<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Luciano Scalettari</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lscalettari/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Wed, 19 Jun 2013 18:43:29 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Diaz, ora la polizia non può più rimanere in silenzio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/03/diaz-ora-polizia-non-puo-piu-rimanere-in-silenzio/371481/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/03/diaz-ora-polizia-non-puo-piu-rimanere-in-silenzio/371481/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Oct 2012 12:56:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Cassazione]]></category> <category><![CDATA[Dimissioni]]></category> <category><![CDATA[Gianni De Gennaro]]></category> <category><![CDATA[Motivazioni]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[Processo Diaz]]></category> <category><![CDATA[Scuola Diaz]]></category> <category><![CDATA[Sentenza Diaz]]></category> <category><![CDATA[Verità]]></category> <category><![CDATA[Violenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=371481</guid> <description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Da quella notte la Polizia fa più paura. 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Da quel 21 luglio 2001, quando le immagini della “macelleria messicana” della <strong>scuola Diaz di Genova</strong> iniziarono ad arrivare nelle case degli italiani. Prima le barelle, il sangue, i feriti, le urla, i poliziotti impassibili che scortavano gli arrestati all’uscita del cancello con le mani dietro la testa. E il giorno dopo, quando si vide l’interno, le innumerevoli macchie rossastre, i segni di un’esplosione di violenza che non avevamo visto<strong> nemmeno negli anni di piombo</strong>, perlomeno contro giovani inermi. Quelle immagini sono periodicamente riemerse ad ogni passaggio importante dei processi. E ancora, di recente, col <a href="http://www.diazilfilm.it/" target="_blank">film di Daniele Vicari</a>.</p><p align="JUSTIFY">È <strong>un marchio vergognoso</strong> rimasto cucito addosso ad ogni divisa blu delle nostre Forze dell’ordine.</p><p align="JUSTIFY">C’ero, in quei giorni, a Genova. E nella memoria ho fissate quelle e altre terribili immagini: il corpo esanime di <strong>Carlo Giuliani</strong> in Piazza Alimonda, le cariche della Polizia e dei Carabinieri, la città devastata dalle inquietanti figure nere dei black block, l’orizzonte punteggiato di fuochi e colonne di fumo.</p><p align="JUSTIFY">Ma le teste spaccate della Diaz, come pure le torture di<strong> Bolzaneto</strong>, aggiungono ai cupi ricordi di una <strong>violenza mai vista</strong>, il sapore amaro di un massacro perpetrato su <strong>giovani inermi,</strong> che dormivano, o che alzavano le mani in segno di inutile resa di fronte ai colpi dei famigerati “tonfa” che spezzavano e laceravano.</p><p align="JUSTIFY"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/02/scuola-diaz-cassazione-massacro-ingiustificabile-che-ha-screditato-litalia/370330/" target="_blank">Le motivazioni alla sentenza di luglio della Corte di Cassazione</a>, rese note ieri, danno un ritratto – se possibile – ancora peggiore di quella “notte di sospensione della democrazia”, com’è stato definito l’episodio dell’irruzione sanguinosa alla scuola di Genova.</p><p align="JUSTIFY">La Polizia è stata definita dai giudici <strong>«sadica e cinica»</strong>. Gli arresti immotivati un «discredito gettato sulla Nazione agli occhi del mondo intero». L’irruzione un «massacro», «caratterizzato per il sistematico e ingiustificato uso della forza».</p><p align="JUSTIFY">Le motivazioni della sentenza sono durissime: 186 pagine che sono quasi peggio della <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/05/diaz-confermate-le-condanne-ai-25-poliziotti-interdizione-agli-alti-dirigenti/284870/" target="_blank">condanna che ha azzerato nel luglio scorso i vertici del Corpo</a>.</p><p align="JUSTIFY">Le parole usate dalla Suprema Corte confermano quanto era stato detto e scritto in questi anni: la Diaz fu trasformata in una “macelleria messicana”. Gli agenti, scrivono i giudici, «si erano scagliati sui presenti, sia che dormissero, sia che stessero immobili con le mani alzate, colpendo tutti con i manganelli e con calci e pugni, sordi alle invocazioni di non violenza provenienti dalle vittime, pure insultate al grido di “bastardi”».</p><p align="JUSTIFY">La Cassazione, però, lancia pesanti accuse anche a <strong>Gianni De Gennaro</strong>. A monte del massacro c’è «l’esortazione rivolta dal capo della Polizia a eseguire arresti», scrive la Suprema Corte, «anche per riscattare l&#8217;immagine della Polizia dalle accuse di inerzia».</p><p align="JUSTIFY">In tutti questi 11 anni De Gennaro ha fatto finta di nulla. E le nostre istituzioni – che peraltro hanno <strong>promosso e premiato</strong> quelli che ora vengono definiti macellai – non solo l’hanno lasciato al suo posto ma gli hanno pure dato (proprio col governo Monti) la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/gennaro-lascia-servizi-diventa-sottosegretario-delega-sullintelligence/226541/" target="_blank">carica politica di Sottosegretario alla sicurezza</a>. </p><p align="JUSTIFY">Almeno dopo questa sentenza – non è mai troppo tardi – ci aspetteremmo un responsabile <strong>atto di dimissioni</strong>, come giustamente chiede Vittorio Agnoletto. Almeno dopo questa sentenza, ci aspetteremmo anche un atto di responsabilità da parte dei politici che si trovarono a gestire quelle giornate di Genova, perché non ci crede nessuno che De Gennaro e i suoi sottoposti avessero agito senza un “via libera” o almeno una consultazione di qualche esponente di Governo.</p><p align="JUSTIFY">Siamo di fronte a un’altra,<strong> ennesima occasione di fare verità</strong>. Senza la quale la polizia fa più paura. Mi aspetterei che ogni suo buon agente – e ce ne sono moltissimi – osasse dire che non ci sta. Che quella sua divisa è stata disonorata e va ripulita. Altrimenti resta macchiata per sempre. </p><p align="JUSTIFY"> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/03/diaz-ora-polizia-non-puo-piu-rimanere-in-silenzio/371481/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Stato-mafia: chi ha trattato con chi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/02/trattativa-stato-mafia-chi-ha-trattato-con-chi/340623/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/02/trattativa-stato-mafia-chi-ha-trattato-con-chi/340623/#comments</comments> <pubDate>Sun, 02 Sep 2012 15:52:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Bernardo Provenzano]]></category> <category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Falcone]]></category> <category><![CDATA[Governo Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[Marcello Dell’Utri]]></category> <category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Procura di Palermo]]></category> <category><![CDATA[Stragi del '93]]></category> <category><![CDATA[Totò Riina]]></category> <category><![CDATA[Trattativa Stato-Mafia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=340623</guid> <description><![CDATA[La violenta polemica sulle intercettazioni alle telefonate fra Mancino e Napolitano, oltre a stendere “un tappeto rosso” a chi vuole imbavagliare la stampa con nuove norme liberticide, fa da cortina fumogena alla questione cruciale da cui tutto è cominciato: chi erano i soggetti dello Stato che hanno trattato, e con chi hanno trattato. Oggi si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La violenta polemica sulle <strong>intercettazioni alle telefonate fra Mancino e Napolitano</strong>, oltre a stendere “un tappeto rosso” a chi vuole imbavagliare la stampa con nuove norme liberticide, fa da cortina fumogena alla questione cruciale da cui tutto è cominciato:<strong> chi erano i soggetti dello Stato che hanno trattato, e con chi hanno trattato</strong>. Oggi si parla sempre di “ricatto della mafia”. Ma non è così semplice.