<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; John Perkins</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/jperkins/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>L&#8217;economia militarizzata non fa quadrare i bilanci</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/uneconomia-militarizzata-non-fa-quadrare-i-bilanci/103542/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/uneconomia-militarizzata-non-fa-quadrare-i-bilanci/103542/#comments</comments> <pubDate>Sun, 10 Apr 2011 17:16:46 +0000</pubDate> <dc:creator>John Perkins</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[armi]]></category> <category><![CDATA[Cia]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Eisenhower]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103542</guid> <description><![CDATA[&#8220;Il disarmo, con reciproco onore e fiducia, è un imperativo continuo. Insieme dobbiamo imparare come comporre le differenze, non con le armi, ma con l’intelletto e con scopi onorevoli.&#8221; Eisenhower, in un discorso al Complesso militare e industriale del 1961 Mentre destiniamo il nostro amore e il nostro supporto a coloro che sono stati così...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;</strong><em>Il disarmo, con reciproco onore e fiducia, è un imperativo continuo. Insieme dobbiamo imparare come comporre le differenze, non con le armi, ma con l’intelletto e con scopi onorevoli.</em>&#8221;<br /> <strong> Eisenhower</strong>, in un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.h-net.org/~hst306/documents/indust.html" target="_blank">discorso</a></span> al Complesso militare e industriale del 1961</p><p>Mentre destiniamo il nostro amore e il nostro supporto a coloro che sono stati così terribilmente colpiti dal terremoto e dallo tsunami, non dobbiamo permettere a questo shock di distrarci dall&#8217;altro tsunami che si dirige verso di noi. I nostri leader politici ed economici proveranno a usare questa catastrofe come distrazione per imbrogliarci con le riduzioni di budget che ingrasseranno i loro portafogli e lasceranno noi e i nostri figli devastati. Non importa da quale lato del ring politico vi sedete durante gli attuali dibattiti sul bilancio. Il fatto è che se i nostri leader non vogliono prendere in considerazione la nostra <strong>eccessiva dipendenza da un’economia militarizzata</strong> per cambiarla, non faremo mai quadrare il bilancio. E la nostra progenie affronterà una lotta senza fine per ripulire le macerie.</p><p>L’onda di marea del Dipartimento della Difesa si fa ogni anno più minacciosa. Siamo testimoni di innumerevoli miliardi destinati alla ricerca e allo sviluppo di armi, alle testate nucleari e alle attività segrete, e spesso illegali, della Cia, dell’Nsa (l’Agenzia nazionale per la sicurezza), dell’Fbi, del Dipartimento della Sicurezza della Patria e delle altre agenzie di “intelligence”. Osserviamo i paesi che sono sconvolti da disastri naturali e tumulti politici e vediamo come questo “elisir della crisi” attrae e beneficia i capitalisti predatori. Le rivolte in terre straniere <strong>incoraggiano i falchi </strong>statunitensi a continuare la baldoria durante le loro orge militari, dalle quali escono barcollando per lanciarsi in campagne in nuove aree di conflitto.</p><p>E hanno la sfacciataggine di <strong>spacciare tutto questo per promozione della democrazia</strong>.</p><p>E&#8217; tempo per noi – per voi e per me – di dirgli che sono stati smascherati, che comprendiamo che ciò che stanno realmente facendo è raccogliere grandi profitti e rendere altre nazioni loro schiave finanziariamente per le generazioni a venire. Nel frattempo, in patria, affrontiamo pesanti tagli nei servizi sociali, nei trasporti, nell&#8217;assistenza sanitaria, nei settori dell&#8217;ambiente e dell&#8217;istruzione e negli altri servizi civili.</p><p>Ora è tempo per noi – per voi e per me – di far sapere ai nostri leader che non ci imbrogliano più con la loro retorica. Noi sappiamo che non possono portare l&#8217;ordine nelle finanze interne senza riduzioni significative nella spesa militare. Questo include richiamare indietro le nostre truppe dal Medio Oriente e dall&#8217;Afghanistan.</p><p>Nel 1961, il presidente Eisenhower disse: “<em>Poiché scrutiamo nella società del futuro, noi – voi e me, e il nostro governo – dobbiamo evitare l&#8217;impulso di vivere solo per l&#8217;oggi, saccheggiando per la nostra comodità e convenienza le preziose risorse di domani. Non possiamo ipotecare i beni materiali dei nostri nipoti senza rischiare anche la perdita per loro di un&#8217;eredità politica e spirituale. Vogliamo che la democrazia sopravviva per tutte le generazioni a venire, non che diventi il fantasma insolvente di domani</em>”.</p><p>C&#8217;è una tristissima ironia in queste parole. Abbiamo bisogno che coloro che hanno seguito i passi di Eisenhower nelle sale del potere di Washington sappiano che noi capiamo la rilevanza di quelle parole nella crisi economica e militare di oggi.