<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; FQ Londra</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fqlondra/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il Fatto Quotidiano torna a Londra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/il-fatto-quotidiano-torna-a-londra/239147/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/il-fatto-quotidiano-torna-a-londra/239147/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 May 2012 11:30:43 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Fonderia Oxford]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[london school of economics]]></category> <category><![CDATA[Roars]]></category> <category><![CDATA[tilt]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=239147</guid> <description><![CDATA[ Il Fatto Quotidiano va in trasferta a Londra per un incontro dal titolo Fatti non quotidiani: da Berlusconi all’Europa di Monti, fuggire o tornare?. L’evento avrà luogo al The Old Cinema (teatro della Westminster University) dalle 19.00 alle 23.00 di venerdì 25 maggio (dalle 20.00 alle 24.00 ora italiana) e si propone di unire intorno a temi di stringente attualità le differenti voci ed...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: left;"> Il Fatto Quotidiano va in trasferta a Londra per un incontro dal titolo </span><a style="text-align: left;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/fatti-quotidiani-berlusconi-alleuropa-monti-fuggire-tornare/221665/" target="_blank">Fatti non quotidiani: da Berlusconi all’Europa di Monti, fuggire o tornare?</a><span style="text-align: left;">. L’evento avrà luogo al </span><a style="text-align: left;" href="http://www.westminster.ac.uk/business/facilities-and-venues-for-hire/conference-and-venues/309-regent-street/the-old-cinema" target="_blank">The Old Cinema</a><span style="text-align: left;"> (teatro della Westminster University) dalle 19.00 alle 23.00 di venerdì 25 maggio (dalle 20.00 alle 24.00 ora italiana) e si propone di unire intorno a temi di stringente attualità le differenti voci ed energie degli italiani all&#8217;estero.</span></p><p>Quello a Londra è in realtà un ritorno. Dopo due eventi alla <em>London School of Economics </em>(nel 2010 e 2011) e il successo di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/italians-are-better…-di-mr-b/117385/" target="_blank">Italians are better</a>, tenutosi alla London Metropolitan University nel giugno 2011, il Fatto si ripresenta al gran completo, portando nella capitale inglese il nuovo amministratore delegato Cinzia Monteverdi, il direttore Antonio Padellaro, il vicedirettore Marco Travaglio, e il giornalista Giorgio Meletti, esperto di temi economici. Con le circa 350 persone che affolleranno l’Old Cinema di Regent Street &#8211; a cui se ne aggiungono altri 150 in videoconferenza nella attigua Fyvie Hall &#8211; l’incontro di quest’anno, già tutto esaurito, si propone di ricercare attraverso il confronto, la capacità di “fare rete” e promuovere sinergie tra movimenti e associazioni della società civile, in Gran Bretagna e in Italia, provando ad offrire soluzioni a problemi di scala sovrannazionale quali il <em>brain drain</em> e il precariato.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1640649002001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1640649002001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>L&#8217;evento, ospitato dalla Westminster University, nasce grazie alla collaborazione con <a href="http://www.fonderia.org/" target="_blank">Fonderia Oxford</a>, think tank composto di giovani italiani che vogliono partecipare attivamente alla crescita del nostro Paese: “L’Italia, riflette Paolo Falco di Fonderia, sta vivendo una fase di forte rigetto della politica tradizionale. Una frattura profonda esiste ormai tra i partiti e gli elettori, ma allo stesso tempo si avverte, specialmente tra i giovani, una voglia forte di rinnovamento e partecipazione”. Ragion per cui la Fonderia “vuole essere tra i catalizzatori di queste energie per aprire un dibattito costruttivo sui temi che l’Italia ha bisogno di affrontare, superando posizioni preconcette e faziose”. Aggiunge Martina di Simplicio, ancora della Fonderia: “L’iniziativa con<em> il Fatto Quotidiano</em> nasce come volontà di stimolare gli italiani all’estero ad essere parte attiva del dibattito, in particolare quello che più tocca la nostra generazione, che in questo momento sceglie di lavorare e studiare fuori dall’Italia”.</p><p>Paolo Lucchino è coredattore di <a href="http://www.quattrogatti.info/" target="_blank">quattrogatti.info</a>, sito di informazione politica e sociale. Proprio insieme a Paolo Falco, Lucchino interverrà venerdì sul tema del mercato del lavoro. “Cercherò di illustrare come la precarietà attuale è in buona parte conseguenza diretta delle varie riforme che hanno introdotto contratti di serie B affiancati a quelli di serie A, e proverò a spiegare perché questo dualismo è dannoso. Infine, illustrerò i principali interventi della riforma Fornero, che va, per alcuni aspetti nella direzione giusta, ma risulta comunque troppo timida”.</p><p>Francesca Coin, sociologa e ricercatrice all’università di Venezia, nota poi come “l&#8217;Italia è uno dei paesi europei con più basso tasso di scolarizzazione. Non solo ci sono pochi giovani, ma il numero di laureati è tra i più bassi d&#8217;Europa. Nel contempo, l&#8217;Italia è terzultima tra i 31 paesi dell’OECD nel finanziamento pubblico e privato destinato all&#8217;istruzione universitaria, ed è ultima nell&#8217;investimento in Ricerca e Sviluppo a cui nel 2009, ha destinato a Ricerca  l’1,26% del PIL, risultando così ultimo fra i paesi europei più avanzati”. Francesca fa parte di <a href="http://www.roars.it/online/">ROARS</a>, dove, ci dice “crediamo sia tempo di porre al centro del discorso politico il tema della cultura, dell&#8217;istruzione e della ricerca”.