<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Januaria Piromallo &amp; Marika Borrelli</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/jpiromallo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>D&#8217;Alema, al funerale di Melissa spegni il cellulare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/dalema-funerale-melissa-spegni-cellulare/237267/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/dalema-funerale-melissa-spegni-cellulare/237267/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 17:09:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[D'Alema funerale Melissa]]></category> <category><![CDATA[funerale Melissa]]></category> <category><![CDATA[melissa]]></category> <category><![CDATA[mesagne]]></category> <category><![CDATA[politici funerale Melissa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=237267</guid> <description><![CDATA[Il momento è tragico. Davanti a una bara bianca, appoggiato un cuore rosa di peluche, il dolore è muto. Il padre la fissa, occhi asciutti di lacrime, stringe al petto la fotografia della sua Melissa vestita con l&#8217;abito immacolato della prima comunione. Sembra una giovane sposa, lei che sposa non lo sarà mai. Nella prima...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il momento è tragico. Davanti a una bara bianca, appoggiato un <strong>cuore rosa</strong> di peluche, il dolore è muto. Il padre la fissa, occhi asciutti di lacrime, stringe al petto la fotografia della sua Melissa vestita con l&#8217;abito immacolato della <strong>prima comunione</strong>. Sembra una giovane sposa, lei che sposa non lo sarà mai.</p><p>Nella prima fila riservata alle autorità è seduto tronfio Massimo D&#8217;Alema, a poco sedie di distanza, Mario Monti che ha interrotto il G8 a Camp David per essere vicino alla famiglia di Melissa. Un bel gesto del premier, mi dico, significativo.  La prima cosa che invece mi viene in mente vedendo<strong> D&#8217;Alema </strong>è: cosa ci fa lì? Sì, lui è di Gallipoli, vorrà dare una sincera testimonianza di cordoglio o anche il funerale di una giovane vita spezzata diventa, per lui, una vetrina per mettersi in mostra?</p><p>La telecamera lo riprende, ha in mano il cellulare, se lo gira per controllare se è arrivato un sms. <strong>&#8220;Ripreso&#8221;</strong> come un bambino con le dita nella marmellata, furtivo, lo rimette  in tasca. </p><p>Lo sdegno non merita parole. Fra un Gesù morto e risorto, anche i nostri  politici <em>pellegrini </em>e <em>peregrini</em> non perdono la loro vocazione: quella dell&#8217;apparire, non dell&#8217;&#8221;esserci&#8221;. </p><p>A me piace ricordare Melissa, Veronica e le sue compagne con le parole di Ferruccio De Bortoli nel suo editoriale di ieri sul Corriere della Sera:  Oggi sono tutte figlie nostre.<br />Melissa, un nome che l&#8217;Italia tutta, unita nel <strong>dolore</strong>, ha pronunciato sgomenta. Perché  &#8221;La vita non muore, Melissa continua a vivere&#8221;.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/DPnmQcCRmdc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /><em></em></p><p><em>di Januaria Piromallo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/dalema-funerale-melissa-spegni-cellulare/237267/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Da Eco a Dago, elogio del pettegolezzo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/dago-elogio-pettegolezzo/227762/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/dago-elogio-pettegolezzo/227762/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 May 2012 15:41:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[12 anni dagospia]]></category> <category><![CDATA[Dagospia]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Master Cattolica]]></category> <category><![CDATA[Matilde Serao]]></category> <category><![CDATA[Pino Aprile]]></category> <category><![CDATA[roberto d'agostino]]></category> <category><![CDATA[umberto Eco]]></category> <category><![CDATA[Umberto Pizzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=227762</guid> <description><![CDATA[Nutro la massima considerazione per il gossip o, se si preferisce, per il pettegolezzo, per la semplice ragione che, se si vuole andare alle origini del giornalismo, è lì che si arriva. Le prime giornaliste? &#8220;Le capere&#8221; ha sempre risposto Umberto Eco, fra gli intellettuali più raffinati della nostra contemporaneità. E&#8217; stato il primo sito...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nutro la massima considerazione per il gossip o, se si preferisce, per il pettegolezzo, per la semplice ragione che, se si vuole andare alle origini del giornalismo, è lì che si arriva. Le prime giornaliste? &#8220;Le capere&#8221; ha sempre risposto Umberto Eco, fra gli<strong> intellettuali</strong> più raffinati della nostra contemporaneità.</p><p>E&#8217; stato il primo sito di gossip politico/economico. Da notizie boom boom alle lezioni di giornalismo al Master della Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Dal computer (che è il suo ufficio) alla cattedra, dalla Rete alla bacheca, Dagospia compie 12 anni. Ma lui, Roberto (non siamo più abituati a chiamarlo per nome) non troneggia e dice: &#8220;Sono stato accolto da alta indifferenza e da basso <strong>snobismo</strong>. Farcela, per 12 anni, è stato un miracolo!&#8221;</p><p>Piaccia o no, Dago ha cambiato il sistema di <strong>comunicazione</strong> on line (sorry, ma <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica.it</a>, <a href="http://www.corriere.it" target="_blank">Corriere.it</a> e il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it" target="_blank">Fattoquotidiano.it</a> sono venuti dopo).&#8221; È stata una lotta alla <strong>sopravvivenza,</strong> sono partito da zero, senza nessun editore alle spalle. E, cliccata dopo cliccata, mi sono conquistato il mio spazio&#8221;. Piaccia o no, per molti rimane una delle migliori fonti d&#8217;informazione. E&#8217; stato il pioniere ( almeno da noi) dell&#8217; infotainment, informare divertendo. E quando sbaglia ( può capitare) paga di <strong>tasca</strong> sua ( per cause di diffamazione passate e in corso). Non gli si può negare fiuto politico, Roberto è stato tra i primi supporter di Beppe Grillo, in tempi in cui la grande stampa ignorava del tutto le gesta del &#8220;guitto&#8221; genovese o ne parlava in termini di peste bubbonica.</p><p>Dal suo vecchio lavoro di Dj ( la sua vera passione) Dago ha imparato l&#8217;arte di miscelare l&#8217;alto e il basso. Frulla il trash e lo chic. Il risultato sono le sue cronache utra/cafonal, <strong>campionario</strong> irresistibile di volti &#8220;picassiani&#8221; colti dall&#8217; obbiettivo di Umberto Pizzi e specchio (delle brame) del potere godereccio e mangiereccio.</p><p>Una volta Pino Aprile, scrittore attento al <strong>dettaglio</strong> sociale, disse: Se non sei su dagospia, non esisti&#8230;Monti o non Monti, il gossip non morirà mai, tutt&#8217;al più si aggiorna, si fa update. Il gossip alletta, è un lusso a buon mercato che tutti si possono permettere. E come Matilde Serao insegna: il pettegolezzo è come una puntura di una vespa, fa male ma dura poco.</p><p>Il motto di Dago è il gossip di oggi è la notizia di domani&#8230;</p><p><em>di Januaria Piromallo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/dago-elogio-pettegolezzo/227762/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cosa farà Carlà?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/cosa-fara-carla/224423/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/cosa-fara-carla/224423/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 14:16:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Carla Bruni]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=224423</guid> <description><![CDATA[Cosa farà Carlà, non più première dame di Francia? I bookmakers della coppia Bruni-Sarkozy scommettono che l&#8217;insaziabile Carlà, sempre in fase di rilanci d&#8217;immagine, scaricherà a breve il corto/nano dell&#8217;Eliseo. La separazione è data 7 a 10. Prima mossa: via le odiose ballerine bon chic bon genre dal suo guardaroba per ritornare a svettare sul...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cosa farà Carlà, non più première dame di Francia? I bookmakers della coppia Bruni-Sarkozy scommettono che l&#8217;insaziabile Carlà, sempre in fase di rilanci d&#8217;immagine, scaricherà a breve il corto/nano dell&#8217;Eliseo. La separazione è data <strong>7 a 10</strong>. Prima mossa: via le odiose ballerine <strong>bon chic bon genre</strong> dal suo guardaroba per ritornare a svettare sul tacco a stiletto. Perché visto che non può cambiare le carte da gioco che le restano in mano non le resta che cambiare tavolo.</p><p>Ho conosciuto Carlà anni fa, la intervistai per un programma televisivo &#8220;L&#8217;altra faccia della medaglia&#8221;. La ricordo simpatica più di quanto si possa immaginare. Bella da schianto. Peccato che oggi si sia ridotta a una faccia di gomma a furia di tiraggi e botulinate, di cui non aveva certo bisogno. Fu vero amore con Sarkozy o strategia di marketing? Tutti a cannoneggiare Carlà, l&#8217;arrivista. Pardon, ma a me sembra che l&#8217;arrivista sia stato lui che necessitava di una moglie/trofeo per sostituire la sua Cécilia che, innamorata di un altro, l&#8217;aveva appena scaricato.</p><p>O se vogliamo optare per la <strong>par condicio</strong>, l&#8217;affare l&#8217;hanno fatto tutti e due.</p><p>In quattro anni abbiamo visto Carlà, in impeccabile look Jackie, fare l&#8217;inchino alla regina d&#8217;Inghilterra e neo/mamman di Giulia. Sotto accusa per i <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/07/Carla_scandalo_fondi_per_Aids_co_8_120107031.shtml" target="_blank">Fondi anti-aids</a>. Intanto sotto la lente d&#8217;ingrandimento finiva anche la controversa <a href="http://www.lettera43.it/economia/2827/sarkozy-annuncia-la-riforma-fiscale.htm" target="_blank">politica di Sarkozy sullo scudo fiscale</a> per far rientrare i capitali &#8220;fuggiti&#8221; all&#8217;estero.</p><p>Come il <a href="http://www.minutebuzz.com/" target="_blank">blog MinuteBuzz</a>, una sorta di dagospia d&#8217;OltrAlpe, ha fatto notare Carlà ha perso le elezioni, non Sarkò. Una sola mossa non le è riuscita: trasformarsi da femme fatale a donna comune per ingraziarsi il voto delle donne francesi. Carlà guarderebbe le soap opera, ma al suo outing: &#8220;Siamo gente semplice, io e mio marito&#8221;, nessuno le ha creduto. E se Sarkò mentre stringeva la mano ai suoi sostenitori a Place de la Concorde, grossolanamente si infilava in tasca il Patek Philippe da 50mila euro, <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/nicolas-sarkozy/9132794/French-election-2012-Marie-Antoinette-Carla-Bruni-claims-she-and-Nicolas-Sarkozy-are-modest-folk.html" target="_blank">Carlà è stata paragonata alla versione moderna di Marie Antoinette</a>.</p><p>E il massmediologo Dominique Wolton, l&#8217;ha pennellata: &#8220;Glamour, fredda, cosa che non vuol dire che i francesi debbano necessariamente trovarla antipatica, ma non è abbastanza banale perché la gente possa identificarsi con lei&#8221;.  