<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Giancarlo Costa</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/gcosta/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Sull&#8217;incostituzionalità dei Cie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/sullincostituzionalita/228497/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/sullincostituzionalita/228497/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 May 2012 19:30:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[cie]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[diritti]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[immigrazione]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[legge]]></category> <category><![CDATA[legge anti immigrazione]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[stranieri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=228497</guid> <description><![CDATA[Come riportato in una lettera recentemente inviata al Ministero dell&#8217; Interno dall&#8217; assessore al Welfare della Regione Emilia Romagna e dal garante dei detenuti, l ’esperimento dei Cie è fallito e occorre cambiare strutture che non hanno più senso di essere. C’è da sperare che il suggerimento sia raccolto, perché i Cie,  oltre a essere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come riportato in una lettera recentemente inviata al Ministero dell&#8217; Interno dall&#8217; assessore al Welfare della Regione Emilia Romagna e dal garante dei detenuti, <strong>l ’esperimento dei Cie è fallito</strong> e occorre cambiare strutture che non hanno più senso di essere.</p><p>C’è da sperare che il suggerimento sia raccolto, perché i Cie,  oltre a essere la fallimentare soluzione a una questione complessa voluta da una classe politica a dir bene grossolana, il Cie è sempre da più voci ormai considerato una cattedrale di <strong>incostituzionalità.</strong></p><p>Dunque, cos’è un Cie?</p><p>Materialmente, è una struttura di cemento armato e <strong>gabbie di ferro</strong>, circondata da filo spinato, telecamere e forze di sicurezza armate.</p><p>Tecnicamente, è un “<em>centro di identificazione ed esplusione</em>”, realizzato per contenere gli <strong>extracomunitari</strong> sottoposti a provvedimenti di esplusione o respingimento.</p><p>Diciamo che un Cie non è penitenziario, e però funziona e sembra proprio <strong>un penitenziario.</strong></p><p>Gli <strong>stranier</strong>i deteneuti &#8211; <em>rectius</em>  - ospitati, nel CIE, sono detti appunto <strong>“ospiti”</strong>.</p><p>E però se sei “ospite” del Cie non è che quando si è fatto tardi saluti e te ne vai, perché sei “trattenuto”. Il che significa che non sei libero di andare in giro, perché altrimenti, siccome sei irregolare e senza documenti, non ti trovo più, e se non ti trovo più, non posso espellerti dal paese.</p><p>Ora,  <strong>l’articolo 13</strong> della <strong>Costituzione</strong> stabilisce testualmente “<em>la libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell&#8217;Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge</em>”</p><p>Siccome la Costituzione ha il cuore grande, e non c’è scritto da nessuna parte che questa regola valga solo per gli italiani, la giurisprudenza è fermamente convinta che la norma valga per <strong>qualunque essere umano</strong> si trovi in Italia e che la <strong>libertà</strong> sia un diritto di ogni uomo <strong>senza distinzion</strong>e di pelle, religione, sesso e convinzione.</p><p>Certo le esigenze del civile vivere, a volte richiedono che libertà sia compressa, in ragione di valori di pari grado e importanza, fra cui senz’altro, possiamo far rientrare ad esempio, la vita e la <strong>sicurezza dei consociati</strong>.</p><p>Ma la Costituzione, che è post-fascista, ha fresco il ricordo di cosa può significare l’abuso della ragion di Stato sulla libertà del singolo, ed enuncia una garanzia: la libertà si può limitare, ma solo nei <strong>casi</strong> e nei <strong>modi</strong> previsti da una <strong>legge chiara e precisa</strong>, manifestazione  della volontà dei cittadini.</p><p>In <strong>materia di immigrazione</strong>, la legge italiana, che poi è un famigerato decreto legislativo, stabilisce che lo straniero sia trattenuto  “<em>per il tempo strettamente necessario quando non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione  mediante accompagnamento alla frontiera ovvero il </em> <em>respingimento</em>” perché, ad esempio, occorre procedere al soccorso dello straniero, o ad accertamenti sulla sua identità o ancora è impossibile trovare un mezzo di trasporto per l’accompagnamento.</p><p>Quanto al resto, la legge è sostanzialmente in <strong>silenzio.</strong> Non stabilisce precisamente come debba svolgersi questo trattenimento, né dove, né a quali condizioni.</p><p>In sintesi, la legge dice i “casi”, ma non dice sui “modi”, se non che appunto, tale detenzione debba svolgersi nei Cie. </p><p>Il fatto che una legge così fatta è necessaria, lo dimostra la normativa delle <strong>carceri</strong>. Sebbene siano spesso violate in concreto, le <strong>normative di diritto penitenziario</strong> sono estremamente <strong>dettagliate</strong>, e contengono disposizioni sulla grandezza dei locali, sull’illuminazione, sull’alimentazione, l’igiene, le visite, e via dicendo. Un carcere, è stato detto, non si improvvisa.</p><p>Quanto ai <strong>Cie</strong> invece, che carceri non sono – almeno così ci dicono – la legge dice il <strong>minimo</strong>, e lascia lo specifico al <strong>solito pastrocchio</strong> di regolamenti, atti amministrativi, linee guida e prassi locali; un<strong> giungla burocratica</strong> confusa, che nessuno ben conosce, (figuriamoci uno straniero), nessuno capisce e nessuno applica, e che in ogni caso appare insufficiente a garantire il minimo rispetto dei fondamentali diritti in gioco.</p><p><strong><a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/comunicati_stampa.asp?id=2276">Medici senza frontiere</a></strong> si è fatta un giretto nei Centri di identificazione. E’ stato rilevato come negli stessi ambienti convinvono <strong>vittime di tortura</strong> e persecuzione, <strong>tossicodipendenti</strong>, malati di corpo e <strong>malati di mente. </strong>Il diritto, dipende dove capiti; colloqui, assistenza, comunicazioni…tutto è demandato alle diverse realtà locali, alle prassi delle Prefetture e via dicendo.</p><p>Il che, in concreto, significa che un ospite Cie, a conti fatti, è sulla carta è ancor meno garantito di un <strong>detenuto.</strong></p><p>E qui sorge un secondo problema, roba da poco, perché la<strong> Costituzione</strong> prevede anche un <strong>principio di uguaglianza</strong>, e il fatto che non si capisca come funziona un CIE, quali diritti abbia un “ospite” e cosa sia legittimo chiedere e ottenere, questa vaga <strong>indeterminatezza</strong> di modalità e <strong>trattamenti</strong>, ecco, tutto questo è in una parola <strong>discriminazione.</strong></p><p>Il Cie di Bologna, in via Mattei, funzionerà forse per soli <strong>28 euro al giorno</strong> a persona. 28euro per mangiare, dormire, gestire i servizi igenici, i costi burocratici, il lavoro degli operatori, il servizio medico, gli assistenti sociali e i mediatori. Nel paese degli sprechi, davvero un incredibile risparmio.</p><p>Sinceramente,  si ha un po&#8217; vergogna, a guardare oltre le mura, dove stanno persone che, a ben vedere, non hanno commesso nulla, se non varcare una <strong>linea immaginaria.</strong></p><p>Un mio celebre <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pirandello">conterraneo</a>,  soleva distinguere fra <strong>scrittori di cose e scrittori di parole.</strong></p><p>Gli scrittori onesti, scrivono <strong>cose</strong>, e gli imbroglioni scrivono <strong>parole</strong>, e pure troppe, per nascondere le cose.</p><p>Il legislatore italiano è uno scrittore di parole, e a poco serve cambiare nome alla <strong>gabbia di cemento</strong>, sempre <strong>gabbia rimane.</strong></p><p>Ma quando vede la gente in gabbia, la <strong>Costituzione</strong> si fa <strong>pignola</strong>, e pretende regole precise e garantiste, perché c’è in ballo il valore massimo dell’essere umano, che è quella cosa meravigliosa e mai scontata, chiamata <strong>libertà.</strong></p><p>Nel primo post sul Fatto.it, avevo commentato la sentenza della <strong>Corte di Giustizia Europea</strong>, in cui si riconosceva la <strong>totale inutilità del reato di immigrazione clandestina, </strong>nella convinzione  che la clandestinità non possa costituire, di per sé, una colpa tale da giustificare la <strong>pena detentiva.</strong></p><p>Oggi, sfogliando le riviste di dottrina, leggo sempre di più voci a sostegno dell&#8217;incostituzionalità dei CIE, e pur a voler dire che questi “<em>ospiti</em>” non sono detenuti, guardando le cose e meno le parole, la necessità assoluta è quella di una <strong>nuova legge</strong>, onesta, serie e soprattutto <strong>sincera</strong>, che decida con <strong>miglior scienza</strong> come affrontare la questione dei migranti,  cancellando la pagina presente di bieca ipocrisia e<strong> inutile valore.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/sullincostituzionalita/228497/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Aldrovandi, una diffamazione assurda</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/aldrovandi-diffamazione-assurda/199327/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/aldrovandi-diffamazione-assurda/199327/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Mar 2012 21:25:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[carcere]]></category> <category><![CDATA[diritto]]></category> <category><![CDATA[federico aldrovandi]]></category> <category><![CDATA[Ferrara]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[violenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199327</guid> <description><![CDATA[Ci sono fatti che, senza volerlo, diventano racconto di una verità più grande. &#8221;Più si è sofferto, meno si rivendica&#8220;, diceva Emil Cioran. Protestare è segno che non si è attraversato alcun inferno. Patrizia Moretti, la madre di quel Federico Aldrovandi che  &#8221;è stato morto un ragazzo&#8220;, certo un&#8217; inferno l&#8217;ha conosciuto. Scrisse un blog, in cui...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono<strong> fatti</strong> che, senza volerlo, diventano racconto di una <strong>verità</strong> più grande. &#8221;<em>Più si è sofferto, meno si rivendica</em>&#8220;, diceva <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emil_Cioran">Emil Cioran</a></strong>. Protestare è segno che non si è attraversato alcun <strong>inferno</strong>.</p><p><strong>Patrizia Moretti</strong>, la madre di quel <strong>Federico Aldrovandi</strong> che  &#8221;<em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1ZSU-lfaHY4">è stato morto un ragazzo</a></em>&#8220;, certo un&#8217; inferno l&#8217;ha conosciuto.</p><p>Scrisse un <strong><a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/">blog</a></strong>, in cui raccontare di come capiti, nella <strong>quotidiana follia</strong> del vivere, di incontrare &#8211; come fosse nulla &#8211;  “<em>uno degli assassini</em> ” e anzi &#8220;<em>di quelli che hanno tolto la vita a Federico</em>&#8220;. Raccontano, <strong>Patrizia e Lino Aldrovandi</strong>, la storia di Federico e di chi lo ha amato.</p><p>Raccontano, e forse non lo sanno, qualcosa di <strong>più grande;</strong> una rabbia umana troppo umana che investe, scalcia nel petto, va come una febbre. Una<strong> resistenza</strong> d&#8217;amore che non è stata prevista, e getta <strong>bellezza</strong> al tempo.</p><p>Il <strong>corpo</strong> umano, si è detto,  non ha per <strong>l&#8217;ingiusto</strong> alcuna capacità<strong> d&#8217;abitudine</strong>. Non una fisiologia del<strong> soffrire</strong>, non una soluzione che non sia tradimento. Nasce per questo forse la <strong>parola:</strong> prima come desiderio, poi come suono, poi come <strong>giustizia</strong> rivelata del <strong>dire.</strong></p><p>Dice, Patrizia Moretti, e non può non dire.</p><p><em>“Quando vedo uno di loro mi manca il fiato, come a mio figlio. Mi si ferma il cuore, come a lui. Non riesco più a respirare, non so reagire. Vorrei urlare, picchiare, uccidere, ma non ne sono capace”</em>.</p><p>Forse sbagliava sul <strong>dolore</strong>, il grande <strong>Emil,</strong> se l&#8217;<strong>inferno </strong>di chi vive questa storia nessuno può dirlo cessato e nemmeno può dirsi cessata la <strong>protesta. </strong></p><p>La <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/archiviata-querela-poliziotto-contro-madre-federico-aldrovandi/197868/" target="_blank">notizia </a>dell&#8217;oggi è che per le sue <strong>parole </strong>contro gli agenti, la madre di Federico non sarà processata per <strong>diffamazione. </strong></p><p>Scrivendo <strong>assassino</strong> , per il <strong>G.i.p di Ferrara</strong> che ha<strong> archiviato </strong>il procedimento, Patrizia &#8220;<em>aveva inteso indicare in Forlani colui che era stato ritenuto responsabile in primo grado dell’omicidio di suo figlio, non essendovi elementi per poter sostenere che si volle muovere un’accusa di omicidio volontario&#8221;</em></p><p>E se la decisione del <strong>Giudice ferrarese</strong> è senz&#8217;altro <strong>condivisibile</strong>, quanto tristemente <strong>inadeguato </strong>ci appare, in casi come questo, il linguaggio <strong>del diritto, </strong> nel suo difficile esercizio di <strong>compostezza e razionalità.