<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Gianni Vattimo</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/gvattimo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Thu, 23 May 2013 09:30:21 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Vendola, l&#8217;oppozione perduta nell&#8217;Italia colonizzata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/25/loppozione-perduta-di-vendola-nellitalia-colonizzata/575016/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/25/loppozione-perduta-di-vendola-nellitalia-colonizzata/575016/#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Apr 2013 13:07:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Centrosinistra]]></category> <category><![CDATA[Economia]]></category> <category><![CDATA[Governissimo]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Inciucio]]></category> <category><![CDATA[Neocolonialismo]]></category> <category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=575016</guid> <description><![CDATA[Sento Vendola in un talk show televisivo (Ballarò,  credo) che ricostruisce  le tappe della vicenda che ha portato alla rielezione di Napolitano e al nuovo governo di destra che incombe su di noi. Tutto giusto, soprattutto la tesi (credo di averla scritta anch’io, con mesi di anticipo su Vendola) che la situazione attuale è figlia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sento <strong>Vendola</strong> in un talk show televisivo (Ballarò,  credo) che ricostruisce  le tappe della vicenda che ha portato alla rielezione di Napolitano e<strong> al nuovo governo di destra</strong> che incombe su di noi. Tutto giusto, soprattutto la tesi (credo di averla scritta anch’io, con mesi di anticipo su Vendola) che la situazione attuale è figlia dello Ur-golpe  napolitaniano del 2011, quando non si rimandò il governo Berlusconi alle camere e se ne contrattarono (a che prezzo? Stiamo ancora scoprendolo) le dimissioni per creare il governo dei tecnici.</p><p>Da lì comincia il<strong> delitto perfetto</strong> che si sta consumando sotto i nostri occhi. Vendola ha ragione. E tuttavia, è stupefacente, per un  cultore della narrazione come lui, l’omissione vistosa di  qualunque riferimento alla foto di Vasto, a Italia dei Valori, a come Sel abbia accettato senza alcuna reazione la cancellazione di Di Pietro e la risibile sostituzione con Nencini e i resti del partito socialista nella triade destinata a costituire il <strong>nuovo centro-sinistra</strong>. Questo è stato, da parte di Sel, l’originario cedimento, la vera e propria complicità con il golpe  presidenziale.</p><p>Vendola accetta da allora la <strong>cancellazione di Di Pietro</strong> voluta da Napolitano che cerca vendetta per la resistenza di IdV sulla <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/22/trattativa-distrutte-intercettazioni-napolitano-mancino/571587/" target="_blank">trattativa, i nastri (opportunamente distrutti lunedì a Palermo</a>, non senza lasciare  qualche traccia per possibili ricatti  futuri). Cancellato Di Pietro, il cosiddetto centro-sinistra bersaniano-vendoliano  perde ogni tratto di opposizione al governo Monti. Vendola  va alle elezioni con il partito che sostiene il governo tecnico, e contribuisce così allo screditamento della sinistra e alla vittoria di Grillo e soci. Sel paga anche in termini di voti elettorali questa decisione, compensata solo dalla possibilità di entrare in Parlamento in virtù della porcata del porcellum. Guadagna anche <strong>la presidenza della Camera</strong>, che fu già fatale a Bertinotti divenuto “atlantico” appena  asceso a quel seggio. E in tutto questo racconto Vendola ha il coraggio di spacciarsi per opposizione, visto che intanto il suo alleato, anche lui in disfacimento, ha sostituito i  suoi voti con quelli della destra esplicita del PdL. della Lega, ecc. </p><p>Certo, indignarsi per questa falsa coscienza (ideologia, la chiamava Marx) storica non significa gran che, aiuta però a capire perché la sinistra, cosiddetta, è <strong>ormai completamente distrutta</strong>. Missione compiuta, per Napolitano che è sempre stato (un  comunista) di destra, ligio agli Usa e all’atlantismo. Proprio nel giorno della sua rielezione Obama decide di aggiornare e rendere dunque più minacciose le ogive nucleari che ha deciso di stanziare nel nostro paese, in basi – come il progettato MUOS, del resto – totalmente extraterritoriali, le nostre Guantanamo. E’ solo un altro aspetto della “colonizzazione” a cui siamo ormai condannati: le strutture produttive italiane vengono progressivamente distrutte  dalla mancanza di crediti bancari, forse possiamo ancora produrre qualcosa ma solo per esportarlo, giacché i consumi interni sono in caduta continua per mancanza di soldi da parte delle famiglie falcidiate dalla disoccupazione.</p><p>Chiediamo <strong>investimenti stranieri</strong>, ma  solo come un<strong> paese coloniale</strong>: i profitti sono destinati a tornare ai paesi investitori. Qualche anno fa (per fortuna oggi qualcosa è cambiato persino là) la<strong> Colombia</strong> era ciò che adesso pare il nostro modello. Un paese dove le multinazionali investivano molto perché la disciplina del lavoro e la pace salariale erano garantite dal fatto che si assassinava un sindacalista al giorno. Noi abbiamo Marchionne, certo meno sanguinario ma mosso dagli stessi ideali. E il governo che si sta insediando per volere del riformista Napolitano è esattamente ciò che la finanza mondiale si aspetta da noi: la riduzione a colonia, a terra di sfruttamento oltre che a<strong> luogo di basi militari indisturbate</strong> da preoccupazioni pacifiste, ecologiche, ecc.</p><p>Dopo qualche mese o anno di fiscal-compact e di disciplina “europea” le industrie e i beni comuni italiani saranno in vendita a prezzi stracciati. Come ricostruire una situazione coloniale in tempi creduti di post-colonialismo. La nostra atavica questione meridionale – nata soprattutto con  la colonizzazione del Sud da parte del  Nord  (ricordiamo Gramsci) si sta dilatando a una generale<strong> questione euro-meridionale.</strong>  E intanto la presidente dei grillini alla Camera si balocca con le  ricevute perdute con il portafoglio, 250 euro che non potrà farsi rimborsare.</p><p>Forse il <strong>Friuli</strong> è anche una risposta a questo narcisismo imbecille. Si ricordino i grillini che  il loro elettorato non sopporterà a lungo di non aver ottenuto niente, e li punirà nelle urne. Un pensiero che potrebbe persino renderci meno indigesto il nuovo, probabilmente duraturo, governo del presidente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/25/loppozione-perduta-di-vendola-nellitalia-colonizzata/575016/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E se il Papa avesse avuto una crisi di fede?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/13/e-se-papa-avesse-avuto-crisi-di-fede/497556/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/13/e-se-papa-avesse-avuto-crisi-di-fede/497556/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Feb 2013 08:14:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Conclave 2013]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[Dimissioni Papa]]></category> <category><![CDATA[Eutanasia]]></category> <category><![CDATA[Gesù Cristo]]></category> <category><![CDATA[Ior]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category> <category><![CDATA[Vangelo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=497556</guid> <description><![CDATA[E se avessero vinto davvero Flores e Odifreddi, e i tanti scientisti dogmatici come loro, determinando nel povero papa Benedetto XVI una crisi di fede tale da indurlo a dimettersi? È un’ipotesi niente affatto ingiuriosa e inverosimile: papa Ratzinger ha sempre sostenuto con tutta la sua forza che ragione e fede non sono in contrasto,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>E se avessero vinto davvero Flores e Odifreddi, e i tanti scientisti dogmatici come loro, determinando nel povero papa <strong>Benedetto XVI</strong> una crisi di fede tale da indurlo a dimettersi? È un’ipotesi niente affatto ingiuriosa e inverosimile: <strong>papa Ratzinger</strong> ha sempre sostenuto con tutta la sua forza che ragione e fede non sono in contrasto, e che dunque l’adesione al cristianesimo si fonda su quei <em>preambula fidei</em> che furono esposti da San Tommaso e che per secoli sono stati la base dell’insegnamento nei seminari cattolici.</div><p>Ebbene, data l’assoluta imprevedibilità e gratuità del suo gesto – certamente il più grande e nobilmente edificante di tutto il suo pontificato – la sola spiegazione che se ne può dare, e che ha fornito lui stesso nella sua dichiarazione al concistoro di ieri l&#8217;altro, è quella di un atto di coscienza, deciso in omaggio a un <strong>obbligo interiore</strong> a cui non ha voluto sottrarsi.</p><p>Alla faccia di tutte le motivazioni pratiche, politiche, economiche (qualcuno potrebbe pensare allo Ior). Si è probabilmente reso conto che, nella situazione della Chiesa oggi, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/il-papa-si-dimette-lascera-dal-28-febbraio-sento-il-peso-dell-incarico/495322/">le dimissioni sono<strong> la sola cosa che un papa può seriamente fare</strong></a>; invece di continuare a lottare per sottrarre il Vaticano all’Ici, o a scomunicare preservativi, omosessuali, unioni civili.</p><p>È con la presa di distanza da tutte le “funzionalità” terrene, e dunque mostrando finalmente<strong> la faccia anarchica</strong>, e autenticamente soprannaturale, del Vangelo, che il cristianesimo può ridiventare una scelta di vita possibile per la gente del nostro tempo.</p><p>Se Gesù vivesse oggi tra i suoi pseudo-successori abbandonerebbe immediatamente il Vaticano, forse tornerebbe in Palestina per star vicino ai perseguitati ed espropriati di laggiù, certo non perderebbe più il tempo, e l’anima, seguendo le vicende della politica italiana, o premendo sulle autorità civili di tutto il mondo perché in omaggio alla “antropologia biblica”, le leggi proibiscano l’eutanasia, la fecondazione eterologa, l’adozione da parte di coppie gay, e naturalmente l’aborto e il divorzio.</p><p>Non è affatto stravagante pensare che questa crisi di coscienza papale possa essere davvero, o almeno essere legittimamente interpretata, come un evento decisivo nei rapporti del cristianesimo con la “razionalità occidentale”.</p><p>La quale da tempo, e con buone ragioni, ha ormai liquidato i <em>preambula fidei</em>; svelandosi per quello che è: la razionalità calcolante del mondo “economicamente” organizzato, dei tecnici motivati dal loro sapere “oggettivo” e, alla fine, della logica bancaria che tutti conosciamo e soffriamo sulla nostra pelle.</p><p>Insistere sull’idea che la fede in Gesù Cristo è una scelta razionalmente motivata significa davvero condannarsi a perire assieme all’<strong>Occidente capitalistico ormai in disfacimento</strong>.</p><p>Del resto, il comando della carità di Cristo non è mai andato a genio all’economia e alla razionalizzazione sociale che hanno costituito la forza dell’Occidente e la sua trionfante aggressività.</p><p><strong>Non lasciamo cadere il messaggio di Benedetto XVI</strong> nel pettegolezzo o nella dietrologia vaticanesca. Prenderlo sul serio come merita vuol anche dire collocarlo nell’orizzonte epocale che gli compete.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/13/e-se-papa-avesse-avuto-crisi-di-fede/497556/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ingroia, Di Pietro e la rivoluzione che non può più attendere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/ingroia-idv-e-la-rivoluzione-che-non-puo-piu-attendere/478886/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/ingroia-idv-e-la-rivoluzione-che-non-puo-piu-attendere/478886/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Jan 2013 16:14:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Antonio Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[IDV]]></category> <category><![CDATA[Rivoluzione Civile]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=478886</guid> <description><![CDATA[Inutile dire che voterò per la lista Ingroia, soprattutto perché è lì che ritrovo Di Pietro e quel che resta di IdV; giustamente purificata dagli elementi di destra che ci stavano dentro fino ad ora: persone per lo più rispettabili e solo di opinioni più conservatrici delle mie; a parte ovviamente quelli che hanno ceduto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Inutile dire che voterò per la<strong> lista Ingroia,</strong> soprattutto perché è lì che ritrovo <strong>Di Pietro</strong> e quel che resta di <strong>IdV</strong>; giustamente purificata dagli elementi di destra che ci stavano dentro fino ad ora: persone per lo più rispettabili e solo di opinioni più conservatrici delle mie; a parte ovviamente quelli che hanno ceduto alle lusinghe berlusconiane in vari momenti, o quelli che hanno deciso di scappare con la cassa.</p><p><strong>Di Pietro ha ragione</strong>: dobbiamo usare di questa emorragia di finti o scontenti militanti per rendere IdV più autenticamente quello che deve, voleva, essere: un partito di rinnovamento radicale della politica e della società italiana; non per niente, a parte l’innominabile <strong>Lega</strong>, è rimasto l’unico gruppo di opposizione al governo eurobancario Bersani-Monti-Napolitano.</p><p>Proprio guardando al destino di Di Pietro e di IdV non posso evitare di pensare, come altri “ingroiani” che si sono espressi negli ultimi giorni sul “manifesto” e altrove che è stato un grave errore – forse non a breve scadenza, ma per il dopo-elezioni &#8211; non accettare semplicemente l’offerta di Di Pietro di aprire le liste di IdV a tutta la sinistra usando delle strutture organizzative e anche delle risorse finanziarie del partito.</p><p>Non solo avrebbe evitato l’inutile lavoro di raccolta delle firme per la presentazione della lista, ma soprattutto avrebbe garantito una continuità organizzativa per il dopo-elezioni. Temo che <strong>De Magistris</strong> faccia troppo conto sulla militanza napoletana che certo ha mostrato di funzionare per la sua elezione; ma per il resto d’Italia, salvo casi specifici, io temo per il dopo elezioni una specie di liquefazione. Di cui sono responsabili gli ingroiani che hanno sacrificato questa possibilità sull’altare, un po’ grillino un po’decisamente tafazziano, della purezza delle candidature: niente politici già in campo, eventualmente meglio la casalinga di Voghera che Di Pietro o Ferrero ecc.