<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Gianni Barbacetto</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/gbarbacetto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il caos e l&#8217;eterna transizione italiana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/caos-leterna-transizione-italianail-caos-delleterna-transizione-italiana/237619/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/caos-leterna-transizione-italianail-caos-delleterna-transizione-italiana/237619/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 07:13:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[attentato]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Caos]]></category> <category><![CDATA[crisi economica]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[strategia della tensione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=237619</guid> <description><![CDATA[Quando un sistema crolla, grande è il caos sotto il cielo. C’è chi si mette il cuore in pace pensando che sia tutta colpa dei Maya e spiegando in un colpo solo terrorismo e terremoto, bombole esplosive e incidenti stradali. Tutto decifrato a suon di piramidi precolombiane, fattori astrali e serpenti piumati. Dall’altra parte, c’è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando un sistema crolla, grande è il caos sotto il cielo. C’è chi si mette il cuore in pace pensando che sia tutta colpa dei Maya e spiegando in un colpo solo terrorismo e terremoto, bombole esplosive e incidenti stradali. Tutto decifrato a suon di piramidi precolombiane, fattori astrali e serpenti piumati.</p><p>Dall’altra parte, c’è chi fa dell’ironia sul “grande complotto”, sulle “fantasticherie” e “dietrologie” degli “orfani della mafia” (titolo del <em>Giornale</em> di ieri, pagina 2). Ora, per avere degli orfani, <strong>la mafia dovrebbe essere morta</strong>: una buona notizia che evidentemente hanno in esclusiva solo quelli del <em>Giornale</em>. E allora, che cosa c’è da festeggiare, se anche si scoprisse che l’attentato di Brindisi lo ha realizzato un cane sciolto e non una cosca mafiosa?</p><p>Resta grande il caos sotto il cielo. La crisi economica non è affatto risolta. La crescita non c’è. Uno su tre dei ragazzi italiani non ha alcuna prospettiva di lavoro. In questo contesto, il sistema politico si sfalda. Tramonta il berlusconismo, dopo un triste naufragio a base di barzellette e bunga-bunga. La Lega non riesce più neppure a riempire il “sacro pratone” di Pontida, dopo gli investimenti in Tanzania e le vacanze del Trota in Marocco. Le alternative (centrosinistra o terzi poli) non sanno occupare la scena abbandonata dai loro avversari, se è vero quello che sostengono alcuni sondaggi, per i quali addirittura il 96 per cento degli italiani non ha più alcuna fiducia nei partiti.</p><p>Dei tre ballottaggi cruciali (Genova, Parma, Palermo), non uno è stato vinto dal candidato previsto dalle <strong>segreterie romane</strong>. C’è il governo tecnico, d’accordo, che aveva goduto di una buona apertura di credito da parte dei cittadini. Ma ora anche il suo gradimento è in caduta libera. In questa situazione liquida, ognuno può cercare di costruirsi una sua ipotesi di transizione.  </p><p>Le nuove <strong>Brigate rosse</strong> lanciano a Milano, da un’aula del Palazzo di giustizia, proclami per tornare a costruire il partito comunista combattente. A<strong> Genova</strong> gli anarchici informali scavalcano i cugini e li anticipano: passano ai fatti, sparando alle gambe al manager dell’Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi; poi diffondono un documento furbo e post-ideologico che fa proseliti nell’area.</p><p>Quando poi una strana bomba fatta in casa semina il terrore nel Paese, uccidendo una ragazza che stava per entrare a scuola e ferendo le sue compagne, non è poi così fuori dal mondo interrogarsi su che cosa stia succedendo in questi mesi in Italia. Saranno le indagini a spiegare chi è entrato in azione a Brindisi, se un pazzo o una mente raffinatissima, un solitario o un’organizzazione. Ma intanto è bene chiedersi chi si stia muovendo per orientare, ancora una volta, l<strong>’eterna transizione italiana</strong>.</p><p>Chi non è senza memoria ricorda il biennio di fuoco 1992-’93. Anche allora la crisi economica prostrava il Paese. Anche allora la corruzione politica bruciava risorse e lasciava le istituzioni allo sbando. Anche allora tramontava un sistema dei partiti e si aprivano spazi per nuove avventure. Furono i boati delle bombe e il sangue delle stragi (a Palermo, a Firenze, a Milano, a Roma) a tenere a battesimo il <strong>nuovo sistema politico</strong>, nato nel fuoco di una trattativa tra apparati dello Stato, boss mafiosi, imprenditori intraprendenti. Cosa nostra ci mise il tritolo, ma altri soggetti tentarono di giocare le loro carte, lanciando segnali, intorbidando le acque, accettando ricatti, rivendicando presenze, in un complesso intreccio di sistemi criminali. E quella trattativa non è mai finita. Si può ridicolizzare tutto, sostenendo che è solo complottismo, paranoia dietro-logica. Ma se invece si allineano pazientemente i fatti e s’incrociano scelte politiche e azioni mafiose, allora ci si convince che la<strong> strategia della tensione</strong> è una costante della storia italiana, che si dispiega, poi s’inabissa, poi torna ancora a seminare paura e incertezza. Chi questa storia la conosce non ritiene affatto fuori luogo le dichiarazioni di Antonio Ingroia: “Siamo in una fase di passaggio politico e istituzionale molto delicato, con la formazione di nuovi partiti politici, di nuove maggioranze e coalizioni. Siccome, come sappiamo, la mafia non riesce a fare a meno di rapporti con la politica, come dire, si mette sul mercato&#8230;”.</p><p>Bisogna scoltare i fatti. Sempre e comunque. Anche quando smentiscono le proprie teorie. Ma senza <strong>lettura d’insieme e memoria storica</strong> non si riesce a vedere le connessioni e si resta miopi davanti ai fatti. “Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”, diceva Mao Tsetung. Ora il caos è davvero tanto, in questa nuova svolta dell’interminabile transizione italiana. E la situazione è proprio eccellente, per chiunque, pazzo o raffinatissimo, solo o in compagnia, voglia seminare paure o tentare nuove avventure.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 22 MAggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/caos-leterna-transizione-italianail-caos-delleterna-transizione-italiana/237619/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il piatto che non piace ai bambini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/piatto-piace-bambini/232476/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/piatto-piace-bambini/232476/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 14:37:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[cibo mense Milano]]></category> <category><![CDATA[Franco Berrino]]></category> <category><![CDATA[incremento traffico]]></category> <category><![CDATA[Lisa Michelozzi]]></category> <category><![CDATA[mense milano]]></category> <category><![CDATA[rifiuto cibo bambini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=232476</guid> <description><![CDATA[Alle polemiche sono abituato. Anche durissime: scrivo abitualmente di politica, di corruzione, di eversione, di mafia&#8230;Mai però avrei pensato di scatenare un dibattito così ampio e così aspro, scrivendo un articoletto sul cibo servito ai bambini nelle mense scolastiche di Milano: sono piovute centinaia di critiche feroci e centinaia di messaggi di sostegno e ringraziamento,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Alle polemiche sono abituato. Anche durissime: scrivo abitualmente di politica, di corruzione, di eversione, di mafia&#8230;Mai però avrei pensato di scatenare un dibattito così ampio e così aspro, scrivendo un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/mensa-scuola-orzo-ideologia/225130/" target="_blank">articoletto sul cibo</a> servito ai bambini nelle mense scolastiche di Milano: sono piovute centinaia di <strong>critiche feroci</strong> e centinaia di messaggi di sostegno e ringraziamento, commenti appassionati e contrapposti sono fioccati nel mio blog del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/mensa-scuola-orzo-ideologia/225130/" target="_blank">ilfattoquotidiano.it</a> e in altri siti.</p><p>Mi tocca replicare, per chiarire alcune semplici cose. Non mi sono mai sognato di lanciare<strong> un attacco</strong> al dottor Franco Berrino, insigne oncologo dell’Istituto dei tumori che da anni conduce una meritoria battaglia, affermando l’importanza della corretta alimentazione per prevenire il cancro. Berrino ha in passato fornito la sua preziosa consulenza a Milano Ristorazione per stilare menu più ricchi e corretti, con meno carne e più verdure. Ottimo. Peccato però che i risultati non siano buoni: i bambini non mangiano, rifiutano i piatti, non li gradiscono. Mai detto che sia <strong>colpa delle indicazioni</strong> di Berrino o soltanto delle indicazioni di Berrino. Eppure le cifre del rifiuto dei cibi sono imponenti: il 40 per cento dei pasti serviti ai bambini nelle scuole milanesi finisce nella spazzatura, lo spreco stimato è di 143 tonnellate, il 30 per cento dei bambini milanesi (un terzo di chi mangia a scuola) assume la metà delle calorie previste per pranzo. Menu sano, ma bambini a digiuno.</p><p>Al di là delle polemiche: i numeri dicono chiaramente che la relazione<strong> piatti/bambini</strong> nelle scuole milanesi non funziona. Vogliamo dire che è tutta colpa dei figli viziati e dei genitori che non li sanno educare? Vogliamo negare il problema con battute del tipo: facciamo una convenzione con McDonald’s, rimpinziamoli di hamburger e patatine? So bene che c’è un problema di educazione alimentare (dei bambini e dei genitori!). Ma vedo con i miei occhi (e me lo confermano tutti i genitori concreti dei bambini concreti che incontro al mattino, portando Olga e Nora a scuola) che anche nelle mense scolastiche qualche problema c’è. Molti bambini, pur di avere nel piatto qualcosa di mangiabile, implorano i genitori di chiedere alla scuola la dieta in bianco. E allora: proprio non si riesce a tenere insieme <strong>cibo sano</strong> e bambini che mangino?</p><p>È evidente che, al di là dell’astratta correttezza del menu, c’è un problema di gusto che diventa problema di qualità del cibo. Proviamo a fare un’ipotesi. L’ex sindaco Letizia Moratti ha centralizzato le cucine, che ora a Milano sono solo 26 e preparano ben 80 mila pasti al giorno. Che gusto, che qualità può mai garantire un simile <strong>sistema massificato</strong>? E a proposito di tumori: i cibi sono trasportati nelle scuole caldi, coperti da pellicola trasparente, dentro contenitori di plastica (e non di metallo). Non ho la soluzione, naturalmente. Ma siamo sicuri che non convenga riaprire le cucine di scuola o di plesso scolastico? Anche per i costi: quelle centralizzate costano meno, ma la mamma Lisa Michelozzi saggiamente suggerisce di mettere nel conto anche i costi del trasporto, dell’aumento dei carburanti, <strong>dell’incremento di traffico</strong>, del relativo inquinamento in città, dei contenitori di plastica, del confezionamento e poi dello smaltimento di tonnellate di cibo scartato e inutilizzabile. Non so, forse le soluzioni sono altre. Cerchiamole insieme. Ma davvero qualcuno può dire che il problema non esiste ed è tutta colpa dei bambini viziati?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 17 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/piatto-piace-bambini/232476/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mensa a scuola: orzo e ideologia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/mensa-scuola-orzo-ideologia/225130/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/mensa-scuola-orzo-ideologia/225130/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 May 2012 06:46:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[cibi mense milano]]></category> <category><![CDATA[Franco Berrino]]></category> <category><![CDATA[ilfattoalimentare]]></category> <category><![CDATA[mense milano]]></category> <category><![CDATA[mense scolastiche Milano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=225130</guid> <description><![CDATA[I bambini di Milano non mangiano i cibi della mensa scolastica. Rifiutano i piatti, avanzano le portate. Lo so per esperienza diretta (ho due bambine, una alla scuola materna, l’altra in quarta elementare). Lo confermano le cifre: il 40 per cento dei pasti serviti ai bambini nelle scuole milanesi finisce nella spazzatura. Ora, può essere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I bambini di Milano non mangiano i cibi della mensa scolastica. Rifiutano i piatti, avanzano le portate. Lo so per esperienza diretta (ho due bambine, una alla scuola materna, l’altra in quarta elementare). Lo confermano le cifre: il 40 per cento dei pasti serviti ai bambini nelle scuole milanesi finisce nella <strong>spazzatura</strong>. Ora, può essere che i ragazzini milanesi siano viziati.