<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Mauro Barberis</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mbarberis/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Hollande, Sarkò &amp; Berluskò</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/hollande-sarko-berlusko/216880/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/hollande-sarko-berlusko/216880/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 11:10:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[confronto televisivo]]></category> <category><![CDATA[dibattito]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=216880</guid> <description><![CDATA[Ieri sera si è svolto in diretta, alla tv francese, l’attesissimo confronto televisivo Hollande-Sarkozy. Si cita sempre, al proposito, il dibattito Kennedy-Nixon: vinto dal primo, dicono, solo perché più accuratamente sbarbato. In Francia, invece si pensa soprattutto al confronto Mitterand-Chirac: al quale risalgono ancora le regole minuziose dell’evento. Mitterand, Presidente della repubblica uscente, impose un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera si è svolto in diretta, alla tv francese, l’attesissimo <strong>confronto televisivo Hollande-Sarkozy</strong>. Si cita sempre, al proposito, il dibattito Kennedy-Nixon: vinto dal primo, dicono, solo perché più accuratamente sbarbato. In Francia, invece si pensa soprattutto al confronto Mitterand-Chirac: al quale risalgono ancora le regole minuziose dell’evento. Mitterand, Presidente della repubblica uscente, impose un tavolo delle stesse misure di quello al quale Chirac aveva seduto per anni come Presidente del Consiglio della <em>cohabitation</em>, rivolgendosi sempre all’avversario, con sufficienza, come se fosse ancora il suo Presidente del Consiglio. Chirac uscì dai gangheri e gli ricordò che erano entrambi candidati. Mitterand gli rispose, olimpico, «Vous avez tout à fait raison, Monsieur le Président du Conseil». Poi vinse a mani basse.</p><p align="JUSTIFY">L’ultimo match, fra Ségolène Royal e Sarkò, era stato senza storia; Sarkozy, già in testa nei sondaggi, dovette solo evitare di massacrare la prima donna candidato, per non rendersi ancora più antipatico di quanto già fosse. La situazione oggi si è ribaltata: è Sarkozy che rincorre Hollande nei sondaggi, e tocca a lui attaccare ma, dei tre dibattiti richiesti, Hollande gliene ha concesso solo uno. Il risultato è stato una<strong> discussione apparentemente tecnica</strong>, con profusione da parte di entrambi di cifre poco controllabili sulla situazione economica e sull’emigrazione, molte interruzioni stizzite, un’evidente pessima opinione reciproca, ma <strong>nessun colpo del Ko</strong> tale da ribaltare il risultato di domenica. Ora comincerà di nuovo il balletto dei sondaggi: ma Hollande sembra aver respinto l’attacco, ed essere ancora il favorito per le elezioni di domenica.</p><p align="JUSTIFY">In quest’Europa che traballa, quasi tutta retta da governi di destra, anche il risultato delle presidenziali francesi rischia di essere decisivo. Se vince Hollande, che ha promesso di ridiscutere gli accordi Sarkozy-Mekel, anche i tedeschi dovranno rassegnarsi a <strong>mettere la sordina al rigore per il rigore</strong> e a cominciare a pensare a misure per la crescita: così l’Italia avrà qualche boccata d’ossigeno. A proposito: siamo stati menzionati due volte.</p><p align="JUSTIFY">Monti è stato evocato da Hollande: non ha la mia stessa sensibilità politica, ha detto, ma è cosciente che non si può vivere in recessione. <strong>Berlusconi</strong>, invece, è stato oggetto del solito scaricabarile: Sarkozy ha insinuato che avesse invitato a votare per Hollande, questi ha risposto che Berlusconi è del partito di Sarkò, questi ha risposto che Berlusconi non è del suo partito,<strong> è berlusconiano e basta</strong>. «Vous avez tout à fait raion, Monsieur».</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/hollande-sarko-berlusko/216880/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La first-Sciüra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/first-sciura/201183/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/first-sciura/201183/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 08:12:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[chi]]></category> <category><![CDATA[Elsa Antonioli]]></category> <category><![CDATA[intervista]]></category> <category><![CDATA[moglie]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[sobrietà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201183</guid> <description><![CDATA[C’è cascata anche lei, Elsa Antonioli in Monti, insospettabile consorte del Premier-con-il-loden. Mentre il marito bacchettava gli italiani “impreparati” alle sue riforme, lei – la first Sciüra – si faceva intervistare da “Chi”, il rotocalco di Alfonso Signorini, sino a ieri impegnato a celebrare i fasti della Real Casa di Arcore. Ritratto fiammante in copertina,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è cascata anche lei, Elsa Antonioli in Monti, insospettabile consorte del <strong>Premier-con-il-loden</strong>. Mentre il marito bacchettava gli italiani “impreparati” alle sue riforme, lei – la first Sciüra – si faceva intervistare da <a href="http://politica.excite.it/alfonso-signorini-intervista-elsa-monti-su-chi-N122041.html" target="_blank">“Chi”</a>, il rotocalco di Alfonso Signorini, sino a ieri impegnato a celebrare i fasti della Real Casa di Arcore. Ritratto fiammante in copertina, dodici pagine dedicate all’interno, foto chiaramente disseppellite dai cassetti di casa Monti: dev’essere questo che intendeva Signorini, quando prometteva una conversione alla <strong>sobrietà</strong>.