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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Franca Rame</title>
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		<title>Non con i nostri soldi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 07:54:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seguendo il servizio giornalistico “C’era una volta un cavallo” di Stefano Maria Bianchi e Giulia Bosetti trasmesso da Servizio Pubblico di Santoro, io e Dario siamo rimasti scioccati dalla storia di una banca che nega il supporto a un piccolo imprenditore che ha difficoltà a incassare i crediti. Invece di aiutarlo a stare a galla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguendo il servizio giornalistico “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=SAaopKr_fU0" target="_blank">C’era una volta un cavallo</a>” di <strong>Stefano Maria Bianchi</strong> e <strong>Giulia Bosetti</strong> trasmesso da <em>Servizio Pubblico</em> di <strong>Santoro</strong>, io e Dario siamo rimasti scioccati dalla storia di una banca che nega il supporto a un piccolo imprenditore che ha difficoltà a incassare i crediti. Invece di aiutarlo a stare a galla lo mandano in fallimento e poi gli  sequestrano la casa, che viene messa all’asta a un prezzo decisamente inferiore al suo valore. Ci ha molto addolorati vedere una famiglia distrutta.</p>
<p>Crediamo che l’attuale situazione di <strong>disastro economico</strong> abbia visto un’enorme responsabilità delle banche, che hanno guadagnato cifre colossali di denaro giocando partite rischiosissime e poi lasciando che fossero i risparmiatori e tutta la società a pagare il conto. Chi ha collaborato a costruire i disastri dei titoli argentini, della Parmalat e di tutto quello che è successo dopo non è stato in<strong> nessun modo penalizzato</strong>. Anzi, vediamo in tutto il mondo che i manager che hanno causato danni per miliardi di euro e hanno costretto gli stati a salvare le banche, hanno poi avuto la faccia tosta di distribuirsi centinaia di milioni di premi. Premi per cosa?</p>
<p>Per averci fatti tutti fessi! Crediamo proprio che le banche si siano comportate e si comportino tutt’ora, troppo spesso, in modo indecente.<br />
Ma di chi sono le banche? In realtà sono<strong> di tutti i risparmiatori </strong>che possiedono azioni delle banche ma che non si interessano di come il gestore del loro denaro agisca, lasciando che manager afflitti da logiche predatorie si comportino in modo moralmente ingiusto e disastroso per la società. Se questi risparmiatori si rendessero conto di come vengono usati i loro soldi potrebbero imporre alle banche di cambiare comportamento: non dimentichiamo che siamo i primi responsabili di come vengono investiti e usati i nostri denari.</p>
<p>Ci sono troppi pacifisti che investono in banche che poi finanziano il traffico di armi e troppi ecologisti che investono in aziende che poi distruggono l’ambiente. Negli Usa il movimento <strong>Occupy Wall Street</strong> ha lanciato con successo la proposta di mostrare il dissenso chiudendo i conti correnti e trasferendoli presso banche etiche che seguono strategie diverse.<br />
Credo che in Italia dovremo fare lo stesso. Per quanto ci riguarda abbiamo quindi deciso di agire in questa direzione innanzi tutto chiudendo i nostri conti correnti, e trasferendoli presso una <strong>banca etica</strong> che segue principi diversi nella gestione del credito.</p>
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		<title>Censura Rai, una storia antica</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 08:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono nella vita di ogni uomo o donna, o in entrambi, uno o due momenti chiave con picchi <strong>a salire e a scendere</strong>. Dario e io ne abbiamo vissuti più di uno e tutti di straordinario valore, anche perché non si muovevano solo nell’ambito del nostro particolare interesse, ma coinvolgevano molta altra gente.</p>
<p>Quando esplose per esempio lo <strong>scandalo<em> Canzonissima</em></strong>, non si trattò solo di un contenzioso fra la televisione e noi, cioè due attori e autori di un programma di sketch e di canzoni che si ribellavano ad un Ente statale a proposito di un contratto, ma tirava in ballo la vita e i diritti degli operai, quella della libertà di informazione oltre che di esprimersi riguardo alla politica: cioè tirava in ballo addirittura la Costituzione.  Inoltre, per la prima volta attraverso un programma di puro intrattenimento popolare, si denunciava l’esistenza di due grandi conflitti, nei quali c’erano <strong>morti e feriti ogni giorno</strong>. Si trattava delle morti sul lavoro e della guerra di mafia.</p>
<p>Di questi atti incivili e spesso criminali non se ne parlava mai in televisione e molto raramente sui quotidiani. Anzi, in televisione nessuno aveva mai trattato di questa realtà. Tutto era mascherato e seppellito. Il fatto poi che il<strong> vaso delle nefandezze</strong> fosse rovesciato nel programma più seguito non solo in televisione, ma anche attraverso la totalità dei mezzi d’informazione, fu il detonatore massimo della bomba e del relativo scandalo. Il caso volle che, nello stesso momento in cui andava in onda la scena che trattava delle morti bianche, tutti gli operai d’Italia, in primo luogo i muratori, avessero indetto uno sciopero di alcuni giorni per protestare contro la mancanza di protezione sul lavoro, cioè la causa prima dei continui incidenti che causavano ormai una vera e propria strage in tutti settori. Proibire che quell’atto unico satirico e di forte denuncia fosse trasmesso, era come<strong> buttare benzina sul fuoco</strong>.<strong> </strong>Bernabei, direttore politico e organizzativo dei programmi Rai, scelse per il fuoco, sperando nei pompieri, quelli politici, soprattutto. Ma la cosa non funzionò e la protesta divampò coinvolgendo anche quei movimenti sindacali che normalmente accettano compromessi come certi pesci s’ingoiano l’esca con l’amo.</p>
<p>Sempre in <em>Canzonissima</em>, mi pare la puntata appresso, ecco che va in scena un dialogo fra una “mugliera” sicula e un giornalista inviato dal continente. La donna è intenta ad avvolgere un lungo filo. Forse allude a una delle tre Parche, allegoria della vita e della morte. Ogni tanto si odono degli spari e qualche botto. Il giornalista chiede di che si tratti, e la donna risponde che forse, quello sparo, proviene dal fucile di qualche cacciatore solitario, ma poi si corregge: può darsi che sia anche quello che <strong>uccide un infame che si piglia la sentenza</strong>. Altro sparo, ed ecco che viene indicato un sindacalista che creava guai; un botto, ed è il salto in aria della casa di qualcuno che non ha pagato il pizzo e così via, fra spari e mitragliate si arriva al punto in cui il giornalista chiede: “Come mai all’istante hanno cessato di far botti?” e la donna risponde: “Sempre prima dell’ultimo sparo c’è un attimo di silenzio”. “E a chi andrà l’ultimo botto?” Chiede il cronista. E la donna risponde: “A chillu cchi fa troppe domande, cioè a te”. Sparo, il cronista cade riverso.</p>
<p>Il peso e la forza di quella <strong>satira sfuggì ai censori</strong>. Era ritenuta troppo enigmatica per preoccuparsene, ma tutti gli spettatori, soprattutto a cominciare da quelli siciliani, capirono immediatamente che si trattava di discorsi sulla mafia e sui crimini che nell’isola si susseguivano a ripetizione (giudici, poliziotti e 70 sindacalisti uccisi in pochi anni). Si scandalizzarono i politici, a cominciare dai ministri del governo. Perfino i liberali con il loro segretario in capo, Malagodi, presero una posizione durissima, insultandoci e ricordandoci che già altri comici avevano sbattuto tempo addietro la faccia sulle tavole del palcoscenico, per aver esagerato nell’ironizzare sul potere; ma chi erano questi comici colpiti con tanta ferocia? Ed ecco che il segretario dei liberali fa il nome di un certo<strong> Mattia Perollo</strong>, comico di Trieste che si prese una fucilata da un fanatico fascista durante una rappresentazione. Il cardinale arcivescovo di Palermo fece pure un’omelia contro quello sconcio in grottesco; urlò: “La mafia non esiste, o ad ogni modo non si tratta di un’organizzazione criminale che voglia sostituirsi allo Stato, ma di normale delinquenza locale”.</p>
