<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; FQParigi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fqparigi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La casta mediatica che indigna i francesi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/casta-mediatica-indigna-francesi/234829/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/casta-mediatica-indigna-francesi/234829/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 14:20:07 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[dsk]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[presidenziali 2012]]></category> <category><![CDATA[Sofitel]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234829</guid> <description><![CDATA[Stando a quanto scrive il quotidiano Le Monde, «per i lettori, i telespettatori e gli elettori, i giornalisti sono stati uno dei più grandi motivi di indignazione durante la campagna elettorale». In effetti, anche un occhio meno abituato al sistema mediatico d&#8217;Oltralpe si sarebbe accorto di come alla vera e propria campagna elettorale, se ne...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Stando a quanto scrive <a title="Articolo su Le Monde" href="http://www.lemonde.fr/style/article/2012/05/18/billets-d-humeur_1703779_1575563.html" target="_blank">il quotidiano <em>Le Monde</em></a>, <span style="font-family: Times New Roman,serif;">«</span><em><strong>per i lettori, i telespettatori e gli elettori, i giornalisti sono stati uno dei più grandi motivi di indignazione durante la campagna elettorale</strong></em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em><strong>»</strong></em></span>. In effetti, anche un occhio meno abituato al sistema mediatico d&#8217;Oltralpe si sarebbe accorto di come alla vera e propria campagna elettorale, se ne sia affiancata una seconda: quella dei media. <strong>Tutti, rigorosamente all&#8217;unisono, a sostenere i due candidati più “forti”</strong>: Hollande, per la quasi totalità della stampa di sinistra (pur essendoci almeno altri tre candidati della stessa parte politica), e Sarkozy (più timidamente) per quella di centrodestra, con l&#8217;obiettivo comune e sistematico di eliminare completamente le alternative meno “titolate” (dai partiti trozkisti ai verdi). Mai come durante questa campagna elettorale si è evidenziato lo stretto legame tra giornalismo e potere in Francia, tanto che, a questo punto, <strong>viene da chiedersi a cosa serva il primo turno</strong>.</p><p>Ma andiamo con ordine. Già nel 2010, <strong>i media hanno letteralmente “imposto” ai francesi di “amare” Dominique Strauss-Kahn</strong>. Pur essendo un uomo che, a rigor di logica, con la sinistra aveva poco a che fare, l&#8217;ex leader del Fmi è stato prima puntato, poi corteggiato e pubblicizzato dai media, fino ad essere proposto come sfidante di Sarkozy alle presidenziali, un anno prima delle primarie socialiste. Canal+ <a title="Il documentario di Canal+" href="http://www.canalplus.fr/c-infos-documentaires/pid3754-c-un-an-avec-dsk-au-coeur-du-fmi.html" target="_blank">gli dedica un documentario</a> (“<em>Un anno con DSK</em>”) in cui in pratica lo si filma anche in bagno, i talk show televisivi lo ospitano non appena ne hanno l&#8217;occasione facendogli le fusa, e la stampa (senza distinzione di credo politico) lo sbatte quotidianamente in prima pagina. E non di certo per criticarlo. Uomo potente e marito di una delle più famose giornaliste francesi, Anne Sinclair (oggi direttore della versione francese dell&#8217;<em>Hufftington Post</em>), non è più un mistero che piacesse molto ai media francesi. <span style="font-family: Times New Roman,serif;">È</span> lo stesso Maurice Szafran, direttore di <em>Marianne</em> &#8211; settimanale che si pone ancora più a sinistra del <em>Nouvel Observateur</em> (che a sua volta corrisponde al nostro <em>L&#8217;Espresso</em>) &#8211; a confessarlo in un <a title="Il documentario sui media francesi in campagna elettorale" href="http://www.pierrecarles.org/" target="_blank">documentario belga autoprodotto</a> sul trattamento mediatico della campagna elettorale francese: <span style="font-family: Times New Roman,serif;">«</span><em><strong>DSK è stato un candidato della stampa</strong></em><em>: piaceva anche agli editorialisti di destra perché rappresentava una sinistra in linea con i loro interessi</em><span style="font-family: Times New Roman,serif;">»</span>.</p><p><strong>Poi lo scandalo del Sofitel ha cambiato le carte in tavola</strong>. Fatto fuori DSK, i media hanno dovuto trovarsi un nuovo “protetto”. Ed ecco che comincia la campagna elettorale per François Hollande, che «<em>la stampa ha ritenuto</em> <em>da sempre molto simpatico, piuttosto colto e in generale migliore rispetto a Martine Aubry</em><span style="font-family: Times New Roman,serif;">»</span>, dice Maurice Szafran. Dato per spacciato a un anno dalle primarie socialiste (con un misero 5% di preferenza nei sondaggi), l&#8217;attuale Presidente della Repubblica è stato portato in trionfo a suon di titoloni (spesso poco oggettivi) su tutti gli organi di stampa. <span style="font-family: Times New Roman,serif;">È</span> emblematico vedere come Nicolas Demorand, direttore di <em>Libération</em> (quotidiano vicino al partito socialista) <a title="Lo scontro Demorand-Mélénchon - YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=WPBJH6vtF_Q" target="_blank">attacchi in maniera virulenta</a> il “compagno” Mélénchon, screditandolo gratuitamente durante una diretta radiofonica.</p><p>Si arriva così al primo turno delle presidenziali. Poco, quasi inesistente, lo spazio dedicato ai tanti candidati che per presentarsi hanno dovuto lavorare sodo per portare a casa le 500 firme di sindaci eletti in Francia al fine di potersi presentare alle presidenziali. <strong>I media hanno letteralmente annientato la “concorrenza”, ridicolizzandola in diretta, come se si fosse già al secondo turno</strong>. Uno dei teatri dello scandalo è stato il seguitissimo <em>Grand Journal</em> su Canal+, una sorta di <em>Porta a Porta</em> d&#8217;Oltralpe (ma più divertente). Il loro Bruno Vespa si chiama Michel Denisot (caro amico di Sarkozy). Tutti i candidati minori che si sono avvicendati sul palco – più o meno vicini alla destra che fossero &#8211; sono stati massacrati: dal poco conosciuto Jacques Cheminade, <a title="Apathie dans le Grand Journal - YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=S7n-ycV5TJc" target="_blank">definito in diretta da Jean-Michel Apathie</a> (uno dei giornalisti politici più seguiti in Francia) come <span style="font-family: Times New Roman,serif;">«</span><em>il prototipo del candidato inutile</em><span style="font-family: Times New Roman,serif;">»</span>, all&#8217;altrettanto poco noto Nicolas Dupont-Aignan, chiamato ironicamente “gollista tascabile” o snobbato quando parlava della necessità di uscire dall&#8217;euro (soluzione cara all&#8217;80% degli operai francesi), o ancora zittito quando si è azzardato a <a title="Dipont-Aignan Grand Journal - YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=_5X02StQg3s" target="_blank">chiedere ai grandi giornalisti seduti in studio quanto guadagnassero</a> e a sottolineare quanto questi fossero lontani anni luce dai veri francesi, <span style="font-family: Times New Roman,serif;">«</span><em>quelli che soffrono</em><span style="font-family: Times New Roman,serif;">»</span>.</p><p>E forse i veri francesi di questo se ne sono accorti. Non è un caso, infatti, che <strong>i media siano stati i grandi sconfitti del primo turno</strong>, visto che la notizia in quel caso fu la vittoria dei tanto snobbati partiti anti-sistema: quello di Le Pen e quello di Mélénchon. Quanto alla vittoria di Hollande &#8211; a mio parere il più cullato dai media tra i due finalisti, &#8211; non credo di essere il solo a sostenere che la sera del 6 maggio scorso, durante la “presa della Bastiglia”, fossero di più quelli contenti di essersi liberati Nicolas Sarkozy, che non i fan del nuovo presidente. Ma non è una novità che ai media piaccia vincere facile.</p><p><a title="Il documentario sui media francesi in campagna elettorale" href="http://www.pierrecarles.org/" target="_blank"><strong>Guarda il documentario (in francese) &#8220;<em>DSK, Hollande, etc.</em>&#8220;</strong></a></p><p><em>di Federico Iarlori</em></p><p><em>parigi@ilfattoquotidiano.it</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/casta-mediatica-indigna-francesi/234829/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giungla quotidiana? La soluzione è sul web</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/soluzioni-nella-giungla-quotidiana/225432/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/soluzioni-nella-giungla-quotidiana/225432/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 May 2012 11:38:36 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[ebay]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category> <category><![CDATA[servizi pubblici]]></category> <category><![CDATA[vita quotidiana]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=225432</guid> <description><![CDATA[Il web in Francia ha da sempre avuto un ruolo molto importante. Le iniziative, i blog e i servizi che passano attraverso la rete transalpina sono tantissimi. L’utilizzo delle nuove tecnologie e in particolare di Internet si è sviluppato ed è entrato rapidamente nelle case dei francesi grazie anche all’aiuto degli operatori che hanno saputo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il web in Francia ha da sempre avuto un ruolo molto importante. Le iniziative, i blog e i servizi che passano <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/campagne-velo-ruote-dalla-francia-profonda/201832/" target="_blank">attraverso la rete transalpina</a> sono tantissimi. <strong>L’utilizzo delle nuove tecnologie</strong> e in particolare di Internet si è sviluppato ed è entrato rapidamente nelle case dei francesi grazie anche all’aiuto degli operatori che hanno saputo animare negli anni il mercato dei servizi ADSL, rendendolo un vero pioniere in termini di servizi e costi rispetto agli altri paesi europei. </p><p>Basti pensare che da anni tutti gli operatori includono nei forfait mensili le chiamate verso i numeri fissi all’estero, oltre ad una vasta scelta di canali TV internazionali, senza costi aggiuntivi. Oggi, inoltre, è normale pagare le tasse via Internet, entrare in contatto con l’amministrazione del proprio <em>arrondissement</em> grazie ad una semplice email e ricevere una risposta in tempi relativamente brevi, <strong>evitando code agli sportelli dell’amministrazione pubblica</strong>. E anche possibile gestire le pratiche amministrative personali tramite un sito unificato, <span style="text-decoration: underline;"><a href="/Users/graziano/Desktop/mon.Service-Public.fr">mon.Service-Public.fr</a>,</span> o ancora prenotare <a href="http://www.paris.fr/tennis">un campo comunale da tennis on line</a>. </p><p>Oltre agli sforzi dell’amministrazione pubblica,<strong> la Francia, e in particolare Parigi, è al centro di una rivoluzione</strong> in cui il web occupa una parte importante per risolvere i piccoli problemi pratici di tutti i giorni. Ed è cosi che nascono siti come <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.alloresto.fr/">alloresto.fr</a>,</span> per ordinare cibo da asporto con consegna a domicilio, o <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lafourchette.fr/">lafourchette.fr</a>,</span> per trovare un ristorante all’ultimo minuto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/quale-crisi-parigi-ristoranti-sono-sempre-pieni/176208/">e magari avere anche uno sconto</a>.   </p><p><strong>Altri siti, invece, propongono servizi ben più elaborati</strong>, come cambiare appartamento o trovare una stanza in affitto &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.appartager.com/">appartager.com</a>,</span> &#8211; trovare amici, compagni di viaggio, <em>bon plans</em> e organizzare da soli o in gruppo una vacanza tramite il social network dei viaggi,  <a href="http://www.travellution.com/">travellution.com</a> &#8211; nato e sviluppato a Parigi, &#8211; o ancora <strong>compravendita tra privati attraverso <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.leboncoin.fr/">leboncoin.fr</a></span></strong>, ben più comune tra i francesi del mastodontico cugino Ebay. </p><p>Il mondo del lavoro non è da meno: in molti uffici, soprattutto nel quartiere della Defense, è consuetudine <strong>organizzare il <em>petit déjeuner </em>tra colleghi una volta alla settimana</strong>: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.laviennoiserie.net/">laviennoiserie.net</a></span> offre un servizio di organizzazione della colazione d’equipe e di ricerca delle <em>boulangeries</em>. E se un giorno si decide di cambiare lavoro è semplice trovare spunti per una lettera di motivazione grazie ai modelli di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.niceletter.com/">niceletter.com</a></span>.</p><p>Anche la fervente scena musicale indipendente e amatoriale approfitta di questa rivoluzione: grazie a <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.allostudio.fr/" target="_blank">allostudio.fr</a></span> è semplice trovare una sala prove</strong> o di registrazione dove preparare il proprio gruppo per la prossima esibizione in qualche locale di <strong>Oberkampf</strong>, del <strong>Canal St Martin </strong>o per la <strong><em>Fête de la Musique</em></strong>. Le iniziative sul web non mancano insomma, e si sente più che mai la volontà di affermare soluzioni 2.0 <em>de proximité</em> (di prossimità, <em>ndr</em>) e di produzione locale, nonostante una città come Parigi,  fortemente europea, poliglotta, multiculturale e globale. </p><p><strong>Il bisogno di strumenti per districarsi nella giungla quotidiana parigina</strong> trova sempre più consenso nel web e negli smartphone, ormai diffusissimi su larga scala nella Ville Lumière, e queste sono solo alcune delle tante realtà per lanciarsi nella vita virtuale locale, nella speranza che resti sempre e solo un aiuto per migliorare la vita vera, quella fatta di persone reali.</p><p><em>di Emanuele Ghevre, ingegnere informatico</em></p><p><em><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it</a></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/soluzioni-nella-giungla-quotidiana/225432/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E tu per chi hai votato? Ritratti post-romantici. Speciale Presidenziali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/votato-ritratti-post-romantici-speciale-presidenziali/222889/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/votato-ritratti-post-romantici-speciale-presidenziali/222889/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 14:27:26 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[islam]]></category> <category><![CDATA[Nantes]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=222889</guid> <description><![CDATA[(Nantes) – La Place Royal oggi è semi-deserta, spazzata via da un vento gelido che fa dimenticare ai più la sbornia elettorale di sabato. Hollande 61,53%, Sarkozy 38,47%. Niente di eclatante: siamo a Nantes, fortino inespugnabile di Jean-Marc Ayrault, sindaco socialista dal 1989 e papabile futuro Primo Ministro. La Loira s’increspa placidamente, l’odore dell’Oceano arriva...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>(Nantes) – La Place Royal oggi è semi-deserta, spazzata via da un vento gelido che fa dimenticare ai più la sbornia elettorale di sabato. <a href="http://www.lemonde.fr/resultats-election-presidentielle/nantes,44200/"><strong>Hollande 61,53%, Sarkozy 38,47%</strong></a>. Niente di eclatante: siamo a <strong>Nantes</strong>, fortino inespugnabile di <strong>Jean-Marc Ayrault</strong>, sindaco socialista dal 1989 e papabile futuro Primo Ministro. La Loira s’increspa placidamente, l’odore dell’Oceano arriva fino al cuore bohème di questa elegante città dell’Ovest.</p><p><strong>Claire</strong> prepara il dessert in camicia da notte. Ha gli occhi gonfi dal sonno e la sensazione che per lei cambierà ben poco: nonostante Hollande. Si è convertita all’Islam un paio di anni fa, «avevo bisogno di certezze, di stabilità». È una delle molle che l’hanno spinta a non votare Sarkozy. Al primo turno ha votato Mélenchon, «<em>Parce que il est trop mignon!</em>» esclama divertita. Al secondo ha tentennato: «<strong>Volevo votare scheda bianca perché sono contro i matrimoni omosessuali</strong>», ma alla fine ha ceduto e ha optato per Hollande: «Ma in realtà la politica non mi interessa, e preferisco non parlarne». È un <em>leit motiv</em> che ho sentito più volte queste ultime settimane.</p><p><strong>Nicolas</strong> è infreddolito: le mani nelle tasche di un giubbino troppo leggero, l’atteggiamento fiero. Ha passato la trentina da un pezzo, la calvizie galoppante gli disegna uno strano triangolo di capelli corvini. «Faccio il paesaggista, mi sono messo in proprio un anno fa e le cose iniziano ad andare bene. Ma bisogna lavorare, anche dodici ore al giorno se c’è bisogno». Nicolas ha un figlio di sei anni, e si dice dipendente dal sesso: ma né Hollande né Sarkozy hanno incluso questa tematica nei loro programmi. Stranezze del caso. «<strong>Sono un piccolo imprenditore, Hollande ci spremerà come degli agrumi</strong>». Non ha mai votato a sinistra e non intende cominciare ora. A guardarlo sembra di vedere la tanto declamata <a href="http://www.lafranceforte.fr/"><em>France Forte</em></a>. Insomma, Nicolas di nome e di fatto.</p><p><strong>Jeremy</strong> ha 26 anni, lo sguardo perso nel vuoto di troppe amarezze. Tiene la testa tra le mani ruvide, gli occhi si schiudono leggermente: «<strong>Hollande o Sarkozy</strong>? Non cambia niente, sono solo dei porci». Jeremy fa il muratore dal lunedì al giovedì, il venerdì e il sabato completa con altri lavoretti in nero. «Se no come farei a campare mia figlia?». Sua figlia ha dieci mesi e la può vedere saltuariamente, quando la madre glielo permette. <strong>Jeremy è uscito dall’ospedale psichiatrico</strong> a inizio febbraio, per rifarsi una vita. «Bisogna stare attenti, è pieno di immigrati che ci rubano il lavoro. Ma tu sei italiano, quindi va bene» mi dice, all’ombra di un sorriso rarefatto. Al primo turno? Ha votato <strong>Marine Le Pen</strong>. Domenica si è astenuto: dal votare. La bottiglia di whisky, invece, si svuota lentamente: per Jeremy è una giornata qualunque. Fuma sigarette News, pacchetto da trenta, i gomiti scivolano sul tavolino appiccicoso. «Quindi per te Sarko o Hollande non cambia niente?» gli chiedo.  «<em>Je m’en fous</em>» mi risponde, con distacco. Se ne frega. E come dargli torto?</p><p><strong>Jonathan e Pacà</strong>, trentenni, sembrano usciti direttamente dagli anni Settanta. Capelli al vento, jeans bucati e scarpe polverose. Vivono in campagna, e stanno imparando a cucinare le erbe selvatiche. «Non abbiamo votato, né al primo né al secondo turno. Siamo contro questo sistema, siamo contro l’Ump e contro il Ps: è sempre la stessa solfa». Jonathan e Pacà sono <strong>indipendentisti bretoni</strong>, militanti della prima ora. Il loro obiettivo? L’annessione di Nantes e della Loire-Atlantique alla Bretagna. «Perché questa è la Bretagna storica!» declamano in coro. Post-romantici.</p><p>Piove su Nantes, niente di eclatante, e <strong>Jean-Marc</strong> ha votato Hollande: <em>normal</em>. Adesso aspetta, e se dovesse avere le chiavi di Matignon dovrà abbandonare il suo feudo dorato. Ma alcuni suoi concittadini già storcono il naso.</p><p><em>di Roberto Lapia</em></p><p><em><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it<br /></a><br /></em><strong>Lo speciale Presidenziali 2012 sul blog FQ Parigi<br /><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/ricchi-votano-hollande-speciale-presidenziali/222004/" target="_blank">I ricchi votano Hollande?