</p><p>Un simile rinnovamento totale della politica dalle stesse basi è pensabile solo in un momento davvero rivoluzionario, che non è propriamente il nostro. Una politica che non si affidi – come anche potrebbe, se ne avesse la forza – alle canne dei fucili, non può pretendere di cominciare da zero come per un po’ hanno pensato la lista Ingroia e molti dei suoi promotori più prestigiosi. Risultato, ripeto, il rischio – o ben più che il rischio – di <strong>disperdersi dopo le elezioni</strong>, anche nel caso, per niente probabile, che si abbia una larga affermazione alle urne.</p><p>Affermazione che è minacciata anche proprio dall’immagine troppo “liquida” che stiamo dando. Sento anche qualcuno dire che la lista di Rivoluzione civile è solo un primo passo: ma quanto tempo credono di avere? La storia dei partitini di estrema sinistra in Italia è stata sempre quella di &#8216;primi passi&#8217; (Estremismo malattia infantile?), sono nati così gruppi e gruppetti che polemizzano vanamente tra loro senza avere alcun rilievo politico. Allora il “voto utile” di Bersani? <strong>Utile a lui e a Monti e ai banchieri?</strong> No,naturalmente. Ma un po’ più di discernimento politico.</p><p>E un augurio che Di Pietro non molli il suo lavoro di rinnovamento di IdV, che potrebbe e dovrebbe essere il partito della opposizione di domani – ricordando agli elettori che non ha mai votato i provvedimenti devastanti di Monti , come invece ha fatto il Pd . Con che faccia ora Bersani dice che vuole ridurre le spese per i <strong>caccia F35</strong>, lui che le ha votate impassibile pochi mesi fa? E che ha votato anche la distruzione dei <strong>diritti sindacali</strong> promossa dalla Fornero.</p><p>Naturalmente Di Pietro può anche proseguire come ha fatto da ultimo: rinunciare al simbolo, al nome,per confluire nella lista arancione. Io credo che sarebbe più saggio per Di Pietro e per gli stessi obiettivi della lista arancione<strong> se tutta la sinistra ingroiana accettasse di confluire nel già esistente partito IdV</strong>: purificato, con le recenti defezioni e con il loro aiuto, di ogni scoria conservatrice, garantito da Di Pietro, Zipponi, anche De Magistris (che di lì viene), e sperabilmente Landini, la sua Fiom, il movimento NoTav.</p><p>Insomma le forze sane,come si diceva una volta, o almeno non “insane” come certe volte tendono fanaticamente a diventare. La prossima legislatura, con il governo Bersani-Monti—Casini – Vendola (!?) durerà probabilmente un anno o anche meno. Non avremo il tempo di giocare alla rivoluzione svegliando consultando pensosamente le casalinghe di Voghera, dovremo rispondere rapidamente alle tante di loro che incontreremo nelle piazze e negli scioperi che segneranno il nostro futuro imminente.   </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/ingroia-idv-e-la-rivoluzione-che-non-puo-piu-attendere/478886/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Destra-sinistra: contro la neutralità funzionale al &#8220;sistema&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/29/termini-destra-sinistra-contro-neutralita-funzionale-al-sistema/337216/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/29/termini-destra-sinistra-contro-neutralita-funzionale-al-sistema/337216/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Aug 2012 13:50:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Centrosinistra]]></category> <category><![CDATA[Crisi Economica]]></category> <category><![CDATA[Destra]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Joseph Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[NoTav]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=337216</guid> <description><![CDATA[Chi ti dice che la mafia non esiste, o non esiste più, in genere è sicuramente un mafioso o amico dei mafiosi. E il diavolo fa di tutto per far credere che non c’è. Vecchia saggezza di confessori, vecchia come la convinzione che esista ancora una differenza tra destra e sinistra? A me pare solo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi ti dice che la mafia non esiste, o non esiste più, in genere è sicuramente un mafioso o amico dei mafiosi. E il diavolo fa di tutto per far credere che non c’è. Vecchia saggezza di confessori, vecchia come<strong> la convinzione che esista ancora una differenza tra destra e sinistra?</strong></p><p>A me pare solo una questione di parole, a meno che si creda che non c’è più la differenziazione sociale tra <strong>vincitori e vinti</strong> a cui alludeva questa vecchia terminologia. Non c’è più <strong>conflitto di classe</strong>, si dice, perché con la scomparsa della grande industria tayloristica non c’è più (coscienza di) classe. Ma nel mondo<strong> i poveri</strong> sono sempre più numerosi, il 99 per cento che <strong>Occupy Wall Street</strong> ha pensato di rappresentare e svegliare nella metropoli Usa. Il vero conflitto sarebbe ormai tra noi mondo industrializzato e il mondo degli slums, degli esclusi, che ci minacciano tutti con la loro pressione e il <strong>crescente terrorismo</strong>? Persino questa idea dapprima formulata diversamente da Marcuse è diventata un’arma della conservazione sociale in Occidente: siamo tutti impegnati a difendere l “mondo libero”, meglio non fare tanto casino all’interno di questo mondo, siamo tutti nella stessa barca, dobbiamo salvare le banche perché se no saremo tutti rovinati, affidiamoci a tecnici che sappiano riparare questo sistema capitalistico che è il solo possibile, provvisoriamente messo in crisi (da chi? Dal terrorismo internazionale?).</p><p>Chi parla di <strong>concordia nazionale per salvare l’Italia</strong>, o l’Europa, o il “mondo libero” è come chi nega l’esistenza della mafia. E’ amico del giaguaro, non so se si chiami destra o sinistra, so solo che il conflitto tra poveri e ricchi, tra esclusi e inclusi o garantiti c’è ancora eccome, e che dunque il senso originario delle parole destra e sinistra non è sparito del tutto. Certo, se si continua a chiamare sinistra <strong>il Pd e centro-sinistra</strong> il programma di governo che esso propone ai suoi ormai stremati elettori – continuità garantita con<strong> l’agenda Monti</strong>-<strong>Fornero</strong> cioè un governo Berlusconi con l’appoggio del Pd, niente di più &#8211; allora le parole destra sinistra perdono senso.</p><p>Insomma, temo che abbiano ragione i miei confessori di un tempo: chi pretende di farti credere che i termini destra e sinistra non hanno più senso è solo chi non vuole schierarsi, che pensa di lasciar fare ai tecnici, la cui “<strong>neutralità</strong>” è funzionale soltanto alla sopravvivenza del sistema com’è, e che si intende restaurare fino alla prossima crisi. <strong>Heidegger</strong> (il maledetto, nazista, che abbandona la torre d’avorio dei tanti neutrali neokantiani per impegnarsi nella lotta politica, certo sbagliando fronte) insegna che la sola emergenza è <strong>l’’assenza di emergenza</strong>. Il solo pericolo è che ci si faccia credere (con le buone o con le cattive:vedi i <strong>NoTav</strong> demonizzati e incarcerati) che il conflitto non c’è e non deve esserci, che la salvezza consiste nel non ostacolare le manovre di “risanamento”, anche se costano sacrifici ingenti (distribuiti assai poco equamente,ma questo è già tentazione conflittuale, non si deve nemmeno pensare).</p><p>Per abitudine, e anche per non confondermi con i tanti che vogliono solo un miglior funzionamento di QUESTO sistema,<strong> continuo a usare i termini destra-sinistra</strong>, persino a dispetto dei tanti comunisti-mai –comunisti che non hanno difeso nemmeno un momento Stalin dalle calunnie di Krusciov. Si vuole una definizione concettualmente rigorosa dei de termini? Ebbene, si ricordi la tanto vituperata <strong>egemonia culturale della sinistra in Italia</strong> nel dopoguerra. Cominciamo a riconoscere che destra è naturalismo – far leva sulle differenze “naturali” (a cominciare dall’eredità giù giù fino alla razza) per produrre sviluppo e ricchezza: competizione , concorrenza, agonismo estremo &#8211; mentre la sinistra è sempre stata culturalista: correggere le differenze “naturali”, non accettare come normale la lotta per la vita, <strong>promuovere un mondo dove buongiorno voglia dire veramente buongiorno</strong>. E perché, alla fine, non ritrovare, insieme alla parola sinistra, persino la parola “comunismo? <strong>Ratzinger</strong>, si ricorderà, nella sua prima enciclica (se non sbaglio) ha detto che le comunità cristiane primitive erano comuniste; poi, “naturalmente” (!) questo fenomeno finì. Ma elettrificazione (sviluppo economico, non solo mercato) più soviet (e cioè controllo democratico di base) non vi pare un programma ancora del tutto proponibile?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/29/termini-destra-sinistra-contro-neutralita-funzionale-al-sistema/337216/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Firmare a sostegno dei pm anche per dire no al regime</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/23/firmare-a-sostegno-dei-pm-anche-per-dire-no-al-regime/331789/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/23/firmare-a-sostegno-dei-pm-anche-per-dire-no-al-regime/331789/#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Aug 2012 07:21:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Antonio Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[Eugenio Scalfari]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Gustavo Zagrebelsky]]></category> <category><![CDATA[Raccolta Firme]]></category> <category><![CDATA[Regime]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=331789</guid> <description><![CDATA[Si parla tanto, discutendo dell’articolo (decisivo, inappuntabile) di Gustavo Zagrebelsky, di eterogenesi dei fini. Ma varrebbe la pena anche, e più, di parlare di eterogenesi delle cause. Spieghiamoci: davvero possiamo pensare che le tante migliaia di cittadini – compreso il sottoscritto – che hanno firmato l’appello del Fatto a difesa dei pm di Palermosotto attacco...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Si parla tanto, discutendo dell’<a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/08/17/news/napolitano_la_consulta_e_quel_silenzio_sulla_costituzione-41067801/" target="_blank">articolo</a> (decisivo, inappuntabile) di <strong>Gustavo Zagrebelsky</strong>, di eterogenesi dei fini. Ma varrebbe la pena anche, e più, di parlare di eterogenesi delle cause. Spieghiamoci: davvero possiamo pensare che le tante migliaia di cittadini – compreso il sottoscritto – che hanno firmato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/stato-mafia-pm-accerchiati-nostra-raccolta-di-firme-per-rompere-silenzio/321271/" target="_blank">l’appello del Fatto a difesa dei pm di Palermo</a>sotto attacco da parte di quasi tutti i grandi media cosiddetti indipendenti, siano stati motivati dalla preoccupazione per la sorte di quei magistrati, per ora almeno non direttamente minacciati né di licenziamento né di carcere; o dalla irresistibile curiosità di sapere che cosa si dicevano Napolitano e Mancino nelle conversazioni illegalmente, criminalmente ascoltate e addirittura trascritte dalla magistratura palermitana? Ma che cosa davvero ci poteva essere di così decisivo in quei nastri, già per giunta dichiarati irrilevanti ai fini del processo? Confessiamo finalmente che del contenuto di quelle intercettazioni non ci potrebbe importare di meno. Figurarsi se il nostro saggissimo presidente (Giulia Bongiorno docet) si sarebbe mai lasciato andare, anche senza sospettare di essere ascoltato, a dire qualcosa di men che prevedibile, istituzionale, neutrale?</p><p>E allora? Perché in tanti avremmo dovuto sentirci così impellentemente spinti a firmare il documento pro pm? Le ragioni, le cause “eterogenee” di cui generalmente si tace nella discussione sullo scritto di Zagrebelsky, sono, appunto, altre. La diffusa e motivatissima insofferenza per il vero e proprio regime che è calato sul Paese per gli sforzi congiunti di Napolitano e Monti, è la ragione principale che spiega la popolarità dell’appello – anche se sia delle sorti dei magistrati palermitani, sia della trattativa Stato-mafia nessuno dei firmatari si era dimenticato. Ciò che si è voluto respingere con la valanga di firme è stato principalmente la progressiva instaurazione del regime, che del resto anche dalla vicenda delle intercettazioni palermitane ha ricevuto una intensificazione senza precedenti. Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, dopo le esternazioni mediatiche degli ultimi giorni, anche e soprattutto da parte di padri della patria come<strong> Scalfari</strong>, questi dubbi non dovrebbero più esserci. Siamo di fronte non a una campagna di delegittimazione del Capo dello Stato, come vanno predicando ex esponenti della ex-ex-ex sinistra; ma a un generale sforzo di consolidamento del regime; temiamo, in vista di autunni e inverni caldi e caldissimi.</p><p>Le poche voci dissonanti, anzitutto quella di <strong>Antonio Di Pietro</strong>, accanto a quella di <strong>Grillo</strong> e all’altra &#8211; un po’ arrochita dal vecchio e nuovo berlusconismo, della <strong>Lega</strong>, sono ormai tacitate e demonizzate in tutti i modi, fino a dire esplicitamente che chi non sta con Napolitano o si permette di criticarlo non potrà appartenere al centrosinistra Bersanian-Casinista verso cui Quirinale e establishment ci stanno spingendo. Non solo c’è la luce in fondo al tunnel, ne siamo ormai fuori per merito di questo governo. Domandare conferma di tutto ciò agli esodati senza pensione, ai licenziati di tutte le fabbriche che hanno chiuso i battenti, ai tarantini presi in giro dalla compagnia di giro dei ministri inviati prontamente sul luogo da Monti. Quasi tutti i giorni la stampa “indipendente” ci informa che Monti ci è invidiato da tutti i paesi d’Europa e forse anche da Obama. Sarà anche vero che lo spread è un poco sceso, e che le borse hanno guadagnato qualche punto: già, le borse e le banche, pupilla degli occhi del premier. Ma per il resto, i costi della vita per le famiglie, ci sarà forse da aspettare un po’ di più, e così per avere un qualche recupero dell’occupazione. Ma intanto noi vediamo la luce in fondo al tunnel con gli occhi dei media; che del resto, insieme a Napolitano sono i creatori delle fortune politico-tecniche di Monti. Nessuno si è accorto che qualcosa sia migliorato in Italia negli ultimi mesi, anzi<strong> il contrario è sotto gli occhi di tutti</strong>. È anche questo clima di untuosa accettazione della menzogna ufficiale, quirinalizia o no che sia, ciò che (correggetemi se sbaglio) i firmatari dell’appello pro pm di Palermo vogliono combattere. Forse sarebbe ora di smettere di giocare tutti ai costituzionalisti dibattendo sulle prerogative del Presidente. Ne usasse finalmente una, decisiva: sciogliere le inutili Camere e mandarci finalmente a votare e restaurando quel poco di democrazia che ancora ci resta.