</p><p>Gli Stati Uniti rappresentano almeno il 50% della spesa militare mondiale complessiva; eppure la nostra quota di Pil mondiale è meno del 25%. Questo bilancio ufficiale non tiene in considerazione i soldi <strong>segretamente stanziati</strong> nei bilanci “neri” del Pentagono, della Cia e di altre operazioni clandestine. Noi tutti dobbiamo chiedere a noi stessi: come può una nazione che si vanta di un governo “di, per e dal popolo”, giustificare l&#8217;occultamento di questi stanziamenti all&#8217;esame dei contribuenti?</p><p>Se veramente vogliamo che una reale democrazia sopravviva per le generazioni future, allora dobbiamo chiedere massicce riduzioni militari. Dobbiamo chiedere un percorso pacifico e sostenibile per il nostro paese e per il mondo in generale. Dobbiamo riportare i nostri soldati a casa. Dobbiamo proteggere noi stessi dallo tsunami che si sta creando a Wall Street e nelle sale di Washington Dc.</p><p><em>Traduzione a cura di Eleonora Cipollina</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/uneconomia-militarizzata-non-fa-quadrare-i-bilanci/103542/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Cosa possiamo faredi fronte allo tsunami</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/cosa-possiamo-fare-di-fronte-allo-tsunami/97395/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/cosa-possiamo-fare-di-fronte-allo-tsunami/97395/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 Mar 2011 07:51:40 +0000</pubDate> <dc:creator>John Perkins</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[economia sostenibile]]></category> <category><![CDATA[Giappone]]></category> <category><![CDATA[tsunami]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97395</guid> <description><![CDATA[Si prova profonda tristezza per il terribile terremoto che ha colpito il Pacifico; il nostro pensiero va ai giapponesi, alle persone coinvolte in così tante terre e a tutti gli esseri viventi. Quando succedono disastri come questo, una delle cose fondamentali da ricordare è che abbiamo sempre la scelta di operare con lealtà e generosità...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si prova profonda tristezza per il terribile terremoto che ha colpito il Pacifico; il nostro pensiero va ai giapponesi, alle persone coinvolte in così tante terre e a tutti gli esseri viventi. Quando succedono disastri come questo, una delle cose fondamentali da ricordare è che abbiamo sempre la scelta di <strong>operare con lealtà e generosità invece che con paura</strong>.</p><p>Possiamo scegliere di affrontare qualunque disastro naturale uniti nella grande e rinnovata missione di costruire e ricostruire un mondo sostenibile per tutti. A prescindere da quale sia la vostra religione, o il vostro lavoro, o il vostro status economico. La cosa importante è che scegliate di cambiare il mondo nonostante quelli che spesso sembrano ostacoli insormontabili.</p><p>E&#8217; durante questi disastri inaspettati che possiamo davvero trovare le nostre anime e i punti in comune della nostra umanità. Possiamo scegliere di vedere che la Terra ci sta mettendo alla prova, e anche ricordarci del suo potere e della nostra dipendenza da lei.</p><p>Dobbiamo risvegliarci a causa di questo terremoto e scegliere di fare tutto ciò che possiamo per aiutare coloro che si trovano in maggior bisogno di noi, e dobbiamo supportare i cambiamenti che hanno bisogno di verificarsi globalmente allo scopo, per tutti noi, di ricostruire la nostra relazione con la Terra.</p><p>Scegliamo di modificare i nostri sogni per creare una società che onori di più la Terra, ridefiniamo la nostra interazione con il mondo naturale e reindirizziamo le nostre energie verso un futuro più equilibrato. Possiamo creare tutto ciò che sogniamo. Abbiamo tutti il potere di ri-sognare il mondo e <strong>ridefinire il nostro ruolo di esseri umani</strong>.</p><p>Scegliamo la pace invece della guerra, la ricchezza di spirito e l&#8217;amore invece dell&#8217;avidità, la libertà di religione invece del pregiudizio, e un&#8217;<strong>economia verde e sostenibile</strong> invece di un&#8217;economia insostenibile basata sull&#8217;avidità.</p><p>Possiamo fare insieme questa nuovo sogno basato sulla Terra – e questo potente proposito creerà un mondo migliore per le generazioni future.</p><p>In soccorso ai giapponesi e alle altre anime colpite, vi esorto anche a intraprendere qualunque azione vi attragga di più, a donare tempo e/o soldi per aiutare le organizzazioni di cui vi fidate, a mandare le vostre preghiere, meditazioni ed energie a tutti gli esseri viventi che stanno superando con grande sforzo questa crisi.