<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Gabriella Greison</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggreison/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Calcio: anche qui manca la meritocrazia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/calcio-anche-qui-manca-la-meritocrazia/240440/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/calcio-anche-qui-manca-la-meritocrazia/240440/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 May 2012 12:37:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[calcio scommesse]]></category> <category><![CDATA[del piero]]></category> <category><![CDATA[di matteo]]></category> <category><![CDATA[di natale]]></category> <category><![CDATA[Juventus]]></category> <category><![CDATA[prandelli]]></category> <category><![CDATA[zeman]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=240440</guid> <description><![CDATA[La chiusura del campionato è stata abbastanza indolore, e prevedibile. Anche se tutti si aspettavano in tempi brevi decurtazione di punti, retrocessioni, allontanamenti per frode sportiva di alcuni calciatori, per via di quella brutta vicenda del calcio scommesse di cui non si è parlato – e indagato – ancora abbastanza. La vittoria della Juve, e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La chiusura del campionato è stata abbastanza indolore, e prevedibile. Anche se tutti si aspettavano in tempi brevi decurtazione di punti, retrocessioni, allontanamenti per frode sportiva di alcuni calciatori, per via di quella brutta vicenda del <strong>calcio scommesse</strong> di cui non si è parlato – e indagato – ancora abbastanza. La vittoria della Juve, e quel conteggio ridicolo degli scudetti, hanno preso la scena. <strong>Zeman</strong> ci ha messo il carico: alla domanda “lei quanti scudetti considera della Juve?”, lui risponde “sono 22, al massimo 23”. Beh, una risposta da urlo. Il tecnico boemo non solo non restituisce quello vinto a tavolino dall’Inter, ma addirittura ne toglie altri 6 o 7, seguendo il suo personalissimo calcolo (eccerto, se lo fa Andrea Agnelli, perché non dovrebbe farlo pure lui?!).</p><p>Poi, c’è la vicenda <strong>Del Piero</strong>. E quell’accantonamento per vecchiaia che lascia molto amaro in bocca. Insomma, il calcio è la rappresentazione ideale della nostra società (il calcio, come anche altri posti di lavoro: i giornali, i posti di pubblico impiego, le aziende): dove non valgono i meriti, ma contano solo i ruoli da sistemare, gli spazi da coprire, i conteggi finali, al netto (e stando bene attenti a non farseli nemici) dei pareri sindacali. Ecco che, quindi, non vale la gavetta, non vale la totale devozione per la maglia, non vale l’impegno e i risultati ottenuti, non vale nemmeno la bravura, perché <strong>non c’è riconoscimento</strong>. Chi è più bravo – obiettivamente &#8211; non fa passi avanti.</p><p>Perché fa più titolo che <strong>Stramaccioni</strong> punta su Zarate, che la stupidaggine di una cosa del genere. Fa più clamore che una città intera si sia scagliata contro <strong>Luis Enrique</strong>, che l’effettivo valore dell’allenatore (parentesi: allenatore che non ha avuto tempo, in questa città piena di vedovelle della famiglia Sensi, di gente che con la Roma ci mangia, e inzuppa, e fa tante altre cose brutte; troppo serio per questa città cialtrona; troppo intelligente per affrontare dialoghi da conferenza stampa dell’Olimpico), che aveva in mano una squadra senza difesa, con Taddei terzino, senza Juan e senza Burdisso. Fanno più notizia i <strong>Balotelli</strong>, e le multe e gli incidenti in macchina, e Corona e Belen e la Canalis rivista in casa Vieri, eccetera così.</p><p>Perché questa è la società dove chi si lamenta, chi chiede spazio, a prescindere dalla bravura, dall’eleganza, dal valore umano,<strong> lo ottiene</strong>. Chi pietisce il lavoro, chi veste i panni del questuante che si arrabatta e poi piazza una roba mediocre, vince. Perché il livello generale, è questo. Perché la cosa diversa, non è neanche capita. Perché chi prede decisioni ha come regola: non avere problemi. Perché i bravi lottano da soli.</p><p>A me, piacciono i soli. Io sto con <strong>Di Matteo</strong>, l’uomo-gavetta. Che ha dovuto sudarsi e faticare, nel ruolo di calciatore e di allenatore, fino ad ottenere, dopo anni di sforzi e postazioni in ombra, la vittoria. Sto con <strong>Di Natale</strong>, che si è sempre rifiutato di proporsi per avere un posto in Nazionale, come fanno tutti, per via del suo eloquio faticoso. Ma è un bravo. Infatti, è stato premiato da uno come Prandelli. Ecco, sto con <strong>Prandelli</strong>. Lui, allenatore della Nazionale, ma potrebbe essere direttore di un giornale, o presidente di una grande impresa, sa correre dei rischi, sa farsi coraggio e sfidare i malvezzi più diffusi. Non ascolta “le voci”. Non pensa al “suo” guadagno, o all’immagine. Non si tiene buono questo e quello. Prende decisioni, a volte di cuore, a volte di pancia, e non solo di maniera. Non come fanno tutti quelli che non cambieranno mai la nostra società.</p><p>Ps: è uscito il mio primo ebook, si chiama “<a href="http://www.bookrepublic.it/book/9788897924036-prossima-fermata-highbury/" target="_blank">Prossima fermata Highbury</a>”, si trova su Bookrepublic… nel caso qualcuno voglia farsi un giro per Londra con me.</p><p>Pps: questo invece è l&#8217;altro mio blog: <a href="http://greisonanatomy.blogspot.it/" target="_blank">Greison Anatomy</a>… se vi capita di entrarci, lasciate il vostro segno. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/calcio-anche-qui-manca-la-meritocrazia/240440/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un giorno con l&#8217;auto elettrica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/giorno-lauto-elettrica/225333/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/giorno-lauto-elettrica/225333/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 May 2012 09:28:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[auto elettriche]]></category> <category><![CDATA[auto elettriche come funzionano]]></category> <category><![CDATA[auto elettriche Milano]]></category> <category><![CDATA[auto elettriche Roma]]></category> <category><![CDATA[enelmobility]]></category> <category><![CDATA[noleggio auto elettriche Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=225333</guid> <description><![CDATA[Mi hanno chiesto un reportage sulle auto elettriche. E così ho seguito un ragazzo che ne ha noleggiata una, a Roma. Malgrado la buona volontà di tutti, non è stato (quasi) mai possibile fare un pieno: tessera non valida, colonnine non funzionanti, energia elettrica troppo bassa, ore di attesa per raggiungere con il cavo la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Mi hanno chiesto un reportage sulle auto elettriche. E così ho seguito un ragazzo che ne ha noleggiata una, a Roma. Malgrado la buona volontà di tutti, non è stato (quasi) mai possibile fare un pieno: tessera non valida, colonnine non funzionanti, energia elettrica troppo bassa, ore di attesa per raggiungere con il cavo la ricarica. Eppure, le auto elettriche (solo se noleggiate) sono veramente<strong> convenienti</strong>, e ti permettono di fare cose che le auto normali non consentono.</em></p><p>«L’auto elettrica ha un’autonomia di 130 km, circolazione nei giorni di blocco del traffico, libero accesso nei centri storici, parcheggio gratuito sulle strisce blu, <strong>tariffe</strong> super competitive: 8 euro formula oraria, 48 euro la giornata, 192 euro la settimana. Tariffe comprese di chilometraggio illimitato e prima ricarica completa già effettuata». Sul sito della società di autonoleggio, l&#8217;offerta sembra davvero allettante: un&#8217;auto elettrica e a emissioni zero, a meno di 50 euro al giorno. Con la benzina a due euro e i parcheggi introvabili a Roma, un vero affare, in apparenza.