<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Ferruccio Sansa</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fsansa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Passera &amp; Co, summit a casa del condannato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/passera-summit-casa-condannato/220135/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/passera-summit-casa-condannato/220135/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 13:14:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Cinque Terre]]></category> <category><![CDATA[corrado passera]]></category> <category><![CDATA[infrastrutture]]></category> <category><![CDATA[luigi grillo]]></category> <category><![CDATA[Monterosso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220135</guid> <description><![CDATA[Il superministro Corrado Passera. Poi senatori, presidenti di porti, sindaci, prefetti, generali di carabinieri e finanza, magistrati. Vertici del Cipe (Signorini), della Protezione Civile (Gabrielli). Summit in grande stile ieri a Monterosso, flagellata dall’alluvione. Molti, però, hanno storto il naso: l’incontro istituzionale è avvenuto nella tenuta di Luigi Grillo. Il senatore Pdl condannato in primo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Il superministro Corrado Passera. Poi senatori, presidenti di porti, sindaci, prefetti, generali di carabinieri e finanza, magistrati. Vertici del Cipe (Signorini), della Protezione Civile (Gabrielli). Summit in grande stile ieri a <strong>Monterosso</strong>, flagellata dall’alluvione.</p><p>Molti, però, hanno storto il naso: l’incontro istituzionale è avvenuto nella tenuta di <strong>Luigi Grillo</strong>. Il senatore Pdl condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per Antonveneta.</p><p>Non solo: all’incontro “istituzionale” c’erano persone che<strong> con le istituzioni c’entrano poco</strong>: Fabrizio Palenzona, per dire, indagato per ricettazione nella vicenda che partiva da Gianpiero Fiorani. Palenzona amico di Bisignani. Palenzona che ha tanti interessi in trasporti, grandi opere, aeroporti e autostrade. Ciò di cui si occupa Passera.</p><p>Racconta un ospite: “Dovevamo parlare di un decreto del Governo, ma ci siamo trovati a casa Grillo. C’è stata anche la degustazione dei vini”. Il bianco che Grillo portò a Palazzo Grazioli per brindare con Antonio Fazio e Berlusconi. Racconta Grillo: “L’incontro nella mia tenuta non era privato”.</p><p>Ecco il punto. <strong>Di cosa ha parlato con Passera?</strong> “Di sviluppo delle CinqueTerre”. Forse Grillo ha mostrato all’illustre ospite la tenuta per la quale il Comune di Monterosso gli ha contestato la realizzazione di “opere edilizie senza il permesso”. O forse, con il ministro per le Infrastrutture , Grillo ha parlato di Tav o TerzoValico. Grillo ne sa qualcosa: fu indagato per la vicenda, ma se la cavò con la prescrizione.</p></div><p>di  Ferruccio Sansa e Emiliano Liuzzi</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 6 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/passera-summit-casa-condannato/220135/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Savona: la raccomandata della Procura arriva tardi, liberi due rapinatori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/savona-raccomandata-della-procura-arriva-tardi-liberi-rapinatori/216034/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/savona-raccomandata-della-procura-arriva-tardi-liberi-rapinatori/216034/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 15:58:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[albenga]]></category> <category><![CDATA[Bondi]]></category> <category><![CDATA[Fiat Punto]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[granero]]></category> <category><![CDATA[Ponente ligure]]></category> <category><![CDATA[Poste italiane]]></category> <category><![CDATA[rapinatori in villa]]></category> <category><![CDATA[ritardi]]></category> <category><![CDATA[savona]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=216034</guid> <description><![CDATA[La raccomandata arriva in ritardo. E per i rapinatori in villa scatta la scarcerazione. Si fa presto a dire che bisogna combattere contro le rapine in villa. Poi, però, quando la polizia e i magistrati indagano, li trovano e li arrestano, ecco che rischiano di tornare a piede libero per colpa di un ritardo postale....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La raccomandata arriva in ritardo. E per i rapinatori in villa scatta la <strong>scarcerazione</strong>. Si fa presto a dire che bisogna combattere contro le rapine in villa. Poi, però, quando la polizia e i magistrati indagano, li trovano e li arrestano, ecco che rischiano di tornare a piede libero per colpa di un ritardo postale. Ma il Procuratore di Savona, <strong>Francantonio Granero</strong>, comprensibilmente non l&#8217;ha presa bene e sta pensando di scrivere una lettera (chissà se la invierà per posta) a <strong>Enrico Bondi</strong> candidato dal governo Monti a diventare commissario per la Spending Review dello Stato.</p><p>Una storia che racconta gli effetti dei tagli alla giustizia sulla sicurezza della gente. Tutto comincia poche settimane fa, quando ad <strong>Albenga</strong> vengono arrestate due persone. Sarebbero loro i protagonisti di una serie di rapine in ville e case che da tempo seminano la paura nel <strong>Ponente</strong> ligure. E&#8217; stata un&#8217;indagine dura, difficile. Gli investigatori e i pm, però, ce l&#8217;hanno fatta: hanno raccolto centinaia di pagine di carte che, secondo l&#8217;accusa, non lasciano scampo ai presunti rapinatori. Così scattano le manette. E ad Albenga in molti tirano un sospiro di <strong>sollievo</strong>. Ma dura poco.</p><p>Entro il 30 aprile scadevano i termini per presentare il materiale accusatorio al Tribunale del <strong>Riesame</strong> di Genova. Facile a dirsi, ma ormai gli uffici giudiziari non hanno nemmeno i soldi per pagarsi la carta per le fotocopie. Altro che auto blu. In un Tribunale come quello di <strong>Savona</strong> gli autisti si contano sulle dita di una mano. La Procura di Savona, con la sede distaccata di Albenga a cinquanta chilometri e sette magistrati che viaggiano per seguire le indagini, può contare appena su una <strong>Punto</strong> mille di servizio. Impensabile, quindi, recapitare a mano le carte a Genova.</p><p>E niente corriere o altri sistemi di <strong>spedizione</strong>, perché costa troppo e si cerca di contenere in ogni modo i costi. Allora si ricorre alla vecchia e sana raccomandata per Genova. &#8220;Doveva essere recapitata il giorno successivo&#8221;, fanno sapere gli inquirenti savonesi mostrando la ricevuta dell&#8217;avvenuta spedizione. Data: 26 aprile. Insomma, raccontano gli inquirenti, &#8220;il 27 la documentazione avrebbe dovuto arrivare sul tavolo del magistrato genovese cui toccava decidere se tenere in carcere i due <strong>arrestati</strong>&#8220;. Ma non tutto gira per il verso giusto. E il 2 maggio ecco arrivare la telefonata del <strong>Tribunale</strong> del Riesame di Genova: &#8220;Ci dispiace, ma non abbiamo ricevuto il fascicolo. I due signori accusati di rapina saranno liberati&#8221;.</p><p>Come dire: per uscire di prigione non sempre serve una <strong>lima</strong>, a volte basta una lettera. Ma che cosa è successo? &#8220;Controlleremo subito. Dipende anche dall&#8217;ora di invio, perché il 26 aprile era giovedì e se l&#8217;hanno spedita di pomeriggio… poi ci sono stati i giorni di festa. Non è detto che la responsabilità sia nostra&#8221;, dicono ambienti liguri delle <strong>Poste</strong>. Alla fine si corre ai ripari: l&#8217;investigatore che ha arrestato i presunti rapinatori dovrà precipitarsi in <strong>Emilia</strong> per fermarli prima che escano dal carcere, notificando al volo un&#8217;altra misura cautelare. I due, insomma, avranno appena il tempo di affacciarsi al portone del carcere e respirare una boccata di libertà. Stavolta è andata bene, in un certo senso. Ma per un giorno il dirigente di <strong>polizia</strong> ha dovuto correre in giro per l&#8217;Italia invece di dedicarsi alle sue indagini. Per non parlare della spesa: auto, benzina e via dicendo, soltanto per evitare che lo <strong>Stato</strong> liberasse due accusati di rapina in abitazioni che era già riuscito ad arrestare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/savona-raccomandata-della-procura-arriva-tardi-liberi-rapinatori/216034/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Genova, il cardinal Bagnasco incoraggia il Pdl. Ma i preti di strada sono con Doria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/genova-cardinal-bagnasco-incoraggia-pdl-preti-strada-sono-doria/208364/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/genova-cardinal-bagnasco-incoraggia-pdl-preti-strada-sono-doria/208364/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Apr 2012 18:58:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[angelo bagnasco]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Amministrative 2012 Genova]]></category> <category><![CDATA[enrico musso]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[Marco Doria]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[pierluigi vinai]]></category> <category><![CDATA[Tarcisio Bertone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=208364</guid> <description><![CDATA[Il pulpito della politica. Più che il palcoscenico. Succede a Genova, dove cardinali e sacerdoti scendono più o meno apertamente in campo. Alla faccia dell’unità dei cattolici: da una parte gerarchie ecclesiastiche, dall’altra semplici sacerdoti. Mentre la Curia “incoraggia” un candidato del centrodestra, due amatissimi preti di strada, don Andrea Gallo a don Paolo Farinella,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il pulpito della politica. Più che il palcoscenico. Succede a <strong>Genova</strong>, dove cardinali e sacerdoti scendono più o meno apertamente in campo. Alla faccia dell’unità dei cattolici: da una parte gerarchie ecclesiastiche, dall’altra semplici sacerdoti. Mentre la Curia “incoraggia” un candidato del centrodestra, due amatissimi preti di strada, don <strong>Andrea Gallo</strong> a don <strong>Paolo Farinella</strong>, scelgono <strong>Marco Doria</strong> (centrosinistra). Così c’è chi invoca la laicità, come <strong>Enrico Musso</strong>, candidato “dimenticato” dalla Chiesa (corre con una lista civica ed è appoggiato dal Terzo Polo): “Sono amico di don Gallo e lo stimo immensamente. Anche don Farinella fa del bene. Ma tra gerarchie e sacerdoti stiamo assistendo a una guerra tra parrocchie. Altro che laicità dello Stato!&#8221;.</p><p>Tutto comincia quando il centrodestra dopo lunghi travagli candida <strong>Pierluigi Vinai</strong>. Le cronache riportano che a convincerlo sarebbero stati gli incoraggiamenti del cardinale <strong>Angelo Bagnasco</strong>. Dalla Curia nessuna smentita. Al <em>Fatto Quotidiano</em>, il candidato Pdl l’ha spiegata così: “È stato soltanto l’incoraggiamento a scendere in campo fatto a una persona amica”. A Genova, però, in molti hanno storto il naso. A smorzare le critiche non sono bastati gli articoli sul <em>Cittadino</em>, periodico ecclesiastico, in cui si sosteneva che la Chiesa ligure non era schierata e si ricordava che “non è consentito offrire spazi parrocchiali ai candidati di qualsiasi par tito”.</p><p>Del resto da anni è noto l’attivismo delle gerarchie (a cominciare dai tempi di <strong>Tarcisio Bertone</strong>) nella politica, ma anche nella finanza e nell’impresa. C’è chi, per dire, ricorda quando il presidente della Regione, <strong>Claudio Burlando</strong> (centrosinistra), rinunciò a nominare un membro della fondazione della potentissima banca Carige, lasciando la poltrona alla Curia. Non basta: la Chiesa si è lanciata nel business del mattone, riconvertendo in case quelli che erano ospedali e colonie, mentre i vecchi campetti parrocchiali diventavano box. Operazioni da centinaia di milioni, come i porti progettati da imprenditori vicini al Vaticano insieme con figure del centrodestra nel Levante ligure. Per non dire di <strong>Giuseppe Profiti</strong>: il manager toccato dal ciclone Mensopoli finì agli arresti domiciliari, ma fu sempre sostenuto da Bertone, tanto da essere ricevuto dal Papa in visita a Savona nel mezzo dell’inchiesta. Profiti in primo grado è stato condannato a sei mesi di reclusione, ma l’inciampo non ha impedito di nominarlo presidente del Bambino Gesù di Roma, una sorta di ministro della Sanità vaticana.</p><p>Fino al capitolo Vinai, persona da sempre a cavallo tra fede cattolica e berlusconiana. Legato all’Opus Dei, vice-presidente (oggi autosospeso) della fondazione Carige, è sponsorizzato da <strong>Claudio Scajola</strong>. L’ex ministro di cui in Liguria si ricordano frequenti strette di mano con porporati. Ma nella Chiesa genovese tanti la pensano diversamente. Soprattutto i sacerdoti da sempre lontani dalle gerarchie e impegnati nei quartieri difficili, nella lotta contro l’emarginazione. Il primo è stato don Gallo, uno che delle sue idee politiche non ha mai fatto mistero: “Doria il programma lo costruisce con la gente”, ha detto il fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto. Ma sempre parlando in “campo neutro ”.</p><p>Don Farinella, se possibile, è ancora meno diplomatico di don Gallo. Domenica mattina ecco la sua rubrica su <em>Repubblica</em>: “Prevedo che<strong> Marco Doria</strong> passerà al primo turno…e avrà un buon risultato il Movimento Cinque Stelle… ne risulterebbe un bellissimo consiglio comunale”. Ancora: Doria è “persona integerrima al di fuori degli attuali impresentabili partiti”. Una sberla al centrodestra e al centrosinistra. Ma non solo: don Paolo parla anche della “cricca clerical-fascista di Scajola”. Farinella, però, non si è fermato all’articolo in cui nominava due candidate al consiglio di Pd e Idv.</p><p>Domenica, durante la sua messa nella chiesa di San Torpete, ha ripetuto le stesse parole e ha invitato alcuni candidati sull’altare. Don Farinella l’ha spiegata così: “Finché la Curia appoggia un candidato dell’Opus Dei e che si presenta sempre come cattolico e non merita niente, io sento il dovere di presentare nella mia parrocchia persone pulite e oneste che si mettono al servizio della città”. Musso non ci sta: “In questa campagna elettorale si utilizza il magistero e la fiducia dei credenti per influenzare il confronto politico”.