<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; MBbortolaso</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mbbortolaso/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Irene verso New York  Muore bambino in Virginia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/28/luragano-in-arrivo-nel-north-carolina-declassata-la-sua-forza-ma-resta-la-paura/153849/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/28/luragano-in-arrivo-nel-north-carolina-declassata-la-sua-forza-ma-resta-la-paura/153849/#comments</comments> <pubDate>Sat, 27 Aug 2011 23:27:43 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[evacuazione]]></category> <category><![CDATA[Irene]]></category> <category><![CDATA[New York]]></category> <category><![CDATA[North Carolina]]></category> <category><![CDATA[stato di emergenza]]></category> <category><![CDATA[tempesta]]></category> <category><![CDATA[uragano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153849</guid> <description><![CDATA[NEW YORK &#8211; La nottata potrebbe passare sotto pioggia battente e forti venti. 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Manhattan, il Bronx, Brooklyn e Queens dovrebbero essere relativamente al sicuro:  si ritroverebbero sul lato ovest dell&#8217;uragano, che è sempre meno devastante del lato orientale.</p><p>Nella sua corsa verso Nord, <strong>Irene </strong>- sfiorando <strong>Miami </strong>e <strong>Washington </strong>- è passato da uragano di categoria 2 a categoria 1: i venti non sono più a 160 chilometri orari ma 136. Questo dovrebbe ridurre le aree costiere colpite da alluvioni, visto che le onde alzate dal vento dovrebbero essere più basse. Le piogge, però, potrebbero essere insistenti: non sono legate alla categoria dell&#8217;uragano. C&#8217;è poi il costante rischio di <strong>tornado</strong>, i vortici ventosi che sradicano ogni cosa al loro passaggio. Questi vengono creati quando un uragano tocca terra, e sono abbastanza imprevedibili.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/new-york-si-prepara-alluragano-irene-250-mila-persone-pronte-ad-evacuare/153736/" target="_blank">Sabato Irene ha flagellato il <strong>North Carolina</strong></a>, dove sono morte cinque persone. La tempesta è poi passata in Virginia, dove ha ucciso un bambino in un appartamento devastato da un albero sradicato dal vento. Secondo diversi giornalisti presenti, il North Carolina non è stato colpito in maniera estrema: la corrente elettrica è saltata, ma i pali sono rimasti in piedi, e nei prossimi giorni si potrebbe tornare lentamente alla normalità.</p><p>A rischio c&#8217;è la popolazione che vive sulla costa orientale degli Stati Uniti. L&#8217;ordine di evacuazione ha colpito 2,3 milioni di persone. Un milione di questi erano in <strong>New Jersey </strong>(&#8220;Basta con l&#8217;abbronzatura!&#8221;, ha ordinato il governatore dello Stato famoso per gli amanti delle spiagge di Jersey Shore). Altri 315 mila e 200 mila rispettivamente in <strong>Maryland</strong> e <strong>Virginia</strong>, i due Stati vicini alla capitale Washington. Proprio a Newark un bambino è morto dopo essere stato colpito da un albero abbattutosi sulla sua casa.</p><p>Lo Stato di New York ha chiesto l&#8217;evacuazione di <strong>370 mila persone</strong>, molte delle quali vivono nella parte meridionale di Manhattan, sulle coste di Coney Island o Rockaway. La metropoli ospita oltre otto milioni di persone che hanno davvero assaltato i supermercati, dove scarseggiavano acqua e pane. Sabato a mezzogiorno è stata chiusa la metropolitana, mentre l&#8217;aeroporto internazionale <strong>John Fitzgerald Kennedy</strong> iniziava ad annullare diversi voli.</p><p>Il presidente <strong>Obama</strong> ha accorciato la sua vacanza ed è tornato a Washington. Per circa un&#8217;ora ha seguito il percorso dell&#8217;uragano dal quartier generale della protezione civile americana (che si chiama Fema). Obama ha lodato le operazioni di evacuazione, sostenendo che &#8220;è stato fatto tutto il possibile&#8221;. Adesso, però, bisogna cominciare a pensare alle operazioni di soccorso immediatamente successive all&#8217;impatto dell&#8217;uragano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/28/luragano-in-arrivo-nel-north-carolina-declassata-la-sua-forza-ma-resta-la-paura/153849/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> <item><title>Apple, l&#8217;addio di Steve Jobs  &#8220;Non posso più guidare l&#8217;azienda&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/25/apple-laddio-di-steve-jobs-non-posso-piu-guidare-lazienda/153437/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/25/apple-laddio-di-steve-jobs-non-posso-piu-guidare-lazienda/153437/#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Aug 2011 06:46:54 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[apple]]></category> <category><![CDATA[iPad]]></category> <category><![CDATA[iphone]]></category> <category><![CDATA[ipod]]></category> <category><![CDATA[Mac]]></category> <category><![CDATA[steve sobs]]></category> <category><![CDATA[Tim Cook]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153437</guid> <description><![CDATA[NEW YORK &#8211; E&#8217; andato in pensione &#8220;il più grande capitano d&#8217;industria che l&#8217;America abbia mai avuto&#8221;, dichiarava ieri sera il canale tv MsNbc. Steve Jobs, all&#8217;età di 56 anni, lascia la Apple, l&#8217;azienda che ha lanciato i primi personal computer e ha diffuso in tutto il mondo iPod, iPhone, iPad. Jobs, che dal 2004...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>NEW YORK &#8211; E&#8217; andato in pensione &#8220;il più grande capitano d&#8217;industria che l&#8217;America abbia mai avuto&#8221;, dichiarava ieri sera il canale tv MsNbc. <strong>Steve Jobs</strong>, all&#8217;età di 56 anni, lascia la Apple, l&#8217;azienda che ha lanciato i primi personal computer e ha diffuso in tutto il mondo iPod, iPhone, iPad. Jobs, che dal 2004 aveva problemi di salute, con un cancro al pancreas prima e un trapianto di fegato poi, lascia il timone a <strong>Tim Cook</strong>, già suo numero due. &#8220;Prima o poi sarebbe arrivato il giorno in cui non sarei stato in grado di rispettare i miei doveri in azienda &#8211; ha scritto il manager in un&#8217;email ai dipendenti &#8211; e ora questo giorno è arrivato&#8221;.</p><p>Cosa accadrà all&#8217;azienda che, anche in tempi di crisi, macina miliardi di dollari? La Apple, che qualche giorno fa ha superato il valore di tutte le principali banche europee messe assieme, nacque nel 1984, fondata da Jobs e dal suo amico <strong>Steve Wozniak</strong>, entrambi tendenti allo stile hippy. E inventarono il Macintosh (ora &#8220;Mac&#8221;). Jobs contribuì con grandi intuizioni che portarono al mouse e all&#8217;interfaccia grafica (prima si usava la sola tastiera). Poi però lasciò l&#8217;azienda, per divergenze con i colleghi. Nel 1996, comunque, ritornò al primo amore, e il ritorno si rivelò determinante: il suo talento salvò l&#8217;azienda morente.</p><p>Per sopravvivere bisogna puntare su scommesse giuste. L&#8217;Hp, altro colosso informatico, ha fatto flop con il suo recente tablet, concorrente dell&#8217;iPad. Ora l&#8217;azienda rischia di perdere il settore che produce computer. Ma Jobs, innovatore e perfezionista, ha scommesso praticamente sempre su idee vincenti: pensate solo a iPod (314 milioni venduti), iPhone (129 milioni), iPad (29 milioni). Pur lasciando l&#8217;azienda, &#8220;vi ha iniettato il suo DNA&#8221;, ha detto un commentatore. In effetti, già si parla dell&#8217;iPhone 5, che forse uscirà a fine anno, o dell&#8217;iPad 3, in cantiere per il 2012.</p><p>La concorrenza è comunque agguerrita: gli &#8220;smartphone&#8221;, i telefonini che fanno di tutto &#8211; dalla riproduzione musicale alla navigazione in Internet &#8211; stanno affiancando gli iPhone con prezzi più bassi e tecnologie agili, come il sistema operativo Android di Google, l&#8217;arcinemico che ha acquistato Motorola per tentare, appunto, la conquista dei cellulari intelligenti. Per rimanere una delle aziende più ammirate del pianeta, la Apple dovrà quindi giocare su due fronti: innovazione, con prodotti che seducono il pubblico, e prezzi più bassi.</p><p>Jobs è stato demiurgo di strumenti quasi magici, mentre il nuovo capo, Cook, sembra forte nella gestione aziendale, logistica e tecnica. Il dirigente, alla Apple dal 1998, ha un lungo passato alla IBM ed un breve passaggio alla Compaq. Ultimamente si è occupato della chiusura di alcune fabbriche e della &#8220;guerra dei brevetti&#8221;, la battaglia ad accaparrarsi le licenze per determinate tecnologie che sta infuriando nella Silicon Valley, spesso per impedire la corsa in avanti dei concorrenti.</p><p>Cook, 50 anni, omosessuale dichiarato, è famoso per spedire le prime email di lavoro alle 4.30 del mattino e per convocare riunioni anche la domenica sera. In fondo, sottolineano i pragmatici, è stato lui a guidare l&#8217;azienda quando Jobs era in malattia. In effetti l&#8217;addio è stato annunciato soltanto mercoledì, ma il capo dell&#8217;azienda era in permesso già da gennaio (ed era la terza volta, visti i tanti problemi di salute). Leggenda vuole, comunque, che sia stata la sola aura carismatica di Jobs a far crescere la Mela a dismisura.</p><p>Cosa farà, adesso, il guru delle nuove tecnologie? Salute permettendo, potrebbe continuare ad influenzare l&#8217;azienda e il resto del mondo (con lezioni e magari interventi filantropici, alla <strong>Bill Gates</strong>). La sua vita, comunque, ha già ispirato molti appassionati di computer, anche in Paesi emergenti come l&#8217;India, da dove arriverà forse il prossimo innovatore. Intanto parecchi aspettano novembre, per la biografia ufficiale di Jobs. Da leggere, volendo, anche su iPad.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/25/apple-laddio-di-steve-jobs-non-posso-piu-guidare-lazienda/153437/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>87</slash:comments> </item> <item><title>Onu pronta a sbloccare beni del regime, ma il Sudafrica avverte: &#8220;Così si riconosce il Cnt&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/24/onu-pronta-a-sbloccare-beni-del-regime-ma-il-sudafrica-avverte-cosi-si-riconosce-il-cnt/153333/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/24/onu-pronta-a-sbloccare-beni-del-regime-ma-il-sudafrica-avverte-cosi-si-riconosce-il-cnt/153333/#comments</comments> <pubDate>Wed, 24 Aug 2011 21:41:50 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[beni del regime]]></category> <category><![CDATA[Cnt]]></category> <category><![CDATA[Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[sudafrica]]></category> <category><![CDATA[tripoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153333</guid> <description><![CDATA[NEW YORK &#8211; Il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu si riunirà oggi, giovedì, per votare lo scongelamento di alcuni fondi in asset libici, bloccati dalle sanzioni internazionali. Gli Usa chiedono di utilizzare 1,5 miliardi di dollari, anche se il Sudafrica ha dubbi e punta a un approccio diverso con una cifra più piccola, di 500 milioni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>NEW YORK &#8211; Il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu si riunirà oggi, giovedì, per votare lo scongelamento di alcuni fondi in asset libici, bloccati dalle sanzioni internazionali. Gli Usa chiedono di utilizzare 1,5 miliardi di dollari, anche se il Sudafrica ha dubbi e punta a un approccio diverso con una cifra più piccola, di 500 milioni di dollari.