Ma Carlà è donna di mondo e questo piccolo insuccesso, oops, lo prenderà come &#8220;Comme si de rien n&#8217;etait&#8221; (Come se non fosse successo nulla!), titolo miagolante del suo secondo album. Mais, qui! </p><p>Januaria Piromallo</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/cosa-fara-carla/224423/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gioco&amp;Filosofia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/giocofilosofia/219371/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/giocofilosofia/219371/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 May 2012 13:08:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Add edizioni]]></category> <category><![CDATA[franco bolelli]]></category> <category><![CDATA[jovanotti]]></category> <category><![CDATA[Roberto Vecchioni]]></category> <category><![CDATA[Viva tutto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219371</guid> <description><![CDATA[Seguivo (e tuttora seguo) puntualmente le riflessioni di Franco Bolelli attraverso un boxino settimanale e spesso ho ritagliato gli articoli per conservarli. Poi, ho conosciuto Franco Bolelli di persona. Poi, ho letto il suo ultimo libro “Giocate!”. Ora, per confrontarci su libri e idee, con Franco ci scriviamo email, seppur non così massicciamente come ha fatto con Jovanotti tanto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Seguivo (e tuttora seguo) puntualmente le riflessioni di Franco Bolelli attraverso un boxino settimanale e spesso ho ritagliato gli articoli per conservarli. Poi, ho conosciuto <strong>Franco Bolelli</strong> di persona. Poi, ho letto il suo ultimo libro “Giocate!”. Ora, per confrontarci su libri e idee, con Franco ci scriviamo email, seppur non così massicciamente come ha fatto con Jovanotti tanto da farle diventare un ponderoso volume, “Viva tutto!”. (Questi della Add Edizioni amano le esortazioni).</p><p>Mi sono ritrovata molto in “Giocate!”. Sarà perchè anche io adoro il mio unico figlio, sarà perchè – per percorsi esistenziali molto diversi da quelli di Franco Bolelli – anche io sono arrivata a ritenere il gioco<strong> l&#8217;unica formula valida</strong> per affrontare la vita. Ogni qual volta mi fermo a riflettere su cosa io stia facendo, mi riscopro a pensare che in fondo, sì, sto giocando, perchè non serve prendersi così maledettamente sul serio su tutto, perchè one is the life, perchè secondo me l&#8217;unico scopo dell&#8217;esistenza è la <strong>riduzione del dolore</strong> di chiunque. Meditazione? Illuminazione? Zen? Gioco! Ovvero, maneggiare la vita come un bambino maneggia i mattoncini lego: con curiosità, con la voglia di scoprire come va a finire e che cosa si può fare con i mattoncini che abbiamo.</p><p>Il gioco come sistema mentale che non contempla il dogma dell&#8217;irreversibilità, per esempio. Il gioco come sistema cognitivo per il quale puoi sempre imparare nuovi giochi, e quindi nuovi sistemi mentali. Il gioco come sistema emotivo per il quale riesci a provare entusiasmo senza uno scopo funzionale, come fanno i bambini.</p><p>I bambini ed il loro sviluppo affettivo sono l&#8217;argomento principale del libro di Franco (ci sono anche bei pensieri sui rapporti di coppia), il quale si serve spesso di riferimenti alla sua esperienza di padre (ed ora di nonno) e di giocatore di pallacanestro.</p><p>Franco non è un pedagogista, né un filosofo barboso (lo definiscono filosofo pop), bensì un genitore che si è minuziosamente analizzato durante il percorso. Di sè <a href=" http://www.lintervista.it/franco-bolelli-filosofo-scrittore-e-comunicatore-di-grande-stile/" target="_blank">dice </a>di essere <strong>nato con suo figlio</strong>. È stato più madre che padre, perchè non ha mai vestito l&#8217;abito del genitore paternalista o &#8216;premiocratico&#8217;. É come canta Roberto Vecchioni:</p><p><em>“Per amarti senza amare prima me </em></p><p><em>vorrei essere tua madre&#8230; </em></p><p><em>[...]Per vedere anche quello che non c&#8217;è </em></p><p><em>con la forza di una fede </em></p><p><em>per entrare insieme </em></p><p><em>nel poema del silenzio </em></p><p><em>dove tu sei tutto quello che sento; </em></p><p><em>[…] e abitare la tua stanza </em></p><p><em>senza mai spostare niente, </em></p><p><em>senza mai fare rumore: </em></p><p><em>prepararti il pranzo </em></p><p><em>quando torni e non mi guardi, </em></p><p><em>ma riempire tutti i tuoi ricordi. </em></p><p>di Marika Borrelli</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/giocofilosofia/219371/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bocciato l&#8217;aeroporto di Heathrow</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/bocciato-laeroporto-heathrow/213377/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/bocciato-laeroporto-heathrow/213377/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Apr 2012 07:50:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[aeroporto di Heathrow]]></category> <category><![CDATA[british airways]]></category> <category><![CDATA[heathrow]]></category> <category><![CDATA[Olimpic Games 2012]]></category> <category><![CDATA[Parigi-Charles de Gaulle]]></category> <category><![CDATA[regno unito]]></category> <category><![CDATA[Terminal 1 Heathrow]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=213377</guid> <description><![CDATA[Non solo in Italia le cose non funzionano. Anzi, l&#8217;erba del vicino può anche fare più schifo. Heathrow, aeroporto principale di Londra, il più trafficato dell&#8217;Unione Europea per numero di passeggeri (e terzo al mondo dopo quelli di Atlanta e Pechino) ma terzo, nell&#8217;Ue, per numero di movimenti aerei preceduto da Parigi-Charles de Gaulle e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/bocciato-laeroporto-heathrow/213377/hetrow/" rel="attachment wp-att-213381"><img class="alignleft size-medium wp-image-213381" title="hetrow" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/hetrow-300x168.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="168" /></a>Non solo in Italia le cose non funzionano. Anzi, l&#8217;erba del vicino può anche fare più schifo. Heathrow, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aeroporto" target="_blank">aeroporto</a> principale di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Londra" target="_blank">Londra</a>, il più trafficato dell&#8217;Unione Europea per numero di passeggeri (e terzo al mondo dopo quelli di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aeroporto_di_Atlanta-Hartsfield-Jackson" target="_blank">Atlanta</a> e Pechino) ma terzo, nell&#8217;Ue, per numero di movimenti aerei preceduto da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aeroporto_di_Parigi-Charles_de_Gaulle" target="_blank">Parigi-Charles de Gaulle</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aeroporto_di_Francoforte_sul_Meno" target="_blank">Francoforte</a>. E&#8217; anche l&#8217;aeroporto con il più alto numero di <strong>movimenti</strong> di passeggeri di voli internazionali. L&#8217;aeroporto è dotato di cinque terminal, l&#8217;ultimo dei quali, il terminal 5, inaugurato il 15 marzo 2008, viene utilizzato in esclusiva dalla<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/British_Airways" target="_blank"> British Airways</a> (beati loro), la compagnia di bandiera del Regno Unito, e può <strong>gestire</strong>, potenzialmente, 30 milioni di passeggeri l&#8217;anno.</p><p>Basta così? I guai cominciano proprio per quei disgraziati di <strong>viaggiatori</strong> che atterrano al Terminal 1, ossia la maggior parte dei voli provenienti dall&#8217;Europa. Mercoledì 25 aprile ( giorno di Festa per noi, ma non per gli inglesi), atterro a Heathrow intorno alle 19, orario di punta, mi avvio al controllo passaporti e davanti a me un oceano di persone in fila. Mi guardo intorno sbigottita, mi chiedo se sia successo qualcosa. Un tale avanza un&#8217;ipotesi di guasto al sistema computerizzato dei controlli passaporti. Ma un altro che fa il pendolare con Dusseldorf smonta la sua ipotesi: &#8220;E&#8217; così dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, da quando hanno ridotto il personale c&#8217;e&#8217; sempre fila e l&#8217;attesa è anche di un&#8217;ora e mezza&#8221;.</p><p>A questo punto non mi resta che prendere la mia camera digitale e mi fotografo intorno. Ma vengo subito <strong>allertata</strong> in malo modo da due energumeni del servizio di sicurezza che mi intimano di cancellare le foto appena scattate. Protesto vivamente e con un trucchetto riesco a salvarne una, quella qui pubblicata. Arriva finalmente il mio turno, conto 33 gabbiotti di polizia doganale e con mio stupore e incazzatura solo cinque, dico 5, in funzione. Finite le formalità, esco dall&#8217;aeroporto e una scritta al neon a caratteri <strong>cubitali</strong> (sembra di essere a Piccadilly Circus) ci informa, per chi non lo sapesse, che Heathrow è Pride to host the Olimpic Games 2012.</p><p>Altro che orgoglio da sprofondare dalla <strong>vergogna</strong>!</p><p>P.S. Nel 2013 è prevista la demolizione per il completo rifacimento del Terminal 1 da completarsi entro il 2019. Speriamo bene.</p><p><strong><em>Aggiornamento del 2 Maggio 2012</em></strong></p><p>A sostegno di questo post mi segnalano due link utili per approfondire la questione: <a href="http://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-17925904">http://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-17925904</a>; <a href="http://boingboing.net/2012/04/29/uk-border-authority-orders-hea.html">http://boingboing.net/2012/04/29/uk-border-authority-orders-hea.html</a></p><p><em>di Januaria Piromallo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/bocciato-laeroporto-heathrow/213377/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non puoi diventare ciò che non vedi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/puoi-diventare-vedi/210536/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/puoi-diventare-vedi/210536/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 14:25:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[dimissioni in bianco]]></category> <category><![CDATA[femminicidi]]></category> <category><![CDATA[Mimma Lomazzo]]></category> <category><![CDATA[misoginia]]></category> <category><![CDATA[parità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=210536</guid> <description><![CDATA[Oggi, 27 aprile, ad Avellino è stato firmato un protocollo d&#8217;intesa tra le cinque consigliere di Parità della Regione Campania e il Comitato regionale per le Comunicazioni. La cerimonia si è svolta &#8211; significativamente &#8211; al Circolo della Stampa. Mi piace condividere questa notizia perchè è un passo importante nella lunghissima strada verso una corretta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<dl><dt>Oggi, 27 aprile, ad Avellino è stato firmato un protocollo d&#8217;intesa tra le cinque <strong>consigliere di Parità</strong> della Regione Campania e il Comitato regionale per le Comunicazioni. La cerimonia si è svolta &#8211; significativamente &#8211; al Circolo della Stampa.</dt><dt>Mi piace condividere questa notizia perchè è un passo importante nella lunghissima strada verso una corretta comunicazione di genere. Nel 2008 il Parlamento Europeo chiese agli Stati membri di intensificare gli sforzi affinchè la pubblicità (per la pervasività e l&#8217;assiduità di mezzo di comunicazione) fosse tesa alla<strong> valorizzazione</strong> della figura femminile e del ruolo delle donne nella società. La risoluzione europea, assieme alla nascita in Italia dello IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria) e alla redazione del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, sarebbero stati veri baluardi nei confronti di un andazzo tragico e deprimente assieme, quello di svilire la figura delle donne, <strong>specialmente nella pubblicità</strong>, attraverso rappresentazioni non oneste, né veritiere, né corrette.