<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Leonardo Martinelli</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lmartinelli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Eurobond, effetto Hollande in vista del vertice Ue di giugno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/eurobond-effetto-hollande-vista-vertice-giugno/242613/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/eurobond-effetto-hollande-vista-vertice-giugno/242613/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 May 2012 13:33:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=242613</guid> <description><![CDATA[Per mesi la questione è rimasta sullo sfondo del dibattito ufficiale sulla crisi dell’euro. Ma con l’arrivo al potere di François Hollande la situazione è cambiata. Paladino convinto degli eurobond, il neopresidente francese ha imposto la possibilità di introdurre queste obbligazioni, comuni all’Eurozona, all’agenda politica della Ue. Al prossimo vertice dell’Unione europea, il 28 e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per mesi la questione è rimasta sullo sfondo del dibattito ufficiale sulla crisi dell’euro. Ma con l’arrivo al potere di <strong>François Hollande</strong> la situazione è cambiata. Paladino convinto degli eurobond, il neopresidente francese ha imposto la possibilità di introdurre queste obbligazioni, comuni all’Eurozona, all’agenda politica della Ue. Al prossimo vertice dell’Unione europea, il 28 e il 29 giugno, potrebbe già essere presa una decisione in merito. Nell’attesa tutti cominciano a prendere posizione.</p><p>   <strong>Parigi contro Berlino</strong> – Hollande vede negli eurobond, questa mututualizzazione del debito pubblico mediante obbligazioni uniche (con tassi d’interessi medi, calcolati ponderando il peso di ogni Stato membro della zona euro), come l’unico modo per sostenere i Paesi in difficoltà: quelli che, come l’Italia, sono penalizzati da costi eccessivi di finanziamento del proprio debito. Per la Francia è l’unico modo perché gli investitori internazionali ritornino ad avere fiducia negli Stati più a rischio. <strong>Angela Merkel</strong> non condivide questa prospettiva «solidale», anche perché la Germania, che beneficia sui propri Bund dei tassi più bassi della zona euro, sarebbe obbligata a pagare di più per finanzare il suo debito. E poi Berlino vede negli eurobond una porta lasciata aperta al lassismo di un’Europa del Sud non sufficientemente rigorosa. La battaglia è più tra l’Europa del Sud e quella del Nord che fra due parti politiche opposte (sinistra-destra).</p><p>   <strong>I favorevoli</strong> – <strong>Mario Monti</strong> fa parte di questo campo. Sugli eurobond ha dichiarato: «Credo vi sarà un’accelerazione,», precisando che la Merkel «dovrà tenere conto dell’opinione della maggior parte dei Paesi dell’eurozona». Perfino il Regno Unito, ora governato dai conservatori, pur non aderendo all’euro, è favorevole agli eurobond. Il premier <strong>David Cameron</strong>, invece, è contrario all’introduzione della Tobin Tax, sulle transazioni finanziarie, o ad altre imposte per finanziare la crescita a livello europeo. Anche il cancelliere austriaco <strong>Werner Faymann</strong>, che pure si ritrova alla guida di un Paese relativamente virtuoso, ha detto «di sostenere pienamente Hollande sugli eurobond», al pari di <strong>Belgio, Lussemburgo e Slovacchia</strong>. L’Irlanda, in piena ristrutturazione del debito sotto la tutela della Ue e del Fondo monetario internazionale, appoggia Parigi. «L’eurobond non è più un tabù», ha detto <strong>José Manuel Barroso</strong>, presidente della Commissione, da sempre a favore del nuovo strumento.</p><p><strong>   I contrari</strong> – Al fianco della Germania i più accaniti nell’avversare gli eurobond sono tre Paesi che fanno parte del ristretto club della tripla A, il massimo voto attribuito dalle agenzie di rating. Si tratta di <strong>Olanda, Finlandia</strong> («Ogni Paese è responsabile del proprio debito oggi e domani», ha dichiarato <strong>Jutta Urpilainen</strong>, ministro finlandese delle Finanze) e <strong>Svezia</strong> (quest’ultima non fa parte dell’eurozona). Gli svedesi sono addirittura contrari ai project-bond, una forma «light» di eurobond, destinati a finanziare nuovi progetti infrastrutturali, per ridare ossigeno alla crescita in Europa. Intanto pure la <strong>Bulgaria</strong>, che non fa parte della zona euro, si è detta scettica sugli eurobond. Quanto alla Banca centrale europea, il presidente <strong>Mario Draghi</strong> ha sottolineato che «non è possibile trasformare l’eurozona in un’unione di trasferimenti finanziari dove uno o due Paesi pagano e gli altri spendono. E il tutto finanziato dagli eurobond». Secondo <strong>Angel Gurria</strong>, segretario generale dell’Ocse, «la mutualizzazione del rischio già esiste, nel Fondo salva-Stati. E nel Meccanismo europeo di stabilità (Mes), in fase di predisposizione». Sono già strumenti disponibili per il salvataggio dei Paesi periferici in difficoltà.</p><p>   <strong>Gli indecisi</strong> – La Spagna ha già inserito nella sua Costituzione l’obbligo al pareggio di bilancio. Ma incontrando Hollande all’Eliseo, il premier conservatore <strong>Mariano Rajoy</strong> ha detto che «non è più sufficiente controllare il deficit pubblico. Occorrono politiche che stimolino la crescita». <strong>Pedro Passos Coelho</strong>, Primo ministro del Portogallo, altro Paese sull’orlo del baratro, ritiene gli eurobond «un’idea interessante», ma ha aggiunto che, «se dobbiamo aspettare questi investimenti, l’Europa crollera prima». La <strong>Polonia</strong> non fa ancora parte della zona euro, ma si prepara a entrarci. Il premier <strong>Donald Tusk</strong> ha già detto di voler incontrare Hollande, per discutere anche di eurobond. Forte dei suoi 38 milioni di abitanti e di un’economia che resiste bene alla crisi, la Polonia potrebbe rappresentare un sostegno non marginale alle posizioni del Presidente francese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/eurobond-effetto-hollande-vista-vertice-giugno/242613/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vertice Ue: &#8220;La Grecia resti nell&#8217;euro&#8221;. Ma i 27 &#8216;si preparano&#8217; all&#8217;uscita di Atene</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/vertice-grecia-resti-nelleuro-preparano-alluscita-atene/239970/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/vertice-grecia-resti-nelleuro-preparano-alluscita-atene/239970/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 May 2012 06:27:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[elezioni Grecia]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Eurobond]]></category> <category><![CDATA[eurovertice]]></category> <category><![CDATA[Eurozona]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Unità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=239970</guid> <description><![CDATA[E&#8217; andata come doveva andare: la matricola François Hollande ieri sera, al vertice europeo informale, convocato d&#8217;urgenza a Bruxelles, ha messo sul tavolo con determinazione la sua proposta di eurobond, nuove obbligazioni che associno in una sola barca tutti i Paesi, virtuosi o meno, dell&#8217;Eurozona. Angela Merkel, da parte sua, ha espresso la propria opposizione:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; andata come doveva andare: la matricola <strong>François Hollande</strong> ieri sera, al <strong>vertice europeo</strong> informale, convocato d&#8217;urgenza a Bruxelles, ha messo sul tavolo con determinazione la sua proposta di <strong>eurobond</strong>, nuove obbligazioni che associno in una sola barca tutti i Paesi, virtuosi o meno, dell&#8217;Eurozona. <strong>Angela Merkel</strong>, da parte sua, ha espresso la propria opposizione: come previsto. Il dibattito è solo iniziato e sarà ostico, davvero. La vera novità del summit, invece, è che i 27, al di là delle rassicurazioni di prassi, cominciano a evocare l&#8217;<strong>uscita dall&#8217;euro della Grecia</strong>. Diversi segnali ormai indicano che l&#8217;impossibile può diventare possibile. Non c&#8217;è niente da fare.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1653837562001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1653837562001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Da una parte, appunto, la formale determinazione a mantenere Atene nel club. &#8220;Vogliamo che la Grecia resti nella zona euro e rispetti i suoi impegni&#8221;, ha dichiarato nella notte <strong>Herman Van Rompuy</strong>, presidente dell&#8217;Unione europea, leggendo un testo comune per tutti i 27. Ma nella comunicazione ufficiale del vertice, si legge anche questo passaggio, a dire il vero un po&#8217; ambiguo: &#8220;l&#8217;impegno a salvaguadare la stabilità finanziaria dell&#8217;Eurozona e la sua integrità&#8221;. Il riferimento alla &#8220;stabilità finanziaria&#8221; dà il senso di una preoccupazione volta a evitare il contagio.</p><p>Anche le dichiarazioni di Hollande a fine vertice hanno fatto trapelare che l&#8217;atteggiamento dell&#8217;<strong>Europa</strong> sta cambiando, sebbene in maniera cauta e diplomatica. Il neopresidente francese ha parlato di &#8220;fiducia agli elettori greci&#8221;, che il 17 giugno devono ritornare alle urne, dopo che lo scrutinio del 6 maggio non è riuscito a dotare il Paese di un Governo stabile. I 27 hanno proposto che i fondi strutturali europei siano utilizzati per sostenere l&#8217;economia ellenica. &#8220;Il più rapidamente possibile&#8221;, ha precisato <strong>Hollande</strong>. Ma il leader socialista, sollecitato dai giornalisti sulle voci riguardo all&#8217;elaborazione di piani, anche da parte della Francia, per prepararsi all&#8217;uscita della <strong>Grecia</strong> dall&#8217;euro, ha detto: &#8220;Non dico che non si lavori in questo senso, apparentemente ci sono informazioni secondo le quali alcune simulazioni potrebbero esistere. Ma se mi metto pubblicamente a parlare dell&#8217;ipotesi di un&#8217;uscita della Grecia – ha continuato &#8211; questo significherebbe che avremmo già inviato un segnale ad <strong>Atene</strong>. E ai mercati&#8221;.</p><p>D&#8217;altra parte un diplomatico europeo, rimasto anonimo e citato da alcune agenzie di stampa, ha assicurato che l&#8217;eventualità è stata evocata a un incontro, lunedì scorso, dell&#8217;<strong>Euro Working Group</strong>, che riunisce gli alti funzionari degli Stati membri della zona euro. &#8220;Abbiamo detto: ognuno di voi ci rifletta e più tardi metteremo in piedi un coordinamento di quello che ognuno deve fare a livello europeo&#8221;, ha sottolineato.</p><p>Intanto, al di là dell&#8217;emergenza ellenica, ieri sera è iniziato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/bruxelles-consiglio-europeo-apre-scontro-merkel-hollande-sugli-eurobond/239785/">il dibattito sugli eurobond, uno strumento che potrebbe sostenere i Paesi più zoppicanti dell&#8217;Eurozona</a> per finanziare il loro debito. Un vertice (che si è ridotto alla fine a una lunga cena fra i premier e i Capi di Stato dei 27) non poteva essere sufficiente, ovviamente, a trovare un accordo. La <strong>Merkel</strong>, in effetti, resta determinata a impedire la creazione di questi strumenti finanziari comuni, &#8220;perché – ha detto – non sono un contributo alla crescita&#8221;. Hollande, comunque, è riuscito a inserire la questione nel &#8220;menu&#8221; del prossimo vertice del 28 e del 29 giugno. In questa battaglia lo appoggiano la <strong>Commissione</strong> europea e soprattutto <strong>Mario Monti</strong>. Anche l&#8217;Ocse e <strong>Christine Lagarde</strong>, direttore generale del Fondo monetario internazionale, hanno suggerito martedì che gli eurobond possono aiutare a risolvere la crisi dell&#8217;euro. Al fianco della Germania, invece, in appoggio al suo niet, la Finlandia, i Paesi Bassi e la Svezia. Tutti Stati virtuosi, che non vogliono coindividere obbligazioni sul debito (con conseguente aumento, per loro, dei tassi d&#8217;interesse pagati sui propri bond) con i Paesi del <strong>Sud Europa</strong>, che sborsano rendimenti sempre più elevati sui titoli di Stato. Come la Grecia, la Spagna, il Portogallo. E anche l&#8217;<strong>Italia</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/vertice-grecia-resti-nelleuro-preparano-alluscita-atene/239970/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>François va alla &#8220;guerra&#8221; contro Angela: Hollande e i 5 punti per la crescita dell&#8217;Ue</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/francois-alla-guerra-punti-hollande-contro-rigore-della-germania/238870/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/francois-alla-guerra-punti-hollande-contro-rigore-della-germania/238870/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 May 2012 08:20:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[banca europea per gli investimenti]]></category> <category><![CDATA[Bruxelles]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[Eurobond]]></category> <category><![CDATA[fiscal compact]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[project bond]]></category> <category><![CDATA[rigore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=238870</guid> <description><![CDATA[Ci siamo. Dopo aver impostato la sua campagna elettorale su una futura crociata da combattere a livello europeo, per associare misure per la crescita accanto al rigore di bilancio del fiscal compact, oggi scatta per François Hollande il giorno della verità. Al vertice informale di Bruxelles il neopresidente francese dovrà fare chiarezza su quello che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo. Dopo aver impostato la sua campagna elettorale su una futura crociata da combattere a livello europeo, per associare misure per la <strong>crescita</strong> accanto al <strong>rigore</strong> di bilancio del<strong> fiscal compact</strong>, oggi scatta per <strong>François Hollande</strong> il giorno della verità. Al vertice informale di <strong>Bruxelles</strong> il neopresidente francese dovrà fare chiarezza su quello che vuole. E che vuole imporre a una <strong>Germania</strong> potente, ma sempre più isolata.