<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Leo Sisti</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lsisti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Da Parmalat a Italease  in un libro &#8220;L&#8217;Italia dei crack&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/parmalat-emblema-italia-crack/178473/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/parmalat-emblema-italia-crack/178473/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:06:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[borsa]]></category> <category><![CDATA[consob]]></category> <category><![CDATA[crack]]></category> <category><![CDATA[Mara Monti]]></category> <category><![CDATA[Parma]]></category> <category><![CDATA[Parmalat]]></category> <category><![CDATA[Sole24ore]]></category> <category><![CDATA[Tanzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178473</guid> <description><![CDATA[Chi è Adelson Pugliese e perché è così importante nella bancarotta della Parmalat? E’ il pentito brasiliano di una storia che ancora deve essere scritta definitivamente. “O senhor” Adelson era il semplice autista di un signore italiano che di nome faceva Giuseppe Grisendi: ovvero l’”ambasciatore”, in Sud America, di Calisto Tanzi, da Collecchio, Parma, il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/copertinaitalia-dei-crack-mara-monti_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-178553" title="copertinaitalia-dei-crack-mara-monti_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/copertinaitalia-dei-crack-mara-monti_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Chi è <strong>Adelson Pugliese</strong> e perché è così importante nella bancarotta della <strong>Parmalat</strong>? E’ il pentito brasiliano di una storia che ancora deve essere scritta definitivamente. “O senhor” Adelson era il semplice autista di un signore italiano che di nome faceva <strong>Giuseppe Grisendi</strong>: ovvero l’”ambasciatore”, in Sud America, di <strong>Calisto Tanzi</strong>, da Collecchio, Parma, il patron, meglio padre-padrone di un gruppo alimentare mondiale, Parmalat, latte, yogurth, merendine, succhi di frutta, ma anche creatore, per partenogenesi basata sul marchio Parma, di Parmatour, compagnia di viaggi e turismo.</p><p>Per gli americani “O senhor” Adelson potrebbe essere il classico “<strong>whistleblower</strong>”, letteralmente “chi soffia dall’interno”, cioè chi spiffera, apre il libro dei segreti inconfessabili di chi si macchia di reati, soprattutto societari. Per noi, appunto, un pentito, ma di vaglia. Su modi e trucchi usati dai suoi superiori per disperdere fiumi di soldi in Brasile e resto del continente lui l’ha detto e ridetto ai magistrati del suo paese, che indagavano dal 2003 sulla bancarotta planetaria di Parmalat.</p><p>Laggiù sono stati inghiottiti <strong>1,3 miliardi di dollari</strong>, una parte del più colossale buco della storia della finanza italiana, 14,5 miliardi di euro, a danno di <strong>150 mila risparmiatori truffati </strong>in un vorticoso tourbillon di paradisi fiscali del globo. “Bastava guardare nel doppio fondo di un container che trasportava denaro nascosto nel prototipo di una vettura da Formula Uno”, ha raccontato quell’autista originario di San Paolo allo stupefatto giudice Carlos Enrique Abrao, titolare dell’inchiesta penale nello stato carioca. Già, perché Parmalat era sponsor, in Brasile, non solo di squadre di calcio, ma anche del pilota Nelson Piquet e del suo team (del tutto ignari di quel che succedeva sotto i loro occhi).</p><p>E’, questo, uno dei tanti “giochi di prestigio” à la Parmalat, spiegati nel libro <em><strong>“L’Italia dei crack”</strong></em>, scritto dalla giornalista del “Sole24Ore” <strong>Mara Monti</strong> (Newton Compton Editori), 280 pagine che ricostruiscono fatti, misfatti e crimini dei colletti bianchi negli anni Duemila con le loro società: da Parmalat a Cirio, ma anche, in rivoli minori, da Giacomelli a Fin. Part, da Italease a Finmatica e Freedomland (un nome, un programma…), fino ad altri aspiranti finanzieri, pronti a turlupinare il pubblico del “parco buoi”, come spregiativamente vengono definiti quei poveracci che non hanno nessuna colpa se non quella di essere finiti nelle fauci di autentici pescecani.</p><p>Tanzi è in prigione, dove sta scontando una <strong>condanna</strong>, sancita dalla Corte di Cassazione, a otto anni, per aggiotaggio. Per la bancarotta, in primo grado, ha preso altri 18 anni, processo approdato, dal 12 dicembre, alla Corte d’Appello di Bologna per il giudizio di secondo grado.</p><p>Come sia potuto accadere che Calisto Tanzi, ex Cavaliere del lavoro, dopo che gli è stata revocata questa alta onorificenza, abbia potuto navigare indisturbato per decenni nel mare della finanza, se lo è chiesto anche il procuratore capo di Parma, Gerardo Laguardia, con una dichiarazione riportata nel libro: “Quel che più stupisce non è il ricorso di un imprenditore in difficoltà all’uso improprio di strumenti finanziari e <strong>falsificazioni</strong> di vario genere per fronteggiare i deficit di bilancio, quanto il fatto, ormai inconfutabile, che &#8211; continua &#8211; una società che ha accumulato sin dai primi anni di attività perdite ingenti, sia riuscita a sopravvivere per tanto tempo”. Una risposta c’è: lo scudo protettivo di banche, società di revisione e, ovviamente, partiti politici, finanziati a più riprese, ha giocato un ruolo fondamentale nel celare lo stato di decozione della holding di Parma.</p><p>La politica, dunque, sempre in primo piano, la sponda da utilizzare nel momento del bisogno, grazie a entrature, finché Tanzi era sulla cresta dell’onda, presso il sistema bancario. E quando è ormai troppo tardi e si è all’ultima spiaggia, ecco l’estrema richiesta di aiuto. Se ne fa promotore lo stesso Calisto andando da chi contava di più allora, <strong>Silvio Berlusconi</strong>. A fine novembre 2003, quando la burrasca sta per scoppiare, l’uomo di Collecchio varca <strong>Palazzo Grazioli</strong>, residenza privata dell’allora premier, in compagnia del figlio Stefano. Conosce Berlusconi da molti anni, ha finanziato fin dall’inizio “Forza Italia”. Gli parla di calcio, del possibile scambio di giocatori tra Milan e Parma, in tutto quindici minuti, scanditi da una confessione finale: &#8220;Fu un incontro cordiale. Gli ho detto che stavamo attraversando un momento molto brutto, che stavamo in piena bufera&#8221; e ancora &#8220;che avevamo bisogno del suo intervento presso le banche e presso la Consob che stava facendo troppe domande. Non ho mai parlato, come avrebbe voluto mio figlio, dell’esatta entità e dell’estrema gravità della situazione finanziaria. Berlusconi mi disse che sulle banche poteva fare poco, mentre invece avrebbe telefonato alla Consob&#8221;.</p><p>Dunque il presidente del Consiglio promette di fare pressione sulla <strong>Consob</strong>, l’ente regolatore della Borsa, che “stava facendo troppe domande”. Il che sarebbe normale in un paese normale, dove il controllore controlla il controllato. Ma l’Italia non è un paese normale. E’ un paese dove il potere politico nomina chi vuole a una condizione: poter esercitare la sua influenza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/parmalat-emblema-italia-crack/178473/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Requiem per il tonno rosso, l&#8217;inchiesta pubblicata dal Fatto vince il Renner Award</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/requiem-per-il-tonno-rosso-linchiesta-pubblicata-dal-fatto-vince-il-renner-award/118131/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/requiem-per-il-tonno-rosso-linchiesta-pubblicata-dal-fatto-vince-il-renner-award/118131/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Jun 2011 14:23:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Daniel Pauly]]></category> <category><![CDATA[Kroll]]></category> <category><![CDATA[Mitsubishi]]></category> <category><![CDATA[Roger Del Ponte]]></category> <category><![CDATA[Tom Renner Award]]></category> <category><![CDATA[Tonno rosso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118131</guid> <description><![CDATA[“Looting the seas”, (“saccheggio dei mari”), il servizio sul business del tonno rosso, un pesce in via di estinzione, pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 6 novembre 2010 nella sua versione italiana “Requiem per il tonno rosso”, ha ricevuto un importante riconoscimento giornalistico sabato 11 giugno a Orlando, Florida, Usa. 