<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Giorgio Meletti</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/gmeletti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Curati, a tuo rischio e pericolo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/te-lavevo-detto-a-che-serve-il-bugiardino/231751/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/te-lavevo-detto-a-che-serve-il-bugiardino/231751/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 15:20:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[bugiardino]]></category> <category><![CDATA[effetti collaterali]]></category> <category><![CDATA[farmaci]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231751</guid> <description><![CDATA[Il medico di base mi ha prescritto una medicina. L&#8217;ho presa in farmacia e sono andato a leggere il cosiddetto bugiardino, dove ho appreso che detto farmaco può avere i seguenti effetti indesiderati: reazione anafilattica, anoressia, disidratazione, gotta, iponatremia, depressione, insonnia, confusione mentale, nervosismo, sonnolenza, alterazione del gusto, capogiro, cefalea, stupor, sincope, vertigine, angina pectoris,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il medico di base mi ha prescritto una medicina. L&#8217;ho presa in farmacia e sono andato a leggere il cosiddetto bugiardino, dove ho appreso che detto farmaco può avere i seguenti<strong> effetti indesiderati</strong>: reazione anafilattica, anoressia, disidratazione, gotta, iponatremia, depressione, insonnia, confusione mentale, nervosismo, sonnolenza, alterazione del gusto, capogiro, cefalea, stupor, sincope, vertigine, angina pectoris, aritmie, tachicardia, vampate, ipotensione, dispnea, congestione nasale, dolore addominale, stipsi, diarrea, flatulenza, sanguinazione gastrointestinale, singhiozzo, nausea vomito, prurito, eruzione cutanea, lombalgia, crampi muscolari, incontinenza, nicturia, insufficienza renale, impotenza, astenia, sete, faticabilità, anemia, diminuzione della libido, encefalopatia, tremori, tosse, ulcera peptica, palpitazioni, secchezza delle fauci, ittero, disturbi della funzionalità epatica, alopecia, dolore alle estremità, aumento della pressione intraoculare, trombocitopenia, iperglicemia, inquietudine, appannamento transitorio della visione, angite necrotizzante, polmonite, edema polmonare, pancreatite, orticaria, nefrite interstiziale, febbre.</p><p>Ho omesso le parole troppo difficili, per me, da trascrivere. Alla fine della allegra lista c&#8217;è scritto: “<em>Un paziente con arresto cardiaco parziale ha sviluppato un arresto cardiaco totale</em>”. E andiamo.</p><p>Non mi chiedo se alla fine assumerò l&#8217;insidiosa sostanza. Lo farò, perché l&#8217;inquietante e indifferenziato elenco mi ha convinto, nella sua estensione e completezza, che questo farmaco non ha effetti indesiderati. Forse era proprio quello che volevano. E proprio per questo mi chiedo: <strong>a che serve tutto questo?</strong> Che cosa ha a che fare con il consenso informato? E che cosa ha portato a questa incapacità di assumersi la responsabilità di dire che un farmaco si può assumere senza problemi?</p><p>Adesso il mondo va così. Entri in banca e ti fanno firmare una dichiarazione in cui riconosci che l&#8217;investimento che ti hanno appena consigliato lo fai a tuo rischio e pericolo, dichiarandoti cosciente del rischio di perdere i tuoi soldi. Entri in farmacia e ti danno un farmaco che può anche ucciderti sul colpo, ma c&#8217;era il biglietto dentro che ti avvertiva.<strong> Nessuno si assume più la responsabilità di niente</strong>. Tra poco vedrete che nel menu dei ristoranti ci sarà la nota “questi cibi potrebbero risultare velenosi”, all&#8217;ingresso dei cinema l&#8217;avviso “il film potrebbe rivelarsi palloso”, nei reparti ospedalieri la scritta “non è garantito che tu ne esca vivo”, e nelle aule universitarie si ammonirà che “la laurea non esclude il rischio che usciate da qui ignoranti come prima” (e quest&#8217;ultimo cartello sarebbe opportuno da tempo). “Te l&#8217;avevo detto”. L&#8217;Occidente del Terzo Millennio ha trovato il suo motto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/te-lavevo-detto-a-che-serve-il-bugiardino/231751/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Profumo travolto dallo sfascio del sistema Siena</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/profumo-travolto-dallo-sfascio-sistema-siena/226709/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/profumo-travolto-dallo-sfascio-sistema-siena/226709/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 May 2012 13:50:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Profumo]]></category> <category><![CDATA[Antonveneta]]></category> <category><![CDATA[Monte paschi]]></category> <category><![CDATA[Siena Calcio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=226709</guid> <description><![CDATA[A Siena non ne va bene una, di questi tempi. Una disgrazia tira l&#8217;altra. Adesso che il Monte dei Paschi sta andando a gambe all&#8217;aria e non dà più dividendi alla Fondazione Mps, cadono come birilli, uno per uno, i pezzi pregiati del peculiare welfare senese. Ed ecco atterrare su piazza del Campo il nuovo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>A Siena non ne va bene una, di questi tempi. Una disgrazia tira l&#8217;altra. Adesso che il Monte dei Paschi sta andando<strong> a gambe all&#8217;aria</strong> e non dà più dividendi alla Fondazione Mps, cadono come birilli, uno per uno, i pezzi pregiati del peculiare welfare senese.</div><p>Ed ecco atterrare su piazza del Campo il nuovo presidente del Monte dei Paschi, <strong>Alessandro Profumo</strong>. Fermo ai box da un anno, dopo essere stato fatto fuori dall&#8217;Unicredit, credeva di dover solo rimettere insieme i cocci di una banca sfasciata. Invece sono arrivate le sorprese. Ieri ha dovuto sostenere una faticosa conferenza stampa convocata per presentarsi e caduta, invece, all&#8217;indomani della visita di 150 finanzieri in tutti i santuari del potere cittadino: la banca, a Rocca Salimbeni, la Fondazione a palazzo Sansedoni, il Comune a piazza del Campo. &#8220;<em>Non sapevo di questa inchiesta quando mi hanno proposto la presidenza</em>&#8220;, dice. Magari è la verità.</p><p>Certamente non ha avuto il mandato di fare pulizia, visto che è stato chiamato dal sindaco Franco Ceccuzzi e dal presidente uscente Giuseppe Mussari, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198074" target="_blank">sodali e responsabili del disastro</a>. E infatti Profumo si rifiuta ostinatamente di commentare l&#8217;operazione di acquisto della Banca Antonveneta, pagata nel 2007 9,3 miliardi di euro agli spagnoli del Banco Santander che pochi mesi prima l&#8217;avevano pagata 6,3. E&#8217; quello su cui indaga la procura di Siena, ma la cosa non interessa il presidente: &#8220;Mi chiedo quale sarebbe l&#8217;utilità di un&#8217;inchiesta interna sull&#8217;acquisizione dell&#8217;Antonveneta. Su questo voglio essere radicale: non abbiamo alcuna intenzione di guardare al passato&#8221;. Poi, per rafforzare il concetto che non è in cerca di guai, ripropone la teoria di Giuseppe Mussari secondo cui a Siena la massoneria non esiste. Alla domanda se arrivando tra le colline del Chianti avesse percepito segni di presenze e influenze massoniche ha risposto così: &#8220;Non faccio parte della massoneria, non me l&#8217;hanno mai chiesto. Non ne ho la più pallida idea. Potrò sembrare un pò Alice nel paese delle meraviglie ma sinceramente non so risponderle&#8221;. A questa attenzione a non rompere gli equilibri ha reagito ieri l&#8217;Italia dei Valori con un&#8217;interrogazione dei senatori Lannutti, Pancho Pardi, Borghesi ed Evangelisti, che chiede l<strong>&#8216;urgente commissariamento</strong> del Monte dei Paschi. L&#8217;imbarazzo di Profumo è utile a ritrarre il disastro senese. Quando il banchiere genovese descrive come un vantaggio il non essere condizionato dal passato, mentre illustra il Monte dei Paschi del futuro &#8211; oggi terza banca italiana &#8211; come un’umile banca regionale costretta a far quadrare i conti anche mollando per strada un po&#8217; dei 31 mila dipendenti, mette implicitamente sotto processo il modello Siena oggi al capolinea con le sue manie di grandezza.</p><p>Fa impressione che nel bilancio 2011 del Monte dei Paschi, nonostante i conti chiusi con un rosso di 4,7 miliardi, si vanti &#8220;l’ulteriore rafforzamento del tradizionale legame con le squadre sportive senesi, A.C. Siena e Mens Sana Basket&#8221;. Circenses. Nell&#8217;anno del disastro il Monte è riuscito a spendere 31 milioni per le sponsorizzazioni. Due giorni fa il senatore leghista Massimo Garavaglia ha fatto in Senato la seguente denuncia: &#8220;Nel momento in cui un istituto primario bancario non paga allo Stato gli interessi sui Tremonti-bond che ha ricevuto e dà 25 milioni di euro a una squadra di basket locale, probabilmente sarebbe il caso che il governo potesse far valere la sua voce, anche perché a casa nostra 25 milioni di euro, dati con effetto leva alle aziende, fanno 250-350 di milioni di prestiti alle aziende&#8221;. E adesso che ne sarà dello squadrone che ha all&#8217;attivo cinque scudetti consecutivi ed è in corsa per il sesto? Anche il<strong> Siena Calcio</strong> deve tutto al Monte dei Paschi, così come la famiglia Mezzaroma gestisce la squadra perché è stata la banca a chiedere il suo intervento &#8211; garantendo tutto il garantibile &#8211; per prendere il posto di un altro immobiliarista romano, Giovanni Lombardi Stronati.</p><p><strong>Siena forse ha vissuto al di sopra dei propri mezzi</strong>, sicuramente adesso non ha più i mezzi per vivere come prima. Emblematica la vicenda della Siena Biotech, società di ricerche nel campo medico farmaceutico, mantenuta dai finanziamenti della Fondazione Mps.</p><p>Pochi giorni fa tutti i 107 dipendenti (nella gran parte ricercatori, dicono, super specializzati) sono finiti in cassa integrazione. Ma la Fondazione, che negli ultimi dieci anni ha distribuito al cosiddetto territorio oltre un miliardi di euro, forse non avrà mai più un euro da dare alla Siena Biotech. E nemmeno all&#8217;Università, che quanto a sfascio è stata precorritrice. Dal 2003 al 2007, secondo le accuse del pm Antonino Nastasi, uno di quelli che adesso indaga sul Montepaschi, due rettori, Piero Tosi e Silvano Focardi, avrebbero scavato nei conti dell&#8217;ateneo un buco da 200 milioni di euro, gonfiando a dismisura gli organici. L&#8217;inchiesta sull&#8217;Università è destinata con tutta probabilità alla prescrizione, così come quella sull&#8217;Antonveneta, che si riferisce a fatti di quattro-cinque anni fa. Mentre per la mega inchiesta milanese sulla frode fiscale da oltre 3 miliardi di euro messa in piedi dalle maggiori banche italiane, e nella quale anche Profumo e Mussari sono indagati, è pronta la leggina salva-banchiere architettata dal governo Monti. Di tutti questi scandali quindi resteranno solo i conti del denaro sparito. E la nuova miseria senese.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/profumo-travolto-dallo-sfascio-sistema-siena/226709/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Siena, una Banca mangiata dalla politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/siena-una-banca-mangiata-dalla-politica/198074/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/siena-una-banca-mangiata-dalla-politica/198074/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Mar 2012 02:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[fiorentina]]></category> <category><![CDATA[Monte paschi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/siena-una-banca-mangiata-dalla-politica/198074/</guid> <description><![CDATA[“Viola merda!”, c’è scritto su un cartello riciclato dallo stadio. Per i senesi i viola sono gli odiati cugini della Fiorentina, ma stavolta Viola è il cognome di Fabrizio, il direttore generale del Monte dei Paschi di Siena che si è fatto approvare dal consiglio d’amministrazione la decisione di tagliare del 3 per cento il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Viola merda!”, c’è scritto su un cartello riciclato dallo stadio. Per i senesi i viola sono gli odiati cugini della Fiorentina, ma stavolta Viola è il cognome di Fabrizio, il direttore generale del Monte dei Paschi di Siena che si è fatto approvare dal consiglio d’amministrazione la decisione di tagliare del 3 per cento il costo del lavoro. E qui scatta una rivolta complicatissima da capire e da raccontare, come dimostra il fatto che anche il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, si è perso nel labirinto di una vicenda assurda. Ieri, infatti, i lavoratori del Monte dei Paschi hanno fatto il loro primo sciopero dal 1998 e sono arrivati a Siena da tutta Italia: hanno sfilato in 4 mila sotto la storica Rocca Salimbeni, sede della banca che esiste dal 1472. Il Ceccuzzi ha pensato bene di andare in piazza a dare la sua solidarietà agli scioperanti, ma al grido di “vergognati!” i rabbiosi lo hanno rispedito verso il suo ufficio in piazza del Campo. Il fatto è che il sindaco di Siena è anche il padrone del Monte, visto che nomina personalmente otto dei sedici membri del consiglio della Fondazione Mps, azionista di controllo della banca. La Fondazione a sua volta nomina i vertici della banca, poi il Monte dei Paschi sceglie al suo interno il sindaco. Anzi, sceglieva, da ventotto anni a questa parte, quando Siena ha avuto solo tre sindaci (Pierluigi Piccini, Vittorio Mazzoni della Stella e Maurizio Cenni), tutti funzionari del Monte ma anche ex segretari della Fisac Cgil, il sindacato dei bancari.