</p><p><em>Last but not least </em>il contributo di <a href="http://www.tiltcamp.it/">TILT</a>, che si potrebbe definire come una rete generazionale di sinistra diffusa, composta da singoli e associazioni con vocazioni sociali e antimafia. “Porteremo il tema del reddito minimo come strumento di inclusione sociale e crescita civile ed economica, strettamente connesso al tema della precarietà, dei diritti e della partecipazione” spiega per TILT Enrico. Un argomento, anche questo, di grande attualità. Precariato e nuova migrazione sono al tempo stesso una risorsa e un problema per il nostro Paese. Tutto sta nel cercare, insieme, le soluzioni.</p><p><strong>L&#8217;evento verrà trasmesso in diretta streaming sul nostro sito.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/il-fatto-quotidiano-torna-a-londra/239147/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Piccole questioni morali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/piccole-questioni-morali/234680/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/piccole-questioni-morali/234680/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 10:44:53 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[onestà]]></category> <category><![CDATA[questione morale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234680</guid> <description><![CDATA[Ormai in Italia c’è da stupirsi e quasi da commuoversi quando si trova una persona onesta. Mi riferisco all’onestà nelle piccole azioni, quelle che sembrano innocue e insignificanti, ma che in realtà sono indice di problemi molto più seri che fanno purtroppo parte della mentalità italiana. Ho studiato all’estero, negli Stati Uniti quando ero alle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ormai in Italia c’è da stupirsi e quasi da commuoversi quando si trova una persona onesta. Mi riferisco all’onestà <strong>nelle piccole azioni</strong>, quelle che sembrano innocue e insignificanti, ma che in realtà sono indice di problemi molto più seri che fanno purtroppo parte della mentalità italiana.</span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ho studiato all’estero, negli Stati Uniti quando ero alle superiori e ora in Inghilterra all’università, e sono rimasta colpita dall&#8217;onestà degli studenti. In Italia, quasi tutti i miei compagni di classe al liceo copiavano. Era la routine, e chi copiava era considerato <strong>più furbo degli altri</strong>. Ci si vantava di “fregare i prof”. Chi faticava e studiava a volte otteneva voti più bassi di chi copiava da biglietti o da internet. Negli Stati Uniti, invece, non ho mai visto un solo studente copiare. Molti test erano a risposte multiple, tutti uguali, e i ragazzi stavano seduti uno accanto all’altro. Da noi, gli insegnanti (quelli che provano ad impedire che gli studenti copino, perché purtroppo ci sono anche quelli che non vedono, perché non vogliono vedere) devono muoversi di continuo per la classe e dare domande diverse a tutti per cercare di scoraggiare gli studenti a copiare, con scarsi risultati. Quando tornai in Italia per il quinto anno, dopo aver tentato invano di appellarmi alla coscienza dei miei compagni, stanca di tutto questo, ne parlai ad alcuni docenti. I miei compagni mi si rivoltarono contro, dicendo che ero stata disonesta verso di loro. Siamo il Paese al contrario: da noi, il cattivo è chi riporta un problema, non chi lo causa.</span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ho sempre visto tutto ciò come <strong>un esempio in piccolo della società italiana</strong>. In un Paese dove la parola “moralista” è un insulto, molti, davanti alla scelta tra ciò che è giusto e ciò che è facile, scelgono ciò che è facile. Gli onesti, invece, sono coloro che scelgono ciò che è giusto, e combattono per esso. Perché in Italia la questione morale non riguarda solo la politica, ma la vita quotidiana, le piccole cose. Se fin da giovani si cerca di ingannare le autorità, di essere sleali nei confronti degli altri, se fin da giovani si pensa che chi riesce a farla franca senza essere scoperto è un esempio da seguire, molto probabilmente questa mentalità si riverserà col tempo in altri ambiti della vita sociale. Si inizia copiando a scuola, si diventa evasori fiscali, </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">si entra in politica per perseguire i propri (loschi) interessi. Ad anni luce di distanza dalla Germania, dove poco più di un anno fa </span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/01/germania-si-e-dimesso-il-ministro-che-ha-copiato-la-tesi/94556/" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">un ministro si dimise per aver copiato parte della tesi di dottorato</span></a></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">. Il solo pensiero fa sorridere (si fa per dire) se pensiamo a chi siede oggi nel nostro Parlamento.</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Non possiamo sperare di cambiare la politica italiana se prima non ci occupiamo di queste piccole cose. Tutti noi siamo posti davanti a piccole questioni morali, ogni giorno.<strong> Si tratta di volerle vedere</strong>. Si tratta di voler scegliere ciò che è giusto. Si tratta di voler cambiare il nostro Paese. Perché questo non è un compito dei politici, ma un dovere di noi cittadini.</span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Arial, sans-serif;">di Alice Romano, studentessa di Politics and International Relations alla University of Reading, UK</span></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/piccole-questioni-morali/234680/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Boris e la (libera?) stampa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/boris-libera-stampa/222530/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/boris-libera-stampa/222530/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 07:46:20 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Johnson]]></category> <category><![CDATA[labour]]></category> <category><![CDATA[London Evening Standard]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[sindaco]]></category> <category><![CDATA[Tory]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=222530</guid> <description><![CDATA[Così come in Italia anche in Gran Bretagna questi sono stati giorni di elezioni amministrative. Mentre in tutto il Regno Unito i Liberal Democratici ed i Conservatori hanno subito sonanti sconfitte a vantaggio del Labour, a Londra il Tory Boris Johnson è stato riconfermato sindaco a danno del laburista Ken Livingstone. E&#8217; dunque Londra l&#8217;ultimo baluardo conservatore...