<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Ivana Bartoletti</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ibartoletti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Gran Bretagna, il Labour c&#8217;è e impone l&#8217;agenda</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/gran-bretagna-labour-impone-lagenda/220990/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/gran-bretagna-labour-impone-lagenda/220990/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 08:52:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative gran bretagna]]></category> <category><![CDATA[elezioni sindaco Londra]]></category> <category><![CDATA[Ken il rosso]]></category> <category><![CDATA[Labour Party]]></category> <category><![CDATA[Lib Dem]]></category> <category><![CDATA[londra sindaco]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Tory]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220990</guid> <description><![CDATA[Il 3 di Maggio molti comuni della Gran Bretagna hanno rinnovato le amministrazioni locali: il voto è stato un grande risultato per il partito laburista. Vorrei raccontare come è andata, e cosa indicano i dati che sono emersi. Prima cosa: il Labour party ha vinto 823 seggi e preso 32 consigli comunali, ed è avanzato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 3 di Maggio molti comuni della Gran Bretagna hanno rinnovato le amministrazioni locali: il voto è stato un grande risultato per il partito laburista.</p><p>Vorrei raccontare come è andata, e cosa indicano i dati che sono emersi.</p><p>Prima cosa: il <strong>Labour party ha vinto</strong> 823 seggi e preso 32 consigli comunali, ed è avanzato in Scozia, nel nord, nelle Midlands, nel Sud e nel Galles.</p><p>Il partito laburista ha preso il 38% dei voti nel paese: non male, considerando che in genere alle elezioni politiche il 40% garantisce la vittoria.</p><p>Tutto questo è certamente motivo di grande orgoglio, insieme al fatto che dalle elezioni del 2010 il Labour party ha attratto 68000 nuovi iscritti.</p><p>I<strong> Tory</strong> hanno pagato per la propria scelta di proteggere la minoranza più benestante ai danni della ‘hard working majority’. C&#8217;è peraltro da notare che i tagli già decisi dal governo non sono ancora entrati appieno in vigore.</p><p>I <strong>Lib-Dem</strong> sono stati completamente spazzati via, perdendo 330 consiglieri. Era prevedibile: un partito senza identità, che ha tradito il suo elettorato, composto in gran parte da giovani, annichilendo le aspettative di chi li voleva come superamento della tradizionale dicotomia Labour–Tory. In realtà, i LibDem hanno acriticamente accompagnato il governo: distruzione e privatizzazione del sistema sanitario, innalzamento del tetto alle tasse universitarie (giunte adesso a 9000 sterline annue), smantellamento del welfare state.</p><p>Il <strong>Bnp</strong>, tradizionale partito di destra xenofobo, è stato completamente spazzato via. Un dato rincuorante, in controtendenza con il resto d’Europa.</p><p>Il <strong>dato che emerge</strong>, dunque, è che il Labour c&#8217;è. Ed Miliband, criticato ininterrottamente per mesi, ha dimostrato invece di sapere caparbiamente imporre un&#8217;agenda e un lessico politico.</p><p>Certo, siamo ancora lontani dalle elezioni del 2015, e dovremo lavorare sodo per vincerle. La sfida consisterà nel mettere in piedi un&#8217;alternativa economica all&#8217;ortodossia dell&#8217;austerità, per convincere donne e uomini che, anche durante la crisi economica, un governo Labour è la scelta migliore.</p><p>Molto si è detto delle elezioni di <strong>Londra</strong>, notando come il risultato sia stato in controtendenza con quello nazionale. La realtà è meno semplice, avendo a che fare più con la personalità di Boris Johnson che con i partiti.</p><p>Guardando i dati emerge infatti che è stato il valore aggiunto di Boris a regalare la vittoria ai Tory.</p><p>Boris è un personaggio che per certi versi <strong>ricorda Silvio Berlusconi</strong>. Poco ragionamento politico, battute sessiste, linguaggio antipolitico venduto come pragmatismo, <strong>media schierati a suo sostegno</strong>. Boris ha pescato voti ovunque, in un sistema elettorale che consente agli elettori di indicare, in tre schede separate, il partito, il consigliere della Greater London Authority (una sorta di consiglio provinciale), e il sindaco (prima e seconda preferenza).</p><p>Mentre Ken &#8216;il rosso&#8217; ha preso i voti del tradizionale elettorato Labour, Boris ha attinto molto anche oltre gli elettori Tory: in sostanza, le elezioni di Londra sono state una vittoria personale di Boris Johnson, più che una sconfitta del Labour. Certo, forse bisognerà chiedersi se Ken Livingstone sia stato il miglior candidato da anteporre a un personaggio così antipolitico come Johnson. Ken, con la sua umile dedizione alla città in cui è attivo da 41 anni, di cui è stato sindaco per due mandati, è un pezzo straordinario della storia di Londra, e della sua inclusività, vibrancy e modernità che tutti conosciamo.</p><p>Rimanendo in tema, forse la battaglia di personalità Boris–Ken è stata una delle cause del rifiuto <strong>dell&#8217;elezione diretta del sindaco</strong>, presentata tramite referendum in molte citta britanniche. A parte Bristol e Doncaster, la grande maggioranza delle città hanno optato per il sistema tradizionale, dove si votano i consiglieri che poi eleggeranno il proprio “leader”.</p><p>Una scelta che fa riflettere, e che forse si spiega attraverso l&#8217;ostilità degli inglesi al sistema politico. Se da un lato i britannici sono diffidenti verso la politica, lo sono ancora di più verso chi la fa e, proprio in questo quadro, non si sognerebbero mai di sostituire la politica con i politici!</p><p>Finite le elezioni, sono di nuovo al lavoro su Fabiana, che uscirà a giorni e sull&#8217;onda della ritrovata fiducia nel partito laburista. Da ora in avanti, sarà necessario guardare al futuro, e come si costruisce quella solida maggioranza di cui la Sinistra ha bisogno per riprendere il governo della Gran Bretagna e dell&#8217;Europa intera. Con Hollande in Francia, <strong>il cammino è iniziato</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/gran-bretagna-labour-impone-lagenda/220990/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Per uscire dalla crisi serve la politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/uscire-dalla-crisi-serve-politica/205556/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/uscire-dalla-crisi-serve-politica/205556/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 07:45:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antipolitica]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[finanziamento ai partiti]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205556</guid> <description><![CDATA[250mila sterline per un incontro con il Primo Ministro: è successo in Gran Bretagna e, appena emerso, ha portato alle immediate dimissioni del tesoriere del partito Conservatore Peter Cruddas. Alcuni reporter sotto copertura, fingendosi potenziali finanziatori, hanno girato un filmato che mostra Cruddas offrire accesso a pagamento al capo del Governo, dicendo che 250mila sterline...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/finanziamento-privati-tories-cameron-costretto-fare-nomi-donatori/200638/" target="_blank">250mila sterline per un incontro con il Primo Ministro</a>: è successo in Gran Bretagna e, appena emerso, ha portato alle immediate dimissioni del tesoriere del partito Conservatore Peter Cruddas.</p><p>Alcuni reporter sotto copertura, fingendosi potenziali finanziatori, hanno girato un filmato che mostra <strong>Cruddas </strong>offrire accesso a pagamento al capo del Governo, dicendo che 250mila sterline avrebbero consentito un ingresso &#8216;premier league&#8217;, inclusa <strong>una cena con Cameron</strong> e la possibilità di influenzare la politica del governo. <a href="http://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-17503116" target="_blank">La risposta del Primo Ministro </a>alla pubblicazione del video è stata netta: “This is not the way that we raise money in the Conservative Party, it shouldn&#8217;t have happened”. (<em>Questo non è il modo in cui raccogliamo soldi nel partito Conservatore, non sarebbe dovuto accadere.</em>)</p><p>Come prevedibile, è nata immediatamente una discussione sul <strong>finanziamento ai partiti</strong>. Il Leader del Labour party Ed Miliband ha proposto un tetto annuo di 5mila sterline sulle donazioni individuali, mentre altre limitazioni si applicherebbero alle donazioni provenienti dai sindacati, i più grossi sostenitori del partito. Sir Christopher Kelly, il presidente della Commissione independente sugli Standards in Public Life che aveva condotto un&#8217;indagine sul finanziamento ai partiti, aveva proposto un limite sui finanziamenti di 10mila sterline a persona, mentre i Conservatori ne vogliono uno di 50mila sulle donazioni individuali. Per inciso, il partito laburista si finanzia per il 40% tramite gli iscritti, un altro 40% tramite i sindacati, mentre il resto proviene da donatori individuali.</p><p>Insomma, la discussione qui verte su <strong>come ridimensionare il peso del &#8216;big money&#8217; e delle lobby</strong> sulla politica e sui processi decisionali, in un paese dove non esiste il finanziamento pubblico ai partiti.</p><p>Il tema, qui come in Italia come del resto in tutta Europa, è quello di ricostruire fiducia e credibilità nei partiti politici, essenziali strumento di democrazia, rappresentanza e creazione del consenso.</p><p>Il malessere è tanto, e comprensibile. In UK 6.7 milioni di persone, l&#8217;8.4% della forza lavoro, sono disoccupati, il dato peggiore negli ultimi 17 anni. Le stime per la crescita sono bassissime, e i tagli al welfare aumentano il conflitto sociale, creando tensioni tra giovani-vecchi, britannici-stranieri, donne-uomini, ricchi-poveri. Il nostro, in Europa, è un capitalismo povero, con poche ricette per crescere, e poca luce in fondo al tunnel.</p><p>Nel continente è stata la <strong>Spagna a far tremare l&#8217;Europa</strong> nei giorni scorsi. Un paese vittima della bolla immobiliare, paralizzata da un 23.6% di disoccupazione (50.5% tra i giovani). La risposta è stata un&#8217;altra dose massiccia di austerity. Come dice l&#8217;economista Paul Krugman, davvero sembra stia per esplodere l&#8217;intero sistema, con la follia della diagnosi ortodossa tedesca orami a pieno regime in quasi tutta Europa.</p><p>Ho respirato tanta<strong> antipolitica</strong> anche in Italia nei giorni scorsi. La cosa che mi ha stupito è stata la sua trasversalità, parole in Beppe Grillo style pronunciate da chi meno te l&#8217;aspetti. Chi per anni ha votato contro Berlusconi, e ha alacremente lottato contro la delegittimazione della politica e delle istituzioni, lo scialacquio della spesa pubblica, è comprensibile sia critico nei confronti di un governo costretto a fare i conti con le conseguenze di quegli anni. Certo, le ricette potrebbero essere diverse, e il governo Monti è, nei fatti, il <strong>governo dell&#8217;ortodossia dell&#8217;austerit</strong>à. D&#8217;altro canto è un governo di tecnici, non di politici.</p><p>Il finanziamento della politica è un bersaglio facile. Il problema è che<strong> l&#8217;antipolitica è un sentimento rischioso </strong>(lo ha cavalcato Berlusconi) che produce mostri.</p><p>Per uscire dalla crisi, invece, ci vuole la politica. Per ridare un nuovo volto all&#8217;Europa, al suo capitalismo impoverito, nutrirlo di responsabilità, sana regolamentazione, ci vuole la politica. E ci vogliono i partiti. L&#8217;alternativa sono 250mila euro per un incontro con un Primo Ministro, le lobby, i gruppi di interesse. Per chi ha avuto il Berlusconismo, questo dovrebbe sembrare un incubo da cui stare alla larga. Dopo i tecnici, le banche, il potere delle corporazioni, quando sarà l&#8217;ora della buona politica?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/uscire-dalla-crisi-serve-politica/205556/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La coesione sociale delle donne di Bradford West</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/coesione-sociale-delle-donne-bradford-west/202590/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/coesione-sociale-delle-donne-bradford-west/202590/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Apr 2012 17:01:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202590</guid> <description><![CDATA[Sono successe molte cose dall&#8217;ultima volta che ho scritto su questo blog. Più che altro, sono stati giorni molto impegnativi. Qui in Uk l&#8217;anno fiscale si chiude a fine marzo, mese dedicato a conti e bilanci per chi come me ha a che fare con le finanze. E anche il governo ha fatto la sua...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono successe molte cose dall&#8217;ultima volta che ho scritto su questo blog.</p><p>Più che altro, sono stati giorni molto impegnativi. Qui in Uk l&#8217;anno fiscale si chiude a fine marzo, mese dedicato a conti e <strong>bilanci</strong> per chi come me ha a che fare con le finanze.</p><p>E anche il governo ha fatto la sua manovra finanziaria.</p><p>Non è stato uno spettacolo piacevole sentire il Primo Ministro annunciare quanto sia positivo per il paese il taglio dal 50% al 45% dell&#8217;aliquota marginale sul reddito. In altri termini, diminuire le tasse alla<strong> minoranza </strong>dei super-ricchi, mentre il resto del paese annaspa nelle difficoltà economiche.</p><p>La disoccupazione ha raggiunto quota 2.67 milioni nei tre mesi da gennaio a marzo 2012, e il numero di coloro che hanno fatto domanda dell&#8217;assegno di disoccupazione è aumentato per il dodicesimo mese consecutivo, raggiungendo quota 1.6 milioni.  Ho fatto un&#8217;analisi dettagliata della <strong>situazione</strong>, in particolare da una prospettiva di genere, <a href="http://www.nextleft.org/2012/03/budget-2012-budget-for-women.html" target="_blank">qui</a>.</p><p>L&#8217;ultima dei Tory è la tassa sulle &#8216;pasties&#8217;, i prodotti a basso prezzo dei<strong> panifici </strong>come Greggs, dove come meno di un pound si può acquistare un sausage roll. Chi conosce il sistema delle classi sociali britanniche può intuire come si sia evoluto il dibattito sul tema. Il Nyt lo descrive benissimo <a href="http://www.nytimes.com/2012/03/30/business/global/a-tax-on-snacks-aggravates-austerity-tensions-in-britain.html?_r=1." target="_blank">qui</a></p><p>E nel resto di Europa non va meglio. La Spagna affronta la manovra economica più severa dai tempi di Franco. Dall&#8217;Italia giungono le notizie <strong>drammatiche </strong>sulla disoccupazione e le imprese che chiudono.</p><p>In questi giorni, qui in Uk si è parlato a lungo delle <strong>elezioni </strong>suppletive di Bradford West dove ha trionfato George Galloway, candidato di Respect, togliendo voti sia al Labour che ai Tory. <a href="http://www.guardian.co.uk/politics/2012/mar/30/george-galloway-bradford-west-byelection" target="_blank">Potete leggerne qui</a>.</p><p>Sicuramente su quel voto hanno inciso molti fattori: nella sua campagna elettorale è stato centrale il tema della guerra in Iraq, vincente anche perché si tratta di un collegio con una forte presenza musulmana. Fu lo stesso <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk_politics/vote_2005/frontpage/4519575.stm" target="_blank">Galloway a sconfiggere Oona King nel 2005 </a>.</p><p>Anche quella volta, in un collegio a forte presenza <strong>musulmana</strong>, Galloway accusò Oona di aver votato a favore della guerra in Iraq, e usò uno stile offensivo, denigratorio e populista.