<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Giampiero Gramaglia</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ggramaglia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Tue, 21 May 2013 23:03:52 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Italia/Ue: Letta fa melina, l’Europa fa surplace</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/21/italiaue-letta-fa-melina-leuropa-fa-surplace/601514/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/21/italiaue-letta-fa-melina-leuropa-fa-surplace/601514/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 May 2013 17:27:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Crisi Euro]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category> <category><![CDATA[Vertice di Bruxelles]]></category> <category><![CDATA[Vertice UE]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=601514</guid> <description><![CDATA[L’Italia di Letta fa melina e prende tempo. Tanto l’Europa, di questi tempi, non le scappa via: fa già surplace, una cosa alla Maspes se deve durare fino alle elezioni tedesche del 22 settembre. In Italia, ci sono volute al governo tre settimane per produrre un decreto legge a costo quasi zero e ad effetto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia di Letta fa melina e prende tempo. Tanto l’Europa, di questi tempi, non le scappa via: fa già surplace, una cosa alla Maspes se deve durare fino alle<strong> elezioni tedesche del 22 settembre</strong>. In Italia, ci sono volute al governo tre settimane per produrre un<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/imu-stop-fino-al-16-settembre-per-prima-casa-per-cig-solo-496-milioni-di-euro/597015/" target="_blank"> decreto legge a costo quasi zero e ad effetto quasi nullo sull’economia</a> del Paese colpito dalla recessione<span>: il rinvio a settembre della rata dell’Imu sulla prima casa ed il rifinanziamento per un miliardo di euro della Cig sono state giudicate non solo dal <em>Financial Times</em> “misure modeste”, che “riflettono il margine di manovra limitato dell&#8217;esecutivo”. Una valutazione condivisa dal <em>Wall Street Journal</em>: i provvedimenti varati rappresentano un<strong> &#8220;minimo sindacale&#8221;</strong>.</span></p><p>Non che ci fosse bisogno della stampa estera per arrivare a simili conclusioni. Lo stesso premier, del resto, ha ammesso che si trattava di guadagnare tempo, quei <strong>cento giorni</strong> che dovrebbero servire, di qui alla fine di agosto, per mettere insieme qualcosa di consistente. Anche se un dubbio resta: quella scadenza di fine agosto sembra già precostituire un alibi per un ulteriore slittamento.</p><p>Ora, nell’imminenza del <strong>Vertice europeo </strong>di domani a Bruxelles, <strong>Enrico Letta</strong> sposta in avanti pure le scadenze europee: parlando in Parlamento, spiega che il Vertice di domani conta poco o punto –già lo si sapeva-, nonostante le conclusioni sulla lotta contro l’evasione e l’energia, buone in vista del G8 di Belfast di giugno. Anche se l’accordo sullo scambio di informazioni per la lotta all’evasione fiscale a livello europeo potrebbe avere per l’Italia qualche effetto positivo, favorendo recuperi di gettito dall’Austria e dal Lussemburgo e, fuori dell’Ue, dalla Svizzera.</p><p>Quello che conta –ci avverte il premier- è il Vertice di fine giugno, dove l’Unione dovrà passare dalle parole ai fatti su crescita e occupazione. “La priorità è il lavoro per i giovani”, insiste Letta, dopo che il presidente Usa Barack Obama ha convenuto con lui su questa agenda ovvia e trita.</p><p>Tra un Vertice e l’altro, l’Italia a fare melina e l’Ue in surplace, avremo ottenuto, di qui a fine mese, al 29 maggio, la sospensione della<strong> procedura d’infrazione per deficit eccessivo</strong>, che un po’ d’ossigeno alla capacità di spesa asfittiche dell’Italia dovrebbe darlo.</p><p>Dunque, domani sarà solo un antipasto, una sorta di sessione di riscaldamento in vista di giugno. Ma, a dirvela tutta, a me pare fortemente probabile che, il 27 e 28 giugno, ci sentiremo poi spiegare che non si può mettere la Germania nell’angolo sulle risorse per la crescita e l’occupazione a meno di tre mesi dalle elezioni politiche tedesche, tanto più che il presidente francese <strong>Francois Hollande</strong> ha già sotterrato l’ascia di guerra e fumato il calumet della pace con la cancelliera Angela Merkel, avallandone la spinta –o vedendone il bluff- per una maggiore integrazione politica, almeno dell’eurozona, con una governante dell’economia europea.</p><p>E, così, <strong>da giugno si finirà all’autunno</strong>, con belle parole, tanti impegni e poche decisioni concrete, ma di sicuro richieste “precise” e “ferme” da parte dell’Italia e non solo. L’Ue resterà in surplace; e l’Italia continuerà a fare melina. Fino al 31 agosto, che lì Letta tirerà finalmente in porta. Farà gol? O, nel frattempo, sarà finito fuori gioco?</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/21/italiaue-letta-fa-melina-leuropa-fa-surplace/601514/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italia &#8211; Ue: gli amici fuori e i nemici dentro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/italia-ue-amici-fuori-e-nemici-dentro/597020/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/italia-ue-amici-fuori-e-nemici-dentro/597020/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 May 2013 10:09:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Bruxelles]]></category> <category><![CDATA[Emma Bonino]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Saccomanni]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Imu]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=597020</guid> <description><![CDATA[A seguire le mosse del premier Letta nelle tre settimane del suo governo, si direbbe che il fronte esterno, quello europeo, lo preoccupi quasi più di quello interno: è stato a Berlino e a Parigi, a Bruxelles e a Madrid, ieri a Varsavia. Non è ancora stato a Washington, ma sono venuti a trovarci il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A seguire le mosse del premier <strong>Letta</strong> nelle tre settimane del suo governo, si direbbe che il fronte esterno, quello europeo, lo preoccupi quasi più di quello interno: è stato a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/disperato-viaggio-di-letta-in-europa/580397/" target="_blank">Berlino</a> e a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/imu-letta-sospendere-rata-giugno-per-poi-superarla/580325/" target="_blank">Parigi</a>, a Bruxelles e a Madrid, ieri a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/16/imu-letta-al-cdm-di-domani-non-ci-sara-decreto-dei-miracoli/596497/" target="_blank">Varsavia</a>. Non è ancora stato a Washington, ma sono venuti a trovarci <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/ambasciatore-usa-a-giovani-agite-per-cambiamento-come-m5s/528692/" target="_blank">il segretario di Stato americano <strong>John Kerry</strong> a Roma</a> e pure <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/14/libia-usa-spostano-500-marine-dalla-spagna-a-sigonella/593292/" target="_blank">200 marines a Sigonella</a> -ma quelli non c’entrano-.</p><p>Eppure, sul fronte esterno, specie quello <strong>europeo</strong>, nessuno minaccia il governo Letta. Tutti i partner, anzi, sono ben contenti che l’Italia abbia un esecutivo, a prescindere da quale, e non tengono il colpo in canna per abbatterlo. Purché, ovviamente, l’<strong>Italia rispetti gli impegni</strong>, magari nell&#8217;attesa di negoziare patti diversi, e non lanci attacchi kamikaze.</p><p>Cose che il Premier e i suoi ministri ‘europei’, <strong>Bonino</strong>, <strong>Moavero</strong>, <strong>Saccomanni</strong>, avevano ben chiare e già sapevano fin dall&#8217;inizio: il Consiglio dei Ministri di oggi, con un decreto ‘a costo (più o meno) zero’ dopo tante parole ne è una prova; e la battuta del premier di ieri a Varsavia (“Nessun asse contro la Germania”) ne è una testimonianza, proprio mentre <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/francia-cancelliera-merkel-hollande-sara-accolto-braccia-aperte/221233/" target="_blank">il presidente Hollande apriva alla Merkel sull’Unione politica</a>.</p><p>Di questo passo, la riunione della <strong>Commissione europea</strong>, che il 29 maggio deve decidere se sospendere, o meno, la procedura d’infrazione contro l’Italia per deficit eccessivo, non sarà un plotone d’esecuzione. E i Vertici europei della prossima settimana, il 22 maggio, e di fine giugno non saranno tapponi dolomitici. Quelli, magari, arriveranno in autunno, dopo le elezioni tedesche e dopo i cento giorni di tutte le riforme che &#8211; Letta dixit- ci aspettano.</p><p>I <strong>nemici</strong>, questo governo, li ha dentro. Non dentro l’Italia, ché quelli ci sono, ma si chiamano <strong>opposizione</strong> (ed è il gioco della democrazia). Dentro di sé, <strong>dentro la sua maggioranza</strong>: nella inconsistenza di un Pd allo sbando, che arretra giorno dopo giorno la sua <em>maginot</em> e non ha ancora trovato un argine su cui attestarsi (e se a qualcuno scappa detta una cosa di sinistra viene subito zittito); e nell&#8217;aggressività d’un Pdl che pare un fiume in piena e detta ogni giorno nuove condizioni, tenendo il gioco in mano e sicuro di non pagare dazio.</p><p>Tutto come da copione, nessuna sorpresa: Letta, i compagni di strada se li è scelti lui, o almeno li ha accettati; e li conosceva bene. E, dunque, sa che cadrà vittima del fuoco amico. Ma non a Bruxelles e neppure a Berlino. A Roma, a Palazzo Chigi o in Parlamento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/italia-ue-amici-fuori-e-nemici-dentro/597020/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italia-Ue: ambasciatori senza pena, ma senza peso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/13/italia-ue-ambasciatori-senza-pena-ma-senza-peso/592304/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/13/italia-ue-ambasciatori-senza-pena-ma-senza-peso/592304/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 May 2013 11:02:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Ambasciatori]]></category> <category><![CDATA[Catherine Ashton]]></category> <category><![CDATA[Diplomazia Internazionale]]></category> <category><![CDATA[Emma Bonino]]></category> <category><![CDATA[Ministro degli Esteri]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=592304</guid> <description><![CDATA[Sono otto gli italiani fra gli 87 &#8216;ambasciatori&#8217; Ue capi delegazione nel mondo. Numericamente, non è male, considerando che i Paesi dell’Unione sono 27. La scorsa settimana, l’alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza Catherine Ashton, una sorta di &#8216;ministro degli esteri&#8217; dell&#8217;Ue, ha rinfoltito la presenza italiana nella diplomazia europea, nominando Alessandro Palmero e Cesare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono otto gli italiani fra gli 87 &#8216;<strong>ambasciatori&#8217;</strong> <strong>Ue</strong> capi delegazione nel mondo. Numericamente, non è male, considerando che i Paesi dell’Unione sono 27. La scorsa settimana, l’alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza <strong>Catherine Ashton</strong>, una sorta di &#8216;ministro degli esteri&#8217; dell&#8217;Ue, ha rinfoltito la presenza italiana nella diplomazia europea, nominando <strong><span>Alessandro Palmero</span></strong><span> </span>e<span> </span><strong><span>Cesare de Montis</span></strong> alla guida rispettivamente delle delegazioni in Paraguay e nel Kirghizistan.