<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Marina Boscaino</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mboscaino/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Lunedì tutte le scuole d&#8217;Italia devono chiamarsi Morvillo Falcone</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/lunedi-tutte-le-scuole-ditalia-devono-chiamarsi-morvillo-falcone/234760/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/lunedi-tutte-le-scuole-ditalia-devono-chiamarsi-morvillo-falcone/234760/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 11:31:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[bomba]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Morvillo-Falcone]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234760</guid> <description><![CDATA[Scrivo queste poche righe in una condizione di incredulità e con un gran dolore nel cuore. La scuola è il luogo della tutela. Il luogo a cui affidiamo tutti i giorni i nostri figli, in cui entrano i nostri studenti, il nostro luogo di lavoro. I ragazzi, i bambini, entrano lì ogni mattina fiduciosamente; nessuno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Scrivo queste poche righe in una condizione di incredulità e con un gran dolore nel cuore.<strong> La scuola è il luogo della tutela</strong>. Il luogo a cui affidiamo tutti i giorni i nostri figli, in cui entrano i nostri studenti, il nostro luogo di lavoro. I ragazzi, i bambini, entrano lì ogni mattina fiduciosamente; nessuno pensa di non tornare indietro: non è un’idea immaginabile. Non lo era per Vito, a Rivoli, vittima dell’incuria. Non lo era certamente per Melissa, vittima della barbarie.</p><p align="JUSTIFY">A scuola, nella scuola, quotidianamente, molti di noi cercano, giorno dopo giorno, di dire – con i fatti, le parole, le azioni, con l’esempio – di proporre, di concretizzare la legalità. Un lavoro silenzioso e costante, esplicito e sotterraneo: le regole, il rispetto, la partecipazione. Mario Monti ha detto l’altro giorno – durante l’incontro presso l’agenzia delle entrate – che la scuola deve insegnare quanto sia importante pagare le tasse. Quello che la scuola fa, sul fronte della legalità e della devozione ad un’idea di cittadinanza attiva, è – nel silenzio generale – <strong>molto di più</strong>.</p><p align="JUSTIFY"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-ordigno-esplode-scuola-cinque-studenti-feriti-gravi/234446/" target="_blank">Ciò che è accaduto a Brindisi</a> è inconcepibile. Per questo, prima che qualsiasi suggerimento istituzionale prevalga sul sentimento che in questo momento chi vive nella scuola prova certamente, credo che occorra dare un segno. Lunedì entriamo nelle nostre scuole proponendoci di raccontare, di commentare, di analizzare l’orrore di questo avvenimento. Dovremmo entrare listati a lutto. Dovremmo trasmettere – noi che li vediamo tutti i giorni, quando si affollano all’entrata, timorosi, indolenti, silenziosi, sorridenti – il grido di orrore con cui la scuola reagisce alla propria<strong> profanazione</strong>. Noi solo sappiamo davvero. Più di qualsiasi minuto di silenzio, la forza delle nostre parole, delle nostre voci deve essere il modo per dire che, qualunque sia stata la matrice, la causa, la motivazione di un atto tanto insensato e bestiale, noi – insegnanti e studenti &#8211; non ci stiamo, né ora né mai.</p><p align="JUSTIFY">Lunedì tutte le scuole d&#8217;Italia devono chiamarsi Morvillo Falcone, per Melissa che non c&#8217;è più, per Veronica e tutti gli studenti feriti, per i nostri ragazzi e per questo sventurato Paese che merita altro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/lunedi-tutte-le-scuole-ditalia-devono-chiamarsi-morvillo-falcone/234760/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Test Invalsi più scientifici e meno costosi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/test-invalsi-scientifici-meno-costosi/200683/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/test-invalsi-scientifici-meno-costosi/200683/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 11:36:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[13 associazioni test Invalsi]]></category> <category><![CDATA[Comitato bolognese Scuola e Costituzione]]></category> <category><![CDATA[Coordinamento Scuole Secondarie- Roma]]></category> <category><![CDATA[decreto semplificazioni scuola]]></category> <category><![CDATA[emendamento test Invalsi]]></category> <category><![CDATA[test invalsi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200683</guid> <description><![CDATA[Oggi è in Aula il decreto semplificazioni (n.5 del 9/02/12). L’art. 51, c.2, si propone di rendere obbligatorie per 3 milioni di studenti all&#8217;anno le prove di valutazione standardizzate predisposte dall’Invalsi, di cui negli scorsi anni molti insegnanti, genitori e studenti hanno contestato la metodologia e la scientificità. L’emendamento presentato – promosso da 13 associazioni (Ass. ne...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è in Aula il decreto semplificazioni (n.5 del 9/02/12). L’art. 51, c.2, si propone di rendere obbligatorie per 3 milioni di studenti all&#8217;anno le prove di valutazione standardizzate predisposte dall’Invalsi, di cui negli scorsi anni molti insegnanti, genitori e studenti hanno <a href=" http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/03/14/marina-boscaino-scuole-e-test-invalsi-valutazione-allitaliana/." target="_blank"><strong>contestato</strong> la metodologia e la scientificità</a>.</p><p>L’<strong>emendamento</strong> presentato – promosso da 13 associazioni (Ass. ne naz.le Scuola della Repubblica, Cisp-Centro Insegnanti Scuola Pubblica- Roma, Coordinamento Scuole Secondarie- Roma, Comitato bolognese Scuola e Costituzione, Cip Ass. Nazionale, Gdl dell&#8217;assemblea genitori e insegnanti delle scuole di Bologna e provincia, Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova, ScuolaFutura Carpi, Coordinamento Buona Scuola Carpi, La scuola siamo noi Parma, Ass. di Firenze Per la scuola della Repubblica, Cgd Pordenone, RsuIqbal Masih Roma) vuole rendere i test più scientifici (a campione, come nel resto d’Europa), più fruibili per le scuole (per favorire il processo di autovalutazione) e contenerne i costi che l’art. 51 intende scaricare sulle scuole e sui docenti, obbligandoli a gestirli gratuitamente.</p><p>Sono stati 4.869 gli insegnanti, genitori e studenti e cittadini  che hanno sottoscritto on line o su carta l’emendamento, che  è arrivato, grazie al sostegno di Pd e Idv, fino in dirittura d’arrivo, essendo stato uno dei 13 (dei 578 iniziali) su cui c’è stato l’ultimo confronto in commissione. Ieri il governo si è opposto alla approvazione di qualunque emendamento di merito al testo uscito dalla Camera.</p><p>L’emendamento allora è stato trasformato in ordine del giorno che ha avuto il parere favorevole del governo  e di tutta la commissione affari <strong>costituzionale</strong> (odg. G/3194/107/1):&#8221; <em>Impegna il governo affinché, ai fini di un adeguato potenziamento del sistema nazionale di valutazione delle istituzioni scolastiche, siano assicurati adeguati criteri, tra cui la previa individuazione con metodo statistico del campione su cui effettuare le rilevazioni, nonché la somministrazione delle prove mediante rilevatori esterni adeguatamente formati e la diffusione dei risultati alle istituzioni scolastiche coinvolte</em>&#8220;. L’approvazione potrebbe segnare una svolta sulla questione valutazione delle scuole e sull’uso <strong>distorto</strong> dei test standardizzati, che sta al mondo della scuola rafforzare con altre diffuse e decise iniziative e proposte.</p><p>Per il momento un grazie ai proponenti e a tutti coloro che hanno collaborato e firmato per svincolare la valutazione da una condizione imposta dall’alto; e investito energie per tentare di inaugurare nel nostro Paese una <strong>reale</strong> cultura della valutazione, che transiti attraverso studio e individuazione degli obiettivi, primo tra tutti il miglioramento del nostro sistema scolastico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/test-invalsi-scientifici-meno-costosi/200683/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La scuola offesa da chi la fa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/la-scuola-offesa-da-chi-la-fa/200007/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/la-scuola-offesa-da-chi-la-fa/200007/#comments</comments> <pubDate>Sun, 25 Mar 2012 13:40:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Zen]]></category> <category><![CDATA[insegnanti precari]]></category> <category><![CDATA[Lucrezia Stellacci]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/la-scuola-offesa-da-chi-la-fa/200007/</guid> <description><![CDATA[Scandali, tangenti, evasione, corruzione, sprechi, costi impropri: nulla a confronto delle immense colpe della scuola. Ciclicamente è ormai tradizione che diventi oggetto degli strali di qualcuno. Già la cosa pareva difficilmente tollerabile quando a salire in cattedra e saettare giudizi implacabili erano editorialisti – Ichino, Panebianco, Galli Della Loggia – che soloneggiavano sul fannullonismo degli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Scandali, tangenti, evasione, corruzione, sprechi, costi impropri: nulla a confronto delle immense colpe della scuola. Ciclicamente è ormai tradizione che diventi <strong>oggetto degli strali di qualcuno</strong>. Già la cosa pareva difficilmente tollerabile quando a salire in cattedra e saettare giudizi implacabili erano editorialisti – Ichino, Panebianco, Galli Della Loggia – che soloneggiavano sul fannullonismo degli insegnanti. Per preparare il terreno alla grande <strong>offensiva brunettiana</strong>: più grave, perché affondata da un ministro dello Stato, tutta merito, performance, premialità per pochissimi, perché il carrozzone dell’istruzione e del pubblico impiego è un peso morto.</p><p>Qualche giorno fa <strong>Lucrezia Stellacci</strong>, neo capo dipartimento dell’Istruzione &#8211; con esperienze da distaccata presso la Direzione della Puglia &#8211; spiegava le cause della recente mancata assunzione di 10 mila precari per il fatto che “pesano per la precisione 41503 stipendi. Sono professori o maestri che però non insegnano, non vanno in classe. Sono distaccati presso altri ministeri, oppure in permesso sindacale. Gli studenti non ne traggono alcun beneficio, ma il loro stipendio è sempre a carico del nostro bilancio”. Cifra enorme. E del tutto falsa.</p><p>Con tanta straordinaria e zelante precisione Stellacci è riuscita, alla sua prima uscita, a restituire perfettamente il senso di <strong>disprezzo ideologico</strong>, disinvestimento culturale ed economico, stigmatizzazione vendicativa che la scuola misteriosamente suscita. A quanto pare non solo da parte di chi crede di essere in diritto di parlarne per il solo fatto di averla frequentata; ma anche di chi dovrebbe sostenerla, curarla, valorizzarla. Al tempo stesso, prima i sindacati (<strong>Pantaleo</strong>, Flcgil: “La cifra degli oltre 41 mila dipendenti distaccati è una bufala”; <strong>Scrima</strong>, Cisl: Nel 2011 si contano 997 persone distaccate su un totale di 1 milione e 100 mi-la dipendenti”), poi anche il Ministero (si smentiscono “leggende metropolitane” e non le parole di un proprio funzionario), hanno chiarito che la cifra non corrisponde alla realtà. Insomma: l’esercito di imboscati – contro cui ha tuonato “Libero”: “41 mila prof. imboscati”, pagati per lavorare, che “non mettono piede in un’aula da anni grazie a distacchi sindacali”, grazie a Miur (“sgangherata nave di Viale Trastevere”) e sindacati (“casta burosindacale”) – non esiste. O, almeno, è un piccolo manipolo, molti dei quali svolgono con coscienza, serietà e utilità le mansioni assegnate da sindacati, associazioni, Miur, uffici scolastici. Pulizia, rigore, efficacia ed efficienza devono essere obiettivi: ma non a colpi di menzogne. Ad esistere sono <strong>inquietante protagonismo e zelo accusatorio</strong>, più gravi perché espressi da un funzionario dello Stato. Che sottendono un implacabile giudizio negativo, che si riverbera su opinione pubblica e considerazione sociale e culturale della nostra professione. Sul credito che dobbiamo riguadagnare a colpi di autorevolezza, non sostenuti né da stipendi appetibili, né da riconoscimento istituzionale. Un giudizio che emerge anche dalle parole di un accusatore di professione, <strong>Giovanni Zen</strong>, ex deputato del Partito Popolare, oggi dirigente scolastico a Bassano, che suole tuonare dal “Giornale di Vicenza”.</p><p>Recente sentenza sui docenti: “Una categoria che ogni giorno elabora giudizi di merito sugli allievi, ma che non è stata abituata a consentire che altri facciano lo stesso, che anzi non sa cosa voglia dire merito”, tanto per liquidare in una battuta demagogica la delicata questione della valutazione. E sulla scuola: “Oggi la scuola viene vista come un grande pachiderma, costoso e non si sa se efficiente ed efficace”. Credo che oggi più che mai non abbia senso l’ideologica difesa di categoria e l’arroccamento nelle proprie posizioni: tra gli insegnanti, come ovunque, ci sono di sicuro imboscati e fannulloni, ma molto meno di quanti si possa pensare. Se, infatti, la scuola dello Stato è sopravvissuta e va avanti, nonostante il carico di incuria, oltraggio, impoverimento cadutole addosso negli ultimi 10 anni, è proprio perché esistono molte persone capaci <strong>che continuano, nonostante tutto</strong>.