</p><p>In molti si stanno interrogando, chiedendosi se il segnale che viene da Bradford West non stia ad indicare qualcos&#8217;altro, ad esempio<strong> insofferenza</strong> verso la sinistra quando, per semplificare, non è abbastanza di sinistra. Seppur facendo le debite proporzioni, qualcuno paragona quanto avvenuto a Bradford West con la Francia, dove l&#8217;ex ministro socialista Jean-Luc Mélenchon, ora candidato con il Front de Gauche, è passato in pochi mesi dal 6% al 15%, arrivando ad essere il `terzo uomo&#8217; (a proposito, chi si ricorda di Bayrou, che qualche anno fa in tanti salutavano come la vera novità politica?).</p><p>Certo, tutto va preso in considerazione, e i segnali vanno ascoltati.</p><p>Eppure, ci sta che la verità sia più semplice (e più complicata insieme) di quanto appaia. Pochi giorni dopo le elezioni, il parlamentare di Bassetlaw John Mann commentò che il Labour aveva fallito perché a fare <strong>campagna</strong>, a bussare alle porte, non aveva attivisti di lingua Urdu, musulmani, donne col velo. Lo ha anche ripetuto Yvette Cooper, Ministro ombra agli Interni e figura leader del partito, dicendo che a Bradford West qualcosa non è andato per il verso giusto, proprio nei rapporti con le donne.</p><p>Il Guardian ne ha fatto un reportage molto interessante, di cui <a href="http://www.guardian.co.uk/politics/2012/apr/04/how-women-won-it-for-galloway" target="_blank">consiglio la lettura</a>. L&#8217;inchiesta sostiene che siano state proprio le donne musulmane a consegnare la vittoria a George Galloway: da quanto raccontano le protagoniste della campagna elettorale, lui è riuscito a mobilitarle e coinvolgerle. La leadership del suo partito, Respect, è peraltro affidata proprio ad una donna britannica musulmana.</p><p>Che il Labour party abbia sbagliato nel privilegiare le &#8216;comunita&#8217; &#8211; spesso rappresentate da interlocutori maschi, padri di famiglia &#8211; alle donne? Le donne musulmane di Bradford West, coperte dal niqab, lungi dall&#8217;essere un&#8217;umanità<strong> femminile</strong> in cerca di salvezza, sono invece il motore della coesione sociale e, probabilmente, il segreto del cambiamento. Questa, forse, è la vera lezione di Bradford West.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/coesione-sociale-delle-donne-bradford-west/202590/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il capitalismo irresponsabile è fallito</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/fallimento-capitalismo-irresponsabile/198815/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/fallimento-capitalismo-irresponsabile/198815/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Mar 2012 08:39:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Bruno Contigiani]]></category> <category><![CDATA[capitalismo]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Hackney]]></category> <category><![CDATA[Loretta Napoleoni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198815</guid> <description><![CDATA[Questa settimana vorrei parlarvi di due cose. La prima, di una conversazione che ho avuto con Loretta Napoleoni per la rivista di cui sono direttrice, Fabiana. La seconda, di Hackney, che riceverà nei prossimi giorni un premio per la vita &#8216;sostenibile&#8217;. Probabilmente lo avrete già letto, o ne avrete sentito parlare; il libro di Loretta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana vorrei parlarvi di due cose. La prima, di una conversazione che ho avuto con <strong>Loretta Napoleoni </strong>per la rivista di cui sono direttrice,<em> Fabiana</em>. La seconda, di <strong>Hackney</strong>, che riceverà nei prossimi giorni un premio per la vita &#8216;sostenibile&#8217;.</p><p>Probabilmente lo avrete già letto, o ne avrete sentito parlare; il libro di Loretta Napoleoni, <em>Maonomics, Why Chinese Communists Make Better Capitalists Than We Do</em>, a me è piaciuto moltissimo, e mi ha fatto pensare. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://lorettanapoleoni.net/" target="_blank">Lo trovate qui</a></span>.</p><p>La tesi del libro è che sia indispensabile<strong> guardare alla Cina</strong> per capire dove noi (Capitalismo Occidentale) abbiamo fallito. Loretta si pone questa domanda: come è possibile che la Cina sia riuscita a crescere nella globalizzazione, mentre invece noi ci siamo fatti distruggere? Quali errori abbiamo commesso? La sua risposta sta nel processo inesorabile di <em>deregulation</em>, che ha caratterizzato il capitalismo occidentale. La Cina, e più in generale i paesi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/BRICS" target="_blank">BRICS</a></span>, sono segnati invece da forti limitazioni al mercato bancario, che permettono di mantenere nella giusta direzione il libero mercato.</p><p>Riporterò la mia conversazione con Loretta sul prossimo numero di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fabianwomen.co.uk" target="_blank">Fabiana</a></span>, sperando di incontrarla presto per affrofondire. Nel frattempo, se siete interessati a questi argomenti, potete approfondire in <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://shiftinggrounds.org" target="_blank">questo nuovo blog</a></span>, lanciato ieri con questo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/mar/19/market-fundamentalism-failed-new-vision" target="_blank">articolo sul Guardian</a></span>.</p><p>Vorrei ora raccontarvi un&#8217;altra cosa. Un&#8217;associazione italiana, <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.vivereconlentezza.it" target="_blank">Vivere con lentezza</a></span></em>, ha deciso di premiare il Borough di Hackney per gli sforzi intrapresi nel <strong>migliorare la qualità della vita</strong>, e nell&#8217;incoraggiare i cittadini ad un rapporto più umano e rilassato con il proprio tempo.</p><p>L&#8217;associazione è stata fondata da <strong>Bruno Contigiani</strong>, il quale, dopo una carriera nel mondo delle comunicazioni, ha deciso di sperimentare una strada nuova: diffondere l&#8217;idea della sostenibilità, di una vita più a misura d&#8217;uomo, in maggiore contatto con la bellezza della quotidianità e le piccole gioie del guardarsi intorno.</p><p>In effetti il Borough di Hackney è stato straordinariamente capace di dare un volto nuovo a quest&#8217;area. Le scuole sono migliorate, la criminalità e vertiginosamente diminuita. Hackney è un posto piacevolissimo, anche se spesso vituperato dai mass media, come ai tempi delle <em>riots</em> della scorsa estate.</p><p>Le nuove generazioni un po&#8217; <em>bohemien</em> che lo hanno recentemente occupato ne hanno fatto un luogo straordinariamente eclettico, un pullulare di iniziative sperimentali, laboratori teatrali, cinema alternativi, esperimenti di cucina e spazi collettivi.</p><p>Allo stesso tempo, però, Hackney rappresenta anche la quintessenza dei fallimenti del <strong>capitalismo irresponsabile</strong>: sacche di povertà che convivono, <em>side by side</em>, con l&#8217;estrema ricchezza delle speculazioni finanziarie di corto respiro.</p><p>Proprio a pochi minuti da Clapton, una zona di Hackney che appartiene al 5% più povero dell&#8217;intero paese, si ergono gli edifici della City, di quella square mile (ormai molto più di un miglio&#8230;), controllata da una Corporation che gode di un regime legale tutto suo, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/oct/31/corporation-london-city-medieval" target="_blank">come potete leggere qui</a></span>.</p><p>Tornando al premio: sono davvero contenta che siano riconosciuti i meriti dell&#8217;amministrazione e del popolo di Hackney. È proprio qui, infatti, che si è sviluppato il mio <strong>senso di appartenenza</strong> alla Gran Bretagna. Ed è qui, nel suo multiculturalismo, nelle sfide per l&#8217;<em>equality</em>, nella modernità delle architetture (sia fisiche che sociali) che le persono si scelgono e si costruiscono per vivere, che ho trovato e rinnovato il mio impegno sociale e politico. Un esempio, Hackney, a cui ispirarsi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/fallimento-capitalismo-irresponsabile/198815/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La giustizia sociale che fa bene all&#8217;economia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/giustizia-sociale-bene-alleconomia/194546/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/giustizia-sociale-bene-alleconomia/194546/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 09:45:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Cameron]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[disuguaglianza]]></category> <category><![CDATA[Draghi]]></category> <category><![CDATA[giustizia sociale]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194546</guid> <description><![CDATA[Vorrei consigliare un libro, anche se lo faccio con ritardo, sperando vi sia già capitato tra le mani. Si tratta di The Spirit Level, Why More Equal Societies Almost Always Do Better, ed è scritto da due epidemiologi, Richard Wilkinson e Kate Pickett. Se non lo avete già letto, fatelo al più presto. Ne scrivo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei consigliare un libro, anche se lo faccio con ritardo, sperando vi sia già capitato tra le mani.</p><p>Si tratta di<em> The Spirit Level, Why More Equal Societies Almost Always Do Better</em>, ed è scritto da due epidemiologi,<strong> Richard Wilkinson</strong> e<strong> Kate Pickett</strong>.</p><p>Se non lo avete già letto, fatelo al più presto.</p><p>Ne scrivo ora perché proprio ieri ne riguardavo i grafici: lo rileggo spesso, per compagnia nel (frustrante) <strong>viaggio controcorrente</strong> rispetto al pensiero conservatore che al momento domina in UK e in Europa. Non che abbia bisogno di convincermi, ma la potenza dei numeri mi rincuora e mi conforta.</p><p>Sono convinta che questa crisi sia la scusa di cui i conservatori approfittano per far accettare politiche reazionarie. Convinta ancora di più quando <strong>Mario Draghi</strong>, il Governatore della Bce, ha dichiarato sul <em>Wall Street Journal </em>che l&#8217;Europa sociale è morta. Insomma, sarebbe morta l&#8217;idea per cui i lavoratori si tutelano, le donne vengono pagate quanto e come i maschi&#8230; e via di seguito.</p><p>Il libro che ho citato fa una diagnosi ineccepibile delle società ad alto tasso di disuguaglianza: la vita è più corta, più infelice e meno sana. Ci sono più violenza, disuguaglianza, obesità, dipendenza da droghe, e le relazioni tra individui sono poverissime.</p><p>Non che siano novità; ma il libro ne tratta in modo scientifico, esaminando una miriade di dati. Ne emerge che nelle società inique <strong>stanno male tutti</strong>, non solo i più poveri.</p><p>Dicono gli autori: &#8216;Ci troviamo ansiosi, sull&#8217;orlo della depressione, guidati solo dal consumo e con poco interesse per gli altri&#8217;.</p><p>E davvero il libro all&#8217;inizio è terribilmente deprimente; ma si chiude con una nota positiva. Gli autori sostengono infatti che una società capace di rimuovere i propri ostacoli alla disuguaglianza &#8211; divari salariali eccessivi, poco welfare, scarso investimento sull&#8217;istruzione &#8211; sarà capace anche di <strong>liberare il proprio potenziale umano</strong>.</p><p>Ci siamo abituati in questi mesi al fatto che non vi sia alternativa all&#8217;austerità. Che sia inevitabile che tutti paghino le conseguenze della crisi. In UK, addirittura, il Primo Ministro <strong>Cameron</strong> dice che siamo &#8216;all in this together&#8217;, quando invece si sa benissimo che i tagli colpiscono i meno abbienti, le donne e i giovani, mentre i manager continueranno a percepire salari stratosferici, anche in presenza di bilanci in perdita.</p><p>I diritti dei lavoratori vengono attaccati, come se la crescita fosse limitata dalle regole contro i licenziamenti ingiusti. Si tagliano i servizi, come se fosse positivo per l&#8217;economia rinchiudere le donne in casa. In UK, sanità e istruzione sono diventati terreni &#8216;up for grabs&#8217; per il settore privato.</p><p>Io credo che ci sia bisogno della politica per reagire in modo efficace a questo stato delle cose.</p><p>Non a caso la battaglia di <strong>Hollande</strong>, in Francia, non è solo contro Sarkozy, ma anche contro la finanza, e contro coloro che lo vogliono dipingere come un uomo pericoloso, dalla facile spesa pubblica. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.economist.com/node/21547805" target="_blank">Ne parla l&#8217;Economist qui</a></span>.</p><p><strong>Il terreno dello scontro politico</strong>, in Francia come nel resto d&#8217;Europa, è complesso, ma non può essere evitato. È in gioco la dignità di milioni di persone. Ed è forse proprio su questo terreno che si potrà misurare un moderno progressismo, magari ritrovando la propria ragion d&#8217;essere dopo la proclamata scomparsa delle ideologie.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/giustizia-sociale-bene-alleconomia/194546/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le primarie di Londra, i partiti e l&#8217;antipolitica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/primarie-londra-partiti-lantipolitica/192357/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/primarie-londra-partiti-lantipolitica/192357/#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Feb 2012 11:13:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[antipolitica]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Ken Livingstone]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[Occupy London]]></category> <category><![CDATA[Oona King]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[sindaco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192357</guid> <description><![CDATA[Sono molto impegnata nella campagna elettorale per le elezioni del sindaco di Londra. Ken Livingstone, Ken il Rosso per le sue idee molto di sinistra, è stato scelto come candidato sindaco attraverso le primarie degli iscritti del Labour party di Londra. Contro di lui, tra gli altri, Oona King, classe 1967, seconda parlamentare nera dopo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono molto impegnata nella campagna elettorale per le elezioni del sindaco di Londra. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ken_Livingstone" target="_blank">Ken Livingstone</a>, <strong>Ken il Rosso </strong>per le sue idee molto di sinistra, è stato scelto come candidato sindaco attraverso le primarie degli iscritti del Labour party di Londra. Contro di lui, tra gli altri, <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Oona_King" target="_blank">Oona King</a></strong>, classe 1967, seconda parlamentare nera dopo Diane Abbott. Una donna straordinaria, ora Baronessa nella House of Lords.</p><p>Nel partito laburista, per ogni elezione c&#8217;è una rosa di candidati (short-listed da un comitato centrale). Questi candidati cominciano una campagna tra gli iscritti, ai quali spetta la <strong>scelta finale</strong>. Le cose poi in realtà sono più complicate, perché una quota dei voti va ai sindacati, alle associazioni affiliate, ecc. Una volta avvenuta la scelta, il partito si presenta con un<strong> candidato unico</strong> e lo sostiene.</p><p>A me questo meccanismo piace molto. È opportuno notare tra l&#8217;altro come questo sistema valga a tutti i livelli, compreso il National Executive Committee (l&#8217;esecutivo del partito) e il National Policy Forum (la segreteria, che decide la linea politica).