<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Giovanna Cosenza</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/gcosenza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Ma tu li fai i controlli al seno?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/controlli-seno/229926/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/controlli-seno/229926/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 08:57:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[app Android promemoria controlli]]></category> <category><![CDATA[app iPhone promemoria controlli]]></category> <category><![CDATA[controlli al seno]]></category> <category><![CDATA[diagnosi precoce cancro al seno]]></category> <category><![CDATA[iniziative controlli al seno]]></category> <category><![CDATA[Rethink Breast Cancer]]></category> <category><![CDATA[Tlc]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=229926</guid> <description><![CDATA[Ogni anno in maggio diverse iniziative ricordano alle italiane di fare i controlli necessari per la diagnosi precoce del cancro al seno: autopalpazione, ecografia, mammografia, visita medica. Cose che sappiamo. Ma le facciamo? Sempre? Con regolarità? Le vie per convincere una donna a fare questi controlli sono spesso cupe come l&#8217;angoscia che quel tipo di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno in maggio diverse iniziative ricordano alle italiane di fare i controlli necessari per la <strong>diagnosi precoce del cancro al seno</strong>: autopalpazione, ecografia, mammografia, visita medica. Cose che sappiamo. Ma le facciamo? Sempre? Con regolarità?</p><p>Le vie per convincere una donna a fare questi controlli sono spesso cupe come l&#8217;angoscia che quel tipo di cancro desta: più acuta che per altre malattie e altre parti del corpo.</p><p>Fa eccezione una campagna dell’organizzazione canadese <a href="http://rethinkbreastcancer.com/" target="_blank">Rethink Breast Cancer</a>, che punta sull&#8217;ironia per <strong>sensibilizzare le under-40</strong>: quattro belloni invitano le giovani donne a scaricare una app per iPhone o Android, con cui riceveranno periodicamente dal bellone prescelto un promemoria sui vari controlli.</p><p>Traduco liberamente dal sito: <em>«Recenti studi mostrano che le <strong>giovani donne</strong> non si controllano il seno con regolarità. Altri mostrano che l&#8217;88% delle donne è più propenso a guardare un video se mette in scena un bell&#8217;uomo sexy. Tlc è un metodo fantastico per la diagnosi precoce del cancro al seno:</em></p><ul><li><em>TOUCH: pratica con regolarità l&#8217;autopalpazione. Senti qualcosa di anomalo?</em></li><li><em>LOOK FOR: cerca eventuali cambiamenti e prendi coscienza della loro forma e consistenza.</em></li><li><em>CHECK: controlla tutto ciò che trovi di anomalo col tuo medico.»</em></li></ul><p>In effetti il video è simpatico, anche se i belloni sono – come spesso accade nella comunicazione – un po&#8217; troppo orientati al mondo gay per incontrare i gusti di molte. Ma a prescindere da questo mi chiedo: funzionerebbe in Italia? Ti viene voglia di scaricare le app? Seguiresti le indicazioni del promemoria, una volta attivato? Ma soprattutto: <strong>l&#8217;atmosfera giocosa</strong> del video riesce davvero ad alleggerire la tensione che i controlli al seno scatenano in molte donne?</p><p>Perché è questo, secondo me, lo scoglio più duro che le strategie di prevenzione del cancro al seno devono superare: l’angoscia che induce molte donne – irresponsabilmente – a rinviare o addirittura evitare i controlli. Invece ho l&#8217;impressione che i belloni convincano solo chi questa tendenza a <strong>rimuovere il problema</strong> già non ce l&#8217;ha.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/VsyE2rCW71o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/controlli-seno/229926/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A chi giova la campagna sociale sui suicidi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/giova-campagna-suicidi/226361/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/giova-campagna-suicidi/226361/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 May 2012 09:22:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[#disperatimai]]></category> <category><![CDATA[campagna pubblicitaria]]></category> <category><![CDATA[CNA Reggio Emilia]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[imprenditori suicidi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=226361</guid> <description><![CDATA[Da qualche settimana la Cna di Reggio Emilia ha diffuso una campagna affissioni che allude ai numerosi suicidi di imprenditori avvenuti in Italia negli ultimi mesi, e li accompagna con queste parole: «Credevo di investire nella mia azienda. Ma lo stato mi ha investito dei suoi mancati pagamenti. Un’impresa senza liquidità è un’impresa senza futuro» &#160;...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche settimana la <strong><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;sqi=2&amp;ved=0CIMBEBYwAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.cnare.it%2F&amp;ei=ONWsT-KDEcyh-QaM1OSzDA&amp;usg=AFQjCNGlBZNIRTTbhcj9VxOYmDqQZXVbNg&amp;sig2=hVpIhGNaX2RmboBj7ReLrQ" target="_blank">Cna di Reggio Emilia</a></strong> ha diffuso una campagna affissioni che allude ai numerosi suicidi di <strong>imprenditori</strong> avvenuti in Italia negli ultimi mesi, e li accompagna con queste parole:</p><p>«Credevo di investire nella mia azienda. Ma lo stato mi ha investito dei suoi mancati pagamenti. Un’impresa senza liquidità è un’impresa senza futuro»</p><p><img class="alignleft size-medium wp-image-226369" title="CNA-suicidi-1" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/CNA-suicidi-1-226x300.jpg?47e3a5" alt="" width="226" height="300" /></p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>oppure: «Credevo di poter volare. Ma la mia banca mi ha tagliato le ali. Un’impresa senza credito è un’impresa senza futuro».  </p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/CNA-suicidi-2.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-226371" title="CNA-suicidi-2" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/CNA-suicidi-2-300x184.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="184" /></a></p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Mi domando, però, <strong style="text-align: right;">a chi e cosa giovi</strong><span style="text-align: right;">. Trovo infatti che quelle immagini e parole siano non solo inutili, ma addirittura </span><strong style="text-align: right;">controproducenti: </strong></p><div><p>1. Penso anzitutto agli<strong> amici, parenti e conoscenti</strong> delle persone che si sono suicidate: come possono sentirsi di fronte a quelle immagini terribili? Li aiuta a elaborare il dolore vedere qualcosa che un po&#8217; somiglia – banalizzandolo e massificandolo – a ciò che li ha colpiti da vicino? Penso di no, anzi il contrario: il dolore torna più acuto di prima.La campagna è sicuramente d’impatto e ha fatto discutere molto, sia in rete sia sul territorio.</p><p>2. Penso agli imprenditori che oggi si trovano in difficoltà tali da sentirsi disperati: se mai stessero pensando al suicidio, quelle immagini potrebbero forse fermarli? Non credo proprio: diversi studi psicologici mostrano al contrario che fattori di<strong> emulazione</strong> possono, in certi contesti e su certe persone, contribuire anche a scelte così estreme.</p><p>3. Penso a chiunque passi per strada: è giusto che CNA contribuisca a diffondere la<strong> banalizzazione</strong> che la crisi, i problemi, l&#8217;angoscia siano &#8220;tutta colpa&#8221; dello stato e delle banche? Ma non è certo scaricando la colpa su altri che si trovano soluzioni concrete per la propria impresa e la propria vita.</p><p>A questo proposito invito a leggere due riflessioni: quella di una <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/05/11/la-campagna-cna-sui-suicidi-a-chi-giovano-quelle-immagini" target="_blank">cittadina di Reggio Emilia</a>, che mi ha segnalato la campagna, e <a href="http://johnmaynard.wordpress.com/2012/04/27/disperatimai-2-come-rendere-tutto-inutile/" target="_blank">quella di Alessandro Berti</a>, docente di economia all&#8217;Università di Urbino.</p></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/giova-campagna-suicidi/226361/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Misurare le parole</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/misurare-parole/216554/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/misurare-parole/216554/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 07:47:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[linguaggio]]></category> <category><![CDATA[Nanni Moretti]]></category> <category><![CDATA[parole]]></category> <category><![CDATA[pensiero]]></category> <category><![CDATA[politically correct]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=216554</guid> <description><![CDATA[Che il linguaggio contribuisca a forgiare ciò che pensiamo, sentiamo e addirittura percepiamo è qualcosa che la ricerca scientifica sa da tempo: schiere di psicologi, filosofi, sociologi e semiologi hanno ripetuto per tutto il Novecento che gli esseri umani sono fatti di parole e segni, oltre che di carne e ossa. È con le parole...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che il linguaggio contribuisca a <strong>forgiare ciò che pensiamo</strong>, sentiamo e addirittura percepiamo è qualcosa che la ricerca scientifica sa da tempo: schiere di psicologi, filosofi, sociologi e semiologi hanno ripetuto per tutto il Novecento che gli esseri umani sono fatti di parole e segni, oltre che di carne e ossa. È con le parole che costruiamo la nostra capacità di pensare, è di parole che sono fatti gran parte dei nostri pensieri, ed è dalle parole che dipende pure il mondo esterno, o almeno quella fetta che rientra nei limiti della nostra comprensione. Questa consapevolezza è ormai talmente diffusa da essere entrata nel senso comune: capita a tutti di sentir ripetere nei contesti più disparati, dai talk show ai supermercati, frasi come <strong>«Le parole sono pietre»</strong>, che era il titolo di un libro di Carlo Levi, o <strong>«Le parole sono importanti»</strong>, che fu urlata da Nanni Moretti nel film <em>Palombella Rossa</em>, per dar voce alla rabbia che il personaggio Michele Apicella provava contro i luoghi comuni sciorinati dalla giornalista che lo stava intervistando.</p><p>Le parole siamo noi insomma, e lo sappiamo. Inoltre sono pietre, nel senso che possono fare male, e molto. Se non si scelgono con ponderazione e non si usano con tatto. Anche di questa ponderazione ci riempiamo la bocca da anni, con il <strong>linguaggio <em>politically correct</em></strong>: non diciamo più «handicappati» ma «disabili», non più «spazzini» ma «operatori ecologici», non più «negri» ma «neri» o «persone di colore». Per non parlare delle acrobazie linguistico-simboliche con cui cerchiamo di consolare le donne della loro discriminazione sociale ed economica, particolarmente più grave in Italia che in altri paesi sviluppati: «care colleghe e cari colleghi», «care/i colleghe/i», «car* collegh*» e via dicendo. Ma se da un lato ci esercitiamo in circonlocuzioni «politicamente corrette», dall’altro siamo pronti, oggi più di ieri, a <strong>usare la lingua in modo sbracato</strong>: turpiloquio, espressioni colorite, colloquiali e gergali hanno ormai invaso anche gli ambienti più colti ed elitari – dall’università all’azienda, dalla politica alle istituzioni – nell’idea che «parlare come si mangia» implichi maggiore autenticità ed efficacia del parlar forbito. Un’idea confermata tutti i giorni dai media, specie dalla televisione, dove l’aggressività linguistica è diventata per molti (giornalisti, star, ospiti) un vezzo, un fatto di stile. E in quanto tale fa tendenza e si riproduce ovunque, dai salotti chic ai <em>flaming</em> su internet.