<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Francesco Spinazzola</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fspinazzola/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Tue, 21 May 2013 07:00:08 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il virus Guanarito e il caso della provetta scomparsa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/27/virus-guanarito-e-caso-della-provetta-scomparsa/543650/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/27/virus-guanarito-e-caso-della-provetta-scomparsa/543650/#comments</comments> <pubDate>Wed, 27 Mar 2013 09:45:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Laboratori]]></category> <category><![CDATA[Sicurezza]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category> <category><![CDATA[Virus]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=543650</guid> <description><![CDATA[Il virus Guanarito non è molto conosciuto. Non solo presso il pubblico dei lettori medi di quotidiani, penso che anche molti cultori della materia lo ignorano, e farebbero fatica a dimostrare una conoscenza in merito. Questo virus fa parte di un genere, gli Arenavirus, che da luogo a forme che clinicamente si manifestano con emorragie...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il virus Guanarito non è molto conosciuto</strong>. Non solo presso il pubblico dei lettori medi di quotidiani, penso che anche molti cultori della materia lo ignorano, e farebbero fatica a dimostrare una conoscenza in merito.</p><p>Questo virus fa parte di un genere, gli <strong>Arenavirus</strong>, che da luogo a forme che clinicamente si manifestano con emorragie sistemiche, che cioè si possono verificare in diversi organi ed apparati con conseguenze tanto gravi, che possono uccidere i malcapitati che si infettano. Appartengono allo stesso genere il virus Junin, il virus Lassa, Il Lujo, il Machupo, il Sabia ed il Whitewater Arroyo virus. Questi sono tutti virus che condividono la stessa caratteristica clinica di provocare<strong> emorragie sistemiche</strong>, di poter essere letali, e  di essere trasmessi da roditori, che fungono da reservoir del virus. In pratica ciascun virus riconosce una particolare specie di roditore, che funge da serbatoio e che nella maggior parte dei casi insiste in una particolare area geografica, delimitando in tale maniera il territorio in cui può capitare quella precisa malattia.</p><p>Nel caso del Guanarito, che provoca la febbre emorragica venezuelana, il roditore che rappresenta il serbatoio della malattia è lo short-tailed cane mouse, che si trova nella parte occidentale del paese e predilige l’ambiente costituito dai campi anche coltivati dove cresce erba alta in abbondanza. Questo virus è stato protagonista di un episodio abbastanza spiacevole, per non dire preoccupante, di cui la stampa americana ha dato molto recentemente notizia. <strong>Una provetta contenente materiale relativo al virus Guanarito è scomparsa dal Laboratorio di Alta Sicurezza di livello BSL4</strong>, il massimo, dell’Università del Texas a Galveston.</p><p>Il livello di contenimento del virus HIV ad esempio è inferiore: BSL3. Un’ispezione condotta come di routine in questo laboratorio il 20 e 21 di questo mese ha messo in luce questa mancanza. I responsabili del laboratorio hanno riconosciuto che la scomparsa della provetta rappresenta un “fatto serio”. Le prime illazioni riguardo all’accaduto però non fanno cenno ad un’eventuale sottrazione del materiale a fini loschi. Appuntano invece l’attenzione sull’ipotesi ritenuta al momento di gran lunga la più probabile: quella di un mero e fortuito errore umano. La provetta potrebbe essersi rotta, rimasta appesa ad un guanto o semplicemente caduta sul pavimento: “..the vial could have gotten stuck to a glove or finger and merely  fallen on the floor…”. Così ha dichiarato lo Scientific Director del Laboratorio Dr. Scott Weaver.</p><p>Però aggiunge, atteso che non vi è alcun pericolo per la popolazione americana, in quanto le procedure di pulizia e di igienizzazione del laboratorio stesso conducono al pieno smaltimento in condizioni di massima sicurezza di tutti i materiali di lavorazione, le ricerche non falliranno di identificare l’autore o gli autori di questo pericoloso errore. Altri aggiungono che in mancanza sul suolo degli Stati Uniti appunto <a href="http://abcnews.go.com/Health/galveston-texas-biolab-loses-deadly-guanarito-virus/story?id=18809363#.UVHdqBw3ZQM" target="_blank">di quel particolare roditore che funge da serbatoio del virus Guanarito, la malattia non può diffondersi</a>.</p><p>Questo è il resoconto del fatto, personalmente nel leggerlo, oltre che un po’ agghiacciato, mi sono sentito un uomo di altri tempi. La mia prima domanda è come ci si può ritenere veramente al sicuro da incidenti di laboratorio, ma soprattutto attraverso quali controlli <strong>la società è in grado di garantirsi un’incolumità</strong> che può essere messa a repentaglio in un momento qualsiasi. Si ha notizia di molti incidenti capitati nel corso degli anni in questi laboratori. Negli Usa sono molti gli Stati che contengono Laboratori di massima sicurezza, a livello BSL4, a costo elevato, si parla di 200 milioni di dollari per edificarli, più le spese di gestione. Questi laboratori vennero costruiti  sull’onda emotiva <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/10/15/boca-raton-assalto-alle-farmacie-ora-abbiamo.html" target="_blank">dell’incidente di <strong>Boca Raton del 2001</strong></a>. Quali sono i risultati conseguiti? Quali i vaccini o i farmaci che sono stati concepiti, testati in questi laboratori costosissimi? La malaria è stata sconfitta? E la ricerca sull’Hiv si è avvantaggiata in questi luoghi?</p><p>Il virus Guanarito è pericoloso, dal 10 al 20% di letalità su qualche centinaio di casi negli ultimi anni, ma forse il miglior modo di combatterlo è quello di sviluppare un’agricoltura pulita e derattizzare le campagne venezuelane.  </p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/27/virus-guanarito-e-caso-della-provetta-scomparsa/543650/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Aids, si può guarire?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/si-puo-guarire-dallaids/521884/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/si-puo-guarire-dallaids/521884/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Mar 2013 08:13:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Aids]]></category> <category><![CDATA[HIV]]></category> <category><![CDATA[Virus]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=521884</guid> <description><![CDATA[L&#8217;Aids è ritenuto, a causa soprattutto della sua diabolica capacità di sfuggire alla risposta immunitaria, una malattia per la quale non è prevista la guarigione. L&#8217;introduzione della terapia combinata, cioè con almeno tre farmaci diversi, nel normale management clinico di tutti i pazienti Hiv positivi ha cambiato il decorso clinico e l&#8217;esito di gran parte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Aids</strong> è ritenuto, a causa soprattutto della sua diabolica capacità di sfuggire alla <strong>risposta immunitaria</strong>, una malattia per la quale non è prevista la guarigione. L&#8217;introduzione della <strong>terapia combinata</strong>, cioè con almeno tre farmaci diversi, nel normale management clinico di tutti i pazienti Hiv positivi ha cambiato il decorso clinico e l&#8217;esito di gran parte dei casi. Una vera e propria guarigione però non si è mai finora verificata e si pensa che il <strong>virus</strong>, anche se a bassa concentrazione, prosegua indefinitamente la sua esistenza, allo stato di latenza. Ora giunge notizia che un bambino contaminato con il virus dell&#8217;Aids fin dalla nascita, trasmesso da una madre sieropositiva non trattata, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/aids-ricerca-usa-primo-caso-di-cura-funzionale-da-hiv-in-bebe/518828/" target="_blank">sia stato dichiarato apparentemente guarito</a>.</p><p>L&#8217;annuncio è avvenuto il 3 marzo u.s. nel corso della XX Croi (<a href="http://retroconference.org/" target="_blank">Conferenza Annuale sui Retrovirus e le Infezioni Opportunistiche</a>) in corso di svolgimento fino al 6 marzo ad Atlanta, Usa. Il virus non è stato in realtà debellato, ma la sua presenza sarebbe così bassa che il sistema immunitario è in grado di controllarlo senza bisogno di terapia antiretrovirale. Si è infatti parlato di guarigione, ma io, per quanto se ne sa, parlerei con migliore approssimazione di remissione, funzionale. La dottoressa Persaud, autrice della brillante esposizione, ha dichiarato che il merito del successo della terapia somministrata alla nascita ad una bambina nata da una madre sieropositiva per Hiv non in trattamento, doveva essere ascritto alla precocità della terapia antiretrovirale. Prima delle trenta ore previste. Io però <strong>sarei cauto</strong> nel vantare eccessivamente questo risultato.</p><p>Prima ho detto che più che di guarigione, sia pure funzionale, <strong>si dovrebbe parlare di remissione</strong>. Il trattamento con farmaci antiretrovirali del bambino è durato per 18 mesi, allorquando i medici hanno perso le sue tracce per dieci mesi. Al momento della riacquisizione del bambino al follow-up, sono stati praticati nuovi test routinari, la ricerca dell&#8217;anticorpo contro l&#8217;Hiv e il dosaggio quantitativo dell&#8217;Rna del virus mediante metodica Pcr (Polymerase chain reaction) che sono risultati negativi. Le successive prove praticate fino al ventiseiesimo mese hanno mostrato che la carica virale è rimasta persistentemente non rilevabile nel sangue periferico dopo la prima negatività, nonostante il fatto che il trattamento fosse stato interrotto dopo 18 mesi.</p><p>Sono stati effettuati, allo scopo di esaurire tutti i dubbi diagnostici, altri test più sensibili presso i Laboratori dei National Institutes of Allergie and Infectious Diseases (NIAID) e presso la University of California di San Diego per determinare se l&#8217;Hiv fosse stato effettivamente del tutto eliminato, o se tracce del virus persistessero in qualche cellula. L&#8217;esito di questi test è stato che una singola copia di Rna virale (che indica la replicazione virale) è stata rilevata nei test eseguiti all&#8217;età di due anni. Mentre la co-coltura di 22 milioni di cellule quiescenti CD4+ non ha messo in evidenza un&#8217;eventuale replicazione dell&#8217;Hiv. Tuttavia, altri test praticati a 24 e 26 mesi di età hanno trovato un serbatoio di cellule presumibilmente infette latenti: Dna Hiv è stato rilevato nelle cellule mononucleari del sangue periferico a una frequenza di 37 e 4 copie per milione di cellule. I ricercatori hanno anche ricercato sequenze del tipo 2-LTR , cioè frammenti di Dna non integrato di virus Hiv, che sono considerate potenzialmente in grado sia di influenzare il modo in cui la cellula infettata elude la sorveglianza immunitaria, sia di stabilire un prolungato stato di latenza. Ebbene non è stata trovata nessuna sequenza 2-LTR  all&#8217;interno delle celle che contengono il Dna dell&#8217;Hiv, il che suggerisce che l&#8217;Hiv è completamente a riposo, e non replica. Però, per quanto piccola sia la quantità superstite di virus ancora quiescente,<strong> resterà sempre in tale stato o potrebbe risvegliarsi un domani?</strong> Magari a causa di un’infezione intercorrente. Di una terapia immunosoppressiva? O di qualsiasi altra causa in grado di determinare la riattivazione di quelle sequenze.</p><p>Nutro poi un certo interesse per le terapie somministrate. Il trattamento che è stato <strong>somministrato con anticipo rispetto alle trenta ore di intervallo dalla nascita</strong>, rispetto al vigente protocollo, è stato costituito da : AZT/3TC e Nevirapina. Due Nrti (inibitore nucleosidico della trascrittasi inversa) e un Nnrti (inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa). Un classico schema di terapia antiretrovirale combinata.  Mi viene da pensare che i farmaci impiegati, per quanto efficaci, non impediscono però al virus di entrare nella cellula e di integrarsi nel genoma. Sarei stato curioso di sapere se la somministrazione di altri farmaci capaci di inibire l’attacco del virus alla superficie della cellula bersaglio, il linfocita CD4+, sarebbe stata in grado di proteggere del tutto la potenziale vittima dall’attacco del microrganismo.</p><p>Dobbiamo anche pensare che la bambina avrebbe potuto anche evitare di contrarre il virus prima di nascere, in quanto  il trattamento antiretrovirale delle donne in gravidanza già oggi è in grado di evitare di trasmettere il virus al bambino nel 98% dei casi, grande miglioramento rispetto al 60-70% di prima. Paradossalmente potrebbero beneficiare di questo trattamento precoce del neonato circa <strong>300.000 bambini</strong> nati con l&#8217;Hiv ogni anno in tutto il mondo, soprattutto nei paesi poveri, dove solo il 60% delle donne in gravidanza con infezione da Hiv può ricevere la terapia antiretrovirale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/si-puo-guarire-dallaids/521884/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Brutti, sporchi e senza allergie?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/brutti-sporchi-e-senza-allergie-2/475831/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/brutti-sporchi-e-senza-allergie-2/475831/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Jan 2013 09:52:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Allergie]]></category> <category><![CDATA[Igiene]]></category> <category><![CDATA[Ricerca Scientifica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=475831</guid> <description><![CDATA[(Versione corretta del post pubblicato erroneamente il 20.01.2013) L’ipotesi di cui abbiamo informato i lettori in un precedente post, chiamata “hygiene hypothesis”, sembra avere incontrato in alcuni autorevoli studiosi una critica sensata, che vorrei analizzare. L’ipotesi afferma che il distacco progressivo della specie umana dall’ambiente microbiologico naturale determinerebbe una mancata immunomodulazione nel corso dell’età evolutiva,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>(Versione corretta del post pubblicato erroneamente il 20.01.2013)</em></p><p>L’ipotesi di cui abbiamo informato i lettori in un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/23/parassiti-vecchi-amici-per-curare-sclerosi-multipla/424156/" target="_blank">precedente post</a>, chiamata “<strong>hygiene hypothesis</strong>”, sembra avere incontrato in alcuni autorevoli studiosi una critica sensata, che vorrei analizzare. L’ipotesi afferma che il distacco progressivo della specie umana dall’ambiente microbiologico naturale determinerebbe una mancata immunomodulazione nel corso dell’età evolutiva, con una conseguente alterazione delle<strong> normali risposte immunitarie</strong> ed alla possibilità dell’insorgenza in taluni individui di alcune malattie croniche: sclerosi multipla, morbo di Crohn, diabete mellito di tipo 1. In tale chiave verrebbero spiegati i processi patologici che provocano queste malattie. Inoltre si potrebbero concepire nuovi tipi di<strong> terapia</strong> basati anche su rimedi naturali, in teoria meno tossici e forse più efficaci. E’ stata proposta anche una correlazione con la manifestazione di molte forme allergiche.