</p><p>La vita nei partiti politici è aspra qui, così come in Italia e nel resto del mondo. E lo è perché nei partiti si praticano <strong>democrazia, consenso ed esercizio del potere</strong>. Ciò che dal di fuori può sembrare inutile (e dannosa?) burocrazia è in realtà a salvaguardia della democrazia.</p><p><strong>Confondere la crisi dei partiti con l&#8217;antipolitica è un errore</strong>. Anche qui parte dell&#8217;opinione pubblica critica i partiti. In realtà io credo che la critica ai partiti sia una critica alla sinistra. Mi spiego: qui, come altrove, alcuni discorrono di come il partito laburista si sia staccato dalla società, il cui disagio e la cui partecipazione si esprimono oramai in altri modi. Ad esempio, attraverso `<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Occupy_London" target="_blank">Occupy London</a>&#8216;, o altre manifestazioni di protesta, in grado di produrre un&#8217;alternative all&#8217;esistente. Ne segue la critica, legittima, ad una sinistra non più `in tune&#8217; con la società.</p><p>Di recente, facendo una passeggiata ad Occupy London, quando le tende erano ancora di fronte alla bellissima cattedrale di St Paul, mi sono infuriata di fronte ad un manifesto che invitava a non votare per i candidati Labour o Tory alle elezioni, ma per il candidato del movimento. Proprio Ken, che non si è mai trattenuto dal mettere in discussione i meccanismi del potere, i danni perversi del capitalismo e la troppa connivenza del New Labour con la finanza?</p><p>A mio parere <strong>partiti e movimenti</strong> fanno due mestieri diversi, e ciascuno deve fare bene il proprio affinché la democrazia funzioni.</p><p>In un&#8217;intervista a<em> Vanity Fair </em>era stato riportato che sono contraria alle primarie, il che è in parte vero: a me piacciono le primarie degli iscritti al partito &#8211; o dei `supporter&#8217; &#8211; per scegliere i candidati alle elezioni. La mia posizione è sempre stata minoritaria; tuttavia continuo a credere che la crisi dei partiti vada di pari passo con il ruolo crescente dei `vested interests&#8217;, interessi di parte, a scapito della politica. Ritengo che i partiti politici servano a costruire uno <strong>spazio di libertà </strong>dove i cittadini possono unirsi per scegliere legittimamente il futuro del paese. Tutto qui.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/primarie-londra-partiti-lantipolitica/192357/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Crisi, l&#8217;unica soluzione è tagliare i diritti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/crisi-davvero-lunica-alternativa-tagliare-diritti/188773/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/crisi-davvero-lunica-alternativa-tagliare-diritti/188773/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:42:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[agenda di Lisbona]]></category> <category><![CDATA[Cameron]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[diritti]]></category> <category><![CDATA[sociale]]></category> <category><![CDATA[Uk]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188773</guid> <description><![CDATA[Ieri stavo scrivendo un articolo in preparazione di una conferenza sull&#8217;Europa sociale, organizzata dalla Fabian Society. Come sempre, l&#8217;invito per coloro che mi leggono da Londra è di partecipare! Parlare di Europa in UK non è impresa facile, e certamente il partito laburista ha bisogno di una nuova narrativa in grado di convincere gli elettori....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri stavo scrivendo un articolo in preparazione di una <a href="http://www.fabians.org.uk/events/events-news/social-europe-worth-fighting-for" target="_blank">conferenza sull&#8217;Europa sociale,</a> organizzata dalla <em>Fabian Society</em>. Come sempre, l&#8217;invito per coloro che mi leggono da Londra è di partecipare!</p><p><strong>Parlare di Europa in UK </strong>non è impresa facile, e certamente il partito laburista ha bisogno di una nuova narrativa in grado di convincere gli elettori. La facile propaganda (la crisi è tutta colpa dell&#8217;euro e dell&#8217;Europa), benché completamente infondata, ha fatto purtroppo breccia nel popolo britannico, da sempre <strong>euroscettico</strong>, seppur con diverse sfumature. Io sono tra quelli che considera sbagliata e fallimentare la via dell&#8217;austerity dettata da Angela Merkel e Sarkozy.<br /> Attenzione, non perché ritengo bisogni imboccare la strada tradizionale socialdemocratica, quella dell&#8217;espansione dello stato, che alcuni, nel dibattito britannico almeno, continuano ad invocare. Alcune delle lezioni che provengono dal passato &#8211; come per esempio le politiche keynesiane del dopoguerra, oppure la gestione della crisi del &#8217;29 e i suoi limiti &#8211; sono certamente utili, ma possono essere fuorvianti, ad esempio perché al giorno d&#8217;oggi il processo di integrazione europea e l&#8217;interdipendenza tra paesi sono molto più avanti.</p><p>Il dato di fatto, al momento, è che <strong>i piani di <em>austerity</em> non stanno funzionando</strong>. In primo luogo perché sono dettati da logiche di corto respiro. E qui, forse, si può azzardare un paragone con la storia, e in particolare con la risposta alle crisi del <strong>1970</strong>. All&#8217;epoca molti paesi europei decisero di combattere l&#8217;alto tasso di disoccupazione attraverso la riduzione della forza lavoro, favorendo l&#8217;uscita dal mercato di donne e lavoratori più anziani. Questa scelta, che si legava al modello di welfare tradizionale per quei paesi, ha portato nel lungo periodo a conseguenze drammatiche, in particolare al corto circuito tra numero (in aumento) di coloro in dipendenza (pensionati) e numero (in diminuzione) della popolazione attiva.</p><p>L&#8217;austerità non si è però affermata per caso, essendo invece il risultato del graduale logoramento dell&#8217;idea che <strong>la crescita sociale vada di pari passo con la crescita economica</strong>. Su quel principio si era fondata <strong>l&#8217;agenda di Lisbona</strong>, ma col passare degli anni il <em>focus</em> è passato da ‘<em>growth &amp; solidarity</em>&#8216; a ‘<em>growth &amp; jobs</em>&#8216;. Per intenderci, un po&#8217; quello che sta facendo Cameron qui in UK, sostenendo che l&#8217;unico modo per avviare la crescita è ridurre il welfare e i diritti, così poi la gente sarà costretta a lavorare di più per sopravvivere.</p><p>Io penso che questo sia sbagliato per due motivi. Il primo: perché per favorire la crescita serve <strong>l&#8217;agenda sociale</strong>. Un esempio: i servizi alle persone, sia bambini che anziani, sono necessari per permettere alla gente di lavorare, in particolare alle donne. In un clima di ristrettezze economiche si tratta dunque di favorire investimenti sociali strategici in ambito di welfare, individuando forme innovative per la loro erogazione.<br /> Il secondo motivo è più politico: l&#8217;erosione dell&#8217;agenda sociale e dei diritti dei lavoratori innesca una <strong>corsa al ribasso senza limiti</strong>, che va quindi fermata. Per esempio, qui in UK il Primo Ministro sta già parlando di ridurre il peso dell&#8217;European social charter, quello, per intenderci, che rende legittimo per un lavoratore prendere un giorno di permesso in caso di malattia di un figlio.<br /> Anche in Italia la discussione sulla riforma del lavoro mette in discussione <strong>l&#8217;articolo 18</strong>. I tagli ai cosiddetti diritti sociali ed economici non hanno un buon rapporto costi/benefici: il loro costo sociale è senza dubbio elevato, a fronte di un ipotetico (e credo limitato) vantaggio competitivo.</p><p>Su questo secondo me occorre riflettere con meno preconcetti e maggiore creatività, domandandoci se davvero non si riesca a immaginare un&#8217;alternativa all&#8217;ideologia dominante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/crisi-davvero-lunica-alternativa-tagliare-diritti/188773/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Come si crea giustizia sociale in tempi di crisi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/come-crea-giustizia-sociale-tempi-crisi/184933/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/come-crea-giustizia-sociale-tempi-crisi/184933/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:50:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Ed Miliband]]></category> <category><![CDATA[giustizia sociale]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[Ivana Bartoletti]]></category> <category><![CDATA[Labour Party]]></category> <category><![CDATA[laburisti]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category> <category><![CDATA[uguaglianza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184933</guid> <description><![CDATA[Martedì scorso sono andata a sentire il discorso / conferenza stampa di Ed Miliband, leader del Labour Party e dell&#8217;opposizione. Sono tempi duri per Ed Miliband, attualmente sotto il fuoco incrociato della sinistra e della destra del partito, il quale sta tentando di definire l&#8217;identità del Labour Party del 2012. Il discorso di Miliband verteva...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Martedì scorso sono andata a sentire il discorso / conferenza stampa di <strong>Ed Miliband</strong>, leader del Labour Party e dell&#8217;opposizione. Sono tempi duri per Ed Miliband, attualmente sotto il fuoco incrociato della sinistra e della destra del partito, il quale sta tentando di definire l&#8217;identità del Labour Party del 2012.</p><p>Il discorso di Miliband verteva sulla risposta alla domanda: come si creano<strong> giustizia sociale ed uguaglianza </strong>in tempi di crisi? Questa domanda rappresenta il cuore della sinistra, la ragione del suo esistere, mi viene da dire.</p><p>Per Miliband la risposta si articola su tre piani, che tra loro si intersecano: la riforma dell&#8217;economia, la lotta agli interessi corporativi (<em>vested interests</em>) e come stare dalla parte dalla &#8216;<em>hard working majority</em>&#8216;, la maggioranza che lavora sodo.</p><p>La <strong>riforma dell&#8217;economia</strong> significa combattere lo <em>short-termism</em>, la logica di corto respiro che ha guidato in tempi recenti il mondo della finanza, preoccupato più a garantire l&#8217;arricchimento di pochi che a creare e consolidare crescita e sviluppo. Si tratta di definire un&#8217;agenda social-democratica, capace di delineare la strada per una prosperità sostenibile, il contrario della crescita virtuale della finanza, che ha reso il paese troppo suscettibile agli shock esterni.</p><p>Gli anni del New Labour sono stati gli anni in cui le iniezioni di welfare hanno addolcito i danni della troppa compiacenza con il mondo della <strong>finanza</strong>: ora questo modello non è più sostenibile, perché non ci sono abbastanza soldi.</p><p>Per creare uguaglianza bisogna agire sulle cause e non sulle conseguenze: in un qualche modo c&#8217;è bisogno di più socialdemocrazia, non meno. C&#8217;è bisogno di raddrizzare le storture dell&#8217;economia di mercato, lottando contro gli <strong>interessi di parte </strong>e instaurando una logica di &#8216;<em>fair rewards</em>&#8216;, ovvero equità nelle &#8216;ricompense&#8217;. In altre parole, dalle politiche redistributive bisogna passare alle <strong>politiche pre-distributive</strong>, e questa logica è centrale alla riforma dell&#8217;economia e dell&#8217;agenda politica della sinistra, come scrive Stewart Wood, consigliere di Miliband, sul <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jan/09/responsible-capitalism-labour-david-cameron" target="_blank">Guardian</a></span></em>. Ne consiglio vivamente la lettura.</p><p>Per questo Ed Miliband propone che in ogni &#8216;<em>remuneration committee</em>&#8216; (Commissione sulla remunerazione) sieda un lavoratore, e che vi sia trasparanza nella gestione dei profitti.</p><p>Tutto questo significa stare dalla parte della<strong> &#8216;<em>hard working majority</em>&#8216;</strong>, quella che lavora. Ma significa anche creare le condizioni per interventi più mirati dello Stato, che deve essere posto in grado di sostenere i più deboli, o coloro che si trovano temporaneamente fuori del mercato.</p><p>È chiaro che in tempi di magra non sarebbe giusto per il Labour party promettere l&#8217;impossibile, come ad esempio impegnarsi a ripristinare nel 2015 il 100% dei <strong>tagli del governo Cameron</strong>. Da qui la critica della sinistra del partito, in particolare dei sindacati, i quali vorrebbero parole più forti a tutela dei lavoratori e del welfare.</p><p>Per dare un&#8217;idea di quanto sia appassionante la discussione, pensate che sabato scorso <strong>mille persone</strong> sono state tutto il giorno a discutere di economia alla Conferenza annuale della Fabian Society! Una cosa impensabile fino a qualche anno fa, a riprova che la passione e l&#8217;identità della sinistra stanno nell&#8217;interrogarsi, nel cercare di capire la realtà per poi guidare il cambiamento. E questo, come si sa, non è mai un percorso semplice.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/come-crea-giustizia-sociale-tempi-crisi/184933/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se la polizia è razzista dov&#8217;è la democrazia?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/polizia-razzista-violenta-dove-democrazia/182679/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/polizia-razzista-violenta-dove-democrazia/182679/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Jan 2012 08:48:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[forze dell'ordine]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category> <category><![CDATA[Stephen Lawrence]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182679</guid> <description><![CDATA[Il 22 Aprile 1993 Stephen Lawrence stava aspettando l&#8217;autobus, quando fu attaccato da un gruppo di ragazzi, ferito con un coltello e lasciato morire a terra. Stephen fu colpito perché nero, da un gruppo di giovani fanatici bianchi: unico motivo, il razzismo. Il 4 gennaio del 2012 due dei suoi assassini sono stati condannati a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 22 Aprile 1993 <strong>Stephen Lawrence</strong> stava aspettando l&#8217;autobus, quando fu attaccato da un gruppo di ragazzi, ferito con un coltello e lasciato morire a terra. Stephen fu colpito perché nero, da un gruppo di giovani fanatici bianchi: unico motivo, il <strong>razzismo</strong>.</p><p>Il 4 gennaio del 2012 due dei suoi assassini sono stati condannati a <strong>14 anni</strong>, chiudendo una pagina terribile della storia britannica: un fatto di portata enorme per la coscienza collettiva di questo paese.</p><p>Dietro i 19 anni necessari per arrivare ad un verdetto c&#8217;è la responsabilità drammatica della London Metropolitan Police, colpevole di essere stata <em><strong>&#8220;institutionally racist&#8221;</strong></em>, come la definì l&#8217;inchiesta sul caso Lawrence, condotta nel 1998 da Sir William Macpherson.</p><p>Finalmente, (parziale) giustizia è stata fatta, anche grazie al lavoro incessante della mamma di Stephen. Una visita allo <strong>Stephen Lawrence Charitable Trust</strong>, che offre borse di studio e training agli studenti, e che con coraggio tiene viva la memoria di un ragazzo vittima di un attacco razzista, offre la vera dimensione di cosa significhi tutto questo per la Gran Bretagna: un nuovo paradigma per capire il razzismo, e un nuovo vocabolario.