<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Giancarlo Granero</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Non c&#8217;è più privacy!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/privacy/208420/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/privacy/208420/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 May 2012 07:49:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[apple]]></category> <category><![CDATA[dati personali]]></category> <category><![CDATA[dittatori]]></category> <category><![CDATA[iCloud]]></category> <category><![CDATA[iphone]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=208420</guid> <description><![CDATA[Mio figlio, cui avevo concesso l&#8217;uso dell&#8217;iPhone per un giochino, è riuscito non so come a bloccarlo completamente. Dopo diversi tentativi (falliti) di riportare il telefono in vita e dopo altrettanti tentativi (riusciti) di contenere istinti poco educativi per la mia prole, ho deciso di resettare il telefono e fare un restore dalla rete. In...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mio figlio, cui avevo concesso l&#8217;uso dell&#8217;iPhone per un giochino, è riuscito non so come a <strong>bloccarlo completamente</strong>. Dopo diversi tentativi (falliti) di riportare il telefono in vita e dopo altrettanti tentativi (riusciti) di contenere istinti poco educativi per la mia prole, ho deciso di resettare il telefono e fare un <em>restore</em> dalla rete.</p><p>In effetti, senza troppo pensarci, avevo in precedenza scelto l&#8217;opzione di <em>backup</em> in <em>iCloud </em>(scusate l&#8217;inglese, non credo si possano tradurre questi termini senza diventare ridicoli). Pareva ideale: niente spazio occupato sul disco rigido, e poi basta toccare lo schermo una volta ed è fatto&#8230;</p><p>Insomma, piano piano dalla rete <strong>ho visto riemergere il mio iPhone</strong>: le applicazioni nel buon ordine e raggruppate nel modo giusto, la mia rubrica telefonica, la posta elettronica, le foto&#8230; &#8220;Piano piano&#8221; vuol dire che ci ho messo circa due ore; e mentre la furia infanticida sbolliva ho avuto tempo di riflettere a quanto di me veniva scaricato dalla rete per ricostituire il mio telefono &#8211; e quindi quanto di me era archiviato nella fantomatica &#8220;nuvola&#8221;, cioè tanti computer sparsi sul globo terracqueo.</p><p>Mi è venuto in mente un articolo che avevo letto da qualche parte e che sosteneva la tesi seguente: i dati personali raccolti e gestiti dai vari operatori quali Apple, Microsoft eccetera ai giorni nostri sono molti di più e, per certi versi, molto più &#8220;personali&#8221; di quelli che <strong>qualunque dittatore abbia mai potuto sognare</strong>.</p><p>In effetti dalla &#8220;nuvola&#8221; si potrebbe ricostruire quali siti internet visito, dove abito, dove sono stato a fare foto o a fare jogging e quando, a chi ho telefonato, a chi ho scritto messaggi (e cosa ho scritto), quali sono i miei gusti musicali e via dicendo. La lista potrebbe essere lunga e inquietante.</p><p>Certo, nessuno mi ha obbligato a comprare uno <em>smartphone</em> e a usare l&#8217;opzione &#8220;nuvola&#8221;; anzi per il telefono ho pure pagato un bel po&#8217; di soldi! <strong>Allora perché tollero tanta invasione della privacy?</strong></p><p>Mentre il<em> </em>telefono era quasi ridiventato il <em>mio telefono</em> sono giunto ad una conclusione: probabilmente perché non ho niente da nascondere e quindi preferisco la comodità.</p><p>Ma è proprio il caso di dire: non c&#8217;è più la privacy di una volta!</p><p><em><strong>Disclaimer</strong></em><em>: Come riportato nella <a href="../blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/privacy/208420/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La mala comunicazione (politica)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/mala-comunicazione-politica/208431/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/mala-comunicazione-politica/208431/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 May 2012 13:58:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Belgio]]></category> <category><![CDATA[comunicazione politica]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[dibattito pubblico]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=208431</guid> <description><![CDATA[Vi propongo due interessanti casi di comunicazione politica moderna (e della sua traduzione giornalistica). Primo caso: due politici belgi, entrambi di sinistra, sono invitati a une tenzone dialettica da un giornale (belga ovviamente). Uno dei due, nel dibattito, afferma (e il giornalista scrive) che in una catena di supermercati molto conosciuta si può andare in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vi propongo due interessanti casi di comunicazione politica moderna (e della sua traduzione giornalistica).</p><p>Primo caso: <strong>due politici belgi</strong>, entrambi di sinistra, sono invitati a une tenzone dialettica da un giornale (belga ovviamente). Uno dei due, nel dibattito, afferma (e il giornalista scrive) che in una catena di supermercati molto conosciuta si può andare in bagno solo due volte al giorno, capitalismo ladro.</p><p>Il giornale in questione ha però un&#8217;abitudine tanto sana quanto rara: un <em>ombudsman</em> analizza regolarmente l&#8217;operato del giornale stesso chiedendosi se sia eticamente corretto o meno, e le conclusioni le mette per iscritto in alcuni interessanti articoli. Così l&#8217;affermazione del politico è stata verificata, scoprendo che non si trattava del noto supermercato, ma di un noto fornitore di energia. Però verificando questa seconda informazione si scopre che in realtà si trattava di un subappaltatore del fornitore di energia. Anzi no, di un <em>call centre</em>. E parlando con i responsabili del <em>call centre</em> si scopre una realtà un tantino diversa da quella che uno si immaginerebbe leggendo l&#8217;articolo originale.</p><p>Si scopre cioè che un dipendente del <em>call centre</em> doveva sottoporsi a un trattamento medico particolare che richiedeva di bere molta, davvero molta acqua. Ora, in un <em>call centre</em> per abbandonare la propria postazione si deve digitare un codice in modo che le chiamate siano deviate altrove. Il responsabile si accorge presto che un certo codice è digitato decine di volte al giorno e parla quindi al dipendente per capire cosa succede. Le spiegazioni vengono date e il responsabile accorda la possibilità di assentarsi quanto si vuole, previa presentazione di prova scritta della necessità medica.</p><p>Conclusione <em>dell&#8217;ombudsman</em>? Sarebbe<strong> impossibile per il giornale verificare tutte le baggianate dette dai politici&#8230;</strong></p><p>Secondo caso: in Francia ci si appresta a votare per il secondo turno delle Presidenziali e si tiene un attesissimo <strong><em>tête-à-tête</em> televisivo tra Sarko et Hollande</strong>. Ovviamente i due si incornano e scornano, tra le altre cose, su dati e statistiche. Però i dati, a differenza delle altre cose, sono verificabili. <em>Le Monde</em>, per esempio, è andato a verificarli e ha trovato delle informazioni piuttosto interessanti che trovate <a href="http://decodeurs.blog.lemonde.fr/2012/05/03/erreurs-contreverites-et-controverses-du-debat/" target="_blank">qui</a> e <a href="http://decodeurs.blog.lemonde.fr/2012/05/03/erreurs-contreverites-et-controverses-du-debat-suite/" target="_blank">qui</a>.</p><p>Cosa ci dicono questi due esempi (e ho accuratamente evitato di prenderne dalla realtà italiana) sul funzionamento delle nostre belle democrazie occidentali? <br />Poco di positivo, a mio modesto avviso.</p><p>Però si può cercare di trarne delle <strong>conclusioni costruttive</strong>: noi cittadini ed elettori abbiamo il diritto-dovere di informarci e di non accontentarci di quello che ci raccontano gli eletti e i candidati <em>prima facie</em>. I giornalisti, e mi permetto di appellarmi soprattutto ai giornalisti del <em>Fatto</em> che ospita questo blog, hanno il dovere professionale e di coscienza di mettere in dubbio, verificare, spiegare, demistificare.</p><p>Abbiamo, tutti, molta strada da fare.</p><p><strong><em>Disclaimer</em></strong><em>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a></em><em>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/mala-comunicazione-politica/208431/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Italia che vorrei</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/litalia-vorrei/206253/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/litalia-vorrei/206253/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 Apr 2012 08:03:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Etica]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[olanda]]></category> <category><![CDATA[Rutelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206253</guid> <description><![CDATA[Ho letto di recente su De Standaard un’interessante e spietata critica dell’Olanda attuale da parte di un autore olandese di origine palestinese, Ramsey Nasr. In due parole, Nasr critica la schizofrenia tra l’arroganza con cui gli olandesi pretendono di fare la lezione agli “altri” e la loro incapacità a tollerare qualunque norma e limite “interno”....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto di recente su <em>De Standaard</em> un’interessante e spietata critica dell’Olanda attuale da parte di un autore olandese di origine palestinese, <strong>Ramsey Nasr</strong>. In due parole, Nasr critica la schizofrenia tra l’arroganza con cui gli olandesi pretendono di fare la lezione agli “altri” e la loro incapacità a tollerare qualunque norma e limite “interno”. La conseguenza: il Paese si comporta come un bimbo viziato, ha paradossalmente perso un’identità ed è ormai isolato in campo internazionale.</p><p>Mi ha fatto pensare all’Italia: per quanto meno pretenziosi degli olandesi nel dare lezioni agli altri, anche noi abbiamo perso il senso dell’identità e siamo incapaci di <strong>(ri)generare norme condivise e rispettate</strong>.</p><p>Prendiamo alcune dichiarazioni lette in questi giorni: Bossi dice che un partito può buttare via i soldi come gli pare, <em>non è reato</em>. Formigoni ritiene che fare vacanze sfarzose con un amico intermediario finanziario <em>non è reato</em>, perché lui si pagava la sua parte anche se non può dimostrarlo (con buona pace del gigantesco conflitto d’interessi). Per completare l’arco mettiamoci anche Rutelli che trova normale non accorgersi della sparizione di milioni di euro dalle casse del suo ex partito.</p><p>La norma in Italia pare essere la seguente: finché non ci mettete in prigione (e ci diamo da fare affinché questo sia impossibile soprattutto per certe persone e situazioni) non ci sono limiti: facciamo come ci pare.</p><p>Questa sfacciataggine è nuova, ed è grave. L’Italia che vorrei è un Paese, una comunità di persone in cui la norma accettata e rispettata è una <strong>norma etica</strong>. Chi ricopre cariche pubbliche a qualunque livello, dal responsabile di partito al membro del governo o del Parlamento, ha la responsabilità di un comportamento integerrimo. Non deve essere questione di <em>reato</em>: al minimo indizio di comportamento non consono alla funzione ci si deve fare da parte.</p><p>Pare rivoluzionario, ma è quello che succede in molti altri Paesi occidentali. Il principio è semplice: il<strong> mandato pubblico va onorato</strong>, la funzione primeggia (poiché prioritaria per la collettività) sulla persona che la ricopre. Non saprei dire se questo rifiuto della norma etica sia endemico (magari culturale, come pensano in molti a nord delle Alpi) o limitato all’attuale classe dirigente.</p><p>Nella migliore delle ipotesi, cioè che sia proprio dell’élite, si sta scavando un solco sempre più profondo tra eletti ed elettori. Nel ’94 colmammo il vuoto lasciato da Mani Pulite nella maniera che sappiamo. Nel 2013 pare profilarsi <strong>Grillo</strong> come alternativa ai partiti dell’establishment, ma <a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/felezioni-grafico.jpg" target="_blank">senza un impatto sufficiente</a>. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/delusi-e-indecisi-6-italiani-su-10-non-sanno-chi-votare/206283/" target="_blank"><strong>Monti</strong></a> avrebbe un sostegno notevole ma sembra non volersi candidare.</p><p>Il rischio è che, da qui alle elezioni, arrivi un candidato populista a proseguire questa corsa al peggio in cui tutto è lecito. Un <strong>narcisista perverso</strong> che succhi il sangue al Paese senza il minimo rimorso di coscienza e di cui, come succede per i narcisisti perversi, il Paese intero si innamori follemente lasciandosi lentamente distruggere. Di nuovo.