<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Maria Bonafede</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mbonafede/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Fri, 24 May 2013 10:46:18 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Dimissioni Papa, la decisione &#8220;umana&#8221; di Ratzinger</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/la-decisione-umana-di-papa-ratzinger/495960/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/la-decisione-umana-di-papa-ratzinger/495960/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Feb 2013 16:20:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Maria Bonafede</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Conclave 2013]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[Dimissioni Papa]]></category> <category><![CDATA[Joseph Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=495960</guid> <description><![CDATA[Le dimissioni di papa Benedetto XVI sono arrivate d’improvviso. Non è la prima volta che un papa si dimette, ma è la prima da tanti secoli, è la prima in diretta, la prima del nostro tempo. La sua dichiarazione da delle ragioni che non ho motivo di non prendere sul serio e non so dire...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/il-papa-si-dimette-lascera-dal-28-febbraio-sento-il-peso-dell-incarico/495322/" target="_blank">Le dimissioni di papa Benedetto XVI sono arrivate d’improvviso</a>. Non è la prima volta che un papa si dimette, ma è la prima da tanti secoli, è la prima in diretta, <strong>la prima del nostro tempo</strong>. La sua dichiarazione da delle ragioni che non ho motivo di non prendere sul serio e non so dire se ce ne siano altre non ancora note. Quello che so per certo è che questo papa non è un impulsivo, uno che fa una scelta del genere sulla base di un momento di stanchezza o di insofferenza per la difficoltà di una situazione. E’ un papa che sceglie le parole e i momenti, che <strong>pondera tutto</strong> quello che dice con discernimento e oculatezza.</p><p>Penso quindi che sia una scelta ponderata e immagino che il mescolarsi della stanchezza dovuta all’età con le resistenze e i problemi di palazzo lo abbiano provato oltre misura. Ma io voglio fare una considerazione sul fatto in sé delle dimissioni di un papa, che è un fatto nuovo, importante e, a mio avviso,<strong> positivo</strong>. Si immagina sempre il papa come un super uomo sulla scorta della teologia romano cattolica che lo definisce infallibile, luogotenente di Cristo, primo fra tutti e quindi, nell’immaginazione, uno che non cede mai, che non può cedere, … e invece è un uomo. <strong>La sua decisione è umana</strong>, altamente umana e in questo degna di onore e del massimo rispetto.</p><p>Mi è anche venuta, ascoltandolo, una fantasia. E se un papa decidesse e dichiarasse, con la portata pubblica che ha avuto la dichiarazione odierna di Benedetto XVI, che il papa si dimette per lasciare i suoi poteri ai vescovi riuniti, se si dimettesse per cambiare il governo della sua chiesa e per renderlo collegiale, meno infallibile ma non meno autorevole? Nel periodo in cui si ripercorrono le novità del Concilio Vaticano II sarebbe una bella sorpresa, una vera rivoluzione! <strong>Ma questa è fantasia</strong>.</p><p>Benedetto XVI ha comunque fatto una scelta importante, piena di dignità e di coraggio. Gli auguro molti anni ancora di riposo e di studio, anni più silenziosi e privati, anni di preghiera e di maggiore libertà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/la-decisione-umana-di-papa-ratzinger/495960/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il pogrom e le gallerie dell’intolleranza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/il-pogrom-e-le-gallerie-dell%e2%80%99intolleranza/179092/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/il-pogrom-e-le-gallerie-dell%e2%80%99intolleranza/179092/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:35:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Maria Bonafede</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Donne]]></category> <category><![CDATA[Famiglie]]></category> <category><![CDATA[Italiani]]></category> <category><![CDATA[pogrom]]></category> <category><![CDATA[Razzismo]]></category> <category><![CDATA[Rom]]></category> <category><![CDATA[Torino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179092</guid> <description><![CDATA[La tragica vicenda di Torino in cui la bugia di un’adolescente