</p><p><strong>L’attuale inchiesta di Palermo</strong> nasce dallo stralcio di un’altra: “<strong>Sistemi criminali</strong>”, che ne è la “madre”, svolta a fine anni Novanta dalla stessa Procura. In quell’inchiesta – forse non lo si ricorda più – i magistrati individuarono una triade di realtà diverse che si allearono per cercare di sovvertire l’ordine del nostro Paese, frantumandolo sul modello jugoslavo, da un lato attraverso la strategia delle bombe e delle stragi, dall’altro creando le Leghe del Sud.</p><p>La prima di queste realtà sovversive era <strong>un’inedita alleanza tra Cosa nostra e le altre mafie</strong> nazionali. Le altre due erano la massoneria piduista infarcita di elementi della destra eversiva italiana, e soprattutto – terzo “sistema criminale” – uomini e strutture dell’Antistato ma interni alle istituzioni del nostro Paese. L’obiettivo della triade era di <strong>azzerare i referenti politici</strong> nelle istituzioni (ritenuti ormai inaffidabili) e intervenire direttamente nel governo della società e cioè «farsi Stato», come spiegò il collaboratore di giustizia Leonardo Messina raccontando la genesi della stagione delle trattative.</p><p>Altro che “trattativa Stato-mafia”. Non è così. Nelle pagine di quell’inchiesta si legge che l’ideazione e la regia del piano eversivo non erano di Cosa nostra, che anzi appariva piuttosto la struttura esecutiva, la “<strong>mano armata</strong>” degli eversivi. Basta scorrere l’elenco degli indagati dell’epoca per capire che i promotori del “nuovo ordine” erano quanto di più eterogeneo e inquietante offrisse l’Italia nel 1991: ci sono i fascisti del calibro di <strong>Stefano Delle Chiaie</strong> e <strong>Stefano Menicacci</strong>; massoni come <strong>Gelli</strong> e <strong>Pazienza</strong>; importanti esponenti delle famiglie di ‘ndrangheta, quale <strong>Paolo Romeo</strong>, e i massimi vertici di Cosa nostra (<strong>Riina, Provenzano, Santapaola, i fratelli Graviano</strong>).</p><p>In quell’inchiesta si accertarono <strong>alcuni fatti</strong>. Il <strong>primo</strong>: «All’inizio degli anni ’90 venne elaborato, in ambienti esterni alle organizzazioni mafiose ma a esse legati, un nuovo “progetto politico”, attribuibile ad ambienti della massoneria e della destra eversiva». <strong>Secondo</strong>: questo progetto si basava su una strategia secessionista. <strong>Terzo</strong>: Cosa nostra deliberò una vera e propria strategia della tensione stragista. Tra il 1991 e il 1992, tuttavia, quella pericolosa alleanza sembrava essersi arenata perché, come sostenne il “pentito” Giovanni Brusca, Riina non era entusiasta di questi “nuovi soggetti”. Da quel momento – che coincide con l’omicidio di Lima – inizia la trattativa su cui indaga ora la Procura palermitana, che vede coinvolti <strong>Marcello Dell’Utri</strong> e alcuni ufficiali del <strong>Ros</strong>.</p><p>Ma che fine fanno, a quel punto, gli interessi massonici ed eversivi? Non c’è dubbio che il <strong>primo governo Berlusconi</strong> fosse la sintesi tra il secessionismo di<strong> Gianfranco Miglio</strong> – ovvero quella componente politico-ideologica che, com’è scritto nell’inchiesta “Sistemi criminali”, ebbe dei rapporti con Cosa nostra fino al 1992 – e Forza Italia, terminale della trattativa Stato e mafia, secondo i Pm di Palermo. Ed è ormai un dato storico il fatto che una parte dell’estremismo neofascista fosse di fatto contiguo a una parte del movimento leghista, soprattutto nel Triveneto. In sostanza quella convergenza di interessi – i peggiori del Paese – che troverà una rappresentanza nel primo governo Berlusconi era cresciuta dal 1991 in poi dialogando con Cosa nostra.</p><p>Quanto alle “<strong>istituzioni deviate</strong>”, ci sono buoni indizi per individuarle: la Falange Armata, ad esempio. <strong>Tutte le stragi del 1992 e del 1993</strong> (Capaci, via D’Amelio, gli attentati di Roma, Firenze e Milano) vengono rivendicate con questa sigla.</p><p>Ebbene, dalle indagini è emerso che la decisione di utilizzare questo nome in codice fu presa in una riunione a Enna dei vertici di Cosa nostra, nella fase della prima “trattativa” con i gruppi secessionisti ed eversivi. Ma nessuno ricorda che i membri della <strong>Falange Armata</strong> si annidavano nella Settima divisione del Sismi (l’allora servizio segreto militare). Così come sembra sfuggire il fatto che un uomo chiave della trattativa come Vito Ciancimino era – come scrisse lui stesso – appartenente all’organizzazione Gladio. E che ne faceva parte, come riferisce il “pentito” <strong>Filippo Barreca</strong>, anche un altro indagato eccellente di “Sistemi criminali”: l’avvocato Paolo Romeo, che nel 1992 era deputato del Psdi.</p><p>E, ancora, si dimentica che dalle indagini sull’<strong>attentato dell’Addaura</strong> (1989) contro Falcone, sulle stragi di Capaci e di via D’Amelio emerge che la mafia non agì da sola ma con il sostanziale appoggio di elementi dei servizi segreti.</p><p>C’è un <strong>secondo indizio</strong> che inquadra la trattativa in un contesto ben più complesso: il “papello” di Riina conteneva richieste per le quali Cosa nostra non aveva né poteva avere alcun interesse, e che quindi non potevano essere state partorite dai mafiosi siciliani. Del resto, Totò Riina fu arrestato nel gennaio 1993, e la “sua” trattativa si interruppe. Pertanto, se si arrivò al patto scellerato fu dopo, nell’epoca in cui il capo dei capi era Provenzano. Quella del papello, sembra piuttosto una “trattativa paravento”, un diversivo rispetto al “gioco grande” messo in atto dai sistemi criminali. Un segreto dentro un altro segreto.</p><p>Se rimettiamo nel giusto ordine tempi e attori del ricatto allo Stato gli eventi assumono una luce assai diversa. Ed emergono due grappoli di interrogativi. Il primo. Nella seconda fase della trattativa, chi trattò con chi? E, soprattutto, su che cosa si trattò? È pensabile che in questa “fase due”, arrestato Riina (che, tra l’altro, sembra essere stato “consegnato” allo Stato dalla stessa cupola di Cosa nostra), le richieste avanzate dalla mafia siano rimaste le stesse?</p><p>Secondo. Se la mafia è stata il <strong>“portavoce” della trattativa</strong>, anche a nome della altre realtà (massoneria/estrema destra e istituzioni deviate), chi sono i veri registi del ricatto allo Stato? E perché costoro avrebbero dovuto accontentarsi di stringere un “patto” che riguardasse semplicemente un “ammorbidimento” delle norme anti-mafia?