<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Luigi De Magistris</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ldemagistris/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>A Roma per i referendum</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/a-piazza-navona-per-i-referendum/97552/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/a-piazza-navona-per-i-referendum/97552/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Mar 2011 15:53:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[acqua]]></category> <category><![CDATA[idv]]></category> <category><![CDATA[legittimo impedimento]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97552</guid> <description><![CDATA[L’acqua è un bene comune, un diritto umano che deve essere garantito a tutti, sottratto alla logica speculativa del mercato che vorrebbe farne un privilegio per pochi e un fattore di business per le lobby. Il nucleare è una scelta pericolosa, costosa, anacronistica che è stata già bocciata in passato da una consultazione referendaria, contraria...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’acqua </strong>è un bene comune, un diritto umano che deve essere garantito a tutti, sottratto alla logica speculativa del mercato che vorrebbe farne un privilegio per pochi e un fattore di business per le lobby. Il <strong>nucleare </strong>è una scelta pericolosa, costosa, anacronistica che è stata già bocciata in passato da una consultazione referendaria, contraria a quanto avviene nel resto del mondo dove si punta sulle fonti rinnovabili (le stessa falcidiate dal governo). La legge è <strong>uguale per tutti </strong>i cittadini, come afferma l’art. 3 della Costituzione, e non c’è motivo valido per mettere in discussione questo principio fondamentale della democrazia (pena, l’alterazione della democrazia stessa).</p><p>Eppure proprio l’acqua pubblica, l’energia dell’atomo e la giustizia sono i tre volti principali attraverso cui si manifesta l’azione <strong>autoritaria e golpista</strong> del governo. Decreto Ronchi, piano energetico targato Prestigiacomo-Romani, legittimo impedimento sono le misure legislative e politiche per mezzo delle quali si attua questa stessa azione, che nasce come un tentativo di autodifesa – disperata- da parte di un esecutivo instabile, delegittimato sul piano della credibilità internazionale dopo il Rubygate, privato di una maggioranza parlamentare degna di questo nome e ridotta alla compravendita, corroso dalle tante inchieste giudiziarie che riguardano gli uomini più vicini al presidente del Consiglio, oltre che lo stesso presidente del Consiglio, naturalmente.</p><p>Per questa ragione l’Italia dei Valori si è fatta promotrice di una <strong>campagna referendaria </strong>volta a contrastare la trasformazione del nostro paese in un sultanato anti-democratico, dove la legge è sospesa per i più potenti e i diritti sono aggrediti, dove la giustizia cessa di essere una garanzia comune e la privatizzazione selvaggia fagocita ogni settore, portando alla realizzazione di una società ingiusta e disumana, in cui <em>“l’uomo è un lupo per gli altri uomini”</em>,<em> </em>come direbbe Hobbes. L’Italia dei Valori si è impegnata nella raccolta delle firme ed ha proposto una rosa di quesiti referendari per restituire la decisione ai cittadini e alle cittadine, cercando di garantirgli quel ruolo di primo piano che essi meritano rispetto al loro presente e al loro futuro. Così entro giugno si terrà la consultazione per difendere l’acqua pubblica, per contrastare il ritorno delle centrali nucleari, per abrogare il legittimo impedimento.</p><p>Quest’ultimo quesito, proposto ai cittadini, ha ovviamente una natura politica di grande impatto: se gli italiani sosterranno l’abrogazione di una norma ad personam illegittima, come lo scudo approvato perché Berlusconi possa fuggire la giustizia, allora sarà conquistato un importante grimaldello per lavorare all’<strong>abbattimento politico del governo</strong>. Niente per l’esecutivo potrà essere come prima. Si tratta di una delegittimazione propedeutica alle elezioni anticipate, con le quali il sultano e la sua corte potranno essere mandati a casa. Oppure in tribunale, davanti ai giudici. Non per sacro fuoco giustizialista, ma per rispetto della Costituzione, della democrazia, dei cittadini.</p><p>Sabato<strong> 19 marzo</strong> a piazza Navona, a Roma, si terrà un importante appuntamento politico e artistico per lanciare l’apertura della campagna referendaria. Ci saranno musicisti e intellettuali, da Enzo Avitabile a Franca Valeri, oltre ad importanti esponenti del mondo della giustizia e della politica. Soprattutto ci dovranno essere tanti cittadini e tante cittadine, quella società civile sana che rappresenta il presidio più prezioso a difesa della democrazia. Per questo rivolgo un appello appassionato a partecipare, in particolare dopo l’intenzione dispotica annunciata dal governo e dal ministro Maroni in merito alla data della consultazione: il responsabile degli Interni ha infatti reso noto che l&#8217;esecutivo sarebbe orientato a non accorpare la data del referendum con quella delle amministrative (29 maggio), come invece richiesto dall’IdV e da altri partiti.</p><p>Decisione scellerata che porterà allo <strong>spreco di 350 milioni di euro</strong> di denaro pubblico, che avrebbero potuto essere investiti nel welfare o nella sicurezza per esempio. Una decisione dovuta alla paura nutrita da Palazzo Chigi verso questo appuntamento. Meglio pensare agli stratagemmi più meschini per farlo fallire e non consentire il raggiungimento del quorum: procrastinare la data e posizionarla dopo le amministrative, sfruttando la &#8220;stanchezza&#8221; dei cittadini già protagonisti di altri appuntamenti elettorali, magari con la speranza che una bella giornata di sole possa dare il suo contributo, spingendoli al mare piuttosto che ai seggi. Per questo, sabato, a piazza Navona dovremmo essere in tanti. Per questo in tanti dovremmo votare al referendum.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/a-piazza-navona-per-i-referendum/97552/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>65</slash:comments> </item> <item><title>Napoli è tua, riprenditela!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/04/napoli-e-tua-riprenditela/95296/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/04/napoli-e-tua-riprenditela/95296/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Mar 2011 15:46:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=95296</guid> <description><![CDATA[“Napoli è tua” è lo slogan che ho scelto per questa nuova avventura politica: la corsa alla carica di sindaco. Napoli deve infatti appartenere ai suoi cittadini, che oggi sono chiamati a riprendersela dopo che per tanto, troppo tempo, “qualcuno” ha pensato di disporne come fosse esclusivamente sua, sfruttandola e depredandola a proprio personale vantaggio....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“Napoli è tua”</em> è lo slogan che ho scelto per questa nuova avventura politica: la corsa alla carica  di <strong>sindaco</strong>. Napoli deve infatti appartenere ai suoi cittadini, che oggi sono chiamati a riprendersela dopo che per tanto, troppo tempo, “qualcuno” ha pensato di disporne come fosse esclusivamente sua, sfruttandola e depredandola a proprio personale vantaggio. Così questa città si è trasformata nel <strong>deserto del diritto e della legge</strong>, diventando il teatro dell’arricchimento personale o di gruppi di potere, in maggioranza criminali e spesso insospettabili, presenti in ogni ambito sociale, economico e politico, insediati dal pubblico al privato.</p><p>Napoli è diventata quanto di più distante ci possa essere dall’anima dei suoi stessi abitanti. La cattiva amministrazione, trasversale a tutta la politica, ha fiaccato la fiducia verso le istituzioni, diffondendo un<strong> sentimento di anti-politica</strong> comprensibile ma inaccettabile, che deve essere quanto prima sconfitto. Troppe collusioni fra amministrazione, economia e crimine organizzato hanno ferito l’idea del bene comune e dell’interesse collettivo come obiettivi prioritari da raggiungere. Mentre i legami opachi fra politica, cricche e camorra, passanti per appalti pilotati col solo scopo di guadagnare consenso e denaro in ogni settore (dai rifiuti alle infrastrutture), hanno tradito le più elementari regole democratiche.</p><p>Sono stati anni difficili e tristi, direi anche drammatici, che sono riusciti ad infettare un tessuto sociale vivo, mortificando una comunità capace di vantare un immenso patrimonio storico-artistico, oltre ad una tradizione di inclusione e accoglienza che risponde al<strong> ruolo di primo piano </strong>che Napoli deve e può avere nel Mediterraneo, essendo il terzo centro urbano d’Italia. Napoli è dunque una città che deve ritornare in mano dei suoi abitanti affinché risponda ai loro bisogni. Quei bisogni che sono incompatibili con i rifiuti ai margini delle strade, con l’emergenza diventata norma, fino al punto di spingere i cittadini ad abituarsi alla presenza ingiusta e insana dell’immondizia ovunque.</p><p>Il pessimo ciclo dello smaltimento dei rifiuti è la parabola di una <strong>degenerazione politica e sociale </strong>senza precedenti nel nostro paese e in Europa, ma anche il simbolo di uno Stato che compie un passo indietro, che abdica a se stesso, per lasciare campo libero alla camorra e agli affaristi, i quali si arricchiscono lucrando su questo dramma inaccettabile grazie alla collusione con l’amministrazione pubblica, a cui garantiscono consenso elettorale in cambio delle commesse o degli appalti nel settore degli inceneritori, delle discariche e quant’altro. Una sospensione di fatto della democrazia e dello Stato di diritto rispetto a cui si deve e si può scrivere la parola fine. Una<strong> rivoluzione politico-morale</strong>, fondata su un ricambio della classe dirigente e sul protagonismo civile, che potrà rendere Napoli una città più vivibile, sicura,  inclusiva.</p><p>Attuare questa rivoluzione è possibile. Del resto se non avessi questo convincimento, non avrei scelto di candidarmi a sindaco. Una scelta che è stata personalmente difficile, dettata “solo” dalla passione e dall’amore che nutro per questa città. La mia città. Una scelta confortata dalla convinzione di non essere solo in questo progetto, che dovrà vedere <strong>Napoli al centro di un cambiamento </strong>dalle potenzialità nazionali, trasformandola in un laboratorio politico-sociale innovativo che sia di esempio a tutto il paese, che pure necessita di una ventata di freschezza morale e politica dopo il berlusconismo al tracollo.</p><p>In questo progetto non mi sento solo perché ci sono i <strong>napoletani</strong>, c’è un’intera città che crede al suo risveglio e che vuole esserne protagonista. Certo, senza i cittadini e le cittadine, anche la politica può risultare impotente. Ma se si uniscono le energie comuni, allora la stagione di discontinuità sarà possibile. Per questo, mi rivolgo alla città intera, chiedendo un atto di coraggio e di fiducia per sostenere una speranza che può e deve diventare realtà, se tutti noi lo vogliamo e se tutti noi ci impegniamo. Come sosteneva Paolo Borsellino rispetto a Palermo: <em><strong>“Si ama ciò che non ci piace per poterlo cambiare”</strong></em>.</p><p>Per questo ho deciso di lavorare a una<strong> lista civica</strong> che accolga le energie migliori della società civile, per questo metto a disposizione di tutte le forze politiche del <strong>centrosinistra </strong>la mia candidatura. Vorrei farmi strumento di quella nuova stagione napoletana che i cittadini e le cittadine aspettano, in continuità con la mia esperienza al Parlamento europeo: in tutta la mia &#8211; ancora breve &#8211; carriera politica, sono stato infatti animato sempre dallo stesso obiettivo, cioè quello di cercare di <strong>servire il Paese</strong>, mettendo in campo la maggiore trasparenza e il maggiore entusiasmo che potevo e che posso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/04/napoli-e-tua-riprenditela/95296/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>125</slash:comments> </item> <item><title>Aventino no, ostruzionismo sì</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/23/aventino-no-ostruzionismo-si/93552/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/23/aventino-no-ostruzionismo-si/93552/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 Feb 2011 09:47:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[aventino]]></category> <category><![CDATA[Opposizione]]></category> <category><![CDATA[parlamento]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93552</guid> <description><![CDATA[Una delle peculiarità nefaste del governo Berlusconi è stata quella di aver trasformato il Parlamento in una sorta di macchina ratificatrice passiva dei provvedimenti della maggioranza, in particolare di quelle norme e leggi introdotte per desiderio (giudiziario) del presidente del Consiglio. Apponendo spesso la fiducia parlamentare e forzando i tempi dell’approvazione (aspetti di cui si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una delle peculiarità nefaste del governo Berlusconi è stata quella di aver trasformato il Parlamento in una sorta di <strong>macchina ratificatrice passiva</strong> dei provvedimenti della maggioranza, in particolare di quelle norme e leggi introdotte per desiderio (giudiziario) del presidente del Consiglio. Apponendo spesso la fiducia parlamentare e forzando i tempi dell’approvazione (aspetti di cui si è lamentato diverse volte anche il presidente della Repubblica), in modo da comprimere e annichilire il confronto/dibattito dello stesso Parlamento.</p><p>Prendendo spunto da tragici esempi del passato mai totalmente superati, potremmo dire che Berlusconi si è ispirato ad un vecchio adagio di mussoliniana memoria: “<em>Farò di questa aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli</em>”. Ecco, la versione contemporanea made in Arcore potrebbe essere “Farò di questa aula sorda e grigia un registratore passivo delle mie leggi ad personam”. Ma il Parlamento è luogo istituzionale di fondamentale importanza, anche simbolica: rappresenta i cittadini e legifera a loro nome e nel loro interesse, discutendo i temi cari al paese. Almeno così dovrebbe essere, ma purtroppo <strong>non è più da tempo</strong>.</p><p>Oltre a questo aspetto di svuotamento di forza e senso del Parlamento, Berlusconi ha avuto anche il demerito di averlo costretto alla trasformazione in una sorta di grande mercato del consenso alla sua precaria maggioranza: <strong>transumanze di parlamentari</strong> da un gruppo all’altro (da PdL a Responsabili) e soprattutto acquisto di deputati e senatori, in cambio di denaro o incarichi o favoritismi di varia natura. Tutto solo e soltanto per sopravvivere politicamente e, quindi, evitare i procedimenti giudiziari che lo assillano, volendo egli essere legibus solutus.</p><p>Proprio per questa ragione, in forza del ruolo che la Costituzione e la democrazia assegnano al Parlamento, non condivido l’ipotesi &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/bloccate-il-parlamento/93354/" target="_blank">proposta da alcuni intellettuali ed esponenti politici</a></span> &#8211; di compiere una sorta di moderno Aventino. A parte l’epilogo drammatico di quella esperienza storico-politica (all’Aventino delle opposizioni seguì il ventennio di Mussolini), sono convinto che attualmente le forze anti-berlusconiane devono presidiare e difendere ancora più convintamente il Parlamento. Anche come messaggio simbolico da inviare al paese, per rimarcare l’irrinunciabile natura parlamentare della nostra Repubblica, per non lasciarlo nelle mani degli eversori che ci (mal)governano. Anche se in Parlamento, fino ad oggi e come dimostrato il 13 dicembre, le forze di opposizione non sono riuscite a sfiduciare l’esecutivo. In parte a causa di una incapacità di fare “massa critica” omogenea e compatta (il Terzo Polo spesso ha innestato repentinamente <strong>la marcia indietro</strong>), in parte a causa della pervicacia con cui si è fatta largo la triste pratica della compravendita berlusconiana.