</p><p><a href="http://www.ifh-homehygiene.org/sites/default/files/publications/Hygiene%20hypothesis%20review_19092012.pdf" target="_blank">Un nuovo rapporto scientifico però emesso lo scorso ottobre nel corso dell’”International Scientific Forum on Home Hygiene” (IFH)</a> smonterebbe, almeno in parte, il mito che<strong> l&#8217;aumento delle allergie</strong> in forma pressoché epidemica negli ultimi anni sia avvenuto perché stiamo vivendo in case con un <strong>livello di igiene eccessivo</strong>, tanto da risultare contro natura e da “scompaginare” le corrette risposte immunitarie. Certo la quantità di esposizione microbica è senz’altro un fattore di rilievo, dicono, e la relazione citata ammette che perdere il contatto con i cosiddetti &#8216;vecchi amici&#8217; (old friends) microbici può essere un fattore fondamentale alla base dell’insorgenza di una gamma ancora più ampia di malattie gravi.</p><p>Abbiamo prima ricordato infatti che numerose malattie infiammatorie croniche (CID) come il diabete di tipo 1 e la sclerosi multipla sembrano derivare da una cattiva regolazione del nostro sistema immunitario.<strong> Sally Bloomfield</strong> però della London School of Hygiene and Tropical Medicine spiega: &#8220;l&#8217;idea di fondo che l&#8217;esposizione microbica sia fondamentale per regolare il sistema immunitario è giusta. Ma l&#8217;idea che i bambini che hanno meno infezioni, perché vivono in abitazioni più igieniche, siano per questa ragione più propensi a sviluppare asma o altre allergie non regge &#8220;.</p><p>In altri termini non ci si può preoccupare di una casa troppo pulita o di avere comportamenti troppo igienici, perché il rischio di contrarre una malattia infettiva, magari anche grave, a causa di un atteggiamento troppo disinvolto nei riguardi dei microrganismi patogeni sarebbe senz’altro più alto rispetto al fatto di essere riusciti ad evitare una forma allergica. Ci sono inoltre altri fattori di cui si deve tenere conto, aggiunge il<strong> Prof. Graham Rock</strong>, ad esempio lo stress, l’inquinamento ambientale e chimico, l’alimentazione e lo stile di vita sedentario, che sicuramente giocano un ruolo importante, se non decisivo. E d’altra parte, bisogna considerare che nonostante il nostro desiderio di liberarci in via definitiva dei microrganismi, attraverso farmaci, vaccini, comportamenti profilattici, questi sopravvivono ugualmente in grande quantità nelle case in cui viviamo : “anche la casa dall’aspetto più lindo abbonda ancora di batteri, virus, funghi, muffe e acari della polvere”.</p><p>Io credo che questa critica sia in realtà molto benevola. Lascia spazio ad altre considerazioni riguardanti il fatto che se è vero che l’”hygiene hypothesis” deve senz’altro raccogliere molti più elementi di prova, sia da un punto di vista immunologico, microbiologico, ecc. sia soprattutto clinico, per poter essere definitivamente acquisita ufficialmente, rimane comunque un riferimento valido sul quale indagare e perderci tempo e risorse, in quanto alcuni risultati sono stati molto favorevoli.</p><p>Ad esempio, per restare in tema di impostazioni terapeutiche “alternative”, <a href="http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1205037?query=featured_home" target="_blank">sul numero del 17/1 u.s. del New England Journal of Medicine un interessante articolo</a> descrive una situazione analoga, anche se non del tutto sovrapponibile. La somministrazione nella colite da Clostridium difficile (una forma di infezione che può essere molto grave e che può risultare anche letale, se non opportunamente trattata, che si manifesta spesso come epidemia nosocomiale. Ce ne è una in corso attualmente in un ospedale di Chiriquì nello Stato di Panama) di feci di individui sani da luogo ad una remissione più rapida rispetto alla terapia con un antibiotico, la vancomicina. In assenza di effetti collaterali avversi o tossici, purtroppo relativamente frequenti in concomitanza della somministrazione dell’antibiotico. La sostituzione di un ceppo patogeno (il Clostridium) con la normale flora batterica intestinale ripristina il perduto equilibrio. Pertanto la strada è ancora apertissima allo studio e all’approfondimento di questo interessante tema.  </p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/brutti-sporchi-e-senza-allergie-2/475831/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Obiettivo: eradicazione flagelli dell’umanità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/10/obbiettivo-eradicazione-flagelli-dellumanita/466001/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/10/obbiettivo-eradicazione-flagelli-dellumanita/466001/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Jan 2013 10:40:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Farmaci]]></category> <category><![CDATA[Malaria]]></category> <category><![CDATA[Malattie]]></category> <category><![CDATA[Paesi in Via di Sviluppo]]></category> <category><![CDATA[Ricerca Scientifica]]></category> <category><![CDATA[Vaccini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=466001</guid> <description><![CDATA[L’eradicazione delle malattie è un’utopia? In un caso, come sappiamo, ci è si è già riusciti. Il vaiolo ad esempio. Non se ne è più notificato un caso da molti decenni e l’umanità se ne è definitivamente liberata attraverso la vaccinazione di massa. Nel 1977 venne dichiarata dall’OMS-WHO ufficialmente eradicata. Era una malattia importante, potenzialmente letale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’eradicazione delle malattie è un’utopia? In un caso, come sappiamo, ci è si è già riusciti. Il <strong>vaiolo</strong> ad esempio. Non se ne è più notificato un caso da molti decenni e l’umanità se ne è definitivamente liberata attraverso la <strong>vaccinazione di massa</strong>. Nel 1977 venne dichiarata dall’OMS-WHO ufficialmente eradicata. Era una malattia importante, potenzialmente letale ed è stato un grande successo esserci riusciti. Però è rimasta l’unica ad essere cancellata.</p><p>Sul numero del 3 gennaio u.s. del<em> New England Journal of Medicine</em> è comparso un <a href="http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMra1200391" target="_blank">articolo intitolato &#8216;<em>Disease eradication&#8217;</em> DOI</a>. L’autore <strong>Donald Hopkins</strong> chiarisce che il termine eradicazione in medicina significa interruzione della trasmissione della malattia <strong>a livello mondiale</strong>, senza bisogna di successive verifiche, mentre il termine simile eliminazione, talora adoperato come sinonimo, indica propriamente l’interruzione solo in una zona geografica limitata, che necessita di continue verifiche.</p><p>In effetti c’è una malattia, la <strong>poliomielite</strong>, che è andata molto vicino a conseguire tale risultato, però, a causa del<strong> fallimento dei programmi di vaccinazione in Afghanistan, Pakistan e Nigeria</strong>, non ci si è riusciti. Questa malattia da luogo alla paralisi infantile e in alcuni casi può essere letale.<br />Prima dell’introduzione della vaccinazione di massa all’inizio degli anni ’60, circa 600.000 persone ne rimanevano vittime all’anno nel mondo e anche nel nostro Paese erano numerosi i casi di bambini segnati per la vita. La permanente<strong> endemia</strong> nei suddetti paesi pone la popolazione pediatrica sotto costante minaccia di una ripresa della malattia, anche se i numeri dei colpiti sono decisamente più piccoli: dell’ordine di poche centinaia.<br />Le ragioni di questo parziale insuccesso sono da ricercare per il Pakistan e l’Afghanistan nella inaccessibilità di varie regioni, specie nel Nord, ma non solo, a causa dei conflitti vigenti e dell’intimidazione, se non proprio dell’aggressione delle equipe di sanitari dedicate ad attuare i programmi di vaccinazione; mentre in Nigeria sarebbe stata la diceria diffusasi riguardo effetti collaterali gravi collegati alla pratica vaccinale a vanificare gli sforzi congiunti dei governi e delle autorità sanitarie internazionali. Spesso a causa della malnutrizione e della derivante immunodepressione di gran parte della popolazione pediatrica bisogna incrementare il numero di somministrazioni per ottenere un uguale effetto immunitario. Il risultato di queste difficoltà è stato che nel 2011 ci sono stati ancora 650 casi di questa malattia che avrebbe dovuto essere eradicata già parecchi anni fa.</p><p>Fra le altre malattie in attesa di un’eradicazione l’autore pone anche la<strong> dracunculiasi</strong> e la<strong> filariasi linfatica</strong>, che sono delle infezioni, presenti nelle fasce tropicali del globo, non da noi, provocate da organismi affini ai vermi che invadono la corrente linfatica. In questo caso la lotta non può essere praticata con un vaccino, che non esiste. Si basa su di una strategia combinata di lotta alle sedi di riproduzione degli insetti che trasmettono la malattia, di prevenzione delle punture degli stessi, di miglioramento delle condizioni igieniche delle popolazioni locali, e di trattamento farmacologico di massa (generalmente sempre attuabile, meno che nel caso della filariasi Loa Loa, dove è dannoso) delle popolazioni esposte al rischio, generalmente le più povere ed emarginate del mondo. Questa metodologia di lotta alle infezioni, oltre ad aver ottenuto lusinghieri esiti nella forte riduzione dei casi di filariasi di vario tipo, specie in <strong>America Latina</strong>, ma anche in alcune zone dell’<strong>Africa</strong>, può rivelarsi sinergica con la lotta contro un’altra malattia, di cui da tempo si attende l’eradicazione: la <strong>malaria</strong>.<br /> Questa costituisce il vero spettro che minaccia le vite dei bambini che ne soffrono e che ne muoiono, e che determina il sottosviluppo di interi paesi, condizionando le condizioni di sopravvivenza delle comunità. Come accade ad esempio ad<strong> Haiti</strong> e nella confinante <strong>Repubblica Dominicana</strong>, che sono i soli Paesi dei Caraibi, in cui la malaria rimane presente. Ma anche qui si spera in pochi anni di conseguire importanti e decisivi risultati.</p><p><a href="http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(13)60006-9/fulltext?rss=yes" target="_blank">Sul numero del 5/1 u.s. del <em>Lancet</em></a>, John Maurice propone l’obbiettivo dell’eradicazione di un ulteriore flagello, questa volta tutto africano: &#8216;<strong>la malattia del sonno</strong>&#8216;. Altro fattore che ostacola il progresso di intere regioni che ne vengono colpite. Si calcola che 70 milioni di persone vivano in aree del<strong> Congo</strong>, dell’<strong>Angola</strong> esposte al rischio di contrarre la malattia, grave con interessamento encefalitico e alta letalità e sequele gravi, con più di 20.000 casi l’anno. Anche qui i conflitti neo coloniali, ma anche quelli locali, hanno favorito un nuovo recente incremento del numero dei casi. In questo caso lo sforzo combinato di sorveglianza attiva e trattamento anche con nuovi farmaci, più efficaci e meno tossici, può venire a capo per il 2020, secondo l’OMS, di questa pericolosa situazione, almeno per quanto riguarda la forma da Trypanosoma gambiense, che riguarda il 96% dei casi e che ha un serbatoio umano.  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/10/obbiettivo-eradicazione-flagelli-dellumanita/466001/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Recenti progressi nella lotta alla malaria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/26/recenti-progressi-nella-lotta-alla-malaria/455427/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/26/recenti-progressi-nella-lotta-alla-malaria/455427/#comments</comments> <pubDate>Wed, 26 Dec 2012 14:32:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Islam]]></category> <category><![CDATA[Malaria]]></category> <category><![CDATA[Pakistan]]></category> <category><![CDATA[Talebani]]></category> <category><![CDATA[Vaccini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=455427</guid> <description><![CDATA[Un editoriale che è comparso nel numero di gennaio 2013 del Lancet Infectious Diseases, fa il punto su alcuni studi recentemente condotti per realizzare un vaccino efficace nei confronti della malaria. Questa malattia causata dai protozoi del genere Plasmodia, trasmessa dalle zanzare Anopheles e considerata dall’Oms un flagello pari ad Aids e Tubercolosi, costituisce ancora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(12)70333-X/fulltext" target="_blank">Un editoriale che è comparso nel numero di gennaio 2013 del Lancet Infectious Diseases</a>, fa il punto su alcuni studi recentemente condotti per realizzare un <strong>vaccino efficace nei confronti della malaria</strong>. Questa malattia causata dai protozoi del genere <em>Plasmodia</em>, trasmessa dalle zanzare <em>Anopheles </em>e considerata dall’Oms un flagello pari ad Aids e Tubercolosi, costituisce ancora oggi uno dei principali problemi sanitari nel mondo. Infatti si stima provocare dai 600.000 ai 1.200.000 morti l’anno, prevalentemente in età pediatrica, e i Paesi colpiti, generalmente in Africa sub Sahariana, che sono peraltro anche i più poveri del pianeta, risentono notevolmente dei contraccolpi economici e sociali della strage.</p><p>Nell’articolo viene citato un <em>trial</em> in corso in<strong> Gambia</strong> <a href="http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1208394" target="_blank">di recente pubblicato</a> sul <em>New England Journal of Medicine</em>, con relativo editoriale, DOI: 10.1056/NEJMe1213392, basato sulla somministrazione di un vaccino costituito da una proteina circumsporozoitaria, cioè estratta dalla superficie del <em>Plasmodio</em>, chiamata RTS,S/AS01, in bambini esposti al rischio, residenti in zone endemiche, tra i 6 ed i 12 mesi di età. Lo studio ha riscontrato un tasso di protezione modesto, cioè la capacità di evitare l’infezione, solamente del 30%. Un candidato vaccino per fornire un minima garanzia deve essere efficace almeno per il 50% e oltre, anche il 70% di percentuale di protezione.</p><p>Senza entrare nei particolari del dibattito, presentati nell’editoriale, e che riguardano essenzialmente le motivazioni di una risposta così debole, una delle domande che si pone l’autore dell’editoriale è<strong> attraverso quali meccanismi si realizza l’immunità nei riguardi della malaria</strong>. Ne sappiamo ancora poco o comunque non abbastanza, e un chiarimento ci potrebbe aiutare senz’altro ad elaborare una protezione più efficace. La complessità biologica del parassita della malaria, del suo ciclo di vita e l’interazione con il nostro sistema immune rendono la progettazione di un vaccino più problematica che per, ad esempio, per i virus. E alcuni ricercatori ritengono improbabile che una singola subunità proteica ricombinante sia in grado di fornire sempre una protezione adeguata per consentirne un uso generalizzato. Infatti sembra che nuovi esperimenti che utilizzano l’intera cellula del parassita possano garantire un’efficacia migliore, a prezzo però di maggiori difficoltà tecniche nella realizzazione, <em>Trends in Immunology</em>, Volume 33, Issue 5, 247-254, 1 May 2012.</p><p>Taluni, come<strong> Nick White</strong>, uno dei più importanti malariologi, sostengono di non credere alla possibilità di produrre un vaccino efficace in tempi accettabili e che non si deve investire del denaro che andrebbe invece riservato al mantenimento dei successi ottenuti nel <strong>restringere sempre di più le aree di diffusione della malaria</strong> sulle mappe geografiche dei vari paesi endemici. Però è anche vero che i mezzi tradizionali, zanzariere impregnate con permetrina, insetticidi, e antimalarici (atovaquone/proguanil; doxiciclina; meflochina ecc.), come soli mezzi profilattici a disposizione, sono parzialmente efficaci. Un vaccino, anche se poco efficace (30%), secondo altri studiosi, associato alla profilassi tradizionale, potrebbe condurre in alcune situazioni ad un’eventuale eradicazione.