<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Damiano Zito</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/gdzito/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Dopo Megaupload tocca al Cloud Computing?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/dopo-megaupload-tocca-cloud-computing/185599/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/dopo-megaupload-tocca-cloud-computing/185599/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 Jan 2012 12:02:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[cloud computing]]></category> <category><![CDATA[Copyright]]></category> <category><![CDATA[Damiano Zito]]></category> <category><![CDATA[Dropbox]]></category> <category><![CDATA[Kim Schmitz]]></category> <category><![CDATA[megaupload]]></category> <category><![CDATA[Sopa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185599</guid> <description><![CDATA[La chiusura di Megaupload non è una semplice battaglia a quattro “doppia V” tra pirati e Fbi. Da una World Wide Web War, la vicenda potrebbe innescare una rivoluzione digitale (una World Wide Web Revolution) o far diventare un vecchio ricordo la condivisione e lo storage online. Il colosso fondato da Kim Schmitz non è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La chiusura di <strong>Megaupload</strong> non è una semplice <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/lfbi-chiude-magavideo-megaupload-gruppo-criminale-infranto-copyright/185213/" target="_blank">battaglia a quattro “doppia V”</a></span> tra pirati e Fbi. Da una <em>World Wide Web War</em>, la vicenda potrebbe innescare una rivoluzione digitale (una <em>World Wide Web Revolution</em>) o far diventare un vecchio ricordo la condivisione e lo storage online.</p><p>Il colosso fondato da <strong>Kim Schmitz</strong> non è il solo sito di hosting dove milioni di utenti ogni giorno caricano e scaricano materiale coperto (e non) da copyright. Infatti a pochi minuti dalla notizia della chiusura del sito, molti si sono fiondati a cercare altri siti da cui scaricare film e serie sottotitolate da gruppi di giovani volontari che quotidianamente traducono dialoghi americani. <em>Lifehacker</em>, ad esempio, ha subito preparato una lista di <a href="http://lifehacker.com/5877694/five-great-alternatives-to-megaupload" target="_blank">valide alternative</a> a Megaupload.</p><p>Tra queste ci sono “semplici” fornitori di hosting e chi, come <strong><a href="http://www.dropbox.com" target="_blank">Dropbox</a></strong>, oltre a funzionare come deposito di file, consente di avere una nuvola e sincronizzare vari computer fra loro. Chi ultimamente non ha mai sentito parlare di <em>Cloud Computing, </em>la cosiddetta &#8220;nuvola informatica&#8221; ?</p><p>Dropbox è la mia <strong>nuvola</strong>, lo utilizzo tutti i giorni per i documenti che condivido con i gruppi di lavoro all&#8217;università. Mi consente di elaborare un documento e sincronizzarlo su tutti i computer che utilizzo. Anche sullo smartphone. Inoltre se ho creato una cartella collaborativa con più persone con le quali ho un progetto comune, il lavoro degli altri è già sul mio computer senza scambi di file tramite penne usb o altre periferiche esterne.</p><p>Non tutto, però, è rose e fiori. Molti criticano i servizi di Cloud Computing perché fra questi<strong> non tutti criptano i nostri file</strong> una volta depositati sui  server e capita pure che i file siano accessibili alle stesse aziende di cloud. In sostanza c&#8217;è chi invita a non fidarsi perché qualcuno prima o poi potrebbe avere accesso alla nostra nuvola e rubare preziose informazioni. D&#8217;altronde lo stesso Dropbox è stato sotto accusa per un grave problema nella sicurezza dei dati (durato poche ore), in seguito a un bug <a href="http://blog.dropbox.com/?p=821" target="_blank">annunciato</a> sul blog ufficiale. Il servizio tuttavia continua a funzionare molto bene e la mia nuvola sincronizza i documenti senza problemi.</p><p>Ma  è proprio questo il punto. Se qualcun altro, in Italia o dall&#8217;altra parte del mondo, stesse utilizzando Dropbox <strong>violando norme sul copyright</strong> e l&#8217;Fbi (o chi per lui) decidesse di chiudere il servizio, che fine fa la mia nuvola? Che fine fanno i miei documenti? Certo, posso sempre cambiare servizio, stare sicuro perché in ogni caso i file che stavano sulla nuvola sono fisicamente anche sul computer, ma ciò non toglie che io rimango <strong>privato di un servizio</strong> fondamentale. Come faranno coloro (non sono pochi) che lavorano a <strong>migliaia di chilometri di distanza</strong>?</p><p>È chiaro che la discussione non si dovrebbe limitare al solo scambio di materiale pirata. E certo non sto qui a discutere delle leggi sul copyright anche se &#8211; visti i tempi – è evidente che vadano riviste. La vicenda di Megaupload rischia quindi di creare un <strong>precedente pericoloso</strong> per il cloud computing e la Rete intera. Inoltre con le minacce di censura sempre dietro l&#8217;angolo (vedi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/17/rete-mobilita-contro-legge-americana-sulla-pirateria/171337/" target="_blank">Sopa</a>), c&#8217;è davvero <strong>materiale caldo</strong> su cui discutere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/dopo-megaupload-tocca-cloud-computing/185599/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cosa ho visto in piazza San Giovanni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/indignati-cosa-ho-visto-in-piazza-san-giovanni/164142/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/indignati-cosa-ho-visto-in-piazza-san-giovanni/164142/#comments</comments> <pubDate>Sun, 16 Oct 2011 08:52:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[15 ottobre]]></category> <category><![CDATA[guerriglia]]></category> <category><![CDATA[indignados]]></category> <category><![CDATA[indignati]]></category> <category><![CDATA[manifestazione]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[scontri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=164142</guid> <description><![CDATA[Stavo seguendo la manifestazione degli indignati da casa, via tv e Twitter. A situazione degenerata mi sono recato a piazza San Giovanni, sul cellulare leggevo in diretta degli scontri e delle prime cariche. Sulla metropolitana ho incontrato gente impaurita dalle violenze che stavano avvenendo in superficie. Arrivato in piazza, ho trovato una situazione surreale che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Stavo seguendo la <strong>manifestazione degli indignati</strong> da casa, via tv e Twitter. A situazione degenerata mi sono recato a piazza San Giovanni, sul cellulare leggevo in diretta degli scontri<strong> </strong>e delle prime cariche. Sulla metropolitana ho incontrato gente impaurita dalle violenze che stavano avvenendo in superficie.</p><p>Arrivato in piazza, ho trovato una <strong>situazione surreale</strong> che ha catapultato la mia mente allo scorso 14 dicembre. Ho visto una ragazza sui vent&#8217;anni che si scagliava contro un poliziotto. “Servo del potere” gridava, altri ragazzi della mia età lanciavano qualunque cosa contro le forze dell&#8217;ordine. La gente ai bordi del marciapiede cercava di contattare amici e parenti dispersi nelle vie interne, bloccate da cassonetti divelti e dati alle fiamme.</p><p>Qualcuno ha cercato di fermare chi lanciava pietre e pezzi di asfalto ricavati da una crepa in via Magna Grecia. L&#8217;edicolante era scappato da poco e nel frattempo l&#8217;intenso lancio di <strong>lacrimogeni</strong> rendeva l&#8217;aria sempre più pesante e irrespirabile.