</p><p>Condivido invece la sollecitazione e l’appello di Micromega ad estremizzare, da un punto di vista istituzionale, la situazione in Parlamento. Ci troviamo di fronte al pericolo di una rottura degli equilibri costituzionali attraverso le funzioni governative e parlamentari (con le prime pronte a fagocitare le seconde, oltre a divorare il terzo potere dello Stato: quello giudiziario). Per questo, tutta l’opposizione politica in Parlamento si deve unire e deve utilizzare ogni mezzo previsto dall’ordinamento giuridico e democratico per impedire a Berlusconi e alla sua maggioranza servile di continuare ad approvare leggi ad personas e leggi eversive e golpiste. Ma l’ostruzionismo, che può essere uno dei mezzi per far questo, <strong> richiede il massimo della presenza</strong> e il massimo della costanza nel frequentare il Parlamento. E’ ciò che l’Italia dei Valori da tempo sta facendo, è ciò che ci ha contraddistinti in questi anni: quante volte l’IdV, anche in passato, è stata protagonista dell’occupazione &#8211; reale e simbolica &#8211; della Camera e del Senato?</p><p>Accanto a tale strategia di difesa democratica del e nel Parlamento, resto fermamente convinto che è necessario dare apporto alla forte <strong>opposizione sociale</strong> nel paese: si sono infatti riattivate pacificamente le tradizionali forze rivoluzionarie – dagli operai agli studenti, dalle donne agli intellettuali &#8211; scendendo in piazza e lanciando appelli, diciamo che è partita una mobilitazione della società civile che fa sperare e che regala fiducia. Queste forze unite, più di ogni altro soggetto politico o istituzionale, possono mandare a casa il sultano del bunga bunga, possono spedirlo a riposarsi in un luogo lontano, in compagnia di chi per temperamento e concezione antidemocratica gli è più simile: Ben Alì, Mubarak e Gheddafi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/23/aventino-no-ostruzionismo-si/93552/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>105</slash:comments> </item> <item><title>Piazze colorate controil buio del regime</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/piazze-colorate-contro-il-buio-del-regime/91980/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/piazze-colorate-contro-il-buio-del-regime/91980/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Feb 2011 17:09:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Berlusconismo]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[manifestazione]]></category> <category><![CDATA[se non ora quando]]></category> <category><![CDATA[società civile]]></category> <category><![CDATA[Uomini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91980</guid> <description><![CDATA[Le piazze festanti e colorate di donne, organizzatesi in tutto il mondo per far sentire la propria voce critica, hanno dimostrato che esiste un&#8217;altra idea della donna, dell’uomo e del rapporto fra i sessi. Concezioni &#8220;altre&#8221; e opposte rispetto a quelle seminate dallo scempio ideologico e morale prodotto dal berlusconismo, figlio di una campagna mediatica...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le piazze festanti e colorate di donne, organizzatesi in tutto il mondo per far sentire la propria voce critica, hanno dimostrato che esiste <strong>un&#8217;altra idea della donna</strong>, dell’uomo e del rapporto fra i sessi. Concezioni &#8220;altre&#8221; e opposte rispetto a quelle seminate dallo scempio ideologico e morale prodotto dal berlusconismo, figlio di una campagna mediatica che ha operato per anni sulla società, sfruttando le tv commerciali e i giornali scandalistici di proprietà del presidente del Consiglio.</p><p>Le piazze di donne hanno poi confermato che <strong>un&#8217;altra democrazia</strong> è possibile. Anzi esiste già nella mente e nel cuore della società civile, spesso più lungimirante della classe dirigente e politica che la rappresenta e la guida. Una democrazia compiuta, sana, pulita. Una democrazia che rifiuta la mercificazione dell&#8217;essere umano &#8211; di qualsiasi essere umano &#8211; perchè ostile all’idea del mercimonio fra corpo e incarichi o ruoli, soprattutto se pubblici e quindi legati ad una dimensione collettiva. Una democrazia estranea alla pratica dei rapporti basati sulla violenza, quella che può prodursi quando i soggetti si rapportano in una condizione di asimmetria sociale, con il debole schiacciato dal potente, che gli si &#8220;offre&#8221; per riceverne beneficio. Una democrazia a cui piace<strong> il merito e l’impegno </strong>piuttosto che il favoritismo e il clientelismo, che rifiuta la logica della scorciatoia individuale per farsi strada nel rispetto delle regole comuni. Una democrazia che difende l&#8217;uguaglianza dei cittadini nei diritti, che si affida alla Costituzione come orizzonte di riferimento per la convivenza, che non prostituisce il corpo perché primariamente <strong>non lo prostituisce la mente</strong>, non abdica al pensiero che, in quanto tale, o è libero oppure non è.</p><p>Nelle piazze festanti e colorate la <strong>società civile</strong>, immunizzata dal berlusconismo, ha dimostrato di essere attualmente l&#8217;unico vero argine democratico alla violenza e all&#8217;eversività di un potere in decadenza, incapace di rassegnarsi al suo tramonto. Fulcro e perno di questo argine democratico sono le <strong>donne</strong>. Le stesse che, come evidenziato da pensatrici e filosofe sempre attente ai movimenti della coscienza femminile, non devono e non possono essere &#8220;usate&#8221; come arma della contesa politica, gettate nell’agone pre-elettorale come testa d’ariete per distruggere Berlusconi, magari colpendolo con una campagna strumentale che si serve di questa sana coscienza femminile che, giustamente, si ribella. Vanno dunque rispettate nella loro autonomia, nella loro indipendenza.</p><p>E per farlo, un modo onesto sarebbe quello di elaborare <strong>noi, uomini italiani</strong>, una riflessione sul modello maschile imposto dal berlusconismo. Se madri, figlie, sorelle e amiche ci ricordano che esiste un’altra idea di donna, noi dobbiamo ricordare che parallelamente ne esiste anche un’altra di uomo. Un uomo che non considera la donna solo corpo e corpo acquistabile, perché per primo non si considera utilizzatore finale di corpi femminili a disposizione del suo potere e denaro. Un uomo che proprio del potere e del denaro non fa uno strumento di ricatto umano, di vessazione sociale.</p><p>Una <strong>rivoluzione antropologica </strong>rispetto al berlusconismo che deve assumere una dimensione generale tanto quanto privata, sociale quanto domestica, pubblica quanto intima, necessaria per contrastare quanto del berlusconismo, purtroppo, potrebbe essersi infiltrato in ognuno di noi. <strong>Piazze festanti e colorate</strong> contro il buio del regime chiuso nel suo bunker: speriamo ce ne siano altre. Magari proprio su proposta di noi uomini. Ci dovremmo riflettere. Soprattutto in un passaggio storico-politico in cui proprio la piazza fa maggiormente paura all’esecutivo, che tenta infatti di criminalizzarla.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/piazze-colorate-contro-il-buio-del-regime/91980/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>38</slash:comments> </item> <item><title>Le donne in piazza: un bel segnale di speranza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/le-donne-in-piazza-un-bel-segnale-di-speranza/89524/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/le-donne-in-piazza-un-bel-segnale-di-speranza/89524/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Feb 2011 11:23:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[affarismo]]></category> <category><![CDATA[Arcore]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[manifestazioni]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=89524</guid> <description><![CDATA[Febbraio di rinascita. Primavera femminile. Quindi sana e vitale. Le prossime settimane vedranno una serie di appuntamenti di protesta organizzati in tutta Italia dalla società civile delle donne, dalle loro associazioni e dai loro movimenti. Madri e figlie, artiste e intellettuali, cittadine comuni e militanti. Comunque donne. Manifestazioni critiche, sostenute da appelli e petizioni, contro il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Febbraio di rinascita. <strong>Primavera femminile</strong>. Quindi sana e vitale. Le prossime settimane vedranno una serie di appuntamenti di protesta organizzati in tutta Italia dalla società civile delle donne, dalle loro associazioni e dai loro movimenti. Madri e figlie, artiste e intellettuali, cittadine comuni e militanti. Comunque <strong>donne</strong>.</p><p><strong>Manifestazioni critiche</strong>, sostenute da appelli e petizioni, contro il sultanato pornografico del presidente del Consiglio, affiorato alla cronaca nei suoi aspetti più squallidi e probabilmente penalmente rilevanti. Il presidente del Consiglio a cui spetta il disonore di aver imposto al nostro Paese quella subcultura che vuole la donna ridotta a cosa fra le cose, solo corpo e solo avvenenza fisica. Modello avanzato per mezzo di un bombardamento mediatico che ha visto protagonisti la tv commerciale e i giornali scandalistici di proprietà del premier, i quali hanno saputo imprimere alla società italiana una rivoluzione (involuzione) antropologica come nelle peggiori dittature.</p><p>Le donne di questa <strong>antropologia berlusconiana</strong>, che da anni sta conquistando pezzo dopo pezzo l’intera società, sono merce che può essere comprata, che fanno di se stesse (e dei propri corpi) l’oggetto dello scambio col potere: si offrono a fronte del successo e della carriera, in parlamento e in consiglio regionale, in azienda come al ministero. Non c’è merito, non c’è gavetta, non c’è formazione, non c’è studio. Un <em>cursus (dis)honorum</em> che si svolge tra il letto d’Arcore e il divano di Palazzo Grazioli; composto da una variegata umanità femminile – spesso anche minorenne, spesso anche prostituta &#8211; che accede alle residenze del presidente del Consiglio senza controllo, mettendo <strong>a rischio la</strong> <strong>sicurezza nazionale</strong>, e che ha l’arroganza tipica di chi viene protetto dal potere, fino al punto di chiamare prefetti e autorità istituzionali per risolvere le proprie incombenze personali, scavalcando le leggi come fa il grande capo, sostituendo il rispetto del pubblico con la tirannide del privato vantaggio.</p><p>In fondo per lui, come per le sue ragazze, dovrebbe valere il principio del<em> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legibus_solutus" target="_blank">legibus solutus</a></span></em>. Il quadro umano e morale che viene a galla dalle intercettazioni alla base dell’indagine della Procura di Milano, per cui Berlusconi è indagato per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, è devastante e allarmante. Ci ricorda, infatti, che rischiamo di diventare una <strong>patria orfana di speranza e futuro</strong>. Le donne lo hanno compreso bene, per altro non da oggi, ben riconoscendo nelle battute sessiste, pronunciate in passato anche nei contesti internazionali, il segno di una deriva morale che non può che essere politica, cioè riguardare tutti. Una deriva fondata sull’idea consumistica della società e della vita, che arriva al punto di includere anche i corpi, femminili in particolare. Una deriva dell’<strong>affarismo privato</strong> e dell’interesse singolo, per cui si scavalcano i bisogni comuni e si usano le istituzioni collettive a fine personale (dal parlamento alle autorità di garanzia), infrangendo le leggi e mettendo a repentaglio la stessa convivenza civile che su queste si basa.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/28/il-13-febbraio-a-roma-%E2%80%9Cvado-al-massimo%E2%80%A6%E2%80%9D/88981/" target="_blank">Il 5 e il 13 febbraio</a></span> le donne scenderanno in piazza in tutta Italia, per difendere la loro dignità e, quindi, quella dell’intero paese. Un bel segnale che ci regala la fiducia per cui <strong>non tutto è perduto</strong> e molto ancora resta da difendere, da chi sente vacillare il proprio personale potere e pertanto mostra il suo volto più feroce e pericoloso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/le-donne-in-piazza-un-bel-segnale-di-speranza/89524/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>98</slash:comments> </item> <item><title>Mirafiori, la vittoria oltre i numeri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/17/mirafiori-la-vittoria-oltre-i-numeri/86795/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/17/mirafiori-la-vittoria-oltre-i-numeri/86795/#comments</comments> <pubDate>Mon, 17 Jan 2011 12:13:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[diritti dei lavoratori]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Mirafiori]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[sciopero]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=86795</guid> <description><![CDATA[In quel 46% di no, espresso nel referendum di Mirafiori, è raccolta tutta la dignità del mondo del lavoro, oltre alla speranza di un futuro in cui possa essere realizzato integralmente l&#8217;art.1 della Costituzione e nasca, veramente, una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La forza dei numeri è cogente e costringe a ratificare una sconfitta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In quel 46% di no, espresso nel referendum di Mirafiori, è raccolta tutta la <strong>dignità del mondo del lavoro</strong>, oltre alla speranza di un futuro in cui possa essere realizzato integralmente l&#8217;art.1 della Costituzione e nasca, veramente, una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La forza dei numeri è cogente e costringe a ratificare una sconfitta numerica, ma è altrettanto vero che i numeri vanno interpretati e, una volta interpretati, possono condurre ad un altro riconoscimento.</p><p>In questo caso è chiaro: il referendum di Mirafiori segna, per la Fiom e il fronte del no, una <strong>vittoria politico-sindacale</strong>. Non c&#8217;è stato infatti un plebiscito a favore del piano autoritario e regressivo di Marchionne, Confindustria e governo (da questo punto di vista la votazione è andata addirittura meglio di Pomigliano d’Arco). Il ricatto fra lavoro servile e disoccupazione non ha piegato tutti i dipendenti Fiat e anche verso quanti hanno dato il loro assenso si deve nutrire il massimo rispetto umano per una scelta drammatica e sofferta: nessun essere umano a cuor leggero autocertifica la propria schiavitù . Con il referendum di Mirafiori è stato comunque dimostrato che la <strong>coscienza dei propri diritti</strong>, la necessità di una rappresentanza libera, l’importanza di difendere la democrazia nei luoghi di occupazione sono sentimenti radicati fra chi lavora, anche nel momento di massima difficoltà personale, quando si è chiamati alla decisione non libera come nel caso della consultazione torinese.</p><p>Analizzando qualitativamente il voto, come hanno evidenziato diversi studiosi e gli stessi rappresentanti sindacali, si nota come nel settore dove il vincolo di lavoro è maggiore, cioè dove le condizioni di lavoro sono più dure perché costringono alla scarsa autonomia anche di movimento, il <strong>fronte del no</strong> è stato massiccio. Del resto le condizioni imposte dal piano “Fabbrica Italia”, come la riduzione delle pause e lo spostamento della mensa a fine turno o i turni di 10 ore, avranno conseguenze più pesanti proprio sulle spalle di chi è impegnato alla <strong>linea di montaggio</strong> oppure (anche se in modo minore) alla lastratura, cioè nel fronte hard dell’attività lavorativa/produttiva. Proprio questi lavoratori hanno maggiore necessità di difendere i loro diritti in relazione a tempi e ritmi di lavoro/produzione, oltre che quello allo sciopero come arma essenziale per questa stessa difesa.