</p><p>Poi si potrebbero tentare metodiche completamente differenti. Ad esempio, in un recente studio riportato nell’<em>American Journal of Tropical Medicine and Hygiene</em>, Hoffman e Sauerwein e colleghi, Am J Trop Med Hyg. 2012 Nov 13, hanno dimostrato lo sviluppo di una risposta immune nei riguardi della malaria in volontari in seguito alla iniezione di sporozoiti (così è denominato lo stato infettante del parassita malarico) crioconservati. Questa metodica potrebbe aggirare la necessità della coltura di sporozoiti e di dover immancabilmente affiancare studi condotti sul campo, <strong>facilitando lo sviluppo di nuovi vaccini</strong>. La capacità di causare infezione mediante iniezione di parassiti crioconservati potrebbe anche fornire una via allo sviluppo di vaccini a parassita intero, non spezzettato in sub-unità.</p><p><strong>Molte idee, quindi. Ma i risultati si fanno attendere</strong>.</p><p>Purtroppo però in questa chiusura di anno voglio ricordare quello che succede in <strong>Pakistan</strong>, dove i sanitari, medici ed infermieri, ma anche i genitori per lo più intimiditi, che vaccinano i bambini contro la<strong> paralisi infantile da polio virus</strong>, sono oggetto di continui attentati e molti sono stati addirittura uccisi, da parte degli oscurantisti Talebani, che diffondono la voce che le vaccinazioni sono tossiche, e sono contrarie alle tradizioni del Paese e dell’Islam, ponendosi nel quadro di un’indesiderata occidentalizzazione. Cosa palesemente falsa, ma che consente di strumentalizzare e controllare la popolazione inerme. Io penso che svolgano un nefasto ruolo gli assurdi suggerimenti delle campagne anti vaccinali originate qui in occidente e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fspinazzola/" target="_blank">di cui abbiamo già parlato</a>. Sabotare le vaccinazioni contro malattie (ci sono anche la febbre gialla, l’epatite A e B, il morbillo che sono prevenibili) che devastano Continenti e condannano gli abitanti di quegli sfortunati paesi al sottosviluppo rappresenta un atto di <strong>stupidità criminale</strong>, in quanto sostenuta unicamente da pregiudizio irrazionale, non da argomenti scientifici, cioè sulla base esclusivamente di lavori <em>peer reviewed</em>, condotti con criteri e parametri di obbiettività e riproducibilità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/26/recenti-progressi-nella-lotta-alla-malaria/455427/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vaccinare gli adulti per la pertosse?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/29/vaccinare-adulti-per-pertosse/430403/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/29/vaccinare-adulti-per-pertosse/430403/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Nov 2012 11:14:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Malattie]]></category> <category><![CDATA[Salute]]></category> <category><![CDATA[Vaccini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=430403</guid> <description><![CDATA[E’ opinione comune che alcune malattie esantematiche non facciano più paura e che la specie umana stia per liberarsene definitivamente. Ma è proprio così? E soprattutto la pratica che usiamo per prevenire l’insorgenza della pertosse, del morbillo, della rosolia, e cioè la vaccinazione, è sufficiente? No, non è proprio così o almeno l’attuale composizione di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ opinione comune che alcune <strong>malattie esantematiche</strong> non facciano più paura e che la specie umana stia per liberarsene definitivamente. Ma è proprio così? E soprattutto la pratica che usiamo per prevenire l’insorgenza della <strong>pertosse</strong>, del morbillo, della rosolia, e cioè la vaccinazione, è sufficiente? No, non è proprio così o almeno <strong>l’attuale composizione di alcuni vaccini deve essere aggiornata</strong>. Nonostante la notevole diminuzione dell’incidenza di queste malattie nel corso dei decenni precedenti, stiamo conoscendo in questi ultimi anni un<strong> aumento del morbillo e soprattutto della pertosse</strong>. Intendiamoci non in grande stile, al momento non c’è nulla per cui allarmarsi. Gli Stati Uniti però dichiarano attraverso i Centers for Disease Control che stanno soffrendo la <a href="http://www.cdc.gov/mmwr/preview/mmwrhtml/mm6128a1.htm" target="_blank">peggiore epidemia di pertosse dal 1959</a>. Dalla metà del 2011, un aumento sostanziale dei casi di pertosse è stato riportato ad esempio nello stato di Washington.</p><p>In risposta a questo aumento, il Segretario alla Sanità dello Stato di Washington ha dichiarato la presenza di un&#8217;epidemia di pertosse il 3 aprile 2012. Al 16 giugno del 2012, il numero di casi segnalati a Washington aveva raggiunto 2520 (37,5 casi per 100.000 abitanti), con un aumento del 1.300% rispetto allo stesso periodo del 2011 e facendo registrare il <a href=" http://fox13now.com/2012/11/27/utah-part-of-worst-pertussis-outbreak-since-1959/" target="_blank">più alto numero di casi segnalati dal 1942</a>. E in Italia? In Italia la pertosse, nonostante la diminuita incidenza dopo l&#8217;adozione dell&#8217;immunizzazione, ha un impatto ancora rilevante, seppure abitualmente sottostimato. <a href=" http://www.doctor33.it/pertosse-ha-impatto-rilevante-nonostante-il-vaccino/clinica/news-42167.html." target="_blank">Lo rivela uno studio retrospettivo relativo al periodo 1999-2009</a>, svolto dal gruppo di Giovanni Gabutti, del dipartimento di Prevenzione – Struttura complessa igiene e sanità pubblica, a Chiavari (Genova). Nel corso del decennio esaminato, sono state registrate 7.768 ospedalizzazioni per pertosse (diagnosi primaria): più precisamente 6.971 ricoveri e 797 ammissioni in day hospital. Alberto Villani, direttore di Pediatria generale all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma aggiunge in una sua <a href="http://www.sipps.it/pdf/1caserta2012/villani.pdf" target="_blank">presentazione consultabile on line</a> <em>”..la pertosse è una malattia ad eziologia batterica che può purtroppo dar luogo a complicanze anche letali nei bambini al di sotto dell’anno di età e che sta aumentando di incidenza nel nostro paese. Un motivo di questa ripresa nel numero di casi di pertosse deriva dal fatto che probabilmente non si è manifestata da parte dei genitori la stessa attenzione che si sarebbe dovuto riservare alla vaccinazione dei figli. <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2012/09/23/APNSwFWD-pertosse_ritorno_morbillo.shtml" target="_blank">Forse molti soggetti sfuggono alla pratica dei richiami</a>..”</em>.</p><p>Si possono però elencare altri fattori oltre alla <strong>superficialità dei genitori</strong>, forse legata alla sottovalutazione dell’importanza della malattia, ed anche ad una certa <strong>propaganda anti vaccini</strong>, che sta prendendo piede nell’opinione pubblica, sostenuta anche da pareri “autorevoli”. Si ritiene infatti che l’immunità conferita dagli attuali nuovi vaccini (non a cellula intera) si indebolisca nel corso degli anni. Come affermano studiosi dell’Università di Oakland<em>: «L’entità della protezione – rilevano gli autori – nel corso degli anni dipende fortemente da quella iniziale, ma dopo cinque anni risulta sostanzialmente compromessa». </em>Immunity to the respiratory pathogen Bordetella pertussis R.Higgs, S.G Higgings, P.J. Ross and K.H.G. Mills Nature, 2012; 5(5): 485-500. Bisogna tener conto di un altro fenomeno che è quello della manifestazione ritardata della malattia in classi di età progressivamente più avanzate, a causa della perdita progressiva dell&#8217;immunizzazione con conseguente aumentato rischio di ammalarsi e di contrarre una patologia atipica, diversa cioè da quella dei bambini piccoli. In questi casi, anche se la sintomatologia negli adulti è generalmente di non particolare significatività, e pertanto anche di <strong>difficile pronta diagnosi</strong>, si potrà verificare, nel caso il malato sia anche il genitore di un neonato, il fatto che questo sia esposto al rischio di contrarre la malattia e di sviluppare delle complicanze gravi, proprio per l’assenza di protezione. <em>&#8220;La conseguenza immediata</em> &#8211; spiega la Professoressa Maria Triassi, ordinaria di Igiene e Medicina preventiva alla Federico II di Napoli in <a href="http://napoli.repubblica.it/rubriche/pianeta-sanita/2011/12/20/news/pertosse_aumentano_i_casi_adulti-26927913/" target="_blank">un’intervista a Repubblica di un anno fa</a><em>- è che in questo caso i rischi sono alti. &#8220;L&#8217;encefalopatia pertossica, che interessa in media da uno a due bambini ogni mille &#8211; precisa la docente &#8211; ha una mortalità che sfiora il 30 per cento, mentre la metà dei sopravvissuti subisce danni neurologici permanenti&#8221;</em>. Allora, come suggerisce la docente, bisogna proporre di espandere la vaccinazione anche agli adulti <em>&#8220;Per questo</em> &#8211; conclude la Triassi nel prosieguo dell’intervista a Repubblica- <em>oltre all&#8217;appello a vaccinare gli adolescenti, stiamo promuovendo nelle Asl il progetto &#8220;Cocoon&#8221; che prevede la profilassi negli adulti più vicini al neonato, i genitori innanzitutto, ma anche nonni, fratelli, zii. In questo modo si ridurrebbe notevolmente il rischio che qualcuno, ignaro della malattia di cui è portatore possa infettare il piccolo”.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/29/vaccinare-adulti-per-pertosse/430403/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parassiti, &#8220;vecchi amici&#8221; per curare la sclerosi multipla?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/23/parassiti-vecchi-amici-per-curare-sclerosi-multipla/424156/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/23/parassiti-vecchi-amici-per-curare-sclerosi-multipla/424156/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Nov 2012 13:13:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Cure]]></category> <category><![CDATA[Cure Mediche]]></category> <category><![CDATA[Sclerosi Multipla]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=424156</guid> <description><![CDATA[La sclerosi multipla (Sm) è una grave e invalidante malattia che colpisce nel nostro paese almeno 65.000 persone. Nel mondo gli ammalati sono 2,5-3 milioni. Come ricorda nel suo sito l’Associazione per la sclerosi multipla, la Sm non è una malattia infettiva e non si trasmette da individuo a individuo. Studi epidemiologici hanno messo in evidenza...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>sclerosi multipla</strong> (Sm) è una grave e invalidante malattia che colpisce nel nostro paese almeno<strong> </strong><strong>65.000 persone</strong><strong>.</strong><strong> </strong>Nel mondo gli ammalati sono 2,5-3 milioni. Come ricorda <a href="http://www.aism.it/index.aspx?codpage=hp" target="_blank">nel suo sito</a> l’Associazione per la sclerosi multipla, la Sm non è una <strong>malattia infettiva</strong> e non si trasmette da individuo a individuo.</p><p><strong>Studi epidemiologici</strong> hanno messo in evidenza una maggior frequenza della Sm in componenti dello stesso nucleo familiare, suggerendo una peraltro non definita causa <strong>genetica</strong>. Fino ad oggi non esistono terapie che eliminino completamente la malattia, al meglio si cerca di instaurare dei <a href="http://ww2.aism.it/index.aspx?codpage=farmacoterapia" target="_blank">trattamenti in grado di ridurre l’incidenza e la gravità degli attacchi</a>. Recenti studi <em>peer reviewed</em> apparsi su riviste quotate però stanno indicando strade del tutto innovative da introdurre nel trattamento di questi pazienti. Secondo l’ipotesi “hygiene” o della “deprivazione microbica” infatti, milioni di anni di evoluzione della specie umana avvenuti in compagnia, cioè in <strong>simbiosi</strong> con microrganismi prevalentemente intestinali (detti probiotici e largamente adoperati dalle medicine naturali), sono stati gravemente arrestati dallo sviluppo della civilizzazione e dalla conseguente applicazione di <strong>norme</strong> <strong>sanitarie</strong> ed <strong>igieniche</strong> che hanno per così dire pulito o comunque <strong>alterato</strong> l’originaria composizione della flora microbica, non solo batteri, ma anche protozoi, elminti ecc. abitanti in forma di utili commensali o tutt&#8217;al più a limitata patogenicità dei nostri tessuti ed organi.</p><p>L’azione benefica di questa convivenza si sarebbe tradotta anche nella collaborazione nel determinare una <strong>risposta immunitaria</strong> più efficiente. In particolare alcuni elminti (cioè vermi, sic, in alcuni casi anche patogeni), a seguito di una serie di osservazioni concordanti sia su animali, che sull&#8217;uomo, sono stati riabilitati come nostri veri e propri “<strong>old</strong> <strong>friends</strong>”, in quanto se presenti nell&#8217;intestino di alcuni ammalati di <strong>malattie neurologiche</strong>, fra cui appunto la Sm, determinano <strong>miglioramenti</strong> <strong>clinici</strong> in alcuni casi anche drammatici. Nel caso della Sm agiscono determinando una risposta aumentata sia nell&#8217;efficacia, che nella durata alla terapia. In sintesi, uno studio al riguardo è stato condotto prospetticamente per molti anni, in esso si dividevano pazienti affetti da Sm in due gruppi: uno trattato con somministrazione di elminti, e uno no (Correale J ., Farez M., Association between parasite infection and immune responses in multiple sclerosis. Annal Neurol 2007; 61: 97-108). I miglioramenti nel gruppo trattato erano evidenti non solo clinicamente, ma anche radiologicamente, con un arresto della manifestazione di nuove lesioni. Quando in quelli trattati, il trattamento veniva interrotto, a causa della sintomaticità della provocata infezione elmintica, la Sm riprendeva purtroppo vigore insieme alla sintomatologia. Inoltre lo studio delle corrispettive risposte immuni nelle due categorie di pazienti metteva in evidenza una sostanziale differenza nella tendenza dei trattati con elminti ad avere una risposta pro-infiammatoria e quindi una tendenza a produrre una risposta autoimmune di intensità notevolmente inferiore a paragone dell’altro gruppo.</p><p>Un’importante implicazione di tali osservazioni quindi riguardava la dimostrazione di un evidente legame tra <strong>un’infezione elmintica</strong> e il <strong>meccanismo</strong> <strong>autoimmunitario</strong> (Fleming J.O. Helminths and multiple sclerosis J immunolog. 2011; 233: 3-5). Tale risultato si allinea con quanto dimostrato nel trattamento con elminti probiotici nel morbo di <strong>Crohn</strong>. Sembrerebbe quindi che i seguaci dei rimedi naturali abbiano colto nel segno e possano gioire come per un goal inaspettato? No, non credo e sottolineo che tale entusiasmo sarebbe sbagliato, perché ci sono molte situazioni analoghe in cui non è identificabile la stessa correlazione. Al momento inoltre non è ufficialmente licenziato alcun trattamento di questo tipo in virtù di considerazioni etiche riguardanti applicazioni del genere, e dell’esigenza di <strong>non alimentare illusioni</strong>. È necessario che ulteriori studi e con casistiche più ampie possano irrobustire queste nuove ed interessanti teorie, validandone l’uso, se veramente efficace e sicuro, e che soprattutto chiariscano le modalità attraverso le quali si realizza la complessa interazione tra gli elminti e il nostro sistema immunitario, e dalla quale deriva la tolleranza. I meccanismi a cui ricorrono gli elminti sono infatti numerosi e originano da una convivenza di milioni di anni di evoluzione, nel corso dei quali si sono selezionate le <strong>strategie</strong> <strong>biologiche</strong> che hanno sanzionato la pace tra noi e loro.  