<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Lorenzo Fazio</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lfazio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Avere vent&#8217;anni in Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/avere-ventanni-italia/228733/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/avere-ventanni-italia/228733/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 May 2012 07:49:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Lorenzo Fazio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Nicola Malanga]]></category> <category><![CDATA[salone del libro]]></category> <category><![CDATA[Sanità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=228733</guid> <description><![CDATA[Giù le mani dai nostri ragazzi! Dico a voi, polizia, carabinieri, questori, digos:  non permettetevi più di malmenare dei giovani che vogliono esprimere liberamente le loro opinioni indirizzate ai rappresentanti del potere politico. E’ successo nei giorni del Salone del libro di Torino che si sta per concludere, quando un gruppo di studenti indipendenti (SI),...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giù le mani dai nostri ragazzi!</strong> Dico a voi, polizia, carabinieri, questori, digos:  non permettetevi più di malmenare dei giovani che vogliono esprimere liberamente le loro opinioni indirizzate ai rappresentanti del potere politico.</p><p>E’ successo nei giorni del Salone del libro di Torino che si sta per concludere, quando un gruppo di studenti indipendenti (SI), liceali e universitari, hanno cercato di arrivare alla sala dove avrebbero parlato il ministro dell’istruzione <strong>Profumo</strong> e del lavoro<strong> Fornero</strong> (che non si è presentata) per manifestare il loro dissenso nei confronti della politica del governo. L’occasione era il convegno <em>Avere vent’anni in Italia</em> organizzato il 10 maggio dagli studenti di &#8220;Muoviti per la Novità&#8221;, ovvero la sezione giovanile del Terzo Polo. Normalmente accreditati, gli studenti indipendenti sono stati considerati indesiderati dagli organizzatori e quindi allontanati dalla polizia in malo modo. <a href="http://www.universita.it/torino-scontri-convegno-profumo-ferito-studente/" target="_blank">Alcuni di loro sono stati caricati e manganellati</a>, ci sono stati dei feriti, il presidente del Senato degli studenti universitari, <strong>Nicola Malanga</strong>, è stato ricoverato in ospedale. Una violenza gratuita e fuori luogo. <br />Un pestaggio di stampo fascista.</p><p>Ma vi pare possibile? Dovrebbero essere per primi i ministri a scandalizzarsi per il comportamento delle forze dell’ordine denunciandone il comportamento. Che non succeda mai più in questo stato democratico che qualcuno che voglia manifestare un’opinione sia impossibilitato a farlo. Stiamo parlando del <strong>livello minimo di democrazia</strong>, quella democrazia che viene insegnata sui banchi di scuola e che poi viene disattesa da coloro i quali dovrebbero per primi rappresentarla e difenderla. Che esempio diamo ai nostri ragazzi? Inutile elogiare <em>Diaz</em>, il bel film di Vicari, che fa vedere i massacri compiuti dalla polizia a Genova e poi far finta di niente di fronte a questi episodi.</p><p>Quanto accaduto a Torino non è un caso ma è collegato alla violenza della Diaz e a tanti altri episodi in cui le forze dell’ordine si accaniscono contro persone che si limitano a manifestare il loro dissenso pacificamente. <strong>La matrice è la stessa ed è di stampo fascista</strong>, quella malattia che ci portiamo dietro e che, proseguita negli anni del dopoguerra grazie alle mancate epurazioni nella polizia, nei servizi segreti, nei ministeri, continua ad avvelenare il nostro Stato ancora oggi. La critica pacifica, il dissenso anche radicale sono guardati con sospetto, mentre chi usa l’arma della violenza sembra avere un suo spazio, una zona di rispetto in cui è permesso agire. Così i black bloc o le frange violente dei tifosi <strong>rimangono indisturbati</strong>.