<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; FQ Zurigo</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fqzurigo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La strage di Brindisi spiegata agli elvetici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/strage-brindisi-spiegata-agli-elvetici/238833/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/strage-brindisi-spiegata-agli-elvetici/238833/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 May 2012 07:54:52 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[dell'utri]]></category> <category><![CDATA[duisburg]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Mangano]]></category> <category><![CDATA[Parlamento di Zug]]></category> <category><![CDATA[Strage di Brindisi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=238833</guid> <description><![CDATA[Spiegare ai miei amici elvetici un avvenimento &#8220;bestiale&#8221; come la strage di Brindisi è complicato. Non c&#8217;è alcun elemento che possa far capire a chi vive in un paese normale la ritualità ed il messaggio che da anni siamo costretti a subire a fasi alterne. Eppure a noi italiani, o meglio a chi ha combattuto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Spiegare ai miei amici elvetici un avvenimento &#8220;bestiale&#8221; come la strage di Brindisi è<strong> complicato</strong>.</p><p align="JUSTIFY">Non c&#8217;è alcun elemento che possa far capire a chi vive in un paese normale la ritualità ed il messaggio che da anni siamo costretti a subire a fasi alterne. Eppure a noi italiani, o meglio a chi ha combattuto e contrastato il fenomeno mafioso da anni, l&#8217;evidenza dei fatti appare chiara immediatamente. Quando un folle entrò nel Parlamento di Zug compiendo una strage, gli svizzeri rimasero <strong>sconvolti</strong>; studiarono a fondo l&#8217;avvenimento e da allora è impossibile entrare in un consiglio cantonale senza essere monitorati e schermati. Ma il gesto di un folle si compie sempre con armi e senza coincidenze. E&#8217; follia che non può mostrare elementi di logica <strong>simbolica</strong>.</p><p align="JUSTIFY">La follia mafiosa invece è tale perchè mira a raggiungere un obiettivo: terrorizzare. Creare la paura in tutti, ma la paura <strong>paralizzante,</strong> quella che ti toglie il respiro. Quando uccide, la mafia vuole terrorizzare una Comunità. Collocare di notte un ordigno, attendere l&#8217;alba, vigilare il luogo dell&#8217;attentato, aver fatto sopralluoghi nei giorni precedenti, azionare un telecomando dalla strada e non dall&#8217;interno di un auto, sono tutti elementi di un folle progetto terroristico destinato a provocare una strage. Perchè è mafia? Perchè nel nostro paese sono le reazioni che ci lasciano comprendere l&#8217;origine della strage.</p><p align="JUSTIFY">Un Sindaco che afferma che a Brindisi non c&#8217;è la mafia, una discordanza di vedute tra gli inquirenti, il comparire della tesi sulla follia privata, tutti sintomi della malattia a cui siamo abituati in Italia. All&#8217;estero hanno scoperto questa <strong>fenomenologia</strong> solo dopo Duisburg in Germania con l&#8217;esecuzione della &#8216;ndrangheta. La folle ferocia della mafia ci ha abituati ad azioni eclatanti e ci ha fatto ben capire che parla un linguaggio particolare: manda la lettera ad un indirizzo, affinchè qualcun altro capisca il messaggio. Qual è il testo della strage di Brindisi? &#8220;Nessun dorma&#8221; potremmo affermare, nessuno si senta tranquillo, genitori e figli, grandi e piccoli, nessuno pensi di fermare la mafia con l&#8217;educazione alla legalità, con le scuole, con gli studenti. Nessuno pensi di liquidare tutto confiscando i beni e creando oasi di una cultura della legalità, nessuno pensi ad un&#8217;Italia a 5 stelle fondata sulla democrazia partecipata del popolo. Ora che la politica è sotto scacco e più alta è la voce del popolo,<strong> la mafia</strong> scrive ad esso, nella maniera in cui lo ha sempre fatto: con la ferocia di una belva, con l&#8217;ambiguità del gesto, con modalità inedite ed anomale.</p><p align="JUSTIFY">Ma qualcuno pensa ancora che la mafia non esiste o è legata ai simboli coppola/lupara? Il popolo ricorda i suoi simboli ed i suoi eroi, la mafia anticipa tutto seminando terrore. In una intercettazione tra Dell&#8217;Utri e Berlusconi di tanti anni fa a proposito del boss Mangano c&#8217;è la chiave di lettura della filosofia del linguaggio mafioso, allorquando il cavaliere vittima di un attentato ad Arcore dice a Dell&#8217;Utri : un altro avrebbe spedito una raccomandata, lui invece ci ha messo una bomba, così per darci un segnale. La follia feroce e stragista della mafia è la moderna certificazione di esistenza in vita di una organizzazione che non sopporta un <strong>cambiamento radicale</strong> del nostro Paese; spaventata da una cultura della legalità, della sobrietà, della lotta all&#8217;evasione fiscale, da un paese con la politica all&#8217;angolo e senza nuovi riferimenti possibili, con il futuro incerto anche per i propri interessi, da collusi costretti a dimettersi e da un clima di liberazione che avanza fin dagli adolescenti ci manda una raccomandata a suo modo, fatta di ferocia e di sangue innocente.</p><p align="JUSTIFY">Ma gli italiani non hanno paura, da Palermo, a Parma a Genova lo hanno dichiarato al mondo: non abbiamo paura di cambiare.</p><p align="JUSTIFY"><em>di Massimo Pillera</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/strage-brindisi-spiegata-agli-elvetici/238833/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Orlando simbolo dell&#8217;Italia pulita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/orlando-simbolo-dellitalia-pulita/224000/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/orlando-simbolo-dellitalia-pulita/224000/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 09:41:31 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative Palermo]]></category> <category><![CDATA[Leoluca orlando]]></category> <category><![CDATA[Leoluca Orlando sindaco]]></category> <category><![CDATA[Monaco]]></category> <category><![CDATA[zurigo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=224000</guid> <description><![CDATA[Chissà perché non sono meravigliato dello strepitoso risultato di Leoluca Orlando a Palermo. Forse perché nell&#8217;accompagnarlo all&#8217;estero in alcune sue attività editoriali ( ha scritto molti libri di successo in tedesco), ho notato che molti siciliani si avvicinavano per stringergli la mano chiamandolo &#8220;sinnacu&#8221;. Eppure non lo era più da anni; ma se chiedete in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chissà perché non sono meravigliato dello strepitoso risultato di Leoluca Orlando a Palermo. Forse perché nell&#8217;accompagnarlo all&#8217;estero in alcune sue <strong>attività editoriali</strong> ( ha scritto molti libri di successo in tedesco), ho notato che molti siciliani si avvicinavano per stringergli la mano chiamandolo &#8220;sinnacu&#8221;. Eppure non lo era più da anni; ma se chiedete in giro tra Germania e Svizzera chi è il Sindaco di Palermo avrete dagli italiani una risposta secca: Leoluca Orlando.</p><p>Se lo chiedete a tedeschi o a svizzeri vi risponderanno: Orlando, der Mafiajaeger (il cacciatore di mafiosi). Non so se Orlando sia una delle personalità più conosciute all&#8217;estero, ma sono certo che sia il Sindaco <strong>più conosciuto</strong> all&#8217;estero. Quando lo era, ho visto fare a gara per prenotare la sua presenza alle inaugurazioni delle Fiere del Turismo dove con orgoglio gli svizzeri potevano annunciare che Palermo era la Città ospite d&#8217;onore e vanto della stessa manifestazione. Ho conosciuto manager di compagnie aeree che facevano a gara per inserire Palermo nelle loro rotte dopo anni di assenza e tour operator che organizzavano educational per far conoscere questa Città &#8220;cuore del Mediterraneo&#8221; ed il suo Sindaco dalla mente mitteleuropea.</p><p>Ho visto compassati sindaci delle maggiori città elvetiche che con Orlando al fianco diventavano <strong>come d&#8217;incanto</strong> simpatici ed umani, fino a ballare con tamburelli siculi per concedersi ai media in un fotogramma insieme al popolare sindaco italiano. Ho visto siciliani da Basilea a Stoccarda, da Zurigo a Monaco accorrere ai convegni in cui era prevista la presenza di Orlando per poterlo abbracciare, o semplicemente salutare; ho visto le loro lacrime quando lo ascoltavano ed i loro sorrisi quando li salutava dicendo loro: &#8221; Se passate da Palermo venitemi a trovare per un caffè a casa&#8221;. Ho visto i più famosi giornalisti delle più grandi testate svizzere o tedesche implorare interviste a Leoluca sempre concesse senza filtri o <strong>reticenze</strong>; nessuna domanda resta senza risposta quando intervisti Orlando, mi dicevano. Ho visto folle nelle sale di Davos che lo aspettavano per conoscere la rinascita siciliana incarnata nelle parole <strong>affascinanti</strong> di un uomo che nessuno definiva politico, onorevole, ma &#8220;il professore&#8221;. Ho visto giovani ai concerti di Pippo Pollina o di Etta Scolla, aspettare la pausa, perché allora sarebbe intervenuto Orlando ospite d&#8217;onore dei due cantautori siciliani famosissimi all&#8217;estero. Ho visto il capo della Polizia dell&#8217;aeroporto di Zurigo che ogni volta che Orlando arrivava mi diceva: &#8220;Vengo io personalmente a prenderlo&#8221;.</p><p>Solo a lui riservava il protocollo previsto per i capi di Stato: andavamo con un&#8217;auto civetta fin sotto l&#8217;aereo di linea per portarlo fuori dall&#8217;aereoporto verso la sua meta: questioni di sicurezza? Anche, ma soprattutto questioni di affetto di poliziotti che sanno ben <strong>riconoscere</strong> gli eroi. Ecco perché a Zurigo e all&#8217;estero non ci meravigliamo del suo strepitoso risultato, ma che ci si meravigli di fronte ad esso.</p><p><em>di Massimo Pillera</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/orlando-simbolo-dellitalia-pulita/224000/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Forza Italia? Meglio il coraggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/forza-italia-meglio-coraggio/214750/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/forza-italia-meglio-coraggio/214750/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 May 2012 14:36:42 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[coraggio]]></category> <category><![CDATA[forza italia]]></category> <category><![CDATA[René Scheu]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=214750</guid> <description><![CDATA[Vi è una differenza profonda tra i due concetti di forza e coraggio, che a ben vedere potrebbe leggere la condizione sociale italiana e spiegarci molte cose. E&#8217; un tema che abbiamo affrontato a Zurigo quando io ed il mio collega svizzero René Scheu abbiamo pubblicato un saggio &#8220;su Berlusconi&#8221;. Oggi Scheu dirige la più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vi è una differenza profonda tra i due concetti di forza e coraggio, che a ben vedere potrebbe leggere la condizione sociale italiana e spiegarci molte cose. E&#8217; un tema che abbiamo affrontato a Zurigo quando io ed il mio collega svizzero René Scheu abbiamo pubblicato un saggio &#8220;su Berlusconi&#8221;. Oggi Scheu dirige la più antica e prestigiosa rivista elvetica <em><a href="http://www.schweizermonat.ch/" target="_blank">Schweizer Monat</a></em>, simile alla italiana <em>MicroMega</em>.</p><p>La differenza tra forza e coraggio traspare dalla comparazione delle due società, quella italiana e quella svizzera negli ultimi tempi. L&#8217;analisi parte dalla scelta del nome della forza politica italiana che ha caratterizzato l&#8217;andamento socio economico del Paese per quasi un ventennio: Forza Italia. Vista dall&#8217;estero, la parola Forza richiama l&#8217;idea muscolare di potenza. La forza è quella di un organismo che ha muscoli, resistenza, potenza ma non deve essere necessariamente dotata di intelligenza, visione o capacità di adattamento alle diverse circostanze che si presentano (definizione svizzera dell&#8217;intelligenza &#8211; Piaget).