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/23/parassiti-vecchi-amici-per-curare-sclerosi-multipla/424156/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nuovi farmaci per l’epatite cronica C in tempo di crisi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/18/nuovi-farmaci-per-l%e2%80%99epatite-cronica-c-in-tempo-di-crisi/418091/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/18/nuovi-farmaci-per-l%e2%80%99epatite-cronica-c-in-tempo-di-crisi/418091/#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Nov 2012 11:03:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Epatite]]></category> <category><![CDATA[Epatite B]]></category> <category><![CDATA[Farmaci]]></category> <category><![CDATA[Sistema Sanitario Nazionale]]></category> <category><![CDATA[Tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=418091</guid> <description><![CDATA[Le epatiti croniche di origine infettiva, dovute cioè ai due diversi virus B e C (con il C che conta per i ¾ dei casi totali), sono molto diffuse in Italia. Si calcola che più del 2-3% della popolazione ne sia affetto. Almeno 300 mila italiani sono affetti da cirrosi epatica, che è la complicanza...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>epatiti croniche</strong> di origine infettiva, dovute cioè ai due diversi virus B e C (con il C che conta per i ¾ dei casi totali), sono molto diffuse in Italia. Si calcola che più del 2-3% della popolazione ne sia affetto. <a href="http://www.epatitec.info/default.asp?id=743 ." target="_blank">Almeno 300 mila italiani sono affetti da cirrosi epatica, che è la complicanza grave più frequente. Di questi ne muoiono ogni anno circa 10 mila</a>.</p><p>Tali cifre nelle nuove generazioni stanno fortunatamente diminuendo. In modo più veloce per quanto riguarda la forma B per merito anche della <strong>vaccinazione</strong>, che non è disponibile invece per la forma da virus C.</p><p>Questi numeri così alti di prevalenza determinano ovviamente una quantità di malati che hanno necessità di assistenza. Ed infatti almeno il 5% della spesa ospedaliera totale è dedicata a questo specifico problema. Siamo intorno al miliardo. C’è poi anche da tener conto che il Sud presenta dei <strong>tassi di circolazione dei virus</strong> più alti rispetto al Nord. Quindi il problema epatiti virali e spesa sanitaria sono direttamente collegate. La terapia attualmente è praticata da non più dell’1,5-2% del totale stimato delle persone affette da epatite cronica o in alcuni casi, dai pazienti affetti dal gradino successivo della malattia, la temibile cirrosi, e che non è comunque una conseguenza necessaria, ma si verifica in una minoranza di casi. Pertanto se tutti gli esposti al rischio venissero sottoposti al trattamento i <strong>costi per la collettività</strong> credo che lieviterebbero fuori controllo. I farmaci sono efficaci, su questo non c’è il minimo dubbio, anche se non sempre.</p><p>La carica virale dei due virus può venire azzerata, il danno anatomico, se analizziamo il fegato al microscopio, può ritornare sano, soprattutto il paziente dopo la cura, se ha avuto successo, si sente meglio. Appare in ogni modo evidente che, indipendentemente dal livello di danno epatico, se un paziente è affetto da un’epatite di origine infettiva, conviene somministrare un trattamento di eradicazione del virus, soprattutto se il paziente è giovane, ha davanti una lunga vita da vivere ed ha anche <strong>probabilità maggiori di successo terapeutico</strong>, perché in grado di rispondere meglio da un punto di vista immunologico.</p><p>Ma <strong>con quali farmaci</strong> sono stati fino ad ora trattati i pazienti? Con <strong>Interferon</strong> sostanzialmente, in varie formulazioni, sia con il virus B, che con il C, in associazione con farmaci di diverso genere, per superare il rischio di sviluppo di resistenze da parte del virus. I dettagli degli schemi terapeutici non possono essere decritti in dettaglio in tale sede, per la brevità dello spazio. Ora viene proposta, per quei casi di epatite cronica C (che sono la grande maggioranza, ricordo) che non hanno risposto ai trattamenti sopra descritti, e che ammontano grosso modo al 30-40% del totale, <a href="http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2012/11/11/news/fegato_cura_vicina_per_l_epatite_c-46374916/" target="_blank">l’aggiunta di altri farmaci, chiamati ”inibitori delle proteasi”.</a></p><p><em>“..Questi farmaci però sono estremamente costosi –come afferma Gasbarrini &#8211; circa 30-40 mila euro per un ciclo di trattamento e gli infetti sono tanti, soprattutto nelle regioni del Sud, che hanno maggiori problemi di bilancio. Inoltre sono farmaci potenti, nel bene e nel male, con effetti collaterali anche pesanti..”.</em></p><p>Pertanto agli operatori sanitari ed ai responsabili del <strong>Servizio Sanitario Nazionale</strong> (SSN) si presenta il compito di dover affrontare, in un momento di <strong>stretta economica complessiva</strong> a causa della crisi, per assicurare il costoso trattamento ai pazienti affetti da epatite cronica, un aumento notevole della spesa sanitaria. Ammesso però che i nuovi farmaci, comunque da somministrare sempre in associazione all’interferone ed alla ribavirina (proprio per superare, con una batteria di farmaci a diverso punto d’azione, come detto, il meccanismo darwiniano di sviluppo di resistenze) nella fattispecie, siano ammessi al pagamento da parte del SSN, bisognerà quindi che i medici tengano nella massima considerazione una serie molto importante di fattori: la <strong>diagnosi virologica</strong>, il <strong>genotipo</strong> (se 1,2,3 o 4) del virus che condiziona l’esito clinico del trattamento, l’<strong>età dei pazienti</strong>, la compresenza di <strong>altre infezioni</strong> o di condizioni patologiche di altro genere, la pesantezza degli <strong>effetti collaterali</strong> e/o tossici, ecc. Però io obietterei che potrebbe anche verificarsi, in relazione alle mutate condizioni economiche, un riesame della <strong>dispensazione totale dei farmaci</strong> per le epatiti croniche, malattie a torto o a ragione ritenute comunque a bassa intensità clinica, che adesso sono a pieno titolo gratuito. </p><p>Infatti basta moltiplicare la spesa di ciascun ciclo di terapia, magari da ripetere, con i nuovi farmaci con il numero di pazienti che virtualmente ne hanno bisogno, per avere un numero molto grande. Solamente considerazioni di <strong>etica professionale</strong> dovrebbero secondo me prevalere nel determinare le scelte terapeutiche nei riguardi dei pazienti, da qualsiasi patologia siano interessati, però non penso che molti condividano il mio punto di vista.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/18/nuovi-farmaci-per-l%e2%80%99epatite-cronica-c-in-tempo-di-crisi/418091/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Usa: l&#8217;epidemia da farmaci avariati e le politiche sanitarie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/09/usa-lepidemia-da-farmaci-avariati-e-le-politiche-sanitarie/408530/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/09/usa-lepidemia-da-farmaci-avariati-e-le-politiche-sanitarie/408530/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Nov 2012 08:32:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Epidemia]]></category> <category><![CDATA[Farmaci]]></category> <category><![CDATA[Servizio Sanitario]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=408530</guid> <description><![CDATA[L’Exserohilum rostratum è il fungo o micete responsabile del focolaio epidemico di meningite verificatosi nelle ultime settimane negli Usa, e che ha colpito migliaia di persone. In un solo caso, il primo, è stato identificato Aspergillus fumigatus, un altro fungo. Ma la contaminazione come è potuta avvenire? L&#8217;ente statunitense Food and Drug Administration (FDA), che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’<em>Exserohilum rostratum </em>è il fungo o micete responsabile del <strong>focolaio epidemico di meningite verificatosi nelle ultime settimane negli Usa</strong>, e che ha colpito migliaia di persone. In un solo caso, il primo, è stato identificato <em>Aspergillus fumigatus</em>, un altro fungo. Ma la contaminazione come è potuta avvenire? L&#8217;ente statunitense Food and Drug Administration (FDA), che collabora strettamente in una <a href="http://www.cdc.gov/HAI/outbreaks/meningitis.html" target="_blank">ispezione ancora in corso con i CDC</a> (Centers for Disease Control) di Atlanta, ha annunciato che questo focolaio ha provocato finora la morte di 31 persone a causa di una partita di medicine avariate proveniente dalla farmacia di Framingham (Massachussets) il “New England Compounding Center” (NECC). <a href="http://www.ama-assn.org/amednews/2012/10/29/prl21029.htm" target="_blank">Le farmacie di Compounding di solito preparano i farmaci su ordinazione</a>, come nel caso della NECC, che nella fattispecie li preparava per la terapia del dolore lombare.</p><p>L’ispezione condotta dalle autorità sanitarie del Massachussets ha riscontrato numerose, gravi e sorprendenti mancanze, non solamente nel controllo delle linee di sterilità, ma anche nel rispetto delle più elementari regole di pulizia e di igiene. La farmacia non ha osservato le procedure standard per mantenere la sua struttura pulita e non è riuscita a sterilizzare i suoi prodotti. Soprattutto ha esitato ordinazioni di ingenti quantità di farmaci, senza limitarsi, come da compito istituzionale, a servire le ordinazioni individuali. I farmaci <a href="http://vitals.nbcnews.com/_news/2012/10/07/14276301-case-count-rises-to-91-in-fungal-meningitis-outbreak?lite" target="_blank">sono stati somministrati a partire dal 21 maggio</a>. I CDC hanno invitato chiunque si sia sottoposto a un’iniezione epidurale (abitualmente prescritte per alleviare  il dolore lombare) negli ultimi mesi ad avvisare il proprio medico e a controllarsi frequentemente, per verificare precocemente un esordio della  sintomatologia  meningitica, che può includere all’inizio  un torcicollo e dei problemi di equilibrio. </p><p>I CDC hanno dichiarato in un comunicato pubblicato sul sito web che molti di questi pazienti hanno avuto ictus in associazione alla localizzazione meningitica. La contaminazione è avvenuta nel corso della preparazione di alcuni farmaci, metilprednisolone, triamcinolone, ed altri destinati a pazienti affetti da varie patologie, in genere dolori vertebrali, sia per via intramuscolare o endovenosa, sia direttamente nelle articolazioni. Alcuni pazienti (9) interessati da questo genere di trattamento, hanno sviluppato delle infezioni articolari, non letali, ma certo potenzialmente invalidanti e comunque gravi, se non trattate. Il numero complessivo dei casi è stato finora (all’8/11 c.a.) di 424 casi di meningite da funghi più 9 infezioni articolari. <strong>Si ritiene che gli esposti al rischio siano almeno 14000</strong>.</p><p>La farmacia del Massachussets è stata comunque chiusa, ha richiamato a controllo i suoi prodotti, che includono steroidi, antidolorifici e decine di altri farmaci e i dipendenti hanno perso l’impiego.</p><p>Le iniezioni epidurali, come è noto, sono generalmente procedure molto sicure, e le complicanze sono rare. In realtà i funghi sono anch’essi una causa relativamente rara di meningite, anche dopo iniezioni epidurali. <em>Exserohilum spp</em>. sono comuni muffe ambientali presenti nel suolo e sulle piante, in particolare nelle erbe spontanee. <em>Exserohilum</em>, anche se segnalato molto raramente, può causare patologie dell’occhio, con cheratiti, e della pelle. Le manifestazioni cliniche includono inoltre l’endocardite, l’osteomielite e la sinusite in genere nei soggetti gravemente immunodepressi, ma anche in pazienti non noti per stati di immunodepressione, come in questo recentissimo focolaio americano. Il mio commento è che,<strong> in tema di rielezione di Obama e di politiche sanitarie</strong>, la polemica sui servizi sanitari pubblici e sulla loro possibilità di determinare la promozione dello stato di salute e di sorvegliare le situazioni epidemiologiche dovrebbe tener conto anche di episodi gravissimi come questo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/09/usa-lepidemia-da-farmaci-avariati-e-le-politiche-sanitarie/408530/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il nuovo coronavirus che arriva dal Qatar</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/scoperto-nuovo-coronavirus/363832/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/scoperto-nuovo-coronavirus/363832/#comments</comments> <pubDate>Wed, 26 Sep 2012 09:35:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Antivirus]]></category> <category><![CDATA[Medicina]]></category> <category><![CDATA[Oms]]></category> <category><![CDATA[Qatar]]></category> <category><![CDATA[Virus]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=363832</guid> <description><![CDATA[Un nuovo coronavirus (della stessa famiglia di quello che nel 2003 causò la Sars che, come molti ricordano, ha ucciso più di 800 persone nel 2003, per lo più in Asia) sarebbe stato identificato nel Regno Unito in un paziente proveniente da un viaggio in Arabia Saudita e nel Qatar. La notizia è stata fornita il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo <strong>coronavirus</strong> (della stessa famiglia di quello che nel 2003 causò la <strong>Sars</strong> che, come molti ricordano, ha ucciso più di 800 persone nel 2003, per lo più in Asia) sarebbe stato identificato nel Regno Unito in un paziente proveniente da un viaggio in Arabia Saudita e nel <strong>Qatar</strong>. La notizia è stata fornita il 22/9/2012 dal Britain&#8217;s Health Protection Agency (Hpa) che ne ha immediatamente informato il <strong>Who-Oms</strong>. Il paziente, che non avrebbe precedenti anamnestici di rilievo, è in effetti originario del <strong>Qatar</strong> e la sintomatologia, caratterizzata da <strong>sindrome respiratoria</strong> acuta con <strong>insufficienza renale</strong> è iniziata il 3/9 u.s. Il 7/9 è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Doha e successivamente l&#8217;11 settembre, è stato trasportato nel Regno Unito con aereo ambulanza dal Qatar. La Hpa ha condotto prove di laboratorio e ha confermato la presenza di un <a href="http://www.ctvnews.ca/health/who-officials-on-high-alert-over-discovery-of-sars-related-virus-1.968903" target="_blank">nuovo coronavirus</a>. </p><p>La Hpa ha confrontato la sequenza del <strong>virus</strong> isolato dal paziente del Qatar con quella di un virus precedentemente sequenziato dall&#8217;Erasmus Medical Centre di Rotterdam in Olanda. Quest&#8217;ultimo è stato isolato dal tessuto polmonare di un caso clinicamente analogo, ma con esito letale, verificatosi all&#8217;inizio di quest&#8217;anno in un cittadino saudita di 60 anni. Questo confronto ha indicato il 99,5% di identità, con una sola mancata corrispondenza nucleotidica tra le regioni messe in comparazione.