</p><p><span style="color: #ff000a;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/amministrative-2012-speciale-ilfattoquotidiano/"><span style="color: #ff000a;">Mille Comuni al voto, vai allo Speciale amministrative di ilfattoquotidiano.it</span></a></strong></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/genova-cardinal-bagnasco-incoraggia-pdl-preti-strada-sono-doria/208364/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monsignor Domenico Calcagno da Savona: il cardinale con la passione per le armi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/monsignor-mitra-la-passione-del-cardinale-per-le-armi/203572/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/monsignor-mitra-la-passione-del-cardinale-per-le-armi/203572/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[armi]]></category> <category><![CDATA[Bertone]]></category> <category><![CDATA[Breda]]></category> <category><![CDATA[calcagno]]></category> <category><![CDATA[callaghan]]></category> <category><![CDATA[carcano]]></category> <category><![CDATA[fucile]]></category> <category><![CDATA[mitra]]></category> <category><![CDATA[molinari]]></category> <category><![CDATA[monsignore]]></category> <category><![CDATA[nagant]]></category> <category><![CDATA[pistola]]></category> <category><![CDATA[savona]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/monsignor-mitra-la-passione-del-cardinale-per-le-armi/203572/</guid> <description><![CDATA[Una Smith &#38; Wesson 357 Magnum per il cardinale. 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Purtroppo da quando sono qui in Vaticano ho dovuto smettere&#8221;. <strong>Vaticano</strong>? Sì, chi parla è un cardinale: <strong>Domenico Calcagno</strong>, già vescovo di Savona. Nel 2007 è stato &#8216;promosso&#8217; con l&#8217;appoggio di <strong>Tarcisio Bertone</strong>, suo grande sostenitore: è diventato presidente dell&#8217;Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Insomma, uno dei pochi cardinali che hanno accesso all&#8217;appartamento del Pontefice.</p><p>Una bella soddisfazione, ma anche un piccolo dolore: addio alle armi per il porporato. <a href="http://www.savonanews.it/2012/04/10/leggi-notizia/argomenti/altre-notizie-2/articolo/larsenale-del-cardinale.html#.T4REcoxTapU.mailto" target="_blank">La notizia, riportata ieri da <strong>Mario Molinari</strong> sul sito <em>www.savonanews.com</em>, è stata confermata dal cardinale al <em>Fatto</em></a>. Calcagno, però, non dimentica il dovere cristiano all&#8217;umiltà e minimizza: &#8220;Ma guardi … sono vecchi pezzi, armi di poco pregio&#8221;. <em>Savonanews</em> e il <em>Fatto</em>, però, sono entrati in possesso della dichiarazione che Calcagno, allora monsignore, presentò nel 2006 alla <strong>Questura </strong>di Savona.</p><p>A leggere le parole del <strong>porporato </strong>alle forze dell&#8217;ordine pare di trovarsi di fronte a un piccolo arsenale: armi d&#8217;epoca, certo, ma anche <strong>Nagant </strong>russi che ti fanno paura solo a guardarli e che centrerebbero l&#8217;obiettivo a un chilometro di distanza. Ecco l&#8217;elenco delle armi del cardinale: fucile marca <strong>Breda </strong>modello Argus, moschetto mod 31 marca Schmidt, fucile <strong>Faet Carcano</strong> (simile a quello che avrebbe ammazzato Kennedy, per capirci), fucile Nagant di fabbricazione russa, fucile turco Hatsan. Tutte armi acquistate in armeria. Ma non basta.</p><p>Il cardinale Calcagno dichiarò di &#8220;detenere anche, con le relative munizioni&#8221;: carabina <strong>Beretta </strong>calibro 22 per uso sportivo, fucile sovrapposto calibro 12 marca Gamba, doppietta da caccia calibro 12, fucile sovrapposto a due canne calibro 12 marca Franchi, fucile calibro 12 marca Beretta, Revolver Smith &amp; Wesson calibro 357 Magnum. Quella dell&#8217;ispettore Callaghan e di <em><strong>Stursky &amp; Hutch</strong></em>, per capirci. Poi altre armi, tra cui una carabina di precisione Remington 7400, un bestione che non sembra proprio da caccia e se beccasse una quaglia la ridurrebbe in briciole. Non basta: il porporato dichiara di aver venduto armi ad altri appassionati.</p><p>Un nome salta all&#8217;occhio: <strong>don Luigi Grosso</strong>, parroco di Bergeggi (paese alle porte di Savona). &#8220;Ho ereditato la passione dai miei fratelli cacciatori. Ormai è acqua passata, al massimo vado qualche volta a sparare&#8221;, è l&#8217;amarcord di don Grosso. Insomma, par di capire che nella curia di <strong>Savona </strong>le armi raccolgano parecchi appassionati. E in città c&#8217;è chi ironizza sul cardinale &#8220;che, oltre alla mitra, ha fucili e pistole&#8221;.</p><p><strong>Eminenza, fa un certo effetto scoprire che anche alle porte di San Pietro ci sono appassionati di armi </strong><em>…</em><br /> Per carità, è una cosa innocente. A me le armi piace soprattutto, come dire, restaurarle. Sono oggetti di antiquariato.</p><p><strong>Veramente ci sono fucili come l&#8217;Hatsan turco che hanno un aspetto piuttosto minaccioso non le pare?<br /> </strong>Vabbè, ma io li tengo così, mica voglio fare del male.</p><p><strong>E quel Nagant russo?<br /> </strong>Carissimo … per cortesia, non vorrà scrivere cose antipatiche … sono cose da collezionisti.</p><p><strong>Lei ha dichiarato di farne un uso sportivo?<br /> </strong>Sì, andavo al poligono.</p><p>Ma il porporato ci tiene a precisare: &#8220;Guardi che sono tutte armi perfettamente regolari e denunciate. Ed erano conservate in un armadio chiuso a chiave&#8221;. Certo che quella Smith &amp; Wesson 357 Magnum con relative munizioni uno la immaginerebbe più in pugno a <strong>Clint Eastwood </strong>che a un cardinale … Nella voce di Calcagno sembra di sentire un pizzico di rammarico: &#8220;Non la uso più da tempo. Da quando sono a Roma ho dovuto rinunciare&#8221;.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano dell&#8217;11 aprile 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/monsignor-mitra-la-passione-del-cardinale-per-le-armi/203572/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Bingo! E i partiti puntarono sulla tombola. Così finirono tutti dalla stessa parte: dei soldi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/bingo-tutti-puntarono-sulla-tombola-stato-cosi-partiti-sono-dalla-stessa-parte-soldi/202998/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/bingo-tutti-puntarono-sulla-tombola-stato-cosi-partiti-sono-dalla-stessa-parte-soldi/202998/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Apr 2012 14:42:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[aleandro longhi]]></category> <category><![CDATA[balocchi]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[bingo]]></category> <category><![CDATA[bingo.net]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Credieuronord]]></category> <category><![CDATA[Enrico Cavaliere]]></category> <category><![CDATA[faustinelli]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[mauro damian]]></category> <category><![CDATA[Stefani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202998</guid> <description><![CDATA[Bingo! Oggi tutti puntano sugli scandali dell’ultima Lega. Ma anche il passato del Carroccio è stato costellato di avventure economiche non sempre fortunate. Come il nuovo tombolone del Duemila. Una passione che unisce la Lega con “avversari” politici come i Ds. Già, sono anni duri ed ecco che i partiti si buttano a pesce sul...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/sala-bingo-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-203000" title="sala bingo interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/sala-bingo-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a></p><p>Bingo! Oggi tutti puntano sugli scandali dell’ultima Lega. Ma anche il passato del Carroccio è stato costellato di avventure economiche non sempre fortunate. Come il nuovo tombolone del Duemila. Una passione che unisce la Lega con “avversari” politici come i Ds. Già, sono anni duri ed ecco che i partiti si buttano a pesce sul Bingo sperando di poter rimpolpare così le casse esangui. Poco importa, parrebbe, delle ricadute sociali del diffondersi del gioco.</p><p>L’amore del Carroccio per il tombolone del Duemila ci riporta al “padre spirituale” di<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/ecco-carte-dellinchiesta-caso-belsito-accusano-bossi-parenti-cerchio-magico/202594/" target="_blank"> <strong>Francesco Belsito</strong></a>. Quel <strong>Maurizio Balocchi</strong>, oggi scomparso, che è stato sottosegretario all’Interno con <strong>Berlusconi</strong>. Un uomo sveglio, che fa carriera a cavallo tra la Liguria e la Padania. Balocchi fu il grande signore dei conti della Lega e dei Bossi prima di lasciare il testimone proprio a Belsito, il ragazzone che in un batter d’occhio da buttafuori delle discoteche diventa sottosegretario dell’ultimo governo Berlusconi (ministro <strong>Calderoli</strong>, oggi membro del triumvirato leghista).</p><p>Balocchi fu protagonista di una serie di avventure imprenditoriali non sempre coronate da grandi successi. Come il tombolone. Scommessa tentata con un gruppo di amici, alcuni esponenti del Carroccio, altri comunque gravitanti in quell’area politica. La società si chiamava Bingo.net, la “risposta padana” all’asse diessina che faceva perno sulle federazioni di tutta Italia. Non andò benissimo. Ci fu anche chi, come l’allora senatore Ds <strong>Aleandro Longhi</strong>, un battitore libero, punto il dito sull’opportunità di aver un sottosegretario che contemporaneamente gestiva sale bingo. Ma di chi era la Bingo.net, che, dopo cambi di sede, trasformazioni societarie, procedure fallimentari è oggi in liquidazione? Tra i proprietari che si dividono i diecimila euro del capitale sociale spiccano Maurizio Balocchi (6.500), <strong>Enrico Cavaliere</strong> (mille) e <strong>Mauro Damian</strong> (mille). Bisogna ora raccontare qualcosa del loro curriculum. Cavaliere fu compagno di avventura di Balocchi nella tentata impresa immobiliare leghista a Punta Salvore, in Istria. Cavaliere, poi diventato presidente del consiglio regionale veneto, fu progettista del complesso. Come investitori (nella Ceit srl) figuravano molti esponenti del Carroccio. Il grande villaggio turistico doveva diventare “Il Paradiso dei Leghisti”. Finì invece con il crac.</p><p>Cavaliere torna in sella, sempre con Balocchi, nella Santex <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/banca-padana-giornale-ditalia-villaggio-turistico-disavventure-leghiste-nuovo-tesoriere/202959/" target="_blank">per gestire il casinò dell’hotel Istria di Pola. Una vicenda chiusa con la vendita delle quote.</a> La terza avventura del duo è proprio Bingo.net. Cavaliere sarà deputato della Lega dal 1996 al 2000 e componente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato.</p><p>Nella Bingo.net c’era anche <strong>Roberto Faustinelli</strong>, deputato nella tredicesima legislatura eletto nel collegio di Orzinuovi. Il sito della Camera elenca una sola proposta di legge in cui Faustinelli figura come primo firmatario: “Disposizioni per la realizzazione dell’asse viario tra Orzinuovi e Brescia”. Nella Bingo.net c’è anche Mauro Damian, lui pure finito nel buco nero del crac del “Paradiso” del Carroccio.</p><p>E <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/banca-padana-giornale-ditalia-villaggio-turistico-disavventure-leghiste-nuovo-tesoriere/202959/" target="_blank">la stessa Bingo.net andò a fondo, nonostante il prestito che gli concesse la banca padana <strong>Credieuronord</strong></a> di cui lo stesso Balocchi e <strong>Stefano Stefani</strong>, un altro sottosegretario dell’epoca, erano amministratori.</p><p>Un istituto nato nel Duemila dopo una campagna a tappeto nelle sezioni della Lega, sollecitata con una lettera di <strong>Umberto Bossi</strong>.</p><p>L’obiettivo dichiarato era ambizioso: “Portare avanti gli ideali della Lega: la difesa del risparmio delle famiglie e della piccola e media impresa”. I militanti ci credono. Affidano il loro denaro all’istituto. Vengono raccolte tremila sottoscrizioni fino a cento milioni di lire. Si parte con due sportelli a Milano e a Treviso, ma presto si capisce che l’avventura prende una brutta piega: il bilancio del 2003 si chiude con otto milioni di euro di perdite, dodici di sofferenze su 47 di impieghi. La tecnica creditizia pare piuttosto singolare: la metà delle sofferenze fanno infatti capo a cinque soggetti, tra cui la società Bingo.net.</p><p>Nel maggio 2003 un’ispezione di Bankitalia fa emergere il dissesto. Una mezza dozzina di deputati del Carroccio rischia di essere coinvolta nel crollo. Centinaia di risparmiatori padani sono sul piede di guerra. A quel punto arriva il salvatore. Chi? <strong>Gianpiero Fiorani</strong>, allora numero uno della Banca Popolare di Lodi. Se la Lega non finisce a gambe all’aria, lo si deve proprio a lui. Che fino al 2004 garantisce milioni di euro di finanziamenti al partito di Bossi e a molti suoi dirigenti. Il Carroccio offre come pegno la storica sede di via Bellerio, la scuola leghista di Varese e il prato di Pontida, dove ogni estate il popolo padano si riunisce sventolando le bandiere verdi. Così la Lega evita la bancarotta. E Fiorani spera di ottenere l’appoggio delle camicie verdi alla sua spericolata scalata ad Antonveneta e alla politica di <strong>Antonio Fazio</strong>, l’ex governatore di Bankitalia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/bingo-tutti-puntarono-sulla-tombola-stato-cosi-partiti-sono-dalla-stessa-parte-soldi/202998/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Banca padana, giornale e villaggio turistico Stefani e le tre disavventure della Lega</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/banca-padana-giornale-ditalia-villaggio-turistico-disavventure-leghiste-nuovo-tesoriere/202959/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/banca-padana-giornale-ditalia-villaggio-turistico-disavventure-leghiste-nuovo-tesoriere/202959/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Apr 2012 08:34:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[balocchi]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Credieuronord]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[manuela marrone]]></category> <category><![CDATA[massimo bassoli]]></category> <category><![CDATA[salvini olga capasso]]></category> <category><![CDATA[Stefano Stefani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202959</guid> <description><![CDATA[Se questo è un nuovo. Stefano Stefani diventa tesoriere della Lega al posto di Francesco Belsito. Umberto Bossi si dimette, ma ottiene che i fedelissimi restino nella cabina di regia. Ecco allora il vicentino Stefani, classe 1938, nelle cronache leghiste da vent’anni. Il suo curriculum sul sito del Parlamento riporta: “Diploma di scuola superiore; imprenditore...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_202960" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/tosi-e-stefani.jpg?47e3a5"><img class="size-medium wp-image-202960" title="tosi e stefani" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/tosi-e-stefani-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Il sindaco di Verona Flavio Tosi e il tesoriere della Lega Stefano Stefani</p></div><p>Se questo è un nuovo. <strong>Stefano Stefani</strong> diventa tesoriere della Lega al posto di <strong>Francesco Belsito</strong>. <strong>Umberto Bossi</strong> si dimette, ma ottiene che i fedelissimi restino nella cabina di regia. Ecco allora il vicentino Stefani, classe 1938, nelle cronache leghiste da vent’anni. Il suo curriculum sul sito del Parlamento riporta: “Diploma di scuola superiore; imprenditore orafo; dirigente leghista; sottosegretario alle Attività produttive con delega al Turismo nel governo Berlusconi-2; 4 legislature (1994, 1996, 2001, 2006)”.