</p><p>E’ una vecchia storia che non riusciamo a interrompere, la violenza che si moltiplica e che diventa l’unico codice rispettato e riconosciuto da entrambe le parti: da chi usa violenza e da chi dovrebbe reprimerla. I contestatori pacifici non manovrabili da partiti, sindacati, associazioni non riconoscono queste regole di guerra, sono fuori dal gioco, <strong>usano altri linguaggi</strong>, per questo sono  pericolosi e inaffidabili. La democrazia reale è temuta dal potere. Proviamo a spezzare questa catena e rispettiamo i ragazzi che ci guardano, siamo noi il loro modello, che cosa gli stiamo insegnando? </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/avere-ventanni-italia/228733/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lucio Dalla e l’Italia  del terrorismo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/lucio-dalla-l%e2%80%99italia-terrorismo/195094/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/lucio-dalla-l%e2%80%99italia-terrorismo/195094/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Mar 2012 15:03:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Lorenzo Fazio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cosa fanno i marinai]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[libertà]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[terrorismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195094</guid> <description><![CDATA[E’ l’associazione più immediata. Quegli anni terribili a Genova, l’esecuzione di Guido Rossa, il mio professore di letteratura italiana, Enrico Fenzi , che dopo aver fatto lezione su Petrarca, lasciava le aule dell’università e partecipava ai gruppi di commando delle Br. In quel marasma e sconcerto, sbarcano a Genova Dalla e De Gregori e vanno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ l’associazione più immediata.  Quegli anni terribili a Genova, l’esecuzione  di Guido Rossa, il mio professore di letteratura italiana, Enrico Fenzi , che dopo aver fatto lezione su Petrarca, lasciava le aule dell’università e  partecipava ai gruppi di commando delle Br.</p><p>In quel<strong> marasma e sconcerto</strong>,  sbarcano a Genova  Dalla e De Gregori e vanno a suonare allo stadio. Cosa inusuale allora. Fu una ventata di aria leggera da respirare a pieni polmoni, <strong>improvvisamente</strong>. Una parentesi di allegria, di bellezza, di musica da ascoltare tutti insieme. <em>Banana republic </em>divenne poi un disco ma <strong><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=GPTSWYFdn0g" target="_blank">Come fanno i marinai</a> </em>era scritta per noi</strong> che ascoltavamo e ci lasciavamo portare via con quelle parole che evocavano atmosfere lontane,  per non stare più lì, andare via via. E poi<em> L’anno che verrà</em>, un’altra canzone che parla di distanze e di futuro da immaginare:  diverso nei comportamenti, nel modo di stare con gli altri (<em>persino i preti potranno sposarsi e si potrà fare l’amore come si vuole e i troppo furbi e i cretini di ogni età…</em>).</p><p>Sono <strong>parole amiche</strong> che indicavano una direzione che <strong>nulla aveva a che fare coi titoli di giornale</strong> di quei giorni e di quel periodo. La vita si poteva di nuovo inventare. L’immaginazione e la poesia erano ancora possibili. Persino l’ironia e la leggerezza, impensabili fino ad allora. Poi arrivò <em>Futura</em>, altre invenzioni eccezionali. Sempre spinte in avanti. Voglia di sperimentare e di divertirsi, senza mai autocelebrarsi.<br /> Grazie Dalla per quella breccia che hai aperto in anni bui e per la voglia di libertà che avevi, a modo tuo, come si addice a ogni artista autentico.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/GPTSWYFdn0g" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/lucio-dalla-l%e2%80%99italia-terrorismo/195094/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Concordia, come il Titanic cent&#8217;anni dopo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/concordia-come-il-titanic-centanni-dopo/183991/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/concordia-come-il-titanic-centanni-dopo/183991/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Jan 2012 11:55:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Lorenzo Fazio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Costa Concordia]]></category> <category><![CDATA[lorenzo fazio]]></category> <category><![CDATA[naufragio]]></category> <category><![CDATA[titanic]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183991</guid> <description><![CDATA[Sono passati cento anni dall’affondamento del Titanic, i giornali hanno già cominciato a ricordare quella data e a riraccontare per l’ennesima volta come allora, cento anni fa, il grande mito della modernità s’infranse contro quel maledetto iceberg nel mare gelido dell’Atlantico. E adesso in una notte di gennaio una nave molto più grande del Titanic...