</p><p>Se ne parla tanto, di queste benedette auto elettriche. Tanto più adesso che è stato da poco approvato in Senato il Ddl per lo sviluppo degli <strong>spazi verdi</strong>, che (nell’articolo 6) mira a rafforzarne la diffusione attraverso un&#8217;installazione capillare dei punti di ricarica (al momento, tra quelle installate da Enel e quelle dei principali distributori come Acea a Roma e A2A a Milano, sono circa 500, con 300 mezzi elettrici di nuova generazione immatricolati a fine 2011). L’obiettivo è arrivare a 300 mila colonnine in tutta Italia entro il 2020, quando, dicono le stime, dovrebbero circolare più di due milioni di auto elettriche (50 mila entro il 2013). E  Roma è tra le più attive. Alla fine del 2011, il <strong>Campidoglio</strong> ha approvato il “Manifesto per la mobilità ecosostenibile”, acquistando 14 vetture elettriche per i dipendenti e promuovendo campagne per la diffusione delle stesse tra i privati. In collaborazione con Acea e Enel (si legge sul sito del Comune che «sono già state installate 60 stazioni di ricarica pubblica; e &#8211; a breve &#8211; ne arriveranno altre 200 con impianti fotovoltaici»).</p><p>Questo che segue è il reportage completo (su Vanity Fair in edicola, una versione più schematica), e l’amarezza finale, per aver dovuto prendere un taxi per tornare a casa. Ma la domanda è: voi che esperienze avete avuto? Come vi spiegate tutto questo? Di chi è la colpa?</p><p><strong>Il ritiro</strong></p><p>Mercoledì 11 aprile, ore 18. Francesco entra in una delle principali agenzie di autonoleggio, zona Parioli, e chiede una Smart per tre giorni: spiega che passa l’intera giornata in strada e deve spostarsi da un posto all’altro con estrema <strong>rapidità</strong>. Gli consigliano un’auto elettrica, in super-promozione a 16 euro al giorno, e lui accetta volentieri: prende una Full Elettric bianca della Peugeot. Gli assicurano che «in un quarto d’ora presso tutte le 56 colonnine sparse per la città, si fa il pieno gratis». Che a casa, «con il basso voltaggio, la macchina richiede tempi di ricarica più lunghi, anche 6/7 ore». E che troverà tutte le informazioni del caso sul sito di riferimento: <a href="http://www.enelmobility.it" target="_blank">www.enelmobility.it</a>.</p><p><strong>Si parte</strong></p><p>Al momento di partire, il primo inconveniente: hanno finito le <strong>tessera</strong> per la ricarica della batteria, «dovrebbe ripassare domani in giornata». Francesco parte, e alla prima sosta si accorge che il serbatoio non è pieno, ma mancano tre tacche (un quarto del totale). L’indomani, recuperata la tessera di ricarica e munito di iPad («così posso collegarmi anche in strada al sito di riferimento, e da lì controllare se le colonnine sono attive e libere»), Francesco si avvia verso piazza Verdi, dove è indicata una delle 59 colonnine su 59 date attive su Roma.</p><p><strong>La prima ricarica</strong></p><p>Dopo aver aspettato che un’auto parcheggiata davanti si spostasse, tira fuori il filo della batteria e «striscia» la tessera: «Validazione fallita!». Torniamo alla sede della società: controllano la tessera, ma risulta <strong>funzionante</strong>. «Siccome avevo bisogno del serbatoio pieno, consegno la macchina, con la promessa che me l’avrebbero messa in carica. Esco a bere un caffè, e torno dopo mezz’ora. Riprendo la macchina, e noto che si era caricata solo di un’altra tacca. Avevo urgenza di andare ad un appuntamento di lavoro, e così riparto».</p><p><strong>La seconda ricarica</strong></p><p>Dopo l’appuntamento, ci avviamo verso piazza Vescovio, altro punto di ricarica. «Altre macchine parcheggiate davanti alla colonnina, e altra ora persa per aspettare che si spostassero». Finalmente, Francesco riprepara tutto per la ricarica, ma di nuovo il <strong>monitor</strong> dove passa la tessera dice «Validazione fallita! », e così torniamo alla sede della società, pure per chiedere spiegazioni sul pieno non avvenuto in precedenza: «Mi dicono: da loro si può caricare l’auto a basso voltaggio, per avere un pieno devo lasciargli la macchina alcune ore. Mi dicono anche che le colonnine, a volte, potrebbero non funzionare». Usciamo, e cerchiamo un altro punto di ricarica rapido.</p><p><strong>Terzo tentativo fallito</strong></p><p>Ci avviamo verso piazza Verbano, dove davanti alla colonnina questa volta c’è addirittura parcheggiato un camion. Francesco riesce a farsi largo, riparcheggia, collega i fili, passa la tessera. Di nuovo: «Validazione fallita! ». Francesco richiama la società di noleggio, che gli consigliano di andare alla stazione Termini, dove le colonnine hanno qualche probabilità in più di funzionare. Prima un <strong>appuntamento</strong> dall’altra parte della città, poi ci avviamo nuovamente sperando in una ricarica.</p><p><strong>Quarto tentativo, primo successo</strong></p><p>Arriviamo a Termini, con il serbatoio neanche a metà. «Ho la necessità di averlo pieno, per via di un appuntamento a più di 30 chilometri dal centro nel pomeriggio». Colleghiamo la macchina, passiamo la tessera, e questa volta viene letta. Lasciamo in carica la macchina, torniamo dopo venti minuti, e leggiamo sul display: «Ricarica completa! ». Scolleghiamo, mettiamo in moto, ma ci accorgiamo che il serbatoio è carico solo di un’altra tacca. </p><p><strong>L’ultimo tentativo</strong></p><p>Francesco si avvia, lo stesso, fuori le mura, direzione Eur. «Riesco ad arrivare all’appuntamento, anche se in ritardo, e quando ho finito mi avvio al nuovo punto di ricarica segnato sulla mappa, perché è proprio a secco». La colonnina è quella di via dell’Aeronautica. Sono le 19 della sera. «Collego i fili, passo la tessera, ed esce scritto: validazione fallita! ». Francesco chiama un’ultima volta la società di noleggio, che gli consigliano di lasciare la macchina, e di prendere un taxi per tornare a casa.</p><p><strong>La rinuncia, e i dubbi</strong></p><p>Venerdì 13 Aprile, ore 9. Francesco riconsegna le chiavi dell’auto elettrica alla società: «Malgrado la buona volontà di tutti, sia mia che loro, non sono riuscito a girare per lavoro con l’auto elettrica. I miei dubbi sono: l’Enel stacca <strong>la corrente</strong> alle colonnine quando non vengono utilizzate per qualche ora? Qual è il motivo di una carica non completa, quando sono rimasto anche 20 minuti attaccato? Tengono le colonnine in strada a basso voltaggio, per risparmiare? E le macchine parcheggiate, cosa ci fanno davanti alle colonnine? Oggi sono costretto a prendere una macchina a benzina, ma spero tanto di poter risparmiare girando con un’auto elettrica, proprio come dicono loro».</p><p>Intanto, ad Amsterdam viaggiano da alcune settimane i taxi elettrici; a Parigi funziona regolarmente il car sharing elettrico, con 66 veicoli su strada; e in Norvegia sono state addirittura <strong>bandite</strong> autovetture a benzina, gasolio e gas.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/giorno-lauto-elettrica/225333/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E dalla Spagna, altro calcio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/dalla-spagna-altro-calcio/204699/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/dalla-spagna-altro-calcio/204699/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Apr 2012 07:18:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Athletic Bilbao]]></category> <category><![CDATA[Bielsa]]></category> <category><![CDATA[europei]]></category> <category><![CDATA[Guardiola]]></category> <category><![CDATA[Javi Martinez]]></category> <category><![CDATA[Mourinho]]></category> <category><![CDATA[Valdano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204699</guid> <description><![CDATA[Dunque, nei giorni in cui sono stata in Spagna, ho visto giocare l’Athletic Bilbao. Sono capitata nei giorni in cui aveva due partite ravvicinate. La prima contro lo Schalke 04, nei ritorni di quarti di finale per l’Europa League. E la seconda contro il Siviglia, in Liga spagnola. E sono diventata immediatamente la prima tifosa....