</p><p><em>Traduzione a cura di Eleonora Cipollina</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/cosa-possiamo-fare-di-fronte-allo-tsunami/97395/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Egitto, precursoredi una nuova era</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/11/legitto-precursore-di-una-nuova-era/91499/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/11/legitto-precursore-di-una-nuova-era/91499/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Feb 2011 17:26:54 +0000</pubDate> <dc:creator>John Perkins</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[corporation]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Mubarak]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91499</guid> <description><![CDATA[“La pace e l&#8217;amicizia con tutta l&#8217;umanità sono la nostra politica più saggia, e mi auguro che ci verrà permesso di perseguirla.” Thomas Jefferson Gli eventi in Egitto puntano a un nuovo equilibrio di poteri tra i cittadini e la &#8220;corporotocrazia&#8221;. Sono stato un sicario dell&#8217;economia in Egitto negli anni Settanta, così come in Iran,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em>La pace e l&#8217;amicizia con tutta l&#8217;umanità sono la nostra politica più saggia, e mi auguro che ci verrà permesso di perseguirla.</em>”<br /> Thomas Jefferson</p><p>Gli eventi in Egitto puntano a un nuovo equilibrio di poteri tra i cittadini e la &#8220;corporotocrazia&#8221;. Sono stato un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/21/confessioni-di-un-sicario-delleconomia/62961/" target="_blank">sicario dell&#8217;economia</a></span> in Egitto negli anni Settanta, così come in Iran, Arabia Saudita e altri paesi del Medio Oriente. Mi sono state poste molte domande sulla rivolta politica in Egitto e voglio condividere qualche intuizione.</p><p>Gli eventi attuali in Medio Oriente sono indicativi di questa nuova era, in cui la gente si sta riprendendo il potere. E&#8217; iniziata in America Latina, dove dieci paesi – che per molti anni erano stati governati dai dittatori supportati dalla Cia – hanno eletto presidenti che si stanno opponendo alla corporotocrazia . Ora un movimento simile sta germogliando in Medio Oriente.</p><p>L&#8217;Egitto ha finalmente preso posizione contro il ruolo tirannico di Hosni Mubarak che, insieme ai servizi segreti e grazie all&#8217;aiuto della Cia e delle agenzie per lo sviluppo statunitensi, ha creato condizioni insopportabili per la maggior parte dei cittadini. (Escludendo l&#8217;Iraq e l&#8217;Afghanistan, l&#8217;Egitto è il secondo destinatario di aiuti internazionali e militari dopo Israele).</p><p>E&#8217; stimato che il 40 per cento degli egiziani vive sotto o vicino alla soglia di povertà. Il ruolo di Mubarak è stato emblematico di molti paesi dove la corporotocrazia (nel nome della democrazia) porta le persone al potere in modo che mantengano il più ricco e avido status quo, un sistema di cui beneficiano gli ultimi ad aver bisogno di benefici.</p><p><strong>Una lezione importante del Medio Oriente è che dobbiamo fare appello a noi stessi per iniziare il cambiamento</strong>. E&#8217; tempo di dire no ai grandi rapinatori della corporotocrazia che hanno derubato i nostri paesi. Negli Usa, le crisi economiche, oltre alle guerre e alle politiche governative che avvantaggiano la grande industria, dovrebbero fornire abbastanza ispirazione per motivarci a passare all&#8217;azione. Fino a tempi recenti, le nostre leggi erano fatte da funzionari eletti, ma ora sono confezionate da lobbisti delle corporation.</p><p>I governi che concentrano le loro politiche principalmente sull&#8217;ottenimento di alti margini di profitto per i pochi ricchi sono, senza eccezioni, governi corrotti. Quando la gente sta morendo di fame, non ha un&#8217;adeguata assistenza sanitaria, lavora a condizioni sotto lo standard e sopporta rischi ambientali – allora è tempo di liberarsi di quel governo.</p><p>Spesso mi chiedono se penso che la democrazia sia un buon sistema rispetto ad altri, nonostante i suoi difetti intrinseci. Rispondo sempre che preferisco la democrazia. Ciononostante, temo che la nostra attuale forma di governo negli Stati Uniti non corrisponda alla definizione di democrazia, o di Repubblica. Infatti, la “democrazia” e la “repubblica” che i sicari dell&#8217;economia e gli sciacalli spacciano in altri paesi sono definizioni improprie, mutanti che mirano a creare un rendiconto per gli investitori, mentre tolgono la possibilità di un significativo avanzamento alla maggior parte dei cittadini. Quando la gente si ribella, i governanti si affrettano a mettere in salvo i loro piani per evitare di accettare la responsabilità per le ingiustizie causate dalle loro politiche. <strong>L&#8217;abbiamo appena visto con Mubarak in Egitto</strong>.</p><p>Vi incoraggio a supportare questi movimenti intorno al globo, inclusi gli Stati Uniti. Ma già ora, oggi stesso, sosteniamo il popolo egiziano. Supportiamo la loro richiesta di un governo giusto e sostenibile. Pretendete che tutti abbiano il diritto alla libertà di espressione e si battano contro la tirannia. E, se volete, venite a visitare <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/johnperkinsauthor" target="_blank">la mia pagina Facebook</a></span>, dove posterò altri aggiornamenti sull&#8217;Egitto e altre sorprendenti rivolte contro la corporotocrazia. Uniamoci e supportiamo la campagna per un mondo più libero per tutti.