<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Luca Morino</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lmorino/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Tue, 21 May 2013 13:19:39 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il museo dei treni, laboratorio per il futuro delle ferrovie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/il-museo-dei-treni-laboratorio-per-il-futuro-delle-ferrovie/596843/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/il-museo-dei-treni-laboratorio-per-il-futuro-delle-ferrovie/596843/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 May 2013 08:10:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Luca Morino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Ferrovie]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[Tav]]></category> <category><![CDATA[Treni]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=596843</guid> <description><![CDATA[Ai confini dell’impero il tempo scorre più lentamente, gli oggetti non vengono “smaltiti” ma piuttosto “abbandonati” e, se qualche anima sensibile ci fa caso, si presenta la possibilità di non cedere al mondo usa-e-getta tanto caro alla nuova economia. Spesso si attribuisce al concetto di “patrimonio” di una comunità un valore strettamente connesso ad aspetti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ai confini dell’impero il tempo scorre più lentamente</strong>, gli oggetti non vengono “smaltiti” ma piuttosto “abbandonati” e, se qualche anima sensibile ci fa caso, si presenta la possibilità di non cedere al mondo usa-e-getta tanto caro alla nuova economia. Spesso si attribuisce al concetto di “patrimonio” di una comunità un valore strettamente connesso ad aspetti economici o comunque materiali e la memoria non rientra quasi mai entro questi parametri: eppure è proprio quella su cui poggia un altro concetto anche ambiguo e sfaccettato ma imprescindibile, cioè quello del “progresso”. Faccio queste mie elucubrazioni <strong>mentre mi aggiro tra le locomotive</strong> e le carrozze ospitate dal Museo Ferroviario di Lecce, in prossimità della stazione. Nel primo deposito si incontrano antiche motrici a carbone, vagoni massicci e pesanti come carri armati e macchinari per la gestione del traffico. Salgo sulla vettura blindata che era adibita al trasferimento dei detenuti: cabine lunghe e strette, W.C. angusti e minimali. L’atmosfera si è mantenuta cupa e pesante.</p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/rsz_museo_treni_2.jpg?adf349"><img class="alignleft size-full wp-image-596858" title="museo treni Lecce" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/rsz_museo_treni_2.jpg?adf349" alt="museo treni Lecce" width="620" height="620" /><noscript><img class="alignleft size-full wp-image-596858" title="museo treni Lecce" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/rsz_museo_treni_2.jpg?adf349" alt="museo treni Lecce" width="620" height="620" /></noscript></a>Nel settore all’aperto un altro vagone merci rosso, in ferro e legno, e alcuni mezzi per il trasporto degli operai rimandano a una gloriosa epopea ferroviaria in netto contrasto con l’attuale vergogna ferroviaria. Ricordo un altro emozionante <strong>cimitero dei treni a Uyuni</strong>, sull’irraggiungibile altopiano della Bolivia del sud: lì però i treni, antichissimi e arrugginiti, sono abbandonati a sé stessi e in parte sono affondati nella sabbia anzi, sembra quasi che escano dalla terra, come degli zombie pronti a rivendicare ancora una propria identità. Non sanno che a migliaia di chilometri di distanza una battaglia assurda sta assumendo dei toni e delle forme drammatici: mentre scrivo leggo del <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/05/16/notav-scontri-in-clarea-erano-atto-di-resistenza/232665/" target="_blank">nuovo assalto a Chiomonte a un cantiere della Torino-Lione</a>. Ritengo che la violenza sia fermamente e sempre da condannare, in questo caso a maggior ragione perché indebolisce le giuste e documentate motivazioni di chi si oppone al progetto dell’alta velocità in <strong>Val di Susa</strong>. Le posizioni sono sempre più rigide e purtroppo anche il governo si sente legittimato, probabilmente anche con ingenti spese, a porre sempre più l’accento sulle questioni della sicurezza e del principio di sovranità piuttosto che sulla bontà dell’operazione.