<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Italiadallestero</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/italiadallestero/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Fine dei privilegi per Mediaset?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/fine-privilegi-mediaset/238695/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/fine-privilegi-mediaset/238695/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 May 2012 08:47:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[azioni Mediaset]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[investimenti pubblicitari Tv]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[mediaset]]></category> <category><![CDATA[Mediaset premium]]></category> <category><![CDATA[Sky Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=238695</guid> <description><![CDATA[L’azienda televisiva di Silvio Berlusconi non se la passa più molto bene. Testata: The EconomistData di pubblicazione: 19 maggio 2012Traduzione di Sara Angelucci, Lillo Montalto e Mara Colzani per italiadallestero.info Babel , canale di nicchia di Sky Italia &#8211; piattaforma televisiva a pagamento di proprietà di Rupert Murdoch &#8211; manda in onda programmi interessanti per gli immigrati....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’azienda televisiva di Silvio Berlusconi non se la passa più molto bene.</strong></p><p><em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/fine-privilegi-mediaset/238695/mediaset-5/" rel="attachment wp-att-238925"><img class="alignleft size-medium wp-image-238925" title="mediaset" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/mediaset-300x219.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="219" /></a>Testata: <a href="http://www.economist.com/node/21555585" target="_blank">The Economist</a><a href="http://www.woz.ch/1218/antonio-gramsci/sich-nicht-an-jeder-dummheit-begeistern"><br /></a></em><em>Data di pubblicazione: 19 maggio 2012<br /></em><em>Traduzione di Sara Angelucci, Lillo Montalto e Mara Colzani per<a href="http://www.italiadallestero.info/"> italiadallestero.info</a></em></p><p><span style="color: #000000;">Babel , canale di nicchia di Sky Italia &#8211; piattaforma televisiva a pagamento di proprietà di Rupert Murdoch &#8211; manda in onda programmi interessanti per gli immigrati. Tra gli spettacoli recenti c’è “Invito a Cena”, un reality show dove un immigrato cucina per un italiano. Un menu così impegnato potrebbe diventare più comune. Silvio Berlusconi non è più Presidente del Consiglio e Mediaset &#8211; il suo discusso gruppo mediatico &#8211; potrebbe scomparire.</span></p><p><span style="color: #000000;">Attualmente <strong>i tre principali canali gratuiti di Mediaset</strong> attraggono il 36% del pubblico televisivo. (La RAI, la rete televisiva nazionale, possiede un altro 40%). La prevalenza di <strong>pubblicità</strong> televisive su Mediaset è ancora più impressionante. Primeggia con il 62% dei 4,3 miliardi di euro (5.5 miliardi di dollari) spesi ogni anno per pubblicità televisive, decisamente la porzione maggiore rispetto ai canali degli altri grandi mercati mediatici europei.</span></p><p><span style="color: #000000;">La specialità di Mediaset, le vallette in abiti succinti, potrebbe non essere l’unica ragione. I concorrenti sostengono che l’influenza politica di Berlusconi aiuti Mediaset. <strong>Sky Italia</strong>, il suo maggiore competitore, da tempo si lamenta delle misure politiche e regolamentari che l’hanno danneggiata. Negli ultimi anni la televisione a pagamento è stata colpita da un aumento consistente di <strong>tasse</strong> e da limitazioni sulla <strong>quantità di pubblicità</strong> che può trasmettere. Tali cambiamenti hanno colpito in misura notevolmente minore Mediaset rispetto a Sky, poichè Mediaset opera principalmente come rete televisiva gratuita.</span></p><p><span style="color: #000000;">Gli investitori hanno notato che Berlusconi non è più al potere. Le azioni di Mediaset sono crollate di quasi il 50% sin dalla fine dello scorso ottobre, quando era ormai chiaro che Berlusconi stava per lasciare il governo.</span> <span style="color: #000000;">In parte è anche colpa della recessione, ma secondo <strong>Claudio Aspesi</strong> della Bernstein Research, gli investitori temono che Mediaset possa perdere la presa sui pubblicitari e affrontare regolamenti più severi.</span></p><p><span style="color: #000000;">Da Presidente del Consiglio, Berlusconi si era espresso chiaramente sulla pubblicità. Nel 2009 invitò i leader pubblicitari a non investire sui giornali che parlavano della crisi economica dell’Italia. Ora i dirigenti dei mezzi di comunicazione dichiarano che le compagnie si sentono più libere di spendere i propri soldi dove vogliono. Nel primo trimestre del 2012 il <strong>mercato </strong></span><strong><span style="color: #000000;">pubblicitario</span></strong><span style="color: #000000;"><strong> televisivo</strong> è diminuito del 6%. Mediaset è andata ancora peggio, con le entrate pubblicitarie italiane diminuite del 10%. L’8 maggio ha annunciato un <strong>utile</strong> pari ad appena 10,3 milioni di euro, l’85% in meno rispetto al primo trimestre dello scorso anno.</span></p><p><span style="color: #000000;">Politica e normative già mostrano segni di cambiamento. A dicembre il garante per la pubblicità ha <strong>multato Auditel</strong> &#8211; che stila gli indici di ascolto che determinano le spese pubblicitarie &#8211; per procedure che avrebbero potuto avvantaggiare in modo sleale Mediaset e RAI. A marzo il governo di Mario Monti ha annunciato di voler <strong>vendere alcune frequenze televisive</strong> del digitale terrestre al migliore offerente. Il precedente governo Berlusconi aveva già deciso di liberarsene, cedendole a Mediaset e RAI.</span></p><p><span style="color: #000000;">Questo potrebbe essere solo l’inizio, dice Aspesi: dopo le elezioni del prossimo anno, un nuovo governo di centro-sinistra potrebbe tentare di <strong>ridisegnare lo scenario dei mezzi di comunicazione italiani</strong>, reindirizzando gli investimenti pubblicitari dalla televisione ai giornali e ad altri media, per rinvigorire la <strong>pluralità</strong>. Altri credono che Mediaset dovrà affronterare regolamentazioni eque, ma che il suo dominio non verrà attaccato direttamente.</span> <span style="color: #000000;">Romano Prodi, Presidente del Consiglio dal 2006 al 2008, promise una legge per limitare le quote del mercato pubblicitario al 45%, una misura che puntava a Mediaset e che non è mai stata realizzata.</span></p><p><span style="color: #000000;">Ciononostante <strong>Mediaset sta affrontando grossi problemi</strong>. La minima variazione delle regolamentazioni a favore di Sky Italia rafforzerà il gruppo di Murdoch. Nuovi canali dai contenuti più culturali, sia nella piattaforma digitale di Sky Italia sia nei canali del digitale terrestre, stanno lentamente frammentando il pubblico di Mediaset. Mediaset Premium, la nuova pay-TV costruita a basso costo per difendersi da Sky Italia, è in perdita. E Mediaset non è riuscita ad evitare il pantano della recessione italo-spagnola.</span></p><p><span style="color: #000000;">La scorsa settimana il gruppo ha dichiarato che non divulgherà più dettagli sul fatto che le entrate pubblicitarie derivino dai canali gratuiti o da quelli a pagamento. Questo ha ulteriormente preoccupato gli investitori. Berlusconi, che pare spenda molto tempo in azienda, avrà motivi in abbondanza per distogliere l’attenzione dalle piacenti presentatrici.</span><em><br /></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/fine-privilegi-mediaset/238695/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gramsci: riferimento per la sinistra italiana ed europea</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/gramsci-riferimento-sinistra-italiana-europea/233982/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/gramsci-riferimento-sinistra-italiana-europea/233982/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 May 2012 15:37:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Antonio Gramsci]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[Pci]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=233982</guid> <description><![CDATA[Il politico italiano, giornalista e intellettuale Antonio Gramsci, a 75 anni dalla sua scomparsa, resta un punto di riferimento importante per la sinistra. Non solo in Italia. Il 27 aprile 1937 morì Antonio Gramsci, cofondatore del Partito Comunista Italiano, innovatore del marxismo e finora il più discusso al mondo tra gli intellettuali italiani. In occasione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em>Il politico italiano, giornalista e intellettuale <strong>Antonio Gramsci</strong>, a 75 anni dalla sua scomparsa, resta un punto di riferimento importante per la sinistra. Non solo in Italia.</em></p><p dir="ltr">Il 27 aprile 1937 morì Antonio Gramsci, cofondatore del Partito Comunista Italiano, innovatore del marxismo e finora il più discusso al mondo tra gli intellettuali italiani. In occasione del 75° Anniversario, in Italia un po&#8217; dappertutto vengono commemorate le tragiche circostanze della sua morte. Gramsci morì pochi giorni dopo la fine della sua prigionia, all&#8217;età di 46 anni, profondamente minato nel fisico da oltre dieci anni di prigionia nelle mani dei fascisti. La sua eredità consiste anche nelle sue innumerevoli memorie, pubblicate in varie edizioni e oggetto di numerose conferenze.</p><p dir="ltr">In Italia l&#8217;anno 2012 è iniziato anche con una bizzarra disputa storica su Gramsci. Nel suo nuovo libro &#8220;<em>Le due carceri di Gramsci. La Prigione fascista e Il Labirinto comunista</em> &#8220;, il linguista <strong>Franco Lo Piparo</strong> sostiene la tesi che Gramsci non fu solo un prigioniero del fascismo, ma anche vittima del &#8220;<em>labirinto comunista</em>&#8221; di Stalin e Palmiro Togliatti, che guidò poi il Partito Comunista Italiano fino alla sua morte nel 1964. Entrambi avrebbero abbandonato Gramsci ai fascisti, sebbene potessero salvarlo, perché personaggio scomodo e dalle idee stravaganti.</p><p dir="ltr"><strong>Osteggiato ancora oggi</strong></p><p dir="ltr">Una siffatta teoria era stata già sostenuta e poi confutata negli anni Ottanta. In questa vicenda non ci sono nuove prove, ma solo un&#8217;ipotesi ancora più azzardata: Togliatti avrebbe fatto sparire nel 1945 un compromettente documento di Gramsci, scrive Lo Piparo. Lo storico <strong>Dario Biocca</strong> aggiunge un&#8217;altra strana nuova teoria: Gramsci avrebbe ceduto ai fascisti alla fine del suo periodo di detenzione.</p><p dir="ltr">In realtà Gramsci ha sempre preteso, appellandosi ad una norma del codice penale fascista, il suo rilascio in libertà vigilata. Non avendo voluto sottoscrivere, come richiesto, la dichiarazione di pentimento, la domanda fu respinta, probabilmente dai massimi vertici e da Benito Mussolini stesso, che aveva impedito, già prima dell’offerta di scambio di prigionieri da parte dell&#8217;Unione Sovietica,  il rilascio di Gramsci.</p><p dir="ltr">Una terza recente pubblicazione contro Gramsci sembra ispirata direttamente dalla Guerra Fredda: nel libro di Alessandro Orsini &#8220;<em>Gramsci e Turati. Le Due sinistre</em>&#8220;, alcune citazioni di Gramsci vengono raccontate in modo tale da essere considerate proprie dell’acerrimo nemico di Stalin. Orsini pone in contrapposizione Gramsci il cattivo contro il buono, il socialista <strong>Filippo Turati</strong>, un uomo di riforma e dalla parola misurata.</p><p dir="ltr">Questo semplice dipinto in bianco e nero ottenne particolare risonanza grazie ad una più che benevola recensione dello scrittore Roberto Saviano, che dopo la pubblicazione del suo libro rivelazione &#8220;Gomorra&#8221; sulla camorra, può essere considerato una sorta di eroe popolare. La sua parola ha quindi un peso, soprattutto perché la sua recensione è apparsa sul quotidiano di centrosinistra &#8220;La Repubblica&#8221; che aveva pubblicato anche le tesi di Lo Piparo e Biocca, non dando però spazio ad una replica sulla questione.</p><p dir="ltr">Si conoscono solo pochissime posizioni contrastanti, per esempio sul quotidiano  &#8221;Il Manifesto&#8221; &#8211; che sta per chiudere &#8211; e su siti Internet come <em>marx21.it</em> o <em>gramscioggi.org.</em> Qui Gramsci  viene difeso da diffamazioni e strumentalizzazioni. Nei casi singoli però si tratta di altre deformazioni del pensiero non scevre da problematiche, come la visione ortodossa comunista secondo la quale ci sarebbe un legame diretto che unisce Gramsci a Togliatti passando per Enrico Berlinguer, cofondatore  dell’ &#8220;<em>Eurocomunismo</em>&#8220;. Quindi Gramsci sarebbe stato il precursore del &#8220;<em>compromesso storico</em>&#8221; con la Democrazia Cristiana, che sfociò in un disastro e che è stato considerato fino ad oggi l&#8217;inizio  della fine del &#8220;<em>cammino italiano verso il socialismo</em>&#8220;.</p><p dir="ltr">Come si inserisce Antonio Gramsci in tutto ciò? Del suo ampio lavoro giornalistico c’è pochissimo a disposizione, fatta eccezione per i 29 diari della prigionia dal 1929 al 1936,  integralmente  disponibili in lingua tedesca. Quello che emerge come tema ricorrente in tutti i suoi diari, sono riflessioni sulla “<em>egemonia</em>” politica e culturale.</p><p dir="ltr">Alla questione del perché la rivoluzione in Russia non abbia avuto successo in Occidente, Gramsci risponde su diversi piani. Innazitutto su quello storico: all&#8217;inizio del primo quaderno egli esamina la storia dell’Italia nel 19° secolo. A causa della debolezza della borghesia la neonata nazione, unita nel 1861, fu nella migliore delle ipotesi una democrazia a metà. L&#8217;egemonia rimase nelle mani dei moderati per cui l&#8217;unità nazionale era più importante delle libertà democratiche. L’iniziativa politica del popolo non era contemplata.</p><p dir="ltr"><strong>Linguaggio obsoleto</strong></p><p dir="ltr">Ma Gramsci dallo studio della storia italiana sviluppa anche elementi di una nuova teoria marxista dello Stato, che supera lo &#8220;<em>Stato e Rivoluzione</em>&#8221; (1917) di <strong>Vladimir Ilyich Lenin</strong>. Per Gramsci lo Stato è più che un apparato coercitivo per assicurarsi il dominio di classe. Egli distingue tra leadership e dominio, coercizione e consenso, società politica e società civile. Queste distinzioni hanno anche un’estrema importanza nella trasformazione della società: &#8220;<em>Un gruppo sociale può e anzi deve essere dirigente già prima di conquistare il potere</em>&#8220;.</p><p dir="ltr">Come figlio del suo tempo Gramsci impiega frequentemente concetti tipici del mondo militare. La rapida &#8220;<em>guerra di movimento</em>&#8221; dei bolscevichi, si contrappone alla lunga &#8220;<em>guerra di trincea</em>&#8221; in Occidente; la lotta per l&#8217;influenza nella società civile viene paragonata  alla conquista delle &#8220;trincee&#8221; e delle &#8220;casematte&#8221;, le fortezze sotterranee.</p><p dir="ltr">Più che il linguaggio di Gramsci oggi infastidisce l’evidente prospettiva che emerge in modo ricorrente circa la conquista del potere politico. Dopo diciotto anni di berlusconismo, la sinistra è più lontana che mai e Gramsci è tutt&#8217;altro che un ricordo lontano, anche se le sue intuizioni non sono facilmente applicabili in politica.</p><p dir="ltr"><strong>Si deve fare un bel respiro</strong></p><p dir="ltr">I suoi strumenti analitici sono applicabili, ad esempio, nell&#8217;analisi critica della storia italiana, la cui fase più buia, il fascismo e l&#8217;alleanza con la Germania nazista, trova un senso nell’analisi di Gramsci. Il culto dell’unità nazionale, la mancanza di democrazia nel neonato stato nazionale, resero il fascismo certo non inevitabile, ma possibile. Questo è un punto nodale contro la dominante rappresentazione eroicizzante del proprio passato, che ha improntato il 2011, anno del giubileo (&#8220;150 anni d&#8217;Italia&#8221;).</p><p dir="ltr">Grazie a Gramsci si può capire meglio anche la storia recente, tuttora in corso: il berlusconismo. A tal proposito si stanno verificando interessanti dibattiti all’interno della sinistra italiana.  Che si tratti di una &#8220;<em>rivoluzione passiva</em>&#8221; dall&#8217;alto, come ai tempi del fascismo?</p><p dir="ltr">Alcuni autori esprimono dubbi che il blocco politico guidato da Silvio Berlusconi abbia davvero esercitato una egemonia in senso gramsciano, poiché un consenso egemonico sarebbe più della mera approvazione passiva delle misure adottate dal governo. Anche dopo la sostituzione di Berlusconi con Mario Monti si continuerà a discutere se negli ultimi venti anni abbia preso il potere un &#8220;blocco storico&#8221;, se quindi una classe dominatrice abbia o meno inglobato nella sua egemonia gli altri livelli sociali. Oppure se il dominio di Berlusconi non sia stato altro che una traballante alleanza di partiti.</p><p dir="ltr">Nemmeno in quest&#8217;ultimo caso si intravede una svolta della sinistra. I neogramsciani insinuano che la sinistra abbia perduto la sua &#8220;egemonia culturale&#8221; assai prima della storica sconfitta del 2008. Un esempio spesso citato a sostegno di questa tesi sono i lavoratori della  FIOM, sindacato di sinistra dei metalmeccanici, che lottano per la tutela dei propri interessi, ma che alle elezioni votano Lega Nord.</p><p dir="ltr">Per la sinistra italiana, come nell’attuale scontro storico, diventa importante difendere qualsiasi &#8220;casamatta&#8221;, ma se segue Gramsci allora ha bisogno di fare un bel respiro. &#8220;<em>Bisogna creare uomini sobri e pazienti, che non disperino dinanzi ai peggiori orrori e non si esaltino ad ogni sciocchezza</em>&#8220;, scriveva Gramsci nel 1935 già segnato da una tremenda malattia. La nota si conclude con il motto spesso citato: &#8220;<em>Pessimismo dell&#8217;intelligenza, ottimismo della volontà</em>&#8220;.</p><p dir="ltr"><em>Testata: <a href="http://www.woz.ch/1218/antonio-gramsci/sich-nicht-an-jeder-dummheit-begeistern">Woz<br /></a></em><em>Data di pubblicazione: 3 maggio 2012<br /></em><em>Traduzione di Claudia Marruccelli e Cristina Bianchi per<a href="http://www.italiadallestero.info/"> italiadallestero.info<br /></a></em><em>Articolo originale di Jens Renner     </em></p><p dir="ltr"> </p><p dir="ltr"><strong>Egemonia</strong></p><p dir="ltr"><strong>Chi controlla mente e corpo?</strong></p><p dir="ltr">Il concetto più influente di Antonio Gramsci, quello di &#8220;egemonia&#8221;, dal punto di vista dell’effetto ha una sua storia alle spalle. Negli anni Settanta e Ottanta è servito contro i concetti ortodossi della sinistra radicale a descrivere le difficoltà quotidiane dei lavoratori. Per conseguire il potere si deve anche combattere per le menti; non si deve solo quindi cercare di impadronirsi dell’economia e dello Stato, ma anche di avere un ruolo di primo piano nella società civile, nelle diverse categorie, quali scuola, chiesa, sport o media. Era questo che si intendeva in senso positivo con marcia nelle istituzioni. Queste istanze caratterizzano ciò che Gramsci definisce &#8216;filosofia di vita quotidiana &#8220;: essa contiene elementi  disparati, anche contraddittori, che vengono collegati in modo da poter agire nella vita quotidiana.</p><p dir="ltr">A metà degli anni Ottanta gli esponenti della destra riscoprirono il concetto facendolo proprio proficuamente. Il neoliberismo rivendicava la leadership non soltanto nell&#8217;economia, ma anche nel dibattito delle idee. Ora all&#8217;uomo è stato inculcato l&#8217;individualismo sfrenato, allontanandolo dalla solidarietà. Alla società per azioni “Io”, al lavoro flessibile e con sede ovunque che si sta sempre più diffondendo nella vita quotidiana, corrisponde un modello di comportamento civico sociale: il desiderio sfrenato di una individualità carismatica o di uno spettacolare turismo d&#8217;avventura, per esempio, o la necessità ossessiva di essere reperibili al cellulare o su internet.</p><p dir="ltr">Per quanto riguarda il dominio del neoliberalismo, la crisi finanziaria non ha cambiato molto. E’ rimasto per un anno sulla difensiva, poi si è ripreso. Strutture egemoniche e filosofie di vita quotidiana non si possono cambiare da un giorno all’altro. Il servizio sulla borsa nel notiziario principale della televisione svizzera non dice mai nulla di nuovo, trasmette solo l’incomprensibilità del mercato azionario, ma forse alla fine è proprio grazie a questo che si potrà ancora vincere. Dello stesso tenore sono gli innumerevoli quiz televisivi e le soap opera, nei quali ognuno può creare a proprio piacimento l&#8217;aumento del consumo e una società degli svaghi.</p><p dir="ltr">Nella razionalissima e precisa metropoli finanziaria di Zurigo, culla della riforma protestante di Huldrych Zwingli, questa filosofia di pensiero è già incisa nel DNA: in proporzione in nessun’altra maratona al mondo i partecipanti ottengono tanti tempi record. </p><p dir="ltr"><em>Testata: <a href="http://www.woz.ch/1218/antonio-gramsci/sich-nicht-an-jeder-dummheit-begeistern">Woz<br /></a></em><em>Data di pubblicazione: 3 maggio 2012<br /></em><em>Traduzione di Claudia Marruccelli e Cristina Bianchi per<a href="http://www.italiadallestero.info/"> italiadallestero.info<br /></a></em><em>Articolo originale di Stefan Howald </em>     </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/gramsci-riferimento-sinistra-italiana-europea/233982/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giovani e crisi, siamo messi così male?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/giovani-crisi-siamo-messi-cosi-male/231632/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/giovani-crisi-siamo-messi-cosi-male/231632/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 14:44:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[cervelli italiani all'estero]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico italia]]></category> <category><![CDATA[die presse]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione giovani italia]]></category> <category><![CDATA[Emigrazione]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231632</guid> <description><![CDATA[Italia: verso la fuga o la morte. Il paese patisce enormemente le conseguenze della crisi del debito pubblico e le misure di austerità imposte del governo. Giovani laureati emigrano in massa – e molti disperati si tolgono la vita. Testata: Die PresseData di pubblicazione: 4 maggio 2012Traduzione di Claudia Marruccelli e Cristina Bianchi per italiadallestero.infoArticolo originale di Kordula...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Italia: verso la fuga o la morte. </strong></em><em>Il paese patisce enormemente le conseguenze della crisi del debito pubblico e le misure di austerità imposte del governo. Giovani laureati emigrano in massa – e molti disperati si tolgono la vita.</em></p><p>Testata: <em><a href="http://diepresse.com/home/wirtschaft/eurokrise/755066/Italien_Eine-Flucht-in-die-Ferne-oder-in-den-Tod?from=gl.home_panorama">Die Presse</a></em><br />Data di pubblicazione: 4 maggio 2012<br />Traduzione di Claudia Marruccelli e Cristina Bianchi per <em><a href="http://www.italiadallestero.info/">italiadallestero.info</a></em><br />Articolo originale di Kordula Dörfler   </p><p dir="ltr">Il paese dei suoi sogni è bagnato dal mare. Ha una forma allungata, migliaia e migliaia di chilometri di coste e alte montagne, il clima è piacevole, c&#8217;è buon cibo e vino buono e tesori culturali di ogni epoca della storia occidentale. Daniela M. 32 anni, trattiene a fatica le lacrime quando parla della terra dei suoi sogni. Non avrebbe mai immaginato di doverla abbandonare, forse per sempre. Ma questa è la sua ferma decisione, lasciare l&#8217;Italia, perché nel paese dei suoi sogni non esiste una cosa: un futuro per i giovani.</p><p dir="ltr">&#8220;<em>Non vedo altre possibilità</em>&#8220;, dice la donna snella con gli occhiali scuri, e la sua voce riprende sicurezza. E’ tutto pronto, in estate prenderà l’aereo per andare in Australia. Dopotutto, anche lì ci sono un clima mite e il mare ad attenderla &#8211; e un lavoro.</p><p dir="ltr">Le ha tentate tutte dopo aver finito gli studi.  Non si contano le domande di impiego che ha spedito. &#8220;<em>Dalla maggior parte non ho nemmeno ricevuto una risposta.</em>&#8221; Nessuno ha voluto assumere la giovane architetto, almeno per non più di sei mesi. Infine ha accettato un lavoro qualsiasi, in un call center ha dato consigli a clienti impazienti, ha fatto la cameriera. Ha guadagnato veramente poco, troppo poco per vivere, troppo per morire. E così vive con i suoi genitori in un piccolo appartamento nei pressi di Roma, perché, come si può vivere con poche centinaia di euro in una città costosa come Roma?</p><p dir="ltr"><strong>La maggior parte non ha più alcuna speranza</strong></p><p dir="ltr">A M. non piace parlare della sua storia, ma stare tra persone che la pensano come lei l’aiuta. Decine di giovani sono arrivati  per un convegno chiamato &#8220;<em>Emigrazione 2.0</em>&#8221; che si è tenuto in una ex discoteca di Roma. Hanno un buon curriculum formativo ma sono senza lavoro fisso. La maggior parte tra l’altro non ha alcuna speranza di ottenerlo. La crisi finanziaria ha fatto salire il tasso di disoccupazione al 9,4 per cento. La cosa più grave è che colpisce i giovani. Un 35enne su tre e un 25enne su due non ha un lavoro. Sempre più giovani hanno a che fare con un lavoro temporaneo e mal pagato. Ciò consente ai datori di lavoro di risparmiare molto, mentre i lavoratori precari non hanno quasi diritti.</p><p dir="ltr">E non finisce qui, perché il governo vuole modificare l’art. 18. E mentre combatte con i sindacati, la disperazione dilaga, da questo punto di vista il cambiamento di governo avvenuto nel 2011 ha cambiato poco. Dopo un breve periodo di sollievo, la crisi colpisce molti con tutta la sua forza. Sempre più giovani vedono un’unica via d’uscita: lasciare l&#8217;Italia, in particolare proprio quelli di cui il paese avrebbe così tanto bisogno: personale altamente qualificato, docenti universitari, medici, architetti, ingegneri. Circa 600.000 negli ultimi dieci anni.</p><p dir="ltr">Particolarmente forte è l&#8217;esodo proveniente dall’arretrato Sud. Ma anche dal nord si parte per andare lontano. &#8220;<em>Questi giovani non si accontentano di giocare in serie B, vogliono restare in serie A</em>&#8220;, spiega il demografo <strong>Alessandro Rosina</strong>.</p><p dir="ltr">Del resto l&#8217;emigrazione non è un fenomeno nuovo in Italia, a partire dal 19° secolo ci sono sempre state ondate di emigranti, soprattutto verso l’America e l’Australia. Ma a differenza dell’ultima ondata, avvenuta negli anni ‘60 e ‘70, non sono più prevalentemente i lavoratori non qualificati a cercare la loro fortuna all’estero, anche al di là delle Alpi. &#8220;<em>Questa è una forma di emigrazione finora sconosciuta in Italia</em>&#8220;, spiega <strong>Gabriele di Mascio</strong> della UIM, che si occupa e segue gli italiani all’estero &#8211; e coloro che vogliono emigrare. E’ uno dei padri fondatori del convegno “<em>Emigrazione 2.0</em>” e si sorprende del grande afflusso [di partecipanti]. Dovrebbero seguirne altri, il prossimo a Londra, una delle mete preferite per i giovani italiani, e forse anche a Berlino.</p><p dir="ltr"><strong>Secondo le statistiche, un suicidio al giorno</strong></p><p dir="ltr">Ma non tutti hanno il coraggio di emigrare. Lucia (28), un ingegnere disoccupato, non vedeva via d&#8217;uscita dalla miseria. Si è gettata da un balcone a Cosenza. &#8220;<em>Non riusciva più a vivere in questa Italia, non ha visto altra soluzione</em>&#8221; ha scritto la madre in una lettera aperta al giornale locale.</p><p dir="ltr">In questi giorni storie quotidiane come queste creano sgomento negli italiani, ogni giorno i media raccontano di persone che si tolgono la vita &#8211; a causa della crisi. Alcuni ricorrono a mezzi estremi per protesta: un operaio a Bologna si è dato fuoco morendo giorni dopo, a fine marzo anche un operaio edile marocchino si è dato fuoco davanti al municipio di Verona perché senza stipendio da quattro mesi. Una persona disabile, che aveva chiesto invano il rimborso delle spese per le terapie mediche, poco prima di una visita del Primo Ministro Mario Monti a Napoli, si è dato fuoco.</p><p dir="ltr">Ci sono anche pensionati a cui è stata ridotta la pensione e per questo la fanno finita, come recentemente è successo ad una signora siciliana. E ci sono anche capaci imprenditori ridotti sul lastrico, piccoli e medi imprenditori, la spina dorsale dell&#8217;economia: sono colpiti dalla mancanza di ordinazioni, aggravati da mancate riscossioni del credito e ritardati pagamenti dei fornitori e clienti.</p><p dir="ltr">Dal 2008 al 2011 sono fallite più di 40.000 aziende e secondo una statistica solo nel 2011 la crisi ha portato al suicidio una persona al giorno. L&#8217;associazione artigiana parla anche di oltre 1000 suicidi, un aumento del 24 per cento dal 2008, dato che nel 2012 forse verrà superato. E chi ha un lavoro, teme per il futuro. Gli stipendi a reddito fisso sono in netto calo, in compenso aumentano i prelievi fiscali e le tasse imposti dalla politica di rigore del governo. I consumi diminuiscono, i ristoranti non sono certi di poter restare ancora aperti, nei centri storici sempre più negozi chiudono, perché non possono più pagare l&#8217;affitto. Il 2012 potrebbe essere l&#8217;anno economicamente più difficile per l&#8217;Italia dal 1945.</p><p dir="ltr">&#8220;<em>Non posso più aspettare che le riforme di Monti diano i loro frutti</em>&#8220;, dice Michele F. (30), tecnico informatico, ma che oggi in Italia ha difficoltà [a trovare lavoro]. Andrà a Londra. Suo fratello vive già lì, è un medico, lo ha aiutato a trovare un posto di programmatore pagato meglio. &#8220;<em>Londra mi aspetta</em>&#8220;, dice con tono deciso, cercando di sorridere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/giovani-crisi-siamo-messi-cosi-male/231632/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Napoli: la lotta tra Stato e anti-Stato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/napoli-lotta-stato-anti-stato/214973/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/napoli-lotta-stato-anti-stato/214973/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 08:18:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Aniello La Monica]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ruocco]]></category> <category><![CDATA[Camorra]]></category> <category><![CDATA[clan di lauro]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[scampia]]></category> <category><![CDATA[Secondigliano]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=214973</guid> <description><![CDATA[Per anni, prima della sua cattura, la polizia italiana non sospettava che Paolo Di Lauro fosse uno dei boss criminali più potenti di Napoli, a capo di un impero di traffici di droga e merci contraffatte. Era anche il garante di una pace che raramente si era vista in quella terra. Ora le autorità potrebbero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em>Per anni, prima della sua cattura, la polizia italiana non sospettava che Paolo Di Lauro fosse uno dei boss criminali più potenti di Napoli, a capo di un impero di traffici di droga e merci contraffatte. Era anche il garante di una pace che raramente si era vista in quella terra. Ora le autorità potrebbero rimpiangere i giorni in cui era Di Lauro a comandare.