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E&#8217; il premio speciale “<strong>Tom Renner Award</strong>” per la più importante inchiesta criminale del 2010, consegnato sabato 11 giugno durante i tre giorni della conferenza di “<strong>Investigative Reporters and Editors</strong>” (Ire), organizzata ogni anno dalla facoltà di Giornalismo del Missouri, una delle prime degli Stati Uniti. “Looting the seas” è il frutto di sette mesi di ricerca e lavoro collettivo di 12 reporter di dieci paesi, che fanno parte di “The International Consortium of Investigative Journalists” (Icij), una emanazione del “<strong>Center for Public Integrity</strong>” di Washington, in collaborazione con la Bbc e la televisione spagnola Tve.</p><p>Il premio Ire, forse<strong> il più prestigioso dopo il Pulitzer</strong>, è stato istituito nel 1979 per segnalare l’eccellenza nel giornalismo. E’ diviso in varie categorie: medaglie, premi speciali, certificati, attribuiti ai giornali, in base alla diffusione, da 250 a 500 mila copie, da 100 a 250 mila copie, sotto le 100 mila copie, televisione, libri, radio, on-line.</p><p>Nella motivazione dei giudici che hanno assegnato la medaglia del premio speciale “Tom Renner Award”, si legge: “Looting the seas denuncia l’esistenza di uno dei più estesi imperi illegali del mondo, un mercato nero del tonno rosso del valore di 4 miliardi di dollari”<strong>, un fatturato illecito</strong> che nel periodo del Far West ittico, dal 1998 al 2007 ha prodotto 400 milioni di dollari all’anno, tutti fuori dai bilanci delle società di pesca. Si calcola così che un tonno su tre sia stato catturato illegalmente, oltre cioè le quote consentite, fissate dall’Iccat (l’ente internazionale preposto alla conservazione del tonno rosso, con sede a Madrid).</p><p>I giornalisti di Icij hanno avuto accesso ai database sul “tracciamento” dei tonni, che una volta catturati, vengono accompagnati dalle navi in appositi ranch, dove vengono alimentati per farli ingrassare e rendere la merce più costosa e pronta per la vendita. Il tonno rosso è consumato, per l’80 per cento del mercato mondiale, dai giapponesi, ghiotti della sua pregiata polpa del ventre, detta “toro” nella loro lingua, la base del sushi. Al mercato di <strong>Tsukji</strong>, nel centro di Tokio, dove si scambia pesce per un totale di 5.2 miliardi di dollari all’anno, un tonno rosso di grossa stazza può spuntare anche 100 mila dollari. Leader è la <strong>Mitsubishi</strong>, la stessa delle auto, dall’alto del suo 40 per cento.</p><p>E’ stata una &#8220;una caccia continua&#8221;, causa del progressivo impoverimento degli stock nel Mediterraneo, ma anche nei mari dell&#8217;Estremo Oriente, tutti saccheggiati. La prova? I giornalisti di Icij hanno avuto accesso a un rapporto riservato, commissionato nel 2006 dai governi giapponese ed australiano alla <strong>Kroll</strong>, la più grande agenzia investigativa del mondo. Un rapporto “top secret”, mai reso pubblico prima, dove perfino i grossisti di Tsukji non sono mai indicati per nome, ma con lettere, dalla A fino alla E. Il dossier, 187 pagine, è un j’accuse  sulla pesca sfrenata di tonno rosso proveniente dagli oceani Pacifico e Indiano. Risultato: dal 1985, per vent’anni, nel paese del Sol Levante sono state immesse, in spregio alle norme, 178 mila tonnellate di questo pesce, con un giro d’affari “nero” di sei miliardi di dollari.</p><p>In un dossier riservato, elaborato nel 2009 dal<strong> Community Fisheries Control Agency</strong> (Cfca), l’ente di controllo dell’Ue, si legge: &#8220;Per troppi anni s’è pescato troppo tonno rosso nell’Atlantico Orientale e nel Mediterraneo… Lo stock è stato sfruttato oltre sicuri limiti biologici&#8221;. Sotto accusa, le flotte del Mediterraneo: francesi, spagnole, italiane, turche, ma anche quelle del Nord Africa, che in cambio di una partecipazione alle catture hanno consentito ai vascelli dell’Unione europea di entrare nelle loro acque, ricche e senza troppi vincoli. Ricordando quel recente passato, c’è ora chi si pente. E, in “Looting the seas”, il capitano francese <strong>Roger Del Ponte</strong>, intervistato perché indagato dalla Procura di Montpellier, in Francia, dichiara: “Hanno barato tutti”. Secco anche il commento del biologo marino <strong>Daniel Pauly</strong>, dell’Università British Columbia di Vancouver: “Il settore della pesca produce tantissimo denaro, è come la droga”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/requiem-per-il-tonno-rosso-linchiesta-pubblicata-dal-fatto-vince-il-renner-award/118131/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Santanché, la pasionaria stonata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/santanche-la-pasionaria-inconsapevole/112250/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/santanche-la-pasionaria-inconsapevole/112250/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 May 2011 06:53:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Daniela Santanchè]]></category> <category><![CDATA[Dolores Ibarruri]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[pasionaria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=112250</guid> <description><![CDATA[Dal sito del Governo Berlusconi vanta una laurea in Scienze Politiche. Un corso di studi che prevede esami di storia. Ma su certi argomenti Daniela Santanché, sottosegretario per l’Attuazione del programma, è un po’ deboluccia. “Sono una pasionaria”, confessa, intervistata da Aldo Cazzullo, dalle colonne del “Corriere della Sera” di mercoledì 18 maggio. Dolores Ibarruri,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/pasionaria.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-112256" title="Daniela Santanché" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/pasionaria-199x300.jpg?47e3a5" alt="Daniela Santanché" width="199" height="300" /></a>Dal sito del Governo Berlusconi vanta una laurea in Scienze Politiche. Un corso di studi che prevede esami di storia. Ma su certi argomenti <strong>Daniela Santanché</strong>, sottosegretario per l’Attuazione del programma, è un po’ deboluccia. “Sono una pasionaria”, confessa, intervistata da Aldo Cazzullo, dalle colonne del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/politica/speciali/2011/elezioni-amministrative/notizie/18-Le-critiche-Avvoltoi-Sono-una-pasionaria_7009d33a-8115-11e0-ab0f-f30ae62858c8.shtml" target="_blank">“Corriere della Sera” di mercoledì 18 maggio</a></span>. <strong>Dolores Ibarruri</strong>, la vera “pasionaria”, lo pseudonimo con cui firmava i suoi articoli per un giornale di minatori, si rivolterà nella tomba. Perché negli anni Venti la Ibarruri ha fatto parte del Partito comunista spagnolo, fino a diventare, nel 1930, membro del comitato centrale e, nel 1942, quando era in esilio, segretaria generale, carica ricoperta fino al 1960.</p><p>Ora, che la Santanché rivendichi, con orgoglio, quel suo carattere, appunto, da “pasionaria”, stona. Ma come, lei, <strong>anticomunista per eccellenza</strong>, sfrutta un termine che evoca la storia del comunismo, Comintern compreso… E infatti, sempre nell’intervista al “Corriere”, se la prende con <strong>Giuliano Pisapia</strong>, “uno che voleva rifondare il comunismo”. Sorgono legittimi dubbi sulla qualità di certi studi universitari. Oppure, forse, la Santanché si è sbagliata. Voleva dire non “pasionaria”, ma passionale.</p><p>Intende, nonostante tutto, continuare ad autodefinirsi “pasionaria”? Suggeriamo caldamente alla signora Santanché di non usare una frase resa celebre da Dolores Ibarruri, la vera “pasionaria”: “No pasaran”. Frase pronunciata nel luglio 1936 all’indirizzo dei fascisti guidati dal generale Francisco Franco, artefice del golpe contro il Fronte Popolare dei partiti di sinistra. Seguiranno tre anni di guerra civile.