</p><p>Stefani si è interessato di affari del Carroccio poco legati ai gioielli. Si è concentrato su case, banche e via discorrendo. Fu protagonista della realizzazione di un villaggio turistico in Istria: 180 appartamenti, albergo, golf, piscina a punta Salvore. Controlla l’operazione una piccola srl, la Ceit, con ben 114 azionisti tra cui 10 parlamentari e mezzo stato maggiore del Carroccio (<strong>Manuela Marrone</strong>, moglie del Senatùr, Stefano Stefani e <strong>Maurizio Balocchi</strong>, il tesoriere del partito che lasciò poi l’incarico al suo delfino Belsito). Stefani e Balocchi figurano anche nel cda. L’affarone si conclude con 10 avvisi di garanzia. Ipotesi di reato: bancarotta fraudolenta documentale e a scopo distrattivo. Stefani ne esce indenne risarcendo a una banca carinziana 500 mila euro di tasca propria .</p><p>L’accoppiata Stefani-Balocchi (poi scomparso) si butta in un’altra impresa: nel 2000 nasce <strong>Credieuronord</strong>, la banca leghista. Parte una sottoscrizione nelle sezioni, con tanto di lettera di Bossi. L’obiettivo: “Portare avanti gli ideali della Lega: la difesa del risparmio delle famiglie e della piccola e media impresa”. I militanti, purtroppo per loro, ci credono e affidano i risparmi a Credieuronord. Si raccolgono 3.000 sottoscrizioni fino a 100 milioni di lire l’una. Ma i primi bilanci si chiudono con 8 milioni di euro di perdite. La tecnica creditizia pare singolare: la metà delle sofferenze fa capo a cinque soggetti, tra cui la società Bingo.net   (un’altra disavventura leghista, la sfida “verde” ai bingo “rossi” dei Ds, altrettanto sfortunati). Nel cda della banca ben due sottosegretari: Balocchi e Stefani. Nel 2003 Bankitalia fa emergere il dissesto. Centinaia di risparmiatori padani sono sul piede di guerra. Ma arriva il salvatore, <strong>Gianpiero Fiorani</strong>, numero uno della Banca Popolare di Lodi. Se la Lega non finisce a gambe all’aria, lo si deve a lui. Che fino al 2004 garantisce milioni di euro. Il Carroccio offre come pegno la storica sede di via Bellerio, la scuola leghista di Varese e il prato di Pontida. Così evita la bancarotta.</p><p>Passano due anni e Stefani è indagato a Roma per concorso in truffa ai danni dello Stato e riciclaggio nella vicenda dei finanziamenti pubblici a <em>Il Giornale d’Italia</em>. Tutto comincia l’11 maggio 2007 con l’arresto di <strong>Massimo Bassoli</strong>, immobiliarista ed ex direttore-editore del quotidiano. È accusato di aver usato il giornale per rastrellare 14 milioni di contributi all’editoria di partito. Dalle telefonate di Bassoli gli investigatori scoprono conversazioni molto amichevoli con Stefani che è sospettato dal pm <strong>Olga Capasso</strong> di aver intascato una parte dei fondi ottenuti da Bassoli in cambio del “patrocinio” prestato o promesso dalla Lega a società editrici di Bassoli. In una telefonata, Bassoli e Stefani parlano di “bottiglie”. I pm dubitavano si trattasse di denaro. In un’altra occasione Bassoli chiama un collaboratore, pare intendere di aver raggiunto un accordo sulla cifra da versare in cambio dell’appoggio della Lega e dunque dell’accesso ai fondi. Più tardi, dopo cena, Bassoli invia un sms all’amico, precisando l’ammontare della presunta “ricompensa”: 1 milione. Di sicuro Bassoli versò alla Lega 117 mila euro regolarmente iscritti nel bilancio del partito. L’accusa voleva sapere se ci fosse altro. I pm chiesero al Senato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni di Bassoli. Niente da fare, la legge Boato rendeva inutilizzabili le intercettazioni con la voce di un eletto dal popolo. Alla fine Stefani ottenne l’archiviazione.</p><p>Nel curriculum di Stefani c’è anche un incidente internazionale che nel 2003 lo costrinse alle dimissioni da sottosegretario al Turismo. Erano i tempi in cui <strong>Berlusconi</strong> definiva Kapò il socialdemocratico tedesco <strong>Martin Shultz</strong>. Stefani intervenne con un frase non molto diplomatica: “Se in passato è bastato un automobilistico ‘test dell’alce’ per capire la fallibilità della Germania, paese ubriaco di tronfie certezze, chissà quante coscienze potrebbe far crollare un doveroso e indispensabile test d’intelligenza. I tedeschi sono noti per le loro roboanti gare di rutti dopo pantagrueliche bevute di birra e scorpacciate di kartoffeln fritte&#8230;”. Già, i rutti, orgoglio leghi-sta.</p><p>Ce n’è abbastanza per spiegare l’attestato di <strong>Matteo Salvini</strong>: “La Lega non è morta. C’è un nuovo tesoriere che conosco e stimo. Bravo a far di conto. Quindi si va avanti”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/banca-padana-giornale-ditalia-villaggio-turistico-disavventure-leghiste-nuovo-tesoriere/202959/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fincantieri e i fantasmi del subappalto &#8220;Quelle aziende che assumono e spariscono&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/fincantieri-fantasmi-subappalto-zona-grigia-senza-regole/198133/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/fincantieri-fantasmi-subappalto-zona-grigia-senza-regole/198133/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Mar 2012 13:48:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[bruno manganaro]]></category> <category><![CDATA[Fincantieri]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precariato]]></category> <category><![CDATA[subappalti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198133</guid> <description><![CDATA[Ifriom, Gabin, Vladimir. Erano davanti a Fincantieri a Sestri nei giorni dello sciopero. Aggrappati ai cancelli, a scambiarsi informazioni in mille lingue. Eppure nessuno di loro è dipendente del colosso pubblico della cantieristica. &#8220;Sono quelli degli appalti esterni”, così vengono chiamati dai colleghi di Fincantieri. Gli ultimi degli ultimi, l&#8217;anello finale della catena. Basta chiedere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/fincantieri-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-198136" title="fincantieri interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/fincantieri-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Ifriom, Gabin, Vladimir</strong>. Erano davanti a Fincantieri a Sestri nei giorni dello sciopero. Aggrappati ai cancelli, a scambiarsi informazioni in mille lingue. Eppure nessuno di loro è dipendente del colosso pubblico della cantieristica. &#8220;Sono quelli degli appalti esterni”, così vengono chiamati dai colleghi di Fincantieri. Gli ultimi degli ultimi, l&#8217;anello finale della catena. Basta chiedere loro di mostrarti la busta paga: le voci previste dalla legge sembrano esserci, il reddito è di 1.300 euro, come per tanti colleghi &#8220;regolari&#8221; italiani. Ma si chiama &#8220;paga globale&#8221; e comprende tutto: tredicesima, indennità, tfr. Lo stipendio vero è poco più della metà. Ma c&#8217;è dell&#8217;altro: “Le trasferte sono a spese nostre, le ferie non sono pagate&#8221;, giura <strong>Abdul</strong>, tunisino. Aggiunge: “Se ci ammaliamo perdiamo il lavoro&#8221;. E niente maternità: <strong>Romina </strong>voleva fare un figlio, ha rinunciato. Chissà, forse dopo un passaggio in ospedale, quando glielo chiedi abbassa lo sguardo.</p><p>Accade a Sestri Ponente, come a Porto Marghera e in altri stabilimenti del gruppo. Vengono in mente gli appelli di <strong>Giorgio Napolitano</strong> al rispetto delle leggi in materia di lavoro. Chissà se il presidente immagina che cose di questo genere sono quasi la norma nella cantieristica. Privata, ma anche pubblica. A Genova, davanti all’ufficio di <strong>Bruno Manganaro </strong>(Fiom-Cgil), ogni mattina si presentano decine di lavoratori che prestano la loro opera a Fincantieri. Sono &#8220;quelli degli appalti esterni&#8221;. Gente che arriva da cinquanta paesi, perché i cantieri sono una Babele, dove si parlano mille lingue e non esiste razzismo (alla mensa esistono cibi diversi a seconda della confessione religiosa). Ma tra questi super-precari non è raro trovare italiani.</p><p>Ormai è la regola: nei periodi di boom i dipendenti di Sestri erano un migliaio, quelli degli appalti esterni 2.000. Racconta Manganaro: &#8220;Dagli anni Ottanta Fincantieri, ma non è la sola, ha deciso di esternalizzare. Il motivo dichiarato era la concorrenza asiatica&#8221;. Oggi fino all&#8217;80 per cento di una nave viene appaltato a grandi imprese che a loro volta subappaltano. E qui i controlli si perdono: &#8220;Alla fine gli operai vengono assunti da società che spuntano come funghi, spesso vengono dal sud. O magari dalla Romania&#8221;. Certo, ci sono anche società serie. Per altre, però, il discorso è diverso: &#8220;Assumono, ma verso la fine del contratto spariscono. Recuperare i soldi da una ditta romena è dura&#8221; racconta Manganaro. Davanti a lui una fila di lavoratori rimasti senza stipendio.</p><p>Ma non sono solo i soldi, anche se ci muoviamo sull&#8217;orlo della miseria: &#8220;Con gli appalti gli incidenti sul lavoro si sono moltiplicati&#8221;, assicura <strong>Sandro Bianchi</strong> che per la Fiom si è occupato di Fincantieri per anni. Dalle denunce di <strong>Luca Trevisan e Giorgio Molin</strong> della Fiom di Venezia che si occupa di Porto Marghera è partita un&#8217;inchiesta della Procura. Si parla di operai esterni che lavorano 250 ore al mese, cioè otto ore al giorno, sabati e domeniche comprese. Vuol dire fatica immane, ma anche rischiare la pelle: “Quando sei su una nave maneggi pesi di tonnellate, usi macchinari che se ti scappano di mano ti ammazzano” racconta <strong>Gabin</strong>. Aggiunge: &#8220;I nostri colleghi &#8216;regolari&#8217;, giustamente, pretendono che siano rispettate le norme di sicurezza. Ma noi non possiamo fare storie. Rischiamo il licenziamento e poi c&#8217;è di mezzo il permesso di soggiorno&#8221;. Allora si va avanti, si entra nei cunicoli tra le due carene dove devi fare saldature al buio, quasi senza aria. Un errore e soffochi.</p><p>Finiti i turni si torna a casa, se si può chiamare così: appartamenti dove vivono anche in venti. Magari procurati dalle stesse ditte che fanno la cresta anche sull&#8217;affitto. &#8220;Possibile che Fincantieri non sappia nulla?&#8221; si chiedono i sindacalisti Fiom. Bianchi racconta: &#8220;Abbiamo siglato accordi con la società. Noi accettavamo gli appalti esterni purché ci fosse un tetto quantitativo e qualitativo. Ma poi non è andata così. Gli appalti non fanno risparmiare soldi, perché una manodopera non qualificata abbassa la qualità e può produrre danni. Invece si appalta tutto, anche la progettazione, disperdendo il know how&#8221;.</p><p>Fincantieri non ci sta: &#8220;In tutto il mondo la cantieristica si basa sull&#8217;esternalizzazione. Solo il 20-30 per cento del lavoro è compiuto dal cantiere. Ma non è il far west: facciamo controlli sulle condizioni di lavoro, sul pagamento di stipendi e contributi. Ce la mettiamo tutta, anche se c’è sempre chi non rispetta la legge&#8221;. Intanto &#8220;quelli degli appalti esterni&#8221; aspettano davanti ai cancelli di Fincantieri oppure a quelli delle Riparazioni Navali del porto. Ma sono già pronti a emigrare in Germania. Anche all&#8217;estero hanno bisogno di lavoratori che non fanno problemi. E poi Ifriom, Gabin, Vladimir non hanno molto da perdere: niente casa, niente famiglia. Niente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/fincantieri-fantasmi-subappalto-zona-grigia-senza-regole/198133/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scajola, posti barca a sua insaputa? &#8216;Sconti da Caltagirone Bellavista. E caparre non saldate&#8217;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/scajola-posti-barca-insaputa-sconti-caltagirone-bellavista-caparre-saldate/197900/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/scajola-posti-barca-insaputa-sconti-caltagirone-bellavista-caparre-saldate/197900/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 20:51:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Caltagirone Bellavista]]></category> <category><![CDATA[Fiumicino]]></category> <category><![CDATA[Imperia]]></category> <category><![CDATA[porto]]></category> <category><![CDATA[scajola]]></category> <category><![CDATA[verda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197900</guid> <description><![CDATA[Non c’è pace per gli investimenti immobiliari di Claudio Scajola. Prima la casa al Colosseo. Oggi posti barca, appartamenti e box. Intestati alla moglie Maria Teresa Verda e alla sorella Maria Teresa Scajola. Tutti acquistati con sconti fino al 17 per cento o addirittura, sostengono i pm, non ancora pagati. L’accusa sta cercando di capire...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/scajola_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-155399" title="scajola_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/scajola_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Non c’è pace per gli investimenti immobiliari di <strong>Claudio Scajola</strong>. Prima la casa al Colosseo. Oggi posti barca, appartamenti e box. Intestati alla moglie <strong>Maria Teresa Verda</strong> e alla sorella <strong>Maria Teresa Scajola</strong>. Tutti acquistati con sconti fino al 17 per cento o addirittura, sostengono i pm, non ancora pagati. L’accusa sta cercando di capire se <strong>Francesco Bellavista Caltagirone</strong> (re dei porticcioli e patriota Alitalia) abbia in qualche modo ricompensato gli appoggi al mega-progetto del porto di Imperia.</p><p>Ecco allora che si stanno passando al setaccio tutti gli acquirenti di posti barca, soprattutto tredici, alcuni dei quali comprati dalla famiglia Scajola. L’ex ministro Claudio (indagato per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, ma soltanto in un altro filone dell’inchiesta, mentre i suoi familiari non risultano indagati) è sempre stato uno degli sponsor del porto: “Cambierà il volto della città”. Su questo non ci sono dubbi, anche se i giudizi sono diversi.  È tutto scritto a pagina 153 dell’ordinanza che ha portato all’arresto di Bellavista Caltagirone: “L’articolato meccanismo per pilotare l’attribuzione dell’appalto in favore di un imprenditore scelto nella più totale violazione delle regole… con la gravissima, fraudolenta speculazione economica che ne è seguita inducono a ritenere quanto mai verosimile  l’esistenza di una sotterranea spartizione di ritorno dei profitti fraudolentemente conseguiti da Caltagirone in favore dei soggetti (ovvero dei loro familiari) che gli hanno regalato l’appalto e il porto”, scrivono i magistrati.