</p><p>I fondi al momento bloccati sarebbero utilizzati, secondo il progetto degli Stati Uniti, per aiuti umanitari alla popolazione libica, non per operazioni militari. La proposta, illustrata nella notte a una riunione del Consiglio di Sicurezza, dovrebbe essere votata dai Quindici già giovedì.</p><p>Durante la prima riunione, il Sudafrica ha sollevato dubbi sulla proposta degli Stati Uniti, perché essa rischia – secondo i diplomatici di Pretoria &#8211; di riconoscere di fatto il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) come rappresentante del governo della Libia. Tale riconoscimento non e&#8217; ancora avvenuto, almeno non alle Nazioni Unite.</p><p>Diversi diplomatici, comunque, si dicono convinti che la proposta di Washington dovrebbe passare, forse emendata, o forse senza il voto della delegazione del Sudafrica. Questa, comunque, potrebbe dare luce verde ad un approccio &#8216;graduale&#8217;: via libero immediato a 500 milioni, con possibili stanziamenti successivi.</p><p>Il testo preparato dai diplomatici di Washington prevede il prelievo di fondi da banche ed aziende petrolifere libiche colpite da sanzioni sancite da diversi documenti Onu, come la risoluzione 1970 approvata dal Consiglio di Sicurezza all’inizio delle rivolte. I soldi arriveranno quindi dalla Central Bank of Libya, dalla Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, la Libyan Invenstment Portfolio, la Libyan National Oil Corporation.</p><p>Il miliardo e mezzo sarebbero cosi&#8217; suddiviso: 500 milioni da trasferire ad organizzazioni internazionali, 500 milioni per comprare benzina e beni umanitari, 500 milioni per progetti legati a sanita&#8217; ed istruzione. La prima tranche, quella umanitaria, sarebbe gestita da agenzie dell’Onu come l’Alto commissario per i rifugiati (Unhcr), l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), l’Ufficio per gli affari umanitari (Ocha).</p><p>Il testo sottolinea che “nessun fondo dovrà essere utilizzato per l’acquisto di armi ed equipaggiamenti militari”, e che anche la benzina dovrà essere usata “con obiettivi umanitari e civili, come produzione di elettricità, desalinizzazione, attività ospedaliere”. Parte dei fondi (fino a 100 milioni di dollari) potranno essere trasferiti “a beneficio dei cittadini libici in aree che non sono sotto il controllo del Consiglio nazionale di transizione”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/24/onu-pronta-a-sbloccare-beni-del-regime-ma-il-sudafrica-avverte-cosi-si-riconosce-il-cnt/153333/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>E&#8217; polemica sulle vacanze di Obama</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/e-polemica-sulle-vacanze-di-obama/151729/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/e-polemica-sulle-vacanze-di-obama/151729/#comments</comments> <pubDate>Tue, 16 Aug 2011 09:02:45 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Casa Bianca]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151729</guid> <description><![CDATA[Il presidente Barack Obama andrà in vacanza giovedì prossimo, ma è già polemica. 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Il presidente continuerà a lavorare anche sull’isola di <strong>Martha’s Vineyard</strong>, dove andrà il 18 agosto, raggiungendo la famiglia.</p><p>Come è già accaduto in passato, Obama continuerà a ricevere aggiornamenti anche in villeggiatura, e le vacanze potrebbero essere interrotte. Non sarebbe la prima volta. Ma le polemiche toccano, naturalmente, anche il costo della villa sull’isola del Massachusetts, luogo prediletto dal <strong>clan Kennedy</strong> e anche da<strong> Bill Clinton</strong>. Quei 50 mila dollari alla settimana sono tanti, specie in tempo di crisi, anche se vengono sborsati direttamente dal presidente. Obama tirerà fuori i soldi per la sua famiglia &#8211; continuano i critici &#8211; ma tutto lo staff al seguito sarà pagato dai contribuenti.</p><p>Come in Italia, anche qui l&#8217;estate è infiammata dai dibattiti sull&#8217;economia. L&#8217;attenzione, dopo la corsa contro il tempo per raggiungere un accordo sui tagli, è passata alla &#8220;<strong>gang dei 12</strong>&#8220;. Si tratta della commissione incaricata di ridurre ulteriormente le spese, ed è formata da sei parlamentari democratici e sei repubblicani. Dei dodici componenti, metà arriva dalla Camera e metà dal Senato. I repubblicani hanno nominato i senatori <strong>Jon Kyl</strong>, Rob Portman e Pat Toomey, e i deputati Dave Camp,<strong> Fred Upton</strong> e Jeb Hensarling. I democratici hanno nominato John Kerry, <strong>Max Baucus</strong> e Patty Murray dal Senato, mentre dalla Camera arriveranno Xavier Becerra, <strong>James Clyburn</strong> e Chris Van Hollen.</p><p>I dodici hanno una missione difficile: entro il 23 novembre devono trovare una maniera per tagliare 1.500 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. Se non ce la faranno, scatteranno una serie di riduzioni di spesa, automaticamente: è già previsto nell’accordo per il debito siglato all&#8217;inizio di agosto. Al momento dell&#8217;accordo tutti si sono resi conto che sarebbe stato difficile raggiungere nuovi compromessi sui tagli, e per questo alla commissione basterà anche un accenno di consenso &#8211; con un solo esponente che accetta le proposte degli avversari &#8211; per far scattare la possibilità di un voto in Congresso.</p><p>L&#8217;attenzione, quindi, è tutta concentrata sui potenziali &#8220;mediatori&#8221; &#8211; il democratico <strong>John Kerry</strong> e il repubblicano <strong>Rob Portman</strong> &#8211; perché sono capaci di appoggiare le idee che vengono dal partito opposto. Da seguire con attenzione, poi, sono il democratico Max Baucus e il repubblicano Dave Camp: entrambi sono grandi esperti del codice fiscale, che sarà un importante campo di battaglia politico: il partito conservatore ha già alzato gli scudi, e non vuole sentir parlare di tasse più alte. Obama e compagni, da parte loro, tenteranno di tutto pur di avere nuove entrate.</p><p>Per arrivare ad un accordo, la ricetta tratta sempre gli stessi argomenti: oltre alle tasse, ci sono il <strong>Medicare</strong>, il <strong>Medicaid</strong>, e la <strong>Social Security</strong>, tutti programmi di welfare che sono stati difesi &#8211; a spada tratta &#8211; dai tre deputati democratici che faranno parte della gang dei dodici. I repubblicani, però, vorrebbero vedere gli stessi programmi ridimensionati, o addirittura smantellati.</p><p>Sabato, nel messaggio settimanale dalla Casa Bianca, Obama ha ancora una volta sottolineato che &#8220;molti americani continuano ad essere colpiti dalla disoccupazione, e lo rimarranno per troppo tempo: la nostra priorità deve essere rimettere questi uomini e queste donne al lavoro, e far crescere gli stipendi di tutti&#8221;. Non sarà semplice, perché la politica di Washington continua ad essere &#8220;intrappolata nella partigianeria&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/e-polemica-sulle-vacanze-di-obama/151729/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>Nasce l&#8217;anti IPad indiano. Ma l&#8217;obiettivo è il tablet da 35 dollari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/nasce-lanti-ipad-indiano-ma-lobiettivo-e-il-tablet-da-35-dollari/151312/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/nasce-lanti-ipad-indiano-ma-lobiettivo-e-il-tablet-da-35-dollari/151312/#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Aug 2011 21:00:49 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[apple]]></category> <category><![CDATA[india]]></category> <category><![CDATA[Intel]]></category> <category><![CDATA[iPad]]></category> <category><![CDATA[Reliance Com]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151312</guid> <description><![CDATA[NEW YORK – L’ultima meraviglia dall’India, l’iPad a basso costo si chiama Reliance 3G Tab, e costa 13 mila rupie, pari a 288 dollari. Molto meno della versione base del gioellino della Apple, venduto in Usa a 499 dollari. Il computerino è stato messo a punto dalla Reliance Comm (R-Com) con un microprocessore a 800...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>NEW YORK – L’ultima meraviglia <strong>dall’India</strong>, <strong>l’iPad</strong> a basso costo si chiama <strong>Reliance 3G Tab</strong>, e costa <strong>13 mila</strong> rupie, pari a <strong>288</strong> dollari. Molto meno della versione base del gioellino della Apple, venduto in Usa a 499 dollari. Il computerino è stato messo a punto dalla <strong>Reliance Comm (R-Com)</strong> con un microprocessore a 800 megaherz, 32gigabyte di memoria (con MicroSD card), videocamera, compatibilità con la rete 3G. Pesa meno di 400 grammi e ha pure la radio FM.</p><p>Nei negozi di <strong>Calcutta e Mumbai</strong> le tavolette prodotte da <strong>Apple o Samsung</strong> costano <strong>7 mila</strong> rupie in più rispetto al tablet della Reliance (che oggettivamente offre di meno). La vera sfida, comunque, è arrivare ad un prezzo irrisorio con obiettivi filantropici. Circa un anno fa, il ministro per “lo sviluppo delle risorse umane” dell’India, <strong>Kapil Sipal</strong>, aveva promesso un tablet a 1600 rupie (<strong>35 dollari</strong>), da far avere ad ogni studente indiano.</p><p>Il prezzo stracciato – che secondo alcuni dovrebbe scendere prima a 20, ed infine a 10 dollari &#8211; è pensato proprio per l’istruzione. Sul mercato, invece, la tavoletta voluta da Sipal costerà di più. Ma vedremo veramente un iPad così economico? Il ministro, intervistato dal <em>New York Times</em>, non ha dubbi: basta aspettare “qualche settimana”. “Ma possiamo vedere un prototipo?”, ha chiesto con qualche scetticismo la giornalista del Times. “Non ce l’ho in ufficio, ce l’ho a casa”, ha risposto Sibal.</p><p>Rimane mistero ed incertezza. Secondo le notizie diffuse finora, l’iPad per le scuole indiane avrà uno schermo di dimensioni simili a quelle dell’ iPad. Ci sarà anche una telecamera, si potranno gestire contenuti multimediali, wi-fi e periferiche usb. Capitolo software: verrà garantito il supporto per <strong>Open Office, SciLab </strong>e programmi per navigare in Internet. L’hard disk sarà di 32 gigabyte, la memoria ram di 2 gigabyte.</p><p>Nicholas Negroponte, che guida l’organizazione nonprofit “Un portatile per ogni bambino” (One Laptop per Child) ha benedetto l’iniziativa del ministro indiano, offrendo gratuitamente le tecnlogie a disposizione della sua associazione. Lo stesso Negroponte sta lavorando ad un progetto parallelo per lanciare un iPad a basso costo (in questo caso il prezzo dovrebbe aggirarsi attorno ai 75 dollari).