</p><p>Ecco, uno slogan tipo “<strong>no pasaran</strong>”, rivolto a Pisapia per il prossimo ballottaggio nella battaglia da sindaco di Milano, susciterebbe una risata. Perché quelle due parole in bocca a una signora già portavoce della Destra storaciana sarebbero comicamente sublimi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/santanche-la-pasionaria-inconsapevole/112250/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>53</slash:comments> </item> <item><title>Bin Laden, la storia della caccia a &#8220;The Big Catch&#8221;: la grossa preda</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/bin-laden-la-storia-della-caccia-a-the-big-catch-la-grossa-preda/108417/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/bin-laden-la-storia-della-caccia-a-the-big-catch-la-grossa-preda/108417/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 May 2011 09:52:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Clarke]]></category> <category><![CDATA[Clinton]]></category> <category><![CDATA[Leo Sisti]]></category> <category><![CDATA[Mullah Omar]]></category> <category><![CDATA[Osama Bin Laden]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108417</guid> <description><![CDATA[Pubblichiamo &#8220;Il cerchio si stringe&#8221;, un capitolo estratto dal libro di Leo Sisti &#8220;Caccia a Bin Laden&#8221; (Baldini Castoldi Dalai Editore, 2004). Qui di seguito il commento audio di Sisti alla cattura. L&#8217;uccisione di Osama Bin Laden, l&#8217;analisi di Leo Sisti by ilfattoquotidiano.it &#8220;A Langley, nella sede della Cia, in gergo lo chiamano &#8216;The Big...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo &#8220;Il cerchio si stringe&#8221;, un capitolo estratto dal libro di <strong>Leo Sisti</strong> &#8220;Caccia a Bin Laden&#8221; (Baldini Castoldi Dalai Editore, 2004). Qui di seguito il commento audio di Sisti alla cattura.</em></p><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="100%" height="81" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F14546768&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;color=c4161c" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="100%" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F14546768&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;color=c4161c" allowscriptaccess="always"></embed></object> <span><a href="http://soundcloud.com/ilfattoquotidiano/luccisione-di-osama-bin-laden">L&#8217;uccisione di Osama Bin Laden, l&#8217;analisi di Leo Sisti</a> by <a href="http://soundcloud.com/ilfattoquotidiano">ilfattoquotidiano.it</a></span></p><p>&#8220;A Langley, nella sede della Cia, in gergo lo chiamano &#8216;The Big Catch&#8217;, la grossa preda. Alla &#8216;Farm&#8217;, la fattoria, come viene soprannominato il quartier generale degli spioni, la preda è Osama Bin Laden. Non dal 2001, ma da almeno cinque anni prima. Nella primavera del 2004 sembra proprio che la cattura del ricco terrorista saudita sia cosa fatta. Specialmente a marzo, quando i giornalisti del <em>New York Times</em> e del <em>Washington Post</em> raccontano che <strong>Bin Laden</strong> è stato avvistato nelle montagne del Waziristan, le zone tribali del Pakistan, e che è vicina la resa dei conti anche per il suo vice, il medico egiziano <strong>Ayman Zawahiri</strong>. Si sbagliano. Per ora niente &#8216;Big Catch&#8217;: sarà per un’altra volta.</p><p>La storia della caccia a<strong> Osama Bin Laden</strong> è costellata da tanti episodi e da un clamoroso insuccesso. Dimostra che gli americani ci mettono un bel po’ a capire chi è Bin Laden. Leggerezza e sottovalutazione hanno condotto al fallimento un tentativo che avrebbe potuto essere decisivo. È il giornalista del <em>Washington Post</em> Steve Coll a svelare per primo nel libro &#8216;Ghost wars&#8217; i retroscena di un fiasco che vede sul banco degli imputati l’ex presidente Bill Clinton, attaccato dalla Cia per la sua indecisione.</p><p>La &#8216;Bin Laden issue unit&#8217;, l’unità Bin Laden, viene creata ai primi del 1996, quando lo &#8216;sceicco del terrore&#8217; è già sotto osservazione in Sudan, dove lo tiene d’occhio Cofer Black, distaccato dalla Farm a Kartum proprio per questo. Poi l’ambasciata americana là viene chiusa per ragioni di sicurezza. E si riparte da zero, anche perché Bin Laden, espulso dal Sudan nella primavera del ’96, si rifugia in Afganistan. Di qui, siamo nel ’97, riprende la sua campagna contro gli americani: fax, interviste televisive, pamphlet. Di colpo l&#8217;unità Bin Laden risorge. A Langley si vorrebbe ricorrere ad agenti da dislocare in Afganistan, sfruttando una rete già allestita in precedenza per un altro caso. Nome in codice di questa squadra, tutti afgani, piazzata a Kandahar: <strong>Fd/Trodpint</strong>. Compito: raccogliere notizie su Bin Laden e mandare memorandum su di lui negli Stati Uniti.</p><p>Da una semplice situazione di monitoraggio si passa però presto a un’altra fase. Clinton approva il progetto: prendere Osama Bin Laden, trasferirlo in America e processarlo. Da questo momento, siamo alla fine del ’97, entra nel vivo il nuovo piano della Cia. Scrive <strong>Coll</strong>: &#8216;La caccia a Osama Bin Laden era formalmente iniziata: sarà lunga e frustrante&#8217;. Già, perché in alcune occasioni le proposte che vengono avanzate non fanno grandi passi in avanti: a volte rigettate dai vertici di Langley, altre volte dai consulenti di Clinton, &#8216;super prudenti, ossessionati dagli aspetti legali dell’operazione e contrari ad assumere rischi politici in Afganistan dove si trattava di armare i nemici afgani di Bin Laden e scontrarsi con i talebani&#8217;.</p><p>All’inizio del ’98 il Gran giurì di New York apre un’inchiesta segreta sull’attività finanziaria di Bin Laden offrendo così un appiglio giuridico alla manovra. In base all&#8217;executive order numero 12333, firmato dal presidente <strong>Ronald Reagan </strong>nel 1981, ma confermato dai suoi successori, è possibile ora sequestrare chi è responsabile di reati in America e trascinarlo in tribunale. Scatta una nuova parola d’ordine. Bin Laden può essere rapito, ma dev’essere catturato vivo: secondo le norme dell&#8217;executive order 12333, l’assassinio, da parte della Cia, è vietato. Non rimane che procedere, dando via libera agli uomini del <strong>Trodpint</strong>. L’idea è di tenere segregato Bin Laden in una grotta in Afganistan per trenta giorni in attesa che arrivino le forze speciali americane per trasferirlo negli Usa.</p><p>Nella primavera del 1998 un colpo di fortuna sembra arridere alla Cia. Bin Laden, chiacchierando sul suo telefono satellitare con una delle mogli, viene individuato in un luogo a cinque chilometri dall’aeroporto di Kandahar. Il compound di Tarnak, questo il nome, viene fotografato dai satelliti. Solo che lì vivono donne e bambini. E se durante l’assalto ci scappassero morti e feriti tra i civili? Brutto guaio.<strong> Richard Clarke</strong>, il coordinatore dell’antiterrorismo presso<strong> Bill Clinton</strong>, ne discute a Langley. La Casa Bianca diventa scettica: troppe le incognite. In caso di massacro ne andrebbero di mezzo i rapporti con il mondo musulmano.</p><p>Nel giugno 1998 i dettagli del raid vengono riesaminati. Ma nei piani alti della Cia e alla Casa Bianca regna lo scetticismo. Chi invece ha messo a punto il blitz su<strong> Tarnak </strong>mugugna e preme per una svolta. Ma il 7 agosto, due mesi dopo quella riunione, accade il fattaccio. Due gruppi di Al Qaeda attaccano simultaneamente a suon di bombe le ambasciate americane a Nairobi e Dar-es-Salaam provocando 224 morti e centinaia di feriti. Un’analista dell’unità Bin Laden della Cia, una donna, affronta piangendo il suo direttore George Tenet e lo accusa: &#8216;Lei è responsabile di quelle morti, perché non ha agito sulla base delle informazioni che avevamo: avremmo potuto agguantarlo&#8217;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/bin-laden-la-storia-della-caccia-a-the-big-catch-la-grossa-preda/108417/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Wikileaks, anche il Pd intercettato. Fassino: &#8220;In Afghanistan aiuti militari, ma non solo&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/29/wikileaks-anche-il-pd-intercettato-fassino-in-afghanistan-aiuti-militari-ma-non-solo/79337/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/29/wikileaks-anche-il-pd-intercettato-fassino-in-afghanistan-aiuti-militari-ma-non-solo/79337/#comments</comments> <pubDate>Mon, 29 Nov 2010 08:09:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Fassino]]></category> <category><![CDATA[Frattini]]></category> <category><![CDATA[kessler]]></category> <category><![CDATA[medio