ha scatenato un vero e proprio pogrom che ha distrutto un campo rom è stata archiviata con troppa fretta. E’ evidente che la città, la sua amministrazione, la sua grande intellettualità, persino le molte associazioni che operano nel capoluogo hanno difficoltà a fare i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La tragica <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/torino-stuprata-smentisce-fiaccolata-finisce-lincendio-campo/176718/" target="_blank"><strong>vicenda di Torino</strong></a></span> in cui la bugia di un’adolescente ha scatenato un vero e proprio <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/11/torino-campo-dato-alle-fiamme/176843/" target="_blank">pogrom</a></span> </strong>che ha distrutto un campo rom è stata archiviata con troppa fretta. E’ evidente che la città, la sua amministrazione, la sua grande intellettualità, persino le molte associazioni che operano nel capoluogo hanno difficoltà a fare i conti con quanto è successo, spia di un malessere profondo che va oltre la soglia del pregiudizio contro una comunità da sempre guardata con diffidenza e sospetto.</p><p>Quello che è successo ai rom è terribile perché interrompe un percorso di <strong>integrazione </strong>che pure aveva dato alcuni risultati: molti ragazzi del campo erano infatti scolarizzati e questo semplice dato costituisce in sé un cambiamento positivo, capace di produrne molti altri. Ma è terribile anche perché dimostra che nelle nostre città, anche in quelle con una grande tradizione multiculturale e con un’ampia rete di servizi come Torino, esistono delle gallerie sotterranee di <strong>intolleranza </strong>che armano le menti e talvolta le mani di persone a loro volta vittime di altre emarginazioni e di altre esclusioni sociali.</p><p>La distanza simbolica e psicologica tra i condomini delle Vallette e i palazzi della cultura torinese è enorme, quasi due città divise e lontane. E la crisi innesca una<strong> guerra tra poveri</strong>. Una guerra che talvolta ha qualche fondamento  perché, diminuendo le risorse per gli interventi di sostegno al disagio, aumenta la competizione per guadagnare un servizio o un contributo: aiutare i rom o i disabili? Investire sui figli degli immigrati o suoi ragazzi emarginati dei quartieri a rischio? Domande assurde eppure tristemente attuali in un paese che non sa trovare le risorse per dare risposte complessive a chi ha bisogno. Ma altre volte la  guerra e la competizione tra poveri è <strong>puramente mentale</strong>, ed è frutto di messaggi sbagliati e purtroppo tollerati in un clima politico disordinato e confuso come quello degli ultimi anni.</p><p>Ma questo è solo un aspetto della tragedia di Torino. Ce n’è un altro, non meno grave, legato invece alla <strong>ragazza </strong>che ha inventato una grande bugia per nascondere ai suoi genitori che aveva fatto l’amore. Dalle cronache apprendiamo che la famiglia sottoponeva la ragazza a periodiche visite  ginecologiche per verificarne la persistente verginità. Terribile. Come vive una giovane ragazza in una famiglia in cui il dialogo e il confronto vengono sostituiti dalla pratica routinaria di un controllo dell’imene? <strong>Che società è</strong> quella in cui una famiglia costruisce la sua rispettabilità violando ciò che in una persona – e l’adolescente è una persona – ha di più intimo e privato? Quale  immagine e quale  pratica della sessualità si stanno affermando in famiglie impaurite dalla prossimità con un vicino sconosciuto guardato con sospetto e terrore?</p><p>Domande che non pensavamo attuali nell’Italia del 2011 e che invece tutti – istituzioni locali, associazioni, Chiesa cattolica, noi stessi – dobbiamo porci per capire che cosa si muove in quelle gallerie sotterranee dell’intolleranza, certo, ma anche del <strong>perbenismo </strong>e della competizione sociale.