<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Flavio Tranquillo</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ftranquillo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Wed, 19 Jun 2013 11:13:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Pietro Mennea, il migliore atleta italiano di tutti i tempi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/22/pietro-mennea-migliore-atleta-italiano-di-tutti-tempi/538551/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/22/pietro-mennea-migliore-atleta-italiano-di-tutti-tempi/538551/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Mar 2013 07:37:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Sport]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=538551</guid> <description><![CDATA[B.O.A.T. (Best of all times). Così Pat Riley, deus ex machina dei Miami Heat, chiama il suo miglior giocatore, LeBron James. Che a 17 anni, imberbe liceale, apparve sulla copertina di “Sports Illustrated” sopra la scritta “The Chosen One”, “Il Predestinato”. Pietro Mennea è un B.O.A.T., nel senso che lo considero il migliore atleta italiano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>B.O.A.T</strong>. (Best of all times). Così Pat Riley, deus ex machina dei Miami Heat, chiama il suo miglior giocatore, LeBron James. Che a 17 anni, imberbe liceale, apparve sulla copertina di “Sports Illustrated” sopra la scritta “The Chosen One”, “Il Predestinato”. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/21/pietro-mennea-morto-latleta-campione-dei-200-metri/537221/" target="_blank"><strong>Pietro Mennea</strong></a> è un B.O.A.T., nel senso che lo considero il migliore atleta italiano di tutti i tempi. E non certo perchè purtroppo se ne è andato così presto. E’ pacifico che non si possa stilare una classifica tecnica attendibile, non potendosi paragonare sensatamente sport ed epoche diverse. Il barlettano però è stato molto più di un atleta, molto più degli strabilianti risultati raggiunti. Pietro Mennea è stato, e fortunatamente è, <strong>cultura</strong>. Cultura nel senso più pieno del termine, e non per le quattro (!) lauree, i venti libri scritti e l’omonima Fondazione.</p><p>No, Mennea è stato cultura in <strong>pista</strong>, correndo e soprattutto allenandosi. Diventando il più grande contro tutto e tutti, al lordo di posizioni scomode e indubbi difetti. “La mia storia sportiva ha un’indicazione profonda” – ha detto nella sua ultima intervista televisiva &#8211; “perchè pur non essendo un predestinato l’ho costruita attraverso il lavoro. 5-6 ore al giorno, tutti i giorni, anche a Natale e Capodanno. E così sono arrivato dove tanti altri hanno fallito”. No, Mennea non era “The Chosen One”, anzi. Con quel fisico, nel Sud senza strutture, in una nazione che dedica risorse e fama quasi esclusivamente agli eroi del calcio, mettersi in testa di eccellere in una specialità dominata dagli afro-americani senza barare non aveva alcun senso apparente. Se non quello, maestoso, di sconfiggere secoli di vittimismo piagnone, di ignavia e di ricerca della scusa buona. Di indicarci una via che è più attuale che mai, ben oltre le piste, i campi e lo <strong>sport</strong>.</p><p>“Di lui ricordo il piacere della fatica ed il senso della responsabilità” – ha detto oggi ricordandolo <strong>Carlo Vittori</strong>, l’uomo che lo ha forgiato sottoponendolo a carichi di allenamento incredibili. Oggi che di responsabilità si parla in qualsiasi ambito e quasi sempre a sproposito, sarebbe proprio bello che prendessimo tutti esempio da Pietro Mennea, uomo di sport e di cultura. Il mio, il nostro B.O.A.T.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/22/pietro-mennea-migliore-atleta-italiano-di-tutti-tempi/538551/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elezioni 2013 e legge elettorale. Perché non ho votato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/27/legge-elettorale-per-convenienza-perche-non-ho-votato/514528/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/27/legge-elettorale-per-convenienza-perche-non-ho-votato/514528/#comments</comments> <pubDate>Wed, 27 Feb 2013 07:49:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Legge Elettorale]]></category> <category><![CDATA[Preferenze]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=514528</guid> <description><![CDATA[Pochissime righe, sperabilmente costruttive (a differenza dello stallo programmato). Da parte di un cittadino che ha annullato la scheda alle politiche per protestare contro la più vasta maggioranza di sempre, capace di cincischiare tredici mesi (sic) sulla legge elettorale in un tragicomico inseguirsi di “colpa vostra!” indifendibile. Questo umile cittadino richiede, per tornare gioiosamente ad esprimere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pochissime righe, sperabilmente costruttive (a differenza dello stallo programmato). Da parte di un <strong>cittadino</strong> che ha annullato la scheda alle <strong>politiche</strong> per protestare contro la più vasta maggioranza di sempre, capace di cincischiare <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/porcellum-la-grande-beffa/2189124" target="_blank">tredici mesi</a> (sic) sulla <strong>legge elettorale</strong> in un tragicomico inseguirsi di “colpa vostra!” indifendibile. Questo umile cittadino richiede, per tornare gioiosamente ad esprimere il proprio voto, una legge fatta nel nome di valori e non di convenienze. Io ne suggerisco umilmente due, quelli che ritengo più importanti: <strong>responsabilità</strong> e <strong>governabilità</strong>.</p><p>Il primo vale a livello individuale, nel senso che io voglio conoscere chi eleggo, dargli un <strong>mandato preciso</strong> cui vincolarlo e potere urbanamente fargli presente cosa penso di lui durante il mandato stesso. La parola “responsabilità” è stata usata a sproposito prima e dopo questa tornata elettorale per significare l’esatto contrario, cioè la possibilità di esercitare un ruolo senza poi doverne/volerne rispondere davvero. Cioè: dammi il voto e ci penso io a selezionare per te la classe dirigente proteggendoti dai cattivi. Sorry, ma non ci siamo proprio. E gabellare l’assenza delle <strong>preferenze</strong> per una misura di difesa da <strong>criminalità</strong> <strong>organizzata</strong> e <strong>malaffare</strong> è insopportabile, nonché “leggermente” anti-storico.   </p><p>Il secondo, la governabilità, vale a livello “macro”. Per imprimere un vero indirizzo ad un paese bisogna che qualsiasi soluzione debba <strong>obbligatoriamente</strong> portare un minuto dopo le elezioni ad una maggioranza ed una minoranza in ambedue le camere sulla base di programmi sottoscritti <strong>prima</strong> delle elezioni stesse e non tramite accordi scritti sulla sabbia in fumose stanze. Che si affrontino anche 6000 soggetti politici, ma che ognuno dica <strong>prima</strong> di contare le schede cosa farà <strong>dopo</strong> il conteggio e <strong>con chi</strong> dividerà la responsabilità di cui sopra. E che quella promessa valga per tutta la legislatura, perché la governabilità è, appunto, un valore fondante.</p><p>Io la penso, semplicisticamente, così. Bisogna identificare i valori tramite un <strong>processo democratico</strong> e dare poi il compito ai <strong>tecnici</strong> di disegnare il sistema che li sviluppa al meglio. Evitando quindi di accapigliarsi in dispute interminabili da bar su <strong>doppi turni</strong> e <strong>collegi uninominali</strong>, che altro non sono se non il mezzo per ottenere quel fine che va selezionato dalla politica. Se la politica non è in grado di arrivarci per tattiche, veti e convenienze, abdichi immediatamente e si affidi a forme di democrazia diretta prima di dissipare quella forte spinta verso l’impegno civico che è facile trovare anche nelle schede appena scrutinate. Altrimenti abbia uno scatto d’orgoglio ed esca di scena con un atto nobile, lasciando poi spazio alla sua lontana cugina con la “P” maiuscola.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/27/legge-elettorale-per-convenienza-perche-non-ho-votato/514528/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Omertà: il tifo che non sappiamo fare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/28/omerta-tifo-che-non-sappiamo-fare/429591/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/28/omerta-tifo-che-non-sappiamo-fare/429591/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Nov 2012 16:11:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[Criminalità Organizzata]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Falcone]]></category> <category><![CDATA[Omertà]]></category> <category><![CDATA[Rita Atria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=429591</guid> <description><![CDATA[Leggo che un calciatore dice che «Ciò che succede nello spogliatoio deve restare lì. Io non faccio il delatore, ma non mi volto. In silenzio, lo ammazzo di botte». Sta parlando di un ipotetico compagno che ha venduto una partita. Facciamo lo sforzo di ignorare il suo nome, il suo datore di lavoro e la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Leggo che un calciatore dice che «<a href="http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/roma/2012/11/28-229134/%C2%ABCompagno+venduto%3F+Non+lo+denuncio%2C+solo+botte%C2%BB" target="_blank">Ciò che succede nello spogliatoio deve restare lì. Io non faccio il delatore, ma non mi volto. In silenzio, lo ammazzo di botte</a>». Sta parlando di un ipotetico compagno che ha venduto una partita. Facciamo lo sforzo di ignorare il suo nome, il suo datore di lavoro e la sua persona in quanto tale. Non è certo mettendolo in croce o (peggio) difendendolo per questioni di appartenenza che possiamo discutere costruttivamente del concetto espresso.</p><p style="text-align: left;">Ci interessa solo il fatto che, in quanto calciatore, tutto quello che dice viene amplificato a dismisura. Questo, <em>en passant</em>, non significa che abbia responsabilità maggiori delle nostre. Come dice <strong>Charles</strong> <strong>Barkley</strong>, ex-stella <strong>NBA</strong>, “non voglio essere un modello per gli altri perché gioco bene a <strong>basket</strong>. Conosco decine di spacciatori che schiacciano”. Siccome però non sono assolutamente d’accordo con lui provo a contro-argomentare, nella speranza che tutti si interroghino su un tema fondamentale. Senza la pretesa di insegnare alcunché a chicchessia.</p><p style="text-align: left;">Il vocabolario, alla voce “<strong>omertà</strong>”, riporta queste due definizioni: <strong>1)</strong> Regola della malavita organizzata e consuetudine culturale dei luoghi da essa dominati, che obbligano al <strong>silenzio</strong> sull&#8217;autore di un delitto e sulle circostanze di esso e <strong>2)</strong> estens. <strong>Solidarietà</strong> interessata fra membri di uno stesso gruppo o ceto sociale che coprono le colpe altrui per salvaguardare i propri interessi o evitare di essere coinvolti in indagini spiacevoli e pericolose. Se la definizione sub 1) sembra (sembra …) lontana, la seconda ci riguarda tutti i giorni più volte al giorno. L’etimologia della parola viene dai più ricondotta allo spagnolo «<strong>hombredàd</strong>» (“virilità”), da “<strong>hombre</strong>” (“uomo”). In questo caso la voce sarebbe da interpretare come “comportamento, atteggiamento da ‘vero’ uomo”, rispettoso della “legge del silenzio”. Ora, immaginando che il calciatore in questione di tutte queste cose non abbia tenuto conto, rimane fortissimo il contenuto fortemente omertoso del comportamento che suggerisce.</p><p style="text-align: left;">E’ ovvio che il calciatore crede che un “vero uomo” si comporti così. Ma il vero coraggio sta invece nel denunciare, nell&#8217;esercitare quelle <strong>regole</strong> che possono rappresentare l’unico patto di convivenza vera e l’unica idea di società davvero civile. Perché denunciare un fatto singolo in modo che abbia una valenza generale è la vera misura del non voltare la testa dall&#8217;altra parte. La legge del branco e della <strong>jungla</strong> è sempre perdente, e in un paese che ha una presenza così pervasiva della <strong>criminalità</strong> <strong>organizzata</strong>, solo calibrare con maggiore consapevolezza i nostri comportamenti quotidiani può aiutare a vincere la partita più importante. Che con buona pace di tutti non si gioca in uno stadio, e se è per quello neppure in un palazzetto.</p><p style="text-align: left;">Il calciatore auspica il silenzio, ma non si ricorda che “si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno” , come disse profeticamente <strong>Giovanni</strong> <strong>Falcone</strong>. Quelle alleanze, quei sostegni, sono esattamente <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/12/giornalisti-sportivi-alla-prova-del-tifo/410930/">il tifo</a> che non sappiamo fare. Guardiamoci dentro come ha fatto <strong>Rita</strong> <strong>Atria</strong> quando, prima di suicidarsi, ha scritto che “prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c&#8217;è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi”. Discutiamo senza <strong>paura</strong> e <strong>pregiudizi</strong> di tutte quelle arretratezze culturali che ci hanno trasmesso ed abbiamo supinamente e colpevolmente accettato. E, forse, concluderemo che non si può risolvere tutto con una manica di botte. E che la legge della jungla, come l’omertà, fa proprio schifo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/28/omerta-tifo-che-non-sappiamo-fare/429591/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giornalisti sportivi alla prova del tifo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/12/giornalisti-sportivi-alla-prova-del-tifo/410930/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/12/giornalisti-sportivi-alla-prova-del-tifo/410930/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Nov 2012 10:03:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[Giornalismo]]></category> <category><![CDATA[Giornalisti Sportivi]]></category> <category><![CDATA[Tifo]]></category> <category><![CDATA[Tifoserie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=410930</guid> <description><![CDATA[Maurizio Crosetti qualche giorno fa su Repubblica ha scritto cose come sempre assai interessanti. L’argomento è una frase di Conte (&#8220;Chi è quella m&#8230;. che ha esultato?&#8221;) in occasione di un gol del Chelsea asseritamente festeggiato in sala stampa da giornalisti anti-juventini. Sul tema del tifo dei giornalisti sportivi partirei con un po’ di outing, che ai lettori non dispiace...