</strong></p><p><strong>Necessario</strong> è dire l&#8217;ovvio sfuggente: che è <strong>assurdo</strong> ritrovarsi a difendere le <strong>verità sommerse</strong> e poi rivelate. Che è assurdo essere accusati del proprio<strong> dolore </strong>impresso. Ma così vanno le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/giuseppe-stato-violentato/195717/" target="_blank">faccende umane</a>, e guai a perdersi di vista. Ci si ritrova anzi vicini in <a href="http://www.google.it/#hl=it&amp;sclient=psy-ab&amp;q=Cucchi+Aldrovandi+Uva+il+fatto&amp;oq=Cucchi+Aldrovandi+Uva+il+fatto&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;gs_l=serp.3...18826l19794l3l19896l9l9l0l0l0l1l237l1192l3j5j1l9l0.frgbld.&amp;pbx=1&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_qf.,cf.osb&amp;fp=697b906e8dda7de0&amp;biw=1024&amp;bih=618" target="_blank">storie diverse</a>, legati senza legame, uniti nell&#8217;avere, per la <strong>Giustizia</strong>, ormai <strong>sete</strong> inestinguibile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/aldrovandi-diffamazione-assurda/199327/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Condizione delle donne, problema di tutti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/condizione-delle-donne-problema-tutti/195713/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/condizione-delle-donne-problema-tutti/195713/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 12:57:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[8 marzo]]></category> <category><![CDATA[diritto]]></category> <category><![CDATA[femminismo]]></category> <category><![CDATA[Il corpo delle donne]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[maternità]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[se non ora quando]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[stupro]]></category> <category><![CDATA[università]]></category> <category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195713</guid> <description><![CDATA[Oggi, 8 marzo si celebra la Giornata internazionale della donna. Per alcune donne sarà l’occasione per  leggerezze fra amiche o  i soliti tremendi spogliarelli, per altre l’occasione per parlare di diritti, problemi e violenze. Come uomo credo che la condizione della donna sia anche un mio problema. E’ un mio problema l’uso del corpo delle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/xaTmbLzyWmk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><strong>Oggi,</strong><strong> 8 marzo</strong> si celebra la <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna" target="_blank">Giornata</a></strong><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna" target="_blank"> internazionale della donna</a>. </strong></p><p>Per alcune donne sarà l’occasione per  leggerezze fra amiche o  i soliti tremendi spogliarelli, per altre l’occasione per parlare di diritti, problemi e violenze.</p><p>Come <strong>uomo</strong> credo che la condizione della donna sia anche un <strong>mio problema.</strong></p><p>E’ un <strong>mio problema</strong> l’uso del <strong>corpo delle donne.</strong></p><p><em>“La bellezza fisica della donna è uno dei più generosi spettacoli che la natura concede ai mortali, sempre deliranti fra il dolore e la morte”</em>. Trovo offensiva per la mia dignità di uomo la brutale mercificazione perpetuata su questa <strong>bellezza </strong>dall&#8217;<a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=NexOTy8VYNw" target="_blank">industria <strong>pubblicitaria</strong></a> e dai <strong>media. </strong>Non voglio ogni giorno subire, da uomo, questa <strong>aggressione</strong> all&#8217;immaginario, essere trattato come un cane a cui mostrare la bistecca per inculcare messaggi e ordini. Non voglio <strong>comprare</strong>, credere o obbedire sotto l’attrazione di un corpo femminile: il trattamento presuppone che io –come <strong>uomo</strong> – sia un’<strong>idiota.</strong></p><p>E’ un <strong>mio problema</strong> anche il rispetto della <strong>volontà e delle scelte. </strong>Una donna è <strong>libera </strong>di essere quel che vuole e se questa è vera libertà nessuno può puntare il dito e giudicare: non uomini, nemmeno altre donne.</p><p><strong> </strong></p><p>E’ un mio problema il<strong> grossolano moralismo</strong> e il <strong>femminismo manicheo</strong> di chi riconduce ogni questione a una imposizione maschile. Siamo diventati troppo grandi per giocare al <strong>maschi contro femmine </strong>e per scadere nelle trappole del <strong>sessismo</strong> del momento.</p><p>E’ anche un mio problema il <strong>contratto</strong> che “<em><strong>nel caso di gravidanza potrà essere risolto di diritto, senza alcun compenso o indennizzo</strong></em>”. Vorrei che la <strong>maternità</strong> fosse un diritto e non un lusso o un compresso e che la collettività tutelasse l’essere madre. Vorrei non sapere cosa sono le “<strong>dimissioni in bianco</strong>”. Vorrei che certe clausole fossero storture marginali e non l&#8217;attualità di alcune fra le<strong> principali imprese</strong> pubbliche e private italiane. Se questo è quello che il modello di competizione economica impone, la direzione è decisamente fuori rotta. Fare soldi non ha certo più valore che fare la vita.</p><p>Mi piacerebbe che si parlasse di un <strong>welfare</strong> inaccettabile solo perché troppo arretrato nell’assicurare protezione e sostegno alle <strong>lavoratrici</strong> e che la Festa della donna fosse un’occasione per parlare di <strong>lavoro femminile</strong> in un’ Italia in cui riesce a lavorare meno del <strong>50% delle donne.</strong></p><p>Le<strong> pari opportunità</strong>, principio dell’Unione, sono un<strong> problema europeo</strong> che in Italia assume caratteri grotteschi. Secondo il dati del Governo,  il “<strong>differenziale retributivo di genere</strong>&#8221; nel lavoro dipendente è pari al <strong>23,3</strong>. Le donne in media, sono pagate un quarto di meno.Essere pari non significa essere uguali: diverse condizioni, esigono ragionevolmente diverse soluzioni. Così nell&#8217;uguaglianza si nasconde la disparità se è praticamente impossibile trovare una donna nei <strong>consigli di amministrazione (6,7%) </strong>e nelle posizioni di vertice delle aziende ed e invece semplice, secondo le statistiche di Almalaurea, trovare <strong>neolaureate</strong> con voti eccellenti e mediamente più preparate degli uomini.</p><p>E’ un <strong>mio problema </strong>anche il <strong>datore di lavoro</strong> che pretende attenzioni particolari, il suo complimento volgare e ossessivo, la cenetta a cui invita con le buone o le cattive sotto il <strong>ricatto</strong> del prendere o lasciare. Discriminata è la <strong>donna </strong><strong>e</strong><strong> </strong>discriminato sono io, come <strong>uomo</strong>, per tre volte: come uomo, come <strong>partner</strong> e come <strong>lavoratore</strong>.</p><p>E’ un<strong> problema </strong><strong>sottile e strisciante il fatto</strong> che certe donne alla fine, per dimostrare di sapere e saper fare, finiscano con l’imitare i peggiori comportamenti maschili, rinunciando a quel &#8220;<em>mistero bello senza fine&#8221;</em> chiamato <em>femminile. </em></p><p>E’ un mio problema e ne ho vergogna, la <strong>violenza sulle donne</strong>.</p><p>Ho <strong>vergogna</strong> &#8211; peggio di un verme -  quando il genere <strong>maschile</strong> viene inevitabilmente associato a storie brutalmente quotidiane come quella dei <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/stupro-dellaquila-arrestato-militare-indagato-laccusa-anche-tentato-omicidio/193295/" target="_blank">militari dell’Aquila</a> </strong>e le pesanti accuse di <strong>stupro</strong> e <strong>tentato omicidio </strong>a loro carico.</p><p>Mi <strong>vergogno</strong> come l’ultimo mollusco fangoso della terra per i “<em><strong>il rapporto sessuale è stato consenziente</strong></em>”  nel <strong>sangue</strong>, i “ <em>lei ci stava lei provocava</em>” di lividi sul viso, per quei distinguo fra la <strong>ragazza</strong> di buoni costumi e la <strong>puttana</strong> di turno. Nel documentario <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_per_stupro" target="_blank">Un Processo per Stupro,</a> l&#8217;avvocato<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tina_Lagostena_Bassi" target="_blank"> Tina Lagostea Bassi</a> ci mostrava il medioevo culturale in cui marcisce l’ Italia.</p><p>Emergeva una società che sopportava <strong>strategia difensive</strong> violente e inquisitorie, finalizzate neanche subdolamente a trasformare la <strong>vittima in imputata</strong>, umiliandola e scavando nelle sua sfera intima fino a screditarla e privarla di dignità.</p><p>Respiro male in questo liquame culturale di <strong>uomini repressi</strong>, fobici e insicuri, che confondono il virile con la più vigliacca delle sopraffazioni. Ma nel <strong>Processo per Stupro,</strong> l’apertura è per le <strong>madri</strong> degli stupratori e per quelle &#8220;<em>comari di un paesino&#8221; </em>che vedevano in lei “<em>quella che voleva divertirsi</em>”.</p><p>Un <strong>processo morale</strong> non diverso da quello che nel 1611 dovette affrontare a Roma la pittrice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_ad_Agostino_Tassi_per_lo_stupro_di_Artemisia_Gentileschi" target="_blank">Artemisia Gentileschi</a>,  donna di incredibile personalità che ebbe prima il coraggio di denunciare lo <strong>stupro </strong>subito<strong> </strong>e poi di difendersi ostinatamente dalle accuse di uomini e donne figli di una comunità satura di <strong>pregiudizi, omertà e squallidi codici d&#8217;onore. </strong></p><p>Quell&#8217; Italia talvolta sembra non essere mai scomparsa. Osservava l’avvocato <strong>Lagostea Bassi</strong> che “<em>nel caso di quattro rapinatori che entrano in una gioielleria e portano via i gioielli, nessuno degli avvocati si sognerebbe di dire che il gioielliere ha un passato poco chiaro, che il gioielliere è un usuraio, che specula, che guadagna o che evade le tasse “.</em></p><p>C&#8217;è davvero sconforto,  nel trovarsi a scrivere, ancora oggi,  che “<em>una donna ha il diritto di essere quello che vuole” . </em></p><p>E&#8217; un mio problema e vorrei non lo fosse la parola “<strong><em>femminicidio</em></strong>”, orrendo neologismo che esprime la <strong>distruzione</strong> fisica, psicologica e istituzionale della donna in quanto tale. Questa parola le <strong>Nazioni Unite</strong> la accostano all’ Italia, un paese dove la <strong>violenza</strong> di compagni, mariti o ex fidanzati sono la <strong>prima causa di morte</strong> per le donne dai 15 ai 44.</p><p>E&#8217; un problema che non si risolve sbattendo mostri in prima pagina e  montando <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/stupro-gruppo-titoli-giornale-nervi-scoperti/189328/">falsi scandali</a> sulle sentenze della Cassazione. Fare demagogia è fuori luogo. Si può avere giustizia solo nel rispetto della libertà e dei <strong><span style="font-weight: normal;">principi costituzionali. N</span></strong>essuna legge figlia dell&#8217;isteria punitiva o del dogma della <strong>repressione</strong> potrà davvero cambiare lo stato delle cose come un profondo rinnovamento culturale sempre troppo distante, che investa il significato dell&#8217;essere donna ed essere uomo in questo paese.</p><p>A questo cambiamento e a tutte le <strong>donne</strong> che come Artemisia Gentileschi, hanno lottato per affermare una diversa armonia sociale, con qualche ritardo,  sento di dover regalare una mazzo di <strong>mimose.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/condizione-delle-donne-problema-tutti/195713/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Diventare (davvero) europei</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/diventare-davvero-europei/189399/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/diventare-davvero-europei/189399/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 21:19:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[art. 18]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[fecondazione assistita]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[reddito cittadinanza]]></category> <category><![CDATA[società civile]]></category> <category><![CDATA[stranieri]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189399</guid> <description><![CDATA[Diventare europei. Un richiamo abbastanza ripetuto da molti esponenti dell’ attuale Governo, spesso finalizzato a giustificare riforme poco gradite. In mezzo, qualche errore di comunicazione grossolano, ma anche tanto qualunquismo nei giudizi sugli italiani, o sull&#8217;Europa. L’essere europei è un sentimento e insieme un fatto fra i più complessi e unici delle storie umane. Verso il 1920,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>D</strong><strong>iventare europei</strong>. Un richiamo abbastanza ripetuto da molti esponenti dell’ attuale <strong>Governo</strong>, spesso finalizzato a giustificare riforme poco gradite. In mezzo, qualche errore di comunicazione grossolano, ma anche tanto qualunquismo nei <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/cattedra-poco-sfigata/186815/" target="_blank">giudizi sugli italiani</a>, </strong><strong>o sull&#8217;Europa. </strong>L’essere <strong>e</strong><strong>uropei </strong>è un sentimento e insieme un fatto fra i più complessi e unici delle storie umane. Verso il 1920,  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Mann" target="_blank">Thomas Mann</a> scriveva di un sogno in cui &#8221; l<strong>e democrazie nazionali possano riunirsi a costituire una democrazia europea.</strong>.<strong>una società dell&#8217;umanità</strong>&#8220;.</p><p>Sia detto che l’ <strong>Europa</strong> ha <strong>radici comuni fortissime</strong> e nel diritto questo è provato. Il diritto romano nell&#8217;antichità, il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_Napoleonico" target="_blank">codice napoleonico</a></strong> nella prima modernità, hanno ispirato o influenzato gli ordinamenti di quasi tutti gli Stati Europei.</p><p>A queste antiche radice giuridiche, che sono anche culturali ed economiche,  da tempo si è sovrapposto il <strong>progetto comunitario.