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dunque, nei giorni in cui sono stata in Spagna, ho visto giocare l’<strong>Athletic Bilbao</strong>. Sono capitata nei giorni in cui aveva due partite ravvicinate. La prima contro lo Schalke 04, nei ritorni di quarti di finale per l’Europa League. E la seconda contro il Siviglia, in Liga spagnola. E sono diventata immediatamente<strong> la prima tifosa</strong>. L’intera città tifava Athletic Bilbao: per le strade si incontravano solo persone con sciarpe, maglie, divisa dai colori biancorossi. Ai balconi di tutte le case c’erano appesi drappi, striscioni, lenzuola con questi due colori. Nei bar tutti al bancone a parlare della squadra. Nei ristoranti, anche i menù avevano i piatti che richiamavano i nomi dei giocatori.</p><p>Il fenomeno Athletic Bilbao è interessante, e merita un reportage. Perché per una squadra in cui militano soltanto giocatori baschi, il raggiungimento delle <strong>semifinali di Europa League</strong>, è un fatto clamoroso. E perdippiù i suoi calciatori sono pure forti, e su di loro hanno messo gli occhi molti club. Per dire, si è letto che l’Inter vorrebbe <strong>Javi Martinez</strong>, ma non è l’unico. E poi naturalmente c’è<strong> Bielsa</strong>. L’allenatore illuminato dell’Athletic Bilbao. Lui è tra i più stimati, in tutto il mondo. E questa squadra ha qualcosa di veramente speciale. La legge Bosman, la norma che ha liberato gli stranieri, ha permesso a tanti club di fare spese folli all’estero, e l’Athletic è rimasto un po’ fuori dai giri. I suoi giocatori sono sempre stati di origine basca, e la loro crescita, il loro percorso professionale è sempre nato e cresciuto all’interno di questo club.</p><p>Per questo è speciale l’Athletic, per lo straordinario gruppo, in cui tutta la città si immedesima. Le due partite che ho visto sono state bellissime. Il gran gioco dell’Athletic si è visto subito. La mano di Bielsa, pure. Un allenatore di questo spessore, in scadenza di contratto, è una leccornia per tutti. Ma il mio giro a Bilbao è continuato pure nei pub, dove a parlare di calcio c’era la gente. <strong>E qui che si capisce il senso di tutto</strong>. E l’eleganza di questo club. A differenza di quello che la stampa spagnola riportava in quei giorni. In cui la moda preferita erano le dichiarazioni di <strong>Mourinho</strong>, e lo scontro pregresso con <strong>Valdano</strong>. La stampa spagnola in quei giorni riportava pure le dichiarazioni dell’ex dirigente del Real, in cui diceva di essere felice adesso che il Real era fuori dalla sua vita, e che al Real il clima non era più come un tempo. Certo, i tempi sono cambiati, e un allenatore come Mourinho catalizza tutti i riflettori. Ma in giro c’è anche altro da vedere, e così ci si può riempire gli occhi guardando <strong>Guardiola</strong> e il suo Barcellona, in cui il gioco viene prima del risultato.</p><p>Meno male che tra poco iniziano gli Europei, e l’Italia sta proprio nel girone della Spagna.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/dalla-spagna-altro-calcio/204699/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Di Matteo, il mio tifo  è per lui. E per Londra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/matteo-tifo-londra/199152/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/matteo-tifo-londra/199152/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Mar 2012 16:19:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Chelsea]]></category> <category><![CDATA[di matteo]]></category> <category><![CDATA[Fulham]]></category> <category><![CDATA[Leicester City]]></category> <category><![CDATA[Milton Keines Dons]]></category> <category><![CDATA[Prossima fermata Highbury]]></category> <category><![CDATA[Putney Bridge]]></category> <category><![CDATA[swansea]]></category> <category><![CDATA[West Bronwich Albion]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199152</guid> <description><![CDATA[Nella settimana della doppia sfida italiana contro le inglesi (il Milan contro l’Arsenal e il Napoli contro il Chelsea), sono stata a Londra. Un weekend inglese, girando solo in metropolitana. Ho ripercorso tratti conosciuti, e scoperto cose nuove. E le sole domande che mi venivano erano con continui paragoni con le nostre città, con l’Italia....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella settimana della doppia sfida italiana contro le inglesi (il Milan contro l’Arsenal e il Napoli contro il Chelsea), sono stata a Londra. Un weekend inglese, girando solo in metropolitana. Ho ripercorso tratti conosciuti, e scoperto <strong>cose nuove</strong>. E le sole domande che mi venivano erano con continui paragoni con le nostre città, con l’Italia.</p><p>Per dire: sono andata a vedere il Fulham contro lo Swansea a Craven Cottage, uscendo dall’underground alla fermata Putney Bridge, e percorrendo il lungotamigi con i tifosi inglesi. La sensazione, ogni volta che faccio una cosa del genere, è sempre la stessa: pace, tranquillità, e voglia di far parte di loro, di prendere le loro usanze, le <strong>loro abitudini</strong>. Fuori dalla stadio, ho comprato il Programme, che mi dava diritto ad uno sconto di 20 sterline sulla maglietta ufficiale nello store vicino all’ingresso: ho preso pure quella. E non sono nemmeno tifosa.</p><p>Non c’è verso, il tifo inglese è <strong>coinvolgente</strong>, ti ingloba, ti fa sentire speciale, uno di loro, protetto. E’ cambiato, naturalmente, negli anni: adesso è al massimo della forma. La mia domanda è: quando anche noi avremo lo stesso tifo? Cosa ci impedisce di averlo? Una piacevole sorpresa me l’ha data la stampa inglese, che ha dedicato una pagina di un free-press importante alle fermate di tube londinesi in corrispondenza degli stadi: io ci ho fatto un libro, qualche tempo fa, proprio su questo (si chiama “Prossima fermata: Highbury”, e sono 22 racconti in corrispondenza delle 22 fermate di <strong>metropolitana</strong> che portano ad uno stadio di calcio (la prefazione è di Gianni Mura), sul mio blog c’è un link con i dettagli <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://greisonanatomy.blogspot.it/">http://greisonanatomy.blogspot.it/</a></span>) dicevo, leggere gli inglesi che parlano delle usanze inglesi, mi ha fatto capire che forse noi siamo ancora lontani anni luce dal saperci gestire, dal saperci guardare da fuori. E mi sono pure chiesta che tipo di mappatura di Roma o di Milano, dovremmo fare per descriverci.</p><p>Nello stesso giorno, a Londra c’era pure la partita di rugby dell’Inghilterra contro l’Irlanda: seguita in un pub, pure quella. Altro pianeta, rispetto al nostro calcio. E c’era pure la regata Head of the River, lungo il Tamigi. Altro fiume, rispetto al Tevere. Seguito le imbarcazioni, centinaia, con altrettanti spettatori: spettacolo bellissimo. Non c’erano campi rom o baracche a strapiombo sugli argini, come si vedono da noi. Poi, il Chelsea, che ha giocato la partita di Coppa contro il Leicester City: i tifosi partivano da casa con<strong> le sciarpe</strong> già dalla mattina, e cantavano coinvolgendo chiunque.</p><p>Pure Di Matteo dicono vada allo stadio con la metropolitana. Di Matteo, l’allenatore, va allo stadio in metro, capito bene: inutile nemmeno dire “da noi, chi lo fa?”. Ma su Di Matteo, ho letto però i commenti, le opinioni, i giudizi dei vari opinionisti inglesi. E ho trovato il loro punto debole. Mi chiedo: lo stanno capendo? Sanno chi è? Voglio dire: lui è uno che ha fatto la gavetta (da calciatore), e continua a farla (da allenatore); è uno che nessuno gli ha mai regalato niente, ma che si è sempre guadagnato tutto, faticando, e scalando le gerarchie con la sola bravura, e con la passione per questo sport. In Inghilterra ha condotto il <strong></strong><strong>Milton Keines Dons</strong> in terza serie, e poi ha preso il West Bronwich Albion, facendogli riguadagnare la promozione in Premier League con tre turni di anticipo col secondo posto nella classifica finale della Championship.