<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Layla Pavone</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lpavone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il commercio elettronico può salvare le Pmi italiane</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/commercio-elettronico-salvare-italiane-3/232444/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/commercio-elettronico-salvare-italiane-3/232444/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 11:16:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[agenda digitale italiana]]></category> <category><![CDATA[alfabetizzazione digitale]]></category> <category><![CDATA[commercio estero digitale]]></category> <category><![CDATA[ecommerce]]></category> <category><![CDATA[Human Highway)]]></category> <category><![CDATA[innovazione digitale]]></category> <category><![CDATA[iva ridotta]]></category> <category><![CDATA[Pmi]]></category> <category><![CDATA[sepa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=232444</guid> <description><![CDATA[Secondo molti esperti e ricercatori il commercio elettronico potrebbe salvare molte piccole e medie imprese italiane. Se ne è discusso ieri in occasione dell’eCommerce Forum 2012 organizzato da NetComm, la più importante associazione italiana che raggruppa le aziende che operano nel settore delle venite di prodotti e servizi online. Il mercato eCommerce italiano infatti tiene...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Secondo molti esperti e ricercatori il <strong>commercio elettronico</strong> potrebbe salvare molte piccole e medie imprese italiane. Se ne è discusso ieri in occasione dell’eCommerce Forum 2012 organizzato da NetComm, la più importante associazione italiana che raggruppa le aziende che operano nel settore delle venite di prodotti e servizi online.</p><p>Il mercato eCommerce italiano infatti tiene bene la crisi e, a dispetto della <strong>sfiducia generalizzata</strong>, può al contrario rivelarsi uno dei principali motori per il rilancio del nostro Paese.</p><p>Crescono dell’11% gli utenti attivi online da aprile 2011 raggiungendo quota 10 milioni negli ultimi tre mesi 2012 (fonte Human Highway), cresce il <strong>fatturato,</strong> a ritmo costante, e l’export.</p><p>“Secondo le stime, la crescita del commercio elettronico italiano per il 2012 si manterrà intorno al 18%, un valore poco distante da quello dello scorso anno, per un fatturato previsto di circa 9,5 Miliardi di euro – ha dichiarato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano – <strong>L’export</strong>, composto per il 55% dal turismo e per il 33% dall’abbigliamento, cresce del 21% e raggiungerà a fine 2012 un valore totale di oltre 1,6 Miliardi di euro”.</p><p>Il rovescio della medaglia è rappresentato dal ritardo dell’Italia a confronto con gli altri paesi in termini di <strong>alfabetizzazione</strong> digitale, acquisti online, banda larga, vendite crossborder.</p><p>Gli italiani che usano la rete nelle fasce d’età tra i 55 e i 74 anni sono infatti il 22%, contro una media europea del 40%; quelli tra i 25 e i 54 anni sono il 60%, contro una media del 76%; quelli tra i 16 e i 24 anni sono l’81%, contro una media del 91%, ben 10 punti percentuali in meno.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/commercio-elettronico-salvare-italiane-3/232444/uso-internet-2/" rel="attachment wp-att-232458"><img class="alignleft size-medium wp-image-232458" title="uso Internet" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/uso-Internet1-300x226.png?47e3a5" alt="" width="300" height="226" /></a><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/commercio-elettronico-salvare-italiane-3/232444/uso_acquisti-2/" rel="attachment wp-att-232460"><img class="size-medium wp-image-232460 aligncenter" title="uso_acquisti" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/uso_acquisti1-300x225.png?47e3a5" alt="" width="300" height="225" /></a></p><p>Tra coloro che navigano solo una porzione ridotta (15%) effettua acquisti online, contro una media europea del 43%. In Spagna sono il 27%, in Francia il 53%, in Germania il 64% e in UK il 71%. Sempre da un confronto con gli altri paesi, emerge come l’Italia resti indietro sia in termini di livello di <strong>innovazione tecnologica</strong> e produttività &#8211; posizionandosi esattamente nel quadrante opposto rispetto agli USA – sia per quanto riguarda la competitività e la penetrazione della banda larga.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/commercio-elettronico-salvare-italiane-3/232444/poca_innovazione-3/" rel="attachment wp-att-232462"><img class="alignleft size-medium wp-image-232462" title="poca_innovazione" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/poca_innovazione2-300x225.png?47e3a5" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/commercio-elettronico-salvare-italiane-3/232444/competitivita/" rel="attachment wp-att-232463"><img class="aligncenter size-medium wp-image-232463" title="competitivita" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/competitivita-300x226.png?47e3a5" alt="" width="300" height="226" /></a></p><p>Le nostre imprese devono oggi misurarsi con un mercato che non prevede piu’ confini geografici per cercare di riprendere in mano le sorti dell’economia italiana.</p><p><strong>Che ricetta adottare quindi per trasformare questo ritardo in un’opportunità per le Pmi italiane?</strong></p><p>“La nostra proposta strategica baserà quindi su 5 pilastri fondamentali &#8211; ha dichiarato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm – ovvero sviluppo dell’offerta, incentivi alla domanda e all’export, semplificazione delle regole, sviluppo di sistemi di pagamento-logistica, codici-condotta-certificazione. Tra le proposte per le imprese chiederemo la detassazione parziale dei ricavi delle PMI da eCommerce internazionale B2C e la concentrazione dei fondi europei su priorità coerenti con gli obiettivi dell’Agenda Digitale. Per le famiglie, IVA ridotta al 10% per eCommerce di prodotti B2C, sviluppo di sistemi di pagamento elettronici di home banking basati su SEPA come <a href="https://www.mybankpayments.eu/ " target="_blank">MyBank</a> e certificazioni di qualità. Inoltre la creazione di distretti virtuali digitali e consorzi di imprese attraverso opportuni strumenti finanziari, sviluppo di piattaforme WIKI delle imprese del Made in Italy per consentire alle piccole aziende italiane di consorziarsi e la creazione di un Istituto per il Commercio Estero Digitale”.</p><p><strong><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/aree/allegati/agenda_digitale/agenda_digitale.pdf" target="_blank">L’Agenda Digitale Italiana</a></strong></p><p>Potrebbe fare molto in questo senso ed Il Primo Ministro <strong>Mario Monti</strong> insieme al Ministro per lo Sviluppo Economico <strong>Corrado Passera</strong> sembrano essere davvero in prima linea. &#8220;Monti lo ha detto chiaramente: dobbiamo convincere l&#8217;Europa che talune tipologie d&#8217;investimento non possono essere considerate alla stregua di spesa corrente e per costruire futuro e competitività del nostro Paese e lui ha la credibilità e il ruolo per convincere l&#8217;Europa a togliere da certi vincoli del <strong>Fiscal Compact</strong> talune tipologie di investimento come quelle per l&#8217;Agenda Digitale&#8221; ha dichiarato il Ministro Passera, in occasione del Digital Economy Forum a Venezia.</p><p>Anche Confindustria e’ d’accordo. Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria con delega ai distretti industriali e alle politiche territoriali e Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale in una <strong>nota congiunta</strong> hanno espresso &#8220;il loro pieno e convinto sostegno alla posizione del premier Mario Monti di incentivare gli investimenti per la banda larga non contabilizzandoli ai fini degli obiettivi di finanza pubblica del Fiscal Compact&#8221;.</p><p>&#8220;Quella di Monti è una dichiarazione politica importante e coraggiosa &#8211; precisano Bonomi e Parisi &#8211; che individua in modo chiaro come l&#8217;infrastrutturazione Ict costituisca la piattaforma strategica per far ripartire l&#8217;economia in Europa. Per l&#8217;Italia, in particolare, è prioritario promuovere la crescita di competitività e produttività delle imprese, incentivare l&#8217;e-commerce e lo sviluppo di servizi on-line, concentrando <strong>le risorse</strong> sulla realizzazione di una rete in fibra ottica nei Distretti e nelle aree industriali. E&#8217; questo un passaggio di modernizzazione del Paese indispensabile per mettere le nostre Pmi in grado di competere con tutta le loro capacita&#8217; creative sul mercato globale. In questo quadro le aziende sono pronte a fare la loro parte per eliminare il digital divide e sviluppare le reti <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Next_Generation_Networking" target="_blank">NGN</a> .</p><p>Così come da parte di tutto il sistema di Confindustria vi è il massimo impegno a sostenere l&#8217;azione del primo ministro nella direzione indicata, considerando che se la richiesta del Governo italiano venisse accolta, sarebbero a portata di mano gli obiettivi dell&#8217;Agenda Digitale e si avrebbe una <strong>azione straordinaria</strong> per sostenere lo sviluppo della nostra economia&#8221;.</p><p>Staremo a vedere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/commercio-elettronico-salvare-italiane-3/232444/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il presidente Agcom che vorrebbero molti italiani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/presidente-agcom-vorrebbero-molti-italiani/228921/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/presidente-agcom-vorrebbero-molti-italiani/228921/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 May 2012 11:46:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[agcom]]></category> <category><![CDATA[agenda digitale]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Stefano Quintarelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=228921</guid> <description><![CDATA[Mentre scrivo la raccolta di firme sul sito www.firmiamo.it che supportano la candidatura di Stefano Quintarelli alla Presidenza di Agcom sfiora gli 11.000 sottoscrittori. Ancora una volta la rete è capace di mobilitarsi e di far sentire, nell’arco di pochissime ore, la sua voce potente ed autorevole quando si tratta di una giusta causa. Perché...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scrivo la raccolta di firme sul sito <a href="http://www.firmiamo.it" target="_blank">www.firmiamo.it</a> che supportano la candidatura di<strong> Stefano Quintarelli</strong> alla Presidenza di Agcom sfiora gli 11.000 sottoscrittori.</p><p>Ancora una volta la rete è capace di mobilitarsi e di far sentire, nell’arco di pochissime ore, la sua voce potente ed autorevole quando si tratta di una giusta causa.</p><p>Perché così tanta partecipazione?</p><p><strong><a href="https://twitter.com/#!/quinta" target="_blank">Stefano Quintarelli</a></strong> è uno dei pionieri della Rete in Italia, la sua prima start-up risale ormai a circa 20 anni fa. Imprenditore da circa un anno, è diventato top manager al gruppo <em>Sole24Ore</em>. E’ stato consulente di molti partiti politici, a destra e a sinistra per le problematiche legate all’assetto della rete e delle telecomunicazioni, per le problematiche del copyright su internet, è stato fra i promotori del manifesto per l’istituzione dell’<a href="http://www.agendadigitale.org/" target="_blank">agenda digitale</a> in Italia.</p><p>Le sue competenze “tecniche” sono indiscusse come anche le sue battaglie per la trasparenza e la neutralità nel settore delle telecomunicazioni sono rinomate e di lungo corso. Insomma Quintarelli sarebbe il candidato ideale per rappresentare equamente tutte le forze politiche, economiche e sociali, in un ruolo a dir poco strategico per il futuro del sistema Paese.</p><p>Il dibattito alle Camere comincerà lunedi 21 maggio e ci si aspetta una discussione che molto probabilmente non si esaurirà nell’arco di una seduta, perché la poltrona di Presidente dell’Agcom è ambita da molti e certamente, come ci sarà da aspettarsi, vedremo i soliti partiti politici sponsorizzare i numerosi candidati, bramosi di quello che a detta di tutti è uno degli scranni più importanti per determinare in un senso o nell’altro<strong> l’assetto futuro della Rete in Italia</strong>.</p><p>E’ di circa dieci giorni fa l’appello dell’Onu al Presidente del Consiglio Mario Monti che esprimeva la richiesta di adottare la massima trasparenza nella scelta del futuro presidente dell’Agcom e dei membri che lo affiancheranno.</p><p>Frank La Rue, relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà di manifestazione del pensiero, mittente della lettera inviata al presidente Monti avrebbe addirittura chiesto al sottosegretario agli Esteri di lanciare una <strong>consultazione pubblica</strong> coinvolgendo anche la società civile, segnalando alla Farnesina la propria disponibilità a venire immediatamente in Italia come osservatore Onu per verificare che il processo di nomina si svolga in modo trasparente e corretto. </p><p>Il popolo della Rete ha risposto in totale autonomia e si è fatto parte attiva dell’iniziativa con un tam-tam che è partito qualche giorno fa su Twitter (<a href="https://twitter.com/#!/search/%23Quinta4President">Quinta4President</a>) e che si è esteso in pochissime ore a tutti i social network raggiungendo un numero davvero considerevole di supporter che non potrà non essere ascoltato.</p><p>E’ indubbio che Stefano Quintarelli sarebbe la migliore scelta possibile.