</p><p><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/stato-mafia-pm-accerchiati-nostra-raccolta-di-firme-per-rompere-silenzio/321271/" target="_blank">Firma l&#8217;appello</a></strong></p></div><div><em>Il Fatto Quotidiano, 23 agosto 2012</em></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/23/firmare-a-sostegno-dei-pm-anche-per-dire-no-al-regime/331789/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Peacelink, lettera aperta ai sindacati sull&#8217;Ilva</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/peacelink-lettera-aperta-ai-sindacati-sullilva/315154/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/peacelink-lettera-aperta-ai-sindacati-sullilva/315154/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Aug 2012 10:03:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[Ilva]]></category> <category><![CDATA[Sindacati]]></category> <category><![CDATA[Taranto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=315154</guid> <description><![CDATA[Ricevo e pubblico volentieri questa lettera aperta di Peacelink ai sindacati Ai segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti Ai segretari nazionali dei sindacati metalmeccanici Fiom, Fim, Uilm, Maurizio Landini, Franco Bentivoglio e Rocco Palombella Letera aperta di peacelinkMigliaia di lavoratori Ilva sono sfilati a Taranto ed è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Ricevo e pubblico volentieri questa lettera aperta di Peacelink ai sindacati</em></p><p>Ai segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti</p><p>Ai segretari nazionali dei sindacati metalmeccanici Fiom, Fim, Uilm, Maurizio Landini, Franco Bentivoglio e Rocco Palombella</p><p><strong>Letera aperta di peacelink</strong><br /><em>Migliaia di lavoratori Ilva sono sfilati a Taranto ed è importante dire parole di verità.</em></p><p><em>In primo luogo va ricordato che a Taranto ogni mese muoiono due persone in più per inquinamento industriale.</em></p><p><em>La decisione della magistratura tarantina è inevitabile dopo la perizia epidemiologica consegnata al gip Patrizia Todisco che parla di 386 morti in 13 anni causati dall&#8217;inquinamento delle ciminiere: più di 30 ogni anno.</em></p><p><em><strong>Chi ha il coraggio di ignorare questi dati?</strong></em></p><p><em>I sindacati avrebbero dovuto manifestare sfilando prima.</em></p><p><em>La verità è che ora è tardi per salvare impianti concepiti cinquanta anni fa e che oggi nessuna nazione civile autorizzerebbe a cosi&#8217; poca distanza dalle case.</em><br /><em></em></p><p><em>Nel quartiere Tamburi i bambini sono costretti a &#8220;fumare&#8221; un equivalente di</em><em> mille sigarette all&#8217;anno (sono calcoli scientifici noti da tempo). Inalano</em><em> benzo(a)pirene cancerogeno in quantità inaccettabile.</em></p><p><em>Non è possibile che di fronte ai numeri della strage silenziosa emersa dalle</em><em> pagine dei periti non scatti un moto di indignazione e di protesta</em><em> paragonabile a quello odierno. I dati forniti dai periti della magistratura</em><em> sono terribili. Ricordano arcaici sacrifici umani, che si rinnovano oggi in</em><em> nome del profitto.</em></p><p><em>Questa strage vergognosa non può e non deve proseguire.</em><br /><em>Abbiamo una Costituzione che difende la salute e la vita come una priorità</em><em> assoluta.</em></p><p><em>Noi stiamo dalla parte della Costituzione e dalla parte della magistratura,</em><em> che sta agendo in suo nome.</em></p><p><em>Sono perciò inaccettabili le parole di Angeletti dette oggi a Taranto dal</em><em> palco: &#8220;Noi non possiamo accettare la chiusura dell-lva per nessuna ragione</em><em> e per nessuna motivazione&#8221; (intervento registrato dal Tg3 ore 14 di oggi).</em></p><p><em>Quando un impianto danneggia gravemente la salute va fermato. Se il</em><em> sindacato dovesse fare fronte comune con l&#8217;azienda per ostacolare le</em><em> ordinanze della magistratura diventerebbe un&#8217;organizzazione che mina i</em><em> principi della legalita&#8217; costituzionale.</em><em> Ci auguriamo che mai accada una cosa del genere.</em></p><p><em>Non vi basta vedere come i dirigenti Ilva arrestati si sono avvalsi della</em><em> facoltà di non rispondere alle domande del Gip? Cosa aspettate a prendere</em><em> le distanze da questa gente con cui vi siete seduti ai tavoli tecnici e</em><em> sindacali per concertare la cosiddetta &#8220;ambientalizzazione&#8221; di impianti che</em><em> ora sono sotto sequestro?</em></p><p><em>I lavoratori devono sapere: attorno all&#8217;Ilva per un raggio di venti</em><em> chilometri è vietato dalla Regione il pascolo libero in zone incolte</em><em> perchè il terreno è contaminato da diossine e policlorobifenili. Parliamo</em><em> di inquinanti persistenti con effetto cancerogeno e che hanno il potere di</em><em> danneggiare il dna che viene trasferito dai genitori ai figli.</em></p><p><em>Dal 2008 sono state abbattute  duemila pecore e capre perchè contaminate da</em><em> diossine e pcb e gli allevatori sono rimasti senza lavoro.</em></p><p><em>Nel 2011 sono stati distrutte grandi quantità di cozze, contaminate da</em><em> diossine e pcb, colpendo famiglie di miticoltori che lavoravano da decenni.</em></p><p><em>Perchè in questi casi le organizzazioni sindacali non hanno promosso</em><em> cortei, pur essendo in gioco il diritto al lavoro?</em></p><p><em>E&#8217; terribile sapere che per decenni sono state vendute e consumate</em><em> tonnellate di cibo contaminato da diossine e pcb a una popolazione ignara</em><em> del pericolo.</em></p><p><em>Quando la magistratura interviene per spezzare questo meccanismo infernale,</em><em> ne è costretta, dal momento che gli amministratori non hanno predisposto i</em><em> controlli efficaci che sarebbero serviti, viceversa compiuti in molti casi</em><em> da associazioni di cittadini.</em></p><p><em>In nome del proprio diritto al lavoro non si può decretare la morte di altre</em><em> persone e la distruzione del futuro di una citta&#8217;.</em></p><p><em>Cambiare si può ed è per questo che vi scriviamo. Si puo&#8217; fare qualcosa di</em><em> legittimo e positivo: disinquinare, bonificare, recuperare il territorio</em><em> agli usi civili.</em></p><p><em>L&#8217;opera di bonifica del terreno attorno all&#8217;Ilva e&#8217; vastissima e richiede</em><em> non meno lavoratori di quanti ne impiega oggi l&#8217;Ilva.</em></p><p><em>Urgente è la messa in sicurezza d&#8217;emergenza della falda acquifera che sotto</em><em> l&#8217;Ilva si sta contaminando.</em></p><p><em>Ogni mese di attesa rende più alti i costi futuri di bonifica del</em><em> sottosuolo.</em><em> Non meno impegnativa è la bonifica del mare dove non si puo&#8217; più praticare</em><em> la pregevolissima mitilicoltura, un tempo rinomata in tutto il mondo.</em></p><p><em>Anche il Lungomare andrà bonificato e recuperato alla balneazione e anche</em><em> questo è lavoro.</em></p><p><em>Siete stati a Taranto e vi avranno avranno detto che la situazione sta</em><em> migliorando.</em><em> Questa è una versione di comodo, non è la realtà.</em></p><p><em>Infatti la legge regionale sulla diossina &#8211; pur utile indispensabile per</em><em> rallentare la contaminazione &#8211; non alleggerirà di un solo grammo il peso di</em><em> tutta la contaminazione del territorio e del mare accumulata in</em><em> cinquant&#8217;anni.</em></p><p><em>Se la situazione stesse migliorando a Taranto, nel 2010 non sarebbe stato</em><em> approvato un articolo di legge che tutti hanno battezzato &#8220;salva-Ilva&#8221; (nel</em><em> dlgs 155/2010), perchè ha modificato la norma legge che fissava un limite</em><em> invalicabile al benzo(a)pirene (e la legge regionale che è stata approvata</em><em> non riesce a  porre un vero e proprio rimedio).</em></p><p><em>Nel 2011 nel quartiere Tamburi è stato superato il limite per le polveri</em><em> sottili (pm10) e questo si ripeterà nel 2012 perche&#8217; le centraline Arpa</em><em> hanno già registrato sforamenti eccessivi e frequenti.</em></p><p><em>Dove è dunque il miglioramento a Taranto di fronte ai ripetuti e</em><em> persistenti superamenti di polveri e benzo(a)pirene? In che modo pensate di</em><em> rimuovere tutta la diossina che si e&#8217; depositata attorno e dentro la</em><em> fabbrica, e persino in fondo al mare, se non si procede ad una bonifica?</em></p><p><em>E quale migliore occasione per poter reimpiegare gli stessi lavoratori</em><em> dell&#8217;Ilva?</em></p><p><em>Sarebbe assurdo non cogliere questa opportunità e scegliere ciecamente la</em><em> difesa di impianti obsoleti, inquinanti e pericolosi.</em></p><p><em>Se la vostra visuale è il passato condannate i lavoratori alla sconfitta e</em><em> la città a una spaccatura insanabile e dannosa.</em></p><p><em>Se la vostra prospettiva è il futuro, la soluzione delle bonifiche è a</em><em> portata di mano e può contare sui fondi strutturali europei che &#8211; se non</em><em> usati per le bonifiche &#8211; cesseranno il 31 dicembre 2013. Occorre dunque far</em><em> presto e mettere in campo un progetto che veda i lavoratori dell&#8217;Ilva</em><em> protagonisti del disinquinamento. Occorre fare come nella Ruhr in Germania</em><em> dove è stato compiuto un provvidenziale ed efficace recupero civile e</em><em> paesaggistico delle aree degradate dall&#8217;inquinamento. Ora la Ruhr è rinata</em><em> ed è un polo attrattivo.</em></p><p><em>Occorre tutto il vigore delle maestranze dell&#8217;Ilva per replicare a Taranto</em><em> questo esperimento virtuoso.</em><em> La bonifica andrà fatta anche con i profitti di chi in questi anni si è</em><em> arricchito inquinando senza controllo.</em></p><p><em>La famiglia Riva dovrà pagare tutti i danni che ha arrecato a Taranto.</em></p><p><em>Non siate reticenti su questo.</em><br /><em>Ditelo ai lavoratori.</em><br /><em>Ditelo, con coraggio.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/peacelink-lettera-aperta-ai-sindacati-sullilva/315154/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tav, quando le forze dell&#8217;ordine fanno paura</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/quando-forze-dellordine-fanno-paura/195383/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/quando-forze-dellordine-fanno-paura/195383/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Mar 2012 18:16:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Attivisti]]></category> <category><![CDATA[Dialogo]]></category> <category><![CDATA[Forze dell'ordine]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[Proteste]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195383</guid> <description><![CDATA[Cari amici NoTav, Se nei prossimi giorni mi capiterà di non venire alle manifestazioni in Valle non sarà (solo) a causa di altri impegni, sarà principalmente perché ho paura. Lo confesso senza pudore, e tanto più esplicitamente quanto più mi sembra un sentimento nuovo, che non avevo più provato da tanti anni, almeno dai fatti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici NoTav,</p><p>Se nei prossimi giorni mi capiterà di non venire alle manifestazioni in Valle non sarà (solo) a causa di altri impegni, sarà principalmente <strong>perché ho paura</strong>. Lo confesso senza pudore, e tanto più esplicitamente quanto più mi sembra un sentimento nuovo, che non avevo più provato da tanti anni, almeno dai fatti di <strong>piazza Statuto </strong>(governo Tambroni, un millennio fa), anche perché ai tempi del G8 di Genova ero, fortunatamente per me, all’estero per lavoro. Dagli anni di Tambroni porto sempre con me il ricordo di un suggerimento a cui penso con un certo umorismo: quando stai per andare alla manifestazione non mangiare o mangia poco, perché se ti sparano nello stomaco vuoto è più facile che la ferita si rimargini. Non ho mai avuto modo di verificare se è vero.</p><p>Comunque, non si sa mai, dato il clima che il <strong>governo sta deliberatamente creando</strong> per costruire il TAV. Rifletto su questa faccenda della paura fisica pensando all’immagine di Perino trascinato via e con il gomito rotto a manganellate; pensando ai dimostranti inseguiti nelle strade del paese e fin nel bar, quando ormai la manifestazione era dispersa e si trattava solo di “punirli” a botte. Che cosa posso aspettarmi da un governo che dice di voler “andare avanti a tutti i costi”? E comunque: è normale una situazione in cui un cittadino decide di restare a casa per paura? Non paura dei violenti black bloc – credo ce ne fossero anche sabato passato che marciavano in Valle del tutto inermi, allegri e amichevoli.<strong> No, ho paura delle “forze dell’ordine”,</strong> non dei singoli carabinieri e poliziotti, che, lo penso anch’io, “fanno solo il loro dovere”. Ma paura di chi questo dovere glielo impone in forme e modi fuori da ogni legalità. Difficile pensare che la caccia all’uomo di <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/caccia-alluomo-chianocco/191699/" target="_blank">lunedì sera a Chianocco</a> e Bussoleno, come  la carica di sabato a Porta Nuova, <strong>sia stata una iniziativa di singoli agenti s</strong>catenati e assetati di vendetta.</p><p>Paura, dico. Certo può capitare di trovarsi in un tafferuglio dove si prendono anche manganellate. E la prudenza consiglia sempre di non fermarsi sul luogo in casi come questi: “circolare”&#8230; Ma qui si tratta davvero di tafferuglio casuale, di ristabilimento dell’ordine? In Valle la faccenda dura <strong>da più di vent’anni</strong>, il dialogo è stato sempre rifiutato:  mente Virano sapendo di mentire, da quando ha deciso – con il pieno favore di tutte le autorità, PD in testa – che al tavolo dell’osservatorio sedessero solo i sindaci preliminarmente favorevoli alla TAV, cioè la minoranza, mentre tutti gli altri non avevano voce in capitolo.</p><p>Se nel futuro vicino la resistenza della Valle dovesse attenuarsi, se altri, come me, vi dicessero “non contare più su di me, ho paura, mia madre, mia moglie, i miei figli, ci stanno troppo male”; oppure: “io sono troppo vecchio e debole per sdraiarmi per terra, farmi trascinare via a calci e pugni” – non sarà certo perché ha vinto la sana ragione <strong>di chi vuole lo sviluppo, isolare i violenti, tenere l’Italia agganciata all’Europa, promuovere il lavoro e i commerci</strong>… Sarà solo perché un governo sempre più esplicitamente fascista  (organizzazione armata delle classi dirigenti) avrà vinto la battaglia per la sua pretesa  legalità (Berlusconi prescritto docet!), costringendo i cittadini a una più o meno rassegnata clandestinità. Purtroppo <em>ce n’est qu’un debut</em>!