</p><p>Un successo politico-sindacale, quello della Fiom e dei lavoratori attestati sulla linea Maginot del diritto e della democrazia, che è stato conseguito nonostante una situazione di pressione e controllo esercitata dentro la fabbrica da parte della dirigenza aziendale. Mirafiori, ancora di più di Pomigliano, è un centro produttivo <strong>spaccato e non governabile</strong>: Marchionne, Confindustria e governo devono prendere atto di questo quadro e riaprire una vera trattativa con tutti i soggetti interessati. Una trattativa che però non può vedere i <strong>diritti indisponibili </strong>(salute, sciopero etc) trattati come merce di un baratto per l’investimento Fiat: i lavoratori sacrificati in cambio di un lavoro in base alla rinuncia ai diritti. Perché? Perchè non è legittimo, come per questo non lo era il referendum che, infatti, la Fiom insiste a disconoscere, tanto da non poter firmare l’intesa che esso ratifica. Si tratta di rispettare la Costituzione e lo statuto.</p><p>Adesso la sfida che si apre è quella di <strong>sostenere questa lezione di democrazia</strong> che ci giunge dal 46% dei contrari all’accordo, appoggiando le iniziative annunciate dalla Fiom: l’insistenza sulla riapertura della trattativa anche affinché Marchionne chiarisca dove intende investire i soldi &#8211; oltre al miliardo promesso per Mirafiori &#8211; e soprattutto per produrre quali modelli e in quali stabilimenti, cioè cosa intende fare in tutta Italia; il ricorso alla magistratura contro un’intesa anticostituzionale; l’attività sindacale Fiom fuori da Mirafiori, a cui è precluso l’accesso a seguito del referendum; una nuova legislazione sulla rappresentanza sindacale affinchè il potere finale di decidere sugli accordi che li riguardano spetti ai lavoratori, rappresentati in modo realmente proporzionale e democratico.</p><p>In particolare, poi, la sfida più immediata è trasformare lo <strong>sciopero nazionale del 28 gennaio</strong> indetto dalla Fiom in una grande manifestazione di “presidio della democrazia”, dove si realizzi una partecipazione ampia dei partiti del centrosinistra che si dicono pronti all’alternativa al berlusconismo: perché il tema del lavoro e del modello di sviluppo sono la cartina di tornasole di una sinistra vera, che non confonde la richiesta di modernità proveniente da questi due ambiti con la regressione ad un modello ottocentesco schiavistico, che ha la presunzione di garantire competitività con gli altri modelli ottocenteschi schiavistici che emergono dall’Est del mondo. E’ un <strong>dovere per la sinistra</strong> ed è un dovere verso tutto il paese.</p><p>La Fiat &#8211; che per anni ha ricevuto contributi pubblici senza investire in nuovi modelli e in innovazione tecnologica, come accaduto nel resto dell’Europa nello stesso settore, dove si è anche arrivati alla partecipazione dei lavoratori nella gestione aziendale come la Germania insegna &#8211; non è una ‘cosa loro’, intendo di Marchionne, Marcegaglia o del governo dei Sacconi, ma <strong>patrimonio di tutta Italia</strong>. Cosa nostra, nel senso nobile e pulito del termine.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/17/mirafiori-la-vittoria-oltre-i-numeri/86795/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>70</slash:comments> </item> <item><title>Benvenuti allo schiavismo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/31/benvenuti-allo-schiavismo/84392/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/31/benvenuti-allo-schiavismo/84392/#comments</comments> <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 12:22:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[accordo]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[Mirafiori]]></category> <category><![CDATA[pomigliano]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[ricatto]]></category> <category><![CDATA[schiavismo]]></category> <category><![CDATA[Sergio Marchionne]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=84392</guid> <description><![CDATA[Mirafiori e Pomigliano: benvenuti nell’era del nuovo schiavismo, della riduzione del lavoratore a merce nel mondo della mercificazione globale, dell’emarginazione del sindacato fedele a se stesso, della distruzione dell’unità sindacale e del Contratto nazionale di lavoro, della soppressione della Costituzione, della morte della concertazione, del tramonto del conflitto sociale per mezzo del quale i deboli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mirafiori e Pomigliano: benvenuti nell’era del <strong>nuovo schiavismo</strong>, della riduzione del lavoratore a merce nel mondo della mercificazione globale, dell’emarginazione del sindacato fedele a se stesso, della distruzione dell’unità sindacale e del Contratto nazionale di lavoro, della soppressione della Costituzione, della morte della concertazione, del tramonto del conflitto sociale per mezzo del quale i deboli tentano di ridefinire gli equilibri di forza in loro favore, dello stravolgimento dei rapporti industriali a vantaggio datoriale. Benvenuti nella democrazia dal volto nuovo e riformista, come sostengono economisti e politici della <strong>modernità-regresso</strong>, dove la Repubblica italiana non è più fondata sull’occupazione ma sulla schiavitù.</p><p>L’accordo relativo ai due stabilimenti Fiat in Italia, voluto da tutte le parti (anti)sociali ad eccezione – virtuosa &#8211; della Fiom, significa far <strong>tornare indietro</strong> le lancette della storia del lavoro, dei diritti, della democrazia. Fiat e l’ad Marchionne investono nel progetto Fabbrica Italia, promettono di sostenerlo con 20 miliardi di euro, anche se per ora solo 2 miliardi risultano programmati in modo certo e verranno indirizzati a mantenere in piedi i due poli produttivi di Torino e Napoli (a Mirafiori suv e jeep, a Pomigliano la Nuova Panda). <strong>E gli altri miliardi promessi?</strong> Non è dato al momento sapere e pare che vada bene così.</p><p>Ai lavoratori, in cambio, offrono il “privilegio” di non finire in mezzo ad una strada e un aumento del salario. Ma il lavoro non dovrebbe essere un <strong>diritto</strong>? E la crescita dello stipendio come è compatibile col dilagare della cassa integrazione? Non c’è risposta, non importa, è secondario, adelante verso la modernità, lo sviluppo, il riformismo, la crescita (parole molto in voga fra i sostenitori del nuovo corso schiavistico).  In cambio, i lavoratori rinunciano ai loro diritti (malattia, sciopero, pausa mensa, rappresentanza sindacale), trasformandosi in servi silenziosi. Il <strong>ricatto </strong>è compiuto e verrà certificato da un referendum il 15 gennaio, quando in modo illegittimo, come ricorda la Fiom, sarà chiesto al lavoratore di scegliere la rinuncia a diritti in verità indisponibili a fronte del mantenimento dell’occupazione e di qualche euro in più.</p><p>E non ci sarà speranza che qualcosa possa migliorare nel domani per mezzo del diritto allo sciopero o grazie alla concertazione: l’accordo infatti stabilisce che il lavoratore, firmatario dell’intesa raggiunta,<strong> </strong>rinuncia a qualsiasi forma di<strong> protesta</strong> futura in merito alle materie oggetto dell’intesa stessa, mentre i <strong>sindacati </strong>non firmatari (Fiom) saranno da ora in poi esclusi dalla rappresentanza in queste realtà industriali. La Fiom, il più grande sindacato metalmeccanico, per la prima volta nella storia operaia italiana, non avrà ingresso e ruolo a Mirafiori, mentre il suo no all’accordo risulta ininfluente. E tutto questo è considerato normale, accettabile, legale, possibile.</p><p><strong>Contenti tutti? </strong>Certamente contenti il governo, Confindustria, i sindacati arrendevoli, il capitalismo famelico e padronale. Mentre per il mondo del lavoro è stato scritto l’epitaffio. Ma sostenere questo  - accusano i Marchionne e i Sacconi, i Bonanni e i Marcegaglia &#8211; significa essere antimoderni, antidemocratici, conservatori e comunisti. Ma quale modernità e sviluppo, quale democrazia potrà mai esserci con questa regressione autoritaria dei rapporti di lavoro che si vorrebbe imporre a tutto il settore metalmeccanico e, perché no, a tutto il pianeta produttivo?</p><p>Adesso l’unica sfida è quella posta alla politica, in particolare ai partiti del centrosinistra. <strong>Il lavoro va difeso</strong> e se non lo difendono queste forze politiche, allora esse stesse non hanno più senso di esistere. Va sostenuto lo <strong>sciopero </strong>indetto dalla Fiom per il 28 gennaio, perché il cedimento sul fronte dei diritti del lavoro comporterà lo smottamento dell’intero sistema democratico italiano. Va dunque fermato il piano che vorrebbe l’estensione del modello Pomigliano/Mirafiori all’intero mondo dell’occupazione. Deve sorgere un <strong>cordone politico</strong> a protezione del Contratto nazionale come orizzonte non derogabile in cui definire quello aziendale, del ruolo del sindacato, del diritto di chi lavora, della Costituzione. Parallelamente, come da tempo richiede la Fiom, si deve approvare una legge sulla rappresentanza in cui al lavoratore sia concessa l’ultima parola in merito al suo destino occupazionale, senza referendum-ricatto illiberali però. In questa partita è in ballo il <strong>futuro del Paese</strong>, oggi si scrive il volto dell’Italia di domani: se sarà una democrazia compiuta oppure una terra di nessuno della legge e del diritto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/31/benvenuti-allo-schiavismo/84392/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>187</slash:comments> </item> <item><title>Non lasciamo soli gli studenti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/20/non-lasciamo-soli-gli-studenti/82859/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/20/non-lasciamo-soli-gli-studenti/82859/#comments</comments> <pubDate>Mon, 20 Dec 2010 12:05:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[14 dicembre]]></category> <category><![CDATA[fascismo]]></category> <category><![CDATA[fiducia]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[guerriglia]]></category> <category><![CDATA[ordine pubblico]]></category> <category><![CDATA[proteste]]></category> <category><![CDATA[scontri]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=82859</guid> <description><![CDATA[Tutto è un problema di sicurezza e di ordine pubblico. I manifestanti de L’Aquila che chiedono un piano di ricostruzione, i lavoratori di Mirafiori che contestano l’assalto ai diritti da parte della Fiat, gli studenti che protestano contro il ddl Gelmini: eccoli i neo-attentatori della democrazia, i  moderni sovvertitori dell’ordine, i terroristi di nuovo conio. Unica...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tutto è un problema di sicurezza e di <strong>ordine pubblico</strong>. I manifestanti de L’Aquila che chiedono un piano di ricostruzione, i lavoratori di Mirafiori che contestano l’assalto ai diritti da parte della Fiat, gli studenti che protestano contro il ddl Gelmini: eccoli i neo-attentatori della democrazia, i  moderni sovvertitori dell’ordine, i terroristi di nuovo conio. Unica reazione prevista dal governo: l’uso delle forze dell’ordine come braccio della repressione, la quale a sua volta diventa la sola risposta che la politica (incapace) riesca a mettere in campo. Nessuna ricetta per l’economia e per l’occupazione, <strong>nessun confronto</strong> con l’opposizione sociale (trasversale) che scende in piazza spinta da una crisi materiale drammatica. E mentre l’esecutivo barcolla, destinato a sciogliersi di fronte ad un inevitabile ritorno alle urne, ecco la strada per ottenere un po’ di ossigeno politico, per ricompattarsi, per ridarsi forza.</p><p>La ricetta è semplice: criminalizzare il dissenso delle piazze; offrire <strong>risposta repressiva</strong> ad ogni domanda sociale e politica ridotta a fattore di minaccia per l’ordine pubblico; infuocare il clima sociale paventando il pugno di ferro da parte dello Stato verso la protesta; imporre una legislazione d’emergenza restrittiva, che sospende lo stato di diritto per un permanente stato di eccezione, agitando l’argomento spot di un nuovo terrorismo, così da costringere al dissenso sociale (anche e possibilmente violento) e quindi giustificare la contro-risposta repressiva del governo.</p><p>E’ comodo, semplice, utile. E’ la <strong>strategia della tensione</strong> che porta il volto dei ministri Maroni, La Russa, Alfano; che si alimenta della provocazione dei Gasparri e dei Mantovano; che si legittima con la retorica ideologica dei Sacconi e dei Marchionne. Entro mercoledì, il Senato varerà il ddl Gelmini. Sul terreno della storia resteranno le macerie di una riforma disastrosa per l’istruzione pubblica, ma anche quelle di una democrazia svilita e in pericolo per una involuzione autoritaria imposta dal governo. Gli studenti sono scesi in piazza, esasperati per la chiusura all’ascolto dimostrata in questi mesi dalla maggioranza. Un movimento di protesta che ha coinvolto l’intero paese e che ha visto un’adesione massiccia da parte degli atenei e delle scuole. Il segnale che la<strong> coscienza critica giovanile</strong> non si è spenta, nonostante il bombardamento televisivo che impone il modello del comprare, dell’avere, dell’ostentare.</p><p>A Roma, il 14 dicembre, la violenza c’è stata, figlia non tanto e non solo del ddl Gelmini, ma della <strong>rabbia </strong>e dell’<strong>angoscia</strong> covate da tempo &#8211; troppo &#8211; nel cuore di una generazione che ha perso l’innocenza perdendo la speranza nel futuro, sotto i colpi della precarietà e della disoccupazione. Si deve avere il coraggio di dirlo senza essere tacciati di collusione con la violenza, come fa strumentalmente il centrodestra. La magistratura dovrà fare il suo corso per accertare le responsabilità, anche delle forze dell’ordine, in merito a quanto accaduto il 14 dicembre, ma la domanda che interroga la politica è ancora in piedi e preme con forza. E c’è la certezza che questa risposta non verrà mai, almeno da parte del governo, che si è limitato a condannare la violenza giovanile senza pensare alla violenza che esso non solo pratica, facendo mancare qualsiasi prospettiva futura ad una intera generazione di disillusi, ma addirittura <strong>manifesta orgogliosamente</strong>.</p><p>Le parole e l’atteggiamento dei vari La Russa, espressione di una destra fascista e con la bava alla bocca dimentica del suo passato, oppure la rissa in occasione del voto di fiducia in Parlamento: come pensa questo esecutivo di essere credibile col suo moralismo ipocrita e il suo falso pacifismo? Come può essere rispettato il suo appello alla tolleranza, quando approva leggi disumane e ingiuste verso i migranti? Come pensa di essere creduto quando i suoi ministri infangano la Costituzione, difendendo pubblicamente il ventennio e irridendo all’unità d’Italia? Insomma, <strong>di chi è figlia la violenza?