<p>Ricevemmo lettere minatorie in gran numero, scritte addirittura col sangue e biglietti sui quali era disegnata una lupara. Le minacce arrivarono anche su nostro figlio Jacopo, che aveva sei anni, al punto che per tutto l’anno scolastico dovemmo vederlo andare a scuola protetto da due poliziotti. Il direttore in capo della Rai, all’unisono con il dottor <strong>Bernabei</strong>, quando ci rifiutammo, in seguito alle loro censure, di salire sul palcoscenico per recitare il nulla (giacchè ogni sketch di satira ci era stato cancellato) ci avvertì: “Voi rischiate molto, più di quanto non crediate. A parte una denuncia per turbativa dell’ordine pubblico, per la quale rischiate l’arresto immediato, sappiate che per anni e anni non vi capiterà più di poter calcare le scene della televisione…” e fu proprio così. Fummo letteralmente <strong>cancellati dallo schermo televisivo</strong> per la bellezza di sedici anni, il che significa, nel mondo dello spettacolo, essere messi al bando per una vita. Ci restava solo il teatro, ma le varie piazze gestite da comuni dalla Dc come Bergamo, Vicenza, Padova, Rovigo, eccetera erano per noi assolutamente proibite. Ma il nostro gesto aveva mosso una notevole solidarietà da parte dei nostri colleghi, che avevano capito che bisognava rispondere non a branco, contro la prepotenza dei gestori culturali di Stato, ma era giocoforza organizzarsi con la creazione di un autentico sindacato degli attori e dei tecnici.</p>
<p>La sorpresa più straordinaria l’avemmo dal <strong>pubblico</strong> che, come rimontammo sulla scena con un nuovo spettacolo – si trattava di “/Isabella, tre caravelle e un cacciaballe/” &#8211; rispose al nostro apparire con uno slancio ed entusiasmo sconvolgenti. L’Odeon, teatro nel quale avevamo debuttato, era stato letteralmente preso d’assalto. Il botteghino dovette aprire le prenotazioni addirittura con dieci giorni di anticipo. La gente ci fermava per strada e ognuno ci dimostrava affetto e stima. Per di più la notizia della nostra vicenda era giunta anche all’estero, per cui ricevemmo visite da cronisti da tutta Europa, nonché inviti da alcuni teatri di Francia e d’Inghilterra perché debuttassimo da loro. <strong>Naturalmente la  Rai ci fece causa</strong>, ma prevedendo il gesto, riuscimmo a superare in velocità l’ente pubblico e sporgemmo denuncia contro di loro con grande anticipo.</p>
<p>Eravamo nei primi anni ’60, e quello era il tempo in cui esplodeva il grande miracolo economico dell’Italia… dappertutto crescevano case e palazzi come funghi, la produzione industriale era in forte rimonta e il grande successo della nostra economia aveva sorpreso tutti gli altri paesi dell’Europa; anche la coscienza civile e politica delle classi subalterne si trovava in forte crescita e ognuno era partecipe del fermento culturale che stava montando in tutti i settori, dal cinema alla letteratura al teatro.</p>
<p>Uno degli argomenti di cui maggiormente si discuteva riguardava il <strong>ruolo dell’intellettuale nella società</strong>. Naturalmente c’era chi parlava di impegno politico, e in particolare se gli ‘uomini di pensiero ed arte’ dovessero schierarsi per una causa o dovessero rimanere al di fuori d’ogni coinvolgimento, completamente autonomi e indipendenti da ogni gioco di potere. Fra l’altro c’era chi riprendeva l’antico tema dell’arte per l’arte alla ricerca della pura bellezza edonistica. Fu proprio per entrare a piedi giunti nel dibattito che scegliemmo il <strong>tema delle grandi scoperte</strong>, prima fra tutte quella che culminò con il viaggio di Colombo nelle Americhe. Ci siamo serviti come testo base del saggio del grande storico spagnolo Salvador De Madariaga e ci inserimmo come contrappunto dominante la repressione condotta dal Tribunale dell’Inquisizione in quell’epoca in tutta la penisola iberica. Lo spettacolo si apriva infatti con una processione d’auto da fè, dove si notava subito la presenza d’alcuni condannati per eresia, fra i quali in primo piano appariva un attore capocomico che veniva portato al patibolo poiché ritenuto colpevole d’aver messo in scena un testo satirico che prendeva spunto dalla spedizione di Cristoforo Colombo, con relativa strage di selvaggi rei di credere in divinità estranee alla fede cristiana. Oltretutto nel testo opera presunta di Fernando de Rojas si trattava della grande diaspora di ebrei che venivano spogliati dei propri beni allo scopo di rimpinguare le casse dissanguate dello Stato.</p>
<p>Il condannato spera nel sopraggiungere seppur in extremis della grazia concessa dal re. Quasi a mo’ di beffa gli viene ingiunto di recitare insieme alla sua compagnia, che finora lo ha seguito in prossimità del patibolo, l’opera che gli ha causato la condanna, cioè la vita di Cristobal Colon, il tutto direttamente sul palco del supplizio. Pur di prender tempo l’attore accetta:<strong> il palco delle esecuzioni si trasformerà in palcoscenico</strong> e di volta in volta diventerà nave, con tanto d’alberi e vele, cattedrale e trono sul quale siederanno il re e la regina contornati dai giudici dell’Inquisizione. Con questo espediente è logico che tutta la vicenda riceverà una spinta paradossale straordinaria. Più che di personaggi, quindi, <strong>si tratterà di maschere</strong>: re, ammiragli e regine appariranno in tutta la loro vis comica deformante. Cristoforo Colombo verrà interpretato dall’attore condannato, quindi le vite dei due personaggi saranno costrette a una sintonia quasi metafisica. E così scopriremo se il grande navigatore è maggiormente interessato alla scienza o agli affari e le cariche di potere; se dimostra pietà per i selvaggi fatti schiavi o piuttosto ha interesse a trarne utile nella tratta; e soprattutto capiremo come mai alla fine dei suoi viaggi, che hanno procurato tanta ricchezza e prestigio alla corte spagnola, viene da questa condannato alle catene e posto in galera.</p>
<p>Dicevamo che la turnè con quest’opera ci regalò un notevole successo, applausi ma anche contestazioni da parte di alcuni <strong>scalmanati reazionari</strong>, che male accettavano si svelassero alcune verità troppo aspre per alcuni palati. Fra l’altro, la commedia satirica era sostenuta da canti carichi di esplicita ironia; un coro, eseguito da otto uomini d’ordine esaltava l’odio razziale e l’intolleranza come aspetti del tutto positivi di una società. La prima strofa diceva: “Ogni tanto fa un certo piacere/ il poter bastonare qualcuno, il poter legalmente sfogare/ il livor di sentirsi nessuno/ su, urliamo, copriam di pernacchie/ Questa razza di bestie in ginocchio/ su pestiamoli senza pietà./ Oh che grande invenzione il nemico/ un nemico che sia disarmato/ ringraziam chi ce l&#8217;ha procurato/ umiliato e per giunta marchiato”. Ognuno può ben capire che si tratta di versi, ahimè, di una attualità sconcertante. È facile intuire che questo fosse uno dei momenti dello spettacolo che in qualcuno poteva maggiormente produrre forte indignazione e rabbia, tant’è che una sera, all’uscita del teatro Valle di Roma, fummo aggrediti da una squadra di fascisti che ci tirò addosso ogni lordura. Poi giacchè noi si era reagito, eccoli fuggire <strong>come di regola</strong>.</p>
<p>In quegli anni, una compagnia di Barcellona – mi pare si chiamassero i Comedians – tentò di mettere in scena la satira su Colon. La Spagna era ancora sotto il regime di Franco. La compagnia riuscì anche ad eseguire la prova generale. Alla fine della prova <strong>gli attori furono tutti arrestati </strong>e portati in carcere, compreso il suggeritore.</p>
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		<title>Voglia di passato</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 14:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da anni tutto ciò che mi passa per le mani, lo conservo. Iniziai da piccola. A cinque anni?&#8230; Bho. Avete in mente le arance? Una volta le comperavi avvolte in carta velina, dipinta con disegni magnifici. Le scartavo con delicatezza&#8230; le lisciavo con le mani&#8230; e una&#8230; e due&#8230; e dieci&#8230; e&#8230; Le tenevo gelosamente, erano le prime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni tutto ciò che mi passa per le mani, lo <strong>conservo</strong>. Iniziai da piccola. A cinque anni?&#8230; Bho.</p>
<p>Avete in mente le <strong>arance</strong>? Una volta le comperavi avvolte in carta velina, dipinta con disegni magnifici. Le scartavo con delicatezza&#8230; le lisciavo con le mani&#8230; e una&#8230; e due&#8230; e dieci&#8230; e&#8230; Le tenevo gelosamente, erano le prime cose &#8220;mie&#8221; della mia vita. Non ne buttavo nemmeno una. Ogni tanto me le rimiravo. La grande felicità l’ho avuta quando ho mostrato il mio tesoro alla cara amica Luisa Caccivio. Sbalordita era! S’è messa a collezionarle pure lei&#8230; Ci scambiavamo le doppie, come fossero preziosi francobolli. Ora le vendono nude e crude le arance, in sacchetti di rete rossa&#8230; orrendi.</p>
<p>Quando ho espresso a mamma il desiderio di avere un piccolo spazio tutto per me, ha sussurrato:  <em>“Ma che strana bimba!” </em>Poi è arrivato il permesso di usare il terzo <strong>cassetto del comò</strong>. Spazioso. Sparsi qua e là ramoscelli di lavanda. Che profumino celestiale. Mio. Tutto mio! Roba da ricchi. Mi sentivo importantissima. Sprizzavo felicità da tutti i pori. Ci ho messo le carte delle arance&#8230; Non avevo altro di mio.</p>