</p><p>Credo quindi che un funzionario ministeriale che alimenta in maniera così imprudente la disistima per un’istituzione che è oggi l’unico luogo di cultura della cittadinanza attiva e critica manifesti non solo ignoranza, ma anche irresponsabilità. Per questo ho firmato la lettera che circola su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.retescuole.net/v" target="_blank">Retescuole</a></span> per chiedere a <strong>Profumo</strong> la rimozione della Stellacci. Tra tante volenterose ma inascoltate lettere aperte che girano in rete questa richiede un semplice atto di assunzione di responsabilità. Dopo la gaffe del tunnel del Gran Sasso si dimise il portavoce della Gelmini, Zennaro, salvo rimanere direttore generale del Miur. Non abbiamo dubbi che anche Stellacci avrebbe modo e mezzi per ricollocarsi adeguatamente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/la-scuola-offesa-da-chi-la-fa/200007/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Informare sull&#8217;istruzione: una funzione politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/informare-sullistruzione-funzione-politica/198678/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/informare-sullistruzione-funzione-politica/198678/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Mar 2012 17:36:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Copyright]]></category> <category><![CDATA[Miur]]></category> <category><![CDATA[Open data]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[pubblica istruzione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198678</guid> <description><![CDATA[Notiziona: i dati pubblici sono pubblici. Nei giorni scorsi si è parlato – chi con enfasi modernista, chi con scetticismo realista – del fatto che il Miur (grazie alla consulenza dei 6 trentenni cooptati dal ministro all’inizio del suo mandato: per partecipare alla selezione occorreva rigorosamente avere meno di 40 anni) abbia finalmente avviato un’operazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Notiziona: i dati pubblici sono pubblici</strong>. Nei giorni scorsi <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&amp;ID_articolo=1603&amp;ID_sezione=274http://" target="_blank">si è parlato</a> – chi con enfasi modernista, chi con scetticismo realista – del fatto che il <strong>Miur </strong>(grazie alla consulenza dei 6 trentenni cooptati dal ministro all’inizio del suo mandato: per partecipare alla selezione occorreva rigorosamente avere meno di 40 anni) abbia finalmente avviato un’operazione di informazione per tutti gli utenti che si accostino al suo sito. Da qualche giorno sono in rete buona parte delle informazioni presenti nella banca dati del ministero.</p><p>Basta andare sul<a href="http://www.istruzione.it/web/hub" target="_blank"> sito del Miur</a>, cliccare sulla casella della «Scuola in Chiaro», e l’interfaccia proporrà un’opzione nuova di zecca con su scritto: “Dati, accesso e riuso delle banche dati”. Benvenuti nell’<a href="http://archivio.pubblica.istruzione.it/scuola_in_chiaro/open_data/index.htmlhttp://" target="_blank">Open Miur</a>. Utile, indubbiamente, soprattutto per chi come me e come tanti si è trovato a studiare il sistema dell’istruzione in una situazione <strong>paradossalmente paleolitica</strong>, dove l’accesso a dati rigorosamente non aggiornati si presentava (soprattutto negli ultimi anni, quando Gelmini e consiglieri vari hanno deciso che la pubblicazione e la trasparenza costituivano un orpello inutile) come una gimkana faticosa e dagli esiti incerti. E, d’altra parte, come avrebbe potuto Maria Stella continuare ad affermare fasti e successi della propria (contro)riforma portando alla luce le miserie della scuola italiana?</p><p>Ora, però, mi pare si stia arrivando<strong> </strong>all’<strong>eccesso opposto</strong>. Si magnificano, cioè, atteggiamenti, provvedimenti, decisioni che dovrebbero in realtà far parte dei margini dell’ordinaria amministrazione di un Paese civile. Un po’ come la famigerata sobrietà – che è diventata un valore aggiunto e non un ovvio dovere, solo perché siamo stati governati dall’impudicizia per 20 anni – anche il tam tam mediatico sulla presunta innovazione tecnologica, al Miur, come altrove, carica di significati impropri situazioni che non dovrebbero avere nulla di eccezionale. Per l’appunto, che i dati pubblici siano pubblici dovrebbe essere <strong>prassi quotidiana ed obbligatoria,</strong> non frutto della consulenza della <em>new generation digital native</em>.</p><p>In primo luogo, appare evidente in molti media e commentatori una certa confusione tra contenuti pubblici <strong>per ragioni costituzionali</strong> (nel senso della Costituzione della Repubblica) e <strong>contenuti <em>open</em></strong>, nel senso di non soggetti al copyright dell’industria culturale. I dati dell’istruzione (pubblica) non possono che essere pubblici, pubblicizzati, trasparenti, condivisi. Renderli tali è un compito politico-istituzionale quasi scontato, di un ministro appunto della Repubblica e del suo ministero. L’attuale sovraesposizione degli aspetti tecnologici (formato dei dati e applicativi e dispositivi in grado di leggerli e di renderli leggibili per tutti) finisce per trasformare questa dovuta operazione di trasparenza in un eccezionale merito tecnico-culturale. Le tecnologie e i formati aperti o “chiusi” (in gergo, proprietari) dei dati non sono altro che strumenti per implementare decisioni, volontà, omissioni: sono effetti, non cause.</p><p>Le cause sono altrove. I problemi della scuola, quelli da affrontare con urgenza,<strong> non possono attendere</strong>. E difficilmente operazioni tecnicali – per quanto ben riuscite – potranno costituirne una soluzione, o anche una semplice risposta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/informare-sullistruzione-funzione-politica/198678/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La neve, le scuole e la sospensione coatta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/la-neve-le-scuole-e-la-sospensione-coatta/189581/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/la-neve-le-scuole-e-la-sospensione-coatta/189581/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 13:47:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Zen]]></category> <category><![CDATA[incidenti]]></category> <category><![CDATA[neve]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[scuole]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189581</guid> <description><![CDATA[Il primo a cui ho pensato è il preside Zen. Chissà cosa suggerirebbe – lui che ha caldeggiato un momento di utile riflessione durante le vacanze di Natale per i docenti, che stavano indebitamente usufruendo di un periodo di vacanze “illegittimo” – a noi insegnanti romani (e di chissà quanti altri comuni italiani), bloccati a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il primo a cui ho pensato è il preside Zen. Chissà cosa suggerirebbe – lui che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/ostacola-salvezza-paese/180861/" target="_blank">ha caldeggiato un momento di utile riflessione durante le vacanze di Natale per i docenti</a>, che stavano indebitamente usufruendo di un periodo di vacanze “illegittimo” – a noi insegnanti romani (e di chissà quanti altri comuni italiani), bloccati a casa dalle ordinanze del sindaco <strong>Alemanno</strong>. Poi ho pensato ai leghisti, a Roma ladrona, allo scialo di commenti che questa sconclusionata ma per niente semplice vicenda sta provocando. Poi mi sono goduta la <strong>neve </strong>– che è arrivata la notte tra venerdì e sabato: spettacolo inconsueto che nella zona in cui abito non ha creato disagio, ma solo quella naturale recrudescenza di infantilità che in noi terroni alberga silente e cerca qualsiasi occasione per esplodere. Poi ho gioito per i miei figli e i loro amici che gioivano, giorno dopo giorno, al susseguirsi delle notizie relative alla sospensione della didattica, alla chiusura delle scuole – prima uno, poi due, poi tre –,  alla spasmodica ricerca in rete di notizie che confermassero le “voci” che si diffondevano durante le prime ore del pomeriggio: giovedì, sabato, lunedì…</p><p>Poi ho cominciato a fare i conti con il danno didattico di questa situazione: la terza liceo da portare all’Esame di Stato, la stagione dei viaggi di istruzione che si avvicina e che causerà ulteriori rallentamenti ai programmi. Infine mi sono ricordata di una delle immagini indelebili, di quelle che non riesci a lavare dagli occhi, che mi sono trovata davanti un paio di settimane fa, andando a scuola, sulla grande strada che collega casa mia con la zona in cui insegno, la Cristoforo Colombo: la coda interminabile di auto fluidificata dopo il passaggio del blocco. Disteso in terra, coperto dal lenzuolo, presumibilmente un ragazzo, considerato il motorino più in là. Si chiamava <strong>Matteo</strong>, ho poi saputo dai drappi che sono stati collocati in quel punto dagli amici nei giorni seguenti, e aveva 19 anni. Di lui non so nulla, tranne quel suo stare lì – immobile – in una gelida mattina di fine gennaio. E che non ha visto la neve a Roma.</p><p>Roma è la città dei motorini. E, considerate le condizioni di ghiaccio in molte zone, la chiusura delle scuole, oltre ad aver diminuito il traffico, ha sventato <strong>incidenti </strong>che sicuramente sarebbero avvenuti. Non voglio intervenire sulle polemiche di questi giorni: scuole chiuse, sospensione della didattica, interpretazione delle ordinanze di Alemanno, eventuali sprechi determinati dalla contemporanea presenza del personale e assenza degli studenti. Lo hanno fatto già in molti (troppi): insegnanti, <a href="http://scuolaoggi.org/ministro/enti_locali_ed_emergenza_neve_lettera_al_ministro" target="_blank">dirigenti</a>, genitori, politici, amministratori e opinionisti di professione. Ne so troppo poco. Ma è sicuro che l’oggettiva differenza di condizioni tra una zona e l’altra della Capitale non consente la coerenza di comportamenti univoci. D’altra parte le strutture scolastiche – che ieri sera su La7 un Casini indignato denunciava come <strong>fatiscenti </strong>(dove era lui, durante gli anni di Governo? Quali provvedimenti ha proposto in proposito?) – devono essere accuratamente perlustrate per evitare ulteriori incidenti, oltre a quelli da trauma moltiplicatisi in questi giorni in città.</p><p>Quello che è certo è che una nevicata di inizio febbraio ha messo in evidenza la<strong> fragilità potenziale </strong>della nostra città e sottratto la regolarità delle esistenze nostre e dei nostri alunni alla routine quotidiana. Basta poco per cambiare panorama visivo e interiore. Dalla gioia irrefrenabile degli studenti agli scrupoli professionali del docente, alla valutazione di quali sforzi la pausa forzata imporrà per recuperare, alla gestione di situazioni di emergenza che statisticamente hanno cadenza almeno ventennale, tutto sembra spunto per avventure della mente: riflessione, appunto. Sarà sufficiente o avrà da consigliare qualcosa d’altro anche questa volta lo zelante dirigente Giovanni Zen? Saremo chiamati a giustificarci ancora una volta di un’inattività, per giunta coatta?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/la-neve-le-scuole-e-la-sospensione-coatta/189581/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Concorso scuola, la ricetta di Cicirinella</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/concorso-dirigente-scolastico-servono-chiarezza-trasparenza/186039/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/concorso-dirigente-scolastico-servono-chiarezza-trasparenza/186039/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Jan 2012 08:39:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[concorso]]></category> <category><![CDATA[errati]]></category> <category><![CDATA[gelmini]]></category> <category><![CDATA[ordinanze]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[quesiti]]></category> <category><![CDATA[TAR]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186039</guid> <description><![CDATA[Ennesimo colpo di scena sul fronte di una delle consuete storie all’italiana. Condita, peraltro, da un nuovo ingrediente: l’incertezza del diritto che – anche a seguito della disattenzione ostentata dal precedente governo su sentenze del Tar e persino del Consiglio di Stato – rende particolarmente incerta la vita di chi si trova ad incappare con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ennesimo colpo di scena sul fronte di una delle consuete storie all’italiana. Condita, peraltro, da un nuovo ingrediente: <strong>l’incertezza del diritto</strong> che – anche a seguito della disattenzione ostentata dal precedente governo su sentenze del Tar e persino del Consiglio di Stato – rende particolarmente incerta la vita di chi si trova ad incappare con la contraddittorietà del nostro sistema.<strong> Parlo del concorso per dirigente scolastico</strong>.