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/quando-forze-dellordine-fanno-paura/195383/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I &#8220;danni collaterali&#8221; del governo tecnico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/danni-collaterali-governo-tecnico/187437/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/danni-collaterali-governo-tecnico/187437/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Jan 2012 12:04:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Gian Carlo Caselli]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Proteste]]></category> <category><![CDATA[Tav]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187437</guid> <description><![CDATA[Non so se stia davvero crescendo la nostalgia per Berlusconi, certo aumenta vistosamente l’insofferenza verso il governo Monti, e anche verso chi, come il Pd, se ne è fatto sostenitore senza se e senza ma. Il sospetto niente affatto inverosimile è che tutto sia un gioco delle parti, quale che sia la consapevolezza degli attori....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non so se stia davvero crescendo la nostalgia per Berlusconi, certo aumenta vistosamente l’insofferenza verso il governo Monti, e anche verso chi, come il Pd, se ne è fatto sostenitore senza se e senza ma. Il sospetto niente affatto inverosimile è che tutto sia un <strong>gioco delle parti</strong>, quale che sia la consapevolezza degli attori.</p><p>La destra maledice Monti, e proprio per questo la cosiddetta sinistra lo difende. In termini elettorali (prima o poi si dovrà pure andare a votare) chi paga il prezzo di questo governo del rigore bancario-fondomonetarista, è il Pd, che finirà per dissanguarsi e per scoraggiare definitivamente il suo elettorato. Il quale ha sopportato finora solo perché terrorizzato dalla grande stampa “indipendente”: se va male alle banche va malissimo a tutti. E così via.</p><p><strong>Ma fino a quando durerà questa sopportazione? </strong>In giro per l’Italia ci sono scioperi e agitazioni sociali di vario tipo. Non basta stimolare l’odio per i camionisti e i forconi “infiltrati” dalla mafia, o contro i parlamentari e i loro privilegi. Presto o tardi, anzi già ora, la protesta sociale di padroncini, famiglie monoreddito, mamme che devono badare ai bambini cacciati anzitempo dalle scuole, anziani lasciati senza assistenza sociale, pensionati ridotti a rubare nei supermercati, si farà sentire in modi meno soft.</p><p>Quando <strong>Di Pietro</strong> dice, come qualche tempo fa, che prima o poi ci scappa il morto lo si copre di insulti come se fosse un terrorista; ma intanto il morto ai blocchi stradali dei camionisti ci è scappato, e i pacchi esplosivi alle agenzie delle tasse sono arrivati. I sacrifici che Monti (e Napolitano, e  il potere bancario) chiede agli italiani non possono più essere sopportati in nome del governo “tecnico”. O si va a elezioni subito o la situazione sociale non farà che peggiorare. Non è la marcia su Roma, certo; o non ancora. Ma un governo tecnico messo di fronte a tensioni sociali crescenti non diventerà prima o poi, per ragioni puramente “tecniche”, <strong>un governo autoritario</strong>?</p><p>Sono solo ragioni “tecniche” quelle che hanno ispirato l’ondata di arresti di No-Tav ordinata da un magistrato sicuramente democratico come <strong>Giancarlo Caselli</strong>: non poteva fare diversamente di fronte all’evidenza di azioni violente perpetrate in Val di Susa nell’estate scorsa. Inutile dire che dei gas illegali sparati dalla polizia contro i manifestanti anti-Tav non si sa più nulla; e della illegalità permanente in cui hanno proceduto finora i lavori per la nuova ferrovia &#8211; dalla mancata consultazione delle comunità territoriali interessate, alle menzogne spacciate all’Unione Europea per spremerne i fondi, alla militarizzazione della Valle e alla sordità rispetto a tutti i pareri tecnici contrari all’opera &#8211; non vi è traccia nei mandati di arresto caselliani. Tutto questo, del resto, <strong>è politica, non tecnica</strong>, e va tenuto lontano.</p><p>Il fatto &#8211; non solo questo fatto specifico dei No-Tav, ma del governo tecnico in generale &#8211; è che, come si è detto spesso, sbagliando, del fascismo italiano rispetto a quello tedesco, Berlusconi era meglio perché era meno serio. Monti è un rigoroso &#8211; anche perché apolitico &#8211; esecutore delle regole del sistema. Non per niente il <em>Financial Times</em> lo considera la colonna portante dell’Europa; e Obama lo vede tanto di buon occhio. Miseria, disoccupazione, infelicità crescente in tutti i livelli della società?<strong> Danni collaterali.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/danni-collaterali-governo-tecnico/187437/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La disgregazione sociale renderà vani i sacrifici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/disgregazione-sociale-rendera-vani-sacrifici/174985/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/disgregazione-sociale-rendera-vani-sacrifici/174985/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Dec 2011 11:53:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Conflitto di interessi]]></category> <category><![CDATA[Default]]></category> <category><![CDATA[Euro]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Opinione Pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174985</guid> <description><![CDATA[Dicono i giornali di oggi che i due leader dei partiti maggiori che hanno dato la fiducia a Monti non si fanno sentire, e anche i commentatori e gli opinion maker si interessano per lo più alle indiscrezioni circa l’uno o l’altro aspetto della “manovra” piuttosto che al significato politico generale di quello che sta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dicono i giornali di oggi che i due leader dei partiti maggiori che hanno dato la fiducia a Monti<strong> non si fanno sentire</strong>, e anche i commentatori e gli <em>opinion maker</em> si interessano per lo più alle indiscrezioni circa l’uno o l’altro aspetto della “manovra”  piuttosto che  al significato politico generale di quello che sta per accadere, o caderci sulla testa. Persino la lodevole campagna del “Fatto” sui <strong>conflitti di interesse </strong>che, nonostante le buone intenzioni, o presunte tali, di <strong>Monti</strong> gravano su non pochi componenti del governo si può leggere come un richiamo al dovere  di attenersi davvero al programma enunciato in parlamento dal premier piuttosto che come un’espressione di riserve politiche su tutta l’operazione. Certo,   la  sapida satira <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/20/diventa-tecnico-anche-tu/171912/" target="_blank">di Travaglio</a></span> sulla “sobrietà” e le lodi universali tributate dai giornali main stream alla figura di Monti ha l’aria di esser qualcosa di più che un semplice divertimento. Sta di fatto, però, che l’attività di Monti e dei suoi ministri, per quel che se ne sa, rimane circondata da una specie di silenzio sacramentale <strong>che non fa sperare niente di buono</strong>; o meglio, che preannuncia la rassegnata accettazione da parte di una maggioranza “emergenziale” che salverà qualche faccia tollerando (o anche programmando?) qualche voto contrario  su questo o quel punto della manovra.</p><p>Intanto, i giornali sono pieni di illustrazioni apocalittiche delle conseguenze che seguirebbero alla fine dell’euro, il temuto default, la dissoluzione dell’Unione Europea e il ritorno a quella sorta di stato di natura  da cui credevamo di essere usciti. Non si pecca di eccessiva sospettosità se si pensa che tutto questo sia una sorta di “concertazione” generale diretta a <strong>far digerire anche i peggiori aspetti </strong>dell’azione che il governo si prepara ad attuare. E’ una tattica ricalcata su quella della lotta al “terrorismo internazionale”: se sollevate anche il minimo dubbio su come siano andate davvero le cose l’11 settembre siete bollato come  potenziale terrorista; se vi scandalizzate ancora per il lager di Gaza e le sorti della flottiglia siete  antisemiti. Sarà possibile armare una piccola flottiglia per limitare i danni che il governo Monti minaccia di infliggere agli strati più poveri della società italiana?  Per esempio, mostrando che se si applicheranno tutte le misure (misurate?Impressionanti!) di cui sentiamo parlare l’Italia rischia davvero di cadere in una condizione di<strong> disgregazione sociale </strong>che renderà vane proprio quelle misure. Anche noi  tendiamo dunque a criticare Monti dall’interno, obiettandogli che il suo piano sarebbe buono ma non  avrà efficacia?  Forse sì, la flottiglia ha sempre avuto anche il senso di portare alcuni soccorsi immediati. Che non la lascino operare mostra che, se lo potesse fare, romperebbe anche il “blocco”. Siamo anche noi, qui in Italia,<strong> vittime di un blocco</strong> – l’universale approvazione della cosiddetta opinione pubblica nei confronti di Monti. Se riuscissimo anche solo a far cancellare  qualcuno dei punti più selvaggi del suo  piano  avremmo già fatto qualcosa anche per liberarcene.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/disgregazione-sociale-rendera-vani-sacrifici/174985/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il lavoro in un box di un testo di economia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/il-lavoro-in-un-box-di-un-testo-di-economia/166964/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/il-lavoro-in-un-box-di-un-testo-di-economia/166964/#comments</comments> <pubDate>Fri, 28 Oct 2011 07:17:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[Convegno]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[Imprese]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category> <category><![CDATA[Jean-Claude Trichet]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Lettera]]></category> <category><![CDATA[Licenziamenti]]></category> <category><![CDATA[Mario Draghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=166964</guid> <description><![CDATA[Chi l’avrebbe mai detto che davvero funziona così, nella diplomazia politico-economica del continente? Leggendo il testo della missiva Draghi-Trichet al governo italiano (5 agosto), si rimane un po’ sorpresi dallo stile asciutto, “americano”, utilizzato dai due uomini della Bce. Sembra un box di un testo di economia, “La crisi: 2011, le richieste della Bce all’Italia”....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi l’avrebbe mai detto che davvero funziona così, nella diplomazia politico-economica del continente? Leggendo il testo della <strong>missiva Draghi-Trichet </strong>al governo italiano (5 agosto), si rimane un po’ sorpresi dallo stile asciutto, “americano”, utilizzato dai due uomini della Bce. Sembra un box di un testo di economia, <em>“La crisi: 2011, le richieste della Bce all’Italia”</em>.</p><p>Un caso da manuale, nel vero senso del termine: fin troppo. Se non siamo al “Bruxelles consensus”, dopo quello di Washington, poco ci manca, e poco li differenzia, nonostante la pessima performance del secondo negli anni Novanta. Tutto si basa sulla <strong>fiducia degli investitori</strong>, che prevede un gioco ricorsivo tra i mercati finanziari, che sulle analisi delle istituzioni internazionali fondano le loro decisioni di investimento, e le istituzioni internazionali stesse, pronte a giustificare qualsiasi avanzata sulla strada dell’agenda integrazionistica con la necessità di ristabilire la fiducia dei mercati stessi.</p><p>Il solito mantra delle riforme strutturali, ma anche il pareggio di bilancio in costituzione (la rivincita, semmai ce ne fosse bisogno, dell’ultraliberismo); misure per la crescita, ma condite da ciò che con tutta probabilità le toglierà respiro: privatizzazioni, concorrenza, politiche dell’offerta ed “efficienza del mercato del lavoro”: <em>“C&#8217;è… l&#8217;esigenza di riformare ulteriormente il sistema di <strong>contrattazione salariale collettiva</strong>, permettendo accordi al livello d&#8217;impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione”</em>.</p><p>Risultato: auspicando la fine dell’orpello inutile della contrattazione collettiva, si procede (lettera di risposta del governo italiano) a: promuovere contratti di apprendistato, di rapporti a tempo parziale, naturalmente concedendo crediti d’imposta alle imprese; e a una riforma della legislazione del lavoro <em>“funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell&#8217;impresa”</em>, <em>“anche attraverso una nuova regolazione dei <strong>licenziamenti </strong>per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato”</em>.</p><p>Licenziamento per crisi, insomma. Davvero basta il box di un libro di testo di economia per riformare la legislazione sul lavoro nel senso auspicato dalla Bce? Davvero le istituzioni europee intendono procedere su questa strada per implementare la tristemente nota strategia di Lisbona, ormai così lontana, nel tempo e nelle aspettative che aveva suscitato? Non abbiamo imparato nulla dalla lettura del bellissimo saggio di Luciano Gallino, <em>Finanzcapitalismo</em> (Einaudi 2011), che ci ricorda come, ai tempi della crisi, e di una politica ormai felice di causare quegli stessi danni cui poi le si chiede di rimediare, il lavoro sia ormai <strong>l’ultima delle preoccupazioni</strong> delle imprese “irresponsabili” e completamente finanziarizzate del nuovo millennio?</p><p>Anche per questo vorremmo invitare tutti i lettori del<em> Fatto Quotidiano</em> a un <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://lavoro2020.eu/" target="_blank">convegno</a></span></strong> che terremo a Torino, nei prossimi due giorni, sul lavoro in prospettiva europea: convegno che vedrà la partecipazione, tra gli altri, dello stesso Gallino, nonché dei sociologi Alain Ehrenberg e Alessandro Casiccia, ma anche di Antonio Di Pietro e Guy Verhofstadt, presidente del gruppo Alde al Parlamento europeo. Per parlare di lavoro, e in particolare della filosofia e della cultura del lavoro, per riportare il tema al centro della scena. A Torino, presso il Torino Youth Centre di Via Pallavicino 35.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/il-lavoro-in-un-box-di-un-testo-di-economia/166964/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>26</slash:comments> </item> <item><title>Politica italiana, domande kantiane</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/19/politica-italiana-domande-kantiane/158388/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/19/politica-italiana-domande-kantiane/158388/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Sep 2011 07:15:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Casta]]></category> <category><![CDATA[Kant]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Lupi]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Secessione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158388</guid> <description><![CDATA[Paradossale attualità delle tre grandi domande kantiane: che cosa posso sapere, che cosa devo fare, che cosa posso sperare. E urgenza di rovesciarne l’ordine, partendo magari da interventi come quelli di Bifo Berardi e di Ermanno Rea (Il Manifesto di giovedì 15 e domenica 18 settembre) e di Paolo Flores (Il Fatto quotidiano, domenica 18)....