</p><p>In questi anni la Forza è stata rappresentata da una certa cultura americana che più volte ha dimostrato di essere forte e di poter intervenire  ovunque nel pianeta mostrando i propri muscoli. L&#8217;Italia ha per lungo tempo dimostrato di voler essere forte, di avere la potenza e di mostrare con prepotenza una certa superiorità. In pochi ci hanno creduto, perché spesso e soprattutto sul piano politico il nostro Paese è apparso <strong>grottesco e molto debole</strong>. La situazione odierna non può che confermarcelo. La forza è fisica, o c&#8217;è, e si vede subito, o non c&#8217;è. Non puoi simularla, come ha cercato di fare qualche nostro leader sprovveduto. La forza dei media controllati, quella della cultura dei furbi, dei prepotenti e dell&#8217;impunità alla fine si dimostra molto debole e vile al cospetto dei contesti globali. Generalmente i forti sono tali con i deboli e deboli con i forti; forti sono le banche e le multinazionali, i manager rigonfi di bonus, i tecnici al servizio dei forti ed i politici al servizio dell&#8217;economia.</p><p><strong>Il coraggio è altro</strong>. Attiene al cuore e all&#8217;intelligenza, all&#8217;anima di un popolo fatto di persone che fondano la propria identità su di esso. Il simbolo degli svizzeri, non a caso è Guglielmo Tell, ovvero colui che ebbe il coraggio di scagliare una freccia sulla mela posta sulla testa del proprio figlio. Un&#8217; azione che nulla ha a che fare con la forza, ma con il coraggio espresso all&#8217;ennesima potenza. Il valore fondamentale del popolo elvetico è &#8220;la neutralità&#8221;; ci vuole molto coraggio per ribadire la propria estraneità a qualsiasi conflitto e porsi al servizio di tutti con la propria istituzione rappresentativa &#8220;la Croce Rossa&#8221;. Ha avuto il coraggio di restare fuori dall&#8217;Europa, mettendosi al riparo da ciò che oggi avviene, per tutelare i propri istituti fondamentali: neutralità, democrazia referendaria, sistema federalista e fiscale. Noi li credevamo pazzi, confondendo la pazzia con il coraggio.</p><p>E simbolo del coraggio intraprendente è René Scheu, giovane giornalista e filosofo nonché importatore di vino italiano prodotto soltanto da imprenditori al di sotto dei 40 anni. Ha inventato un sistema geniale: retribuisce filosofi e giornalisti che scrivono sulla sua rivista con vino di alto prestigio. Anche a me è capitato, per alcune interviste e articoli scritti per i giornali che dirigeva, di guadagnarmi delle indimenticabili bottiglie di annata di vino francese o italiano. Ricordo che Di Pietro valeva almeno 6 bottiglie di Chateneauneuf du Pape del &#8217;99,  mentre Santoro lo scambiavo con dell&#8217;ottimo Amarone italiano. René, ha conquistato Vattimo ed Agamben per la sua preparazione, ma anche per il suo perfetto bilinguismo. Ha abitudini strane, legge sugli alberi della sua casa stracolma di almeno 1500 volumi in diverse lingue. Ha scritto un volume sul &#8220;pensiero debole&#8221; sul suo amico filosofo Rovatti con il quale spesso abbiamo intrattenuto memorabili serate in Svizzera all&#8217;insegna del gioco e del dialogo col vino rosso. <strong>Ha 36 anni</strong> e già dirige una delle più prestigiose riviste e case editrici elvetiche e mi ha convinto che forte è il pensiero tecnico e coraggioso quello &#8220;debole&#8221; in un mondo nel quale la forza della tecnica soggioga il coraggio della filosofia.</p><p>Ama l&#8217;Italia più di un italiano e come può si rifugia in Friuli nelle masserie e nelle cantine di giovani imprenditori italiani che fanno a gara per esportare il loro vino a Zurigo. Il coraggio svizzero di René l&#8217;ho misurato quando rinunciò alla direzione di un quotidiano della catena NZZ per accettare l&#8217;incarico di riprogettare il mensile <em>Schweizer Monat</em>. Lui ebbe il coraggio di crederci e di credere in se stesso. Ci vuole testa, anima e cuore per scalare una montagna, per resistere al freddo, per camminare ore e ore, per lavorare notte e giorno senza sosta e con precisione. Questo è l&#8217;asso nella manica di molti giovani svizzeri cresciuti nei valori del rispetto della terra (ogni metro quadrato di pascolo vale 1 franco, e se lo curi produce buon latte), del popolo (alla fine decide con un referendum su ciò che è complesso), e sulla organizzazione federale delle istituzioni (la diversità di ognuno come ricchezza, la concordanza come decisione finale).</p><p><strong>Nulla dunque che richiami la forza muscolare</strong>, ma un coraggio che garantisca una forza intelligente. A ben vedere possiamo paragonare questa differenza alla differenza tra greci e romani, tra Polis ed impero/dominio. La Svizzera è un piccolo paese coraggioso e pieno di incongruenze, perché ospite delle più grandi multinazionali giunte in quel territorio grazie al segreto bancario, alla neutralità e all&#8217;efficienza fiscale, con un&#8217;anima democratica fondata sul patto della Concordanza. Ma un meccanismo che funziona bene per una Comunità di 7 milioni di abitanti, può diventare la prassi per società di milioni di abitanti? Su questo ci si interroga spesso e con René abbiamo passato nottate davanti a un buon vino rosso. Riuscendo ad ottenere solo una buona risposta: il coraggio è degli uomini, la mera forza è delle bestie.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/forza-italia-meglio-coraggio/214750/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I colori della vita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/colori-della-vita/207424/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/colori-della-vita/207424/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Apr 2012 10:14:08 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[25 aprile]]></category> <category><![CDATA[anpi puglia]]></category> <category><![CDATA[Ferrara Svizzera]]></category> <category><![CDATA[partigiani]]></category> <category><![CDATA[Rovigo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=207424</guid> <description><![CDATA[La memoria, è il fondamento del pre­sente; non esiste l&#8217;oggi se non viene da qualche parte; il presente è inesistente se non ha la memoria che l&#8217;origina e lo nutre. I figli esistono perché sono esi­stiti i padri, e non viceversa. Non si può spuntare dal nulla. Molti italiani in Svizzera si sono stabiliti in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La memoria, è il fondamento del pre­sente; non esiste l&#8217;oggi se non viene da qualche parte; il presente è inesistente se non ha la memoria che l&#8217;origina e lo nutre. I figli <strong>esistono</strong> perché sono esi­stiti i padri, e non viceversa. Non si può spuntare dal nulla.</p><p>Molti italiani in Svizzera si sono stabiliti in quel paese nel periodo di guerra, molti vi si sono rifugiati. Spesso mi è capitato di incontrarli o di ascoltare i ricordi dei loro figli. Io, con loro avevo una storia in comune, ed il 25 aprile nelle varie<strong> manifestazioni</strong> sulla Resistenza che in questi ultimi anni sono state più frequenti tra gli italiani in Svizzera piuttosto che in Italia, l’ho raccontata in tante occasioni. E’ la storia del partigiano del mio partigiano.</p><p>Aveva diciotto anni, un fisico <strong>tempra­to</strong> negli stenti dell&#8217;Italia degli anni tren­ta, l&#8217;entusiasmo incosciente di chi è gio­vane, la voglia di vita di ragazzo del sud, che ti fa scorrere nelle vene calore, sole e ottimismo.</p><p>Quando nelle vicinanze di Ferrara un comandante Inglese gli chiese, da dove venisse e dove fosse diretto, lui gli rispo­se che andava verso sud, tornava a casa, l&#8217;esercito era stato sciolto. Poi, disse al comandante, dove erano posizionate le linee tedesche, e fu così preciso nei det­tagli che l’inglese ne rimase stupito ed affascinato. Come poteva un ragazzo ita­liano avere tanta &#8220;visione&#8221; strategica, e tanto coraggio da<strong> suggerire</strong> agli inglesi  dove attaccare i nazisti.</p><p>Ad operazioni concluse il comandante gli propose di arruolarsi nelle forze alleate, nell&#8217;avia­zione, e lo fece accompagnare a Brindisi dove per sei mesi lo addestrarono come paracadutista. Egli pensava spesso a casa, ma non c&#8217;era tempo per pensarci troppo, la guer­ra al nazifascismo non aveva ancora un esito<strong> scontato</strong>. All&#8217;improvviso gli arrivò l&#8217;ordine di partire e la sua gioventù ebbe il sopravvento su qualsiasi altra raziona­le decisione. Gli proposero una missione ed egli accetto senza indugio, non imma­ginando cosa l’aspettava. Gli dissero: ti paracadutiamo oltre le lince nemiche in territorio occupato, nei pressi di Rovigo con una radio ed attrez­zature militari; lì prenderai contatto con una <strong>cellula</strong> locale di partigiani, che gui­derai, mettendo in piedi nelle colline del vittorio-veneto attività di informazione via radio sugli spostamenti dei nazisti ed eventuali attività di rappresaglia, &#8220;buona fortuna&#8221;. E ce ne volle di fortuna, a quel giovane non ancora ventenne, tra i boschi, alla macchia, nei fienili maleo­doranti, tra il freddo, le nebbie, i rumori della guerra, l&#8217;odore della morte che ti rimane appiccicato addosso.</p><p>&#8220;Romano&#8221; fu il suo nome di battaglia, accesi e fiammanti i colori di quegli anni che non avrebbe mai dimenticato. Colori che sarebbero ritornati forse un giorno. Romano spostava la radio e comunicava con le truppe alleate <strong>informazioni</strong> utilis­sime. Ogni giorno in posti diversi, quel­la radio era la vita per la resistenza: senza gli assidui bombardamenti alleati la capacità di riorganizzazione dei nazi­sti avrebbe resistito chissà per quanto tempo. Lui solo conosceva l&#8217;esatta ubi­cazione della radio che doveva spostare continuamente; neanche gli altri parti­giani sapevano dov&#8217;era, troppo pericolo­so perderla; gli uomini potevano anche essere sostituiti, gli avevano detto a Brindisi, la radio sarà impossibile <strong>ricol­locarla</strong> oltre le linee. Romano faceva bene il suo lavoro ed i suoi compagni anche, tutto funzionava, ma un giorno &#8230;</p><p>Un giorno i nazisti catturano Romano, lo portano in città a Rovigo, lo chiudono in un carcere e lo torturano per alcuni giorni; non lo ammazzano subito perché intuiscono che <strong>nasconde</strong> qualcosa di pre­zioso e vogliono capire cosa. Lui non cede, non una parola su chi era., non una parola sui compagni. non una parola: solo sangue, dolore e fretta di morire.</p><p>Dieci giorni passati nella convinzione di dover morire, avendo voglia di finirla presto. Gli dissero che lo avevano con­dannato a morte, e lui aspettava la fuci­lazione come la salvezza. Era consapevole che tutto sarebbe fini­to lì, a Rovigo in un grigio cortile del carcere. Era nato in un carcere Romano, a Bari, suo padre era il capo delle guar­die del carcere, aveva vissuto tutta la sua vita abitando dentro le carceri. Gli pareva un ottimo epilogo quello di finire la sua esistenza in carcere, gli sem­brava un segno del destino .. Ma la notte precedente alla fucilazio­ne, non dormiva il barese Romano, non chiudeva gli occhi, ripassava a mente tutti i suoi anni, la memoria lavorava <strong>fra­stornandolo</strong>, volti colori, immagini, l&#8217;az­zurro del mare, la bellezza delle donne, la leggerezza dell&#8217;amore. Era notte. l&#8217;ul­tima notte della sua meravigliosa vita.</p><p>Non aveva paura, aveva già fatto i conti con quel suo passaggio terreno, ormai era pronto. aveva preso, con la mente e la memoria, commiato da tutti.</p><p>Aveva salutato tutti, non si era scordato nessuno: al futuro non ci pensava, era soltanto notte. Rumori, spari. detonazioni, qualcosa succede. Gridano fuori, muoiono, le mitraglie cantano orrore, la notte si illu­mina di bagliori sconosciuti. Romano viene liberato da una azione partigiana coordinata dalle forze alleate. Il carcere di Rovigo viene preso d&#8217;assalto e quel ragazzo barese/romano, liberato: la radio era troppo <strong>preziosa</strong>. Da allora la guerra partigiana di Romano continuò fino alla liberazione. Ma la vita, la sua vita, da allora in poi, da quella notte di Rovigo egli la considerò un grande regalo.