</p><p>Ma di fronte a numeri così alti e a uno spreco così massiccio, chi gestisce la ristorazione scolastica dovrebbe porsi qualche domanda. Secondo un’indagine condotta dal 5 al 23 marzo 2012 in dieci scuole elementari da Milano Ristorazione, la società del Comune che gestisce le mense scolastiche, pesando il cibo rimasto nei piatti si è stimato uno spreco di 143 tonnellate di cibo (come riferisce un sito specializzato, ilfattoalimentare.it  ). Sotto accusa, i menu ispirati dal dottor Franco Berrino, l’insigne oncologo dell’Istituto dei tumori che non perde occasione per sottolineare, giustamente, l’importanza della corretta alimentazione per <strong>prevenire il cancro</strong>.</p><p>Bisogna mangiare meno carne e più verdure. Così, con il nuovo anno scolastico, da settembre sono spariti i piatti preferiti dai bambini e sono arrivate massicce quantità di legumi, verdure e <strong>cibi integrali</strong>. Non c’è più la pasta al pomodoro, in compenso cavolfiori e farro a volontà, zucca e broccoli, porro, ceci, orzo e lenticchie. Pochi però i bambini che li mangiano. Per carità: i menu sono stati compilati rispettando i più avanzati criteri nutrizionali, offrono tutte le proteine e le vitamine necessarie. Ma hanno dimenticato una cosetta: l’appetibilità. Sono menu giusti, ma i bambini non li gradiscono. Berrino ha privilegiato l’aspetto astratto e ideologico dell’alimentazione, intanto però i bambini non mangiano. Ridotta la carne di manzo e di maiale, il pollo, i ravioli. Dimezzata la pizza. Sono arrivati i nuovi piatti come i fagiolini all’olio, il misto carote in insalata, il merluzzo gratinato e le erbette all’aglio. Fanno bene, niente da dire: ma non ai bambini concreti, visto che finiscono quasi del tutto nella spazzatura.</p><p>È giusto educare i ragazzi a mangiare in modo sano: la scuola non li deve certo rimpinzare di merendine, hamburger e patatine. Deve fare anche <strong>educazione</strong> alimentare, contrastare le cattive abitudini a tavola, combattere la tendenza all’obesità. Ma i bambini hanno anche il diritto di mangiare qualcosa che sia di loro gradimento. Se prevalgono le regole astratte e l’ideologia, finiscono per restare a digiuno. Va nel sacco nero, secondo<a href="http://www.ilfattoalimentare.it" target="_blank"> ilfattoalimentare.it</a>, l’80 per cento della pasta con la crema di broccoli (scuola media Vespri Siciliani), il 94 per cento del merluzzo al pomodoro (scuola De Bognetti), il 70 per cento del passato di verdure con riso (scuola Muzio), addirittura il 100 per cento dei fagiolini all’olio (scuola Forze Armate).</p><p>Così va a finire che il 30 per cento dei bambini milanesi – un terzo di chi mangia a scuola – assume la metà delle calorie previste per pranzo. Menu sano, ma bambini a digiuno. E allora: caro dottor Berrino, cara Milano Ristorazione, cara Gabriella Iacono (che di Milano Ristorazione è la appassionata presidente), cara Maria Grazia Guidi, vicesindaco e assessore all’istruzione, <strong>ripensate</strong> per favore i menu dei bambini. Che siano sani, ma anche gustosi.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 10 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/mensa-scuola-orzo-ideologia/225130/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il complotto del Pirellone</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/complotto-pirellone/217577/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/complotto-pirellone/217577/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 16:58:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[complotto]]></category> <category><![CDATA[Daccò]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[regione lombardia]]></category> <category><![CDATA[san raffaele]]></category> <category><![CDATA[Sanità]]></category> <category><![CDATA[soldi pubblici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=217577</guid> <description><![CDATA[Un complotto dei poteri forti. Una macchina del fango per far fuori un ottimo governante. Una cospirazione per liquidare un presidente di Regione che ha ben amministrato e ha reso la sanità lombarda la migliore d&#8217;Italia. Così una parte di Cl difende Roberto Formigoni. Sentite che cosa scrive Luigi Amicone, direttore del settimanale “Tempi”: “L&#8217;estate...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un complotto dei poteri forti</strong>. Una macchina del fango per far fuori un ottimo governante. Una cospirazione per liquidare un presidente di Regione che ha ben amministrato e ha reso la sanità lombarda la migliore d&#8217;Italia. Così una parte di Cl difende Roberto Formigoni.</p><p>Sentite che cosa scrive Luigi Amicone, direttore del settimanale “Tempi”: “L&#8217;estate scorsa, durante una puntata di <em>Omnibus</em>, tra una lama incrociata in chiaro e reciproci sfottò nel fuori onda, con Gianni Barbacetto avevamo giocato alle previsioni: con chi se la sarebbero presa e di cosa avrebbero parlato i giornali ossessionati dalla sua figura il giorno dopo l&#8217;uscita di scena di Silvio Berlusconi? ‘E che problema c&#8217;è?’, ci aveva confortato il collega del <em>Fatto Quotidiano</em>, ‘dopo Berlusconi verrà il turno di Formigoni’. Detto fatto”. Seguono citazioni di Gad Lerner, Francesco Merlo, Alberto Statera e altri.</p><p>Per arrivare alla conclusione che quello in corso contro Formigoni è una<strong> macchinazione</strong>. Per far fuori “l&#8217;Untermensch” – scrive Amicone – “il sottouomo che, caduto il Capo, rischia di dare una mano alla rinascita di un centrodestra decente, portando in dote il successo di 17 anni di buona e moderna amministrazione in Lombardia”. Rassicuriamo Amicone e i suoi amici. La previsione fatta l&#8217;estate scorsa non era l&#8217;anticipazione di un piano segreto contro Formigoni, di un progetto scritto nei Protocolli di nuovi Savi di Sion per far fuori gli odiati nemici. Era semplicemente il facile pronostico che in Italia, dopo Berlusconi, non saremmo restati orfani: purtroppo di <strong>commistioni tra affari e politica</strong> ce ne sono tante e quella di Formigoni è una delle più macroscopiche.</p><p>Per eccitare Amicone, azzardo una nuova previsione: anche dopo la caduta di Formigoni, il giornalismo italiano non resterà disoccupato. Il fiorato presidente della Regione Lombardia, comunque, non è vittima di un complotto mediatico-giudiziario, ma della <strong>voracità dei suoi amici e collaboratori</strong> e compagni di vacanze. Pierangelo Daccò ha ammesso di aver portato a casa negli ultimi anni almeno un&#8217;ottantina di milioni provenienti dalla Fondazioni Maugeri: soldi pubblici, cioè nostri, che invece di essere impiegati per curare gli ammalati sono stati bruciati in biglietti per Parigi, vacanze ai Caraibi, cene alla Cassinetta di Lugagnano e via sprecando.</p><p> <strong>Almeno una trentina di milioni</strong> (pubblici, cioè sempre nostri) Daccò li ha intascati, in contanti, provenienti dal San Raffaele di quel sant&#8217;uomo di don Verzé. Per queste ruberie è stato arrestato, oltre che Daccò, anche Antonio Simone, che di Formigoni è uno degli amici più cari. Ora, tutti questi soldi (“consulenze”, le chiamano) sono arrivati a Daccò e Simone non in virtù di loro mirabolanti competenze professionali, ma in quanto vicini al presidente della Regione, che eroga i fondi per la sanità: a dirlo sono gli stessi pagatori della Fondazione Maugeri. E allora: non pare ad Amicone che la scomparsa di oltre 100 milioni di euro, soldi dei cittadini lombardi, finiti nelle tasche (ovvero conti esteri) di due cari amici del Celeste presidente sia un motivo sufficiente per occuparsi di Formigoni (e magari per chiederne le dimissioni)? Quanto all&#8217;efficienza del meraviglioso sistema sanitario lombardo: chi fa la coda di oltre un anno per una risonanza magnetica si chiede se quei 100 milioni non sarebbero stati più utili alla sanità, invece che ai conti segreti degli amici di Formigoni.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 3 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/complotto-pirellone/217577/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Milano, Madonna non paga il tram</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/milano-madonna-paga-tram/209891/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/milano-madonna-paga-tram/209891/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 07:13:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[atm]]></category> <category><![CDATA[concerto]]></category> <category><![CDATA[giunta Pisapia]]></category> <category><![CDATA[Madonna]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[Piefrancesco Maran]]></category> <category><![CDATA[trasporti pubblici gratis]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=209891</guid> <description><![CDATA[Il messaggio arriva via Facebook e dice: perché chi andrà al concerto di Madonna non dovrà pagare il biglietto del tram e del metrò, mentre lo devo pagare io che devo andare all’ospedale a trovare mia madre? Bella domanda.  Per capirla bisogna dare qualche spiegazione. Siamo a Milano, dove Pierfrancesco Maran, l’assessore ai trasporti della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Il messaggio arriva via Facebook e dice: perché chi andrà al concerto di Madonna non dovrà pagare il biglietto del tram e del metrò, mentre lo devo pagare io che devo andare all’ospedale a trovare mia madre? Bella domanda. </p><p>Per capirla bisogna dare qualche spiegazione. Siamo a Milano, dove <strong>Pierfrancesco Maran</strong>, l’assessore ai trasporti della giunta guidata dal sindaco Giuliano Pisapia, ha annunciato con sonori squilli di tromba di aver firmato una convenzione tra il Comune e il promoter LiveNation, che organizza il concerto di Madonna a Milano il 14 giugno: chi avrà il biglietto del concerto avrà libera circolazione tutto il giorno sui mezzi pubblici dell’Atm. Un modo per promuovere l’utilizzo di tram e metrò, invece d’ingorgare le strade della città con l’auto e paralizzare con lunghe code e parcheggi selvaggi la zona attorno allo stadio di San Siro, dove si svolgerà l’evento (gruppi di abitanti della zona avevano già espresso la loro contrarietà al caos-concerti). In cambio, LiveNation verserà al Comune 50 centesimi ogni biglietto venduto. Previsione: 50 mila biglietti. Entrate per il Comune: <strong>25 mila euro</strong>. Se l’esperimento riuscirà, l’assessore Maran promette di ripeterlo per altri grandi concerti o manifestazioni future.</p><p>Tutto bene, dunque? No. Non soltanto per le proteste della signora che deve andare a trovare sua madre all’ospedale e non capisce perché lei deve pagare il biglietto e chi va a un concerto no. Ma anche per le<strong> contrarietà interne all’Atm</strong>, l’azienda milanese dei trasporti. L’assessore Maran l’ha messa davanti al fatto compiuto, senza coinvolgerla nell’operazione. Che, fatti i conti, per l’Atm è non solo in perdita, ma anche di difficile realizzazione. Infatti: il biglietto giornaliero Atm a Milano costa 4,50 euro, mentre gli organizzatori del concerto ne riconoscono al Comune solo 0,50. Una perdita secca, un prezzo troppo basso. Un regalo ai promoter, che dovrebbero dare di più: <strong>loro incassano, la città paga.</strong> L’assessore, però, sventola l’accordo come un grande successo, facendo riferimento a una delibera di giunta (dell’era di Letizia Moratti) che prevedeva “la possibile integrazione (in alcuni casi) del biglietto di ingresso all’evento concertistico con il servizio di trasporto locale, in modo che il biglietto di ingresso all’evento sia comprensivo del titolo di viaggio sui mezzi di trasporto pubblico locale, senza costi aggiuntivi per gli utenti”.</p><p>In realtà, quella delibera del 2010 si occupava delle soglie di rumore dei concerti e diceva che non dovevano esserci costi aggiuntivi per il Comune, non per gli utenti. Questa volta, invece, il 14 giugno il Comune dovrà sostenere i costi aggiuntivi “relativi ai turni straordinari della Polizia locale”. E l’Atm dovrà sostenere i costi del rafforzamento del servizio. In più, dovrà realizzare, a proprie spese, un software speciale per far stampare dalle macchinette nel metrò <strong>biglietti speciali,</strong> emessi per chi non inserirà il denaro, ma digiterà un codice assegnato con il biglietto del concerto. E per i mezzi di superficie? Su tram, autobus e filovie sarà sufficiente esibire il biglietto di Madonna. Veramente sarebbe<strong> contro la legge regionale</strong>, che impone di salire a bordo delle vetture soltanto con “un titolo di viaggio valido”: il tagliando con l’immagine della pop star è “titolo di viaggio valido”? E poi, come faranno gli eventuali controllori a distinguere tra un biglietto vero e uno eventualmente contraffatto, non disponendo delle apparecchiature di controllo, tipo lettura di codice a barre? I milanesi sono avvisati: il 14 giugno in città si circola gratis, (non) paga Madonna.