<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Giampaolo Colletti</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/gcolletti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>#ufficioincasa, un modo diverso per dire disoccupato?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/ufficioincasa-modo-diverso-dire-disoccupato/234046/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/ufficioincasa-modo-diverso-dire-disoccupato/234046/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 May 2012 16:16:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[#ufficioincasa]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[negozio online]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234046</guid> <description><![CDATA[Che sorpresa scoprire tra i trendtweet l&#8217;ufficio in casa. Il titolo del post l&#8217;ho ripreso da uno dei tanti tweet. Tre parole, una costruzione complessa e che coinvolge sempre più italiani di ogni ordine e grado, di ogni età, di ogni estrazione sociale. Lo dico raccontando il punto di vista dei Wwworkers, ovvero quello dei lavoratori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Che sorpresa scoprire tra i trendtweet l&#8217;ufficio in casa. Il titolo del post l&#8217;ho ripreso da uno dei tanti tweet. Tre parole, una costruzione complessa e che coinvolge sempre più italiani di ogni ordine e grado, di ogni età, di ogni estrazione sociale. Lo dico raccontando il punto di vista dei </span></span><strong><a href="http://www.wwworkers.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Wwworkers, ovvero quello dei lavoratori della rete</span></span></a></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">, tutti con l&#8217;</span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><a href="https://twitter.com/#!/search/%23ufficioincasa" target="_blank">#ufficioincasa</a></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">. Certo, dietro quelle tre parole oggi si legge anche tanta sofferenza: la crisi morde e quindi la casa – per chi ce l&#8217;ha – diventa l&#8217;unico approdo possibile. Però non è sempre così. C&#8217;è anche chi ha scelto in modo consapevole di fare questo passo così importante.</span></span></p><p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Torniamo all&#8217;hashtag: l&#8217;idea della conversazione l&#8217;ha scatenata </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><a href="https://twitter.com/#!/panzallaria" target="_blank">@panzallaria</a></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">. E ha avuto un forte seguito. In poche ore sono usciti tanti tweet sul lavoro in casa, ma anche sulle piccole manie e sulle frustrazioni, con le storie di chi non ha affatto scelto di lavorare in casa e ci si trova perché <strong>disoccupato</strong>.</span></span></p><p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">I tweet che stanno rimbalzando in rete in queste ore sono tantissimi, tutti differenti e con un punto in comune: l&#8217;ufficio in casa. E le opinioni sono diversissime. Ve ne riporto qualcuno:</span></span><a href="https://twitter.com/#!/search/%23ufficioincasa"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="text-decoration: underline;">“</span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">#ufficioincasa</span></span></span></em></a> <em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">non vuole dire x forza essere precari ma avere fatto precisa scelta di vita a chilometri zero.</span></span></em><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"> </span></span></em><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">12/14 ore di lavoro al giorno meglio farle in un posto comodo. Se sei una quasi mamma o una neo mamma l&#8217;<a href="https://twitter.com/#!/search/%23ufficioincasa">#ufficioincasa </a>è una salvezza&#8221;.</span></span></em></p><p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">In realtà in questi due anni dalla nascita del movimento dei wwworkers ho incontrato centinaia di persone, dal giovane smanettone che decide di lasciare il posto fisso e di provare a lavorare in rete al manager quarantenne messo alla porta per una ristrutturazione aziendale. Una delle storie che mi è rimasta impressa è quella di </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Silvia Bertolucci</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">: insieme alla sua famiglia ha aperto <a href="http://ecoartigianato.blogspot.it/" target="_blank">un negozio online</a> dove commercializza </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">cuscini in pula di farro</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">, vendendo prodotti biologici e intercettando una numerosissima community di appassionati compratori. Prima Silvia e la sua famiglia giravano per i mercati. Poi hanno deciso di parcheggiare il furgoncino e di accendere il computer. La storia di Silvia e della sua famiglia è una bella storia di chi oggi ha un #ufficioincasa.</span></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/ufficioincasa-modo-diverso-dire-disoccupato/234046/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Da Martinelli a Rossi, perché la rete solidarizza con la violenza?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/martinelli-rossi-perche-rete-solidarizza-violenza/219131/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/martinelli-rossi-perche-rete-solidarizza-violenza/219131/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 May 2012 07:58:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Agenzie entrate]]></category> <category><![CDATA[Delio Rossi]]></category> <category><![CDATA[romano di lombardia]]></category> <category><![CDATA[violenza]]></category> <category><![CDATA[wwworkers]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219131</guid> <description><![CDATA[Sarò impopolare ma del dramma della disperazione di Romano di Lombardia quello che mi ha maggiormente colpito e irritato è stata la reazione della rete. L’irruzione del piccolo imprenditore Luigi Martinelli armato di fucile nell’Agenzia delle Entrate e il relativo sequestro abbastanza estemporaneo di decine di persone è stato troppo giustificato. E ancora oggi c’è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sarò impopolare ma del dramma della disperazione di Romano di Lombardia quello che mi ha maggiormente colpito e irritato è stata <strong>la reazione della rete.</strong> <span style="color: #000000;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/bergamo-sequestratore-carcere-succede/218628/" target="_blank"><span style="color: #000000;">L’irruzione del piccolo imprenditore Luigi Martinelli armato di fucile nell’Agenzia delle Entrate</span></a></span> e il relativo sequestro abbastanza estemporaneo di decine di persone è stato troppo giustificato. E ancora oggi c’è chi si spinge ad improvvide alleanze: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/bergamo-sequestratore-carcere-succede/218628/" target="_blank">il Codacons ha deciso di offrire assistenza legale gratuita a Martinelli</a>.</p><p>A me questa giustificazione a più livelli che circola soprattutto sul web negli ultimi giorni <strong>un po&#8217; mi spaventa</strong>. Quello che è accaduto, al netto del profondo disagio in cui è maturato, non può affatto giustificare il tentativo di violenza perpetuato ai danni della collettività. <span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.glialtrionline.it/2012/05/03/un-uomo-armato-entra-in-equitaliae-in-rete-stanno-tutti-dalla-sua-parte/" target="_blank">Invece sin da subito i commenti sono tutti stati a favore del gesto folle</a> </span></span>(perchè di questo si tratta: entrare in un ufficio armati di fucile e sparare colpi in aria sequestrando dei civili è un gesto folle e censurabile).</p><p>Pochi commentatori in rete hanno evidenziato questo aspetto, che credo rappresenti una<strong> lenta e graduale deriva in cui stiamo scivolando.</strong> In questo blog ci occupiamo di wwworkers, ovvero dei lavoratori della rete e delle nuove forme di lavoro online, ma sempre più spesso la cronaca mi spinge a scrivere di <strong>come la rete racconti il dramma che stiamo vivendo</strong>, una crisi che morde soprattutto le classi medie e più svantaggiate creando condizioni di forte disagio sociale.</p><p>Poche ore prima un altro episodio mi aveva indignato e che credo sia speculare rispetto alla diffusa solidarietà che si respira: la violenta reazione dell’allenatore della Fiorentina ora esonerato <strong>Delio Rossi</strong>. In rete c’è un <strong>pericoloso filo rosso</strong> che lega la risposta violenta di Delio Rossi e l‘assalto dell&#8217;imprenditore in crisi armato di fucile all&#8217;agenzia delle entrate. E io leggo<strong> troppa diffusa solidarietà, troppa giustificazione.</strong> A me, la rete che solidarizza, che giustifica, che alimenta alibi o ragioni che presuppongono un uso di violenza, spaventa. E certa informazione che amplifica, alimenta, crea eroi positivi che andrebbero censurati rischia di generare disorientamento, emulazione. Qui rischiamo grosso. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/martinelli-rossi-perche-rete-solidarizza-violenza/219131/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Solidarietà agli imprenditori in crisi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/solidarieta-agli-imprenditori-crisi-parte-tutti/215173/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/solidarieta-agli-imprenditori-crisi-parte-tutti/215173/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 11:07:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[edoardo nesi]]></category> <category><![CDATA[imprenditori]]></category> <category><![CDATA[lavoratori]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[suicidi imprenditori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=215173</guid> <description><![CDATA[In questi mesi si sono giustamente moltiplicate le azioni di solidarietà per migliaia di lavoratori colpiti da una crisi senza precedenti e da una politica di fatto assente, che non ha saputo contrapporre al concetto di rigore quello di equità, pur facendo rientrare entrambi i termini nelle prime dichiarazioni programmatiche del governo. Tuttavia sento ancora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questi mesi si sono giustamente moltiplicate le azioni di solidarietà per migliaia di lavoratori colpiti da una crisi senza precedenti e da una politica di fatto assente, che non ha saputo contrapporre al concetto di rigore quello di equità, pur facendo rientrare entrambi i termini nelle prime dichiarazioni programmatiche del governo.