</p><p>Lo specialista in <strong>malattie infettive</strong> Dr. Neil Rau ha però detto: &#8220;non credo che la malattia abbia molte caratteristiche in comune con la Sars, oltre al fatto che sono entrambi coronavirus, che hanno cioè una corona, se osservati sotto un potente microscopio. A differenza della Sars in cui i casi si manifestavano in forma di cluster (cioè un gruppo di persone con quella malattia in un unico posto), queste sembrano essere casi molto gravi, ma distanti e non necessariamente in relazione l’uno all&#8217;altro, collegati solamente dal fatto di essere stati in Arabia Saudita per l&#8217;hajj &#8220;.</p><p>I coronavirus sono una grande famiglia che comprende virus che causano il raffreddore comune e la Sars. Sarà necessario praticare ulteriori studi ed osservazioni per identificare con maggiore precisione il nuovo coronavirus (che sembra collegato con uno simile dei pipistrelli) e per poter definire l’effettiva consistenza delle minaccia clinica ed epidemiologica. A fronte di tali risultati, l&#8217;Oms non raccomanda alcuna restrizione nei riguardi dei viaggi in Qatar. Le informazioni riguardanti i requisiti e le raccomandazioni per la stagione Hajj nel 2012 sono disponibili a <a href="http://www.who.int/ith/updates/20120730/en/index.html" target="_blank">questo indirizzo</a>. Il mio commento è che anche questa una dimostrazione del<strong> continuo mutare della situazione ambientale</strong> che circonda l’uomo, in parte dovuta a intrinseche mutazioni naturali dei microrganismi, in parte alla devastazione dell’ambiente e alla velocità immediata di diffusione dell’infezione a livello globale per via aerea.</p><p>È il meccanismo della <strong>selezione naturale</strong> che impietosamente agisce anche sulla società umana. Quello che però risalta in questo caso è la possibilità che le conoscenze scientifiche accumulate dall’uomo, unite alla presenza ed all’organizzazione dei <strong>servizi sanitari</strong> sul territorio contrastino, in maniera quasi sempre efficace, la tendenza naturale alla selezione. La risposta rapida nei riguardi di questa infezione causata da un nuovo coronavirus, sia da un punto di vista assistenziale, che da quello del contenimento e della ricerca, non mi sorprende, ma sollecita una certa ammirazione in me. Per contraltare ci sono ancora vastissime zone del mondo prive dei più elementari servizi di assistenza sanitaria e le popolazioni che hanno la sventura di abitarvi soffrono ingiustamente per malattie che la semplice adozione di <strong>standard di vita</strong> più accettabili facilmente estinguerebbero. Al giorno d’oggi cosa del tutto alla portata di un intervento (e lo dico con la massima tranquillità) indirizzato ad una razionalizzazione dell’uso globale delle risorse. Invece la persistenza di livelli di vita anacronistici facilita la possibilità che nuove e vecchie malattie (rammento la minaccia Ebola) insorgano e si sviluppino pericolosamente. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/scoperto-nuovo-coronavirus/363832/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Oltre le leggende sui vaccini: nuove ipotesi sulle cause dell’autismo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/20/oltre-leggende-sui-vaccini-nuove-ipotesi-sulle-cause-dell%e2%80%99autismo/358314/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/20/oltre-leggende-sui-vaccini-nuove-ipotesi-sulle-cause-dell%e2%80%99autismo/358314/#comments</comments> <pubDate>Thu, 20 Sep 2012 14:11:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Autismo]]></category> <category><![CDATA[Case Farmaceutiche]]></category> <category><![CDATA[Genetica]]></category> <category><![CDATA[Vaccini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=358314</guid> <description><![CDATA[Il fenomeno autismo appare in crescita in Occidente, dove probabilmente l’attenzione clinica ed epidemiologica a questo fenomeno è molto più alta che in altri regioni del mondo e soprattutto la devastazione ambientale è più antica. Si calcola infatti che nei soli Stati Uniti, dove i casi vengono riferiti in costante aumento, è colpito da autismo più di un individuo su...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Il fenomeno autismo appare in crescita in Occidente, dove probabilmente l’attenzione clinica ed epidemiologica a questo fenomeno è molto più alta che in altri regioni del mondo e soprattutto la <strong>devastazione ambientale</strong> è più antica. Si calcola infatti che nei soli Stati Uniti, dove i casi vengono riferiti in costante aumento, <strong>è colpito da autismo più di un individuo su 150</strong>. In Inghilterra la prevalenza è stimata nell’ordine dell’1%.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Probabilmente tale disturbo in Italia è sottostimato, ma non c’è motivo di ritenere che non abbia la stessa prevalenza rispetto agli altri Paesi occidentali. L’autismo è un importante, talora grave disturbo, dell’attività cerebrale, che può interessare tutte le età della vita, caratterizzato da marcata diminuzione dell&#8217;<strong>integrazione sociale e della comunicazione</strong>, le cui cause non sono state ancora chiarite. Sta comunque prendendo piede l’ipotesi genetica, o per meglio dire <strong>epigenetica</strong>.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Sembra infatti che numerosi fattori ambientali di varia origine e tipo: malattie infettive causate da CMV, HIV etc.; sostanze inquinanti o tossiche, ad esempio pesticidi organo fosforici o organo clorurati; anche metalli pesanti (ma in quantità e secondo modalità di accumulo ben diverse da quelle presenti nei vaccini), come lo stesso mercurio e il piombo essenzialmente (non alluminio comunque); alcune malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il morbo celiaco, agiscano stimolando il sistema delle citochine nel grembo materno, interagendo con il piccolo in formazione, modificando l’informazione genetica originale e potendo provocare dei danni sottili, non facilmente evidenziabili nel sistema nervoso centrale del nascituro. Pare che vi sia un’associazione anche con il sierotipo HLADR4. Tali danni si manifesterebbero nel prosieguo dell’esistenza sotto forma di alterazioni più o meno permanenti del comportamento, quello che chiamiamo <strong>autismo</strong> ed inoltre agiscano anche nell’alterazione di alcuni meccanismi dell’immunoregolazione [<a href="http://dx.doi.org/10.106/j.ntt.2012.07.006" target="_blank">Goines PE, Ashwood P, Cytokine dysregulation in autism spectrum disorders (ASD): possible role of the environment Neurotoxicol teratol (2012)</a>].</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Quindi al giorno d’oggi l’ipotesi che l’autismo possa derivare da <strong>pratiche vaccinali potenzialmente tossiche</strong> per il sistema nervoso centrale non viene più presa in considerazione. Per quanto riguarda lo studio del Dr. Wakefield, il collega Di Grazia ne ha ampiamente ed esaurientemente trattato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/18/leggenda-dellautismo-causato-dai-vaccini/355655/" target="_blank">nel suo blog</a>. Le società farmaceutiche non sono certamente delle associazioni di beneficenza. Agiscono secondo il principio del massimo profitto. Sono sicuramente responsabili di scelte politiche di sfruttamento e di dominio, le cui conseguenze si ripercuotono specie sui Paesi in via di sviluppo. Il caso del prezzo dei <strong>farmaci antiretrovirali</strong> è emblematico al proposito.<br />Ma i vaccini prodotti non sono responsabili dell’autismo, così come probabilmente non lo sono di altre patologie attribuite a torto. Mentre, ed è sciocco negarlo, hanno liberato l’umanità da numerosi flagelli. Gli effetti tossici e collaterali sono ben noti, però rarissimi, ma ci sono, come del resto nel caso di tutti i farmaci, purtroppo.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Aggiungerei che le critiche radicali, mosse nei confronti dei vaccini, come nei riguardi di altri argomenti medico-scientifici per poter risultare efficaci, devono essere circostanziate, documentate e devono tener conto del contesto scientifico e culturale presente. Altrimenti la contestazione priva di serietà rischia di limitarsi a confondere il dibattito e a renderlo sterile.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">L’ipotesi epigenetica, presa in considerazione nella patogenesi dell’autismo, ma che è applicabile per tante altre patologie, ha un valore di rottura con acquisizioni scientifiche precedenti ed è ancora soggetta ad un certo ostracismo in determinati ambienti scientifici, specie per quanto riguarda la relazione con la teoria basata sulla selezione naturale classica. Nel caso in oggetto, come in tanti altri, la <strong>forza dirompente di idee nuov</strong>e, però fondate su osservazioni ed interpretazioni che hanno una seria ed obbiettiva validità scientifica, va ben al di là della sciatta ripetizione di stereotipi contestativi, privi dei più elementari requisiti di attendibilità. Può darsi che le società farmaceutiche ci guadagnino pure mediante la vendita dei vaccini. Ma avete mai confrontato il fatturato di tanti farmaci costosi e in alcuni casi a bassa efficacia e alta tossicità con quello dei vaccini? </p><p align="JUSTIFY"> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/20/oltre-leggende-sui-vaccini-nuove-ipotesi-sulle-cause-dell%e2%80%99autismo/358314/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E’ tornata la febbre dengue in Grecia?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/11/e%e2%80%99-tornata-febbre-dengue-in-grecia/349256/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/11/e%e2%80%99-tornata-febbre-dengue-in-grecia/349256/#comments</comments> <pubDate>Tue, 11 Sep 2012 14:52:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Antivirus]]></category> <category><![CDATA[Diagnosi]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Malattie]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category> <category><![CDATA[Virus]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=349256</guid> <description><![CDATA[La dengue è una malattia ampiamente rappresentata nei Paesi tropicali: nelle Americhe, dove numerosi focolai sono stati riscontrati anche quest’anno nella regione Caraibica, ma anche gli Stati meridionali degli Usa non sono risparmiati, è presente inoltre nel Sud Est Asiatico e in Africa sub-Sahariana. Quest’anno è stata segnalata anche in un Paese occidentale. Il Keelpno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>dengue</strong> è una <strong>malattia ampiamente rappresentata nei Paesi tropicali</strong>: nelle Americhe, dove numerosi focolai sono stati riscontrati anche quest’anno nella regione Caraibica, ma anche gli Stati meridionali degli Usa non sono risparmiati, è presente inoltre nel Sud Est Asiatico e in Africa sub-Sahariana. Quest’anno è stata segnalata anche in un Paese occidentale. Il <strong>Keelpno</strong> (Centro di controllo epidemiologico greco) ha comunicato che <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-19481127" target="_blank">un uomo di 80 anni originario del villaggio di Agrinio in Grecia, situato nella parte nord occidentale del Peloponneso, è morto per dengue in un Ospedale di Patrasso</a>.</p><p>La validità clinica di questa diagnosi di dengue attende un’effettiva conferma , in quanto è stata segnalata su siero del paziente la contemporanea presenza sia di anticorpi anti dengue che di anticorpi anti <strong>West Nile Virus</strong> (un altro flavivirus, come anche il virus della <strong>Febbre Gialla</strong>, che determina una malattia caratterizzata in alcuni casi da interessamento del sistema nervoso centrale, della quale sono stati riportati diversi casi in Grecia questa estate). Sono in corso inoltre esami di sangue per verificare se membri della sua famiglia o abitanti del villaggio o di quelli viciniori abbiano anche essi contratto tale malattia. <a href="http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2012/09/04/97001-20120904FILWWW00315-cas-de-dengue-en-grece-un-mort.php" target="_blank">Contemporaneamente all’inchiesta epidemiologica è partita anche quella entomologica per rintracciare i vettori e isolare il virus dagli insetti.</a></p><p>La dengue è determinata da un flavivirus in genere trasmesso da una <strong>zanzara</strong>, Aedes aegypti, segnalata negli Stati meridionali degli Usa, ma non in Europa. In realtà può essere trasmessa anche da Aedes albopictus, comunemente chiamata “zanzara tigre asiatica”, presente in Europa da diversi anni ormai, che ha però <strong>un’efficienza di trasmissione</strong> considerata inferiore rispetto alla prima. Probabilmente questa minore efficacia come vettore risiede in alcune differenze ecologiche e comportamentali tra le due zanzare, più che in quelle più precipuamente entomologiche. <a href="http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=19509" target="_blank">La presenza dell’insetto non è limitata al bacino del Mediterraneo, ma è stata riscontata anche in Europa del Nord fino in Germania, Belgio e Olanda</a>. La zanzara tigre asiatica è anche considerata uno dei vettori, il principale è Culex pipiens, del virus del Nilo occidentale e che appunto è l’altra malattia sospettata nel caso in oggetto.</p><p>&#8220;Si tratta di una malattia che non abbiamo visto per molti decenni&#8221;, ha detto il dottor Sotirios Tsiodras del Centro greco per il controllo delle malattie e la prevenzione. Era stata infatti descritta come presente in Grecia in alcuni focolai per diverse estati nel corso degli anni ’20 del secolo scorso.  Nel 2010, casi di dengue sicuramente autoctoni sono stati riportati in Croazia e in Francia. Ma come può essere arrivata la malattia in Europa? <a href="http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=19805" target="_blank">Probabilmente attraverso dei viaggiatori o dei migranti portatori del virus. L’ipotesi della trasmissione verticale del virus dalla zanzara infetta alla prole è piuttosto controversa</a>.</p><p>La diffusione accertata di West Nile Virus e quella da confermare di dengue, depongono per un quadro in progressiva e veloce mutazione epidemiologica delle malattie trasmesse da insetti o altri artropodi, che stanno acquisendo nuovi habitat nel bacino del Mediterraneo, anche e non solo in coincidenza di mutamenti climatici che ne favoriscono l’attecchimento. La mia convinzione però è che i servizi sanitari dei Paesi rivieraschi siano in condizione, almeno se continuano a mantenere gli standard attuali, di sorvegliare e di far fronte a qualsiasi emergenza futura.</p><p>La dengue, che ricordiamo, nella maggioranza dei casi decorre <strong>asintomatica</strong>, si manifesta clinicamente, dopo un periodo di incubazione in genere di non più di sette giorni, con una sintomatologia simil influenzale: febbre ingravescente, cefalea, artromialgie diffuse, un esantema della cute morbilliforme, ma più sfumato e diffuso prevalentemente al tronco e in misura minore sugli arti. Si può avere un interessamento più o meno spiccato delle alte vie respiratorie, magari accompagnato da tosse secca, edema palpebrale e linfadenopatia alle principali stazioni; si possono anche delimitare alla palpazione organi ipocondriaci leggermente aumentati di volume. In laboratorio in genere si riscontra anche leucopenia e trombocitopenia, in taluni casi anche piuttosto spiccata, che però non necessita di trattamento. Le Ast e le Alt possono generalmente essere elevate, non più di tre, quattro volte la norma. La diagnosi di laboratorio si pone con la ricerca sierologica degli anticorpi specifici della classe IgM e con la Pcr. In genere i sintomi perdurano dai dieci ai quattordici giorni e la malattia tende ad attenuarsi spontaneamente, senza sequele. Non c’è un trattamento specifico. Si consiglia di ristabilire, se necessario, una normale idratazione e di assumere paracetamolo alle dosi abituali, mentre l’acido acetilsalicilico sarebbe da evitare per la possibilità di provocare delle emorragie. Alcuni casi possono dar luogo a complicazioni primitive epatiche e/o a carico del sistema nervoso centrale, ma sono rare. I casi gravi vanno trattati appropriatamente in situazione intensivistica, e la tempestività di tale intervento può essere decisivo per evitare esiti letali.