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong></em><em>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/litalia-vorrei/206253/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tav o no-Tav? Questo (non) è il problema</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/questo-problema/195524/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/questo-problema/195524/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 08:56:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[A32]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195524</guid> <description><![CDATA[Sono torinese e ho passato molte vacanze, fin dall&#8217;infanzia, in val di Susa. Ricordo bene la valle stuprata quotidianamente da centinaia di Tir nelle viuzze dei suoi paesini, attraversati dalle due uniche strade statali che collegavano Torino alla Francia prima che fosse costruita la A32 Torino-Bardonecchia. Ricordo anche le proteste dei valligiani contro quest&#8217;autostrada, le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono torinese e ho passato molte vacanze, fin dall&#8217;infanzia, in val di Susa. Ricordo bene la valle stuprata quotidianamente da centinaia di Tir nelle viuzze dei suoi paesini, attraversati dalle due uniche strade statali che collegavano Torino alla Francia prima che fosse costruita la A32 Torino-Bardonecchia. Ricordo anche le proteste dei valligiani contro quest&#8217;autostrada, le sue gallerie e i suoi viadotti.</p><p>E non sono un no-Tav.</p><p>Non che sia uno sfegatato a favore dell&#8217;opera, no. <strong>Semplicemente non lo so</strong>. Mi sembra di non avere gli elementi necessari per schierarmi: nessuno degli argomenti che ho letto e sentito finora mi pare far pesare la bilancia decisamente da una parte; anzi, mi pare che moltissimi degli argomenti siano proposti in maniera poco chiara, poco convincente, creando una nebbia confusa in cui l&#8217;unica maniera per schierarsi è quella dell&#8217;atto di fede, del partito preso.</p><p>Lodevole il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/vale-pena/195405/" target="_blank">forum del <em>Fatto</em></a> che cerca di mettere accanto illustri sostenitori e oppositori con i loro argomenti. Ancora più lodevole il tentativo, per ora solo abbozzato, di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/ricavi-traffico-dubbi-parigi/195492/" target="_blank">aprire il dibattito al lato francese</a>. Dopotutto questa è un&#8217;opera che collega due Paesi e ho sempre trovato assurdo che si facesse una tale caciara da un lato delle Alpi senza alcun contatto con quello che succede dall&#8217;altra parte.</p><p>Non voglio farla lunga, anche perché so di essere in minoranza e da quello che ho letto (anche in queste pagine) la maggioranza no-Tav è decisamente agguerrita. Mi limiterò a un&#8217;osservazione: con tutto il rispetto per i valligiani della Valsusa che genuinamente temono l&#8217;impatto della Tav e con tutto il rispetto per chi in tutta Italia si è fatto paladino della loro causa, mi sembra che l&#8217;attenzione (mediatica e non solo) prestata a quest&#8217;opera sia sproporzionata.</p><p>Ammettiamo pure che i no-Tav abbiano ragione, e che sia un&#8217;opera inutile e costosa. Quale impatto avrebbe sul sistema Italia di questo possibile spreco rispetto ai suoi mali cronici come corruzione, clientelismo ed evasione fiscale? E come mai non spuntano come funghi <strong>comitati no-corruzione</strong> a bloccare autostrade manifestando per un Paese più civile, più pulito, più onesto &#8211; più normale?</p><p>Ben venga il dibattito sulla Tav, possibilmente approfondito e serio, come mi pare che <em>il Fatto</em> provi a fare. Ma non tolga visibilità ad altri problemi più gravi, più endemici, e mi pare indiscutibilmente prioritari.</p><p><strong><em>Disclaimer</em></strong><em>: Come riportato nella <a href="../blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a></em><em>,  il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di  opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/questo-problema/195524/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Eurodisastro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/eurodisastro/185583/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/eurodisastro/185583/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:46:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[chiarelettere]]></category> <category><![CDATA[city di Londra]]></category> <category><![CDATA[Commissione europea]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Giancarlo Granero]]></category> <category><![CDATA[max otte]]></category> <category><![CDATA[oligarchia finanziaria]]></category> <category><![CDATA[Tobin tax]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185583</guid> <description><![CDATA[Ho letto con interesse il libriccino Fermate l&#8217;Eurodisastro! di Max Otte, professore universitario nonché gestore di fondi di investimento e direttore di centri per la gestione di patrimoni. Il libro è pubblicato in Italia da Chiarelettere. Penso che il titolo sia fuorviante, perché una buona parte della tesi di Max Otte verte non sull&#8217;euro, ma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con interesse il libriccino <strong><em>Fermate l&#8217;Eurodisastro!</em></strong> di <strong>Max Otte</strong>, professore universitario nonché gestore di fondi di investimento e direttore di centri per la gestione di patrimoni. Il libro è pubblicato in Italia da Chiarelettere.</p><p>Penso che il titolo sia fuorviante, perché una buona parte della tesi di Max Otte verte non sull&#8217;euro, ma sulla crisi finanziaria (che ha scatenato quella economica, e poi quella dei debiti sovrani che in Europa prende la forma di crisi dell&#8217;euro). Otte ne fa un&#8217;analisi critica a mio avviso condivisibile anche se macchiata da un certo qualunquismo nel dividere le <strong>banche &#8220;buone&#8221;</strong> (come le casse di risparmio, le banche popolari e casse rurali) e quelle <strong>&#8220;cattive&#8221;</strong> (le banche di affari). Se Otte avesse ragione, la crisi si sarebbe fermata ai ricchi speculatori internazionali, senza travolgere i tanti piccoli risparmiatori ingannati dalle loro banche &#8220;buone&#8221; che comunque hanno abbracciato – senza spiegarlo ai clienti – la finanza ad alto rischio. Otte punta inoltre il dito contro la cosiddetta <strong>&#8220;oligarchia finanziaria&#8221;</strong>, un&#8217;entità astratta un po&#8217; da teoria del complotto.</p><p>Ma insomma, a parte questo, finché si parla di finanza il buon Otte se la cava. Il guaio è quando passa a parlare dell&#8217;<strong>euro</strong>. Intanto commette alcuni errori madornali: loda ad esempio i dieci Paesi che, secondo lui, avrebbero ottenuto l&#8217;esenzione dall&#8217;adottare l&#8217;euro, mentre questa forma di <em>opt out </em>è stata concessa solo a Danimarca e Regno Unito. Il vanto di Otte è l&#8217;aver previsto &#8220;fin dal 1998&#8243; il destino della moneta unica. Ma io ricordo i commenti degli economisti all&#8217;epoca: praticamente nessuno dava più di sei mesi di vita al neonato euro, che invece per dieci anni ha goduto di ottima salute surclassando il dollaro ed era sulla buona strada per diventare una valuta di riserva mondiale, fino alla crisi attuale.</p><p>Otte propone infine <strong>soluzioni-disastro </strong>quali l&#8217;uscita di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo dall&#8217;area euro. Per fortuna Chiarelettere ha aggiunto una post-fazione di Francesco Daveri che analizza le conseguenze di questi scenari e restituisce un po&#8217; di dignità al libello.</p><p>E&#8217; comunque interessante che un libro metta insieme <strong>la finanza mondiale e la crisi dell&#8217;euro</strong>, perché spesso si tende a dimenticare questo legame causa-effetto. Le riforme proposte da Otte in fondo altro non sono che la regolamentazione del sistema finanziario e l&#8217;introduzione di una Tobin Tax. Come molti euroscettici, dopo aver detto peste e corna dell&#8217;Europa e dell&#8217;euro, Otte nei fatti propone quello che l&#8217;Ue già ha fatto e fa e arriva addirittura a caldeggiare <strong>un&#8217;agenzia di rating europea</strong>.</p><p>Proprio il legame finanza-crisi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/tobin-cameron-dice-bloccheremo/182365/" target="_self">determina</a> e, a mio avviso, continuerà a determinare gli equilibri in Europa nel prossimo futuro. La scelta di <strong>David Cameron</strong> di non sottoscrivere il trattato sul <em>fiscal compact</em> è stata dettata dal rifiuto dei 26 di accettare le sue condizioni, tutte centrate sulla protezione della City di Londra: uno dei templi della finanza internazionale, una delle sedi dell&#8217;oligarchia finanziaria di Otte. Alcuni aspetti poco noti sembrano fatti apposta per alimentare le teorie del complotto. Ad esempio la City di Londra non è soggetta a nessuna autorità se non a quella della Regina Elisabetta&#8230; Polizia, controlli, tutto autogeno e indipendente nella City!</p><p>Durante la mia <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/euro-meglio-fuori-dentro/176358/" target="_blank">presentazione al liceo di inizio novembre</a> ho chiesto ai ragazzi di memorizzare almeno un dato: negli ultimi tre anni gli Stati Membri dell&#8217;Ue (attraverso i contribuenti) hanno pompato nel sistema finanziario, tra aiuti e garanzie per salvarlo dal tracollo, la ragguardevole cifra di <strong>4,6 trilioni di euro</strong>. Non sono i fantastilioni di Zio Paperone, ma milioni di milioni, come nel noto slogan pubblicitario.</p><p>Lo scorso giugno la Commissione europea ha proposto di istituire una <strong>tassa sulle transazioni finanziarie</strong>. Non una nuova tassa, ma un modo diverso di finanziare parte del bilancio Ue. Un modo più trasparente e più equo, un modo per far tornare nelle casse degli Stati le risorse che sono uscite verso il sistema finanziario dall&#8217;inizio della crisi.</p><p>Sono curioso di vedere come voterà l&#8217;Italia al momento della verità.</p><p><strong><em>Disclaimer</em></strong><em>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a></em><em>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/eurodisastro/185583/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Governo Monti: quali riforme?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/14/governo-monti-quali-riforme/183798/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/14/governo-monti-quali-riforme/183798/#comments</comments> <pubDate>Sat, 14 Jan 2012 09:03:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Strategia Europa 2020]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183798</guid> <description><![CDATA[Per una volta devo lodare il nostro ex-presidente del Consiglio per alcune sue dichiarazioni lucide da statista. Su internet ho ascoltato la sua telefonata al Tg5 di fine anno in cui ha tra l&#8217;altro esternato che si dovrebbe istituire urgentemente un governo economico europeo, ma da dieci anni i leader europei non riescono a mettersi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per una volta <strong>devo lodare il nostro </strong><strong>ex-presidente del Consiglio</strong> per alcune sue dichiarazioni lucide da statista. Su internet ho ascoltato la sua telefonata al Tg5 di fine anno in cui ha tra l&#8217;altro esternato che si dovrebbe istituire urgentemente un governo economico europeo, ma da dieci anni i leader europei non riescono a mettersi d&#8217;accordo.</p><p>Negli ultimi dieci anni l&#8217;Italia è stata rappresentata in Europa dai governi Berlusconi, che in effetti – assieme gli altri leader – sono stati incapaci di dare all&#8217;euro la &#8220;gamba&#8221; economica <strong>mancante per l&#8217;equilibrio</strong> con quella monetaria gestita dalla Bce. Bravo Silvio! Ammettere i propri limiti è indice di conoscenza di sé, indispensabile agli statisti.</p><p>Non si dovrebbe nemmeno dimenticare che gli stessi governi degli ultimi dieci anni hanno anche negoziato e concordato con i 26 partner dell&#8217;Ue quella che si chiama <em>Strategia Europa 2020</em>, vale a dire una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2020 per tenere a galla la barca europea nel mare della globalizzazione.</p><p>Per l&#8217;Italia c&#8217;è molto da fare, siamo parecchio indietro rispetto ad altri Stati Membri. Consiglio ai lettori una visita del sito sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htm" target="_blank">monitoraggio della Strategia Europa 2020</a></span>. Ne prendo un esempio significativo, il tasso di educazione superiore (percentuale dei 30-34enni che hanno completato l&#8217;università o studi equivalenti, un parametro fondamentale per il futuro di una nazione). Il pallino verde del grafico è l&#8217;obiettivo complessivo dell&#8217;Ue. Quello viola è l&#8217;obiettivo dell&#8217;Italia, parecchio più basso&#8230;</p><p><iframe scrolling='no' width='600' height='200' frameborder='0' src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/tab1.jpg?47e3a5"></iframe><br /> Ora proviamo a confrontare la nostra situazione con quella degli altri Paesi Ue e alcuni <em>benchmark </em>fuori Ue. Chi fa peggio di noi (cioè ha una barra più bassa)? C&#8217;è di che inquietarsi.</p><p><iframe scrolling='no' width='600' height='200' frameborder='0' src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/tab2.jpg?47e3a5"></iframe><br /> Gli altri parametri e grafici non sono molto più confortanti. Il vero <em>diktat</em> non ce lo mandano la Bce, la Germania o la Francia:<strong> ce lo manda la realtà</strong>. Purtroppo non c&#8217;è un obiettivo relativo alla corruzione o all&#8217;evasione fiscale, ma dal libro <em>Soldi rubati</em><strong> </strong>di <strong>Nunzia Penelope </strong>apprendo che siamo il penultimo Paese europeo in classifica per quanto riguarda la corruzione, subito prima… della Grecia. Dati così fanno riflettere.