</p><p>Vediamo in dettaglio i progetti del leader socialista:</p><p>1) <strong>Eurobond</strong>, il <strong>debito solidale</strong>. E’ il grande pomo della discordia: l’obiettivo principe di Hollande (ma anche della Commissione europea e di altri partner, apparentemente anche l’Italia di<strong> Mario Monti</strong>), che invece i tedeschi hanno finora rifiutato con fermezza. Il presidente francese oggi ritornerà all’attacco sulla questione ma è davvero poco probabile che la spunti contro la cancelliera <strong>Angela Merkel</strong>. Gli eurobond darebbero vita a obbligazioni comuni a tutti i Paesi dell’eurozona, in modo da condividere in maniera collettiva il fardello del debito pubblico. A questi strumenti finanziari si applicherebbero tassi d’interesse frutto della media di quelli dei bond emessi dai singoli Stati, ponderando il peso di ognuno sul debito globale. Insomma, gli eurobond si tradurrebbero in tassi inferiori per casi come quelli della Spagna e dell’Italia, che con i loro titoli di Stato a dieci anni viaggiano rispettivamente sul 6 e il 5,5%. E in tassi maggiori per i Paesi virtuosi, la Germania (1,4%) in primis. Proprio Berlino ha opposto finora un secco e stizzoso <em>nein</em>.</p><p>2) <strong>Project bond</strong>, la versione light. Rappresentano una variante degli eurobond più «accettabile» da parte di Berlino. In sostanza prevedono che grandi progetti infrastrutturali, lanciati dai privati, vengano salvaguardati da una garanzia dell’Unione europea. Proprio ieri il Consiglio europeo e l’Europarlamento hanno dato il via libera ai primi project bond europei: è un progetto pilota di 230 milioni di garanzie che dovrebbero permettere l’emissione di obbligazioni di questo tipo per un massimo di 4,6 miliardi. Berlino ufficialmente si oppone ai project bond come agli eurobond. Ma in realtà i tedeschi potrebbero resistere sui secondi e, alla fine, cedere sui primi, per arrivare a un compromesso con la Francia e con gli altri partner europei. Favorevole anche Mario Monti che ha già proposto di esonerare dai vincoli di bilancio gli investimenti pubblici.</p><p>3) <strong>Bei da ricapitalizzare</strong>. Rafforzare il capitale della <strong>Banca europea per gli investimenti</strong> è un’altra strada che Hollande vuole percorrere per rilanciare la crescita. E su questa le possibilità di arrivare a un accordo con Berlino sono maggiori. La Bei sostiene già progetti infrastrutturali e di innovazione in tutta la Ue. L’obiettivo del Presidente francese è acrescere la dotazione della banca di 10 miliardi cosi’ da arrivare a un totale di 60, da utilizzare per l’emissione di bond da qui a tre anni. La somma farebbe da leva per realizzare progetti di un valore complessivo compreso tra i 180 e i 200 miliardi. Germania e Francia sono i principali azionisti della Bei e dovrebbero sborsare ognuno 1,2 miliardi. Berlino sarebbe d’accordo.</p><p>4) <strong>Riorganizzare i fondi strutturali</strong>. Questi finanziamenti europei devono essere ripensati, secondo l’entourage di Hollande. Una delle ragioni è che gli Stati con maggiori difficoltà non riescono ad assicurare il confinanziamento (in media il 40% del costo totale del progetto) necessario a sbloccare i fondi concessi da Bruxelles. E così si accresce la somma inutilizzata, che ammonterebbe già a 80 miliardi da qui al 2014, secondo le stime della Commissione europea. Hollande vuole sfruttare questi fondi, favorirne l’utilizzo e destinarli a nuovi impieghi (in particolare le piccole e medie imprese e la formazione dei giovani). Parigi avrebbe già ottenuto un sostanziale appoggio tedesco a tale proposta.</p><p>5) <strong>La tassa sulle transazioni finanziarie</strong>. Per Hollande sarebbe uno dei modi per finanziare gli interventi a favore della crescita. Intende tassare anche i derivati e vuole che questo tipo di imposte si applichino a tutta l’Unione europea. Ritiene che un’aliquota dello 0,05% potrebbe già rappresentare una prima (e ragionevole) base di discussione con i partner europei. La Commissione, in realtà, ha già proposto una direttiva che imporrebbe l’1% sugli strumenti finanziari più tradizionali e lo 0,01% sui derivati. Stavolta sulla questione è il Regno Unito a opporre più resistenza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/francois-alla-guerra-punti-hollande-contro-rigore-della-germania/238870/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Air France in crisi: da tagliare 5000 posti di lavoro entro il 2015&#8243;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/france-crisi-tagliare-5000-posti-lavoro-entro-2015/237733/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/france-crisi-tagliare-5000-posti-lavoro-entro-2015/237733/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 10:55:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Air France]]></category> <category><![CDATA[Air France-Klm]]></category> <category><![CDATA[fiscal compact]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[posti di lavoro]]></category> <category><![CDATA[Spinetta]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=237733</guid> <description><![CDATA[Al di là del fiscal compact. Delle nuove, previste misure europee sulla crescita. Di Angela Merkel e dei problemi del tandem franco-tedesco nell&#8217;era del dopo Sarkozy, François Hollande deve affrontare alcune sfide economiche sul fronte interno. Una delle peggiori patate bollenti che si ritrova fra le mani il neopresidente francese è rappresentata da Air France,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Al di là del<strong> fiscal compact</strong>. Delle nuove, previste misure europee sulla crescita. Di <strong>Angela Merkel</strong> e dei problemi del tandem franco-tedesco nell&#8217;era del dopo Sarkozy, <strong>François Hollande</strong> deve affrontare alcune sfide economiche sul fronte interno. Una delle peggiori patate bollenti che si ritrova fra le mani il neopresidente francese è rappresentata da <strong>Air France</strong>, la compagnia di bandiera (che assieme a <strong>Klm</strong> si colloca al secondo posto a livello europeo), in crisi nera negli ultimi tempi. Proprio in questi giorni sono in corso serrate trattative fra i vertici dell&#8217;azienda (per il 15,7% sotto il controllo dello Stato francese) e i sindacati: in ballo, un piano di ristrutturazione con relativi tagli di posti di lavoro. Che ammonterebbero a 5000 unità da qui al 2015.</p><p>L&#8217;indiscrezione è del sito del quotidiano <em>Le Figaro</em>, in genere bene informato sui maggiori gruppi del Paese. Va detto che da Air France è arrivata subito la smentita, anche se un portavoce dell&#8217;azienda ha ammesso: “La situazione economica della nostra compagnia è preoccupante, soprattutto per una <strong>competitività</strong> significativamente insufficiente. Ma, per il momento, riguardo alla riduzione del numero dei dipendenti, sono solo in corso negoziati con i sindacati”. E&#8217;, comunque, risaputo che Air France punta a un aumento dell&#8217;orario di lavoro da una parte e a una cura dimagrante del personale dall&#8217;altra. Questi provvedimenti, se varati davvero, rientrerebbero nel piano strategico <strong>Transform 2015</strong>, lanciato in gennaio e che deve essere ultimato nei dettagli.</p><p>L&#8217;obiettivo è rilanciare il gruppo (che nel primo trimestre ha visto i conti ritornare in profondo rosso). Direzione e rappresentanti dei lavoratori hanno già raggiunto in marzo un&#8217;intesa sul fatto che i costi fissi (senza considerare le fluttuazioni del prezzo dei carburanti) devono ridursi del 20% nel giro di tre anni. Fondamentale, in questo senso, è alleggerire i <strong>costi relativi al personale</strong>, che per Air France sono molto più elevati rispetto a Lufthansa e Iag (British Airways-Iberia), i principali concorrenti. E sembra che da parte dei sindacati esista una certa disponibilità ad adattarsi alle esigenze della direzione. Per salvare il salvabile: “Esiste ormai piena coscienza della situazione dell&#8217;azienda – aveva sottolineato a metà aprile <strong>Jean-Cyril Spinetta</strong>, presidente di <strong>Air France-Klm</strong> -. Hanno capito tutti che è necessario agire”.</p><p>Le trattative sono seguite da <strong>Alexandre de Juniac</strong>, amministratore delegato di Air France. Secondo Le Figaro già giovedì potrebbe annunciare l&#8217;obiettivo fissato dall&#8217;azienda, 5000 posti di lavoro in meno all&#8217;orizzonte del 2015. Entro la fine di giugno de Juniac dovrebbe strappare in merito il via libera dei sindacati e procedere ai nuovi contratti collettivi. E&#8217; ovvio che il cambio della guardia all&#8217;Eliseo può avere un&#8217;influenza sul negoziato, almeno sull&#8217;ampiezza dei tagli, che, comunque, appaiono inevitabili a tutti. Secondo quanto riferito da Le Figaro, la soppressione dei posti verrebbe realizzata in parte non sostituendo dipendenti che andranno in pensione. Si tratta in media di 800 lavoratori all&#8217;anno, prendendo in considerazione gli ultimi dati. In tre anni, quindi, si arriverebbe a quota 2.400 posti. Per il resto, invece, sarebbero attivate procedure volontarie, con contributi per incoraggiare i dipendenti a lasciare l&#8217;azienda. Per la prima volta tale possibilità sarebbe offerta anche ai piloti. Da sottolineare: negli ultimi tre anni già sono stati fatti fuori 4000 posti di lavoro in Air France, ma stavolta lo sforzo da compiere sarebbe ancora maggiore.</p><p>Dal 2009 Air France-Klm controlla il 25% del capitale di<strong> Alitalia</strong>. Fino all&#8217;anno scorso veniva dato come inevitabile il fatto che, a partire dal 2013, il gruppo franco-olandese sarebbe salito oltre la soglia del 50%, acquisendo quote agli azionisti &#8220;patrioti&#8221; utilizzati tre anni fa da<strong> Silvio Berlusconi </strong>per “salvare” la nostra compagnia di bandiera proprio dalle grinfie di Parigi. Ora, però, con l&#8217;emergenza attuale, prendere il controllo di Alitalia non è più una priorità per Air France. Ce ne sono decisamente altre.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/france-crisi-tagliare-5000-posti-lavoro-entro-2015/237733/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E se ora la sinistra italiana facesse come quella francese?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/sinistra-italiana-facesse-come-quella-francese/237627/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/sinistra-italiana-facesse-come-quella-francese/237627/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 07:27:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[aubry]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=237627</guid> <description><![CDATA[Le ultime amministrative italiane, da certi punti di vista, ricordano le cantonali francesi del marzo 2011. Si’, poco più di un anno prima del trionfo di François Hollande, si tennero (nella metà del Paese) quelle elezioni locali (servono a eleggere i consiglieri provinciali). Che rappresentarono la prima sonora sconfitta della destra di Nicolas Sarkozy e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le ultime amministrative italiane, da certi punti di vista, ricordano le <strong>cantonali francesi</strong> del marzo 2011. Si’, poco più di un anno prima del trionfo di François Hollande, si tennero (nella metà del Paese) quelle elezioni locali (servono a eleggere i consiglieri provinciali). Che rappresentarono la prima sonora sconfitta della destra di Nicolas Sarkozy e una prima decisa vittoria per la sinistra e i socialisti in particolare, ancora fortemente divisi al loro interno, quasi sorpresi-imbarazzati da quel successo (che andava poi gestito), dopo anni e anni di opposizione. Il raffronto con la Francia di allora puo’ essere utile. Da qui a un anno anche in Italia si dovrà andare al voto.</p><p>Ritorniamo a quelle «famose» cantonali. Sia al primo che al secondo turno votò <strong>appena il 45% degli aventi diritto</strong>: molti gli astensionisti, come alle ultime amministrative italiane. E la prima sorpresa di quella consultazione fu il successo del Front National (15%), che raccolse intorno a sé un voto anti-sistema, di protesta. Da un certo punto di vista paragonabile all’exploit dei grillini… Per la destra fu la peggiore performance, a elezioni cantonali, della Quinta Repubblica. I francesi erano già stufi di Sarkozy. Votarono la sinistra spesso con scarsa convinzione. Ma pur di bocciare il <strong>«nano» di turno</strong>.</p><p>Cosa successe dopo? I socialisti, la maggiore forza di opposizione, erano già allora capitanati (come oggi) da <strong>Martine Aubry</strong>, l’anima della sinistra del partito: persona seria, per carità, ma il volto della nomenclatura… Difficile per lei vincere le presidenziali previste nella primavera 2012, anche contro un Sarkozy in profonda crisi. Tanto più che la Aubry era stata eletta segretario del Ps nel novembre 2008, mediante una consultazione interna, su cui pesa ancora oggi il sospetto di brogli diffusi. In tanti ritengono che si fece vincere la candidata del partito contro la sua avversaria, Ségolène Royal, più indipendente, una «scheggia impazzita». Tutto questo pesava ancora, con la sua cappa di sospetti, sul Ps, dopo le vittoriose cantonali del marzo 2011.</p><p>Si cominciò, in ogni caso, a pensare al candidato delle presidenziali. <strong>Doveva riunire la sinistra</strong>. E riuscire a convincere anche i moderati a votare a sinistra in un Paese, la Francia, con un’endemica maggioranza conservatrice. Dominique Strauss-Kahn, ecco l’uomo giusto . Peccato che una domenica di maggio, al Sofitel di New York, avvenne quello che avvenne. Che fare? Arrivarono le primarie socialiste, con un’iniziale confusione: troppi candidati, anche la Aubry, perfino la solita Royal. Hollande partì in sordina, non era il candidato ufficiale del partito. Ma nell’ottobre dell’anno scorso (neanche sette mesi fa), riuscì a imporsi. I socialisti a quel punto decisero di mettersi tutti dietro (compatti) al loro uomo. Perfino la Aubry, che Hollande non l’ha mai sopportato. Quella fu la prima mossa vincente: basta con le manfrine, i battibecchi, le lotte di potere. Almeno agli occhi degli elettori.