</strong></p><p>Dopo il 14 dicembre, abbiamo ascoltato esclusivamente dichiarazioni incentrate sul dispositivo sicurezza da attuare nelle prossime ore, quando gli studenti e gli universitari torneranno in piazza. I palazzi del potere blindati e <strong>Roma militarizzata</strong> per mezzo di un’ostentazione muscolare della forza, che avvelenerà il clima prima di ogni reale e possibile conflitto; il <strong>Daspo</strong> alle manifestazioni e gli <strong>arresti preventivi</strong> (che mettono in discussione l’art. 17 della Costituzione, che prevede la possibilità di vietare le riunioni per motivi di sicurezza ma mai in riferimento al singolo manifestante, e che negano il principio costituzionale secondo cui l’arresto è legato alla commissione del reato); le <strong>critiche ai magistrati</strong> (con tanto di ispezione da parte del ministro della Giustizia) perchè hanno proceduto alla scarcerazione dei primi arrestati (lesione dell’indipendenza della magistratura, del suo diritto alla discrezionalità, del suo dovere di tener conto del quadro indiziario specifico); la creazione di una <strong>contrapposizione artefatta</strong> fra forze dell’ordine (che arrestano) e magistratura (che scarcera), scaricando sulle prime la crisi sociale e usandole strumentalmente in modo ingiusto e illegittimo.</p><p>Siamo alla sospensione della democrazia, delle garanzie costituzionali, delle libertà. E’ un <strong>fascismo di ritorno</strong>, un terrorismo di Stato, un abuso di governo, che ha il volto del ministro fascista della Difesa, di quello razzista dell’Interno e, soprattutto, del monarca populista di Arcore. Dunque ora c’è da essere responsabili: non lasciamo soli e scoperti questi studenti e questi universitari, non abbandoniamo questo paese, non rinunciamo al nostro futuro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/20/non-lasciamo-soli-gli-studenti/82859/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>112</slash:comments> </item> <item><title>Il countdown di Mr B.? La sfida è il 15 dicembre</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/07/il-countdown-di-mr-b-la-sfida-e-il-1512/80669/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/07/il-countdown-di-mr-b-la-sfida-e-il-1512/80669/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Dec 2010 12:00:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconismo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[governo lampo]]></category> <category><![CDATA[lista civica nazionale]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[sfiducia]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80669</guid> <description><![CDATA[Siamo al conto alla rovescia per Berlusconi. Pochi giorni separano il presidente del Consiglio dalla fiducia o dalla sfiducia che gli accorderà il Parlamento. La matematica non è un’opinione, ma la politica purtroppo sì. Per tanto nella maggior parte dei casi risulta imprevedibile, infedele, incerta. Come lo sono gli esseri umani che la praticano. Risulta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Siamo al conto alla rovescia per Berlusconi. Pochi giorni separano il presidente del Consiglio dalla fiducia o dalla sfiducia che gli accorderà il Parlamento. La matematica non è un’opinione, ma la politica purtroppo sì. Per tanto nella maggior parte dei casi risulta imprevedibile, infedele, incerta. Come lo sono gli esseri umani che la praticano. Risulta quindi difficile ipotizzare con certezza <strong>come finirà la conta</strong>: quanti tradiranno il premier certi di non essere ricandidati in caso di sfiducia e quindi di elezioni, pronti magari al salto verso gli ex alleati del Pdl ed oggi nemici pubblici? Quanti nella squadra del terzo polo, invece, volteranno le spalle alla proclamata opposizione contro Berlusconi per timore, anche in questo caso, di perdere lo scranno? Quanto saranno efficaci la campagna acquisti del Cav, gran maestro nell’arte della compravendita parlamentare, ed il timore trasversale per il voto?</p><p>Il punto è che, comunque sia, anche di fronte ad una fiducia parlamentare guadagnata con una manciata di voti, questo governo è <strong>politicamente squalificato e finito</strong>. In piena crisi economica, dopo una sequela di scandali (appaltopoli, P3, questione campana etc.), a seguito della scissione di Fli, a posteriori delle rivelazioni di Wikileaks non è pensabile per questo esecutivo restare in carica. <strong>Il Pdl è morto</strong>, come morto è il berlusconismo, come morto è il governo.</p><p>Diverso sarebbe se venisse meno la fiducia, come naturalmente sperano le forze d’opposizione – intendo quelle vere, non i folgorati dell’ultima ora tipo Fini e Casini. Si aprirebbe incontrovertibilmente, anche per l’ostinato Berlusconi, la strada obbligata di riconoscere che la crisi è nei numeri, è formalizzata, è pubblica. Anche in parlamento. La <strong>sfiducia delle Camere</strong> infatti renderebbe tutto più semplice e rapido per chi anela alla costruzione di un’altra Italia, quella del post berlusconismo. In sostanza, comunque vadano aritmeticamente le cose a Montecitorio o Palazzo Madama, questo esecutivo è al capolinea. E con lui il leader di sempre e il suo partito. Allora ci si dovrebbe concentrare sul <strong>dopo</strong>, sul 15 dicembre e i giorni a seguire.</p><p>Personalmente, insieme per altro al mio partito, sono contrario a qualsiasi ipotesi di <strong>governo alternativo a quello sancito dalle urne</strong> (esecutivo di responsabilità, istituzionale o via nominando) che unisca tutte le formazioni contrarie all’esecutivo in carica per governare, cioè prendere decisioni in materie come l’economia, il welfare, le riforme costituzionali. Non è possibile per via della distanza ideologica, non è giusto perché non scelto dagli elettori.<br /> Soprattutto respingo l’idea che ci possa essere un altro esecutivo a guida di un <strong>fedelissimo di Berlusconi</strong> (da Tremonti ad Alfano a Letta), perché alla palude italiana non ha contribuito solo il sovrano, ma la sua intera corte.<br /> E più di tutto mi fa orrore l’idea di un <strong>Berlusconi bis</strong>, passante per le dimissioni del premier, che apra magari ad un grande rimpasto verso Fli e l’UdV. Tutte e due ipotesi a cui ammiccano i terzopolisti di Fini e Casini, pronti a manovre di palazzo sulla scia della Prima Repubblica per spartirsi il potere dopo il Cavaliere sfiduciato (che pure non ostracizzano dagli scenari politici che propongono).</p><p>La sfiducia parlamentare, invece, può e deve esser ottenuta con una convergenza di tutta l’opposizione, ma la classe dirigente chiamata ad amministrare il paese deve essere scelta dagli elettori, perché tutto il resto significherebbe un loro tradimento. Diverso sarebbe un <strong>esecutivo lampo</strong> (Di Pietro afferma di 90 gg massimo) che facesse la riforma della legge elettorale, abrogando il premio di maggioranza e reintroducendo le preferenze (come democrazia vorrebbe), soddisfacendo così la richiesta di tutti i partiti (ad eccezione di Lega e Pdl). Con l’impegno inviolabile, però, di <strong>indire quanto prima le</strong> <strong>elezioni</strong>. In questo caso si potrebbe sostenerlo dall’esterno, senza dimostrare però troppa pazienza, perchè le elezioni il prima possibile sono l’unica strada veramente democratica e che mi auguro il presidente della Repubblica possa prendere in seria considerazione.</p><p>A questo punto, un altro tema che si pone è <strong>come affrontarle</strong>, queste elezioni. Si paventa in ampi spazi dell’antiberlusconismo, quello coerente e da sempre militante che stimo, di un fronte d’emergenza elettorale che riunifichi tutta l’opposizione, Udc e Fli compresi, per sconfiggere la compagine berlusconiano-leghista, evitando il dramma di vederla riconquistare ancora palazzo Chigi e difendendo così la democrazia. E’ la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/molti-lettori-ci-domandano-che-cosa-voleva-dire/80390/" target="_blank">proposta che è stata avanzata dal <em>Fatto</em></a></span>, quotidiano che apprezzo e stimo, sotto il nome di <strong>lista civica nazionale</strong>. Ebbene, non mi convince. Ritengo infatti che abbia scarso appeal elettorale e che rischi addirittura di rafforzare Berlusconi, il quale brandirebbe l’argomento del &#8220;solo contro tutti&#8221;, del martire nemico del sistema inciucista, del tradito da Casini e Fini che si alleano con la sinistra pur di farlo fuori.</p><p>Risulterebbe, poi, <strong>impossibile da realizzare</strong>. Gli elettori chiedono una proposta politica alternativa chiara e seria, mentre il momento storico del paese (per via soprattutto della crisi economica) rende indispensabile un governo saldo e quindi omogeneo che assuma decisioni pesanti. Come si può pensare di far governare insieme Fini, Casini, Vendola, Di Pietro, Bersani? Sul welfare, sulla finanza o sul lavoro la distanza ideologica è abissale. Per fortuna, perché la destra (anche europea e moderna) resta tale, come tale deve restare la sinistra. Si potrebbe obiettare: ma come si conquista il voto dei moderati traditi, dei liberali delusi, dei cattolici amareggiati da Berlusconi? Si conquista parlando con loro e aprendo alle loro istanze. Si conquista soprattutto con una <strong>proposta politica priva di ambiguità ed innovativa</strong>.</p><p>Credo sia quindi indispensabile e di successo, anche per andare oltre la deberlusconizzazione del paese che pure è necessaria, avanzare un <strong>cartello elettorale Pd-IdV-Sel- Federazione della sinistra e movimenti</strong> che si dia un programma di governo condiviso e di centrosinistra, e che svolga le primarie per la leadership, proponendo una squadra credibile e di discontinuità. Senza vedere nell’Udc e o in Fli  il nemico, ma riconoscendo in loro l’avversario, che per 16 anni piaccia o meno ha appoggiato una deriva che si chiama Silvio Berlusconi. Una deriva che mai come oggi è battibile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/07/il-countdown-di-mr-b-la-sfida-e-il-1512/80669/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>113</slash:comments> </item> <item><title>Sul 5&#215;1000 Tremonti non faccia il marinaio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/sul-5x1000-tremonti-non-faccia-il-marinaio/79115/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/sul-5x1000-tremonti-non-faccia-il-marinaio/79115/#comments</comments> <pubDate>Sat, 27 Nov 2010 11:09:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[5xmille]]></category> <category><![CDATA[Giulio Tremonti]]></category> <category><![CDATA[milleproroghe]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=79115</guid> <description><![CDATA[Sostiene che lui l’ha ideato e lui lo difenderà fino alla fine. Il ministro Tremonti promette che con il prossimo decreto milleproroghe i fondi del 5&#215;1000 saranno ristabiliti, dopo il tetto di 100milioni di euro introdotto nella manovra Finanziaria. Più che un tetto, un cappio al collo del mondo no profit, il quale ha giustamente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sostiene che lui l’ha ideato e lui lo difenderà fino alla fine.<strong> Il ministro Tremonti promette</strong> che con il prossimo decreto milleproroghe i fondi del 5&#215;1000 saranno ristabiliti, dopo il tetto di 100milioni di euro introdotto nella manovra Finanziaria. Più che un tetto, un cappio al collo del mondo no profit, il quale ha giustamente aperto un fronte di protesta contro il governo perché privato di ben 300milioni di euro, circa il 75% in meno di denaro raccolto in occasione della dichiarazione del 2008 sui redditi percepiti nel 2007 dai contribuenti.</p><p>Si potrebbe tirare un sospiro di sollievo, le associazioni di volontariato potrebbero, da adesso in poi, guardare serene al proprio domani, certe di potere continuare ad usufruire di questo contributo sociale che ciascun cittadino devolve dalla imposta sul reddito (Irpef) direttamente alle associazioni, alle onlus, alle istituzioni di ricerca o sanitaria etc. L’ha promesso Tremonti e a Tremonti si chiederà conto. Per ora aspettare, sapendo che il ministro responsabile è sceso in campo, quindi problemi non dovrebbero esserci. Purtroppo non è così. Cosa accadrà nel prossimo futuro all’esecutivo traballante è un mistero. Rimandare a domani, cioè al milleproroghe, il ripristino del 5&#215;1000, <strong>non è dunque una garanzia</strong>, anzi.</p><p>Sarebbe quindi doveroso, per esser coerente e credibile, che Tremonti aprisse la battaglia interna alla maggioranza (ex?) <strong>adesso</strong>, perché quei 300milioni di euro siano rintrodotti già nella Finanziaria stessa. Dichiarano fedeltà cristiana, proclamano guerra contro la violenza sulla donna, difendono la scienza al servizio della vita e poi che fanno? Riducono al lastrico il <strong>Telefono Rosa, l’Aism, Emergency e Medici senza frontiere</strong>, sottraendogli soldi pubblici per investirli a favore delle scuola private, della stampa di partito, delle università non statali e in quelle telematiche. C’è dunque da vigilare e soprattutto c’è da chiedere a gran voce che si agisca subito. La storia insegna infatti. Il ministro Tremonti aveva detto di voler destinare parte del 5&#215;1000 alla ricostruzione dell’Abruzzo vittima del terremoto. Non successe. Poi disse di voler usare lo scudo fiscale (norma criminogena che di fatto legittima il riciclaggio di stato e pone l’Italia fuori dalla normativa Ue in materia, oltre ad essere anche in contrasto con le leggi europee sull’Iva) ma a distanza di 12 mesi le organizzazioni no profit erano senza ossigeno finanziario per lavorare.</p><p>Insomma, fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Soprattutto se in ballo c’è questo governo. Tremonti non faccia dunque il marinaio,<strong> mantenga le promesse</strong>. Non domani, ma oggi. Perché domani potrebbe essere tardi, domani potrebbe non essere più ministro, e il mondo dell’associazionismo non merita di essere privato di ciò che gli spetta per volere dei cittadini. E’ una questione etica.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/sul-5x1000-tremonti-non-faccia-il-marinaio/79115/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>70</slash:comments> </item> <item><title>Finanziaria, briciole e cricche</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/finanziaria-briciole-e-cricche/79027/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/finanziaria-briciole-e-cricche/79027/#comments</comments> <pubDate>Sat, 27 Nov 2010 06:11:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[criminalità]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[finanziaria]]></category> <category><![CDATA[fuga dei cervelli]]></category> <category><![CDATA[patto di stabilità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=79027</guid> <description><![CDATA[Tra qualche giorno i brandelli di quella che fu la solida maggioranza berlusconiana approveranno la legge finanziaria. Ci racconteranno le solite favolette: l’Italia rispetta il patto di stabilità europeo, il governo non peggiora il debito pubblico, la crisi economica non esiste, oppure c’è ma non si vede. Mentre l’Italia tracolla sul piano etico, sempre più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra qualche giorno i brandelli di quella che fu la solida maggioranza berlusconiana approveranno la legge finanziaria. Ci racconteranno le solite favolette: l’Italia rispetta il<strong> patto di stabilità europeo</strong>, il governo non peggiora il <strong>debito pubblico</strong>, la crisi economica non esiste, oppure c’è ma non si vede. Mentre l’Italia tracolla sul piano etico, sempre più divorata dalla corruzione, con le istituzioni intrise da una crescente mafiosità e con la povertà che aumenta in modo esponenziale contaminando quello che un tempo era il ceto medio, il governo e la maggioranza non danno risposte, non offrono soluzioni. Il <strong>nulla per la lotta all’evasione fiscale</strong> che consentirebbe di recuperare miliardi di euro, si accompagna alla distruzione della storia e del futuro del nostro Paese: briciole sia per il patrimonio artistico, archeologico, storico e paesaggistico che per la cultura, la scuola, l’università, la ricerca.