</p><p>Tuttavia sento ancora &#8211; indipendentemente dalla mera cronaca dei tg &#8211; <strong>tiepide forme </strong>di solidarietà nei confronti della marea di imprenditori  - soprattutto piccoli imprenditori dislocati nei distretti industriali del nostro Paese &#8211; colpiti da questa crisi e che spesso trovano soltanto nel gesto estremo del togliersi la vita una possibile risposta. <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Sardegna/Suicida-un-altro-imprenditore-nel-nuorese-Costretto-a-licenziare-i-due-figli-si-e-sparato_313255630562.html" target="_blank"><span style="color: #000000;">Venerdì a Marmolada in provincia di Nuoro un cinquantacinquenne imprenditore del settore edile si è sparato</span></a> dopo aver dovuto prendere la drammatica decisione di licenziare i suoi due figli per problermatiche economiche nella sua azienda. E’ solo una degli ultimi<strong> suicidi tra gli imprenditori italiani</strong>, almeno otto nell’ultimo mese a causa della crisi: stando ai dati del <em>Corsera</em> pubblicati ieri <strong>sono 70 </strong>gli imprenditori che si sono tolti la vita nei primi quattro mesi del 2012.</p><p>C’è stata anche polemica sui numeri, che ad una prima lettura vedrebbero <strong>moltiplicarsi</strong> i suicidi tra gli imprenditori nostrani. In realtà la sola statistica non ammette dubbi al riguardo: i numeri non sono affatto maggiori a quelli degli anni passati e anche nel confronto tra Grecia e Germania siamo a numeri più contenuti. Ma questo in realtà poco importa. Comunque il premier Monti ha affermato: <em>“In Grecia ci sono stati tagli enormi negli ultimi due anni che hanno determinato 1725 suicidi. Questo è quello che in Italia cerchiamo di invertire per non precipitare in quel precipizio&#8221;</em>. <span style="color: #000000;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/bologna-sfilano-vedove-degli-imprenditori-suicidi-colpa-fisco-saremo-1500/210020/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Proprio dalle colonne del Fatto gli amici di Spinoza.it con amaro sarcasmo hanno risposto al premier</span></a></span>: <em>“E’ bello sapere che ci sia qualcuno che conta mentre tu muori”.</em></p><p>Indipendentemente dalle valutazioni di mera statistica quello che emerge è che siamo di fronte ad un<strong> dramma </strong>non strettemente inquadrabile in uno specifico ambito geografico: le morti tra gli imprenditori si stanno moltiplicando al nord come al sud, e inoltre vanno a coinvolgere diverse classi sociali e settori merceologici.</p><p><strong>Ci vuole coraggio </strong>oggi a fare l’imprenditore, forse tanto quanto il lavoratore, per combattere nello stesso agone una battaglia impari con una crisi senza precedenti<strong>.</strong> In questo blog ci occupiamo di lavoratori della rete e non possiamo non segnalare come proprio ieri dalle colonne del <em>Corsera</em> è intervenuto sul tema Edoardo Nesi, in un appello rivolto agli imprenditori italiani perché non arrivino a mollare: <em>“Hanno paura, sono arrabbiati, mi confidano gli stessi problemi, mi rivolgono le solite domande: perché dovrebbero continuare a cercare di resistere sull’onda di una globalizzazione indiscutibile e inarrestabile, alla scomparsa del credito bancario, al rarefarsi e affievolirsi dei loro clienti e dei loro mercati, all’annerirsi quotidiano del sudario di sconforto e pessimismo che copre oggi il nostro Paese?”</em></p><p>Ecco perché occorre solidarietà<strong> sia per i lavoratori </strong>che per i loro datori di lavoro: mercoledì 18 aprile a Roma si è tenuta una fiaccolata silenziosa, mentre a Vigonza è nata l’associazione “familiari imprenditori suicidi” su iniziativa di Flavia Schiavon e Laura Tamiozzo. <span style="color: #000000;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/bologna-sfilano-vedove-degli-imprenditori-suicidi-colpa-fisco-saremo-1500/210020/" target="_blank"><span style="color: #000000;">E questo venerdì a Bologna si terrà la marcia silenziosa ideata da Tiziana Marrone</span></a></span>, moglie di Giuseppe Campaniello, il cinquantottenne che si è dato fuoco lo scorso 28 marzo davanti all’Agenzia delle Entrate di Bologna.</p><p>Nella parte conclusiva del suo intervento, Nesi ha scritto: <em>“Alle loro domande io riesco solo a rispondere commosso che, se mollano loro, molla il Paese. Che hanno<strong> nelle mani </strong>il futuro dell’Italia e dei nostri figli”.</em> Occorre che tutti ce ne ricordiamo. Senza se e senza ma. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/solidarieta-agli-imprenditori-crisi-parte-tutti/215173/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;altra Italia che scommette sulla rete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/laltra-italia-scommette-sulla-rete/206180/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/laltra-italia-scommette-sulla-rete/206180/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Apr 2012 14:28:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Altratv.tv]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Loris Mazzetti]]></category> <category><![CDATA[media digitali]]></category> <category><![CDATA[meeting punto it]]></category> <category><![CDATA[regolamentazione]]></category> <category><![CDATA[videomaker]]></category> <category><![CDATA[web tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206180</guid> <description><![CDATA[Mentre in questi giorni i salotti buoni della politica e le aule parlamentari si sono infiammate sulla questione del beauty contest e frequenze tv, tutta un&#8217;altra Italia si è riunita per tre giorni a Bologna per dibattere della tv che verrà, l&#8217;altra tv che vive in rete, quella condivisa sui social network e fruita anche in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre in questi giorni i salotti buoni della politica e le aule parlamentari si sono infiammate sulla questione del beauty contest e frequenze tv, <strong>tutta un&#8217;altra Italia si è riunita per tre giorni a Bologna</strong> per dibattere della tv che verrà, l&#8217;altra tv che vive in rete, quella condivisa sui social network e fruita anche in mobilità grazie alle app e ai video visionabili su telefonini, smartphone e tablet.</p><p>Un esercito di piccoli nuovi editori digitali, videomaker e giornalisti, imprenditori della rete intenti ad accendere web tv, portali di informazione, media digitali informativi hanno preso parte a Bologna al meeting <span style="color: #000000;"><a href="http://www.meetingpuntoit.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><strong>Punto it: le Italie digitali fanno il punto</strong></span></a>.</span> Mai come quest&#8217;anno i numeri dimostrano che<strong> chi lavora in rete vuole scommettere sul proprio futuro professionale</strong>, con buona pace di una regolamentazione ancora poco chiara, modelli di business sperimentali e vari uccellacci del malaugurio che danno poco credito a questi movimenti digitali. Al meeting bolognese abbiamo registrato settecento accreditati che hanno dibattuto con oltre settanta esponenti di nuova e vecchia tv, con i grandi editori e con le eccellenze della rete: si è parlato (e discusso) di diritto d&#8217;autore e regolamentazione, di nuovi format e linguaggi, di sostenibilità economica. Nei barcamp abbiamo presentato settantacinque storie di successo, perché le chiacchiere stanno a zero quando i diretti protagonisti raccontano il loro progetto di un&#8217;altra tv data in pasto ad un&#8217;altra Italia.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/dRk30_xh4is" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Il mercato per come lo abbiamo fotografato con l&#8217;osservatorio <a href="http://www.altratv.tv/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Altratv.tv</span></a> registra nel primo trimestre di quest&#8217;anno (dati aggiornati al 31 marzo 2012) <strong>642 web tv accese in ogni angolo d&#8217;Italia</strong>, con alcune regioni che tirano la volata per densità di canali attivi: Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Puglia. <strong>Ad oggi questo mercato del video si stima un fatturato di 10 milioni di euro per 10.000 addetti ai lavori tra operatori diretti e indotto </strong>(fonte rapporto Netizen 2012). Una crescita dettata anche dalla riconversione professionale di tutte quelle figure prima impiegate nelle storiche emittenti locali &#8221;analogiche&#8221; falcidiate negli ultimi due anni dal digitale terrestre.</p><p><strong>Il tasto dolente restano i modelli di business</strong>, ma è evidente che la scalabilità di questi progetti digitali li rende molto più competitivi e appetibili rispetto ai pachidermi della vecchia tv: oggi il 12% di queste antenne sul web ricevono un finanziamento dalla Pubblica Amministrazione per svolgere un ruolo di filo-diretto tra cittadini e istituzioni (erano però il 19% lo scorso anno) e l&#8217;80% ha all&#8217;attivo commesse con piccole e media imprese del territorio.</p><p>In questo blog da sempre ci occupiamo dei lavoratori digitali, i <em>wwworkers </em>italiani, e allora i numeri che abbiamo presentato a Bologna registrano di fatto come la rete stia compiendo una <strong>lenta ma graduale rivoluzione</strong>. Piccole scosse contribuiranno un domani a determinare un terremoto di forte magnitudo: oggi non sembra così, ci sono ancora solo timidi tentativi di business e i piccoli editori digitali sono spesso fagocitati dai network, ma occorre avere fiducia e capire che questa fase comporterà un cambio di passo.</p><p>Però attenzione: questo assestamento implica un&#8217;attività di ricerca non solo sui modelli di business, ma anche sulla regolamentazione. Durante il meeting e precisamente nella sua lectio Loris Mazzetti ha affermato: <em>&#8220;L&#8217;informazione sulla rete deve darsi delle regole, altrimenti saranno altri a metterle e ci fotteranno&#8221;.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/laltra-italia-scommette-sulla-rete/206180/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Generazione disoccupata? Non solo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/generazione-disoccupata-solo/204277/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/generazione-disoccupata-solo/204277/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Apr 2012 16:18:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[CIGIA]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category> <category><![CDATA[matrix]]></category> <category><![CDATA[Oscar Giannino]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204277</guid> <description><![CDATA[Ieri ho partecipato in studio alla trasmissione Matrix di Canale5. Il tema è stato esplicitato sin da subito, quello dei giovani disoccupati: il dato, ripreso in queste settimane molte volte dal Fatto ma argomentato anche in un altro mio post, presenta un terzo della forza lavoro giovane italiana non occupata. Un dato drammatico, che ci...