<br /> </dt><dt>Ho intervistato la consigliera di Parità della Provincia di Avellino, la dr.ssa <strong>Mimma Lomazzo</strong>, da anni in prima linea in questo genere di battaglie. Se vi aspettate una vecchia e coriacea femminista, protesa unicamente sulle posizioni estreme della salvaguardia di genere, vi sbagliate. Mimma difende a tutto tondo. Tant&#8217;è che ha ricevuto apprezzamenti da ogni parte e colore. Si rammarica che non i partiti, né gli oratorii svolgano più un&#8217;azione pedagogica che insegni il rispetto verso le persone, perché è tutto qui il <em>vulnus</em>: la mancanza di rispetto.</dt><dt>Non basta prendersela con l&#8217;inerzia delle istituzioni (le leggi per la parità di genere esistono, eccome, ma<strong> non vengono fattualmente applicate</strong>); non è colpa della crisi economica che sospinge indietro le questioni di genere, aumentando una misoginia tale da aver fatto proliferare il numero dei “femminicidi” in Italia (l&#8217;ultimo, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/confessa-presti-vanessa-scialfa-uccisa/210398/" target="_blank">quello di Vanessa Scialfa</a>, con le aggravanti della gelosia e dell&#8217;uso di stupefacenti da parte del convivente); non ci serve una politica degli &#8216;annunci&#8217; (anche se dobbiamo ringraziare la Fornero almeno di aver ripristinato seppur parzialmente la Legge Damiano contro le<strong> dimissioni in bianco</strong>): ciò che ci serve è modificare i comportamenti. Ho letto in un bel sito di un&#8217;<a href="http://www.missrepresentation.org/" target="_blank">organizzazione americana</a> – Miss Representation – questo slogan: “Non puoi diventare ciò che non vedi”. Ecco, è tutto qui. Nel bene e nel male.</dt><dt></dt><dt></dt><dt>di Marika Borrelli</dt></dl> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/puoi-diventare-vedi/210536/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non sprecare una buona crisi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/sprecare-buona-crisi/206842/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/sprecare-buona-crisi/206842/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 15:04:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Argentina]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[derivati]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206842</guid> <description><![CDATA[Non posso più sentire la parola crisi. Mi viene l&#8217;orticaria al solo sentire la prima sillaba cr.. Sì, siamo in crisi. Ma basta ricordarci &#8211; ogni sacrosanto minuto della giornata &#8211; i più cupi catastrofismi. La psicosi da crisi può fare più danni della stessa crisi. Ormai si è perso il conto dei suicidi per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non posso più sentire la parola crisi. Mi viene l&#8217;orticaria al solo sentire la prima sillaba cr.. Sì, siamo in crisi. Ma basta ricordarci &#8211; ogni sacrosanto minuto della giornata &#8211; <strong>i più cupi catastrofismi</strong>. La psicosi da crisi può fare più danni della stessa crisi. Ormai si è perso il conto dei suicidi per la crisi. Sembrano i racconti della Grande Depressione del 1929. D&#8217;accordo, parlarne sensibilizza le coscienze, ma parlarne in maniera ossessiva non aiuta a migliorare le cose. E&#8217; solo una riflessione sull&#8217;essere ottimisti quando tutti sono pessimisti.  E magari riuscire a intravedere, sopra la nuvola plumbea che ci sovrasta, difficile da bucare, anche qualche buona opportunità. Insomma, non sprecare una buona crisi&#8230;  Perché come diceva Einstein: <strong>&#8220;La crisi è la più grande benedizione per le persone perché la crisi porta progresso.&#8221;</strong> Compiere quello &#8220;scatto in più&#8221; proprio nel momento più difficile e non rimanere inermi in attesa di &#8220;tempi migliori&#8221;.</p><p>Al capezzale dell&#8217;economia planetaria si affanna una pletora di politici, banchieri ed economisti, cercando di salvare un modello superato, quello che ha reso ognuno di noi il consumatore perfetto, quello che spendeva tutto ciò che guadagnava, anzi, ancora prima che lo guadagnasse. Coccolato, com&#8217;era, da un sistema creditizio malato di onnipotenza, convinto di essere immortale. <strong>Per anni le banche hanno venduto denaro che non esisteva</strong>, vendendolo in cambio di denaro inesistente. I fondi d&#8217;investimento e poi i fondi di fondi hanno venduto titoli costruiti sulle promesse di pagamento di povera gente allettata all&#8217;acquisto dalla banca d&#8217;investimento di turno, pur non avendo il denaro per poterlo fare. Ma niente paura, ci pensa la Banca. Ve lo presta lei il gruzzolo, ve la compra lei la casa. <strong>Il vero business non era il prestito. Era creare il derivato sul prestito.</strong> Da vendere poi, centinaia, migliaia di volte con profitti esponenziali. Mentre il mutuatario non ce la faceva più a pagare le rate del mutuo,  i derivati, fondati sulla sua promessa, entravano &#8211; come un virus &#8211; in tutto il sistema economico occidentale, mettendolo rapidamente in ginocchio. E fu la crisi.</p><p>Sì, siamo in crisi o cerchiamo di tenere ancora in vita un sistema ormai agonizzante? I consumi sono in calo, i negozi si svuotano, la morsa fiscale  strangola e gli italiani non hanno più buchi per stringersi la cinghia.</p><p>Ma proviamo a gettare uno sguardo oltreoceano dove si potrebbe imitare qualche idea. Lì dove la crisi ha creato  nuove opportunità. L&#8217;<strong>Argentina</strong>, per esempio, era un Paese in bancarotta, i buoni del tesoro erano diventati carta straccia, credibilità internazionale ridotta al lumicino. Eppure gli Argentini, molti di loro figli e nipoti di nostri immigrati, si sono rimboccati le maniche e si sono sforzati di trovare  alternative. Non sarà un modello esemplare, ma almeno ci stanno provando. E con  fantasia e un po&#8217; di temerarietà sta arrivando qualche buon risultato, come la trasmissione <em><a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-571e19e3-6925-4313-acd8-d90453d280c4.html" target="_blank">Report</a> </em>ci ha mostrato  qualche giorno fa.</p><p>250 imprese nella zona di Buenos Aires, praticamente fallite all&#8217;epoca dei tango bonds, sono state recuperate dagli stessi lavoratori adottando  uno schema produttivo basato su un modello cooperativo e solidale. Cosa significa? L&#8217;azienda non è più amministrata secondo la logica globale del massimo profitto, ma è volta ad una produzione di beni e servizi che soddisfi i bisogni delle comunità locali, formate, per la più parte, dagli stessi gruppi di lavoratori i quali diventano piccoli azionisti e consumatori.</p><p>Così si crea un tessuto sociale con un più alto tasso di occupazione e un mercato ricettivo che garantisce salari soddisfacenti.<br /> In tal modo, <strong>la disoccupazione in Argentina è passata negli ultimi anni dal 25 % al 10%.</strong></p><p>Mentre da noi la disoccupazione giovanile raggiunge picchi anche del 30%.</p><p>Januaria Piromallo</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/sprecare-buona-crisi/206842/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dove sta la creatività</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/dove-creativita/206369/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/dove-creativita/206369/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 Apr 2012 14:33:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Corso Como 10]]></category> <category><![CDATA[Design Playground]]></category> <category><![CDATA[downsizing]]></category> <category><![CDATA[Fiera di Rho]]></category> <category><![CDATA[ikea]]></category> <category><![CDATA[Jovens Designers]]></category> <category><![CDATA[Marita Francescon]]></category> <category><![CDATA[rho]]></category> <category><![CDATA[salone del mobile e del design]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206369</guid> <description><![CDATA[Proprio nei giorni in cui finalmente mi sono dedicata al bel volume di Annamaria Testa sulla creatività (La trama lucente), mi capita di essere a Milano nei giorni della Settimana Internazionale del Design, la cui Fiera è a Rho. Anche le vie della moda, però, diventano sedi e location per ospitare designer o omaggiare il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/borrelli.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-206560" title="borrelli" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/borrelli-224x300.jpg?47e3a5" alt="" width="224" height="300" /></a>Proprio nei giorni in cui finalmente mi sono dedicata al bel volume di Annamaria Testa sulla creatività (La trama lucente), mi capita di essere a Milano nei giorni della Settimana Internazionale del Design, la cui Fiera è a Rho. Anche le vie della moda, però, diventano sedi e location per ospitare designer o omaggiare il design 	dell’arredo. Come ci è capitato di vedere agli eventi organizzati 	da <a href="http://www.mi-me.eu/2012/04/21/georg-jensen-presenta-daily-rituals-a-10corso-como/" target="_blank">Corso Como 10</a> (con un vero fabbro all&#8217;opera), alla Rinascente e da Tod’s, per esempio. Ma non 	solo. Tutto il <strong>quadrilatero</strong> modaiolo di Milano si è trasformato in 	una fiera delocalizzata, oltre al cosiddetto Fuorisalone, a Brera. Nella sede dell&#8217;Accademia, per esempio, nella gessoteca &#8211; accanto alle copie canoviane di Fidia &#8211; era stata installata una galleria multicromatica che ospitava <a href="http://www.christofer-jenner.com" target="_blank">arredi colorati</a>, lì, in mezzo ai giovani, quelli che studiano arte e creatività.</p><dl><dt> A Via Tortona, poi, abbiamo ammirato molte idee innovative in mezzo a veri 	spettacoli <strong>multimediali</strong>, tipo Canon (splendido) e Samsung (ci 	aspettavamo di più), ma la creatività più vera e naïf stava al 	Salone Satellite di Rho. Satellite rispetto al mega Salone del 	Mobile che ha riempito la pur immensa Nuova Fiera.</dt><dt></dt><dt> Situato quasi in fondo a tutto (che scarpinata!), nel Salone 	Satellite sono stati raccolti un po’ meno di 100 giovani creativi 	provenienti da ogni parte del mondo (Giapponesi e Italiani, però, 	erano in maggioranza), i quali hanno dimostrato quanto sanno farci. 	Li abbiamo salutati quasi tutti, anche perché spesso ci sembravano 	un po’ spaesati e poco considerati. Ci hanno raccontato in maniera 	entusiasta – non volevano lasciarci andare – tutto il percorso 	per arrivare a costruire i prototipi che hanno portato con sé. Ci 	ha colpito un gruppo di ragazzi brasiliani, i “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.jovensdesigners.com.br/" target="_blank">Jovens 	Designers</a></span>”, sembravano ragazzi in gita, con 	jeans e zaini. Non pareva loro di stare a Milano in mezzo a big 	dell’arredo e del design. Nel loro inglese stentato spiegavano la <strong>funzionalità</strong> e la semplicità dei loro pezzi, veri capolavori di 	intuizione, funzionalità e bellezza. Un collettivo internazionale 	che ha sede a Belgrado (il “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.drvoart.edu.rs/" target="_blank">Design 	Playground</a></span>”) ha raccolto le idee creative di 	studenti europei (anche italiani): un tripudio di incastri e utilità 	con il legno.