<p>Poi sono venuta in possesso di una <strong>scatoletta rossa</strong>, ornata da ghirigori dorati, con dentro un bigliettino con i nomi degli sposi. Confetti finiti. Assolutamente affascinante! L’ho vista appoggiata sulla credenza. La curai per alcuni giorni. Mi addormentavo pensando a lei e la prima cosa che facevo svegliandomi era correre  a controllare che nessuno l’avesse presa. Non è di nessuno, mi dicevo&#8230; potrò prenderla? Sì, la prendo&#8230; Se qualcuno la reclama la restituirò. Per adesso è mia. Non ero certissima di essere nel giusto&#8230;</p>
<p>Dove riporrò il mio tesoro? No, il mio cassetto non era un posto sicuro&#8230; chiunque in famiglia avrebbe potuto aprirlo. Mi aggiravo per la casa alla ricerca di un rifugio piombato. Aperto l’armadio delle scarpe mi scivolò dalla bocca una risatina di festa. Brillava tra le altre una <strong>scatola celeste</strong>. Sollevo appena il coperchio e scopro che è vuota. E’ il giorno della fortuna! Sono piena di cose belle: le carte delle arance, una scatola da scarpe celeste e una scatolina grande come la mia mano, rossa. La scatola da scarpe, aveva scritto in grande n° 41. Ci penso un po’ poi ci disegno sopra fiori in quantità. Un gioiello. Mi sembrava bellissima, festosa.</p>
<p>Come un capobanda di prima qualità mi aggiro con lo sguardo a perlustrare il nostro minuscolo appartamento per scoprire il più sicuro nascondiglio per il mio malloppo azzurro. Il posto più “coperto”, per ora è<strong> sotto il mio lettino</strong>. E’ chiaro che quello fu l’inizio della ricerca assatanata di scatolette, scatoline&#8230; di tutti i tipi&#8230; rettangolari, quadrate, tonde. Maniacale.</p>
<p>In poco tempo la scatola celeste si riempì. <strong>Che ci avevo messo dentro?</strong> Scatola rossa: 6 piselli verde pallido ormai rinsecchiti, 7 fagioli borlotti riposti in un sacchettino di tulle dei confetti, una scatolina bianca con rosa con altro bigliettino di nozze, una scatolina scozzese con stuzzicadenti sminuzzati, (ero pazza!) scatola verdina con due ovetti pasquali, e così via, pennini, gomme, mozziconi di matite, un tondetto di vetro con le &#8220;lacrime della Madonna&#8221;. Dicevo le preghiere alla sera prima di dormire inginocchiata davanti al mio vasetto santo. Ricordo che a scuola durante i compiti in classe o interrogazioni me lo tenevo sempre appresso. Avevo anche un bottiglino con su scritto &#8220;rosolio della mamma&#8221;. Qualche volta ero tentata di ciucciarmelo. Ma aveva una colore strano&#8230; verdino&#8230; non ero certissima che l’avesse fatto la mia mamma&#8230; non era per niente rassicurante.</p>
<p>Mi dicevo: “<em>Sono piena di cose belle, le più belle della mia vita. Straboccano.”</em><br />
Contentaaaaaa!<br />
<strong>Peccato crescere.</strong><br />
Cerco di fermarle con le mani, non voglio perderne nemmeno una. Ci sto mettendo tutta la mia forza&#8230; sono certa che se non mi opponessi con questa resistenza forsennata, in un attimo se ne fuggirebbero da me&#8230; Ferme qui!<br />
Tortelli di zucca, e la crema fritta&#8230; e le chiacchiere con sopra lo zucchero velo, e i dolci e caldi occhi della mamma. Le sue carezze.<br />
Sto cercando di ricordare gli odori, i sapori&#8230; il seme della vita. Ho voglia di passato&#8230;<br />
Mi sciolgo.<br />
Ma che mi succede?&#8230;<br />
Mi sto sollevando da terra. Non tanto, ma almeno trenta centimetri sì&#8230; che bellezza!<br />
Sbatto le braccia per darmi impeto, impulso, ma non mi sposto di 1 millimetro.<br />
Fa  niente, è già tanto così.<br />
Come sono felice!<br />
Grazie famiglia, per tanta felicità.<br />
Un bacio.</p>
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		<title>Il matrimonio con Dario</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 10:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;impatto con la vita marito-casa-famiglia non è stato un gioco. Mi cimentavo con la cucina, ma non avendo mai avuto niente del genere come mia diretta e totale responsabilità, avevo qualche problema. Primo tra tutti, le dosi. Preparavo quantità di cibo che sarebbe potuto bastare per una caserma. Ricordo una sera a cena con Eugenio Tacchini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;impatto con la vita  marito-casa-famiglia non è stato un gioco.  <strong>Mi cimentavo con la cucina</strong>, ma non avendo mai avuto niente del genere come mia diretta e totale responsabilità, avevo qualche problema.  Primo tra tutti, le dosi. Preparavo quantità di cibo che sarebbe potuto bastare per una caserma.</p>
<p>Ricordo una sera a cena con Eugenio Tacchini, amico d&#8217;infanzia di Dario, avevo cucinato un bellissimo minestrone come tante volte avevo realizzato aiutando la mia mamma. Lui era entusiasta, ne mangiò almeno cinque fondine. Giuro, non esagero. Lo guardavo ingoiare un cucchiaio dopo l’altro a grande velocità&#8230; con una certa preoccupazione. &#8220;Basta,  Eugenio,  starai male!” “No, no. E&#8217; buonissimo, poi oggi non ho fatto in tempo a mangiare&#8230;!”   Poi però al cinema Orfeo, dove mi aveva accompagnato a vedere &#8220;Roma città aperta&#8221; &#8211; Dario stava recitando al Piccolo Teatro &#8211; durante la scena delle torture naziste è svenuto.  “Accendete la luce – grido &#8211; c&#8217;è un ragazzo che sta male”.  Arriva la polizia, lo portano fuori, nella hall lui si riprende&#8230; Si guarda intorno, vede i poliziotti, e ancora sotto lo shock del film, grida: “Non sono stato io! Sono innocente!” Volevo morire.  Poi s&#8217;è alzato, è corso in bagno e ha vomitato tutto il mio minestrone.</p>
<p>Una pietanza che mi veniva benissimo era “gli ossibuchi” l’unica carne che io mangi.  La prima volta che li ho cucinati, stando a filo telefonico diretto con mia madre, Dario non finiva più di dirmi “che buoni-che buoni”.</p>
<p>Poi, un giorno ha invitato i suoi amici di Brera, Emilio Tadini, Alik Cavaliere, Luigi Parzini e altri.  Ero un po’ preoccupata.  Un pranzo preparato tutto da me sola non l&#8217;avevo ancora gestito.  Che preparo? Qual è il mio piatto forte? La frittata, le chiacchiere&#8230; e le uova sode&#8230; mmmmmm. Non ci siamo.</p>
<p>&#8220;Farò gli ossibuchi col risotto giallo&#8230; sarà una cannonata! – mi sono detta ottimista.&#8221; Ho iniziato a cucinare che erano le 9. “Pronto mamma&#8230; ho fritto olio, cipolla, aglio&#8230;  e adesso che faccio?” E via&#8230; finalmente pronti!</p>
<p>Preparo la tavola con una bellissima tovaglia  ricamata dalla mia mamma, servizio di piatti in porcellana avana pallida, listati con una riga d’oro e una blu&#8230; calici di cristallo di Murano, vino d’annata&#8230; posate d’argento, tutti regali di nozze. Innanzi ad ogni coperto un rametto di glicini raccolto nel giardinetto della mamma Fo: tutto meraviglioso da ammirare.</p>
<p>“Farò la mia bella figura” pensavo. L’ho fatta. Facevo andare il sedere dalla gioia&#8230; Dario la coda.</p>
<p>Tutti a farmi complimenti&#8230; che sposina deliziosa ti sei preso, Dario&#8230; sei veramente fortunato! “Basta o scoppio a piangere!” Sono una emotiva cosmica.</p>
<p>Si mangiavano i miei ossibuchi e commentavano la loro bontà, la morbidezza&#8230; “si taglian con la forchetta&#8230; oh che buon sughetto&#8230; che meraviglia di verdure&#8230;”</p>
<p>Mentre si lavavano i piatti in comitiva cantavamo a squarciagola in ringraziamento a mia madre che mi aveva insegnato la ricetta: “mamma, solo per te la mia canzone vola&#8230;” (che porta una sfiga tremenda, si dice, ma noi non lo sapevamo, allora&#8230;)</p>
<p>Visto il successo ottenuto con il mio pranzo, ho continuato per almeno tre settimane a cuocere ossibuchi. E il mio Dario sempre a dire &#8211; ma che buoni. Al ventesimo giorno: “Che mi ha cucinato il mio tesorino oggi?”. “Ossibuchi amore!&#8230; Perché ti sei ammutolito?!”. “Bastaaaaaaaa! Oggi si va a pranzo dalle sorelle Pirovini a Brera&#8230; Oggi inizia la rivolta contro gli ossibuchi. Da domani polenta!”</p>
<p>Un abbraccio e un bacio sul naso.</p>
<p>Ora, li mangiamo non più di cinque volte l&#8217;anno. Al &#8220;ma che buoni-che buoni” di Dario s&#8217;è aggiunto Jacopo. Lo dicono insieme e poi scoppiano a ridere.</p>
<p>Se vi fosse venuta voglia di ossibuchi con il risotto giallo alla milanese, ecco la ricetta&#8230;.</p>
<p><strong>Ossibuchi (per sei persone)</strong></p>
<p>In una padella soffriggere sedano, carote, patate, cipolle, aglio non tritati, tagliati a tocchi, fino a dorarle, una spruzzata di vino bianco, lasciar cuocere bene, due colpetti di bastone magico, per renderlo cremoso, ma senza passarlo.</p>