</p><p>La prima cosa che tornano in mente sono le Grandi Imboscate del passato. Il modello insuperato resta l’agguato di Maurizio Costanzo a <strong>Mario Pedini</strong>, allora ministro della Pubblica istruzione. Laureato in Storia, Filosofia e Giurisprudenza, l’uomo politico democristiano soccombette alla lusinga in diretta: perchè non ci suona qualcosa al piano? Suonò Beethoven dinanzi ai teleutenti attoniti: ma tanto bastò perché gli studenti lo gratificassero per anni dell’inevitabile “Pedini, pianista, sei il primo della lista”. Secoli dopo, ha provveduto <strong>Massimo D’Alema</strong>, cucinando il risotto da Vespa, a trasformare la tragedia in farsa.</p><p>Nel caso della First-Sciüra, d’altra parte, il genere letterario non sembra il Trappolone: semmai, l’Ammicco Paraculo al Potente di Turno. Quando l’altra Elsa della vita del premier dichiara che Supermario ha gradito il<strong> dono delle cravatte</strong> da parte di Silvio – e grazie tante, prima gliele comprava lei negli aeroporti – siamo al livello del gossip da ringhiera, una roba tutta meneghina. I grandi, si sa, si conoscono tutti; e comunque questa povera Italia non è ancora, come declama Sabina Guzzanti sempre in trip resistenziale, un paese distrutto: distratto, semmai.</p><p>L’unica dichiarazione un po’ piccante, si fa per dire, è quella sulla ex première dame francese, Cecilia Sarkozy: da sempre un modello per tutte le donne-dominatrici del pianeta. Con un sospiro, la first-sciüra racconta che chiaramente intimidiva il marito, in tutte le riunioni all’Eliseo cui lei – Cecilià, mica Elsa – inesorabilmente partecipava. Come a insinuare che è proprio vero, d<strong>ietro ogni grand’uomo sta una gran donna</strong>. O no?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/first-sciura/201183/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un&#8217;ora di internet in meno, un&#8217;ora di vita in più</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/unora-internet-meno-unora-vita/199837/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/unora-internet-meno-unora-vita/199837/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Mar 2012 09:03:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[comunicazione]]></category> <category><![CDATA[edemocracy]]></category> <category><![CDATA[laurea]]></category> <category><![CDATA[michael bloomberg]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[Singapore]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category> <category><![CDATA[talk show]]></category> <category><![CDATA[valore legale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199837</guid> <description><![CDATA[Vi avverto, questo è un blog contro i blog, e anche contro Twitter, Facebook e tutto l’ambaradan multimediale: dunque, una specie di triplice salto mortale carpiato, con avvitamento e scappellamento (a destra). La sua tesi, di questo blog, è semplice. I blog, ma anche i socialnetwork – ormai vanno scritti proprio così, tuttattaccato – sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vi avverto, questo è un blog contro i blog, e anche contro Twitter, Facebook e tutto l’ambaradan multimediale: dunque, una specie di triplice salto mortale carpiato, con avvitamento e scappellamento (a destra). La sua tesi, di questo blog, è semplice. I blog, ma anche i socialnetwork – ormai vanno scritti proprio così, tuttattaccato – sono una <strong>prosecuzione dei talk show televisivi</strong> con altri mezzi: un loro avatar molto più smaccato, pervasivo e rovinoso. I talk show, con la fine del berlusconismo, sono ormai chiaramente in crisi; con la fine del montismo, fra altri vent’anni, spero vadano a ramengo pure i socialnetwork e tutti i blog, tranne questo. Anche se, a proposito del mio blog, è da tempo che mi sto portando avanti, nella corsa verso il baratro, e oggi potrei compiere il passo decisivo.</p><p>Basta riflettere su tre fatti: riflettere!, perdiana, benché riflettere, lo dico appositamente per la terza volta, presuppone il silenzio, la tranquillità, persino una certa dose di serenità, tutte cose delle quali un semplice cellulare è la negazione totale.</p><p>Il primo fatto è la <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/03/23/visualizza_new.html_155920878.html" target="_blank">sparata del sindaco di New York, <strong>Michael Bloomberg</strong></a>, contro gli stessi socialnetwork che lo hanno reso popolarissimo: pure questo un bel salto mortale. In visita a Singapore, è sbottato: «I social network sono creature dell’istante, ma governare una città come New York richiede programmazione a lungo termine, progetti decennali o ventennali, che vengono bocciati fulmineamente dalla marea di “no” prodotta in rete. Non è possibile progettare nulla se ogni progetto viene sottoposto a referendum istantanei». I governanti di <strong>Singapore</strong>, che non sono mai stati un modello di democraticità, facevano di sì con la testa: ma provate a dargli torto.