</em></p><p dir="ltr"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/napoli-lotta-stato-anti-stato/214973/scampia-2/" rel="attachment wp-att-215296"><img class="alignleft size-medium wp-image-215296" title="scampia" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/scampia-300x208.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="208" /></a>Testata: <a href="http://www.vanityfair.com/culture/2012/05/naples-mob-paolo-di-lauro-italy" target="_blank">Vanity Fair</a><br /> Data di pubblicazione: maggio 2012<br /> Traduzione di Simone Serra, Daniela Castrataro, Gaia Faleschini, Lillo Montalto Monella, Claudia Spiti e Mara Colzani<strong> </strong>per <a href="http://www.italiadallestero.info/" target="_blank">italiadallestero.info</a><br /> Articolo originale di William Langewiesche</p><p dir="ltr">Solitamente un omicidio ha la peculiarità di accadere di <strong>sorpresa</strong>. Persino a Napoli, dove i clan criminali conosciuti collettivamente come camorra lottano violentemente per il controllo delle strade, nessuna vittima si alza la mattina aspettandosi di morire quel giorno. Il camorrista si fa la barba con cura, indossa i vestiti preferiti, l’orologio costoso e magari abbraccia la moglie prima di uscire per incontrare gli amici. Se sospetta che qualcosa possa succedere, dà un bacio di addio alla moglie. Per generazioni, il quartiere è stato la casa di gente che lui conosce. Si occupa di estorsioni, protezioni, narcotici, merci contraffatte. Si attiene a regole alternative. Per questo è rispettato. E raramente porta una pistola. Fino ad ora credeva che solo gli altri venissero assassinati. Poi un giorno arriva qualcuno che lo uccide.</p><p dir="ltr">Che fine strana. Ci potrebbero essere attimi di consapevolezza alla fine, ma ormai quell’uomo era spacciato.</p><p dir="ltr">Recentemente, in una periferia di Napoli chiamata <strong>Secondigliano</strong>, si è saputo che la vittima fosse stata a conoscenza del proprio destino per circa 7 secondi prima di morire. Secondigliano è un antico villaggio di agricoltori successivamente inghiottito dalla città. Si è evoluto nel maggiore mercato a cielo aperto di droga d’Europa e nella fortezza proletaria della camorra. La vittima era un membro di medio rango di un clan coinvolto nella lotta armata e fino ad allora sconosciuto alla polizia. Era un uomo sulla trentina con un’incipiente calvizie. Ben vestito e curato. Come d’abitudine, si era recato in un piccolo locale di gioco d’azzardo che dava sulla strada. Le telecamere di sorveglianza hanno registrato il fatto. Era pieno giorno. Per precauzione aveva piazzato tre guardie del corpo al di fuori del locale, una delle quali era un tipo corpulento, ma nessuna di loro era armata. Il locale era stretto ed aveva posto solo per sei macchinette lungo una parete. La vittima era da sola nella stanza. Si sedette su uno sgabello e incominciò a giocare.</p><p dir="ltr">Una telecamera di sicurezza sulla strada riprese l’arrivo dei <strong>killer</strong>. Erano in due. Lo scooter sul quale stavano arrivando frenò bruscamente, entrambi indossavano un casco integrale con il visore abbassato. Dalla sicurezza con cui si muovevano, sembravano certi che la loro vittima fosse all’interno del locale. Non si sa chi li avesse avvertiti. Del commesso che gestiva il locale non v’era traccia. Appena lo scooter si fermò, l’uomo seduto sul sedile di dietro saltò giù e con una pistola 9mm in pugno si diresse deciso verso l’entrata. Le guardie scapparono immediatamente. Due di loro, incluso quello corpulento,  capitombolarono dentro il locale per dare l’allarme. La telecamera all’interno mostrò le due guardie fare irruzione seguite da vicino dall’uomo con la pistola, una figura sottile che ricordava un insetto – per via del casco. La vittima reagì immediatamente. Saltò giù dallo sgabello, si precipitò verso la porta sul retro e, seppur strattonandola, la trovò chiusa. Il suo cuore deve aver battuto all’impazzata. Così si girò e cercò di fuggire dall’ingresso principale, trovandosi di punto in bianco a portata del killer, che si era fermato a metà del locale. Il killer sparò due colpi da dietro mentre la vittima passava. Cadde a faccia in giù. L’uomo armato fece due passi avanti, si abbassò e finì il camorrista con un colpo di postola alla testa. Ma il killer sembrava aver perso la freddezza. Nella fretta di uscire dal locale, inciampò in uno sgabello e cadde a terra, tendendo le braccia in avanti e barcollando mentre si rialzava. La caduta lo aveva riportato con la faccia verso l’interno del locale e proprio in quel momento la guardia corpulenta, che a sua volta si affrettava a scappare, fece l’errore di voltarsi nella sua direzione. Il killer sparò due volte al petto della guardia che ricadde sulla schiena e rimase a terra muovendo ripetitivamente le mani sul petto finché non spirò definitivamente. A quel punto il killer era già sul motorino dietro al suo complice e insieme fuggirono via. La targa dello scooter era illeggibile.</p><p dir="ltr">Poco dopo un investigatore mi disse che la polizia non aveva identificato gli assassini, ma mi assicurò che la camorra già sapeva chi fossero. Pensa in prospettiva, mi disse: in un modo o nell’altro ci sarà giustizia. E lo stato  prima o poi riuscirà a stabilire la verità, anche per il solo fatto che a Napoli, mi disse, <strong>l’omocidio è una lingua che la polizia capisce</strong>. Intendeva dire che un  uomo morto può parlare più chiaramente di uno vivo.</p><h3>Un’intesa</h3><p dir="ltr">Il<strong> silenzio </strong>è napoletano di nascita. La città ha una tale cultura del silenzio che qualche anno fa, quando una ragazza innocente venne uccisa nel fuoco incrociato di una sparatoria fra clan, molti dei testimoni che all’inizio aveva identificato i camorristi ritrattarono la loro versione dei fatti al processo che ne seguì. Frustrato, il Pubblico Ministero perse la calma e incominciò ad accusare i testimoni, come se nella stanza del processo si trovasse faccia a faccia con la camorra stessa. Ma quelli che aveva davanti erano solo dei comuni napoletani. Non si può accusare direttamente la camorra. Se ci provi, troverai davanti sguardi fissi nel vuoto.</p><p dir="ltr">La <strong>camorra</strong> non è un’organizzazione come la mafia, che può essere separata dalla società, disciplinata nel tribunale, o persino definita. È un gruppo amorfo di Napoli e delle periferie con più di 100 clan autonomi e forse 10.000 affiliati, oltre a un gruppo ancora più esteso di dipendenti, clienti ed amici. È un’intesa, un modo di farsi giustizia, una maniera di creare ricchezza e diffonderla in giro. È stata parte di Napoli per secoli, molto più a lungo dell’avvento di quel fragile concetto chiamato Italia. In periodi recenti è cresciuta fino a diventare un mondo parallelo e – nella mente di molte persone – un’alternativa al governo italiano, qualunque cosa significhi questo termine.</p><p dir="ltr">I napoletani la chiamano “<strong>il sistema</strong>” con rassegnazione ed orgoglio. La camorra offre lavoro, presta denaro, protegge dal governo e sopprime anche il crimine sulle strade. Il problema è che a volte la camorra prova a scindersi in sottogruppi, e quando succede i napoletani devono nascondersi. Secondigliano lo sa. Ha il più alto tasso di delitti dell’europa occidentale. E probabilmente anche il più alto tasso di sparatorie.</p><p dir="ltr">Ho un amica che viene da là e fa l’architetto. Suo padre è un <strong>autista di autobus</strong> in pensione. Guida un’auto familiare che usa per trasportare un’altra sua figlia che necessita di una carrozzella. Un giorno, non tanto tempo fa,  due uomini gli rubarono la macchina, poi chiamarono la famiglia e chiesero 2.000 euro in contanti per la restituzione. I ladri erano due bulli della camorra, due affiliati del rango più basso. La mia amica era infuriata, ma suo padre pagò quello che poté per il riscatto. Si fece trovare in una strada, con i soldi in una busta, mentre sua figlia in carrozzella girava intorno facendo delle foto con il suo telefonino. Nessuna delle foto venne bene. La mia amica accusò il padre di complicità con il sistema. Il padre rispose che non poteva permettersi di compare un’altra macchina. Sì, un tempo nessun bullo di Secondigliano avrebbe osato rubare una macchina di una persona del posto con una figlia disabile, poiché la camorra stessa sarebbe intervenuta. Ma lui non si pianse addosso. È  un realista. Nel 2004 scoppiò una lotta armata e da allora è continuata sporadicamente, indebolendo i clan fino al punto di perdere il controllo sui loro affiliati. Quelli di rango più basso sono degli idioti capaci solo di sparare. E allora che fai? Impari a tenere la testa bassa. In tutta la sua vita, solo una volta ha dovuto ricomprarsi una macchina. Sicuramente il governo italiano gli è costato di più, in tasse. È cresciuto a Secondigliano. Conosce bene Napoli.</p><p dir="ltr">Per trent’anni ha portato in giro sull’autobus i residenti del quartiere. Guidare un autobus significa lavorare sulla strada. Sul mezzo di trasporto saliva e scendeva ogni tipo di persona. Erano sotto la sua protezione quando guidava. Non si isolò da Napoli come avrebbe fatto un cittadino del nord. Aprì il suo cuore per fare il suo lavoro. Napoli è sporca. Napoli è selvaggia. Napoli è la città più grande di tutte. All’inferno Roma e Milano e anche le loro squadre di calcio. Quando gioca il Napoli, il mondo si ferma. Quando gioca in casa, i tifosi della squadra avversaria non osano venire a vedere la partita. <em>Forza Napoli!</em> Gli avversari sono dei bastardi figli di puttana. Allo stadio si ammucchiano dietro le barriere di protezione per coprirsi dai detriti e dai fuochi d’artificio che gli tirano addosso. È una visione stupenda. Napoli va di fretta. Napoli è povera.</p><p dir="ltr">Napoli ha una <strong>linea di autobus chiamata R5</strong> che il padre della mia amica ogni tanto percorreva. Su quella linea viaggiano drogati e borseggiatori insieme a napoletani comuni: va dalla stazione fino al cuore profondo del mondo parallelo della camorra, sfiorando i vicoli del centro dove la polizia non entra, arrancando in salita per l’aeroporto e finendo in una sorta di bassofondo chiamato Scampia, un quartiere di palazzine disperse dove domina la camorra e dove qualcuno ha realizzato un enorme graffito su un palazzo. <em>Mala via masta ne</em>, si legge, che pressapoco significa “il crimine comanda”.</p><h3>Le piazze</h3><p dir="ltr">Scampia è il ritratto di quella povertà che si ottiene quando degli urbanisti corbusiani provano ad imporre le loro utopie sulla vita della gente. I marciapiedi sono larghi, ma vuoti. I parchi sono recintati per sicurezza. Quasi non ci sono negozi o bar. Molti condomini stanno prematuramente cadendo a pezzi e alcuni, ancora disabitati, sono stati distrutti dalle fiamme. Su un manifesto cattolico si legge: se credete in Scampia, troverete un mare di amore. Nelle aree comuni di un edificio iconico, un tubo rotto ha continuato a disperdere acqua comunale nelle fognature per 5 anni consecutivi. Nelle vicinanze ci sono parecchi blocchi di cupi appartamenti che racchiudono cortili difendibili e hanno rampe di scale fortificate che possono essere controllate dall’interno. Questi sono i bazar della droga, noti come <strong>&#8220;piazze&#8221;</strong>, sui quali i napoletani hanno versato così tanto sangue.</p><p dir="ltr">Sono tra i più lucrativi punti di vendita di eroina e cocaina di bassa qualità al mondo, funzionano apertamente, ma restano largamente oltre la portata dello Stato. I dettagli logistici variano, a seconda dell’area e della base di clienti, ma le operazioni più estese si svolgono notte e giorno e impiegano dozzine di pali a coprire gli avvicinamenti: alcuni in strada a cavallo di motorini, altri controllano le vie di accesso e i parcheggi dalle finestre dei piani superiori, altri in gruppo stanno ai punti di accesso per i cortili e gli edifici. Di nuovo, ci sono variazioni, ma l’ideale à isolare il perimetro esterno del complesso rinforzando le sbarre preesistenti alle finestre e le porte di acciaio con filo spinato e pesanti catenacci, per poi ricavare un piccolo portale d’accesso nella parete del piano terra di una rampa di scale – o sul cortile o sul retro del complesso –  attraverso il quale possono essere scambiati con sicurezza contanti e narcotici.</p><p dir="ltr">Queste accortezze non possono fermare la polizia dall’entrare, ma praticamente garantiscono che nessun venditore venga trovato in possesso di armi o droga, e questo a sua volta rende inutili le retate. Per quanto riguarda i residenti dei complessi, sono <strong>prigionieri</strong> fino al punto che devono evitare le trombe delle scale in attività e devono uscire e rientrare attraverso i punti di controllo della camorra – che potrebbero essere occasionalmente  chiusi. In ogni caso, loro stessi sono spesso coinvolti come pali, venditori di aghi, o come destinatari dell’aiuto della camorra. Fondamentalmente, la camorra è parte della loro vita.</p><p dir="ltr">Un pomeriggio, camminando con un detective della polizia – armato, coraggioso, con la barba incolta, jeans e maglietta – abbiamo superato un gruppo di soldati della camorra, entrando in un cortile e in una porta d’acciao aperta su una rampa di scale. C’erano un paio di sedie vicino a una breccia ricavata in una parete. La porta era equipaggiata con un grande catenaccio che il detective mi ha mostrato, scorrendolo per chiudere la porta. Subito dopo una donna è comparsa dal piano superiore, con una ragazzina. Senza dire una parola, ci hanno sorpassato e si sono dirette alla porta, che la madre ha sbloccato per uscire. La bambina ha detto: “Ma, mamma, non dobbiamo aspettare che gli uomini ci danno il permesso?”. La donna ha risposto: “<strong>No, questi sono della polizia</strong>”. Il suo tono era paziente, come se stesse spiegando i fatti più elementari a sua figlia. “Così sono fatti i poliziotti”, sembrava intendere. E anche, “nel nostro mondo, angelo mio, non contano molto”.</p><p dir="ltr">Nel retro del palazzo, una coda di clienti fuggì su per una rampa di scale esterna e lungo un passaggio al secondo piano attraverso il buco in una porta da dove stavano comprando l’eroina. Tutti erano italiani, alcuni furtivi, la maggior parte no. Anche solo a causa del sovraffollamento delle prigioni, il possesso personale di narcotici in Italia non è criminalizzato in modo significativo. L’eroina costava <strong>8 euro a dose</strong>, poco più di un pacchetto di sigarette, e un quarto del prezzo di Milano. Alcuni clienti erano venuti da Firenze per l’affare. Uomini, donne, giovani, vecchi. Alcuni erano arrivati con il bus R5. Alcuni non vedevano l’ora di farsi prima di andare a casa. Dozzine di drogati bazzicavano per un campetto stracolmo di spazzatura e aghi, vicino ad uno spiazzo pavimentato macchiato da ciò che sembrava sangue rappreso. Sedevano su muretti di cemento o nello sporco, con le braccia o i piedi esposti, preparando le loro vene con cura amorevole, prima di iniettarsi la loro beatitudine chimica. Dopodiché sedevano oscillando, o sostavano al freddo vicino un falò, o vagavano senza meta tra fumo e rifiuti. Abbiamo camminato tra di loro.</p><p dir="ltr">Erano in gran parte indifferenti alla nostra presenza, ma un uomo ci ha avvicinato. Il detective gli ha chiesto: “<strong>Perché vivi in questo modo?</strong>”. L’uomo ha risposto: “Alla droga piacciono tutti, e a tutti piace la droga”. Il detective ha replicato: “A me non piace la droga, a me piacciono le donne”. L’uomo ha risposto: “Si, ma la differenza è che la droga non ti tradirà”. Si, ma la droga lo stava consumando da dentro. E tutto intorno a lui la camorra continuava a litigare e combattere. E questo è certamente più pericoloso di qualsiasi amore.</p><h3>Lezioni di vita</h3><p dir="ltr">Tradimento? La camorra uccide soprattutto quando è debole. Gli omicidi a Scampia e Secondigliano sono continuati per così tanto tempo che alcuni Pubblici Ministeri quasi si pentono dei precedenti trionfi. Nella memoria c’è un’era dorata in cui la camorra era forte. A quei tempi, il boss era un recluso di nome <strong>Paolo di Lauro</strong>, una presenza vista di rado, ora effettivamente in prigione a vita; è uno dei più grandi camorristi di tutti i tempi.</p><p dir="ltr">Poco si sa dei suoi primi anni. Si sa che nacque a Secondigliano nel 1953, rimase orfano e fu adottato da una famiglia modesta che aveva una casa vicino al centro del quartiere. La madre era casalinga, il padre un semplice operaio. Erano veri napoletani che parlavano un dialetto quasi incomprensibile nel resto d’Italia. Di Lauro frequentò pochi anni di scuola elementare prima di abbandonare gli studi e cominciare a lavorare come assistente di un negoziante locale. Prima di compiere 20 anni, si trasferì nelle zone industriali dell’Italia del nord, dove lavorò porta a porta vendendo biancheria intima e lenzuola agli operai emigrati dal sud. Nel dialetto locale, tali commercianti sono noti come <em>magliari</em>, una parola che può anche significare imbroglioni. Non c’è alcuna prova che Di Lauro abbia imbrogliato nessuno al tempo, ma la sua storia seguente indica che potrebbe averlo fatto se ne avesse avuto l’opportunità. Era quieto e insolitamente ambizioso. Nel nord si era fatto un po’ di soldi e aveva sviluppato un gusto per i giochi di carte e le scommesse. Sembra che avesse anche un’inclinazione per la matematica. Tornato a Secondigliano, sposa una ragazza del posto che nel 1973 gli diede il primo di 11 figli, tutti maschi. Sua moglie era molto cattolica, come lui. Si amavano molto. Non era un combattente. Fu la sua freddezza al gioco d’azzardo che lo portò all’attenzione del clan che controllava Secondigliano a quei tempi.</p><p dir="ltr">Il capo del clan era l’esuberante camorrista <strong>Aniello La Monica</strong>, che aveva un negozio di vestiti chiamato “Python”, dalla sua arma preferita, un revolver 357 Magnum. La Monica era un omicida aggressivo, responsabile della morte di molti uomini, incluso – si dice – uno per decapitazione. Ma era stranamente diffidente nei confronti dello spaccio di droga, preferendo le occupazioni tradizionali: trattare sigarette sul mercato nero, interferire nelle costruzioni pubbliche e proteggere i negozianti del vicinato dal crimine. Nel 1975 assunse Di Lauro per occuparsi della contabilità del clan. La posizione fornì a Di Lauro una visuale privilegiata sugli affari, convincendolo, dopo molti anni e nonostante la continua riluttanza di La Monica, che profitti molto più grandi potevano essere fatti nel commercio locale di eroina e cocaina, ancora inesplorato.</p><p dir="ltr">Questo diventò sempre più chiaro dopo il grande <strong>terremoto napoletano del 1980</strong>, che portò migliaia di persone dai tuguri  in rovina del centro-città e riempì le case popolari di Scampia con poveri e sfrattati. Negli anni che seguirono, miliardi di dollari di fondi per la ricostruzione portarono contanti ad ogni livello della società napoletana. Di Lauro rimase nell’ombra. Parlava poco. Ascoltava e osservava. Credeva che le persone razionali potessero risolvere le loro dispute professionali attraverso compromessi e nogoziazioni, e che potessero uccidere solo come ultima spiaggia. Ma aveva più autodisciplina che gentilezza. La Monica, che pare fosse un buon giudice di uomini, cominciò a temere che Di Lauro fosse il più spietato uomo al mondo. Da parte sua, Di Lauro concluse che La Monica fosse diventato un impedimento ai suoi affari: nel 1982 provò a rimuoverlo dal potere informando i membri chiave del clan, come contabile, che La Monica aveva preso più della sua giusta quota dei profitti. Quando La Monica venne a sapere del tradimento di Di Lauro, assunse due killer di una città vicina per uccidere Di Lauro. Arrivarono con uno scooter, trovarono Di Lauro a un mercato in strada, lo mancarono e lo inseguirno finché non riuscì a fuggire.</p><p dir="ltr">Dopo questo episodio, non c’era più spazio per compromessi e le persone del clan dovevano porsi in prospettiva di dover scegliere tra i due uomini. Qualsiasi eventuale incertezza non durò a lungo. Di Lauro pagò un affiliato per attrarre La Monica fuori da casa sua dicendogli che gli avrebbe mostrato dei diamanti rubati. La Monica, nonostante avesse riconosciuto il rischio, cadde nella trappola perché non sembrasse che si fosse rintanato in casa. Quando fu in strada, l’affiliato era scomparso. Prima di potersi rifugiare in casa, Di Lauro ed altri tre uomini sbucarono da dietro un angolo su una Fiat a gran velocità e si schiantarono contro di lui. L’impatto non lo fece cadere. Non sappiamo che danni subì l’auto. Di Lauro e i suoi complici scesero dalla macchina e uccisero La Monica a colpi di pistola. La Monica aveva appena 40 anni. Di Lauro non ne aveva 30. Si dice che fosse un tiratore scarso. Dietro consiglio dei suoi amici, giurò che non avrebbe mai più maneggiato una pistola. Sembra che da allora non lo fece più, o almeno mai di persona.</p><p dir="ltr">Il giorno del <strong>funerale di La Monica</strong> tutta Secondigliano era in lutto e molti negozianti tennero le serrande abbassate in segno di rispetto. Di Lauro fu solennemente presente alla sepoltura e subito dopo sparì nel nulla. Era così attento a non farsi notare che la polizia non seppe nulla di lui per anni. Non sapevano che aveva ucciso La Monica, poiché nessuno aveva parlato. Poco dopo l’omicidio, i boss di un importante clan del centro della città indirono una riunione, perché loro stessi non riuscivano a decifrare l’accaduto. Di Lauro partecipò alla riunione con alcuni suoi uomini e chiarì che volevano fare affari in pace e amicizia. Ed era la verità, almeno per Di Lauro. Fortuna volle che la polizia scelse di fare un’incursione durante la riunione. Arrestarono Di Lauro, ma poi lo rilasciarono senza interrogarlo, ritenendo che fosse un teppistello di poca importanza. Di Lauro giurò che non avrebbe mai più partecipato a quelle riunioni. Era molto bravo a trarre lezioni di vita.</p><p dir="ltr">E gli piaceva anche predicare. Per esempio diceva: “È meglio dividersi i profitti che litigarseli”. E poi: “Devi essere disposto a fare la guerra, ma se la violenza è la tua unica arma, finirai per perdere e morire”, “Uccidere non va bene perché attira l’attenzione”, “Se la polizia perquisisce la tua casa, resta calmo, non fare lo spavaldo e non dire più del necessario”. “Vivi con modestia, vestiti con modestia, guida con modestia, non portare la pistola. Non fare uso di droghe”. “Se vuoi giocare a soldi e andare a puttane fallo pure, benché sia lontano da qui, come a Monaco o a Marbella. Vai con le donne francesi o con le spagnole”. “Qui a Secondigliano non ti scopare le mogli o le figlie di altri uomini tanto per fare. Qui a Secondigliano l’unico rumore che dovremmo sentire è quello del fruscio delle banconote”.</p><p dir="ltr">Di Lauro accumulò progressivamente potere mentre le persone si rivolgevano a lui per ricevere aiuto o per prendere decisioni. Era attento a mantenere rapporti di rispetto con i clan di tutta la regione e ad evitare coinvolgimenti potenzialmente pericolosi in alleanze formali. Erano particolarmente delicate le relazioni con una famiglia locale chiamata <strong>Licciardi</strong>, un potente clan molto affermato nella zona di Secondigliano e Scampia. Più di una volta riuscì ad evitare di entrare in guerra con loro, persino nel momento in cui i suoi affari si stavano espandendo. Tali affari si basavano principalmente sul narcotraffico, con i suoi margini di profitto cinque volte superiori ai costi, senza escludere però altre opportunità nei settori tradizionali: contrabbando di sigarette, locali di giochi d’azzardo nella zona, estorsioni da quattro soldi e il nuovo mercato emergente delle marche contraffatte.</p><h3>Miracoli</h3><p dir="ltr">Nel 1992, dieci anni dopo l’uccisione di La Monica, Di Lauro stava diventando <strong>uno degli uomini più ricchi d’Italia</strong>, con una fortuna incalcolabile pari a centinaia di milioni di dollari. Recentemente ho parlato con Vittorio Giaquinto, ex avvocato di Di Lauro e uno dei pochi che lo conosceva bene, un uomo robusto, vestito in maniera impeccabile, seduto nello splendore di un ufficio in stile barocco. Disse che Di Lauro, più che dall’avidità, era motivato dalla logica di funzionamento e dal fatto che, essendo orfano, era fermamente determinato a fornire sicurezza economica e a lungo termine alla sua famiglia.</p><p dir="ltr">Di Lauro, da giocatore d’azzardo quale era, sapeva che stava perdendo in partenza e che doveva <strong>rendere leciti i suoi affari</strong> se voleva raggiungere i suoi obiettivi. Fondò così una <em>holding</em> con cui si inserì nei settori del tessile, dell’arredamento, della carne e dei prodotti lattiero-caseari, dell’acqua minerale, dei mercati all’ingrosso cash &amp; carry, della distribuzione di cibi pronti, della creazione di centri commerciali, del mercato immobiliare residenziale, degli hotel, di ristoranti e negozi di vario genere a Secondigliano e di un grande negozio di abbigliamento a Parigi nel XII distretto. Si mormora che accumulò una quantità di pietre preziose che sarebbe sufficiente a ricoprire l’autostrada fino a Roma. Eppure, nonostante si rendesse conto degli enormi rischi che correva, non voleva ritirarsi dallo <strong>spaccio di stupefacenti</strong>. Lo continuò, ben sapendo che avrebbe potuto segnare la sua rovina e, peggio ancora, distruggere la vita di sua moglie e dei suoi figli. Era come un giocatore d’azzardo che non riesce a smettere.</p><p dir="ltr">Per Secondigliano, comunque, quelli erano gli anni d’oro. Di Lauro cercava di ripararsi dai tradimenti. La sua più grande difesa era la struttura imprenditoriale che aveva costruito, sviluppata come una piramide di imprenditori indipendenti che agivano come affiliati sotto la sua guida e da lui trattati come soci d’affari autonomi. Circa 20 persone erano a quel livello, ognuno con diritti esclusivi su una delle principali <strong>piazze di spaccio</strong>. Ogni settimana dovevano comprare da Di Lauro una quantità minima di narcotici e pagavano un affitto considerevole, ma per il resto erano liberi di guadagnare quanto più potevano dalle loro piazze. Ciò includeva rivolgersi a venditori esterni per rifornimenti aggiuntivi, qualora offrissero prezzi migliori rispetto a quelli di Di Lauro. Lui persino li finanziava e con bassi tassi d’interesse, se glielo richiedevano. In cambio Di Lauro pretendeva che si rispettasse un codice di condotta ben preciso: all’interno del clan tutti dovevano essere trattati equamente, anche l’affiliato di rango più basso; non dovevano litigare fra loro per questioni futili, e qualora la lite fosse motivata dovevano riconoscere l’arbitrio di Di Lauro. Essenzialmente dovevano riconoscere la sua autorità in ogni circostanza; inoltre non erano autorizzati ad agire contro un qualsiasi altro gruppo della città. Infine non dovevano mai, in nessuna circostanza, pronunciare il nome di Di Lauro.</p><p dir="ltr">Di Lauro era sensibile ad ogni minimo accenno di problema. Simone Di Meo, un reporter che ha scritto i migliori resoconti di quel periodo, mi ha detto che una volta, nel centro di Secondigliano, Di Lauro per caso si accorse di un gruppo numeroso di scooter parcheggiati fuori da un bar. Mandò un uomo dentro per scoprire cosa stesse accadendo. Trattenevano una bella ragazza finché lei non avesse scelto di concedersi a uno di loro. Di Lauro mandò a dire che la festa era finita e che non voleva che certe sciocchezze accadessero nel suo quartiere. Non gli piacevano i divertimenti e i flirt. Si dice che lo divertissero invece gli scherzi pratici, cosa però testimoniata da un unico aneddoto che potrebbe non essere vero. Si racconta che un giorno in una macelleria si vestì da macellaio e che per ogni 5 euro spesi dai clienti lui ne desse 50 di resto. Una versione della storia dice che i clienti erano in imbarazzo perché avevano capito che stava giocando come un re che fa lo sciocco a suo piacimento. Un’altra versione dice che i clienti erano così emozionati dal vederlo in carne e ossa che facevano la fila per andare a baciargli la mano. Ma non si sa se Di Lauro fece davvero questo spettacolo e se, in ogni caso, i clienti lo avessero riconosciuto.</p><p dir="ltr">Nella comunità era conosciuto con il nome leggendario di “L’Uomo”. Nella suo organizzazione era conosciuto come “<strong>Pasquale</strong>“. Lui era il fantasma, il potere invisibile che aveva trasformato i quartieri di Napoli nord nel più grande emporio di stupefacenti d’Europa, ma che, inoltre, aveva migliaia di dipendenti e che era riuscito con successo a eliminare il crimine dalle strade di Secondigliano e Scampia. Entro la metà degli anni ’90 stupri, rapine, aggressioni e furti erano del tutto scomparsi. Si poteva camminare in qualunque strada a qualunque ora del giorno. Si poteva parcheggiare la propria auto o scooter ovunque senza preoccupazioni, se non forse per la radio (perché, in fin dei conti, siamo pur sempre in Italia). Quando l’importante testata Il Mattino pubblicò un articolo sulle scommesse illecite nei quartieri, Di Lauro entro 48 ore ordinò il divieto permanente di fare scommesse. Quando decise che il business tradizionale dell’estorsione di denaro per la protezione dei negozianti locali stava portando più problemi che benefici, ordinò non solo che venisse sospeso, ma anche che i suoi uomini comprassero la merce a prezzo intero e che ringraziassero persino i negozianti per il loro servizio. E loro stranamente obbedirono. Per questo e per tutti gli altri favori che prestò, Di Lauro era molto amato e lo è ancora. Dicono che la differenza fra Di Lauro e un santo era che Di Lauro faceva i miracoli più velocemente.</p><p dir="ltr">Al culmine del suo potere importava ingenti carichi di cocaina dalla Colombia (attraverso la Spagna), di eroina dall’Afghanistan (attraverso Turchia, Europa dell’Est e Balcani) e di hashish dal Marocco (anche attraverso la Spagna). Queste sostanze non passavano clandestinamente per il porto (dove erano appostati avidi funzionari doganali), ma erano consegnate via terra in auto o in camion fino a Napoli. Una volta arrivata a Secondigliano, la droga veniva tagliata e distribuita sulle piazze, ormai in grande espansione, nonché sulla più estesa rete all’ingrosso di Italia, Germania e Francia.</p><p dir="ltr">Nel mentre, Di Lauro produceva <strong>prodotti di marca contraffatti</strong>, che poi vendeva all’ingrosso nell’Europa occidentale, in Brasile e negli Stati Uniti. Marche come Louis Vitton, Dolce &amp; Gabbana, Versace, Gucci, Prada. Alcune merci contraffatte provenivano da fabbriche italiane che producevano anche gli originali, ed erano identiche persino nelle cuciture; altre erano solamente delle grezze imitazioni. Era un giro d’affari redditizio, e non del tipo che può costare la vita. Si dimostrò un affare ancora migliore il commercio di macchine fotografiche e di apparecchi elettronici contraffatti, scadenti imitazioni cinesi contrabbandate in Italia da Di Lauro e vendute al grande pubblico inconsapevole.