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/sport/calcio/2012/11/08/news/dietro_il_giornalista_c_un_tifoso-46203217/" target="_blank">Maurizio Crosetti qualche giorno fa su Repubblica</a> ha scritto cose come sempre assai interessanti. L’argomento è una frase di Conte (&#8220;Chi è quella m&#8230;. che ha esultato?&#8221;) in occasione di un gol del Chelsea asseritamente festeggiato in sala stampa da giornalisti anti-juventini.</p><p>Sul tema del <strong>tifo dei giornalisti sportivi</strong> partirei con un po’ di outing, che ai lettori non dispiace quasi mai.</p><p><strong> 2 aprile 1987</strong>, Losanna, finale di Coppa dei Campioni tra Tracer e Maccabi. 71-69 Milano, pochi secondi sul cronometro, Meneghin sbaglia il lay-up della staffa, Doron Jamchy cincischia con la palla in mano, il suo tiro cortissimo finisce inoffensivo nelle mani di Bob McAdoo e dopo 21 anni il massimo trofeo continentale torna a Milano. Un giovane precario seduto in tribuna stampa balza in piedi e lancia un urlo belluino per sfogare tensione e gioia per la vittoria (non sua peraltro).</p><p>Il <strong>capo-rubrica basket</strong> del quotidiano sportivo più venduto in Italia, che teneva quel precario “sotto osservazione”, guarda schifato e decide che in Via Solferino spazio per lui non ce ne sarà mai. Senza vergognarmi di essere stato quell’urlatore, è appena ovvio che avesse ragione il prestigioso collega.</p><p>Le due cose, tifo e giudizio intellettualmente onesto,<strong> non sono compatibili</strong>. Se uno non riesce a rinunciare alla prima non deve certo nascondere il proprio animo ma semplicemente scegliere un altro lavoro. Non finirò mai di ringraziare quel capo-rubrica, perché mi ha spalancato le porte di un mondo, quello Tv, molto più adatto a me. Ma ancora di più perché quello sguardo di riprovazione mi ha fatto capire che è meglio vedere professionalmente lo sport senza foderarsi le lenti col prosciutto del tifo.</p><p>Dopodichè, molto laicamente, non sarò certo io a scagliare pietre contro i giornalisti che invece il tifo non lo soffocano. E’ una scelta personale, ognuno faccia il proprio gioco. Ma proprio ricordando quell’urlo, sarebbe presuntuosissimo pensare di riuscire a combinare uno stato d’animo che ti espone ad una simile figuraccia e <strong>l’obbligo professionale di equidistanza</strong>, anche se questo non significa che resoconti e commenti debbono essere affidati a robot col bilancino.</p><p><strong>Ma è legale non essere tifosi in questo paese?</strong> Scorrendo la Costituzione, trovo all’articolo 112 che obbligatoria è l’azione penale. L’articolo 34 definisce obbligatoria l’istruzione inferiore. Ma da 1 a 139 il tifo non è menzionato. E allora non capisco perché tifosi si debba essere per forza, anche contro la propria volontà. Fidatevi, se fate i telecronisti le prime due domande che vi verranno poste saranno 1) “serve qualcuno da voi?” e 2) “per che squadra tifi?”.</p><p>Per fortuna non sono certo io a decidere le assunzioni. Ma soprattutto, non può essere dato per scontato che abbia una squadra del cuore. A meno che … A meno che, come credo, non sia una maniera per sdoganare il tifo come atteggiamento. In poche parole, <strong>tutti tifosi, nessun problema</strong>. E invece no ragazzi, non può e non deve essere così. Lunga vita ai <em>supporter</em> che sull’altare della propria passione sacrificano tempo, denaro ed energie.<br />Come detto è un modo di fruizione dello sport che non mi appartiene, ma finchè è rispettoso delle<strong> altrui libertà</strong>, è uno spettacolo favoloso. Non però se questo significa <strong>dover scegliere</strong>. Allenatori e dirigenti spesso pretendono<strong> tifo a favor</strong>e, e bollano come altrui tifosi quelli che non battono la grancassa per loro. Colleghi ed addetti ai lavori invece, altrettanto spesso sanno, o meglio credono di sapere, da che parte stai. Se date ascolto ad un pentito, si può vivere (bene) anche senza appartenenze.</p><p>Ah, piccola postilla. Pensate alle questioni più importanti dello sport, e magari ci sta qualche parallelismo … Che poi un tifo, specie in queste faccende, sarebbe ammesso. Anzi, questo sì che sarebbe obbligatorio da Costituzione (articolo 4, <em><strong>“</strong></em><em><strong>ogni cittadino ha il dovere di svolgere un&#8217;attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”)</strong></em> . E’ quello per chi sta dalla parte giusta, anche se fa cose che non sono nei nostri interessi diretti.</p><p>Quello, per intenderci, delle immortali parole di Paolo Borsellino<em>. </em><em>“</em><em>Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dava al lavoro del giudice, significava qualcosa di più, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche svegliando le coscienze”</em>. Game, set and match. </p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/12/giornalisti-sportivi-alla-prova-del-tifo/410930/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Diffamazione e responsabilità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/diffamazione-e-responsabilita-bisognava-pensarci-prima/364786/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/diffamazione-e-responsabilita-bisognava-pensarci-prima/364786/#comments</comments> <pubDate>Wed, 26 Sep 2012 17:26:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Sallusti]]></category> <category><![CDATA[Diffamazione]]></category> <category><![CDATA[Umberto Ambrosoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=364786</guid> <description><![CDATA[La vicenda che riguarda il direttore del Giornale Alessandro Sallusti è naturalmente oggetto di valutazione da parte di chiunque si occupi di informazione. Seguirla dall’esterno peraltro è tutt’altro che facile. In rete è facilissimo trovare centinaia di opinioni sul “caso”, plebiscitariamente concordi nel sostenere le tesi di Sallusti. Ma a me, modesto operatore del settore...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/sallusti-condannato-diffamazione-carcere/364616/" target="_blank">vicenda che riguarda il direttore del <em>Giornale</em> <strong>Alessandro Sallusti</strong></a> è naturalmente oggetto di valutazione da parte di chiunque si occupi di informazione. Seguirla dall’esterno peraltro è tutt’altro che facile. In rete è facilissimo trovare <a href="https://www.google.com/search?hl=en&#038;q=caso+sallusti+opinioni">centinaia di opinioni</a> sul “caso”, plebiscitariamente concordi nel sostenere le <strong>tesi di Sallusti</strong>. Ma a me, modesto operatore del settore poco incline ai plebisciti, farebbe piacere se fosse altrettanto facile rinvenire gli <strong>elementi di fatto</strong> da cui partire, cioè l’articolo incriminato e gli atti giudiziari. Siccome facile non è, mi sembra si ritenga sufficiente, o comunque più importante, l’opinione “dell’esperto”. Semmai corredata di un breve riassunto delle puntate precedenti (di solito ad uso della tesi sostenuta).</p><p>Mi scuseranno gli esperti, ma per formare una mia opinione responsabilmente voglio partire da basi oggettive. Sono d’accordo col Presidente del Consiglio quando parla di <em>“trovare un equilibrio fra due beni per la società, e cioè il diritto all&#8217;informazione e la tutela della reputazione”</em>. La mia lettura è che nessuno di questi due beni può essere sacrificato sull’altare dell’altro, quindi liberalizzare e depenalizzare mi sembra un’idea quanto mai perniciosa. Sono ancora più d’accordo con il grandissimo <strong>Umberto Ambrosoli</strong> quando <em>dice “</em><em>trovo che la campagna per l&#8217;abolizione del <strong>reato di diffamazione</strong> sia sbagliata (verità e onore non sono valori di poco momento) e affidata ad un pretesto (il caso-Sallusti) assolutamente inafferente: non stiamo parlando di un reato di opinione”</em>. Non ci si riesce neppure a levare il maledetto vizio di arrivare al limite delle cose prima di occuparsene, per poi rinviare regolarmente in angolo. Invocare la grazia o la decretazione di urgenza per evitare il carcere a Sallusti, anche se penso che la detenzione rompa l’equilibrio auspicato dal premier, è già di per sé una sconfitta: <strong>bisognava pensarci prima</strong>.</p><p>Non sono invece per nulla d’accordo con chi sostiene che la <strong>responsabilità per omesso controllo</strong> debba scomparire. Di un corsivo firmato con uno pseudonimo il direttore DEVE (moralmente, giornalisticamente e giuridicamente) assumersi la paternità. Saranno le indagini a stabilire se trattasi di <em>culpa in vigilando</em> (non ne sapeva nulla) o <em>in eligendo</em> (lo ha visto ed ha approvato o lo ha addirittura scritto). Ma sempre di responsabilità parliamo. E quella parola, <strong>“RESPONSABILE”</strong>, non riguarda solo Sallusti o i giornalisti. Bensì tutti noi, tutti i giorni e in tutte le nostre attività.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/diffamazione-e-responsabilita-bisognava-pensarci-prima/364786/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le finali NBA incoronano Lebron James</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/22/le-finali-nba-incoronano-lebron-james/272158/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/22/le-finali-nba-incoronano-lebron-james/272158/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Jun 2012 15:22:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Lebron James]]></category> <category><![CDATA[Nba]]></category> <category><![CDATA[pallacanestro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=272158</guid> <description><![CDATA[E’ molto difficile dire qualcosa di originale sulle Finali NBA 2012. Ma forse queste 5 partite che tra qualche ora verranno definitivamente liofilizzate nell’incoronazione del Re (alias Lebron James) ci hanno suggerito anche temi di portata più ampia. Impossibile non partire dalla figura dell’MVP (Most valuable player), diventato campione a 28 anni come Michael Jordan...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ molto difficile dire qualcosa di originale sulle Finali NBA 2012. Ma forse queste 5 partite che tra qualche ora verranno definitivamente liofilizzate nell’incoronazione del Re (alias <strong>Lebron James</strong>) ci hanno suggerito anche temi di portata più ampia. Impossibile non partire dalla figura dell’MVP (Most valuable player), diventato campione a 28 anni come<strong> Michael Jordan</strong> e come Michael Jordan passato attraverso brucianti delusioni e feroci critiche. Sarebbe il caso, quando sarà il turno del prossimo Jordan o Lebron, di giudicare il talento individuale per quello che è. Una cosa cioè straordinaria ma solo necessaria, e tutt’altro che sufficiente, per vincere in uno sport di squadra. In cui per vincere devono incastrarsi vari elementi, perché uno non basta mai. Ecco, la <em>reductio ad unum</em> è fuori luogo sia quando serve a immolare una vittima che quando viene usata per celebrare il campionissimo. Il metodo Torquemada non si adatta agli sport di squadra, e le Finali non sono un’ordalia che tutto annulla e supera, ma solo un momento di clamorosa intensità che stabilisce chi <strong>in quel momento </strong>è più pronto a farsi visitare dalla Vittoria.</p><p>Ci sono squadre, Chicago, Boston e San Antonio, che sull’arco dell’intera stagione hanno fatto vedere un basket più completo e maturo di quello degli <strong>Heat</strong>. Se la carta di identità dei quattro moschettieri di Oklahoma City fosse stata diversa forse avremmo visto un esito opposto, perché nessuno mi toglie dalla testa che i<strong> Thunder</strong>, in laboratorio, siano più forti degli Heat. Ma era il momento di Lebron e di tutti gli altri, e quel momento si è compiuto. Prima di dimenticare tutto quello che non porta una maglia numero 6 e si fa fare degli anelli speciali da portare al dito, credo valga la pena di tenere una prospettiva più ampia.</p><p>Mini PS: tutti quelli che hanno perso in questi playoff hanno accettato il verdetto con classe e compostezza. <strong>L’abbraccio tra sconfitti e vincenti</strong> in questa e nelle altre serie è stato un momento bello, al di là dei luoghi comuni. Come è stato bello non sentire Durant lamentarsi per l’indubbio fallo subito in una delle azioni finali di Gara 2. Credetemi, i Thunder schiumano rabbia come e quanto qualsiasi altro sconfitto. E siccome non credo alla barzelletta che tutti quelli che hanno a che fare con l’NBA abbiano una cultura sportiva individualmente superiore, rimane solo una possibile interpretazione. Quella cioè che rimanda alla necessità, per una lega professionistica, di credere e far credere nel senso dello sport per motivi, come minimo, commerciali. Non significa credere che il paese delle meraviglie di Alice esista e men che mai coprire le magagne. Si tratta semplicemente di comprendere che questa cosa che ci fa girare la testa, lo sport, non è una scienza esatta. E che per sua natura è influenzato ed influenzabile da fattori esterni, quorum arbitri ed affini. Ma ridurlo a questo è come ridurlo al risultato dell’ultima partita o dell’ultimo tiro, e significa perdersi tutto quello che c’è intorno. Cioè, tantissima roba.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/42JFe_VV6SM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/22/le-finali-nba-incoronano-lebron-james/272158/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Genoa-Siena, non solo calcio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/genoa-siena-solo-calcio/206773/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/genoa-siena-solo-calcio/206773/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 07:08:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[Genoa]]></category> <category><![CDATA[Genova]]></category> <category><![CDATA[Google]]></category> <category><![CDATA[heysel]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Siena]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206773</guid> <description><![CDATA[&#8220;La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell&#8217;indifferenza, della contiguità e quindi della complicità&#8221; </em>(Paolo Borsellino)</p><p>Non ho titolo per commentare<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/calcio-genoa-siena-sospesa-ricatto-tifosi-ultra-siete-indegni-della-maglia/206403/" target="_blank"> quello che è successo a Genova</a> se non quello dell’<strong>appassionato</strong> di sport, che in gioventù seguiva tutto quello che passava nella Tv dell’epoca, soprattutto calcio of course. Calcio che ho poi abbandonato definitivamente il 29 maggio 1985, la notte dell’Heysel. La data l’ho recuperata da Google, ed inserendo “Heysel” nel motore di ricerca un link proposto è titolato “-39”. Cliccandoci sopra si finisce sulla foto di 8 persone, asseritamente di un club di tifosi, che hanno una maglia che reca questa scritta, definita in un contesto ultrà “infame”. Tanto per dire a che punto si possa arrivare e come sarebbe facile scagliarsi con violenza contro queste <strong>derive </strong>francamente sub-umane. Ma è più complesso di così.