</p><p>Un Paese che non investe in sviluppo e ricerca è un Paese che si condanna alla depressione. Si rinuncia alla competitività internazionale, si favorisce la <strong>fuga dei cervelli</strong>, si colpiscono i luoghi in cui si forma il pensiero libero e critico. Del resto, il miglioramento della qualità della vita e il consolidamento delle libertà sono colpi micidiali per la borghesia mafiosa. Il governo Berlusconi con i <strong>cortigiani da Palazzo</strong> rafforza, invece, la spesa pubblica criminogena. Vedremo ingenti risorse per le armi, per i grandi eventi delle cricche, per le privatizzazioni, per coloro i quali propongono modelli economici vetusti.</p><p>La costruzione dell’alternativa al berlusconismo si consolida anche con la realizzazione di una <strong>Finanziaria alternativa</strong> in cui si coniughi il diritto con lo sviluppo economico, il lavoro con il capitale, l’utilizzo dei fondi pubblici con la<strong> lotta alla criminalità</strong>. È necessario un ruolo pubblico nell’economia così come uno statuto dei beni pubblici che si coniughino con una nuova politica industriale che sia anche da stimolo all’economia privata e che, al contempo, tuteli l’occupazione e si fondi sulla <em>green economy</em>. Il lavoratore e le persone, con i loro diritti, devono essere i protagonisti di un’economia al servizio del bene comune; si devono tutelare i posti di lavoro, ridurre la precarietà, innalzare i salari e il potere di acquisto, consolidare gli ammortizzatori sociali. Accanto alle politiche ambientali e sociali – con  la realizzazione di opere pubbliche utili al Paese e non alle cricche e alle mafie – quelle del welfare, come la promozione del diritto allo studio e il reddito di disoccupazione.</p><p>Le imprese vanno sostenute attraverso incentivi per l’innovazione, la ricerca, l’accesso al credito, nonché le riconversioni a produzioni che coniughino diritto al lavoro con quello alla salute. La lotta all’evasione fiscale si deve accompagnare a politiche di giustizia fiscale: tassazione delle rendite finanziarie, delle transazioni speculative e dei grandi patrimoni. Si tratta solo di alcuni spunti che dimostrano che è pronto un manifesto per un’altra manovra economica possibile e che anche in tempo di crisi vi può essere una politica virtuosa che applichi l’art. 3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/finanziaria-briciole-e-cricche/79027/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Maroni, l&#8217;antimafia maquillage</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/18/maroni-lantimafia-maquillage/77563/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/18/maroni-lantimafia-maquillage/77563/#comments</comments> <pubDate>Thu, 18 Nov 2010 16:58:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Demagistris]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[Lombardia]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Maroni]]></category> <category><![CDATA[ndrangheta]]></category> <category><![CDATA[Saviano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=77563</guid> <description><![CDATA[L’arresto del boss dei casalesi Iovine spinge ad una seria riflessione, ma soprattutto rende necessario sgombrare il campo politico da tentativi scorretti di strumentalizzazione rispetto ad una battaglia imprescindibile, come quella alle mafie del Terzo millennio, dalla cui vittoria dipende non solo il compimento della democrazia, ma anche il suo sviluppo economico. Prima riflessione. Il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’arresto  del boss dei casalesi Iovine</strong> spinge ad una seria riflessione, ma  soprattutto rende necessario sgombrare il campo politico da tentativi  scorretti di strumentalizzazione rispetto ad una battaglia  imprescindibile, come quella alle mafie del <strong>Terzo millennio</strong>, dalla cui  vittoria dipende non solo il compimento della democrazia, ma anche il  suo sviluppo economico. Prima riflessione. Il ministro dell’Interno  Maroni si comporta come un tempo si comportavano i democristiani più  scaltri in <strong>Sicilia</strong>. La lotta al crimine organizzato attraverso le parole  o qualche iniziativa per testimoniare l’impegno dello Stato davanti  all’opinione pubblica: si potrebbe definire <strong>“l’antimafia fumo negli  occhi”</strong>. Seconda osservazione. Accanto a questo, esiste una strategia più  subdola e pericolosa, di cui il ministro Maroni  è massimo esperto perché la pratica da tempo. Si tratta della  strumentalizzazione impropria degli arresti e delle confische: queste  operazioni merito di polizia e magistratura, frutto di anni e anni di  lavoro delle procure  e delle caserme, sono ridotte a  successo del governo per volontà del governo stesso. Potremmo definirla <strong> “l’anti-mafia strumentale”</strong> oppure <strong>“l’antimafia impropria”. </strong></p><p>Più in  generale si potrebbe parlare di <strong>“antimafia-maquillage”</strong>, con cui la  politica – nel caso il ministro Maroni- si costruisce la faccia nobile  davanti ai cittadini, per poi evitare di toccare il nodo fondamentale e  più scomodo: il rapporto fra mafie e politica oppure mafie ed economia.  Non a caso non si provvede a varare una legislazione ferrea che riesca a  stroncare queste relazioni insane, che danno ossigeno economico al  crimine organizzato e lo legittimano, ma al contrario si sostiene una  legislazione criminogena. Penso alla  serie di norme –alcune approvate, altre tentate- costruite da questo  esecutivo per volontà di un premier pluri-indagato e processato, che lo  favoriscono e nel mentre favoriscono i colletti bianchi mafiosi, le  cricche mafiose, l’imprenditoria opaca, la p.a. collusa, i clan stessi. <strong>Ddl intercettazioni, processo breve</strong>, sottoposizione pm a esecutivo e  perdita di controllo sulla polizia giudiziaria. L’individuazione del  latitante Iovene, ricordo, è stata possibile grazie anche agli ascolti  telefonici e sicuramente un’intercettazione ne ha fatto scattare  l’arresto. Eppure la <strong>Lega</strong> è stata corresponsabile di questa legislazione  criminale ad hoc: ecco la sua maggiore contraddizione. Come è in  contraddizione quando usa le mafie come argomento per screditare il <strong>Sud</strong> e  giustificare operazioni “spacca paese” come il federalismo e la  secessione (sempre minacciata da <strong>Bossi</strong> e i suoi). Le mafie, in  particolare la ndrangheta, hanno radicato le proprie  radici dovunque.</p><p><strong>Le mafie </strong>cercano e fiutano il guadagno: le mafie fanno  e sono business, in tutto il mondo e anche in tutta Italia (di cui  determinano parte dello stesso <strong>Pil</strong>). Da tempo hanno dismesso la  strategia militare, cercando l’infiltrazione finanziaria e  imprenditoriale. Per farlo la politica –soprattutto le amministrazioni  locali- è un interlocutore purtroppo naturale. Si fanno favorire e  favoriscono, garantendo il consenso elettorale. Le mafie<strong> </strong>ancora sono  portatrici insane di voti. Si comprende come il Nord ricco e produttivo,  il suo tessuto industriale, le opere pubbliche nel campo dell’edilizia e  gli eventi speciali (dalla <strong>Tav</strong> all’<strong>Expò</strong>), le bonifiche, lo smaltimento a  basso  costo (quindi illecito) dei rifiuti industriali, le società miste  pubblico-private che godono di appalti regionali in vari settori, la  sanità: tutto questo è fonte di arricchimento su cui vogliono mettere le  mani e per mettere le mani  l’aiuto politico e amministrativo è indispensabile. Per farlo,  passaggio obbligato è la conquista di referenti politici, a livello  locale e nazionale, per essere predilette in un appalto pubblico o per  godere di una speculazione edilizia. Lo ha confermato <strong>l’indagine delle  procure di Milano e Reggio Calabria</strong>, che hanno portato in luglio  all’arresto di 300 affiliati della ‘ndrangheta che operavano stabilmente  nel <strong>Nord.</strong> Non solo boss ripuliti, ma imprenditori e amministratori,  tecnici della p.a. Lo ha riferito nella sua relazione al parlamento la  stessa Dia, affermando che nel Nord e soprattutto in Lombardia esiste  una “costante e progressiva evoluzione&#8217; della ‘ndrangheta che, ormai  radicata da tempo su quei territori, interagisce con gli ambienti  imprenditoriali lombardi”.</p><p>Ma non lo può dire <strong>Saviano</strong> in tv davanti a  9milioni  di spettatori, perché lo scatto di nervi padano si trasforma nel fuoco  verbale di <strong>Maroni</strong> contro lo scrittore: attaccato, minacciato di  querela, screditato. Sostenere che le mafie hanno ramificazioni  economiche al Nord, in particolare in Lombardia, e sostenere che, come  accade ovunque, cercano l’interazione con la politica, significa infatti  chiamare in causa la Lega , cioè la prima forza partitica in quella  porzione d’Italia che si sente moralmente superiore al Sud proprio per  questa presunta e falsa immunità, protagonista della crociata parolaia  della legalità. Saviano ha cucinato un boccone amaro per la Lega ,  indigeribile in un momento in cui si fa sempre più prossima la campagna  elettorale. Dunque Saviano va punito. Resta la verità: la battaglia alle  mafie è nazionale, perché il loro radicamento è su tutto il territorio. <strong>La politica?</strong> Trasversalmente oggetto di infiltrazione e collusione, che  deve mondarsi e non aver paura di ammettere la sua permeabilità. Almeno  se la battaglia vuole vincerla.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/18/maroni-lantimafia-maquillage/77563/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>226</slash:comments> </item> <item><title>Bertolaso non ci mancherà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/bertolaso-non-ci-manchera/75584/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/bertolaso-non-ci-manchera/75584/#comments</comments> <pubDate>Sat, 06 Nov 2010 18:24:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[anemone]]></category> <category><![CDATA[Aquila]]></category> <category><![CDATA[balducci]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bertolaso]]></category> <category><![CDATA[Civile]]></category> <category><![CDATA[cricca]]></category> <category><![CDATA[Protezione]]></category> <category><![CDATA[terremoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=75584</guid> <description><![CDATA[La Campania non credo sentirà la mancanza di Guido Bertolaso, forse mancherà alle cricche degli appalti e a qualche speculatore nel settore dell&#8217;edilizia, certamente ad una parte della politica a cui piace arricchirsi sfruttando i posti di potere, come un ministero o una poltrona da sottosegretario con delega proficua. Probabilmente, poi, molti abruzzesi continueranno ad...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La <strong>Campania</strong> non credo sentirà la mancanza di <strong>Guido Bertolaso</strong>, forse  mancherà alle cricche degli appalti e a qualche speculatore nel settore  dell&#8217;edilizia, certamente ad una parte della politica a cui piace  arricchirsi sfruttando i posti di potere, come un ministero o una  poltrona da sottosegretario con delega proficua. Probabilmente, poi,  molti abruzzesi continueranno ad interrogarsi sulla sua figura, dovendo  scontrarsi con la vita quotidiana che ancora scorre, per loro, tra  macerie reali e affettive.</p><p style="text-align: justify;"><strong>Mister emergenza</strong> l&#8217;11 novembre lascia  l&#8217;incarico di grande capo della <strong>Protezione civile</strong> e si dichiara pronto  al riposo e alla vacanza, speriamo trovi il tempo di non sottrarsi alla  giustizia. Soprattutto speriamo si apra una nuova stagione per la stessa  Protezione civile: perchè un nuovo corso è ciò che si meritano i  coraggiosi volontari che la animano e l&#8217;intero paese. Naturalmente ci  auguriamo che questo incipit di vita nova sia una priorità per il successore di Mr emergenza Bertolaso, cioè <strong>Franco Gabrielli,</strong> al quale  spetta anche un altrettanto importante compito: respingere il pericoloso  tentativo di trasformare la <strong>Protezione civile in una Spa</strong>, come accaduto  per il settore della Difesa. Un tentativo sempre in agguato perchè  questo governo è divorato da un delirio di privatizzazione e  deregolamentazione che cerca di imporre ad ogni settore, smantellando  pezzo dopo pezzo i fondamenti pubblici del paese. Un delirio, appunto,  perchè offre spazio a ulteriori forme di collusione e speculazione  affaristica, mare magnum di opacità e sperpero di denaro pubblico in cui  sguazzano le cricche di imprenditori senza scrupoli e politici  permeabili, amministratori pubblici famelici e scaltri faccendieri:  tutti pronti ad incassare a spese della comunità, della legalità e della  pietà umana (ricordate le telefonate del post terremoto in Abruzzo  quando, tra le macerie fumanti e i lutti ancora laceranti, alcuni imprenditori già pregustavano il guadagno? Erano i sodali di <strong> Balducci</strong> &#8211; vice di Bertolaso e presidente del Consiglio superiore dei  lavori pubblici &#8211; e di <strong>Anemone</strong>, arrestati nell&#8217;inchiesta di Firenze sui  grandi eventi). Un sistema infame che ha avuto gioco facile sfruttando  anche il modello del &#8220;tutto è emergenza&#8221;, di cui Bertolaso è stato  grande fautore e di cui questo esecutivo ha abusato. Negli ultimi anni  la morte del papa e i mondiali di nuoto, al pari delle alluvioni e dei  terremoti, sono diventati appuntamenti eccezionali meritevoli della  presunta gestione emergenziale, che comporta la deroga alle norme e alle  leggi. Tradotto: l&#8217;assenza di controllo e la deregulation degli appalti  e delle commesse, come cricca richiede e come cricca ordina.</p><p style="text-align: justify;">Semplificato: la Bertolaso connection, cioè un network di &#8220;incriccati&#8221;  in cui Mister emergenza è dentro fino al collo, tanto da essere indagato  nell&#8217;inchiesta per gli appalti del <strong>G8,</strong> oltre ad esser stato risucchiato nella polemica sulla ricostruzione in Abruzzo. Come  dimenticare poi le cronache sugli appartamenti di <strong>Propaganda Fide</strong> o i  massaggi al S<strong>alaria sport Village</strong>? Il grande gestore dei fondi pubblici, anche  straordinari, che guida la Protezione Civile e favorisce gli &#8220;amici&#8221; i  quali poi lo ricompensano con case e relax.</p><p style="text-align: justify;">Infine il triste capitolo  dell&#8217;emergenza rifiuti in Campania con la recentissima fuga, solo pochi  giorni fa, dalla Regione.  Perchè &#8220;quello che si doveva fare lo abbiamo  fatto&#8221;. Ma cosa? Napoli e la Campania ancora inondate di immondizia e la  tensione sociale che stenta a spegnersi. <strong>Arrivederci Bertolaso</strong>, Mister  emergenza che ha tristemente resistito a tutti i governi perchè non c&#8217;è  niente di più bypartisan della questione morale (legale!). Anzi  speriamo che quello dell&#8217;11 novembre sia, per Bertolaso, un addio alla  vita pubblica, piuttosto che un saluto temporaneo in vista di un nuovo  incontro che il paese non meriterebbe.