</p><p>Portare tecnologia a basso costo nei Paesi in via di sviluppo è impresa audace e rischiosa. Proprio l’associazione di Negroponte aveva lanciato, nel 2005, l’idea di un computer portatile da vendere a 100 dollari. Dopo ritardi e correzioni di rotta, il prodotto finale arrivò ad un prezzo di 200 dollari. Il governo di New Delhi rifiutò l’acquistò, preferendo il “Classmate” prodotto dalla <strong>Intel</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/nasce-lanti-ipad-indiano-ma-lobiettivo-e-il-tablet-da-35-dollari/151312/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>Ondata di pirateria contro governi e aziendePossibile responsabilità della Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/03/ondata-di-pirateria-contro-governi-e-aziendepossibile-responsabilita-della-cina/149658/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/03/ondata-di-pirateria-contro-governi-e-aziendepossibile-responsabilita-della-cina/149658/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Aug 2011 16:20:21 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[cyber - attacco]]></category> <category><![CDATA[hacker]]></category> <category><![CDATA[McAfee]]></category> <category><![CDATA[pirateria]]></category> <category><![CDATA[Shady rat]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=149658</guid> <description><![CDATA[Da New York &#8211; Settantadue tra Stati, aziende e organizzazioni internazionali sono stati colpiti per anni da hacker che hanno ottenuto informazioni riservate su attività di governi e società, spesso in campo militare. Lo ha rivelato oggi la società di sicurezza informatica McAfee, illustrando una delle più grandi ondate di pirateria finora registrate. In diversi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/hacker_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-149669" title="hacker_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/hacker_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Da New York &#8211; Settantadue tra Stati, aziende e organizzazioni internazionali sono stati colpiti per anni da hacker che hanno ottenuto informazioni riservate su attività di governi e società, spesso in campo militare. Lo ha rivelato oggi la società di sicurezza informatica <strong>McAfee</strong>, illustrando una delle più grandi ondate di pirateria  finora registrate.</p><p>In diversi episodi i responsabili sembrano legati al governo della Cina. Anche solo osservando  la lista delle vittime &#8211; ci sono i governi di Taiwan, Corea del Sud, Vietnam e l&#8217;Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico &#8211; si possono scorgere interessi regionali ben precisi. Gli hacker hanno colpito il <strong>Comitato olimpico internazionale</strong> durante la preparazione dei Giochi di Pechino del 2008: difficile che sia stata una coincidenza.</p><p>Nei computer della sede dell&#8217;<strong>Onu</strong> di Ginevra sono entrate &#8220;cellule dormienti&#8221; nel 2008, raccogliendo informazioni per ben due anni. &#8220;Quel che è successo a tutti questi dati è una questione ancora aperta &#8211; ha scritto l&#8217;autore della ricerca di McAfee, <strong>Dmitri Alperovitch</strong> &#8211; comunque, anche se solo una piccola parte è stata usata per costruire prodotti o battere un avversario, la minaccia economica è gigantesca&#8221;.</p><p>Raramente i contorni degli attacchi sono chiari perché &#8220;ogni azienda in ogni campo con notevole proprietà intellettuale o segreti commerciali è stata compromessa in passato o lo sarà in futuro&#8221;, ma &#8220;gran parte delle vittime nemmeno scopre l&#8217;intrusione o il suo impatto&#8221;, <a href="http://blogs.mcafee.com/mcafee-labs/revealed-operation-shady-rat" target="_blank">ha spiegato Alperovich nel suo blog</a>.</p><p>&#8220;Non sono sorpreso perché questo è quello che fa la Cina: sta gradualmente dominando l&#8217;universo cibernetico&#8221;, ha detto <strong>Vijay Mukhi</strong>, esperto di informatica indiano, sottolineando che diversi governi dell&#8217;Asia hanno computer particolarmente vulnerabili. &#8220;Entrarci è un gioco da ragazzi &#8211; sostiene &#8211; perché (a New Delhi e altrove,<em> ndr</em>) siamo all&#8217;età della pietra quanto a sicurezza informatica&#8221;.</p><p>McAfee, società che produce antivirus acquistata quest&#8217;anno da Intel, non ha voluto puntare il dito contro la Cina, limitandosi a parlare di &#8220;attore statale&#8221;. L&#8217;ondata di pirateria è stata chiamata <em><strong>Shady Rat</strong></em>, un gioco di parole perché fa riferimento al remote access tool,  &#8220;strumento di accesso remoto&#8221; abbreviato in Rat, che in inglese significa &#8220;ratto&#8221;. Le incursioni, quindi, sono dovute a &#8220;topi disonesti&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/03/ondata-di-pirateria-contro-governi-e-aziendepossibile-responsabilita-della-cina/149658/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Usa, l&#8217;accordo taglia anche i posti di lavoro Previsti 1,8 milioni di disoccupati e Pil in calo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/03/usa-laccordo-taglia-anche-i-posti-di-lavoro-previsti-18-milioni-di-disoccupati-e-pil-in-calo/149570/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/03/usa-laccordo-taglia-anche-i-posti-di-lavoro-previsti-18-milioni-di-disoccupati-e-pil-in-calo/149570/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Aug 2011 07:36:02 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Accordo debito Usa]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[Economic Policy Institute]]></category> <category><![CDATA[Peter Welch]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=149570</guid> <description><![CDATA[Perché Barack Obama, parlando ieri dal giardino delle rose della Casa Bianca dopo il voto sul debito degli Stati Uniti, si è concentrato sull&#8217;occupazione? Perché la creazione di posti di lavoro deve essere la priorità dei parlamentari a stelle e strisce, pronti ad andare in vacanza dopo trattative che si sono trascinate per settimane? Semplice:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/obama_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-147718" title="obama_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/obama_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Perché <strong>Barack Obama</strong>, parlando ieri dal giardino delle rose della Casa Bianca dopo il voto sul debito degli Stati Uniti, si è concentrato sull&#8217;occupazione? Perché la creazione di posti di lavoro deve essere la priorità dei parlamentari a stelle e strisce, pronti ad andare in vacanza dopo trattative che si sono trascinate per settimane?  Semplice: per cercare di raccogliere i cocci di un vaso ormai rotto. L&#8217;accordo, che sorride più ai repubblicani che ai democratici, prevede una serie di tagli che, <a href="http://www.epi.org/analysis_and_opinion/entry/whats_missing_from_the_debt_ceiling_debate_jobs/" target="_blank">secondo l&#8217;Economic Policy Institute di Washington, ridurranno i posti di lavoro di migliaia di persone, impiegati pubblici e non</a>.</p><p>Le stime del centro studi progressista sono agghiaccianti: <strong>1,82 milioni di persone saranno disoccupate</strong> a causa della nuova austerity. E il pil Usa subirà una contrazione del -1,5% per via dell&#8217;accordo.  Nella mattinata di ieri, Obama ha incontrato i vertici dell&#8217;Afl-Cio, l&#8217;unione sindacale degli Stati Uniti che non ha accolto positivamente la notizia dei tagli e del loro impatto sul mondo del lavoro, già piagato da una disoccupazione superiore al 9%. Secondo <strong>Peter Welch</strong>, deputato democratico schierato nell&#8217;ala sinistra del partito, l&#8217;accordo, che lui non ha votato, &#8220;ammazzerà l&#8217;occupazione&#8221;.</p><p>Ci saranno due ondate di tagli. Dapprima quelli &#8220;discrezionali&#8221; (una tantum) che colpiranno <strong>scuola, parchi, programmi anti-inquinamento</strong> e altre voci.  Seguirà il lavoro della futura Commissione dei Dodici (sei democratici, sei repubblicani) che deciderà su ulteriori riduzioni. Se non ci sarà accordo tra gli esperti, scatteranno comunque una serie di tagli &#8220;strutturali&#8221;, che faranno calare la scure sui programmi di<strong> assistenza sanitaria e anche sulla Difesa</strong>.  Le modifiche al bilancio del Pentagono &#8211; che potrebbe essere ridotto del 10% ma bisognerà aspettare la decisione dei Dodici &#8211; potrebbero essere considerati l&#8217;unica vera vittoria del presidente, nella battaglia del debito. Sarà un caso che un altro appuntamento di Obama, ieri, era con <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/usa-i-nuovi-uomini-del-presidente-petraeus-capo-della-cia-panetta-al-pentagono/139554/ " target="_blank"><strong>Leon Panetta</strong>, che dalla Cia è stato nominato a capo del Pentagono per stringere la cinghia agli uomini in uniforme</a>?</p><p>Per il momento, comunque, gli 850 miliardi di possibili tagli rimangono solo una minaccia politica che verrà usata nei prossimi mesi di dibattito a Washington.  Reali, invece, sono i soldi che gli studenti americani dovranno pagare: la retta degli atenei è così alta da obbligarli a contrarre debiti decennali, spesso con l&#8217;aiuto del governo. D&#8217;ora innanzi, però, bisognerà <strong>pagare gli interessi anche durante gli studi</strong>, mentre prima si poteva aspettare fino a sei mesi dopo la laurea. Alcuni dei miliardi risparmiati (17 su 22) saranno utilizzati per finanziare borse di studio ai meno abbienti, ma la vita per gli studenti d&#8217;America &#8211; e dei comuni cittadini &#8211; diventerà comunque più difficile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/03/usa-laccordo-taglia-anche-i-posti-di-lavoro-previsti-18-milioni-di-disoccupati-e-pil-in-calo/149570/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>Debito Usa, stesso obiettivo ma metodi diversi. Ecco i due piani per evitare il default</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/debito-usa-stesso-obiettivo-ma-metodi-diversi-ecco-i-due-piani-per-evitare-il-default/147956/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/debito-usa-stesso-obiettivo-ma-metodi-diversi-ecco-i-due-piani-per-evitare-il-default/147956/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Jul 2011 19:15:05 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[default]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[spesa pubblica]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147956</guid> <description><![CDATA[Da New York – All’apparenza non sembrano così distanti. Il piano dei repubblicani e quello dei democratici hanno lo stesso obiettivo: puntano entrambi a tagliare le spese pubbliche degli Stati Uniti. La riduzione, nel primo caso, sarebbe di 2.600 miliardi di dollari. Nel secondo, di 2.700. Né l’uno né l’altro aumentano le tasse, ma si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/obama_interna1.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-147958" title="obama_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/obama_interna1.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><strong>Da New York</strong> – All’apparenza non sembrano così distanti. Il piano dei repubblicani e quello dei democratici hanno lo stesso obiettivo: puntano entrambi a tagliare le spese pubbliche degli Stati Uniti. La riduzione, nel primo caso, sarebbe di 2.600 miliardi di dollari. Nel secondo, di 2.700. Né l’uno né l’altro aumentano le tasse, ma si concentrano solo sulla spesa pubblica.</p><p>Una differenza importante sta però nel metodo: mentre il partito di <strong>Barack Obama </strong>vorrebbe varare subito tutti i tagli, gli avversari darebbero luce verde a una prima riduzione di 1.000 miliardi, formando poi una commissione incaricata di usare le forbici per il 2012 e arrivare, grosso modo, alla stessa cifra voluta dai democratici, 2.700 miliardi di dollari.</p><p>L’approccio “a due fasi” chiesto dal partito di destra è, secondo i democratici, una trappola, perché “mette la pezza” per il 2011, rimandando ulteriori riduzioni all’anno prossimo, quando ci sarà la campagna elettorale per confermare Obama alla Casa Bianca oppure eleggere un altro candidato. Non sarebbe proprio il momento migliore per discutere pacatamente di tagli.