<p>Tagliare la membrana che circonda l’ossobuco in due o tre punti di modo che non si arriccino cuocendo.</p>
<p>In un altro tegame: versare olio, prendere sei ossibuchi impanare nella farina bianca, lasciare dorare con un bello spruzzo di vino bianco, far asciugare, lasciare cuocere lentamente aggiungendo via via brodo o acqua bollenti. Farli cuocere a lungo. Aggiungere scorza di limone, grattugiata o a scaglie, in abbondanza. Dopo almeno un’ora e mezza posare gli ossibuchi nelle verdure. Lasciar cuocere per un’altra mezzora. Devono essere talmente ben cotti da diventare morbidi tanto che si possano tagliare con la forchetta. Servire con risotto giallo.</p>
<p><strong>Risotto giallo (6 persone)</strong></p>
<p>Soffriggere in olio la <em>scigula </em>(cipolla). Una volta imbiondita, aggiungere tredici pugni di riso (<em>due a testa e uno per la pentola</em>). Far tostare il riso almeno per cinque minuti. Coprire con vino, lasciarlo asciugare lentamente. Aggiungere tredici mestoli di acqua bollente (e sale), o brodo di carne, con due bustine di zafferano, dopodiché si copre con il coperchio della pentola a pressione. Da quando fischia, contare sei minuti, far uscire il vapore, aprire e aggiungere latte, parmigiano abbondante e poi ci si mette una noce di burro.</p>
<p><strong>E buon appetito</strong></p>
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		<title>Stop alla base militare di Vicenza</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 17:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentile Presidente Obama, ci rivolgiamo a Lei perché siamo convinti che Lei sia il solo a poter fare un regalo alla pace, mettendo fine a una inutile vicenda di spese militari e sprechi. A Vicenza, nel Nordest dell’Italia, da molti anni gli abitanti si oppongono all’insensato allargamento della base militare americana Ederle – Dal Molin, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile <strong>Presidente Obama</strong>,</p>
<p>ci rivolgiamo a Lei perché siamo convinti che Lei sia il solo a poter fare un regalo alla <strong>pace</strong>, mettendo fine a una inutile vicenda di spese militari e sprechi. A Vicenza, nel Nordest dell’Italia, da molti anni gli abitanti si oppongono all’insensato allargamento della <strong>base militare americana Ederle – Dal Molin</strong>, fino alla periferia della città. Questo progetto che è stato siglato tra il governo italiano e il Suo predecessore, George W. Bush, è un monumento alla paranoia militarista dei tempi in cui il nemico era il blocco sovietico. Da allora molto è cambiato, il pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti è considerato da tutti altrove. Per noi, in particolare, si trova nella povertà in cui vivono molte popolazioni, è qui che si sviluppa il terrorismo. Terrorismo prodotto da colonialismo e razzismo, e dalle guerre combattute dagli europei per saccheggiare materie prime e depredare i territori fertili nel mondo.</p>
<p>La Sua elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America ed il Suo programma di rientro delle truppe dai territori di guerra ci fanno sperare in un cambiamento positivo anche per la base militare di Vicenza. Di più: sarebbe rivoluzionario dismettere la base militare e destinare i fondi ottenuti, per finanziare scuole, ospedali, medicinali, cibo, acqua potabile nei paesi poveri o in guerra. Questo gesto avrebbe un impatto più forte della cattura di Bin Laden e garantirebbe maggiore sicurezza di qualsiasi base militare. Si tratterebbe di dire finalmente al <strong>mondo </strong>che gli <strong>Stati Uniti</strong> preferiscono <strong>la civiltà </strong>alle armi, la <strong>tutela dell&#8217;ambiente </strong>alle devastazioni, <strong>la solidarietà</strong>, <strong>l&#8217;economia di pace</strong> a quella di guerra.</p>
<p>Sappiamo che lei lo può fare, presidente Obama. <strong>Lei può fare sognare al mondo la pace.</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.petizionionline.it/petizione/lettera-al-presidente-obama-contro-lallargamento-della-base-militare-americana-ederle-dal-molin-di-vicenza/2623" target="_blank">Firma la petizione!</a> </span></strong></p>
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		<title>Amma, sacerdotessa dell&#8217;amore e della pace</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 16:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un donna amata e divenuta famoso in tutto il mondo per essersi presa carico fin da ragazzina di ogni essere umano in difficoltà che incontrasse sul suo cammino: disperati in cerca cibo, di un tetto, di dignità, di rispetto, di giustizia. Ripeto “ogni essere umano” indipendentemente dal suo credo o fede religiosa, mistico o ateo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un donna amata e divenuta famoso in tutto il mondo per essersi presa<strong> </strong>carico fin da ragazzina di <strong>ogni essere umano</strong> in difficoltà che incontrasse sul suo cammino: disperati in cerca cibo, di un tetto, di dignità, di rispetto, di giustizia.</p>
<p>Ripeto “<em>ogni essere umano</em>” indipendentemente dal suo credo o fede religiosa, mistico o ateo, razza, origine, cultura. Milioni di diseredati, specie donne e bambini sono oggi ancora vivi grazie ad<strong> Amma! </strong>E quale è stata la forza che le ha permesso questa gigantesca opera di solidarietà umana e di coinvolgimento?</p>
<p><strong>L’amore!</strong></p>
<p>Semplicemente l’amore per il suo prossimo esteso verso chiunque si rivolgesse a lei in cerca d’<strong>aiuto</strong>. E per riuscire a ciò, ha dovuto adottare una concezione del <strong>soccorso ai diseredati</strong> nella sua totalità.</p>
<p>Non si può pensare alla <strong>pace</strong>, alla giustizia sociale per spazi ristretti, ma come coinvolgimento dell’intero mondo.</p>
<p>La <strong>fame</strong> è ovunque, così come la violenza verso i deboli, la guerra è in ogni luogo e proprio oggi anche nel nostro Paese si piangono giovani figli nostri morti in guerra e questo ci dice che siamo dentro a un conflitto spietato, anche se si continua ipocritamente a definire questo nostro intervento in Afghanistan <strong>“missione di pace”</strong>.</p>
<p>Bella <strong>pace</strong>!, con il nostro ministro della difesa La Russa che propone per alleggerire la pressione armata dei talebani, che si  armino con bombe i nostri aerei da caccia e distruzione.</p>
<p>Noi sappiamo bene che bombardamenti di protezione preventiva lanciati spesso su borghi e villaggi e città, producono <strong>l&#8217;immancabile massacro di innocenti</strong>.</p>
<p>Da sempre le solite anime liberali e sensibili del nostro governo e dei media ci tranquillizzano: “Non preoccupatevi, saremo cauti…”</p>
<p>No, noi siamo molto preoccupati… perché sappiamo bene cosa ha portato in questo ultimo quarto di secolo di guerre susseguitesi una appresso all’altra “la cautela” degli eserciti in <strong>missioni di pace</strong>: centinaia di migliaia di civili… in gran numero donne e bambini, già in condizioni disperate, sofferenti per la fame, la sete, la mancanza di una casa, di un lavoro che ohhh… finalmente hanno trovato la<strong> pace in una tomba&#8230;</strong> o se preferite<strong> “in una grande fossa comune”.</strong></p>
<p>Ma tornando ad Amma, qualcuno mi dirà “Lascia perdere la politica”… questa straordinaria donna è venuta qui da noi, a parlarci soprattutto d’amore…</p>
<p>Ma l’<strong>amore</strong>, e ce lo insegna proprio lei… l’amore ha un significato solo quando la carità verso il prossimo è accompagnata dal perentorio rifiuto della violenza, delle guerre…</p>
<p>Si sa che dietro lo sventolare di bandiere delle missioni di difesa si nascondono il profitto, gli affari, il mercato della droga, e i pozzi di <strong>petrolio</strong>.</p>
<p>Bisogna imparare a rifiutare qualsiasi atto caritatevole che si limiti a soccorrere gli straccioni procurando loro altri stracci, sì… ma puliti, sterilizzati… un pezzo di pane sì… ma solo per oggi… domani chissà… ma non si vede, anzi non si vogliono vedere i guadagni spudorati che accumulano gli avidi della terra, sulle miserie dei disperati. No, noi non ci stiamo! Vogliamo la <strong>pace totale.</strong></p>
<p>La<strong> pace vera</strong> per tutti.</p>
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		<title>Embracing the World</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 15:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carissimi, questa è la lettera con la quale Amma Italia, l’associazione locale che fa capo a Embracing the World, mi ha invitata ad accogliere la loro fondatrice, Amma (Mata Amritanandamayi). Ho accolto con piacere il loro invito e il prossimo 13 ottobre sarò al Palasesto (Sesto San Giovanni, Milano). L’invito di Amma-Italia Gentilissima Signora Franca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi,</p>