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Ieri ho partecipato in studio alla trasmissione <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.video.mediaset.it/video/matrix/full/296359/cerco-lavoro.html#tf-s1-c1-o1-p1" target="_blank">Matrix di Canale5</a></span>. Il tema è stato esplicitato sin da subito, quello dei giovani disoccupati: il dato, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/istat-disoccupazione-giovanile-febbraio/201740/" target="_blank"><span style="color: #000000;">ripreso in queste settimane molte volte dal Fatto</span></a> ma argomentato anche<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/ma-la-guerra-generazionale-fa-male-ai-giovani/167607/" target="_blank"><span style="color: #000000;">in un altro mio post</span></a></span>, presenta <strong>un terzo della forza lavoro giovane italiana non occupata</strong>. Un dato drammatico, che ci pone molto lontani dall&#8217;Europa.</span></p><p><span style="color: #000000;">In puntata è stato argomentato come <strong>siamo lontani dall&#8217;Europa</strong> anche nel modo in cui si affrontano questi aspetti. Così ha affermato <strong>Oscar Giannino</strong>: <em>“Paesi che sperimentano un ingresso nel lavoro prima, con uno Stato che propone offerte scolastiche propedeutiche al lavoro e che riescono a intercettare meglio i giovani, consentono poi un ingresso agli stessi giovani nel mondo del lavoro e agevolano anche le imprese. Con la riforma che si sta discutendo in Parlamento il giro di vite sulle forme di ingresso del mercato del lavoro segnerà un ulteriore aumento della disoccupazione delle classi più giovani. Noi dobbiamo cambiare il sistema dell’istruzione e della formazione”.</em></span></p><p><span style="color: #000000;">Condivido pienamente la tesi di Giannino, e aggiungo che il fatto che in Europa il 40% dei giovani abbia la possibilità di studiare e lavorare con un lavoro pagato, stabile, fisso, dovrebbe farci riflettere anche sulle forme più lungimiranti di apprendistato. In modo provocatorio, ma condivisibile, Giuseppe Bortolussi della CIGIA di Mestre ha affermato: <em>“Da noi le scuole sono fatte per chi insegna non per chi le frequenta”.</em></span></p><p><span style="color: #000000;">Forse è vero, come è anche vero che i giovani devono dare anche il proprio contributo, e questo presuppone anche un atteggiamento culturale proattivo che non sempre emerge tra le generazioni intorno ai trenta. Io credo che questa proattività possa e debba oggi palesarsi anche nelle opportunità che la rete può offrire, come acceleratore di business. <a href="http://www.wwworkers.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Le storie che ho raccolto in questi anni sui wwworkers</span></a> dimostrano che chi si mette in gioco, e gioca anche su un terreno ancora impervio come quello della rete, può farcela, sperimentando formule sostenibili, migliorabili senza dubbio ma già di fatto esistenti. </span></p><p><span style="color: #000000;"><strong>I giovani e le potenzialità della rete</strong>. Un paio di storie tra le tante: <span style="color: #000000;"><a href="http://www.wwworkers.it/consulentidirittoambientale/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Naide Dalle Piane e Andrea Quaranta</span></a>,</span> prima erano praticanti in uno studio legale e oggi lavorano in proprio in qualità di consulenti di diritto ambientale: le commesse arrivano direttamente online sulla loro piattaforma. Il ventottenne <a href="http://www.wwworkers.it/ecoinventore/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Filippo Rubini</span></a>, un passato come impiegato nel settore estero dell&#8217;azienda, oggi dirige con successo un&#8217;attività online di distribuzione di shopping bags.</span></p><p><span style="color: #000000;">Due storie che non cancellano la drammaticità dei dati sulla disoccupazione giovanile, assolutamente, ma che in qualche modo vogliono proporre anche un&#8217;altra storia, una possibile soluzione, una via ancora poco definita certamente, ma da forse da intraprendere.</span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/generazione-disoccupata-solo/204277/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Chi vuole spegnere le web tv (e la rete)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/vuole-spegnere-rete/202263/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/vuole-spegnere-rete/202263/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Apr 2012 13:22:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[esposto]]></category> <category><![CDATA[Guido Scorza]]></category> <category><![CDATA[informazione online]]></category> <category><![CDATA[ordine giornalisti]]></category> <category><![CDATA[Pnbox]]></category> <category><![CDATA[web tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202263</guid> <description><![CDATA[Nell&#8217;Italia delle caste e delle rendite di posizione può anche succedere che una web tv cittadina venga invitata a farsi da parte, magari addirittura spenta. La sua unica responsabilità è che in questo canale di comunicazione cittadini di ogni ordine e grado condividono video, testimonianze, pareri sulla città. Ha dell&#8217;incredibile l&#8217;esposto depositato alla Procura di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><p>Nell&#8217;Italia delle caste e delle rendite di posizione può anche succedere che una web tv cittadina venga invitata a farsi da parte, magari addirittura spenta. La sua unica responsabilità è che in questo canale di comunicazione cittadini di ogni ordine e grado condividono video, testimonianze, pareri sulla città.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/informazione-webtv-accusata-abuso-della-professione-giornalistica/201217/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Ha dell&#8217;incredibile l&#8217;esposto depositato alla Procura di Pordenone dall&#8217;ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia nei confronti di Francesco Vanin</span></a>, amministratore delegato di <a href="http://www.pnbox.tv/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><strong>Pnbox</strong></span></a>, web tv cittadina nata a Pordenone, piattaforma online che non è testata registrata. Vanin, fondatore della web tv che oggi dà lavoro a quattordici collaboratori, sarebbe reo di <em>&#8220;aver diffuso gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità, politica e spettacolo”</em>. Insomma, <strong>Vanin sarebbe responsabile di ciò che fanno abitualmente</strong><strong> migliaia di piattaforme informative, blog, web radio, web tv.</strong></p><p>Il fatto è tanto grave quanto paradigmatico: viviamo in un Paese di apparati e quindi creare occasioni di confronto in rete significa infrangere l&#8217;ordine costituito. <strong>Ma come si fa a pensare che</strong><strong> per fare web tv occorra necessariamente essere giornalista? </strong>Non è anacronistico ipotizzare, nell’era di Internet e in assoluta controtendenza rispetto a quello che accade in ogni altra parte del mondo, che per raccontare un evento al quale abbiamo partecipato o che abbiamo visto accadere serva un tesserino dell&#8217;ordine? L&#8217;ordine sembra quindi sostenere che soltanto chi è munito di tesserino possa fare informazione e diffondere notizie.</p><p><strong>Il capo d’accusa pone a rischio tutta l’informazione online</strong>, <span style="color: #000000;">come ha giustamente ricordato l&#8217;avvocato Guido Scorza in un suo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/allarme-informazione-online/200904/" target="_blank">post sul blog del Fatto</a></span>: <em>&#8220;Personalmente credo che mentre la professione e la professionalità dei giornalisti vada tutelata e salvaguardata in ogni modo come quella di chi è chiamato a garantirci ogni giorno un’informazione libera, affidabile e di qualità, il citizen journalism e l’informazione partecipativa e dal basso del web 2.0 siano un fenomeno prezioso ed irrinunciabile per ogni Paese democratico del presente e del futuro&#8221;.</em></p><p>L’azione promossa dalla procura della Repubblica di Pordenone su denuncia del consiglio regionale dell’ordine dei giornalisti contro Vanin e la sua web tv è autentico attacco alla libertà di informazione online, al fare <strong>impresa sostenibile attraverso la rete</strong>. E, in fondo, un attacco a tutti noi che in rete lavoriamo e ci informiamo.</p></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/vuole-spegnere-rete/202263/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Essere connessi non vuol dire &#8220;essere autistici&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/essere-connessi-vuol-dire-essere-autistici/201176/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/essere-connessi-vuol-dire-essere-autistici/201176/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 07:41:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[digitale]]></category> <category><![CDATA[Ilvo Diamanti]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[smartphone]]></category> <category><![CDATA[wwworkers]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201176</guid> <description><![CDATA[Ieri Ilvo Diamanti ha pubblicato un pezzo su Repubblica che non mi trova d&#8217;accordo. Diamanti, con analisi spietata e con un crescendo linguistico sincopato, descrive l&#8217;utilizzo ormai costante di smartphone, tablet, pc e dispositivi digitali come una vera e propria deriva. La conclusione di Diamanti è che oggi ci sono &#8220;persone di ogni generazione che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri Ilvo Diamanti ha pubblicato <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2012/03/29/news/la_community_degli_individui_che_parlano_da_soli-32430154/?ref=HREC2-14" target="_blank"><span style="color: #000000;">un pezzo su Repubblica</span></a> che non mi trova d&#8217;accordo. Diamanti, con analisi spietata e con un crescendo linguistico sincopato, descrive <strong>l&#8217;utilizzo ormai costante di smartphone, tablet, pc e dispositivi digitali come una vera e propria deriva</strong>. La  conclusione di Diamanti è che oggi ci sono <em>&#8220;persone di ogni generazione che sono espressione di una società autistica (con grande rispetto per gli &#8220;autistici&#8221; veri)&#8221;.</em></p><p>La tesi di Diamanti viene argomentata da ciò che si vede per strada, in ufficio, persino a casa. Così afferma: <em>&#8220;Dovunque, intorno a noi, persone che parlano da sole. Con gli auricolari o i dispositivi blue tooth alle orecchie. Camminano. In centro o in periferia, per strada o in ufficio. Oppure se ne stanno a casa loro. Isolate dal resto della famiglia. Unite ad altre persone dal portatile. Dallo smartphone. Parlano oppure diteggiano. Mandano sms. Da qualche tempo, sempre più spesso, sempre più numerosi: tweettano&#8221;.