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 26 Aprile 2012</em></p></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/milano-madonna-paga-tram/209891/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Topo Formigoni, formaggio expo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/topo-formigoni-formaggio-expo/205465/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/topo-formigoni-formaggio-expo/205465/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 06:45:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Basilio Rizzo]]></category> <category><![CDATA[Expo]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[Lombardia]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[pisapia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/topo-formigoni-formaggio-expo/205465/</guid> <description><![CDATA[La dice così: “L’imperatore dei topi non si tiene a guardia del formaggio”. Basilio Rizzo è presidente del Consiglio comunale di Milano, nell’era di Giuliano Pisapia sindaco, ma non ha dimenticato le sue tante battaglie di quand’era all’opposizione (per decenni, dagli anni Ottanta fino alla vittoria “arancione”). Ora dice: “Roberto Formigoni non può restare commissario...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La dice così: “L’imperatore dei topi non si tiene a guardia del formaggio”. <strong>Basilio Rizzo</strong> è presidente del Consiglio comunale di Milano, nell’era di Giuliano Pisapia sindaco, ma non ha dimenticato le sue tante battaglie di quand’era all’opposizione (per decenni, dagli anni Ottanta fino alla vittoria “arancione”). Ora dice: “Roberto Formigoni non può restare commissario dell’Expo. In questa situazione, se ne deve andare. Non può rimanere a gestire<strong> i milioni dell’Esposizione universale 2015</strong>”.</p><p>In verità l’aveva detto già due mesi fa, alle prime avvisaglie della bufera politico-giudiziaria che si è scatenata sulla testa del presidente della Regione Lombardia. Adesso lo richiede con voce più forte, dopo gli arresti dei due amici di Formigoni, <strong>Pierangelo Daccò e Antonio Simone</strong>, accusati di aver fatto sparire all’estero 56 milioni della Fondazione Maugeri e un bel po’ di soldi del San Raffaele di don Luigi Verzé. Il presidente lombardo dall’agosto 2011 è anche commissario generale di Expo 2015, in forza di un decreto governativo firmato dall’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Ora il governo è cambiato”, constata Basilio Rizzo. “Mario Monti, se ci tiene all’immagine internazionale dell’Italia, revochi subito Formigoni, senza aspettare le procure: una volta tanto, la politica arrivi <strong>prima dei magistrati</strong>. Non è indagato, ma ha attorno a sé collaboratori indagati e arrestati, con l’accusa di aver sottratto fondi pubblici. Sarebbe bene che l’Expo, attorno a cui ruotano tanti soldi, fosse gestito da una persona al di sopra di ogni sospetto”.</p><p>Alla richiesta di Rizzo si associano oggi il Pd, i Radicali di Marco Cappato, perfino i leghisti. “Il sistema di potere creato dal governatore”, spiega Cappato, “fa sì che ci siano <strong>uomini di Comunione e liberazione ovunque</strong>, anche in Expo: lo conferma la nomina a commissario del Padiglione Italia di Luigi Roth, molto vicino a Cl e a Formigoni”. Conferma il leghista Matteo Salvini: “La macchina di Expo è strabordante di ciellini. E avrebbe bisogno di persone che vi si dedichino a tempo pieno”. Non il presidente della Regione, fa capire Salvini, che ha tanto altro da fare e, ultimamente, tanti pensieri per la testa.</p><p>Sull’Expo, si era creato un<strong> asse forte tra Formigoni e il sindaco Pisapia</strong>, subito dopo la vittoria elettorale di quest’ultimo. Tanto che non erano mancate critiche provenienti dallo stesso fronte che sostiene Pisapia. Il più netto era stato <strong>Stefano Boeri,</strong> il più votato delle liste Pd alle elezioni comunali, che aveva accusato il sindaco di aver accettato l’Expo di Formigoni, grande operazione immobiliare a tutto vantaggio della Fondazione Fiera, invece di spingere per l’Expo “leggero” del grande orto botanico planetario da lasciare in dono alla città, dopo il 2015. Negli ultimi mesi, il rapporto tra Pisapia e Formigoni si è andato raffreddando. Fino a dichiarazioni dure del sindaco sull’opportunità, per il presidente della Regione, di dimettersi da “governatore”.<br /> Si dimetta almeno da commissario Expo, chiede oggi Rizzo. O sia il governo Monti a dargli il benservito. Si potrebbe fare in tempi rapidi. Sarebbe una mossa che potrebbe riaprire la partita sull’Esposizione universale 2015, tra sostenitori dell’Expo del cemento e sostenitori dell’Expo “verde”. È troppo?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 19 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/topo-formigoni-formaggio-expo/205465/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>I &#8220;Memores&#8221; di Formigoni: una vita di conti correnti e società offshore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/i-memores-di-formigoni-tutta-una-vita-offshore/205471/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/i-memores-di-formigoni-tutta-una-vita-offshore/205471/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alberto Perego]]></category> <category><![CDATA[Alberto Villa]]></category> <category><![CDATA[antonio simone]]></category> <category><![CDATA[Comunione e liberazione]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[memores domini]]></category> <category><![CDATA[Pierangelo Daccò]]></category> <category><![CDATA[regione lombardia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/i-memores-di-formigoni-tutta-una-vita-offshore/205471/</guid> <description><![CDATA[Ha fatto voto di povertà, oltre che di castità e di obbedienza ai superiori. Così Roberto Formigoni è entrato a far parte dei Memores Domini, il “gruppo adulto” di Comunione e liberazione, l’élite di Cl i cui membri “seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo”. S’impegnano alla “contemplazione, intesa come memoria...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/formigonicappello_INTERNA.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-205583" title="formigonicappello_INTERNA" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/formigonicappello_INTERNA.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Ha fatto voto di povertà, oltre che di castità e di obbedienza ai superiori. Così <strong>Roberto Formigoni</strong> è entrato a far parte dei <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/formigoni-lentrata-memores-domini-sempre-stato-molto-vicino/194308/">Memores Domini, il “gruppo adulto” di Comunione e liberazione</a>, l’élite di Cl i cui membri “seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo”. S’impegnano alla “contemplazione, intesa come memoria tendenzialmente continua di Cristo”, e alla “missione, cioè alla passione a portare l’annuncio cristiano nella vita di tutti gli uomini”. Il fondatore di Cl, don <strong>Luigi Giussani</strong>, li ha voluti impegnati “a seguire una vita di perfezione cristiana” attraverso la pratica dei tre voti: l ’obbedienza, la povertà e la verginità. Fanno vita in comune, condividendo appartamenti in cui abitano in gruppi da tre a dodici associati, e sono presenti in 32 Paesi del mondo.</p><p>Il più noto dei Memores è Formigoni, che ha rinunciato alla famiglia e vive in comunità, con gli orari scanditi dalla preghiera, dalle Lodi mattutine alla Compieta serale. Con altri tre Memores abita in una bella casa in via Villani, a Milano. Proprietario, <strong>Salvatore Ligresti</strong> (“Ma pago un sacco di soldi d’affitto per stare lì”, ha dichiarato). Il voto di povertà lo obbliga a non avere la proprietà personale di denaro o beni: tutto è in comune. La sua dichiarazione dei redditi segnala le entrate della sua “indennità di carica” regionale: 188.389 euro. In proprietà, formalmente, ha due noni di quattro appartamenti in un condominio di Lecco, la città dov’è nato, e un terzo di un bilocale a Sanremo, oltre a una Fiat Multipla del 2008. Ma se “il frate è povero, il convento è ricco”, si potrebbe dire rovesciando la vecchia fulminante battuta di <strong>Rino Formica</strong> sul Psi di <strong>Bettino Craxi</strong>. È ricco perché dotato di una cassa comune a cui i singoli possono attingere. La cassa comune può assumere la forma, un po’ naif, di una scatola zeppa di banconote, una “cassetta di legno, di quelle che contengono le bottiglie di whisky”: la descrive così al pm di Milano <strong>Alfredo Robledo</strong> (che stava indagando sui soldi di Oil for food) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/cos-gli-amici-di-formigoni-mentirono-sui-conti/188988/"><strong>Alberto Villa</strong>, uno dei Memores che hanno diviso con Formigoni la villetta di via Villani</a>. Da quella scatola, Villa, che ha solo il suo stipendio da insegnante, sostiene di aver prelevato, nel 2002, 10 mila euro in contanti: la sua quota per comprare Obelix, la barca di cui risultano proprietari Formigoni, il suo collaboratore <strong>Marco Mazarino</strong> <strong>De Petro</strong> e un gruppo di appartenenti ai Memores. Quando il pm gli fa notare che lui non risulta tra i proprietari della barca, Villa cade dalla nuvole: “Lo apprendo ora”. Caso unico di non-proprietario, pur pagante, a sua insaputa. Per queste dichiarazioni al magistrato, Villa nel febbraio 2012 è stato condannato in primo grado a quattro mesi di carcere, per false dichiarazioni al pubblico ministero. Stessa pena, stesso reato, per un altro dei Memores che vivono con Formigoni: <strong>Alberto Perego</strong>. E qui arriviamo al personaggio centrale del Cerchio Magico di Formigoni (con Pierangelo Daccò e <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/formigoni-lamicizia-dacco-dallo-yacht-costa-smeralda-agli-chef/205549/">Antonio Simone</a></strong>). Di professione commercialista, Perego è colui che gestisce la “cassa comune” del gruppo. Non una scatola di legno sotto il letto, bensì una sofisticata rete di società offshore. L’ultima rogatoria in Svizzera di Robledo ha accertato che proprio Perego (che ha mentito negandolo) era il titolare di un conto presso la Bsi di Chiasso denominato “Paiolo”. Ed era sua anche la società Candonly, uno strumento finanziario dalla storia complicata. Nasce a Dublino, poi viene trasferita a Londra, infine in Olanda. Ha, nel tempo, conti alla Lgt Bank di Vaduz, alla Bsi di Zurigo, alla Beirut Ryad Bank e Barclays Bank di Londra, alla Ing Bank di Amsterdam.</p><p>A un certo punto, in Candonly Perego viene affiancato da un altro Memores, il segretario di Formigoni <strong>Fabrizio Rota</strong>, poi i due sono sostituiti da De Petro. Sempre di Perego è anche il sancta sanctorum del sistema finanziario di Formigoni, la Fondazione Memalfa (chiusa dopo essere stata scoperta dai magistarti). Nata nel 1992 a Vaduz, in Liechtenstein, ha come beneficiari economici, ciascuno al 50 per cento, Alberto Perego e Fabrizio Rota. Lo statuto prevede che alla morte di uno dei due beneficiari, il patrimonio venga assegnato interamente all’altro e, alla morte di entrambi, alla Associazione Memores di Massagno, filiale svizzera dell’associazione, con sede in un sobborgo di Lugano. Su Paiolo e sui conti delle tre Candonly e di Memalfa passano, negli anni, fiumi di soldi. A Candonly arrivano 829 mila dollari versati da una società del gruppo Finmeccanica, <strong>Alenia Marconi</strong>. Secondo il direttore di Alenia, <strong>Giancarlo Elmi</strong>, sono un “ringraziamento” per un appalto da 20 milioni di dollari in Iraq (affare che però non è mai andato in porto). Vi affluiscono anche oltre 700 mila dollari pagati da Cogep, una società che “ringrazia” Formigoni per le assegnazioni di petrolio iracheno ottenute grazie ai buoni rapporti del presidente lombardo con il cattolico <strong>Tareq Aziz</strong>, braccio destro di Saddam. Sempre a Candonly arrivano, oltre a misteriosissimi soldi che provengono da Cuba e dall’Angola, 50 mila euro versati da Agusta, che nel 2003 vende un elicottero alla Regione Lombardia. Scoperta questa rete, la “cassa comune” è passata di mano: a gestirla, secondo i pm, ora sono personaggi come Piero Daccò, o come Antonio Simone.