</dt><dt></dt><dt>Una ragazzona serba ci ha spiegato tutte, ma proprio 	tutte, le sorprendenti creazioni, con tanto di dimostrazioni pratiche.  É 	disarmante il loro entusiasmo, ma anche il loro timore di non avere 	abbastanza<strong> credito</strong> davanti a mastodonti del design e dell&#8217;arredo. 	Una parentesi di creatività frou-frou, ma allegra assai, si trovava 	da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://designyoutrust.com/2012/04/21/makeup-now-collection-by-marita-francescon/" target="_blank">Marita Francescon</a></span>, con i suoi arredi a forma di trucchi: un porta 	fard per poltrona, lampada come boccetta di lacca per unghie e 	sgabellone morbido a forma di lipstick, una palette di ombretti come 	tavolino.</dt><dt></dt><dt>In definitiva, però, la parola d’ordine (come al Satellite, così 	anche a Superstudio – Via Tortona) era il <strong><em>downsizing</em>: </strong>materiali di 	riciclo, artigianato, materiali poveri, ri-uso, legno&amp;bambù, 	molto tessile (anche recupero di stracci), tricot&amp;crochet (come abbiamo 	ammirato al padiglione France Design, sempre a Via Tortona). La 	crisi stimola l’ingegno: cercare di fare con quel che c’è 	(rimasto) è <strong>un esercizio </strong>più difficile di creatività, ma i 	risultati sono incredibili. È tutto un ‘<em>oh</em>’ e ‘<em>ah</em>’ 	di meraviglia e allegria.</dt><dt></dt><dt> I ragazzi del Salone Satellite (dedicato agli under 35 e le selezioni 	partono un anno prima) sono eccezionali e avremmo voluto citarli 	tutti e ringraziarli per le notti passate a disegnare, costruire, preoccuparsi, sfidarsi ed impegnarsi, imbarcarsi in un viaggio lungo con tutti i loro prodotti. C&#8217;era un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.zhangzhoujie.com/" target="_blank">cinese</a></span> dall&#8217;aria stanca e dall&#8217;inglese misero che lavorava l&#8217;acciaio e 	chiedeva a tutti di provare un suo galattico sgabello minimalista. C&#8217;erano i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.feelt.jp/" target="_blank">ragazzi 	giapponesi</a></span> che lavorano il feltro e ne fanno 	sedie e tavoli. Altri che costruiscono armadi e sedute con un tipo 	particolare di <strong>cartone</strong> pressato ed alveolato. La giocosità e la 	funzionalità delle loro idee è sorprendente: si può essere 	geniali con poco. Il loro più grande sogno? Una ragazza mi ha 	confessato: “<em>Una telefonata dall&#8217;Ikea.</em>”</dt></dl><p><em>di Marika Borrelli</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/dove-creativita/206369/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Io, evasore impunito</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/evasore-impunito/205992/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/evasore-impunito/205992/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Apr 2012 17:33:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[passera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205992</guid> <description><![CDATA[Io? Mai pagato le tasse&#8230; Il galantuomo ha superato da poco la settantina, è ricco ed aristocratico. Lo sguardo è furbetto. E&#8217; lo sguardo di chi l&#8217;ha sempre fatta franca. Mentre gioca a carte in uno dei circoli più chic della città, di quelli pied- dans l&#8217;eau e vista sul Vesuvio, lo conclama ai suoi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Io? Mai pagato le tasse&#8230;</p><p>Il galantuomo ha superato da poco la settantina, è ricco ed aristocratico. Lo sguardo è <strong>furbetto</strong>. E&#8217; lo sguardo  di chi l&#8217;ha sempre fatta franca. Mentre gioca a carte  in uno dei circoli più chic della città, di quelli pied- dans l&#8217;eau e vista sul Vesuvio, lo conclama  ai suoi compagni di gioco con la stessa naturalezza con la quale potrebbe dire: Io non ho mai conosciuto un andrologo. Solo che il suo proclama non riguarda la sua salute, ma la salute del Paese, reso agonizzante da tanti come lui. Il gentiluomo, che possiede interi palazzi nel centro storico della città, dichiara sfrontato: &#8220;Io, non ho mai pagato una lira di tasse&#8221;. Uno dei giocatori, sbigottito, gli chiede: &#8220;Ma non hai paura che adesso il Fisco ti acchiappi?&#8221;. Già, con lo spread che morde, Piazza Affari che va a picco come il Titanic e con la cinghia dell&#8217;erario che sta<strong> stringendo</strong> tutti con un cappio. E lui, il galantuomo, di quelli che si scappellano quando incontrano una signora, e che i conti se li è fatti bene, con arroganza replica: &#8221; Anche se mi beccano adesso e mi tocca pagarle, alla fine avrò sempre risparmiato&#8221;.</p><p>Grazie (e non solo) a questi signori, l&#8217;Italia ha il triste primato in Europa di Paese evasore.</p><p>Serve  a poco che il presidente Napolitano scenda in trincea contro gli evasori definendoli &#8220;indegni di questo paese&#8221;, mentre il ministro Corrado Passera invoca le sanzioni sociali (&#8220;Non può più essere considerata furbizia non pagare le tasse&#8221;, ha tuonato il mese scorso dalla tribuna di Cernobbio). Ma quali sarebbero queste sanzioni? Io proporrei, visto che si dichiarano <strong>nullatenenti</strong>, metterli nudi in piazza ed esporli alla pubblica gogna. Come traditori della patria.</p><p>Ai milioni di lavoratori dipendenti (o ai professionisti onesti) che lavorano da gennaio a dicembre per far fronte al prelievo fiscale cosa daranno? Una medaglia? Dovrebbero davvero, magari intitolata &#8220;al merito del piccolo eroe borghese&#8221; che per l&#8217;intera vita ha fatto il suo dovere &#8230;</p><p>Chissà perchè mi viene in mente la  la <strong>canzone </strong>di Mina:  Parole, parole, parole&#8230;</p><p><em>di Januaria Piromallo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/evasore-impunito/205992/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pillole di creatività</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/pillole-creativita/205263/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/pillole-creativita/205263/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:54:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Accademia di Brera]]></category> <category><![CDATA[errori]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Italiano]]></category> <category><![CDATA[lingua]]></category> <category><![CDATA[ortografia]]></category> <category><![CDATA[scritte]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205263</guid> <description><![CDATA[Ci sfottono da anni. Le nostre scritte più folkloristicamente colorite e allegramente sgrammaticate ( del tipo &#8220;Sono al Camposanto di Amandola, ma vivo&#8220;&#8230;. oppure Lorgoglio son serve (con il più colto che corregge: ma l&#8216;apostrofo sì)&#8230; o Non sostare da avanti al garage&#8230;.e il campionario può essere infinito) le troviamo ovunque: da YouTube (dove mi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/pirom.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-205266" title="pirom" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/pirom-300x168.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="168" /></a>Ci sfottono da anni. Le nostre scritte più folkloristicamente colorite e allegramente sgrammaticate ( del tipo &#8220;<em>Sono al Camposanto di Amandola, ma vivo</em>&#8220;&#8230;. oppure <em>Lorgoglio son serve</em> (con il più colto che corregge: ma l<em>&#8216;apostrofo sì</em>)&#8230; o <em>Non sostare da avanti al garage</em>&#8230;.e  il campionario può essere infinito) le troviamo ovunque: da YouTube (dove mi sono approvvigionata) agli articoli di giornale.  Io e Marika,  la mia socia, in giro come segugi per il bailamme del <strong>Salone  Internazionale di Design a Milano</strong>, approdiamo all&#8217;Accademia delle Belle  Arti di Brera, fondata nel 1776 dall&#8217;imperatrice Maria Teresa d&#8217;Austria,  dove nel cortile campeggia un bronzo di Canova  raffigurante Napoleone  Bonaparte, nudo e incoronato dall&#8217;alloro.</p><p>L&#8217;Accademia è  oggi uno degli  atenei più prestigiosi del mondo,  un <strong>vero tempio della cultura</strong>. E cosa  troviamo lungo un monumentale corridoio sotto un imponente soffitto a  volta dello storico palazzo, attraversato in questi giorni da sciami di  visitatori e designer internazionali? Una porta di legno  che serve  d&#8217;accesso alla Sala 21 sbarrata con tanto di scritta giustificativa:<em> Chiuso per imbiancatura, restauro e impianto Compiuter</em>&#8230;. Sì, neanche la <strong>napoletanizzazione del linguaggio Internet </strong>che ha fatto diventare Facebook fè<em>isbuc </em>o che ha trasformato le news in <em>niùss</em> avrebbe potuto partorire una sintesi fonetica tale. E  pensare che la scritta &#8220;incriminata&#8221; è vicina di porta al Corso di  Videoinstallazioni e di Tecniche Multimediali.  Dunque se l&#8217;autore  dell&#8217;estemporaneo avviso avesse avuto un dubbio grammaticale, bastava  bussare alla porta accanto per chiedere lumi. Avvisi e consigli come <em>Entrare a d&#8217;agio</em> li troviamo solo su muri di periferie degradate di una Napoli pittoresca. Mai su illustri pareti che grondano storia.</p><p>Non ci rimane che sorridere <em>Al  fine di una pacifica convivenza siete invitati a eliminare o comunque a  limitare ogni rumore molesto ( compresi coiti e orgasmi) entro orari e  limiti di tolleranza. Firmato il condominio (</em>di Napoli).  In fondo, tutto il mondo è paese.</p><p>P.S. Ieri sera all&#8217;Orto Botanico alle spalle dell&#8217;Accademia ci hanno  chiuso i cancelli sul muso alle 20.40. Eppure la performance di luci  terminava alle 21, come da orario stampato sulle guide/eventi del  Salone. A parte il fatto che fa buio dopo le 20 e, dunque, per vedere l&#8217;effetto dell&#8217;installazione rimane poco più di mezz&#8217;ora, la riottosità del guardiano ha lasciato delusi e infastiditi moltissimi visitatori, la maggior parte stranieri. Viva l&#8217;Italia.</p><p>Januaria Piromallo</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/pillole-creativita/205263/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caro Sindaco ti (ri)scrivo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/caro-sindaco-riscrivo/203910/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/caro-sindaco-riscrivo/203910/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 10:05:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[America's Cup]]></category> <category><![CDATA[Luigi De Magistris]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203910</guid> <description><![CDATA[Dalle prime pagine per la munnezza siamo finiti sulle prime pagine per la Coppa America, in meno di un anno. Di questo voglio stringerLe &#8220;virtualmente&#8221; la mano. Ero a Napoli per Pasquetta a trovare mammà e insieme ai 250mila pasquettisti ho affollato via Caracciolo, la strada più bella del mondo dalla quale si contempla il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dalle prime pagine per la munnezza siamo finiti sulle prime pagine per la<strong> Coppa America</strong>, in meno di un anno. Di questo voglio stringerLe &#8220;virtualmente&#8221; la mano. Ero a Napoli per Pasquetta a trovare mammà e insieme ai 250mila pasquettisti ho affollato via Caracciolo, la strada più bella del mondo dalla quale si contempla il più bel panorama. Inaccessibile al traffico, era uno spettacolo da gouache, un bene comune restituito all&#8217;orgoglio della città. Chi pedalava in risciò, chi in bicicletta, chi saettava con pattini a rotelle, sullo sfondo le vele imponenti nero carbone di Oracle. Vorrei dire, sembrava di essere a San Francisco, ma siccome sono di un &#8216;campanellismo&#8217; spudorato (campanilismo Campano!) mi rimangio subito il pensiero. Un gruppo di intraprendenti guaglioni, capitanati da Arianna Antonioli, offriva tour (a pagamento ) sul Segway, un due ruote elettrico che non inquina e non fa rumore. Ecco, la rinascita di Napoli la farei partire simbolicamente anche da qui, dal nuovo mezzo di trasporto, molto green. Da affiancare al mio (e non solo) chiodo fisso del metrò del mare che dovrebbe collegare Pozzuoli-Bagnoli con il molo Beverello (vedi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/caro-magistris-scrivo/201649/" target="_blank">post </a>del primo aprile).