</p><p>Lo scorso anno è stato fatto fuori dal <strong></strong><strong>presidente nella notte</strong>, e sulla stampa inglese già si era letta solo una riga. Ora si parla di lui sono come un traghettatore, uno che è subentrato all’esonero di Villas-Boas, e che dovrà cedere presto il posto ad un altro. Ma la squadra sta andando bene, e la sua impronta si è vista già dopo il primo giorno di allenamento in solitaria. Insomma, questo è un appello, un sostegno, una carezza di conforto per Di Matteo. Non si capisce perché la stampa inglese non lo faccia. Noi ci saremmo accorti di lui, questo possiamo dirlo. Ci risiamo: allora, è meglio l’Italia?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/matteo-tifo-londra/199152/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Maradona può anche non pagare il Fisco?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/maradona-scampia-fisco/196720/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/maradona-scampia-fisco/196720/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Mar 2012 11:47:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196720</guid> <description><![CDATA[Ero a Napoli, questo week end, quando sono arrivate le parole di Maradona. Non si parlava d’altro, nei bar del Vomero, tra le statuette di via San Gregorio Armeno, sopra Posillipo, sotto il San Paolo. Ovunque, “avete sentito quello che ha detto?”. Poche parole, le sue: “Auguro al Napoli e ai miei vecchi tifosi di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ero a Napoli, questo week end, quando sono arrivate le parole di Maradona. Non si parlava d’altro, nei bar del Vomero, tra <strong>le statuette</strong> di via San Gregorio Armeno, sopra Posillipo, sotto il San Paolo. Ovunque, “avete sentito quello che ha detto?”. Poche parole, le sue: “Auguro al Napoli e ai miei vecchi tifosi di vincere la Champions League quest’anno. E’ forte e puo’ farcela”. E poi un video. Con il <strong>suo abbraccio a Scampia</strong>. Che inizia con “ciao, sono Diego”… quanti cuori si sono sciolti? E pagine di giornali che sono state riempite con ricordi, e paragoni. Ma, qui, a Napoli, è la gente in strada che parla, quella che lo ha sempre sostenuto. “Diego si ricorda sempre di noi”, “Diego è come se non fosse mai andato via”, “Diego può tornare quando vuole, lo ospito io”. E via così. Non ci sono paragoni, naturalmente, esiste solo lui.</p><p>Se sei seduto ad un tavolino, e inizi a parlare di Diego, c’è sempre qualcuno che <strong>con carta e penna </strong>si mette a fare lo schizzo dell’azione di quel gol all’Inghilterra. Ne scartò cinque, ne sedette sei, ne segnò due, vinse una partita, pareggiò una guerra, sorprese un secolo. Il gol dei gol ha generato un filone nella letteratura. Ne hanno scritto tutti: Galeano, Soriano, Montalbàn, Amis, piccoli e grandi, sudamericani e europei, in molti l’hanno anche cantato, ci hanno fatto video-game. E la sua storia <strong>è da leggenda</strong>. Noi che lo abbiamo visto giocare, abbiamo tutto ancora negli occhi. Perché lui era capace di pensare con i piedi, era capace di gonfiare i polmoni nelle partite più dure. Durante la sua carriera da calciatore ha solo raccolto illusioni, senza aver mai seminato pietà. Merce da mito. Soriano scriveva che “A Dio no le gusta el futbol. Per questo il paese va come va, di merda”.</p><p>Deve 40 milioni al fisco italiano. C’è chi dice che devono <strong>cadere in prescrizione</strong>, che quel debito deve essere annullato, che si può fare in altra maniera. “Si può organizzare una partita di pallone con lui, dove tutti i tifosi comprano il biglietto, 25 euro in curva e 70 euro in tribuna, e con quei soldi si salda il suo debito con lo stato italiano”. Maradona <strong>propone un dialogo</strong>. E subito dall’Agenzia delle Entrate fanno sapere che lui non ha diritto ad un trattamento privilegiato. Secondo me, sì.</p><p>Alternative?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/maradona-scampia-fisco/196720/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>No a Ranieri,  sì a Luis Enrique?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/ranieri-luis-enrique/195667/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/ranieri-luis-enrique/195667/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 17:18:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Inter]]></category> <category><![CDATA[Luis Enrique]]></category> <category><![CDATA[Ranieri Inter]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[rossi]]></category> <category><![CDATA[Totti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195667</guid> <description><![CDATA[Non c’è confronto. Uno ha il solito manuale del pallone, uno stile d’altri tempi, fatto di frasi fatte e luoghi comuni; l’altro ha il guizzo, l’esplosività di una testa che non si ferma mai. Uno è chiamato il normalizzatore, l’altro l’innovatore. Uno è noioso, l’altro no. Claudio Ranieri e Luis Enrique, i due allenatori più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è confronto. Uno ha il solito manuale del pallone, uno stile d’altri tempi, fatto di frasi fatte e luoghi comuni; l’altro ha il guizzo, l’esplosività di una testa che non si ferma mai. Uno è chiamato il normalizzatore, l’altro l’innovatore. <strong>Uno è noioso, l’altro no</strong>. Claudio Ranieri e Luis Enrique, i due allenatori più discussi del momento.</p><p>Ranieri è strano sia ancora l’allenatore dell’Inter, visto che Moratti è un tipo che <strong>caccia gli allenatori nella notte</strong>. Probabilmente, perché non esistono valide alternative, anche se adesso si è liberato Villas Boas (io avrei preferito che Di Matteo venisse a giocare in Italia), e Montella è già lì che fa capolino. Le dichiarazioni dette da Ranieri, dopo la scorsa partita, <strong>fanno pensare ad un allenatore</strong> senza più nessun potere sulla squadra e sullo spogliatoio. Quel pareggio, non deve ingannare. Ranieri non riesce a trasmettere nessuna motivazione, e i giocatori dell’Inter sono ormai stanchi di averne. Troppo vecchi, troppo altezzosi per rimettersi in discussione. Per quel che riguarda il lato tecnico: Ranieri ha tagliato Sneijder (all’Inter pare sempre che tutto ruoti intorno a lui, ma non è così), e optato per il 4-4-2, ok, ma è stato sbagliato far giocare 90 minuti Forlan da esterno di centrocampo, visto che di mestiere fa l’attaccante, ed è pure reduce da un infortunio. Poi, la sostituzione invocata da San Siro, di Cambiasso, <strong>uscito in lacrime per Obi</strong>, è stata fatta praticamente su richiesta. Pazzini si è dimenticato come si fa a segnare, Milito è l’unico che si rimbocca sempre le maniche, ma non basta. Domanda: uno come Zeman non potrebbe allenare l’Inter, e cambiare le cose?</p><p>Per quel che riguarda Luis Enrique, è strano l’ambiente che gli gira intorno. In pochi lo hanno appoggiato, fin dal suo esordio sulla panchina della Roma. <strong>C’è sempre stata un’ostilità</strong>, nei suoi confronti, pazzesca. Quasi una cosa personale. Lui, da gran signore, non ha mai fatto trapelare niente: sempre modesto, nel parlare, non una parola di troppo. Pure a Trigoria, sempre stiloso, nei comportamenti.  Eppure, giocava sempre contro tutti. La stampa non l’ha mai sostenuto, né capito. E nemmeno è stato mai descritto come l’ho visto io, dal vivo, partita dopo partita, all’Olimpico. Ha sempre avuto lo stesso carisma, lo stesso charme, la stessa classe, la stessa battuta ad effetto di Mourinho. Ma le sue, di battute (va beh, chiamiamole freddure), non sono mai state trascritte con gli stessi caratteri cubitali usati per Mou. Un mistero! Non ho una spiegazione, per questo. E per tante altre domande, come queste: i giocatori della Roma, secondo voi, <strong>giocano contro il tecnico?</strong> Totti e De Rossi che ruolo hanno in questa vicenda? Luis Enrique sulla panchina dell’Inter si trasformerebbe in allenatore-genio?