembre, l’altro invece alla scadenza del 31 Dicembre. Pur avendo entrambi pagato entro i limiti richiesti dall’INPS sarebbero uno salvaguardato e l’altro no? Oppure, chi avesse ricevuto l’autorizzazione alla volontaria ma non avendo la necessità di <strong>contributi</strong> per avere già raggiunto l’<strong>anzianità</strong> a maturare le quote avesse deciso di non fare versamenti, verrebbe escluso, pagando così la “colpa” di avere contribuito troppo nel passato?  </p><p lang="it-IT">Ho avuto un colloquio con un deputato della commissione lavoro che, oltre a deprecare la poca chiarezza del decreto, la sua evidente volontà di escludere, anche con cavilli, anziché risolvere e il colpevole aggravamento delle condizioni per le salvaguardie, indicava come la pratica di emanare un decreto ministeriale (non soggetto ad approvazione parlamentare), che aggiunge norme sostanziali non previste dalla legge a cui si riferisce, non pare né ortodossa, né accettabile, aprendo la porta a contenziosi legali infiniti. Per fare un esempio terra terra è un po’ come emanare una legge che prevede l’arresto per chi passa con il semaforo rosso e poi emettere un decreto attuativo che dice alla polizia di arrestare anche chi passa con il giallo. Secondo la mia fonte parlamentare norme integrative che vadano sostanzialmente oltre il testo della legge necessitano di un passaggio parlamentare che emendi, appunto la legge, cosa che oggi la Signora Fornero non otterrebbe mai. </p><p lang="it-IT">Sembra quindi che in prospettiva si spalanchino le porte dei <strong>TAR</strong>, dove certamente si rivolgeranno tutti coloro che, salvaguardati con gli articoli della legge originale, verrebbero ora esclusi da vincoli normativi che la legge non prevedeva. Sarebbero i Giudici, quindi, a dover valutare se il Ministro ha agito con il suo decreto nel rispetto della legge che lo stesso Ministro ha redatto. </p><p lang="it-IT">Poniamo che giudicassero di no, certificherebbero che un Ministro, nell’esercizio delle sue funzioni, avrebbe violato una legge dello Stato scritta da lui (lei) o quanto meno indicato di violarla. </p><p lang="it-IT">Mi auguro che ciò non accada mai, perché, avendo già visto in passato una buona razione di comportamenti peggio che censurabili da parte di parlamentari, ministri etc., mi pare che la certificazione che un ministro possa scrivere una legge e poi dare istruzioni di infrangerla sarebbe toccare il fondo del fondo. </p><p lang="it-IT">Vedremo; il tempo, di solito, è galantuomo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/esodati-decreto-fuorilegge/241648/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>M5S e demagogia. Prima leggere e poi parlare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/demagogia-prima-leggere-parlare/238826/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/demagogia-prima-leggere-parlare/238826/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 May 2012 07:36:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[ballottaggi amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[M5S]]></category> <category><![CDATA[programma M5S]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=238826</guid> <description><![CDATA[Torno sul Movimento 5 stelle, di cui ho parlato in un post di qualche giorno fa, anche alla luce del suo successo elettorale e di tutto ciò che ciò ha generato in termini di polemiche, apprensioni, previsioni per le future elezioni politiche. Avevo parlato del Movimento 5 stelle in connessione con le accuse di demagogia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span>Torno sul Movimento 5 stelle, di cui ho parlato in un post di qualche giorno fa, anche alla luce del suo <strong>successo elettorale</strong> e di tutto ciò che ciò ha generato in termini di polemiche, apprensioni, previsioni per le future elezioni politiche.</span></p><p><span>Avevo parlato del Movimento 5 stelle in connessione con le accuse di demagogia e populismo che tale movimento ha condiviso con altri movimenti, partiti e personaggi europei quali Syriza in Grecia e Hollande in Francia, chiedendo ai commentatori (lo avrei fatto anche con i politici e i giornalisti, ma non ho accesso alle loro preziose orecchie) di specificare come mai secondo loro tali movimenti e persone siano <strong>demagogici</strong> e che significato esatto danno alla parola demagogia.</span></p><p><span>Non ho ottenuto allora commenti che andassero al di là della “petitio principii” che, per chi non ha dimestichezza con la logica, è una fallacia di <strong>ragionamento</strong> nel quale la proposizione che deve essere provata è supposta implicitamente o esplicitamente nelle <a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Premesse&amp;action=edit&amp;redlink=1">premesse</a>, cioè ho avuto risposte del tipo “Sono demagogici perché vogliono accattivarsi la benevolenza del popolo con promesse vane”.</span></p><p><span>Come dire che “A è vero perché B è vero e B è vero perché A è vero.</span> </p><p>Contrariamente, credo, alla maggior parte dei commentatori ( e temo anche dei politici e dei giornalisti), io sono andato a leggermi <a href="http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf" target="_blank">il programma del movimento 5 stelle</a> senza trovarci alcunché di demagogico o populista. Con ciò non intendo dire che il programma del movimento mi piaccia in toto, anzi ci sono alcuni punti sui quali dissento e che elenco qui subito cercando di motivare il <strong>mio dissenso</strong>:</p><ol><li><p><span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"><em>Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum.</em></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"> Ritengo che non si debba correre il rischio di abrogare un legge con solo il 20% dei cittadini consenzienti.</span></span></span></p></li><li><p><span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"><em>Incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo rigoroso del legno proveniente da raccolte differenziate ed escludendo dagli incentivi la distribuzione a distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale.</em></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"> Non sono d’accordo sui disincentivi al teleriscaldamento perché lo ritengo efficiente dal punto di vista ambientale.</span></span></span></p></li><li><p><span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"><em>Riduzione del tempo di decorrenza della proprietà intellettuale a 20 anni.</em></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"> Sono d’accordo solo se si limita questa norma alle telecomunicazioni; la riterrei dannosa per la ricerca se estesa anche ad altre attività.</span></span></span></p></li><li><p><span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"><em>Abolizione della legge Biagi.</em></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"> Non sono d’accordo sulla sua abolizione senza una proposta alternativa che garantisca possibilità di lavori a termine e flessibili.</span></span></span></p></li><li><p><span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"><em>Vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale.</em></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"> Ritengo che un legame tra banche (se finanziatrici) e aziende sia indispensabile per sostenere le aziende negli investimenti.</span></span></span></p></li><li><p><span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"><em>Introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato</em></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;">. Ritengo che le professionalità debbano essere remunerate al meglio per consentire alle aziende Italiane di accedervi.</span></span></span></p></li><li><p><span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"><em>Blocco immediato della Tav in Val di Sus</em></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;">a. Ritengo che le infrastrutture siano da potenziarsi, tutte e che l’alta velocità sia necessaria, nel terzo millennio, tanto quanto lo sviluppo delle telecomunicazioni.</span></span></span></p></li><li><p><span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"><em>Ticket proporzionali al reddito per le prestazioni non essenziali. </em></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;">A valle delle imposte dirette sono contrario a imposte misurate sul reddito in quanto lo stesso in Italia non è accertato alla fonte in maniera seria e pertanto tali imposte si risolvono in un iniquo regalo agli evasori fiscali.</span></span></span></p></li><li><p><span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"><em>Abolizione della legge Gelmini.</em></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: ArialMT, serif;"> Non mi pare che la riforma sia da buttare, almeno in alcune sue parti consistenti e comunque non in assenza di una proposta alternativa. Il semplice ritorno alla situazione preesistente non mi pare una buona idea.</span></span></span></p></li></ol><p><span>Detto ciò, non trovo comunque nulla di populistico anche nelle proposte su cui dissento; ho idee diverse ma penso che si possa <strong>discuterne</strong>, come si deve fare in democrazia, specialmente in momenti di crisi.</span></p><p><span>In generale il programma contiene parecchi punti che fanno anche parte dell’uno o dell’altro degli <strong>schieramenti politici</strong> tradizionali (Pdl-Pd) e che nessuno si sogna di definire populistici o demagogici. Sfiderei chiunque ad argomentare in modo corretto cosa ci sia di allarmante nel programma di Grillo e, anzi, alcune delle istanze sono anche pressantemente portate da altri movimenti e partiti, specialmente in tema di riorganizzazione dello Stato.</span></p><p><span>Poi si può discutere sulle modalità di Grillo e del <strong>suo movimento</strong> di fare politica (personalmente sono per una politica meno urlata) e se definire il presidente della repubblica una “salma” sia educato (non uso “irriverente” perché credo che nel 2012 la riverenza nessuno debba più farla a nessuno) ma queste domande e le relative risposte non possono né debbono traslarsi in un accusa di demagogia che trovo immotivata e anche un po’ furbetta.</span></p><p><span>Sarà bene smetterla di lanciare accuse immotivate contando sull<strong>’endemica disinformazione</strong> dei cittadini e cominciare invece a confrontarsi con le proposte del movimento 5 stelle che certamente si ha diritto di non condividere, che vanno probabilmente ampliate e dettagliate ma che non si possono liquidare con battute dispregiative. Perché altrimenti gli elettori, poi, puniscono ed è peggio per tutti.</span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/demagogia-prima-leggere-parlare/238826/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dipendenti e pensionati, ricchi. Solo per il fisco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/dipendenti-pensionati-ricchi-solo-fisco/234461/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/dipendenti-pensionati-ricchi-solo-fisco/234461/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 07:24:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[beni di lusso]]></category> <category><![CDATA[distribuzione ricchezza]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[lavoratori dipendenti]]></category> <category><![CDATA[pensionati]]></category> <category><![CDATA[proprietà immobiliari]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234461</guid> <description><![CDATA[Il livello di tassazione media in Italia è cresciuto in dieci anni di quasi 5 punti percentuali; un incremento enorme a cui l’attuale Governo ha dato una ulteriore mano consistente. Prendendo il dato relativo alla sola Irpef per il periodo 2003–2010, si scopre che l’imposizione non è aumentata in modo omogeneo; infatti il reddito imponibile...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">Il livello di tassazione media in Italia è cresciuto in dieci anni di quasi<strong> <a href="http://www.corriere.it/economia/12_maggio_17/tasse-dipendenti-pensionati_302f1678-9fe4-11e1-bef4-97346b368e73.shtml " target="_blank">5 punti percentuali</a></strong>; un incremento enorme a cui l’attuale Governo ha dato una ulteriore mano consistente.</p><p>Prendendo il dato relativo alla sola Irpef per il periodo 2003–2010, si scopre che l’imposizione non è aumentata in modo omogeneo; infatti il reddito imponibile totale è aumentato meno del 21%,  quello dei lavoratori dipendenti di circa il 21,5 %  e quello dei pensionati di circa il 29%, mentre quello cumulativo di autonomi, imprese e artigiani, è aumentato del 20,5%; quindi il reddito (accertato) di dipendenti e pensionati è cresciuto più di quello degli altri arrivando all’81,5 % del totale nazionale; contemporaneamente, con aliquote non depurate dal fiscal drain il gettito Irpef da lavoratori dipendenti e pensionati è arrivato <strong>oltre il 78% del totale</strong>. Il rimanente 22 % se lo sono suddivisi i lavoratori autonomi (professionisti, commercianti, artigiani: 6%), imprese: 3,9 % redditi in partecipazione: 5,3% e altri redditi: 6,3% .</p><p>Ci può stare, diciamo che la crisi del 2008/2009 ha colpito più duramente  l’imprenditoria rispetto a dipendenti e ai pensionati.</p><p>Altro dato interessante è che le aliquote elevate (oltre il 41%) si sono applicate soprattutto a<strong> lavoratori dipendenti e pensionati</strong>, che hanno costituito il 70% della massa di coloro che appunto hanno aliquote del e oltre il 41%; anche questo ci può stare; il calo del reddito dell’imprenditoria avrà causato anche una discesa delle aliquote.</p><p>Comunque, abbiamo una popolazione nella quale la ricchezza è perlopiù nelle mani di lavoratori dipendenti e pensionati; il problema è che queste due categorie di ricchi le proprie risorse le buttano via ogni mese in cose come il cibo, qualche vestito, magari in benzina e persino un cinema.</p><p>Eh si, perché quando si va a vedere la <strong>distribuzione dei beni di lusso</strong>, come ha fatto <a href="http://www.ilpost.it/2011/12/10/chi-possiede-i-beni-di-lusso-in-italia/" target="_blank">il Sole 24 Ore nel Dicembre del 2011</a>; si impara che  le circa 100.000 barche in Italia sono possedute al 42 % da persone con redditi inferiori ai 20.000 € così come aerei e elicotteri privati, posseduti al 25% sempre da persone con redditi inferiori a 20.000€ annui;  non va meglio neppure in riferimento alle <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-12-10/42mila-poveri-superbarca-094117.shtml" target="_blank">auto di grossa cilindrata</a> che risultano per la maggior parte  intestate a persone fisiche con redditi molto bassi.</p><p>I dipendenti e i pensionati, non prediligono l’acqua e l’aria e neppure le automobili potenti; forse hanno concentrato i loro acquisti su altri beni, per esempio gli immobili. No, perché un rapporto della<a href="http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/164/002/00000005.pdf" target="_blank"> Camera dei Deputati</a> (datato 2003, ma non penso che la situazione sia grandemente mutata) a pag. 75, evidenzia come le<strong> proprietà immobiliari</strong> si concentrino maggiormente nelle famiglie dove almeno un componente è lavoratore autonomo e come solo percentuali “cosmetiche” di dipendenti possedessero nel 2003 immobili di valore superiore ai 350.000 €, stando in questa statistica in un rapporto inferiore al 50% rispetto ai lavoratori autonomi.