</p><p>Non è facile trovare un equilibrio fra questi due poli: da una parte, infatti, le formule politicamente corrette non bastano a costruire il rispetto che pretenderebbero di esprimere, ma restano spesso una <strong>semplice facciata</strong>, dietro alla quale si possono camuffare le peggiori tendenze razziste, omofobe e sessiste; d’altra parte è vero anche che la <strong>sciatteria linguistica</strong> può implicare sciatteria esistenziale e relazionale: «Chi parla male pensa male e vive male», diceva ancora Nanni Moretti/Michele Apicella. Ma se gli <strong>eccessi eufemistici</strong> possono cadere nell’ipocrisia, pure la posizione di Moretti corre i suoi rischi, che sono quelli dello snobismo: il mondo è pieno di persone che non hanno potuto dotarsi degli strumenti culturali necessari a raffinare il modo in cui parlano, ma sono ugualmente capaci di pensare e vivere benissimo, vale a dire con autenticità e rispetto per gli altri. Molto più di quanto non facciano certi sapientoni, la cui arroganza – verbale e non – vediamo all’opera tutti i giorni.</p><p>E allora, come se ne esce? Come si trova la misura giusta? Purtroppo non c’è una soluzione generale, perché l’attenzione, il senso di opportunità, il rispetto sono sempre <strong>relativi al contesto</strong> e al momento in cui si esercitano, ma soprattutto alla persona (o persone) a cui sono indirizzati. E oltre che con le parole possono essere trasmessi con l’espressione del volto, il tono della voce e gli atteggiamenti del corpo, con i quali si può confermare ciò che abbiamo detto, ma anche sconfessarlo. Perciò bisogna cercare la misura caso per caso, sempre ricordando che siamo ciò che diciamo e diciamo quel che siamo, ma lo diciamo con un mare di segni, sintomi e indizi <strong>ben più vasto delle parole</strong>, e lo diciamo anche con l’insieme dei nostri comportamenti e il tessuto delle nostre relazioni. Lo diciamo con tutta la nostra vita.</p><p><em>Questo articolo è appena stato pubblicato su <a href="http://www.forumeditrice.it/percorsi/storia-e-societa/multiverso/multiverso-11-2012-misura" target="_blank">Multiverso, 11, 2012</a>.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/misurare-parole/216554/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quelle facce lugubri contro la pirateria digitale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/quelle-facce-lugubri-contro-pirateria-digitale/203446/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/quelle-facce-lugubri-contro-pirateria-digitale/203446/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 11:16:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Carlo Blengino]]></category> <category><![CDATA[Caterina Caselli]]></category> <category><![CDATA[Confindustria]]></category> <category><![CDATA[fa]]></category> <category><![CDATA[fpm]]></category> <category><![CDATA[pirateria online]]></category> <category><![CDATA[siae]]></category> <category><![CDATA[spot antipirateria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203446</guid> <description><![CDATA[È online dal 4 aprile uno spot contro la pirateria digitale prodotto da Fimi Confindustria, assieme a Cci (Confindustria Cultura Italia), Fpm (Federazione Antipirateria), Fa (Federazione degli Autori) e la Siae (Società Italiana Autori e Editori). In un ambiente buio in cui si intravede uno specchio, appaiono uno dopo l&#8217;altro, a malapena illuminati da un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È online dal 4 aprile <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BbCq9BDMFyw" target="_blank">uno spot </a>contro la pirateria digitale prodotto da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fimi.it/" target="_blank">Fimi Confindustria</a></span>, assieme a Cci (Confindustria Cultura Italia), Fpm (Federazione Antipirateria), Fa (Federazione degli Autori) e la Siae (Società Italiana Autori e Editori).</p><p><strong>In un ambiente buio</strong> in cui si intravede uno specchio, appaiono uno dopo l&#8217;altro, a malapena illuminati da un lato, i mezzi busti di Franco Battiato, Caterina Caselli, Ludovico Einaudi, Mario Lavezzi, Mauro Pagani, Gino Paoli, Enrico Ruggeri, Ron e Roberto Vecchioni. Tutti ci guardano di tre quarti e dall&#8217;alto in basso, con la faccia serissima: alcuni esprimono <strong>preoccupazione</strong> (Lavezzi, Ron, Einaudi), altri una <strong>tristezza</strong> angosciante (Vecchioni, Paoli, Battiato), altri ancora si abbandonano a smorfie di <strong>disprezzo</strong> e sorrisetti <strong>beffardi</strong>, come se stessero per fregarci (specie Caterina Caselli e Ruggeri, ma pure Ron e Pagani ci cascano).</p><p>A rendere ancora più funeste le loro facce, ci si mettono <strong>i primissimi piani sulle man</strong>i: dita nodose e vene in evidenza, tamburellano sul bracciolo, s&#8217;intrecciano, si sfregano l&#8217;un l&#8217;altra, si adagiano come prive di forza, o torturano un&#8217;arancia. Già, <strong>l&#8217;arancia</strong>: in mano a Caterina Caselli, è unica nota di colore in tutto lo spot. Ma hai voglia di ripeterti che è un&#8217;arancia: in quel buio, con quella faccia, pare la mela della matrigna di Biancaneve, altro che arancia.</p><p>E mentre i big ci scaricano addosso le peggiori emozioni, a turno pronunciano frammenti di un discorso <strong>apocalittico </strong>contro la pirateria digitale: «&#8230; <strong>sta distruggendo</strong> l&#8217;industria culturale», «&#8230; <strong>uccide</strong> il mondo della creatività e della fantasia», «&#8230; l&#8217;intera industria culturale è destinata all&#8217;<strong>estinzione</strong> se non si fermano i siti pirata».</p><p><strong>Morte, distruzione, catastrofe.</strong> Un&#8217;atmosfera talmente lugubre, che l&#8217;unica nota positiva, quando la Caselli dice «Noi siamo per la rete libera» e Vecchioni rincalza «Crediamo che la rete rappresenti uno straordinario strumento di conoscenza» chiedendo un web «gestito da persone oneste», non pare vera, non ci si crede. Come possono quelle facce luciferine farsi portavoce di valori positivi come la libertà, la conoscenza, l&#8217;onestà?</p><p>«La pirateria digitale è il Male», immagino fosse il messaggio dello spot nelle intenzioni degli autori (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fimi.it/primopiano.php" target="_blank">Qu</a>i</span> i credits). In realtà ci dice che quei signori sono terribili e <strong>ce l&#8217;hanno pure con noi</strong>. Al punto che, per liberarci di cotanta negatività, ci viene subito voglia di piratare un po&#8217; di musica. Così, tanto per darci una botta di vita.</p><p>Qualcuno, più ottimista di me, pensa che lo spot non voglia dissuadere i reali o potenziali pirati, ma sia strategicamente rivolto <em>«&#8230; ai nostri policy maker: a quella banda di ultra-sessantenni che governa le sorti del nostro paese e che non sa cosa sia un download o una rete p2p, ma sa chi è Lavezzi e ricorda Caterina Caselli quando ancora chiedeva “Perdono” certa che nessuno la potesse giudicare»</em> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/04/06/i-grandi-autori-e-la-pirateria/" target="_blank">Carlo Blengino, I Grandi Autori e la pirateria digitale</a></span>).</p><p>Ma io penso, più semplicemente, che i big della canzone e i loro committenti si stiano solo parlando addosso, come fanno i peggiori comunicatori in Italia. Non vedo strategia insomma, solo <strong>autoreferenzialità</strong>. E vedo pure un bel po&#8217; di sciocchezze in ciò che dicono, come hanno osservato Fabio Chiusi (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ilnichilista.wordpress.com/2012/04/05/quello-che-lo-spot-contro-la-pirateria-non-dice/" target="_blank">Quello che lo spot contro la pirateria non dice</a></span>) e Angelo Ventriglia (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://thefielder.net/06/04/2012/spot-siae-pirateria/#.T4P0oI5Gxbr" target="_blank">Il funerale della musica</a></span>). E come continueranno a notare in molti, visto che lo spot si sta guadagnando solo critiche e dissenso.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/BbCq9BDMFyw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/quelle-facce-lugubri-contro-pirateria-digitale/203446/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se fossi leghista, la storia che vorrei</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/fossi-leghista-storia-vorrei/202786/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/fossi-leghista-storia-vorrei/202786/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Apr 2012 13:36:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[dimissioni]]></category> <category><![CDATA[eroe]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[tradimento]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202786</guid> <description><![CDATA[Se fossi un&#8217;elettrice dura e pura della Lega come tanti ce ne sono, una che lavora onestamente da mattina a sera, una che ha sempre creduto che la Lega fosse l&#8217;unica bolla di aria pulita nel malaffare generale, e mi raccontassero che proprio Umberto Bossi, il leader in cui ho sempre creduto, ha preso soldi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se fossi un&#8217;elettrice dura e pura della Lega come tanti ce ne sono, una che lavora onestamente da mattina a sera, una che ha sempre creduto che la Lega fosse l&#8217;unica bolla di aria pulita nel malaffare generale, e mi raccontassero che proprio <strong>Umberto Bossi</strong>, il leader in cui ho sempre creduto, <strong>ha preso soldi del partito</strong> <strong>e di tutti</strong>, soldi miei, per pagare case, auto e lussi di famiglia, sarei completamente sconvolta. Perciò all&#8217;inizio <strong>cercherei di negare la realtà</strong>, dicendomi che no, non è possibile, sono tutte invenzioni. Poi starei malissimo, mi crollerebbe il mondo, scoppierei a piangere. Avrei perciò un disperato bisogno di qualcosa a cui aggrapparmi, in cui continuare a credere.</p><p>C&#8217;è una storia che potrebbe permettermi di sopravvivere: Bossi inconsapevole e pulito, <strong>Bossi tradito</strong> dagli affetti più cari. Maroni? No, la moglie, l&#8217;amica della moglie, i figli e addirittura Renzo, il successore designato. È solo immaginando <strong>un dolore molto più grande del mio</strong>, immenso, quello di un padre tradito persino dal figlio prediletto, che potrei asciugare le lacrime e riprendere a lottare.</p><p>Sarei ugualmente sconvolta, ma capirei: la vita è dura e certe cose succedono, come si dice, «nelle migliori famiglie». Mi sentirei perciò ancora più solidale col capo, divenuto all&#8217;improvviso un <strong>eroe tragico</strong>, e trasformerei il mio dolore in un impegno ancora più forte, in azioni concrete: per dimostrare a tutti che il partito in cui ho sempre creduto non si farà abbattere e per contribuire a ripulirlo. Al punto che potrei diventare un&#8217;attivista, se finora mi ero limitata al voto, o un&#8217;attivista ancora più impegnata, se già lo ero.</p><p>È proprio questa la storia che sta emergendo (vedi ad esempio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/politica/12_aprile_06/cremonesi-mi-avete-preso-per-i-fondelli_7c9a5a80-7fab-11e1-8090-7ef417050996.shtml" target="_blank">questo articolo del Corriere</a></span>), ed è <strong>una storia perfetta per gestire la crisi</strong> perché è esattamente ciò di cui la cosiddetta «base» ha più bisogno. Anche per questo non credo affatto che la Lega finisca con Bossi.</p><p>«Mio figlio all’inizio ha cercato di difendersi…»</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/znwuzg7dbg0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/fossi-leghista-storia-vorrei/202786/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I sorrisi di Camusso e Bersani a Cernobbio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/sorrisi-camusso-bersani-cernobbio/200158/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/sorrisi-camusso-bersani-cernobbio/200158/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Mar 2012 11:10:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[camusso]]></category> <category><![CDATA[Cernobbio]]></category> <category><![CDATA[comunicazione]]></category> <category><![CDATA[Foto]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pranzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200158</guid> <description><![CDATA[Più tempo passa, più l&#8217;abilità comunicativa di Monti dà il meglio di sé. A parte qualche scivolone infatti (vedi «Il governo Monti sta perdendo sobrietà comunicativa?»), per il resto il Presidente del consiglio sta dando prova di capacità notevoli nell&#8217;uso strategico dei media per appianare situazioni di difficoltà e contrasto politico. Capacità in parte favorite...