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/bertolaso-non-ci-manchera/75584/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>139</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi: un pericolo per la nostra sicurezza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/04/berlusconi-un-pericolo-per-la-nostra-sicurezza/75177/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/04/berlusconi-un-pericolo-per-la-nostra-sicurezza/75177/#comments</comments> <pubDate>Thu, 04 Nov 2010 08:08:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Copasir]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category> <category><![CDATA[scorta presidenziale]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=75177</guid> <description><![CDATA[Proviamo a sintetizzare. Un premier riceve nelle sue residenze private una variegata umanità femminile, composta anche da donne che non disdegnano la pratica della prostituzione (come ammesso direttamente da loro). Il cellulare del capo-scorta di questo stesso premier compare nelle rubriche telefoniche di queste stesse donne, che sono autorizzate a disporne in base al bisogno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Proviamo a sintetizzare. Un premier riceve nelle sue residenze private una variegata umanità femminile, composta anche da donne che non disdegnano la pratica della prostituzione (come ammesso direttamente da loro). Il <strong>cellulare del capo-scorta</strong> di questo stesso premier compare nelle rubriche telefoniche di queste stesse donne, che sono autorizzate a disporne in base al bisogno del caso (chiamano, chiedono del capo, il capo-scorta fa da filtro e si occupa di loro). Un giorno di fine maggio, il premier alza il telefono e chiama la Questura di Milano, interessandosi al destino di una minorenne fermata dalla polizia per furto, una minorenne che in passato è stata sua ospite in uno dei tanti party organizzati per distrarsi e che viene spacciata, nel filo diretto con la Questura, come parente di un capo di Stato straniero affinchè non finisca in una comunità (come richiesto dal pm minorile), ma sia consegnata in affido ad un consigliere regionale del partito di riferimento del premier.</p><p>Ecco se accade tutto questo, è legittimo chiedersi se proprio tutto questo sia o meno <strong>materia di interesse pubblico</strong>. E la risposta è certamente sì. Il premier in questione è infatti <strong>potenzialmente ricattabile</strong>, ponendo così il tema della sicurezza del Paese, oltre a determinare un danno per la credibilità estera del medesimo Paese, inaccettabile soprattutto in passaggi economici di crisi, quando la speculazione finanziaria esterna è una minaccia concreta. Non solo. I fatti sintetizzati testimoniano l’esistenza di un <strong>cortocircuito democratico</strong> importante, quello fra due poteri dello Stato: il potere giudiziario e il potere esecutivo. Cortocircuito  che dovrebbe far sobbalzare sulla sedia tanto il ministro della Giustizia (che purtroppo è l’avvocato in parlamento del premier quindi, ovviamente, privo di tale sensibilità in materia) quanto il ministro degli Interni, dal quale ci si aspetterebbe la protezione massima verso l’operato autonomo della magistratura rispetto al potere, non certo la difesa d’ufficio del premier escortiere e dal telefono spregiudicato.</p><p>Se poi, a condire tale quadro, si aggiunge l’elemento che la sicurezza del presidente del Consiglio è gestita dai servizi segreti (anche per quello che concerne le sue abitazioni), allora si comprende perché l’allarme sicurezza appare ancora più inquietante e deve essere oggetto dell’attenzione del <strong>Copasir</strong> (davanti al quale il medesimo capo del governo non si è mai presentato, contravvenendo ad una prassi consolidata dai predecessori). Del resto in passato presenze alquanto ‘scomode’ non sono mancate nelle dimore presidenziali, come hanno dimostrato le protagoniste interessate filmando le regie abitazioni oppure raccontando le notti trascorse in esse. Insomma, che la casa del presidente del Consiglio sia <strong>accessibile a chiunque</strong> per qualunque attività rappresenta un motivo di preoccupazione per la sicurezza nazionale, così come la sua ricattabilità è fonte di ansia sociale.</p><p>Un uomo pubblico, un uomo di Stato non può essere considerato un normale cittadino, se non di fronte alla legge. Perché è tenuto a rivestire in modo degno e decoroso la sua carica per mezzo della quale rappresenta il Paese intero, senza esporlo al <strong>ludibrio internazionale</strong> che ha ripercussioni diplomatiche ed economiche negative che pesano sulle spalle di tutti noi. Perché dal suo comportamento privato dipende la sicurezza della nazione.</p><p>Veniamo ai nomi dunque. Berlusconi non può più governare per il braccio di ferro con Fini, ma anche perché la sua condotta personale, come detto, espone al pericolo e la ridicolo l’Italia. <strong>Maroni</strong> deve rendere conto della telefonata alla Questura di Milano fatta da Berlusconi. <strong>Frattini</strong>, ministro degli Esteri, dovrebbe spiegarci come ha reagito l’Egitto, sapendo che Berlusconi ha spacciato la giovane marocchina per una parente di Mubarack. E se anche il responsabile della Difesa <strong>La Russa</strong> dicesse qualcosa non sarebbe uno sgarbo istituzionale, anzi. Su cosa? Per esempio in merito agli articoli di stampa che riportano il <strong>malessere dei membri della scorta presidenziale</strong>, costretti a commissioni e impegni imbarazzanti e degradanti per la loro professione. Mentre alla <strong>società civile</strong> spetta il dovere di continuare ad indignarsi ma anche di mobilitarsi per affermare il principio che un’altra Italia è possibile. All’<strong>opposizione</strong>, invece, il dovere di unirsi e dare una definitiva spallata politica a questo regime morente, sempre rinnovando a <strong>Fini</strong> un altro dovere: quello della coerenza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/04/berlusconi-un-pericolo-per-la-nostra-sicurezza/75177/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>214</slash:comments> </item> <item><title>L’istruzione che vogliamo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/l%e2%80%99istruzione-che-vogliamo/73663/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/l%e2%80%99istruzione-che-vogliamo/73663/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Oct 2010 09:42:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[docenti]]></category> <category><![CDATA[gelmini]]></category> <category><![CDATA[proteste]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category> <category><![CDATA[sudenti]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73663</guid> <description><![CDATA[&#8220;La protesta mi pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento e crede di usare la scuola come luogo di indottrinamento politico della sinistra&#8220;. Per questo: &#8220;bisogna avere il coraggio di cambiare&#8221;. Parla come il premier &#8211; e del resto del premier è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>La protesta mi pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento e crede di usare la scuola come luogo di indottrinamento politico della sinistra</em>&#8220;. Per questo: &#8220;<em>bisogna avere il coraggio di cambiare&#8221;</em>. Parla come il premier &#8211; e del resto del premier è creatura politica- il ministro dell’Istruzione, <strong>Maria Stella Gelmini</strong> che non incontra i precari della scuola e i ricercatori dell’università che protestano (perché ‘comunisti’), che non si cura degli studenti che manifestano (perché sarebbero sobillati dai ‘comunisti’ in cattedra). Eppure c’è <strong>un mondo in rivolta</strong> in queste settimane: atipici della scuola e dell’università, ricercatori e presidi, studenti e insegnanti, famiglie e personale amministrativo. Un mondo che sabato 16 ottobre, a Roma, ha sfilato <strong>fianco a fianco dei metalmeccanici della Fiom</strong>, entrambi animati dal desiderio di difendere lo stato di diritto e la democrazia, che hanno nell’istruzione e nel lavoro i due assi portanti. Di questa mobilitazione lei <strong>non si cura</strong> e procede.</p><p>Procede per come è realmente: semplicemente <strong>berlusconiana</strong> e figlia della sua epoca. Ossessionata come il suo pigmaglione politico dalle ‘<strong>forze rosse</strong>’, invoca il mito del cambiamento a tutti i costi, quello retorico e roboante dei nuovisti e riformisti che circolano di questi tempi. E non riesce a capire, la Gelmini, che il cambiamento non è in se stesso un ideale e un valore, perché la sua positività dipende dal cosa esso comporta. Politica superficiale che teme il merito del dibattito, che si ferma allo slogan e non valica la soglia della materia viva del confronto. Quindi sono da spazzare via tutti coloro che dal di dentro si spingono al cuore della questione, contestando come il suo piano di riforma dell’istruzione (ormai quasi ex pubblica) non sia una rivoluzione ma una <strong>restaurazione</strong>, cioè il ritorno ad una formazione elitaria, con cui viene sacrificato il pubblico a vantaggio dei privati, con cui muore il sapere critico per il conformismo nozionistico, quello rilanciato dalla tv commerciale.</p><p>Una riforma <strong>fatta con le forbici</strong> già nella manovra economica estiva: 1miliardo e 350milioni in meno all’università, 8 miliardi in meno alla scuola, 140mila insegnanti licenziati e via elencando. E nonostante questo, il piano di distruzione ha trovato uno scoglio nei conti del ministro dell’Economia. Così un provvedimento celebrato come fiore all’occhiello di questo governo si arena davanti alla calcolatrice di <strong>Tremonti</strong>: non ci sono soldi per sostenere l’emendamento che prevedeva per 9mila ricercatori universitari la trasformazione, spalmata in sei anni, in professori associati. Servivano <strong>1miliardo e 700mila euro</strong>, Tremonti ne mette a disposizione solo 7/800 mila. La discussione alla Camera è stata rinviata dopo la sessione di bilancio e magari alla fine i soldi per coprire tale scempio verranno magari trovati. L’esecutivo comunque se ne frega della scuola e dell’università, perchè investire in questi settori gli appare come gettare il denaro alle ortiche: l’esatto contrario di ciò che farebbe un paese normale in epoca di crisi, l’esatto contrario di ciò che fa l’Europa in tempo di crisi. Nell’Ue il nostro è il governo che meno ha investito in formazione e istruzione, nella ricerca arriva allo 0,8%.</p><p>L’Italia dei valori ha proposto una sua riforma, che abbia le sue stelle polari nel <strong>merito</strong> e nell’<strong>accesso formativo a tutti</strong>. Nella scuola primaria, attuazione del tempo pieno con ripristino dell’insegnamento modulare. Nella secondaria, attenzione alle discipline che consentono di dotare le giovani generazioni della <strong>capacità critica</strong> (le materie umanistiche e quant’altro) per evitare la massificazione dei cervelli utili al consumismo dominante. Numero di alunni massimo per classi di 24, 20 in presenza di un diversamente abile a cui deve essere garantito un insegnante di sostegno. Innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni (incluso anche l’ultimo anno di asilo), a differenza di quanto proposto dal governo sull’apprendistato a 15 anni. Lingue (almeno due) e informatica fin dalla scuola primaria, introduzione nelle medie inferiori, con potenziamento nelle superiori, di un’area tecnico-pratica e artistico-musicale, con laboratori artigianali e artistici. A questo, si devono accompagnare le misure indicate dagli stessi sindacati come indispensabili nel settore dell’università: garantire le risorse umane fermate dal blocco del turn-over; bloccare il proliferare dei contratti atipici, prevedendo un percorso di stabilizzazione che abbia per l’accesso un solo tipo di contratto: quello a tempo determinato; attuare marcia indietro sull’abolizione del ruolo del ricercatore; stop alla riforma del meccanismo concorsuale per i docenti, con l’abilitazione nazionale seguita dalla chiamata delle singole sedi, perché favorisce baronie e clientele. Anche sulla governance si deve prevedere un cambiamento: il ddl concede eccessivo potere ai rettori a danno del Senato accademico, cioè ad un organismo collegiale che anzi dovrebbe veder certa la partecipazione di tutte le componenti universitarie (dai docenti ai dottorandi fino ai tecnici e gli studenti). Centrale, infine, evitare la trasformazione delle università in <strong>fondazioni con &#8220;esterni&#8221; nel cda degli atenei</strong>, che piegano gli atenei stessi alle logiche di mercato (che non vuol dire chiudere le università allo scambio con il mondo del lavoro e col territorio). C’è, poi, un tema che va affrontato definitivamente: il costo universitario. Lavorare per un reddito di cittadinanza a sostegno del diritto allo studio, rinforzare l’edilizia che ospita gli studenti, promuovere convenzioni nei trasporti e calmierare i prezzi di affitto delle case per i fuorisede sono obiettivi degni di un paese non solo democratico, ma moderno che crede nel futuro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/l%e2%80%99istruzione-che-vogliamo/73663/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>67</slash:comments> </item> <item><title>Il Giudice di Why Not&#8230; non di Berlino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/21/il-giudice-di-why-not-non-di-berlino/72882/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/21/il-giudice-di-why-not-non-di-berlino/72882/#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Oct 2010 14:11:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[catanzaro]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[poseidone]]></category> <category><![CDATA[procura salerno]]></category> <category><![CDATA[why not]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=72882</guid> <description><![CDATA[Quando spazzarono via i tre coraggiosi magistrati di Salerno &#8211; li ricordate Dionigio Verasani, Gabriella Nuzzi e Luigi Apicella? &#8211; capii che la Nuova P2, oggi P3, in realtà sempre gli stessi, aveva avuto il sopravvento nel giudiziario. Nel descrivere alla Procura di Salerno le pesanti collusioni di non pochi magistrati del distretto di Catanzaro...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando spazzarono via i tre coraggiosi magistrati di Salerno &#8211; li ricordate <strong>Dionigio Verasani</strong>, <strong>Gabriella Nuzzi</strong> e <strong>Luigi Apicella</strong>? &#8211; capii che la <strong>Nuova P2</strong>, oggi P3, in realtà sempre gli stessi, aveva avuto il sopravvento nel giudiziario. Nel descrivere alla <strong>Procura di Salerno</strong> le pesanti collusioni di non pochi magistrati del distretto di <strong>Catanzaro</strong> parlai anche del magistrato <strong>Abigail Mellace</strong>, il giudice estensore di quella parte del processo <strong>Why Not</strong> per il quale vi è stato il giudizio cd. abbreviato. In realtà il procedimento Why Not dopo che mi è stato sottratto illegalmente è diventato altra cosa. Non entro nel merito della decisione del Giudice in questa sede &#8211; che a onor del vero fa acqua da tutte le parti e pecca anche per mancanza di equilibrio e serenità, oltre che di astio sospetto e inutile sproloquio &#8211; se non per premettere che non è il procedimento da me originariamente diretto, con risultati molto positivi, ma quella parte ricostruita da altri magistrati. Pertanto è <strong>falso</strong> imputarmi l&#8217;esito di quel procedimento. Se si sottrae a un architetto il progetto per la realizzazione di un&#8217;abitazione, poi non possiamo prendercela con lui se la casa è il risultato del lavoro di un altro architetto. Prima tolgono di mezzo i magistrati, scegliendo quelli che &#8220;<em>vanno bene</em>&#8220;, e poi se la prendono con gli estromessi. Una porcata piduista. Un po&#8217; come gli arbitri di calciopoli.</p><p>Queste poche righe le scrivo non per rispondere alle panzane di <strong>Mastella</strong> che continua a sostenere che nei suoi confronti non c&#8217;era nulla e che mi sarei inventato l&#8217;indagine. Mastella è bugiardo. Pubblicherò sul blog gli atti riguardanti la sua posizione &#8211; ovviamente non coperti da segreto &#8211; così anche il popolo, in nome del quale è amministrata la giustizia, si renderà conto del perché l&#8217;allora ministro della Giustizia era così interessato e solerte nel <strong>volere il mio trasferimento</strong>. Aveva paura che potessi ricostruire i reati che stavano emergendo. E&#8217; bene cominciare a rendere pubblici gli atti delle inchieste. Lo stesso giudice Mellace &#8211; il cui nominativo emerge negli atti delle indagini della Procura di Salerno &#8211; non appare certo come la persona più idonea per espletare quel processo. E anzi la sua <strong>incompatibilità</strong> con la sede di Catanzaro è manifesta da tempo. Ma il Csm non ha visto, anzi ha fatto sinora finta di non vedere.