</p><p>Io, non L&#8217;ho vista, ma i buoni spioni mi hanno riferito che martedì mattina, di buon ora, Lei era a via Caracciolo a controllare di persona che il lungomare fosse ripulito di cartacce e lattine e tornasse a lustrare come un gioiellino. Ecco adesso, accolga la petizione di chi vuole il lungomare che costeggi il &#8220;Real Passeggio&#8221; settecentesco ( ispirato al Jardin des Tuileries di Parigi, sostituendo alla Senna l&#8217;orizzonte infinito del mare, che poesia, vero?) chiuso per sempre al traffico. Sì, blindato, come un tesoro da custodire.</p><p>Dottor De Magistris, siccome una rondine non fa primavera e veramente non vorrei che Jacopo Fo, collega di blog e guizzo satirico, ci sgami e ci classifichi ancora una volta fra le<strong> follie italiche</strong>, cosa ne dice del cantiere della metropolitana di Piazza Municipio? Proprio lì, davanti al Suo ufficio, ma non è il suo cruccio? Ogni volta che ci passo il buco diventa una voragine, sembra che stiano costruendo la pista d&#8217;atterraggio di un aeroporto, altro che metrò. Come ironizza Alessandro Siani: &#8221;La metropolitana la state costruendo o lo state cercando?&#8221;. I lavori sono cominciati all&#8217;incirca<strong> sette anni fa </strong>anche se il progetto iniziale che fa a capo alla costruzione della linea LTR risale ai Campionati Mondiali di Calcio del &#8217;90.</p><p>&#8220;Una galleria trasparente, illuminata con luce naturale, dalla Stazione marittima fino a Palazzo San Giacomo. Una piazza sotto piazza Municipio, pedonalizzata e alberata, per incrociare entro il 2008 due binari della metropolitana passando tra i moli di Neapolis e le mura vicereali del Maschio Angioino&#8230;&#8221; Scriveva Ottavio Lucarelli il 22 aprile 2004 su <em>La Repubblica</em>.</p><p>Per carità, di certe lungaggini Lei non ha colpa, ma se il cantiere, sotto la Sua Amministrazione e ritrovamenti archeologici permettendo, si portasse un po&#8217; avanti, non sarebbe una bella soddisfazione?</p><p>Non mi chiami scocciante, amo Napoli quanto Lei, e la Storia che Napoli ha alle spalle è quella di una <strong>città straordinaria</strong>. Questa storia ( munnezza e cammorra a parte) deve continuare. Non la facciamo finire su binari morti.</p><p>A gonfie vele, sempre.</p><p>Sua Januaria Piromallo</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/caro-sindaco-riscrivo/203910/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il bon ton della rete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/della-rete/202346/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/della-rete/202346/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Apr 2012 16:13:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[arresto]]></category> <category><![CDATA[convivenza]]></category> <category><![CDATA[insulti]]></category> <category><![CDATA[Liam Stacet]]></category> <category><![CDATA[regole]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category> <category><![CDATA[troll]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202346</guid> <description><![CDATA[E&#8217; di questi giorni la notizia dell&#8217;arresto dell&#8217;inglese Liam Stacey. Lo studente ventunenne è stato condannato a 56 giorni di reclusione per aver ricoperto di insulti razziali, complice il social network Twitter, Fabrice Muamba colpito da infarto durante una partita di calcio. Si è dunque tornato a parlare di Netiquette, ossia il bon ton della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; di questi giorni la notizia dell&#8217;<a href="http://www.ilpost.it/2012/03/27/liam-stacey-twitter-muamba/" target="_blank">arresto dell&#8217;inglese Liam Stacey</a>. Lo studente ventunenne è stato condannato a 56 giorni di reclusione per aver ricoperto di insulti razziali, complice il social network Twitter, <strong>Fabrice Muamba</strong> colpito da infarto durante una partita di calcio.</p><p>Si è dunque tornato a parlare di <strong>Netiquette</strong>, ossia il bon ton della rete.Per puro divertissement  ho chiesto a Lina Sotis, penna sempre attenta al dettaglio sociale, quali sono <strong>le regole del (con)vivere civilmente on line</strong>. Ecco i suoi 9 comandamenti:<br /> 1) Non esserci troppo.<br /> 2) Non esserci troppo poco.<br /> 3) Mai troppo lungo.<br /> 4) Mai troppo corto.<br /> 5) Comprensibile.<br /> 6) Attendibile.<br /> 7) Non sempre triste<br /> 8) Non inutilmente gioioso.<br /> 9)  Comportarsi come si deve nella vita anche se si decide di non essere se stessi.</p><p>Ho, in generale, rispetto per i troll: alcuni di loro fanno vera controcultura, ossia informazione fuori dagli schemi convenzionali. Sono quelli più preparati e colti ( anche più della sottoscritta) che apportano informazioni, riferimenti, elementi nuovi al post . Lo fanno con sincerità e con una loro etica, anche se  mandano a quel paese l&#8217;autore, ma sono sempre costruttivi e propositivi. Altri invece si limitano all&#8217;offesa gratuita, al dissenso cialtroneggiante e dissacrante (statisticamente le donne sono più massacrate degli uomini, solo in quanto donne) senza ragione e senza perchè, solo per il gusto di insultare. Si sentono come dei graffitari nella notte, intenti a scrivere il loro dissenso sui muri del web. Ma tra i due gruppi c&#8217;è la stessa differenza che passa tra <strong>Keith Hering o J.M..Basquiat e quelli che scarabocchiano e imbrattano </strong>pensando di esser bravi come i primi due e o di averne lo stesso ruolo socio-culturale. Lasciamoglielo credere.La maggior parte di loro tirano un sasso dalla &#8220;folla&#8221; virtuale con la certezza di non esser mai beccati. Però con il piacere di essere letti da tanti&#8230;</p><p>Ma non intristisce, in questi tempi di crisi nera, vedere tanta gente così incazzata. Sorridiamo, tolleriamo&#8230; si vive meglio, o no?</p><p>Januaria Piromallo</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/della-rete/202346/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caro De Magistris ti scrivo&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/caro-magistris-scrivo/201649/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/caro-magistris-scrivo/201649/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Apr 2012 12:42:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[America's Cup]]></category> <category><![CDATA[De Magistris]]></category> <category><![CDATA[Marco Balich]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201649</guid> <description><![CDATA[Caro sindaco, me lo aspettavo, ma speravo che non succedesse. La Napoli dell&#8217;America&#8217;s Cup &#8220;chiude&#8221; per traffico. E&#8217; già andata in tilt prima dei preliminari. Leggo con avvilimento il post del collega Vincenzo Iurillo: ingorghi di lamiere e servizi pubblici inefficienti. E a farci una figuraccia Napoli e i soliti napoletani iconografici. Per non (s)parlare della Sua amministrazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Caro sindaco,</p><p>me lo aspettavo, ma speravo che non succedesse. La Napoli dell&#8217;America&#8217;s Cup &#8220;chiude&#8221; per traffico. E&#8217; già andata in tilt prima dei preliminari.</p><p>Leggo con avvilimento <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/napoli-asfalto-patchwork-lamericas/200223/" target="_blank">il post del collega</a></span> <strong>Vincenzo Iurillo</strong>: ingorghi di lamiere e servizi pubblici inefficienti. E a farci una figuraccia Napoli e i soliti napoletani iconografici. Per non (s)parlare della Sua amministrazione che si è mangiata una bella occasione di lustro. Sono napoletana veracissima e so bene che sono anni che si parla di ridisegnare la mappa dei collegamenti pubblici e di crearne di nuovi, anche via mare. Non sono una tecnica, ma questa potrebbe essere una linea guida: ci si imbarca a Bagnoli, su traghetti o aliscafi, fermate intermedie lungo il percorso su pontili mobili, fino ad arrivare a Molo Beverello, volendo anche oltre. Allo sbarco, mezzi pubblici funzionanti per trasportare i &#8220;trasportati&#8221; più o meno a destinazione. Peccato, il percorso via mare sarebbe potuto diventare il simbolo orgoglioso Suo e della città. I fruitori di questo servizio oltre a decongestionare il traffico, godrebbero di un <strong>panorama mozzafiato</strong>, con una prospettiva inversa del lungomare. Sa, sindaco, i napoletani, come i bambini, vanno educati alle buone maniere per disincentivarli all&#8217;uso selvaggio della macchina. Una soluzione di buon senso e  &#8221;nautica&#8221;, che, tra l&#8217;altro, con l&#8217;evento velistico avrebbe potuto avere un bellissimo &#8220;varo&#8221;,  poteva almeno essere tentata, o no?</p><p>Parlo al telefono con <strong>Marco Balich</strong>, veneziano, un creativo puro, Presidente della Filmmaster Events (società di grandi eventi della holding Filmmaster Group), ha firmato la cerimonia d&#8217;apertura delle Olimpiadi di Torino, il Bicentenario del Messico, e farà l&#8217;apertura e lachiusura della Uefa Euro 2012 nonché delle prossime Olimpiadi in Brasile nel 2016, insomma uno che di grandi eventi se ne intende. Mi dice: &#8220;<strong>Ho accettato di lavorare per Napoli, per le selezioni della America&#8217;s Cup a budget ridottissimo, rispetto ai miei standard. Ma l&#8217;ho fatto volentieri perché voglio bene a Napoli e voglio che la città vinca la sua scommessa sul futuro&#8221;.</strong></p><p>Dal mare alle stelle, altro biglietto da visita internazionale è l&#8217;Expo Spazio che si terrà a Napoli dal 1 al 5 ottobre. E <strong>Norberto Salza</strong>, Executive Director del Comitato Organizzatore, avverte: &#8220;<strong>Vietato fare brutta figura, visto che l&#8217;anno prossimo l&#8217;Expo si terrà a Pechino</strong>… ci siamo capiti&#8221;.</p><p>Mi raccomando sindaco, N<em>apule non è più una carta sporca, </em>come canterebbe Pino Daniele.</p><p>Lo so, scommettere sul futuro significa giocare a favore di ciò che non esiste e che, proprio per la sua intangibilità, possiamo solo immaginare.</p><p>Dott. De Magistris, io sono una sua fan e l&#8217;ho votata. La prego, non me ne faccia pentire.