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 19 aprile 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/i-memores-di-formigoni-tutta-una-vita-offshore/205471/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La sconfitta infinita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/la-sconfitta-infinita/204553/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/la-sconfitta-infinita/204553/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 16:15:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[assoluzione]]></category> <category><![CDATA[depistaggi]]></category> <category><![CDATA[neofascisti]]></category> <category><![CDATA[Pasolini]]></category> <category><![CDATA[piazza della loggia]]></category> <category><![CDATA[sentenza]]></category> <category><![CDATA[stragi]]></category> <category><![CDATA[strategia della tensione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/la-sconfitta-infinita/204553/</guid> <description><![CDATA[Si fatica a trovare le parole per ripetere ancora, per l’ennesima volta, che siamo sconfitti. Costretti ad arrenderci di fronte all’impossibilità di arrivare a una verità giudiziaria sulle stragi italiane. La sentenza d’appello sulla bomba di Piazza della Loggia a Brescia era l’ultima occasione, dopo le assoluzioni per Piazza Fontana, per l’attentato alla Questura di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si fatica a trovare le parole per ripetere ancora, per l’ennesima volta, che <strong>siamo sconfitti</strong>. Costretti ad arrenderci di fronte all’impossibilità di arrivare a una verità giudiziaria sulle stragi italiane. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/strage-piazza-della-loggia-appello-tutti-assolti/204442/" target="_blank">La sentenza d’appello sulla bomba di Piazza della Loggia</a> a Brescia era l’ultima occasione, dopo le assoluzioni per Piazza Fontana, per l’attentato alla Questura di Milano del 1973 e per tutte le altre stragi (tranne Bologna): occasione persa.</p><p>Di nuovo è arrivata ieri un’assoluzione, seppur con la formula dubitativa delle prove insufficienti o contraddittorie. Sono passati <strong>43 anni </strong>dalla madre di tutte le stragi, quella del 12 dicembre 1969 a Milano. E 23 anni dalla caduta del Muro di cui quelle stragi sono figlie. Il mondo è cambiato, eppure non è ancora possibile sapere la verità. Gli imputati se ne vanno assolti. Condannati a restare orfani della propria memoria sono tutti gli altri, cittadini di <strong>uno Stato che non sa fare chiarezza su una stagione chiusa</strong>: quella della guerra segreta e senza esclusione di colpi combattuta negli anni Sessanta e Settanta in Italia, terra di confine di un mondo diviso in due blocchi.</p><p>Impossibile stabilire con certezza le responsabilità penali individuali, dicono le sentenze. <strong>Eppure noi sappiamo</strong>. E non è più soltanto l’intuizione al singolare di un intellettuale come Pasolini (“Io so”). È il risultato – storico, se non processuale – di quarant’anni di ricerche, inchieste, indagini e testimonianze, che hanno sedimentato almeno due certezze.</p><p>La prima è che le stragi della cosiddetta strategia della tensione sono state <strong>materialmente eseguite da gruppi neofascisti</strong>. La seconda è che gli apparati dello Stato hanno <strong>depistato le indagini </strong>e sottratto prove e testimoni, in nome della guerra senza quartiere al comunismo, combattuta con eserciti segreti e segretissimi accordi internazionali. Lo dicono le stesse sentenze (Piazza Fontana, Questura di Milano) che hanno mandato assolti i loro imputati.</p><p>Noi sappiamo, dunque. Conosciamo i gruppi allevati per le operazioni sporche, i meccanismi, le strategie, le intossicazioni. Un magistrato che ha a lungo indagato sull’eversione, Libero Mancuso, va ripetendo: “Ci avete sconfitti, ma sappiamo chi siete”.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 15 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/la-sconfitta-infinita/204553/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Bobo Maroni come Martelli?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/bobo-maroni-come-martelli/203817/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/bobo-maroni-come-martelli/203817/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 16:01:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Maroni]]></category> <category><![CDATA[martelli]]></category> <category><![CDATA[Partito]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category> <category><![CDATA[Scandalo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/bobo-maroni-come-martelli/203817/</guid> <description><![CDATA[Ora, nel day after della Lega, il problema è: riuscirà Bobo Maroni a convincere il popolo del Carroccio a fare a meno dell’Umberto? E poi: riuscirà a tenere i voti d’opinione che la Lega raccoglie al Nord? Impensabile il partito di Silvio Berlusconi senza Berlusconi. Impensabile il partito di Antonio Di Pietro senza Di Pietro....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ora, nel day after della Lega, il problema è: riuscirà Bobo Maroni a convincere il popolo del Carroccio a fare a meno dell’Umberto? E poi: riuscirà a tenere i <strong>voti d’opinione</strong> che la Lega raccoglie al Nord? Impensabile il partito di Silvio Berlusconi senza Berlusconi. Impensabile il partito di Antonio Di Pietro senza Di Pietro. In Italia le cose dei partiti vanno così. E il partito di Umberto Bossi può sopravvivere senza Bossi?</p><p>Maroni ci sta provando, con le scope dei<strong> Barbari Sognanti</strong> che infrangono il Cerchio Magico. E con una <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/caso-lega-maroni-stefani-milano/203677/" target="_blank">visita alla Procura di Milano</a> che non ha <strong>nulla di giudiziario e tutto di politico</strong>: è un segnale di rottura con la gestione precedente del movimento, è la più sonora delle smentite al Vecchio Capo che ancora parla di complotti e servizi segreti. Bobo vuol far capire che lo sporco c’è e non si può più lavare in famiglia (!); che la <strong>Nuova Lega </strong>è pronta a tagliare il braccio infetto per tornare più forte che pria. Riuscirà l’operazione?</p><p>Nell’ultimo partito leninista sopravvissuto al Novecento, Maroni cerca di indossare i panni di Nikita Kruscev. Per ora, in pubblico ancora difende il leader che il popolo leghista identifica con la Lega. Bossi è per le camicie verdi il sogno della Padania libera (che non si sa bene che cosa sia), come Stalin era il “sol dell’avvenire” per i comunisti di tutto il mondo. Intanto però Bobo già contraddice il capo, prepara la successione (per la secessione c’è tempo) e, quando (e se) avrà in mano la Lega, dovrà far partire la <strong>destalinizzazione del partito</strong>. Chissà se sta già lavorando a un “rapporto segreto”, come quello che Kruscev presentò al ventesimo congresso del Partito comunista sovietico. Ma forse non ce ne sarà bisogno: le ruberie di famiglia (molto allargata) del gruppo Bossi le stanno già ricostruendo i magistrati di Milano, di Napoli, di Reggio Calabria. E poi di Genova, di Bologna, di Reggio Emilia&#8230;</p><p>Maroni, invece, si troverà presto davanti a un ulteriore problema: <strong>circoscrivere il marcio</strong>, disegnare il confine tra buoni e cattivi. Facile prendersela, ora, con le trote e le fattucchiere del Cerchio Magico e liberarsene con le scope di saggina dei Barbari Sognanti. Ma poi: <strong>Roberto Calderoli</strong> (chiamato “Cald” nelle carte dell’inchiesta) da che parte sta del confine? E da che parte stanno tanti leader e militanti leghisti che hanno fatto politica “sporcandosi le mani” per il partito e magari anche per le proprie carriere? Lo stesso Maroni, dov’era e che cosa faceva in questi anni e nei mesi di gloria del tesoriere Francesco Belsito? Bobo è come il Claudio Martelli del craxismo al declino?</p><p>Il leninismo della Lega non è solo nel suo centralismo niente affatto democratico, nel suo culto della personalità che ora dovrà fare i conti con le miserie di mogli e figli e badanti e amanti vari. È anche nella concezione della democrazia come mezzo, semplice strumento da usare quando serve, da accantonare quando si devono far valere le superiori ragioni di partito. Nel nome del sole verde dell’avvenire delle Alpi (come s’usava un tempo in nome del sole rosso del comunismo) vale tutto, <strong>tutto si può fare</strong>. Intascare 200 milioni di lire provenienti dalla maxi-tangente Enimont (era il 1993, Bossi era in perfetta salute e il Cerchio Magico mica c’era), come spolpare i militanti per buttare i soldi nella Credieuronord, o sostenere a spada tratta il romanissimo governatore di Bankitalia e il disinvolto banchiere della Popolare di Lodi. Certo, nel 2012 il tesoriere era un buttafuori da discoteca, non più un idraulico, ma la “questione morale” nella Lega non nasce nel 2012. Tornare alle origini, dice Maroni: vuole tornare a Patelli detto “il pirla”?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 12 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/bobo-maroni-come-martelli/203817/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Il piccolo Tav friuliano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/il-piccolo-tav-friulano/202407/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/il-piccolo-tav-friulano/202407/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Apr 2012 15:15:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/il-piccolo-tav-friulano/202407/</guid> <description><![CDATA[La valle del medio Tagliamento, in Friuli, è un posto incantato. Sullo sfondo, le cime delle Alpi Carniche. Più giù, paesi rinati e ricostruiti perfettamente dopo il terremoto: come Gemona, una perla. E poi la valle, con il grande letto del fiume Tagliamento che gira pigro e lento alla ricerca del suo sbocco al mare....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La valle del medio Tagliamento, in Friuli, è un posto incantato. Sullo sfondo, le<strong> cime</strong> delle Alpi Carniche. Più giù, paesi rinati e ricostruiti perfettamente dopo il terremoto: come Gemona, una perla. E poi la valle, con il grande letto del fiume Tagliamento che gira pigro e lento alla ricerca del suo sbocco al mare. È un luogo ancora intatto, riconosciuto unico a livello europeo per ecosistema e aree a vario titolo protette. Tutto ciò ora è in pericolo.</p><p>Vogliono costruirci un&#8217;autostrada. Una grande arteria a pagamento che unisca Cimpello a Sequals a Gemona. Che colleghi insomma due <strong>autostrade</strong> già esistenti, la A 28 (Portogruaro-Conegliano) e la A 23 (Palmanova-Udine-Tarvisio, verso l&#8217;Austria). Il piano di fattibilità è stato presentato nel 2009 da Autovie Venete e dai costruttori Impregilo e Rizzani De Eccher. Ora in pista resta Impregilo, che vorrebbe costruire l&#8217;opera in project financing: il privato progetta e costruisce, poi gestisce <strong>l&#8217;opera</strong> per 50 anni. Prevede di ripagarsi con i pedaggi: 23 mila utenti nel 2015, fino ai 53 mila del 2050. Velocità massima di percorrenza 110 o 130 chilometri all&#8217;ora.</p><p>Nel 2009 la Regione (con delibera 2. 830) ha deciso che l&#8217;opera ha il requisito di interesse pubblico. L&#8217;autostrada sarà formata da due tronconi: la parte sud (Cimpello-Sequals), dove si tratterebbe di raddoppiare l&#8217;attuale superstrada, ora non a pagamento, chiudendo lo svincolo di San Giorgio della Richinvelda e facendo pagare il pedaggio; la parte nord (Sequals-Gemona), tutta da costruire. Questa è la parte da realizzarsi con un tracciato nuovo nella zona <strong>paesaggistica </strong>della valle del medio Tagliamento, fino all&#8217;incanto di Gemona, sito di interesse comunitario. Si oppongono gli abitanti e le organizzazioni ambientaliste della zona, oltre al Movimento Cinque stelle di Udine. Si è formato un comitato che si chiama Arca: Assieme Resistiamo Contro l&#8217;Autostrada. Presidente Alberto Durì, <a href="http: // www. comitato-arca. it" target="_blank">sito web.</a> Ha già raccolto oltre 3. 500 firme di cittadini che si oppongono al progetto. Cerca di fermarlo, perché ferirebbe l&#8217;ambiente e inquinerebbe la valle del medio Tagliamento.</p><p>Propone un ragionamento semplice: se davvero ci passeranno i 23 mila motori che diventeranno 53 mila nel 2050, l&#8217;inquinamento sarebbe insostenibile. Se queste cifre non fossero raggiunte (cosa possibile), l&#8217;opera non si ripagherebbe con i pedaggi e a rimetterci sarebbero comunque i cittadini, perché i debiti dovranno essere ripianati con i soldi pubblici (a pagare sarà la Regione Friuli-Venezia Giulia). E poi, dicono i critici, l&#8217;autostrada è sostanzialmente<strong> inutile,</strong> senza traffico, scollegata dalla viabilità locale e con bassa riduzione dei tempi di percorrenza. Eppure l&#8217;assessore regionale alla viabilità e ai trasporti, Riccardo Riccardi, è deciso a portarla a termine, nonostante il parere sfavorevole di alcuni autorevoli tecnici. Sarebbe certamente utile a Impregilo. E ai politici locali: per far girare i soldi. È un piccolo Tav friulano, senza l&#8217;attenzione che ha scatenato il Tav piemontese. Superfluo per i collegamenti, dannoso per l&#8217;ambiente. Bisogna proprio ferire la valle del Tagliamento?