</p><p>Mi disse una volta: &#8220;per me tutto quel­lo che è venuto dopo è stato un grande regalo. ormai avevo salutato tutti&#8221;. Fu <strong>decorato</strong> con medaglia d&#8217;argento al valor militare. E da allora ogni 25 aprile, indossava l&#8217;abito buono; vi appuntava la medaglia e si recava nelle scuole o nelle celebrazioni ufficiali a ricordare ì valori indispensabili della Resistenza e della lotta partigiana.</p><p>E’ stato per lunghi anni presidente dell’ Anpi della Puglia, e vicepresidente nazionale della prestigiosa Assocìazione Nazionale Partigiani d&#8217;Italia, ma soprat­tutto <strong>trasmise</strong> quella sua esperienza e memoria nelle tele dei suoi quadri, poi­ché diventò anche un noto artista.</p><p>La pittura e l&#8217;arte, la poesia diventaro­no l&#8217;espressione naturale del suo modo di essere, e nei suoi lavori traeva sempre ispirazione dai <strong>fondamentali</strong> valori della libertà, della democrazia, dell&#8217;antifasci­smo, della Resistenza che lo avevano regalato alla vita.</p><p>Visse con disinvoltura e leggerezza, la medaglia d&#8217;argento al valor militare, fino al gennaio del 200l.</p><p>Sulla sua lapide vi è una scritta una sua poesia &#8220;Cosa fai? Dipingo. Perché? Per non morire. Cosa dipingi? La vita. Perché? Per poter morire.&#8221;</p><p>Quel partigiano che ancora molti ricor­dano nel suo paese, si chiamava Osva1do, mi ha trasmesso molto: la sua memoria. i suoi valori, la sua <strong>avventura</strong>, il suo innato senso di libertà e di amore per la vita, il suo coraggio &#8230;.. il suo cognome… quel partigiano è mio padre</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/colori-della-vita/207424/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sanità? Vietato sprecare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/sanita-vietato-sprecare/205554/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/sanita-vietato-sprecare/205554/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 07:35:14 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[ambulatori]]></category> <category><![CDATA[antibiotici]]></category> <category><![CDATA[assicurazioni]]></category> <category><![CDATA[ospedali]]></category> <category><![CDATA[Sanità]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205554</guid> <description><![CDATA[La sanità in Svizzera ha un altro passo. Intanto gli ambulatori del medico di famiglia, sono forniti di tutti i macchinari: raggi x, ecografi, occorrente per le analisi del sangue, apparecchio per l’elettrocardiogramma con annessa cyclette,  l’attrezzatura per un pronto soccorso  nonché l’immancabile angolo gioco per bambini.  Se sei raffreddato la prima cosa cui ti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sanità in Svizzera ha un altro passo</strong>. Intanto gli ambulatori del medico di famiglia, sono forniti di tutti i macchinari: raggi x, ecografi, occorrente per le analisi del sangue, apparecchio per l’elettrocardiogramma con annessa cyclette,  l’attrezzatura per un pronto soccorso  nonché l’immancabile angolo gioco per bambini.  Se sei raffreddato la prima cosa cui ti sottopone il medico è una punturina sull’indice, dopodiché passati 10 minuti ti rivela se si tratta di un virus o di un batterio. Nel primo caso, il più frequente, ti manda a casa senza medicine o peggio, senza antibiotico con un misero “passerà, passerà”. E la febbre? Spugnature acqua e aceto, se supera i 39°. Talvolta i bambini vengono messi col carrozzino sul balcone per far calare la febbre quando fuori ci sono 0°; 5 minuti e via.</p><p><strong>Niente antibiotici</strong>, a meno che lo stick della punturina al dito non dichiari inconfutabilmente, la presenza di batteri, che paiono scarseggiare in quel paese. <strong>Nella patria delle multinazionali farmaceutiche</strong> non trovi un medico che anche per sbaglio ti prescriva un antibiotico. Rischi di passare 15 anni senza mai averne preso uno. Il perché? Costano. Insomma è come il pasticciere che non mangia dolci. E così, spesso ti tocca di incontrare mamme negli asili che portano i bambini nella speranza che  contraggano malattie per farsi gli anticorpi.</p><p>Il sistema sanitario elvetico è <strong>privato </strong>ed è gestito dalle Assicurazioni. Il paziente paga  mensilmente (circa 300 euro) ed ha una franchigia ed una partecipazione alle spese del 10%. Nessuno resta fuori, perché una società di “compensazione sociale” provvede a coprire le spese di chi non può sostenerle. L’assicurazione ti garantisce tutto. Ricovero in ospedale in stanza singola o collettiva (massimo due o tre persone).  Se devi operarti, appena arrivi in stanza, un infermiere viene con un catalogo e ti chiede di scegliere quale stampa vuoi sul muro: Picasso, Van Gogh,ecc. (vi assicuro che è proprio così, anch&#8217;io stentavo a crederci).  Poi ti organizzano una specie di seminario, solo per te, dove i medici ti spiegano tutto dell’intervento: cosa farai, in quanto tempo, come interverranno, come reagirai ed uscirai dall’anestesia.</p><p>Se sei arrivato in ospedale, comunque è dopo un lungo percorso di analisi e studio clinico operato dal tuo medico nel suo ambulatorio. L’Ospedale costa e quindi è come per gli antibiotici&#8230; devi stare proprio male per arrivarci. Successivamente apposite cliniche di riabilitazione ti accoglieranno tra prati verdi, suoni di mucche al pascolo ed itinerari tra i boschi per ricrearti. Insomma è difficile abituarsi ad un medico che quando gli dici ho mal di gola, ti punge il dito, ti guarda in bocca ed alla fine ti prescrive solo gargarismi di acqua e sale o di respirare fuori al balcone con una coperta addosso o peggio di collocare una bacinella d’acqua accanto ai termosifoni. E un antibiotico? Anche uno piccolino.. la prego, mi sento  più sicuro? Nein! Costano troppo.</p><p>Quante volte gli italiani se lo sono sentiti dire. Soprattutto per i loro figli. L’assicurazione, poi, se vai in palestra o in piscina o in sauna ti diminuisce il premio poiché le ritiene <strong>attività preventive</strong> e quindi rischi di frequentarle a vita gratuitamente per risparmiare sui costi assicurativi. Che noia! E’ come con gli incidenti auto, meno ne fai e meno paghi, quindi più sei in forma e meno spendi di tassa sanitaria obbligatoria. Cose da pazzi!</p><p>Per quanto riguarda gli<strong> scandali sanitari</strong>, ricordo che nella mia carriera me ne sono occupato due volte. L’anno scorso a proposito di un operatore in anestesia che violentava pazienti in fase di risveglio a Zurigo e nel ’98 per una “pinza in panza” dimenticata da un chirurgo e rimossa dopo mesi.  Certo può darsi che non me ne sia accorto o che il sistema sia capace di nascondere le notizie. Ma <strong>l’autorità di garanzia dei malati</strong>, formata da cittadini eletti a difesa dei propri diritti se ne sarebbe accorta!</p><p>Insomma, in quelle terre, tra le montagne, qualcuno si è accorto che sulla salute non si può scherzare,  sprecare o  sbagliare. L’intero sistema sanitario elvetico è retto da una maggioranza di medici ed operatori stranieri, che al momento scarseggiano e sono molto ricercati. Un vero e proprio meccanismo multiculturale consolidato nel tempo. Puoi scegliere se ad operarti deve essere un <strong>primario o un assistente</strong>. Se scegli il primario paghi un surplus, ma se quel giorno non c’è e ti opera un assistente ti ridanno l’importo versato immediatamente e con tante scuse.  Spesso gli assistenti sono giovani eccellenze tedesche, ungheresi, bulgare, norvegesi o superprimari di quei posti, emigrati in Svizzera. Gli italiani sono i pazienti accolti meglio, soprattutto perché tutti i medici tendono ad imparare l’italiano e quindi chiacchierano con questi pazienti volentieri e quindi cercano di averne il più possibile. Quando in sala d’aspetto il tempo passa oltre il dovuto c’è sicuramente un italiano nella stanza del dottore. Nello stesso ambulatorio ricevi anche i medicinali, anch’essi coperti dall’assicurazione. L’altra faccia della medaglia? La <strong>macrosanità multinazionale</strong>, il tamiflù ed il coartem della Novartis, e quant’altro ha origine in quelle valli; ma questa è  un’altra storia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/sanita-vietato-sprecare/205554/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il giornalista e il sacerdote</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/giornalista-sacerdote/204620/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/giornalista-sacerdote/204620/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 09:43:25 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[cittadini]]></category> <category><![CDATA[Don Aldo]]></category> <category><![CDATA[Gaspare Barbiellini Amidei]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[St Gallen]]></category> <category><![CDATA[Stiftsbibliotek]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204620</guid> <description><![CDATA[&#8220;Posso accompagnarla io, non si preoccupi.&#8221; Così in un breve tragitto di pochi chilometri, di ritorno dall&#8217;Università di San Gallo, conobbi un giornalista all&#8217;estero, con il quale, mai avrei immaginato di poter trascorrere giorni e giorni a discutere di filosofia, di etica e di giornalismo in uno dei posti più freddi della Svizzera. &#8220;Ci vediamo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Posso accompagnarla io, non si preoccupi.&#8221; Così in un breve tragitto di pochi chilometri, <strong>di ritorno dall&#8217;Università di San Gallo</strong>, conobbi un giornalista all&#8217;estero, con il quale, mai avrei immaginato di poter trascorrere giorni e giorni a discutere di filosofia, di etica e di giornalismo in uno dei posti più freddi della Svizzera. &#8220;Ci vediamo domani in Biblioteca, salutami Padre Emilio.&#8221; E la mattina in biblioteca a San Gallo, nella Svizzera Orientale, sa di freddo vero, e di grigio.</p><p>Ti tocca attraversare lunghi corridoi con grandi e buffi pantofoloni ai piedi (rigorosamente grigi) che la direzione ti impone di calzare <strong>per motivi di sicurezza verso i manoscritti antichi</strong> che potrebbero subire danni da ciò che le scarpe possono introdurre all&#8217;interno. Col professore, così lo chiamavo con rispetto, cominciavamo a leggere i giornali italiani che giungevano in quel luogo ameno con un giorno di ritardo. Rassegna stampa da italiani all&#8217;estero nella metà degli anni &#8217;90, rigorosamente cartacea. <strong>Gaspare Barbiellini Amidei</strong>, firma autorevole del <em>Corriere della Sera </em>non si scomponeva davanti al caffè delle macchinette, subito inforcava gli occhiali e cominciava a riflettere sul suo prossimo editoriale.</p><p>Sapevamo che Aldo sarebbe arrivato di lì a poco ed avremmo potuto cominciare la discussione a tre teste, perchè Giordano era una &#8220;bella testa&#8221; e ne avremmo avuto grossi vantaggi. La neve si accumulava continuamente e spariva dopo il sapiente intervento di macchine e uomini instancabili che potevamo osservare dalle finestre senza udire alcun rumore per gli infissi implacabili del luogo.</p><p>La Stiftsbibliotek  di St. Gallen, <strong>patrimonio dell&#8217;umanità,</strong> è uno dei luoghi più belli e preziosi della Svizzera, il meno ideale, forse, nel quale tre italiani come noi potevano azzardarsi a discutere di Italia e di pace. Sì, perchè allora scrivevamo e parlavamo di guerra con<strong> don Aldo </strong>che guidava il Consiglio delle Conferenze Episcopali d&#8217;Europa che aveva sede proprio a due passi dalla biblioteca. C&#8217;era ancora la Yugoslavia che di lì a poco si sarebbe dissolta in rivoli di odio. Oggi ho perso le tracce di quella &#8220;bella testa&#8221;, come la definiva Barbiellini Amidei, che dovrebbe essere a Strasburgo nel Consiglio d&#8217;Europa come rappresentante permanente del Vaticano. Forse il più acuto filosofo morale, umile e sempre disponibile, che il mestiere di giornalista mi ha dato modo di conoscere. Ma ricordo con nostalgia le sue riflessioni che ancora oggi sono di una attualità straordinaria, vista la realtà che osserviamo.