</p><p>Insomma,<strong> i maggiori contribuenti alle casse dello stato</strong> non accedono a beni di lusso e proprietà immobiliari consistenti, però, attraverso il perverso legame anche di parte delle prestazioni statali al reddito accertato, si qualificano per altri balzelli quali i ticket sanitari o le tasse scolastiche dei figli, tanto per fare due esempi e che diventano iniqui perché basati su redditi accertati in modo ineguale.</p><p>Fino qui la descrizione di una situazione iniqua e socialmente devastante, arcinota ma che vale sempre la pena di guardare in maggiori dettagli; il fatto peggiore e devastante anche per l’economia del paese, però, è che aumentare la pressione fiscale sulle categorie che, benestanti agli occhi del fisco, spendono nella pratica tutto il loro reddito residuo in bisogni primari, ci fa avanzare ogni giorno di più nella recessione, sottraendo risorse che alimenterebbero i consumi, lasciandole invece dove ragionevolmente possono essere accumulate in quanto non primariamente necessarie o, peggio, portate all’estero.</p><p>Se non si trova (ma molto rapidamente) una soluzione a questo problema e si insiste nel far pesare la struttura dello stato sui “soliti noti” anziché applicare misure magari anche draconiane (data l’emergenza economica e sociale) sul <strong>sommerso,</strong> le dissertazioni sulla crescita da promuovere (si legga stimolare i consumi) rimangono aria fritta, poiché nella pratica si va nella direzione opposta.</p><p>Inoltre, cosa anche peggiore, maturano rancori erroneamente diretti nei confronti di Equitalia, la fiducia nella classe dirigente del paese crolla e si prepara piano piano il terreno all’ingovernabilità in stile greco. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/dipendenti-pensionati-ricchi-solo-fisco/234461/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A rimetterci è comunque la Grecia. E l&#8217;Europa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/crisi-rimetterci-comunque-grecia-leuropa/229466/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/crisi-rimetterci-comunque-grecia-leuropa/229466/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 May 2012 16:21:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Comma 22 greco]]></category> <category><![CDATA[elezioni Grecia]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Fmi]]></category> <category><![CDATA[governo Grecia]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[paul krugman]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category> <category><![CDATA[uscita dall'euro Grecia]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=229466</guid> <description><![CDATA[Col passare delle ore sembra sempre più difficile che in Grecia si formi un Governo (qualsiasi, purché con una maggioranza sufficientemente solida). Sebbene alcuni sondaggi dicano che la maggioranza dei greci vorrebbe restare nell’euro, i risultati delle elezioni e i sondaggi su quelle che potrebbero tenersi tra un mese premiano le forze politiche che dichiarano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Col passare delle ore sembra sempre più difficile che in <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-14/grecia-oggi-estremo-tentativo-071806.shtml?uuid=Ab1gMGcF" target="_blank">Grecia </a>si formi un Governo (qualsiasi, purché con una maggioranza sufficientemente solida). Sebbene alcuni sondaggi dicano che la maggioranza dei greci vorrebbe restare nell’euro, i risultati delle <strong>elezioni</strong> e i sondaggi su quelle che potrebbero tenersi tra un mese premiano le forze politiche che dichiarano di voler respingere le misure di austerità imposte da Ue e Fmi.</p><p>Sondaggi schizofrenicamente contrastanti tra loro ma che potrebbero essere l’indicatore del <strong>Comma 22 greco</strong>. Così come nel romanzo di Heller si poteva essere esonerati dalle missioni di guerra solo se pazzi ma chiedere di essere esonerati era certificazione di non essere pazzi, così sembra che la Grecia voglia restare nell’Euro con misure di risanamento meno rigide ma che il chiedere misure di risanamento meno rigide comporti l’uscita dall’euro.</p><p>In effetti potremmo essere di fronte a una situazione paradossale nella quale a perdere è comunque sempre la Grecia e di riflesso l’Europa; infatti sembra evidente che la Grecia non possa sostenere la politica di rigore estremamente recessiva senza pericoli di scontri sociali dall’esito incerto e d’altra parte l’uscita dall’Euro significa il fallimento della Nazione e l’innesco di un possibile effetto domino le cui tessere rischiano di essere la maggior parte delle altre nazioni europee.</p><p><a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/" target="_blank">Paul Krugman</a>, premio Nobel per l’economia nel 2008 e, <strong>incidentalmente</strong>, Keynesiano convinto, vede la Grecia fuori dall’euro tanto da scrivere:</p><p>“Pensiamo che questo sia il probabile esito:</p><p>1- La Grecia esce dall’Euro, altamente possibile nel prossimo mese.</p><p>2- Forti prelievi dalle banche spagnole e italiane da parte degli investitori che vogliono spostare le loro liquidità verso la Germania.</p><p>3a- Forse, ma è solo un’ipotesi, controlli di fatto che proibiscano alle banche di trasferire i depositi all’estero e limitino i prelievi di liquidità.</p><p>3b- Alternativamente o in tandem, forti aiuti dalla Bce per evitare il collasso delle banche.</p><p>4a- La Germania può scegliere; una drastica revisione della strategia, per dare, particolarmente alla Spagna, speranze di garantire il debito con un tasso ragionevole e accettare una inflazione più alta nell’Eurozona per consentire aggiustamenti dei prezzi relativi o,</p><p>4b- La fine dell’Euro.”</p><p>La visione di Krugman aggiunge al comma 22 Greco un Comma 22 Tedesco che si può esplicitare con: La Germania vuole politiche di rigore estremo per mantenere l’euro, ma le politiche di rigore estremo fanno crollare l’Euro.</p><p>Si può dissentire dalla previsione di Krugman e sperare che non si avveri, ma suona molto realistica sulla base degli eventi che sembrano precipitare; il problema è che intere masse di popolazione, in particolare in Grecia, sembrano non essere in grado di sostenere “con le buone” i sacrifici <strong>richiesti</strong> e questa è la condizione sine qua non per evitare a priori i rischi ventilati da Krugman. Volendo scartare l’ipotesi repressiva e cioè la presa del potere con la forza da parte di chi possa poi imporre quelle misure contro la volontà dei cittadini, il problema sembra non avere una soluzione, almeno non pacifica; insomma, a prescindere dalle responsabilità della situazione attuale, la stessa non pare avere soluzione senza gravi drammi, tranne l’ipotesi 4a di Krugman che però non pare che la Germania voglia accettare.</p><p><strong>Come siamo arrivati qui?</strong></p><p>Michele Salvati sul <a href="http://www.corriere.it/opinioni/12_maggio_14/salvati-strategia-bipartisan-per-europa_25e21ebc-9d97-11e1-99ad-758cf3da80f7.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> di oggi porge spunti interessanti, citando anche gli “allerta” lanciati in tempi non sospetti anche da economisti americani, circa la implicita pericolosità della creazione di una moneta unica (l’Euro) in assenza di una reale unione politica dell’Europa. Salvati, ma anche l’ex ministro <a href="http://www.rischiocalcolato.it/2012/05/visco-confessa-servivamo-alla-germania-nelleuro-proprio-perche-siamo-economicamente-deboli.html" target="_blank">Visco</a>, sottolineano come l’ingresso nell’Euro di paesi come Italia, Spagna, e a maggior ragione Grecia, abbia <strong>facilitato</strong> le esportazioni della Germania limitando la capacità competitiva delle nazioni più deboli ma innescando potenziali rischi politici insiti nella crescita della disoccupazione in tali paesi, in assenza di una politica europeista complessiva mirata a prevenirla.</p><p>Cosa fatta, purtroppo, capo ha e non sembrano esserci vie di uscita indolori, in particolare avendo persa l’opportunità di provvedere al salvataggio della Grecia quando il costo per la comunità europea sarebbe stato ben inferiore; tuttavia, a evitare che il <strong>contagio</strong> a paesi di massa ben più grande della Grecia diventi un fatto e che questo porti alla disgregazione rapida dell’Euro, con ripercussioni epocali e globali, sembra che l’abbandono del rigore applicato ciecamente e la definizione di un ruolo attivo e diretto della BCE nella difesa dell’Euro dalla speculazione finanziaria (tramite gli Eurobond) siano improcrastinabili auspicando che gli eventi elettorali francesi, italiani, greci e tedeschi contribuiscano a spingere in questa direzione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/crisi-rimetterci-comunque-grecia-leuropa/229466/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L’Imu è democratica, la patrimoniale è demagogica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/l%e2%80%99imu-democratica-patrimoniale-demagogica/226462/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/l%e2%80%99imu-democratica-patrimoniale-demagogica/226462/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 May 2012 10:32:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[demagogia]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[gaber]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[movimento cinque stelle]]></category> <category><![CDATA[populismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=226462</guid> <description><![CDATA[In questi giorni di elezioni e post elezioni, i termini maggiormente uditi sono stati “populismo” e “demagogia”, spesso abbinati. Il mio Devoto Oli, al quale solitamente mi affido quasi ciecamente, riporta per populismo: “Di qualsiasi movimento socialistoide diretto all’esaltazione delle qualità e capacità delle classi popolari sia pure in connessione con alquanta faciloneria e demagogia”...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni di elezioni e post elezioni, i termini maggiormente uditi sono stati “populismo” e “demagogia”, spesso abbinati.</p><p>Il mio <em>Devoto Oli</em>, al quale solitamente mi affido quasi ciecamente, riporta per <strong>populismo</strong>: “Di qualsiasi movimento socialistoide diretto all’esaltazione delle qualità e capacità delle classi popolari sia pure in connessione con alquanta faciloneria e demagogia” e per <strong>demagogia</strong>: “degenerazione della democrazia, per la quale il normale dibattito politico degenera in una propaganda esclusivamente lusingatrice delle aspirazioni delle masse”; peraltro giova notare che in inglese il termine “populism” non ha affatto connotazioni negative (definisce le pratiche che mirano a porsi contro il sistema costituito e a offrire soluzioni che si appellano alla persona anziché ai partiti tradizionali) e che l’etimologia della parola “demagogia” è “demos + ago” e cioè, letteralmente “conduttore del popolo”; sorge qualche dubbio che le connotazioni negative che diamo alle due parole siano frutto più di una corrente di pensiero che di una originale descrizione di un fenomeno negativo.</p><p>Detto questo, tuttavia, la cosa interessante è guardare attentamente alle motivazioni per cui alcuni partiti, personaggi, movimenti vengono attualmente liquidati con i due termini di cui sopra; l’impresa non è facile, dato che raramente agli epiteti vengono abbinate delle spiegazioni; quindi bisogna fare delle ipotesi, delle illazioni. Si può pensare, per esempio, che in Grecia i partiti (di destra) Alba d’oro e Greci indipendenti e quelli (di sinistra) del KKe e di Syriza siano accomunati dal populismo perché, in contrapposizione con le misure monetariste e di rigore, pensano che la Grecia potrebbe uscire dall’Euro e non ripagare il proprio debito se non in dracme svalutate. Oppure che il <strong>Movimento 5 Stelle</strong> fa della demagogia perché esplicita che l’appartenenza all’euro può essere messa in discussione e che si devono abolire i finanziamenti ai partiti, cosa sulla quale nel 1993 oltre il 90% dei votanti (tutti demagoghi) si espresse per l’abolizione.</p><p>E ancora, è demagogico e populista <a href="http://www.corriere.it/esteri/speciali/2012/francia-elezioni-presidenziali/notizie/lettera-Moravia_f478351c-9807-11e1-b99c-a30fdbaea52f.shtml" target="_blank">Hollande</a> perché sostiene che il patto di stabilità si debba rinegoziare e prospetta politiche keynesiane?</p><p>Per dirla imitando il compianto Giorgio Gaber, forse: volere politiche di rigore anche recessive è democratico, volere politiche di crescita anche attraverso il debito è demagocico; voler stare nell’Euro a prescindere è buon governo, considerare di poterne uscire è populista; <strong>la patrimoniale è demagogica, l’IMU invece democratica</strong>; tagliare gli sprechi e convertirli in spesa pubblica è populista (se lo dice un <a href="http://www.libertiamo.it/2012/04/24/il-populismo-blandisce-leuropa-e-nessuno-ricorda-piu-il-senso-dellintegrazione-europea/" target="_blank">bocconiano</a> dobbiamo credergli), mentre è saggia politica tagliare la spesa pubblica (per esempio le pensioni) e canalizzare il soccorso della BCE agli Stati attraverso le banche.</p><p>L’ammetto, ho sparato nel buio; nel senso che, mancando qualche seppur minima spiegazione, anche in briciole, del perché quei partiti, quei movimenti e quelle personalità sarebbero populisti e demagoghi, ho dovuto inventarmene le ragioni; magari ho sbagliato di grosso e coloro che liquidano come populisti e demagoghi fenomeni e persone che infastidiscono pesantemente il quieto vivere dei nostri sistemi politici e il pensiero mercatista dominante in Europa, vedono lontano e riconoscono segnali di possibili derive pericolose, al di là e oltre le idee espresse, che ho parzialmente citato.</p><p>Però andrebbe allontanato il sospetto che le accuse di populismo e demagogia siano<strong> forme di difesa di una classe un po’ balbettante</strong> che, oltre a pianificare, attuare e appoggiare misure che trovano sempre meno consenso tra i cittadini dei vari paesi, vuole evitare di doverne discutere magari, orrore, confrontandosi con tesi opposte; quindi un pochino di spiegazioni, anche elementari, del perché i vari Grillo, Hollande, Tsipras, Michaloliakos e tanti altri siano demagoghi e per di più anche populisti sarebbero benvenute.</p><p>Chissà che nei prossimi giorni non si passi dagli aggettivi alla sostanza, oppure, meglio, che non si passi invece dagli aggettivi ai confronti sul merito; perché di questi ultimi abbiamo bisogno; presto e bene.