</p><p>Qualche notizia si può già dare per comprendere come parte della giurisdizione a Catanzaro sia domestica e <strong>addomesticata</strong> (dalla borghesia mafiosa ovviamente): il marito del Giudice Mellace, l&#8217;imprenditore <strong>Mottola D&#8217;Amato</strong> fu coinvolto in un&#8217;indagine, da me diretta (ecco una parte dell&#8217;astio della Mellace nei miei confronti) che condusse all&#8217;arresto per reati gravissimi (corruzione e altro) dei vertici della principale azienda ospedaliera di Catanzaro; arresti confermati e indagine solidissima sino a quando non sono intervenuti i professionisti degli aggiustamenti processuali. Il Mottola D&#8217;Amato era aggiudicatario di commesse di lavanderia industriale e secondo la ricostruzione del <strong>Nas dei Carabinieri</strong> usava lavare la biancheria ospedaliera insieme alle tovaglie dei ristoranti esponendo la salute pubblica a grave pericolo. I reati erano gravi, richiesi anche la misura cautelare nei suoi confronti per fatti incontestabili, come ricostruito anche dai Carabinieri, ma il <strong>Gip dr.ssa Marchianò</strong> (la collega della porta accanto della moglie, la dr.ssa Mellace) la rigettò confermando i gravi indizi ma negando le esigenze cautelari. Dagli atti emergevano anche rapporti che collegavano i mariti dei due magistrati. Il Gip che rigettò la richiesta di misura cautelare è molto legata a salotti e colletti bianchi di Catanzaro. Anche il suo nome compare più volte negli atti delle indagini della Procura di Salerno. Tutto (a)normale a Catanzaro.</p><p>Durante l&#8217;udienza preliminare nei confronti dell&#8217;imputato Mottola D&#8217;Amato lo stesso ogni tanto si allontanava e si recava nella stanza della moglie nella porta accanto. Un bel quadretto: <strong>giurisdizione domestica</strong>, appunto. Negli atti dell&#8217;inchiesta Why Not compare il nominativo della <strong>Impremed</strong>, la società del marito. Il padre della Mellace, già coinvolto in indagini di bancarotta, è stato anche imputato e, per quanto riferitomi, addirittura condannato in primo grado, per <strong>violenza sessuale</strong>. Avete capito bene, violenza sessuale. Difeso da chi?? Indovinate amiche e amici della rete. L&#8217;onnipresente studio legale <strong>Pittelli</strong>. Proprio lui, il penalista di &#8216;ndrangheta e colletti bianchi, parlamentare del Pdl, massone, corrente <strong>Dell&#8217;Utri</strong>, molto amico di taluni magistrati &#8211; soprattutto calabresi &#8211; imputato, in concorso con altri politici e magistrati, innanzi al Gup del Tribunale di Salerno, per corruzione in atti giudiziari con riguardo all&#8217;illegale sottrazione proprio delle inchieste Poseidone e Why Not&#8230; poi confluite in mani più sicure. Uno zio della Mellace, mi riferirono i miei collaboratori dell&#8217;epoca della polizia giudiziaria, fu anche vittima di un omicidio. Insomma<strong> contesti torbidi</strong>, un magistrato con qualche piccolo conflitto d&#8217;interesse. Poca roba rispetto al Presidente del Consiglio, ma comunque abbastanza per indignarsi in chi crede in una giustizia uguale per tutti. A Catanzaro merce rara l&#8217;uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Ma noi non molliamo!</p><p>Questo Giudice &#8211; di quel che restava di Why Not e non certo giudice a Berlino &#8211; è ancora lì, ben saldo alla sua poltrona per continuare nella sua personale giurisdizione dell&#8217;ingiustizia. In buona compagnia, ovviamente. Di chi? Penso al Procuratore Aggiunto <strong>Murone</strong> e al Procuratore Generale <strong>Dolcino Favi</strong>, imputati per la <strong>sottrazione delle inchieste</strong> prima citate. Al Presidente del Tribunale del Riesame dr.ssa <strong>Rinardo</strong> la quale fa lavorare un figlio con uno dei principali indagati di Why Not e un altro come avvocato anche di &#8216;ndrangheta innanzi al Tribunale del Riesame da lei presieduto. Al Presidente dell&#8217;Ufficio Gip-Gup &#8211; la cui sorella era coinvolta nel procedimento Poseidone &#8211; il cui marito fa l&#8217;avvocato ed è stato anche sub-commissario per l&#8217;emergenza ambientale. Al Procuratore della Repubblica dr. <strong>Lombardi</strong> che<strong> mi sottrae l&#8217;indagine Poseidone</strong> quando invio l&#8217;informazione di garanzia a Pittelli mentre il figlio della seconda moglie dello stesso Procuratore era in società con Pittelli e faceva l&#8217;avvocato nel suo studio. Ma di che parliamo!! Viene da vomitare per chi, come me, ha sacrificato la propria vita, con amore e passione, per il mestiere di magistrato.</p><p>Potrei continuare ancora per molto a raccontare questo incubo giudiziario che fa rabbrividire il povero cittadino che vuole credere nella giustizia, ma mi fermo qui, per ora, mentre nei prossimi giorni <strong>pubblicherò gli atti dei procedimenti</strong> la cui chiarezza appare inequivocabile. Eppure quando espletavo indagini per omicidio, traffico di droga, rapine, estorsioni, traffico di esseri umani, violenze sessuali e altro le condanne arrivavano puntuali. Ero un bravo magistrato, sempre in ufficio, preciso, professionale, un esempio mi dicevano. Quando indagavo i colletti bianchi, alcuni dei quali direttamente o indirettamente collegati a taluni magistrati, fioccavano le assoluzioni e i proscioglimenti e si mettevano in moto le denigrazioni più violente e la strategia della tensione tutta interna ad istituzioni deviate. Un cattivo magistrato. Negli ultimi quindici anni si veda chi ha istruito presso la Procura di Catanzaro procedimenti per reati contro la pubblica amministrazione. <strong>Nessuno, o quasi</strong>&#8230; è per questo che <strong>dovevo essere allontanato</strong>, ero la pecora nera in una giurisdizione molto domestica&#8230; con le debite eccezioni, ovviamente, che confermano la regola. Una bufala è anche la storia dei soldi che avrei fatto spendere per i procedimenti Why Not e Poseidone. Nulla di più falso perché, anzi, in proporzione, ne ho fatti recuperare tanti e tanti altri ancora se ne sarebbero recuperati se non mi avessero scippato le indagini come mariuoli di Stato. Ovviamente il Tg1 di Scodinzolini, quale servo del regime e dei poteri forti, amplifica le balle del <em>Giornale</em> e di <em>Libero</em>, dà manforte agli incriccati, ma non ha mai dato la notizia che magistrati e parlamentari sono imputati per corruzione in atti giudiziari proprio per avermi sottratto quelle inchieste e non avermi consentito di condurre a termine il lavoro.</p><p>Prima la scippo, poi si giocano la partita da soli, poi chiedono a me il conto dopo che non sono più della partita. Una disonestà intellettuale e un&#8217;indecenza morale senza precedenti. La verità è che hanno paura di quello che ho rappresentato da magistrato, del fatto che non ho mai piegato da servitore dello Stato la schiena ai loro <strong>luridi interessi</strong> e ai <strong>compromessi morali</strong>, non ho mai fatto valutazioni di opportunità e di opportunismo e che, oggi, faccio politica con onestà e passione. Hanno paura della verità e della giustizia, temono la rivoluzione dei cuori e delle idee. Quella che stiamo portando avanti e che consolideremo sempre di più. Temono di perdere il potere. Lotterò sempre, senza fine, per la Costituzione, per i diritti e per tutti coloro che hanno sete di giustizia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/21/il-giudice-di-why-not-non-di-berlino/72882/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>191</slash:comments> </item> <item><title>Terzigno-Berezovka: la salute non si svende</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/18/terzigno-berezovka-la-salute-non-si-svende/72294/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/18/terzigno-berezovka-la-salute-non-si-svende/72294/#comments</comments> <pubDate>Mon, 18 Oct 2010 11:20:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Eni]]></category> <category><![CDATA[gas]]></category> <category><![CDATA[Kazakistan]]></category> <category><![CDATA[Terzigno]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=72294</guid> <description><![CDATA[C’è un principio sacro che dovrebbe animare qualsiasi governo e qualsiasi amministrazione locale: la salute dei cittadini non ha prezzo e non può essere sacrificata. Mai. A Terzigno (Campania, Italia) come a Berezovka (Kazakistan). Tantomeno può essere svenduta sull’altare degli interessi del mercato, cioè di grandi multinazionali o potenti soggetti economico-finanziari. Anche quando si potrebbe...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è un principio sacro che dovrebbe animare qualsiasi governo e qualsiasi amministrazione locale: la salute dei cittadini non ha prezzo e non può essere sacrificata. Mai. A <strong>Terzigno</strong> (Campania, <strong>Italia</strong>) come a Berezovka (<strong>Kazakistan</strong>). Tantomeno può essere svenduta sull’altare degli interessi del mercato, cioè di grandi multinazionali o potenti soggetti economico-finanziari. Anche quando si potrebbe realizzare un guadagno per il governo o l’amministrazione locale.</p><p>Soprattutto le scelte compiute dalla politica, sotto la pressione delle logiche economiche, non possono prescindere dal volere della comunità, non possono passare sulla testa degli abitanti che ne subiscono le conseguenze, spesso perfino sotto il profilo della salute. Chi difende questo principio sacro non è affetto da ingenuità politica né può essere considerato una vittima della sindrome <strong>Nimby</strong>. Chi difende questo principio sacro è semplicemente animato dalla consapevolezza che quando lo Stato, a qualsiasi latitudine, baratta la salute dei suoi cittadini per interesse economico, <strong>muore</strong> <strong>lo</strong> <strong>Stato</strong> stesso e finisce il senso della politica, perché si impone lo smarrimento di una comunità che cessa di sentirsi tutelata da chi è preposto a farlo. Appunto lo Stato, la politica, il governo, l’amministrazione locale. Il giacimento di <strong>Karachaganak</strong>, nella steppa kazaka, terra di petrolio e gas, ci ricorda tutto questo. Oltre a ricordarci la necessità che il pianeta si incammini verso forme energetiche alternative, capaci di rispondere alla sfida climatica globale non più rinviabile (solare, eolico, etc). A Berezovka, infatti, ci sono 1.<strong>500</strong> persone esposte a malattia, sofferenza, morte per garantire lo sfruttamento energetico del sottosuolo al consorzio chiamato <strong>Kpo</strong> <strong>Bv</strong>. Un consorzio formato da quattro multinazionali tra cui l’italiana <strong>Eni</strong> che, controllata da ministero dell’Economia e dalla Cassa Depositi e Prestiti, detiene una quota di maggioranza del <strong>32,5 per cento</strong> (insieme alla inglese British gas).</p><p>Il gas del Karachagank contiene sostanze tossiche pericolose che si disperdono nell’ambiente durante l’estrazione, esponendo a patologie e morte la popolazione. Al governo kazako però pare interessi poco, tanto da non aver ancora provveduto all’indennizzo degli abitanti né al loro spostamento. Tanto da essere in guerra con le multinazionali per incassare la sua fetta di guadagno con l’ingresso nel consorzio, come ha documentato bene <em>Il Fatto</em> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/15/il-gas-che-avvelena-il-kazakistan/71741/"><span style="text-decoration: underline;"><strong>nell’inchiesta di Stefano Vergine</strong></span></a>. Poco interessa, ovviamente, alle grandi multinazionali coinvolte nell’affare. Cosa fare? In Italia una piccola ma importante iniziativa potrebbe essere affidata ai cittadini, che di Eni sono gli azionisti di maggioranza, i quali avrebbero ed hanno tutto il diritto di chiedere alla multinazionale una maggiore eticità nelle scelte aziendali compiute. Una politica di responsabilizzazione su pressione della cittadinanza che in verità dovrebbe riguardare tutte le realtà economico-finanziarie e industriali a partecipazione pubblica e statale. Sarebbe un segnale importante inviato da quegli italiani che non vogliono morire sotto i colpi di un business non solo disumano ma anti-umano. E che inoltre non vogliono sentirsi complici di questo delirio del mercato ad ogni costo, anche quando le vittime sono centinaia di km lontane. Come in Kazakistan appunto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/18/terzigno-berezovka-la-salute-non-si-svende/72294/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>53</slash:comments> </item> <item><title>Strategia della tensione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/08/strategia-della-tensione/70127/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/08/strategia-della-tensione/70127/#comments</comments> <pubDate>Fri, 08 Oct 2010 13:40:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Atlantis]]></category> <category><![CDATA[camera]]></category> <category><![CDATA[corallo]]></category> <category><![CDATA[De]]></category> <category><![CDATA[dei]]></category> <category><![CDATA[deputato]]></category> <category><![CDATA[Fini]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[laboccetta]]></category> <category><![CDATA[Luigi]]></category> <category><![CDATA[magistrato]]></category> <category><![CDATA[Magistris]]></category> <category><![CDATA[presidente]]></category> <category><![CDATA[valori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=70127</guid> <description><![CDATA[La situazione nel Paese sta precipitando in un abisso davvero pericoloso. Gli indizi che le istituzioni democratiche siano condizionate da poteri occulti e pezzi deviati dello Stato sono sempre più evidenti. La magistratura che osa indagare sulla &#8220;filiera piduista&#8221; che inquina organi vitali della democrazia é oggetto di vili aggressioni. Diverse indagini degli ultimi tempi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La        situazione nel Paese sta precipitando in un abisso davvero pericoloso. Gli        indizi che le istituzioni democratiche siano condizionate da poteri        occulti e pezzi deviati dello<strong> Stato</strong> sono sempre più evidenti. La        magistratura che osa indagare sulla &#8220;filiera piduista&#8221; che inquina organi        vitali della democrazia é oggetto di vili aggressioni. Diverse indagini        degli ultimi tempi presentano punti di contatto assai significativi:        l&#8217;individuazione di associazione segrete di tipo massonico, il        coinvolgimento di magistrati in servizio in uffici nevralgici per il        condizionamento e l&#8217;ostacolo di magistrati onesti, il ruolo eversivo di        frange dei servizi di sicurezza e di appartenenti alle forze dell&#8217;ordine,        politici di schieramenti anche apparentemente contrapposti, faccendieri e        imprenditori, criminalità organizzata, soldi pubblici e riciclaggio di        denaro sporco. I deviati che operano sempre più dal&#8217;interno delle        istituzioni le sovvertono minando le fondamenta della <strong>Repubblica.</strong> Una        delle tecniche utilizzate: dossier criminali per colpire servitori dello        Stato o ricattare avversari scomodi. Attività che non può non essere        svolta &#8211; per le notizie di carattere riservato utilizzate &#8211; se non con il        contribuito di personale in servizio presso strutture investigative e/o di        intelligence. Mezzi di informazione sotto il controllo del Presidente del        Consiglio megafono dei dossier confezionati nei laboratori criminali.        