</strong></p><p>Nel quadro di un <strong>Europa ricostruita</strong> con radici costituzionali affini nel completo riconoscimento dei <strong>diritti fondamentali</strong> quale fonte e limite di ogni decisione, il ruolo delle <strong>Istituzioni Comunitarie</strong> sarebbe dovuto essere quello di armonizzare le diverse particolarità nazionali verso <strong>standard elevati di efficienza </strong>ed efficacia.</p><p>Si trattava di prendere le<strong> matrici comuni</strong> e i <strong>migliori modelli</strong> all&#8217;interno delle esperienze giuridiche ed economiche dei singoli stati, trovare le logiche vincenti, ed elevarle a canone dell<strong>&#8216;agire europeo.</strong></p><p><strong>&#8220;Europeo&#8221;</strong>, in tale ottica, significava nient’altro che <strong>elevazione e condivisione dei saperi</strong>. La<strong> cultura europea</strong>, d&#8217;altronde, si è sempre mossa in questa dinamica; <strong><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luchino_Visconti">Visconti </a></em></strong>impara da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Renoir"><strong>Renoir</strong>,</a> <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_De_Andr%C3%A9">De Andrè</a></strong> reinventa <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Brassens">Brassens</a></strong>, <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carmelo_Bene">Carmelo Bene</a> </strong>riprende <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonin_Artaud">Artaud</a></strong>, come commenta <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gilles_Deleuze">Deleuze.</a></strong></p><p>I risultati della <strong>cultura europea</strong> innovano i linguaggi, e insieme, traducono linguaggi. Sono produzioni complesse, <strong>particolari e insieme universali</strong>, di assoluta bellezza, che volano su ogni nazionalismo e ogni frontiera,<strong> adatte a ogni nazione e ogni frontiera.</strong></p><p>Siamo sicuramente ricchi di autori <strong>“europei”; </strong>parallelamente, migliaia di lavoratori e studenti si spostano da Bruxelles a Copenaghen, da Berlino ad Almeria. Sono e saranno gli autori, consapevoli o meno, della società di domani. Ai governanti d&#8217; Europa però sembra mancare <strong>coraggio e progettualità. </strong>L&#8217; Europa di oggi non può funzionare. La crisi di oggi, sarà la crisi di domani.</p><p>Nel confrontarsi con i <strong>mercati internazionali</strong>, sembra che l’unica filosofia comune riconosciuto dalla attuale classe politica continentale sia l’utilitarismo inchinato al <strong>dogma del mercato</strong><strong> e </strong><strong>l&#8217;austerità come unica risposta</strong>.</p><p>L&#8217; Europa non era nata per questo. Il <strong>mercato unico</strong>,  progettato come uno degli strumenti di<strong> utilità sociale</strong>,  è divento un <strong>moloch senza spiegazione,</strong> quasi l&#8217;unica concreta sostanza comunitaria. Se rinunciare a un <strong>progetto europeo</strong> significa solamente indebolire ancor di più ogni &#8211; già debole- <strong>democrazia nazionale,</strong><strong> è altresì chiaro che</strong> si gioca una battaglia di vera <strong>selezione naturale</strong>.</p><p>I territori di mercato più selvaggio, tendono ad attirare più capitali. Nessun singolo Stato ha la forza per determinare svolte in questo processo epocale.</p><p><strong>L&#8217;errore più grave </strong>che l&#8217; Europa può commettere è di cedere a questo fenomeno concorrendo in una fallimentare <em>race to the bottom</em><strong>, una rincorsa al peggio, </strong><strong>rinunciando alla composizione politica nel</strong> dettare le regole  per l&#8217;economia.</p><p>Oggi, in mancanza di un&#8217;originale bilancia europea dell&#8217;<strong>autonomia privata</strong> e dell&#8217;<strong>ordine sociale</strong>, si lascia strada all&#8217;<strong>autoregolamentazione </strong>o si statualizzano le linee guida dettate dai <strong>poteri prevalenti.</strong></p><p>Il ruolo delle sovranità e democrazie, è svuotato, più che da un&#8217;Europa tecnocratica, dalle sue rinunce e debolezze. Di fronte alle sfide del futuro, l’unico vero pensiero <strong>europeista</strong> è quello di un’Europa profondamente <strong>diversa</strong>, capace dunque di disegnare in primis una vera <strong>costituzione economica.</strong></p><p>Solo così<strong> </strong><strong>l&#8217;Europa potrà dirsi europea, </strong><strong>s</strong><strong>olo così la faticosa complessità del progetto può avere significato.</strong></p><p>Tornando all’ <strong>Italia</strong>, purtroppo, la politica appare in eterna retroguardia. Nonostante le dichiarazioni di Ministri e vice-ministri, i <strong>giovani italiani </strong>sono molto più europei del narrato:  studiano le <strong>lingue</strong> e lavorano all&#8217;<strong>estero</strong>,vivono l&#8217; Europa quotidianamente.</p><p><strong> </strong>Nel quadro nazionale, l’ Europa la si usa a intermittenza; vicina quando si parla di abrogazione dell<strong>’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/monti-monotonia-posto-fisso-equivocoe-annuncia-interventi-articolo-chiesa/188859/" target="_blank">art.18</a></strong>, lontana quando si parla di <strong><a href="http://www.redditodicittadinanza.com/articoli/Redditominimogarantito_MicroM05.pdf">reddito minimo di cittadinanza</a>.</strong></p><p>Siamo distanti dall&#8217;Europa, più che nell&#8217;essere pigri e mammoni, nelle legislazioni sulle<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_civile#Italia">unioni civili</a></strong> e le coppie di fatto, sulla tutela degli omosessuali e degli <strong>stranieri</strong>, sulla <strong>fecondazione assistita </strong>e il testamento biologico, sulle terapie alternative, le garanzie sociali, i tempi dei processi, le azioni risarcitorie collettive. E molti settori bloccati necessitano di vere e profonde liberalizzazioni (altro che tassisti e avvocati).</p><p>Tanto ci manca di <strong>e</strong><strong>uropeo </strong>e a pensare male, in un mondo in cui i <strong>capitali corrono liberi</strong>, sembra che siano solo i <strong>diritti </strong><strong>a restare prigionieri dei vecchi confini.</strong></p><p><strong><br /> </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/diventare-davvero-europei/189399/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Diritto alla morte, male di vivere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/diritto-alla-morte-male-vivere/175020/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/diritto-alla-morte-male-vivere/175020/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 12:43:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[diritto]]></category> <category><![CDATA[eluana englaro]]></category> <category><![CDATA[Etica]]></category> <category><![CDATA[eutanasia]]></category> <category><![CDATA[Lucio Magri]]></category> <category><![CDATA[Mario Monicelli]]></category> <category><![CDATA[suicidio]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category> <category><![CDATA[vita]]></category> <category><![CDATA[welby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175020</guid> <description><![CDATA[“La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre.” Così il grande scrittore giapponese Yukio Mishima, nell&#8217; imminenza di uccidersi. Un desiderio di eternità, prima di terminare in fretta quel che già fugge veloce. Marguerite Yourcenar, nel saggio Mishima o la visione del vuoto, scriverà che infondo sono solo due i modi di sopportare la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<em>La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre</em>.”</p><p>Così il grande scrittore giapponese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yukio_Mishima">Yukio Mishima</a>, nell&#8217; imminenza di uccidersi. Un desiderio di eternità, prima di terminare in fretta quel che già fugge veloce.</p><p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marguerite_Yourcenar">Marguerite Yourcenar</a>, nel saggio <em>Mishima o la visione del vuoto</em>, scriverà che infondo sono solo due i modi di sopportare la tensione inconciliabile fra il <strong>vuoto e libertà</strong>:  sentirsi liberi nella vita ignorando la morte, o liberarsi trovando nel buio l’assurdo coraggio del vivere.</p><p>La nostra <strong>società </strong>probabilmente ha scelto la prima strada,  ma nascondendo la morte ha nascosto un po’ anche la vita.</p><p>In questo silenzio, <strong>il suicida</strong>, come <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/01/muore-suicida-mario-monicelli-il-comitato-pro-vita-chiede-il-diritto-di-replica/79715/" target="_blank">Mario Monicelli</a> o <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/29/suicidio-assistito-svizzera-morto-fondatore-manifesto-lucio-magri/173896/" target="_blank">Lucio Magri</a>, è destinato a dettare <strong>scandalo.</strong></p><p>Trovo volgare ogni commento sul perché del gesto.</p><p>Lontano da ogni verità che non sia strettamente la vita stessa, mi chiedo unicamente se abbia senso e come sia configurabile un <strong>diritto alla morte</strong>, in <strong>un’ ottica sociale e giuridica</strong>.</p><p>Sgombrando il campo dagli <strong>equivoci</strong>, si tratta di interrogarsi su un<strong>’</strong> ipotesi ben distinta dai casi di<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piergiorgio_Welby" target="_blank">Piergiorgio Welby</a> ed <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eluana_Englaro">Eluana Englaro</a></strong>. Il malato, cosciente e informato, può rifiutare le cure e <strong>rinunciare alle terapie</strong>. Il problema in quei casi si poneva di fronte alla tecnocrazia della macchina sul corpo e al problema del consenso del paziente.</p><p><strong>Il suicidio assistito</strong> e la figura di confine dell&#8217; <strong>eutanasia attiva</strong>,  invece, configurano la prospettiva di poter scegliere di uccidersi nella disperazione estrema, da una <strong>malattia terminale</strong> fino ai casi dei c.d. “<strong>tired of living</strong>” ovvero di coloro che decidono di morire perché, a farla breve, il tempo strappa, la solitudine consuma, <strong>la vita stanca.</strong></p><p>*L’esempio più famoso a riguardo è probabilmente quello dell’ex deputato olandese <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Brongersma" target="_blank">Edward Brongersma</a></strong>, assistito nel suicidio dal suo medico pur in<strong> assenza di malattie</strong> psichiche o fisiche, sulla base di un <strong>incurabile male di vivere. </strong>Il medico prese atto del sussistere di due elementi: una profonda <strong>insostenibile sofferenza</strong> del paziente e il suo <strong>consenso</strong>.</p><p>Il caso in <strong>Olanda</strong> aprì un triplice dibattito<strong>:</strong> legislativo, giudiziario e d<strong>’</strong> opinione.</p><p>In ultima istanza, il dottore fu considerato <strong>colpevole</strong>, sulla scorta di un argomento che pare rilevante: se non c’è una <strong>malattia</strong>, ma solo un <strong>male</strong>, il <strong>medico </strong>non ha competenza per decidere.</p><p>In <strong>Svizzera</strong>, dove si è recato<strong> <span style="text-decoration: underline;">Lucio Magri</span></strong><span style="text-decoration: underline;">,</span> <strong>l’assistenza al suicidio</strong> non è  considerata attività medica. Vi sono centri, come quelli legati alle<strong> associazioni <em>Exit</em> e <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dignitas" target="_blank">Dignitas</a></em></strong>, dove si forniscono le <strong>sostanze letali</strong> al paziente. Nella stanza della clinica si resta soli e da <strong>soli si decide</strong> se assumere o meno la pillola, esercitando il proprio <strong>diritto alla morte.</strong></p><p>Nel suo commento, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/il-medico-salva-non-uccide/174643/" target="_blank"><em>Marco Travaglio</em> </a>ha ricordato che in <strong>Italia </strong>l’articolo 575 del Codice penale, punendo con la<strong> reclusione</strong> chiunque cagiona la morte di un uomo, si pone come ostacolo insormontabile al suicidio assistito. La vita è d&#8217;altronde il bene umano e giuridico più prezioso e protetto.</p><p>Ma la<strong> legge</strong>, si potrebbe obiettare, fissa ed <strong>esprime</strong> una scelta, non la<strong> produce.</strong></p><p>Nemmeno sembra davvero risolutivo, a riguardo, parlare di deontologia medica.Vi sono attività che investono il corpo, eppure non sono cure, come le chirurgie con finalità schiettamente estetiche.</p><p>Un esperto di <strong>diritto e bioetica</strong> come il <strong>Prof. <a href="http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?UPN=stefano.canestrari%40unibo.it" target="_blank">Stefano Canestrari</a></strong>, ricorda spesso nei suoi interventi come tecniche di suicidio assistito potrebbero produrre un<strong>’ </strong>inaccettabile meccanismo d<strong>’</strong> <strong>induzione alla morte</strong> nella fasce deboli della popolazione come gli <strong>anziani.</strong></p><p>Fra i tanti <strong>argomenti contrari</strong> all’ idea che una collettività possa autorizzare l’assistenza al suicidio, ve ne è uno poco considerato,  che però mi appare davvero essenziale: l&#8217;<strong>irriconducibilità</strong> della <strong>vita</strong> alla &#8220;<strong><em>bios&#8221;</em></strong>, cioè alla <strong>vita stessa</strong>.</p><p>Non è un gioco di parole. <strong>La vita semplicemente, supera ogni descrizione di se stessa</strong>, sia essa medica, fisiologica o psichica; ergo la vita, presa nel suo essere, <strong>si sottrae a un qualsivoglia giudizio.</strong></p><p>Possiamo decidere sul nostro corpo,  curare o non curare la malattia,  ma siamo nudi di fronte la questione essenziale:<strong> la vita fa male.