</p><p>Non c’era in gioco, invece, il <strong>nuovo equilibrio politico in Italia</strong>, dopo l’azzeramento del sistema precedente avvenuto fra il 1991 e il 1993?</p><p>Allora, il nodo cruciale della questione non è chiarire se la seconda Repubblica ha dovuto scendere a patti con la mafia. Ma è stabilire se la <strong>Seconda Repubblica</strong> è nata <em>perché </em>è intervenuto un patto fra lo Stato e la triade (mafia-massoneria-istituzioni deviate).</p><p>Il <strong>Presidente Napolitano</strong> si preoccupa che l’alta figura istituzionale del Capo dello Stato non venga menomata e sminuita dalla divulgazione delle intercettazioni che lo riguardano. Ha ragione di farlo. Ma non per quelle conversazioni, che vien difficile pensare abbia avuto nell’esercizio delle sue funzioni. La vera preoccupazione dovrebbe essere di non ostacolare un’indagine che sta svelando aspetti terribilmente inquietanti sulla genesi stessa dell’ultimo ventennio di vita politica italiana. Sul quale poggia anche il suo settennato.</p><p>Il <strong>prestigio del Capo dello Stato</strong> e delle istituzioni si salvaguarda davvero non mettendo in un angolo la Procura di Palermo, ma chiarendo una volta per tutte: <em>chi trattò con chi?</em></p><p>Crediamo che molti italiani questo vorrebbero sapere. Insieme al contenuto di quelle conversazioni fra Napolitano e Mancino. Giusto per fugare, una volta per tutte, ogni dubbio e illazione.</p><p><strong><em>di Luigi Grimaldi, Andrea Palladino, Luciano Scalettari</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/02/trattativa-stato-mafia-chi-ha-trattato-con-chi/340623/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Attacca il posto fisso chi non ha un progetto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/attacca-il-posto-fisso-chi-non-ha-un-progetto/189590/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/attacca-il-posto-fisso-chi-non-ha-un-progetto/189590/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 14:54:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Posto Fisso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189590</guid> <description><![CDATA[Questa criminalizzazione del “posto fisso” o, ben che vada, il relegarlo nel mondo delle “pie illusioni” è una delle mistificazioni più inaccettabili fra le non sempre fortunate esternazioni dei ministri del governo Monti. Non solo per il contenuto “da bar” delle affermazioni stesse. Ma anche perché non ho letto nessuna risposta degna di questo nome....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Questa criminalizzazione del <strong>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/ministri-scatenati-posto-fisso-polemica-siamo-scemi/189516/" target="_blank">posto fisso</a></span>”</strong> o, ben che vada, il relegarlo nel mondo delle “pie illusioni” è una delle mistificazioni più inaccettabili fra le non sempre fortunate esternazioni dei ministri del governo Monti. Non solo per il contenuto “da bar” delle affermazioni stesse. Ma anche perché non ho letto nessuna risposta degna di questo nome. Neanche dalla sinistra.</p><p>Eppure di argomenti per controbattere ce ne sarebbero molti, e anche di alto profilo. Partiamo da alcune constatazioni evidentissime, che qualsiasi “uomo della strada” (non la casta del mondo politico e di governo, che evidentemente vive in un mondo a parte, dove l’uomo della strada non lo vedono nemmeno) conosce molto bene.</p><p>Primo. Dai 40 anni in giù il posto fisso <strong>non esiste già</strong>. È un fatto arcinoto che il precariato è uno dei problemi centrali che mette in questione il futuro della società italiana. Quindi, di che cosa stanno parlando? O forse vogliono dire che anche chi ce l’ha, il posto fisso, deve cominciare a farsene una ragione? Se è così, allora merita di sottolineare un secondo punto: i primi interlocutori del governo, ai quali va spiegato che d’ora in avanti il lavoro sicuro sarà una chimera, sono altri, non i lavoratori. Sono le <strong>banche</strong>, alle quali va detto che i loro clienti non potranno più presentare le attuali “referenze” richieste per ottenere prestiti, fidi e mutui. Va spiegato ai mobilifici, ai commercianti di elettrodomestici, alle agenzie di viaggio, alle concessionarie d’auto, e via dicendo. A tutti costoro va detto che gli acquisti “a rate” non potranno più essere concessi in base alla presentazione di una busta paga o di salari certi per due o tre anni.</p><p>E ancora. Va spiegato a quella parte di Italia sana, fatta di piccole e grandi aziende, di società, di valida imprenditoria, che ancora credono nella qualità del lavoro e dei dipendenti, nel valore delle risorse umane, nell’investimento sulla <strong>formazione </strong>del personale. Va detto loro che non conta: meglio un lavoratore da spremere finché dura e da buttare per sostituirlo con un altro, che una squadra di dipendenti validi, preparati, affidabili, leali e con un forte senso di appartenenza, caratteristiche che solo il “posto fisso” può dare.</p><p>Ma, prima ancora, andrebbe spiegato a tutti gli italiani che l’articolo 1 della <strong>Costituzione </strong>non vale più: la nostra – è scritto – è una Repubblica fondata sul lavoro. Sul lavoro “flessibile”, “precario”, “a progetto” non si fonda proprio nulla, neanche una famiglia, figuriamoci una Repubblica.</p><p>Infine, se vogliamo finalmente parlare di ciò che più conta, sul piano dei principi e dei valori, il presidente Monti e i suoi ministri dovrebbero ricordare, anzi sapere, che i modelli che abbiamo a disposizione, alzando appena lo sguardo fuori dai confini nazionali, fanno inorridire alla sola idea che il nostro Paese dopo 60 anni cambi rotta per scimmiottare quelle società che hanno adottato sistemi economico-sociali più “flessibili” del nostro: vogliamo imitare il <strong>modello americano</strong>? È quella la luce in fondo al tunnel? O, meglio ancora, quello <strong>cinese</strong>? È quello il mondo del lavoro a cui aspiriamo?</p><p>A qualsiasi latitudine e longitudine si guardi, la conclusione è la stessa: le peggiori situazioni di sfruttamento, di capitalismo di rapina, di <strong>violazioni dei diritti umani</strong>, di lavoro insicuro e malpagato, di economie deboli e sottosviluppate sono nei Paesi che hanno adottato quello che qui da noi viene definito, in modo asettico ed elegante, “lavoro flessibile”.</p><p>Detto questo, la si smetta con le battute, i lapsus  e le “rettifiche del giorno dopo”, e si dica chiaramente qual è il progetto. Quale Italia del lavoro si vuole costruire? Verso quale approdo la si vuole condurre? Perché<strong> il progetto c’è</strong>, non è vero? Non vogliamo nemmeno pensare che chi si lascia scappare queste infelici “frasi dal sen fuggite” non abbia idee precise e, in realtà, faccia affermazioni così ambigue e pericolose solo perché non sa che pesci pigliare.