</p><p><em>Traduzione a cura di Eleonora Cipollina</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/11/legitto-precursore-di-una-nuova-era/91499/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>24</slash:comments> </item> <item><title>Sei deluso dalle elezioni di mid-term?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/non-sei-deluso-dalle-elezioni-ripensaci/80130/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/non-sei-deluso-dalle-elezioni-ripensaci/80130/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Dec 2010 16:45:55 +0000</pubDate> <dc:creator>John Perkins</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[corporation]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[elezioni di mid-term]]></category> <category><![CDATA[sicari dell'economia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80130</guid> <description><![CDATA[“Non mi interessa far parte di un club che mi abbia come membro”. Groucho Marx Le elezioni di mid-term sono passate – e voi siete probabilmente delusi (a prescindere dalla vostra appartenenza politica o ideologica). Potrebbe sembrare che i Repubblicani abbiano vinto, ma in realtà tutti coloro che credono in un governo della gente, per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Non mi interessa far parte di un club che mi abbia come membro”.</em><br /> Groucho Marx</p><p>Le elezioni di mid-term sono passate – e voi siete probabilmente delusi (a prescindere dalla vostra appartenenza politica o ideologica). Potrebbe sembrare che i Repubblicani abbiano vinto, ma in realtà tutti coloro che credono in un governo della gente, per la gente e fatto dalla gente, hanno perso.</p><p>Perciò, questo è il momento perfetto per aprire gli occhi e ammettere che nessuna delle nostre maggiori istituzioni supporta la democrazia. Non i media. Non i sistemi assicurativo, bancario, dell’istruzione o della sanità. Non il mondo degli affari o il governo. Siamo anzi stati condotti sul cammino della corporatocrazia, in uno Stato gestito dalle grandi <em>corporation</em>.</p><p>Una volta le leggi erano scritte da funzionari eletti. Non più. Oggi, sono scritte da lobbisti che sono il <strong>braccio armato delle corporation</strong>.</p><p>Ho usato la citazione di Groucho perché in questi giorni di accanite battaglie tra partiti di entrambi gli schieramenti, molti di noi vorrebbero non appartenere ad alcun partito. In realtà, l’appartenenza a un partito non conta affatto quanto i politici e i media vogliono farvi credere. L&#8217;unica cosa che conta è quello che pretendiamo da coloro che dovrebbero servire la nostra democrazia.</p><p>A nessuno piace l&#8217;idea di un governo tipo &#8220;Grande Fratello&#8221;, ma la risposta non è affidare il governo alle grandi corporation. A nessuno piace avere un grande debito, e non dobbiamo dimenticare che la causa principale di quel debito sono le corporation che <strong>traggono profitto dalla guerra</strong>.</p><p>Spesso mi chiedono se penso che la democrazia sia un buon sistema rispetto ad altri, nonostante i suoi difetti intrinseci. Rispondo sempre che preferisco la democrazia senza alcun dubbio. Ciononostante, il nostro attuale governo non corrisponde alla definizione di democrazia per le ragioni menzionate sopra, e anche perché la democrazia presuppone un <strong>elettorato informato</strong>. Quando una maggioranza degli elettori (non importa a quale partito appartengano) è tenuta all&#8217;oscuro degli aspetti fondamentali della nostra politica estera &#8211; le cose che fanno i sicari dell’economia e gli sciacalli, le bugie sulle armi di distruzione di massa e la detenzione di prigionieri innocenti &#8211; non possiamo sostenere di essere informati. Quando continuiamo a nascondere la testa sotto la sabbia e rifiutiamo di vedere che i nostri politici sono semplici burattini delle corporation, è il momento di affrontare il fatto che la democrazia è fallita – proprio come l’economia.</p><p>Con le recenti rivelazioni di <strong>WikiLeaks</strong>, è ora tristemente evidente che ci sono molti fatti inquietanti che vengono tenuti intenzionalmente nascosti alla nazione durante questo periodo di guerra. I soldi delle nostre tasse e i nostri voti – non importa per quale partito – sono al servizio dei guerrafondai e dell’avidità associata all’economia della guerra. Proprio come nei giorni della guerra in Vietnam, dobbiamo opporci all’establishment e chiedere a gran voce la pace. E dobbiamo capire che la guerra è condotta dalle corporation che poi ne traggono un profitto. A parte quelle scontate, parliamo anche delle corporation dei settori bancari, assicurativi, dei trasporti e della sanità.