</p><p>Le forme gravi, potenzialmente letali se non trattate, dette Dhfs (Dengue Hemorragic Fever Syndrome), si manifestano in soggetti, per lo più in <strong>età pediatrica</strong>, che hanno acquisito l’infezione più di una volta nel corso della vita, come avviene quasi esclusivamente nei nativi di zona endemica. Esistono infatti quattro diversi sierotipi di dengue, per cui l’immunità conseguente all’infezione con un sierotipo non proteggerebbe nei riguardi di un sierotipo differente, ma al contrario sarebbe suscettibile di s<a href="http://www.nejm.org/doi/pdf/10.1056/NEJMp0707161" target="_blank">catenare una sindrome da alterata coagulazione su base immunitaria, determinata dallo scatenamento di una vera e propria “tempesta citochinica”, tale da metter a repentaglio la sopravvivenza dei malati</a>.</p><p>Fortunatamente la Sanofi Aventis sta mettendo a punto un vaccino per la dengue, che appare a buon punto nella sperimentazione: si trova in fase III. Si spera possa entrare in commercio già in milioni di dosi entro il 2015. Molto dipende dall&#8217;effettiva <strong>copertura antigenica</strong>, che sembrerebbe assicurata per tre sierotipi su quattro del flavivirus. Questo comunque, secondo la società produttrice, non pregiudicherebbe la possibilità per il vaccino di proteggere contro la DHFS. <a href="http://www.medicalnewstoday.com/articles/248280.php" target="_blank">Sarebbe una notizia splendida per tanti bambini nativi dei Paesi endemici che sono esposti a questo rischio letale.</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/11/e%e2%80%99-tornata-febbre-dengue-in-grecia/349256/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nuovo virus scoperto in America</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/31/nuovo-virus-scoperto-in-usa/339063/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/31/nuovo-virus-scoperto-in-usa/339063/#comments</comments> <pubDate>Fri, 31 Aug 2012 12:20:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Malattie]]></category> <category><![CDATA[Medicina]]></category> <category><![CDATA[Virus]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=339063</guid> <description><![CDATA[Un Phlebovirus di recente identificazione potrebbe essere la causa di una nuova malattia identificata nello Stato del Missouri negli Stati Uniti. Ne da notizia un articolo pubblicato sul numero del 30/8 u.s. il New England Journal of Medicine [N Engl J Med 2012; 367:834-841 August 30, 2012]. La scoperta per la precisione è avvenuta nella...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un Phlebovirus di recente identificazione potrebbe essere la causa di una nuova malattia identificata nello Stato del Missouri negli Stati Uniti. Ne da notizia un articolo pubblicato sul numero del 30/8 u.s. il New England Journal of Medicine [N Engl J Med 2012; 367:834-841 <a href="http://www.nejm.org/toc/nejm/367/9/">August 30, 2012</a>]. La scoperta per la precisione è avvenuta nella parte nordoccidentale dello Stato, nella località di Heartland, per iniziativa di un medico, Dr. Scott Folk, descritto in un’<a href="http://www.npr.org/blogs/health/2012/08/29/160272241/mysterious-new-heartland-virus-discovered-in-missouri" target="_blank">intervista fatta agli specialisti dei CDC come un vero cacciatore di microbi</a>: “ogni volta che ci invia dei campioni da esaminare, ci teniamo ad osservarli con grande attenzione, perché ci aspettiamo sempre di trovare qualcosa ”.</p><p>Il dottore ha questa volta inviato nei laboratori di Atlanta dei campioni di sangue di <strong>quattordici pazienti affetti da sintomatologie analoghe</strong>, di non immediata identificazione diagnostica, rappresentate prevalentemente da febbre anche elevata, diarrea, con trombocitopenia e leucopenia ed aumento delle transaminasi di circa dieci volte la norma, in condivisione di un precedente anamnestico di punture di zecche da non più di una settimana. In dodici è stata identificato come agente causale Ehrlichia chaffeensis, microrganismo ritenuto responsabile della “Human Monocytotropic Ehrlichiosis”, malattia relativamente rara: 600 casi all’anno negli USA, che causa nei colpiti una sintomatologia simile a quella descritta. Per inciso l’Ehrlichiosi può molto raramente essere anche grave, ed è suscettibile al trattamento con l’antibiotico doxiciclina. Nei rimanenti due, due agricoltori, negativi per la ricerca dell’ Ehrlichia, dopo osservazione al microscopio elettronico è stato invece identificato un <strong>virus</strong> classificato come appartenente alla famiglia dei Bunyaviridae e successivamente meglio collocato nel genere dei Philovirus, stavolta dopo sequenziazione di nuova generazione ed analisi filogenetica.</p><p>Vengono annoverati settanta diversi virus nel genere in oggetto, differenziati in base al vettore: zecca, zanzara o flebotomo. Nel nostro Paese un rappresentante del genere è il virus Toscana, che provoca delle forme meningo-encefalitiche ed è trasmesso da flebotomi. I due pazienti del Missouri erano affetti da forme cliniche piuttosto impegnative che hanno reso necessaria un’ospedalizzazione di più di dieci giorni, provocando anche delle sequele di un certo rilievo, peraltro in via di risoluzione a distanza ormai di due anni dall’inizio della sintomatologia. L’analisi filogenetica del nuovo virus all’interno del genere Phlebovirus ha poi permesso, secondo gli autori, di metterlo in stretta relazione con SFTSV (severe fever with thrombocytopenia syndrome), un altro Phlebovirus, trasmesso da puntura di zecche, che l’anno scorso autori cinesi avevano isolato e sequenziato [N Engl J Med 2011; 364: 1523-32] [Plos Pathog 2011; 7(11): e1002369]. Tale virus era stato identificato in pazienti di nazionalità cinese interessati da una sintomatologia del tutto sovrapponibile a quella descritta in Missouri, caratterizzata però da tempo di protrombina e di tromboplastina parziale aumentati, con tendenza ad emorragie: a partire dai sanguinamenti gengivali, fino in alcuni pazienti alla manifestazione di coagulazione intravasale disseminata e/o di emorragie cerebrali, tali da determinare anche dei decessi.</p><p>Gli autori americani nel suggerire questa parentela tra malattie, dichiarano anche di ritenere che tali sindromi debbono ancora essere studiate ed inquadrate, per definirne meglio le caratteristiche cliniche e gli aspetti microbiologici e soprattutto epidemiologici: se esistono altri vettori; quali i serbatoi animali, se presenti; quali gli ambiti geografici; infine le possibilità terapeutiche, ovviamente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/31/nuovo-virus-scoperto-in-usa/339063/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scoperto un nuovo Aids?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/27/scoperto-nuovo-aids/335271/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/27/scoperto-nuovo-aids/335271/#comments</comments> <pubDate>Mon, 27 Aug 2012 16:03:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Aids]]></category> <category><![CDATA[HIV]]></category> <category><![CDATA[Taiwan]]></category> <category><![CDATA[Thailandia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=335271</guid> <description><![CDATA[È apparso il 23/8 u.s. un interessante articolo sul New England Journal of Medicine (N Engl J Med 2012;367:725-34. DOI: 10.1056/NEJMoa1111160). Secondo gli autori infatti viene segnalata la presenza, per il momento solamente in alcuni pazienti provenienti da gruppi etnici di origine asiatica, nella fattispecie da Thailandia e Taiwan, di una sindrome da immunodeficienza, che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È apparso il 23/8 u.s. un interessante articolo sul <strong>New England Journal of Medicine</strong> (N Engl J Med 2012;367:725-34. DOI: 10.1056/NEJMoa1111160). Secondo gli autori infatti <strong>viene segnalata la presenza</strong>, per il momento solamente in alcuni pazienti provenienti da gruppi etnici di origine asiatica, nella fattispecie da Thailandia e Taiwan, di una sindrome da <strong>immunodeficienza</strong>, che si manifesta in età adulta, non correlata in alcun modo ad Hiv.</p><p>Le caratteristiche cliniche sono però analoghe all’Aids così come lo conosciamo, e i pazienti affetti da questa forma si ammalano, in un certo momento della loro esistenza, in genere verso i cinquanta anni, di <strong>micobatteriosi sistemiche</strong> e di infezioni opportunistiche, ad esempio la criptococcosi, in maniera simile ai malati affetti da malattia da Hiv, cioè con localizzazioni e decorsi sovrapponibili. Il numero di CD4 però in questi pazienti asiatici è normale e il test per Hiv rimane negativo.</p><p>Quello che li contraddistingue è invece il fatto di essere portatori di autoanticorpi diretti contro l’Interferon-γ (Ifn-γ). La funzione di questo importante mediatore dell’immunità riguarda proprio la possibilità di<strong> rispondere con efficacia alle infezioni</strong>. L’<span style="color: #000000;">Ifn-γ, o Interferon di tipo II, è una citochina al centro della risposta innata ed adattativa contro le infezioni sostenute da microrganismi batterici, virali e protozoari e partecipa al controllo dell’insorgenza dei tumori. Nei pazienti studiati la manifestazione delle infezioni sarebbe quindi da mettere in relazione con questa alterazione nella funzione dell’Ifn-</span>γ, che li espone al rischio di sviluppare malattie in forma generalmente grave e tale, se non trattata, di metterne a repentaglio la sopravvivenza. Non si conosce il motivo per il quale si verifica questa alterazione, e nemmeno quando effettivamente possa insorgere, anche se, come detto, pare intorno ai cinquanta anni.</p><p>Un’ipotesi che può essere allo stato avanzata riguarda la possibilità che <strong>un’infezione estemporanea</strong> funzioni da segnale per una qualche funzione immunitaria, in grado di stimolare la produzione di autoanticorpi anti interferon-γ, magari in individui geneticamente e/o costituzionalmente predisposti. Del resto il fatto che i malati appartengono tutti ad un medesimo gruppo etnico suggerisce un meccanismo di questo tipo. Quindi un importante passo è stato svolto sul piano di mettere in luce aspetti poco conosciuti delle infezioni da micobatteri, che possono manifestarsi, con sintomatologie spesso gravi, e che presentano difficoltà di trattamento, per la facilità di insorgenza del fenomeno dell’antibiotico resistenza, come ben sappiamo purtroppo, anche nei pazienti affetti da Aids avanzati, che sono ovviamente molti di più rispetto a quelli affetti da questa nuova sindrome.</p><p>È probabile che l’utilità di questo lavoro sarà rappresentata dalla possibilità di poter curare meglio le infezioni causate da micobatteri atipici, criptococchi, etc., non solamente nei pazienti asiatici in oggetto, ma anche nei pazienti affetti da malattia da Hiv, che costituiscono ancora un problema in determinati ambiti clinici, nel momento in cui riusciremo a comprendere meglio i meccanismi attraverso i quali le terapie <strong>coadiuvano in maniera sinergica il sistema immunitario</strong> a rispondere alle malattie sostenute da germi opportunisti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/27/scoperto-nuovo-aids/335271/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Brindisi e gli anticorpi della collettività</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/brindisi-anticorpi-della-collettivita/235379/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/brindisi-anticorpi-della-collettivita/235379/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 May 2012 09:41:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Attentato]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Scuole]]></category> <category><![CDATA[Società Civile]]></category> <category><![CDATA[Strage di Bologna]]></category> <category><![CDATA[Stragi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=235379</guid> <description><![CDATA[Volevo parlare di malaria. Ho pronti anche dei post sull’epigenetica, sulla terapia dell’infezione da HIV. Oggi però,  direi che è mio dovere dedicare questo spazio alle vittime di Brindisi. Sono un osservatore privilegiato: avevo diciotto anni quando avvenne Piazza Fontana. Poi Brescia, gli Italicus, il caso Moro, Bologna, Falcone, Borsellino e così via. Ho imparato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Volevo parlare di malaria. Ho pronti anche dei post sull’epigenetica, sulla terapia dell’infezione da HIV. Oggi però,  direi che è mio dovere dedicare questo spazio alle vittime di Brindisi.</p><p>Sono un osservatore privilegiato: avevo diciotto anni quando avvenne Piazza Fontana. Poi Brescia, gli Italicus, il caso Moro, Bologna, Falcone, Borsellino e così via. Ho imparato credo, molto da tutti quei fatti e ritengo importante che quel qualcosa che ho dentro cerchi di trasmetterlo, <strong>per rispetto delle ragazze pugliesi</strong>. Pertanto parto proprio da quegli avvenimenti ormai lontani nel tempo.</p><p>Due semplici considerazioni. Va fatta un’analisi differente per ogni singolo atto.</p><p><strong>La strage di Bologna</strong>, secondo me, è sia cronologicamente che eziologicamente distinta dalle stragi della “strategia della tensione” classica. Appartengono ad uno scenario internazionale, di cui quella di Ustica vicina nel tempo ne è l’inizio, per così dire, semplificando: NATO. Le stragi da Falcone-Borsellino, passando per gli Uffizi, Velabro etc. appartengono invece al rapporto Stato-Mafia, sic. Mi sembra evidente che questa di Brindisi rientri in questo ambito.</p><p>È simile lo scenario politico. Il protettore, a suo tempo la DC, oggi il PDL, ma non solo, mostra dei “segni di appannamento”. Nel mondo degli affari mafiosi c’è bisogno di stabilità per poter portare a termine i mille traffici. L’urna è vicina (non solamente domani) e conta, eccome, e gli Italiani potrebbero “pazziare”. Meglio ricordare che “mamma” è sempre in grado di colpire i “picciotti”. In tal modo i punti di riferimento delle varie cupole possono essere identificati e risettati . Naturalmente è già partita la canea dei depistatori. Oggi in macchina ascoltavo in Rai alcuni giornalisti affermare che “..insomma, suvvia..ma non si è mai visto che la Mafia adoperi due bombolette…” ”per cui tutte le ipotesi sono valide: anche quella terroristica (ovvio), anche se..”.</p><p>Ma, come mi pare altrettanto ovvio, poi potrebbe sempre arrivare una rivendicazione apocrifa e tardiva, come accaduto giusto una settimana fa.</p><p>La seconda considerazione riguarda il fatto che signori è scientifico: il nemico, che può essere chiamato, come qualcuno ha già fatto, il Partito Criminale delle Stragi, ha purtroppo sempre raggiunto i suoi obbiettivi. E si. La strategia della tensione forse all’inizio non fu pagante nell’arretramento delle conquiste sociali e politiche popolari. Ma l’uccisione di Moro mise a freno i tentativi timidi di far evolvere ulteriormente questo paese, di emancipare il ruolo dell’Italia a livello internazionale, interrompendo violentemente il processo di sviluppo democratico ( io almeno così la vedo a distanza di anni.