</p><p>Ora, nonostante si sia tutti consapevoli delle pressioni politiche che ci saranno per questa nomina così importante, la speranza che un uomo che ha tutte le carte in regola per rappresentare in maniera equilibrata e competente tutti i soggetti in campo possa farcela rimane molto forte. Staremo a vedere quanto sarà realmente tenuta in considerazione dal Governo la <strong>scelta popolare</strong> di un Presidente super-partes che potrebbe contribuire ad aiutare l’economia italiana a fare finalmente un salto in avanti verso quel futuro digitale che per molti altri Paesi europei è già il presente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/presidente-agcom-vorrebbero-molti-italiani/228921/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il valore aggiunto del pensiero femminile</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/il-valore-aggiunto-delle-donne/193257/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/il-valore-aggiunto-delle-donne/193257/#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Feb 2012 12:50:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[associazioni]]></category> <category><![CDATA[business]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[genere]]></category> <category><![CDATA[intelligenza]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193257</guid> <description><![CDATA[Parto da un&#8217;intervista da me rilasciata qualche giorno fa per condividere questo stralcio che non vi ha trovato spazio e parlare del valore aggiunto del genere femminile rispetto a quello maschile (consapevole dei commenti che riceverò non appena pubblicato questo post. Ma, d’altro canto, qualcuna doveva pur prendersi l’onere di scriverne, no?). Lei è una delle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parto da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pubblicitaitalia.it/news/Creativita--Marketing/Eventi/layla-pavone-se-esiste-unisola-felice-e-proprio-quella-relativa-alla-comunicazione-sui-media-digitali_07020230.aspx" target="_blank">un&#8217;intervista</a></span> da me rilasciata qualche giorno fa per condividere questo stralcio che non vi ha trovato spazio e parlare del valore aggiunto <strong>del genere femminile</strong> rispetto a quello maschile (consapevole dei commenti che riceverò non appena pubblicato questo post. Ma, d’altro canto, qualcuna doveva pur prendersi l’onere di scriverne, no?).</p><p><em><strong>Lei è una delle poche donne all&#8217;interno delle associazioni, dove gli uomini predominano. Ci vorrebbero più donne? Il pensiero femminile quanto pesa e in cosa si differenzia?</strong><br /> Questa è una domanda che spesso mi viene posta e che ad essere sincera mi diverte molto. Sì, ci vorrebbero più donne, quanto meno per il fatto che dovremmo essere maggiormente rappresentative della composizione della nostra società civile. Credo che le attitudini del genere femminile siano fondamentali nel business, soprattutto quando si tratta di guidare team e gruppi di persone, e che trovino la loro massima espressione nelle associazioni. La mediazione, la condivisione, il pensiero trasversale e che guarda sempre un po’ più in là del breve termine sono prerogative delle donne.</em></p><p>Dell’importanza delle donne ai vertici delle aziende non ne parlo solo io. Proprio giorni fa leggevo questo interessante articolo su <strong><span style="text-decoration: underline;"><em><a href="http://techcrunch.com/2012/02/19/why-your-next-board-member-should-be-a-woman-why-your-next-board-member-should-be-a-woman" target="_blank">Techcrunch</a></em></span> </strong>che parla di quanto sia fondamentale e profittevole la presenza del genere femminile nei <em>board </em>aziendali, citando una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://integritybridges.com/cms/wp-content/uploads/2011/03/Catalyst-Why_Diversity_Matters_11-2-10.pdf" target="_blank">ricerca</a></span> condotta della società americana Catalyst che dimostra coi fatti il <strong>valore aggiunto</strong> in termini di risultati di business che le imprese ottengono inserendo le donne nelle posizioni top: +36% del valore delle azioni, +46% di ritorno nell’equity.</p><p>Infine, proprio perché sono conscia del fatto che potrò sembrarvi di parte e che questo post probabilmente innescherà un contraddittorio serrato, vi segnalo anche questo vecchio articolo del <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2000/maggio/21/Perche_lei_piu_intelligente_cs_0_000521330.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a></span></em> che riporta alcune <strong>motivazioni scientifiche</strong>, e dunque oggettive, a conferma della mia tesi sulla superiorità femminile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/il-valore-aggiunto-delle-donne/193257/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La farsa del Referendum in materia elettorale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/farsa-referendum-materia-elettorale/184415/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/farsa-referendum-materia-elettorale/184415/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Jan 2012 14:39:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bipolarismo]]></category> <category><![CDATA[consulta]]></category> <category><![CDATA[Porcellum]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184415</guid> <description><![CDATA[La Corte Costituzionale , dopo un giorno e mezzo di consulta, ha bocciato, dichiarandoli inammissibili, i quesiti referendari perché lascerebbe &#8220;un vuoto legislativo che la nostra Costituzione non accetta in materia elettorale&#8221; secondo quanto ha dichiarato il senatore della Lega Roberto Calderoli, &#8216;padre&#8217; dell&#8217;attuale legge elettorale, il famigerato Porcellum. A giugno eravamo 1.210.466, noi italiani...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Corte Costituzionale , dopo un giorno e mezzo di consulta, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/referendum-oggi-voto-della-consulta-pietro-allattacco-tavolo-pd-pdl/183284/" target="_blank">ha bocciato</a></span>, dichiarandoli inammissibili, i quesiti referendari  perché lascerebbe <em>&#8220;un vuoto legislativo che la nostra Costituzione non accetta in materia elettorale&#8221;</em> secondo quanto ha dichiarato il senatore della Lega Roberto Calderoli, &#8216;padre&#8217; dell&#8217;attuale legge elettorale, il famigerato <strong>Porcellum</strong>.</p><p>A giugno eravamo <strong>1.210.466</strong>,  noi italiani che avevamo investito tempo e fiducia per la raccolta di firme necessarie. Ora,  io mi sento più che mai in balia di uno Stato  e di un Governo che chiaramente non hanno alcuna intenzione di ascoltare i propri cittadini, al punto che comincio a sentirmi più suddita che cittadina.</p><p>Mi domando, perché nessun organo di informazione aveva prontamente segnalato il rischio che si correva nell’organizzare la raccolta di firme? Perché la Corte Costituzionale non è stata interpellata  prima sulla validità del Referendum? Perché io e altri 1.210.465 italiani siamo  stati messi nelle condizioni di essere parte diligente di quella che oggi appare essere indiscutibilmente  una <strong>farsa</strong>?</p><p>Ora siamo arrivati al paradosso. Siamo al punto che non risulta nemmeno più legittimo un referendum sull’attuale legge elettorale che  non ci consente di esprimere la nostra preferenza nominale per i  rappresentanti del Parlamento, considerando le modalità con cui gli attuali rappresentanti conducono la loro attività,  mi domando <strong>quali altri strumenti ci restino</strong> a disposizione per manifestare la nostra diretta volontà e partecipazione, per poter continuare a pensare e credere di essere in una democrazia.</p><p>Scrive Gianni Ferrara su <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.liberazione.it/uploads/docs/15705_9077_15012012-001.PDF" target="_blank">Liberazione</a></span></em>: <em>“Più volte la Corte Costituzionale aveva negato che si potesse ammettere un referendum che impedisse per un solo giorno la piena disponibilità del sistema elettorale, l&#8217;esercizio in qualsiasi momento del potere di scioglimento delle Assemblee parlamentari. Più volte la Corte aveva negato che si potesse produrre la reviviscenza delle norme giuridiche abrogate. Se ondeggiante era stata la sua giurisprudenza su altri requisiti delle richieste di referendum, sulla impossibilità di richiamare in vigore leggi, articoli, commi, singoli disposti legislativi su cui era caduta la falce dell&#8217;abrogazione, detta giurisprudenza era stata sicura, costante, inflessibile… L&#8217;intento dei promotori era altro… il loro obiettivo reale era cioè la perpetuazione del <strong>bipolarismo coatto</strong>. Il mattarellum si prestava perfettamente a perpetuarlo ed a fingere che si volesse abolire il porcellum”</em>.</p><p>Ma se tutto ciò fosse vero, e cioè che la Corte Costituzionale avesse già negato che si potesse ammettere un referendum che impedisse per un solo giorno la piena disponibilità del sistema elettorale perché si è deciso di organizzare comunque un’imponente ma del tutto inutile raccolta di firme, costata tempo, denaro e, più di ogni altra cosa, fiducia nello Stato?</p><p>Peraltro, ribadisco, per quanto possa ricordare,<strong> nessun organo di informazione</strong> a suo tempo si era preso la briga di andare a fondo della questione, spiegando che si stesse correndo il rischio reale di fare una raccolta di firme totalmente inutile.</p><p>In ogni caso, io non accetto che la mia volontà di cittadina italiana venga strumentalizzata politicamente da chicchessia. Io non mi sento più né di destra né di sinistra, oramai, e avevo deciso di partecipare alla raccolta di firme per il Referendum proprio perché credevo che per uscire da questo stallo politico e da tutti questi giochetti di maggioranze parlamentari tese a difendere gli interessi di chi in buona parte immeritatamente siede in Parlamento e non ha alcuna intenzione di rinunciare a tutti i privilegi della casta, fosse giusto ricorrere allo <strong>strumento piu’ democratico che esista</strong> per poter lasciare i cittadini liberi di esprimere la loro volonta’ sovrana.</p><p>Oggi rifletto amaramente sul fatto che In Italia non abbiamo più nemmeno questo strumento a nostra disposizione per cambiare lo status quo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/farsa-referendum-materia-elettorale/184415/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il tappo Digitale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/tappo-digitale/175630/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/tappo-digitale/175630/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 16:08:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[agenda digitale]]></category> <category><![CDATA[banda larga]]></category> <category><![CDATA[digital divide]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175630</guid> <description><![CDATA[Negli ultimi mesi c’è stato un pullulare di iniziative private, organizzate da aziende, da gruppi di esperti e di addetti ai lavori, di una serie di eventi e convegni, tutti tesi ad alimentare lo slancio che va nella direzione di voler dare all’Italia la tanto attesa Agenda Digitale, come peraltro richiesto dall’Unione Europea a tutti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi c’è stato un pullulare di iniziative private, organizzate da aziende, da gruppi di esperti e di addetti ai lavori, di una serie di eventi e convegni, tutti tesi ad alimentare lo slancio che va nella direzione di voler dare all’Italia la tanto attesa <strong>Agenda Digitale</strong>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:0245:FIN:IT:PDF" target="_blank">come peraltro richiesto dall’Unione Europea</a></span> a tutti i Paesi facenti parte da più di un anno a questa parte.</p><p>Da qualche tempo la stessa Unione Europea si sta muovendo per stimolare l’attenzione su questo tema strategico per lo sviluppo dell’economia attraverso l’organizzazione di eventi locali. Risale a circa 15 giorni fa il primo di tre incontri organizzati in Italia (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ec.europa.eu/information_society/events/cf/daelocal/item-display.cfm?id=7032&amp;lang=it" target="_blank">svoltosi a Bologna</a></span>) proprio voluti dalla Commissione Europea per promuovere l’Agenda Digitale, dedicato alla politica di programmazione comunitaria in materia di sviluppo della società dell’informazione. Un’occasione di <strong>dialogo e scambio di conoscenze e<em> best practices</em></strong> tra istituzioni a diversi livelli di governo, parti economico-sociali, università e centri di ricerca, imprese e cittadini. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ec.europa.eu/information_society/events/cf/daelocal/item-display.cfm?id=6986&amp;lang=it" target="_blank">Con un focus sulle priorità indicate nell’Agenda Digitale Europea</a></span>, tra cui il contrasto al <strong><em>digital</em></strong> e al <strong><em>knowledge divide</em></strong>, l’<strong>alfabetizzazione digitale</strong>, lo sviluppo di<strong> reti a banda ultra larga</strong>, la promozione dell’<strong><em>e-government</em> </strong>e degli <strong><em>open data</em> </strong>e gli interventi per la realizzazione delle<strong> <em>smart cities</em></strong>.</p><p>Ne sapevate qualcosa? Eppure, considerando la rilevanza di questo argomento, nessun organo di informazione ufficiale nazionale ne parla adeguatamente e approfonditamente, come dal mio punto di vista bisognerebbe fare.<br /> Il Commissario Europeo <strong>Neelie Kroes </strong>qualche settimana fa ha postato su Youtube un video molto importante relativamente al contributo che il settore dell’Information Communication Technology potrebbe fornire per lo sviluppo economico dei Paesi Europei:</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Lyr749FAoec" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Un discorso che mi sarei aspettata fosse stato ampiamente ripreso dai principali telegiornali italiani, dalle prime pagine dei quotidiani nazionali, magari tradotto nei suoi passaggi fondamentali. Parla di <strong>crescita del Prodotto interno lordo</strong> grazie allo sviluppo della banda larga, parla di nuovi posti di lavoro che possono essere creati grazie all’implementazione dell’Agenda Digitale e di altri temi nevralgici soprattutto in questo periodo di crisi generale della Societa’.