</p><p>Le regole, la loro importanza, la fatica di mettere insieme le diversità, la pazienza dell&#8217;ascolto e l&#8217;umiltà dell&#8217;esposizione. Quando ascolto il Premier Monti, ricordo quelle due &#8220;belle teste&#8221; che incontravo a San Gallo dove tutti e tre risiedevamo. Il loden del professore, lo stesso di Barbiellini, la chiarezza ed il buon senso di don Aldo, le parole misurate e spezzate come il pane per  meglio capire e far capire gli uni agli altri. E la distanza dai vari Mastella e Cavalieri vari di cui erano<strong> ricolme le pagine dei giornali italiani </strong>che nessuno, in quella biblioteca riusciva a decodificare. Tranne quei tre italiani, che quasi ogni giorno si ostinavano a leggerli per poi discutere di altro sotto gli affreschi benedettini cupi e minacciosi che ti ricordavano assieme ai manoscritti più antichi del mondo da cui eri circondato, la tua pochezza.</p><p>Quando vedo Monti in televisione mi ricordo di loro, delle due teste aperte al mondo ed alla sua complessità; ma il giornalista ed il sacerdote non avevano mai la preoccupazione della tranquillità dei mercati, erano<strong> i destini delle persone la priorità</strong>. Quando misi in onda un&#8217; intervista sulla pace che mi rilasciò mons. Giordano, Beppe Grillo gli telefonò entusiasta, dicendo con ironia che don Aldo usava parole e marchio giusti: sempre e prima di tutto le persone.</p><p>di Massimo Pillera</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/giornalista-sacerdote/204620/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il popolo delle formiche</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/popolo-delle-formiche/202727/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/popolo-delle-formiche/202727/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Apr 2012 08:57:27 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[circuito formula 1]]></category> <category><![CDATA[costruzioni Italia]]></category> <category><![CDATA[Michael Schumacher]]></category> <category><![CDATA[Michael Schumacher Svizzera]]></category> <category><![CDATA[referendum Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202727</guid> <description><![CDATA[Leggevo un editoriale in Italia dal titolo intrigante: “E’ ora di cominciare a fare le formiche”. Certo, direi anzi che è sempre l’ora di fare le formiche. Allora è il caso di descrivere quello che è successo solo poche settimane fa in Svizzera, quando si è votato per alcuni referendum. Due di questi in particolare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Leggevo un editoriale in Italia dal titolo intrigante: “E’ ora di cominciare a fare le formiche”. Certo, direi anzi che è sempre l’ora di fare le formiche. Allora è il caso di descrivere quello che è successo solo poche settimane fa in Svizzera, quando <strong>si è votato</strong> per alcuni referendum. Due di questi in particolare ci indicano la forte propensione di questo popolo, testimoniata anche da un noto spot pubblicitario, ad investire proprio nelle formiche la propria immagine.</p><p>Il primo riguarda la limitazione a costruire seconde case o case vacanza. Un vero e proprio limite che impedisce di fatto la costruzione nelle zone di montagna e nelle valli, limitando al 20% di un Comune l’area di potenziali <strong>costruzioni</strong>. Poiché ogni Comune ha già delle seconde case, le possibilità rimanenti in tutta la Svizzera sono molto limitate. Formiche al lavoro quindi che impediscono la cementificazione del territorio già complicata in quel paese. Pensate che prima di farsi approvare un progetto per edificare, è necessario “piantare i pali”, cioè simulare ciò che verrà costruito, con dei pali che descrivono esattamente larghezza, lunghezza ed altezza del progetto. In questo modo chiunque vive nelle vicinanze può capire se la costruzione simulata da questa leggera impalcatura virtuale, può toglierti panorama, o impedirti di vedere altre case, o limitarti ore di esposizione al sole. Il cittadino quindi può impedire la realizzazione di questo progetto oppure, decidere di non ricorrere se il costruttore risarcisce l’eventuale  danno. Possono opporsi naturalmente anche organizzazioni di quartiere o associazioni che abbiano interesse culturale a mantenere un assetto <strong>panoramico</strong> storico. Insomma una Valutazione di impatto ambientale strategica affidata direttamente ai cittadini ed ai residenti della zona. Solo dopo aver superato questo test, è possibile richiedere al Comune tutte le autorizzazioni a costruire. Grazie a questo sistema, oggi esiste in Europa un territorio come l’Appenzell, che visto dall’alto appare come  enorme distesa di verde cangiante inframmezzata da cime e laghi, con qualche villaggio e casette inserite qua e là, collegata da piccole striscioline mai lineari che rappresentano le strade. Una regione dove le case sembrano quelle delle favole, poiché le abitazioni non superano l’altezza di un metro e ottanta centimetri (per esigenze di riscaldamento e non spreco energetico). Un posto dove anni fa il megacampione di Formula 1, Michael Schumacher,  voleva costruire una villa con annesso <strong>circuito</strong> di prova per auto e dopo aver “piantato i pali” fu costretto a scappar via perché altrimenti il popolo li avrebbe piantati chissà dove.</p><p>Eppure la costruzione avrebbe comportato interessanti investimenti, indotto turistico, esposizione mediatica (pensate alla villa di Clooney sul lago di Como), a fronte di un raro disagio dal suono “roarr” che il pilota avrebbe provocato durante le sue poche <strong>permanenze</strong> nel luogo. Invece niente, nonostante il clamore austro-elvetico sulla vicenda il Campione non riuscì ad ottenere alcuna autorizzazione. Gli appenzellesi difesero il silenzio e l’aria pulita di quei luoghi, come i loro antichi parenti. Ancora oggi per tradizione, in Aprile, le votazioni cantonali ed i referendum si tengono nella piazza all’aperto e per alzata di mano, anzi di spadino.</p><p>L’altro referendum delle formiche svizzere era sulla possibilità di ottenere due settimane in più di ferie all’anno. A chi non piacerebbe? Al popolo svizzero. Il 66% della popolazione ha votato no alla proposta rifiutando l’idea di avere più ferie. Questo perché, avendo più periodi di ferie e non potendo modificare la produttività, gli svizzeri hanno pensato che sarebbero aumentati i<strong> ritmi </strong>di lavoro in maniera stressante, per cui meglio lavorare per più tempo con meno stress che lavorare meno ma male. Con il referendum il popolo ha deciso quindi: lavorare meglio, costruire meno. Bizzarre queste formiche!</p><p><em>di Massimo Pillera</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/popolo-delle-formiche/202727/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La democrazia nel carrello della spesa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/democrazia-carrello-della-spesa/201605/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/democrazia-carrello-della-spesa/201605/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Apr 2012 08:14:47 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[marchionne]]></category> <category><![CDATA[Migros]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category> <category><![CDATA[Ubs]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201605</guid> <description><![CDATA[La grande M arancione troneggia sul blocco squadrato della costruzione per farsi notare. Certifica la sua presenza in ogni città e gareggia per numero con le tre chiavi incrociate a lettere rosse dell&#8217;Ubs. I due simboli antitetici, le due facce della stessa medaglia Svizzera. Rimasi impressionato, le prime volte da quella M che mi ricordava...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La grande M arancione troneggia sul blocco squadrato della costruzione per farsi notare. Certifica la sua presenza in ogni città e gareggia per numero con le tre chiavi incrociate a lettere rosse dell&#8217;Ubs. I due simboli antitetici, le <strong>due facce della stessa medaglia Svizzera</strong>. Rimasi impressionato, le prime volte da quella M che mi ricordava certe facciate a me note e che osservavo con il rigetto proprio di un figlio di partigiano. Mio padre mi spiegava che la M si ritrovava come marchio del dittatore in tutti i palazzi che costruiva. Ma quella arancione della <strong>Migros</strong> testimonia un certo &#8220;similsocialismo&#8221; elvetico.</p><p>In questi giorni, da uno studio del GfK che analizza la reputazione delle ditte svizzere sui parametri della sostenibilità, la grande M risulta essere la prima ditta svizzera. La più amata dagli svizzeri, potremmo dire, la migliore a livello sociale, ecologico ed economico. Supera la famosa ditta di orologi Swatch e la più nota cioccolateria Lindt che occupano rispettivamente il 2° e 3° posto. Quando ci entravo le prime volte, mi stupivo di questa regola: alla Migros <strong>non si vendono alcolici e sigarette</strong>, per espressa scelta dei fondatori. Inoltre tutti i profitti sono investiti nelle Klubeschule Migros (simili alle tedesche Volkschule, Scuole del popolo). Difficile parlarne all&#8217;italiana, ma questa grande catena di supermercati, è diventata col tempo una potenza anche nel campo della formazione. Le sue scuole del popolo sono grandi centri modernissimi collocati vicino alle stazioni ferroviarie di ogni città. Offrono corsi di ogni tipo a prezzi contenuti e sono frequentate da svizzeri e stranieri che possono imparare le lingue, l&#8217;informatica più avanzata, lo yoga, le arti marziali. Insomma di tutto; ci sono corsi di cucina e anche quelli per fare i pacchetti regalo con precisione, infiocchettati elegantemente. Insomma una Università popolare con infrastrutture che farebbero impallidire la Bocconi e che è sempre comodamente raggiungibile con i mezzi pubblici. Poi ci sono i <em>self service </em>presenti in tutti i centri M, frequentati da pensionati e giovani che si nutrono quotidianamente a prezzi da Camera dei Deputati (prima dei ritocchi), grazie a mamma Migros.</p><p>Insomma una realtà dinamica ed inimmaginabile, sempre in attivo, con i prezzi che tendono a diminuire grazie alla competitività con la Coop che vende alcolici e tabacchi. La M continua invece, quasi religiosamente, a ritenere che questi prodotti sono dannosi per la salute dei consumatori continuando a rifiutarsi di venderli per motivi etici, anche se a due passi ci sono i Kiosk nei quali ci si può rifornire di questi prodotti per avvelenarsi liberamente. Ovviamente superfluo segnalare che tutto il commercio equo e solidale planetario usufruisce di fondi Migros per progetti legati alla organizzazione Max Havelaar che ha il vantaggio di fornire tutta la catena di prodotti bio al giusto prezzo e senza sfruttare i produttori. Incredibile ma è così. Ovviamente c&#8217;è anche la Banca Migros, i distributori di carburante M con prezzi concorrenziali, la spesa a domicilio per anziani e le Migros mobili, dei camper con le merci che salgono fin nei più sperduti villaggi di montagna a vendere mercanzie; le stesse che trovi nel centro di Zurigo. Quindi un modello di impresa, senza profitti, che occupa in Svizzera (in proporzione al numero di abitanti) lo stesso numero di addetti della Fiat più tutte le banche italiane messe insieme, e che non ha mai usufruito di un contributo pubblico da parte dello Stato.</p><p>Quel che mi dispiace è, che nonostante risieda in Svizzera e faccia la spesa alla Migros, l&#8217;intelligente e creativo <strong>Mr. Marchionne</strong> non si sia mai accorto di questo fenomeno di impresa. Forse è stato più attento nel capire l&#8217;altra faccia della medaglia, quella delle chiavi incrociate con la scritta rossa Ubs, del cui consiglio di amministrazione ha sempre fatto parte.