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Così come in Italia anche in Gran Bretagna questi sono stati giorni di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/gran-bretagna-dopo-term/220157/" target="_blank">elezioni amministrative</a>.</p><p>Mentre in tutto il Regno Unito i Liberal Democratici ed i Conservatori hanno subito sonanti sconfitte a vantaggio del Labour, a Londra il Tory <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/londra-boris-johnson-riconfermato-sindaco-punta-diventare-sfidante-cameron/219342/" target="_blank">Boris Johnson</a> è<strong> stato riconfermato sindaco</strong> a danno del laburista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ken_Livingstone" target="_blank">Ken Livingstone</a>.</p><p>E&#8217; dunque Londra l&#8217;ultimo baluardo conservatore nella terra dell&#8217;Albione? Oppure sono altre le ragioni che hanno portato alla rielezione di Boris?</p><p>Ad esempio: che effetto può avere in una città in cui ogni giorno tre milioni di persone usano la metropolitana se uno dei due giornali distribuiti gratuitamente (nonché l&#8217;unico disponibile nel pomeriggio) <strong>sostiene subdolamente un candidato</strong> screditando il suo principale contendente? Mancanza di libertà di stampa in Inghilterra? Impossibile: queste  cose succedono solo in Italia e in qualche paesello dell&#8217;Est Europa!</p><p>Se vi dicessi che non è così? Nel 2009 l&#8217;oligarca russo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Lebedev" target="_blank">Alexander Lebedev</a> acquisì il <a href="http://www.thisislondon.co.uk/" target="_blank">London Evening Standard</a> ed iniziò a <strong>distribuirne gratuitamente 600.000 copie al giorno nella Tube di Londra</strong>. Commentando la sua iniziativa, Lebedev sostenne di non voler far altro che garantire un&#8217;informazione libera ed accessibile a tutti. Un gentiluomo magnanimo insomma. Oppure no? Che abbia qualche interesse a sostenere i suoi <strong>amici in posizioni chiave della capitale inglese</strong> che da sola ha un prodotto interno lordo equiparabile a quello di nazioni come Svezia e Belgio (circa 600 miliardi di dollari annui)?</p><p>Forse Lebedev ha studiato storia contemporanea italiana e si dev&#8217;essere trovato d&#8217;accordo con quanto sostenuto da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Licio_Gelli">Licio Gelli</a> negli anni &#8217;60: “il vero potere risiede nelle mani dei detentori di mass media”.</p><p>Fatto sta che in marzo Lebedev ha accolto la richiesta avanzata da Boris Johnson di nominare la <strong>sua vecchia amica Sarah Sands</strong> come direttrice della testata. E allora ecco che negli ultimi mesi lo Standard ha iniziato la sua grande opera: <strong>fare rieleggere un sindaco Tory</strong> in un momento in cui persino le aree super conservatrici del sud-ovest britannico sono state conquistate dal Labour. Fare rieleggere un sindaco che in quattro anni ha aumentato il <a href="http://www.sackboris2012.com/fares/" target="_blank">costo dei trasporti del 50%</a> e che nel momento in cui Londra era devastata dai riots si rifiutò di tornare tra i propri cittadini preferendo rimanere in vacanza in Canada.</p><p>Come può essere stato possibile? Voi per chi votereste <strong>se la vostra maggiore (se non unica) fonte d&#8217;informazione</strong>, che per lo più si vanta di essere neutrale, ogni giorno pubblica in prima pagina titoli come: “<a href="http://www.leftfutures.org/2012/05/evening-standard-%D0-the-boris-johnson-free-sheet/">Boris Johnson: la scelta giusta per Londra</a>”; “I tagli ai trasporti di Ken condannati dalla City”; “Non bisogna essere Tory per votare Boris”, “104 business leader supportano Boris”?</p><p>In queste condizioni, <em>è </em>un miracolo che Livingstone sia riuscito ad ottenere il 40% (48.5% considerando le seconde preferenze) dei voti contro il 44% (51.5%) di Boris.</p><p>Anche il pacato Ken durante la “concession speech” ha fatto notare la grande importanza avuta dai media <a href="http://undergroundmgzn.com/2012/05/03/ken-attacks-massive-media-bias-as-boris-saves-loveable-puppy/" target="_blank">accusandoli </a>di aver “<em>ridicolamente e sistematicamente fornito false informazioni pro-Boris</em>”. <strong>Molti sostenitori laburisti si sono accorti</strong>, forse un po&#8217; in ritardo, della situazione e ora gridano la propria rabbia su<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-admin/post-new.php#!/grooming_guru/status/198492838458175488" target="_blank"> twitter</a> “<em>non è  una vittoria per i Tories, è  una vittoria per l&#8217;Evening Standard e per la loro sfrenata propaganda contro Ken</em>”.</p><p><strong>La mancanza di libertà di stampa</strong> non <em>è</em> un problema solamente italiano o ungherese: la <a href="http://www.euroalter.com/docs/attachments/9/Media_Pluralism_in_the_EU.pdf" target="_blank">berlusconizzazione</a> dei media <em>è</em> un problema che si sta diffondendo in tutta Europa. Anche la Gran Bretagna non ne è immune e la rielezione di Boris Johnson a sindaco di Londra non è altro che <strong>un&#8217;ulteriore prova dopo gli scandali legati a Murdoch e BskyB.</strong></p><p><em>Di Federico Guerrieri, Head of Programs, European Alternatives Londra</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/boris-libera-stampa/222530/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A Londra stanchi della politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/londra-stanchi-della-politica/219991/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/londra-stanchi-della-politica/219991/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 May 2012 10:42:39 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[conservatori]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Johnson]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[regno unito]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219991</guid> <description><![CDATA[Quella che doveva sembrare una battaglia scoppiettante si è rivelata una delle elezioni più noiose e scontate che si possa ricordare nel Regno Unito. A Londra, tutta l’eccitazione dei media durante la campagna elettorale, è stata ripagata con il risultato che tutti, anche il più stupido, poteva prevedere. Primo, anche se con un minimo margine...