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Camusso-dallAnnunziata-25-marzo-2012.png?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-200162" title="Camusso dall'Annunziata 25 marzo 2012" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Camusso-dallAnnunziata-25-marzo-2012-300x219.png?47e3a5" alt="" width="300" height="219" /></a>Più tempo passa, più l&#8217;abilità comunicativa di Monti dà il meglio di sé. A parte qualche scivolone infatti (vedi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/02/08/il-governo-monti-sta-perdendo-sobrieta-comunicativa/" target="_blank">«Il governo Monti sta perdendo sobrietà comunicativa?»</a></span>), per il resto il Presidente del consiglio sta dando prova di capacità notevoli nell&#8217;<strong>uso strategico dei media</strong> per appianare situazioni di difficoltà e contrasto politico. Capacità in parte favorite dal consenso complessivo con cui le maggiori testate giornalistiche accompagnano le sue azioni, ma non per questo meno degne di nota.</p><p>Il pranzo a Cernobbio con vista lago è un esempio magistrale: Monti sceglie un tavolo davanti a un&#8217;enorme vetrata proprio per facilitare<strong> </strong><a href="http://foto.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Notizie/Italia/2012/monti-cernobbio/monti-cernobbio_fotogallery.php?id=7" target="_blank">fotografie</a> e videoriprese (come dire: «Non abbiamo nulla da nascondere»); e sceglie di avere accanto Susanna Camusso proprio per permettere i ritratti di loro due <strong>sorridenti, amichevoli e quasi intimi</strong> che sono apparsi sui principali quotidiani, nei Tg e pure sullo sfondo dell&#8217;intervista di Lucia Annunziata alla leader della Cgil. È chiaro che immagini del genere servono ad <strong>addolcire</strong> – se non a <strong>contraddire</strong> – qualunque dichiarazione di scioperi e proteste da parte del sindacato. Stesso discorso vale per Bersani: uno come lui, che di solito sorride poco nelle interviste, appare invece di ottimo umore assieme a Monti.</p><p>Certo, a parole sia Bersani sia Camusso continuano a essere critici e guardinghi nei confronti della riforma del lavoro. Ma quelle immagini e quei sorrisi da un lato dicono il contrario, dall’altro inglobano i due leader – che più di tutti dovrebbero rappresentare le fasce meno abbienti e più sofferenti della popolazione italiana – nella stessa atmosfera elitaria che contraddistingue il governo Monti: ambienti raffinati, belle maniere e cibi buoni. Ora, in comunicazione <strong>un&#8217;immagine vale più di mille parole</strong>. E Monti lo sa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/sorrisi-camusso-bersani-cernobbio/200158/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il lupo e i tre porcellini  su media e social media</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/lupo-porcellini-media-social-media/199130/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/lupo-porcellini-media-social-media/199130/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Mar 2012 14:41:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Open Journalism]]></category> <category><![CDATA[The Guardian]]></category> <category><![CDATA[the whole picture]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199130</guid> <description><![CDATA[Il 29 febbraio è uscito lo spot con cui il quotidiano inglese The Guardian promuove la sua presenza multicanale «web, print, tablet, mobile» e il progetto di Open Journalism che da mesi ha avviato (vedi «I tre porcellini e il lupo: la strada dell&#8217;Open Journalism del Guardian»). La pubblicità è interessante perché mostra come i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 29 febbraio è uscito lo spot con cui il quotidiano inglese <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/" target="_blank"><em>The Guardian</em></a></span> promuove la sua presenza multicanale <em><strong>«web, print, tablet, mobile» </strong></em>e il progetto di Open Journalism che da mesi ha avviato (vedi <a href="http://www.lsdi.it/2012/i-tre-porcellini-e-il-lupo-la-strada-dell-open-journalism-del-guardian/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">«I tre porcellini e il lupo: la strada dell&#8217;Open Journalism del </span><span style="text-decoration: underline;"><em>Guardian»</em></span></a>).</p><p>La pubblicità è interessante perché mostra come i social media possano, pur con frasi brevi postate a caldo, <strong>capovolgere l&#8217;interpretazione dei fatti</strong> trasformando le vittime in colpevoli e viceversa. Il che può essere un bene, se il capovolgimento porta all&#8217;accertamento dei fatti o addirittura a una mobilitazione sociale – come nello spot – ma anche un male, se serve solo ad accendere gli animi e allontanarli da una visione lucida di quanto accaduto. Posto che mai si riesca ad averla, questa visione, visto che <strong>la verità è sempre filtrata</strong> da qualcuno che la interpreta, che sia giornalista che scrive, cittadino/a che commenta, folla che scende in piazza o tribunale che assolve o condanna.</p><p>Ora, è inevitabile che lo spot del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/" target="_blank"><em>Guardian</em></a></span> si chiuda in bellezza, valorizzando la prospettiva multimediale del quotidiano che, grazie anche alla <strong>collaborazione dei lettori</strong>, riesce a disegnare «the whole picture».</p><p>Ma se osserviamo ciò che negli ultimi mesi molti giornalisti della carta e della tv stanno facendo ad esempio su Twitter, viene il dubbio che i social media <strong>non stiano poi facendo così bene</strong> alla loro ricerca dell&#8217;obiettività e del «whole picture»: frasi ambigue, conclusioni avventate, animosità spesso gratuita.</p><p>Insomma, pare che a volte il/la giornalista prenda da Twitter <strong>il peggio del modo in cui i </strong><em><strong>non</strong></em><strong> giornalisti lo usano</strong>, invece di contagiare gli altri col meglio della sua professione: cura e precisione delle parole, adesione ai fatti, massima cautela prima di dare notizie che non siano adeguatamente verificate, massima chiarezza nel distinguere fatti da opinioni. Tutte cose che, pur in pochissime parole, si possono pur sempre fare. E che i giornalisti – più degli altri – dovrebbero fare sempre, sui social media e fuori.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/WW_dBQPAeDY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/lupo-porcellini-media-social-media/199130/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bersani, il treno e «Destinazione Italia»</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/bersani-iltreno-%c2%abdestinazione-italia%c2%bb/195785/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/bersani-iltreno-%c2%abdestinazione-italia%c2%bb/195785/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Mar 2012 12:03:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[campagna pd]]></category> <category><![CDATA[Campagna Pd treno]]></category> <category><![CDATA[Destinazione italia Pd]]></category> <category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195785</guid> <description><![CDATA[Da alcuni giorni sulla pagina Facebook di Pier Luigi Bersani e sul sito del Pd (in una sezione apposita) appare questa immagine È da tempo che – pur sollecitata – non dico nulla sulla comunicazione del Pd: dal «Rimbocchiamoci le maniche» in poi, parlar male delle immagini e degli slogan che negli ultimi anni il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/phpThumb.php?src=/wp-content/uploads/2012/03/bersani-300x111.jpg&amp;w=295&amp;aoe=1&amp;q=90&amp;f=jpg&amp;far=1&amp;bg=FFFFFF" target="_blank"><img class="alignnone size-medium wp-image-195790" title="bersani" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/bersani-300x111.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="111" /></a></p><p>Da alcuni giorni sulla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/pages/Pierluigi-Bersani-Pagina-Ufficiale/127457477096" target="_blank">pagina Facebook</a></span> di Pier Luigi Bersani e sul sito del Pd (in una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.partitodemocratico.it//speciale/destinazione_italia/home.htm?utm_source=partitodemocratico.it&amp;utm_medium=banner&amp;utm_content=fascetta&amp;utm_campaign=destinazione-italia" target="_blank">sezione apposita</a></span>) appare questa immagine</p><p>È da tempo che – pur sollecitata – non dico nulla sulla comunicazione del Pd: dal <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2010/10/13/perche-la-campagna-«rimbocchiamoci-le-maniche»-non-funziona/" target="_blank">«Rimbocchiamoci le maniche»</a></span> in poi, parlar male delle immagini e degli slogan che negli ultimi anni il Pd ha prodotto a raffica è diventato uno sport nazionale, tanto che aggiungermi al coro mi pare quasi di cattivo gusto, un po&#8217; come sparare sulla Croce rossa.</p><p>Ho taciuto di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.partitodemocratico.it/doc/229037/ti-presento-i-miei-faruk-il-manifesto.htm" target="_blank">«Ti presento i miei»</a></span>, per esempio, con Faruk, Eva e gli altri. Ma non riesco a tacere della campagna «Destinazione Italia», con cui il Pd presenta il: <em>«progetto &#8220;Destinazione Italia&#8221; che vedrà Bersani e i dirigenti del Pd impegnati in un tour del Belpaese per discutere dei problemi seri delle persone e per avanzare risposte alla crisi», </em>come si legge sul sito.</p><p>Ora, a parte gli elettori del Pd più convinti e i fan di Bersani più accaniti, molti restano sgomenti di fronte all’immagine perché:</p><ol><li><strong>B</strong><strong>ersani è ritratto in treno</strong>, 	solitario e pensoso, mentre guarda fuori dal finestrino. Ma il 	leader di un partito non viaggia quasi mai solo, perché ritrarlo 	così? Inoltre: è                    preoccupato dopo aver letto i giornali? 	angosciato per la pesantezza del «tour» che lo attende? triste 	perché solo?</li><li><strong>Dal finestrino non si vede 	nulla</strong>. Ora, non c&#8217;è niente di meglio, quando si viaggia in 	treno e non c’è nulla di urgente da fare, che guardare il 	paesaggio che scorre. Specie sul nostro territorio, denso di 	bellezze naturali e artistiche. Perché cancellarlo? Per dar spazio 	e risalto allo slogan, risposta ovvia. Ma ciò aumenta 	l&#8217;inquietudine sia di Bersani sia nostra che lo guardiamo, e implica 	fra l&#8217;altro che la «Destinazione Italia» coincida col vuoto 	lattiginoso del finestrino: associazione quanto meno problematica.</li><li><strong>Che l&#8217;Italia sia per Bersani 	una «destinazione»</strong> implica che lui non ci abiti, ma debba 	arrivarci. E l&#8217;implicito non è certo un complimento né per lui né 	per il partito che rappresenta: è come dire che quei signori lì 	non ci «stanno dentro», all&#8217;Italia.</li><li><strong><em>Last but not least</em>:</strong> negli 	ultimi mesi le ferrovie italiane sono state spesso al centro di 	polemiche, vuoi per i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/ferrovie-dietro-licenziamenti-treni-notte-guerra-dellalta-velocita-solita-malapolitica/179731/" target="_blank">tagli 	dei treni notturni</a></span>, vuoi per l&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.linkiesta.it/trenitalia-standard" target="_blank">infelice 	campagna</a></span> con cui Trenitalia ha messo persone di 	colore negli scompartimenti di quarta classe, vuoi per i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/ultimo-schiaffo-vagone-extralusso/181325/" target="_blank">vagoni 	extralusso abbandonati</a></span> o le proteste contro la Tav <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/ventanni-storia-dellalta-velocita-torino-lione/194168/" target="_blank">sulla 	Torino-Lione</a></span> e non solo. Era proprio necessario, di 	questi tempi, associare l&#8217;immagine di Bersani a quella, da più 	parti contestata, delle ferrovie italiane?