</em></p><p>Tesi estrema e a mio avviso non condivisibile, nonostante i numeri descrivano un <strong>Paese iperconnesso</strong>: come ha evidenziato pochi giorni fa <a href="http://www.osservatori.net/home" target="_blank"><span style="color: #000000;">l&#8217;osservatorio &#8220;New Media&#8221; del Politecnico di Milano</span></a> sono 21 milioni gli italiani che possiedono almeno uno smartphone mentre 24 milioni hanno profili e account sui social network, 1,5 milioni hanno un tablet e oltre 500 milioni di apps sono scaricate.</p><p>Però c&#8217;è da dire che grazie alla connettività sempre-e-ovunque <strong>oggi lavoriamo meglio con la rete</strong>, entriamo in relazione con comunità di individui anche geograficamente molto lontani, condividendo progetti e opportunità di lavoro. In questo blog ci occupiamo dei wwworkers, ovvero dei nuovi lavoratori della rete, ed è innegabile constatare come grazie alle nuove tecnologie si stia cercando di proporre (a fatica) un nuovo modo di vedere il lavoro, anche in rete.</p><p>E allora possiamo davvero pensare di considerare la nostra società più autistica perché più connessa o espressione di una <strong>“community individualizzata”</strong>, come è stata definita da Diamanti? Ogni eccesso dovrebbe essere sanzionabile, ma oggi più che mai al nostro Paese digitalmente arretrato su diversi fronti (non solo tecnologici), tutto occorrerebbe fuorchè una censura della rete e della (iper)connettività.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/essere-connessi-vuol-dire-essere-autistici/201176/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un super-papà  che va in rete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/super-papa-rete/198616/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/super-papa-rete/198616/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Mar 2012 11:42:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[digitale]]></category> <category><![CDATA[festa del papà]]></category> <category><![CDATA[giochi]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category> <category><![CDATA[paternità]]></category> <category><![CDATA[wwworkers]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198616</guid> <description><![CDATA[Ci sono dei papà che sono dei super papà e delle aziende che andrebbero censurate per quello che fanno, anche se poi per come siamo messi in Italia non violano leggi o regolamenti. Nel giorno della festa del papà vi vorrei raccontare la storia di Massimiliano Colangelo, quarantenne e di professione costruttore teatrale in quel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/46_massimiliano_colangelo.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-198622" title="46_massimiliano_colangelo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/46_massimiliano_colangelo-300x225.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="225" /></a>Ci sono dei papà che sono dei <strong>super papà</strong> e delle aziende che andrebbero censurate per quello che fanno, anche se poi per come siamo messi in Italia non violano leggi o regolamenti.</p><p>Nel giorno della festa del papà vi vorrei raccontare la storia di Massimiliano Colangelo, quarantenne e di professione costruttore teatrale in quel di Parma. <strong>Massimiliano è papà di tre figli e la sua storia intreccia lavoro e famiglia</strong>. Due vite in una e la gravissima malattia del terzo figlio come spartiacque.</p><p>Prima Massimilano aveva un contratto a tempo determinato come macchinista teatrale e costruttore di scene in un teatro del Nord-Italia, poi l’emorragia cerebrale di Cosmo, tre anni appena compiuti, lo porta a richiedere un permesso di paternità. Da lì il mancato rinnovo del contratto e la necessità di fare dell’arte il suo lavoro in proprio. <em>&#8220;Mi scadeva il contratto, mi avevano detto che me lo avrebbero rinnovato e invece niente. Avevo già utilizzato tutti i permessi ferie a disposizione. Alla conclusione naturale del contratto nessun rinnovo. Ma questa drammatica situazione è stata l&#8217;occasione per uscire dal teatro e per mettermi in proprio e lavorare con la rete&#8221;</em>, mi ha raccontato Massimiliano, che oggi ha aperto con successo <a href="http://pianetaverde.eu/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Pianetaverde.eu</span></a> e costruisce giochi artistici di varie dimensioni, tutti fatti con il legno, come i &#8220;gigantobaleni&#8221;.</p><p>Massimiliano definisce questi manufatti <strong>macchine-gioco </strong>e ci mette tanta passione e professionalità nel realizzarli, come ha raccontato <a href="http://youtu.be/9Hg6YxjkSl8" target="_blank"><span style="color: #000000;">su Raitre nella trasmissione &#8220;Okkupati&#8221;</span></a> o <a href="http://www.wwworkers.it/inventoregiochi/" target="_blank"><span style="color: #000000;">nella nostra community Wwworkers</span></a>:<strong> </strong><em>&#8220;Con questo nuovo lavoro riesco a pianificare la mia vita e stare vicino ai miei figli. L’idea è stata di mia moglie: in un paesino francese aveva visto una piazza allestita con giochi in legno e mi ha proposto di trasformare gli angoli di una città per grandi a dimensione dei più piccoli&#8221;</em>.</p><p>Oggi grazie al web e al suo sito Massimiliano riesce a mantenere la sua famiglia con cifre variabili. Quello che resta costante è la soddisfazione nel <strong>costruire giochi</strong> anche per bambini affetti da forti disabilità motorie: <em>&#8220;L’ho fatto al castello di Pralormo di Torino. I bambini si divertivano tantissimo&#8221;.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/19/super-papa-rete/198616/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E se provassimo a disconnetterci?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/provassimo-disconnetterci/197740/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/provassimo-disconnetterci/197740/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 12:31:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[dipendenti]]></category> <category><![CDATA[email]]></category> <category><![CDATA[produttività]]></category> <category><![CDATA[wwworkers]]></category> <category><![CDATA[zero email friday]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197740</guid> <description><![CDATA[Quanta posta elettronica ricevete in un giorno? Io una valanga e sapere che oggi in alcune aziende si celebra lo &#8220;zero email friday&#8221;, ovvero una giornata senza posta elettronica, mi provoca una certa invidia. Mi rendo conto che trattare il tema in questo blog che si occupa di lavoratori digitali potrebbe risultare totalmente fuori luogo,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quanta posta elettronica ricevete in un giorno? Io una valanga e sapere che oggi in alcune aziende si celebra lo <strong>&#8220;zero email friday&#8221;</strong>, ovvero una giornata senza posta elettronica, mi provoca una certa invidia.</p><p>Mi rendo conto che trattare il tema in questo blog che si occupa di lavoratori digitali potrebbe risultare totalmente fuori luogo, ma mi ha sorpreso scoprire che<a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/07_ottobre_12/intel_posta_elettronica.shtml" target="_blank"><span style="color: #000000;"> i dipendenti della sede francese della multinazionale Intel al venerdì abbandonano la mail</span></a> optando per la  telefonata o per il contatto personale. Gli ingegneri dell&#8217;azienda puntano all&#8217;interazione reale, magari con colleghi con i quali dividono lo stesso ufficio ma che si incontrano solo nelle stanze virtuali di chat operative. &#8220;Zero email friday&#8221; è il nome dell&#8217;iniziativa e <a href="http://www.nzeldes.com/NZC/files/NZ-Newsletter-2011-07.htm" target="_blank"><span style="color: #000000;">in un post pubblicato qualche mese fa</span></a> l&#8217;ingegnere Nathan Zeldes evidenzia come l&#8217;obiettivo principale sia evitare perdite di tempo perché quando <strong>le mail sono troppe gli impiegati diventano meno produttivi.</strong></p><p>Nel 2006 anche un’altra società americana produttrice di software, la Prb, aveva adottato con successo il giorno senza mail. Secondo Meta Comunicazione, che ha condotto interviste a responsabili informativi di grandi imprese, si stimano in media perdite fino a tre settimane lavorative all&#8217;anno per <strong>over mailing</strong>.</p><p>Non è soltanto un tema da lavoratori dipendenti: anche per le imprese digitali e per i wwworkers, i nuovi lavoratori della rete, essere connesi è un mantra ma <strong>lavorare offline può avere i suoi vantaggi</strong>: il porta-a-porta, l&#8217;incontro con un cliente anche potenziale, la visita ad un fornitore restano aspetti strategici per fare business. <em>&#8220;Non si deve subire passivamente la tecnologia, è urgente riappropriarsi con piena autonomia e in modo attivo della dimensione della realtà. Bisogna avere un atteggiamento critico perché la cosa peggiore è diventare consumatori inconsapevoli di tecnologia&#8221;</em>, così ha affermato tempo addietro Furio Honsell nel suo libro &#8220;L’algoritmo del parcheggio&#8221;.</p><p>E se venisse adottata anche dalle aziende italiane la &#8220;zero email friday&#8221;? E se provassimo a fare log-out per davvero?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/provassimo-disconnetterci/197740/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Makers, gli artigiani digitali fanno rete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/makers-artigiani-digitali-fanno-rete/196310/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/makers-artigiani-digitali-fanno-rete/196310/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 08:06:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[artigiani]]></category> <category><![CDATA[chris anderson]]></category> <category><![CDATA[economia della rete]]></category> <category><![CDATA[makers]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196310</guid> <description><![CDATA[C&#8217;è anche un&#8217;Italia che con passione, fatica e coraggio sta investendo (spesso in proprio) nelle nuove tecnologie per fare impresa. E intraprende questo percorso partendo proprio dal concetto del &#8220;fare&#8221;, declinando l&#8217;essere artigiano e creativo attraverso le lenti del digitale. Quest&#8217;Italia è quella dalla famiglia fiorentina Cantini, proprietaria di una piccola bottega tecnologica a conduzione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è anche un&#8217;Italia che con passione, fatica e coraggio sta investendo (spesso in proprio) nelle nuove tecnologie per fare impresa. E intraprende questo percorso partendo proprio dal <strong>concetto del &#8220;fare&#8221;</strong>, declinando l&#8217;essere artigiano e creativo attraverso le lenti del digitale.