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/ranieri-luis-enrique/195667/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Smarrimento e domande per il piccolo Claudio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/smarrimento-domande-piccolo-claudio/193009/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/smarrimento-domande-piccolo-claudio/193009/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:17:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[neonato]]></category> <category><![CDATA[omicidio]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[sensazionalismo]]></category> <category><![CDATA[violenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193009</guid> <description><![CDATA[Mi hanno chiesto, di recente, di ricostruire quella brutta vicenda successa a Roma, del neonato gettato nel Tevere dal padre, sabato 4 febbraio scorso. Dunque, dicevo: essere entrata nel cuore di questa terribile storia, mi ha fatto sentire molto male, perché questo non è solo uno spaccato di vita all’apparenza lontano da noi, ma è anche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno chiesto, di recente, di ricostruire quella brutta vicenda successa a Roma, del <a href="http://greisonanatomy.blogspot.com/2012/02/neonato-gettato-nel-tevere-la-mia.html" target="_blank">neonato gettato nel Tevere dal padre</a>, sabato 4 febbraio scorso. Dunque, dicevo: essere entrata nel cuore di questa terribile storia, mi ha fatto sentire molto male, perché questo non è solo uno spaccato di vita all’apparenza lontano da noi, ma è anche una tremenda brutalità, non solo del fatto in sé, ma pure del meccanismo che si è creato intorno. Tutte le<strong> tv</strong> di sono interessate subito alla cosa, entrando nei dettagli più morbosi, ed entrando pure all’ospedale, dove era ricoverata la madre del piccolo Claudio (la donna che subiva le violenze dal marito), e quindi siamo venuti a conoscenza di tante sfumature, vere o non vere, e che poi la nonna del piccolo si è sentita in dovere di smentire o ribadire, davanti ai media più diffusi.</p><p>Essere entrata in quella casa, mi ha dato un <strong>senso di smarrimento</strong>, di codici poco chiari, di verità da cercare al di là delle parole che venivano dette, che mi ha preso molto tempo: stendere il resoconto di questa vicenda, è stato faticoso, più di quanto impieghi nella mia normale attività di giornalista di tutti i giorni. Perché raccontare quello che mi diceva la nonna, non era possibile: non con le sue parole. Non come voleva lei. Perché lei voleva mostrare una realtà, che non ci è chiara a tutti, noi che <strong>quelle cose non  le abbiamo mai viste.</strong> Ma nemmeno raccontare solo quello che mi diceva il carabiniere era possibile: perché per lui tutto era ovvio, scontato, quasi evidente, addirittura routine. E i due punti di vista erano scollati. Così come erano scollati da quello che ho visto io, anche i servizi che giravano in rete (e prima nelle tv), su questa storia. Insomma, mi ha fatto molto piacere, in termini di crescita professionale, che mi sia stato chiesto un articolo del genere. Soprattutto perché mi ha fatto vedere le cose da un’angolatura preziosa, da non dimenticare. E adesso che tutto sembra già archiviato, e nessuno pare interessarsi più, a me sono rimaste<strong> tante domande</strong>.</p><p>Intanto: <strong>perché l’ospedale Santo Spirito non ha sporto denuncia</strong>, quando ha visto arrivare al pronto soccorso una donna piena di lividi, con le braccia sanguinanti “perché il marito la infilzava con le penne” (come ha detto la signora Rita, a Canale Cinque, domenica scorsa)? Perché un uomo agli arresti domiciliari a Corviale, può arrivare fino a Trastevere a piedi, e dopo che aveva già picchiato la moglie, gli viene aperta tranquillamente la casa?  E’ normale che le ricerche del corpicino di Claudio siano finite dopo quattro giorni? E ora chi potrà trovarlo, per caso? Fino a che punto è giusto far parlare queste persone <strong>davanti alle telecamere?</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/smarrimento-domande-piccolo-claudio/193009/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La vittoria del Novara e nuove idee nel calcio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/vittoria-novara-nuove-idee-calcio/191151/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/vittoria-novara-nuove-idee-calcio/191151/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Feb 2012 09:33:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[L'arte di vincere]]></category> <category><![CDATA[Mondonico]]></category> <category><![CDATA[Novara-Inter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191151</guid> <description><![CDATA[Come tutti i ribelli che non vogliono portare rispetto, aveva un conto in sospeso con i ricordi. Così, è tornato nel calcio. “Lo sport te lo puoi scordare”, gli dicevano i medici, quando gli avevano trovato un tumore all’addome.  Diagnosi senza scampo, sembrava. Fine della storia? Macché, solo l’inizio di una nuova avventura. Sliding doors,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti i ribelli che non vogliono portare rispetto, aveva un conto in sospeso con i ricordi. Così, è tornato nel calcio. “Lo sport te lo puoi scordare”, gli dicevano i medici, quando gli avevano trovato un tumore all’addome.  Diagnosi senza scampo, sembrava. <strong>Fine della storia? </strong>Macché, solo l’inizio di una nuova avventura. <em>Sliding doors</em>, vite fratturate, che sembrano chiudersi, e invece si riaprono e scorrono.  Così, ha vinto. Contro le menti illuminate, contro il destino, contro l’Inter dei prepotenti. <strong>Emiliano Mondonico</strong>, un combattente, uno tosto. Che non si ferma davanti agli ostacoli. Ha sopportato di tutto, nella sua carriera. Anche una seconda operazione. Ma domenica scorsa, la vittoria: il suo Novara, ultimo in classifica,<strong> <a href="http://www.corrieredellosport.it/calcio/i_numeri/2012/02/13-221134/Novara,+in+casa+Inter+bissato+l%E2%80%991-0+del+%E2%80%9953+" target="_blank">sconfigge l’armata nerazzurra</a></strong>. “Catenaccio? No, tattica”, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano di svelare il suo segreto. E ancora: “Il calcio è semplice, più semplice di come tanti lo vogliono far passare. Basta capire i propri giocatori”. Ecco qua. Un mondo.</p><p>Nelle sale, da pochi giorni, è uscito un film: <em><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/moneyball/" target="_blank">L’arte di vincere</a></em>, con Brad Pitt (eh…va beh!), ma soprattutto tratto da una storia vera (e dal romanzo <em>Moneyball</em>): in cui vige il concetto romantico e sportivo di una squadra fondata sulla coesione di tutti i giocatori e sulla fiducia riposta nelle loro potenzialità, che farà fare grandi risultati nel baseball agli <strong>Oakland Athletics </strong>(ha reclutato giocatori scartati dalle altre società, che avrebbero invece potuto avere un potenziale vincente) recuperando terreno, giornata dopo giornata, e ottenendo poi una serie di 20 vittorie consecutive (un record, a oggi, imbattuto nel baseball) e dimostrando la validità delle idee innovative di chi le ha pensate, e &#8211; naturalmente &#8211; osteggiate da tutti. L’ho visto ieri, dopo la<strong> partita Inter- Novara</strong>, e in qualche modo mi sono fatta influenzare. Nel film, le frasi che rimangono più in mente sono: “lo sport è una metafora della vita”, o anche: “dobbiamo vincere contro il pensiero globale”, oppure: “come si fa a non essere sentimentali davanti ad un campo verde”, e ancora: “se sei un perdente, goditi solo lo spettacolo”. Ecco, quindi, il significato di questa partita. Il Novara che batte l’Inter, questo gol di <strong>Caracciolo</strong>, e questa nuova mentalità di Mondonico.</p><p>Ma ora, ecco anche le mie domande: perché nel calcio è così difficile imporre nuove idee? Perché domina sempre il pensiero più banale? Perché il punto di vista diverso, nel calcio, non è proprio preso in considerazione? Come Mondonico, quanti ce ne sono? Chi crede veramente nel Novara? L’Inter, cosa rappresenta realmente?