</p><p>Ma anche i democratici sono accusati di giocare sporco. I repubblicani, infatti, sostengono che nei tagli previsti dagli avversari per complessivi 2.600 miliardi, vengono inclusi 1.000 miliardi di risparmi per la riduzione delle operazioni militari in Iraq ed in Afghanistan, una riduzione – sottolineano i repubblicani – che è già stata decisa, e che quindi non può essere considerata un taglio alla spesa pubblica.</p><p>I due piani sono entrambi pronti per essere votati. <strong>Boehner</strong>, capo della maggioranza repubblicana alla Camera, ha presentato ufficialmente le 57 pagine del suo progetto, che potrebbero essere votate mercoledì. Paradossalmente, però, non ci saranno abbastanza voti tra i repubblicani, che sulla carta potrebbero contare su 240 dei 435 seggi: diversi tra i più conservatori potrebbero snobbare le misure proposte da Boehner, considerate comunque troppo moderate.</p><p>A tal punto, e sarebbe un&#8217;ulteriore beffa, potrebbero essere i democratici centristi a salvare il piano repubblicano. E quindi, quando la partita passerà al Senato, si potrà tentare il compromesso, al momento considerato improbabile. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/usa-default-piu-vicino-ora-repubblicani-e-democratici-lavorano-a-due-piani-diversi/147697/" target="_blank">Nel suo discorso alla nazione, lunedì sera, Obama ha sottolineato che gli americani “sono stanchi di questa città, Washington, dove ‘compromesso’ sembra essere diventata una parola sporca”</a>.</p><p>Ma che succederà  se l’accordo non arriverà? A Washington il Tesoro non sarà più autorizzato a stampare bond, e quindi a contrarre nuovo debito. Il debito complessivo per gli Usa si fermerà a 13.400 miliardi di dollari. E, in linea teorica, gli Stati Uniti non potranno più pagare alcuni programmi, alcuni stipendi, alcune pensioni. La coperta diventerebbe troppo insufficiente per coprire tutto, e si dovrebbe decidere – di giorno in giorno – quali soldi far partire e quali no. Sarebbe una situazione complicata che avrebbe ripercussioni sull’intera economia del pianeta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/debito-usa-stesso-obiettivo-ma-metodi-diversi-ecco-i-due-piani-per-evitare-il-default/147956/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>32</slash:comments> </item> <item><title>Usa, default più vicino. Ora repubblicani  e democratici lavorano a due piani diversi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/usa-default-piu-vicino-ora-repubblicani-e-democratici-lavorano-a-due-piani-diversi/147697/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/usa-default-piu-vicino-ora-repubblicani-e-democratici-lavorano-a-due-piani-diversi/147697/#comments</comments> <pubDate>Mon, 25 Jul 2011 18:10:41 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[boehner]]></category> <category><![CDATA[congresso]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[default]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[senato]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147697</guid> <description><![CDATA[NEW YORK – Tramonta il sogno del “grande accordo” promesso da Barack Obama per salvare l’economia americana dal default, con pensioni e stipendi statali a rischio. Non c’è margine per un accordo di ampio respiro tra democratici (che controllano il Senato) e repubblicani (in maggioranza alla Camera). Si discute ora su due piani diversi e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/obama_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-147718" title="obama_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/obama_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><strong>NEW YORK –</strong> Tramonta il sogno del “grande accordo” promesso da <strong>Barack Obama</strong> per salvare l’economia americana dal default, con pensioni e stipendi statali a rischio. Non c’è margine per un accordo di ampio respiro tra democratici (che controllano il <strong>Senato</strong>) e repubblicani (in maggioranza alla <strong>Camera</strong>). Si discute ora su due piani diversi e distinti, che potrebbero sistemare i conti per un anno o due. I due rami del parlamento devono trovare il denominatore comune tra i due progetti, entro il 2 agosto (poi il Tesoro non potrà più rilasciare bond aprendo nuovi debiti).</p><p>Il piano di <strong>Harry Reid</strong>, capo dei democratici al Senato, prevede tagli per <strong>2.400 miliardi</strong> di dollari, che non andrebbero a influire troppo – a suoi dire – sul welfare cui tiene l’ala più a sinistra del partito, né innalzerebbe le tasse, per non scontentare i repubblicani. Potrebbe essere la soluzione con più chances di passare, calmando gli americani e gli investitori internazionali per un paio d’anni.</p><p>Il leader dei repubblicani alla Camera, <strong>John Boehner</strong>, ha proposto invece un progetto in due fasi. Dapprima sono previsti tagli per <strong>1.000-1.200 miliardi</strong>, per “sopravvivere” fino fine dell’anno. Altre riduzioni di spesa sarebbero messi a punto – nel <strong>2012</strong>, cioè durante la campagna elettorale per il nuovo presidente – da una commissione legislativa che userà le forbici e magari rivedrà anche i balzelli.</p><p>Il piano dello “speaker” Boehner, non piace alla Casa Bianca. <strong>William Daley</strong>, il capo di gabinetto del presidente, ha messo in chiaro che piani “tampone”, cioé di breve termine, verranno fermati dal veto che <strong>Obama</strong> può opporre alle legislazioni che non apprezza. Parlando alla trasmissione <em>Meet the Press</em> della <strong>Nbc</strong>, Daley ha sottolineato che i mercati non hanno intenzione di tollerare un nuovo dibattito sul debito, specie in un anno elettorale come il 2012.</p><p>Proprio questa settimana potrebbero arrivare i giudizi delle agenzie di rating, e potrebbero essere impietosi. Lunedì, intanto, è arrivato un nuovo appello del Fondo Monetario Internazionale, ora guidato da <strong>Christine Lagarde</strong>: “Il debito su una traiettoria sostenibile è essenziale per la stabilità dell’economia americana – hanno scritto gli economisti dell’Fmi – è urgente aumentare il tetto del debito e raggiungere un accordo su un ampio piano di risanamento dei conti di medio termine .</p><p>Un eventuale accordo saltato colpirebbe pure la vita privata dell’inquilino della Casa Bianca: nel caso peggiore Barack Obama rinuncerà al party a Chicago per festeggiare i cinquant’anni: la scadenza per conciliare i due piani è per il 2 agosto, il 3 ci sarebbe la festa, il 4 il compleanno vero e proprio. A Chicago è prevista un raccolta fondi per la prossima campagna elettorale, con concerto, cena, e biglietti dai 50 ai 35.800 dollari.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/usa-default-piu-vicino-ora-repubblicani-e-democratici-lavorano-a-due-piani-diversi/147697/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>48</slash:comments> </item> <item><title>Dal Dvd allo streaming, Netflix annuncia la fine dei supporti fisici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/19/dal-dvd-allo-streaming-netflix-annuncia-la-fine-dei-supporti-fisici/146220/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/19/dal-dvd-allo-streaming-netflix-annuncia-la-fine-dei-supporti-fisici/146220/#comments</comments> <pubDate>Tue, 19 Jul 2011 06:08:26 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[abbonamento]]></category> <category><![CDATA[canone]]></category> <category><![CDATA[dvd]]></category> <category><![CDATA[Hbo]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[netflix]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146220</guid> <description><![CDATA[NEW YORK &#8211; Sarà proprio Netflix a sancire la morte del dvd? Sarebbe un destino ironico. Il popolare sito internet aveva lanciato un&#8217;idea semplice ed efficace: portare i dischi con i film nelle case degli americani, via posta. Era un comodo noleggio a domicilio, che costava pochi dollari al mese. Dopo la visione, la pellicola...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/netflix_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-146224" title="netflix_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/netflix_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>NEW YORK &#8211; Sarà proprio <strong><a href="http://www.netflix.com" target="_blank">Netflix</a></strong> a sancire la morte del dvd? Sarebbe un destino ironico. Il popolare sito internet aveva lanciato un&#8217;idea semplice ed efficace: portare i dischi con i film nelle case degli americani, via posta. Era un comodo noleggio a domicilio, che costava pochi dollari al mese.</p><p>Dopo la visione, la pellicola veniva restituita rispedendo indietro il dvd, senza spese a carico dell’utente. E Netflix mandava il film successivo. Visti i prezzi irrisori del servizio, milioni di amanti del cinema si abbonarono, aspettando con ansia i dischi nella cassetta delle lettere.</p><p>Poi arrivò  il web a banda larga, ultraveloce, capace di trasmettere video ad alta definizione, e Netflix iniziò a cambiare: i film divennero disponibili direttamente  su Internet, sempre con il pagamento di una piccola quota mensile (<strong>8 dollari</strong>). Lo streaming è pratica sempre più diffusa negli Stati Uniti, dove i telefilm vengono visti su siti internet come <strong><a href="http://www.hulu.com/" target="_blank">Hulu</a></strong>, che purtroppo non permette agli utenti italiani di aprire i video disponibili.</p><p>Data la popolarità dello streaming online, negli ultimi mesi Netflix aveva deciso di investire sui film disponibili su Internet, e di offrire i dvd a domicilio come servizio aggiuntivo a due dollari: fino all’altro giorno, con dieci dollari si aveva il pacchetto completo, composto da Internet e abbonamento postale.</p><p>La scorsa settimana, però, e’ stato ritoccato il prezzo del pacchetto a <strong>16 dollari</strong>, con un aumento improvviso di <strong>6 dollari</strong>. Gli utenti potranno continuare ad avere lo streaming online per 8 dollari. Altrettanto costeranno i dischi a domicilio. Ma chi vorrà i dischi nella cassetta della posta, vista la comodità di avere un film a portata di click?</p><p>Netflix, che letteralmente significa “pellicola della rete”, forse non lo ammette apertamente, ma l’abbonamento postale è in calo, e non si può mantenere il prezzo a <strong>2 dollari</strong> al mese. L’azienda si limita a dire che la decisione è solo “l’ultimo passo di una transizione di lungo termine per diventare un’impresa televisiva all’avanguardia”. La quale, appunto, si concentrerà soprattutto sullo streaming online, perché il futuro è web: secondo gli analisti, nel 2011 la vendita di film sul web frutterà il doppio rispetto all’anno scorso.</p><p>Ci saranno più entrate, ma anche più spese: per potersi permettere le pellicole online, infatti, bisogna pagare onerosi permessi alle major cinematografiche. Netflix, sempre secondo le stime degli esperti, avrebbe versato almeno <strong>400 milioni di dollari</strong> per avere le licenze. E non sono mancati i problemi, ad esempio con la <strong>Sony</strong>, che ha recentemente ritirato dal servizio duecento pellicole per problemi contrattuali.