</p><p>Poi, anche il candidato ci ha messo del suo. Hollande, un moderato da sempre, ha avuto l’accortezza, in una fase di tensioni sociali e di nuovi consensi per <strong>l’estrema sinistra</strong>, di occhieggiare furbescamente in quella direzione (anche con promesse elettorali chiaramente irrealizzabili). Sapeva che senza i comunisti e il Front de gauche di Jean-Luc Mélenchon non avrebbe mai vinto al secondo turno. Non ha, invece, corteggiato apertamente i centristi, intuendo che la loro rabbia contro Sarkozy, per le promesse non mantenute dal Presidente, li avrebbe spinti naturalmente fra le sue braccia. I centristi, d’altra parte, sapevano che votando Hollande non avrebbero scelto un bolscevico…</p><p>Il giochino è riuscito. In pochi mesi i socialisti, da forza politica all’apparenza in crisi cronica, allo sbando, divisi e senza un leader carismatico, hanno vinto. E si sono ritrovati,<strong> quasi senza rendersene conto</strong>, al potere. E’ accaduto tutto molto in fretta. Chissà cosa succederà alla sinistra italiana da qui a un anno…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/sinistra-italiana-facesse-come-quella-francese/237627/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francia, i ministri di Hollande. Esclusa Aubry, segretaria dei socialisti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/francia-ministri-governo-hollande-esclusa-aubry-segretarisa-socialisti/232050/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/francia-ministri-governo-hollande-esclusa-aubry-segretarisa-socialisti/232050/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 20:09:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[ayrault]]></category> <category><![CDATA[fabius]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[parigi]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=232050</guid> <description><![CDATA[Forse, per illustrare il nuovo governo francese, nominato stasera e presieduto dal premier Jean-Marc Ayrault, bisognerebbe iniziare indicando chi non ne fa parte. Un nome, soprattutto: Martine Aubry, segretario generale del Partito socialista, una delle sue anime più a sinistra, che mai è stata amica di François Hollande. E che, sperando di diventare premier, per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Forse, per illustrare il nuovo governo francese, nominato stasera e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/francia-nantes-alla-politica-nazionale-jean-marc-ayrault-nuovo-primo-ministro/230501/">presieduto dal premier <strong>Jean-Marc Ayrault</strong></a>, bisognerebbe iniziare indicando chi non ne fa parte. Un nome, soprattutto: <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/martine-aubry/">Martine Aubry</a></strong>, segretario generale del Partito socialista, una delle sue anime più a sinistra, che mai è stata amica di <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/hollande-insedia-alleliseo-europa-serve-patto-crescita/229999/">François Hollande</a></strong>. E che, sperando di diventare premier, per la delusione ha rifiutato di partecipare al nuovo esecutivo: o primo ministro o niente. Non sarà facile per il neopresidente ritrovarsi un personaggio di tale calibro (e influenza) fuori dai giochi. Venendo, invece, al governo tale e quale, è composto di 32 ministri e sottosegretari, 16 dei quali donne (non proprio nei posti più influenti, a dire il vero).</p><p>E’ un esecutivo relativamente giovane, che ingloba le diverse anime del Ps. Ma in realtà sono pochi i rappresentanti esterni alla formazione politica: Sarkozy nel 2007 aveva osato di più, con diversi elementi critici nei confronti dell’Europa. Ecco qualche rappresentante particolarmente significativo:</p><p>- <strong>Laurent Fabius</strong>, ministro degli Esteri, 65 anni. E&#8217; uno dei rari rappresentanti della vecchia guardia e già ministro, allora giovanissimo, nel 1981 per <strong>François Mitterrand</strong>. Nel 2005 si pronunciò per il no al referendum sulla nuova Costituzone europea. La sua scelta, da parte di Hollande, è abbastanza sorprendente, anche perché, si sa, non si sono mai amati un granché.</p><p>- <strong>Manuel Valls</strong>, ministro degli Interni, 49 anni. E’ il sindaco di Evry, comune della periferia parigina, con vari problemi economico-sociali e di sicurezza. Questa sua esperienza potrà servirgli. Proprio sulla sicurezza Valls è noto per le sue idee controcorrenti e severe  rispetto al resto della sinistra. Viene criticato perché giudicato eccessivamente &#8220;a destra&#8221;. Ma la sua nomina è rassicurante per le forze dell’ordine e per un certo elettorato moderato.</p><p>- <strong>Arnaud Montebourg</strong>, ministro del Risanamento produttivo, 49 anni. Ambizioso, avvocato di professione, è stata la sorpresa delle primarie socialiste dell’anno scorso (17% dei consensi). La sua parola d’ordine è &#8220;démondialisation&#8221;, una forma di protezionismo al quale ambisce. Sostanzialmente anti-europeista, è una delle anime più a sinistra del Ps, in costante lotta con la nomenclatura tradizionale del partito.</p><p>- <strong>Pierre Moscovici</strong>, ministro dell’Economia, delle Finanze e del Commercio estero, 55 anni. E’ una bella ricompensa per colui che è stato alla guida della campagna di Hollande. Assomiglia al neopresidente nel senso che è il classico prodotto delle grandes écoles della repubblica, l’Ena (Ecole nationale d’administration) compresa. Grande intellettuale e assai capace nei dibattiti televisivi è abbastanza inclassificabile all’interno del Partito socialista. Si richiama alla socialdemocrazia europea.</p><p>- <strong>Cécile Duflot</strong>, ministro dell’Eguaglianza dei territori e della Casa, 37 anni. E’ il segretario generale dei Verdi. Urbanista di formazione, è una fanatica di Twitter. Non rinuncia alle critiche ed è capace di atti sorprendenti: nel 2005 si buttò nella Senna, per denunciarne l’inquinamento. E per ricordare a Jacques Chirac, che era stato sindaco della città, la sua promessa mancata di rendere pulita la Senna e di fare un giorno altrettanto: nuotare nelle acque (non proprio pure) del fiume, in mezzo alla capitale.</p><p>- <strong>Christiane Taubira</strong>, ministro della Giustizia, 60 anni. E’ una delle sorprese del nuovo Esecutivo. Originaria della Guyana, la Taubira, anche se fa parte da tempo del gruppo socialista all’Assemblea nazionale, si rivendica ancora oggi come esponente di un movimento indipendentista del territorio d’Oltremare. E’, in ogni caso, un personaggio particolare, autonomo, non difficile da gestire, vicina a Montebourg. Come lui, nel 2005, si pronuncio’ per il «no» alla Costituzione europea.</p><p>- <strong>Michel Sapin</strong>, 53 anni, ministro del Lavoro. E’ l’amico di sempre di Hollande, insieme già durante l’Ena. E da allora sono legati da un sentimento di profonda stima. Sapin è un personaggio caratterizzato da un certo pudore, che non ama gli scontri. Un mediatore.</p><p>- <strong>Aurélie Filippetti</strong>, ministro della Cultura e della Comunicazione, 38 anni. Proviene da una famiglia di operai comunisti, di origini italiane, dell’Est francese. Già verde, ha poi aderito al partito socialista. E’ laureata all’Ecole normale supérieure, in lettere classiche. E’ anche una scrittrice di successo. Ma sempre con un forte seguito nell’elettorato più popolare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/francia-ministri-governo-hollande-esclusa-aubry-segretarisa-socialisti/232050/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rigore, Merkel: &#8220;Simili alla Francia&#8221;. La Grecia? &#8220;Deve rimanere nell&#8217;euro&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/rigore-merkel-vicini-alla-francia-quanto-pensi-grecia-rimanga-nelleuro/230961/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/rigore-merkel-vicini-alla-francia-quanto-pensi-grecia-rimanga-nelleuro/230961/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 19:35:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[conferenza stampa]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[fiscal compact]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[rigore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=230961</guid> <description><![CDATA[«Intesa cordiale», «la preoccupazione del consenso». E’ con espressioni di questo tipo che i media francesi descrivono il primo incontro tra François Hollande e Angela Merkel a Berlino. Insomma, in un contesto come quello attuale, fra crisi greca all’apparenza senza impasse e un’eurozona fortemente a rischio, i due protagonisti del tandem franco-tedesco ce la devono mettere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«Intesa cordiale», «la preoccupazione del consenso». E’ con espressioni di questo tipo che i media francesi descrivono il primo incontro tra <strong>François Hollande </strong>e<strong> Angela Merkel </strong>a Berlino. Insomma, in un contesto come quello attuale, fra crisi greca all’apparenza senza impasse e un’eurozona fortemente a rischio, i due protagonisti del tandem franco-tedesco ce la devono mettere davvero tutta per lavorare all’unisono.</p><p>Questo, però, non ha impedito ai due di sottolineare le differenze. Soprattutto da parte di François Hollande. Che ha promesso «di mettere tutto sul tavolo al Consiglio europeo del 23 maggio, compresa la questione degli eurobond». Sì, le obbligazioni per condividere il debito pubblico a livello dell’intera eurozona. Che la cancelliera vede con una buona dose di diffidenza. Ma sui quali potrebbe cedere qualcosa. Per quel «dovere di lavorare insieme», come la Merkel l’ha definito, durante la conferenza stampa a fine serata.</p><p>La trasferta di Hollande a Berlino non era iniziata sotto i migliori auspici. Colpito da un fulmine, l’aereo del neopresidente francese è dovuto rientrare precipitosamente su Parigi. Per poi ripartire alla volta della capitale tedesca. «Un felice presagio», ha liquidato <strong>Frau Merkel</strong>. Quanto allo stile, fra i due non sono scoccati i baci ostentati del duo Merkozy. Hollande non è <strong>Sarkozy</strong>. Non è uno che tocca e che bacia facilmente. E forse la cancelliera, da questo punto di vista, si è trovata più a suo agio.</p><p>«Vogliamo che <strong>la Grecia</strong> resti nell’eurozona», ha detto la Merkel. E Hollande l’ha subita incalzata, annuendo. E i due si sono trovati d’accordo nella volontà di varare «misure di crescita», che possano aiutare il Paese, in preda a un caos politico, non solo economico. Per il resto la cancelliera ha sottolineato che «i media evocano tra di noi differenze più grandi di quelle che esitano realmente». Ma Hollande, riguardo alla crescita e al suo obiettivo di rivedere e integrare il<strong> fiscal compact</strong>, il rigoroso accordo sul pareggio di bilancio, ha detto di volere «politiche tangibili». Non solo chiacchere. O fumo negli occhi.</p><p>E’ qui tutto il divario tra i due Capi di Stato, che di certo non poteva essere superato nel primo incontro. Il Presidente (socialista) francese punta a una politica di grandi progetti e infrastrutture che possano rilanciare la macchina economica europea. La cancelliera (conservatrice) tedesca vorrebbe invece che l’integrazione al trattato si limitasse all’imposizione ai Paesi dell’Unione di nuove riforme strutturali, in particolare nel mercato del lavoro, a immagine di quanto fatto proprio in Germania, apparentemente con successo, se si considera che la locomotiva teutonica continua a correre. L’altro punto di frizione riguarda il ruolo della <strong>Banca centrale europea</strong>. Che i tedeschi non vogliono estendere, al di là del controllo dell’inflazione e della gestione di una strategia monetaria efficace. Niente prestiti ai Paesi in difficoltà. I francesi, invece, puntano a una maggiore «solidarietà finanziaria» fra gli Stati dell’eurozona. Via un ruolo accresciuto della Bce. E quegli eurobond difficili da digerire a Berlino.</p><p>Non si tratta, comunque, di un muro contro muro. I due possono trovare delle intese, anche a breve, su alcuni punti, propedeutici per obiettivi più ambiziosi. Vedi una ricapitalizzazione della Bce, la riforma dei fondi strutturali (sempre per rilanciare l’economia europea), il varo di «<strong>project bond</strong>» che possano finanziare i grandi progetti, che i francesi (vedi sopra) hanno tanto a cuore. In ogni caso <strong>Merkhollande</strong> (o <strong>Homer</strong>, se si preferisce) lo hanno detto chiaro e tondo: sono «costretti» a un accordo. Da una parte un uomo politico come Hollande che, sul piano interno, dopo la vittoria delle elezioni, puo’ contare su un largo consenso. Dall’altra, una cancelliera, invece, sempre più debole da questo punto di vista. Ma da una parte una Francia economicamente fiacca (crescita piatta nel primo trimestre dell’anno, come annunciato ieri). E dall’altra una Germania che tiene e cresce ancora (+0,5% del Pil nello stesso periodo). Il confronto è appena iniziato. Ne va del destino dell’Europa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/rigore-merkel-vicini-alla-francia-quanto-pensi-grecia-rimanga-nelleuro/230961/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francia, da Nantes alla politica nazionale: Jean-Marc Ayrault è il nuovo premier</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/francia-nantes-alla-politica-nazionale-jean-marc-ayrault-nuovo-primo-ministro/230501/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/francia-nantes-alla-politica-nazionale-jean-marc-ayrault-nuovo-primo-ministro/230501/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 15:03:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[aubry]]></category> <category><![CDATA[ayrault]]></category> <category><![CDATA[fillon]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Nantes]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=230501</guid> <description><![CDATA[Un incidente di percorso nella sua lunga carriera politica (è stato condannato per favoritismo e corruzione nel 1997) stava per impedirgli di compiere il grande salto. Alla fine, però, François Hollande non ha ceduto agli attacchi su questo fronte da parte dell&#8217;Ump, il partito di Nicolas Sarkozy. Di Jean-Marc Ayrault, dirigente socialista tra i più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un incidente di percorso nella sua lunga carriera politica (è stato condannato per favoritismo e corruzione nel 1997) stava per impedirgli di compiere il grande salto. Alla fine, però, <strong>François Hollande</strong> non ha ceduto agli attacchi su questo fronte da parte dell&#8217;<strong>Ump</strong>, il partito di <strong>Nicolas Sarkozy</strong>. Di <strong>Jean-Marc Ayrault</strong>, dirigente socialista tra i più rispettati in Francia, si fida. Sarà lui il nuovo premier, il primo dal lontano 2002, quando cadde l&#8217;ultimo governo di <strong>Lionel Jospin</strong>.</p><p>   <strong> Altro stile rispetto a François Fillon</strong> – Se lo stacco tra Sarkozy e Hollande è grandissimo, in quanto a immagine e stile, lo stesso si può dire fra il premier uscente <strong>François Fillon</strong>, puro esemplare della borghesia di provincia francese (con la passione delle macchine da corsa), e <strong>Ayrault</strong>, pure lui in arrivo dalla provincia, ma di origini modeste. 