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Paradossale attualità delle tre grandi domande kantiane: che cosa posso sapere, che cosa devo fare, che cosa posso sperare. E urgenza di rovesciarne l’ordine, partendo magari da interventi come quelli di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2pg/15/manip2pz/309985/manip2r1/berardi/" target="_blank">Bifo Berardi</a></span> e di Ermanno Rea (<em>Il Manifesto</em><em> </em>di giovedì 15 e domenica 18 settembre) e di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/18/atempo-perso-faccio-il-primo-ministro%e2%80%9d/158272/" target="_blank">Paolo Flores</a></span> (<em>Il Fatto</em> <em>quotidiano</em>, domenica 18). Magari assumendosi la responsabilità di <strong>radicalizzarne le conclusioni</strong>. Possiamo sperare qualcosa da questo Parlamento? Flores non fa che riassumere ciò che tutti sappiamo e leggiamo continuamente da mesi nei nostri mitridatizzati giornali: questi parlamentari non sfiduceranno mai il loro capo banda, nel migliore dei casi perché temono fondatamente di <strong>non essere mai rieletti</strong>; e più spesso perché rischiano posti e prebende, e poi anche loro (come il loro signore e padrone) arresti, processi, sanzioni varie, non escluse vendette mafiose, una volta usciti dall&#8217;ombrello dell’immunità. Rivolgersi allora alla coscienza dei meno turpi tra gli esponenti della maggioranza? Ma come trovarli?</p><p>Ermanno Rea pensa (bontà sua) a <strong>Maurizio Lupi</strong> che sbandiera tutti i momenti la propria fede cattolica: la quale del resto, come si ricava dalla interpretazione che ne danno le supreme gerarchie vaticane, non osta a nessun compromesso con l’immoralità – dai costumi sessuali alle ruberie clientelari e fiscali. Persino la Gelmini e Mara Carfagna vengono nominate in questo appello accorato. Tutti costoro dovrebbero dimettersi, magari accompagnati da una buona parte dei parlamentari della inutile opposizione, <strong>creando le condizioni per la caduta del regime</strong> e lo scioglimento del Parlamento. Forse allora – ma non possiamo sperare nemmeno questo, temo – il presidente della Repubblica si deciderebbe a indire nuove elezioni.</p><p>Il più disperatamente lucido dei tre interventi citati è quello di Bifo. Quello che possiamo aspettarci, certo non sperare, è solo che la situazione <strong>peggiori continuamente</strong> nel futuro prossimo: magari con la sostituzione di Berlusconi da parte di un meno sputtanato fiduciario della finanza internazionale, che, sollecitato opportunamente dal capo dello Stato, applichi inflessibilmente la manovra e magari la rafforzi con altri giri di vite. Con la conseguenza di aumento di disoccupazione, disagio sociale intensificato, forse qualche sussulto di piazza che Maroni o chi per lui si incaricherà di reprimere – sul modello della Val di Susa e della lotta ai No Tav con i carri armati della Taurinense. Dovremo anche dare nuove prove della nostra lealtà atlantica (si veda <em>La Stampa </em>di domenica 18 settembre: secondo Riotta l’Atlantico si è allargato, bisogna restringerlo!), comprando altri caccia bombardieri per mandarli nelle “missioni di pace” della Nato (in Libia, 50.000 morti finora, non è ancora finita, del resto) e sbarrare l’ingresso dell’Onu ai Palestinesi, aspettando che Israele ne completi la sottomissione o lo sterminio (vera “soluzione finale” del problema).</p><p>Se non questo, che cosa? Il pudore democratico di Flores, e addirittura il pacifismo professato da Rea, escludono che si possa pensare a un esito diverso, e cioè che – pur non sapendo niente perché viviamo in <strong>regime di censura</strong> giornalistico-televisiva – si possa pensare a fare qualcosa che non siano i piagnistei di Bersani e Pd. Ma, sempre a proposito di speranza: non ci sarà la possibilità che i trecentomila fucili della feccia padana, magari al comando della Trota, comincino la <strong>guerra di secessione</strong>, obbligando la Nato a una missione di pace anche sul nostro territorio? Guerra (no: missione di pace) igiene del mondo? Non ce lo auguriamo, visti i risultati libici. Ma davvero, caro Kant, che cosa possiamo sperare?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/19/politica-italiana-domande-kantiane/158388/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>41</slash:comments> </item> <item><title>Il clima in Val di Susa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/il-clima-in-val-di-susa/154662/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/il-clima-in-val-di-susa/154662/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Sep 2011 11:53:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Forze dell'ordine]]></category> <category><![CDATA[Fotografia]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154662</guid> <description><![CDATA[Per capire il clima che si vive in Val di Susa&#8230; una testimonianza per riflettere. Buona (istruttiva) lettura. Sabato 27 agosto 2011, verso le ore 17, ho visto dalla finestra della cucina della mia abitazione sita nella frazione San Giuliano di Susa, una vettura della polizia fermare un’auto nera, su cui erano presenti due ragazzi....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Per capire il clima che si vive in <strong>Val di Susa</strong>&#8230; una testimonianza per riflettere. Buona (istruttiva) lettura. </em></p><p>Sabato 27 agosto 2011, verso le ore 17, ho visto dalla finestra della cucina della mia abitazione sita nella frazione San Giuliano di Susa, una vettura della polizia fermare un’auto nera, su cui erano presenti due ragazzi. Dalla volante sono scesi due poliziotti e, dopo aver chiesto loro i documenti, hanno incominciato a <strong>perquisire </strong>corporalmente prima i ragazzi e poi l’auto, buttando tutto per terra. Finita la perquisizione dell’auto e rimessi gli oggetti al suo interno, hanno incominciato di nuovo a controllare la vettura e a ributtare tutto in aria.</p><p>In seguito, dopo circa un&#8217;ora e mezza, è arrivata un’altra auto della polizia e un’auto civile con tre persone a bordo, probabilmente agenti di polizia in borghese. Questi ultimi hanno fotografato il materiale sequestrato (un casco giallo, una corda da arrampicata e qualcosa che era dentro al casco) e i ragazzi. Incuriosito dalla operazioni di polizia, ho scattato alcune fotografie dalla finestra della cucina a ciò che stava accadendo in strada. A un certo punto, verso le 18.40 circa, l’agente in borghese con la maglia a strisce ha indicato che li stavo fotografando dalla finestra e, finita la perquisizione, ha suonato a casa mia (secondo piano) <strong>intimandomi di scendere</strong>.</p><p>Nel frattempo mia nonna che abita al primo piano, ignara del fatto che mi avessero suonato e preoccupata nel vedere delle persone in abiti civili sostare davanti al cancello e scrivere su di un taccuino appunti controllando la buca delle lettere, è scesa in giardino e ha chiesto loro cosa volessero. L’agente in borghese con la maglia a righe le ha detto che erano della polizia e che doveva esibire un documento. Mia nonna ha risposto che non aveva il documento in tasca. A quel punto le è stato intimato di <strong>mostrare il documento</strong> altrimenti avrebbero perquisito la casa. Mia nonna, tremante e terrorizzata dall’eventualità di una perquisizione, è salita in casa per cercare il documento che conserva in un cassetto e, avendo presumibilmente impiegato più tempo di quanto loro avessero previsto, hanno suonato insistentemente il campanello.</p><p>Quando è ritornata al cancello per presentare la carta d’identità, lo stesso signore con la maglia a righe le ha detto di farmi scendere e, quando lei ha affermato che ero <strong>minorenne </strong>e che a breve sarebbe arrivata mia madre, ha detto <em>“appunto perché è minorenne deve scendere”</em>. In quel momento mi sono accorto che mia nonna era <strong>terrorizzata </strong>e, avendo paura che potesse essere assalita da un malore, sono sceso in giardino a sono andato al cancello, dove il signore con la maglia a righe stava prendendo i dati dal documento di mia nonna.</p><p>Mi hanno chiesto nome, cognome, luogo e data di nascita, poi <strong>mi hanno fotografato</strong>. Ribadisco che ero nel giardino di casa mia. Intanto l’agente in borghese con i capelli ricci mi ha chiesto perché fotografavo. Io ho risposto che era solo per documentare dei fatti e allora lui mi ha detto che <strong>dovevo smettere di fare le foto alla Polizia</strong> e che se avevo la memoria corta, per cui mi servivano le immagini, avrei dovuto studiare o fare qualcosa di utile. Ha aggiunto, che se volevo fare delle foto dovevo uscire per la strada e non scattare dalla finestra. Non paghi, prima di allontanarsi, hanno fotografato anche la mia abitazione. Durante la notte tra sabato e domenica la mia nonna, scossa per l’accaduto, non è riuscita a dormire.</p><p><em>Francesco Perino, nato a Susa il 22 marzo 1994, e Marina Gioberto, nata a Susa il 13 giugno 1934</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/il-clima-in-val-di-susa/154662/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>98</slash:comments> </item> <item><title>Gheddafi e i suoi ribelli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/27/gheddafi-e-i-suoi-ribelli/153858/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/27/gheddafi-e-i-suoi-ribelli/153858/#comments</comments> <pubDate>Sat, 27 Aug 2011 11:20:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Inghilterra]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[mercenari]]></category> <category><![CDATA[Muammar Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[Ribelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153858</guid> <description><![CDATA[La caduta di Gheddafi suscita pochi rimpianti in Italia. Certo, industriali e speculatori di borsa possono vedervi nuove opportunità di guadagno, e alcuni sionisti, più o meno fanatici, la potrebbero considerare anche una vittoria di Israele, quale in effetti è (immagino le critiche, mi vien da aggiungere; ma che dire della politica di potenza di Tel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> caduta di Gheddafi</strong> suscita pochi rimpianti in Italia. Certo, industriali e speculatori di borsa possono vedervi nuove opportunità di guadagno, e alcuni sionisti, più o meno fanatici, la potrebbero considerare anche una vittoria di Israele, quale in effetti è (immagino le critiche, mi vien da aggiungere; ma che dire della politica di potenza di Tel Aviv? Non è forse questa un’ennesima occasione per discuterne?). Ma negli ultimi anni, e sempre più, col passar del tempo, il carattere totalitario del suo governo in Libia aveva allontanato da lui ogni simpatia nata negli anni in cui si presentava come capo di una rivoluzione anti-imperialista. Un destino peraltro condiviso da molti capi di stato di paesi arabi rapidamente divenuti satelliti obbedienti dell&#8217;Occidente (anche qui, non sarebbe ora di svecchiare il nostro modo di guardare, e dunque stare, al mondo? Possibile che nemmeno oggi, dopo la fine del colonialismo e della guerra fredda, non sia questa la questione principale da porsi per i cittadini europei nelle relazioni internazionali?). In Italia, poi, era divenuto l&#8217;alleato naturale dei fascisti della <strong>Lega Nord </strong>(immagino ancora critiche; ma davvero esistono altri termini per definire la relativa politica leghista?) che lo utilizzavano, con tutto il governo Berlusconi, per reprimere <strong>l&#8217;immigrazione clandestina</strong> aprendo veri e propri lager sulla sponda meridionale del Mediterraneo.</p><p>Quindi, nessun rimpianto per Gheddafi e la sua dittatura. Ma proviamo certamente sdegno, anche vero e proprio disgusto per la politica della Nato e dell&#8217;Ue, nonché per  le bugie che ci propinano i giornali e le televisioni, quando (sempre) parlano di vittoria dei &#8220;<strong>ribelli</strong>&#8220;. Che sono quasi tutti ex collaboratori del regime di Gheddafi, <strong>armati </strong>e organizzati, molto prima delle &#8220;rivoluzioni arabe&#8221; dei mesi scorsi, da <strong>Francia e Gran Bretagna </strong>con l&#8217;approvazione degli Usa.</p><p>La Libia, del resto, era il paese più ricco dell&#8217;Africa mediterranea; l&#8217;opposizione al regime, se aveva qualche radice popolare, era ispirata da motivi etnici, per lo più, non era certo una rivolta di proletari affamati o anche di sinceri democratici assetati di libertà. La cosiddetta liberazione della Libia è solo l&#8217;ennesimo atto del colonialismo occidentale che usa la Nato come propria polizia privata per difendere gli interessi economici del grande capitale multinazionale. Sono forse gli interessi dei popoli europei frustati dalla crisi della finanza? Non lo sappiamo, ci sarà certo un po&#8217; di lavoro in più per la cosiddetta ricostruzione (affidata poi alle ditte di <strong>Cheney</strong>, come in Iraq?). Le borse, come si sa, hanno reagito benissimo alla caduta di Gheddafi. Il senso di questa lotta &#8220;popolare&#8221; è tutto lì, e le tante vittime civili sono alla fine servite a far salire di qualche punto il valore delle azioni di tante compagnie. Alla salute della democrazia!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/27/gheddafi-e-i-suoi-ribelli/153858/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>118</slash:comments> </item> <item><title>Salviamo l&#8217;Indice</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/09/salviamo-lindice/144258/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/09/salviamo-lindice/144258/#comments</comments> <pubDate>Sat, 09 Jul 2011 12:38:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Libri]]></category> <category><![CDATA[Marco Revelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=144258</guid> <description><![CDATA[Ne ha parlato recentemente il Corriere della Sera, se ne parla su Facebook e vari blog. Aggiungo allora il mio personale appello, qui su ilfattoquotidiano.it, sperando di raggiungere altri lettori. Lettori in tutti i sensi: lettori del Fatto e di questo blog, ma soprattutto i lettori – pochi o tanti che siano, nel paese (sempre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ne ha parlato recentemente il <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/29/Indice_dei_libri_appello_lettori_co_9_110629001.