<p>questa è la lettera con la quale <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.amma-italia.it/" target="_blank">Amma Italia</a></strong></span>, l’associazione locale che fa capo a Embracing the World, mi ha invitata ad accogliere la loro fondatrice, <strong>Amma (Mata Amritanandamayi)</strong>. Ho accolto con piacere il loro invito e il prossimo 13 ottobre sarò al Palasesto (Sesto San Giovanni, Milano).</p>
<p><strong><em>L’invito di Amma-Italia</em></strong></p>
<p>Gentilissima Signora Franca Rame,</p>
<p>con la presente ho il piacere di informarla che anche quest’anno, Mata Amritanandamayi, meglio conosciuta come Amma, sarà in Italia nei giorni 12, 13, 14 ottobre presso il Palasesto di Sesto San Giovanni (Milano).</p>
<p>Amma è riconosciuta in tutto il mondo per la vastità delle opere umanitarie realizzate e per il suo messaggio di pace e non violenza. La sua organizzazione umanitaria, Embracing the world (Abbracciando il Mondo, rappresentata in Italia dall&#8217;Associazione Amma Italia), ha curato gratuitamente oltre un milione di pazienti, costruito 40mila casa per i senza tetto, provveduto a 100mila pensioni per donne sole e disabili, finanziato l’istruzione di decine di migliaia di bambini in condizioni di povertà. L’Ong gode, inoltre, dal 2005 dello status di Consulte Speciale dell’Onu per le opere umanitarie.</p>
<p>Come presidente di Amma-Italia, desidero esprimere a Lei, gentile Signora Franca Rame, il riconoscimento che la sua sensibilità e l’impegno in favore delle donne e dei deboli, che La pongono in linea con uno degli scopi fondamentali dell’associazione Embracing the World: il rafforzamento del potere delle donne attraverso la libertà dalla fame e dalla costrizione e attraverso la presa di coscienza del proprio valore e delle specifiche qualità femminili.</p>
<p>Siamo consapevoli di trovare in Lei, Signora Rame, la persona, la donna che, grazie all’esperienza concreta della propria vita, può degnamente accogliere la venuta di Amma in Italia. Saremmo pertanto molto onorati di avere la Sua presenza all’apertura della manifestazione, il giorno 13 ottobre alle ore 19, per dare un breve saluto pubblico e di benvenuto ad Amma.</p>
<p>La Presidente</p>
<p>Patriza Mercuri</p>
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		<title>Il traditore del Nord</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 15:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category>
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		<description><![CDATA[Un esercizio di memoria di Umberto Bossi Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E&#8217; una costola del vecchio regime. E&#8217; il più efficace riciclatore dei calcinacci del pentapartito. Mentre la Lega faceva cadere il regime, lui stava nel Mulino Bianco, col parrucchino e la plastica facciale. Lui è un tubo vuoto qualunquista. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un esercizio di memoria di <strong>Umberto Bossi</strong></em></p>
<p>Silvio Berlusconi era il portaborse di <strong>Bettino Craxi</strong>. E&#8217; una costola del vecchio regime. E&#8217; il più efficace riciclatore dei calcinacci del pentapartito. Mentre <strong>la Lega</strong> faceva cadere il regime, lui stava nel <strong>Mulino Bianco</strong>, col parrucchino e la plastica facciale. Lui è un tubo vuoto qualunquista. Ma non l&#8217;avete visto, oggi, tutto impomatato fra le nuvole azzurre? Berlusconi è bollito. E&#8217; un povero pirla, un <strong>traditore del Nord</strong>, un poveraccio asservito all&#8217;Ulivo, segue anche lui l&#8217;esercito di Franceschiello dietro il caporale <strong>D&#8217;Alema</strong> con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi è Berlusconi? Il suo Polo è morto e sepolto, la Lega non va con i morti. La trattativa Lega-Forza Italia se l&#8217;è inventata lui, poveraccio. Il partito di Berlusconi neo-Caf non potrà mai fare accordi con la Lega. Lui è la bistecca e la Lega il pestacarne. Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E&#8217; un <strong>kaiser</strong> in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il <strong>capocomico</strong> del teatrino della politica. Un Peròn della mutua. E&#8217; molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di nazistoide, di <strong>mafioso</strong>. Il <strong>piduista</strong> è una volpe infida pronta a fare razzia nel mio pollaio. Berlusconi è l&#8217;uomo della mafia. E&#8217; un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord.</p>
<p>La <strong>Fininvest</strong> è nata da <strong>Cosa Nostra</strong>. C&#8217;è qualche differenza fra noi e Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani del Nord che sono morti a causa della droga. A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla <strong>Banca Rasini</strong>, fondata da un certo <strong>Giuseppe Azzaretto</strong>, di Palermo, che poi è riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella stessa banca lavorava anche il padre di Silvio e c&#8217;erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra. Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto Italia e c&#8217;era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le <strong>Holding</strong>. Come potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora gridano da sottoterra? Se lui vuole sapere la storia della caduta del suo governo, venga da me che gliela spiego io: sono stato io a metter giù il partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l&#8217;ho abbattuto. Quel brutto mafioso guadagna soldi con l&#8217;eroina e la cocaina. Il mafioso di Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L&#8217;uomo di Cosa Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano. Forza Italia è stata creata da <strong>Marcello Dell&#8217;Utri</strong>. Guardate che gli interessi reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord. Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che &#8216;pecunia non olet&#8217;. C&#8217;è denaro buono che ha odore di sudore, e c&#8217;è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore. Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente più accordi col Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi ci disse: &#8220;<em>Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore</em>&#8220;. Noi uscimmo e mandammo indietro il maleficio al mago. Non c&#8217;è marchingegno stregato che oggi ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con questa gente, niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell&#8217;Utri, inquisito per mafia. La &#8220;<em>Padania</em>&#8221; chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo leggera! Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi. Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l&#8217;Autocrate. Io dico quel che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per azioni. Ma chi si crede di essere: <strong>Nembo Kid</strong>? Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli interessi dei cittadini? Quando quello piange, fatevi una risata: vuol dire che va tutto bene, che non è ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte. Bisogna che <strong>Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser</strong> si metta in testa che con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che avrei fatto di tutto per avere il cambiamento. E non c&#8217;è villa, non c&#8217;è regalo, non c&#8217;è ammiccamento che mi possa far cambiare strada&#8230; Berluscoso deve sapere che dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano due secondi, e dovrà scappare di notte. Se vedono che li ha imbrogliati, quelli del Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all&#8217;inglese e scaraventano tutto nel Lambro. Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma. Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del <strong>venditore di fustini del detersivo</strong>. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione delle frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade in nessuna parte del mondo. E&#8217; ora di mettere fine a questa vergogna. Se lo votate, quello vi porta via anche i paracarri. Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi. Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone forzitalista e polista, il partito degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come l&#8217;arcorista è sempre stato un problema di &#8220;<em>Cosa sua</em>&#8221; o &#8220;<em>Cosa nostra</em>&#8220;. Ma attento, Berlusconi: né mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere la nostra società. E lui alla fine avrà un piccolo posto all&#8217;Inferno, perché quello lì non se lo pigliano nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che dovrà sparire dalla circolazione, non la Lega. Non siamo noi che litighiamo con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui.</p>