</p><p>Ieri il Ceccuzzi, ex segretario dei Ds senesi ed ex deputato, eletto l’anno scorso al primo turno con il 57 per cento dei voti, ha sfogato la rabbia per la contestazione subita nel modo più prevedibile: “So che non sono gradito forse perché dopo 28 anni non sono un sindaco espressione del sindacato. Mi sembra paradossale però che dopo 28 anni si dia la colpa all&#8217;unico sindaco che non è del sindacato, in carica da dieci mesi”. E infatti Ceccuzzi ha ragione. Il Monte è sull’orlo del baratro, mentre la Fondazione c’è già finita dentro, per colpa di una piccola oligarchia cittadina di cui lui è solo un membro. C’è anche il presidente della Provincia Simone Bezzini, che nomina 3 dei sedici membri della Fondazione, c’è l’avvocato Giuseppe Mussari, prima presidente della Fondazione, poi della banca, piddino di osservanza dalemiana nonché compare di nozze di Ceccuzzi, adesso dimissionario ma presidente dell’Abi, l’associazione delle banche. E poi c’è Gabriello Mancini, presidente della Fondazione, piddino ma di estrazione democristiana, legatissimo ai potenti fratelli democristiani Monaci: Alberto è il presidente del consiglio regionale della Toscana, Alfredo è consigliere del Monte ma oggi sarà designato alla vicepresidenza, assieme al nuovo presidente Alessandro Profumo, ex Unicredit. Un club chiuso e trasversale che sa dare spazio a tutti gli amici se non creano problemi, destra e sinistra, Chiesa e mangiapreti. C’è anche tanta massoneria, ma non si può dire: ufficialmente a Siena non esiste, come ha certificato pubblicamente lo stesso Mussari. E mentre a Palermo non c’è la mafia, ma tanto traffico (direbbe Roberto Benigni) a Siena non c’è neppure il traffico perché è pedonalizzata.</p><p>Finché le cose sono andate bene nessuno li ha chiamati a rispondere di niente. Ma adesso non è più una partita tra senesi. Ieri sono venuti a protestare da tutta Italia contro i senesi sfruttatori. Su 31 mila dipendenti del gruppo Mps solo 3 mila stanno a Siena e provincia, gli altri 28 mila sparsi per la penisola. E solo i 3 mila senesi hanno partecipato alla grande abbuffata. Negli ultimi dieci anni la banca pagava sontuosi dividendi alla Fondazione (record nel 2008: 376 milioni), e questa inondava di soldi il cosiddetto territorio, cioè Siena. A spanne circa 110 milioni all’anno per dieci anni, 4000 euro per ciascuno dei 270 mila abitanti della provincia di Siena. Adesso la festa è finita, perché l’oligarchia ha fatto dei disastri inspiegabili. Mussari nell’autunno 2007 ha avuto la geniale idea di comprare la Banca Antonveneta per 10 miliardi di euro. Il Banco Santander l’aveva comprata pochi mesi prima per 6 miliardi, e a Rocca Salimbeni la notizia che era già esplosa la più grande crisi finanziaria mondiale di ogni tempo forse non era arrivata. Anzi, per non perdere l’affare i senesi comprano di corsa, senza nemmeno controllare bene i conti. Alcuni consiglieri comunali di opposizione notano che l’Antonveneta è arrivata con un tale buco patrimoniale che il Montepaschi l’ha dovuto compensare iscrivendo a bilancio come attivo la fantasiosa cifra di 7, 2 miliardi a titolo di “avviamento” (l’avviamento è la voce immateriale del patrimonio che dà un valore alle prospettive di reddito di un’azienda: allora il Monte Paschi, molto più grosso dell’Antonveneta, ne aveva un decimo, circa 700 milioni). Quando hanno comprato l’Antonveneta, un’azione del Monte valeva più di tre euro, oggi vale meno di 40 centesimi. Pagata 10 miliardi l’Antonveneta, dopo meno di cinque anni tutto il gruppo (Monte più Antonveneta più tutto il resto) vale in Borsa 2, 5 miliardi. Colpa della crisi, dicono i geni della finanza senese, come Sordi che diceva “a me m’ha rovinato la guerra”.</p><p>Ma la vera tragedia è la Fondazione. Il Monte aveva bisogno di ricapitalizzarsi per tamponare i disastri. E la Fondazione non doveva perdere il controllo della banca, sennò l’oligarchia perdeva tutto. Quindi il presidente della Fondazione, Mancini, ha prima venduto tutto il patrimonio diverso dalle azioni Mps per sottoscrivere le sue quote di aumento di capitale, poi ha addirittura fatto debiti per comprare azioni che non danno dividendo: come li ripaga? Infatti dopo sei mesi è già in sostanziale default, costretto a rinegoziare con le banche creditrici: ha un miliardo di debiti e possiede solo azioni del Monte per un miliardo di euro. La prospettiva per i senesi è agghiacciante: la Fondazione è finanziariamente morta, e in ogni caso il bengodi delle “erogazioni” è finito. L’oligarchia ha mandato in fumo in pochi anni quella decina di miliardi di euro che erano il patrimonio accumulato da una piccola e miracolosa città in secoli di gloria bancaria.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 17 marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/siena-una-banca-mangiata-dalla-politica/198074/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>ll premio d&#8217;oro di Tronchetti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/premio-doro-tronchetti/197171/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/premio-doro-tronchetti/197171/#comments</comments> <pubDate>Wed, 14 Mar 2012 12:35:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[bonus]]></category> <category><![CDATA[Marco Tronchetti Provera]]></category> <category><![CDATA[Martin Winterkorn]]></category> <category><![CDATA[pirelli]]></category> <category><![CDATA[stipendio]]></category> <category><![CDATA[Volkswagen]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197171</guid> <description><![CDATA[I numeri sono quelli che sono. La Volkswagen ha chiuso il 2011 con 160 miliardi di fatturato e 15,8 miliardi di utile. L’amministratore delegato Martin Winterkorn ha incassato 6 milioni di stipendio e 11 milioni di bonus. E a ciascuno dei 90 mila dipendenti è andato un premio di 7.500 euro. La Pirelli ha chiuso il 2011...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I numeri sono quelli che sono.</p><p>La <strong>Volkswagen </strong>ha chiuso il 2011 con 160 miliardi di fatturato e 15,8 miliardi di utile. L’amministratore delegato <strong>Martin Winterkorn</strong> ha incassato <strong>6 milioni di stipendio</strong> e 11 milioni di bonus. E a ciascuno dei 90 mila dipendenti è andato un premio di <strong>7.500 euro</strong>.</p><p>La<strong> Pirelli</strong> ha chiuso il 2011 con un fatturato di 5,6 miliardi di euro (un ventottesimo di quello Volkswagen) e un utile di 440 milioni (un trentaseiesimo di quello della casa automobilistica tedesca). Però il presidente e azionista di controllo della Pirelli, <strong>Marco Tronchetti Provera</strong>, ha pensato bene che darsi un premio in proporzione poteva apparire umiliante: avrebbe dovuto accontentarsi di 305 mila euro, un trentaseiesimo del premio di Winterkorn. E così si è assegnato un premio di <strong>14 milioni di euro</strong>, il 3 per cento dell’utile Pirelli.</p><p>Winterkorn ha avuto come premio lo 0,07 per cento dell’utile Volkswagen. Domanda: non sarà anche per questo che la Germania va meglio dell’Italia?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 14 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/premio-doro-tronchetti/197171/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>C&#8217;è ladro e ladro per gli industriali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/c-ladro-e-ladro-per-gli-industriali/192896/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/c-ladro-e-ladro-per-gli-industriali/192896/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:47:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Confindustria]]></category> <category><![CDATA[Marcegaglia]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/c-ladro-e-ladro-per-gli-industriali/192896/</guid> <description><![CDATA[L’idea di Emma Marcegaglia che il sindacato protegga “assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro” è opinabile, sicuramente offensiva ma abbastanza generica da risultare legittima. È sul piano della logica che la presidente della Confindustria delude. Le leggi che consentono all’azienda di famiglia di prosperare da decenni non vietano di licenziare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’idea di Emma Marcegaglia che il sindacato protegga “assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro” è opinabile, sicuramente offensiva ma abbastanza generica da risultare legittima. È <strong>sul piano della logica </strong>che la presidente della Confindustria delude. Le leggi che consentono all’azienda di famiglia di prosperare da decenni <strong>non vietano di licenziare ladri e assenteisti cronici</strong>. Alle volte l’applicazione delle leggi è imperfetta: per esempio sarebbe vietato agli operai di morire dentro gli stabilimenti siderurgici di casa Marcegaglia, però ogni tanto, purtroppo accade.</p><p>Ma alla signora Marcegaglia piace la <strong>scorciatoia decisionista</strong>. Il garantismo vale solo per i suoi amici imprenditori e manager che anche se condannati in tribunale (ladri veri, con tanto ti timbro giudiziario) se la cavano con il solito “sono certo che l’appello ribalterà il verdetto”. Per gli operai invece deve valere la giustizia sommaria del padrone: senza <strong>l’articolo 18</strong> sarà l’imprenditore, a suo insindacabile giudizio, a decidere chi è ladro e chi no. A che servono i giudici? Per esempio, alla Marcegaglia spa sarà l’amministratore delegato Antonio Marcegaglia, fratello di Emma, a decidere chi ha la<strong> moralità giusta </strong>per lavorare e chi no.</p><p>Ma se questo sistema rapido voluto dalla presidenza della Confindustria fosse stato già in vigore quattro anni fa, chi avrebbe giudicato <strong>Antonio Marcegaglia</strong>? Sì, perché il 28 marzo 2008 l’imprenditore mantovano ha patteggiato undici mesi di reclusione (pena sospesa) per corruzione: ha ammesso di aver pagato una tangente a un manager della società pubblica Enipower per aggiudicarsi un’ambita commessa. Fermo restando che una simile impresa sarebbe stata sanzionabile con il licenziamento anche in vigenza dell’articolo 18, il precedente illumina la filosofia di casa Marcegaglia: l’imprenditore è signore e padrone della vita dei suoi dipendenti, li assume, li giudica e li licenzia. Ma nessuno può giudicare loro, i padroni, che<strong> fanno tutto da soli</strong>: delinquono, confessano, patteggiano e si perdonano. E neppure vengono cacciati dalla Confindustria.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 22 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/c-ladro-e-ladro-per-gli-industriali/192896/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Telekom Serbia, la grana infinita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/telekom-serbia-la-grana-infinita/192331/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/telekom-serbia-la-grana-infinita/192331/#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Feb 2012 17:33:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Calunnia]]></category> <category><![CDATA[Clemente Mastella]]></category> <category><![CDATA[Igor Marini]]></category> <category><![CDATA[telekom serbia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/perch-nessuno-indaga-su-chi-muoveva-igor-marini/192331/</guid> <description><![CDATA[Igor Marini è dipinto dai giudici, che gli hanno dato dieci anni di galera, come un bugiardo patologico e compulsivo. Dopo anni di indagini, l’unico talento professionale che gli viene riconosciuto è la lettura della mano. L’onorevole Clemente Mastella ha autorevolmente testimoniato di averlo visto predire una prossima gravidanza a una donna convinta di essere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/igor-marini-mani-sporchedi-barbacetto-gomez-travaglio/169773/" target="_blank">Igor Marini</a></span></strong> è dipinto dai giudici, che gli hanno dato dieci anni di galera, come un bugiardo patologico e compulsivo. Dopo anni di indagini, l’unico talento professionale che gli viene riconosciuto è la lettura della mano. L’onorevole <strong>Clemente Mastella</strong> ha autorevolmente testimoniato di averlo visto predire una prossima gravidanza a una donna convinta di essere sterile. Cosa puntualmente accaduta, e sembra l’unica cosa vera che il sedicente conte sia riuscito a dire in anni di traversie giudiziarie.</p><p>Stiamo parlando del <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/caso-telekom-serbia-igor-marini-condannato-anni/169767/" target="_blank">caso Telekom Serbia</a></span></strong>. Marini è l’uomo che si inventò l’accusa a uomini politici del calibro di Romano Prodi, Lamberto Dini e Piero Fassino di aver incassato ricche tangenti sull’acquisto da parte di Telecom Italia del 30 per cento di Telekom Serbia. Dalle sue accuse sono nate due inchieste giudiziarie e soprattutto una commissione parlamentare d’inchiesta le cui grottesche vicende sono sembrate a tratti un remake di <em>Imputato alzatevi!</em>, capolavoro comico di Erminio Macario (1939, regia di Mario Mattoli): indimenticabile il giorno del maggio 2003 in cui due deputati, due poliziotti e un magistrato vanno con il conte Marini in Svizzera a recuperare le prove della corruzione e vengono arrestati e interrogati dalla polizia elvetica che li accusa di “spionaggio economico”.</p><p>Nelle motivazioni appena pubblicate della sentenza con cui il 10 novembre scorso Marini ha subito una pesante condanna per <strong>calunnia</strong>, il giudice Rosanna Ianniello si dichiara incredula di fronte al fatto che un simile personaggio abbia avuto tanto credito. Se non fosse bastata l’incredibile fantasia con cui accusava <strong>Romano Prodi </strong>di aver aperto un conto in Svizzera talmente segreto da chiamarlo “Mortadella” (forse per non dimenticarselo), a rendere insensate le 52 falsità fabbricate dal conte Marini era l’aritmetica: è stata fatta una commissione parlamentare d’inchiesta per accertare se veramente su un’operazione costata a Telecom Italia 893 milioni di marchi tedeschi fossero state pagate tangenti per 893 milioni di dollari (il dollaro valeva più del marco, quindi la tangente sarebbe stata, contrariamente a ogni legge della fisica superiore al prezzo pagato).