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1514379763001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1514379763001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Sono in corso indagini su un posto barca da 40 metri, costo 2,5 milioni di euro e su ulteriori dodici posti per un valore di 4,4 milioni. Ecco, in quei tredici posti barca potrebbe essere il nocciolo dell’inchiesta: “Dall’esame del materiale sequestrato presso <strong>Acquamare</strong> (la società di Bellavista Caltagirone, ndr) emergono degli acquirenti qualificati “amici”… tra essi compaiono: Maria Teresa Verda, moglie di Scajola, acquisti per 344.000 euro di due posti barca e due posti auto coperti con sconto del 18,66%”. Poi “Maria Teresa Scajola (la sorella dell’ex ministro, ndr), acquisti per 1.510.000 euro per i posti barca e due immobili di valore di 462.000 euro (con sconti dal 5 al 17,43%)”. Infine: “Claudio Scajola risulta aver versato una mera caparra di 103.000 euro, ma non pare aver versato il saldo”.</p><p>Scajola al Fatto Quotidiano la spiega così: “Sono acquisti perfettamente leciti. I 103mila euro cui si fa riferimento sono in realtà 120mila e si riferiscono ai posti barca e ai box di mia moglie. Non ho ultimato il pagamento perché il contratto definitivo non è stato firmato e i posti non sono pronti. Non so nulla degli acquisti di mia sorella”. Ormeggerà le sue barche a Imperia? “Non ho barche, mia moglie ha comprato i posti come investimento. È tutto lecito e trasparente. Questo porto ha cambiato la faccia della città, ma sono sicuro che il tempo renderà giustizia a me e alla mia famiglia”.</p><p><strong>Il porto di Fiumicino</strong> – Ma il passaggio più clamoroso  dell’ordinanza non riguarda Imperia. Sono un paio di pagine che riguardano il mega-porticciolo di Fiumicino, il più grande del Mediterraneo. Parliamo di oltre 1.500 posti barca realizzati da Caltagirone Bellavista tra l’altro con soci pubblici e con la benedizione politica del centrodestra e del centrosinistra. Perfettamente bipartisan. Scrive il pm di Imperia: “Caltagirone ha in corso la realizzazione del porto di Fiumicino e sta utilizzando le medesime modalità di fraudolenta lievitazione dei costi sperimentate a Imperia”. Una bomba dalle conseguenze imprevedibili. I magistrati ricordano che la questione è già oggetto di istruttorie del Tribunale Civile di Civitavecchia. E aggiungono: a Fiumicino esiste una società – misto pubblico-privato – la <strong>Iniziativa Portuali</strong> che ha per oggetto la costruzione e la gestione di impianti portuali turistici e che ha ottenuto dalla Regione Lazio la concessione demaniale per la costruzione e per la gestione per novant’anni”, proprio come a Imperia, dove esiste la Porto di Imperia spa, che raccoglie soci pubblici e privati.</p><p>In entrambi i casi Caltagirone Bellavista. Non basta: in entrambi i casi si incontra l’ingresso della “stessa compagine societaria” che fa capo al gruppo <strong>Acqua Pia Antica Marcia</strong> di Caltagirone Bellavista. Ma ecco il punto centrale: anche a Fiumicino come a Imperia, si prevede la “conversione in diritti di concessione del corrispettivo monetario ottenuto dalla società costruttrice dell’opera”. Infine, sottolineano i magistrati imperiesi, a Fiumicino si ritrovano gli stessi attori: membri del cda indagati in Liguria, ma anche imprese destinatarie di subappalti, ma in realtà inattive”. Concludono i magistrati: “Come si può vedere il meccanismo è assolutamente identico”. Già, Fiumicino, un possibile terremoto economico e politico per la Roma degli affari. Con quella società, la Infrastrutture  Portuali, che inizialmente era a maggioranza pubblica (di Italia Navigando, emanazione di Sviluppo Italia) e che poi, emarginando gli originari membri del cda e i primi soci privati, abbracciò Caltagirone Bellavista.</p><p><strong>I costi  gonfiati di Imperia</strong> – La storia dell’amore tra Bellavista Caltagirone e Imperia comincia addirittura nel 2003. Caltagirone Bellavista già vola sopra la città in elicottero sognando affari. Con lui ci sono Claudio Scajola e <strong>Gianpiero Fiorani</strong> che in Liguria sogna di reinvestire i soldi delle sue operazioni finanziarie. Alla fine ecco il via libera: 1440 posti barca più capannoni e residenze. L’ordinanza ripercorre ogni tappa. Al centro c’è il contratto di permuta (il modello Imperia che sarebbe stato “esportato” a Fiumicino) con cui le società costruttrici in cambio della realizzazione del porto hanno ottenuto la concessione su gran parte delle opere. Lasciando, sostiene l’accusa, il socio pubblico a becco quasi asciutto: secondo gli accordi, hanno ricostruito la Polizia Postale e la Finanza, i privati avrebbero ottenuto il 70% dell’opera.</p><p>Alla società Porto di Imperia spa (di cui il comune detiene appena un terzo) sarebbe rimasto il restante 30%. Racconta <strong>Beppe Zagarella</strong> (Pd), una delle poche voci critiche: “Le società realizzatrici hanno ottenuto l’85% della parte residenziale del progetto, alla Porto di Imperia sono restati i capannoni destinati alla cantieristica e una discoteca. Poi c’è il porto: ai privati sarebbero andati il grosso dei posti barca, mentre al pubblico restano i moli destinati alle imbarcazioni in transito e quelli per la nautica sociale”.  Non basta: i pm si sono anche concentrati sui costi del mega-progetto. Si è passati da 80 a 200 milioni. Le banche si mangiano il porto – C’è poi il capitolo legato al mutuo da 140 milioni ottenuto dalle società realizzatrici (oggetto di polemiche politiche, ma non ancora oggetto formale di indagine). Ricorda Zagarella: “Finora le rate non sono state ancora pagate. Gli istituti hanno concesso una proroga”. Il finanziamento è garantito con un’ipoteca da 280 milioni, ma i creditori cominciano a essere impazienti. Tra le banche interessate all’operazione la parte del leone spetta alla Cassa di Risparmio di Genova e Imperia (Carige). L’opposizione ricorda che il vicepresidente è <strong>Alessandro Scajola</strong>, fratello dell’esponente Pdl, mentre nella fondazione siede <strong>Pietro Isnardi</strong> (consuocero di Alessandro Scajola). Il vice-presidente è <strong>Pierluigi Vinai</strong>, uomo stimato dagli Scajola e appena scelto come candidato sindaco del centrodestra a Genova.</p><p>Ma che cosa succederà adesso? Lo ipotizzano i pm: “Se Acquamare (Caltagirone Bellavista, ndr) non dovesse rientrare nel finanziamento, la ovvia conseguenza sarà che la banca… farà pignorare il diritto di superficie concesso alla Porto di Imperia e le relative aree su cui è stato realizzato il porto e se ne approprierà”. Insomma, il porto diventerà delle banche. Come la Carige. Un Comune in mano a Caltagirone Bellavista (e a Scajola) – Cinque volte risponde “sì”. Due volte “bene”. Due volte “certo”, ma anche “certo, certo, certo”. Poi: “Assolutamente”, “d’accordo” e via discorrendo. L’intercettazione della telefonata tra <strong>Paolo Strescino</strong> (non indagato), sindaco scajoliano di Imperia, e Francesco Bellavista Caltagirone merita di essere letta (pagina 148). In altre conversazioni l’imprenditore si spinge ancora più in là: “Devi attaccare proprio l’opposizione”, dice a Strescino. Che risponde con un doppio “assolutamente”. Tanto che gli inquirenti chiosano: Caltagirone si trova in compagnia del sindaco e “detta i propri suggerimenti da inserire nella bozza della delibera comunale monotematica sul Porto di Imperia”. Ma i magistrati lo scrivono ancora più chiaramente: “La cosa più grave sarà riscontrare come il Comune di Imperia, lungi dal tutelare gli interessi pubblici, non è altro che uno strumento agli ordini e nelle mani di Bellavista Caltagirone il quale addirittura interviene sui tempi e i contenuti delle delibere”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/scajola-posti-barca-insaputa-sconti-caltagirone-bellavista-caparre-saldate/197900/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ricavi e traffico: i dubbi di Parigi sulla Torino-Lione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/ricavi-traffico-dubbi-parigi-sulla/195633/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/ricavi-traffico-dubbi-parigi-sulla/195633/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 14:52:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[dossier]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[ricavi]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[torino lione]]></category> <category><![CDATA[traffico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195633</guid> <description><![CDATA[Il dossier” sulla Lione-Torino “ha un carattere incompleto&#8230; il suo grado di coerenza e di precisione è spesso inferiore a quello che ci si potrebbe attendere da uno studio di impatto riferito a un’opera di questa portata”. A dirlo non sono i No-Tav della Val di Susa, ma un documento dell’Agenzia Nazionale per l’Ambiente francese....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il dossier” sulla Lione-Torino “ha un carattere incompleto&#8230; il suo grado di coerenza e di precisione è spesso inferiore a quello che ci si potrebbe attendere da uno studio di impatto riferito a un’opera di questa portata”. A dirlo non sono i No-Tav della Val di Susa, ma un documento dell’Agenzia Nazionale per l’Ambiente francese. Un soggetto pubblico. Che, pur con linguaggio diplomatico, avanza dubbi clamorosi: i calcoli dei traffici e della redditività potrebbero essere stati compiuti su dati non più validi e forse troppo ottimistici. Ma un documento che soprattutto dice: “La valutazione socio-economica del progetto stima che sarà a partire dal 2030-2035”, dopo la realizzazione delle opere che metteranno fine al doppio utilizzo passeggeri-merci della linea, “che si potrà operare una svolta modale importante”. Ma il progetto low cost su cui puntano adesso Italia e Francia prevede ancora le strutture essenziali per separare i traffici passeggeri e merci rendendo vantaggiosa la linea?</p><p>Il documento di 28 pagine (firmato nel dicembre scorso) contiene decine di “raccomandazioni” alla società realizzatrice su questioni non secondarie, come la valutazione degli impatti ambientali. Un rapporto che arriva in un momento delicato per la Francia: siamo alla vigilia delle elezioni e la Lione-Torino sembra non convincere più tutti.</p><p>L’Autorità Ambientale francese “raccomanda di rimediare”. Non bocciati, ma rimandati, questo sì. Si parla “dell’impatto ambientale complessivo” delle strutture connesse alla nuova linea ferrovia-ria. L’Autorità non si accontenta della documentazione presentata da Rff (la società pubblica che gestisce la rete ferro-viaria francese, gemella dell’italiana Rfi, assieme alla quale gestisce il cento per cento delle azioni della Lyon-Turin Ferroviaire) chiede approfondimenti sulla “sistemazione delle stazioni e delle tratte urbane resa necessaria dal traffico più intenso”. Pretende poi chiarimenti della sistemazione “dei campi e dei boschi” attraversati dalla nuova linea.</p><p><strong>Il rischio inondazioni<br /> </strong>All’impatto ambientale sono dedicate sette pagine. L’Autorità “ritiene che lo studio di impatto non ha il livello di precisione, di completezza e non tiene adeguatamente conto delle specificità locali”. Partiamo dall&#8217;acqua: “Si raccomanda di completare gli studi&#8230; e di precisare le misure tecniche che si intendono prendere&#8230; tenuto conto dell’importanza dell’elemento “acqua” per questo progetto”. Un capitolo fondamentale riguarda le zone umide e a rischio inondazioni. L’opera, raccomanda l’Autorità, “deve essere trasparente”, cioè non deve ostacolare il deflusso delle acque: “La società Rff deve dimostrare la trasparenza idraulica dell&#8217;opera, senza limitarsi ad affermarla”.</p><p>C’è poi la questione dello “smarino” che preoccupa anche in Val di Susa: “Nello studio sull’impatto bisogna fornire dettagli sul trattamento del materiale proveniente dallo scavo dei tunnel, che richiederà lo smaltimento di dieci milioni di metri cubi ”. Quindi il punto forse più scomodo per i sostenitori dell’opera in cui si raccomanda un “migliore studio sull’impatto” precisando “la valutazione socio-economica del progetto”. Qui l’Autorità pare mettere in discussione i dati sulla redditività dell’opera: “Tenuto conto della fortissima probabile sensibilità dei risultati di redditività alle ipotesi delle diverse scadenze, l’Autorità raccomanda di mettere in relazione le ipotesi di traffico dello studio socio-economico con quelle dello studio di impatto” tenendo in conto le diverse fasi del progetto “e di indicare la sensibilità dei risultati a ipotesi di traffico merci più deboli di quelle considerate&#8230;”. Insomma, il calcolo dei benefici non può essere effettuato sull’ipotesi più ottimistica. L’Autorità avverte di “aver avuto comunicazioni di nuove previsioni di traffico differenti da quelle che sembrano essere state prese in considerazione nella valutazione socio-economica attuale&#8230;”. L’Autorità non ha potuto conoscere “per giunta gli impatti di queste nuove ipotesi sui calcoli di bilancio del progetto”. E qui un punto chiave: “Il risultato abbastanza debolmente positivo (dei calcoli presentati dalla società realizzatrice, ndr) è dipendente da una parte di ipotesi di traffico non stabilizzato e dall’ipotesi di scadenze di lavoro molto serrate”. In sostanza l’Agenzia pare dubitare che “un ritardo, che non appare inverosimile” nella realizzazione dell’opera “modificherebbe la redditività ipotizzata”. Dubbi sostanziali. L’Autorità raccomanda: occorre chiarire in che cosa la redditività sarebbe influenzata dai ritardi per dare “una buona informazione al pubblico sulla reale utilità del progetto”.</p><p>Il dossier dell’Autorità non è passato inosservato in Francia. Le associazioni ambientaliste Frapna e Fne inizialmente avevano dato il via libera al Tav, adesso chiedono una proroga della discussione pubblica. Alcuni partiti, come anche una parte dell’Ump, cominciano a nicchiare.</p><p><strong>Dubbi cugini</strong></p><p>Difficile dire se nella battaglia del Tav si stia per aprire un fronte francese. Finora la popolazione era in gran parte favorevole. Merito anche del lungo lavoro di preparazione compiuto dai governi di Parigi . La legge del 2002 ha previsto che in val Maurienne l’86% delle imprese siano locali. Il personale dei cantieri si appoggia ad alberghi e ristoranti della zona. Poi sgravi fiscali, ipotesi di destinare alle comunità locali il ricavato della vendita della roccia scavata. Per finire con il dibattito pubblico che si sta concludendo in questi giorni. Vero, i lavori per le gallerie preliminari sono quasi finiti. Ma in Francia da più di dieci anni stanno lavorando anche per preparare il terreno “umano”.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 4 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/ricavi-traffico-dubbi-parigi-sulla/195633/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tav, ricavi e traffico: i dubbi di Parigi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/ricavi-traffico-dubbi-parigi/195492/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/ricavi-traffico-dubbi-parigi/195492/#comments</comments> <pubDate>Sun, 04 Mar 2012 16:47:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[parigi]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[torino lione]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195492</guid> <description><![CDATA[Il &#8220;dossier&#8221; sulla Lione-Torino &#8220;ha un carattere incompleto&#8230; il suo grado di coerenza e di precisione è spesso inferiore a quello che ci si potrebbe attendere da uno studio di impatto riferito a un&#8217;opera di questa portata&#8221;. 