</p><p>Il secondo fatto è la <strong>consultazione in rete</strong>, estesa espressamente anche a Facebook e Twitter, lanciata dal ministro dell’Istruzione, <strong>Francesco Profumo</strong>: che giovedì scorso, <a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/edizioni/ContentSet-9b3ab64b-a1b3-4417-a042-62b844351833-tg1.html" target="_blank">dal Tg1 deminzolinizzato</a>, ha dato il via a una tremenda consultazione in internet, che durerà sino al 24 aprile, <strong>sul valore legale della laurea</strong>. In breve: i promotori della cosiddetta Riforma Gelmini, che oggi la stanno attuando in prima persona, a gennaio avevano già deciso di abolire il valore legale della laurea rilasciata dall’Università pubblica, fra l’altro in conflitto di interessi, infilando la bomba in un decreto, à la Ghedini, quando improvvisamente gli è venuta un’idea migliore. Perché smontare quest’altro fondamento dell’Università pubblica così, di soppiatto quando si può farlo apertamente, legittimati da migliaia o milioni di consensi ottenuti sul web? I miei colleghi universitari, letta la tendenziosa formulazione dei quesiti, si sono rifiutati di partecipare a una consultazione finta e dall’esito scontato: così probabilmente contribuendo, masochisticamente, al suo successo.</p><p>Terzo fatto, che tiro fuori solo per chiudere il cerchio, come se due indizi non facessero già una prova: la crescente montagna di studi sulla <strong>e.democracy</strong>, democrazia &amp; internet. Altro che democrazia deliberativa o partecipativa, o approdo all’agorà telematico: chi si informa o discute esclusivamente su internet tende a scegliere<strong> le fonti o gli interlocutori che già la pensano come lui</strong>, peggio che con la scelta dei telegiornali.</p><p>Sto sforando il mio spazio-blog, e allora chiudo anch’io con uno slogan vagamente scautistico: ogni giorno, un’ora di internet in meno, un’ora di vita in più.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/unora-internet-meno-unora-vita/199837/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Unioni (in)civili</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/unioni-incivili/198860/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/unioni-incivili/198860/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Mar 2012 12:26:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[CAssazione]]></category> <category><![CDATA[coppie di fatto]]></category> <category><![CDATA[diritti]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[riconoscimento]]></category> <category><![CDATA[unioni civili]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198860</guid> <description><![CDATA[Sarà la politica a risolvere finalmente la questione delle unioni civili fra persone dello stesso sesso, oppure la magistratura? Basta mettere in fila un po’ di fatti recenti che hanno riportato agli onori della cronaca la questione, in un paese in tutt’altre faccende affaccendato, per dare una risposta molto semplice. Non aspettiamoci nulla dalla politica,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sarà la politica a risolvere finalmente la questione delle unioni civili fra persone dello stesso sesso, oppure la magistratura? Basta mettere in fila un po’ di fatti recenti che hanno riportato agli onori della cronaca la questione, in un paese in tutt’altre faccende affaccendato, per dare una risposta molto semplice. Non aspettiamoci nulla dalla politica, <strong>né da quella di oggi né da quella di domani</strong>: un futuro Parlamento e un futuro governo interveranno in materia <strong>solo se costretti dall’Europa, o messi all’angolo dai giudici</strong>.</p><p>Il 4 marzo, a San Petronio, a Bologna,<strong> i funerali di Lucio Dalla</strong>; Lucia Annunziata commenta che sono stati «uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in Chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con rito cattolico, basta che non dici di essere gay». Polemiche, intervento dal cardinale Bagnasco, dissolvenza, e, apparentemente, morta lì.</p><p>A risollevare la questione, dieci gioni dopo, è <strong>Angelino Alfano </strong>a Orvieto, che evocando lo spettro di un governo di sinistra afferma: «Farebbero come otto anni di zapaterismo in Spagna, che non sapendo come affrontare la crisi economica ha cominciato a fare i matrimoni tra gli uomini e le coppie di fatto buttando fumo negli occhi della società». Ma è solo la ripresa di un pezzo forte del repertorio del suo Capo: tutte le volte che rischia di saldarsi un’unione di fatto – è il caso di dire – fra PD e UDC, si butta sul tavolo la<strong> morale cattolica</strong>, che divide non solo loro, ma le stesse componenti del primo.</p><p>Il 15 marzo interviene la <strong>Cassazione con la sentenza 4184</strong>. Da un lato, la Corte respinge la richiesta di trascrizione del matrimonio da parte di una coppia gay legalmente coniugata in Olanda; dall’altro, afferma che la coppia medesima ha diritto, in «specifiche situazioni», a un «trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata» e a una «vita familiare»: auspicando, sulla base della Costituzione e della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, un<strong> intervento del Parlamento</strong>, eventualmente pungolato dalla Corte costituzionale.</p><p>Ieri, 19 marzo, un sondaggio leggibile sul sito <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/" target="_blank">www.sondaggipoliticoelettorali.it</a></span> finisce di spiegarci perché un intervento del Parlamento – di questo, ma anche di quello che andremo a eleggere nel 2013 – sia altamente improbabile. Vero, la sensibilità degli italiani alle esigenze delle «unioni di fatto» cresce ogni giorno che passa: ma appena queste esigenze si colorano di rispetto per i diritti degli omosessuali, la maggioranza socialcattolica torna ancora a spaccarsi.</p><p>Qualcuno dirà: è la democrazia, bellezza. No ragazzi, questa non è la democrazia, <strong>semmai sono i limiti della democrazia</strong>: c’è ormai una montagna di letteratura, soprattutto in inglese, che spiega perchè le questioni eticamente sensibili e/o riguardanti minoranze sono risolte prima dai giudici che dai politici. L’unica differenza fra noi e gli altri è che da noi siamo ancora alla fase dell’intervento dei giudici; altrove, la questione delle unioni civili è già stata democraticamente risolta nell’unico modo in cui dovrebbe risolversi: riconoscendo i diritti delle persone.