</p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/rsz_1museo_treni_1.jpg?adf349"><img class="alignleft size-full wp-image-596862" title="museo treni lecce" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/rsz_1museo_treni_1.jpg?adf349" alt="museo treni lecce" width="620" height="620" /><noscript><img class="alignleft size-full wp-image-596862" title="museo treni lecce" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/rsz_1museo_treni_1.jpg?adf349" alt="museo treni lecce" width="620" height="620" /></noscript></a>Eppure non c’è un politico che si soffermi con altrettanta convinzione sulla necessità di aumentare <strong>l’efficienza della rete ferroviaria nazionale</strong>, sulla sicurezza di linee e mezzi, sulla mala gestione delle risorse, sulla valorizzazione di un patrimonio – i treni e le linee storiche, ad esempio, come la mitica Cuneo-Ventimiglia a serio rischio di chiusura – che, se ben gestito, potrebbe generare profitto e lavoro piuttosto che perdita e abbandono.</p><p>In questo senso il <strong>Museo di Lecce</strong> è un formidabile concentrato di storia ma anche un laboratorio di come potrebbe evolvere il futuro delle gloriose ferrovie italiane. Magari non ad altissima velocità, ma almeno procedendo in avanti e non in retromarcia, come sta succedendo ora.</p><p><em>(Foto di Luca Morino)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/il-museo-dei-treni-laboratorio-per-il-futuro-delle-ferrovie/596843/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Movida naufragata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/13/movida-naufragata/381456/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/13/movida-naufragata/381456/#comments</comments> <pubDate>Sat, 13 Oct 2012 10:04:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Luca Morino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Arte]]></category> <category><![CDATA[Creatività]]></category> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Generazioni]]></category> <category><![CDATA[Movida]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category> <category><![CDATA[Sperimentazione]]></category> <category><![CDATA[Torino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=381456</guid> <description><![CDATA[Una birra, due birre, un mojito, uno spritz&#8230; Mi aggiro tra le strade di uno dei quartieri più trendy di Torino (San Salvario) come un estraneo, uno che parla azteco in un paese della Valle Stura. 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Quando suonavo nel mio primo gruppo, i <strong>Loschi Dezi</strong>, scrissi un pezzo intitolato “La movida”: la parola, nata in Spagna qualche tempo prima, rappresentava ancora all’inizio degli anni ’90 una sorta di movimento di rottura, la voglia di invadere le strade con nuove energie, nuove idee: tutti avevano fame di novità e si creavano stili, nella musica come nella letteratura o nel cinema. <strong>Almodòvar</strong> nacque in quel brodo primordiale, anarchico e creativo, sorto sulle ceneri della dittatura franchista. Sembrava di partecipare a un rito collettivo, chi proponeva e chi fruiva erano una cosa sola, necessari gli uni agli altri, tutti proiettati verso un’idea di futuro che non era ben chiara ma si trovava <strong>un po&#8217; più in là del presente.</strong></p><p>Le strade erano già piene, allora come ora, ma le birre, i mojitos erano un trampolino di lancio verso qualcos’altro e, soprattutto, se qualcosa non era conosciuto veniva seguito con un’attenzione ancora maggiore di ciò che già si conosceva.</p><p>Curiosità e voglia di scoprire.</p><p><img class="alignleft size-medium wp-image-381460" title="Movida 2" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/10/Movida-2-300x300.jpg?adf349" alt="" width="300" height="300" /><noscript><img class="alignleft size-medium wp-image-381460" title="Movida 2" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/10/Movida-2-300x300.jpg?adf349" alt="" width="300" height="300" /></noscript></p><p>Non so, sono cambiate molte cose, anche<strong> Pete Townshend</strong> degli Who, quello che nel ’65 cantava “I hope I die before get old” ora è un ricco signore di 67 anni. Però non avverto più la stessa elettricità in queste strade piene di gente. Lo dico? Me ne intendo, ci sono dentro anch’io fino al collo: i telefonini sono sempre accesi e i cervelli sempre più spenti. Ecco. E al “sistema” fa comodo. Un gruppo suona in un locale, <em>Lo Sbarco.