</a> &#8211; 7 maggio 2012<a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank"><br /></a></strong><strong><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">I pensionati che hanno abbandonato Sarkò</a> - 7 maggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/clichy-sous-bois-ministero-crisi-delle-banlieue-speciale-presidenziali/221338/" target="_blank">Clichy-Sous-Bois, un Ministero per le banlieues</a> - 7 maggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-giovani-sospiro-sollievo/220962/" target="_blank">Hollande i giovani e un sospiro di sollievo</a> - 7 magggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-voto-frego/220120/" target="_blank">La giornata elettorale minuto per minuto</a> - 6 maggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/gioia-sostenitori-hollande/196740/" target="_blank">La gioia dei sostenitori di Hollande (Video)</a> – 6 maggio 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/votato-ritratti-post-romantici-speciale-presidenziali/222889/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I ricchi votano Hollande? &#8211; Speciale Presidenziali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/ricchi-votano-hollande-speciale-presidenziali/222004/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/ricchi-votano-hollande-speciale-presidenziali/222004/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 17:04:55 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[bobo]]></category> <category><![CDATA[elezioni presidenziali Francia]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=222004</guid> <description><![CDATA[La Parigi che vota socialista non è per forza &#8220;popolare&#8221;. L&#8217;attacco ai cosiddetti bobo, ovvero a tutti coloro che votano a sinistra, ma che hanno il portafoglio a destra, è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Marine Le Pen in vista del primo turno. Descritti dal leader del FN come «quelli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/bobo.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-222916" title="bobo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/bobo-199x300.jpg?47e3a5" alt="" width="199" height="300" /></a>La Parigi che vota socialista non è per forza &#8220;popolare&#8221;. L&#8217;attacco ai cosiddetti <em>bobo</em>, ovvero a tutti coloro che votano a sinistra, ma che hanno il portafoglio a destra, è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Marine Le Pen in vista del primo turno. Descritti dal leader del FN come «quelli che vanno <strong>prima al brunch di Sarkozy in piazza della Concorde e poi, rigorosamente in Velib&#8217;, a quello di Hollande a Vincennes</strong> per vedere chi dei due si veste meglio», sono diventati poi il bersaglio dell&#8217;ormai ex presidente prima del secondo turno. Per accaparrarsi i voti del Front, infatti, Sarkò non ha esitato a vestire i panni di colui che difende il popolo, quello vero, quello che si alza presto la mattina, dagli «eredi della gauche caviar degli anni &#8217;80, meno interessati alle uova di struzzo, più ai cibi bio». </p><p>Ma chi sono questi <em>bobo</em>? Il primo a parlarne fu il giornalista americano David Brooks, che nel 2000 pubblicò <strong>il saggio “<em>Bobos in Paradise</em>”. </strong>Generalmente figli di famiglie benestanti, i <em>bobo</em> parigini si occupano soprattutto di arte, di moda, di pubblicità, di design o lavorano nei media. Utilizzano abiti casual e poco appariscenti, ma molto costosi; amano la letteratura, le nuove tecnologie (vedi iPhone, iPad e via dicendo&#8230;), hanno una spiccata propensione ecologista e mangiano cibi biologici. Brooks definisce il tipico <em>bobo</em> come «un avvocato &#8220;connesso&#8221; [...] <strong>che preferisce assomigliare a Franz Kafka più che a Paul Newman</strong>». Ecco invece come li definisce il cantautore Renaud: «Vivono nei bei quartieri o in banlieue, ma in un loft; hanno dei figli molto colti che hanno letto il Piccolo Principe a sei anni e che vanno nelle scuole private dove non c&#8217;è la feccia; sul comodino hanno <strong>un libro di Cioran accanto al catalogo Ikea</strong>; amano i ristoranti giapponesi e il cinema coreano; vanno spesso nei musei, nelle gallerie d&#8217;arte, nei vecchi bistrots; bevono della Manzana gelata ascoltando Manu Chao».</p><p><strong><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/gioia-sostenitori-hollande/196740/">Alla Bellevilloise, il caffé-concerto dal quale ho seguito in diretta i risultati delle presidenziali</a></strong>, di <em>bobo</em> ce n&#8217;erano eccome. In realtà c&#8217;erano solo loro. Difficile trovare qualcuno che non avesse curato nel dettaglio il proprio look. Un tripudio di mocassini, di golfini di cashmere, di occhiali firmati e di iPhone. È forse questo il vero volto della sinistra parigina? Una cosa è certa, <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-giovani-sospiro-sollievo/220962/">se la Piazza della Bastiglia somigliava ad una specie di festa dell&#8217;Unità</a></strong>, la Bellevilloise sembrava piuttosto il salotto del figlio di un avvocato. Forse un po&#8217; meno raffinato. Come è possibile che in una sala in cui si festeggia la vittoria del Partito Socialista ti facciano pagare 9 euro una birra alla spina (quella sì servita in plastica come alla sagra della salsiccia) e dove <strong>il discorso finale di Hollande</strong> viene seguito in diretta pasteggiando champagne comodamente distesi su poltroncine in pelle? E ancora, perché se chiedi di fare un sorso a un militante per festeggiare, ti risponde di no? O se cerchi di scroccare una sigaretta, ti trattano da pezzente? Di sicuro ciò che non si spreca sono le offese gratuite e sgradevoli al candidato sconfitto (alla faccia della dignità), come nella peggiore curva di uno stadio. Però si battono le mani quando appare sullo schermo <strong>Yannick Noah,</strong> solo perché sembra che si sia appena fatto una canna (come loro) o perché è di colore. Intanto, giusto per curiosità, mi giro intorno. Neanche un ragazzo di colore. <strong>E la Parigi multietnica?</strong> </p><p>Emily è un&#8217;amica di amici. Non esagera con i festeggiamenti. Si limita a spiegarmi con dovizia <strong>che in Francia sono le persone che hanno un certo livello di istruzione a votare a sinistra</strong>. Poi si abbraccia con altre persone istruite, ma ubriache, tanto che sono rimaste fuori a fumare, mentre dentro c&#8217;era il primo discorso di Hollande, appena eletto presidente. Ne deduco che la quasi metà dei francesi è formata da persone poco istruite e che quel 20% che ha votato Marine Le Pen sono proprio deficienti. </p><p><strong>Ma sono davvero loro gli elettori di Hollande?</strong> Dando un&#8217;occhiata ai risultati mi rendo conto che il quartier generale dei <em>bobo</em> parigini, ovvero il lembo di terra che è attraversato dal Boulevard Saint-Germain (6° e 7° arrondissement), tanto demonizzato da Sarkozy, ha votato in maggioranza UMP. Sia al primo che al secondo turno. Ergo: o queste persone istruite non capiscono una mazza di politica, oppure, alla Bellevilloise, ero circondato da gente che ha votato Sarkò.</p><p><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/67612108@N06/sets/72157629989905217/" target="_blank">Guarda la photogallery della serata elettorale alla Belleviloise</a> - <em>Foto di Davide-Riccardo Weber </em></strong></p><p><em>di Federico Iarlori  </em></p><p><em>parigi@ilfattoquotidiano.it</em></p><p><strong>Lo speciale Presidenziali 2012 sul blog FQ Parigi<br /></strong><strong><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">I pensionati che hanno abbandonato Sarkò</a> - 7 maggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/clichy-sous-bois-ministero-crisi-delle-banlieue-speciale-presidenziali/221338/" target="_blank">Clichy-Sous-Bois, un Ministero per le banlieues</a> - 7 maggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-giovani-sospiro-sollievo/220962/" target="_blank">Hollande i giovani e un sospiro di sollievo</a> - 7 magggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-voto-frego/220120/" target="_blank">La giornata elettorale minuto per minuto</a> - 6 maggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/gioia-sostenitori-hollande/196740/" target="_blank">La gioia dei sostenitori di Hollande (Video)</a> – 6 maggio 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/ricchi-votano-hollande-speciale-presidenziali/222004/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I pensionati che hanno abbandonato Sarkozy &#8211; Speciale Presidenziali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/pensionati-hanno-abbandonato-sarkozy-speciale-presidenziali/221134/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/pensionati-hanno-abbandonato-sarkozy-speciale-presidenziali/221134/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 15:29:30 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[elezioni presidenziali Francia]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[pensionati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=221134</guid> <description><![CDATA[Magari contano meno che in Germania o in Italia &#8211; due tra i paesi più &#8220;vecchi&#8221; del mondo, &#8211; ma non dimentichiamo che nel 2007, quella che in Francia hanno definito la &#8220;minoranza silenziosa&#8221;, cioè i pensionati, avevano votato per il 70% Nicolas Sarkozy, giocando un ruolo essenziale per il suo successo elettorale.  Ebbene sì,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/pensionati-hanno-abbandonato-sarkozy-speciale-presidenziali/221134/richard-74-portrait-paris-may-6-2012-photo-davide-weber/" rel="attachment wp-att-221145"><img class="alignleft size-medium wp-image-221145" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/dw-20120506-090-128-300x300.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="300" /></a>Magari contano meno che <strong>in Germania o in Italia</strong> &#8211; due tra i paesi più &#8220;vecchi&#8221; del mondo, &#8211; ma non dimentichiamo che nel 2007, quella che in Francia hanno definito la &#8220;minoranza silenziosa&#8221;, cioè i pensionati, avevano votato per il 70% Nicolas Sarkozy, giocando un ruolo essenziale per il suo successo elettorale. </p><p>Ebbene sì, potrebbe essere stato proprio il loro voto una delle cause principali della sconfitta di ieri del presidente uscente, che, lo ricordo,<strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/elezioni-francia-primi-exit-poll-hollande-nuovo-presidente-voti/220364/" target="_blank">si è fermato al 48,3% delle preferenze</a> contro il 51,7% ottenuto dal rivale socialista François Hollande</strong>, nuovo Presidente della Repubblica. Già al primo turno di queste elezioni presidenziali, gli osservatori avevano notato che lo scarto tra le preferenze si era notevolmente ridimensionato, per cui non è difficile prevedere che in quei tre punti percentuali di differenza tra i due candidati ci sia stato lo zampino degli ultra sessantenni. </p><p>Non sono pochi, però, i pensionati che rivendicano, talvolta con orgoglio, la loro preferenza per Sarkozy. «<strong>Io resto fedele al nostro presidente</strong>» mi dice Danielle, 68 anni, sguardo fiero e madre di due figli (anche loro sarkozisti). La incontriamo in un seggio del 19° arrondissement, quartiere da sempre caratterizzato da una forte presenza di immigrati. «La mia famiglia vive qui da sempre &#8211; ci racconta, &#8211; abbiamo avuto i portoghesi, gli spagnoli, gli italiani, e non ci sono mai stati grossi problemi. Ma adesso la situazione è diventata insostenibile. Solo Sarkozy potrà evitare che si continuino a subire le violenze da parte di questi immigrati». <strong>Danielle però è convinta che vincerà Hollande</strong>. «Vincerà lui e sarà la catastrofe. Non ha la personalità per guidare il paese. È un debole e subirà passivamente le decisioni del suo areopago». La responsabilità della vittoria annunciata della gauche sarebbe della stampa francese, colpevole a suo parere di «denunciare un uomo solo perché mangia in un ristorante in cui tutti vorrebbero mangiare», stampa tutta, irrimediabilmente, schierata a sinistra. </p><p>«Se la stampa è di sinistra ci sarà un motivo &#8211; ci dice Richard, 74 anni, pensionato della Ibm. &#8211; Sarkozy e i suoi amici ne hanno combinate troppe. Non se ne può più di questo &#8220;<em>salopard</em>&#8221; (farabutto)». Richard vota a sinistra «fin dalla più tenera età» e ha pure un senatore socialista in famiglia. Nonostante Hollande fosse «l&#8217;unico candidato possibile», afferma con una vena di malinconia, e nonostante ammetta di essere stato ammaliato dai discorsi del Front de Gauche, ci dice che <strong>«<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/domenica-alla-bastiglia/199051/" target="_blank">Mélénchon resta sempre un comunista</a>». E quindi non si può votare</strong>. Parlando con Richard ho la conferma di ciò che avevo letto, cioè che i pensionati tendano a polarizzare il voto tra i due grandi partiti moderati, in contro tendenza con i risultati del primo turno che hanno invece sdoganato l&#8217;ascesa di quelli più estremi, primo fra tutti il Front National di Marine Le Pen.</p><p>Ma c&#8217;è pure chi dei giornali «se ne infischia». È il caso di Jean-Pierre, 74 anni, ex professore d&#8217;arte all&#8217;università, cappellino celeste e cravatta scozzese, che tutto mi sembrava tranne che un elettore di destra. Per lui non è vero ciò che i giornali hanno scritto a proposito del dibattito finale tra i candidati: «<strong>Sarkozy è sembrato più solido sull&#8217;economia. Chi capisce qualcosa di economia voterà per lui</strong>». In ogni caso, ammette che la battaglia sarà dura: «<em>rien est dit</em>». </p><p>Sono invece piuttosto decisi sulle sorti dello scontro elettorale i due pensionati di origini nordafricane che abbiamo incontrato <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/melenchon-cuscus-menilmontant/206860/">nel quartiere multietnico di Ménilmontant</a></strong>. Per Chaban, 71 anni, «lo sanno tutti da tempo che sarà Hollande a vincere. È giovane e onesto. Sarkozy non ha mai lavorato per la Francia, ma solo per arricchirsi. Lui e i suoi amici, gli unici che lo voteranno, sono dei ladri che si riempiono le tasche sulla pelle dei poveri sfortunati». Non mi è chiaro però perché Chaban adori Berlusconi. Ma questo è un altro discorso.</p><p>Per Bedaid (70 anni), invece, contano i fatti. «I cinque anni con Sarkozy sono stati una catastrofe. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ogni volta Sarkò parla di immigrazione, ma questo è un tema che non interessa la gente. <strong>La gente vuole sapere come si fa ad arrivare alla fine del mese</strong>. Diteci come possiamo riprenderci il potere d&#8217;acquisto!». Quando mi dice che «vincerà il migliore», gli chiedo di rivelarmi chi sia secondo lui. La risposta è che<strong> inizia per H</strong>. </p><p>Per risolvere l&#8217;affannoso rompicapo, a poche ore dai risultati <strong>mi rivolgo all&#8217;eccentrica Jeanette.</strong> Anche lei è pensionata, ma con l&#8217;hobby della cartomanzia. La inseguo mentre si  affanna e zoppica in equilibrio precario sulle sue gambe livide e storte. Mi dice che non ha tempo. Poi le chiedo chi vincerà. Lei mi guarda (il suo volto è un&#8217;esplosione di cipria e di fard) con il solo occhio che riesce a tenere aperto. È di un azzurro che raramente mi è capitato di vedere. Tira fuori dalla tasca del suo pastrano un mazzo di carte e mi fa. «<strong>Vincerà Hollande</strong>».</p><p><em>di Federico Iarlori</em></p><p><em>Foto: Davide-Riccardo Weber (<a href="http://www.flickr.com/photos/67612108@N06/sets/72157629982836675/" target="_blank">vai alla Galleria fotografica</a>)</em></p><p><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank"><em>parigi@ilfattoquotidiano.it</em></a></p><p><strong><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">Lo speciale Presidenziali 2012 sul blog FQ Parigi<br /></a><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/clichy-sous-bois-ministero-crisi-delle-banlieue-speciale-presidenziali/221338/" target="_blank">Clichy-Sous-Bois, un Ministero per le banlieues</a> - 7 maggio 2012<a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank"><br /></a></strong><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-giovani-sospiro-sollievo/220962/" target="_blank">Hollande i giovani e un sospiro di sollievo</a> - 7 magggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-voto-frego/220120/" target="_blank">La giornata elettorale minuto per minuto</a> - 6 maggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/gioia-sostenitori-hollande/196740/" target="_blank">La gioia dei sostenitori di Hollande (Video)</a> – 6 maggio 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/pensionati-hanno-abbandonato-sarkozy-speciale-presidenziali/221134/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Clichy-Sous-Bois, un Ministero per le banlieue &#8211; Speciale Presidenziali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/clichy-sous-bois-ministero-crisi-delle-banlieue-speciale-presidenziali/221338/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/clichy-sous-bois-ministero-crisi-delle-banlieue-speciale-presidenziali/221338/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 12:51:47 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[banlieue]]></category> <category><![CDATA[Clichy-Sous-Bois]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[elezioni presidenziali Francia]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[parigi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=221338</guid> <description><![CDATA[Il 6 maggio 2012, François Hollande è eletto presidente della Repubblica francese. Lo stesso giorno e durante tutta la campagna elettorale, un gruppo di cittadini di Clichy-sous-Bois, banlieue parigina, chiamano al voto i loro vicini di casa.  Nei mesi precedenti, il leader socialista ha incontrato il collettivo ACLEFEU che si occupa del recupero dei quartieri...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/PeI7L55kuhc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Il 6 maggio 2012, François Hollande è eletto presidente della Repubblica francese. Lo stesso giorno e durante tutta la campagna elettorale, un gruppo di cittadini di <strong>Clichy-sous-Bois</strong>, banlieue parigina, chiamano al voto i loro vicini di casa. </p><p>Nei mesi precedenti, <strong>il leader socialista ha incontrato <a href="http://www.aclefeu.org/">il collettivo ACLEFEU</a></strong> che si occupa del recupero dei quartieri popolari e delle banlieue francesi. Il collettivo ha anche occupato un edificio di Parigi e lo ha chiamato simbolicamente &#8220;<strong>Ministero per la crisi delle banlieue</strong>&#8220;: da oltre trent&#8217;anni il quartiere, come moltissimi altri in tutta la Francia, è ai margini dell&#8217;agenda politica del governo. E ai suoi cittadini vengono negati i diritti fondamentali della Repubblica: accesso alla sanità, al mondo del lavoro, alla cultura e all&#8217;istruzione. </p><p>D&#8217;altra parte<strong>, il ricordo del 2005 è ancora vivido</strong>: il 27 ottobre di quell&#8217;anno<strong>, Bouna Traoré </strong>et<strong> Zyed Benna</strong>, due ragazzi di Clichy di 17 anni, vengono uccisi fulminati all&#8217;interno di una cabina elettrica, e un terzo, <strong>Muhittin Altun</strong>, rimane ferito. Secondo alcuni testimoni, i ragazzi, inseguiti da una pattuglia di polizia, avevano scavalcato il muro per nascondersi. Il prefetto locale François Molins ed<strong> il ministro degli interni dell&#8217;epoca, Nicolas Sarkozy</strong>, sostennero invece che i ragazzi non fossero stati fisicamente inseguiti, e che la pattuglia di polizia era stata chiamata sul posto per un presunto tentativo di furto. Le banlieue di tutta la Francia reagiscono e si infiammano di guerra urbana, per tre settimane. </p><p>Oggi gli abitanti di <strong>Clichy</strong>, dicono che la situazione del quartiere non è molto diversa da allora. Cosa farà il nuovo governo per gestire la crisi delle banlieue?