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/vittoria-novara-nuove-idee-calcio/191151/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma: allo stadio sì, a lavoro no</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/roma-allo-stadio-lavoro/189365/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/roma-allo-stadio-lavoro/189365/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:29:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Fabio Borini]]></category> <category><![CDATA[Francois Truffaut]]></category> <category><![CDATA[neve]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189365</guid> <description><![CDATA[C’è chi spinge, fatica, si diverte. Non cerca scuse, non si nasconde. Di là: Roma, la città, il ghiaccio per le strade, le scuole chiuse, Alemanno che rimpalla responsabilità, nessuno che si muove per togliere gli alberi caduti sulle macchine; di qua: la Roma, quella scesa in campo contro l’Inter, vincente, che straccia avversari e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi spinge, fatica, si diverte. Non cerca scuse, non si nasconde. Di là: Roma, la città, il ghiaccio per le strade, le scuole chiuse, Alemanno che rimpalla responsabilità, nessuno che si muove per togliere gli alberi caduti sulle macchine; di qua: la Roma, quella scesa in campo contro l’Inter, vincente, che straccia avversari e demoni, che fa aprire l’Olimpico anche se le scuole sono chiuse, che fa attraversare la città ai romani, anche se poi a lavoro non ci vanno. <strong>Il calcio, lo sport, la vita</strong>, non più questione di parole: ma di voglia. Prendete<strong> Fabio Borini</strong>, classe 91, ieri il migliore della partita, quella partita finita 4-0, contro un Inter senza anima né cuore. Dicevamo, prendete Borini, quando gli chiedono: non avevi freddo, sembrava ti muovessi a tuo agio a queste temperature polari? Lui, risponde: “<em>Se voglio diventare un campione, non devo sentirlo</em>”. <em>Et voilà</em>, sistemata la commiserazione altrui.</p><p>Poteva darsi arie, negarsi, dire che aveva fretta. Soprattutto dopo una partita così, in cui ha corso, e corso, e corso, e segnato, e corso, e segnato, e corso, e corso. Invece, è stato mezzora a parlare, a conoscere tutti quelli che lo avvicinavano: niente culto della personalità, nessun i-pad nelle orecchie. Addio <em>lost generation</em>, sono arrivati i ricambi. Fatti di pezzi nuovi: che hanno già la volontà scolpita, prima del corpo. Che credono nel contatto umano, nello stare in mezzo alla gente. Nel rimboccarsi le maniche, e faticare. Se serve. Quando gli chiedono di parlare in inglese, così, per scherzo. Lui, lo fa. “I fun”, dice. Si capisce, si diverte. E, poi, ricorda che giocare a calcio è <strong>un privilegio</strong>, non un lavoro. “Sono un ragazzo fortunato”. E si migliora. Insomma, lui cresce. Fa passi piccoli e grandi. Ma procede. Va avanti. Cambia. Lui, come la Roma. La Roma, sì, non Roma.</p><p>Ma, le mie domande sono queste: perché l’Olimpico era aperto ieri, e le scuole oggi sono chiuse? <strong>Perché tutti si sono mossi per andare allo stadio e non per andare a lavoro?</strong> Perché ieri c’erano allo stadio le forze dell’ordine schierate come non mai, e per strada no, in questi giorni di emergenza (a Prati, gli alberi sono caduti sulle macchine, e nessuno è venuto a toglierli… per non parlare del ghiaccio)? Perché ieri allo stadio i milanesi guardavano i romani come degli alieni, che non sapevano gestire mezzo metro di neve?</p><p>Ps: anche se non c’entra niente, auguri a <strong>Francois Truffaut</strong>, che, come ci ricorda <em>google,</em> oggi avrebbe compiuto 80 anni. Il mio cane, un golden retriever di 12 anni (ma che ne dimostra 6) si chiama <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antoine_Doinel" target="_blank">Antoine Doinel</a></span>, e in quel nome ci sono sempre tutte le risposte ai miei dubbi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/roma-allo-stadio-lavoro/189365/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Acab non è un film</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/acab-non-e-un-film/187615/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/acab-non-e-un-film/187615/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 09:57:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[acab]]></category> <category><![CDATA[forze dell'ordine]]></category> <category><![CDATA[Gabriella Greison]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[tifosi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187615</guid> <description><![CDATA[Ieri ho visto il film Acab, ed ero allo stadio per Roma-Bologna. Le due cose andavano fatte insieme, e in ordine inverso, per capire meglio le reazioni sull’uscita di questo film (nelle sale da venerdì scorso). Reazioni che ho cercato di captare soprattutto la sera al cinema, fuori, in strada. Zona Prati, prima serata, sala...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho visto il film <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/acab-film-%E2%80%9Ctre-celerini-bastardi%E2%80%9D-nella-societa-dellodio-della-violenza/185942/" target="_blank">Acab</a></span></em></strong>, ed ero allo stadio per Roma-Bologna. Le due cose andavano fatte insieme, e in ordine inverso, per capire meglio le reazioni sull’uscita di questo film (nelle sale da venerdì scorso). Reazioni che ho cercato di captare soprattutto la sera al cinema, fuori, in strada.</p><p>Zona Prati, prima serata, sala piena. E piena solo di ragazzi, quasi tutti curvaioli, romani, diverse donne che li accompagnavano. Dunque, prima l’antefatto. Allo stadio, in curva sud, a metà partita (partita di una noia mostruosa, con interviste post-gara ancora più noiose, uno di quei pomeriggi che ti chiedi perché stai facendo quel lavoro, e metti in discussione tutta la tua vita), dicevo: inizio secondo tempo, appare uno <strong>striscione</strong>, contro il film Acab. Ricordava le morti, in circostanze controverse, dei tre ragazzi: Aldrovandi, Cucchi e Sandri. Faceva così: <em>“Federico, Stefano, Gabriele… Acab non è un film”</em>. Guardo il film, e inizio a farmi delle domande.</p><p>Intanto, è necessario fare una <strong>distinzione tra film e libro</strong>. Perché il tutto nasce dal romanzo di Carlo Bonini, edito per Einaudi, in cui il giornalista racconta la sua esperienza passata con i celerini, ed entra nei dettagli dei loro racconti, facendo vivere al lettore in prima persona ogni traccia di violenza, o di vendetta, che usciva dalle loro parole. Però, beh, ecco, il libro non ha la potenza delle immagini, e quindi fa venire la stessa rabbia, la stessa insicurezza, la stessa insofferenza che scatta guardando il film.</p><p>Lo stesso Bonini, racconta: <em>“Quando ho incontrato di persona i tre protagonisti del mio libro, mi ricordo di aver dovuto compiere sulla mia pelle un’operazione difficilissima, perché c’erano degli aspetti dei loro racconti che a me davano profondamente fastidio anche solo ad ascoltarli. Ma, sono cosciente che si tratta di un passaggio obbligato, per fare vedere che esiste questa realtà. Sicuramente ci sarà qualcuno, com’è già successo all’uscita del testo, convito che Acab voglia<strong> togliere la museruola</strong> al rottweiler che è in noi”</em>.</p><p>No, quest’ultimo passaggio non è scattato. In nessuno dei ragazzi presenti in sala ieri, e che ho ascoltato parlare fuori dal cinema Adriano. Quello che è successo, invece, è che molti si sono sentiti insicuri, di fronte ad alcune scene di violenza. E <strong>si riconoscevano</strong>, una volta nel ragazzo di strada, figlio del celerino-capo, una volta nel ragazzo di strada che diventa celerino-pischello. Insomma, nelle due figure più deboli, più fragili, presenti sullo schermo.</p><p>Nessuno ha inneggiato al film, e nessuno lo ha accusato di eccessiva violenza. Questo dovrebbe far pensare. Perché, in realtà, alcune scene sono di una forza, di un eccesso, di una prepotenza, che nessuno dovrebbe essere in grado di sostenere. E tutti, celerini e gente di strada, avevano solo una cosa in comune: quel sentimento irrefrenabile di <strong>rancore</strong>, di odio, di intolleranza nei confronti delle istituzioni. Politici, Parlamento, Stato, tutti vengono presi di mira, come il nemico numero uno, perché – dal film si evince &#8211; i casi della vita portano a concludere questo. Ora, così, si spiega anche perché ieri, durante il minuto di silenzio sul campo dell’Olimpico, prima della partita, per la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/dallassemblea-costituente-quirinale-morto-oscar-scalfaro/187362/" target="_blank">morte di Oscar Luigi Scalfaro</a></span>, la curva abbia fischiato tutto il tempo.