62 anni, è nato a Maulévrier, nell&#8217;Ovest del Paese, a una sessantina di chilometri da Nantes: il padre un operaio agricolo, la madre una sarta, che lavorava in casa. Ayrault ha studiato tedesco all&#8217;università ed è diventato professore di questa idioma: proprio il fatto che lo parli bene e conosca altrettanto bene la Germania è considerato uno dei vantaggi della sua nomina, nell&#8217;ottica di un ripensamento delle relazioni con Berlino. Ayrault, comunque, fin da giovane è stato contaminato dalla passione per la politica: ha aderito prestissimo al Movimento rurale della gioventù cristiana, che adottò anche alcuni elementi marxisti. Ayrault poi passò al Partito socialista già durante gli studi universitari.</p><p>    <strong>Nantes, il trampolino di lancio</strong> – La sua carriera è stata progressiva: prima sindaco di un piccolo comune della periferia di Nantes. E poi, dal 1989, alla guida della città. Lo è rimasto fino a oggi. Ed è proprio l&#8217;esperienza da sindaco di una città relativamente grande che l&#8217;ha catapultato sulla scena nazionale. Tanto più che Nantes ha vissuto una progressiva rinascita: economica, culturale ed urbanistica. Oramai appare costantemente in testa a tutte le classifiche delle città con la migliore qualità della vita nel Paese e dove i francesi vorrebbero trasferirsi. Poi, a partire dal 1997, Ayrault ha preso le redini del gruppo socialista all&#8217;Assemblea nazionale, una mansione conservata fino a oggi. Nel contempo Hollande è stato segretario generale del Ps. Lì è nato il connubio. Anzi, una vera amicizia.</p><p>   <strong> Quell&#8217;unico scandalo&#8230; </strong>- Nel 1997 Ayrault è stato condannato a sei mesi con la condizionale e all&#8217;equivalente di 4.500 euro di multa per favoritismo nell&#8217;attribuzione di un appalto pubblico. Si tratta della pubblicazione di “Nantes Passion”, il giornale del comune, affidata a una casa editrice, poi risultata la principale impresa finanziatrice dei socialisti nella sua regione. Quel contratto, attribuito senza un regolare bando, ha portato all&#8217;unica pecca nel curriculum di Ayrault. Di cui, negli ultimi giorni, ha subito approfittato l&#8217;Ump, adesso all&#8217;opposizione. Considerando, fra l&#8217;altro, che Hollande ha detto chiaro e tondo durante la campagna che, se eletto, non avrebbe nominato nessuno che avesse avuto problemi con la giustizia. “La mia onestà personale non è mai stata messa in discussione – si è difeso il sindaco di Nantes &#8211; neppure un eventuale arricchimento personale o un finanziamento politico. Era una storia che non mi riguardava personalmente, ma di cui mi sono assunto la responsabilità in quanto sindaco”. Da sottolineare: quella condanna è stata cancellata nel 2007. E Ayrault riabilitato dinanzi alla giustizia.</p><p>   <strong> Vantaggi e svantaggi della scelta</strong> – A parte l&#8217;ottima conoscenza del tedesco e della Germania, anche la complicità e il vero rapporto umano che si è svilupato tra Hollande e il nuovo premier possono aiutare nella sua nuova funzione Ayrault. Che è un politico serio, che conosce bene i meccanismi parlamentari. Un uomo fedele, apparentemente senza sorprese. Qualcuno critica, comunque, la sua mancanza di carisma e il fatto che, nonostante la sua lunga esperienza politica, non sia mai stato ministro. All&#8217;interno del Partito socialista, è difficile catalogare Ayrault. Che, negli ultimi anni, si è posto piuttosto come un mediatore: né vicino alla destra di <strong>Manuel Valls</strong>, né alla corrente di sinistra, quella di <strong>Martine Aubry</strong>. Lei era l&#8217;altra papabile per diventare premier. Ma i suoi rapporti (pessimi) con Hollande avrebbero rappresentato un serio problema.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/francia-nantes-alla-politica-nazionale-jean-marc-ayrault-nuovo-primo-ministro/230501/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Hollande si insedia e vola a Berlino: &#8220;Europa, serve un patto per la crescita&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/hollande-insedia-alleliseo-europa-serve-patto-crescita/229999/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/hollande-insedia-alleliseo-europa-serve-patto-crescita/229999/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 09:54:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[ayrault]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=229999</guid> <description><![CDATA[&#8220;Il potere sarà esercitato ai vertici dello Stato con dignità e semplicità&#8221;. Fin dalle sue prime parole, nel discorso di investitura, François Hollande, nuovo presidente di Francia che stamani si è insediato all&#8217;Eliseo, ha voluto sottolineare la differenza con il predecessore, Nicolas Sarkozy. Sì, è tramontata l&#8217;era bling bling, dello show off, degli yacht degli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il potere sarà esercitato ai vertici dello Stato con dignità e semplicità&#8221;. Fin dalle sue prime parole, nel discorso di investitura, <strong>François Hollande</strong>, nuovo presidente di Francia che stamani si è insediato all&#8217;Eliseo, ha voluto sottolineare la differenza con il predecessore, <strong>Nicolas Sarkozy</strong>. Sì, è tramontata l&#8217;era <em>bling bling</em>, dello <em>show off</em>, degli yacht degli amici e delle feste al Bristol: si inaugura un nuovo stile. Proprio qualche minuto prima Hollande e la compagna, <strong>Valérie Trierweiller</strong>, da una parte, e Nicolas Sarkozy e <strong>Carla Bruni</strong> dall&#8217;altra, si erano presentati in cima alla scalinata del palazzo presidenziale parigino.</p><p>Strette di mano, saluti di circostanza (in un&#8217;atmosfera visibilmente glaciale) e la coppia presidenziale uscente se ne è poi andata, attraversando il cortile e scivolando su un&#8217;auto blu per le strade della capitale. In precedenza Sarkozy e Hollande si erano intrattenuti per 38 minuti: come vuole la prassi, il presidente uscente, sconfitto alle ultime elezioni, ha dato al nuovo inquilino una lista di suoi collaboratori che consiglia di mantenere (tra cui il potentissimo, fino a stamani, <strong>Xavier Musca</strong>, molto legato ad <strong>Angela Merkel</strong>). Ha anche consegnato i codici nucleari, vero segno di potenza del Capo di Stato francese.</p><p><strong>&#8220;La Francia va rappacificata&#8221;.</strong> Dopo l&#8217;uscita di scena di Sarko, il giuramento. E per Hollande è iniziata una giornata faticosa, anche se sempre con il solito leitmotiv, quello della semplicità. &#8220;Ha voluto una cerimonia che corrisponda a quello che lui è: la sobrietà&#8221;, aveva detto il socialista <strong>Manuel Valls</strong>, alla vigilia di questa importate giornata. &#8220;Sono un servitore dello Stato: credo nella democrazia sociale&#8221;, ha ribadito nel suo discorso, pronunciato dinanzi a un ristretto gruppo di invitati. Ha sottolineato che &#8220;la Francia va rappacificata. Che occorre una riconciliazione&#8221;, che “tutti i francesi vivano insieme senza distinzione”. E si è detto cosciente degli obblighi che incombono su di lui, &#8220;tra cui la limitazione di un debito pubblico massiccio&#8221;.</p><p><strong>Le cerimonie.</strong> Il nuovo presidente si appresta così a fare gli Champs-Elysées a bordo di una Citroen DS5 ibrida scoperta (modello scelto da lui personalmente), per recarsi all&#8217;Arco di Trionfo a omaggiare la tomba al milite ignoto. Seguiranno altre due cerimonie, una davanti al busto di <strong>Jules Ferry</strong>, che in Francia creò la scuola pubblica. E un&#8217;altra all&#8217;Institut Curie, in onore di <strong>Marie Curie</strong>, donna, scienziata, francese di origini straniere (polacche). Sì, due personaggi simbolici, scelti con cura dal neopresidente. Non a caso. Alle 15 è previsto un bagno di folla per Hollande all&#8217;Hotel de ville, il municipio parigino.</p><p><strong>Il nuovo governo.</strong> Sempre nel pomeriggio, il primo passo politico davvero importante: annuncerà i connotati del nuovo premier. Superfavorito uno dei dirigenti più in vista del Partito socialista, <strong>Jean-Marc Ayrault</strong>, suo amico di vecchia data e braccio destro durante la campagna. Una sola macchia nel curriculum di Ayrault potrebbe impedirne la nomina, una vecchia condanna per un appalto irregolare promosso in quanto sindaco di Nantes. Infine, già alle 16 via, direzione Berlino. Per il primo incontro da presidente, quello con <strong>Angela Merkel</strong>. Per ricucire i rapporti con la Germania. Per rinnovare il tandem franco-tedesco. Per iniziare una nuova storia.</p><p><strong>I rapporti con l&#8217;Europa.</strong> Ma anche per &#8220;aprire una strada nuova in Europa&#8221; come ha spiegato il presidente Hollande, mettendo subito le carte in tavola poche prima di volare a Berlino per parlare con la Cancelliera. Il leader socialista nel discorso di investitura ha aggiunto che proporrà ai partner europei un patto che unisca politiche di crescita e riduzione dei deficit. &#8220;Ai nostri partner &#8211; ha spiegato &#8211; proporrò un nuovo patto che unirà la necessaria riduzione dei deficit pubblici all’indispensabile stimolo all’economia. E dirò loro la necessità per il nostro continente di proteggere in un mondo così difficile non soltanto i suoi valori ma i suoi interessi, in nome del principio di reciprocità dei nostri scambi commerciali”. “Per superare la crisi che la colpisce &#8211; ha chiarito Hollande &#8211; l&#8217;Europa ha bisogno di progetti, di solidarietà, di crescita”.</p><p><strong>Un fulmine centra l&#8217;aereo presidenziale.</strong> Un fulmine ha colpito l&#8217;aereo presidenziale che portava Hollande a Berlino per incontrare Angela Merkel, costringendo l’equipaggio a rientrare a Parigi e a cambiare velivolo. Il presidente francese è poi ripartito con un altro aereo. L&#8217;incidente ha fatto slittare tutto il protocollo della visita: la cena e la conferenza stampa con la cancelliera sono ritardate di almeno un’ora e mezza (intorno alle 22).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/hollande-insedia-alleliseo-europa-serve-patto-crescita/229999/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Merkozy non c&#8217;è più? Percorso in 5 mosse per non rompere l&#8217;asse Parigi-Berlino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/finito-lasse-merkel-sarkozy/223878/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/finito-lasse-merkel-sarkozy/223878/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 13:41:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[ayrault]]></category> <category><![CDATA[giscard d'estaing]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[karine berger]]></category> <category><![CDATA[Kohl]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[Mitterand]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category> <category><![CDATA[schmidt]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223878</guid> <description><![CDATA[Il primo problema contingente che si è imposto ai media internazionali è come sostituire l&#8217;espressione Merkozy. Sì, quella parolina che indicava il tandem Angela Merkel-Nicolas Sarkozy. Ebbene, siamo passati a Merkollande o a Francgela. E perfino a Homer, l&#8217;espressione preferita dalla stampa anglosassone. Intanto i due supposti partner si sono sentiti solo al telefono, non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il primo problema contingente che si è imposto ai media internazionali è come sostituire l&#8217;espressione <strong>Merkozy</strong>. Sì, quella parolina che indicava il tandem <strong>Angela Merkel</strong>-<strong>Nicolas Sarkozy</strong>. Ebbene, siamo passati a <em>Merkollande</em> o a <em>Francgela</em>. E perfino a <strong>Homer</strong>, l&#8217;espressione preferita dalla stampa anglosassone. Intanto i due supposti partner si sono sentiti solo al telefono, non si sono ancora incontrati… E, soprattutto, nessuna sostanza per il momento a una ipotetica concordanza. Hollande ha imbastito la sua campagna sulla convinzione che l&#8217;austerità non sia l&#8217;unica arma da utilizzare per frenare la crisi: ci vogliono anche nuove misure per la crescita. La Merkel sembra timidamente aprirsi a tale possibilità. Restano, però, 5 dubbi. Eccoli. </p><p><strong>Quali misure per la crescita per François e quali per Angela?</strong> – Hollande punta a un protocollo aggiuntivo rispetto al <em>fiscal compact</em>, lo stretto patto europeo sul pareggio di bilancio, concluso in marzo. Negli ultimi tempi la Merkel ha praticamente accettato. Ora i due dovranno mettere le carte in tavola: specificare cosa inserire dentro il protocollo. Le posizioni, a dire il vero, appaiono lontane: Hollande parte da un approccio keynesiano e spera in grandi progetti infrastrutturali e ambientali, che possano rimettere in marcia l’economia, mentre la <strong>Merkel</strong>, che non vuole spendere un soldo in più rispetto a quelli previsti, punta &#8220;solo&#8221; alle riforme, obblighi di maggiore flessibilità sul mercato del lavoro e più liberalizzazioni; <strong>Hollande</strong> vuole ritornare alla carica sugli eurobond (Sarkozy aveva perso questa battaglia, ma ora altri leader, come <strong>Mario Monti</strong>, potrebbero appoggiare il neopresidente francese), mentre la Merkel vi si è sempre opposta, anche se proprio su questo punto qualche cedimento è possibile… Hollande vorrebbe un ruolo maggiore per la Bce: niente da fare, dice la cancelliera. Mentre entrambi potrebbero ritrovarsi su due punti: rafforzare la dotazione della Bei, la Banca europea per gli investimenti, proprio per finanziare eventuali grandi progetti, e ripensare l’organizzazione e l’utilizzo dei fondi strutturali. </p><p><strong>E’ possibile un compromesso?</strong> – I francesi ci credono. Ed è già qualcosa. &#8220;La mia piccola esperienza (e sono comunque stato ministro degli Affari europei per cinque anni) mi dice che troveremo un compromesso&#8221;, ha sottolineato <strong>Pierre Moscovici</strong>, già direttore di campagna per Hollande (è uno dei più europeisti della squadra) e ora colui che deve assicurare la transizione. Al di là delle frasi compiaciute di circostanza, la Merkel ha già fatto sapere che la parte del patto sull’austerità di bilancio non si tocca. E’ già stata ratificata da Grecia (sic), Portogallo e Slovenia. Mentre l’Irlanda ha organizzato un referendum in merito, che si terrà il prossimo 31 maggio. </p><p><strong>Esistono nella squadra di Hollande possibili mediatori con Berlino? –</strong> La politica, si sa, non è solo una questione di idee, ma pure di persone. Uno dei più importanti mediatori con la Germania da parte di Hollande potrebbe essere <strong>Jean-Marc Ayrault</strong>, amico del neo Presidente, suo consigliere e, soprattutto, uno che parla perfettamente tedesco (è stato addirittura professore di questa lingua). Ayrault potrebbe essere nominato Primo ministro.