</p><p>Dire che il razzismo sia stato sconfitto darebbe un&#8217;impressione troppo edulcorata. Stephen stava studiando per diventare architetto, e non si può comprendere appieno il vero significato di questo caso se non andando oltre il momento della sua morte, chiedendosi <strong>che vita avrebbe avuto</strong>. Quale sarebbe stato il suo futuro di giovane uomo nero in Gran Bretagna? Sarebbe diventato un archittetto di successo? Sarebbe stato anche lui vittima di uno <em>&#8220;stop and search&#8221;</em>, il potere delle forze dell&#8217;ordine di fermare e perquisire chiunque per strada, potere applicato in maniera spropositata sulle persone di pelle scura?</p><p>Per questi motivi il caso Lawrence è di importanza straordinaria. E la sua memoria si misurerà attraverso la capacità di questo paese di interrogarsi proprio sulle questioni che vanno oltre la sua morte, a partire dal <strong>ritardo della giustizia</strong>. Sradicare il razzismo è una priorità inderogabile di ogni società. In questo, un ruolo principale compete alle forze dell&#8217;ordine, e alla loro capacità di essere <em>accountable</em>, responsabili di quello che fanno.</p><p>E qui vengo al secondo tema. Ho sempre pensato che la trasparenza e il buon operato della <strong>polizia</strong> siano un collante fondamentale della società. Per questo motivo ho scelto la strada dei diritti umani: lavoro nell&#8217;ambito della sicurezza, e mi occupo del tema dell&#8217;uso ragionevole della forza.</p><p>Quando le forze dell&#8217;ordine mancano di rispetto sia alle vittime che ai colpevoli del crimine, credo la <strong>democrazia </strong>sia in bilico. Non è una falla del sistema democratico italiano la vasta lacuna di <em>accountability</em> per quanto avvenne a Genova, ad esempio, dove si è pagato troppo poco per aver consentito la sospensione di ogni legalità democratica? O la poca cura con cui si investigano i casi di morte nelle carceri, luoghi deputati al recupero e al reinserimento in società di chi ha sbagliato?</p><p>Sia la forza della giustizia che l&#8217;autorevolezza delle forze dell&#8217;ordine stanno nel <strong>rispetto</strong>, nella trasparenza e nella capacità di operare nella pura legalità.</p><p>Per questo la coscienza collettiva della Gran Bretagna è profondamente scossa: perché da chi è chiamato a gestire l&#8217;ordine ci si aspetta il comportamento migliore, guidato dall&#8217;etica della responsabilità e del rispetto. La <strong>London Metropolitan Police</strong> di strada ne ha fatta tanta; anche se, nell&#8217;applicare il concetto di uguaglianza, <em>equality</em>, non ha fatto ancora abbastanza per garantire che le minoranze etniche siano presenti a tutti i livelli della gerarchia. Una società multiculturale non può non avere una polizia con vertici altrettanto multiculturali, capaci di creare al proprio interno le condizioni per un operato davvero democratico.<br /> <em><br /> Accountability</em>, trasparenza, pari opportunità ed uguaglianza nell&#8217;operato delle <strong>forze dell&#8217;ordine</strong> sono la leva fondamentale per una società più equa, e più sicura, per tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/polizia-razzista-violenta-dove-democrazia/182679/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Crisi, come sopravvivere?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/crisi-come-sopravvivere/180145/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/crisi-come-sopravvivere/180145/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Dec 2011 14:01:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[austerità]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[Labour Party]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Uk]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180145</guid> <description><![CDATA[È appena passato il Natale, che ho trascorso a Londra giocando al Lego con marito e figlio (certo quando ero piccola io non esistevano i capolavori di ingegneria con pistoni e motori!) È stato di sicuro un Natale difficile per molti, sia in UK che in Europa. Il governo Tory continua a dire che siamo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È appena passato il Natale, che ho trascorso a Londra giocando al Lego con marito e figlio (certo quando ero piccola io non esistevano i capolavori di ingegneria con pistoni e motori!)</p><p>È stato di sicuro un Natale difficile per molti, sia in UK che in Europa. Il governo Tory continua a dire che <strong>siamo tutti sulla stessa barca</strong>, ma non è vero. Gli stipendi ai vertici aumentano, mentre 300mila persone hanno passato il loro<strong> secondo Natale senza lavoro</strong>. È in aumento la disoccupazione a lungo termine. Proprio la scorsa settimana, l&#8217;Ufficio nazionale di statistica ha confermato l&#8217;andamento assai piatto del Prodotto Interno Lordo, cresciuto su base annua dello 0.6%.</p><p>Non è quindi un caso che i flussi migratori comincino piano piano ad<strong> invertirsi</strong>, con una tendenza in aumento da Nord verso Sud. L’Ufficio statistico centrale irlandese ha stimato che 50mila connazionali lasceranno il paese entro la fine dell’anno, diretti in particolare verso Australia e Stati Uniti. Il Ministero degli esteri portoghese rende noto che 10mila persone sono andate in<strong> Angola</strong>, paese ricco di petrolio. Altre invece hanno scelto <strong>Mozambico e Brasile</strong>. Secondo il governo brasiliano, il numero di stranieri residenti in Brasile è salito in giugno a 1.47 milioni, con un aumento del 50% rispetto allo scorso dicembre.</p><p>In questo clima, è interessante notare come il <strong>Labour Party</strong> faccia fatica, almeno secondo i <a href="http://www.guardian.co.uk/politics/2011/dec/25/cameron-approval-rating-grows-poll)" target="_blank">sondaggi</a>, a imporsi come alternativa. Il solito dramma della sinistra, a quanto pare! La destra britannica riesce almeno per adesso a far accettare le scelte di austerità, contrapponendole alla sinistra spendacciona, colpevole di non saper controllare i soldi pubblici, attaccata all&#8217;idea di uno Stato protettivo e generoso, alle tutele nel lavoro a scapito della flessibilità e della produttività. In aggiunta, sono ancora in molti a pensare che la crisi nel Regno Unito sia solo colpa del governo precedente e delle vicende europee.</p><p>Ovviamente, tutto questo alla fine si traduce in critica al leader: prima Gordon Brown, adesso Ed Miliband.</p><p>Il tema vero mi sembra però un altro, e molto serio: a che punto si trova l&#8217;equilibrio tra <strong>ignorare il peso del debito </strong>(quindi opporsi senza transigere a tagli e sacrifici) <strong>e la disperazione</strong> (quindi rassegnarsi a che la strada dell&#8217;austerità sia l&#8217;unica possibile)? Ed è una domanda che faccio a voi.</p><p>Forse, almeno per il Regno Unito, una risposta può venire da questa <a href="http://ippr.org/articles/56/8432/put-childcare-at-heart-of-labours-agenda" target="_blank">ricerca</a>: &#8220;Making the case for Universal childcare&#8221;, promossa dall&#8217;Istituto di ricerca IPPR. Se è vero, come dice l&#8217;Institute of fiscal studies che negli ultimi 40 anni il motore di crescita economica è stato il <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/dec/06/women-main-drivers-living-standards" target="_blank">lavoro delle donne</a>, il quale tra il 1968 e il 2009 ha accresciuto del 25% la ricchezza domestica (mentre il dato corrispondente per i maschi si ferma all&#8217;8%), c&#8217;è forse da ripensare <strong>tutto il dibattito sui servizi alla persona</strong>, anche in un ottica di pura convenienza economica.</p><p>Comunque, food for thought, come si dice in UK.</p><p><em>Nel frattempo, vi faccio i miei migliori auguri di buone feste e di buon anno nuovo. Il mio si riaprirà con il lancio del secondo numero di Fabiana e, il 14 Gennaio, la <a href="http://www.fabians.org.uk/events/events-news/the-economic-alternative-timetable" target="_blank">New Year Conference della Fabian Society</a>. Nella sessione che ho organizzato parleremo proprio dei temi che ho anticipato in questo post. Per chi di voi è a Londra quel giorno, un invito a partecipare!</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/crisi-come-sopravvivere/180145/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gran Bretagna lontana dall&#8217;Europa. E viceversa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/gran-bretagna-piu-lontana-dalleuropa-e-viceversa/177110/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/gran-bretagna-piu-lontana-dalleuropa-e-viceversa/177110/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Dec 2011 08:53:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[David Cameron]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[Ivana Bartoletti]]></category> <category><![CDATA[Nick Clegg]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177110</guid> <description><![CDATA[Sabato mattina facevo campagna per Ken Livingstone, candidato sindaco a Londra per il Labour Party, ed era l&#8217;incertezza il sentimento dominante nelle discussioni con gli elettori. Mi trovavo a Dalston, quartiere cosmopolita di Hackney, dove sacche di povertà estrema convivono con una nuova generazione di artisti, professionisti e intellettuali liberal. Al di là delle provenienze,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Sabato mattina facevo campagna per Ken Livingstone, candidato sindaco a Londra per il Labour Party, ed era l&#8217;incertezza il sentimento dominante nelle discussioni con gli elettori. Mi trovavo a Dalston, quartiere cosmopolita di Hackney, dove sacche di povertà estrema convivono con una nuova generazione di artisti, professionisti e intellettuali <em>liberal</em>. Al di là delle provenienze, ho trovato in tutti sgomento trasversale di fronte alla <strong>decisione del primo ministro Cameron</strong>, le cui conseguenze sono inimmaginabili, e tutte da vedersi nei prossimi mesi.</p><p lang="it-IT">Non è certo una sorpresa che la Gran Bretagna sia <strong>anti-Europa</strong>, o quanto meno restia a subire le influenze di Bruxelles. Ma quanto è avvenuto venerdi scorso non c&#8217;entra con le tendenze &#8220;isolane&#8221;: a mio parere si è trattato di un puro fiasco politico, dalle conseguenze disastrose. Per spiegarmi, provo prima a fare un riassunto della situazione.</p><p lang="it-IT">Il summit di Bruxelles ha segnato qualche progresso nella direzione di quella maggiore <strong>compattezza fiscale</strong> auspicata dal presidente della Bce Mario Draghi. Certo, non si sa quanto, e se questo basterà a salvare l&#8217;Euro; ma i leader europei sono convinti che possa aiutare per lo meno a rassicurare i mercati, dando un segnale di serietà in materia di politica fiscale comune.</p><p lang="it-IT">Inoltre, il budget allocato per il <strong>salvataggio dei paesi in crisi </strong>è certamente più credibile e significativo, particolarmente se in futuro decideranno di contribuire paesi ricchi come Cina e Brasile: il summit ha stabilito che il nuovo <em>bailout fund</em> avrà 500 miliardi di euro. I leader europei hanno anche iniziato a discutere misure per la crescita, il mercato del lavoro e la competitività.</p><p lang="it-IT">Il quadro rimane comunque drammatico. Ad esempio, ancora non c&#8217;è una risposta convincente su come farà l&#8217;Italia a prendere in prestito i <strong>400 miliardi di euro</strong> di cui ha bisogno per ripagare i titoli in scadenza nei prossimi 12 mesi. Non solo, l&#8217;agenzia di rating <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/moodys-rating-resta-sotto-minaccia-taglio-spread-bund-ancora-crescita/176917/" target="_blank">Standard &amp; Poor&#8217;s ha già avvertito</a></span> che ci potrebbe essere un declassamento dei paesi dell&#8217;eurozona.</p><p lang="it-IT">Insomma: ancora non si vede una via di uscita, ma è stato compiuto un primo passo.</p><p lang="it-IT">Il primo ministro Cameron si era presentato al summit pensando che avrebbe assunto la <strong>leadership </strong>dei dieci paesi fuori dall&#8217;Euro contrari ai nuovi accordi fiscali.</p><p lang="it-IT">Così non è accaduto: persino i paesi più restii (come l&#8217;Ungheria) hanno deciso di rimandare la decisione al Parlamento, mentre invece Cameron ha rifiutato subito, <strong>rimanendo da solo</strong> tra i leader europei a rifiutare l&#8217;accordo intergovernativo per il salvataggio dell&#8217;Euro. Il primo ministro britannico aveva infatti insistito perché ci fosse un protocollo per proteggere la City di Londra dai nuovi accordi fiscali; gli è stato risposto di no, e quindi ha bloccato l&#8217;accordo imponendo il veto del suo Paese.</p><p lang="it-IT">Io credo si sia trattato in primo luogo di un fiasco politico: come mai Cameron non ha cominciato il negoziato prima del summit?  E perché è andato via un giorno prima, senza trattare fino all&#8217;ultimo minuto per cercare di ottenere qualcosa di più? Il risultato finale è infatti <strong>deludente da ambedue i lati</strong>: la Gran Bretagna, oltre a essere l&#8217;unico paese a non far parte della coalizione per salvare l&#8217;Euro, non ha strappato alcuna concessione per la City.</p><p lang="it-IT">Ciò che è realmente accaduto è che il primo ministro ha subito la pressione della <strong>destra Tory anti-europea</strong>, quella che lo tiene sotto scacco e che, recentemente, si è ribellata in parlamento chiedendo maggiore autonomia da Bruxelles.</p><p lang="it-IT">Cameron sostiene di aver agito così per tutelare gli interessi dello Square Mile, la City di Londra; tuttavia gli economisti hanno trascorso il weekend domandandosi quali fossero i successi di Cameron per la City. Un esempio: la <strong>Robin Hood Tax</strong>, invisa ai <em>trader </em>della finanza, rimane un progetto valido per gli altri paesi europei, i quali difatti lo perseguiranno. La tassa si applicherà alle banche registrate nei loro paesi, incluse, ad esempio, le banche tedesche che operano a Londra.</p><p lang="it-IT">È quindi discutibile quanto davvero gli interessi della City siano stati protetti, e al contempo il primo ministro è riuscito a farsi dipingere come difensore degli stessi avidi capitalisti anglosassoni che hanno provocato la crisi economica! Un capolavoro di astuzia politica.</p><p>Avantieri <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/12/11/news/il_vice_premier_britannico_furioso_con_cameron-26419715/?ref=HREC1-12" target="_blank">Repubblica</a></span> </em>citava un sondaggio secondo il quale i britannici sarebbero tutti d&#8217;accordo con il Premier. I dati sono tratti dal <em><strong>Daily Mail</strong></em>, quotidiano vicino al partito Tory. Bisogna essere cauti nel citare informazioni di questo tipo, perché il <em>Daily Mail</em> non è di certo neutrale, a differenza dei vari centri di ricerca sociale e rilevazione statistica, attivissimi in Uk.</p><p>La realtà è che tutti gli altri partiti credono adesso di poter guadagnare dal comportamento di Cameron.</p><p>La vera incognita é il vice-premier <strong>Nick Clegg</strong>, dei Lib Dem, partito che é sempre stato pro-Europa. Clegg ha sferzato un attacco molto pesante contro Cameron, suscitando l’ira dei conservatori e di alcuni Lib Dem stessi. Il partito di Clegg ha in questi mesi abdicato alla sua natura liberal, così come a quella democratica, soccombendo di fronte alle politiche conservatrici in materia di sanità o di istruzione (accettando un aumento delle tasse universitarie contrariamente alle promesse elettorali). Forse troppo e troppo per Clegg anche se non c’é da farsi illusioni: é già stato chiarito che la coalizione non soffrirà di quel che è accaduto in Europa.