</p><p dir="ltr">Un ottimo affare, o quasi. Di Lauro non rapiva né derubava. Vendeva alle persone quello che loro chiedevano. Ma lui stesso sembrava insoddisfatto. Diventava sempre più sfuggente e entro la metà degli anni ’90 si era <strong>ritirato</strong> quasi completamente in casa, dove viveva dietro persiane d’acciaio chiuse e cancelli sprangati, evitando contatti con chiunque fosse estraneo alla sua famiglia e ai suoi pochi collaboratori fidati. La sua pelle divenne bianca perché non si esponeva mai al sole. Sua moglie rimaneva in casa con lui e di tanto in tanto dava alla luce un figlio. I figli infine crebbero e andarono a scuola. La famiglia aveva un mastino napoletano gigantesco chiamato Primo Carrera, dal nome del pugile italiano di peso massimo. Il cane dormiva in camera da letto. La casa era la stessa casa modesta in cui Di Lauro era cresciuto, ma allargata, fortificata e sorvegliata. Nel seminterrato c’era un bancone bar rifornito di vini e liquori francesi, una stanza con i letti per i ragazzi e un grande salone poco arredato dove Di Lauro prendeva le sue decisioni. Nel salone c’erano immagini religiose alle pareti. Di Lauro a stento osava andare in chiesa. A stento usava il telefono. Aveva un’uscita posteriore per fuggire.</p><p dir="ltr">Osservava attentamente le persone quando parlava con loro e si esprimeva con un linguaggio così stentato che per un estraneo sarebbe stato difficile capirlo. Di fatto però gli estranei non potevano sentirlo. Ma Di Lauro aveva chiaramente paura che se avesse parlato si sarebbe potuto rovinare. Non era più taciturno di natura. La prudenza lo aveva ridotto al <strong>mutismo</strong>. E se soltanto il parlare avrebbe potuto smascherarlo, figurarsi l’omicidio, un linguaggio molto più facilmente decifrabile dallo stato. La polizia non era arrivata al significato della morte di La Monica, ma da quel momento in poi Di Lauro ebbe questa costante preoccupazione. Era rimasto al sicuro da occhi indiscreti anche perché aveva soffocato la propensione della camorra alla violenza anarchica. Aveva sì perdonato degli omicidi, che però erano azioni discrete all’interno del clan e non pubbliche vendette. Per la sicurezza del gruppo, purtroppo, alcuni uomini dovevano sparire. Gli omicidi erano così “puliti” che nel 1992, 10 anni dopo, la polizia ancora non era a conoscenza di Di Lauro e del suo clan.</p><h3>“L’uomo coniglio”</h3><p dir="ltr">Ma poi, in quello stesso anno, la situazione gli sfuggì di mano per un breve momento. Un ex affiliato di nome <strong>Antonio Ruocco</strong>, boss di un piccolo clan in un paese vicino, uscì di prigione e scoprì che la sua piazza era stata assegnata ad un altro uomo. Ruocco dichiarò guerra e, dopo un paio di uccisioni da entrambe le parti, riunì alcuni criminali, si fermò in un bar di Scampia e aprì il fuoco delle mitragliatrici, uccidendo cinque dei più stretti collaboratori di Di Lauro e ferendo altri nove uomini. Se l’azione fu crudele, la <strong>reazione</strong> fu atroce: alcuni membri del clan Di Lauro sfuggirono totalmente al controllo e in completa autogestione si misero a dare la caccia a Ruocco con l’intenzione di eliminare lui e la sua famiglia. Ruocco fuggì a Milano e sopravvisse, ma gli uomini di Di Lauro uccisero la sua anziana madre, spararono al fratello (che sopravvisse), spararono alla moglie di suo fratello (che morì) e cercarono di uccidere una delle sorelle dando fuoco al bagno in cui la avevano rinchiusa (ma lei scappò dalla finestra e lasciò il paese).</p><p dir="ltr">Di Lauro andò su tutte le furie. Colpire familiari innocenti, e in particolare una donna anziana, costituiva una grave violazione alle regole della camorra. E peggio ancora, l’evento drammatico aveva richiamato l’attenzione sulla zona nord di Napoli. Di Lauro riacquisì il controllo facendo uccidere come rappresaglia le donne dei killer e ordinando il cessate il fuoco, ma ormai delle domande pericolose erano state poste e non sarebbero state dimenticate.</p><p dir="ltr">Tre mesi più tardi, nell’agosto del 1992, la polizia scovò Rocco a Milano, dove si era nascosto per paura della collera di Di Lauro. Quando la polizia lo sorprese, si gettò da una finestra del terzo piano, si ferì cadendo e finì in prigione, dove, dopo un periodo di silenzio, iniziò a <strong>rivelare</strong> alla polizia i segreti della camorra, incluso la storia dell’uccisione di La Monica. Questa fu la prima traccia per lo stato, che però non seguì dovutamente. Dopo tutto quel trambusto, tutto ciò che si ricavò dalla cooperazione di Ruocco fu la sua condanna per complotto.</p><p dir="ltr">Nel 1994 il putiferio si era placato e, stando a Simone Di Meo, fu quando la stampa italiana individuò Di Lauro per la prima volta. Se questo è vero, però, i poliziotti non leggevano i giornali, perché gli inquirenti che più tardi condussero l’inchiesta durata sette anni che portò alla rovina di Di Lauro, mi hanno confessato che nel 1995 non avevano mai sentito il suo nome.</p><p dir="ltr">All’insaputa della polizia, Di Lauro si trovò di nuovo nei guai nel 1997, quando alcuni dei suoi uomini uccisero un nipote di Licciardi in ciò che era iniziato come una lite per una donna in un bar, e i Licciardi risposero affiggendo alla porta di una chiesa una lista di 17 affiliati di Di Lauro che loro condannavano a morte. Si dice che Di Lauro stesso ordinò di uccidere alcuni dei nomi sulla lista per mostrare la sua buona fede, ma sembra più probabile che semplicemente non si oppose al loro destino. La lista rimase sulla porta finché il prete non la staccò. La maggior parte dei 17 sopravvisse. Per qualche ragione i due gruppi si allontanarono dalla guerra e continuarono a coesistere nella diffidenza, come prima. Il giro di soldi era enorme.</p><p dir="ltr">Ormai <strong>la polizia sapeva dell’esistenza di un uomo chiamato Di Lauro</strong> che era un camorrista della zona, ma non aveva sue fotografie e non capiva il suo ruolo. Pensava che fosse al massimo un capitano, per di più nel clan Licciardi. Alcuni inquirenti lavoravano al caso a tempo pieno. Continuavano a intercettare telefonate e a lavorare per sciogliere l’enigma. Raramente capivano le conversazioni: il linguaggio usato non era semplicemente sorvegliato, era un vero e proprio gergo sgrammaticato e localizzato, una sorta di microlingua che è necessario imparare per comprendere. Realizzando una mappa delle relazioni, si resero finalmente conto che si trovavano davanti a una struttura piramidale. Ascoltavano frequenti riferimenti a qualcuno chiamato Pasquale. A volte veniva indicato come “l’Uomo Coniglio”, stando forse a significare che aveva una famiglia numerosa o che era veloce. Sembrava proprio essere il boss.</p><h3>Guerra Civile</h3><p dir="ltr">Il punto di svolta nelle indagini arrivò per caso. Nel 1998, un maestro di una scuola elementare nel centro di Secondigliano sgridò un giovane cugino Di Lauro per essersi comportato male in classe, e uno dei figli di Di Lauro – un ragazzino di dieci anni di nome Antonio – prese le difese del cugino alzandosi e rispondendo alla <strong>maestra</strong>. La maestra reagì dando uno schiaffo ad Antonio. La notizia dell’incidente viaggiò in fretta. Si dice che quando il ragazzo arrivò a casa fu rimproverato da Di Lauro per il suo comportamento. Altri membri del clan, tuttavia, pensarono che la famiglia fosse stata insultata. Tre di loro andarono a scuola, scovarono il maestro e lo schiaffeggiarono come lui aveva schiaffeggiato il figlio di Di Lauro – o forse un po’ di più. E’ ovvio che Di Lauro non li avrebbe mai mandati, ma quando l’insegnante denunciò l’accaduto, la polizia ne approfittò per convocare Di Lauro al distretto e conversare con lui.</p><p dir="ltr">Entrò al commissariato in maniera pacifica, lasciando qualche affiliato di fuori: fu portato al quartiere generale della polizia in centro a Napoli, dove negò di essere a conoscenza della violenza e si proclamò commerciante. La polizia dovette rilasciarlo, ma non prima di aver scattato qualche <strong>foto segnaletica</strong>, tra le poche che mostrano Di Lauro. Tra queste, c’è una foto di Di Lauro quarantacinquenne con una camicia blu a collo aperto mentre emerge riluttante dall’ombra – i capelli che iniziano a cadere, barba appena fatta, impressionantemente riservato. Uno stoico al culmine del suo potere. C’è qualcosa nel suo portamento – con un accenno di sorriso che in realtà non è un sorriso e gli occhi che sottilmente evitano la macchina fotografica – che trasmette una risoluta autonomia. A volte insistette sul fatto che non si opponeva al governo, ma da queste foto è chiaro il motivo per cui il governo avrebbe dovuto invece temerlo.</p><p dir="ltr">Pasquale? Quando le intercettazioni telefoniche raccolsero le eccitate conversazioni sulla visita al comando di polizia da parte di Di Lauro, d’un tratto <strong>divenne chiaro che Pasquale e Di Lauro fossero la stessa persona</strong>, e pertanto che Di Lauro, che prima era considerato un personaggio di secondo piano, fosse in realtà un re. Di Lauro aspettò per lungo tempo questo disastro per colpire. Da osservatore della vita, non avrebbe dovuto sorprendersi che sarebbe successo a causa di un incidente così insignificante come un battibecco con un professore di scuola. Non potendo più nascondersi in piena luce del sole, si ritirò sempre più nel proprio mondo privato e iniziò una esistenza peripatetica, muovendosi tra austeri appartamenti nel quartiere e dormendo a casa solo occasionalmente. A volte viaggiava all’estero per concludere affari e giocare d’azzardo. Quando tornava, non menzionava mai dove fosse stato o cosa avesse fatto. A nessuno importava, a patto che lui rimanesse al comando. Divideva la sua ricchezza con Secondigliano, e oltre.</p><p dir="ltr">Molte persone credevano che lo stato fosse troppo debole per toccarlo. Di Lauro certamente sapeva perchè lo stato ci mise così tanto ad agire – se lo sarà sicuramente chiesto. Il problema per la polizia era che nessun testimone si faceva avanti per parlare contro il clan. Questo obbligava gli inquirenti a procedere nel modo più tedioso: continuando a <strong>intercettare i cellulari del clan</strong> (in totale 7990 conversazioni), archiviando le prove più succose della colpevolezza in grandi faldoni per una successiva visione del giudice istruttore. Dovevano rispettare gli standard legislativi antimafia italiani, simili allo statuto americano RICO, che prende di mira l’affiliazione diretta con cartelli criminali e consente l’incriminazione per omicidio anche per chi è responsabile di aver dato l’ordine.</p><p dir="ltr">Ci sono voluti quattro anni a partire dall’incidente dello schiaffo per costruire il caso, ma alla fine nell’ottobre 2002 finalmente fu dato l’ordine di arrestare Di Lauro e altri 61 membri del clan. In pochi mesi, molti di loro furono prelevati e messi in prigione. Alcuni erano molto vicini a Di Lauro, incluso il secondogenito del boss. Per quanto riguarda Di Lauro in persona, non si trovava da nessuna parte. <strong>Per anni</strong> <strong>si diede alla macchia</strong>. Alcuni dissero di averlo visto a Marsiglia, Atene, Londra o Milano. Alcuni giornali scrissero che era morto. Ma il suo avvocato mi disse che non solo era vivo, ma era rimasto a Secondigliano per tutto il tempo. Quando chiesi al suo avvocato perchè, allargò le mani come per dire “ovvio” e rispose: “Amava la sua famiglia.” In effetti, durante i suoi anni da fuggitivo lui e sua moglie concepirono il loro undicesimo e ultimo figlio.</p><p dir="ltr">L’avvocato mi disse che si chiese ad alta voce se il neonato fosse una bambina, almeno l’ultimo nato, e Di Lauro rispose che non poteva neanche tirare in ballo l’argomento con la moglie perchè avrebbe potuto prenderlo per una critica per non avergli ancora dato una femmina. Era ancora innamorato di lei. Non gli sarebbe importato di nulla se non fosse stato per la famiglia. Nel maggio del 2004 uno dei suoi figli fu ucciso in un incidente motociclistico. Era il passeggero di dietro, senza casco. Di Lauro era a pezzi, rimase come paralizzato per un po’. Questo può aiutare a spiegare perchè in quel periodo commise il più grave errore della sua vita, quando decise di <strong>lasciare il potere nelle mani del figlio</strong> che amava oltre ogni limite, Cosimo, il primogenito.</p><p dir="ltr"><strong>Cosimo</strong>, 30enne, era decisamente uno psicopatico conosciuto per la sua brutalità. Aveva capelli lunghi e secchi e portava vestiti neri imitando il personaggio gotico di fantasia del film <em>Il Corvo</em>. Aveva una Lamborghini a Parigi. Un rubacuori per le ragazzine di bassi classi sociali, che andavano matte per la sua aggressività e il suo stile. Per la stessa ragione era circondato da una banda di sicari tutti spavaldi. Cosimo ebbe a che fare con la camorra sin da quando era adolescente. Di recente, si accorse di come gli associati principali del clan, gli onorevoli  concessionari, fossero diventati troppo avidi e indipendenti e che suo padre – un mero contabile, in fondo – non avesse avuto il coraggio di affrontarli. Tutto questo stava per cambiare, ora che lui era al comando.</p><p dir="ltr">D’ora in poi tutte le partite di droga sarebbero state comprate esclusivamente dalla famiglia Di Lauro e gli associati sarebbero essenzialmente diventati impiegati, pagati quanto Cosimo pensava fosse giusto, e sotto il suo controllo. Chiunque avesse obiettato sarebbe stato sostituito – in una maniera o nell’altra. Era ovvio che quelli vecchio stile non avrebbero accettato questi termini, nè che parimenti avrebbero potuto accettare l’autorità di un leader così immaturo. Attraverso un intermediario, Di Lauro ordinò che il figlio desistesse. L’intermediario disse: “Porto un messaggio da parte di tuo padre. Non fare questa guerra.” Era troppo tardi. Cosimo rispose: “<strong>Papà non contà più</strong>.”</p><p dir="ltr">La guerra che seguì fu una delle più intense nella storia della camorra, in cui collisero una fazione dei vecchi associati al clan Di Lauro, chiamati da quel momento “<strong>scissionisti</strong>”, contro i nuovi assassini che si schierarono con Cosimo e mantennero il nome Di Lauro. Il conflitto esplose a fine 2004. A Secondigliano e Scampia quell’autunno e quell’inverno furono uccise almeno 54 persone, a volte più di una al giorno. Paolo di Lauro deve aver visto la cosa con disgusto e sgomento. In un’occasione, l’ex ragazza di un secessionista fu catturata dagli uomini di Cosimo, torturata (invano) per farle rivelare dove fosse il suo ragazzo e uccisa. Il suo cadavere fu bruciato in una macchina. Le persone si sentirono oltraggiate, perfino all’interno del clan, e parlarono: questo era quello che faceva Cosimo. La polizia emise un mandato di cattura nei suoi confronti. Si diede alla clandestinità in Secondigliano, ma mandò così tanti messaggi a varie fidanzate che fu rintracciato in poche settimane.</p><p dir="ltr">Quando la polizia fece irruzione, non era armato. Si avvicinò ad uno specchio, si si sistemò indietro i capelli e si mise il suo cappotto di pelle nero affinchè si abbinasse al suo maglione nero e ai suoi jeans. Era un gennaio pomeriggio del 2005. Mentre la polizia lo arrestava al piano di sotto, diverse centinaia di donne del quartiere si diedero appuntamento sul luogo e iniziarono la rivolta. Lanciarono carta igienica e ogni genere di oggetto sulla polizia da una finestra al piano superiore e incendiarono due auto delle forze dell’ordine. Cosimo emerse, circondato da poliziotti, e guardò dritto nelle telecamere della stampa. Era come una rockstar in posa per i paparazzi. Le immagini fecero il giro dei cellulari delle ragazzine di tutta Napoli. Era fiero di quello che aveva fatto? Le guerre sono così facili da iniziare e difficili da terminare. <strong>Cosimo durò un altro mese o due</strong>, e finì per distruggere tutto quello che suo padre aveva costruito.</p><p dir="ltr">Per il clan di Lauro, era essenzialmente una sconfitta militare. Gli scissionisti erano più numerosi, più esperti e meglio equipaggiati; i Di Lauro contavano solo dei pretendenti che avevano accettato la guida di Cosimo. Alla fine fu Paolo Di Lauro, ancora in clandestinità, che cercò la pace. Appuntamenti tra inviati [delle due fazioni] furono organizzati e la sicurezza garantita da altri clan. Per essere maggiormente sicuri, dei familiari furono scambiati come ostaggi durante gli incontri.</p><p dir="ltr">Alla fine le due parti si accordarono su <strong>tre condizioni cruciali</strong>. Una: i seccessionisti sarebbero diventati un nuovo clan, senza obbligazioni nei confronti di alcun Di Lauro. Due: gli scissionisti che avevano lasciato i loro appartamenti potevano fare ritorno senza rischi a Secondigliano. Tre: Paolo di Lauro avrebbe ammesso che la sua famiglia aveva perso la guerra, e con essa i diritti a tutte le piazze tranne una straduzza nel centro di Secondigliano, un complesso di appartamenti vicini, in un bastione di lealisti chiamato Rione dei Fiori, dove le donne si erano rivoltate per il suo amato figlio psicopatico.</p><p dir="ltr">Nell’estate del 2005 c’era così tanta quiete sul fronte nord della provincia che i napolitani pensarono che Di Lauro era tornato al suo posto di comando. Una buona notizia, piuttosto che una cattiva. Le persone non sapevano che avesse perso il potere e non potevano immaginare che un simile uomo potesse mai essersi arreso. Pochi mesi dopo, il 16 settembre 2005, <strong>fu trovato dalla polizia</strong> in un semplice appartamento di una donna umile che gli aveva dato cibo e rifugio in cambio di un compenso. Non oppose resistenza nè fece alcun commento mentre lo prendevano. Pareva che se lo aspettasse. Quando fu portato fuori, mantenne la testa abbassata per evitare i fotografi. Non si pavoneggiò. Al commissariato, quando glielo chiesero, rispose come aveva fatto in passato: “Sono Paolo di Lauro, e sono un commerciante.” Poi, da quel momento in poi, <strong>si ammutolì</strong>.</p><h3>Isolamento</h3><p dir="ltr">Quindi l’amore è pericoloso, dopo tutto. <strong>Paolo Di Lauro fu processato</strong> nella primavera del 2006. Il primo grado di giudizio lo passò in modo tranquillo, senza emozionarsi come sarebbe stato prevedibile. Era vestito in maniera modesta. A metà del processo circa, mentre sempre più accuse gli erano mosse, smise di partecipare alle udienze, rinunciò alla sua difesa e licenziò il suo amico avvocato di vecchia data. Gli disse: “Non offenderti. Non c’è nessuna volontà di mancarti di rispetto.” Ma non c’era motivo di andare avanti. La corte gli assegnò un avvocato d’ufficio, come vuole la legge, e nel maggio 2006 Di Lauro fu condannato al primo di quello che poi sarebbero diventati tre periodi consecutivi di trent’anni di prigione per associazione mafiosa, traffico di droga e omicidio. Suo figlio Cosimo fu condannato all’ergastolo in processi separati. La corte sequestrò tutti i beni dei Di Lauro che fu possibile trovare.</p><p dir="ltr">Fu una vittoria per lo stato, ma vuota. <strong>Un’altra guerra</strong> esplose di nuovo nel 2006 fra gli scissionisti e il clan Di Lauro, questa volta capitanato da un altro figlio, e sette persone furono assassinate. Le dinamiche della violenza furono estremamente complesse. Si crede che alcuni dei morti siano stati ammazzati dai Licciardi per incitare la violenza in entrambe le parti. Nell’estate del 2007 successe ancora, e 11 alti associati dei Di Lauro furono uccisi. Lo stesso anno un gruppo di lealisti che si era mantenuto fedele al clan nei momenti peggiori tagliò i ponti, disgustato, e assunse il controllo della via principale di Secondigliano, lasciando i Di Lauro pateticamente indeboliti e con solamente la piazza a Rioni dei Fiori a disposizione per il traffico di droga. Li vicino, a Scampia, gli scissionisti avevano il controllo di molte piazze, ma erano incapaci di iniziare una nuova era di pace, come avrebbero dovuto volere. Al contrario, accadde l’opposto, e la guerra continuò per ragioni che assunsero contorni sempre più meschini e confusi.</p><p dir="ltr">Nel 2010 gli scissionisti si separarono a loro volta in due gruppi – i veterani della guerra con Di Lauro, chiamati i “<strong>Vecchi Colonnelli</strong>“, e gli ultimi arrivati guidati da un ragazzo notoriamente violento sulla ventina, noto come <strong>Mariano</strong>, che gira per il paese non su uno scooter, ma su una potente moto bicilindrica Transalp con indosso un casco integrale, come usano fare i killer. La polizia sa che è lì, ma non può trovarlo. È fatto di coca ed è certo di morire giovane, ma chiaramente non gli importa.</p><p dir="ltr">Questa la situazione sul campo oggi, un caos costante di <strong>rivalità sanguinose e scissioni</strong> che non sembrano volersi finalmente risolvere. È il cammino della camorra a Napoli, così come lo è sempre stato. Ci sono periodi di caos, seguiti da altri di calma quando salgono al potere uomini come Di Lauro, seguiti nuovamente da altro caos quando gli uomini come Di Lauro cadono. Ciò che rimane del suo clan è ora comandato da un figlio chiamato <strong>Marco</strong>, un fuggitivo dalla legge, che è comunemente disprezzato per la sua debolezza e la sua avventatezza. Da qualche parte a Napoli, in qualche altra famiglia, il prossimo grande leader è già nato, ma non può essere identificato finchè non emerge sulla scena dimostrando particolare forza o saggezza.  Nel frattempo, per quelli coinvolti nei giochi a Scampia e a Secondigliano, ci sono molte diverse maniere di morire, e ognuna di queste è una sorpresa.</p><p dir="ltr">Il <strong>Governo</strong> si aggira per questi luoghi, incerto della sua stessa missione. Devi chiederti cosa stia tentando di ottenere quando, per esempio, ferma alcune persone per interrogarle per la strada o ne getta in cella alcune per sempre. In posti come l’Italia – dove l’ultimo Presidente del Consiglio condona l’evasione fiscale, giustificandola come un atto naturale, e sfida pubblicamente i tribunali – è diventato difficile credere che le azioni della polizia siano sinceramente mirate a ristabilire la legge, o che i funzionari dello stato credano ancora che la legge conti qualcosa.</p><p dir="ltr">Mentre la guerra cammorristica si scatenava, l’Italia stessa stava barcollando sul ciglio del collasso economico, minacciando di trascinarsi con sè l’intera Europa – in gran parte a causa della mala amministrazione di una succesione di governi cinici e corrotti.</p><p dir="ltr">Un giorno a Napoli mi fu detto di una retata della polizia in corso contro ciò che era rimasto del clan Di Lauro a Secondigliano. Mi sono precipitato a Rioni dei Fiori e mi sono ritrovato davanti a una scena teatrale, un elicottero che torreggiava nel cielo e le strade sorvegliate da agenti in divisa che effettuavano posti di blocco. Al centro dell’operazione c’era proprio la piazza, un tipico miserabile complesso di appartamenti costruito attorno ad una piazzetta centrale piena di spazzatura e macchiata con almeno una grossa chiazza di escrementi umani. Come risultato, la droga non fu trovata nè furono effettuati arresti. I vigili del fuoco sfondarono una porta di acciaio e rimossero alcune fortificazioni che il clan aveva installato all’ingresso del cortile interno. La retata a quel punto era terminata. L’uomo che lo comandava era un commisario. Gli chiesi quale fosse il punto dell’operazione. “<strong>Una dimostrazione di potere statale</strong>,” mi disse. “Far fuggire gli spacciatori come ratti. Era umiliazione pubblica. Questo era lo scopo. Ma non siamo stupidi. Sappiamo che ora torneranno a riprendersi il controllo della piazza e degli accessi. Probabilmente entro domani. Vedi, possiamo fare pressione alla camorra, ma non possiamo fermarla.”</p><p dir="ltr">E forse non importa. Le persone possono torcersi le mani per l’orrore di tutto questo, ma questa è Napoli, una delle grandi alternative alla vita moderna. È possibile che il mondo non possa più sradicare la camorra, tanto quanto possa permettere che i napoletani diventino efficienti. <strong>E poi c’è il lato pratico.</strong> Un giudice anti-mafia mi disse che alcuni poliziotti – anche quelli che non sono stati corrotti – non vorrebbero vedere lo stato vincere per paura di che si venga a creare solo un disordine più grande. Un altro giudice mi fece notare che il governo ha bisogno della camorra per il controllo sociale. Mi disse: “Per un leader politico, è più facile parlare con un boss della camorra che fare arrivare il messaggio a 100mila persone.” In aggiunta, mi disse che la camorra crea delle regole, fa rispettare le leggi, fa sì che  l’operato della polizia sia tenuto sotto controllo, respinge esattori delle tasse troppo aggressivi, impiega una grossa percentuale della popolazione, crea e distribuisce ricchezza in maniera più efficiente di ogni altro settore della società e permette che le cose procedano, specialmente in tempi come questi in cui l’economia nazionale è fallita e la moneta stessa è a rischio.</p><p dir="ltr">Non è il sistema che uno si sognerebbe in una società civile. Ciononostante, la camorra serve la società meglio quando è forte. Tutti i giudici a cui ho parlato hanno riconosciuto questa verità, e tuttavia alcuni di questi erano le stesse persone che avevano beccato Di Lauro. Gli chiesi se credevano nella superiorità dello stato italiano, e mi risposero tutti di no tranne uno. Quest’ultimo mi disse, letteralmente, “Non abbiamo scelta. La camorra ha creato l’<strong>anti-stato</strong>, la cui esistenza stessa mina la legittimità dello stato italiano. Se la magistratura non agisse, non sembrerebbe reale. Se la magistratura non fosse reale, l’Italia non durerebbe. Il nostro ruolo non è quello di prevalere contro la camorra, ma di cogliere i movimenti delle cose.” Menzionai questo ad un avvocato difensore della camorra. Conosceva questo giudice. Mi rispose: “L’anti-stato è ormai lo stato vero e proprio. È lo Stato, non la camorra, che sta strangolando l’Italia.” Sembrava preferire i criminali alle forze dell’ordine. La maggior parte dei napolteani sarebbe d’accordo. Essi dimostrano ogni giorno fino a che punto si può vivere senza Italia. E se Di Lauro tornasse indietro, le celebrazioni farebbero chiudere tutto in città. Probabilmente non avverrà mai.</p><p dir="ltr">Di Lauro compirà 59 anni in una cella di massima sicurezza a 60 km a nordovest di Roma, nella provincia di Viterbo. E’ in custodia sotto il regime carcerario del <strong>41-bis</strong>, un programma di isolamento severo e a tempo indeterminato per il quale i boss mafiosi possono essere tenuti sotto sorveglianza 24 ore su 24, senza contatti nemmeno con le guardie o accesso all’informazione nazionale o regionale, potendo godere solo delle visite dei propri avvocati e, solo per un’ora al mese – dietro un vetro, attraverso un telefono monitorato – di un membro stretto della loro famiglia accompagnato solo da bambini minorenni. L’intento primario è quello di separare i boss mafiosi dalle loro organizzazioni, e di evitare che dirigano le operazioni da dentro il carcere. I risultati, tuttavia, sono talmente estremi che nel 2007 la Corte Europea dei Diritti Umani si espresse sostenendo che certi aspetti violavano le convenzioni europee dei diritti umani, e nello stesso anno un giudice americano negò l’estradizione di un trafficante di eroina per paura che il 41-bis potesse venirgli applicato e potesse configurarsi come tortura. Infatti, il regime carcerario, che è facilmente revocato quando vuole un governo, è servito frequentemente come arma di ricatto, persuadendo una serie di tipi tosti a testimoniare in tribunale in cambio del sollievo dalla promessa di eterna solitudine.</p><p dir="ltr">Ma Di Lauro non è uno di questi. Non è chiaro se non abbia nulla da leggere. Si dice che passi il suo tempo in contemplazione e fumando sigarette a ripetizione. È una reazione straordinariamente disciplinata. Sa che può smettere di soffrire se solo si decide a parlare, ma si rifiuta di farlo. Al contrario, ha scelto il cammino opposto, ancora più estremo del 41-bis, rifiutando non solo ogni contatto con il suo avvocato, ma anche le conversazioni che gli sono concesse una volta al mese con la moglie. Deve amarla ancora, ma è il campione del <strong>silenzio</strong>. Intrappolato dallo stato, rimane padrone del proprio destino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/napoli-lotta-stato-anti-stato/214973/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dalle famiglie italiane si pretende troppo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/dalle-famiglie-italiane-pretende-troppo/206939/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/dalle-famiglie-italiane-pretende-troppo/206939/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Apr 2012 10:27:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Daniela del Boca]]></category> <category><![CDATA[demografia]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[jus soli]]></category> <category><![CDATA[Luigi Barzini]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206939</guid> <description><![CDATA[Ridotta fertilità e situazione occupazionale sono motivo di preoccupazione. In Italia, il tasso di fertilità femminile è sceso in maniera preoccupante. Le italiane, penalizzate dalla politica e dai mariti, riescono con difficoltà a conciliare lavoro e figli. Testata: NZZ Data di pubblicazione: 18/04/2012 Traduzione di Claudia e Cristina per italiadallestero.info Articolo originale di Nikos Tzermias Mamma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-size: small;"><em>Ridotta fertilità e situazione occupazionale sono motivo di preoccupazione. In Italia, il tasso di fertilità femminile è sceso in maniera preoccupante. Le italiane, penalizzate dalla politica e dai mariti, riescono con difficoltà a conciliare lavoro e figli.</em></span></h1><p>Testata: <a href="http://www.nzz.ch/nachrichten/politik/international/italiens-ueberforderte-familien_1.16492993.html" target="_blank">NZZ</a><br /> Data di pubblicazione: 18/04/2012<br /> Traduzione di Claudia e Cristina per <a href="http://www.italiadallestero.info/">italiadallestero.info</a><br /> Articolo originale di Nikos Tzermias</p><p><strong>Mamma mia!</strong> In quasi nessun altro paese come in Italia gli uomini chiamano tutti i giorni la mamma per raccontarle quello che capita loro di bello o di brutto. La mamma, i figli e la famiglia, per secoli sono stati il fondamento della società italiana, in passato dominata continuamente da potenze straniere. La <strong>famiglia</strong> è stata &#8220;una fortezza in un paese ostile&#8221;, ha scritto lo scrittore <strong>Luigi Barzini</strong> nel suo bestseller <em>The Italians</em>, riferendosi al fatto che le donne sono la spina dorsale della famiglia e senza di loro l&#8217;Italia crollerebbe come un castello di carte.Tuttavia nel corso dei secoli le donne italiane avrebbero dovuto anche imparare a trascurare i mariti, che senza le loro mogli non avrebbero concluso nulla.</p><p><strong>Cambiamento molto difficile</strong></p><p>Il libro di Barzini è stato pubblicato all’inizi degli anni ‘60, quando la famiglia italiana, di stampo cattolico, sembrava funzionare ancora bene e la Repubblica italiana viveva il miracolo economico. C&#8217;era un <strong>ottimismo generale</strong> diffuso. La gran parte delle casalinghe italiane ha avuto in media due o tre bambini. Il paese all&#8217;estero era per lo più noto per &#8220;La Dolce Vita&#8221;, anche se l’omonimo famoso film di <strong>Federico Fellini </strong>si poneva già in maniera critica nei confronti della società. L&#8217;Italia quindi ha subito un decisivo <strong>cambiamento sociale</strong> con un certo ritardo. Divorzio e aborto furono legalizzati nel 1974 e nel 1978, nonostante l&#8217;opposizione del Vaticano. Il numero dei matrimoni è diminuito e quello delle separazioni aumentato, anche se non in modo evidente come negli altri paesi industrializzati. Il tasso di natalità è iniziato a calare negli anni &#8217;70 e anche in Italia i nuclei familiari sono andati via via diminuendo.