</p><p>La partnership con le major cinematografiche sarà la chiave di volta per vincere la battaglia dell’home video nell’era post dvd. L’alleanza con Hollywood sarà fondamentale, anche perché al momento diversi utenti ritengono che Netflix offra una videoteca web abbastanza povera. Sheila Haupt, residente della Pennsylvania intervistata dal New York Times, parla di “una selezione orribile” e sta ragionando, ora che i prezzi del noleggio sono aumentati, di ripiegare su <strong>HBO</strong>, una selezione di film e serie televisive particolarmente interessanti offerti, dietro pagamento aggiuntivo, sulla tv via cavo.</p><p>Ma c’e’ anche chi si dice pronto alla conversione al web. <strong>Roger Ebert</strong>, popolare critico cinematografico americano, ha annunciato che sara’ un fedele abbonato dell’opzione streaming. Gli oltre 20 milioni di utenti Netflix potrebbero seguire (e addirittura moltiplicarsi), entrando in un’epoca sempre più telematica, che ha già fatto sparire gli enormi negozi della <strong>Virgin</strong> e <strong>Blockbuster</strong>: con iPod, iPad e collegamenti superveloci, nessuno andra’ piu’ ad acquistare un cd musicale o un dvd.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/19/dal-dvd-allo-streaming-netflix-annuncia-la-fine-dei-supporti-fisici/146220/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Stati Uniti, tagli e aumento delle tasse  Obama cerca un compromesso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/stati-uniti-tagli-e-aumento-delle-tasse-obama-cerca-un-compromesso/145663/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/stati-uniti-tagli-e-aumento-delle-tasse-obama-cerca-un-compromesso/145663/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Jul 2011 14:51:13 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[conservatori]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=145663</guid> <description><![CDATA[NEW YORK &#8211; Barack Obama se ne va arrabbiato, mentre l&#8217;orologio batte inesorabile le lancette verso il 2 agosto, data ultima per trovare un accordo sul debito americano. Mercoledì, all&#8217;ennesimo incontro con i repubblicani per cercare un compromesso su tagli e tassi, il presidente ha perso le staffe, si è alzato, e se ne è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>NEW YORK &#8211; <strong>Barack Obama</strong> se ne va arrabbiato, mentre l&#8217;orologio batte inesorabile le lancette verso il 2 agosto, data ultima per trovare un accordo sul debito americano. Mercoledì, all&#8217;ennesimo incontro con i repubblicani per cercare un compromesso su tagli e tassi, il presidente ha perso le staffe, si è alzato, e se ne è andato. Ieri ha dato &#8220;dalle 24 alle 36 ore&#8221; per decidere. L&#8217;estate americana si fa calda è insostenibile, costellata di riunioni che finiscono con un nulla di fatto, e con le &#8220;conseguenze catastrofiche&#8221; prospettate dalla Federal Reserve sempre più vicine.</p><p>Ma quali sono le divergenze tra il partito del presidente e quello conservatore? E quali le conseguenze di una decisione in un senso o nell&#8217;altro? Ecco i principali punti al centro delle riunioni della Casa Bianca, con le cifre riportate dal New York Times.</p><p><strong>MEDICARE</strong>: Questo programma offre assistenza sanitaria ai più anziani con soldi pubblici. L&#8217;anno scorso è costato 520 miliardi di dollari. I democratici di Obama hanno allargato la copertura per chi ha più di 65 anni e si prevede che la spesa annuale arriverà a 970 miliardi di dollari nel 2021. La Casa Bianca si è detta disponibile a tagliare qui e lì, per abbassare questa cifra.</p><p>I repubblicani hanno presentato diverse proposte. <strong>Paul Ryan</strong>, del Wisconsin, ha detto che si potrebbe dare ai pensionati non l&#8217;assistenza, ma una certa somma di denaro: saranno loro, poi, a decidere come e quanto spendere, acquistando un&#8217;assicurazione. Eric Cantor, suo collega della Virginia, ha invece proposto di imporre tariffe più alte alle persone più ricche.</p><p><strong>MEDICAID:</strong> Questo programma punta invece a curare i più poveri. Nel 2010 è costato 273 miliardi di dollari ma nel 2012, sempre per effetto della riforma, la spesa sarà più del doppio, 560 miliardi. L&#8217;amministrazione Obama potrebbe accettare tagli per un centinaio di miliardi, cosa che farebbe arrabbiare diversi democratici, ma che potrebbe trovare il consenso dei repubblicani: Cantor ha proposto una serie di tagli pari proprio a 100 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni. Il collega Ryan, invece, chiede di ridurre di più (771 miliardi per il prossimo decennio).</p><p><strong>PENSIONI E WELFARE:</strong> La cosiddetta &#8220;social security&#8221; è costata 701 miliardi nel 2010 (un quinto del bilancio degli Stati Uniti), e dovrebbe arrivare a 1.300 miliardi nel 2021. Obama sarebbe disposto a qualche taglio, cosa che ha già scatenato le ire degli anziani d&#8217;America. Un repubblicano, Tom Coburn dell&#8217;Oklahoma, ha proposto di rivedere i meccanismi per misurare l&#8217;inflazione, perché si potrebbe far risparmiare, a suo parere, 110 miliardi per i prossimi 10 anni.</p><p><strong>TASSE:</strong> Se i democratici sono pronti a fare le barricate per i tagli ai programmi del welfare, altrettanto si può dire riguardo i repubblicani sulle tasse. L&#8217;ex presidente George W. Bush aveva varato dei tagli alle tasse che Obama aveva promesso di abolire. In realtà, nel 2010, la Casa Bianca ha deciso di rinviare di due anni l&#8217;abolizione degli sconti di Bush. Il presidente vuole rialzare le tasse per i più abbienti dal 2013, e per il momento vuole eliminare alcuni incentivi ai più ricchi (i &#8220;proprietari dei jet&#8221;, come continua a ripetere), in maniera tale da raccogliere 130 miliardi di dollari. John Boehner, uno dei leader repubblicani, aveva dato un iniziale via libera all&#8217;innalzamento delle tasse, che avrebbe portato 1.000 miliardi di dollari nelle casse d&#8217;America. Il clamore dei repubblicani è stato tale che ha dovuto rimangiarsi quel che aveva detto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/stati-uniti-tagli-e-aumento-delle-tasse-obama-cerca-un-compromesso/145663/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Su Murdoch ora indaga l&#8217;Fbi, &#8220;Capire  se intercettate le vittime dell&#8217;11 settembre&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/intercettazioni-illegali-su-murcoch-indaga-lfbi-capire-se-ascoltate-le-vittime-dell11-settembre/145424/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/intercettazioni-illegali-su-murcoch-indaga-lfbi-capire-se-ascoltate-le-vittime-dell11-settembre/145424/#comments</comments> <pubDate>Thu, 14 Jul 2011 21:03:05 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[fbi]]></category> <category><![CDATA[intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[Murdoch]]></category> <category><![CDATA[News Corp]]></category> <category><![CDATA[scotland yard]]></category> <category><![CDATA[undici settembre]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=145424</guid> <description><![CDATA[NEW YORK &#8211; Non solo Scotland Yard, ma ora pure l&#8217;Fbi ha aperto un&#8217;indagine sulle intercettazioni ordinate dai giornali di Rupert Murdoch. Lo scandalo che ha colpito il suo impero, News Corp, si allarga ora dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dove i giornali e le tv dello &#8220;squalo&#8221; spadroneggiano. In entrambi i Paesi Murdoch dovrà,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>NEW YORK &#8211; Non solo Scotland Yard, ma ora pure l&#8217;Fbi ha aperto un&#8217;indagine sulle intercettazioni ordinate dai giornali di <strong>Rupert Murdoch</strong>. Lo scandalo che ha colpito il suo impero, News Corp, si allarga ora dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dove i giornali e le tv dello &#8220;squalo&#8221; spadroneggiano. In entrambi i Paesi Murdoch dovrà, con ogni probabilità, presentarsi nei rispettivi parlamenti, fare pubblica ammenda, spiegare le ragioni che hanno portato i suoi giornalisti a tentare tutto il possibile pur di avere lo scoop, anche ascoltare illegalmente i messaggi in segreteria di una tredicenne rapita e poi uccisa.</p><p>Lo &#8220;squalo&#8221;, nato in Australia, possiede in realtà un passaporto americano, e proprio per questo si era inizialmente rifiutato di comparire davanti al parlamento di Londra, come intimato dalla commissione Cultura, Media e Sport. Poi, per evitare un altro colpo alla sua immagine, ci ha ripensato. Martedì il magnate sarà ascoltato assieme al figlio James, entrato in rotta contro di lui, e assieme pure a <strong>Rebekah Brooks</strong>, amministratore delegato del quotidiano News of the World, che ha dovuto chiudere per le rivelazioni sulle intercettazioni portate avanti dai suoi giornalisti.</p><p>Per News Corp, che in Italia controlla Sky, è un colpo forte, che potrebbe essere addirittura fatale. Ma l&#8217;ottantenne Murdoch ha navigato parecchio, e non ha alcuna intenzione di demordere. La decisione di chiudere News of the World, che ha oltre 150 anni di storia alle spalle, è stata presa proprio per placare le polemiche in Gran Bretagna.</p><p>Poi lo &#8220;squalo&#8221; ha ritirato &#8211; pare tra le ire del figlio &#8211; l&#8217;offerta a prendere il controllo totale della Sky britannica (BSkyB), dove News Corp possiede già il 39,1%. Un ritiro che era inimmaginabile fino a qualche giornio fa, prima dello scandalo. Ma Murdoch è furbo. Il ritiro potrebbe essere soltanto temporaneo. E, quando le acque si saranno calmate, lui potrebbe tornare alla carica, e riproporre l&#8217;offerta. Molto dipenderà, comunque, dall&#8217;estate infuocata che la famiglia del tycoon passerà tra Stati Uniti e Gran Bretagna, alle prese con le polemiche dell&#8217;uno e dell&#8217;altro parlamento, dove volano le accuse di violazione della privacy di migliaia di persone, pur di pubblicare lo scoop in prima pagina.</p><p>Negli Stati Uniti, in particolare, gli investigatori dell&#8217;Fbi tenteranno di capire se sono stati intercettati i parenti delle vittime dell&#8217;11 settembre, in maniera simile a quanto è stato fatto, illegalmente, con i familiari di chi è morto nell&#8217;attentato del 7 luglio 2005 a Londra. L&#8217;indagine americana è partita dopo la richiesta del parlamentare repubblicano Peter King, eletto a New York.</p><p>Non è detto, comunque, che Murdoch si presenterà davvero anche al parlamento di Washington, né che l&#8217;indagine americana porterà a sviluppi sostianziali. Il fronte politico, in Usa, non è così compatto come quello britannico: Murdoch controlla il canale americano Fox News, strumento di propaganda fondamentale per repubblicani e conservatori. Quel che è certo, come ha scritto <strong>Carl Bernstein</strong> sul settimanale americano Newsweek, è che questo è il Watergate del magnate globale dei media: uno scandalo dove sono state ordinate intercettazioni che gli potrebbero essere fatali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/intercettazioni-illegali-su-murcoch-indaga-lfbi-capire-se-ascoltate-le-vittime-dell11-settembre/145424/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Onu, da oggi anche il Sud Sudan siede al Palazzo di Vetro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/onu-da-oggi-anche-il-sud-sudan-siede-al-palazzo-di-vetro/145286/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/onu-da-oggi-anche-il-sud-sudan-siede-al-palazzo-di-vetro/145286/#comments</comments> <pubDate>Thu, 14 Jul 2011 10:39:06 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Khartoum]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category> <category><![CDATA[Palazzo di Vetro]]></category> <category><![CDATA[Palestina]]></category> <category><![CDATA[Sud Sudan]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=145286</guid> <description><![CDATA[NEW YORK &#8211; Da oggi è il 193° Paese alle Nazioni Unite, ma i delegati del Sudan del Sud hanno gia&#8217; iniziato a far sentire la loro voce su Twitter: prima ancora di ottenere un seggio al Palazzo di Vetro, i diplomatici di Juba hanno iniziato a &#8221;cinguettare&#8221; sul web, e i loro messaggi rimbalzano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>NEW YORK</strong> &#8211; Da oggi è il <strong>193°</strong> Paese alle <strong>Nazioni Unite</strong>, ma i delegati del <strong>Sudan del Sud</strong> hanno gia&#8217; iniziato a far sentire la loro voce su <strong>Twitter</strong>: prima ancora di ottenere un seggio al Palazzo di Vetro, i diplomatici di <strong>Juba</strong> hanno iniziato a &#8221;cinguettare&#8221; sul web, e i loro messaggi rimbalzano sui computer di colleghi all&#8217;Onu e nel mondo.