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/democrazia-carrello-della-spesa/201605/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Razzi, un deputato sperduto in Rete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/camera-chat-single/200406/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/camera-chat-single/200406/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Mar 2012 11:03:30 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Antonio Razzi]]></category> <category><![CDATA[Camera.it]]></category> <category><![CDATA[giochi online]]></category> <category><![CDATA[incontri online single]]></category> <category><![CDATA[iPad]]></category> <category><![CDATA[onorevole Antonio Razzi]]></category> <category><![CDATA[pagina web Camera dei deputati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200406</guid> <description><![CDATA[La credibilità delle Istituzioni a volte è messa in crisi anche da disattenzioni. Viaggiando in rete sul sito della Camera dei deputati ci si imbatte in amare sorprese. Tu cerchi i resoconti delle attività dei deputati, e ti imbatti nella vendita online di chat per single o altre amenità. Capita soprattutto a chi vive all’estero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La credibilità delle Istituzioni a volte è messa in crisi anche da<strong> disattenzioni.</strong> Viaggiando in rete <a href="http://www.camera.it" target="_blank">sul sito della Camera dei deputati</a> ci si imbatte in amare sorprese. Tu cerchi i resoconti delle attività dei deputati, e ti imbatti nella vendita online di chat per single o altre amenità.</p><p>Capita soprattutto a chi vive all’estero e non può che cercare in rete le notizie sulle attività dei Parlamentari eletti all’estero. E così può capitare di cercare sul sito istituzionale della Camera, nella scheda del Deputato <a href="http://www.camera.it/29?shadow_deputato=301498" target="_blank">Antonio Razzi</a>, noto per aver votato con Scillipoti il governo Berlusconi il 14 dicembre 2010, notizie sulla sua <strong>attività parlamentare</strong> trovandoci dell’altro. Infatti cliccando nella finestra sito personale del deputato uno immagina di trovarci notizie, newsletter o altre indicazioni riguardanti i suoi rapporti con gli elettori.</p><p>Invece no…Una schermata ti da il “benvenuto nel sito dell’on. Antonio Razzi”, ti invita ad entrare, mentre sotto una scritta gialla di avverte: cliccando qui si esce dal sito della Camera dei Deputati, nel senso che fin li sei in zona Istituzionale dopo..non si sa. Infatti chi <a href="http://www.antoniorazzi.org/" target="_blank">clicca l’entrata</a> ha una <strong>sorpresa</strong>: vuoi giocare gratis? Goditi il famoso passatempo online ora  anche in rete da casa tua. E fin qui tutto torna, nel senso che vi potrebbe essere una coerenza indiretta con quelle immagini che abbiamo visto di parlamentari in aula che giocano sull&#8217;iPad, si può anche intuire una virtuale coerenza indiretta nell’appello all’invito a visitare il reparto Giochi di prestigio..Cilindromagico stupisci i tuoi amici con giochi di prestigio in omaggio.</p><p>Ma si fa difficoltà a capire come mai, dal sito della Camera si giunge, indirettamente ad una chat per <strong>single</strong>.  Probabilmente si tratta di una casualità di cui  sarà vittima lo stesso Razzi, o un caso di omonimia? Oppure siamo di fronte ad un altro sosia..Scillipoti docet.</p><p><em>di Massimo Pillera</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/camera-chat-single/200406/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italiani all&#8217;estero,  tasse a consumo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/italiani-allestero-tasse-consumo/197750/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/italiani-allestero-tasse-consumo/197750/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 09:05:19 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[pagamento Tarsu]]></category> <category><![CDATA[smaltimento rifiuti]]></category> <category><![CDATA[Svizzera smaltimento rifiuti]]></category> <category><![CDATA[tarsu]]></category> <category><![CDATA[tassa sui rifiuti]]></category> <category><![CDATA[tasse italiani all'estero]]></category> <category><![CDATA[tasse sulla casa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197750</guid> <description><![CDATA[Finalmente una buona notizia. Il Governo italiano ha approvato un ordine del giorno presentato dal deputato eletto all&#8217;estero Franco Narducci, che consente, in accordo con i Comuni, di praticare una riduzione della Tarsu per gli italiani residenti all&#8217;estero. La notizia ha una enorme ricaduta nel complesso mondo degli italiani che vivono e lavorano fuori dai...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente una buona notizia. Il Governo italiano ha approvato un ordine del giorno presentato dal deputato eletto all&#8217;estero Franco Narducci, che consente, in accordo con i Comuni, di praticare una riduzione della Tarsu per gli italiani <strong>residenti all&#8217;estero</strong>. La notizia ha una enorme ricaduta nel complesso mondo degli italiani che vivono e lavorano fuori dai confini nazionale, ma conservano una propria abitazione <strong>in Italia</strong>.</p><p>E&#8217; da anni che gli italiani richiedono una riduzione, poiché di fatto non costituiscono un costo utilizzando solo per pochi mesi all&#8217;anno la loro abitazione in patria. La notizia ha dello straordinario, poiché, essendo stata approvata nel decreto legge n.2 del 25 gennaio 2012 recante norme straordinarie in materia ambientale, costituisce un precedente che lega una tassa al concreto livello di <strong>consumo del servizio</strong>. E non poteva che essere un deputato eletto in Svizzera come Narducci a far passare questo messaggio, che cerca di esportare una delle pratiche migliori al mondo sullo smaltimento dei rifiuti: il modello elvetico. Infatti Narducci conosce bene il sistema adoperato in Svizzera, che oltre ad avere il più alto tasso di differenziata, stimola stili di vita e comportamenti virtuosi nei cittadini che pagando a consumo, riducono notevolmente la quantità di <strong>rifiuti quotidiani</strong>.</p><p>Il fatto di aver legato la richiesta di riduzione di una tassa all&#8217;effettivo utilizzo del servizio crea un meccanismo giuridico virtuoso che porta tutti gli elementi istituzionali coinvolti nel sistema smaltimento dei rifiuti, ad agire in direzione di una riduzione/risparmio, fino ad arrivare a modelli all&#8217;avanguardia come appunto quello Svizzero. L&#8217;importanza dell&#8217;atto è nel chiedere di legare la Tassa Comunale al concreto utilizzo dello smaltimento dei rifiuti. Quindi i comuni potrebbero far scattare meccanismi di elaborazione tariffaria legati al consumo: un pensionato produce una quantità di rifiuti minore rispetto ad un ristorante ad esempio; un nucleo familiare di quattro persone produce più rifiuti rispetto ad un nucleo di due persone.</p><p>Insomma, questo precedente che è un atto di giustizia storico verso gli italiani all&#8217;estero che da anni invocano questo meccanismo, può determinare molti comuni a slegarsi dalla tariffazione piatta del &#8220;tutti pagano allo stesso modo&#8221;, per consentire un modello &#8220;ognuno paga per quel che consuma&#8221;, che consentirebbe un atteggiamento più virtuoso nella popolazione incentivata a differenziare maggiormente ed a ridurre la quantità di rifiuti. Ovvio che si impone la creazione di <strong>meccanismi organizzativi</strong> per rendere questa tassazione premiale efficace. Spazi ad esempio, nei supermercati per liberarsi alla fonte degli involucri, differenziata porta a porta, sacchetti modulari a peso acquistabili per smaltimenti calendarizzati. Insomma un modello moderno, che consenta risparmi e ristori ambientali notevoli. Questo primo passo  di legare la Tarsu al concreto utilizzo del servizio, può fare da apripista. A volte basta guardarsi un po&#8217; attorno per scoprire che a pochi passi dalla propria casa problemi vissuti come drammatici, si potrebbero risolvere scardinando blocchi giuridici ossificati. Narducci, che secondo openpolis è il terzo deputato con maggiore produttività (il primo tra gli eletti all&#8217;estero), evidentemente non ha interpretato questa fase parlamentare come &#8220;la ricreazione&#8221;; ha raggiunto un piccolo <strong>risultato di settore</strong>, probabilmente trovando nel governo tecnico una sensibilità inedita fino ad oggi. Gli altri, adesso, trovino la strada tecnica, per raggiungere un risultato più generale.</p><p><em>di Massimo Pillera</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/italiani-allestero-tasse-consumo/197750/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quando il popolo dice NO</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/quando-popolo-dice/195420/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/quando-popolo-dice/195420/#comments</comments> <pubDate>Sun, 04 Mar 2012 09:13:11 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Alptransit]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category> <category><![CDATA[territorio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195420</guid> <description><![CDATA[A volte il popolo è testardo. 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Una strada senza aree di servizio, a due corsie, simile a  una provinciale, ovviamente con ottimo asfalto e segnalazioni e tanti, tanti radar che obbligano a una velocità di 80 km all&#8217;ora.</p><p>Se qualcuno, si rifiuta di mettersi in coda al Gottardo o non ama attraversare 24 Km di tunnel, non ha scelta: attraversa Ticino, Grigioni, passa per il tunnel del San Bernardino e scende nella valle del Reno che percorre fino al Bodensee. Solo due aree di servizio a valle nelle terre di Heidi a Nord e giù a Bellinzona a Sud. Il resto, come da decenni, solo strada a due corsie, scortata da boschi meravigliosi e fiumi che ora salgono e ora scendono cambiando i colori delle acque in ogni stagione.</p><p><strong>Uno si chiede, ma questi svizzeri non potevano allargare la strada, farne un&#8217;autostrada?</strong> Avrebbero consentito un transito più veloce facendo risparmiare un&#8217;ora ai tanti viaggiatori che scelgono quest&#8217;asse piuttosto che quella centrale del Gottardo. Invece no. Hanno lasciato la strada insistere su un percorso tracciato nei secoli scorsi e non hanno modificato un bel niente. Ma chi? Le popolazioni dei Grigioni che in diverse generazioni hanno impedito qualsiasi variazione di tracciato. Men che mai sono stati consenzienti a trasformare quella che, formalmente si chiama autostrada, ma di fatto è una normale strada a due sensi. Anche allora dicevano ai grigionesi: &#8220;ma ci sarà più sviluppo, posti di lavoro, modernizzazione, non si può lasciare un&#8217;intera Regione con queste strade, ci vuole troppo tempo per attraversare la Svizzera.&#8221; Niente, opposizione totale di tutte le Istituzioni locali, Comuni, villaggi, Comunità montane. La strada del San Bernardino è ancora così, e quando il tunnel è in manutenzione ti deviano sulla via Mala, che sembrerebbe una condanna, invece <strong>ti appare un incantesimo</strong>, con le sue cascate, i dirupi e i torrenti. Se ti fermi a mangiare in un locale nei pressi di un lago che d&#8217;inverno è ghiacciato, puoi mangiare una ricetta locale da brivido: marmotta in salmì. Uno si chiede ancora: ma che arretratezza, strade ferme a cinquant&#8217;anni fa, bloccate da conservatori estremisti che mangiano all&#8217;antica e vestono con gli abiti degli Schutzen.