</p><p>Ho pensato un po&#8217; per riuscire a trovare le parole per descrivere ciò che stava succedendo. Mi è venuta in mente solo <strong>caos</strong>. Forse non è la più adatta ma rende l&#8217;idea. Miei coetanei coperti in volto correvano da una parte all&#8217;altra. Ogni movimento sembrava illogico. Quelli che andavano contro il cordone della polizia erano sia uomini che donne. Qualcuno cercava di gestire la situazione, dava istruzioni. Questi però non sembravano infiltrati della polizia. Con loro, poi, c&#8217;era qualcuno che forniva acqua e limoni.</p><p>Mi trovavo in piazza quando, da un lato, alcuni manifestanti non violenti <strong>applaudivano le forze dell&#8217;ordine</strong> e dall&#8217;altro invece <strong>prendeva fuoco il blindato dei carabinieri</strong>. Piovevano sampietrini, poliziotti e carabinieri indietreggiavano. Il fumo nero copriva la vista ma non al punto da capire che quel gruppo di esaltati contro “il potere e il sistema”, lo “sbirro infame”, era un gruppo proveniente da quelle <strong>frange estreme</strong> a cui ci divertiamo a dare vari nomi. Non mi sembravano infiltrati inviati da Maroni o chicchessia come qualcuno sta insinuando.</p><p>Dalla tv questi ragazzi violenti mi sembravano pochissimi, un centinaio o poco meno. Lì sul posto mi è apparso fossero molti di più, forse un migliaio, difficile dirlo. Erano comunque una <strong>minoranza piccolissima</strong> rispetto alle decina di migliaia di persone che invece li ha isolati e ha, invano, cercato di fermarli sia fisicamente che verbalmente.</p><p>Certo, ora fa molta specie sentire il mondo politico compatto, unito e <strong>comprensivo </strong>nei confronti di quella gente per bene che oggi si è vista sottrarre lo spazio mediatico da questi violenti che hanno messo a ferro e fuoco il centro di Roma. Dispiace, perché sono i politici i <strong>responsabili di questa crisi </strong>che colpisce soprattutto noi giovani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/indignati-cosa-ho-visto-in-piazza-san-giovanni/164142/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Giù al Nord: L&#8217;Italia è un Paese per giovani?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/03/giu-al-nord-litalia-e-un-paese-per-giovani/155074/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/03/giu-al-nord-litalia-e-un-paese-per-giovani/155074/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Sep 2011 09:58:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[barcamp]]></category> <category><![CDATA[Caffè News]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category> <category><![CDATA[Giù al Nord]]></category> <category><![CDATA[Paolo Esposito]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155074</guid> <description><![CDATA[All&#8217;inizio dell&#8217;anno 2011 la disoccupazione giovanile in Italia si attestava intorno al 25 per cento, e il Presidente della Repubblica durante il messaggio di fine anno diceva che la voce dei più giovani è rimasta per troppo tempo inascoltata: “Essi denunciano un vuoto e sollecitano risposte” ammoniva Napolitano. Le denunce in effetti ci sono state,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/Locandina-Giù-al-Nord-2.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-155080" title="Locandina Giù al Nord " src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/Locandina-Giù-al-Nord-2-212x300.jpg?47e3a5" alt="" width="212" height="300" /></a>All&#8217;inizio dell&#8217;anno 2011 la<strong> disoccupazione giovanile</strong> in Italia si attestava intorno al 25 per cento, e il Presidente della Repubblica durante il messaggio di fine anno diceva che la voce dei più giovani è rimasta per troppo tempo inascoltata: “Essi denunciano un vuoto e sollecitano risposte” ammoniva Napolitano.</p><p>Le denunce in effetti ci sono state, ma di risposte<strong> neanche a parlarne</strong>. Nel frattempo la disoccupazione in Italia è salita, così come il numero di giovani inattivi e scoraggiati che si sono concentrati soprattutto al <strong>Sud. </strong>Fra questi la maggior parte è rappresentata dalle donne.</p><p>Questi e tanti altri saranno anche i temi proposti dal barcamp <em>“<strong>Giù al Nord</strong>”</em> organizzato dal magazine online <em><strong>Caffè News</strong></em> diretto da <em><strong>Paolo Esposito</strong></em> per il prossimo 10 settembre a Napoli presso Palazzo Serra di Cassano. Per l&#8217;evento sono arrivate numerose adesioni (da giornalisti fino a politici di entrambi gli schieramenti) e trattandosi di un barcamp nessun intervento è stato programmato: ognuno, ospiti e pubblico, è invitato a partecipare e dire la propria.</p><p>L&#8217;obiettivo principale che si pone <em>“Giù al Nord”</em> è quello di essere “un’indagine sulla percezione che i giovani hanno della realtà lavorativa e sociale, e sulla lotta al precariato, che sempre più affossa le prospettive e i sogni di chi si affaccia sul mondo del lavoro e di chi prova a mettere su famiglia con un futuro incerto.” Una domanda fra tutte riassume il tema della giornata: “<strong>l’Italia è un Paese per giovani?</strong>”.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/Locandina-Giù-al-Nord-2.jpg?47e3a5" target="_blank">Ingrandisci la locandina</a></span></p><p>Per saperne di più: <strong><a href="http://www.caffenews.it/giualnord"><strong>www.caffenews.it/giualnord</strong></a></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/03/giu-al-nord-litalia-e-un-paese-per-giovani/155074/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>2025 Blackout</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/2025-blackout/114234/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/2025-blackout/114234/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 May 2011 16:31:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[2025 Blackout]]></category> <category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[Renato Riva]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114234</guid> <description><![CDATA[Ieri nell&#8217;ambito di una iniziativa universitaria sul nucleare è nata una importante considerazione. E cioè che avere il nucleare o le fonti rinnovabili è una scelta e come tale determina conseguenze comportamentali e culturali di non poco conto. Con la prima fonte produci con continuità, col sole e col vento ciò non è sempre possibile...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri nell&#8217;ambito di una iniziativa universitaria sul nucleare è nata una importante considerazione. E cioè che avere il nucleare o le fonti rinnovabili è una scelta e come tale determina conseguenze comportamentali e culturali di non poco conto. Con la prima fonte produci con continuità, col sole e col vento ciò non è sempre possibile ed è fondamentale trovare una soluzione per lo stoccaggio dell&#8217;energia.</p><p>Ma non voglio addentrarmi nella materia, il mio intento è quello di presentare un libro che secondo me fa capire molto bene il concetto di <strong>scelta consapevole</strong>, perché traccia un quadro molto chiaro. Il suo autore è <strong>Renato Riva</strong>, ingegnere elettronico, che ha deciso di scrivere <a href="http://www.edizionidellasera.com/2010/11/19/2025-blackout/" target="_blank">2025 Blackout</a><em> (Edizioni della Sera, 12 euro)</em> per «impegno civile» e così racconta la storia di <strong>Marco</strong>, un ricercatore italiano andato in California dove ha scoperto una speciale vernice trasparente, con l&#8217;aiuto della <strong>nanotecnologia</strong>, in grado di catturare l&#8217;energia dal sole e trasformarla in energia elettrica con una <strong>altissima efficienza</strong>.