</p><p>Ma l’aspetto più grave, a mio avviso, è dato dal fatto che il Governo continui a non volersi occupare di questo tema.<br /> La stessa scelta del nuovo primo ministro <strong>Mario Monti </strong>di non nominare un segretario ad hoc per l’attuazione dell&#8217;Agenda Digitale, o di destinarne almeno una delega speciale, è sintomatica di quanta poca sensibilità o consapevolezza ci sia nelle istituzioni e nel sistema politico italiano rispetto alle potenzialità che la Rete offre ai cittadini e alla piccola e media impresa italiana, sotto ogni punto di vista, sociale, culturale, economico.<br /> Persino ora che a Palazzo Chigi si è insediato un team di tecnici, professionisti, professori universitari e top manager, chiaramente poco inclini alla gestione della “cosa pubblica”, come l’abbiamo vista e vissuta nell’ultimo ventennio, chiamati a trovare tutte le soluzioni possibili per sanare questo stato di crisi gravissima in cui versa il nostro Paese e portarlo verso l’innovazione, non si ravvede nessuna particolare attenzione nei confronti del Digitale.</p><p>Dov’e’ il problema? Com’è possibile che, ancora oggi, nonostante ci siano già 27 milioni di italiani che utilizzano abitualmente Internet, che beneficiano di tutte le sue potenzialità, mentre altri 30 milioni &#8211; che fanno parte del cosiddetto <strong>Digital Divide</strong> &#8211; non vi hanno ancora accesso, nessun Ministero si voglia far carico di gestire e di sviluppare questa enorme risorsa strategica?</p><p>Chi toglierà il tappo all&#8217;Agenda Digitale?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/tappo-digitale/175630/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Economia digitale, se non ci pensa la politica c&#8217;è Dag</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/economia-digitale-se-non-ci-pensa-la-politica-ce-dag/166971/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/economia-digitale-se-non-ci-pensa-la-politica-ce-dag/166971/#comments</comments> <pubDate>Fri, 28 Oct 2011 08:12:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[Dag]]></category> <category><![CDATA[economia digitale]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[occupazione]]></category> <category><![CDATA[pil]]></category> <category><![CDATA[Pmi]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=166971</guid> <description><![CDATA[E’ nato oggi il Dag &#8211; Digital Advisory Group, un gruppo composto inizialmente da oltre 30 organizzazioni, aziende private e pubbliche e università, determinate a contribuire allo sviluppo dell’economia digitale del nostro paese, ma aperto a tutti coloro vogliano collaborare a modificare lo status quo in cui versa l’Italia. L’iniziativa promossa dall’American Chamber of Commerce in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ nato oggi il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.digitaladvisorygroup.it" target="_blank">Dag &#8211; Digital Advisory Group</a></span></strong>, un gruppo composto inizialmente da oltre 30 organizzazioni, aziende private e pubbliche e università, determinate a contribuire allo sviluppo dell’economia digitale del nostro paese, ma aperto a tutti coloro vogliano collaborare a modificare lo status quo in cui versa l’Italia.</p><p>L’iniziativa promossa dall’American Chamber of Commerce in Italy grazie al contributo scientifico e analitico della McKinsey &amp; Company, si pone l’obiettivo di favorire iniziative orientate allo sviluppo dell’<strong>economia digitale </strong>del nostro Paese attraverso <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.digitaladvisorygroup.it/it/12-ideas.html" target="_blank">12 interventi prioritari</a></span> che consentiranno non solo di costruire il futuro digitale dell’Italia, ma anche di dare nuovo impulso alla crescita e di creare lavoro.</p><p>L’economia digitale crea valore in quattro modi: incrementando il Pil e, di conseguenza, accelerando lo sviluppo economico del paese; creando posti di <strong>lavoro</strong>; favorendo la <strong>crescita </strong>e le esportazioni delle aziende, soprattutto delle Pmi; offrendo agli utenti di Internet un surplus di valore derivante dai benefici aggiuntivi che la Rete mette a disposizione gratuitamente.</p><p>Alcuni esempi concreti.</p><p>Nonostante il rallentamento degli anni Duemila, l’economia digitale italiana ha registrato un impatto positivo diretto sul Pil, pari a quasi il 2%. Nel 2010, si stima che il contributo diretto di Internet al Pil italiano sia ammontato a circa <strong>30 miliardi di euro</strong>, una cifra che include i consumi privati e pubblici, gli investimenti privati e pubblici legati all’Ict e la contribuzione netta alla bilancia commerciale.</p><p>Il pieno sfruttamento del potenziale di Internet potrebbe alimentare anche in Italia la crescita economica, offrendo un apporto apprezzabile al Pil anche nell’immediato futuro. Già dal 2005 l’economia digitale italiana cresce a un tasso 10 volte superiore a quello del Pil, e ha contribuito nello stesso periodo al <strong>14%</strong> della crescita complessiva.</p><p>Oltre al contributo diretto, Internet ha un importante impatto indiretto sul Pil: il cosiddetto <strong>“effetto Ropo”</strong> (“Research Online, Purchase Offline”). Si tratta di un comportamento di consumo ormai entrato nelle nostre abitudini, per cui gli acquisti vengono effettuati mediante i canali tradizionali dopo aver individuato e valutato le alternative sul Web. In Italia, il fenomeno Ropo nel 2010 è stimato in circa 20 miliardi di euro.</p><p>Internet ha già avuto un impatto positivo sull’occupazione in Italia: negli ultimi 15 anni sono stati creati circa<strong> 700 mila posti di lavoro</strong> collegati al Web. Di questi, il 60% è direttamente collegato a Internet, sia nei settori altamente digitalizzati, che in quelli più tradizionali. Il rimanente 40% è costituito dai posti di lavoro “indotti”, ovvero quelli creati in tutti i settori economici a supporto indiretto dell’economia digitale.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mckinsey.com/mgi/publications/internet_matters/index.asp" target="_blank">Come ha dimostrato il McKinsey Global Institute</a></span>, esiste una stretta correlazione tra il livello di utilizzo di Internet di un’impresa e la sua capacità di crescere. Le aziende “ad alta intensità di Web” hanno registrato un <strong>tasso di crescita elevato</strong>, fino a quasi il 10% annuo, rispetto alla sostanziale stagnazione di quelle “a bassa intensità di Web”.</p><p>Internet migliora anche la <strong>redditività</strong>, sia stimolando il fatturato sia abbassando il costo del venduto e riducendo le spese amministrative, grazie all’aumento della produttività. Le imprese italiane che hanno assegnato più del 5% dei propri dipendenti a mansioni correlate alle tecnologie digitali hanno riportato un margine operativo del 50% superiore a quello delle società con scarsi investimenti in Internet.</p><p>Oltre all’impatto economico, Internet ha cambiato le nostre vite, consentendoci di accedere a molti servizi gratuiti finanziati dalla pubblicità online, che rappresentano per gli utenti un valore aggiunto rispetto al passato. Una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://iabeurope.eu/media/39559/whitepaper%20_consumerdrivingdigitaluptake_final.pdf" target="_blank">ricerca di mercato</a></span>, condotta in tutta Europa da McKinsey e Iab Europe nel 2010, ha rilevato che in Italia nel 2009 tale surplus di valore è ammontato a circa<strong> 7 miliardi di euro</strong>, ovvero 21 euro al mese per famiglia connessa.</p><p>Ecco, il Dag vuole contribuire alla crescita del Paese e chiama a raccolta tutti coloro i quali sono convinti che se non sono le Istituzioni a impegnarsi direttamente nello sviluppo di Internet in Italia, allora la soluzione è che lo facciano insieme <strong>le imprese, le associazioni e tutti i professionisti</strong> consapevoli dell’enorme valore aggiunto creato da Internet.</p><p>Per chi volesse maggiori informazioni o fosse interessato a partecipare, questo è l’indirizzo email a cui scrivere: <span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:info@digitaladvisorygroup.it" target="_self">info@digitaladvisorygroup.it</a></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/economia-digitale-se-non-ci-pensa-la-politica-ce-dag/166971/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> <item><title>Wikitalia, la Bella Politica riparte dalla Rete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/wikitalia-la-bella-politica-riparte-dalla-rete/164618/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/wikitalia-la-bella-politica-riparte-dalla-rete/164618/#comments</comments> <pubDate>Tue, 18 Oct 2011 13:24:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[codeforamerica]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[società civile]]></category> <category><![CDATA[Wikitalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=164618</guid> <description><![CDATA[Era prevedibile ed auspicabile: la nuova ventata fresca per la politica italiana potrebbe ripartire dalla rete. La prima iniziativa nazionale-locale-popolare è stata lanciata ieri da un gruppo di professionisti, appassionati e sostenitori dello sviluppo di Internet, della libertà di espressione online e di una sana partecipazione alla ricostruzione del nostro sistema di governo, Wikitalia.it. Si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Era prevedibile ed auspicabile: la nuova ventata fresca per la politica italiana potrebbe ripartire dalla rete.</p><p>La prima iniziativa nazionale-locale-popolare è stata lanciata ieri da un gruppo di professionisti, appassionati e sostenitori dello sviluppo di Internet, della libertà di espressione online e di una sana partecipazione alla ricostruzione del nostro sistema di governo, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.wikitalia.it/" target="_blank">Wikitalia</a></span>.it. Si tratta di una piattaforma di &#8220;open government&#8221;<strong> aperta a tutti i cittadini</strong> e che si ispira ai principi ed al manifesto di <a href="http://www.codeforamerica.org/" target="_blank">www.codeforamerica.org</a>.</p><p>L&#8217;obiettivo che si pone Wikitalia.it è quello di chiedere alla società civile di collaborare per colmare le grandi lacune in termini di &#8220;governance&#8221; dell&#8217;amministrazione pubblica attraverso un sito dove è possibile mettere a disposizione le proprie forze, anche economiche, attraverso un finanziamento libero, ma soprattutto le proprie competenze in ogni settore chiave del nostro bel Paese. Wikitalia.it  ha anche l&#8217;obiettivo di radicarsi a livello locale in tutte le provincie italiane, con la consapevolezza e la convinzione peraltro che il cambiamento possa solo arrivare dal basso, dai cittadini, da noi.</p><p>Sono certa che insieme a Wikitalia.it, fioriranno ulteriori nuove iniziative aperte a tutti i cittadini e che alle prossime elezioni del 2013 si apriranno nuovi scenari e finalmente nuove prospettive per una &#8220;Buona e Bella Politica&#8221; basata sulla trasparenza e su principi etici, parole uscite dal vocabolario di quasi tutti i nostri rappresentanti politici.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/wikitalia-la-bella-politica-riparte-dalla-rete/164618/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Social shopping, è tutto oro quello che luccica?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/social-shopping-e-tutto-oro-quello-che-luccica/162746/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/social-shopping-e-tutto-oro-quello-che-luccica/162746/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 Oct 2011 11:48:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Eric Lefkofsky]]></category> <category><![CDATA[Groupon]]></category> <category><![CDATA[Ombretta Capodaglio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162746</guid> <description><![CDATA[Credo sia lecito porsi la domanda sull&#8217;effettiva “bontà” e sull’effettivo valore sociale generato dai gruppi di acquisto online che si sono fortemente affermati nel corso degli ultimi due anni e che stanno modificando i comportamenti e le abitudini di acquisto di molti di noi. “Quello dei gruppi d’acquisto è un sistema di offerta di coupon...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Credo sia lecito porsi la domanda sull&#8217;effettiva “bontà” e sull’effettivo valore sociale generato dai gruppi di acquisto online che si sono fortemente affermati nel corso degli ultimi due anni e che stanno <strong>modificando  i comportamenti</strong> e le abitudini di acquisto di molti di noi.</p><p>“Quello dei gruppi d’acquisto è un sistema di offerta di coupon relativi a servizi legati soprattutto alla ristorazione, al benessere, allo sport, all’intrattenimento e al turismo che in Italia, come in moltissimi altri Paesi, sta riscuotendo molto successo” ha commentato in una recente intervista <strong>Ombretta Capodaglio</strong>, marketing manager della divisione Online di Nielsen.