</p><p>Su Twitter, all&#8217;indirizzo <strong><a href="http://twitter.com/#!/RepSouthSudan" target="_blank">@RepSouthSudan</a></strong>, i politici della nuova Repubblica africana raccontano i primi passi dopo la separazione da Khartoum dello scorso sabato: il nuovo prefisso internazionale (<strong>211</strong>), i 100 mila francobolli stampati in tutta fretta, i salari pagati con la nuova lira sud-sudanese (stampata in <strong>Germania</strong>).</p><p>Ieri il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione <strong>1999</strong> approvata a mano alzata, ha dato il via libera ufficiale al Sudan del Sud, che da oggi, dopo un voto formale dei delegati in Assemblea Generale, diventerà il 193/o Paese rappresentato al Palazzo di Vetro.</p><p>Durante il dibattito di ieri in Consiglio, l&#8217;ambasciatore del Sudan del Nord, <strong>Daffa-Alla Elhag Ali Osman</strong>, ha detto che la separazione del Sud ricorda &#8221;una famiglia che diventa grande: inizia a vivere in due case&#8221;. <strong>Susan Rice</strong>, ambasciatrice Usa all&#8217;Onu, ha però criticato Khartoum, che ha attaccato le tribù che vivono nel Nord ma simpatizzano per il Sud.</p><p>I Quindici hanno dato un primo via libera, che sarà seguito oggi da quello dell&#8217;Assemblea Generale, un passaggio formale dato per scontato. Non è chiaro, però, se in Assemblea c&#8217;è abbastanza spazio per i diplomatici di Juba. Sicuramente i delegati siederanno tra i colleghi di Spagna e Sudafrica, perché si segue l&#8217;ordine alfabetico. Ma gli spazi nell&#8217;aula dell&#8217;Assemblea sono limitati, e alcuni funzionari Onu hanno suggerito di usare la poltrona riservata alla Palestina, che ha lo status di osservatore senza potere di voto.</p><p>I delegati dell&#8217;Autorità nazionale palestinese, che siedono all&#8217;ultima fila, accanto a quelli del Vaticano, vogliono invece mantenere il loro seggio, anche perché hanno intenzione di essere considerati uno Stato a pieno titolo, proprio come ha fatto il Sudan del Sud.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/onu-da-oggi-anche-il-sud-sudan-siede-al-palazzo-di-vetro/145286/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Afghanistan, trattative per la pace  Usa e Onu dialogano con i talebani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/10/afghanistan-trattative-per-la-pace-usa-e-onu-dialogano-con-i-talebani/144259/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/10/afghanistan-trattative-per-la-pace-usa-e-onu-dialogano-con-i-talebani/144259/#comments</comments> <pubDate>Sun, 10 Jul 2011 13:26:39 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[George W. Bush]]></category> <category><![CDATA[Mohammed Tayeb Agha]]></category> <category><![CDATA[Wahid Mujda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=144259</guid> <description><![CDATA[Stati Uniti, Onu, e gli invitati imbarazzanti: i Talebani. Chi se lo sarebbe immaginato un menage a trois simile, ai tempi di George W. Bush? E invece così è stato: i delegati delle tre parti si sono incontrati recentemente in Malesia, anche se non ci sono ben pochi dettagli a riguardo. L’amministrazione di Barack Obama...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Stati Uniti, Onu, e gli invitati imbarazzanti: i Talebani. Chi se lo sarebbe immaginato un <em>menage a trois</em> simile, ai tempi di <strong>George W. Bush</strong>? E invece così è stato: i delegati delle tre parti si sono incontrati recentemente in Malesia, anche se non ci sono ben pochi dettagli a riguardo. L’amministrazione di <strong>Barack Obama </strong>lo ripete da tempo: con i guerriglieri islamici bisogna trattare, a patto che rinuncino alla violenza e ai legami con Al Qaida.</p><p><strong>Wahid Mujda</strong>, che era al governo quando i Talebani erano al potere, ha confermato che “i negoziati sono cominciati, e c’è interesse” da parte dei “nemici”. In passato i guerriglieri islamici “avevano detto che non avrebbero mai partecipato ai negoziati se gli Usa non lasciavano l’Afghanistan, ma ora sembra che il problema sia risolto, e che quella importante condizione sia stata messa da parte”.</p><p>In effetti quello in Malesia non è stato il primo incontro tra americani e Taleban. Le notizie sono frammentarie, ma ci sono stati almeno altri tre vertici promossi dall&#8217;amministrazione americana, di cui uno in Qatar e uno in Germania. Il delegato dei guerriglieri islamici era <strong>Mohammed Tayeb Agha</strong>, un aiutante del famigerato Mullah Omar. Dal lato americano c’era Jeff Hayes, il numero due di <strong>Marc Grossman</strong>, l’inviato speciale per l’Afghanistan che ha preso il posto di<strong> Richard Holbrooke</strong>.</p><p>La comunità internazionale, d’altra parte, ha già cominciato a tendere la mano ai “nemici”, togliendo alcuni dei loro nomi dalle liste nere delle Nazioni Unite, e sollevandoli così da pesanti sanzioni. C’è poi una richiesta da parte dei Taleban che potrebbe essere esaudita: <strong>la creazione di un ufficio politico</strong>. Sarebbe un modo per legittimarli, e un primo passo per <strong>farli entrare nel governo di Kabul</strong>. Ci sono state trattative per aprire questo ufficio all’estero: in Turchia, oppure in Qatar. Da lì si potrebbero fare passi avanti, anche se le incertezze sono parecchie.</p><p>A Washington c’è molta cautela riguardo l&#8217;iniziativa di avvicinamento ai Talebani, citata da Obama nel suo recente discorso sul ritiro dall&#8217;Afghanistan, anche se il presidente non ha snocciolato promesse o impegni precisi. La realtà è che alcuni esperti dell&#8217;area afghana, come <strong>Harun Mir</strong>, ritengono che il ritiro potrebbe rafforzare i ribelli, i quali potrebbero rovesciare il tavolo delle trattative.</p><p>&#8220;L’obiettivo dei Talebani è prendere il controllo del Sud del Paese – sottolinea Kir – e quindi molto dipende da quello che succede da qui alla fine dell’anno: se i Talebani tornano a Kandahar e Helman, riprenderanno lo slancio che, fino ad ora, tutti dicono essere stato spezzato&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/10/afghanistan-trattative-per-la-pace-usa-e-onu-dialogano-con-i-talebani/144259/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Matrimonio gay a New York, basta un clic  Ma c&#8217;è da dichiarare lo sposo e la sposa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/08/matrimonio-gay-a-new-york-basta-un-clic-ma-ce-da-dichiarare-chi-e-lo-sposo-e-chi-la-sposa/144017/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/08/matrimonio-gay-a-new-york-basta-un-clic-ma-ce-da-dichiarare-chi-e-lo-sposo-e-chi-la-sposa/144017/#comments</comments> <pubDate>Fri, 08 Jul 2011 15:01:38 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[gay]]></category> <category><![CDATA[matrimonio]]></category> <category><![CDATA[New York]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=144017</guid> <description><![CDATA[NEW YORK – Pronti a sposarsi? Basta un click. I gay di New York, forti della nuova legge che riconosce il loro matrimonio, hanno invaso il sito del comune per richiedere la cerimonia che tra qualche giorno sarà aperta anche a loro. Tra i primi, racconta il New York Times, ci sono Fredy Kaplan, 50...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/matrimoni-300x195.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-144045" title="matrimonio_gay_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/matrimoni-300x195.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>NEW YORK – Pronti a sposarsi? Basta un click. I gay di New York, forti della nuova legge che riconosce il loro matrimonio, hanno invaso<strong><a href="http://www.cityclerk.nyc.gov/html/home/home.shtml" target="_blank"> il sito del comune</a></strong> per richiedere la cerimonia che tra qualche giorno sarà aperta anche a loro. Tra i primi, racconta il <em>New York Times</em>, ci sono <strong>Fredy Kaplan</strong>, 50 anni, e <strong>Anthony Cipriano</strong>, sette di meno. I due, alti e massici, vivono nell’East Village. Kaplan è un esponente dei <a href="http://www.stonewalldemocrats.org/" target="_blank">Stonewall Democrats</a>, un gruppo di attivisti democratici per i diritti degli omosessuali.</p><p>Martedì Fredy e Anthony sono rimasti perplessi di fronte alle pagine <strong><a href="https://www.nyc.gov/portal/site/cityclerkformsonline/template.PAGE/menuitem.a57bd353b831494c220b39106e108a0c/?javax.portlet.tpst=ad5a4c9d744eabfa9c6eb6026e108a0c&amp;javax.portlet.prp_ad5a4c9d744eabfa9c6eb6026e108a0c_PARAM_TARGET=_target1&amp;javax.portlet.prp_ad5a4c9d744eabfa9c6eb6026e108a0c_action=marriageLicense&amp;javax.portlet.prp_ad5a4c9d744eabfa9c6eb6026e108a0c_page=0&amp;javax.portlet.begCacheTok=com.vignette.cachetoken&amp;javax.portlet.endCacheTok=com.vignette.cachetoken" target="_blank">da compilare sul sito municipale</a></strong>: si doveva dichiarare chi è lo sposo e chi è la sposa. Cosa difficile, per gli omosessuali. La coppia dell’East Village l’ha buttata sul ridere, e ha deciso che uno dei due farà la sposa. Altri, invece, non l’hanno presa altrettanto bene. “Ci volete femminizzare!”, tuonava un arrabbiato messaggino su Twitter. Dopo diverse ore di lamentela, i moduli online erano stati provvidenzialmente modificati con la possibilità di dichiarare un generico “sposo A” oppure “sposo B” (in inglese, altrettanto provvidenzialmente, non c’è solo il genere maschile o femminile, ma anche il neutro).</p><p>I problemi, comunque, sono tutt’altro che finiti. Ci sono diversi nodi ancora da sciogliere: la data ufficiale per sposarsi è il 24 luglio, una domenica, quando teoricamente gli uffici del comune dovrebbero essere chiusi. Ci sarà un’apertura straordinaria, visto che tutti vogliono festeggiare? Forse sì, ma ci si potrà sposare subito? In teoria bisognerebbe aspettare almeno ventiquattro ore tra il rilascio dei documenti per sposarsi ed il matrimonio vero e proprio. Anche in questo caso, comunque, si potrebbe fare un’eccezione, perché sono in molti a volersi sposare già il 24 luglio.</p><p>“La burocrazia può impiegare qualche tempo per mettersi al passo con la storia, anche nell’era di Internet”, rilevava il <em>New York Times</em>. Il sindaco <strong>Michael Bloomberg</strong>, comunque, proclamava che “questa è una citta aperta a tutti”. L’estate 2011 sembra soffiare un vento di cambiamento per i diritti dei gay d’America. Mercoledì una corte federale d’appello, a San Francisco, ha imposto un ulteriore stop alla legge “Don’t Ask Don’t Tell”, che obbligava le persone dichiaratamente omosessuali all’espulsione dall’esercito. La norma è stata mandata in pensione dal Congresso, ma rimane valida fino a quando i vertici militari non diranno ufficialmente la parola fine, dopo una serie di revisioni interne.