</p><p lang="it-IT">Difficile sapere cosa succederà nei prossimi mesi. Certo, c&#8217;è la consapevolezza che sia avvenuto qualcosa di <strong>irreversibile</strong>. Al di là del tifo da stadio e dei sondaggi del <em>Daily Mail</em>, su questo ci si interroga; poiché, volenti o nolenti, il futuro dell&#8217;eurozona è la variabile più grande nel destino della stessa Gran Bretagna.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/gran-bretagna-piu-lontana-dalleuropa-e-viceversa/177110/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Può il centrosinistra guidarci fuori dalla crisi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/puo-il-centrosinistra-guidarci-fuori-dalla-crisi/174170/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/puo-il-centrosinistra-guidarci-fuori-dalla-crisi/174170/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Nov 2011 09:07:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Boris johnson]]></category> <category><![CDATA[centrosinistra]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Ed Miliband]]></category> <category><![CDATA[Gordon Brown]]></category> <category><![CDATA[Osborne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174170</guid> <description><![CDATA[In Gran Bretagna mercoledì 30 novembre la maggior parte delle sigle sindacali &#8211; che rappresentano un totale di 2.6 milioni di lavoratori pubblici &#8211; hanno indetto uno sciopero, una grandissima industrial action, che vedrà coinvolte migliaia di persone. Le motivazione ufficiali dello sciopero sono le pensioni statali e il mancato raggiungimento di un accordo con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In Gran Bretagna mercoledì 30 novembre la maggior parte delle sigle sindacali &#8211; che rappresentano un totale di 2.6 milioni di lavoratori pubblici &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/society/2011/nov/30/public-sector-workers-strike-uk" target="_blank">hanno indetto uno sciopero</a></span>, una grandissima<em> industrial action</em>, che vedrà coinvolte migliaia di persone.</p><p>Le motivazione ufficiali dello sciopero sono le pensioni statali e il mancato raggiungimento di un accordo con il governo.</p><p>In realtà la mobilitazione ha anche altre cause, che vanno ricercate nei<strong> tagli selvaggi al settore pubblico </strong>messi in atto dal Governo Tory.</p><p>Proprio ieri il Cancelliere <strong>Osborne</strong> ha pronunciato il suo <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/uk/autumn-statement-2011" target="_blank">Autumn Statement</a></span></em> sulla situazione economica: come previsto dall&#8217;opposizione, la situazione in UK è seriamente preoccupante, con la crescita ferma allo 0.7% per l&#8217;anno prossimo e poco più per gli anni successivi. Osborne ha ammesso il <strong>rischio recessione</strong>, dando dettagli di una serie di nuove misure per il risanamento, e ha ribadito come la scelta di voler ridurre il deficit rimanga centrale nella sua azione economica.</p><p>Tagli, dunque, mentre arrivava la conferma che saranno <strong>720.000 </strong>i lavoratori del settore pubblico che perderanno il posto.</p><p>I programmi di investimento saranno poi finanziati con trasferimenti da altre risorse; ad esempio la riduzione del <em>child tax credit</em>, strumento introdotto dal precedente Governo<strong> Brown</strong> per favorire i genitori che lavorano. Tagliandolo si risparmieranno 975 milioni di sterline, che saranno destinati fino all&#8217;ultimo penny ad alleggerire le tasse sulla benzina. L&#8217;Istituto del Tesoro che si occupa di analizzare l&#8217;impatto delle riforme, ha valutato che nel 2012-13 <strong>aumenterà la povertà infantile</strong>.</p><p>Un quadro grigio e preoccupante, quello dipinto dal Governo.</p><p>Preoccupa anche la capacità di gestione della crisi economica da parte della Coalizione, che sembra sempre meno capace di produrre crescita economica. Non c&#8217;è infatti dubbio che i tagli drammatici decisi l&#8217;anno scorso abbiano stroncato la ripresa, riducendo i soldi in tasca alle persone e alle imprese, la loro capacità di spesa, e la fiducia nel futuro.</p><p>Il discorso di Osborne avveniva nello stesso giorno in cui il mercato ha costretto l&#8217;Italia a pagare interessi annui fino al 7.89% per prendere a prestito denaro, spaventando il resto del mondo con la prospettiva di una crisi dell&#8217;Europa davanti alla quale il piano di salvataggio del Cancelliere diventerebbe carta straccia. Immagino gli occhi siano puntati sulla Germania e sul suo ruolo nel salvare l&#8217;Euro.</p><p>Nei sondaggi il partito Labour è nettamente in vantaggio, ma molti commentatori suggeriscono che il team <strong>Ed Miliband</strong> &#8211; <strong>Ed Balls </strong>ancora non riesca a conquistare l&#8217;elettorato sulla propria capacità di gestire l&#8217;economia. Ho già parlato del progetto di Miliband, un ambizioso piano di ridefinire le regole del gioco. I dettagli del progetto si vanno delineando coraggiosamente a poco a poco, e ne riparlerò in futuro in quanto può essere fonte di ispirazione.</p><p>Viene però da pensare al seguente dilemma: in che modo il centrosinistra possa candidarsi a guidare l&#8217;Europa fuori dalla crisi. Vale la pena osservare che in Spagna, dove la disoccupazione è al 15.22% (e al 45% tra i più giovani), la gente si sia sentita più rassicurata votando la destra.</p><p>Io credo fortemente che nel Regno Unito sia compito dei progressisti ridefinire i termini di un contratto sociale, dato che la disuguaglianza ha raggiunto livelli altissimi producendo al contempo una forte domanda di giustizia e di equità.</p><p>In un paese come questo è infatti interessante pensare a come si possa manifestare il concetto di <em>equality</em>. Forse è troppo semplicistico calcolare la disuguaglianza come divario tra massimo e minimo e, quindi, bilanciarla trasferendo risorse dal 10% più ricco al restante più povero; in altri termini, non bastano le sole politiche fiscali, ma c&#8217;è bisogno di nuova economia. Tra le idee che stanno circolando mi convince, ad esempio, la maggiore presenza dei lavoratori nei luoghi dove si discutono tutte le remunerazioni (vertici inclusi) dell&#8217;impresa.</p><p>Parleremo di questi temi in un dibattito che ho organizzato giovedì, con l&#8217;Università di Cambridge e con l&#8217;Istituto di ricerca Ippr. Voglio affrontarli in un&#8217;ottica di genere: le donne sono quelle che <strong>maggiormente pagano le conseguenze di questa crisi</strong>, quelle più messe sotto attacco dai tagli del Governo. Il seminario, di cui parlerò nel prossimo post, proverà a discutere cosa significhi oggi promuovere uguaglianza e quali strumenti siano disponibili.</p><p>Nel frattempo ho davanti un week-end di campagne elettorali: venerdì ho preso un giorno di ferie e andrò nel collegio di Feltham per le elezioni suppletive, dove la direttrice del <em>Fabian Women&#8217;s Network</em> (del quale io dirigo la rivista) è stata selezionata come candidata. Nel weekend invece lavorerò per Ken “il rosso”, ex sindaco di Londra, che è bene riprenda la guida della città nelle elezioni del prossimo aprile, mandando a casa l&#8217;attuale sindaco Boris Johnson, dallo stile troppo berlusconiano &#8211; anche se il modello rimane lontanissimo da ogni analogia!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/puo-il-centrosinistra-guidarci-fuori-dalla-crisi/174170/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una nuova ondata di femminismo britannico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/nuova-ondata-femminismo-britannico/171118/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/nuova-ondata-femminismo-britannico/171118/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Nov 2011 15:38:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[David Cameron]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[Fabiana]]></category> <category><![CDATA[femminismo]]></category> <category><![CDATA[gender justice]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=171118</guid> <description><![CDATA[Scrivo dopo una settimana in cui sono successe molte cose. Ho seguito e commentato la fine del Governo Berlusconi, una ottima notizia per l&#8217;Italia e la fine di un incubo. Non ci sono certamente tempi rosei davanti: la crisi finanziaria morde, in Italia così come nel resto d&#8217;Europa, e saranno necessarie misure impopolari. Sono anche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo dopo una settimana in cui sono successe molte cose.</p><p>Ho seguito e commentato la fine del Governo Berlusconi, una ottima notizia per l&#8217;Italia e la fine di un incubo. Non ci sono certamente tempi rosei davanti: la crisi finanziaria morde, in Italia così come nel resto d&#8217;Europa, e saranno necessarie misure impopolari. Sono anche io convinta che <strong>Mario Monti </strong>possa guidare il paese attraverso una traversata nel deserto per recuperare credibilità.</p><p>D&#8217;altro canto – è la tesi che ho sostenuto qua – la storia recente dimostra di cosa sia capace l&#8217;Italia quando è governata con rigore, credibilità internazionale e rispetto per le istituzioni: alla fine del 2007, con <strong>Romano Prodi</strong>, il debito pubblico aveva raggiunto il suo livello più basso dal 1991.</p><p>Sono usciti molti articoli sui giornali inglesi che parlano dell&#8217;Italia e dei suoi vizi: raccontano di un paese gerontocratico e immobile, dal quale i giovani sono costretti ad emigrare o a vivere in casa con mamma e papà. Spesso un bilancio impietoso, e spesso non lontano dalla realtà.</p><p>Io non amo gettarmi nella mischia delle critiche, perché l&#8217;Italia è il paese in cui sono nata e cresciuta.</p><p>Pertanto sostengo che è vero, il governo Monti (che vanta ottime presenze) è un governo di non più giovani, perché il prossimo governo sarà un governo di giovani e con il 50% di donne.</p><p>Mi preoccupa invece il trionfo della tecnocrazia in Europa. L&#8217;euro fu accusato di essere un progetto messo in piedi dai tecnocrati, e ora i tecnocrati sono chiamati a salvarlo. Su questo bisogna che la politica <strong>si interroghi profondamente</strong>: come si costruisce, dalle macerie, il primato della politica? La crisi del debito, iniziata negli Stati Uniti e poi dilagatasi in Europa, dimostra quanto dannoso sia lo strapotere della finanza e quanto sia, invece, necessario, che sia la politica a guidare l&#8217;Europa e il mondo. Anche perché è proprio di politica che c&#8217;è bisogno.</p><p>Su un piano diverso (ma non proprio&#8230;) sto lavorando al secondo numero di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fabianwomen.co.uk/2011/09/welcome-to-fabiana/" target="_blank">Fabiana</a></span>, la rivista di cui sono direttrice. Il prossimo numero uscirà a gennaio e sarà centrato sui temi della riforma dello Stato e del welfare. La domanda che mi pongo (e che ci porremo il primo Dicembre prossimo in un evento che ho organizzato con il rinomato istituto di ricerca sociale IPPR, con le Università di Cambridge ed Oxford): come costruire un welfare capace di promuovere <em>equality</em> e <em>gender justice</em>?  È un dibattito molto acceso in Gran Bretagna, e <strong>vale la pena seguirlo</strong>. Non solo perché la globalizzazione ci rende tutti vicini (come dimostra la crisi!), ma perché anche in Italia il welfare antiquato è una delle cause delle disuguglianze. Ma di welfare parlerò nei prossimi post.</p><p>Oggi abbiamo lanciato una campagna “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/society/2011/nov/15/men-only-policy-debates-must-go?newsfeed=true" target="_blank"><strong>End all male panels</strong></a></span>”. Parlando con alcune amiche, abbiamo notato l&#8217;ascesa – fatto inaudito nel Regno Unito – di dibattiti ed eventi politici i cui relatori sono tutti maschi. Abbiamo dunque deciso di reagire, lanciando una campagna di boicottaggio.</p><p>È certo che nei momenti di crisi le donne siano <strong>le prime a pagare il conto</strong>: su di loro si accanisce brutalmente l&#8217;agenda dei tagli del governo Cameron.</p><p>In base al populismo Tory di voler mandare (a parole) i<strong> fannulloni</strong> a lavorare, la coalizione a guida conservatrice lascia in pace i banchieri e i ricchi, ad esempio pianificando di cancellare l&#8217;aliquota del 50% sui redditi. Sono invece tagliati i sussidi statali per i genitori single, quasi tutte madri per forza di cose, le quali si trovano così costrette ad uscire da un mercato del lavoro non più sostenibile. Ideologia dall&#8217;effetto opposto, e devastante, specialmente nei quartieri meno ricchi come il mio.</p><p>Proprio in momenti come questi le donne devono vigilare, affermando che non c&#8217;è progresso senza <em>gender justice</em>.</p><p><strong>È certamente una questione di presenza</strong>: non c&#8217;è politica se le donne non sono presenti ai tavoli in cui si discute. Da qui è nata l&#8217;idea della campagna, che sta avendo un successo enorme: segno dei tempi, e del fatto che qua le donne sono in prima fila, dando così vita a quella che io chiamo una nuova ondata di femminismo britannico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/nuova-ondata-femminismo-britannico/171118/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>23</slash:comments> </item> <item><title>Femminismo e islamismo vanno a braccetto?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/femminismo-e-islamismo-vanno-a-braccetto/168890/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/femminismo-e-islamismo-vanno-a-braccetto/168890/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 Nov 2011 16:34:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[femminismo]]></category> <category><![CDATA[islam]]></category> <category><![CDATA[Occupy London]]></category> <category><![CDATA[protesta]]></category> <category><![CDATA[Tunisia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168890</guid> <description><![CDATA[Mentre l&#8217;Europa precipita nella crisi finanziaria, con la Germania e la Francia che fanno la parte delle sorellastre in una moderna Cenerentola dei mercati (in cui le Cenerentole sarebbero due, Grecia e Italia al momento), ci siamo dimenticati delle recenti elezioni in Tunisia. Vorrei farvi alcuni accenni, e poi vorrei raccontarvi delle proteste londinesi di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre l&#8217;Europa precipita nella crisi finanziaria, con la Germania e la Francia che fanno la parte delle sorellastre in una moderna Cenerentola dei mercati (in cui le Cenerentole sarebbero due, Grecia e Italia al momento), ci siamo dimenticati delle recenti <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/elezioni-in-tunisia-vince-il-partito-islamico/166281/" target="_blank">elezioni in Tunisia</a></span></strong>.  Vorrei farvi alcuni accenni, e poi vorrei raccontarvi delle proteste londinesi di St. Paul.</p><p>In <strong>Tunisia</strong>, il suicidio di un giovanissimo venditore di frutta è stata la scintilla che ha illuminato il mondo arabo e ne ha iniziato la <strong>Primavera</strong>. Due settimane fa il 90 per cento dei tunisini si sono recati alle urne, orgogliosi e commossi per questa esperienza di democrazia.</p><p>È presto per giudicare cosa avverrà, ma di una cosa sono certa: la vittoria di Ennahda, il partito messo al bando come terrorista dal regime di Zine el-Abidine Ali, marca chiaramente <strong>l&#8217;Islam politico </strong>come entità con cui non solo convivere, ma anche dialogare se, come io credo, si vuole sostenere il processo di democratizzazione del mondo arabo.</p><p>La cosa che mi ha colpito è che le donne tunisine emancipate, quelle stile parigino per intenderci (ho parlato con alcune di loro a Parigi qualche settimana fa) vedono Ennahda come una <strong>minaccia</strong>. Loro, così come i critici del partito, accusano Ennahda di &#8216;doppio standard&#8217;, di usare cioè un linguaggio dei diritti affine alla cultura occidentale in certe occasioni, per poi perseguire un&#8217;agenda conservatrice lontano dalle telecamere.