<strong> Karine Berger</strong>, invece, nota economista, altra componente della squadra di Hollande, è colei che negli ultimi mesi ha cercato di spiegare il progetto del candidato socialista ai rappresentanti delle grandi banche tedesche e del mondo finanziario teutonico. Anche lei potrebbe svolgere un ruolo importante nel negoziato. </p><p><strong>Quale corsa contro il tempo?</strong> – Si tratta proprio di quello: bisogna fare in fretta a trovare un nuovo accordo. Ecco le prossime scadenze: è già prevista una prima visita di Hollande a Berlino il 16 maggio. Poi il 18 la Merkel e Hollande si ritroveranno ancora insieme ai vertici G8 e Nato negli Usa. Non solo: proprio ieri, è stato annunciato un vertice informale dei capi di Stato e di Governo della Ue il 23 maggio, in vista del vertice europeo sulla crescita già previsto il 28-29 giugno. E’ li’ che un nuovo protocollo, frutto delle trattative fra Hollande e la Merkel, potrebbe essere adottato. </p><p><strong>Quale freno possono esercitare le differenze ideologiche?</strong> – Un socialista da una parte, una conservatrice dall’altra. Ma questa distinzione (che non esisteva per il Merkozy) non è necessariamente un problema. Basta pensare alla complicità fra <strong>Valéry Giscard d’Estaing</strong> e <strong>Helmuth Schmidt</strong> negli anni ‘70, poi fra <strong>François Mitterrand</strong> e <strong>Helmut Kohl</strong>. E, in tempi più recenti, tra <strong>Jacques Chirac</strong> e <strong>Gerhard Schroeder</strong>. Destra e sinistra possono dialogare. Se mettono l’Europa in primo piano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/finito-lasse-merkel-sarkozy/223878/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sarkozy lascia la politica. &#8220;Volterò pagina, adesso voglio vivere normalmente&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/nicolas-sarkozy-lascia-politica-ormai-voltato-pagina-voglio-vivere-normalmente/221946/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/nicolas-sarkozy-lascia-politica-ormai-voltato-pagina-voglio-vivere-normalmente/221946/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 16:26:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=221946</guid> <description><![CDATA[Ormai è (quasi) ufficiale: Nicolas Sarkozy lascia la politica. Non lo ha detto lui pubblicamente. Ma lo ha comunicato ai suoi collaboratori, come riportano questo pomeriggio alcuni media francesi, tra cui il sito del quotidiano Le Figaro. Oggi, alle 14, il Presidente ha riunito all’Eliseo il ristretto team che lo ha accompagnato durante la campagna,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ormai è (quasi) ufficiale: <strong>Nicolas Sarkozy</strong> lascia la politica. Non lo ha detto lui pubblicamente. Ma lo ha comunicato ai suoi collaboratori, come riportano questo pomeriggio alcuni media francesi, tra cui il sito del quotidiano Le Figaro.</p><p>Oggi, alle 14, il Presidente ha riunito all’Eliseo il ristretto team che lo ha accompagnato durante la campagna, tra cui il premier <strong>François Fillon</strong>, il segretario generale dell’Ump, il suo partito, <strong>Jean-François Copé</strong>. E l’immancabile <strong>Henri Guaino</strong>, la principale &#8220;plume&#8221; del presidente, colui che gli ha scritto i discorsi più importanti, compreso quello pronunciato ieri dinanzi ai suoi sostenitori delusi. Stanco, la faccia provata, Sarkozy ha detto che lascerà la politica: &#8220;Ormai ho voltato una pagina. Non sarò candidato alle legislative in giugno, né a qualsiasi altra elezione in futuro&#8221;. Sorridendo, ha aggiunto: &#8220;Non vi preoccupate, rinnoverò la mia tessera dell’Ump e pagherò la quota. Ma non sarò più operativo&#8221;.</p><p>Da un certo punto di vista si tratta di una conferma, perché Sarkozy aveva già fatto capire che, in caso di sconfitta, avrebbe abbandonato il suo mondo. &#8220;Ho voglia di andare a prendere mia figlia Giulia (avuta con Carla Bruni) all’asilo, come un padre qualunque&#8221;, aveva dichiarato qualche settimana fa. Oggi ha precisato che la sua volontà è &#8220;vivere un po’ normalmente, anche se per il momento i giornalisti mi impediscono di prendermi questa pausa. Spero che poi mi lascino in pace&#8221;. Un’eventualità tutta da verificare.</p><p>Alla sua squadra ha voluto spiegare che &#8220;la nostra sconfitta non è stata un’umiliazione&#8221;, notando che a lui è andata meglio che ad altri uomini di Stato europei, spazzati via malamente dalla crisi. A prova di tutto questo ha avanzato il risultato finale delle presidenziali: il 51,62% per Hollande e il 48,38% per lui, un divario alla fine non così amplio e di sicuro ridotto rispetto alle previsioni della vigilia. &#8220;Potevamo farcela, io ve l’avevo sempre detto&#8221;, ha sottolineato. Ha anche invitato i politici dell’Ump a non dividersi: un consiglio prezioso in un momento in cui già stanno iniziando le guerre di clan, soprattutto fra il moderato Fillon e il più aggressivo e destrorso Copé, per prendere in mano le redini del partito-movimento neogollista. Sarkozy ha concluso il suo intervento dicendo di &#8220;amare troppo la vita per essere amaro&#8221;.</p><p>Anche <strong>Patrick Balkany</strong>, barone dell’Ump, da sempre amico-protettore di Sarkozy e sindaco di <strong>Levallois-Perret</strong>, sobborgo (ricco) di Parigi, ha detto a Le Monde di non preoccuparsi assolutamente per il compare: &#8220;Nicolas non si mette a crogiolare nell’introspezione. Si isola, quello sì, ma poi rimbalza, sempre. So che vuole fare conferenze in tutto il mondo, viaggiare&#8221;. <strong>Isabelle Balkany</strong>, la moglie (e anche vicesindaco della stessa cittadina), ha aggiunto: &#8220;Lo conosco da una vita. E sinceramente non l’ho mai visto depresso: nemmeno nel 1999, quando si prese una seria batosta alle elezioni europee. Lui sa come funziona la politica: uno si fa il mazzo così a lavorare per gli altri e poi una domenica sera, alle 20, tutto si ferma&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/nicolas-sarkozy-lascia-politica-ormai-voltato-pagina-voglio-vivere-normalmente/221946/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Hollande, il nuovo Francois di Francia. 31 anni dopo l&#8217;incoronazione di &#8220;re&#8221; Mitterand</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-nuovo-francois-francia-anni-dopo-lincoronazione-mitterand/221816/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-nuovo-francois-francia-anni-dopo-lincoronazione-mitterand/221816/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 15:57:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Eliseo]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Mitterand]]></category> <category><![CDATA[parigi]]></category> <category><![CDATA[presidente]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=221816</guid> <description><![CDATA[Fino a dove si spingerà la volontà di Hollande di copiare l’altro François? Qualcuno a Parigi già pensa a una possibile cerimonia al Panthéon. Era il 21 maggio 1981: dopo aver preso possesso dell’Eliseo (Valéry Giscard d’Estaing se ne ando’ via a piedi…), François Mitterrand, presidente socialista vittorioso pochi giorni prima, praticamente 31 anni fa,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fino a dove si spingerà la volontà di Hollande di copiare l’altro François? Qualcuno a Parigi già pensa a una possibile cerimonia al Panthéon. Era il 21 maggio 1981: dopo aver preso possesso dell’Eliseo (Valéry Giscard d’Estaing se ne ando’ via a piedi…), <strong>François Mitterrand</strong>, presidente socialista vittorioso pochi giorni prima, praticamente 31 anni fa, si fece gli Champs Elysées in macchina scoperta, primo bagno di folla. E poi, dall’Hotel de ville, il municipio parigino, se ne ando’ a piedi fino al Panthéon, dove riposano le anime della grande Francia. Arrivò lì con la gente che premeva dietro. Sulle note dell’Inno della gioia, Mitterrand entrò dentro il mausoleo, solo, davanti a una macchina da presa: rimasero tutti fuori. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CNNRhfF4LQQ">In mano il Presidente teneva tre rose rosse</a>. Da lasciare sulle tombe di <strong>Victor Schoelcher</strong>, che abolì la schiavitù. Di <strong>Jean Jaurès</strong>, il pacifista. E di <strong>Jean Moulin</strong>, l’eroe della Resistenza. Hollande ripeterà anche questo cerimoniale?</p><p>Gesti e postura: tutto come re François. Durante la campagna, Sarkozy ha accusato il rivale di scimmiottare Mitterrand: il tono della voce durante i discorsi pubblici, quella rabbia contenuta, una certa gravità. Ma lo stesso <strong>Paul Quilès</strong>, che fu il direttore strategico della campagna del candidato socialista nel 1981, ha ammesso l’esistenza di &#8220;formule ed espressioni intere riutilizzate da Hollande&#8221;. Durante il dibattito tv, lo scontro Hollande-Sarkozy di mercoledì scorso, il primo per ben due volte ha detto: &#8220;E’ di tutte le forze della Francia che abbiamo bisogno&#8221;. Pari pari il medesimo slogan utilizzato da Mitterrand fra il primo e il secondo turno nel 1981. Hollande, copiando il padre putativo, ha a tratti sfiorato la superstizione, come quando ha deciso di tenere il suo ultimo meeting prima del ballottaggio a Tolosa. Dove re François concludeva sempre le sue campagne.</p><p>Una strategia politica comune: allearsi con l’estrema sinistra. Hollande, a soli 27 anni, nel lontano 1981, venne subito chiamato all’Eliseo dal nuovo Presidente come collaboratore. Lo ha conosciuto bene. E, al di là delle apparenze, nel 2012 ne ha riesumato la stessa tattica: per vincere mettere insieme tutta la sinistra («rassemblement», altra parola mitterrandiana utilizzata di continuo da Hollande). E cosi’, come il primo François coinvolse anche i comunisti di George Marchais, nel 2012 il secondo François ha ricercato l’appoggio di Jean-Luc Mélenchon, il leader del Front de gauche, una delle sorprese del primo turno.</p><p>Parallelismi tra 1981 e 2012: Valéry come Nicolas. Esistono altri elementi comuni fra le due presidenziali. <strong>Valéry Giscard d’Estaing</strong>, il rivale di Mitterrand nel 1981, era arrivato al potere nel 1974 con l’immagine di un uomo nuovo, proprio come Sarkozy nel 2007. Per la precisione si ispirava a John Kennedy. Voleva svecchiare la destra e più in generale la Francia. Al pari di Sarkozy, anche Giscard d’Estaing fece molte promesse: troppe, la maggior parte rimaste inevase. Come Sarkozy, inizio’ con una popolarità alle stelle e fini’ bassissimo nei sondaggi, anche per certe derive nella vita privata. L’accusa di aver ricevuto diamanti in regalo dal dittatore africano Bokassa. E poi quello strano episodio, una notte del 1974, quando il Presidente, regolarmente sposato, fece un incidente a Parigi con la Ferrari prestata dal regista Roger Vadim. Una bella donna si trovavava con lui a bordo : il nome di una nota attrice circolo’ nella capitale… I francesi scoprirono la sua doppia vita. Il suo lato, si direbbe oggi, bling bling: le stesse critiche rivolte oggi a Sarkozy, ai suoi Rolex, al suo giro di amici nel jet-set.</p><p>Le differenze tra i due François. Hollande ha come riferimento preciso la socialdemocrazia di Jacques Delors. I riferimenti di Mitterrand erano molto più ambigui: personaggio assai machiavellico, ideologicamente difficile da classificare. Quanto al carattere, le differenza sono forti. Come ha ricordato a Le Monde un socialista della vecchia generazione, Louis Mermaz, «quando Mitterrand entrava in una stanza, camminava lentamente e aspettava, con uno sguardo grave, che il silenzio prevalesse. Quando terminava il suo discorso, si faceva applaudire, senza sorridere. Era un comandante, non c’è niente da dire. Hollande è diverso: sorride, apre le braccia, dà pure qualche bacio». Perfino i più stretti collaboratori chiamavano Mitterrand «Monsieur le président». Hollande lo chiamano tutti François. Almeno era cosi’ fino a oggi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-nuovo-francois-francia-anni-dopo-lincoronazione-mitterand/221816/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Presidenziali in Francia, Hollande dopo la vittoria insiste: &#8220;Riformare l&#8217;Europa&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/presidenziali-francia-hollande-dopo-vittoria-insiste-riformare-leuropa/220877/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/presidenziali-francia-hollande-dopo-vittoria-insiste-riformare-leuropa/220877/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 08:24:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[fiscal compact]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[presidenziali Francia]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220877</guid> <description><![CDATA[Poteva essere un raduno di nostalgici. Della serie: «Quel 10 maggio 1981, 31 anni fa, per Mitterrand, c’eravamo anche noi, proprio qui, alla Bastiglia». Ma, in realtà, nella notte passata, ad attenderlo nella piazza simbolo del popolo parigino, François Hollande, nuovo Presidente di Francia, ha trovato quasi soltanto giovani. Figli di &#8220;bobos&#8221;, i bourgeois-bohème, quei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Poteva essere un raduno di nostalgici. Della serie: «Quel 10 maggio 1981, 31 anni fa, per Mitterrand, c’eravamo anche noi, proprio qui, alla Bastiglia». Ma, in realtà, nella notte passata, ad attenderlo nella piazza simbolo del popolo parigino, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/elezioni-francia-primi-exit-poll-hollande-nuovo-presidente-voti/220364/" target="_blank"><strong>François Hollande</strong>, nuovo Presidente di Francia, ha trovato quasi soltanto giovani</a>. Figli di &#8220;bobos&#8221;, i <strong>bourgeois-bohème</strong>, quei borghesi progressisti così tipici dell’Est parigino. Studenti universitari di provincia. Ragazzi un po’ persi della periferia. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-vince-hollande-sarkozy-assumo-responsabilita-della-sconfitta/220761/" target="_blank">«Sarò il Presidente della gioventù di Francia», ha urlato (commosso, provato) nel microfono</a>. Per poi aggiungere: «Siate felici, siate orgogliosi, siate generosi: voi siete un movimento che si desta ovunque in Europa».