</p><p>La storia è intrecciata e appassionante: durante una vacanza Marco si trova in <strong>Corsica</strong>, un&#8217;isola stupenda che ha avviato un progetto di <strong>indipendenza energetica</strong> dalla Francia nucleare e il piano si basa tutto sul <strong>sole</strong>, l&#8217;<strong>idrogeno</strong> e <strong>biomateriali</strong>. Il giovane ricercatore italiano incontra un gruppo di ragazzi tornati sull&#8217;isola motivati a completare questo processo che slegherebbe completamente l&#8217;isola dalla Francia. Gli spiegano come hanno sempre sotto controllo la produzione di energia, gli mostrano il cervello della loro rete elettrica dove ognuno compra e vende quando lo vuole. Marco, rimasto impressionato, decide di dare una mano ai corsi e insieme cercheranno di far passare il messaggio anche in Italia, nel frattempo diventata una falsa democrazia dove i dissidenti vengono spiati tramite una sofisticata tecnologia in grado di intercettare conversazioni scomode.</p><p>Un&#8217;operazione difficile dato che il controllo dell&#8217;informazione è tutto in mano al Governo che alla base della democrazia ha posto i <strong>sondaggi</strong>.</p><p>Riva con la mente si è proiettato di qualche anno in avanti, il 2025 appunto, dove l&#8217;Italia è certamente diversa da quella attuale. Ma a conti fatti questo futuro non è poi così lontano e così quando ho terminato il libro mi sono chiesto: “È possibile un&#8217;Italia così? Siamo in grado di affrontare certe scelte?”</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/2025-blackout/114234/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>I social network uccidono i blog?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/i-social-network-uccidono-i-blog/103619/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/i-social-network-uccidono-i-blog/103619/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 12:13:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Luca Conti]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103619</guid> <description><![CDATA[Sempre più spesso si parla della fine dei blog, soppiantati ormai dai social network fra cui spiccano Facebook, Twitter e FrienFeed. Ma chi sono questi blogger? Il cinema li avrà pure dipinti come figure senza vita sociale, dei nerd grassoni che non escono mai di casa e mangiano merendine sia per pranzo che per cena,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sempre più spesso si parla della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://punto-informatico.it/2452297/PI/Commenti/contrappunti-fine-dei-blog.aspx" target="_blank"><strong>fine dei blog</strong></a></span>, soppiantati ormai dai social network fra cui spiccano Facebook, Twitter e FrienFeed. Ma chi sono questi <strong>blogger</strong>? Il cinema li avrà pure dipinti come figure senza vita sociale, dei nerd grassoni che non escono mai di casa e mangiano merendine sia per pranzo che per cena, ma oggi in pochi credono a questo stereotipo, perché si è raggiunta la consapevolezza che in realtà dietro un blog si può nascondere chiunque. Anche se non mancano etichettature. Ognuno di noi è o potrebbe essere un blogger, una persona comune, che però per gestire e mandare avanti il proprio blog ha bisogno di tempo, denaro e ricerca dei contenuti.</p><p>Affinché nel panorama dell&#8217;informazione si riconoscesse la figura del blogger è passato un po&#8217; di tempo. I giornali online hanno sezioni dedicate e in tv si cominciano a vedere le prime trasmissioni che fanno intervenire in diretta gli animatori di molti siti internet. Ma questo accade anche in un periodo di forti mutazioni nella blogosfera. Ultimamente mi è capitato di leggere le riflessioni di alcuni blogger che seguo, incentrate sulla <strong>trasformazione del <em>blogging</em> </strong>specie dopo la crescita di Facebook.</p><p>Fra queste mi è rimasta impressa quella di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.maestroalberto.it/" target="_blank">Maestroalberto</a></span>, che fa un ottimo lavoro di selezione e recensione di risorse, applicazioni e servizi utiliti sul web. Poco più di un mese fa, quando il sito è arrivato a quota <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.maestroalberto.it/2011/03/page/11/" target="_blank">5000 post</a></span>, si è fermato a fare il punto della situazione affermando che<em> “con l’avvento dei social network tutto in internet è divenuto più rarefatto in quanto <strong>l</strong><strong>a condivisione è anche dispersione</strong>”</em>. E poi: <em>“Dietro a un blog c’è sempre una persona, con le sue debolezze, con i suoi affetti, con i suoi impegni inderogabili”</em>.</p><p>Ma non è solo l&#8217;espansione di Facebook o Twitter a creare grattacapi ai blogger. Sulle pagine de <em>ilfattoquotidiano.it</em> Enzo di Frenna si è occupato delle<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/09/blog-cosi-la-crisi-economica-cancellale-voci-libere-della-rete/103131/" target="_blank">difficoltà economiche</a></span></strong> di alcuni blogger (puri) che da un giorno all&#8217;altro mettono in dubbio se tenere aperto o meno il proprio sito, visto che le entrate economiche sono esigue.</p><p>Recentissima la riflessione di<strong> Luca Conti</strong> (noto per il blog <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pandemia.info/2011/04/10/non-sono-piu-lo-stesso-e-neanche-questo-blog.html" target="_blank">Pandemia</a></span>) che individua dei cambiamenti a lui poco convincenti. “<em>Due cose tra tutte: la voglia di vivere in prima persona invece di documentare e quella di <strong>consumare media invece di produrli</strong>”</em>.</p><p>Da quello che emerge, chi ha un blog e non ha guadagni tali da rendere esclusiva l&#8217;attività di scrittura sul web, a meno che non ci sia una solida struttura che investa soldi dietro al progetto, passa il tempo a pensare se tenere ancora aperto il sito o meno. Il tutto mentre i social network con un forte <strong>potere di attrazione </strong>catturano milioni di utenti nella loro rete.</p><p>Secondo me però i blog non moriranno e avranno periodi più felici. E secondo voi?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/i-social-network-uccidono-i-blog/103619/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Ti senti italiano?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/ti-senti-italiano/97433/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/ti-senti-italiano/97433/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 Mar 2011 17:07:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[dario fo]]></category> <category><![CDATA[Italiano]]></category> <category><![CDATA[tricolore]]></category> <category><![CDATA[unità d'Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97433</guid> <description><![CDATA[Dopo la manifestazione per la Costituzione mi sto ponendo delle domande che potrebbero risultare banali ma che voglio condividere con voi. Lo voglio fare partendo dal Sud che per gran parte dei partiti rappresenta solo un grande contenitore di voti tanto da ricordarsene solo in prossimità di una campagna elettorale. E pensateci bene perché non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la manifestazione <strong>per la Costituzione</strong> mi sto ponendo delle domande che potrebbero risultare banali ma che voglio condividere con voi.</p><p>Lo voglio fare partendo dal <strong>Sud</strong> che per gran parte dei partiti rappresenta solo <strong>un grande contenitore di voti</strong> tanto da ricordarsene solo in prossimità di una campagna elettorale. E pensateci bene perché non manca molto alle amministrative. La storia ci narra di <strong>Garibaldi</strong> e l&#8217;impresa dei Mille ma una letteratura parallela racconta &#8211; in poche parole &#8211; che siamo diventati italiani per forza. Ne teniamo conto, ne possiamo discutere, ma oggi dobbiamo tenere presente che siamo una Nazione, un Paese con una Costituzione, che tra le altre cose apprezzo tantissimo, ma ritengo sia aggiornabile. Anche se non lo farei fare all&#8217;attuale maggioranza di Governo e neanche all&#8217;attuale opposizione.