</p><p>La realtà è che Ennahda ha parlato <strong>al cuore della gente</strong>.</p><p>Nel breve spazio che ho vorrei dire due cose. La prima riguarda le donne, la seconda invece riguarda l&#8217;Islam politico.</p><p>La Tunisia ha recentemente approvato una legge avanzatissima in materia di parità, che impone ai partiti politici di rispettare la <strong>quota del 50%</strong> nei candidati. Ennahda ha candidato ed eletto tantissime donne, che spesso si sono avvicinate alla politica attraverso i soprusi vissuti negli anni della dittatura. Difficile trovare una donna tunisina che non abbia memoria di un padre, un fratello o un figlio finiti nella violenza del regime.</p><p>Queste donne hanno scoperto il valore della politica, e se ne sono appropriate. Certo, la vera domanda in sospeso è come Ennahda governerà, e se il suo islamismo potrà fondersi con il femminismo e portare progresso e crescita. Questo resta da vedere, ma quel che è certo è che le donne elette e le dirigenti del partito sono fermamente convinte che<strong> femminismo e islamismo</strong> possano andare a braccetto, e sono determinate a perseguire parità e uguaglianza in senso moderno.</p><p>Credo che la sfida reale per la Tunisia sia di trovare un <strong>equilibrio </strong>tra l&#8217;eredità culturale e filosofica francese sui diritti civili, da un lato, e dall&#8217;altro le domande di religiosità provenienti dal popolo. Un equilibrio è certamente possibile, come dimostra la Turchia di Erdogan.</p><p>E questo è appunto il secondo elemento che vorrei portare: Turchia e Tunisia rappresentano un modello importante, essenziale per capire la matrice islamica di una <strong>evoluzione democratica </strong>del mondo arabo. Certo, tensioni vi sono e vi saranno, come per esempio in Egitto, dove la situazione è molto diversa per le donne (il Consiglio supremo delle forze armate ha vietato alle donne la guida di ogni lista elettorale).</p><p>Ma confido molto nelle forza progressista dell&#8217;Islam politico, né secolare né islamista.</p><p>D&#8217;altro canto, come ha detto il teorico islamico Gannouchi (co-fondatore di Ennahda) in un recente dibattito televisivo, rispondendo ad una critica di stampo secolare: se lo spettro dell&#8217;Islam va da Bin Laden a Erdogan, allora quale è l&#8217;Islam? E ha ragione da vendere: <strong>Turchia, Indonesia e Tunisia</strong> sono modelli in cui Islam e modernità vanno di pari passo, da non confondere con i talebani o l&#8217;Arabia Saudita: confonderli, oltre che sbagliato, è pericoloso.</p><p>Il futuro è da vedere, e di sicuro da monitorare.</p><p>Tornando in Europa, qualche giorno fa sono andata alla Cattedrale di St. Paul, dove la protesta di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/uk/occupy-london" target="_blank">Occupy London</a></span></strong> continua imperterrita, nonostante le minacce di sfratto da parte della corporazione della City of London. Gli occupanti hanno organizzato un campo, con tende, una cucina, una libreria e una università.</p><p>Io ho molta simpatia per questa protesta. E mi sento di concordare pienamente con questa critica al capitalismo predatorio. Non credo sia compito di una protesta l&#8217;elaborazione di una soluzione dettagliata; questo spetta invece al coraggio, alla forza e al diverso ruolo di una forza politica. Sono però estremamente grata a questo movimento, che sta portando all&#8217;apice dell&#8217;agenda politica la necessità di <strong>riforma dell&#8217;economia</strong>.</p><p>Infatti Ed Miliband ha appena scritto un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/nov/05/ed-miliband-business-finance-politics" target="_blank">articolo</a></span> sullo stesso tema, che mi sento di condividere appieno. Credo che in Gran Bretagna, così come nel resto d&#8217;Europa, possa essere proprio questa la piattaforma di un<strong> nuovo progressismo</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/femminismo-e-islamismo-vanno-a-braccetto/168890/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>101</slash:comments> </item> <item><title>Rifondare un partito? Giovani e impegno locale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/rifondare-un-partito-impegno-locale-e-volti-nuovi/166487/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/rifondare-un-partito-impegno-locale-e-volti-nuovi/166487/#comments</comments> <pubDate>Wed, 26 Oct 2011 12:46:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[amministrazioni locali]]></category> <category><![CDATA[attivismo]]></category> <category><![CDATA[Ed Miliband]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[Labour Party]]></category> <category><![CDATA[laburisti]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[rimpasto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=166487</guid> <description><![CDATA[Nell&#8217;ultimo post ho parlato della zona in cui vivo, della sua demografia, della sua forza e dei suoi problemi. Vorrei parlare ancora del mio impegno sul territorio con il Labour party, come occasione per affrontare il tema generale del partito e della politica. Sono determinata a far vincere il Labour party nel quartiere di Hackney,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Nell&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/uguaglianza-sociale-il-neoliberismo-e-morto/165823/" target="_blank">ultimo post</a></span> ho parlato della zona in cui vivo, della sua demografia, della sua forza e dei suoi problemi. Vorrei parlare ancora del mio impegno sul territorio con il <strong>Labour party</strong>, come occasione per affrontare il tema generale del partito e della politica.</p><p>Sono determinata a far vincere il Labour party nel quartiere di <strong>Hackney</strong>, e in particolare nel territorio della mia sezione, che alle ultime elezioni locali ha espresso nel Consiglio Comunale solo consiglieri del partito liberal-democratico (LibDem). Abbiamo rimesso mano alla sezione locale e cominciato un lavoro certosino con le comunità perché possano essere protagoniste di questo cambiamento. Ci siamo uniti ad altre due sezioni locali, con caratteristiche analoghe, per mettere insieme le forze. A settembre abbiamo promosso un incontro molto partecipato per discutere cosa era successo con le rivolte di agosto, e per costruire &#8211; come comunità &#8211; una risposta condivisa che incentivi la partecipazione di tutte e tutti a un processo di riscossa e di “riappropriazione” del nostro territorio. La sezione locale del Labour party serve proprio a questo: offrire un luogo dove tutti possano discutere e presentare le proprie istanze.</p><p>Certo, non è l&#8217;unico luogo. La mia comunità vibra di impegno, pullula di attivismo, sia nelle comunità religiose che in altre forme, con i genitori nelle scuole, gli utenti del parco, le associazioni degli inquilini (<em>tenants&#8217; associations</em>), il <em>farmer&#8217;s market</em> che vende &#8211; e privilegia &#8211; i prodotti locali. La gente si organizza attraverso le varie forme dell&#8217;<strong>attivismo locale</strong>. Il partito è invece il luogo attraverso cui il consenso si trasforma in rappresentanza al Consiglio Comunale e, pertanto, offre la propria forma proprio a coloro che vogliano trasportare il loro attivismo o la loro esperienza su un piano diverso.</p><p>Il Partito Laburista ha recentemente approvato alla Conferenza di Liverpool il documento <em><strong>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.campaignengineroom.org.uk/" target="_blank">Rifondare il Labour Party per vincere</a></span>”</strong></em>, che ne definisce il modello organizzativo. Sono stati introdotti i <em>supporter</em>, che non sono iscritti al partito, e vi partecipano solo per eleggere il leader con le primarie. Nel documento viene sancita l&#8217;autonomia del partito locale, se ne definisce il finanziamento, si stabiliscono forme innovative di selezione delle leadership e di partecipazione politica degli iscritti.</p><p>Il partito era arrivato ai minimi storici in termine di iscritti. Certamente, e almeno in parte, a causa della guerra in Iraq: il numero di iscritti è infatti aumentato di nuovo, vertiginosamente, a partire dalla contesa per la selezione del leader e con il nuovo corso di <strong>Ed Miliband</strong>. Il modello da lui proposto mutua parecchio in termini organizzativi dal modello già lanciato da Obama, e potrà funzionare in un paese come questo, dove la partecipazione alla vita delle comunità è un tratto determinante dello stare insieme.</p><p>Il segretario ha anche recentemente operato un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/politics/2011/oct/07/labour-reshuffle-miliband-former-ministers" target="_blank">rimpasto</a></span>, nominando un nuovo Governo Ombra e introducendo tanti <strong>volti nuovi</strong>. Il tema di “Una nuova generazione per il Labour Party” è adesso divenuto principale.</p><p>C&#8217;è un aspetto in particolare che mi colpisce.</p><p>Soffiava, quando ero in Italia (e immagino anche adesso), il vento dell&#8217;<strong>antipolitica</strong> e soprattutto dell&#8217;antipartitismo. La nascita del Partito Democratico fu segnata da questa fase, e dunque caratterizzata dallo smantellamento certosino di ciò che, di fatto, costituiva fino a quel momento l&#8217;essenza di un partito politico.</p><p>Coloro che in Italia parlano di “rinnovamento” hanno battuto spesso su un tasto: il limite al <strong>numero dei mandati</strong>. È un argomento molto gettonato, forse perché facile da enunciare; ma è un tema assente in Gran Bretagna, e si propone di risolvere un problema che io fatico a diagnosticare. Il fatto che nel Governo Ombra ci sia <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=harriet%20harman&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CCwQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FHarriet_Harman&amp;ei=qf6nToPwIMej4gSCnaUM&amp;usg=AFQjCNEsP1BMTaEqB4crenTyDl1cC15tcA&amp;sig2=3N3XroNNJPzx3NntgHtWTQ" target="_blank">Harriet Harman</a></span>, parlamentare dal 1982, è semmai la garanzia affinché vi siano anche i miei coetanei; per citarne alcuni, il ministro Ombra del Tesoro <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rachelreeves.net/blogs/index.php?blog=9" target="_blank">Rachel Reeves</a></span>, oppure <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.chuka.org.uk/" target="_blank">Chuka Umunna</a></span>, Ministro ombra al <em>Business, Innovation and Skills</em>, entrambi entrati in Parlamento nel 2010. Non è necessario togliere Harriet per fare posto a Chuka o Rachel!</p><p>A me pare, anzi, che sia proprio il contrario: la presenza attiva della prima è <em>condicio sine qua non</em> affinché vi siano gli altri, e viceversa. I nuovi dirigenti si rafforzano se i loro predecessori lavorano dentro la “ditta” in modo disciplinato, riconoscendone l&#8217;autorità. Non a caso sono proprio alcuni “pensionati illustri” (come Blair o Mandelson) che talvolta, dal di fuori, provano a mettere in discussione il gruppo dirigente. È per questo che il limite ai mandati mi è sempre parso un po&#8217; <em>naïf</em>, o come dicono da queste parti <em>&#8220;the wrong end of the stick&#8221;</em> (l&#8217;estremo sbagliato del bastone), vale a dire che si affronta il problema dalla parte sbagliata.</p><p>Esiste anche in Gran Bretagna un problema di rinnovamento, ma in un senso completamente diverso, legato alla nozione di <strong>rappresentanza</strong>, al desiderio di creare un gruppo parlamentare più proporzionato alla reale composizione della società. In gran parte gli eletti provengono infatti dalle schiere dei collaboratori parlamentari e dalle università più prestigiose; la sfida di Refounding Labour è di costruire invece una rappresentanza più varia, compito importante in un paese come questo dove vige ancora il <em>class system</em>.</p><p>Per concludere, e su un terreno completamente diverso: le <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/non-esageriamo-il-pericolo-islamista-in-tunisia/166250/" target="_blank">elezioni in Tunisia</a></span> </strong>sono state un successo. Mentre ancora si contano i voti, un dato è certo: l&#8217;Islam politico è una realtà importantissima, e ignorarla vuol dire non comprendere il percorso di democratizzazione del mondo arabo. Ne parlerò nel prossimo post.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/rifondare-un-partito-impegno-locale-e-volti-nuovi/166487/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Disuguaglianza sociale Il neoliberismo è morto?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/uguaglianza-sociale-il-neoliberismo-e-morto/165823/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/uguaglianza-sociale-il-neoliberismo-e-morto/165823/#comments</comments> <pubDate>Sun, 23 Oct 2011 08:23:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Boris johnson]]></category> <category><![CDATA[divario sociale]]></category> <category><![CDATA[Ed Miliband]]></category> <category><![CDATA[elezioni Tunisia]]></category> <category><![CDATA[Hackney]]></category> <category><![CDATA[Ken Livingston]]></category> <category><![CDATA[neoliberismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165823</guid> <description><![CDATA[Una delle cose che amo fare di più è il porta a porta. Vivo in una comunità molto dinamica e multiculturale di Londra, che si chiama Stamford Hill. Stamford Hill è nota per avere la presenza più numerosa in Europa di Ebrei Ortodossi, in particolare Cassidici. Il comune di Hackney riferisce ce ne siano 20.000,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose che amo fare di più è il porta a porta. Vivo in una comunità molto dinamica e multiculturale di Londra, che si chiama <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stamford_Hill" target="_blank">Stamford Hill</a></span>.</p><p>Stamford Hill è nota per avere la presenza più numerosa in Europa di Ebrei Ortodossi, in particolare Cassidici. Il comune di Hackney riferisce ce ne siano 20.000, il 10% della popolazione di Hackney, con un tasso di crescita annuale del 5%.</p><p>Questa comunità convive con un&#8217;altra presenza, quella musulmana, anch&#8217;essa molto forte. <strong>Sinagoghe e moschee vivono le une a fianco alle altre</strong>. Gli Ebrei Ortodossi hanno le loro tradizioni religiose, i loro luoghi e negozi, giornali e scuole. Si riconoscono dall&#8217;abbigliamento, che varia a seconda della propria provenienza e a seconda delle festività e periodi dell&#8217;anno. Si mischiano nelle strade del quartiere con donne velate e uomini con le tuniche e la barba lunga.</p><p>Ma Hackney è anche il quartiere con sacche di estrema povertà e disagio sociale, non a caso uno dei luoghi in cui sono avvenute le rivolte dello scorso agosto.</p><p>Un quartiere (duecentomila abitanti!) che ha visto negli ultimi dieci anni grandissimi progetti di riqualificazione urbanistica, tanto è vero che è diventato molto <em>trendy</em>, popolato da giovani famiglie, artisti e accademici. Eppure il divario sociale non è diminuito. Proprio in questi giorni le <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/life-expectancy-divide-widens-2372860.html" target="_blank">statistiche ufficiali</a></span> hanno riportato come il divario sociale ed economico si traduca in una differenza, in aumento, nell&#8217;aspettativa di vita.