</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1625165179001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1625165179001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Neanche in quel momento, con quel tipo di pubblico, fra effluvi di salsicce e di altro tipo, Hollande ha dimenticato uno dei cavalli di battaglia della sua campagna: <strong>riformare l’Europa</strong>, rifondare l‘Europa. In precedenza, a Tulle, nel suo primo discorso da Presidente aveva detto di volere un «nuovo orientamento dell’Europa sull’occupazione e l’avvenire». «L’Europa ci guarda e, nel momento in cui i risultati della nostra elezione vengono resi noti, sono sicuro che in molti Paesi questo sta provocando un certo sollievo, una speranza, l’idea che alla fine l’austerità non possa essere una fatalità. Insomma, che bisogna dare alla costruzione europea una dimensione di crescita, di prospettiva, di futuro». «E’ quello che diro’ il prima possibile ai nostri partner. E prima di tutto alla Germania, in nome della responsabilità che ci è comune».</p><p>Hollande vuole un protocollo aggiuntivo al fiscal compact, partorito nei mesi scorsi da <strong>Merkozy</strong>. Che contenga misure che possano rilanciare la crescita economica. Perché quel trattato non si limiti solo all’ossessione del rigore nei conti pubblici. Ieri sera il nuovo Presidente francese ha ricevuto una chiamata telefonica dalla Merkel, mentre<strong> Guido Westerwelle</strong>, ministro tedesco degli Affari esteri, ha assicurato che Berlino e Parigi lavoreranno «insieme a un patto di crescita per l‘Europa». Fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile: di sicuro fino a febbraio, quando ancora la cancelliera si presentava in diretta tv ai francesi, al fianco di Sarkozy, a elogiare l’amico Nicolas. E a chiedere loro di votarlo: una gaffe che passerà agli annali. Intanto si è fatto vivo pure Mario Monti, che ha promesso di voler «collaborare in maniera stretta con la Francia». Avendo per obiettivo «un’unione più orientata verso la crescita».</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/effetto-francia-grecia-timore-mercati-crollo-delle-borse-spread/220879/" target="_blank">Ora che la notte di feste e speranze è finita, il risveglio si porta dietro quache sfida e diverse incertezze</a>. Quali misure per la crescita? E con quali soldi? Perché se l’impostazione tradizionalmente keynesiana della sinistra francese (che in realtà è poi la stessa della destra neogollista) sarà confermata, avrà qualche problema a sposarsi con l’approccio attuale di Berlino. Hollande ha pure il problema di essere solo, come leader di sinistra, in Europa, a parte un Esecutivo traballante di un piccolo Paese come il Belgio o un’altra realtà marginale quale la Danimarca. E poi la Francia ora è debole economicamente, in particolare per i conti pubblici, con un deficit a fine 2011 a quota 5,2% del Pil, il Prodotto interno lordo Fra l’altro adesso non se ne parla, ma l’emissione di bond francesi per la bellezza di 12 miliardi di euro, prevista il prossimo 17 maggio, preoccupa non poco Hollande e compagni, ancora di più della reazione dei mercati stamani al risultato elettorale, che in ogni caso da giorni appariva inevitabile. Le feste sono terminate. Ora bisogna rimboccarsi le maniche.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/presidenziali-francia-hollande-dopo-vittoria-insiste-riformare-leuropa/220877/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Hollande Presidente (non solo dei bobo)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-presidente-solo-bobo/220892/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-presidente-solo-bobo/220892/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 07:39:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[bobo]]></category> <category><![CDATA[discorso Bastiglia]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[parigi]]></category> <category><![CDATA[presidente]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220892</guid> <description><![CDATA[L’appuntamento ieri sera era all’ultimo piano di una palazzina, nel cuore dell’11° arrondissement, uno dei covi dei bobo. E’ la sigla di una delle tribu’ metropolitane parigine, i bourgeois-bohème, nella fattispecie un ceto abbiente fra i 30 e i 50 anni, con il portafogli ben fornito, ma idee progressiste. Elettori di François Hollande…  Sull’invito di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’appuntamento ieri sera era all’ultimo piano di una palazzina, nel cuore dell’11° arrondissement, <strong>uno dei covi dei bobo</strong>. E’ la sigla di una delle tribu’ metropolitane parigine, i bourgeois-bohème, nella fattispecie un ceto abbiente fra i 30 e i 50 anni, con il portafogli ben fornito, ma idee progressiste. Elettori di François Hollande…</p><p> Sull’invito di Anne e Marc si leggeva: «Casse-toi pov’con!». Dove pov’con è pauvre con. E si riferisce a <strong>Nicolas Sarkozy</strong>. Insomma: « Vattene via povero imbecille», se non di peggio… Per farsi aprire al portone, bisognava pronunciare al citofono la formula magica: «la force tranquille». Fu lo slogan coniato nel 1981 da un furbone della comunicazione come Jacques Séguéla, che in realtà recuperò quell’espressione da un discorso del lontano 1936, pronunciato da un socialista francese, Léon Blum, ai tempi del Fronte popolare. Nei manifesti elettorali della sua prima elezione vittoriosa, Mitterrand appariva con un sorriso mesto e un villaggio della Francia profonda sullo sfondo (chiesetta compresa, ma Séguéla aveva tolto la croce che svettava sul campanile: il candidato socialista doveva apparire rassicurante agli occhi della Francia più tradizionalista, ma non bisognava urtare il laicismo della sinistra francese…). Sotto c’era scritto, appunto: «la forza tranquilla».</p><p>Per entrare nell’appartamento di Anne e Marc erano necessari: una rosa (simbolo dei socialisti), la scheda elettorale di Sarkozy strappata (in Francia te ne danno una per ogni candidato e si immette quella del politico prescelto nell’urna: le altre vanno gettate) e <strong>una propria foto del 1981</strong>. Ma dove ero io nel 1981? Ho un ricordo preciso di quell’inizio di maggio. Avevo 16 anni e andavo al liceo, in una cittadina toscana. Come al solito il treno, quel maledetto Torino-Roma Termini, era in ritardo. A me e a un amico quel ritardo lasciò il tempo di leggere sulla Repubblica cosa era successo a Parigi. Poi, stanchi dell’attesa, facemmo l’autostop, come al solito, per tornare a casa. Mi ricordo una giornata di sole. Di quelle ottimiste di primo maggio. Dopo tanto tempo ho scoperto che a Parigi, invece, pioveva a dirotto.</p><p>La serata è andata avanti da Anne e Marc con le inevitabili danze su alcuni hit degli anni Ottanta. Ma solo dopo mezzanotte è arrivato il bello. Alla tv hanno detto che François Hollande era atterrato a Parigi. E che in poco tempo sarebbe arrivato alla Bastiglia, proprio li’ nell’11° arrondissement. Siamo corsi alla piazza, confusi nella marea di gente che popolava le strade la notte passata. Alla Bastiglia Hollande ha pronunciato un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=-gRy-lIGyNI" target="_blank">bel discorso</a>: giusto, commosso, ma non melenzo, semplicemente pieno di speranza. E soprattutto rivolto <strong>ai giovani,</strong> che erano il suo pubblico lì davanti, a parte noi e poche eccezioni…</p><p><strong>Alla Bastiglia c’erano i figli dei bobo</strong>, gli studenti universitari, tanti ragazzi un po’ persi della periferia, figli di immigrati. Una serata iniziata all’insegna della nostalgia è finita in maniera diversa, nel modo migliore. «Sono il Presidente della gioventù di Francia», ha gridato Hollande dal palco. Nella notte quei ragazzi ci credevano tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-presidente-solo-bobo/220892/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francia, Hollande: &#8220;E&#8217; un nuovo inizio per l&#8217;Europa&#8221;. Sarkozy: &#8220;Buona fortuna&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-vince-hollande-sarkozy-assumo-responsabilita-della-sconfitta/220761/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-vince-hollande-sarkozy-assumo-responsabilita-della-sconfitta/220761/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 19:24:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Eliseo]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220761</guid> <description><![CDATA[Prima ha parlato il Presidente uscente: Nicolas Sarkozy ha tirato i remi in barca e si è detto, con un pizzico di vittimismo, responsabile della sconfitta elettorale, fra le urla e le lacrime dei sostenitori. Poi, dinanzi alla sua gente, è intervenutio François Hollande: &#8220;La mia vittoria – ha detto – è una speranza per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Prima ha parlato il Presidente uscente: <strong>Nicolas Sarkozy</strong> ha tirato i remi in barca e si è detto, con un pizzico di vittimismo, responsabile della sconfitta elettorale, fra le urla e le lacrime dei sostenitori. Poi, dinanzi alla sua gente, è intervenutio <strong>François Hollande</strong>: &#8220;La mia vittoria – ha detto – è una speranza per l’Europa&#8221;. Invocando poi, per il suo mandato, la realizzazione di &#8220;un sogno francese&#8221;</p><p><strong><span style="color: #c4161c;">&#8220;Saro’ il Presidente di tutti&#8221;</span></strong> &#8211; Sono state queste le parole pronunciate dal nuovo Presidente di Francia, appena arrivato nella piazza principale di Tulle, il capoluogo della Corrèze, la provincia del Centro della Francia, dove, quasi ininterrottamente dal 1988, è stato eletto deputato. Proprio lì il parigino Hollande fu catapultato nell’era Mitterrand dai vertici del Partito socialista per sfidare <strong>Jacques Chirac</strong> nella sua terra d’origine. &#8220;C’è un solo Paese riunito in un unico destino&#8221;, ha detto Hollande, aggiungendo: &#8220;Troppe rotture, ferite, scontri: tutto questo è finito&#8221;, alludendo alla gestione di Sarkozy. Poi ha fatto una promessa: &#8220;Alla fine del mio mandato, per capire se ho compiuto il mio dovere, mi chiederò: ho fatto avanzare l’uguaglianza? E ho fatto lm’interesse dei giovani? Saranno queste le mie due priorità: la giustizia sociale e i giovani. L’Europa ci guarda – ha poi affermato, davanti ai sostenitori che lo acclamavano -. E io credo che in molti Paesi ora ci sia una sensazione di sollievo, all’idea che l’austerità non sia più l’unica priorità. E’ questa ormai la mia missione : dare all’Europa una dimensione di crescita. E lo dico a tutti i nostri partner, ma soprattutto alla Germania. E’ un nuovo inizio per l’Europa&#8221;.</p><p><strong><span style="color: #c4161c;">Sarkozy : &#8220;Mi prendo tutte le responsabilità della disfatta&#8221;</span></strong> - E’ stato il vinto a parlare per primo. Il Presidente uscente, subito dopo le 20, si è portato dall’Eliseo alla Mutualité, nel cuore di Parigi, dove ha sede l’Ump, il suo partito, di tradizione neogollista. In diretta tv, dinanzi a numerosi giovani sostenitori, ha pronunciato un discorso molto personale, scritto assieme a Claude Guéant, una delle «penne» migliori nella cerchia dei suoi consiglieri. «Ora che mi sto apprestando a ritornare un francese come tutti voi, posso dirvi che l’amore per il mio Paese, in fondo al cuore, è ancora più forte». Stanco, commosso, ha voluto rendere onore alla parte avversa, senza comunque rinunciare a qualche frecciatina: «Quella del Presidente della Repubblica è una scelta democratica – ha detto -. Hollande è il nuovo Presidente della Francia: deve essere rispettato. Ho sofferto molto per il fatto che questa istituzione non sia stata rispettata. Non faremo mai come quelli che ci hanno combattuto».</p><p><strong><span style="color: #c4161c;">Anche Ségolène rende onore a Hollande</span></strong> &#8211; Da sottolineare : subito dopo le 20, quando gli exit poll ormai davano la vittoria come scontata, su France 2, la maggiore tv pubblica, era subito intervenuta anche Ségolène Royal, già compagna di Hollande, madre dei suoi quattro figli e candidata della sinistra sconfitta da Sarkozy nel 2007: «Dico ai francesi – ha sottolineato, con una buona dose di classe e fairplay, al di là dele passate schermaglie con l’ex compagno &#8211; che di Hollande potete fidavi». «La forza di questa campagna è stata l’unità dei socialisti, della sinistra», ha aggiunto, alludendo alle rivalità all’interno del proprio campo, che avevano caratterizzato la sua campagna, cinque anni fa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-vince-hollande-sarkozy-assumo-responsabilita-della-sconfitta/220761/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francia: Sarkozy,  l&#8217;uomo &#8220;forte&#8221; ha perso. Un errore inseguire gli elettori di Le Pen</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-sarkozy-luomo-destra-perde-leliseo-errore-inseguire/220658/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-sarkozy-luomo-destra-perde-leliseo-errore-inseguire/220658/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 18:44:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[ballotaggio Francia]]></category> <category><![CDATA[elezioni francesi]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220658</guid> <description><![CDATA[E’ finita come da copione. Come da settimane, da mesi si diceva che doveva finire: Nicolas Sarkozy battuto alle presidenziali. &#8220;E’ andato fuori di testa. Le persone vicino a lui pensano ancora di poter vincere. Ma lui, invece, è cotto. Come nel bunker nel 1945&#8243;, diceva appena una settimana fa François Pinault, uno degli uomini...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ finita come da copione. Come da settimane, da mesi si diceva che doveva finire: Nicolas Sarkozy <strong>battuto</strong> alle presidenziali. &#8220;E’ andato fuori di testa. Le persone vicino a lui pensano ancora di poter vincere. Ma lui, invece, è cotto. Come nel <strong>bunker</strong> nel 1945&#8243;, diceva appena una settimana fa François <strong>Pinault</strong>, uno degli uomini più ricchi di Francia. Che, va riconosciuto, non ha mai amato Sarkozy e non glielo ha mai mandato a dire. Si’, atmosfera da fine regime. Con le degenerazioni del caso. Le tristezze, le caricature. Nel caso di una disfatta, bisogna rendere onore ai vinti, comunque.