</p><p>“Infame”, come “onore” e “rispetto”, è parola manomessa nel suo autentico significato dalle Mafie. Ma anche in altri contesti la <strong>manomissione</strong> delle parole, perfettamente descritta da Gianrico Carofiglio, fa più danni della grandine. “Infame” diventa così chiunque non rispetti i codici non scritti, di cui depositari sono pochi e garante è la forza. Per ristabilire l’ autentico significato di quelle nobili parole, lo sport sarebbe il veicolo migliore. Dico “sarebbe” perché invece anche al suo interno le parole in questione vengono distorte e piegate ad interessi e convenienze, anche solo quelle di una striminzita vittorietta rubacchiata.</p><p>E’ un problema squisitamente culturale, nel senso più pieno del termine. Nel pomeriggio di Marassi non ci sono i buoni contro i cattivi, anche se non tutti sono cattivi. Non ci sono pochi delinquenti che tengono ostaggio la maggioranza silenziosa, anche se ci sono alcuni delinquenti. E non c’è la morte dello sport <strong>romantico</strong> ucciso dal business, come si tromboneggia per comodità e pigrizia.</p><p>In quelle scene già viste e riviste, a cambiare sono solo modalità e pretesti, ci siamo noi. Una società in cui trionfano antagonismo e protagonismo, ci vuole sempre un nemico ed un posto in prima pagina. In cui vince la devastante cultura dell’appartenenza e dell’omertà. In cui i simboli, come la maglia, diventano<strong> barzelletta</strong> invece che valore. In cui si riconosce diritto di cittadinanza a chi non lo deve avere. E quindi in cui il compromesso, povero Dottore Borsellino, non puzza perché ci turiamo il naso. E la contiguità complice, con gli ultrà per esempio, diventa abitudine invece che nemico da combattere per sentire il fresco profumo di libertà.</p><p>Sarebbe bello poter dare la colpa a qualcuno e lavarci la coscienza. Pensare che “noi” degli altri sport siamo migliori. Che è colpa dei beceri figuri che si godevano il quarto d’ora di notorietà, dei tutori dell’ordine pubblico. Oppure dei media, di quelli che <strong>scoprono</strong> tutto sempre “dopo”, dei corrotti e degli eterni trattativisti per il nostro bene che vengono incredibilmente fatti passare per eroi.</p><p>Tutti questi, ed altri, hanno sbagliato pesantemente. Ma finchè la lotta a questi fenomeni sarà una distaccata (e inefficace) opera di repressione, i fenomeni torneranno a galla, proprio come quella Mafia che continua a macinare consenso assieme a soldi e morti. Finchè non si comincerà a <strong>rifiutare </strong>davvero quel compromesso che impera a tutti i livelli nella società (come nelle società sportive) non saremo mai davvero liberi. E neppure credibili nel dire “vergogna” o auspicare pene esemplari.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/genoa-siena-solo-calcio/206773/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lebron James e il corto-circuito mediatico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/lebron-james-linutile-bombardamento-mediatico/196010/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/lebron-james-linutile-bombardamento-mediatico/196010/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Mar 2012 14:18:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Basket]]></category> <category><![CDATA[Lebron James]]></category> <category><![CDATA[Media]]></category> <category><![CDATA[Nba]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196010</guid> <description><![CDATA[Immagino che il dibattito accenda la fantasia in misura minore rispetto al TAV, anche perché fortunatamente qui si parla di bagattelle. Ma occupandomi di quelle, vi vorrei far perdere 5 minuti raccontandovi di tale Lebron James, giocatore di basket dei Miami Heat. Venerdì scorso contro Utah il predetto ha preso questa decisione: sotto di 1 punto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Immagino che il dibattito accenda la fantasia in misura minore rispetto al TAV, anche perché fortunatamente qui si parla di bagattelle. Ma occupandomi di quelle, vi vorrei far perdere 5 minuti raccontandovi di tale <strong>Lebron James,</strong> giocatore di basket dei Miami Heat. Venerdì scorso contro Utah il predetto ha preso <a href="http://www.youtube.com/watch?v=oe4y1kaFosw" target="_blank">questa decisione</a>: sotto di 1 punto a pochi secondi dalla fine, passare la palla ad un suo compagno (Udonis Haslem) perché da lui ritenuto più libero. Haslem ha sbagliato il tiro (che se segnato avrebbe probabilmente dato la vittoria agli Heat) e un torrente di critiche ha investito James. Critiche basate soprattutto sull’asserita incapacità del predetto di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=emXNsKw7a3w&#038;feature=related" target="_blank"><strong>prendersi le proprie responsabilità</strong></a> nel momento topico, già conclamate in occasione di un paio di Finali NBA (2007 e 2011).</p><p>(Buonissima) parte del ragionamento è basata sulle rispettive<strong> buste paga dei protagonisti</strong>. Sappiamo infatti, già che in USA gli stipendi sono pubblici, che in questa stagione  il James intascherà per le sue prestazioni 16 022 500 dollari e l’Haslem “solo” 3 780 000. Ragion per cui, prosegue il ragionamento, tocca a chi è pagato di più prendersi il tiro decisivo, come ben hanno dimostrato i grandi del passato (da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9eRRvZO_ZZw" target="_blank">Michael Jordan</a> in su e giù). Lasciamo da parte le opinioni tecniche (la mia è che il passaggio sia stata scelta di rara efficacia e che abbia sbagliato Haslem a non farne un altro per un compagno che sarebbe stato solissimo), il racconto dell’eroico quarto periodo di Lebron nella gara in questione e i numerosi esempi del passato in cui <a href="http://www.youtube.com/watch?v=e7XCwLHIPLY&#038;feature=share" target="_blank">i grandi</a> cedono ai gregari <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GnAr4I3-Z48" target="_blank">il tiro decisivo</a>. E soffermiamoci un istante sull’aspetto della comunicazione. Sarà forse perché oggi mi sono imbattuto in <a href="http://muntu.blogsome.com/2006/05/02/danilo-dolci-bozza-di-manifesto/" target="_blank">questo folgorante documento</a> di Danilo Dolci, che mi ha fatto riflettere tantissimo. Ma credo che tutti noi dovremmo cercare di rifuggere da alcune tentazioni indotte da quello che normalmente si definisce <strong>bombardamento mediatico</strong>.</p><p>La primissima è relativa alla personalizzazione, e quindi semplificazione, di tutti gli argomenti. La <em>reductio ad unum</em>,<strong> o con James o contro</strong>, in questo caso non tiene conto, ad esempio, dei 47 minuti e 55 secondi precedenti, che hanno avuto più impatto sul risultato finale di una singola giocata. E che si <em>debba </em>parlare solo e soltanto di lui perché è un fenomeno mediatico (?!?) rappresenta un corto-circuito dal quale dovremmo rifuggire (sui pericoli, state con il grandissimo Dolci). La seconda attiene ai limiti che abbiamo nell’investigare dall’esterno dei fenomeni di cui fatalmente non conosciamo elementi decisivi. James, il suo allenatore e tutti gli Heat <strong>non possono e non devono raccontarci la verità</strong>. Noi possiamo e dobbiamo cercarla, sempre però ricordandoci che non sarà così semplice ed univoca come ci piacerebbe. Terzo, chiedere a tutti un parere su tutto non è sempre una buona idea. Anzi è cattiva quanto quella di mutuare pari pari l’opinione di uno o più “esperti”. Le opinioni sono tali se quelle degli altri contribuiscono a formare la tua, non se la sostanziano integralmente. Quarto, bisognerebbe sempre ricordarsi di tenere la barra dritta e non farsi dettare l’agenda dal bombardamento di cui sopra.</p><p>Se discutiamo dell’<strong>episodio di Salt Lake City</strong>, dobbiamo farlo in maniera rigorosa. Che un mese od un anno prima James abbia rifiutato altri tiri, c’entra il giusto. Che guadagni 16 o 32 milioni di dollari, idem. Che Michael Jordan sia stato più forte e decisivo di lui, pure. Se parliamo di un fatto, prima dobbiamo conoscerlo, poi cercare di capirlo e quindi, se ne siamo in grado, giudicarlo. Almeno credo, perché io solo di dubbi vivo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/lebron-james-linutile-bombardamento-mediatico/196010/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Omar Thomas e la (in)giustizia sportiva</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/29/omar-thomas-ingiustizia-sportiva/173973/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/29/omar-thomas-ingiustizia-sportiva/173973/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Nov 2011 14:57:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Basket]]></category> <category><![CDATA[Giustizia]]></category> <category><![CDATA[pallacanestro]]></category> <category><![CDATA[Passaporto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=173973</guid> <description><![CDATA[Probabilmente la maggioranza dei lettori del Fatto non conosce Omar Abdul Thomas. Trattasi di giocatore di basket americano, eletto nella passata stagione Mvp (miglior giocatore) del campionato italiano. Thomas è nato a Philadelphia e ha giocato al college in Texas. Poi è venuto in Europa e ha cominciato a scalare posizioni, fino appunto a essere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente la maggioranza dei lettori del<em> Fatto </em>non conosce <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Omar_Thomas" target="_blank">Omar Abdul Thomas</a></span></strong>. Trattasi di giocatore di basket americano, eletto nella passata stagione Mvp (miglior giocatore) del campionato italiano. Thomas è nato a Philadelphia e ha giocato al college in Texas. Poi è venuto in Europa e ha cominciato a scalare posizioni, fino appunto a essere eletto nella passata stagione Most Valuable Player della nostra serie A.<span style="text-decoration: underline;"> </span><span style="text-decoration: underline;"> </span></p><p>La <a href="http://195.56.77.208/player/?id=THO-OMA-82" target="_blank">scheda</a> di Thomas riporta, accanto alla dizione “Nazionalità Sportiva” la scritta “Slo”. Dalla passata stagione, infatti, il nostro è tesserato come <strong>sloveno</strong>, in virtù di un passaporto di cui tra poco riparleremo. Per chi non è addentro, giocare da sloveno significa poter “risparmiare” un tesseramento extra-comunitario, visto che le <a href="http://www.fip.it/public/statuto/doa%20prof20102011.pdf" target="_blank">norme</a> restringono a cinqu il numero degli stranieri utilizzabili, e di questi solo due o tre (a seconda delle circostanze) possono provenire dal territorio extra-Ue.<span style="text-decoration: underline;"> </span><span style="text-decoration: underline;"> </span></p><p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p><p>Ora, la questione che riguarda Thomas è piuttosto complessa. Io ho provato a ricostruirla il più precisamente possibile <a href="http://www.flaviotranquillo.com/il-caso-thomas/" target="_blank">sul mio sito</a>, cui vi rimando per i particolari (in certi casi surreali). Chi non avesse voglia di seguire le tappe della vicenda (cosa che peraltro consiglio per averne una buona comprensione), può prendere per buona la seguente sintesi:</p><p>- il 20 giugno il giocatore viene respinto alla frontiera dove gli viene contestato il possesso di un <strong>passaporto sloveno falso</strong> (quello che ha utilizzato per tutta la stagione ai fini del tesseramento).<br /> - Il 6 luglio la Federazione lo convoca per un interrogatorio che verrà celebrato solo il 22 settembre.<br /> - Il 7 ottobre il Tribunale di Civitavecchia lo proscioglie dalle accuse di ricettazione e possesso di falsi documenti.<br /> - Il 25 ottobre il tribunale cestistico di primo grado si dichiara incapace di decidere.<br /> - Il 9 novembre quello di secondo grado ritrasmette gli atti al primo grado.</p><p>Alle porte di dicembre, la questione è ancora allo stesso identico punto, tra gli <a href="http://www.flaviotranquillo.com/nulla-di-nuovo/" target="_blank">alti lai</a> dell’avvocato di Thomas. <strong>Cinque mesi per non esprimere un giudizio sportivo </strong>che sarà poi comunque appellabile e riappellabile. Il che penso si presti a qualche veloce considerazione:</p><p>1. La <strong>Giustizia </strong>è tale se si esprime in certi tempi. Se le procedure diventano solo legacci e si frappongono al raggiungimento di un risultato equo, non si tratta di garantismo ma di attendismo. Con l’avvertenza che l’obiettivo del sistema dovrebbe essere quello di fare una Giustizia non sommaria, ma almeno sostanziale, e non solo formale.</p><p>2. La <strong>Giustizia Sportiva</strong> imita bene (cioè male) quella ordinaria. Nel senso che è vittima delle stesse contraddizioni, dimenticandosi che il suo obiettivo deve sì essere quello di dare alle parti il miglior giudizio possibile, ma che i ritmi dello sport non permettono di derogare da certe tempistiche. Farlo nascondendosi dietro cavilli e altri trucchetti allontana da quella Giustizia sostanziale di cui sopra.</p><p>3.  Omar Thomas è un lavoratore. Tra l’altro, secondo una curiosa legge dello Stato, un <strong>lavoratore dipendente </strong>inquadrato come moltissimi di quelli che stanno leggendo. Come tale, la sua capacità di produrre reddito e sostentare la famiglia non dovrebbe essere mai pregiudicata se non in presenza di fondati motivi (leggi una condanna). Tenerlo nel limbo così a lungo sulla scorta di antiquate leggi che regolano allo stesso modo le sgambate di amatori e dopolavoristi, è onestamente poco responsabile.</p><p>Al netto di tutte le stranezze del caso (e ce ne sono molte) sarebbe bello per una volta sentire <strong>un’istituzione</strong>, in questo caso sportiva, che si fa carico della situazione, magari anche solo in chiave futura.</p><p>Già, sarebbe bello…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/29/omar-thomas-ingiustizia-sportiva/173973/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una cosa troppo seria per lasciarla ai politici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/cosa-troppo-seria-lasciarla-politici/169322/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/cosa-troppo-seria-lasciarla-politici/169322/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Nov 2011 17:30:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni]]></category> <category><![CDATA[Ennio Flaiano]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Società Civile]]></category> <category><![CDATA[Voto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169322</guid> <description><![CDATA[Mi perdonerete se mi cimento ancora in un campo che non è il mio. Il momento è grave ma non serio, direbbe Ennio Flaiano, ma non è possibile cavarsela con un aforisma. Grave o serio che sia, il momento è di passaggio. Scrivo prima che cominci il dibattito sul rendiconto e quindi prima di sapere quali...