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Ma un documento che soprattutto dice: &#8220;La valutazione socio-economica del progetto stima che sarà a partire dal 2030-2035&#8243;, dopo la realizzazione delle opere che metteranno fine al doppio utilizzo passeggeri-merci della linea, &#8220;che si potrà operare una svolta modale importante&#8221;. Ma il progetto low cost su cui puntano adesso Italia e Francia prevede ancora le strutture essenziali per separare i traffici passeggeri e merci rendendo vantaggiosa la linea?</p><p>Il documento di 28 pagine (firmato nel dicembre scorso) contiene decine di “raccomandazioni” alla società realizzatrice su questioni non secondarie, come la valutazione degli impatti ambientali. Un rapporto che arriva in un momento delicato per la Francia: siamo alla vigilia delle elezioni e la Lione-Torino sembra non convincere più tutti. L’Autorità Ambientale francese &#8220;raccomanda di rimediare&#8221;. Non bocciati, ma rimandati, questo sì. Si parla “dell’impatto ambientale complessivo” delle strutture connesse alla nuova linea ferroviaria. L’Autorità non si accontenta della documentazione presentata da Rff (la società pubblica che gestisce la rete ferro-viaria francese, gemella dell’italiana Rfi, assieme alla quale gestisce il cento per cento delle azioni della Lyon-Turin Ferroviaire) chiede approfondimenti sulla “sistemazione delle stazioni e delle tratte urbane resa necessaria dal traffico più intenso”. Pretende poi chiarimenti della sistemazione “dei campi e dei boschi” attraversati dalla nuova linea.</p><p><strong>Il rischio inondazioni. </strong>All’impatto ambientale sono dedicate sette pagine. L’Autorità “ritiene che lo studio di impatto non ha il livello di precisione, di completezza e non tiene adeguatamente conto delle specificità locali”. Partiamo dall&#8217;acqua: “Si raccomanda di completare gli studi&#8230; e di precisare le misure tecniche che si intendono prendere&#8230; tenuto conto dell’importanza dell’elemento “acqua” per questo progetto”. Un capitolo fondamentale riguarda le zone umide e a rischio inondazioni. L’opera, raccomanda l’Autorità, “deve essere trasparente”, cioè non deve ostacolare il deflusso delle acque: “La società Rff deve dimostrare la trasparenza idraulica dell&#8217;opera, senza limitarsi ad affermarla”.</p><p>C’è poi la questione dello “smarino” che preoccupa anche in <strong>Val di Susa</strong>: “Nello studio sull’impatto bisogna fornire dettagli sul trattamento del materiale proveniente dallo scavo dei tunnel, che richiederà lo smaltimento di dieci milioni di metri cubi ”. Quindi il punto forse più scomodo per i sostenitori dell’opera in cui si raccomanda un “migliore studio sull’impatto” precisando “la valutazione socio-economica del progetto”. Qui l’Autorità pare mettere in discussione i dati sulla redditività dell’opera: “Tenuto conto della fortissima probabile sensibilità dei risultati di redditività alle ipotesi delle diverse scadenze, l’Autorità raccomanda di mettere in relazione le ipotesi di traffico dello studio socio-economico con quelle dello studio di impatto” tenendo in conto le diverse fasi del progetto “e di indicare la sensibilità dei risultati a ipotesi di traffico merci più deboli di quelle considerate&#8230;”. Insomma, il calcolo dei benefici non può essere effettuato sull’ipotesi più ottimistica. L’Autorità avverte di “aver avuto comunicazioni di nuove previsioni di traffico differenti da quelle che sembrano essere state prese in considerazione nella valutazione socio-economica attuale&#8230;”.</p><p>L’Autorità non ha potuto conoscere “per giunta gli impatti di queste nuove ipotesi sui calcoli di bilancio del progetto”. E qui un punto chiave: “Il risultato abbastanza debolmente positivo (dei calcoli presentati dalla società realizzatrice, ndr) è dipendente da una parte di ipotesi di traffico non stabilizzato e dall’ipotesi di scadenze di lavoro molto serrate”. In sostanza l’Agenzia pare dubitare che “un ritardo, che non appare inverosimile” nella realizzazione dell’opera “modificherebbe la redditività ipotizzata”. Dubbi sostanziali. L’Autorità raccomanda: occorre chiarire in che cosa la redditività sarebbe influenzata dai ritardi per dare “una buona informazione al pubblico sulla reale utilità del progetto”. Il dossier dell’Autorità non è passato inosservato in Francia. Le associazioni ambientaliste <strong>Frapna </strong>e Fne inizialmente avevano dato il via libera al Tav, adesso chiedono una proroga della discussione pubblica. Alcuni partiti, come anche una parte dell’Ump, cominciano a nicchiare.</p><p><strong>Dubbi cugini. </strong>Difficile dire se nella battaglia del Tav si stia per aprire un fronte francese. Finora la popolazione era in gran parte favorevole. Merito anche del lungo lavoro di preparazione compiuto dai governi di Parigi . La legge del 2002 ha previsto che in val Maurienne l’86% delle imprese siano locali. Il personale dei cantieri si appoggia ad alberghi e ristoranti della zona. Poi sgravi fiscali, ipotesi di destinare alle comunità locali il ricavato della vendita della roccia scavata. Per finire con il dibattito pubblico che si sta concludendo in questi giorni. Vero, i lavori per le gallerie preliminari sono quasi finiti. 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La Lione-Torino (ecco il vero nome, non è una linea ad Alta Velocità) è questo. Ma anche un affare da miliardi su cui puntano molti occhi. Normale, ma siamo in Italia dove le inchieste per l’Alta Velocità non si contano. E siamo in Val...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Corridoi europei, strategie di trasporti, il tunnel più lungo del mondo. La Lione-Torino (ecco il vero nome, <strong>non è una linea ad Alta Velocità</strong>) è questo. Ma anche un affare da miliardi su cui puntano molti occhi. Normale, ma siamo in Italia dove le inchieste per l’Alta Velocità non si contano. E siamo in Val di Susa, territorio ad alta penetrazione della ‘ Ndrangheta (Bardonecchia fu il primo comune del Nord sciolto per mafia). L’aperitivo era stato servito nel 2005 quando la Procura di Torino indagò l’allora viceministro delle Infrastrutture, Ugo Martinat, numero due di Pietro Lunardi (sponsor dell’opera). L’accusa: <strong>turbativa d’asta</strong> e abuso d’ufficio. Oggetto: gli appalti, tra l’altro, per la galleria di Venaus (opera preliminare della Torino-Lione). Emersero consulenze a imprese vicine a personaggi di governo, contatti con politici e imprenditori di primo piano: il processo di primo grado si è concluso con 8 condanne tra cui Giuseppe Cerutti, presidente della Sitaf, la società dell&#8217;autostrada del Frejus, e Paolo Comastri, direttore generale di Ltf (Lyon Turin Ferroviaire, la società madre della Tav, controllata con quote del 50 % dall’italiana Rfi e dall’omologa francese Rff). Martinat e l’imprenditore Marcellino Gavio nel frattempo sono morti.</p><p>Il <strong>boccone grosso</strong> degli appalti è ancora nel piatto: parliamo del tunnel di 57 chilometri tra Francia e Italia. Fonti Ltf raccontano: “Nel 2012 sarà ultimato il progetto, nel 2013 toccherà alle procedure autorizzative e nel 2014 ci sarà la gara. I lavori partiranno entro il 2014”. Valore: 8, 5 miliardi se passerà l’ipotesi “minimalista”, fino a 20 miliardi in caso di completamento dell’opera. I giochi sono ancora da fare, ma i grandi costruttori stanno già elaborando le loro strategie. Così anche le imprese minori destinatarie di ambiti subappalti milionari, sottoposti a controlli meno stringenti. La prima fetta, però, è aggiudicata: “Sono 93 milioni per la galleria esplorativa”, racconta François Pellettier di Ltf. Aggiunge: “L’opera sarà realizzata da Cmc”. La Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna è un colosso del settore, con un fatturato di 805 milioni e 8. 500 persone. Cmc è uno dei fiori all’occhiello del mondo cooperativo dei costruttori una volta detti “rossi”. Un’impresa che in portfolio vanta grandi progetti nei cinque continenti, ma anche opere contestate come il Quadrilatero autostradale delle Marche e la base Dal Molin di Vicenza. Un’industria leader, non solo in Italia; potente, in passato guidata da un signore del cemento: Lorenzo Panzavolta, poi passato al gruppo Ferruzzi e quindi toccato da Mani Pulite.</p><p>Cmc è finita nel mirino dei No Tav che avanzano <strong>domande maliziose</strong>: “Le cooperative per tradizione sono vicine a una parte politica, forse anche per questo il centrosinistra sponsorizza la Tav?”. Ma Cmc ha conquistato appalti a Singapore dove i partiti italiani non mettono becco. E non c’entra sicuramente nulla che, come ricordano i No Tav, “Cmc risulti tra gli inserzionisti della rivista Italianieuropei della fondazione di Massimo D’Alema”. L’appalto da 93 milioni ha dato vita a numerosi subappalti, ambìti dalle società della valle. Una in particolare, la Italcostruzioni, che si occupa delle recinzioni dei cantieri odiate dai manifestanti. E l’impresa è finita nel mirino dei No Tav: “Sono stato aggredito, mi hanno spaccato un braccio. I nostri mezzi sono stati bruciati”, racconta Ferdinando Lazzaro, che pur senza cariche è una delle figure chiave della società (“ho una consulenza”).</p><p>Anche Italcostruzioni ha una storia da raccontare. Negli anni ’ 70, il <strong>capostipite Benedetto Lazzaro</strong>, emigrato dalla Sicilia e vicino alla Dc, fonda una piccola impresa che presto diventa un impero in valle. Racconta il nipote Ferdinando: “Abbiamo lavorato duro”. Guai giudiziari? Le cronache parlano di inchieste per problemi fiscali: “Mio padre fu chiamato in causa in un’indagine sul caporalato, ma venne assolto”. Tutto qui? “No, nel 2002 insieme a decine di imprenditori locali sono stato arrestato in un’inchiesta detta ‘ appaltopoli’. Emerse una rete non per ‘ truccare’, diciamo per ‘ tenere ’ gli appalti. Fui condannato a 8 mesi per turbativa d’asta”.</p><p>Ma la famiglia Lazzaro va per la sua strada. E nasce Italcoge: “Alla guida c’era mia sorella Laura. Insieme con un’altra società abbiamo ottenuto un primo subappalto da 2 milioni per i cantieri Tav”. Ed ecco un intoppo: “Italcoge è fallita. Non eravamo stati pagati per lavori sulla <strong>Salerno-Reggio</strong>”, racconta Lazzaro. Italcoge fallisce nell’agosto 2011, ma i suoi camion lavorano per la Tav. Com’è possibile? “È nata una nuova società”. Chi sono gli amministratori? Non più le sorelle Lazzaro, ma “i loro mariti”, conferma Lazzaro. Stessa famiglia, stessi uffici, stesso stemma. Perfino stessi mezzi: “Li abbiamo affittati dal fallimento”. Di più: “Italcostruzioni, nata sulle ceneri di Italcoge, dopo il fallimento ha ottenuto un altro appalto da due milioni per la Tav”.</p><p>Notizie di cronaca sostengono che tra i vostri dipendenti vi sarebbe stato il <strong>capo della “locale” della ‘ Ndrangheta</strong> di Cuorgné? “Falso. Mai conosciuto”, assicura Lazzaro. Aggiunge: “La mia famiglia non ha niente a che fare con ambienti criminali. Non siamo mai stati indagati per questo, non ci possono accusare solo perché siamo siciliani”. Domanda: non le sembra, però, singolare che dopo una condanna per turbativa d’asta e un fallimento la società che fa riferimento alla vostra famiglia continui a ottenere appalti per la Tav? “No, noi lavoriamo bene. Ma qui chi tocca la Tav è come morto”.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 1 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/appalti-miliardari-a-chi-fa-gola-la-torino-lione/194709/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Basta sassi ma blitz in tutta Italia&#8221;. Il movimento No Tav ora cerca la svolta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/basta-sassi-ma-blitz-in-tutta-italia-il-movimento-ora-cerca-la-svolta/194253/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/basta-sassi-ma-blitz-in-tutta-italia-il-movimento-ora-cerca-la-svolta/194253/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Lele Rizzo]]></category> <category><![CDATA[luca abbà]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[Valsusa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/basta-sassi-ma-blitz-in-tutta-italia-il-movimento-ora-cerca-la-svolta/194253/</guid> <description><![CDATA[Adesso cambia tutto: la storia di Luca, il suo volo nel vuoto, segnerà una svolta nella protesta No Tav. Nel male, pensano in molti, temendo un’escalation delle violenza. Ma potrebbe avvenire anche il contrario. Almeno a sentire le prime parole di Lele Rizzo, uno dei leader della protesta, uno che passa per duro: “Protesteremo presto,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_194296" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/notav_INTERNA.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-194296" title="notav_INTERNA" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/notav_INTERNA.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Manifestazione No Tav</p></div><p>Adesso cambia tutto: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/cominciate-operazione-allargamento-cantiere-presidio-permamente-solo-dieci-attivisti/194028/">la storia di Luca</a>, il suo volo nel vuoto, segnerà una svolta nella protesta No Tav. Nel male, pensano in molti, temendo un’escalation delle violenza. Ma potrebbe avvenire anche il contrario. Almeno a sentire le prime parole di <strong>Lele Rizzo</strong>, uno dei leader della protesta, uno che passa per duro: “Protesteremo presto, ma senza tirare sassi. Perché il guaio l’hanno fatto loro”, le forze dell’ordine. Già, il popolo No Tav ieri si è accorto che potrebbe passare dalla parte dei cattivi a quella delle vittime.</p><p>No, non è un calcolo cinico, ma le strategie intorno alla battaglia per la Tav da domani potrebbero essere tutte da riscrivere. Certo, ieri durante l’assemblea dei movimenti, migliaia di persone sull’autostrada bloccata, c’era chi gridava “bastardi”, chi invitava ad “azioni durissime”. Ma nel movimento parecchi capiscono una cosa, con una premessa importante: “Nessuno di noi vuole strumentalizzare la sorte di Luca, ma quel volo ha fatto capire che noi non siamo i cattivi”.</p><p>Di sicuro la tragedia ha portato davvero il discorso Tav in tutte le case d’Italia. E si è capito subito che da oggi nulla sarà come prima: in un attimo i comitati sono stati capaci di mobilitare centinaia di persone in 50 città, regione per regione: Roma, Milano, Torino, ma anche Trento e Trieste e poi giù fino a Cagliari e Palermo. Nella Capitale sono stati bloccati undici binari a Termini, la più grande stazione d’Italia. Un treno Frecciarossa è stato danneggiato. A Palermo le contestazioni hanno toccato <strong>Pierluigi Bersani</strong>. Ma il segretario Pd non ha colpe, se non per l’appoggio che il suo partito ha dato all’opera. Bersani era piuttosto il simbolo: la politica che sponsorizza la Tav.