</p><p><strong>Dario Fo</strong> intervistato da Corradino Mineo ha detto che a lui l&#8217;inno di Mameli non è mai piaciuto ma che uno di questi giorni, trovandosi in Svezia, quando ha ascoltato l&#8217;inno nazionale si è commosso. Alla manifestazione di piazza del Popolo ho visto la gente con la Carta in mano sventolare solo tricolori, nessuna bandiera di partito. È come se tutti ad un tratto fossimo diventati <strong>patriottici e fieri di essere italiani</strong>. Ma in 23 anni di esistenza non ho mai sentito quell&#8217;aria di unione o quello spirito nazionale di cui si parla in questi giorni e il motivo forse lo può spiegare la storia di questo Paese. Dalle mie parti &#8211; in Calabria &#8211; mi è sempre parso di capire che la rivalità tra Nord e Sud non l&#8217;abbia inventata <strong>Umberto Bossi</strong> e che quando i leghisti parlano con disprezzo del meridione allo stesso modo c&#8217;è chi al Sud si sente migliore di uno del Nord. Casi isolati direte, ma non proprio.</p><p>Così mentre ci avviciniamo alla <strong>discussa festa del 17 marzo</strong> mi chiedo se e quanto veramente ci sentiamo italiani, se e quanto veramente apprezziamo la Costituzione, se e quanto ci riconosciamo in questo Stato, se e quanto siamo uniti da Nord a Sud, se e quanto ci sentiamo uniti sotto il tricolore italiano. O ci stiamo auto-convincendo di essere qualcosa che non siamo?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/ti-senti-italiano/97433/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>55</slash:comments> </item> <item><title>Io voto sì, e senza sindrome di Chernobyl</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/12/voto-si-senza-la-sindrome-di-chernobyl/97257/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/12/voto-si-senza-la-sindrome-di-chernobyl/97257/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 Mar 2011 16:13:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Chernobyl]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[rinnovabili]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97257</guid> <description><![CDATA[Qualcuno inizierà a dire che, come nel 1987, gli italiani andranno a votare al referendum con la stessa paura del disastro di Chernobyl. Oggi il caso è diverso ma analogo. Nella centrale di Fukushima, una volta colpita dal terremoto, si è attivato il sistema di sicurezza. Dalle notizie che ci giungono, pare ci sia qualche difficoltà nella fase...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno inizierà a dire che, come nel 1987, gli italiani andranno a votare al referendum con la stessa paura del <strong></strong><strong>disastro di Chernobyl</strong>.</p><p>Oggi il caso è diverso ma analogo. Nella centrale di <strong>Fukushima</strong>, una volta colpita dal terremoto, si è attivato il sistema di sicurezza. Dalle notizie che ci giungono, pare ci sia qualche difficoltà nella fase di spegnimento (un reattore non si spegne come una lampadina tramite interruttore on-off) e che la procedura abbia causato problemi di emissioni radioattive non controllate. Quindi il governo ha fatto evacuare circa 45 mila persone entro un raggio di 10 chilometri, invitando la popolazione a chiudersi dentro casa. Di solito a chi abita nelle vicinanze di una centrale nucleare vengono fornite delle indicazioni comportamentali per casi di emergenza.</p><p>Io non ho pregiudizi sulla tecnologia nucleare, ma<strong> </strong>sono <strong>contrario all&#8217;installazione di una centrale nel nostro Paes</strong><strong>e </strong>(in Italia è prevista la costruzione di 5 centrali). So che il livello di sicurezza col quale vengono progettate è il migliore possibile, ma non mi fido abbastanza e quello che più mi preoccupa sono l&#8217;errore umano e i possibili incidenti, che per definizione sono imprevisti. Al massimo si possono prevenire, ma da loro potrebbero scaturire dei danneggiamenti pericolosi, per l&#8217;ambiente e per chi ci abita vicino.</p><p>Il caso di Fukushima sembra essere “sotto controllo”. Le esplosioni potrebbero anche essere dovute a qualche turbina o serbatoi di combustibili, mi auguro che sia così e che altri incidenti non causino problemi più gravi. Le procedure sembrano nella normalità, nel senso che sono quelle previste in caso di incidente. Ma <strong>questa normalità mi turba</strong> tantissimo. Il fatto che un guasto mi debba far stare chiuso dentro casa, che non mi possa bere acqua potabile, non mi  fa stare tranquillo.</p><p>Io continuo a pensare a un mondo diverso, dove impareremo a gestire e diminuire i nostri consumi energetici e dove ognuno sarà produttore di energia. Come succede oggi con Internet, dove chiunque può divenire produttore di contenuti. Penso perciò a un <strong>modello non centralistico</strong>, diverso da quello attuale, dove non ci sono centrali (anche nucleari). Guardiamo a quel che sta succedendo nel Mediterraneo: scoppia una rivolta e Gheddafi ci minaccia, si scaglia contro l&#8217;Italia traditrice. Noi dipendiamo dai libici, dai russi e dai francesi che ci danno energia di notte perché una centrale nucleare quando parte non la fermi più.</p><p>Il nostro futuro si potrà basare sulle reti intelligenti (<strong></strong><strong><em>smart grid</em></strong>), in analogia con le reti <em>peer-to-peer</em>, e nessuno potrà minacciarci di chiudere un rubinetto del gas. Il rischio ovviamente si corre anche con i grandi parchi: in Sicilia e Calabria le mafie si stanno<em> </em><em></em><em>ciucciando</em> tutto il denaro pubblico per installare pale eoliche che dovrebbero fornire energia alle abitazioni. Non deve accadere che la mia utenza sia completamente dipendente da una centrale (nucleare, eolica o chicchessia). Altrimenti chiunque può minacciarmi di sospendere la produzione tenendomi sempre sotto ricatto. È per questo che nel futuro gli edifici dovrebbero essere completamente (o quasi) autosufficienti.</p><p>A chi dice che le centrali nucleari ce le ha il nostro vicino, io rispondo che per il momento è <strong>meglio lì che nel mio giardino</strong> (<em>Not In My Backyard</em>). Non possiamo correre il rischio di terminare una guerra per il petrolio e cominciare quella per il gas e l&#8217;uranio. Dipenderemo a vita dagli altri Paesi, a volte guidati da <strong></strong><strong>squilibrati dittatori</strong><strong>.</strong> Quindi possiamo scegliere la via per il nostro futuro e quello dei nostri figli, che vivranno quando il petrolio ormai sarà esaurito.</p><p>Io ho la mia idea e so già che al prossimo referendum voterò <strong>s</strong><strong>ì all&#8217;abrogazione </strong>della legge che prevede la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. Indipendentemente da quello che sta accadendo in Giappone.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/12/voto-si-senza-la-sindrome-di-chernobyl/97257/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>69</slash:comments> </item> <item><title>Scenari su scenari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/scenari-su-scenari/88239/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/scenari-su-scenari/88239/#comments</comments> <pubDate>Tue, 25 Jan 2011 11:24:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alleanze]]></category> <category><![CDATA[antonio di pietro]]></category> <category><![CDATA[fli]]></category> <category><![CDATA[idv]]></category> <category><![CDATA[Marina Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[Pier Ferdinando Casini]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[Udc]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=88239</guid> <description><![CDATA[La politica italiana, mentre l&#8217;economia va a rotoli, gode di momenti di bassezza indecifrabile, ma nonostante tutto non è possibile dire che abbia toccato il fondo, perché ormai siamo abituati a scoprire che dietro a vicende scandalose se ne nascondono altre sempre più vergognose. Il Ruby-gate in effetti è solo l&#8217;ultima parte della coda del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La politica italiana, <strong>mentre l&#8217;economia va a rotoli</strong>, gode di momenti di bassezza indecifrabile, ma nonostante tutto non è possibile dire che abbia toccato il fondo, perché ormai siamo abituati a scoprire che dietro a vicende scandalose se ne nascondono altre sempre più vergognose.