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quella che doveva sembrare una battaglia scoppiettante si è rivelata <strong>una delle elezioni più noiose e scontate</strong> che si possa ricordare nel Regno Unito.</p><p>A Londra, tutta l’eccitazione dei media durante la campagna elettorale, è stata ripagata con il risultato che tutti, anche il più stupido, poteva prevedere. Primo, anche se con un minimo margine di vittoria, il <strong>conservatore Johnson</strong>, secondo il laburista Livingstone e tutti gli altri dietro. Una piccola sorpresa è stato il terzo posto di Jones dei Verdi, ma in generale è stato un risultato così scontato e noioso che, in tutti i media londinesi, è andato a finire in “seconda pagina”, dietro all’analisi nazionale del voto ed a volte addirittura dietro alle analisi sulla finale di Coppa d’Inghilterra.</p><p>Il voto londinese conferma quello che si pensava prima che la campagna elettorale cominciasse, e cioè che la scelta da parte dei laburisti di Livingstone, già due volte sindaco della metropoli, fosse sbagliato perché ritenuto “vecchio” politicamente e perché troppo chiara fosse l’immagine “Livingstone= laburisti dell’era Blair-Brown”.  Inoltre, il voto conferma il fatto che il candidato liberal democratico non potesse vincere e che gli altri non avevano una minima <em>chance</em>.</p><p><strong>Stessa storia a livello nazionale</strong>. Il voto conferma il risultato che tutti si aspettavano.  I conservatori che affondano, i liberal democratici che vanno completamente a picco, il <em>British National Party</em> (destra estrema) che perde tutto ed i laburisti che ci guadagnano e conquistano buone vittorie. La coalizione in panico ed il piano “B” che cominciano a venire alla luce.</p><p>Per la gioia dei media però almeno a livello nazionale ci sono stati dei <strong>colpi di scena</strong>. La sconfitta dei conservatori nella loro roccaforte, la perdita di Glasgow ed una coalizione forzata ad Edimburgo per il <em>Scottish National Party</em>, la conquista del sud Inghilterra dei laburisti ed i piccoli partiti (tranne il BNP) che conquistano più voti del previsto, hanno dato un minimo d’eccitazione ad una elezione amministrativa piatta.</p><p>La gente andata a votare a queste amministrative è stata il 35%. Un fatto che ha portato a riflettere politici, esperti di politica e giornalisti. Sembra infatti che i britannici se ne siano fregati del voto e che il popolo e la politica si stiano allontanando sempre di più. Invece d’andare al seggio hanno preferito il <em>pub</em>.</p><p> Forse, come in Italia, anche nel Regno Unito ne hanno avuto abbastanza di balle e promesse. </p><p><em>Di </em><em>Cristian Sacchetti, studente alla University of Westminster e giornalista freelance</em>  <a>http://cristiansacchetti.<wbr>wordpress.com/</wbr></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/londra-stanchi-della-politica/219991/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Go East: alla scoperta della Londra alternativa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/east-alla-scoperta-della-londra-alternativa/217645/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/east-alla-scoperta-della-londra-alternativa/217645/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 17:42:00 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[architettura]]></category> <category><![CDATA[borough]]></category> <category><![CDATA[design sociale urbano]]></category> <category><![CDATA[East]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=217645</guid> <description><![CDATA[Passato l&#8217;ultimo drago della city verso est ci si immerge in una zona che fin da tempi lontani ha ospitato persone e colori da tutto il mondo, conservando tracce indelebili nel design sociale-urbano e nelle energie dei luoghi. Nell’infinito percorso evolutivo di questo grande laboratorio a cielo aperto, negli ultimi anni si sono verificati dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Passato l&#8217;ultimo drago della city verso est ci si immerge in una zona che fin da tempi lontani ha ospitato persone e colori da tutto il mondo, conservando tracce indelebili nel <strong>design sociale-urbano</strong> e nelle energie dei luoghi.</p><p>Nell’infinito percorso evolutivo di questo grande laboratorio a cielo aperto, negli ultimi anni si sono verificati dei nuovi processi interessanti se non unici rispetto alle altri parti della città. La zona maggiormente interessata è sparsa tra i confinanti borough di <strong>Tower Hamlets, Bethnal Green, Hackney, Islington</strong>. Comune denominatore è il suo nuovo popolo, insediatosi nei vari relitti architettonici pre tatcherismo rimasti in disuso, in mezzo a quella già ricettiva piattaforma multietnica facile da notare camminando sugli odorosi marciapiedi.</p><p>Difatti un modo vintage ma efficace per capire è lasciarsi andare a lunghe passeggiate, alternando pause nei bizzarri locali o mangiando nelle miriade di tipi di cucine. In questa modalità con un occhio attento alle persone, alle varie forme di street art, alle vetrine dei vari studi o gallerie, al continuo cambio di stile dei palazzi, è possibile scorgere le forme della fusione avvenuta tra le due discipline.</p><p>Tutto accade in un contesto naturalmente ricettivo, capace di proporle come attrazioni in quel percorso economico e sociale inverso rispetto alla già indipendente e controtendente città. Per renderli visibili concettulamente: <strong>“tech and art”</strong> sarebbero inclusi nei vocabili descrittivi.</p><p>Il primo, il tecnologico, è nato inizialmente intorno ad “Old Street Tube station” tanto da essere stato soprannominato “Silicon Roundabout” per poi espandersi su tutte le zone attorno. <a href="http://www.techcityuk.com/" target="_blank">Techcityuk</a> racconta che dalle 20 aziende circa del 2007/8 ne sono spuntate tra le mura a mattoni quasi 700 ad oggi, tutto grazie al grande consenso dei social, del design e delle apps; così da attirare grandi big e alcune università di Londra ad investire ulteriormente, consolidandolo forse come il più grande hub d’Europa.