</p><p>E’ ovvio che non si possa certo fare “di tutta un’erba un fascio” ma è bene anche cercare di capire meglio di quale successo si stia parlando  visto che, anche da noi questo fenomeno, guardando i dati di “audience”, risulta essere in forte crescita. <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.groupon.it/" target="_blank">Groupon</a></span></strong>,  il più importante sito internazionale di “social shopping”, in Italia ha circa 8 milioni di utenti unici mese (su 26 milioni di “navigatori”). In virtù di questo grande interesse da parte dei consumatori è giusto anche sapere che cominciano a sorgere le prime criticità e i primi dubbi sui prodotti e i servizi in promozione e sul valore reale che i “merchant” possano da un lato offrire e dall’altro trarre  da questi nuovi modelli di business che, a detta di molti operatori coinvolti, deprimono fortemente o addirittura talvolta azzerano i margini sul fatturato reale con la promessa di incrementare il giro di affari ed il portafoglio clienti.</p><p>E’ di qualche giorno fa la notizia che proprio Groupon ha avuto un grosso problema con la SEC americana Securities and Exchange Commission, a seguito della richiesta di iscrizione all’IPO al Nasdaq di New York, ovvero <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://sec.gov/Archives/edgar/data/1490281/000104746911005613/a2203913zs-1.htm" target="_blank">l’offerta al pubblico delle suoi titoli azionari</a></span> effettuata all’inizio dello scorso mese di giugno e già sottoscritta da tre colossi della finanza internazionale quali Morgan Stanley, Credit Suisse e Goldman Sachs grazie alla quale avrebbe voluto raccogliere 750 milioni di dollari.</p><p>Il problema di Groupon, si legge su vari siti e blog internazionali, è stato causato dalla mancata trasparenza nella dichiarazione del proprio fatturato, che è risultato essere “gonfiato del doppio”,  in quanto teneva conto anche della quota di retrocessione destinata ai partner dell’azienda di Chicago (le aziende che offrono i propri servizi a prezzi promozionali) pari al 50% del valore dell’offerta ovvero del fatturato generato dalle vendite online a gruppi di acquisto, pubblicamente rettificata nei giorni scorsi.</p><p>Un altro problema, che aveva creato non poche critiche nella comunità finanziaria americana, era stato causato dalle dichiarazioni di <strong>Eric Lefkofsky</strong>, co-fondatore ed Executive Chairman  di Groupon che, non rispettando le regole della SEC &#8211; che richiedono l’osservanza di un periodo di “silenzio” nel periodo che intercorre tra l’iscrizione e l’effettiva IPO &#8211; aveva dichiarato il 5 giugno a Bloomberg News, proprio qualche giorno dopo la richiesta di IPO, che l’azienda sarebbe diventata “selvaggiamente profittevole”. Tutto ciò nonostante gli analisti argomentassero invece una situazione di perdite e di forte indebitamento dell’azienda.</p><p><strong>I servizi legati al benessere e alla salute</strong>, spesso in offerta sui siti di “social shopping” meriterebbero, peraltro, un ulteriore approfondimento  laddove la domanda di fondo è: può la salute dei cittadini/consumatori essere un bene commercializzabile attraverso questi nuovi modelli commerciali? Un esempio concreto:  può un medico dentista che fa investimenti in tecnologie, ricerca, prodotti chimici e medicinali, essere nelle condizioni di mantenere un servizio di qualità, che tenga conto della salvaguardia della salute dei sui pazienti, promuovendo visite odontoiatriche, ablazione del tartaro, panoramica e smacchiamento a 59 euro e cioè con sconti che possono arrivare  all’80%?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/social-shopping-e-tutto-oro-quello-che-luccica/162746/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> <item><title>Yahoo! risolverà la crisi licenziando il Ceo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/yahoo-risolvera-licenziando-il-ceo/156159/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/yahoo-risolvera-licenziando-il-ceo/156159/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Sep 2011 16:03:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Carol Bartz]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[Google plus]]></category> <category><![CDATA[yahoo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=156159</guid> <description><![CDATA[Ho letto con rammarico la notizia del licenziamento di Carol Bartz, Chief Executive Officer di Yahoo! Inc effettuato dal presidente del Gruppo Roy Bostock con una semplice telefonata senza alcuna spiegazione. Sono lontani i tempi, era il 2002, in cui Yahoo! regalava a tutti i clienti il libro scritto da Tim Sanders, Chief Solution Officer di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con rammarico la notizia del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=gXRBnqLsavA&amp;feature=player_embedded" target="_blank">licenziamento</a></span> di<strong> Carol Bartz</strong>, Chief Executive Officer di Yahoo! Inc effettuato dal presidente del Gruppo Roy Bostock con una semplice telefonata senza alcuna spiegazione.</p><p>Sono lontani i tempi, era il 2002, in cui Yahoo! regalava a tutti i clienti il libro scritto da<strong> Tim Sanders</strong>, Chief Solution Officer di Yahoo! <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://timsanders.com/books/love-killer-app.html" target="_blank"><em>Love is the killer application</em></a></span> nel quale spiegava come si poteva portare un’azienda ad incrementare la produttività attraverso una gestione basata sull’<strong>amore</strong>, l’attenzione verso il prossimo e sull’intelligenza emotiva.</p><p>Ho conosciuto Carol Bartz l’anno scorso a Parigi e ho avuto modo di cenare ancora con lei, insieme ad altri professionisti del mondo della pubblicità online, lo scorso luglio a Milano. Pur consapevole di esprimere un giudizio superficiale, mi è sembrata una donna molto capace, determinata e con grinta ed energia da vendere.</p><p>E’ evidente che Yahoo! non sia riuscita a “tenere botta” al contraccolpo generato dall’avvento di Facebook, di Twitter e più in generale dei social network, così come sta accadendo a molte altre <em>dotcom</em> analoghe a Yahoo! (i cosiddetti “portali generalisti”) ma, ai miei occhi, è altrettanto evidente come non sia affatto facile poter reagire in tempi rapidi e con delle proposte alternative a degli “tsunami” come quello di Facebook (solo Google in questo momento con il &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://plus.google.com/up/start/?continue=https://plus.google.com/&amp;type=st&amp;gpcaz=55e43153" target="_blank">Plus&#8221;</a></span> sta cercando di arginare lo “strapotere” dei social network. Di fatto Google è l’unico player probabilmente in grado di farlo, grazie alla sua capacità di investire in ricerca e sviluppo e di lanciare in continuazione nuovi prodotti in beta, per poi ritirarli nel caso non funzionino senza grandi contraccolpi finanziari).</p><p>Peraltro le azioni di Yahoo! <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.finance.yahoo.com/echarts?s=YHOO#symbol=yhoo;range=1y;compare=;indicator=volume;charttype=area;crosshair=on;ohlcvalues=0;logscale=off;source= " target="_blank">sono abbastanza stabili da un anno a questa parte</a></span> e negli ultimi due anni hanno registrato una perdita del 6% che, se confrontata con le perdite a doppia cifra di altre realtà analoghe, dal mio punto di vista dovrebbero considerarsi già un fatto di per sé positivo, tenendo anche conto della contingenza economica internazionale.</p><p>Ma il mondo della finanza ragiona in maniera diversa ed anche certi consigli di amministrazione che sembrano non tener conto del fatto che è in atto una <strong>rivoluzione epocale</strong> che, non sempre può premiare tutte le aziende a breve termine. I trend di crescita delle internet company non possono tutti essere in positivo, anno dopo anno, proprio a causa di fenomeni imprevedibili che, in tempi rapidissimi, sono in grado di stravolgere le sorti di un mercato.</p><p>Peraltro Carol Bartz era a capo di Yahoo! da soli due anni ed è il terzo cambio di vertice negli ultimi quattro.</p><p>Al suo licenziamento in tronco, il mercato della finanza <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.manageronline.it/articoli/vedi/5053/yahoo-la-borsa-festeggia-il-licenziamento-della-ceo/" target="_blank">ha reagito positivamente</a></span> con una crescita del titolo in borsa di circa il +5%. Vedremo nei prossimi giorni come si assesterà il titolo a Wall Street. Si vocifera che il licenziamento sia legato a un possibile <em>takeover</em> da parte di un fondo o di Rupert Murdoch. Questo fatto in parte giustificherebbe l’uscita della Ceo dalla compagnia, ma certamente non giustifica il licenziamento di una persona <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blogs.ft.com/fttechhub/2011/09/carol-bartzs-e-mail-to-staff-from-her-ipad/#axzz1XNaF9F42" target="_blank">con un’aridissima telefonata</a></span>, non foss’altro per una questione di rispetto della dignità del lavoratore.</p><p>Tutto ciò mi lascia perplessa anche perché è un po’, a mio avviso, un indicatore su come si stia affrontando questa crisi internazionale, pensando di risolvere i problemi strutturali di una rivoluzione economica, tecnologica e sociale senza precedenti, con <strong>soluzioni a brevissimo termine </strong>e trovando sempre un “capro espiatorio” che possa mettere al riparo tutti gli altri probabili co-responsabili da un effetto domino (che in taluni casi sarebbe invece auspicabile): della serie “licenziamo l’amministratore delegato e… altro giro altra corsa”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/yahoo-risolvera-licenziando-il-ceo/156159/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>33</slash:comments> </item> <item><title>La crisi occidentale è miope?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/13/la-crisi-occidentale-e-miope/151417/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/13/la-crisi-occidentale-e-miope/151417/#comments</comments> <pubDate>Sat, 13 Aug 2011 08:22:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151417</guid> <description><![CDATA[Sono in viaggio di piacere in India, precisamente in Rajasthan che, dopo il Punjab, è il secondo  Stato più ricco di questa Repubblica Federale (che conta circa 1 miliardo e 200 milioni di abitanti) e vedo una situazione di sviluppo socio-economico a diverse velocità che mi lascia decisamente sconcertata, mentre mi arrivano via email le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/IMG03009-20110813-1241.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-151421" title="IMG03009-20110813-1241" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/IMG03009-20110813-1241.jpg?47e3a5" alt="" width="800" height="600" /></a>Sono in viaggio di piacere in India, precisamente in <strong>Rajasthan</strong> che, dopo il Punjab, è il secondo  Stato più ricco di questa Repubblica Federale (che conta circa 1 miliardo e 200 milioni di abitanti) e vedo una situazione di sviluppo socio-economico a diverse velocità che mi lascia decisamente sconcertata, mentre mi arrivano via email le news che raccontano dell&#8217;Italia e dagli altri Paesi occidentali in piena <strong>crisi finanziaria</strong> che, lette da qui, mi conducono ad un ragionamento che inevitabilmente parte da una visione più ampia della realtà.</p><p>Non so quanti di voi siano stati in India per turismo o per lavoro e si siano personalmente resi conto della situazione sconvolgente in cui versa questo Paese, da un lato estremamente affascinante per la sua storia e sua la cultura, dall&#8217;altro terrificante per il livello di povertà diffusa, poca civilizzazione e assistenza sociale. Nonostante ciò la Repubblica indiana sta destinando molte risorse<strong> all&#8217;istruzione</strong> e lo si vede anche attraverso la pubblicità che è fatta in larga parte da scuole superiori, università, master di ogni genere e sorta. L&#8217;istruzione per l&#8217;India è una priorità assoluta per poter competere a medio termine nell&#8217;arena globale.</p><p>Dicevo, ragiono da lontano e da una prospettiva diversa sul fatto che se è vero che la crisi è globale e i cosiddetti &#8220;<strong>Bric</strong>&#8221; rappresenteranno il &#8220;driver&#8221; in termini di crescita economica, intanto mi domando come l&#8217;India possa farne parte e come possa rapidamente svilupparsi a tal punto da fare anch&#8217;essa da traino, insieme a Brasile, Russia e Cina, alle economie mondiali. D&#8217;altro canto mi chiedo anche come gli interventi che si stanno facendo negli Usa ed in Europa,  limitati ad una visione ancora troppo &#8220;<strong>Europea e Us centrica</strong>&#8220;, possano risolvere la pesantissima crisi che stiamo attraversando.</p><p>Forse sarebbe necessario tenere maggiormente conto che gli squilibri, i grandi problemi dei mercati finanziari internazionali e conseguentemente sociali a cui  tutti quanti stiamo assistendo, sono il risultato di questa <strong>globalizzazione</strong> di cui tanto si parla da molti anni, e che quindi richiederebbero una &#8220;<em>task force</em>&#8221; permanente costituita dai massimi esperti di economia a livello intercontinentale che possa supportare tutti i Paesi, mentre osservo una gestione miope e focalizzata ai singoli Statii, come dire esclusivamente autoreferenziale.