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 5 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/il-piccolo-tav-friulano/202407/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Dalla Padania alla Tanzania</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/dalla-padania-alla-tanzania/202153/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/dalla-padania-alla-tanzania/202153/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Apr 2012 12:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[4 per mille]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[fondi pubblici]]></category> <category><![CDATA[illegalità]]></category> <category><![CDATA[inchieste]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/dalla-padania-alla-tanzania/202153/</guid> <description><![CDATA[Muore oggi, se ancora qualcuno ci credeva, il mito della “diversità” della Lega Nord di Umberto Bossi. Le inchieste delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria rivelano una gestione truffaldina dei soldi pubblici che arrivano al partito dai versamenti del 4 per mille e dai cosiddetti rimborsi elettorali (in realtà sono il finanziamento pubblico con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Muore oggi, se ancora qualcuno ci credeva, il mito della “diversità” della Lega Nord di Umberto Bossi. Le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/lega-guardia-finanza-bellerio/201964/" target="_blank">inchieste</a> delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria rivelano una gestione truffaldina dei soldi pubblici che arrivano al partito dai versamenti del<strong> 4 per mille e dai cosiddetti rimborsi elettorali </strong>(in realtà sono il finanziamento pubblico con nome cambiato per aggirare il risultato di un referendum popolare).<br /> Non ci sono soltanto gli strani “investimenti” in Tanzania, a Cipro, in Norvegia. La gestione dei fondi pubblici arrivati alla Lega è, secondo le ipotesi d’accusa, <strong>irregolare già dal 2004</strong>. Con soldi impiegati per coprire “<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/lega-indagato-tesoriere-soldi-distratti-sostenere-costi-della-famiglia-bossi/201999/" target="_blank">i costi della famiglia</a>” – scrivono i magistrati – ovvero “per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord”.</p><p>Nel variegato panorama<strong> dell’illegalità politica italiana</strong>, da oggi non c’è più solo il caso Lusi: c’è anche l’incredibile gestione dei soldi del Carroccio da parte del tesoriere <strong>Francesco Belsito</strong>. In più, il partito nordista non si è fatto mancare neppure le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/caso-belsito-affari-tesoriere-leghista-presunto-riciclatore-della-ndrangheta/202105/" target="_blank">contiguità mafiose</a>: Belsito è socio in un’immobiliare di un personaggio genovese considerato un uomo della ‘ ndrangheta. Il partito che gridava “Roma ladrona” e si proponeva come <strong>l’alternativa pulita </strong>al sistema dei partiti “centralisti” in vent’anni è diventato indistinguibile dagli altri.</p><p>In verità già nel 1993 incassò, come tutti gli altri, la sua quota della <strong>maxi-tangente Enimont</strong>. Allora il tesoriere era Alessandro Patelli e Bossi lo liquidò come il “pirla” che incautamente aveva infilato 200 milioni di lire nelle casse del partito. Poi c’è stato l’innamoramento (assai interessato) per il banchiere della Popolare di Lodi Gianpiero Fiorani. E la disfatta della banchetta padana, la <strong>Credieuronord</strong>, che si è mangiata i risparmi di tanti militanti che credevano in Bossi. Adesso è l’ora di personaggi come <strong>Davide Boni </strong>che, per costruire quello che i magistrati considerano un sistema illegale di finanziamenti, si è affidato a un vecchio esperto del ramo, un faccendiere socialista reduce della Prima Repubblica. E come Belsito: Bossi non gli ha dato del “pirla”, ma lo ha fino a ieri strenuamente difeso, legando così pericolosamente la sua sorte a quella del suo tesoriere.<br /> A questo punto, a salvare l’anima al Carroccio non potrà essere neppure la fronda interna, tardiva e inefficace, di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/caso-belsito-maroni-attacca-momento-fare-pulizia/201984/" target="_blank">Roberto Maroni </a>contro il “cerchio magico” del vecchio capo che un tempo gridava “Roma ladrona”.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 4 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/dalla-padania-alla-tanzania/202153/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Formigoni: la pista dei soldi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/formigoni-la-pista-dei-soldi/200804/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/formigoni-la-pista-dei-soldi/200804/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 06:35:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[giunta Formigoni]]></category> <category><![CDATA[Libera la sedia]]></category> <category><![CDATA[P3]]></category> <category><![CDATA[pippo civati]]></category> <category><![CDATA[sit-in Pirellone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/formigoni-la-pista-dei-soldi/200804/</guid> <description><![CDATA[L’idea è stata lanciata da Pippo Civati, l’altra faccia del Pd. E sta raccogliendo un mucchio di adesioni a Milano e in tutta la Lombardia: un sit-in al Pirellone bis, in piazza Lombardia, davanti al grattacielo (detto “Formigone”) che oggi è la nuova sede del governo della Regione. “Libera la sedia” è il titolo proposto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’idea è stata lanciata da Pippo Civati, l’altra faccia del Pd. E sta raccogliendo un mucchio di <strong>adesioni </strong>a Milano e in tutta la Lombardia: un sit-in al Pirellone bis, in piazza Lombardia, davanti al grattacielo (detto “Formigone”) che oggi è la nuova sede del governo della Regione. “Libera la sedia” è il titolo proposto da Civati per la manifestazione convocata per sabato prossimo dalle 10, 30 alle 13. Come a dire: Roberto Formigoni, fatti da parte. Ormai sono una dozzina i casi giudiziari che hanno coinvolto la sua giunta, i partiti che la sostengono, il sistema di potere che “il Celeste” ha costruito in ben quattro mandati da presidente.</p><p>Ognuno porti la sua sedia da casa, chiede Civati, per passare due, tre ore a discutere insieme in piazza. Investito da inchieste a raffica che hanno coinvolto suoi ex assessori e uomini del suo blocco di potere, Formigoni continua a ripetere da mesi che lui non c’entra, che sono questioni che riguardano non lui e la politica regionale, ma i singoli consiglieri regionali arrestati o messi sotto indagine (da Massimo Ponzoni a Romano La Russa, da Franco Nicoli Cristiani a Nicole Minetti, da Davide Boni fino a Pierangelo Daccò, che non è consigliere regionale, ma faccendiere di area ciellina e, secondo l’accusa, finanziere occulto per gli affari “riservati” del San Raffaele). È invece evidente che le indagini stanno mettendo in luce gli affari segreti e i metodi truffaldini dei cerchi concentrici attorno al Presidentissimo. Ma i pianeti ruotano attorno al sole e senza il sole non vivrebbero. È del “Celeste”, dunque, la responsabilità – politica, non penale – di quello che succede attorno a lui. Oppure Formigoni è presidente a sua insaputa? Ci sono però anche coinvolgimenti diretti. Nella vicenda delle firme false con cui ha presentato nel 2010 la sua lista <strong>elettorale</strong>. Nella richiesta d’intervento agli amici della P3, mobilitati per sbloccare il “listino” escluso dalla competizione elettorale. Nell’accusa ai Radicali di Marco Cappato di aver loro manomesso le firme (per questo “Firmigoni” è sotto processo a Milano per diffamazione, come va ripetendo il consigliere Idv Stefano Zamponi, prendendosi per questo del “pirla”).</p><p>Ci sono poi le questioni poste dalle <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/dieci-domande-a-formigoni/188343/" target="_blank">10 domande</a> rivolte a Formigoni da queste colonne. La più bruciante riguarda il sistema dei conti all’estero dei Memores Domini, nucleo d’acciaio di Comunione e liberazione. Le inchieste su Oil for food della Procura di Milano hanno provato che parecchi soldi sono affluiti nelle casse segrete (Candonly, Paiolo, Memalfa&#8230;) di tre suoi stretti collaboratori, Marco Mazarino De Petro (consulente), Fabrizio Rota (segretario) e Alberto Perego (Memores, amico e confratello di Formigoni, con cui condivideva l’abitazione di via Dino Villani a Milano): 829 mila dollari provenienti da Alenia Marconi (gruppo Finmeccanica); oltre 700 mila dollari dalla società Cogep; 50 mila euro da Agusta&#8230; Perché? A che titolo? In cambio di che cosa? Formigoni dovrebbe spiegarlo. Venga magari a dircelo sabato prossimo. Ma si porti anche lui la sedia <strong>da casa</strong>.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 29 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/formigoni-la-pista-dei-soldi/200804/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Multiutility conviene?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/multiutility-conviene/199239/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/multiutility-conviene/199239/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 16:20:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Edipower]]></category> <category><![CDATA[Emilio Molinari]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[multiutility del Nord]]></category> <category><![CDATA[Piero Fassino]]></category> <category><![CDATA[Ponente ligure]]></category> <category><![CDATA[Smat]]></category> <category><![CDATA[SuperEdipower]]></category> <category><![CDATA[Virginio Merola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/multiutility-conviene/199239/</guid> <description><![CDATA[Nascerà una grande multiutility del Nord? L’idea che è cominciata a circolare è quella di mettere insieme le aziende ex municipalizzate di alcune grandi città, la Milano di Giuliano Pisapia, la Torino di Piero Fassino, magari anche la Bologna di Virginio Merola. E poi, chissà, Padova, Trieste&#8230;Per far nascere una grande holding dei servizi, energia,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nascerà una grande multiutility del Nord? L’idea che è cominciata a circolare è quella di mettere insieme <strong>le aziende</strong> ex municipalizzate di alcune grandi città, la Milano di Giuliano Pisapia, la Torino di Piero Fassino, magari anche la Bologna di Virginio Merola. E poi, chissà, Padova, Trieste&#8230;Per far nascere una grande holding dei servizi, energia, riscaldamento, acqua, gestione rifiuti&#8230;</p><p>Finora il progetto più concreto è quello chiamato SuperEdipower, lanciato da Fassino e dall’assessore all’economia di Milano, Bruno Tabacci. Si tratterebbe di unire i settori energia di A 2 a (Milano e Brescia) e di Iren (Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma, Piacenza), sotto l’ombrello di Edipower, società del gruppo Edison passata, con le sue centrali elettriche (e i suoi debiti), ad A 2 a. Magari nell’operazione potrebbe poi entrare anche Hera (Bologna, Rimini, Ravenna). A 2 a conferirebbe le sue centrali alla SuperEdipower, facendo così nascere un nuovo colosso, un grande produttore italiano di energia secondo solo a Enel. Tabacci sostiene il progetto SuperEdipower anche per ragioni finanziarie: arrivato alla guida delle finanze di Milano, ha trovato A 2 a piena di debiti (4 miliardi di euro, anche per <strong>operazioni</strong> dissennate come il fallimentare investimento in Montenegro). A questi si aggiungono i debiti di Edipower (1, 5 miliardi), che la spartizione di Edison ha fatto finire ad A 2 a. Conferendo le centrali e accorpando i debiti su SuperEdipower, A 2 a alleggerirebbe i suoi bilanci, così malmessi da non riuscire più a dare dividendi ai suoi azionisti, tra cui il Comune di Milano.</p><p>Tutto bene, dunque? No, risponde Emilio Molinari, leader italiano dei movimenti per l’acqua pubblica. Innanzitutto perché la <strong>concentrazione</strong> dei servizi potrebbe coinvolgere anche la gestione degli acquedotti. Non a Milano, dove fanno capo a Mm, né a Torino, dove a occuparsene è la Smat. Ma in molti altri posti, da Brescia a Reggio Emilia, da Parma a Piacenza, da Genova a tutto il Ponente ligure e anche a Bologna. In forza del risultato al referendum del giugno 2011, Molinari (proprio oggi è la Giornata mondiale dell’acqua) chiede non solo che i servizi idrici restino pubblici, ma che rimangano anche legati alle comunità e alle amministrazioni locali. “Altrimenti ce li troveremo formalmente pubblici, ma nella realtà gestiti da una holding che non sarà in nulla diversa dalle multinazionali dell’acqua straniere”.</p><p>Ma poi Molinari va oltre la gestione dell’acqua e allarga il discorso agli altri servizi, gas, luce, riscaldamento, rifiuti&#8230; “Se nascerà una superholding, perderanno il rapporto con il territorio. Le città, le amministrazioni, le comunità locali ne perderanno il <strong>controllo</strong>. I cittadini non potranno più avere verifiche dei servizi a loro erogati. Anche se la gestione dell’acqua dovesse essere scorporata, nascerà comunque un grande polo energetico che penserà a fare concorrenza all’Enel e alle multinazionali, a stare sul mercato, a fare profitti.