</p><p>Perciò, se – come me – siete delusi dalle ultime elezioni e siete disgustati da tutti i soldi spesi in questa versione politica del Superbowl, chiedetevi cosa potete fare in prima persona, e affrontate l&#8217;inevitabile risposta: non potete più permettere alle corporation di cooptare il processo democratico. Non potete più farvi trascinare nelle farse che entrambe le parti inscenano per allontanarci dalla consapevolezza dei problemi reali del nostro Paese e del capitalismo predatorio.</p><p>Costringete le nostre corporation (e i politici che sono al loro servizio) a cambiare il loro modo di agire. Negli Stati Uniti possiamo <strong>riappropriarci dei nostri diritti di base</strong>, esigendo che le corporation vengano ostacolate per consentire alla nostra vera democrazia di rinvigorire. E questo obiettivo non si ottiene semplicemente frequentando una cabina elettorale ogni due anni.</p><p>Impegnatevi personalmente nel creare una nuova economia – in cui le imprese spostino i loro obiettivi. Da “massimizzare i profitti, indipendentemente dai costi ambientali e sociali” a “prosperare, ma solo promuovendo un mondo sostenibile, giusto e pacifico”. Unitevi alla rivolta dei consumatori che comprano solo merci e servizi da aziende che condividono questo obiettivo. Diventate e/o supportate quegli imprenditori che promuovono affari in grado di pulire l&#8217;ambiente, produrre energia sostenibile e nutrire chi soffre la fame.</p><p>Incoraggiate le imprese locali – ma solo quelle che aderiscono a pratiche <strong>ambientalmente e socialmente responsabili</strong>. Soprattutto, lavorate per cambiare le coscienze – la vostra e quella di ogni vostro contatto – per capire che l&#8217;economia e il governo devono dedicarsi entrambi allo sviluppo di un mondo che ogni bambino vorrà ereditare.</p><p>Ora, subito dopo questo spettacolo di gladiatori che sono state le ultime elezioni, è tempo per tutti noi di smettere di lamentarci dei politici e di agire.</p><p><em>Traduzione a cura di Eleonora Cipollina</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/non-sei-deluso-dalle-elezioni-ripensaci/80130/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> <item><title>Economia e crisi: serve un cambiamento radicale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/economia-e-crisi-appello-per-un-cambiamento-radicale/73704/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/economia-e-crisi-appello-per-un-cambiamento-radicale/73704/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Oct 2010 15:10:39 +0000</pubDate> <dc:creator>John Perkins</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[capitalismo]]></category> <category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category> <category><![CDATA[economic hit man]]></category> <category><![CDATA[milton friedman]]></category> <category><![CDATA[Omar Torrijos]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73704</guid> <description><![CDATA[Ogni volta che prendo in braccio mio nipote Grant di 2 anni, mi chiedo come sarà questo nostro mondo quando avrà la mia età, tra 60 anni. So bene che se non cambiamo rotta, non sarà un belvedere. E l&#8217;attuale crisi economica ne è un presagio. Il capo di governo di Panama, Omar Torrijos, aveva...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che prendo in braccio mio nipote Grant di 2 anni, mi chiedo come sarà questo nostro mondo quando avrà la mia età, tra 60 anni. So bene che se non cambiamo rotta, non sarà un belvedere. E l&#8217;attuale crisi economica ne è un presagio.</p><p lang="en">Il capo di governo di Panama, <strong>Omar Torrijos</strong>, aveva previsto questo tracollo economico, capendone le sue implicazioni già nel 1978, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/21/confessioni-di-un-sicario-delleconomia/62961/" target="_blank">quando ero un sicario dell&#8217;economia</a></span></strong>. Eravamo sul molo degli yacht dell&#8217;isola di Contadora, un rifugio sicuro dove politici statunitensi e dirigenti d&#8217;azienda potevano godersi sesso e droghe lontano dagli occhi indiscreti della stampa internazionale. Omar mi disse che <strong>non si sarebbe lasciato corrompere da me</strong>. Mi disse che il suo obiettivo era quello di liberare la sua gente dalle “manette degli yankee”, per far sì che il suo paese potesse controllare il Canale, per aiutare l&#8217;America Latina a liberarsi da ciò che rappresentavo e che lui definiva “capitalismo predatorio”.</p><p>“<em>Sai</em>”, aggiunse, “<em>quello che ti sto suggerendo andrà anche a favore dei tuoi figli</em>”. Mi disse che il sistema che appoggiavo era destinato al fallimento. “<em>Imploderà, come è successo all&#8217;impero spagnolo</em>”. Prese un tiro dal suo sigaro cubano e cacciò fuori il fumo lentamente, come qualcuno che sta mandando un bacio. “<em>A meno che non ci mettiamo tutti a combattere i capitalisti predatori</em>”, ammonì, “<em>l&#8217;economia globale andrà in tilt</em>”. Posò lo sguardo sull&#8217;oceano e poi mi guardò: &#8220;<strong><em>No permitas que te engañen</em></strong>&#8220;, disse (“Non lasciarti ingannare”).