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/l%e2%80%99imu-democratica-patrimoniale-demagogica/226462/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pensioni da tagliare, pensioni da preservare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/pensioni-tagliare-pensioni-preservare/216611/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/pensioni-tagliare-pensioni-preservare/216611/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 08:43:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[decreto salva italia]]></category> <category><![CDATA[dirigenti pubblici]]></category> <category><![CDATA[emendamenti commissioni bancarie]]></category> <category><![CDATA[emendamenti pensioni]]></category> <category><![CDATA[esodati]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[pensioni privilegiate]]></category> <category><![CDATA[riforma pensioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=216611</guid> <description><![CDATA[Ieri, in Senato, il Governo è stato battuto quattro volte su altrettanti emendamenti al decreto legge sulle commissioni bancarie.   Può succedere, non è la prima né sarà l’ultima volta che un Governo viene battuto in una delle camere su emendamenti magari di importanza minore. L’interessante, che invece fa notizia, è che uno degli emendamenti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, in Senato, il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/pensioni-governo-battuto-emendamento-idv-pietro-favore-hanno-votato-lega-pdl/215771/" target="_blank">Governo è stato battuto quattro volte</a> su altrettanti<strong> emendamenti</strong> al decreto legge sulle commissioni bancarie.  </p><p>Può succedere, non è la prima né sarà l’ultima volta che un Governo viene battuto in una delle camere su emendamenti magari di importanza minore.</p><p>L’interessante, che invece fa notizia, è che uno degli emendamenti aveva poco o nulla a che vedere con le commissioni bancarie perché trattava materia di <strong>pensioni</strong> dei dirigenti di Stato; in particolare uno degli emendamenti proposto da Lega Nord e appoggiato da Italia dei Valori, ma votato anche da oltre 70 senatori del Pdl, ha soppresso il comma di un articolo, sul quale il Governo aveva espresso parere favorevole, che manteneva trattamenti pensionistici <strong>privilegiati</strong> per i dirigenti pubblici che avevano subito una riduzione delle retribuzioni nell&#8217;ambito dei tagli alla spesa pubblica; in pratica il comma soppresso avrebbe consentito per questi dirigenti, il calcolo della pensione basato integralmente sulla retribuzione precedente alla <strong>riduzione</strong>.</p><p>Dunque, quello stesso Governo che, con grande rigore e determinazione, in materia previdenziale ha eliminato la indicizzazione delle pensioni superiori a 1.500 €/mese, che afferma per bocca del suo Ministro del Lavoro di non avere risorse per tutelare gli esodati generati dalla<strong> riforma</strong> delle pensioni, che ha istituito il metodo contributivo pro rata per tutti i lavoratori a far data dal Dicembre 2011, che continua a richiedere la ricongiunzione onerosa a coloro che hanno contributi in due diverse casse previdenziali dello Stato, dà parere favorevole al mantenimento di una norma che salvaguarda i dirigenti pubblici relativamente al loro trattamento pensionistico.</p><p>Mi astengo dal fare commenti superflui e non incito al mal comune mezzo gaudio; rilevo la differenza. Ciascuno si faccia <strong>liberamente</strong> la propria idea.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/pensioni-tagliare-pensioni-preservare/216611/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sicuri di voler giocare con le regole della Germania?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/sicuri-di-voler-giocare-con-le-regole-della-germania/212806/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/sicuri-di-voler-giocare-con-le-regole-della-germania/212806/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Apr 2012 12:14:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[fiscal compact]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=212806</guid> <description><![CDATA[In qualsiasi attività che comporti una competizione, la regola aurea quando si incontra un avversario più forte è quella di adottare strategie che prima di tutto tendano a neutralizzare i suoi punti di forza cercando di impedirgli di esprimersi sul suo terreno preferito, quello dove la sua supremazia è certa; chi viceversa decide di misurarsi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In qualsiasi attività che comporti una competizione, la regola aurea quando si incontra un avversario più forte è quella di adottare strategie che prima di tutto tendano a neutralizzare i suoi punti di forza cercando di impedirgli di esprimersi sul suo terreno preferito, quello dove la sua supremazia è certa; chi viceversa decide di misurarsi sul terreno preferito dell’avversario più forte soccombe sempre.</p><p>È con queste strategie noiose, anche un po’ irritanti, che talvolta i più deboli riescono a vincere il più forte, usando anche un po’ di <strong>antipatica astuzia</strong> quando necessario. Questa modalità di confronto è talmente radicata nell’essenza dell’uomo che ci sono esempi mitici; Davide non si è neppure sognato di misurarsi nel corpo a corpo con Golia, ma si è inventato la fionda; e così l’ultimo rimasto degli Orazi ha spostato il confronto con i Curiazi sulla corsa che li ha snervati, non potendo affrontarli tutti insieme.</p><p>Per fare esempi meno aulici, il tennista inferiore tecnicamente si rifugia da sempre nell’esasperante gioco di rimessa e tutte le squadre di calcio che hanno cercato di misurarsi con il Barcellona sul piano del gioco tecnico ne sono uscite schiantate; il Chelsea che, consapevole dei propri limiti, ha deciso di fare barriera e difendersi soltanto è riuscito vincente contro tutti i pronostici.</p><p>Questa elementare nozione di <strong>strategia competitiva</strong> sembra essere del tutto sconosciuta al Senatore Monti; e pensare che calcisticamente parlando, il “catenaccio”, cioè il non gioco attendista e tendente a distruggere in modo snervante quello dell’avversario, l’abbiamo inventato noi italiani e con quello abbiamo vinto contro avversari tecnicamente più preparati.</p><p>Tornando a Monti, anziché cercare di cambiare le regole facendo leva sul legame pericoloso tra i debiti sovrani e la stabilità dell&#8217;Europa tutta, ha deciso di <strong>affrontare la Germania sul suo stesso terreno</strong>, quello della efficienza e della disciplina; ne usciremo con le ossa più rotte di quanto non le abbiamo già da quando con la istituzione dell’Euro senza meccanismi di difesa adeguati ci siamo esposti a un confronto impari.</p><p>La storia è nota, la Germania ha padroneggiato sui mercati internazionali ed europei schiacciando le altre economie dell’area Ue, moltiplicando le sue esportazioni senza aumentare significativamente le importazioni se non di materie prime; d’altronde, senza il “catenaccio” della svalutazione competitiva della propria valuta è stato impossibile riequilibrare il divario di efficienza che la Germania ha nei confronti di qualsiasi altro partner europeo. <strong>La firma del fiscal compact</strong> sancisce, secondo Monti in modo perenne, che la partita si continuerà a giocare sul terreno preferito dalla Germania; non potremo che perdere malamente e non mi sembra applicabile il criterio del tener fede ai propri impegni, dato che la Germania per prima, insieme alla Francia, nel 2003, scelse con estrema decisone di fregarsene delle regole comunitarie che imponevano il contenimento del deficit al 3% del Pil. Quel limite ostacolava la crescita economica della nazione e pertanto un bel “chissenefrega” fu pronunciato senza esitazione.</p><p>In Europa qualcuno comincia ad accorgersi che giocare con le regole della Germania è impossibile e che bisogna cambiarle; <strong>Hollande</strong> è uno di questi e fa capire che, se eletto, le rimetterà in discussione; l&#8217;occasione potrebbe essere propizia per spostare la competizione su un  terreno più congeniale, ma Monti ha chiarito che invece <a href="http://borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=985217&amp;lang=it" target="_blank">vuole rafforzare il legame con la Germania</a>; quale motivazione lo animi risulta incomprensibile.</p><p>Rimarrebbe l’opzione agonistica dell’elevarsi al livello dell’avversario, ma il tempo a disposizione per adeguare nell’ordine la burocrazia dello stato, la struttura politico/amministrativa e la non propensione imprenditoriale all’investimento in tecnologie e per eliminare corruzione ed evasione fiscale (questi i veri problemi di non competitività e non la previdenza o il mercato del lavoro) non è sufficiente; in mancanza di una tattica anche dilatoria che ci consenta di mettere mano a tutto quanto sopra nei tempi che servono (ammesso che ce ne sia la volontà) <strong>finiremo stritolati dalla macchina tedesca e neppure</strong> la speranza che Hollande si metta di traverso ci salverà, dato che Monti si è già schierato preventivamente con la Germania in caso di possibili attriti a livello comunitario.</p><p>A meno che finalmente la Politica non si renda conto che stare nell’Euro alle regole tedesche significa per noi “Davide” lottare corpo a corpo con “Golia” e sollevi l’allenatore Monti dalla guida della squadra. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/sicuri-di-voler-giocare-con-le-regole-della-germania/212806/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Suicidi: un po&#8217; di silenzio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/silenzio/206017/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/silenzio/206017/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Apr 2012 08:09:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[crisi Grecia]]></category> <category><![CDATA[fallimento governo Monti]]></category> <category><![CDATA[suicidi]]></category> <category><![CDATA[suicidi Grecia]]></category> <category><![CDATA[suicidi imprenditori]]></category> <category><![CDATA[suicidi Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206017</guid> <description><![CDATA[In varie occasioni, sollecitato dalle cronache dei numerosi suicidi di pensionati, esodati e imprenditori, avrei voluto scrivere dell’argomento; me ne sono sempre astenuto per il duplice motivo di non volere correre il rischio di “usare”, magari involontariamente, le morti delle persone come strumento a supporto delle proprie opinioni e di un certo imbarazzo nel trattare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">In varie occasioni, sollecitato dalle cronache dei numerosi suicidi di pensionati, esodati e imprenditori, avrei voluto scrivere dell’argomento; me ne sono sempre astenuto per il duplice motivo di non volere correre il rischio di “usare”, magari involontariamente, le morti delle persone come <strong>strumento </strong>a supporto delle proprie opinioni e di un certo imbarazzo nel trattare un argomento quale la morte, che va ben oltre le mie capacità di approfondimento e che, insieme alla nascita, costituisce la transizione da e per il mistero, di fronte al quale dichiaro la mia completa inadeguatezza.</p><p lang="it-IT">Insomma, mentre la mia coscienza mi <strong>suggeriva</strong> di astenermi dal parlare di morte senza averne forse neppure ben compreso la portata, mi sembrava anche un po’ cinico citare il numero dei suicidi in Italia e il loro aumento come indicatore del fallimento delle politiche del governo (forse della comunità tutta), almeno dal punto di vista sociale.</p><p lang="it-IT">Vedo invece che il nostro presidente del consiglio tecnico (o, a scelta, presidente tecnico del consiglio), senza dimostrare particolare imbarazzo, fa l’opposto e cioè cita l’agghiacciante numero di suicidi in Grecia come esempio di ciò a cui secondo lui avremmo potuto andare incontro senza l’intervento salvifico del <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-18/battiamo-evitare-grecia-213529.shtml" target="_blank">Governo che presiede</a>; insomma un deterrente a opporsi alle <strong>riforme </strong>che lui considera dovute, necessarie e indispensabili.</p><p lang="it-IT">Dinanzi alla morte, particolarmente di persone che non ce la fanno più a vivere insieme a noi, dovremmo tutti avere la capacità di sospendere i nostri pensieri, di chiudere per tutto il tempo necessario la nostra personalità in un luogo inaccessibile e di lasciare che l’enormità dell’avvenimento parli direttamente alla nostra coscienza, accertandosi che quest’ultima sia ben aperta a ricevere il significato degli eventi. Solo dopo si dovrebbe iniziare una riflessione profonda sul perché tante persone arrivino a condizioni di sofferenza così estrema da decidere di <strong>rinunciare</strong> alla vita ma, soprattutto, sul se ci sia stato un nostro contributo, anche se involontario, a favorire quella scelta estrema anziché a evitarla con tutte le nostre forze.</p><p lang="it-IT">Viviamo, vivo, in una società che si è abituata a lasciarsi scorrere sopra con leggerezza la quotidianità delle morti da povertà e disperazione e, vivendoci, abbiamo sviluppato una scorza di indifferenza tale da mantenerci freddi anche quando le morti, da avvenimenti lontani nello spazio come quelle che avvengano con <strong>cronometrica</strong> <strong>regolarità</strong> nei paesi tradizionalmente poveri, iniziano a manifestarsi anche in paesi molto vicini a noi, con i nostri stessi modi di vita. Ormai neppure il freddo soffio esiziale che ci sfiori ci distoglie dalle nostre certezze, dalla ricerca vana della sicurezza e dell’antidoto dalla nostra fine nella solidità economica, nella disponibilità di beni materiali e nella evasione anestetica dalla realtà attraverso l’intrattenimento continuo.</p><p lang="it-IT">Di fronte ai morti Greci non siamo in grado di compiere il passo determinante che ci sposti dalla accettazione della ineluttabilità di quelle morti, che è parente stretta della indifferenza, a una assunzione di responsabilità per avere contribuito con aspettative, <strong>consumi </strong><strong>tanto esasperati</strong> quanto vacui, pretese, politiche sbagliate, ideologie, criteri economici individualistici, priorità al libero mercato, alla costruzione di una società in cui quelle morti, per quei motivi, possono esistere.</p><p lang="it-IT">Anzi, quelle morti le vediamo come uno scampato pericolo (è toccato a loro, non a noi) e non riusciamo a porci in un‘ottica di tolleranza zero, né rimettiamo in discussione un modello che, nell’ambito di una macro società quale quella che pensavamo dovesse essere l’Europa, accetti e anzi promuova che frange della popolazione possano trarre vantaggi da una condizione<strong> </strong><strong>economica</strong> nella quale altri decidono di farla finita.</p><p lang="it-IT">I Greci pagano le loro colpe e la corruzione dei loro governanti ma anche la rigidità di chi ha loro imposto cure economiche impossibili, forse anche preoccupandosi che medicine meno amare per loro potessero ridurre le proprie capacità di acquisto, contaminare in qualche modo economie floride e che hanno prosperato mentre altre appassivano. Citarli a esempio di quanto si è evitato (forse) o peggio, agitarli come qualcosa che potrebbe accadere qui <strong>se non si </strong><strong>aderisce </strong>alle ricette proposte (imposte) mi sembra quasi il non lasciarli andare, il non liberarli neppure ora da quei vincoli che hanno trovato insostenibili, da quelle regole che forse avevano violato ma per cui hanno pagato un prezzo che dovrebbe consentire loro di rimanere in pace, almeno ora.