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi perdonerete se mi cimento ancora in un campo che non è il mio. Il momento è grave ma non serio, direbbe <a href="http://aforismi.meglio.it/aforisma.htm?id=4103" target="_blank">Ennio Flaiano</a>, ma non è possibile cavarsela con un aforisma.</p><p>Grave o serio che sia, il momento è di passaggio. Scrivo prima che cominci il dibattito sul rendiconto e quindi prima di sapere <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/governo-bilico-oggi-voto-rendiconto-tremonti-lascia-lecofin-rientra-roma/169201/" target="_blank">quali eventuali sviluppi</a></span> ci saranno sul tema che tiene bloccata l’Italia da troppo, troppo tempo.</p><p>Scrivo in qualità di cittadino che vorrebbe condividere con degli altri cittadini le proprie (modestissime) riflessioni. Un cittadino, il sottoscritto, che non vota <strong>da tempo immemorabile</strong>. Convinto (probabilmente a torto) che questa sia l’unica maniera per mandare un messaggio forte a una classe politica che tra corruzione, consociativismo, clientelismo e incompetenza ha portato il paese in quella situazione magistralmente descritta da Flaiano.</p><p>Mi rendo benissimo conto di quali e quante contro-indicazioni abbia il non-voto. E di quali e quante ne abbia quello che sto per sostenere. Che cioè in questo momento, più che mai, dovrebbero essere recuperate quelle condizioni “pre-politiche” che permettono alla Politica di usare la famosa “P” maiuscola. Senza concentrarsi più di tanto sui giochi di Palazzo e sulle “contrapposizioni” partitiche (le virgolette sono ironiche).</p><p>E’ che non ritengo possibile che vizi (e stravizi) della classe politica siano ascrivibili solo alla presenza di cattive persone nelle aule parlamentari. Ma soprattutto, sono convinto che se i nostri <strong>comportamenti di tutti i giorni</strong> fossero diversi, sarebbe molto più difficile commettere e giustificare malefatte che hanno del surreale. Come quelle che incontrovertibilmente vengono giornalmente perpetrate dalla politica.</p><p>E allora provo a buttare giù uno schizzo di piccole attività giornaliere che costringerebbero la classe politica <strong>a fare davvero i conti con la società civile</strong>.</p><ul><li>Non chiedere e non dare raccomandazioni</li><li>Osservare la legge (previa conoscenza ed eventuale critica della stessa)</li><li>Rendersi conto che certi soldi hanno odore, e anche forte</li><li>Costruirsi la propria opinione invece che subirla passivamente</li><li>Ricordarsi i Doveri oltre ai sacrosanti Diritti</li><li>Ascoltare oltre che parlare</li><li>Rifiutare la cultura del sospetto, del tifo, dell’appartenenza e del “così fan tutti”</li></ul><p>Personalmente sono tutt’altro che certo di osservare tutti i giorni questi precetti. E so bene che la patologia della nostra politica, che denuncio con forza, non si sconfigge con un vademecum di comportamento.</p><p>Credo però anche che la rivoluzione dal basso, che auspico, debba partire proprio dalle piccole cose, per poi risalire verso l’alto. Spero ardentemente di poter e voler votare alle prossime elezioni, ovviamente a patto di scegliere i miei rappresentanti, altrimenti non se ne parla nemmeno.</p><p>Un’ultima avvertenza: questa impostazione presta il fianco a varie accuse, dal qualunquismo al “tutto-lo-stessismo”. Il direttore Gomez però ci chiede di raccontare il Paese, e io sono convinto che assieme a chi dissente ci sia una porzione di Italia che <strong>non si riconosce nelle attuali bandiere</strong> ma vorrebbe costruire davvero quella Politica che sogniamo da troppo tempo. Perché, come diceva sempre il geniale Flaiano, la politica è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/cosa-troppo-seria-lasciarla-politici/169322/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> <item><title>Kobe Bryant a Bologna, guerra santa per i tifosi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/kobe-bryant-a-bologna-la-guerra-santa-dei-tifosi/161696/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/kobe-bryant-a-bologna-la-guerra-santa-dei-tifosi/161696/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 Oct 2011 08:04:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Basket]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Claudio Sabatini]]></category> <category><![CDATA[Kobe Bryant]]></category> <category><![CDATA[Nba]]></category> <category><![CDATA[Tifosi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161696</guid> <description><![CDATA[Operazione Bryant, affare Kobe, progetto KB 24. Già le definizioni fanno capire che di tratta di roba grossa, epocale. E in attesa che venga varata una Commissione d’inchiesta sul fenomeno, mi piacerebbe dire alcune cose su una vicenda che immagino terrà banco ancora a lungo, comunque si concluda. Dico subito che, a differenza di quando...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Operazione Bryant</strong>, affare Kobe, progetto KB 24. Già le definizioni fanno capire che di tratta di roba grossa, epocale. E in attesa che venga varata una Commissione d’inchiesta sul fenomeno, mi piacerebbe dire alcune cose su una vicenda che immagino terrà banco ancora a lungo, comunque si concluda.</p><p>Dico subito che, a differenza di quando questa vicenda è iniziata, ritengo che ci siano chance concrete di vedere <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/stop-per-bryant-a-bologna-alcuni-club-della-lega-basket-si-oppongono/161165/" target="_blank">Bryant a Bologna</a></span></strong> nel prossimo week-end. Dovendomi basare per professione su quello che riesco a mettere insieme tra voci, conferme, smentite, deduzioni, conoscenza del background e collegamenti, era difficile ritenere probabile l’arrivo di un 33enne reduce da un’operazione al ginocchio in una squadra italiana che lo contatta su Facebook e pubblicizza i minimi dettagli dell’offerta senza che dalla controparte arrivi segnale alcuno.</p><p>Ora dall’altra parte i segnali sono arrivati, in abbondanza, anche se non manifesti. E da qui, dichiarando la mia genuina sorpresa, bisogna partire. Cercando di spiegarsi perché una cosa oggettivamente improbabile, almeno guardando il contesto, diventi <strong>probabile</strong>. E rimarcando che essere arrivati fin qui è un’impresa straordinaria da parte di chi ha trattato.</p><p>Una prima spiegazione potrebbe essere quella<strong> “sentimentale”</strong>. Kobe in Italia ha passato un periodo che segna, quello della pre-adolescenza. Da noi ha amici e conoscenti, gradisce cibo e costumi, paesaggi e abitudini. Personalmente mi convince zero, ma non ho elementi per scartarla a priori e comunque potrebbe benissimo trattarsi di un movente “secondario”, come quello di ricevere comunque un congruo guiderdone.</p><p>Ma il nocciolo della questione non può che essere collegato alla <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/anche-lnba-piange/144831/" target="_blank">serrata in corso negli Usa</a></span></strong>. Vicenda sulla quale siamo davvero a secco di informazioni credibili perché trattasi di <em>wargame </em>di altissimo livello. Giocato su un tavolo per giocatori di professione cui siedono solo Stern e i proprietari, i giocatori e i loro agenti (convitati di pietra). Noi siamo fuori, e riceviamo feed-back che sono interessati e inaffidabili, oltreché contrastanti tra di loro. Ma per il solo fatto che quella è una partita da (almeno) <strong>800 milioni di dollari</strong> e questa da 3, non c’è dubbio su quale sia quella che viene prima nell’orientare le scelte di agenti e giocatori (occhio ai primi, in subbuglio).</p><p>Mi sembra di sentire i pochissimi che sono arrivati fino a qui chiedersi <em>“Ok, bella filosofia. Ma tu sei <strong>a favore o contro?</strong>”</em>.</p><p>Ecco, io ritengo che porre la questione in simili termini sia sprovvisto di senso alcuno, anzi, sia un po’ da trinariciuti. Personalmente ricordo con emozione quando Chicco Fischetto, compagno di Joe a Reggio Emilia, ci disse che il nostro aveva chance di Nba. O la gara delle schiacciate di Cleveland, l’All Star Game di New York, l’incredibile supplementare di Indianapolis, gli 81, i <em>buzzer beater</em>, la caduta e la risalita, la convivenza col dito rotto (che ritengo una delle prime 5 imprese sportive <em>all time</em>).</p><p>Quindi, se chiedete a me quanto avrei piacere di vedere Kobe Bryant in un cinema vicino a casa la risposta è <em>muchísimo</em>. E, atteso che<em> repetita iuvant</em>, vi esimo dallo spiegarmi che le <strong>ricadute mediatico-pubblicitarie</strong> del suo arrivo sarebbero enormi, perché sono reduce dall&#8217;aver visto via del Corso impazzire per lui. E quando dico “impazzire” vi prego di credermi.</p><p>Quindi sì, il giocatore, l’uomo, il brand e il fenomeno pubblicitario sono fuori scala, di un altro pianeta, ci arrivo anche io. Ma spero sia ugualmente possibile porsi davanti a questa prospettiva in maniera laica, e non para-religiosa. Non sono né a favore né contro, elementarmente. E neppure mi porrei il problema di etichettare il tutto come un bene o un male per il “movimento” (le virgolette sono molto maliziose). E’ <strong>un’operazione di mercato</strong> fatta tra liberi uomini in libero Stato, di cui noi possiamo (e vogliamo) investigare circostanze, ricadute e sviluppi.</p><p>A patto che farlo non comporti l’automatica iscrizione al <strong>partito dei cattivi</strong>, perché altrimenti come le formiche nel mio piccolo mi inc&#8230; un po’. Perché non è peccato farsi delle domande e provare ad analizzare degli scenari. Anzi, è un dovere per chi commenta. Soprattutto quando l’operazione, per la sua onerosità, prende una piega particolare. Pretendendo in sostanza che vengano piegate a sé le esigenze di molti altri componenti la “Lega” (le virgolette sono ultra-maliziose).</p><p>Potrebbe anche valerne la pena in linea teorica, ci mancherebbe. Ma non a priori, bensì solo dopo una solida analisi e per libero convincimento. Non cioè sotto il ricatto morale che bolla gli oppositori come traditori della patria senza riguardo per il marketing e la modernità. Questo si chiama <strong>provincialismo </strong>e<strong> manicheismo</strong>, come minimo, e non voglio tirare in mezzo altre categorie più serie che pure avrebbero diritto di cittadinanza.</p><p>Trovo del tutto normale, e <strong>gradevole</strong>, che una società punti a prendere Bryant. Trovo straordinario che Sabatini sia ancora in gioco in questa partita che, come detto, mi pareva ingiocabile, <em>chapeau</em>. Sempre ricordandosi che per capire cosa stia succedendo dobbiamo soprattutto guardare al <em>lock-out</em>, e non nei termini del  “si accordano-non si accordano”, ultra-riduttivi rispetto alle enormi complessità della vicenda.</p><p>Ma poi arriva anche il momento in cui dobbiamo guardare al nostro interno, e decidere se è lecito fare <strong>pressione sulle altre squadre</strong> della nostra “Lega” perché si rimettano alla volontà della Virtus e facilitino il lieto fine della vicenda. E no, credo non sia lecito farlo.</p><p>E’ giustissimo ricordare e ricordarci che quello è Kobe, con tutto quel che ne consegue. E’ ancor più giusto collaborare con la Virtus nei limiti del buon senso. Non lo è invece far diventare bersaglio delle ire dei tifosi assetati di Kobe chi non si assoggetta alle condizioni richieste dalla Virtus. A meno che l’operazione non sia gestita in toto (rischi e benefici) dalla comunità in quanto tale attraverso i suoi rappresentanti. Se invece a farlo è una squadra, penso lo faccia nel proprio (legittimo !!!) interesse e quindi debba confrontarsi col <strong>mercato </strong>e accettarne gli insindacabili esiti.</p><p>Se, insomma, l’operazione la gestisse la Lega, mi aspetterei che organizzasse un <strong>Kobe-tour separato dal campionato</strong>, in cui l’aspetto agonistico è del tutto secondario. Non ci sarebbero vincoli di alcun tipo, né tecnici, né regolamentari né commerciali, con effetti benefici anche sulla massimizzazione dei profitti (niente posti già venduti in abbonamento, niente contratti con Tv e sponsor già in essere). E prima di venirmi a dire che la cosa perderebbe di appeal, guardatevi le foto di via del Corso, dove in migliaia lo hanno aspettato per ore solo per vederselo passare davanti. L’uomo cui affiderei questo progetto? Solo e soltanto <strong>Claudio Sabatini</strong>, ma col mandato espresso di tutti. Se invece, come è il caso, la forza di perseguire un obiettivo del genere l’ha avuta un singolo, massimo merito a lui.</p><p>Ma questo fattore e l’inserimento del Kobe-tour nel campionato italiano di serie A presenta problemi e questioni. Tanti problemi e tante questioni, di natura variegata assai. Prendiamo a simbolo quella del <strong>calendario</strong>, perché presenta aspetti di valenza generale. Da che mondo è mondo, un criterio indiscutibile della compilazione del calendario è che le prime due e le ultime due giornate di un girone debbano presentare un’alternanza tra gare casalinghe ed esterne per tutte le partecipanti. A volerlo sono esigenze di carattere tecnico e sportivo incontrovertibili, che non ritengo siano sovvertibili per alcun motivo, salvo quello lapalissiano che <em>tutte </em>le altre squadre della “Lega” acconsentano o che lo si faccia per un interesse collettivo superiore.</p><p>Ora, mi pare di capire che la prima condizione non sia occorsa e che non venga ravvisato nella seconda l’interesse della Virtus a garantirsi due incassi immediati (il primo presumo extra-abbonamenti) per finanziare la complessa operazione con un cash-flow iniziale importante. Se le due gare iniziali in casa sono il cosiddetto<em> deal-breaker</em>, cioè la condizione da cui dipende la chiusura del contratto, <strong>non bisogna vivere la faccenda come una guerra santa</strong>, con i buoni che vogliono regalarci l’occasione della vita e i vecchi cattivi miopi che non capiscono la portata del regalo.