</p><p lang="en">Trenta anni dopo, Omar è morto, probabilmente assassinato perché si rifiutò di soccombere, ma le sue parole ancora risuonano nella mia testa. Ed è per questo che ho intitolato il mio ultimo libro “<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.johnperkins.org/" target="_blank">Hoodwinked</a></span></strong>” (“Ingannati”).</p><p>Siamo stati ingannati e portati a credere che una forma mutante di capitalismo, sposata da <strong>Milton Friedman</strong> e promossa dal Presidente <strong>Reagan</strong>, come da tutti quelli dopo di lui – e che ha avuto come risultato che meno del 5% della popolazione consuma più del 25% delle risorse del pianeta – potesse essere accettata.</p><p lang="en">Il fallimento, invece, è totale. L&#8217;unico modo per cui la Cina, l&#8217;India, l&#8217;Africa e l&#8217;America Latina potrebbero adottare questo modello sarebbe quello di trovare altri cinque pianeti come il nostro, ovviamente disabitati.</p><p lang="en">La maggior parte di noi si rende conto del fatto che<strong> la vita dei nostri nipoti</strong> è minacciata dalle crisi generate dalla nostra gestione del potere. La questione non è prevenire, né tornare alla “normalità”. E nemmeno di disfarsi del capitalismo. La soluzione consiste nel sostituire il mantra di Friedman “<em>l&#8217;obiettivo del business è di ottenere il massimo dei profitti a prescindere dai costi sociali e ambientali</em>” con una filosofia più vitale: “<em>Creare profitto all&#8217;interno di un contesto che produca un mondo più sostenibile, più giusto e pacifico</em>” creando un&#8217;economia basata sulla produzione di <strong>cose realmente utili</strong> al mondo.</p><p lang="en">Non c&#8217;è niente né di radicale né di sovversivo in questi obiettivi. Per più di un secolo, in seguito alla fondazione del mio Paese, gli stati hanno dato commissioni solo a quelle compagnie che dimostravano di lavorare <strong>nell&#8217;interesse pubblico</strong>, chiudendo tutte quelle che si tiravano indietro. Nel 1886, quando una decisione della Corte Suprema ha esteso i diritti garantiti ai singoli individui anche alle società, senza estendere anche le responsabilità, tutto questo è finito.</p><p lang="en">Come <em>sicario dell&#8217;economia</em> ho preso parte al gioco che ci ha fatto precipitare in questo pericoloso contesto. Come scrittore e conferenziere, ho passato gli ultimi cinque anni a girare gli Stati Uniti e a visitare la Cina, l&#8217;Islanda, la Bolivia, l&#8217;India e molti altri paesi, parlando a tutti: ai leader politici ed economici, agli studenti, agli insegnanti e ai lavoratori. Ho letto libri sui piani economici di Obama, sui progetti per riformare Wall Street. Mi ha colpito il fatto che la maggior parte delle argomentazioni riguardasse come affrontare l&#8217;emergenza. Penso invece che contemporaneamente al bisogno di fermare l&#8217;emorragia, dobbiamo anche <strong>debellare il virus</strong> che l&#8217;ha provocata.</p><p lang="en">Nutro forti speranze nel pensare che siamo pronti ad accogliere l&#8217;ammonimento di Omar, per mettere in pratica il cambiamento che sarà la <strong>salvezza</strong> per la generazione dei nostri nipoti.</p><p><em>(Traduzione a cura di Paola Porciello</em>)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/economia-e-crisi-appello-per-un-cambiamento-radicale/73704/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>I politici non cambieranno il mondo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/04/i-politici-non-cambieranno-il-mondo/67724/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/04/i-politici-non-cambieranno-il-mondo/67724/#comments</comments> <pubDate>Mon, 04 Oct 2010 15:41:24 +0000</pubDate> <dc:creator>John Perkins</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[hoodwinked]]></category> <category><![CDATA[multinazionali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=67724</guid> <description><![CDATA[Molti di voi mi hanno chiesto cosa penso dell&#8217;amministrazione Obama&#8230; Sarò breve: il fatto di essere passati da un petroliere conservatore repubblicano a un afroamericano, liberale e democratico dell&#8217;Illinois e – nonostante ciò – ritrovarci con pochi e lentissimi cambiamenti, è una conferma di quanto ho spiegato in dettaglio nel mio libro “Hoodwinked”. Il nostro...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Molti di voi mi hanno chiesto cosa penso dell&#8217;amministrazione<strong> Obama</strong>&#8230;</p><p>Sarò breve: il fatto di essere passati da un petroliere conservatore repubblicano a un afroamericano, liberale e democratico dell&#8217;Illinois e – nonostante ciò – ritrovarci con pochi e lentissimi cambiamenti, è una conferma di quanto ho spiegato in dettaglio nel mio libro “Hoodwinked”.