</p><p>Ma i cittadini hanno votato ed eletto i loro sindaci e i loro amministratori per avere (e controllare) i servizi pubblici”, conclude Molinari, “non per mandarli a fare gli azionisti di una grande società”. Su questo tema, una parte della sinistra che sostiene Pisapia è pronta a dare<strong> battaglia</strong>. Ha lanciato un appello contro la multiutility già firmato da molti cittadini e da molte personalità (da Dario Fo a Franca Rame, da Moni Ovadia a Gino Strada&#8230;). Nei prossimi mesi, scontri garantiti, sulla multiutility del nord.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 22 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/multiutility-conviene/199239/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;ultimo corriere delle tangenti: &#8220;Quando Letta mi portava le mazzette di B. al Psdi&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/lultimo-corriere-delle-tangenti-quando-letta-portava-mazzette-psdi/197081/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/lultimo-corriere-delle-tangenti-quando-letta-portava-mazzette-psdi/197081/#comments</comments> <pubDate>Wed, 14 Mar 2012 08:03:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Agnelli]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[buzio]]></category> <category><![CDATA[cariglia]]></category> <category><![CDATA[Colombo]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[ghitti]]></category> <category><![CDATA[letta]]></category> <category><![CDATA[mazzette]]></category> <category><![CDATA[Modugno]]></category> <category><![CDATA[Papi]]></category> <category><![CDATA[saragat]]></category> <category><![CDATA[tangenti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197081</guid> <description><![CDATA[Per trovare l&#8217;ultimo, dimenticato corriere delle tangenti della Prima Repubblica bisogna arrivare fin quassù, in Alta Savoia, panorama mozzafiato, con una corona di monti a fare la guardia alla valle che si apre in territorio francese, appena sbucati dal tunnel del Monte Bianco. Roberto Buzio, 63 anni, dal 2004 è cittadino francese. Molti quassù lo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_197086" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/roberto-buzio-interna-2.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-197086" title="roberto buzio interna 2" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/roberto-buzio-interna-2.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Gianni Letta con Silvio Berlusconi</p></div><p>Per trovare l&#8217;ultimo, dimenticato corriere delle tangenti della Prima Repubblica bisogna arrivare fin quassù, in Alta Savoia, panorama mozzafiato, con una corona di monti a fare la guardia alla valle che si apre in territorio francese, appena sbucati dal tunnel del Monte Bianco. <strong>Roberto Buzio</strong>, 63 anni, dal 2004 è cittadino francese. Molti quassù lo ricordano come il gestore di &#8220;<em>Les Dômes de Miage</em>&#8220;, un delizioso ristorante di Saint Gervais les Bains specializzato nei risotti italiani. Ma ora ha riposto il cappello da chef e si occupa di compravendite immobiliari, insieme con la giovane moglie, che negli anni Ottanta in Italia partecipò come cantante a un’edizione del festival di Sanremo.</p><p>Tangenti pagate fino al 1992 ai partiti della Prima Repubblica da <strong>Silvio Berlusconi</strong>, attraverso<strong> Gianni Letta</strong>. È questo che racconta, pur con mille cautele. Perché nella sua vita precedente, che non ha mai dimenticato, Buzio era – ripete con orgoglio – &#8220;un uomo politico&#8221; nell’Italia dei partiti: &#8220;Sì, sono stato per quindici anni il segretario di <strong>Giuseppe Saragat</strong>. E poi, dopo la sua morte, ho continuato a fare politica per il Psdi, il partito socialdemocratico&#8221;. Nel 1993 di Mani pulite ha dovuto scappare dall’Italia, per evitare l’arresto. Ha cominciato la sua nuova vita in Francia. Ma prima che tutto crollasse, ha fatto in tempo a sapere e vedere molte cose. “<strong>Antonio Cariglia</strong>, ultimo presidente del Psdi, mi chiese di andare da alcuni imprenditori a raccogliere contributi per il partito. Tra questi, c’era anche Berlusconi, che fino al 1992 ha sostenuto i partiti della Prima Repubblica. Ho ricevuto diversi contributi di Berlusconi dalle mani di Gianni Letta. L’ultimo, a ridosso delle elezioni dell’aprile 1992: avevamo capito che erano l’ultima spiaggia. Lo andai a ritirare in un ufficio nel centro di Milano. Quella volta non c’era Letta, ma un altro personaggio”.</p><p>Negli archivi di Mani pulite c’è la traccia di una tangente pagata da Letta a Buzio: 70 milioni di lire, versati nel 1989. Anche Letta l’ha ammessa, in un interrogatorio ad<strong> Antonio Di Pietro</strong>. Ma tutto è coperto dalla provvidenziale amnistia che arrivò quell’anno. “Intanto non erano 70, bensì 200 milioni”, racconta oggi Buzio. “E poi rivelammo solo quella, d’accordo con i nostri avvocati, perché sapevamo che era annullata dall’amnistia. Ma i pagamenti continuarono fino al 1992. Erano parecchie centinaia di milioni. Non solo, nell’ambiente sapevamo che a riscuotere non era soltanto il Psdi: Berlusconi sosteneva tutto il pentapartito”.</p><p>Di più non vuol dire. Buzio anzi s’arrabbia se gli si chiede di specificare fatti, nomi, luoghi, cifre. “Siete come Di Pietro. Ma Di Pietro ha distrutto l’Italia, ha preso solo i ladri di polli, ha provocato la morte civile di migliaia di persone, ha rovinato la vita a quelli come me. Sì, ho ritirato contributi per il partito. L’ho fatto e lo rifarei: era una giusta ridistribuzione del reddito, erano soldi che gli imprenditori restituivano ai cittadini . Noi li abbiamo usati per fare politica”.</p><p>Non è un “pentito”, dunque, Roberto Buzio. Anzi. Continua a essere orgoglioso del ruolo che ha avuto, a fianco di Saragat. Ed è rimasto un implacabile nemico dei magistrati: “I pm di Milano hanno compiuto ingiustizie gravissime. E il gip<strong> Italo Ghitti</strong> ha disposto il mio arresto, il 26 febbraio 1993, senza uno straccio di prova, solo la parola di <strong>Enso Papi</strong>, l’amministratore delegato di Cogefar Impresit, gruppo Fiat, che non conosceva neppure il mio nome: nei verbali mi chiama Burzio, invece che Buzio. Sosteneva di avermi consegnato 300 milioni per un appalto Enel. Macché appalti Enel! Era il sostegno della Fiat al partito. Si può arrestare un uomo solo sulla base di chiacchiere? Io ho una storia, mio padre <strong>Luigi Buzio</strong>, prima di me, è stato senatore del Psdi. E io non sono finito a San Vittore soltanto perché ero già qui in Francia”.</p><p>Poi gli avvisi di garanzia si moltiplicarono, Buzio trattò “la resa” tramite i suoi avvocati (“Chissà chi li ha pagati? Io ho dato loro solo qualche milione, chi avrà versato il resto?”), evitò il carcere. Fu interrogato dai magistrati, poi vennero i patteggiamenti e le assoluzioni. “Sono stato interrogato più volte, da Antonio Di Pietro e da <strong>Gherardo Colombo</strong>. E ho capito questo: delle tante cose che noi indagati dicevamo, solo alcune venivano sviluppate, altre erano invece lasciate cadere. Io già allora avevo accennato a Berlusconi, ma nessuno mi ha chiesto di approfondire. Berlusconi, diventato grande fan di Mani pulite, è stato salvato da Di Pietro, almeno fino al 1994. Se lo avessero indagato seriamente già nel 1992, la storia d’Italia sarebbe stata diversa. Ai pm ho riferito anche di un contributo promesso dal segretario di <strong>Gianni Agnelli</strong> a Roma: Di Pietro si segnò il nome su un foglietto, poi non ne fece niente. Ecco la mia rabbia: alcuni sono stati perseguitati, altri sono stati salvati”.</p><p>Buzio guarda fuori dalla finestra i monti, la valle, le luci che si accendono. “Se la sono presa con <strong>Domenico Modugno</strong>, a cui il mio partito aveva dato 500 milioni di lire per fare dei concerti durante la campagna elettorale. E hanno distrutto in un attimo chi come me aveva fatto politica tutta la vita. Non hanno invece perseguito i furbi che sono ancora oggi in azione. Cosa crede? Che non sarei potuto andare anch’io da Berlusconi, negli anni scorsi? Ora sarei deputato. Ma a me interessa ristabilire la verità storica. Lo farò, a ogni costo. Ho preferito fare il cuoco: Saragat, che conosceva bene la Francia, mi diceva: ‘In Francia rispettano due figure: il sindaco e lo chef’. Io ho fatto lo chef. Adesso non voglio vendetta, ma giustizia. Avrei tante cose da raccontare, sui furbi e sui riciclati”. Così parla Roberto Buzio, irriducibile della Prima Repubblica. Poi si richiude nel suo silenzio, mentre in Alta Savoia cade la notte.</p><p><strong><em>da </em><em>Il Fatto Quotidiano</em> del 14 marzo 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/lultimo-corriere-delle-tangenti-quando-letta-portava-mazzette-psdi/197081/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Milano, polizia giudiziaria senza risorse: solo 3 auto per i 110 agenti del caso Ruby</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/polizia-giudiziaria-milano-squadra-caso-ruby-corto-risorse/196628/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/polizia-giudiziaria-milano-squadra-caso-ruby-corto-risorse/196628/#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Mar 2012 14:49:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Antonio Manganelli]]></category> <category><![CDATA[carmelo zaparrata]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[polizia giudiziaria]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[tribunale di Milano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196628</guid> <description><![CDATA[&#8220;Non riusciamo più a lavorare, a fare indagini. 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Siamo 110 poliziotti e siamo rimasti con sole tre auto: una Alfa 156 e due vecchissime Punto. Una circolare del ministero dell’Interno ci impone infatti di consegnare, entro sabato 10 marzo, le targhe di altre quattro auto, che sono ormai fuori uso e non verranno né riparate, né sostituite”.</p><p>Da oggi, dunque, tre auto per 110 agenti. La squadra di polizia giudiziaria presso il Tribunale di Milano è il gruppo interforze (Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, in totale quasi 300 persone) che lavora per la procura di Milano. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/ruby-rinviato-giudizio-compagno-pornografia-minorile/196357/">Ha fatto le indagini sul caso </a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/ruby-rinviato-giudizio-compagno-pornografia-minorile/196357/">Ruby</a> </strong>e su altre mille inchieste dei pm milanesi. La parte composta da agenti della Polizia di Stato è quella che soffre di più per la mancanza di mezzi e strumenti. Il 31 dicembre 2011 è scaduto il contratto per la manutenzione delle macchine fotocopiatrici. Così adesso, quando se ne guasta una, nessuno la ripara. Tra qualche tempo gli agenti non potranno più fare fotocopie.</p><p>Non va meglio con i computer: soltanto una ventina sono efficienti, gli altri sono arrangiati, provenienti da altre amministrazioni, oppure personali. “Alcuni di noi portano in ufficio il loro computer privato: sarebbe proibito, ma altrimenti come facciamo a lavorare?”. Il punto più dolente è comunque quello delle auto. L’ultima fornitura consistente dell’amministrazione risale al 1998: venti Fiat Punto che si sono via via ridotte a due. Quando si guastavano non venivano più riparate. I contratti d’assicurazione non erano rinnovati. Ci sarebbero le auto confiscate: sette di queste erano state affidate dal giudice alla squadra di polizia giudiziaria, “ma il ministero ci ha detto che non ci sono fondi per rimetterle in strada e mantenerle”, dice un agente. “Così finiscono al Demanio dello Stato che le svende”. “Eravamo più attrezzati vent’anni fa”, dice sconsolato<strong> Carmelo Zapparrata</strong>, sostituto commissario nella squadra di polizia giudiziaria, ma anche segretario provinciale del Silp, il sindacato dei poliziotti della Cgil. “Nell’ultimo decennio abbiamo vissuto un lento declino, privati dei mezzi per lavorare. Dicono che bisogna investire nella sicurezza: ma noi vediamo che gli investimenti più elementari non vengono fatti. All’aumento della corruzione e della criminalità, si risponde con armi spuntate”.</p><p>La polizia giudiziaria compie il lavoro investigativo per i magistrati e dipende solo dal punto di vista funzionale dall’amministrazione di provenienza (i poliziotti dalla Polizia di Stato, i carabinieri dall’Arma, i finanzieri dalla Guardia di finanza). “Ci sentiamo un po’ dimenticati dalla nostra amministrazione”, dice sottovoce Zapparrata. Ci sono pochi soldi per i poliziotti, e ancor meno per quelli della polizia giudiziar ia.