</p><p><span style="color: #000000;">Palmero e De Montis vanno ad aggiungersi a &#8211; in ordine alfabetico &#8211; Paola</span><span style="color: #000000;"> </span><strong><span style="color: #000000;">Amadei</span></strong><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">(in Giamaica dal 2011), Filiberto</span><span style="color: #000000;"> </span><strong><span style="color: #000000;">Ceriani</span></strong><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span><strong><span style="color: #000000;">Sebregondi</span></strong><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">(in Tanzania dal 2011), Aldo</span><span style="color: #000000;"> </span><strong><span style="color: #000000;">dell’Ariccia</span></strong><span style="color: #000000;"> (in Zimbabwe dal 2010), Attilio</span><span style="color: #000000;"> </span><strong><span style="color: #000000;">Pacifici</span></strong><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span><span style="color: #000000;">(in Liberia dal 2009),</span><span style="color: #000000;"> </span><strong><span style="color: #000000;">Roberto</span></strong><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span><strong><span style="color: #000000;">Ridolfi</span></strong><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">(in Uganda dal 2010) e Ettore</span><span style="color: #000000;"> </span><strong><span style="color: #000000;">Sequi</span></strong><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span><span style="color: #000000;">(in Albania dal 2010). La mappa è stata tracciata da Valentina Pavarotti su EurActiv.it: </span></p><p><span style="color: #000000;">Oltre agli 87 capi delegazioni nazionali, vi sono cinque ambasciatori a rappresentare l’Ue presso organizzazioni internazionali</span><span style="color: #000000;"> come l’</span><strong><span style="color: #000000;">Onu</span></strong><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span><span style="color: #000000;"> (a New York e a Ginevra), l’</span><strong><span style="color: #000000;">Unesco, </span></strong><span style="color: #000000;">l’</span><strong><span style="color: #000000;">Organizzazione mondiale del commerci, </span></strong><span style="color: #000000;"> l’</span><strong><span style="color: #000000;">Unione africana</span></strong><span style="color: #000000;">. Tra questi cinque, ci sono le italiane Mariangela </span><span style="color: #000000;">Zappia, </span><span style="color: #000000;">presso l’Onu a Ginevra, </span><span style="color: #000000;">e Maria Francesca</span><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">Spatolisano, </span><span style="color: #000000;">presso l&#8217;Unesco.</span></p><p><span style="color: #000000;">Con i numeri, dunque, siamo a posto. E come qualità dei diplomatici italiani schierati sul fronte europeo, almeno per come li conosco, pure. Il problema, magari, è la <strong>qualità dei posti</strong> loro toccati: nessun Paese del G8 <strong>extra</strong> <strong>Ue</strong> e neppure del <strong>G20</strong>, nessun <strong>Brics</strong>, nessun interlocutore dell’Unione emergente politicamente e/o economicamente; e neppure nessun centro vitale di <strong>interesse italiano</strong>, eccezion fatta forse per l’Albania, dove la presenza europea di un diplomatico del valore di <strong>Sequi</strong> appare, però, quasi ridondante, avendo già l’ambasciata italiana un suo peso. E, nel contempo, abbiamo una presenza nell&#8217;Africa australe sproporzionata alla nostra attenzione per quell&#8217;area.</span></p><p><span style="color: #000000;">Ecco, dunque, un terreno d’azione per il ministro degli Esteri <strong>Emma Bonino</strong>, che ha la grinta giusta per farsi ascoltare e pure l’opportuna conoscenza dei meccanismi comunitari: aumentare e ricalibrare il peso specifico della diplomazia italiana al servizio dell’Unione europea, magari scambiando due scartine con una briscola.</span></p><p><span style="color: #000000;">Un esercizio in cui l’interlocutore della Bonino sarà, soprattutto, lady Ashton, cui spetta la nomina dei </span><strong>capi delegazione</strong>, scegliendoli tra i funzionari europei o il personale diplomatico dei Paesi Ue – lo prevede il Trattato di Lisbona -. A quel posto da oltre tre anni, la baronessa laburista non s’è mai fatta notare né per la forza né per la tempestività delle sue posizioni: finora, in Italia aveva sempre trovato ministri ‘morbidi’; ora che gliene tocca uno spigoloso la musica potrebbe forse cambiare.   </p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/13/italia-ue-ambasciatori-senza-pena-ma-senza-peso/592304/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Deficit, i rischi della procedura di infrazione di Bruxelles</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/04/deficit-i-rischi-della-procedura-di-infrazione-di-bruxelles/583211/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/04/deficit-i-rischi-della-procedura-di-infrazione-di-bruxelles/583211/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 May 2013 14:26:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Bruxelles]]></category> <category><![CDATA[Commissione Europea]]></category> <category><![CDATA[Debito Italiano]]></category> <category><![CDATA[Deficit]]></category> <category><![CDATA[Disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Imu]]></category> <category><![CDATA[Patto di Stabilità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=583211</guid> <description><![CDATA[Sette giorni a maggio è un bel film del 1964 di John Frankenheimer sui rischi che la Guerra Fredda degenerasse in olocausto nucleare. Quello di cui siamo protagonisti, 24 giorni a maggio, è meno teso, se non altro perché più diluito nel tempo, ma l’esito ha importanza cruciale per il nostro futuro, almeno a breve...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #333333;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sette_giorni_a_maggio" target="_blank"><em>Sette giorni a maggio</em> è un bel film del 1964 di John Frankenheimer</a> sui rischi che la Guerra Fredda degenerasse in olocausto nucleare. Quello di cui siamo protagonisti, 24 giorni a maggio, è meno teso, se non altro perché più diluito nel tempo, ma l’esito ha importanza cruciale per il nostro futuro, almeno a breve termine. E il lieto fine non è ancora scritto.</span></p><p><span style="color: #333333;">I 24 giorni sono quelli che intercorrono tra oggi e il 29 maggio, quando la <strong>Commissione europea</strong> dovrebbe, o &#8211; meglio &#8211; potrebbe, chiudere la procedura d’infrazione avviata contro l’Italia per <strong>eccesso di deficit</strong>. Il condizionale è legato al <em>se</em>: l’esecutivo di <strong>Bruxelles</strong> procederà <em>se</em> le modifiche al bilancio che verranno eventualmente fatte di qui ad allora dal <strong>Governo Letta</strong> non intaccheranno i saldi già comunicati all&#8217;Unione europea. Se il Governo dovesse agire in maniera differente, il segnale positivo lasciato presagire dall&#8217;Europa cambierebbe immediatamente di segno.</span></p><p><span style="color: #333333;">Dopo la pubblicazione, ieri, delle previsioni economiche di primavera della Commissione europea, stampa e politici mettono l’accento, nei loro commenti, sulla prima parte delle affermazioni fatte dai responsabili comunitari. Eppure tutti sanno che, in un discorso di politici, come dei capi sul lavoro, dei professori in classe, dei genitori a casa, quel che conta viene dopo il ‘se’, o il ‘ma’: “Le darò l’aumento &#8211; dice il capo- se ci saranno le risorse per farlo”; “Le darò la sufficienza &#8211; dice il professore &#8211; se avrà studiato abbastanza”; “Potrai andare a giocare &#8211; dice il papà &#8211; se avrai prima messo in ordine la tua stanza”.</span></p><p><span style="color: #333333;">Allora, aspettiamo a cantare vittoria. E, magari, pure ad eliminare entrate senza sapere come sostituirle o che cosa tagliare per poterne fare a meno. Tanto più che le previsioni economiche pubblicate ieri, deficit sotto controllo a parte, fino a che il Governo Letta non entrerà in azione, sono “un vero disastro”, citando la sintesi su <a href="http://www.euractiv.it/it/news/crescita/7045-crisi-bruxelles-deficit-italia-sotto-controllo-ma-cresce-disoccupazione.html" target="_blank">EurActiv di Giuseppe Latour</a>. </span></p><p><span style="color: #333333;">Se è vero che nel 2013 e nel 2014 dovremmo restare sotto il tetto del 3%, di deficit fissato dal<strong> Patto di Stabilità</strong>, “tutti gli altri fondamentali della nostra economia lasciano poche speranze: <strong>disoccupazione</strong> in aumento, <strong>debito</strong> al galoppo, <strong>crescita</strong> al palo”.</span></p><p><span style="color: #333333;">E, senza crescita, con meno lavoro, e con una lotta all&#8217;evasione fiscale meno efficace, specie se si comincia con l’indebolire <strong>Equitalia</strong>, le entrate non aumenteranno di sicuro. Se paghi i <strong>debiti</strong> della Pa, com&#8217;è sacrosantamente giusto fare, e togli &#8211; o sospendi &#8211; l’<strong>Imu</strong> – come non è necessario fare &#8211; il deficit aumenta. E, in questo caso, niente via libera dell&#8217;<strong>Ue</strong> agli investimenti produttivi.</span></p><p>Meglio, dunque, non coltivare illusioni. E non contare neppure troppo a priori sulla comprensione di Bruxelles. Il presidente della Commissione europea <strong>Manuel Barroso</strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/letta-a-bruxelles-eliminare-rigidita-del-lavoro-barroso-italia-di-nuovo-stabile/580662/" target="_blank">mercoledì accoglieva, quasi a braccia aperte</a>, con cappuccino e cornetto, come se Palazzo Berlaymont fosse un bar con tavolini su piazza Navona, il premier Letta. Lo stesso Barroso, oggi, canta l’elogio della cancelliera tedesca <strong>Angela Merkel</strong>: la recessione &#8211; degli altri, perché la Germania cresce &#8211; non è colpa sua; c’entrano, piuttosto,<strong> la poca competitività degli altri Paesi dell&#8217;Ue e l’irresponsabilità dei mercati</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/04/deficit-i-rischi-della-procedura-di-infrazione-di-bruxelles/583211/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italia-Ue: la favoletta del tour europeo del premier Letta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/italia-ue-favoletta-del-tour-europeo-del-premier-letta/580854/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/italia-ue-favoletta-del-tour-europeo-del-premier-letta/580854/#comments</comments> <pubDate>Thu, 02 May 2013 10:36:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[Bruxelles]]></category> <category><![CDATA[Debito Italiano]]></category> <category><![CDATA[Deficit]]></category> <category><![CDATA[Enrico Letta]]></category> <category><![CDATA[Francois Hollande]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Herman Van Rompuy]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=580854</guid> <description><![CDATA[Grande attenzione da Angela Merkel. Piena sintonia con François Hollande. Disponibilità e incoraggiamento dai presidenti delle istituzioni europee, Herman van Rompuy (Consiglio) e Josè Barroso (Commissione). E, lunedì, già aspettatevi sintesi dell’incontro con Mariano Rajoy simili a quelle dell’incontro con Hollande. Il tour europeo dell’ancora neo-premier Enrico Letta è una favoletta già raccontata almeno una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="***********************************">Grande attenzione da <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/merkel-rigore-e-crescita-letta-dove-troviamo-soldi-problema-di-casa-nostra/579718/" target="_blank">Angela Merkel</a>. Piena sintonia con <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/imu-letta-sospendere-rata-giugno-per-poi-superarla/580325/" target="_blank">François Hollande</a>. Disponibilità e incoraggiamento dai presidenti delle istituzioni europee, Herman van Rompuy (Consiglio) e<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/letta-a-bruxelles-eliminare-rigidita-del-lavoro-barroso-italia-di-nuovo-stabile/580662/" target="_blank"> Josè Barroso</a> (Commissione). E, lunedì, già aspettatevi sintesi dell’incontro con Mariano Rajoy simili a quelle dell’incontro con Hollande.</span></p><p>Il tour europeo dell’ancora neo-premier <strong>Enrico Letta</strong> è una favoletta già raccontata almeno una volta: andatevi a prendere articoli e considerazioni che accompagnarono l’analogo giro dell’allora neo-premier <strong>Mario Monti</strong> nel novembre 2011, anche se in Francia c’era Nicolas Sarkozy e non Hollande e la Spagna aspettava l’esito delle elezioni.</p><p>E, poi, leggetevi il titolo di <em>Die Welt</em>, “Ancora un italiano che non vuole risparmiare”, o quello di <em>Der Spiegel</em>, “L’Ue chiede nuove misure d’austerità al governo italiano”; e confrontateli con quello che vi sentite raccontare alla radio, in tv, sui giornali nostrani.</p><p>Per carità!, non che <em>Die Welt</em> o <em>Der Spiegel</em> o qualsiasi altro media tedesco e internazionale siano la bibbia. Ma è un fatto che la favoletta non la raccontano, questa volta, i politici, ma gli organi di <strong>stampa</strong>: le frasi della Merkel e di Hollande, di Van Rompuy e di Barroso, dello stesso Letta non sono melassa; lo diventano, spesso, nei resoconti giornalistici.</p><p>Guardiamo all&#8217;ultima tappa del premier Letta, <strong>Bruxelles</strong>, ieri sera e questa mattina. <strong>Van Rompuy</strong> gli dice: sì alla flessibilità, ma con in conti in ordine. E<strong> Barroso</strong> si dichiara fiducioso sull&#8217;uscita dell’Italia dalla procedura di <strong>deficit</strong> eccessivo, ma &#8211; nota &#8211; l’Italia deve accelerare sulla via delle <strong>riforme</strong> e continuare a ridurre il <strong>debito</strong>. E Letta chiarisce che è venuto ad annunciare ai suoi interlocutori che vuole spingere la crescita e mantenere gli impegni, senza ancora spiegare come; ma poi ammette che dovrà “presto dire” come farà a conciliare &#8211; ad esempio &#8211; tagli delle entrate ed aumenti delle uscite col rispetto del limite del 3% del deficit e del ritmo di riduzione del debito.