</strong></p><p>Alla luce di questo,<strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_mito_di_Sisifo" target="_blank"> Albert Camus</a></strong> alla soglia dei trent’ anni, si domandava se l’ avventura vada compiuta lo stesso e gridava sul finire un profondo<strong> Si</strong>, eroico e disperato.</p><p>Insistere a vivere, altri hanno scelto e sceglieranno la strada diversa.Il risultato è in ogni caso privo di spiegazione. L&#8217;assurdità rimane.</p><p>Proprio sull’<strong> assurdo</strong> della<strong> vita</strong> si gioca l’ <strong>assurdo del suicidio </strong>e la sua <strong>rilevanza sociale.</strong></p><p><strong>Nessuna regola</strong> scientifica o religiosa, giuridica o etica, potrà mai dire sulla <strong>volontà</strong> profonda del vivere e credo che il massimo rispetto della <strong>libertà</strong> sia nel <strong>silenzio</strong> di affrontarla con la propria storia, sopportando l’ impossibilità di una pacificazione.</p><p><strong>Essere o non essere. </strong>La scelta del <strong>suicidio</strong> è un peso di cui <strong>soltanto l’ individuo</strong> e non la <strong>società</strong> può farsi carico, nemmeno a mio avviso, assistendo e aiutando chi manifesti la decisione di terminare l&#8217;avventura.</p><p>Questa <strong>opzione</strong>, implicherebbe una<strong> valutazione</strong>, ma questa valutazione non ha <strong>parametro</strong> e dunque è totalmente sottratta al giudizio. Sarebbe crudele per alcuni, tragica per altri, perfino dolce per altri ancora. Mancando la possibile verifica a posteriori &#8211; nel silenzio della morte &#8211; non sapremo mai se e per chi è stata <strong>giustizia, </strong>se abbiamo contribuito a uccidere, o a sollevare.</p><p>In definitiva, noi non possiamo dire nulla e <strong>morire</strong> è una <strong>condanna</strong> o una <strong>libertà </strong>che non ha bilancia e non ha pesi, non un <strong>diritto, </strong>cioè un valore implicito di misurazione.</p><p>Una <strong>regolamentazione del suicidio assistito</strong>, fuori dai casi di <strong>rifiuto delle cure</strong> e di<strong>assistenza palliativa al dolore</strong>, mi sembra sconfini i limiti del sociale, affrontando il tema del <strong>male di vivere </strong>e  commettendo l’errore più ottuso della nostra intelligenza: <strong>razionalizzare l’assurdo,</strong> rimuovere ancora la vita.</p><p>Sulla <strong>scelta del morire </strong>gravano la solitudine e l’ estremo, ma pur in una logica di comprensione e <strong>dignità</strong>, il riconoscimento di un <strong>diritto</strong> in tal senso si presterebbe a una tolleranza sociale drammaticamente fallibile, di cui continuo a <strong>preferire</strong><strong> </strong><strong>l’assenza.</strong></p><p>*<em>Si ringrazia la dott.ssa Ilaria Zavoli, autrice di una tesi in materia, per il gentile contributo</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/diritto-alla-morte-male-vivere/175020/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ma l&#8217;Europa è democratica?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/ma-leuropa-e-democratica/168705/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/ma-leuropa-e-democratica/168705/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 Nov 2011 00:43:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[europarlamento]]></category> <category><![CDATA[finanza]]></category> <category><![CDATA[Fondo monetario]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168705</guid> <description><![CDATA[Mi ha lasciato fortemente perplesso il commissariamento italiano da parte dell’ Unione Europea, che dunque ci presenta la lista dei compiti da fare e affida al Fondo Monetario Internazionale, non si sa con quali reali connotati, la sorveglianza sui nostri conti traballanti. E’  ben chiaro che la stagnazione politica, la mancanza di una qualsivoglia progettualità,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha lasciato fortemente perplesso il <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/italia-verso-il-commissariamento-fmi-pronta-linea-di-credito-per-roma/168392/">commissariamento italiano</a></strong> da parte dell’ <strong><a href="http://europa.eu/index_it.htm">Unione Europea</a></strong>, che dunque ci presenta la lista dei compiti da fare e affida al <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_Monetario_Internazionale">Fondo Monetario Internazionale</a></strong>, non si sa con quali reali connotati, la sorveglianza sui nostri conti traballanti.</p><p>E’  ben chiaro che la stagnazione politica, la mancanza di una qualsivoglia progettualità, e l’ambiguità sui conti pubblici, nel corso degli anni,  hanno prodotto la fragilità che oggi fa dell’<strong> Italia un paese folle, incapace di intendere e volere.</strong></p><p>Quello che avviene così è la sostituzione di un <strong>potere tecnico al potere politico. Chi controlla questo processo? </strong>Sia chiaro che non si vuole qui banalizzare oltremodo. La <strong>democrazia rappresentativa</strong> ha mostrato proprio in Italia <strong>deformazioni</strong> insostenibili.</p><p>La nostra crisi è oggi anche determinata dall&#8217;insistita <strong>incapacità </strong>del governo di prendere decisioni forti, nel condizionamento di una probabile tornata elettorale. L’interesse di “<strong>casta</strong>” e un po’ di facile <strong>populismo</strong>, spesso prevalgono sulle ragioni reali dell’economia e della collettività e questo nessuno può permetterselo. Aggiungiamo poi a tutto questo, uno zoccolo duro di inguaribile incompetenza, e la ricetta del disastro è completa.</p><p>Così a contrario, si potrebbe, sostenere che un “<strong>governo” di tecnici </strong>può essere libero di agire unicamente sulla scorta di pianificazioni economiche ben determinate, operando quelle riforme che il governo democraticamente eletto non riesce oggi a ottenere. Ma anche volendo accettare tutto questo, tuttavia, il peso allo stomaco rimane indigeribile: <strong>chi legittima le scelte così compiute?</strong> Chi risponde se quelle scelte si rivelano sbagliate? Quale collettività ha consegnato questa<strong> sovranità?</strong></p><p>Perché se la <strong>nostra crisi</strong> è colpa anche di un <strong>governo</strong>,  è anche vero che questo assetto è stato <strong>determinato democraticamente</strong> sulla scorta di un mandato popolare: siamo tutti, in qualche modo, <strong>responsabili di aver costruito un Italia fallimentare</strong>.</p><p>La stessa cosa non la si può dire riguardo alle <strong>politiche</strong> “suggerite” della<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_centrale_europea">Banca Centrale</a> o del FMI. </strong>Se è vero che, secondo la Costituzione italiana, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Articolo_1_della_Costituzione_italiana">la sovranità appartiene al popolo</a>, sembra che la <strong>crisi economica</strong>, gettata nel quadro di un <strong>Europa interconnessa</strong>, porti di fatto a un sistematico allentamento di maglie nel canone della legittimazione popolare del potere politico. Il problema non è nuovo.</p><p><strong>L’Europa</strong> come oggi concepita non è nata certo per manifesta volontà dei popoli europei. Nel <strong>Manifesto di Ventotene </strong>, <strong><a href="http://www.altierospinelli.it/altiero_spinelli/index.php">Altiero Spinelli</a></strong> aveva ben chiaro il fattore disgregante degli egoismi nazionali e la necessità del supermento degli Stati Nazione, incapaci di una visione d’insieme. Si poneva in quel ottica  la necessità di una rifondazione politica, e a tal riguardo veniva considerata essenziale la formazione di una <strong>voce capace di spiegare e sostenere le istanze europeiste. </strong>In luce delle tante difficoltà di costruzione democratico-consensuale dell’ Europa, si optò talvolta per veri salti nel buio, orientati dalla massima <strong>“unire i portafogli per unire i cuori”.</strong></p><p>Così iniziò la condivisione di risorse e regole che ha portato da ultimo al <strong><a href="http://europa.eu/lisbon_treaty/glance/index_it.htm">Trattato di Lisbona.</a></strong></p><p>Sia detto che nulla ci è stato imposto. <strong>Le regole comunitarie le abbiamo volute noi</strong>, e il loro ingresso nel nostro ordinamento avviene pur sempre passando dalla nostra <strong>Costituzione. </strong>L’<strong>organismo europeo</strong> ha preso nel tempo una vitalità inaspettata, e ha prodotto grandi e spesso positivi cambiamenti,  ma è ancora <strong>più fragile</strong> laddove dovrebbe essere più forte: <strong>manca di consenso popolare</strong> e di questo sembra avere terribilmente<strong> paura.</strong></p><p>Ne sia conferma il panico scatenato dalla proposta di<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/grecia-referendum-sul-piano-ue-il-coup-de-theatre-di-papandreou-sconvolge-l%E2%80%99europa/167780/"> </a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/grecia-referendum-sul-piano-ue-il-coup-de-theatre-di-papandreou-sconvolge-l%E2%80%99europa/167780/">referendum in Grecia</a>. </strong>Così, più <strong>l’ Europa</strong> stringe le sue maglie, meno sembra fidarsi degli<strong> strumenti democratici. </strong>Il che non può non far riflettere.</p><p>Fra i motivi di tanta paura ve ne è uno abbastanza palese e poco considerato: <strong>nessuno ha mai spiegato l’ Europa agli europei. </strong>Un<strong> partito veramente europeista </strong>non si è mai sviluppato, e la <strong>mancanza di classi politiche</strong> all’altezza del compito che la storia richiede, ha favorito anzi la crescita di<strong> populismi e pericolose estremizzazioni nazionaliste. </strong>L’ Europa è un entità complessa, ed è complessa la sua narrazione.</p><p>Preso atto anche di questo, non si può però negare che l’ Europa comunitaria sia in certa misura una<strong> chimera fondata su dogmi</strong> di funzionalità sottratti spesso a qualsiasi dibattito. <strong>In Germania</strong>, un grande intellettuale si è scagliato aspramente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Magnus_Enzensberger">“contro la politica autoritaria e autoreferenziale dei burocrati di Bruxelles o dei banchieri centrali di Francoforte&#8221;</a>.</p><p>La critica brucia, ma fa riflettere anche a un convinto europeista come me. Mi sembra difficilmente accettabile un sistema <strong>Europa </strong>che mentre insiste a regolare <strong>ogni aspetto della vita</strong>, dai piccoli ai grandi dettagli, attraverso continue regolamentazioni e direttive, dall’altro si allontana progressivamente dalla<strong> base popolare</strong>, disinteressandosi degli <strong>strumenti democratici. </strong>Ad oggi<strong>, l’unico organo </strong>europeo espressione di una <strong>diretta investitura</strong> popolare è il <strong><a href="http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/european-parliament/index_it.htm">Parlamento di Bruxelles,</a></strong> dove ho lavorato; una vetrina festosa, incapace però di esprimere una forza reale nei <strong>processi di formazione della volontà</strong> europea.</p><p>Eppure, vivendo a <strong>Bruxelles</strong>, ho anche sentito <strong>l’ Europa </strong>come qualcosa di vivo e concreto. Romanticamente, posso dire quello che sento di <strong>europeo in me;</strong> vicinanza nei problemi, nei desideri, nella cultura, nei modi di vivere dei ragazzi di <strong>Riga come di Madrid</strong>. Una consapevolezza che forse è nella sostanza l’unico buon terreno sui cui seminare. <strong>Se l’ Unione deve capire cosa può e vuole essere, può farlo solo chiedendone verità a tutti quelli che l’ Europa la vivono e la vivranno.</strong></p><p>Un&#8217;<strong>Europa tecnocratica</strong>, priva di politiche sociali oltre che schiettamente economiche, chiusa nei suoi uffici, rischia davvero di vivere sul filo di un <strong>rasoio tagliente</strong>, che non potrà ancora pensare di saltare  con <strong>insostenibili vuoti di democrazia</strong> senza versarsi addosso fiumi di <strong>ostilità</strong> opposte e contrarie. E questo, sia chiaro, lo dico pur nella convinzione che gli <strong>Stati nazione</strong>, senza l’ Europa, rappresentino entità di una fragilità estrema,con o senza l’ Euro di mezzo.</p><p>A riguardo, mi tornano in mente le <strong>Poleis greche</strong>,  piccole realtà fiorenti e avanzatissime, sconfitte da una forza emergente perché incapaci di organizzarsi in una politica comune. Allora, il nostro mondo coincideva con il <strong>Mediterraneo, </strong>oggi mare dei problemi,  e la parola<strong> Europa</strong> indicava <strong>“le terre oltre Creta”.</strong></p><p>Oggi lo scenario è il mondo stesso, gli imperi sono gli<strong> S</strong>t<strong>ati Uniti, la Russia, la Cina,</strong> <strong>l’ India e il Brasile, </strong>o ancora i <strong>grandi gruppi di interesse, i colossi multinazionali, le grandi lobby finanziarie. </strong>In quest’ottica, la <strong>debolezza delle collettività europee</strong> risiede proprio nell&#8217;incapacità di un’azione unitaria.</p><p>Ma se anche fosse nel <strong>potenziamento definitivo dell’ Unione l&#8217;unica vera svolta necessaria</strong>, è impensabile che questo possa avvenire senza un diffuso e concreto <strong>sostanziamento democratico</strong> che rappresenta oggi come mai un decisivo argomento di definizione dei <strong>futuri scenari</strong> del <strong>vecchio continente. </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/ma-leuropa-e-democratica/168705/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Legge Reale, pugno di piombo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/legge-reale-pugno-di-piombo/164562/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/legge-reale-pugno-di-piombo/164562/#comments</comments> <pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:29:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[black bloc]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[diritto]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[manifestazione]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=164562</guid> <description><![CDATA[E’ conosciuta come Legge Reale la legge 22 maggio n.152 del 1975, con la quale si modificarono il codice e il processo penale, per fronteggiare l’emergenza terroristica nel buio degli Anni di Piombo. La legge prevedeva l’introduzione di diverse modifiche, fra cui quelle volte a determinare un ampliamento dei casi di uso legittimo delle armi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ conosciuta come <strong>Legge Reale</strong> la legge 22 maggio n.152 del 1975, con la quale si modificarono il codice e il processo penale, per fronteggiare l’emergenza terroristica nel buio degli <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_di_piombo">Anni di Piombo.