</p><p>Nell&#8217;ultima campagna Sarko ha dato il peggio, giocando le sue carte più destrorse, di intolleranza nei confronti degli immigrati, perfino di moralista (che alla fine non lo è proprio) per rincorrere gli elettori di <strong>Marine Le Pen</strong>. Ma Sarkozy è davvero solo quello? No. E forse è un po’ migliore, sia come politico che come persona. Era il 2007, quando divenne Presidente. E si impose subito, anche a livello europeo, come l’uomo di una <strong>destra</strong> nuova, moderna, anticonformista. Era il primo in Francia a parlare chiaramente della necessità di una <strong>riforma</strong> della macchina amministrativa, relativamente efficiente, ma ormai troppo costosa. Del fatto che pure il mercato del lavoro, troppo rigido, andava rivisto, reso più flessibile, ma senza cadere in un modello neoliberista senza regole. Di tutto questo non si è fatto praticamente nulla. Ma la colpa non è solo sua. Pure del suo partito, l’<strong>Ump</strong>, quello neogollista, ormai un concentrato di &#8220;baroni&#8221;. Talvolta è stata perfino colpa delle ottusità della sinistra e dei sindacati, se certi obiettivi apprezzabili di Sarkozy non sono stati centrati. Vedi il progetto di riforma del liceo: il Presidente invio’ i suoi esperti in <strong>Finlandia</strong>, a studiare un modello giudicato all’avanguardia a livello mondiale. Ne venne fuori un piano assai interessante. Ma i rappresentanti dei docenti e la <strong>gauche</strong> fecero opposizione. E la montagna partori’ un topolino: una riforma, alla fine, epidermica.</p><p>Sarkozy era un presidente di destra che parlava di <strong>ecologia</strong>. Come dimenticare la sua battaglia sulla carbon tax a livello europeo? Ma anche li’, ennesima delusione. Cedette agli interessi delle grandi imprese e alle pressioni dei vertici del suo partito. Il nostro ha anche lasciato in eredità, diciamolo, qualcosa di buono. Ad esempio, la riforma degli <strong>aiuti sociali</strong>, mediante la creazione dell’Rsa, un reddito minimo garantito, come vorremmo averne in Italia, più legato rispetto al passato alla disponibilità del cittadino senza risorse a lavorare. E’ una trasformazione gestita assieme a Martin Hirsch, alto funzionario di Stato, da sempre in odore di sinistra, che Sarkozy riusci’ a coinvolgere  - ma solo nella prima parte del mandato &#8211; assieme ad altri uomini della gauche. Si dice, poi, che abbia fatto troppo leva sulla spesa pubblica. Ma il vasto prestito obbligazionario, da lui varato (35 miliardi), si sta traducendo in interventi reali, soprattutto per le università (da sole ne assorbono 19). E poi, scusate, François Hollande cosa vuol fare? E’ alla fine lo stesso approccio economico <strong>keynesiano</strong>. Molto francese. E le ironie su Sarkozy iperattivo e inconcludente? Vero, ma in molti casi è anche riuscito (vedi la crisi finanziaria del 2008 e il secondo semestre di quell’anno, quando la Francia assicuro’ la presidenza dell’Unione europea) a gestire in maniera brillante situazioni di emergenza , perfino la deriva in Georgia, nell’estate di quell’anno.</p><p>In questa sede, ovviamente, soprassediamo sui suoi errori, più o meno madornali. Sui <strong>regalini</strong>, anche fiscali, fatti ai ricchi. Sul coinvolgimento, praticamente certo, in affaires imbarazzanti, compreso quello relativo alla miliardaria Liliane<strong> Bettencourt</strong>. E alla quale alcuni fedeli del nostro hanno spillato dei soldi facendo firmare assegni nei momenti di assenza. Robe ignobili. Ma si renda onore ai vinti stavolta. Dei lati negativi di Sarko si è già scritto cosi’ tanto. Quanto al personaggio, si dice che lui, a differenza di Hollande, non è riuscito a diplomarsi in nessuna delle grandes écoles della Repubblica. E’ vero, non fu uno studente brillante, ma questo ne fa anche un personaggio più &#8220;umano&#8221;. E’ uno che dà facilmente del tu in una Francia dove questo proprio in certi ambienti, non si fa. E’ una persona, a suo modo, controcorrente. Non è il tipico, insopportabile borghese francese. Sarkozy è nato in un ambiente di ricchi, ma da &#8220;sfigato&#8221;, abbandonato presto dal padre e con la mamma, che ha tirato su lui e i due fratelli, con qualche sacrificio. Da, li’, in fondo, viene anche la sua attrazione da parvenu per i soldi, lo show biz, i Rolex, i nuovi e vecchi ricchi. Che in parte è stata la sua rovina. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-sarkozy-luomo-destra-perde-leliseo-errore-inseguire/220658/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francia: Hollande, il borghese di provincia. Scala l&#8217;Eliseo un socialista mai ministro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-hollande-miracolo-delluomo-compromesso-borghese-provincia-arriva-alleliseo/220604/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-hollande-miracolo-delluomo-compromesso-borghese-provincia-arriva-alleliseo/220604/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 18:14:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Eliseo]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category> <category><![CDATA[socialisti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220604</guid> <description><![CDATA[François Hollande presidente. Se uno si ferma un istante, respira profondamente e guarda con un po’ di distacco alle sue spalle, siamo di fronte a un quasi miracolo. Si’, un partito come quello socialista francese, due anni fa ancora a rischio implosione (e sempre più distante rispetto alla sua base e al popolo della gauche)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>François Hollande <strong>presidente</strong>. Se uno si ferma un istante, respira profondamente e guarda con un po’ di distacco alle sue spalle, siamo di fronte a un quasi <strong>miracolo</strong>. Si’, un partito come quello socialista francese, due anni fa ancora a rischio<strong> implosione</strong> (e sempre più distante rispetto alla sua base e al popolo della gauche) e che nell’ottobre 2011 appariva diviso al momento delle primarie, è riuscito a imporre oggi il proprio candidato. <strong>Hollande</strong>, 58 anni, ha vinto la battaglia con una campagna studiata al millimetro. E con lo slogan di un Presidente «normale» e «nuovo» per i francesi. Ecco, iniziamo subito a smontare questi due luoghi comuni. Hollande, persona seria e preparata, che alterna freddi atteggiamenti di distanza a una certa giovialità, in gran parte costruita, è una persona «<strong>normale</strong>» fino a un certo punto. Proviene dalla buona borghesia di provincia e, come adolescente, si è ritrovato a vivere e a studiare a <strong>Neuilly-sur-Seine</strong>, lo stesso sobborgo dei<strong> ricchi</strong> di Parigi, del quale qualche anno più tardi sarebbe diventato sindaco, a 28 anni, Nicolas <strong>Sarkozy</strong>.</p><p>Hollande si è poi diplomato, tanto di cappello, nel gotha delle grandes écoles della Repubblica: Sciences Po, Hec  - quella del settore economico-commerciale &#8211;  e la prestigiosa Ena, l’Ecole normale d’administration, dove, fra l’altro, fece conoscenza di <strong>Ségolène Royal</strong>, sua compagna di vita poi per quasi trent’anni fino alla separazione e  madre dei suoi quattro figli. Dopo il diploma la coppia Hollande-Royal si trovo’ subito proiettata nelle alte sfere della politica, a lavorare all’Eliseo per François <strong>Mitterrand</strong> dal 1981. Nell’88 vinsero entrambi le legislative. I media (soprattutto la tv) iniziarono a interessarsi a questi due trentenni dalla faccia da bravi ragazzi, con reportage dove si ritrovavano a spupazzare i figli nel salotto di casa. La loro vita, tra rimborsi spese e gli stipendi della politica, non è stata certo quella delle famiglie francesi del ceto medio, tra alti e bassi e fine del mese da far quadrare… «Normale» fino a un certo punto.</p><p>Personaggio nuovo della politica? Neppure. Hollande nella vita ha fatto solo quello: è stato sempre parte integrante della <strong>nomenclatura</strong>. Anche se non ha mai svolto una funzione amministrativa ed è quanto gli viene rinfacciato dai suoi nemici: mai <strong>ministro</strong>, ad esempio, a differenza della stessa Royal, che, preferita a lui da Mitterrand, ando’ a dirigere il dicastero dell’Ambiente già nel 1992. Nel frattempo Hollande, oltre che come deputato, si è illustrato nella macchina del partito. E’ stato segretario del Ps dal 1997 al 2008. E in un periodo difficilissimo per la sua formazione politica, che a tratti ha rischiato di disintegrarsi. Secondo le malelingue, anche a causa dell’atteggiamento di Hollande: un politico sempre alla ricerca del <strong>compromesso</strong>. Ma anche troppo. Alla fine: incerto, titubante.</p><p>La sua biografia, al di là delle apparenze, è meno banale di quanto sembri. Nasce a Rouen nel 1954: la madre, Nicole, assistente sociale, cattolica di sinistra, espansiva e generosa; il padre, Georges, medico facoltoso, burbero e taciturno, simpatizzante dell’estrema <strong>destra</strong> e addirittura dell’Oas, le forze paramilitari per l’Algeria libera. E’ anche per le posizioni politiche del <strong>padre</strong>, che gli provocarono in loco diverse inimicizie, che la famiglia Hollande abbandono’ Rouen, quando François aveva appena 14 anni. Si «rifugiarono» a Parigi, comunque nel sobborgo dei ricchi. François, molto vicino alla madre, fin da ragazzo mostro’ simpatie per la<strong> sinistra</strong>, in quegli anni del post ’68, difficili ed entusiasmanti nella capitale francese. Aderi’ al movimento studentesco Unef-Renouveau, vicino al Partito <strong>comunista</strong>. Ma non si iscrisse a questo partito. Preferi’ il Ps. Fin da allora era un moderato e un pragmatico. Da studente dell’Hec, la principale scuola di business del Paese, fucina di manager per il settore privato e di alti funzionari per quello pubblico, apprese i meccanismi del <strong>capitalismo</strong>. A differenza di Sarkozy o di tanti colleghi di partito, è un vero conoscitore della materia. E il suo programma ha ricevuto l’approvazione di svariati economisti francesi, taluni perfino etichettati a destra. Le sue sfuriate da ribelle anti-sistema in campagna elettorale, contro l’alta finanza e le sue derive, vanno prese con le molle. Anche quello è un altro <strong>mito</strong> da sfatare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-hollande-miracolo-delluomo-compromesso-borghese-provincia-arriva-alleliseo/220604/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francia, Hollande batte Sarkò e va all&#8217;Eliseo. Notte di festa a Parigi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/elezioni-francia-primi-exit-poll-hollande-nuovo-presidente-voti/220364/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/elezioni-francia-primi-exit-poll-hollande-nuovo-presidente-voti/220364/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 15:57:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Francia]]></category> <category><![CDATA[Eliseo]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220364</guid> <description><![CDATA[Una folla enorme. Bandiere rosse al vento, ma pure svariati tricolori, quelli che piacciono tanto anche a Nicolas Sarkozy. Urla. Pianti. E’ quanto sta succedendo stasera nella piazza della Bastiglia, a Parigi. Già da diverse ore, li’, dove 31 anni fa, il 10 maggio 1981, il popolo della gauche aveva festeggiato l’elezione di François Mitterrand,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una folla enorme. Bandiere rosse al vento, ma pure svariati tricolori, quelli che piacciono tanto anche a <strong>Nicolas Sarkozy</strong>. Urla. Pianti. E’ quanto sta succedendo stasera nella piazza della Bastiglia, a Parigi. Già da diverse ore, li’, dove 31 anni fa, il 10 maggio 1981, il popolo della gauche aveva festeggiato l’elezione di François Mitterrand, oggi, sotto un cielo denso di nubi, minaccioso, ma che non ha spaventato nessuno, hanno iniziato a radunarsi, fin dalle prime ore del pomeriggio, in forma spontanea, i sostenitori di <strong>François Hollande</strong>. E in particolare i più giovani, che via twitter e network sociali avevano già capito che era fatta. Che ce l’aveva fatta.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1625203639001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1625203639001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>E’ la Parigi più popolare, in arrivo dalle periferie, che si è riversata nelle strade. Si’, Hollande è il nuovo Presidente. «Sarko, sei finito», si legge in numerosi manifesti, branditi davanti alle telecamere. Secondo gli ultimi exit poll Hollande ha ottenuto il 51,9% dei voti, contro il 48,1% a Sarkozy. Sono dati ormai quasi certi. E con un divario notevole. Anche se non cosi’ amplio come si attendeva alla vigilia del voto.</p><p>Alla Bastiglia <strong>Yannick Noah</strong> canta, nell’attesa che Hollande arrivi dalla provincia, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-vince-hollande-sarkozy-assumo-responsabilita-della-sconfitta/220761/">da Tulle, dove ha pronunciato il suo primo discorso subito dopo le 21</a>. Anche qui a Parigi si rivolgerà di nuovo ai suoi elettori, più tardi: forse sarà notte fonda. In mezzo a tanti francesi qualunque, molti artisti della sinistra, rimasti muti per cinque anni. Come Michel Piccoli: «Ero qui nel 1981: sono contento che anche questi giovani possano viverlo oggi». Tutto l’Est di Parigi, dove vivono i ceti meno abbienti (ma anche tanti bobos, i bourgeois-bohème, trentenni e quarantenni di idee progressiste e il portafogli ben fornito…), è pieno di gente per le strade, che grida, che suona con il clakson. Invocano «una Francia finalmente rappacificata», uno degli slogan più ricorrenti. Per loro è la fine di un’epoca, quella delle crociate di Nicolas Sarkozy, contro tutto e contro tutti. Intanto, pero’, poco clamore nell’Ovest di Parigi, giù verso il Trocadéro, la torre Eiffel, i quarteri dei ricchi. Che ancora oggi hanno votato massicciamente per il Presidente uscente. Le lacerazioni forse non sono superate. E’ solo che il potere è passato di mano. La città resta divisa. Il Paese è diviso. Da sempre.