</p><p>Io non faccio l&#8217;economista di mestiere, quindi non ho le competenze necessarie per poter approfondire il discorso, ma da qui, dall&#8217;India, ho la netta sensazione che i politici, italiani, europei e americani parlino e teorizzino in astratto dell&#8217;impatto delle economie globali mentre poi praticamente pensano di affrontare una crisi strutturale come quella dell&#8217;ultimo periodo, ovvero iniziata 3 anni fa, all&#8217;interno di un &#8220;quadro locale&#8221;, attuando soluzioni &#8220;tappa-buchi&#8221;  che a poco serviranno se non si agirà con una visione a medio-lungo termine e che tenga conto dei <strong>cambiamenti epocali </strong>che stanno avvenendo ad ogni latitudine del mondo, Africa compresa naturalmente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/13/la-crisi-occidentale-e-miope/151417/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>48</slash:comments> </item> <item><title>Voglio meno Avetrana e più rivoluzione islandese</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/04/voglio-meno-avetrana-e-piu-rivoluzione-islandese/149795/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/04/voglio-meno-avetrana-e-piu-rivoluzione-islandese/149795/#comments</comments> <pubDate>Thu, 04 Aug 2011 10:02:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Islanda]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=149795</guid> <description><![CDATA[E’ incredibile. Provate ad inserire su Google news le parole “rivoluzione islanda”. Il risultato della ricerca è che molti blog ne parlano oltre ad alcune testate di informazione online alternative ai broadcaster, mentre risultano “non pervenute” le testate dell’establishment, se così si può dire. Ora, se non ci fosse Internet, se non avessi letto un link postato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>E’ incredibile</strong>. Provate ad inserire su Google news le parole “rivoluzione islanda”. Il risultato della ricerca è che molti blog ne parlano oltre ad alcune testate di informazione online alternative ai broadcaster, mentre risultano “non pervenute” le testate dell’establishment, se così si può dire.</p><p>Ora, se non ci fosse Internet, se non avessi letto un link postato da un mio amico ieri su Facebook, io oggi non saprei che in Islanda si è svolta<strong> una vera e propria rivoluzione </strong>che partiva da una situazione analoga a quella attuale  italiana e di molti altri Paesi in uno stato di crisi politica, economica e finanziaria e che si è risolta con una serie di passaggi, come dire, da “manuale del buon senso civico”.</p><p>La sintetizzo qui di seguito, sperando di essere fra le poche persone nell’ignoranza in cui sarei rimasta se non avessi letto l&#8217;articolo pubblicato su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://informarexresistere.fr/2011/07/06/nessuna-notizia-dallislanda/" target="_blank"><strong>Informare per resistere</strong></a></span> e altri blog d&#8217;informazione che sono andata a cercare attraverso Google.</p><p>In Islanda, a seguito di una disastrosa crisi finanziaria, i cittadini sono riusciti a far dapprima<strong> dimettere il governo in carica al completo</strong>, mentre le principali banche responsabili venivano nazionalizzate, si sono rifiutati di pagare i debiti che queste avevano contratto con la Gran Bretagna e l&#8217;Olanda a causa della loro ignobile politica finanziaria (con tanto di arresti dei principali finanzieri e top manager responsabili della bancarotta del Paese) e in conclusione sono passati alla creazione di un&#8217;assemblea popolare per riscrivere la propria Costituzione.</p><p>Tutto questo è accaduto attraverso una vera e propria rivoluzione, senza spargimenti di sangue, con le proteste e le urla in piazza, una rivoluzione contro il potere politico-finanziario neoliberista che aveva condotto il Paese nella grave crisi finanziaria.</p><p>L&#8217;altro strumento &#8220;rivoluzionario&#8221; sul quale ora sta lavorando la società islandese è l&#8217;&#8221;Icelandic Modern Media Initiative&#8221;, un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e dell&#8217;espressione con l&#8217;obiettivo di creare un ambiente sicuro per il giornalismo investigativo, un &#8220;paradiso legale&#8221; per le fonti, i giornalisti e gli internet provider che divulgano informazioni giornalistiche.</p><p>Concludo dicendo che, come a tutte le persone normali, certamente mi interessano le notizie di cronaca, come ad esempio quelle relative all’omicidio passionale di Ascoli Piceno o il delitto di Avetrana, a patto che non se ne parli tutte le sere per cinque minuti di telegiornale, o quelle politiche relative al missile libico contro la nave italiana, e mi può stare anche bene leggere che Berlusconi sostenga che il Paese è solido, anche se nutro molti dubbi e forti preoccupazioni in merito.</p><p>Ma subire<strong> l’ennesima censura informativa</strong>, come quella di cui mi sono resa conto ieri, quando poi mi tocca sentire o leggere servizi giornalistici che mettono sull’avviso le persone sulla pericolosità di Internet, no, non lo posso più accettare.</p><p>Vivo in una Paese che si proclama libero, che amo, anche se ogni tanto mi verrebbe voglia di scappare all’estero, e voglio continuare a pensare che l’Italia sia una nazione democratica, dove vige il principio della libera informazione.</p><p>Quindi pretendo di conoscere notizie sull’Islanda, come credo tutti, anzitutto<strong> attraverso i mezzi di informazione tradizionali</strong>, molti di questi tra l’altro sovvenzionati dallo Stato, che rivendicano la loro autorevolezza, la neutralità e la libertà dalle ingerenze politiche, e che però, chissà perché, spesso accusano di poca professionalità e credibilità il giornalismo che nasce dal basso, dalla rete.</p><p>Quel giornalismo per cui oggi io sono più consapevole di ieri ma anche decisamente  più indignata.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/04/voglio-meno-avetrana-e-piu-rivoluzione-islandese/149795/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>132</slash:comments> </item> <item><title>Le nuove tecnologie che risolvono le emergenze</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/le-nuove-tecnologie-che-risolvono-le-emergenze/149407/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/le-nuove-tecnologie-che-risolvono-le-emergenze/149407/#comments</comments> <pubDate>Tue, 02 Aug 2011 18:12:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Congo]]></category> <category><![CDATA[informatica]]></category> <category><![CDATA[Informatici senza frontiere]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category> <category><![CDATA[scampia]]></category> <category><![CDATA[sociale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=149407</guid> <description><![CDATA[Nel vasto e talvolta discusso mondo delle Onlus e delle Ong esistono realtà molto importanti che dimostrano concretamente come, per aiutare le popolazioni che vivono in condizioni disagiate, prive di cibo e di assistenza di ogni genere, non siano così importanti solamente le donazioni in denaro. Spesso è ancora piu’ importante poter contribuire a queste situazioni disperate attraverso la condivisione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel vasto e talvolta discusso mondo delle <strong>Onlus </strong>e delle <strong>Ong </strong>esistono realtà molto importanti che dimostrano concretamente come, per aiutare le popolazioni che vivono in condizioni disagiate, prive di cibo e di assistenza di ogni genere, non siano così importanti solamente le donazioni in denaro. Spesso è ancora piu’ importante poter contribuire a queste situazioni disperate attraverso la <strong>condivisione delle competenze</strong> e delle esperienze.</p><p>Sicuramente la medicina è uno degli ambiti più necessari, ma non basta nemmeno quella. Pochi forse sanno quanto anche l’informatica e le <strong>nuove tecnologie</strong> possano fare enormemente la differenza per migliorare le sorti dei popoli disagiati e in stato di emergenza.</p><p><em>“La comunità internazionale si mobiliti per garantire ai Paesi poveri l’accesso alle nuove tecnologie, solo così ci sarà una <strong>democrazia digitale</strong>”</em> sosteneva nel 2005 Kofi Annan, segretario generale dell’Onu. Ma non è a mio avviso solo una questione di democrazia, è anche e soprattutto una questione di sopravvivenza.</p><p>Esiste un’associazione di nome <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.informaticisenzafrontiere.org/" target="_blank">Informatici senza frontiere</a></span></strong>, fondata nel 2005 da un gruppo di manager veneti operanti nel settore, che si è specializzata nel portare aiuto attraverso le nuove tecnologie alle popolazioni che vivono in situazioni drammatiche, in ogni parte della terra.</p><p><em>“Per noi fondatori e soci volontari di Informatici senza Frontiere, l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenta un prerequisito essenziale allo <strong>sviluppo economico e sociale</strong>: l’Information Technology dovrebbe essere considerata un bene di primaria necessità&#8221;</em>, ha sottolineato Antonio Savarese Responsabile Comunicazione di Isf. <em>&#8220;Inoltre molti credono che l&#8217;informatica sia una cosa da smanettoni, da persone ipertecniche: forse in gran parte è così ma non c&#8217;è solo questo, ci sono tante persone pronte a mettere a disposizione la loro competenza e il loro tempo libero per far stare meglio chi soffre. Il nostro lavoro dimostra che grazie alla tecnologia e all&#8217;innovazione è possibile creare valore sociale, ad esempio permettendo ad un bimbo che sta male di connettersi via Skype con i genitori o magari di abbattere il digital divide di un Paese del Terzo Mondo&#8221;</em>.</p><p>Sono moltissimi i progetti di Isf. Uno di questi è tutto italiano con base a <strong>Scampia</strong>, il quartiere di Napoli che si caratterizza per un altissimo livello di disoccupazione e la radicata presenza della criminalità organizzata, fattori che rendono la zona una delle più disagiate della periferia partenopea.</p><p>Lo scopo del progetto è quello di contribuire a ridurre il disagio dei bambini provenienti dal quartiere attraverso la creazione di un <strong>laboratorio informatico</strong> e la realizzazione di un corso di introduzione all’informatica, in modo da stimolare l’apprendimento sia nelle scienze che attraverso software educativi.</p><p>I bambini sono stati divisi in gruppi di sette, in modo da poter usare ciascuno un pc sotto la guida dei volontari. L’aula informatica, allestita per l’occasione, è frutto di una donazione da parte di una banca della Provincia di Vicenza ed è stata chiamata <strong>“Il giardino dai mille colori”</strong>, dando così il nome al progetto.</p><p>Un&#8217;altra iniziativa, <strong>“Riconnettiamo il Congo”</strong> ha lo scopo di ripristinare la connessione satellitare in alcune realtà congolesi, come l’Hôpital Général Conventionné Catholique a Kimbau, dove si possono effettuare operazioni di <strong>teleconsulto</strong> attraverso un ponte con alcuni collaboratori italiani, e  l’Hôpital Txingudi a M.C. Lumbi, nel quale è attivo un servizio di <strong>telemedicina</strong>. Ripristinare la connessione in queste aree significa in primo luogo dare una speranza di intervento in situazioni drammatiche, poter restare in collegamento con il mondo esterno e, non ultimo, dare la possibilità di <strong>informare</strong> sulla reale situazione della Repubblica Democratica del Congo.</p><p>Un analogo progetto partirà tra qualche che mese in <strong>Kenya</strong>, dove l’associazione italiana <a href="http://www.karibuni.org" target="_blank">Karibuni.org</a> opera da tempo.</p><p>Mi viene in mente un libro dal titolo<strong> <em>Internet ci rende stupidi?</em></strong> scritto da Nicholas Carr, studioso americano convinto di avere ragione sostenendo che nell’arco di pochi anni, per colpa di Internet e delle nuove tecnologie, saremo tutti superficiali, incapaci di concentrarci per più di qualche minuto o di distinguere un&#8217;informazione importante da quelle irrilevanti.</p><p>Io non credo andrà così. Credo che <strong>l’intelligenza dell’uomo</strong> prevarrà sempre su ogni cosa e che proprio grazie alle nuove tecnologie, a Internet e ad associazioni come Isf sarà realmente possibile donare la speranza per una vita migliore alle persone meno fortunate di noi, che potranno uscire dallo stato di povertà e di isolamento totale dal resto del mondo, essere più istruite e, perché no, anche felici.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/le-nuove-tecnologie-che-risolvono-le-emergenze/149407/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>La pubblicità online: perché è importante</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/la-pubblicita-online-perche-e-importante/146892/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/la-pubblicita-online-perche-e-importante/146892/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Jul 2011 07:42:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[consumatori]]></category> <category><![CDATA[dati personali]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[privacy]]></category> <category><![CDATA[pubblicità online]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[US House Commerce Committee]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146892</guid> <description><![CDATA[Era da un po’ di tempo che pensavo di dedicare una riflessione alla pubblicità online. Stamattina leggendo un post su un blog americano ho pensato che fosse la giusta occasione per fare il punto sul perchè la pubblicità online sia un elemento importante per il sostentamento della rete e sull&#8217;utilizzo dei dati personali a scopi commerciali da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Era da un po’ di tempo che pensavo di dedicare una riflessione alla pubblicità online.<br /> Stamattina leggendo un post su un blog americano ho pensato che fosse la giusta occasione per fare il punto sul perchè la pubblicità online sia un elemento importante per il sostentamento della rete e sull&#8217;utilizzo dei dati personali a scopi commerciali da parte degli &#8220;addetti ai lavori&#8221;.</p><p>Nell’articolo infatti si parlava di un convegno svoltosi recentemente a <strong>New York</strong>, organizzato dal <strong>US House Commerce Committee</strong>, dedicato  alla protezione della privacy,  dei dati personali ed al loro utilizzo da parte delle aziende per le strategie di &#8220;<em>marketing e advertising</em>&#8221; -argomento molto dibattuto anche in Italia- nell’ambito del quale peraltro è stato dato spazio alle persone ovvero ai consumatori perchè potessero <a href="http://getthedrift.com/civilians-say-the-darnedest-things/" target="_blank">raccontare &#8220;dal vivo&#8221; alla “industry”  il loro punto di vista</a>, cosa non così consueta nei convegni professionali.