</p><p>Prima di magnificare il ruolo della<strong> famiglia italiana</strong> soluzione a tutti i problemi, interroghiamoci su che cosa sia effettivamente diventata e di quanti scheletri ci teniamo negli armadi di casa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/il-pogrom-e-le-gallerie-dell%e2%80%99intolleranza/179092/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tre messaggi dal Sinodo valdese</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/13/tre-messaggi-dal-sinodo-valdese/60047/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/13/tre-messaggi-dal-sinodo-valdese/60047/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Sep 2010 08:44:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Maria Bonafede</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Omosessuali]]></category> <category><![CDATA[valdesi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=60047</guid> <description><![CDATA[Il Sinodo è l’organo di governo delle chiese valdesi e metodiste. E’ un’assemblea nella quale circa 150 “deputati” per metà pastori e per metà eletti dalle comunità locali, riflettono, discutono e infine decidono sulle strategie della loro chiesa. Chi entrasse nell’aula sinodale senza sapere dove si trova, avrebbe l’impressione di un piccolo parlamento: i valdesi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Sinodo è l’organo di governo delle chiese <strong>valdesi </strong>e <strong>metodiste</strong>. E’ un’assemblea nella quale circa 150 “deputati” per metà pastori e per metà eletti dalle comunità locali, riflettono, discutono e infine decidono sulle strategie della loro chiesa. Chi entrasse  nell’aula sinodale senza sapere dove si trova, avrebbe l’impressione di  un piccolo parlamento: i valdesi e i metodisti italiani non se ne dispiacciano affatto ed  anzi sono molto orgogliosi della democraticità della loro chiesa, del fatto che si possa discutere di temi spirituali ed etici senza subire il peso di una cattedra esclusiva ed infallibile. Del resto è proprio questo il modo di essere delle chiese della Riforma.</p><p>Benché sia un’assemblea interna, il <strong>Sinodo </strong>però è anche un momento <strong>pubblico </strong>e lancia dei messaggi al <strong>Paese</strong>. Quest’anno sono stati sostanzialmente <strong>tre</strong>.</p><p>Il <strong>primo</strong>: l’Italia è un paese di <strong>immigrazione </strong>e così come la nostra società è sempre più multiculturale lo sono anche le chiese evangeliche. La presenza di pastori e di deputati nati in <strong>Ghana</strong>, in <strong>Nigeria</strong>, in <strong>Togo</strong>, in <strong>Corea</strong>, nelle <strong>Filippine </strong>dimostra più di ogni discorso come le chiese valdesi e metodiste siano sempre di più un laboratorio multiculturale nel quale si incontrano tradizioni e culture diverse. Ma quello che sta avvenendo nelle chiese deve accadere anche nella società: da qui un appello forte alla classe politica perché promuova vere politiche di integrazione e di inclusione sociale. Rispetto all’Europa l’Italia è in grave ritardo. Occorre fare in fretta perché i processi sociali corrono veloci e il rischio di ghettizzazione e marginalità sociale è alto soprattutto per le seconde generazioni.</p><p>Il <strong>secondo </strong>messaggio riguarda il paese, la sua crisi politica e morale. Valdesi e metodisti non hanno nascosto le loro preoccupazioni e si sono augurati che il <strong>centocinquantesimo </strong>anniversario dell’<strong>Unità nazionale </strong>possa essere un’occasione per riflettere sull’Italia di oggi e di domani, pensandola come paese che garantisce libertà fondamentali e diritti umani, che promuove politiche di pace e di giustizia. In questo ancoramento ai valori dell’unità non è mancato il riferimento alla laicità e alla libertà religiosa: è nella storia risorgimentale e nella costruzione dell’Italia unita che questi valori sono stati progressivamente scoperti ma ancora oggi non possono dirsi definitivamente acquisiti. I valdesi e i metodisti non li richiamano soltanto per sé ma per tutte le componenti religiose di questa Italia sempre più multiculturale.</p><p>Il <strong>terzo </strong>messaggio è quello di cui i giornali hanno scritto di più perché fatalmente fa più “notizia”: mi riferisco alla decisione che consente alle comunità locali pronte a farlo di benedire delle <strong>coppie omosessuali</strong>. Non è un matrimonio come qualcuno <strong>frettolosamente </strong>ha <strong>affermato </strong>– tra l’altro per i protestanti il matrimonio non è un sacramento ed ha un carattere prevalentemente civile – ma una benedizione: vuol dire che la chiesa chiede al Signore di accompagnare due persone che responsabilmente affermano di voler condividere la loro vita. Con questa decisione, assunta con senso di discernimento e sentendo la responsabilità che essa comporta, la chiesa valdese ha voluto compiere un gesto di <strong>accoglienza </strong>nei confronti di chi soffre pregiudizi, <strong>emarginazioni </strong>e <strong>scomuniche</strong>. Alcuni ci hanno applaudito, altri ci hanno criticato. Resta il fatto che in Italia c’è una chiesa che apre uno spazio di relazione, di fraternità e di riconoscimento nei confronti di credenti omosessuali che altri condannano ed escludono.