</p><p>A livello elettorale, comunque, non è finita. Un prossimo (e importante) appuntamento è praticamente alle porte: le legislative di giugno, il rinnovo dell’Assemblea nazionale. E’ possibile che la sinistra (i socialisti e i loro alleati sul lato estremo, il Front de gauche di Jean-Luc Mélenchon) possano approfittare del risultato positivo delle presidenziali: di questa tendenza. Ma non è neppure cosi’ scontato. Perché il divario tra i consensi di Hollande e quelli di Sarkozy non è stato cosi’ amplio come quello previsto alla vigilia. E poi esiste l’incognita Marine Le Pen: il Front National, anche se svantaggiato da un sistema elettorale, che prevede il maggioritario a due turni, potrebbe registrare un nuovo successo, come al primo turno delle presidenziali. Guillaume Peltier, stratega dell’Ump, ha sottolineato, arrivando alla Mutualité, sede del partito di tradizione neogollista, lo stesso di Sarkozy, che «alle legislative abbiamo la possibiltà di far eleggere un primo ministro, se il nostro partito resterà unito e determinato». Si’, se la formazione di centro-destra vincesse, potrebbe portare immediatamente a una crisi il Governo, che Hollande nominerà nei prossimi giorni. Una cosa è certa: a condurre la campagna dell’Ump non ci sarà Sarkozy. Ha già fatto sapere che vi rinuncia. Vuole mettersi da parte. Stasera, dopo il suo mesto discorso nella sede dell’Ump, è rientrato all’Eliseo. La sua casa. Ma solo per pochi giorni.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/h3ymLnIYEfE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/elezioni-francia-primi-exit-poll-hollande-nuovo-presidente-voti/220364/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dalla periferia industriale al cuore di Parigi, sfida finale Sarkò-Hollande</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/dalla-periferia-industriale-cuore-parigi-aspettative-della-francia-dalla-sfida-sarko/219558/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/dalla-periferia-industriale-cuore-parigi-aspettative-della-francia-dalla-sfida-sarko/219558/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 May 2012 15:15:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Eliseo]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[parigi]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219558</guid> <description><![CDATA[Attesa. Resta solo da aspettare la domenica sera per conoscere il nome del nuovo presidente di Francia. Intanto, nella periferia industriale di Parigi, dove le fabbriche chiudono una dietro l’altra, la speranza è tutta rivolta a François Hollande, il favorito: riuscirà a invertire il declino dell’industria francese? Mentre a Parigi, nel quartiere dei ricchi, il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Attesa. Resta solo da aspettare la domenica sera per conoscere il nome del nuovo presidente di Francia. Intanto, nella periferia industriale di Parigi, dove le fabbriche chiudono una dietro l’altra, la speranza è tutta rivolta a <strong>François Hollande</strong>, il favorito: riuscirà a invertire il declino dell’industria francese? Mentre a Parigi, nel quartiere dei ricchi, il sedicesimo arrondissement, un solo timore: quante tasse dovremo pagare?</p><p>Montataire, mezzora di treno a Nord di Parigi. E’ stata una delle culle della rivoluzione industriale francese. Poi, a lungo, meta di emigranti (anche italiani, fino agli anni Sessanta). Dopo i maghrebini. Pure tanti francesi, verso una zona di piena occupazione. Da una decina d’anni la situazione è degenerata. In questa cittadina di 12mila abitanti, la disoccupazione è salita al 25% della forza lavoro. Di tante imprese, quasi tutte del settore meccanico, sono rimasti solo capannoni abbandonati. Oppure sono già stati rasi al suolo per far posto a incerti progetti immobiliari. «Ci dicevano che la Francia doveva riconvertirsi nei servizi e nel turismo. Che l’industria era una roba antiquata», osserva Jean-Marc Coache, tecnico alla Still, produzione di carrelli elevatori. Chiusura prevista fine anno dopo 133 anni di attività. 255 lavoratori a spasso.</p><p>La loro storia? Linde, il gruppo tedesco allora proprietario della società, la vende sei anni fa al gruppo Kion, ancora tedesco sulla carta, in realtà controllato da diversi fondi d’investimento americani, Goldman Sachs in testa. Il finanziamento è assicurato da un Lbo (Leveraged buy-out): si paga quasi tutto a prestito, indebitandosi con le banche, puntando dopo qualche anno a una quotazione in Borsa. Peccato che nel 2008 sia arrivata la crisi finanziaria… Kion non ha più potuto onorare i pagamenti, nonostante che Still, solo una delle sue controllate, non risentisse della crisi. E continuasse a macinare utili e nuovi ordinativi. «Sono andati a trattare con gli istituti di credito – racconta Coache, che è anche uno dei rappresentanti sindacali – e, per rinegoziare il debito, hanno dovuto presentare una ristrutturazione».</p><p>«Hanno deciso di sacrificarci: delocalizzeranno la nostra produzione a Luzzara, in Piemonte, dove Kion ha già uno stabilimento», precisa <strong>Jean-Michel Mlynarczyk</strong>, altro rappresentante dei lavoratori. Costo del lavoro più basso in Italia? «Di poco», continua il sindacalista. Un problema le 35 ore lavorative settimanali applicate in Francia? «Dal 2006 abbiamo accettato di lavorarne 38,5 ore con lo stesso stipendio». Ebbene, François Hollande, pochi giorni fa, è sbarcato a sorpresa nella fabbrica. Se verrà eletto, ne farà un caso nazionale. Il simbolo di un Paese dove il manifatturiero ormai conta solo per il 14% del Prodotto interno lordo, contro il 23% in Italia e il 30% in Germania. Mlynarczyk, fisicamente una sorta di gigante, si è piantato davanti al candidato, spiegandogli la situazione, senza tanti giri di parole. «Ci ha ascoltato: ha promesso di trovare una soluzione». Jean-Michel e gli altri sono alla ricerca di un imprenditore che rilevi lo stabilimento. Sui 50 anni, non vogliono restare disoccupati fino alla pensione. Né finire al Carrefour o in un call center. «Hollande ci ha detto che, se sarà eletto, noi sapremo dove abiterà. All’Eliseo, ovviamente. Non si preoccupi Monsieur Hollande, andremo a trovarlo». Sperando che lo scrutinio di domani vada come deve andare.</p><p>Ritorniamo a Parigi. Un austero edificio su avenue <strong>Henri Martin</strong>, nell’Ovest (ricco) della città. Un breve momento di riposo per il sindaco del sedicesimo arrondissement e deputato dell’Ump, il partito di Sarkozy, <strong>Claude Goasguen</strong>. «Stiamo facendo campagna fino all’ultimo momento», assicura. E dire che al primo turno questo arrondissement di Parigi ha già votato in massa per il Presidente uscente, il 65% dei consensi. «Ma ci sono ancora degli indecisi : devono votare per Sarkozy».</p><p>Goasguen fuma un sigaro dietro l’altro. Si toglie la cravatta. Dice di avere paura per la Francia. «Hollande vuole rinegoziare il fiscal compact, che è un trattato di rigore e che ci permetterà di superare la crisi. Con lui avremmo solo più problemi sociali e più tasse». D’altra parte ha già detto che aumenterà l’aliquota sui redditi annui superiori al milione di euro al 75%: «A pagare saranno i soliti noti, quelli che lavorano, come la classe medio-alta che vive nel mio arrondissement, in un Paese dove, a forza di sgravi ed eccezioni per tutti, solo il 50% dei cittadini paga davvero le imposte». Un mese fa ha tirato fuori un problema secondo lui «di vitale importanza per il futuro»: creare un registro dei cittadini binazionali, di chi, soprattutto fra gli immigrati maghrebini, ha la doppia nazionalità. «Il nostro Paese deve incitare queste persone a fare una scelta – precisa –: la nazionalità non si condivide». In tanti l’hanno accusato di fare l’occhiolino al Front National di Marine Le Pen. «Non è vero. Sono contrario a qualsiasi alleanza con quel partito. L’Fn vuole che la sinistra vinca e che noi perdiamo. E’ assurdo. Vogliono più immigrati? Più francesi assistiti?».</p><p>Note sono le diatribe fra Goasguen e il sindaco di tutta la metropoli parigina, il socialista <strong>Bertrand Delanoe</strong>. «Ha svuotato la città delle imprese, della gente normale. Ha fatto di Parigi una città di bobos» Sono i bourgeois-bohème, ceto abbiente con idee progressiste e il portafogli ben fornito. «I privilegiati di sinistra, egoisti, elitisti. Sono gli elettori di Hollande».</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/dalla-periferia-industriale-cuore-parigi-aspettative-della-francia-dalla-sfida-sarko/219558/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francia, numero due del Front National &#8220;Hollande il nuovo? No, vecchia politica&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/elezioni-francia-numero-front-national-nuovo-presidente-vecchia-politica/217919/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/elezioni-francia-numero-front-national-nuovo-presidente-vecchia-politica/217919/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 May 2012 07:44:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Leonardo Martinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[dédiabolisation]]></category> <category><![CDATA[Front National]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[intervista]]></category> <category><![CDATA[Louis Aliot]]></category> <category><![CDATA[Marine Le Pen]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category> <category><![CDATA[Strauss Kahn]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=217919</guid> <description><![CDATA[«Cambieremo di presidente, ma non di politica». Liquida così il ballottaggio di domenica Louis Aliot, stratega del Front National (ne è anche vicepresidente), ombra di Marine Le Pen (ne è anche il compagno nella vita), colui che ha inventato la «dédiabolisation»: lo sdoganamento del suo partito di estrema destra, quello dell’antisemita e aggressivo Jean-Marie Le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«Cambieremo di presidente, ma non di politica». Liquida così il ballottaggio di domenica <strong>Louis Aliot</strong>, stratega del <strong>Front National</strong> (ne è anche vicepresidente), ombra di <strong>Marine Le Pen</strong> (ne è anche il compagno nella vita), colui che ha inventato la <strong>«dédiabolisation»</strong>: lo sdoganamento del suo partito di estrema destra, quello dell’antisemita e aggressivo <strong>Jean-Marie Le Pen</strong>. Ad Aliot della sfida finale non importa più nulla (voterà scheda bianca, come la Le Pen). La sua battaglia, al primo turno, l’ha già vinta: quasi il 18% di consensi per la candidata dell’Fn. Ora pensa al futuro, quello immediato, le legislative di giugno: il suo partito potrebbe strappare una nutrita rappresentanza di deputati all’Assemblea nazionale. Ma soprattutto guarda al medio-lungo periodo. Alla crisi possibile (è già una realtà di fatto) dell’Ump, il partito neogollista, quello di <strong>Sarkozy</strong> : «Si scioglierà come neve al sole. Si dissolverà. E noi possiamo diventare i leader dell’opposizione al socialista <strong>François Hollande</strong>».</p><p>Uno arriva nella palazzina anonima dell’Fn alla periferia (squalliduccia da queste parti) di Parigi, a <strong>Nanterre</strong>. Passa i controlli all’entrata. Dà una sbirciatina alla statua lustra di <strong>Giovanna d’Arco</strong> nel cortile. E a qualche energumeno stravaccato davanti alla tv, a guardare una commedia anni Settanta con <strong>Mireille Darc</strong>. Atmosfera strana, pesante. Poi sali le scale e ti trovi di fronte Aliot. Che è tutta un’altra cosa: personificazione, appunto, della dédiabolisation. Elegante, buone maniere, sorridente. E’ impossibile fargli prounciare qualche dichiarazione shock o di razzismo becero, come il suocero (e altri compagni di partito) sanno fare ancora tanto bene. Uno ci prova con l’<strong>omosessualità</strong>, ma neanche quello funziona: «Ci sono vari gay nel nostro partito, non mi permetteri mai di fare considerazioni negative al riguardo. E’ il matrimonio omosessuale che non accetto, perché quella è una nozione giuridica che regge solo in funzione della discendenza».</p><p>E ancora uno ricorda che Marine Le Pen è venuta a blaterare contro l’immigrazione a Lampedusa con un impresentabile quale <strong>Mario Borghezio</strong>: «Abbiamo capito solo dopo che era un provocatore. Abbiamo sbagliato». Si spinge perfino a chiedere: «Ma come fa una con il cognome <strong>Mussolini</strong> a essere eletta al Parlamento italiano?». La faccia <strong>politically correct</strong> del Front, in tutto e per tutto. Si lascia andare solo su <strong>Silvio Berlusconi</strong>, &#8220;una creatura a metà strada tra Nicolas Sarkozy e Dominique <strong>Strauss-Kahn</strong>&#8220;.</p><p>Veniamo alla politica francese. Man mano che Sarkozy si fa sempre più traballante, alcuni baroni dell’Ump, come <strong>Gérard Longuet</strong>, hanno cominciato a parlare bene di Marine Le Pen. Aliot resta, comunque, diffidente. «Non credo che i dirigenti di quel partito passeranno dalla nostra parte. Forse solo qualche rappresentante locale. Ritengo, invece, che l’Ump sia ormai una massa informe. Dentro c’è tutto e il contrario di tutto: europeisti e pro-Europa, i cosiddetti umanisti e i nazionalisti. Morirà delle sue contraddizioni».</p><p>Lo scenario possibile (non è solo Aliot a dirlo) è quello di una fine dell’Ump come quella della Democrazia cristiana in Italia. E di una ricomposizione della destra francese intorno al Front National. Ma lui precisa che «quello che vogliamo noi è uscire dalla vecchia logica sinistra-destra e passare a una nuova, che opponga ultraliberisti e interventisti nell’economia. Noi facciamo parte dei secondi, assieme ad altre forze, come l’estrema sinistra. Mentre vorrei ricordare che sono stati proprio i socialisti, con <strong>Lionel Jospin</strong>, a privatizzare una parte dei servizi pubblici nel nostro Paese». Critica «un’Europa che è stata costruita senza guardare ai popoli. Come in Francia, dove i cittadini hanno votato contro la Costituzione europea e poi se la sono ritrovata comunque sul gobbone, imposta». Parla di<strong> laicità</strong>, prende le distanze dalla Chiesa. Parla di <strong>antiglobalizzazione</strong>: «Noi ci collochiamo in quell’ambito». «E non siamo nostalgici. Nostalgici di cosa? Di Pétain? Di certo no. Del fascismo neanche, non lo abbiamo avuto».</p><p>Classe 1969, Aliot è stato un brillante studente di Giurisprudenza, con tanto di tesi di dottorato. Che, come ha ricordato con una serie di testimonianze di colleghi del suo ateneo il quotidiano (di sinistra) Libération, non divenne professore universitario, perché iscritto al Front National: «Sono una vittima – assicura lui &#8211; dell’ostracismo del mio partito». Si irrita solo se uno cerca di paragonarlo a <strong>Gianfranco Fini</strong>: «Un tempo si considerava come un figlio putativo di Jean-Marie Le Pen. Poi ha iniziato a parlarne male, a dire che era un antisemita. Si è perfino detto favorevole al diritto di voto agli immigrati». No, a tanto non arriva neanche Aliot, il dédiabolisé.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/elezioni-francia-numero-front-national-nuovo-presidente-vecchia-politica/217919/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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