oriente]]></category> <category><![CDATA[wikileaks]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=79337</guid> <description><![CDATA[Tra i documenti resi pubblici da Wikileaks, oltre a quelli sul ministro degli esteri Franco Frattini, ce ne sono altri, compilati ancora da Elizabeth Dibble (l&#8217;incaricato d&#8217;affari all&#8217;ambasciata Usa a Roma, che ha definito Berlusconi &#8220;irresponsabile, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo&#8221;) il 12 gennaio 2010. Si tratta di 13 note (una quattordicesima non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra i documenti resi pubblici da Wikileaks, oltre a quelli sul ministro degli esteri <strong>Franco Frattini</strong>, ce ne sono altri, compilati ancora da <strong>Elizabeth Dibble</strong> (l&#8217;incaricato d&#8217;affari all&#8217;ambasciata Usa a Roma, che ha definito Berlusconi &#8220;irresponsabile, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo&#8221;) il 12 gennaio 2010. Si tratta di 13 note (una quattordicesima non è stata autorizzata), tutte dedicate a incontri avuti ai primi di quel mese da <strong>Richard Kessler</strong>,  importantissimo capo dello staff  della House Foreign Affairs Committee (HCFA), ovvero la Commissione Esteri della House of  Representatives (in pratica la Camera dei deputati americana), corrispondente alla nostra Commissione esteri della Camera. A differenza delle relazioni su Frattini, tutte segretissime e stilate dall’ambasciatore <strong>Alexander Vershbow</strong>, quelle di Miss Dibble non hanno lo stampino”SECRET/NFORN”, ma solo di “CONFIDENTIAL” (confidenziale).</p><p>1. “Il direttore dello staff  della House Foreign Affairs Committee (HCFA), dr.Richard Kessler, e membri dello Staff  dell’HCFA hanno sondato dirigenti del ministero degli Esteri e della società  energetica parastatale Eni sulle intenzioni dell’Italia in materia di sanzioni contro l’Iran e sulle prospettive di un’azione  multilaterale effettiva per contenere il programma nucleare iraniano.  Dirigenti del Partito Democratico (Pd), partito all’opposizione, hanno discusso di Iran, ruolo dell’Italia in Afghanistan, Middle East Peace Process (MEPP, il processo di pace nel Medio Oriente), Iraq e non proliferazione con il delegato dello staff  (Kessler, ndr)”.</p><p>&#8220;IL PARTITO DEL CENTROSINISTRA PD RENDE NOTE LE SUE POSIZIONI IN POLITICA ESTERA&#8221;</p><p>9. (C). Il capo del Dipartimento di Politica Estera del PD <strong>Piero Fassino</strong> ha detto al delegato dello staff  che il Pd appoggia le iniziative del presidente <strong>Obama</strong> per il dialogo e per la promozione di rapporti amichevoli con il mondo islamico, ma è molto preoccupato per il Processo di pace nel medio Oriente (MEPP), che è bloccato, e per la nuova ‘ondata di terrore’ in Afghanistan.  Quanto all’Iran, il Pd punta su una soluzione negoziata, ma Fassino metteva in questione se l’attuale leadership si trova nella posizione per negoziare in modo credibile. Suggeriva che potesse essere utile cambiare l’ordine delle priorità in Iran: più flessibili sulla questione nucleare,  ma più duri sui diritti umani. Secondo Fassino , il più grande rischio della proliferazione  nucleare è che governi irresponsabili come quello iraniano potrebbero avere accesso ad armi nucleari. Ha aggiunto che il Pd valutava che c’era poco da temere con nazioni che già possiedono armi nucleari come India, Gran Bretagna e Francia. Chiedeva se un governo democratico in Iran non potrebbe avere un diverso atteggiamento sul programma nucleare.</p><p>10 (C). “Fassino ha detto che il Pd appoggia l’incremento degli aiuti (militari) per l’Afghanistan, ma ha sottolineato che il rafforzamento delle istituzioni civili e delle istituzioni governative e lo sviluppo economico sono altrettanto importanti.</p><p>Sulla MEPP, il processo di pace nel Medio Oriente, Fassino definiva la proposta di Nethanyahu di congelare per dieci mesi gli insediamenti ‘una piccola finestra di opportunità’, ma poneva in dubbio se fosse abbastanza, dato il rifiuto di Israele di discutere lo (status) di Gerusalemme. Quanto all’Iraq,  Fassino ha affermato che il processo di stabilizzazione deve essere sostenuto; non c’era alternativa”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/29/wikileaks-anche-il-pd-intercettato-fassino-in-afghanistan-aiuti-militari-ma-non-solo/79337/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>68</slash:comments> </item> <item><title>Wikileaks, report dell&#8217;incontro Frattini-GatesStrategia in Afghanistan e sanzioni all&#8217;Iran</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/28/wikileaks-il-report-dellincontro-frattini-gates/79327/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/28/wikileaks-il-report-dellincontro-frattini-gates/79327/#comments</comments> <pubDate>Sun, 28 Nov 2010 20:41:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Afghanistan]]></category> <category><![CDATA[Frattini]]></category> <category><![CDATA[gates]]></category> <category><![CDATA[iran]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[sanzioni]]></category> <category><![CDATA[wikileaks]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=79327</guid> <description><![CDATA[Il primo dispiacere per l’Italia dai documenti di Wikileaks ha per “vittima” proprio il “gallo che ha cantato per primo”, temendo catastrofiche conseguenze proprio dalla pubblicazione di quei file: ovvero, il ministro degli Esteri Franco Frattini che nel database pubblicato dal “Guardian” alle 19,13 di oggi, è citato in merito ad un suo incontro con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il primo dispiacere per l’Italia dai documenti di <strong>Wikileaks</strong> ha per “vittima” proprio il “gallo che ha cantato per primo”, temendo catastrofiche conseguenze proprio dalla pubblicazione di quei file: ovvero, il ministro degli Esteri <strong>Franco Frattini </strong>che nel database pubblicato dal “Guardian” alle 19,13 di oggi, è citato in merito ad un suo incontro con il segretario alla Difesa Usa <strong>Robert Gates</strong>. Il meeting ha avuto luogo a Roma, l’8 febbraio 2010, mentre il rapporto è stato stilato quattro giorni dopo, alle 13,18 del 12 febbraio, con la dicitura “S/NF”, che significa “SECRET NO FORN” (Secret No Foreigners): un rapporto vietato ai non americani, insomma che ha per destinatari solo “occhi Usa”.</p><p>“Quanto all’<strong>Afghanistan</strong>, Frattini era impaziente di andare oltre la <strong>conferenza di</strong> <strong>Londra</strong> e lavorare per produrre risultati pratici per il popolo afghano. Ha proposto un maggiore coordinamento ai livelli più elevati della <strong>Nato</strong>, puntando su una prospettiva di collaborazione basata su iniziative locali lungo il confine Afghanistan-<strong>Iran</strong>. Il segretario alla Difesa (Gates, ndr) ha ringraziato Frattini per l’impegno dell’Italia con (l’invio di) più soldati da impiegare in operazioni in Afghanistan e ha indicato dove esistono ‘buchi” nella cooperazione civile e militare. Frattini pensava che la comunità internazionale si stesse allineando contro l’Iran e sollecitava maggior coordinamento con i paesi esterni al P5-plus-1 (così nel testo, ndr). Il segretario alla Difesa ha messo in guardia (Frattini) che un Iran nucleare comporterebbe una maggior proliferazione in <strong>Medio Oriente</strong>, guerra, o tutt’e due. Il segretario alla Difesa era d’accordo con Frattini:  una conferenza delle Nazioni Unite centrata sulle sfide in materia di sicurezza nel Corno d’Africa era una buona idea”.</p><p>2.(S/NF). Frattini esordiva dicendo al segretario alla Difesa che gli Usa possono contare sul pieno sostegno dell’Italia per quanto riguarda Afghanistan, Iran e lotta al terrorismo. Aveva di recente parlato con il <strong>generale Jones</strong> e il segretario <strong>Clinton </strong>(Hillary, ndr) e aveva comunicato (loro) il medesimo messaggio. Esprimeva il desiderio di concentrarsi su un approccio completo in modo tale da migliorare la vita quotidiana degli afghani. Sosteneva la necessità di premere su <strong>Karzai</strong> perché desse una sistemata, migliorandola, alla sua governance, altrimenti (Karzai) avrebbe corso il rischio di perdere gli aiuti che i Parlamenti che fanno parte della coalizione danno alla missione (in Afghanistan, ndr).