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Sono passati cento anni dall’affondamento del <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/RMS_Titanic" target="_blank">Titanic</a></span></strong>, i giornali hanno già cominciato a ricordare quella data e a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/01/14/visualizza_new.html_44287275.html" target="_blank">riraccontare</a></span> per l’ennesima volta come allora, cento anni fa, il grande mito della modernità s’infranse contro quel maledetto iceberg nel mare gelido dell’Atlantico.</p><p lang="it-IT">E adesso in una notte di gennaio una nave molto più grande del Titanic con 4.000 persone <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/nave-incagliata-allisola-giglio-evacuati-4200-passeggeri/183711/" target="_blank"><strong>affonda</strong></a></span> quasi nello stesso modo. Un gigante, una città, una grande balena adagiata su un fianco a riposare sugli scogli vicino al porto dell’isola del Giglio. Sembra impossibile che sia potuto accadere. Eppure le tragedie si verificano proprio  quando si è così sicuri dei mezzi che si hanno a disposizione che si crede di poter fare  a meno di ciò che invece  è indispensabile e insostituibile: il <strong>fattore umano</strong>.</p><p>Oggi abbiamo molti più strumenti di cento anni fa ma ciò non ha impedito a un comandante provetto di portare una nave modernissima su uno scoglio, uno dei tanti affioranti nel Tirreno in quel tratto di mare che tutti coloro che navigano sanno essere particolarmente insidioso. Di nuovo superficialità, inesperienza, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/14/inchieste-polemiche-soccorsi-capire-perche-nave-fuori-rotta/183815/" target="_blank">impreparazione dell’equipaggio</a></span></strong>, di nuovo scialuppe che si ribaltano, cime che si spezzano, carrucole bloccate, di nuovo tanta paura e disperazione, di nuovo tanti morti e feriti. Mancano all’appello 40 persone, difficile pensare che siano vive.</p><p lang="it-IT">La domanda come sempre è: perché è successo? La solita domanda che ci si fa quando succedono tragedie come queste. Vale la pena di <strong>ripensare la sicurezza</strong> in mare, non dimenticando che, seppure sempre più parchi giochi e occasioni di intrattenimento, le  navi hanno bisogno di personale specializzato e preparato.</p><p>Oggi, su queste città galleggianti, trionfo del cattivo gusto, del kitch e del finto lusso, è imbarcato personale di ogni nazionalità al minimo dei costi soprattutto per rendere più confortevole il soggiorno alle migliaia di turisti che ogni settimana vanno avanti e indietro per i porti del Mediterraneo e non solo. Quanto di questo <strong>personale </strong>è addestrato in caso di inconvenienti o addirittura di tragedie? Lo abbiamo visto: troppo poco.</p><p>Non è poi possibile lasciare una nave <strong>al buio</strong>, in caso di incidente dovrebbe esserci un impianto sostitutivo in grado di assicurare comunque i servizi essenziali. Invece l’altra notte il buio è stato immediato e le scialuppe sono rimaste a volte bloccate dalla mancanza di elettricità.</p><p lang="it-IT">Spostiamo il traffico sul mare, aumentiamo pure le rotte per cercare di alleggerire le nostre strade  ma non dimentichiamoci che il mare non è asfaltato e che la notte<strong> deve far sempre paura</strong> quando si naviga. E che le navi non devono transitare in tratti di mare troppo delimitati e stretti col pericolo, in caso di incidenti, di inquinare le coste (ancora oggi è autorizzata la navigazione ai super transatlantici nel canale della Giudecca di Venezia, davanti a S. Marco!). E che forse abbiamo esagerato. Le navi sono navi, non solo città del divertimento. <em><strong>“Se ce lo dimentichiamo poi succedono