</p><p>Del resto lo stesso difensore di Marini ha implicitamente ammesso la follia di tutta la vicenda chiedendo l’assoluzione del conte grazie all’articolo 49 del codice penale, che esclude la punibilità del reato in caso di “inidoneità dell’azione”: significa che uno può calunniare il prossimo in modo così <strong>idiota</strong>, cioè palesemente insensato, da non essere neppure punibile.</p><p>Il fatto è che i giudici hanno rigettato l’ipotesi della calunnia palesemente idiota. E come potevano del resto fare altrimenti, visto che sulle accuse di Marini e sui documenti falsi da lui sciorinati si è fatta anche una commissione parlamentare d’inchiesta e si è infiammata per anni la polemica sulla presunta <strong>corruzione </strong>di Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione europea?</p><p>E infatti il giudice Ianniello pone adesso un problema molto delicato.<strong> Due procure </strong>(Torino e Roma) e una <strong>commissione parlamentare d’inchiesta</strong> non hanno <em>“fatto luce sulle ragioni per le quali una persona che, con le sue truffe e le piccole appropriazioni di denaro, aveva difficoltà a garantire a sè e alla moglie un’esistenza dignitosa e che era estranea ad ambienti istituzionali”</em>, abbia combinato tutto quel pasticcio. <em>“È parso evidente”</em>, argomenta il giudice, <em>“che il Marini non abbia agito da solo e che egli non sia l’artefice unico di questa grande menzogna ma solo l’interprete di una trama ordita da altri (&#8230;) I <strong>mandanti </strong>del Marini sono però rimasti nell’ombra”</em>. È curioso che adesso nessuno si preoccupi di cercare i mandanti, anche se tanta apparente distrazione va forse spiegata con il momento politico.</p><p>Marini è stato condannato a dieci anni per calunnia il 10 novembre, due giorni prima della caduta del governo Berlusconi. Cioè nel momento in cui tutte le energie e le attenzioni del mondo politico erano puntate sulla nascita del governo di larga coalizione presieduto da <strong>Mario Monti</strong>. Adesso forse avrebbe un senso, in astratto, che il centro-sinistra chiedesse una nuova commissione d’inchiesta per scoprire chi ha mosso Marini, chi ha organizzato un’operazione grazie alla quale l’allora maggioranza parlamentare di centro-destra ha potuto mettere sotto assedio l’opposizione di centro-sinistra con quotidiane nuove rivelazioni sulla corruzione di questo o quel leader.</p><p>In concreto, però, questo sembra non poter accadere. Riesploderebbe lo <strong>scontro tra Pd e Pdl</strong>, che fino a tre mesi fa non mancavano di scambiarsi quotidiane reciproche accuse di corruzione e malaffare. Sarebbe sconveniente riproporre uno scenario simile tra due partiti oggi uniti nel sostegno al governo. Anche perché, secondo la tradizione della politica italiana, <strong>potrebbe anche cadere il governo</strong>.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 19 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/telekom-serbia-la-grana-infinita/192331/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Il pastore ferma il cemento a Capo Malfatano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/il-pastore-ferma-il-cemento-a-capo-malfatano/189725/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/il-pastore-ferma-il-cemento-a-capo-malfatano/189725/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:30:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[benetton]]></category> <category><![CDATA[Capo Malfatano]]></category> <category><![CDATA[Emma Marcegaglia]]></category> <category><![CDATA[Filippo Satta]]></category> <category><![CDATA[giorgio meletti]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Todde]]></category> <category><![CDATA[Maria Paola Morittu]]></category> <category><![CDATA[Ovidio Marras]]></category> <category><![CDATA[Renato soru]]></category> <category><![CDATA[Sitas]]></category> <category><![CDATA[speculazione edilizia]]></category> <category><![CDATA[teulada]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/il-pastore-ferma-il-cemento-a-capo-malfatano/189725/</guid> <description><![CDATA[“C’è un giudice a Cagliari”, potranno dire adesso i sardi, autentici e d’adozione, che per anni si sono battuti contro lo scempio edilizio di Capo Malfatano. Solo che il mugnaio di Potsdam a Berlino aveva ottenuto giustizia dal sovrano, Federico il Grande per l’esattezza. A Cagliari sono stati i magistrati del Tar della Sardegna a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Ovidio-Marras-piccola.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-189833" title="Ovidio Marras piccola" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Ovidio-Marras-piccola.jpg?47e3a5" alt="Ovidio Marras, il pastore che ha salvato Capo Malfatano in Sardegna" width="295" height="152" /></a>“C’è un giudice a Cagliari”</em>, potranno dire adesso i sardi, autentici e d’adozione, che per anni si sono battuti contro lo scempio edilizio di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sardegnaturismo.it/index.php?xsl=5&amp;s=222&amp;v=2&amp;c=45&amp;t=1" target="_blank">Capo Malfatano</a></span></strong>. Solo che il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/gennaio/13/giudice_Berlino_citazione_Brecht_co_8_110113017.shtml" target="_blank">mugnaio di Potsdam a Berlino</a></span> aveva ottenuto giustizia dal sovrano, Federico il Grande per l’esattezza. A Cagliari sono stati i magistrati del Tar della Sardegna a fermare una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Wv-FndNlRkM" target="_blank">speculazione terrificante</a></span> che da oltre dieci anni sembrava marciare spedita con il compiaciuto consenso del sovrano, il comune di Teulada, e la sospetta distrazione della Regione.</p><p>In un angolo di paradiso incontaminato, lungo la costa sud-occidentale dell’isola, tra Pula e Capo Spartivento, una variegata compagine di cavalieri del cemento come <strong>Silvano Toti</strong>, il gruppo <strong>Benetton </strong>e la <strong>Sansedoni</strong> (gruppo Montepaschi), stavano costruendo fino a ieri un insediamento turistico da 190 mila metri cubi, pari, se volete farvi un’idea, a dieci palazzi di dieci piani. A fine lavori la gestione del prestigioso “resort” era destinata alla Mita Resort di <strong>Emma Marcegaglia</strong>. Se il Consiglio di Stato confermerà la sentenza del Tar, arriverà l’ordine di demolizione di quanto edificato fino a oggi.</p><p>Al posto del mugnaio di Potsdam, in questa che sembra una favola per far restare i bambini a bocca aperta, c’è un pastore ultraottantenne, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.michelamurgia.com/di-cose-sarde/ambiente/ovidio-manifesto-del-terzo-coraggio" target="_blank">Ovidio Marras</a></span></strong>, che parla un sardo così coriaceo da dover essere sottotitolato nelle rare interviste televisive. Ovidio, che in spregio a Mario Monti ama il posto fisso, ha sempre praticato la pastorizia a Capo Malfatano. E davanti a casa sua c’è uno stradellino su cui vanta da sempre un diritto di compossesso. La <strong>Sitas </strong>dei suddetti imprenditori non se n’è fatta un problema, e sopra lo stradellino ha costruito un lussuoso albergo. Il pastore si è rivolto al Tribunale di Cagliari, sostenendo che non potevano costruire senza il suo permesso, e che lui il permesso non lo dava perché voleva continuare a fare la strada dritta anziché il giro largo seppure asfaltato. Il pastore Marras ha fatto un 700, come dicono i principi del foro, un ricorso d’urgenza di quelli con cui normalmente sono i grandi imprenditori a scambiarsi fendenti milionari. Ovidio, pur protestando in sardo, ha avuto ragione in italiano. I giudici hanno ordinato alla Sitas di demolire l’albergo e ripristinare lo stradellino del pastore.</p><p>Nel frattempo una militante di Italia Nostra, <strong>Maria Paola Morittu</strong>, fiancheggiata dal combattivo medico-scrittore <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Todde" target="_blank">Giorgio Todde</a></span></strong>, molto popolare in Sardegna, stava preparando un altro colpo di mortaio contro il cemento di Capo Malfatano. <em>“Quando ho visto per la prima volta i cantieri vicino alla spiaggia di Tuerredda, a ferragosto del 2010, mi sono venute le lacrime agli occhi”</em>, racconta adesso che ce l’ha fatta. Si è messa al lavoro utilizzando la sua laurea in giurisprudenza e ha convinto i vertici nazionali di Italia Nostra a impugnare davanti al Tar le delibere comunali e regionali alla base della cementificazione. Ieri è stata pubblicata la sentenza con la quale i giudici amministrativi hanno dato ragione a Italia Nostra, annullando quattro delibere chiave: una sentenza che rende di fatto abusivo tutto l’insediamento.</p><p>In effetti, scorrendo la sentenza, c’è di che rimanere esterrefatti. Nel 15 febbraio 2002 Sitas srl inviò all’assessorato per la Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna quattro distinte istanze di “verifica preliminare di compatibilità ambientale”, dividendo in quattro un intervento assai massiccio distribuito su 700 ettari di terreno a due passi dal mare. Il 18 settembre, dopo sei mesi di accurati studi, gli uffici della regione giunsero alla conclusione che per così poco non c’era certo bisogno della “valutazione d’impatto ambientale” (Via). E da lì seguirono le rapide autorizzazioni del comune di Teulada, abbagliato dalla prospettiva di <strong>arricchimento </strong>e dalla disponibilità di<strong> posti di lavoro</strong>. La lezione di un pioniere dell’ambientalismo come <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Cederna" target="_blank">Antonio Cederna</a></span>, tra i fondatori di Italia Nostra, a Teulada non era arrivata. Eppure trent’anni fa, proprio sul quotidiano <em>La Nuova Sardegna</em>, scrisse profeticamente che<em> “l’ambiente naturale non è una merce da barattare, ma un patrimonio prezioso da custodire”</em>. Una verità che il pastore Ovidio Marras sapeva già, i politici sardi un po’ meno.</p><p>Colpisce infatti che la marcia trionfale del cemento, a Capo Malfatano, sia proseguita nonostante i celebrati interventi a tutela del governatore <strong>Renato Soru</strong>, la nota legge “salvacoste” (2004) e il “piano paesaggistico” (2006): semplicemente i provvedimenti di Soru prevedevano una deroga per gli interventi sui quali era già stata approvata la convenzione urbanistica. Poco importa che la convenzione urbanistica venga prima delle verifiche ambientali e paesaggistiche: di fatto gli editti salvacoste di Soru furono scritti in modo da aprire un’autostrada per il cemento di Capo Malfatano, nonostante che in quel momento non un solo mattone fosse ancora stato posato.</p><p>L’avvocato di Italia Nostra che ha vinto la causa al Tar si chiama<strong> Filippo Satta</strong>. Suo padre, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Satta" target="_blank">Salvatore</a></span>, era il magistrato scrittore diventato celebre per il romanzo intitolato <em>Il giorno del giudizio</em>. Ieri è stato il giorno del giudizio per suo figlio, che vincendo al Tar ha scritto una pagina importante non solo per la Sardegna: i furbetti del cemento si possono fermare.</p><p><em><strong>Da Il Fatto Quotidiano dell&#8217;8 febbraio 2012</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/il-pastore-ferma-il-cemento-a-capo-malfatano/189725/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Evasione fiscale, Dolce&amp;Gabbana devono pagare 229 milioni di euro a Equitalia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/dolce-gabbana-pagano-229-milioni-a-equitalia/185423/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/dolce-gabbana-pagano-229-milioni-a-equitalia/185423/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[CAssazione]]></category> <category><![CDATA[Commissione tributaria]]></category> <category><![CDATA[Dolce&Gabbana]]></category> <category><![CDATA[Equitalia]]></category> <category><![CDATA[fiamme gialle]]></category> <category><![CDATA[Gado Sarl]]></category> <category><![CDATA[Luerti]]></category> <category><![CDATA[Pedio]]></category> <category><![CDATA[Piccardi]]></category> <category><![CDATA[Studio Tremonti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/dolce-gabbana-pagano-229-milioni-a-equitalia/185423/</guid> <description><![CDATA[I due stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana avevano forse creduto di averla fatta franca il primo aprile dell&#8217;anno scorso, quando il giudice per l&#8217;udienza preliminare di Milano, Simone Luerti, li aveva prosciolti dalle pesanti accuse di truffa ai danni dello Stato e dichiarazione infedele dei redditi per circa un miliardo di euro. Poi però...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_185554" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/dolce_gabbana_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-185554" title="dolce_gabbana_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/dolce_gabbana_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Gli stilisti Dolce&amp;Gabbana</p></div><p>I due stilisti <strong>Domenico Dolce</strong> e <strong>Stefano Gabbana</strong> avevano forse creduto di averla fatta franca il primo aprile dell&#8217;anno scorso, quando il giudice per l&#8217;udienza preliminare di Milano, <strong>Simone Luerti</strong>, li aveva prosciolti dalle pesanti accuse di truffa ai danni dello Stato e dichiarazione infedele dei redditi per circa un miliardo di euro. Poi però l&#8217;Agenzia delle Entrate ha messo a segno un secco uno-due che costerà carissimo ai due ben vestiti evasori. Prima la <strong>Corte di Cassazione</strong> ha annullato il proscioglimento di Luerti, rimandando il fascicolo a un altro Gup che dovrà ora valutare nuovamente la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero <strong>Laura Pedio</strong>. Poi è arrivata la severa pronuncia della Commissione tributaria provinciale di Milano: il tribunale fiscale ha dato ragione agli ispettori, ha respinto il ricorso degli stilisti e li ha condannati a pagare 343 milioni di euro.