</p><p>Il governo Monti (e lo stesso varrà per i suoi successori) non deve quindi decidere <em>cosa</em> fare (nel senso degli obiettivi), ma piuttosto <em>come</em> farlo (come raggiungere gli obiettivi già fissati da tempo). E nel &#8220;come&#8221; si annidano le questioni fondamentali del finanziamento delle riforme necessarie, dell&#8217;equità, dell&#8217;equilibrio tra generazioni, della società che vogliamo.</p><p>Sarebbe bello che dati e grafici come questi, disponibili da tempo, entrassero in quel poco dibattito che c&#8217;è sulle questioni fondamentali del <em>come</em>. Ogni tanto qualche aggancio con la realtà, anche in politica, non guasta.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong></em><em>: Come riportato nella </em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank"><em><span style="text-decoration: underline;">bio</span></em></a><em>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/14/governo-monti-quali-riforme/183798/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Buon anno bisesto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/buon-anno-bisesto/180864/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/buon-anno-bisesto/180864/#comments</comments> <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 15:08:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[crisi economica]]></category> <category><![CDATA[olanda]]></category> <category><![CDATA[stranieri]]></category> <category><![CDATA[Xenofobia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180864</guid> <description><![CDATA[Anno bisesto, anno funesto. Ovviamente non ci credo, però quando penso allo stato delle cose alla fine del 2011 un po&#8217; di paura mi viene. Sempre più analisti scrivono che si respira &#8220;aria da anni &#8217;30&#8220;. Si riferiscono perlopiù al clima economico, ma non solo; e il riferimento agghiacciante è a dove il clima degli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Anno bisesto, anno funesto.</p><p>Ovviamente non ci credo, però quando penso allo stato delle cose alla fine del 2011 un po&#8217; di paura mi viene. Sempre più analisti scrivono che si respira &#8220;<strong>aria da anni &#8217;30</strong>&#8220;. Si riferiscono perlopiù al clima economico, ma non solo; e il riferimento agghiacciante è a dove il clima degli anni &#8217;30 portò l&#8217;Europa e il mondo.</p><p>Purtroppo queste analisi a livello macro mi sembrano condivisibili e anche corroborate, a livello micro, da segnali inquietanti. Vivo sulla mia pelle, nella mia vita privata di ogni giorno, livelli di <strong>xenofobia</strong> in aumento. Io sono un diverso, uno straniero, e non è facile essere straniero senza essere turista. Non lo è mai stato, ma sta diventando sempre più difficile.</p><p>Anche la parte olandese della mia famiglia si sta trincerando, più o meno inconsapevolmente, in un nazionalismo crescente. Non si può parlare di abitudini, costumi o altre caratteristiche &#8220;olandesi&#8221; (magari per confrontarle con altre) senza che le espressioni facciali diventino aggressive, che il tono si alzi in sfida, che si faccia blocco difensivo contro il diverso che osa mettere in causa le sane tradizioni della nazione.</p><p>Esagero? Forse. Il 23 ottobre scorso però gli ambasciatori di otto Paesi hanno manifestato sul giornale <strong><em>NRC Handelsblad</em></strong> la loro preoccupazione e sorpresa per come l&#8217;Olanda stia diventando un <strong>Paese provinciale che si guarda l&#8217;ombelico</strong>. Il 26 novembre la risposta è stata affidata a un tale <strong>Herman Vuijsje</strong>, giornalista e sociologo, il quale taglia corto dicendo che gli ambasciatori non hanno capito nulla, che gli Olandesi si sono solamente fatti più furbi e che in ogni caso nei loro otto Paesi rispettivi le cose stanno ancora peggio. Un esempio dell&#8217;argomentazione messa in campo: gli Olandesi interrogati nei sondaggi rispondono: &#8220;<em>non sono spaventato/a dagli stranieri, ma la maggior parte degli Olandesi evidentemente lo è</em>&#8220;…</p><p>Insomma: si trova normale rispondere ad otto (otto!) punti di vista differenti con uno (uno solo!) &#8220;nazionale&#8221;, in sostanza rifiutando l&#8217;accusa di xenofobia ma al tempo stesso corroborandola con un: non c&#8217;è nulla da fare, le cose cambiano e gli stranieri dovranno abituarsi.</p><p>E in Italia? Nel mio <a href="../../../../../2010/10/09/il-paese-bozzolo/70542/" target="_blank">primissimo articolo</a> avevo già descritto la qualità ombelicocentrica di noi italiani. Non mi pare che siamo migliorati, anzi: basti la lettura di alcuni commenti di questo blog (visto che io sono &#8220;altro&#8221; anche per molti miei connazionali).</p><p>Il livello dell&#8217;odio, spinto anche dalla crisi e dalla paura che ne segue, sta aumentando lentamente ma inesorabilmente. Se il fiume dell&#8217;odio esonda, sarà davvero un anno funesto.</p><p><strong><em>Disclaimer</em></strong><em>: Come riportato nella <a href="../../../../../blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/buon-anno-bisesto/180864/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Euro: meglio fuori o dentro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/euro-meglio-fuori-dentro/176358/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/euro-meglio-fuori-dentro/176358/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Dec 2011 12:45:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Giancarlo Granero]]></category> <category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176358</guid> <description><![CDATA[A inizio novembre, in vacanza a Torino, sono tornato al mio vecchio liceo per parlare di Europa ad alcune classi quinte. L&#8217;avevo già fatto in maggio e gli argomenti di discussione non mancano mai: a maggio Maroni aveva appena fatto la sua boutade sull&#8217;uscita dall&#8217;Unione; a inizio novembre la crisi aveva già riportato l&#8217;Europa (e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A inizio novembre, in vacanza a Torino, sono tornato al mio vecchio liceo per parlare di Europa ad alcune classi quinte. L&#8217;avevo già fatto in maggio e gli argomenti di discussione non mancano mai: a maggio Maroni aveva appena fatto la sua <em>boutade</em> sull&#8217;<strong>uscita dall&#8217;Unione</strong>; a inizio novembre la crisi aveva già riportato l&#8217;Europa (e l&#8217;euro) sulla bocca di tutti.</p><p>Uno dei ragazzi mi ha chiesto se non sarebbe vantaggioso &#8220;<em>essere fuori dall&#8217;Europa, <strong>come l&#8217;Inghilterra</strong></em><strong>&#8220;</strong>. A suo modo di vedere l&#8217;Inghilterra se la passa meglio di noi e degli altri, e soprattutto è indipendente, non ha cioè &#8220;bisogno&#8221; degli altri. Ho risposto che, in effetti, l&#8217;Inghilterra – o meglio il Regno Unito – è membro dell&#8217;Unione sin dal 1973 e quindi ha sottoscritto tutti i successivi Trattati fino a quello di Lisbona, ma ha ottenuto una <strong>deroga all&#8217;obbligo di adesione all&#8217;Euro</strong>. Ho poi risposto che il Regno Unito, da sempre tradizionalmente contrario ad ogni forma di Unione che vada al di là del mercato unico, si trova in una situazione paradossale: governato dai conservatori di Cameron, il cui elettorato sarebbe più che lieto di uscire dall&#8217;Ue, si è visto offrire un&#8217;occasione unica e inattesa con la crisi dell&#8217;euro. Ma, anziché fare un bel referendum e uscire (il tutto tra l&#8217;altro possibile e pianificato dal Trattato di Lisbona), <strong>Cameron si ritrova a calmare i suoi e farsi sgridare da Sarkozy</strong>: tu che hai sempre odiato l&#8217;euro, adesso stai zitto e lasciaci lavorare in pace.</p><p>So benissimo che la domanda dello studente non è affatto stupida e la risposta non è così semplice. Gli elementi fondamentali restano però, a mio avviso, due: 1) non basta essere fuori dall&#8217;euro (o dall&#8217;Ue) per non sentire gli effetti della crisi; 2) chi è fuori non può influenzare le soluzioni.</p><p>Sul primo punto, vediamo alcuni indizi sulla situazione del Regno Unito (fonte: <em>Financial Times</em> a partire dal 18 novembre, e altri giornali specializzati sull&#8217;Europa come <em>European Voice</em>): la Banca Centrale Uk (sì, loro ce l&#8217;hanno ancora, non sono sudditi della famigerata Bce!) segnala ulteriori manovre di <em>quantitative easing</em>, cioè immissione di liquidità per contrastare la crisi. Sembra che la tattica funzioni perché il Regno Unito finanzia il suo debito con uno <em>spread</em> abbastanza costante rispetto alla Germania. Insomma, i mercati si fidano. Al tempo stesso, però, i timori che il sistema finanziario del Regno Unito (cioè la principale fonte di ricchezza e crescita del Paese) vada incontro a serie difficoltà nei prossimi tre anni sono al massimo livello dal 2008. Inoltre, nelle previsioni di autunno la Commissione europea dice che il tasso di recupero Uk è ben minore di quello dei colleghi continentali, soprattutto a causa dei bassi consumi privati. Per finire, i <strong>giovani disoccupati</strong> nel Regno Unito superano la quota un milione. Il grafico del Ft fa un&#8217;impennata impressionante ed è il picco massimo da 17 anni a questa parte. Il governo <strong>Cameron dice che è colpa… della crisi dell&#8217;Euro! </strong></p><p>Sul secondo punto, direbbero forse gli studenti del mio liceo, gli inglesi almeno non si fanno umiliare da <strong>diktat franco-tedeschi</strong>! E&#8217; vero. Ed è una fonte di preoccupazione notevole per Cameron e soci. Perché, in questo caso, stare fuori vuol dire rischiare di essere lasciati in disparte. Gli inglesi non sono nella sala in cui si prendono le decisioni su come risolvere la crisi nell&#8217;eurozona. Non sono nella sala quando si parla di integrazione fiscale ed economica tra gli Stati dell&#8217;area Euro. Nessun diktat quindi, ma gli altri decidono e loro ne subiscono semplicemente le conseguenze.</p><p>Allora è meglio essere fuori o essere dentro? Per rispondere bisogna chiarire alcuni elementi fondamentali. Innanzitutto, <strong>l&#8217;Euro non è la causa della crisi</strong>, che è nata dal sistema finanziario (ricordate i mutui <em>subprime</em>?) e si è trasferita a quello economico obbligando gli Stati a spendere per stimolare l&#8217;economia e quindi ad indebitarsi di più.</p><p>E&#8217; quindi meglio avere i conti a posto e una struttura competitiva: a quel punto, <strong>fuori o dentro l&#8217;Euro non importa</strong> troppo. Infatti, nel rapporto di autunno sopra citato, la Commissione dipinge un quadro piuttosto roseo in Scandinavia: sia in Finlandia (area euro) che in Svezia (senza euro). Anche l&#8217;Estonia, appena entrata nella moneta unica, fa segnare performance straordinarie, soprattutto nelle esportazioni. Se la passa male invece l&#8217;Ungheria, fuori dell&#8217;Euro ma bisognosa delle attenzioni del Fmi. Persino chi è fuori dell&#8217;Ue come la Svizzera ha problemi, paradossalmente causati dall&#8217;eccessivo apprezzamento della moneta (nota: problemi che si estenderebbero probabilmente alla Germania se l&#8217;Euro esplodesse). Chi poi non è considerato credibile dai creditori (cioè: chi non dà fiducia sulla capacità di ripagare il debito secondo i patti) se la passa malissimo. Come l&#8217;Italia.</p><p>Con tutta probabilità, se avessimo approfittato dell&#8217;ingresso nell&#8217;Euro per continuare il risanamento delle finanze pubbliche nel decennio passato <strong>oggi saremmo tra i firmatari e non tra i destinatari dei cosiddetti diktat</strong>.</p><p>Facciamo però attenzione alle cattive idee come quella dell&#8217;Euro-causa-di-tutti-i-mali. Uno spettro si aggira per l&#8217;Europa e si concentra sull&#8217;Italia: lo spettro del <strong>populismo</strong>. Mischiato alla paura del futuro e all&#8217;impoverimento dovuto alla crisi è uno spettro che mette i brividi.</p><p>Ps: Per la cronaca, alcuni Stati (Germania, Polonia e Spagna ad esempio) organizzano regolarmente e, al minimo, quando hanno la presidenza rotante del Consiglio dell&#8217;Ue, quello che va sotto il nome di &#8220;<em>back to school</em>&#8220;: i loro funzionari che lavorano nelle varie istituzioni Ue sono incoraggiati a tornare nelle loro scuole di origine in veste di <strong>&#8220;ambasciatori dell&#8217;Ue&#8221;</strong>. Manco a dirlo, l&#8217;Italia non l&#8217;ha mai fatto e a mio avviso mai lo farà. Allora lo faccio io, come volontariato durante le vacanze, con l&#8217;appoggio di qualche insegnante che accetta di &#8216;devolvere&#8217; una o due ore per una lezione un po&#8217; <em>sui generis</em>. Ho incontrato ragazzi desiderosi di capire ciò che succede in Italia e sul legame con ciò che succede in Europa e nel mondo. Ho avuto purtroppo la netta impressione che nessuno sia in grado di spiegarglielo. Chiusa la parentesi.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/euro-meglio-fuori-dentro/176358/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sono i governi &#8220;normali&#8221; ad avere un problema?