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/unioni-incivili/198860/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L’impero della password</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/l%e2%80%99impero-della-password/185546/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/l%e2%80%99impero-della-password/185546/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:00:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Bentham]]></category> <category><![CDATA[controllo]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[password]]></category> <category><![CDATA[scambio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185546</guid> <description><![CDATA[L’esistenza umana, scriveva Jeremy Bentham, si svolge sotto l’impero di due padroni, il piacere e il dolore. Bentham, naturalmente, scriveva nel Settecento, ai tempi del marchese de Sade; avesse scritto oggi, l’avrebbe messa diversamente: la vita umana, avrebbe detto, è retta da tre signori, il piacere, il dolore e la password. In diverse forme –...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’esistenza umana, scriveva <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jeremy_Bentham" target="_blank"><strong>Jeremy Bentham</strong></a>, si svolge sotto l’impero di due padroni, il piacere e il dolore. Bentham, naturalmente, scriveva nel Settecento, ai tempi del marchese de Sade; avesse scritto oggi, l’avrebbe messa diversamente: la vita umana, avrebbe detto, è retta da tre signori, <strong>il piacere, il dolore e la password</strong>. In diverse forme – username, codici numerici, pin, puk… – questo abracadabra tecnologico controlla ormai gran parte della nostra esistenza; senza, non potremmo più comunicare gli uni con gli altri, farci riconoscere, prelevare denaro, prenotare un treno o una pizza, in alcuni casi neppure tornare a casa: o non li avete già visti, nei portoni di qualche zona esclusiva o all’estero, i citofoni a bottoni, che subordinano anche il rientro a quest’ennesimo terno al lotto?</p><p>Tutti gli anni, facendo il <strong>cambio dell’agendina da tasca, tr</strong>ascrivo maniacalmente tutte le mie password, al solo scopo di convincermi di<strong> avere ancora io il controllo</strong>: ma ormai è un compito disperato. Una volta si poteva metterle in qualche angolo delle Note personali, magari al posto delle assicurazioni o delle persone da avvertire in caso d’incidente, che tanto più di portare sfiga non fanno. Oggi no; le mie password principali, gli anni scorsi, si sono progressivamente estese nelle due pagine bianche iniziali dell’agendina, e quest’anno hanno già trionfalmente invaso il calendario di gennaio. Riesco a malapena a tenerle a bada, prima che superino la data di oggi: sarà un fatto simbolico, ma quando la supereranno avrò la definitiva conferma che <strong>le password si stanno mangiando la mia vita</strong>.</p><p>Tenerle a memoria, come consigliano le istruzioni del bancomat, è divenuto materialmente impossibile: una sfida persa in partenza all’Alzheimer globale che ci travolge. Fidarsi del computer, della sua infinita capacità di memorizzare, è una dimostrazione di ottimismo metafisico: viene sempre il momento in cui ti pianta in asso. Uniformare tutte le password, elaborare un’unica password globale, non è possibile, troppo diversi i circuiti e le regole di formazione, ma se anche si potesse sarebbe terribilmente rischioso; chi possedesse questa parola magica, infatti, non controllerebbe solo la nostra vita ma sarebbe, molto più semplicemente, <strong>ciò che noi siamo</strong>: potrebbe prendere il nostro posto e sostituirci senza perdite in tutto, anche negli affetti familiari.</p><p>Pure scriversi le password, come mi ostino a fare, affidarle a un pezzo di carta che può sempre perdersi o deteriorarsi, sta diventando ugualmente disperato; non passa giorno che qualche servizio clienti, con aria di rampogna, o qualche gelido avviso in rete, non mi dica che non ricordo una password importante, e non mi costringa a digitare <strong>un’altra password per tentare di recuperarla</strong>. Ecco, ci mancava solo <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/01/20/visualizza_new.html_47774650.html" target="_blank">questa storia</a> dei ragazzi che, invece di fare sesso o di tatuarsi in fronte il nome del partner, come sarebbe più sano, scambiano con lui la password della posta elettronica, o di facebook, o di twitter, a mo’ di <strong>supremo gesto d’amore</strong>, per chiudere il cerchio: la password è diventata la cifra dei nostri sentimenti, il segreto alla nostra intimità, la chiave della nostra identità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/l%e2%80%99impero-della-password/185546/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il mistero del Natale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/mistero-natale/179932/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/mistero-natale/179932/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Dec 2011 09:05:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[festeggiamenti]]></category> <category><![CDATA[ipocrisia]]></category> <category><![CDATA[Natale]]></category> <category><![CDATA[senso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179932</guid> <description><![CDATA[Quanti odiano il Natale? Forse più di quanti lo