le tragedie”</strong></em>, mi disse qualche anno fa un ingegnere navale ormai a riposo</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/concordia-come-il-titanic-centanni-dopo/183991/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>B. ci mette la faccia, l&#8217;opposizione la maschera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/b-ci-mette-la-faccia-lopposizione-la-maschera/168901/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/b-ci-mette-la-faccia-lopposizione-la-maschera/168901/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 Nov 2011 17:49:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Lorenzo Fazio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Opposizione]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[politici]]></category> <category><![CDATA[privilegi]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168901</guid> <description><![CDATA[Mi dispiace, ma Berlusconi ha ragione. E l’opposizione che lo attacca non ha motivi sufficienti e giusti per farlo. Lui dice che i ristoranti sono pieni ed è difficile trovare un posto libero sugli aerei. Ha fotografato una realtà a lui vicina, ha riportato uno stato d’animo diffuso tra chi egli frequenta e vede. Il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi dispiace, ma <strong>Berlusconi </strong>ha ragione. E l’opposizione che lo attacca non ha motivi sufficienti  e giusti per farlo. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/tutti-da-silvio-sabato-sera/168650/" target="_blank">Lui dice che i ristoranti sono pieni</a></span> ed è difficile trovare un posto libero sugli aerei. Ha fotografato una realtà a lui vicina, ha riportato uno stato d’animo diffuso tra chi egli frequenta e vede. Il suo mondo.</p><p><strong>Bersani</strong>, <strong>Di Pietro</strong>, <strong>Casini </strong>hanno invece fatto finta di essere di un altro mondo, quello dei poveracci, di chi non ha i soldi per mangiare e non riesce ad arrivare alla fine del mese. Berlusconi ha mostrato la sua faccia (di plastica), l’opposizione ha fatto finta di averne una autentica  e popolare, <strong>che non ha</strong>.  Che non ha più.</p><p>Nessuno di loro sa che cosa voglia dire prendere un treno regionale, pagare una multa, mettersi in coda in tangenziale o al pronto soccorso (Aldo Moro ogni estate prendeva il vagone letto da solo e andava a raggiungere in montagna la famiglia). Nella vita di tutti i giorni godono di corsie preferenziali   ma quando è necessario indossano la <strong>maschera dei cittadini comuni</strong>. Così è difficile essere  credibili.</p><p>Qui sta il nodo. Nel momento in cui il <strong>Pd </strong>“subisce” il referendum popolare, si allea con la polizia contro i manifestanti della No Tav, si schiera con Marchionne contro i lavoratori, difende Schifani contro i grillini, sceglie  dirigenti come il figlio di Colannino,  simpatizza per Cordero di Montezemolo e Tremonti,  e ha come iscritto numero uno Carlo De Benedetti, mi dite per favore perché disoccupati, precari, licenziati, giovani e onesti lavoratori da 1.200 euro al mese dovrebbero votare per <strong>un partito così</strong>?</p><p>Lo voterà chi vuole andare ancora al ristorante e farsi la vacanza in qualche posto tranquillo, magari parlando male di Berlusconi  (seduto al tavolo vicino) e difendendo l’articolo 18. Cantava <strong>Gaber</strong>: <em>“Com&#8217;è bello occuparsi dei  dolori di tanta, tanta gente dal momento che in fondo non ce ne frega niente”</em>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/p40cQoKbRL4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/b-ci-mette-la-faccia-lopposizione-la-maschera/168901/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>186</slash:comments> </item> <item><title>Facciamo di Torino un esempio di sviluppo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/facciamo-di-torino-un-esempio-di-sviluppo/165457/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/facciamo-di-torino-un-esempio-di-sviluppo/165457/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Oct 2011 13:57:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Lorenzo Fazio</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[inquinamento]]></category> <category><![CDATA[Piero Fassino]]></category> <category><![CDATA[piste ciclabili]]></category> <category><![CDATA[polveri sottili]]></category> <category><![CDATA[Torino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165457</guid> <description><![CDATA[Caro sindaco di Torino, lei amministra una città “fuori legge”. Con lei ci sono molti altri sindaci della pianura padana che detengono questo triste primato. Ma Torino è la peggiore. Mi riferisco ai dati sull’inquinamento: per ben 134 volte nel 2010 è stato sforato il limite delle polveri sottili consentito dalla Comunità europea. La domanda...