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/silenzio/206017/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cosa impedisce gli investimenti in Italia?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/cosa-impedisce-investimenti-italia/205369/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/cosa-impedisce-investimenti-italia/205369/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Apr 2012 15:42:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Ducati]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[investimento]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Volswagen]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205369</guid> <description><![CDATA[Il gruppo Volkswagen, tramite la sua controllata Audi avrebbe finalizzato per una cifra di circa 860 milioni di Euro l’acquisizione della Ducati. Prescindendo da valutazioni più o meno patriottiche circa il fatto che un’azienda storica diventi da italiana, tedesca, il punto che mi sembra interessante è che un’azienda tedesca decida di investire in un’attività manifatturiera italiana....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Il gruppo Volkswagen, tramite la sua controllata Audi avrebbe <a href="http://www.finanzaonline.com/notizie/news.php?id=%257BC3E406CA-8FEC-43F8-AD4C-348B255B77CF%257D&amp;folsession=624d1c8dbbff452a8cf89b815889ab0c" target="_blank">finalizzato per una cifra di circa 860 milioni di Euro l’acquisizione della Ducati</a>.</p><p lang="it-IT">Prescindendo da valutazioni più o meno patriottiche circa il fatto che un’azienda storica diventi <strong>da italiana, tedesca</strong>, il punto che mi sembra interessante è che un’azienda tedesca decida di investire in <strong>un’attività manifatturiera italiana</strong>.</p><p lang="it-IT">Intendiamoci, non è una novità, altri gruppi internazionali hanno fatto acquisizioni di aziende italiane nel passato, lo stanno facendo nel presente e probabilmente (e auspicabilmente) continueranno a farlo in futuro, tuttavia siamo stati tempestati per mesi di messaggi un po’ terroristici che ci ricordavano intensivamente come il nostro paese sia<strong> inappetibile agli investimenti stranieri</strong>, principalmente a causa di un sistema pensionistico costoso e di regole del mercato del lavoro “fuori dal mondo”.</p><p lang="it-IT">Con evidenza dei fatti, Volkswagen non si è sentita minacciata da tali regole le quali, stando ai commenti di alcune categorie e forze politiche non sarebbero modificate nella sostanza neppure dalla riforma in discussione; evidentemente gli<strong> azionisti di Volkswagen</strong> hanno ritenuto che l’investimento in Italia possa dare ritorni anche in presenza di regole che ci sono state descritte come respingenti per qualsiasi imprenditore straniero; pazzi loro oppure gli allarmi non descrivevano veridicamente la situazione e magari venivano gridati per scopi differenti?</p><p lang="it-IT">Prevengo l’obiezione di chi, magari affermando di fare informazione corretta, sostenesse che l’acquisizione di Ducati avviene ora proprio perché si è modificato il sistema previdenziale e si sta cercando di modificare le regole del mercato del lavoro, per far rilevare come anche prima di tali riforme ci fossero stati alcuni passaggi di mano da proprietà italiana a straniera quali, ad esempio, Gancia (a Russian Standard Corporation) e Parmalat (a Lactalis).</p><p lang="it-IT">Ritengo che sia il <strong>sistema previdenziale</strong>, che era allineato con gli altri paesi europei, sia le regole del mercato del lavoro, non costituissero ostacolo agli investitori stranieri, anzi, lo testimonio per avere lavorato per anni a contatto con Corporates che mai di ciò si lamentavano, quanto piuttosto di eccessi di burocrazia, di iper regolamentazione, di prassi amministrative a loro incomprensibili, di tassazioni troppo elevate.</p><p lang="it-IT">E poi, se l’acquisizione di Ducati era appetibile per Volkswagen, perché non lo era per imprenditori italiani? Non sarà che in questo caso la motivazione risieda nella confidenza degli investitori stranieri di saper gestire, consolidare ed espandere le attività industriali e soprattutto nella disponibilità di capitali per farlo? E hai visto mai che la maggiore disponibilità di risorse finanziarie derivi anche dal sostegno che le banche tedesche possono e vogliono dare agli imprenditori e che ciò, a sua volta derivi dalla facilità con la quale la Germania colloca i propri titoli di Stato rispetto a quanto deve fare l’Italia?</p><p lang="it-IT">Mi si dirà che questa nostra difficoltà ha a che vedere con il “<strong>rischio paese</strong>” e ciò è vero, ma nel tempo stesso dovrebbe aprire una riflessione ulteriore sulla convenienza della permanenza nel sistema monetario europeo, almeno finché le regole vengono primariamente dettate dalla Germania la quale, giorno dopo giorno consolida la sua potenza anche a danno delle condizioni degli altri paesi. Per non essere frainteso, non caldeggio l’uscita dall’euro, bensì una presa di posizione nell’ambito della UE che spinga al cambiamento di quelle regole che invece, attraverso il fiscal compact sembriamo avere accettato supinamente.</p><p lang="it-IT">Ricapitolando, lo scenario è questo: ciascuno Stato sovrano deve collocare i propri titoli con i propri rischi ma non può fare <strong>politiche monetarie indipendenti </strong>per sostenere il proprio debito in quanto solo la banca centrale europea può stampare denaro. La BCE presta soldi alle banche e non agli stati; le banche tedesche con ogni evidenza utilizzano i prestiti per sostenere l’imprenditoria, quelle italiane per acquistare titoli di stato con un differenziale interessante (per loro) di tassi di interesse.</p><p lang="it-IT">Alla fine della catena, che rischia di peggiorare, le imprese tedesche si espandono, il mercato interno tedesco prospera e il differenziale tra la loro economia e quella dei paesi europei più deboli aumenta. Non c’è da stupirsi, poi, che ad acquisire le aziende italiane siano le aziende tedesche e non gli imprenditori italiani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/cosa-impedisce-investimenti-italia/205369/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ministro Fornero, gli esodati li ha creati lei</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/esodati-creati-fornero/204634/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/esodati-creati-fornero/204634/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 14:16:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Confindustria]]></category> <category><![CDATA[dimissioni]]></category> <category><![CDATA[esodati]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[ministero del lavoro]]></category> <category><![CDATA[pensione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204634</guid> <description><![CDATA[Sarebbe l&#8217;ora che il Ministro Fornero la smettesse di giocare con le parole e di prendersi così gioco del buon senso e delle capacità di ragionamento dei cittadini. Dopo le uscite assai sgradevoli circa la distribuzione delle caramelle e la propensione italica a sedersi al sole con un piatto di maccheroni al pomodoro invece di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe l&#8217;ora che il Ministro Fornero la smettesse di <strong>giocare con le parole</strong> e di prendersi così gioco del buon senso e delle capacità di ragionamento dei cittadini.</p><p>Dopo le uscite assai sgradevoli circa la distribuzione delle caramelle e la propensione italica a sedersi al sole con un piatto di maccheroni al pomodoro invece di lavorare, il Ministro se ne è uscito con la <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Crisi-Fornero-Governo-non-ha-bacchette-magiche-Mi-impegnero-per-gli-esodati_313202898296.html" target="_blank">dichiarazione</a> che “(Gli esodati) li creano le imprese che mandano fuori i dipendenti a carico del sistema pensionistico pubblico e della collettività; non le riforme e neppure il Governo”.</p><p>Eh no, caro Ministro, come spesso accade quando lei apre bocca, non ci siamo; il giochino maldestro consiste in questo caso nel confondere il “licenziato” con quello che l’orrido neologismo “esodato” significa <strong>nel sentire comune</strong>. Infatti se è vero che sono le aziende a licenziare in caso di necessità, come hanno sempre fatto da quando fu varata la legge 223 in tema di mobilità, nella stragrande maggioranza dei casi i “licenziati” entravano in un programma di ammortizzatori sociali che li accompagnava alla pensione. Nessuno ha mai parlato per anni di esodati, né sussistevano le condizioni per le quali fosse necessario coniare una parola per definire sinteticamente coloro che estromessi dal lavoro ma vicini ai requisiti pensionistici, al raggiungimento degli stessi fossero stati collocati <strong>anziché in pensione in un limbo </strong>che però assomiglia di più a un girone infernale; perché, egregio Ministro, il termine “esodati“ questo descrive.</p><p>Ma, essendo questa la situazione, bisogna ricordarsi che questo limbo esiste da quando il Ministro (questo Ministro) ha pensato bene di prendere ad accettate il sistema previdenziale in una notte<strong> innalzando muri dal niente</strong>, trasformando i licenziati appunto in esodati e fregandosene altamente di coloro che si sono addormentati la sera come pensionandi e si sono svegliati al mattino come relitti.</p><p>Quindi, Ministro, gli “esodati” li ha creati lei e girare la responsabilità sulle aziende è un giochino un po’ sporco ma che ha le gambe cortissime.</p><p>Peraltro un lettore che per la prima volta leggesse le sue dichiarazioni (bei tempi quelli in cui di lei la stragrande maggior parte dei cittadini ignorava persino l’esistenza) sarebbe portato a interpretare questa sua ultima chicca come il lamento di un Ministro che protesta contro la bieca manovra delle industrie che scaricano sulla collettività i propri lavoratori licenziandoli. “Perbacco”, direbbe il lettore alle prime armi, “il Ministro ha a cuore i licenziati ma vorrebbe evitare di dover spendere i soldi della collettività per proteggerli”. Peccato che invece lei, come <strong>Ministro del lavoro</strong>, stia anche proponendo una legge che facilita i licenziamenti per motivi economici e cioè proprio quelli che portavano alle procedure di mobilità.  Siamo di fronte a uno sdoppiamento della personalità? Da un lato agevola le aziende nel licenziare e dall’altro le bastona perché lo fanno?</p><p>Insomma, la misura è abbastanza colma e anche imputando l’ultima uscita a una malcelata e rancorosa irritazione del Ministro nei confronti delle aziende a causa delle critiche fatte alla sua riforma del lavoro, non si può passare sotto silenzio questo ultimo <strong>escamotage verbale</strong> teso a deflettere le critiche e a sfuggire la responsabilità.</p><p>Mi pare che il paese cominci ad averne abbastanza di un Ministro che risponde a sollecitazioni sulle problematiche della disoccupazione con battute di spirito di dubbio gusto, che reagisce stizzita a qualsiasi critica venga fatta ai suoi disegni di legge e che crede che i cittadini si bevano tranquillamente teorie bislacche quali questa ultima circa le responsabilità della creazione degli “esodati”.</p><p>Il ministro sappia che non viviamo più ai tempi del feudalesimo e che se il Re è nudo, si dirà che è nudo e se racconta cose che non hanno fondamento e sono in contrasto con i fatti sotto gli occhi di tutti le verrà puntualmente contestato; fino a quando anche quei residui di ciò che una volta erano i partiti, con princìpi da sostenere si convinceranno a chiederne, anzi pretenderne, le <strong>dimissioni</strong>.</p><p>Auspicabilmente per sostituirla poi con qualcuno che si renda conto della<strong> sensibilità sociale </strong>delle materie che tratta, che nelle risposte si attenga al tema delle domande, che non consideri i suoi cittadini come fannulloni in cerca di pasti gratis, che dialoghi con le parti sociali da un piano di parità intellettuale e non pensando che “concordare” significa che gli altri si appiattiscono sulle sue idee e che si assuma la responsabilità, tutta la responsabilità, di quanto di buono o di cattivo nasce dalle sue azioni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/esodati-creati-fornero/204634/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Esodati, e vissero tutti felici e contenti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/esodati-vissero-tutti-felici-contenti/204200/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/esodati-vissero-tutti-felici-contenti/204200/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Apr 2012 08:36:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[ammortizzatori sociali]]></category> <category><![CDATA[esodati]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[Inps]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[Salva-Italia]]></category> <category><![CDATA[tavolo sul lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204200</guid> <description><![CDATA[Le agenzie hanno battuto ieri sera la notizia che, al termine dei lavori del &#8216;tavolo&#8217; istituito dal Ministro Fornero sullo scabroso tema degli esodati, il Ministro stesso ha dichiarato che “si è accertato che il numero di persone complessivamente interessate è di circa 65mila e pertanto l&#8217;importo finanziario individuato dalla riforma delle pensioni, attuata col decreto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le agenzie hanno battuto ieri sera la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/esodati-numeri-ministero-sono-65mila-risorse-accantonate-loro-sono-adeguate/204051/" target="_blank">notizia</a> che, al termine dei lavori del &#8216;tavolo&#8217; istituito dal Ministro Fornero sullo <strong>scabroso tema degli esodati</strong>, il Ministro stesso ha dichiarato che “si è accertato che il numero di persone complessivamente interessate è di circa 65mila e pertanto l&#8217;importo finanziario individuato dalla riforma delle pensioni, attuata col decreto Salva Italia, è adeguato a corrispondere a tutte le esigenze senza dover ricorrere a risorse aggiuntive&#8221; e che “l&#8217;importo era il frutto di stime prudenziali che hanno reso possibile includere anche quanti, successivamente introdotti da emendamenti parlamentari al decreto Milleproroghe, non erano compresi nella platea originariamente prevista&#8221;.</p><p>Salvo sorprese dell’ultim’ora <strong>il finale sarebbe da film di Walt Disney</strong>; il bene trionferebbe sul male, Cenerentola sposa il principe e Biancaneve resuscita dal sonno eterno. Se così fosse (e non voglio credere che il Ministro ci metta la faccia per poi ritrovarsi con qualche migliaia di disoccupati a piedi dopo dichiarazioni tanto decise) si sarebbe fatto tanto rumore per nulla; neppure Shakespeare aveva pensato una trama tanto intrigante nel suo “Much ado about nothing”.