</p><p>L&#8217;Italia quindi segue la tendenza generale? Niente affatto. Il <strong>tasso di fertilità</strong> in questo paese, anche se il più alto della maggior parte degli altri paesi industrializzati, è diminuito. Dal 1970 al 1995 è sceso da 2,43 figli per donna a 1,19. Da allora, il numero è lievemente salito stabilizzandosi a circa 1,4. Questo però principalmente grazie al tasso di natalità molto più alto tra gli immigrati. Ma anche così la percentuale di fertilità in Italia rimane una delle più basse nei paesi industrializzati ed è ancora nettamente inferiore rispetto al cosiddetto livello di ricambio di 2,1 figli per donna</p><p>Merita attenzione il forte crollo delle nascite, ma soprattutto perché solo il 48% delle donne italiane ha un lavoro rispetto ad un tasso medio del 59% in tutta l&#8217;area OCSE. La docente di economia <strong>Daniela Del Boca</strong>, di Torino, ricorda inoltre che negli ultimi 15 anni il tasso di occupazione  per le donne nei paesi dell&#8217;OCSE è aumentato  mentre in Italia è rimasto per lo più invariato.</p><p><strong>Partorire solo dopo i trent’anni</strong></p><p>Così, nel caso dell&#8217;Italia, la <strong>percentuale di occupazione femminile</strong>, di gran lunga molto minore che in altri paesi, è alla base della diminuzione del tasso dei fertilità. Ancor più che in alcuni paesi sviluppati come USA, Gran Bretagna, Francia, Svezia e altri paesi nordici, dove un tasso di fertilità in media molto più elevato, che raggiunge il livello di ricambio, è accompagnato da un tasso di occupazione femminile insolitamente elevato. Questi confronti dimostrano che le donne italiane sono soprattutto in <strong>difficoltà nel conciliare figli e carriera</strong>.</p><p>Certo alle giovani donne italiane piacerebbe avere almeno due bambini. Ma da giovani  sono occupate nell’assicurarsi la migliore formazione possibile e subito dopo impegnate nel tentativo di affermarsi sul mercato del lavoro. Sorprendente oggi è la percentuale di donne giovani (25 &#8211; 34 anni) in possesso di un diploma di <strong>laurea</strong> (24%) decisamente superiore a quella dei coetanei maschi (15%). In questo contesto le italiane in genere pensano seriamente ai <strong>figli solo dopo i 30 anni</strong>, cosa che però ha ridotto considerevolmente la possibiità di prole. La Del Boca, che dirige anche il centro di studi per l’infanzia di Torino, ricorda che un quarto delle donne che lavora, rinuncia alla nascita del primo figlio per il lavoro ed è costretto molte volte dai datori di lavoro che al momento dell’assunzione si fanno firmare illegalmente una lettera di dimissioni in bianco. Tra le donne che perdono il lavoro a causa di una maternità solo i due quinti riescono ad essere nuovamente riassunte.</p><p>Come la carriera e la maternità siano in Italia difficilmente compatibili è dimostrato anche da una delle statistiche OCSE pubblicate lo scorso anno, secondo le quali un quarto delle  italiane nate dopo il 1965 non ha figli, rispetto al 10% in Francia, 12% in Spagna, 15% in Svezia, il 16% negli Stati Uniti e il 20% in Germania.</p><p><strong>Politica familiare arretrata</strong></p><p>La docente di sociologia presso l’università di Torino, <strong>Chiara Saraceno</strong>, attribuisce anche la bassa fecondità e la mancanza di lavoro delle donne italiane ad un livello base di <strong>politica familiare</strong> che è ancora fermo agli anni &#8217;50 e che ha portato ad un sovraccarico enorme che grava sulle famiglie di oggi. Sulla famiglia verrebbero scaricati tutti quei problemi che in molti altri paesi sono a carico dei servizi sociali pubblici.</p><p>La Saraceno e la Del Boca citano anche le ultime statistiche OCSE, stando alle quali il settore pubblico in Italia spende per famiglie con bambini solo l’1,4% del prodotto interno lordo, contro una media OCSE del 2,2%. Alle famiglie manca un sostanziale alleggerimento fiscale, anche se la bassa fertilità accelera l&#8217;invecchiamento della società e mette in pericolo le future pensioni. Entrambe contestano soprattutto la <strong>grande carenza di asili nido pubblici</strong>.</p><p>C’è posto solo per il 12% dei bambini sotto i tre anni, mentre il tasso in Francia e nei paesi nordici ha raggiunto il 30 &#8211; 40%. Allo stesso tempo nel paragone le aziende italiane raramente sono disponibili  ad andare incontro alle esigenze delle madri lavoratrici. Circa la metà dei neonati di madri che lavorano sono affidati ai <strong>nonni</strong> in Italia, secondo le statistiche Istat. Ma questo ha lo svantaggio di una  limitata mobilità economica.</p><p>Gli economisti <strong>Alberto Alesina</strong> (Harvard University) e <strong>Andrea Ichino</strong> (Università Commerciale Luigi Bocconi) criticano la Saraceno e la Del Boca che fanno troppo affidamento sullo stato e citano alcuni degli Stati Uniti dove la fertilità e l’occupazione femminile, nonostante gli scarsi servizi pubblici, sono elevate e le famiglie ricorrono in primo luogo all’assistenza privata grazie ad un reddito più alto. A prescindere completamente da questo, i due professori dubitano che ulteriori servizi pubblici possano risolvere il problema di base delle lavoratrici madri e che anche per i bambini possa essere la cosa migliore.</p><p>Alesina e Ichino individuano come ostacolo principale la <strong>separazione del lavoro tra i coniugi</strong>, assolutamente squilibrata in Italia, che, secondo numerosi studi, è l&#8217;unico paese occidentale industrializzato, dove le donne lavorano complessivamente, vale a dire in casa e fuori, molto più degli uomini, cioè in media 80 minuti in più al giorno. Le donne sono occupate nel lavoro domestico per 5 ore al giorno e quindi 3 ore in più rispetto ai loro mariti, dato che nella zona OCSE l’Italia è superata solo da Messico, Turchia e Portogallo.</p><p>Alesina e Ichino ritengono inoltre che dietro la richiesta di maggiori aiuti pubblici continui a nascondersi in fondo <strong>l’abitudine</strong> a pensare che siano innanzitutto le donne (in primo luogo) ad occuparsi dei bambini, degli anziani e della casa. Inoltre, in un paese economicamente sviluppato ci sono sempre meno lavori fuori casa, in cui gli uomini dal punto di vista tecnico o biologico avrebbero ancora un vantaggio rispetto alle donne. Al contrario gli uomini non potrebbero sostituire le donne nella gravidanza e nell&#8217;allattamento. Tuttavia le donne non potrebbero dedicare  la stessa energia degli uomini per continuare la propria carriera professionale, perché sarebbero già  gravate dalla maggior parte dei lavori di casa.</p><p>E’ indubbio che, nel corso degli ultimi decenni, sul tasso di natalità abbiano inciso negativamente i <strong>problemi economici generali dell&#8217;Italia</strong>. Queste difficoltà hanno anzitutto colpito la<strong> generazione dei giovani</strong>, svantaggiata nel rigido  mercato del lavoro, in cui sono tutelati i lavoratori già in attività. Questo limita le possibilità di crearsi una propria famiglia in una Italia che, già da molti anni, ha uno dei tassi di occupazione minori nell&#8217;UE tra le giovani forze lavoro.</p><p>Solo il 35% dei giovani tra i 15 e i 29 anni hanno un impiego, rispetto ad un tasso del 50% nell&#8217;UE dei 15. Di particolare interesse è che 2,1 milioni di giovani italiani e italiane &#8211; ossia oltre il 20% &#8211; né studia, né lavora. La creazione di famiglie numerose è penalizzata anche certamente dal fatto che due terzi dei giovani tra 18 e 34 anni vivono ancora con i genitori, mentre la percentuale in Francia é del 30% o nel Nord Europa addirittura il 20%.</p><p><strong>Introduzione dello &#8220;jus soli&#8221;?</strong></p><p>Il basso tasso di natalità rischia di avere <strong>gravi conseguenze demografiche</strong>. Già dall’inizio dei primi anni &#8217;90, l&#8217;Italia, che fino agli anni &#8217;80 era stato un paese di emigrazione, presenta un deficit di nascite. L&#8217;Istat ha recentemente previsto che la popolazione rischia di ridursi nei prossimi cinquanta anni di 11.5 milioni di abitanti scendendo a 49 milioni, se la diminuzione non sarà compensata dalla maggiore immigrazione. Con una tale stabilizzazione della popolazione, la percentuale di stranieri senza naturalizzazione aumenterebbe del 7,5 al 23%.</p><p>Questa prospettiva ha di recente suscitato continue discussioni circa la possibilità di facilitare la naturalizzazione e l’applicazione anche del concetto di  <strong><em>jus soli</em></strong>, già introdotto anche negli Stati Uniti, secondo il quale tutti i bambini nati in Italia da figli di immigrati acquistano  la cittadinanza. Su questo si è pronunciato nel mese di novembre nientemeno che il Presidente della Repubblica<strong> Giorgio Napolitano</strong>. Anche la coalizione di centro-sinistra ha accolto subito la proposta, mentre i rappresentanti della coalizione dell’ex Presidente del Consiglio <strong>Berlusconi</strong>, dimissionario a novembre, hanno risposto negativamente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/dalle-famiglie-italiane-pretende-troppo/206939/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italia: brutti ma necessari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/italia-brutti-necessari/205671/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/italia-brutti-necessari/205671/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 16:02:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205671</guid> <description><![CDATA[Sono corrotti e incompetenti, tuttavia il paese non può fare a meno dei partiti. Testata: Die Zeit Data di pubblicazione : 14/04/2012 Traduzione di Claudia Marruccelli e Michelangelo Amorosino per italiadallestero.info Articolo originale di: Ulrich Ladurner Postato: 16.04.2012 L&#8217;Italia è il più bel paese della terra, ma con i peggiori partiti  del mondo &#8211; beh, forse può...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style: italic;">Sono corrotti e incompetenti, tuttavia il paese non può fare a meno dei partiti.</span></p><p><span style="font-style: italic;">Testata: <a href="http://www.zeit.de/2012/16/P-ML-Italien/komplettansicht">Die Zeit</a><br /> Data di pubblicazione : 14/04/2012<br /> Traduzione di Claudia Marruccelli e Michelangelo Amorosino per<a href="http://www.italiadallestero.info/"> italiadallestero.info</a><br /> Articolo originale di: <a href="http://community.zeit.de/user/ulrich-ladurner">Ulrich Ladurner</a><br /> Postato: 16.04.2012</span></p><p>L&#8217;Italia  è il più bel paese della terra, ma con i peggiori partiti  del mondo &#8211;  beh, forse può sembrare un’esagerazione, ma persino gli italiani non ne  salverebbero nemmeno uno. Solo il quattro per cento dei cittadini  italiani, secondo i sondaggi, ha ancora fiducia nei partiti. Questo non  stupisce, dal momento che i partiti hanno portato il paese sull&#8217;orlo  dell&#8217;abisso. La dimensione del loro fallimento appare davvero evidente  da quando in Italia è diventato primo ministro Mario Monti, non legato  ad alcun partito. L’attuale capo del Governo gode di indici di  gradimento di oltre il 60 per cento, nonostante le sue dolorosissime  riforme. Gli italiani sono chiaramente <strong>disposti</strong> a lasciarsi torturare da  quest&#8217;uomo senza lamentarsi più di tanto, mentre attualmente solo la  parola “partito” fa gridare. A  causa dei partiti, gli italiani hanno davvero sofferto a lungo, hanno  conosciuto il loro egoismo, la loro avidità, la loro corruzione e la  loro incompetenza. Solo una risicata maggioranza (52 per cento) ritiene  ora, che &#8220;<em> la democrazia possa funzionare senza partiti</em>”. Dunque, perché  aspettare? Basta con questi partiti spazzatura della storia! Evviva i  tecnocrati come Monti! Hip Hip Hurrà all’eminenza grigia!</p><p>Sembra  facile &#8211; terribilmente allettante. Perciò a questo punto occorre  prendere le difese dei disastrosi partiti italiani. Cominciamo con uno  dei più orribili, con la Lega Nord. Il suo capo Umberto Bossi ha appena  rassegnato le dimissioni perché persone della sua stretta cerchia si  sono riempiti le tasche di denaro. Proprio la Lega che si è sempre  comportata come un&#8217;associazione di “Mastrolindi” e che contro i partiti  corrotti di Roma imprecava &#8220;Roma ladrona!&#8221;, un popolare grido di  battaglia di Bossi. Ora però ha i ladri in casa propria. Inoltre,  bisogna aggiungere che la Lega Nord è razzista, volgare, meschina,  populista, islamofoba. Quindi non c’è nulla di <strong>difendibile</strong>, tranne una  cosa: che si tratta di un partito. Una libera associazione di persone  che entra in politica per cambiare le cose. La Lega ha portato  nell&#8217;arena della politica la gente comune che non si sentiva  rappresentata. Quando entrarono in scena, i leghisti sbraitavano,  brontolavano, maledicevano e inveivano come degli ossessi &#8211; tutto molto  poco attraente. Ma erano lì, visibili, con una sola richiesta: Vogliamo  dire la nostra! Il loro mezzo per ottenere questo era il partito.  Sarebbe stato meglio il silenzio aggressivo di centinaia di migliaia di  persone, il barricarsi risentiti nella sfera privata o la protesta per  le strade?</p><p>Anche  l&#8217;indicibile Silvio Berlusconi ha condotto o mantenuto milioni di  persone in politica. Certo, Berlusconi ha fatto finta di fare politica,  mentre si arricchiva e trasformava Roma in un <strong>bordello</strong>. Il suo partito  si chiama Popolo della Libertà, che voleva, a prescindere da tutte le  leggi e le consuetudini. Anche in questo partito non c&#8217;è niente di  buono, tranne il fatto che la gente si è messa assieme per condividere  le proprie idee e curare i propri interessi. Questo non è sempre bello, a  volte persino ripugnante, e può essere pericoloso e diventare una  minaccia per la democrazia &#8211; ma quali sono le alternative? Una figura di  spicco come Mario Monti. Ma il &#8220;Montismo&#8221;, cioè la convinzione che  senza partiti e senza dover essere eletti dal popolo, si possa agire per  il meglio per questo stesso popolo, è solo un&#8217;illusione. Monti stesso  lo sa, e ripete <strong>costantemente </strong>che la sua permanenza è solo temporanea,  che resterà fin quando avrà sbrogliato la matassa. Dopo di che  torneranno i partiti. Cioè, ci saranno di nuovo gli italiani. Monti può  essere considerato solo un momento di transizione, perché la democrazia  ha bisogno dell’alternanza di potere, se vuole rimanere democrazia.</p><p>Del  resto i partiti non arrivano dal nulla. Essi sono nel bene e nel male  lo specchio dei cittadini che operano al loro <strong>interno</strong>. Certo la grande e  colta Italia avrebbe potuto rinunciare alla Lega Nord, e a Berlusconi,  ma non lo ha fatto. Cancellare tutte le brutture dei partiti è un  processo faticoso, che deve coinvolgere molti ingranaggi. Un dibattito  pacifico, istituzioni forti, risveglio del senso civico &#8211; queste sono le  forze che potrebbero mitigare la minaccia ai partiti. Milano lo ha già  fatto recentemente con i comitati civici che hanno reso possibile  l’elezione di un sindaco riformista. Questi comitati non si considerano  un sostituto dei partiti politici, piuttosto servono loro da<strong> stimolo</strong>,  come una spina nel fianco. Il compito è la riforma dei partiti, non la  loro abolizione, infatti questo sarebbe l’inizio della distruzione della  democrazia rappresentativa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/italia-brutti-necessari/205671/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dimissioni di un uomo che predica odio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/dimissioni-uomo-predica-odio/204234/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/dimissioni-uomo-predica-odio/204234/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Apr 2012 13:15:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[dimissioni]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204234</guid> <description><![CDATA[Bossi se ne va, la Lega Nord purtroppo resta Umberto Bossi è stato negli ultimi anni segnato in maniera evidente dalla malattia e dall&#8217;età, ciò nonostante è sempre stato in grado di alzare il dito medio durante i raduni. Un dito medio, rivolto principalmente alla &#8220;vecchia&#8221; politica, contro la quale il politico aveva strutturato la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: bold;">Bossi se ne va, la Lega Nord purtroppo resta</span></p><p>Umberto  Bossi è stato negli ultimi anni segnato in maniera evidente dalla  malattia e dall&#8217;età, ciò nonostante è sempre stato in grado di alzare il  dito medio durante i raduni. Un dito medio, rivolto principalmente alla  &#8220;<em>vecchia</em>&#8221;  politica, contro la quale il politico aveva strutturato la sua ascesa e  il successo della Lega Nord. In Italia è stata indimenticabile la gioia  maligna che Bossi 20 anni fa riversò sul regime corrotto della <em>Prima  Repubblica</em> formato dalla Democrazia Cristiana e dai Socialisti. Inoltre,  è stato a fianco di Berlusconi, uno dei principali protagonisti della  Seconda Repubblica.</p><p>Ora  però è evidente che anche il partner minore della coppia della destra  populista si allinea ai predecessori che ha così tanto biasimato. La  stessa Lega Nord, che si è comportata come un’associazione di  inflessibili bacchettoni, ha &#8211; così si legge nelle indagini dei  procuratori &#8211; considerato lo Stato come un self-service. Ancora peggio  di come avveniva tempo fa, nel partito di Bossi si sono instaurate  abitudini feudali, la moglie, i figli, oltre che gli incoscienti  consiglieri, hanno influenzato i destini del partito, e persino del  paese.</p><p>Peggio  ancora: durante il governo della Lega e del suo alleato Berlusconi si  sono oltrepassati limiti che altrove in Europa resistono ancora. Gli  insulti pubblici, spesso volgari, rivolti all’opposizione politica, le  oscene offese rivolte a interi gruppi di persone come gli immigrati o i  gay e le lesbiche &#8211; sono diventati anch’essi socialmente accettati,  soprattutto grazie alla Bossi.</p><p>E  socialmente accettata è diventata così un’azione di governo che  alimentata dai populisti di destra ha causato un acceso risentimento  verso la politica spicciola.</p><p>Che  Bossi ora se ne vada e che sia coperto di derisione e di vergogna e che  debba abbandonare la sua poltrona, questa è una buona notizia, ma una  notizia migliore, sarebbe che la Lega Nord venisse finalmente isolata  nella politica italiana &#8211; e non solo per certe imbarazzanti vicende a  favore del figlio del dittatore, alla stregua di Kim II Sung, ma per  l&#8217;orientamento fascistoide di questo partito del &#8220;sano sentimento  popolare&#8221; che ha diffuso, in seno alla politica italiana, l&#8217;odio sociale  nei confronti degli &#8220;stranieri&#8221; e dei &#8220;diversi&#8221; basato su teorie pseudo  evoluzionistiche.</p><p>Testata: <a href="http://www.taz.de/Kommentar-Lega-Nord/%2191059/">Taz</a><br /> Data di pubblicazione :06/04/2012<br /> Traduzione di Claudia Marruccelli per <a href="http://www.italiadallestero.info/">italiadallestero.info</a><br /> Articolo originale di: Michael Braun</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/dimissioni-uomo-predica-odio/204234/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Perché l’Occidente non va a sinistra?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/perche-l%e2%80%99occidente-sinistra/203116/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/perche-l%e2%80%99occidente-sinistra/203116/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Apr 2012 07:22:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Argentina]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[Raffaele Simone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203116</guid> <description><![CDATA[Il linguista ed esperto di filosofia del linguaggio e della cultura ha scosso il suo paese con Il mostro mite, in cui, partendo dalla scomparsa della sinistra tradizionale italiana, espone le cause della scelta del mondo di andare a destra. Testata: Clarin Data di pubblicazione: 26.03.2012 Traduzione di Elena, Michela, Amina per italiadallestero.info Articolo originale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em>Il linguista ed esperto di filosofia del linguaggio e della cultura ha scosso il suo paese con Il mostro mite, in cui, partendo dalla <strong>scomparsa</strong> della sinistra tradizionale  italiana, espone le cause della scelta del mondo di andare a destra.</em></p><p dir="ltr"><strong>Testata</strong>: <a href="http://fr.myeurop.info/2012/02/27/la-jeune-promesse-du-blog-bd-a-l-italienne-4701">Clarin<br /> </a><strong>Data di pubblicazione</strong>: 26.03.2012<br /> <strong>Traduzione</strong> di Elena, Michela, Amina per <a href="http://www.italiadallestero.info/">italiadallestero.info<br /> </a><strong>Articolo originale</strong> di Pedro Vallín</p><p>Linguista  ed esperto di filosofia del linguaggio e della cultura, <strong>Raffaele Simone</strong> è riuscito a scuotere le coscienze del suo paese con <em>Il mostro mite</em> (Taurus) provocatoriamente sottotitolato <em>Perché l’Occidente non va a sinistra?</em> nel quale, partendo dalla scomparsa della sinistra tradizionale  italiana che si è fusa nella democrazia cristiana, espone le cause della  svolta a destra del mondo e della trasformazione del capitalismo in una  cornice confortevole che avvolge tutto &#8211; e per questo è una misura  buona e invisibile &#8211; da lui definita mostro mite. Parla in castigliano  perfetto, con grande dettaglio di finezza, sorprendente quando non si  padroneggia la lingua madre.</p><p><strong>-  Una delle conclusioni del suo libro allude alla “naturalità” del  pensiero di destra, contro la condizione “artificiale” del pensiero di  sinistra nella misura in cui va contro la tendenza naturale all’egoismo</strong><br /> - Esattamente, è proprio questo.</p><p><strong>-  Gli evoluzionisti, nonostante tutto, hanno affermato che la generosità,  la filantropia e la morale sono naturali, un vantaggio evolutivo nella  misura in cui l’uomo è un essere sociale. Nel mondo primitivo le società  con regole si impongono sulle altre perchè permettono la crescita  demografica e la nascita di occupazione, e così via.</strong></p><p>-  Sta dicendo esattamente quello che affermo. L’idea che descrivo nel  libro, per cosi’ dire drammatizzando un po’ (non è una teoria ma  un’allegoria un po’ drammatizzata), è la stessa di <em>2001 Odissea nello spazio</em> di <strong>Kubrick</strong>: quando teoricamente tutto ha avuto inizio, un’epoca cui  nessuno ha potuto assistere,  gli uomini primitivi si massacravano tra  loro. A un certo punto, per evitare lo sterminio, per così dire, e in  conseguenza del diffondersi della paura, sono state create gradualmente  delle regole. E applicando questa metafora alla relazione tra sinistra e  destra, credo che stare a sinistra sia meno “naturale” che stare a  destra perchè la persona di destra dice: “Questo è mio e nessuno deve  toccarlo. Nessuno deve discutere cio’ che io voglio fare”. Sono  argomenti di tipo “primitivo”, (lo metta) tra virgolette per piacere,  sono argomenti ancora non elaborati.</p><p>Al contrario la sinistra dice: “Tu  devi rinunciare a una parte del tuo perchè c’è gente che ne avrà più  bisogno di  te”. O meglio: “L’interesse pubblico (che è un concetto  molto sofisticato) prevale sull’interesse privato. Quello che tu decidi  di fare deve esser mediato dal pensiero dell’interesse degli altri”. E’  un atteggiamento per cui impiego l’immagine della molla in tensione,  perchè la tendenza naturale è verso l’egoismo, e dividere quello che si  possiede tra persone che neanche si conoscono è contro natura, nel senso  che incontra la resistenza della molla.</p><p><strong>-  Questo si collega all’eterno dibattito, molto vivace tra i gruppi  femministi e tra gli educatori, tra cio’ che è naturale e cio’ che è  culturale. Naturale sarebbe di destra e culturale di sinistra.</strong><br /> -  Si, l’opposizione è questa, appoggiata in questo momento dagli studi  degli etologi che lei menzionava, gli studi sul comportamento delle  scimmie più evolute e così via. Sappiamo moltissimo dell’umano, molto di  più di quello che ne sapeva <strong>Rousseau</strong>, che a suo tempo simpatizzava con  le posizioni della Chiesa, che suppongono che l’uomo sia originariamente  buono e che peggiori con il passare del tempo. Istintivamente credo il  contrario. E in questo caso è un’immagine per spiegare il fatto che è  molto più frequente e facile il passaggio da sinistra a destra a livello  individuale che il contrario.</p><p><strong>- E oltretutto è simmetrico.</strong><br /> - In che senso?</p><p><strong>-  Quando uno proviene da posizioni estreme di sinistra finisce in  posizioni estreme di destra, e se uno è moderato, finisce con l’avere  posizioni moderate. Dallo stalinismo al fascismo, e dalla  socialdemocrazia alla democrazia cristiana, per così dire.</strong><br /> -  Si, si. In Italia abbiamo molti casi. E’ esattamente così. In Italia il  partito socialista si è quasi totalmente spostato sugli standard di <strong> Berlusconi</strong> senza subire cambiamenti. E la gente realmente socialista  continua a chiedersi come abbiano potuto. Secondo la mia interpretazione  è la molla: a un certo punto, stanchi di tenerla tesa, decidono di  allentarla.</p><p><strong>- Arrendersi?</strong><br /> - Esatto.</p><p><strong>-  Lei, e anche chi ha scritto il prologo, citate la scena di Aprile di  Nanni Moretti (1998), nella quale il protagonista rimane davanti al  televisore gridando a Massimo D’Alema: “D’Alema, dì qualcosa di  sinistra!”. Moretti aveva già proposto una satira carnevalesca sul  disfacimento del comunismo italiano, Palombella rossa (1993),  trasformato in una partita di pallanuoto, con un testo esplicito sulla  crisi della sinistra.</strong><br /> -  In Moretti ci sono molti elementi di questo tipo. Inoltre fu Moretti  che diede il via alcuni anni fa ad una manifestazione di protesta contro  la gestione attuale della sinistra che si concluse in manifestazioni  importanti, il movimento dei Girotondi. Fu lui uno dei promotori. In un  dato momento il movimento si sgonfio’ perchè era troppo informale e  forse mancavano leader, ma è stato un movimento importante che durò  diversi anni.</p><p><strong>- Lei è molto pessimista?</strong><br /> - No, no. Ho speranza.</p><p><strong>- Si fa fatica a vederlo nel libro.</strong><br /> - Credo sia meglio analizzare i dati in maniera approfondita prima di elaborare una risposta.</p><p><strong>-  Non crede che la perdita dei principi o delle idee forti della sinistra  che Lei denuncia si siano prodotte parallelamente nella destra, che il  tradizionalismo o le espressioni più reazionarie in campo morale siano  retrocesse?</strong><br /> -  Per questo parlo di neodestra, è una destra diversa rispetto alla  precedente. Non sono fascisti, hanno solo interessi materiali.</p><p><strong>-  Lei enumera le mete non raggiunte dalla sinistra in Europa negli ultimi  150 anni. Afferma che “non si è prodotto un progresso costante  nell’istruzione e nella cultura”… Le statistiche sul progresso umano  delle Nazioni Unite dicono un’altra cosa, che gli indici di  alfebetizzazione non hanno smesso di crescere.</strong><br /> - Non abbiamo raggiunto l’obiettivo.</p><p><strong>-  Però lei sostiene che non ci sono progressi. Successivamente aggiunge  che “non si è prodotta nessuna rivalorizzazione dell’attività  intellettuale e creativa”. Non le posso fornire dati, però l’impressione  è che sia il contrario, che il lavoro creativo non sia mai stato  tanto  remunerato come di questi tempi.</strong><br /> - Però non sto parlando della modernità e del risultato nel tempo attuale della tradizione precedente di sinistra.</p><p><strong>-  Dice anche che non si è raggiunta “la diffusione generalizzata di una  mentalità minimamente razionale e laica”. Questo ha avuto alti e bassi.</strong><br /> -  Varie fasi, si. Quello attuale è un momento difficile in Spagna, Italia  e Francia. Voi avete un futuro di controriforme durissimo.</p><p><strong>-  Però continuo: “Nemmeno si è raggiunta una coscienza civica solidale e  di uno spirito di pace collettivo”. Ci sono esempi di progresso morale  molto evidenti: nel 2003 per la prima volta c’è stata una mobilitazione  sociale globale e di massa contro una guerra che ancora non era  cominciata e che avrebbe avuto luogo a centinaia di chiometri di  distanza. Non ci sono precedenti.</strong><br /> -  Quello che volevo dire è che non sono tutti risultati di tipo  socialista. Sono risultati di una coscienza nuova, post moderna, più o  meno, nella quale la cultura giovanile gioca un ruolo fondamentale non  necessariamente di tipo socialista. Significa che le grandi illusioni  del socialismo possono essere state parzialmente realizzate però non  totalmente. Per esempio, l’uguaglianza è un tema in grave crisi ed è uno  dei tratti principali della sinistra. La disuguaglianza  trionfa  praticamente in tutto il mondo ed era uno dei tratti principali della  modernità. C’è un’altra lista nel libro, le date storiche, i grandi  momenti non raggiunti dalla sinistra&#8230;</p><p><strong>- Però ciò che lei denuncia della sinistra non accade anche alla destra? Vale dire la de-ideologizzazione? </strong><br /> -  Ma alla destra non interessa allo stesso modo, perchè essere di destra  suppone che i fenomeni, i processi, alla fine vadano avanti da soli.</p><p><strong>- Quindi la neodestra è apolitica?</strong><br /> Diciamo  che non ha interesse a modificare i processi, e in questo senso, lo  spiego nel libro, la sinistra ha finito per adottare lo stesso  atteggiamento della destra, perchè ha abbracciato quello che io  definisco “l’infinita tolleranza verso il sociale”, che significa che  non conta quello che succede ma l&#8217;importante è che fluisca  tranquillamente. In questo senso il tema dell’immigrazione clandestina è  centrale. Nessun paese d’Europa ha elaborato un modo o un progetto per  governare questo fenomeno che è immenso e che modifica l’aspetto del  mondo in pochi anni. Altro tema che mi sembra molto rilevante, altro  tema mancante della sinistra, è la rivoluzione digitale, che è  considerata come un’ innovazione tecnologica pura e semplice mentre in  realtà è un cambio di mentalità.</p><p><strong>-  Uno dei motori tradizionali della sinistra è l’idea di progresso, anche  se originariamente non è marxista ma propria dell’Illuminismo.</strong><br /> - Si, l’idea che l’umanità è in moto, che cammina in modo ascendente.</p><p><strong>- La sinistra l’ha abbandonata?</strong><br /> - Perchè lo dice?</p><p><strong>-  Perchè i messaggi che lancia, anche se legittimi, sono conservatori:  salvaguardiamo l’ambiente, i diritti sociali, il benessere… cioè un  atteggiamento difensivo, come se la sinistra, che è la sovrana del  futuro, ora avesse, per così dire, paura del futuro.</strong><br /> -  Esattamente. La sinistra ha perfino paura a presentarsi come sinistra.  Sono d’accordo con lei, il posto del progresso è stato occupato dalla  crescita, il mito attuale è quello della crescita, e credo che sia un  altro mito pericolosissimo della neodestra. Io sono abbastanza  favorevole alla decrescita, se non alla Latouche in un altro modo più  dolce, però la mia idea è che la crescita sia un errore gravissimo. E’  un altro pezzo del mondo che va distrutto.