</p><p>Perché l’Italia, finora, non ha chiesto eccezioni né sull&#8217;uno né sull&#8217;altro fronte, anche se magari poi lo farà. Del resto, come puoi aspettarti che la Commissione chiuda la procedura d’infrazione per mancato rispetto del 3%, se già le chiedi di sforare?</p><p>Un’altra favoletta del racconto giornalistico è il ‘fronte della <strong>crescita</strong>’ (Francia-Spagna-Italia-Belgio e chi ci sta) pronto a premere sulla Germania al Consiglio europeo di fine giugno. Ma davvero Hollande e Rajoy, Letta e Di Rupo possono pensare che il momento giusto per chiudere nell&#8217;angolo la cancelliera Merkel sia l’ultimo vertice prima delle elezioni tedesche del 22 settembre? Lì, la <strong>Merkel</strong> guadagnerà voti (a casa sua) se s’arrocca, mica se cede.</p><p>Di qui all&#8217;autunno, sul fronte dei conti in ordine, c’è poco da contare su arrendevolezze tedesche. Si potrebbe, piuttosto, puntare su passi in avanti per l’<strong>unione politica</strong>, che la cancelliera si dice pronta a fare. Perché, a giudicare dal discorso europeista del premier Letta, sta bene pure a noi, meno alla Francia; e anche un po’ per vedere il bluff di Angela, se c’è bluff; e per creare il clima per una minore rigidità nell&#8217;autunno europeo. Che potrebbe essere una primavera. Ad arrivarci, con l’<strong>Imu</strong> che già minaccia intese evidentemente non così larghe.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/italia-ue-favoletta-del-tour-europeo-del-premier-letta/580854/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ue: tra il contagio delle larghe intese e l’effetto dell&#8217;euro-scetticismo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/ue-tra-il-contagio-delle-larghe-intese-e-leffetto-delleuro-scetticismo/578259/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/ue-tra-il-contagio-delle-larghe-intese-e-leffetto-delleuro-scetticismo/578259/#comments</comments> <pubDate>Mon, 29 Apr 2013 12:33:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Eurozona]]></category> <category><![CDATA[Governo di Larghe Intese]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category> <category><![CDATA[Wolfgang Schaeuble]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=578259</guid> <description><![CDATA[Altro che il contagio della crisi, temuto da Wolfgang Schaeuble e dai falchi dell’euro-rigore. L’Italia trasmette all&#8217;Europa il contagio della voglia di larghe intese: persino nella Francia dell’antitesi tra Gauche e Droite, quattro cittadini su cinque auspicano una grande coalizione e addirittura uno su due sono favorevoli alla partecipazione del Front National di Marine Le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Altro che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/27/elezioni-2013-moodys-incertezza-negativa-bene-borsa-male-spread/514547/" target="_blank">il contagio della crisi, temuto da Wolfgang Schaeuble e dai falchi dell’euro-rigore</a>. L’Italia trasmette all&#8217;Europa il <strong>contagio della voglia di larghe intese</strong>: persino nella <strong>Francia</strong> dell’antitesi tra Gauche e Droite, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/francia-al-78-dei-francesi-favorevoli-allinciucio-allitaliana/577924/" target="_blank">quattro cittadini su cinque auspicano una grande coalizione</a> e addirittura uno su due sono favorevoli alla partecipazione del Front National di Marine Le Pen, come emerge dal sondaggio del Journal du Dimanche. E molti fra i partner della <strong>Germania</strong> vedrebbero bene una grande coalizione tedesca dopo le elezioni politiche del 22 settembre, così da annacquare il vino del rigore della Merkel con la crescita socialdemocratica, invece di inasprirlo con l’aceto dell’austerità liberale.</p><p>Il rischio di questa voglia di larghe intese è quello di non interpretare, ed anzi di deludere, l’istanza di <strong>rinnovamento</strong> che anima i cittadini (europei, non solo italiani) e di intercettare unicamente l’ansia di rassicurazione e il senso di sollievo che emerge dai <span style="color: #333333;"><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Governo-per-Letta-auguri-e-congratulazioni-da-Obama_32137038411.html" target="_blank">messaggi di congratulazione al premier Letta del presidente Usa Barack Obama</a> e di molti leader europei, fra cui i presidenti delle istituzioni Ue. C’è chi precorre i tempi, come John Kerry, segretario di Stato americano, che gratifica Letta a priori d’un <em>satisfecit</em> come “amico buono e fidato” degli Stati Uniti, che “ha mostrato fermo impegno” nella partnership transatlantica.</span></p><p><span style="color: #333333;">Pure i fantomatici ‘<strong>mercati</strong>’ appaiono succubi di questa fascinazione, della medusa della normalità: lo <strong>spread</strong> scende solo perché c’è un governo, non importa quale e non importa se esposto al ricatto del &#8220;babau&#8221; delle borse e del differenziale, Mr B, che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/berlusconi-padre-costituente-saro-presidente-della-convenzione-per-riforme/578053/" target="_blank">già detta condizione per mantenere una fiducia non ancora data</a>; e l’asta dei btp va bene, nonostante </span>l’Istat certifichi che la fiducia delle imprese continua a scendere (è al punto più basso dal 2003, 74,6 in aprile rispetto al 78,5 di marzo). D&#8217;altronde, lo scoramento imprenditoriale è diffuso in tutta l&#8217;<strong>Eurozona</strong>, a testimoniare lo iato ormai palese tra <strong>finanza</strong> ed <strong>economia</strong>.</p><p><span style="color: #333333;">L’effetto </span>boomerang di una politica disattenta alle<strong> istanze dei cittadini</strong> per placare le proprie ansie è la crescita dell’<strong>euro-scetticismo</strong> e dell’<strong>euro-qualunquismo</strong>. Pazienza, ancora, se è quello britannico, endemico: magari, sarebbe una buona cosa se l’Unione finalmente si liberasse della palla al piede albionica, restituendo la Gran Bretagna a quello cui appartiene, lo Spazio economico europeo, a fare buona compagnia alla Norvegia e alla Svizzera. E pazienza pure se è l’apatia per l&#8217;Ue dei <strong>croati</strong>, che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/01/croazia-in-ue-dal-primo-luglio-corruzione-e-traffici-di-esseri-umani-permettendo/548456/" target="_blank">entreranno nell&#8217;Unione il 1.o luglio</a>, o l’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/17/ragioni-elettorali-e-lislanda-sospende-negoziati-per-lingresso-nellue/471860/" target="_blank">ostilità all&#8217;integrazione degli islandesi</a>: solo un croato su quattro era andato alle urne il 14 aprile per eleggere i propri euro-deputati; e, ieri, gli islandesi, che, travolti dalla crisi finanziaria, avevano guardato all&#8217;Ue, hanno bocciato i partiti pro-Unione e optato per il centro-destra euroscettico.</p><p>Ma se il boomerang colpisce i Paesi nucleo dell’<strong>integrazione</strong> e dell’<strong>Unione</strong> e se intacca uno spirito di <strong>solidarietà</strong> già fiaccato dagli egoismi della <strong>crisi</strong>, le larghe intese non saranno argine adeguato. Meglio il coraggio delle scelte che l’oppio dell’acquiescenza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/ue-tra-il-contagio-delle-larghe-intese-e-leffetto-delleuro-scetticismo/578259/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Visti dagli altri &#8211; Forza Letta basta Berlusconi: vincitori e vinti secondo la stampa estera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/governo-forza-letta-basta-b-vincitori-e-vinti-secondo-stampa-estera/576301/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/governo-forza-letta-basta-b-vincitori-e-vinti-secondo-stampa-estera/576301/#comments</comments> <pubDate>Fri, 26 Apr 2013 17:33:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Enrico Letta]]></category> <category><![CDATA[Governissimo]]></category> <category><![CDATA[Governo di Larghe Intese]]></category> <category><![CDATA[Stampa Estera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=576301</guid> <description><![CDATA[Sarà che l’imprinting lo dà la stampa italiana. Ma la stampa estera è già tutta una ‘letteide’, proprio come, 18 mesi or sono, nel novembre 2011, era tutta una ‘monteide’ e, solo la settimana scorsa, era tutta una ‘giorgeide’. Questa volta, però, con meno deferenza: i media internazionali fanno il tifo perché il tentativo di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sarà che l’imprinting lo dà la stampa italiana. Ma la stampa estera è già tutta<strong> una ‘letteide’</strong>, proprio come, 18 mesi or sono, nel novembre 2011, era tutta una<strong> ‘monteide’</strong> e, solo la settimana scorsa, era tutta una<strong> ‘giorgeide’</strong>. Questa volta, però, con meno deferenza: i media internazionali fanno il tifo perché il tentativo di formare il governo riesca, ma sono concordi nel sostenere che questa partita l’ha vinta<strong> Silvio Berlusconi</strong>.</p><p>Per il<em> Times</em>, il Cavaliere “torna al top”; mentre, per il<em> Time</em>, “il gioco è nelle mani di Berlusconi”. E, fra gli sconfitti, i corrispondenti esteri cominciano a collocare pure<strong> Beppe Grillo</strong>:<em> Le Monde</em> sentenzia, nella scia delle polemiche sul 25 Aprile, che “le provocazioni” del leader del M5S “non fanno più titolo”; e un blog sul <em>Financial Times</em> si domanda se la “bolla” del Movimento “stia scoppiando”.</p><p>Del resto, neppure i partner europei, concordi nell’auspicare che l’Italia si dia un governo, sono poi unanimi nel promettere rose e fiori all’esecutivo Letta: la Germania già spegne le attese del premier che verrà d’allentamento del rigore; e Olanda e Finlandia le tengono, come sempre, bordone.</p><p>Naturalmente, la stampa estera ha il problema di spiegare chi è ‘sto Letta, “un moderato pacato –scrive il WSJ- con legami nell’emiciclo”, le cui “chances di successo –nota l’FT- dipendono molto dall’autorità che gli deriva dall’essere stato nominato da Napolitano. Il presidente della Repubblica è emerso come ‘il più potente politico italiano’, estendendo le sue prerogative costituzionali ai limiti di … un temporaneo passaggio da un sistema parlamentare a uno presidenziale”.</p><p>Non mancano dubbi e interrogativi, specie da parte britannica: nei commenti, ci si chiede quanto questo<strong> “matrimonio forzato” delle larghe intese</strong> durerà, mentre i servizi di cronaca riferiscono, come fa la<em> Bbc</em>, che “la problematica coalizione” sta “prendendo forma”. In un editoriale dal titolo “Il momento di Enrico Letta”, il <em>Financial Times</em> scrive: “E&#8217; pure possibile che non riesca a formare un esecutivo. E, comunque, il suo governo difficilmente durerà a lungo.  Se riesce a formarlo, dovrebbe dare la priorità alle riforme politiche rispetto a cambiamenti di politica economica”, perché lì sarebbe più difficile “costruire un consenso”. “Idealmente –nota il quotidiano economico-, l’Italia ha bisogno di un governo forte per varare riforme economiche. Ma questo non è disponibile. Letta dovrebbe puntare a una nuova soluzione politica che spiani la strada a cambiamenti economici significativi”.</p><p>L’approccio critico dell’FT segue d’un giorno un articolo di Guy Dinmore, corrispondente da Roma, “Letta chiede di allentare le politiche d’austerità”: “La prospettiva di un nuovo governo in Italia –riferiva Dinmore- spinge i mercati al rialzo ed è ben vista dalla stampa internazionale, anche se molti commentatori dubitano che questo governo duri a lungo”.</p><p>L’Economist propone l’equazione “Vecchio presidente, nuovo premier, stessi problemi per l’Italia”. Il nuovo governo appare al settimanale piuttosto promettente, ma il suo mandato dovrebbe essere breve: gli italiani dovranno probabilmente tornare alle urne presto “data la nota instabilità politica”. Ma un altro articolo della stessa rivista rovescia, per una volta l’abusato aforisma del Gattopardo “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Ora, invece, gli strateghi dell’operazione Letta avrebbero fatto in modo che le cose restino com’erano perché possano cambiare. Ma è davvero così?