</a></strong></p><p>La legge prevedeva l’introduzione di diverse modifiche, fra cui quelle volte a determinare un ampliamento dei casi di <strong>uso legittimo delle armi</strong> per le forze dell’ordine, la possibilità di <strong>perquisizioni d’urgenza</strong> non autorizzate, <strong>fermi</strong> preventivi di 48 ore, il divieto dell’uso di caschi durante manifestazioni, determinando <strong>maggiori poteri per la polizia</strong> e diversi <strong>canali processuali speciali.</strong></p><p>Sono variamente riconducibili all&#8217;applicazione della <strong>legge Reale</strong>, e al quadro di fatto che determinò,<strong> tante mort</strong>i più o meno oscure di quegli anni, fra cui quella dello studente bolognese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Lorusso"><strong>Francesco Lorusso</strong>,</a> ucciso nel<strong> 1977 </strong>in via Mascarella, dove il foro del proiettile è ancora ben visibile, con bontà talvolta di qualche rosa rinsecchita sotto</p><p>In un clima di crescente paura, gli italiani sottoposti a referendum nel 1978 salvarono la legge. Continuarono a  susseguirsi  rapimenti e morti fra  civili,      magistrati e forze dell’ordine. I governi proseguirono con  altre riforme volte a introdurre  “disposizioni a tutela dell’ordine pubblico”, decreti anti-terrorismo, misure speciali ed emergenziali, riforme processuali.</p><p>La maggior parte delle norme processuali, e le ingiustizie difensive che ne derivavano, furono poi lentamente cancellate o riscritte, fino alla grande riforma generale del <strong>processo penale </strong>del <strong>1989</strong>. Su quello che è rimasto, ha operato la giurisprudenza e il coordinamento con i <strong>principi costituzionali, internazionali ed europei.</strong></p><p>Dopo la stupida devastazione degli scontri di Roma, <strong>Di Pietro e Maroni</strong> hanno voluto fare richiamare la famigerata Legge Reale per evidenziare la necessità di <strong>nuove politiche repressive</strong>. Forse si stratta di un infelice sparata politica. Quanto una società si spaventa, è facile gridare alle galere facili.</p><p>Resta che l’inasprimento e la mitizzazione del pugno di ferro sono concetti vuoti.</p><p>E’ perfino ovvio dire che <strong>leggi ben applicate</strong>, processi rapidi e ben strutturati e punizioni proporzionate ma  sicure, sono certamente più efficaci di <strong>leggi speciali, severe e poco garantiste</strong>, destinate a creare discriminazioni, profili di incostituzionalità, o ad esasperare lo stato di tensione.</p><p>C’è che nei momenti di emozione, in preda a <strong>furori di sentimenti  e popolo</strong>, si danno spesso le peggiori risposte a problematiche articolate e complesse, che richiederebbero analisi di altro spessore.</p><p>Appaiono così insanabili le contraddizioni di un Italia in cui da un lato si batte la strada delle criminalizzazioni di massa, delle <strong>risposte punitive nevrotiche</strong>, della <strong>sicurezza a costo di </strong>avere in cambio<strong> le libertà</strong> , dall’altro si permettono impunità e <strong>salvezze processual</strong>i, riforme bavaglio, <strong>carceri disastrose</strong>, <strong>tribunali senza carta</strong> e , paradosso finale, oggi è perfino la <strong>polizia</strong> stessa a essere in piazza per chiedere  <strong>benzina</strong> per le volanti.</p><p>A questo punto, la <strong>Legge Reale 2</strong>, più che un angosciante spettro rischierebbe di essere solo l’ennesimo <strong>“pasticciaccio brutto”</strong> di un Italia in cui <strong>l’emergenza</strong> è da troppo tempo <strong>quotidiana.</strong></p><p>Non ci si può non chiedere  come mai <strong>nessuno abbia previsto </strong>quello che era ampiamente <strong>prevedibile</strong>, e come mai sia possibile che<strong> cinquecento vandali</strong> abbiano potuto <strong>distruggere Roma</strong> indisturbati, togliendo la parola alla <strong>grande maggioranza “non silenziosa”</strong>, scesa in piazza per esercitare il nobile diritto all&#8217;indignazione e al dissenso. Non ci su può non chiedere come e perché la violenza di black bloc e teppisti possa influenzare la scena pubblica riportandoci all’ improvviso dentro <strong>dibattiti da Anni di Piombo</strong>. Viene da chiedersi allora come e perché la <strong>sicurezza </strong>eternamente<strong> promessa</strong>, sia sempre più <strong>assente</strong>, mentre le <strong>libertà</strong>, quelle si, vengono progressivamente limitate.</p><p>Così l&#8217; <strong>Italia</strong> era l&#8217;<strong>unico paese</strong> in cui si verificano incidenti così gravi, mentre si manifestava in tutto il mondo, da Auckland a New York.</p><p>Negli <strong>Stati Uniti e in Europa </strong>le manifestazioni, forse ingenue, forse confuse, hanno comunque aperto riflessioni sui modi e le forme del futuro, sulle<strong> ragioni e le dimensioni del malessere.</strong></p><p>Nel nostro paese invece, tornano attuali le proteste <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luddismo">luddiste</a> </strong>del 1700: sfondare <strong>vetrine</strong> e bruciare <strong>auto di poveri cristi</strong>,  al di là  di false epiche e vecchie retoriche, hanno l&#8217;unico <strong>risultato di allontanare la gente dalle idee </strong>e aprire a <strong>misure repressive</strong> che sembravano legate a un cupo passato di passioni inutili e <strong> tragedie</strong>, di cui l’<strong> Italia e Bologna</strong> portano ancora troppe brutte<strong> cicatrici.</strong></p><p>Direbbe Kafka, <strong>non c&#8217;è male peggiore del disordine, quando si hanno capacità esigue.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/legge-reale-pugno-di-piombo/164562/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tutti i giudici di Amanda Knox</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/10/tutti-i-giudici-di-amanda-knox/162057/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/10/tutti-i-giudici-di-amanda-knox/162057/#comments</comments> <pubDate>Mon, 10 Oct 2011 11:55:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Amanda Knox]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[cronaca]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[magistrati]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[Meredith Kercher]]></category> <category><![CDATA[omicidio]]></category> <category><![CDATA[Perugia]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162057</guid> <description><![CDATA[Conosco molti ragazzi che studiano da diversi anni per diventare magistrati o avvocati. A dirla tutta, anche io studio da diversi anni, fra tutto ormai sono quasi dieci, per lo stesso obiettivo.Si tratta di una fatica mica da poco.  In Italia siamo così bravi a trovare l’inganno, che siamo diventati anche estremamente raffinati nel pensiero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Conosco molti <strong>ragazzi che studiano da diversi anni per diventare magistrati o avvocati.</strong> A dirla tutta, anche io studio da diversi anni, fra tutto ormai sono quasi dieci, per lo stesso obiettivo.Si tratta di una fatica mica da poco.  In Italia siamo così bravi a trovare l’inganno, che siamo diventati anche estremamente <strong>raffinati nel pensiero giuridico.</strong> E di leggi ne abbiamo un sacco, e dunque a farla facile, è tutto davvero estremamente difficile.</p><p>Prendi la decisione della <strong>Corte d’Assise d&#8217;Appello di Perugia</strong>. Il caso di<strong> Amanda, Raffaele e Rudy</strong>, per gli amici. I primi due assolti per non aver commesso il fatto, il terzo condannato a 16anni per l’omicidio di Meredith in concorso con ignoti.<br /> Ne ha parlato praticamente tutto il mondo<strong>,</strong> e io che ho seguito poco la vicenda, mi sono sentito un po’ tagliato fuori, come quando non hai visto <strong>la partita del Mondiale. </strong>Così sono corso ai ripari e<strong> </strong>ho guardato la tv,  letto qualche giornale, cercando di farmi un’idea.</p><p><strong>Ho capito</strong> che Amanda ha comprato le <strong>mutandine sexy</strong> dopo che è morta Meredith. Ho capito che questa <strong>Meredith</strong>, inglese, era una<strong> brava ragazza </strong>acqua e sapone, mentre quest’altra Amanda, era una più furba e più bella.<br /> Ho anche capito che per gli americani, essendo americana, Amanda è innocente, mentre per gli inglesi, essendo inglese Meredith, Amanda è una scaltra assassina.<br /> Ho visto che agli americani la sentenza è piaciuta un sacco. <strong>A</strong><strong>manda assolta. Un’altra guerra vinta.</strong> Le troupe delle tv statunitensi hanno perfino fatto festa. Agli inglesi invece la sentenza è piaciuta meno, specie alla <strong>famiglia di Meredith</strong>, che ha mantenuto però un stranissimo contegno, accettando la decisione <strong>&#8220;<em>senza</em></strong><em> <strong>nessuna critica alla giustizia italiana</strong>.&#8221;</em></p><p><strong>Una buona fetta di italiani è invece molto arrabbiata.</strong> Fuori dall’aula si sente  gridare &#8220;<strong><em>vergogna, bastardi</em>&#8220;</strong>.  Qualcuno saluta gli amici a casa.<br /> Io proprio non sapendo per chi tifare, aspetto di leggere le <strong>motivazioni della sentenza</strong>, o gli esiti del ricorso in Cassazione, anche se questi giudici devo proprio averla fatta grossa, se tutti gli altri giudici, decisamente popolari, manifestano di non condividere la decisione.</p><p><strong>Tantissime le sentenze emesse sui social network e tantissimi ovviamente i giudici.</strong></p><p>C’è il <strong>razzista al contrario</strong>, che considera Rudy innocente e Amanda e Raffaele colpevoli, perché, scrive, “<em>vogliono farci credere che è stato il ragazzo di colore&#8230;andiamo aprite gli occhi</em>”. C’è il <strong>perito della scientifica wannabe</strong> che contesta tutte le perizie, alla luce delle tante puntate di C.S.I visionate. C’è il rocambolesco fatalista, che sottolinea come “<em>se in primo grado fosse stata assolta, in appello sarebbe stata condannata, la giustizia è davvero un terno al lotto</em>”.</p><p>E poi ci sono gli immancabili <strong>giudici della morale</strong>, profondi conoscitori dell’animo umano, ai quali di dettagli come le prove e regole procedurali non importa nulla, al cospetto di succosi dettagli erotico-sentimentali.<br /> <strong>Non manco i veri tifosi. </strong>Di Rudy, Amanda, o Raffaele. Dipende dalle bandiere e dai gusti. ( ma va detto che Amanda, molto bellina, la fa da padrona con migliaia di fans.)</p><p>Occasione ghiotta anche per i <strong>censori della malagiustizia, </strong>pronti ad accodarsi al coro degli indignati, solidali alle vittime in quanto vittime anch&#8217;essi. Si passa dalla solidarietà del parente del carcerato,  al furioso condomino che ha perso nella lite civile col vicino di casa e cova vendetta contro la casta dei magistrati. <strong>Scandali a go-go</strong>, e visto il clima, e’ intervenuto anche il <strong>ministro Alfano. “<em> I giudici non pagano mai</em></strong>”. Piatto ricco, mi ci ficco.</p><p>Io invece non so cosa dire, <strong>non me la sento di dire assassini a due dichiarati innocenti</strong>, non  sento tutto questo desiderio di <strong>vendetta &#8211;  giustizia, </strong>non mi ritengo capace di <strong>giudicare i giudici,</strong> né di spacciare verità di cui so poco o nulla.<br /> Certo leggi che ti rileggi, un&#8217; idea sul ferretto del reggiseno col DNA me la sono fatta pure io. Ma poi a buttarla lì nel mucchio, niente, <strong>p</strong><strong>roprio non mi sento capace di giudicare tragedie di cui ho solo sentito parlare davanti un piatto di spaghetti.</strong></p><p>Devono essere state tutte quelle cretinate che mi fanno studiare, tipo questa storia del<strong> ragionevole dubbio, del favorire la libertà,</strong> perché stupidamente, meglio un <strong>colpevole fuori, che un innocente all’ergastolo. </strong><br /> Sarà che le <strong>decisioni della magistratura</strong>, mi hanno detto, si aspettano, si appellano, si criticano volendo, ma dove aver almeno letto cosa dicono, e che in ogni caso almeno un po’ , giuste o sbagliate ai nostri occhi, poi alla fine<strong> </strong>si rispettano.</p><p>In verità, credo che non avendo seguito molto la cosa in tv, io di questo processo potrò comunque capire davvero poco.</p><p><strong>Forse il processo doveva svolgersi direttamente in televisione,</strong> senza robaccia da azzeccagarbugli di mezzo<br /> Sarebbe davvero più semplice fare così, e molti sarebbero più soddisfatti.<br /> In futuro faremo così.</p><p>Si organizzerà una grande diretta tv , tipo Forum ma più serio, e i personaggi della storia raccontano i fatti, le emozioni. Li interroga un conduttore, con le domande da casa e l&#8217;aiutino,sempre facendo attenzione agli aspetti morbosi: share assicurato. Così se ne parla un pò, si sente qualche criminologa in minogonna, qualche ombroso psicanalista, un’attrice, un po’ di gente così a casaccio, e alla fine col televoto si decide.