</p><p>Non vogliamo nemmeno pensarlo, perché ci avevano detto che il governo tecnico sarebbe stato composto da persone preparatissime e all’altezza…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/attacca-il-posto-fisso-chi-non-ha-un-progetto/189590/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>De Corato, il cattivissimo che fa malissimo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/corato-%e2%80%9ccattivissimo%e2%80%9d-malissimo/184123/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/corato-%e2%80%9ccattivissimo%e2%80%9d-malissimo/184123/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Jan 2012 12:10:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[Milano]]></category> <category><![CDATA[Riccardo De Corato]]></category> <category><![CDATA[Rom]]></category> <category><![CDATA[Sgomberi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184123</guid> <description><![CDATA[Riccardo De Corato, l’ex (fortunatamente) vice sindaco di Milano, ieri ha pensato bene di attaccare a testa bassa Giuliano Pisapia (e fin qui, va beh, sta nella logica dell’oppositore politico) e anche il giornale che ha pubblicato l’intervista al sindaco di Milano, cioè Famiglia Cristiana (e qui, invece, l’esponente della destra ci dà conferma di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riccardo De Corato</strong>, l’ex (fortunatamente) vice sindaco di Milano, ieri ha pensato bene di attaccare a testa bassa <strong>Giuliano Pisapia</strong> (e fin qui, va beh, sta nella logica dell’oppositore politico) e anche il giornale che ha pubblicato l’intervista al sindaco di Milano, cioè <em>Famiglia Cristiana</em> (e qui, invece, l’esponente della destra ci dà conferma di essere un campione di democrazia: per quale ragione è “buonista”, come lui dichiara, un giornale che ospita un’intervista al primo cittadino milanese?).</p><p>Tuttavia, è ben comprensibile che De Corato parli di “buonismo”, riguardo alla politica adottata dalla Giunta lombarda sugli stranieri. La sua, infatti, fu costantemente votata al <strong>“cattivismo”</strong>, per non dire alla ferocia, specie nei confronti dei rom. Vogliamo ricordare le innumerevoli immagini di campi nomadi devastati all’alba dalle ruspe e di bambini costretti a scappare con le loro famiglie, lasciando scuola e amici? O gli appelli delle loro stesse maestre (che spesso si sono mobilitate per trovare un tetto a questi minori) a non interrompere brutalmente i percorsi di scolarizzazione e di integrazione in atto?</p><p>Vogliamo ricordare che nella primavera del 2011 l’allora vice sindaco espresse pubblicamente la propria <strong>soddisfazione</strong> per aver raggiunto il totale di <strong>500 sgomberi</strong> nel solo capoluogo a partire dal 2007? E che 39 cittadini milanesi arrivarono a denunciarlo, ipotizzando i reati di abuso d’ufficio, danneggiamento e interruzione di servizio pubblico (in relazione all’obbligo scolastico di minori: a De Corato era sfuggito che i bambini rom talvolta vanno anche a scuola)?</p><p>Vogliamo infine ricordare anche l’altro versante della sua illuminata politica sulla città, quella di essere stato il difensore del <strong>“partito delle auto”</strong>, del cemento e dei locali notturni (ma solo se italiani, naturalmente), tanto che spinse alle dimissioni l’allora assessore all’Ambiente e alla mobilità che stava preparando la “fase 2” dell’Ecopass, non molto diversa da quella avviata ora dalla giunta di centrosinistra?</p><p>Cinquecento sgomberi. Un bel primato. Un vero successo politico. E lo si è visto: la sua giunta poco dopo ha perduto malamente le elezioni. Il “cattivissimo” De Corato, purtroppo, non ha saputo trarne la lezione: l’unico sgombero che la maggioranza dei milanesi auspicava era il suo, dalla guida della città. Certo, non è il solo motivo per cui Milano ha scelto la Giunta Pisapia. Ma il “cattivissimo” ha saputo dare il suo bravo contributo alla <strong>batosta della Moratti</strong>.</p><p>Sono convinto che il primo problema di Milano non è l’insicurezza, ma il trovarsi governata da uomini politici come lui.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/corato-%e2%80%9ccattivissimo%e2%80%9d-malissimo/184123/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Padano? No, grazie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/padano-no-grazie/161639/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/padano-no-grazie/161639/#comments</comments> <pubDate>Sun, 02 Oct 2011 13:23:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Padania]]></category> <category><![CDATA[Razzismo]]></category> <category><![CDATA[Xenofobia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161639</guid> <description><![CDATA[“Io esisto, e sono padano”, titolava ieri la Padania. Rispondo: “No, grazie!”. Sebbene nato a Venezia, figlio e nipote di veneti e pronipote di veneti e friulani, padano non mi sento neanche un poco. Perché? Semplicemente perché ha ragione Napolitano: la Padania non esiste e il suo “popolo” nemmeno. Sfido uno storico (non un politico,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Io esisto, e sono padano”, titolava ieri <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lapadania.com/" target="_blank">la Padania</a></span>. Rispondo: “No, grazie!”. Sebbene nato a Venezia, figlio e nipote di veneti e pronipote di veneti e friulani, padano non mi sento neanche un poco. Perché? Semplicemente perché <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/la-padania-contro-napolitano-io-esisto/161388/" target="_blank">ha ragione Napolitano</a></span>: <strong>la Padania non esiste e il suo “popolo” nemmeno</strong>.</p><p>Sfido uno storico (non un politico, di quelli – leghisti – se ne trovano a padellate) a sostenere che ha una qualche ragion d’essere il “popolo padano”. Venezia sì, i territori della Serenissima, tutt’al più: Venezia fu Stato, la sua lingua ha una letteratura, è parlata tutt’oggi all’interno di una comunità linguistica.</p><p>Ma la Padania? Che è? Torino, Milano e Venezia hanno mai avuto un’unità politica? Beh, all’epoca dell’antica Roma, ma non mi pare un grande esempio per i fautori della “Padania libera”. Hanno mai avuto una letteratura comune? Provate a leggere Goldoni e Ruzante e poi ditemi se, dal punto di vista della lingua, c’è qualcosa che vi assomiglia anche solo lontanamente in altre parti dell’alta Italia. Hanno mai avuto un’unità linguistica?<strong> Mai e poi mai</strong>. Tant’è che da veneziano che vive da 20 anni a Milano, ancora oggi non riesco a capire i bergamaschi, fatico con i bresciani, il valtellinese stretto mi è ignoto. Ma, a dir la verità, ho qualche difficoltà anche col dialetto delle montagne bellunesi, e ai rodigini devo chiedere di parlare lentamente.</p><p>Quindi no, decisamente no, il popolo padano non è mai storicamente esistito.</p><p>Eppure, quella personcina pacata e sobria di <strong>Calderoli </strong>ha chiamato in causa nientepopodimeno che <em>l’autodeterminazione dei popoli</em>. Un’idea quanto mai nobile, moderna e libertaria. In virtù di questo principio l’Eritrea nel 1993 si è staccata dall’Etiopia e nel gennaio di quest’anno il Sud Sudan ha fatto la secessione dal Nord (ho citato, fra i tanti, due casi africani perché sono sicuro che Calderoli li gradisca particolarmente). Ma la domanda è: che c’entra col “popolo padano”? Nulla. Per due principali motivi. Primo. Eritrei e Sud sudanesi hanno vinto i rispettivi referendum per la secessione col 99 e rotti per cento dei voti. Invece, i leghisti dimenticano che sono una <strong>minoranza</strong>. Non lo dico in riferimento alla media italiana, ma proprio qui al Nord, nella Padania. Se facessimo contemporaneamente due referendum, uno per la secessione della Padania dall’Italia e l’altro per l’espulsione dei leghisti dal nostro Paese, vincerebbe il secondo. Sono una minoranza becera e arrogante, e gli altri – i non-leghisti – non li sopportano più.