</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/26/governo-forza-letta-basta-b-vincitori-e-vinti-secondo-stampa-estera/576301/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italia-Europa: &#8220;Caro Letta, ti scrivo…&#8221; Firmato Olli Rehn</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/24/italia-europa-caro-letta-ti-scrivo-firmato-olli-rehn/573890/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/24/italia-europa-caro-letta-ti-scrivo-firmato-olli-rehn/573890/#comments</comments> <pubDate>Wed, 24 Apr 2013 10:24:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Bilancio Europeo]]></category> <category><![CDATA[Crescita Economica]]></category> <category><![CDATA[Deficit]]></category> <category><![CDATA[Enrico Letta]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Eurostat]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Olli Rehn]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=573890</guid> <description><![CDATA[Nove settimane e neppure mezza in più: di qui al 30 giugno, anzi al 28, le sorti europee del governo e dell’Italia saranno bell&#8217;e decise. Non c’è manco bisogno di una lettera personale del commissario per gli Affari economici Olli Rehn al nuovo premier: gli impegni e le scadenze sono già noti, quasi tutti vincolanti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nove settimane e neppure mezza in più: di qui al 30 giugno, anzi al 28, le sorti europee del <strong>governo</strong> e dell’<strong>Italia</strong> saranno bell&#8217;e decise. Non c’è manco bisogno di una lettera personale del commissario per gli Affari economici <strong>Olli Rehn</strong> al nuovo premier: gli impegni e le scadenze sono già noti, quasi tutti vincolanti a termini di Trattati. Così com&#8217;è noto il programma di governo: previdente, e un po’ preveggente, il presidente <strong>Napolitano</strong> s’era portato avanti, facendolo scrivere dai <strong>Saggi</strong>. Pareva, allora, tempo perso; è, adesso, tempo guadagnato.</p><p>Insomma, il nuovo premier e il nuovo governo di margini di libertà ne avranno pochi tra le scadenze del cosiddetto ‘<strong>semestre europeo</strong>’, la chiusura della procedura di infrazione <strong>Ue</strong> per deficit eccessivo e una raffica di riunioni di Ecofin, Eurogruppo e Vertici cruciali per portare avanti dossier come l’Unione bancaria, la lotta all&#8217;evasione fiscale – c’è un’azione che parte dall&#8217;Italia, pensate un po’ -, la misure per la crescita e ancora la crisi di Cipro, con il ricorso ai prelievi forzosi sui conti correnti che l’Italia ha già sperimentato e che vede come uno spauracchio.</p><p>Un preciso articolo di Giuseppe Latour su <a href="http://www.euractiv.it/it/news.html" target="_blank">EurActiv.it</a> dettaglia scadenze e appuntamenti: a maggio, Eurogruppo ed Ecofin si riuniranno il 13 e 14, un Vertice è in programma il 22; a giugno, ancora Eurogruppo ed Ecofin e un Vertice il 27 e 28.</p><p>Fortuna che siamo partiti col piede giusto, senza manco saperlo. Un dato statistico che ci dice bene: secondo <strong>Eurostat</strong>, il <strong>deficit di bilancio italiano</strong> nel triennio 2012/’14 si mantiene al di sotto del 3%: quel che serve per toglierci dalla procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo e acquisire margini per investimenti produttivi, che, col pagamento di parte dei debiti della Pubblica Amministrazione, possono funzionare da volano della ripresa.</p><p>La prima scadenza è quasi immediata. Tanto più che ci cade tra un ponte (del 25 Aprile) e l’altro (del 1.o Maggio): entro il 30 aprile, per la procedura prevista dal ‘semestre europeo’, che serve all&#8217;Unione a tenere sotto controllo i conti dei <strong>Paesi dell’Eurozona</strong>, la Commissione europea dovrà ricevere dal Governo italiano, che infatti li ha già preparati, nel quadro del <strong>Documento d’economia e finanza</strong> (Def), il <strong>Piano nazionale di riforma</strong> (Pnr) e il <strong>Programma di stabilità e convergenza</strong> &#8211; manca, però, l’ok del Parlamento -.</p><p>Poi, ai primi di maggio, la Commissione pubblicherà le sue previsioni economiche di primavera: base di partenza i dati di Eurostat, integrati, per l’Italia, dall’impatto sul deficit del decreto sui pagamenti della P.A. Senza, siamo al 2,1% del Pil; con, il governo calcola che arriviamo al 2,9%; essenziale che la Commissione non ci stimi oltre il 3%.</p><p>Solo così, infatti, l’Esecutivo comunitario potrà sospendere, probabilmente in maggio, la procedura d’infrazione per deficit eccessivo, aprendoci una possibilità di “<strong>investimenti produttivi</strong>”, al di fuori dai vincoli di bilancio comunitari. Senza questo spazio di manovra, il nuovo Governo non avrà quasi modo di avviare una politica di sostegno alla crescita con la benedizione di Bruxelles.</p><p>Tra fine maggio e inizio giugno, la Commissione dovrà poi elaborare, sulla base di ciascun Pnr, raccomandazioni specifiche per i singoli Paesi, che avranno poi qualche settimana per discuterle e, magari, negoziarle, prima dall&#8217;adozione formale in Consiglio tra fine giugno e inizio luglio. E, una volta vidimate, le raccomandazioni saranno quasi vangelo: ci sarà solo da attuarle.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/24/italia-europa-caro-letta-ti-scrivo-firmato-olli-rehn/573890/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Visti dagli Altri – Napolitano bis: palla in corner</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/21/napolitano-visti-da-lontano-ii/571086/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/21/napolitano-visti-da-lontano-ii/571086/#comments</comments> <pubDate>Sun, 21 Apr 2013 17:35:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Le Monde]]></category> <category><![CDATA[Napolitano Bis]]></category> <category><![CDATA[New York Times]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Wall Street Journal]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=571086</guid> <description><![CDATA[Non ci hanno capito quasi nulla, proprio come la maggior parte di noi italiani. I media esteri hanno faticosamente seguito, nelle cronache e nei commenti, i colpi di scena dell’elezione del presidente della Repubblica italiana, dopo essersi già interrogati perplessi sulla scelta di ‘fermare gli orologi’ nella ricerca del nuovo governo in attesa del nuovo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non ci hanno capito quasi nulla, proprio come la maggior parte di noi italiani. I media esteri hanno faticosamente seguito, nelle cronache e nei commenti, i colpi di scena dell’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/presidente-della-repubblica-elezione-in-diretta-napolitano-rieletto/569667/">elezione del presidente della Repubblica italiana</a>, dopo essersi già interrogati perplessi sulla scelta di ‘fermare gli orologi’ nella ricerca del nuovo governo in attesa del <strong>nuovo presidente</strong>. Che poi finisce per essere il vecchio, con in più il potere di sciogliere le Camere.</p><p>L’essere usciti con la trovata <strong>Napolitano</strong> da tra giorni d’errori e d’orrori (politici e partitici) appare, agli occhi di molti, <strong>un sospiro di sollievo più che un colpo di genio</strong>, una palla in corner piuttosto che un salvataggio definitivo – e su corner capita di prendere gol.</p><p>Perché resta il problema del governo e d’un quadro politico complessivo traballante, dove spiccano, come vincitori, <strong>Grillo e Berlusconi</strong>: due che non tranquillizzano gli interlocutori internazionali. Quanto agli sconfitti, Bersani e il Pd fanno l’unanimità. Ma, quello, l’abbiamo ben capito pure noi.</p><p>E’ il “naufragio della politica”:<em> Le Monde</em> legge così la rielezione di Napolitano, al di là dei giudizi, in genere positivi, sul capo dello Stato uscente e subentrante. “Nel campo di rovine che è diventata la politica italiana, Napolitano è il solo a essere rimasto più o meno in piedi, affidabile, rassicurante, professionale”. “Si sono rivolti a lui –racconta il giornale francese- per uscire dall’impasse politica che minacciava di diventare un abisso che li avrebbe inghiottiti. Bersani, Berlusconi, Monti l’hanno supplicato di rimanere altri sette anni”.</p><p>La<em> Bbc</em> fa un racconto analogo: “Nella crescente disperazione, si sono rivolti all’uomo che avrebbe dovuto andare in pensione”. Poiché la maggior parte dei quotidiani europei la domenica non escono, corrispondenti e commentatori hanno modo di riordinare le idee, dopo avere sparato a caldo titoli e commenti sui siti: protagonisti, Napolitano, con la sua conferma, e Grillo, con la sua denuncia dell’avvenuta rielezione come “un colpo di Stato”.</p><p>La stampa americana guarda al sodo e al dopo, cioè al prossimo governo. Il <em>Wall Street Journal</em> prevede la formazione di un esecutivo “bipartisan”, che è un modo di tradurre “di larghe intese”: e giudica la rielezione di Napolitano un tentativo “disperato” da parte di Pd e Pdl di evitare il ritorno alle urne, ma anche una “notevole sconfitta per la politica italiana” e in particolare per il Pd.</p><p>Il <em>New York Times</em> vede come “una speranza” una <strong>grande coalizione tra destra e sinistra</strong>, di fronte al “crescente caos politico” italiano; segnala la “drammatica sconfitta” di Bersani e del Pd; e tocca pure un aspetto poco esplorato dai media esteri perché poco comprensibile alloro pubblico (accenna cioè all’ipotesi che l’immunità di Berlusconi sia stata un fattore della rielezione di Napolitano, che potrebbe fare il leader del Pdl senatore a vita).</p><p>Ovviamente meno dialettici, ma un po’ scontati, i messaggi ufficiali a Napolitano di felicitazioni e d’auguri, dove conta solo il risultato e non il come vi si sia giunti. Valga per tutti, ché molti sono simili, quello di<strong> José Barroso</strong>, presidente della Commissione europea: “<span style="color: #222222;">Il rinnovo del suo mandato conferma … il successo del suo primo settennato, nel corso del quale lei è stato punto di riferimento istituzionale e garante riconosciuto dell&#8217;unità nazionale e del prestigio internazionale” dell’Italia.</span></p><p><span style="color: #222222;">La rielezione giunge “in un momento cruciale del processo d&#8217;integrazione”: governi nazionali e istituzioni europee “sono chiamati a dar prova di grande equilibrio, coraggio e lungimiranza”, perché “i cittadini europei chiedono un rinnovato impegno democratico che porti al superamento della crisi con il rilancio della crescita e dell&#8217;occupazione”. E Barroso è certo che “l&#8217;Italia, nel solco della sua tradizione europeista, continuerà a dare un decisivo contributo al comune ideale europeo”.</span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/21/napolitano-visti-da-lontano-ii/571086/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quirinale 2013, Visti dagli Altri &#8211; A monte l’inciucio, ora un Presidente &#8216;forte e credibile&#8217;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/visti-dagli-altri-quirinale-2013-a-monte-linciucio-ora-presidente-forte/567716/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/visti-dagli-altri-quirinale-2013-a-monte-linciucio-ora-presidente-forte/567716/#comments</comments> <pubDate>Thu, 18 Apr 2013 17:29:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Emma Bonino]]></category> <category><![CDATA[Financial Times]]></category> <category><![CDATA[Franco Marini]]></category> <category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Quirinale]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category> <category><![CDATA[Stampa Estera]]></category> <category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=567716</guid> <description><![CDATA[Adesso, magari, succederà qualcosa di buono. Che, di peggio di quanto è già accaduto, è pure difficile. La stampa estera continua ad apparire un po’ frastornata, in questa vicenda del nostro nuovo Presidente. Ma –ammettiamolo!- non è che noi abbiamo proprio tutto chiaro: Bersani che passa settimane a non volere fare il governo con Berlusconi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Adesso, magari, succederà qualcosa di buono. Che, di peggio di quanto è già accaduto, è pure difficile. La <strong>stampa estera</strong> continua ad apparire un po’ frastornata, in questa vicenda del nostro nuovo Presidente. Ma –ammettiamolo!- non è che noi abbiamo proprio tutto chiaro: Bersani che passa settimane a non volere fare il governo con Berlusconi e poi gli affida la scelta di un candidato comune in una rosa per lui tutta senza spine, di amici suoi; Grillo che passa settimane a non volere fare accordi con Bersani e poi gli consegna su un vassoio un candidato che è stato presidente e più volte deputato del suo partito (di Bersani); la coalizione di Bersani che implode davanti al candidato scelto da Berlusconi –Marini- e al rifiuto di quello offerto da Grillo -Rodotà-. <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/presidente-della-repubblica-elezioni-in-diretta-marini-non-raggiunto-quorum/566667/" target="_blank">I Grandi Elettori affossano l’inciucio</a></strong> e bollano l’insipienza dei leader, ma alimentano pure la confusione.