</p><p>E l’impressione, dalla Val di Susa, è che sia solo l’inizio: “Bisogna portare i blocchi in cima alla valle, dove ci sono le forze dell’ordine. Dobbiamo incastrarle lassù”, dice qualcuno. Ma subito c’è chi, come Rizzo, spiega: “Noi non faremo i martiri. Ma non tireremo sassi, saranno loro a decidere quello che deve succedere”. Addirittura c’è chi parla di protesta in stile ghandiano: “Blitz nei teatri di mezza Italia, nei cinema, negli stadi e ovviamente sulle autostrade e nelle stazioni. Solo per portare lo scompiglio, niente violenza”.</p><p>Facile a dirsi, ma anche ieri sera all’assemblea c’era chi non sembrava d’accordo. Magari quei ragazzi vestiti di nero, che hanno accenti di altre regioni, che parlano lingue straniere.</p><p>La protesta potrebbe diventare alternativa, meno violenta. Ma potrebbe anche sfuggire di mano. E chissà, allargandosi a tutta Italia, la questione Tav potrebbe diluirsi, quasi sparire. Diventare lo slogan dietro cui si raccoglie il grande scontento sociale portato dalla crisi.</p><p>Che la Tav ormai non interessi più soltanto alla Val di Susa, ma che sia diventata un simbolo lo dimostrano le decine di migliaia di messaggi che correvano su internet. E poi gli interventi di figure pubbliche che raccolgono consenso in tutto il Paese. <strong>Beppe Grillo</strong> sul suo blog ieri ha detto: “Un ferito grave, l&#8217;accerchiamento della baita con persone dentro. Di nuovo violenze. Uno è caduto da un traliccio ed è grave in ospedale. A chi servono queste cose? Perché io vorrei capire cosa c&#8217;é dietro questo sistema! Lo capirebbe anche un bambino che la Tav non serve”.</p><p>Tav-Italia, insomma. E le occasioni per scatenare la protesta non mancheranno. Quelle di ieri erano soltanto le prime minime espropriazioni, siamo appena alla zona dove dovrebbe essere realizzato il tunnel esplorativo. In tutto si tratta di una ventina di terreni. Una goccia. Ma quando sarà definito il percorso della linea … allora saranno necessarie centinaia di espropriazioni in tutta la valle. Per non dire della battaglia legale: “Tutti dicono che stanno iniziando gli espropri – lamenta l’avvocato <strong>Massimo Bongiovanni</strong>, membro del le-gal team No-Tav – ma non si può cominciare un bel niente”. L’ordinanza del Prefetto limita e interdice esclusivamente la viabilità e l’accesso su un’area indeterminata ed indeterminabile.</p><p>Il prefetto non ha autorizzato l&#8217;occupazione dei terreni privati. Per l’esproprio la legge prevede un avviso al proprietario, delle osservazioni, e un’offerta economica. Nulla di tutto questo – sostiene Bongiovanni – è accaduto. Eppure le forze dell&#8217;ordine hanno permesso la recinzione dei terreni privati in assenza di alcuna autorizzazione. Insomma, è stato compiuto un atto contrario alla legge”. La battaglia No Tav dura da vent’anni. Ma potrebbe continuare almeno altrettanto. E arrivare molto lontano dalla Val di Susa. F. Sa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/basta-sassi-ma-blitz-in-tutta-italia-il-movimento-ora-cerca-la-svolta/194253/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Abuso&#8221; d&#8217;amore di Michele Iorio per i figli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/abuso-damore-di-michele-iorio-per-i-suoi-figli/193500/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/abuso-damore-di-michele-iorio-per-i-suoi-figli/193500/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[abuso d'ufficio]]></category> <category><![CDATA[Michele Iorio]]></category> <category><![CDATA[Molise]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/abuso-damore-di-michele-iorio-per-i-suoi-figli/193500/</guid> <description><![CDATA[Cuore di papà. Il governatore del Molise, Michele Iorio (Pdl), ieri è stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi per abuso d’ufficio e all’interdizione dai pubblici uffici (per 18 mesi): avrebbe affidato due studi alla società di consulenza Bain &#38; Co in cui lavora suo figlio Davide. Non solo: Iorio, insieme...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cuore di papà. Il governatore del Molise, <strong>Michele Iorio</strong> (Pdl), ieri è stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi per abuso d’ufficio e all’interdizione dai pubblici uffici (per 18 mesi): avrebbe affidato due studi alla società di consulenza Bain &amp; Co in cui lavora suo figlio Davide. Non solo: Iorio, insieme con l’altro figlio, Luca, è indagato anche in un’altra inchiesta. Sempre abuso d’ufficio: stavolta c’è di mezzo un medico che sarebbe stato assunto dalla sanità molisana senza concorso. Un professore con il quale ha lavorato il figlio del Governatore. Due tegole per Iorio che in Molise è un’istituzione: “Ha guidato la Regione dal 1998 al 2000. Poi è stato eletto governatore nel 2001 e riconfermato nel 2006 e nel 2011. Nonostante la legge oggi preveda un limite di due mandati”, ricorda il consigliere regionale <strong>Massimo Romano</strong> (Costruire Democrazia). Partiamo dal caso Bain &amp; co.</p><p>La Regione guidata da Iorio, sostengono i magistrati di Campobasso, avrebbe affidato importanti consulenze – una in materia di sanità, l’altra sull’autostrada del Molise – alla società multinazionale in cui lavora il figlio Davide. Così ha ricostruito il procuratore <strong>Fabio Papa</strong> nella sua requisitoria: “Su queste delibere, Iorio non si asteneva, come prescritto e come suo dovere, in presenza di un evidentissimo interesse di un proprio strettissimo congiunto”. Una consulenza fantasma, secondo Papa: lo studio sulla sanità “non lo ha visto nessuno”. Nemmeno la Digos che si è occupata dell’inchiesta “ha mai trovato la consulenza”. Quello del pm è un atto di accusa verso la classe dirigente molisana: “Abbiamo assistito a una sequenza di testimoni mortificante. Nessuno è stato in grado di dire cosa ha fatto la Bain per la Regione Molise.</p><p>Persino i testimoni più autorevoli, sono tutti partiti in quarta nel dire che le consulenze sono state utilissime, poi non hanno saputo dire cosa contenevano. E comunque, prima di affidare il lavoro, bisognava fare una comparazione tra diverse società”. E la difesa come replica? “Non esisteva – ha sostenuto l’avvocato Arturo Messere – alcun dovere di astensione da parte del presidente nell’adottare le delibere. La Regione si è affidata a una società di consulenza a livello europeo. Non ci fu alcun favoritismo”. E la promozione di Davide Iorio? “È bravo”. Ma le disavventure di papà Iorio non sono finite. Un’altra inchiesta (condotta dai pm <strong>Armando D’Alterio</strong>, Fabio Papa e Immacolata Di Petti) pende sulla sua testa. L’accusa è ancora abuso d’ufficio. E c’è di nuovo di mezzo un figlio: Luca, medico, che oggi grazie a un “comando” è vice-direttore di chirurgia vascolare al Cardarelli di Campobasso. L’avvocato Messere appena diffusa la notizia disse: “Non emergono illeciti penali a carico di Michele e Luca Iorio”. Massimo Romano ha parlato dell’inchiesta nelle interrogazioni al Consiglio Regionale: “L’indagine parte dall’assunzione all’ospedale di Isernia del dottor Cristiano Huscher”. Un professionista “di chiara fama”, ma finito al centro di polemiche e condannato in Cassazione, come riportò anche il Corriere della Sera, per omicidio colposo per un’operazione su una malata terminale di cancro. Si difese così: “Sono il nuovo caso Tortora”. Secondo i pm molisani a Huscher sarebbe stato concesso un “incarico con nomina diretta non preceduta da avviso pubblico, procurando così al medico un ingiusto vantaggio patrimoniale”. Per i pm (come hanno ricostruito i giornali moli-sani) Iorio avrebbe proposto a Huscher, conosciuto tramite il giovane Luca, di assumere l’incarico di direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale per consentire a Iorio jr. di fare esperienza vicino a casa.</p><p>Così Huscher avrebbe ottenuto un ingiusto profitto: 93. 785 euro lordi all’anno più un’indennità ad personam di 31 mila euro. Un fascicolo di tremila pagine con episodi da chiarire: il figlio di Iorio avrebbe partecipato a interventi chirurgici prima di avere un rapporto di lavoro con l’ospedale. Ancora: la Regione finanziò un progetto di ricerca da 500 mila euro predisposto da Huscher. Il programma andava realizzato con l’università del Molise, per questo, secondo i pm, Huscher ottenne la nomina di professore straordinario per tre anni con retribuzione annua di 48 mila euro lordi.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 24 febbraio 2012</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/abuso-damore-di-michele-iorio-per-i-suoi-figli/193500/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Rolex e regali alle fidanzate con i soldi della Asl&#8221;. Parentopoli rossa in Toscana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/rolex-e-regali-alle-fidanzate-con-i-soldi-della-asl-parentopoli-rossa-in-toscana/192322/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/rolex-e-regali-alle-fidanzate-con-i-soldi-della-asl-parentopoli-rossa-in-toscana/192322/#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[angelo zubbiani]]></category> <category><![CDATA[asl]]></category> <category><![CDATA[ernrico rossi]]></category> <category><![CDATA[loris rossetti]]></category> <category><![CDATA[lucio baranileoluca orlando]]></category> <category><![CDATA[Massa Carrara]]></category> <category><![CDATA[toscana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/rolex-e-regali-alle-fidanzate-con-i-soldi-della-asl-parentopoli-rossa-in-toscana/192322/</guid> <description><![CDATA[Una ciambella con un buco da 300 milioni. Alla ricetta della Asl di Massa Carrara non manca nessun ingrediente: bilanci colabrodo, assegni delle Asl usati, pare, per comprare auto, Rolex e gioielli per amiche e fidanzate. Per finire con la polemica sulla solita parentopoli. Uno scandalo che rischia di tirarsi dietro mezza città. E&#8217; tutto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_192407" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/enrico-rossi_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-192407" title="enrico-rossi_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/enrico-rossi_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi</p></div><p>Una ciambella con un buco da 300 milioni. Alla ricetta della<strong> Asl</strong> di <strong>Massa Carrara</strong> non manca nessun ingrediente: bilanci colabrodo, assegni delle Asl usati, pare, per comprare auto, Rolex e gioielli per amiche e fidanzate. Per finire con la polemica sulla solita parentopoli. Uno scandalo che rischia di tirarsi dietro mezza città. E&#8217; tutto scritto nelle carte della Procura e della Commissione Parlamentare sul &#8220;disavanzo della Asl 1 di Massa&#8221;. Un documento approvato due giorni fa: &#8220;Quattordici voti a favore, un astenuto (<strong>Leoluca Orlando</strong>, <strong>Idv</strong>, ma è prassi che il presidente si astenga) e cinque contrari. I rappresentanti del <strong>Pd</strong>&#8220;, sorride malizioso <strong>Lucio Barani</strong> (onorevole <strong>Pdl</strong>).</p><p>La bugna scoppia quando si tratta di approvare il bilancio 2009 dell&#8217;Azienda. Si legge nella relazione di minoranza della commissione della <strong>Regione Toscana</strong>: &#8220;Un&#8217;annotazione nella relazione del collegio sindacale … dava conto dell&#8217;assenza di documentazione per un credito da 60 milioni&#8221;. Racconta Barani: &#8220;Il buco totale risulta intorno ai 300 milioni&#8221;. Nei documenti delle commissioni d’inchiesta della Regione e del Parlamento si parla di una Asl inspiegabilmente sottofinanziata rispetto alle altre aziende regionali, ma con una percentuale record di ospedalizzazione, con &#8220;spese farmaceutiche eccessive&#8221;. Per non parlare delle &#8220;spese per il personale dipendente e di cooperative&#8221;. E&#8217; soltanto l&#8217;inizio. Procura (l&#8217;indagine è in pieno svolgimento, gli indagati sarebbero una decina) e Commissione Parlamentare si mettono a spulciare le carte della Asl: &#8220;Sono saltati fuori assegni, centinaia, che con una complicata partita di giro sarebbero serviti per comprare auto, Rolex, gioielli per amiche e fidanzate. Qualcuno si è costruito un tesoretto con i soldi della sanità&#8221;, accusa Barani. Parliamo di milioni. &#8220;Le prime confessioni – riferiscono ambienti giudiziari – sono già arrivate, dirigenti che hanno ammesso di &#8216;amare una vita lussuosa&#8217;&#8221;.</p><p>La Procura ha seguito anche un altro filone: un concorso per l&#8217;assunzione di un dipendente amministrativo bandito dalla Asl che si è concluso con l&#8217;assunzione di 52 persone. Fu lo stesso direttore generale a portare le carte ai pm che poi hanno chiesto l&#8217;archiviazione. Ma il caso politico resta. Racconta Barani: &#8220;Tra gli assunti c&#8217;erano decine di parenti di amministratori, dirigenti del centrosinistra, delle Asl, familiari di sindacalisti e giornalisti. Ci sono, per dire, la figlia del sindaco di Carrara, <strong>Angelo Zubbani</strong> (socialista), poi la figlia di<strong> Loris Rossetti</strong>, ex sindaco di Fivizzano e oggi consigliere regionale (Pd)&#8221;. Zubbani (né lui, né la figlia sono indagati) ha replicato: &#8220;Mia figlia si è laureata a 24 anni in scienze della formazione, è stata impiegata part-time e precaria. Ora ha più di trent&#8217;anni. Ha fatto il concorso e, anche per i titoli acquisiti, è risultata tra i primi. Tutto regolare&#8221;. Rossetti (né il consigliere Pd né i suoi familiari sono indagati) al <em>Tirreno</em> ha risposto: &#8220;A mia figlia mancano sei esami per laurearsi in giurisprudenza ed è arrivata trentacinquesima. I nostri sono figli come quelli degli altri. Mi meraviglio che la gente si meravigli&#8221;. <strong>Maria Luisa Chincarini</strong> e <strong>Marco Manneschi</strong>, consiglieri regionali Idv, sono perplessi: &#8220;La Asl di Massa Carrara è quella con il maggior numero di dipendenti amministrativi della Toscana. Eppure continua ad assumere&#8221;. Intanto emergono altre polemiche: &#8220;Abbiamo segnalato l&#8217;esistenza di un laboratorio diretto da un consigliere comunale di Massa che appoggia il sindaco. Niente di illegale, a noi pareva una struttura inutile e costosa&#8221;, ricordano dall&#8217;associazione <strong>Ernesto Frediani</strong> che si batte per la tutela dei malati.</p><p>Poi c&#8217;è la costruzione del nuovo ospedale: &#8220;Tra Massa e Carrara ci sono già tre ospedali, uno inaugurato appena nel 1974. Adesso eccone arrivare un altro in una zona non proprio al riparo dalle esondazioni. Un progetto da 80 milioni&#8221;, ricorda <strong>Riccardo Canesi</strong> (professore di geografia, ex deputato verde e oggi vicino all&#8217;Idv).