</p><p><strong>Colpevoli o innocenti, pena a piacere del pubblico. </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/10/tutti-i-giudici-di-amanda-knox/162057/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Italia di Terry e la legge del mercato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/litalia-di-terry-e-la-legge-del-mercato/160265/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/litalia-di-terry-e-la-legge-del-mercato/160265/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Sep 2011 13:40:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Brunetta]]></category> <category><![CDATA[diritto]]></category> <category><![CDATA[escort]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160265</guid> <description><![CDATA[“Una delle vitamine per la crescita è la semplificazione” dice il Ministro Brunetta, e chi potrebbe contraddire questo dogma, se non fosse che su di esso si può ben pensare di far carta straccia delle certificazioni antimafia? Il business è business, lo si è sempre saputo, il resto è poesia, comprese le normative che proprio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p><p><em> </em></p><p><em> </em></p><p><em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/26/brunetta-eliminare-i-certificati-antimafia/160056/" target="_blank">“Una delle vitamine per la crescita è la semplificazione”</a> </em>dice il Ministro Brunetta, e chi potrebbe contraddire questo dogma, se non fosse che su di esso si può ben pensare di far carta straccia delle <strong>certificazioni antimafia?</strong></p><p><strong>Il business è business,</strong> lo si è sempre saputo,<strong> il resto è poesia</strong>, comprese le normative che proprio non vanno giù. In termini produttivi la mafia dopotutto è una grande impresa. In tempi di crisi, i soldi sono soldi, non si bada al capello.</p><p>Uscire dalla crisi, tagliando qua e là: sui diritti e sulle garanzie, sulla cultura senz’altro, poi sul resto si vedrà.</p><p>C’è che il diritto e la vita, è cosa nota, soffrono la tensione di un equilibrio impossibile: come nella tragedia di Antigone, la legge scritta si scontra con l’irrefrenabile incedere di nuove regole, spinte sopra le vecchie dalle dinamiche sociali.</p><p><strong>Non esiste norma che possa resistere alla più cruda sostanza di una collettività</strong>. Quando la morale collettiva supera la legge, è solo questione di tempo, il sistema prenderà una nuova forma.</p><p>Per esprimere la ratio del grande incedere, davvero non trovo migliore racconto delle<strong> parole della escort Terry de Nicolò:</strong></p><p>”…<em>è così. se vuoi aumentare i numeri devi rischiare. E’ la legge del mercato.</em><em><br /> Più alto vuoi andare più devi passare sui cadaveri. Ed è giusto che sia così. La legge è di chi è leone. Se vuoi ventimila euro ti devi mettere sul campo e ti devi vendere tua madre.”</em></p><p>Con naturalezza,<strong>Terry</strong> ha manifestato <strong>il vero <em>esprit de loi </em>presente</strong>, lo stato delle cose che lei ha trovato e ha vissuto. <strong>Mettersi sul campo e vendersi la madre. L’ Italia di Terry non conosce nient’altro che questa legge</strong>. Niente vale più dell’arricchimento personale e nulla e nessuno dovrebbero frenare chi ha la spregiudicatezza per ottenerlo. Nulla è logico, nulla è giustificabile, oltre il deserto così precisamente sintetizzato. “<em>E’ così.</em>” dice, prendendo atto della situazione, e mostrandoci il ventre nudo del Re, la vera legge, diffusa e profonda, che informa l’agire di una grassa fetta della società.</p><p>Parole splendidamente senza vergogna, di chi per mestiere non può averne.</p><p>Sicuramente di questa feroce <strong><em>joie de vivre </em></strong>certi imprenditori e politici sanno certo fare miglior romanzo.</p><p>Sono parole e voci dei protagonisti di un <strong>grande processo contemporaneo: impresa, mafia, politica,</strong> e tutto il traffico di umanità attorno, smascherati nel teatro del processo, <strong>rivelano l’osceno di un linguaggio comune</strong>.</p><p>L’unica anarchia, è proprio vero, è solo quella del potere, ed è strano percepire il livello di barbarie a cui siamo giunti.</p><p>Capita in un racconto di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Foster_Wallace" target="_blank">David Foster Wallace</a></span> che due giovani pesci che nuotano incontrano un altro pesce, che va in direzione opposta. Il terzo pesce chiede ai primi due “ ehi ragazzi, com’è l’acqua?”. I due pesci si guardano, nuotano un po’, e poi uno fa all’altro <strong>“ma che è cavolo è l’acqua?”</strong></p><p>Finiamo per ignorare, o dimenticare,<strong> tanto più facilmente, quello di più prezioso e ovvio</strong>, e oggi non sembra superfluo ricordare la <strong>funzione più elementare dei diritti</strong> e delle tutele che si vogliono cancellare: impedire alla vita di ridursi a quello <strong>schifo che è la nuda legge del mercato</strong>, questa isteria di massa che continua a voler distruggere, in nome di non si capisce più quale traguardo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/litalia-di-terry-e-la-legge-del-mercato/160265/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il mio cervello non vuol fuggire</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/il-mio-cervello-non-vuol-fuggire/156929/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/il-mio-cervello-non-vuol-fuggire/156929/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Sep 2011 13:55:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Fatto]]></category> <category><![CDATA[fuga dei cervelli]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=156929</guid> <description><![CDATA[Non ho alcuna intenzione di lasciare questo Paese. Non posso perdermi lo spettacolo dell’ Italia che sprofonda nel suo bel mare. Non è una mossa ragionevole, lo so bene. Non è uno spettacolo gradevole, no davvero. Viviamo una crisi – economica, politica, sociale &#8211; senza precedenti. Crollano le borse e le dignità, crescono solo vecchi pregiudizi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non ho alcuna intenzione<strong> di lasciare questo Paese. </strong>Non posso perdermi lo spettacolo dell’ Italia che sprofonda nel suo bel mare. Non è una mossa ragionevole, lo so bene. Non è uno spettacolo gradevole, no davvero.</p><p>Viviamo una crisi – economica, politica, sociale &#8211; senza precedenti. Crollano le borse e le dignità, crescono solo vecchi pregiudizi e privilegi. Il potere, questa armata raffazzonata di affarini e furbastri, pensa (?) ciecamente solo a mantenere il suo status quo. Se non agli occhi, e’ ben visibile ai sensi l’essenziale verità di pensiero delle <strong>classi dirigenti</strong> <strong>italiane</strong>: semplicemente sono logore<strong>, credono che non ci sarà alcun futuro</strong>, e che<strong> l’ Italia finirà dopo la grande abbuffata.</strong></p><p>Chiarito questo, scansata ogni ingenuità, ribadisco: non ho alcuna intenzione di lasciare questo paese. Anzi, reo confesso, ammetto di più: <strong>ero all’ estero, e sono tornato</strong>. Ho fatto collezione di “ma chi te l’ha fatto fare?”. La sera, prima di andare a letto, me lo domando anche io.</p><p>C’è che in una nave che affonda, diceva il poeta, “<em>gli intellettuali sono i primi a fuggire, subito dopo i topi e molto prima delle puttane&#8221;</em>.</p><p>C’è che <strong>non sopporto la retorica della fuga dei cervelli</strong>. Non sopporto questa spaghettata di fuggiaschi in cui finiscono insieme lo studente erasmus a Dublino e il ricercatore di fisica molecolare, il “finance consultant” londinese e il mistico hippy giramondo, dove l’ Europa è una specie di soluzione morale, la Cina il futuro, il terzomondo un chiosco tropicale, i progetti un condizionale.</p><p><strong>Non mi piace la <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html" target="_blank">lettera</a></strong><a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html" target="_blank"> </a>– circolava sui giornali quest’inverno &#8211; <strong>di quel padre</strong> che consigliava al figlio una serie di banalità sul <strong>perché lasciare l’ Italia</strong>. Non mi piace che il figlio, col suo bel bagaglio di conoscenze e di cervello, sappia ripetere solo una stanca nenia di disillusione e di rassegnazione. Andarsene, certo,  è naturale , è quello che si aspettano tutti, e dunque, mi sia permesso, è la cosa sbagliata.</p><p>Non credo sia concessa alcuna disillusione, <strong>non credo sia il significato della gioventù, la disillusione, e nemmeno la rinuncia.</strong></p><p>Non sopporto la fuga perché non è una scelta esente da conseguenze. Parafrasando <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gesualdo_Bufalino" target="_blank">Bufalino</a></span>,</em> si tratta, in buona sostanza, di condannare o assolvere l’ Italia, dunque di condannare o assolvere noi stessi. <strong>Si tratta di dare significato e verbo al proprio agire.</strong></p><p>Sia chiaro che con questo non voglio dire che si debba restare tutta la vita nel proprio quartiere a coltivare l’orticello. <strong>Andare, viaggiare, vivere in luoghi diversi, è un processo naturale di arricchimento</strong>. Cogliere le opportunità all’estero, capire cosa funziona e cosa no. Rischiare, sì, essere onesti con quel che si lascia e che si trova. Andare e venire, come sempre è stato e sempre sarà.</p><p>Facciamolo, di più, più spesso, e anche meglio, ma vi prego eliminiamo la fuga dal linguaggio e dal pensiero. Infondo non si tratta di imbarcarsi con una valigia di cartone.</p><p>Dico di più: se si tratta di fuggire, meglio restare!&#8230;e parta invece chi crede che l’ Italia è il miglior paese del mondo, perché evidentemente ha bisogno di vedere altro!</p><p>Per quel che mi riguarda, non fuggo da nessuna parte. Non su consiglio, né per le colpe di qualcuno. Più mi spingono fuori, più ho voglia di restare. Si tratta di intestardirsi mica poco.</p><p><strong>Ma si tratta di dare significato alla modernità, e con essa al viaggio stesso</strong>. Non è cosa da niente.</p><p>Io resto, ma ho tanti amici sparsi per il mondo. Rectius: <strong>ho tanti amici che <em>sono</em> il mondo</strong>. Molti non torneranno, altri sicuramente si, altri ancora si sposteranno ancora più lontano. E’ un grande movimento di energie.</p><p>Continuare a concepire questo movimento come una fuga,  impedisce di trovare grandi risposte da darci e grandi domande da porci. <strong>E’ una fuga nella fuga.</strong></p><p><strong>Fuggire e viaggiare</strong>. I termini, in verità, sono quasi antitetici. Si fugge da qualcosa che non si vuole affrontare.</p><p>Ma in verità, <strong>il pensiero non sa fuggire</strong>. Le paure tornano, le rimozioni ci perseguitano. Fuggire, mentalmente, equivale a non pensare. Dunque, la fuga dei cervelli è un assurdo, e non una calamità.</p><p>E’ strano che fuggire abbia preso il posto di viaggiare, sia cioè diventato sinonimo di ciò che non è. Pensando al <strong>viaggio</strong>, non posso non pensare al mito di Ulisse, al viaggio come incoscienza per la conoscenza,  come insostenibile capriccio di chi insegue cosa non sa, come lo sforzo, umano e fallibile, di <strong>immaginare il presente oltre colonne che crediamo insuperabili.</strong></p><p>No. Pensare a un generazione in fuga proprio non mi va giù, e se di fuga si tratta, non voglio prenderne parte. In tal caso, mi si consideri a fini statistici un vecchio o un bambino.</p><p>Si certo, so che mi aspettano tempi duri e difficili, che mi pentirò di molte scelte, che finirò a consigliare a mio figlio le stesse cose che oggi fanno storcere il naso a me. So tutto questo e non ho idea di come affronterò questi ciclopi e queste tempeste.</p><p>Ma non voglio fuggire, voglio vedere l’ Italia, il bel paese , specie quello che ancora non c’è.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/il-mio-cervello-non-vuol-fuggire/156929/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>La fiducia nelle forze dell&#8217;ordine</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/24/la-fiducia-nelle-forze-dellordine/146831/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/24/la-fiducia-nelle-forze-dellordine/146831/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Jul 2011 23:02:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[amnesty international]]></category> <category><![CDATA[appello]]></category> <category><![CDATA[diritti umani]]></category> <category><![CDATA[g8]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[reato]]></category> <category><![CDATA[Tortura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146831</guid> <description><![CDATA[In occasione dei dieci anni dal G8 di Genova, Amnesty International promuove la sottoscrizione di un appello finalizzato all’introduzione del reato di tortura nel codice penale e di nuove misure volte a garantire una maggiore trasparenza nell’operare degli agenti di polizia. Un morto, Carlo Giuliani, e le tante storie di violenza in quei giorni in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dei dieci anni dal<strong> </strong>G8 di Genova, <strong>Amnesty International </strong>promuove la sottoscrizione di un <strong><a href="http://www.amnesty.it/italia_polizia_operazione_trasparenza" target="_blank">appello</a> </strong>finalizzato all’introduzione del <strong>reato di tortura</strong> nel codice penale e di nuove misure volte a garantire una maggiore trasparenza nell’operare degli agenti di polizia.</p><p>Un morto, Carlo Giuliani, e le tante storie di violenza in quei giorni in cui lo stato di diritto andò in macerie, fra l’anarchia e la repressione, nella <em>“più grave<strong> violazione dei diritti democratici</strong> in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”</em><strong>.