</p><p>Non ci sono insegne che indicano località se non quelle dei villaggi sui bordi. Ma di che vivono questi qui&#8230;? Bene, basta conoscere alcune delle località che si possono raggiungere in inverno ed in estate, passando esclusivamente da questa strada rimasta immutata e che appartengono al cantone dei Grigioni: St. Moritz, Pontresina, Davos, Arosa, Landquark, Scuol, Sils Maria. Luoghi noti, dove addirittura si tengono i summit mondiali più importanti, e che in tutte le stagioni hanno il pieno di turisti e visitatori che giungono da tutto il pianeta. Certo, <strong>passando per una strada non moderna a causa della dura opposizione dei grigionesi</strong>. Non so voi, ma io che ho attraversato per quindici anni quella strada resto ogni volta stupefatto dalla forza di volontà di quel popolo che alla fine ha avuto ragione.</p><p>Oggi sul tracciato del San Gottardo hanno realizzato una grande opera simile alla Tav Torino Lione, l&#8217;<strong>Alptransit</strong>, ma hanno progettato l&#8217;infrastruttura su un tratto già compromesso e che non modifica alcuno stato dei luoghi preesistenti. In Svizzera, nelle valli e nelle zone alpine sapientemente traforate, ricucite e salvaguardate, tutto è come prima, placido come nella Koinè di Kurosawa, e dai masi osservano lo sviluppo intervenire prepotente, perchè da tutto il mondo giungono turisti che vogliono godersi panorami antichi e sensazioni ormai perse nella folle velocità con cui gira il mondo. Ma per entrare devono farlo a velocità bassa, anzi sostenibile.</p><p>di Massimo Pillera</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/quando-popolo-dice/195420/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La lingua degli ulivi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/lingua-degli-ulivi/194541/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/lingua-degli-ulivi/194541/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 09:10:25 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[immigrati]]></category> <category><![CDATA[italiani all'estero]]></category> <category><![CDATA[Italiano]]></category> <category><![CDATA[lingua]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194541</guid> <description><![CDATA[La portata della crisi ha sicuramente dimensioni transnazionali, ma per gli italiani all&#8217;estero rischia di diventare drammatica. Si respira un clima strano tra le famiglie, che sembra ribadire la scelta del &#8220;non tornare&#8221;. Da un valente scrittore albanese, appresi questa consuetudine di definire la migrazione suddivisa in tre scelte: &#8220;va e torna subito&#8221;; &#8220;va e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La portata della crisi ha sicuramente dimensioni transnazionali, ma per gli italiani all&#8217;estero rischia di diventare drammatica. <strong>Si respira un clima strano </strong>tra le famiglie, che sembra ribadire la scelta del &#8220;non tornare&#8221;. Da un valente scrittore albanese, appresi questa consuetudine di definire la migrazione suddivisa in tre scelte: &#8220;va e torna subito&#8221;; &#8220;va e torna dopo molto tempo&#8221;; &#8220;va e non torna&#8221;. Il mio giovane amico di Tirana Ron Kubati, mi spiegava che erano i tre modi di interpretare la migrazione del popolo albanese in fuga dal paese delle aquile negli anni &#8217;90. Anche tra gli italiani all&#8217;estero questa regola universale delle migrazione <strong>ha la sua valenza</strong>. In ogni generazione prevale l&#8217;una o l&#8217;altra a seconda delle circostanze.</p><p>Bene, <strong>questa è l&#8217;epoca del &#8220;va e non torna&#8221;</strong>, nel senso che il convincimento di non rientrare più in Italia si fa sempre più forte. Motivi? La crisi, che mostra un&#8217;Italia sempre più insicura in settori fondamentali come la sanità e la scuola, e la consapevolezza che sarà sempre più difficile assicurare il lavoro ai propri figli. Su questi aspetti la sensibilità di chi vive e lavora all&#8217;estero è particolarmente elevata, poiché nel progetto del viaggio di migrazione ogni individuo tiene conto di questi fattori fondamentali. Quindi l&#8217;idea di non tornare si fa strada nelle giovani generazioni che tendono ad integrare maggiormente i propri figli in Svizzera o nelle società dei paesi ospitanti. In Svizzera ciò significa concentrare l&#8217;attività dei propri figli nella lingua del posto attraverso le strutture scolastiche elvetiche.</p><p><strong>Coincidono, a questo punto, due fenomeni</strong>: l&#8217;abbandono dell&#8217;italiano che da anni le autorità elvetiche programmano nelle scuole in favore dell&#8217;inglese; i drastici tagli dettati da anni di governo Berlusconi ed aumentati per via della crisi dal governo Monti in favore della promozione della lingua e cultura italiana all&#8217;estero. L&#8217;insegnamento dell&#8217;italiano era generalmente garantito dallo Stato italiano attraverso i corsi di lingua e cultura a cui partecipano di diritto tutti i ragazzi italiani in età di obbligo scolastico. Due ore a settimana di corso, che per almeno 20 anni hanno garantito l&#8217;apprendimento dell&#8217;italiano e della cultura italiana ai nostri ragazzi che vivono in Svizzera. Con la crisi e i tagli del 50% dei contributi sui capitoli destinati a ciò, dal prossimo settembre chiuderanno molti di questi corsi e alle famiglie, già orientate al &#8220;non tornare&#8221;, non resterà più alcuna possibilità di far apprendere l&#8217;italiano ai propri figli.</p><p>Un italiano all&#8217;estero che cresce e matura la propria personalità senza la conoscenza della propria lingua e la propria cultura, ha poche possibilità di riuscire ad evidenziare il suo talento. Nello stesso tempo si spegne in lui quella capacità di essere naturale e capillare diffusore del made in Italy. Mi ricordo Sofia che a 13 anni faceva più di 12 chilometri per raggiungere dal suo paesino la scuola dove si &#8220;imparava a essere italiani&#8221;. La mamma, traduttrice presso una grande azienda, gli aveva sempre detto che era importante, perchè quando sarebbero tornati in Italia il tedesco o l&#8217;inglese sarebbero serviti a poco, e in Svizzera l&#8217;italiano le aveva garantito un ottimo lavoro nella sua azienda. Sofia si recava in bicicletta a scuola con una costanza e precisione tipica di chi frequenta scuole elvetiche. Aveva la consapevolezza che quei chilometri facevano parte del <strong>lungo viaggio verso il futuro</strong>. Insomma un italiano senza l&#8217;italiano è un cittadino senza radici; è come quegli ulivi secolari che osserviamo all&#8217;estero  abbellire luoghi per donar loro la mediterraneità, trapiantati dalle terre di Puglia e di Sicilia, contrabbandati o rubati per essere venduti a caro prezzo. Sì, gli italiani,  proprio come quegli ulivi. Belli ma tristi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/lingua-degli-ulivi/194541/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Assicurazioni, siamo uomini o numeri?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/uomini-numeri/192152/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/uomini-numeri/192152/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Feb 2012 10:02:03 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[assicurazioni]]></category> <category><![CDATA[Discriminazione]]></category> <category><![CDATA[nazionalità]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192152</guid> <description><![CDATA[A volte le discriminazioni razziali hanno modi subdoli di manifestarsi. E&#8217; il caso delle assicurazioni in Svizzera che applicano prezzi diversi a seconda della cittadinanza. Le tariffe per la polizza di responsabilità civile, risultano essere differenziate per gli stranieri: uno svizzero paga circa 539.20 franchi, un italiano 579 franchi, un turco 887.10. A gruppi di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A volte le discriminazioni razziali hanno modi subdoli di manifestarsi. E&#8217; il caso delle <strong>assicurazioni in Svizzera</strong> che applicano prezzi diversi a seconda della <strong>cittadinanza</strong>. Le tariffe per la polizza di responsabilità civile, risultano essere differenziate per gli stranieri: uno svizzero paga circa 539.20 franchi, un italiano 579 franchi, un turco 887.10. A gruppi di altre nazionalità va anche peggio. Ovviamente parliamo di tariffe su una assicurazione obbligatoria per la guida di autoveicoli, senza la quale in Svizzera non è possibile circolare.</p><p>Ma in questi giorni è nato un comitato che ha cominciato a raccogliere firme per una petizione (a cui possono aderire solo cittadini residenti in Svizzera) da inviare al Governo Svizzero affinchè intervenga evitando questa<strong> velata forma di razzismo</strong>. Le motivazioni dei responsabili delle assicurazioni sono legate alle statistiche: &#8220;gli stranieri fanno più incidenti, per cui le tariffe sono più alte&#8221;. Ma non furono proprio le statistiche e la moderna scienza dei numeri legati all&#8217;eugenetica a provocare i disastri del razzismo ad inizio secolo? Se qualcuno ha avuto modo di assistere allo spettacolo teatrale di Paolini <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2011/01/12/il-26-gennaio-marco-paolini-torna-su-la7/86051/" target="_blank">&#8220;<strong>Ausmerzen</strong>&#8220;</a> (sopprimere, cancellare) troverà molte conferme.</p><p>Si comincia sempre dalle <strong>velate sottolineature di una differenza</strong> comportamentale, o fisica, sia essa determinata dal colore della pelle o dalla guida dei veicoli, e poi si finisce nel vortice della ricerca della perfezione. I numeri, le statistiche forniscono i facili alibi ed allora si giustifica prima una differenza tariffaria e poi&#8230;Questa volta però, non si tratta di propaganda politica, di manifesti con corvi neri, pecore nere o &#8220;ratti&#8221;, cui ci hanno abituato alcune minoranze xenofobe in periodi di campagna elettorale nel paese elvetico. Questa volta si tratta di discriminazioni effettuate<strong> sulla base della nazionalità</strong> su disposizioni di legge obbligatorie.  Il governo determina l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;assicurazione di responsabilità civile; i privati, le assicurazioni offrono contratti su tariffe differenziate per etnia, sotto gli occhi di tutti, governo compreso.</p><p><strong>L&#8217;imbarazzo delle assicurazioni </strong>si è manifestato in questa risposta: &#8220;se la petizione avrà successo siamo disposti a rimborsare i clienti&#8221;. E&#8217; singolare, comunque, che in questo caso gli italiani, dai quali è partita la petizione sono i più fortunati, perchè meno penalizzati, e si assiste al fatto che nelle coppie miste, si assicura l&#8217;auto in base alla cittadinanza &#8220;più economica&#8221;. Spesso accade che stranieri richiedano la cittadinanza italiana, per non dover subire le<strong> molte penalizzazioni legali </strong>che si subiscono essendo brasiliani, piuttosto che turchi o del Kossovo.</p><p>La petizione viaggia tra i cittadini e le associazioni di stranieri in Svizzera e si aspetta un <strong>pronunciamento delle autorità governative</strong> sul caso. Non è pensabile che le statistiche impongano differenze, in qualsiasi democrazia che possa definirsi tale, anche perché di fatto gli individui che hanno maggiore frequenza negli incidenti già pagheranno maggiorazioni e salti di categoria premiali, ed il sistema così ha un senso logico. Chi sbaglia paga. Ma in questo modo, se sei straniero paghi su una tariffa già maggiorata una ulteriore maggiorazione. Insomma paghi per il colore del tuo passaporto. Tra uomini e numeri, quando si scelgono i numeri, si addensano nubi che prima o poi rilasceranno piogge velenose.