</p><p>Ci sarebbe da chiedersi come mai non si fosse giunti a queste conclusioni, che sembrano avere richiesto tutto sommato solo pochi giorni di lavoro del “tavolo”,  molto prima che montassero<strong> sconcerto, disperazione e rabbia</strong>, cioè intorno al 15 Dicembre 2011, ovvero pochi giorni dopo la emanazione della riforma delle pensioni, ma passiamoci pure sopra; restano però un paio di atti concreti che bisogna richiedere con fermezza al Ministro e cioè i seguenti:</p><p>Se è vero (e, ripeto, a questo punto deve essere vero) che le risorse stanziate a suo tempo furono calcolate oculatamente per garantire che non ci fosse<strong> nessun “appiedato” dalla riforma</strong>, occorre che il decreto legge che il Ministro ha dichiarato che verrà fatto nelle prossime settimane, sia di una <strong>semplicità estrema </strong>e contenga un solo articolo che suoni pressappoco così:</p><p>“Tutti coloro che al momento della emanazione della riforma fossero in stato di disoccupazione o avessero accettato accordi di uscita dal lavoro e che avrebbero maturato da quello stato i requisiti previgenti alla riforma stessa potranno accedere al trattamento pensionistico secondo le regole previgenti”. <strong>Semplice, diretto, non equivoco e certificante il lieto fine</strong>; soprattutto farebbe anche giustizia del rischio che i “circa” 65.000 siano magari 67.000 con magari 2.000 esclusi.</p><p>In Dicembre ebbi a dire che il fatto che fossero stati stabiliti dei tetti di spesa per le salvaguardie mi faceva pensare che si ipotizzavano più persone da salvaguardare di quante se ne volessero effettivamente esonerare dalla riforma; spero caldamente di essermi sbagliato, nel qual caso la promulgazione di un decreto legge come quello che ho abbozzato sopra dovrebbe essere semplicissima e non creare alcun problema.</p><p>Infine, sarebbe opportuno specificare da parte del Ministro,<strong> a quali esodati si riferisca nel dettaglio</strong> quando parla di circa 65.000 casi; stiamo parlando delle categorie originalmente esonerate nel testo della legge, più altri casi aggiunti dal milleproroghe? E quali specificatamente? Ha in mente dei limiti temporali per il raggiungimento dei requisiti?</p><p>Tutte domande alle quali sono certo che verranno risposte nei prossimi giorni; se non verranno, nel mio piccolo, sarò qui a denunciarlo ogni giorno.</p><p>In effetti, però, qualche dubbio c’è, dato che secondo il Corriere della Sera fonti vicine alla commissione tecnica lascerebbero trapelare che il decreto che si andrà a fare dovrà probabilmente contenere<strong> misure riduttive</strong> della platea degli esonerati e che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/ma-quanti-sono-gli-esodati-dipende-dai-fondi/203891/" target="_blank">secondo l’INPS gli esodati sarebbero invece in totale 130.000</a>; in questo caso, però voglio fare un atto di fiducia nei confronti del Ministro e delle sue cifre, poiché veramente non posso credere, neppure pensando tutto il male possibile, che voglia diffondere numeri che si rivelassero errati e fuorvianti, generando aspettative nuovamente deluse, che volesse peggiorare legislativamente le deroghe previste dalla riforma e dal milleproroghe, che avesse in mente di giocare un po’ con le cifre sulla pelle delle persone ed esporsi a un fallimento politico ma anche di credibilità e reputazione personale.</p><p>Dulcis in fundo, sarebbe troppo chiedere che coloro che verranno esonerati potessero ricevere <strong>dall’INPS risposte certe?</strong> O meglio che, pur in assenza del trattamento pensionistico che verrà a tempo debito, dopo le varie finestre etc. venga loro rilasciato dall’INPS un attestato della maturazione del diritto, come si usava fare un tempo?</p><p>Ecco, dove il Ministro fosse conseguente alle dichiarazioni ottimistiche odierne e le concretizzasse negli atti di cui sopra potremmo finalmente ricrederci su una parte delle critiche che le abbiamo rivolto e cominciare a occuparci di più degli altri gravi problemi (meno urgenti del problema esodati, ma comunque gravi) generati dalla riforma, quali, per esempio, le ricongiunzioni onerose, la mancanza di gradualità, il conflitto tra allungamento dell’aspettativa di vita e l’abbassamento della aspettativa di vita sana, i lavoratori precoci e vari altri.</p><p>Hai visto mai che dopo Cenerentola a nozze e Biancaneve resuscitata potessimo vedere anche <strong>la Bella addormentata risvegliarsi? </strong>Senza più streghe cattive.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/esodati-vissero-tutti-felici-contenti/204200/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Per Fornero formazione prima del licenziamento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/fornero-formazione-prima-licenziamento/203269/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/fornero-formazione-prima-licenziamento/203269/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Apr 2012 15:27:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Angeletti]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Aspi]]></category> <category><![CDATA[formazione lavoro]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[Goldman Sachs]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[licenziamenti]]></category> <category><![CDATA[Marcegaglia]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[riforma Fornero]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203269</guid> <description><![CDATA[Bisogna proprio aiutare questa donna che si è imbarcata in u&#8217;impresa troppo più grande di lei. Dopo averle affidato un incarico che con ogni evidenza non è in grado di assolvere, nessuno si è preoccupato di aiutarla con consigli e qualche salutare frenata; è stata lasciata sola ad affrontare tematiche nelle quali la sola conoscenza...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna proprio aiutare questa donna che si è imbarcata in u&#8217;impresa troppo più grande di lei.</p><p>Dopo averle affidato un incarico che con ogni evidenza non è in grado di assolvere, nessuno si è preoccupato di aiutarla con consigli e qualche salutare frenata; è stata lasciata sola ad affrontare tematiche nelle quali la sola conoscenza tecnica della materia, ammettendo che l&#8217;abbia, non basta a garantire una performance almeno accettabile. Eh no, perché in un ruolo nel quale le proprie <strong>decisioni</strong> impattano milioni di cittadini, alla competenza occorre che siano abbinate capacità che il ministro, con ogni evidenza non possiede.</p><p>Mi riferisco alla capacità di valutare la ricaduta sulla comunità, all&#8217;apertura della mente che crea le condizioni per un confronto costruttivo con gli altri tramite il quale si costruiscono, con i contributi di tutti, cose migliori di quelle che la sola propria visione  consentirebbe e, soprattutto, a un tratto che deve contraddistinguere chiunque occupi responsabilità pubbliche: l&#8217;affrontare il proprio compito come tale e cioè non come l&#8217;esercizio di un <strong>potere</strong> ma come un dovere da assolvere avendo bene in mente che lo scopo finale è la cura dei cittadini che, volenti o nolenti (nel nostro caso, nolenti) ti sono affidati.</p><p>Nei mesi trascorsi dall&#8217;insediamento del ministro non si è vista traccia di quelle tre caratteristiche imprescindibili; le ricadute sui cittadini sono state colpevolmente sottovalutate, se minimamente considerate, altrimenti non saremmo qui a discutere del problema degli esodati e a tenere la <strong>contabilità </strong>dei suicidi di pensionati e disoccupati; il confronto è stato trattato come un elemento di disturbo al manovratore e la cura dei cittadini è stata liquidata con frasi ironiche o sarcastiche sula distribuzione delle caramelle e sugli spaghetti al pomodoro.</p><p>Quando riceve critiche, che come quelle di Angeletti e Marcegaglia stanno diventando sempre più feroci, il ministro si arrocca, viene presa da sconcerto, non capisce come si possa dissentire dalla sua visione, che evidentemente vede come l&#8217;unica <strong>possibile</strong>, e si appella ai cittadini che dovrebbero, loro e non Angeletti, chiederne il licenziamento; caro ministro, lo faremmo volentieri se ce ne fosse data la possibilità ma lei è stata insediata non eletta tra non eletti e il Presidente della Repubblica non ha ritenuto di chiedere la nostra opinione tramite il voto.</p><p>Non sappiamo quanto realmente la comunità finanziaria internazionale, Goldman Sachs, banchieri e investitori apprezzino il nostro Ministro del lavoro e francamente poco interessa saperlo se, comunque, il prezzo dell&#8217;apprezzamento è quello che la <strong>popolazione</strong> sta già pagando e che pagherà sempre di più se qualcuno non da quanto prima una mano consistente al ministro.</p><p>La nazione, grazie all&#8217;azione del Governo Monti, si sta stratificando in classi con disparità enormi e insostenibili e la riforma delle pensioni con annessa &#8220;dimenticanza&#8221; di un esercito di disoccupati è la &#8220;punta di diamante&#8221; di questa azione; il Ministro deve essere ricondotto a forme di gestione che si discostino da un rapporto squisitamente autoritario per divenire strumenti di realizzazione di una società migliore; qualche autorevole presenza la deve <strong>consigliare</strong>, spiegarle che i cittadini non sono una massa su cui imperare e alla quale far digerire le proprie teorie giuste a priori, ma la carne viva della nazione e che, portati alla disperazione tra un Aspi invece della pensione e le risorse che non si vogliono trovare, prima o poi si ribellano così vanificando anche il poco di buono contenuto nelle riforme.</p><p>Qualcuno ci pensi subito,  aiuti la Fornero a diventare un buon ministro e, se verificasse che questa è una &#8220;mission impossible&#8221;, sia conseguente e, anche per aiutare lei oltre che i cittadini, la convinca a<strong> tornare</strong> ad attività per le quali, forse, è più tagliata.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/fornero-formazione-prima-licenziamento/203269/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Fornero darà  i numeri?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/fornero-dara-numeri/202340/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/fornero-dara-numeri/202340/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Apr 2012 15:33:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202340</guid> <description><![CDATA[Il Ministro sembra uscire lentamente dal “modus operandi” che ha distinto la sua attività dal suo insediamento, cioè una fortissima sicurezza in se stessa che all’esterno si è manifestata nella chiusura all’ascolto delle ragioni altrui e al confronto delle proprie idee con quelle altrui; ieri ha preso atto, credo con disappunto, che occorre rimediare sul...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Il Ministro sembra uscire lentamente dal “modus operandi” che ha distinto la sua attività dal suo insediamento, cioè una fortissima sicurezza in se stessa che all’esterno si è manifestata nella chiusura all’ascolto delle ragioni altrui e al confronto delle <strong>proprie </strong>idee con quelle altrui; ieri ha preso atto, credo con disappunto, che occorre rimediare sul tema “esodati” all’assenza di informazioni che ha contraddistinto i mesi scorsi. Ha giustificato la mancanza di numeri certi con le <a href=" http://www.asca.it/news-Pensioni__Fornero__su_esodati_non_facile_trovare_numeri__Criteri_equi-1141070-ECO.html" target="_blank">difficoltà a trovarli </a>e istituito un “tavolo” con il compito di fornire una buona volta questi numeri. Ha anche sostenuto: “una volta che avremo i numeri metteremo criteri ispirati all&#8217;equità in base ai quali consentire il pensionamento anticipato ai sensi della normativa che è stata approvata&#8221;.</p><p lang="it-IT">A parte il fatto che quando sento il Ministro Fornero dire che risolverà i problemi con equità mi vengono i brividi, qui ci sono materie per riflessioni.</p><p lang="it-IT">Cominciamo dalle nebbie sui numeri: prendiamo per buona l’affermazione di Fornero che sia molto difficile valutare quante siano le persone colpite dalla riforma e senza lavoro (o in procinto di esserlo), peccato che constatare questo a 4 mesi dalla riforma evidenzi un peccato non veniale perché dice che al momento del varo della <strong>legge</strong> non sarebbero state fatte le valutazioni necessarie circa il destino delle persone coinvolte.</p><p lang="it-IT">Sarebbe già grave per un Ministro della Repubblica il promulgare leggi delle quali non è ben valutato l’impatto drammatico sui cittadini, ma il peggio è che quelle ed altre <strong>valutazioni</strong> servivano anche a calcolare i risparmi generati dalla legge. Infatti, nel Decreto del 6 dicembre 2011 era contenuto un documento della Ragioneria dello Stato con tanto di bolli (Relazione tecnica) che alle pagg. da 97 a 103  fornisce i dati previsionali della riforma; bene, <a href="http://wwwnew.silp.cgil.it/files/docs/CIRCOLARI%202011/testo_rel_tecn.pdf" target="_blank">a pag. 99 una tabella</a> (clicca qui per vedere il documento) spiega che i risparmi dalla eliminazione del pensionamento con 40 anni di contributi sarebbero stati nel 2013 di 356 milioni dieuro e quelli dalla abolizione delle quote di 315 milioni di euro; quindi per salvare tutti gli esodati con requisiti nel 2012, che percepirebbero la pensione nel 2013 basterebbe rinunciare nel 2013 a una parte dei risparmi totali di 671 milioni euro (perché sperabilmente non tutti i rinviati sono disoccupati e una parte degli stessi è già protetta dai 240 milioni stanziati per i famosi 65.000). Se così è, non è accettabile la resistenza del Ministro a dire che esonererà tutti i disoccupati, di fronte a cifre che a confronto dei risparmi della riforma sembrano le classiche “noccioline”. Nel 2014 e 2015  i risparmi sarebbero di più, ma c’è da aspettarsi che il numero degli esodati vada a diminuire.</p><p lang="it-IT">C’è però il dubbio che i calcoli siano errati e che la somma risparmi più deroghe non corrisponda al totale di individui che sarebbero andati in pensione per anzianità (40 anni e/o quote). Se ciò fosse vero, le domande sarebbero: Ministro Fornero, ci sono altri dati sbagliati nei calcoli della Ragioneria? è attendibile o no il calcolo dei risparmi che il Governo ha usato per convincere i cittadini che ciò era necessario per <strong>arretrare</strong> dal baratro e per spiegare alla comunità finanziaria internazionale quanto le pensioni avrebbero contribuito al risanamento? Non sono domande proprio di poco conto.</p><p lang="it-IT">Per l’affermazione di Fornero circa l’equità (brivido) e un meccanismo che aiuterebbe gli esodati ad accedere alle nuove regole pensionistiche, sorge un altro problema: l’art. 14 della Legge stabilisce che una serie di categorie (mobilitati, in contribuzione volontaria etc.) è <strong>esonerata </strong>dalla riforma e utilizzerebbe le regole preesistenti. Come si vede c’è un contrasto stridente tra il testo della legge e la dichiarazione di ieri di Fornero; a pensar male si direbbe che il Ministro abbia visto l’opportunità di usare la richiesta di miglioramento fatta dal Parlamento per eliminare le deroghe passando tutti, ma proprio tutti, al nuovo sistema.