</p><p><strong>- Non si parla nemmeno molto del fatto  che l’evoluzione demografica è preoccupante</strong><br /> -  Si, è un problema, ovviamente. In Italia se ne parla poco. E’ un tema  importantissimo perchè il mondo fatto a misura di un determinato numero  di abitanti, che non si può superare. Però è evidente che ci scontriamo  di nuovo con il mito della crescita. Perchè il futuro deve essere  necessariamente di crescita e non di stabilizzazione o redistribuzione.  Per concludere, le dirò che la sinistra ha assunto i miti della destra,  liberali o neoliberali senza rendersi conto di quello che stava facendo.</p><p><strong>-  Lei parla molto della perfida alleanza tra la socialdemocrazia italiana  e la democrazia cristiana. Condividono un substrato filosofico non  minoritario: l’esigenza di uguaglianza, la solidarietà, la compassione.  Probabilmente non è un’alleanza contronatura.</strong><br /> -  No, non lo è in assoluto. Hanno due elementi in comune, oltre allo  spirito della <strong>Chiesa</strong> che è stato attribuito alla sinistra per anni. E’  l’elemento fondante dello statalismo, cioè lo Stato occupa il centro  della vita della società, e inoltre, per lo meno in Italia, anche se  credo che in Europa le cose vadano più o meno allo stesso modo, lo  spirito dell’assistenzialismo, ovvero che lo <strong>Stato</strong> dev’essere obbligato  ad assistere le persone che versano in gravi condizioni. Questi due  elementi unificano le due componenti, in questo senso non è un’alleanza  contro natura. Contro natura è il carattere chimicamente infelice di  tale fusione, che si rivela a proposito di temi incandescenti, come per  esempio quelli bioetici. Però quello che mi impressiona di più è che il  termine stesso di socialismo in Italia sia scomparso completamente. Il  suo amico Walter Veltroni dichiarò a qualcuno che lo accusava di  inserire uno spirito socialista nel programma dell’appena nato Partito  Democratico: “Ma per favore, non c’è niente di socialista”, come se  fosse un’accusa, un’insinuazione offensiva.</p><p>E  questo mi sembra un tradimento grave, un tradimento storico, perchè c’è  gente che continua a credere nei principi del socialismo, come me, e  non credo di essere il solo.</p><p><strong>-  Un’altra caratteristica che avvicina il socialismo e la democrazia  cristiana è la visione paternalistica della società, forse addirittura  accondiscendente.</strong><br /> -  Credo di si, perchè nonostante la loro preoccupazione per così dire di  democrazia democratica, sia gli uni che gli altri continuano ad avere  fortissime gerarchie, praticamente una sfera di intoccabili. In Italia,  ma anche in altri paesi, c’è una durissima polemica contro i costi della  casta. Lo spirito democratico non è così incisivo da eliminare lo  spirito di casta.</p><p><strong>-  Tra le forme aberranti della politica attuale, sia di destra che di  sinistra, c’è il populismo. Sembra che la democrazia digitale punti a  quello.</strong><br /> -  E’ dovuto alla mediatizzazione del mondo. E’ qualcosa che accade in  tutto il mondo, perchè i media permettono a chiunque di arrivare al  singolo individuo e di indurlo a pensare che il potente è come lui. E  che ha gli stessi bisogni, gusti, costumi, lo stesso linguaggio&#8230;</p><p>-<strong> Il movimento 15-M [cioè degli indignados, dal "15 maggio", giorno del  2011 in cui è sorta la protesta, NdT] è sicuramente più un sintomo che  un fenomeno&#8230;</strong><br /> - Si, è più un sintomo che un risultato.</p><p><strong>- &#8230;è un indice del fatto che esiste una sinistra, però anche una disaffezione per i partiti di sinistra.</strong><br /> -  Sono fenomeni in ebollizione, però l’ebollizione nella politica è una  cosa diversa delle proposte e dall’elaborazione dei programmi. Nel  momento in cui ci mettiamo a elaborare idee e programmi e progetti,  dobbiamo creare una struttura, che è il contrario dello spirito che si  manifesta nel fenomeno degli indignati. Inoltre gli indignati  incorporano un’idea che storicamente si è dimostrata non falsa, ma  impossibile, quella della democrazia diretta.</p><p><strong>- Indesiderabile?</strong><br /> -  Per me è indesiderabile, pericolosissima. Però sempre presente come  illusione, come speranza, in un momento determinato della vita. Per  questo motivo i partiti di sinistra non lo capitalizzano [il movimento  degli indignados, NdT]. In ogni caso mi sembra che i politici dovrebbero  riflettere con attenzione e in modo puntuale su questo fenomeno perchè  implica l’espressione di un’inquietudine, un punto di saturazione nel  quale non ci siamo mai ritrovati prima.</p><p><strong>-  Li si accusa di non avere un discorso articolato, però in ogni caso è  molto più articolato rispetto a  quello del maggio del ‘68, che oltre ad  avere slogan molto meno sofisticati come “sotto i ciottoli c’è la  sabbia”, a poco a poco ha influito anche su tutto il pensiero della  sinistra dei tre decenni successivi. </strong><br /> -  E’ vero, però se si ricorda misero alle corde lo stato francese. In  Francia ci fu davvero il timore di un colpo di stato. Inoltre c’era un  sentimento di gioia di vivere che negli indignati non è presente. E’ qui  che appare la mediatizzazione e la cultura digitale. Ci sono vari  elementi molto diversi. Nel momento in cui un movimento si concretizza  in forma di proposta si è già convertito in partito. La differenza  fondamentale è la perseveranza. Nella misura in cui il movimento dura,  avrà i suoi capi e responsabili. Nel momento in cui li crea e si rende  conto che alcuni capi sono necessari per la sopravvivenza, si sarà  trasformato in partito. Il movimento come pura forma di ebollizione è  solo un sintomo di inquietudine, niente di più.</p><p><strong>- Non crede che riveli l’esistenza di una maggioranza sociale di sinistra non articolata?</strong><br /> -  Non so se di sinistra, ma sicuramente esprime una saturazione. Non so  se è solo di sinistra, perchè c’è una grande base proletaria nei  movimenti della destra storica. Il fascismo nacque sulla spinta delle   classi più svantaggiate.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/perche-l%e2%80%99occidente-sinistra/203116/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Zerocalcare e il blog di fumetti all’italiana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/blog-fumetti-all%e2%80%99italiana/201995/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/blog-fumetti-all%e2%80%99italiana/201995/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Apr 2012 11:24:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[fumetto]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[zerocalcare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201995</guid> <description><![CDATA[La giovane promessa del Blog di fumetti all’italiana Lanciato nel mese di novembre, il blog del disegnatore di fumetti italiano Zerocalcare ha avuto un enorme successo, di cui l’autore non sa spiegarsi il perchè. Il suo segreto? Una formula collaudata in Francia, un umorismo graffiante e la complicità di un armadillo immaginario. Testata: myeurop.info Data...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/zc-minicop1.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-202025" title="zc-minicop" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/zc-minicop1.jpg?47e3a5" alt="" width="199" height="281" /></a>La giovane promessa del Blog di fumetti all’italiana</strong></p><p><em>Lanciato nel mese di novembre, il blog del disegnatore di fumetti italiano Zerocalcare ha avuto un enorme successo, di cui l’autore non sa spiegarsi il perchè. Il suo segreto? Una formula collaudata in Francia, un umorismo graffiante e la complicità di un armadillo immaginario.</em></p><p><span style="font-style: italic;">Testata: </span><a style="font-style: italic;" href="http://fr.myeurop.info/2012/02/27/la-jeune-promesse-du-blog-bd-a-l-italienne-4701">myeurop.info<br /> </a><span style="font-style: italic;">Data di pubblicazione: 27.02.2012<br /> </span><span style="font-style: italic;">Traduzione di Claudia Marruccelli per </span><a style="font-style: italic;" href="http://www.italiadallestero.info/">italiadallestero.info<br /> </a><span style="font-style: italic;">Articolo originale di: </span><a style="font-style: italic;" href="http://fr.myeurop.info/profile/francesca-spinelli">Francesca Spinelli</a></p><p>Ogni  lunedì, da circa tre mesi, migliaia di italiani attendono con ansia la  loro dose settimanale di risate da condividere immediatamente su  Facebook. Il loro fornitore si chiama <strong><a href="http://www.zerocalcare.it/" target="_blank">Zerocalcare</a></strong>. Un nome strano per un  disegnatore che si è sempre occupato di punk e zombie più che di  lavatrici&#8230; Così si descrive:</p><p><em>Risale  a quando avevo diciotto anni. C&#8217;era un forum che, per limitare i  “flames” [i messaggi ostili e provocatori], costringeva le persone a  scegliere uno pseudonimo. Ho scelto la prima cosa che ho sentito, cioè  il nome di un prodotto spesso pubblicizzato in TV. Poi il nome mi è  rimasto. Ma sto pensando a una risposta più intelligente, perché mi  fanno sempre questa domanda &#8230;</em></p><p><strong>Zerocalcare, un “genio”<br /> </strong>Non  sa spiegarsi il perchè, e tuttavia Zerocalcare è diventato una stella  del blog dei fumetti, un genere fiorente in Francia, ma quasi  sconosciuto in Italia. Inoltre non è una coincidenza se l’articolo che  gli ha dedicato Wikipedia esiste solo nella lingua di Molière. In  Francia il settore ha già le sue celebrità (<strong>Trondheim, Boulet, Pénélope Bagieu</strong> e molti altri), il suo festival dei fumetti (<strong>FestiBlog</strong>) e il suo premio speciale (<strong>Révelation Blog</strong>, assegnato a Angoulême).</p><p>In Italia, il pioniere del genere si chiama <strong>Makkox</strong>,  dal suo vero nome Marco Dambrosio: questo disegnatore satirico nato nel  1965 è diventato il campione dell’autoproduzione che, assieme ad  internet, permette ai disegnatori di diventare indipendenti dai  tradizionali editori italiani, ancora diffidenti nei confronti del  fumetto.<br /> Ma  Makkox considera Zerocalcare un &#8220;genio&#8221;, tanto che lo ripete in  continuazione nella prefazione al primo album del suo giovane protetto  “<strong><a href="http://www.zerocalcare.it/il-mio-libro/" target="_blank">La profezia dell&#8217;armadillo</a></strong>” &#8211; album di cui ha appoggiato  l&#8217;autoproduzione e le cui prime due edizioni sono andate esaurite,  letteralmente divorate dal successo.</p><p><strong>Un armadillo asociale e pigro<br /> </strong>E’  sempre Makkox che ha spinto Zerocalcare a creare un blog fumetto e a  pubblicarvi una storia ogni lunedì. Settimana dopo settimana, si seguono  vicissitudini del giovane illustratore depresso e ipocondriaco e del  suo alter ego, rappresentato da un armadillo asociale e pigro.</p><p>Per  il momento è l&#8217;episodio su Trenitalia (le ferrovie italiane da incubo) che ha ottenuto il maggior successo, seguito da Pedagogia, la storia di  una lezione privata di francese durante la quale Zerocalcare scopre con  orrore che il suo allievo non ha mai sentito parlare del film “<em>La  Haine</em>” di Mathieu Kassovitz.</p><p><strong>Ispirazione francese<br /> </strong>Se  forse non è (ancora?) un genio, Zerocalcare in ogni caso ha il talento  di mescolare con precisione umorismo e emozioni, elementi autobiografici  e onirici, ironia e autoironia e riferimenti alla cultura pop e geek. E  non nasconde il suo debito nei confronti di alcuni autori di fumetti  francesi, in particolare <strong>Boulet</strong> e <strong>Manu Larcenet</strong>:</p><p><em>Amo  il loro modo di raccontare delle storie quotidiane apparentemente  banali, ma che riescono a farci ridere e piangere. E’ leggendo questi  due autori che  mi è venuta l&#8217;idea di raccontare delle storie  autobiografiche. Prima disegnavo solo zombie e robot.</em></p><p>Altro colpo di fulmine: <strong>Bastien Vivès</strong>, &#8220;sempre eccellente, e che ha recentemente pubblicato un libro pazzesco, &#8216;Video gioco&#8217;.&#8221; Francofilo, Zerocalcare comunque apprezza anche disegnatori italiani come Gipi,  &#8220;l&#8217;unico che sa raccontare il quotidiano come alcuni autori francesi&#8221;,  Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, &#8220;per quanto riguarda il tratto  grafico&#8221;. Stranamente, anche questi tre autori sono molto popolari in  Francia&#8230;</p><p><strong>Il prezzo della fama<br /> </strong>Il  successo non arriva senza responsabilità e Zerocalcare ne ha fatto  l&#8217;amara esperienza lunedì 30 gennaio, quando ha avuto la spudoratezza di  non pubblicare la sua storia, con il pretesto che era appena tornato da  Angoulême, dove non aveva avuto il tempo per disegnare: la pioggia di  insulti che ha colpito il suo blog, probabilmente gli è servita di  lezione.</p><p>&#8220;<em>Il festival d&#8217;Angoulême è un evento meraviglioso</em>,&#8221; assicura, ora che la crisi con il suo fan club è finita.<br /> Per  la qualità dei fumetti, ma anche per persone che si conoscono. E poi  c&#8217;è questa piacevole sensazione di ritrovare ogni anno una comunità, di  vivere per quattro giorni, sospesi nel tempo e nello spazio, in questo  piccolo paese dove si concentrano i più grandi amanti, scrittori e  editori del fumetto europeo &#8230; &#8220;<em>Per un illustratore italiano, è davvero incredibile&#8221;.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/blog-fumetti-all%e2%80%99italiana/201995/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Post Berlusconi, cambiamento di rotta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/post-berlusconi-cambiamento-rotta/200136/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/post-berlusconi-cambiamento-rotta/200136/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Mar 2012 09:03:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[Le Monde]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200136</guid> <description><![CDATA[Testata: Le Monde Data di pubblicazione: 17 febbraio 2012 Traduzione di Claudia Marruccelli, Chiara Cavedoni e Gaia Restivo per italiadallestero.info Articolo originale di: Philippe Ridet Le nuove abitudini dell’Italia post Berlusconi I professori e i loden hanno preso il posto delle veline e del cashmere. Il rapidissimo cambio di marcia italiano colpisce molto. Ma davvero si può...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style: italic;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/berlusconi1.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-200139" title="berlusconi1" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/berlusconi1-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a></span></p><p><em>Testata: <a href="http://www.lemonde.fr/m/article/2012/02/17/les-habits-neufs-de-l-italie_1644116_1575563.html">Le Monde</a></em><br /> <em>Data di pubblicazione: 17 febbraio 2012</em><br /> <em>Traduzione di Claudia Marruccelli, Chiara Cavedoni e Gaia Restivo per <a href="http://www.italiadallestero.info/">italiadallestero.info</a></em><br /> <em>Articolo originale di: Philippe Ridet</em><br /> <em><strong></strong></em></p><p><em><strong>Le nuove abitudini dell’Italia post Berlusconi</strong></em></p><p><span style="font-weight: bold;">I  professori e i loden hanno preso il posto delle veline e del cashmere.  Il rapidissimo cambio di marcia italiano colpisce molto. Ma davvero si  può passare così in fretta dal vizio alla virtù ?</span></p><p>Il  2011 era agli sgoccioli. Ancora pochi minuti e avremmo visto chiudersi  un anno in cui Silvio Berlusconi era stato allontanato dal governo al  termine di una agonia politica che alla fine è diventata quella del  paese. Ringraziato dai mercati e snobbato dai suoi pari, “<em>il Caimano</em>”  aveva abbandonato la scena, lasciando il posto, il 16 novembre, al  sobrio Mario Monti. Come milioni di italiani, il 31 dicembre scorso  eravamo davanti al televisore più per regolare gli orologi che per  guardare il programma. Sullo schermo ancheggiavano le solite ballerine  inquadrate ad altezza coscia. Lo spettacolo della volgarità continuava  come se niente fosse. O quasi. Sparite le ballerine, il presentatore in  smoking propone un veloce sondaggio. “<em>Secondo voi, cari telespettatori,  quale donna, ha lasciato maggiormente il segno nel 2011: Angela Merkel,  Belen Rodriquez o Kate Middleton? Forza! Avete cinque minuti di tempo  per votare con un SMS</em>”.</p><p>Ex  modella argentina, protagonista degli spettacoli televisivi italiani e  di qualche film da quattro soldi, Belen Rodriguez ha tutte le carte in  regola per vincere. Angela Merkel? Troppo seria, non ha abbastanza  fascino nel paese dei latin lovers. Kate Middleton, la fresca sposa del  principe William? E’ quasi una sconosciuta nel paese d’oltralpe, dove la  stampa le preferisce la sorella Pippa, le cui foto del suo didietro  sono circolate abbondantemente. Sorpresa: Angela Merkel esce vittoriosa  dal voto! Il peggio, tipico ormai della penisola, stavolta è stato  evitato. “Grazie a tutti, urla il presentatore apparentemente sollevato,  prima di lanciare il conto alla rovescia verso il nuovo anno. Ma  davvero questo risultato dimostra che l’Italia è cambiata? Davvero?</p><p>Alla stessa ora, Mario Monti cena  nell’alloggio messo a sua disposizione a Palazzo Chigi, sede della  presidenza del consiglio. Il suo predecessore ci ha dormito solo una  volta preferendo il suo appartamento privato a Palazzo Grazioli, più  discreto per ricevere le sue frequentatrici notturne. A tavola per la  cena della vigilia ci sono dieci persone: la moglie, i loro due figli  con le mogli, i nipotini, la cognata. Il menu rispetta la tradizione  della cena di Capodanno: tortellini in brodo, cotechino, lenticchie e  pandoro. A mezzanotte e un quarto, sono già tutti andati a dormire. La  famiglia Monti è così: si rispettano le tradizioni e si va a dormire  presto.</p><p>Come  facciamo a saperlo? Semplicissimo. Per rispondere ad un parlamentare  della Lega Nord, che aveva accusato il capo del governo di aver fatto  baldoria a spese dello stato, il portavoce di Palazzo Chigi ha diffuso  un comunicato in cui si danno dettagliate notizie sui nomi degli  invitati, l’ora del loro arrivo e quella in cui sono andati via, la  lista della spesa, i prezzi e l’indirizzo dei negozianti presso cui Elsa  Monti in persona è andata a fare gli acquisti. Due pagine che si  concludono così: “I<em>l  presidente Monti non esclude che in ragione del numero relativamente  alto degli invitati, i costi supplementari di luce, acqua e gas  potrebbero essere a carico dell’amministrazione</em>”.</p><p>Questo  è Monti, un miscuglio di rigore, di tradizione e umorismo. In quasi 100  giorni di governo, è riuscito ad imporre il suo stile all’Italia sazia e  nauseata dagli eccessi dal suo predecessore. Nel mese di gennaio, dopo  un piano di rigore di 20 miliardi di euro e di pesanti riforme  (pensioni, lavoro, liberalizzazioni e semplificazione amministrativa),  secondo un sondaggio Ipsos il presidente del consiglio poteva vantare  ancora un livello di gradimento del 58%. Meglio ancora: 35 % degli  elettori di destra, il 60% dei centristi e il 69 % degli elettori di  sinistra preferiscono questo professore estraneo alla politica ai leader  dei loro rispettivi partiti. Paradossalmente: se contestano il rimedio,  approvano la scelta del medico curante. Dopo qualche stagione di  bunga-bunga in cui si meravigliavano delle prodezze sessuali del loro  primo ministro, si sono convertiti all’austerità del suo successore dal  giorno alla notte o quasi. Passati dal vizio alla virtù in ventiquattro  ore, un nuovo avatar del “trasformismo”, questa facilità di passare da  un regime all’altro, come un cambio di vestito?</p><p>“<em>Gli italiani sono abituati ai bruschi cambiamenti</em>” spiega <strong>Beppe Severgnini</strong>,  giornalista del Corriere della Sera, in cui è autore una rubrica  settimanale che si chiama “Italians” e che su Twitter ha già 170.000  sostenitori. “<em>Conosco  abbastanza bene il paese, eufemizza con falsa modestia. Siamo una  società molto teatrale, applaudiamo i tenori ma appena fanno una stecca  ci gettiamo sulla preda. Monti canta bene. Godrà della nostra indulgenza  finquando ci ricorderemo degli eccessi del periodo precedente. Monti   in qualche modo è protetto dalla nostra memoria visiva.</em>”</p><p>Questo  cambiamento ha il suo simbolo: un cappotto di lana impermeabile nato in  Tirolo, nella provincia di Bolzano. Il loden di Monti resterà forse  nella storia come il berretto frigio dei “sanculotti” (sans-culottes)  del 1789. Il presidente del consiglio ne indossa uno verde nel week-end e  uno blu scuro durante la settimana, mentre  Berlusconi, preferiva il  cappotto a doppio petto di cashmere, così aderente da sembrargli cucito  addosso. Il Italia il loden ha resistito a tutte le mode. Lo si indossa  perché è così: caldo, pratico, comodo e resistente. Raro al sud, è molto  diffuso al nord, e spopola a Milano nel quartiere della Borsa e delle  grandi banche.</p><p>“Un loden? Cosa nasconde un loden? Cosa svela quando si apre?”  Il cappotto di Monti è come la “<em>Noix</em>” di Charles Trenet [canzone molto  popolare dello chansonnier francese Charles Trenet ndt] solo che al  posto di “mille soli”  ci sono gli sforzi, i sacrifici, i risparmi. Per alcuni, la sua linea  semplice e immutabile è l’immagine della modestia di colui che lo  indossa. Per altri la sua ampiezza ricorda un paracadute che può  permettere all’Italia, zavorrata da un enorme debito di 1900 miliardi di  euro (120% del PIL), di evitare la brusca caduta verso un deficit. Per  altri infine, la sottile striscia di pelle sul bordo delle maniche, che  le protegge dall’usura, sarebbe il simbolo dello spirito di risparmio  tipico degli italiani. Nei blog dove Monti è stato soprannominato “Ben  Loden” per la sua “austerità estrema” è già nata una barzelletta.</p><p>Vi  vediamo già sorridere. Cosa? Gli italiani si sarebbero convertiti alle  virtù di una nuova guida soltanto a causa un cappotto da pastore? Che  roba! Il personaggio dello sbruffone, nel film di Dino Risi,  interpretato dal geniale Vittorio Gassman, che mente come respira e  sorpassa in curva, avrebbe parcheggiato l’auto? Ovviamente è un pò più  complicato. Il loden non basta a dare l’esempio, ci vuole anche un pò di  controllo. Questo ha un nome: <strong>Serpico</strong>,  acronimo di SERvizi Per I COntribuenti. Nel paese in cui l’evasione  fiscale è uno sport nazionale e costa allo stato tra i 120 e i 150  miliardi di euro, Serpico promette di essere un arbitro inflessibile.</p><p>Serpico  è un enorme computer istallato a Roma e collegato ad altri 2000 server  in tutto il Paese. La sua potenza gli permetterà di analizzare 22000  informazioni al secondo, di incrociare le dichiarazioni dei redditi  degli italiani con il loro tenore di vita e di addentrarsi nei segreti  dei loro conti correnti. Ad un agente basterà digitare il codice fiscale  di un qualsiasi italiano per controllare tutte le operazioni bancarie,  ma anche le bollette della luce, dell’acqua o del gas, la marca della  sua automobile e anche l’iscrizione al circolo del tennis. Serpico è già  riuscito a pizzicare più di 500 proprietari di aerei ed elicotteri  privati, 40 000 possessori di motoscafi da 10 metri ed oltre che  dichiarano redditi da indigenti e 7000 persone ignote al fisco.</p><p>Se c’è una “<em>rivoluzione Monti</em>”  è questa. Fino ad oggi tollerata, persino giustificata ed incoraggiata,  l’evasione fiscale è diventata il nemico pubblico numero uno. Le Fiamme  Gialle sono i nuovi eroi di un Paese in cui, un tempo, il malandrino,  il furbetto, lo scroccone di Stato, se non ammirato era quanto meno  invidiato. La lotta è feroce e spettacolare. Le retate degli ispettori  del fisco nei paradisi per miliardari di Cortina d’Ampezzo e Portofino,  ma anche a Roma e Napoli, sono le notizie di apertura dei TG delle 20.</p><p>Questi  agenti incorruttibili hanno il loro Eliot Ness [agente federale  americano, che riuscì a trovare ed incastrare Al Capone facendolo  condannare per evasione fiscale, N.d.T.] in <strong>Attilio Befera</strong>,  direttore dell’Agenzia delle Entrate, che si occupa di riscuotere le  imposte. Befera conta il numero di miliardi di euro recuperati e  promette lotta senza scampo. Una campagna pubbliciaria decisamente  aggressiva  paragona l’evasore fiscale ad un parassita.<br /> La musica è cambiata, le parole anche. Da Silvio Berlusconi che dichiarava: “<em>Se pretendono  il 50% [di tasse] mi sento moralmente autorizzato a evadere il fisco</em>”, siamo passati a Mario Monti che afferma: “<em>E’  inaccettabile che i lavoratori facciano dei sacrifici mentre una grossa  fetta della ricchezza sfugge alle tasse, aumentando così la pressione  fiscale sugli onesti contribuenti.</em>” A questo manifesto di fermezza da parte del governo corrisponde un  primo cambiamento di mentalità. Una buona parte di italiani sembra aver  preso coscienza del problema e ha deciso di mobilitarsi, in particolare  attraverso Internet e i social network.</p><p><strong>Edoardo Serra</strong> fa parte di questi. Ingegnere informatico di 27 anni, ha lanciato con alcuni amici, tutti di età inferiore ai 30 anni un sito (tassa.li)  in cui è possibile scaricare gratuitamente un’applicazione iPhone o  Android per segnalare sul proprio telefonino tutti quei negozi che non  rilasciano scontrino o fattura. Un gruppo  su Facebook chiamato  “Richiediamo sempre a tutti scontrini e fatture”,  o il sito “<em>evasori.info</em>”  svelano senza mezzi termini i nomi e gli indirizzi degli evasori.  Coperto dall’anonimato, un consulente fiscale di Roma ci rivela: “<em>Mi capita sempre più frequentemente che i miei clienti mi chiamino spaventati, per chiedermi di metterli in regola”. Prima invece lo supplicavano di camuffare tutti i loro redditi. Una parte della destra denuncia come “terrorismo fiscale</em>”.</p><p>Profondo cambiamento culturale o breve parentesi virtuosa? “<em>E’ proprio la fine di un’epoca</em>” osserva <strong>Giuseppe Roma</strong>, direttore del Censis, che da anni tasta il polso degli italiani. “<em>Per la prima volta quest’anno, una maggioranza di italiani si dichiara pronta a pagare le tasse in cambio di servizi</em>” spiega. “<em>Questo  cambiamento segna la fine del nostro individualismo. Era prevedibile.  Dopo anni in cui gli italiani hanno privilegiato il loro benessere  individuale e hanno delegato ad una classe politica mediocre la gestione  della collettività, i nostri studi sottolineano un’inversione di  marcia. Abbiamo preso coscienza che l’individuo non può cavarsela  soltanto con l’arte di arrangiarsi. La crisi mette nuovamente i valori  collettivi e quelli della solidarietà prima di ogni altra cosa. L’arrivo  di Monti, la sua evidente austerità, che contrasta con gli eccessi di  Berlusconi, sono quindi molto più accettati perché corrispondono a  questo nostro momento di evoluzione</em>”.  Anche i media hanno avvertito questo cambiamento.  Mentre fino alla  fine del mese di novembre scorso, i giornali e le trasmissioni  televisive di approfondimento erano quasi esclusivamente focalizzati  sugli attacchi o la difesa di Silvio Berlusconi, adesso si sono  convertiti alla pedagogia delle riforme. Il quotidiano di sinistra <em>La  Repubblica</em> ha avuto una svolta davvero notevole. Al posto di decine di  pagine dedicate alla pubblicazione delle trascrizioni delle telefonate  intercettate del Cavaliere, ormai pubblica ogni giorno articoli sulla  riforma delle pensioni, del codice del lavoro o fiscale. Le  curve delle  veline sono state soppiantate da quella dello spread, il differenziale  dei tassi di rendimento tra i buoni del tesoro italiani e tedeschi.</p><p>“<em>Ormai per noi, Berlusconi è un protagonista come altri dell’attualità politica</em>” spiega <strong>Ezio Mauro</strong>. “<em>Non  è più capo del governo, non si fa più leggi ad personam. Il nostro  lavoro, e ne sono fiero, è stato di difendere i valori repubblicani per  tutti questi anni. Ma abbiamo voltato pagina. Il Paese non ne poteva  più. Abbiamo vissuto un periodo di eccessi: la fortuna di Berlusconi, il  numero delle sue amanti, delle sue case, delle sue televisioni, dei  suoi aerei. Oggi siamo sulla via della normalizzazione. I giornali sono  ritornati uno strumento pedagogico e di divulgazione, al servizio del  lettore</em>”  E funziona. Nel mese di dicembre, quando era in pieno svolgimento il  dibattito su un nuovo piano di austerità, il giornale ha registrato il  picco di vendite del 2011.</p><p>Anche  la televisione ha preso atto di questo cambiamento epocale. L’ampiezza e  la complessità delle riforme in corso hanno permesso agli esperti di  occupare finalmente le prime file nelle ribalte televisive. Mentre prima  erano relegati all’ultimo posto della scaletta, come si fa quando si  spinge la polvere sotto ai tappeti, gli specialisti, professori e  tecnici sono tornati alla luce, come ne “La notte dei morti viventi”.  “<em>Sono loro i veri protagonisti di questo nuovo periodo</em>” spiega <strong>Giovanni Floris</strong>, conduttore della trasmissione “Ballarò” che va in onda ogni martedì su Rai 3. “<em>Prima intervenivano telefonicamente, ora hanno il loro posto in prima fila”.  Berlusconi non si tirava indietro quando interveniva in dibattiti già  abbastanza accesi, per gettare benzina sul fuoco e insultare il  conduttore al telefono. “Oggi non c’è più tempo per gli insulti. I telespettatori hanno bisogno di spiegazioni, vogliono capire a cosa vanno incontro</em>”,  sottolinea il conduttore. Le cifre parlano da sole. Nel 2012 una media  di 5 milioni di telespettatori hanno seguito la trasmissione, rispetto  ai 4,3 milioni del biennio 2010-2011.</p><p>L’austerità fa incasso. “<em>Vorrei che l’Italia diventasse un paese noioso</em>”  ha dichiarato recentemente Monti al Financial Times. Di questo passo  non ci vorrà molto a vincere la scommessa. In Via dell’Umiltà a Roma,  nella sede stampa estera, alcuni corrispondenti rimpiangono i bei tempi  delle orge, degli scandali, degli articoli facili, delle foto delle  attricette prosperose. “<em>Siamo disperati</em>” spiega un collega inglese. “<em>Prima scrivevamo un articolo al giorno. C’erano personaggi [di cui scrivere]</em>”, si lamenta un olandese.</p><p>Che  cosa resta del bunga-bunga? E di Silvio Berlusconi, in questa Italia  che sembra averlo “archiviato”? E’ davvero sparito? Incatenato nelle  segrete della storia? Davanti a Palazzo Grazioli staziona ora soltanto  una camionetta dei carabinieri e una squadra televisiva a ranghi  ridotti, in caso che … In un’Italia “normalizzata” è ritornato quasi ad  essere un cittadino come gli altri. Presenzia ai suoi processi (affare  Mills, vicenda Ruby). Ha occupato un ufficio in un’ala di Montecitorio,  sede della Camera. “E’ incerto, non sa quale consiglio seguire. Politicamente è fuori gioco e lo sa”  racconta Vittorio Sgarbi, ex Sottosegretario ai Beni Culturali,  provocatore e insolente urlatore che si fa passare per un consigliere  dell’ultima ora.