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Caro sindaco di Torino,<br /> lei amministra una città “fuori legge”. Con lei ci sono molti altri sindaci della pianura padana che detengono questo triste primato. Ma Torino è la peggiore. Mi riferisco ai dati sull’inquinamento: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://risorse.legambiente.it/docs/malaria11.0000002212.pdf" target="_blank">per ben 134 volte</a></span> nel 2010 è stato<strong> sforato il limite delle polveri sottili </strong>consentito dalla  Comunità europea.</p><p>La domanda è: cosa pensa di fare di fronte a questa emergenza? Capisco il suo imbarazzo, non è una questione facile.  Vorrei però sapere come considera questo problema, se una priorità oppure no. Il suo predecessore per esempio non lo considerava una priorità e a chi gli faceva presente i dati sull’inquinamento rispondeva con il vecchio adagio che prima viene il problema del lavoro e poi quello dell’inquinamento.  Roba da anni settanta.</p><p>Ma non ci sono solo i veleni. La scorsa settimana, sempre nella nostra città, caro sindaco, sono state falciate tre persone in un giorno, tre pedoni. <strong>Andare in bici è pericoloso </strong>(tutti i giorni vado alla stazione, non so nemmeno dove appoggiare la bici), le piste ciclabili non sono rispettate, le auto ti vengono addosso,  a volte si è anche costretti a salire sul marciapiedi  mettendo a rischio l’incolumità di altre persone.</p><p>Ma in che città abitiamo? Mentre colonne di auto stanno ferme in coda ogni mattina e ogni sera nelle tangenziali metropolitane:  ore buttate via, emissione di gas velenosi, rumore, tensione&#8230;</p><p>Allora caro sindaco abbia il coraggio di prendere sul serio il problema e provi a <strong>trasformarlo in opportunità economica</strong>. Salvare la salute dei suoi cittadini può anche voler dire dare loro un lavoro. Bruxelles vuole multare l’Italia per il mancato adeguamento degli edifici alla normativa europea relativa all’emissione di Co2  e al risparmio energetico.  Quanto lavoro ci sarebbe da fare  sul patrimonio abitativo che già c’è!</p><p>Proviamo a trasformare un record negativo in un primato positivo, facciamo di Torino un esempio di sviluppo  a emissione zero e rendiamo vivibile questa bellissima città.<strong> Altre metropoli ci sono riuscite</strong>. L’Europa aiuta e premia i comuni più virtuosi. Ma ci vogliono idee e passione.</p><p>Allora chiami a raccolta i torinesi, faccia il sindaco veramente e non solo l’amministratore, <strong>coinvolga tutti a partecipare</strong>:  università, centri di ricerca, professionisti e cittadini comuni per condividere un progetto di città basato innanzitutto sulla vivibilità. Indica assemblee, convochi associazioni, dimostri che c’è, che ha a cuore il futuro della città, dei suoi abitanti. Forse sarebbe il modo per accorciare le distanze tra politici e cittadini e sentire che di fronte a un problema gigantesco che incrocia tutti gli altri (lavoro, sicurezza, legalità, risparmio…), se c’è la consapevolezza di stare dalla stessa parte, si può vincere. Vincere una battaglia democratica per la salute e il lavoro senza rifugiarsi nel comodo adagio “non ci sono i soldi e quindi non si può fare niente”. Seguendo questo ragionamento le cose invece si faranno, quelle solite: raddoppio di tangenziali, nuova tangenziale, nuovi  centri direzionali… e qualche domenica a piedi.  