</li></ol><p>Ecco insomma l&#8217;ennesimo esempio di quella che chiamo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/02/24/spotpolitik-perche-la-casta-non-sa-comunicare/" target="_blank"><em><strong>SpotPolitik</strong></em></a></span>: una politica (in questo caso del Pd, ma non solo) che usa in malo modo tecniche pubblicitarie mal digerite. Piuttosto che ottenere questi risultati, meglio evitare affissioni, slogan, banner e compagnia bella, per concentrare tutti gli sforzi comunicativi verso il contatto diretto con le persone, sul territorio e in rete.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/bersani-iltreno-%c2%abdestinazione-italia%c2%bb/195785/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Perché non si alzano le tasse ai redditi più alti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/perche-alzano-tasse-redditi-alti/194788/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/perche-alzano-tasse-redditi-alti/194788/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Mar 2012 09:20:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[aliquote]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[redditi]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194788</guid> <description><![CDATA[Lunedì sera François Hollande, il candidato del Partito Socialista alle prossime elezioni presidenziali in Francia, ha promesso in diretta sul canale TF1 che, se sarà eletto, cambierà il fisco francese in questa direzione: «Chi guadagna più di un milione di euro all’anno dovrebbe pagare il 75% di tasse» (QUI i dettagli della proposta). Discutevo di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì sera <strong>François Hollande</strong>, il candidato del Partito Socialista alle prossime elezioni presidenziali in Francia, <a href="http://www.lemonde.fr/politique/article/2012/02/27/sur-tf1-hollande-s-en-prend-aux-remunerations-indecentes-des-tres-riches_1649087_823448.html" target="_blank">ha promesso in diretta sul canale TF1</a> che, se sarà eletto, cambierà il fisco francese in questa direzione: <em>«Chi guadagna più di un milione di euro all’anno dovrebbe pagare il 75% di tasse»</em> (<a href="http://www.lemonde.fr/politique/article/2012/02/27/sur-tf1-hollande-s-en-prend-aux-remunerations-indecentes-des-tres-riches_1649087_823448.html" target="_blank">QUI</a> i dettagli della proposta).</p><p>Discutevo di questo argomento nei giorni scorsi con un amico commercialista, che mi faceva notare come <strong>l&#8217;idea di alzare le aliquote fiscali dei redditi più alti</strong> sia sempre stata un <strong>tabù</strong> in Italia. E lo è tuttora, malgrado il chiacchiericcio suscitato dalla pubblicazione dei redditi milionari dei ministri del governo Monti. Scrive il commercialista, che preferisce restare anonimo:</p><p><em>«Nessuno nega (certo non io) che il merito vada premiato con una giusta differenziazione dei redditi. Occorre però capire che, oltre una certa soglia di reddito, l&#8217;arricchimento si trasforma in impoverimento della società, perché il profitto di uno è pagato da tutti gli altri <strong>senza un proporzionale ritorno in tassazione</strong>. Il problema moderno perciò è la smodata ricerca individuale di una illimitata ricchezza che penalizza tutti gli altri.</em></p><p><em> </em></p><p><em>Se poniamo per esempio come limite di ricchezza un reddito di 500.000 euro, cioè la ricchezza annua prodotta dallo 0,1% della popolazione italiana, bisognerebbe <strong>tassare oltre il 60%</strong> l&#8217;imponibile che eccede questa cifra, diminuendo così il tasso di plutomania nella popolazione. L&#8217;obiettivo sarebbe il 90%, fino a che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coefficiente_di_Gini" target="_blank">il coefficiente di Gini</a> – che misura la sperequazione tra redditi, patrimoni, capacità di spese – non sia sceso almeno a 0,27%.</em></p><p><em> </em></p><div><em>Poiché il sistema economico italiano è fortemente plutocratico, la retorica politico-mediatica dominante ci propina <strong>l&#8217;identificazione dell&#8217;evasore</strong> con l&#8217;artigiano, il libero professionista, il medico, e così via. Ma ragioniamoci su: un idraulico può, al più, fare circa 35.000 euro di lavoro in nero, un medico intorno ai 90.000. Quindi, al netto degli studi di settore che obbligano a dichiarare un reddito in funzione di molte varabili, diciamo che l&#8217;idraulico può evadere in media circa 17.500 euro di tasse e il medico 45.000. In base all&#8217;attuale sistema plutocratico, le fasce di aliquota sono le seguenti: 23% (fino a 15.000 euro), 27% (15.000 &#8211; 28.000), 38% (28.000 -55.000), 41% (55.ooo-75.000), 43% (oltre i 75.000).<br /> </em></div><p><em> </em></p><p><em>È un sistema allucinante. Infatti, se uno guadagna un milione di euro paga in tasse circa 400.000 euro e si tiene 600.000. Nel caso l&#8217;aliquota fosse del 60% per i redditi eccedenti la nuova soglia dei 500.000 euro, dovrebbe versare 85.000 euro in più di tasse, ben oltre quelli evasi dai due professionisti sommati assieme. La domanda allora, o se vuoi la provocazione, è: chi «evade» di più tra il primo e i secondi? Uso l&#8217;espressione «evade» in senso metaforico, ovviamente, per dire qualcosa che idealmente sarebbe dovuto (in una società meno plutocratica della nostra) ma, data la legge attuale, di fatto non è versato.»</em></p><p><strong>A questo punto sorge spontaneo il dubbio</strong>: l&#8217;idea di aumentare le tasse ai redditi che superano i 500.000 euro annui è forse un tabù solo perché chi dovrebbe deciderlo gode di redditi milionari?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/perche-alzano-tasse-redditi-alti/194788/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gli stereotipi della campagna Vodafone</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/stereotipi-della-campagna-vodafone/192981/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/stereotipi-della-campagna-vodafone/192981/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 10:15:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[campagna pubblicitaria]]></category> <category><![CDATA[discriminazioni di genere]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[Vodafone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192981</guid> <description><![CDATA[Spesso la pubblicità ci trasmette stereotipi sulle differenze fra uomini e donne e fra ruoli professionali che sono tanto più sottili e infide quanto più sembrano normali e rassicuranti. Prendi ad esempio l&#8217;ultima campagna stampa di Vodafone. Nell&#8217;immagine «Ti meriti molto più di un normale Call Center», lui è il manager, l&#8217;uomo d&#8217;azienda, lei lavora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Spesso la pubblicità ci trasmette stereotipi sulle <strong>differenze fra uomini e donne</strong> e fra <strong>ruoli professionali</strong> che sono tanto più sottili e infide quanto più sembrano normali e rassicuranti.</p><p>Prendi ad esempio l&#8217;ultima campagna stampa di Vodafone. Nell&#8217;immagine «Ti meriti molto più di un normale Call Center», lui è il manager, l&#8217;uomo d&#8217;azienda, lei lavora al call center. Proviamo a immaginare se Vodafone avesse fatto il contrario, mettendo un ragazzo carino in cuffia e una donna adulta nel ruolo di chi beneficia dei servizi del call center: in tempi di crisi e precariato giovanile, sarebbe stato come mettere un dito sulla piaga e forse l&#8217;immagine avrebbe sollevato un polverone. Messa così, nessuno si stupisce né si lamenta: <strong>è considerato normale che le donne stiano in ruoli precari e sottoposti</strong>, anche se di fatto nei call center lavorano pure molti ragazzi, non solo ragazze.</p><p><iframe width='600' height='400' frameborder='0' src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Vodafone-Call-Center.jpg?47e3a5"></iframe></p><p>Nell&#8217;immagine «Ti meriti molto più di un&#8217;innovazione qualunque», al giovane uomo spetta l&#8217;<strong>innovazione</strong>, rappresentata dal tablet, al più anziano il <strong>comando</strong>, espresso dal gesto illustratore e dalla postura dominante, alla giovane donna, che è facile immaginare come <strong>segretaria</strong> o comunque <strong>sottoposta</strong>, spetta l&#8217;ascolto compiacente, perché sorride e guarda dal basso verso l&#8217;alto.</p><p><iframe width='600' height='400' frameborder='0' src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Vodafone-innovazione1.jpg?47e3a5"></iframe></p><p>I ruoli sono <strong>meno rigidamente tradizionali</strong> nell&#8217;annuncio «Ti meriti molto più di un semplice venditore»: qui è la donna a vendere i prodotti Vodafone, il che implica che spettino a lei la maggiore competenza (almeno sull&#8217;offerta Vodafone) e il ruolo di conduzione nella trattativa, esattamente come potrebbero spettare a un venditore uomo.</p><p><iframe width='600' height='400' frameborder='0' src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Vodafone-Venditore1.jpg?47e3a5"></iframe></p><p><strong>Che vuol dire tutto ciò?</strong> Nel mondo reale i ruoli che vediamo in questa campagna possono (per fortuna) essere anche diversi, almeno nei paesi più evoluti: donne che comandano, leader non necessariamente avanti negli anni, anziani che ben si destreggiano con le tecnologie e l&#8217;innovazione. Ma gli stereotipi che la pubblicità e i media ci rimandano tutti i giorni – in questo come in mille altri esempi – stanno sempre un passo indietro rispetto alla realtà. E sommati gli uni agli altri, ripetuti ogni giorno, moltiplicati per strada, sui giornali e in televisione, contribuiscono a rinforzare <strong>un immaginario e una cultura arretrati</strong>, conservatori e a volte pure reazionari.</p><p>Per questo, in una realtà come quella italiana in cui statisticamente le donne lavorano meno degli uomini, quando lavorano guadagnano meno e stanno spesso in ruoli sottoposti, in un paese come il nostro che certo non si distingue per innovazione tecnologica né per ruoli di comando affidati ai giovani, è fondamentale che i cittadini – i «consumatori», come si dice – siano il più possibile consapevoli di quanto siano retrogradi gli stereotipi che circolano nella comunicazione di massa: serve a <strong>prenderne le distanze</strong>, a difendersene e guardare oltre. Ma sarebbe pure importante, per le imprese e le agenzie pubblicitarie, produrre <strong>immagini meno ingessate</strong> e tornare a essere più originali. Più creative, una buona volta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/stereotipi-della-campagna-vodafone/192981/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fornero: lo snobismo di chi dice &#8220;Non guardo tv&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/fornero-snobismo-dice-guardo/191946/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/fornero-snobismo-dice-guardo/191946/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Feb 2012 12:43:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Belen]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[Sanermo]]></category> <category><![CDATA[sessismo]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191946</guid> <description><![CDATA[È tipico di una certa élite intellettuale e sociale, ricca di beni culturali e/o materiali (accademici, scrittori, supermanager e così via) vantarsi pubblicamente di non guardare mai la televisione (quella generalista, intendono): perché li «annoia», perché «offende il buon gusto», perché ci sono troppi «programmi spazzatura», perché «è meglio leggere un buon libro» e via...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È tipico di una certa élite intellettuale e sociale, ricca di beni culturali e/o materiali (accademici, scrittori, supermanager e così via) vantarsi pubblicamente di <strong>non guardare mai la televisione</strong> (quella generalista, intendono): perché li «annoia», perché «offende il buon gusto», perché ci sono troppi «programmi spazzatura», perché «è meglio leggere un buon libro» e via dicendo. Ognuno è ovviamente libero di scegliere l&#8217;intrattenimento che preferisce. Anzi, qualcuno potrebbe dire: se molti/e in Italia seguissero il buon esempio di questi signori, i dati di ascolto televisivo dei programmi più beceri calerebbero e ciò indurrebbe le reti a cambiarli.