</p><p>Cercate di sforzarvi, tenete lontano per un attimo i flash del Mamba che entra nel vostro palazzetto e vi delizia, anche se capisco quanto sia difficile. Rimanete laici e lucidi, e capirete che ci sono <strong>motivi seri </strong>per rispondere picche nell’esercizio della libertà di impresa (come ce ne sono ovviamente per dare il semaforo verde allo sconquasso del calendario). Ma ridurre tutto solo a quei flash è assurdo e controproducente. E lo stesso vale per decidere a priori che le prime “X” avversarie della Virtus saranno squadre selezionate in base alla capienza del proprio impianto e non al meccanismo casuale generato dal computer. Ve la metto in termini Nba: ha molto senso mettere Kobe contro Shaq o Kobe contro Lebron a Natale su Abc quando son tutti in casa, ma non ne avrebbe far giocare 8 gare in 8 notti a una squadra (e non alle altre) per pur nobilissimi <strong>motivi commerciali</strong>.</p><p>Miope invece, e molto, è ragionare solo su un aspetto delle vicende e subordinare a questo tutto il resto. Metta Sabatini la sua straordinaria capacità di visionario al servizio dell’operazione Bryant, senza però esigere dagli altri la condivisione obbligata dei rischi e la rinuncia ad oggettivi criteri di regolarità del campionato. Ambedue le strade devono essere percorse per <strong>libera scelta</strong>, non sotto il giogo di una sommaria gogna mediatica.</p><p>E convinca magari tutti a fare più <strong>marketing strategico </strong>e meno marketing operativo, perché non c’è Kobe (che gli Dei del basket lo benedicano) in grado di riparare le paurose crepe strutturali della baracca, che si poggia su fondamenta debolissime. Una baracca che, ironia della sorte, spessissimo deride l’Nba per la sua ricerca di show-business bollandola con l’appellativo ironico di “circo”. Salvo imitarne gli aspetti più superficiali e meno importanti alla prima occasione in cui un evento esogeno e limitato nel tempo, il <em>lock-out</em>, gliene porge la possibilità.</p><p>Aspettando con trepidazione l’esordio di Kobe, continuo a ritenere che <strong>ragionare </strong>sia un diritto/dovere, anche a costo di sbagliare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/kobe-bryant-a-bologna-la-guerra-santa-dei-tifosi/161696/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Cosa c&#8217;è dietro lo &#8220;sciopero&#8221; dei calciatori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/29/quello-dei-calciatori-non-e-uno-sciopero/154102/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/29/quello-dei-calciatori-non-e-uno-sciopero/154102/#comments</comments> <pubDate>Mon, 29 Aug 2011 14:57:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calciatori]]></category> <category><![CDATA[Privato]]></category> <category><![CDATA[Sciopero]]></category> <category><![CDATA[serrata]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154102</guid> <description><![CDATA[Senza voler invadere campi altrui, penso sia impossibile per uno che bazzica nello sport non interessarsi in questi giorni allo “sciopero” dei calciatori. Le virgolette paiono d’obbligo nel momento in cui mancano chiaramente gli elementi costitutivi dello sciopero, che secondo la dottrina è tale quando sussistono sia la  facoltà (costituzionalmente garantita) del lavoratore di non prestare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Senza voler invadere campi altrui, penso sia impossibile per uno che bazzica nello sport non interessarsi in questi giorni allo <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/30/lo-sciopero-dei-calciatori-si-fara-non-e-una-questione-di-soldi-ma-di-diritti/79589/" target="_blank">“sciopero” dei calciatori</a></span></strong>. Le virgolette paiono d’obbligo nel momento in cui mancano chiaramente gli elementi costitutivi dello sciopero, che secondo la <a href="http://www.uil.it/dir_sciopero/sciopero_ue.htm" target="_blank">dottrina</a> è tale quando sussistono sia la  facoltà (costituzionalmente garantita) del lavoratore di non prestare il lavoro che il conseguente venir meno dell’obbligo del datore di corrispondergli la retribuzione.</p><p>Allora non siamo di fronte a uno sciopero, questo è sicuro. E neppure a una <strong>serrata</strong>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/anche-lnba-piange/144831/" target="_blank">come nel caso della Nba</a></span>. Là i proprietari hanno deciso di esercitare un loro diritto (peraltro <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Serrata_(lavoro)" target="_blank">non chiaramente garantito</a></span> alla parte datoriale italiana) per mettere pressione sulla controparte in una trattativa collettiva da cui dipende <em>direttamente</em> il monte salari complessivamente destinato ai giocatori. Tra parentesi: in caso di sciopero o serrata, negli Usa è facile calcolare la trattenuta da esercitare. <a href="http://www.nba.com/.element/mp3/2.0/sect/podcastmp3/PDF/CBA101.pdf" target="_blank">L’accordo collettivo</a> appena scaduto nella Nba, ad esempio, spiega che chi non si presenta a una partita si vede trattenere un centodecimo del proprio salario annuale.</p><p>Se sciopero non è e serrata neppure, siamo di fronte a quello che i giuristi chiamano <strong>“tertium genus”</strong>. Io, sprovvisto delle necessarie competenze e conoscenze, sarei più interessato a trovare la carta di identità di questo sconosciuto che non a prendere aprioristicamente posizione per una delle parti “in causa”. Rimpallarsi i salari miliardari tra i “viziati” che li percepiscono ed i “ricchi scemi” che li pagano è operazione che non credo possa appassionare chicchessia.</p><p>Così come è auspicabile che nessuno creda che la materia del contendere siano davvero i celeberrimi (ma anch’essi poco e male investigati) <a href="http://www.rdes.it/riv3_accordo.pdf" target="_blank"><strong>articoli 4 e 7</strong></a>. Per il rispetto dovuto alla minima intelligenza del pubblico, non vale neppure la pena di sottolineare la totale sproporzione tra l’importanza delle “rivendicazioni” rispetto al quadro generale  e la misura presa (lo “sciopero”).</p><p>E allora <strong>deve esserci qualcos’altro</strong>, senza per questo passare per complottista. Cosa, ripeto, non lo so. Qualcuno dice la volontà delle società di avere altro tempo per cominciare, qualcuno dice problemi di (non tanto) vil denaro. Sia come sia, credo converrebbe discutere di questo e non di propaganda. Magari provando anche a prendere atto che lo sport professionistico è a tutti gli effetti una branca privatistica dell’economia nazionale e <strong>non un bene comune</strong>. Lungi da me ignorare la valenza sociale dello sport, sia praticato che visto, ma mi perdonerete se non ravviso un interesse collettivo (nel senso proprio) in un prodotto che viene liberamente venduto e consumato.</p><p>Forse allora sarebbe il caso di <strong>costruire un sistema </strong>davvero al passo con il nuovo millennio. A trent&#8217;anni dalla famosa (o famigerata ?) legge 91 sarebbe anche ora. Magari senza aspettare la politica ma prendendosi, dall’interno, qualche responsabilità…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/29/quello-dei-calciatori-non-e-uno-sciopero/154102/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>33</slash:comments> </item> <item><title>Il 19 luglio si celebra tutti i giorni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/18/il-19-luglio-si-celebra-tutti-i-giorni/146122/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/18/il-19-luglio-si-celebra-tutti-i-giorni/146122/#comments</comments> <pubDate>Mon, 18 Jul 2011 07:43:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Falcone]]></category> <category><![CDATA[Legalità]]></category> <category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Strage di Capaci]]></category> <category><![CDATA[Strage di via D’Amelio]]></category> <category><![CDATA[Stragi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146122</guid> <description><![CDATA[Tra poche ore arriveranno le 16:58 del 19 luglio. Un appuntamento fisso per chi ha scolpito nella memoria quel 19 luglio, quello del 1992. Tutti quelli che hanno l’età per ricordarselo sanno dove erano quel giorno. E ovviamente anche dov’ erano 57 giorni prima, più o meno alla stessa ora. Chi scrive, il 23 maggio era...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra poche ore arriveranno le 16:58 del <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.google.it/url?sa=t&#038;source=web&#038;cd=5&#038;sqi=2&#038;ved=0CDMQFjAE&#038;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FStrage_di_via_d&#039;Amelio&#038;ei=CuAjTv7vK4btOZi4qfEO&#038;usg=AFQjCNFMwuBgjtkdspnIPUgwwvCDbiyMzw&#038;sig2=8qwLHms5Rxwn9ejTo8pixw" target="_blank">19 luglio</a></span></strong>. Un appuntamento fisso per chi ha scolpito nella memoria <em>quel </em>19 luglio, quello del 1992. Tutti quelli che hanno l’età per ricordarselo sanno dove erano quel giorno. E ovviamente anche dov’ erano 57 giorni prima, più o meno alla stessa ora.</p><p>Chi scrive, il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Capaci" target="_blank"><strong>23 maggio</strong></a></span> era in vacanza in Sardegna con un gruppo di giornalisti di basket. E ricorda, con vergogna, di non ricordare moltissimo. Di aver sentito distrattamente il nome di quel Giudice fatto saltare in aria a Palermo assieme alla moglie, la scorta e un pezzo di autostrada. Senza collegarlo a niente, senza capire che quell’evento avrebbe cambiato le nostre vite. <em>“Sono cose loro, che succedono laggiù”</em>, presumo di aver pensato, prima di rimettermi a fare con scellerata indifferenza quel che stavo facendo.</p><p>Il 19 luglio invece ero in Calabria, a casa con mio padre.</p><p>Ebbi occasione di seguire tutte le dirette da Via d’Amelio, di percepire lo sgomento del nobile <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.antoninocaponnetto.org/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=12&#038;Itemid=12" target="_blank"><strong>Nino Caponnetto</strong></a></span> che con dolcezza prende la mano del giornalista e dice: <em>“E&#8217; finito tutto”</em> (salvo poi dimostrare da subito il contrario e mostrarci la retta via, quella della Resistenza). Di capire, finalmente, che era successo qualcosa di gravissimo. Che anche se non avevo mai sentito fino ad allora il nome di quei due Giudici, loro avevano cercato di fare <strong>qualcosa per me, per noi, per tutti</strong>. Ed erano morti <em>esattamente </em>per questo motivo, ragion per cui disinteressarsene era irresponsabile e cretino (come minimo).</p><p>Da allora ho cercato di recuperare freneticamente il tempo che avevo perduto fino a quel 1992. Leggendo centinaia di <strong>libri </strong>e arrivando a scriverne <a href="http://www.addeditore.it/I-dieci-passi.html" target="_blank">uno</a> assieme a un amico diventato magistrato in quel 1992. Un libro pieno delle straordinarie parole che ci hanno lasciato i due Giudici. Parole di Giustizia e Speranza, di Civiltà e Rigore, di Scienza e Coscienza.</p><p>Ho anche visto tanti <strong>filmati</strong>, cercando di conoscere il più possibile quei due grandi amici, morti come purtroppo tantissimi altri per senso del Dovere, per voglia di non chinare la testa e di non pensare in proprio ma come parte di una società. Che non potrà mai dirsi civile fino a che non avrà scacciato il puzzo del compromesso morale sostituendolo col fresco profumo di libertà.</p><p>Uno di quei filmati l’ho visto recentemente, anche se lo avevo nello zaino da parecchi mesi. E’ il girato integrale dell’<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/18/il-19-luglio-si-celebra-tutti-i-giorni/146122/" target="_blank">intervista al Giudice Borsellin</a></span>o</strong> realizzata il 21 maggio 1992 dalla coppia Calvi-Moscardo di Canal Plus, meritoriamente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/12/17/paolo-borsellino-lintervista-n/12607/" target="_blank">recuperato dal <em>Fatto Quotidiano</em></a></span>.</p><p>Al di là dello straordinario valore giornalistico delle immagini, mi ha colpito tantissimo il lato umano dell’intervistato, soprattutto alla luce della datazione. 48 ore prima che Giovanni Falcone spirasse tra le sue braccia, l’uomo che parla con grande cognizione di causa di temi delicatissimi mostra chiaramente negli occhi il lampo dell’ironia, della voglia di vivere, di una <strong>straordinaria umanità</strong>.</p><p>Quel lampo che l’attentato di Capaci deve aver spento, perché non lo si ritrova nei documenti audiovisivi post 23 maggio. Nel discorso alla Biblioteca Comunale, nella commemorazione per i boy-scout, nell’ultima intervista Tv a Lamberto Sposini, si ritrova la stessa straordinaria intelligenza, il lessico forbito senza essere cattedratico, il coraggio. Ma quel lampo è sostituito da una rabbia sorda mista a <strong>lucida consapevolezza</strong>, di cui è fin troppo facile oggi comprendere le radici.</p><p>Quanto deve essere stato difficile per un Uomo del genere andare incontro alla morte sapendo perfettamente di farlo, di doverlo a ss stesso.</p><p>E quanto dovrebbe essere facile oggi, per noi, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/corone-di-stato-per-una-strage-di-stato/145625/" target="_blank">celebrare tutti i giorni, e non soltanto il 19 luglio</a></span>, quel sacrificio. Ritrovandoci sotto la bandiera della <strong>Legalità</strong>, senza divisioni e pregiudizi, senza settarismi e distinguo.</p><p><strong>Grazie Giudice Paolo.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/18/il-19-luglio-si-celebra-tutti-i-giorni/146122/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Anche l&#8217;Nba piange</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/anche-lnba-piange/144831/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/anche-lnba-piange/144831/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Jul 2011 17:21:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Basket]]></category> <category><![CDATA[Lockout]]></category> <category><![CDATA[Nba]]></category> <category><![CDATA[Nfl]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=144831</guid> <description><![CDATA[Che vi interessi o meno il basket Nba, probabilmente avete sentito parlare di lock-out. La traduzione, “serrata”, non aiuta a inquadrare con facilità la situazione. Proprio come nell’analisi del gioco, abbondano parole inglesi dal significato incerto che vengono spesso mal tradotte e mal contestualizzate. E allora, proviamo assieme a schiarirci le idee. Lock-out. Come detto,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che vi interessi o meno il basket Nba, probabilmente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Basket/Usa/30-06-2011/nba-accordo-non-si-trova-801821238492.shtml" target="_blank">avete sentito parlare di <em>lock-out</em></a></span>. La traduzione, “serrata”, non aiuta a inquadrare con facilità la situazione. Proprio come nell’analisi del gioco, abbondano parole inglesi dal significato incerto che vengono spesso mal tradotte e mal contestualizzate. E allora, proviamo assieme a schiarirci le idee.