</p><p>Il <strong>Ruby-gate</strong> in effetti è solo l&#8217;ultima parte della coda del drago cui si offrono le giovani vergini in cambio di denaro e carriera televisiva o politica. La storia della competenza dei tribunali è solo aria fritta perché i fatti per giudicare i comportamenti del premier ci sono e basterebbero, in un Paese normale, per mandarlo a casa. Ogni parola in più che leggiamo sui giornali in merito all&#8217;inchiesta è semplicemente <strong>un dettaglio</strong>: solo i ciechi possono dire di non aver visto e i sordi di non aver sentito.</p><p>Ma in Italia tutto è possibile. Specie se ad aiutare il presidente del Consiglio ci sono giornalisti che lavorano per la sua azienda, il suo giornale e il settimanale di sua proprietà. Così le situazioni più difficili hanno una soluzione facile, anche perché, oltre alla squadra di <strong>giornalisti cortigiani</strong>,<strong> </strong>vi è un gruppo di avvocati-deputati pronti a stilare leggi come i bravi sarti sanno fare coi vestiti. Alla fine le nuove norme calzeranno a pennello sul nostro premier.</p><p>E poi ci sono i politici della finta opposizione, quelli come <strong>Casini </strong>per esempio. Che un giorno stanno con Berlusconi, un altro giorno escono dalla porta di Palazzo Chigi per fargli la guerra nei telegiornali  (continuando però a stringere alleanze alle elezioni regionali con la maggioranza di Governo), per poi tornare un altro giorno ancora e tentare di rientrare dalla finestra con una proposta di ammucchiata per salvare il salvabile, quando tutto sembra sfuggire di mano.</p><p>Per non parlare degli scenari che cambiano di continuo a seconda dei sondaggi o dell&#8217;evoluzione delle inchieste giudiziarie. Il Pd di <strong>Bersani e D&#8217;Alema </strong>vorrebbe un&#8217;alleanza coi centristi, e se questo può quasi sembrare plausibile con l&#8217;Udc di Casini (che si tiene attaccato a due rami nel caso uno si staccasse) non si può dire lo stesso con Fini. I <strong>veltroniani </strong>(erano dietro al cespuglio di Bossi), invece, sono per la linea del no con le alleanze strategiche col Terzo polo, ma non si capisce bene come la pensino su <strong>Di Pietro </strong>e <strong>Vendola</strong>. A proposito, l&#8217;Idv. Il leader Di Pietro aveva dichiarato questa estate che pur di battere Berlusconi era pronto ad allearsi perfino col diavolo, ma chi ce lo vede a fianco di Casini o di Fini? Per carità.</p><p>Scenari su scenari, insomma. Si ipotizzano futuri premier, elezioni anticipate e possibili ribaltoni. Fatto sta che ad oggi è la <strong>Lega </strong>ad avere il coltello dalla parte del manico con la legge sul federalismo affidata a Calderoli che, senza smentirsi, sta(va) per riproporre un&#8217;altra porcata.</p><p>Ma nella cronaca politica si aggiungono sempre buone notizie. <strong>Patrizia D&#8217;Addario </strong>ha dichiarato che qualcuno le ha proposto una poltrona e che quindi con molta probabilità la vedremo in politica.</p><p>Alla fine, dei reali problemi che angosciano i più giovani, finisce che non se ne discute e che vengono affossati. Sono più importanti le dichiarazioni di <strong>Marina Berlusconi </strong>contro <strong>Roberto Saviano </strong>e l&#8217;Inter di Leonardo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/scenari-su-scenari/88239/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;università puntellata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/12/luniversita-puntellata/86000/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/12/luniversita-puntellata/86000/#comments</comments> <pubDate>Wed, 12 Jan 2011 10:42:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[ddl Gelmini]]></category> <category><![CDATA[proteste]]></category> <category><![CDATA[ricercatori]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category> <category><![CDATA[studenti]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=86000</guid> <description><![CDATA[Dopo il lungo ponte delle vacanze natalizie stiamo piano piano ritornando alla normalità. 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Ci siamo lasciati alle spalle delle manifestazioni studentesche, una compravendita di parlamentari, ma soprattutto una università sfasciata, vecchia, distrutta e in macerie per via dei tagli e dei soldi che mancano già da tempo.</p><p>La protesta dei ricercatori continua e i disagi degli studenti cominciano ad accentuarsi. Tra mille dubbi e incertezze, ci si chiede quali siano i <strong>corsi </strong>che dal prossimo semestre saranno regolarmente avviati e quali invece andranno depennati dal piano di studi. Nei corridoi della Sapienza, davanti alle macchinette, circola un senso di sconfitta e di <strong>rassegnazione</strong>. L&#8217;indignazione sale solo per la protesta dei ricercatori che crea problemi alla carriera universitaria.</p><p>Ora che gli striscioni utilizzati per le manifestazioni sono stati ripiegati e posti in qualche cassetto (forse serviranno a breve), che le voci rauche attraverso i megafoni che indicono assemblee dell&#8217;ultimo momento o che guidano un corteo non si sentono più, ci rimane la nostra università, governata e gestita male, quella che tutti, ministro Gelmini compreso, dicono di voler cambiare in meglio. Ma per il momento ce la teniamo, <strong>puntellata</strong>, come metaforicamente la descrive la foto.</p><p><em>Per ingrandire l&#8217;immagine <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/01/Ingegneria1.jpg?47e3a5" target="_blank">clicca qui</a></span> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/12/luniversita-puntellata/86000/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Scenografia della protesta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/14/scenografia-della-protesta/81855/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/14/scenografia-della-protesta/81855/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Dec 2010 13:17:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[affissioni]]></category> <category><![CDATA[ddl Gelmini]]></category> <category><![CDATA[la sapienza]]></category> <category><![CDATA[protesta]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=81855</guid> <description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che veramente mi viene da criticare a chi sta portando avanti attivamente la protesta contro il ddl Gelmini, è la gestione delle affissioni. Ragazzi, sono davvero pessime. Tutto ciò non avrà niente a che vedere coi contenuti della riforma o col mondo del lavoro ma è un concetto importante. Faccio riferimento alla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è una cosa che veramente mi viene da criticare a chi sta portando avanti attivamente la protesta contro il ddl Gelmini, è la gestione delle <strong>affissioni</strong>. Ragazzi, sono davvero pessime. Tutto ciò non avrà niente a che vedere coi contenuti della riforma o col mondo del lavoro ma è un concetto importante.</p><p>Faccio riferimento alla mia facoltà, quella di <strong>Ingegneria alla Sapienza</strong>, attualmente puntellata per ristrutturare qualche cornicione che di lì a poco sarebbe cascato in testa a qualcuno. Nella confusione generale dovuta alle incertezze di corsi che non partono a causa della riforma in procinto di approvazione, negli spazi della facoltà ci si muove tra striscioni ammucchiati, cartelli e volantini penzolanti, <strong>affissi senza criterio</strong>, che portano al disorientamento per eccesso di informazione, rendendo vano ogni sforzo per informare gli altri.