</p><p lang="it-IT">Non sarebbe la prima volta che il Ministro interpreta le indicazioni del Parlamento con un criterio personale, visto che sembra avere interpretato le indicazioni della Commissione Lavoro, in occasione del Milleproroghe, non come un <strong>impegno</strong> a risolvere il problema degli esodati con le necessarie risorse, ma come una richiesta di allargarne la platea; il che alla fine produrrebbe solo più disoccupati illusi per mancanza di risorse, appunto.</p><p lang="it-IT">Tutto ciò mi fa concludere che le richieste di dimissioni del Ministro (che Angeletti fra il serio e il faceto ha definito “licenziamento per giusta causa”) da sommesse devono divenire sonore; se una legge epocale come la riforma delle pensioni non sembra avere avuto valutazioni economiche solide ed essere stata preceduta da considerazioni sulla sua applicabilità senza “morti” e se il Parlamento rischia di essere un luogo di conversazione anziché un ente le cui richieste vanno recepite pragmaticamente, un ritorno a un’attività meno incidente sulla vita della Nazione sembra davvero raccomandabile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/fornero-dara-numeri/202340/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tagli alle pensioni più recessivi delle tasse</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/tagli-alle-pensioni-recessivi-delle-tasse/201758/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/tagli-alle-pensioni-recessivi-delle-tasse/201758/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 10:18:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Alesina]]></category> <category><![CDATA[calcolo Inps]]></category> <category><![CDATA[deindicizzazione]]></category> <category><![CDATA[esodati]]></category> <category><![CDATA[Giavazzi]]></category> <category><![CDATA[Inps]]></category> <category><![CDATA[manovra Fornero]]></category> <category><![CDATA[milena gabanelli]]></category> <category><![CDATA[spesa stato]]></category> <category><![CDATA[trasferimenti enti locali]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201758</guid> <description><![CDATA[Sulla prima pagina del Corriere della Sera di Sabato 31 Marzo, l’autorevole tandem giornalistico Alesina / Giavazzi ha messo l’accento sull’inadeguatezza delle misure economiche prese dal Governo Monti, additando la recessività del complesso, basato su imposte e tasse, con pochissimi tagli di spesa da parte dello Stato e fatti soprattutto sui trasferimenti agli enti locali...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sulla <a href="http://www.corriere.it/editoriali/12_marzo_31/la-trappola-delle-tasse-alberto-alesina-francesco-giavazzi_aea8a71c-7af0-11e1-b4e4-2936cade5253.shtml" target="_blank">prima pagina</a> del Corriere della Sera di Sabato 31 Marzo, l’autorevole tandem giornalistico Alesina / Giavazzi  ha messo l’accento sull’inadeguatezza delle misure economiche prese dal Governo Monti, additando la recessività del <strong>complesso</strong>, basato su imposte e tasse, con pochissimi tagli di spesa da parte dello Stato e fatti soprattutto sui trasferimenti agli enti locali i quali di riflesso hanno aumentato le loro imposte. Hanno anche aggiunto che le richieste della Ue sono esse stesse recessive in quanto <strong>intimano</strong> il pareggio di bilancio senza spiegare che va raggiunto con tagli alle spese dello Stato.</p><p>Sulla recessività della manovra Monti, Giavazzi e Alesina non arrivano per primi, essendo essa ormai da tempo evidente anche ai ciechi; né arrivano primi sulla necessità, da tante parti caldeggiata, di recepire i diktat della Ue in modo un po’ più deciso e autonomo, respingendo al <strong>mittente</strong> ciò che va respinto.</p><p>Di questo passo può darsi che a breve il tandem, con una accelerazione della pedalata si renda conto anche che la manovra Fornero sulle pensioni è altamente recessiva, oltre a essere per certe parti quella che la brillante Gabanelli definirebbe una <strong>vigliaccata</strong>.</p><p>Mi riferisco alla disgustosa deindicizzazione della quale ho già scritto e al problema degli esodati che sta tracimando e rischia di rompere gli argini della quiete sociale; orbene, sembra  che siano molti di più di quanti le risorse stanziate possano salvaguardare; e se solo sembra è perché il ministero diretto dalla Sig.ra Fornero non è ancora capace, di fornire dati che dovrebbero essere a portata di <strong>click,</strong> tramite gli enti da esso controllati. Agli esodati sarebbe improvvidamente applicata dal Ministro una trattenuta pari al 100% della pensione per un numero di anni <strong>variabile</strong> e imprecisato.</p><p>In mancanza dei <strong>dati</strong> esatti che un Ministero ben condotto dovrebbe avere già provveduto, non è possibile quantizzare l’ammontare esatto della liquidità sottratta ai consumi, ma certamente è molto elevata.</p><p>Più semplice è il calcolo della liquidità sottratta dalla deindicizzazione, che la ragioneria dello stato calcolò in 2 miliardi e 800 milioni nel 2012 e quasi 5 miliardi per gli anni successivi, quando la deindicizzazione doveva iniziare dalla quota di pensione superiore a due volte il minimo; poi la deindicizzazione fu spostata alla quota di pensione superiore a tre volte il <strong>minimo</strong> e quindi il risparmio è diminuito, ma restando certamente molto significativo</p><p>Alcune riflessioni, dalle quali magari Giavazzi e Alesina potrebbero prendere spunto per approfondimenti dall’alto della loro scienza economica:</p><p>Il reddito complessivo dichiarato della nazione nel 2010 è stato di 792 miliardi di euro; a un aliquota media del 33 % ciò da un gettito di  261 miliardi di euro.  Secondo i dati presentati dal tandem, la pressione fiscale negli ultimi 8 mesi è aumentata di quasi 2 punti percentuali mentre i tagli dei<strong> trasferimenti </strong>gli enti locali, con conseguente innalzamento delle imposte locali, ha portato altri 2 punti circa tra imposte dirette e indirette; totale: 4 %  pari a circa 8 miliardi di euro all&#8217;anno. Alesina e Giavazzi indicano correttamente che ciò è gravemente recessivo ma, nuovamente si dimenticano dei miliardi <strong>prelevati</strong> tramite la deindicizzazione e, in prospettiva, agli esodati.</p><p>Qualche liberista più dentuto obietterà che, per la miseria, i miliardi di non pensione agli esodati e le deindicizzazioni rappresentano un risparmio per lo stato che altrimenti era sull&#8217;orlo del baratro etc. etc.; litanie già sentite fino alla <strong>noia</strong>. E’ vero che sono un risparmio (non che sono quelli la ragione del passo indietro dal baratro), tuttavia in un conto economico risparmi e maggiori entrate vanno entrambi a segno positivo, a migliorare il saldo finale. Pertanto se si suggerisce al Governo di rinunciare a un po’ di entrate fiscali sostituendole con risparmi seri sui propri costi, si potrebbe egualmente proporgli di risolvere in modo serio e responsabile il problema degli esodati ed innalzare significativamente la quota indicizzata, sostituendo il <strong>risparmio</strong> così fatto con un altro risparmio socialmente più sostenibile; ma di questa proposta non ho trovato traccia nell&#8217;articolo di Alesina e Giavazzi.</p><p>In attesa del contributo di Alesina e Giavazzi (se mai verrà) concludo che, a parità di gettito, un prelievo fatto su fasce di reddito<strong> basso</strong> (molti dei deindicizzati) e addirittura mettendo a reddito zero numerosissimi cittadini (gli esodati) è nettamente più recessivo dello stesso prelievo fatto su fasce di reddito più elevate, in quanto il primo toglie ad alcuni qualsiasi capacità di <strong>spesa</strong> mentre prelevando su redditi alti si va in gran parte a tagliare non i consumi ma il risparmio privato. Per non parlare di equità.</p><p>Ah dimenticavo; chiederei anche, per ora sommessamente le dimissioni del Ministro Fornero in quanto è inconcepibile che a quattro mesi della riforma non sia in grado di dare cifre esatte attraverso l’Inps; roba da quarto mondo, perché nel <strong>terzo</strong> fanno già meglio di così.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/tagli-alle-pensioni-recessivi-delle-tasse/201758/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Chi è il più amato del reame?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/amato-reame/200901/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/amato-reame/200901/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 07:07:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[consenso Monti]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[luca telese]]></category> <category><![CDATA[Monti Asia]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[sondaggi Monti]]></category> <category><![CDATA[Università di Torino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200901</guid> <description><![CDATA[Con una idea nuova di democrazia del paese, Monti ha detto dal Giappone che il suo Governo ha sondaggi favorevoli, al contrario dei partiti; si sente forte e convinto che la riforma del mercato del lavoro verrà accolta bene, così come fu quella delle pensioni. Ci stiamo avviando alla virtualizzazione del processo di delega che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Con una idea nuova di democrazia del paese, <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Riforma-lavoro-Monti-fiducioso-Passera-gli-italiani-la-vogliono_313139375250.html" target="_blank">Monti ha detto dal Giappone </a>che il suo Governo ha sondaggi favorevoli, al contrario dei <strong>partiti</strong>; si sente forte e convinto che la riforma del mercato del lavoro verrà accolta bene, così come fu quella delle pensioni.</p><p lang="it-IT">Ci stiamo avviando alla virtualizzazione del processo di delega che è la base della democrazia; segnali si erano già avuti nelle precedenti <strong>legislature,</strong> con l’uso dei sondaggi cresciuto e divenuto spregiudicato; i sondaggi però non erano usati come metro della legittimazione a governare, ma come strumento per capire come accattivarsi gli elettori; prassi maleodorante, perché introdusse un meccanismo di manipolazione: io candidato non mi presento a te elettore con un programma, lasciandoti scegliere chi meglio ti rappresenti; studio cosa vorresti sentirti dire e poi te lo dico in modo da affabularmi il tuo consenso.</p><p lang="it-IT">Ora siamo oltre; la misura del consenso non è più affidata alle elezioni, ma ai sondaggi. Il messaggio è: partiti, parlamento, non mi ostacolate perché i cittadini vogliono me; lo dicono i sondaggi (attendibili, intelligenti, capillari, trasparenti, esaustivi?). Pensiamo se Berlusconi, l’indiscusso Re dei sondaggi, avesse tentato un’operazione <strong>mediatica </strong>del genere; la domanda ai giornali dalle grandi tirature e ai talk show di audience stellare è: che avreste scritto e detto? Sic transit gloria Pulitzer.</p><p lang="it-IT">D‘altra parte: la riforma del lavoro è criticata da destra e da sinistra, ci sono manifestazioni spontanee di protesta, la rete mostra dissensi crescenti, sia sulla riforma del lavoro che su quella delle <strong>pensioni</strong>; cosa resta se non attaccarsi al mandato dal popolo certificato dai sondaggi? Lo stesso popolo che Monti aveva il giorno prima <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20120327_075715.shtml" target="_blank">classificato</a> come forse non pronto per un buon lavoro. E anche questo la dice lunga sulle idee del tecnogoverno: Se il lavoro non è giudicato buono e perché il paese non è pronto.</p><p lang="it-IT">Torniamo ai sondaggi: non dubito che Monti abbia avuto dati da<strong> fonti</strong> qualificate ma prima di accettarli e genufletterci in adorazione piacerebbe conoscere l’attendibilità  e la dimensione del campione, il senso delle domande, le garanzie sulla veridicità delle analisi etc.; insomma, prima di buttare via la vecchia prassi democratica e delegare il potere sulla base di un po’ di domande a campione qualche verifica sembra opportuna.</p><p lang="it-IT">In passato l’approvazione popolare in assenza di verifiche democratiche veniva giustificata con le ovazioni plebiscitarie delle piazze; oggi, nell’era del digitale, dell’elaborazione (di dati ma anche di coscienze), della comunicazione e della rappresentazione virtuale, le piazze osannanti non servono più, sostituite egregiamente da grafici e tabelle.</p><p lang="it-IT">Monti è anche scivolato su una buccia di banana virtuale; infatti il suo sillogismo è stato implicitamente: Il governo ha sondaggi favorevoli se fa cose giuste; il governo fa la riforma del lavoro; il governo ha sondaggi favorevoli; quindi la riforma del lavoro è giusta. Aristotele e Betrand Russell, si sono girati nella tomba, ma questo è un effetto <strong>collaterale</strong>. Il problema è che mentre stando a un <a href="http://www.repubblica.it/politica/sondaggi/2012/03/28/news/fiducia_marzo-32297367/" target="_blank">sondaggio </a>di Ipr marketing, il consenso al Governo Monti seppure in calo resta sopra al 50%, invece l’artefice prima della riforma del lavoro, Mrs. Fornero, è caduta nei consensi al 46%.</p><p lang="it-IT">Fallacia per fallacia, faccio un<strong> ragionamento</strong> come quello implicito nelle affermazioni di Monti: Il Ministro ha sondaggi favorevoli se fa cose giuste; il Ministro fa la riforma del lavoro; il Ministro ha sondaggi sfavorevoli; quindi la riforma del lavoro è sbagliata. Che facciamo prof. Monti, sulla base dei sondaggi la restituiamo all&#8217;Università di Torino, nel giubilo di tutti i lavoratori dipendenti? Diamo un colpo di spugna alla proposta  di riforma così come concepita? E pensiamo a un ravvedimento sulla riforma delle pensioni, riparando i danni che sta causando prima che sia troppo tardi?</p><p lang="it-IT">Non ci siamo. Qualche giorno fa Luca Telese, in un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/elsa-lacrime-e-olio-di-ricino/200321/" target="_blank">articolo</a> sul suo blog, ha sottolineato come alcune frasi di Fornero, se pronunciate da altri ministri in altri tempi, avrebbero suscitato richieste di dimissioni  da parte  di Parlamento e Media; bene: se il Re dei sondaggi avesse tentato l’acrobazia che ha tentato Monti in Giappone, avremmo visto proteste a Palazzo Chigi, il parlamento non Pdl insorgere e la maggior parte dei media criticare pesantemente; probabilmente Napolitano avrebbe richiamato al rispetto delle forme della democrazia.</p><p lang="it-IT">Siccome niente di ciò accade sembra che i <strong>movimenti</strong>, i partiti (tranne il Pdl che gongola) e i giornalisti non si siano ancora ripresi dallo shock dello spread artatamente utilizzato. Quanto deve ancora durare questo stato di catalessi?