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/sono-i-governi-normali-ad-avere-un-problema/175245/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/sono-i-governi-normali-ad-avere-un-problema/175245/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 12:19:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Giancarlo Granero]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[governo tecnico]]></category> <category><![CDATA[leader]]></category> <category><![CDATA[parlamento]]></category> <category><![CDATA[sovranità popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175245</guid> <description><![CDATA[Si fa un gran parlare dello stato di salute della democrazia, soprattutto in Italia e negli altri Paesi dove i governi sono caduti a causa della crisi. La stampa anglosassone si sbizzarrisce nell&#8217;uso dell&#8217;aggettivo tecnocratico non senza caricarlo di disprezzo. La democrazia è morta? O malata grave? Sta guarendo o si sta spegnendo? Nella caduta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si fa un gran parlare dello stato di salute della democrazia, soprattutto in Italia e negli altri Paesi dove i governi sono caduti a causa della crisi. La stampa anglosassone si sbizzarrisce nell&#8217;uso dell&#8217;aggettivo <em>tecnocratico</em> non senza caricarlo di disprezzo.</p><p>La democrazia è morta? O malata grave? Sta guarendo o si sta spegnendo?</p><p>Nella <strong>caduta dei governi</strong> falciati dalla crisi io non vedo nulla di antidemocratico. Uno viene eletto, poi arriva la crisi e se non la gestisce bene perde la fiducia. Mi pare la <strong>quintessenza della democrazia</strong>, e allo stesso tempo il segno di uno dei suoi difetti congeniti: gli elettori non possono &#8220;punire&#8221; gli eletti se non per le cose che hanno fatto (o non fatto) pochi anni o mesi prima. I veri disastri, come far gonfiare negli anni &#8217;80 un debito pubblico a dismisura, non possono essere &#8216;puniti&#8217; col voto perché gli effetti non si vedranno per decenni. Coerentemente, ma solo in parte, sarà punito colui che non ha saputo evitare che quel debito, non tenuto a bada, trascinasse il Paese sull&#8217;orlo della bancarotta – per esempio garantendo la credibilità del Paese come debitore che rispetta i patti.</p><p>Il <strong>disprezzo del governo &#8220;tecnico&#8221;</strong> o &#8220;tecnocratico&#8221; invece mi sorprende. O meglio, mi sorprende la fede cieca nel governo &#8220;politico&#8221; e alcuni falsi assiomi su cui questa si basa.</p><p>Sobbalzo alle affermazioni del tipo <em>&#8220;questo governo è stato eletto dal popolo e ogni altro governo è un <strong>colpo di Stato</strong>&#8220;</em>. O bella, stando all&#8217;estero mi ero perso il cambiamento della Costituzione. Pensavo che il popolo sovrano eleggesse un Parlamento, e che questo poi votasse la fiducia a un <strong>governo <em>nominato</em></strong><em> </em>(non eletto) secondo le procedure note (il Capo dello Stato consulta, dà il mandato a un possibile primo ministro eccetera eccetera). Pensavo quindi che, finché il Parlamento è lì, non c&#8217;è nulla di strano nello sfiduciare un governo e farne un altro. Dovrebbe essere l&#8217;eccezione, ma può succedere.</p><p>Ogni tanto poi succede che il governo deve prendere delle <strong>misure impopolari e urgenti</strong>, ma non ce la fa (non ha la fiducia del Parlamento) o non vuole (per paura di perdere il consenso). Allora si nominano dei &#8216;tecnici&#8217;, vale a dire degli esperti delle materie di cui sono responsabili durante il loro mandato (il che implica che i governi &#8216;normali&#8217; sono in qualche modo composti di incompetenti; strano, no?)</p><p>Le caratteristiche principali dei &#8216;tecnici&#8217; sono, a mio modo di vedere, due:</p><ul><li>Sono nominati in base ai loro curricula, come dei funzionari. Insomma, meritocrazia al più alto livello di comando;</li><li>Non hanno il problema di essere eletti (hanno dei mestieri &#8216;normali&#8217; cui tornare a fine mandato) e quindi non devono cercare consenso a tutti i costi.</li></ul><p>A ben vedere, un governo tecnico non è poi così male!</p><p>Il controllo democratico resta nelle mani del Parlamento eletto, che in ogni istante può &#8220;staccare la spina&#8221; (e questo è proprio il principale fattore di debolezza del governo Monti; staremo a vedere).</p><p>Non sarà allora che, nell&#8217;Italia del 2011, <strong>sono i governi &#8220;normali&#8221; ad avere un problema?</strong></p><p>Non sarà che abbiamo applicato al governo della nazione il principio commerciale &#8216;il cliente ha sempre ragione&#8217;? E che, quindi, <strong>anziché <em>leader</em> eleggiamo <em>follower</em></strong>, incapaci di generare e mantenere consenso se non parlando alla pancia della gente e seguendo il vento dei sondaggi?</p><p>Ancora, non sarà che, dietro la cortina fumogena dello scontro tra politica e magistratura, è il <strong>potere esecutivo</strong> che ha esautorato quello legislativo, svuotandolo di significato e dignità e togliendo al popolo sovrano il suo principale strumento per esercitare la sovranità?</p><p>Speriamo di no. Perché, se così fosse, non si vede quale governo, tecnico o no, sarebbe in grado di governarci.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/sono-i-governi-normali-ad-avere-un-problema/175245/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Qui si rifà l&#8217;Italia!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/rifa-litalia/169589/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/rifa-litalia/169589/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Nov 2011 19:20:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[innovazione]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[mostra]]></category> <category><![CDATA[riforme strutturali]]></category> <category><![CDATA[Torino]]></category> <category><![CDATA[unità d'Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169589</guid> <description><![CDATA[&#8220;Qui si rifà l&#8217;Italia!&#8221; è il titolo (se ricordo bene) di una parte dell&#8217;esposizione alle ex Officine Grandi Riparazioni (Ogr) di Torino. Si tratta di una delle iniziative per il 150esimo anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia organizzate a Torino, prima capitale dell&#8217;allora Regno. Ho approfittato del ponte dei Santi per tornare a Torino e – tra le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>&#8220;Qui si rifà l&#8217;Italia!&#8221;</strong></em> è il titolo (se ricordo bene) di una parte dell&#8217;esposizione alle ex Officine Grandi Riparazioni (Ogr) di Torino. Si tratta di una delle iniziative per il 150esimo anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia organizzate a Torino, prima capitale dell&#8217;allora Regno.</p><p>Ho approfittato del ponte dei Santi per tornare a Torino e – tra le altre cose – visitare le Ogr. Per chi non lo sapesse alle Ogr una volta si riparavano i treni, per cui l&#8217;edificio è piuttosto imponente e i soffitti altissimi. Neanche a dirlo, fa un freddo cane.</p><p>Però le diverse parti dell&#8217;esposizione sono fatte bene, interessanti per piccoli e grandi e – al netto di una <strong>certa pomposità nazionalistica</strong> probabilmente impercettibile ai non espatriati – il recupero di questa ex area industriale è sicuramente da elogiare.</p><p>A me la cosa che è piaciuta di più è che gli organizzatori, senza volerlo, hanno creato una gigantesca <strong>metafora del Paese oggi</strong>.</p><p>Facendo quello che si fa quando si visita una mostra, cioè guardando quello che è esposto, si vedono pannelli luccicanti, schermi trasparenti, sipari mobili, tecnologie più o meno innovative, decine e decine di schermi piatti di varie dimensioni, insomma una mostra di un certo livello tecnologico/scenografico oltre che culturale.</p><p>Guardando oltre, o meglio, o semplicemente in alto, si nota <strong>l&#8217;edificio</strong>: imponente appunto, e bello nella sua gloria decaduta, ma soprattutto <strong>non adatto – perché non reso tale – ad ospitare la mostra</strong>. Dietro ai pannelli luccicanti i muri sono scrostati come probabilmente lo sono rimasti per anni. Le enormi finestre hanno giusto ottenuto uno spruzzo di schiuma isolante (a vista) per chiudere gli spifferi più grandi. Il tetto non regge la pioggia incessante dei primi giorni di novembre, e ne lascia passare una certa quantità in diversi punti del percorso.</p><p>Ci spostiamo nella sezione sull&#8217;<strong>innovazione</strong>, sul <strong>futuro</strong>. Una &#8216;stazione&#8217; parla di come le case del futuro saranno ecologiche e risparmieranno (o addirittura produrranno) energia; leggiamo il messaggio battendo i denti per un edificio immenso scaldato alla meglio. Un&#8217;altra &#8216;stazione&#8217; magnifica la digitalizzazione dello Stivale, mentre pannelli luminosi ci sparano dati sui kg di pasta consumati nelle ultime ore, i nati e morti della giornata e altre amenità. Leggiamo stupiti a fianco di un aereo solare la cui coda è coperta da un telo per ripararlo dalla fontana che, dal tetto, si rovescia proprio sul povero velivolo innovativo. Un&#8217;addetta alle pulizie stancamente spalma la pozzanghera sotto l&#8217;aereo, non si capisce bene a quale fine.</p><p>Quando si cercano i bagni, si scopre che non ce ne sono. Ovvero, nessuno ha pensato di aggiungerli all&#8217;edificio. Sono fuori, alla pioggia, prefabbricati e in gran parte guasti.</p><p>Prima di rimetterci in cammino verso la macchina (ovviamente niente parcheggio annesso alle Ogr) facciamo pranzo ed ecco <strong>l&#8217;apoteosi della metafora</strong>.</p><p>Il <strong>ristorante</strong> è, in effetti, <strong>pieno</strong>.</p><p>Ma possibile che nessuno abbia pensato alle <strong>riforme strutturali</strong>?</p><p><em>Disclaimer: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/10/rifa-litalia/169589/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>È colpa della Cina. O dell&#8217;Europa. Mai nostra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/e-colpa-della-cina-o-delleuropa-mai-nostra/159549/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/e-colpa-della-cina-o-delleuropa-mai-nostra/159549/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Sep 2011 15:41:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[debito italiano]]></category> <category><![CDATA[edoardo nesi]]></category> <category><![CDATA[Emma Marcegaglia]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[fisco]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[premio Strega]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=159549</guid> <description><![CDATA[Qualche tempo fa commisi un&#8217;ingenuità: avendo qualche minuto a disposizione, senza bimbi al seguito, all&#8217;aeroporto di Fiumicino, comprai un libro solo perché la copertina annunciava: &#8220;Vincitore Premio Strega 2011&#8243;. Si tratta di Storia della mia gente di Edoardo Nesi, ma all&#8217;epoca dell&#8217;acquisto titolo e autore erano per me completamente sconosciuti. Lo lessi durante le vacanze estive...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa commisi un&#8217;ingenuità: avendo qualche minuto a disposizione, senza bimbi al seguito, all&#8217;aeroporto di Fiumicino, comprai un libro solo perché la copertina annunciava: &#8220;Vincitore Premio Strega 2011&#8243;. Si tratta di <strong><em>Storia della mia gente</em></strong> di <strong>Edoardo Nesi</strong>, ma all&#8217;epoca dell&#8217;acquisto titolo e autore erano per me completamente sconosciuti. Lo lessi durante le vacanze estive e non mi piacque per niente. Per carità, i gusti sono gusti, però in particolare mi dispiaceva che avessero dato un premio prestigioso a un libro che a me ricordava molto i discorsi da bar di quindici anni fa.</p><p>Ve ne faccio un riassuntino alla Bignami: l&#8217;autore era imprenditore nel tessile a Prato per aver ereditato la <em>fabbrichetta</em> alla fine degli anni d&#8217;oro. Per fortuna o preveggenza riuscì a venderla giusto prima della <strong>crisi </strong>del settore e da allora fa lo scrittore di mestiere. La <em>&#8220;sua gente&#8221;</em> sono quindi gli imprenditori di quel distretto, passati da un mondo in cui la domanda eccedeva sempre l&#8217;offerta ad uno in cui è più o meno il contrario. Fin qui nulla di strano: ormai la crisi la conosciamo bene. È nella seconda metà però che l&#8217;autore scivola precipitosamente nei discorsi da bar. Prima è colpa della <strong>Cina </strong>e dei cinesi, sia in patria che in Italia. Quindi è colpa della globalizzazione, dell&#8217;apertura dei mercati, di non meglio precisati trattati e di non meglio precisati politici che li hanno firmati. Nel crescendo finale diventa più specificatamente colpa dell&#8217;<strong>Europa</strong>, personificata non si sa perché nel professor <strong>Mario Monti</strong>, cui l&#8217;autore si rivolge direttamente nelle ultime pagine.</p><p>Qualche mese dopo averlo letto ho ripreso il libro in mano per due motivi.