</p><p>Frattini, facendo riferimento alla conferenza di Londra, voleva andare oltre la semplice discussione e metteva l’accento su progetti italiani per convertire la <strong>coltivazione dei papaveri</strong> in produzione di olio d’oliva e per creare una scuola superiore nazionale di amministrazione pubblica.</p><p>3. (S/NF). Il segretario alla Difesa lodava gli sforzi di Roma per aumentare il contributo italiano, chiedendo se un maggior numero di carabinieri fosse disponibile per l’addestramento delle forze di sicurezza afghane. Osservava che il risalto dato dal generale <strong>Mc Crystal</strong> al tema della protezione dei civili afghani ha cambiato l’atteggiamento tra gli alleati.  Il segretario alla Difesa ha detto che vuole spingere per un approccio completo, facendo osservare che c’è bisogno di condividere effettivamente le informazioni tra tutti i partecipanti.</p><p>Ha detto di sperare che il nuovo il Rappresentante Civile di grado più elevato della Nato, l’ambasciatore <strong>Mark Sedwill</strong>, possa facilitare l’operazione…</p><p>4. (S/NF). Frattini concordava che l’integrazione civile-militare è la parte più debole della strategia afghana. Ha sottolineato quanto sia frustrante che  i ministri degli Esteri della Nato discutano soltanto di questioni riguardanti l’agricoltura  e la difesa mentre i ministri della Difesa discutano solo di sicurezza. Il problema, suggeriva Frattini, è che essi non devono parlare l’uno con l’altro. Ha proposto di organizzare meeting congiunti di ministri degli Esteri e della Difesa, partendo da colloqui a livello di esperti….</p><p>6. (S/NF). Frattini appoggiava le recenti dichiarazioni del segretario alla Difesa sulle pressioni da esercitare sull’Iran. Ha dichiarato che <strong>Ahmadinejad</strong> non è affidabile, specialmente dopo aver smentito dichiarazioni più costruttive del suo stesso governo. Frattini, citando una sua recente conversazione con il ministro degli Esteri russo <strong>Lavrov</strong>, ha detto che la Russia sarebbe a favore di sanzioni. La sfida era imbarcare la Cina; Cina e India, secondo Frattini, avevano espresso critiche sull’adozione di misure che influirebbero sul governo senza far del male sulla società civile iraniana. Ha proposto specificamente di includere Arabia Saudita, Turchia, Brasile, Venezuela ed Egitto nella conversazione…</p><p>7. (S/NF). Il segretario alla Difesa ha messo in rilievo che una risoluzione dell’UNSC (United Nations Security Council) è importante perché darebbe all’Unione europea e alle nazioni una piattaforma legale su cui (basarsi per) imporre sanzioni ancora più dure contro l’Iran.</p><p>Il segretario alla Difesa ha avvertito che si richiede un’azione urgente. Se non si fanno passi avanti nei prossimi pochi mesi, c’è il rischio di una proliferazione nucleare nel Medio Oriente, di una guerra provocata da un attacco di Israele, o tutt’e due.</p><p>Il segretario alla Difesa ha predetto che vi sarà un “mondo diverso” in 4-5 anni se l’Iran dovesse sviluppare armi nucleari. Il segretario alla Difesa ha dichiarato che recentemente ha inviato lo stesso avvertimento al Primo ministro (turco) Erdogan e si è detto d’accordo con il giudizio di Frattini su Arabia saudita e Cina che l’Arabia Saudita è più importante per Pechino e Mosca dell’Iran.</p><p>8.(S/NF). Il segretario alla Difesa ha sollecitato Frattini nel riconsiderare una visita programmata da parte di un autorevole parlamentare iraniano in seguito alle recenti esecuzioni di studenti oppositori del governo. Al tempo stesso avevamo bisogno di assicurare che non screditavamo l’opposizione dando l’impressione che essi sono degli strumenti di partner stranieri…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/28/wikileaks-il-report-dellincontro-frattini-gates/79327/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>48</slash:comments> </item> <item><title>La casa di Montecarlo, le società off-shore  e il ruolo di James Walfenzao</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/28/la-casa-di-montecarlo-le-societa-off-shore-e-il-ruolo-di-james-walfenzao/65486/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/28/la-casa-di-montecarlo-le-societa-off-shore-e-il-ruolo-di-james-walfenzao/65486/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Sep 2010 16:50:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=65486</guid> <description><![CDATA[Sorride James Walfenzao, il professionista che a Montecarlo ha curato il contratto di compravendita della casa al centro del “Tulliani-Gate”, nel sito del Transnational Taxation Net (Ttn), di cui è presidente. Ora questa Ttn è una vera multinazionale di avvocati e consulenti che sanno come destreggiarsi nelle leggi tributarie e nei codicilli più reconditi di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sorride <strong>James Walfenzao</strong>, il professionista che a Montecarlo ha curato il contratto di compravendita della casa al centro del “Tulliani-Gate”, nel sito del Transnational Taxation Net (Ttn), di cui è presidente. Ora questa Ttn è una vera multinazionale di avvocati e consulenti che sanno come destreggiarsi nelle leggi tributarie e nei codicilli più reconditi di tantissimi paesi, paradisi fiscali inclusi: suoi clienti sono società e privati d’ogni dove. E se Walfenzao, olandese, è illustre membro di un ristretto club di esperti legali internazionali, lo deve a un altro organismo ancora più selettivo, il Corpag, acronimo di Corporate Agents, con uffici nelle aree fiscalmente più riservate del mondo, dove si possono costituire trust, off-shore, fiduciarie e scatole cinesi di vario tipo: dal Principato di Monaco a Cipro, da Aruba ad Anguilla, dalle British Virgin Islands alle Antille Olandesi (Curacao), da Panama a Santa Lucia, isola caraibica delle Antille Britanniche. Dove, ormai, si gioca il duello all’ultimo sangue tra Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, cognato di Giancarlo Tulliani, l’affittuario dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte di Montecarlo: per ora ufficialmente affittuario, ma si discute aspramente se invece non sia anche proprietario.</p><p>La Corpag di Santa Lucia è finita sotto inchiesta proprio nel paradiso dei Caraibi. Qui il ministro della Giustizia Rudolph Francis vuol veder chiaro sul suo ruolo monegasco nel “Tulliani-Gate”. Perché a Castries, la capitale, ha la sua centrale operativa la società di James Walfenzao, appunto la Corpag, esattamente al numero 10 di Manoel Street. Un indirizzo destinato a far epoca, almeno in Italia e, ovviamente, nel Principato di Monaco. Infatti l’11 luglio 2008, a Montecarlo, troviamo presente, nello studio del notaio monegasco Paul-Louis Aureglia, non solo il senatore Francesco Pontone, allora tesoriere di Alleanza Nazionale, in rappresentanza di Fini, che vuole vendere il famoso “quartierino”, ma anche l’olandese Walfenzao. E, come si legge nelle 25 pagine del contratto, compare la “Corporate Agents (St.Lucia), agent agrée de Printemps Ltd, domiciliée à 10, Manoel Street, Castries”. Cioè, la “Printemps Ltd”, acquirente per 300 mila euro (tre mesi dopo, in ottobre, la “Printemps Ltd cederà, per 330 mila euro, lo stesso appartamento di Boulevard Charlotte alla “Timara Ltd”, anch’essa gestita dalla Corpag di Santa Lucia, a Manoel Street).</p><p>Mister Walfenzao, l’ha scritto per primo “Il Fatto Quotidiano” del 4 agosto, è lo stesso personaggio che, come consulente, presta i suoi servizi per il gruppo “Atlantis” di Francesco Corallo, figlio di Gaetano, legato al boss catanese Nitto Santapaola, titolare di casinò nelle Antille Olandesi e di altre società del gioco. Ebbene Walfenzao, quando è alla guida della Transnational Taxation Net (Ttn), organizza conferenze annuali su temi fiscali.  Il 29 settembre del 2009, a Praga, ce n’è stata una dal titolo: “Some alternatives for blacklisted jurisdictions-Working around black and grey lists”. Una specie di lezione su come far girare i soldi della propria clientela da un paese “marchiato” nella lista nera dei paradisi fiscali ad altri meno a rischio. Sempre ricorrendo a sofisticati strumenti di ingegneria finanziaria.