</p><p>Parto subito dicendo che è molto importante sottolineare che la <strong>pubblicità online</strong> è fra i più importanti modelli di business  che <strong>consente</strong> alle aziende di generare ricavi e <strong>di rendere disponibili</strong> <strong>gratuitamente,</strong> per gli utenti, milioni  di <strong>contenuti</strong>. Per &#8220;restare in casa&#8221;,  la pubblicità è la principale fonte dei ricavi per <em>Il Fatto Quotidiano</em>, così come per la quasi totalità degli editori online. Spesso <strong>gli utenti</strong> online <strong>dimenticano</strong> o non  considerano affatto <strong>questo enorme valore aggiunto</strong> che Internet offre proprio <strong>grazie alla pubblicità online</strong>.</p><p>Il patto implicito sta nella richiesta da parte degli editori agli utenti online di dedicare una quota parte della loro attenzione, e quindi tempo, alle proposizioni commerciali, in tutte le loro più variegate forme ed espressioni in cambio di contenuti e servizi gratuiti.</p><p>La domanda che però sempre più di sovente gli operatori del settore si pongono, per rendere più solido questo accordo tacito, è: <strong>“come rendere la pubblicita’ online maggiormente interessante per gli utenti?”</strong> L’obiettivo è cercare di offrire loro un contenuto a valore aggiunto, quand’anche di carattere commerciale, al fine instaurare una relazione, un dialogo con essi, coinvolgendoli e facendoli diventare essi stessi “ambasciatori” di quella marca o di quel prodotto.</p><p>Sicuramente l’utilizzo delle tecnologie e dei dati utili all’analisi ed alla “profilazione” degli utenti e dei loro comportamenti online rappresenta un elemento importante per poter offrire pubblicità sempre più a misura delle loro esigenze.</p><p>Se si pensa a come nell’arco di soli dieci anni le persone siano cambiate in termini di motivazione alla scelta ed all’acquisto di un prodotto piuttosto che un altro, non essendo più disposte ad essere semplicemente persuase o  influenzate dalla quantità di spot televisivi “somministrati” loro, ci si rende conto di quanto sia importante, sia per le aziende che per gli utenti stessi, poter offrire da un lato e ricevere dall’altro una comunicazione commerciale che sia <strong>“rilevante” e “consistente”</strong>.  Tutto ciò si può fare grazie alla tecnologia ed alla possibilità di utilizzare dati personali sui comportamenti di navigazione, fatta salva naturalmente la tutela della privacy .</p><p>Le persone si informano sui prodotti attraverso internet,  vogliono capire fino in fondo i benefit ed i valori che la marca rappresenta ed anche in questo senso la pubblicità online rappresenta un valore perchè consente di approfondire le informazioni tramite un semplice click.<br /> Naturalmente, anche i concetti di fiducia e trasparenza entrano pesantemente in gioco come elementi sostanziali della pubblicità, che rappresenta un tramite per la costruzione della relazione tra marche e consumatori.</p><p>Aggiungo, per concludere, una riflessione personale: probabilmente in un futuro prossimo l’efficacia oltre che l’efficienza di un investimento pubblicitario si misureranno anche attraverso un <strong>indice di “credibilità e di sostenibilita’</strong>” -che è poi il primo elemento per cui un individuo, un consumatore, è disposto o meno a raccomandare un prodotto o un servizio ai suoi famigliari e agli amici- prima ancora che sul numero di prodotti venduti a scaffale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/la-pubblicita-online-perche-e-importante/146892/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>45</slash:comments> </item> <item><title>Il brutto della Rete: i “troll”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/il-brutto-della-rete-i-%e2%80%9ctroll%e2%80%9d/145375/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/il-brutto-della-rete-i-%e2%80%9ctroll%e2%80%9d/145375/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Jul 2011 07:35:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[netiquette]]></category> <category><![CDATA[pseudonimo]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[troll]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=145375</guid> <description><![CDATA[A proposito di privacy online e di Netiquette, volevo fare alcune considerazioni a fronte della mia personale esperienza di blogger sia sul mio blog, sia sul sito Ilfattoquotidiano.it, che credo possano essere in assoluto condivisibili. E’ inutile sottolineare quanto la pluralità delle opinioni, il diritto alla libera espressione siano sacrosanti in una società democratica e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A  proposito di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_sulla_privacy_(diritto_italiano)" target="_blank"><strong>privacy online</strong></a></span> e di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette" target="_blank">Netiquette</a></span>, volevo fare alcune considerazioni a fronte della mia personale esperienza di blogger sia sul mio blog, sia sul sito Ilfattoquotidiano.it, che credo possano essere in assoluto condivisibili.</p><p>E’ inutile sottolineare quanto la pluralità delle opinioni, il diritto alla libera espressione siano sacrosanti in una società democratica e debbano essere tutelati a vantaggio di tutti quanti.</p><p>Fatta questa premessa, io però trovo veramente inaccettabile il comportamento di taluni che, celandosi <strong>dietro uno pseudonimo</strong> o <em>nickname</em>, commentano gli articoli dei giornalisti o i post dei blogger (che, invece, dichiarano le proprie generalità, scrivono e commentano ciò che pensano sui fatti quotidiani, sapendo di poter correre talvolta anche dei rischi), usando il turpiloquio, offendendo le persone anche sul piano personale, con considerazioni che, peraltro, di sovente non c’entrano nulla con l’argomento di discussione del post.</p><p>Io dico, a questi <strong><span style="text-decoration: underline;"><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)" target="_blank">troll</a></em></span></strong>: metteteci la faccia se vi sentite “anonimi” e, se volete essere presi seriamente in considerazione, siate coraggiosi nell’esprimere le vostre idee quand’anche non siano <em>“mainstream”</em>, smettetela di provocare e di infiammare discussioni sterili e inutili reazioni di violenza verbale.</p><p>In questo particolare contesto storico in cui il <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flame" target="_blank"><strong>flame</strong></a></span></em>, la provocazione, sembra sia diventata l’unica modalità per poter interloquire &#8211; e la politica è diventata maestra in questa modalità di espressione, ovvero nel fomentare ostilità attraverso accuse e controaccuse spesso infondate e passibili di querele per diffamazione (se non fosse che la legislazione italiana è talmente complessa, lenta, anacronistica e costosa  al punto che spesso si rinuncia anche a tutelare i propri diritti) &#8211; io credo che la Rete, ovvero chi la frequenta assiduamente e vuole difendere l’indipendenza e la libertà, debba assumersi anche la responsabilità di garantire il rispetto della <strong>dignità della persona</strong> in ogni suo aspetto.</p><p>L’identità personale è un valore fondamentale dell’essere umano, il dialogo e la condivisione delle proprie opinioni in Rete è una ricchezza ormai irrinunciabile e ognuno di noi deve esserne “paladino” e deve combattere contro coloro che invece vogliano farne una giungla, <strong>indebolendola </strong>a favore di quei media dove il controllo dell’informazione sta “nella stanza dei bottoni”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/il-brutto-della-rete-i-%e2%80%9ctroll%e2%80%9d/145375/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>301</slash:comments> </item> <item><title>Diritto d&#8217;autore in Rete: dalle parole ai fatti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/01/diritto-dautore-in-rete-dalle-parole-ai-fatti/134444/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/01/diritto-dautore-in-rete-dalle-parole-ai-fatti/134444/#comments</comments> <pubDate>Fri, 01 Jul 2011 15:14:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[agcom]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[diritto d'autore]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category> <category><![CDATA[Internet Service Provider]]></category> <category><![CDATA[musixmatch]]></category> <category><![CDATA[start-up]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=134444</guid> <description><![CDATA[In questi giorni si discute animatamente, soprattutto in Rete, di diritto d’autore, a fronte del provvedimento (la cui delibera da parte dell’Agcom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è stata rimandata al 6 luglio) in base al quale l’Agcom avrebbe ampi poteri di censura sui siti Internet. In sostanza tra qualche giorno potrebbe accadere che,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni si discute animatamente, soprattutto in Rete, di diritto d’autore, a fronte del provvedimento (la cui delibera da parte dell’Agcom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è stata rimandata al 6 luglio) in base al quale l’Agcom avrebbe <strong>ampi poteri di censura sui siti Internet</strong>.</p><p>In sostanza tra qualche giorno potrebbe accadere che, se ad esempio il titolare dei diritti di un contenuto audio o video si accorgesse che lo stesso è stato pubblicato su un sito, un portale, un blog senza la sua autorizzazione, potrebbe semplicemente presentare la propria istanza all’Internet Service Provider di riferimento, il quale, una volta effettuato un opportuno controllo, sarebbe obbligato a “oscurare” il sito incriminato, senza dover necessariamente informare il proprietario del sito stesso, ovunque il sito risieda, in Italia o all’estero, ma soprattutto senza l’intervento dell’Autorità giudiziaria italiana.</p><p>Ieri a favore degli esperti di diritto e di Rete, che stanno tentando di ostacolare un provvedimento così restrittivo con varie attività messe in campo già dallo scorso febbraio e che sono sfociate in una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://sitononraggiungibile.e-policy.it/" target="_blank">petizione</a></span> rivolta ai Parlamentari della Repubblica Italiana e all’Agcom, è intervenuta anche la terza carica dello Stato.</p><p><strong>Gianfranco Fini</strong>, ha infatti ieri inviato una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1220&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" target="_blank">nota al sito lastampa.it</a></span> nella quale afferma: «la protezione del diritto d’autore è fondamentale per una società sempre più basata sulla conoscenza e sulla proprietà intellettuale, altrettanto lo è la tutela della piena libertà della Rete», ed esprime preoccupazione per le possibili conseguenze generate dall’introduzione di «troppi paletti alla fruizione delle informazioni e dei contenuti che circolano» online. Paletti che rischiano di intralciare la diffusione e lo scambio di idee attraverso Internet.</p><p>Nel frattempo che la politica e il popolo della rete “litigano” e la stampa italiana riporta la cronaca degli ultimi giorni sul tema, a livello internazionale il sito Forbes, si occupa invece di un brillante esempio “Made in Italy” relativo a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blogs.forbes.com/jenniferhicks/2011/06/30/turning-lyrics-into-a-business-musixmatchs-next-generation-lyrics-api/" target="_blank">un’iniziativa imprenditoriale</a></span>, che parte proprio da un’idea che si basa sulla tutela del diritto d’autore e che offre un servizio ad alto valore aggiunto sia agli utenti online, sia all’industry della “musica liquida”.</p><p>Si tratta di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://musixmatch.com/" target="_blank">musiXmatch</a></span> start-up tutta italiana alla cui guida c’è <strong>Massimo Ciociola</strong>, un pioniere della Rete, che sta rivoluzionando, con la sua idea, il mercato delle <em>lyrics </em>ovvero dei testi delle canzoni, fino ad ora quasi del tutto in mano alla pirateria online.</p><p>“L’idea di base è quella di riorganizzare il sistema di distribuzione di circa <strong>4,3 milioni di testi</strong> associati ai dati editoriali (autore ed editore) incrociati con i dati discografici, partendo dall’esecutore, quindi un database digitale di testi musicali licenziati, legali al 100%, distribuito a livello internazionale su tutte le piattaforme: dall’iPad all’iPhone, dalle varie Music Tv ai negozi virtuali&#8221;  ha raccontato Ciociola.</p><p>Sul provvedimento dell’Agcom Massimo Ciociola ha così commentato: “Per quanto la nostra intera iniziativa &#8216;musiXmatch&#8217; sia basata sulla tutela del diritto d’autore e di chi scrive i testi di canzoni in tutto il mondo, credo che il provvedimento proposto non rispecchi quanto avvenga già in altri paesi come gli Usa ad esempio, dove la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Millennium_Copyright_Act" target="_blank">Dmca Policy</a></span> tutela sì l’avente diritto ma anche il service provider che potrebbe inconsapevolmente violare  il diritto stesso. Insomma Tutela del diritto sì, ma va protetto anche chi eroga e crea il contenuto altrimenti si rischia di creare uno Stato di Polizia che in rete porterebbe ad una vera e propria sommossa, ma questa volta creata dagli utenti.”