<p>(<strong>Una collezione di frasi pronunciate da</strong> <strong>Umberto Bossi</strong> fra il 1994 e il 1999 &#8211; Le date esatte sono: 1,7,9,10,13 marzo 1994; 5 aprile 1994; 4,11,23,31 maggio 1994; 1,12,17 giugno 1994; 29 luglio 1994; 6,8,13 agosto 1994; 1 settembre 1994; 6,20,23 dicembre 1994; 14 gennaio 1995; 22 marzo 1995; 13 aprile 1995; 10 giugno 1995; 29 luglio 1995; 25 gennaio 1996; 14,19,25 agosto 1997; 18 giugno 1998; 22 luglio 1998; 13 settembre 1998; 3, 27 ottobre 1998; 24 febbraio 1999; 13 aprile 1999; 10 settembre 1999; 19 ottobre 1999)</p>
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		<title>Il bagno Renata</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 09:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/09/arlecchinopiccolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-60854" title="arlecchinopiccolo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/09/arlecchinopiccolo-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Terza puntata</p>
<p>In questo periodo sto terminando di preparare un testo per Einaudi di prossima pubblicazione: <strong>Hellequin</strong> – <strong>Harlekin</strong> &#8211; <strong>Arlekin</strong> – <strong>Arlecchino di Dario</strong>, scritto e andato in scena nell’86. Sto ore e ore, al mattino al computer. Fare l’editing di un testo teatrale è molto impegnativo. Pranzo, e poi via: al mare. Come dicevo veniamo a Cesenatico da anni e anni. I primi tempi, al mare, si andava al Bagno Maria, gestito da <strong>Anna</strong> e <strong>Oscar</strong>, cari amici della nostra famiglia. Oscar poi aveva con la sua impresa edile, ristrutturato magnificamente la nostra casa a <strong>Sala</strong>.</p>
<p>Poi a un certo punto si sono ritirati… è spiaciuto a tutti i bagnanti. Al loro posto è arrivata una “strana coppia” lei bellissima lui non ricordo. Dopo pochissimo tempo se ne sono andati. Ed ecco, se non mi sbaglio arrivare <strong>Renata</strong> e <strong>Gianni</strong> con il loro figlio <strong>Marco</strong>. Agli inizi della loro gestione Marco non si vedeva tanto… era un ragazzo e passava il tempo altrove. Renata: come descrivervela? Alta… un gran portamento, il bel viso sempre sorridente, sempre pronta a farti piaceri, gentilezze e non perché sei tu, o perché gestisce il bagno, proprio perché è una persona generosa e socievole. Gianni: presente sempre, spesso o alla cassa, o far caffè, o seduto nella grande veranda davanti al bar controllare che tutto funzioni. Quante belle chiacchierate sulla situazione politica. Siamo in sintonia. Marco: non dimostra i suoi 42 anni, alto, i capelli bruni mossi gli danno un’aria biricchina. Si può senz’altro definire un bel ragazzo, attento a tutto, laborioso, gentile… molto preso dal suo lavoro… dovrebbe sorridere un po’ di più. <strong>Paola</strong>, sua moglie ogni tanto arriva a dare una mano con <strong>Camilla</strong> e <strong>Nicola</strong> i loro bimbi teneri e vispi. Quando posteggio la macchina per andare in spiaggia, e vedo la scritta in grande “<strong>bagno Renata</strong>” è come se stessi andando a casa mia. Entro al bar, saluto tutti, chiedo un caffè e mi esce un lungo sospiro: oooh mi sto rilassando…</p>
<p>Cerco le mie amiche. Chi c’è? Eccola là <strong>Tiziana</strong> con <strong>Sandra</strong> e <strong>Suelì</strong> le sue figlie… e poi <strong>Tonina</strong> e <strong>Gianni</strong>, sempre presenti… “Ciao ciao, come va?..” quattro chiacchiere… Le giocatrici di <strong>burraco</strong> con cui passo i pomeriggi, non sono ancora arrivate. Mancano 20 minuti. Faccio 4 passi 4, verso il mare… mi stendo sotto al primo ombrellone accanto al bar. Il mio è il numero 35, ma non ci sono mai arrivata quest’anno. Non posso azzardarmi ad andarci da sola. Maledetto piede. 14.45: Ecco <strong>Luisa</strong> che arriva in bicicletta… poi <strong>Rosanna</strong>, pure lei in bicicletta… <strong>Daveria</strong> arriva ultima… perché fa un sonnellino e dorme, dorme, dorme… in bicicletta. OK, ci siamo. “Chi ha le carte?” Luisa le estrae dalla sua borsona&#8230; o Daveria… o Rosanna… armate… volevo dire attrezzate sino ai denti. Via che si parte: evviva. Giochiamo sino verso le 19. Alle 18 Luisa comincia il suo rosario: “Finiamo… devo andare a casa a fare il minestrone…”</p>
<p>Ecco che spunta <strong>Dario</strong> con <strong>Titti</strong> e <strong>Tata</strong> (si chiaman proprio così). Baci-baci. Dario fa una passeggiatina a riva. Una volta veniva alla spiaggia con la famiglia… ora il mare lo vede da lontano. Sono anni e anni che lavora e basta. Se qualcuno entrasse nel suo studio e dicesse: “Maestro, alle ore 17 ci sono le esequie della sua signora…” risponderebbe: “Spostatele alle 19… che devo finire questo capitolo…” Quanto si arrabbia quando racconto ciò, ridendo! “Non è vero!!!” urla.</p>
<p>Noi stiamo finendo l’ultima mano. Facciamo i conti. “Quanto ho perso?” chiedo, “No, hai vinto!” “Quanto?” “2 euro!”<br />
Magnifico. Mi comprerò un fuoribordo.</p>
<p>Si va a cena, a volte, al Gambero Rosso dal nostro caro amico <strong>Enrico</strong>. Ci porta piatti prelibati… una cucina eccezionale. Che cuoco fantastico ci deve essere in cucina!</p>
<p>Si torna a casa. Dario: <strong>televisione</strong>. Io: <strong>computer</strong>. Google.it. <strong>Burraco3d.com</strong>.</p>
<p>Clicco: altro sospiro di rilassamento. Si parte. Che giocate: Guardolaluna (tremenda, gioca furiosamente:vuol sempre vincere e ce la fa pure…), Allys Fantasy, Mirellina, Miss, Pink14 (fantastico) Giugiu, Pollon (staff. Giochiamo, ma insieme perdiamo sempre) Francesco63, sexibon42, Nonnananni, Lionfisch e tanti altri. Quando ho soddisfatto la mia crisi di astinenza (capita a volte che per giorni non possa giocare) vado a letto.</p>
<p>Ciao a tutti e buonanotte!</p>
<p>Giornata finita.</p>
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		<title>Ritratto di famiglia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 09:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seconda cartolina da Cesenatico Ordine del medico: camminare-camminare-camminare. E’ una parola. Mi sforzo, ma mi è faticoso. Scendo in giardino, mi faccio un giretto appoggiata a Dario o a Tata o a chi è libero dei nostri collaboratori Roberto e Titti. Mi stendo su di un lettino al bordo della piscina, chiudo gli occhi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/09/foto-rame.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-60072" title="foto rame" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/09/foto-rame-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /></a>Seconda cartolina da Cesenatico</p>
<p>Ordine del medico: camminare-camminare-camminare. E’ una parola. Mi sforzo, ma mi è faticoso. Scendo in giardino, mi faccio un giretto appoggiata a <strong>Dario</strong> o a <strong>Tata</strong> o a chi è libero dei nostri collaboratori <strong>Roberto</strong> e <strong>Titti</strong>. Mi stendo su di un lettino al bordo della piscina, chiudo gli occhi e mi tiro su, ripassandomi bei momenti della mia vita… pure comici.</p>
<p><strong>Mare 1960</strong>.</p>
<p>Dario sta facendo il bagno con <strong>Silvia Monelli</strong>, la mia più cara amica di quegli anni (peccato esserci perse). Io sto a qualche metro dalla riva con i piedi nell’acqua… <strong>Jacopino</strong> (5 anni) per mano e li guardo. Per uno strano effetto ottico, mi par di vedere che i due sovrapposti. “Oddio che fanno?” Svengo. Sì, proprio così. Perdo i sensi e cado a peso morto nel mare. “La mamma annega… la mamma annega…” grida Jacopo. Gente gli viene in aiuto. Mi tirano fuori. Salva! Ah, ah, ah… sto ridendo. State pensando che sono molto gelosa? Sì. Proprio così. <strong>Molto gelosa</strong>.</p>