</p><p>Il discorso parrebbe non fare una piega, se non fosse che <strong>le cose non vanno così</strong>: una gran parte di italiani continua a guardare i programmi che inorridiscono l&#8217;élite e la televisione generalista resta com&#8217;è. E non importa se le masse guardano la spazzatura perché gli piace o lo fanno per criticare: l&#8217;importante è che guardino, perché ciò alza il prezzo degli spazi pubblicitari e la televisione vive di questo.</p><p><strong>«Ma 12, 14 o 15 milioni</strong> di persone che guardano un programma in prima serata non sono la maggioranza», tipicamente obietta qualcuno. Certo che no, ma sono comunque il maggior numero di italiani che un mezzo di comunicazione riesca a raggiungere <strong>in un colpo solo</strong>: non ci riescono i giornali e non ci riesce nessuno su internet. A meno che non sia trainato dalla televisione, appunto.</p><p>Dunque coloro che nell&#8217;élite <strong>occupano posti di responsabilità</strong> politica, sociale, economica (molti, forse la maggioranza) non possono, da un lato, disprezzare ciò che passa la tv, mostrando di essere ben consapevoli del basso livello, dall&#8217;altro volgere lo sguardo altrove e non fare nulla per migliorarla. Non possono perché allo snobismo si aggiunge l&#8217;irresponsabilità, purtroppo.</p><p>Per questo non mi è piaciuto ciò che ieri la ministra Fornero ha detto durante il convegno <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.forumvalored.it/program.html" target="_blank"><strong>Valore D</strong></a></span> a Roma: pur specificando di parlare a titolo personale e non in veste istituzionale, ha detto di<strong> </strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/fornero-offesa-dallimmagine-della-donna-sanzioni-societa-violano-quote-rosa/191736/" target="_blank"><strong>sentirsi spesso offesa per come la donna è rappresentata in tv</strong></a></span>, ma di risolvere la questione spegnendo il televisore o cambiando canale, «che è più salutare».</p><p>Detto in altri termini: mentre Fornero spegne, l&#8217;immagine della donna in televisione resta identica a se stessa, come stiamo vedendo proprio in questi giorni a Sanremo, fra i tatuaggi inguinali di Belén Rodríguez e l&#8217;afasia bamboleggiante di Ivana Mrazova. Peccato che Elsa Fornero abbia anche la delega per le Pari opportunità. E peccato che la televisione italiana svolga un ruolo fondamentale nel perpetuare e diffondere un&#8217;immagine femminile che rema contro la parità di genere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/fornero-snobismo-dice-guardo/191946/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I giovani sono davvero così deprimenti?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/giovani-sono-davvero-cosi-deprimenti/191007/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/giovani-sono-davvero-cosi-deprimenti/191007/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Feb 2012 17:31:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[bamboccioni]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Manehimer]]></category> <category><![CDATA[ricerca Ipso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191007</guid> <description><![CDATA[Dopo gli scivoloni del presidente Monti e della ministra Cancellieri sul «posto fisso» e sul fatto che i giovani preferiscano un lavoro vicino a mamma e papà, ieri sul Corriere Renato Mannheimer ha presentato i risultati di una ricerca del suo istituto, da cui emergerebbe un’immagine dei giovani fra 18 e 34 anni che conferma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo gli scivoloni del presidente Monti e della ministra Cancellieri sul «posto fisso» e sul fatto che i giovani preferiscano un lavoro vicino a mamma e papà, ieri sul <em>Corriere</em> Renato Mannheimer <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_12/giovani-lavoro-sogno-posto-fisso-mannheimer_b7f0cbb0-5548-11e1-9c86-f77f3fe7445c.shtml" target="_blank"><strong>ha presentato</strong></a></span> i risultati di una ricerca <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ispo.it/" target="_blank"><strong>del suo istituto</strong></a></span>, da cui emergerebbe un’immagine dei giovani fra 18 e 34 anni che conferma appieno i pregiudizi espressi dal governo. Poiché la ricerca completa non è stata pubblicata, devo attenermi alla sintesi di Mannheimer:</p><p><em>«Alla richiesta di scegliere qual è l&#8217;aspetto più importante in una occupazione, più di uno su tre cita senza esitazione il &#8220;posto fisso&#8221; che risulta contare assai più dello stipendio e ancor più dell&#8217;interesse del tipo di lavoro. [...]</em></p><p><em>Questi orientamenti sono confermati anche dalle risposte al quesito relativo alla preferenza tra un lavoro </em><em><strong>“sicuro anche se meno redditizio&#8221;</strong></em><em> e uno “meno sicuro con più prospettive di reddito&#8221;: quasi nove giovani su dieci (per l&#8217;esattezza l&#8217;84%) optano senza esitazione per la prima alternativa. [...]</em></p><p><em>Di qui una netta (per il 75%, con una diminuzione, comunque, rispetto a due anni fa quando era l&#8217;84%) predilezione per un mercato del lavoro &#8220;</em><em><strong>meno flessibile</strong></em><em>, con meno possibilità di licenziamenti, anche a costo di stipendi più bassi&#8221; piuttosto che uno &#8220;</em><em><strong>più flessibile</strong></em><em>, ma che favorisce stipendi più elevati&#8221;. Invece solo poco più di metà (56%) dei giovani italiani dice sì all&#8217;idea di un posto di lavoro, anche se fisso, in un altro Paese europeo: l&#8217;apertura appare molto maggiore tra i giovanissimi fino a 24 anni, mentre si attenua, forse a causa di famiglie già formate, tra chi ha tra i 25 e i 34 anni. È curioso notare che la disponibilità a trasferirsi appare relativamente più elevata tra chi possiede un diploma di scuola media superiore. I laureati, invece, forti del loro titolo di studio, appaiono paradossalmente più restii a spostarsi.</em></p><p><em>Questa è, dunque, la cultura del lavoro prevalente nelle nuove (ma anche nelle vecchie) generazioni del nostro Paese..»</em></p><p>Ora, è chiaro che, in un momento in cui tutti soffiano sul fuoco dell&#8217;<strong>incertezza </strong>e della<strong> paura</strong>, se chiedi a qualcuno: preferisci un posto «sicuro anche se meno redditizio» o uno «meno sicuro con più prospettive di reddito», questo qualcuno è molto probabile che scelga la prima alternativa. Ma siamo sicuri che non otterremmo <strong>la stessa risposta anche in altre fasce d&#8217;età</strong>, ben oltre i 18-34 anni? Sicuri che non risponderebbero così tutti coloro che vedono a rischio il loro posto di lavoro, indipendentemente dall&#8217;età che hanno? Io non lo sono, e nemmeno Mannheimer lo è, visto che mette fra parentesi «ma anche nelle vecchie generazioni».</p><p>E aggiungo: in un quadro di incertezza globale sempre maggiore, non solo italiana, siamo sicuri che la <strong>scarsa propensione a muoversi</strong> che esprimono i 18-34enni che hanno riposto al questionario non sia frutto, invece che di<strong> mammoneria</strong>, di una valutazione razionale del fatto che, poiché anche all&#8217;estero le cose non vanno meglio, tanto vale restare in Italia?</p><p>Insomma sono perplessa, perché l&#8217;articolo sembra<strong> confermare troppo facilmente i pregiudizi sui «bamboccioni»</strong>. Quasi volesse giustificare gli ultimi scivoloni del governo. Ovviamente, prima di giudicare, vorrei vedere la ricerca completa. Ma nel frattempo mi chiedo: a chi e cosa serve confermare di continuo questa rappresentazione recessiva e deprimente dei giovani italiani? Sugli stessi toni, pur mitigati dal pentimento finale, è <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/02/13/news/leggenda_bamboccioni_diamanti-29782504/" target="_blank"><strong>l&#8217;articolo di Ilvo Diamanti</strong></a></span> oggi su <em>Repubblica</em>.<br /> A cosa serve tutta questa insistenza, se non a frustrare ulteriormente i giovani, a convincerli che non valgono nulla? Perché si continua a farlo? Io per mestiere incontro tutti i giorni ventenni che contraddicono questo stereotipo. Vivo e lavoro in una bolla fortunata?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/giovani-sono-davvero-cosi-deprimenti/191007/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sisal, lo spot triste per un Paese senza speranze</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/sisal-lo-spot-triste-per-un-paese-senza-speranze/190360/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/sisal-lo-spot-triste-per-un-paese-senza-speranze/190360/#comments</comments> <pubDate>Fri, 10 Feb 2012 13:16:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category> <category><![CDATA[sisal]]></category> <category><![CDATA[spot]]></category> <category><![CDATA[superenalotto]]></category> <category><![CDATA[Toto Cutugno]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190360</guid> <description><![CDATA[Da quando c&#8217;è la crisi, in Italia il gioco d&#8217;azzardo cresce in modo netto e continuo: gli ultimi dati pubblicati dai Monopoli di Stato (dicembre 2011) parlano di una crescita del 26,36% nel gennaio-novembre 2011 rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno prima. Nel 2010 la crescita era stata del 13,17%, nel 2009 del 12,96% e anche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da quando c&#8217;è la crisi, in Italia il gioco d&#8217;azzardo cresce in modo netto e continuo: gli ultimi dati pubblicati dai Monopoli di Stato (dicembre 2011) parlano di una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.aams.gov.it/sites/aams2008/files/AAMS/AAMS-COMUNICA/DATI-UFFICIALI/DATI-RACCOLTA-GIOCHI/2011/Raccolta-e-vincite-giochi-Gennaio-novembre-2011-23dic11.pdf" target="_blank"><strong>crescita del</strong> <strong>26,36%</strong></a></span> nel gennaio-novembre 2011 rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno prima. Nel 2010 la crescita era stata del 13,17%, nel 2009 del 12,96% e anche nel 2008 c&#8217;era stato un balzo notevole rispetto al 2007.</p><p>Da una <a href="http://www.conagga.it/1/upload/ricerca_naz_azzardo_conagga_dic_08.pdf" target="_blank"> ricerca</a> condotta nel 2008 dal Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d&#8217;Azzardo, emerge che i giochi preferiti (primo fra tutti il Gratta e Vinci, secondo il Superenalotto) sono quelli in cui mancano le relazioni; che fra coloro che dichiarano di spendere <strong>oltre 600 euro al mese</strong> in giocate, il 23,7% ha un lavoro precario o saltuario, il 5,3% sono casalinghe, il 18,4% pensionati; che l&#8217;età di gioco è abbastanza uniforme, ma la maggioranza sono giovanissimi (10-19) o hanno più di 70 anni; che il titolo di studio più diffuso fra i giocatori è la licenza superiore (54%), seguita dalla media inferiore (21%) e dalla laurea (19%). Infine – ipotizza la ricerca – i giocatori che soffrono di problemi di <strong>dipendenza dal gioco</strong> erano oltre 1 milione nel 2008 e da allora – aggiungo io – possono solo essere aumentati.</p><p>È a persone con queste caratteristiche che si rivolge l&#8217;ultimo <strong>spot Sisal</strong>, per stimolarle a giocare se non l&#8217;avessero ancora fatto, o a farlo in modo ancora più intensivo. Parafrasando la celebre canzone di Toto Cutugno <em>L&#8217;italiano</em>, dice: <em>«Vorrei una vigna per produrci il vino, io sogno un parco per il mio bambino, di un grande film sarò il produttore, voglio champagne ghiacciato a tutte le ore, darò ai miei figli un futuro splendente, della mia squadra farò il presidente, con un sistema in ricevitoria si sistema la mia compagnia. Un milione a Giulio, un milione a Maria, voglio fondare la mia scuderia, faccio una follia, ti prendo e ti porto via. Lasciatemi sognare, con la schedina in mano. Lasciatemi sognare, sono un italiano».</em></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/dDTWCAw6yWM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> Contro lo spot molti in rete si sono già <strong>ribellati:</strong> chi lo definisce «poco educativo», chi sottolinea – giustamente – che gli italiani dovrebbero sognare con strumenti ben diversi dal gioco d&#8217;azzardo, chi si dice solo indignato.