</p><p>Il nostro presidente ha <strong>pochissimo potere effettivo</strong>.</p><p>Negli ultimi tempi la geopolitica è cambiata; sono cambiate le regole della “corporatocracy”, il potere delle lobby economiche.</p><p>Democratici e repubblicani sono entrambi soggiogati dalle corporazioni<strong> multinazionali</strong>.</p><p>Siamo entrati un un&#8217;epoca di profonde mutazioni, simile a quando le città-stato si unirono per  formare le prime nazioni. Solo che stavolta il fenomeno è di portata globale; gli Stati stanno perdendo la loro importanza. I nuovi leader sono gli amministratori delle multinazionali, membri appunto della “corporatocracy”.</p><p>Come enormi nubi che si addensano intorno alla terra, i loro tentacoli raggiungono ogni continente, Stato e villaggio. Non esiste confine nazionale o normativa specifica che possa fermarli. Nonostante molte di queste corporazioni risiedano negli Stati Uniti e siano protette nei loro interessi dall&#8217;esercito americano, non hanno sentimenti di lealtà verso nessuno. Si associano con i cinesi e i taiwanesi, con gli israeliani e i Paesi arabi, con i brasiliani, gli australiani, i russi, gli indonesiani e i congolesi – insomma con chiunque possieda le risorse o gli affari che gli interessano.</p><p>Come ha dimostrato il caso Halliburton, non esitano a trasferirsi in posti come Dubai dove <strong>pagano meno tasse</strong>.</p><p>Assumono armate intere di lobbisti che riescono a influenzare qualunque politico di Washington e di ogni altra città. Possiedono i principali media o li controllano attraverso i loro investimenti pubblicitari.</p><p>Una buona notizia: per la prima volta nella storia questo nuovo impero non è stato creato da un potere militare, ma attraverso il commercio di beni e servizi. E il mercato è democratico – se si decide di vederlo in questo modo. E&#8217; l&#8217;ultima cabina elettorale. Le multinazionali esistono solo perchè le “votiamo” nei loro negozi, nei grandi magazzini e su Internet.</p><p>Siamo noi a decidere quali società avranno successo e quali falliranno.</p><p>I politici non cambieranno il mondo perchè sono legati alle multinazionali. E le multinazionali dipendono da tutti noi.</p><p>Circa 150 anni fa il nostro Paese votò per Abraham Lincoln e poi ha dovette combattere una guerra civile per liberarsi dalla schiavitù. In seguito le nostre donne alzarono picchetti per il loro diritto di voto, seguendo il presidente Woodrow Wilson ovunque andasse; gli impedirono di inviare le truppe a difesa della democrazia in Europa durante la Prima Guerra mondiale, almeno fino a quando  “non avesse attuato la democrazia &#8216;qui a casa&#8217; anche per le donne”.</p><p>Abbiamo organizzato dibattiti per mostrare a Richard Nixon e al Paese la farsa che era diventata la guerra del Vietnam. Abbiamo vinto quelle battaglie perché<strong> il popolo ha obbligato i leader a cambiare</strong>. Negli ultimi decenni abbiamo obbligato le multinazionali a ripulire i fiumi inquinati, a togliere dal mercato gli spray che danneggiavano lo strato d&#8217;ozono e a eliminare i grassi dannosi dal nostro cibo.</p><p>Oggi noi, i cittadini, siamo di nuovo chiamati a far sentire la nostra voce. Quando tocchiamo il fondo, modifichiamo i prezzi delle merci e attiriamo l&#8217;attenzione dei consigli di amministrazione. Questi ultimi poi, influenzano le decisioni che si prendono nelle stanze della politica.</p><p>Non dobbiamo aspettare che il presidente Obama cambi il mondo. Dobbiamo farlo noi – dobbiamo obbligare chi ha il potere a scegliere<strong> nuovi obiettivi per le popolazioni del pianeta</strong>: creando un mondo equo, pacifico e sostenibile per tutti coloro che vivono in questa speciale stazione-spaziale che chiamiamo casa.</p><p>Forse il più bel regalo che ci avrà fatto il presidente Obama sarà di averci dato una<strong> lezione di democrazia</strong>. Siamo noi, i cittadini, a doverci prendere le responsabilità. Non possiamo aspettare che sia un presidente a cambiare il mondo. E&#8217; compito di ognuno di noi farlo.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.amazon.com/Hoodwinked-Economic-Reveals-Financial-Imploded/dp/0307589927/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1258585285&amp;sr=8-1" target="_blank">Hoodwinked</a></strong></span>, l&#8217;ultimo libro di Perkins</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/04/i-politici-non-cambieranno-il-mondo/67724/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> <item><title>Confessioni di un sicario dell&#8217;economia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/21/confessioni-di-un-sicario-delleconomia/62961/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/21/confessioni-di-un-sicario-delleconomia/62961/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 Sep 2010 12:09:39 +0000</pubDate> <dc:creator>John Perkins</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[capitalismo]]></category> <category><![CDATA[economia