</p><p><em>di Chiara Zappalà, videomaker, e Martina Castigliani, giornalista free-lance</em></p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Lo speciale Presidenziali 2012 sul blog FQ Parigi<br /></strong></span><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-giovani-sospiro-sollievo/220962/" target="_blank">Hollande i giovani e un sospiro di sollievo</a> - 7 magggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-voto-frego/220120/" target="_blank">La giornata elettorale minuto per minuto</a> - 6 maggio 2012<br /></strong><strong><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/gioia-sostenitori-hollande/196740/" target="_blank">La gioia dei sostenitori di Hollande (Video)</a> &#8211; 6 maggio 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/clichy-sous-bois-ministero-crisi-delle-banlieue-speciale-presidenziali/221338/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Hollande, i giovani e un sospiro di sollievo &#8211; Speciale Presidenziali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-giovani-sospiro-sollievo/220962/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-giovani-sospiro-sollievo/220962/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 May 2012 09:05:22 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[discorso Bastiglia]]></category> <category><![CDATA[elezioni presidenziali Francia]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220962</guid> <description><![CDATA[È stata una campagna elettorale lunga. Lunga e faticosa, di quelle poco pulite con la corsa ai voti, le parole grosse e i colpi bassi. Io non l’avevo mai vista una campagna elettorale in un paese che non fosse il mio e, generalmente, mi hanno insegnato che in Italia facciamo le cose peggio degli altri...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È stata una campagna elettorale lunga. Lunga e faticosa, di quelle poco pulite con la corsa ai voti, le parole grosse e i colpi bassi. Io non l’avevo mai vista una campagna elettorale<strong> in un paese che non fosse il mio</strong> e, generalmente, mi hanno insegnato che in Italia facciamo le cose peggio degli altri e che il clima pesante da campagna elettorale nell’era Berlusconi, nessuno sarebbe mai riuscito a raggiungerlo. Non in un paese civile almeno.</p><p><strong>Paese civile</strong>. Ecco. Diciamo sempre, paese civile. Che noi (l’Italia, <em>ndr</em>) non siamo un paese civile, che all’estero sì che sono civili. Civili perché sono diversi, fanno le cose meglio e con più stile. Soprattutto la politica. Beh, io in questa campagna elettorale francese, <strong>in questa politica francese ci ho visto poche cose civili</strong>. Quindi, vi dico, è stata una campagna elettorale lunga e faticosa, soprattutto per chi l’ha subita. </p><p>L’estrema destra che prende il 18%, <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/giovani-front-national-resistenza-siamo/196978/" target="_blank">Marine Le Pen</a></strong> che invita all’astensione, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/nicolas-sarkozy-traversata-deserto/204255/" target="_blank"><strong>Sarkozy</strong> </a>che corre alla rinfusa, alla ricerca dei voti di quelli che sono semplicemente estremisti di destra. È stato un susseguirsi di cambi di casacca, di idee e discorsi, di passi falsi. E nel mezzo i cittadini. Quegli stessi che ieri sera, stasera per chi scrive, ieri sera per chi legge, sono corsi alla Bastiglia, a Parigi.</p><p> Ci siamo dati appuntamento alla Bastiglia, «ci troviamo là», ci siamo detti al telefono. Ma non era così, perché la piazza era stracolma e le reti telefoniche fuori uso per ore. E allora ho girato, per ore e ore tra la folla, cercando cosa ancora non l’ho capito. <strong>E li ho guardati in faccia, questi elettori de “<em><a href="http://www.lechangementcestmaintenant.fr/" target="_blank">Le changement c’est maintenant</a></em>”</strong>, li ho osservati bene e da vicino, non dietro un conto twitter o dietro le scrivanie di qualche ufficio. Erano giovani, panino con la salsiccia in stile Festa dell’Unità. Erano tanti, birra e sigaretta. Hanno affollato la piazza a partire <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/gioia-sostenitori-hollande/196740/" target="_blank">dalle 20, quando il boato ha annunciato i risultati</a> e poi hanno continuato a confluire fino a mezzanotte. Una cosa tipo vittoria dei mondiali. </p><p>Sul monumento della Bastiglia, un ammasso di persone attaccate alla statua per ore, con tante bandiere, nessuna dello stesso colore. <strong>Algeria, Spagna, Cile, Italia, Gabon, Malta, Tunisia, Costa d’Avorio e poi Francia</strong>. Tantissime le bandiere della pace, cosa che non vedevo da tanto, io, le bandiere della pace. Alle 20 comincia il concerto e ad aprire la scena Yannick Noah, cantante di origini camerunensi. Al centro della piazza  un grande cartello, in solidarietà agli immigrati clandestini o richiedenti asilo in Francia. <strong>La marsigliese non la si canta mai, se non alla fine, quando arriva François</strong> e allora si è quasi costretti. E poi ci sono loro, la categorie più sfuggente, gli inarrivabili e inclassificabili: i giovani. I giovani, quelli della generazione “crisi economica e niente futuro”, quelli tutto stage e vivere sulle spalle di mamma e papà. Ci sono tutti e sono scesi in piazza, per un politico.</p><p>Molti di loro sventolano la bandiera di<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/melenchon-cuscus-menilmontant/206860/" target="_blank"> <strong>Mélenchon, del Partito Comunista Francese</strong> </a>o di altri gruppi più a sinistra, ma sono in piazza per la politica e per un politico e questo a me di oltre confine fa pensare. «In tanti stasera guardano la nostra piazza, perché è da qui che parte il cambiamento». E poi: «Io voglio essere ricordato come il Presidente dei giovani». I giovani? <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-voto-frego/220120/" target="_blank">Ha veramente citato i giovani <strong>François Hollande</strong></a>, nel suo discorso di apertura. </p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/-gRy-lIGyNI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>E allora, le valutazioni programmatiche, la veridicità delle promesse e tutte quelle cose razionali lì le facciamo a partire da domani mattina, stanotte pensiamo solo alle emozioni. E io da espatriata temporanea in terra di galletti francesi, posso dire soltanto <strong>che stanotte Parigi e la Francia hanno tirato un sospiro di sollievo</strong>. Perché per una volta, e forse la prima da quando sono qui e da quando guardo questo paese da vicino, la Francia era in piazza, era vera e senza nascondersi. Perché la Francia è Algeria, Tunisia, Mali, Gabon, Costa d’Avorio e facce giovani da Front de Gauche, e adulti con quattro bambini, uno nel passeggino e l’altro sulle spalle, e disoccupati, e stagisti e anziani dell’epoca Mitterrand. </p><p>È tutto questo, e se nei discorsi di altri politici è sempre stato tutto un rinnegare, chiudere le frontiere di qui, chiudere le frontiere di là, attaccare e dividere, questa notte, almeno questa notte, <strong>François Hollande ha riunito la vera Francia</strong> in una piazza e senza condizioni. E devo ammetterlo, io che ancora faccio fatica a farmeli andare giù i cugini francesi, a vederli là con tutte le loro contraddizioni e meravigliose debolezze, beh, mi sono piaciuti molto. </p><p><em>di Martina Castigliani, giornalista free-lance <br /></em><em><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it</a></em></p><p><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-voto-frego/220120/" target="_blank">La giornata elettorale minuto per minuto &#8211; dal blog FQ Parigi</a></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/07/hollande-giovani-sospiro-sollievo/220962/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francia al voto &#8211; La diretta della giornata elettorale. Speciale Presidenziali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-voto-frego/220120/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-voto-frego/220120/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 13:00:02 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[elezioni presidenziali Francia]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[Marine Le Pen]]></category> <category><![CDATA[Nantes]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=220120</guid> <description><![CDATA[I seggi, i parchi, la banlieue, l’onniscienza dei bistrot: la Francia sceglie il nuovo presidente. Impressioni a caldo, voci della strada, speranze e disperazione: FQ Parigi vi racconta il sottofondo fragoroso di questa giornata elettorale, sotto le nuvole gonfie di un maggio grigio che di primavera non vuol sentir parlare. Sarà la “normalità tranquilla” di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>I seggi, i parchi, la banlieue, l’onniscienza dei bistrot: la Francia sceglie il nuovo presidente. Impressioni a caldo, voci della strada, speranze e disperazione: FQ Parigi vi racconta il sottofondo fragoroso di questa giornata elettorale, sotto le nuvole gonfie di un maggio grigio che di primavera non vuol sentir parlare. Sarà la “normalità tranquilla” di François Hollande o il carisma ticchioso di Nicolas Sarkozy a regnare sulla Francia per i prossimi cinque anni?</em></p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>François Hollande: il primo discorso da Presidente</strong></span><strong> 21.45</strong></p><p>Ecco alcuni estratti del primo discorso da Presidente della Repubblica di <strong>François Hollande</strong>, dal suo feudo di Tulle (Corrèze):</p><p>«Sono fiero di essere stato capace di ridare Speranza! Il cambiamento che vi propongo oggi dev’essere all’altezza della Francia. Il cambiamento comincia oggi.[…] Rispetto le convinzioni di quelli che non hanno votato per me e sarò il Presidente di tutti, perché il primo dovere del Presidente della Repubblica è quello di unire i cittadini».</p><p>«Il mio compito sarà arduo. Tra le priorità oggi c’è l’educazione, la scuola pubblica, il re orientamento dell’Europa, la preservazione dello stato sociale. E poi ci sono due impegni, i due impegni maggiori: la giustizia e la gioventù».</p><p>«Ho evocato il sogno francese, la nostra speranza, il nostro avvenire: il progresso. Perché dobbiamo dare ai nostri figli una vita migliore della nostra. E sono sicuro che per molti cittadini europei la mia elezione, oggi, è sinonimo di sollievo. Il 6 maggio 2012 è una grande data per il nostro paese, è una speranza per l’Europa. Perché l’austerità non è una fatalità ».</p><p>«Amo il mio paese, amo i francesi. Sono al servizio della Francia, e sono pronto  già da oggi alla nostra missione, che è il cambiamento… <em>Vive la République, vive la France</em>!».</p><p>Hollande ha anche salutato il suo avversario <strong>Nicolas Sarkozy</strong>, la folla ha sonoramente fischiato il Presidente uscente. Lo stesso Sarkozy, nel suo discorso pronunciato alla Mutualité a Parigi, ha dichiarato che da oggi sarà un francese tra i francesi, un cittadino come gli altri. Più che un arrivederci sembra un commiato dalla politica.</p><p><em>di Roberto Lapia</em></p><p><em><br /></em></p><p><strong><span style="text-decoration: underline;">Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen</span> 21.10</strong></p><p>Jean-Luc Mélenchon: «Quella che inizia oggi è una nuova pagina della Storia europea. Forse adesso riusciremo ad uscire da questo interminabile grigiore dell’austerità. Stasera abbiamo fatto un bel lavoro».</p><p><strong>Marine Le Pen</strong>: «Sarkozy non è mai stato considerato favorito in questa campagna elettorale, e se aveva ancora una possibilità i dirigenti dell’Ump hanno azzerato le sue chances chiamando i francesi a votare socialista alle prossime legislative. Sono loro i responsabili della sconfitta. Che si guardino allo specchio!»</p><p><strong><span style="text-decoration: underline;">Najat, il sorriso della campagna vincente del presidente Hollande</span> 20.46</strong></p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/najat-1024x768.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-220715" title="najat [1024x768]" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/najat-1024x768-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a></span></strong></p><p><strong>Najat Vallaud-Belkacem</strong>, 34 anni, di origine marocchina, è la portavoce di François Hollande. Il suo sorriso ha accompagnato il candidato per tutta la campagna. Al Fatto Quotidiano racconta: «Sono cresciuta socialista, ora mi sembra di sognare». Scrive un sms: «È per François Hollande, naturalmente!». Per lei è pronto un posto da ministro. </p><p>Intanto nella sala degli invitati un&#8217;anziana militante ha appena festeggiato al telefono con sua figlia. Alle sue spalle l&#8217;ex primo ministro Laurent Fabius interviene in tv<strong>.</strong></p><p><em>Nicola Accardo</em></p><p><strong><span style="text-decoration: underline;">Rue Solférino</span> 20.40</strong></p><p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/trombette-1024x768.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-220702" title="trombette [1024x768]" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/trombette-1024x768-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a></strong>Atmosfera a rue Solférino. Ore 20: finisce il conto alla rovescia, la televisione ufficializza il risultato, la gente esplode di gioia. </p><p>La festa: palloncini, coriandoli, fischietti e trombette. «E&#8217; dal &#8217;95 che aspettavamo questo momento!» </p><p>E le trombette di Mohammed e Michel si scatenano.</p><p><em>N.A.</em></p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />On a gagné!</span> 20.20</strong></p><p>Alla Bellevilloise sembra che la <strong>Francia</strong> abbia vinto i mondiali. Sotto la scritta open bar tutti si abbracciano sull&#8217;inno “<strong><em>On a gagné!</em></strong>”. Buh implacabili quando sullo schermo appare il viso della giovane militante di Ump che piange. Non manca nemmeno chi si preoccupa del fatto che la distanza tra i due candidati sia troppo esigua.</p><p><em>F. I.</em></p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Hollande Presidente: adesso è ufficiale</strong></span> <strong>20.10</strong></p><p><em>&#8220;On a gagné!</em>&#8220;. Secondo le prime stime ufficiali François Hollande sarebbe il nuovo Presidente della République con il 51,9% dei voti. Sarkozy si fermerebbe al 48,10%. L’Eliseo vira a sinistra per la seconda volta nella storia della V Repubblica. Giubilo alla Bastiglia, lacrime alla Mutualité, dovo sono riuniti i militanti dell’UMP. Sarkozy ha dichiarato che non condurrà la campagna elettorale per le prossime elezioni legislative del 10 e 17 giugno prossimi. </p><p><em>R.L.</em></p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Come Mitterrand</strong></span><strong> 20.05</strong></p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/hollandecomemitterrand-1024x768.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-220651" title="hollandecomemitterrand [1024x768]" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/hollandecomemitterrand-1024x768-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a></p><p>Un militante PS brandisce una copia di <em>Le Monde</em> dell&#8217;<strong>11 maggio 1981</strong>, quando la Francia si svegliò con un nuovo presidente: François Mitterrand. Come Mitterrand, <strong>François Hollande</strong> ha scelto di pronunciare il suo discorso in provincia, a Tulle (Corrèze), dove il candidato socialista è presidente del Consiglio Generale. Mitterrand invece passò la serata della vittoria nel suo feudo di Jarnac (Charente). Secondo voci che corrono in rue Solférino forze di sicurezza speciali dovrebbero portare il futuro presidente a Parigi nella notte. In <strong>Place de la Bastile</strong>, sarà una lunga notte di festa&#8230;</p><p> <em>Nicola Accardo</em></p><p>&nbsp;</p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Nafissatou Dialo</strong></span><strong> 19.53</strong></p><p>Svelata la prima frase del discorso di François Hollande: &#8220;Grazie a <strong>Nafissatou Dialo</strong>, senza di lei tutto questo non sarebbe stato possibile&#8221; (<a href="https://twitter.com/#!/search/realtime/%23radiolondres" target="_blank">Olivier Baum</a>)</p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bellevilloise in festa</strong></span><strong> 19.45<br /></strong><br /><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/belleville.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-220622" title="belleville" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/belleville.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="224" /></a>Pienone alla <strong><a href="http://www.labellevilloise.com/" target="_blank">Bellevilloise</a></strong>, covo dei <em>bobo</em> parigini. Data per scontata la vittoria di Hollande, l&#8217;atmosfera è quindi distesa: si brinda e si chiacchiera. Applausi quando appare l&#8217;effigie di <strong>François Mitterrand</strong> sul maxi schermo e <em>buh</em> di scherno quando parte il collegamento con il quartier generale di Sarkozy.</p><p><em>Federico Iarlori</em></p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Cinguettii elettorali</strong></span><strong> 19.17</strong></p><p>Letto su <a href="https://twitter.com/#!/search/realtime/%23radiolondres" target="_blank">Twitter</a>:</p><p>“<em>Et maintenant que la gauche va être au pouvoir, je me demande bien de quoi va pouvoir parler Twitter?</em>” E adesso che la sinistra sarà al potere mi chiedo di cosa si parlerà su Twitter. (Lepoy)</p><p>“I francesi diventeranno greci” (Tony)</p><p>“La Concorde si schianta sulla Bastiglia”. (Jules Vastian)</p><p><em>R.L.</em></p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ottimismo socialista</strong></span><strong> 19.12</strong></p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/filippetti-1024x768.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-220569" title="filippetti [1024x768]" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/filippetti-1024x768-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a></strong></span></p><p>Aurélie Filippetti, papabile ministro della cultura, animatrice dei meeting di Hollande: «Andrò alla Bastille alle 23». Ottimista.</p><p><em>N.A.</em></p><p>&nbsp;</p><p> <br /> </p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong><br />Parigi, le voci dei pensionati</strong></span><strong>  19.07</strong></p><p>Danielle, 68 anni - «Se Hollande vincerà subirà tutte le decisioni del suo areopago, a cominciare da un certo Fabius»</p><p>Jeanette, 68 anni, cartomante in pensione - «Volete sapere chi vince? Hollande (mostrando le carte dalla tasca)»</p><p>Richard,74 anni, pensionato IBM - «Voto a sinistra da quando sono bambino. Sarko è un <em>salopard</em>»</p><p>Jean-Pierre,74 candeline spente, ex professore di storia dell’arte - «Chi capisce qualcosa di economia voterà Sarkozy»</p><p>Chaban,71 primavere - «Sarko non ha mai lavorato per la Francia. Lo voteranno solo i suoi amici»</p><p>Bedaid,70 anni - «Basta puntare sull&#8217;immigraione! Ridateci il potere d&#8217;acquisto! Vincera il migliore… e inizia per H!».