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/amato-reame/200901/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La stangata insopportabile</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/stangata-insopportabile/200197/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/stangata-insopportabile/200197/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Mar 2012 14:46:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[aumento]]></category> <category><![CDATA[imposte indirette]]></category> <category><![CDATA[Irpef]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200197</guid> <description><![CDATA[Sul Corriere della Sera di oggi Mariolina Iossa riporta una interessante contabilità di quanto l’IMU e altre tasse aumentate o introdotte dal Governo Monti costeranno alle famiglie italiane. Per i dettagli rinvio all’articolo della Iossa, ma quello che mi preme di analizzare è la inerente iniquità della equa manovra. Occorre partire un po’ da lontano: in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Sul Corriere della Sera di oggi Mariolina Iossa riporta una interessante contabilità di quanto l’IMU e altre tasse aumentate o introdotte dal Governo Monti costeranno alle famiglie italiane. Per i dettagli rinvio all’<a href="http://www.corriere.it/economia/12_marzo_26/iossa-nuove-addizionali-in-busta-paga_0802d14a-7707-11e1-93b9-89336e75ab45.shtml" target="_blank">articolo</a> della Iossa, ma quello che mi preme di analizzare è la<strong> inerente iniquità della equa manovra</strong>.</p><p lang="it-IT">Occorre partire un po’ da lontano: in uno Stato fiscalmente ideale, cioè quello nel quale i redditi vengono tassati alla fonte in maniera completa e con una giusta progressività, le imposte indirette hanno una loro ragionevolezza, così come ce l’hanno, in misura minore, i tickets sui servizi non essenziali.<br /> In quello stato ideale, dal quale noi distiamo anni luce, i cittadini contribuiscono alla fonte, in modo proporzionale alle proprie capacità, al finanziamento dello Stato il quale poi eroga gratuitamente per tutti i servizi essenziali (scuola, sanità) e riceve ulteriori risorse dalle imposte indirette.</p><p lang="it-IT">Essendo, come detto, distanti anni luce dalle condizioni ideali, accade invece che le<strong> imposte indirette</strong> e soprattutto i tickets aggiungano iniquità all’iniquità; per fare un esempio semplice semplice, le addizionali comunali IRPEF, regolate sul reddito accertato, andranno a colpire pensionati con 1200 €/mese mentre ne saranno esenti gli evasori totali e parziali; un buon incentivo a continuare a evadere. Peggio ancora per i tickets che neppure sono commisurati al reddito, a parte esenzioni per i valori che è anche difficile chiamare “redditi”.</p><p lang="it-IT">Entrando poi nello specifico di questa “stangata”, la stessa arriva a distanza di tre mesi dall’avere sterilizzato<strong> le indicizzazioni delle pensioni sopra a 1.500 €/mese</strong> e qui si parla di redditi talmente noti che li eroga lo Stato in prima persona; l’aggiungere alla sterilizzazione un inasprimento delle imposte raddoppia la “bastonata”. Mi aspetto a questo punto di udire la ormai liturgica litania del sacrifico doloroso ma necessario per impedire il tracollo con il mancato pagamento delle pensioni e compagnia cantante; francamente ne sono stanco e non la liquido più neppure solo come propagandistica ma come un insulto (alla miseria). Fatto salvo che qualcosa si doveva fare e che alcune misure sono più immediate di altre, <strong>l’accanimento su lavoratori dipendenti, pensionati e pensionandi </strong>e la parallela manina di velluto usata verso altre categorie e corporazioni fanno pensare a un disegno preciso, a un‘idea di Società che non mi corrisponde e che credo i cittadini comprenderanno troppo tardi che non corrisponde neppure alla maggior parte di loro.</p><p lang="it-IT">Nessuno, sia ben chiaro, vuole appiattirsi su modelli che prevedano la distribuzione uniforme della ricchezza in disprezzo della iniziativa, creatività e merito individuali, datosi che la storia ha ampiamente spiegato che si distribuirebbe solo povertà, ma qui <strong>si sta esagerando con l’eccesso opposto</strong>, con un&#8217;inconcepibile riduzione dello status di chi ha già pochissimo e con la creazione dei presupposti per comprimere parte del ceto medio drammaticamente verso il basso; il tutto farcito con riposte carenti, quando non inesistenti del tutto, a domande semplicissime quali: che debbono fare quelle categorie senza reddito e senza pensione? E cosa i pensionati con redditi risibili e per di più, ora tartassati ulteriormente?</p><p lang="it-IT">Pavento la risposta, se mai ci sarà, perché data l’aria che tira potrebbe essere: capire che i sacrifici sono necessari soprattutto per loro. In un momento così difficile, la sensazione che l’elìte al Governo non abbia alcuna capacità di immedesimazione nelle problematiche di una larga parte dei cittadini e che stia lavorando a una ipotesi di società per l’appunto più elitaria rende la pillola ancora più amara e fa pensare che per risolvere problemi “basici” occorra che chi governa abbia la capacità di immedesimazione in quei problemi che un’estrazione esclusiva da classi privilegiate rende forse impossibile, salvo l’emergere di persone eccezionali che sapessero abbinare la provenienza da categorie privilegiate a una naturale empatia per le altre.</p><p lang="it-IT">Il Ministro Fornero, con il suo ricorsivo approccio “so io cosa va fatto” sembra la rappresentazione più significativa di questo Governo nel suo complesso. In 5 mesi di governo non la si è vista partecipare a un dibattito pubblico nel quale rispondesse a domande specifiche e dirette quali quelle che ho posto sopra, eppure le domande sono esattamente quelle che si pongono i pensionati, i 200.000 (almeno) disoccupati con requisiti di pensione e le altre centinaia di migliaia di cittadini con problemi più o meno simili e che sembrano, almeno a me, particolarmente rilevanti e pressanti.</p><p lang="it-IT">Torno a sottolineare come il Parlamento avesse impegnato il Governo ad allargare <strong>la platea dei salvaguardati dalla riforma delle pensioni</strong> e come il Ministro abbia lasciato intendere che la platea è stata allargata ma che non ci sono le risorse; ciò significa che forse non ha colto che il problema non è normativo, ma squisitamente esistenziale.</p><p lang="it-IT">Sulla stessa falsariga, questa stangata primaverile non va giudicata per la sua architettura o per la sua dimensione assoluta (do per scontato che per i redditi di Monti, Fornero e degli altri ministri non sia un problema) ma per le implicazioni che ha <strong>su chi già è stato messo in condizioni critiche</strong>; per questi va pericolosamente vicino (o oltre?) i limiti. Quelle implicazioni dovrebbero far parte essenziale degli elementi sui quali si basa una decisione legislativa. Senza pretendere, ovviamente, che si distribuiscano le caramelle.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/stangata-insopportabile/200197/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Politicamente scorretto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/politicamente-scorretto/199635/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/politicamente-scorretto/199635/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 13:53:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Oliviero Diliberto]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199635</guid> <description><![CDATA[Premesso che le parole possono diventare pietre, che slogan come “La Fornero al cimitero” sono da condannare, che nessun problema è mai stato risolto con l’odio, che questo Governo va costretto a modificare le proprie politiche non con le minacce ma con l’informazione, la protesta, il confronto, le modalità con cui è stata trattata la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Premesso che le parole possono diventare pietre, che slogan come “La Fornero al cimitero” sono da condannare, che nessun problema è mai stato risolto con l’odio, che questo Governo va costretto a <strong>modificare </strong>le proprie politiche non con le minacce ma con l’informazione, la protesta, il confronto, le modalità con cui è stata trattata la vicenda della signora con la maglietta sono state quasi peggiori dello slogan stesso.</p><p lang="it-IT">Politici e media hanno fatto a gara a chi la sparava più grossa, perfino più grossa dello slogan; ho letto di &#8220;rischi di esplosione di una stagione pesante&#8221;, di &#8220;soffiare sul fuoco&#8221;, di &#8220;vile attacco al Ministro&#8221;, di &#8220;sentimento di questa donna condiviso da molti&#8221;, di &#8220;propaganda preoccupante a carattere tipicamente eversivo, che può sfociare nel terrorismo&#8221; e ci sarebbe da riempire pagine intere con <strong>dichiarazioni</strong> altisonanti del genere.</p><p lang="it-IT">Signori, vogliamo ricondurre le analisi e le dichiarazioni nell&#8217;ambito del buon senso e smetterla di strumentalizzare gli eventi?</p><p lang="it-IT">Perché voler far credere alla opinione pubblica che una signora di mezza età con famiglia (e che risulta abbia già inviato una lettera di scuse al Ministro) avesse intenzioni eversive, volesse soffiare sul fuoco <strong>della rivolta</strong> o che comunque volesse incitare qualcuno a realizzare l’incauto auspicio dello slogan, mi sembra contrario al buon senso e anche gravemente aggressivo nei confronti di una persona che ha commesso una leggerezza ma non può essere gratuitamente criminalizzata. Così come è ignobilmente falso che lo slogan sulla maglietta fosse la parola d’ordine della manifestazione, trattandosi invece della protesta di pensionati e pensionandi che tutto pensano di fare, fuorché del <strong>terrorismo</strong>.</p><p lang="it-IT">Comprendo che, da parte di coloro che ritengono l’attuale Governo al di sopra di qualsiasi critica e le misure prese giuste a priori senza se senza ma, l’occasione fosse ghiotta: squalificare l’interlocutore serve a squalificarne le idee ed è molto più semplice ed efficace che non controbatterle <strong>argomentando</strong>, ascoltando, incontrando, magari recependo qualche suggerimento, ma anche fatta questa pragmatica considerazione il contrasto tra le immagini della signora e la sequela di urla e di stracciamenti di vesti resta fortissimo.</p><p lang="it-IT">Fornero al cimitero: brutto slogan, deprecabile; ma da qui alla criminalizzazione del dissenso dovrebbe passarcene; è chiedere troppo di esaminare il problema nel suo contesto? Il contesto è quello di una signora esasperata dalla riforma &#8220;overnight&#8221; delle pensioni, dalla assenza di ascolto dei problemi che la stessa ha generato, dalla<strong> omertà </strong>dell’informazione sui problemi di chi si trova senza lavoro e senza pensione dopo 40 anni di contributi e che con leggerezza scrive uno slogan dando corpo a un pensiero che non ha e che non esprimerebbe se si prendesse una pausa di riflessione prima di scriverlo.</p><p lang="it-IT">Salvo eccezioni estreme, nessuno desidera la morte di nessuno; farlo significherebbe la perdita della propria umanità; chi allo stadio grida al giocatore della squadra avversaria &#8220;devi morire&#8221; urla, senza riflettere, una cosa abietta della quale non valuta la portata, ma non ha nessun reale desiderio che ciò accada; pertanto vorrei tranquillizzare il Ministro, i politici urlanti e i loro portaborse: se esiste un pericolo di terrorismo non nasce certo dalla <strong>maglietta</strong> esposta a Roma né da essa viene accentuato e sarebbe il caso di smetterla di lasciarlo credere.</p><p lang="it-IT">So che le vestali del politicamente corretto mi assaliranno per questo,dopo essersi strappati i capelli per l’orrore, ma vorrei sostenere qui che il modo migliore per evitare che la protesta legittima si esprima sopra le righe (verbalmente, perché di atti non ne vengono compiuti) sarebbe quello di dialogare con il <strong>dissenso</strong>, tratto che a questo Governo del &#8220;prendere o lasciare&#8221; manca completamente.</p><p lang="it-IT">In assenza di qualsiasi tipo di rappresentanza, pensionati e pensionandi in ordine sparso hanno mandato le proprie richieste di essere uditi, di poter spiegare le loro difficoltà al Ministro, ai parlamentari, ai media: il silenzio delle risposte è stato, questo si, cimiteriale. Al disagio  delle misure subite, così, si sono sommate e si sommano la frustrazione <strong>dell’oblio</strong>, la rabbia del non potere esprimere, il senso dell’abbandono da parte della comunità.</p><p lang="it-IT">Alcuni non ce la fanno e (loro si) sono finiscono al cimitero; i suicidi quasi quotidiani di disoccupati, piccoli imprenditori, pensionati alla disperazione non fanno più notizia ed infatti i media non ne danno praticamente <strong>notizia</strong>; altri canalizzano, talvolta malamente, quei sentimenti e quelle emozioni e magari scrivono uno slogan sbagliato del quale fanno giustamente ammenda ma per il quale non dovrebbero essere crocifissi come terroristi che non sono.</p><p lang="it-IT">Si può aprire una pagina nuova, di <strong>ascolto </strong>e confronto? Secondo me daremmo un taglio preventivo a qualsiasi slogan scorretto. Però occorre volerlo e poi farlo; più facile gridare al lupo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/politicamente-scorretto/199635/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Esodati, figli di  un Dio minore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/esodati-figli-minore/199088/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/esodati-figli-minore/199088/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Mar 2012 11:26:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[lettera alla Fornero]]></category> <category><![CDATA[tuttopensioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199088</guid> <description><![CDATA[Durante il convegno organizzato da Il Sole 24 ore Lunedì 19 Marzo, sul tema “Tuttopensioni&#8221;, il Ministro Fornero, in collegamento video dal suo ufficio di Roma, ha tra le altre cose espresso alcuni pensieri circa la situazione dei così detti esodati (disoccupati a seguito di licenziamento) che la sua pregiata riforma ha messo nelle condizioni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Durante il convegno organizzato da Il Sole 24 ore Lunedì 19 Marzo, sul tema “Tuttopensioni&#8221;, il Ministro Fornero, in collegamento video dal suo ufficio di Roma, ha tra le altre cose espresso alcuni pensieri circa la situazione dei così detti esodati (disoccupati a seguito di licenziamento) che la sua pregiata <strong>riforma</strong> ha messo nelle condizioni di non poter accedere al trattamento previdenziale come avevano creduto di potere fare all’atto del licenziamento.</p><p lang="it-IT">La teoria di Fornero è che, pur comprendendo l’ansia e i disagi (insufficiente metafora di ciò che sono tragedie) di questi cittadini, le risorse originariamente destinate alla salvaguardia di circa 65.000 persone (con annesse famiglie) non sono sufficienti a coprire<strong> le necessità</strong> che si stanno accertando essere vicine alle 200.000 e che pertanto, agendo con equità (parola che  Fornero e Monti citano spesso nelle analisi teoriche ma che faticano a mettere in pratica) si dovrà chiedere a chi ha di più di pazientare un po’.</p><p lang="it-IT">Lascio a futuri approfondimenti l’analisi della recessività insita in questa posizione e delle possibili alternative <strong>non recessive</strong>, ma il punto realmente drammatico è un altro.