</em> Bravi, ma hanno davanti meno di 25 persone, mentre fuori ce ne saranno altre 100, impegnati in una gaudente <strong>social indifferenza.</strong></p><p>Non credo che sia soltanto perché gli anni che passano mi fanno vedere le cose in maniera diversa: vent’anni di berlusconismo esagerato, deriva della sinistra, Tv spazzatura e subdole ingiustizie sociali hanno inequivocabilmente cambiato il <strong>modo di stare insieme e di “stare in strada”</strong>. Continuo a frequentare i locali, birra, mojito, spritz, ma della parola <strong><em>movida</em>, movimento artistico cultural</strong>e<em>,</em> ora è rimasta più o meno la traduzione “gente che si trova per bere davanti ai locali” e non riesco neanche a godermi quel languore amaro ma in fondo gradevole che provoca la nostalgia. Purtroppo non la provo per niente.</p><p><em>(@ foto: Luca Morino)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/13/movida-naufragata/381456/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Agosto autostradale: da un secolo di scelleratezze</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/02/agosto-autostradale-da-secolo-di-scelleratezze/340305/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/02/agosto-autostradale-da-secolo-di-scelleratezze/340305/#comments</comments> <pubDate>Sun, 02 Sep 2012 09:19:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Luca Morino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=340305</guid> <description><![CDATA[Parto da un bagliore perché è l’immagine che si avvicina di più a questo agosto autostradale:un sole accecante, figlio di un secolo di scelleratezze umane e imprevedibili scherzi del clima, ha seccato le campagne e arso le nostre gole. Il verde è solo uno spruzzo, prevalgono il giallo e il marrone, e l’azzurro è contaminato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/09/Autostrada-62.jpg?adf349"><img class="alignleft size-medium wp-image-340311" title="Autostrada" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/09/Autostrada-62-300x298.jpg?adf349" alt="Autostrada" width="300" height="298" /><noscript><img class="alignleft size-medium wp-image-340311" title="Autostrada" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/09/Autostrada-62-300x298.jpg?adf349" alt="Autostrada" width="300" height="298" /></noscript></a>Parto da un <strong>bagliore</strong> perché è l’immagine che si avvicina di più a questo <strong>agosto autostradale:</strong>un sole accecante, figlio di un secolo di scelleratezze umane e imprevedibili scherzi del clima, ha seccato le campagne e arso le nostre gole.</p><p><strong>Il verde è solo uno spruzzo</strong>, prevalgono il giallo e il marrone, e l’azzurro è contaminato di turchese <em>hipstamatic</em>, artificiale come la puzza che produceva la <strong>raffineria di Falconara Marittima</strong> qualche anno fa. Percorro<strong> l’Adriatica</strong> in direzione nord quasi come una condanna, visto che è sabato. C’è aria di<strong> <em>controesodo</em></strong>, parola da telegiornale, e come altri milioni di italiani sto pensando, sigillato in auto a farmi massacrare dall’aria condizionata, “possibile che abbiano deciso tutti di partire proprio oggi?”. Dimentico completamente l’insegnamento di <strong>Umberto Tozzi</strong>, cioè che gli altri siamo noi. Riesco anche a stupirmi di come abbiano potuto scegliere questo periodo per realizzare i lavori nella zona della riviera romagnola, riducendo a due corsie una delle tratte più battute dell’estate. La logica in questi casi è inutile come la fretta.