amano. Eppure, o forse proprio per questo, ogni anno si celebra. Ne parlo con cognizione di causa, perché anch’io ho odiato il Natale. Ancor oggi non riesco a sentire le prime note di Jingle bells senza sentire stringersi il cuore. Ma non fingo più una gioia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quanti odiano il Natale? Forse più di quanti lo amano. Eppure, o forse proprio per questo, ogni anno si celebra. Ne parlo con cognizione di causa, perché anch’io ho odiato il Natale. Ancor oggi non riesco a sentire le prime note di <em>Jingle bells </em>senza sentire stringersi il cuore. Ma non fingo più una gioia che non provo: a volte, provo davvero la gioia che fingo. Ho imparato che <strong>il Natale può fare lo stesso effetto del circo e del luna park</strong>: di tutti i luoghi dove la gioia è al contempo obbligatoria e impossibile. Ho riflettuto su tutta la fatica, lo stress, le code, che ci costano questi pochi giorni di festa. Ho avvertito, come tanti, il<strong> deserto di senso</strong> in cui si celebra il rito, con il suo contorno di menzogne, ipocrisie e autentiche crudeltà.</p><p>Oggi è più facile accorgersene, sotto la minaccia della recessione: luminarie, acquisti, regali, sono sempre stati al di sopra dei mezzi nostri e di tutto il pianeta, un insulto alle sue molteplici povertà. Eppure, ogni anno rifacciamo le stesse cose: <strong>come gli antichi</strong> gettavano nel fuoco del solstizio d’inverno, per illuminare le notti più lunghe dell’anno, l’ultimo ciocco di legno, l’ultima candela. Poi, la mattina dopo, ci avventuriamo per le strade cercando di evitare gli ultimi coatti del Natale: quelli che rombano e strombazzano e se non fate in fretta a scostarvi, possono anche investirvi come cani, salvo ripresentarsi subito dopo in famiglia come se niente fosse, con il sorriso e il pandoro delle grandi occasioni.</p><p>Il vero mistero del Natale è proprio questo: come questo rito pagano, che ha con la religione lo stesso rapporto che la pornografia ha con l’amore, possa continuare a esistere nonostante, o forse proprio in ragione di tutto ciò che <strong>emotivamente </strong>ci costa. Un mistero: non un semplice problema sociologico, da affidare all’Alberoni di turno. Forse, il mistero stesso del sacrificio: inutile, ingiusto eppure misteriosamente necessario. Sacrificio significa rinuncia a qualcosa, ma anche il suo esatto contrario: la libagione o l’orgia rituale. Forse il nostro Natale è solo la prosecuzione dei sacrifici degli antichi, all’approssimarsi del solstizio d’inverno. Oggi lo celebriamo con tanti altri pretesti, ma la ragione vera è sempre quella: placare gli dei della notte e dell’inverno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/mistero-natale/179932/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>C’era una volta la libertà di stampa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/c%e2%80%99era-volta-liberta-stampa/178322/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/c%e2%80%99era-volta-liberta-stampa/178322/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Dec 2011 16:50:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Demos]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[libertà di stampa]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[quotidiani]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178322</guid> <description><![CDATA[Un tempo, quando c’era la libertà di stampa, il buon borghese comprava il suo giornale, guardava sommariamente le notizie ma poi cercava soprattutto un commento, firmato da qualcuno di cui si fidava, che gli spiegasse come andava il mondo. Poi sono arrivate la radio, la televisione, la free press, infine internet; il buon borghese è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo, quando c’era la libertà di stampa, il<strong> buon borghese</strong> comprava il suo giornale, guardava sommariamente le notizie ma poi cercava soprattutto un commento, firmato da qualcuno di cui si fidava, che gli spiegasse <strong>come andava il mond</strong>o. Poi sono arrivate la radio, la televisione, la free press, infine internet; il buon borghese è diventato il fruitore dei media, ma una cosa è rimasta: cerchiamo ancora affannosamente qualcuno di cui fidarci, che ci spieghi come va il mondo. Il problema è che oggi lo troviamo sin troppo facilmente; c’è abbastanza scelta di <em>opinion maker</em>, in rete, perché ognuno trovi quello che la pensa esattamente come lui.</p><p>Questa storia non smette di girarmi per la testa da quando un campione rappresentativo di italiani, interrotti mentre cenavano da una telefonata degli intervistatori della <strong><a href="http://demos.it/a00662.php" target="_blank">Demos</a></strong>, ha decretato, al <strong>40,4%</strong>, che l’informazione più libera si ha in internet; segue il 21,2%, il quale ritiene più libera l’informazione televisiva, mentre solo il 17,8% dichiara di preferire l’informazione sui quotidiani. Questo risultato sembra allo stesso tempo <strong>ovvio e sorprendente.</strong></p><p>Che l’informazione sia più libera su<strong> internet</strong> è ovvio: sia dal lato di chi informa, sia dal lato di chi viene informato. Dal lato di chi informa, chiunque può mettersi in rete e dire quello che vuole: l’opinione è quasi senza filtri, anche se non necessariamente più credibile. Dal lato di chi viene informato, ognuno si sceglie le proprie fonti di informazione; non è più costretto a credere ai telegiornali, che pure ancora <strong>l’83,6% </strong>dichiara di consultare tutti i giorni, e neppure ai quotidiani: i quali – specie da noi, e nell’era berlusconiana – si sono trasformati in partiti, tanto è diventato difficile trovare, sulle loro pagine, un’opinione fuori dal rispettivo coro.