globale]]></category> <category><![CDATA[john perkins]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=62961</guid> <description><![CDATA[Ero un sicario dell&#8217;economia [an economic hit man (EHM)], parte di un gruppo d&#8217;elite di moderni “killer professionisti” che promuovono gli interessi delle grandi multinazionali e di alcuni settori del governo americano. Avevo una qualifica altisonante – Chief Economist – e uno staff di economisti, consulenti d&#8217;impresa e analisti finanziari super qualificati che producevano imponenti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ero un sicario dell&#8217;economia [an economic hit man (EHM)], parte di un gruppo d&#8217;elite di moderni “killer professionisti” che promuovono gli interessi delle grandi multinazionali e di alcuni settori del governo americano. Avevo una qualifica altisonante – <em>Chief Economist</em> – e uno staff di economisti, consulenti d&#8217;impresa e analisti finanziari super qualificati che producevano imponenti relazioni che potevano legittimare qualunque cosa, ma il mio vero lavoro era ingannare e saccheggiare il <strong>Terzo Mondo</strong>.</p><p>Anche se noi EHM lavoriamo in vari modi, il nostro compito più comune è quello di identificare i Paesi che possiedono le risorse che servono alle nostre aziende. Poi, seduciamo, corrompiamo e costringiamo i leader locali a <strong>sfruttare il proprio popolo</strong> – accettando prestiti che quei paesi non potranno mai ripagare, privatizzando i beni di proprietà dello Stato, legalizzando la distruzione di un ambiente fragile e vendendo a prezzi stracciati alle nostre multinazionali quelle risorse preziose. Quando i leader si oppongono vengono rovesciati o assassinati da <strong>bande sponsorizzate dalla Cia</strong>.</p><p>Avevamo ottenuto un tale successo nel Terzo Mondo che i nostri capi ci hanno fatto sviluppare strategie simili negli Stati Uniti e nel resto del pianeta. Il risultato è una forma di capitalismo insostenibile. Durante i suoi circa 400 anni di esistenza, il capitalismo ha assunto varie forme. Questo – quello che io chiamo “<strong>Capitalismo Predatorio</strong>” &#8211; è forse il peggiore. Ed è l&#8217;elemento determinante che spiega l&#8217;attuale crisi economica. Nonostante temporanee riprese, questa crisi è l&#8217;apice di uno tsunami globale, che oggi stiamo sperimentando e che dobbiamo trovare il modo di invertire per il futuro dei nostri nipoti e dei loro figli.</p><p>Davanti a questo tsunami economico globale sta ora a ognuno di noi decidere quale futuro non solo immaginiamo, ma vogliamo contribuire a creare. Questo è quello per cui ho deciso di impegnare il <strong>resto della mia vita</strong>.</p><p>Vogliamo un mondo governato da pochi miliardari, occupati a controllare le risorse del pianeta con l&#8217;unico fine di servire i loro appetiti sempre più voraci? Vogliamo più debito, privatizzazioni e mercato in cui i <strong>signori del furto</strong> si innalzano al di sopra delle leggi che valgono solo per il resto della popolazione?</p><p>Vogliamo comprare da aziende che finanziano il rovesciamento di governi eletti democraticamente? Che indeboliscono i nostri presidenti e le altre cariche elettive? Vogliamo continuare a crescere i nostri figli in un pianeta dove meno del 5 per cento della popolazione consuma più del 25 per cento delle risorse, e meno del 10 per cento di quel 5 per cento controlla i patrimoni, e dove circa metà del mondo <strong>vive in povertà</strong>?</p><p>Non bisogna essere un sicario dell&#8217;economia per capire questi numeri sbalorditivi e quello che rappresentano. La buona notizia è che tutto ciò che devi fare è impegnarti per cambiare le cose per il futuro. Tu puoi essere uno dei molti che stanno combattendo per <strong>rompere i vecchi schemi</strong>, per liberarsi dal capitalismo predatorio e lasciare in eredità alle future generazioni un mondo che rifletta gli ideali di un&#8217;autentica democrazia, un mondo indirizzato verso una società sostenibile, giusta e pacifica per ciascuno di noi.</p><p>Il potere non spetta a nessun politico o ai signori del furto, o ai sicari dell&#8217;economia. Il potere spetta a noi. Io credo nel nostro potere e in quello che possiamo fare insieme.</p><p><em>Traduzione a cura di Chiara Avesani</em></p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.johnperkins.org/" target="_blank">Il sito di John Perkins</a></span></strong><br /> <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788875212698/perkins-john/confessioni-di-un-sicario.html" target="_blank">Confessioni di un sicario dell&#8217;economia</a></strong></span>, il libro rivelazione di John Perkins (Minimum Fax, 2005)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/21/confessioni-di-un-sicario-delleconomia/62961/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>179</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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