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/28/la-casa-di-montecarlo-le-societa-off-shore-e-il-ruolo-di-james-walfenzao/65486/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi l&#8217;indovino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/20/berlusconi-lindovino/62421/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/20/berlusconi-lindovino/62421/#comments</comments> <pubDate>Mon, 20 Sep 2010 07:56:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bruxelles]]></category> <category><![CDATA[Fini]]></category> <category><![CDATA[fliu]]></category> <category><![CDATA[Meloni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=62421</guid> <description><![CDATA[B. se ne è vantato sabato 18 settembre a Taormina, durante il convegno de “La Destra” di Fancesco Storace. E’ la sua ultima trovata “magica”, con riferimento all’Unione Europea, a Bruxelles. Ha infatti pronunciato queste parole: “Vado in Consiglio Europeo e leggo sulle facce di 26 capi di Stato e di Governo la domanda: sei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>B.</strong> se ne è vantato sabato 18 settembre a Taormina, durante il convegno de  “La Destra” di <strong>Fancesco Storace.</strong> E’ la sua ultima trovata “magica”, con  riferimento all’Unione Europea, a Bruxelles. Ha infatti pronunciato  queste parole: “Vado in Consiglio Europeo e leggo sulle facce di 26 capi  di Stato e di Governo la domanda: sei ancora il capo del governo  italiano?”. Mancava, a B., la capacità divinatoria “multipla”, in  contemporanea. Sbircia tutti i suoi 26 colleghi e, in un battito d’ali,  ecco il miracolo semantico per via facciale. Lui sa, lui legge,  preoccupatissimo, nei 52 occhi dei suoi pari grado, ultrainformati sulla  minaccia della diaspora finiana, il feroce interrogativo: conti ancora  qualcosa in Italia? Evidentemente, tutti quei 26 importanti uomini  politici, all’unisono, hanno sgranato occhiate maledettamente  “inquisitorie”. E lui, B., lo ha capito subito. Nomi di qualcuno dei 26  “sgranatori” d’occhi? Nessuno, naturalmente. Non lo sapremo mai.  Solo”lui” poteva cogliere quel messaggio.</p><p>Insomma,  ci mancava il B. indovino. Ora l’abbiamo. Quel che ancora non abbiamo è  il B. che risponda a domande normali. Così domenica 12 settembre alla  festa di Atreju dei giovani Pdl la ministra <strong>Giorgia Meloni </strong>gli ha  chiesto: non è il caso di inserire,  all’interno  del <strong>Pdl</strong>, una norma che preveda la non candidabilità di chi ha avuto  noie con la giustizia? B. ha annuito, purché però «il giudizio non lo  dia una certa magistratura, ma un organo interno al nostro partito».  Ovvio no, che cosa pretendeva la impavida Meloni? Più avanti però B. si è  ben guardato dal rispondere a un altro quesito postogli da un  coraggioso ragazzo sul Ddl anticorruzione. Dopo sette giorni il giovanotto è ancora là, a Roma, nel luogo della festa di Atreju. In  paziente attesa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/20/berlusconi-lindovino/62421/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Cancogni e la sua &#8220;Sorpresa&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/05/cancogni-e-la-sua-sorpresa/56843/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/05/cancogni-e-la-sua-sorpresa/56843/#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Sep 2010 09:04:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Canconi]]></category> <category><![CDATA[pen]]></category> <category><![CDATA[penclub]]></category> <category><![CDATA[premio]]></category> <category><![CDATA[scrittori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=56843</guid> <description><![CDATA[Sorride Manlio Cancogni, fresco vincitore del premio letterario del &#8216;Pen&#8217; di Compiano, Parma, quando gli ricordiamo che la Chiesa controlla il 20-22 per cento del patrimonio immobiliare nazionale (inchiesta de &#8216;Il Mondo&#8217; di maggio 2007). Per lui, oggi gagliardo 94 enne, risultato sabato 4 settembre primo tra i cinque finalisti di uno dei più importanti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sorride Manlio Cancogni, fresco vincitore del premio letterario del &#8216;Pen&#8217; di Compiano, Parma, quando gli ricordiamo che la Chiesa controlla il 20-22 per cento del patrimonio immobiliare nazionale (inchiesta de &#8216;Il Mondo&#8217; di maggio 2007). Per lui, oggi gagliardo 94 enne, risultato sabato 4 settembre primo tra i cinque finalisti di uno dei più importanti agoni delle lettere, è come un tuffo nel passato: a quando nel 1955 firmò un’inchiesta sul neonato settimanale “’Espresso” dal rivoluzionario titolo “Capitale corrotta nazione infetta”. Quell’articolo aveva tolto il velo, per la prima volta,  al  “sacco di Roma”, uno scandalo edilizio che avrebbe in seguito convinto l’allora papa Paolo VI  a cedere alcune delle società immobiliari della Chiesa al finanziere, poi bancarottiere e legato alla mafia, Michele Sindona. Si potrebbe commentare , dalla padella nella brace… Ma tant’è.</p><p>Si illuminano gli occhi a Cancogni, questo grande scrittore che con la serie di racconti raccolti intorno a “La sorpresa” (Elliot editore), con 401 punti, ha prevalso sul secondo arrivato al Pen, il sociologo-economista Luca Ricolfi, autore del saggio “Il  sacco del Nord” (Guerini). Parlare con lui è come parlare a un protagonista della letteratura a partire dagli anni Trenta, con le sue prime produzioni giovanili, fuori dai temi comuni, un uomo “contro”. Cancogni osserva anche la realtà italiana dalla sua casa a Marina di Pietrasanta. Che cosa pensa di Silvio Berlusconi?  La risposta potrebbe anche sorprendere: “Nonostante tutto, non  riesco a odiarlo. Dividerà l’Italia in due, ma tanti italiani sono come lui”. Un commento freddo, disincantato, per chi per tanti anni ha vissuto all’estero, negli Stati Uniti, scrivendo libri e articoli  per “Il Corriere della Sera” e per il “Il Giornale” di Indro Montanelli.</p><p>Negli ultimi anni i magistrati sono diventati dei primattori del quadro politico nazionale. Che ne pensa Cancogni? Anche in questo caso risponde a sorpresa: “Non mi sono simpatici”. E perché mai? “Perché giudicano”.  Ma se uno commette  reati, uccide,qualcuno dovrà pur giudicarlo? Cancogni allarga il sorriso. Poi spiega per quale ragione i giudici non gli vanno a genio: “Mio padre voleva che diventassi magistrato. Tutti i suoi amici lo erano. Perfino una delle mie figlie ne ha sposato uno”. Insomma, par di capire, una questione di pelle.</p><p>Il premio del Pen Club,  quest’anno giunto alla ventesima edizione dopo essere “rinato” nel 1988 nella sua sezione italiana, a opera del giornalista Lucio Lami, inviato di guerra del “Giornale” diretto da Indro Montanelli, ha poi visto al secondo posto, con 290 punti, Luca Ricolfi,  commentatore della “Stampa”. “Il sacco del Nord” è un’analisi che punta il dito su 50 miliardi di euro andati, senza giustificazione, alle regioni del Sud. Ricolfi, un po’per difendersi dalle accuse di cripto leghista, ha detto: “Ho raccontato le cose non come sono, ma come le ho trovate. Cioè, una mappa dell’evasione fiscale concentrata in  particolar modo nelle tre regioni connotate dalla presenza della mafia, e cioè Campania, Calabria e Sicilia”. Senza però risparmiare critiche al federalismo bossiano, colpevole di rischiare una grande “lievitazione della spesa pubblica”.</p><p>Al terzo posto, “Vite pulviscolari “ (270 punti), di un notissimo poeta, Maurizio Cucchi. Come si legge nella presentazione del suo testo. “Vite pulviscolari”  fotografa  “il rapporto tra dati della cultura  -della letteratura, della lingua, della memoria- si amplia fino a una ricerca che trae dalla scienza questioni, modelli e immagini”.</p><p>Al quarto posto, con 269 punti, “La mamma del sole” (Garzanti), romanzo di Andrea Vitali, il medico scrittore di Bellano, che continua la sua narrazione legata a personaggi del suo ambiente, quello del lago di Como.</p><p>In quinta posizione, con 255 punti, “Accabadora” (Einaudi), di  Michela Murgia, la scrittrice sarda rivelatasi con la trascrizione cinematografica di un suo libro,  “Tutta la vita davanti”, del regista Paolo Virzì, sul mondo dei call center.  Murgia, non era presente alla premiazione del Pen Club perché, contemporaneamente, era anche finalista al premio “Campiello” di Venezia. Una scelta criticata dall’organizzazione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/05/cancogni-e-la-sua-sorpresa/56843/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Chi esalterà a &#8216;eroe&#8217; Oppedisano?