</p><p>Ma le domande sono queste: perché il limite entro il quale questi poliziotti usano la violenza è così poco decifrabile? Perché tutti si ricostruiscono un <strong>senso dello Stato del tutto personale</strong>? Chi guarderà il film? Da dove nasce, allo stadio, questo rancore antico nei confronti delle forze dell’ordine: voglio dire, prima dei casi sopracitati, anni Sessanta e Settanta, era lo stesso così?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/acab-non-e-un-film/187615/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Perché non si può fare outing nel calcio?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/perche-fare-outing-calcio/185298/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/perche-fare-outing-calcio/185298/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:18:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[damiano tommasi]]></category> <category><![CDATA[Matthew Mitcham]]></category> <category><![CDATA[omosessualità]]></category> <category><![CDATA[outing]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185298</guid> <description><![CDATA[Ecco: la discussione continua (leggi il post precedente), con Damiano Tommasi che interviene, di nuovo, con una sua risposta. Entra nei dettagli più significativi e pone nuove domande (che rilancio a tutti quelli hanno voglia di rispondere). Una lettera più articolata, della precedente, con un leggero passo indietro, un&#8217;apertura maggiore, e molto altro. Ve la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ecco: la discussione continua (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/tommasi-lomofobia-calcio/184743/" target="_blank">leggi il post precedente</a></span>), con <strong>Damiano Tommasi</strong> che interviene, di nuovo, con una sua risposta. Entra nei dettagli più significativi e pone nuove domande (che rilancio a tutti quelli hanno voglia di rispondere). Una lettera più articolata, della precedente, con un leggero passo indietro, un&#8217;apertura maggiore, e molto altro. Ve la posto.</p><p><em>Come vedi l&#8217;ora è sempre post nanna dei bimbi&#8230;..</em><br /> <em>Il link al quale mi riferivo non aggiungeva nessuna illuminata sapienza o novità, erano solo due considerazioni del tipo che non ho nessun pregiudizio ma non confondiamo la libertà di essere gay (nel</em><em> </em><em>senso che ognuno è, o cerca di essere, se stesso e per questo non deve essere additato, emarginato o discriminato) con l&#8217;obbligo di dirsi gay.</em><br /> <em>Della trasmissione radio, poi, volevo che si notasse come non ho mai minimamente pensato di sconsigliare l&#8217;outing. (Se non ricordo male non ho detto questo e ora non vorrei attardarmi ad andare a</em><em> </em><em>riascoltare). Come potrei dare consigli se non conosco per bene la realtà che vive chi si dovrebbe/vorrebbe esporre?</em><br /> <em>Alla domanda perché i gay nel calcio (perche ci sono di sicuro, lo si deduce dalle statistiche) non lo dicono, ho solo posto alcune riflessioni del tutto personali che non mi hanno mai impedito di</em><em> </em><em>convivere serenamente con eterosessuali e omosessuali.</em><br /> <em>Mi ha chiesto l&#8217;intervistatore, se avessi mai conosciuto gay nel calcio e (è la verità non astuzia) non ne ho mai conosciuti, o meglio, non mi ha mai detto nessun calciatore di essere gay per cui magari</em><em> </em><em>conosco calciatori che sono gay ma non lo so che lo sono&#8230;&#8230;( non mi sembra omofobia)</em><br /> <em>Detto questo mi sono sempre chiesto perché nella mia vita non mi sono mai dichiarato eterosessuale? E perché se un calciatore è omosessuale lo dobbiamo sapere? Credo che da giornalista affermata</em><em> </em><em>non possa tu non ammettere come sarebbe (ahimé) travolgente la notizia di un calciatore famoso gay per i media, tv, riviste di gossip e tutto ciò che ne segue. O forse sarebbe trattato alla stregua di</em><em> </em><em>un conduttore televisivo o uno stilista? Cioè con assoluta normalita&#8217;?</em><br /> <em>Comunque, non è che anche considerare &#8216;doveroso&#8217; l&#8217;outing sia una forma di discriminazione? Perché l&#8217;eterosessuale no e l&#8217;omosessuale sì?</em><br /> <em>Infine per esperienza personale posso immaginare cosa significhi tenersi tutto dentro quando le proprie tendenze sessuali sono considerate un problema, non potrei mai pensare che, come si può</em><em> </em><em>evincere da certi commenti alla mia intervista, che sono retrogrado e non accetto l&#8217;omosessualità nel calcio&#8230;&#8230;.solo non accetto la banalizzazione di un tema che genera &#8216;prurito&#8217; e &#8216;curiosità&#8217; spesso a</em><em> </em><em>discapito solo ed esclusivamente dei diretti interessati e non certo al mondo del calcio.</em><br /> <em>Ora basta perché immaginando che verrà postata anche questa mia piccola/lunga digressione non vorrei che si pensasse &#8230;&#8230;.&#8221;ma non ha nient&#8217;altro da fare quello?&#8221;</em><br /> <em>P.s. : La terza persona era riferita al personaggio dal quale in questo mondo si fatica sempre più a distaccarsi per essere sempre più spesso persona&#8230;&#8230;hai fatto bene a non prenderla sul serio anche se</em><em> </em><em>la considerazione di me è soprattutto la consapevolezza di avere la completa responsabilità di me stesso ma qui si aprirebbe un altro capitolo che lascio volentieri perdere&#8230;&#8230;&#8230;</em><br /> <em>Hasta la proxima</em><br /> <em>Damiano</em></p><p>Dunque, sì, Tommasi ci ha visto giusto: tutto verrà postato, per il semplice motivo che leggendo la raffica di commenti apparsi sia sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://greisonanatomy.blogspot.com/" target="_blank">mio blog</a></span>, sia su quello sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggreison/" target="_self">sito del Fatto Quotidiano</a></span>, sia su quello di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cadoinpiedi.it/2012/01/18/gay_nel_calcio_la_risposta_di_tommasi.html" target="_blank">Cadoinpiedi</a></span>, in cui tutta la discussione è stata ripresa fin dall&#8217;inizio, dicevo: visto il gran numero degli interventi, l&#8217;argomento è di grande interesse, ma ci sarebbe ancora e ancora e ancora tantissimo da dire, e chissà che non si arrivi a qualcosa di più significativo.</p><p>Andando con ordine, ma partendo da fine lettera, e salendo, prima rispondo a Tommasi su una cosa: nessuno dirà mai &#8220;non ha nient&#8217;altro da fare quello&#8221;, con il tono che pensi tu, perché parlare di queste cose fa bene, e sicuramente l&#8217;aver risposto (e di persona), ti rende umano, e intellettualmente interessante. Poi, rifletto sulle domande. Intanto, è un passo avanti il fatto che il presidente dell&#8217;Assocalciatori, abbia voglia di tenere alta l&#8217;attenzione su questo tema, <strong>senza nasconderne l&#8217;esistenza </strong>o fingendo che non ci sia (statistiche alla mano: secondo gli ultimi dati diramati dall&#8217;Oms, 10 persone su 100 sono omosessuali: una rosa di calcio è composta da 30 giocatori, il conto si fa in fretta&#8230;).</p><p>Sta nel suo ruolo, comunque, di impegnarsi a limitare o risolvere il problema della<strong> discriminazione</strong>: senza rafforzare il tabù esistente, chiedendo di non fare <em>coming out </em>ai calciatori omosessuali, come (erroneamente? bah, io l&#8217;ho riascoltata, e diceva proprio così) abbiamo tutti capito lui avesse detto durante quella famosa intervista. Ma le domande che pone, non sono del tutto condivisibili: perché io devo sapere che Cassano è stato con 600 donne, o che Vieri sta con l&#8217;ennesima velina? Perché il mondo del calcio inneggia, esalta, mitizza, i calciatori che hanno tante donne. E perché succede questo? Perché c&#8217;è uno spogliatoio da condividere? Mi sembra assurdo. Nel calcio femminile, per esempio, non avviene questo. Oppure, nei tuffi? Ricordate quando <strong>Matthew Mitcham</strong> ha fatto <strong>coming out</strong>, e tutte le istituzioni australiane si sono strette intorno a lui, sorreggendolo nella sua scelta di parlare di questo davanti alle telecamere? L&#8217;ho conosciuto di persona, Mitcham, durante gli ultimi mondiali di nuoto qui a Roma, è mi ha raccontato della normalità della cosa. E lui era stupito del nostro stupore. Eppure, seguendo la logica delle domande di Tommasi, non condivide pure lui lo spogliatoi con altri tuffatori?