</p><p>Ma la polemica ormai arriva a Firenze: &#8220;Resta inspiegabile vista l&#8217;enormità dei fatti, come la vicenda possa essere sfuggita alla Regione Toscana&#8221;, scrive la relazione di minoranza (centrodestra in Regione). Ecco l&#8217;obiettivo finale: <strong>Enrico Rossi</strong>. Per dieci anni assessore alla Sanità e oggi Governatore. L&#8217;uomo indicato come il padre del &#8220;miracolo&#8221; della sanità toscana. Rossi replica: &#8220;Siamo la prima regione d&#8217;Italia che ha fatto certificare i bilanci delle Asl. Durante questi controlli sono emerse le enormi irregolarità di Massa Carrara. Che io ho subito denunciato alla Procura e alla Corte dei Conti. Intanto abbiamo provveduto a colmare il buco di bilancio. Non ho nulla da nascondere, anzi&#8221;, assicura il Governatore. Che contrattacca: &#8220;Capisco le strumentalizzazioni, ma allora chiedo che tutte le regioni, anche quelle di centro-destra, facciano gli stessi controlli sulle loro aziende. Ho notizia di aziende in altre regioni che alle perdite tolgono magari uno zero. Non vorrei che, se si andasse a vedere davvero come stanno i conti della sanità in giro per l&#8217;Italia, venisse fuori un buco magari di dieci miliardi&#8221;.</p><p><strong>Da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 19/2/2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/rolex-e-regali-alle-fidanzate-con-i-soldi-della-asl-parentopoli-rossa-in-toscana/192322/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Uno sciopero della messa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/sciopero-della-messa/191967/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/sciopero-della-messa/191967/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:42:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[cattolici]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[emanuela orlandi]]></category> <category><![CDATA[ior]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191967</guid> <description><![CDATA[Quanto silenzio dai cattolici! Tanti di noi, come cittadini, si sono ribellati contro il male del berlusconismo. Tanti scendono in piazza per difendere il loro lavoro. Abbiamo mostrato di avere caro il ruolo di cittadini italiani, di voler far sentire la nostra voce. Ma se interveniamo, giustamente, nelle questioni che riguardano la vita quotidiana, non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quanto silenzio dai cattolici! </strong>Tanti di noi, come cittadini, si sono ribellati contro il male del berlusconismo. Tanti scendono in piazza per difendere il loro lavoro.</p><p>Abbiamo mostrato di avere caro il ruolo di cittadini italiani, di voler far sentire la nostra voce. Ma se interveniamo, giustamente, nelle questioni che riguardano la vita quotidiana, non dovremmo come fedeli avere almeno altrettanto a cuore quell’altra cittadinanza che addirittura chiama in causa l’esistenza eterna?<br /> Invece taciamo di fronte a scandali ormai quotidiani, dalla gestione opaca delle finanze vaticane, alle inaccettabili ingerenze nella vita dello Stato. Passando per gli scandali che il Vaticano <strong>non ha mai voluto chiarire</strong>: il caso Emanuela Orlandi, i rapporti con la Banda della Magliana, l’omicidio delle Guardie Svizzere e la gestione dello Ior dove continuano a transitare miliardi di incerta provenienza. Taciamo di fronte a una Chiesa sempre più mondana e attenta al potere, sempre più sconvolta dagli scandali sessuali. Taciamo lasciando tra l’altro che una questione tanto delicata e seria sia affrontata in mezzo a canzonette da Festival.</p><p>È giunto forse il momento di chiederci se il nostro silenzio, che nasce magari dal rispetto e dall’obbedienza, non sia diventato colpevole. Corriamo il rischio di assistere passivamente a una crisi che minaccia di <strong>travolgere definitivamente</strong> la Chiesa di cui diciamo di essere parte e di intaccare perfino la nostra Fede.</p><p>È vero, è difficile far sentire la propria voce con una gerarchia ecclesiastica che pare sorda al disagio dei fedeli e di tanti sacerdoti. Allora, chiediamoci se, come per difendere i nostri diritti di cittadini, non si possa ricorrere all’estrema arma dello sciopero. Una domenica di “sciopero” della Messa, <strong>non contro la Chiesa</strong>, anzi. Ma contro chi sembra portarla ogni giorno tanto lontano dal messaggio del Vangelo.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/io-cattolico-dico-basta-a-questa-chiesa-faro-sciopero-della-messa/" target="_blank">Leggi tutto</a></span> (Micromega.net)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/sciopero-della-messa/191967/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il triste assalto dei partiti agli Angeli del fango</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/genova-il-triste-assalto-dei-partiti-agli-angeli-del-fango/191117/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/genova-il-triste-assalto-dei-partiti-agli-angeli-del-fango/191117/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Feb 2012 11:14:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angeli del fango]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[napolitano]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[Quirinale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/genova-il-triste-assalto-dei-partiti-agli-angeli-del-fango/191117/</guid> <description><![CDATA[Gli angeli del fango. La politica ha messo gli occhi anche su di loro. Per scegliere i ragazzi che saliranno al Quirinale ormai a Genova si parla di sorteggi, di quote “riservate”. Mentre è bagarre tra i politici per decidere chi li accompagnerà sul Colle, magari presentandosi a favore di telecamera. Possibile? Sì, con le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gli angeli del fango. La politica ha messo gli occhi anche su di loro. <strong>Per scegliere i ragazzi che saliranno al Quirinale</strong> ormai a Genova si parla di sorteggi, di quote “riservate”. Mentre è bagarre tra i politici per decidere chi li accompagnerà sul Colle, magari presentandosi a favore di telecamera. Possibile? Sì, con le elezioni alle porte. E a Genova, dopo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/primarie-genova-loutsider-doria-sel-vantaggio-sulle-pd-vincenzi-pinotti/190878/" target="_blank">l’esito <strong>clamoroso delle primarie del Pd</strong></a>, non ci si può permettere di lasciare niente in mano all’avversario.</p><p>Il caso comincia con una<strong> lettera inviata il 24 novembre scorso</strong> <strong>da Enrico Musso </strong>(ex Pdl, oggi senatore e candidato di centro come sindaco di Genova) al capo dello Stato: “Ho chiesto a Giorgio Napolitano se fosse possibile ricevere al Quirinale alcuni dei ragazzi che hanno liberato le strade di Genova dal fango durante l’alluvione. Non mi aspettavo, però, che in mezzo all’agenda tanto fitta del presidente ci fosse posto anche per loro”. Nei giorni del disastro, Musso attraverso la sua fondazione Oltremare lancia un appello dalle pagine di Facebook e Twitter per la ricerca di volontari. “Hanno risposto circa 1.200 giovani che abbiamo provveduto a smistare laddove c’era bisogno sempre con l’ausilio del social network”. Inattesa, intanto ecco che giunge la risposta del presidente della Repubblica: l’appuntamento è fissato per il 17 febbraio. Semplice, verrebbe da dire. Ma in Italia, quando ci si mette di mezzo la politica, niente è semplice. Subito in città cominciano le polemiche. Non tra i ragazzi, si intende.</p><p>Il problema è che <strong>bisogna decidere chi salirà al Colle</strong>. Musso annuncia: “Faremo un sorteggio negli elenchi dei ragazzi che hanno partecipato. Gli ‘angeli’ non sono solo miei: gli appelli su Facebook si propagano velocemente”. Ribatte Renata Briano, assessore alla Protezione Civile della Regione Liguria: “Il sorteggio non mi pare una strada percorribile”. Il governatore Claudio Burlando chiosa: “Troveremo un modo”. Già, Claudio Burlando e il sindaco Marta Vincenzi (come ha scritto Vincenzo Galiano sul Secolo XIX) sembrano preoccupati che l’iniziativa assuma una connotazione di parte. Burlando commenta: “Quello di Napolitano mi pare un gesto simbolico molto bello, volto a testimoniare la gratitudine del Paese ai nostri ragazzi. Naturalmente la delegazione deve essere rappresentativa dei diversi gruppi”. <strong>Quali gruppi? </strong>Nessuno si era mai reso conto che tra gli Angeli ci fossero diversi gruppi. Briano lo spiega chiaramente: “Gli angeli del fango sono una realtà eterogenea, che comprende diversi gruppi: da quello che ci ha aiutato a organizzare la mostra aperta nel Palazzo della Regione a giovani vicini al Pd”.</p><p>Insomma, il concetto comincia a chiarirsi. Ci sarebbero <strong>Angeli Rossi e Angeli azzurri</strong>. Almeno così pare. Una preoccupazione che arriva a Roma, tanto che il Quirinale ci tiene a sincerarsi che nessuno metta il cappello sugli Angeli del Fango: “Fate in modo che non siano presenti solo i giovani di Oltremare”. Ma c’è un altro nodo da sciogliere: chi accompagnerà gli Angeli al cospetto del presidente? Cominciano le trattative, le telefonate, le polemiche. Alla fine l’assessore Briano si sfila. La delegazione politico-istituzionale sarà composta dal governatore Burlando, dal sindaco Vincenzi e dal senatore Musso.</p><p><strong>Non senza mal di pancia</strong>, visto che è candidato alle comunali genovesi. “Per i ragazzi si è appena svolto il sorteggio. L’ho fatto con tanto di notaio e davanti ai giornalisti”, racconta Musso. Tecnicamente ineccepibile, ma forse un po’ malinconico. Aggiunge il senatore: “I posti dovrebbero essere dieci, ma noi ne abbiamo sorteggiato otto, due posti li ho riservati agli Angeli che sono stati scelti da Burlando”. Insomma, la quota del “centrosinistra” pare assicurata. Ma loro, i ragazzi, che cosa ne dicono? “L’impegno di tutti i volontari è stato trasversale”, senza distinzione di “estrazione sociale o fede politica. Visto che siamo già in clima elettorale, non vogliamo proprio che tutta la solidarietà e l’impegno impiegati in quei giorni possano diventare strumento politico. Ma soprattutto voglio segnalare a tutti i cittadini quel che sta avvenendo anche in questa circostanza: un sottile gioco politico più volte visto giocare. Quello della strumentalizzazione”, scrive <strong>Stefano Barilà</strong>, un Angelo del Fango.<br /> E se per tagliare la testa al toro i politici se ne restassero tutti a casa? “Io sono pronto a non andare”, assicura Musso. Ma quell’incontro al Quirinale ha ormai un sapore un po’ amaro.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 14 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/genova-il-triste-assalto-dei-partiti-agli-angeli-del-fango/191117/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Genova e le primarie del Pd contro il Pd</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/genova-doria-primarie-pd-contro-pd/190896/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/genova-doria-primarie-pd-contro-pd/190896/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Feb 2012 09:14:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Ferruccio sansa]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[Marco Doria]]></category> <category><![CDATA[Marta Vincenzi]]></category> <category><![CDATA[Partito]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[sindaco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190896</guid> <description><![CDATA[Dovevano essere le primarie per fare le scarpe alla Vincenzi. Ma alla fine le scarpe quelli del Pd se le sono fatte da soli. Marco Doria ha vinto. Con un margine nettissimo: 46%, contro il 27,5% di Vincenzi e appena il 23,6 di Pinotti che era data per favorita ed era appoggiata dall’establishment. Genova oggi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dovevano essere le <strong>primarie </strong>per fare le scarpe alla Vincenzi. Ma alla fine le scarpe quelli del Pd se le sono fatte da soli.</p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/primarie-genova-loutsider-doria-sel-vantaggio-sulle-pd-vincenzi-pinotti/190878/" target="_blank">Marco Doria ha vinto</a></span></strong>. Con un margine nettissimo: 46%, contro il 27,5% di Vincenzi e appena il 23,6 di Pinotti che era data per favorita ed era appoggiata dall’establishment. Genova oggi non pare più la stessa. Rimane rossa, ma addio partito.</p><p>Nessuno lo avrebbe detto fino a ieri, quando, muovendosi per i seggi, vedevi, sentivi ovunque il nome di Doria. Si sono sbagliati i partiti, i sondaggisti, i cronisti (compreso il sottoscritto).</p><p>Una vittoria che colpisce proprio perché Doria non ha usato, anzi, ha consapevolmente <strong>ignorato i mezzi della politica</strong> classica: la demagogia, le comparsate, gli slogan, al contrario, è arrivato a pronunciare frasi apparentemente kamikaze. Come quando ha ipotizzato di alzare le tasse.</p><p>Ma è stato questo (paradossalmente, ma fino a un certo punto) il suo segreto, l’aver respinto i mezzi della vecchia politica. L’aver puntato sulla conquista della fiducia. Adesso dovrà voltare pagina dopo 65 anni di potere di centrosinistra. E dovrà farlo restando a <strong>sinistra</strong>. È questa la grande sfida che gli elettori gli chiedono. Perché Genova non ha cambiato ideali, ma è evidentemente stufa del sistema di potere che da anni, decenni, la governa. Che occupa ogni poltrona e strapuntino rimasto libero. Che cementifica ovunque favorendo gli amici degli amici e, come hanno rivelato i rapporti della Dia, aprendo le porte alla <strong>‘ndrangheta</strong>. Un blocco che parte dal centrosinistra, non trascura il centrodestra e arriva a blandire ambienti della Curia. Insomma, tutti. Esclusi, come dimostrerebbe anche il risultato di questo voto, i genovesi.</p><p>Doria finora ha avuto parole chiare. Una delle sue prime dichiarazioni dopo il voto è stata questa: <em><strong>“Basta cementificare Genova”</strong></em>. Speriamo che adesso resista, perché le pressioni dei partiti del centrosinistra per appropriarsi della vittoria di quest’uomo e dei suoi sostenitori saranno grandissime. Ma la credibilità di Doria dipenderà da questo, dalla sua capacità di scegliersi una squadra che non sia una raccolta di figurine delle vecchie glorie della politica locale imposte dai partiti. Gente che popola le cronache da tre decenni. A Genova servono <strong>figure nuove</strong>, giovani, non solo anagraficamente. Doria oggi ha la forza per imporsi.</p><p>Intanto nel Pd comincia la resa dei conti. I vertici hanno annunciato che si sarebbero dimessi se avesse vinto Doria. Sembra ovvio: il Pd aveva il sindaco e se lo è giocato. È riuscito a perdere contro se stesso.<em> “Forse abbiamo poca paura di perdere”</em>, ha detto il sindaco <strong>Vincenzi</strong>. Che ha fatto degli errori, che soprattutto non ha saputo proporre una sua classe dirigente all’altezza. Ma, a detta di molti, non è stata un cattivo sindaco, almeno perché aveva cercato di contrapporsi un po’ alla nomenclatura del partito. Le è costato caro.