</p><p>È di lunedì la notizia che il Consiglio di Stato, con le <a href="http://www.disal.it/Objects/Pagina.asp?ID=15064" target="_blank">ordinanze n. 64/2012 e 67/2012</a> dell’11 gennaio, ha confermato il provvedimento monocratico che ha consentito l’ammissione alla prova scritta – celebratasi il 14 e il 15 dicembre – di candidati che nella prova preselettiva di ottobre avevano totalizzato<strong> fino a 5 punti di meno di quello previsto per essere ammessi allo scritto. </strong>Perché? La prova preselettiva del 12 ottobre è stata contestatissima sin dai giorni precedenti alla sua somministrazione. I candidati dovevano rispondere a 100 quesiti a risposta multipla selezionati su 5563 pubblicati il primo settembre sul sito del Miur. Già dal 2 settembre si avvicendavano errata corrige per emendare <strong>errori nei quesiti</strong>. Il climax dell’approssimazione si è raggiunto ad una settimana circa dalla prova, quando il Miur ha dovuto espungere dalla numero totale più di 900 domande, sbagliate. La polemica raddoppiava anche in seguito alla (seppur tardiva) pubblicazione dei nomi degli “esperti” che hanno curato l’elaborazione dei quesiti, in alcuni casi anche passibili – oltre che di ignoranza – di conflitto di interesse – trattandosi di formatori nei corsi per la preparazione alla prova.</p><p><strong>Dal 13 ottobre sono cominciati a piovere ricorsi</strong>, caratterizzati da un’attività particolarmente energica da parte dell’Anief – associazione professionale sindacale &#8211; da una parte (a favore degli esclusi) e dell’Anp – Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità nella scuola – dall’altra, che si è costituito ad opponendum per la <a href="http://anp-community.ning.com/page/rapporto-sul-concorso-a-dirigente-scolastico">difesa delle procedure espletate</a>. Le richieste di ammissione con riserva alle prove scritte avanzate dai ricorrenti, però, erano state respinte dal Tar Lazio e confermate in appello, quando già il 20 dicembre, i giudici della VI sezione del Consiglio di Stato, avevano avuto modo di rilevare che “i motivi dedotti (dai legali dell’Anief, n.d.) investono profili di legittimità dell’intera fase di selezione basata su quiz a risposta multipla, con la conseguenza che essi, qualora dovessero risultare fondati in sede di decisione nel merito, determinerebbero l’effetto demolitorio dell’intera procedura, con obbligo di rinnovazione della stessa e coinvolgimento di tutti i partecipanti al concorso, e dunque con pieno effetto satisfattivo delle pretese azionate dai concorrenti non ammessi al prosieguo delle prove”.</p><p>Con le ordinanze sopra citate si<strong> sciolgono le riserve sulla valutazione del test</strong>, evidentemente inadeguato allo scopo perché infarcito di errori (alcuni quesiti errati sono stati rilevati anche dopo la celebrazione della prova). <strong>La regolarità dell’intera procedura concorsuale è in forse</strong>: “Considerato che, ad un primo esame, l’appello cautelare in epigrafe appare meritevole di parziale accoglimento laddove ha rilevato &#8211; per un verso &#8211; il carattere obiettivamente erroneo di alcuni dei quiz somministrati e &#8211; per altro verso &#8211; l’alta probabilità che, in assenza degli errori in questione, gli appellanti avrebbero potuto accedere al prosieguo delle prove concorsuali.”<br /> Ciascuno dei contendenti sostiene la legittimità delle proprie argomentazioni e convinzioni: l’Anief chiede l’interruzione in auto-tutela delle procedure di correzione delle prove scritte (che le singole commissioni regionali hanno iniziato ad effettuare) e di rinnovare le prove pre-selettive. L’Anp ribadisce la propria posizione, finalizzata “unicamente ad agire nell&#8217;interesse delle tantissime scuole che &#8211; in assenza di una regolare conclusione del concorso &#8211; rimarrebbero prive per chissà quanto tempo di dirigenti regolarmente selezionati, nonché a contribuire al rispetto delle regole ed a sostenere i diritti di chi ha diritti da tutelare”.</p><p>Che il concorso sia stato preparato <strong>in maniera pedestre dai dilettanti allo sbaraglio</strong>, ospitati a Viale Trastevere fino a 3 mesi fa, non c’è dubbio. Come non c’è dubbio che gli errori sono stati per tutti i partecipanti alla prova preselettiva, compreso per quelli che l’hanno superata, che peraltro hanno affrontato nelle settimane seguenti lo sforzo notevole della preparazione delle prove scritte. Sarebbe auspicabile che il <strong>Ministro </strong>intervenisse per fare finalmente chiarezza in una situazione determinata da chi l’ha preceduto – una delle pesanti eredità che ha trovato – ma di cui adesso (nel caos che si sta creando e nella jungla di notizie ed ipotesi che si stanno affastellando) deve dar conto lui e su cui solo lui può esprimere indicazioni fondate e convincenti.</p><p>I <strong>33.531 candidati </strong>che il 12 ottobre hanno sostenuto le prove preselettive – di cui 9.111 (pari al 27,17%) ammessi allo scritto – hanno già visto sfumare, per effetto della recente <strong>legge 183/11</strong> un terzo dei 2.386 posti previsti dal bando. Stiamo giocando un gioco le cui regole cambiano continuamente ed improvvisamente. Qualcuno si prenda la responsabilità di farci sapere una volta per tutte quali sono.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/concorso-dirigente-scolastico-servono-chiarezza-trasparenza/186039/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La scuola a una dimensione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/scuola-dimensione/184487/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/scuola-dimensione/184487/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Jan 2012 08:50:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[governo berlusconi]]></category> <category><![CDATA[istituti comprensivi]]></category> <category><![CDATA[lazio]]></category> <category><![CDATA[Marina Boscaino]]></category> <category><![CDATA[regioni]]></category> <category><![CDATA[scuola pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184487</guid> <description><![CDATA[+ 5144 alunni; -5745 docenti; &#8211; 3968 Ata; -774 classi; -53 scuole: queste le conseguenze, solo nella Regione Lazio, della politica scolastica degli ultimi anni. Com’è noto, l’art. 19, commi 4, del D.L. n.98 del 6 luglio 2011, convertito, con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n.111 ha previsto (per garantire un processo di continuità...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>+ 5144 alunni; <strong>-5745 docenti</strong>; &#8211; 3968 Ata; -774 classi; -53 scuole: queste le conseguenze, solo nella Regione Lazio, della politica scolastica degli ultimi anni. Com’è noto, l’art. 19, commi 4, del D.L. n.98 del 6 luglio 2011, convertito, con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n.111 ha previsto (per garantire un processo di continuità didattica – dicono -  nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione), a decorrere dall’anno scolastico 2011-2012, che la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado siano aggregate in <strong>istituti comprensivi</strong>, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado.</p><p>Le ragioni, certamente, sono altrove: attraverso l’accorpamento di istituti si contraggono posti, dunque <strong>si risparmia</strong>. La solita storia.</p><p><em>“Gli istituti comprensivi per acquisire l’autonomia devono essere costituiti con almeno<strong> 1.000 alunni</strong>, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche”</em>. L’adempimento della norma ha fatto sorgere sin dall’inizio una serie di dubbi e perplessità, suscitando proteste e persino sospetti di incostituzionalità: essa va a incidere sulla sfera delle attribuzioni delle <strong>Regioni </strong>che hanno competenza esclusiva in materia di dimensionamento delle rete scolastica, come ribadito anche dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 200/2009.</p><p>Tra l’altro, sulla base delle procedure previste dal Dpr n. 233/98 tutt’ora vigente (in assenza dell’intesa prevista dal Dpr n.81/2009), ai fini dell’adozione da parte delle Regioni dei piani di dimensionamento della rete scolastica, è compito degli <strong>Enti locali</strong> formulare le proposte di aggregazione in istituti comprensivi, unendo scuole dell’infanzia, primarie e secondaria di I grado, e decretando la contestuale cessazione delle scuole autonome costituite separatamente da circoli di didattici e scuole di I grado.</p><p>Entro il corrente anno scolastico &#8211; dunque &#8211; le Regioni dovranno adempiere al compito di varare il dimensionamento scolastico, che deve contemperarsi ai nuovi parametri. Sono quindi a rischio ulteriori scuole anche nel <strong>Lazio</strong>. Qui da noi, però, a differenza che altrove (dove sono state individuate formule per ostacolare l’attuazione di tagli aggiuntivi a carico delle scuole che da anni, ormai, lottano per la sopravvivenza quotidiana), il fatto che il precedente governo – che ha varato la normativa &#8211; non abbia nemmeno consultato le Regioni su una materia di competenza di queste ultime, non ha suscitato reazioni significative da parte dei diretti interessati: una prova dell’indubitabile <strong>fedeltà dell’amministrazione</strong> regionale laziale rispetto alle direttive impartite dal precedente governo.</p><p>In questo inverno soporifero, in cui l’avvento del governo tecnico sembra aver chetato qualsiasi forma non solo di opposizione, ma persino di riflessione critica sulle vicende della scuola, il Tavolo Regionale del Lazio per la difesa della Scuola Statale ha organizzato per domani alle 15.00 un <strong>presidio </strong>in Via Rosa Raimondi, sotto la sede della Regione.</p><p>Anche l’Asal – Associazione scuole autonome Lazio  &#8211; ha espresso <strong><a href="http://scuolelazio.it/IC_OBBLIGATORI_MILLE_ALUNNI_POSIZIONE_ASAL.pdf" target="_blank">parere decisamente contrario</a> </strong>al provvedimento di dimensionamento della rete scolastica, chiedendo una moratoria di almeno due anni della norma e proponendo alla Regione Lazio di farsi promotrice – in sede di conferenza Stato-Regioni – di una richiesta urgente presso il governo di un decreto-legge correttivo della normativa.</p><p>Le ragioni dei componenti del Tavolo – cui aderiscono, tra gli altri, il coordinamento &#8220;Non rubateci il futuro&#8221;, quello delle scuole secondarie di Roma, le associazioni Scuola e Costituzione, Cgd, Federazione della Sinistra, Flc Cgil, Idv, Sel, Unicobas – riguardano principalmente <strong>disagi per le famiglie</strong>, carichi di lavoro aggiuntivi per le segreterie delle scuole, ridotte proporzionalmente alle unità scolastiche, l’ulteriore vincolo per i dirigenti alle mere funzioni burocratiche, che li allontanerebbero definitivamente dalla possibilità di avere relazioni significative con genitori, alunni e docenti, l’indebolirsi del coordinamento didattico, con il conseguente<strong> indebolimento delle singole istituzioni scolastiche</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/scuola-dimensione/184487/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scuole per pochi con i soldi di tutti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/scuole-per-pochi-con-i-soldi-di-tutti/182303/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/scuole-per-pochi-con-i-soldi-di-tutti/182303/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 12:13:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Agesc]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Maria Grazia Colombo]]></category> <category><![CDATA[scuole private]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/scuole-per-pochi-con-i-soldi-di-tutti/182303/</guid> <description><![CDATA[Mi chiedo se le parole di Maria Grazia Colombo, presidente dell’Associazione genitori scuole cattoliche (Agesc), intervistata da La Stampa, siano più ridicole o più irresponsabili. In ogni caso non mi sembrano coerenti con l’orientamento religioso e morale della signora. Colombo afferma: “Proprio in questo momento di crisi economica, il sistema paritario costituisce un elemento di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiedo se le parole di <strong>Maria Grazia Colombo</strong>, presidente dell’Associazione genitori scuole cattoliche (Agesc), intervistata da <em>La Stampa</em>, siano più ridicole o più irresponsabili. In ogni caso non mi sembrano coerenti con l’orientamento religioso e morale della signora. Colombo afferma: <em>“Proprio in questo momento di crisi economica, il sistema paritario costituisce un elemento di novità. Nonostante ciò, veniamo penalizzati”</em>. Che il sistema paritario sia una novità è relativamente vero: facciamo i conti con questa realtà – che coinvolge soprattutto scuole cattoliche – dal 2000, quando con la L. 62 le <strong>scuole private</strong> hanno potuto chiedere la parità con quelle statali. Quanti di voi, avendo deciso di non usare i trasporti pubblici, pretenderebbero il rimborso della benzina consumata per raggiungere il posto di lavoro? È ciò che le scuole paritarie hanno ottenuto e continuano a esigere, con lo Stato che – persino in un momento grave come quello che stiamo attraversando – concede loro finanziamenti, pur sottraendoli alla scuola pubblica, che esiste e offre un servizio per tutti.