</p><p>Certo, potrebbe essere l&#8217;ultimo dei problemi, specie se cominciassimo a contare le aule sporche e senza tavoli per appoggiarsi, le finestre rotte e tutto ciò che rende le nostre strutture tristi e fatiscenti. Per <strong>leggere questo elenco</strong><strong> </strong>non basterebbero le quattro puntate di <em>Vieni Via con Me</em>.</p><p>Ma in fin dei conti, siete stati voi, cari studenti e care studentesse a ricordare in questi giorni che nel periodo della seconda guerra mondiale le città considerate <strong>bene comune</strong> venivano dichiarate <strong>città aperte</strong>, così prendendo spunto da ciò avete dichiarato la Facoltà di Ingegneria un luogo aperto. Che appunto è un luogo di cultura appartenente a tutti e come tale va trattato, contribuendo a renderlo un posto migliore.</p><p>Questa è un&#8217;esortazione a dare importanza all&#8217;immagine che trasmettete all&#8217;esterno, sia vostra e, perché no, anche della nostra stessa sede. Insomma fate qualcosa, prendetelo come un consiglio, una critica costruttiva perché, per utilizzare una metafora cinematografica, avete un <strong>pessimo direttore della scenografia.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/14/scenografia-della-protesta/81855/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quando le proteste colpiscono gli studenti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/07/quando-le-proteste-colpiscono-anche-gli-studenti/80664/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/07/quando-le-proteste-colpiscono-anche-gli-studenti/80664/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Dec 2010 12:56:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[anno accademico]]></category> <category><![CDATA[ddl Gelmini]]></category> <category><![CDATA[didattica]]></category> <category><![CDATA[lezioni]]></category> <category><![CDATA[proteste]]></category> <category><![CDATA[ricercatori]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category> <category><![CDATA[studenti]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80664</guid> <description><![CDATA[L&#8217;attesa del 14 dicembre sta tenendo tutti col fiato sospeso. Solo dopo quel giorno molti studenti universitari sapranno quali corsi potranno seguire dal prossimo semestre e quali invece dovranno eliminare dal proprio piano di studi. Perché in funzione di come andrà a finire il voto sulla riforma voluta dal ministro Gelmini, molti dei ricercatori che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attesa del 14 dicembre sta tenendo tutti col fiato sospeso. Solo dopo quel giorno molti studenti universitari sapranno <strong>quali corsi potranno seguire </strong>dal prossimo semestre e quali invece dovranno eliminare dal proprio piano di studi. Perché in funzione di come andrà a finire il voto sulla riforma voluta dal ministro Gelmini, molti dei ricercatori che stanno tutt&#8217;oggi manifestando col ritiro della disponibilità a fare didattica, decideranno se continuare o meno con la protesta.</p><p>È per questo che le riunioni dei consigli dei dipartimenti universitari in queste settimane sono molto calde. Che succede nel caso venisse approvata la riforma? Tra i ricercatori c&#8217;è chi ha già dato la piena disponibilità a continuare le lezioni nonostante il ddl e chi invece svolgerà quanto previsto dalla legge che non obbliga il ricercatore a fare didattica. Di conseguenza ci saranno corsi scoperti e il compito per i presidi in queste ore si fa sempre più arduo. La scommessa infatti è <strong>garantire che l&#8217;offerta formativa rimanga immutata</strong> anche perché è in base ai moduli didattici previsti in essa che gli studenti si sono iscritti all&#8217;università e hanno compilato i piani di studio, a questo punto da riformulare. È come se uno andasse a comprare un automobile e dopo avere scelto tutti gli accessori, questa gli venisse consegnata con le caratteristiche del modello base. Susciterebbe di sicuro l&#8217;indignazione dell&#8217;interessato.</p><p>I ricercatori già a maggio scorso <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.damianozito.org/blog/2010/scuola-universita/ddl-gelmini-il-mailbombing-dei-ricercatori/" target="_blank">informavano</a></span> presidi e rettori che da settembre non avrebbero più ripreso l&#8217;attività didattica e inizialmente queste prese di posizione non sono state considerate. Poi però molte facoltà hanno <strong>posticipato l&#8217;inizio dell&#8217;anno accademico</strong> e ciò ha creato notevoli disagi alla didattica, sospesa più volte nell&#8217;arco di questo semestre al fine di garantire assemblee e manifestazioni.</p><p>Le opinioni degli studenti sono nettamente contrastanti. Anche chi contesta il ddl Gelmini e condivide la protesta soffre del continuo <strong>blocco della didattica</strong> e sa che alla lunga tutto ciò non può continuare. È chiaro che prevalga anche l&#8217;interesse a terminare presto gli studi. Ora però tutto dipende dall&#8217;approvazione della riforma, per il momento accantonata.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/07/quando-le-proteste-colpiscono-anche-gli-studenti/80664/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Popolo Viola, i dissidi interiori e le accuse</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/popolo-viola-i-dissidi-interiori-e-le-accuse/80432/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/popolo-viola-i-dissidi-interiori-e-le-accuse/80432/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Dec 2010 13:16:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[gianfranco mascia]]></category> <category><![CDATA[Italia dei Valori]]></category> <category><![CDATA[No-B Day]]></category> <category><![CDATA[Popolo viola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80432</guid> <description><![CDATA[Cosa è rimasto dopo la grande manifestazione dello scorso anno a Roma che riempì Piazza San Giovanni e che preoccupava così tanto Berlusconi? “Poco” scrive Federico Mello nel suo blog su Ilfattoquotidiano.it. Il fenomeno Viola è stato esemplare per come è riuscito a trascinare in piazza milioni di persone facendo parlare di sé su tutti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cosa è rimasto dopo la grande manifestazione dello scorso anno a Roma che riempì Piazza San Giovanni e che preoccupava così tanto Berlusconi? “<em>Poco</em>” scrive <strong>Federico Mello</strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/05/la-triste-parabola-del-popolo-viola/80410/" target="_blank">nel suo blog</a></span> su Ilfattoquotidiano.it.</p><p>Il fenomeno Viola è stato esemplare per come è riuscito a trascinare in piazza milioni di persone facendo parlare di sé su tutti i quotidiani sia nel bene che nel male. Mello ha descritto la storia di questo movimento in un libro che racconta storie affascinanti, come quella di<strong> San Precario</strong>. L’evento del 5 dicembre 2009 è stato talmente coinvolgente che i partiti si sono trasformati in un “servizio di catering” per realizzarlo.</p><p>Dopo quella data sono state portate avanti varie iniziative contro le malefatte del Governo, e i giornali sono stati molto generosi nei confronti del Popolo Viola dandogli molto spazio nelle pagine di cronaca politica. Qualcosa però col tempo ha iniziato a non funzionare bene. All’interno del movimento si sono scatenate polemiche anche per la sola registrazione del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilpopoloviola.it/" target="_blank">dominio</a></span> del popolo viola (qualcuno doveva pur farlo), fino alle accuse dirette proprio a <strong>Gianfranco Mascia</strong> – che dovrebbe esserne il proprietario.