</p><p>Innanzitutto contiene alcuni passaggi di limpida onestà intellettuale, tanto da sembrare quasi freudiani. Un esempio: la <em>&#8220;sua gente&#8221; </em>è descritta come un gruppo di imprenditori ultrasessantenni che <em>&#8220;si facevano chiamare industriali, ma <strong>industriali non erano affatto</strong>&#8220;</em>, consci di aver avuto successo in un dopoguerra che <em>&#8220;aveva trasportato tutti, capaci e incapaci, industriali e dipendenti, ben oltre i loro limiti&#8221;</em>. L&#8217;habitat industriale è descritto come <em>&#8220;<strong>al riparo dell&#8217;occhio del fisco e delle leggi</strong>, in un mondo perfetto e chiuso, protetto dai muri e dai missili nucleari, dai dazi e dalle tariffe&#8221;</em>.</p><p>Poi contiene passaggi che la realtà ha smentito drammaticamente in pochi mesi, per esempio: <em>&#8220;[…] l&#8217;Italia, uno dei Paesi fondatori dell&#8217;Europa unita, […], disponibile a svalutare la lira ogni volta che le fosse convenuto e <strong>incurante dell&#8217;astronomicità del suo debito</strong>, perché quasi tutto collocato sul mercato interno e, dunque, alla bisogna, come poi si vide, perfettamente <strong>tassabile</strong>&#8220;</em>.</p><p>Già, come poi si vide.</p><p>Infatti stiamo pregando cortesemente la tanto odiata Cina di comprare i nostri titoli di Stato, ovvero in un certo senso di comprarci, per salvarci dal tracollo. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/crisi-dei-debiti-la-cina-detta-le-condizioni/157420/" target="_blank">Ed è la Cina a dettare le condizioni</a>.</p><p>Purtroppo credo di intuire perché hanno dato il premio Strega a questo libro. Rispecchia il sentire comune, direi quasi una certa cultura italiana che è diventata allo stesso tempo la causa del debito astronomico (e del crollo di certe realtà industriali) e l&#8217;ostacolo principale alle soluzioni possibili della crisi del debito. Troppe volte, durante le mie vacanze nel Belpaese a luglio, ho letto articoli e sentito conversazioni che descrivevano l&#8217;Italia come economia solida, prigioniera di un sistema da cui sarebbe bello poter uscire. <strong>Svalutare, come ai bei vecchi tempi</strong>, e <em>dopare</em> la competitività nazionale.</p><p>Pur rispettando tutti i punti di vista sulla situazione, questo sentire comune a me ricorda un alpinista che, appeso alla parete, provi fastidio per tutte le corde che ha attaccate al corpo, e desideri ardentemente tagliarle. Ma quelle corde non legano solo noi alla parete, legano anche gli altri Paesi dell&#8217;eurozona e non solo. Dipendiamo da loro e loro dipendono da noi.</p><p>Per fortuna la voce ufficiale degli imprenditori italiani, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/ultimatum-della-marcegaglia-al-governo-o-riforme-in-due-settimane-o-a-casa/158674/" target="_blank">Emma Marcegaglia, pare aver capito la posta in gioco</a>. Bisogna aggrapparsi bene alle corde e tirarsi su alla svelta; altrimenti ci rimarranno Sanremo e il premio Strega, ma <strong>nessuno vorrà comprare il nostro debito</strong>.</p><p><em><strong>Disclaimer: </strong>Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/e-colpa-della-cina-o-delleuropa-mai-nostra/159549/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>28</slash:comments> </item> <item><title>Evasione fiscale: non è una guerra tra poveri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/evasione-fiscale-non-e-una-guerra-tra-poveri/155149/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/evasione-fiscale-non-e-una-guerra-tra-poveri/155149/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Sep 2011 08:07:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[evasione]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Lotta all'Evasione]]></category> <category><![CDATA[poveri]]></category> <category><![CDATA[ricchezza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155149</guid> <description><![CDATA[Voglio reagire alla linea di pensiero che sembra prevalere nei commenti quando si parla del tabù italiano dal nome &#8220;evasione fiscale&#8221;. Sia nel mio blog che in quello, molto più autorevole in materia, di Bruno Tinti, il campione non rappresentativo di lettori-commentatori rifiuta l&#8217;equazione – peraltro dimostrata dalle statistiche – &#8216;lavoratori autonomi = evasori&#8217;. Sostenerlo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Voglio reagire alla linea di pensiero che sembra prevalere nei commenti quando si parla del <strong>tabù italiano dal nome &#8220;evasione fiscale&#8221;</strong>. Sia nel <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/01/debito-e-crisi-pagano-sempre-i-soliti/149163/" target="_blank">mio blog</a> che in quello, molto più autorevole in materia, di <a href="../../../../../blog/btinti/" target="_blank">Bruno Tinti</a>, il campione non rappresentativo di lettori-commentatori rifiuta l&#8217;equazione – peraltro dimostrata dalle statistiche – &#8216;lavoratori autonomi = evasori&#8217;. Sostenerlo equivarrebbe, secondo loro, a incitare a una &#8220;<strong>guerra tra poveri</strong>&#8220;.</p><p>Mi viene il sospetto che questo campione non rappresentativo abbia un po&#8217; la coda di paglia. Ma come guerra tra poveri? Quali poveri? Cito da un <a href="../../../../../2011/08/16/i-ridicoli-spot-contro-levasione-fiscale/151365/" target="_blank">articolo di Bruno Tinti</a>: &#8220;<em>se [l'evasore] non ha evaso, per anno, imposte maggiori di 77.000 o 103.000 euro (frode fiscale o dichiarazione infedele), non lo si può processare: non ha commesso alcun reato! Siccome in genere l’imposta è pari alla metà del reddito evaso, stiamo parlando di gente che ha fatto “nero” per 150.000, 210.000 euro (per anno!) e che il nostro munifico Stato considera <strong>peccatori veniali</strong>, da lasciar perdere, da non “accanirsi”; e che sarà mai?</em>&#8221;</p><p>Scusate, caro campione non rappresentativo, ma <strong>duecentomila euro all&#8217;anno vi paiono il reddito di un povero?</strong> Quasi ventimila euro al mese? Voi li guadagnate? Io no, e non succederà in tutta la mia vita professionale, nemmeno se arrivassi al vertice massimo della carriera di funzionario internazionale.</p><p>Non parliamo poi della novella lotta senza quartiere ai mega-evasori, vale a dire dai tre milioni in su. <strong>Tre milioni! </strong>Ma chi li ha mai visti, tra noi comuni mortali?</p><p>Certo, poi c&#8217;è il numeroso popolo dei piccoli commercianti, delle partite Iva eccetera che si sente preso di mira e si considera il pesce piccolo finito nella rete. Mi dispiace, ma qui entra in gioco il concetto dell&#8217;uguaglianza di fronte alla legge; se dovrebbe valere per Berlusconi, perché non per il mio macellaio, panettiere, avvocato?</p><p>Credo di non essere il solo che, soddisfatto del proprio lavoro e del proprio tenore di vita, si guarda intorno (l&#8217;ultima volta a luglio, in vacanza in Liguria) e vede barche, ville e altre esibizioni di ricchezza piuttosto diffuse ma che non potrà mai permettersi.</p><p>Allora non è una guerra tra poveri. Per fortuna non è una guerra, e non auspico che lo diventi. E&#8217; una <strong>convivenza (forzata) tra onesti e disonesti</strong>, con i secondi che vivono da decenni alle spalle dei primi e che &#8211; matematica insegna &#8211; hanno contribuito a generare il nostro enorme debito pubblico.</p><p>Sarebbe bene che, almeno stavolta, non siano solo gli onesti a pagare.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella </em><a href="../blog/ggranero/?bio" target="_blank"><em>bio</em></a><em>,  il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di  opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/evasione-fiscale-non-e-una-guerra-tra-poveri/155149/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>112</slash:comments> </item> <item><title>Italia S.S.L. (Società a Sovranità Limitata)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/10/italia-s-s-l-societa-a-sovranita-limitata/150877/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/10/italia-s-s-l-societa-a-sovranita-limitata/150877/#comments</comments> <pubDate>Wed, 10 Aug 2011 15:07:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[conflitto d'interessi]]></category> <category><![CDATA[Conflitto di interessi]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[financial times]]></category> <category><![CDATA[forza italia]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[governo tecnico]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Porcellum]]></category> <category><![CDATA[Propaganda]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[sovranità nazionale]]></category> <category><![CDATA[sovranità popolare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=150877</guid> <description><![CDATA[Mi ricordo benissimo gli argomenti dei miei amici e conoscenti che votarono Berlusconi Presidente alle prime elezioni cui partecipò Forza Italia. Tra i più gettonati: &#8220;È ricco di suo, non avrà bisogno di rubare&#8221; e &#8220;Ha avuto successo come imprenditore, quindi saprà gestire il Paese con altrettanto successo&#8220;. Alcuni blogger del Fatto hanno notato, giustamente,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi ricordo benissimo gli argomenti dei miei amici e conoscenti che votarono <strong>Berlusconi Presidente</strong> alle prime elezioni cui partecipò <strong>Forza Italia</strong>. Tra i più gettonati: &#8220;<em>È ricco di suo, non avrà bisogno di rubare</em>&#8221; e &#8220;<em>Ha avuto successo come imprenditore, quindi saprà gestire il Paese con altrettanto successo</em>&#8220;.</p><p>Alcuni blogger del <em>Fatto</em> hanno notato, giustamente, come nel discorso al Parlamento Berlusconi abbia &#8220;confessato&#8221; l&#8217;esistenza del conflitto di interessi protestando la sua qualità di imprenditore &#8220;in trincea&#8221;. Come al solito, questa rivelazione non ha sortito alcun effetto, nessuna reazione dell&#8217;opposizione o dell&#8217;opinione pubblica.</p><p>Evidentemente no! <strong>Gli italiani il conflitto di interessi lo conoscono benissimo</strong>, e lo apprezzano addirittura: <strong>hanno votato B. per questo</strong>.</p><p>Il risultato è che il grande imprenditore ha usato il suo potere economico per superare le barriere politiche (inclusa la compravendita di senatori e deputati) e ha portato il Paese sull&#8217;orlo del baratro – o, dovranno ammettere anche i più ferventi sostenitori del governo, non ha saputo evitare che ci arrivasse.</p><p><strong><a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_07/monti-podesta_1a5c6670-c0c4-11e0-a989-deff7adce857.shtml" target="_blank">Mario Monti</a></strong>, con il consueto acume, dice che in <strong>Italia c&#8217;è ora un governo tecnico sopranazionale</strong>. A me pare che <strong>l&#8217;Italia sia da tempo una Società a Sovranità Limitata</strong>, una s.s.l. per così dire.</p><p>Da tempo il <strong>Porcellum</strong> ha privato i cittadini di una bella fetta di sovranità. La trasformazione delle Aule del Parlamento in un mercato di vacche, nemmeno sacre, ha dato il colpo di grazia. In fondo, se l&#8217;azionariato di riferimento si allarga oltrefrontiera, magari giova all&#8217;azienda Italia s.s.l…</p><p>Il problema della <strong>sovranità nazionale alla prova dei fatti</strong> è complesso e – per usare un termine alla moda – epocale. Ne ho parlato un po&#8217; <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/grecia-puo-uno-stato-sovrano-suicidarsi/128820/" target="_blank">nel caso della Grecia</a>, dove si è manifestato con lo scontro tra il popolo (sovrano, in teoria) e il governo (con le spalle al muro, in pratica).</p><p>Non sorprenderà che in Italia lo stesso problema si manifesti… all&#8217;italiana. Niente rivoluzioni, niente proteste, <strong>il premier va al mare</strong><strong><span style="font-weight: normal;"> e in due giorni i maggiori partiti di governo </span><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/08/crisi-bossi-dobbiamo-seguire-europa-e-fare-le-riforme/150441/" target="_blank">sconfessano l&#8217;essenza della loro propaganda</a></strong> martellata incessantemente fino al giorno prima, nel silenzio tombale delle opposizioni.</p><p>A questa <em>nonchalance</em> invidiabile si accoppia purtroppo il conflitto di interessi non più latente ma beante come una ferita nel tessuto politico nazionale. Suggerendo ai risparmiatori di <strong>investire nelle &#8220;sue aziende&#8221;</strong> proprio all&#8217;apice della crisi del debito sovrano (debito che, ricordiamolo, in Italia è largamente in mano ai cittadini stessi), Berlusconi ha fatto una scelta di campo netta: <strong>alla malora il Paese</strong>, del suo destino se ne occuperà l&#8217;Europa.</p><p>Il <em>Financial Times</em> in un <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/862516ea-c277-11e0-9ede-00144feabdc0.html#axzz1Ucx8PS3I" target="_blank">editoriale</a> dice che è l&#8217;ultima chance per Berlusconi di tagliare il deficit. Dice anche che in 17 anni di governo il Nostro ha realizzato &#8220;<em>next to nothing</em>&#8220;. Conclude escludendo un governo tecnico perché è compito dei politici eletti mostrare coraggio e fare le riforme.</p><p>Ineccepibile nella forma e nella sostanza. Al netto del conflitto di interessi.