</p><p>A suo tempo me ne rendevo in fondo conto, ma confusamente, perché non avevo elementi concreti ed evidenti di prova, ma su questo c’è molto da dire). Le stragi di Mafia portarono alla nota trattativa, che ultimamente sembra si stia riaccendendo.</p><p>L’esperienza passata dovrebbe aver determinato la formazione di<strong> anticorpi nella collettività</strong>, tali da impedire il reiterarsi degli effetti deleteri degli atti di violenza. Ma la mia sensazione è che proprio oggi sia in gioco anche qualcosa di diverso, di molto più importante. Probabilmente è la resistenza e le coesione democratica del paese ad essere in gioco. Oggi a repentaglio più di allora: più del ’69, più che nel’78 o nel ’93. La sorveglianza popolare è forte a sufficienza? L’attenzione a non cadere nelle provocazioni sarà sempre vigile? La sagacia nel prevenire politicamente le mosse di questo nemico invisibile ed impunito sarà efficace e pronta? Attraverso quali canali si raccoglierà e potenzierà questo sdegno? Non verrà isterilito dai soliti pompieri o dai soliti demagoghi o peggio irretito dalle sirene dell’estremismo infantile?</p><p>Non credo, come è sempre successo prima, che si riuscirà a raggiungere una verità giudiziaria, anche perché in realtà nessuno ha interesse a farlo. L’incertezza sui fatti, quando sono passati, è la migliore garanzia di poter ricorrere in futuro agli stessi mezzi. L’ora pertanto richiede nervi saldi ed un’analisi impietosa e scientifica dei fatti. Ciascun cittadino può fornire il proprio contributo di intelligenza ed di impegno e in questo paese c’è ne è molto bisogno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/brindisi-anticorpi-della-collettivita/235379/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>TAV, quali effetti per la salute?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/senza-rischi-salute/227450/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/senza-rischi-salute/227450/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 May 2012 09:19:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Amianto]]></category> <category><![CDATA[particolato]]></category> <category><![CDATA[Polveri Sottili]]></category> <category><![CDATA[Salute]]></category> <category><![CDATA[Tav]]></category> <category><![CDATA[Torino - Lione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=227450</guid> <description><![CDATA[Il post che pubblico oggi trae gran parte delle informazioni dal numero 200 della rivista “Medicina Democratica” (MD) di novembre-dicembre 2011, dedicato alla TAV in Val di Susa. Per quanto riguarda il rischio amianto si distinguono due gruppi principali di sostanze: l&#8217;amianto anfibolo e l&#8217;amianto serpentino. La distinzione è abbastanza importante perché l&#8217;anfibolo presenta fibre fragili,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il post che pubblico oggi trae gran parte delle informazioni dal numero 200 della <a href="http://www.medicinademocratica.org/rubrique.php3?id_rubrique=1" target="_blank">rivista “Medicina Democratica”</a> (MD) di novembre-dicembre 2011, dedicato alla TAV in Val di Susa.</p><p>Per quanto riguarda il <strong>rischio amianto</strong> si distinguono due gruppi principali di sostanze: l&#8217;amianto anfibolo e l&#8217;amianto serpentino. La distinzione è abbastanza importante perché l&#8217;anfibolo presenta fibre fragili, che si spezzano facilmente ma possono essere intessute (le famose coperte antincendio, per esempio); il serpentino, invece, ha fibre più lunghe e più resistenti. La famiglia del serpentino è rappresentata dal crisotilo, mentre dell&#8217;anfibolo fanno parte antofillite, actinolite, amosite, crocidolite, tremolite. La sua natura fibrosa è alla base delle proprietà tecnologiche, ma anche delle caratteristiche di rischio essendo essa causa di gravi patologie a carico prevalentemente dell&#8217;apparato respiratorio. La pericolosità consiste, infatti, nella capacità che i materiali di amianto hanno di rilasciare fibre potenzialmente inalabili ed anche nella estrema suddivisione a cui tali fibre possono giungere.</p><p>La presenza dell&#8217;amianto in sé non è necessariamente pericolosa, dipende<strong> dal grado di libertà delle fibre</strong>. In altre parole un tessuto contenente amianto è molto rischioso; un elemento di Eternit no, ma solo a patto che non si stia sgretolando, rendendo necessaria una bonifica con modalità adeguate. Le malattie principali rappresentate dal rischio amianto sono l’asbestosi, che determina nel tempo un’insufficienza respiratoria gravissima; il mesotelioma pleurico polmonare, un tumore maligno che può colpire le membrane sierose di rivestimento dei polmoni (pleura) e degli organi addominali (peritoneo); il cancro polmonare, che si verifica per esposizioni non specifiche, in cui in cui il rischio amianto è associato all’abitudine al fumo; altre neoplasie; placche pleuriche (si tratta di ispessimenti benigni del tessuto connettivo della pleura, più o meno estesi, talora calcificati).</p><p>Come afferma il Dr.Marco Tomalino nell’articolo sui rischi della salute nel numero di MD citato, nello smarino (4,4 milioni di m3 di materiale) prodotto dallo scavo della galleria della linea Lione-Torino, va comunque sottolineata la presenza di rocce potenzialmente contaminate da vene asbestiformi (ofioliti, pietre verdi e serpentiniti) che possono determinare durante le operazioni di scavo e di movimentazione del materiale di risulta una contaminazione ambientale in aria e su superfici di entità non trascurabile. Come è noto non esiste una <strong>soglia minima di rischio</strong> nell&#8217;esposizione ad amianto: anche a distanza di decenni si può sviluppare un mesotelioma.</p><p>Del resto il Piemonte è già <strong>la regione con il più alto tasso di casi di mesotelioma causati da contaminazione ambientale</strong> (13,2%), vale a dire di casi per i quali non è riconosciuto alcun collegamento, diretto o indiretto, con un’esposizione lavorativa, a testimonianza del fatto che qui, più che altrove, il problema di questo tumore è anche legato ad una contaminazione ambientale. Per quanto riguarda il problema della presenza di uranio e radon, nella relazione del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/MZucchetti/" target="_blank">Prof. Massimo Zucchetti</a> nella rivista citata viene osservato che le misurazioni effettuate finora, allo scopo di studiare la possibilità di sfruttamento minerario, hanno rilevato una concentrazione di attività nelle rocce che (sebbene assai contenuta) può essere comunque rilevante ai fini<strong> radio protezionistici</strong>.  L’ambiente dello scavo, chiuso e scarsamente aerato può essere considerato particolarmente pericoloso per gli addetti, se non dovessero essere impiegati delle precauzioni adeguate. (Per un migliore approfondimento si rimanda alla relazione del Prof. Zucchetti al n.200 della rivista di Medicina Democratica, per il trattamento particolarmente esaustivo dell’argomento).</p><p>Il rischio ambientale è rappresentato dall’inquinamento da <strong>polveri sottili e particolato</strong> (PM10 e PM2,5). Gran parte della popolazione in questo caso è esposta a tale rischio generato durante la fase di costruzione dall’emissione dei motori a combustione. Si possono determinare le condizioni per l’insorgenza di patologie respiratorie (asma, bronchiti) e cardiocircolatorie (crisi anginose, infarti, ictus), patologie quindi anche letali e di grande prevalenza nella popolazione. L’altro importante inquinante atmosferico preso in considerazione è rappresentato dal gruppo degli ossidi di azoto, in particolare il biossido di azoto (NO2). L’inalazione provoca patologie respiratorie, asma, riacutizzazioni di bronchiti croniche.</p><p>Mi auguro che il presente post abbia suggerito degli argomenti da approfondire.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/senza-rischi-salute/227450/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Val Susa e il senso comune scientifico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/susa-senso-comune-scientifico/210491/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/susa-senso-comune-scientifico/210491/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 13:32:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=210491</guid> <description><![CDATA[Questo post ed il seguente li dedico ad un tema solo apparentemente disgiunto dalla tematica classica di questo blog. Il 25 di aprile, sono salito in Val di Susa e sono andato ad assistere assieme al Prof. Mauro Cristaldi della Sapienza di Roma ad una manifestazione di commemorazione della Resistenza organizzata presso la Sacra di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Questo post ed il seguente li dedico ad un tema solo apparentemente disgiunto dalla tematica classica di questo blog. Il 25 di aprile, <strong>sono salito in Val di Susa</strong> e sono andato ad assistere assieme al Prof. Mauro Cristaldi della Sapienza di Roma ad una manifestazione di commemorazione della Resistenza organizzata presso la Sacra di S. Michele dai Comuni del luogo.</p><p>In tale sede ho potuto constatare de visu quanta bella consapevolezza democratica e quale livello di partecipazione e di competenza è stata raggiunta dagli abitanti di quei luoghi. Mi sono commosso. Il giorno dopo, 26 Aprile, presso il Politecnico di Torino ho potuto assistere al convegno organizzato dai<strong> 360 Accademici autori</strong> della <a href="http://www.notav.eu/modules.php?name=ePetitions&#038;op=more_info&#038;ePetitionId=1" target="_blank">petizione e del documento </a><a href="http://www.notav.eu/modules.php?name=ePetitions&#038;op=more_info&#038;ePetitionId=1" target="_blank">che contesta la decisione governativa di costruire la linea TAV in Val di Susa</a>. È stata effettuata un’analisi multidisciplinare per raccogliere pareri autorevoli su tutti gli aspetti economici, impiantistici, ambientali e sociali. Tutte le relazioni sono state di grande respiro e approfondimento, citerei quella del Prof. Tartaglia che ha aperto il dibattito.</p><p>Mi ha particolarmente colpito per la lucida e razionale esposizione degli errori (voluti?) effettuati in sede di previsione, a cominciare da quella delle <strong>dimensioni del flusso di passeggeri</strong>. Infatti tale numero, relativo alla Torino-Lione invece di decuplicarsi , immaginato da 2.000 a 20.000/die è invece rimasto tra 2.000 e 3.000, esito in gran parte raggiunto in seguito ad offerte promozionali. Anche il flusso delle merci è stato largamente <strong>sovrastimato</strong>. In primo luogo le ferrovie debbono essere dimensionate non sul valore, ma sulla quantità (volume e peso) delle merci trasportate. Inoltre la linea Torino-Lione non tiene conto del fatto che le direttrici del traffico sono Nord-Sud, attraverso i porti del mediterraneo, attualmente in crescita. La direttrice Italia-Francia invece è <strong>stazionaria o in decrescita</strong>, perché ormai saturata, e la previsione di un aumento di traffico è stata esageratamente gonfiata. In secondo luogo nel “mondo reale” sussiste una crisi economica strutturale di esito incerto (il PIL europeo è comunque previsto al massimo stagnante o piuttosto in decrescita per svariati anni). Altre relazioni (Ponti, Ulgiati, Cicconi-Cancelli, Mercalli etc.) hanno poi aggiunto numerosissimi altri spunti alla discussione nei rispettivi settori di indagine, indicando con estrema precisione moltissime altre criticità e contraddizioni contenute nel progetto governativo. Non ho lo spazio per rendere conto di tutti gli interventi ed anche la mia competenza è limitata. Chi ha interesse alla faccenda potrà aggiornarsi, svolgendo le proprie ricerche in rete.</p><p>A tale proposito ricordo che un “blogger” del Fatto quotidiano, il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/MZucchetti/" target="_blank">Prof. Massimo Zucchetti</a>, ha organizzato il convegno. In conclusione mi preme sottolineare che nel convegno si è realizzata in parte quello che costituisce uno dei miei principali desideri e che mi ha dato un motivo in più e forse il principale per il quale ho ritenuto importante ed opportuno deragliare dalla consueta tematica. Sia pure su un singolo tema: <strong>la TAV, la società civile</strong>, verticalmente ed orizzontalmente rappresentata in tutte le componenti economiche, sociali e culturali, si è impegnata ad esprimere un<strong> parere condiviso</strong>, al termine di un percorso articolato e sofferto.</p><p>Costituisce, anche se parzialmente, quello che definivo la creazione di un <strong>senso comune scientifico</strong>. Rappresentato non solamente dall’impegno intellettuale nell’insegnamento, nella ricerca nei laboratori o nelle cliniche e così via, ma anche e soprattutto dall’intervento diretto, militante a favore dei concreti bisogni degli individui. Certamente le critiche nei riguardi di tale iniziativa non mancheranno e lo spazio dedicato dall’informazione “mainstream” a questo convegno è stata veramente infima. Ma se di fatto intendiamo partecipare ad una visione alta, complessiva dei problemi, penso che non si debba perdere questa occasione, che può rappresentare un <strong>modello per le tante situazioni</strong> e le tante problematiche in cui nel nostro paese appare evidente la necessità di ricercare la sensibilizzazione dell’opinione pubblica col sostegno indispensabile di pareri autorevoli, impeccabili dal punto di vista scientifico ed istituzionale.</p><p>Per rimanere<strong> nel campo della salute</strong> direi che andrebbero presi in considerazione la nocività ambientale intesa in senso lato, gli effetti delle radiazioni ionizzanti e delle onde elettromagnetiche e dei vari inquinanti ambientali sulla oncogenesi ed altre patologie; gli aspetti riguardanti la profilassi delle malattie infettive (particolarmente trascurata nel nostro paese negli ultimi tempi); lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti e così via. Il prossimo post verrà dedicato agli aspetti sanitari legati all’impatto ambientale della TAV.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/susa-senso-comune-scientifico/210491/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>In una caverna specie che resistono agli antibiotici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/fondo-caverna-specie-resistenti-agli-antibiotici/206815/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/fondo-caverna-specie-resistenti-agli-antibiotici/206815/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 10:24:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Antibiotici]]></category> <category><![CDATA[Iss]]></category> <category><![CDATA[Medicina]]></category> <category><![CDATA[New Mexico]]></category> <category><![CDATA[Oms]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206815</guid> <description><![CDATA[La segnalazione dello studio intitolato “Antibiotic Resistance Is Prevalent in an Isolated Cave Microbiome” consultabile sul sito è di notevole interesse. Gli autori, nel corso di uno studio delle popolazioni batteriche che albergano sulle pareti di una profonda caverna (fino a 500 mt di profondità al disotto della crosta terrestre), situata nel New Mexico, e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La segnalazione dello studio intitolato <em>“Antibiotic Resistance Is Prevalent in an Isolated Cave Microbiome”</em> consultabile <a href="http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0034953" target="_blank">sul sito</a> è di notevole interesse. Gli autori, nel corso di uno studio delle popolazioni batteriche che albergano sulle pareti di una<strong> profonda</strong> caverna (fino a 500 mt di profondità al disotto della crosta terrestre), situata nel New Mexico, e soprattutto del tutto isolata nei confronti di qualsiasi contaminazione da parte di materiale umano di qualsiasi genere (così almeno assicurano), hanno scoperto numerose specie naturalmente resistenti a i comuni antibiotici. Tali particolari specie, che comunque non vengono annoverate fra quelle patogene, sono resistenti anche agli antibiotici di più recente <strong>sintesi</strong>.