</p><p>Sui quotidiani si è letto di Mascia come il <strong>“leader o portavoce”</strong> del movimento e il suo volto lo hanno iniziato a conoscere anche i telespettatori del Tg1. Mascia, da esperto di comunicazione, ha sempre tenuto calda la piazza fornendo i numeri sulle presenze: anche alla convention di ieri sono stati illustrati i sondaggi di Ipr Marketing. Ma quella dei numeri è una tecnica che usa lo stesso B.</p><p>I ragazzi che hanno deciso di “scindersi” dal Popolo Viola per formare i gruppi locali contestano il doppio ruolo di Mascia, cioè quello di portavoce del movimento e quello di funzionario di Italia dei Valori. La contestazione maggiore che quindi riceve il Popolo Viola è la “non trasparenza”, perché se da una parte al <strong>No B Day</strong> sono stati accantonati ora vengono organizzate le convention con Di Pietro e Vendola.</p><p>Sono queste le accuse maggiori che vengono rivolte al Popolo Viola e direttamente a Mascia. I <strong>gruppi locali</strong> dunque sono nati da queste polemiche ma non è ancora così chiara la differenza tra questi ultimi e il cosiddetto “paginone”. Tant’è che spesso agli eventi organizzati dal Popolo Viola non si capisce bene se si tratta del paginone o di un gruppo locale e se questo è connesso o meno al primo.</p><p>Finita la favola è giusto che si diano più informazioni specie a quegli italiani che esprimono “fiducia” al Popolo Viola – secondo i sondaggi di <em>Ipr Marketing</em> – magari perché confidano ancora nello <strong>spirito collettivo</strong> con cui originariamente è nato il movimento, senza né leader né portavoce e non collegato ai partiti. Altrimenti non c’è nulla di male a mettere le cose in chiaro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/popolo-viola-i-dissidi-interiori-e-le-accuse/80432/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Via la Aldrovandi per far posto a Maroni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/22/via-la-madre-di-aldrovandi-per-far-posto-a-maroni/78207/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/22/via-la-madre-di-aldrovandi-per-far-posto-a-maroni/78207/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Nov 2010 19:24:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[federico aldrovandi]]></category> <category><![CDATA[Roberto Maroni]]></category> <category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category> <category><![CDATA[Vieni via con me]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=78207</guid> <description><![CDATA[La puntata di oggi di Vieni via con me avrebbe dovuto ospitare la mamma di Federico Aldovrandi, un ragazzo ucciso per mano di quattro poliziotti. Al suo posto invece ci sarà il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni, che sembra non essere sazio di tutto lo spazio concessogli per replicare a Roberto Saviano. Pare, infatti, che non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La puntata di oggi di <em>Vieni via con</em> me avrebbe dovuto ospitare <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2010/11/18/vieni-via/" target="_blank">la mamma di Federico Aldovrandi</a></span></strong>, un ragazzo ucciso per mano di quattro poliziotti. Al suo posto invece ci sarà il ministro dell&#8217;Interno <strong>Roberto Maroni,</strong> che sembra non essere sazio di tutto lo spazio concessogli per replicare a <strong>Roberto Saviano</strong>. Pare, infatti, che non si possa dire che la &#8216;ndrangheta cerca interlocutori nella politica senza distinzione di destra e sinistra, cosa che ha sempre fatto. E la <strong>Lega</strong>, invece di ringraziare Saviano per essere stata messa sull&#8217;attenti, lo querela.</p><p>Ma vista l&#8217;occasione, e visto che non si sa che fine abbia fatto il ministro della Giustizia (ecco un altro latitante da ricercare!), <strong>a Maroni potrebbero fargli leggere l&#8217;elenco, in continuo aggiornamento, di coloro che si sono suicidati in carcere nell&#8217;ultimo periodo.</strong></p><p>La mamma di Federico invece avrebbe letto questi <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2010/11/22/gli-elenchi-che-avrei-letto-stasera/" target="_blank">elenchi</a></strong></span>:</p><p><strong>Elenco delle offese ricevute per il solo fatto che Federico è morto per mano di quattro poliziotti:</strong></p><p>- 54 lesioni. Ciascuna di queste avrebbe dato luogo ad un processo (Giudice F. M. Caruso).<br /> - 3 invocazioni di aiuto rivolte da Federico agli stessi poliziotti, prima dei rantoli mortali.<br /> - “Federico è morto perché drogato” : dichiarazione dell’allora questore Elio Graziano.<br /> - La pm che non si è degnata di andare sul posto e noi siamo stati avvisati solo dopo 5 ore.<br /> - Il fatto che a me e mio marito è stato impedito con la menzogna di vedere il corpo di mio figlio abbandonato sul selciato a poca distanza da casa.<br /> - Le parole “io so sempre dov’è mio figlio” pronunciate dalla prima pm per farci sentire in colpa dopo che il blog aveva scatenato la polemica e l’urgenza di chiarezza.<br /> - “Calunniatori”, “sciacalli” sono le offese e le umiliazioni dichiarate da alcuni sindacati di polizia ai media su di noi e chi ci aiutava.<br /> - Il rifiuto di riceverci da parte del vescovo di Ferrara.<br /> - L’indagine per calunnia subita dagli avvocati Fabio e Riccardo che si ribellavano alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dai vertici di Procura e Questura.<br /> - Le offese rivolte alla memoria di Federico dai difensori degli imputati durante il processo nell’impossibilità per lui di difendersi.<br /> - Le offese rivolte alla memoria di Federico definito “povero disgraziato” dal procuratore Minna intervenuto nel processo bis a difesa della dott.ssa Guerra.<br /> - La querela della dott.ssa Guerra nei miei confronti, nonostante lei non sia andata sul posto, non abbia sequestrato i manganelli e le auto, non abbia raccolto testimonianze se non quella spontanea di Anne Marie Tsegueu e non abbia indagato i poliziotti che 6 mesi dopo, poco prima di lasciare il caso. Non ha avuto conseguenze disciplinari eppure ha querelato me e La Nuova Ferrara che ha riportato la notizia della condanna in primo grado di suo figlio per spaccio di droga.</p><p><strong>Elenco degli angeli incontrati dopo che mio figlio è morto per mano di quattro poliziotti.</strong> E&#8217; un elenco qui molto parziale perché la realtà include una moltitudine di persone che ci hanno sostenuto manifestando il loro senso civico, l’esigenza umana e sociale di trasparenza e di giustizia:</p><p>- Fabio Anselmo, avvocato. A lui si sono affiancati Venturi, Gamberini e Del Mercato. E’ diventato la voce di Federico in Tribunale e fuori dalle aule. E non solo per Federico, anche per Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e diversi altri. Assume un ruolo politico perché non ha paura di schierarsi contro chi commette abusi di potere. Riceve minacce, richiami e querele.<br /> - Il popolo del blog costantemente presente.<br /> - Il cardinal Ersilio Tonini, arcivescovo di Ravenna. Insieme a don Domenico Bedin ci ha trasmesso il calore della fede e il calore umano della condivisione e della solidarietà.<br /> - Anne Marie Tesgueu, la cittadina di via Ippodromo. Ha dato a tutti una lezione di civiltà.<br /> - Nicola Proto, il magistrato che ha avuto il coraggio di fare il suo dovere senza condizionamenti e lavorando in un clima difficilissimo perché fosse fatta giustizia.<br /> -Gaetano Sateriale, sindaco di Ferrara, che si è ribellato all’ipocrisia delle versioni ufficiali in una città che aveva paura di conoscere la verità, rompendo il nostro isolamento.<br /> - Dean Buletti, Checchino Antonini, Cinzia Gubbini e tutta la stampa che ha impedito che venisse calato un velo sulle circostanze della morte di mio figlio, e Filippo Vendemmiati che ha salvato la memoria di ciò che è successo con il suo prezioso film “E’ stato morto un ragazzo”.