</p><p>Quest&#8217;Italia è quella dalla <a href="http://www.worldwiderome.it/site/stream/interventi/una-stampante-3d-in-tutte-le-scuole/" target="_blank"><span style="color: #000000;">famiglia fiorentina Cantini</span></a>, proprietaria di una piccola bottega tecnologica a conduzione familiare. In azienda progettano macchine per la stampa 3D e il loro sogno è quello di portare la stampa 3D nelle scuole. Ma quest&#8217;Italia è anche quella di Riccardo Marchesi, imprenditore digitale che progetta tessuti hi-tech per un utilizzo soprattutto nel settore medicale. Impresa rigorosamente made in Italy: Riccardo produce in Italia e vende soprattutto all’estero. Quest&#8217;Italia è anche quella di Alberto D&#8217;Ottavi, <a href="http://blomming.com/" target="_blank"><span style="color: #000000;">artefice di Blomming</span></a>, prima piattaforma di social commerce in Italia, che dà voce ai piccoli artigiani che approdano in rete.</p><p>Riccardo, Alberto e tanti altri si incontreranno proprio oggi a Roma per <a href="http://www.worldwiderome.it/site/" target="_blank"><span style="color: #000000;">World Wide Rome</span></a>, un evento dedicato all<strong>&#8216;economia della rete</strong>. Si confronteranno tra di loro e dialogheranno con il grande Chris Anderson, direttore Wired Usa e teorizzatore della &#8220;coda lunga&#8221;. Riccardo, Alberto e gli altri sono <strong>la generazione dei makers</strong>, nata in America e che oggi sta trovando molti nuovi adepti anche qui in Italia. I makers sono i nuovi artigiani e creativi digitali, innovatori impegnati a generare modelli di business partendo dall&#8217;open source e dalla collaborazione tra persone.</p><p>La crisi rende tutto più difficile, però il nostro Paese che ha nel manifatturiero un elemento cardine (ancora oggi secondo esportatore in Europa dopo la Germania) può trovare nella rete non solo un alleato, ma anche un moltiplicatore di business.</p><p><strong>Può funzionare, a patto che anche sul digitale si faccia squadra</strong>, forse meglio di quanto è avvenuto con i distretti industriali. Perché oggi la forza dei makers non è soltanto essere in rete, ma <strong>fare rete</strong>, creare alleanze strategiche tra professionisti, ritrovarsi in piattaforme aperte e collaborative. Sembra difficile, quasi impossibile, ma di Riccardo e Alberto nel nostro Paese ce ne sono tanti. Nonostante tutto, sempre di più.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/makers-artigiani-digitali-fanno-rete/196310/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Basta curriculum, mandateci un link</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/cosi-rete-sostituisce-colloqui/195726/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/cosi-rete-sostituisce-colloqui/195726/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Mar 2012 10:15:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[assunzioni]]></category> <category><![CDATA[colloqui]]></category> <category><![CDATA[e-recruitment]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[google]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[talenti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195726</guid> <description><![CDATA[&#8220;Nessun curriculm, grazie. Ai candidati chiediamo di inviarci soltanto qualche link per valutare la presenza su Internet&#8221;. A fare questa affermazione al Wall Street Journal sono stati i dirigenti di Union Square Ventures, fondo americano con importanti partecipazioni nei colossi delle nuove imprese digitali, da Twitter a Foursquare. Da qui è partita un&#8217;inchiesta del Wsj...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Nessun curriculm, grazie. Ai candidati chiediamo di inviarci soltanto qualche link per valutare la presenza su Internet&#8221;.</em></p><p>A fare questa affermazione al Wall Street Journal sono stati i dirigenti di <strong>Union Square Ventures</strong>, fondo americano con importanti partecipazioni nei colossi delle nuove imprese digitali, da Twitter a Foursquare. Da qui è partita<a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203750404577173031991814896.html#printMode"> <span style="color: #000000;">un&#8217;inchiesta del Wsj</span> </a>che in America ha fatto molto parlare: l&#8217;e-recruitment, ovvero il processo di selezione di candidati attraverso servizi online, batte ormai il classico cv e talvolta anche il colloquio strutturato. <strong>E&#8217; la rete a fare la differenza </strong>a tal punto che i candidati vengono valutati in base al loro posizionamento online: così le aziende vanno sul web per informarsi su di loro, per raccogliere informazioni, per andare oltre le semplici esperienze professionali. Il pezzo del Wsj ricorda come nel 2011 Google abbia deciso di assumere settemila nuove risorse non con un classico colloquio, ma con una serie di questionari rigorosamente online.</p><p>Se credete però che questa pratica sia esclusivamente americana vi sbagliate, e parecchio. <span style="color: #000000;"><a href="http://www.gidp.it/it/" target="_blank">Una ricerca </a>dell&#8217;associazione nazionale dei direttori del personale Gidp/Hrda ha fotografato questa rivoluzione.</span> Pochi giorni fa <span style="color: #000000;">ne ho scritto personalmente proprio <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-02-24/nuovi-talenti-cercano-online-194251.shtml?uuid=AaJtUGxE" target="_blank">su Nòva24</a></span> e alcuni giorni prima <span style="color: #000000;">La Stampa si era soffermata sulla ricerca in <a href="http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/440021/" target="_blank">un pezzo a firma di Giuseppe Bottero</a></span>. Ecco alcuni dati del monitoraggio:<strong> Il 71% degli intervistati dichiara di aver cercato informazioni su Internet </strong><strong>relative ai candidati sotto osservazione</strong>, addirittura per il 18% è una prassi ricorrente. Non solo Linkedin, che pure è adottato dal 65% delle aziende: per raccogliere informazioni sul candidato i responsabili delle risorse umane consultano anche Facebook (21%), Twitter (2%) e YouTube (2%). L&#8217;azienda va in rete per risparmiare: il 18% degli intervistati afferma che si ricerca online perchè costa di meno degli altri canali.</p><p><strong>Dal passaparola a Google e Facebook</strong>, questo il titolo della ricerca. Sicuramente provocatorio, ma efficace. Credo restituisca un po&#8217; di meritocrazia ad un Paese imbalsamato da logiche di casta e dalle raccomandazioni. Se il candidato si trova in rete la segnalazione parentale o amicale avrà un peso minore?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/cosi-rete-sostituisce-colloqui/195726/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La banca 2.0 si becca  gli insulti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/banca-becca-insulti/195332/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/banca-becca-insulti/195332/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Mar 2012 15:34:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[banca]]></category> <category><![CDATA[campagne marketing]]></category> <category><![CDATA[credito]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195332</guid> <description><![CDATA[La fotografia che vedete qui sopra l&#8217;ho scattata pochi giorni fa davanti alla vetrina di una nuova banca aperta vicino alle Due Torri a Bologna, in piena zona universitaria. Si chiama Superflash ed è stata definita sin dall&#8217;apertura una banca &#8220;aperta, interattiva, capace di ospitare anche manifestazioni culturali, musicali, sfilate di moda&#8221;. Il target è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/foto-post-fatto.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-195344" title="foto post fatto" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/foto-post-fatto-300x225.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="225" /></a>La fotografia che vedete qui sopra l&#8217;ho scattata pochi giorni fa davanti alla vetrina di una nuova banca aperta vicino alle Due Torri a Bologna, in piena zona universitaria. Si chiama Superflash ed è stata definita sin dall&#8217;apertura una banca <em>&#8220;aperta, interattiva, capace di ospitare anche manifestazioni culturali, musicali, sfilate di moda&#8221;.</em> Il target è quello dei giovanissimi, e quindi <strong>la banca è molto incentrata sull&#8217;utilizzo del web. </strong>Questa filiale richiama i nuovi &#8220;social store&#8221;, punti vendita molto in voga in questo periodo di vacche magre, negozi fisici di realtà che hanno (o presumono di avere) un buon posizionamento online.</p><p>Ma è qui che casca l&#8217;asino e si sfiora il ridicolo: la banca per intercettare &#8220;il popolo del web&#8221; (aiuto, così è scritto sul loro sito) ha deciso di posizionare all&#8217;esterno sulla vetrina un grande fumetto bianco, richiamando la classica nuvola tipica dell&#8217;interazione in rete. Come forse potete leggere ingrandendo la foto, sono piovuti da subito insulti. C&#8217;era da aspettarselo, quando <strong>si cerca di dialogare facendo il verso alla Rete.</strong></p><p>Ovviamente non è così per tutte le banche, però in linea di principio sarebbe ora che ciascuno faccia il proprio lavoro, senza necessariamente e forzatamente strizzare l&#8217;occhio alle Rete. La banca dovrebbe smettere di fare finta di dialogare mutuando linguaggi tipici delle nuove tecnologie, e forse dedicarsi maggiormente a fare la banca, cercando di mostrare vicinanza ai clienti con i fatti. Mi fa sorridere &#8211; ma è un sorriso amaro &#8211; vedere questi istituti di casa nostra impegnarsi in così tante campagne &#8220;web-oriented&#8221;, spesso sbugiardandosi reciprocamente.</p><p><strong>Altro che dialogo, altro che fiducia.</strong> Ad oggi la grande difficoltà per gli italiani (soprattutto giovanissimi) è che se non si ha un lavoro a tempo indeterminato la banca nega l&#8217;apertura di un mutuo per l&#8217;acquisto di una casa. Anche sul fronte aziende la situazione, come oramai è ampiamente conclamato, è problematica: l&#8217;accesso al credito per le imprese (soprattutto per le piccole e medie) rende complessa non solo la possibilità di investire ma anche di sopravvivere.</p><p>Guardando bene quella vetrina e quei messaggi la stretta creditizia emerge chiaramente dagli sfoghi dei cittadini, studenti, lavoratori e piccoli imprenditori.