</p><p>Colombo scocca tutte le frecce che crede di avere al proprio arco per sostenere la sua singolare tesi:<em> “Le differenze, tra spesa per alunno che frequenta la scuola statale e alunno della paritaria, generano per lo Stato un risparmio sulla spesa complessiva destinata alla scuola di 6.245 milioni di euro all’anno”</em>. La presidente dell’Agesc continua: <em>“È evidente che il mantenimento e lo sviluppo del sistema paritario risulta una voce a favore dello Stato, in quanto attua un vero e proprio <strong>sistema sussidiario</strong> all’incontrario”</em>.</p><p>Ringraziando la pia Colombo per la provvidenziale indicazione di come risolvere la crisi e cercando di non annoiare con la disamina di quanto lo Stato spende per ciascun alunno di scuola statale e paritaria (oggettivamente di più nella prima), vorrei osservare che <strong>non è questo il punto</strong>. I dati vanno letti correttamente: l’Agesc si riferisce al bilancio (parziale) dello Stato e non a quello (complessivo, non formalizzato, ma reale) della Nazione, intesa come insieme di cittadini e di famiglie. Se tutti ci pagassimo sanità e scuola privata, lo Stato avrebbe un enorme avanzo di bilancio. Chi manda i figli alle paritarie, se non le evade, paga sia le tasse – che finanziano anche la scuola pubblica – sia la retta. Lo studente paritario costa meno allo Stato perché <strong>costa di più alle famiglie</strong>. Meglio: a quelle che se lo possono permettere.</p><p>Il problema è dunque decidere se istruzione e sanità siano<strong> diritti costituzionali per tutti</strong>, principi fondanti la nostra società e se lo Stato consideri imprescindibile perseguirli e sostenerli; o se invece siano uno spreco. Colombo suggerisce la seconda interpretazione. Se abolissimo istruzione, sanità, difesa, giustizia, assistenza agli anziani e continuassimo a far pagare le tasse, lo Stato andrebbe subito in attivo. Colombo sarebbe soddisfatta? Mi auguro di no, considerata la sua fede. Non bisogna poi dimenticare che in molti casi questo tipo di ragionamento suggerisce in modo implicito che mandare i figli alla paritaria dovrebbe implicare l’esenzione dalle tasse per la pubblica: meno tasse, chi può si paga la scuola di serie A, e chi non può va in quella di serie B.</p><p>La formula proposta da Colombo – oltre che di facile impatto immediato, ma <strong>profondamente scorretta</strong> – porta a una società disomogenea, che determina diritti e doveri dei cittadini in base a censo e a potere d’acquisto di chi li esercita. Che fine ha fatto la morale cattolica? Inviterei Colombo, anziché a strumentalizzare le esigenze di bilancio per portare acqua al mulino della scuola paritaria confessionale, a riflettere sulla necessità di contrastare la lotta all’evasione che – ne sono certa – si annida anche tra coloro che mandano i figli alla paritaria cattolica. E a pensare un po’ di più alle esigenze di equità, di giustizia e – persino! – di carità cristiana.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/scuole-per-pochi-con-i-soldi-di-tutti/182303/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Poco media, molto inferiore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/poco-media-molto-inferiore/181229/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/poco-media-molto-inferiore/181229/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Jan 2012 16:41:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[accesso]]></category> <category><![CDATA[equità]]></category> <category><![CDATA[istituti comprensivi]]></category> <category><![CDATA[Istruzione]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[rapporto fondazione agnelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/poco-media-molto-inferiore/181229/</guid> <description><![CDATA[Il Rapporto della Fondazione Agnelli sulla scuola in Italia, appena pubblicato, conferma dati noti: ad alimentare la dispersione scolastica è la media. Da sempre anello debole del sistema di istruzione, la secondaria di primo grado registra e spesso rende definitiva la correlazione tra condizioni socio-culturali ed esiti, ancora contenuta nella primaria: gli studenti con genitori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.fga.it/home/focus/article/rapporto-sulla-scuola-in-italia-2011-presentazione-a-roma-il-29-novembre-335.html" target="_blank">Rapporto della Fondazione Agnelli</a> sulla scuola in Italia, appena pubblicato, conferma dati noti: ad alimentare la dispersione scolastica è la<strong> media</strong>. Da sempre anello debole del sistema di istruzione, la secondaria di primo grado registra e spesso rende definitiva la correlazione tra<strong> condizioni socio-culturali ed esiti</strong>, ancora contenuta nella primaria: gli studenti con genitori con la licenza media rischiano un ritardo scolastico infatti quattro volte più dei figli di laureati.</p><p>È tradito il mandato che <strong>la Costituzione affida alla scuola</strong>: “<em>È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese</em>”. È sconfessata la grandiosa idea di scuola come<strong> ascensore sociale</strong>, concepita nel 1962 con la “media unica”, termine dell’obbligo scolastico, per garantire a tutti lo stesso diritto all’apprendimento fino a 13 anni. Qualcosa non ha funzionato, invece: le carenze che diventano incolmabili nelle superiori hanno origine proprio in una fascia di età – la pre-adolescenza – che richiederebbe il massimo di cura.</p><p>Nel 2007, ultimo anno del giudizio sintetico alle scuole medie (ottimo, distinto, buono, sufficiente) la somma delle prime due valutazioni era inferiore al numero di sufficienti. Con evidenti conseguenze sui più “vulnerabili”: i ragazzi italiani in ritardo sono l’ 11,6 % della popolazione scolastica, i migranti il 42,5 %. Il maggior ritardo alle superiori, con il 24,4 % degli italiani e ben il 71,8 % degli stranieri. Il 40,7 % dei giovani migranti è nell’istruzione professionale, il 37,6 % in quella tecnica, mentre gli italiani sono rispettivamente il 19,9 % e il 35 %: la scuola media sembra aver rinunciato a <strong>ogni funzione orientativa</strong> per traghettare nei vari segmenti delle superiori destini socialmente determinati – quando ciò avviene. Gran parte dei sufficienti, migranti o no, sono confluiti nella zona più debole della scuola superiore, dove si concentrano condizioni sociali più svantaggiate e si accumula il ritardo maggiore.</p><p>La primaria è caratterizzata da<strong> metodi didattici e pedagogici </strong>fondati su esperienza, tempi distesi, costruzione di rapporti sociali e affettivi significativi, alla base di ogni apprendimento. Alle medie, cambiamento repentino: parcellizzazione in materie, prevalenza di lezioni frontali, indebolimento della relazione affettiva per il moltiplicarsi delle figure di riferimento. Considerati efficaci in Europa, negli ultimi dieci anni si sono diffusi anche da noi gli <strong>istituti comprensivi</strong>, idea fertile e promettente di unire istituti di ordinamenti contigui – scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado – concepiti come luogo di consistenza/convivenza di identità culturali/professionali diversificate: unico POF, organi collegiali unici, unica dirigenza. I comprensivi possono essere la massima espressione di autonomia didattica e organizzativa, sperimentazione, sviluppo e ricerca, sinergie con il territorio.</p><p>Sono una tipologia di scuola nata per esigenze gestionali, che può avere però anche importanti valenze metodologiche e introdurre <strong>curricula davvero verticali</strong>. È una prospettiva che non può essere ridotta a manovra di risparmio, come invece prevede la L. 111/11 “<em>Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria</em>”: tutte le istituzioni scolastiche del 1° ciclo dovranno essere accorpate; nuovi e vecchi istituti comprensivi dovranno avere <strong>almeno 1000 alunni</strong>; le istituzioni scolastiche con meno di 500 alunni non potranno avere un dirigente titolare e un direttore amministrativo, ma saranno affidate in reggenza. Contrazione di circa 3.180 posti per i presidi (-30 %), 1.130 per i direttori amministrativi (-11 %) e 1.100 per gli assistenti amministrativi. Riduzione di spesa per la rete scolastica: 200 milioni l’anno. In novembre la legge di stabilità ha alzato da 500 a 600 il numero di alunni che garantisce un dirigente di ruolo. Salgono così a 3.138 dalle 1.812 previste dai precedenti parametri le scuole da accorpare (dati <em><a href="http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/hp.cgi" target="_blank">Tuttoscuola</a></em>).</p><p>La Scuola della Repubblica non può ridurre <strong>l’equità all’accesso</strong>, deve garantire il successo formativo; e la crisi della media non può essere risolta a suon di tagli. Tanto più che i suoi docenti sono i più vecchi: 52,1 anni l’età media. E sono anche i più instabili: il 35 % non resta per più di due anni sulla stessa cattedra. Annunciando i prossimi concorsi, <strong>Profumo ha detto</strong>: «Voglio riaprire la scuola ai docenti giovani ed evitare di bloccare una generazione di neolaureati che oggi non ha alcuna possibilità di ottenere una cattedra», ma intanto l’unica cosa certa a norma di legge è l’innalzamento dell’età pensionabile del personale.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 3 Gennaio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/poco-media-molto-inferiore/181229/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Chi ostacola la salvezza del Paese?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/ostacola-salvezza-paese/180861/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/ostacola-salvezza-paese/180861/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Jan 2012 11:27:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Zen]]></category> <category><![CDATA[insegnanti]]></category> <category><![CDATA[Marina Boscaino]]></category> <category><![CDATA[studenti]]></category> <category><![CDATA[vacanze]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180861</guid> <description><![CDATA[Non si riesce a capire se lo fanno per assurgere agli onori della cronaca per qualche istante o per pura volontà di provocazione. Eppure Giovanni Zen il suo momento di notorietà lo ha già avuto, essendo stato parlamentare della XII legislatura, dal 1994 al 1996, nelle file del Partito Popolare Italiano. Se il suo intento...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non si riesce a capire se lo fanno per assurgere agli onori della cronaca per qualche istante o per pura volontà di provocazione. Eppure <strong>Giovanni Zen</strong> il suo momento di notorietà lo ha già avuto, essendo stato <a href="http://storia.camera.it/deputato/giovanni-zen-19580120/gruppi#nav">parlamentare della XII legislatura</a>, dal 1994 al 1996, nelle file del Partito Popolare Italiano.</p><p>Se il suo intento fosse stato quello di generare un po’ di maretta in un mondo della scuola reduce da uno dei periodi più bui della sua storia, il preside Zen è riuscito nel suo obiettivo. Dirigente scolastico del<strong> liceo Brocchi di Bassano del Grappa</strong>, ipertrofico della comunicazione (<a href="http://circolari.liceobrocchi.vi.it/scuoleinrete/brocchi_bassano/circolari.nsf" target="_blank">42 circolari</a> in 18 giorni di scuola; con picchi di 6 circolari in un solo giorno il 6 dic. e di 5 circolari sia il 20 che il 22), è componente della <em>Delivery Unit</em> nazionale che coordina le sperimentazioni delle principali innovazioni organizzative, metodologiche e didattiche degli istituti tecnici. Una delle numerose circolari, peraltro, <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2011/19-dicembre-2011/prof-non-date-confidenza-studenti-facebook-1902584939253.shtml" target="_blank">pontifica sull’uso di Facebook</a>, tema su cui mi è già capitato di intervenire <a href="http://www.pavonerisorse.it/quaderno/adista966.png" target="_blank">altrove</a>.</p><p>Evidentemente, però, Zen non è pago di questa sua indefessa attività: qualche giorno fa si è preoccupato di far pervenire ai docenti italiani &#8211; non più via circolare con risonanza mediale, ma direttamente dalle pagine di un quotdiano &#8211; alcune irrinunciabili <a href="http://www.tecnicadellascuola.it/allegati/documenti/Articoli/giornale_vicenza_28122011_copy1.pdf" target="_blank">indicazioni</a> su come impiegare utilmente i giorni di cui usufruiscono in occasione della sospensione delle attività didattiche prevista dal calendario scolastico.</p><p>“Queste giornate di vacanza per gli studenti &#8211; esordisce Zen &#8211; per i  docenti in realtà non dovrebbero essere di vacanza. Non essendo giorni  di ferie, tutti dovrebbero essere in servizio, nonostante la pausa delle  lezioni”. Dunque “vista la possibilità da parte dei docenti e dei  presidi di un periodo di vacanza anche senza essere in ferie”, vengono  offerti degli “stimoli di riflessione, in vista di una ricaduta sul  lavoro di classe con gli studenti”.  “Ho notato &#8211; scrive Zen &#8211; anche in  molti giovani docenti, una cosa che da tempo mi sta facendo riflettere:  trovo troppi professori che si limitano ad eseguire il proprio lavoro  secondo un profilo minimalista, senza entusiasmo, senza quella grinta  educativa che i nostri studenti attendono come la manna”. <strong>In perfetto  spirito natalizio</strong>, Zen ci invita a far tesoro del beneficio che lo Stato  ci concede – quello delle vacanze gratis, appunto, concetto  fastidiosamente ribadito a più riprese nell’intervento del Catone di  Vicenza – raccogliendoci a meditare sul “senso del proprio servizio ai  ragazzi di oggi”.