</p><p>di Massimo Pillera</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/uomini-numeri/192152/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Paradiso? No, un condominio svizzero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/il-paradiso-no-un-condominio-svizzero/190908/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/il-paradiso-no-un-condominio-svizzero/190908/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Feb 2012 09:50:34 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[condominio]]></category> <category><![CDATA[militarizzazione]]></category> <category><![CDATA[servizi]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190908</guid> <description><![CDATA[La mia prima impressione della Svizzera è stata quella di trovarmi di fronte a un Paese del socialismo reale. Sembra un paradosso, ma i fatti sono evidenti. La prima cosa che colpisce sono gli appartamenti nei condomini. Tutte le famiglie che vi abitano hanno dei luoghi con servizi collettivi. Nei piani sotterrati vi sono le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La mia prima impressione della <strong>Svizzera </strong>è stata quella di trovarmi di fronte a un Paese del socialismo reale. Sembra un paradosso, ma i fatti sono evidenti. La prima cosa che colpisce sono gli appartamenti nei condomini. Tutte le famiglie che vi abitano hanno dei luoghi con <strong>servizi collettivi</strong>.</p><p>Nei piani sotterrati vi sono le <strong>lavanderie</strong>, ovvero dei posti con una grande lavatrice e asciugatrice, che viene utilizzata da tutti i residenti del palazzo con un calendario settimanale predefinito. L&#8217;uso è a consumo e dei sistemi elettronici stabiliscono quanto paga un utente piuttosto che un altro grazie a degli aggeggi in possesso di ogni famiglia che si utilizzano per azionare questi elettrodomestici collettivi. Generalmente è anche possibile avere una lavatrice in casa, ma non è l&#8217;abitudine di tutti.</p><p>Ogni appartamento poi, ha la cucina e il bagno <strong>già arredato</strong>. Quindi in un palazzo tutte le case hanno lo stesso bagno e la stessa cucina, con gli stessi elettrodomestici: frigoriferi, piani cottura, lavastoviglie. Cambiano, ma relativamente, i tendaggi, o gli addobbi. Entrando alcuni giorni fa nella casa di un mio amico, gli ho detto: &#8220;Ma è identica alla nostra casa&#8221;. In effetti di identico aveva solo cucina, parquet, bagni e veranda, ma l&#8217;impressione era di sentirti in un posto già vissuto.</p><p>In ogni condominio, al piano terra vi è una stanza comune per le biciclette, una per eventuali feste di compleanno e all&#8217;esterno l&#8217;immancabile <strong>parco giochi </strong>per i bambini. Sì, avete capito bene: uno per ogni palazzo, al quale si aggiunge quello più grande presente in ogni gruppo di palazzi e quello più grande del quartiere, e infine quelli più grandi cittadini.</p><p>Nelle costruzioni più moderne, i garage prevedono anche la possibilità di essere utilizzati come <strong>sito antiatomico</strong> o di emergenza anticatastrofe. L&#8217;ho scoperto brutalmente la prima volta quando, scendendo con le mie bambine in garage per prendere l&#8217;auto, vi ho trovato schierato un intero plotone dell&#8217;esercito. Mi sono chiesto: &#8220;Che ho fatto?&#8221; Molto gentilmente mi hanno detto che erano in piena esercitazione antiatomica e di protezione civile. Che spettacolo trovarsi l&#8217;esercito in garage in pieno assetto operativo, mentre fuori c&#8217;è bel tempo e un silenzio irreale. Bene, ogni anno è così, ovviamente nelle costruzioni nuove e ampie.</p><p>Poi ti capita  spesso, almeno una volta all&#8217;anno, di incontrare sotto casa i Vigili del Fuoco: anch&#8217;essi per simulazioni ed esercitazioni. I tuoi figli poi, sono ogni anno prelevati dalla Polizia per seguire in una giornata<strong> lezioni di attraversamento delle strade</strong> sulle strisce pedonali e <strong>guida in bicicletta</strong> per la città in percorsi militarizzati all&#8217;uopo come se dovesse arrivare in quel luogo il presidente degli Stati Uniti, e invece ti vedi arrivare ragazzini in bici con casco e segnalatori ottici. Difficile che una società con queste consuetudini sia colta di sorpresa da una nevicata anomala.</p><p>Ma la cosa più straordinaria e socialista è la <strong>chiave</strong>. Sì, quando prendi una casa in affitto ti consegnano la chiave. Una sola e due doppioni. Quella chiave apre la porta di casa, il portone, il garage, la cantina, la buca delle lettere, il box dove tenere gli attrezzi. Una sola chiave per tutto. Inutile provare ad aprire con quella chiave la porta del vicino&#8230; è impossibile. E&#8217; una chiave intelligente, unica e allo stesso tempo collettiva per i servizi in comune.</p><p>Uno pensa: &#8220;Ma ci vuole un amministratore efficiente per reggere un condominio del genere?&#8221; Sì, effettivamente quello dell&#8217;<em>Hauswart</em> (portiere del palazzo), è un mestiere importante per cui ci vuole una formazione particolare, perchè gestisce tutto il sistema di vita di uno stabile. Ma pensate, <strong>senza le riunioni di condominio</strong>. Da allora ho sempre pensato che la società ideale è quella dove esistono le regole, tutti le rispettano e non ci sono le riunioni di condominio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/il-paradiso-no-un-condominio-svizzero/190908/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La ragnatela multinazionale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/ragnatela-multinazionale/189298/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/ragnatela-multinazionale/189298/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Feb 2012 10:35:54 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[capitalismo finanziario]]></category> <category><![CDATA[multinazionali]]></category> <category><![CDATA[Politecnico federale di Zurigo]]></category> <category><![CDATA[rapporto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189298</guid> <description><![CDATA[Zurigo. Una rete di multinazionali determina i nostri destini. E&#8217; quanto emerge da un rigoroso studio del Politecnico federale di Zurigo. Il rapporto, pubblicato nella rivista ScienceNews, identifica per la prima volta la &#8220;cupola&#8221; delle multinazionali che regge le sorti economiche del pianeta. E&#8217; interessante notare gli incroci che coinvolgono circa 43.060 multinazionali, che attraverso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Zurigo. Una rete di multinazionali determina i nostri destini. E&#8217; quanto emerge da un rigoroso <a href="http://arxiv.org/abs/1107.5728" target="_blank">studio</a> del Politecnico federale di Zurigo. Il rapporto, pubblicato nella rivista <em>ScienceNews</em>, identifica per la prima volta la <strong>&#8220;cupola&#8221; delle multinazionali </strong>che regge le sorti economiche del pianeta. E&#8217; interessante notare gli incroci che coinvolgono circa 43.060 multinazionali, che attraverso formule di presenza azionaria e partecipativa che sfugge a qualsiasi regola, condizionano le economie degli Stati e determinano i destini delle Comunità.</p><p><strong>Il carattere sovranazionale</strong> permette loro di agire sui mercati con l&#8217;unico scopo di determinare vantaggi verso la centrale di comando. Si tratterebbe di 147 multinazionali che hanno il controllo totale delle finanze del pianeta. Il sistema di interconnessione tra le varie società analizzato con criteri scientifici ha consentito agli studiosi di Zurigo di individuare una <strong>Top list </strong>nella quale figurano i due gruppi bancari UBS AG e Credit Suisse, rispettivamente al 9° ed al 14° posto. Insomma lo studio descrive un sistema complesso nel quale il dominio di queste 147 multinazionali, fondandosi sulla loro interdipendenza allo stesso tempo ne garantisce la sopravvivenza <strong>al di sopra degli Stati e delle stesse regole</strong>. In questi giorni l&#8217;antitrust elvetico che vigila sulla concorrenza, ComCom, ha messo sotto accusa un cartello di banche e gruppi finanziari che avrebbero predeterminato i prezzi di scambio favorendo attività speculative. Ovviamente molti appartenenti a questo cartello fanno parte della lista di colossi finanziari. Sono solo i primi indizi, ma l&#8217;inchiesta si ripromette di mettere alla luce questi scambi informativi anomali.</p><p>La lista spiega meglio di ogni altra analisi quanto sia debole lo spazio di azione della politica rispetto alla forza nel mercato di gruppi finanziari coordinati. In cima alla lista spicca la presenza di <strong>Barclays</strong>, che ha avuto il premio <em>Pubblic Eye Award</em> nell&#8217;edizione 2012 per aver sfruttato al massimo i produttori di soia, mais e frumento &#8220;arricchendosi alle spalle dei poveri&#8221;. Il premio è organizzato da Greenpeace e &#8220;Dichiarazione di Berna&#8221; una organizzazione non governativa svizzera. Seguono le statunitensi  Capital Companies degli Stati Uniti e  FMR Corporation. Inoltre è indicativo che <strong>oltre 40 multinazionali sulle prime 50 siano tutte a carattere finanziario</strong>.</p><p>Il &#8220;cartello delle 147 multinazionali&#8221; non è detto, recita il rapporto, che sia frutto di &#8220;una cospirazione&#8221;, ma potrebbe trattarsi di un <strong>naturale sviluppo macroeconomico</strong>. Certo scorrendo la lista ci si accorge che la &#8220;mano invisibile del mercato&#8221;, apparirebbe un po&#8217; troppo intuitiva. La lettura del rapporto, che per la prima volta individua i protagonisti di questo capitalismo finanziario sregolato, ha spinto diverse personalità nel mondo dell&#8217;economia a richiedere una adeguata regolazione transnazionale. Ma come osserviamo in questo periodo, appena si solleva qualche voce autorevole in questa direzione, immediatamente gli Stati ed i loro governi sono costretti a rincorrere emergenze finanziarie determinate da drammatiche cadute in borsa. Spesso anche in maniera dissonante rispetto all&#8217;evidenza dei fatti. Finora a mettere in chiaro queste <strong>strane interconnessioni multinazionali </strong>vi è un fronte, ancora non interconnesso, di qualche associazione coraggiosa come Greenpeace, qualche movimento indignato, una autorità di garanzia, ed anche un <strong>Procuratore a Trani </strong>che ha messo in luce alcune manovre finalizzate delle agenzie di rating, ed un filosofo che svela il bello della &#8220;decrescita&#8221;. Se, come affermano in molti, la crisi finanziaria è una &#8220;guerra moderna&#8221;, non è difficile immaginare chi sia destinato a vincerla.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/ragnatela-multinazionale/189298/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L’Angelo degli italiani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/l%e2%80%99angelo-degli-italiani/187728/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/l%e2%80%99angelo-degli-italiani/187728/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:27:41 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Angelo Tinari]]></category> <category><![CDATA[FQ Zurigo]]></category> <category><![CDATA[Massimo Pillera]]></category> <category><![CDATA[Radio L'ora]]></category> <category><![CDATA[zurigo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187728</guid> <description><![CDATA[Lo vedi arrivare con un cappello imbottito con una stella nera al centro, con il quale combatte il freddo del risveglio, che a Zurigo colpisce duro. I suoi amici sono già in radio con la tazza del cafè crème lungo tra le mani e gli occhi di chi sarebbe rimasto volentieri ancora un po’ a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lo vedi arrivare con un cappello imbottito  con una stella nera al centro, con il quale combatte il freddo del risveglio, che a Zurigo colpisce duro. I suoi amici sono già in radio con la tazza del <em>cafè crème</em> lungo tra le mani e gli occhi di chi sarebbe rimasto volentieri ancora un po’ a casa. <em>“Come va?” </em>dai suoi baffi l’immancabile sorriso sembra dire <em>“Alles tip top”</em> (&#8220;Tutto bene&#8221;), ma è solo un pensiero. <strong>Angelo</strong>, da tutti chiamato Tinari col suo cognome,  dirige<strong> Radio L’ora</strong>, storica emittente popolare di Zurigo, nella quale gestisce lo spazio dedicato agli italiani ogni domenica mattina, da sempre. Perché a Zurigo quando una cosa è radicata tanto da non ricordarti la data d’inizio, è “da sempre”.