</p><p>Ammettiamolo: se succedesse altrove, penseremmo che <strong>sono tutti fuori di testa</strong>. E, così, chi ci guarda da lontano si rifugia in predicozzi, come faceva oggi il<em> Financial Times</em>, che, in un <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/17d596e8-a762-11e2-9fbe-00144feabdc0.html" target="_blank">editoriale dal titolo Voto chiave a Roma</a>, auspicava un presidente della Repubblica “forte e credibile, in Italia e all&#8217;estero”. Il giornale della City non faceva nomi, ma non pareva avere in mente una figura come<strong> Marini</strong>, quando avvertiva che la scelta del nuovo presidente &#8220;definirà il futuro politico dell&#8217;Italia&#8221;: se a vincere sarà una figura autorevole, ma <strong>&#8220;</strong>vecchio stile<strong>&#8220;</strong>, l’attesa di cambiamento testimoniata dall’esito delle elezioni di febbraio non troverà riscontro.</p><p>All’FT, come a tutti i media stranieri, tocca spiegare ai lettori che il Presidente, in Italia, conta magari poco, sulla carta, cioè a termini di Costituzione, ma che il settennato di <strong>Giorgio Napolitano</strong> ha modificato la situazione: durante il suo mandato, si legge, &#8220;il presidente è diventato un attore chiave della politica&#8221;, perché ha spesso dovuto &#8220;riempire il pericoloso vuoto di potere derivante dalla debolezza dei partiti&#8221; e sopperire alla mancanza di credibilità della leadership (quando questa era affidata a Berlusconi).</p><p>E, allora, il Financial Times si aspetta un presidente che abbia la<strong> &#8217;credibilità internazionale&#8217; di cui gode quello attuale</strong>: &#8220;Gli alleati dell&#8217;Italia devono sapere che a Roma c&#8217;è qualcuno di cui ci si può fidare<strong>&#8220;</strong>. Un presidente –interpreto io- <strong>che sappia d’Europa</strong>. In tutti i sensi. Che abbia “un profumo d’Europa”: che conosca l’Unione, le sue regole e i suoi meccanismi; che abbia la visione dell’integrazione, meglio se in una prospettiva federale; che sia stimato dai partner europei -oltre che transatlantici- per quello che ha fatto e per come l’ha fatto.</p><p>Sono elementi dell’<strong>identikit del nuovo presidente della Repubblica italiana</strong>, partendo dalla convinzione, che è un dato di fatto, della centralità della questione europea per il prossimo governo e per la prossima legislatura – questa, se avrà vita propria, o la prossima, se questa si ridurrà solo ad una falsa partenza-. Essere stato, come Marini, deputato europeo può essere un ori, ma non è certo un sette bello.</p><p>L’inciucio fallito ha probabilmente bruciato, con Marini, gli altri petali della rosa offerta a Mr. B; e, forse, ha pure danneggiato Rodotà. <strong>Ma non ha toccato Romano Prodi ed Emma Bonino,</strong> che hanno esperienze europee -sono stati l’uno presidente della Commissione e l’altra commissaria-, che non hanno mai abiurato la scelta dell’integrazione -Prodi portò l’Italia nell’euro, la Bonino ha una radicata visione federalista- , che godono di rispetto e di stima in Europa (e si sono fatti pure rispettare e stimare in America).</p><p>E pazienza se, su di loro, non ci sarà una larga intesa. Chi mai l’ha scritto?, ‘sto elogio tutto italico del compromesso ad ogni costo. Scegliere è meglio che impapocchiare. E capita pure di scegliere bene.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/visti-dagli-altri-quirinale-2013-a-monte-linciucio-ora-presidente-forte/567716/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Attentato Boston: l’attacco è locale, l’allarme è globale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/boston-lattacco-e-locale-lallarme-e-globale/563820/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/boston-lattacco-e-locale-lallarme-e-globale/563820/#comments</comments> <pubDate>Tue, 16 Apr 2013 06:55:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[11 settembre]]></category> <category><![CDATA[Attentato]]></category> <category><![CDATA[Attentato Boston]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[Maratona]]></category> <category><![CDATA[Sicurezza]]></category> <category><![CDATA[Terrorismo]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=563820</guid> <description><![CDATA[L’attacco è locale, l’allarme è globale. Le esplosioni all&#8217;arrivo della Maratona di Boston &#8211; la più antica al mondo: si corre da 117 anni &#8211; deflagrano nelle case d’Europa come in quelle d’America. Anzi, a causa dell’ora, forse più qui che lì: due ore dopo, telefono a parenti, ad amici, negli Usa e alcuni, in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’attacco è locale, l’allarme è globale. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/15/boston-bombe-al-traguardo-della-maratona-due-morti-64-feriti/563500/" target="_blank">Le esplosioni all&#8217;arrivo della Maratona di <strong>Boston</strong></a> &#8211; la più antica al mondo: si corre da 117 anni &#8211; deflagrano nelle case d’Europa come in quelle d’America. Anzi, a causa dell’ora, forse più qui che lì: due ore dopo, telefono a parenti, ad amici, negli <strong>Usa</strong> e alcuni, in <strong>Texas</strong> o sulla <strong>Costa del Pacifico</strong>, manco lo sanno, perché per loro è tempo di lavoro, sono in giro, non davanti alla tv, come noi di sera.</p><p>Gli eventi americani, le <strong>tragedie</strong> americane, diventano subito <strong>globali</strong>, le sentiamo subito nostre: ci sono a correre lì quasi 300 italiani –e uno di noi la vinse pure, <strong>Gelindo Bordin</strong>-; arrivano subito le immagini; e quei posti ci sono familiari –magari solo per i film e le serie tv -. La stessa violenza fosse esplosa, in circostanze analoghe, altrove, in Africa, o in Asia, ci avrebbe lasciato quasi indifferenti.</p><p>Naturalmente, come sempre in questi casi, il fumo delle esplosioni crea <strong>confusione</strong> nelle notizie e ne slabbra i contorni: sul numero delle vittime –tre morti, fra cui una ventenne e un bambino di 8 anni, con circa 150 feriti, alcuni dei quali gravi, amputati- e sulle circostanze della ‘macchinazione’ –si parla di molte più deceduti, di altre esplosioni, di <strong>altri ordigni non esplosi</strong> disattivati, di un <strong>islamico</strong> arrestato, tutti elementi poi smentiti-.</p><p>C’è più equilibrio nelle parole del presidente <strong>Barack Obama</strong>, tre ore dopo, che in molti commenti giornalistici ‘a caldo’: il presidente non pronuncia la parola terrorismo, dice che “non ci sono ancora risposte” su chi e perché, esprime la solidarietà della Nazione alle vittime, promette inevitabilmente che i responsabili saranno individuati, trovati, presi, puniti.</p><p>L’America sotto attacco e l’eco dell’<strong>11 Settembre</strong> invadono notiziari e commenti. Ma, piuttosto che all&#8217;11 Settembre 2001, gli attacchi alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington, l’azione di Boston evoca, nelle dimensioni e nelle circostanze, la <strong>bomba di Atlanta sulle Olimpiadi del 1996</strong> –vittime fra la folla di un concerto in un parco- o altre azioni di terrorismo ‘autoctono’. Non per questo meno criminale, meno sanguinario, meno deprecabile.</p><p>Certo, le misure di <strong>sicurezza</strong> che vengono adottate, la chiusura dello <strong>spazio aereo</strong>, o l’interdizione dei <strong>cellulari</strong> per impedire l’attivazione di ordigni a distanza, sono lezioni imparate dagli Stati Uniti, e dal mondo intero, con l’11 Settembre. Ma c’e’ pure, in questo attentato atroce, un’eco di <strong>violenza</strong> tutta americana: la maratona di Boston era dedicata, quest’anno, alle vittime della <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/14/usa-sparatoria-in-scuola-elementare-in-connecticut-diverse-vittime/446500/" target="_blank">strage di <strong>Newtown</strong></a> la cittadina del Connecticut in cui, a dicembre, un giovane esaltato uccise 27 persone, fra cui oltre venti scolari, in una scuola elementare. E, fra le vittime delle esplosioni di Boston, vi sono molti bambini, in vacanza per la maratona, che è una festa cittadina, con le scuole chiuse.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/boston-lattacco-e-locale-lallarme-e-globale/563820/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quirinale e nuovo governo: visti dagli Altri: presidente cercasi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/13/quirinale-e-nuovo-governo-visti-dagli-altri-presidente-cercasi/561643/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/13/quirinale-e-nuovo-governo-visti-dagli-altri-presidente-cercasi/561643/#comments</comments> <pubDate>Sat, 13 Apr 2013 14:52:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Dario Fo]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Emma Bonino]]></category> <category><![CDATA[Gino Strada]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Presidente del Consiglio]]></category> <category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Quirinale]]></category> <category><![CDATA[Quirinarie]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=561643</guid> <description><![CDATA[Questa storia che gli italiani stanno cercando, o magari aspettando, un presidente della Repubblica, quando uno penserebbe che stiano cercando, e certo aspettando, un presidente del Consiglio, molti media stranieri non sembrano proprio averla capita bene. Tant&#8217;è che alla corsa per il Colle –che già bisogna spiegare che cos&#8217;è e perché si chiama così- non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Questa storia che gli italiani stanno cercando, o magari aspettando, un <strong>presidente della Repubblica</strong>, quando uno penserebbe che stiano cercando, e certo aspettando, un <strong>presidente del Consiglio</strong>, molti <strong>media stranieri</strong> non sembrano proprio averla capita bene. Tant&#8217;è che alla corsa per il Colle –che già bisogna spiegare che cos&#8217;è e perché si chiama così- non si sono finora appassionati, mentre continuano a prendere sul serio –per carità, senza esagerare!- le mosse di e i contatti tra Bersani e Berlusconi, i dispetti di Renzi a Bersani e persino le conclusioni dei lavori dei saggi (per le beghe della Lega, invece, spazio poco o zero).</p><p>Ora, magari, le cose cambieranno, con le ‘<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/13/quirinale-ecco-candidati-5-stelle-tra-loro-grillo-caselli-e-zagrebelsky/561272/" target="_blank"><strong>quirinarie</strong>’ grilline</a> e l’avvicinarsi delle votazioni. Ma &#8211; viene da chiedersi &#8211; sono loro un po’ di coccio?, o siamo noi un po’ strani? Come quasi sempre, è un po’ l’uno e un po’ l’altro…Che l’Italia abbia bisogno d’un presidente del Consiglio, e quindi d’un governo, nella pienezza dei poteri, piuttosto che di un presidente della Repubblica, lo sappiamo pure noi…Solo che, così come stanno le cose, dopo le elezioni di febbraio, il governo non s’arriva a farlo; e, allora, si prova a cambiare rotta e a ‘buscar’ il Levante per il Ponente, cosa che, almeno una volta nella storia, ci ha detto bene, sia pure un po’ casualmente…</p><p>Queste le nostre buone ragioni. E quelle degli altri?, che non capiscono la scelta d’una rotta opposta al comune buon senso…Un po’ c’è l’<strong>anomalia della procedura</strong> –e va bene-; un po’ c’è il fatto che, di solito, in una Repubblica non presidenziale, la scelta del presidente conta relativamente poco e suscita relativamente scarso interesse –alzi la mano chi conosceva il nome del presidente tedesco, prima della sua visita, il mese scorso, a Sant&#8217;Anna di Stazzema: molti non l’avevano probabilmente mai sentito nominare, il buon pastore <strong>Joachim Gauck</strong>-; un po’, infine, c’è il fatto che molti dei nomi di cui si parla sono poco o punto noti al pubblico internazionale e, quindi, destano poca curiosità…</p><p>Prendiamo come cartina di tornasole proprio le ‘quirinarie’: nella rosa di dieci nomi uscita, solo <strong>Romano Prodi</strong> ed <strong>Emma Bonino</strong>, oltre a Beppe Grillo e a Dario Fo, hanno una certa <strong>riconoscibilità</strong> internazionale, per ruoli passati (alla Commissione europea), titoli acquisiti (il premio Nobel) o popolarità attuale…Gli altri, senza nulla togliere ai loro meriti e alle loro qualità &#8211; ché non ce n’è uno da scartare a priori -, vanno spiegati al pubblico non italiano (e qualcuno pure a quello italiano), pure <strong>Gino Strada</strong>, noto solo in alcuni ristretti contesti internazionali.