</p><p><div id="attachment_340260" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/09/Autostrada-7.jpg?adf349"><img class="size-medium wp-image-340260" title="Autostrada" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/09/Autostrada-7-300x165.jpg?adf349" alt="Autostrada" width="300" height="165" /><noscript><img class="size-medium wp-image-340260" title="Autostrada" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/09/Autostrada-7-300x165.jpg?adf349" alt="Autostrada" width="300" height="165" /></noscript></a><p class="wp-caption-text">Foto: Luca Morino</p></div><p>L’orizzonte, fino ad Ancona, varia di poco: <strong>i laghi di Lesina e Varano</strong> si intuiscono nell’aria ondulata e bollente che sale dall’asfalto, mentre sono ben visibili i campi abbandonati, le case diroccate, i tralicci che sanno ancora di boom economico e di <strong>scandali Eni</strong>. A quei tempi gli italiani con l’auto nuova non toglievano il nylon dai sedili, per non rovinarli. In autogrill la musica non cambia, fa caldo pure lì, le classifiche propongono i cd dei soliti Liga o Vasco o raccolte imperdibili con tutta la musica degli anni ’80.</p><p>Oltre la vetrina del bar lo sguardo cade su un panino veramente internazionale, la <strong><em>baguette tirolè</em></strong>, a base di philadelphia, rucola e speck. Tanto quando si ha fame va bene anche quello e quando si vuole tentare la fortuna ci sono tanti bei cartoncini colorati che si chiamano Mega miliardario, Prendi tutto, Una barca di soldi, Turista per sempre. “Desidera un biglietto della lotteria?” ripete il disco rotto del cassiere. Sopra di lui un pannello retroilluminato finalmente sciorina una perla di saggezza: propone il menù <strong>Fatti Furbo</strong>.</p><p>Nell’intenzione dei <strong>pubblicitari</strong> (ma quanto è obsoleto ’sto termine?) si sottintende che un trancio di pizza di cartone e un bicchiere di ghiaccio con un po’ di coca a soli 5,29 € siano un affare pazzesco. Siamo polli da batteria perché ci crediamo veramente o, al peggio, non ci pensiamo affatto.</p><p><div id="attachment_340259" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/09/Autostrada-8.jpg?adf349"><img class="size-medium wp-image-340259" title="Colonnina s.o.s. autostrada" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/09/Autostrada-8-300x230.jpg?adf349" alt="Colonnina s.o.s. autostrada" width="300" height="230" /><noscript><img class="size-medium wp-image-340259" title="Colonnina s.o.s. autostrada" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/09/Autostrada-8-300x230.jpg?adf349" alt="Colonnina s.o.s. autostrada" width="300" height="230" /></noscript></a><p class="wp-caption-text">Foto: Luca Morino</p></div><p>&nbsp;</p><p>Ripresa la strada, oltre una <strong>palina dell’s.o.s</strong>. appare finalmente un campo arato, con i solchi che si perdono lontano. Cazzo, sono giorni che Isoradio segnala 6 chilometri di coda nella zona di <strong>Fano</strong>, non aumenta, non diminuisce. È chiaro che copiano e incollano la notizia da un aggiornamento all’altro, tanto cosa cambia?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/02/agosto-autostradale-da-secolo-di-scelleratezze/340305/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Zeus, Atlante e la scoperta dell&#8217;America (alle Canarie)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/28/zeus-atlante-e-la-scoperta-dellamerica-alle-canarie/278150/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/28/zeus-atlante-e-la-scoperta-dellamerica-alle-canarie/278150/#comments</comments> <pubDate>Thu, 28 Jun 2012 14:16:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Luca Morino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Canarie]]></category> <category><![CDATA[Luca Morino]]></category> <category><![CDATA[Stereotipi]]></category> <category><![CDATA[Viaggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=278150</guid> <description><![CDATA[Sono le 5 di mattina e mi avvio, come un pellegrino del XXI secolo o un turista fai-da-te (a seconda delle derivazioni culturali) a prendere il traghetto che dall’isola di La Palma mi riporterà a Tenerife. L’arcipelago delle Canarie è una comunità autonoma della Spagna ma si trova in mezzo all’Atlantico sul 28° parallelo, a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/06/Canarias.gif?adf349"><img class="alignleft size-medium