Una sconfitta che sarebbe  inaccettabile per lei, per tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/facciamo-di-torino-un-esempio-di-sviluppo/165457/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>40</slash:comments> </item> <item><title>Bene la Polizia, male Trenitalia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/25/bene-la-polizia-male-trenitalia/78783/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/25/bene-la-polizia-male-trenitalia/78783/#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Nov 2010 17:09:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Lorenzo Fazio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[frecciarossa]]></category> <category><![CDATA[oggetti smarriti]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[Trenitalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=78783</guid> <description><![CDATA[Capita. Non sono l’unico. Anche se quando succede non ci si sente molto bene. L’altro giorno ho viaggiato su un Frecciarossa fra Torino e Milano, costo del biglietto 31 euro in seconda classe (abbonamento mensile 290 euro!) e quando sono sceso mi sono accorto di aver lasciato sul vagone il mio zaino. Cosa faccio? Ormai...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Capita. Non sono l’unico. Anche se quando succede non ci si sente molto bene. L’altro giorno ho viaggiato su un Frecciarossa fra Torino e Milano, costo del biglietto 31 euro in seconda classe (abbonamento mensile 290 euro!) e quando sono sceso mi sono accorto di aver lasciato sul vagone il mio zaino. Cosa faccio? Ormai il treno era ripartito. Alla stazione di Milano Garibaldi e in molte stazioni  i ferrovieri non esistono più, nemmeno gli uffici,  non sai proprio dove cercarli, trovi solo negozi di scarpe, farmacie, cioccolatterie, librerie, <strong>niente che abbia a che fare coi treni</strong>. Così approccio un poliziotto e gli spiego quanto successo, gentilmente mi invita a rivolgermi alla polizia ferroviaria al binario uno. Benissimo. Raggiungo il posto di polizia e mi imbatto in una signora molto bella e molto elegante che con una certa autorevolezza mi invita a rivolgermi a un agente. Benissimo. Anche l’agente è gentilissimo e pronto: dopo avermi ascoltato, comincia subito a darsi da fare, telefona al capotreno della Frecciarossa (<strong>ha il numero!</strong>) e lo informa dell’accaduto, gli spiega dove si trova lo zaino  e pretende di essere richiamato. Dopo qualche minuto il capotreno si fa vivo e dice che ha ritrovato lo zaino. E adesso? Non è affar mio, sostiene il capotreno. Ma cosa ne fa dello zaino, chiede il poliziotto. Non lo so, solo in caso di oggetti di valore il personale ferroviario è tenuto a rivolgersi al Comune di arrivo del treno altrimenti amen. Il poliziotto insiste, dice che non è possibile. Sì, dice il ferroviere, io lo lascio sul treno. E poi? Poi il treno andrà in deposito e lo zaino rimarrà lì, qualcuno lo troverà&#8230; Capito? Addio carte, dattiloscritti, agende,  computer. <strong></strong></p><p><strong>Non esiste più l’ufficio degli oggetti smarriti</strong> così gli oggetti si smarriscono “da soli”. Nessuno è responsabile: e la sicurezza? Se nello zaino ci fosse una bomba?  Il poliziotto ha uno scatto di orgoglio, telefona ai suoi colleghi di Roma e li prega di andare a prendere lo zaino all’arrivo del treno e di tenerlo in consegna. I colleghi accettano e così faranno. Nuova telefonata con il capotreno che malvolentieri accetta di fare la consegna alla Polizia. Il giorno dopo andrò a ritirare lo zaino a Roma. La storia finisce bene grazie alla gentilezza e alla tenacia di un agente.</p><p>Possibile che almeno sui treni ad alta velocità che sono così cari non ci sia un servizio per gli oggetti smarriti? Che non ci sia un servizio adibito alla sicurezza che prima di mandare in deposito un treno non controlli i vagoni? O c’è qualcuno che se ne approfitta?</p><p>Nel frattempo ritorna nell’ufficio la donna  avvolta nel suo bel cappotto e mi accorgo che nell’altra stanza ci sono due persone dietro le sbarre, hanno facce disperate, molto giovani. La signora chiede se qualcuno ha dato loro una tazza di caffè.  Tutto avviene con calma ben sorvegliata. Arriva un signore alla ricerca del telefonino perso e ritrovato dalla Polizia. Guardo alle pareti foto segnaletiche di persone ricercate, anche un omicida. Tutti stranieri tranne uno, italiano, ingegnere in giacca e cravatta con tanti nomi, forse uno per ogni truffa. C’è scritto: arresti domiciliari.