</p><p>Il tribunale d’appello della California ha preso atto della diversa atmosfera politica e sociale negli Stati Uniti, e in particolare dell’impegno del presidente <strong>Obama</strong> nel porre fine alle discriminazioni legate all’orientamento sessuale. I giudici hanno quindi chiesto di congelare ulteriormente la <em>Don’t Ask Don’t Tell</em>, che dovrebbe essere archiviata in via definitiva entro la fine dell’anno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/08/matrimonio-gay-a-new-york-basta-un-clic-ma-ce-da-dichiarare-chi-e-lo-sposo-e-chi-la-sposa/144017/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>92</slash:comments> </item> <item><title>AskObama, il presidente degli Stati Uniti risponde alle domande di Twitter</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/askobama-il-presidente-degli-stati-uniti-risponde-alle-domande-di-twitter/143547/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/askobama-il-presidente-degli-stati-uniti-risponde-alle-domande-di-twitter/143547/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Jul 2011 18:14:21 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[google]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[youtube]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=143547</guid> <description><![CDATA[NEW YORK – Avete una domanda per Barack Obama e sapete scriverla in inglese? Vi manca solo un po’ di familiarità con Twitter, e siete pronti. La Casa Bianca ha preparato un botta e risposta su lavoro e problemi economici tra presidente e popolo dei cinguettii. I quesiti rivolti all’inquilino della Casa Bianca (attraverso la hashtag...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>NEW YORK – Avete una domanda per <strong>Barack Obama</strong> e sapete scriverla in inglese? Vi manca solo un po’ di familiarità con Twitter, e siete pronti. La Casa Bianca ha preparato un botta e risposta su lavoro e problemi economici tra presidente e popolo dei cinguettii. I quesiti rivolti all’inquilino della Casa Bianca (attraverso la hashtag #AskObama) non mancano, e non riguardano solo l’economia. Un senatore repubblicano dell’Ohio, <strong>Rob Portman</strong>, ha domandato al presidente se pensa di raggiungere quota 6,7% per la disoccupazione, come promesso in passato. Attualmente la percentuale si aggira attorno al <strong>9%</strong>. Il politologo Larry Sabato, da parte sua, si chiede cosa sarebbe successo se fosse stato <strong>George W. Bush</strong> ad appoggiare l’intervento in Libia.</p><p>Il sito internet della rivista <em>Vanity Fair</em> ha addirittura pubblicato una <strong><a href="http://www.vanityfair.com/online/daily/2011/07/answering-the-sure-to-be-rejected-questions-from-obamas-twitter-town-hall.html">pagina scherzosa</a></strong> dove vengono date risposte a domande che difficilmente saranno selezionate. Una, ad esempio, chiede: “Perché sua moglie si comporta come la polizia alimentare?”. Michelle Obama promuove diverse iniziative per combattere l’obesità, e sta coltivando un orticello nella residenza presidenziale in nome del “mangiar sano”.</p><p>Anche se Obama utilizza Twitter (@barackobama, seguito da quasi 9 milioni di internauti), oggi le risposte vengono date in maniera tradizionale: il presidente parla davanti ad una telecamera, nella East Room della Casa Bianca. Il video viene trasmesso sul sito <a href="http://askobama.twitter.com">http://askobama.twitter.com</a> a partire dalle 14 di New York, le 20 di mercoledì in Italia. “Il presidente, che è conosciuto per le sue risposte spesso verbose, non sarà confinato nei 140 caratteri di Twitter”, ha scherzato la <strong>CNN</strong>.</p><p>Nella East Room c’è un piccolo pubblico di 140 persone (numero uguale ai caratteri ammessi nei cinguettii). I partecipanti sono stati selezionati tra gli abbonati (detti anche followers) ai messaggini pubblicati dalla Casa Bianca (@WhiteHouse, seguita da quasi 2,5 milioni di persone). Dieci di questi, sempre scelti dall’azienda telematica, scelgono le domande per il presidente, pare senza l’intervento della squadra di Obama.</p><p>L’iniziativa ha avuto talmente tanto successo che nel corso della giornata Twitter era rallentato, se non addirittuta bloccato. Un bel grattacapo per il co-fondatore della piattaforma e moderatore della discussione, <strong>Jack Dorsey</strong>, che ha già dovuto fare i conti con altri rallentamenti per la mole di milioni di utenti che cinguettano. D’altro canto, Dorsey può vantarsi di aver dato alla luce un’aziendina che adesso ha un valore stimato di 7 miliardi di dollari.</p><p>Obama aveva già partecipato ad altri incontri telematici: in febbraio c’era stata una sorta di “riunione del villaggio” (town hall meeting) trasmessa su YouTube e promossa da Google, mentre in aprile il presidente era stato ospitato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/facebook-accoglie-obama-zuckenberg-nessun-problema-pagare-piu-tasse/106043/">al quartier generale di Facebook</a>, in California. In entrambi i casi, non erano mancate le polemiche: erano state evitate le domande più scivolose, come quella sulla legalizzazione della marijuana.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/askobama-il-presidente-degli-stati-uniti-risponde-alle-domande-di-twitter/143547/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Strauss-Kahn verso l&#8217;archiviazione  La cameriera fa causa al NY Post</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/05/strauss-kahn-verso-larchiviazione-la-cameriera-fa-causa-al-ny-post/141586/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/05/strauss-kahn-verso-larchiviazione-la-cameriera-fa-causa-al-ny-post/141586/#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jul 2011 19:54:06 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Fmi]]></category> <category><![CDATA[Fondo monetario internazionale]]></category> <category><![CDATA[New York]]></category> <category><![CDATA[ny post]]></category> <category><![CDATA[ophelia]]></category> <category><![CDATA[Sofitel]]></category> <category><![CDATA[Strauss Kahn]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=141586</guid> <description><![CDATA[NEW YORK – Davvero il caso Dominique Strauss-Kahn finirà in una bolla di sapone, pronta a dissolversi nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore? A sentire gli esperti di cronaca giudiziaria, qui a New York, tutte le accuse contro l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale potrebbero essere ritirate all’udienza prevista per il 18 luglio,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>NEW YORK – Davvero il caso <strong>Dominique Strauss-Kahn</strong> finirà in una bolla di sapone, pronta a dissolversi nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore? A sentire gli esperti di cronaca giudiziaria, qui a New York, tutte le accuse contro l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale potrebbero essere ritirate all’udienza prevista per il 18 luglio, se non prima.</p><p>Dopo il colpo di scena di venerdì scorso – con la retromarcia della procura e la fine dei domiciliari per l’imputato eccellente – l’immagine di Dsk è passata da folle stupratore a vittima, o quasi. La donna che lo accusa di violenza sessuale, all’opposto, viene dipinta ora come una prostituta che avrebbe approfittato della fama e dei soldi del suo cliente per guadagnare il più possibile.</p><p>Il tabloid <em>New York Post</em>, che aveva sbattuto Strauss-Kahn in prima pagina quando tutti puntavano sull’ipotesi dell’abuso, ora prende di mira la cameriera dell’albergo Sofitel, e la definisce una prostituta che “lavorava doppio all’hotel, raccogliendo soldi dagli uomini che alloggiavano lì”. Domenica il giornale ha scritto che <strong>Ophelia</strong> – così viene chiamata la donna dalla stampa americana – “ha continuato a lavorare come prostituta in un hotel di Brooklyn dove era stata nascosta dagli investigatori”.</p><p>La cameriera ha risposto agli articoli facendo causa contro il tabloid. La sua richiesta, che verrà vagliata da un tribunale dello stato di New York, definisce le frasi del <em>New York Post </em>“false” e scritte “nel disperato tentativo di rafforzare vendite che stanno precipitando drammaticamente”.</p><p>Certamente il tabloid della Grande Mela utilizza titoli cubitali per vendere più copie, ma proprio oggi potrebbe aver fatto lo scoop: ha scritto che il procuratore <strong>Cyrus Vance</strong> – che aveva già fatto un passo indietro ammettendo che la presunta vittima non è credibile – ritirerà tutte le accuse contro l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale.</p><p>Una vice del procuratore, <strong>Joan Iluzzi-Orbon</strong>, ha detto al <em>Wall Street Journal</em> di avere seri dubbi sulla credibilità della cameriera del Sofitel Hotel, il cui vero nome è <strong>Nafissatou Diallo</strong>. “Dovrei essere in grado di credere a ogni sua parola – ha detto la Iluzzi-Orbon al quotidiano – e dovrei essere convinta che ci sono risvolti penali in quanto è successo”. E la vice procuratrice fa capire di non essere convinta dalla presunta vittima.</p><p>I guai, per Dsk, non sono comunque finiti. Nella sua Francia, la giornalista e scrittrice <strong>Tristane Banon </strong>lo ha denunciato per un tentato stupro che risalirebbe al 2003. La Banon sostiene che, durante un’intervista in un appartamento parigino, Strauss-Kahn aveva provato ad abusare di lei. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/dsk-nonostante-laccusa-di-stupro-stia-per-cadereil-suo-futuro-politico-resta-incerto/139625/">Oltralpe, comunque, pare che pochi francesi voterebbero per l’ex direttore dell’Fmi se questi si candidasse alla presidenza</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/05/strauss-kahn-verso-larchiviazione-la-cameriera-fa-causa-al-ny-post/141586/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> <item><title>Usa, i &#8220;nuovi&#8221; uomini del presidente  Petraeus capo della Cia, Panetta al Pentagono</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/usa-i-nuovi-uomini-del-presidente-petraeus-capo-della-cia-panetta-al-pentagono/139554/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/usa-i-nuovi-uomini-del-presidente-petraeus-capo-della-cia-panetta-al-pentagono/139554/#comments</comments> <pubDate>Mon, 04 Jul 2011 10:27:16 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Bush]]></category> <category><![CDATA[Cia]]></category> <category><![CDATA[Clinton]]></category> <category><![CDATA[gates]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[Osama Bin Laden]]></category> <category><![CDATA[Panetta]]></category> <category><![CDATA[Pentagono]]></category> <category><![CDATA[Petraeus]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=139554</guid> <description><![CDATA[NEW YORK – Robert Gates, il ministro della Difesa sotto i presidenti George W. Bush e Barack Obama, va in pensione. Al suo posto arriva l’attuale capo della Cia, l’italo-americano Leon Panetta, che ha guidato le spie degli Stati Uniti fino all’eliminazione di Osama bin Laden. Al posto di Panetta, all’agenzia d’intelligence, andrà il generale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>NEW YORK – <strong>Robert Gates</strong>, il ministro della Difesa sotto i presidenti <strong>George W. Bush </strong>e <strong>Barack Obama</strong>, va in pensione. Al suo posto arriva l’attuale capo della Cia, l’italo-americano <strong>Leon Panetta</strong>, che ha guidato le spie degli Stati Uniti fino all’eliminazione di <strong>Osama bin Laden</strong>. Al posto di Panetta, all’agenzia d’intelligence, andrà il generale <strong>David Petraeus</strong>, considerato da molti come un abile comandante che ha risollevato le sorti dell’America sia in Iraq, sia in Afghanistan.