</p><p>La cosa sorprendente, ma neppure tanto, è l’effetto complessivo, ormai tanto evidente da noi quanto negli Stati Uniti: omologazione delle opinioni sui singoli siti o blog, loro <strong>polarizzazione </strong>e radicalizzazione nel complesso. Ognuno si sceglie l’opinione che vuole sentire e se ne convince sempre più<strong> graniticamente</strong>: stupendosi persino, a un certo punto, che possa ancora esistere qualcuno che la pensa <strong>diversamente da lui</strong>.<br /> <strong><br /> Non esiste più un’opinione pubblica</strong>, ossia comune: esistono solo tante opinioni individuali quanti sono i blogger di riferimento. Naturalmente, ci sono eccezioni; ma, in generale, possiamo solo raccomandarci al <strong>dio della libera stampa</strong> che ci conservi spazi aperti, dove possano ancora incontrarsi, e scontrarsi, opinioni differenti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/c%e2%80%99era-volta-liberta-stampa/178322/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Privatizza, privatizza, qualcosa resterà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/privatizza-privatizza-qualcosa-restera/175283/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/privatizza-privatizza-qualcosa-restera/175283/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Dec 2011 08:44:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Alberto Fujimori]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Mauro Barberis]]></category> <category><![CDATA[perù]]></category> <category><![CDATA[privatizzazioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175283</guid> <description><![CDATA[Torno dal Perù, dopo una settimana di missione per conto di Dio, e scopro che l’Italia esiste ancora. Se anche avessi voluto dimenticarmela, del resto, ci avrebbero pensato i miei ospiti peruviani a ricordarmela, chiedendomi ossessivamente della nostra situazione politica. Voi cosa avreste risposto? Io dicevo che le cose vanno bene, che è cominciata la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Torno dal <strong>Perù</strong>, dopo una settimana di missione per conto di Dio, e scopro che l’Italia esiste ancora. Se anche avessi voluto dimenticarmela, del resto, ci avrebbero pensato i miei ospiti peruviani a ricordarmela, chiedendomi ossessivamente della nostra situazione politica. Voi cosa avreste risposto? Io dicevo che le cose vanno bene, che è cominciata la nostra <strong>transizione alla democrazia</strong>: ma i miei amici peruviani non capivano – càpita pure ai miei tre lettori di qui – che il sarcasmo è rimasto l’unico approccio decente alla politica italiana.</p><p>Tocqueville, che era Tocqueville, andò negli Stati Uniti per cercare di capire qualcosa della situazione francese dei suoi tempi. A me, inutile dirlo, non è neppure passato per l’anticamera del cervello di andare in Perù per capire qualcosa della situazione italiana: al contrario, avevo solo la sensazione di scappare. Eppure, dài e dài, parlando con gli amici di lì e facendo rapidi confronti, probabilmente favoriti invece che ostacolati dalla <strong>privazione dei media</strong> italiani, è finita che qualcosa l’ho capito lo stesso.</p><p>Il Perù è effettivamente un altro mondo: ma qualche somiglianza c’è. Anche loro hanno avuto il loro uomo forte, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Fujimori" target="_blank">Alberto Fujimori</a></span></strong>, oggi detenuto in un carcere di massima sicurezza dopo due condanne a complessivi trent’anni per corruzione e violazione dei diritti umani. Questa, peraltro, non è la sola differenza con il nostro ultimo Uomo del Destino. El Chino, come lo chiamano i peruviani, ha davvero realizzato, e non solo predicato, un piano sistematico di privatizzazioni. Risultato: un notevole sviluppo economico, benché inferiore a quello del Brasile di Lula, e un drastico peggioramento della qualità della vita.</p><p>Per dirne solo una, la megalopoli di Lima, oltre nove milioni di abitanti, è percorsa giorno e notte da un esercito di taxi impazziti – naturalmente senza tassametro, sennò che privatizzazione sarebbe – i cui conducenti riescono a malapena a sopravvivere, pagando i prestiti usurari contratti con le banche per acquistare il taxi, ma ancora ringraziano el Chino per avergliene fornito l’opportunità. E qui sta la cosa principale che ho capito: lo sviluppo economico è importante, ma l’ambiente, la qualità dell’esistenza, e anche la <strong>dignità personale</strong>, lo sono di più.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/privatizza-privatizza-qualcosa-restera/175283/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elogio dell’idiozia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/elogio-dell%e2%80%99idiozia/169699/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/elogio-dell%e2%80%99idiozia/169699/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Nov 2011 09:54:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[aldo grasso]]></category> <category><![CDATA[Cinepanettoni]]></category> <category><![CDATA[Francesco Maria Mandelli]]></category> <category><![CDATA[I soliti idioti]]></category> <category><![CDATA[pietro valsecchi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169699</guid> <description><![CDATA[State facendo le solite cose: cazzeggiare, evadere il fisco, amare o aborrire Berlusconi? Bene, mollate tutto e correte a vedere I soliti idioti, il film campione d’incassi della scorsa settimana, ormai assurto a oggetto di culto (direi di cult, se non temessi la possibile caduta della t). Non state a sentire i critici con la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>State facendo le solite cose: cazzeggiare, evadere il fisco, amare o aborrire Berlusconi? Bene, mollate tutto e correte a vedere <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/soliti-idioti-senza-freni/168804/" target="_blank">I soliti idioti</a></span></strong></em>, il film campione d’incassi della scorsa settimana, ormai assurto a oggetto di culto (direi di cult, se non temessi la possibile caduta della t). Non state a sentire i critici con la puzza sotto il naso, tutti comunisti dal primo all’ultimo. Non sono i capolavori che possono assoggettarsi alla critica, è la critica che deve adeguarsi ai capolavori: ed esso, modestamente, lo è.