</p><p>Dalla prossima settimana, però, ne sono sicuro, anche i media stranieri inizieranno ad appassionarsi alla corsa al Colle –e, magari, a fare il tifo per Emma o per Romano, due che all&#8217;estero hanno stima e seguito-. E il presidente (del Consiglio) può attendere il prossimo giro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/13/quirinale-e-nuovo-governo-visti-dagli-altri-presidente-cercasi/561643/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Margaret Thatcher, i due volti della Dama di Ferro &#8211; Tenne l’Europa in scacco ma poi favorì l’Unione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/margaret-thatcher-due-volti-della-dama-di-ferro-tenne-leuropa-in-scacco/556377/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/margaret-thatcher-due-volti-della-dama-di-ferro-tenne-leuropa-in-scacco/556377/#comments</comments> <pubDate>Tue, 09 Apr 2013 08:24:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Inghilterra]]></category> <category><![CDATA[Liberismo]]></category> <category><![CDATA[Margaret Thatcher]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=556377</guid> <description><![CDATA[Quando il 22 novembre 1990 giunse a sorpresa, inatteso, l’annuncio delle dimissioni di Margaret Thatcher, un collega familiare, con le contorte logiche politiche italiane, mi chiese: “E adesso? che cosa succede?”, cioè, come manovrerà la Thatcher per riprendersi il potere senza i bastoni fra le ruote che negli ultimi tempi il suo stesso partito le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/thachter.jpg?adf349"><img class="alignleft size-medium wp-image-556401" title="Ronald Reagan, Margaret Thatcher" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/thachter-300x195.jpg?adf349" alt="Ronald Reagan, Margaret Thatcher" width="300" height="195" /><noscript><img class="alignleft size-medium wp-image-556401" title="Ronald Reagan, Margaret Thatcher" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/thachter-300x195.jpg?adf349" alt="Ronald Reagan, Margaret Thatcher" width="300" height="195" /></noscript></a>Quando il 22 novembre 1990 giunse a sorpresa, inatteso, l’annuncio delle <strong>dimissioni di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/08/morta-margaret-thatcher-lady-di-ferro-premier-inglese-per-11-anni/555344/">Margaret Thatcher</a></strong>, un collega familiare, con le contorte logiche politiche italiane, mi chiese: “E adesso? che cosa succede?”, cioè, come manovrerà la Thatcher per riprendersi il potere senza i bastoni fra le ruote che negli ultimi tempi il suo stesso partito le aveva messo? “Non accadrà nulla – risposi –. La Thatcher lascia: ha finito, non tornerà, non cercherà di farlo”. Quel giorno, ci azzeccai: una settimana dopo, John Major, il suo delfino, le succedeva come premier. Fu la sua ultima vittoria: da perdente, aveva fatto fuori il suo rivale, Michael Haseltine, che l’aveva sfidata. Ma la previsione era troppo facile: quella era la <strong>Dama di Ferro</strong>, mica un tiramolla nostrano delle galassie democristiana e socialista che ancora non lo sapevano, ma erano già avviate al buco nero.</div><p>Che la signora in tailleur e borsetta, dai capelli irrigiditi dalla lacca e dal sorriso esagerato stampato in viso davanti ai flash dei fotografi, fosse una tipa tosta i capi di Stato e di governo dell’allora <strong>Cee</strong>, che erano appena nove all’inizio, l’avevano capito fin dal suo esordio, a un vertice in Lussemburgo. La discussione s’incancrenì ben presto, perché la Thatcher cominciò subito a tirare fuori il suo<strong><em> I want my money back</em></strong>, “Voglio indietro i miei soldi”, destinato a diventare per cinque anni, fino alla metà del 1984, l’unico refrain dei Consigli europei.</p><p>Credendo di esercitare pressione sulla collega inesperta d’Europa e di potere, unica donna in un consesso fino ad allora sempre e solo maschile, il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing a un certo punto diede ordine che si preparasse la sua vettura, perché – disse – aveva da fare a Parigi; e lo fece sapere alla stampa. Come a significare “qui stiamo per finire, io me ne vado”. Manco per sogno: la vettura del presidente rimase per oltre un’ora a motore acceso davanti al palazzo del Kirchberg che ospitava i lavori. E la Thatcher tenne tutti in scacco. Quella volta e in tutti i successivi vertici, fino a che, a Fontainebleau, nel giugno 1984, un altro presidente francese, <strong>François Mitterrand</strong>, che non la sopportava, come non la poteva soffrire – “m’ha sempre dato il mal di testa” – il cancelliere tedesco <strong>Helmut Kohl</strong>, non riuscì a confezionare l’accordo sul rimborso alla Gran Bretagna e “a spazzare dall’uscio della Cee – annunciò – la polvere del passato”.</p><p>Nacque da quel compromesso la stagione più fertile dell’integrazione europea: l’anno dopo, a Milano, ci fu l’atto unico sul mercato interno, che il liberismo mercantilista della signora Thatcher non ostacolò; e partirono di lì i preparativi del vertice di Maastricht che, il 9 dicembre 1991, sancì l’Unione europea e gettò le basi della moneta unica. Ma, a quel punto, lei non c’era già più.</p><p>Con l&#8217;ideologia <strong>ostinatamente liberista</strong> della Thatcher, e anche con i suoi modi, uno poteva e talora doveva essere in profondo disaccordo: pensiamo a <strong>Bobby Sands e agli altri dell’Ira</strong> lasciati morire di fame nelle carceri britanniche. Ma la coerenza e la fermezza non le possono essere negate; e neppure i risultati conseguiti. Nel bene e nel male, con lei bisognava fare in conti. E con lei bisognava confrontarsi: aggirarla non era possibile. Lo capì fra i primi Ronald Reagan, che la volle ed ebbe sempre al fianco, mai contro.</p><p>Prese un paese in crisi e in declino, gli restituì orgoglio e competitività. Anche con la guerra, impegnandolo in un conflitto da cui persino gli americani tentarono di scoraggiarla: mandò la flotta in capo al mondo, per riprendersi le <strong>Falkland</strong>, isole ‘britanniche’ occupate dalla dittatura argentina: una guerra atroce, come tutti i conflitti, che Londra non aveva voluto, ma il cui esito risultò determinante per il ritorno della democrazia in Argentina. Quando il segretario di Stato Usa Alexander Haig, un generale, provò a dissuaderla, ricordandole quanto lontane erano le Falkland, lei gli ricordò che pure le Hawaii sono lontane dall’America, ma che l’attacco a Pearl Harbor non era rimasto impunito.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 9 Aprile 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/margaret-thatcher-due-volti-della-dama-di-ferro-tenne-leuropa-in-scacco/556377/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Primarie centrosinistra Roma: dov&#8217;è la casella della passione?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/primarie-pd-per-roma-dove-la-casella-della-passione/554480/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/primarie-pd-per-roma-dove-la-casella-della-passione/554480/#comments</comments> <pubDate>Sun, 07 Apr 2013 13:40:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Amministrative 2013]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Candidato Sindaco]]></category> <category><![CDATA[Comune di Roma]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Amministrative Roma 2013]]></category> <category><![CDATA[Primarie Centrosinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=554480</guid> <description><![CDATA[Primarie del Pd a Roma, per il candidato sindaco e per i presidenti dei municipi –il mio è il primo-. E’ una bella domenica, la prima in cui le previsioni –confermate- annunciano temperature oltre i 20 gradi e il ‘popolo della sinistra’ si mette in fila davanti ai gazebo: al mio, a mezzogiorno, c’è un’attesa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/primarie-roma-exit-poll-marino-avanti-membro-pd-rom-in-coda-voti-comprati/554312/"><strong>Primarie del Pd a Roma</strong>, per il candidato sindaco</a> e per i presidenti dei municipi –il mio è il primo-. E’ una bella domenica, la prima in cui le previsioni –confermate- annunciano temperature oltre i 20 gradi e il ‘popolo della sinistra’ si mette in fila davanti ai gazebo: al mio, a mezzogiorno, c’è un’attesa di mezz’ora per esprimere il voto. Davanti e dietro di me, nella coda, c’è chi racconta storie di un’Italia che non funziona, di <strong>una città che non è più quel che era.</strong></p><p>I candidati al municipio non li conosco. Fra i candidati sindaco che conosco, ve ne sono alcuni che reputo possano battere gli avversari a maggio e conquistare il<strong> Campidoglio</strong>: ce ne sono che hanno esperienza e competenza e che mettono impegno in quel che fanno. Però nessuno di essi interpreta davvero -mi pare- un’esigenza molto avvertita in questo momento dall’opinione pubblica, quella del rinnovamento e del cambiamento.</p><p><strong>Gentiloni, Marino, Sassoli</strong>, solo per citare i più noti fra i sei candidati, e in ordine rigorosamente alfabetico, hanno tutti una loro storia personale, professionale e politica, hanno pregi (e difetti) ormai noti all’opinione pubblica. Ma nessun di loro ha, dalla sua, la freschezza e la<strong> novità</strong>; né è portatore di una proposta per Roma ‘visionaria’, capace di muovere all’entusiasmo, di suscitare, soprattutto, la passione –quella della poesia di Brecht e del film con Servillo, <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=H20AHKXuk70" target="_blank">Viva la Libertà</a>-</em>.</p><p>E, allora, mi chiedo, perché impedire al ‘popolo della sinistra’ che sta in fila al gazebo di esprimere, al primo turno delle ‘sue’ primarie, anche<strong> preferenze propositive? </strong>Perché non introdurre quello che, nelle primarie americane, si chiama ‘write in’, cioè la possibilità di indicare una candidatura al di fuori di quelle ufficialmente presentate? Basterebbe aggiungere sulla scheda una casella bianca.</p><p>Lo svantaggio, relativo, è quello di una potenziale frammentazione delle preferenze espresse. Il vantaggio sarebbe quello di intercettare le <strong>aspirazioni della base</strong> e di consentire, eventualmente, l’emergere di figure nuove o alternative rispetto a quelle pre-selezionate… E, qualche volta, sia pure raramente, capita, negli Usa, che vinca il candidato che sulla scheda non c’è, ma che i cittadini hanno in testa.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/primarie-pd-per-roma-dove-la-casella-della-passione/554480/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Visti dagli Altri – La saggezza dei quotidiani stranieri di non credere ai saggi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/03/visti-dagli-altri-saggezza-dei-quotidiani-stranieri-di-non-credere-ai/550132/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/03/visti-dagli-altri-saggezza-dei-quotidiani-stranieri-di-non-credere-ai/550132/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Apr 2013 12:56:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Agenda]]></category> <category><![CDATA[I 10 saggi]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Stampa Estera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=550132</guid> <description><![CDATA[Ai saggi come Salvatori della Patria, non ci crede nessuno. In Italia. Figuriamoci all&#8217;estero. Dove cronache e analisi della situazione politica italiana post-voto hanno fin qui avuto un solo filo conduttore: “Si fa il Governo?, e chi lo fa?, e per che fare?”. In attesa che s’accantoni il Governo e ci s’appassioni alla corsa al...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="***********************************"><strong>Ai saggi come Salvatori della Patria, non ci crede nessuno</strong>. <strong>In Italia. Figuriamoci all&#8217;estero</strong>. Dove cronache e analisi della situazione politica italiana post-voto hanno fin qui avuto un solo filo conduttore: “Si fa il Governo?, e chi lo fa?, e per che fare?”. In attesa che s’accantoni il Governo e ci s’appassioni alla corsa al Quirinale. Tutto il resto appare fuffa: ci capiamo poco noi, figuriamoci chi ci segue da lontano.</span></p><p><span style="***********************************">Per cui, anche i media più attenti si affidano ai luoghi comuni. Come il <em>Financial Times</em>, che ripropone l’immagine della politica come bomba ad orologeria che rischia di fare saltare l’Italia (e, magari, non solo). O il <em>Die Zeit</em>, che interpreta la nomina dei saggi come un&#8217;ennesima riproposizione del Gattopardo (“Se vogliamo che tutto rimanga com&#8217;è, allora bisogna che tutto cambi”), salvo poi sentenziare che “non salveranno l’Italia” perché sanno di vecchio. Che è poi la conclusione cui giunge pure la C<em>NBC</em>, mentre <em>Die Welt</em> si ferma un passo prima, alla constatazione che i dieci saggi raccolgono solo “rabbia e sfiducia”: a Napolitano, “invece degli elogi arrivano le critiche”.