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/25/bene-la-polizia-male-trenitalia/78783/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>62</slash:comments> </item> <item><title>Aiutateci</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/aiutateci/34585/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/aiutateci/34585/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Jun 2010 16:25:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Lorenzo Fazio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[chiarelettere]]></category> <category><![CDATA[editore]]></category> <category><![CDATA[Freedom of Information Act]]></category> <category><![CDATA[intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[Katia Malavenda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=34585</guid> <description><![CDATA[Conoscere la verità, fare in modo che i cittadini ne vengano  (o non ne vengano ) a conoscenza è il problema numero uno di qualsiasi Stato. Tutto si gioca lì, una parola soltanto. E più una democrazia è forte, più verità riesce ad accettare. Adesso noi italiani siamo ad una svolta: di verità ne abbiamo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Conoscere la <strong>verità</strong>, fare  in modo che i cittadini ne vengano  (o non ne vengano ) a conoscenza  è il problema numero uno di qualsiasi <strong>Stato</strong>. Tutto si gioca lì, una  parola soltanto. E più una democrazia è forte, più verità riesce  ad accettare. Adesso noi italiani siamo ad una svolta: di verità ne  abbiamo sempre avuta poca, la nostra <strong>democrazia </strong>è  fragile e spesso  è ricorsa alla censura, alle pressioni, ai depistaggi per riuscire  a sopravvivere, appoggiandosi anche alla <strong>criminalità</strong>. Ma è storia  antica. Anche l’imprenditoria degli anni venti non si fece problemi  a usare i manganelli dei picchiatori fascisti. Abbiamo una tradizione  di <strong>illibertà</strong>.</p><p>Ma adesso chi ci governa, con  la complicità di una parte della classe dirigente, vuole di più, vuole  piegare completamente la <strong>magistratura </strong>al proprio potere, e zittire la  stampa libera intimididendo editori e giornalisti con la minaccia di  multe altissime e la <strong>prigione</strong>.</p><p>Nei Paesi <strong>anglosassoni </strong>esistono   leggi come il <strong>Freedom of Information Act </strong>che proteggono il giornalismo  investigativo e garantiscono il diritto di trovare e pubblicare  documenti  nel pubblico interesse. In Italia no. Qui editori e giornalisti hanno  grosse difficoltà a fare inchieste autonome perché sempre esposti  alle querele per diffamazione con richieste di <strong>risarcimenti </strong>enormi.  Per questo essi si appoggiano alle inchieste giudiziarie (ma ciò  nonostante  le querele arrivano lo stesso), proprio per limitare al massimo  possibili <strong> contestazioni</strong>. Con la nuova legge, che proibisce la pubblicazione delle <strong> intercettazioni </strong>e degli atti delle indagini, anche questa possibilità  viene meno, così il diritto all’informazione è compromesso. Il  giornalista  rimane esposto alle querele, all’arresto, alle multe. E con lui  l’<strong>editore </strong>(passibile di multe molto più elevate).</p><p>Inoltre pochi sanno che, come  ha ricordato l’avvocato Katia <strong>Malavenda</strong>, il ddl prevede per l’editore  l’obbligo di pubblicare a sue spese eventuali rettifiche da parte  di chi si sente criticato ingiustamente in un libro. L’editore deve  garantire due pubblicità su testate scelte dalla parte offesa, prima  ancora dell’accertamento della <strong>magistratura</strong>. Decine di migliaia di  euro. Un danno enorme, che può ripetersi ed essere esponenziale. Un’arma   in più contro gli <strong>editori </strong>(soprattutto i più piccoli) che vogliono  essere liberi. Sembra non esserci scampo, per questo dobbiamo reagire  e la società civile che crede nella parola, nella verità, nella <strong> democrazia </strong>deve esserci al fianco e non farci mancare il suo <strong>appoggio</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/aiutateci/34585/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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