</p><p>Il  suo partito, il Popolo della Libertà, che ufficialmente appoggia il  nuovo governo, è diviso. I “falchi” vorrebbero quanto prima ritirare la  fiducia a Monti e ritornare alle urne; le “colombe”, gli indecisi, i  moderati, sanno che in caso di sconfitta, non otterranno tanto presto un  nuovo mandato. Tra i due, il Cavaliere, 75 anni, non sa cosa decidere,  diviso tra i processi in corso e l’andamento in Borsa delle sue azioni.  Un giorno sbraita, l’altro stempera. Che voglia salvare il suo posto  nella storia indossando i vestiti della” responsabilità”, o recuperare  un posto in prima fila, facendo saltare tutto?</p><p>Nel  suo ufficio di Via Negri a Milano, il direttore de <em>Il Giornale</em>,  quotidiano che appartiene ufficialmente al fratello di Silvio  Berlusconi, Paolo, <strong>Vittorio Feltri </strong> sembra rammaricarsi di questi indugi.  Prima era facile: i nemici di Berlusconi erano i suoi nemici. Tutto era  concesso nel gioco del massacro, anche e soprattutto la calunnia. Oggi  Feltri trattiene la sua penna: ”<em>Finché  Berlusconi non avrà deciso una strategia, mi accontento di prendere in  giro Monti, il suo evidente rigore, i suoi loden. Anche io ne ho cinque o  sei nel mio guardaroba, ma non per questo mi fanno le congratulazioni!” Su Berlusconi, invece, la sua opinione è categorica. E’  una sconfitta su tutta la linea. Sua e di tutta la classe politica.  Mille parlamentari hanno dovuto ricorrere a tecnici per salvare il  Paese. Ma questi professori universitari che ci governano si sono  accontentati di aumentare  le tasse; per questo sarebbero bastati dgli  ispettori del fisco! Dopo 18 anni di scandali di ogni tipo e di  impotenza, non ci deve meravigliare se appaiono come dei liberatori”</em>.</p><p>Altri  tempi, altri usi, altri attori. I docenti della Bocconi di Milano, dove  indossare qualcosa di color blu scuro passa quasi per un segno di  ribellione, hanno sostituito gli incredibili personaggi che affollavano  la corte del Cavaliere. Il suo cantore, <strong>Mariano Apicella</strong>,  con cui scriveva canzoni, mendica un pezzetto di gloria all’Isola dei  Famosi, un reality televisivo; quello che assoldava per suo conto  prostitute, l’agente dei vip <strong>Lele Mora</strong>, si gira i pollici in carcere per bancarotta fraudolenta; il suo confessore, <strong>Don Luigi Maria Verzé</strong>,  che gli aveva predetto una lunga vita “fino a 120 anni”, è stato  travolto da uno scandalo finanziario prima di morire in disgrazia nel  gennaio scorso.</p><p>Resta  una domanda: la rivoluzione culturale silenziosa di Mario Monti, il  loden e il computer, cambieranno per sempre gli italiani? L’Italia un  giorno sarà un Paese normale? Una Germania tra Adriatico e Mediterraneo? <strong>Stefano Rodotà</strong>,  noto costituzionalista, acerrimo oppositore di Berlusconi, teme che la  propensione per la virtù manifestata dai suoi compatrioti non sarà mai  portata fino in fondo: “<em>Per  troppi anni Berlusconi ci ha assecondati nei nostri vizi al solo scopo  di ottenere i nostri voti. Certo il cambiamento in corso è  impressionante e sarà difficile ritornare alle abitudini del passato, ma  restano così tante cose da fare, come per esempio rinnovare la classe  politica. Sarà un lavoro di lungo respiro. Monti resterà [in carica] al  massimo solo fino alla primavera del 2013. Troppo poco tempo</em>”.</p><p>Per <strong>Ernesto Galli della Loggia</strong>, docente di storia contemporanea e editorialista del Corriere della Sera, “<em>Tutto  resta superficiale. È il volto del potere che è cambiato, il suo  discorso ufficiale. Ma questo non corrisponde ad un cambiamento nella  società. Nemmeno i giacobini con la ghigliottina ci sono riusciti. Monti  è lo specchio dell’Italia da troppo poco tempo rispetto a Berlusconi.  Più modestamente possiamo dire che l’anomalia italiana è  provvisoriamente sospesa e ha lasciato il posto ad un’anomalia politica,  visto che questo governo non è stato eletto. È la percezione mediatica  del Paese che è cambiata</em>”.</p><p><strong>Marco Travaglio</strong>, altro nemico giurato del Cavaliere, parla con asprezza nel suo giornale, “Il Fatto Quotidiano”, di un “governo illusorio”. Per lui “<em>questa  epoca di professori è l’ultimo travestimento dei politici italiani di  destra e di sinistra. Sono stati incapaci di dire la verità al Paese,  incapaci di fare le riforme, sia per mediocrità intellettuale che per  paura. Hanno alla fine delegato ad una persona estranea alla politica lo  sporco lavoro delle riforme. Ma riprenderanno in mano il Paese appena  se ne presenterà l’occasione</em>”. L’autore de “<em>L’odore dei soldi. Origine e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi</em>”  va a caccia sia delle lacune del nuovo governo che dell’etica di cui si  mostra ad esempio e garante. Un ministro è già stato costretto alle  dimissioni, dopo aver ammesso di essersi fatto pagare le vacanze in un  albergo di lusso sulla costa toscana da un imprenditore intraprendente.  Altri sono sotto accusa per il loro ruolo di ministro che si affianca ad  altre funzioni che ancora esercitano .</p><p>Mario  Monti, che ha rinunciato ai due stipendi come Presidente del Consiglio e  Ministro delle Finanze, controlla l’onestà dei suoi severamente, ben  sapendo che la loro immagine è indispensabile al suo successo. Per il  momento funziona. <strong>Sarkozy</strong>, la <strong>Merkel</strong>, <strong>Cameron</strong> e <strong>Obama</strong> portano in palmo  di mano questo ex di Goldman Sachs. Gli italiani gli sono riconoscenti  per aver riportato il loro Paese al giusto posto nella scena  internazionale. Ma tutto è ancora così fragile. “<em>Non mi fa tanto paura  Berlusconi in sé, ma il Berlusconi che è in me</em>” aveva dichiarato il  cantautore Giorgio Gaber. “<em>Berlusconi è finito</em>” dice oggi Stefano  Rodotà, “ <em>ma noi abbiamo davvero chiuso con il berlusconismo?</em>”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/post-berlusconi-cambiamento-rotta/200136/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La cultura sottopagata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/cultura-sottopagata-2/199427/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/cultura-sottopagata-2/199427/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 07:38:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[finanziamenti]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[galleria Borghese]]></category> <category><![CDATA[italiadallestero.info]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[musei]]></category> <category><![CDATA[uffizi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199427</guid> <description><![CDATA[Il rilancio del paese passa dalla modifica all’articolo 18? Chissà. Di sicuro, prima o poi dovrà passare da uno spostamento di priorità (e capitali) verso la modifica del sistema-cultura, che attualmente &#8211; dal museo al centro di ricerca &#8211; si arrabatta, si arrangia, langue, arriva a sera e spera di svegliarsi l’indomani. Scrive proprio oggi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/uffizi.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-199433" title="uffizi" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/uffizi-199x300.jpg?47e3a5" alt="" width="199" height="300" /></a>Il rilancio del paese passa dalla modifica all’articolo 18? Chissà. Di sicuro, prima o poi dovrà passare da uno spostamento di priorità (e capitali) verso la modifica del sistema-cultura, che attualmente &#8211; dal museo al centro di ricerca &#8211; si arrabatta, si arrangia, langue, arriva a sera e spera di svegliarsi l’indomani.</em></p><p><em><a href="http://www.linkiesta.it/ferruccio-capelli-casa-della-cultura" target="_blank">Scrive proprio oggi</a> il direttore della Casa della Cultura di Milano che “questa crisi sta mettendo in discussione le ambiguità di un paradigma che deve essere ripensato, “per superare le ambiguità del modello manageriale e individualista e incorporare gli stimoli e i valori di una nuova tensione umanistica.” </em><span style="font-style: italic;">Un nuovo umanesimo, quindi. Pensare in grande, pensare al domani, liberandoci finalmente di quella condizione che ci affligge ormai da troppo, che qui si chiama miopia e che gli inglesi chiamano short-term thinking. Non più contentini una tantum, paghette settimanali clientelari.</span></p><p><em> </em></p><p>Come fa notare questo <a href="http://www.milanoweb.com/soldi-alla-cultura-di-milano-e-ditalia/">ottimo articolo</a> di Andrea Dusio,”le città che più hanno finanziato la cultura, a livello europeo, sono quasi sempre grandi centri industriali decaduti negli ultimi 15-25 anni, dalla siderurgia di Bilbao al tessile di Manchester fino all’automotive di Torino.” Centri in cui c’era “un’urgenza di riconversione ed un’emergenza occupazionale.” Insomma, la cultura può risultare la scommessa vincente quando rappresenta una via d’uscita forzata, soprattutto per quelle metropoli (ma pensiamo al nostro paese, più in generale) che in passato non si erano mai preoccupate di essere “attrattive” (quanto è bella l’Italia, già lo sappiamo).</p><p>Se davvero sono <a href="http://www.linkiesta.it/sistema-museale-italiano" target="_blank">i paesi più colpiti dalla crisi</a>, come la Spagna (al Prado si sono raggiunti i 3 milioni di visitatori) o la Grecia (+10% nel settore del turismo culturale rispetto al 2010), quelli che più riempiono i musei, forse la vale la pena approfittarne il più presto possibile.</p><p><em> </em></p><p><em>di <a href="http://www.ilmonella.com/">Lillo Montalto Monella</a></em></p><p><strong>Monti si confronta con la grande miseria dei direttori di musei</strong></p><p><em>Testata: <a href="http://www.lefigaro.fr/international/2012/03/13/01003-20120313ARTFIG00682-monti-face-a-la-grande-misere-des-directeurs-de-musee.php">Le Figaro</a><br /> Data di pubblicazione: 13 marzo 2012<br /> Traduzione di Claudia Marruccelli per <a href="http://www.italiadallestero.info">italiadallestero.info</a><br /> Articolo originale di: Richard Heuzé</em></p><p><strong>Con la proposta sulla trasparenza degli stipendi dei funzionari pubblici, il presidente del consiglio fa scoppiare uno scandalo</strong></p><p>Antonio Natali dirige dall’agosto del 1980, gli Uffizi di Firenze, uno dei più prestigiosi musei al mondo, con 1,8 milioni di visitatori all&#8217;anno. E da ventidue anni, riceve sempre lo stesso stipendio, 1780 euro al mese, ventitre volte meno di quello del direttore dei Monopoli di Stato o del capo di Stato Maggiore della Difesa. &#8220;Mi vergogno quando racconto ai miei colleghi del Louvre o del British Museum quanto guadagno. Se mia moglie non fosse insegnante, avrei dovuto abbandonare la mia professione da molto tempo&#8221;, ha detto al Figaro.</p><p>Lo stipendio che percepisce Anna Lo Bianco, uno dei più grandi specialisti di storia dell&#8217;arte italiana, una laurea più sette anni di specializzazione post laurea e innumerevoli concorsi statali a suo attivo, per dirigere a  Roma la Galleria Nazionale d&#8217;Arte Antica, è quattro volte inferiore  a quello dell&#8217;ultimo degli uscieri del Senato. &#8220;Ho 40 persone alle mie dipendenze. Quando i custodi sono venuti a sapere del mio stipendio, mi hanno mostrato la loro solidarietà. Sono pagati quanto me,&#8221; ha detto.</p><p>&#8220;Non abbiamo nè cellulare, nè auto di servizio, nemmeno un budget per le ore supplementari. Ho 31 anni di carriera trascorsi sempre nello stesso ufficio. Abbiamo appena assunto una giovane stagista del Louvre. Guadagna più di me &#8220;, aggiunge Rita Paris, che si occupa della Via Appia, prestigioso parco archeologico di 80 ettari in pieno centro a Roma. <strong>Ascesa e caduta della cultura italiana</strong>. Nell’affrontare la loro ira, il Ministero dei Beni Culturali ha pensato di fare cosa gradita, offrendo 150 euro di aumento al mese, tramite un concorso. &#8220;Proposta ridicola, assurda. Pretendono che presenti documentazione scritta del lavoro che faccio. Ho condotto 80 campagne di restauro. Cosa vogliono di più? &#8221; dichiara indignata Anna Lo Bianco.</p><p><strong>Bassissima considerazione<br /> </strong>Non c&#8217;è dubbio che nessuno avrebbe saputo di questa rivolta se Mario Monti non avesse imposto la trasparenza sui salari del pubblico impiego. E’ là che sono iniziate le sorprese. Passi che un ministro guadagni 200.000 € l&#8217;anno. Ma come è possibile che i commessi statali come il presidente della commissione antitrust, i responsabili delle Autorità in materia di energia e comunicazioni, alcuni capi di gabinetto e pezzi grossi dell’esercito, il direttore dell’INPS possano guadagnare da 320.000 a € 540.000 all’anno? Antonio Natali si indigna della &#8220;bassissima considerazione della classe politica per il nostro lavoro&#8221;: &#8221; Il fatto che siamo vergognosamente sottopagati è un&#8217;ulteriore prova che l&#8217;Italia non crede nella sua cultura&#8221;</p><p>(Foto: eblaser, Flickr.com)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/cultura-sottopagata-2/199427/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Economist: i tecnici meglio dei politici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/leconomist-tecnici-meglio-politici/196293/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/leconomist-tecnici-meglio-politici/196293/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 08:57:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[corrado passera]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Processo Mills]]></category> <category><![CDATA[Silvio Belusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196293</guid> <description><![CDATA[La festa è finita La popolarità del governo di Mario Monti infastidisce i partiti tradizionali. Testata: The Economist Data di pubblicazione: 1 marzo 2012 Traduzione di Veronica Ielo, Loredana Spadola e Mara Colzani per italiadallestero.info Per un momento è stato come tornare ai vecchi tempi. L’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che protesta dichiarandosi innocente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>La festa è finita</strong></p><p><strong><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/passera.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-196327" title="Mario Monti, Corrado Passera" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/passera-300x210.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="210" /></a>La popolarità del governo di Mario Monti infastidisce i partiti tradizionali.</em></strong></p><p><em>Testata: <a href="http://www.economist.com/node/21548982" target="_blank">The Economist</a></em><em><br /> Data di pubblicazione: 1 marzo 2012<br /> Traduzione di Veronica Ielo, Loredana Spadola e Mara Colzani per <a href="http://www.italiadallestero.info/" target="_blank">italiadallestero.info</a></em></p><p>Per  un momento è stato come tornare ai <strong>vecchi tempi</strong>. L’ex Presidente del  Consiglio <strong>Silvio Berlusconi</strong>, che protesta dichiarandosi innocente come  Gesù Cristo e descrivendo i processi che lo coinvolgono come un <em>calvario</em>. I Pm che lo accusano di disonestà (la presunta corruzione  del suo avvocato inglese, <strong>David Mills</strong>). I giudici incapaci di esprimere  un verdetto chiaro.</p><p>Nel  processo ritenuto il più temuto da Berlusconi, la corte ha deliberato  che le accuse sono ormai fuori tempo massimo, secondo quanto stabilisce  la legge sulla <strong>prescrizione</strong>. La Corte Suprema di Cassazione  italiana giunse allo stessa conclusione sul processo Mills nel 2010. Ma  i giudici di Milano non si erano espressi sulle responsabilità di  Berlusconi, dando quella che anche un suo vecchio alleato, il leader  della Lega Nord Umberto Bossi, definì “<strong>una pessima impressione</strong>”.</p><p>Eppure,  per quanto tutto questo possa ricordare i giorni prima delle dimissioni  di Berlusconi da capo del governo, questi fatti non fanno che  sottolineare come le cose siano molto cambiate. Il suo populismo  ostentato, i disdicevoli e volgari battibecchi con il sistema  giudiziario e le feste con “bunga bunga” sembrano ora appartenere ad  un’<strong>era remota</strong> di una terra lontana. Il governo tecnico di <strong>Mario Monti</strong>,  che ha preso il posto della coalizione di destra di Berlusconi, può  apparire fin troppo serioso in confronto, ma sta portando a compimento ciò che si è prefisso.</p><p>Questo  pone l’attuale Consiglio dei Ministri su un altro piano, non solo  rispetto a Berlusconi, ma anche a molti governi che si sono succeduti  dalla metà degli anni ‘90 ad oggi. Nei <strong>primi 100 giorni,</strong> Monti e i  suoi ministri hanno ridotto i tassi di interesse dell’Italia, con  un insieme di misure volte ad azzerare il debito pubblico e a  promuovere la crescita (avvalendosi anche dell’aiuto della Bce). Hanno  semplificato l’intricata burocrazia italiana. Ora stanno  per affrontare con lavoratori e sindacati la riforma del lavoro, che  potrebbe essere imposta se le due parti non raggiungessero un accordo.</p><p>Questo <strong>approccio efficiente</strong> è una rivelazione per gli italiani, abituati a  bisticci politici senza fine, tortuose negoziazioni e fragili  compromessi. Nonostante l’Italia sia tuttora in recessione e il governo  Monti abbia inflitto agli italiani ancora più dolori, questo conserva  comunque la sua popolarità. Un sondaggio del Corriere della Sera riporta  che il consenso al governo è pari al 52%, quindi ancora forte, sebbene  non più al 61% come a dicembre. Inoltre, lo stesso sondaggio ha  evidenziato come solo l’8% degli intervistati riponga la propria fiducia  nei partiti politici, mentre il 69% dichiara di non avere idea di chi  votare alle elezione dell’anno prossimo. Renato Mannheimer,  sondaggista, ritiene che questi risultati indichino chiaramente che il  governo Monti sta <strong>sottraendo “visibilità, centralità e prestigio” ai  partiti </strong>e ai loro capi.</p><p>I  politici di professione si trovano ad affrontare almeno due pericoli,  in entrambi gli schieramenti. Il primo è rappresentato dal rinnovamento  dei <strong>movimenti di protesta</strong> insoddisfatti dell’intero sistema, come quello  guidato dal comico e blogger <strong>Beppe Grillo</strong>. Durante gli ultimi incontri,  i partiti hanno discusso su una riforma del sistema elettorale che  ristabilirebbe, almeno in parte, il legame tra politici ed elettori  (spazzato via nel 2005 da un precedente governo Berlusconi). Ma hanno  anche studiato delle misure per escludere dal parlamento i partiti più  piccoli.</p><p>L’altro  rischio corso dai professionisti è che alcuni dei ministri di Monti  possano decidere di rimanere in politica, divenendo <strong>avversari temibili </strong> per coloro che in precedenza decidevano (o, più spesso, non decidevano)  del destino dell’Italia. A meno che la sua buona stella non si spenga  nell’anno che rimane al suo governo, Monti rappresenterebbe la scelta  più naturale per la Presidenza del Consiglio, per la quale si voterà nel  2013. Monti ha però ripetutamente negato di avere intenzione di  candidarsi.</p><p>Le  speculazioni si concentrano invece sul super Ministro per lo sviluppo  economico <strong>Corrado Passera</strong>, ex banchiere e industriale. Fino ad oggi,  Passera era pressoché sconosciuto ai più, ma ciò cambierà quando l’attenzione politica si sposterà dalla riduzione del deficit alla crescita economica.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/leconomist-tecnici-meglio-politici/196293/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>BerlusPutin</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/berlusputin/195708/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/berlusputin/195708/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Mar 2012 09:39:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[Guardian]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[mosca]]></category> <category><![CDATA[Silvio Belusconi]]></category> <category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195708</guid> <description><![CDATA[Satira teatrale sottopone al ‘trattamento Berlusconi’ il neo-eletto presidente Putin. Nella pièce teatrale moscovita BerlusPutin metà del cervello dell&#8217;ex Premier italiano viene trapiantato nella testa del neo rieletto Presidente russo. Testata: The Guardian Data di pubblicazione: 5 marzo 2012 Articolo ed intervista originale di: Matt Trueman Traduzione di Lillo Montalto per italiadallestero.info Cosa si ottiene...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Satira teatrale sottopone al ‘trattamento Berlusconi’ il neo-eletto presidente Putin.</strong></p><p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/berlusconi_putin.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-195744" title="Silvio Berlusconi, Vladmir Putin" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/berlusconi_putin-150x150.jpg?47e3a5" alt="" width="150" height="150" /></a><em>Nella  pièce teatrale moscovita </em><em><strong>BerlusPutin</strong></em> metà  del  cervello dell&#8217;ex Premier italiano viene trapiantato nella testa del  neo  rieletto Presidente russo</strong><strong>.</strong></p><p><em></em><em>Testata: <a href="http://www.guardian.co.uk/stage/2012/mar/05/play-putin-berlusconi-berlusputin" target="_blank">The Guardian</a></em><em><br /> </em>Data di pubblicazione: 5 marzo 2012<br /> Articolo ed intervista originale di: Matt Trueman<br /> Traduzione di Lillo Montalto per <a href="http://www.italiadallestero.info/" target="_blank">italiadallestero.info</a></p><p>Cosa si ottiene mischiando Silvio Berlusconi e Vladimir Putin? Sembra uno  scherzo, ma  in realtà è la premessa su cui si basa l’ultima produzione  teatrale moscovita che lancia una (rara) stoccata satirica al  neo rieletto presidente russo.</p><p><em>BerlusPutin</em>,  che si basa sull’opera di <strong>Dario Fo </strong><em>L’Anomalo Bicefalo</em>, immagina quale  sia il risultato ottenuto dal trapianto di metà del cervello dell’ex  Presidente del Consiglio italiano nella testa di Putin, dopo la morte  per infarto del primo dei due.</p><p>Nello  spettacolo, Putin, che si è appena proclamato vincitore dell’ultima  tornata elettorale in Russia, appare a torso nudo mentre accarezza il  fondoschiena della ginnasta olimpica <strong>Alina Kabaeva</strong>, con la quale pare abbia avuto una relazione. In  altri momenti dello spettacolo, si vede Putin abusare di Botox e,  infine, trasformarsi nell’elfo <strong>Dobby</strong> di <em>Harry Potter</em>, il romanzo di JK  Rowling.</p><p>Dal  gioro del debutto al teatro moscovita <em>Teatr.doc,</em> gli spettacoli di <em>BerlusPutin</em> hanno fatto il pienone per tutto il mese di aprile.  L’<strong>opposizione</strong> al partito di Putin non è mai stata così forte nella  capitale russa. I sondaggi mostrano infatti come solo il 47% della città  abbia votato per lui, in contrasto con il 64% del resto del paese.</p><p>“Non stiamo tracciando il suo profilo psicologico,” ha dichiarato a <em>France24 </em><strong>Serguei Epishev</strong>, l’attore che impersona Putin. “Il nostro spettacolo racconta una storia che si basa su dichiarazioni ufficiali, notizie e gossip.”</p><p>Il  direttore, <strong>Varvara Faer</strong>, si è mostrato concorde ed ha aggiunto: “L’idea  principale è mostrare la nostra posizione politica  dopo <strong>20 anni di silenzio e passività</strong>. Le persone che vengono qui sono  generalmente stufe del modo in cui il governo le ha umiliate.” Lo spettacolo incorpora inoltre le accuse di  corruzione ai membri della squadra di Putin &#8211; accuse che sono solo  cresciute in occasione delle elezioni di questo fine settimana.</p><p>L’originale  di <strong>Dario Fo</strong>, nel quale il cervello di Putin è trapiantanto nella testa  di Berlusconi, è stato a sua volta soggetto a diversi attacchi polemici  dopo il suo debutto nei teatri italiani nel 2003. L’opera  è stata denunciata per diffamazione per un milione di euro  da <strong>Marcello Dell’Utri</strong>, membro del partito di Berlusconi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/berlusputin/195708/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roberto Saviano, l&#8217;Italia di Monti e la libertà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/roberto-saviano-litalia-monti-liberta/195212/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/roberto-saviano-litalia-monti-liberta/195212/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Mar 2012 16:26:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Gomorra]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category> <category><![CDATA[Spiegel]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195212</guid> <description><![CDATA[Saviano, colui che lotta contro la mafia “Finalmente posso respirare” Testata: Spiegel Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012 Articolo ed intervista originale di: Fiona Ehlers Traduzione di Michele e Claudia per italiadallestero.info È protetto da cinque guardie del corpo, dorme nelle caserme della polizia: da sei anni il giornalista Saviano deve nascondersi dalla mafia. Ciò...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/saviano.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-195350" title="Saviano" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/saviano-300x199.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="199" /></a>Saviano, colui che lotta contro la mafia<br /> </strong><strong>“Finalmente posso respirare”</strong></p><p><em>Testata:<a href="http://www.spiegel.de/panorama/justiz/0,1518,814621-2,00.html" target="_blank"> </a></em><em><a href="http://www.spiegel.de/panorama/justiz/0,1518,814621-2,00.html" target="_blank"><strong> </strong>Spiegel</a><br /> </em>Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012<br /> Articolo ed intervista originale di: Fiona Ehlers<br /> Traduzione di Michele e Claudia per <a href="http://www.italiadallestero.info/" target="_blank">italiadallestero.info</a></p><p>È  protetto da cinque guardie del corpo, dorme nelle caserme della  polizia: da sei anni il giornalista Saviano deve nascondersi dalla  mafia. Ciò nonostante recentemente si sente <strong>libero</strong> come non mai.  Nell&#8217;intervista racconta come i tedeschi gli abbiano insegnato ad amare  il proprio Paese.</p><p><strong>SPIEGEL</strong>:  Signor Saviano, più di un anno fa, davanti a milioni di telespettatori,  ha affermato: <em>nonostante Berlusconi, rimango in Italia perchè voglio  vedere cosa succederà dopo</em>. Come si vive, oggi, nell&#8217;Italia di <strong>Mario  Monti</strong>?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Ci sentiamo ancora frastornati, senza Berlusconi ci sentiamo un po’  persi. Vede, ho 32 anni e da quando posso votare conosco solo le  solite brutte facce. Adesso, per la prima volta, provo rispetto nei  confronti di un governo, sebbene non sia stato legittimamente eletto e  la politica stia facendo una pausa. Monti è come un Presidente per tutti  gli italiani, con lui é possibile parlare, per noi è una novità. Con  Berlusconi era come essere allo stadio, o si era un Fan o lo si  contestava. In breve: sento avvicinarsi la libertà, mi sento come se  potessi finalmente respirare.</p><p><strong>SPIEGEL</strong>:  É quantomeno strano sentire la parola “libertà” uscire dalla bocca di  un italiano che da sei anni deve nascondersi dalla mafia e che è  protetto giorno e notte da cinque guardie del corpo.<br /> <strong>Saviano</strong>: non avrei mai creduto che sarebbe successo così velocemente. Ma  nonostante tutto l&#8217;ottimismo resta la perplessità. Il premio Nobel russo<strong> Alexander Solzenicyn</strong> una volta ha affermato che, quando un Paese viene  governato da politici corrotti, tocca agli intelettuali schierarsi  contro il Governo. Ora siamo di nuovo dei semplici intellettuali, cosa  che andrebbe bene se l&#8217;Italia fosse un Paese sano. Adesso ci sentiamo  superflui anche se sappiamo bene che il berlusconismo non è sconfitto.</p><p><strong>SPIEGEL</strong>:  Nella prefazione tedesca del suo nuovo libro, lei scrive che la visione  dei tedeschi l&#8217;ha aiutata ad amare l&#8217;Italia. Che cosa intende?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Quando, prima <strong>Goethe</strong>, oggi i turisti con i calzini bianchi, visitano la  mia Patria, colgono il lato positivo, l&#8217;umanità, la vitalità, il nostro  senso della bellezza. Quando il musicista <strong>John Coltrane</strong> si trovò a  dover definire il Blues, disse: il Blues è ciò che noi neri abbiamo al  posto della libertà. Questo è ciò che intendo: gli italiani hanno un  sistema giuridico che a malapena funziona, non siamo efficienti. Ma  facciamo del nostro meglio con spirito di <strong>inventiva e creatività</strong>.  Attraverso la visione dei tedeschi ho capito che si può imparare ad  amare l&#8217;Italia.</p><p><strong>SPIEGEL</strong>:  E come reagisce adesso quando molti tedeschi, a proposito della  tragedia della Costa Concordia ricorrono a vecchi cliché: la <strong>nave</strong> che  affonda come emblema dell&#8217;Italia abbandonata a se stessa da un capitano  vanitoso e pusillanime?<br /> <strong>Saviano</strong>:  La crisi della finanza europea rafforza certi risentimenti, si instaura  un clima di odio, questo mi preoccupa, si. Anche in Italia,  recentemente, vi sono dei risentimenti nei confronti dei tedeschi: la  televisione mostra la <strong>Merkel</strong> con i baffetti di <strong>Hitler</strong>. I comici prendono  in giro la saccenza tedesca. Questo non l&#8217;ho mai sentito neppure da mio  nonno, un ebreo deportato a Dachau che ha persino detto: odio i tedeschi in uniforme, ma non appena mi danno da mangiare e si mettono a ridere con me, mi ci affeziono.</p><p><strong>SPIEGEL</strong>: È vero che il capitano <strong>Schettino</strong> rappresenterebbe l&#8217;italiano tipico?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Lui è originario, come me, del golfo di Napoli, come la maggior parte  dei capitani del mondo. Tuttavia capisco che sia diventato  l’incarnazione dell&#8217;italiano vanitoso. Berlusconi ha impresso  quest&#8217;immagine destinata a durare a lungo. Lei non può immaginarsi  quanti Schettino abbia già incontrato: <strong>fanfaroni</strong> che gesticolano a voce  alta senza alcuna responsabilità, che amano solo sè stessi. Ma io  conosco anche l&#8217;altro lato, quello dei mafiosi&#8230;</p><p><strong>SPIEGEL</strong>: … uomini silenziosi che conducono una vita sottoposta a <strong>regole ferree</strong>?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Proprio così, è esattamente l&#8217;immagine opposta che si ha dell&#8217;italiano  nel mondo. Può sembrare un paradosso ma nella caotica Italia solo la mafia é una delle organizzazioni più disciplinate ed affidabili.  Inizialmente anche i mafiosi si vantano delle loro gesta eroiche. Ma  quando diventano <em>boss</em>, scompaiono, sacrificano la loro vita, rinunciano  al sesso, a trascorrere il Natale con la propria famiglia e si  sottopongono ad un rigido sistema. Questo permette loro di avere  successo.<br /> <strong></strong></p><p><strong>SPIEGEL</strong>: Nel suo nuovo libro sogna un Paese migliore senza mafia ed economia sommersa. Accadrà mai?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Siamo ancora molto lontani da quest&#8217;altra Italia. Naturalmente,  lentamente si afferma anche da noi la cognizione che solo chi si  guadagna un lavoro è anche nella condizione di svolgerlo. Le  liberalizzazioni di <strong>Monti</strong> sono a tal proposito fondamentali, aprono un  mercato che era basato sul clientelismo. Le sue riforme ci hanno  permesso di credere nuovamente nelle istituzioni, questo è importante.  