</p><p>In attesa dei successivi gradi del giudizio amministrativo, la legge obbliga al pagamento immediato di due terzi della sanzione: <strong>Dolce &amp; Gabbana </strong>riceveranno così nei prossimi giorni una cartella <strong>Equitalia </strong>da 229 milioni, e dovranno pagarla personalmente, perché l&#8217;accusa di evasione ha colpito proprio loro e non le società di cui sono proprietari. L&#8217;operazione contestata dal fisco è da manuale, al punto che la sua linearità non appare all&#8217;altezza della rinomata creatività dei due protagonisti. Fino al 2004 Dolce e Gabbana erano personalmente proprietari dei marchi del gruppo, che cedevano in uso alle società operative a fronte del pagamento di <em>royalties </em>variabili, comprese tra lo 0,5 per cento del fatturato per i profumi e il 2,5 per cento per abbigliamento e accessori. Queste <em>royalties </em>erano tassate come reddito personale dei due cittadini italiani, quindi assoggettate all&#8217;aliquota del 45 per cento.</p><p>Ma proprio nel 2004 i due hanno pensato bene di vendere i marchi a una società lussemburghese appositamente costituita, la <strong>Gado Sarl</strong>, che a sua volta ha stipulato il contratto per la licenzia d&#8217;uso dei marchi con l&#8217;italiana <strong>Dolce&amp;Gabbana srl</strong>. L&#8217;accordo, valido per dodici anni, prevedeva il pagamento di royalties pari a una percentuale del fatturato tra il 3 e l&#8217;8 per cento, ma con un minimo garantito di 54 milioni all&#8217;anno, destinato a crescere ogni anno non meno del 7 per cento. Il vantaggio fiscale è evidente. In primo luogo la tassazione lussemburghese per quelle <em>royalties </em>era del 4 per cento, anziché del 45 per cento pagato in Italia. In secondo luogo il livello delle <em>royalties </em>sale di colpo rispetto al livello pagato in precedenza ai due stilisti come persone fisiche, il che equivale a ottimizzare il trasferimento di reddito in Lussemburgo, visto che l&#8217;innalzamento delle <em>royalties </em>corrisponde con tutte evidenza a una riduzione degli utili (tassati) della Dolce&amp;Gabbana srl.</p><p>Gli occhi dell&#8217;Agenzia delle Entrate hanno messo a fuoco il prezzo di vendita dei marchi, fissato in 360 milioni di euro, e giudicato dagli ispettori del fisco troppo basso. A prima vista, pagare 360 milioni una cosa che ti rende almeno 54 milioni il primo anno (il 15 per cento del capitale), cifra crescente del 7 per cento annuo per i successivi 11 anni, sembra un ottimo affare. I due stilisti avevano fatto le cose in piena regola, con tanto di perizia della prestigiosa <em>Price WaterHouse Coopers</em>, che aveva valutato i marchi 355 milioni. Il difensore di Dolce e Gabbana, l&#8217;avvocato <strong>Lorenzo Piccardi</strong> dello studio ex <strong>Tremonti</strong>, ha negato che ci si trovasse di fronte al cosiddetto &#8220;abuso di diritto&#8221;, e ha difeso la correttezza dell&#8217;operato degli stilisti.</p><p>Una linea accolta dal Gup Luerti, che nel prosciogliere i due noti personaggi ha sostenuto che il reato non c&#8217;era perché tutto era stato fatto &#8220;alla luce del sole&#8221;. Ragionamento annullato dalla Cassazione e dalla stessa <strong>Commissione tributaria</strong>, che ha invece accolto la tesi dell&#8217;Agenzia delle Entrate: c&#8217;è abuso di diritto in quanto un&#8217;operazione in sé perfettamente trasparente e formalmente corretta è evidentemente finalizzata alla sola evasione delle tasse. I marchi infatti rimangono di proprietà delle stesse persone, e non si vede altra ragione del risparmio fiscale nella loro cosiddetta &#8220;esterovestizione&#8221;. Quindi, dicono i giudici del &#8220;tribunale fiscale&#8221;, &#8220;sono stati aggirati i principi costituzionali della capacità contributiva e dell&#8217;imposizione fiscale&#8221;, e &#8220;le operazioni sono state poste in essere senza che i contribuenti avessero addotto ragioni economicamente valide rispetto al semplice risparmio d&#8217;imposta&#8221;.</p><p>E la sentenza cita un pronunciamento della <strong>Cassazione </strong>secondo cui &#8220;il contribuente non può trarre vantaggi fiscali dall&#8217;utilizzo distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei a ottenere un risparmio fiscale, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l&#8217;operazione&#8221;. Segue il conto: il valore reale dei marchi non era, secondo la Commissione tributaria, di 360 milioni ma, secondo un semplice calcolo sulla sicurezza del reddito atteso, di 730 milioni. Da qui la sanzione: 343 milioni da pagare al fisco.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 21 gennaio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/dolce-gabbana-pagano-229-milioni-a-equitalia/185423/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Fassino &amp; Chiampa hanno una banca</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/fassino-chiampa-hanno-una-banca/184858/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/fassino-chiampa-hanno-una-banca/184858/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Jan 2012 13:15:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Compagnia San Paolo]]></category> <category><![CDATA[Intesa-San Paolo]]></category> <category><![CDATA[Piero Fassino]]></category> <category><![CDATA[Sergio Chiamparino]]></category> <category><![CDATA[Torino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/fassino-chiampa-hanno-una-banca/184858/</guid> <description><![CDATA[La promessa gliel’aveva fatta il sindaco di Torino Piero Fassino appena eletto, nel maggio scorso. E il suo predecessore Sergio Chiamparino, da allora alla ricerca spasmodica e vana di uno sbocco politico che l’ha portato finanche a bussare alla porta dell’ex emergente sindaco di Firenze Matteo Renzi, adesso passa all’incasso: “Sono stato contattato per la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La promessa gliel’aveva fatta il sindaco di Torino <strong>Piero Fassino</strong> appena eletto, nel maggio scorso. E il suo predecessore <strong>Sergio Chiamparino</strong>, da allora alla ricerca spasmodica e vana di uno sbocco politico che l’ha portato finanche a bussare alla porta dell’ex emergente sindaco di Firenze Matteo Renzi, adesso passa all’incasso: “Sono stato contattato per la presidenza della <strong>Compagnia di San Paolo</strong> e ho dato la mia disponibilità”. Ecco fatto.<br /> Se vi chiedete chi l’ha contattato, lasciate perdere. Certe cose non si dicono. Il bravo politico-banchiere dev’essere un <strong>eccellente dissimulatore</strong>. Per dire, fino a poche settimane fa Chiamparino faceva finta di non volerne sapere della Compagnia: “Il mondo è già pieno di banchieri che non sanno fare il loro mestiere”, diceva, forse preparando il colpo di scena, la sorpresa: il politico che crede di saper fare il banchiere. Del resto funziona così il galateo opaco delle Fondazioni bancarie, giuridicamente enti privati, di fatto <strong>ultimo tesoretto a disposizione della casta</strong>, che difende con le unghie e con i denti il potere di fare i suoi comodi con quei 50-60 miliardi di patrimonio. Sarebbero soldi pubblici, e farebbero tanto comodo a uno Stato costretto a tagliare le pensioni, ma non c’è niente da fare.</p><p><strong>Guai a chi tocca l’autonomia delle Fondazioni</strong>. Che nel caso della Compagnia San Paolo funziona così: dei 21 membri del consiglio d’amministrazione il comune di Torino ne nomina due, eppure, per prassi, tradizione e convenzione tacita, comanda. Il presidente della Compagnia lo sceglie il sindaco, e tutti i 21 consiglieri, grati di aver avuto la poltrona (chi dal comune di Genova, chi dalla regione Piemonte, chi dall’Accademia dei Lincei, chi dall’Unione Europea, e via dicendo) alzano la manina. Stavolta però Chiamparino abbatte il muro del suono: <strong>ci va lui direttamente</strong>, facendosi prescegliere dall’amico-nemico Fassino. Potrebbe sembrare una farsa municipale se non fosse preceduta da una tragedia nazionale.</p><p>La Compagnia di San Paolo è il primo azionista della prima banca italiana, <strong>Intesa Sanpaolo</strong>, con il 10 per cento delle azioni. E fa una certa impressione constatare che negli ultimi anni il contributo di Chiamparino al governo del gigante del credito, come tutte le banche sull’orlo di un abisso chiamato crisi finanziaria mondiale, sia stata la difesa dei coefficienti di torinesità della banca. Avete letto bene: <strong>torinesità</strong>. Chiamparino è affezionato alla Compagnia di San Paolo e ad altre cose torinesi come la Fiat e le partite a scopone con Sergio Marchionne per distrarsi un po’ tutti insieme tra una chiusura di stabilimento e una perdita di quote di mercato. Nel 2004 ha voluto alla presidenza della Compagnia l’avvocato dell’Avvocato, Franzo Grande Stevens. Nel 2008 ha scelto Angelo Benessia, ex consigliere Fiat. Adesso i salotti trasversali torinesi sono stufi di Benessia, perché (indovinate?) non si è fatto valere con i “milanesi”, che poi erano il bresciano Giovanni Bazoli (presidente di Intesa), il comasco amministratore delegato Corrado Passera, il lecchese Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, secondo azionista della banca dopo la San Paolo.</p><p>Il problema di Chiamparino è che Intesa Sanpaolo è nata dalla fusione della milanese Intesa e della torinese Imi-Sanpaolo, nata a sua volta dalla fusione della torinese San Paolo con la romana Imi. Banche gigantesche, di livello internazionale alle quali però giustamente uno come Chiamparino guarda la targa, perché<strong> i mercati globali sono chiacchiere</strong>, mentre chi comandano sono i politici locali. E così quando ci fu la fusione, nel 2007, il numero uno Passera entrò in rotta di collisione con il numero due Pietro Modiano, che veniva dal Sanpaolo, ma era l’unico vero milanese al vertice. Il sindaco di Torino, con l’occhio ai mercati internazionali, tuonò: “Il siluramento di Modiano verrebbe vissuto come un atto ostile alla città”. Nientemeno. Modiano infatti, benché milanese, e blasonato per la discendenza dalle carte da gioco, fu cacciato dai milanesi. Per riscattare lo scorno, Chiamparino mise in pista per la presidenza del consiglio di sorveglianza l’ex ministro <strong>Domenico Siniscalco</strong>, lanciandolo così: “Ho cercato un nome che avesse i quarti di professionalità e di torinesità utili per non lasciare la palla in mano ai milanesi”.</p><p>Lui parla così. Anche Siniscalco è stato abbattuto, e ha devoluto la sua torinesità alla Morgan Stanley. Adesso l’ex sindaco vuole andare in prima persona a <strong>cantargliela ai milanesi</strong>. Ma a Torino, dove come in ogni paesone preferiscono l’odio intestino a quello per i milanesi, qualcuno teme che alla fine si limiti a usare la Fondazione, impoverita dalla crisi bancaria, come <strong>Bancomat per il comune</strong>, pure impoverito, del suo grande elettore Fassino.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 19 Gennaio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/fassino-chiampa-hanno-una-banca/184858/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Cofferati: &#8220;Il Pd deve stare attento alle scorciatoie liberiste&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/pd-attento-alla-scorciatoia-liberista/181405/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/pd-attento-alla-scorciatoia-liberista/181405/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[Cofferati]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/pd-attento-alla-scorciatoia-liberista/181405/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Stiamo assistendo a una pericolosa distorsione ottica. Oggi il problema dell’Europa e dell’Italia è creare occupazione attraverso la crescita economica, non stimolare lo sviluppo con nuove regole del mercato del lavoro”. Sergio Cofferati, ex leader della Cgil e oggi europarlamentare del Pd, guarda con preoccupazione al cammino del governo Monti. “Siamo in una fase drammatica...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_176197" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/cofferati-interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-176197" title="cofferati interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/cofferati-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati</p></div><p>&#8220;Stiamo assistendo a una pericolosa distorsione ottica. Oggi il problema dell’Europa e dell’Italia è creare occupazione attraverso la crescita economica, non stimolare lo sviluppo con nuove regole del mercato del lavoro”. <strong>Sergio Cofferati</strong>, ex leader della <strong>Cgil</strong> e oggi europarlamentare del Pd, guarda con preoccupazione al cammino del governo Monti. “Siamo in una fase drammatica di calo dell’economia di tutti i Paesi europei, addirittura di recessione in Italia, con previsioni negative per il 2012 per la stessa Germania. E ci si perde dietro l’illusione della scorciatoia liberista”.</p><p><strong>Di quale scorciatoia parla?<br /> </strong>Di fronte a un dramma non più incombente ma in atto, con disoccupazione e povertà che crescono, con questo dramma che si sta consumando sotto i nostri occhi, invece di dedicare attenzione alle azioni necessarie per rovesciare la tendenza, c&#8217;’è una concentrazione carica di forzature ideologiche sui temi del mercato del lavoro. L’illusione è che flessibilizzare ciò che è già flessibile possa ridare stimolo all’economia.