</p><p>Il secondo, l’artistico, ha invaso e riutilizzato qualsiasi posto non abitabile, come laboratorio, galleria o spazio di comunicazione; qualche volta nascondendosi dietro scuri e anonimi portoni, altre volte esprimendo in strada con vere e proprie installazioni. È in continuo movimento, trasformazione, cambio, che rendono difficile ed intrigante identificarlo e seguirlo.</p><p>Frequentando i famosi <strong><a href="http://www.firstthursdays.co.uk/" target="_blank">firstthursdays</a></strong> è facile essere d’accordo con numeri che parlano di piu’ di duecento piccole gallerie sparse per la zona. Diversi i fattori che hanno contribuito a favore della creazione di questi fenomeni come le sinergie tra la provenienza ed entusiasmo dei personaggi, che si rapportano bene con il dinamismo della città e delle infrastrutture.  Ma alla base di tutto c’è un altro elemento più astratto ma non meno importante, ossia il continuo auto stimolo dell’ ambiente che mentre lo vivi ti cattura con i suoi <strong>mille dettagli e sfaccettature eclettiche</strong>, in uno scenario di totale libertà di espressione che nutre e sviluppa il suo popolo.</p><p><em>Di </em><em>Fabrizio Fabiani consulente Unified Communications, Londra</em></p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/east-alla-scoperta-della-londra-alternativa/217645/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Per tornare serve un futuro, non l’art.18</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/tornare-serve-futuro-l%e2%80%99art/213626/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/tornare-serve-futuro-l%e2%80%99art/213626/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Apr 2012 11:26:55 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Confindustria]]></category> <category><![CDATA[italiani all'estero]]></category> <category><![CDATA[lavoro precari]]></category> <category><![CDATA[reddito minimo garantito]]></category> <category><![CDATA[regno unito]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category> <category><![CDATA[social housing]]></category> <category><![CDATA[Uk]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=213626</guid> <description><![CDATA[In Italia nell’ultimo periodo, a volte con più esposizione mediatica, altre con meno, continua ad andare avanti la discussione sulla riforma del lavoro che vede coinvolti Partiti, Sindacati, Confindustria, giornali etc. Sarebbe interessante se non fosse che una grandissima parte del dibattito è bloccata sull’art.18. So bene che la sua rimozione o modifica non c’entrano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In Italia nell’ultimo periodo, a volte con più esposizione mediatica, altre con meno, continua ad andare avanti la <strong>discussione</strong> sulla riforma del lavoro che vede coinvolti Partiti, Sindacati, Confindustria, giornali etc. Sarebbe interessante se non fosse che una grandissima parte del dibattito è bloccata sull’art.18.</p><p>So bene che la sua rimozione o modifica non c’entrano niente con la <strong>competitività</strong>, né con l’ingresso al lavoro dei giovani, ma da Italiano all&#8217;estero ho trovato francamente insopportabile l’accanimento sul si o no all’art.18 (insopportabile da ambo i lati), come insopportabili continuo a trovare tutte le battaglie per mettere cerotti a questo sistema che è ormai rotto.</p><p>Sono uno di quei fortunati che, avendo una laurea in Ingegneria Informatica, un lavoro lo trovava sempre. Tuttavia lo stipendio basso, la scarsa dignità del lavoratore, l’impossibilità di poter comprare una casa propria, il continuo avvelenamento dell’ambiente e <strong>cementificazione</strong> del territorio dove sarei voluto crescere, avere figli ed invecchiare, la scarsissima lungimiranza politica locale e nazionale, l’informazione sorda e muta ed blocco totale dell’ascensore sociale mi hanno fatto completamente perdere la visione di un futuro sereno e sostenibile.</p><p>Così ho fatto le valigie ed insieme alla mia compagna nel 2009 me ne sono andato in Uk. Non sono nel miglior Paese del mondo ma sicuramente in un posto dove mi ero già sentito molto più rispettato in una breve, precedente <strong>esperienza</strong> da cameriere.</p><p>Qui l’art.18 non c’è ma il rispetto ed una visione di futuro sì e quando – spesso &#8211; penso a come e se tornare in Italia penso proprio a questo e penso che vorrei poter immaginare l’Italia tra 20 anni in una nuova, <strong>serena</strong> e stabile posizione.</p><p>L’accanita lotta per il mantenimento dello status quo (l’art.18 è solo un esempio) ed il tentativo di trovare soluzioni sporadiche e francamente ridicole come ad esempio quelle per i cervelli in fuga (qualunque cosa questo significhi), continuano a rubare spazio ed <strong>energie</strong> alla ricostruzione di quel futuro che ci è stato rubato, di quel futuro che è stato distrutto, mentre credo di parlare a nome di tanti miei coetanei quando dico che per il futuro vogliamo un nuovo modello sociale.</p><p>Sono uno dei tanti che vorrebbe tornare, ma per farlo vorrei che nella nostra Italia si parlasse di dignità e modalità del lavoro, potere d’acquisto, rifiuti zero, energia <strong>rinnovabile</strong>, industria culturale ed artistica, impresa sociale, ricerca ed innovazione, crescita qualificata, reddito minimo garantito, social housing, valorizzazione della diversità. Vorrei che si uscisse da questo infinito momento di stallo.</p><p>Vorrei cioè un Paese che avesse il coraggio di rilanciare i dadi, giocarsi lo status quo (che decisamente non è da sogno) e fare un <strong>progetto</strong> nuovo che sia valido per i prossimi 30-50 anni. Un signore più famoso di me diceva che “Ci vogliono pensieri lunghi”.