</strong></p><p>Partendo dal 2001, nel corso di questi anni, sono troppe le brutte macchie che coinvolgono agenti di polizia, ponendo interrogativi necessari sul ruolo e sull’<strong>etica delle forze dell’ordine</strong> in una società democratica. Veri e propri crimini, come nel caso di Federico Aldrovandi, ucciso dagli agenti, o come in quello di Gabriele Sandri, il tifoso a cui sparò un agente della stradale, o forse come nel caso di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/cucchi-aldovrandi-giuliani-le-famiglie-unite-contro-lo-stato/64755/" target="_blank">altre brutte storie</a></span>, da Stefano Cucchi a Giuseppe Uva.</p><p>Nutro<strong> </strong>grande <strong>fiducia nelle forze dell’ordine</strong> italiane. Credo che questa fiducia sia legittima e necessaria. Come insegna Pasolini, ai poliziotti si danno i fiori; il rispetto e il riconoscimento sono omaggi indispensabili per chi svolge un mestiere difficile. Ho indelebile l’immagine degli agenti, ragazzi anche loro, nella mia città oppressa dalla guerra di mafia; stavano per strade difficili, con tanta paura e tutto il coraggio. Sono stati proprio quei ragazzi, tempo dopo, a ricordarmi la realtà di un lavoro importante e rischioso, oltre a quello che troppo facilmente si dimentica: l’uso della forza talvolta è un male necessario, e <strong>le mele marce esistono dappertutto.</strong></p><p>Avere fiducia nelle forze dell’ ordine è essenziale. Credo che proprio alla luce di questo indispensabile affidamento sia necessario riflettere sulle indicazioni degli organismi internazionali a riguardo. Proprio per evitare ambiguità e zone d’ombra, credo sia necessaria maggiore fermezza nell’<strong>allontanare con decisione gli agenti condannati</strong>. La violenza, dove accertata, non lascia spazio a dubbi o difese.</p><p>Una Polizia – <em>rectius </em>– una società finalmente moderna, dovrebbe essere in grado di operare una svolta di vero rispetto dei diritti umani. Utile strumento in tal senso potrebbe essere rappresentato dalle indicazioni del <strong>Codice Europeo di etica per la Polizia.</strong></p><p>Sento di condividere l’appello di Amnesty proprio e soprattutto per vicinanza alla maggioranza silenziosa dei<strong> tantissimi agenti di polizia senza macchia</strong> di questo paese. Il rispetto degli standard di tutela internazionali, l’introduzione di maggiori garanzie e di regole e misure per un complessiva trasparenza, sarebbero sicuramente utili proprio alla nostra Polizia per evitare e punire gli abusi e le colpe, favorendo una maggiore sicurezza e un diverso rispetto collettivo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/24/la-fiducia-nelle-forze-dellordine/146831/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>47</slash:comments> </item> <item><title>Il ministro Meloni e le piante di marijuana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/03/il-ministro-meloni-e-la-marijuana/132784/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/03/il-ministro-meloni-e-la-marijuana/132784/#comments</comments> <pubDate>Sun, 03 Jul 2011 07:30:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[diritto]]></category> <category><![CDATA[droga]]></category> <category><![CDATA[giorgia meloni]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[marijuana]]></category> <category><![CDATA[proibizionismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=132784</guid> <description><![CDATA[Sta facendo molto discutere la notizia di una recentissima sentenza della Cassazione in materia di stupefacenti. Nel caso -sent. 25674/11 - il Supremo Giudice ha deciso per l’assoluzione di ragazzo trovato in possesso di una pianta di marijuana coltivata in terrazzo. Nel commentare la notizia, il ministro Meloni ha definito la sentenza “scandalosa” perché darebbe...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sta facendo molto discutere la notizia di una recentissima sentenza della Cassazione in materia di stupefacenti. Nel caso -sent. 25674/11 -<strong> il Supremo Giudice ha deciso per l’assoluzione di ragazzo trovato in possesso di una pianta di marijuana</strong> <strong>coltivata in terrazzo.</strong></p><p>Nel commentare la notizia, il <strong>ministro Meloni ha definito la sentenza “<em>scandalosa</em>” </strong>perché darebbe il via libera alla coltivazione di marijuana sul terrazzo di casa.</p><p>Anche per evitare che qualche aspirante coltivatore possa cacciarsi in grossi guai, è meglio chiarire subito il <strong>vero contenuto della sentenza</strong>.</p><p>Il Giudice di Cassazione ha deciso, in concreto, per l’assenza del reato, evidenziando la mancanza di un qualsivoglia contenuto di offesa. Sebbene si tratti di una sentenza sicuramente innovativa, e’ bene ricordare che il tema della coltivazione domestica di marijuana da anni è oggetto di contrasti giurisprudenziali. La tolleranza qui mostrata è rivolta a un&#8217; attività veramente minima, e non è da confondersi con un via libera alla coltivazione; <strong>coltivare e detenere marijuana sono ancora reati</strong>.</p><p>Sul piano del diritto, il giovane <strong>Ministro della Gioventù</strong> sembra <strong>non gradire neanche le motivazioni dei Giudici</strong>, e dichiara:</p><p><em>”La motivazione della sentenza ha poi qualcosa di </em><strong>agghiacciante</strong><em> (…) e rischia di stabilire un precedente <strong>gravissimo</strong>: ovvero che un reato non sia piu’ tale, nonostante la legge, quando considerato ‘inoffensivo”’.</em></p><p>Il “<em>gravissimo</em>” e “<em>agghiacciante</em>” principio di cui parla il Ministro <strong>Meloni</strong>, in realtà, è spiegato nel primo capitolo di qualsiasi manuale di diritto penale (vi invito a controllare) e si chiama <strong>p</strong><strong>rincipio di offensività</strong>; lo aveva tratteggiato già <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Beccaria" target="_blank">Beccaria</a></em></span><strong> </strong>verso la fine del ‘700.</p><p>Il punto è ben espresso nel saggio <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Saggio_sulla_libert%C3%A0" target="_blank">“Sulla libertà</a></em></span><strong>”</strong> del 1859, in cui il noto economista<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Stuart_Mill" target="_blank"> </a><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Stuart_Mill" target="_blank">John Stuart Mill</a></span> </em>si chiedeva se uno Stato avesse il potere di punire qualcuno che non ha fatto un danno a nessuno.</p><p>La logica era volta a una radicale <strong>distinzione fra etica, peccato e diritto</strong>. L’etica e il peccato sono le regole del nostro tribunale interiore. Il diritto invece non si interessa né dell’etica, né del peccato,  ma solo <strong>dell’utile sociale. </strong>Un fatto è punibile solo  se cagiona un danno al singolo o alla società.</p><p>Ci sarebbe paradossalmente da chiedersi se sia <strong>socialmente utile</strong>, in un paese carico di processi, impegnare una dozzina di magistrati per decidere sul caso di quella piantina, tra l’altro in presenza di  piccoli contenuti di principio &#8220;stupefacente&#8221;</p><p>In Italia, il tanto scandaloso <strong>principio di offensività</strong> è stato oggetto degli studi di uno dei massimi giuristi nostrani, <em><span style="text-decoration: underline;"><strong>Franco Bricola</strong>.</span></em> Attraverso la sua lezione, oggi è possibile affermare che un reato, per essere correttamente configurato, deve individuare un&#8217;aggressione a un bene sociale di rilevanza costituzionale. <strong>Un reato senza un profilo di offesa</strong>, in altre parole, non può esistere, perché <strong>punirebbe un comportamento libero e personale.</strong></p><p>Già in un altra sentenza, la Cassazione (n. 28605/2008) aveva optato per una valorizzazione del principio di offensività in riferimento alla condotta di coltivazione domestica di stupefacenti, stabilendo che la l&#8217;offensività della condotta va individuata in concreto.</p><p>In ogni caso, non credo sia giusto attribuire contenuti politici alla sentenza della Cassazione. Ai giudici interessa semplicemente far rispettare il diritto, le sue garanzie e i suoi valori.</p><p>Quello che possiamo trarre da questa sentenza, forse, è una diversa riflessione sul ruolo del legislatore, che, ed è bene ribadirlo sempre, <strong>non è un re che agisce nell’anarchia della sua volontà, non è un prete che rimprovera peccati, e non è un padre che impone uno stile di vita.</strong></p><p>Quando il <strong>Ministro parla di potere dei giudici nel riscrivere le leggi</strong>, dovrebbe tener presente che nelle società democratiche le leggi crescono in un recinto delimitato dai principi costituzionali e dai consolidati canoni che ne derivano. Il legislatore, che noi eleggiamo, ha libertà di legiferare solo all’interno di questo spazio, proprio perché sono i cittadini i detentori del vero potere e quel recinto è la garanzia contro abusi e prevaricazioni nei loro confronti.</p><p>In ogni caso, in un paese come l’Italia, purtroppo scosso da questioni criminali molto serie, trovo assurdo che gli stessi esponenti politici che si scandalizzano così fortemente per così poco, <strong>siano ben diversamente garantisti nel commentare processi oggettivamente più inquietanti.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/03/il-ministro-meloni-e-la-marijuana/132784/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Non saremo per sempre precari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/non-saremo-per-sempre-precari/120037/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/non-saremo-per-sempre-precari/120037/#comments</comments> <pubDate>Mon, 20 Jun 2011 19:18:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[diritto]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[manifestazione]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=120037</guid> <description><![CDATA[E’ stata una grande celebrazione d’amore per il lavoro, la festa per la Fiom a Bologna, in una Villa Angeletti colma,vibrante, bellissima. Una celebrazione che arriva in un momento forse di vero risveglio, spinto dagli effetti sempre più pesanti della crisi. Lo dicono i dati, e lo dice la verità che si incontra negli affetti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ stata una <strong>grande celebrazione d’amore per il lavoro</strong>, la festa per la Fiom a Bologna, in una Villa Angeletti colma,vibrante, bellissima.</p><p>Una celebrazione che arriva in un momento forse di vero risveglio, spinto dagli effetti sempre più pesanti della crisi. Lo dicono i dati, e lo dice la verità che si incontra negli affetti e nelle storie. <strong>Non  si può parlare di disoccupazione giovanile e precariato senza considerare</strong> la verità dei troppi amici costretti alla depressione ,senza la nostalgia per quelli andati via, senza sapere di come, nei vuoti di società, si logorano lentamente le amicizie, i progetti, gli amori, le culture giovanili.</p><p>Di questo parlano la musica, le parole, le sbornie, gli errori e le ferite di una generazione <strong>che sta lottando per affermarsi in un sistema di crisi.</strong></p><p>Per questa generazione, ritorna, come un fastidioso mantra, il consiglio, più atroce che banale, della rassegnazione al lavoro, “<em>qualsiasi e a qualunque costo</em><strong>”</strong>. E’ la filosofia che sta dietro tante battutacce e massime di cinismo che si vogliono far passare per buon senso. E’ la morale comoda dei privilegiati. E&#8217; la regola che impone la modernità  presunta del presente. E’ che <em>“ciascuno cresce solo se siamo sognato</em>” e questa <strong>generazione nessuno si è mai degnato di sognarla</strong>.</p><p>In questo periodo di cambiamento, si fa forte e lucida, l’idea che rinunciando ai diritti,alla dignità, alle aspirazioni,<strong> passeremo, forse, come un esperimento e niente più</strong> : come quei ragazzi che, mentre cambiavano le regole del gioco &#8211; l’università, il lavoro,la politica,la socialità &#8211; non hanno avuto tempo per capire fino infondo.</p><p>Credo che la mia generazione stia vivendo anni pesanti: di lavori umilianti, di sfruttamento, di frustrazioni. Anni in cui il lavoro ha perso significato,  portando molti alla chiusura, alla rassegnazione, o a uno sfrenato individualismo,a invecchiare dentro prima d&#8217;aver provato a essere giovani.</p><p>L&#8217;esplosione e l&#8217;importanza della rete fra i giovani, di cui ormai si prende atto,è forse solo la conseguenza di una fortissima domanda di riorganizzazione sociale  e tutt&#8217;altro che virtuale, che ha come vero motore il tema, necessario e trasversale, di andare oltre questa precarietà, di ritrovare significato nel fare. <strong>Il ritorno di questo pensare</strong>, in una fascia di ragazzi per anni assente, è il vero fiore del deserto di questi <em>&#8220;cazzo di anni zero&#8221;. </em>E&#8217; una nuova coscienza di appartenenza.</p><p>Mi tornano in mente le lezioni di <em><a title="Ralf Dahrendorf" href="http://it.wikiquote.org/wiki/Ralf_Dahrendorf" target="_blank">Dahrendorf</a> e <span style="text-decoration: underline;"><a title="Ulrich Beck" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ulrich_Beck" target="_blank">Beck</a></span></em>,  due studiosi della modernità: “<em>tanto più il lavoro ci sfugge, tanto più sentiamo il bisogno di difendere i valori e le strutture di una società su di esso fondata”</em>.  Il sentimento nuovo è proprio questo. <strong>Riscoprire  il significato del lavoro, per poter credere  e amare ciò che si fa</strong>, per recuperare un senso del fare che sia espressione personale e sociale. <strong>E’ una dinamica inconscia: amare il lavoro</strong>, pretenderlo come scolpito nel marmo della Costituzione Italiana, <strong>per amare tutte le passioni della vita</strong> – la realizzazione del sé , la famiglia, la  collettività. Una vera, nuova, voglia del fare, per raggiungere e rinnovare le conquiste dei nostri padri.</p><p>Mi è sempre piaciuto leggere, nelle regole costituzionali, la descrizione di un sentiero, doveroso e necessario, che conduce al diritto umano più ovvio e insieme dimenticato: <strong>il diritto a ricercare la felicità.