</p><p>Secondo. Ciò che lega fra loro i membri di quella minoranza non sono le caratteristiche sopra descritte, che ne farebbero un popolo, ma qualcosa d’altro: il razzismo, la xenofobia, la profonda ignoranza storica, l’ottusità mentale, la grettezza culturale, la paura del diverso.</p><p>Ebbene, tutto questo fa di una comunità umana <strong>un partito</strong>, cosa che la Lega purtroppo è, non un popolo. Ma se volessimo credere per un solo momento che sia un popolo, ebbene, caro ministro Calderoli, la maggioranza dei veneti, dei lombardi, dei piemontesi, degli emiliani e dei romagnoli, dei friulani e degli altoatesini, dei trentini e dei giuliani, dei liguri e dei valdostani – tanto per elencare quelli che voi ritenete i “padani” – <strong>non si sentono parte del vostro popolo</strong>. Anzi, molti di loro si sentono molto più vicini a quel popolo di malcapitati a cui negate posto negli asili e nelle scuole materne, che affamate nelle mense scolastiche, che criminalizzate rendendo clandestini, che schiavizzate per l’impossibilità di essere regolarizzati e avere quindi diritti, che respingete in mare facendoli morire nel Mediterraneo o imprigionare nelle galere nordafricane. Noi, gente del Nord, noi che ricordiamo di essere stati poveri e migranti, noi che abbiamo mandato migliaia di missionari e cooperanti in giro per il mondo, noi che abbiamo fatto nostra la cultura dell’accoglienza, con loro, semmai, con quegli immigrati che scappano dalla fame e dalla guerra <strong>ci sentiamo popolo</strong>. Non con voi. E ciò che non ha diritto di accoglienza e di cittadinanza è solo il razzismo e la xenofobia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/padano-no-grazie/161639/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>158</slash:comments> </item> <item><title>Ma voi pacifisti che fareste?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/25/ma-voi-pacifisti-che-fareste/100081/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/25/ma-voi-pacifisti-che-fareste/100081/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 Mar 2011 18:26:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Pacifisti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=100081</guid> <description><![CDATA[«Ma in questa situazione voi pacifisti che cosa fareste?» Tutte le volte è la stessa cosa. Quando scoppia un conflitto (Golfo 1, Kosovo, Afghanistan, Golfo 2, ora la Libia) puntualmente si assiste alla “liturgia” dei giornalisti che chiamano qualche illustre esponente del mondo pacifista/non violento e pone la domanda (convinto peraltro di aver posto una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«Ma in questa situazione voi pacifisti che cosa fareste?» Tutte le volte è la stessa cosa. Quando scoppia un conflitto (Golfo 1, Kosovo, Afghanistan, Golfo 2, ora la Libia) puntualmente si assiste alla “liturgia” dei giornalisti che chiamano qualche illustre esponente del mondo pacifista/non violento e pone la domanda (convinto peraltro di aver posto una domanda intelligente). Il malcapitato intervistato cerca di articolare la risposta, ma il sagace cronista non lo lascia “tergiversare”: «<em>Sì, ma Gheddafi voi lo avreste lasciato libero di continuare il massacro degli insorti? Come lo avreste fermato con la non-violenza?</em>»… e via intervistando.</p><p>È una situazione difficile, per chi dice no alla guerra. Che può dire? «S<em>ì, lascerei che Gheddafi terminasse il suo lavoro</em>». Oppure, «<em>no, in questo caso lo sommergerei di missili?</em>»</p><p>Ebbene, la risposta è un’altra. Qualche anno fa feci un’intervista ad <strong>Alessandro Baricco</strong> (all’epoca stava cominciando la guerra in Afghanistan voluta da Bush). Il tema era tutt’altro, ma finimmo per parlare del non violento braccato dal quesito di cui sopra, il «voi-adesso-cosa-fareste». Lo scrittore disse che lui avrebbe risposto «<em>adesso nulla; adesso che avete voluto la guerra, fatevela; adesso che avete compiuto tanti passi in direzione del conflitto, non vi resta che combattere, ma non chiedete la soluzione al pacifista</em>». Già.</p><p>È come una partita a scacchi, durante la quale si chieda una via d’uscita quando mancano due mosse allo scacco matto. A quel punto c’è ben poco da suggerire. Ormai la situazione è compromessa.</p><p>È paradossale, ma i sostenitori della guerra (in questo come in tutti i casi precedenti) conducono un’azione politica che porta inevitabilmente al conflitto, salvo tacciare di disfattismo o di irenismo chi poi quella guerra contesta.</p><p>Prendiamo il caso della Libia. <strong>Chi, negli ultimi anni, ha sdoganato politicamente il ditattore Gheddafi? </strong>Chi ha sottoscritto contratti e accordi con lui? Chi lo ha invitato in visite ufficiali, in qualche caso baciandogli pure la mano? Chi lo ha chiamato a presiedere addirittura Commissioni per i diritti umani? Chi gli ha fornito l’apparato bellico? Non certo i pacifisti, per i quali Gheddafi è stato sempre e comunque un dittatore sanguinario. Non certo i pacifisti, che hanno sempre denunciato lo scandalo delle vendite di armi ai regimi autoritari e a quelli in guerra civile.</p><p>Eppure, poi, dovremmo essere noi, noi che prendiamo sul serio l’articolo 11 della nostra Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra…”), a inventarci la quadratura del cerchio, cioè a evitare di rispondere alla guerra con la guerra, quando ormai gli insorti hanno le armi in mano e Gheddafi ha già fatto partire i suoi caccia.</p><p>No, la partita a scacchi la si conduce dall’inizio. Ci sarebbero state condotte politiche e strategie diplomatiche internazionali in grado di evitare i passi verso una guerra. Quei passi non sono stati fatti, quelle azioni non sono state messe in atto. L’Italia ha pensato al petrolio e ai respingimenti, la Francia al petrolio futuro, gli Stati Uniti a non farsi invischiare in un pantano euro-africano, e via di questo passo.</p><p>I pacifisti hanno le soluzioni. Le teorie e le prassi della non-violenza sono ormai antiche e collaudate. Ma <strong>occorre che i non violenti siedano a giocare la partita fin dall’inizio</strong>, non a tempo scaduto. A tempo scaduto continui a giocare chi ha voluto scendere in campo. E non chieda magiche soluzioni quando la partita della pace è ormai perduta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/25/ma-voi-pacifisti-che-fareste/100081/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>133</slash:comments> </item> <item><title>Chiamiamolo genocidio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/chiamiamolo-genocidio/93747/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/chiamiamolo-genocidio/93747/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Feb 2011 08:32:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Genocidio]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Muammar Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category> <category><![CDATA[Rwanda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93747</guid> <description><![CDATA[È incitazione al genocidio dire alla Tv che i rivoltosi sono «ratti da sterminare»? È o non è genocidio metterlo in atto, come stiamo vedendo in queste ore? Secondo il significato che le Nazioni Unite danno al termine genocidio, sì, lo è. Non è solo “crimini contro l’umanità”, non è semplicemente “violazioni dei diritti umani”,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È incitazione al genocidio dire alla Tv che i rivoltosi sono «ratti da sterminare»? È o non è genocidio metterlo in atto, come stiamo vedendo in queste ore? Secondo il significato che le Nazioni Unite danno al termine genocidio, sì, lo è. Non è solo “crimini contro l’umanità”, non è semplicemente “violazioni dei diritti umani”, non è meramente “crimini di guerra” (civile, in questo caso). Per genocidio l’Onu intende la decisione, la pianificazione e la messa in atto dell’eliminazione di un intero gruppo politico, religioso, etnico o sociale. <strong>È esattamente quello che ha annunciato Gheddafi ieri</strong>, ed è esattamente quello che ha cominciato a fare da ieri notte (in realtà già da prima, ma solo da ieri i numeri sono diventati drammaticamente vistosi).