</p><p><strong><em>di Riccardo Cocetta, Analista, Sviluppatore Software a Londra</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/tornare-serve-futuro-l%e2%80%99art/213626/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Buon esempio? No, grazie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/buon-esempio-grazie/205576/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/buon-esempio-grazie/205576/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 09:57:28 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[chris huhne]]></category> <category><![CDATA[dimissioni ministro inglese]]></category> <category><![CDATA[finanziamenti pubblici partiti]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[ministro inglese per l'energia]]></category> <category><![CDATA[scandalo iInghilterra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205576</guid> <description><![CDATA[“Sei la sorella maggiore. Devi dare il buon esempio a tuo fratello”. Quante volte ci siamo sentitiripetere questa frase? Suggerimento, consiglio o imperativo categorico? Qualche mese fa l&#8217;exMinistro inglese per l&#8217;Energia Chris Huhne ha dato le dimissioni per aver mentito su una multa per eccesso di velocità. In quel caso il suo partito l&#8217;ha portato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Sei la sorella maggiore. Devi dare il buon esempio a tuo fratello”. Quante volte ci siamo sentitiripetere questa frase? Suggerimento, consiglio o imperativo categorico? Qualche mese fa l&#8217;exMinistro inglese per l&#8217;Energia Chris Huhne ha dato le dimissioni per aver mentito su una<strong> multa </strong>per eccesso di velocità. In quel caso il suo partito l&#8217;ha portato alle dimissioni, spinto da una porzione dielettorato che pretendeva più <a href="http://blogs.telegraph.co.uk/news/peteroborne/100132665/hester-and-huhne-are-symbols-of-a-country-in-moral-freefall/" target="_blank">“integrità morale”</a>.</p><p>Ha forse voluto dare “il buon esempio”? E quando nel 2009 lo scandalo sui rimborsi spese dei parlamentari tante poltrone ha fatto saltare tante poltrone, compresa quella prestigiosa dello Speaker della Camera dei Comuni? Si trattò forse di un tentativo di riportare <a href="http://www.guardian.co.uk/politics/2009/may/19/speaker-michael-martin-to-resign" target="_blank">dignità alla politica</a>? Scandali e giochi di potere sono sempre stati una <strong>costante</strong> delle sedi di palazzo, in ogni epoca e inogni Paese, e allo stesso modo i Ministri inglesi non sono certo dei santi. Tutto era guidato da mosse strategiche. Ma chi dà il buon esempio a chi guida una scuola, un&#8217;azienda o un Paese?</p><p>Solitamente ci affidiamo alla speranza che i posteri seguano le strade intraprese dai predecessori, se l&#8217;operato diquesti risulta essere degno di nota. Ma se questo non lo è affatto? Possono i cittadini di un Paese opporsi all&#8217;esempio dato dai politici? Non posso negare un sorriso ogni volta che sento dire nel mio Paese “Faccio questo per darvi ilbuon esempio”. C&#8217;è chi è chiamato a essere un modello per fratelli e sorelle, chi per figli o bambini che ancora devono <strong>imparare</strong> i limiti del concetto di “buonsenso”. Ma quando qualcuno si impossessa di denaro non proprio per destinarlo a vizi e capricci personali (chiamare “necessità”una Porsche o una terza casa sarebbe non solo ridicolo ma alquanto offensivo), ecco allora forse questo dovrebbe essere il momento giusto per alzarsi in piedi e dire “No grazie, io il tuo buonesempio non lo voglio”.</p><p>Soprattutto se si tratta di un leader di partito. Quando si ha a che fare con etica, morale o buona volontà, è sempre arduo stabilire dei parametri universali che vengano riconosciuti (e rispettati) da tutti. E non sono certo io, cittadina privata, adavere la <strong>pretesa</strong> di poter definire tali limiti. Ma credo che sia nell&#8217;interesse di tutti i miei pari metterein risalto che, così come siamo chiamati a dare il buon esempio, siamo anche in diritto di rifiutarlo e, soprattutto, di chiamarne a gran voce uno migliore. Solitamente è una  persona A che dice a unapersona B “Dovresti fare questo per dare il buon esempio” (a una persona C). Ma sentire unapersona A che dice a una persona B implicitamente di imitarla (partendo già dal presupposto chestia agendo bene), mi sembra alquanto pretenzioso, per non dire <strong>arrogante</strong>.</p><p>Io non mi permetterei mai di dire a mio fratello “Ti sto dando il buon esempio, devi fare come me”. Mi sentirei di offendere la sua vena intellettuale e soprattutto la sua<strong> capacità </strong>di giudizio. Mi auguro che allo stesso modo, nel prossimo scandalo, la figura politica di turno abbia almeno l&#8217;accortezza ela delicatezza di pensarci due volte prima di dare per scontato di essere un buon modello da seguire.</p><p><em>di Annalisa Plachesi</em>, Events and Parterships Co-Ordinator, presso ResPublica</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/buon-esempio-grazie/205576/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Da Battipaglia all&#8217;University College</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/battipaglia-alluniversity-college-london/203637/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/battipaglia-alluniversity-college-london/203637/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:48:05 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[meritocrazia]]></category> <category><![CDATA[Uk]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203637</guid> <description><![CDATA[«Al test d&#8217;ingresso per medicina sono arrivato in posizione 1.141 su 5.883 aspiranti. Magari c&#8217;erano persone che avevano “più diritto” di entrare in facoltà». Per avere solo 25 anni, Diego ne ha di cose da raccontare. Originario di Battipaglia, vicino Salerno, si è laureato con 110 e lode  in biotecnologie diagnostiche presso l’università  di Urbino...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«Al test d&#8217;ingresso per medicina sono <em>arrivato in posizione 1.141 su 5.883 aspiranti. Magari c&#8217;erano persone che avevano “più diritto” di entrare in facoltà</em>». Per avere <strong>solo 25 anni</strong>, Diego ne ha di cose da raccontare.</p><p>Originario di Battipaglia, vicino Salerno, si è laureato con 110 e lode  in <strong>biotecnologie diagnostiche</strong> presso l’università  di Urbino «<em>Perché volevo partire dallo studio della cellula</em>». Dopo la laurea triennale tenta il test di ammissione alla facoltà di medicina della <strong>Federico II di Napoli</strong> ma non ce la fa ad essere ammesso.