</p><p>Oppure,<strong> Anton Hysen</strong>, in Svezia, è calciatore, e ha detto di essere gay, di recente. Cosa è successo? Niente. Gioca e vive, da calciatore. Da noi non può succedere? Veramente Tommasi pensa che la stampa possa uscire con titoli a quattro colonne, e tutti giù a ridere? Siamo circondati, nella moda, nella musica, nello spettacolo, da gente che si dichiara omosessuale, e lo fa per stare bene con se stesso, <strong>per non fingere di essere quello che non è</strong>. Ma nel calcio, l&#8217;omosessuale, non può ammettere di esserlo, e addirittura deve fingere di girare con questa o quella modella, per mascherare l&#8217;apparenza. Quanto male sta uno che fa così? Io penso, forse ingenuamente, che se mai facesse <em>coming out </em>un calciatore del nostro campionato, con grande coraggio e stima per se stesso, beh, sì, a ruota lo farebbero pure tutti gli altri. E noi (stampa, società di calcio, istituzioni) dobbiamo essere pronti a reagire di conseguenza,<strong> accogliendo la normalità della cosa</strong>. Quello che si chiede Tommasi, invece, è perché c&#8217;è questa curiosità sull&#8217;argomento. Beh, no, non c&#8217;è nessuna curiosità morbosa, ma semplicemente, credo che il machismo nel mondo del calcio sia una cosa così ridicola, antica, povera, arrogante, stupida, bassa (e berlusconiana?), che andrebbe debellata.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/perche-fare-outing-calcio/185298/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tommasi e l&#8217;omofobia nel calcio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/tommasi-lomofobia-calcio/184743/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/tommasi-lomofobia-calcio/184743/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Jan 2012 16:37:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Gabriella Greison</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[calciatori omosessuali]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[coming out]]></category> <category><![CDATA[Omofobia]]></category> <category><![CDATA[Tommasi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184743</guid> <description><![CDATA[E&#8217; successo stanotte. 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In risposta al <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cadoinpiedi.it/2011/11/30/damiano_tommasi_lo_abbiamo_sopravvalutato_per_anni.html" target="_blank">mio post</a></span> uscito sia su <em>Cadoinpiedi.it</em>, sia sul mio blog personale, <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://greisonanatomy.blogspot.com/2011/11/damiano-tommasi-lo-abbiamo.html" target="_blank">Greison Anatomy</a></span></em>. Era un post, il mio, in cui commentavo le sue parole, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=ZKem-YFyecM" target="_blank">il giorno in cui aveva sconsigliato di fare <em>coming out</em> ai calciatori</a></span>, durante un’intervista radiofonica (diceva: “<strong></strong><strong>L&#8217;omosessualità nel calcio è ancora un tabù e anche il coming out è sconsigliabile</strong>. C&#8217;è una convivenza tra colleghi, diversa da ogni altra professione. Esprimere la propria preferenza sessuale è difficile in tutti gli ambiti, ancor di più per un calciatore che vive nello spogliatoio, e condivide anche la sua intimità, con altri. Nel nostro mondo <strong></strong><strong>si potrebbe creare imbarazzo</strong>; uno sport dove ci si spoglia, potrebbe diventare una difficoltà in più, nella vita di tutti i giorni”). Vi allego, per dovere di replica, la sua risposta di stanotte. E poi ci riflettiamo sopra.</p><p>&#8220;Mi permetto questa intrusione solo perché si è chiacchierato molto sui lanci d&#8217;agenzia di qualche settimana fa. Solo oggi ho letto lo &#8216;stupore&#8217; nell&#8217;articolo su cadoinpiedi. <a href="http://www.assocalciatori.it/LinkClick.aspx?fileticket=%2BZuCleI%2FKLg%3D&amp;tabid=157&amp;language=en-US" target="_blank">Questo link</a> riporta (a pag.7) un piccolo cenno di chiarimento. Forse basterebbe ascoltare la chiacchierata con Klaus Davi ma non tutti (credo pochi) hanno tempo e modo di ascoltarsi le interviste su youtube. Detto questo, effettivamente credo che abbiate sopravvalutato Tommasi, basta in fondo che un calciatore (ex) risponda leggermente fuori dalle canoniche interviste per pensarlo &#8216;<strong>intellettuale</strong>&#8216;. Ma questo fa parte dello show businness e ormai ci ho fatto il callo cercando di conviverci ma sforzandomi di non crederci troppo! Buona lettura e&#8230;..ascolto. Con stima (davvero). Damiano</p><p>Ecco, beh, la sua risposta mi ha fatto venire alcune considerazioni. Intanto, è bella. Ok. E scritta bene. E mi è piaciuto il gesto. E ci vuole coraggio. Ok, ok, ok. Insomma, l&#8217;ho molto apprezzata. Poi, ho pensato che Tommasi ha una giusta considerazione di sé (se non prendiamo sul serio quella terza persona usata, a un certo punto, durante l&#8217;intercalare&#8230; (terza persona, come faceva Maradona, e che <strong>concedo solo a Maradona</strong>)),, e questo non è da sottovalutare. Nel senso: non si sente intellettuale, e dice che basta che un calciatore risponda fuori dalle righe consuete per farlo credere, ed è molto vero. Siamo così abituati alle risposte fotocopia date dai calciatori, piene di luoghi comuni e banalità, che un riferimento ad un libro letto, oppure una citazione cinematografica, ci fa subito strabuzzare gli occhi dall&#8217;entusiasmo, e seguire con spasmodica ammirazione il campione di turno.</p><p>Però, poi, Tommasi mi chiede di andare a risentire l&#8217;audio di quella trasmissione, in cui diceva le cose che ci avevano tanto scioccato, e allora ripenso alle stesse cose che già avevo pensato (perché la trasmissione, sì, l&#8217;avevo sentita&#8230;.e nel mio vecchio post, era pure riportato il link). Lui continua ad essere stupito del nostro stupore. e io continuo a pensare che le sue parole confermano e rafforzano <strong>il tabù esistente sui calciatori omosessuali</strong>; incentivano e ufficializzano la discriminazione<strong>. </strong>Ma, detto questo, mi linka pure una pagina tratta dalla rivista &#8220;il Calciatore&#8221;, distribuita alle squadre di calcio dall&#8217;Assocalciatori, e non ci trovo nessun elemento nuovo, o di illuminata sapienza (ma forse mi ha allegato una parte sbagliata&#8230; e seppur sia andata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.assocalciatori.it/" target="_blank">sul sito originario</a></span>, per cercare quella pagina 7, consigliata con un “buona lettura”, non ho trovato niente, sob!, mannaggia, peccato).</p><p>Però, se rileggo i commenti scesi a cascata, quelli dei lettori, dopo l&#8217;uscita del mio primo post, beh, sì, qualcosa in più inizio a chiedermi anch’io. E cioè: in Italia, siamo veramente così <strong>anni luce indietro</strong> su questo argomento? Perché in altri settori, tipo la musica, il cinema, la discriminazione non è così alta? Perché il calcio porta &#8211; ancora &#8211; con sé tutto questo machismo? Perché se un calciatore è omosessuale, non lo sappiamo?</p><p>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/Damiano-Tommasi2.jpg?47e3a5" target="_blank">Clicca qui per ingrandire l&#8217;immagine</a></span>)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/tommasi-lomofobia-calcio/184743/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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