<br /> <strong>Un mercato del lavoro più flessibile non incoraggia le imprese ad assumere?</strong><br /> Abbiamo 46 modelli di rapporto di lavoro, il mercato più flessibile del mondo. Un’impresa non assume non per la rigidità delle regole ma perché non ha bisogno di produrre. Di questo dovremmo discutere. Come si crea nuova occupazione? Con un&#8217;’antica e solida politica keynesiana, per la quale servono investimenti robusti, pubblici e privati, e incentivi ai consumi. Invece si tagliano i redditi bassi.<br /> <strong>Si riferisce all’indicizzazione delle pensioni?</strong><br /> Certo. Un pensionato non ha modo di recuperare potere d’acquisto. Se gli togli la rivalutazione, il valore della pensione diminuirà anno dopo anno. Lo condanni a un calo irreversibile del tenore di vita.<br /> <strong>Anche Massimo D&#8217;Alema ha notato che non siamo più negli anni ’ 70, quando c’era “un eccessivo potere sindacale”.<br /> </strong>Ho ricordi diversi. Negli anni ’ 70 il sindacato aveva problemi enormi, c’era la crisi petrolifera, il ridimensionamento irreversibile di chimica e siderurgia con migliaia e migliaia di persone espulse dal lavoro, fu una fase difficilissima. Inventammo la cassa integrazione e i prepensionamenti come strumenti di difesa transitoria del lavoro, che però esisteva. Il primo accordo sui prepensionamenti l’ho firmato anche io, alla Pirelli nel 1973. La prima cassa integrazione straordinaria l’abbiamo fatta nello stesso anno per la Montefibre. Erano strumenti per un sistema produttivo che non c’è più, oggi il mondo del lavoro è più frammentato. Servono strategie nuove, ma questo governo non mostra nemmeno un barlume.<br /> <strong>Che cosa proporrebbe?<br /> </strong> L’Europa ha cominciato a indicare strumenti. Gli eurobond aiuterebbero i Paesi in difficoltà, ma aiuterebbero anche la capacità di investire. La Tobin Tax, sulle transazioni finanziarie, genererebbe risorse. E non capisco perché non si faccia una patrimoniale da destinare esclusivamente agli investimenti pubblici, fondamentali per trainare gli investimenti privati.<br /> <strong>Queste posizioni vengono stigmatizzate come “arroccamento”. Non c’è un problema politico?</strong><br /> Sì, c’è un problema politico. Se la priorità è lo sviluppo ci vogliono risorse, decidiamo dove prenderle. La Tobin Tax è efficace se applicata in tutti i Paesi europei, perché l’Italia non si batte in Europa per adottarla? La patrimoniale è invece questione nazionale: facciamola.<br /> <strong>Il Pd non sembra su queste posizioni.</strong><br /> Il Pd dovrebbe fare questa scelta. Sennò si torna a una discussione vecchia sul mercato del lavoro in una situazione storica nuova che rende addirittura paradossale la discussione stessa. Finiamo per dare un messaggio negativo rispetto alle aspettative di aiuto sulla tutela del reddito e sulla ricerca del lavoro. Dovremmo invece iniziare a discutere seriamente sull’ammortizzatore totale, il reddito minimo di cittadinanza.<br /> <strong>Su questi temi la discussione anche dentro il Pd non sembra molto accesa.</strong><br /> La discussione c’è, basta vedere come è stato preso di mira dall’interno il responsabile economico Stefano Fassina. Ma ricordo che pochi mesi fa il Pd ha fatto a Genova una conferenza nazionale sul lavoro, e nei documenti conclusivi c’erano scritte cose molto lontane da quelle che annuncia il governo.<br /> <strong>Che però oggi non sono al centro dell’agenda politica.</strong><br /> No. E vedere un governo che apre la disputa sul mercato del lavoro fa un po ’ impressione. Ripeto, l’illusione è che con il liberismo si rimette in moto il meccanismo incontrando meno resistenza. E invece credo che le resistenze saranno molto forti, e comunque non si rimette in moto nulla. Immagino che ci sarà un problema politico.<br /> <strong>Vuol dire che il cammino del governo Monti è in pericolo?</strong><br /> La cruna dell’ago è stretta stretta, le forze politiche hanno imboccato un cammino difficile, ci sono cose che non possono fare a dispetto delle sacrosante ragioni delle persone che rappresentano. Qui non si parla di privilegi, la cosa è pesante e ruvida, si chiama lavoro, o ce l’hai o non ce l’hai. Gli ammortizzatori o ce li hai o non ce li hai. Il passaggio chiave è che se il governo punta solo al mercato del lavoro il rischio di involuzione del quadro politico è altissimo.</p><p><strong>da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 4 gennaio 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/pd-attento-alla-scorciatoia-liberista/181405/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Incalza, il vero intoccabile dell&#8217;alta velocità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/incalza-il-vero-intoccabile-dellalta-velocit/179298/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/incalza-il-vero-intoccabile-dellalta-velocit/179298/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Dec 2011 15:19:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alta velocità]]></category> <category><![CDATA[Angelo Zampolini]]></category> <category><![CDATA[corrado passera]]></category> <category><![CDATA[Ercole Incalza]]></category> <category><![CDATA[grandi opere]]></category> <category><![CDATA[Intesa Sanpaolo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/incalza-il-vero-intoccabile-dellalta-velocit/179298/</guid> <description><![CDATA[Il suo avvocato, Titta Madia, lo considera un campione di slalom processuale: “Per lui ci sono stati 14 proscioglimenti e mai una condanna. Un vero e proprio recordman”, ha detto con orgoglio. È vero che alcuni decisivi proscioglimenti sono stati per prescrizione, e che tra le prescrizioni c&#8217;è anche quella nel processo in cui era...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il suo avvocato, <strong>Titta Madia</strong>, lo considera un campione di slalom processuale: “Per lui ci sono stati 14 proscioglimenti e mai una condanna. Un vero e proprio recordman”, ha detto con orgoglio. È vero che alcuni decisivi proscioglimenti sono stati per prescrizione, e che tra le prescrizioni c&#8217;è anche quella nel processo in cui era accusato di aver fatto arrivare soldi al magistrato per agevolare l&#8217;archiviazione. Ma il vero record di <strong>Ercole Incalza</strong>, 67 enne ingegnere di Brindisi, non va rintracciato nei quindici anni di performance giudiziarie, quanto nell&#8217;essere il più intoccabile degli intoccabili. <strong>Il suo potere sui grandi cantieri dell&#8217;alta velocità </strong>si conserva intatto dagli anni &#8216; 80, quando fu portato al vertice del ministero dei Trasporti dallo storico leader della “sinistra ferroviaria” il socialista <strong>Claudio Signorile</strong>. Dopo 25 anni, Incalza figura ancora nei ranghi del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti come capo della Struttura tecnica di missione, in pratica il braccio destro del ministro <strong>Corrado Passera </strong>e del viceministro <strong>Mario Ciaccia</strong>, che vogliono dare impulso ai nuovi cantieri ferroviari come già facevano ai dai vertici della banca <strong>Intesa Sanpaolo</strong>.</p><p><strong>Dire Incalza e dire alta velocità è la stessa cosa</strong>. Nel 1991, quando fu fondata la Tav, controllata Fs per la realizzazione delle nuove linee veloci, lasciò il ministero per diventarne amministratore delegato. Accanto a Lorenzo Necci, fu l&#8217;artefice dell&#8217;affidamento senza gara ai tre “general contractor” (Iri, Eni e Fiat) del gigantesco appalto. Sosteneva di aver trovato il sistema di far costruire tutto con il “contratto chiavi in mano”, a prezzo bloccato, e senza possibilità di contenzioso. “Hanno avuto tutto il tempo per compiere rilevamenti e studi: se poi li hanno sbagliati, che siano loro a pagare”, diceva dei costruttori nel 1992. Il costo dell&#8217;alta velocità, dai 30 mila miliardi di lire iniziali, è cresciuto solo fino a 180 mila: sei volte.</p><p>Nel maggio 1993, quando i principali costruttori italiani erano in galera a causa dell&#8217;inchiesta <strong>Mani Pulite</strong>, Incalza dichiarava risoluto a <em>la Repubblica</em>: “A quanto ci risulta, fino ad oggi, per quanto riguarda l&#8217;alta velocità solo Papi (per Cogefar-Impresit) e cooperative avrebbero ammesso di aver pagato tangenti. Queste imprese usciranno dal novero delle aziende impegnate con noi”. Due imprecisioni in una sola frase. La prima è che dalla Cogefar-Impresit è nata l&#8217;Impregilo che non ha mai smesso di fare il bello e il cattivo tempo nell&#8217;alta velocità. La seconda è che negli stessi giorni stava partendo a Roma un&#8217;inchiesta sul grande affare Tav, proprio a carico di Incalza.</p><p>Il quale, a fine &#8216; 96, travolto da un’altra inchiesta, quella della procura della Spezia che portò in carcere Necci, si dimise dalla Tav, e rimase con due inchieste da fronteggiare. Il sostituto procuratore di Roma Giorgio Castellucci, che indagava Incalza per abuso d&#8217;ufficio, si distinse per ripetute richieste di archiviazione puntualmente re-spinte dai Gip. Fino a che i magistrati di Perugia lo arrestrarono il 7 febbraio 1998, accusandolo di essersi fatto corrompere insieme all&#8217;altro magistrato romano Renato Squillante. Lo stesso giorno furono arrestati anche i presunti corruttori: Necci, Incalza e Chicchi Pacini Battaglia. Secondo le accuse dei pm, per tenersi buoni Castellucci e Squillante, avevano dato congrue consulenze a tre avvocati vicini ai due magistrati romani: Astolfo Di Amato, Fiorenzo Grollino e Marcello Petrelli, anche loro arrestati lo stesso giorno.</p><p>L&#8217;inchiesta proseguì faticosamente, in parallelo con una terza, quella genovese per i lavori preparatori proprio del Terzo valico, in cui Incalza venne coinvolto nel 1996. Mentre l&#8217;avvocato Madia gestisce l&#8217;intricata matassa processuale, il potente ingegnere riprende a tessere la tela del suo potere al ministero delle Infrastrutture. Eccolo di nuovo in sella nel 2001, a fianco del nuovo ministro berlusconiano Pietro Lunardi, in prima linea con la sua Rocksoil nella realizzazione delle gallerie dell&#8217;alta velocità: il fornitore di Incalza chiama il manager sotto processo a capo della segreteria tecnica del dicastero.</p><p><strong>E dove non arriva la bravura degli avvocati ci pensa la legge Cirielli</strong>. Il 6 febbraio 2006 arriva la prescrizione per il processo di Genova, che così salva, oltre a Incalza, anche il manager del gruppo Gavio Bruno Binasco (già protagonista di Mani pulite, oggi di nuovo alla ribalta come indagato nel caso Penati), ancora impegnato nel Terzo valico.</p><p>Meno di un anno dopo, nel gennaio 2007, la prescrizione chiude anche il processo di Perugia per corruzione in atti giudiziari, e insieme a Incalza si trovano prosciolti i magistrati Castellucci e Squillante.</p><p>Ma Incalza non ha finito di soffrire. Nel maggio 2010 i magistrati che indagano sulla Cricca scoprono che il famoso architetto <strong>Angelo Zampolini</strong>, quello che pagò la casa di Scajola all&#8217;insaputa del beneficiario, nel 2004 aveva contribuito con 520 mila euro in nero all&#8217;acquisto di un appartamento da parte del genero di Incalza, Alberto Donati. Incalza non fa una piega. Si dichiara estraneo ai fatti e consegna ad <strong>Altero Matteoli</strong>, successore di Lunardi, una lettera di dimissioni. Matteoli comunica la sua decisione: &#8220;Ci ho parlato, ho respinto le dimissioni, resta là&#8221;. Così Passera e Ciaccia ce l&#8217;hanno trovato, e sono contenti: con uno così le grandi opere, per inutili che siano, vanno col turbo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 22 dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/22/incalza-il-vero-intoccabile-dellalta-velocit/179298/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quando il prof. Monti critica il sen. Monti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/quando-il-prof-monti-critica-il-sen-monti/178148/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/quando-il-prof-monti-critica-il-sen-monti/178148/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Dec 2011 08:30:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[critiche]]></category> <category><![CDATA[finanziaria]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/quando-il-prof-monti-critica-il-sen-monti/178148/</guid> <description><![CDATA[Il presidente del Consiglio Mario Monti, da economista lungimirante qual è, aveva già aspramente criticato la sua manovra finanziaria con mesi di anticipo, scrivendo sul Corriere della Sera. Ecco le prove. Poveri ceti medi “Le misure adottate, che potrebbero ben chiamarsi ‘ tassa per i ritardi italiani malgrado l&#8217;Europa ’ e non certo ‘ tassa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente del Consiglio Mario Monti, da economista lungimirante qual è, aveva già aspramente criticato <strong>la sua <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/napolitano-sacrifici-anche-meno-abbienti-fiducia-iniziata-discussione-alla-camera/177972/" target="_blank">manovra finanziari</a>a </strong>con mesi di anticipo, scrivendo sul <em>Corriere della Sera</em>. <strong>Ecco le prove</strong>.</p><p><strong>Poveri ceti medi</strong><br /> “Le misure adottate, che potrebbero ben chiamarsi ‘ tassa per i ritardi italiani malgrado l&#8217;Europa ’ e non certo ‘ tassa dell&#8217;Europa’, non hanno potuto essere studiate con il dovuto riguardo all&#8217;equità e gravano particolarmente sui ceti medi. (14 agosto 2011).</p><p><strong>Crescita penalizzata</strong>.“Nelle decisioni imposte dai mercati e dall&#8217;Europa, tendono a prevalere le ragioni della stabilità rispetto a quelle della crescita. Gli investitori, i governi degli altri Paesi, le autorità monetarie sono più preoccupati per i rischi di insolvenza sui titoli italiani, per il possibile contagio dell&#8217;instabilità finanziaria, per l&#8217;eventuale indebolimento dell&#8217;euro, di quanto lo siano per l&#8217;insufficiente crescita dell&#8217;economia italiana”. (7 agosto 2011).