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a></span></em>, se ne parla su <em>Facebook </em>e vari blog. Aggiungo allora il <strong>mio personale  appello</strong>, qui su <em>ilfattoquotidiano.it</em>, sperando di raggiungere <strong>altri  lettori</strong>. Lettori in tutti i sensi: lettori del <em>Fatto </em>e di questo blog,  ma soprattutto i lettori – pochi o tanti che siano, nel paese (sempre  più stanco) di B. – di quello strano oggetto, il libro, che sembra  richiamare, anche se non per derivazione etimologica, il concetto di  libertà. <a href="http://www.lindiceonline.com/" target="_blank"><em>L’Indice dei libri del mese</em></a>,  storica rivista oggi diretta da <strong>Mimmo Candito</strong>, fondata nel 1984 da un  gruppo  di intellettuali in buona parte torinesi (<strong>Cesare Cases, Gian Giacomo  Migone, Gian Luigi Beccarla, Diego Marconi, Tullio Regge, Marco Revelli,  Lore Terracini</strong>, solo per citarne alcuni), rischia di scomparire sotto  il peso dei debiti accumulati negli anni (e in particolare in quelli più  recenti, a causa del sempre più scarso <em>appeal </em>della pubblicità su  riviste cartacee e dell’aumento dei costi di produzione, ma anche della  selvaggia politica culturale del governo di B., che consente a Tremonti  di tagliare a più non posso i finanziamenti all’editoria). Un patrimonio  di 37.500 recensioni scritte dalle migliori firme del panorama  intellettuale italiano (<strong>Bobbio, Magris, Foa, Sanguineti, Galante  Garrone</strong>, e così via) meriterebbe ben altro destino.</p><p>Le pagine di  presentazione della rivista che compaiono sul suo sito, così come quella  fornita da <em>Wikipedia</em>, sottolineano giustamente <strong>l’importante ruolo  culturale</strong> svolto negli anni dall’<em>Indice</em>, che ha  avuto l’indubbio merito di resistere al progressivo svuotamento del  mestiere e della funzione sociale del recensore nella società mediatica  (e da ultimo, di internet), continuando a proporre saggi di qualità  elevata, concepiti con l’intento di fornire un vero e proprio servizio  culturale, e con la speranza di contribuire al dibattito politico (nel  senso alto del termine) di una società difficile come quella italiana.  Già, ma se l’<em>Indice</em> è oggi in difficoltà, non sarà per colpa (merito)  dei tanti supplementi culturali dei tanti quotidiani italiani, che  offrono ormai gratuitamente un veloce sguardo (rapidissimo, e cioè al  passo – settimanale – coi tempi; e, ahimè, spesso pubblicitario, anche  perché suggestionato dalle vendite di narrativa e saggistica) sulle  novità in libreria? Non sarà per colpa (merito) di <em>internet</em>, che  autorizza a cercarsi da sé il libro prescelto, magari avendo spulciato  qualche nota di lettura sui blog? Non  sarà perché il tono spesso accademico (che però assicura quantomeno  l’accuratezza di giudizio) dell’<em>Indice</em> si scontra con una società che  dell’accademia non sa che farsene, e anzi tenta di restringerne gli  spazi ogni volta che può?</p><p>Se (se) l’<em>Indice</em> non serve più, è forse  perché <strong>non ha mai servito alcuno e alcunché</strong>, al punto da rimanere,  proprio per questo, un po’ indietro coi tempi: e tuttavia è bello poter  leggere una rivista che si occupa di tutti i settori, senza seguire le  mode culturali; una rivista i cui numeri durano effettivamente un mese,  anziché una settimana, un giorno o un veloce passaggio di occhi sullo  schermo; una rivista che, mantenendo uno standard elevato, costringe il  lettore a scelte ragionate su ciò che leggerà e a ritornare su ciò che  ha letto. Certo, l’adeguamento coi tempi è comunque, in una certa  misura, necessario, come riconoscono gli animatori della rivista; e  sarebbe però importante concedere  all’<em>Indice</em> (più di) una <em>chance </em>di adeguarsi. Personalmente, spero che  al mio contributo finanziario e di riflessione se ne aggiungano tanti  altri (il <a href="http://www.lindiceonline.com/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=55:vuoi-lindice-gratis" target="_blank">sito della rivista</a> spiega come sostenerla). Il tanto auspicato  risveglio della società civile nell’era del berlusconismo sguaiato, che  della semplificazione culturale ha fatto la sua bandiera, passa anche  per iniziative di questo tipo; chi volesse passarle in rassegna, cominci  pure dall’<em>Indice</em>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/09/salviamo-lindice/144258/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>La nuova PidUE</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/20/la-nuova-pidue/105729/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/20/la-nuova-pidue/105729/#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Apr 2011 09:45:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alberto Asor Rosa]]></category> <category><![CDATA[Jorg Haider]]></category> <category><![CDATA[P2]]></category> <category><![CDATA[Ungheria]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category> <category><![CDATA[Viktor Orban]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=105729</guid> <description><![CDATA[Il 30 marzo 2011 presentavo, insieme con Sonia Alfano e alcuni colleghi dell’Alde, un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea e al Consiglio dei ministri in merito alla revisione della costituzione presentata al parlamento ungherese dal premier Viktor Orban. In particolare, chiedevamo ai due organi se a loro parere il testo della carta dovesse essere considerato come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 30 marzo 2011 presentavo, insieme con Sonia Alfano e alcuni colleghi dell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.alde.eu/" target="_blank">Alde</a></span>, un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea e al Consiglio dei ministri in merito alla revisione della costituzione presentata al parlamento ungherese dal premier <strong>Viktor Orban</strong>. In particolare, chiedevamo ai due organi se a loro parere il testo della carta dovesse essere considerato come portatore di un deciso contrasto con il trattato dell’Unione europea. La nuova costituzione, approvata l&#8217;altro ieri con la maggioranza dei due terzi dell’aula (e scarso rispetto, sostengono le opposizioni – quella di sinistra si è polemicamente allontanata dall&#8217;aula stessa –, delle procedure di consultazione), esalta &#8220;un&#8217;idea di unità nazionale dell&#8217;Ungheria&#8221;, fondata sui valori del Cristianesimo e sul ruolo di quest’ultimo nel preservare appunto la nazionalità ungherese; limita fortemente i poteri della Corte costituzionale e modifica il mandato dei suoi membri (così come dei presidente della Corte dei conti e del governatore della banca centrale); <strong>potenzia il controllo governativo sui media e sulla magistratura</strong>; riduce il concetto di famiglia in modo tale da escludere ogni riferimento alle famiglie monoparentali, alle coppie conviventi e dello stesso sesso; vieta la discriminazione, ma non per motivi di orientamento sessuale, età e caratteristiche genetiche; chiede che &#8220;la vita del feto&#8221; sia tutelata fin dal concepimento; estende il diritto di voto ai minori o alle loro madri, così come agli Ungheresi che risiedono all&#8217;estero (ciò che ovviamente preoccupa le nazioni confinanti).</p><p>“Dio, patria e famiglia”, riassumono correttamente i principali organi di stampa. Un episodio agghiacciante di quella che appariva, fino a poco fa, come la storia quasi conclusa dell’Unione europea, ormai ridotta a inseguire obiettivi stabiliti troppi anni fa, percorsa come sempre da divisioni interne che sembrano però sempre più difficili da neutralizzare, ancora vittima dei divergenti interessi nazionali in materia di politica estera, e dell’ormai scontata subalternità nei confronti delle potenze emerse (gli Stati Uniti) ed emergenti (Cina, Bric, ecc.). Curiosamente, tuttavia, l’episodio ungherese ristabilisce l’attualità (troppo facilmente venuta meno) delle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/04/articolo/4446/" target="_blank">osservazioni di Asor Rosa</a></span> a proposito del caso italiano. Come notano alcuni quotidiani (<em>La Repubblica</em>, ad esempio), <strong>l’Europa intervenne con decisione ai tempi di Haider</strong> (la cui colpa era più semplicemente quella di essere stato eletto), ma è prevedibile che stenti a farlo oggi con l’Ungheria. Difficile intervenire, in generale, quando una democrazia decide, (più o meno) democraticamente, di limitare la democrazia stessa. Ancora più difficile è farlo quando l’ente sovranazionale europeo è debole, e tale si presenta agli occhi di cittadini ai quali il sogno europeo dice ormai troppo poco.</p><p>Soprattutto, però, quello che ci preoccupa è che il caso ungherese prefigura, <em>mutatis mutandis</em>, il futuro (che è però già tra noi) del <strong>caso italiano</strong>. È utile ricordare che il nostro presidente del Consiglio è stato un membro della P2, così come il capogruppo alla Camera (l’innominabile Cicchitto) del suo partito; e che il Piano di rinascita democratica di Licio Gelli (si veda la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/il-piano-di-rinascita-democratica-della-p2-con-i-commenti-di-marco-travaglio/38133/" target="_blank">lucida analisi compiuta da Marco Travaglio</a></span> dei progressi attuativi del piano stesso a opera dei vari governi di B. dal 1994 a oggi, che contiene precise indicazioni delle volontà politiche dell’esecutivo italiano). Si noti poi la somiglianza tra i nuovi dettami della costituzione ungherese e i pilastri del Piano stesso; e la convergenza tra i valori ispiratori della carta di Budapest e i nuovi slogan dell’invadente B., che vorrebbe sottrarre i giovani ai professori di sinistra per restaurare i valori della famiglia. Se un tempo l’Europa era il futuro dei paesi europei ex comunisti, oggi questi ultimi potrebbero essere il futuro di non pochi paesi europei (si ricordi la Finlandia), nei quali la democrazia si ribella a se stessa ma in nome del fantomatico sostegno degli elettori, non a caso sbandierato dal regime italiano ogniqualvolta lo si critichi. A quando l’istituzione di un nuovo ministero per l’attuazione del Piano anziché del Programma? Nel frattempo,<strong> si studi bene la nuova costituzione ungherese</strong>; tanto vale prepararsi. E, soprattutto, si cominci seriamente a riflettere sul da farsi: in fondo, con buona pace dei tanti che l’hanno demolito, quello di Asor Rosa non è che un tentativo di ripensare gli anticorpi (mai come ora la metafora è calzante) che la democrazia dovrebbe possedere contro la sua stessa degenerazione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/20/la-nuova-pidue/105729/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Piazza, fascismo e par condicio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/piazza-fascismo-e-par-condicio/104921/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/piazza-fascismo-e-par-condicio/104921/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Apr 2011 11:33:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alberto Asor Rosa]]></category> <category><![CDATA[Annozero]]></category> <category><![CDATA[Daniela Santanchè]]></category> <category><![CDATA[Fascismo]]></category> <category><![CDATA[Par Condicio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=104921</guid> <description><![CDATA[I custodi della democrazia parlamentare (non parlo ovviamente di Giuliano Ferrara) che si sono scandalizzati dell’articolo di Asor Rosa sul Manifesto del 13 aprile hanno forse letto meno attentamente un articolo di Juergen Habermas uscito su La Repubblica dello stesso giorno. Le considerazioni di Habermas, meno esplicitamente riferite alla situazione italiana, erano però le stesse di Asor...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I custodi della democrazia parlamentare (non parlo ovviamente di Giuliano Ferrara) che si sono scandalizzati dell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/04/articolo/4446/" target="_self">articolo di Asor Rosa</a></span> sul <em>Manifesto </em>del 13 aprile hanno forse letto meno attentamente un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nuovitaliani.it/adon.pl?act=doc&#038;doc=612" target="_blank">articolo di Juergen Habermas</a></span> uscito su <em>La Repubblica </em>dello stesso giorno. Le considerazioni di Habermas, meno esplicitamente riferite alla situazione italiana, erano però le stesse di Asor Rosa: prendevano atto (citando persino il <em>New York Times</em>) della crisi irreversibile del sistema democratico parlamentare in cui viviamo noi del “mondo libero”, e tematizzava la dissoluzione sempre più marcata di ogni politica degna di questo nome. Secondo Habermas, solo (forse) l’ideale dell’unità europea, praticato seriamente, potrebbe ancora fornire contenuti significativi per i quali impegnarsi come cittadini. In considerazione di questo, l’articolo concludeva con la tesi che “forse per i partiti politici sarebbe ora di rimboccarsi le maniche” (ahi, ha letto Bersani?) e “scendere in piazza per l’unificazione europea”.</p><p>Ciò che colpisce, in un pensatore “moderno” e istituzionalista come Habermas, è proprio<strong> l’allusione alla piazza</strong>. Proprio un razionalista illuminista come lui, da sempre persuaso che si possa fondare una politica democratica sul dialogo e, in definitiva, le istituzioni (parlamenti, Onu, ecc.), chiamare i partiti a scendere in piazza è un segno che la speranza (o la pazienza) sta venendo meno. Non c’è da aspettarsi che la politica ritrovi un contenuto e un volto decente, capace di non defraudare i cittadini dei loro diritti, se si guarda solo ai parlamenti e alle istituzioni. Asor Rosa, nel suo articolo, è più habermasiano di lui: non invoca la piazza (forse per la semplice ragione che, come l’esperienza italiana insegna, la piazza non ce la fa; Berlusconi resiste perché ha “servi di acciaio” che occupano il parlamento), ma chiede l’intervento costituzionale delle forze dell’ordine: Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza.</p><p>Il capo delle forze armate è il Presidente della Repubblica, che è anche il <strong>custode della Costituzione</strong>. Come ha il potere, uditi i presidenti delle Camere e del Consiglio (ma non ci sarebbe un ennesimo conflitto di interessi, nel caso del cavaliere? Lo “oda” pure, ma non gli dia retta!), di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni, così (se leggiamo bene la Costituzione) può decretare lo stato di emergenza e ordinare alle forze dell’ordine di difendere, per l’appunto, l’ordine democratico. Gli esempi che Asor Rosa adduce sono dei più convincenti: sarebbe stato golpe se Vittorio Emanuele III avesse schierato l’esercito contro le milizie fasciste in marcia su Roma, e avesse rifiutato di affidare il governo a Mussolini? Possiamo allora chiedergli di aspettare che il pericolo fascista – anche solo della corruzione dilagante, del trionfo del potere mafioso su cui si regge Berlusconi – diventi più evidente e cioè, ormai, incontrastabile?