</p><p>Anche l’età del Tinari è “da sempre”. Ha lavorato una vita in una fabbrica di sci, e ogni domenica, come ha sempre fatto nella vita, è in radio, dove i cinquemila italiani che lo seguono l’aspettano per lo spazio delle <strong>telefonate</strong>. Tra un pezzo  di De Andrè ed uno di Jovanotti, sempre pertinente al tema del giorno, Angelo dà vita a una trasmissione in cui si dibatte sui problemi di attualità. Le voci degli ascoltatori sono semplici e domenicali, ma quando affronta i temi legati alla “casta”, esplodono surriscaldando il telefono. Con le sue cuffie e gli occhiali alla “Geppetto” risponde o si collega con gli ospiti al talk con pazienza. Con la radio organizza viaggi, feste, incontri e l’immancabile calendario che a Zurigo va a ruba.</p><p>Giorni fa in redazione mi arriva una signora alle sei di sera (orario notturno per Zurigo) e mi chiede: <em>“Vengo da Ulster, mi avevano detto che potevo ritirare il <strong>calendario </strong>al giornale”</em>. Le chiedo perché viene da così lontano per il calendario, potevamo spedirglielo. Lei mi risponde in dialetto lucano: <em>“Mmm&#8230; senza il calendario l’anno non comincia, poi finiscono”</em>. Il calendario di Radio L’ora è più popolare di quello della Pirelli, e non ha niente di particolare. Niente foto famose, niente effetti speciali. Solo calendario, un semplice calendario con la scritta Radio l’Ora e qualche sponsor, che la radio offre ai suoi ascoltatori dopo le feste.</p><p>Tinari conosce bene la sua gente; le sue feste di fine anno hanno più di mille partecipanti e sono organizzate perfettamente. Con la lotteria popolare finanzia la Radio e tutto ciò che serve per l’intero anno. Un giorno mi mostrò una serie di  fotografie artistiche, realizzate con la sua Reflex. Erano le <strong>mani di tutti gli italiani e le italiane </strong>che aveva ritenuto interessanti. Mani pulite, mani di gente per bene, deformate, callose, piene di pieghe a volte con dita mutilate perché di operai delle falegnamerie. Mi raccontava di quelle persone senza volto, erano solo mani. Credo un’opera d’arte di infinito valore ma che ancora nessuno ha mai deciso di esporre. <em>&#8220;Forse un giorno</em> &#8211; mi diceva &#8211; <em>Ora ho da fare, devo andare in radio&#8221;</em>.</p><p>Lo potete incontrare di domenica, o in qualche conferenza stampa, il Tinari, l’italiano che <strong>rifiutò l’onorificenza di Cavaliere</strong> del Lavoro della Repubblica perché sulla pergamena c’era la firma di Gianfranco Fini, ministro degli Esteri, dicendo: <em>“Non accetto medaglie e titoli da un fascista.”</em> Gira con il registratore a tracolla e il microfono in mano, lì nel quartiere Langgasse, a Zurigo dove per gli italiani i giorni passano disegnati sul suo calendario.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/l%e2%80%99angelo-degli-italiani/187728/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italiani, le Ferrari in carne e ossa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/ferrari-carne-ossa/186391/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/ferrari-carne-ossa/186391/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:54:04 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Emigrazione]]></category> <category><![CDATA[Ferrari]]></category> <category><![CDATA[FQ Zurigo]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186391</guid> <description><![CDATA[“Ehi fratello, fatti tippare il biglietto e poi portalo che dividiamo.” A dirmelo fu Peppino, la prima volta che sedetti allo Stammtisch (tavolo tondo al centro di un bar) insieme agli operai italiani che prima di tornare a casa passavano a bere una birra al Bocciodromo di Zurigo, situato accanto al supertecnologico Stadio. Questo slang...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“Ehi fratello, fatti tippare il biglietto e poi portalo che dividiamo.”</em> A dirmelo fu Peppino, la prima volta che sedetti allo <em>Stammtisch </em>(tavolo tondo al centro di un bar) insieme agli operai italiani che prima di tornare a casa passavano a bere una birra al Bocciodromo di <strong>Zurigo</strong>, situato accanto al supertecnologico Stadio. Questo slang mi parve interessante, quasi un rap che non avevo mai udito,  ma che mi colpiva al cuore. <em>“E&#8217; passato qualche Gibò da qui, digli che sabato c’è la festa. Li aspettiamo”</em>. Gibò… mi suonava familiare. Ma certo! L’adesivo della discoteca salentina che i giovani leccesi figli di emigrati attaccavano alle macchine accanto all’adesivo tricolore. Ecco, da questo gesto identificativo era nato l’appellativo di gibò, per definire i <strong>giovani italiani</strong>. Una specie di marchio cui i ragazzi ci tenevano per distinguersi nelle affollate aggregazioni giovanili nelle notti zurighesi o nei concerti.</p><p>Insomma il mondo degli italiani all’estero e in Svizzera in particolare, ha il suo fascino che pochi conoscono, ma che contiene elementi di una creatività emozionale che in Italia si ignora e si sottovaluta. Pensate, l’organizzazione storica più radicata si chiama <strong>“Colonie Libere”</strong>, quasi a sancire col termine &#8220;colonie&#8221; una aggregazione simile ai neri d’America, e fino agli anni Settanta distribuiva nelle stazioni i giornali italiani definiti in Svizzera fogli clandestini (il quotidiano <em>L’Unità</em>).</p><p>Ogni Colonia aveva una sede e un luogo in cui gli italiani si riunivano per discutere della difesa dei loro diritti contrattuali e delle pensioni, e ancora oggi questa associazione ha numerosi iscritti e leader di cui si narrano le storie e le imprese nei bar e nei circoli. Come quella del sindacalista siciliano che da Mazzarino, portò migliaia di operai e operaie alla Frisco-Findus, dove cercavano manodopera. O del pugliese piccoletto e scuro che fece arrivare mezza popolazione di Corsano, un piccolo paese del Capo di Leuca, a invadere le fabbriche di Glarus. Quello dell’<strong>emigrazione italiana</strong> in Svizzera è uno dei più bei romanzi che soggiace nel sottobosco della letteratura orale che si tramanda di generazione in generazione e che ancora non ha trovato interpreti perché storia troppo vicina al presente.</p><p>Le Colonie libere sono ancora operanti e sono lo spazio vitale per molti che oggi, chiamandosi ancora fra di loro fratelli, perché la parola “compagni” era bandita, continuano ad amare l’Italia pur rispettando la Svizzera che ha garantito loro un futuro per se stessi e per i propri figli. Oggi i cosiddetti Gibò conoscono tre lingue, lavorano e non hanno problemi economici; sono doppi cittadini, che prendono<strong> il meglio dalle due nazionalità</strong>. Hanno la precisione Svizzera alimentata da un cuore italiano. Pensateci, ma in fondo è quello che rende le nostre Ferrari dei gioielli in tutto il mondo: il top nella precisione e nell’avanguardia tecnologica, con il cuore e la passione italiana.  Quando in Italia ci sarà più consapevolezza che all’estero ci sono non organi (a me non piace la definizione “cervelli in fuga” o “milze ai tropici”), ma uomini e donne che si muovono come tante Ferrari, forse, si potrà scrivere anche un grande romanzo sui “fratelli delle Colonie Libere”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/ferrari-carne-ossa/186391/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il palazzo magico nel centro di Zurigo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/palazzo-magico-centro-zurigo/185724/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/palazzo-magico-centro-zurigo/185724/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 Jan 2012 16:50:57 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Zurigo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Acli]]></category> <category><![CDATA[FQ Zurigo]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[Svizzera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185724</guid> <description><![CDATA[Quando si ha voglia di fare il giro del mondo in una giornata bisogna prendere il treno e scendere a Zurigo. Sul lato della stazione, degli amici africani gestiscono per conto del Comune un servizio di nolo gratuito di bici. Basta prenderne una, con una semplice firma su un modulo, e ti avventuri per la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando si ha voglia di fare il giro del mondo in una giornata bisogna prendere il treno e scendere a <strong>Zurigo</strong>. Sul lato della stazione, degli amici africani gestiscono per conto del Comune un servizio di nolo gratuito di bici. Basta prenderne una, con una semplice firma su un modulo, e ti avventuri per la Città tutta transitabile su piste ciclabili.</p><p>Il primo <em>Kreis </em>(quartiere) che incontri è quello centrale che scorta in parallelo la famosa Bahnofstrasse con il fiume Sihl e una strada di collegamento incisa da ponti affollati di pedoni. Accanto al fiume scorgi la <strong>palazzina magica degli italiani</strong>. Di fronte a trecento metri c&#8217;è la Borsa, enorme e squadrata, e lì nella Weberstrasse, scorgi la palazzina.</p><p>E&#8217; il presidio italiano delle <strong>Acli</strong>, che negli anni hanno costruito con generazioni di lavoratori italiani una delle più centrali e visibili eccellenze italiane. Negli anni &#8217;80 e &#8217;90 tutti i lavoratori italiani in un modo o nell&#8217;altro sono passati da quel palazzo dove hanno imparato il mestiere di muratore, di meccanico, di Hauswart (portiere e manutentore di condomini), parrucchiere. Tutti gli italiani di Zurigo hanno un ricordo che li porta alla Weberstrasse dove hanno frequentato anche corsi di lingua.</p><p>Il Comune di Zurigo sostiene questa realtà, certificata nel territorio svizzero come ente di formazione professionale e assistenza agli italiani e non solo. Il Palazzo lascia stupefatti gli abitanti dello Stivale che visitano la capitale economica e culturale della Svizzera per via della sua centralità e la sua imponenza. Poi, vedere le scritte italiane visibili in un luogo vicino a quelle del colosso editoriale Tamedia <strong>fa un certo effetto</strong>.</p><p>Quando hai modo di entrare nel palazzo ti accorgi che c&#8217;è un cuore italiano che pulsa forte dentro. Al piano terra vedi un asilo, che la Commissione di controllo degli asili di Zurigo lo ha definito uno dei migliori del quartiere. Parlando con il direttore del centro, un quarantenne italiano dal nome e la provenienza che è tutto un programma, Paolo Vendola di Terlizzi, scopri che <strong>l&#8217;asilo bilingue</strong> è un elemento di diffusione della lingua di Dante per le tante famiglie residenti nell&#8217;area:<em> &#8220;Lo abbiamo fondato per permettere a chi frequenta i nostri corsi di tenere vicini i bambini. Poi la richiesta è stata così grande che è diventato un vero e proprio asilo del quartiere che accoglie bambini di diverse nazionalità.&#8221;</em></p><p>E quindi ti capita di vedere sulla porta i genitori che aspettano l&#8217;ora di uscita accanto ai corsisti che studiano web design, informatica, giornalismo, marketing e pubblicità. Certo, ci sono ancora i corsi per muratori, quelli classici che l&#8217;Enaip Svizzera ha sempre fornito ai propri utenti. Ma oggi nel Palazzo della Weberstrasse si sperimentano nuovi percorsi di <strong>formazione professionale</strong> che servono ai giovani italiani di seconda generazione.</p><p>Senti voci dal cortile accanto. Sono i ragazzi della <strong>scuola ebraica</strong> adiacente. E allora   guardando la <strong>Borsa </strong>lungo il fiume ti accorgi che il mondo lo puoi incontrare in un quartiere di Zurigo, nel quale, per una volta, gli italiani non sono &#8220;alla cucina&#8221;, ma si dedicano alla formazione e alla ricerca ottenendo risultati eccellenti e in competizione con le più avanzate strutture del Centro Europa.</p><p>Questo presidio mostra che c&#8217;è <strong>un&#8217;etica italiana</strong> alla base di un sistema di sviluppo sostenibile. Forse, se ci si guarda un po&#8217; in giro, la si trova fuori dall&#8217;Italia tra i giocattoli dell&#8217;asilo italiano e i laboratori di informatica nella Weberstrasse.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/palazzo-magico-centro-zurigo/185724/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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