</p><p><em>di Federico Iarlori</em></p><p><strong><em><br /></em><span style="text-decoration: underline;">France Terre d&#8217;Asile per François Hollande</span>  18.56</strong></p><p>Pierre Henry è il Presidente di <em><a href="http://www.france-terre-asile.org/" target="_blank">France Terre d’Asile</a></em>, l’associazione francese che si occupa dei richiedenti asilo in Francia, ovvero una delle protagoniste del dialogo con le istituzioni a proposito di immigrazione e clandestini. Pierre Henry è tra i settanta firmatari dell’appello di Terra Nova, che si schierano per Hollande. Questo pomeriggio, mentre attraverso i social network racconta della tensione che lo accompagna nelle ore che ci separano dai risultati ufficiali, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui.                      </p><p><em>Come mai questa decisione di schierarsi a favore di Hollande, Monsieur Pierre Henry?</em> <br />La nostra associazione è tradizionalmente neutra quando si parla di politica ed elezioni, è la regola, altrimenti non potremmo lavorare in dialogo con il governo. Questa volta però è diverso. Non siamo gli unici ad aver sentito la necessità di prendere posizione. Dopo questi cinque anni di governo Sarkozy abbiamo capito che, se continuasse così, il ruolo della nostra associazione sarebbe seriamente minacciato. </p><p><em>Che cosa ha proposto Hollande che vi ha convinto di più degli altri? </em><br />Lavorare in ambito migratorio richiede unione, solidarietà e confronto. Non c’è spazio per le divisioni e le stigmatizzazioni. Le stigmatizzazioni, invece, sono state la regola per cinque lunghi anni. Hollande ci ha presentato un’altra visione delle politiche migratorie, una visione di giustizia. Noi ci battiamo perché le procedure d’asilo diventino più giuste e non cosmetiche o superficiali. </p><p><em>Qual è la misura urgente che France Terre d’Asile richiederà al nuovo presidente eletto? </em><strong><br /></strong>Ciò di cui abbiamo urgentemente bisogno è un legame di fiducia con le istituzioni, con lo stato e con il Presidente della Repubblica. Sosteniamo e sostengo Hollande perché pensiamo che con lui questo rapporto di fiducia potrebbe realizzarsi e dare buoni frutti. </p><p><em>di Martina Castigliani</em></p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />Festa e ressa di giornalisti al Quartier Generale del Partito Socialista</span> 18.38</strong></p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/hollande-1024x768.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-220484" title="hollande [1024x768]" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/hollande-1024x768-200x300.jpg?47e3a5" alt="" width="200" height="300" /></a>In <strong>rue Solférino</strong> la festa è già cominciata. Un&#8217;addetta ai lavori distribuisce magliette rosse con la scritta &#8220;François Hollande 2012&#8243;, un&#8217;altra le bandiere tricolore. Hanifa, 42 anni, cameriera di origine algerina, si agita sulle transenne che dividono la folla dalla zona stampa: «Restiamo prudenti, ma il clima è certamente diverso da cinque anni fa». <strong><a href="http://www.lesoir.be/dossiers_speciaux/special2/2012-05-06/premiers-sondages-hollande-devant-sarkozy-avec-53-des-voix-913937.php" target="_blank">Le Soir ha appena pubblicato le prime stime</a></strong>: 53% contro 47% per Sarkozy.</p><p>I militanti sono accorsi fin dal primo pomeriggio, <strong>il blogger Zoro</strong> arrivato da Roma già la scruta con la sua minicam. I giornalisti fanno ancora la fila per ritirare l&#8217;accredito: 1.500 domande, solo 850 accreditati. <strong>FQ Parigi</strong> ci sarà. All&#8217;interno della sede del partito un salone per gli invitati e due sale stampa minuscole, di cui una dedicata alle agenzie. Non c&#8217;è nessun tavolo libero. Alla reception troneggia una gigantografia del candidato, esiliato a Tulle, capoluogo della Corrèze, per tutta la serata. Arriverà per la festa finale?</p><p><em>di Nicola Accardo</em></p><p>&nbsp;</p><p> <strong><span style="text-decoration: underline;">La Concorde</span>  18.33</strong></p><p>Secondo il quotidiano belga <em><a href="http://www.lesoir.be/dossiers_speciaux/special2/2012-05-06/premiers-sondages-hollande-devant-sarkozy-avec-53-des-voix-913937.php" target="_blank">Le Soir</a>, </em> <strong>Nicolas Sarkozy</strong>, visti i primi sondaggi, avrebbe annullato la rituale adunata popolare alla piazza della Concorde a Parigi. A quanto pare <strong>Nadine Morano</strong>, Ministro della Formazione Professionale e sarkozista di ferro, non è stata avvertita. Sarebbe stata avvistata al centro dell’enorme piazza parigina <a href="https://twitter.com/#!/SophiaAram" target="_blank">a danzare con gli auricolari alle orecchie</a>. Indiscrezioni di twitter. <br /><em>R.L.<br /> </em> </p><p><strong><span style="text-decoration: underline;">Si aprono le danze alla sede del PS</span>  18.09</strong></p><p>A rue de Solférino la festa è già cominciata</p><div><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/554279_10150828556319096_512784095_9450238_1658775218_n.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-220408" title="554279_10150828556319096_512784095_9450238_1658775218_n" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/554279_10150828556319096_512784095_9450238_1658775218_n-200x300.jpg?47e3a5" alt="" width="200" height="300" /></a></div><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p> (Foto di Nicola Accardo)</p><div><p><span style="text-decoration: underline;"><strong><br />Sondaggio riottosi</strong></span><strong>  17.58</strong></p><p><strong>Gianni Riotta</strong> è stato uno dei primi a pubblicare <a title="Riotta su twitter" href="https://twitter.com/#!/search/%23RadioLondres" target="_blank">dei presunti sondaggi via twitter</a>. Secondo l’ex direttore de Il Sole 24ore Hollande sarebbe in testa con il 53% dei suffragi, Sarkozy otterrebbe invece il 47%. Confermate le previsioni insomma. Anche quelle che additavano Gianni Riotta come twitteriano compulsivo. Da <strong>Solferino</strong>, quartiere generale del Partito Socialista, non confermano. Riguardo a Riotta ovviamente.<br /><em>R.L.</em></p><p><span style="text-decoration: underline;"><strong><br />#Radiolondres</strong></span><strong>  17.42</strong></p></div><div>Su twitter Hollande è già Presidente. Tutte le indiscrezioni sui risultati del ballottaggio sono su <a href="https://twitter.com/#!/search/%23radiolondres" target="_blank">#radiolondres</a>. Rigorosamente in codice.<br /> </div><div><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Affluenza alle 17</strong></span></p></div><p>Alle 17 l’affluenza alle urne è al <strong>71,6%</strong>, in aumento rispetto al primo turno (alle 17 aveva votato il<strong> 70,59%</strong> degli aventi diritto). I dati però evidenziano un calo rispetto al secondo turno del 2007, quando alla stessa ora la percentuale dei votanti era del <strong>75,11%</strong>. Sarà l’effetto Front National?<br /><em>R.L.</em></p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />Exit pool spazzatura</span> 17.32</strong></p><p>Sono rimasti solamente in due: <strong>François Hollande</strong> e <strong>Nicolas Sarkozy</strong>. Quando vai al seggio ti danno due fogli bianchi con al centro della pagina, in grassetto nero, il nome del candidato. Il foglio con il nome di colui che hai deciso di votare lo inserisci nell’urna, l’altro lo butti nel cestino. Osservare la spazzatura diventa un sondaggio senza margini d’errore.<br /><em>R.L.</em></p><p><strong><br /><span style="text-decoration: underline;">Sciopero della fame a Place de la Petite Hollande (Nantes) </span> 17.05</strong></p><p>In pieno centro a <strong>Nantes</strong>, nel Grande Ovest francese, un gruppo di persone fa <a href="http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2012/04/18/97001-20120418FILWWW00544-nantesgreve-de-la-faim-contre-l-aeroport.php" target="_blank">lo sciopero della fame</a> da ormai più di venti giorni. Il motivo? La costruzione di un nuovo aeroporto nella zona di <strong>Notre-Dame-de-Landes</strong>, a trenta chilometri dalla città. Le espropriazioni di circa 1.600 ettari di terreno sono iniziate nel gennaio 2012. Il progetto è stato fortemente voluto dal sindaco socialista <strong>Jean-Marc Ayrault</strong>, papabile futuro Primo Ministro in caso di vittoria di François Hollande. Il luogo della protesta? La <strong>Place de la Petite Holland</strong>e, ironia della sorte (?). Gli scioperanti, ovviamente, non sono andati a votare. </p><p><em>di Roberto Lapia<br /> </em></p><p><strong><span style="text-decoration: underline;">#JeMeSouviens &#8211; Le elezioni su Twitter</span>  16.30</strong></p><p>Per chi di voi è un twitter addicted o chi di voi semplicemente vuole un modo alternativo per seguire le elezioni francesi, alcune indicazioni twitterofile. Allora, tra i trend tweet di oggi (ovvero gli argomenti più twittati e discussi), alle prime posizioni abbiamo: <strong>#JeMeSouviens</strong>. “<em>Je me souviens</em>” vuol dire “Io Mi Ricordo” ed è la parola d’ordine che militanti e cittadini stanno usando per ricordare episodi dei cinque anni di governo Sarkozy. <a href="http://www.rue89.com/rue89-presidentielle/2012/05/06/aidez-nous-completer-notre-je-me-souviens-du-quinquennat-de-sarkozy">Come ben spiegato dal giornale online Rue89</a> , si rievoca<strong> il libro dello scrittore George Perec</strong> che nel 1978 pubblicò “<em>Je me souviens</em>”, per parlare dei ricordi di giovinezza. Si chiama “Io mi ricordo”, l’esercizio di stile, il racconto, la narrazione che i francesi, su twitter, stanno facendo per ingannare il tempo che li separa al verdetto finale di stasera. #JeMeSouviens ricorda in un certo senso il #maipiù che lanciò Arianna Ciccone su twitter dopo la partenza di Berlusconi. In prima posizione dei #iomiricordo, Rue89 mette: “Io mi ricordo di questa frase di <strong>Sarkozy</strong>, pronunciata al ristorante Fouquet’s il 6 maggio 2007: Avete amato Jackie Kennedy, adorerete Cecilia Sarkozy”.  </p><p>Oppure @Anieska dice: “<a href="https://twitter.com/#!/search/%23Jemesouviens">#Jemesouviens</a> <em>de la tente de Khadafi dans le parc de l&#8217;hôtel Marigny</em>”, ovvero #IoMiRicordo della tenda di Gheddafi nel parco dell’Hotel Marigny. </p><p>Oppure @vitroll che dice: “#IoMiRicordo della deportazione dei Rom”. </p><p>Oppure ancora: @katoshka che dice: “#IoMiRicordo del Ministero dell’Identità Nazionale e questo fa ancora male alla mia Francia”.  </p><p>E voi cosa vi ricordate di questi cinque  anni di Sarkozy? </p><p><em>di Martina Castigliani</em></p><p> <br /><span style="text-decoration: underline;"><strong>Clichy-Sous-Bois e il Ministero della crisi delle banlieue (Clichy-Sous-Bois, periferia di Parigi)</strong></span><strong> 15.47</strong></p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0015-1024x768.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-220262" title="DSC_0015 [1024x768]" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0015-1024x768-300x200.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="200" /></a></p><p>Mohamed è stato uno dei primi a votare, questa mattina alle 8, al seggio di Clichy-Sous-Bois. Si è svegliato presto, per fare il suo dovere e poi correre ad aprire il “Ministero della crisi delle banlieue”. «Se non votiamo, come faremo a far sentire la nostra voce?»: è la frase che Mohamed Mechmache, presidente del <strong>Collettivo ACLEFEU (<a href="http://www.aclefeu.org/" target="_blank">Association Collectif Liberté, Égalité, Fraternité, Ensemble, Unis</a></strong>), ha ripetuto alle decine di giornalisti venuti ad intervistarlo in questi mesi. ACLEFEU è un collettivo, di giovani e meno giovani che da circa sette anni lavora nella banlieue parigina, in uno dei centri nevralgici degli scontri che scossero la Francia nel lontano 2005. All’epoca i ragazzi di ACLEFEU erano tutti in strada, ricordano le grida, la rabbia, ricordano i morti, molto spesso amici, e per questo si sono uniti in un collettivo, perché vogliono un cambiamento. E così, <strong>nel novembre del 2011 è venuta l’idea di aprire un “<em>Ministère de la crise des banlieues</em>”</strong>, un punto di incontro per attirare l’attenzione dei candidati alle presidenziali, perché possano ascoltare anche le richieste di chi vive in queste zone. </p><p>«Abbiamo presentato un manifesto, &#8211; ha dichiarato Mohamed Mechmache, &#8211; con le nostre proposte per migliorare le banlieues francesi. Abbiamo chiesto di vedere i candidati, cinque di loro si sono presentati (Joly, Artaud, Poutou, Cheminade, Hollande, <em>ndr</em>), altri cinque non hanno nemmeno risposto al nostro invito». <strong>Sarkozy, Mélenchon e Marine Le Pen sono i grandi assenti nel dialogo con la banlieue</strong>. «Monsieur Hollande &#8211; ha continuato Mehcmache, &#8211; ci ha ricevuto due volte, e non solo ci ha ascoltato, ma ha deciso di accogliere alcune delle nostre proposte. Non ci ha fatto promesse, noi non crediamo più nelle promesse, ma ci ha ascoltato». Mohamed è stanco di rispondere alla stampa, è stanco e lo si sente ascoltando le parole che si trascinano come una cantilena; ma non è rassegnato e risponde con un sorriso, perché sa che la battaglia è vinta <strong>se solo là fuori, in città, nei giornali, all’estero, si parla della banlieue</strong>. Mohamed insieme ai ragazzi di ACLEFEU ha passato le ultime settimane in strada, “<em>dans la rue</em>”, come si dice da queste parti, per convincere gli abitanti di <strong>Clichy-Sous-Bois</strong> ad andare a votare: «La nostra è soprattutto una lotta contro l’astensione: è meglio scegliere la politica piuttosto che subirla. Fatichiamo a convincere le persone perché qui, dal 2005, è cambiato poco e niente. Sì, hanno costruito qualche palazzo, qualche strada nuova, ma le persone sono sempre le stesse, senza un lavoro, senza una prospettiva, senza speranza». </p><p>Al “<strong><em>Ministère de la crise des Banlieues</em></strong>”, per tutto il giorno si accoglieranno cittadini e passanti che dopo aver votato al seggio di quartiere vogliono mangiare qualcosa in compagnia e seguire lo spoglio elettorale in diretta. Nella sala interna c’è un maxischermo, in giardino quattro tavolate per il pranzo rigorosamente preparato dagli abitanti del quartiere. «Io sono una <em>clichois</em>, un abitante di Clichy-Sous-Bois &#8211; dice <strong>Jerrouan Zoulikha</strong>, &#8211; me lo chiedono sempre tutti quando vedono il mio velo: da dove vieni? Ma come da dove vieni? Sono nata in Francia, sono francese, abito qui da sempre. È inutile, c’è ancora tantissima strada da fare». Madame Jerrouan cucinerà tutto il giorno per i ragazzi che tornano dal seggio, i suoi concittadini. «Si ricordano tutti della banlieue solo quando c’è da andare a votare. Poi il nulla. Speriamo che il voto possa aprire una piccola porta: noi ci speriamo».</p><p> <strong>Bigaderne Mehdi è l’assistente del Sindaco di Clichy-Sous-Bois</strong>, è un ragazzo del quartiere, uno che ci è nato e vissuto e che ha visto morire amici negli scontri del 2005. «Lottiamo perché i politici si ricordino che le periferie sono territori francesi, parte integrante della nazione». Tra i primi arrivati c’è anche <strong>il Sindaco, Olivier Klein, esponente socialista</strong>  tra i primi sostenitori dell’iniziativa, che dice: «La sala che ospita questo collettivo è fornita dal comune, perché crediamo fortemente nell’iniziativa. Speriamo nelle elezioni, speriamo in un cambiamento, qui le promesse non bastano più». </p><p>E alla domanda “Potrebbe ripetersi quello che è successo nel 2005 oggi?” la risposta è sempre la stessa: senza pensarci su dicono “sì”. Lottano perché non succeda un’altra volta, ma non possono lottare soli. Gli abitanti di Clichy-Sous-Bois si rifugiano dietro i volenterosi che ancora hanno la forza di rispondere alle domande, farsi fotografare e mostrare la voglia di fare. Gli altri non vogliono foto e cacciano i giornalisti, se terra dimenticata dev’essere che almeno vengano lasciati in pace.  </p><p><em>di Martina Castigliani</em></p><p> <br /><strong><span style="text-decoration: underline;">&#8220;Io me ne frego&#8221; (Nantes)</span> 14.26</strong></p><p>Jeremy ha 26 anni, lo sguardo perso nel vuoto di troppe amarezze. Tiene la testa tra le mani ruvide, gli occhi si schiudono leggermente: «<strong>Hollande o Sarkozy</strong>? Non cambia niente, sono solo dei porci». Piove su Nantes. Jeremy fa il muratore dal lunedì al giovedì, il venerdì e il sabato completa con altri lavoretti in nero. «Se no come farei a campare mia figlia?». Sua figlia ha dieci mesi e la può vedere saltuariamente, quando la madre glielo permette. <strong>Jeremy è uscito dall’ospedale psichiatrico</strong> a inizio febbraio, per rifarsi una vita. «Bisogna stare attenti, è pieno di immigrati che ci rubano il lavoro. Ma tu sei italiano, quindi va bene» mi dice, all’ombra di un sorriso rarefatto. Al primo turno? Ha votato <strong>Marine Le Pen</strong>. Oggi si astiene: dal votare. La bottiglia di whisky, invece, si svuota lentamente: per Jeremy è una domenica qualunque. Fuma sigarette News, pacchetto da trenta, i gomiti scivolano sul tavolino appiccicoso. «Quindi per te Sarko o Hollande non cambia niente?» gli chiedo.  «<em>Je m’en fous</em>» mi risponde, con distacco. Se ne frega. E come dargli torto?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/francia-voto-frego/220120/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Hollande che non ha paura del lupo cattivo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/hollande-paura-lupo-cattivo/217136/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/hollande-paura-lupo-cattivo/217136/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 13:52:11 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[dibattito tv]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Francia]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=217136</guid> <description><![CDATA[Sarà pur vero che &#8211; come ha scritto Le Figaro &#8211; fin dalla sua istituzione nel 1974 il duello finale in tv non ha mai modificato i rapporti di forza tra i candidati all&#8217;Eliseo. Eppure ieri sera la tensione si tagliava con il coltello. Se ne sono accorti i quasi 18 milioni di telespettatori incollati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sarà pur vero che &#8211; come ha scritto <em>Le Figaro</em> &#8211; fin dalla sua istituzione nel 1974 il duello finale in tv non ha mai modificato i rapporti di forza tra i candidati all&#8217;Eliseo. Eppure ieri sera la tensione si tagliava con il coltello. Se ne sono accorti i quasi <strong>18 milioni di telespettatori</strong> incollati davanti allo schermo, ma anche i due giornalisti cui è stato affidato l&#8217;arduo compito di moderare il dibattito, <a href="http://ledebat.tumblr.com/" target="_blank">impietosamente derisi sul web</a> per la loro inconsistenza. </p><p>Il confronto è stato di alto livello (&#8220;<strong>Di sicuro Bush non sarebbe mai stato presidente se avesse dovuto fare un dibattito alla francese</strong>&#8220;, <a href="https://twitter.com/#!/joelbubbers" target="_blank">scrive un ragazzo inglese su Twitter</a>), tanto che vengono le lacrime agli occhi a pensare ai nostri politici. Forse anche per questo motivo è difficile dire chi abbia avuto la meglio. Solo <em>Libération</em> si sbilancia titolando &#8220;<em><a href="http://journal.liberation.fr/publication/liberation/917/#!