Politici che utilizzano tale spazzatura per condurre a termine le        operazioni illecite utilizzando sedi istituzionali. Quando, quale        sostituto procuratore di <strong>Catanzaro</strong>, contestai la violazione della legge <strong>Anselmi</strong> individuando logge coperte che condizionavano alcune istituzioni,        mi vennero sottratte le due inchieste più importanti e portata a termine        l&#8217;attività ispettiva che ha condotto al mio trasferimento. Quasi tutti i        magistrati protagonisti di quelle condotte illecite sono imputati per        corruzione in atti giudiziari o coinvolti in indagini aventi ad oggetto        fatti gravissimi. Quando la Procura di Salerno individuò la centrale del        crimine &#8211; zeppa di piduisti &#8211; che dall´interno delle istituzioni aveva        operato per fermare le inchieste di cui ero titolare e distruggere chi        aveva contribuito a portarle avanti, i magistrati salernitani sono stati        polverizzati in un batter d&#8217;occhio. Un argomento che venne utilizzato per        delegittimare l&#8217;intera procura salernitana fu quello di un presunto        feeling tra me e uno dei pm di quell´ufficio. Chi utilizzò la criminale        polpetta avvelenata? L’on. del <strong>PdL Amedeo Laboccetta</strong>, già creatura di <strong>Fini,</strong> oggi al servizio del Presidente del Consiglio dopo la deflagrazione del        partito del&#8217;amore. L&#8217;insinuazione calunniatrice e diffamatoria fatta        circolare negli ambienti istituzionali e propalata dai mezzi di        comunicazione è stata alla base di un’indagine coordinata dal Procuratore        Aggiunto di Roma <strong>Achille Toro</strong>, magistrato oggetto di investigazioni per i        gravissimi fatti individuati dalla magistratura di <strong>Firenze</strong>. L&#8217;inchiesta        sul presunto feeling, amplificata dalle propalazioni di Laboccetta, fu        trasferita poi a <strong>Perugia</strong> e archiviata (una bufala). L&#8217;on. Laboccetta è,        tra le varie cose inquietanti che lo contraddistinguono, il primo        firmatario &#8211; seguito dall&#8217;on. <strong>Pittelli</strong>, imputato per corruzione in atti        giudiziari per la sottrazione delle inchieste sopra indicate &#8211; di un        disegno di legge per l&#8217;istituzione di una commissione d´inchiesta        parlamentare sulla cd. guerra tra procure (invenzione creata ad arte, da        un circuito mediatico-istituzionale, per fermare i magistrati di Salerno).        Oggi Berlusconi, alla cui destra siede Laboccetta, chiede la commissione        d&#8217;indagine sui magistrati dalla schiena dritta. Si apprende di rapporti di        affari e/o professionali tra <strong>Laboccetta</strong>, la famiglia <strong>Corallo</strong> e la <strong>Atlantis        World,</strong> che ha sede nel paradiso fiscale di <strong>Saint Lucia</strong>, luogo in cui        parrebbe essersi confezionata l&#8217;attività messa in atto ai danni del <strong> Presidente Fini.</strong> Alcuni dei finiani che avallarono le iniziative del        Laboccetta contro le indagini di Catanzaro e Salerno sulla nuova P2, e che        conoscono personaggi e fatti, potrebbero dare un contributo alla politica        togliendo la spina a un governo di stampo piduista e uno alla verità,        nella sede giudiziaria, alla quale, ovviamente, mi sono rivolto        ricostruendo nei dettagli vicende inquietanti. Unitamente alle attività di        depistaggio e inquinamento accadono altri fatti &#8220;strani&#8221;. <strong>Ciancimino e        Spatuzza</strong> parlano di mafia e politica, di trattative e deviazioni        istituzionali, ed ecco che un &#8220;deviato mentale&#8221; lancia una statuetta        contro il Presidente del Consiglio. La vicenda viene accompagnata da una        campagna politica e di stampa di regime che indica in quella parte        dell´opposizione che difende la Costituzione gli istigatori e mandanti        morali. Nei giorni scorsi, nel pieno di una gravissima crisi politica e in        una situazione di instabilità, accade il presunto attentato al direttore        di <strong>Libero Belpietro</strong>. Chi muove le fila? Chi sta governando in modo occulto        il Paese? Quale sarà la prossima mossa dei burattinai della strategia        della tensione?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/08/strategia-della-tensione/70127/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>213</slash:comments> </item> <item><title>Monnezza in strada e nei &#8220;palazzi&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/monnezza-in-strada-e-nei-palazzi/68549/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/monnezza-in-strada-e-nei-palazzi/68549/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Oct 2010 14:04:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Acerra]]></category> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category> <category><![CDATA[rifiuti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=68549</guid> <description><![CDATA[Il commissario Ue all’ambiente Potocnik avrà pensato che in Italia si è smarrito il senso della decenza, mentre imperversa quello dell’umorismo (tragico). Il presidente della Campania Caldoro, a Bruxelles per presentare il piano rifiuti regionale, ha infatti prospettato al commissario la possibilità che l’emergenza ‘monnezza’ sia superata in vent’anni. Vent’anni, si, esattamente quattro lustri per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il commissario Ue all’ambiente Potocnik avrà pensato che in Italia si è smarrito il senso della decenza, mentre imperversa quello dell’umorismo (tragico). Il presidente della Campania <strong>Caldoro</strong>, a Bruxelles per presentare il <strong>piano rifiuti regionale</strong>, ha infatti prospettato al commissario la possibilità che l’emergenza ‘monnezza’ sia superata in vent’anni. Vent’anni, si, esattamente quattro lustri per tentare di restaurare un minimo stato di democrazia e di legalità. Probabile che Potocnik sia rimasto allibito, commentando tra sé e sé quanto sia bizzarro questo nostro paese, considerato fra i più belli del vecchio continente, ma anche sospettato di essere una democrazia poco moderna e molto schizofrenica. Vent’anni sono un’enormità perché un’enormità è la condizione drammatica vissuta dalla<strong> Campania</strong>: lo sa bene l’Europa, meno forse il governo italiano.</p><p>L’emergenza rifiuti non è mai stata superata nonostante la politica dell’annuncio e la riduzione del fenomeno a questione di ordine pubblico (entrambe opera dell&#8217;esecutivo). Sostenere che i rifiuti sono stati rimossi, oppure inviare l’esercito per militarizzare le aree dove sorgono le discariche e gli inceneritori contestati (giustamente) dalla popolazione, non ha prodotto alcun risultato, come dimostrano le immagini e le cronache recenti. A niente è valsa la <strong>politica della bacchetta magica</strong> e ingannevole di Berlusconi e dell’ex commissario <strong>Bertolaso</strong>, che hanno tentato una mission impossible: nascondere le 14mila tonnellate di rifiuti accumulati. Così come a niente è valsa la presunta “rassicurazione” di Caldoro:<strong> l’Ue non cede</strong> e non sblocca, infatti, la sospensione di 500 milioni di euro congelati a causa delle ripetute inadempienze italiche. L’Europa insiste nel sostenere la gravità della situazione, ribadendo il pericolo che minaccia la salute pubblica, e non può accettare tempi biblici di risoluzione. L’Europa ha già dimostrato troppa pazienza, come troppa pazienza hanno dimostrato i campani.</p><p>Dal 2007 è stata aperta una <strong>procedura di infrazione</strong> per la mancata creazione di una “rete integrata e adeguata di impianti” che garantisse “un autosufficiente smaltimento”, mentre quest’anno la Corte di giustizia europea ha dato ragione all’esecutivo comunitario chiedendo all’Italia di mettersi in regola, pena il pagamento di sanzioni. Ma l’emergenza conviene a molti e perché finisca c’è bisogno di una rivoluzione etico-politica, oltre che ambientale. L’emergenza drena fondi dall’Ue e consente la deroga alle norme in materia di appalti: la <strong>camorra</strong>, che tiene per il colletto parte della politica e dell’amministrazione affamate di voti, condiziona le commesse e se le aggiudica, attraverso l’ambiguo ruolo delle società miste pubblico-private in cui posiziona i suoi referenti. Incenerimento, trasporto, raccolta: appalti affidati a realtà societarie ed imprese direttamente o indirettamente gestite dal crimine organizzato. Cosentino, Consorzio Eco4, casalesi: qualche nome per una circostanza che rende bene l’idea dell’intrigo criminale che gravita intorno al business dei rifiuti. Per non parlare del controllo camorristico della raccolta e dello <strong>smaltimento illecito</strong>.</p><p>In Campania siamo di fronte ad un <strong>fallimento</strong>, anche morale, che chiama in causa la classe dirigente nazionale e locale, soprattutto quel centrosinistra che ha governato per anni. Incapace inoltre di sostenere fino in fondo l’unica via virtuosa: la <strong>raccolta differenziata</strong>, da anni al palo salvo rare eccezioni. Una legge dello Stato prescrive che essa debba attestarsi su tutto il territorio nazionale al 40%, per arrivare al 65% nel 2012. Numeri da miraggio a cui certo non si può far fronte costruendo, come annunciato in pompa magna da questo governo, una serie di termovalorizzatori o di discariche-sversatoio. Opere che hanno il solo vantaggio di far guadagnare società come la Impregilo, che incassano incentivi per l’incenerimento, arricchendosi a danno della salute pubblica. Già, la <strong>salute pubblica</strong>, minacciata da questi mostri falsamente tecnologici e quasi mitici. Perché di termovalorizzatori il governo ne ha promessi diversi (quattordici, poi tre, poi cinque…) e l’unico inaugurato, con grandi sorrisi di Berlusconi e Bertolaso, è stato quello di <strong>Acerra</strong>. Mai realmente partito, pur essendo costato non poco alle tasche dei cittadini e pur essendo stato pianificato in modo non consono alle norme, l&#8217;impianto di Acerra è una bomba minacciosa per la salute della popolazione: non casualmente, la società che lo gestisce occulta i dati relativi al suo inquinamento, come denunciato dal procuratore di Nola Mancuso alla commissione bicamerale sui rifiuti. Mentre a <strong>Terzigno</strong> si vorrebbe imporre – in pieno parco del Vesuvio- una seconda discarica per sversare 3 tonnellate di spazzatura sotto il naso degli abitanti, ma con grande soddisfazione dei clan. Tanto bello quanto bizzarro questo nostro Paese, dove la “monnezza” non invade solo le strade ma anche qualche palazzo del potere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/monnezza-in-strada-e-nei-palazzi/68549/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>93</slash:comments> </item> <item><title>Strage di Stato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/01/strage-di-stato/65153/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/01/strage-di-stato/65153/#comments</comments> <pubDate>Fri, 01 Oct 2010 15:33:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Luigi De Magistris</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[emofilia]]></category> <category><![CDATA[sangue infetto]]></category> <category><![CDATA[strage]]></category> <category><![CDATA[trasfusioni]]></category> <category><![CDATA[vittime]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=65153</guid> <description><![CDATA[Le vittime da sangue infetto chiedono alla politica di tutelare i loro diritti e mantenere fede agli impegni presi. Solo questo. Lo chiedono perché hanno ingiustamente sofferto e vogliono giustizia. Lo chiedono invocando la legge ma anche quel senso dell’umanità che lo Stato dovrebbe avere a cuore. Sono le vittime del sangue infetto, una ‘strage’...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le vittime da sangue infetto chiedono alla politica di tutelare i loro diritti e mantenere fede agli impegni presi. Solo questo. Lo chiedono perché hanno ingiustamente sofferto e vogliono giustizia. Lo chiedono invocando la legge ma anche quel senso dell’umanità che lo Stato dovrebbe avere a cuore. Sono le <strong>vittime del sangue infetto</strong>, una ‘strage’ di Stato verificatasi negli anni ’80 e ’90, quando oltre 70mila persone hanno contratto l&#8217;<strong>epatite B e C</strong>, 2mila l&#8217;<strong>Aids</strong> e, ad oggi, 400 sono morte. Alla base di questa mattanza, un traffico di plasma internazionale nocivo che, venduto al ribasso nel nostro Paese, ha contagiato migliaia di pazienti per l’assenza di controllo da parte del <strong>Ministero della Salute</strong>.</p><p>I nomi e i sostantivi sono noti: <strong>Poggiolini</strong>, <strong>De Lorenzo</strong>, <strong>tangentopoli</strong> e anche odore di <strong>P2</strong>. Secondo le indagini, i dirigenti di alcune case farmaceutiche erano a conoscenza della presenza di questo plasma alterato, impiegato principalmente per la produzione di farmaci salvavita per emofiliaci e talassemici, ma scelsero di <strong>tacere</strong> esponendo al contagio e alla morte migliaia di persone. Il trionfo del business ad ogni costo e del guadagno ad ogni prezzo. Anche umano. Seguono battaglie interminabili nei tribunali, processi spostati e capi d&#8217;imputazione cambiati. Doppiamente vittime, doppiamente determinati però ad ottenere giustizia. Perché se la salute e la vita non possono essere restituite, il risarcimento e l’accertamento delle responsabilità sono comunque un’esigenza incontestabile che aiuta ad andare avanti. Anche se è passato molto, troppo tempo. Anche se gli imputati non vedranno il carcere per via dell’età. Anche se parte delle vittime non ci saranno più.</p><p>L&#8217;ultimo capitolo giudiziario della vicenda risale al 2008, con il nuovo rinvio a giudizio per epidemia colposa, oggi in attesa della pronuncia del <strong>tribunale di Napoli</strong>. Ed è incredibile che dopo circa vent&#8217;anni ancora non si sia arrivati a ristabilire una pur minima forma di giustizia. Come è incredibile che sulla vita compressa e offesa di queste persone penda la spada di Damocle della <strong>discriminazione</strong> e della <strong>prescrizione</strong>, che rischiano di mortificare ulteriormente esistenze che già troppo hanno pagato. Qualcosa di inaccettabile tanto che la <strong>Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo</strong> ha chiamato in giudizio più volte l&#8217;Italia (nel 2000 e nel 2009) per come ha trattato i danneggiati da sangue infetto, per aver discriminato alcuni malati nel risarcimento e per la durata (eccessiva) dei processi. Oggi queste vittime protestano davanti a <strong>Montecitorio</strong> contro questo comportamento disumano: contro i risarcimenti &#8220;<em>discriminatori</em>&#8221; previsti dalla transazione in corso col Ministero della Salute e contro il rischio che incomba, su tutta la vicenda, la prescrizione. Come spiegano esponenti delle associazioni che sostengono le vittime del sangue infetto, il governo sta attuando infatti una discriminazione nel risarcimento tra le categorie di vittime: per lo stesso danno fisico, per esempio, propone ad un emofilico <strong>400 mila euro</strong> e ad un emotrasfuso <strong>68 mila euro</strong>. E ancora si attende un decreto legge, pur promesso e doveroso, che eviti la prescrizione. La copertura finanziaria esiste ed è stata stabilita dalla legge 244 del 2007, con tanto di impegno ad usare i fondi da parte del ministero a maggio 2010, mentre sulla prescrizione non c’è niente da dire, salvo invocare dal governo una minima decenza di Stato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/01/strage-di-stato/65153/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>23</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1713/1714 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 07:08:16 -->