</p><p>Tre messaggi chiari ad un Paese che a noi appare spesso confuso e ripiegato sulle sue paure. Tre messaggi di <strong>fiducia </strong>e di <strong>speranza</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/13/tre-messaggi-dal-sinodo-valdese/60047/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>Pluralismo e legge bavaglio ovvero&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/06/pluralismo-e-legge-bavaglio-ovvero/36902/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/06/pluralismo-e-legge-bavaglio-ovvero/36902/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Jul 2010 10:43:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Maria Bonafede</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Ddl Intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[Media]]></category> <category><![CDATA[Minoranze]]></category> <category><![CDATA[Pluralismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=36902</guid> <description><![CDATA[&#8230;&#8221;avete mai visto un pastore valdese a Porta a Porta&#8221;? Ringrazio tutti, ma proprio tutti, degli interventi di reazione al mio primo post su questo Blog. Resto su un tema politico che io preferisco definire civile: la libertà di stampa, il bavaglio alle testate che pubblicano delle intercettazioni, lo scontro tra potere pitico e sistema...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;&#8221;avete mai visto un pastore valdese a Porta a Porta&#8221;?</p><p>Ringrazio tutti, ma proprio tutti, degli interventi di reazione al mio primo post su questo Blog. Resto su un tema politico che io preferisco definire civile: la libertà di stampa, il bavaglio alle testate che pubblicano delle intercettazioni, lo scontro tra potere pitico e sistema dell&#8217;informazione. E lo faccio per dire che sono preoccupata soprattutto dell&#8217;idea che sta dietro i provvedimenti, tanto controversi, che si vorrebbero approvare in questi giorni: l&#8217;idea che la politica debba cercare <strong>protezione dalla prepotenza dell&#8217;informazione</strong>. La mia idea è opposta: l&#8217;informazione deve cercare <strong>protezione dalla prepotenza della politica</strong>.</p><p>La libertà di informazione &#8211; di un giornale di tendenza, di una radio locale, di una rivista di settore &#8211; è un presidio e un presupposto della democrazia e del controllo popolare sull&#8217;operato del sistema politico che in democrazia agisce per suo conto e per suo mandato. Insomma tra potere politico e informazione deve esserci assoluta autonomia perché la seconda deve esercitare un controllo sul primo: controllati e controllori, secondo uno dei principi fondamentali del liberalismo classico.</p><p>In realtà questo bel principio l&#8217;Italia lo ha accantonato da tempo dal momento che abbiamo evidenti esempi di soggetti pubblici che svolgono al tempo stesso la funzione di controllori e di controllati, attori che interpretano diversi ruoli in commedia. E&#8217; una anomalia italiana che con ogni evidenza non fa bene alla politica e non fa  bene all&#8217;informazione.</p><p>Ma c&#8217;è una seconda ragione di preoccupazione, che mi coinvolge come esponente di una minoranza qual è la chiesa valdese: il nostro paese ha un concetto debole di pluralismo <em>tout court</em>, per cui al massimo lo si interpreta in chiave di rassegna delle posizioni politiche su un dato argomento. E il pluralismo delle culture? E delle comunità di fede? Proprio perché sempre più sotto il controllo diretto della politica, grandi giornali e programmi televisivi ignorano ciò che si muove fuori dal Palazzo; citano mille volte che cosa ha detto l&#8217;On X e come ha replicato il partito Y ma raramente gettano un fascio di luce su ciò che si muove nella società, tra i movimenti, le minoranze, le piccole e le grandi comunità di fede diverse da quella maggioritaria in Italia. Avete mai visto un pastore protestante a Porta a porta? Avete mai assistito a un dibattito sul testamento biologico in cui ci fosse un rabbino o un imam? Avete mai visto un grande giornale occuparsi dei movimenti evangelici o delle confraternite sufi? No, non è una dimenticanza, ormai è il frutto di una distorsione culturale che ignora ciò che si muove &#8220;a margine&#8221;, le realtà non clamorose; quelle che elaborano pensieri e sentimenti piuttosto che occupare rumorosamente la piazza.