<p>D’estate alla nostra tribù si unisce <strong>Enrica</strong> (Chicca) figlia di mio fratello <strong>Enrico</strong>. Veniva con suo padre a passare le vacanze con noi. Una festa. Facciamo di tutto… la sera si fa la passeggiata gustandoci un bel cono gelato, oppure si va al cinema all’aperto, mangiando bruscolini… Venerdì: mercato. Faccio fatica a calmare l’entusiasmo dei tre assatanati. Vorrebbero comprare tutto. “No, non spendo soldi in cose inutile. Usate i vostri. Avete la vostra paghetta settimanale.” Si zittiscono. Non comprano nulla. Non mi piacerebbero ‘avari’… è che cerco da sempre di far capire loro il valore del denaro e la fatica che si fa a guadagnarlo: “Fate attenzione… non buttatelo dalla finestra!” Poi mi commuovo e compro un gioco o altro che serva a tutti e tre. Forse sono un po’ noiosa… ma mi vogliono un gran bene lo stesso. Quando si avvicina il giorno del mio compleanno, Dario compreso, se ne vanno intorno pensierosi a cercare il regalo. Da mio marito mi aspetto di tutto… I doni negli anni 70 per i compleanni? Un paio di pantofole che nemmeno la sua bisnonna avrebbe indossato… (mi vedo l’espressione furbastra del venditore che mentre prepara il pacco regalo, pensa: “finalmente le ho sbolognate via ‘ste panofolacce:”), un astuccio in finta pelle con tutti il necessario per farsi la manicure… 12 cucchiaini 12 acquistati alla fiera di Sinigalia… una tuta da sci…. taglia 60. Mi fa una gran tenerezza! Jacopo per non so quanti anni, arrivava con una scatoletta contente una intera famiglia di animali in vetro di Murano: elefantini, oche, pesci, cani, cavalli, che si possono ammirare in un tavolino vetrina, in camera mia. Sono regali molto preziosi per il mio cuore. Da quando ho compiuto i 70 anni Dario, sul piano ‘regali’ ha fatto un gran salto di qualità: ritratti. Miei ritratti bellissimi, disegnati a memoria. In quell’occasione Jacopo, complici <strong>Marina De Juli</strong> e <strong>Marisa Pizza</strong> hanno organizzato una festa magnifica a Sala a mia totale insaputa.</p>
<p>Arriva il 18 luglio <strong>1999</strong>. Sto dormendo beata… sento una vocina che mi chiama: “nonna… nonna…” mi sveglio e corro alla scala… si sta arrampicando sui gradini <strong>Jaele</strong>, la figlia di Jacopo e della bellissima <strong>Eleonora</strong>. Lancio un urlo: “Siete pazzi… lasciare la bimba incostudita che si arrampica sulla scala…” La prendo in braccio e in camicia da notte come mi trovavo, scendo e mi dirigo in veranda pronta alla rissa. Mi blocco. Davanti a me ci sono 4 musicisti, pantaloni neri e camicia bianca, che accompagnandosi con il violino cantano ‘Il cielo in una stanza’. Nel giro di un minuto si materializzano tutte le mie amiche e amici arrivati da mezza Italia.<br />
Non dico una parola. Faccio dietrofront e schizzo in camera a rendermi presentabile. Ridiscendo e scopro che la veranda è piena di fotografie di noi (Dario ed io) abbracciati, manifesti di nostri spettacoli… enormi fiori in carta velina colorata, incollati al muro… cesti di fiori ovunque. Ma quando avevano adornato la veranda? Chi? Scopro che quelle due pazze di Marina e Marisa erano rimaste nascoste per tutto il giorno arrivate a casa nostra, e quando finalmente sono andata a letto, via a lavorare sino a notte fonda. Sempre con Jaele tra le braccia, mi guardo intorno, saluto e abbraccio Jacopo che mi stringe felice, gli invitati… mi sento un po’ frastornata… non mi aspettavo nulla per i miei 70 anni. Dalla strada arrivano suoni di tamburi, e piatti, trombe, trombette. Ma che succede ancora? Entra in giardino uno stuolo di clown: <strong>Fabrizio Di Giovanni</strong> e tutta la sua compagnia. Ai bordi della piscina vengo incoronata regina dei clown! Insomma gran festa tutta per me.</p>
<p>Continua&#8230;</p>
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		<title>Cartolina da Cesenatico</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 13:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[5 settembre 2010 Prima puntata Da l&#8217;archivio dell&#8217;Azienda di soggiorno e turismo di Cesenatico: “… A Cesenatico è l&#8217;Azienda di soggiorno, sotto la direzione di Primo Grassi, che intuisce in anticipo le dinamiche della moderna società della comunicazione, e avvia una costante attività di promozione giocata in gran parte attirando a Cesenatico personaggi dello spettacolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/09/dafra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-59520" title="dafra" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/09/dafra-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a>5 settembre 2010<br />
Prima puntata</p>
<p>Da l&#8217;archivio dell&#8217;Azienda di soggiorno e turismo di <strong>Cesenatico</strong>: “… A Cesenatico è l&#8217;Azienda di soggiorno, sotto la direzione di <strong>Primo Grassi</strong>, che intuisce in anticipo le dinamiche della moderna società della comunicazione, e avvia una costante attività di promozione giocata in gran parte attirando a Cesenatico personaggi dello spettacolo e dello sport resi famosi dai rotocalchi popolari e dalle prime trasmissioni televisive di successo. La rassegna stampa e le fotografie conservate nell&#8217;archivio dell&#8217;Azienda mostrano così, tra gli altri, <strong>Walter Chiari</strong> e le sue fidanzate, <strong>Dario Fo</strong> e <strong>Franca Rame</strong> insieme ad altri comici vecchi e nuovi.” Ecco come siamo capitati a Cesenatico, su invito del presidente dell’Azienda di soggiorno Primo Grassi che ci ha “rubati” a <strong>Milano Marittima</strong> dove eravamo soliti passare l’estate, era il <strong>1958</strong>.</p>
<p>Dario ci veniva da bimbo con la colonia dei <strong>Ferrovieri</strong> (suo padre era Capostazione a <strong>Luino</strong>). Siamo molto affezionati a questo paesotto che negli anni si è trasformato in una davvero bella cittadina. All’inizio si andava al <strong>Grand Hotel</strong>. Un albergo dove si stava bene ma che a quel tempo non era certo da 4 stelle come ora. Ricordo che la pensione completa era di 5.000 lire, i bimbi di 3, 4 anni non pagavano nulla. Arrivavamo con armi e bagagli, come si dice e un sacco di amici… quasi tutto il primo piano era occupato da noi. <strong>Jacopo</strong> aveva 3 anni, poi c’era mia sorella <strong>Pia</strong> con la figliolina <strong>Gaia</strong>, 3 anni pure lei, <strong>Sandra Mondaini</strong>, <strong>Ettore Conti</strong>, <strong>Silvia Monelli</strong> e il marito <strong>Cicci Medugno</strong> e altri amici.</p>
<p> Quanto si godeva il mare a quei tempi. Si era in spiaggia la mattina presto… una meraviglia. Me ne stavo sdraiata sotto l’ombrellone senza perdere d’occhio i bimbi in riva al mare a far castelli, fortini con la sabbia. Si divertivano un sacco. Ma dopo un po’, Gaia che come arrivava in spiaggia si infilava cuffia di gomma e il salvagente, mi chiamava a gran voce: “Ziaaaaa… facciamo il bagno?” “No… è troppo presto… avete fatto colazione da poco..”. 10 minuti dopo: “Ziaaaaa… facciamo il bagno?” “No… è troppo presto…” e via di &#8216;sto passo sino alle 11.30: scatta l’ora fatale e con i bimbi per mano di corsa in acqua. E ridere… e saltare… e tuffarci. Ho molta <strong>nostalgia</strong> di quegli anni. Era un mondo “umano”… tra le persone c’era socialità. Si parlava, si ascoltava. Ci si voleva bene. Ora c’è troppo rumore e grande indifferenza.</p>
<p>Poi abbiamo acquistato a Sala di Cesenatico una casa contadina che abbiamo restaurato. Ci veniamo da giugno a settembre… praticamente ci trasferiamo qui con i nostri assistenti e proseguiamo il lavoro che abbiamo interrotto… il giorno prima di partire.</p>
<p>Com’è la nostra giornata… al mare?<br />
Dunque… Mi sveglio verso le 6. Primo movimento: prendo la radio, e a volume bassissimo mi sento il <strong>GR</strong> sulla prima rete. Apre quasi sempre dedicando a <strong>Berlusconi</strong> i primi 5 minuti… poi di corsa violenze, incidenti, rapine e via di &#8216;sto passo. Una festa. Giracchio un po’… <strong>Radio Maria</strong>… <strong>Radio Padania</strong>… finalmente alle 7,15 sono su <strong>Rai 3</strong>: rassegna stampa. Passo 95 minuti bellissimi. È una trasmissione straordinaria. Il mio “esposso” si alza verso le 7, possono essere anche le 6,40. “Dario… perché ti alzi… è presto…” “Non ho più sonno…. e poi devo lavorare… Che notizie ci sono?” Riferisco. Commentiamo. Si ride… ma troppo spesso… ci tocca piangere. In questo periodo non sono in forma. Il 26 maggio, eravamo da Jacopo e sono scivolata malamente su una stradina proprio davanti a casa nostra: gran dolore alla caviglia sinistra. Sembrava niente… invece non mi scorderò facilmente di questa brutta estate. Jacopo mi accompagna all’<strong>Ospedale</strong> di <strong>Città di Castello</strong>, medici gentili ci sollecitano ad andare all’ospedale di <strong>Umbertide</strong> più attrezzato per il mio problema. Diagnosi: “lussazione caviglia sinistra”. Vengo ingessata. Per un mese non riesco ad appoggiare il piede a terra. L’ingessatura non me lo permette. Sto quasi sempre a letto, dolorante, e quando mi muovo devo usare la carrozzina che Jacopo ha affittato. La mia famiglia mi è molto vicina. Non c’è giorno che mio figlio non venga a trovarmi: “Come va mamma?” e via che si distende sul letto accanto a me… mi prende la mano e parliamo, parliamo, parliamo. Mi fan visita anche <strong>Eleonora</strong>, la compagna di Jacopo e la tenera e bella <strong>Jaele</strong>, loro figlia. Bei momenti in questi brutti giorni. Dario la notte, appena mi giro nel letto: “Ti serve qualcosa?” è preoccupato per me e molto amorevole. Tutto il personale di <strong>Alcatraz</strong> mi dimostra grande affetto. Dalla cucina le cuoche (straordinarie) <strong>Angela</strong> e <strong>Beatrice</strong> e <strong>Barbara</strong> mi mandano pranzetti fantastici. <strong>Giuliana</strong> e <strong>Claudia</strong> le efficientissime responsabili amministrative di Alcatraz si fanno in cento per risolvere qualsiasi problema che ci riguardi. <strong>Tata</strong>, la dolcissima filippina nostra collaboratrice mi è sempre accanto con grande premura. Troppa. Non se ne andrebbe mai a dormire. Mi commuove: “è sempre nel mio cuore” mi dice… e ci abbracciamo. Sono veramente fortunata con tanto amore intorno. Grazie. A gesso tolto sto pure peggio. Lascio Alcatraz e con Dario veniamo nella nostra casa a Cesenatico. Visto che il problema piede non si risolve, decido di andare a fare un’altra radiografia all’Ospedale Buffalini di Cesena (reparto ortopedia assai rinomato causa i numerosissimi incidenti… da ‘ste parti non so perché van tutti a velocità supersonica).</p>