</p><p>Diego, però, non si arrende: parte per Londra nella quale vede «<em>Un grande modello culturale</em>» e lì ad ottobre 2010 si realizza un sogno che fino a poco tempo prima sembrava impossibile: lo <a href="http://www.ucl.ac.uk/" target="_blank">University College London</a>,  diciassettesima tra le facoltà di medicina a livello mondiale, lo seleziona  tra i dieci partecipanti ad un <strong>master in medicina fetale</strong> e diagnosi prenatale.</p><p>Una bella soddisfazione, considerando che secondo la classifica delle migliori università al mondo stilata dal <a href="http://www.topuniversities.com/university-rankings/world-university-rankings/2011" target="_blank">World University Rankings 2011-2012</a> la Federico II si trova tra il 401-450esimo posto nella graduatoria mondiale, mentre lo <strong>UCL è settimo</strong>.</p><p>L’arrivo a Londra, però, non è stato tutto in discesa: «<em>Come tutti quelli che arrivano in una città straniera, anche io ho fatto la mia gavetta: passavo le mie giornate a lavorare alla griglia nella <strong>cucina di un locale</strong>, poi sono passato a fare il cameriere in un ristorante vegano e infine ora lavoro in un negozio, per un importante brand</em>».</p><p>Nel passato di Diego, però,  ci sono anche altre grandi soddisfazioni:  nel 2009, dopo la laurea, si è concesso un viaggio di <strong>un mese e mezzo in Zambia</strong> con un’ organizzazione non governativa «<em>Dove ho sperimentato l’esistenza del mal d’Africa</em>», ammette.</p><p>La vita nel continente africano l’ha inevitabilmente cambiato:  «<em>Con i soldi del <strong>mio primo libro</strong>, che parla del disagio di un ragazzo nella periferia del sud, ho raccolto 4mila euro che sono serviti a finanziare la costruzione di un ponte in Zambia e facilitare la raccolta d’acqua da parte della popolazione</em>».</p><p>L’esperienza in Africa gli è servita a capire che il sogno che vuole raggiungere è diventare medico nelle zone difficili. «<em><strong>Tornare in Italia? Mai</strong>. Lì manca l’idea di diversità. Il rifiuto alla facoltà di medicina mi ha insegnato che se non soffri non piangi e se non piangi non ti fai forza per ottenere il tuo sogno</em>».  Diego ora ha in progetto l’uscita di un secondo libro, oltre il test alla facoltà di medicina. All’estero, naturalmente.</p><p><em>Di Chiara Quagliariello, giornalista freelance a Londra</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/battipaglia-alluniversity-college-london/203637/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Esami inglesi, quante differenze</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/esami-inglesi-quante-differenze/203246/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/esami-inglesi-quante-differenze/203246/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Apr 2012 13:38:30 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[esami università]]></category> <category><![CDATA[matricola universitaria]]></category> <category><![CDATA[università Londra]]></category> <category><![CDATA[università Uk]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203246</guid> <description><![CDATA[Si avvicina la fine dell&#8217;anno accademico e, pur essendo al primo anno di università a Londra, mi sento come se dovessi affrontare di nuovo gli esami di maturità. Il sistema universitario inglese è infatti del tutto diverso da quello italiano. Quando in Italia qualcuno mi chiede &#8220;Allora, come vanno gli esami?&#8221; e io replico &#8220;Non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si avvicina la fine dell&#8217;anno <strong>accademico</strong> e, pur essendo al primo anno di università a Londra, mi sento come se dovessi affrontare di nuovo gli esami di maturità.</p><p>Il sistema universitario inglese è infatti del tutto diverso da quello italiano. Quando in Italia qualcuno mi chiede &#8220;Allora, come vanno gli esami?&#8221; e io replico &#8220;Non ho ancora fatto nessun vero esame&#8221; ricevo in risposta uno sguardo <strong>sbigottito</strong>. Comprensibile in realtà: le differenze tra i due sistemi di valutazione sono notevoli.</p><p>In Inghilterra è tutto in stile scuola superiore. In ogni facoltà, uno studente segue diversi moduli che possono durare uno o due <em>terms</em> (trimestri). Durante questi <em>terms</em> non si viene valutati interamente per i moduli che si stanno studiando, ma si accumulano voti che arrivano a pesare tra il 10% e 30% (nel secondo e terzo anno anche di più) di quello che sarà il voto finale.</p><p>Il tipo di prova dipende sia dai professori sia dalla facoltà. Io forse sono un caso ancora più particolare agli occhi degl&#8217;italiani, dal momento che sto studiando &#8220;Economics and Politics&#8221;: sono a metà tra le facoltà di Economia e di Politica, e frequento due<strong> moduli </strong>a <em>term</em> per facoltà. Di conseguenza, le prove sono molto diverse tra loro. Per quanto riguarda Economics, si va dalle verifiche di matematica ai test a crocette fino alle presentazioni di gruppo. Politics invece valuta degli <em>essays</em> (saggi) sui quali si lavora indipendentemente e che vengono consegnati entro una scadenza prestabilita. Compiti a casa, insomma.</p><p>La restante percentuale del voto dipende dai <em>finals</em>: i temutissimi esami scritti che si svolgono nell&#8217;ultimo <em>term</em> e che coprono il contenuto dell&#8217;intero modulo e, disgraziatamente, tutti i moduli.</p><p>Per quanto adori studiare a Londra, riconosco che questo sistema ha i suoi lati negativi. Il peggiore è di gran lunga l&#8217;enorme carico di lavoro alla fine dell&#8217;anno: insieme all&#8217;ansia per gli esami cresce anche la pila di libri da rileggere e che non tocco dal primo term. Questo è lo <strong>standard</strong> alla mia università. Preciso, tuttavia, che in alcune università i <em>finals</em> dei moduli che durano solo un term si tengono alla fine del<em>term</em> stesso e non alla fine dell&#8217;anno. Beato chi ha questa fortuna.</p><p>Il sistema inglese offre però un incredibile vantaggio: l&#8217;anonimato nella maggior parte delle prove. Allo studente viene quasi sempre chiesto di non scrivere il proprio nome ma solo il numero di<strong> matricola</strong>; ai<em>finals</em>, invece, gli esaminatori sono esterni per garantire imparzialità. Questo impedisce all&#8217;insegnante di dare voti in base a simpatie personali come, stando a racconti di amici italiani, succede spesso in Italia.