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella </em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank"><em>bio</em></a><em>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/10/italia-s-s-l-societa-a-sovranita-limitata/150877/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Debito e crisi: pagano sempre i soliti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/01/debito-e-crisi-pagano-sempre-i-soliti/149163/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/01/debito-e-crisi-pagano-sempre-i-soliti/149163/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 13:18:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[austerity]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[dipendenti pubblici]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=149163</guid> <description><![CDATA[Riassunto della puntata precedente: la Commissione europea, vale a dire il mio datore di lavoro, propone – nell&#8217;ambito del tetto di bilancio Ue fino al 2020 – drastici tagli alle spese amministrative. Tra questi, la base di negoziato prevede: La riduzione del 5% del personale delle istituzioni Ue (il personale della Commissione è già congelato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Riassunto della <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/austerita-la-commissione-europea-da-il-buon-esempio/147851/" target="_blank">puntata precedente</a>: la Commissione europea, vale a dire il mio datore di lavoro, propone – nell&#8217;ambito del tetto di bilancio Ue fino al 2020 – drastici tagli alle spese amministrative. Tra questi, la base di negoziato prevede:</p><ul><li><strong>La riduzione del 5% del personale delle istituzioni Ue</strong> (il personale della Commissione è già congelato – crescita zero – dal 2012);</li><li><strong>L&#8217;aumento delle ore di lavoro</strong> settimanali in modo da compensare la riduzione di personale (perché il carico di lavoro, lui, aumenta!);</li><li><strong>L&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile</strong> a 65 anni, con incentivi per restare fino a 67, e modifica della base di calcolo (ovviamente in ribasso);</li><li><strong>L&#8217;eliminazione progressiva dei funzionari</strong> della categoria &#8220;assistenti&#8221;, vale a dire segretari/e e simili.</li></ul><p>Tutto buono e giusto. Ma facciamoci due conti: ci sono circa (calcolo per eccesso) 50mila persone che lavorano a vario titolo per le Istituzioni europee (non a Bruxelles, ma nel mondo intero). Ci sono invece circa 50.000.000 (cinquanta milioni) di dipendenti pubblici nazionali nei 27 Stati dell&#8217;Unione (da una rapida ricerca su Google ho trovato una stima di 3 milioni 600mila solo per l&#8217;Italia… sarà il federalismo?). Insomma, tagliando un euro a me e ai miei colleghi si ha un euro di risparmio, tagliandolo a livello nazionale se ne hanno mille. Quindi non si taglia a livello Istituzioni Ue per risparmiare. Si taglia per essere solidali. E&#8217; un gesto di<strong> solidarietà con gli Stati membri</strong>.</p><p>Ed è qui che mi girano un po&#8217; le scatole perché, come ho detto nel <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/austerita-la-commissione-europea-da-il-buon-esempio/147851/" target="_blank">post precedente</a>, gli Stati dicono di tagliare e invece, cifre alla mano, spendono sempre di più. E pazienza. Pazienza anche che i paladini dei tagli alla Commissione siano governi orientati da partiti populisti e uno, quello del Regno Unito, abbia avuto un ruolo non minore nel creare la crisi economica.</p><p>Il punto che proprio non mi va giù ha a che fare con il mio Paese, l&#8217;Italia.</p><p>Tutti sappiamo che in Italia<strong> l&#8217;evasione è sport nazionale</strong>, persino ufficializzato dal governo attuale con la famosa giustificazione &#8220;tasse troppo alte = evasione legittima&#8221;. Però quando ho letto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/21/dichiarazioni-di-impunita/112486/" target="_blank">l&#8217;articolo di Bruno Tinti</a> mi sono, per usare un eufemismo, indignato. Un dato tra tutti: nel 2010, in Italia, lavoratori dipendenti e pensionati hanno pagato il 93% dell&#8217;Irpef. I cinque milioni e passa di lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, imprenditori eccetera hanno pagato dunque il 7%, pur rappresentando il 12% della popolazione e – presumo – la maggior parte della ricchezza del Paese. Non mi sembra una generalizzazione esagerata dire che in Italia praticamente nessuno, a parte i dipendenti che non hanno scelta, paga tutte le tasse dovute.</p><p>A me è capitato, e capita purtroppo frequentemente, di sentirmi apostrofare con frasi del tipo &#8220;Ti pago io lo stipendio&#8221;. Quando si è funzionari dell&#8217;Ue uno come Brunetta pare un moderato… Però, dati alla mano e proposte della Commissione sul tavolo, non accetto più di essere cornuto e mazziato. Ed esorto i lettori dipendenti pubblici e pensionati a fare altrettanto.</p><p><strong>Siamo noi, dipendenti pubblici e dipendenti in generale, a pagare la Cayenne agli evasori</strong>. Siete soprattutto voi, dipendenti residenti in Italia, a tenere a galla un&#8217;economia che fa 160 miliardi di evasione, 60 miliardi di corruzione, 350 miliardi di economia sommersa e 500 miliardi nascosti da italiani in paradisi fiscali, per un totale di più di metà del debito pubblico (vedi <em>Soldi rubati</em> di Nunzia Penelope). Siete e sarete voi a pagare per evitare la bancarotta dello Stato, provocata non da voi ma dagli evasori.</p><p>Con voi, piena solidarietà.<strong> </strong>Con i cinque milioni di connazionali evasori invece non sento<strong> nessun dovere di solidarietà</strong>, anzi. Vorrei prima che pagassero fino all&#8217;ultimo centesimo per i danni che hanno provocato alla collettività.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/01/debito-e-crisi-pagano-sempre-i-soliti/149163/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> <item><title>Austerità, l&#8217;Unione europea dà l&#8217;esempio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/austerita-la-commissione-europea-da-il-buon-esempio/147851/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/austerita-la-commissione-europea-da-il-buon-esempio/147851/#comments</comments> <pubDate>Wed, 27 Jul 2011 11:28:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[austerity]]></category> <category><![CDATA[bilancio]]></category> <category><![CDATA[Commissione europea]]></category> <category><![CDATA[disinformazione]]></category> <category><![CDATA[macchina del fango]]></category> <category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category> <category><![CDATA[soldi pubblici]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147851</guid> <description><![CDATA[La Commissione europea ha adottato a fine giugno le sue proposte sul cosiddetto &#8220;quadro finanziario multiannuale&#8221;, in parole povere il tetto massimo del bilancio dell&#8217;Unione europea dal 2014 al 2020 più i meccanismi per finanziarlo e le linee principali di spesa. Contrariamente ai luoghi comuni, il bilancio dell&#8217;Unione è modesto (circa l&#8217;1% del Pil dell&#8217;Ue,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione europea ha adottato a fine giugno le sue <a href="http://ec.europa.eu/budget/reform/index_en.htm" target="_blank">proposte sul cosiddetto &#8220;quadro finanziario multiannuale&#8221;</a>, in parole povere il tetto massimo del bilancio dell&#8217;Unione europea dal 2014 al 2020 più i meccanismi per finanziarlo e le linee principali di spesa.</p><p>Contrariamente ai luoghi comuni, <strong>il bilancio dell&#8217;Unione è modesto</strong> (circa l&#8217;1% del Pil dell&#8217;Ue, a confronto con una media dei bilanci nazionali degli Stati Ue che rappresenta il 44% del loro Pil rispettivo). L&#8217;intero bilancio Ue è più piccolo del bilancio dell&#8217;Austria oppure del Belgio. Vi ricordate il famoso calcolo per cui in Italia si lavora fino in estate solo per pagare le tasse, e si comincia a incassare solo in autunno? Beh, è valido per le tasse nazionali. Per il bilancio Ue, <strong>si finisce di pagare il 4 gennaio!</strong></p><p>Inoltre, in sintonia con la proclamata &#8220;<em>austerity</em>&#8221; nazionale, la Commissione ha proposto un bilancio (anzi, un tetto massimo dello stesso) decrescente dal livello 2013 (1,12% del Pil) al 2020 (1,03% del Pil). Ho detto austerità &#8220;proclamata&#8221;, e infatti mentre sbandierano a destra e a manca l&#8217;austerità, gli Stati Ue hanno <strong>aumentato i loro bilanci nazionali</strong>: tra il 2000 e il 2010 sono cresciuti del 62% a fronte di una crescita del 37% del bilancio Ue; nel 2011, 23 bilanci su 27 sono ancora cresciuti, e nel 2012 24 su 27 dovrebbero ulteriormente aumentare. Insomma, <strong>nelle capitali si parla, a Bruxelles si fa</strong> – anche se poi i media vi passano un&#8217;immagine opposta.</p><p>Ma ancora non basta: sebbene le spese di amministrazione dell&#8217;Ue siano, tutto compreso, <strong>meno del 6% del bilancio globale</strong> (nota bene: tutto compreso, gli stipendi sono la metà di questa cifra), la Commissione ha proposto di strizzarle ulteriormente, spinta tra l&#8217;altro dalle pressioni politiche di un gruppo di Stati (il solito Regno Unito in testa, ma anche Francia e Germania, Olanda e Finlandia). Alcuni elementi sul tavolo del negoziato sono la riduzione del personale, l&#8217;aumento delle ore lavorate, l&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile e la riduzione delle pensioni e delle retribuzioni.</p><p>Insomma, un impegno lodevole e pressoché unico nel panorama europeo. Purtroppo, quando c&#8217;è la politica di mezzo, i tagli non si fanno necessariamente dove sarebbe più logico. Infatti è improbabile, o piuttosto impossibile, che per esempio si elimini la doppia sede del Parlamento europeo, oppure che si razionalizzi il numero delle istituzioni stesse (il Comitato economico e sociale e Comitato delle Regioni sono stati messi in discussione). Più probabilmente, la<strong> Commissione s</strong>arà come sempre il capro espiatorio e si taglierà sul suo personale fino al limite massimo – o anche oltre, perché ad alcuni dei firmatari della lettera di cui sopra non dispiacerebbe se la macchina smettesse di funzionare.</p><p>Sono certo che, nei prossimi mesi, ne sentirete di tutti colori sull&#8217;argomento, e la <strong>macchina del fango</strong> (sempre ben oliata quando si tratta di Ue, basta dare un&#8217;occhiata a certi commenti su questo sito) si metterà a pieno regime. Aspetto con ansia articoli come quelli di Ivo Caizzi sul <em>Corriere</em>, garanzia di disinformazione e cifre campate in aria.</p><p>Per ora mi premeva fare il punto sui dati di fondo, e passare un messaggio semplice: se c&#8217;è qualcuno che sta<strong> tagliando i costi della pubblica amministrazione</strong>, questo qualcuno è la Commissione europea. Nei prossimi giorni vi spiegherò perché, pur condividendo lo spirito di questi tagli, ho motivo di essere parecchio incavolato.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/austerita-la-commissione-europea-da-il-buon-esempio/147851/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Giovani italiani all&#8217;estero per trovare lavoro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/20/giovani-italiani-allestero-per-trovare-lavoro/146662/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/20/giovani-italiani-allestero-per-trovare-lavoro/146662/#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Jul 2011 13:32:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Emigrazione]]></category> <category><![CDATA[italiani all'estero]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146662</guid> <description><![CDATA[&#8220;A qualche cosa devi pur rinunciare / in cambio di tutta la libertà che ti abbiamo fatto avere / perciò adesso non recriminare / mettiti in fila e torna a lavorare / e se proprio non trovi niente da fare / non fare la vittima se ti devi sacrificare / perché in nome del progresso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>A qualche cosa devi pur rinunciare / in cambio di tutta la libertà che ti abbiamo fatto avere / perciò adesso non recriminare / mettiti in fila e torna a lavorare / e se proprio non trovi niente da fare / non fare la vittima se ti devi sacrificare / perché in nome del progresso della nazione / in fondo in fondo puoi sempre emigrare</em>&#8220;.<br /> Edoardo Bennato,<em> In fila per tre</p><p></em>Io sono <strong>emigrato dieci anni fa</strong>. Non solo, o non principalmente, per mancanza di opportunità in patria. Ho avuto la fortuna, ma anche un po&#8217; il coraggio, di emigrare inseguendo un sogno, un&#8217;idea. Quest&#8217;idea si costruiva a Bruxelles, e qui sono venuto e ho messo in un certo senso radici. Altri hanno un po&#8217; meno fortuna e ho l&#8217;impressione che la situazione sia peggiorata in questi dieci anni.</p><p>Ricevo e pubblico (con il consenso dell&#8217;interessato, e proteggendone la privacy) una mail da un mio ex tirocinante (<em>stagiaire</em> in gergo locale), che mi pare emblematica della situazione dei <strong>giovani italiani</strong> (nel senso di ventenni, non di quarantenni) di oggi. Io tengo duro, come suggerito.