</p><p>È in corso un genocidio, ma lo chiamiamo di nuovo “crimini contro l’umanità”. L’Onu oggi chiede che si indaghi per questo, per “crimini contro l’umanità”. Non basta, proprio no.</p><p>Ricordate il <strong>Ruanda</strong>, aprile 1994? Stiamo vedendo lo stesso copione. L’Onu, allora, non voleva intervenire. Subiva le pressioni della Francia (alleata di ferro del regime che stava mettendo in atto il piano di sterminio) e quelle degli Stati Uniti, che non voleva si ripetesse quanto era accaduto appena un anno prima in Somalia, quando il governo americano – rimasto invischiato nella palude di Restore Hope – si era trovato ad assistere alla morte e allo scempio di decine di suoi soldati.</p><p>Così, mentre venivano massacrati un milione di tutsi e di hutu moderati, l’Onu continuava a ripetere come un disco rotto che si trattava di massacri e di crimini contro l’umanità,<strong> evitando accuratamente la parola genocidio</strong>. Dovette pronunciarla il Papa, Giovanni Paolo II, quella parola, oltre un mese dopo l’inizio della carneficina. In seguito fu calcolata la stima secondo la quale, se l’Onu avesse dichiarato da subito genocidio ciò che avveniva in Ruanda, si sarebbe potuto risparmiare un terzo delle vittime, cioè oltre 300 mila vite umane. Negli anni seguenti Kofi Annan e Bill Clinton andarono a Kigali (la capitale ruandese) a chiedere scusa, per le omissioni e per essersi girati dall’altra parte.</p><p>Perché non si voleva pronunciare quella parola? Perché in caso di genocidio le Nazioni Unite hanno<strong> il dovere di intervenire</strong>. Per fermarlo. Ecco perché.</p><p>Oggi sta accadendo in Libia. Quanti morti occorrono ancora perché si dica a chiare lettere che Gheddafi sta mettendo in atto un genocidio?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/chiamiamolo-genocidio/93747/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Perché noi no?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/perche-noi-no/93360/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/perche-noi-no/93360/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 Feb 2011 08:15:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Diritto di Voto]]></category> <category><![CDATA[Dittatura]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Anticipate]]></category> <category><![CDATA[eversione]]></category> <category><![CDATA[Maggioranza]]></category> <category><![CDATA[Minoranze]]></category> <category><![CDATA[Opposizione]]></category> <category><![CDATA[Parlamento]]></category> <category><![CDATA[Piazza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93360</guid> <description><![CDATA[Ci sono riusciti tunisini ed egiziani, ce la stanno facendo pure i libici (seppure pagando un prezzo carissimo). Perché noi no? Il nostro Paese tecnicamente non è sotto dittatura, ma è anche vero che la maggioranza sta in piedi a suon di parlamentari comprati, dopo essersi spaccata, aver perso i pezzi per strada, ed essere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono riusciti tunisini ed egiziani, ce la stanno facendo pure i libici (seppure pagando un prezzo carissimo). Perché noi no? Il nostro Paese tecnicamente non è <strong>sotto dittatura</strong>, ma è anche vero che la maggioranza sta in piedi a suon di parlamentari comprati, dopo essersi spaccata, aver perso i pezzi per strada, ed essere ormai in ostaggio di un solo uomo che per non finire sotto processo (uno dei tanti processi) paralizza un intero Paese.</p><p>Non solo. I partiti e le coalizioni che gli italiani hanno votato (non gli uomini, visto che non si potevano esprimere preferenze a causa delle liste bloccate di questa legge-truffa) non corrispondono più all’assetto parlamentare. Insomma, <strong>abbiamo votato una cosa e ora ce n’è un’altra</strong>. Talmente diversa che questa maggioranza tenuta su con lo scotch non è d’accordo nemmeno sulla festa per l’Unità d’Italia (<em>“Per noi è un lutto”</em>, ha detto Calderoli, e quel “noi” se non sbaglio sta per l’intera Lega che, se non sbaglio, è indispensabile a mantenere in piedi la maggioranza).</p><p>Avremmo diritto a <strong>votare di nuovo</strong>? Eppure “il palazzo” non si pone nemmeno il problema. Né la maggioranza – alla quale basta “avere i numeri” per tenere duro a qualunque costo – né l’opposizione, la quale grida di volere le elezioni ma non fa nulla per esigerle. Per molto meno, ai tempi della prima Repubblica, si squagliava un governo dopo l’altro, tanto che si era coniata l’espressione di “governi balneari”, che duravano il tempo di un’estate.</p><p><em>“Basta strappi, se no la legislatura è a rischio” </em>ha detto il capo dello Stato. Ma gli strappi, i due strappi più laceranti per la coesione del nostro Paese, sono già avvenuti. Il primo da quando la maggioranza ha<strong> governato <em>contro</em> la minoranza</strong> e non per il benessere e lo sviluppo di tutto il Paese; il secondo, e il più grave, dal momento in cui la maggioranza del palazzo <strong>non corrisponde più</strong> a quella degli elettori. Il presidente della Repubblica è certamente garante del rispetto della Costituzione e della governabilità del Paese, ma è innanzitutto garante del rispetto delle regole della democrazia, prima fra tutti quella per la quale chi governa ha il consenso degli elettori. E oggi è perlomeno dubbio che quel consenso esista ancora.</p><p>Allora – io dico – voglio votare. Se poi le urne confermeranno questa maggioranza, buon per lei. Ma il <strong>diritto di votare</strong> lo voglio. È eversivo scendere in piazza se questo diritto viene negato? È eversivo assediare pacificamente il “palazzo” se quello stesso “palazzo” è sordo e asserragliato dentro le mura a difendere il premier da bunga-bunga?