</p><p>Lo ha spiegato il produttore <strong>Pietro Valsecchi</strong>: <em>“E’ la dimostrazione che vincono idee, coraggio e puntare sui giovani”</em>. Lo ha ripetuto Fabrizio Biggio, già protagonista della serie omonima su Mtv: <em>“Non ci interessa l’attualità politica, se ne fa tanta in tv e poi la satira politica è amara, roba triste, rabbiosa”</em>. Ha detto la parola definitiva <strong>Francesco Maria Mandelli</strong> da Erba, la città dell’omonima strage (con la quale però lui non c’entra, o almeno così sostiene il suo avvocato): <em>“Il nostro non è un cinepanettone, ma un cinepunkettone”</em>. E vai: dei geni, altro che idioti.</p><p>Ha ragione anche <strong>Aldo Grasso</strong>, l’insospettabile critico del <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/spettacoli/11_febbraio_18/grasso_soliti_idioti_988aff98-3b27-11e0-ad4e-5442110d8882.shtml" target="_blank">Corriere</a></span></em>: la scena del padre in Jaguar che saluta il figlio con un cordiale <em>“Fan&#8230; Gianluca”</em> dice di più dell’Italia di oggi di molti Tg (per alcuni di questi, in effetti, ci voleva poco). Comunque sia, siamo abissalmente al di là della commedia all’italiana: roba decrepita e triste pur essa. Siamo oltre il pecoreccio dell’indimenticabile Alvaro Vitali, ad ovest del demenziale, che ormai a Biggio &amp; Mandelli gli fa un baffo, definitivamente oltre il trash, lo splatter, il sigh, il gulp, e pure il perdindirindina.</p><p>Ma sapete la cosa veramente originale? Che <strong>non si ride mai</strong>, neppure per sbaglio: provateci, pagate degli amici, fate loro il solletico sotto le piante dei piedi con le piume d’oca, fategli ingollare tonnellate di gas esilarante, non c’è verso. Ora, pensate solo a quale rivoluzione intellettuale, nella storia della comicità cinematografica, rappresenta un film comico che non fa ridere mai, ma proprio mai, implacabilmente. Incredibile, vero? Basta, a questo punto ho deciso: quasi quasi, lo vado a vedere anch’io.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/elogio-dell%e2%80%99idiozia/169699/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>27</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi sadomaso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/berlusconi-sadomaso/166275/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/berlusconi-sadomaso/166275/#comments</comments> <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:51:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[psicanalisi]]></category> <category><![CDATA[sadomaso]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=166275</guid> <description><![CDATA[Basta, ammettiamolo: con Berlusconi abbiamo sbagliato tutto, sempre, sin dal principio. O li avete dimenticati, i risolini di sufficienza dei nostri Soloni, di fronte alla Discesa in Campo? Oggi, dopo vent’anni in cui siamo passati insensibilmente dallo stupore alla protesta, dall&#8217;indignazione al non poterne più, in un momento nel quale siamo tutti qui, come tanti imbecilli, ad...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Basta, ammettiamolo: con <strong>Berlusconi </strong>abbiamo sbagliato tutto,  sempre, sin dal principio. O li avete dimenticati, i risolini di sufficienza dei nostri Soloni, di fronte alla Discesa in Campo? Oggi, dopo vent’anni in cui siamo passati insensibilmente dallo stupore alla protesta, dall&#8217;indignazione al non poterne più, in un momento nel quale siamo tutti qui, come tanti imbecilli, ad aspettare spasmodicamente una fine che non arriva, possiamo pure ammetterlo virilmente, ma anche donnescamente, fate un po’ voi: fra lui e noi ha finito per instaurarsi uno strano rapporto, con tutti i sintomi tipici delle<strong> relazioni sadomaso</strong>.</p><p>Ehi, naturalmente non ho nulla contro i rapporti sadomaso: già le sento, le proteste degli aderenti all’Associazione Nazionale Schiavi &amp; Dominatori… Non c’è proprio niente di male ad avere un consensuale, esplicito, starei per dire sano rapporto sadomaso: pensate solo alle relazioni fra <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung" target="_blank">Carl Gustav Jung</a></span> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sabina_Spielrein" target="_blank">Sabina Spielrein</a></span>, o fra il dottor House, i suoi assistenti e i suoi pazienti, o, se è per questo, fra ognuno di noi e il suo assicuratore. Ecco, vedete a che punto siamo arrivati: uno non si preoccupa neanche più che il presidente del Consiglio si offenda di essere <strong>paragonato a un s</strong><strong>adico</strong>, ma che un sadico si offenda di essere paragonato al presidente del Consiglio.