<br /> <em><br /> Ciao Giancarlo,<br /> </em><em><br /> Come stai? E’ parecchio tempo che non ci sentiamo. </em><em>Io tutto bene, come vedi dalla mia mail la crisi mi ha portato a diventare un lavoratore di una<strong> multinazionale americana</strong> <strong>a Barcellona</strong> ;-) </em><em>Sono più o meno tre mesi che sono qui, e ti confesso che non ho ancora capito esattamente in cosa consistano le mie funzioni. Lavoro nel cosiddetto “canale operazioni” e più o meno mi occupo di coordinare la gestione degli ordini di computer e stampanti sul mercato italiano.  Faccio un po&#8217; da punto di contatto tra la Supply Chain, la logistica, i commerciali  e i cosiddetti partner, occupandomi di risolvere problemi per quanto riguarda le spedizioni di prodotti sul mercato italiano.<br /> </em><em><br /> In generale non è un lavoro molto emozionante, però <strong>pagano molto bene</strong>, ho un contratto serio (a tempo indeterminato) e c’è un ottimo ambiente di lavoro: il mio team è misto Italia/Francia e <strong>siamo tutti ragazze/i tra i 23 e 35 anni</strong>. Poi l’azienda ha un’organizzazione interna molto particolare, rapporti informali tra dipendenti e management, retorica corporativa praticamente assente e un messaggio incentrato sulla valorizzazione del singolo lavoratore.<br /> </em><em><br /> Insomma, <strong>data l’infelice situazione economica del sud Europa e le difficoltà della mia generazione a trovare un lavoro degno, io non posso proprio lamentarmi</strong>… anche se ti confesso che un lavoro così io lo posso fare al massimo un anno, poi se sarò ancora qui chiederò di essere spostato a fare qualcos’altro, o cercherò un altro lavoro con una maggiore vocazione sociale.<br /> </em><em><br /> E tu invece cosa mi racconti? Come sta la tua famiglia? Sono tempi duri per il sogno europeo e l’altro giorno pensavo che per una persona come te, preparata onesta e che crede nell’Europa, non deve essere per niente facile essere dentro le istituzioni, dato il manipolo di incompetenti e servi dei banchieri che oggi comandano.<br /> </em><em><br /> Tieni duro Giancarlo!!!<br /> </em><em>Un abbraccio e a presto,<br /> </em><em><br /> Filippo<br /> </em><strong><br /> Disclaimer</strong>: Come riportato nella <a href="../../../../../blog/ggranero/?bio">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/20/giovani-italiani-allestero-per-trovare-lavoro/146662/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>Grecia: può uno Stato sovrano suicidarsi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/grecia-puo-uno-stato-sovrano-suicidarsi/128820/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/grecia-puo-uno-stato-sovrano-suicidarsi/128820/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Jun 2011 11:30:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Jean-Claude Juncker]]></category> <category><![CDATA[Jean-claude trichet]]></category> <category><![CDATA[sovranità nazionale]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=128820</guid> <description><![CDATA[Mi dispiace distogliervi dalle faccende nazionali proprio in un momento in cui, dopo tanto tempo, si coglie il profumo della speranza. Il fatto è che, nel frattempo, altrove (ma molto vicino), si sta facendo la Storia con la esse maiuscola e si stanno decidendo i destini nostri, dei nostri figli, dei nostri nipoti e magari pronipoti....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi dispiace distogliervi dalle faccende nazionali proprio in un momento in cui, dopo tanto tempo, si coglie il profumo della speranza. Il fatto è che, nel frattempo, altrove (ma molto vicino), si sta facendo la Storia con la esse maiuscola e <strong>si stanno decidendo i destini nostri</strong>, dei nostri figli, dei nostri nipoti e magari pronipoti. I segni, a ben guardare, sono alla luce del sole.</p><p>Primo segno: un uomo politico lussemburghese, Jean-Claude Juncker, nelle sue vesti di presidente dell&#8217;Eurogruppo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://euobserver.com/9/32519/?rk=1" target="_blank">dice qualcosa del genere</a></span>: vedo che nelle strade in <strong>Grecia </strong>la gente si ribella, non accetta di pagare con lacrime e sangue le misure di austerità. Anche perché i mega-ricchi non pagano, i poveracci sì. Poi aggiunge: li capisco, ma <strong>non c&#8217;è alternativa</strong>.</p><p>Secondo segno: un&#8217;istituzione internazionale come il Fondo Monetario, per bocca di qualche funzionario ignoto alle cronache e di un corposo <a style="text-decoration: underline;" href="http://euobserver.com/9/32518/?rk=1" target="_blank">rapporto</a> di una missione investigativa sull&#8217;efficacia delle politiche dell&#8217;Eurozona, dice (perdonatemi la parafrasi): cari leader dell&#8217;Eurozona, sarete pure eletti democraticamente e unti dal Signore, ma per cortesia <strong>smettetela immediatamente di litigare </strong>in pubblico e mettetevi a lavorare. Il rapporto del Fmi scopre anche l&#8217;acqua calda e raccomanda: se non proseguite<strong> l&#8217;integrazione </strong>non risolverete mai i problemi dell&#8217;economia europea, e saranno guai per tutti.</p><p>Terzo segno: Bob Trichet (si chiama Jean-Claude, ma qui in Belgio Bob è quello che resta sobrio e accompagna a casa gli amici ubriachi – esattamente il compito attuale del presidente della Bce) esplora nuovi mondi chiedendosi e chiedendo: ma se un Paese che viene salvato dalla bancarotta con un prestito non mantiene le promesse fatte per ottenerlo, che si fa? Sarebbe poi così inimmaginabile che qualcuno andasse a ficcare il naso negli affari suoi e <strong>prendesse le redini della situazione</strong> fino alla fine dell&#8217;emergenza?</p><p>Solo qualche mese fa una qualunque delle dichiarazioni di cui sopra sarebbe stata considerata blasfema. <strong>Come si permette </strong>un leader di un altro Paese o un funzionario non eletto di occuparsi di affari interni di uno Stato sovrano?</p><p>Questo è il concetto chiave: la <strong>sovranità nazionale</strong>, alla prova dei fatti. Dov&#8217;è la sovranità nazionale di un Paese in bancarotta, costretto ad accettare le condizioni di chi gli presta soldi senza il potere di negoziarle? E&#8217; una democrazia al contrario, in cui si cerca il consenso parlamentare e degli elettori/contribuenti dopo aver firmato il contratto, <strong>è ancora democrazia</strong>? E se questo consenso non si trova, è accettabile &#8220;sospendere&#8221; la sovranità con una sorta di tutela sopranazionale? Se sì, come, fino a quando, a che condizioni? Se no, come gestire le conseguenze? Ovvero, <strong>può uno Stato sovrano sovranamente suicidarsi</strong>?</p><p>Ovviamente io non ho le risposte, ma trovo affascinante che queste domande si pongano per la prima volta nella storia delle democrazie occidentali. Peccato invece che <strong>se ne parli così poco</strong>: mi pare che di tutto ciò non ci sia traccia nella homepage del <em>Fatto</em>. Eppure è Storia, e varrebbe la pena raccontarla e capirla.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri post del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/grecia-puo-uno-stato-sovrano-suicidarsi/128820/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>93</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Italia s&#8217;è desta?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/litalia-se-desta-3/118250/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/litalia-se-desta-3/118250/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Jun 2011 10:23:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alternativa]]></category> <category><![CDATA[Berlusconismo]]></category> <category><![CDATA[centrodestra]]></category> <category><![CDATA[economist]]></category> <category><![CDATA[giornalisti]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[italiani all'estero]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[ricambio generazionale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118250</guid> <description><![CDATA[D&#8217;accordo, il titolo non è originale. L&#8217;Italia s&#8217;è desta, La fine di un&#8217;era/del Caimano/del berlusconismo e simili fanno furore. Però io ci ho messo il punto interrogativo e, questo sì, è originale, nel clima euforico del dopo-referendum. Lo ammetto, avevo sottovalutato (e pare di parecchio) i miei connazionali in patria. Non mi aspettavo un simile...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo, il titolo non è originale. <em>L&#8217;Italia s&#8217;è desta</em>, <em>La fine di un&#8217;era/del Caimano/del berlusconismo </em>e simili fanno furore. Però io ci ho messo il<strong> punto interrogativo</strong> e, questo sì, è originale, nel clima euforico del dopo-referendum.</p><p>Lo ammetto, <strong>avevo sottovalutato (e pare di parecchio) i miei connazionali</strong> in patria. Non mi aspettavo un simile risultato alle amministrative, anche se (o forse proprio perché) sarebbe stato logico. E se, qualche giorno fa, ero partito di buon&#8217;ora da casa mia per farmi un&#8217;oretta di tram e recapitare la busta con le schede del referendum al consolato italiano a Bruxelles, non era perché credessi davvero in un risultato positivo. Era, più banalmente, perché il consolato mi aveva mandato le schede all&#8217;indirizzo sbagliato. Il nuovo inquilino per fortuna me le aveva spedite a quello giusto, ma erano arrivate tardi e la posta belga non avrebbe sicuramente permesso di rispettare la scadenza per il voto. Allora, non sapendo e nemmeno immaginando che il declino italico fosse arrivato al punto di<strong> distribuire schede sbagliate e privarmi di uno dei pochi diritti costituzionali </strong>di cui ancora godo e che pratico regolarmente, ci ho messo un po&#8217; di buona volontà per fare il mio dovere di cittadino (all&#8217;estero).</p><p>E poi il botto: quorum raggiunto (nonostante, ce ne scuserete, noi italiani all&#8217;estero), e quattro sì sonanti, di cui uno sul legittimo impedimento. Insomma, pare che dopo un ventennio di sonno alla Biancaneve (qualche sociologo dovrebbe gettare luce su perché proprio un ventennio), <strong>gli italiani si siano svegliati</strong>.</p><p>Certo, i segnali non mancavano, e quando sono tornato a maggio nella mia Torino natia mi sono stupito di quanto fosse cambiata. Innanzitutto per la dinamicità (raduno degli Alpini e partenza del Giro d&#8217;Italia nello stesso weekend!); ma anche per l&#8217;abbraccio della città (a forte sostegno leghista) ad uno dei simboli dell&#8217;identità nazionale quale gli Alpini. Infine, ho capito che<strong> il centrodestra si stava ubriacando di potere </strong>leggendo i manifesti elettorali di un candidato che dicevano: <em>&#8220;Torino è in rosso. Cambiale colore!&#8221;</em>. Il candidato era un certo signor Marrone. E c&#8217;è un limite a tutto.</p><p>Adesso, dopo le batoste elettorali, <strong>anche i giornalisti paiono svegliarsi </strong>come Biancaneve; dopo un ventennio di profilo basso fioccano gli articoli critici verso il potere. Forse che il <em>Fatto </em>dovrà trovarsi una nuova nicchia? Di questi articoli, uno mi è stato segnalato e mette nero su banco quello che io, come credo molti di voi, ho sempre pensato, ma che nessuno sembrava voler accettare. Si tratta dell&#8217;articolo <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-14/caro-economist-stavolta-sbagli-064354.shtml?uuid=AarzuffD" target="_blank"><strong>Caro Economist, stavolta ti sbagli</strong></a></span> </em>pubblicato dal <em>Sole 24 Ore </em>del 14 giugno. Se non l&#8217;avete ancora letto vi consiglio di farlo, a me ha dato uno strano senso di straniamento leggere certe posizioni sul giornale di Confindustria.</p><p>Ma torniamo al punto di domanda. Ci vuole, il punto di domanda, e grosso come una casa. Ecco perché:</p><ul><li>Una vera <strong>alternativa al 	berlusconismo </strong>continua a mancare. Tra i vincitori delle 	amministrative si contano outsider come De Magistris e le liste di 	Grillo, testimonianza di un&#8217;avversità degli elettori al &#8220;teatrino 	della politica&#8221; che difficilmente potrà trovare uno sfogo nel 	centrosinistra, soprattutto a livello nazionale. Non dimentichiamo 	che i referendum sono stati promossi da Di Pietro &amp; Co., ancora 	una volta nonostante l&#8217;<em>establishment</em>;</li><li>I <strong>danni </strong>prodotti da vent&#8217;anni 	di sonno delle coscienze sono a mio avviso profondi, più di quanto 	non appaia. <em>Il Sole 24 Ore</em> ne dà un resoconto parziale ma 	azzeccato. Per quanto riguarda l&#8217;immagine dell&#8217;Italia all&#8217;estero, ho 	cercato di parlarne nel mio blog e ci vorrà moltissimo lavoro e 	tempo per riparare ai danni di immagine;</li><li>Il <strong>ricambio generazionale </strong>continua ad essere impedito e negato. Una classe politica ed 	un&#8217;élite di vecchi continua a rifiutare di passare la mano, 	bloccando il Paese in una stagnazione economica, sociale e 	psicologica.</li></ul><p>Questa è la mia analisi del mio Paese, in un momento chiave, visto da lontano. Però ora sono più ottimista. Mi avete già stupito e sbugiardato una volta. <strong>Spero di poter ammettere presto che mi ero, ancora una volta, sbagliato</strong>.</p><p><strong>Ps.