/0_0">Hollande préside le débat</a></em>&#8221; (Hollande presiede il dibattito), mentre gli altri grandi quotidiani si limitano a titolare &#8220;<em><a href="http://lequotidien.lefigaro.fr/epaper/viewer.aspx" target="_blank">Haute tension</a></em>&#8221; (<em>Le Figaro</em>) o <em><a href="http://www.lemonde.fr/election-presidentielle-2012/article/2012/05/03/c-est-un-match-nul-hollande-partait-en-position-de-favori-il-le-reste_1694469_1471069.html" target="_blank">&#8220;Après le débat, M. Hollande reste le favori&#8221;</a></em> (<em>Le Monde</em>). </p><p>Se per il popolo della rete <strong>è stata piuttosto cristallina la superiorità del candidato socialista</strong>, è difficile negare che Nicolas Sarkozy si sia comportato come un autentico animale da palcoscenico. Lo si è visto nella prima ora abbondante del dibattito &#8211; forse anche la più noiosa, &#8211; quando i numeri l&#8217;hanno fatta da padrona: <strong>disoccupazione, debito pubblico e commercio estero</strong> sono temi su cui Sarkò è apparso più chiaro, più deciso. O comunque più efficace. Ha attaccato Hollande con argomenti precisi, magari talvolta inesatti (come quando ha affermato che i socialisti hanno tolto la tassa sulla ricchezza in Spagna e in Germania), ma d&#8217;effetto. Hollande sembrava non avere sufficiente personalità per far valere le proprie argomentazioni. Lo scrivo tenendo conto del fatto che quando si parla di numeri (peraltro tutti da verificare), non si sa mai chi dice il vero e che nell&#8217;arena televisiva (ormai ci siamo abituati), sono le verità più convincenti ad avere la meglio. Comunque: Sarkozy cita spesso la Spagna socialista come esempio negativo; Hollande ripete spesso la frase «Lei è al governo da dieci anni» (cinque da ministro, cinque da presidente, <em>ndr</em>); l&#8217;uno rimprovera all&#8217;altro di citare fonti inesatte.<strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/scontro-hollande-sara-presidente-della-giustizia-sarkozy-bene-maancano-fatti/216355/">C&#8217;è addirittura spazio per Berlusconi</a></strong>: con lui prima si gioca a palla avvelenata (è politicamente vicino a Sarkozy, ma ha dichiarato di tifare per Hollande), poi il presidente uscente conclude dicendo che non è né da una parte, né dall&#8217;altra: è &#8220;<em>berlusconiesque</em>&#8220;. </p><p>Nella seconda parte del dibattito, il gioco si fa duro. Oltre <strong>all&#8217;acceso confronto sul nucleare, infatti, si parla dell&#8217;argomento più atteso: l&#8217;immigrazione</strong>. Bisogna fare i conti con il 17,90% di elettori che hanno votato per la destra xenofoba di Marine Le Pen (che ieri ha detto che voterà scheda bianca), ma anche con un recente sondaggio (TNS Sofres per Canal+), secondo cui <strong>il 52% dei francesi pensa che ci siano troppi immigrati in Francia</strong>. Sarkozy ovviamente ci si butta a pesce parlando della minaccia islamista (soprattutto riguardo all&#8217;eventualità di introdurre il diritto di voto per gli extracomunitari alle comunali), dell&#8217;intenzione di dimezzare le entrate nel Paese e infligge un duro colpo al socialista sulla questione dei &#8220;campi di trattenimento&#8221; (dal dibattito non si è capito se Hollande è pro o contro). È a questo punto, proprio quando a mio parere i rapporti di forza sembravano compromessi, che &#8220;Cappuccetto rosso&#8221; ha affilato le unghie contro il lupo cattivo. Con coraggio e dignità, circondato dall&#8217;aura di un&#8217;insolita atmosfera sospesa nel cuore del dibattito, non ha esitato ad inanellare per ben sedici volte la formula &#8220;<strong><em><a href="http://www.rue89.com/rue89-presidentielle/2012/05/03/francois-hollande-moi-president-de-la-republique-231809" target="_blank">Moi, Président de la République</a></em></strong>&#8221; chiarendo la sua concezione di leadership di un Paese (più democratica e meno autoritaria), facendo sognare i militanti (che già definiscono lo slogan come il nuovo &#8220;<em>I have a dream</em>&#8220;), ipnotizzando l&#8217;avversario e aprendo una finestra sulla questione morale (e sullo scandalo del finanziamento della scorsa campagna elettorale in cui è coinvolto Sarkozy). Al presidente uscente non resta che difendersi goffamente accusando il candidato socialista di essere un &#8220;bugiardo&#8221; o un &#8220;piccolo calunniatore&#8221;, esponendo il fianco alla stoccata finale. </p><p>Stoccata che Hollande non esita ad infliggere, con la sua dichiarazione conclusiva. <strong>L&#8217;invito a non aver paura del cambiamento è un raggio di sole rispetto al tetro universo dipinto dall&#8217;avversario</strong>: un mondo difficile di cui non si può che aver paura e dal quale bisogna essere protetti. Infine, non c&#8217;è spazio che per le proposte concrete di Sarkò all&#8217;elettorato di Le Pen e, udite udite, a quello di Bayrou (anche lui era candidato alle presidenziali), che suonano ancora una volta come un triste invito a tornare con i piedi per terra. </p><p>Palla al centro: saranno le urne a stabilire se in Francia vincerà la paura o la speranza.</p><p><a title="Federico Iarlori" href="http://fredjarl.wordpress.com/" target="_blank"><em>di Federico Iarlori</em></a></p><p><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/hollande-paura-lupo-cattivo/217136/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Marais, dove vince la gauche caviar</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/marais-dove-vince-gauche-caviar/215565/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/marais-dove-vince-gauche-caviar/215565/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 11:22:43 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[3° arrondissement]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[Gauche]]></category> <category><![CDATA[gauche caviar]]></category> <category><![CDATA[Hotel de Ville]]></category> <category><![CDATA[Jean-Luc Mélenchon]]></category> <category><![CDATA[Marais]]></category> <category><![CDATA[Marine Le Pen]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[presidenziali Francia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=215565</guid> <description><![CDATA[Sfoglio con impazienza le pagine del quotidiano Le Monde, che ha appena pubblicato tutti i risultati elettorali del primo turno delle presidenziali, seggio per seggio. Cerco i dati dell’Ile de France, poi mi concentro su quelli di Parigi. I segni premonitori di un’inedita svolta elettorale a sinistra della capitale francese ci sono tutti. È la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/fqparis.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-215637" title="fqparis" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/fqparis-300x199.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="199" /></a>Sfoglio con impazienza le pagine del quotidiano <em>Le Monde</em>, <a href="http://www.lemonde.fr/election-presidentielle-2012/article/2012/04/22/presidentielle-2012-estimations-et-resultats_1686763_1471069.html?xtmc=resultats_1er_tour&amp;xtcr=1" target="_blank">che ha appena pubblicato tutti i risultati elettorali del primo turno delle presidenziali</a>, seggio per seggio. Cerco i dati dell’Ile de France, poi mi concentro su quelli di Parigi. I segni premonitori di un’inedita svolta elettorale <strong>a sinistra</strong> della capitale francese ci sono tutti.</p><p>È la prima volta nella storia della quinta Repubblica, infatti, che a Parigi <a href="http://www.lexpress.fr/resultats-elections/presidentielle-2012-paris-75_107104.html" target="_blank">il candidato socialista è in testa al primo turno</a>. Con il 34,8% dei voti totali, François Hollande ha vinto<strong> in 13 arrondissement sui 20 complessivi</strong> della capitale. In più &#8211; altro dato unico e sorprendente &#8211; la somma di tutti i voti raccolti dai candidati della sinistra superano il 50% del totale. Non è che per caso la capitale francese si è spostata a sinistra?</p><p>Mi metto a spulciare i risultati, arrondissement per arrondissement, quasi fossi un antropologo. È incredibile come<strong> geografia e sociologia</strong> possano sposarsi a meraviglia all’interno del panorama urbano della capitale francese. <strong>Dimmi dove abiti e ti dirò chi sei.</strong></p><p>Il quartiere che mi interessa maggiormente è il 3° arrondissement, quello che i parigini stessi definiscono, non senza una nota di disprezzo, il quartierie <strong>più “bobo”</strong>, ovvero il più radical chic. È il quartiere dei bar e dei “restò” più à la mode, delle gallerie d’arte più di tendenza, degli alimentari rigorosamente “biò” che sembrano delle gioiellerie dell’ortofrutta, delle micro boutique specializzate in tutto ciò che c’è di più superfluo. Da qui la lotta di classe se n’è andata da un bel pezzo: è rimasta soltanto tanta classe. Ai candidati minori della sinistra progressista ed ecologista, come il vulcanico Jean-Luc Mélenchon, ma soprattutto la verdissima Eva Joly, non resta che provare a rastrellare i voti della cosiddetta gauche caviar.</p><p>In questo arrondissement, il cui cuore è rappresentato dall&#8217;elegantissimo Marais, a due passi dall’Hotel de Ville, dove il prezzo medio delle case sfiora i 10.000 euro al metro quadro, Hollande ha stravinto. Con un impressionante <a href="http://www.lexpress.fr/resultats-elections/presidentielle-2012-paris-3eme-arrondissement-75003_107108.html" target="_blank">40,1% di preferenze</a>, il candidato socialista ha staccato alla grande il rivale e presidente uscente Sarkozy, che si è fermato al 28,5%. «Sì, la gente è di sinistra, ma non sono certo dei comunisti», mi conferma Jacques, proprietario della galleria d&#8217;arte che porta il suo nome. «Con qualche furbata elettorale &#8211; aggiunge, &#8211; Hollande è riuscito ad accaparrarsi i voti degli ecologisti e della sinistra più radicale». Infatti sia il Front de Gauche che il partito ecologista non sono riusciti ad andare rispettivamente oltre il 10% e il 5% delle preferenze.</p><p><strong>Jacques è un istituzione nel quartiere</strong>. Non abita qui, ma è come se lo facesse. Nessuno meglio di lui è in grado di rispecchiare l’essenza stessa del quartiere. Raffinato, colto, benestante e amante dell&#8217;arte contemporanea, il mio amico gallerista conosce molto bene gli abitanti del quartiere, che sono prima di tutto suoi clienti: collezionisti forse un po&#8217; snob e dall&#8217;aria decandente, ma con un gran gusto. «Da qualche anno a questa parte &#8211; mi racconta Jacques, &#8211; essere ecologista va di moda. Tuttavia il Ps è riuscito ad attrarre un maggior numero di voti rispetto alla concorrenza più radicale non soltanto grazie alla promessa del voto utile, ma anche a causa dell’immagine di solidità e serietà che il partito e il suo candidato hanno saputo trasmettere». <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/perche-alzano-tasse-redditi-alti/194788/" target="_blank">Nemmeno la minaccia annunciata da Hollande di una tassazione al 75% per i super ricchi</a> è riuscita a dissuadere l’elettorato della <strong>gauche champagne</strong>. Da queste parti non sono pochi quelli che si vergognano di dire di votare a destra, tanto è il disgusto per l’attuale Presidente della Repubblica. «L’80% delle persone che abitano da queste parti &#8211; conferma Jacques &#8211; sono ricche o comunque benestanti. È tutta gente che oltre ai soldi ha ricevuto un&#8217;educazione di altissimo livello. È difficile trovare qualcuno che avrebbe il coraggio di affermare che voterebbe per Sarkozy, o peggio ancora per Marine Le Pen».</p><p>I risultati elettorali non cambiano troppo nemmeno quando mi sposto negli arrondissement meno bourgeois e un po’ più “popolari” del <strong>10° e dell’11°</strong>, tra place de la République e Bastille. I quartieri tradizionalmente più sensibili alle cause ambientali hanno deluso le mie aspettative di vedere il grande balzo in avanti degli ecologisti, che si sono fermati a un misero 5%. Ma al terzo posto delle preferenze elettorali c&#8217;è il candidato del Front de Gauche, Jean-Luc Mélenchon, con il 14%. Una percentuale al di sopra della media nazionale dell’11%.</p><p>«Non ci saranno molte sorprese da queste parti, nemmeno al secondo turno», mi confida Jacques. «È matematicamente certo che vincerà Hollande. Anche a destra c’è chi odia talmente tanto Sarkozy che è disposto a votare il Ps piuttosto che dargli un voto in più». Seppur poco entusiastico, sembra un pronostico credibile.</p><p><em>di Giacomo Rosso, giornalista</em></p><p><em>Foto: Giacomo Rosso</em></p><p><em>parigi@ilfattoquotidiano.it</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/marais-dove-vince-gauche-caviar/215565/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mélenchon, Le Pen e il cuscus di Ménilmontant</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/melenchon-cuscus-menilmontant/206860/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/melenchon-cuscus-menilmontant/206860/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 14:08:11 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Francia]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[Jean-Luc Mélenchon]]></category> <category><![CDATA[Marine Le Pen]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206860</guid> <description><![CDATA[Non è stata una domenica come le altre, nemmeno a Ménilmontant, enclave popolare dell’est parigino. Si vota per il primo turno delle elezioni presidenziali e la tensione è palpabile. In questo fazzoletto di terra di appena due ettari, situato nel XX° arrondissement, convivono differenti comunità: cabili, turchi, berberi e francesi, per citarne alcuni. Qui la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/Militante-socialista-a-Parigi.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-206862" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/Militante-socialista-a-Parigi-199x300.jpg?47e3a5" alt="" width="199" height="300" /></a>Non è stata una domenica come le altre, nemmeno a <strong>Ménilmontant</strong>, enclave popolare dell’est parigino. Si vota per il primo turno delle elezioni presidenziali e la tensione è palpabile. In questo fazzoletto di terra di appena due ettari, situato nel <strong>XX° arrondissement</strong>, convivono differenti comunità: cabili, turchi, berberi e francesi, per citarne alcuni. Qui la sinistra è storicamente maggioritaria, e oggi l’effige compunta di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/domenica-alla-bastiglia/199051/" target="_blank">Jean-Luc Mélenchon</a> sembra onnipresente: nei bistrot, nei boulevard, nelle coccarde rosso fuoco dei passanti.</p><p>All’uscita del metrò un gruppo di ragazzi offre un pasto vegetariano gratuito, la folla si avvicina timidamente. Qualche bandiera sventola qua e là: sono le 18 e 30 e l’ansia sale. I primi risultati arriveranno solamente alle 20. Al Lou Pascalou c’è una calca inusuale, una febbre da sabato sera, eppure è il giorno del Signore. Molti militanti del <strong>Front de Gauche </strong>si sono dati appuntamento in questo bar della rue Panoyaux per seguire in diretta lo spoglio elettorale. L’atmosfera è elettrica, l’entusiasmo contagioso, i camerieri sull’orlo di una crisi di nervi.</p><p>Chi non trova posto si dirige al baretto vicino, il Trois Huit. Il locale è minuscolo, accogliente e affollato. Una signora sui quarant’anni agita uno scialle rosso, inneggia all’imminente rivoluzione.  Dai tavoli ecco levarsi pugni chiusi e grida di giubilo, la sete è implacabile: si tracannano pinte su pinte, mentre l’oste fa i conti con i fusti prosciugati.</p><p>L’ora fatidica si avvicina, tutti tendono l’orecchio verso le casse strombate della radio, il giornalista inizia un angosciante conto alla rovescia. C’è chi spera nel terzo posto del candidato del Front de Gauche, chi prefigura<strong> un improbabile secondo turno Hollande – Mélenchon</strong>. Gli occhi brillano di speranza, le trippe vibrano di tensione. «Meno tre, meno due, meno uno…», il vociare della sala si placa.</p><p>Secondo i primi risultati <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/elezioni-francesi-primi-exit-poll-danno-hollande-vantaggio-sarko-sorpresa/206425/" target="_blank">Hollande è in testa, davanti al candidato presidente Nicolas Sarkozy</a></strong>. Fin qui nessuna sorpresa, ma ecco che arriva il risultato che nessuno si aspettava: «In terza posizione con il 20%&#8230; – il giornalista prende fiato, – Marine Le Pen». Il bar si ferma, improvvisamente, lo scoramento è generale, gli spettri del 2002 ritornano infausti negli sguardi vuoti degli avventori-militanti. Mélenchon sarebbe “solamente” all’11%, lontano dal podio tanto agognato.</p><p>«Come si può votare per la figlia di un fascista che torturava la gente in Algeria?!» grida una ragazza, «La Francia è di destra, è di destra» constata sconsolata una commediante con indosso una giacca arlecchinesca. Nella birra in cui si alimentavano le speranze adesso si affogano i dispiaceri, solo qualche simpatizzante socialista gioisce<strong> <a href="http://www.lexpress.fr/resultats-elections/presidentielle-2012_106980.html" target="_blank">del buon risultato di François Hollande</a></strong>, mentre lontano da qui, in rue Solferino, decine di militanti del Ps piangono per un esito che attendevano da troppo tempo.</p><p>Si attende<strong> il discorso di Mélenchon</strong>, che da piazza Stalingrad arringa i suoi a «<em>Dégager</em> Sarkozy», e al Trois Huit lo ascoltano con trasporto, ricordando una campagna ben riuscita, alimentata da sogni di rinascita dopo lustri di cocenti sconfitte. «È comunque un ottimo risultato» commenta un giovane dall’accento lievemente italiano, riferendosi all’11% ottenuto dal candidato della sinistra radicale.</p><p>I risultati si modellano con il passare dei minuti,<strong> Hollande è al 28,6%, Sarko intorno al 27%, la Le Pen si attesta sul 18%,</strong> una percentuale che nemmeno il padre <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89lection_pr%C3%A9sidentielle_fran%C3%A7aise_de_2002" target="_blank">Jean-Marie riuscì ad ottenere nel 2002</a>, quando arrivò al secondo turno con il 16,86% dei suffragi. A Ménilmontant, quartiere simbolo dell’integrazione, la performance della zarina della destra francese è vissuta come uno choc brutale, un brutto risveglio, una botta inattesa. Così, mentre una ragazza indiana comunica i risultati ad alcuni suoi connazionali, qualcuno propone di andare a mettere qualcosa sotto i denti: e non c’è niente di meglio di un cuscus in questa strana giornata di fine aprile in cui il nazionalismo conservatore si afferma come terza forza nel Paese.</p><p>Basterà questo cuscus apotropaico per scacciare via i fantasmi frontisti? Probabilmente no, ma intanto <a href="http://www.lexpress.fr/resultats-elections/presidentielle-2012-paris-20eme-arrondissement-75020_107125.html" target="_blank"><strong>nel XX° arrondissement Hollande ottiene il 43%, Mélenchon addirittura il 17,4%</strong></a>, mentre Marine Le Pen si ferma al 6,9%: una magra consolazione per i partigiani del Front de Gauche, che rientrano a casa sotto la fitta pioggia primaverile, con lo stomaco pieno e il pensiero già rivolto al 6 maggio prossimo.</p><p><em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fqparigi/?bio" target="_blank">di Roberto Lapia</a></em></p><p><em>Foto: Davide-Riccardo Weber</em></p><p><em><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it</a></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/melenchon-cuscus-menilmontant/206860/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Hollande e una tranquilla domenica di sinistra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/francois-hollande-tranquilla-domenica-sinistra/205016/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/francois-hollande-tranquilla-domenica-sinistra/205016/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Apr 2012 11:04:11 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Francia]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[François Holl]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[Jean-Luc Mélenchon]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205016</guid> <description><![CDATA[Ci sono i volontari della campagna elettorale che ti accolgono già all’uscita della metropolitana per darti le informazioni su come raggiungere il palco. Ci sono anche alcuni sparuti gruppi di giovani socialisti entusiasti che, tra la folla, ballano e festeggiano. Ci sono le bandiere, le spillette e le tristi magliette del partito, che di rosso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono i volontari della campagna elettorale che ti accolgono già all’uscita della metropolitana per darti le informazioni su come raggiungere il palco. Ci sono anche alcuni sparuti gruppi di giovani socialisti entusiasti che, tra la folla, ballano e festeggiano. Ci sono le bandiere, le spillette e le tristi magliette del partito, che di rosso hanno conservato solamente una sottilissima striscia, e che spuntano qua e là senza disturbare troppo. C’è, ovviamente, l’enorme palco dove si alternano sconosciuti gruppi musicali francesi dal sapore multietnico. Non mancano nemmeno i paninari pronti a estorcerti cinque euro per una baguette farcita di salsicce bruciacchiate e due euro per una bottiglietta d’acqua. <strong>Si direbbe quasi una festa dell’<em>Unità</em></strong> se non fossimo appena fuori Parigi e a meno di una settimana dal primo turno delle elezioni presidenziali francesi.