</p><p>Ecco perché sono preoccupata: perché così facendo <strong>spariscono le minoranze e i soggetti deboli</strong>. Nessuno ne parla e quindi non esistono. E chi se ne importa del pluralismo!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/06/pluralismo-e-legge-bavaglio-ovvero/36902/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Perché giustifichiamo la corruzione?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/25/perche-giustifichiamo-la-corruzione/31188/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/25/perche-giustifichiamo-la-corruzione/31188/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 Jun 2010 14:50:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Maria Bonafede</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Corruzione]]></category> <category><![CDATA[Corte dei Conti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=31188</guid> <description><![CDATA[I giornali di oggi ci ricordano che secondo i dati della Corte dei conti, la corruzione costa complessivamente al paese 60 miliardi di euro l&#8217;anno ovvero mille euro a testa, lattanti compresi. L&#8217;informazione passa veloce e si passa a discutere di altro: se la Padania esista davvero o se non sia solo una fantasia geografica,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I giornali di oggi ci ricordano che secondo i dati della <strong>Corte dei conti,</strong> la corruzione costa complessivamente al paese 60 miliardi di euro l&#8217;anno ovvero mille euro a testa, lattanti compresi.</p><p>L&#8217;informazione passa veloce e si passa a discutere di altro: se la <strong>Padania </strong>esista  davvero o se non sia solo una fantasia geografica, se Lippi abbia sbagliato la formazione nelle prime partite del mondiale sudafricano, se le <strong>Camere</strong> debbano fare gli straordinari per votare – oltre che la manovra finanziaria  &#8211; anche le nuove norme in materia di intercettazioni. Insomma la questione della corruzione sembra essere una tra le altre e non necessariamente la più rilevante sotto il profilo politico e morale,  vera “questione nazionale” dalla quale dipende la qualità e la solidità del nostro sistema politico.</p><p>La penso diversamente: in Italia la <strong>corruzione </strong>non è un incidente di percorso ma un “sistema” che attraversa partiti, associazioni, organismi religiosi ed arriva ai singoli individui. Il “sistema” è forte perché genera una cultura che lo legittima e che manda assolti corrotti e corruttori semplicemente perché è normale “arrangiarsi” e “oliare” meccanismi farraginosi e lenti. E così diventa normale corrompere per agevolare una pratica, costruire una mansarda, guadagnare un favore. E ovviamente diventa normale farsi corrompere perché “una mano lava l&#8217;altra” e “dove c&#8217;è domanda c&#8217;è sempre offerta”. Nasce così una catena della corruzione che stringe e soffoca la democrazia, dai livelli più alti a quelli più bassi.</p><p>In Italia questa catena è più forte e invadente che in altri paesi: perché? A parere mio perché ciò che in altri paesi è la cultura della responsabilità in Italia diventa cultura della giustificazione. Nessuno è mai responsabile di niente (“non ho colpa, sono stato costretto&#8230;”) e tutti sono sempre pronti a invocare una giustificazione. Certa politica giustifica l&#8217;evasione perché troppo alta è l&#8217;imposizione fiscale; la famiglia giustifica il pargoletto indisciplinato perché troppo stressato, la <strong>Chiesa </strong>cattolica giustifica il peccatore perché è madre amorevole.  Altre culture ed altre tradizioni religiose, quelle che più che alla Chiesa guardano a <strong>Dio</strong>, hanno una più alta cultura della responsabilità: proprio perché figli di un Dio d&#8217;amore portiamo la responsabilità del dono che ci viene fatto. E ne rispondiamo di fronte a lui e di fronte agli altri uomini e alle altre donne. Essere responsabili significa saper pagare, dover risarcire, sapersi tenere alla larga da cricche e comitati d&#8217;affari, saper rinunciare a gratifiche e guadagni illeciti. Altra cultura, diversa da quella prevalente tra noi italiani,  popolo di giustificati e di giustificanti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/25/perche-giustifichiamo-la-corruzione/31188/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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