</p><p>Il valzer di poltrone arriva a circa un anno e mezzo dalle elezioni presidenziali che Obama spera di vincere. Ma il cambio di guardia non è dovuto a motivi politici: Gates ha 68 anni, deve andare in pensione. Il ministro uscente è un repubblicano, seppur moderato. Idem per il generale Petraeus. Solo Panetta è un uomo del partito di Obama, della corrente <strong>Clinton</strong>: è stato alla Casa Bianca quando quest’ultimo era presidente.</p><p>Tutti e tre sono sicuramente ambiziosi, ma nessuno è malato di protagonismo. Anzi, si tratta di validi professionisti, amministratori sgobboni che portano avanti in maniera fidata ed efficace l’ordine della Casa Bianca. Obama aveva dato compiti precisi a ognuno. Gates doveva impostare la chiusura di due guerre, Iraq e Afghanistan. Petraeus doveva fare la stessa cosa, ma sul terreno. A Panetta era stato chiesto di concentrare gli sforzi della Cia su Osama bin Laden. E così è stato.</p><p>L’italo-americano, comunque, arriva al Pentagono non solo con l’obiettivo di portare a termine la missione afgana, con lo smantellamento di Al Qaeda e il ritiro Usa che dovrebbe correre parallelo alla riconciliazione di Kabul. Ma arriva alla Difesa anche con l’obiettivo di tagliare le spese militari che l’America non può più permettersi. Nella conferenza stampa di mercoledì scorso, Obama ha lodato i primi tagli del Pentagono, ma ha detto che ne serviranno altri. Molti si erano stupiti della prima nomina dell’italo-americano, all’agenzia: eppure, anche se non aveva esperienza d’intelligence, si è rivelato un abile amministratore.</p><p>Petraeus, che sostituirà Panetta alla Cia, è prima di tutto un soldato, ma l’esperienza lo ha trasformato in un abile proconsole di Washington in terre lontane. Tanto in Iraq quanto in Afghanistan, il generale ha portato avanti una strategia abbastanza efficace nell’arginare i combattenti che si opponevano a truppe americane e ricostruzione. Quando Obama ha annunciato il ritiro dal teatro afgano, qualche giorno fa, molti hanno sottolineato che la decisione andava contro i consigli del generale, il quale ha però smentito. Il generale – dice chi lo conosce – cerca di raggiungere gli obiettivi anche con poche risorse. E così sarà anche alla Cia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/usa-i-nuovi-uomini-del-presidente-petraeus-capo-della-cia-panetta-al-pentagono/139554/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Obama è una testa di C***o&#8221;E il giornalista viene silurato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/01/obama-e-una-testa-di-co-e-il-giornalista-viene-silurato/134369/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/01/obama-e-una-testa-di-co-e-il-giornalista-viene-silurato/134369/#comments</comments> <pubDate>Fri, 01 Jul 2011 06:33:31 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Casa Bianca]]></category> <category><![CDATA[Fox]]></category> <category><![CDATA[Halperin]]></category> <category><![CDATA[MSNBC]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=134369</guid> <description><![CDATA[NEW YORK – Barack Obama è una “testa di c***o”. Una dichiarazione uscita dalla bocca, senza pensarci troppo, di Mark Halperin. E la fine della sua collaborazione con la MsNbc. Il giornalista, volto molto noto in tv e firma del prestigioso settimanale Time, era alla trasmissione Morning Joe, dove ha detto: “Penso che sia stato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/halperin-on-fox-thumb.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-134380" title="halperin_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/halperin-on-fox-thumb.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><strong>NEW YORK</strong> – Barack <strong>Obama</strong> è una “testa di c***o”. Una dichiarazione uscita dalla bocca, senza pensarci troppo, di <strong>Mark Halperin</strong>. E la fine della sua collaborazione con la <strong>MsNbc</strong>. Il giornalista, volto molto noto in tv e firma del prestigioso settimanale <em><strong>Time</strong></em>, era alla trasmissione Morning Joe, dove ha detto: “Penso che sia stato una sorta di testa di c***o ieri”. Halperin non ha apprezzato la conferenza stampa del presidente, che ha invitato i repubblicani a venirgli incontro alzando le tasse ai più <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/anche-in-usa-si-litiga-su-tagli-e-tasse-obama-ai-repubblicani-accettate-piu-tasse-ai-miliardari/131385/"><strong>ricchi</strong></a>.</p><p>Prima dello scivolone, Halperin aveva chiesto ai suoi colleghi – di fronte alle telecamere – se la trasmissione avesse il “ritardo dei sette secondi”, una diretta lievemente ritardata che permette di censurare parole o frasi sconvenienti. Il giornalista pensava forse di poter parlare in libertà. Magari la parolaccia sarebbe stata censurata da un “bip”. Ma così non è stato. In maniera molto avventata, la firma di Time ha detto la sua, e nessuno lo ha fermato.</p><p>Dopo la “testa di c***o”, l’anchorman <strong>Joe Scarborough</strong> è rimasto di sasso, e ha tentato l’ultima carta parlando alla regia: “Ritardate, ritardate”. La provvidenziale censura, però, non è arrivata. Quindi Scarborough, rivolto ad Halperin, ospite fisso della trasmissione, gli ha chiesto:<strong> “Ma che cosa fai?”.</strong> E ancora: “Non ci posso credere, l’abbiamo ritardata?”. Sullo studio è sceso l’imbarazzo di tutti, anche della co-conduttrice <strong>Mika Brzezinski</strong>.</p><p>La MsNbc ha quindi diffuso un comunicato: “I commenti di stamattina di Mark Halperin sono completamente inappropriati ed inaccettabili – si legge nella nota – chiediamo scusa al presidente, alla Casa Bianca e a tutti i nostri spettatori”. La testata ha detto di volere “un discorso di alto livello: commenti come questi non hanno spazio da noi, e di conseguenza Mark sarà sospeso indefinitamente dal suo ruolo di analista”.</p><p>Lo stesso Halperin ha firmato un comunicato in cui si dice completamente d’accordo con la testata (“la scelta che hanno preso è totalmente appropriata”). Anche lui ha “offerto scuse sentite e profonde al presidente, ai colleghi della MsNbc, e ai nostri spettatori” perché “le mie dichiarazioni erano inaccettabili, e me ne rammarico profondamente”. Il giornalista, simpatizzante moderato dei repubblicani, in passato non era mai stato particolarmente aggressivo contro Obama, come sono invece i colleghi della Fox.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/01/obama-e-una-testa-di-co-e-il-giornalista-viene-silurato/134369/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Usa, Obama ai Repubblicani&#8220;I miliardari paghino più tasse&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/anche-in-usa-si-litiga-su-tagli-e-tasse-obama-ai-repubblicani-accettate-piu-tasse-ai-miliardari/131385/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/anche-in-usa-si-litiga-su-tagli-e-tasse-obama-ai-repubblicani-accettate-piu-tasse-ai-miliardari/131385/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Jun 2011 19:45:53 +0000</pubDate> <dc:creator>MBbortolaso</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[austerity]]></category> <category><![CDATA[congresso]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[default]]></category> <category><![CDATA[Democratici]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[repubblicani]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=131385</guid> <description><![CDATA[NEW YORK – Anche gli Stati Uniti, come la Grecia, devono pensare ad un futuro di austerity. E pure a Washington, come a Roma, si litiga su cosa tagliare. Stringere la cinghia è comunque un imperativo. Una corsa contro il tempo: bisogna arrivare al 2 agosto con un accordo sulla spesa che gli Stati Uniti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/barack-obama.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-104343 alignleft" title="barack-obama_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/barack-obama.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>NEW YORK – Anche gli Stati Uniti, come la Grecia, devono pensare ad un futuro di austerity. E pure a Washington, come a Roma, si litiga su cosa tagliare. Stringere la cinghia è comunque un imperativo. Una corsa contro il tempo: bisogna arrivare al 2 agosto con un accordo sulla spesa che gli Stati Uniti si possono permettere.</p><p>Il presidente <strong>Barack Obama</strong>, durante la conferenza stampa di oggi, è stato chiaro: come le sue figlie Malia e Sasha, che finiscono i compiti un giorno prima del dovuto, i parlamentari devono rimboccarsi le maniche e risolvere il nodo del debito. Lo devono fare seriamente, evitando le trattative dell’ultimo minuto, la notte prima della scadenza.</p><p>Il presidente ha detto che i democratici sono già venuti incontro agli avversari, concedendo tagli che faranno soffrire la loro base. In questo senso, ha continuato Obama, è necessario che “tutti accettino di mettere in gioco le loro vacche sacre, prendendo scelte difficili per ridurre veramente il deficit”.</p><p>I repubblicani, in particolare, dovrebbero accettare di tassare di più “milionari e miliardari”, “manager d’aziende che vanno in giro con i jet” o “le imprese del petrolio”. Il presidente ha detto che se non arriveranno più soldi da aliquote più alte, a pagare saranno i giovani, che magari non potranno ottenere borse di studio per l’università, o i malati, che vedranno ridotta l’assistenza sanitaria.</p><p>Il partito conservatore, che può contare sulla maggioranza alla Camera, nicchia sull’aumento delle tasse, e vorrebbe invece smantellare la riforma sanitaria della Casa Bianca, considerata troppo onerosa. A dire il vero, qualche taglio è già stato deciso nelle trattative tra democratici e repubblicani, guidate dal vice presidente <strong>Joe Biden</strong>. Il Pentagono, ad esempio, taglierà centinaia di miliardi di dollari. Ma, come ha ricordato Obama, bisogna fare di più.</p><p>L’appello all’intesa arriva anche dal Fondo Monetario Internazionale, secondo cui ci saranno “shock gravi” se i parlamentari americani non riusciranno a trovare un accordo. Il Fondo, che si occupa dell’economia mondiale ma ha sede proprio a Washington, ha pubblicato oggi il rapporto annuale sugli Stati Uniti. “Il tetto del debito – hanno scritto gli economisti – deve essere innalzato rapidamente per evitare shock gravi all’economia mondiale e ai mercati finanziari”.</p><p>Il limite del debito è attualmente di 14,3 trilioni di dollari, e il Tesoro ha chiesto di innalzarlo – con un acordo su tagli e tasse – entro il 2 agosto. “Nessuno vuole vedere il default degli Stati Uniti – ha detto il presidente durante la conferenza stampa – dobbiamo approfittare del momento, e dobbiamo farlo al più presto”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/anche-in-usa-si-litiga-su-tagli-e-tasse-obama-ai-repubblicani-accettate-piu-tasse-ai-miliardari/131385/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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