</p><p>In conclusione, lasciatemi dire che è davvero bello poter parlare, ogni tanto, di iniziative italiane che hanno tutti i titoli per diventare<strong> storie di successo nel mondo</strong> delle cosiddette “dot.com”, a conferma del fatto che la nostra creatività, le nostre idee, se ben supportate, anche finanziariamente, se gestite con passione, professionalità e determinazione possono fare la differenza a livello globale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/01/diritto-dautore-in-rete-dalle-parole-ai-fatti/134444/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> <item><title>Nozze gay: scongiurato il Nuovo Medio Evo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/27/nozze-gay-scongiurato-il-nuovo-medio-evo/127588/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/27/nozze-gay-scongiurato-il-nuovo-medio-evo/127588/#comments</comments> <pubDate>Mon, 27 Jun 2011 12:19:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[chiesa valdese]]></category> <category><![CDATA[matrimoni gay]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=127588</guid> <description><![CDATA[Sono sempre stata molto sensibile alle problematiche relative all’omosessualità, forse perché uno dei miei più cari amici, sin dall&#8217;età dell’adolescenza, ha sofferto l’impossibilità di vivere appieno la propria sessualità ma soprattutto la propria identità. Oggi è un affermato e bravissimo professionista, che si è imposto di vivere la sua vita senza porsi tutti i vincoli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre stata molto sensibile alle problematiche relative all’omosessualità, forse perché uno dei miei più cari amici, sin dall&#8217;età dell’adolescenza, ha sofferto l’impossibilità di vivere appieno la propria sessualità ma soprattutto la propria identità. Oggi è un affermato e bravissimo professionista, che si è imposto di vivere la sua vita senza porsi tutti i vincoli di un tempo, anche se, purtroppo, non posso dire che sia, ancora oggi, del tutto <strong>un uomo libero</strong>.</p><p>Credo che ognuno di noi, indipendentemente dal fatto di essere stato coinvolto direttamente, per questioni di parentela o di amicizia, si sia posto la domanda se fosse giusto che una parte dell’umanità dovesse continuare a <strong>nascondere la propria natura</strong> per non dover essere emarginata, penalizzata, ghettizzata, discriminata, o viceversa combattere battaglie sociali e politiche per vedere riconosciuti i propri diritti in un Paese che sostiene di essere laico mentre invece continua ad essere fortemente influenzato dalla Chiesa Cattolica e dal Vaticano.</p><p>Ora, si potrebbero dire molte cose sull’incapacità ad esempio della Chiesa Cattolica di gestire compassionevolmente il problema dell’omosessualità, nonostante gli insegnamenti del Vangelo e del Papa che dovrebbe essere un Padre per tutti, ma che invece ha di fatto continuato a mantenere un atteggiamento di intolleranza e di <strong>oppressione </strong>nei confronti della comunità gay al punto, qualche anno fa, di intimare ai funzionari spagnoli di “essere pronti a perdere il proprio lavoro piuttosto che cooperare con la legge”, in previsione della legalizzazione del matrimonio omosessuale.</p><p>E si potrebbe continuare a discutere e ad indignarsi sull’atteggiamento di ipocrisia e di incoerenza del Vaticano; soltanto pensando alla piaga della<strong> pedofilia</strong> che si annida in molte sacrestie di tutto il mondo.</p><p>Ma oggi dovremmo essere contenti per due motivi, il primo è che la<strong> Chiesa Valdese</strong>, sorprendendo tutti, proprio ieri a Milano ha celebrato il primo matrimonio gay, riconoscendo solennemente la coppia omosessuale all&#8217;interno della sua comunità e chiarendo che non c&#8217;è alcuna contraddizione tra cristianesimo e omosessualità. Questo avvenimento storico credo debba rappresentare un segnale, anzi una lezione, importante sia per la Chiesa Cattolica, sia per il Governo italiano che tergiversa da anni sul riconoscimento e la tutela delle coppie di fatto attraverso i Pacs e e i Dico e che a maggior ragione non vuole affrontare un dato di fatto incontestabile e cioè che i gay e le lesbiche, che grazie alle varie azioni di “coming out solidale” sempre più frequente, stanno dimostrando di non essere affatto una minoranza marginale della popolazione e che devono anch’essi poter godere ed usufruire di tutti i <strong>diritti e i doveri </strong>delle coppie che decidano di creare un progetto di vita congiunto.</p><p>Il secondo motivo è  l’approvazione della legge <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/25/new-york-dice-si-alle-nozze-gay-e-adesso-anche-litalia-ci-sta-pensando/125210/" target="_blank">nello Stato di New York</a></span>, che ha legalizzato i <strong>matrimoni gay</strong>, che certamente dal punto di vista sociale e politico contribuirà a “sdoganare” la questione e costituirà un punto di riferimento se non di arrivo per molti altri Stati americani e più in generale per tutti gli Stati  più evoluti del mondo che, saranno senz’altro stimolati nel proseguire questo processo di liberalizzazione dei diritti dell’uomo a partire da quello di potersi <strong>amare liberamente</strong> essendo protetti dai regolamenti e dalle leggi del Paese in cui si vive.</p><p>A pensarci bene è veramente <strong>anacronistico </strong>che nel 2011 si discuta ancora di tutto ciò. Ma io credo che anche questi fatti degli ultimi giorni, compresa la manifestazione pacifica <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/25/milano-sfila-il-gaypride-ma-il-sindaco-non-ce/125289/" target="_blank">organizzata da gay e lesbiche a Milano</a></span>, autorizzata dalla nuova giunta comunale, siano da assommarsi agli altri moti popolari e sociali che stanno via via scardinando un ventennio in cui sono prevalsi gli interessi particolari, personali, economici, finanziari e che avevano letteralmente ingessato lo sviluppo di un <strong>percorso culturale</strong>, di civiltà, che molte società avevano intrapreso negli anni ottanta e che rischiava di arrivare ad un’involuzione,  in qualche modo assimilabile ad un nuovo Medio Evo, che io credo di poter dire sia stata, proprio in queste ultime settimane, definitivamente scongiurata.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/27/nozze-gay-scongiurato-il-nuovo-medio-evo/127588/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>174</slash:comments> </item> <item><title>La poesia di Calabrò</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/la-poesia-di-calabro/118347/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/la-poesia-di-calabro/118347/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Jun 2011 17:27:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[agcom]]></category> <category><![CDATA[Annozero]]></category> <category><![CDATA[Corrado Calabrò]]></category> <category><![CDATA[Michele Santoro]]></category> <category><![CDATA[Paolo Garimberti]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Sergio Zavoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118347</guid> <description><![CDATA[“La crescita di un Paese non è un fenomeno meteorologico da aspettare fatalisticamente; è legata a fattori strutturali fondamentali; oggi stiamo attraversando una crisi di competitività e di innovazione”. Ci vogliono “norme a prova di futuro”, “imprese capaci di cogliere il nuovo e di programmare l’avvenire”, e “uno sforzo decisionale mirato e un nuovo approccio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“La crescita di un Paese non è un fenomeno meteorologico da aspettare fatalisticamente; è legata a fattori strutturali fondamentali; oggi stiamo attraversando una crisi di competitività e di innovazione”</em>. Ci vogliono <em>“norme a prova di futuro”</em>, <em>“imprese capaci di cogliere il nuovo e di programmare l’avvenire”</em>, e <em>“uno sforzo decisionale mirato e un nuovo approccio agli investimenti”</em>. Questo è quello che ha dichiarato ieri <strong>Corrado Calabrò</strong>, presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nel corso della  presentazione della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=6478" target="_blank"><strong>relazione annuale dell’Agcom</strong></a></span> – che vi invito a leggere perché veramente ricca di informazioni, analisi, dati e spunti di riflessione.</p><p>Ho sentito parlare il presidente Calabrò in varie occasioni e tutte le volte rimango piacevolmente colpita dalla sua pragmaticità, apertura mentale, chiarezza e “visione”. Calabrò lancia spesso dei “missili” che però, purtroppo, non colpiscono l’obiettivo, o perlomeno lo colpiscono ma quasi sempre non succede nulla. Ieri Calabrò ha anche detto che la <strong>Rai</strong>, è <em></em><em>“</em>una priorità non percepita<em>”</em>, e ha lanciato un messaggio molto forte dicendo che  l&#8217;azienda <em>“dovrebbe avere maggiore considerazione per la qualità del suo servizio”</em>.</p><p>Secondo me <strong>non accadrà nulla</strong>, anche considerando le recenti decisioni del Cda della Rai  di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/annozero-non-compare-nei-palinsesti-rai-domani-conferenza-stampa-con-santoro/116250/" target="_blank">azzerare una trasmissione come quella di Michele Santoro</a></span>, che ogni settimana aveva audience elevatissime e che quindi era seguita e gradita da milioni di italiani. Ancora non si capisce per quale motivo sia stata cancellata, visto che non è stata fornita una spiegazione convincente e che si tratta di un divorzio consensuale <em>sui generis</em>, data la provocazione di Santoro  al presidente <strong>Garimberti </strong>di poter continuare <em>Annozero</em>, la prossima stagione, con una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/09/santoro-laddio-alla-rai-nellultima-puntata-di-annozero/117093/" target="_blank">remunerazione di un euro a puntata</a></span> e che nemmeno il presidente della Commissione di Vigilianza Rai, <strong>Sergio Zavoli</strong>, si è espresso in merito. Mi pare che di tutto si preoccupi la Rai fuorché di tenere alta la qualità del suo servizio e di essere politicamente equilibrata, seppur lottizzata, e trasparente nella gestione di un servizio che, inutile ricordare, è pubblico.</p><p>Infatti è proprio Calabrò che, ancora,  in un passaggio del suo discorso sottolinea:<em> “Nelle mie precedenti relazioni ho fatto delle proposte per la riforma della Rai, che, come tutte le altre, non hanno avuto seguito”</em>. Ma tornando all’economia digitale e più precisamente alla Rete, Calabrò ha dichiarato: <em>“La rete è la spina dorsale della moderna intelligenza collettiva, della nuova economia; è il tessuto connettivo della società non localizzata d’oggi, dell’ecosistema digitale… C’è<strong> scarsa consapevolezza delle potenzialità delle tecnologie</strong> della società dell’informazione; il che relega queste ultime a uno dei tanti strumenti di sviluppo economico, mentre esse possono invece dare una spallata a un sistema imballato. Il settore delle <strong>Tlc </strong>è la chiave di volta della rivoluzione digitale che, abilitando l’innovazione, può cambiare radicalmente i paradigmi dell’economia e della società. Al giorno d’oggi nessun altro settore è in grado di accelerare in misura comparabile la crescita e lo <strong>sviluppo del Paese</strong>, in un momento in cui ne abbiamo assoluto bisogno. Soprattutto per le generazioni future”</em>.</p><p>Credo non sia necessario aggiungere altro se non che, per quanto mi riguarda, le parole di Calabrò sono pura poesia. Forse non è affatto un caso che Calabrò in una sua intervista qualche tempo fa dichiarò: <em>&#8220;Io nasco poeta prima di ogni altra cosa&#8221;</em> però, siccome non si vive di poesia, io mi auguro che il suo lato meno romantico possa influire pesantemente sulle <strong>scelte future del Governo</strong>, altrimenti che senso ha avere un’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/la-poesia-di-calabro/118347/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Yes We Quorum!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/yes-we-quorum/117812/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/yes-we-quorum/117812/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Jun 2011 13:04:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[partecipazione]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[quorum]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=117812</guid> <description><![CDATA[Lo confesso, ho scritto questo post ieri sera, quando ho preso consapevolezza, analizzando le varie statistiche predittive che ho trovato in rete, che il quorum sarebbe stato raggiunto, pur continuando e tenere incrociate le dita. Ora, pur essendo incorsi in un errore di non poco conto, ovvero di considerare, obtorto collo, questi referendum un risultato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lo confesso, ho scritto questo post ieri sera, quando ho preso consapevolezza, analizzando le varie statistiche predittive che ho trovato in rete, che il <strong>quorum </strong>sarebbe stato raggiunto, pur continuando e tenere incrociate le dita. Ora, pur essendo incorsi in un errore di non poco conto, ovvero di considerare, <em>obtorto collo</em>, questi referendum un risultato anche politico, è senz’altro indiscutibile che la maggioranza degli italiani, quelli con e <em>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/25/milano-berlusconi-ho-avuto-meno-preferenze-per-la-confusione-sulla-scheda/113720/" target="_blank">senza cervello</a></span>”</em>, il cervello invece lo abbiano usato e anche molto bene. I quesiti referendari erano così importanti, poiché inerenti allo sviluppo del futuro della società civile, così “toccanti” a livello personale (mi sarebbe piaciuto fare un sondaggio chiedendo a un campione di italiani favorevoli al nucleare se avessero accettato di avere una centrale nel proprio comune di residenza e sentire le loro risposte) che alla fine è prevalsa la voglia di andare a votare e di <strong>fare la differenza</strong>.