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/16/il-silenzio-di-oppedisano/40840/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/16/il-silenzio-di-oppedisano/40840/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Jul 2010 14:53:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Domenico]]></category> <category><![CDATA[Leo]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[nord]]></category> <category><![CDATA[Oppedisano]]></category> <category><![CDATA[Sisti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=40840</guid> <description><![CDATA[“Tieni duro, Domenico”. Sembra di sentirli i fan della ‘ndrangheta calabrese all’indomani dell’arresto del boss Domenico Oppedisano e di altri 300 collusi o vicini alla medesima organizzazione criminale. A meno che ci sia sfuggito, ma è difficile, Silvio Berlusconi, il “Cesare” delle intercettazioni di Denis Verdini e c., non ha commentato la cattura di Domenico Oppedisano,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Tieni duro, Domenico”. Sembra di sentirli i fan della ‘ndrangheta calabrese all’indomani dell’arresto del boss Domenico Oppedisano e di altri 300 collusi o vicini alla medesima organizzazione criminale.<br /> A meno che ci sia sfuggito, ma è difficile, Silvio Berlusconi, il “Cesare” delle intercettazioni di Denis Verdini e c., non ha commentato la cattura di Domenico Oppedisano, 80 anni, come ha già fatto con quella battuta, ormai celebre, su Flavio Carboni, pregiudicatissimo faccendiere noto per avergli venduto “Villa Certosa”: “Le manette a uno di 78 anni!”.</p><p>Ma si sa. L’”orrore” per i “braccialetti” di chi è arrestato scatta sempre per i politici e per i sodali à la Carboni, mai per i comuni mortali incappati nelle maglie della legge.<br /> Per Oppedisano poi la questione è molto semplice. Lui non parlerà. Non dirà mai quali sono i politici, calabresi e non, Nord compreso, a libro paga della ‘ndrangheta.<br /> L’esperienza insegna. Nella odierna storia della più criminale delle reti mafiose, appunto la ‘ndrangheta, non esistono, in pratica, casi di pentiti.<br /> Allora aspettiamoci che dal silenzio, scontatissimo, di Oppedisano salti fuori qualcuno che lo esalterà come “eroe”. La storia insegna. Ricordare l’esempio di Marcello Dell’Utri e del suo “eroe”: Vittorio Mangano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/16/il-silenzio-di-oppedisano/40840/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Direttore Asl fa campagna elettorale per Abelli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/13/direttore-asl-fa-campagna-elettorale-per-abelli-2/39334/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/13/direttore-asl-fa-campagna-elettorale-per-abelli-2/39334/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Jul 2010 11:15:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[asl]]></category> <category><![CDATA[carlo chiriaco]]></category> <category><![CDATA[giancarlo abelli]]></category> <category><![CDATA[giuseppe grossi]]></category> <category><![CDATA[Lombardia]]></category> <category><![CDATA[Regione]]></category> <category><![CDATA[rosanna gariboldi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=39334</guid> <description><![CDATA[Il 28/29 marzo si vota per le elezioni regionali. Mai come in questa circostanza mi sento interamente coinvolto per aver chiesto, con molti amici, a Giancarlo Abelli di candidarsi”. Sono le 11,17 del 26 marzo quando dall’indirizzo di posta elettronica privato di Carlo Chiriaco, dal 2008 direttore sanitario dell’Asl di Pavia, viene inviata una e-mail...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 28/29 marzo si vota per le elezioni regionali. Mai come in questa circostanza mi sento interamente coinvolto per aver chiesto, con molti amici, a <strong>Giancarlo Abelli</strong> di candidarsi”. Sono le 11,17 del 26 marzo quando dall’indirizzo di posta elettronica privato di <strong>Carlo Chiriaco</strong>, dal 2008 direttore sanitario dell’Asl di Pavia, viene inviata una e-mail che è un inno al “ritorno del figliol prodigo”, come candidato alla Regione Lombardia, di Giancarlo Abelli, deputato e vice coordinatore nazionale del Pdl, in passato prima democristiano doc e poi in Forza Italia.</p><p>Chiriaco, anni fa uno dei notabili pavesi di Forza Italia, è un grande sponsor di Abelli, ex assessore lombardo alla Sanità. Ci tiene al ritorno del vecchio sodale al ruolo politico di una volta, auspicando che lasci Montecitorio per il Pirellone.</p><p>Per questo dalla sua e-mail, indirizzata ai medici dell’Asl pavese, dell’azienda ospedaliera provinciale e del Policlinico San Matteo, viene fuori un invito pressante a votare per Abelli. Perché? Perché, sviolina Chiriaco nella mail “da quando Abelli non è più stabilmente in Regione questa provincia ha perso la visibilità che ‘l’Assessore Abelli’ era stato in grado di garantirle. Visibilità che ha sempre avuto ritorni positivi ed importanti: basti pensare all’area della salute che in questa provincia dà lavoro ad oltre 30.000 famiglie”. In un crescendo sinfonico, aggiunge: “Possiamo noi rinunciare ad una rappresentanza così forte, caratterizzante ed incisiva? C’è un altro candidato in queste elezioni che può solo lontanamente prenderne il posto? Possiamo rinunciare a sperare che questa provincia torni ad essere ciò che è stata?”. Parole nelle quali riecheggia lo spirito del 20 marzo nella piazza romana di San Giovanni, quando 13 aspiranti governatori regionali hanno giurato il loro “patto di sangue” davanti a<strong> Silvio Berlusconi</strong>. Così Chiriaco dice a se stesso: “Secondo me la risposta è no”. E prosegue: “Solo un voto massiccio che lo (Abelli,<em> ndr</em>) rassicuri di quanto questo territorio gli è vicino ed abbia bisogno di lui può essere la risposta adeguata”.</p><p>Del resto era stato lo stesso Abelli a preparare l’assist di Chiriaco dichiarando alla “Provincia Pavese” del 31 dicembre 2009: “Da quando non sono più assessore in Regione, c’è stato un decremento di iniziative per la provincia di Pavia. Ci eravamo abituati bene&#8230; ed è ora che Pavia torni finalmente ad avere il ruolo che le compete in Lombardia”. Facendo anche capire di rivendicare, se eletto consigliere, come è poi avvenuto il 29 marzo, la carica di assessore alla Sanità.</p><p>Che l’amicizia tra i due, Chiriaco e Abelli, sia a prova di bomba, è dimostrato da tanti fatti. Uno, su tutti. E’ legato alla vicenda di<strong> Rosanna Gariboldi</strong>, moglie di Abelli, arrestata in ottobre per il riciclaggio di un milione e 200 mila euro occultati in una banca monegasca per conto del “re delle bonifiche ” <strong>Giuseppe Grossi</strong>, ammanettato insieme a lei. Ebbene, chi, tra pochi intimi, raggiunge “Lady Abelli”, appena scarcerata il 12 gennaio scorso da San Vittore, nella sua villa di Broni, Oltrepo pavese, è proprio lui, Carlo Chiriaco. Che consola la moglie del suo mentore politico, rilasciata dopo aver patteggiato una pena di due anni, con annessa confisca del “tesoretto” di Montecarlo.</p><p>Si dirà. Ma è proibito a un manager pubblico fare propaganda elettorale? A titolo privato no. Anche se qualche problema etico un comportamento del genere lo pone.</p><p>Da<em> Il Fatto Quotidiano</em> del 2 aprile 2010</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/13/direttore-asl-fa-campagna-elettorale-per-abelli-2/39334/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Mentre in Sudafrica si gioca al calcio&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/mentre-in-sudafrica-si-gioca-al-calcio-litalia-prepara-la-legge-bavaglio/27886/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/mentre-in-sudafrica-si-gioca-al-calcio-litalia-prepara-la-legge-bavaglio/27886/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:43:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Sisti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bavaglio]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Inghilterra]]></category> <category><![CDATA[napolitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=27886</guid> <description><![CDATA[L&#8217;articolo in inglese sulla legge bavaglio, riprodotto qui sotto, è stato scritto da me, Leo Sisti, per un blog internazionale, letto soprattutto da europarlamentari e da giornalisti europei (http://blogs.euobserver.com/alfter). 