</p><p>Il <a href="http://www.tecnicadellascuola.it/allegati/documenti/Articoli/giornale_vicenza_28122011_copy1.pdf" target="_blank"><em>link</em> all’articolo di Zen</a> &#8211; come qualcuno avrà già visto attivandolo &#8211; contiene anche l’efficace replica del marito di un’insegnante di scuola primaria, ma anch&#8217;io voglio dire qualche cosa.</p><p>Mi trovo – come tutti i miei colleghi – a sfruttare, immoralmente, a quanto pare, la generosa regalia che lo Stato concede alla privilegiata casta di lavoratori di cui faccio parte. Trascorro, ancor più immoralmente, alcuni giorni in un viaggio di piacere. Nel mio bagaglio ci sono 90 compiti di  Italiano (saggi brevi e temi di letteratura) e 28 compiti di latino che devo correggere.</p><p>Ma non è questo il punto. Continuo ad essere perfettamente consapevole che stendere l’asfalto sull’autostrada sia un lavoro decisamente più usurante. E, del resto, non c’è necessità di autogiustificazione da parte di chi svolge costantemente e doverosamente la propria mansione con impegno e anche con quel senso del proprio mandato su cui – ce lo consenta Zen – riflettiamo<strong> quotidianamente</strong>, anche senza il suo invito.</p><p>Vorrei piuttosto richiamare l’attenzione sull’incipit dell’intervento del castigamatti palladiano: “<em>Questo Paese, ha ripetuto più volte il Consiglio dei Ministri </em><em>(sic!)</em> Mario Monti, o si salva tutti assieme o non si salva. Il che significa che ognuno deve fare la propria parte. Togliendo anzitutto le incrostazioni, cioè le cose che non vanno e le contraddizioni più o meno mascherate. Resta poi il grande tema dell&#8217;equità, quindi della giustizia sociale. Che è domanda di una politica in senso alto, pulito, trasparente. Anche la scuola può e deve fare la propria parte”.</p><p>La Scuola, per Sua informazione, nella propria parte migliore e prevalente, ha fatto, fa e farà la propria parte senza imbeccate provocatorie: reggendo l’impatto con aggressioni formali e sostanziali di cui fino a un mese fa è stata bersaglio; continuando a svolgere un lavoro occulto <strong>perché non quantificabile</strong>, nonostante i magri salari, bloccati ancora a lungo; bilanciando – nei tempi e nei modi che le sono consentiti – il disvalore esterno con attività e insegnamento, contenuti e modalità di relazione “vetero” per alcuni, impavidamente e coraggiosamente controcorrente per altri.</p><p>Nel Paese dell’evasione fiscale, della collusione mafiosa, della clamorosa disomogeneità nella distribuzione della ricchezza, dei privilegi della casta non siamo certo noi insegnanti, Giovanni Zen, ad ostacolare la salvezza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/ostacola-salvezza-paese/180861/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Profumo al primo giorno di scuola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/profumo-al-primo-giorno-di-scuola/180443/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/profumo-al-primo-giorno-di-scuola/180443/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:15:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[investimenti]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/profumo-al-primo-giorno-di-scuola/180443/</guid> <description><![CDATA[Il 16 dicembre l’Istat ci informa che gli studenti iscritti alla nostra scuola sono 8.968.063. Numero in costante aumento, per via dello spostamento in Italia di migranti. Un dato da tener presente, coniugandolo da una parte con i risultati delle manovre economiche degli ultimi anni – che hanno abbattuto costi ma anche investimenti sulla scuola,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 16 dicembre l’Istat ci informa che gli studenti iscritti alla nostra scuola sono 8.968.063. Numero in costante aumento, per via dello spostamento in Italia di migranti. Un dato da tener presente, coniugandolo da una parte con i risultati delle<strong> manovre economiche</strong> degli ultimi anni – che hanno abbattuto costi ma anche<strong> investimenti sulla scuola</strong>, oltre a innalzare il rapporto tra alunni e docenti nelle classi – e dall’altra con la mancanza di una formazione diffusa e approfondita per il personale.</p><p>Accogliere quei ragazzi vuol dire creare anche per loro le condizioni di <strong>spendere la propria cittadinanza consapevolmente</strong>, una volta usciti da una scuola che li abbia integrati in un ambiente davvero interculturale. Vuol dire gettare le basi affinché l’Italia divenga un Paese più civile, coeso, in cui la convivenza democratica non sia tolleranza e tanto meno omologazione. Scommettere su questa opportunità è l’investimento per il futuro. D’altro canto, che la scuola italiana soffra di problemi profondi e trascurati da tempo lo dimostra la varietà di interventi e di priorità stabilite da<strong> Profumo</strong> in un solo mese di mandato. Aspettando che il ministro ci informi – nella logica di rendicontazione e trasparenza che tanto gli sta a cuore – delle conseguenze della ‘riforma’ Gelmini: livello degli apprendimenti degli studenti, professionalità dei docenti, efficacia ed efficienza dei risultati, apprezziamo che sia stata resa pubblica la <strong>banca-dati del MIUR</strong> (La scuola in cifre), oscurata per tre anni da chi l’ha preceduto e dai suoi strateghi della comunicazione.</p><p>Profumo è intervenuto a più riprese – non ultimo il Forum di Repubblica – a definire la propria linea di intervento. Idee precise, un ‘progetto’ che entra nel merito della scuola e che conforta, dopo anni di orientamento a senso unico: tagliare. A cominciare dalla gestione di un miliardo e trecento milioni di fondi europei per le scuole del Sud. Annunciando la prossima pubblicazione della sempre promessa e mai realizzata <strong>Anagrafe dell’Edilizia Scolastica</strong>, il ministro ha insistito sulla necessità di riqualificare almeno 1.620 edifici bisognosi di interventi (il 54 % di quelli nella lista nera). Oltre il 60 % degli edifici è stato costruito prima del 1974, il 36,5 % necessita di manutenzione urgente, un misero 10 % è costruito con criteri antisismici e solo il 54 % possiede il certificato di agibilità. Si tratta senza dubbio di una priorità assoluta: la sicurezza di studenti e lavoratori. Poi <strong>innovazione e scuola 2.0</strong>: classi digitali e banda larga negli istituti, con incremento delle <strong>Lavagne Interattive Multimediali</strong>. Matematica e laboratori di scienze, materie nelle quali gli studenti italiani si rivelano deboli anche nei risultati dei test internazionali.</p><p>È vero, come dice il ministro, che dal punto di vista tecnologico la scuola nel nostro Paese è rimasta <strong>vecchia di un secolo</strong>. Ma considerare prioritaria questa arretratezza rischia di essere un’opzione ottimistica e velleitaria, che <strong>poco tiene conto di</strong> <strong>altri gap, ben più drammatici</strong>. Gli esempi virtuosi di alcune scuole italiane non possono far dimenticare le condizioni generali della maggior parte degli istituti, che – come gli apprendimenti di lingua italiana e di letto-scrittura a loro volta testati in Europa – sono ridotte ai minimi termini. Ha senso occuparsi di ottimizzare condizioni già positive e trascurare l’ordinaria amministrazione, la quotidianità che regge la crisi solo grazie alla buona volontà di molti operatori della scuola? “<em>La scuola tagliata</em>” di Iacona, solo nel 2010, attirò per qualche giorno l’attenzione sulle condizioni di tante realtà. Tutto dimenticato. Eppure quelle scuole sono là, rimaste come furono riprese.</p><p>La valutazione, altra significativa priorità del ministro, svincolata da criteri di premialità arbitraria e invece legata alla definizione di interventi costruttivi di miglioramento, deve diventare <strong>cultura della scuola</strong>. Ma di una scuola messa tutta nelle condizioni di essere valutata, dal Friuli alla Calabria: sradicando abitudini negative, dissuadendo comportamenti non professionali, e quindi creando condizioni di autentica omogeneità del sistema. Largo ai giovani e nuovi concorsi: siamo tutti d’accordo. Ma ancora non si capisce quale relazione vi sia tra gli 80 mila posti tagliati negli ultimi tre anni, l’aumento degli alunni per classe, i pensionamenti posticipati e la preventivata ondata di selezioni pubbliche. Insomma, pur non volendo cavalcare il disfattismo di professione e avendo – reduci dai fasti gelminiani – la certezza che “cchiù nero d’a notte nun po’ venì”, la sequenza di annunci degli ultimi giorni lascia un po’ disorientati.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 29 Dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/profumo-al-primo-giorno-di-scuola/180443/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Insegnanti: gioventù bruciata?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/28/insegnanti-gioventu-bruciata/180372/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/28/insegnanti-gioventu-bruciata/180372/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Dec 2011 15:19:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Francesco Profumo]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[insegnanti]]></category> <category><![CDATA[Marina Boscaino]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180372</guid> <description><![CDATA[Possesso del dottorato di ricerca nelle materie individuate dalla nota di Luigi Fiorentino, capo di gabinetto del ministro Profumo (Nuovi media, E-Government, Open Data, Social Innovation); e non aver compiuto 40 anni di età. Questi i prerequisiti per presentare entro il 15 gennaio la domanda corredata dal curriculum vitae per partecipare alla selezione dei collaboratori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Possesso del dottorato di ricerca nelle materie individuate dalla nota di Luigi Fiorentino, capo di gabinetto del ministro <strong>Profumo</strong> (Nuovi media, E-Government, Open Data, Social Innovation); e non aver compiuto 40 anni di età. Questi i prerequisiti per presentare entro il 15 gennaio la domanda corredata dal curriculum vitae per partecipare alla<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=27295">selezione dei collaboratori del ministro dell&#8217;Istruzione</a></span></strong>. In un criterio di apprezzabile trasparenza, gli incarichi – si legge nella nota – vengono  conferiti <em>“per la prima volta previo avviso pubblico e conseguente valutazione comparativa dei curricula, sia per garantire la piena applicazione del principio di trasparenza sia per assicurare l&#8217;elevata e qualificata professionalità dei soggetti cui verrà conferito l&#8217;incarico, selezionati nell&#8217;ambito di un&#8217;ampia rosa di candidature</em>&#8220;. Non manca nulla: decorrenza dei 6 incarichi e trattamento economico.</p><p>Dopo quello di Matteo Renzi – che è giovane, ma talmente giovane che sulla sua patente ha la foto dell’ecografia (grazie Crozza!) &#8211; ecco la dilagante ondata di <strong>giovanilismo a rischio di demagogia</strong> di Francesco Profumo. Sa il ministro che a 40 anni oggi, grazie alle politiche di “flessibilizzazione” delle condizioni di lavoro, nel campo della ricerca si è appena svezzati, così come in quello dell’insegnamento scolastico, dove l’età media del personale è di 47 anni?</p><p>Non mi si fraintenda: sono felice che qualcuno si preoccupi delle sorti dei giovani in questo Paese. Ma l’iniziativa mi sembra fare il paio con l’annuncio di qualche giorno fa, relativo al futuribile, tutto da costruire e già contestato <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/scuola-nuovi-bandi-entro-2012-profumo-riaprire-concorsi-presto/178618/" target="_blank">maxi concorso</a></span></strong>, il cui scopo introdurre una leva di insegnanti giovani, ciò di cui la scuola ha bisogno.</p><p>L’annuncio è stato fatto senza considerare il fatto che negli ultimi 3 anni sono stati tagliati circa <strong>80 mila posti di lavoro</strong> per docenti. E in contraddizione almeno aritmetica &#8211; se non politica &#8211; con il fatto che l’unica certezza attuale giuridica è la messa in atto di un processo di invecchiamento del personale, in virtù dell’innalzamento dell’età pensionabile.