</p><p><strong><em>Lock-out</em></strong>. Come detto, trattasi di serrata. Quindi <em>non </em>di sciopero, bensì del suo omologo organizzato dai datori di lavoro. Significa che allo scadere del vecchio contratto collettivo, i 30 proprietari delle squadre Nba hanno deciso di “chiudere fuori” dai cancelli i propri giocatori rappresentati dall’Nbpa, l’Assogiocatori locale. La serrata, che da noi a differenza dello sciopero non è garantita dalla Costituzione, altro non è che un’arma di pressione nei confronti della controparte sindacale.<em> “Io non incasso soldi, ma tu neanche: vediamo chi si stanca prima e scende a più miti consigli”</em> è sostanzialmente il messaggio dei proprietari. Che agitano bilanci, contestati dai giocatori, che dimostrerebbero come 22 delle 30 società Nba chiudano l’esercizio in passivo. E che fanno sul serio, al punto da aver istituito una multa di 1 milione di dollari per qualsiasi rappresentante di un club che si macchi di un contatto, fosse anche limitato ad una telefonata o mail, con un proprio giocatore. Una situazione abbastanza paradossale per una Lega in salute che quest’anno ha avuto oltre 21 milioni di spettatori sui campi (sic) ed ha generato introiti per 4 miliardi e 300 milioni di dollari.</p><p><strong><em>Salary cap</em>.</strong> E’ la materia del contendere, e come potete immaginare trattasi di (neppure tanto vil) pecunia. La normativa al riguardo è assai complicata (<a href="http://members.cox.net/lmcoon/salarycap.htm" target="_blank">qui</a> per i più desiderosi di approfondire) ma si può semplificare e dire che con questa espressione si intende il totale degli emolumenti percepiti annualmente dai giocatori. Con il vecchio contratto, questa cifra era rappresentata da una percentuale (il 57 %) degli introiti totali della Lega. I giocatori sarebbero disposti a cedere qualcosa (arrivando attorno al 54 %) pur di non toccare la natura dell’attuale salary cap, che i tecnici definiscono <em>soft</em> e non <em>hard</em>.</p><p><strong><em>Soft &amp; Hard</em>. </strong>In soldoni, è il caso di dirlo, un tetto salariale “morbido” è passibile di sforamenti, mentre quello “duro” non può essere sfondato. Dall’altra parte, invece, si chiede il <em>salary cap</em> inflessibile e la garanzia che il profitto per i proprietari sia garantito (i giocatori controbattono che in qualsiasi settore del business il profitto è frutto delle scelte migliori e non di meccanismi che garantiscono gli investitori). Interessante notare che l’Nfl, la Lega di football americano, adotta il <em>salary cap</em> “hard” ma si trova anch’essa in regime di<em> lock-out </em>a poche settimane dal teorico inizio di stagione. Se non capite come sia possibile che le squadre siano in perdita col tetto salariale posto al 57 % delle entrate, la chiave sta proprio in quel “soft”. Per rimettere sotto contratto i propri giocatori infatti le squadre possono superare il limite imposto. Succede così che nonostante un <em>salary cap</em> da 58 milioni per il 2010-2011 siano ben 10 (un terzo esatto) le franchigie oltre questo plafond, coi Lakers addirittura a quota 91 milioni e passa (<a href="http://hoopshype.com/salaries.htm" target="_blank">qui</a> per ulteriori informazioni).</p><p><strong>Scenari. </strong>Dire adesso cosa succederà è impossibile. La partita di poker che le due parti stanno giocando è a carte rigorosamente coperte, e tutto quello che arriva all’esterno ha il sapore del bluff. La Lega deve comportarsi in maniera corretta, perché il diritto americano costringe chi impone il <em>lock-out</em> a negoziare “in buona fede”, pena l’annullamento coatto da parte di un Giudice della serrata. I giocatori rimangono sulle proprie posizioni e studiano le contromosse, tra cui potrebbe rientrare una migrazione verso altri continenti per mitigare gli effetti della pressione economica (lo straordinario Deron Williams ha firmato un contratto in Turchia). Non correte però troppo con la fantasia pensando di trovare entro qualche mese Kobe Bryant contro Lebron James in un palazzetto a qualche chilometro da voi. In realtà, facile che si arrivi in <em>surplace </em>fino a novembre per poi cominciare la vera trattativa, che si annuncia molto complicata. 13 anni fa l’accordo venne trovato <em>in extremis</em> giocando una stagione regolare accorciata (50 gare invece delle canoniche 82): il bis è possibile, se non probabile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/anche-lnba-piange/144831/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Il dossieraggio da talk show</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/il-dossieraggio-da-talk-show/75572/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/il-dossieraggio-da-talk-show/75572/#comments</comments> <pubDate>Sat, 06 Nov 2010 14:05:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Aldo Grasso]]></category> <category><![CDATA[Giornalisti]]></category> <category><![CDATA[Nba]]></category> <category><![CDATA[Talk Show]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=75572</guid> <description><![CDATA[Durante una recente telecronaca NBA il mio stimabile (e stimato) coequipier Federico Buffa, spinto dalla relativa intensità della partita, ha paragonato quel che stavamo raccontando ai telespettatori al cinema “di genere”. Gli ingredienti di una gara di regular season, ogni squadra ne gioca 82 a stagione, sono spesso (non sempre) standardizzati come quelli di un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Durante una recente telecronaca NBA il mio stimabile (e stimato) <em>coequipier </em><strong>Federico Buffa</strong>, spinto dalla relativa intensità della partita, ha paragonato quel che stavamo raccontando ai telespettatori al cinema “di genere”. Gli ingredienti di una gara di regular season, ogni squadra ne gioca 82 a stagione, sono spesso (non sempre) <strong>standardizzati</strong> come quelli di un panino del fast food: squadre che cercano di gestire la fatica, soluzioni tattiche piuttosto prevedibili ed ultimi 5 minuti in cui finalmente ci si concede un po’ alle voglie di chi guarda, giocando con maggiore ardore agonistico. Non si tratta (solo) di cattiva volontà, è proprio che per giocarne 82 e sopravvivere bisogna fare così. Non parliamone poi se dopo quelle 82 comincia la stagione vera e propria perché ti sei qualificato per i playoff. Il che non significa, naturalmente, che <em>ogni </em>singola gara NBA sia poco intensa o men che mai che lo sia <em>ogni </em>singolo suo momento. E poi anche nelle pellicole manieriste i veri esperti trovano sempre uno stimolo, basta saperlo cercare. Insomma, non solo per lavoro, io il <strong>basket di regular season</strong> lo guardo, e molto volentieri. Senza che questo però mi neghi la possibilità di criticarne i contenuti.</p><p>Arrivati alla quindicesima riga, se siete ancora qui, vi sarete già chiesti più volte perché vi racconti queste cose di cui probabilmente vi importa il giusto. Lo sto facendo inseguendo un altro stimolo, che viene da <strong>Aldo Grasso</strong>. Il critico televisivo del <em>Corriere</em>, che non credo sia un grosso fruitore di NBA, ha paragonato involontariamente in settimana i <strong><em>talk show</em> politici</strong> all’immagine che Buffa ha dato della regular season cestistica. Dice Grasso, se capisco bene ed in estrema sintesi, che ormai queste trasmissioni sono fatte con lo stampino, con personaggi che recitano una parte e rischiano di essere l’imitazione di sé stessi. Posto che ogni definizione sintetica di una partita o di un talk show è fatalmente limitata, credo si possa essere d’accordo con Grasso. Con l’aggravante però, che mentre è chiaro il motivo per cui durante una regular season NBA ti devi gestire, è molto meno chiaro cosa costringa tutti a servire in tavola, o TV che sia, lo stesso piatto, che perde di sapore e credibilità di giorno in giorno.</p><p>All’interno di questo contesto, trovo sempre più sconfortante e ormai francamente insopportabile l’uso di <strong>artifici retorici di retroguardia</strong>. Come l’ <em>argomentum ad hominem</em>, consistente nello smontare il parere dell’avversario non nel merito ma facendo riferimento a suoi passati errori ed omissioni. Ormai ci sono degli specialisti di questa giocata che dall’altra parte dell’Oceano verrebbero immediatamente selezionati per l’<em>All Star Game</em>. Gente capace di distogliere l’attenzione dal fatto in oggetto con un continuo rimando ad altre (asserite) analoghe situazioni del passato. Il dossieraggio da talk show funziona più o meno così:</p><p>INVITATO 1: certo che è uno scandalo che il signor Tal dei Tali abbia commesso ripetutamente atti di  …  (inserite il vostro reato preferito)</p><p>INVITATO 2: ah beh, se adesso dovessimo parlare di tutti i … per cui dovrebbe essere indagato Tal dei tali e/o i suoi parenti, amici, collaterali, colleghi e datori di lavoro, non la finiremmo più</p><p>INVITATO 1:  taci, stolto!|</p><p>INVITATO 2: vergognati, fariseo!</p><p>(segue sovrapposizione di voci tra cui quella del conduttore che prega di non sovrapporre le voci)</p><p>Ora, io che molto oltre le partite NBA non riesco ad andare, fatico un po’ a capire perché l’eventuale errore di un altro giustifichi il mio. “<strong>Mal comune mezzo gaudio</strong>” per quel che ne so era un proverbio (e neppure dei più intelligenti), non certo un principio politico-giudiziario. Se io tengo una condotta reprensibile, il fatto che lo faccia anche chi mi denuncia o il mio avversario non rappresenta esimente o attenuante, anche (soprattutto!) fuori dai tribunali. E mi duole particolarmente vedere che in questo discutibilissimo sport si applicano con lena, oltre ai politici, anche parecchi giornalisti, che dovrebbero obbedire a ben diversi princìpi.</p><p>Insomma, tornando a bomba e chiudendo, prima della discussione sui (rispettabilissimi) contenuti e posizioni, prima dell’analisi dei format e del valore di conduttori e politici, è il senso di inscatolato che stona in questi talk-show. Altro che approfondimento, quello che percepisco è un <strong>continuo tentativo di vincere il piccolo duello personale</strong>, la mini-baruffa del momento, con argomenti spessissimo strumentali e portati da casa in un Bignamino (se non Bagaglino) da rissa verbale che non fa necessariamente onore a chi lo recita. Portando ancora avanti il parallelo col basket, il vero DNA di una squadra non lo vedi da una o cinque partite di regular season ma solo e solamente quando arrivano i playoff ed i duri cominciano a giocare. Peccato che nella stagione politico-televisiva la <em>post season</em> non arrivi mai…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/il-dossieraggio-da-talk-show/75572/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>La Terra dei Cachi e la legalità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/12/71227/71227/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/12/71227/71227/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Oct 2010 14:34:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Legalità]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Marcello Dell’Utri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=71227</guid> <description><![CDATA[Riprendo a scrivere dopo il (relativo) successo decretato da critica e pubblico al post sulle contestazioni al senatore Dell’Utri. Mi piacerebbe chiarire e illustrare il senso ed il merito di quelle parole, non certo per chiedere scusa se non ho parlato di basket ma solo per spiegare meglio. Ma so che non servirebbe, per cui...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo a scrivere dopo il (relativo) successo decretato da critica e pubblico al <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/dellutri-non-sono-daccordo-con-chi-fischia/55278/" target="_blank">post sulle contestazioni al senatore Dell’Utri</a></span></strong>. Mi piacerebbe chiarire e illustrare il senso ed il merito di quelle parole, non certo per chiedere scusa se non ho parlato di basket ma solo per spiegare meglio. Ma so che non servirebbe, per cui è meglio provare a fare un passo avanti.</p><p>Come forse 25 lettori di manzoniana memoria sanno, da qualche settimana è uscito “I Dieci passi”, un libro che ho scritto per ADD Editore assieme a Mario Conte, giudice palermitano, sul tema della legalità. Lo dico per fare pubblicità al volume, immaginando che non sia scandaloso sperare che venga letto dal maggior numero di persone possibile. Lo dico però soprattutto perché troppo spesso ci scordiamo che può e deve esserci una ed una sola legalità.</p><p>Sarebbe bello che la legalità fosse flessibile, che ognuno di noi potesse disegnarsela addosso come un grande sarto, rendendola adatta a stagioni e circostanze. Tipo, più comoda per i buoni e più rigida per i cattivi, più lasca per noi e gli amici e più rigorosa per gli altri e i nemici.</p><p>Ma è ovviamente una mera provocazione, che serve a ricordare che questo è esattamente quello che tutte le (molte) persone di buona volontà stanno combattendo in questo paese. E’ l’insopportabile doppiopesismo esercitato dalla politica, è il motivo per cui il malaffare e la criminalità organizzata sono nel DNA di una <strong>società che vogliamo cambiare</strong>. E’ quello che non <em>ci </em>piace.</p><p>Di legalità invece ce n’è una e soltanto una, piaccia o meno. “<strong>La fatica della legalità</strong>” è una delle due espressioni, solo apparentemente in antitesi, che mi hanno folgorato leggendole. Sono parole di Silvio Novembre, il maresciallo della Finanza che ha condiviso con l’eroe borghese <strong>Giorgio Ambrosoli</strong> i tormenti della liquidazione della Banca Privata. Ambrosoli e Novembre, due grandi uomini di Stato che non avevano portafogli ministeriali o credenziali diplomatiche. Che avrebbero avuto tutti i motivi per lasciar perdere, per limitarsi a fare il proprio spicchio di lavoro, lasciando strada libera a Sindona ed alla politica putrefatta che chiedeva di caricare sulle spalle dei contribuenti il peso delle spregiudicate operazioni del finanziere siciliano. Ambrosoli e Novembre, lasciati soli da tutti noi, consigliati da amici ed amici degli amici (che speculavano anche sulla malattia della moglie del finanziere) a non dannarsi, a voltarsi un attimo dall’altra parte in cambio di una luminosa carriera, di più soldi e tranquillità, di poter continuare a vivere.</p><p>Si fa fatica a resistere a lusinghe e minacce, come Giorgio Ambrosoli. Si fa fatica a morire scientemente, come <strong>Paolo Borsellino</strong>, per uno Stato che sai bene essere rappresentato da uomini degni ma anche da indegni figuri, di cui conosci per filo e per segno le malefatte.