wp-image-278156" title="Canarias" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/06/Canarias-300x298.gif?adf349" alt="" width="300" height="298" /><noscript><img class="alignleft size-medium wp-image-278156" title="Canarias" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/06/Canarias-300x298.gif?adf349" alt="" width="300" height="298" /></noscript></a></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Sono le 5 di mattina e mi avvio, come un pellegrino del XXI secolo o un turista fai-da-te (a seconda delle derivazioni culturali) a prendere il traghetto che dall’isola di La Palma mi riporterà a Tenerife. L’arcipelago delle <strong>Canarie</strong> è una comunità autonoma della Spagna ma si trova in mezzo all’Atlantico sul 28° parallelo, a poco meno di 100 km dalle propaggini occidentali del Sahara. La comunicazione via mare tra le isole è abbastanza complessa e bisogna adattarsi ai bizzarri orari delle due compagnie di navigazione. Per questo ho preparato il mio zaino ieri sera e ora, appoggiandomi a un bastone recuperato nella foresta di Los Tiles, entro nella scia di altri viaggiatori accartocciati e silenti. Mi lascio alle spalle un’isola dal fascino irresistibile, fatta di coste scoscese, di foreste e panorami esaltanti, dove la presenza di antichi vulcani trasmette energia vera e tangibile. Al suo centro domina la <strong>Caldera del Taburiente</strong>, un immenso anfiteatro roccioso ricoperto di vegetazione che emana profumi unici, un misto di muschio ed erbe officinali dal carattere inconfondibile.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Lasciando l’Italia mi sono sentito dire frasi tipo: “alle Canarie ci vanno solo i pensionati tedeschi” oppure “troverai i fricchettoni seduti a gambe incrociate a guardare il tramonto”. Battute che in qualche maniera esprimono un immaginario superficiale, ma reale, che incasella un luogo comune molto prossimo riferito a un paese lontano e sconosciuto. Perché delle isolette stupende, che furono approdo delle caravelle di Colombo nell’agosto del 1492, prima della famosa “scoperta” dell’America, sono bollate come paese per anziani e storditi?</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Stagione di golf, soluzioni di lusso e prestigio, infinite spiagge sabbiose, charter invernali, esclusive residenze benessere-spa, parchi tematici per le famiglie, crociere: questa è la spiegazione. Si tratta dei <em>tag</em> associati alle isole, nient’altro che termini buoni per qualsiasi luogo che annoveri una striscia fotogenica di sabbia con palme e mare turchese.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Quando due ore più tardi attracco al porto di <strong>Los Cristianos,</strong> a Tenerife, capisco quanto la macchina del vacanzificio sia potente e ben oliata: la <em>playa</em> di Las Americas corrisponde esattamente a quei sogni (incubi?) di vacanza, a quell’immagine delle Canarie. Ma le mie sono solo opinioni discutibili, quello che patisco è <strong>l’arroganza della comunicazione a senso unico</strong>, come se non esistesse nient’altro all’infuori di quello. Poi mi trovo a camminare per le stradine di <strong>Puerto de la Cruz</strong>, città storica e balneare situata nella parte nord occidentale dell’isola. In questo inizio estate, tutti i giorni verso le 19, un artista dal nome<strong> Konstantinos Spyriadis</strong> si dipinge d’oro, barba inclusa, sale su un piedestallo sistemato in una viuzza del centro e sorregge per ore, immobile, un enorme globo, mettendo in scena la mitica punizione che Zeus inflisse ad Atlante: sostenere da solo il peso dell’intero Universo.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">È una performance che ripete da anni girando il mondo.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Lo guardo nel suo urlo silenzioso e incompreso e penso che rappresenti il perfetto anello di congiunzione tra i vulcani incazzati che ribollono in profondità, le interminabili file di ombrelloni sulle spiagge <em>full optional</em> e la scoperta dell’America. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/28/zeus-atlante-e-la-scoperta-dellamerica-alle-canarie/278150/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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