</p><p>Sono dati allarmanti sui quali bisogna a mio parere riflettere. Come è possibile, infatti, che dopo anni di importanti politiche messe in piedi dal New Labour di Tony Blair prima e Gordon Brown poi, il <strong>divario sociale sia aumentato</strong>? È una domanda di non facile soluzione. È forse la disuguaglianza un tratto endemico del liberismo economico?</p><p>Per molti anni la sinistra, in UK come in Italia, si è fatta prendere dall&#8217;illusione che bastasse essere liberisti, e che non ci fosse alternativa. C&#8217;è addirittura chi ha agognato una terza via, rinunciando ai principi più importanti della sinistra, lasciando che la parola &#8220;uguaglianza&#8221; diventasse un retaggio di un passato socialista da dover superare.</p><p><strong>Ed Miliband ha affermato che il &#8216;neo-liberalism&#8217; è morto</strong>. Non un&#8217;affermazione da poco: certamente quel che deve morire è l&#8217;illusione che sia sufficiente lasciar fare al mercato. In UK la povertà e il disagio sociale si mescolano con le ricchezze effimere della finanza. Io non so se sia possibile coniugare liberismo economico e uguaglianza. Ma certamente sento che non è possibile coniugare questo liberismo, fatto di mancanza di regole per il mercato della finanza e per gli speculatori, con l&#8217;uguaglianza. E una sinistra che non abbia a cuore il concetto di uguaglianza, che non ne rinnovi il significato, che non le affidi un valore etico, quasi unificante un popolo, per me è perdente.</p><p>Perché dico tutto questo? Perché trascorro alcuni dei miei fine settimana nelle case di Hackney. Sono impegnata nella campagna elettorale per rieleggere <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=ken%20livingston&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CCUQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FKen_Livingstone&amp;ei=tM2jTqX0DeTO4QT97MW-BA&amp;usg=AFQjCNHuLwnHNTcPzpD7rJ49W_gnnsHQ6Q&amp;sig2=IUoGE3aVj8VInz8KxnCj3A" target="_blank">Ken Livingstone</a></span></strong> Sindaco di Londra. Livingstone &#8211; denominato Ken il Rosso &#8211; è stato capace, nei suoi mandati precedenti, di rimettere a nuovo la città, riconsegnando no-go areas alle comunità e ai giovani. <strong>Boris Johnson</strong>, il sindaco attuale, è un personaggio mediatico, un abile affabulatore che vede Londra come la pedana per scalare i vertici del partito conservatore nazionale. Dopo anni di berlusconismo io diffido di tali personaggi, e amo la gente per bene, che ritiene la politica un mestiere, un lavoro, e come tale lo rispetta.</p><p>Insomma, nelle case di Hackney sento profondamente questo bisogno di uguaglianza. <strong>Emerge soprattutto dalle donne</strong>. In queste settimane si parla moltissimo di come le donne abbiano abbandonato il partito conservatore. E di come il primo ministro Cameron stia cercando di correre ai ripari. Prima allocando più risorse per gli asili. Poi sostenendo la necessità di aumentare il numero delle donne nelle società FTSE 100, quotate in borsa. E poi facendo proclami per criminalizzare i matrimoni forzati. Insomma, ci prova. Ma le donne sono le prime vittime della politica dei tagli. Una politica miope, perché la riduzione del debito non può non andare di pari passo con la crescita.</p><p>È la prima volta in UK, in tempi moderni, che si avverte come la generazione dei figli avrà meno opportunità della generazione che li ha preceduti. Non sono discorsi nuovi in Italia, ma qui sì. La riforma dell&#8217;NHS, il National Health Service, significa apertura ai privati, con l&#8217;introduzione della competizione tra pubblico e privato nella fornitura dei servizi attraverso gare di appalto. Una riforma che, a mio parere, <strong>cancella il sistema sanitario nazionale</strong>, un gioiello del dopoguerra inglese, mutuato in parte in Italia all&#8217;inizio degli anni settanta.</p><p>C&#8217;è chi sostiene che tutto questo sia inevitabile. Certamente quel che è evitabile, per le donne e gli uomini che io incontro ogni fine settimana, è che siano solo in pochi a pagare. Forse la stessa richiesta che emerge dalle migliaia di persone che hanno popolato le piazze del mondo, da New York a Londra a Roma lo scorso fine settimana.</p><p><strong>Un&#8217;ultima nota – le elezioni in Tunisia.</strong> Con la morte di Gheddafi, la Libia guarderà all&#8217;esperienza tunisina per costruire uno stato moderno e democratico. Non solo la Libia, ma anche Yemen e Siria, dove c&#8217;è un evidente deficit democratico. Non vedo l&#8217;ora di poter commentarne i risultati, sperando davvero si apra una stagione nuova. Per chi legge in francese consiglio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lapresse.tn/21102011/kadhafi-est-mort-mais-lessentiel-reste-a-faire.html" target="_blank">questo articolo</a></span>.</p><p>A presto!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/uguaglianza-sociale-il-neoliberismo-e-morto/165823/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> <item><title>Cameron e i falsi miti sull&#8217;immigrazione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/cameron-e-i-falsi-miti-sullimmigrazione/163855/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/cameron-e-i-falsi-miti-sullimmigrazione/163855/#comments</comments> <pubDate>Fri, 14 Oct 2011 12:21:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[David Cameron]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[immigrazione]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <category><![CDATA[steve jobs]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163855</guid> <description><![CDATA[In questi giorni sui giornali inglesi si è parlato molto di immigrazione. Il primo ministro Cameron ha, infatti, pronunciato un discorso lunedì proprio su questo tema: un discorso dai toni duri, volto ad affermare la lotta senza quartiere contro l&#8217;immigrazione clandestina e i matrimoni forzati. Ma non solo. Il primo ministro ha usato frasi pesanti,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sui giornali inglesi si è parlato molto di <strong>immigrazione</strong>.</p><p>Il primo ministro <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bbc.co.uk/news/uk-15235649" target="_blank"><strong>Cameron </strong>ha, infatti, pronunciato un discorso</a></span> lunedì proprio su questo tema: un discorso dai toni duri, volto ad affermare la lotta senza quartiere contro l&#8217;immigrazione clandestina e i matrimoni forzati. Ma non solo. Il primo ministro ha usato frasi pesanti, dicendo che dobbiamo muoverci ad affrontare il &#8220;problema&#8221; dell&#8217;immigrazione, mettendo in un unico calderone gli studenti che arrivano con il visto, i lavoratori e i clandestini, per affermare quanto, a suo parere, l&#8217;immigrazione sia andata fuori controllo.</p><p>Non stupisce. Cameron, nonostante il <em>re-branding</em> sociale e da modernizzatore, appartiene alla vecchia scuola dei <strong>conservatori </strong>inglesi, in perfetta linea con Margaret Thatcher.</p><p>Quello che da sempre mi preoccupa è la distorsione che accompagna ogni discussione sui temi dell&#8217;immigrazione. Non mi è mai piaciuta la <strong>sterile divisione</strong> tra coloro che considerano l&#8217;immigrazione come un problema e quelli che invece la vedono come opportunità, perché ritengo non appartenga a nessuna delle due categorie. L&#8217;immigrazione è un dato di fatto ed è semplicemente inarrestabile.</p><p>Come molti della mia generazione, io sono cresciuta in una cittadina allora leghista (Pordenone, ora roccaforte del Pd! Avanti così!). Ricordo il dibattito nell&#8217;allora Partito Democratico della Sinistra, lo sbandamento di fronte alla seduttività dei discorsi della Lega, quasi l&#8217;ammissione di aver fallito, di non aver capito, di aver sottovalutato gli effetti dell&#8217;immigrazione sui cittadini. E sbandamento c&#8217;è stato, con errori a mio parere molto seri, quasi come se l&#8217;unica alternativa fosse di accettare la <strong>tendenza alla chiusura</strong> e quindi inseguire la destra sul suo stesso terreno, l&#8217;unico percorribile.</p><p>Quel che è successo dopo è noto. Dovunque in Europa la destra è avanzata con piattaforme solidamente anti-immigrazione. Il termine &#8220;multiculturalismo&#8221; è diventato quasi <em>naïf</em>, un&#8217;etichetta per quegli – ingenui – che vedono un futuro nella convivenza tra culture e appartenenza. E si sono creati quelli che io definisco<strong> falsi miti.</strong></p><p>Il più pericoloso: gli immigrati <strong>ruberebbero il lavoro</strong>. Un mito, non essendoci mai stata evidenza alcuna di una correlazione tra immigrazione e diminuzione dei posti di lavoro per gli &#8220;autoctoni&#8221;. Per i lavori meno specializzati un effetto c&#8217;è forse stato, ma di dimensioni comunque impercettibili (ne ha scritto a lungo l&#8217;economista <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://cep.lse.ac.uk/_new/staff/person.asp?id=787" target="_blank">Jonathan Wadsworth</a></span>). Nel Regno Unito gli immigrati sono in media più scolarizzati degli autoctoni (anche se per ovvi motivi a Londra la disparità è meno visibile). Questo è un paese che è stato in grado di attrarre le migliori energie da ogni parte del mondo, come si è visto.</p><p>La maggior parte degli economisti, sia a destra che a sinistra, concordano sul fatto che mercati ben funzionanti siano in grado di allocare le risorse in maniera efficiente. Questo vale anche per il mercato del lavoro, e non sorprende che politiche più liberali per l&#8217;immigrazione siano positive sia per l&#8217;economia che per il mercato. Il problema riguarda dunque il <strong>buon funzionamento dei mercati</strong>. E la ragione per cui si parla di immigrazione in questi termini sta esattamente nel fatto che l&#8217;economia si è fermata a causa della crisi finanziaria. Quello che mi sfugge nell&#8217;approccio di Cameron è come si possa portare crescita riducendo il numero degli studenti che arrivano tramite visto nelle prestigiose università britanniche. Gli americanofili mi darebbero ragione nel sostenere che è proprio la diversità a creare ricchezza, e citerebbero la Silicon Valley.</p><p>L&#8217;altro falso mito riguarda la <strong>sicurezza</strong>, più presente a dire il vero in Europa continentale che in Gran Bretagna. In Francia per esempio, dove si è arrivati ad una vera e propria purga contro i Rom, assecondata da una grossa parte dell&#8217;opinione pubblica. Devo ammettere che il motivo che mi ha spinto a lavorare nell&#8217;ambito dei diritti umani è la convinzione che siano proprio i diritti a garantire la sicurezza. Mi trovo a favore dell&#8217;approccio semplicisticamente definito <em>law &amp; order</em>, ma credo che l&#8217;unico modo per garantirlo sia attraverso un sistema che rispetti la dignità delle persone. Per questo ho sempre pensato vi sia un legame inestricabile tra diritti e sicurezza, che non può essere ignorato. Un paese che ha a cuore la sicurezza dei suoi cittadini deve in primo luogo rispettare la dignità di tutti.</p><p>È un periodo strano: siamo in recessione, l&#8217;Europa traballa, appesa al voto del parlamento slovacco, e la crisi ci rende tutti più poveri.</p><p>A maggior ragione, è il tempo di una visione nuova. Come diceva ieri un bell&#8217;articolo sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/oct/12/steve-jobs-david-cameron-immigration" target="_blank"><em>Guardian</em></a></span>, <strong>Steve Jobs </strong>non ce l&#8217;avrebbe fatta nel mondo di Cameron. Ecco, in un mondo in cui il rispetto delle regole e la lotta contro la clandestinità si incontrano con apertura, insomma quel che io chiamo un mondo progressista, invece sì.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/cameron-e-i-falsi-miti-sullimmigrazione/163855/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>Vietare alle donne di usare il velo è sbagliato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/vietare-alle-donne-di-usare-il-velo-e-sbagliato/162255/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/vietare-alle-donne-di-usare-il-velo-e-sbagliato/162255/#comments</comments> <pubDate>Wed, 05 Oct 2011 09:23:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Integrazione]]></category> <category><![CDATA[islam]]></category> <category><![CDATA[Niqab]]></category> <category><![CDATA[tradizioni]]></category> <category><![CDATA[velo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162255</guid> <description><![CDATA[Francia, sei mesi dopo. Come prevedibile, l&#8217;introduzione del divieto di indossare il niqab, il velo integrale che lascia solo gli occhi visibili, ha portato con sé conseguenze drammatiche. Facciamo il punto della situazione: ad aprile Sarkozy ha bandito l&#8217;uso del velo da tutti i luoghi pubblici, le strade, i mercati, gli autobus. La motivazione addotta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Francia, sei mesi dopo. Come prevedibile, l&#8217;introduzione del divieto di indossare il<strong> niqab</strong>, il velo integrale che lascia solo gli occhi visibili, ha portato con sé <strong>conseguenze drammatiche</strong>.</p><p>Facciamo il punto della situazione: ad aprile Sarkozy ha bandito l&#8217;uso del velo da tutti i luoghi pubblici, le strade, i mercati, gli autobus. La motivazione addotta dai ministri francesi è che l&#8217;abolizione del niqab è un passo necessario verso l&#8217;uguaglianza.</p><p>All&#8217;epoca mi ero davvero infuriata, e avevo espresso le ragioni della mia contrarietà <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=UNH5P" target="_blank">in un articolo su <em>l&#8217;Unità</em></a></span>.</p><p>Da allora altri paesi hanno cercato di inseguire l&#8217;esempio francese; attualmente Italia, Danimarca, Austria e Svizzera stanno spingendo per approvare leggi analoghe.</p><p>Eppure è proprio la realtà francese che <strong>dovrebbe far riflettere</strong> su quanto misure così drastiche siano nocive.</p><p>In Francia, infatti, da quando il divieto è stato introdotto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/sep/19/battle-for-the-burqa" target="_blank">sono aumentati gli episodi di razzismo e violenza</a></span>. La legge prevede una sanzione di 150 euro per chi viola il divieto. Ad oggi nessuna donna è stata punita, e la polizia reagisce con imbarazzo o noncuranza. La realtà è che vietare il velo è una misura sbagliata, nociva e pericolosa.</p><p>E lo è per due motivazioni.</p><p>La prima: vietare il velo è il modo migliore per segregare le donne, ridurle a mero terreno di scontro (presunto) con l&#8217;Islam (anche se il velo integrale davvero poco ha a che fare con la religione, essendo per lo più una <strong>questione di tradizioni </strong>di alcune parti del mondo islamico). Il velo è la più visibile delle differenze, e quella più facile da stigmatizzare. È certamente vero che molte sono costrette ad utilizzarlo da padri o mariti; questo tuttavia non autorizza uno Stato a perpetuare violenza obbligando a toglierlo. Se le donne sono l&#8217;ultimo anello di questa catena, perché prendersela proprio con loro? Se un paese non le accetterà con il velo, allora molte saranno obbligate a stare a casa, a rinunciare allo studio e alla loro autonomia. Sarebbe questo il risultato auspicato?</p><p>Ma c&#8217;è dell&#8217;altro. Portare il velo non significa necessariamente sottomissione. Come scrissi nel mio articolo, quando ho fatto un colloquio ad una signora come baby sitter per mio figlio, ho visto una professionista, un&#8217;eccellente tata, una persona qualificata. Il fatto che portasse il velo non mi ha fatto cambiare opinione su di lei, che continuo a ritenere una donna di talento, come molte, e non parte di un&#8217;umanità femminile in disperato bisogno di essere salvata da qualche legge ideologica che a ben guardare ha poco a cuore i bisogni delle donne.