</strong> Attraverso la Costituzione, <strong>l’ Italia ha sognato il nostro futuro</strong>. Un futuro percorso nelle strade parallele del lavoro, dei diritti civili e della vera democrazia, che è stato radicalmente messo in discussione da chi ha visto in quel progetto una moda superata.<strong> </strong>Di quel bel sogno, ora, <strong>una generazione sembra volersi riappropriare per riempire i vuoti del presente, e trovare la sua strada.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/non-saremo-per-sempre-precari/120037/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Aldrovandi, emozioni e giustizia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/09/aldrovandi-emozioni-e-giustizia/116993/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/09/aldrovandi-emozioni-e-giustizia/116993/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Jun 2011 12:44:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Corte d'Appello]]></category> <category><![CDATA[federico]]></category> <category><![CDATA[federico aldrovandi]]></category> <category><![CDATA[Ferrara]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[omicidio]]></category> <category><![CDATA[poliziotti]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116993</guid> <description><![CDATA[Il sipario del processo d’Appello per la morte di Federico Aldrovandi, al Tribunale di Bologna, si alza su una fotografia rossa, un quadro astratto di globuli e macchie indistinguibili. Quella fotografia è il cuore di Federico Aldrovandi, ingrandito, sezionato, ispezionato fin negli umori più segreti, per avere la prova di causalità che chiuda il processo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il sipario del<strong> processo d’Appello per la morte di Federico Aldrovandi</strong>, al Tribunale di Bologna, si alza su una fotografia rossa, un quadro astratto di globuli e macchie indistinguibili.</p><p>Quella fotografia è <strong>il cuore di Federico Aldrovandi,</strong> ingrandito, sezionato, ispezionato fin negli umori più segreti, per avere la prova di causalità che chiuda il processo sulla sua morte, e scriva per sempre la verità della sua storia.</p><p>Un racconto con molte pagine già chiare, fra le luci e le ombre di quella mattina, quando Federico, tornando a casa dopo una serata in discoteca, si scontrò con quattro poliziotti, e perse la vita. Una morte per la quale è già intervenuta una condanna in primo grado per omicidio colposo.</p><p>Una morte sulla cui causa dunque si torna a discutere, nell’esigenza di dimostrare definitivamente se fu la violenza dei poliziotti nello scontro, a uccidere Federico, o se invece la morte fu causata dall’agire combinato delle droghe.</p><p>I medici consulenti delle parti, questa dimostrazione la cercano nella fotografia dei tessuti cardiaci di Federico, analizzando ogni curva, ogni colore, ogni spazio fra le cellule.</p><p><strong>Federico Aldrovandi è morto del proprio delirio.</strong></p><p>E’ questa la tesi, rivelata brutalmente, che muovono le difese dei poliziotti. Federico prima ha cercato la scontro, e poi nell’agitazione,  le alterazioni causate dalla droga gli hanno fatto scoppiare il cuore, per l’eccesso provocato nel sistema, per il caos del corpo e della mente. Teoria della <strong>Sindrome da delirio eccitato, </strong>come spiegano le consulenze.</p><p><strong>Per la Procura Generale </strong>invece, quella mattina, sono i quattro poliziotti a perdere il controllo e pestare Federico, infierendo sul suo corpo fino a spaccare i manganelli, fino a spaccargli il cuore. Il consulente dell’accusa lo legge proprio in quelle foto: il <strong>decesso è avvenuto per compressione meccanica del fascio di His</strong>: la macchina scura in quel cuore, è un ematoma , ed è la firma della violenza subita.</p><p><strong>Una macchia, nel cuore di Federico, e due storie, </strong>molto diverse, intrecciate di colpa e di violenza, di testimoni e nebbie, dei tanti aspetti di un processo ora palese ora torbido.</p><p>C’è una regola sacra, che impara chi lavora col diritto: durante un processo, <strong>i sentimenti devono tacere</strong>. La giustizia non è vendetta, il dolore non fa i colpevoli: escludere il dolore, nel giudicare, e’ la legge più profonda, la necessità più imprescindibile, umana e disumana allo stesso tempo.</p><p>Nel processo a Federico Aldrovandi è difficile tenere a bada le emozioni, specie quando, strisciante, odioso, il giudizio sembra chiamarle in causa, spostandosi a un giudicare la vita stessa, le sue scelte, i suoi errori.</p><p>E’ un sospetto, un sapore, eppure talvolta sembra quasi che l’unica <strong>colpa che si voglia denunciare contro Federico Aldrovandi  sia quella di</strong><em><strong> essere</strong></em><strong> Federico Aldrovandi</strong>.</p><p>Ultimamente sembra capitare spesso. Si ricorre allo spauracchio del drogato, ad esempio, per cambiare l’immagine di una persona.</p><p>E un corollario che sembra talvolta affiorare, senza mai svelarsi, anche in questa <strong>Sindrome da delirio</strong>, perché  non mi riesce facile capire altrimenti, come questa sindrome trasparente, questa strana agitazione, potrebbe cancellare una lesione del tessuto cardiaco lì scritta nel petto sano di un ragazzo di diciotto anni.</p><p>Non mi riesce facile capire nemmeno perché nel corso di due processi, si è detto di come Federico si drogava, di quando, di quante volte, di dove e con chi, dei posti che frequentava,  del fatto che tornava a casa a piedi sicuramente per smaltire le allucinazioni o forse per non farsi scoprire dai genitori, che comprava la droga dai punkabbestia, che c’aveva in testa chissà che idee, che era uno che si calava pesante e allora la droga deve per forza essere la causa.</p><p>Tutto questo è forse suggestivo, e capisco anche a cosa serva, ma è proprio per evitare questo giudizio morale che esiste il processo penale.</p><p><strong>Un processo di fatti</strong>: La notte, lo scontro, le divergenze, le perizie mediche e tossicologice, gli accertamenti, le telefonate, le parole dei testimoni e le lamiere dell’auto, le grida. Ricostruiti, smontati, sorretti o smentiti, e infine accertati oltre ogni ragionevole dubbio, sono i fatti che porteranno ai giudici la loro decisione.</p><p>Il Procuratore Generale ci tornerà spesso: <strong>ascoltare il linguaggio delle cose</strong>, la loro muta sincerità.</p><p>Anche il corpo e il cuore sono fatti. Il processo è entrato fin dentro il corpo e il cuore di Federico, ma nessuno ci ha dato potere <strong>per spingerlo fin dentro l’anima.</strong></p><p>Vale sempre e per tutti gli attori di questo teatro.</p><p>Vale perchè sono i principi democratici a sancire che si è vittime o colpevoli di ciò che si fa, non di ciò che si è, e il modo di essere non fa il criminale e nemmeno, mi si permetta, la vittima.</p><p>Vale perché, anche io come tutti ho avuto 18anni, e anche a me piace passeggiare un po’, tornando a casa, in certe sere che d’autunno, che ho fatto troppo tardi.</p><p>Non vorrei certo un domani, dovermi giustificare di questo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/09/aldrovandi-emozioni-e-giustizia/116993/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Europa del diritto è già oltre quella degli Stati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/30/leuropa-del-diritto-e-gia-oltre-leuropa-degli-stati/114660/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/30/leuropa-del-diritto-e-gia-oltre-leuropa-degli-stati/114660/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 May 2011 12:25:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Giancarlo Costa</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114660</guid> <description><![CDATA[La decisione della Corte di Giustizia Europea sul caso di Hassan el Dridi (che sinteticamente dice &#8220;no&#8221; al reato di immigrazione clandestina), muove i primi effetti anche negli uffici giudiziari di Bologna, dove per la verità molte resistenze alle asprezze della Bossi Fini erano già state mostrate in tempi passati e recenti. Sulla scorta della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La decisione della Corte di Giustizia Europea sul caso di <strong>Hassan el Dridi</strong> (che sinteticamente dice &#8220;no&#8221; al reato di immigrazione clandestina), muove i primi effetti anche negli uffici giudiziari di Bologna, dove per la verità molte resistenze alle asprezze della Bossi Fini erano già state mostrate in tempi passati e recenti.</p><p>Sulla scorta della sentenza, la <strong>Procura di Bologna</strong> ha comunicato alle forze di polizia giudiziaria che i pubblici ministeri non chiederanno più la convalida degli arresti degli immigrati clandestini, dimostrando di voler seguire la strada di libertà tracciata dalla recente decisione della Corte del Lussemburgo.</p><p>La sentenza, sia detto chiaramente, non ha abrogato la Bossi-Fini, ma permette, disapplicando le disposizioni in contrasto con le direttive europee, di <strong>ridisegnarne i confini</strong>, incidendo sulle ipotesi di arresto e reclusione del clandestino.</p><p>Scriveva <strong>Victor Hugo </strong>nella <em>Storia di un crimine</em>: &#8220;<em>C’è qualcosa che è più forte di tutti gli eserciti, ed è un’idea il cui momento è giunto</em>&#8220;.  A rovescio, potremmo dire: non c’è forza più fragile di una idea superata dal tempo.</p><p>L’ idea da considerarsi superata, dopo la sentenza della Corte, è che un fenomeno epocale come quello dei flussi migratori possa essere gestito attraverso <strong>grossolane scorciatoie repressive</strong>.</p><p>Nel corso di dieci anni, la legge <strong>Bossi-Fini</strong> è stata ossessivamente inasprita, fino al “bastone” all’occhiello dell’art 14, dove viene previsto che lo straniero inottemperante all’ordine di allentamento, venga arrestato e punito con la reclusione in carcere fino a quattro anni.</p><p>Pronunciandosi proprio su quest’ultimo articolo, la <strong>Corte Europea</strong> ha sottolineato come la scelta italiana di punire con la reclusione il migrante sia inutilmente aggressiva sui diritti, e inefficace proprio in riferimento al terreno sui cui doveva maggiormente incidere: quello dell’allontanamento dei clandestini irregolari. A voler colpire troppo forte, verrebbe da dire, alla fine si è rotto il bastone. Prevedere una pena detentiva come quella prevista in Italia, per il giudice Europeo, non solo è lesivo di un diritto fondamentale come la libertà, ma è anche in contrasto con le politiche europee di effettività del rimpatrio e dell’allontanamento.</p><p>In buona sostanza, nel punto censurato, la Bossi-Fini non solo è <strong>inutile</strong>, ma anche inutilmente <strong>ingiusta</strong>, e, capolavoro dei capolavori, finisce perfino con l’essere dannosa alle stesse politiche europee sull’immigrazione.</p><p>Le parole di legge<strong>, </strong>a ben guardarci dentro<strong>,</strong> nascondono una tensione implacabile, una narrazione segreta sul progredire della storia comune. La tensione che qui non si riesce a far tacere, sta nel <strong>bisogno di coniugare</strong> il controllo sociale delle migrazioni con il rispetto dei principi di diritto su cui fondiamo la nostra civiltà.</p><p>Fra le righe, scavando nel senso, la Corte Europea sembra dirci, parafrasando Focault: <strong>sorvegliate, ma non punite</strong>. Non c’è, nella sola clandestinità, ancora abbastanza per punire così duramente, per giustificare il massimo giudizio di riprovazione sociale rappresentato dalla reclusione.  Va da se, che il carcere dovrebbe essere una misura estrema, che incide per sempre sull’esistenza; si esce dal carcere, ma non dalla condanna. Con la liberazione, non torna la libertà.</p><p>C’è un esigenza tutta sociale qui, che l’Europa riconosce, e c’è pure tuttavia una vicenda umana che non si può non vedere.</p><p>Non è equiparabile allora la storia di chi diventa delinquente commettendo una violenza o un danno, da quella di chi è colpevole solo della complessità stessa della vita migrante, ed è in cerca, magari con ostinata onestà, delle sue speranze e delle sue disperazioni.</p><p>Per sorvegliare, per garantire le imprescindibili  sicurezze dell’ordine, gli unici rimedi sembrano essere allora quelli dell’accompagnamento, anche forzato, e la massima privazione della libertà sopportabile dovrebbe consistere nella permanenza nei (contestati) Centri di Identificazione.</p><p><strong>C’è poi un’altra idea</strong> che fa i conti con la storia, ed è l’idea che l’Europa sia solo un idea.</p><p>In realtà, l’Europa del diritto è già oltre l&#8217;Europa degli Stati e delle loro classi politiche.</p><p>In un momento di grave crisi sistemica dell’Unione, la sentenza della Corte ci ricorda che le regole comuni esistono, e una volta fissate, valgono per tutti. Siamo parte di un progetto più grande, le disparità non sono ammesse, il nostro cammino è comune.<strong> </strong></p><p>Gli organi giudiziari di Bologna, disapplicando le norme censurate della Bossi-Fini, e decidendo di conseguenza sulla sorte di tanti stranieri, in fondo rivelano una verità che a volte sembra lontana e fumosa, è invece è tutta quotidiana: <strong>l’Europa è il vero confine delle nostra città.</strong></p><p>Il diritto europeo è l’albero a cui siamo legati, è se talvolta sembra ostacolare la corsa, altre volte ci salva da impensabili derive.</p><p>Insistendo con decisione verso l’integrazione e l’applicazione del diritto comunitario, i giudici del Lussemburgo evidenziano che l’Europa ha ormai un identità concreta, che va oltre quella dei singoli stati ed è anche grazie alla voglia di libertà di un clandestino algerino di nome Hassan, che questa identità oggi viene difesa e rafforzata.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/30/leuropa-del-diritto-e-gia-oltre-leuropa-degli-stati/114660/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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