</p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/foto-post-fatto.jpg?47e3a5" target="_blank">Clicca qui per ingrandire la foto</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/banca-becca-insulti/195332/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A chi fa paura il telelavoro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/paura-telelavoro/192541/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/paura-telelavoro/192541/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 Feb 2012 07:38:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Millionaire]]></category> <category><![CDATA[pendolari]]></category> <category><![CDATA[telelavoro]]></category> <category><![CDATA[wwworkers]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192541</guid> <description><![CDATA[Mi hanno molto sorpreso i numeri che ho letto su Millionaire a proposito di quanti pendolari esistano nel nostro Paese. Credevo che la cifra fosse molto ma molto più esigua. E invece scopro che sono oltre 26 milioni gli italiani pendolari, con 42 chilometri percorsi in media da ogni lavoratore. In realtà 30 minuti è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno molto sorpreso i numeri che ho letto su <em>Millionaire</em> a proposito di quanti pendolari esistano nel nostro Paese. Credevo che la cifra fosse molto ma molto più esigua. E invece scopro che <strong>sono oltre 26 milioni gli italiani pendolari</strong>, con 42 chilometri percorsi in media da ogni lavoratore. In realtà 30 minuti è il tempo più diffuso per lo spostamento, ma c&#8217;è anche un 3,4% che sostiene di metterci oltre un&#8217;ora di viaggio per arrivare sul posto di lavoro. Il 13% si sposta con i mezzi pubblici (e che mezzi), mentre l&#8217;83% preferisce l&#8217;auto (anche se fa capolino un timido 3% che sceglie la bicicletta).</p><p>Cifre impressionanti per un Paese che non riesce a garantire una qualità dello spostamento pendolare, con treni sempre più degradati e diradati. E c&#8217;è da dire che non c&#8217;è neppure nessuna politica che incentiva il telelavoro, fermo a numeri disarmanti rispetto agli altri Paesi europei. <strong>I telelavoratori italiani sono mosche bianche</strong>, <span style="color: #000000;">come ho già scritto in un mio post di alcuni mesi fa raccontando <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/22/daniele-telelavora-ma-a-parigi/122246/" target="_blank">la storia di Daniele che telelavora, ma a Parigi.</a></span></p><p><strong>Ad oggi da noi solo il 3.9% della forza lavoro occupata telelavora</strong> (dati <a href="http://www.manageritalia.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;">ManagerItalia</span></a>). In tutto sono 800mila persone. Ma c&#8217;è di più. Non riesce a telelavorare neppure chi potrebbe farlo: secondo<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.isfol.it/Studi_Isfol/Dettaglio_Studi/index.scm?codi_nota=210&amp;codi_percorso=51" target="_blank"><span style="color: #000000;">Isfol Plus</span></a></span> in Italia appena il 7% dei dipendenti di aziende che prevedono questo tipo di contratto svolgono il telelavoro. Ma ci sarebbero oltre 2 milioni di lavoratori che vorrebbero “telelavorare” in futuro, se la loro aziende lo rendessero possibile.</p><p><strong>Ma allora a chi fa paura il telelavoro?</strong> Soltanto alle aziende e alla loro volontà di controllo del tempo e dello spazio del lavoratore, che si spinge fino a pretendere che le &#8220;finte partite iva&#8221; (ovvero i lavoratori assunti con contratti a progetto) vivano comunque le prestazioni professionali esclusivamente in azienda? Oppure in fondo fa paura a noi stessi, ancorati ad un&#8217;idea del  lavoro tradizionale? I problemi del mondo del lavoro (quando c&#8217;è, considerando la grave crisi che stiamo vivendo) sono molteplici: incentivare il telelavoro potrebbe forse contribuire al miglioramento delle prestazioni professionali, del benessere del lavoratore e dell&#8217;ambiente circostante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/paura-telelavoro/192541/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Rete crea ricchezza o posti di lavoro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/rete-crea-ricchezza-posti-lavoro/191915/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/rete-crea-ricchezza-posti-lavoro/191915/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Feb 2012 10:12:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[apple]]></category> <category><![CDATA[Deloitte]]></category> <category><![CDATA[economia digitale]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[google]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191915</guid> <description><![CDATA[Da qualche tempo i puristi delle tematiche del lavoro tuonano contro le grandi aziende digitali, da Google a Apple passando oggi più che mai per Facebook. La critica, neanche tanto velata, è che queste nuove imprese non danno lavoro, quindi di conseguenza non creano occupazione sui territori dove sono localizzate: a riprova di questa tesi,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo i puristi delle tematiche del lavoro tuonano contro le <strong>grandi aziende digitali</strong>, da Google a Apple passando oggi più che mai per Facebook. La critica, neanche tanto velata, è che queste nuove imprese non danno lavoro, quindi di conseguenza non creano occupazione sui territori dove sono localizzate: a riprova di questa tesi, che dichiaro subito di non condividere, c&#8217;è il numero dei dipendenti. In fondo, affermano questi puristi, i numeri sono numeri.</p><p>Così la macchina da guerra dei social network rappresentata da Facebook si appresta a gestire quasi un miliardo di persone interconnesse con soli <strong>3.200 dipendenti</strong>. In America le due società a maggiore capitalizzazione sono oggi Apple e il colosso petrolifero Exxon. La prima è espressione di un&#8217;economia digitale e la seconda di una fisica e tradizionale. Apple ha 425 miliardi di dollari di capitalizzazione spalmati per 60mila dipendenti, Exxon dà lavoro a 103mila dipendenti.</p><p>In questo caso il confronto a prima vista risulta impressionante. Ma andiamo oltre perché in realtà le cose stanno diversamente. Dall&#8217;America all&#8217;Europa: pochi giorni fa uno <a href="http://www.deloitte.com/view/en_GB/uk/industries/tmt/b9c589a865f05310VgnVCM2000001b56f00aRCRD.htm" target="_blank">studio Deloitte</a> ha calcolato che Facebook avrebbe creato in Europa occupazione per <strong>232mila lavoratori, di cui 34mila in Italia.</strong></p><p>Così ha scritto pochi gioni fa Massimo Sideri sul <em>Corriere</em>: <em>&#8220;Il sospetto a caldo è che l&#8217;econonomia digitale sia a bassa intensità di capitale umano. Ma in realtà occorre considerare che più che creare posti di lavoro, Facebook li farebbe circolare&#8221;.</em> Il <strong>lavoro circolare</strong> è quello che si crea grazie all&#8217;indotto e al potenziale della Rete, un lavoro certamente meno stabile ma che alimenta la piccola imprenditoria, le start up e le aziende &#8220;liquide&#8221; ed effervescenti.</p><p>Qualche mese fa un&#8217;altra indagine, <a href="http://www.mckinsey.it/idee/rassegna_stampa/i-posti-digitali-almeno-320milla.view" target="_blank"><span style="color: #000000;">quella della McKinsey</span></a>, ha concluso che nello scontro titanico tra vecchi e nuovi business il saldo è positivo: i posti di lavoro sono aumentati e l&#8217;indotto dell&#8217;economia digitale è in crescita. Certamente la Rete non è la panacea di ogni male e per affrontare le problematiche del mondo del lavoro occorre fare valutazioni ben più complesse, ma attenzione a <strong>demonizzare a prescindere</strong> le nuove economie digitali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/rete-crea-ricchezza-posti-lavoro/191915/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Può la Rete salvare il lavoro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/rete-salvare-lavoro/190407/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/rete-salvare-lavoro/190407/#comments</comments> <pubDate>Sat, 11 Feb 2012 09:39:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[e-commerce]]></category> <category><![CDATA[Eurisko]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190407</guid> <description><![CDATA[Il lavoro di Sergio, trentenne sassarese oggi residente a Olbia, è fatto di un prima e di un dopo. Il prima era il lavoro dei genitori, un negozio di famiglia specializzato nella vendita di articoli professionali per la cucina, attività in perdita. Il dopo è lo stesso lavoro, però stavolta sul web, con un negozio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/7_sergio_atzori.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-190605" title="sergio_atzori" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/7_sergio_atzori-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a>Il lavoro di Sergio, trentenne sassarese oggi residente a Olbia, è fatto di un prima e di un dopo. Il prima era il lavoro dei genitori, un negozio di famiglia specializzato nella vendita di articoli professionali per la cucina, attività in perdita. Il dopo è lo stesso lavoro, però stavolta sul web, con un <strong>negozio virtuale</strong> sempre dedicato alla vendita degli stessi articoli. </span></p><p><span style="color: #000000;"><em>&#8220;Prima cercavo di vendere ma inutilmente, poi un giorno ho deciso di allontanarmi dall’attività tradizionale in perdita e mi sono focalizzato su un nuovo mercato&#8221;</em>, mi ha raccontato Sergio Atzori. Nasce così <a href="http://www.professionalcooking.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Professional Cooking</span></a>, che oggi riceve quattromila ordini e fattura 200mila euro all&#8217;anno: da Olbia le vendite raggiungono ogni parte del mondo, compresi i vicini di casa. <em>&#8220;La sorpresa più grande è stata scoprire che uno dei miei clienti abitava un portone dopo il mio&#8221;</em>, mi ha raccontato.</span></p><p><span style="color: #000000;"><strong>Nuove imprese rinascono grazie alla rete.</strong> E&#8217; vero, per molti la crisi ha il sopravvento, però ci sono anche tanti imprenditori e lavoratori che hanno scommesso sulle nuove tecnologie. E  con successo. Lo sa bene la famiglia Carbonelli, che era in procinto di chiudere l&#8217;azienda di famiglia,<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.caffecarbonelli.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;">una torrefazione nella provincia napoletana</span></a>. </span>Oggi il 70% del fatturato lo fanno sul web con l&#8217;attività di <strong>e-commerce</strong>. O ancora lo sa bene Luigi Bocci, titolare di <a href="http://www.boccisport.com/store/" target="_blank"><span style="color: #000000;">un calzaturificio perugino</span></a> con dodici dipendenti, che ha chiuso il 2011 con due milioni di euro grazie alla rete.</span></p><p><span style="color: #000000;">Mosche bianche, è vero. I problemi del mondo del lavoro sono altri, certamente. Però alcuni numeri non vanno trascurati. <strong>Eurisko ha stimato che lo scorso anno </strong><strong>le aziende attive online hanno aumentato i ricavi dell&#8217;1,2%</strong>, contro il -4,5% registrato dalle aziende che non hanno un posizionamento sul web. Alcune settimane fa su <em>L&#8217;Espresso</em> Roberto Liscia di Netcomm ha dichiarato: <em>&#8220;Stimiamo che le piccole e medie imprese venderanno online per 1,5 miliardi di euro, contro i 900 milioni di tre anni fa&#8221;</em>.