</p><p>Nelle indagini su Ruby, gli agenti hanno fatto fino in fondo il loro dovere, anche a costo di mettere in imbarazzo i funzionari della questura di Milano che in una notte di maggio del 2010 hanno subito le pressioni dell’a llora presidente del Consiglio, il quale aveva chiesto di lasciar andare la minorenne fermata per furto. Ora il Silp critica anche la sproporzione tra gli stipendi dei poliziotti e quelli del loro capo: <strong>Antonio Manganelli</strong>, con i suoi 26 mila euro al mese e più, guadagna come venti agenti messi insieme. “Siamo i poliziotti peggio pagati d’Europa”, dice Zapparrata, “e abbiamo il capo più pagato d’Europa. Non importa. Noi continuiamo a fare il nostro lavoro. Ci piace. Abbiamo il senso delle istituzioni. Però vorremmo almeno avere gli strumenti minimi per poter lavorare: i computer, le fotocopiatrici, le auto di servizio. Chiediamo troppo?”.</p><p><strong><em>da Il Fatto quotidiano,  10 marzo 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/polizia-giudiziaria-milano-squadra-caso-ruby-corto-risorse/196628/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I derivati del Pirellone (diritto di replica)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/derivati-pirellone-diritto-replica/196407/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/derivati-pirellone-diritto-replica/196407/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 16:08:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Colozzi]]></category> <category><![CDATA[derivati]]></category> <category><![CDATA[regione lombardia]]></category> <category><![CDATA[replica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196407</guid> <description><![CDATA[Ricevo e pubblico la lettera dell&#8217;assessore Colozzi preceduta da una mia replica 1. Confermo che nel sinking fund erano presenti, in passato (come specificato nell’articolo), non soltanto i bond delle ferrovie polacche, ma anche altri titoli a rischio, come quelli della Regione Sicilia. 2. Non abbiamo scritto che il fondo perderà l’80 per cento del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Ricevo e pubblico la lettera dell&#8217;assessore Colozzi preceduta da una mia replica </em></p><p>1. Confermo che nel sinking fund erano presenti, in passato (come specificato nell’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/derivati-pirellone/196312/" target="_blank">articolo</a>), non soltanto i bond delle ferrovie polacche, ma anche altri titoli a rischio, come quelli della Regione Sicilia.<br /> 2. Non abbiamo scritto che il fondo perderà l’80 per cento del valore sui titoli greci, ma che lo stanno perdendo i privati che in questi giorni stanno aderendo all’operazione con la Grecia.<br /> 3. Confermo che, nella gestione del fondo, gli utili sono incamerati dalle banche, i rischi (come l’eventuale default greco) sono tutti della Regione.<br /> 4. L’inchiesta della procura di Milano ha scoperto un danno subìto dalla Regione: 95 milioni di euro di profitti indebiti incamerati dalle banche e dai consulenti privati (i fratelli Pavesi) che avevano, eccome, rapporti con la Regione Lombardia. L’articolo richiama la responsabilità politica di Formigoni: una vecchietta non ha colpa se è vittima di un raggiro, il preparatissimo presidente della più ricca regione italiana ha la responsabilità politica delle sue scelte.<br /> 5. Non si vede quale sia il “vantaggio” maturato dalla Regione: proprio in questi giorni sta trattando con Ubs per liberarsi dei titoli greci che si avviano a diventare poco più che carta straccia.</p><p><strong><br /> La lettera dell&#8217;assessore Colozzi</strong></p><p><em>In relazione all&#8217;articolo &#8220;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/derivati-pirellone/196312/" target="_blank">i derivati del Pirellone</a>&#8221; pubblicato dal Suo giornale in data 8 marzo 2012, terrei a precisare quanto segue.</em></p><p><em>Nel Sinking Fund del Bond Lombardia non sono presenti bond delle ferrovie polacche cosi come non si puo&#8217; sostenere che Regione Lombardia si accolli solo i rischi mentre gli utili e i vantaggi sono quelli delle banche, oppure che si possa perdere l&#8217;80 cento del valore dei 153 milioni di Bond presenti nel Sinking Fund a seguito dell&#8217;operazione di &#8220;private sector involvement&#8221; in corso in questi giorni.</em></p><p><em>E&#8217; infatti chiarissimo nel contratto sottoscritto da Regione Lombardia che l&#8217;unico rischio a carico della Regione e&#8217; legato esclusivamente ad una dichiarazione di default dello Stato greco. E&#8217; ovvio che in quel caso la svalutazione dei titoli ellenici colpirebbe la Regione come tutti gli Stati, tutte le banche e tutti i privati possessori di obbligazioni greche. L&#8217;accenno poi all&#8217;iniziativa della magistratura milanese e&#8217; costruito in modo tale da insinuare un coinvolgimento di Regione Lombardia mentre nell&#8217;indagine si parlava di una truffa ai danni della Regione ipotizzando responsabilita&#8217; a carico delle banche e dei loro consulenti. E&#8217; inaccettabile che tutta l&#8217;operazione obbligazionaria sia definita un &#8220;pasticcio&#8221; di cui dovrebbe assumersi la responsabilita&#8217; politica il presidente Formigoni. Al contrario, i referti della Corte dei Conti, che a piu&#8217; riprese ha analizzato l&#8217;emissione, confermano che &#8220;Regione Lombardia ha realizzato un&#8217;operazione trasparente, rispettando tutte le regole e con tutte le autorizzazioni previste dalla legislazione vigente&#8221;.</em></p><p><em>La Corte, infatti, sottolinea che &#8220;sull&#8217;operazione posta in essere, il comportamento di Regione Lombardia appare improntato ad una sana e prudente gestione&#8221;. Una prudenza testimoniata dal fatto che la Regione &#8220;ha previsto la possibilita&#8217; di investire solo in titoli di primari stati appartenenti all&#8217;Unione Europea, ovvero di alcune regioni italiane o della Germania e, da ultimo, di alcune societa&#8217; quotate in borsa nelle quali lo Stato, al momento dell&#8217;emissione godeva di golden share&#8221;.</em></p><p><em>L&#8217;unica cosa inoppugnabile in questa vicenda e&#8217; che, contrariamente a tante operazioni sui derivati avviate da enti pubblici italiani, fino ad oggi Regione Lombardia ha maturato un vantaggio nell&#8217;approvvigionamento del debito e non e&#8217; si avventurata in nessuna speculazione o scommessa finanziaria per cercare di mettere toppe in bilanci claudicanti.</em></p><p><em>Un bilancio, il nostro, che ha ottenuto dall&#8217;agenzia Moody&#8217;s un rating superiore a quello dello Stato sovrano e migliore fra quelli di tutte le Regioni a statuto ordinario.</em></p><p><em>Cordialmente</em></p><p><em>L&#8217;assessore alle Finanze della Regione Lombardia</em></p><p><em>Romano Colozzi</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/derivati-pirellone-diritto-replica/196407/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I derivati del Pirellone</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/derivati-pirellone/196312/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/derivati-pirellone/196312/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 10:50:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Achenar]]></category> <category><![CDATA[derivati]]></category> <category><![CDATA[finanza]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Lombardia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196312</guid> <description><![CDATA[Oltre alle grane politiche e giudiziarie, Roberto Formigoni ha anche una bomba finanziaria pronta a esplodere sotto il suo nuovo Pirellone. Quella dei derivati della Regione Lombardia, di cui è presidente. Sono garantiti da obbligazioni che oggi sono molto vicine alla carta straccia: come i bond della Repubblica Greca (per oltre 153 milioni di euro),...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Oltre alle grane politiche e giudiziarie, Roberto Formigoni ha anche una bomba finanziaria pronta a esplodere sotto il suo nuovo Pirellone. Quella dei<strong> derivati della Regione Lombardia</strong>, di cui è presidente. Sono garantiti da obbligazioni che oggi sono <strong>molto vicine alla carta straccia</strong>: come i bond della Repubblica Greca (per oltre 153 milioni di euro), o quelli della Regione Lazio (per 97 milioni). Tutto ha inizio il 24 ottobre 2002, quando la Regione di Formigoni, per finanziarsi, emette un bond trentennale del valore complessivo di 1 miliardo di dollari. Le banche che fanno l’operazione, Merrill Lynch e Ubs, piazzano il bond ai risparmiatori, promettendo un buon interesse. In cambio, danno subito<strong> il miliardo alla Regione</strong>, che è tenuta a rimborsarlo alla scadenza, nel 2032.</p><p>Chi s’indebita in questo modo, deve per legge accantonare negli anni un conto di garanzia (sinking fund). La Regione deve cioè riempire pian piano un salvadanaio in cui sono messi i soldi da rimborsare alla scadenza. Merrill Lynch e Ubs costituiscono il fondo e lo gestiscono con contratti derivati (amortizing currency swap). Ma che cosa ci hanno messo, nel salvadanaio da rompere nel 2032? Prodottini sicuri come i bond della Grecia, appunto, o, fino a qualche anno fa, della Regione Sicilia e perfino delle Ferrovie polacche. Secondo contratto, le banche intascano gli utili e le commissioni, la Regione si accolla i rischi: così se chi ha emesso i titoli non paga, è il Pirellone a dover metterci i soldi. <strong>Se la Grecia fallisce, è la Lombardia a pagare</strong>. Ora Formigoni sta cercando di trattare con Ubs per disfarsi almeno dei titoli greci (il governo ellenico ha proposto proprio in questi giorni di rimborsare i privati con l’80 per cento in meno del loro valore). Ma come finirà questa storia, iniziata male e continuata peggio? Già nel luglio 2009 la Procura di Milano aveva aperto un’inchiesta sui derivati di Formigoni, scoprendo che Merrill Lynch e Ubs avevano realizzato nel 2002, all’emissione del bond, un profitto illecito di oltre 95 milioni di euro.</p><p>Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il gruppo tutela mercati e capitali del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano hanno anche scoperto i <strong>consulenti occulti dell’operazione</strong>, i fratelli Maurizio e Gianpaolo Pavesi. Banche e Regione hanno sempre negato di averli coinvolti, ma nei computer di una loro collaboratrice sono state trovate due email che invitano a “ripulire” la posta elettronica ed “eliminare” i messaggi che riguardano i derivati lombardi e di tante altre amministrazioni italiane. Non solo: <strong>la società Achernar</strong>, basata a Dublino e riconducibile ai “Pavesi Brothers”, si è certamente intascata quasi 1 milione di euro, dei 95 illecitamente trattenuti dalle banche. Poi la prescrizione ha fatto cadere l’accusa di truffa aggravata: nel maggio 2010 il pm ha chiesto l’archiviazione e l’inchiesta giudiziaria è morta. Ma resta il comportamento predatorio di banche e consulenti. E resta soprattutto la responsabilità politica di chi ha condotto l’operazione. Formigoni, dal 2002 a oggi, è sempre stato informato di tutto. Non si è però accorto di niente. Si mostra sempre estraneo ai pasticci che succedono in Regione: <strong>presidente a sua insaputa</strong>.</p></div><div><em>Il Fatto Quotidiano, 8 Marzo 2012</em></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/derivati-pirellone/196312/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E ora parliamo di Maria (Valle)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/e-ora-parliamo-di-maria-valle/194698/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/e-ora-parliamo-di-maria-valle/194698/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Mar 2012 08:42:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[mafia al nord]]></category> <category><![CDATA[maria valle]]></category> <category><![CDATA[ndrangheta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/e-ora-parliamo-di-maria-valle/194698/</guid> <description><![CDATA[Com’è, vista da vicino, una donna la cui famiglia appartiene al gotha della ’ndrangheta al Nord? Maria Valle si sposa nel luglio 2006, a vent’anni, con Francesco Lampada. Gran festa di nozze al Villa d’Este di Cernobbio, sul lago di Como. Quel giorno si uniscono in matrimonio i rampolli di due delle famiglie più potenti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Com’è, vista da vicino, una donna la cui famiglia appartiene al <strong>gotha della ’ndrangheta al Nord</strong>? Maria Valle si sposa nel luglio 2006, a vent’anni, con Francesco Lampada. Gran festa di nozze al Villa d’Este di Cernobbio, sul lago di Como. Quel giorno si uniscono in matrimonio i rampolli di due delle famiglie più potenti della ’ndrangheta lombarda. Maria, nata nel 1986, è cresciuta a Bareggio, nei pressi di Milano e lì ha frequentato le scuole.</p><p>Ecco come la racconta chi l’ha vista diventare grande. Un ritratto inedito e diretto, al di fuori di ogni carta giudiziaria, di una ragazza silenziosa destinata a entrare nelle cronache nell’autunno del 2011, quando sarà arrestata nel corso di un’operazione antimafia.