</p><p>Devo anche dire che ho visto con piacere la grande<strong> partecipazione online</strong> di tutti coloro i quali, pur non volendo occuparsi direttamente di politica, come ad esempio la sottoscritta, hanno deciso di “metterci la faccia” anche a costo di essere etichettati politicamente perché la causa era troppo importante per non essere perorata. Qualche mese fa dicevo a me stessa, ragionando sugli accadimenti politici e sulle notizie che imperversavano su tutte le testate d’informazione,<em> “io non mi riconosco più in questo Paese”</em>, al punto di rientrare in quella grande “nuvola” di indifferenti che avevano deciso di prendere le distanze dalla politica e in qualche modo dal Paese nel quale vivono.</p><p>Ma, poi, continuando a ragionare sulla questione, mi sono chiesta cosa fosse per me la politica. Sono anche andata a rinfrescarmi la memoria per capire se fosse corretto o meno, da parte mia, continuare a mantenere questo atteggiamento di allontanamento dai problemi del Paese che, peraltro, certo non erano quelli che molte aperture di pagina di attualità e cronaca continuavano a porre in evidenza. Sono andata su Wikipedia e ho letto la definizione di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Politica" target="_blank">politica</a></span></strong> (dal greco πολιτικος, politikós): la prima risale ad Aristotele ed è legata al termine <em>polis</em>, che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; secondo il filosofo, &#8220;politica&#8221; significava l&#8217;amministrazione della <em>polis </em>per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano.</p><p><strong>La politica siamo noi!</strong> Questa, secondo me, è la prima risposta che abbiamo voluto dare noi italiani al nostro Governo. Oggi è un’altra giornata importante per il nostro Paese. Oggi gli italiani hanno dimostrato di amare l’Italia, di avere buon senso e di avere soprattutto la forza di cambiare il futuro della loro nazione, per il loro bene anzitutto, per il bene dei propri figli, nipoti e anche degli amici, anche di quelli che per una questione di fede politica hanno deciso di non utilizzare il più importante strumento di democrazia diretta: il referendum. Viva l’Italia!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/yes-we-quorum/117812/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Esiste una questione femminile nel XXI Secolo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/esiste-una-questione-femminile-nel-xxi-secolo/117334/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/esiste-una-questione-femminile-nel-xxi-secolo/117334/#comments</comments> <pubDate>Fri, 10 Jun 2011 12:48:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Mario Draghi]]></category> <category><![CDATA[natalità]]></category> <category><![CDATA[occupazione femminile]]></category> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[quote rosa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=117334</guid> <description><![CDATA[Nel corso del suo ultimo intervento in veste di Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, circa una settimana fa, ha sollevato per la prima volta una questione di non poca rilevanza nel nostro Paese, quella dell’occupazione femminile, di cui a mio avviso si parla ancora troppo poco. “Un incredibile spreco di talenti &#8211; ha affermato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del suo ultimo intervento in veste di Governatore della Banca d’Italia <strong>Mario Draghi</strong>, circa una settimana fa,  ha sollevato per la prima volta una questione di non poca rilevanza nel nostro Paese, quella dell’<strong>occupazione femminile</strong>, di cui a mio avviso si parla ancora troppo poco.</p><p>“Un incredibile spreco di talenti &#8211; ha affermato Mario Draghi &#8211; e la scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro è un fattore di cruciale debolezza del sistema”.<br /> Alcuni dati: il tasso di occupazione in Italia è al 68% per i maschi ed al 46% per le femmine (al Sud scende al 30%)- fonte Cerved -. Goldman Sachs ha effettuato uno studio dal quale si evince che se il tasso di occupazione fosse equamente distribuito tra maschi e femmine il PIL in Italia potrebbe crescere del +22% e del +13% nei Paesi Eurozona.<br /> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/rapporto_2011.pdf" target="_blank">L’ultimo rapporto Istat</a></span> dedica alla questione un capitolo ad hoc dal titolo “I nodi irrisolti della condizione femminile”. Nel 2010 l’occupazione femminile pur rimanendo stabile, <strong>peggiora nella qualità</strong> del lavoro. È scesa l’occupazione qualificata, tecnica e operaia  ed è aumentata soprattutto quella non qualificata.<br /> Senza contare il fatto che lo stipendio di una donna e’ mediamente inferiore del 20% rispetto al quello di un uomo a parita’ di condizioni.</p><p>Di questo problema, ripeto, <strong>ancora molto sottovalutato nel nostro Paese</strong>, se ne è parlato anche ieri a Milano in un workshop, organizzato dall’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rulingcompanies.org/what-is" target="_blank">Associazione The Ruling Companies</a></span> &#8211; dal titolo “Valorizzare la Risorsa Donna in azienda: un obiettivo strategico”. La cosa “curiosa” è che a questo interessante convegno il 70% dei partecipanti era di sesso femminile, quando tipicamente a questi eventi c&#8217;è una cospicua partecipazione maschile. Infatti oltre ad essere ancora troppo poche le donne che lavorano nel nostro Paese, se saliamo nella piramide della governance delle imprese, le percentuali delle quote “rosa” si assottigliano in maniera direi imbarazzante. Sono infatti una ristrettissima minoranza le donne italiane che riescono a raggiungere le posizioni di <strong>top management</strong>, nei Consigli di Amministrazione e nei Board delle imprese private e pubbliche. Peraltro il problema influisce negativamente sul business delle aziende, ma è ovviamente prima di tutto di carattere sociale.</p><p>Nel quadro dello sviluppo economico il tema della “diversity” nel quale rientra anche l’occupazione femminile dovrebbe essere una priorità. Anche l’Ocse si è espressa recentemente affermando che l’Italia non è un paese per famiglie, segnalando tre indicatori fondamentali: l’occupazione femminile, il tasso di fertilità e il tasso di povertà infantile, per il quali il nostro Paese occupa le ultime posizioni nella classifica europea. Il «dilemma italiano», come lo definisce l’Ocse, sta nella difficoltà di conciliare lavoro e figli, perché sono deboli le politiche per l’infanzia e per il lavoro che potrebbero contribuire a rimuovere gli ostacoli all’occupazione femminile. L’Italia infatti è uno dei Paesi dell’Ocse che <strong>spende meno per le sue politiche familiari</strong>: l’1,4% del Pil, la Francia il 3,8% e la media è del 2,2%.</p><p>Mancano le infrastrutture a supporto, come gli asili nido ad esempio, e più ampiamente un sistema di sostegno, legislativo ed economico, che incentivi ad esempio il part-time ed il telelavoro e che faciliti le coppie che intendono avere figli.<br /> L’Italia peraltro è fra le nazioni con la maggiore concentrazione di anziani e il tasso di natalità è <strong>fermo ormai da diversi anni.</strong> Questi dati dovrebbero allarmarci non poco in un’ottica di visione di crescita,  di sviluppo e di competitività a medio-lungo termine.<br /> Se ne parla troppo poco, nel bene e nel male.<br /> Si parla poco anche dei buoni esempi da seguire, che già esistono in Italia: aziende che hanno già messo in atto una serie di “best practice” per agevolare le pari opportunità, la gran parte di esse ad onor del vero sono di matrice anglosassone, ma iniziano ad esserci buoni esempi locali.</p><p>Il punto è che non possono bastare pochi esempi a cambiare lo stato delle cose e le aziende non possono essere lasciate completamente sole in questo percorso verso il riequilibrio dei generi, sicuramente non facile, banalmente per un motivo alla base che è anzitutto di carattere culturale, bensì dovrebbero essere premiate, incentivate.<br /> Ma l’agenda politica, tanto per cambiare, pare abbia <strong>altre priorità</strong> e la questione femminile rimane ancora di secondaria importanza all’alba del XXI Secolo. Sarebbe semplice fare qualche battuta sul ruolo delle donne nell’agenda politica degli ultimi mesi, peccato che la questione sia troppo seria ed importante per scherzarci sopra.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/esiste-una-questione-femminile-nel-xxi-secolo/117334/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Sesto Potere: Internet siamo noi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/il-sesto-potere-internet-siamo-noi/116473/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/il-sesto-potere-internet-siamo-noi/116473/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Jun 2011 14:24:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Layla Pavone</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[digital divide]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[James Surowiecky]]></category> <category><![CDATA[Web 2.0]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116473</guid> <description><![CDATA[Ultimamente, quando mi soffermo a riflettere su questa nuova aria di “Risorgimento” che si respira nel nostro Paese da qualche mese a questa parte, mi torna in mente un libro, che risale ormai al 2004, dal titolo “The wisdom of crowds” scritto da James Surowiecky. Il libro sostiene una tesi che, a suo tempo, non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente, quando mi soffermo a riflettere su questa nuova aria di “Risorgimento” che si respira nel nostro Paese da qualche mese a questa parte, mi torna in mente un libro, che risale ormai al 2004, dal titolo “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Wisdom_of_Crowds" target="_blank">The wisdom of crowds</a></span>” scritto da <strong>James Surowiecky</strong>.</p><p>Il libro sostiene una tesi che, a suo tempo, non venne condivisa da tutti e cioè che le idee migliori arrivino non dai grandi geni ovvero da personalità eccezionalmente straordinarie per il loro pensiero o le loro azioni, bensì dalla “<strong>saggezza dei popoli</strong>”.</p><p>Attraverso vari casi esemplificativi relativi ad eventi e fenomeni, Surowiecky dimostra come siano quattro le condizioni fondamentali che possono portare un’idea, un progetto, un’iniziativa al pieno compimento ed al successo: l’indipendenza, la diversità delle opinioni, la decentralizzazione e il modo con cui si aggregano e si organizzano i risultati.</p><p>E’ evidente come, oggi più che mai, lo sviluppo delle nuove tecnologie, del cosiddetto<strong> Web 2.0</strong>, dei social network, renda molto più chiara e difficilmente confutabile la tesi dell’autore del libro. Internet è l’elemento chiave che dà forza alle idee e alle persone. Stiamo tutti contribuendo alla rinascita di una coscienza civica, alla ricerca di una “verità condivisa e collettiva”, totalmente in antitesi con i concetti filosofici dell’individualismo e del relativismo che sembravano ormai permeare totalmente la nostra società. Internet siamo Noi, il Sesto Potere.</p><p>Io credo sinceramente che tutti gli ambienti di relazione sociale e di condivisione delle informazioni online, rappresentino concretamente e confermino come i quattro elementi: indipendenza, diversità, decentralizzazione ed aggregazione,  siano alla base di questa <strong>presa di coscienza </strong>e di questa straordinaria volontà collettiva di cambiare lo “status quo” e di recuperare, attraverso l’impegno, la fiducia, la collaborazione, la partecipazione e la ricerca di nuove soluzioni, la speranza per un futuro migliore.</p><p>Di questo si sta discutendo anche a New York in questi giorni, in occasione del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://personaldemocracy.com/pdf-2011" target="_blank">Personal Democracy Forum</a></span>.</p><p>E’ grazie a Internet che è partita la  rivolta egiziana. Così anche negli altri Paesi del Nord Africa la Rete è stata un “collante” fenomenale per aggregare fisicamente giovani e meno giovani e renderli consapevoli della forza delle loro idee (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.zeitgeistminds.com/videos/transparency-highlights?term=revolution" target="_blank">qui trovate l’intervista esclusiva</a></span> fatta a Wael Ghonim, il ragazzo che ha “innescato” la miccia della rivoluzione egiziana attraverso Facebook).</p><p>Ora, pur essendo il nostro un Paese anziano dal punto di vista anagrafico, oltretutto  “TVcentrico”, mediaticamente parlando, e quindi passivo; pur scontando ancora il cosiddetto “<strong>digital divide</strong>” (sono online circa 25 milioni di utenti ma manca all’appello ancora una buona metà di italiani che ancora non utilizzano la Rete), Internet sta finalmente dimostrando come la possibilità di esprimere le proprie idee liberamente, da qualunque parte provengano, facendole convergere in luoghi di aggregazione, senza filtri e condizionamenti di sorta, possa <strong>contribuire a cambiare le sorti anche della nostra bella Italia</strong>.</p><p>Proprio nel periodo in cui festeggiamo i 150 anni di Unità Nazionale, cominciamo a riassaporare il valore dell’indipendenza, della libertà di espressione che, unite alla partecipazione e alla volontà di collaborazione, possono realmente e concretamente fare la differenza ed il bene della nostra Nazione. Lo abbiamo potuto toccare con mano durante le recenti elezioni amministrative per le quali Internet ha fatto la differenza e speriamo possa accadere anche per i prossimi referendum, e la farà sempre di più, anche pensando alla Rai che ieri ha deciso di eliminare una trasmissione come Annozero dal palinsesto, nonostante i grandi numeri in termini di audience e gli importanti ricavi pubblicitari che generava.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/il-sesto-potere-internet-siamo-noi/116473/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>56</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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