</span></p><p><span style="color: #000000;">Non è solo l&#8217;ottimismo della rete. E&#8217; forse qualcosa di più. Un nuovo modo di lavorare, sicuramente non alternativo ma integrabile, che va valutato in questa congiuntura economica internazionale.</span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/rete-salvare-lavoro/190407/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mollare il monotono posto fisso? Perché no?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/mollare-monotono-posto-fisso-perche/188452/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/mollare-monotono-posto-fisso-perche/188452/#comments</comments> <pubDate>Thu, 02 Feb 2012 14:43:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[posto fisso]]></category> <category><![CDATA[start-up]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category> <category><![CDATA[wwworkers]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188452</guid> <description><![CDATA[C&#8217;è chi ha scelto da tempo di seguire il monito lanciato ieri dal Presidente del Consiglio Mario Monti sulla monotonia del posto fisso, soprattutto per le giovani generazioni. E lo ha fatto con coraggio, mollando un lavoro a tempo indeterminato raggiunto a meno di trent&#8217;anni e costruendo una start up che oggi dà lavoro a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/workers.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-188525" title="workers" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/workers-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a>C&#8217;è chi ha scelto da tempo di seguire<span style="color: #000000;"> <span style="color: #000000;"><a href="http://ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/lavoro-monti-posto-fisso-monotono-sullo-spread-scendera-ancora/188328/" target="_blank"><span style="color: #000000;">il monito lanciato ieri dal Presidente del Consiglio Mario Monti</span></a> </span></span>sulla <strong>monotonia del posto fisso</strong>, soprattutto per le giovani generazioni. E lo ha fatto con coraggio, mollando un lavoro a tempo indeterminato raggiunto a meno di trent&#8217;anni e costruendo una<strong> start up</strong> che oggi dà lavoro a decine di altri giovani, quasi cinquanta collaboratori tra segreteria organizzativa e commerciale, tutti con un&#8217;età media intorno ai 27 anni.</p><p>Questa è la storia di<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.invitoacenacondelitto.com/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><strong>Invito a cena con delitto</strong></span></a></span>, brand nato da un&#8217;idea di Gerardo Ghisleni e Francesco Malaspina: Gerardo lavorava in un&#8217;agenzia turistica, Francesco aveva ottenuto una cattedra per l&#8217;insegnamento in una scuola del milanese. Sono<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.wwworkers.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;">giovanissimi wwworkers</span></a></span> e la loro azienda è nata nel gennaio 2010. Neanche in due anni ha raggiunto il &#8220;break even&#8221; e oggi è presente in Spagna e Ungheria. <em>&#8220;In Spagna facciamo mediamente due cene alla settimana, il giovedì e il sabato, dove al sabato registriamo il sold out&#8221;</em>, mi ha detto Francesco.</p><p><strong>Il modello di business è geniale.</strong> Trattasi di una cena con spettacolo teatrale: chi partecipa paga per una cena ma anche per fruire di uno spettacolo in cui è totalmente protagonista. Il pubblico è vario ma è soprattutto tra i trenta e i quarant&#8217;anni. <strong>L&#8217;azienda investe moltissimo sul web</strong> per fare campagna pubblicitaria e le prenotazioni sono gestiste da Milano, inteso davvero come cuore pulsante. <em>&#8220;La parte più spettacolare è legata al rapporto con le compagnie teatrali: attualmente sono attivi gruppi su Milano, Roma, Firenze e Napoli&#8221;</em>, mi ha raccontato Francesco.</p><p>Certo, il problema del lavoro per i giovanissimi non si risolve <strong>demonizzando il posto di lavoro</strong>, fisso o non che sia, però una bella storia come questa può anche rappresentare un modello da seguire. Francesco, Gerardo e il loro team ora lavorano molto di più, mi hanno detto, ma non hanno un cartellino da timbrare e la loro passione è davvero contagiosa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/mollare-monotono-posto-fisso-perche/188452/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Concordia, il colpevole è ancora uno solo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/concordia-il-colpevole-e-ancora-uno-solo/187601/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/concordia-il-colpevole-e-ancora-uno-solo/187601/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 10:48:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Costa Concordia]]></category> <category><![CDATA[naufragio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187601</guid> <description><![CDATA[Siamo a quasi a venti giorni dal disastro e nel fine settimana abbiamo scoperto che la Costa Concordia potrebbe dover restare fino a un anno semi-affondata e inclinata a pochi metri dall&#8217;isola del Giglio. Venti giorni in cui è successo di tutto, da ultimo la proposta di rimborso spese e risarcimento danni per euro 14...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Siamo a <strong>quasi a venti giorni dal disastro</strong> e nel fine settimana abbiamo scoperto che la Costa Concordia potrebbe dover restare <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/concordia-riprendono-ricerche-gigliesi-pronti-fondare-comitato-difesa-dellisola/187610/" target="_blank">fino a un anno semi-affondata</a></span> e inclinata a pochi metri dall&#8217;isola del Giglio.</p><p>Venti giorni in cui è successo di tutto, da ultimo<span style="color: #000000;"> <span style="color: #000000;">la proposta di rimborso spese e risarcimento danni per euro <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/costa-concordia-rimborsi-14mila-euro-passeggero-codacons-troppo-poco/186919/" target="_blank"><strong>14 mila a passeggero</strong></a> da parte della Costa/Carnival</span></span>. Cifra molto al di sotto delle aspettative, considerando che i sopravvissuti hanno rischiato concretamente di morire.</p><p>Di tutti questi interminabili giorni, quello che però a me ha lasciato francamente senza parole è la <strong>strenua difesa dell&#8217;azienda</strong>, fino alla paradossale<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_22/manifestazione-dipendenti-costa-crociera_94251a86-4500-11e1-b12c-223272f476c4.shtml" target="_blank"><span style="color: #000000;">discesa in campo dei dipendenti</span></a></span><span style="color: #000000;"> </span>con una improvvisata e inopportuna manifestazione pubblica per le vie di Genova. Sono rimasto esterrefatto: può l&#8217;orgoglio aziendale avere la meglio su un fatto così catastrofico? Non sarebbe stato meglio tacere e abbassare i toni, in memoria delle vittime e per rispetto di ciò che la magistratura dovrà chiarire su quella tragica sera?</p><p>Dei tanti racconti mi hanno lasciato senza fiato le testimionianze proposte dal<em> </em><em>Corriere della Sera</em><em> </em>di domenica 15 gennaio di una mamma che, appena accortasi che stava accadendo qualcosa di drammatico, è andata a recuperare i bambini al miniclub e si è resa conto che il personale (che avrebbe dovuto accudire i pargoli) se n&#8217;era andato a gambe levate<strong> lasciando i bambini soli e in preda al panico</strong>. La paura gioca brutta scherzi, ma è inaccettabile che un gruppo di bambini siano stati lasciati soli, mentre la nave imbarcava acqua, terrore e morte.</p><p>E poi ancora la testimonianza della giornalista Parmeggiani (presente sulla Concordia) che ha dichiarato come non tutti i giubbotti di salvataggio avevano attiva la spia luminosa a causa delle batterie non cambiate, o ancora la ciurma che <strong>non riusciva a comunicare</strong> in inglese e in italiano. E poi la nota divulgata a mezzo stampa e letta al Tg2 che dichiarava come l&#8217;azienda avrebbe pagato ai suoi dipendenti filippini (lontano mille miglia e di più ancora dalla loro casa) soltanto tre notti di albergo.</p><p>Stiamo drammaticamente superando le fasi concitate della tragedia, e ora <strong>la magistratura deve fare presto</strong> ad appurare le responsabilità, perché gli interrogativi aumentano. <span style="color: #000000;">Così ha scritto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/concordia-nave-misteri/184623/" target="_blank">nel suo blog</a> Simone Perotti</span>: <em>&#8220;Cosa ha consigliato di fare la compagnia durante le tre lunghe telefonate tra il comandante Schettino e il responsabile dell’unità di crisi di Costa, tra l’impatto e la manovra che ha incagliato la nave?&#8221;</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/concordia-il-colpevole-e-ancora-uno-solo/187601/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Uno yogurt (e la Carrà) per sopravvivere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/yougurt-carra-sopravvivere/183872/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/yougurt-carra-sopravvivere/183872/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Jan 2012 08:57:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Castell'Arquato]]></category> <category><![CDATA[danone]]></category> <category><![CDATA[marketing]]></category> <category><![CDATA[Raffaella Carrà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183872</guid> <description><![CDATA[In questi giorni ho scoperto che lo yogurt può fare bene. Soprattutto alle casse comunali. E non mi ha fatto granché piacere. Sia chiaro, non voglio passare per bacchettone e retrogrado, mi piace il libero mercato e credo nella responsabilità sociale delle aziende. D&#8217;altronde in questo blog, che è dedicato al lavoro e ai nuovi lavoratori della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni ho scoperto che lo <strong>yogurt</strong> può fare bene. Soprattutto alle <strong>casse comunali</strong>. E non mi ha fatto granché piacere.</p><p>Sia chiaro, non voglio passare per bacchettone e retrogrado, mi piace il libero mercato e credo nella responsabilità sociale delle aziende. D&#8217;altronde in questo blog, che è dedicato al lavoro e ai nuovi lavoratori della rete, abbiamo parlato spesso di opportunità con un taglio positivo. Però mi fa tristezza aver appreso da <em>L&#8217;Espresso </em>numero 3/2012 che un intero paesino del piacentino, <a href="http://www.castellarquato.com/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><strong>Castell&#8217;Arquato</strong></span></a>, abbia deciso di recitare nel nuovo spot della Danone, quello con Raffaella Carrà per intenderci, per rimpinguare le casse comunali ormai vuote.