</p><p>Asor Rosa, nell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&#038;currentArticle=Z0ZMU" target="_blank">intervista a </a></span><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&#038;currentArticle=Z0ZMU" target="_blank">La Repubblica</a></span> </em>(del 14 aprile, ndr), sembra volersi limitare alla messa in luce di una questione di metodo: se la maggioranza parlamentare – di cui sappiamo come è stata reclutata, e persino a che prezzi – calpesta la Costituzione e si rifiuta di essere giudicata dalle autorità competenti, che cosa bisogna fare? <strong>Difendere l’ordine democratico con le forze dell’ordine è appunto quel che si deve fare</strong>. Se no, di grazia, che cosa? Se Hitler, sia con l’uso dei media di cui illegalmente dispone, sia comprando i voti, o semplicemente perché una maggioranza di cittadini lo preferiscono, vince le elezioni, lo stato democratico non ha mezzi per difendersi? Può una tornata elettorale ordinaria valere come base di legittimità per il cambio della Costituzione? La banda di gangster che oggi occupa il governo dispone, oltre tutto, di una maggioranza estremamente esigua, e con le leggi che approva sta di fatto stravolgendo la Costituzione. Non è ora per il Capo dello Stato di intervenire? Fermi con la forza legale di cui dispone questa inedita marcia (anche nel senso di marciume!) su Roma. Prima che sia troppo tardi. O la sua inerzia significa che, appunto, troppo tardi è già?</p><p><strong>Post-scriptum (post-post?)</strong></p><p>Forse il mio, ma anche quello di Asor Rosa e Habermas, è solo un problema di salute: <strong>s’invecchia, e si diventa insofferenti</strong>. Sta di fatto, però, che poco fa ho rifiutato l’ennesimo invito di una televisione privata in cui ho anche degli amici, che mi chiedeva di partecipare a una trasmissione in cui avrei dovuto misurarmi anche con la Santanché. E, cosa ancora più grave, ieri sera sono scappato, subito dopo l’inizio, da <em>Annozero</em> per vedere un film. La parte della Santanché lì era esercitata da Cota. Non faccio queste confessioni per mettere in piazza i miei stati d’animo o di stomaco, ma per chiedere ai non pochi con cui condivido orientamento politico e esili speranze di futuro se non sia il caso di mettersi in sciopero del “dialogo”, in  una sorta di Aventino civico che consista nel rifiutare di scendere troppo in basso, per rispetto della dignità e della, sia pur limitata, intelligenza di cui ancora ci sembra di disporre. Se per sentire dire da Santoro alcune verità sullo stato del Paese dobbiamo ascoltare anche – democraticamente – le autentiche turpitudini di figure e figuri come la Santanché, Cota, o persino di quel brav’uomo di Paniz, allora meglio il silenzio, svegliateci quando sarà passata la nuttata, oppure quando verranno ad arrestarci per vilipendio della par condicio.</p><p>Par condicio con i banditi, i bugiardi, i credenti nella relazione di parentela di Ruby con Mubarak, i venduti a un tanto al chilo (posti di sottosegretario, o anche solo mutui da pagare&#8230;)? Preferiamo riconoscere francamente che il fascismo c’è già; non possiamo sparare, per ora (come dicono Castelli e Speroni), ma almeno siamo coscienti che lì, prima o poi, ci porteranno questi affaristi e delinquenti che occupano il governo del paese in violazione di ogni elementare diritto umano. E l’Europa, che pure ha decretato sanzioni contro l’Austria quando in Carinzia aveva vinto le elezioni  il “fascista” Haider, buonanima,<strong> tace sullo scempio della democrazia in Italia</strong>? Altro che aiuto sull’immigrazione, qui ci sarebbero gli estremi per un intervento armato della Nato… Paradossi, paradossi – come quelli che, secondo la timorata direttrice del <em>Manifesto</em>, sarebbero il vero senso dell’intervento di Asor Rosa, che così risulta solo un’ennesima chiacchiera da “dibattito” in regime di par condicio&#8230;  Quando ci accorgeremo che l’Italia è (ri)diventata un paese fascista sarà troppo tardi. Magari ci verranno conservati i dibattiti televisivi con la Santanché, finché i nostri stomaci resisteranno…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/piazza-fascismo-e-par-condicio/104921/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>52</slash:comments> </item> <item><title>Filosofi in guerra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/filosofi-in-guerra/102768/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/filosofi-in-guerra/102768/#comments</comments> <pubDate>Thu, 07 Apr 2011 08:34:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Alain Badiou]]></category> <category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category> <category><![CDATA[Imperialismo]]></category> <category><![CDATA[Occidente]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=102768</guid> <description><![CDATA[Quoi de mieux, in tempi di smaccati interessi materiali contrapposti e in assenza di un reale dibattito pubblico che coinvolga il governo italiano (impegnato a difendere l’orgia del potere), di uno scambio tra filosofi di livello internazionale sulla presunta necessità dell’intervento militare in Libia? In un articolo pubblicato su Libération il 28 marzo, Jean-Luc Nancy difende...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Quoi de mieux</em>, in tempi di smaccati interessi materiali contrapposti e <strong>in assenza di un reale dibattito pubblico</strong> che coinvolga il governo italiano (impegnato a difendere l’orgia del potere), di uno scambio tra filosofi di livello internazionale sulla presunta necessità dell’intervento militare in Libia? In un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.liberation.fr/monde/01012328102-ce-que-les-peuples-arabes-nous-signifient" target="_blank">articolo</a></span> pubblicato su <em>Libération</em> il 28 marzo, <strong>Jean-Luc Nancy</strong> difende le operazioni occidentali. Gli insorti di Bengasi, spiega, ci chiedono di sconfiggere il “vile assassino” Gheddafi, e l’Occidente è chiamato ad assumersi la responsabilità politica dell’auspicato cambiamento. Nancy ritiene che gli argomenti sollevati dai non-interventisti – i possibili rischi collaterali dell’operazione, i sospetti relativi ai reali interessi in gioco, il principio di non-interferenza nel dominio riservato degli stati e anche il peso del (recente) passato coloniale – non valgano più, di fatto, nell’attuale mondo globalizzato, che svuota di senso il principio di sovranità, e nel quale è anzi necessario “reinventare il vivere insieme, e prima di tutto lo stesso vivere”. Sarebbe questo, in ultima istanza, ciò che i popoli arabi ci costringono a riconoscere. Di qui la necessità dell’intervento, per proteggere i rivoltosi dalle grinfie sanguinarie di Gheddafi. In seconda battuta, ma solo in seconda, i popoli occidentali (noi tutti) dovrebbero agire in modo tale da neutralizzare gli interessi petroliferi, finanziari, e quelli dei mercanti della guerra, che hanno condotto e mantenuto al potere “puppets” come Gheddafi.</p><p>La <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.versobooks.com/blogs/463-alain-badious-open-letter-to-jean-luc-nancy" target="_blank">risposta a Nancy</a></span> giunta da uno stupefatto <strong>Alain Badiou</strong> è degna della massima attenzione. Primo, ricorda Badiou, in Libia non si è assistito a una rivolta popolare del tipo di quelle egiziana e tunisina. In Libia non vi è traccia di documenti e di vessilli di protesta dello stesso carattere di quelli utilizzati in Egitto e Tunisia, e tra i ribelli libici non si osservano donne. Secondo, è dall’autunno che i servizi segreti britannici e francesi organizzano la cacciata di Gheddafi; di qui (terzo argomento) la presenza di armi di origine sconosciuta a disposizione dei rivoltosi libici, e del consiglio rivoluzionario immediatamente formatosi in sostituzione del governo del raiss. Quarto: esplicite richieste di aiuto sono giunte alle potenze occidentali, in Libia ma non negli altri paesi arabi in rivolta. <strong>L’obiettivo dell’Occidente è palese</strong>, secondo Badiou: “trasformare la rivoluzione in una guerra”, sostituire i rivoltosi con le armi (armi pesanti, mezzi militari, istruttori di guerra, caschi blu), così da permettere al “dispotismo del capitale” di “riconquistare” l’effervescente mondo arabo. Altrimenti come potrebbero, si domanda Badiou e domandiamo noi al nostro regime, quegli stessi capi di governo occidentali amici di Gheddafi operare un simile voltafaccia?</p><p>Ma allora, come sempre, che fare? Se anche – e siamo lontani dall’esserne persuasi – la motivazione umanitaria fosse sufficiente per giustificare l’intervento, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/singer72/English" target="_blank">come sostiene <strong>Peter Singer</strong></a></span> richiamando il disastro del Rwanda, non si può nascondere (è Singer stesso a ricordarlo) che la risoluzione dell’Onu non autorizza all’intervento militare. In ottica utilitaristica ma nella sua versione consequenzialista, i rischi collaterali contano eccome. Non sarebbe stato meglio tentare di ottenere il risultato sperato adottando misure deterrenti e sanzioni di elevata efficacia, puntando proprio (e unicamente) sulle ragioni umanitarie dell’opposizione a Gheddafi? La soluzione di Nancy è poi del tutto insoddisfacente: perché attendere (che l’intervento militare abbia successo) per impedire (in seconda battuta, appunto) il ritorno dei sordidi interessi materiali sulla scena politica? Così facendo, ci si piegherebbe alla volontà occidentale, spiega Badiou, di reprimere il carattere “inatteso e intollerabile” (per i signori della guerra occidentali) della rivolta egiziana e tunisina, “l&#8217;autonomia politica” e “l&#8217;indipendenza” dei rivoltosi arabi.</p><p><strong>Badiou ha ragione</strong>: come scrivevo in <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/GVattimo/" target="_blank">questo blog</a></span> qualche post fa, il mondo multipolare ha le sue esigenze. Non basta ricordare che l’imperialismo occidentale dei tempi della guerra fredda e degli anni immediatamente successivi non può più ambire a dominare il mondo. La vera rivoluzione giungerà quando l’Occidente avrà imparato a fare un passo indietro, ad accettare la differenza, a capire che il concetto di sovranità è ancora più importante, ora che il mondo è globalizzato. Quello di Nancy è un errore logico: è proprio il mondo che vorremmo, la società (internazionale) nella quale vorremmo vivere, per usare le parole scritte da Singer in altri saggi, che ci chiama a rivisitare i tradizionali criteri della logica interventista. E il mondo nel quale vorremmo vivere, oggi e domani, non è quello di Sarkozy e Cameron, ma uno che i paesi arabi, così come quelli dell’America Latina e quelli asiatici, siano legittimati a costruire in posizione di indipendenza e di pari diritti rispetto alle nazioni occidentali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/filosofi-in-guerra/102768/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> <item><title>Un mondo vecchio in guerra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/22/un-mondo-vecchio-in-guerra/99305/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/22/un-mondo-vecchio-in-guerra/99305/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 Mar 2011 17:33:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Brics]]></category> <category><![CDATA[Diplomazia Internazionale]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[Interessi]]></category> <category><![CDATA[interventi umanitari]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Nato]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=99305</guid> <description><![CDATA[Scrivere qualcosa di sensato sulla guerra in Libia è difficile. Ed è difficile scrivere qualcosa di sensato in generale su guerre come questa, ora più che mai. Lo si poteva forse fare alla vigilia dei primi interventi militari post-guerra fredda, Iraq e seguenti. Ma ora, appesantiti da queste esperienze, non possiamo che leggere e rileggere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Scrivere qualcosa di sensato sulla<strong> guerra in Libia </strong>è difficile. Ed è difficile scrivere qualcosa di sensato in generale su guerre come questa, ora più che mai. Lo si poteva forse fare alla vigilia dei primi interventi militari post-guerra fredda, Iraq e seguenti. Ma ora, appesantiti da queste esperienze, non possiamo che leggere e rileggere l’articolo di <strong>Massimo Fini</strong>, pubblicato dal <em>Fatto Quotidiano </em>e ripreso da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/libia-le-ragioni-della-guerra-e-della-pace-le-opinioni-di-paolo-flores-darcais-e-massimo-fini/" target="_blank"><em>MicroMega</em></a></span>, e trovarci sostanzialmente d’accordo con lui.</p><p>Siamo in guerra, con buona pace (appunto…) dell’Onu, del presidente Napolitano e di tutti gli interventisti umanitari. E lo siamo in tutta rapidità, con una facilità disarmante (la guerra s’impadronisce anche del lessico), ci siamo scivolati dentro senza accorgercene. Tanto che, a ben guardare, i veri risultati che otterremo sono proprio quelli indicati da Fini: creeremo un <strong>precedente senza precedenti</strong>, appunto, quello di un intervento nel dominio riservato di uno stato che non ha invaso alcun vicino, ma il cui potere centrale si ribella alla ribellione di una parte del paese che non ha mai digerito l’unità. Ravviveremo il <strong>terrorismo</strong>, ben felice dell’evoluzione della crisi, legittimando per altro qualsiasi ritorsione libica. Proteggeremo i nostri <strong>interessi</strong>, facendoci come al solito portatori di un&#8217;ideale di democrazia che è tale proprio perché ci fa comodo, anzi ci permette di fare i nostri comodi.</p><p>Interveniamo per<strong> fini umanitari</strong>, contenti di non essere stati chiamati in causa per l’Egitto – agire contro Mubarak sarebbe stato francamente troppo, per gli Stati Uniti e i tanti foraggiatori del tiranno – ma consapevoli dell’impossibilità di veder passare i cadaveri sulle rive – sulle spiagge – libiche. Se il popolo ce la fa da solo, esultiamo. Altrimenti, interveniamo. Imponendo, in entrambi i casi – perché è sempre possibile, dopo, lamentarsi del pericolo dell’estremismo islamico –, lo standard democratico occidentale come regola del <em>brave new world</em>.