</p><p>Forse, prima di improvvisare esternazioni entusiastiche ed entusiasmanti e di innescare aspettative frustranti, sarebbe stato opportuno avere – e poter fornire, proprio in nome della evocata necessità di trasparenza &#8211; un quadro concreto dei posti davvero disponibili. E, soprattutto, annunciare anche la volontà di mettere i <strong>“precari”</strong>, che attendono da anni l’opportunità di stabilizzare la propria condizione e che sono invecchiati contribuendo a far funzionare il sistema scolastico, nelle condizioni di emanciparsi da una condizione che non è solo lavorativa, ma esistenziale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/28/insegnanti-gioventu-bruciata/180372/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il senso critico ha ancora piena cittadinanza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/il-senso-critico-ha-ancora-piena-cittadinanza/167765/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/il-senso-critico-ha-ancora-piena-cittadinanza/167765/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:19:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[micromega]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[precarietà]]></category> <category><![CDATA[programma di governo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167765</guid> <description><![CDATA[La situazione economica è tanto difficile, quella politica tanto confusa e caratterizzata da continue polemiche, l&#8217;interesse generale tanto compromesso, che pochi sembrano comprendere che la scuola della Repubblica, la scuola dell&#8217;inclusione e della promozione sociale, della cultura e del senso critico è in uno dei momenti più difficili della sua storia, se non nel più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La situazione economica è tanto difficile, quella politica tanto confusa e caratterizzata da continue polemiche, l&#8217;interesse generale tanto compromesso, che pochi sembrano comprendere che la scuola della Repubblica, la scuola dell&#8217;inclusione e della promozione sociale, della cultura e del  senso critico è in uno dei momenti più difficili della sua storia, se non <strong>nel più difficile</strong>.</p><p>Certo è la prima volta che un governo la considera e la tratta non come luogo di garanzia per tutti i cittadini, ma come serbatoio di risparmio forzato e forzoso, manifestando un&#8217;aperta e indiscriminata ostilità non solo verso chi ci lavora, ma nei confronti dei principi costituzionali che la fondano e la regolano.</p><p>Questa è stata la ragione fondamentale, insieme al prestigio della rivista e di chi la dirige, che mi ha spinto a cimentarmi a immaginare un insieme di provvedimenti per la scuola, nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa di MicroMega “<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/micromega-72011-il-programma-dellaltraitalia-il-sommario-del-nuovo-numero-in-edicola-e-libreria-da-martedi-25-ottobre/" target="_blank">Un programma per l&#8217;AltraItalia</a>”, che vuole dimostrare che “dall&#8217;esperienza dei movimenti civici è facilmente articolabile un concreto programma di governo, capace di aggredire i mali storici del paese e di realizzare l&#8217;alternativa radicale che tutti sentono necessaria ma troppi ritengono utopistica”. E così ho ragionato su ordinamenti, contenuti, temi e spazi della scuola, laicità, innalzamento dell&#8217;obbligo scolastico, reclutamento e formazione degli insegnanti, innovazione.</p><p>E poi ho letto avidamente i contributi degli altri autori: Gallino sulle politiche industriali, Tinti contro l&#8217;evasione fiscale, Rodotà in merito ai diritti fondamentali, Alleva contro la precarietà, Landini per la democrazia sindacale, Travaglio sulla riforma della giustizia penale, Spinelli sull&#8217;Europa, Scarpinato contro i poteri criminali, per citarne solo alcuni. Mi sono così trovata di fronte a una <strong>lucidissima mappa </strong>dei problemi fondamentali dell&#8217;Italia attuale e soprattutto di fronte al fatto che siamo in grado di costruirci una rappresentazione delle possibili soluzioni autenticamente svincolata dalle retoriche e dai luoghi comuni del “pensiero inerziale” a cui troppi continuano a fare ricorso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/il-senso-critico-ha-ancora-piena-cittadinanza/167765/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>La Gelmini ricomincia da tre</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/09/ricomincia-da-tre/163115/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/09/ricomincia-da-tre/163115/#comments</comments> <pubDate>Sun, 09 Oct 2011 15:11:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[proteste studenti]]></category> <category><![CDATA[riforma università]]></category> <category><![CDATA[tunnel Gelmini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163115</guid> <description><![CDATA[Il 19 aprile 2011 – meno di 6 mesi fa – Gelmini, piuttosto piccata per l’incalzare di Floris, testualmente affermava: “Non ci sono tagli agli organici”. Oggi, un dietrofront clamoroso. Evidentemente il ministro è ancora una volta determinata ad avallare strategie altrui: prima esecutrice acritica – anzi compiacente – del taglieggio della scuola pubblica; ora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 19 aprile 2011 – meno di 6 mesi fa – Gelmini, piuttosto piccata per l’incalzare di Floris, testualmente affermava: “Non ci sono tagli agli organici”.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/U2snzFQkkm0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Oggi, <strong>un dietrofront clamoroso</strong>. Evidentemente il ministro è ancora una volta determinata ad avallare strategie altrui: prima esecutrice acritica – anzi compiacente – del taglieggio della scuola pubblica; ora sollecito contributo alla rapida rottamazione (senza rimpianti) di Tremonti, licenziando su “Repubblica” un’<a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/10/09/news/gelmini-22924331/" target="_blank">intervista</a>, in cui contraddice tutto quanto è andata pontificando dal maggio del 2008 a ieri. Leggere per credere: <em>Sic transit gloria mundi</em>.</p><p>Improvvisamente apprendiamo che avevamo ragione: in 3 anni sono stati davvero tagliati <strong>80mila insegnanti</strong>. Quando lo denunciavamo non eravamo dunque pericolosi sovversivi, nostalgici sessantottini. Né lamentele, ricorsi, condizioni proibitive di lavoro, violazione del diritto di apprendimento dei ragazzi sono invenzioni di qualche mente fantasiosa. Fantasiose continuano piuttosto ad essere le risposte nel merito alle inadempienze di cui il ministro rifiuta l’addebito: tunnel Cern-L’Aquila, manipolazione dei dati sulle bocciature, scandalo dei test per la prova preselettiva per il concorso da preside. Dove la commissione “esterna” si rivela essere composta in grandissima prevalenza da personale interno all’amministrazione scolastica in libera &#8211; e strumentale &#8211; uscita.</p><p>Fantasiosa, infine, è – e lo proveranno i fatti – <strong>la dichiarazione di “ascolto”</strong> nei confronti degli studenti che legittimamente continuano a manifestare per il disastro delle “riforme” di scuola e università firmate Gelmini.</p><p>Ciò che non stupisce &#8211; perché perfettamente in linea con l’impermeabile autoreferenzialità dell’immeritevole ragazza di Leno: da Brescia a Reggio Calabria per sostenere (e passare) l’esame da avvocato &#8211; è la risposta all’ultima domanda: <strong>Ha mai pensato di dimettersi, ministro Gelmini?</strong><br /> &#8220;Mai&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/09/ricomincia-da-tre/163115/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>69</slash:comments> </item> <item><title>Il tunnel dell&#8217;Istruzione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/il-tunnel-dellistruzione/159802/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/il-tunnel-dellistruzione/159802/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Sep 2011 16:51:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[concorso per dirigenti scolastici]]></category> <category><![CDATA[geografia]]></category> <category><![CDATA[Istruzione]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[presidi]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[tunnel]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=159802</guid> <description><![CDATA[Quello dei cervelli in fuga è un grave problema per il nostro Paese. Ancor più grave sembra quello dei cervelli che, ahimé, rimangono qui, specie se diventano ministro dell’Istruzione. Celebrando la recente scoperta scientifica fatta nei giorni scorsi al Cern di Ginevra, Gelmini – entusiasta ma incauta – si è abbandonata a un’esternazione in forma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quello dei cervelli in fuga è un grave problema per il nostro Paese. Ancor più grave sembra quello dei cervelli che, ahimé, <strong>rimangono qui</strong>, specie se diventano ministro dell’Istruzione. Celebrando la recente scoperta scientifica fatta nei giorni scorsi al Cern di Ginevra, Gelmini – entusiasta ma incauta – si è abbandonata a un’esternazione in forma di <a href="http://www.istruzione.it/web/ministero/cs230911" target="_blank">Comunicato Stampa</a> che (se non fosse frutto di ignoranza e dilettantismo addirittura peccaminosi per un ministro dell’Istruzione) rappresenterebbero la seconda clamorosa scoperta della settimana, soprattutto nel Paese dei noTav:  “Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.  Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l&#8217;esperimento, l&#8217;Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro”. <em>Also sprach Mary Sta</em>r. Un’abbinata sensazionale di fantasia sbrigliata e inadeguatezza istituzionale. Il tunnel <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/i-neutrini-del-cern-piu-veloci-della-luce-lelogio-della-gelmini-per-il-tunnel-che-non-ce/159769/" target="_blank">non esiste</a>.</p><p style="text-align: center;"><p style="text-align: center;"><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/q0Jf2aoj2z0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p style="text-align: left;">Gelmini, invece, sì e dobbiamo tenerci questa incauta rappresentante dell’ignoranza impudica che ci governa. Una prospettiva da prendere in considerazione per il ministro potrebbe essere formulare l’affermazione in forma di domanda ed infilarla nelle batterie dei 5000 quiz recentemente pubblicate dal Miur, tra cui verranno selezionate le domande da Rischiatutto per la prova preselettiva del concorso per dirigenti scolastici (presidi). Infatti, se Mike Bongiorno e i suoi collaboratori erano puntuali e seri nella preparazione dei quesiti, non altrettanto lo sono stati gli anonimi (un&#8217;operazione di selezione di cui nessuno si prende la responsabilità culturale diretta è perfettamente in linea con la considerazione del ministro per il personale della scuola) che si sono cimentati per il Miur: <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/09/05/news/la_situazione_grave_e_dal_ministero_nessuna_risposta-21263520/" target="_blank">i quiz </a><a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/09/05/news/la_situazione_grave_e_dal_ministero_nessuna_risposta-21263520/"> letteralmente </a><a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/09/05/news/la_situazione_grave_e_dal_ministero_nessuna_risposta-21263520/">pullulano di errori e refusi</a>, oltre a proporre tematiche completamente inadeguate a valutare le competenze di un aspirante preside e a suggerire non velate forme di<strong> propaganda governativa</strong>. Cosa volete che cambi, quindi, una domanda sui 732 chilometri di tunnel fantasma che, nell’immaginazione di Gelmini, collegherebbero il Gran Sasso con Ginevra?  Magari, esattamente come è successo con la continua evocazione dell’azienda (così spesso nei quiz si identifica la scuola), qualcuno potrebbe crederci davvero…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/24/il-tunnel-dellistruzione/159802/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>26</slash:comments> </item> <item><title>A scuola di speranza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/a-scuola-di-speranza/155493/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/a-scuola-di-speranza/155493/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Sep 2011 13:43:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[sciopero generale]]></category> <category><![CDATA[scuola pubblica]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155493</guid> <description><![CDATA[Il Direttore mi ha chiesto di scrivere con un po’ di speranza. Certo, capisco: da molto tempo ormai i miei pezzi sembrano bollettini di guerra più che commenti sulla scuola. Eppure chiunque si occupi – come me, come tanti – di politiche scolastiche da anni; chi si tenga informato sulle sorti del nostro sistema di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/20110906_366529.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/20110906_366529.jpg?47e3a5" alt="" /></a>Il Direttore mi ha chiesto di scrivere con un po’ di speranza. Certo, capisco: da molto tempo ormai i miei pezzi sembrano bollettini di guerra più che commenti sulla <strong>scuola</strong>. Eppure chiunque si occupi – come me, come tanti – di politiche scolastiche da anni; chi si tenga informato sulle sorti del nostro sistema di istruzione senza subire passivamente la (dis)informazione di governo; chi, infine, soltanto lavori a scuola sa che non si tratta di pessimismo cosmico, ma della consapevolezza che<strong> abbiamo toccato il fondo</strong>, in una parabola discendente iniziata ormai più di 10 anni fa. Basta guardare qualsiasi rassegna stampa specializzata.</p><p>La buona notizia è che siamo ancora tutti qui, con voglia di esserci e di fare, chi più chi meno. La buona notizia è che molti di noi continuano a considerare questo lavoro non una sinecura, cui destinare il minimo sforzo di una professionalità ormai acquisita, che potrebbe agire “con la mano sinistra”, ma <strong>impegno di vita</strong>, cui profondere energie, studio, capacità relazionale; la buona notizia, infine, è che continuano ad esserci i ragazzi, che – al di là di mistificazioni romantiche e giovanilistiche – riescono talvolta a spiazzare anche il più ostinato disfattismo e a restituire qualcosa di buono, qualcosa di bello.