</p><p>Gli organizzatori<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/presidenziali-francesi-sfida-centomila/204674/" target="_blank"> </a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/presidenziali-francesi-sfida-centomila/204674/" target="_blank">dell’ultimo grande raduno pubblico</a> del candidato socialista, </strong><strong>François Hollande</strong>, annunciano 100.000 presenti al castello di Vincennes, alle porte della capitale. Forse esagerano un po’, ma l’affluenza è comunque notevole. La maggior parte di questa folla è composta dai volti di una Francia popolare, multietnica e inter-generazionale. Ci sono giovani coppie, famiglie intere con figli al seguito e ci sono anziani in pensione pronti a perorare la causa della sinistra moderata. L’atmosfera è decisamente festosa. Gli autobus da tutto il paese sono giunti fin qui carichi di simpatizzanti, elettori e gente comune, venuti a sostenere il candidato della sinistra tranquilla.</p><p>È domenica pomeriggio, fa freddino per essere aprile. Le nubi su Parigi non promettono nulla di buono. Ci prova François Hollande a riscaldare i cuori del pubblico con un discorso deciso ma pacato. Qualsiasi riferimento ai concorrenti viene evitato accuratamente. Non si fanno i nomi <strong>né del principale</strong><strong> sfidante, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/nicolas-sarkozy-traversata-deserto/204255/" target="_blank">Nicolas  Sarkozy</a>, né dell’avversario della sinistra radicale, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/domenica-alla-bastiglia/199051/" target="_blank">Mélenchon</a></strong>. Il candidato socialista invoca l’unità nazionale e la giustizia sociale, si scaglia contro i poteri forti della finanza internazionale e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/francia-hollande-sfida-sarkozy-presenta-programmasaro-presidente-oggi-soffre-spera/185742/" target="_blank">promette più dignità per chi lavora nella cultura, nell’istruzione e nell’assistenza sociale</a>. Fa appello al destino collettivo della Francia e rievoca François Mitterrand. L’uomo della sinistra francese ce la mette proprio tutta per scuotere gli animi degli astanti, ma i quarantacinque minuti di discorso si fanno sentire eccome.</p><p>“<em>François President!</em>”: i cori che ad ogni pausa raggiungono il palco, perdono di energia via via che i minuti passano. Ci vuole la discesa in campo di un enorme tricolore francese, che scivola sulle teste dei presenti, per rianimare l&#8217;entusiasmo del pubblico. Lo slogan della campagna elettorale socialista <strong>“<em>Le changement, c’est maintenant</em>” &#8211; il cambiamento è adesso</strong>, &#8211; evoca quello della campagna elettorale del 2008 di Obama, ma il carisma del candidato francese non è che il pallido riflesso di quello del Presidente americano. A vederlo dal vivo, François Hollande manca decisamente della forza del trascinatore di folle. Non è Obama, e si vede. Non è neanche il tanto citato Mitterrand, ma tenta ugualmente di interpretare il ruolo del grande leader della sinistra. Il suo viso pacioso e innocuo non sembra quello di un candidato che punta all’Eliseo.<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/francia-sarkozy-torna-primo-sondaggi-vincere-lastensionismo/201979/" target="_blank"> I sondaggi sono ancora dalla sua parte</a>: chissà se basterà la forza della mitezza di questo dirigente socialista a guidare la tranquilla riscossa della sinistra francese.</p><p><em>di Giacomo Rosso, giornalista</em></p><p><em><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it</a></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/francois-hollande-tranquilla-domenica-sinistra/205016/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nicolas Sarkozy e la traversata del deserto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/nicolas-sarkozy-traversata-deserto/204255/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/nicolas-sarkozy-traversata-deserto/204255/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Apr 2012 15:43:32 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[chirac]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Francia]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[Mitterand]]></category> <category><![CDATA[sarkozy]]></category> <category><![CDATA[Strauss Kahn]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204255</guid> <description><![CDATA[“Sarkozy non è morto”. Titolavano così i giornali che nel febbraio 2012 annunciavano l’arrivo in campagna elettorale del presidente uscente. Sono passati due mesi, e quello che sembrava un candidato spacciato oggi accumula consensi e ritorni di fiamma, e in alcuni sondaggi figura vincitore almeno al primo turno delle elezioni (22 aprile 2012, ndr). Che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Sarkozy non è morto”. Titolavano così i giornali che nel febbraio 2012 annunciavano l’arrivo in campagna elettorale del <a href="http://www.lemonde.fr/nicolas-sarkozy/" target="_blank">presidente uscente</a>. Sono passati due mesi, e quello che sembrava un candidato spacciato oggi accumula consensi e ritorni di fiamma, e <strong>in alcuni sondaggi figura <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/francia-sarkozy-torna-primo-sondaggi-vincere-lastensionismo/201979/" target="_blank">vincitore almeno al primo turno delle elezioni</a></strong> (22 aprile 2012, <em>ndr</em>). Che cos’è successo in questi sessanta giorni, ma soprattutto, cosa la sinistra rischia ancora di sottovalutare?</p><p><strong>Nicolas Sarkozy</strong> inizia la sua campagna elettorale evocando il ruolo da comandante che non abbandona la nave, il grande condottiero che non salva il paese, ma semplicemente decide di non lasciarlo alla deriva nel momento del pericolo. Il candidato presidente ha il volto contrito a ogni intervento tv, dopo ogni accusa di non aver fatto abbastanza: «<strong>È un momento durissimo, abbiamo fatto il possibile</strong>». Con l’aria da padre responsabile che tira la cinghia a causa della crisi ma prima dà da mangiare ai figli, Sarkò fa dimenticare errori e passi falsi. È il perdente che si affaccia sulla scena di una politica che sta al suo gioco.</p><p>A sinistra, invece, tra le file del Partito Socialista, si respira un ottimismo nemmeno troppo cauto. Militanti tradizionalmente votati al pessimismo ostentano in pubblico una tranquillità e una positività da far venire la pelle d’oca a quei tanti che rammentano <strong>la sera del famoso 21 aprile 2002</strong>. «Me lo ricordo come fosse ieri». Quando si parla di politica con un francese si cade prima o poi su questo evento traumatico, e le parole sono sempre le stesse.</p><p>«Ero al cinema, sono uscita perché gli amici mi tempestavano di telefonate. Eravamo sconvolti». Oppure: «Ero in macchina, c’era anche mia sorella, tornavamo a casa da una gita. Poi abbiamo acceso la radio: non potevo crederci». I racconti sembrano quelli dei sopravvissuti; a volte fanno quasi sorridere. Il 21 aprile del 2002 i cittadini francesi scoprirono che Lionel Jospin, allora candidato del Partito Socialista, non aveva passato il primo turno delle elezioni presidenziali e che al suo posto al secondo turno ci sarebbe stato <strong>Jean-Marie Le Pen, il leader del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/giovani-front-national-resistenza-siamo/196978/" target="_blank">partito di estrema destra Front National</a></strong>. Ed è con il volto di Jospin, da “lottatore di boxe suonato dalle botte”, che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marc_Ab%C3%A9l%C3%A8s" target="_blank">Marc Abélès</a>, noto antropologo francese, apre il suo libro “<em>L’échec en politique</em>”, saggio sul fallimento in politica, quello strano fenomeno di cui nessuno vuole parlare, ma che esiste e smuove voti ed orientamenti politici. Jospin è un fallito, colui che ha permesso che l’impossibile succedesse e che ha inflitto un’umiliazione storica alla sinistra, un fantasma che perseguita ancora oggi i suoi militanti.</p><p>Ma perché andare a ripescare un libro di un antropologo che analizza il fallimento in politica può servirci a capire cosa ne sarà delle elezioni francesi del 2012? Banalmente diremmo “Perché la Storia insegna”, ma soprattutto perché c’è un aspetto della sfera politica che dimentichiamo sempre o forse &#8211; semplicemente &#8211; sottovalutiamo: il fallimento, appunto. «La politica è un mestiere da prendere sul serio &#8211; sottolinea l’antropologo, &#8211; in quanto è un “gioco” di vita e di morte che non conosce vie di mezzo». Il mondo politico è violento, come ci ricorda Abélès, e a evidenziarlo è il linguaggio stesso che viene utilizzato: diciamo, per esempio, che <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/strauss-kahn-il-complotto-e-la-storia-vera/174837/" target="_blank">Dominique Strauss-Khan è “politicamente morto”</a></strong> per dire che non può più candidarsi. Morto, finito, suicidio, sono tutti termini che ci servono per indicare condizioni e situazioni dei politici contemporanei. Per fare un esempio, all’<em>Assemblée Nationale </em>francese c’è una parte destinata agli ex deputati che vogliono seguire le sedute che, in modo informale, si chiama “<em>le cimitière</em>”, il cimitero.</p><p>Alla Francia, a volte, piacciono i perdenti e a ricordarcelo è il libro di Abélès. <strong>Mitterrand è stato il perdente per eccellenza nella storia della nazione</strong>, almeno agli inizi degli anni ‘70. Amava ripetere: «Sono l’uomo più odiato di Francia, questo mi dà l’opportunità di diventare un giorno il più amato», ed è così che preparava la sua ascesa al potere. È proprio nel fallimento che il presidente della “<em>force tranquille</em>” trovò il favore del pubblico. Il secondo perdente per eccellenza citato da Abélès è invece <strong>Jacques Chirac</strong> durante la campagna elettorale del 1995, una vera e propria traversata del deserto. L’autore la paragona ai fenomeni dei riti di passaggio delle tribù indigene segnate da tre fasi: separazione, margine e aggregazione. «Ci ricorda &#8211; afferma l’antropologo &#8211; la struttura dei racconti studiata da Vladimir Propp: nel momento di crisi, l’eroe si mette in viaggio per ottenere ciò che vuole». È la strategia della vittimizzazione che ha permesso a Chirac di trasformare la campagna elettorale in una battaglia di piccoli contro  grandi, di perdenti contro vincenti antipatici già autoproclamatisi vincitori. Chirac, uomo politico solo contro chi pensava di avere il successo in tasca, seppe conquistare amicizia e favori dei cittadini francesi, stravolgendo pronostici e prese di posizione. Ed è il punto più interessante sviluppato da Marc Abélès: «In politica i veri perdenti non sono quelli che pensiamo e la Francia, in passato, ha mostrato di essere capace di appassionarsi a chi sembra irrimediabilmente destinato alla sconfitta».</p><p><strong>E se la storia si ripetesse?</strong> Non bisogna dimenticare che il 21 aprile del 2002 a far perdere la sinistra al primo turno fu anche un elevatissimo tasso di astensione. La percentuale di  astensionisti, questo popolo tanto corteggiato in campagna, per queste elezioni presidenziali è stimata al 30%. E se a Sarkozy tutto questo dimenticare e scaricare il barile, permettesse di riuscire la sua personale traversata del deserto?</p><p><em>di Martina Castigliani</em></p><p><em><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it</a></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/nicolas-sarkozy-traversata-deserto/204255/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Reportage su due ruote dalla Francia profonda</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/campagne-velo-ruote-dalla-francia-profonda/201832/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/campagne-velo-ruote-dalla-francia-profonda/201832/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 17:33:54 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Francia]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[Le Pen]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[reportage]]></category> <category><![CDATA[Tour de France]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201832</guid> <description><![CDATA[Il webdoc è una nuova forma di narrazione documentaristica che ha nel web il suo fulcro, come piattaforma di diffusione e strumento di scrittura. La Francia in particolare se ne sta dimostrando pioniera e, tra post sui blog e pagine di quotidiani online, sono già maturate evolute riflessioni a riguardo. Un webdoc molto curioso in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>webdoc </strong>è una nuova forma di narrazione documentaristica che ha nel web il suo fulcro, come piattaforma di diffusione e strumento di scrittura. La Francia in particolare se ne sta dimostrando pioniera e, tra post sui blog e pagine di quotidiani online, sono già maturate evolute riflessioni a riguardo.</p><p>Un webdoc molto curioso in vista delle prossime elezioni presidenziali francesi è <strong><em><a href="https://www.facebook.com/lacampagneavelo" target="_blank">La campagne à vélo</a></em></strong>, che unisce i due eventi mediatici che più appassionano i cugini transalpini: le elezioni presidenziali e il Tour de France. Dal 6 Febbraio al 6 Maggio i due giornalisti <strong>Raphael Krafft </strong>- alla sua terza <em>campagne à vélo</em>, &#8211; e <strong>Alexis Monchovet</strong> percorrono in bici l’<em>Hexagon</em> alla scoperta dei francesi che si apprestano a votare &#8211; o meno, &#8211; tra incontri fortuiti, chiacchierate <em>au comptoir</em> e tazze di tè in salotto.</p><p>I loro video, le foto e i post, come anche la loro localizzazione, possono essere seguiti in tempo reale principalmente sui social network <strong>Facebook e Twitter</strong>, dove Raphael e Alexis vengono anche contattati per ricevere ospitalità nelle varie cittadine in cui passeranno la notte, anche se non sempre trovare un tetto per la notte è stata cosa facile. Tuttavia per il prossimo passaggio a Tulle possono dirsi tranquilli grazie a <a href="http://www.dailymotion.com/video/xp1jwv_instantane-de-campagne-vous-passez-par-tulle-ben-passez-me-voir-f-hollande_news" target="_blank"><strong>un’accoglienza un po’ speciale</strong></a>.</p><p>Il titolo gioca sul significato della parola “<em>campagne</em>” che sta a indicare tanto la campagna elettorale, quanto la <em>campagne</em>, la provincia francese, patria della maggioranza silenziosa <strong>a cui <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://api.dmcloud.net/player/pubpage/4e7345aa94a6f677ac0005f9/4f634c1194a6f646d4000075/1dec0cda48c84f50b3a44db69558223c?" target="_blank">Sarkozy ha fatto appello</a></span></strong> lo scorso 16 marzo, dopo averne sottolineato l’eventuale peso sparigliante. Il luogo dei <em>foyer</em> riscaldati non dalle vampe dei dibattiti politici dei grossi centri urbani, ma dal <em>bouillon </em>quotidiano di fabbriche che chiudono, di bisogno di  sicurezza, di pesticidi e del loro eventuale impiego.</p><p>Sono questi <em>foyer</em> che i due giornalisti vogliono frequentare, per scoprirne le meccaniche che determineranno le scelte in sede elettorale. «Sia chiaro però, &#8211; hanno affermato Krafft e Monchovet, &#8211; che <strong>il risultato dell’indagine giornalistica non ha alcuna ambizione scientifica, ma che si tratterà di un “tentativo impressionista”</strong> più che di un’immagine fondata su un campione di dati». Il resto poi è tutto nell’avventura, nell’abbandonarsi agli incontri fortuiti nei bistrot, nella poeticità dell’incedere viandante.</p><p>Dopo la partenza <strong>con un rituale <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Calvados_(distillato)" target="_blank">café-calva</a></em> al bar <em>Tabac des postes</em> di Rue de Clingnancourt a Parigi</strong>, già alla prima tappa, Garge-lès-Gonesse, in una comunità di suore che li ospiteranno per la notte, arriva probabilmente il più lucido contributo alla loro indagine: «Si ha l’impressione che le nostre problematiche quotidiane non arrivino nei dibattiti politici. È come se i problemi della gente, i problemi che sentiamo tutti i giorni qui, nei luoghi che viviamo, siano qualcosa “fuoricampo” per la politica» dice <em>Soeur</em> Beatrice. «È anche per questo che tanti si apprestano a non votare».</p><p>Non a caso il “reportour” è partito dalla banlieue parigina – che per <em>Soeur</em> Beatrice è «il laboratorio della mondializzazione della società» – e terminerà dopo 90 giorni in un’altra banlieue nei pressi di Lione, a Venissieux.</p><p>Sebbene il reportage non sia ancora terminato, è già possibile riconoscere quantomeno il leitmotiv: “<em>J’en ai marre de tous. </em><em>Ils sont tous des fous</em>” (Sono stufo, sono tutti matti, <em>ndr</em>). Sarà un colpo di reni a portare molti “campagnoli” al voto, non per effettiva e sana fascinazione, ma per esasperazione, per paura, degli immigrati da un lato, per rassegnazione da voto utile dall’altro. C’è una sensazione di sfiducia, di carenza di candidati veri, adeguati, che <strong>sfocia addirittura nel rimpianto di Chirac</strong>, anche per i più insospettabili.</p><p><strong><a href="http://www.rue89.com/rue89-presidentielle/2012/02/17/va-voter-pour-la-marine-en-marre-des-autres-229449" target="_blank">Sylviette e Jacky</a></strong>, operai in pensione, nel tremolante silenzio della sala da pranzo, dopo aver votato comunista fino agli anni Settanta, da quarant’anni manifestano il loro malcontento votando estrema destra. Eppure, se oggi fosse candidato Jfk, lo voterebbero.</p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rue89.com/rue89-presidentielle/2012/02/13/jai-vote-deux-fois-le-pen-cette-annee-je-mabstiens-229345" target="_blank">Bruno Billion</a></span>, </strong>viticoltore, produttore di Champagne<strong>, già elettore di Le Pen</strong> nelle ultime due presidenziali, questa volta non andrà al seggio neanche per votare scheda bianca. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rue89.com/rue89-presidentielle/2012/03/15/patrice-ecolo-pantouflard-de-calais-votera-hollande-230249" target="_blank"><strong>Anne Druelle</strong></a></span>, ecologista benché convinta da Eva Joly, voterà utile, perché il 21 aprile 2002 &#8211; quando per duecentomila voti Jean-Marie Le Pen buttò fuori dal ring del secondo turno il socialista Jospin, &#8211; fu un trauma per lei. Ma qua e là escono fuori anche le parole per esprimere la reale esigenza del Paese: <strong><a href="http://www.rue89.com/rue89-presidentielle/2012/03/30/la-seule-personne-qui-peut-sauver-la-france-cest-un-economiste" target="_blank">un tecnocrate, un economista, dice qualcuno</a></strong>. «<em>Une vision!</em> » si lascia andare Raphael.</p><p>Non marginali, poi, <strong>le “visioni” della Francia dei nuovi francesi, </strong>quelli nati altrove, con le loro radici e un’altra madrelingua. Come Mamadou, piccolo senegalese di sei anni, che sentenzia come un <em>petit prince</em> «se la vostra lingua materna è il francese, vuol dire che non avete un Paese!». O come Fred, originario di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casamance" target="_blank">Casamance</a>, secondo cui la Francia «<em>c’est le coin, sourtout</em>», è il quartiere.