Ma la domanda è se, dopo Monti, riusciremo ad avere una <strong>vera politica</strong>.<br /> <strong></strong></p><p><strong>SPIEGEL</strong>: Cosa si attende?<br /> <strong>Saviano</strong>: Non mi fido di questa quiete momentanea. Non passerà molto tempo  prima che la vecchia <strong>casta</strong> politica ritorni, compreso <strong>Berlusconi</strong>.  Diranno: il governo dei tecnici non è riuscito a combinare nulla,  lasciateci nuovamente il timone. Io mi tengo alla larga da questa  gentaglia, sebbene mi abbiano offerto ogni posto possibile, sindaco,  candidato della sinistra.<br /> <strong></strong></p><p><strong>SPIEGEL</strong>: Da cosa dipende il fatto che attualmente la <strong>mafia</strong> non risulti un tema politico?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Nessuno vuole avere a che fare con questo <strong>male fondamentale</strong>. Tra  l&#8217;altro la criminalità organizzata, già da parecchio tempo, non è un  problema nazionale, piuttosto europeo. Grazie alla crisi finanziaria la  mafia si rafforzerà, ne sono sicuro, la corruzione crescerà così come il  mercato della droga. La cocaina è la droga della crisi, tiene svegli.  Per questo motivo sarebbe molto importante avere un’autorità che si  occupi di anti-mafia anche a Bruxelles.</p><p><strong>SPIEGEL</strong>: La criminalità organizzata si lascia combattere solo quando viene compresa come <strong>problema strutturale</strong>?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Esattamente. <strong>Silvio Berlusconi </strong>ha rappresentato per 20 anni la peggiore  Italia. L&#8217;abbiamo odiato, è vero. Ma il problema non è Berlusconi,  sarebbe troppo facile utilizzarlo come capro espiatorio di tutto. Il  problema è la mentalità, sono la corruzione, l&#8217;evasione fiscale,  l&#8217;avversione nei confronti dello stato e una politica al servizio di queste strutture.<br /> <strong></strong></p><p><strong>SPIEGEL</strong>: Cosa bisogna fare, lei cosa fa?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Io sono ossessionato da questo, <strong>raccontare</strong> agli italiani le condizioni  nel loro paese. Con ciò non voglio diffamare la mia terra, cosa di cui  sono stato accusato più volte. Io ho in mente un sogno per il futuro:  raccontare è il primo passo dell&#8217;azione. Le parole sono fatti, di questo  ne sono convinto.<br /> <strong></strong></p><p><strong>SPIEGEL</strong>: Gli italiani sono ancora interessati a conoscere la <strong>verità</strong> sulla mafia?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Sta scherzando? La mia trasmissione <em>Vieni via con me</em>, dal quale ha  origine il mio nuovo libro, è stata vista da dodici milioni di  telespettatori, a cui vanno aggiunti altri cinque milioni su internet, è  stato un record. Gli italiani non avrebbero potuto saperne di più sui  collegamenti tra mafia e Lega Nord o sui brogli elettorali in Calabria.  Anche una cosa del genere è possibile in questo Paese: un <strong>miracolo</strong> che  però adesso prosegue su di una rete privata.</p><p><strong>SPIEGEL</strong>: I suoi racconti sui brogli elettorali sembrano incredibili&#8230;<br /> <strong>Saviano</strong>:  &#8230; lo so, sembrano racconti di un lontanissimo Medio Evo. Ma è proprio  l&#8217;opposto. <strong>Comprare voti</strong> è attualissimo, al più tardi, non appena Monti  abdicherà, si ricomincerà. La camorra compra decine di migliaia di  elettori, questo è noto. I gangster ricevono dalla tipografia le schede  elettorali e le compilano. L&#8217;elettore quindi le scambia all&#8217;interno  della cabina, come prova è sufficiente una foto della scheda elettorale  effettuata con il cellulare. In seguito l&#8217;elettore viene ricompensato  con 50 euro, con una cortesia o con un piccolo lavoretto. Al sud tutti  sanno di queste pratiche.<br /> <strong></strong></p><p><strong>SPIEGEL</strong>:  Sei anni fa ha pubblicato <em>Gomorra</em>, bestseller mondiale avente come tema  i retroscena della camorra. Da allora la <strong>lotta alla mafia</strong> è cambiata?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Siamo sulla strada buona. Molte persone afferenti al clan di cui ho  parlato principalmente nel mio libro, quello dei Casalesi, al momento si  trovano dietro le sbarre. Uno degli ultimi boss è stato arrestato a  dicembre. Non è il contenuto del libro ad aver fatto arrabbiare il clan,  quanto la tiratura in quattro milioni di copie.</p><p><strong>SPIEGEL</strong>: E da allora che la sua vita è <strong>minacciata</strong>?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Purtroppo si, la mia vita è programmata, ogni passo è sorvegliato, la  mia famiglia ha dovuto allontanarsi, ogni due notti dormo in una  differente caserma della polizia. Adesso io sono la coscienza della  nazione. Ma mi sono diventato antipatico, il prezzo per il mio successo è  enorme.<br /> <strong></strong></p><p><strong>SPIEGEL</strong>: Che cosa le manca maggiormente?<br /> <strong>Saviano</strong>:  La mia vecchia vita, la mia Vespa e Napoli. Mi fa diventare pazzo il  fatto che non possa più fidarmi di nessuno. Le <strong>relazioni</strong> si tessono  durante cene allegre, nel taxi che si prende insieme, parlando per la  strada. Tutto ciò non mi è possibile. Sono guardato a vista durante le  apparizioni pubbliche, dopo di che si prosegue in un auto blindata.  Crede che ciò possa aiutare a conoscere qualcuno, forse persino ad  innamorarsi?<br /> <strong></strong></p><p><strong>SPIEGEL</strong>: Per quanto tempo dovrà ancora vivere in questo modo?<br /> <strong>Saviano</strong>:  Non lo so. Forse ha ragione <strong>Salman Rushdie </strong>che disse, o ti liberi o  crepi. Lui c&#8217;è riuscito, dovrei cercare dei nuovi temi. Anche lui ha  fatto così, niente a che fare con l&#8217;Islam. Qualche volta mi auguro di  poter scrivere semplicemente delle storie d&#8217;amore.</p><p><em>(Foto: LaPresse)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/roberto-saviano-litalia-monti-liberta/195212/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8216;il manifesto&#8217;, tramonto di un esperimento politico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/manifesto-tramonto-esperimento-politico/193818/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/manifesto-tramonto-esperimento-politico/193818/#comments</comments> <pubDate>Sun, 26 Feb 2012 09:16:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[1989]]></category> <category><![CDATA[editoria]]></category> <category><![CDATA[finanziamenti]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[il manifesto]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[liquidazione]]></category> <category><![CDATA[Luigi Pintor]]></category> <category><![CDATA[Norma Rangeri]]></category> <category><![CDATA[Pci]]></category> <category><![CDATA[Rossana Rossanda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193818</guid> <description><![CDATA[Tramonto del giornale di lotta comunista &#8220;il manifesto&#8221; era il quotidiano della tradizione comunista italiana e mezzo di comunicazione privilegiato degli eurocomunisti. Ora il quotidiano è sull&#8217;orlo del fallimento. I lettori sono scappati, gli incentivi statali sono stati ridotti e i vecchi argomenti non funzionano più da tempo. Testata: Spiegel Data di pubblicazione: 15 febbraio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/il-manifesto-logo.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-193914" title="il-manifesto-logo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/il-manifesto-logo-300x63.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="63" /></a><strong>Tramonto del giornale di lotta comunista</strong></p><p><strong>&#8220;il manifesto&#8221; era il quotidiano della tradizione comunista italiana e  mezzo di comunicazione privilegiato degli eurocomunisti. Ora il  quotidiano è sull&#8217;orlo del fallimento. I lettori sono scappati, gli  incentivi statali sono stati ridotti e i vecchi argomenti non funzionano  più da tempo.</strong></p><p><em></em><em>Testata: </em><em><strong> </strong><a href="http://www.spiegel.de/politik/ausland/0,1518,814876,00.html" target="_blank">Spiegel</a><br /> </em>Data di pubblicazione: 15 febbraio 2012<br /> Articolo originale di: Hans-Jürgen Schlamp<br /> Traduzione di Francesco e Michele per <a href="http://www.italiadallestero.info/" target="_blank">italiadallestero.info</a></p><p>Loredana, 51 anni, è &#8220;molto molto triste&#8221;. La professoressa di Roma  legge il quotidiano &#8220;da quando ho la facoltà di pensare&#8221;. Anche suo  marito Roberto, 58 anni, è scuro in volto. <strong>&#8220;È un&#8217;epoca che finisce&#8221;</strong> dice. Ed è proprio questa l&#8217;impressione. Perché &#8220;il manifesto&#8221; non era  solo indiscutibilmente il più importante organo della sinistra italiana. Anche tra gli intellettuali francesi e tedeschi era diventata una  consuetudine citare &#8220;il manifesto&#8221;. Il giornale era piccolo, ma  importante. Ora è in <strong>liquidazione</strong>. Coperto di debiti.</p><p>I  redattori sperano ancora nel miracolo. Che i 16.000 lettori rimasti  intervangano per finanziarlo. Che dall’oggi al domani arrivino in massa  nuovi abbonati o che improvvisamente tutti ne chiedano una copia in  edicola. O infine che lo stato intervenga con generosi finanziamenti. In  realtà le prospettive per tutte queste opzioni sono cupe. La fine di un  esperimento politico è all’orizzonte: <strong>i tempi sono cambiati</strong>, il  giornale no, e sul lungo termine questo non va bene.</p><p><strong>Don Camillo e Peppone<br /> </strong>Il  primo numero del quotidiano &#8220;Il Manifesto&#8221; risale al <strong>1971</strong>. Nei due anni  precedenti il giornale era esistito in forma mensile. Da oltre due  decenni l&#8217;Italia era politicamente divisa in <strong>due fronti contrapposti</strong>: a  destra c&#8217;era la Democrazia Cristiana (DC), a sinistra il Partito  Comunista Italiano (PCI), proprio come nei film di &#8220;Don Camillo e  Peppone&#8221;. Nel romanzo e nel film era come nella vita reale: il più delle  volte vincevano i cristiani ammanicati, ma anche i cocciuti comunisti  erano forti.</p><p>Il <strong>PCI </strong>era il più grande partito comunista del mondo occidentale. Ed è  stato &#8220;dalla nostra nascita, in un certo qual modo, il nostro <strong>avversario</strong>&#8221;  racconta la direttrice de &#8220;il manifesto&#8221; <strong>Norma Rangeri</strong> durante  un&#8217;intervista al quotidiano tedesco <em>Die Tageszeitung</em>. &#8220;Volevamo  mostrare con chiarezza che si poteva essere comunisti senza dover  necessariamente sostenere il partito comunista sovietico&#8221;, che anche da  comunisti si potevano avere &#8220;idee libertarie&#8221;.</p><p><strong>La Rosa Luxemburg degli anni &#8217;70<br /> </strong>I  fondatori del giornale erano dei funzionari del PCI espulsi nel 1969  che gravitavano intorno al giornalista <strong>Luigi Pintor </strong>e alla scrittrice <strong>Rossana Rossanda</strong>, &#8220;la Rosa Luxemburg degli anni settanta&#8221; come era  chiamata da molti. Erano tutti comunisti convinti, ma protestarono  contro l&#8217;invasione sovietica della Cecoslovacchia e simpatizzarono con i  movimenti studenteschi del &#8217;68. Per i sostenitori della linea  dura erano dei dissidenti e quindi furono allontanati dal partito. &#8220;I  fratelli se ne pentiranno amaramente&#8221;, tuonò Rossana Rossanda,  promettendo vendetta: &#8220;Non saremo la loro polmonite, ma piuttosto una  febbre persistente, la loro malaria&#8221;. Ed ebbe ragione. Perché per la  sinistra non dogmatica il nuovo organo di stampa divenne la piattaforma a  lungo attesa per le discussioni pubbliche.</p><p>La  tiratura raggiunse in brevissimo tempo le 45.000 copie al giorno, un  vero <strong>record</strong> per l&#8217;Italia. Conteneva pochissimi annunci pubblicitari e  per mancanza di fondi non era abbonato a nessuna agenzia stampa: i  redattori dovevano ricercare tutto da soli e decidere i temi da  trattare. E gli riuscì così bene che il fedele giornale di partito del  PCI, &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, si trovò a dover mettere in guardia i suoi lettori dai  critici impertinenti: &#8220;Diffidate del nuovo giornale! Vuole solo  distruggere ciò che la sinistra italiana ha ottenuto al prezzo di dure  battaglie&#8221;.</p><p>Ma  gli intellettuali furono attratti da &#8220;il manifesto&#8221;. Lo <strong>spirito della  sinistra</strong> aveva trovato una nuova casa. A detta dei lettori la sinistra  conservativa era un insieme di &#8220;borghesi della peggior specie&#8221; come  scriveva &#8220;il manifesto&#8221;. Il nuovo &#8220;Eurocomunismo&#8221; parte anche da qui,  dal tentativo di conciliare comunismo e libertà civili. Numerosi  intellettuali scrivevano regolarmente articoli e approfondimenti, come  per esempio <strong>Umberto Eco</strong>, filosofo e più tardi autore di best-seller  mondiali (<em>Il nome della rosa</em>).</p><p><strong>Dopo la caduta del muro, la fine<br /> </strong>Ma  l&#8217;ascesa non fu duratura. Nel <strong>1989</strong> il &#8220;socialismo reale&#8221; si sgretolò. A  Berlino Est come a Mosca. E da quel momento iniziò la rovina della  sinistra organizzata e dei suoi organi di stampa. Con lo sgretolamento  del PCI, &#8220;il manifesto&#8221; perse non solo l’oggetto delle sue critiche  quotidiane, ma rapidamente anche il suo orientamento politico. Il  collettivo di giornalisti e i suoi lettori, il cui numero diminuiva  drasticamente, continuarono a sognare l&#8217;imminente rivoluzione, mentre la  &#8220;massa dei lavoratori&#8221;, già di per sé esigua, e gli studenti l&#8217;aveva  abbandonata da tempo.</p><p>Dopo  le elezioni del 2008, per la prima volta dalla seconda Guerra Mondiale,  non furono eletti comunisti in Parlamento. Solo &#8220;il manifesto&#8221;  manteneva solida la sua fede comunista, &#8220;<strong>Quotidiano Comunista</strong>&#8221; si legge  ancora oggi nell&#8217;intestazione. E così, di un giornale che un tempo aveva  cambiato la politica, ne è rimasto un giornalino a uso e consumo di  qualche compagno.<br /> &#8220;Oggi  siamo forse più importanti che mai&#8221;, con queste parole l&#8217;anno scorso  tentava di farsi coraggio la caporedattrice Rangeri in occasione del  40esimo anniversario del giornale. &#8220;Perché siamo rimasti il luogo in cui  le anime diverse e contrastanti della sinistra riescono a comunicare  tra loro&#8221;. Cosa che però a oggi la maggior parte della gente fa molto  più volentieri tramite internet.</p><p><strong>Finanziamenti dal nemico di classe<br /> </strong>Così  si è giunti al punto in cui il giornale riusciva a sopravvivere solo  grazie alle <strong>sovvenzioni</strong> del governo di Silvio Berlusconi. Circa tre  milioni di euro l’anno, questa è la cifra che il giornale comunista  riceveva da coloro che si dichiaravano apertamente nemici dei comunisti.  Anche altri giornali, soprattutto piccoli giornali regionali, di  partito o sindacali, sono tenuti in vita dai sussidi statali.</p><p>Ma  Berlusconi prima e il suo successore Mario Monti dopo hanno deciso di <strong>chiudere i rubinetti</strong>, riducendo i fondi da 175 a 50 milioni di euro.  Inoltre le sovvenzioni pubbliche sono calcolate e corrisposte a  posteriori. Per &#8220;il manifesto&#8221; significa ricevere dalle casse dello  stato solo uno dei precedenti tre milioni. E questo non basta  assolutamente per ripagare i debiti. Molti giornali, sia di destra sia  di sinistra, sono nella stessa situazione.</p><p>Per  questo la caporedattrice Rangeri attacca la politica con delusione.  “Stanno uccidendo il pluralismo!&#8221; afferma, augurandosi un largo  movimento di protesta della popolazione. Che però non sembra che ci  sarà. Perché persino il piccolo gruppo di fedeli lettori di quel che è  rimasto de &#8220;il manifesto&#8221; capisce che per l&#8217;esperimento degli anni &#8217;70 il tempo è scaduto. &#8220;Negli  ultimi tempi&#8221;, così dice Loredana, una di questi pochi fedeli, i  contenuti del giornale hanno preso sempre più &#8220;<strong>le distanze dal mondo  reale</strong>&#8220;. Già da tempo i testi sarebbero diventati troppo complicati per  poter essere compresi dalla massa dei lavoratori o da altre persone  senza un’istruzione universitaria.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/manifesto-tramonto-esperimento-politico/193818/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Capitan Monti, il meno peggio?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/capitan-monti-meno-peggio/192846/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/capitan-monti-meno-peggio/192846/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:02:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[governo tecnico]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192846</guid> <description><![CDATA[Un intero paese in alto mare Un’Italia in bilico &#8211; tra metafore, sollievo e malcontento. Testata: NZZ Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012 Articolo originale di: Franz Haas Traduzione di Claudia Marruccelli e Francesco Costantini per italiadallestero.info Dopo aver accolto le dimissioni di Berlusconi di tre mesi fa come una liberazione, la maggior parte degli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/large_120220-233830_To200212est_5945.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-192957" title="Mario Monti" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/large_120220-233830_To200212est_5945-216x300.jpg?47e3a5" alt="" width="216" height="300" /></a>Un intero paese in alto mare</strong></p><p><strong>Un’Italia in bilico &#8211; tra metafore, sollievo e malcontento.</strong></p><p><em>Testata: </em><em><strong></strong><a href="http://www.nzz.ch/nachrichten/kultur/aktuell/ein_ganzes_land_auf_hoher_see_1.14964804.html" target="_blank">NZZ</a><br /> </em>Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012<br /> Articolo originale di: Franz Haas<br /> Traduzione di Claudia Marruccelli e Francesco Costantini per <a href="http://www.italiadallestero.info/" target="_blank">italiadallestero.info</a></p><p>Dopo  aver accolto le dimissioni di Berlusconi di tre mesi fa come una  liberazione, la maggior parte degli italiani esprime simpatia per il successore <strong>Mario Monti</strong> e il suo governo d’emergenza &#8211; ma anche diffidenza. Probabilmente Monti resterà in carica ancora un anno, poi di nuovo sarà tutto da decidere.</p><p>Negli ultimi tre mesi in Italia si sono succedute numerose <strong>calamità</strong> che hanno sconvolto il paese: subito si sono cercate metafore per mettere a contronto gli sconvolgimenti della natura con quelli della politica.  Quando, a novembre, Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni e  ancora non ci eravamo ripresi dall’alluvione, era d’obbligo l’immagine  del diluvio universale e Mario Monti appariva come il salvatore della  situazione. Quando due mesi più tardi un inetto capitano ha fatto  naufragare una nave da crociera, ha fatto il giro del mondo l’immagine  allegorica della nave stato, che si salva da disgrazie simili grazie al  nuovo timoniere. Monti aveva assunto l’incarico da neanche tre mesi, guidando la nazione tra gli iceberg dell’economia mondiale, quando la penisola sprofondava improvvisamente nella neve, e quindi calzava a pennello l’immagine simbolica del capitano in bilico.</p><p><strong>Una squadra di tecnici?</strong></p><p>Tuttavia  è in questa situazione d’emergenza che si è manifestata la popolarità  del nuovo capo di governo; nessuno gli ha voluto seriamente addossare la  colpa dei treni bloccati dal ghiaccio. Se Monti gode ancora di un così grande consenso, è certo per le sue qualità, ma ancor più per la misera performance del suo predecessore. Molti italiani si sono sentiti testimoni di un miracolo, nelle  prime settimane dopo il cambio di governo. Era quasi da non credere che  l’indecente <strong>Berlusconi</strong> avesse lasciato il posto a un vero signore, che a  Bruxelles fa la sua bella figura accanto a Merkel e a Sarkozy. Monti e  la sua squadra saranno pure degli anonimi  tecnici, come ha scritto su <em>La Repubblica</em> Michele Serra, “ma se pensiamo ai loro predecessori, vorremmo baciare la terra su cui camminano”. C’è da dire che anche la sinistra ha contribuito alla perdita della morale nell’esercizio della propria responsabilità, alimentando tra le generazioni un senso di prevaricazione, che oggi impedisce di mobilitare le forze innovative del paese di fronte alla concorrenza internazionale.</p><p>Anche  le statistiche rivelano la necessità di un <strong>salvatore</strong>: l’80% degli  italiani aveva fiducia in Monti quando ha assunto l’incarico. Ora, dopo  le rigide misure di risparmio e gli improvvisi aumenti in concomitanza con l’inizio del nuovo anno, rimangono comunque al di sopra del 60%. “Questo dovrebbe preoccuparmi” ha commentato Monti con la solita ironia, sminuendo il favorevole sondaggio. E nonostante il fatto che nell’ultimo periodo stia crescendo un rafforzato malcontento proveniente da molte parti &#8211; non solo dalla Lega Nord e dai pendolari bloccati dalla neve &#8211; a prevalere è comunque il sollievo per la fine dell’imbarazzante e rovinosa azione di Berlusconi e della sua corte.</p><p>Come accade ovunque  dopo un cambiamento storico, anche in Italia si parla con raccapriccio  del recente passato, su pubblicazioni di ogni tipo. In questi lavori intellletuali di riassetto, le simpatie vanno quasi senza eccezioni al nuovo e il pensiero comune è ora:  “L’abbiamo scampata bella ancora una volta (speriamo)”. Questo vale  anche per quel dizionario dal titolo “Così parlò il Cavaliere” scritto da due attenti giornalisti del <em>Corriere della Sera</em>, che contiene le uscite più grottesche di Berlusconi. C’è meno da ridere nel volume “L’opera italiana da due soldi”, del giurista e pubblicista Franco Cordero, che analizza “la grottesca opera buffa” di Berlusconi e il suo personaggio: “Più antiliberale di Mussolini, paranoico come Hitler, peggiore di Mackie Messer”.</p><p>Il  confronto con <strong>Mussolini</strong> si evidenzia anche in un monologo teatrale che  l’attore Fabrizio Gifuni sta portando in tournée per l’Italia. Il testo  si compone unicamente di estratti dalla parodia sul fascismo di Carlo  Emilio Gadda “Eros e Priapos”, in cui sembra di riconoscere esattamente alcune delle dichiarazioni di Berlusconi. Tuttavia il biasimo al deposto ex politico non va sempre di pari passo con le lodi al nuovo. Quando nel quotidiano di estrema sinistra <em>Il Manifesto</em> il docente di letteratura Alberto Asor Rosa si è espresso in maniera tiepida in difesa di Monti, è stato prontamente criticato dall’altrettanto anziana  e famosa Rossana Rossanda. Anche polemici blogger e schiere di  frequentatori di Facebook e Twitter non vedono grosse differenze tra “la  commedia di basso livello di Berlusconi e il falso cabaret di Monti”.</p><p><strong>Umberto Eco</strong> ha pubblicato nella sua colonna sull’<em>Espresso</em>, sotto forma di piccante raccontino divertente, una difesa di Monti e una sgridata ai suoi detrattori: lo scrittore paragona il nuovo capo di governo a un’altruista prostituta che in tempo di guerra si concede al nemico per il bene comune e  a causa di ciò è vittima dell’ipocrita  ribrezzo dei suoi connazionali. Tuttavia l’ironica allegoria di Eco ha  effetto limitato e cambierebbe poco nell’opinione di quella arrabbiata  casalinga che in fila davanti a noi per pagare il bollo dell’auto  brontola, “quel maledetto Monti” dovrebbe pagarlo lui questo salato  aumento. Infatti la situazione è diventata difficile per gli italiani con reddito medio, mentre la massa di coloro che vivono sotto la soglia di povertà è aumentata drasticamente. Lo scrittore <strong>Raffaele La Capria</strong> vede Roma come un turbinio di mendicanti simile a Benares.</p><p><strong>Le aride cifre della realtà</strong></p><p>La  realtà è ben altro e arriva con aride cifre. La disoccupazione  giovanile ha raggiunto il 30%, in alcune regioni il 50%. E la bacchetta  magica di Mario Monti deve darsi da fare <em>in primis</em> in  questo campo, per fare colpo anche sui <strong>sindacati</strong> di sinistra.  Attualmente questi sono le uniche vere forze di opposizione, che si  oppongono al governo con scioperi e puntano i piedi contro una possibile riforma del lavoro. Con ciò spesso difendono solo quei lavoratori già a bordo di una barchetta piccola, ma sicura; in questo modo impediscono ai giovani precari e ai disoccupati cronici di ottenere una qualsiasi sicurezza, anche minima.</p><p>Nelle  trattative con i sindacati il distinto professor Monti e i suoi  collaboratori non sempre mostrano il tatto dovuto. Recentemente Monti ha  parlato con noncuranza della “monotonia del posto fisso” e ha voluto  rendere gradevole “la sfida del cambiamento” ai disoccupati. Il popolo, scandalizzato da questa dichiarazione, ha comunicato via Twitter che uno stipendio di 800 euro al mese non è il massimo come cambiamento.</p><p>Peggio  ancora sono state le sfacciate affermazioni del <strong>37enne viceministro del  lavoro </strong>che non è responsabile di quella sua aria arrogante, ma di certo  lo è rispetto a ciò che dice. “Chi non si è ancora laureato a 28 anni”  ha dichiarato in una trasmissione televisiva è “un povero sfigato”.  Questo ragazzotto dovrebbe sapere in realtà che circa un terzo degli  studenti italiani a stento riesce a mantenersi con piccoli lavoretti,  che le tasse universitarie sono esorbitanti  (le più alte in Europa dopo  l’Inghilterra) e che in Italia le borse di studio sono praticamente inesistenti.  Claudio Magris, comunque ben disposto verso il governo Monti, ha  scritto nel <em>Corriere della Sera</em> che regalerebbe volentieri al capo di  governo il <strong>David Copperfield</strong> di Charles Dickens, così che possa farsi  un’idea di quanto sia importante un po’ di sicurezza per i giovani, per “crescere con dignità” senza essere tormentati da “desideri ed umiliazioni” come il povero David Copperfield.</p><p>Mario Monti si è scusato a lungo per la sua sfortunata uscita sulla monotonia del posto fisso. Silvio Berlusconi personalmente non  ha mai smentito le sue scandalose esternazioni, anzi al contrario ha  spiegato che le sue parole erano state travisate. Quindi non c’è da  meravigliarsi che il nuovo capo di governo appaia alla maggior parte  degli italiani come un <strong>miracolo</strong>, il cui effetto è ancora incerto.  Se volessimo veramente trovare una metafora per la situazione attuale,  allora ecco che calza a pennello la seguente espressione: “Siamo ancora  in alto mare” nel senso però che nulla è stato ancora deciso. <strong>Capitan  Monti</strong> guiderà il paese probabilmente ancora per un anno, poi al timone  si piazzeranno di nuovo i politici, i partiti e le loro dispute. E, se  siamo ancora in alto mare, non si esclude nemmeno il ritorno del detestato berlusconismo.</p><p><em>(Foto: LaPresse)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/capitan-monti-meno-peggio/192846/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monti salva l&#8217;Europa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/monti-salva-leuropa/190481/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/monti-salva-leuropa/190481/#comments</comments> <pubDate>Sun, 12 Feb 2012 12:55:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Die Zeit]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190481</guid> <description><![CDATA[Mario Monti, fresco uomo di copertina del Time, è a prima vista il pacioso vecchietto della porta accanto. Eppure è da questo pacioso vecchietto, fresco di tourpromozionale americano, che dipendono i destini dell’Eurozona tutta.  Da lui e da un rilassamento della sempre tesissima politica dell’inflessibilità tedesca, opinano anche al Sole24Ore sulla scia di questo misurato articolo di Zeit....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Mario Monti, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/monti-conquista-time-questuomo-salvare-leuropa/190138/" target="_blank">fresco uomo di copertina del </a></span></em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/monti-conquista-time-questuomo-salvare-leuropa/190138/" target="_blank">Time</a></span><em>, è a prima vista il pacioso vecchietto della porta accanto. Eppure è da questo pacioso vecchietto, fresco di tourpromozionale americano, che dipendono i destini dell’Eurozona tutta.  Da lui e da un rilassamento della sempre tesissima politica dell’inflessibilità tedesca, opinano anche al </em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-09/monocolo-tedesco-064634.shtml?uuid=Aaz746oE" target="_blank">Sole24Ore</a> <em>sulla scia di questo misurato articolo di Zeit.</em></p><p><em>Una simile politica di </em>“rigore, rigore e ancora rigore con l&#8217;accetta” <em>potrebbe </em>“prima o poi provocare una violenta reazione di rigetto.”<em> Non c’è dubbio. </em>“I morti non pagano i debiti,”<em> ha ricordato tempo addietro la presidentessa di una nazione dieci anni fa in ginocchio, l’Argentina. </em>“Per onorarli è necessario prima crescere.”</p><p><em>E’ bene tuttavia che Monti si mostri più tedesco in patria di quanto non dia l’impressione di essere in Europa, maneggiando con più perizia la teutonica ascia da battaglia contro evasori, delinquenti e corrotti. Il compito di Monti, in Italia, è quello di riallacciare lo sfilacciato tessuto sociale e unire la popolazione in un’unica grande Teutoburgo contro i veri nemici della crescita.</em></p><p><em>Errori di strategia (anche comunicativa) come le crociate contro articolo 18 e bamboccioni non fanno altro che vanificare ’azione di governo nella coscienza collettiva, vilificandone la portata. Non serve disotterrare l’ascia contro il mammone 30enne senza lavoro nè pensione: lui la faccia schiacciata sul cippo ce l’ha già da un pezzo, e di certo non si mette a leggere Time Magazine per tirarsi su di morale. E’ troppo impegnato a non pensare alla scure gelida che preme sul suo volto mentre suda freddo. </em></p><p><em>di </em><a style="font-style: italic;" href="http://ilmonella.com/" target="_blank">Lillo Montalto Monella </a></p><p><strong>Tedeschi, rilassatevi!<br /> </strong><em>L’Italia del dopo Berlusconi ne ha abbastanza delle ramanzine di Berlino.</em></p><p>Testata: <em><strong> </strong><a href="http://www.zeit.de/2012/04/Italien/komplettansicht" target="_blank">Die Zeit</a><br /> </em>Data di pubblicazione: 22 gennaio 2012<br /> Articolo originale di: Birgit Schönau<br /> Traduzione di Claudia Marruccelli e Pamir per <a href="http://www.italiadallestero.info/" target="_blank">italiadallestero.info</a></p><p>Lunedì  pomeriggio, aeroporto Leonardo da Vinci a Roma. Al cancello d’imbarco  la coda al check-in si allunga sempre più. Due tedeschi perdono la  pazienza e iniziano ad inveire. Uno dei due urla in un italiano  storpiato: “<em>Solo in Italia c’è questo casino!</em>”. Allora un italiano si  gira verso il brontolone e visibilmente irritato gli dice: “<em>Germans  never change</em>”, “<em>I tedeschi non cambiano mai</em>” scandendo in inglese ogni  singola parola, “<em>Voi credete di saper sempre tutto, ci guardate sempre  dall’alto in basso</em>”. I due tedeschi ammutoliscono imbarazzati e  l’italiano allora li lascia perdere. Entrambi viaggiano verso  destinazioni diverse quindi nessuno di loro può sentire il capitano  dell’aereo della Lufthansa diretto a Düsseldorf che al microfono, per  salutare i passeggeri, dice: “<em>Tra mezz’ora dovremmo decollare. <strong>Ma con  gli italiani non si sa mai</strong></em>”.