</p><p>Insomma, va bene tutto: ma non il <strong>rapporto furtivo, equivoco e morboso</strong> che si è stabilito fra noi e Silvio Berlusconi. Lui ne fa una più di Bertoldo, e noi subito a strillare; lui fa fesserie tali da esporci al ludibrio del mondo, e noi, quasi meccanicamente, a riempire subito i giornali di lettere furibonde; lui racconta barzellette idiote, e immediatamente Umberto Eco commenta che è stata sconsacrata la nobile arte della barzelletta. Provate un po’ a negare che ci sia qualcosa di malsano in tutto questo: che, sotto sotto, tutto ciò non ci piaccia, e che anzi sia durato così a lungo proprio perché si trattava, sin dall’inizio, di una relazione perversa.</p><p>Ammesso l’errore, il rimedio è così ovvio che mi stupirei se qualcuno non ci avesse già pensato prima: bisogna semplicemente <strong>imparare a convivere con Berlusconi</strong>. Non è troppo tardi, possiamo cominciare anche domani: così, dopo averci rovinato gli ultimi vent’anni, non ci potrà rovinare anche i prossimi venti. Dopotutto, cosa abbiamo da perdere a spezzare la spirale di questa relazione malata? Qualsiasi cosa lui dica o faccia, basta ignorarlo: non un titolo di giornale, non una manifestazione di protesta, tutti muti e impassibili come monaci zen. Però non cominciamo a barare: non basta far finta di non sentire e non vedere, bisogna proprio non vederlo e non sentirlo. Al limite – ma proprio al limite – si può anche provare a <strong>fregarsene </strong>totalmente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/berlusconi-sadomaso/166275/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>Parlamentari a tempo perso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/parlamentari-a-tempo-perso/165130/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/parlamentari-a-tempo-perso/165130/#comments</comments> <pubDate>Thu, 20 Oct 2011 15:17:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Mauro Barberis</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[parlamento]]></category> <category><![CDATA[Porcellum]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165130</guid> <description><![CDATA[Pare che i nostri parlamentari non lavorino abbastanza. Sai che novità, direte voi: basta guardarli in faccia, quando pontificano in televisione, per capire che non si ammazzano di lavoro. Cosa si può pretendere da un sistema politico il cui padrone indiscusso, nell’ennesima intercettazione, confessa di governare a tempo perso? D’accordo, non infierite: ma ammetterete che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pare che i nostri parlamentari non lavorino abbastanza. Sai che novità, direte voi: basta guardarli in faccia, quando pontificano in televisione, per capire che non si ammazzano di lavoro. Cosa si può pretendere da un sistema politico il cui padrone indiscusso, nell’ennesima intercettazione, confessa di governare a tempo perso? D’accordo, non infierite: ma ammetterete che ormai siamo a numeri da Guinness dei primati. Dall’inizio dell’anno il Parlamento italiano ha ratificato diciannove fra trattati e regolamenti europei, convertito in legge tredici decreti, approvato quattro provvedimenti d’iniziativa governativa: tutte cose che sarei in grado di fare anch’io, <strong>basta non sbagliare il bottone</strong>. Di suo, voglio dire di propria iniziativa, il Parlamento ha prodotto 14-leggi-14: e che leggi, poi.</p><p>Ad esempio, sapevate che il 9 ottobre sarà, d’ora in poi, la <strong>Giornata nazionale della memoria per le vittime dei disastri ambientali</strong>? E’ il disposto di una delle quattordici nuove leggi: ogni anno, quel giorno, si possono fare manifestazioni, beninteso a proprie spese e prendendo ferie, se si ha la fortuna di lavorare, manifestazioni dedicate al ricordo delle vittime dei disastri. Se proprio uno, preso dall’entusiasmo, vuol fare qualcosa di più, può al massimo produrre nuovi disastri e nuove vittime da celebrare l’anno successivo: non è difficile, basta un medio abuso edilizio. Ma fare altro, tipo prevenire i disastri, non può: la legge, ovviamente, è l’ennesimo provvedimento<strong> a costo zero</strong>.</p><p>Un po’ la cosa mi imbarazza: ma non per le ragioni che pensate voi. Uno dei giochi crudeli dell’università di una volta consisteva nel chiedere al povero studente di diritto chi mai faccia le leggi in Italia: trovando sempre il malcapitato che rispondeva “il governo” invece de “il Parlamento”. A quel punto, il docente prendeva il libretto dello studente e <strong>lo lanciava nel cortile</strong>, spesso durante una tormenta di neve; oggi – voglio rassicurare studenti e parenti apprensivi – non lo fa più, si limita ad accanirsi sul libretto con gli scarponi chiodati. Ma gli studenti asini avevano capito tutto <strong>molto prima dei costituzionalisti</strong>; oggi la risposta giusta sarebbe: “le leggi non le fa più nessuno, neppure il governo”.</p><p>Devo dirla tutta? A me la notizia del crollo di produttività dei nostri parlamentari ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Sarò un vecchio liberale, ma questa idea che si debbano fare sempre più leggi, su qualsiasi argomento, non mi è mai andata giù: il governo, si sa, è un male necessario, ma quello italiano è <strong>un male inutile</strong>, anzi controproducente. Da quando i parlamentari vengono eletti con il Porcellum, poi, tremo a pensare cosa potrebbero combinare se mai si convincessero di contare qualcosa e si mettessero a legiferare davvero. In quel caso, dovremmo istituire al più presto una Giornata nazionale della memoria per le vittime dei disastri legislativi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/parlamentari-a-tempo-perso/165130/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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