</p><p>Sua,</p><p>Januaria Piromallo</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/caro-magistris-scrivo/201649/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Due pistoni sono meglio di quattro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/pistoni-sono-meglio-quattro/200985/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/pistoni-sono-meglio-quattro/200985/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 07:38:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Cnr]]></category> <category><![CDATA[Gaetano Capossela]]></category> <category><![CDATA[innovazione]]></category> <category><![CDATA[irpinia]]></category> <category><![CDATA[motori]]></category> <category><![CDATA[ricerca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200985</guid> <description><![CDATA[Vi racconto una storia. C’era e c’è ancora in Irpinia una piccola azienda di maglieria (abbastanza all’avanguardia) gestita da una famiglia che al tempo emigrò a Carpi e poi ne fece ritorno, per scelta: i Capossela (stesso cognome del cantautore di origini irpine, ma nessuna parentela). Con tenacia ed intelligenza, attraversando periodi di crisi e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vi racconto una storia. C’era e c’è ancora in Irpinia una 	piccola azienda di maglieria (abbastanza all’avanguardia) gestita 	da una famiglia che al tempo emigrò a Carpi e poi ne fece ritorno, 	per scelta: i Capossela (stesso cognome del cantautore di origini 	irpine, ma nessuna parentela). Con tenacia ed intelligenza, 	attraversando periodi di crisi e avversità economiche, portano avanti l&#8217;impresa con immensa onestà e fierezza. E fin qui sembra una <strong>ordinaria vicenda di tenacia meridionale di emigranti di ritorno</strong>. 	L’attuale titolare, Gaetano, figlio del capostipite, ha però da sempre il pallino 	dell’ingegneria meccanica. Fondamentalmente, è un buddhista 	inconsapevole, che tratta la vita e le avversità come opportunità 	e passaggi. Così, per un patto di lealtà con la sua intelligenza e 	la sua passione, un giorno di venti anni fa costruì il prototipo di 	un <strong>motore a scoppio, rivoluzionario</strong>. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Rrb1kN24XS8" target="_blank">Un 	motore a pistoni contrapposti</a></span>, eliminando la testata 	e riducendo a due i quattro tempi dei motori standard delle auto. 	Vent’anni, centinaia di test (montato su kart e banchi di prova 	per portarlo fino al punto di crisi) e migliaia di modifiche dopo, 	il motore (brevettato e registrato per l’Europa, al momento) è 	diventato pressochè perfetto e martedì 2 aprile verrà 	ufficialmente acceso davanti a funzionari del Cnr di Napoli, 	di Città della Scienza, di Federmeccanica e dell’Assessorato 	alle Attività Produttive della Regione Campania.</p><p lang="it-IT">Gaetano spiega: <em>“</em><em>Quando noi applaudiamo spingiamo una mano contro l’altra, non ne teniamo mica ferma una per batterci contro l’altra. Il pistone e la testata sono come tenere una mano ferma, come avere una emiparesi. Io ho fatto battere tutte e due le mani</em>.” Semplice e rivoluzionario al contempo.</p><p lang="it-IT">Conosco Gaetano da più di trent’anni, la sua famiglia e la mia si frequentavano perché mia madre aveva il pallino della maglieria  e loro avevano il know how ed i macchinari. È stata la famiglia di Gaetano che mi ha insegnato a lavorare con le macchine da maglieria più semplici (per me è una forma di meditazione) ed il loro magazzino filati era una fonte di ispirazione e creatività. Seguo dall&#8217;inizio le vicissitudini del motore (se ne interessò anche una puntata di Leonardo su RaiTre nel 2009) e rimango perennemente ammirata dalla pazienza e dalla grinta di Gaetano (e dei due suoi figli Davide e Mimmo che lo accompagnano in questa avventura) nel portare avanti un’idea eccellente. So quante scale (in tutta Italia) ha dovuto salire invano Gaetano per far <strong>conoscere e proporre la sua invenzione</strong>. Ha tentato con alcune case automobilistiche italiane, senza esito, non certo perché l’invenzione non sia meritevole, ma perché in Italia – per come la vedo io - <strong>non si fa né si promuove abbastanza lo sviluppo industriale e produttivo delle ricerche</strong>, anche indipendenti (non solo universitarie). Il successo di un’idea a volte segue processi stocastici, specialmente quando ci vogliono fondi per svilupparla! Eppure, il motore di Gaetano Capossela consente un risparmio di circa il 50% di combustibile, non necessita di raffreddamento ad acqua, riduce l’ingombro e le vibrazioni (mancando la testata), non necessita di valvole di aspirazione e scarico. Sembra davvero il motore perfetto.</p><p lang="it-IT">Qualcuno obbietterà “Ma il combustibile finirà prima o poi”, nel frattempo però ne riduciamo i consumi. Se il motore di Gaetano fosse stato adottato già da diversi anni, non sarebbe stata comunque una limitazione dell’inquinamento? Rimane per me un arcano la circostanza per la quale il motore di Gaetano non abbia suscitato l’interesse di alcuna azienda meccanica, come rimane per me un mistero la quantità di tenacia di Gaetano nel riuscire a vincere la sua ventennale sfida, che è &#8211; tuttavia &#8211; ancora agli inizi.</p><p lang="it-IT"><p lang="it-IT">Marika Borrelli</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/pistoni-sono-meglio-quattro/200985/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non rubo il posto ai giovani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/rubo-posto-giovani/200647/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/rubo-posto-giovani/200647/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 14:03:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[babyboom]]></category> <category><![CDATA[co.co.pro]]></category> <category><![CDATA[gavetta]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precarietà]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[sottoccupazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200647</guid> <description><![CDATA[Mi scrive M.M.G. amica di buona annata, addetta alla comunicazione web di una grande casa editrice. Che qui la riporto fedelmente: &#8220;E così, una giovane trentenne, laureata e cocopro (cioè con contratto a progetto) in tutta sincerità, me lo ha confessato: &#8220;Spero che passi l&#8217;abolizione dell&#8217;art. 18 così la mia azienda farà un po&#8217; di repulisti,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi scrive M.M.G. amica di buona annata, addetta alla comunicazione web di una grande casa <strong>editrice</strong>. Che qui la riporto fedelmente:</p><p><em>&#8220;E così, una giovane trentenne, laureata e cocopro (cioè con contratto a progetto) in tutta sincerità, me lo ha confessato: &#8220;Spero che passi l&#8217;abolizione dell&#8217;art. 18 così la mia azienda farà un po&#8217; di repulisti, manderà via tutti quelli che non fanno un c&#8230;&#8221; Conosco bene l&#8217;azienda di cui parla, non c&#8217;è proprio nessuno che sta con le mani in mano, anzi&#8230; Ma ormai il danno è fatto: i &#8220;cosidetti giovani&#8221; hanno convinto un&#8217;intera generazione, che il problema sono i &#8220;cinquantenni&#8221; e il loro posto di lavoro che si tengono stretto.  Ho faticato a risponderle, pensavo che questa convinzione la avessero solo i meno colti, i più sprovveduti. La sorpresa di sentirselo dire così, con naturalezza, mi ha spiazziato. Vorrei fondare un movimento, ma non so ancora il nome. Eppure conosco le parole che scriverei sullo striscione &#8220;IO mi faccio il mazzo da trent&#8217;anni e non HO rubato il posto ai giovani.&#8221;</em></p><p>Condivido pienamente il M.M.G. pensiero, sono per la mobilità del lavoro e non per l&#8217;immobilità di certi<strong> pregiudizi</strong>. Sono per la tutela del posto di lavoro ma contro la rigidità di certi contratti del pubblico impiego (e non solo) che li fanno assomigliare a prerogative ereditarie feudali, intoccabili e indiscutibili.  Noi generazione dei babyboomer, abbiamo fatto il boom due volte. Prima anni di gavetta, senza alcuna tutela sindacale, salariale, in balia del <strong>capriccio</strong> del caporedattore di turno (quando non si sconfinava nel più bieco sexual harassment), poi finalmente è arrivato il contratto. Quando è arrivata la crisi sono saltate teste e testate. Antidoti anti-crisi, misure straordinarie, sacrifici in nome dell&#8217;Europa e adesso cosa c&#8217;e&#8217; di nuovo? È il momento di lasciare il posto ai giovani.</p><p>Ma lasciateci almeno il valore dell&#8217;esperienza e il riconoscimento di qualche idea. Altrimenti fate campare pure noi. E la carriera? Quale carriera? Al potere e nei posti migliori ci stanno ancora i &#8216;ragazzi del Sessantotto&#8217;, quelli che hanno circa dieci anni più di noi, mentre dal basso premono i trentenni arrabbiati e fomentati dall&#8217;opinione pubblica sulla mancanza di futuro. La nostra (quella dei tardi baby boomer) è una generazione &#8216;quasi persa&#8217;,  vittima del riflusso, come dice Marika. Tutte le libertà e le possibilità dei nostri<strong> fratelli </strong>maggiori non le abbiamo avute, avendo conquistato un posto di lavoro (non parliamo solo dell&#8217;editoria) molto spesso sottodimensionato al titolo di studio, dopo tanta gavetta ed anche a &#8216;nero&#8217;. Chi siamo, i nuovi Fantozzi?</p><p>Post Scriptum: Cosa ne dite, apriamo le iscrizioni del partito liberale N.R.P.G (Non Rubo il Posto ai Giovani)?</p><p><em>di Januaria Piromallo</em> (una <em>diversamente</em> giovane)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/rubo-posto-giovani/200647/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Toccare gli Intoccabili</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/toccare-intoccabili/200125/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/toccare-intoccabili/200125/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Mar 2012 08:16:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Helmut Newton]]></category> <category><![CDATA[Jean Dominique Bauby]]></category> <category><![CDATA[Les Intouchables]]></category> <category><![CDATA[Lo Scafandro e la Farfalla]]></category> <category><![CDATA[Quasi Amici]]></category> <category><![CDATA[Vogue Francia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200125</guid> <description><![CDATA[Ieri sono andata a trovare la mia amica Kirsten, paralizzata dal collo in giù. Da quando un cavallo la buttò sull&#8217;ostacolo e lei si spezzò come un burattino di legno, la sua vita è appesa al filo di una clessidra, che di fatto è un tubo che le consente di respirare e, quindi, di vivere....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sono andata a trovare la mia amica Kirsten, paralizzata dal collo in giù. Da quando un cavallo la buttò sull&#8217;ostacolo e lei si spezzò come un burattino di legno, la sua vita è appesa al filo di una <strong>clessidra,</strong> che di fatto è un tubo che le consente di respirare e, quindi, di vivere. Dopo un&#8217;operazione durata cinque ore in cui le  hanno riattaccato con delle viti come fosse un robot la prima e la seconda vertebra, al suo risveglio  il verdetto implacabile dei medici: &#8220;Lei non camminerà mai più&#8221;. Un anno e otto mesi di riabilitazione a <strong>Nottwil</strong> (a dieci kilometri da Lucerna, un centro specializzato per persone con lesioni alla colonna vertebrale) fisioterapie di ogni genere e spossanti esercizi di respirazione per staccarsi dalla &#8220;macchina&#8221;. Con in testa un solo obbiettivo, tornare a casa, nella sua campagna dove il lago e il cielo si confondono all&#8217;orizzonte. John, il marito, spinge la sedia a rotelle e la porta a fare una passeggiata  Tutto è rimasto come prima, come se da un momento all&#8217;altro lei potesse <strong>alzarsi </strong>e ritornare a cavalcare la vita come ha sempre fatto.