</strong> I miei quattro lettori avranno notato che il ritmo di aggiornamento del blog è catatonico. Purtroppo ultimamente lavoro ogni sera, ogni fine settimana e ogni giorno di vacanza. Spero di aver presto occasione di parlare anche di questo, oltre che di identità nazionale, della mia esperienza di presentazione dell&#8217;Europa agli alunni del mio vecchio liceo, e di altre cose che mi girano per la testa ma che non ho mai l&#8217;opportunità di mettere per iscritto.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri post del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/litalia-se-desta-3/118250/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>La disinformazione (voluta?) sull&#8217;Ue</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/11/la-disinformazione-voluta-sullunione-europea/110516/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/11/la-disinformazione-voluta-sullunione-europea/110516/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 May 2011 15:21:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Bruxelles]]></category> <category><![CDATA[dinformazione]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[giornali]]></category> <category><![CDATA[immigrati]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=110516</guid> <description><![CDATA[Il problema dell&#8217;informazione sull&#8217;Unione Europea, di cui ho parlato nel post precedente, è per me duplice: da un lato se ne parla poco e male, ignorandone i successi e attribuendole &#8220;insuccessi&#8221; (o presunti tali) altrui. Dall&#8217;altro si fa da cassa di risonanza dei governi nazionali, che da sempre usano &#8220;Bruxelles&#8221; come capro espiatorio, senza minimamente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il problema dell&#8217;informazione sull&#8217;Unione Europea, di cui ho parlato nel <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/29/europa-ue-bruxelles-strasburgo%e2%80%a6-che-confusione/107976/" target="_blank">post precedente</a></span>, è per me duplice: da un lato <strong>se ne parla poco e male</strong>, ignorandone i successi e attribuendole &#8220;insuccessi&#8221; (o presunti tali) altrui. Dall&#8217;altro si fa da cassa di risonanza dei governi nazionali, che da sempre <strong>usano &#8220;Bruxelles&#8221; come capro espiatorio</strong>, senza minimamente mettere in prospettiva.</p><p>Prendiamo l&#8217;esempio, ancora caldo, del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/10/la-germania-ammonisce-litalia-non-si-lamenti-i-migranti-sono-andati-altrove/110174/" target="_blank">dibattito sull&#8217;immigrazione nordafricana</a></span> e della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/maroni-mi-chiedo-se-abbia-senso-rimanere-nellue/103658/" target="_blank"><em>boutade</em> di Maroni sull&#8217;<strong>uscita dell&#8217;Italia dall&#8217;Ue</strong></a></span>. Non è un messaggio o una minaccia ai partner europei per strappare più &#8220;solidarietà&#8221;. È un messaggio ad uso e consumo interno dei media italiani. Infatti i miei amici italiani hanno recepito quanto segue: l&#8217;Ue è egoista perché ci molla da soli a gestire l&#8217;immigrazione; allora non serve a niente, tanto vale uscirne (un bel sillogismo!).</p><p>Per avere un&#8217;idea della situazione reale a partire dai giornali – lasciamo pure perdere la Tv – bisogna cercare con il lumicino. Per fortuna, in questo panorama desolante, si trovano ancora eccezioni (che confermano la regola). Ne prendo due del <em>Fatto</em>: l&#8217;articolo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/23/perche-la-ue-non-puo-aiutare-frattini/93609/" target="_blank"><em>Perché la Ue non può aiutare Frattini</em></a></span> e l&#8217;articolo di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/immigrati-l’europa-chiude-le-portemaroni-come-b-“ha-senso-restare”/103784/" target="_blank">Giampiero Gramaglia da Bruxelles</a></span>, che fotografa la situazione così: &#8220;<em>Per i tunisini, le regole di Schengen non ne prevedono l&#8217;ingresso: non vanno accolti, ma rispediti. Giusto o sbagliato che sia, </em><em>questa è la regola</em><em>: magari va cambiata, ma bisogna farlo insieme, non con iniziative unilaterali. […] Ma le parole dell&#8217;Europa </em>[e daje! Si riferisce alla Commissione europea e alcuni Stati, nda]<em>, che non saranno alate, ma sono concrete e, comunque, precise, </em><em><strong>ancorate ai patti che l&#8217;Italia ha firmato</strong></em><em>, alimentano nella maggioranza </em><em><strong>rancori dalle tinte elettoralistiche</strong></em>&#8220;.</p><p>Per finire, sarà la mia formazione di ingegnere, ma mi pare che non si possa capire un fenomeno senza averne chiare le dimensioni. Sapere che è &#8220;epocale&#8221; è un po&#8217; pochino. Allora prendo da <em>European Voice</em>: secondo l&#8217;Unhr (Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) 431 mila persone sono fuggite dalla violenza in Libia da febbraio a oggi. Di queste, 215 mila sono andate in Tunisia, 172 mila in Egitto e 23 mila in Niger. All&#8217;inizio del mese di aprile circa 8.000 erano ancora bloccate alla frontiera con la Tunisia, la quale ha una popolazione di 10,4 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo di 6.061€ pro capite; l&#8217;Italia ha 61 milioni di abitanti e un Pil pro capite di 21.306€. Per quanto riguarda le domande di asilo (eh sì, c&#8217;è una bella differenza tra migranti e richiedenti asilo!), nel 2010 <strong>l&#8217;Italia non stava nemmeno nella top ten</strong> della classifica di numero di domande rispetto alla popolazione totale. In testa c&#8217;era Cipro (1320 domande per milione di abitanti), seguita dalla Svezia (990) e dal Belgio (765). L&#8217;Italia? Si fermava a 40.</p><p>Insomma, mi pare davvero difficile, almeno per ora, trovare riscontri oggettivi ai <strong>toni anti-Ue</strong> assunti di recente da esponenti leghisti anche di governo. Solo che – salvo eccezioni – quei toni sono stati amplificati dai media in maniera acritica, sortendo l&#8217;effetto desiderato: alimentare l&#8217;euroscetticismo per sentito dire.</p><p>Una migliore informazione sull&#8217;Europa e sull&#8217;Ue è fondamentale. Continuare con il pressappochismo attuale non può che portare acqua al mulino del populismo, il che equivale a <strong>continuare a ballare sul Titanic</strong>.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a>, il contenuto di questo e degli altri post del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/11/la-disinformazione-voluta-sullunione-europea/110516/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Europa, Ue, Strasburgo: che confusione!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/29/europa-ue-bruxelles-strasburgo%e2%80%a6-che-confusione/107976/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/29/europa-ue-bruxelles-strasburgo%e2%80%a6-che-confusione/107976/#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 14:09:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Granero</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[corte di strasburgo]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Ue]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=107976</guid> <description><![CDATA[Molto inchiostro è stato steso nelle ultime settimane sull&#8217;argomento &#8220;Europa&#8221;, e nulla lascia presupporre che questa colata si arresti presto. Purtroppo si è trattato sovente di disinformazione se non di una sorta di &#8220;macchina del fango&#8221;, alimentata spesso da pura ignoranza da parte degli autori e da una malcelata convinzione che parlare male dell&#8217;Europa sia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Molto inchiostro è stato steso nelle ultime settimane sull&#8217;argomento &#8220;Europa&#8221;, e nulla lascia presupporre che questa colata si arresti presto.</p><p>Purtroppo si è trattato sovente di disinformazione se non di <strong>una sorta di &#8220;macchina del fango&#8221;</strong>, alimentata spesso da pura ignoranza da parte degli autori e da una malcelata convinzione che parlare male dell&#8217;Europa sia legittimo, persino doveroso perché piace ai lettori.</p><p>Un esempio, tanto per dare l&#8217;idea (e sparando nel mucchio): <strong>il titolaccio &#8220;</strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/20/la-nuova-pidue/105729/" target="_blank"><strong>La nuova PidUE</strong></a></span><strong>&#8220;</strong> del blog di Gianni Vattimo. Un peccato, perché se il contenuto del pezzo è ampiamente condivisibile, <strong>il titolo equivale al populismo a buon mercato di certi partiti</strong>. Ma soprattutto, non si capisce di cosa parli quando dice &#8220;Europa&#8221;. Il titolo rimanda chiaramente all&#8217;Unione europea (UE), però <strong>non si vede cosa abbia a vedere l&#8217;UE con gli argomenti trattati</strong>.</p><p>Simili esempi abbondano. Senza pretesa di dare valore statistico all&#8217;affermazione, a me pare che la grande maggioranza degli articoli sull&#8217;argomento sia zeppa di errori. La confusione è tale che mi è impossibile controbattere in maniera completa e puntuale. Allora proverò almeno a chiarire gli elementi di base, e dare ai lettori interessati qualche spunto per informarsi alla fonte (visto che in questo caso <strong>i media non mediano per niente</strong>).</p><p>Per cominciare, &#8220;Europa&#8221;, &#8220;Bruxelles&#8221;, &#8220;Strasburgo&#8221;, &#8220;UE&#8221; e simili non vogliono ormai dire nulla nel linguaggio giornalistico, perché vengono usati a vanvera e mescolando istituzioni e competenze. Non per niente <strong>&#8220;Bruxelles&#8221; è il più usato: fa fine e non impegna</strong>, in fondo dovrebbe essere la &#8216;capitale dell&#8217;Europa&#8217;…</p><p>Prendiamo un caso concreto e recente: quando scoppiò il caso della <strong>sentenza sul crocefisso nelle scuole</strong>, apriti cielo! Tutti a tuonare sull&#8217;UE, su Bruxelles, su questi fannulloni che oltre a misurare cetrioli vengono a immischiarsi nei nostri valori fondanti. Persino la bella <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/20/acca-nisciuno-e-fesso/98966/" target="_blank">vignetta di Vauro</a></span> sul tema è commentata così: &#8220;<em>La recente decisione dell’Ue di “riammettere” il crocefisso negli edifici scolastici…</em>&#8220;. Piccolo dettaglio: <strong>l&#8217;UE non c&#8217;entra un bel fico secco!</strong> Trattasi infatti, come specificato in moltissimi articoli altrettanto confusi, della &#8220;<em>Corte di Strasburgo</em>&#8220;. Peccato che la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://europa.eu/institutions/inst/justice/index_it.htm" target="_blank">Corte di Giustizia dell&#8217;Unione europea</a></span> ha sede a… Lussemburgo! E infatti il caso del crocefisso è stato portato davanti alla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.coe.int/T/I/Corte_europea_dei_Diritti_dell%27Uomo/" target="_blank">Corte europea dei Diritti dell&#8217;Uomo</a></span>, la quale è un organo del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.coe.int/DefaultIT.asp" target="_blank">Consiglio d&#8217;Europa</a></span>.</p><p>D&#8217;accordo, avrebbero potuto forse renderci la vita più facile, mettere dei nomi un po&#8217; meno simili e non <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.coe.int/aboutcoe/index.asp?page=symboles&amp;l=it" target="_blank">usare gli stessi simboli</a></span>… ma alla fine così difficile non è. E, a mio modesto parere, <strong>chi scrive per mestiere ha il dovere di documentarsi, di capire la realtà di cui parla</strong> e magari visitare la pagina del Bignami istituzionale &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.coe.int/aboutcoe/index.asp?page=nepasconfondre&amp;l=it" target="_blank">da non confondere</a></span>&#8221; per fare un po&#8217; di ordine mentale, che non farebbe male.</p><p>Forse allora qualche autore smetterebbe di abbaiare alla luna e vedrebbe in maniera più oggettiva le sentenze del crocefisso e altre sentenze che fanno notizia, come quella sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/05/news/corte_europea_condanna-14522808/" target="_blank">tunisino espulso</a></span>. Se non altro perché l&#8217;Italia è membro fondatore del Consiglio d&#8217;Europa dal 5 maggio 1949, ha ratificato la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.echr.coe.int/NR/rdonlyres/D5CC24A7-DC13-4318-B457-5C9014916D7A/0/ENG_CONV.pdf" target="_blank">Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo</a></span> (che è un bel testo, visionario per il periodo buio che stiamo vivendo) e ha liberamente accettato la giurisprudenza della Corte. Punto. C&#8217;è abbastanza materiale per fare giornalismo serio, per analizzare pregi e difetti di un sistema internazionale intergovernativo come quello del Consiglio d&#8217;Europa, in cui la sovranità nazionale non è mai messa minimamente in discussione. E che, ancora una volta, non è l&#8217;UE.</p><p><em><strong>Disclaimer</strong>: Come riportato nella <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggranero/?bio" target="_blank">bio</a></span>, il contenuto di questo e degli altri post del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/29/europa-ue-bruxelles-strasburgo%e2%80%a6-che-confusione/107976/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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