</p><p>Aspettando la fatidica data del 6 maggio prossimo, Raphael e Alexis continuano la loro personale <em>campagne</em>: cosa emergerà ancora dal sommerso di questo paese in cui non mancano di certo le contraddizioni?</p><p><em>di Pierpaolo Filomeno</em></p><p><strong><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank"><em>parigi@ilfattoquotidiano.it</em></a></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/campagne-velo-ruote-dalla-francia-profonda/201832/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parigi marcia verso la Repubblica di Mélenchon?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/domenica-alla-bastiglia/199051/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/domenica-alla-bastiglia/199051/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Mar 2012 09:26:57 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Francia]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[Jean-Luc Mélenchon]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199051</guid> <description><![CDATA[Una trita liturgia nostalgico-rivoluzionaria o l’inizio di una vera e propria insurrezione civica? Non saprei rispondervi, non così su due piedi. Ma domenica 18 marzo 2012 decine di migliaia di persone – una forbice compresa tra le cinquanta e le centomila – hanno letteralmente invaso la piazza della Bastiglia a Parigi. Il motivo? Assistere al...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Melenchon1.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-199069" title="Melenchon1" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Melenchon1-300x199.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="199" /></a>Una trita liturgia nostalgico-rivoluzionaria o l’inizio di una vera e propria insurrezione civica? Non saprei rispondervi, non così su due piedi. Ma <strong>domenica 18 marzo 2012</strong> decine di migliaia di persone – una forbice compresa tra le cinquanta e le centomila – hanno letteralmente invaso la piazza della Bastiglia a Parigi. Il motivo? Assistere al comizio di <strong><a href="http://www.jean-luc-melenchon.fr/" target="_blank">Jean-Luc Mélenchon</a></strong>, candidato alle Presidenziali per il<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_di_Sinistra" target="_blank">Front de Gauche</a></strong>, schieramento che rappresenta una parte della sinistra radicale transalpina. Per spiegare l’altissima partecipazione a questa “Marcia verso la VI Repubblica” non basta il mojito a due euro venduto da alcuni militanti lungo il tragitto che dalla Place de la Nation portava fino alla Bastiglia.</p><p>Ma andiamo per ordine. Mélenchon è salito sul palco intorno alle 17, e vedendo davanti a sé la <strong>“marea rossa” inneggiante alla resistenza</strong> – come l’ha definita <em><a href="http://madame.lefigaro.fr/societe/maree-rouge-190312-226559" target="_blank">Le Figaro</a></em>, – è scoppiato a ridere. Una risata sonora, di gioia, di sorpresa, di tensione. Una risata che confermava la riuscita dell’operazione “Riprendiamo la Bastiglia”: la prova di forza di una sinistra divisa e umiliata dai risultati elettorali degli ultimi anni.</p><p>«Ci siamo mancati, ci siamo attesi, ci siamo ritrovati!». Mélenchon ha parlato per circa mezzora, con il suo usuale lirismo da tribuno navigato, esponendo brevemente<strong> alcuni punti cardine del suo programma</strong>: indipendenza della giustizia garantita dal Parlamento, estensione dei diritti agli omosessuali, diritto all’aborto e all’eutanasia, protezione del pianeta attraverso l’ecologia, ma soprattutto una Costituente paritaria per «la VI Repubblica».</p><p>Non sono mancati gli accenni alla Costituzione del 1793 e i riferimenti a <strong>Saint-Just </strong>e<strong> Robespierre</strong>, nonché l’invito a dare il via «alla primavera dei popoli», iniziando ad aprire una breccia in Francia attraverso lo scrutinio del 22 aprile e del 6 maggio prossimi.</p><p>La piazza ha ascoltato, catturata dal carisma dell’oratore. E in quella piazza domenica non c’erano solo i militanti e gli elettori del Front de Gauche, ma c’era tutta una parte della sinistra che giocoforza voterà per <strong>François Hollande</strong> – anche in Francia non si sottraggono alla teoria del “voto utile”, – pur sentendosi lontana e in parte non rappresentata dal Partito Socialista e dai verdi.</p><p>Cesar, trentenne presente al comizio, dichiarava su <em><a href="http://www.rue89.com/rue89-presidentielle/2012/03/18/bastille-ils-ne-voteront-pas-tous-melenchon-ils-sont-venus-vibrer" target="_blank">Rue89.com</a></em>: «Voterò per Hollande, anche se Mélenchon mi interessa. Sono sensibile alle sue idee, mi sembrano più ancorate a sinistra. […] Tentenno, ma alla fine credo che favorirò il voto utile». Altri invece, come il sessantenne Yves, che per una vita ha votato PS, voteranno per il Front de Gauche «perché abbiamo bisogno di più pepe!»</p><p>Insomma, quello che alcuni elettori di sinistra apprezzano in Mélenchon è la sua verve, il suo parlare franco, senza peli sulla lingua, una dialettica ai limiti del politicamente corretto. E non è un caso se negli ultimi tre mesi i sondaggi sulle intenzioni di voto hanno registrato <strong>una crescita costante del candidato del Front de Gauche</strong>, che ad oggi è dato all’11% al primo turno.</p><p>Ma Jean-Luc Mélenchon, effige onnipresente in questa domenica di piazza, non ha fatto di certo l’unanimità. Il <strong>Partito Socialista </strong>trema all’idea di un suo exploit, e non ha tardato ad affermare, attraverso la portavoce della campagna di Hollande <strong>Delphine Batho</strong>, che il PS resta comunque la vera colonna vertebrale della sinistra. Sarkozy in parte gongola per un’eventuale emorragia di voti per i socialisti, mentre una personalità di spicco come Michel Onfray, un tempo sostenitore di Mélenchon, si smarca definitivamente dal candidato del Front ritenendo inconcepibili le sue idee sulla politica estera, in particolare le posizioni su Cuba: Mélenchon non ha mai nascosto di non considerarla una dittatura.</p><p>Più aspro invece l’intervento attraverso le colonne di <em><a href="http://www.slate.fr/story/51673/melenchon-bastille-revolutionnaire" target="_blank">Slate.fr</a></em> del giornalista <strong>Eric Le Boucher</strong>, che definisce Jean-Luc Mélenchon «<strong>un Hugo Chavez senza petrolio</strong>», aggiungendo che il programma del Front de Gauche «è pieno di stupidaggini». «Non c’è niente di serio – continua Le Boucher, – eccetto i sogni. Il salario minimo a 1700 euro, la pensione a sessant’anni, la sanità gratuita al 100%, 800.000 assunzioni nella funzione pubblica. Un sogno!».</p><p>E allora, trita liturgia nostalgico-rivoluzionaria o l’inizio di una vera e propria insurrezione civica? La piazza si è svuotata, i dubbi restano, ma questa giornata ha comunque lanciato un segnale chiaro: <strong>la sinistra radicale</strong> giocherà la sua parte alle prossime elezioni.</p><p>Intanto batto sul mio pc lo slogan di Mélenchon, “Riprendiamo la Bastiglia”, e il correttore automatico continua a correggerlo in “Riprendiamo la Pastiglia”. Un semplice caso o è anche lui un fervente sostenitore del voto utile?</p><p><em>di Roberto Lapia</em></p><p><em>Foto di </em><em>Davide Riccardo Weber</em></p><p><em><a href="http://www.flickr.com/photos/67612108@N06/sets/72157629269077676/ " target="_blank">guarda la galleria di foto</a></em></p><p><em><strong><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it</a></strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/domenica-alla-bastiglia/199051/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I giovani del FN: &#8220;La resistenza siamo noi&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/giovani-front-national-resistenza-siamo/196978/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/giovani-front-national-resistenza-siamo/196978/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Mar 2012 15:38:08 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Francia]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[Front National]]></category> <category><![CDATA[Marine Le Pen]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196978</guid> <description><![CDATA[È ufficiale. Il Front National sarà della partita per la corsa all&#8217;Eliseo. Parola di Marine Le Pen, che ha dichiarato di aver raggiunto le cinquecento firme di sostegno &#8211; necessarie per presentare la propria candidatura, &#8211; da parte di sindaci o persone elette in almeno trenta diversi dipartimenti della Francia, ponendo così fine ad un&#8217;agonia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/affiche_liberté.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-196982" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/affiche_liberté-224x300.jpg?47e3a5" alt="" width="224" height="300" /></a>È ufficiale. Il <strong>Front National </strong>sarà della partita per la corsa all&#8217;Eliseo. Parola di <strong>Marine Le Pen</strong>, che ha dichiarato di aver raggiunto le cinquecento firme di sostegno &#8211; necessarie per presentare la propria candidatura, &#8211; da parte di sindaci o persone elette in almeno trenta diversi dipartimenti della Francia, ponendo così fine ad un&#8217;agonia che sembrava essere più una tattica elettorale improntata sul vittimismo, che la denuncia di una demonizzazione antidemocratica del suo partito.</p><p>Il Front National, dunque, potrà mettere in gioco il suo potenziale elettorale, che, secondo le stime delle intenzioni di voto, si attesterebbe al momento <strong>tra il 15 e il 17%</strong>. Una cifra importante, ma che non sorprende più di tanto dopo lo shock delle presidenziali del 2002, quando il partito, allora guidato dal veterano <strong>Jean-Marie Le Pen</strong>, arrivò al secondo turno facendo fuori il socialista <strong>Lionel Jospin</strong> e distruggendone la credibilità politica.</p><p>La novità andrebbe piuttosto cercata nella componente giovane dell&#8217;elettorato, che, secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano <em>Le Figaro</em>, sarebbe passato <strong>dal 7% del 2007 a una forbice compresa tra il 17 e il 28% nel 2011</strong>. A confermarcelo è lo stesso <strong>Julien Rochedy</strong>, 24 anni, leader dei giovani del FN, secondo cui «il merito del ringiovanimento del partito è di Marine Le Pen», grazie alla quale, tra l&#8217;altro, ci sarebbe stato anche un riavvicinamento dell&#8217;elettorato femminile: secondo le francesi (sondaggio di TF1) il FN è il secondo partito nazionale nel &#8220;promuovere l&#8217;uguaglianza tra i sessi&#8221;.</p><p>Se un giovane francese «è in grado di riflettere &#8211; ci dice Rochedy, &#8211; vedrà che tutti gli schieramenti politici hanno già governato la Francia negli ultimi trent’anni e che durante questo periodo abbiamo assistito a un declino continuo del Paese. Non siamo estremisti, ma patrioti. Al limite &#8220;rivoluzionari&#8221;, se questo significa mettere in discussione la politica di chi ci ha preceduto».</p><p>In tempo di crisi e di competizione sfrenata per essere &#8220;contro il sistema&#8221;, il Front National è riuscito quindi a ribaltare completamente i concetti di &#8220;rivoluzione&#8221; e di &#8220;resistenza&#8221;, tradizionalmente associati alle forze di sinistra e tendenzialmente più sentiti dai giovani militanti. La locandina della campagna elettorale (nella foto) &#8211; o lo stesso <a href="http://jeunesavecmarine.fr/">sito internet ufficiale</a>, che per freschezza e modernità farebbe impallidire i giovani della Destra italiana &#8211; in cui si utilizza la celebre &#8220;Libertà che guida il popolo&#8221; di <strong>Delacroix</strong>, nell&#8217;esempio più emblematico. «Il voto che i giovani ci danno &#8211; afferma Rochedy, &#8211; è un voto contro i loro nonni e genitori, contro <strong>Sarkozy</strong>, la globalizzazione, l&#8217;Unione europea e il multiculturalismo. Siamo gli unici a farlo».</p><p>Soli contro tutti, insomma. «Contro il magistero morale della sinistra, per cui chi non la pensa come loro è un nazista» e le «menzogne di Sarkozy» &#8211; che aveva promesso di ridurre l&#8217;immigrazione, allorché non ha fatto altro che favorirla; contro lo strapotere delle banche e lo squallido «livellamento culturale» e identitario imposto dalla globalizzazione. Soli a pensare che l&#8217;Europa sia una minaccia per la crescita della nazione e che l&#8217;unica soluzione sia il ritorno al franco e una decisa politica protezionistica.</p><p>Nella Francia della libertà, dell&#8217;uguaglianza e della fraternità, del maggio &#8217;68 e delle rivendicazioni femministe, della resistenza e del sindacalismo, non sono pochi i giovani che, come Rochedy, hanno paura quando rientrano a casa da soli la sera, che considerano <strong>Napoleone</strong> e <strong>Giovanna d&#8217;Arco</strong> come miti da preservare dalle brame di conquista dell&#8217;<strong>Islam</strong> e del multiculturalismo, e gli aiuti sociali &#8211; troppo generosamente elargiti a chiunque viva sul territorio francese e vero polo di attrazione per l&#8217;immigrazione &#8211; come uno strumento da dare in primis ai francesi. Come se i francesi fossero &#8220;più uguali degli altri&#8221;.</p><p>Non sono in pochi a pensare che «chi ama le donne non può non dirsi anti-femminista» &#8211; così ci dice Rochedy, citando Sacha Guitry, &#8211; che le donne, non abbastanza consapevoli dello strumento, compiano un abuso inaccettabile del metodo abortivo, o che gli omosessuali non debbano avere il diritto di sposarsi o di adottare bambini.</p><p>Solo il responso delle urne potrà dirci quanti sono realmente, questi giovani. Julien Rochedy, dal canto suo, è convinto che il primo turno potrebbe sorprendere tutti, e che, se così dovesse essere, i francesi si troveranno davanti a una scelta epocale: «scegliere tra la Nazione e la mondializzazione». Tenendo ben presente che c&#8217;è un rischio all&#8217;orizzonte: «se non vinciamo, in Francia ci sarà la guerra civile».</p><p><em>di Federico Iarlori</em></p><p><em>Foto: per gentile concessione di Julien Rochedy</em></p><p><em> </em></p><p><em><strong><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it</a></strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/giovani-front-national-resistenza-siamo/196978/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Insegnare in Francia? Vantaggi e difficoltà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/insegnare-francia-vantaggi-difficolta/189876/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/insegnare-francia-vantaggi-difficolta/189876/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:35:54 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[concorso pubblico]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[insegnamento]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189876</guid> <description><![CDATA[Avete mai provato ad iscriversi alle graduatorie nazionali italiane per diventare insegnanti? Beh, si tratta di una procedura burocratica contorta che si avvita tra ermetici siti ministeriali ed enigmatici moduli da compilare. Ma questo non è nulla rispetto ai tempi d’attesa che deve affrontare il candidato prima di sapere se potrà avere una supplenza per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Avete mai provato ad iscriversi alle graduatorie nazionali italiane per diventare insegnanti? Beh, si tratta di una procedura burocratica contorta che si avvita tra ermetici siti ministeriali ed enigmatici moduli da compilare. Ma questo non è nulla rispetto ai tempi d’attesa che deve affrontare il candidato prima di sapere se potrà avere una supplenza per i mesi successivi. Lontano come un miraggio c’è l’abilitazione all’insegnamento, chimera irraggiungibile per gli aspiranti professori. Oggi, infatti, non esistono né <strong>scuole di specializzazione post-laurea</strong>, come la <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_specializzazione_all'insegnamento_secondario">SISS</a></strong>, né percorsi chiari e semplici definiti dal Ministero dell’Istruzione.<br /> Quello che manca ormai da anni è un semplice concorso pubblico nazionale. Basterebbe dare delle date e specificare le materie d’esame, basterebbe avere un numero di posti liberati dagli insegnanti in procinto di andare in pensione e un numero di posti da assegnare stabiliti dal Ministero. Tutto molto semplice, chiaro, limpido. Forse troppo.</p><p>In <strong>Francia</strong> ogni anno vengono banditi <strong>due concorsi nazionali</strong>: il <strong><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Certificat_d'aptitude_au_professorat_de_l'enseignement_du_second_degr%C3%A9">CAPES </a></strong>e <strong><a href="http://www.larousse.com/it/dizionari/francese-italiano/agr%C3%A9gation">l’<em>Agrégation</em></a></strong>, che permettono agli aspiranti insegnanti di qualsiasi materia di ottenere una cattedra definitiva, emancipandosi così dal limbo delle supplenze.</p><p>L’insegnamento dell’italiano come lingua straniera nelle scuole è e resta da sempre uno dei principali sbocchi professionali per tutti quegli italiani che decidono di andare a vivere oltralpe, dove esiste, difatti, una carenza di insegnanti della materia e appare sempre più difficile per il Ministero trovare dei sostituti per le cattedre che si liberano ogni anno. Nonostante ciò, le difficoltà per gli aspiranti docenti italiani non mancano. Primo: l’abilitazione all’insegnamento ottenuta in Francia <strong>non viene riconosciuta negli altri paesi europei.</strong> Secondo: i criteri di valutazione adottati dalla commissione possono apparire bizzarri. Nella culla dell’Illuminismo, infatti, ad essere presa in considerazione è soprattutto <strong>la forma piuttosto che il contenuto degli elaborati scritti</strong>. Risulta dunque fondamentale per il candidato che voglia passare il concorso adeguarsi fedelmente alla struttura canonica del saggio breve francese, piuttosto che lasciarsi andare a virtuosismi stilistici. Terzo: ogni anno vengono aggiunti nuovi titoli da allegare necessariamente alla domanda di iscrizione al concorso. Si tratta di <strong>titoli para-accademici </strong>che riguardano la certificazione di ulteriori competenze linguistiche e informatiche, e sono ottenibili solo attraverso corsi universitari a pagamento.</p><p>Per superare le insidie di CAPES e <em>Agrégation</em>, tuttavia, esistono <strong>corsi universitari post-laurea</strong> che sono in grado di preparare gli studenti al concorso pubblico. «La cosa peggiore, in Italia come in Francia, è che la parte dedicata alla pedagogia dell’insegnamento è marginale rispetto a quella teorica» mi spiega Lorita, che ha appena passato gli scritti per ottenere il CAPES. «Non esiste nessuna preparazione all’insegnamento concreto, quello in classe di fronte agli studenti. Manca completamente anche una qualsiasi formazione psicologica per gli insegnanti che si troveranno ad affrontare classi complicati».</p><p>Lorita si riferisce in modo particolare alle cosiddette <strong>ZEP, le Zone di Educazione Prioritaria</strong>. Create nel 1981, le ZEP sono delle scuole &#8211; ne esistono circa ottomila, -  sparse su tutto il territorio francese, ma che si trovano soprattutto nelle banlieue e nelle grandi città (il 32% delle scuole sono Parigi e dintorni). Dotate di un maggior grado di autonomia per fronteggiare maggiori difficoltà didattiche che un contesto sociale difficile potrebbe generare, <strong>le Zep sono il lato oscuro del sistema scolastico francese</strong>. Un sistema egalitario nei principi, ma che in realtà è piuttosto elitista. Il percorso accademico dello studente, infatti, viene segnato indelebilmente dalla scelta del liceo in poi, attraverso un serie di tappe indispensabili per accedere alla migliore formazione possibile. Il percorso ideale dello studente prevede il liceo giusto, che gli permetterà di accedere ai corsi di preparazione giusti, indispensabili per accedere, una volta diplomato, ai più rinomati istituti di formazione superiore, le famose <strong><em>Grandes Ecoles</em></strong>, e quindi avere garantiti i migliori impieghi lavorativi e le migliori prospettive di carriera.