</p><p>Per me lo spot è semplicemente triste. Molto. Perché oltre il 50% degli introiti delle giocate finiscono nelle casse dello Stato e dunque capisco bene la ragione per cui questo e altri spot simili si stiano moltiplicando: non sarà certo una protesta in rete a fermarli. Perché riconosco che è <strong>adeguato al suo target</strong>: scandalizza chi dal gioco si sente lontanissimo/a, ma rispecchia realtà e sentimenti di chi, non vedendo altre soluzioni, s&#8217;illude che solo tentando la sorte la sua vita potrebbe cambiare. E perché mi rendo conto che, per l&#8217;ennesima volta, alle <strong>donne</strong> sono riservati solo sogni che riguardano i figli (<em>«sogno un parco per il mio bambino»</em>, <em>«darò ai miei figli un futuro splendente»</em>) e il corpo, visto che la ragazza che desidera <em>«champagne ghiacciato a tutte le ore»</em> se ne sta nuda e ammiccante nella vasca da bagno. Nessun lavoro, nessuna soddisfazione professionale nei sogni delle donne.</p><p><strong>Un&#8217;Italia immobile, senza soldi e senza speranze</strong> è quella a cui si rivolge lo spot, a dispetto dell&#8217;allegria apparente. Un&#8217;Italia che ovviamente c&#8217;è.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/sisal-lo-spot-triste-per-un-paese-senza-speranze/190360/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il governo sta perdendo sobrietà comunicativa?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/governo-monti-perdendo-sobrieta-comunicativa/189814/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/governo-monti-perdendo-sobrieta-comunicativa/189814/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:29:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[comunicazione politica]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189814</guid> <description><![CDATA[È una domanda che si fanno in molti, da una settimana a questa parte. Ha cominciato Monti con la monotonia del posto fisso: «I giovani devono abituarsi all&#8217;idea che non avranno un posto fisso tutta la vita. E del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso tutta la vita». Ha soffiato sul fuoco...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È una domanda che si fanno in molti, da una settimana a questa parte. Ha cominciato <strong>Monti</strong> con la<strong> monotonia del posto fisso</strong>: «I giovani devono abituarsi all&#8217;idea che non avranno un posto fisso tutta la vita. E del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso tutta la vita». Ha soffiato sul fuoco la <strong>ministra Fornero</strong>: «Il posto fisso per tutti è un&#8217;illusione». Ha ulteriormente rincarato la dose la <strong>ministra Cancellieri</strong>: «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà».</p><p><strong>Certo, sono frasi estrapolate</strong>, che fuori dal contesto assumono significati in parte diversi da quello originario: se le riascoltiamo nel contesto, né Monti né Fornero né Cancellieri sono stati così drastici come le frasi isolate li fanno apparire. Né così irrispettosi nei confronti dei precari, dei disoccupati, delle migliaia di giovani che ogni anno si spostano o addirittura se ne vanno dall&#8217;Italia per lavorare altrove.</p><p><strong>Ma i media fanno così:</strong> ritagliano le frasi per farle diventare titoli, sottotitoli, occhielli. Pretesti per domande incalzanti. È sempre stato così e non c&#8217;è testata giornalistica che non lo faccia. O meglio: tutte dicono di non farlo, ma poi lo fanno, eccome. In Italia e in tutto il mondo. <strong>Chi fa politica deve saperlo</strong>, non ci sono scusanti. Altrimenti rischia di trasformarsi nel Berlusconi degli ultimi tempi: «I media travisano tutto, mentono, sono contro di me».</p><p>Dunque? Dunque <strong>la risposta è sì</strong>: il governo Monti sta perdendo un po&#8217; della sobrietà con cui aveva cominciato e sarebbe opportuno, invece, che la recuperasse. <strong>Non fate dichiarazioni frettolose</strong>, vi prego, signori ministri.<strong> </strong>Non sparate.</p><p>Dice: lo fanno strategicamente, per distrarre l&#8217;opinione pubblica da altro. Bah. Dice: lo fanno perché non sono bravi comunicatori. Ri-bah. Credo piuttosto si siano fatti prendere la mano dal piacere di andare in tv, essere intervistati, assediati. La girandola mediatica<strong> prima seduce, poi ipnotizza, infine stordisce.</strong> D&#8217;altra parte, le uscite infelici di Monti non riguardano solo il posto fisso. Basta ascoltare la collezione che ha mandato in onda Giuseppe Cruciani a <em>La Zanzara</em> su Radio 24, lunedì 6 febbraio. Frasi maliziosamente estrapolate dalla redazione. Però fanno impressione, fanno.</p><p>Le perle di Monti, «La Zanzara», 6 febbraio 2012:</p><p><iframe width="100%" height="166" scrolling="no" frameborder="no" src="http://w.soundcloud.com/player/?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F35944756&amp;auto_play=false&amp;show_artwork=false&amp;color=ff7700"></iframe></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/governo-monti-perdendo-sobrieta-comunicativa/189814/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Super Bowl, la Fiat e l’immagine dell’Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/l%e2%80%99immagine-dell%e2%80%99italia-super-bowl-americano/189562/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/l%e2%80%99immagine-dell%e2%80%99italia-super-bowl-americano/189562/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 12:23:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Chrysler]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[spot]]></category> <category><![CDATA[Super Bowl]]></category> <category><![CDATA[Volswagen]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189562</guid> <description><![CDATA[Trenta secondi di pubblicità nella finale del Super Bowl, il campionato di football americano, costano a quanto pare circa 3,5 milioni di dollari. Anche quest&#8217;anno, fra i big spender che hanno acquistato uno spazio nella finale andata in onda il 5 febbraio, ci sono state le case automobilistiche. E anche quest&#8217;anno c&#8217;è stata Fiat-Chrysler, che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Trenta secondi</strong> di pubblicità nella finale del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nfl.com/superbowl/46" target="_blank">Super Bowl</a></span>, il campionato di football americano, costano a quanto pare circa <strong>3,5 milioni di dollari</strong>. Anche quest&#8217;anno, fra i big spender che hanno acquistato uno spazio nella finale andata in onda il 5 febbraio, ci sono state le case automobilistiche. E anche quest&#8217;anno c&#8217;è stata Fiat-Chrysler, che di spot ne ha mandati ben due, uno di un paio di minuti per il marchio Chrysler, l&#8217;altro di un minuto per lanciare la <strong>Fiat Cinquecento Abarth</strong>, spendendo in tutto – si ipotizza, considerando possibili sconti per il pacchetto complessivo – circa <strong>15 milioni di dollari</strong>.</p><p>Ma non è delle cifre che volevo parlare, quanto dell&#8217;<strong>immagine dell&#8217;Italia</strong> che Marchionne e i suoi hanno deciso di mostrare agli oltre 100 milioni di americani che hanno visto in televisione la finale del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nfl.com/superbowl/46" target="_blank">Super Bowl</a></span>. Preciso che la protagonista dello spot (la modella romena <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Catrinel_Menghia" target="_blank">Catrinel Menghia</a></span>) parla in italiano (con sottotitoli in americano) anche nella versione che va in onda negli Stati Uniti. Il tasso di italianità del commercial è dunque altissimo. Ecco l&#8217;<strong>Italia</strong>, signore e signori:</p><p><span style="text-decoration: underline;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/ofECPnmGVBg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></span></p><p>Ecco invece come appaiono gli <strong>Stati Uniti</strong> nello spot Chrysler, che ha come protagonista Clint Eastwood:</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/b2d4FH38uXM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><strong>Ma sono piaciuti i due commercial agli americani?</strong> Chissà. Va detto che né Chrysler né Fiat Cinquecento Abarth appaiono fra gli spot che hanno ricevuto più «mi piace» nei social network, come risulta dalla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nfl.com/superbowl/46/commercials#video=09000d5d826a7e10" target="_blank">classifica sul sito</a></span> del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nfl.com/superbowl/46" target="_blank">Super Bowl</a></span>. Fra i più graditi (al terzo posto) c&#8217;è piuttosto il commercial del <strong>maggiolone Volkswagen</strong> («Back and better than ever», dice) che punta tutto sull&#8217;ironia e la simpatia del cagnone protagonista, già apparso <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/01/05/il-miglior-spot-2011-per-creativity-vincono-emozioni-e-humour/" target="_blank">in altri spot Volkswagen</a></span>. Notare il payoff che chiude la performance del cane e dell’auto: «That&#8217;s the Power of German Engineering.», con tanto di punto finale. A voi le conclusioni sull&#8217;immagine dei tre paesi e l’originalità degli spot.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/0-9EYFJ4Clo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/l%e2%80%99immagine-dell%e2%80%99italia-super-bowl-americano/189562/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Stupro di gruppo, titoli di giornale e nervi scoperti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/stupro-gruppo-titoli-giornale-nervi-scoperti/189328/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/stupro-gruppo-titoli-giornale-nervi-scoperti/189328/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Feb 2012 12:40:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[carcere preventivo]]></category> <category><![CDATA[CAssazione]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[sentenza]]></category> <category><![CDATA[stupro di gruppo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189328</guid> <description><![CDATA[La settimana scorsa la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza con cui ha esteso alla violenza di gruppo ciò che nel 2010 la Corte Costituzionale – con la sentenza 265/2010 – aveva già fissato per i reati di violenza sessuale compiuti da singoli e per gli atti sessuali su minori, dichiarando incostituzionale la legge...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa la Corte di Cassazione ha emesso una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cortedicassazione.it/Notizie/GiurisprudenzaPenale/SezioniSemplici/SchedaNews.asp?ID=1741" target="_blank"><strong>sentenza</strong></a></span> con cui ha esteso alla violenza di gruppo ciò che nel 2010 la Corte Costituzionale – con la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&amp;numero=265" target="_blank"><strong>sentenza 265/2010</strong></a></span> – aveva già fissato per i reati di violenza sessuale compiuti da singoli e per gli atti sessuali su minori, dichiarando incostituzionale <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=45802" target="_blank"><strong>la legge del 2009 sulla violenza sessuale</strong></a></span>.</p><p>Sommando la sentenza della Cassazione a quella della Corte Costituzionale 265/2010, emerge che, contrariamente a quanto diceva la legge del 2009, il carcere preventivo <strong>non</strong> è obbligatorio per i reati di violenza sessuale (che sia di gruppo, individuale o su minori), esattamente come non lo è per tutti gli altri reati (tranne quelli di mafia e criminalità organizzata), ma <strong>il giudice è tenuto a valutare, caso per caso, misure cautelari alternative</strong> come gli arresti domiciliari, l’obbligo di dimorare in un certo comune, e così via. A meno che non ci sia il rischio (come dice <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/codici/codiceProceduraPenale/indice/articolo.638.3.0.0.2.html" target="_blank"><strong>l&#8217;articolo 274 del Codice penale</strong></a></span>) che l&#8217;indagato commetta altri reati gravi, si dia alla fuga o cerchi di inquinare le prove.