</p><p>La multinazionale francese ha assoldato il paese quale set ideale per lo spot e ha ingaggiato gli <strong>abitanti come attori e comparse</strong> al fianco della Raffa nazionale. Nello spot, già in onda in tv, recita anche il primo cittadino. Il compenso si tradurrà in un <strong>aiuto per costruire la palestra</strong> del paese, intervento già deliberato un anno fa per 240mila euro ma poi bloccato per via dei tagli ai bilanci. C&#8217;è da aggiungere che la multinazionale effettuerà anche test gratuiti a tutti i residenti over 40 (la maggioranza della popolazione) per accertare il tasso di colesterolo in un vero e proprio piano di intervento cittadino.</p><p>Non è la prima iniziativa di questo tipo, e gli esperti di marketing dicono che si moltiplicheranno con il 2012. Peraltro non è quella maggiormente di impatto negli ultimi anni. Qualcuno ricorderà ancora le polemiche che seguirono al cambio dei cartelli stradali di benvenuto a Riccione, che a seguito di un cospicuo investimento della casa automobilistica Citroën modificò nel 2005 il suo nome da &#8220;Riccione&#8221; a <strong>&#8220;RicC1one&#8221;</strong>.</p><p>Lo chiamano<strong> &#8220;marketing territoriale&#8221;</strong>, ma io mi chiedo: siamo davvero sicuri che la strada intrapresa sia quella corretta? E a che prezzo? Capisco che è tempo di affidarsi alle sapienti mani (e soprattutto tasche) dei privati, ma fino a che punto possiamo spingerci? Forse possiamo fare ancora a meno di una palestra e di un&#8217;azione solidale senza doppio fine.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/yougurt-carra-sopravvivere/183872/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;anno degli indignati (ma non da noi)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/lanno-degli-indignati/180955/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/lanno-degli-indignati/180955/#comments</comments> <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 15:23:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[indignados]]></category> <category><![CDATA[piazza Tahir]]></category> <category><![CDATA[time]]></category> <category><![CDATA[welfamily]]></category> <category><![CDATA[“Occupy Wall Street”]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180955</guid> <description><![CDATA[Ero in Egitto a cavallo tra gennaio e febbraio e si respirava la storia. A tutti i livelli. E non a caso il Time nel suo consueto bilancio di fine anno ha coronato l&#8217;indignato come leader indiscusso del 2011. Questi dodici mesi sono stati cadenzati dalle proteste del nord-Africa, scintille che poi &#8211; nelle diverse...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ero in Egitto a cavallo tra gennaio e febbraio e si respirava la storia. A tutti i livelli. E non a caso<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.time.com/time/" target="_blank"><span style="color: #000000;">il Time</span></a> </span>nel suo consueto bilancio di fine anno ha coronato <strong>l&#8217;indignato come leader indiscusso del 2011.</strong></p><p>Questi dodici mesi sono stati cadenzati dalle proteste del nord-Africa, scintille che poi &#8211; nelle diverse forme ed elaborazioni &#8211; si sono accese anche in Europa, coinvolgendo Spagna e Grecia in primis e poi approdando Oltreoceano. Oggi l&#8217;indignato &#8211; questa figura carica di significato simbolico ma ancora indistinta (il <em>Time</em> l&#8217;ha voluto rappresentare proprio così) arriva a lambire le fredde terre dell&#8217;Unione Sovietica, e gli analisti si affrettano a dichiarare che i mesi che verranno determineranno altri capovolgimenti.</p><p>Pochi giorni fa lo scrittore libico di nascita e venezuelano d&#8217;adozione <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mois%C3%A9s_Na%C3%ADm" target="_blank"><span style="color: #000000;">Moises Naim</span></a> </strong>ha proposto un racconto sul 2011 inteso come l&#8217;anno delle grandi mobilitazioni. Così ha scritto Naim, tradotto in italiano sull&#8217;<em>Espresso</em> della scorsa settimana: <em>&#8220;I manifestanti di piazza Tahir hanno deposto un dittatore che governava il Paese da decenni con un pugno di ferro. Le proteste degli indignados di Puerta del Sol o di Wall Street non  hanno avuto un seguito di cambiamenti sostanziali. Per ora&#8221;.</em></p><p><strong>Capovolgimenti che ci sono stati e che ci saranno, ma non da noi.</strong> O almeno non a quei livelli, nonostante la situazione estremamente difficile. Forse perché qui il &#8220;welfamily&#8221; protegge ancora tanti giovani e non più giovani che continuano ad attingere per la gestione dell&#8217;ordinario alle risorse di famiglia, allontanandosi da una mobilitazione collettiva. <strong>Oggi da noi &#8211; di fronte ad una minoranza rumorosa &#8211; </strong><strong>c&#8217;è una maggioranza silenziosa che non si indigna</strong>, che non si mobilita, che non porta all&#8217;attenzione le proprie istanze<strong>.</strong> Ecco allora che non ci sconvolgiamo per le cose che ci succedono, dall&#8217;aumento dei biglietti del tram al delirio del lucido calcolo di un assassino xenofobo.</p><p>Qualcuno potrà obiettare che <strong>qualche lieve scossa in questo 2011 è stata avvertita</strong>, soprattutto in prossimità della consultazione referendaria e della crisi che ha portato all&#8217;uscita di scena (parziale) del governo Berlusconi. E qualcuno potrà anche affermare che il milione e duecentomila firme raccolte per l&#8217;abrogazione dell&#8217;attuale legge elettorale rappresentano di fatto una mobilitazione. Ma trattasi di ben poca cosa rispetto alle avanzate popolari che abbiamo visto, e anche rispetto all&#8217;Occupy Wall Street che ancora fa parlare. <strong>E&#8217; l&#8217;anno degli indignati un pò ovunque, ma non da noi.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/31/lanno-degli-indignati/180955/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Piazza Grande, giornale che tende una mano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/perche-tendere-giornale-meglio-tendere-mano/179929/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/perche-tendere-giornale-meglio-tendere-mano/179929/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Dec 2011 11:18:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Giornale]]></category> <category><![CDATA[Piazza Grande]]></category> <category><![CDATA[povertà]]></category> <category><![CDATA[senza fissa dimora]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179929</guid> <description><![CDATA[Bologna è una della città più europee dello Stivale, credo lo sia ancora di più di Torino o di Milano e al pari di Londra e Berlino. La mia considerazione &#8211; al netto dell&#8217;affetto che provo per questa terra &#8211; è dettata da una felice sintesi che si respira tra cittadinanza attiva, politiche a sostegno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/piazza-grande.png?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-179965" title="piazza grande" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/piazza-grande-300x199.png?47e3a5" alt="" width="300" height="199" /></a>Bologna </strong>è una della città più europee dello Stivale, credo lo sia ancora di più di Torino o di Milano e al pari di Londra e Berlino. La mia considerazione &#8211; al netto dell&#8217;affetto che provo per questa terra &#8211; è dettata da una felice sintesi che si respira tra<strong> cittadinanza attiva, politiche a sostegno della comunità ed economie del territorio</strong>. Beninteso, anche qui c&#8217;è insofferenza, difficoltà, crisi, ma la si guarda da una prospettiva diversa, con un supporto di fatto degli apparati amministrativi e del Terzo Settore. Anche qui, come nel resto d&#8217;Italia, si respira un senso di inquietudine, ma c&#8217;è una sistema di protezione autentico del cittadino.</p><p>Proprio a Bologna capita spesso di incontrare <strong>persone senza fissa dimora</strong> che, anzichè fare la classica carità, chiedono di acquistare una copia di un giornale che ormai in Italia è un caso di eccellenza: <span style="color: #000000;">parlo d</span><span style="color: #000000;">i </span><a href="http://www.piazzagrande.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;">&#8220;Piazza Grande&#8221;</span></a><span style="color: #000000;">, un magazine nato nel 1993 dalla Camera del Lavoro di Bologna e che racconta proprio la comunità dei senza fissa dimora.</span><a href="http://www.piazzagrande.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;"> </span></a>Si legge sul sito del giornale: <em>&#8220;Piazza Grande è nata insieme all’idea di produrre un giornale scritto dalle persone senza dimora, che potesse diffondere i temi dell’esclusione sociale mostrando per la prima volta il punto di vista degli esclusi, e che potesse rappresentare una fonte di reddito per i senza tetto che lo avrebbero venduto in strada&#8221;.</em></p><p>Piazza Grande è l&#8217;emblema di come si possa, attraverso uno strumento di comunicazione, <strong>chiedere e al contempo dare.</strong> E quel che dà aiuta a costruire qualcosa: consapevolezza sulla condizione di chi è in difficoltà e contatto tra mondi diversi. Sul sito si legge la dichiarazione di intenti:<strong> &#8220;Tendere un giornale è meglio che tendere una mano”.</strong> La stessa associazione che edita il giornale, dalla sua fondazione ad oggi, ha dato vita a due cooperative sociali, un ente di formazione, un’associazione teatrale, una unità mobile che gira per le strade di Bologna per distribuire informazioni e generi di prima necessità, una sartoria che impiega persone che vengono dalla strada, una officina di biciclette che effettua riparazioni e dove i senza tetto possono apprendere un mestiere, uno sportello legale dove avvocati volontari assistono gratuitamente le persone in strada che hanno bisogno di un supporto.</p><p>In questo blog chiamato <em>wwworkers</em> ci occupiamo di lavori e lavoratori sul web, di nuove economie sostenibili e digitali e del dialogo sotteso alla Rete: raccontare come una richiesta di aiuto possa divenire un momento di dialogo è importante. <strong>Abbiamo bisogno di modelli </strong>per un Paese che &#8211; purtroppo e di fatto &#8211; convive con una cesura sempre più marcata tra ricchi e poveri, tra chi ha di più e chi ha di meno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/perche-tendere-giornale-meglio-tendere-mano/179929/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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