</p><p>Milioni di tunisini, egiziani e libici ci stanno insegnando che si possono abbattere addirittura le dittature, scendendo semplicemente e <strong>pacificamente in piazza</strong>. Noi avremmo solo bisogno di chiedere il voto, restando in quelle piazze finché non viene permesso di esercitare quel diritto democratico fondamentale. È folle pensare che si possa osare tanto? Ci sono diversi milioni di italiani che non ne possono più di questo teatrino della politica. Che aspetta l’opposizione a gettare uno sguardo fuori dalle finestre del palazzo? Basterebbe uno sguardo fugace, se ne accorgerebbe subito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/perche-noi-no/93360/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>92</slash:comments> </item> <item><title>Demagogia per respingeredemagogia per soccorrere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/demagogia-per-respingere-e-per-soccorrere/91953/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/demagogia-per-respingere-e-per-soccorrere/91953/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Feb 2011 15:06:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Asilo Politico]]></category> <category><![CDATA[Diritti Umani]]></category> <category><![CDATA[Dittatura]]></category> <category><![CDATA[Immigrati]]></category> <category><![CDATA[Respingimenti]]></category> <category><![CDATA[Ricorso]]></category> <category><![CDATA[Tunisia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91953</guid> <description><![CDATA[Perché il ministro Maroni non si mette d’accordo con se stesso? Di fronte all’arrivo in massa di oltre duemila stranieri dalla Tunisia ha dichiarato che &#8220;l&#8217;Italia si trova a fronteggiare l&#8217;emergenza&#8221; costituita da persone che fuggono &#8220;da un Paese allo sbando&#8221; e che quindi &#8220;hanno il diritto a un&#8217;assistenza umanitaria&#8221;. &#8220;Per capire chi viene per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Perché il ministro Maroni non si mette d’accordo con se stesso? Di fronte all’arrivo in massa di oltre duemila stranieri dalla Tunisia ha dichiarato che <em>&#8220;l&#8217;Italia si trova a fronteggiare l&#8217;emergenza&#8221;</em> costituita da persone che fuggono<em> &#8220;da un Paese allo sbando&#8221; </em>e che quindi<em> &#8220;hanno il diritto a un&#8217;assistenza umanitaria&#8221;</em>. <em>&#8220;Per capire chi viene per <strong>ragioni umanitarie</strong>, chi invece scappa dalle patrie galere o viene a far danni, ci vuole tempo per eseguire le necessarie verifiche&#8221;</em>, ha aggiunto. Ma come? Per i tunisini occorre verificare se hanno diritto alla protezione umanitaria o all’asilo politico e per gli altri no? E gli eritrei, i somali, i sudanesi, i congolesi riportati nelle mani degli aguzzini libici? Provenivano da dittature feroci, da guerre civili ventennali, da situazioni di miseria e povertà insopportabili. Per loro valevano i <strong>respingimenti</strong>, l’omissione di soccorso, la consegna ai gendarmi di Gheddafi che poi li incarceravano in condizioni disumane.</p><p>Perché il ministro Maroni non ci spiega qual è il criterio? Quand’è che uno straniero è un essere umano di serie A titolare di diritti e quando è una cosa da ributtare in mare? Sarebbe utile saperlo, anche per chiarire la faccenda ai giudici della Corte Europea dei diritti dell&#8217;uomo che a breve dovranno pronunciarsi sul <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=001531" target="_blank">ricorso presentato da 24 cittadini eritrei</a></span> </strong>in base alla Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo. La Carta vieta le espulsioni collettive e riconosce il diritto di richiedere asilo politico e/o protezione umanitaria, diritti negati di fatto dalla pratica dei respingimenti.</p><p>Invece, se volessimo porre qualche ulteriore distinguo, ci piacerebbe sapere da cosa scappano i cittadini tunisini, dato che la <strong>dittatura </strong>è appena caduta, e cosa fa dire al ministro che, loro sì, sono in fuga da situazioni di pericolo oggettivo, a differenza di chi proviene da Paesi in guerra o da dittature ancora in piedi. Perché, inevitabilmente, sorge un dubbio: non è che l’improvvisa sensibilità umanitaria del ministro abbia a che fare con la “realpolitik” e con il passato ininterrotto sostegno del nostro Paese alla dittatura appena finita?</p><p>Peraltro, il ministro dovrebbe <strong>spiegare molte altre cose</strong>, se smettesse di utilizzare la propaganda della paura e lo spettro dell’“invasione dei clandestini” (quando tutti sanno benissimo che il decreto flussi non è altro che una sanatoria dei “clandestini” – come li chiama lui – che sono già in Italia e di cui l’Italia ha estremo bisogno). Dovrebbe spiegare, ad esempio, quando ha chiesto l’aiuto dell’Unione Europea, visto che tale richiesta all’Ue risulta “non pervenuta”; dovrebbe spiegare quale aiuto richiede, visto che le nostre attuali norme sono in contrasto con quelle europee e sono considerate in violazione di alcuni diritti umani fondamentali come quello della protezione umanitaria e dell’asilo politico; dovrebbe spiegare, a quell’Europa alla quale chiede aiuto, come mai il nostro Paese è l’unico a non essersi ancora dotato di una<strong> legge sul diritto d’asilo</strong>.</p><p>Insomma, <strong>demagogia </strong>per respingere e demagogia per soccorrere. Non stiamo esagerando, signor ministro?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/demagogia-per-respingere-e-per-soccorrere/91953/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> <item><title>Tutte le donne del presidente</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/12/tutte-le-donne-del-presidente/91678/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/12/tutte-le-donne-del-presidente/91678/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 Feb 2011 13:59:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[13 febbraio]]></category> <category><![CDATA[Donne]]></category> <category><![CDATA[mercificazione del corpo]]></category> <category><![CDATA[Prostituzione]]></category> <category><![CDATA[Veline]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91678</guid> <description><![CDATA[Sono nato al tempo del “non-esci-la-sera”, ho attraversato l’epoca de “l’utero-è-mio-e-lo-gestisco-io”, ora vivo quello del “tutte-le-donne-del-Presidente”, con contorno di veline, schedine e letterine. In soli 50 anni (quasi) non è roba da poco. Negli anni importanti, quelli in cui ci si forma, sono cresciuto nella comune convinzione (comune al gruppo giovanile di una parrocchia della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono nato al tempo del “non-esci-la-sera”, ho attraversato l’epoca de “l’utero-è-mio-e-lo-gestisco-io”, ora vivo quello del “tutte-le-donne-del-Presidente”, con contorno di veline, schedine e letterine. In soli 50 anni (quasi) non è roba da poco. Negli anni importanti, quelli in cui ci si forma, sono cresciuto nella comune convinzione (comune al gruppo giovanile di una parrocchia della periferia di Mestre) che <strong>prima di essere maschi e femmine si è persone</strong>. Dotate/dotati talvolta di un bel corpo, talvolta no. Talvolta di un bel cervello, talvolta no. Ma prima persone, con tutto il rispetto, i diritti e la sacralità – oserei dire – che questo termine comporta.</p><p>Questa cosa probabilmente mi è penetrata nel Dna. Forse per questo negli ultimi anni, da uomo-maschio, mi sono chiesto spesso dov’erano finite le ragazze e poi donne della mia generazione che a loro volta avrebbero dovuto avere nel Dna questo stesso principio fondamentale, sostanziale, irreversibile del rapporto paritario fra persone, uomini o donne che si fosse. Mi sono chiesto spesso fino a quando avrebbero tollerato il becero e squallido ritorno al passato del corpo esibito come fattore di carriera e di successo: oggi le Ruby o le Sara Tommasi, ieri le Valerie Marini, l’altro ieri le glorie guide.