</p><p><em> Ça va, mon cheri?</em> gli chiede amorevole. Lui le restituisce lo stesso sguardo pieno di tenerezza e le prende la mano fredda e immobile. Lei non può sentire la carezza, ma il suo cuore sì. Perché ne parliamo? Questo non vuole essere un post di mestizia, ma una testimonianza sulla vita che ha sempre la capacità di re-inventare se stessa. Kirsten, di origine danese e di una volontà d&#8217;acciaio, di <strong>progressi </strong>fisici ne ha fatti pochi (continua a sperare  in una lenta guarigione) eppure ugualmente è tornata a casa piena di progetti. Il primo  aprire un allevamento di cavalli: &#8220;<em>Visto che non li potrò più cavalcare, almeno li vedrò crescere</em>&#8220;, dice mentre il viso le si illumina in un sorriso. Ha appena adottato due puledri di 12 settimane. Ogni mattina per darle  il buongiorno l&#8217;allevatore le avvicina il muso alla faccia, l&#8217;unica parte del corpo dove le è rimasta la sensibilità. E, dal giorno più brutto, ogni giorno per Kirsten è un inno alla vita. Perché la prima a non piangersi addosso è proprio lei che, quando <strong>Helmut Newton</strong> la fotografò per Vogue Francia, davanti a tanta bellezza, esclamò: &#8220;Kirsten non dovrebbe mai scendere da cavallo&#8221;.</p><p>Proprio come succede nel film &#8220;<strong>L</strong><strong>es Intouchables&#8221;</strong>, storia biografica di un tetraplegico, vittima di un incidente di parapendio, il quale, grazie all&#8217;intraprendenza del suo badante magrebino, riesce a risalire la china della disgrazia.Il fatto che questo film, girato con mezzi amatoriali,  sia stato campione d&#8217;incassi in Francia e nelle nostre sale ( ndr. da noi il titolo mal tradotto è Quasi Amici), dimostra che anche le grandi tragedie possono contenere un messaggio di positività. E che bisogna sempre Guardare Oltre.&#8221;<em>Correre, correre, per andare chissà dove&#8230; Talvolta l&#8217;immobilità può essere fonte di gioia</em>&#8220;, confessò alla sua intervistatrice il giornalista francese <strong>Jean Dominique Bauby</strong>, colpito dalla sindrome <em>locked-in </em>e autore della straziante autobiografia &#8220;<strong>Lo Scafandro e la Farfalla</strong>&#8220;, scritta tramite il battito della palpebra sinistra, il suo unico contatto con il mondo esterno.</p><p>Post Scriptum: Dedicato a chi si lamenta  per  il Napoli  che ha perso e  del brufolo sul naso&#8230;</p><p><em>di Januaria Piromallo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/toccare-intoccabili/200125/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;orco della porta accanto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lorco-della-porta-accanto/199320/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lorco-della-porta-accanto/199320/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 12:11:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Innocence en danger]]></category> <category><![CDATA[Julie Von Weiler]]></category> <category><![CDATA[LILT]]></category> <category><![CDATA[pedofilia]]></category> <category><![CDATA[stalker]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199320</guid> <description><![CDATA[In ogni momento, somewhere, someplace, in questo Paese, in questa città, nella vostra città, la vita di un bambino innocente è in pericolo per la malsana condotta di un pedofilo. Più di mezzo milione di bambini, fra cui potrebbero esserci i nostri figli, le nostre figlie, saranno sessualmente abusati quest&#8217;anno. Collettivamente ne siamo disturbati, collettivamente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>In ogni momento, </em><em>somewhere, someplace</em>, in questo Paese, in questa città, nella vostra città, la vita di un bambino innocente è in pericolo per la malsana condotta di un pedofilo. Più di mezzo milione di bambini, fra cui potrebbero esserci i nostri figli, le nostre figlie, saranno sessualmente abusati quest&#8217;anno. Collettivamente ne siamo disturbati, collettivamente siamo solidali. Ma non è abbastanza, c<strong>ollettivamente</strong>, dobbiamo agire. Stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile che può nascondersi dietro la maschera di un nostro vicino di casa o di un parente lontano&#8230;</p><p>Così parlò <strong>Julia von Weile</strong>r, un pezzo di donna teutonica, psicologa infantile, che per la sua triste specializzazione in bambini molestati sessualmente, viene invitata a tenere conferenze sull&#8217;argomento in lungo e in largo per la Germania e non solo. <strong>Allertare i bambini, senza allarmarli troppo</strong>, è la sua missione. Prima di approdare alla scuola elementare e media dei miei figli, molti genitori si sono chiesti se fosse il caso di parlare a bambini dai nove anni in su di argomenti così sconvenienti. Meno male che è prevalso il buon senso sulla tattica dello struzzo:<strong> tutti, compresi i più piccoli, devono essere informati</strong>. Messi in guardia anche delle trappole, tentacoli e tentazioni che corrono sul web. E dei pericoli dello <strong>stalking on line</strong> Frau Julia avverte: &#8220;<em>Ogni ossessivo stalker è un potenziale maniaco</em>&#8221; . Mentre del bullismo sfoglia le statistiche più aggiornate: &#8221; <em>In Germania su sei bambini, uno è vittima di bullismo. In America le cose vanno peggio: ogni 3 bambini uno è stato traumatizzato da un atto di bullismo</em> &#8220;.</p><p>Si chiama <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3Z4UMJe4xAI&amp;feature=youtube_gdata_player" target="_blank"><strong><em></em><em><strong>Innocence En Dange</strong></em>r</strong></a></span>, l&#8217;associazione internazionale di Protezione e Difesa del bambino contro ogni violenza e forma di sfruttamento.</p><p>&#8220;<em>Noi dobbiamo proteggere i nostri figli, perché loro non si possono proteggere da soli. E se non lo facciamo noi, chi dovrebbe farlo. Possiamo proteggere ogni bambino? Possiamo salvare tutti i bambini?</em>&#8220;. Muove la testa in segno di diniego Frau von Weiler: &#8220;<em>Sfortunatamente no. Ma se ne salviamo uno, uno solo, questo vale tutti i nostri sforz</em>i&#8221;. Bambini e genitori hanno applaudito. Poi Carina Jones e Maria Rodes, mamme di numerosa prole, hanno messo in mano ai studenti più giovani una busta per fare la colletta tra i negozianti del posto, parenti e amici. Due giorni dopo hanno chiesto loro di travestirsi in maschera e di fare uno slalom di beneficenza. Hanno raccolto l&#8217;equivalente di 16mila euro che serviranno  per ospitare, quest&#8217;estate, ai summer camp della J.Kennedy School di Saanen in Svizzera, i piccoli abusati sessualmente.</p><p>Fare volontariato fa sempre bene, ancora meglio se si comincia da giovanissimi. Per loro adesso è un gioco, da grandi, magari, diventerà un&#8217;abitudine. E se Leopoldine, dodici anni, caschetto biondo e occhi blu, risponde: &#8220;É<em> bello che noi bambini aiutiamo quelli meno fortunati di noi</em>&#8220;, vuol dire che la lezione di Frau von Weiler è servita a qualcosa.</p><p>P.S. Altro buon esempio: l&#8217;ha fortemente voluta Mariella Boerci, ha soli 25 anni, bella e solare, Nathalie Dompè, figlia di Sergio, presidente di Farmindustria, laurea alla Bocconi, ha appena prestato il volto alla Lilt ( Lega Italiana per la Lotta contro i tumori).</p><p><em>di Januaria Piromallo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/lorco-della-porta-accanto/199320/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I diritti della tribù  dei figli di separati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/diritti-della-tribu-figli-separati/198921/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/diritti-della-tribu-figli-separati/198921/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Mar 2012 17:08:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[affidamento figli]]></category> <category><![CDATA[casa affidamento figli]]></category> <category><![CDATA[diritto di famiglia]]></category> <category><![CDATA[separazione]]></category> <category><![CDATA[Tribunale dei Minori di Trieste]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198921</guid> <description><![CDATA[Ha fatto molto discutere la sentenza del giudice del Tribunale dei Minori di Trieste. E se ne discuterà ancora. La bambina di quattro anni è stata affidata, come prevede la legge, in modo condiviso a entrambi i genitori. Fin qui nulla di strano, ma l&#8217;originalità della sentenza sta nel fatto che la bambina non è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ha fatto molto discutere la sentenza del giudice del Tribunale dei Minori di Trieste. E se ne discuterà ancora. La bambina di quattro anni è stata affidata, come prevede <strong>la legge</strong>, in modo condiviso a entrambi i genitori. Fin qui nulla di strano, ma l&#8217;originalità della sentenza sta nel fatto che la bambina non è stata &#8220;collocata&#8221; presso l&#8217;abitazione di uno dei due genitori ( solitamente la madre) ma &#8220;presso l&#8217;abitazione di proprietà <strong>di famiglia</strong>&#8220;, cioè lei non si muove da casa e tocca ai genitori alternarsi nell&#8217;accudimento. Tradotto pragmaticamente una settimana la piccola sta con il papà e una settimana con la mamma. Entrambi, per par condicio, svolgeranno funzione di genitore &#8220;collocatario&#8221;.</p><p>Applaudo questa sentenza come &#8220;padre&#8221;, perché è giusto che nelle separazioni non siano sempre loro i soli a essere penalizzati, a lasciare la casa, a pagare gli alimenti ( magari riducendosi in miseria) e accontentarsi di vedere i figli una volta<strong> la settimana</strong>.</p><p>Applaudo questa sentenza come madre. Anche io sono separata da tre anni, i bambini avevano 10 e 8 anni. Io e il padre dei miei figli non ci siamo fatti la guerra (anche se confesso qualche volta ho dovuto sopprimere la tentazione di scaraventare per terra il servizio buono di piatti. Andranno ai miei figli, ho pensato, dopo, in un momento di più sano giudizio). Abbiamo risparmiato parcelle salatissime di avvocati, esperti di diritto <strong>di famiglia</strong> (sapientoni da 300 a 400 euro all&#8217;ora per consulenze legali). Senza che ce lo ordinasse il giudice abbiamo optato per l&#8217;affidamento congiunto. Ai bambini è rimasta <strong>la casa,</strong> a noi la piccola scomodità di dover una volta alla settimana fare le valigie. E nelle varie regolamentazione ci siamo pure divisi le mansioni di accompagnamento: il papà li porta la mattina a scuola, io vado a riprenderli. Così tutti e due li vediamo tutti i giorni.</p><p>Il risultato mi è balzato agli occhi qualche mese fa. Quando la maestra ha assegnato a mio figlio grande, Kamalei, il compito sulla &#8220;struttura sociale della famiglia&#8221;, lui ha scritto: &#8220;Vivo con mamma, papà, mia sorella e un cane&#8221;. Nella sua testa è come se non fosse avvenuta la separazione.</p><p>E la mia socia Marika, separata, ricorda ancora la supplica di suo figlio Dario: &#8220;Mamma, cambiami tutto, ma non cambiarmi la casa&#8221; . E Marika eseguì. Perché la casa, proprio nell&#8217;immaginario dei figli di genitori divorziati rimane un saldo punto di <strong>riferimento</strong>.