</p><p>Ora, per quanto i media abbiano spesso chiarito che la questione riguarda <strong>il carcere come</strong> <strong>«misura cautelare»</strong>, e cioè prima della condanna, e <strong>non</strong> la pena comminata dopo la sentenza definitiva (vedi ad esempio<strong> </strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/violenza-gruppo-cassazione-possibili-anche-misure-cautelari-diverse-carcere/188551/" target="_blank"><strong>qui</strong></a></span> e <span style="text-decoration: underline;"><a style="font-weight: bold;" href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/02/02/news/cassazione_per_stupro_del_branco_anche_misure_diverse_da_carcere-29216266/?ref=HREC2-6" target="_blank">qui</a>)</span> e per quanto la Corte di Cassazione abbia a sua volta pubblicato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/02/03/news/violenza_branco_cassazione_interpretata_sentenza_consulta_altrimenti_atti_a_corte_costituzionale_e_rischio_scarcerazione-29266805/" target="_blank"><strong>una precisazione</strong></a></span> che spiega le ragioni della sentenza nel caso specifico, le polemiche dei giorni scorsi sui <strong>media e sui social network</strong> si sono, come spesso accade, scatenate più per una lettura frettolosa dei titoli che per reali approfondimenti del caso.</p><p>Se a questo aggiungiamo la <strong>rapidità</strong> e <strong>superficialità</strong> con cui si scrivono e leggono i microtesti che circolano su Facebook e Twitter, la frittata e fatta: tutti parlano e litigano, ma su cosa di preciso? E perché? <strong>È colpa dei giornali, che producono titoli fuorvianti?</strong> Un po&#8217; sì, perché titoli come «La Cassazione e lo stupro di gruppo, il carcere non è più obbligatorio», o «La Cassazione: per lo stupro di gruppo il carcere è facoltativo», fanno davvero pensare che lo stupro di gruppo sia stato depenalizzato da una Cassazione d&#8217;improvviso impazzita. In effetti si possono pensare titoli più corretti, ma mettiamoci il cuore in pace: <strong>la riduzione e semplificazione che stanno dietro a un titolo</strong> possono dare risultati aberranti anche se il/la titolista ha le migliori intenzioni, perché crede di aver scritto giusto e invece il giusto era solo nella sua testa. O era solo implicito, a fronte di altri dieci impliciti che portano da tutt&#8217;altra parte.</p><p><strong>È colpa dei social media?</strong> In parte sì, perché i testi brevi e brevissimi che circolano su Facebook e Twitter derivano da processi cognitivi di astrazione e semplificazione analoghi a quelli che portano ai titoli giornalistici. Ma non solo: di microtesto in microtesto, di riduzione in riduzione, si fa un po&#8217; come nel gioco del bisbigliarsi veloce una parola da un orecchio all&#8217;altro: la parola che arriva all&#8217;ultimo della catena è completamente diversa da quella sussurrata dal primo. Nel gioco la distorsione fa sorridere. Quando si parla di cose gravi come lo stupro, bisogna starci molto attenti.</p><p><strong>È colpa delle donne e degli uomini che se la sono presa</strong> con la Cassazione senza essersi studiati le sentenze? Ecco, su questo ci andrei ancor più cauta: lo stupro è un tema doloroso, a volte purtroppo anche tragico. Le donne italiane, negli ultimi anni, si sono spesso sentite poco ascoltate, come se i problemi di disoccupazione, emarginazione e discriminazione che le fanno soffrire nella quotidianità fossero solo nella testa delle neofemministe e non nella realtà economica e sociale del nostro paese. C&#8217;è allora da stupirsi se, alla lettura di certi titoli e microtesti sui social media, molte/i siano scattate/i come per un riflesso condizionato? Direi proprio di no.</p><p>E aggiungo: non solo non c&#8217;è da stupirsi né scandalizzarsi, ma<strong> è un bene che molte/i siano scattati</strong>. Lo stupro è un problema grave della nostra società (come di molte altre), che va ben oltre gli stupri in strada, che accade nelle case prima ancora che fuori, accade senza che sia denunciato, accade e accade ancora. <strong>Lo stupro è un problema culturale, prima che giuridico</strong>. E poiché le sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale hanno demandato la decisione sul carcere preventivo alle valutazioni dei giudici caso per caso, è bene che questi giudici sappiano e sentano tutti i giorni che la società in cui vivono e lavorano è attentissima a ciò che fanno, pronta a scattare. E magari qualcuno potrà sbagliare a leggere questa o quella sentenza, ma poco importa: i giuristi preciseranno e le persone capiranno, ma continueranno a stare attente, discutere e, se il caso, criticare e arrabbiarsi. L&#8217;importante è che l&#8217;attenzione sul tema sia sempre alta. Da parte dei media, dei social media e di tutti. E non solo in occasione di una sentenza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/stupro-gruppo-titoli-giornale-nervi-scoperti/189328/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il &#8220;Dialogo con il cittadino&#8221; di nonno Mario</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/dialogo-cittadino-nonno-mario/188235/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/dialogo-cittadino-nonno-mario/188235/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:32:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[sito]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188235</guid> <description><![CDATA[Da qualche giorno su Governo.it c&#8217;è la sezione «Dialogo con il cittadino». Motivo: «In poco più di due mesi dal suo insediamento, sono giunte al sito del governo circa 2 mila mail rivolte al presidente del Consiglio». Perciò il governo ha deciso di fare questo: «A tutte le domande stiamo dando, con l&#8217;aiuto di esperti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche giorno su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/" target="_blank">Governo.it</a></span> c&#8217;è la sezione <strong>«<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/index.html" target="_blank">Dialogo con il cittadino</a></span>»</strong>. Motivo: <em>«In poco più di due mesi dal suo insediamento, sono giunte al sito del governo circa 2 mila mail rivolte al presidente del Consiglio</em>». Perciò il governo ha deciso di fare questo: «<em>A tutte le domande stiamo dando, con l&#8217;aiuto di esperti e tecnici di settore, una risposta adeguata. In questa sezione sono pubblicati alcuni quesiti e le relative risposte. Per facilitare la consultazione sono stati raggruppati per </em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/indice_tematico.html" target="_blank"><em>aree tematiche</em></a></span><em> e i temi trattati riassunti in un </em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/stats.html" target="_blank"><em>report statistico</em></a></span><em>. Delle mail più significative proponiamo alcuni </em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/estratti.html" target="_blank"><em>estratti</em></a></span><em>. Per tutti coloro che vogliono partecipare all&#8217;iniziativa è disponibile il </em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm" target="_blank"><em>modulo</em></a></span>.»</p><p>Insomma il governo ha aperto sul web una <strong>sezione di</strong> <strong>Faq</strong> (Frequently Asked Questions), dove ha pubblicato, organizzate per temi, alcune risposte alle domande più frequenti. E promette che presto tutti potranno esprimere la loro opinione con <em>«strumenti di partecipazione telematica»</em>.</p><p>Mi aspettavo che «il popolo della rete» – che di rete dovrebbe intendersene – reagisse in modo interessante all&#8217;iniziativa. Cioè che qualcuno criticasse gli <strong>evidenti limiti dell&#8217;operazione</strong> (sono solo Faq!), ma dicesse pure che non c’è nulla di simile, per esempio, né<strong> </strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bundesregierung.de/" target="_blank">sul portale del governo tedesco</a></span>, né su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gouvernement.fr/" target="_blank">quello del governo francese</a></span>, che saranno pure i primi della classe ma la sezione «Dialogo con il cittadino» non ce l&#8217;hanno. E dunque «bravo Monti, insisti che puoi fare di meglio».</p><p>Mi aspettavo che qualcuno indicasse a Monti come la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.whitehouse.gov/" target="_blank"><strong>Casa Bianca</strong></a></span> interagisce coi cittadini su Internet – tanto per guardare a chi fa meglio: su Facebook per esempio, o attraverso la sezione interattiva del sito della White House, <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://wwws.whitehouse.gov/petitions" target="_blank">dove si raccolgono petizioni</a></span> e, quando una raggiunge almeno 25 mila firme, non solo ottiene una risposta ufficiale sul sito, ma è inoltrata ai settori amministrativi che possono darle un seguito pratico.</p><p>Mi aspettavo che qualcuno dicesse a Monti: prendete tre persone che ne sappiano di comunicazione politica on-line e fate anche voi qualcosa di simile alla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.whitehouse.gov/" target="_blank">Casa Bianca</a></span>, evitandone gli errori (li fanno pure loro) e adattandolo alla realtà italiana. Lo faccia, caro Monti, perché aver ricevuto solo l&#8217;<strong>8% di mail critiche</strong> (come dicono le sue <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/stats.html" target="_blank">statistiche</a></span>) è davvero un successo – specie considerando che su Internet insultare è facile – mentre quel<strong> 25%</strong> <strong>di persone che mandano proposte</strong> indica viceversa una voglia di partecipazione che sarebbe un peccato sprecare, a fini non solo comunicativi, ma politici.</p><p>Invece finora ho letto – in rete e sulla stampa – solo un po&#8217; di critiche perché su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/" target="_blank">Governo.it</a></span> appare <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/estratti.html" target="_blank">una piccolissima selezione di mail</a></span>, tutte positive, ma niente di quell’8% negativo. In particolare, poi, a molti dà fastidio lo stralcio con <strong>«<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/nonno-monti-futuro-bambini/188211/" target="_blank">nonno Mario</a></span>»</strong>: <em>«…Lisa, una bambina di due anni e mezzo, alla domanda &#8220;che cosa hai visto in TV?&#8221;, risponde &#8220;Ho visto il nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro…&#8221; Firmato &#8220;una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale&#8221;»</em></p><p>Vabbe&#8217;, <strong>nonno Mario</strong> <strong>è una sciocchezza che potevano evitarsi</strong>. Come ce ne sono mille, nella mediocrità della comunicazione politica italiana, a destra e a sinistra. Ma possibile che gli unici commenti che ho letto su «nonno Mario» siano del tipo: <em>«Mi ricorda quello che faceva Berlusconi» </em>o <em>«Se una cosa del genere l&#8217;avesse fatta B, gli sarebbero tutti saltati addosso»</em>? Ancora con Berlusconi in testa. Ma vogliamo guardare avanti?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/dialogo-cittadino-nonno-mario/188235/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se la pubblicità fa leva sull’orgoglio patrio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/pubblicita-leva-sull%e2%80%99orgoglio-patrio/186387/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/pubblicita-leva-sull%e2%80%99orgoglio-patrio/186387/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:42:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Chrysler]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[panda]]></category> <category><![CDATA[spot]]></category> <category><![CDATA[tricolore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186387</guid> <description><![CDATA[Premetto che in Italia è molto difficile fare leva – in politica come nella comunicazione commerciale e sociale – su sentimenti di orgoglio e amor patrio, perché gli italiani: 1) preferiscono pensare a se stessi in modo autoironico e a volte, purtroppo, anche autodenigratorio; 2) se poi si sentono anche «di sinistra» e «progressisti», pensano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che in Italia è molto difficile fare leva – in politica come nella comunicazione commerciale e sociale – su sentimenti di <strong>orgoglio e amor patrio</strong>, perché gli italiani: 1) preferiscono pensare a se stessi in modo autoironico e a volte, purtroppo, anche autodenigratorio; 2) se poi si sentono anche «di sinistra» e «progressisti», pensano che il patriottismo sia di destra e dunque sono pronti a bollare come «retorica» e «reazionaria» qualunque comunicazione che vi faccia appello.