</p><p>Ma la coerenza ha un prezzo. E coltivarla, per quanto faticoso, può dare il “gusto della legalità”, la seconda folgorante espressione. Coniata questa da Alberto Nobili, sostituto della DDA di Milano, uno che combatte la ‘ndrangheta per davvero e sa come sotto le guglie del Duomo ‘ndrine e locali facciano il bello e il cattivo tempo tra l’indifferenza di troppi.</p><p>La legalità faticosa ma gustosa, come unico antidoto alla <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=kgpxvjw0-Nk" target="_blank">Terra dei Cachi</a></strong></span> magistralmente descritta da Stefano Belisari, in arte Elio, e dalle sue Storie Tese.</p><p>Laddove “legalità” non è un concetto astratto e flessibile, anche se va interpretato con intelligenza, senza rigidità e strumentalizzazioni. E’ semplicemente rispetto rigoroso delle leggi scritte. Sic et simpliciter.</p><p>Quando conviene e quando limita, quando è piacevole e quando è faticoso. Anche, purtroppo, quando le norme sono scritte da persone con cui è difficile essere in sintonia.</p><p>Perché una cosa è criticare quelle regole, anche con forza e decisione. Altra cosa è non rispettarle, fermo restando il valore della disobbedienza civile. E allora, tornando al vituperato post, prima di tornare a coprirmi di contumelie permettetemi qualche osservazione.</p><p>La prima è che trovo faticosissimo argomentare a difesa della libertà di parola di un <strong>condannato in secondo grado per mafia</strong>, specie quando il condannato in questione continua a sedere sui banchi del Senato. Ma lo trovo ugualmente necessario per marcare ulteriormente le differenze con lui, e lo faccio con gusto. Sempre ricordandomi che aspetto le motivazioni della sentenza di Appello e la Cassazione, e che anche prima di queste posso comunque dare un giudizio politico, altamente negativo, sulla persona e sulla vicenda.</p><p>La seconda è che posso ben capire le diverse posizioni, soprattutto quelle di chi ritiene preminente gridare con forza, come me, che Mangano non è un eroe, che la mafia esiste e che in presenza di un ragionevole dubbio, corroborato da due sentenze in nome del popolo italiano, non si resta seduti sugli scranni senatoriali, meno che mai ammettendo che lo si fa per proteggersi. Ma pur capendo bene queste posizioni, la legalità come sopra intesa rimane a mio avviso l’interesse superiore e preminente. E si applica a sé stessi e agli altri senza sconti e senza distinguo.</p><p>Last but not least: chi non è d’accordo fa bene a dirlo, e urlarlo se ritiene. Forse va meno bene però presumere che si debba conseguire una <strong>patente per fare antimafia</strong> o ci si debba occupare professionalmente di legalità per poterne argomentare. Confutate le opinioni a volontà, ma non sulla base del fatto che chi le esprime faccia il giornalista sportivo, il fruttivendolo o il pilota di aerei. Anche questa è legalità, rispettare il diritto degli altri di esprimere opinioni che non <em>ci</em> piacciono.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/12/71227/71227/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>Dell&#8217;Utri, non sono d&#8217;accordo con chi fischia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/dellutri-non-sono-daccordo-con-chi-fischia/55278/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/dellutri-non-sono-daccordo-con-chi-fischia/55278/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 08:11:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Como]]></category> <category><![CDATA[Fischi]]></category> <category><![CDATA[Marcello]]></category> <category><![CDATA[Marcello Dell’Utri]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=55278</guid> <description><![CDATA[Mi permetto un post da dilettante, nel senso che non ho titoli per prendere posizione su quanto avvenuto a Como in occasione del tentato intervento di Marcello Dell’Utri se non quelli del semplice cittadino. Un cittadino molto interessato al tema dei rapporti tra mafia e società, politica inclusa. Che si indigna per la presenza ancora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto un post da dilettante, nel senso che non ho titoli per prendere posizione su quanto avvenuto a Como in occasione del tentato intervento di Marcello Dell’Utri se non quelli del semplice cittadino. Un cittadino molto interessato al tema dei rapporti tra mafia e società, politica inclusa. Che si indigna per la presenza ancora così forte di quella che con involontario (e macabro umorismo) un sindaco della Palermo d’antan chiamava <em>la malefica Tabe. </em>Così vicino e sensibile a questi temi, da collaborare a scrivere un libro sull’argomento, che uscirà a fine settembre. Il tutto solo per dire che partendo da presupposti che sono vicinissimi a quelli dei contestatori, quello che hanno fatto a Como non mi trova d’accordo neppure minimamente. In primis perché la gara a chi urla più forte non mi ha mai appassionato, ma questo è solo un fatto di sensibilità.</p><p>Il problema è che, da quello che si può capire, l’intervento dei manifestanti parrebbe aver sostanzialmente impedito al senatore di tenere il suo intervento. Se così è, ribadisco il mio disaccordo. Una censura esercitata in questi modi non è auspicabile. Mi batto, se è del caso anche contestando pesantemente, per un mondo in cui sia disprezzata una persona che abbia eventualmente fatto quello per cui Dell’Utri è stato condannato nei primi due gradi di giudizio. Non solo non vorrei che questa eventuale persona facesse il senatore, vorrei anche che il suo cattivo esempio, ove fosse dimostrato tale, fosse conosciuto da tutti a futura memoria. Tutti dovremmo leggere le 815 pagine della sentenza di primo grado, per informarci e sapere. Tutti dovremmo aspettare con ansia le motivazioni dell’Appello, per renderci ben conto della verità giudiziaria accertata (ormai i fatti sono questi, la Cassazione non cambierà la sostanza ma eventualmente le forme). E tutti, secondo l’insegnamento di Paolo Borsellino, dovremmo andare oltre la sfera giudiziaria, perché anche fatti eventualmente senza rilevanza penale, e per ora non è il caso, possono essere gravissime lesioni dei diritti dei cittadini. Fin qui siamo d’accordo, d’accordissimo. Ripetiamolo con tutta la forza del caso, striscioni, cortei, contestazioni, ci mancherebbe. Non però perdendo la bussola della legalità, in senso lato.</p><p>Certo i contestatori non hanno commesso un reato, ma hanno violato un senso di fair play civico che voglio rispettare ancora di più con chi ritengo degno del disprezzo. Nel nome della Costituzione, che garantisce l’articolo 21 a tutti, e del principio che parlare in un luogo pubblico è un diritto. Che voglio garantire <em>soprattutto </em>a condannati e pregiudicati, per rispetto non loro ma di un valore irrinunciabile. La libertà di espressione può essere limitata dalla legge e dai suoi tutori e solo in casi eccezionali, senza eccezioni e deroghe. Sarebbe bastato far terminare l’intervento e poi contestare, per esempio. Significa che allora, se verranno confermati dalla Cassazione, i reati di Dell’Utri sono meno gravi? Ma neanche per sogno. E se qualcuno prova a fare un gioco di prestigio del genere, saremo pronti a respingere la tesi con la forza delle argomentazioni. Ma “sventare” un intervento ad un convegno non aiuta quelle argomentazioni ed è pure sbagliato.</p><p>Anzi, viceversa, perché metto nettamente in secondo piano la considerazione che per vincere la guerra che vogliamo vincere questa è una mossa perdente, un classico autogol dell&#8217;antimafia. Sono pronto ad essere lapidato, non ho sicurezze e ricette, vi ho detto che sono un dilettante. Liquidate tutto come una difesa di Dell’Utri se vi tranquillizza, ma ho paura che sia semplicistico.</p><p>Sono emotivamente vicino a quelle persone che agitavano un’agenda rossa a Como, ne ho una con me tutti i giorni, per non dimenticare. Ma un principio è un principio, come ci ha insegnato proprio chi per dei principi ha sacrificato il bene più prezioso, la vita. Non facciamo scendere la pressione, neppure di un’atmosfera. Utilizziamo semplicemente altri strumenti per esercitarla: è più giusto e ci conviene anche.</p><p>P.S.: mi piacerebbe che i commenti su questa vicenda fossero ispirati al rispetto di tutte le opinioni, comprese la mia, quella dei contestatori, dei commentatori e di Dell’Utri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/dellutri-non-sono-daccordo-con-chi-fischia/55278/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>693</slash:comments> </item> <item><title>Nello sport l&#8217;illegalità non è fuorigioco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/25/nello-sport-lillegalita-non-e-fuorigioco/52828/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/25/nello-sport-lillegalita-non-e-fuorigioco/52828/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Aug 2010 08:14:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=52828</guid> <description><![CDATA[Gianvito Plasmati è ancora, contrattualmente, un giocatore del Calcio Catania. L&#8217;attaccante aveva presentato istanza, chiedendo lo svincolo al 30 giugno 2010, ritenendo di non aver mai firmato il rinnovo di un anno con il club etneo. Ma la Commissione Tesseramenti della Figc lo ha respinto dando ragione alla società rossoazzurra, difesa dagli avvocati Eduardo Chiacchio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Gianvito Plasmati è ancora, contrattualmente, un giocatore del Calcio Catania. L&#8217;attaccante aveva presentato istanza, chiedendo lo svincolo al 30 giugno 2010, ritenendo di non aver mai firmato il rinnovo di un anno con il club etneo. Ma la Commissione Tesseramenti della Figc lo ha respinto dando ragione alla società rossoazzurra, difesa dagli avvocati Eduardo Chiacchio e Michele Cozzone. La sentenza della Corte di Giustizia Federale, prevista per il 30 agosto, potrebbe essere determinante per il Catania e per futuro del giocatore.</em></p><p>La notizia che leggete è apparsa qua e là nella calda estate di Balotelli e Ibrahimovic, a partire da inizio luglio. A un addetto ai lavori di cose cestistiche come il sottoscritto, ha ricordato un’altra vicenda di un’estate passata.</p><p><em>La Commissione Giu­dicante della Fip ha emesso ieri la sentenza sul caso-Sca­fati (accusata di aver depositato il contratto di Ruben Wolkowyski con cifre inferiori a quelle pattuite), iniben­do per tre anni il dirigente Marco Conte, e infliggendo al club campano 7 punti di penalizzazione (per responsabi­lità oggettiva in atti di frode sportiva), da detrarre però al­la scorsa annata di Serie A.</em></p><p>La notizia calcistica è relativa all’agosto 2010, quella cestistica allo stesso mese del 2008.</p><p>Ovviamente non sono in grado di entrare nel merito delle due vicende. Non so cioè se le firme contestate siano autentiche o meno e se davvero siano stati manipolati dei contratti. Meglio, so che sono stati manipolati ma non so, e non mi interessa, stabilire da chi.</p><p>Credo di sapere però che si tratti di questioni serie, tanto che se ne occupa perfino il Codice Penale alle voci “falso materiale”e “firma apocrifa”.</p><p>E tornando al caso Plasmati, che ci sia qualcosa di particolarmente grosso è del tutto pacifico, anche a mero livello logico.</p><p>O la firma del giocatore è falsa infatti, ed il Catania in questo caso si sarebbe macchiato di un reato di enorme gravità apponendola in maniera fraudolenta.</p><p>Oppure è autentica, ed in questo caso sarebbe stato il giocatore a commettere una violazione di identica, elevatissima gravità.</p><p>Ma l’aspetto interessante della vicenda, a mio avviso, non è legato all’accertamento delle responsabilità (sempre che sia possibile farlo).</p><p>Il punto è che manca nello sport (e non solo …) una forma di evoluzione del controllo di legalità. Una sua capacità, oltre che di educare e reprimere, anche di levare armi all’illegalità diffusa.</p><p>La letteratura specialistica è concorde nel segnalare il vantaggio quasi sempre incolmabile che il doping mantiene nei confronti dell’anti-doping, e in molti casi sembra che la storia si ripeta.</p><p>Come testè ricordato, falsificare un contratto o contestarne falsamente la contraffazione è gravissimo. Nel momento in cui avviene qualcosa di così macroscopico, si deve prendere atto di un degrado preoccupante, da combattere sul piano culturale e normativo con forza.</p><p>Mi permetto anche di aggiungere che sul primo versante noi operatori dell’informazione potremmo e dovremmo fare qualcosina di più. Prova ne sia che, rispettando massimamente le legittime scelte editoriali, non sono stati proprio versati fiumi di inchiostro sul caso di specie.</p><p>Ma non ci dovrebbe fermare qui.</p><p>Il caso di Scafati nel 2008 sembrava già suggerire ampiamente di mettere mano alla materia. E le ampollose e confuse pratiche che portano troppo spesso una sola delle due parti al deposito presso Federazioni o Leghe di un contratto, non paiono giocare a favore della trasparenza (eufemismo).</p><p>Eppure la faccenda parrebbe ampiamente risolvibile con elementari misure procedurali. Impedendo cioè alla fonte il verificarsi di deprecabili casi del genere.</p><p>Tramite la doppia firma autentica di un notaio per esempio. Oppure con un deposito autorizzato solo alla presenza della controparte, con riconoscimento incrociato e contemporaneo quindi delle rispettive firme davanti ad un terzo garante.</p><p>Dico due cose davvero di primissimo acchito, che vanno nella direzione di una giustizia di sostanza e preventiva. Che prenda a cuore persone e parti rispettandole con la celerità e l’attenzione. Che abbia nel mirino la regolarità di quello che succede, un valore più alto degli interessi singoli.</p><p>Invece il sospetto, o qualcosina di più, è che nello sport (e non solo …) si pratichi un diritto in cui trionfano forma e valutazioni ex-post.</p><p>Così facendo si lasciano, più o meno dolosamente, zone grigie e sacche di incertezza. Facili da riempire per chi ha cattive intenzioni, con enorme danno per la collettività. Che si chiami campionato di calcio o basket oppure, in senso più lato, <em>società</em>.</p><p>Un bel paradosso per un paese che conta su sessantasseimila leggi&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/25/nello-sport-lillegalita-non-e-fuorigioco/52828/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>Moviola sì o no? Diamoci una mossa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/27/moviola-si-o-no-diamoci-una-mossa/44819/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/27/moviola-si-o-no-diamoci-una-mossa/44819/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Jul 2010 18:30:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Basket]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[Moviola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=44819</guid> <description><![CDATA[La decisione della RAI di “abolire” la “moviola” (sulle virgolette torneremo tra poco) ha trovato un posto di rilievo nel dibattito mediatico. Come in molte altre situazioni, e ne abbiamo già parlato in questa sede, lo sport è fedele specchio di quello che succede nella società in cui è inscritto. Ragion per cui sono parecchie...