</p><p>Il problema principale, come sempre in questi casi, è che bisognerà attendere per sapere<strong> che cosa avremmo dovuto fare</strong>. Avremmo dovuto applaudire l’invasione della Cambogia polpottiana da parte del Viet Nam, e invece, ai tempi, ci scandalizzammo per la prima guerra tra due paesi comunisti. Avremmo dovuto fermare il massacro in Rwanda, e sicuramente avremmo dovuto intervenire per fermare la guerra in Jugoslavia. Ma avremmo potuto (dovuto) agire<strong> prima, non dopo</strong>: avremmo dovuto discutere pubblicamente, come Europa, anziché limitarci a osservare attoniti, l’immediato riconoscimento, da parte della Germania e dei paesi europei, delle rivendicazioni nazionali di Slovenia e compagni. Avremmo forse capito che l’adozione di una strategia pura di <em>economic self-interest</em> produce <strong>conseguenze non desiderate</strong>, e non solo la felice mano invisibile smithiana, ma anche l’irrobustimento di nazionalisti alla Milosevic.</p><p>Ma ora e qui (in Libia), che fare? <strong>Protestare</strong>, innanzitutto, per lo smaccato asservimento della politica internazionale agli interessi economici: laddove questi interessi non esistono, il problema dei diritti umani non si pone. Indignarsi per il comodo pretesto, quello dei diritti umani (che purtroppo, anche quando lo si impiega in buona fede, resta un pretesto nella <em>realpolitik</em> internazionale), utilizzato per bombardare un paese – pardon, per salvaguardare una “no-fly zone” – e non semplicemente per bloccare, e al limite persino deporre, un tiranno. Vergognarsi per l’osceno spettacolo della <strong>diplomazia internazionale</strong> – il terrificante Sarkozy e l’arrivista Cameron; la Nato invocata da chi ne fa parte ma non la comanda, perché chi la comanda ha paura degli effetti che il vessillo provocherebbe; la nostra, inqualificabile, accoppiata tra maestro di sci e cantante da crociera; la formazione della <strong>santa alleanza anti-Bric </strong>(Brasile, Russia, Cina, India) e, come ricordava Paolo Ferrero, persino l’inserimento di un vero e proprio campione della democrazia, il Qatar, nel gruppo dei crociati.</p><p>A dirla tutta: non sarebbe ora di <strong>smetterla di usare le Nazioni Unite </strong>come paravento? Quale legittimità può ormai derivare all’Onu, oggi, da un accordo approvato nel 1945, che assegna esplicitamente alle potenze vincitrici di una guerra mondiale il compito di mantenere la pace, e che come tale non ha mai funzionato (la pace fu assicurata dal regime di terrore freddo retto dalle due superpotenze, e quando questo venne meno, l’Onu finì per autorizzare guerre che non potevano contare sul consenso della parte sconfitta, la Russia post-sovietica). Il Consiglio di Sicurezza è un <strong>organo non democratico</strong> e, più semplicemente, vetusto. Un’Europa illuminata dovrebbe preoccuparsi innanzitutto di ridiscutere gli organismi di cooperazione internazionale con i paesi Bric. Allora sì, potremo chiederci legittimamente cosa fare con la Libia e il suo regime. Non avere una guerra mondiale e i suoi vincitori alle spalle può essere una debolezza, ma anche una forza, se sfruttata per <strong>creare un’istituzione che sia realmente sovranazionale</strong>, che possa guardare (un po’ più) all’interesse generale. In ogni caso, la questione si pone con urgenza. Le tecnologie invecchiano, come Fukushima insegna. Tutto il nostro mondo è troppo vecchio: è vecchio l’Fmi, è vecchia l’Europa, è vecchia l’Onu. E, alla prossima crisi, i Bric non staranno a guardare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/22/un-mondo-vecchio-in-guerra/99305/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>46</slash:comments> </item> <item><title>Gheddafi, noi, e l’America Latina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/gheddafi-noi-e-l%e2%80%99america-latina/97540/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/gheddafi-noi-e-l%e2%80%99america-latina/97540/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Mar 2011 15:05:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[America Latina]]></category> <category><![CDATA[Anti-americanismo]]></category> <category><![CDATA[Armi]]></category> <category><![CDATA[Hugo Chávez]]></category> <category><![CDATA[Lula]]></category> <category><![CDATA[Muammar Gheddafi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97540</guid> <description><![CDATA[Non è certo dall’Italia di Berlusconi che può venire una lezione sul modo politicamente corretto di comportarsi nei confronti di Gheddafi. Abbiamo anche di recente ricevuto il dittatore libico con onori che sono apparsi fin da allora imbarazzanti, anche in un paese abituato alle follie di Berlusconi (il quale si è spinto fino a baciargli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è certo dall’Italia di Berlusconi che può venire una lezione sul modo politicamente corretto di comportarsi nei confronti di Gheddafi. Abbiamo anche di recente ricevuto il dittatore libico con onori che sono apparsi fin da allora imbarazzanti, anche in un paese abituato alle follie di Berlusconi (il quale si è spinto fino a baciargli l’anello). Mentre persino dopo i sanguinosi massacri dei primi giorni della rivolta, il governo <strong>nasconde sempre meno la propria nostalgia per i vantaggi offerti da Gheddafi</strong>: petrolio, repressione spietata delle migrazioni clandestine, affari di ogni genere per le ditte italiane.</p><p>Ma allora come si spiegano i rapporti privilegiati che Gheddafi sembra intrattenere con i governi “di sinistra” dell’America Latina? La domanda che viene subito in mente a tal proposito è: di dove vengono le armi con cui Gheddafi e i suoi mercenari sterminano oggi gli oppositori del regime nelle piazze delle città libiche? Non sono certo armi venezuelane. <strong>Vengono da Inghilterra, Francia, Italia</strong>, che le hanno <strong>f</strong>ornite in abbondanza negli anni recenti. Normali rapporti di affari, come ci dicono i governi europei che sembrano scoprire solo oggi il carattere dittatoriale del regime libico. Rapporti che gli Stati Uniti hanno, spesso tacitamente, approvato: una recente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/febbraio/23/Romiti_Fiat_firmo_con_Tripoli_co_9_110223019.shtml" target="_blank">intervista di Cesare Romiti</a></span>, ex amministratore delegato della Fiat, conferma che la Cia era stata consultata in occasione dell’ingresso di capitale libico nella proprietà dell’azienda torinese.</p><p>Dovremmo dunque vergognarci, noi che continuiamo a guardare con simpatia e speranza ai governi di sinistra dell’America Latina, per quella che sembra una “amicizia” tra Chavez e Gheddafi? Un po’ paradossalmente ma non troppo, potremmo rispondere che, se una tale amicizia esiste, è ispirata da motivi molto più “nobili” di quelli che hanno motivato fin qui la tolleranza verso Gheddafi dei governi filoamericani come quello italiano. Nel senso che ciò che hanno avuto e ancora hanno in comune Gheddafi e Chavez è <strong>l’antiamericanismo</strong>, cioè una posizione anzitutto politica e ideologica che appare molto più difendibile delle ragioni di affari che muovono personaggi come Berlusconi. Ragioni di affari che non hanno niente a che fare con il bene dei rispettivi popoli, ma solo con l’arricchimento delle varie oligarchie economiche. Se dunque ci sono eccessi di tolleranza di Chavez, o anche di Cristina Kirchner, verso Gheddafi, essi sono errori ampiamente comprensibili nel quadro della lotta globale tra imperialismo americano e forze anticapitalistiche che lo contrastano.</p><p>È un discorso che vale anche nei confronti di governi come quello iraniano: <strong>davvero possiamo condannare Lula perché riconosce le buone ragioni di Amadinejad?</strong> Possiamo certo deprecare molti comportamenti del regime di Tehran (pena di morte, persecuzione degli omosessuali e di altre minoranze, scarsa o nulla libertà per le voci dell’opposizione, condizione delle donne), ma non per questo dimenticare che siamo di fronte al problema di una scelta di campo tra due blocchi. Con l’aggiunta che proprio dal campo in cui hanno a lungo imperversato (con la tolleranza degli Usa) dittatori come Gheddafi, Mubarak, Ben Ali, vengono oggi segnali di rivolta che non devono essere utilizzati per scopi di restaurazione: per esempio giocando la “amicizia” di Chavez per Gheddafi come strumento per screditare gli sforzi autenticamente progressisti che il governo venezuelano sta facendo per realizzare una società più vicina agli ideali del socialismo. Così, se per fermare le stragi di Gheddafi dovessimo oggi augurarci un intervento degli Usa in Nord Africa, davvero tradiremmo il sacrificio dei tanti giovani libici, e tunisini ed egiziani, che hanno dato la vita per la loro nuova speranza di libertà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/gheddafi-noi-e-l%e2%80%99america-latina/97540/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>55</slash:comments> </item> <item><title>Da Fini alla Bindi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/da-fini-alla-bindi/92824/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/da-fini-alla-bindi/92824/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Feb 2011 15:00:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Vattimo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[errori]]></category> <category><![CDATA[Futuro e Libertà]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category> <category><![CDATA[Partiti]]></category> <category><![CDATA[Questione Morale]]></category> <category><![CDATA[Rosy Bindi]]></category> <category><![CDATA[Sconfitta]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=92824</guid> <description><![CDATA[Mi dispiace dovermi occupare spesso di uno dei pochi personaggi politici dell’attuale destra italiana che, negli anni più bui del regime autoritario di Berlusconi, si è distinto per prese di posizione decisamente controcorrente. Ma è davvero difficile rinunciare a intravedere nello sfascio annunciato di Futuro e Libertà, a pochi giorni dal congresso fondativi, l’ennesimo sbaglio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi dispiace dovermi occupare spesso di uno dei pochi personaggi politici dell’attuale destra italiana che, negli anni più bui del regime autoritario di Berlusconi, si è distinto per prese di posizione decisamente controcorrente. Ma è davvero difficile rinunciare a intravedere nello sfascio annunciato di Futuro e Libertà, a pochi giorni dal congresso fondativi,<strong> l’ennesimo sbaglio di Fini</strong>. Quinto nella corsa alla segreteria del Fronte della Gioventù, nel 1977, nettamente dietro Marco Tarchi, vinse comunque per intervento diretto di Almirante, che poi lo designò suo successore dieci anni più tardi. Negli anni di Mani Pulite inneggia ai giudici, e persino a Di Pietro; poi, complice l’appoggio ricevuto per la corsa a sindaco di Roma nel ’93 e la paura di consegnare l’Italia alla gioiosa macchina di Occhetto, eccolo abbracciare Berlusconi e concorrere allo smantellamento della democrazia italiana. Firma le leggi più vergognose degli ultimi venti anni (immigrazione, droga), e finalmente <strong>si ravvede</strong> (come già successo, per il fascismo che ispirava l’Msi, a Fiuggi e nel viaggio in Israele), scaricando Berlusconi nell’estate dello scorso anno. Ripete l’operazione dell’Elefantino (il disastro con Segni nel ‘99, in occasione delle elezioni europee) e fonda <strong>Futuro e Libertà</strong>; il resto è storia di questi giorni.</p><p><strong>Arriva sempre dopo</strong>: alle elezioni del FdG come nel denunciare la questione morale. Ed è sempre costretto a rivedere le sue posizioni (si pensi alle recenti dichiarazioni in materia di bioetica, immigrazione, ecc.). Capisce per ultimo (persino dopo Casini) a quale punto si è spinto il regime autoritario di Berlusconi (continuerò, per altro, a chiamarlo così, per quello che è). Capisce solo all’ultimo che il presidente del Consiglio è in grado di comprare il consenso, anche dei deputati e dei senatori. Chissà se ha già capito, ormai, che un partito non è fatto unicamente di un leader e dei suoi seguaci. E che se tra i (nuovi) seguaci ci sono persone del calibro di Roberto Rosso, c’è poco da star tranquilli. Capisce solo ora, come ha dichiarato, che la sfiducia del 14 dicembre ha di fatto segnato la sua <strong>sconfitta</strong>. Forse un giorno capirà che il materiale umano del quale ci si circonda è rilevante, per portare avanti i propri progetti. Di certo, ora ha capito che occorre andare alle elezioni, anche solo perché il suo gruppo resti in vita.</p><p>Di più non è dato sapere. Può anche darsi che questa volta si registri un’inversione di tendenza, e che Futuro e Libertà si stia in realtà alleggerendo (ciò di cui saremmo felici) della scomodità dei suoi peggiori rappresentanti. Può anche darsi, però, che quella di Fli non sia che una prova e una conferma del fatto che <strong>l’organizzazione-partito</strong>, in Italia, non regge più. E non solo perché Berlusconi è in grado di distruggerla col denaro del regime. Ma anche perché, se c’è un motivo per il quale il 13 febbraio le piazze erano gioiosamente piene (c’ero anch’io, e mi metto anch’io nel ragionamento), è che non era organizzata dai partiti. L’alternativa a Berlusconi c’è, e si chiama centrosinistra (magari anche col trattino casinian-finiano). Ma gli elettori non si fidano più, nemmeno e soprattutto del Pd, e forse neanche di altri partiti (non è dunque un caso che l’operazione di Vendola stia ottenendo consensi).</p><p>La<strong> questione morale</strong>, come Berlinguer temeva, ha spazzato via i partiti dal parlamento (in fondo, tutti i partiti, Pdl compreso, e persino quelli appena nati, hanno comunque perso pezzi), e li sta spazzando via anche dall’immaginario degli Italiani. Berlinguer aveva ragione, se non fosse che aveva indicato nei soli “partiti governativi” e nelle loro correnti gli attori di quell’occupazione dello Stato che avrebbe trascinato nella palude la democrazia italiana. La proposta di un premierato <strong>Rosy Bindi</strong>, a questo punto (e paradossalmente, visto che si tratta del presidente del Pd), merita attenzione: perché viene dal più temuto dal Pd alle primarie, perché unirebbe anziché dividere, perché la Bindi è tutto il contrario di ciò che rappresenta Berlusconi, perché spiazza i ragionamenti dei partiti. E perché, forse, è tra i personaggi politici meno compromessi con il fango dei partiti stessi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/da-fini-alla-bindi/92824/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>85</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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