</p><p>L’episodio  risale al periodo in cui il governo Berlusconi era in agonia. Allora  l&#8217;Europa rideva dell’Italia e la Germania forse rideva un po’ di più. La  terza potenza economica d’Europa era nota soprattutto per i retroscena   del Bunga Bunga, certo non senza colpe, e quindi da molto tempo non  veniva più  presa sul serio. Un paese da barzelletta. Una volta la <strong>Merkel</strong> e <strong>Nicolas  Sarkozy</strong> hanno addirittura <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/crisi-sarkozy-italia-e-grecia-siano-responsabili/165910/" target="_blank">preso in giro in pubblico</a></span> il loro partner  europeo. A fine ottobre, in occasione di una conferenza stampa  nell’ambito di un <strong>vertice europeo a Bruxelles</strong>, fu chiesto ai due cosa  pensassero del programma di riforme di <strong>Berlusconi</strong>. Il francese e la  tedesca offrirono ai giornalisti una scenetta da cabaret assolutamente  spontanea. Si sono scambiati sguardi eloquenti, hanno fatto delle  smorfie e sorriso ironicamente. Ciò che a Bruxelles è stato interpretato  come un intermezzo goliardico in Italia è stato considerato come  un’offesa alla nazione, come “<em>un oltraggio e un’ingiustificata  umiliazione</em>”, secondo quanto dichiarato  dall’ex presidente del Consiglio <strong>Romano Prodi</strong>.</p><p>La  cancelliera non ha mai criticato apertamente Berlusconi, ma ha  continuato a ignorare lui e l’Italia. I rapporti bilaterali tra le due  nazioni sono stati gelidi esattamente come i rapporti personali tra la  figlia del pastore evangelico della Germania orientale e il triviale  battutaro lombardo. Quindi, per tutti gli italiani governati da  Berlusconi,<strong> i tedeschi </strong>sono la personificazone di quelle virtù che  indubbiamente mancano  alla casta politica romana: senso dello Stato e  del bene comune, riservatezza, integrità morale.</p><p>Ora  da due mesi l’Italia è governata da un uomo che, oltre a queste  caratteristiche, possiede anche anche altre qualità che alla Merkel  mancano. Una certa elasticità, per esempio, profonde conoscenze  specifiche in campo economico e la determinatezza decisionale che ne  deriva. Gli italiani trovano divertente che i media tedeschi  classifichino <strong>Mario Monti</strong> e il nuovo capo della Bce <strong>Mario Draghi </strong>come  “<em><strong>italiani di Prussia</strong></em>”: le virtù prussiane come la disciplina e la forza  di carattere erano decantate già al tempo dei romani 1.700 anni fa. Monti  si era appena insediato a Palazzo Chigi, che l’immagine da leader  irreprensibile di Angela Merkel cominciava a sgretolarsi. Da faro nella  nebbia si trasforma in una maestrina che bacchetta sulle dita i  disubbidienti della classe e non si accorge per nulla che qualche volta  proprio loro hanno le idee migliori.</p><p>Quando  Berlusconi con sollievo di tutti si è dimesso, a Roma si è indicata  immediatamente <strong>la Germania </strong>come principale problema per l’Europa. In  Germania si fa politica “<em>con il barometro dei voti</em>” ha dichiarato <strong>Giovanni Moro</strong>, figlio di Aldo Moro, lo statista democristiano assassinato  [nel 1978]. “<em>La Germania della Merkel compromette con il suo  rigido dogmatismo non solo l’euro, ma l’intera Unione Europea</em>” scrive  una giornalista vicina a Monti. “<em>L’immagine della Germania come nazione  leader è compromessa: Berlino comanda ma non dirige</em>”.</p><p>A  Roma si diffonde la sensazione che in Italia si sia capaci di fare  altro, in Germania no. Sin dalle sue prime interviste pubblicate sui  giornali stranieri, Mario Monti si è dichiarato entusiasta della  Scandinavia. I meriti dei <strong>paesi nordici </strong>sarebbero stati presi troppo  poco in considerazione finora. “<em>Inoltre osserviamo che laggiù ci sono un  sistema sociale che funziona e un mercato di gran lunga più forte e  competitivo dell’eurozona</em>”. L’Europa non deve necessariamente guarire  alla maniera tedesca, questo era il messaggio che si voleva trasmettere.  Ci sono anche altri modelli.</p><p><strong>Con Monti l’Italia ha riacquistato  sicurezza</strong>. Nel giro di pochissimo tempo sono stati varati riforme e un  pacchetto di misure di austerità decisivi, tagliati i privilegi e  perseguiti gli evasori fiscali. Sembra che il berlusconismo sia lontano  anni luce. Il programma di austerità è in pieno svolgimento. Per i  protestanti del nord, che come è noto devono portarsi dietro i propri  peccati fino al giudizio universale, tutto questo è troppo veloce. Ma  l’Italia è già oltre. E mentre si poteva ignorare senza problemi il  pagliaccio Berlusconi, Monti si sta dimostrando una persona seria e un  critico da non sottovalutare.</p><p>La  settimana scorsa, in occasione del suo <strong>primo incontro ufficiale con la  Merkel a Berlino</strong>, Monti ha fatto qualcosa che Berlusconi non avrebbe mai  osato fare: ha fatto delle precise richieste alla collega tedesca. Ha  chiesto che la Germania e la Francia non si comportino più in maniera  “<em>troppo autoritaria</em>”. Ha ricordato a entrambi i potenti partner i loro  errori nella politica europea e ha avvisato la Merkel di un possibile  malcontento ostile ai tedeschi in Italia, nel caso in cui Berlino non  riconosca gli sforzi del suo governo. In Italia la Germania è vista come  “<em>leader dell’intolleranza interna all’Ue</em>”, ha spiegato Monti,  aggiungendo abilmente che lui lavora per un’ Italia che dovrebbe  assomigliare alla Germania, poichè “<em>io ho una sensibilità molto  tedesca</em>”. Le lodi della Merkel per la politica di riforme di Mario Monti  sono state accolte con sollievo a Roma, anche se con un po’ di fastidio  per il fatto che queste lodi arrivano sempre guardando dall’alto in  basso. In questa settimana perciò Monti è stato un po’ più chiaro: “<em>La  cultura della stabilità portata avanti dalla Germania è degna di stima</em>”  ha detto al <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/berlusconi-e-lintervista-al-financial-times/188923/" target="_blank"><strong><em>Financial Times</em></strong></a>, “<em>ma quanto più i paesi indebitati dimostrano  di aver compreso la legge della disciplina, tanto più i tedeschi  dovrebbero rilassarsi.</em>”</p><p>I  tedeschi hanno dovuto mandar giù l’amichevole lavata di capo degli  italiani. Viceversa questa consuetudine era già nota da tempo. Il  nazionalismo tedesco a differenza di quello italiano è ben consolidato.  La vittoria dell’ esercito germanico sulle legioni romane nella foresta  di Teutoburgo è un episodio fondamentale per la propaganda del  patriottismo storicizzante tedesco del 19° secolo; in seguito i nazisti  elessero Arminio, condottiero della tribù dei Germani Cherusci, cresciuto  in realtà con un&#8217;educazione romana, a eroe simbolo della nazione  tedesca. Per molto tempo essere tedesco voleva dire soprattutto <strong>non  essere italiano</strong>. Come Martin Lutero fuggì da Roma peccatrice, così secoli  dopo gli apostoli moralizzatori dei media tedeschi abbandonarono  Berlusconia.</p><p>Invece  lo stile di vita italiano è stato imitato diligentemente dai tedeschi.  Pasta, aceto balsamico e olio d’oliva sono molto apprezzati sia a nord  che a sud delle Alpi e in Germania si vendono più macchine per il caffè  espresso di quante non se ne vendano in Italia. A volte sembra che i  tedeschi siano <strong>più italiani degli italiani</strong>. Cosa succederà ora che  d’improvviso gli italiani vogliono diventare più tedeschi dei tedeschi?  Entrambe le cose non possono che giovare all’Europa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/monti-salva-leuropa/190481/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La falsa promessa degli stipendi dei parlamentari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/falsa-promessa-degli-stipendi-parlamentari/189923/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/falsa-promessa-degli-stipendi-parlamentari/189923/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:00:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[casta]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Luigi Lusi]]></category> <category><![CDATA[Mario Monicelli]]></category> <category><![CDATA[Spiegel]]></category> <category><![CDATA[tagli ai privilegi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189923</guid> <description><![CDATA[I deputati italiani si risparmiano di risparmiare Testata: Spiegel Data di pubblicazione: 5 febbraio 2012 Articolo originale di: Fabian Reinbold Traduzione di Sebastian e Francesco per italiadallestero.info L&#8217;Italia è indebitata fino al collo, eppure a Roma siedono i deputati più pagati d&#8217;Europa. Ora  vogliono abbassare sul serio i propri stipendi – ma quello che sembra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/large_120131-115205_camera02.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-190049" title="Camera.Taglio degli stipendi dei deputati" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/large_120131-115205_camera02-300x202.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="202" /></a><span style="font-weight: bold;">I deputati italiani si risparmiano di risparmiare</span></p><p><em></em><em>Testata: </em><em><a href="http://www.spiegel.de/politik/ausland/0,1518,812758,00.html" target="_blank"><strong> </strong>Spiegel</a><br /> </em>Data di pubblicazione: 5 febbraio 2012<br /> Articolo originale di: Fabian Reinbold<br /> Traduzione di Sebastian e Francesco per <a href="http://www.italiadallestero.info/" target="_blank">italiadallestero.info</a></p><p><span style="font-weight: bold;">L&#8217;Italia è  indebitata fino al collo, eppure a Roma siedono i deputati più  pagati  d&#8217;Europa. Ora  vogliono abbassare sul serio i propri stipendi –  ma  quello che sembra un sacrificio in realtà è una falsa promessa. Gli   sfarzi del parlamento gravano sempre di più sulla politica di riforme   del premier Monti.</span></p><p>Amburgo/Roma – Gli italiani, in realtà, non si aspettano più di tanto  dai loro deputati. Chiamano i politici, con un po&#8217; di disprezzo, “<strong>la  casta</strong>”. I  privilegi dei parlamentari sono noti a tutti e ormai la  maggioranza dei  cittadini si limita semplicemente a scuotere un po’ la  testa di fronte  al fatto che in un paese indebitato fino al collo i  parlamentari  guadagnino molto di più dei loro colleghi nel resto  d’Europa.</p><p>Ma  questa settimana i parlamentari sono riusciti a sorprendere un po&#8217;  la  popolazione. <strong>Entrambe le camere hanno promesso di risparmiare</strong>, da   subito. Prima l’Ufficio di Presidenza della Camera ha annunciato una   diminuzione degli stipendi dei parlamentari di 1300 euro lordi al mese,  poi l&#8217;ha seguito anche il Consiglio di Presidenza del Senato. Il pieno  diritto alla pensione d&#8217;ora in poi si maturerà non a 50, ma a 60 anni  d&#8217;età.</p><p>Il parlamento di Roma ha urgente bisogno di risparmiare: a gennaio il <strong>think tank indipendente</strong> “Vision” ha paragonato i costi delle camere  delle cinque maggiori potenze economiche europee.  Il risultato: la  camera dei deputati di Roma da sola divora più di 1,6  miliardi di euro  all&#8217;anno – e quindi più delle camere di Berlino,  Londra, Parigi e  Madrid <strong>sommate insieme</strong>.</p><p>Ma il problema è che i tagli annunciati dal parlamento non dovrebbero  cambiare la situazione quasi per niente. Perché a guardarli bene si  rivelano di minima entità. I giornali italiani parlano di “<strong>illusione  ottica</strong>”, perché malgrado l’annunciata riduzione degli stipendi di 1.300  euro lordi, il compenso effettivo dei parlamentari non cambierà affatto.</p><p>Infatti, la disponibilità al risparmio gridata ai quattro venti compensa  solo l&#8217;aumento di stipendio che ci sarebbe stato con la modifica del <strong>sistema pensionistico</strong>. Visto che i loro contributi per la pensione  saranno detassati, i parlamentari avrebbero percepito uno stipendio più  alto. E questo, in tempi di tagli pesanti per il resto del paese, ha  fatto fare un passo indietro ai partiti. Quindi, anche dopo la loro  pubblica rinuncia, non un solo euro uscirà dalle tasche dei  parlamentari. Il Senato vuole inoltre ridurre le spese di affitto, ma  tutto questo non ha molto a che fare con una vera politica di riforme.</p><p>E  i parlamentari neanche osano toccare la lunga lista di privilegi che  fa  invidia ai colleghi degli altri stati dell&#8217;Unione Europea. I deputati italiani ricevono di gran lunga gli stipendi più alti  d’Europa,  che ammontano a circa 16.000 euro mensili &#8211; diarie e compensi  forfettari inclusi. I parlamentari italiani guadagnano quindi <strong>più del  doppio</strong> dei loro colleghi di Berlino.</p><p>Finora i <strong>compensi forfettari</strong> erano principalmente assegni in bianco:  ogni deputato riceveva un compenso forfettario di 3.700 euro per le  “spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori”. Anche per  l&#8217;assunzione di un collaboratore è prevista una cifra forfettaria di  simile entità – ma senza l&#8217;obbligo di presentare un contratto di lavoro.  Spesso i parlamentari utilizzavano questo compenso per sistemare  qualche parente. Oppure non assumevano nessuno e intascavano i soldi di  persona. In futuro dovranno dimostrare che almeno metà del compenso  forfettario sarà speso per uno scopo specifico.</p><p>Chi siede al Senato gode di <strong>privilegi scandalosi</strong>: i senatori hanno un  barbiere interno gratuito e non pagano il biglietto in alcuni teatri  dell’opera e stadi di calcio. Quando in estate è stato reso pubblico il menù del ristorante del  Senato,  molti italiani si sono indignati per i prezzi bassissimi: pasta  con le  acciughe a 1,60 euro, carpaccio di manzo con salsa al limone a  2,76  euro. Per la lombata di vitello i Senatori pagavano 3,55 euro.  Tutto  questo nell&#8217;ambiente nobile di Palazzo Madama, nel centro di  Roma, sovvenzionato per l&#8217;87% dai contribuenti. Da settembre, i prezzi  sono stati innalzati quantomeno al livello di mercato. Da allora i  Senatori, stando alle indiscrezioni, mangiano in modo molto più parco.  Ora spesso si accontentano di piatti a base di riso.</p><p>Ma finora ci si è limitati  a queste <strong>mini-correzioni</strong>. Eppure sarebbe  decisivo che i parlamentari  rinunciassero a qualcosa, per la politica  di riforme del premier Mario  Monti. Il suo governo tecnico vuole  combattere la crisi economica e del debito in Italia  risparmiando,  abolendo privilegi e pretendendo sacrifici da tutti.  Contro gli evasori  fiscali, il governo in queste settimane procede con dei blitz. Per  creare posti di lavoro, ordini professionali come camionisti, tassisti o  notai dovranno perdere i propri privilegi – e in parte vi si oppongono  duramente.</p><p>Lo  stesso Monti rinuncia al suo stipendio, ma se i parlamentari   continueranno a risparmiare se stessi, il malumore nella popolazione   difficilmente diminuirà. E quindi la via d&#8217;uscita dell&#8217;Italia dalla   crisi del debito passa anche per la volontà dei politici di <strong>risparmiare   sulle proprie tasche</strong>. Il potenziale c&#8217;è. Secondo uno studio di “Vision”, nel mega-parlamento  italiano i costi per  i parlamentari in carica e gli ex-parlamentari  ammontano a un quarto  delle spese totali, quelli per il gigantesco  apparato di personale  (pensioni comprese) a più del 40%. Secondo questo  studio, uno stenografo  alla camera dei deputati a fine carriera  guadagna 270.000 euro annui,  40.000 euro in più dello stipendo annuale  del Presidente della  Repubblica. Non solo i politici di professione  vivono bene di politica.</p><p>Per molti osservatori sarebbe un atto dovuto ridurre  drasticamente il <strong>maxi-parlamento</strong>, con i suoi 945 parlamentari in due  camere che hanno  compiti quasi identici, e dimezzare il numero dei  parlamentari. Anche  senatori e deputati hanno spesso indicato questo  obiettivo. Ma finora  non si sono visti sforzi seri in questa direzione.</p><p>E mercoledì scorso un episodio notevole si è aggiunto alla lunga lista  di appropriazioni indebite  da parte dei parlamentari. Il Senatore <strong>Luigi  Lusi</strong> del Partito  Democratico, in tre anni e mezzo da tesoriere del  partito, si sarebbe intascato più di 13 milioni di euro. Quantomeno si è  dimostrato sincero. Come è stato ora reso noto, Lusi avrebbe detto agli  inquirenti: “<em>Avevo bisogno di soldi e quindi me li sono presi.</em>”</p><p>(Foto: LaPresse)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/falsa-promessa-degli-stipendi-parlamentari/189923/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi e l&#8217;intervista al Financial Times</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/berlusconi-e-lintervista-al-financial-times/188923/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/berlusconi-e-lintervista-al-financial-times/188923/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:15:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[angelino alfano]]></category> <category><![CDATA[corrado passera]]></category> <category><![CDATA[financial times]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188923</guid> <description><![CDATA[Berlusconi lascia la politica in prima linea Silvio Berlusconi ha dichiarato di “farsi da parte” e di non avere nessuna intenzione di ricandidarsi alle elezioni come presidente del Consiglio Testata: Financial Times Data di pubblicazione: 3 febbraio 2012 Articolo originale di: Guy Dinmore e Giulia Segreti Traduzione di Federico Greco e Mara Colzani per italiadallestero.info...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Silvio-Berlusconi-to-Resign.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-189032" title="Silvio-Berlusconi-to-Resign" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Silvio-Berlusconi-to-Resign-300x171.jpg?47e3a5" alt="Silvio Berlusconi" width="300" height="171" /></a>Berlusconi lascia la politica in prima linea</strong><br /> <em>Silvio Berlusconi ha dichiarato di “farsi da parte” e di non avere nessuna intenzione di ricandidarsi alle elezioni come presidente del Consiglio<br /> </em><br /> Testata: <em><a href="http://www.ft.com/cms/s/0/65784254-4e6e-11e1-8670-00144feabdc0.html#axzz1lKvsOn00" target="_blank"><strong>Financial Times</strong><br /> </a></em>Data di pubblicazione: 3 febbraio 2012<br /> Articolo originale di: Guy Dinmore e Giulia Segreti<br /> Traduzione di Federico Greco e Mara Colzani per <a href="http://www.italiadallestero.info/" target="_blank">italiadallestero.info<br /> </a><br /> Nella sua prima intervista da quando si è dimesso, tra i disordini dei mercati finanziari dello scorso novembre, <strong>Berlusconi</strong> ha affrontato, nella sua residenza romana, diversi argomenti con il <em>Financial Times</em>: lo scalpore creato dai media per le sue feste “bunga bunga”, la sua rabbia contro i magistrati “di sinistra” che lo braccano nelle aule di tribunale e il suo sforzo di promuovere radicali riforme politiche e giudiziarie.</p><p>Inoltre Berlusconi ha espresso la sua più ampia <strong>approvazione al governo tecnico </strong>guidato da Mario Monti &#8211; che è subentrato al suo stesso governo &#8211; in particolare per l’intenzione di attuare le ambiziose riforme del mercato del lavoro osteggiate dei sindacati. Gli elogi di Berlusconi per Monti &#8211; pronunciati senza condizioni, tranne alcune riserve per l’aumento delle tasse imposto a dicembre &#8211; probabilmente faranno piacere agli investitori e ai leader europei, preoccupati del fatto che l’ex presidente del Consiglio italiano possa destabilizzare il nuovo governo e preparare un ritorno in politica.</p><p><em>“<strong>Mi faccio da parte, anche nel mio partito</strong>”,</em> ha dichiarato Berlusconi, facendo presente che la vittoria in tre elezioni a partire dal 1994 lo ha già reso il presidente del Consiglio più duraturo dalla Seconda Guerra Mondiale. Il Popolo della Libertà, il suo partito di centrodestra, sta attraversando un periodo di transizione dopo 18 anni trascorsi sotto la sua guida.</p><p>Berlusconi ha dichiarato di essersi <strong>dimesso</strong> a novembre perché era stato attaccato <em>“da un’ossessiva campagna mediatica nazionale e internazionale che ha offeso me come persona e il governo a causa dell’elevato </em><em>spread</em> dei titoli di stato italiani e a causa della crisi nel mercato azionario. Dopo aver valutato le cause della crisi, che non riguardano solo l’Italia, ma l’Europa e l’Euro, ho compreso che se fossi rimasto al governo avrei arrecato un danno all’Italia perché ci sarebbero state altre terribili campagne mediatiche”, ha continuato. <em>“Con senso di responsabilità, nonostante avessi la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, (&#8230;) mi sono fatto da parte e con eleganza”</em>.</p><p>Un vivace Berlusconi ha insistito definendosi “ancora giovane” a 75 anni e ha mostrato un livido che ha detto essersi procurato giocando a hockey su ghiaccio con <strong>Vladimir Putin</strong>, il presidente russo. Ma ha precisato di essere diventato troppo vecchio per ricandidarsi come presidente del Consiglio nelle elezioni della primavera del 2013.</p><p>Piuttosto, Berlusconi ha rinnovato chiaramente l’appoggio ad <strong>Angelino Alfano</strong> &#8211; il 41enne ex ministro della Giustizia siciliano, ora segretario di partito &#8211; come suo delfino. Ma per la prima volta ha anche voluto chiarire che il Popolo della Libertà, ancora il più grande partito in Parlamento, terrà le <strong>primarie</strong> per scegliere il suo candidato alla presidenza del Consiglio.</p><p>Berlusconi &#8211; miliardario magnate dei media &#8211; non ha mostrato alcuna intenzione di abbandonare completamente la politica, precisando di voler esercitare la sua influenza dietro le quinte come “<strong>padre fondatore</strong>” del partito. Ha anche affermato che vorrebbe presentarsi alle elezioni per un posto in Parlamento, ricordando che i sondaggi lo danno molto più amato di <strong>Nicolas Sarkozy</strong> in Francia o di <strong>Angela Merkel </strong>in Germania. <em>“Conservo ancora un forte sostegno popolare, quasi doppio rispetto ai miei colleghi Merkel e Sarkozy”</em>, ha detto. <em>“Nei sondaggi ho il 36%. Quando cammino per la strada, il traffico si blocca. Sono un pericolo pubblico e non posso andare a fare shopping!”</em></p><p>Le dichiarazioni di Berlusconi &#8211; che senza dubbio verranno accolte con scetticismo dalla critica &#8211; potrebbero spalancare le porte della <strong>corsa alla successione </strong>di Monti, presidente non eletto, che ha anche chiarito che non intende ricandidarsi alla fine del mandato. L’invito ad Alfano di guidare il partito non è sicuro, mentre il Partito Democratico di centrosinistra guidato da <strong>Pier Luigi Bersani </strong>è drammaticamente diviso sulle riforme del lavoro proposte da Monti.</p><p>Gli osservatori prevedono un rimpasto dell’intera scena politica italiana, e l’attenzione cade sull’eventualità che <strong>Corrado Passera</strong>, già capo di Intesa SanPaolo &#8211; una delle banche più importanti del Paese &#8211; e scelto da Monti come ministro dello Sviluppo economico, scelga di candidarsi alla Presidenza del Consiglio.</p><p>Offrendo sprazzi della sua precedente combattività, Berlusconi ha dichiarato che la <strong>Costituzione italiana</strong> del dopoguerra ha reso il Paese virtualmente ingovernabile e che sono necessarie delle riforme per dare al presidente del Consiglio più autorità, tagliare il numero dei piccoli partiti in Parlamento e limitare l’influenza di ciò che chiama un sistema giudiziario sinistrorso che si è immischiato nella politica.</p><p><em>“La speranza è che questo governo, che per la prima volta è sostenuto dall’intero Parlamento, abbia la possibilità di proporre <strong>grandi riforme strutturali</strong>, a partire dall’architettura istituzionale dello Stato, senza le quali non possiamo neppure pensare di avere un paese moderno, libero e democratico”</em>, ha proseguito.</p><p>Mentre attacca la stampa straniera per avere danneggiato, in particolare, la sua immagine all’estero per i suoi presunti scandali privati, Berlusconi si dice<em> “sereno”</em> in merito alle conclusioni dei suoi due <strong>processi</strong>, nei quali è accusato di aver corrotto il suo ex avvocato inglese perché fornisse falsa testimonianza, e di aver avuto una relazione con una presunta prostituta minorenne. Accuse che respinge.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/berlusconi-e-lintervista-al-financial-times/188923/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>El Pais dà fiducia a Monti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/pais-fiducia-monti/188048/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/pais-fiducia-monti/188048/#comments</comments> <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 18:07:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Italiadallestero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[el paìs]]></category> <category><![CDATA[Italiadallestero]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188048</guid> <description><![CDATA[L’Italia è tornata &#8211; lo ha scritto pure il Financial Times la settimana scorsa &#8211; soprattutto grazie a Mario Monti, ‘il leader europeo più interessante’ (il tono può sembrare un po’ paternalistico). La Nacion, il corrispettivo argentino del Corriere della Sera, fa notare che un anno fa, di questi tempi, il dibattito della società civile italiana...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/montimerkelsarko.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-188056" title="Belgium Europe Financial Crisis" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/montimerkelsarko-300x199.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="199" /></a>L’Italia è tornata &#8211; lo ha scritto pure il Financial Times la <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/a209e0b2-4769-11e1-b847-00144feabdc0.html#axzz1kgJcXVI8">settimana scorsa</a> &#8211; soprattutto grazie a Mario Monti, ‘il leader europeo più interessante’ (il tono può sembrare un po’ paternalistico). </em><span style="font-style: italic;">La Nacion, il corrispettivo argentino del Corriere della Sera, </span><a style="font-style: italic;" href="http://www.lanacion.com.ar/1444111-la-revolucion-monti-una-italia-con-menos-privilegios-y-mas-competencia">fa notare </a><span style="font-style: italic;">che  un anno fa, di questi tempi, il dibattito della società civile italiana  verteva quasi esclusivamente sulle virtù violate di Ruby Rubacuori. Un  anno dopo, infiammarsi al bar per argomenti come lavoro e  (dis)occupazione, corporativismi e liberalizzazioni, crescita e  decrescita non pare quasi vero. </span><span style="font-style: italic;">Il  discorso civile è tornato ad essere quello di un paese normale.  Comunque si giudichi la manovra dell’esecutivo, è stato un piccolo  successo. </span><span style="font-style: italic;">Scrive il </span><a style="font-style: italic;" href="http://www.guardian.co.uk/world/2012/jan/25/europa-profiles-mario-monti">Guardian, riprendendo El Pais</a><span style="font-style: italic;">,  che Monti non vuole essere passare nei libri di storia come il  ‘pompiere che ha spento il fuoco, ma come il leader che ha restituito  agli italiani l’orgoglio di essere italiani’. </span><span style="font-style: italic;">L’italiano all’estero, almeno lui, per ora ringrazia.<br /> </span><span style="font-style: italic;">Commento di </span><a style="font-style: italic;" href="http://ilmonella.com/">Lillo Montalto Monella</a></p><p><strong>Il ritorno dell&#8217;Italia<br /> </strong><span style="font-weight: bold;">Monti vara misure per sbloccare il paese e recuperare influenza nell&#8217;Unione Europea.</span></p><p>Testata: <a href="http://www.elpais.com/articulo/opinion/regreso/Italia/elpepiopi/20120130elpepiopi_2/Tes"><em>El Pais</em></a><br /> Data di pubblicazione: 30 gennaio 2012<br /> Traduzione di Michela e Teresa per <a href="http://www.italiadallestero.info/">italiadallestero.info</a></p><p>Rafforzato da una fama di riformista e liberalizzatore conquistata quando rivestiva il ruolo di potente commissario europeo per la concorrenza, l&#8217;attuale Presidente del Consiglio italiano Mario Monti può riuscire in qualcosa che nessuno dei suoi predecessori, di destra o di sinistra, ha mai  ottenuto:<strong> sbloccare l&#8217;Italia</strong>. Benché quello che è successo con il  naufragio della nave da crociera Costa Concordia abbia messo in luce il  lato oscuro di un&#8217;Italia che Monti vuole cambiare.</p><p>Non  si tratta solo di far quadrare i conti pubblici tramite tagli, aumenti  delle tasse o riforme delle pensioni. Le sue proposte in proposito sono  già state approvate dal Parlamento. Adesso Monti si propone di farla  finita con i privilegi e i corporativismi di tanti settori dell&#8217;economia  e della società italiana, introducendo un<strong> maggiore grado di  concorrenza</strong>: orari di apertura degli esercizi commerciali,  liberalizzazione delle tariffe di avvocati, architetti e notai,  ampliamento delle licenze delle farmacie, eccetera. Con questo  obiettivo, che dovrà essere seguito da una riforma della pubblica  amministrazione, si propone di dinamizzare l’economia italiana ormai fossilizzata.</p><p>Non gli sarà  facile. Stanno esplodendo scioperi e manifestazioni per evitare che si  tocchino gli interessi di parte. Quello dei<strong> camionisti</strong>, che protestano  per l&#8217;aumento del prezzo della benzina e per la concorrenza sleale degli  autisti dell&#8217;Est; quello dei <strong>tassisti</strong>, che non vogliono che si  moltiplichi il numero delle licenze; o quello del settore ferroviario  che Monti vuole liberalizzare: gli scioperi cominciano a farsi sentire  sulla vita quotidiana degli italiani. Questi ultimi, tuttavia, sembrano  appoggiare ampiamente l&#8217;impulso riformista di ciò che si era presentato  come un governo “tecnocrate”, benchè con una data di scadenza: la primavera del 2013.</p><p>Monti ha ricevuto l&#8217;appoggio esplicito della<strong> Merkel e di Sarkozy</strong>, consapevoli  che &#8211; molto più che in Grecia &#8211; il futuro dell&#8217;Euro si gioca in Italia,  la terza economia dell&#8217;eurozona. Resta da vedere se si sia creato un  triumvirato tra i governi dei tre paesi fondatori dell&#8217;UE. Se fosse così, entrare in questo direttorio sarà<strong> una sfida per la Spagna e Rajoy</strong>.</p><p>In  ogni caso, con Mario Monti, che viene ascoltato con attenzione, e con  l&#8217;altro Mario, Draghi, Presidente della BCE, l&#8217;Italia è tornata in  Europa. Ma se Monti oggi ricopra la carica di Presidente del Consiglio  è anche grazie al fatto che la cancelliera tedesca prese il polso ad un  ineffabile Berlusconi che prometteva sempre riforme e poi non faceva  nulla, salvo mettere il pericolo la validità dell&#8217;Euro.</p><p><em>(Foto: LaPresse)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/pais-fiducia-monti/188048/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1725/1741 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 07:07:13 -->