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Il titolo è <strong>&#8220;While the ball is rolling Italy Italy works on gagging-law&#8221; </strong>(&#8220;Mentre si giocano i mondiali di calcio, l&#8217;Italia prepara una legge bavaglio&#8221;). </p><p>Prende lo spunto dal campionato mondiale di calcio in  corso in Sud Africa per informare i lettori che cosa sta avvenendo in Italia con la legge bavaglio.</p><p>Si cita l&#8217;esempio della prima pagina di &#8220;Repubblica&#8221; dell&#8217;11 giugno, bianca, per protestare contro la legge berlusconiana sulle intercettazioni. Al centro, il post it giallo con la scritta: &#8220;La legge bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati&#8221;. Viene anche riportato il commento del direttore Ezio Mauro: &#8220;(la legge) è un  atto autoritario del governo ai diritti fondamentali dei cittadini &#8211; il diritto di essere informati- e al dovere dei giornalisti di informare&#8221;.</p><p>Segue poi l&#8217;iter che deve seguire il Ddl sulle intercettazioni, per diventare legge, dopo l&#8217;OK del Senato: nuovo voto alla Camera, dove il progetto è già passato nel 2009, firma del presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong>.</p><p>Anche altri media hanno fatto sentire la loro voce. La &#8220;Stampa&#8221; dell&#8217;11 giugno ha pubblicato un editoriale &#8220;bianco&#8221;, mentre Sky Italia ha diffuso nei suoi Tg una scritta in nero di protesta contro la legge bavaglio.<br /> Ezio Mauro ha detto: &#8220;Se la legge verrà approvata dalla Camera, il governo potrà decidere sulla quantità e sulla qualità delle notizie &#8216;sensibili&#8221; da pubblicare&#8221;.</p><p>E&#8217; chiaro quali sono le notizie &#8220;sensibili&#8221;: quelle sui crimini dei colletti bianchi, e quindi, soprattutto, corruzione, che vedono come protagonisti grandi manager di Stato. Sono notizie &#8220;sensibili&#8221;, ovviamente, quelle su Silvio Berlusconi che parlando al telefono con alti funzionari Rai e dell&#8217;agenzia delle Comunicazioni chiede provvedimenti per chiudere trasmissioni come &#8220;Anno Zero&#8221;. Quello stesso Berlusconi che ha usufruito di leggi ad personam, fino a 40, per salvarsi dai processi.</p><p>L&#8217;obiettivo di Berlusconi è chiaro: mettere il silenzio a magistrati e giornalisti.<br /> E&#8217; lo stesso disegno accarezzato dal capo della P2 Licio Gelli con il<br /> suo famoso &#8220;Piano di rinascita democratica&#8221;. P2 a cui Berlusconi è risultato iscritto con la tessera numero 1816.</p><p><strong>While the ball is rolling Italy works on gagging-law</strong></p><p>Some weeSome weeks ago this blog had to show the <a href="http://blogs.euobserver.com/alfter/2010/03/18/blank-front-pages/" target="_blank">blank front pages from major Estonian newspapers</a> in protest against a law against protections of journalists’ sources. Today the Watchdog Blog has to show blank front pages again, this time from Italy. “It is necessary to halt that law which defends power’s privacy,” comments police protected mafia-reporter Roberto Saviano in La Repubblica.<br /> The Watchdog Blog is happy that Italian journalist Leo Sisti, an experienced reporter and author covering the fight against corruption and terrorism, has been so kind to write an article about the situation for the Watchdog Blog.<br /> <em>Brigitte Alfter</em></p><p><strong>The Gagging Law</strong><br /> <em>By Leo Sisti, L’Espresso, Il Fatto Quotidiano</em></p><p>Readers of “La Repubblica” must have jumped casting a glance to the blank front page of the Italian daily newspaper out in the newsstands Friday June 11. In the center of the page they could read the following message reported on a yellow post it: “The gagging law denies citizens the right of being informed”. After turning the page they could realize how deep the protest was against a new bill approved the previous day by the Upper House sanctioning with jail journalists who publish transcripts of  documents or wiretaps stemming from criminal investigations before a case is heard by a judge.</p><p>Ezio Mauro, La Repubblica’s editor, explained his exceptional decision with harsh words: the gagging law, doggedly wanted by primeminister Silvio Berlusconi running a center right coalition, “is an authoritarian act of the government on the basic right of citizens -the right of being informed- tied to the journalists’ duties to inform”.</p><p>The bill, before coming into force, must be approved by the Chamber of Deputies (Lower House) and signed into law by the President of Italy Giorgio Napolitano. But with a law jeopardizing democracy and freedom of speech the protest immediately spread to other newspapers and media, as well as public opinion.</p><p>The Turin daily “La Stampa” reported a blank column in its front page on June 11, while Sky Italia, the encrypted TV channel owned by the Australian tycoon Rupert Murdoch, broadcast the news with a black banner protesting the gagging law. A strike of the Italian journalists is set on July 9.</p><p>La Repubblica’s editor Mauro went on to say that “if the law is approved by the Lower House, the Government will decide over the quantity and the quality of the ‘sensitive’ news to be printed by newspapers and therefore known by readers”.</p><p>There’s no doubt on what the “sensitive” news are: almost day after day Italian media publish reports on arrests executed against high ranking State officials and politicians in high places on bribery charges. And about Berlusconi pursuing his personal interest in halting leaked transcripts reporting his conversations with high ranking managers of RAI, the State owned broadcaster. According to media reports he repeatedly requested RAI’s general manager, to ban airing critical political talk shows. Moreover during sixteen years since Berlusconi entered the political arena, he promoted up to 40 laws, dubbed “ad personam” (personal laws) that can shield himself from prosecutions and trials.</p><p>Berlusconi’s goal appears to be to silence media preventing journalists from reporting information on criminal investigations based on arrest warrants given to attorneys and therefore considered of public knowledge. Until the end of the preliminary investigation it will be possible to publish only a summary of the news. Reporting quotes derived from arrest warrants will be forbidden, unless running risks of being jailed or paying a fine. A time limit of 75 days is set to the duration of eavesdropping, extensions being admitted only in special cases.  Authorization for eavesdropping will come no more from a single judge, but a from a three-judge panel. As a result of the publication of leaked documents publishers will be fined from 300.000 euros up to 450.000 euros. If a priest is investigated or arrested, the prosecutor will be obliged to inform priest’s bishop. If a bishop is investigated or arrested, the prosecutor will be obliged to inform the Vatican. Even reporting names of prosecutors will be banned.</p><p>Under the new procedure it will take time, or rather years, before a case is heard by judges. And of course the public will never be acquainted with investigations.</p><p>Justice minister Angelino Alfano defends his law saying it is intended to protect people not linked to investigations whose names are sometimes reported in the press. But it’s easy to argue that in this case insignificant parts of the transcripts must be classified and kept in special archives run by prosecutors.</p><p>Berlusconi’s critics point out the gagging law is similar to a scheme already worked out in the seventies by Licio Gelli, the founder of the outlawed P2 masons lodge, under the name of “Democratic Rebirth’s plan”. According to some commentators Gelli’s plan aimed at setting up an authoritarian government in politics taming magistrates and journalists. Among the 932 members of Gelli’s P2 there were excellent politicians, chiefs of secret services, generals of Carabinieri and Silvio Berlusconi. In 1978 the current prime minister, whose family owns the most important private Tv empire, was initiated into P2’s secret ritual with the card number 1816.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/mentre-in-sudafrica-si-gioca-al-calcio-litalia-prepara-la-legge-bavaglio/27886/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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