<p>Presento al Dott. <strong>Demitri</strong> la documentazione in mio possesso. Radiografia. Diagnosi: non lussazione ma frattura. Un ossicino così piccolo, mi ha dato tante grane? Maledizione! Altro gesso. Facendola corta: son scivolata il 26 maggio, oggi siamo al 5 settembre… non ci posso credere: 103 giorni. Nell’ultima visita altra radiografia di controllo: <strong>morbo di sudak</strong>! (ossa del piede infiammate) Mi mancava solo questo! Mi sono stati dati altri 60 giorni. Che jella!</p>
<p>Continua…</p>
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		<title>Che ne è della lotta agli sprechi?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 15:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante gli anni del mio impegno come senatrice, uno degli obiettivi più importanti, fra quelli che mi ero prefissata, riguardava la lotta e degli sprechi – vera e propria piaga ieri e oggi, del funzionamento della macchina pubblica. In quel periodo ho raccolto una notevole documentazione. Mi piacerebbe ora riproporre e condividere con voi queste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/07/franca_iniz.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-42636" title="franca_iniz" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/07/franca_iniz.gif" alt="" width="730" height="205" /></a>Durante gli anni del mio impegno come senatrice, uno degli obiettivi più importanti, fra quelli che mi ero prefissata, riguardava la lotta e degli sprechi – vera e propria piaga ieri e oggi, del funzionamento della macchina pubblica. In quel periodo ho raccolto una notevole documentazione.</p>
<p>Mi piacerebbe ora riproporre e condividere con voi queste denunce, e capire se un gruppo di persone motivate avesse voglia di collaborare con me per scovare cosa sia cambiato (se è cambiato) in queste situazioni, a volte al limite del paradossale. Proprio come questa che vi riporto qua sotto, sulla legione dei controllori di tombini a Palermo.</p>
<p>È cambiato qualcosa da allora, mentre l’Italia purtroppo continuava ad affondare?</p>
<p><strong>fogne</strong></p>
<p><em>La Repubblica (19 settembre 2006) </em></p>
<p><em>Settanta dipendenti per censire le bocchette delle fognature</em></p>
<p>Quattrocento nuovi ingressi in tre anni tutti assunti senza concorso</p>
<p>Palermo, pagati per contare i tombini Nelle ex municipalizzate mogli e figli</p>
<p>di ATTILIO BOLZONI</p>
<p>PALERMO &#8211; C&#8217;è anche chi viene pagato per contare, ogni giorno, i tombini di una città. E c&#8217;è chi prende lo stipendio per controllare, ogni giorno, quanti sono quei loro colleghi che contano i tombini. Tutti hanno la qualifica di ispettori ambientali. Sono una settantina solo a Palermo e guadagnano 800 euro al mese. Prima erano precari, adesso hanno un lavoro fisso. Come quei 397 assunti senza concorso nelle aziende comunali. I loro nomi sono stati tenuti segreti per un po&#8217;.</p>
<p>Gli interessati e i loro sponsor si erano appellati alla tutela della privacy, il presidente per la protezione…</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>(continua su <a href="http://francarame.it/node/207" target="_blank">http://francarame.it/node/207</a>)</strong></span></p>
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		<title>Un po&#8217; di riposo forzato</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 10:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Care tutte e cari tutti, sono giorni di riposo per me qua al mare a Cesenatico – un riposo un po’ forzato per la maledizione che qualcuno mi ha tirato&#8230; con la caviglia che fa male da due mesi e tante traversie per tornare a camminare meglio. Per aggiornarvi un po’ di quello che stiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Care tutte e cari tutti,</p>
<p lang="it-IT">sono giorni di riposo per me qua al mare a Cesenatico – un riposo un po’ forzato per la maledizione che qualcuno mi ha tirato&#8230; con la caviglia che fa male da due mesi e tante traversie per tornare a camminare meglio.</p>
<p>Per aggiornarvi un po’ di quello che stiamo facendo, vi giro il link a questo bell’articolo apparso su La Voce di Cesenatico, della brava Nicoletta Brina.</p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.francarame.it/node/1293">http://www.francarame.it/node/1293</a></p>
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		<title>Un fantaFatto per iniziare</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 09:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Rame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Care amiche e cari amici, sono felicissima di questo spazio che mi permetterà di entrare in contatto diretto con voi. Stiamo attraversando un momento che passerà alla storia come un&#8217;incredibile epidemia di demenza nazionale. Sembra che in troppi abbiano smarrito l&#8217;equilibrio mentale. E connettersi con persone che pensano altrimenti è salutare. Quotidianamente assistiamo a episodi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Care amiche e cari amici, sono felicissima di questo <strong>spazio </strong>che mi permetterà di entrare in contatto diretto con voi. Stiamo attraversando un momento che passerà alla storia come un&#8217;incredibile <strong>epidemia </strong>di <strong>demenza </strong>nazionale. Sembra che in troppi abbiano smarrito l&#8217;<strong>equilibrio </strong>mentale.</p>
<p>E connettersi con persone che pensano altrimenti è <strong>salutare</strong>. Quotidianamente assistiamo a episodi che se negli anni ‘80 li avessimo rappresentati in teatro la gente ci avrebbe detto che avevamo esagerato con la <strong>fantapolitica</strong>. In effetti la situazione è talmente abnorme che ne uscirebbe una farsa esilarante. Immaginiamo di essere nel 1988 e di ricevere una copia del <strong>Fatto Quotidiano</strong> del 2010.<a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/bersani-basito.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-28929" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/bersani-basito-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a></p>
<p>E chi troviamo in questa copia del Fatto? <strong>Bersani</strong>. Che ha ancora tutti i capelli. Anzi se li è fatti crescere perché è in una fase rock &amp; roll. Bersani lo fa <strong>Dario</strong>, con la parrucca. Io sono un&#8217;operaia della <strong>Breda </strong>che è lì per caso nell&#8217;ufficio di Bersani, è venuta per litigare perché il <strong>partito </strong>non si impegna a diffondere il sistema degli asili nido di Reggio Emilia. C&#8217;è ancora il <strong>Partito Comunista Italiano</strong> e lei è un&#8217;operaia che studia pedagogia.</p>
<p>C&#8217;è un botto e viene fuori da una nuvoletta una copia del Fatto. Bersani e l&#8217;operaia <strong>leggono </strong>il giornale&#8230;  Che faccia farebbero a scoprire, nel 1988, che Berlusconi poi diventa capo del governo e si fa più di 40 leggi per favorire i propri interessi finanziari e <strong>giudiziari</strong>? Cosa direbbero sapendo che un&#8217;intera nazione cattolica non fa una piega scoprendo che il premier è un assatanato di giovinette che poi nomina <strong>ministro</strong>?</p>
<p>E che il capo del <strong>Kgb </strong>partecipa alle sue festicciole e gli ha perfino regalato un lettone enorme dove si incontra con le sue conquiste? Un lettone <strong>léttone</strong>. Potremmo fare deliziosi giochi di parole. Cose da <strong>fantapolitica</strong>, oscena però. Ma non disperiamoci. L&#8217;italiano è così. Ogni tanto impazzisce e ha voglia di un ventennio di <strong>lacrime e sangue</strong>. Poi però rinsavisce. Noi siamo un popolo paziente, sappiamo <strong>aspettare</strong>.<span style="font-family: Verdana;"><br />
</span></p>
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