</p><p><strong>Rapporto deficit-pil</strong>. “Altrimenti, un governo può forse vincere la battaglia del numeratore ma, a causa della rivincita del denominatore, è il Paese intero che perde. Il concetto dovrebbe essere alla portata anche dei non economisti”. (3 luglio 2011)<br /> <strong><br /> Berlusconi, quasi quasi&#8230;</strong> “Certo si può dire che la reazione di cui ha dato prova l&#8217;Italia è stata davvero notevole. Tanto più in un Paese nel quale pochi avrebbero scommesso di vedere una reazione così mentre molti hanno in effetti ‘ scommesso’, muovendo i loro fondi contro l&#8217;Italia, che questa reazione non ci sarebbe stata”. (14 luglio 2011).</p><p><strong>Equità</strong>. “È di importanza vitale per l&#8217;Italia far aumentare la produttività complessiva dei fattori produttivi, la competitività e la crescita; e ridurre le disuguaglianze sociali”. (14 luglio 2011)</p><p><strong>Concertazione.</strong> “Più modesto, ma più pressante è il compito di avere una visione su come l&#8217;Italia possa conquistare più competitività, più crescita, più equità; di coinvolgere in un tale progetto le forze economiche, sociali, culturali e politiche”. (3 luglio 2011)<br /> <strong><br /> Costi della politica. </strong>“Poco viene fatto per ridurre, subito e in misura significativa, il peso sull&#8217;economia e sulla società italiana degli esorbitanti costi del sistema politico, peraltro scarsamente produttivo in termini di decisioni prese tempestivamente per la crescita del Paese”. (3 luglio 2011)</p><p><strong>Liberalizzazioni.</strong> “Il 21 gennaio il governo Papandreou ha adottato una riforma di quelle che i Greci chiamano correttamente le ‘ professioni chiuse ’ e noi pudicamente le ‘ professioni liberali’. La riforma consiste nell’abolizione, per tutte le professioni, delle tariffe minime, del numero chiuso, delle restrizioni territoriali e del divieto di farsi concorrenza con la pubblicità”. (6 febbraio 2011)</p><p><strong>Domanda e offerta.</strong> “Si proclama il ritorno a Keynes, ma si esita a spingere in misura adeguata la domanda nell’unica fase degli ultimi sessant’anni in cui ciò sarebbe veramente necessario. Si preferisce sostenere l&#8217;offerta, bloccando così il processo schumpeteriano della ‘ distruzione creatrice ’ con sussidi a settori e imprese che sono in difficoltà anche perché non si sono ristrutturati a sufficienza”. (8 febbraio 2009)</p><p><strong>Consenso.</strong> “La crescita sana e durevole si ottiene spiegando ai cittadini e ai mercati la politica economica alla quale il governo intende attenersi, mantenendola nel tempo e rendendola così credibile”. (1 maggio 2011)</p><p><strong>Rigore?</strong> “Un rinnovato impegno sul fronte delle riforme strutturali permetterebbe anche di praticare una politica di bilancio più incisiva contro la crisi, senza che i mercati finanziari vi vedano un ritorno all&#8217;indisciplina e penalizzino i titoli italiani”. (08 febbraio 2009)</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 17 dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/quando-il-prof-monti-critica-il-sen-monti/178148/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I pizzini di Geronzi al potere d&#8217;Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/11/i-pizzini-di-geronzi-al-potere-ditalia/176531/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/11/i-pizzini-di-geronzi-al-potere-ditalia/176531/#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Dec 2011 11:35:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Assicurazioni Generali]]></category> <category><![CDATA[Cesare Geronzi]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[Crac Cirio]]></category> <category><![CDATA[giorgio meletti]]></category> <category><![CDATA[pizzini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/i-pizzini-di-geronzi-al-potere-ditalia/176531/</guid> <description><![CDATA[Cinque anni per il crac Parmalat, quattro per il crac Cirio. Fino a pochi mesi fa Cesare Geronzi era presidente delle Assicurazioni Generali e uno degli uomini più potenti d’Italia. Nel potere finanziario era lui che dava le carte. Poi l’hanno cacciato dalle Generali e hanno cominciato a dargli anni di galera. Per sfogare il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cinque anni per il crac Parmalat, quattro per il crac Cirio. Fino a pochi mesi fa <strong>Cesare Geronzi</strong> era presidente delle Assicurazioni Generali e uno degli uomini più potenti d’Italia. Nel potere finanziario era lui che dava le carte. Poi l’hanno cacciato dalle Generali e hanno cominciato a dargli anni di galera. Per sfogare il rancore dello sconfitto approfitta del <em>Corriere della Sera</em>, giornale di cui ha consacrato più di un direttore, e si concede <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/politica/11_dicembre_09/cuccia_bilanci_berlusconi_cazzullo_b68137f4-2241-11e1-90ea-cfb435819ac4.shtml" target="_blank">un’intera pagina d’intervista</a></span>. Accompagnato dalle domande che non chiedono di Aldo Cazzullo, Geronzi scodella nove-pizzini-nove classificabili come avvertimenti, minacce o vendette.</p><p>1) <strong>Avvertimento</strong>. <em>“La massoneria conta, forse conta molto, ed è spesso segnalata come protagonista di snodi più importanti di settori politici e finanziari”</em>. A una simile affermazione Cazzullo fa seguire solo la sua firma perché lo spazio è terminato. Uno almeno poteva chiedergli “a che cosa si riferisce?” o altre domande curiose benché rispettose. E invece niente. Che cosa vuol dire Geronzi? Denuncia i poteri forti e occulti come un indignado qualsiasi? Forse vuol solo ricordare a chi lo crede sconfitto che lui conosce sempre l’indirizzo di chi conta.</p><p>2) <strong>Minaccetta</strong>. Einfatti, risalendo per le colonne di piombo dell’intervista, ecco un altro speculare avvertimento. Quanto conta oggi il Vaticano nella finanza? “Poco o niente”. E il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi? “E ’ un personaggio ritenuto preparato, che si è particolarmente esercitato nella demografia”. Gli deve stare sulle scatole.</p><p>3) <strong>Minaccia</strong>. L’ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, finito nei guai con le inchieste sulla Cricca, l’ha accusato per il crac Cirio. “Un uomo – pennella Geronzi – che poi i fatti hanno dimostrato come e quanto fosse inadeguato”. E qui Cazzullo gli legge nel pensiero e chiede: “Un uomo accusato di essere il terminale giudiziario di un gruppo d’interessi privati. E ’ così?”. Mi hai tolto le parole di bocca, pensa l’ex banchiere, bravo Cazzullo, come hai fatto a indovinare? Poi ci mette il carico: “Di un gruppo di interessi privati, e forse anche di qualche membro istituzionale”. Nell’estasi del linguaggio allusivo, il duo non spiega cosa intenda per “membro istituzionale”, che solo a pensarci uno diventa rosso. Ma Cazzullo lo sa, e chiede: “Quale membro istituzionale?”. Geronzi non risponde. Cazzullo non insiste.</p><p>4) <strong>Avvertimento</strong>. “Cos’è successo davvero alle Generali?”, chiede l’intervistatore. Risponde la sfinge di Marino: “Verrà il momento in cui parlerò della mia vicenda ‘ sine ira ac studio, e non è detto che questo momento sia molto lontano”. Questa è per Nagel di Mediobanca e per Diego Della Valle, gli organizzatori del complottone per farlo fuori. Noi che non c’entriamo attendiamo con curiosità che Geronzi parli, ma senza illuderci che lo faccia.</p><p>5) <strong>Vendetta</strong>. “Fu un errore la guerra a Vincenzo Maranghi?”. (Maranghi era il capo di Medio-banca, Geronzi lo fece fuori e ne prese il posto). Geronzi spiega che Maranghi era un autocrate e stava svendendo Mediobanca ai francesi. Maranghi non può replicare perché è morto.</p><p>6) <strong>Avvertimento con vendetta</strong>. Geronzi rivendica di aver salvato la Fininvest di Berlusconi portando in Borsa Mediaset nel 1996. Silvio se ne ricordi. Enrico Cuccia, boss di Medio-banca, disse a Geronzi che B. non si poteva salvare, perché i suoi bilanci “sono falsi”. Cuccia riteneva di nessuna solidità l’attività televisiva di B. e qui Geronzi si rivolge benevolo a Cazzullo: “Lascio a lei valutare a che punto fosse l’evoluzione del pensiero di Mediobanca”. Cazzullo valuta in silenzio. Anche Cuccia è morto.</p><p>7) <strong>Minaccetta</strong>. “L’idea che io sia stato un banchiere politico è una leggenda metropolitana”. Ma … “Tra i clienti finanziati c’erano, per esempio, il Pci e l’Unità. Dovetti farmi carico dell’operazione di salvataggio dei crediti”. E con chi trattava? “Con D’Alema e Fassino, con cui ho sempre avuto un ottimo rapporto”. E spero di continuare ad averlo, vero ragazzi?</p><p>8) <strong>Avvertimento</strong>. Geronzi ricorda che la fusione tra Capitalia e Unicredit “creò valore per tutti gli azionisti”. Unicredit però, dopo essersi accollata il passato di Geronzi, è andata a fondo, e Alessandro Profumo si è fatto cacciare. Però sa tutto e Geronzi gli manda un saluto affettuoso: “Profumo è un banchiere eccellente, che conosce a fondo il proprio mestiere”. Alessandro, non facciamo scherzi.</p><p>9) <strong>Vendetta</strong>. Tremonti, che lo ha aiutato a essere cacciato dalle Generali, adesso è a spasso anche lui. E ’ il momento del rancore, che sul perdente fa fine e non impegna: “E ’ definito da tutti intelligente, geniale. Uomo dunque capace di tutto. Per questo, meno adatto a gestire istituzioni pubbliche”. Ciao Giulio.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 1o dicembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/11/i-pizzini-di-geronzi-al-potere-ditalia/176531/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Guarguaglini, un addio da 5,5 milioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/guarguaglini-un-addio-da-55-milioni/174651/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/guarguaglini-un-addio-da-55-milioni/174651/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Dec 2011 13:05:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antonio di pietro]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[giorgio meletti]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Borgogni]]></category> <category><![CDATA[Marina Grossi]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Pier Francesco Guarguaglini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/un-addio-da-55-milioni/174651/</guid> <description><![CDATA[Chi credeva di avere ormai visto tutto nella vicenda della Finmeccanica, ieri sera si è dovuto ricredere. Il modo in cui il governo, azionista di controllo del gruppo industriale, ha congedato il presidente indagato Pier Francesco Guarguaglini si può ben definire surreale. Come dimostra il comunicato di commiato al presidente uscente emesso al termine del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi credeva di avere ormai visto tutto nella vicenda della <strong>Finmeccanica</strong>, ieri sera si è dovuto ricredere. Il modo in cui il governo, azionista di controllo del gruppo industriale, ha <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/finmeccanica-guarguaglini-lascia-nuovo-presidente-orsi/174573/" target="_blank">congedato il presidente indagato <strong>Pier Francesco Guarguaglini</strong></a></span> si può ben definire surreale. Come dimostra il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.finmeccanica.it/Corporate/IT/Corporate/Press_and_Media/Comunicati_stampa/args/detail/details~press~Comunicati_Stampa~2011~press_dettaglio_00607.shtml//index.sdo" target="_blank">comunicato di commiato</a></span> al presidente uscente emesso al termine del consiglio d’amministrazione. Val la pena di leggerlo integralmente: <em>“I più sentiti ringraziamenti per l&#8217;altissima professionalità e il proficuo impegno che hanno consentito la crescita e l’affermazione del gruppo nei mercati mondiali”</em>. Il tutto in una busta con un assegno da <strong>5,5 milioni di euro</strong>, pari a circa 220 anni di stipendio di un impiegato della Finmeccanica.</p><p>Complimenti, ma allora perché l’hanno cacciato? Per chi si fosse perso qualche puntata, un breve riassunto. Il 73 enne Guarguaglini, indagato per false fatturazioni nell’inchiesta Enav-Finmeccanica, è il marito di <strong>Marina Grossi</strong>, amministratore delegato della Selex Sistemi Integrati, la controllata di Finmeccanica considerata dai magistrati inquirenti l’epicentro di un sistema di tangenti ramificato come una metastasi. La Grossi è indagata per corruzione, e resiste saldamente al suo posto.</p><p>Il braccio destro di Guarguaglini, <strong>Lorenzo Borgogni</strong>, al suo fianco lungo tutta la carriera da industriale delle armi che ha visto il manager toscano passare dalla guida della Oto-Melara a quella della Fincantieri fino alla Finmeccanica, è indagato pure lui. Ha raccontato ai magistrati di aver intascato 5, 6 milioni di euro da ditte fornitrici del gruppo, ma sostiene che non si trattava di tangenti ma di consulenze “di natura privatistica”. Adesso sta raccontando agli inquirenti che la Finmeccanica, come l’ha vista lui da un punto di osservazione privilegiato lungo i nove anni della gestione Guarguaglini, soccombe da anni agli appetiti di politici di ogni colore.</p><p>Insomma, la Finmeccanica, come la raccontano i protagonisti, sembra essersi trasformata da gioiello della tecnologia made in Italy a fogna della corruzione. Ciò che ha spinto il premier <strong>Mario Monti</strong>, domenica 20 novembre, a emettere una nota con cui si chiedevano in modo implicito ma chiaro le dimissioni di Guarguaglini, il presidente che ha sempre negato ogni coinvolgimento nel malaffare senza poter però smentire di essere quantomeno distratto.