<br /> - Francesca Boari, che ha messo nel libro “Aldro” i sentimenti miei e di Federico togliendoli dall’oblio della morte.<br /> - Gli amici di Federico, a cui voglio un gran bene, e che per me sono ciascuno una parte di lui.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/22/via-la-madre-di-aldrovandi-per-far-posto-a-maroni/78207/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>120</slash:comments> </item> <item><title>Lodo Alfano, le perplessità di Napolitano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/lodo-alfanom-le-perplessita-di-napolitano/74570/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/lodo-alfanom-le-perplessita-di-napolitano/74570/#comments</comments> <pubDate>Sun, 31 Oct 2010 10:18:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[giusitizia]]></category> <category><![CDATA[Lodo]]></category> <category><![CDATA[napolitano]]></category> <category><![CDATA[vizzini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=74570</guid> <description><![CDATA[Sul lodo Alfano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esprime forti perplessità ed interviene inviando una lettera a Carlo Vizzini, relatore dello scudo per le prime due cariche dello Stato. Era il 22 ottobre 2010. Il lodo – secondo Napolitano – avrebbe diminuito il ruolo del Capo dello Stato se fosse stata sottoposta una questione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sul lodo Alfano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esprime<strong> forti perplessità</strong> ed interviene inviando una lettera a Carlo Vizzini, relatore dello scudo per le prime due cariche dello Stato. Era il 22 ottobre 2010.</p><p>Il lodo – secondo Napolitano – avrebbe diminuito il ruolo del Capo dello Stato se fosse stata sottoposta una questione di procedibilità nei suoi confronti con un voto a maggioranza semplice del Parlamento.</p><p>Ma dopo gli emendamenti richiesti dal Quirinale ecco che arriva <strong>l&#8217;approvazione di Napolitano</strong>: “Si va nella direzione giusta”.</p><p>La Costituzione italiana, all&#8217;articolo 73 dice che il presidente della Repubblica promulga le leggi <strong>entro un mese dall&#8217;approvazione</strong>. Può in ogni caso chiedere una nuova deliberazione alle Camere prima della promulgazione che poi possono anche approvare nuovamente la legge così senza modifiche (articolo 74). <strong>Non è previsto alcun intervento durante la discussione delle leggi</strong>.</p><p>Fatto questo piccolo ripasso, senza entrare nel merito della eventuale incostituzionalità del lodo, non si capisce perché – perdonate la presunzione &#8211; il Presidente Napolitano debba intervenire <strong>prima che la legge venga approvata dalle Camere</strong> e non aspetta l&#8217;iter previsto dalla nostra carta costituzionale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/lodo-alfanom-le-perplessita-di-napolitano/74570/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Avetrana e lo stalking mediatico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/24/avetrana-e-lo-stalking-mediatico/73404/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/24/avetrana-e-lo-stalking-mediatico/73404/#comments</comments> <pubDate>Sun, 24 Oct 2010 09:45:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Damiano Zito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[avetrana]]></category> <category><![CDATA[Bruno]]></category> <category><![CDATA[Fatto]]></category> <category><![CDATA[gossip]]></category> <category><![CDATA[omicidio]]></category> <category><![CDATA[paragone]]></category> <category><![CDATA[quotidiano]]></category> <category><![CDATA[sarah]]></category> <category><![CDATA[Scazzi]]></category> <category><![CDATA[stalking]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category> <category><![CDATA[Vespa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73404</guid> <description><![CDATA[Secondo i sondaggi di Ipr Marketing mostrati a L&#8217;Ultima Parola di Gianluigi Paragone, gran parte degli italiani considera eccessivo il racconto dei mass media dell&#8217;omicidio della povera Sarah Scazzi, ma nello stesso tempo l&#8217;88 per cento degli intervistati dichiara di seguire la vicenda in televisione. Al pubblico italiano piace la telecamera morbosa, invasiva, quella che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Secondo i sondaggi di<strong> Ipr Marketing</strong> mostrati a <strong><em>L&#8217;Ultima Parola</em> di Gianluigi Paragone</strong>, gran parte degli italiani considera <strong>eccessivo</strong> il racconto dei mass media dell&#8217;omicidio della povera Sarah Scazzi, ma nello stesso tempo l&#8217;88 per cento degli intervistati dichiara di seguire la vicenda in televisione.</p><p>Al pubblico italiano piace la telecamera morbosa, invasiva, quella che insegue le cugine, le sorelle e chissà quali parenti o amici di vittime e carnefici nelle storie dei crimini italiani. Insomma, <strong>l&#8217;argomento tira</strong> (per dirla con Enrico Lucci), o meglio ancora, fa share, dunque diamo in pasto tutta la mostruosità del racconto con particolari e <strong>retroscena spesso inventati.</strong> <strong>L&#8217;importante è vendere, fare ascolti. </strong></p><p>Come si devono comportare i giornalisti davanti a un caso del genere? Ce lo dicono Maurizio Belpietro e Monica Setta, ospiti in studio da Paragone. In sintesi, siccome agli italiani piace il racconto delle storie dei vari Garlasco, Perugia, Cogne e ora Avetrana, allora i giornalisti fanno bene a stare lì a raccontare minuto per minuto tutte le novità, i colpi di scena che stravolgono i fatti. Fa bene quindi Panorama a raccontare i “gossip” (Setta dixit) su Sarah, anche se si tratta di notizie prive di fondamento. E poi il ragionamento di Monica Setta si riassume così:<strong> la televisione funziona perché crea attesa</strong>. E poi ancora: siccome la gente considera le tribune politiche qualcosa di inventato, i casi come quello di Sarah invece non possono essere manipolati perché sono realtà.</p><p>Ma – dicevamo – l&#8217;argomento tira e visto il calo di audience, come può Augusto Minzolini fare a meno di occuparsi di questa storia?</p><p>Lo sanno bene i conduttori di programmi come <strong>L&#8217;Italia in diretta, Mattino Cinque o (peggio ancora) Chi l&#8217;ha visto?</strong></p><p><strong>Il Fatto Quotidiano</strong> a differenza di altri giornali ha lasciato da parte il “gossip” limitandosi al solo racconto dell&#8217;inchiesta. Lo ha spiegato Sandra Amurri giornalista di questo giornale, invitata da Paragone e in collegamento da Avetrana, ai colleghi Belpietro e Setta, fiera di non aver mai utilizzato i termini “mostro” o peggio ancora “orco”.</p><p>La professionalità dei programmi pomeridiani (e non solo) si commenta da sola. Un po&#8217; come quelle domande che facevano agli aquilani appena terremotati dopo aver passato la notte in macchina o in tenda: “sente freddo?” o “com&#8217;è dormire in macchina?”.</p><p>In tutto ciò stona la frase della giornalista Amurri che sempre in diretta da Paragone dice: “quelle telecamere che bloccano una strada intera<strong> non sono segno di civiltà</strong>”.</p><p>Ha ragione, anche perché tra i plastici di Vespa, le dirette dal cancello di casa Misseri, le rincorse ai parenti della cugina di Sarah, si fa molta fatica a distinguere il giornalismo dallo <strong>stalking mediatico</strong>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/UfoXbxoWnEg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/24/avetrana-e-lo-stalking-mediatico/73404/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>23</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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