</p><p>A me interessa che le donne siano libere di scegliere come e dove vivere, e cosa indossare. E qui vengo alla seconda ragione per cui sono contraria al divieto del velo.</p><p>La libertà di scelta è un concetto molto complicato, perché la capacità di scegliere dipende dalle possibilità che una persona si trova di fronte, e dai percorsi della vita, non sempre arbitrari.</p><p>Proprio per questo è necessario investire sulla formazione, la scuola, <strong>l&#8217;accesso al futuro</strong>: perché sono quei luoghi in cui si investe sulla persona, sul suo sviluppo e la sua responsabilità.</p><p>Le ragazze col velo, rifiutate dallo Stato, verranno tenute a casa; perdendo la scuola, le passeggiate con le amiche, gli spazi comuni, perderanno le occasioni <strong>dove si costruisce l&#8217;integrazione</strong>, nelle quali si formano le relazioni. Donne vittime di un ragionamento cieco e paradossale, che col pretesto di liberarle le imprigiona lontano dai luoghi della libertà.</p><p>L&#8217;uguaglianza, tuttora una chimera persino nella nostra Europa, non si risolve in poche righe, ma è un percorso complesso, che si nutre di leggi, di programmi nazionali, di un ruolo forte dello Stato nel definire le priorità. Ma si alimenta anche delle battaglie condotte da tante nei propri spazi, insieme ad altre ed altri. È la spinta al cambiamento che viene dal basso, e che va incoraggiata. Ecco perché proibire il velo significa solo tarpare le ali a chi vuole uscire, diventando medico o avvocata, anche se coperta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/vietare-alle-donne-di-usare-il-velo-e-sbagliato/162255/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>307</slash:comments> </item> <item><title>Liverpool: la chiamata popolare di Ed Miliband</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/liverpool-la-chiamata-popolare-di-ed-miliband/160788/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/liverpool-la-chiamata-popolare-di-ed-miliband/160788/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Sep 2011 08:49:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Ed Miliband]]></category> <category><![CDATA[Fabian society]]></category> <category><![CDATA[Labour Party]]></category> <category><![CDATA[Tony Blair]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160788</guid> <description><![CDATA[Sono a Liverpool, alla conferenza del Labour Party, la prima per me. Partecipo come delegata di Hackney North e Stoke Newington. Martedì sono riuscita a intervenire portando la voce della comunità di Hackney, fatta di gente perbene che lavora, ma stanca del pregiudizio dei mass media, e preoccupata per l&#8217;impatto dei tagli del governo Cameron....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono a Liverpool, alla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.labour.org.uk/annual_conference_2011" target="_blank">conferenza del Labour Party</a></span>, la prima per me. Partecipo come delegata di Hackney North e Stoke Newington.</p><p>Martedì sono riuscita a intervenire portando la voce della comunità di <strong>Hackney</strong>, fatta di gente perbene che lavora, ma stanca del pregiudizio dei mass media, e preoccupata per l&#8217;impatto dei tagli del governo Cameron.</p><p>Lunedì invece abbiamo presentato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fabiana.org.uk" target="_blank">Fabiana</a></span> in un<em> fringe event</em>, organizzato dalla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fabian.org.uk" target="_blank">Fabian Society</a></span> alla Town Hall di Liverpool. Occasione per discutere del <strong>ruolo dello Stato</strong>, uno degli argomenti più frequenti nel dibattito politico inglese attuale. Se infatti il governo New Labour di <strong>Tony Blair</strong> era caratterizzato dal liberismo economico, addolcito da grossi programmi statali di investimento nel welfare, la Gran Bretagna è rimasta un paese con grande disuguaglianza e divario sociale. Per questo il &#8216;Fabianismo&#8217;, la rielaborazione del pensiero socialdemocratico moderno della Fabian Society, così come gli altri movimenti dentro il partito, si stanno interrogando su come<strong> ridisegnare il welfare</strong> attraverso democratizzazione, localizzazione e mutualismo.</p><p>Martedì pomeriggio il leader del partito <strong>Ed Miliband</strong> ha parlato ai delegati e alle migliaia di persone che sono qui, in una città stranamente calda e assolata.</p><p>Alla guida del partito da un anno, Ed Miliband ha avuto il merito di prendere posizioni serie e coraggiose su temi difficili, come ad esempio lo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/17/intercettazioni-illegali-trema-limpero-mediatico-dei-murdoch/146084/" target="_blank">scandalo delle intercettazioni</a></span> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/News_International_phone_hacking_scandal" target="_blank">phone hacking</a></span>), denunciando la connivenza dello stesso Labour Party con <strong>Rupert Murdoch</strong>. Ha potuto farlo perché è un leader nuovo, capace di riconoscere i limiti, insieme ai meriti, del laburismo di Tony Blair e Gordon Brown.</p><p>Ed Miliband ambisce a ridefinire i confini di una sinistra moderna, e a mio parere lo sta facendo con passione, capacità e coraggio. E quel che accade qui credo possa essere <strong>stimolo per la sinistra europea</strong>.</p><p>Non c&#8217;è molto di<em> liberal </em>nel <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.labour.org.uk/ed-milibands-speech-to-labour-party-conference" target="_blank">discorso di Miliband</a></span>. Come ha detto lui stesso, lui non è né Blair né Brown. E l&#8217;applauso di alcuni, scaturito quando ha pronunciato quelle parole, così come lo stupore degli altri di fronte a quell&#8217;applauso, dimostrano quanto siano polarizzate le opinioni sul New Labour di Blair e sulla sua eredità.</p><p>Non c&#8217;è molto di liberal, dicevo, tranne forse all&#8217;inizio, quando ha commentato: &#8220;It&#8217;s 2011, get over it!&#8221;, per fare una battuta sul matrimonio con la sua compagna, avvenuto quando la coppia già aveva due figli, essendo stato messo in croce per mesi per questa ragione dalla stampa conservatrice.</p><p>Il resto del suo discorso può essere descritto come la <strong>ricerca della missione</strong> (the promise of Britain) capace di tenere insieme un paese: sostegno alla piccola impresa, investimenti sul manufatturiero, politica seria per l&#8217;apprendistato, investimento sull&#8217;istruzione e un nuovo patto tra i cittadini e lo Stato.</p><p>Consapevole che la situazione economica è drammatica, Miliband non ha fatto promesse da opposizione: non ha detto che, una volta al governo, farà marcia indietro su tutti i tagli effettuati dal governo conservatore. Ha proposto invece un nuovo patto per il welfare, basato sulla responsabilità e sulla dignità delle persone, ritenendo che solo un welfare moderno possa consentire ai cittadini di liberare le proprie energie e creare opportunità.</p><p>Ha attaccato profondamente <strong>l&#8217;avidità del mondo della finanza</strong>, dove i manager continuano a guadagnare salari astronomici nonostante siano state proprio le speculazioni finanziarie a consegnare il paese alla crisi economica. E non ha nascosto le responsabilità dello stesso New Labour, che ha permesso una crescita sregolata della finanza.</p><p>C&#8217;è <em>bad capitalism</em> e <em>good capitalism</em> ha detto Miliband, e lui ambisce a costruire il secondo.</p><p>Il manifesto di Miliband, prima di essere una lista di cose da fare, è una <strong>chiamata popolare</strong>, un risveglio delle coscienze, un appello rivolto al paese perché trovi la sua vocazione e si identifichi in una nuova etica pubblica. Un’appello rivolto a tutti, inclusi coloro che hanno votato il governo attuale, inclusi i conservatori, delusi dalla mancata azione riformatrice e modernista che Cameron aveva promesso.</p><p>Questi a Liverpool sono giorni intensi. La conferenza del partito è affiancata da centinaia di dibattiti, dove si discute di politica. <em>Fringe event </em>promossi da <em>think-tank</em> e organizzazioni, che costituiscono l&#8217;occasione per confrontare le idee e scambiarsi opinioni.</p><p>Come è ovvio in un grande partito, ci sono molte idee, anche contrastanti. Ma quel che conta è la <strong>chiarezza della visione</strong>: un partito che sta dalla parte della gente che lavora, la quale vive sulla propria pelle le conseguenze della crisi e dei tagli spregiudicati del governo. Della gente che, pur mettendo tanto di sé nella comunità, nel lavoro, nelle famiglie spesso ottiene in cambio troppo poco.</p><p>Una nota più personale&#8230; ancora non riesco ad abituarmi a un uso così incessante di Twitter! In pratica la conferenza si svolge in parallelo agli scambi di tweet tra delegati, membri del partito e anche giornalisti. Per adesso non riesco a twittare durante un discorso, ma imparerò&#8230;<br /> <a href="http://twitter.com/#!/UKLabour" target="_blank">twitter.com/#!/UKLabour </a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/liverpool-la-chiamata-popolare-di-ed-miliband/160788/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Le armi vincenti della sinistra inglese</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/158901/158901/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/158901/158901/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Sep 2011 07:16:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Ivana Bartoletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[blairismo]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[Ed Miliband]]></category> <category><![CDATA[Labour Party]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158901</guid> <description><![CDATA[Sabato mattina partirò per Liverpool per la conferenza del Labour Party. Sarà sicuramente un momento importante per il partito laburista. La situazione al momento in UK è drammatica. Da Aprile a Giugno il numero dei disoccupati è salito di 38.000 unità, raggiungendo quota 2.49 milioni, l&#8217;aumento più rapido negli ultimi due anni. A Luglio il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sabato mattina partirò per Liverpool per la conferenza del Labour Party.</p><p>Sarà sicuramente un momento importante per il partito laburista.</p><p>La situazione al momento in UK è drammatica. Da Aprile a Giugno il numero dei <strong>disoccupati </strong>è salito di 38.000 unità, raggiungendo quota 2.49 milioni, l&#8217;aumento più rapido negli ultimi due anni. A Luglio il sussidio di disoccupazione (Jobseeker&#8217;s Allowance) è stato richiesto da 37.100 persone in più rispetto al mese precedente, praticamente 1200 persone in più al giorno. Nello stesso periodo il numero di donne senza lavoro è aumentato di 21.000: la disoccupazione femminile non era così alta da 23 anni.</p><p>Una delle ragioni va cercata nei <strong>tagli selvaggi </strong>al settore pubblico, dove attualmente le donne rappresentano i due terzi della forza lavoro. La <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fawcettsociety.org.uk/" target="_blank">Fawcett Society</a></span>, storica associazione femminista inglese, ha stimato nel 70% la percentuale di donne impiegate nel settore pubblico il cui lavoro è adesso a rischio.</p><p>I tagli al welfare, poi, si abbattono drammaticamente su chi già ha di meno. Si è addirittura parlato di &#8220;ethnic cleansing&#8221;, <strong>pulizia etnica</strong>, dal momento che molte famiglie meno abbienti saranno costrette a trasferirsi fuori dai centri urbani divenuti troppo costosi.</p><p>Il tutto nell&#8217;ambito di una economia più liberista, con meno protezione e più mercato. Una società già abbastanza classista, dunque, e non particolarmente dinamica in termini di mobilità verticale.</p><p>Non stupisce che ci sia un filo diretto tra i luoghi dove sono avvenute le rivolte e la povertà. Lo hanno detto in molti, ma a me pare chiaro che disagio sociale e povertà siano il naturale combustibile della violenza.</p><p>La risposta di Ed Miliband mi ha trovato perfettamente d&#8217;accordo: <strong>bollare le rivolte come atti criminali è ovvio, e non basta</strong>. C&#8217;è un motivo per cui una parte della popolazione ritiene di non avere posto nella società, e dunque non sente responsabilità per il bene comune o per i destini del proprio paese.</p><p>Il tema della responsibilità è centrale. <strong>Non si può chiedere ad alcuni di essere più responsabili di altri.</strong> Quel che è avvenuto nella finanza, dove pochi (maschi) hanno giocato d&#8217;azzardo con i destini dell&#8217;umanità, continuando nel frattempo a percepire stipendi elevatissimi, dimostra i danni prodotti da una società dove dislivelli estremi di ricchezza non si incrociano mai, conducendo vite di fatto parallele. Ha fatto dunque bene Ed Miliband a chiedere responsabilità &#8220;from top to the bottom&#8221;, in una grande partecipazione collettiva al futuro del paese.</p><p>Di questo si parlerà molto a Liverpool.</p><p>Il Labour Party sta certamente attraversando un dibattito assai vivace in termini politici e culturali. Il vero tema è la discussione della propria identità di partito a sinistra, nel 2011. Il laburismo è cosa diversa dal socialismo e dalla sinistra &#8220;continentale&#8221;. Forse per questo è stato sempre <strong>avanguardia</strong>, come lo fu il Blairismo del 1997, la famosa Terza Via. Eppure quelli erano altri tempi: anni ricchi, di crescita economica, di strapotere della finanza, ottimismo e sviluppo.</p><p>Quel che è avvenuto dopo, l&#8217;errore drammatico della guerra irachena, la crisi finanziaria, insieme all&#8217;ascesa delle nazioni BRIC, rende il Blairismo a mio parere obsoleto.</p><p>Ed Miliband è un trasformatore, un leader di talento che ha l&#8217;ambizione di ristrutturare il partito e il modo in cui interpretare e cambiare la società. Per questo il dibattito nel partito è straordinariamente appassionante. Sono infatti in discussione i temi che sono il cuore dell&#8217;identità della sinistra. <strong>Uno fra tutti, lo </strong><strong>Stato</strong>. L&#8217;Old Labour era centralista e statalista, mentre il New Labour si era affidato sempre di più al potere auto-regolatore della finanza, come sostegno di adeguati ammortizzatori sociali.</p><p>Tuttavia, quando &#8211; come adesso &#8211; le risorse sono meno per tutti, e il mondo si evolve rapidamente, ridisegnando le geografie del potere economico, è necessario ripensare anche a quale sia il ruolo dello Stato. Non è un caso che altri movimenti propongano modelli più localizzati, fondati su mutualismo, cooperativismo e partecipazione locale (ne è un esempio l&#8217;intervista a Lord Glasman che qualcuno ha citato nei commenti al post precedente, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://issuu.com/jimbo5/docs/fabianna_launch_issue_autumn_2011?mode=embed" target="_blank">a pagina 11 della neonata rivista Fabiana</a></span>).</p><p>Giustizia sociale, etica, distribuzione delle risorse e uguaglianza sono temi centrali di una sinistra moderna. Chi ne ha teorizzato l&#8217;obsolescenza si scontra con la pratica di un mondo in cui, al contrario, ce n&#8217;è una disperata richiesta.</p><p>Credo davvero che la modernità nell&#8217;analisi, e la chiarezza sulla direzione da prendere, saranno le armi vincenti della sinistra inglese (e non solo).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/158901/158901/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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