</p><p>Tre buone notizie, dunque: un fatto straordinario, considerate le condizioni in cui si apre l’anno scolastico. Nonostante la fase che stiamo vivendo e la propaganda, che ci vorrebbe pacificati e soddisfatti davanti al costernante progetto di impoverimento della scuola, dialoganti e propositivi davanti alla più esplicita chiusura al dialogo e al confronto, esiste ancora motivazione. La scorsa settimana l’immeritevole <strong>Gelmini </strong>ha inaugurato in conferenza stampa l’anno scolastico (che parte, nelle prime regioni, il 12 settembre): per i 7.830.650 studenti iscritti sarà<em> “regolare”</em>.</p><p>Come nelle migliori tradizioni della manipolazione linguistica cui siamo assuefatti, numeri in libertà, per illustrare “le magnifiche sorti e progressive” della scuola italica. Tutti con il segno più, a rimarcare strategie vincenti, a dimostrare che tutto è stato fatto come si doveva, a cominciare dai primi passi nel 2008, quando – senza saper né leggere né scrivere (è quasi il caso di prendere l’affermazione alla lettera) – il neoministro accolse la richiesta di Tremonti di <em>“razionalizzare e semplificare”</em>: ovvero,<strong> meno 140 mila posti di lavoro</strong>. Sono però parole  volatili, a iniziare dalla sbandierata immissione in ruolo di 30 mila insegnanti (una di 63 anni, a cui “per fortuna” è stata alzata di recente l’età pensionabile) e 36 mila Ata, senza dire che anche quest’anno saranno 19.700 i docenti e 14.500 gli Ata in meno. E soprattutto che le immissioni sono solo intenzioni, perché saranno vagliate da Tremonti, notoriamente disponibile alle esigenze della scuola. Non una parola sulla manovra aggiuntiva che – nel gioco delle 3 carte delle ultime settimane – mantiene inalterati i tagli agli Enti Locali: mancate risorse per edilizia scolastica, diminuzione di servizi, danni soprattutto a scuola dell’infanzia e primaria.</p><p>L’improbabile realtà da Mulino Bianco, costruita su affermazioni implausibili, rimuove le piogge di ricorsi, le scuole di Cosenza impossibilitate ad aprire per mancanza di personale Ata, le reti di solidarietà e di mobilitazione che si vanno creando contro la “cura da cavallo” somministrata alla scuola italiana: <strong>disagio a valanghe</strong>. A Palermo è riuscito perfino il miracolo di unire nel comitato Insieme per la scuola appartenenze politiche e sindacali trasversali:  Pd, Sel, Pdci, Cgil, Cobas.</p><p>L’anno inizia con una serie di date drammatiche: oggi <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/sciopero-cgil-cortei-in-cento-piazze-italiane/155585/" target="_blank">sciopero generale</a></span></strong> della Cgil, contro la manovra che condanna il Paese alla recessione e alla disgregazione sociale, depressiva e iniqua; 7 ottobre sciopero Unicobas; 15 ottobre “giornata dell&#8217;indignazione” dei Cobas. Gelmini continua a far finta di nulla e a raccontarci la migliore delle scuole possibili: a colpi di accorpamenti, contrazioni, tagli, negazione di diritti. Perseverano con le fandonie, non paghi della “favola bella” che hanno tentato di propinarci fino a poco tempo fa. E che ci ha portato sull’orlo del baratro.</p><p>Ecco, caro Direttore: il nostro anno scolastico si apre così. Per me, in particolare, con un nuovo inizio: la  scuola presso cui ho chiesto trasferimento, considerando che nel liceo dove ho insegnato per anni avrei rischiato di perdere posto. All’età di quasi 49 anni. Si dice che rimettersi in gioco, fare nuovi progetti aiuti a vivere meglio. Lo credo anch’io. Ed è per questo che – assieme a molti che condividono il mio attaccamento civico, etico e culturale alla scuola pubblica – non ho proprio intenzione di mollare: insegnamento serio, instradamento alla <strong>cittadinanza consapevole</strong>, militanza. Anche quest’anno cercheremo di non perdere un colpo. Ecco la buona notizia. E grazie per avermici fatto riflettere.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 6 settembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/a-scuola-di-speranza/155493/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>La propaganda del libro digitale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/la-propagnda-del-libro-digitale/154322/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/la-propagnda-del-libro-digitale/154322/#comments</comments> <pubDate>Wed, 31 Aug 2011 06:08:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[libri di testo]]></category> <category><![CDATA[libri digitali]]></category> <category><![CDATA[Maria Stella Gelmini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154322</guid> <description><![CDATA[Questa la “rassicurante” dichiarazione di Giovanni Biondi, capo dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse del Miur, l’anno scorso: “Dal 2011 saranno obbligatori i libri digitali. Così sarà più facile inserire correzioni e aggiornamenti”. La questione del digitale e del caro-libri fu uno dei tormentoni dell’estate 2008: Tremonti e Gelmini – appena insediati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/librodigitale_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-154493" title="librodigitale_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/librodigitale_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Questa la “rassicurante” dichiarazione di Giovanni Biondi, capo dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse del Miur, l’anno scorso: “Dal 2011 saranno obbligatori i libri digitali. Così sarà più facile inserire correzioni e aggiornamenti”. La questione del digitale e del caro-libri fu uno dei tormentoni dell’estate 2008: <strong>Tremonti </strong>e <strong>Gelmini </strong>– appena insediati – contaminarono l’annosa (e di maniera) stigmatizzazione del costo eccessivo dei libri di testo con insane ondate di propagandistico antisessantottismo, condite da vampate di modernismo acritico. Prendendo, come si dice, due piccioni con una fava: contro i testi (e gli insegnanti) politicizzati zaffate di “Pensiero Unico”; contro il caro-libri (e gli zaini pesanti, argomento davvero significativo per la scelta di libri o dispositivi, digitali o cartacei che siano) la promessa del digitale.</p><p>Dopo tre anni, è evidente che i vaticini dell’evergreen <strong>Biondi </strong>e dei due principali artefici della distruzione della scuola pubblica erano incauti. Come ogni agosto, si parla dell’aumento del costo dei libri di testo: per il Codacons ogni famiglia spenderà l’8% in più del 2010. La crisi morde, ma i tetti ministeriali sono stati aumentati dell’1,4 e del 3,8% a seconda della scuola. “E pensare – spiega il Codacons – che nel 2009 il ministero aveva pronosticato, entro i successivi tre anni, una diminuzione di spesa del 30% per l’acquisto dei libri scolastici. Un dato fantasioso, salvo che il prossimo anno non avvenga un miracolo”.  Come da tradizione, inoltre, un terzo delle scuole sforerà il limite. Secondo Federconsumatori  un ragazzo di prima liceo spenderà 728,6 euro di libri e dizionari e 461 di corredo scolastico: un totale di ben 1.189,6 euro. Per contrastare il fenomeno, Unione degli Studenti e Codacons hanno indetto per il 3 settembre la “giornata dell’usato” e propongono mercatini in molte città: risposta determinata non solo dalla crisi, ma dalla necessità di dire no a promesse rinnovate ogni anno e mai mantenute. Della tanto celebrata rivoluzione tecnologica, uno dei cavalli di battaglia dei primi entusiasmi del Berlusconi 4, quasi non si parla più. La lusinga della modernità non corrisponde automaticamente ad affidabilità culturale. E l’introduzione – o la presunta obbligatorietà – della versione digitale del libro non può essere ridotta a banali taglia e incolla di stringhe di testo, comprensivi dell’eventuale risoluzione di nuovi o vecchi copyright; ma è operazione complessa, di selezione, riorganizzazione, integrazione di contenuti. Quando Biondi o Gelmini ci parlano di digitale – ammesso che lo facciano seriamente – non chiariscono a quale modello di libro stiano facendo riferimento. Qual è la significatività formativa e culturale di un oggetto che sembra spiegare la sua unica suggestione ed efficacia nella propria flessibilità, non certo nella sua comprovata autorevolezza?</p><p>La dimensione esclusivamente tecnica – la sola considerata dai nostri decisori – elude le evidenti inadempienze di un ministero che procede a tentoni, senza garantire legittimità alle procedure; ma rischia di avallare – per pura necessità demagogica – un’operazione che, se condotta in modo pedestre, mortificherà ulteriormente la portata educativa della mediazione culturale; e – con essa – della scuola intera. La messianica incipiente obbligatorietà del libro di testo digitale al momento non ha riferimenti chiari e condivisi nemmeno sul piano tecnico: manca la definizione di formati, interfacce, dispositivi. E nelle aule scolastiche mancano – soprattutto e semplicemente – le prese: quelle che servirebbero per far funzionare qualsiasi dispositivo digitale. Una scuola a brandelli non può peraltro occuparsi con serietà della questione. Quindi, che si proceda per l’ennesimo anno a caricare le famiglie di costi. Nel Paese di Pulcinella, le rivoluzioni – o i loro annunci – pretendono sempre di essere a costo zero. Altrove non funziona così. Il ministro coreano dell’educazione Ju-ho Lee intende digitalizzare in 3 anni tutti i volumi scolastici, sostenuto anche da un rapporto dell’Ocse: nella tecnologicissima Corea (che ha esiti tra i migliori nei famosi test Ocse Pisa) gli studenti imparerebbero con il computer molto più dei coetanei occidentali. Costo dell’operazione: 1 miliardo e 600 milioni di euro, compresi provvedimenti di sostegno agli studenti più deboli economicamente. Da noi gli interventi più autorevoli e di maggiore spessore scientifico sui libri di testo sono i  vaniloqui periodici di <strong>Gabriella Carlucci</strong> e <strong>Fabio Garagnani </strong>(Pdl): l’ossessione è emendarli da derive ideologiche “marxiste”. Investimenti (economici o culturali) zero. E la nave va (a fondo).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/la-propagnda-del-libro-digitale/154322/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Che fine ha fatto la scuola di Selva Candida?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/che-fine-ha-fatto-la-scuola-di-selva-candida/152799/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/che-fine-ha-fatto-la-scuola-di-selva-candida/152799/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Aug 2011 07:25:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[enti locali]]></category> <category><![CDATA[Selva Candida]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=152799</guid> <description><![CDATA[Tra le tante segnalazioni che mi arrivano – episodi di malascuola, soppressioni di diritti a cui stiamo rischiando di fare il callo, provvedimenti discutibili, ricorsi – uno mi ha colpita per la sua anomalia. Siamo tutti sensibili al grido di allarme dei rappresentanti degli enti locali che, in maniera effettivamente trasversale, dopo l’annuncio dei contenuti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra le tante segnalazioni che mi arrivano – episodi di malascuola, soppressioni di diritti a cui stiamo rischiando di fare il callo, provvedimenti discutibili, ricorsi – uno mi ha colpita per la sua anomalia.</p><p>Siamo tutti sensibili al grido di<strong> allarme dei rappresentanti degli enti locali </strong>che, in maniera effettivamente trasversale, dopo l’annuncio dei contenuti della manovra bis, ci hanno spiegato come le amministrazioni non potranno più, a causa dei tagli, far fronte alle richieste della cittadinanza. Che pagherà direttamente – anche questa è un’abitudine pericolosa, in un Paese caratterizzato da percentuali straordinarie di evasione fiscale – il prezzo di sacrifici che tutti dovrebbero affrontare. Il sindaco di Roma, <strong>Alemanno</strong>, è stato tra i più indignati protagonisti della protesta degli amministratori locali: i tagli ricadranno su trasporti, scuola, viabilità, infrastrutture, vita quotidiana, insomma.</p><p>L’anomalia del caso che sto per raccontarvi è costituita dal fatto che, per una volta, i soldi ci sono. Ma non si sa che fine abbiano fatto. E, se la fine è quella dichiarata, non si capisce perché non vengano spesi.</p><p>Selva Candida, <strong>periferia nord-ovest di Roma</strong>: uno degli innumerevoli quartieri sorti non da un preciso progetto, ma dall’espansione indiscriminata di un’edilizia (inizialmente, siamo negli anni ’70, abusiva) incauta e forsennata, irrispettosa di qualsiasi criterio di ragionevolezza urbanistica e di rispetto per le condizioni di vita in una città difficile e caotica come Roma. Negli anni la gente è andata ad abitare lì, senza che venisse avviato un progetto di servizi e di infrastrutture in grado di soddisfare la domanda: ma non ci parlano da sempre di valorizzazione delle periferie? Coppie giovani, con figli: necessità di scuole. Nel 2007 viene presentato il piano per una nuova scuola elementare, si individua l’area, si stanziano i fondi (5 milioni di euro), si stimano 2 anni per la conclusione dei lavori (consegna entro febbraio 2009). Durante i primi rilievi viene trovato un pozzo romano, e tutto si blocca. I bambini di zona <strong>rimangono senza scuola</strong> e continuano ad essere costretti a spostarsi nei quartieri limitrofi per frequentarne una. Dal Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana è emerso che la Soprintendenza ha dato il parere favorevole all&#8217;edificazione in data 01 Marzo 2011, i soldi per la costruzione sono già accantonati in bilancio, l’appalto è stato già affidato all’impresa appaltatrice. Ma nulla si muove.