</p><p>Infatti fra i ceppi con caratteristiche di resistenza più spiccate ce ne erano tre di Streptomyces spp. ed uno di Brachybacterium paraconglomeratum, che si sono rivelati in grado di inattivare sia l’eritromicina (che è un macrolide naturalmente prodotto), che la telitromicina, derivato semisintetico chimicamente affine. Pertanto sussiste il fondato sospetto che batteri non patogeni, non associati cioè a determinate malattie, generalmente assenti in ambienti clinici, possano agire da<strong> serbatoio</strong> pressoché ubiquitario di geni conferenti resistenza suscettibili di essere trasmessi con i noti meccanismi di scambio fra microrganismi. Probabilmente la competizione che si determina fra microrganismi per sopravvivere in un ambiente segregato sviluppa la naturale produzione a scopi difensivi di antibiotici nelle varie specie. Determinando a sua volta resistenza nelle altre.</p><p>Il dato è naturalmente interessante ed anche se necessita di conferma, potrebbe aiutare nel <strong>comprendere</strong> la rapidità con la quale si sviluppa la resistenza agli antibiotici che via via sono stati introdotti nella pratica clinica.</p><p>Per molti, come del resto emerge anche nel forum, questa osservazione può essere spiegata sulla base di semplici considerazioni evoluzionistiche, ma, come abbiamo visto anche nei forum americani, per altri “segna un punto a vantaggio del creazionismo”. Direi che una delle difficoltà principali è di stabilire e condividere regole corrette di comunicazione che siano valide per tutti, come dicevo in un precedente post: creare il “senso comune”. La difficoltà (per altro benedetta), insita nella ricerca scientifica, di riuscire a mediare un sapere condiviso emergeva nella domanda che ponevo riguardo la medicina tradizionale cinese (no, aiuto, la medicina cinese no!!). Due utenti del forum hanno postato due interventi, che mi sembrano provenire da persone <strong>documentate</strong> ed apprezzabili entrambi, di segno opposto ed in effetti non conciliabili. Quello che posso dire è che sono in corso dei programmi di ricerca internazionali multicentrici (Oms ed anche Iss in collaborazione con i pari organismi cinesi) aventi il fine di verificare in base ad una dimostrazione sperimentale l’attendibilità e l’efficacia di questa “pseudoscienza”, come è stata definita da qualcuno. Ne attenderei comunque l’esito (questione di anni?). Però vorrei dire che anche se sono convinto, condividendo un intervento nel forum, che solo applicando il metodo sperimentale potremo avere, come detto, una risposta sull’attendibilità della medicina cinese, c’è qualcosa che contemporaneamente non mi soddisfa intellettualmente e che mi intriga: la mia spalla dolente (non riuscivo a mettermi la giacca) è obbiettivamente guarita da parecchi anni, dopo che un mio amico e collega, onusto di anni e di esperienza (molti anni spesi a Pechino) mi ha inserito tanti piccoli aghi nel lobo auricolare. Mi spiegava che lì ci sono dei “meridiani” o qualcosa di simile su cui agiscono gli aghetti. Ma questi “punti” o “meridiani”, non so, non hanno un corrispettivo morfologico e/o funzionale nella fisiologia o nell’anatomia, né nell’istologia. Ma allora cosa sono? E che cosa avviene?</p><p>Domanda: cosa c’entra con l’assunto riguardante la creazione di un “senso comune” ? C’entra secondo me e lo vedremo, mi auguro, nelle prossime settimane.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/fondo-caverna-specie-resistenti-agli-antibiotici/206815/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>In Darwin la cura dell&#8217;AIDS?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/quali-sono-limiti-dibattito-scientifico/204735/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/quali-sono-limiti-dibattito-scientifico/204735/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Apr 2012 12:38:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Aids]]></category> <category><![CDATA[teorie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204735</guid> <description><![CDATA[Ringrazio vivamente il lettore “Dubito” per l’utile e militante segnalazione che mi consente di chiarire un punto molto importante. La menzionata legge dello Stato del Tennesse rientra in un ambito che nel mio primo post avevo già definito come antiscientifico. Le motivazioni all’interno di tale proponimento sono manifestamente mistificatorie e notoriamente suggerite da ambienti “religiosi”,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio vivamente il lettore “Dubito” per l’utile e militante segnalazione che mi consente di chiarire un punto molto importante. La menzionata<strong> legge dello Stato del Tennesse</strong> rientra in un ambito che nel mio <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/senso-comune-scientifico/199644/" target="_blank">primo post</a> avevo già definito come antiscientifico. Le motivazioni all’interno di tale proponimento sono manifestamente mistificatorie e notoriamente suggerite da ambienti “religiosi”, e che in un linguaggio oggi demodé avrei aggiunto francamente “reazionari”, e vanno a colpire quella che non è la “teoria” dell’evoluzione, ma la “legge” dell’evoluzione, vero obbiettivo dell’operazione.</p><p><strong>Perché di legge di natura si tratta</strong>. Come la legge di gravitazione universale, come la tavola periodica di Mendeleieff, come le leggi di Mendel etc.. Senza Carletto Darwin (il secondo Carletto terribile dell’Ottocento), senza ad esempio il concetto di “fitness”, non riusciremmo a comprendere la natura stessa dell’evoluzione biologica nel nostro pianeta. Proviamo ad immaginare cosa avverrebbe nei laboratori dove HIV viene coltivato e sequenziato, se non si ricercasse il fenomeno delle mutazioni genetiche del virus. Lì si preparano test, basati sul riconoscimento del genoma del virus, al fine di testare la resistenza del virus ai vari farmaci antivirali prodotti nel corso degli anni dalle società farmaceutiche. Lo scopo finale è di<strong> ottimizzare i trattamenti combinati </strong>con tali farmaci, che nel tempo possono purtroppo perdere efficacia perché HIV, che non è un concausa, ma <strong>la causa</strong> dell’AIDS, sottoposto alla pressione selettiva degli inibitori delle proteasi, degli inibitori della trascrittasi inversa nucleosidici e non, degli inibitori della fusione e così via, reagisce e seleziona con meccanismo Darwiniano popolazioni geneticamente resistenti.</p><p>Se gli scienziati americani dovessero basarsi nei loro esperimenti in campo biologico o medico su teorie creazioniste o del “disegno intelligente”, credo che non farebbero molti progressi e la scienza made in US si sarebbe già arenata, anche in assenza di ministri della istruzione pubblica del rango della Gelmini. Una posizione quindi del tutto inconciliabile con quella di chi, sbagliando, avevo definito “negazionisti”. Infatti se la segnalazione in questione intendeva anche responsabilizzarmi riguardo ad una mia esortazione troppo “liberale”, tale da fornire spazio ad un’ampia congerie di contestazioni “radicali” del pensiero scientifico, direi che il mio post andava in <strong>direzione opposta</strong>. Non si apre nessuna falla: ho chiaramente affermato che, per avere diritto di cittadinanza in un serio dibattito, una tesi opposta deve aderire al<strong> pensiero logico-razionale</strong>. Deve dare luogo ad ipotesi dimostrabili sperimentalmente e perciò falsificabili.</p><p>Il sapere acquisito però spesso genera interrogativi più ampi di tipo e profondità diversi. Basta pensare ai tanti aspetti che rimangono poco chiari e ancora da indagare proprio nei meccanismi dell’evoluzione. L’origine della vita è interna o esterna al pianeta? Se si verificano solo mutazioni casuali, sono sufficienti 4 mld di anni di tempo per garantire l’evoluzione biologica? Cosa è che si evolve, la singola specie, o piuttosto il sistema ecologico in cui prosperano specie diverse, in competizione con altri sistemi? Il cosiddetto “dogma” di Watson &amp; Crick, cioè che l’informazione procede dal DNA al RNA, non è stato solamente smentito (ad esempio anche dalla trascrittasi inversa di HIV), ma, come vedremo in successivi post, alcuni autorevoli studiosi vanno oltre e <strong>affiancano alla selezione naturale nuove teorie</strong> (neo-Lamarckismo?). Ma ciò detto, la validità del pensiero Darwiniano rimane intatta, anzi può essere integrata da queste e da altre acquisizioni. Bisogna pertanto proseguire ad osservare, approfondire, studiare.</p><p>Vorrei introdurre un altro oggetto di discussione. La medicina occidentale è certamente una scienza, ma che opinione abbiamo della <strong>medicina cinese</strong>, che non origina certamente da osservazioni sperimentali, almeno nel linguaggio cartesiano e quindi non è considerata scientifica? Questa medicina “alternativa” non è solamente efficace, e non si tratta di suggestione o di effetto placebo, ma è anche sostenuta da un sapere millenario parallelo alla cultura occidentale. Il metodo sperimentale è<strong> l’unico strumento adeguato</strong> per esplorarla ?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/quali-sono-limiti-dibattito-scientifico/204735/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Aids, la scienza avanza per ipotesi dimostrabili</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/aids-scienza-avanza-ipotesi-dimostrabili/203623/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/aids-scienza-avanza-ipotesi-dimostrabili/203623/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Apr 2012 07:08:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesco Spinazzola</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Aids]]></category> <category><![CDATA[Duesberg]]></category> <category><![CDATA[Metodo Scientifico]]></category> <category><![CDATA[Omeopatia]]></category> <category><![CDATA[Ricerca Scientifica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203623</guid> <description><![CDATA[Nella discussione svolta nel forum a proposito dell’articolo sull’eziologia dell’Aids, mi ha impressionato sfavorevolmente una certa virulenza in alcuni interventi. Non si può chiedere, nemmeno come espediente retorico, a chi sostiene un’origine dell’Aids diversa da quella infettiva, di autosomministrarsi un sangue potenzialmente infetto “per vedere l’effetto che fa”. E’ un argomento violento, inaccettabile, che non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella discussione svolta nel forum a proposito dell’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/aids-i-dati-che-smontano-le-teorie-negazioniste/200367/" target="_blank">articolo sull’eziologia dell’Aids</a>, mi ha impressionato  sfavorevolmente una certa virulenza in alcuni interventi. Non si può chiedere, nemmeno come <strong>espediente</strong> retorico,  a chi sostiene un’origine dell’Aids diversa da quella infettiva,  di autosomministrarsi un sangue potenzialmente infetto “per vedere l’effetto che fa”. E’ un argomento violento, inaccettabile, che non arricchisce la discussione, che si dovrebbe, secondo me, svolgere in un <strong>confronto</strong> libero di idee.</p><p>Ma c’è un altro aspetto che è emerso nel corso del forum e che in gran parte discende da quello che considero un mio errore polemico e del quale me ne scuso: nella fattispecie ho adoperato il termine “negazionisti” per definire coloro che non credono all’<strong>eziologia </strong>virale dell’Aids. L’identificazione dell’interlocutore in una determinata categoria, denominata con termine dispregiativo, viene generalmente usata in politica. In tale ambito è ammessa allo scopo di delegittimare l’avversario, di ammutolirlo. Il dibattito, che potrebbe nascere, e smentire le proprie tesi, viene pregiudizialmente troncato. Vengono anche messe a tacere obiezioni fondate, ma che non sono corrispondenti ad una versione ritenuta corrispondente ad una logica considerata ortodossa ed inoppugnabile.</p><p>Si accomunano sotto una stessa etichetta persone che esprimono spesso posizioni diverse, magari in contrasto fra loro su svariati punti: “complottista”, “negazionista”, “ideologico”. Proprio come nel caso dell’Aids. C’è chi sostiene che sono i <strong>comportamenti </strong>a provocare la malattia; chi che i farmaci non sono efficaci e comunque dannosi; chi afferma che il virus (probabilmente selezionatosi prima degli anni ’60 e quindi certamente prima che si potesse disporre delle conoscenze necessarie) è l’esito di processi di manipolazione genetica. Mi sta molto a cuore il fatto che nei confronti di idee ci siano delle regole e dei principi che tutti sono tenuti a rispettare. Qualcosa di simile l’ha già detto Voltaire, ma credo che si debba partire dalla considerazione che  nel comune tentativo di arrivare alla <strong>verità </strong>o meglio di approssimarla maggiormente, oltre a salvaguardare la legittima possibilità dell’interlocutore di esprimere il suo parere, non si debba nemmeno infamarlo con definizioni spregiative e ghettizzanti. Dopo averne naturalmente verificato la buona fede e l’aderenza ad un tipo di ragionamento logico-razionale. Non solamente dobbiamo avere gli stessi diritti, ma riteniamo vantaggioso per tutti applicare un metodo che aiuti a risolvere i problemi. Una condotta scorretta, che non consente uno svolgimento ad armi pari del confronto può, secondo me, determinare paradossalmente un effetto contrario.</p><p>Infatti non posso escludere a priori  che chi contesta la tesi dell’origine virale dell’aids possa avere ragione, se il suo ragionamento rientra in un argomentazione coerente e razionale e perciò <strong>falsificabile</strong>. Io personalmente non penso di possedere alcuna verità rivelata per persuadere ed alla quale convertire il prossimo. Il metodo scientifico avanza per ipotesi dimostrabili sperimentalmente, falsificabili in qualsiasi momento e disponibili per visioni più avanzate e precise della realtà, talora anche contraddicendo le acquisizioni precedenti. Ed infatti parlando in modo <strong>generico</strong> la contestazione della medicina ufficiale nell’ambito dell’Aids riconosce riferimenti culturali, che ritengo autorevoli, per citarne due fra gli altri: lo stesso Duesberg  e Montagnier.  Mi risulta che il primo abbia in larga misura abbandonato l’argomento Aids (forse non a caso) e sembra interessarsi maggiormente del ruolo dell’aneuploidia nell’oncogenesi, altro argomento che ho in programma di affrontare, dal lato dell’influenza ambientale.</p><p>Montagnier si sta invece attivamente dedicando alla dimostrazione su base scientifica sperimentale della <strong>omeopatia</strong>. Però io voglio citare un suo articolo a doppia firma con R. Gallo sulla eziologia dell’Aids, pubblicato sul New England Journal of Medicine:  Robert C. Gallo, M.D., and Luc Montagnier, M.D.N Engl J Med 2003; 349: 2283-2285 <a href="http://www.nejm.org/toc/nejm/349/24/">December 11, 2003</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/aids-scienza-avanza-ipotesi-dimostrabili/203623/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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