</p><p>Ebbene, fino a quando? Si può coltivare la speranza che sia fino al <strong>13 febbraio </strong>e non oltre? Ci sono volute le cronache deprimenti dei festini di Arcore per dare un sussulto di dignità collettiva all’“altra metà del cielo”? La sala del bunga-bunga con piscina e palo per lapdance è solo la discesa di un ulteriore gradino rispetto al <em>Drive in</em>, alle veline di <em>Striscia la notizia</em>, al vuoto cerebrale di <em>Amici</em>, alla tristezza della <em>Pupa e il secchione</em>.</p><p>Forse, per anni, la mia generazione ha pensato che fosse sufficiente cambiare canale o spegnere la televisione. Invece no, la sottocultura portata in prima serata un po’ alla volta diventa fenomeno di costume tollerabile, e infine<strong> pensiero dominante</strong>.</p><p>Le donne un po’ più grandi di me erano convinte (tanto quanto gli uomini) che si dovesse essere preparate studiando Marcuse ed educandosi con Freire e don Milani. Alcuni tenendo il Vangelo sul comodino.</p><p>Vogliamo dire che dev’essere ancora così? Per carità, libero chiunque di sostituire quei “must” con altri, ma <strong>per nutrire il pensiero, la coscienza e la conoscenza</strong>. Non il seno, le labbra e le natiche. Vogliamo dire che vendere il proprio corpo, prima di essere un reato, è inaccettabile per la dignità dell’essere umano? Vogliamo dire che il mestiere più antico del mondo non è detto che debba rimanere fino alla fine del mondo, perché – sant’Iddio – l’essere umano fortunatamente evolve? Vogliamo dire che non è vero che “tanto in un modo o nell’altro ci vendiamo tutti”? Non è vero. <strong>C’è chi non si vende</strong>. C’è chi smette di vendersi. Principi semplici, ma pietre miliari.</p><p>Spesso vado in Africa, per lavoro e anche no. In quei Paesi “poveri e arretrati” incontro centinaia di ragazze e donne che, senza essere passate attraverso il femminismo e le sedute di autocoscienza, sono pienamente consapevoli che il loro futuro devono costruirlo combattendo giorno per giorno per potersi sedere in un’aula universitaria o per trovare un modo d’imparare a usare il computer, anche se molte di loro hanno visi e corpi da far invidia alle nostre modelle. E ho due figlie (dell’età delle ruby e delle iris), alle quali non ho suggerito che tanto “così fan tutte”, ma di andare a vedere come si vive nelle baraccopoli di Nairobi (e ci sono andate).</p><p>Beh, domenica finalmente ci sarà la manifestazione “<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/" target="_blank">Se non ora quando?</a></span></strong>”. Un sussulto è arrivato. Speriamo sia solo il primo. In Egitto e Tunisia sono arrivati a sfidare il dittatore e i carri armati. Noi dobbiamo solo dire “basta” a questa triste messinscena d’epoca feudale, col suo principe, i lacchè e le cortigiane scollacciate.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/12/tutte-le-donne-del-presidente/91678/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>50</slash:comments> </item> <item><title>Il silenzio di Frattini sulla politica estera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/10/il-silenzio-di-frattini-sulla-politica-estera/91270/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/10/il-silenzio-di-frattini-sulla-politica-estera/91270/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Feb 2011 14:45:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Luciano Scalettari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Secessione]]></category> <category><![CDATA[Sudan]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91270</guid> <description><![CDATA[I risultati del referendum confermano che la quasi totalità dei sud sudanesi ha votato per la secessione delle regioni meridionali dal Nord e dal governo di Khartoum. Con una percentuale di votanti che non lascia ombre: oltre il 90 per cento. Insomma, a luglio prossimo dovrebbe nascere il 54° Stato africano. È un evento storico...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I risultati del referendum confermano che la quasi totalità dei sud sudanesi ha votato per la<strong> secessione delle regioni meridionali</strong> dal Nord e dal governo di Khartoum. Con una percentuale di votanti che non lascia ombre: oltre il 90 per cento.</p><p>Insomma, a luglio prossimo dovrebbe nascere il 54° Stato africano. È un evento storico per il Continente e uno <strong>sconquasso negli equilibri geopolitici nel cuore dell’Africa</strong>: tutti i rapporti con i Paesi vicini – e anche meno vicini – cambieranno; ci sarà la corsa all’accaparramento delle ingenti risorse del Sud (la maggior parte del petrolio, legname pregiato, miniere, terra, prodotti agricol); ci saranno diversi Paesi industrializzati (Stati Uniti in testa, che tanto si sono prodigati per il successo del referendum) ansiosi di tessere relazioni e rapporti con la nuova leadership politica; ci sarà un intero Stato da costruire, data la quasi totale assenza di strutture e infrastrutture del Sud Sudan.</p><p>Ebbene, l’Italia dov’è? Vivendo in questo Paese, viene quasi naturale gettare uno sguardo a eventuali segni di vita del nostro ministero degli Esteri e della nostra Cooperazione in relazione ad avvenimenti non dico epocali ma di una certa rilevanza internazionale. Invece nulla. <strong>Manco due righe di dichiarazione ufficiale </strong>di prammatica. Proprio nulla. Romano Prodi lamenta l’assenza di qualsiasi posizione unitaria europea sulla questione. Del nulla italiano nemmeno si occupa.</p><p>Certo, non è che sono in gioco i destini italiani nei rapporti col Sud Sudan. Ma è anche vero che questa occasione è soltanto l’ennesima conferma delle precedenti: sul piano internazionale <strong>la voce del nostro ministro degli Esteri non si leva mai</strong>, l’azione diplomatica non si vede, l’iniziativa italiana non esiste. Senza contare che disattendiamo agli impegni presi, tagliamo i fondi alla cooperazione (quest’anno minimo storico e fanalino di coda fra i Paesi donatori), non paghiamo in tempo nemmeno il fondo globale contro le pandemie dei Paesi poveri.</p><p>Oramai negli equilibri internazionali contiamo quanto il Lesotho (che sia per questo che ultimamente “buchiamo” tutte le corse a prestigiosi incarichi all’Ue e all’Onu? Che sia per questo che brillanti e qualificati esperti italiani vengono spesso snobbati a tutti i livelli?).</p><p>Non abbiamo mai brillato molto, nei consessi planetari, neanche al tempo della Prima Repubblica, ma in questi ultimi anni berlusconiani siamo proprio evaporati.</p><p>Tranne per un aspetto:<strong> lo sberleffo che la stampa internazionale dedica quasi quotidianamente al bunga bunga</strong>, alle festine di Arcore o alle prodezze sessuali del premier. Su questo sì, il nostro ministro Frattini si è affannato a intervenire con decisione e autorevolezza. Per far rispettare l’onore italiano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/10/il-silenzio-di-frattini-sulla-politica-estera/91270/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>41</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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