</span></p><p>Certo, quell&#8217;entità impersonale che definiamo <strong>“i mercati” mostrano, per ora, indifferenza all&#8217;Italia</strong>: lo spread sarà pure al punto più alto da dicembre –si allarma oggi <em>Les Echos</em>-, ma resta lì dal voto, punto più, punto meno. Le istituzioni internazionali fanno melina e, a volte, fanno pure confusione, come nella vicenda del peso sul deficit dei pagamenti della P.A. E <strong>i media esteri si rifugiano spesso nel corner della banalità</strong>: lo spagnolo <em>Abc</em> ci ricorda –bontà sua- che “la crisi politica è un&#8217;occasione d’oro per riformare a fondo le istituzioni” (sai quante ne abbiamo avute d’occasioni del genere, nella nostra storia repubblicana) .</p><p><span style="***********************************">Eppure, c’è chi ci prende prima degli altri (e, magari, anche prima di molti media nostrani, al netto, naturalmente, della buona fede). A Pasqua, la stampa italiana era ancora divisa tra l’ipocrita “Ma che bella trovata!, Signor Presidente” e lo schietto “Ma a che serve?”. Lo Spiegel già commentava: la nomina dei saggi è &#8221;un&#8217;ammissione di incapacità per la classe politica&#8221;. E il <em>Washington Post</em>, imbeccato da un dispaccio dell’<em>Ap</em>, dubitava che “dieci saggi possano fare quello che i politici non sono riusciti a fare, trovare in fretta una formula per formare il governo”.</span></p><p><strong>Il prossimo passo è che i media esteri capiscano che il governo non lo stiamo più cercando di fare</strong>: finito il giochino, adesso si cerca un nuovo presidente. Il lavoro dei saggi addobba l’attesa: riempie il presente, se non rischiara il futuro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/03/visti-dagli-altri-saggezza-dei-quotidiani-stranieri-di-non-credere-ai/550132/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nuovo governo, ricominciare dall&#8217;Europa? Ma come?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/27/nuovo-governo-ricominciare-dalleuropa-ma-come/544357/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/27/nuovo-governo-ricominciare-dalleuropa-ma-come/544357/#comments</comments> <pubDate>Wed, 27 Mar 2013 16:27:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Euro]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Governo Bersani]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=544357</guid> <description><![CDATA[Tutti sanno –credo- che uno dei problemi chiave del nuovo governo, quale che sia e quando che sia, ma più in là è peggio è, sarà il rapporto dell’Italia con l’Unione europea. E tutti sanno –credo- che in Parlamento c’è una forza che non considera un tabù l’uscita dall&#8217;euro, anzi dice che ne siamo già...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tutti sanno –credo- che uno dei problemi chiave del <strong>nuovo governo</strong>, quale che sia e quando che sia, ma più in là è peggio è, sarà il rapporto dell’Italia con l’<strong>Unione europea</strong>. E tutti sanno –credo- che in Parlamento c’è una forza che non considera un tabù l’uscita dall&#8217;euro, anzi dice che ne siamo già fuori, e ce n’è una che è pronta a mettere in discussione i patti già accettati e utilizza parole in rotta di collisione con la <strong>Germania</strong>; e, poi, ce ne sono due che vorrebbero mantenere l’Italia nella scia dell’Unione e, anzi, metterla a cassetta dell’integrazione per virarne la rotta –con più forza l’una, con più attenzione al rigore l’altra- verso la crescita e l’occupazione.</p><p>A priori, metterle d’accordo, anche sull&#8217;Europa, appare difficile assai. <a href="http://www.asca.it/news-Governo__Movimento_Europeo__rilanciare_la_Ue_della_solidarieta_-1261473-POL.html" target="_blank">Eppure, gli esponenti delle organizzazioni federaliste</a> che, lunedì, hanno incontrato il presidente del Consiglio incaricato <strong>Pierluigi Bersani</strong> hanno riscontrato, oltre alla convinzione contata che il rapporto con l’Ue sarà uno dei punti nodali del nuovo Governo, “una piena convergenza sulla prospettiva degli Stati Uniti d&#8217;Europa”.</p><p>La delegazione europeista era reduce dal congresso del movimento federalista che, come spesso accade, e quasi per scelta dei protagonisti, s’è svolto in una sorta di vuoto d’attenzione mediatico. L‘idea stessa di <strong>Bersani</strong> d’incontrarli è stata qua e là giudicata una sorta di stranezza: un modo per guadagnare tempo sentendo tutti e di più, aspettando –senza successo, pare- che quelli che contano venissero a più miti consigli.</p><p>In realtà, l’idea in testa a Bersani l’avrebbe accesa <strong>Virgilio Dastoli</strong>, europeista vulcanico, già braccio destro di Altiero Spinelli, poi rappresentante in Italia della Commissione europea, oggi indicato come possibile successore di Enzo Moavero agli Affari Europei. Dastoli, quel che Bersani avrebbe detto nell&#8217;incontro, che bisogna rilanciare la prospettiva politica dell&#8217;Europa unita e dell&#8217;<strong>Europa federale</strong>, lo pensa davvero. E avrebbe la competenza per muoversi in quella direzione.</p><p>Ripartire dall&#8217;Europa?, da un consenso sugli Stati Uniti d’Europa? Potrebbe essere una soluzione. Se si tratta di formule, Grillo e Bersani, Berlusconi e Monti ci stanno magari tutti. Ma il problema sono i contenuti da metterci: quanto rigore, quanta crescita, quanta democrazia, quante risorse, quanta cessione di sovranità. E, lì, ora, l’Europa divide, non unisce.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/27/nuovo-governo-ricominciare-dalleuropa-ma-come/544357/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Marò, Terzi si dimette alla terza piroetta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/caso-maro-terzi-si-dimette-alla-terza-piroetta/543188/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/caso-maro-terzi-si-dimette-alla-terza-piroetta/543188/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Mar 2013 17:55:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giampaolo de Paola]]></category> <category><![CDATA[Giulio Terzi di Sant’Agata]]></category> <category><![CDATA[Governo Tecnico]]></category> <category><![CDATA[India]]></category> <category><![CDATA[Marò]]></category> <category><![CDATA[Massimiliano Latorre]]></category> <category><![CDATA[Ministro degli Esteri]]></category> <category><![CDATA[Ministro della difesa]]></category> <category><![CDATA[Salvatore Girone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=543188</guid> <description><![CDATA[Finalmente, una cosa giusta, in questa vicenda dei due marò, Giulio Terzi l’ha fatta: s’è dimesso. Ma quando le storie nascono male, tutto va male. E, così, pure la cosa giusta il ministro degli Esteri l’ha fatta nel modo sbagliato: lavando in pubblico, in Parlamento, i panni sporchi d’un governo che, per essere tecnico, non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente, una cosa giusta, in questa vicenda dei due marò, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/maro-terzi-mi-dimetto-per-salvare-lonorabilita-dellitalia/542777/" target="_blank">Giulio Terzi l’ha fatta: s’è dimesso</a>. Ma quando le storie nascono male, tutto va male. E, così, pure la cosa giusta il <strong>ministro degli Esteri</strong> l’ha fatta nel modo sbagliato: lavando in pubblico, in Parlamento,<strong> i panni sporchi d’un governo</strong> che, per essere tecnico, non poteva essere meno professionale.</p><p>Da non credere che il <strong>ministro Terzi</strong> sia, o sia stato, un esperto diplomatico, ambasciatore in Israele, all’Onu e negli Usa; da non credere che il ministro della difesa<strong> Giampaolo Di Paola</strong> sia, o sia stato, un esperto ammiraglio, capo di Stato Maggiore della Difesa e presidente del Comitato militare dell’Alleanza atlantica.</p><p>L’8 Settembre del governo tecnico, lo definisce Lapo Pistelli, deputato Pd. Errori di valutazione e d’azione in serie, retromarce e ripensamenti, isterie e ingenuità. E, per la terza volta in meno d’un mese, <strong>l’Italia è breaking news sui media indiani</strong>: prima, i marò non tornano; poi, contrordine, i marò tornano; ora, mi dimetto in disaccordo con il governo.</p><p>Bene. Ma se Terzi non era d’accordo con <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/21/maro-governo-ha-deciso-latorre-e-girone-torneranno-in-india/538201/" target="_blank">la decisione di farli tornare in India</a>, dopo avere preso lui <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/ministro-degli-esteri-terzi-due-maro-non-torneranno-in-india/526961/" target="_blank">la decisione di non farli tornare</a>, perché aspetta adesso per dimettersi e non l’ha fatto subito, prima di smentire se stesso e, soprattutto, di spiegare ‘Urbi et Orbi’ perché era giusto che tornassero? E se il ministro Di Paola è così convinto che, invece, bisognava farli tornare, pur avendo avallato prima la decisione di non farli tornare, perché tollera la levata di scudi anti-governo dei vertici militari? E, soprattutto, perché non s’è dimesso prima?</p><p>Sinceramente, è difficile raccapezzarcisi, al di là delle opinioni personali: la mia è che i marò non sono eroi, ma militari professionisti che, probabilmente, hanno compiuto <strong>un errore nell’esercizio delle loro funzioni</strong>, uccidendo due pescatori indiani scambiati per pirati; e che, una volta preso l’impegno che sarebbero tornati, dovevano tornare in India, ferma restando la pretesa italiana, sostenuta da giuristi di valore, di processarli in Italia.</p><p align="JUSTIFY">Terzi parla a Montecitorio, ha accanto Di Paola, coglie di sorpresa i deputati e il collega. Ricostruisce la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, si toglie qualche sassolino (&#8220;Tutte le istituzioni erano informate e d&#8217;accordo sulla decisione di trattenere in Italia i marò. La linea del governo è stata approvata da tutti l&#8217;8 marzo&#8221;), lamenta che le riserve da lui espresse circa<strong> il ritorno in India</strong> dei due non abbiano “prodotto alcun effetto” e annuncia: &#8221;Mi dimetto in disaccordo con il governo … Mi dimetto perché per 40 anni ho ritenuto, e ritengo oggi, in maniera ancora più forte, che vada salvaguardata l&#8217;onorabilità del paese, delle forze armate e della diplomazia italiana&#8221;.</p><p>La parole di Terzi, che spiega di avere aspettato perché voleva dimettersi in Parlamento, sollevano un putiferio di commenti. Di Paola tiene a chiarire che le valutazioni di Terzi non sono quelle del Governo, la destra plaude a un gesto “di grande dignità” –parole di Franco Frattini, ex ministro degli esteri-, la presidente della Camera Laura Boldrini invita il presidente del Consiglio Mario Monti a presentarsi a riferire.</p><p>Contemporaneamente, <strong>a Bruxelles</strong>, i vicepresidenti del Parlamento europeo Roberta Angelilli (Pdl) e Gianni Pittella (Pd) scrivono all&#8217;Alto rappresentante della politica estera dell&#8217;Unione europea Catherine Ashton perché assista il Governo italiano in questa vicenda: se siamo davvero nelle mani della Lady di Burro della politica estera europea, il peggio, forse, deve ancora venire.<br /> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/caso-maro-terzi-si-dimette-alla-terza-piroetta/543188/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Berezovski: fuori un altro, così lo zar resta senza nemici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/24/berezovski-fuori-altro-cosi-zar-resta-senza-nemici/540777/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/24/berezovski-fuori-altro-cosi-zar-resta-senza-nemici/540777/#comments</comments> <pubDate>Sun, 24 Mar 2013 15:01:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Mosca]]></category> <category><![CDATA[Russia]]></category> <category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=540777</guid> <description><![CDATA[Vladimir Putin, il nuovo zar, non vuole nemici intorno, che siano avversari politici troppo ambiziosi o oligarchi che scelgano di fare di testa loro: li caccia, li arresta, li demolisce. Qualcuno finisce intossicato dal polonio; qualcuno, magari, depresso, si suicida. E quando gli antagonisti se ne vanno davvero, muoiono e tolgono il disturbo, che sia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vladimir Putin</strong>, il nuovo zar, non vuole nemici intorno, che siano avversari politici troppo ambiziosi o oligarchi che scelgano di fare di testa loro: li caccia, li arresta, li demolisce. Qualcuno finisce intossicato dal polonio; qualcuno, magari, depresso, si suicida. E quando gli antagonisti se ne vanno davvero, muoiono e tolgono il disturbo, che sia decesso naturale, suicidio o omicidio, Putin manco concede loro l’onore delle armi. Impietosamente, Dmitri Peslkov, portavoce del Cremlino, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/23/russia-morto-suicida-in-gran-bretagna-lex-oligarca-russo-berezovski/540229/" target="_blank">definisce <strong>Boris Berezovski</strong>, l’oppositore di Putin scomparso ieri nei pressi di Londra</a>, “un nemico impotente”, la cui influenza in Russia era “ormai vicina a zero”.