<br /> Altra cosa accade per esempio <strong>negli Stati Uniti</strong>, dove la storia nazionale, i «padri fondatori», la grandezza e l’unità d&#8217;America (le chiamano così) sono valori normalmente usati in comunicazione politica, a destra come a sinistra, e si trovano spesso – con efficacia – anche in pubblicità.</p><p>Detto questo, è chiaro che un&#8217;azienda che inserisce il <strong>tricolore in una pubblicità </strong>non può che aspettarsi polemiche. Specie in questo momento storico, in cui i localismi (a nord come a sud) gridano ai quattro venti le loro ragioni.</p><p>Lo fa per esempio<strong> Unicredit</strong> da qualche settimana, con una<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/01/13/la-campagna-unicredit-per-laumento-di-capitale/" target="_blank"><strong> campagna</strong></a></span> che punta ad associare al marchio della banca la bandiera nazionale, l&#8217;amore degli italiani per il loro paese e il desiderio di vederlo uscire dalle difficoltà. E infatti Unicredit ha infastidito molti. Lo fa da qualche giorno anche<strong> Fiat</strong><strong>, con lo spot per la nuova Panda</strong>.</p><p>E le polemiche sono ancora più accese. La campagna Fiat, infatti, fa ben di peggio: <strong>svaluta implicitamente una certa Italia del sud</strong>, rappresentata dal Vesuvio e dal cameriere col piatto di pasta («accontentarci dell&#8217;immagine che ci vogliono dare») e la contrappone al sud di <strong>Pomigliano</strong> che sceglie di «essere noi stessi» per «ripartire» ed è rappresentato dai lavoratori (e una lavoratrice) della Fiat alle prese con tecnologie d&#8217;avanguardia, e intenti a mettere «passione» e «creatività» nel loro lavoro. Ma lo spot svaluta anche, più in generale, l&#8217;Italia dei «giovani che cercano un futuro», perché vi appaiono col volto mesto e preoccupato; e pure <strong>l&#8217;arte è in una posizione dubbia</strong>, perché quelle sculture che spuntano qua e là dovrebbero simboleggiare la creatività, ma certo impallidiscono di fronte all&#8217;Italia «capace di grandi imprese industriali», e dunque non si capisce se l’arte è vista in positivo o no. I<strong>nsomma lo spot contiene alcune </strong><strong>contraddizioni:</strong> come fai a ostentare la bandiera nazionale se presupponi un&#8217;Italia divisa in buoni e cattivi? E come fai a contrastare l&#8217;Italia «pittoresca» se le contrapponi una visione edulcorata della Fiat, a pochi mesi di distanza dalle lacerazioni che hanno portato all&#8217;accordo di Pomigliano?</p><p>Ma queste domande la Fiat non deve essersele fatte. Perché lo spot ricalca pedissequamente quello americano della <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Mi0SbrrGaiw" target="_blank">Chrysler Jeep Grand Cherokee</a>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/HvBm2BDYj-s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/pubblicita-leva-sull%e2%80%99orgoglio-patrio/186387/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monti e Berlusconi: vecchi trucchi in nuova sobrietà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/monti-berlusconi-vecchi-trucchi-nuova-sobrieta/185843/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/monti-berlusconi-vecchi-trucchi-nuova-sobrieta/185843/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:38:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[comunicazione politica]]></category> <category><![CDATA[Lilli Gruber]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Otto e mezzo]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185843</guid> <description><![CDATA[Venerdì scorso Mario Monti, ospite da Lilli Gruber a Otto e mezzo, ha offerto uno splendido esempio della sua abilità di usare due vecchi trucchi della comunicazione politica: negare l&#8217;evidenza e spostare subito il focus del discorso. In serata infatti Berlusconi aveva rilasciato questa dichiarazione, tanto breve quanto chiara: «La cura di Monti non ha dato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì scorso<strong> Mario Monti</strong>, ospite da Lilli Gruber a <em>Otto e mezzo</em>, ha offerto uno splendido esempio della sua abilità di usare due <strong>vecchi trucchi</strong> <strong>della comunicazione politica</strong>: negare l&#8217;evidenza e spostare subito il focus del discorso.</p><p>In serata infatti Berlusconi aveva rilasciato questa dichiarazione, tanto breve quanto chiara: <em><strong>«La cura di Monti non ha dato alcun frutto</strong></em><em>. Quindi se dovessi dire paradossalmente, ci aspetteremo di essere richiamati a occupare le posizioni di governo che avevamo prima, visto che questa è la democrazia e che noi siamo stati eletti dagli italiani.»</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/KA1f0Hs7Q74" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> </em><br /> Ciò nonostante, alla domanda di Lilli Gruber che, dopo aver riportato la frase di Berlusconi, gli chiede: <em>«Per lei questo è un segnale di allarme?»</em>, Monti risponde con volto imperturbabile: <em>«No. Il presidente Berlusconi, col quale parlo abbastanza spesso e che di tanto in tanto incontro, </em><em><strong>mi dà segnali incoraggianti</strong></em><em> e io ricorro anche al suo consiglio, così come ricorro al consiglio dei leader degli altri partiti che appoggiano il governo in Parlamento. </em><em><strong>Non credo che abbia detto</strong></em><em>, e non sarebbe vero, che non ci sia alcun frutto della politica economica di questo governo. Quello che è vero, o perlomeno che era vero fino a qualche giorno fa – l&#8217;andamento dello spread è più incoraggiante in questi ultimi giorni – è che ci aspettavamo tutti una discesa più rapida dello spread, il famoso divario di tasso di interesse che penalizza l&#8217;Italia rispetto alla Germania in particolare&#8230;»<br /> </em><br /> E prosegue nel parlare dello spread e della politica economica, cioè tralascia di dire altro su Berlusconi e chiude dicendo che apprezza «<em>il modo in cui tutte le tre grandi forze politiche che ci sostengono finora l&#8217;hanno fatto</em>» e che sarebbe lieto se le forze politiche trovassero il modo di «<em>dialogare di più tra loro</em>» (dal minuto 8&#8217;30&#8243; circa in poi).</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/AODKFoonpFY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Ricapitolando: Monti innanzi tutto <strong>nega l&#8217;evidenza</strong>: <em>«Non credo che abbia detto»</em>, quando invece non solo Berlusconi l&#8217;ha detto, ma lui sa benissimo che l’ha detto. Inoltre non si limita a spostare il discorso, ma fa di più: <strong>sposta l&#8217;attenzione</strong> dal conflitto fra lui e Berlusconi a quello all&#8217;interno della maggioranza dei partiti che lo sostengono, ben sapendo, evidentemente, che non c’è nulla di più facile che cancellare un conflitto con un altro conflitto. Abilissimo, insomma, nell&#8217;applicare i trucchi più antichi della retorica e della comunicazione politica. Chapeau.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/monti-berlusconi-vecchi-trucchi-nuova-sobrieta/185843/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La &#8220;femme fatale&#8221; sulle prime pagine dei giornali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/femme-fatale-sulle-prime-pagine-quotidiani/185258/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/femme-fatale-sulle-prime-pagine-quotidiani/185258/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Jan 2012 12:54:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanna Cosenza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[comandante]]></category> <category><![CDATA[Costa Concordia]]></category> <category><![CDATA[Domnica Cemortan]]></category> <category><![CDATA[giglio]]></category> <category><![CDATA[naufragio]]></category> <category><![CDATA[schettino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185258</guid> <description><![CDATA[﻿﻿Oggi ho fatto un test ai quotidiani nazionali: vediamo quanti hanno messo in evidenza in prima pagina, con tanto di foto, il cliché narrativo della &#8220;femme fatale&#8220;, e cioè la faccenda della «donna misteriosa» – detta anche «bionda», «moldava» o «ballerina» – che a quanto pare stava in plancia accanto a Francesco Schettino. Ecco i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>﻿﻿Oggi ho fatto un<strong> test ai quotidiani nazionali</strong>: vediamo quanti hanno messo in evidenza in prima pagina, con tanto di foto, il cliché narrativo della &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Femme_fatale" target="_blank">femme fatale</a>&#8220;</strong></span>, e cioè la faccenda della «donna misteriosa» – detta anche «bionda», «moldava» o «ballerina» – che a quanto pare stava in plancia accanto a Francesco Schettino. Ecco i risultati.</p><p><strong><em>Corriere della sera</em></strong>: nella foto principale c&#8217;è un sommozzatore vicino alla campana di bordo, ma subito accanto c&#8217;è la foto del volto di Domnica Cemortan, circondata dai titoli «Allarme in ritardo, potevamo salvare tutti» e «La ragazza senza cabina».<br /> <em><strong>Repubblica</strong></em>: non c&#8217;è la foto della Cemortan, ma quella del comandante Schettino che alza la mano per un brindisi. Però il titolo è «Il capitano e la ballerina. Vino e bravata in plancia nella notte del naufragio».<br /> <em><strong>La Stampa</strong></em>: foto grande con sommozzatore e campana di bordo ma niente Cemortan, neanche nel titolo «Allarme meteo, la Concordia può inabissarsi».<br /> <em><strong>Il Giornale</strong></em>: foto grande e centrale del comandante con titolo «Basta capri espiatori, basta eroi. La misteriosa ballerina moldava: “Schettino ci ha salvati, ma non è il mio amante&#8221;».<br /> <em><strong>Libero</strong></em>: foto grande e centrale di Domnica Cemortan in spiaggia, con titolo «La ballerina moldava che ha fatto girar la testa a Capitan Codardo».<br /> <em><strong>Il Fatto quotidiano</strong></em>: una foto della Cemortan ritratta con altri dipendenti di Costa Crociere è in prima pagina, ma ottiene solo il taglio basso e il titolo non la riguarda direttamente: «Il governo si accorge della Concordia».<br /> <em><strong>Il Messaggero</strong></em>: foto grande centrale e titolo «Ecco la ragazza del mistero: &#8220;Il comandante ci ha salvato&#8221;».</p><p>Scelte analoghe hanno fatto<em> Il Tempo</em>, <em>Il Secolo XIX</em>, <em>Il Mattino</em>, <em>La Gazzetta del Sud. </em><strong>Morale della favola</strong>: il cliché della &#8220;femme fatale&#8221; è del tutto trasversale per i quotidiani di oggi, nel senso che non dipende dal loro orientamento politico-ideologico, né dalla cordata economica e editoriale a cui appartengono.</p><p>Mettere in prima pagina una bionda e alludere a una storia pepata serve ad <strong>aumentare le vendite</strong>? Certo le aiuta (per come sono abituati i lettori e le lettrici italiane), ma non è necessario. Infatti ne hanno fatto a meno <em>La Stampa</em> (pur parlando del Concordia), <em>Il Sole 24 Ore</em>, <em>L&#8217;Unità</em>, <em>Il Riformista</em>, <em>La Padania</em>, <em>Il Manifesto</em>, <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em>, <em>L&#8217;Opinione</em>, <em>L&#8217;Osservatore Romano</em>, <em>Il Tirreno</em>, <em>Il Piccolo</em>, <em>Il Giornale di Brescia</em>.</p><p>Sarebbe opportuno che tutte le testate più «serie» (quelle cioè che non fanno solo gossip) evitassero, una buona volta, di dare rilievo a certe notizie solo perché ruotano attorno a <strong>facili spunti di</strong> <strong>gossip</strong>. La vera notizia di oggi, sulla tragedia della nave Costa Concordia, è il <strong>gravissimo rischio ambientale</strong> che sta correndo l’isola del Giglio. Oltre al fatto, ovviamente, che 11 persone sono morte e 24 sono ancora disperse. Altro che bionda.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/femme-fatale-sulle-prime-pagine-quotidiani/185258/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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