</p><p>Per tutti gli altri insegnanti e studenti rimane la scelta di una scuola pubblica che vede all’orizzonte nuovi tagli e nuove difficoltà non così lontane da quelle italiane.</p><p><em>di Giacomo Rosso</em></p><p><em><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank"><strong>parigi@ilfattoquotidiano.it</strong></a></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/insegnare-francia-vantaggi-difficolta/189876/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La mia vita prima e dopo la Circolare Guéant</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/vita-prima-dopo-circolare-gueant/185315/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/vita-prima-dopo-circolare-gueant/185315/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Jan 2012 09:52:50 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Claude Gueant]]></category> <category><![CDATA[extracomunitari]]></category> <category><![CDATA[FQParigi]]></category> <category><![CDATA[immgrazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185315</guid> <description><![CDATA[«Ora sono un clandestino e non ho altra scelta che rientrare in Marocco». A dircelo è Nabil Sebti, 25 anni, laureato all’HEC – una delle migliori università d’Europa – e fondatore di due imprese. È una delle tante vittime dell’ormai famosa Circolare Guéant, il provvedimento che, imponendo maggiori controlli sulle richieste di permesso di lavoro...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/Nabil.jpg?47e3a5"><img class="size-medium wp-image-185318 alignleft" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/Nabil-199x300.jpg?47e3a5" alt="" width="199" height="300" /></a>«Ora sono un clandestino e non ho altra scelta che rientrare in Marocco». A dircelo è<strong> Nabil Sebti</strong>, 25 anni, laureato all’HEC – una delle migliori università d’Europa – e fondatore di due imprese. È una delle tante vittime <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/studenti-clandestini-francia-rispedisce-casa-elite-extracomunitarie/174011/" target="_blank">dell’ormai famosa Circolare Guéant</a>, il provvedimento che, imponendo maggiori controlli sulle richieste di permesso di lavoro avanzate dagli studenti extracomunitari, punta a ridurre l’immigrazione legale in Francia del 10%. Nabil è anche il portavoce del <strong><em>Collectif du 31 mai</em></strong> – il cui nome deriva dalla data di entrata in vigore della Circolare &#8211; che da mesi si oppone all’iniziativa del governo. Lo abbiamo incontrato durante una delle manifestazioni di protesta del collettivo.</p><p><strong>Nabil, che ne è oggi della tua carriera?</strong><br /> È semplice. Sono laureato all’HEC con specializzazione in marketing e ho fondato due imprese, una mentre ero ancora studente e un’altra alla fine degli studi. Oggi mi ritrovo a dover vendere la mia quota della prima impresa e a chiudere la seconda. Vado di continuo in prefettura per chiedere i titoli di soggiorno necessari per restare in Francia, ma mi mettono i bastoni tra le ruote, si rifiutano di aiutarmi. Questa Circolare mi ha preso tutto. Non mi restano che gli amici.</p><p><strong>Qual è il senso di questa Circolare?</strong><br /> La Francia sta attraversando una crisi. Ci sono molti disoccupati, come dice giustamente anche lo stesso Guéant. Ma come si può pretendere di risolvere il problema mandando a casa meno di diecimila laureati? Ditemi se è logico: l’80% dei disoccupati in Francia non sono laureati o non hanno finito gli studi e tu mandi a casa proprio i più titolati, solo perché non sono francesi. Purtroppo abbiamo la sfortuna di essere capitati in campagna elettorale, ma questa propaganda del governo mente ai francesi e non fa altro che alimentare un sentimento di odio verso gli stranieri. Si vuole far credere che se in Francia c’è disoccupazione è colpa degli immigrati.</p><p><strong>Qual è l’obiettivo del <em>Collectif du 31 mai</em>?</strong><br /> Il nostro obiettivo è certamente di difendere i diritti dei laureati extracomunitari, ma anche quello di sensibilizzare i francesi. Io ho degli amici francesi, e mi dicono che si vergognano. Bene, significa che c’è una crisi di coscienza. Ma non si tratta solo di provare vergogna. Bisogna passare all’azione. Questi politici hanno creato una democrazia senza voce. Hanno sottratto alla Francia il fondamento della sua esistenza, gli strumenti che permettono a una democrazia di funzionare.</p><p><strong>Pensi che questa Circolare sia solo il primo passo verso un progetto politico più ampio?</strong><br /> Certo. Basta guardare il decreto del 6 settembre, che non colpisce i laureati, ma gli studenti. È la riprova che ci troviamo di fronte all’evidenza di un movimento che dagli studenti si sposta verso i laureati, fino poi a chiudere definitivamente le porte agli stranieri.</p><p><strong>In cosa consiste questo decreto? </strong><br /> Quando si è studenti stranieri bisogna attestare di avere le risorse finanziarie sufficienti per vivere in Francia. Ebbene, hanno aumentato di 200 euro il montante previsto dalla legge, che ora è di circa 615 euro al mese. Cosa significa? Se siete ricchi, siete i benvenuti, altrimenti tornate da dove siete venuti.</p><p><strong>Anche all’estero i governi si comportano come qui in Francia?</strong><br /> Nessun altro paese ha al momento cambiato rotta. Anzi, la Germania, il Canada e l’Australia, addirittura, aprono le frontiere! È chiaro che in futuro i neo diplomati vorranno andare in Canada. Quindi peggio per la Francia. In questa storia ci perdono tutti: le imprese, gli istituti scolastici, la cultura e la reputazione della Francia.</p><p>Nabil è rientrato a Casablanca lo scorso 27 dicembre, e il collettivo di protesta dovrà fare a meno della sua forte personalità. Ma la lotta continua. Mercoledì scorso il Senato della Repubblica, chiamato a votare su delle modifiche “a margine” apportate alla Circolare – che ne avrebbero “addolcito” i contenuti, ma senza convincere i manifestanti – ha adottato la risoluzione del senatore Bariza Khiari (Partito Socialista), che ha denunciato le “devastazioni” che tale iniziativa arrecherebbe alla Francia. La luce alla fine del tunnel?</p><p><em>Federico Iarlori</em></p><p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">parigi@ilfattoquotidiano.it</span></em></strong></p><p><em>Foto: Davide Riccardo Weber <strong>(<a href="http://www.flickr.com/photos/67612108@N06/sets/72157628238815741/" target="_blank">Vai alla galleria</a>)</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/vita-prima-dopo-circolare-gueant/185315/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Silencio&#8221;, borghesi negli inferi di Lynch</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/07/lynch-silencio-borghesia-parigina-ringrazia/182229/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/07/lynch-silencio-borghesia-parigina-ringrazia/182229/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Jan 2012 16:14:05 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[David Lynch]]></category> <category><![CDATA[FQ Parigi]]></category> <category><![CDATA[Mulholland Drive]]></category> <category><![CDATA[Silencio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182229</guid> <description><![CDATA[Altro che blitz di Cortina. C’è gente che un certo tenore di vita può permetterselo veramente. E non si tratta né di veline e calciatori, né di vip in naftalina. Perché i veri ricchi non cercano pubblicità e spesso il loro nome neanche lo conosciamo. L’ho pensato dopo aver visitato il nuovo ed esclusivo club...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Altro che<strong> <a href="../../../../../2012/01/03/controlli-fiscali-cortina-blitz-agenti-stanare-evasori/181286/" target="_blank">blitz di Cortina</a></strong>. C’è gente che un certo tenore di vita può permetterselo veramente. E non si tratta né di veline e calciatori, né di vip in naftalina. Perché i veri ricchi non cercano pubblicità e spesso il loro nome neanche lo conosciamo. L’ho pensato dopo aver visitato il nuovo ed esclusivo club parigino di<strong> David Lynch</strong>, il <a href="http://silencio-club.com/" target="_blank">&#8220;<em>Sil</em><em>encio&#8221;</em></a>. Inaugurato lo scorso settembre nel cuore della capitale francese, è già un crocevia irrinunciabile per la <em>crème </em>intellettuale<em> </em>della città. Diventarne membri appare un&#8217;impresa: non basta pagare fino a <strong>1.500 euro all&#8217;anno</strong>, ma bisogna anche &#8220;certificare un&#8217;esperienza riconosciuta nell&#8217;ambito artistico e creativo internazionale&#8221;. A me, invece, basta dire che faccio il giornalista: per una volta ci guadagno, anche se un drink lo pago 15 euro.</p><p>Varcato l’ingresso, al <strong>142 di rue Montmartre</strong>, inizia una sorta di discesa negli inferi: sei piani di scale sotterranee immerse nella penombra e, progressivamente, nel silenzio – quando si dice “la coerenza”. È come se lo psicoterapeuta ti stesse chiedendo di chiudere gli occhi e di svuotare la mente per far riaffiorare i ricordi, i sogni, gli incubi. Provare per credere. Poi, arrivati a meno sei, ci si imbatte nella vera porta d&#8217;ingresso. Giusto accanto c&#8217;è una campana di vetro al cui interno fluttua un batuffolo di cotone. Non è un caso: una volta entrati, sembra che le persone e le cose abbiano<strong> la leggerezza dei sogni</strong>, dell&#8217;immaginazione. Il soffitto è basso, il decoro è minimale e il personale di servizio sembra scomparire nella tappezzeria. La discrezione è forse la vera parola d&#8217;ordine: mentre sono in coda per dare il mio nome alla “reception”, il signore giusto davanti a me lo fa avvicinandosi all’orecchio dell’inserviente, dopo essersi ben guardato intorno.</p><p>I clienti, tutti rigorosamente <strong>vestiti di nero</strong> &#8211; anche se in maniera informale, &#8211; sono perlopiù giovani, talvolta eccentrici, ma mai volgari. Come il batuffolo di cotone, sembrano fluttuare da una sala all&#8217;altra del locale con il loro cocktail in mano. Parlano poco e rigorosamente sottovoce, si guardano intorno, fumano in sale che non sono a norma di legge. Tutto contribuisce a darti la sensazione che ci sia qualcos&#8217;altro oltre ciò che vedi, che un alone di mistero si sia posato su quel luogo claustrofobico. Che il bello debba ancora arrivare. Ma non ora. L&#8217;interazione tra persone che non si conoscono sembra essere vietata; non c&#8217;è traccia del rumore dei bicchieri che si toccano per un brindisi e le foto sono vietate. Il controllo degli inservienti è certosino: l&#8217;impressione è che tutti siano degli attori, e che il locale sia <strong>il set di Twin Peaks</strong>.</p><p>La musica che fa da sottofondo appena arriviamo è interpretata da un pianista in carne ed ossa &#8211; accompagnato da una base electro-pop &#8211; che però suona dietro le quinte (mah!). Il suo nome viene annunciato, ma quando il si apre il sipario al piano non c&#8217;è nessuno. Poi inizia il concerto: <strong><a href="http://www.myspace.com/jefbarbara" target="_blank">Jef Barbara</a></strong>, un giovane ed eccentrico cantautore canadese, ipnotizza la platea avvinghiandosi attorno al microfono sulle note psichedeliche della sua musica elettronica. Il pubblico, tra cui un uomo con barba, basco e tacchi a spillo, apprezza molto. Anche per Jef Barbara &#8211; come il personaggio che appare <strong>nel <em>Silencio </em>del film di Lynch “<em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=L9PutqzezwU&amp;feature=related" target="_blank">Mulholland Drive</a></em><em>”</em></strong> &#8211; &#8220;<em>no hay banda</em>&#8220;. Sul palco c&#8217;è solo lui.</p><p>Pur essendo tutto molto originale, il rischio è però che in questo posto ci si annoi a morte, cosa che nei sogni (belli o brutti che siano) accade raramente – ma che in effetti può succedere quando si guarda un film di <strong>David Lynch</strong>. Così, passo rapidamente in rassegna il piccolo angolo del locale adibito a biblioteca, in cui si trovano libri di demonologia e di tarocchi accanto a una<strong> monografia su Le Corbusier</strong>, e ricomincio la mia risalita dall&#8217;Ade, scappando via dall&#8217;incubo lynchiano. Appena torno sulla strada e il vento gelido ricomincia a fischiarmi nelle orecchie e a tagliarmi gli zigomi, un barbone, disperato e infreddolito, mi chiede uno spiccio. Così, a bruciapelo. Dopo aver visto cosa c&#8217;è sei piani sotto i suoi piedi ghiacciati, come fai a non pensare che la vita è ingiusta?</p><p><em>Federico Iarlori</em></p><p><em><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it<br /> </a><br /><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/L9PutqzezwU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/07/lynch-silencio-borghesia-parigina-ringrazia/182229/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Voto agli stranieri: il nì della Francia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/diritto-voto-agli-stranieri-francia-dice/178545/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/diritto-voto-agli-stranieri-francia-dice/178545/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Dec 2011 12:55:03 +0000</pubDate> <dc:creator>FQParigi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Claude Gueant]]></category> <category><![CDATA[diritto di voto]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[François Mitterrand]]></category> <category><![CDATA[immigrazione]]></category> <category><![CDATA[seconda generazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178545</guid> <description><![CDATA[«La nazionalità è la risposta alla domanda Chi sono?, la cittadinanza è la risposta alla domanda Che cosa facciamo insieme?». Un ritornello che dal Senato francese, nel giro di poche ore, è andato diffondendosi su giornali e social network per arrivare fino ai manifestanti che occupavano le piazze parigine. “Che cosa vogliamo fare insieme?”: è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>«La nazionalità è la risposta alla domanda Chi sono?, la cittadinanza è la risposta alla domanda Che cosa facciamo insieme?</em>». Un <strong>ritornello</strong> che dal Senato francese, nel giro di poche ore, è andato diffondendosi su giornali e social network per arrivare fino ai manifestanti che occupavano le piazze parigine. “Che cosa vogliamo fare insieme?”: è la domanda lanciata dalla senatrice <strong><a href="http://www.estherbenbassa.net/" target="_blank">Esther Benbassa</a></strong> del gruppo <em>Europe Ecologie-Les Verts</em>, nel giorno della discussione sul progetto di legge per il <strong>diritto di voto ai cittadini non comunitari </strong>alle prossime elezioni municipali. Una<a href="http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/stati/albania/2011/11/28/visualizza_new.html_12993128.html" target="_blank"> legge approvata</a> nella tarda notte di giovedì 8 dicembre con 177 voti a favore e 166 contrari, che tuttavia ha poche speranze di riuscita.<strong> </strong></p><p>La proposta, inclusa nella<strong> <a href="http://www.roi-president.com/bio/bio-fait-110+propositions+du+candidat+mitterrand.html" target="_blank">famosa lista Mitterand</a></strong>, risale al lontano 1981. Si trattava della proposta numero 80 su 110 e prometteva il diritto di voto agli stranieri residenti in Francia da almeno cinque anni. Il progetto in seguito rimase nel cassetto fino al 2000, quando l’Assemblée Nazionale, durante il Governo guidato dal socialista Jospin, l’approvò. Tuttavia il piano non fu mai discusso al Senato, all’epoca sotto l’egida della destra. Ora ritorna alla ribalta, dopo che dal 25 settembre scorso <strong>la sinistra ha la maggioranza al Senato </strong>con un’Assemblea Nazionale e un Governo di destra. Ma la proposta di legge per avere successo deve essere approvata da entrambe le camere, poi in caso di un doppio sì finisce nelle mani del Capo dello Stato che può decidere di indire un referendum. Una lunga procedura che rende il voto dell’8 dicembre <strong>quasi del tutto inutile</strong>.</p><p>L’opinione pubblica è stata toccata direttamente dalla questione. Secondo <strong><a href="http://www.sudouest.fr/2011/12/10/plus-d-un-francais-sur-deux-favorable-au-droit-de-vote-des-etrangers-aux-elections-locales-577460-710.php" target="_blank">un sondaggio IFOP</a></strong> apparso nelle pagine di <em>Sud Ouest Dimanche</em>, il 55% dei cittadini intervistati sarebbe favorevole al diritto di voto per i cittadini extracomunitari alle elezioni municipali, e il 75% di questi sono giovani: un elettorato per lo più di sinistra, stanco di uno schieramento politico che per non sfidare l’<strong>Ump e il Front National </strong>sul campo dell’immigrazione, preferisce girare intorno alla questione evitando di affrontarla direttamente. Una Francia d’immigrati di <strong>seconda generazione</strong> sarebbe forse più adatta dei suoi stessi rappresentanti a parlare e ad affrontare il problema dell’integrazione.</p><p>Fino ad ora in Europa sono dieci gli Stati che hanno concesso il diritto di voto agli stranieri extracomunitari: Belgio, Danimarca, Estonia, Irlanda, Islanda, Finlandia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia. <strong>La destra francese </strong>si è schierata compatta sul <strong>fronte del no</strong>: «Il diritto di voto &#8211; ha dichiarato il Ministro dell’Interno <strong>Claude Guéant</strong>, &#8211; è un atto fondamentale della nostra cittadinanza e da secoli la cittadinanza è legata a doppio filo  alla nazionalità. Dobbiamo interrogarci su quali sarebbero le conseguenze dell’apertura dei consigli comunali agli stranieri». Stranieri non comunitari che d’un tratto potrebbero essere seduti nelle aule municipali a decidere di scuole, mense, giardini, imposte e piani di qualificazione. Di quelle stesse scuole che i loro figli frequentano, di quelle case che abitano da anni e di quei posti di lavoro che gli spettano per competenza e merito. È questo davvero quello di cui hanno paura i politici e il popolo di destra? I cittadini francesi alzano le spalle e si emozionano davanti <strong>alle parole di Benbassa</strong>, la senatrice che cita Apollinaire e che parla della sua patria come la patria dei <strong>diritti umani e della libertà</strong>. La prima Costituzione durante la rivoluzione francese, sempre secondo Benbassa, affermava che avrebbero potuto votare anche quegli stranieri ritenuti degni di umanità. <em>Humanité</em>, è il concetto che ha riecheggiato giovedì sera nei corridoi del Senato, quel “<em>humanité”</em> che è uno dei principi fondanti della nazione francese stessa.</p><p>«Bisogna stare in guardia, &#8211; ha aggiunto ancora Claude Guéant, &#8211; dalla minaccia che questi stranieri potrebbero rappresentare per i valori della nostra Repubblica, e soprattutto per la laicità».  A quanto pare, <strong>un cittadino che risiede in Francia</strong> da molti anni, lavora e paga le tasse, è ancora considerato nient’altro che una minaccia.</p><p><em>di Martina Castigliani</em></p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><em><a href="mailto:parigi@ilfattoquotidiano.it" target="_blank">parigi@ilfattoquotidiano.it</a></em></span></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/diritto-voto-agli-stranieri-francia-dice/178545/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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