</p><p>E così sono trascorsi dieci giorni di braccio di ferro. Guarguaglini, perso l’onore, ha pensato bene di salvare almeno la cassa. E si è rifiutato di dimettersi per non perdere la sontuosa liquidazione che gli spettava di diritto per la risoluzione anticipata del contratto. Il governo avrebbe potuto cacciarlo senza dargli una lira invocando la giusta causa, ma Monti ha scelto la linea sobria. Ha trattato, facendo scendere le pretese dell’esperto manager dai 12-15 milioni di partenza a più modesti 5, 5 milioni lordi. Per la precisione 4 milioni sono l’indennità compensativa per la risoluzione anticipata del rapporto, e 1, 5 per un patto di non concorrenza della validità di un anno. Tecnicamente Guarguaglini non si è dimesso, ma ha aperto una trattativa del tipo <strong>“quanto mi date se mi dimetto?”</strong>.</p><p>Uno spettacolo edificante per i 74 mila dipendenti del gruppo che adesso temono per il proprio posto di lavoro. Monti ha scelto di dare per ora piena fiducia all’amministratore delegato <strong>Giuseppe Orsi</strong>, che Guarguaglini voleva fortissimamente trascinare con sé nella disgrazia. Ma Orsi da oggi è anche presidente e ha i pieni poteri.</p><p>Non è ancora chiaro se si tratti di una soluzione transitoria o se il governo ha deciso di scommettere sull’uomo che, secondo la protesta di <strong>Antonio Di Pietro</strong>, <em>“è il massimo della rappresentazione spartitoria dei partiti nelle aziende pubbliche”</em>.</p><p>Orsi è salito al vertice sei mesi fa su indicazione della <strong>Lega Nord</strong>, che oggi è all’opposizione. Fin dall’inizio è entrato in rotta di collisione con Guarguaglini imponendo con i conti trimestrali di fine settembre l’esposizione di pesantissime perdite causate dalla gestione operativa del presidente. Il suo programma è noto: ridimensionare Finmeccanica avviando verso la cessione la Ansaldo-Breda (treni), la Ansaldo Sts (segnalamento ferroviario), alcuni pezzi dell’americana Drs e l’Ansaldo Energia. Cura dimagrante per concentrarsi nei due settori chiave: aeronautica e “sistemi di difesa”, l’eufemismo per dire armi. Finmeccanica a pezzi e posti di lavoro in pericolo. Un ringraziamento a Guarguaglini ci stava proprio bene. Forse quel comunicato era un saggio della rinomata ironia sottile del professor Monti.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/guarguaglini-un-addio-da-55-milioni/174651/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Finmeccanica, il cda dà il benservito a Guarguaglini con una liquidazione super</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/guarguaglini-un-addio-pieno-di-veleni/174346/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/guarguaglini-un-addio-pieno-di-veleni/174346/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Dec 2011 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA["Nicola Latorre"]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[Giancarlo Giorgetti]]></category> <category><![CDATA[liquidazione]]></category> <category><![CDATA[marco reguzzoni]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Massimo ponzellini]]></category> <category><![CDATA[Pier Francesco Guarguaglini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/guarguaglini-un-addio-pieno-di-veleni/174346/</guid> <description><![CDATA[Oggi pomeriggio il consiglio d&#8217;amministrazione della Finmeccanica manderà a casa il presidente indagato Pier Francesco Guarguaglini. 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Per prendere il suo posto sono in corsa, secondo le voci delle ultime ore, due consiglieri d&#8217;amministrazione (l&#8217;ex numero uno di Fiat Auto <strong>Paolo Cantarella</strong> e l&#8217;ex capo di Stato maggiore della difesa <strong>Guido Venturoni</strong>) e il direttore generale<strong> Alessandro Pansa</strong>, figlio del noto giornalista Giampaolo. Ma la vera partita in corso riguarda la sorte dell&#8217;amministratore delegato <strong>Giuseppe Orsi</strong>, da tempo in guerra con Guarguaglini. Tutti gli uomini del presidente sono impegnati nel tentativo di trascinarlo con sè nella disgrazia. Ieri su <em>la Repubblica</em> è comparsa una lunga intervista al braccio destro di Guarguaglini,<strong> Lorenzo Borgogni</strong>, implicato nello scandalo tangenti al punto da aver sfiorato l&#8217;arresto. Borgogni, in modo solo apparentemente casuale, racconta una serie di fatterelli che riportano alla responsabilità diretta o indiretta di Orsi.</p><p>Prima difende Guarguaglini ricordando che &#8220;finché c&#8217;è stato lui come amministratore ha cercato di limitare le ingerenze della politica&#8221;. Poi gli viene in mente che il figlio del senatore Pd <strong>Nicola Latorre</strong> è stato assunto nella controllata <strong>Agusta Westland</strong> quando c&#8217;era Orsi alla guida. Il padre ha negato di aver mosso un dito: &#8220;Non ho mai segnalato il nominativo di mio figlio né al signor Borgogni, né al dottor Guarguaglini, né al dottor Orsi &#8211; ha detto ieri Latorre &#8211; Il percorso professionale di mio figlio non ha niente a che vedere con nomine in aziende pubbliche o con interferenze politiche, metodi che ho sempre combattuto&#8221;. Borgogni ha anche fatto presente che è stato assunto anche il fratello del leghista <strong>Giancarlo Giorgetti</strong> e che sono stati fatti favori al capogruppo della Lega alla Camera, <strong>Marco Reguzzoni</strong>. In particolare l&#8217;Agusta Westland avrebbe preso in affitto dei capannoni presso l&#8217;aeroporto della Malpensa (in agro varesino) pagando un affitto di 5 milioni all&#8217;anno. Reguzzoni ha annunciato che querelerà Borgogni. E non dimentichiamo che secondo Borgogni è stata assunta anche la figlia di <strong>Massimo Ponzellini</strong>, bolognese che recentemente si è ricordato di essere nato a Varese, banchiere prima prodiano poi tremontian-leghista. La Lega è stata il principale sponsor di Orsi, alla guida operativa di Finmeccanica dalla scorsa primavera. Se Orsi saltasse, dall&#8217;operazione piazza pulita potrebbe emergere come nuovo capo <strong>Vito Gamberale</strong>, ex direttore generale Telecom Italia, attualmente alla finanziaria F2i.</p><p>Ma perché Guarguaglini vende così cara la pelle, preferendo l&#8217;ignominiosa cacciata alle dimissioni spontanee? Per la semplice ragione che il suo contratto non prevede alcuna buonuscita in caso di dimissioni, mentre se viene messo alla porta dall&#8217;azionista (<strong>il governo</strong>) ha diritto a tre annualità di retribuzione più altre tre per il cosiddetto patto di non concorrenza. Nel 2010 Guarguaglini ha guadagnato 2, 7 milioni di euro (non male, cento anni di stipendio di un impiegato medio), ma era anche amministratore delegato. Non si sa se solo come <strong>presidente </strong>guadagni meno, perché si rifiuta di dirlo. Il che fa supporre che non prenda molto meno. Ipotizzando che la sua retribuzione sia calata a soli due milioni, potrebbe chiedere una buonuscita di 12 milioni, pari a 480 anni di stipendio di un impiegato medio. Il <strong>governo Monti</strong>, che è sobrio, lo è abbastanza da aver trattato nelle ultime ore per chiedere al presidente indagato lo sconto. Secondo l&#8217;agenzia <strong>Radiocor </strong>si sarebbe raggiunto un accordo sulla base di soli 5 milioni, pari a 200 anni di stipendio di un impiegato medio. Ci sarebbe una strada per risparmiare di più, licenziando Guarguaglini per giusta causa: basterebbe imputargli quello che lui stesso rivendica, cioè che, mentre i suoi manager di fiducia facevano della <strong>Finmeccanica</strong> la Mecca della tangente, l&#8217;esperto manager &#8211; pagato per controllare &#8211; non si è accorto di nulla. Ma un licenziamento per giusta causa non sembra nelle corde di un governo dallo stile sobrio.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/wU40diZBF6o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Così oggi Guarguaglini esce di scena con ricca liquidazione. A ruota dovrebbero seguirlo sua moglie <strong>Marina Grossi</strong>, indagata per corruzione, ancora amministratore delegato della Selex Sistemi Integrati, la controllata epicentro dello scandalo. E poi Borgogni, il capo delle relazioni esterne che ha ammesso davanti ai magistrati di aver intascato 5,6 milioni da società fornitrici della Finmeccanica, e adesso sostiene che si trattava di consulenze, &#8220;rapporti tra privati, niente che abbia a vedere con un&#8217;ipotesi di corruzione&#8221;. Nemmeno per lui è stato ancora ipotizzato il licenziamento, e quindi si prospetta un&#8217;altra sontuosa liquidazione. Che il governo Monti, sobriamente, pagherà.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano dell&#8217;1 dicembre 2011</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/guarguaglini-un-addio-pieno-di-veleni/174346/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Improta, un uomo Alitalia ai Trasporti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/improta-un-uomo-alitalia-ai-trasporti/174092/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/improta-un-uomo-alitalia-ai-trasporti/174092/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Nov 2011 16:45:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alitalia]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Guido Improta]]></category> <category><![CDATA[Meletti]]></category> <category><![CDATA[roberto Colaninno]]></category> <category><![CDATA[sottosegretario trasporti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/improta-un-uomo-alitalia-ai-trasporti/174092/</guid> <description><![CDATA[La disinvoltura con cui il governo Monti gestisce il delicato tema del conflitto d&#8217;interessi si manifesta in tutta la sua leggiadria nel caso del nuovo sottosegretario ai Trasporti Guido Improta. Fino a ieri era capo delle relazioni istituzionali dell&#8217;Alitalia, e ancora la compagnia aerea non era in grado di dire se in seguito alla prestigiosa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La disinvoltura con cui il <strong>governo Monti</strong> gestisce il delicato tema del conflitto d&#8217;interessi si manifesta in tutta la sua leggiadria nel caso del nuovo sottosegretario ai Trasporti <strong>Guido Improta</strong>. Fino a ieri era capo delle relazioni istituzionali dell&#8217;<strong>Alitalia</strong>, e ancora la compagnia aerea non era in grado di dire se in seguito alla prestigiosa nomina il 45 enne manager avrebbe optato per l&#8217;aspettativa o le dimissioni.</p><p>Il caso Improta si capisce al volo leggendo l&#8217;ordine di servizio firmato il 10 febbraio 2009 dal presidente dell&#8217;Alitalia, <strong>Roberto Colaninno</strong>: <em>“È istituita, alle dirette dipendenze del presidente, l&#8217;unità organizzativa Relazioni Istituzionali”</em>, si legge, <em>“la cui responsabilità è affidata a Guido Improta, che avrà l&#8217;obiettivo di favorire la tutela degli interessi del Gruppo presso le autorità nazionali, le istituzioni centrali e le amministrazioni locali”</em>. Ecco fatto. Da oggi Improta, gestendo anche la delega all&#8217;aviazione civile, potrebbe<em> “favorire la tutela degli interessi” </em>dell&#8217;Alitalia, anziché andando al ministero a perorare la sua causa, prendendo direttamente le decisioni giuste come sottosegretario.</p><p>Processo alle intenzioni, certo, ma il concetto stesso di<strong> conflitto d&#8217;interessi </strong>non è altro che diffidare per principio dall&#8217;onestà del singolo come garanzia di correttezza. Per esempio, la compagnie aeree concorrenti dell’Alitalia, o le stesse società aeroportuali, in conflitto naturale con l’aviolinea di Colaninno, potrebbero storcere il naso davanti all’obbligo di fidarsi della correttezza di Improta quando arbitrerà partite da milioni di euro.</p><p>Del nuovo sottosegretario si sa poco, nel bene e nel male. Non è persona chiacchierata <strong>né ha quel profilo di super tecnico </strong>che dovrebbe caratterizzare la squadra di Mario Monti. Negli anni &#8217;90 è entrato nella squadra di Francesco Rutelli, allora sindaco di Roma, come direttore dell’Apt (azienda di promozione turistica). All’inizio del 2006 è entrato in Alitalia, ma pochi mesi dopo è andato in aspettativa per seguire Rutelli come capo di gabinetto al ministero dei Beni culturali. Dopo la caduta del governo Prodi, a fine 2008 è tornato al suo impiego, affiancando Colaninno nel lancio della nuova Alitalia, operazione che ha avuto come grande regista l’allora numero uno di Intesa Sanpaolo, <strong>Corrado Passera</strong>, che oggi ritrova Improta come suo vice ai Trasporti, fortissimamente voluto da Rutelli tra gli scampoli di lottizzazione ottenuti dal suo partitino Api.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/improta-un-uomo-alitalia-ai-trasporti/174092/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lo spread Fiat</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/lo-spread-fiat/172478/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/lo-spread-fiat/172478/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 Nov 2011 14:20:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[corrado passera]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Sergio Marchionne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/lo-spread-fiat/172478/</guid> <description><![CDATA[Sergio Marchionne non poteva spiegarci meglio il divorzio tra la Fiat e i destini dell’Italia. Il governo Monti nasce sotto il segno della coesione invocata dal presidente Napolitano. Il manager innovativo subito avverte gli operai della Fiat che la loro coesione si chiama obbedienza, e pazienza se la promessa di un posto di lavoro in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sergio Marchionne </strong>non poteva spiegarci meglio il divorzio tra la Fiat e i destini dell’Italia.