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La decisione della RAI di “abolire” la “moviola” (sulle virgolette torneremo tra poco) ha trovato un posto di rilievo nel dibattito mediatico.</p><p>Come in molte altre situazioni, e ne abbiamo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/22/lintransigenza-e-il-basket/42927/">già</a></span> parlato in questa sede, lo sport è fedele specchio di quello che succede nella società in cui è inscritto.</p><p>Ragion per cui sono parecchie le sfaccettature della vicenda che si prestano a considerazioni.</p><p>Ho usato poc’anzi le virgolette perché non di abolizione vera e propria si tratta (ma di drastica riduzione) e perché il termine “moviola” non andrebbe utilizzato in questo contesto.</p><p>Dicesi infatti “moviola” quel meraviglioso strumento utilizzato per lavorare (fare editing direbbero quelli che parlano bene) in pellicola. Sono quindi film e documentari, e non certo la TV del nuovo millennio, i naturali territori di utilizzo di questo nobile macchinario.</p><p>Già il fatto che si adoperi un termine degli anni ’70, quando effettivamente la TV di stato girava in pellicola ed era quindi davvero una moviola quella che veniva utilizzata per mostrare le immagini dei casi controversi, è piuttosto indicativo dei relativi passi avanti che sono stati fatti in quasi mezzo secolo.</p><p>Siamo ancora tutti con la testa a Lo Bello e Bettega, forse è il caso di darsi una mossa, nel frattempo l’editing video si fa coi computer, che a quell’epoca c’erano solo alla NASA. Ma non divaghiamo troppo e rimaniamo al punto da cui siamo partiti. Per quei pochissimi che non fossero stati raggiunti dalle polemiche, il direttore di RAI Sport Eugenio De Paoli ha dichiarato di aver fatto proprio un suggerimento del compianto Beniamino Placido, che non vedeva di buon occhio le infinite discussioni sui singoli episodi.</p><p>Dalla stagione entrante quindi, sui canali RAI, ci sarà solo una selezione di episodi (tre mi pare di aver letto) che verranno illustrati da un tecnico nel proprio merito regolamentare. Lasciando lo spazio della discussioni, ieri appannaggio di forsennati dibattiti tra tuttologi, a temi più squisitamente calcistici (non sia mai che scappi qualche parola sugli altri sport, per l’amor di Dio, che la <em>gente </em>vuole il pallone !!!).</p><p>Dal momento in cui questa decisione è stata resa pubblica, sull’argomento si sono espressi sportivi, non sportivi, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/sport/10_luglio_26/moviola-de-paoli-cassazione-calcio-tv_965c84dc-98aa-11df-a51e-00144f02aabe.shtml">il CDR di RAI Sport</a></span>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/politica/10_luglio_27/cicchitto-moviola-pdl-contro-rai_4f0bda08-996b-11df-882f-00144f02aabe.shtml">l’onorevole Cicchitto</a></span> e molti altri. Tutti per approvare o disapprovare (soprattutto la seconda a naso) la predetta (non) abolizione della (non) moviola.</p><p>Invece io vorrei, se possibile, non ingrossare le fila di chi dice la sua nel merito della decisione, senza per questo rinunciare a parlare dell’argomento.</p><p>Per almeno due motivi che ritengo buonissimi.</p><p>Il primo è di elementare opportunità, visto che lavoro per un’azienda concorrente e mi par assai più elegante lasciare a chi di competenza le valutazioni del caso.</p><p>Il secondo, più importante e significativo, è che ritengo che l’<em>obbligatorietà</em> di schierarsi all’interno di una dicotomia uno dei mali principali del microcosmo sport e del macrocosmo società.</p><p>Nello sport, ad esempio, il corollario di questo atteggiamento è addossare automaticamente a chiunque una patente di “tifo” per qualcuno.</p><p>Se non fate il giornalista sportivo e ne avete mai incontrato uno, sono quasi sicuro che una delle prime due domande che gli avete fatto sia stata “per chi tifi ?”.</p><p>A me è capitato di sentirmelo chiedere giusto un paio di fantastiliardi di volte.</p><p>Ed ogni volta, prima mi viene la tentazione di alterarmi per la presunzione (in senso tecnico) dell’interlocutore.</p><p>Salvo poi cercare pazientemente, ed invano, di illustrargli i motivi per cui si può anche decidere scientemente di <em>non </em>tifare, specie se per ventura fai un lavoro come il mio.</p><p>E’ che, nella mia stupidità, ritengo ancora che non dovrebbe essere normale, ma semmai eccezionale, assumere che un giornalista faccia il tifo.</p><p>Sub-corollario altrettanto automatico e ben più serio a quanto sopra, è che è ancor più comune pensare che quell’eventuale tifo rappresenti l’unica bussola in mano a chi fa informazione per orientarsi.</p><p>Come potete ben immaginare, la trasposizione dallo sport alla vita di tutti i giorni è facile. Mentre è molto molto più difficile cercare di ribellarsi a questa logica.</p><p>Avvertenza per chi prova a farlo: mettete in preventivo una vasta gamma di sorrisetti tra il commiseratorio-ammiccante-complice di interlocutori che, se educati, faran finta di credere a quanto enunciate solennemente, e cioè che non è obbligatorio tifare e che anche facendolo si può comunque avere un’ideale superiore (in questo caso l’etica professionale).</p><p>I professionisti del sorriso, mentre parlate, stanno infatti pensando “che tanto questo dice così solo perché è … (sostituite quel che preferite ai puntini sospensivi, siamo tutti incasellati) e non vuole ammetterlo”.</p><p>Riassumiamo a che punto siamo arrivati.</p><p>Innanzitutto, o di qui o di là. O con la moviola come era prima o con quella prossima ventura. O per la Juve o per il Toro. O con Tizio o contro di lui. Senza scampo. Nello sport, in “politica” (virgolette queste da non spiegare), ovunque. Non c’è tempo per spiegare, capire, approfondire, argomentare. La <em>gente</em>, oltre al pallone, vuole i sondaggi, poche cose ma chiare.</p><p>E comunque, sia ben chiaro che qualsiasi cosa detta o fatta nasce da un’appartenenza ad una di queste “fazioni forzate”.</p><p>Se dite il contrario, è solo per paludare la vostra militanza o per fare gli originali. E da qualche parte magari c’è anche qualche bel dossier che dimostra “inoppugnabilmente” il contrario.</p><p>Ultima considerazione prima di finire il giro con un parere sull’uso dei mezzi televisivi nello sport.</p><p>E’ chiaro che non mi beo nella pia illusione di essere una creatura obiettiva, immune dal “tifo” e dai suoi derivati.</p><p>Già sono predisposto dalla mia umile condizione umana a fare figli e figliastri. Figurarsi poi nel clima culturale che ho provato a descrivere.</p><p>Sì, sono più volte incorso nel vizio di prendere una dannata posizione pre-giudizievole. Per superficialità, limitatezza, piccolo tornaconto, cattiva abitudine.</p><p>Il che non autorizza gli altri a farlo. E neppure a demolire <em>tutte </em>le mie posizioni (o meglio quelle del Mister X con le stesse caratteristiche).</p><p>Altrimenti finisce che nessuno è mafioso perché lo siamo un po’ tutti, che nessuno ruba perché rubano un po’ tutti. O se preferite, che nessuno può segnalare che un affiliato a Cosa Nostra o un corruttore abituale sono dei criminali.</p><p>Finalino (finalmente !) sulla “moviola”.</p><p>Per quel che è la mia esperienza, il campo dell’analisi giornalistica di quanto avviene nello sport non ha nulla a che fare con l’utilizzo della tecnologia per assistere l’arbitro. Se volete la battuta non è l’unica cosa su cui mi trovo in disaccordo con l’onorevole Cicchitto. Se invece volete una considerazione seria, questo non significa che ogni volta che parla Cicchitto, o uno con posizioni eventualmente lontane dalle mie, debba disapprovare, fischiare o negargli il diritto di esprimersi. Sto a sentire quel che ha da dire, dico la mia e così la prossima volta. Ma eravamo rimasti alla tecnologia.</p><p>Uno scudetto del basket, nel 2005, è stato assegnato alla Fortitudo dopo che i direttori di gara hanno avuto la possibilità, tramite un sistema di “instant replay” posizionato a bordo campo, di constatare che il canestro decisivo era arrivato qualche centesimo (4-5) <em>prima</em> della sirena di fine gara e non <em>dopo</em>.</p><p>Siccome occhio ed orecchio umano non percepiscono uno spazio di 4-5 centesimi di secondo, in quel caso usare la tecnologia è mero uso dell’intelligenza, nell’interesse dell’equità del risultato e della bontà del prodotto che si vende.</p><p>Se invece parliamo di utilizzare replay e altri strumenti per vedere “se l’arbitro ha fatto giusto”, siamo in un campo diverso.</p><p>Intanto siamo in un campo di rara scivolosità, perché la realtà tecnica è molto complessa e non di rado sono molte le interpretazioni possibili, già che la lettera del regolamento da sola non ricomprende tutte le sfumature dell’Universo.</p><p>Poi, un buon arbitro è quello che durante la partita riduce i propri errori. Perché quello che li azzera non è ancora nato e non nascerà.</p><p>Vado oltre, un buon arbitro è quello che meglio e più degli altri <em>accetta </em>gli errori congeniti nella sua attività, usandoli come stimolo per farne sempre di meno.</p><p>Quindi, quel buon arbitro, non solo gradirà l’uso delle immagini per mostrare i casi controversi ma lo <em>pretenderà</em>.</p><p>A patto ovviamente che chi commenta abbia un accettabile grado di competenza e buona fede, non voglia dimostrare una tesi precostituita e sappia scegliere bene le parole con cui illustrare i concetti.</p><p>Saranno semmai gli arbitri poco preparati e poco onesti intellettualmente a cercare di coprire i propri errori e a scagliarsi in maniera strumentale contro l’occhio televisivo. Così come saranno i commentatori interessati e impreparati a prendere delle posizioni estremistiche e fare caciara, senza che questo significhi che questa degenere declinazione della “moviola” sia l’unica possibile.</p><p>Ora col vostro programma di videoscrittura provate a fare, nel periodo precedente, un’azione di <em>Trova</em> “arbitro” e <em>Sostituisci </em>con “Magistrato/Politico/Persona Giudicata dai Media in quanto il suo agire ha un impatto sulla Cosa Pubblica”.</p><p>Con un po’ di onestà intellettuale, qualche veste strappata in meno ed un po’ di pazienza nell’argomentare (cioè senza voler trinciare un giudizio pro/contro in 5 secondi), forse potremmo fare dei passi avanti. Tutti ed in tutti i campi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/27/moviola-si-o-no-diamoci-una-mossa/44819/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;intransigenza e il basket</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/22/lintransigenza-e-il-basket/42927/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/22/lintransigenza-e-il-basket/42927/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:53:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Flavio Tranquillo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Basket]]></category> <category><![CDATA[Libri]]></category> <category><![CDATA[peter]]></category> <category><![CDATA[Peter Gomez]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=42927</guid> <description><![CDATA[Mi ha molto divertito qualche tempo fa sentire uno che credo c’entri qualcosa con questo sito, tale Peter Gomez, chiudere un’intervista su (l&#8217;ottima) Current TV circa la questione-intercettazioni con queste parole. “Alla fine, se non sarà più possibile fare questo mestiere come lo intendo io, vuol dire che scriverò di pallacanestro. Tanto è il mio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha molto divertito qualche tempo fa sentire uno che credo c’entri qualcosa con questo sito, tale <strong>Peter Gomez</strong>, chiudere un’intervista su (l&#8217;ottima) Current TV circa la questione-intercettazioni con queste parole. <strong>“Alla fine, se non sarà più possibile fare questo mestiere come lo intendo io, vuol dire che scriverò di pallacanestro. Tanto è il mio sogno da una vita …”.</strong> Posto che l’eventuale passaggio del DDL 1611 condizionerebbe un po’ meno la mia attività professionale rispetto a quella di Peter, posso dire la stessa cosa a ruoli invertiti. Io, che di basket ho la fortuna di parlare per mestiere, da “quegli altri discorsi” sono molto attratto, ahivoi. Al punto che ho anche pensato di farci un libro, che uscirà il prossimo settembre (se ne riparla presto). Non spaventatevi però: il basket e lo sport mi piacciono ancora moltissimo, e non penso di abbandonarli a breve. A meno che non sia per lasciare il mio posto al responsabile del sito…</p><p>Scherzi a parte, sono abbastanza sicuro che ci sia modo di saldare i discorsi che si fanno in questa sede e quelli più banalmente sportivi. Quello che succede in campo, in palestra e allo stadio è un microcosmo di quel che succede fuori, non potrebbe essere altrimenti. Penso alla disinvoltura, con buona pace di <strong>Nanni Moretti</strong>, con cui si usano le parole, dimenticando la loro importanza. Se sento definire il basket, splendida metafora della vita giocata su 28 metri di parquet, come “sport minore” tendo, come dire, a incazzarmi un po’. Se sento argomentare che “sono i soldi che rovinano lo sport”, mi adiro ancor di più, perché pensare che una posta in palio maggiore possa giustificare la corruzione e l’assenza di etica è a dir poco barbaro (e se vi ricorda qualcosa siamo almeno in due). Figuriamoci poi se lo spazio dedicato allo sport viene letteralmente depredato da gossip, menu, listini di auto sportive e dissertazioni sul look perché “fa audience”.</p><p>In questi casi mi viene sempre in mente quell’ <strong>“Io non ci sto” di Oscar Luigi Scalfaro</strong>. Ed anche una definizione di <strong>Paolo Borsellino</strong> data dal suo discepolo <strong>Antonio Ingroia</strong>. “Di lui”- ha detto il PM palermitano- “colpiva la grande intransigenza etico-morale”. Visto che il 19 luglio è ancora fresco, al pari del teatrino che la para-politica ha inscenato in quella Via D’Amelio che meriterebbe invece silenzio e rispetto, credo che recuperare almeno un po’ di quell’intransigenza farebbe bene a tutti noi. E non solo sotto canestro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/22/lintransigenza-e-il-basket/42927/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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