</p><p>“Maria aveva il viso tondo, gli occhiali, i capelli lunghi e mossi sempre raccolti a coda, mai sciolti. Gote rosse, mai un filo di trucco. Non magra, seno abbondante. Abbigliamento molto semplice e poco giovane, come se indossasse maglioni scelti da altri, mai un capo di marca, mai un abito firmato, a differenza delle sue compagne di classe. Sembrava una ragazza fuori dal tempo. Arrivava al liceo di Bareggio sempre in auto, accompagnata dai suoi famigliari, non in autobus come gli altri ragazzi. I rapporti con i compagni all’inizio erano sereni, ma sono diventati, man mano che Maria diventava adulta, più difficili: condivideva poco con loro, non aveva momenti comuni extra-scolastici, non usciva con nessuno per andare al cinema o in giro, non aveva amicizie forti. Studiava tantissimo, era la ragazza più brava della classe. Non trascurava alcuna materia, faceva tutti i compiti, aveva un grande senso del dovere, non era mai assente. Aiutava i compagni, sempre disposta a dare una mano a chi non capiva. Diceva che, all’università, avrebbe scelto Medicina. Aveva un gran senso della giustizia, tanto che gli insegnanti facevano affidamento su di lei. Parlava poco della sua famiglia, ma dimostrava una grande ammirazione verso i nonni e descriveva con allegria i grandi pranzi di casa. In quinta liceo le cose cambiano. Cominciano a girare voci sul coinvolgimento della famiglia in vicende giudiziarie. Maria lascia Bareggio, resta assente per qualche giorno, poi riprende a frequentare la scuola. A maggio era previsto un viaggio della sua classe a Barcellona. La ragazza era entusiasta. Aveva già pagato la sua quota, ci teneva molto. Ma al mattino della partenza, non si presenta. Nessuna comunicazione, nessuna risposta agli sms delle compagne. ‘ Maria, perché non sei venuta? ’, le chiedono al ritorno, ‘ ne vuoi parlare? ’. Risposta: ‘ No, meglio di no’. Un giorno Maria arriva a scuola con un prezioso anello di fidanzamento al dito. Le compagne le chiedono che cos’è successo. Risponde, triste, che non lo vuole quell’anello, che a lei quel ragazzo non piace, ma i suoi hanno deciso così. Dopo qualche giorno l’anello sparisce. Poi, una mattina, la bidella le recapita un enorme mazzo di rose rosse scatenando la curiosità della sua classe. Ritorna l’anello al dito e Maria diventa sempre più triste, silenziosa, rassegnata. Agli insegnanti che le chiedono se ha bisogno d’aiuto risponde con il silenzio. Dice solo che sull’università ha cambiato idea, vuole iscriversi a Legge. Si presenta all’esame di maturità (con risultati molto buoni) e poi scompare. Nessuna compagna sa più niente di lei. Qualche anno dopo, a scuola si presenta una donna che dice di essere la sorella di Maria e di voler ritirare il suo diploma. La segreteria chiede una delega firmata. Risposta: ‘ Mia sorella è morta’. Da quel giorno, nessuno a Bareggio ha più notizie della ragazza”.</p><p>Il <strong>30 novembre 2011</strong>, Maria Valle viene arrestata, assieme ad altri esponenti delle famiglie Valle e Lampada.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 1 marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/e-ora-parliamo-di-maria-valle/194698/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Il rebus derivati e le tasse dei milanesi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/il-rebus-derivati/193142/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/il-rebus-derivati/193142/#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Feb 2012 17:47:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[Comune]]></category> <category><![CDATA[derivati]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/il-rebus-derivati/193142/</guid> <description><![CDATA[La giunta di Giuliano Pisapia ora è alle prese con il rebus derivati. Roba complicata per natura, gli swap e gli altri prodotti di “finanza creativa” comprati e rinegoziati dai predecessori di Pisapia, Gabriele Albertini e Letizia Moratti e diventati un rischio che pesa come un macigno sui conti futuri del Comune di Milano. Il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La giunta di Giuliano Pisapia ora è alle prese con il rebus derivati. Roba complicata per natura, gli swap e gli altri prodotti di “finanza creativa” comprati e rinegoziati dai predecessori di Pisapia, Gabriele Albertini e Letizia Moratti e diventati un rischio che pesa come un macigno sui <strong>conti futuri del Comune di Milano</strong>. Il nuovo direttore generale del Comune, <strong>Davide Corritore</strong>, è uno dei pochi ad avere le competenze professionali per affrontare il rebus derivati sapendo di che cosa si parla. In questi mesi ha condotto una trattativa con i quattro istituti di credito coinvolti (Deutsche Bank, Depfa Bank, JpMorgan, Ubs). E ora ha presentato una bozza d’accordo.<br /> <strong><br /> Buona</strong>, secondo l’assessore al Bilancio Bruno Tabacci, felice d’incassare 40 milioni da mettere nel bilancio 2012, evitando così di aumentare ai milanesi l’addizionale Irpef. <strong>Pessima</strong>, secondo l’opposizione leghista rappresentata da Matteo Salvini, che ha annunciato esposti alla Corte dei conti e alla Procura, sostenendo che l’operazione farà perdere al Comune 120 milioni di euro. Che cosa prevede l’accordo? La chiusura anticipata dello swap sui tassi d’interesse (grande rischio per il futuro, ma oggi positivo per il Comune) e il mantenimento fino alla scadenza del 2035 di altri prodotti (il credit default swap, oggi negativo). Risultato: la transazione dovrebbe portare a <strong>Palazzo Marino 476 milioni di euro</strong>. Una parte di questo malloppo (23 milioni) finirà in commissioni alle banche, un’altra (413) sarà reinvestita dall’amministrazione in titoli. Subito, entreranno nelle casse della città 40 milioni. Negli anni prossimi, si aggiungeranno gli interessi sui titoli e nel 2035 il recupero del capitale.</p><p>Ci sono però gli <strong>effetti collaterali dell’accordo</strong>: il Comune dovrà rinunciare alla causa civile e ritirarsi dal processo penale in corso per truffa aggravata (il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ipotizza che le banche si siano intascate 100 milioni di profitti occulti); dovrà rinunciare a rivalersi sulle persone fisiche (i dipendenti delle banche) che hanno fatto gli accordi ai danni del Comune; e dovrà impegnarsi a non opporsi alla richiesta di restituzione dei 100 milioni già sequestrati dai magistrati agli istituti di credito. <strong>Condizioni inaccettabili</strong>, per il leghista Matteo Salvini, per il consigliere del Movimento 5 stelle Mattia Calise, per il leader del Terzo polo Manfredi Palmeri. Non piacciono neppure al presidente del Consiglio comunale,<strong> Basilio Rizzo,</strong> che ha votato sì, ma a una delibera che decide soltanto il deposito dei 40 milioni sui conti del Comune: le modalità dell’accordo e le sue condizioni sono state votate solo in giunta.</p><p>Questo accordo con le banche, alla fin fine, sembra una specie di derivato sui derivati: impone di rinunciare alla possibilità (astratta e lontana) di portare a casa forse più soldi domani, in caso di vittoria nei processi, mettendo però a bilancio quei 40 milioni, maledetti e subito, che evitano di aumentare le tasse ai milanesi.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 23 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/il-rebus-derivati/193142/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Rimpasto alla Formigoni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/rimpasto-alla-formigoni/191546/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/rimpasto-alla-formigoni/191546/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Feb 2012 07:46:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Gianni Barbacetto</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Colucci]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[giunta]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Grechi]]></category> <category><![CDATA[Monica Rizzi]]></category> <category><![CDATA[ombretta colli]]></category> <category><![CDATA[regione lombardia]]></category> <category><![CDATA[rimpasto]]></category> <category><![CDATA[Valentina Apra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/rimpasto-alla-formigoni/191546/</guid> <description><![CDATA[Il Presidentissimo non si è lasciato intimorire dalle critiche politiche e neppure dagli attacchi delle vili toghe rosse che gli portano via a uno a uno assessori, ex assessori, collaboratori, amici. Roberto Formigoni ha risposto da par suo. Non sui conti all’estero gestiti dall’amico Alberto Perego, che manovrava soldi arrivati da aziende come Alenia, Cogep,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Presidentissimo non si è lasciato intimorire dalle critiche politiche e neppure dagli attacchi delle <strong>vili toghe rosse</strong> che gli portano via a uno a uno assessori, ex assessori, collaboratori, amici. Roberto Formigoni ha risposto da par suo. Non sui conti all’estero gestiti dall’amico Alberto Perego, che manovrava soldi arrivati da aziende come <strong>Alenia, Cogep, Agusta</strong>, le quali avevano qualche motivo per “ringraziare” non certo lo sconosciuto Perego, ma semmai il potente Formigoni. No: Formigoni, zitto sui denari, ha risposto sul piano politico e su quello del consenso. Ha invitato le <strong>coppie </strong>(solo quelle etero, per carità) a baciarsi al nuovo Pirellone, nella giornata di San Valentino: con il risultato (eterogenesi dei fini) di far arrivare al “Formigone” un mucchio di <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/milano-formigoni-ospita-lesbiche/190940/" target="_blank">coppie gay e lesbo e i loro baci</a>.</p><p>Ma soprattutto ha fatto il <strong>“rimpasto”</strong>: parola magica per la sua giunta, dopo l’arresto dell’ex assessore Massimo Ponzoni. All’insegna della “trasparenza”. E delle “quote rosa”. Un capolavoro. Intanto ha buttato fuori l’assessore <strong>Massimo Buscemi</strong>, il cui nome ricorre in qualche inchiesta giudiziaria: ma perché l’aveva fatto assessore, visto che quello che sappiamo oggi lo sapevamo anche al momento del varo della sua giunta? Poi ha inserito un po’ di donne. <strong>Valentina Aprea,</strong> nuova assessora alla cultura, e Ombretta Colli, nuova sottosegretaria a moda, design e politiche femminili. Qui Buscemi avrebbe tutto il diritto di protestare: perché buttano fuori me, per far entrare Colli, già uscita con le ossa rotte dalle intercettazioni di un’inchiesta del 2005 sulla Milano-Serravalle (prima che arrivasse Filippo Penati a fare, a modo suo, bingo)?<br /> Nulla di determinante dal punto di vista penale, per carità, ma <strong>molto di imbarazzante </strong>dal punto di vista politico: una promessa di sostegno elettorale da parte del gruppo Gavio (allora socio forte della Serravalle) e un’erogazione di 40 mila euro da Gavio alla Fondazione Gaber, gestita da<strong> Ombretta Colli</strong>, vedova del cantante e allora presidente della Provincia di Milano.I magistrati di Milano, nel chiedere per lei l’archiviazione, non riescono a non segnalare i “motivi di eleganza e opportunità che forse avrebbero sconsigliato la richiesta del contributo” in denaro del<strong> gruppo Gavio</strong>, “proprio quando la Provincia di Milano votava nell’assemblea dei soci della Serravalle l’entrata di Bruno Binasco, braccio destro di Gavio, nel consiglio d’amministrazione”.</p><p>Adesso l’eleganza e l’opportunità entrano nella nuova giunta Formigoni. Vi trovano bei personaggi come<strong> Alessandro Colucci</strong>, assessore Pdl al verde, che ricordiamo per una sua indimenticabile cena elettorale al ristorante Gianat di Milano, con conto pagato da Salvatore Morabito, l’erede del Tiradritto (“Abbiamo un amico in Regione”, dicevano riferendosi a lui due mafiosi intercettati della cosca di Africo). E come <strong>Monica Rizzi</strong>, assessora leghista allo sport, che vantava una laurea in Psicologia che non ha mai avuto. Ma il capolavoro del “rimpasto” è l’incarico che Formigoni ha attribuito all’ex presidente della Corte d’appello di Milano,<strong> Giuseppe Grechi</strong>: delegato alla Trasparenza. Di Grechi si ricordano ottime relazioni all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ma anche, purtroppo, disinvolte telefonate con un membro della P3 (Pasqualino Lombardi), proprio mentre la P3 di Flavio Carboni, Marcello Dell’Utri e Arcangelo Martino si stava dando da fare – sottobanco – per far riammettere alle elezioni la lista Formigoni, esclusa dalla competizione nel marzo 2010 per irregolarità nella presentazione delle firme.</p><p>Evviva la Trasparenza, allora, evviva il Presidentissimo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 16 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/rimpasto-alla-formigoni/191546/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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