</p><p>Il <strong>governo Monti </strong>nasce sotto il segno della coesione invocata dal presidente Napolitano. Il manager innovativo subito avverte gli operai della Fiat che la loro coesione si chiama obbedienza, e pazienza se la promessa di un posto di lavoro in cambio della libertà sindacale si sta rivelando un inganno. È allarmante la frase con cui Marchionne saluta il nuovo esecutivo, augurandosi che non sia disturbato da<em> “un’irragionevole interferenza della politica”</em>.</p><p>Palazzo Chigi come il Lingotto, dunque. Chi teme una<strong> sospensione della democrazia</strong> adesso sa che qualcuno la desidera. Non solo. L’epoca degli Agnelli sempre al fianco del governo termina qui. La Fiat è all’opposizione e dice di non sapere se Monti sarà in grado di trattenerla in Italia. Anche per attenuare la risonanza di uno strappo indifferente all’interesse generale, la disdetta di tutti i contratti arriva nel momento più drammatico per il governo, impegnato a scongiurare bancarotta statale e naufragio dell’euro.</p><p>Eppure non sfugge l’imbarazzo dei monosillabi emessi dai ministri competenti, <strong>Elsa Fornero</strong> e <strong>Corrado Passera</strong>. Di fronte a un gruppo che vuole la politica fuori dal governo e il governo e il sindacato fuori dall’azienda, in che lingua potranno sillabare un discorso di politica industriale? L’Italia sta per rimanere senza il settore dell’auto. Il bubbone della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/finmeccanica-mazzette-condivise/172469/" target="_blank">corruzione dentro </a></span><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/finmeccanica-mazzette-condivise/172469/" target="_blank">Finmeccanica</a></span> </strong>sfocerà probabilmente nella vendita dell’Ansaldo-Breda, l’ultima fabbrica di treni rimasta. E domani, con la chiusura della Fiat di Termini Imerese, esploderà un nuovo dramma sociale.</p><p>È vero che l’emergenza dei conti pubblici resta centrale. Ma proprio perché Marchionne vuole imporre una visione di breve termine, con le scadenze delle sue stock option a scandire il tempo, il governo Monti è chiamato a battere un colpo. L’Italia deve decidere con urgenza su pensioni e Ici. Ma anche sul futuro della<strong> civiltà del lavoro</strong>, unica risorsa per ripagare il nostro debito.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano,  23 novembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/lo-spread-fiat/172478/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>54</slash:comments> </item> <item><title>Super Mario, il più politico dei professori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/super-mario-il-piu-politico-dei-professori/169655/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/super-mario-il-piu-politico-dei-professori/169655/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Nov 2011 07:52:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Commissione europea]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[liberismo]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[senatori a vita]]></category> <category><![CDATA[università bocconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/super-mario-il-pi-politico-dei-professori/169655/</guid> <description><![CDATA[Mario Monti, 68 anni, è di Varese, come Bossi e Maroni. Però ha studiato a Yale con James Tobin, ispiratore della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie, un totem della sinistra estrema. La sua caratteristica è la centralità. Non è alto ma nemmeno basso, non è grasso e neppure magro, parla in modo sommesso e apparentemente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mario Monti</strong>, 68 anni, è di Varese, come Bossi e Maroni. Però ha studiato a Yale con James Tobin, ispiratore della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie, un totem della sinistra estrema. La sua caratteristica è la <strong>centralità</strong>. Non è alto ma nemmeno basso, non è grasso e neppure magro, parla in modo sommesso e apparentemente noioso. In pubblico non ride mai e non è mai polemico.</p><p>Sa essere gentile sempre e con chiunque, e questo talento ha sicuramente aiutato la sua carriera in costante salita. Da 26 anni è ordinario di Economia politica all’<strong>università Bocconi</strong> di Milano, unico ateneo italiano di indiscusso profilo internazionale. Ne è stato rettore dal 1989 al 1994, quando ha assunto la presidenza dopo la morte di Giovanni Spadolini.</p><p>L’avvocato Agnelli lo volle nel consiglio d’amministrazione della <strong>Fiat</strong>. L’Iri presieduto da Romano Prodi lo volle vicepresidente della <strong>Banca commerciale italiana</strong> ancora pubblica. È stato Silvio Berlusconi, nel 1994, a portarlo alla <strong>Commissione europea</strong>, e nel 1999 fu Massimo D’Alema a confermarlo. Nel 2004, però, Berlusconi lo fece fuori preferendogli Rocco Buttiglione.</p><p>A Bruxelles Monti è riuscito infine a farsi dei nemici, e che nemici. Liberista come pochi, presidente della Trilateral ed esponente del Gruppo Bilderberg (proverbiali idoli negativi dell’anticapitalismo), è stato un severissimo <strong>commissario Antitrust</strong>. Ha insegnato agli europei che nel libero mercato vigono le regole, non la legge del più forte. Prima ha vietato la fusione tra la General Electric e la Honeywell, provocando una guerra diplomatica senza precedenti tra Europa e Stati Uniti. Poi ha messo in ginocchio la <strong>Microsoft </strong>di Bill Gates con una multa di 500 milioni di euro e con l’ordine di rivelare al mercato alcuni segreti del sistema operativo Windows.</p><p>La stampa internazionale ha cominciato a chiamarlo <strong>Super Mario</strong>, e lui è riuscito a non sembrarne soddisfatto. La sua critica al governo Berlusconi si è fatta più aspra mentre quello si indeboliva. Infine ha parlato della necessità di “misure impopolari”. Pochi giorni fa ha detto:<em> “Il problema non è di tecnica, ma di passare da una politica a un’altra politica”</em>. Adesso che è diventato <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/09/napolitano-delicate-difficili-lopposizione-approvare-entro-lunedi/169461/" target="_blank">senatore</a></span> </strong>è pronto.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/super-mario-il-piu-politico-dei-professori/169655/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>270</slash:comments> </item> <item><title>Mancano 20 miliardi e non si sa dove prenderli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/mancano-20-miliardi-e-non-si-sa-dove-prenderli/168565/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/mancano-20-miliardi-e-non-si-sa-dove-prenderli/168565/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 Nov 2011 13:01:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Iva]]></category> <category><![CDATA[napolitano]]></category> <category><![CDATA[patrimoniale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/mancano-20-miliardi-e-non-si-sa-dove-prenderli/168565/</guid> <description><![CDATA[La patrimoniale? “Una follia, una stupidaggine”. Il condono fiscale? “Un’ipocrisia”. Il ritorno dell’Ici sulla prima casa? “L’abbiamo abolita, non serve”. Il prelievo forzoso sui conti correnti bancari? “Una follia. Lasciamolo a Giuliano Amato”. Il ministro Renato Brunetta ha le idee chiare su tutto ciò che non si può o non si deve fare. Il problema...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>patrimoniale</strong>? “Una follia, una stupidaggine”. Il condono fiscale? “Un’ipocrisia”. Il ritorno dell’Ici sulla prima casa? “L’abbiamo abolita, non serve”. Il prelievo forzoso sui conti correnti bancari? “Una follia. Lasciamolo a <strong>Giuliano Amato</strong>”. Il ministro <strong>Renato Brunetta</strong> ha le idee chiare su tutto ciò che non si può o non si deve fare. Il problema però resta. Sullo sfondo del G 20 di Cannes il dibattito politico rimane incentrato sulle soluzioni di governo (tecnico, del presidente, di larghe intese, elezioni, galleggiamento di Berlusconi) e non affronta la questione forse più urgente: nei conti pubblici mancano almeno 20 miliardi, come noteranno già nei prossimi giorni gli ispettori del Fondo monetario internazionale. E il loro scrutinio non sarà certo compiacente se è vero quanto ha detto ieri il leader Pd <strong>Pier Luigi Bersani</strong>: “Essere sotto tutela per un grande Paese come il nostro è un fatto che ci toglie libertà e anche dignità”. Va anche ricordato che dal 2012 scatta, almeno in teoria, l’obbligo di ridurre il debito pubblico italiano di 40-45 miliardi ogni anno.</p><p>Un Berlusconi esausto o un più fresco <strong>Mario Monti</strong>, o chi per loro, dovrà fare cassa e subito, con misure severe e impopolari, come avverte già da giorni il presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong>. Per ora le proposte concrete latitano. Il governo in carica non parla. E ’ ormai opinione diffusa che l’unica mossa digeribile dal popolo dei tartassati sia un’imposta patrimoniale, che colpisca non il reddito ma le ricchezze. La chiedono a gran voce anche gli industriali, per bocca della loro presidente Emma Marcegaglia.</p><p>“Patrimoniale” però vuol dire tutto e niente. C’è per esempio una versione light, con l’obbligo di acquistare titoli di Stato per un importo proporzionato alle ricchezze colpite. C’è la versione più severa, la proposta strong della Cgil di una tassa ordinaria sulle ricchezze sia immobiliari che finanziarie (15 miliardi di gettito all’anno) più una straordinaria solo sugli immobili per altri 12 miliardi. Secondo la Cgil questa tassa non toccherebbe il 95 per cento della popolazione. Il Pd ha proposto una patrimoniale da 6 miliardi solo sugli immobili, ma adesso pensa che si potrebbe <strong>aumentare la dose fino a 10-12 miliardi</strong>, chiedendo grosso modo l’ 1 per cento sul valore commerciale (non catastale) dei beni. La proposta del Pd colpisce solo le persone fisiche e lascia indenni i patrimoni delle società: “Pagano già l’Ici”, dice il responsabile economico <strong>Stefano Fassina</strong>. Oltre alla patrimoniale medium, il Pd ripone grandi speranze nella lotta all’evasione fiscale, da aiutare con il ritorno al tetto dei 500 euro per la tracciabilità dei pagamenti, cioè per il divieto al di sopra di quella cifra dei versamenti in contanti.</p><p>Le alternative alla patrimoniale non sono molte e soprattutto non sono popolarissime. Si possono colpire le pensioni, che tra anzianità e vecchiaia costano 170 miliardi all’anno: cambiando i termini delle pensioni d’anzianità si possono risparmiare alcuni miliardi. Si possono svendere le quote statali in Enel e Eni per una trentina di miliardi in tutto. <strong>Si può aumentare l’Iva dal 21 al 24 per cento</strong>, incassando 20-25 miliardi in più. Si può rispolverare l’efferato proposito di dragare un po ’ di soldi dai depositi bancari: un prelievo del 3 per cento frutterebbe una ventina di miliardi. C’è solo la difficoltà della scelta, come suol dirsi. Solo che stavolta non è un modo di dire, e sarà per questo che gli alchimisti delle formule di governo si astengono dal dire che cosa dovrebbe fare l’esecutivo che vagheggiano.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 5 novembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/mancano-20-miliardi-e-non-si-sa-dove-prenderli/168565/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>68</slash:comments> </item> <item><title>E dare il Nobel ogni quattro anni?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/10/e-dare-il-nobel-ogni-quattro-anni/163210/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/10/e-dare-il-nobel-ogni-quattro-anni/163210/#comments</comments> <pubDate>Mon, 10 Oct 2011 10:59:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgio Meletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[mondiali]]></category> <category><![CDATA[Nobel]]></category> <category><![CDATA[Tomas Transtromer]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163210</guid> <description><![CDATA[Senza offesa, Tomas Tranströmer non ci risultava. Colpa della nostra provinciale ignoranza, però bisogna anche ammettere che trovare ogni anno uno scrittore da premio Nobel non è facile. Come suona alla fine un po&#8217; inutile avere in giro 34 premi Nobel per l&#8217;Economia solo per gli ultimi vent&#8217;anni, cosicché è difficile leggere un’intervista sui destini...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Senza offesa, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/nobel-per-la-letteratura-al-poeta-svedese-tomas-transtromer/162527/" target="_blank">Tomas Tranströmer</a></span></strong> non ci risultava. Colpa della nostra provinciale ignoranza, però bisogna anche ammettere che trovare ogni anno uno scrittore da <strong>premio Nobel </strong>non è facile. Come suona alla fine un po&#8217; inutile avere in giro 34 premi Nobel per l&#8217;Economia solo per gli ultimi vent&#8217;anni, cosicché è difficile leggere un’intervista sui destini della crisi finanziaria mondiale senza scoprire che il pensoso economista è andato in frac al cospetto del re di Svezia.</p><p>Sarebbe forse opportuno diradare la scadenza, per esempio darlo<strong> ogni quattro anni</strong>, come i mondiali di calcio. E infatti c&#8217;è una facile controprova, vedere chi ha vinto il Nobel per la letteratura nell&#8217;anno dei mondiali. 1930 Sinclair Lewis, 1934 Luigi Pirandello, 1938 Pearl Buck, 1950 Bertrand Russell, 1954 Ernest Hemingway, 1958 Boris Pasternak, 1962 John Steinbeck&#8230; e potremmo continuare, fino a Orhan Pamuk (2006) e Mario Vargas Llosa (2010). Francamente, potevamo farceli bastare.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 7 ottobre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/10/e-dare-il-nobel-ogni-quattro-anni/163210/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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