</p><p>Come dire: non contava più nulla, non c’era bisogno di darsi la pena d’eliminarlo, non siamo noi. “Le sue critiche –aggiunge Peskov- non erano costruttive” e neppure va sopravvalutato “il suo ruolo negli anni 2000”. Peskov, probabilmente, ha ragione. E, fra le qualità di ‘pezzo di ghiaccio’ Putin, la ‘pietas’ non ha mai avuto un posto di rilievo. Se ne rendeva conto lo stesso Berezovski, che, oltre all&#8217;influenza, aveva anche perso le fortuna da miliardario. Circa due mesi or sono, avrebbe scritto una lettera di suo pugno al presidente, riconoscendo di avere commesso degli errori e chiedendogli perdono –la fonte è sempre Peskov.</p><p>La morte di Berezovski è di quelle che lasciano dietro una scia di dubbi e creano aloni di sospetti: per anni, ne sentiremo raccontare “la vera storia”, ammesso che, allora, interessi ancora a qualcuno. Il miliardario, 67 anni, origini ebraiche, professore di matematica, poi rivenditore di auto, quindi capitalista d’assalto, è stato trovato senza vita sabato nel bagno della sua casa di Ascot nel Surrey dove si era esiliato dal 2000.</p><p><strong>Aleksander Dobrovinski</strong>, uno dei suoi legali, ha detto che si tratta di suicidio. Un amico ed ex socio, <strong>Damian Kudriavtsev,</strong> parla di infarto: Berezovski, da mesi depresso, aveva avuto attacchi di cuore in passato e sarebbe pure stato in Israele per cure cardiache. Aleksander Godfarb, altro amico ed ex collaboratore, conferma stress e depressione recenti, ma solleva dubbi sulla autenticità della lettera al Cremlino.</p><p>E c’è chi non crede a nulla di tutto ciò. I motivi per farlo non mancano, come a Berezovski non mancavano i nemici: vittima già nel 1994 a <strong>Mosca</strong> di un fallito attentato dinamitardo, costato la vita al suo autista, il ‘tycoon’ in rovina, lui che era stato il primo russo a entrare fra i 100 uomini più ricchi al Mondo, sosteneva di essere scampato, nel 2004 e nel 2007, a due agguati dei servizi segreti russi.</p><p>Fantasie? complessi di persecuzione? Forse, non proprio: in mezzo c’è l’ancora misteriosa morte per avvelenamento da polonio radioattivo di Aleksander Litvinenko, ex agente del Kgb, suo stretto collaboratore, un altro transfuga anti-Putin.</p><p>Di Berezovski, non è il caso di tracciare qui la biografia –i giornali ne sono pieni-: fortune colossali nell&#8217;era breve del ‘capitalismo selvaggio’ post <strong>Urss</strong>; e un’influenza politica e mediatica decisiva nella rielezione nel 1996 di Boris Ieltsin; poi, l’inizio del declino con l’avvento al potere di Putin, che risponde con la minaccia “di un bel randello” alle sue critiche; e, nel 2000, la scelta dell’esilio, che lo mette al riparo dal destino toccato a un altro ‘paperone’ anti-Putin, Mikhail Khodorkovsky, in carcere da dieci anni. Intendiamoci: non è che questi ‘<strong>tycoons</strong>’ siano necessariamente meglio dello zar, dal punto di vista del rispetto delle regole, dei diritti e della democrazia: loro hanno perso, lui ha vinto, la differenza sta sostanzialmente lì.</p><p>Però, Berezovski perde tutto in patria e deve guardarsi le spalle in Inghilterra. Inquisito in Russia, svende i pezzi del suo impero; litiga –e gli costa una fortuna- con l’ex protetto Roman Abramovich; e non rinuncia a sostenere l’opposizione a Putin, mentre Abranmovich si contenta di fare il ‘mangia allenatori’ al <strong>Chelsea</strong>. L’ultima mazzata gliela dà l’ex compagna Yelena Gorbunova, che vuole portargli via quel che gli resta.</p><p>Gli inquirenti britannici non si sbilanciano: la polizia criminale della Valle del Tamigi che indaga considera le cause della morte “non ancora chiare”, mentre la scientifica mette soqquadro la villa, compiendo accertamenti per ora inconcludenti –salvo fare sapere a chi abita nei pressi che non ci sono “pericoli”-. Il polonio, forse, non c’entra. Ma Putin sa comunque come avvelenarti la vita.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/24/berezovski-fuori-altro-cosi-zar-resta-senza-nemici/540777/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cipro, il diktat inaccettabile della troika</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/cipro-il-diktat-inaccettabile-della-troika/536315/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/cipro-il-diktat-inaccettabile-della-troika/536315/#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Mar 2013 12:16:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[Cipro]]></category> <category><![CDATA[Crisi Cipro]]></category> <category><![CDATA[Eurogruppo]]></category> <category><![CDATA[Fmi]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Paradisi Fiscali]]></category> <category><![CDATA[Piano Salvataggio]]></category> <category><![CDATA[Prelievo Forzoso]]></category> <category><![CDATA[Riciclaggio]]></category> <category><![CDATA[Troika]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536315</guid> <description><![CDATA[“Che mangino brioches!”, si racconta abbia detto del popolo che, nel 1789, faceva la rivoluzione la regina Maria Antonietta, mostrando una mancanza di sensibilità che la storia, di lì a poco, avrebbe severamente punito. “Che mangino pane nero”, dice ora –figurativamente- la cancelliera Angela Merkel a quei popoli dell&#8217;Ue e dell’euro che hanno magari vissuto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Che mangino brioches!”, si racconta abbia detto del popolo che, nel 1789, faceva la rivoluzione la regina Maria Antonietta, mostrando una mancanza di sensibilità che la storia, di lì a poco, avrebbe severamente punito. “Che mangino pane nero”, dice ora –figurativamente- la cancelliera <strong>Angela Merkel</strong> a quei popoli dell&#8217;Ue e dell’euro che hanno magari vissuto al di sopra dei propri mezzi, ma che ora tirano la cinghia e faticano assai a sbarcare il lunario.</p><p>Certo, nessuno si augura che la storia punisca la mancanza di sensibilità di Angela con la severità che mostrò per Maria Antonietta –altri tempi!, per fortuna-. Ma la cancelliera dovrebbe smetterla d’azionare mannaie finanziarie ed economiche: dal Terrore di Robespierre al Rigore della Merkel, mica vogliamo ritrovarci, 65 anni dopo ‘Germania anno zero’ –vadano a rivedersi il film di Roberto Rossellini, quelli che blaterano contro il progetto dell’Unione-, a un’ ‘Europa anno zero’, allora la guerra, adesso la <strong>crisi</strong></p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/19/cipro-vota-contro-tassa-sui-conti-berlino-se-e-cosi-niente-prestito/535733/" target="_blank">Il no di Cipro -della gente prima che del Parlamento- al diktat dell’Eurogruppo</a>, che qualche economista paragona a una rapina, più alla sceriffo di Nottingham che alla Robin Hood, non è solo simbolico. Può accadere che un popolo, per uscire dalle peste in cui s’è cacciato, debba sottoporsi ad un <strong>prelievo forzoso</strong> sui propri conti –gli italiani lo fecero nel 1992, e non di buon grado-, ma deve essere quel popolo, magari tramite i suoi rappresentanti democraticamente eletti, a deciderlo.</p><p>L’Eurogruppo e la <strong>troika</strong> delle istituzioni finanziarie internazionali –Commissione europea, Bce ed Fmi- hanno il diritto –e, forse, pure il dovere- di subordinare gli aiuti a un Paese dell&#8217;Eurozona (in questo caso, dieci miliardi di euro) a un corrispettivo di sacrifici da parte del Paese (in questo caso, 5,8 miliardi di euro)&#8230;Ma lasciamo decidere ai ciprioti se accettare, o meno, il patto e, soprattutto –una volta accettatolo- dove e come fare i sacrifici.</p><p>Non che i ciprioti siano senza colpa, come non lo sono i greci, gli italiani, gli irlandesi, gli iberici tutti e quant&#8217;altri per le loro disavventure: sull&#8217;isola, in particolare, un <strong>sistema finanziario</strong> ipertrofico, un regime quasi da <strong>paradiso fiscale</strong>, occhi chiusi su traffici illeciti e su <strong>riciclaggio di denaro</strong> proveniente da loschi affari. Tutto vero. E il fatto che li protegga Putin non ne migliora l’immagine.</p><p>Però, il diktat dell’alba di sabato è francamente inaccettabile: “Fate così. Altrimenti, fatti vostri”. Che, poi, non è neppure vero: fatti pure nostri, italiani ed europei, se Cipro va a fondo. Quel sasso di Davide nell’occhio di Golia –il no del Parlamento di Nicosia al piano dell’Eurogruppo- non ha abbattuto il gigante, ma lo fa vacillare.<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/cipro-incertezza-su-prossime-mosse-ma-mercati-provano-a-rimbalzare/536031/" target="_blank"> Bruxelles s’aspetta un’alternativa da Cipro</a>; Parigi dice che il prelievo era sbagliato – ma loro dove stavano, al momento della decisione? -: Berlino dice che è “un dovere” trovare una soluzione. Sì, ma insieme ai ciprioti; e non contro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/cipro-il-diktat-inaccettabile-della-troika/536315/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Presidenti Camera e Senato: Storie Vere – Per fortuna che Fabrizio c’è!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/presidenti-camera-e-senato-storie-vere-per-fortuna-che-fabrizio-ce/532414/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/presidenti-camera-e-senato-storie-vere-per-fortuna-che-fabrizio-ce/532414/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Mar 2013 11:21:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampiero Gramaglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Camera dei deputati]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Cicchitto]]></category> <category><![CDATA[Laura Boldrini]]></category> <category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category> <category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Pietro Grasso]]></category> <category><![CDATA[Senato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=532414</guid> <description><![CDATA[Quando ho sentito delle candidature di Pietro Grasso al Senato e di Laura Boldrini alla Camera ho istintivamente pensato “E bravo Bersani!” (e, magari, pure “E bravo Vendola!”): hanno tirato fuori due nomi che, a mio giudizio, portano segnali di novità –entrambi alla prima legislatura-, ma che, nel contempo, hanno una loro storia e incarnano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Quando ho sentito delle <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/presidenze-proposta-di-bersani-boldrini-alla-camera-grasso-al-senato/532263/" target="_blank">candidature di <strong>Pietro Grasso</strong> al Senato e di <strong>Laura Boldrini</strong> alla Camera</a> ho istintivamente pensato “E bravo <strong>Bersani</strong>!” (e, magari, pure “E bravo <strong>Vendola</strong>!”): hanno tirato fuori due nomi che, a mio giudizio, portano segnali di novità –entrambi alla prima legislatura-, ma che, nel contempo, hanno una loro storia e incarnano valori positivi. Però, fra me e me, trovavo un po’ difficile esprimere in sintesi il perché del favore suscitatomi dentro da Grasso e dalla Boldrini.</p><p style="text-align: left;">Poi, ho sentito alla radio <strong>Fabrizio Cicchitto</strong>, capogruppo uscente del <strong>Pdl</strong> alla Camera, uno di quei politici italiani –e sono molti- che hanno traversato nel tempo gran parte dell’arco politico, inseguendo il potere da sinistra a destra (io, giovane cronista, lo conobbi socialista lombardiano), Cicchitto spiegava perché Grasso e la Boldrini sono scelte negative e, comunque, non condivisibili dal Pdl.</p><p style="text-align: left;">Con la sintesi di cui lui, ormai allenato ai ‘sound bites’ radiofonici e televisivi, è maestro, Cicchitto ha bocciato Grasso perché è un simbolo “<strong>giustizialista</strong>” e la Boldrini perché è l’espressione di “un <strong>estremismo terzomondista</strong>”. Grazie, Fabrizio: mi hai fatto chiarezza!, due formulette e mi è stato tutto nitido. </p><p style="text-align: left;">Grasso, dal 2005 fino alla candidatura al Senato procuratore generale antimafia, significa attenzione e rispetto per la giustizia e per l’impegno di chi lotta contro la criminalità organizzata. E la Boldrini, che è stata portavoce dell’<strong>Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati</strong>, testimonia –e lo ha fatto pure in momenti ostici- la capacità di opporre sentimenti e atteggiamenti d’umanità e di solidarietà alle fobie xenofobe che talvolta attraversano l’opinione pubblica.</p><p style="text-align: left;">E poi si dice che i ‘vecchi tromboni’ vanno rottamati! Invece, possono ancora servire a vederci giusto. Purché, poi, non vada a finire come dicono loro…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/presidenti-camera-e-senato-storie-vere-per-fortuna-che-fabrizio-ce/532414/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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