</p><p lang="it-IT">Infatti la frase è apparsa una bomba gettata contro le speranze degli esodati e suona anche un po’ irridente nei confronti del Parlamento che aveva allargato con emendamenti la platea di coloro che avrebbero dovuto accedere alle deroghe; in mancanza dello stanziamento delle risorse sembrerebbe infatti che il Parlamento avesse lavorato non per salvaguardare più persone ma per <strong>allargare</strong> il numero di coloro che avrebbero partecipato a un cinico processo di inclusioni ed esclusioni.</p><p lang="it-IT">Ho sostenuto sin dal primo giorno che l’unica via d’uscita civile dal problema potesse essere quella di definire chiaramente senza esitazioni, che <strong>tutti </strong>coloro che dallo stato di disoccupazione accertata prima dell’entrata in vigore della nuova legge potessero accedere alla pensione avrebbero potuto farlo con le vecchie regole, ciò per tenere conto con buon senso, che le eccezioni andavano ad applicarsi a persone in oggettivo stato di <strong>debolezza,</strong> questo non sembra essere il pensiero del Governo che, con un occhio esclusivo ai parametri economici (alcuni) non riesce a comprendere che i problemi sociali ed esistenziali devono avere la stessa dignità nei processi decisionali.</p><p lang="it-IT">Al Ministro è stata inviata, con copia al presidente della repubblica, ai media, alle organizzazioni sindacali e ad alcuni politici, una lunga lettera<a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Fornero.pdf?47e3a5" target="_blank"> </a>(<a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Fornero.pdf?47e3a5" target="_blank"><strong>clicca qui per leggere la lettera</strong></a>) che sviluppa ulteriormente e meglio gli argomenti qui riportati per chi vuole approfondire, confidando che un po’ di struzzi tolgano la testa dalla sabbia e che si comprenda come le risorse per la soluzione di questo problema vadano trovate o con diversi tagli di spesa o rinunciando a una parte (marginale, in fondo) dei grassi risparmi derivanti dalle numerose e successive riforme della previdenza.</p><p lang="it-IT">Un’occasione per definire se siamo ancora una <strong>società</strong> oppure no</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/esodati-figli-minore/199088/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fornero ministra  a dispetto dei santi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/fornero-ministra-dispetto-santi/198576/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/fornero-ministra-dispetto-santi/198576/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Mar 2012 08:52:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[ammortizzatori sociali]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Confindustria]]></category> <category><![CDATA[Emma Macegaglia]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[riforma Fornero]]></category> <category><![CDATA[tfr]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198576</guid> <description><![CDATA[Il ministro Fornero sta a grandi passi varcado i limiti. Dopo avere massacrato (termine che, anticipo, mi rifiuto di considerare eccessivo) il nostro sistema pensionistico, presente e futuro, rifiutando qualsiasi forma di confronto e inviando messaggi tanto unilaterali e senza contraddittorio quanto irrealistici circa la equità e la ricaduta positiva sui giovani delle idee, che si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro Fornero sta a grandi passi varcado i limiti. Dopo avere massacrato (termine che, anticipo, mi rifiuto di considerare eccessivo) il nostro sistema pensionistico, presente e futuro, rifiutando qualsiasi forma di confronto e inviando messaggi tanto unilaterali e senza contraddittorio quanto irrealistici circa la equità e la ricaduta positiva sui <strong>giovani delle idee</strong>, che si è levata dalla testa, sta ora armeggiando a quella che lei chiama riforma del <strong>mercato del lavoro</strong> ma che assomiglia, perlomeno per quanto trapela fin qui, a una riduzione di massima degli ammortizzatori sociali abbinata a un tentativo di rendere i licenziamenti totalmente discrezionali, anche se con indennizzi.</p><p>Già sin qui ci sarebbe a mio avviso materia per chiederne, anzi pretenderne, le dimissioni e, ove non ci siano, dare luogo a una <strong>protesta coordinata</strong>, efficace e a tempo indeterminato fino a che qualcuno non la restituisca alla sua professione; tanto prima tanto meglio.</p><p>E se il Governo fa quadrato bisognerebbe chiedere che se ne andasse in toto; prevengo le obiezioni di chi dice che ci ha salvato dall’angoscia dello spread e dal fallimento in stile greco: se il salvataggio deve ridursi alla emarginazione di alcuni, alla ulteriore distribuzione <strong>sbilanciata della ricchezza</strong>, alla consegna di maggior potere nelle mani dei potenti gruppi finanziari, allora meglio il fallimento collettivo, dal quale ripartire, forse, con pari opportunità e con una valuta non assoggettata ai desiderata di una nazione straniera.</p><p>Fatto questo inciso, per tornare alla Fornero, esiste anche un grave problema di forma, oltre a quello di sostanza; infatti la suddetta non perde quasi mai occasione per impartire lezioncine al popolo che però non è composto di studenti ma di persone con autonomia di pensiero e di opinioni (basterebbe citare gli “spaghetti al pomodoro” ai quali si dedicherebbero assiduamente i <strong>vagabondi italiani </strong>se non ci pensasse lei a tenerli a stecchetto senza sussidi di disoccupazione) e ultimamente mena vanto del fatto che la sua riforma sia osteggiata da tutte le parti sociali, indicando che proprio per questo motivo sarebbe una buona riforma; testualmente ha dichiarato, a Che tempo che fa: &#8220;Sono positiva sul lavoro che stiamo facendo; le piccole imprese si lamentano, Confindustria si lamenta, il sindacato variamente <strong>si lamenta.</strong> Questo dimostra che stiamo lavorando <a href="http://qn.quotidiano.net/economia/2012/03/18/683208-lavoro-monti-marcegaglia-fornero-incontro.shtml" target="_blank">nell&#8217;interesse del Paese&#8221;</a>.</p><p>Insomma, le parti sociali che rappresentano lavoratori e grandi e piccole imprese (cioè tutto il mondo produttivo) dicono che la riforma (notare bene: del loro mondo) non andrebbe bene; lo dicono anche i coltivatori diretti, gli artigiani e i commercianti e la Fornero da questo desume di stare facendo l’interesse del paese; domando: quale paese, di grazia? E su che cosa si basa questa affermazione che <strong>a rigor di logica </strong>sembra un sillogismo al contrario?</p><p>Vedo una pericolosissima sequela di presupponenze nelle dichiarazioni pubbliche della Fornero ancor prima che nelle sue riforme della cui arroganza pagheremo i conti per un paio di generazioni; mi sembra di vedere all&#8217;opera qualcuno che persegue, tenacemente, lo riconosco, un progetto del quale si è innamorata e che vuole <strong>portare a termine,</strong> costi quel che costi e senza curarsi dei danni collaterali, contro ogni indicazione diversa, a “dispetto dei Santi”;  a meno che , dietrologicamente, non si volesse pensare a progetti eterodiretti.</p><p>Ciliegina sulla torta, la Fornero ha proseguito: “(serve) un più facile accesso e un’uscita non bloccata: finché alcuni dentro hanno l’uscita bloccata è più difficile entrare per chi è fuori” una frase che presa da sola ha il grave deficit di considerare il mondo del lavoro a <strong>quantità di posti bloccata</strong> (il ché, data la depressività delle manovre è perfino ottimistico), ma che, abbinata all&#8217;avere imposto la permanenza in attività dei lavoratori fino a 66 anni (70 in prospettiva), diventa una contraddizione tale da far dubitare che in realtà la Fornero non ce la racconti quasi mai tutta: vuoi vedere che lo scopo di tutte le varie riforme è banalmente quello di rimpinguare le casse dello stato tout court?</p><p>Pensiamoci bene: miliardi all’anno dalla riforma delle pensioni, i Tfr degli statali trattenuti per 24 mesi o più, gli ammortizzatori sociali ridotti; il tutto crea un <strong>fiume di denaro</strong> da cittadini e imprese verso lo Stato che può così “fare ammuina” su altre riduzioni.</p><p>Doveva cambiare tutto e non sta cambiando niente?</p><p>Ah no, qualcosa è cambiato: oltre ad essere vieppiù tartassati siamo anche trattati da minus habens a cui si possono raccontare favole; senza lieto fine, ovviamente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/fornero-ministra-dispetto-santi/198576/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tassi bassi ma niente ammortizzatori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/tassi-bassi-niente-ammortizzatori/197759/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/tassi-bassi-niente-ammortizzatori/197759/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 09:55:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Carugi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[ammortizzatori sociali]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[Commissione europea]]></category> <category><![CDATA[pil]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[riforma Fornero]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category> <category><![CDATA[tassi banche italiane]]></category> <category><![CDATA[tassi d'interesse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197759</guid> <description><![CDATA[Tutti si ricorderanno senza dubbio che ufficialmente l’origine delle riforme mortali per i lavoratori (soprattutto i dipendenti) e i pensionati è stata l’impennata dello spread, o meglio, dei tassi di interesse a cui lo stato italiano collocava i propri titoli. Ci sarebbe da discutere a fondo sul fatto che a sua volta l’impennata degli spread...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Tutti si ricorderanno senza dubbio che ufficialmente l’origine delle riforme mortali per i lavoratori (soprattutto i dipendenti) e i pensionati è stata l’impennata dello spread, o meglio, dei <strong>tassi di interesse</strong> a cui lo stato italiano collocava i propri titoli.</p><p lang="it-IT">Ci sarebbe da discutere a fondo sul fatto che a sua volta l’impennata degli spread abbia radici anche (o soprattutto?) al di fuori dal volume del debito italiano, per esempio nella stagnazione del Pil (di cui non si intravede la fine), nella crisi finanziaria mondiale innescata nel 2008 dalle politiche avventuriste di parecchie banche primarie, nella struttura politico/economica della Ue con conseguenti vantaggi per alcune Nazioni e <strong>svantaggi tangibili</strong> per altre e ci sarebbe anche da discutere parecchio sulle alternative che sarebbero state possibili, nell’ambito dei conti dello stato italiano, allo smantellamento più o meno estremo, a seconda dei giudizi, del welfare.</p><p lang="it-IT">La discussione su questi due punti sarebbe molto importante e tuttavia la maggior parte dei nostri politici e media ne rifuggono come dalla peste, insinuando alcuni ulteriori dubbi sulla limpidità delle operazioni eseguite per salvare le nostre vite <strong>dal rischio spread</strong>.</p><p lang="it-IT">Ad ogni buon conto, lo spread è oggettivamente sceso di una frazione di punto per ogni euro prelevato a lavoratori dipendenti e pensionati e quindi abbastanza consistentemente; proporzionalmente allo spread sono scesi i tassi di interesse sui titoli di stato. I fans di Monti ci diranno che loro l’avevano previsto e ci spiegheranno che per ogni punto in meno di tasso di interesse lo stato risparmierà <strong>miliardi di euro</strong> di interessi.</p><p lang="it-IT">A scanso di equivoci, confermo che a un mio calcolo approssimativo, ipotizzando, anche se non è esattamente così, che in un anno si rinnovi circa il 10% del debito con emissioni medie decennali ogni punto di tasso sarebbe costato nei prossimi dieci anni, circa 20 miliardi di euro di maggiori interessi; quindi: tre punti equivalgono a 60 miliardi di minori interessi in dieci anni; <strong>cifra enorme</strong>, anche se le appropriazioni derivanti dalla riforma delle pensioni la eclissano.</p><p lang="it-IT">Quello di cui vorrei occuparmi, comunque, è lo spread residuo, quello tra gli interessi garantiti dallo stato italiano e quelli richiesti dalla Banca Centrale Europea. Infatti lo stato Italiano ha collocato recentemente titoli al 3-4% , titoli che sono stati acquistati in gran parte da banche che hanno utilizzato per questo i fondi ricevuto dalla Bce a un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-03-15/banche-soldi-imprese-064221.shtml?uuid=AbEb3B8E" target="_blank">tasso dell’1%</a>. Per la precisione, le nostre banche hanno acquistato circa 28 miliardi di titoli di stato che al tasso del 4%, garantiranno loro circa 1,1 miliardi di euro di interessi all&#8217;anno, a fronte di circa 280 milioni di euro che verseranno alla Bce a fronte della stessa cifra ricevuta. Il netto fa oltre 800 milioni di euro all&#8217;anno di utile, circa la metà di quello che le parti sociali stanno chiedendo al Governo per riformare gli <strong>ammortizzatori sociali</strong> e, soprattutto, non sembra che le banche dovranno asciugarsi il sudore. A questo si può aggiungere che probabilmente molti altri titoli del nostro stato sono stati acquistati da banche estere che anch&#8217;esse hanno utilizzato finanziamenti Bce all’1%.</p><p lang="it-IT">Ma la Bce non aveva dato alle banche italiane solo 28 miliardi di euro, bensì circa 60 al netto di restituzioni alla Bce di prestiti precedenti; bene, diranno in parecchi, vorrà dire che la differenza sarà andata a finanziare finalmente<strong> imprese e famiglie</strong>. Invece no; la differenza sembra essere finita in riacquisto delle proprie obbligazioni, riducendo i debiti e risparmiando sugli interessi che erano certamente molto più alti dell’1% da pagare alla Bce.</p><p lang="it-IT">Fin qui i fatti nudi e crudi come raccontati dalla Banca d’Italia.</p><p lang="it-IT">Non mi sembrano necessari troppi commenti; penso che ognuno possa farsi le sue opinioni; giova forse solo ricapitolare che, grazie alle regole che la Comunità Europea si è data, si è innescato un meccanismo che trasferisce alle banche fondi dallo Stato il quale d’altro canto dice di <strong>non averne abbastanza</strong> per gli ammortizzatori sociali.</p><p lang="it-IT">Giova anche ricordare che proprio dalle banche si è avuto l’inizio della crisi (subprime, derivati etc. rammentano ancora qualcosa?) e che la possibilità per le banche di fare utili facili nel meccanismo del finanziamento agli Stati non pare corrispondere a quei <strong>criteri di equità </strong>che ispirerebbero le richieste di sacrifici pesantissimi nell’immediato ma soprattutto per la vita sociale futura.</p><p lang="it-IT">Mi domando che cosa serva ancora per far comprendere a tutti dove stiamo andando e perché e innescare una <strong>sana opposizione</strong>. Sempre civile, naturalmente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/tassi-bassi-niente-ammortizzatori/197759/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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