</p><p>Senza scivolare in sterili auto/elogi, ma quando si tratta dei figli, che per noi donne del sud sono <em>piezze &#8216;e core,</em> bisogna mettere da parte antichi rancori, meschinità ed egoismi. Non ci devono essere né vinti, né vincitori.  Loro, soltanto loro, i figli sono le <strong>nostre priorità</strong>. Non dimentichiamocelo mai. La strada di genitori non si interrompe con il divorzio, ma continua per altre vie&#8230;<br /> Perché, anche da genitori non-più-insieme, possiamo continuare a trasmettergli il senso di famiglia. E di questo ce ne saranno riconoscenti a vita.</p><p><em>di Januaria Piromallo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/diritti-della-tribu-figli-separati/198921/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sono &#8216;corti&#8217; ma cresceranno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/sono-corti-cresceranno/197111/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/sono-corti-cresceranno/197111/#comments</comments> <pubDate>Wed, 14 Mar 2012 09:54:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[cortometraggi]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[La valle del fiume Sabato]]></category> <category><![CDATA[sociale]]></category> <category><![CDATA[solofra film festival]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197111</guid> <description><![CDATA[Mi capita quest’anno di far parte della giuria di una rassegna di cortometraggi. L’evento (giunto pian piano alla settima edizione, grazie alla benedetta testardaggine di un giovane appassionato, Federico Curci) è il “SolofraFilmFestival” con annesso premio finale, “La manovella d’oro”, e menzioni speciali per varie categorie. Durante la kermesse di tre giorni (23, 24 e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi capita quest’anno di far parte della giuria di una rassegna di cortometraggi. L’evento (giunto pian piano alla settima edizione, grazie alla benedetta testardaggine di un giovane appassionato, <strong>Federico Curci</strong>) è il “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.solofrafilmfestival.com/" target="_blank">SolofraFilmFestival</a></span>” con annesso premio finale, “La manovella d’oro”, e menzioni speciali per varie categorie. Durante la kermesse di tre giorni (23, 24 e 25 marzo prossimi), è in programma la proiezione dei corti in gara e dei ‘fuori concorso’. Quest’anno, la manifestazione ha come partner ufficiale il <strong>Centro Studi Cinematografici</strong>.</p><p>In quanto facente parte della giuria, dicevo, ho avuto l’opportunità di visionare i corti selezionati (in concorso e non) tra i 110 arrivati, di cui sedici dalla Spagna e 2 dal regno Unito. Tra questi, anche due musical ed uno di un’appassionata quindicenne.</p><p>I festival dei corti sono numerosi in Italia. Il genere è interessantissimo, anche perché &#8211; liberi da condizionamenti di mercato &#8211; registri, autori e sceneggiatori (per la stragrande maggioranza giovani o molto giovani) danno il meglio in fatto di creatività. Molti corti sono di ottima fattura e numerosi, tra quelli in concorso a Solofra (grande centro irpino, famoso distretto della concia), hanno già ricevuto premi, anche internazionali<strong>. </strong><strong>I temi </strong><strong>affrontati sono per lo più </strong><strong>sociali e psico-sociali</strong>: <strong>vecchiaia, disabilità, disadattamenti vari, patologie e disfunzioni affettive, comunicative e relazionali, le questioni NoPonte-NoTav, giovani ed alcol, alienazione della vita moderna, i social network</strong>. Nessuno dei corti (almeno tra quelli selezionati), però, affronta la questione ‘crisi economica’ e i temi legati al precariato ed alla disoccupazione, neanche di striscio. Ho immaginato che siano come l’elefante rosa, così grandi e immanenti da sparire o da non ricordare per la loro tragicità italiana. Almeno per i dieci/quindici minuti di un filmato.</p><p>Un’altra circostanza ha parimenti destato la mia attenzione: la folta presenza di opere iberiche, e – segnatamente – catalane. La nazione spagnola ha dedicato molte risorse all’incremento delle attività artistico-cinematografiche e si nota. Anche l’anno scorso (quando vinse il corto di una regista di Taranto che narrava del degrado della sua città, per via dell’Ilva) erano in concorso mirabili opere spagnole (una su tutte “<em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9b-eGA2sl_Y" target="_blank">Intercambio</a></span></em>”). In Italia – è stato detto nel bel dibattito che si è svolto dopo la selezione dei finalisti &#8211; le Regioni che investono di più sull’industria cinematografica, in termini di incentivi, promozioni e sostegno anche ad autori indipendenti, sono la Puglia e la Sicilia.</p><p>Durante la rassegna verrà anche proiettato un documentario molto particolare, “<em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=zqN4f8dfGVM&amp;feature=fvst" target="_blank">La Valle del Fiume Sabato</a></span></em>”. Nel ’49 un emigrante irpino, <strong>Carmine De Vito</strong>, tornò dagli Usa (dove era giunto dodicenne) e riprese con la sua 16 mm innumerevoli scene di vita del suo paese di origine, Tufo (patria del Greco e antica zona mineraria), per non recidere mai le sue radici. Tutte queste riprese sono tornate in Italia sessantun anni più tardi, grazie alla figlia, <strong>Patricia DeVito Moore</strong>, e riassemblate (dopo 700 ore di lavoro intenso) da un appassionato documentarista, <strong>Mario Perrotta</strong>, in una ventina di minuti che rendono in maniera strabiliante <strong>il senso di un’epoca, di una vita e di una terra disperata, </strong><strong>dando concretezza ai ricordi e testimoniando la genesi del sogno americano per tanti Italiani. </strong><strong>Questo documentario riceverà la menzione speciale da parte dello SPI-CGIL irpino, per le tematiche sociali legate all&#8217;emigrazione, alla terza età ed all&#8217;ambiente (si racconta anche il degrado del Fiume Sabato nei decenni).</strong></p><p>Aver l’opportunità di far parte della giuria è una gran bella esperienza per me, forse perché sono rimasta una nostalgica dei cineforum (con dibattito!) della mia adolescenza. Mi piacciono i corti, mi fanno soffrire, mi tormentano ‘emozionalmente’, talvolta mi sconvolgono per la bravura e le innovazioni nei montaggi. Saranno pure corti, ma il pathos di queste mini-opere è incredibilmente intenso. <strong>Un ‘corto’ è una perla, una testimonianza, un insegnamento ed un rimescolamento cognitivo e sensoriale.</strong></p><p>Marika Borrelli</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/sono-corti-cresceranno/197111/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Invisible children</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/invisible-children-famoso-marilyn-monroe/196712/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/invisible-children-famoso-marilyn-monroe/196712/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Mar 2012 11:18:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Januaria Piromallo &#38; Marika Borrelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[George Clooney]]></category> <category><![CDATA[Koni 2012]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[uganda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196712</guid> <description><![CDATA[I Bambini Invisibili, così si chiama l&#8217;ultima campagna di protesta contro il reclutamento in Uganda (e non solo) di 30.000 bambini, dai dieci anni in su, quando appena hanno la forza di tenere in mano un fucile, strappati alle loro famiglie e costretti a diventare baby killer. E&#8217; &#8220;l&#8217;esercito&#8221; di Joseph Kony, il sanguinario leader...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>I Bambini Invisibili</em>, così si chiama l&#8217;ultima<strong> campagna di protesta contro il reclutamento in Uganda</strong> (e non solo) di 30.000 bambini, dai dieci anni in su, quando appena hanno la forza di tenere in mano un fucile, strappati alle loro famiglie e costretti a diventare baby killer. E&#8217; &#8220;l&#8217;esercito&#8221; di <strong>Joseph Kony</strong>, il sanguinario leader dei ribelli ugandesi, che si nasconde nelle foreste primarie della Africa Centrale, dove vivono gli ultimi gorilla. Si fa chiamare Generale e si è messo a capo della Lra, Esercito di Resistenza del Signore, diventato tristemente famoso per i suoi assalti ai villaggi e suoi saccheggi di vite umane. La specialità di questo signore è infatti il rapimento di massa di bambini, in età pre-adolescenziale. Fa loro un lavaggio del cervello, li terrorizza, li sottopone a pratiche di magia nera e infine, Bibbia in mano, li costringe ad assalire di nuovo il loro stesso villaggio per ammazzare i genitori. Le bambine, invece, le trasforma in schiave sessuali. Su Joseph Kony pende l’accusa di crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale Internazionale, ma lui rimane sconosciuto ai più.</p><p>Alzi la mano chi ha mai sentito il nome di Kony <strong>prima</strong> che un video di 28 minuti con immagini agghiaccianti circolasse da qualche giorno in rete (basta clickare &#8220;Kony 2012&#8243;).  Fino a raggiungere i 47 milioni di click. E così Twitter e Facebook (insieme fanno quasi un miliardo e mezzo di utenti, praticamente il Terzo Stato più popolato del mondo, dopo Cina e India) vanno all&#8217;attacco del criminale di guerra più ricercato del pianeta. Così come è già successo nelle rivolte sud mediterranee della scorsa primavera, ancora una volta i social media stanno svolgendo un ruolo fondamentale di informazione. Il dissenso continua a correre sul Web. Per pensarla come Philip Roth che ha scritto: &#8220;<em>Tutto quello che ho per difendermi è l&#8217;alfabeto, è quanto mi hanno dato al posto del fucile</em>&#8220;.</p><p>E se fino a poco fa sembrava<strong> impossibile un intervento armato americano,  perché  non vi erano in gioco né la sicurezza degli Stati Uniti, né i suoi interessi economici</strong>,  il presidente americano Barack Obama ha appena annunciato l&#8217;invio in Uganda di un centinaio di soldati Usa, a sostegno delle forze armate regionali impegnate contro i ribelli e controllate dal filoamericano Yoveri Museveni.</p><p><em>Kony 2012</em>, è una campagna internazionale di <strong>sensibilizzazione in stile Hollywood</strong>, come ha commentato il giornale inglese The Guardian, che, con il coinvolgimento in prima persona di star del calibro di George Clooney  e Angiolina Jolie mira a rendere Kony una &#8220;global celebrity&#8221;. Renderlo riconoscibile nell&#8217;immaginario collettivo come un&#8217;icona del male, un Hitler africano. Insomma, rendere Kony più famoso di Marilyn Moonre.</p><p>Questo è un buon uso della rete, clicchiamolo  e facciamolo cliccare. Tee-shirt con il faccione di Kony e  braccialetto con il suo nome inciso, a parte.</p><p>E&#8217; l&#8217;irrinunciabile lato merchandising-kitsch dell&#8217;operazione. Aiutate la campagna e compratevi il kit &#8220;Kony 2012&#8243;!</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/boG-1EnsgCU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>di Januaria Piromallo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/invisible-children-famoso-marilyn-monroe/196712/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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