</p><p>È stata organizzata una raccolta di firme, depositate il 6 luglio. Un’altra storia di ordinaria incuria, aggravata dal fatto che l’emergenza della situazione non spinge l’amministrazione locale a <strong>dar conto ai cittadini </strong>di che fine abbiano fatto i 5 milioni, né quali siano le intenzioni per il futuro. Farragine della macchina burocratica o storno verso altre destinazioni? Non è dato sapere, nell’epoca (presunta) della trasparenza e della rendicontazione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/che-fine-ha-fatto-la-scuola-di-selva-candida/152799/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Scuola, tagli illegittimi: e le Regioni cosa fanno?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/tagli-illegittimi-e-le-regioni-cosa-fanno/149254/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/tagli-illegittimi-e-le-regioni-cosa-fanno/149254/#comments</comments> <pubDate>Tue, 02 Aug 2011 07:48:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Consiglio di stato]]></category> <category><![CDATA[Corrado Mauceri]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[Opposizione]]></category> <category><![CDATA[Per la Scuola della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[tagli alla scuola]]></category> <category><![CDATA[Tar del Lazio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=149254</guid> <description><![CDATA[Il 29 luglio scorso il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza destinata a far parlare di sé, qualora la politica &#8211; e, nella fattispecie, l’opposizione &#8211; decida finalmente di svolgere il proprio mandato costituzionale. Noi, insegnanti, genitori, Ata, studenti, insieme all’associazione Per la Scuola della Repubblica, abbiamo fatto il nostro dovere di cittadini e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 29 luglio scorso il <strong>Consiglio di Stato</strong> ha emesso <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/scuola-quegli-87mila-posti-fantasma-ma-ora-il-consiglio-di-stato-boccia-i-tagli/149344/" target="_blank">una sentenza destinata a far parlare di sé</a></span>, qualora la politica &#8211; e, nella fattispecie, l’opposizione &#8211; decida finalmente di svolgere il proprio mandato costituzionale. Noi, insegnanti, genitori, Ata, studenti, insieme all’associazione <em>Per la Scuola della Repubblica</em>, abbiamo fatto il nostro dovere di cittadini e lavoratori, esigendo che si segnasse un limite invalicabile: pretendere che non si continui impunemente a riproporre di anno in anno provvedimenti viziati da illegalità procedurali, che vanno a incidere pesantemente<strong> sul </strong><strong>diritto allo studio e sul diritto al lavoro</strong>. Infine, sul diritto dei cittadini ad avere una scuola all’altezza di un Paese democratico e civile.</p><p>Il <strong>Tar del Lazio</strong> nell’aprile scorso, in seguito a un ricorso patrocinato dagli avvocati Mauceri, Virgilio e Buccellato, aveva dichiarato illegittimi i<strong> tagli agli organici della scuola</strong>. Il ministero si è appellato al Consiglio di Stato, che ha invece riconosciuto il pieno diritto delle componenti della scuola e dei loro comitati a impugnare organici illegittimi, ribadendo l’illegittimità dei decreti interministeriali che non hanno rispettato gli iter procedurali previsti dalla normativa vigente e sottolineando il ruolo delle <strong>Regioni</strong> che – per ammissione della stessa Avvocatura dello Stato – devono esigere che il loro parere (obbligatorio, sebbene non vincolante) venga richiesto, cosa che il ministero ha “dimenticato” di fare. Al ricorso hanno aderito ad adjuvandum &#8211; consapevoli dell’importanza dell’iniziativa &#8211; le Province di Bologna, Cosenza, Perugia, Pistoia, Vibo Valentia, e i comuni di Fiesole, Imola e del Circondario dell’Empolese-Valdelsa.</p><p>Le Regioni, che per prime avrebbero dovuto rivendicare un ruolo a loro illegittimamente sottratto,<strong> si sono misteriosamente defilate</strong>, nonostante i numerosissimi appelli. Per il momento, a qualche giorno di distanza dalla sentenza del CdS, è pervenuta dal mondo della politica solo la dichiarazione di <strong>Paolo Ferrero</strong>, segretario nazionale del Prc-Se: &#8220;<em>Con la sentenza di ieri il Consiglio di Stato ha sancito definitivamente l&#8217;illegittimità dei tagli agli organici del personale della scuola degli ultimi tre anni. 150.000 posti di lavoro e 8 miliardi di euro sono stati sottratti alla scuola pubblica, allo scopo di minarne le fondamenta costituzionali, senza la benché minima parvenza di legalità. (&#8230;) Occorre vigilare perché il ministero, come più volte ha fatto, non agisca come se non fosse accaduto nulla. In ogni caso, un fatto di straordinaria importanza che potrà aiutare la mobilitazione per il prossimo autunno e che il PRC e la FdS sosterranno con determinazione</em>.&#8221; Dichiarazione solitaria, purtroppo: troppo poco, considerando l’importanza della sentenza.</p><p>Misteriosa continua a sembrare invece l’esternazione dell’<strong>assessore regionale alla Scuola dell’Emilia Romagna,</strong> Patrizio Bianchi, che addirittura in aprile ha affermato: “La Regione Emilia-Romagna ha da tempo manifestato con forza il proprio dissenso e la propria preoccupazione di fronte ai nuovi tagli agli organici praticati dal Governo, ormai per il terzo anno consecutivo: lo ha sottolineato nelle sedi previste di confronto istituzionale, lo ha condiviso con tutte le forze sociali e con una lettera di richiesta di incontro del presidente Errani al ministro Gelmini, comunicazione che fino a oggi non ha ricevuto alcuna risposta adeguata e soddisfacente (…). L’invito che mi sento di rivolgere a tutte le forze politiche e a tutte le forze sociali è quello di dare voce al disagio profondo che oggi si vive nella nostra scuola, evitando le inutili strumentalizzazioni e operando insieme per rappresentare la necessità di non arretrare sul piano della qualità della nostra scuola, e di chiedere quindi con forza al Governo di dare all&#8217;Emilia-Romagna quanto gli spetta”. Ci chiediamo come mai Bianchi <strong>non abbia risposto</strong> alle numerose sollecitazioni inviategli: il suo invito è andato evidentemente inascoltato, in primo luogo dalla stessa Emilia Romagna, che si è accodata all&#8217;inerzia  delle forze politiche di opposizione e delle istituzioni democratiche.</p><p>L’acquiescenza di fatto ai tagli agli organici richiede un’immediata inversione di tendenza e un atteggiamento più operativo e responsabile, soprattutto ora che il ministero non ha più possibilità di procrastinare la presa d’atto del <strong>fallimento della politica di taglio senza regole ai danni della scuola</strong>. Oggi più che mai occorre un serio momento di riflessione per la costruzione di una linea di politica scolastica comune, in cui ciascuno assuma responsabilità e impegni concreti &#8211; al di là delle estemporanee dichiarazioni, non sostenute dall’azione politica &#8211; marcando una <strong>linea di discontinuità </strong>con atteggiamenti e (non) posizioni che a troppi di noi sanno di ambiguità e di inutile e inconcludente  strategia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/tagli-illegittimi-e-le-regioni-cosa-fanno/149254/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Il metodo Gelmini: né prevenire né curare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/il-metodo-gelmini-ne-prevenire-ne-curare/145049/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/il-metodo-gelmini-ne-prevenire-ne-curare/145049/#comments</comments> <pubDate>Thu, 14 Jul 2011 07:11:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Marina Boscaino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[classi pollaio]]></category> <category><![CDATA[Codacons]]></category> <category><![CDATA[corsi]]></category> <category><![CDATA[debiti formativi]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Fioroni]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[scuola pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=145049</guid> <description><![CDATA[Il Codacons, dopo essersi fatto promotore della “class action” – azione collettiva – contro la pubblica amministrazione per le classi sovraffollate, e aver incassato con soddisfazione il parere del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso del ministero dell’Istruzione contro la sentenza del Tar (che imponeva al Miur di emanare il Piano Generale per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Codacons</strong>, dopo essersi fatto promotore della “class action” – azione collettiva – contro la pubblica amministrazione per le classi sovraffollate, e aver incassato con soddisfazione il parere del <strong>Consiglio di Stato</strong>, che ha respinto il ricorso del ministero dell’Istruzione contro la sentenza del Tar (che imponeva al Miur di<strong> </strong>emanare il <strong>Piano Generale per l’Edilizia scolastica</strong> contenente le <em>«norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane nella scuola»</em>), rialza la guardia e propone un nuovo fronte di riflessione (e di scontro).</p><p>Il Codacons ha quantificato la cifra a carico delle famiglie i cui figli abbiano contratto debito formativo, rilevando un’impennata nei costi delle <strong>lezioni private</strong> pari al 17,86% in due anni: quest’anno 825 euro a figlio. Qualcuno ricorderà che il <a href="http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/dm080_07.htm" target="_blank">DM 80/2007</a> di <strong>Giuseppe Fioroni </strong>attribuì alle scuole la responsabilità di istituire <strong>corsi di recupero</strong> per i ragazzi che avessero maturato il debito. Apparve subito chiaro che l’operazione – seppure interessante dal punto di vista teorico – non era destinata al successo: non sempre gli insegnanti della scuola sono disponibili al recupero, motivo per cui la funzione viene esternalizzata. Inoltre – e soprattutto – fu evidente da subito che si trattava di stanziare fondi molto ingenti, che con il passare degli anni sono diminuiti di pari passo con il diminuire delle risorse destinate alla scuola.</p><p>Oggi per alcune materie non c’è possibilità di organizzare il rispettivo corso di recupero. E anche quando ciò avviene – nelle discipline di indirizzo, ad esempio, quelle relative ai saperi imprescindibili, alle lingue straniere – le ore di lezione che la scuola riesce a racimolare sono decisamente insufficienti. Il mercato delle lezioni lievita a seconda della materia (greco, la più cara) e del destinatario: <strong>33 euro l’ora</strong> la media.</p><p>Dal ’95 al 2007 una gran fetta di alunni che avevano accumulate gravi carenze in anche più di una disciplina erano andati avanti. Così l’allora ministro Giuseppe Fioroni:<em> &#8220;Quarantadue studenti su cento vengono ammessi con debito alla classe successiva, <strong>solo 1 su 4 lo recupera</strong>, ma gli altri vanno avanti comunque (…) Sarebbe imperdonabile prendere atto di questa situazione e non fare nulla. Per questo ho deciso di stabilire una data per accertare di aver colmato le lacune. Le scuole organizzeranno corsi e faranno verifiche anche durante tutto l’anno, ma l’ultima chiamata dovrà essere fatta prima che ricomincino le lezioni: chi ha saldato andrà avanti, chi ha bisogno di più tempo <strong>si fermerà</strong>&#8220;</em>.</p><p>Oggi, a distanza di 5 anni, la possibilità di organizzare percorsi di recupero significativi è sempre meno praticabile, per i motivi che tutti ormai conosciamo: la situazione delle carenze dei ragazzi e la mancanza di intervento su di essi sono simili a quelli descritti dall&#8217;ex ministro. Alla richiesta pressante di sindacati e scuole di provvedere all’erogazione dei fondi destinati al recupero, il Miur ha fatto sapere alla fine di giugno che <strong>27 milioni</strong> di euro saranno destinati all’impresa; 45 milioni lo scorso anno, 53 quello prima. Ricordo che nel 2007 – in occasione delle nuove norme relative al recupero – vennero stanziati <strong>210 milioni di euro</strong>. Insomma: il disinvestimento sulla scuola pubblica tocca ovviamente anche l’ambito del recupero di conoscenze e competenze dei nostri alunni.</p><p>Niente di drammatico, al cospetto del fatto che – davanti a indicatori di ritardo, dispersione, dissipazione allarmanti – nessuno muove un dito (se non quelli inseriti nelle forbici, per tagliare) al fine di rispondere significativamente dal punto di vista della scuola e non del bilancio dello Stato. Prevenire è meglio che curare: <strong>Gelmini non ha preferenze</strong>. Ignora con altrettanta ostinazione ed arroganza entrambe le fasi. Per lei la scuola è altrove. C’è da chiedersi dove.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/il-metodo-gelmini-ne-prevenire-ne-curare/145049/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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