</p><p>Ma Genova volta pagina. E fedele al suo carattere di città schietta, concreta, non si è curata della battaglia scintillante tra le due prime donne, a suon di articoli sulle <em>mise </em>e le acconciature, su Roberta che faceva la maratona e via dicendo. Ha puntato invece su Doria. Contro ogni pronostico, contro il vecchio partito mamma (matrigna?), ha votato però un <strong>comunista</strong>. E così le primarie non si sono lasciate piegare ai giochi di potere e sono diventate, malgrado i partiti, prova di democrazia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/genova-doria-primarie-pd-contro-pd/190896/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Contro la ‘Ndrangheta in Liguria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/contro-%e2%80%98ndrangheta-liguria/189314/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/contro-%e2%80%98ndrangheta-liguria/189314/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Feb 2012 11:19:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Bordighera]]></category> <category><![CDATA[cittadini]]></category> <category><![CDATA[liguria]]></category> <category><![CDATA[ndrangheta]]></category> <category><![CDATA[Ventimiglia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189314</guid> <description><![CDATA[La Liguria è una terra di mafia. Sì, proprio questa regione che ha dato vita alla Resistenza. Che è stata modello civile e sociale per l’Italia. Questo è un appello che non dovete firmare. E non vi chiediamo neanche di portare fiaccole, di sventolare striscioni o bandiere. È giusto scendere in piazza, ma poi tanti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Liguria è una terra di mafia. Sì, proprio questa regione che ha dato vita alla Resistenza. Che è stata modello civile e sociale per l’Italia.<br /> <strong>Questo è un appello che non dovete firmare</strong>. E non vi chiediamo neanche di portare fiaccole, di sventolare striscioni o bandiere. È giusto scendere in piazza, ma poi tanti sono capaci di tenere una fiaccola in mano, mentre con l’altra firmano appalti che riempiono le tasche dei mafiosi. Tanti sfilano e poi tacciono quando sono chiamati in causa davvero.</p><p>Oggi la tramontana spazza i crinali e ci fa vedere tutte la nostra terra, da Imperia alla Spezia. Eppure <strong>la Liguria ci pare diversa</strong>, la luce più livida. Sì, qualcosa è cambiato. Qualcosa di profondo, tanto che a guardare le nostre città non sembrano più le stesse. Hanno sciolto il<strong> comune di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/risultati-di-ricerca/?cx=002673224793559243781%3A8d1aivqnhja&amp;cof=FORID%3A11&amp;ie=UTF-8&amp;sa=&amp;q=bordighera" target="_blank">Bordighera</a> </strong>per infiltrazioni mafiose. Poi quello di <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/22/ventimiglia-in-mano-alla-%E2%80%98ndrangheta/112907/" target="_blank">Ventimiglia</a></strong>. E ancora nessuno sembra reagire davvero.</p><p>La Liguria è <strong>terra ideale per la mafia</strong>. Perché la ‘Ndrangheta è un parassita e trae nutrimento dalle difficoltà, dalla crisi. Perché la riservatezza, che è un tratto del nostro carattere, rischia adesso di sconfinare nell’omertà. <strong>In tanti siamo responsabili</strong>. A cominciare dai politici e dagli amministratori – del Pdl, come del Pd e della Lega – perché sparavano a zero contro “chi dipinge la Riviera come dominio della ‘Ndrangheta” invece di prendersela con i mafiosi. Perché tacevano mentre i loro fedelissimi guidavano amministrazioni infiltrate dalla criminalità organizzata. Perché si facevano finanziare da imprenditori chiamati in causa dalle inchieste e dall’Antimafia. Perché corteggiavano ambienti mafiosi pur di raccattare due voti. Perché continuano ancora oggi a dare appalti a società in odore di ‘Ndrangheta che così hanno conquistato il<strong> monopolio</strong>. Perché, a destra come a sinistra, hanno puntato tutto sul cemento e sui porticcioli che sono stati il cavallo di Troia per la ‘Ndrangheta.</p><p>Sono responsabili tanti <strong>imprenditor</strong>i, perché si sono legati con società compromesse. Così il denaro guadagnato con la droga, con i traffici illeciti è stato ripulito. Così la nostra economia si è inquinata e le regole della competizione sono state distorte. Sono responsabili tanti <strong>giornalisti</strong> che hanno taciuto colpevolmente, tanti professionisti che hanno prestato la loro opera senza chiedersi chi erano i clienti. E tutti noi cittadini troppo a lungo abbiamo finto di non vedere.</p><p>Adesso, però, non possiamo più  rimandare. Perché tra poco, tra pochissimo sarà tardi. Bisogna cambiare oggi finché basta un po’ di coraggio e<strong> non è ancora necessario essere eroi</strong>. Ma sarà difficile, perché il nemico della Liguria non ha la coppola e la lupara. Il nemico ormai è dentro di noi.</p><p>Per combatterlo non basta una firma da mostrare in pubblico. Per sconfiggere la ‘Ndrangheta l’unica persona cui dobbiamo rendere conto siamo noi stessi. Nella nostra vita di cittadini, nel nostro lavoro, ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte. E non ci sono mezze misure: chi non si oppone è complice.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/contro-%e2%80%98ndrangheta-liguria/189314/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dal posto fisso al posto fesso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/posto-fisso-posto-fesso/188567/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/posto-fisso-posto-fesso/188567/#comments</comments> <pubDate>Thu, 02 Feb 2012 17:14:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[estero]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[posto fisso]]></category> <category><![CDATA[Sansa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188567</guid> <description><![CDATA[Una volta c’erano le annunciatrici, oggi c’è Mario Monti. Finisci di lavorare, metti a letto i bambini e quando accendi la televisione per tirare finalmente il fiato ti trovi sempre davanti lui. Immancabile. Che ti annuncia catastrofi con il suo humour islandese. Altro che politici, questi tecnici te li ritrovi in Tv a ogni piè sospinto, per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una volta c’erano le annunciatrici, oggi c’è <strong>Mario Monti</strong>. Finisci di lavorare, metti a letto i bambini e quando accendi la televisione per tirare finalmente il fiato ti trovi sempre davanti lui. Immancabile. Che ti annuncia catastrofi con il suo <em>humour </em>islandese. Altro che politici, questi tecnici te li ritrovi in Tv a ogni piè sospinto, per evitarli non ti restano che le aste di orologi e i film porno.</p><p>Il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/lavoro-monti-posto-fisso-monotono-sullo-spread-scendera-ancora/188328/" target="_blank">posto fisso</a></span></strong>, dunque… una noia. Una zavorra. E pensare che a me invece pareva una conquista. Ma se lo dici ti guardano tutti come una specie di brontosauro. All’estero, ti rispondono, la flessibilità ormai è una religione. Siete sicuri… e la Francia? E la Germania  che pure è la locomotiva d’Europa? No, impossibile avanzare dubbi. Il posto fisso è la causa di tutto, anche del buco nell’ozono.</p><p>Già “all’estero”… ma se all’estero ci sarà pure la flessibilità, ci sono anche agenzie di collocamento (come in Danimarca) che si prendono cura dei disoccupati, cercano seriamente un posto (e spesso lo trovano) e si occupano dell’aggiornamento di chi è senza lavoro.</p><p>All’estero ci sarà la flessibilità, ma esistono <strong>indennità </strong>che consentono di guardare con meno terrore ai periodi di disoccupazione.<br /> All’estero ci sarà la flessibilità, ma soprattutto è meno diffusa la piaga della <strong>raccomandazione</strong>. Chi merita un posto di lavoro sa che potrà trovarlo. E fa carriera chi se lo merita davvero.<br /> All’estero ci sarà la flessibilità, ma non è così diffusa la piaga del<strong> lavoro nero</strong> che di fatto ha reso i giovani italiani già molto più flessibili dei loro colleghi stranieri.<br /> All’estero ci sarà la flessibilità, ma i <strong>concorsi pubblici</strong> sono più trasparenti e non accade come, per dire, nelle università italiane dove tante cattedre finiscono a parenti e amici che sono docenti a trent’anni. E anche meno.<br /> All’estero ci sarà la flessibilità, ma non c’è la <strong>corruzione </strong>che mina la competizione tra le imprese e provoca un danno all’economia ben maggiore del posto fisso.<br /> All’estero ci sarà la flessibilità, ma le imprese investono in <strong>ricerca </strong>e sviluppo molto più che in Italia.</p><p>Ecco, quando tutti questi nodi saranno risolti si potrà anche parlare del posto fisso. Ma chissà, forse a quel punto ci accorgeremmo che non sarebbe nemmeno più necessario intaccare le tutele per i più deboli.</p><p>È più facile, però, cominciare ad attaccare <strong>l’anello più debole</strong>. Addirittura annunciando le riforme dalla televisione… e non importa delle tensioni e dell’allarme sociale che si possono suscitare. Viene quasi da rimpiangere le barzellette di Berlusconi…</p><p>Vedrete, alla fine andrà così: addio alle tutele che abbiamo in Italia, senza le garanzie che hanno all’estero. Insomma, dal posto fisso passeremo al <strong>posto fesso</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/posto-fisso-posto-fesso/188567/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Corte dei Conti, le sanzioni mai incassate  sono un tesoro da 490 milioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/corte-dei-conti-c-un-tesoro-di-sanzioni-mai-incassate/187891/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/corte-dei-conti-c-un-tesoro-di-sanzioni-mai-incassate/187891/#comments</comments> <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Ferruccio Sansa</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[corte dei conti]]></category> <category><![CDATA[incassi]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[sanzioni]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category> <category><![CDATA[tesoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/corte-dei-conti-c-un-tesoro-di-sanzioni-mai-incassate/187891/</guid> <description><![CDATA[La memoria è il tesoro dell’anima”. E non solo dell’anima. Forse i proverbi potrebbero aiutare a scrivere una manovra finanziaria. Perché mentre si annunciano tagli di 3, 8 miliardi alle pensioni, si aumentano gasolio e benzina per mettere in cassa 4, 8 miliardi, ci dimentichiamo di 490 milioni. Un tesoro, appunto. Parliamo delle condanne della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/corte-dei-conti2.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-113405" title="corte dei conti_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/corte-dei-conti2.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>La memoria è il tesoro dell’anima”. E non solo dell’anima. Forse i proverbi potrebbero aiutare a scrivere una manovra finanziaria. Perché mentre si annunciano tagli di 3, 8 miliardi alle pensioni, si aumentano gasolio e benzina per mettere in cassa 4, 8 miliardi, ci dimentichiamo di 490 milioni. Un tesoro, appunto. Parliamo delle condanne della Corte dei Conti rimaste sulla carta. Centinaia di milioni di sanzioni inflitte a chi ha provocato un danno allo Stato: cittadini, dipendenti pubblici, imprese. Le casse pubbliche ne hanno diritto e però restano a bocca asciutta. Il Procuratore <strong>Lodovico Principato</strong> le sta calcolando. Anche il presidente della Corte, <strong>Luigi Giampaolino</strong>, si sta occupando della questione. Ma fonti giudiziarie già sono in grado di dare una stima: “Siamo vicini al mezzo miliardo”. Il 6 febbraio, all’inaugurazione dell’anno giudiziario della procura contabile, se ne parlerà. Già <strong>Mario Ristuccia</strong>, l’ultimo Procuratore generale, aveva segnalato il buco. Davanti a lui le autorità schierate avevano ascoltato attentamente, ma oggi siamo da capo: “In relazione alla massa dei residui attivi formatisi … si segnala che nel 2008 la consistenza complessiva dei crediti non riscossi era vicina ai <strong>490 milioni</strong>. La quota più consistente era allocata nei capitoli gestiti dai dipartimenti del ministero dell’Economia oltre a quelli, pure cospicui, del Ministero della Difesa, della Giustizia e dell’Interno”.</p><p>I ministeri hanno in mano<strong> un tesoro</strong>, ma non riescono a incassarlo. Erano 490 milioni quattro anni fa e oggi siamo sempre intorno al <strong>mezzo miliardo</strong>. Ma com’è possibile? Era lo stesso Ristuccia a spiegarlo: “L’entità dei residui dimostra in concreto la persistente propensione a sottrarsi alle conseguenze del giudicato”. In parole semplici: i condannati cercano di non pagare. E spesso ci riescono. Ma com’è possibile? A spiegarlo è uno dei tanti sostituti procuratori della Corte, uno di quei magistrati che ogni giorno vedono le proprie sentenze restare ineseguite: servirebbe un “potenziamento degli strumenti”, ci sarebbe bisogno insomma di nuove leggi: “Adesso è previsto un termine di dieci anni per recuperare il denaro. Troppi, una parte dei crediti passa in cavalleria”. Rimedi? “L&#8217;esecuzione invece di essere affidata alle amministrazioni danneggiate potrebbe essere lasciata alle Procure della Corte dei Conti”.</p><p>In passato andava peggio: negli anni ‘90 lo Stato incassava circa l’un per cento del denaro cui aveva diritto. Una mancia. La Procura della Corte dei Conti ha tracciato un bilancio dell’attività tra il 2005 e il 2010: si è arrivati a recuperare il 19,8 per cento delle somme stabilite dai giudici. Meno di un quinto del totale. Ma la colpa non è della Corte. Anzi. Basta ripercorrere l’iter necessario per eseguire le sentenze per capire le radici del problema: c’è la sentenza di primo grado, poi quella di secondo, quindi la parola passa alle amministrazioni danneggiate che devono farsi restituire il denaro. Tra corsi e ricorsi ci vogliono anni. Senza contare chi le prova tutte per sottrarsi al pagamento. Certo, una parte di questo tesoro è destinato a restare sulla carta. Spiega <strong>Ermete Bogetti</strong>, procuratore della Corte dei Conti della Liguria: “Ci sono amministratori infedeli, magari condannati per peculato, che vengono condannati a pagare dieci, venti milioni, perché quello è il danno provocato allo Stato. La sanzione non può essere stabilita in base alle disponibilità dei condannati. Ma incassare una somma simile da un dipendente pubblico è impossibile”. Ma togliamo pure questa fetta, restano centinaia di milioni.</p><p>Lo Stato non è un creditore molto aggressivo. Ci sono i pignoramenti, ma anche gli eventuali sequestri rischiano di arrivare quando ormai i beni sono stati “inguattati”. Ricorda Bogetti: “Al massimo si può pignorare un quinto dello stipendio”. Qui lo Stato si dimostra di nuovo benevolo: prendiamo il caso di un funzionario colpevole di peculato e per questo licenziato. Le Corti dei Conti più di una volta hanno puntato sulla liquidazione. Niente da fare: anche il dipendente pubblico che ha truffato lo Stato ha diritto al trattamento di fine rapporto. Al massimo decurtato di un quinto. Tante garanzie per i debitori, poche per il creditore, lo Stato e i cittadini. Quelli che se i soldi finissero nelle casse pubbliche potrebbero sperare di spendere qualche euro in meno di benzina e di Imu.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 31 gennaio 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/corte-dei-conti-c-un-tesoro-di-sanzioni-mai-incassate/187891/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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