</p><p>Un sistema non perfetto, quello inglese, ma a cui ci si può abituare. Ora non resta altro da fare che ripassare, ripassare e ripassare ancora, e sperare che i <em>finals</em> ci diano il giusto riconoscimento per i nostri<strong> sforzi</strong>. In bocca al lupo a tutti i miei colleghi studenti!</p><p><em>Di Roberta Damiani, studente di Economics and Politics alla Queen Mary, University of London</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/esami-inglesi-quante-differenze/203246/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Emarginati dalle Olimpiadi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/emarginati-dalle-olimpiadi/195337/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/emarginati-dalle-olimpiadi/195337/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Mar 2012 15:00:53 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Giochi Olimpici Londra]]></category> <category><![CDATA[Londra Olimpiadi]]></category> <category><![CDATA[Olimpiadi 2012]]></category> <category><![CDATA[Olimpiadi Londra]]></category> <category><![CDATA[Olimpiadi spese]]></category> <category><![CDATA[Senzatetto Londra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195337</guid> <description><![CDATA[Da mesi si parla solo di Olimpiadi. 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Quante persone parteciperanno alla cerimonia d’apertura, come farà la metropolitana a reggere l’onda di un milione di turisti, persino cosa mangeranno gli atleti nel villaggio olimpico.</p><p>Le ultime stime dicono che <strong>i giochi costeranno 9,3 miliardidi sterline</strong>, presi in parte (non è ancora chiaro quanta parte) dalle tasche dei contribuenti. A presiedere il Villaggio Olimpico ci saranno 13.500 forze armate, più dei soldati che l’Inghilterra ha inviato in Afghanistan, per un costo di 553 milioni di sterline.</p><p>Eppure, nella città della pioggia, nella Londra di un Tamigi grigio che si trascina ogni giorno stanco e malinconico, c’è qualcuno che resta fuori. All’oscuro di tutti i preparativi, dell’ansia e dell’elettricità nell’aria. Qualcuno che passa le giornate seduto ai piedi di un Big Ben sempre uguale, consumato dagli sguardi di troppa gente.</p><p><strong>Richard vive in un angolo</strong> vicino a una delle mille fermate della metropolitana. Ha un cane, una coperta e un sacco a pelo. Quell’angolo è stato la sua casa per 11 anni. È sempre lì, ogni giorno nello stesso punto, sorride ai passanti di stanchezza e speranza. È uno delle migliaia di senzatetto che affollano gli angoli della città, in cerca di un posto al riparo dal freddo e dalla pioggia. “<em>Non sono sempre stato in questa situazione. Nella mia vita ho lavorato sodo, mi sono preso cura della mia famiglia, e poi, all’improvviso, ho perso tutto. Sono finito in mezzo alla strada e ho passato ogni giorno a chiedermi perché. Perché?”</em></p><p>Nei centri di accoglienza non c’è posto per tutti, e Richard è l’ultimo della lista perché non ha problemi di alcohol né di droga. Parla un inglese perfetto. È nato e cresciuto nella grande Londra, ma qualcosa non ha funzionato. Quella di Richard non è un’insolita storia di tristezza e sfortuna. Non è nemmeno il racconto di un emigrato venuto da chissà dove in cerca di fortuna. È la situazione in cui si trova una parte della popolazione sempre più grande e disperata.</p><p>Le ultime statistiche – uscite la scorsa settimana – segnalano che il numero dei <strong>senzatetto </strong>(quelli che dormono letteralmente  in strada) in Inghilterra è aumentato del 23% in un anno. Sono dati che hanno scosso l’opinione pubblica.<strong> <em>Crisis</em></strong>, un’associazione che si occupa di clochard, si è detta shoccata: “Il Governo deve imparare da questi risultati. È allucinante che nel 21° secolo non esista ancora il diritto ad avere per lo meno un rifugio”.</p><p>Il Governo ha risposto stanziando immediatamente altri 18 milioni di sterline, che si aggiungono ai precedenti 400 già dedicati ai senza tetto. Per il momento, i senzatetto resteranno lì dove sono sempre stati, a ricordare a tutti che al di là della <strong>Londra dei poliziotti a cavallo</strong>, della Fashion Week e di Buckingham Palace, c’è un’altra città silenziosa. Una città enorme, che arranca sotto al peso della sua stessa grandezza. Una città fatta di cunicoli sotterranei, di angoli bui, di strade bagnate e di qualche penny di elemosina, che ogni giorno risucchia qualcuno nei suoi vortici di povertà.</p><p>Sara Delgrossi, Studentessa di Giornalismo Internazionale alla City University di Londra</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/emarginati-dalle-olimpiadi/195337/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giovanardi in UK?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/giovanardi/192481/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/giovanardi/192481/#comments</comments> <pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:37:47 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Cameron]]></category> <category><![CDATA[Cornovaglia]]></category> <category><![CDATA[David Laws]]></category> <category><![CDATA[gay]]></category> <category><![CDATA[Giovanardi]]></category> <category><![CDATA[politici]]></category> <category><![CDATA[Stonewall]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192481</guid> <description><![CDATA[La vicenda di Giovanardi, che ha paragonato i baci gay in pubblico al fare la pipì per strada, ha dell&#8217;inverosimile e in Inghilterra gli varrebbe l&#8217;immediata candidatura al premio Bigotto dell&#8217;Anno istituito da Stonewall, l&#8217;agguerrita associazione che si occupa di diritti dei gay. Considerato che la madre degli stupidi è sempre incinta anche Oltremanica, a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>La vicenda di Giovanardi</strong>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/svezia-giovanardi-sarebbe-galera/190915/" target="_blank">che ha paragonato i baci gay in pubblico al fare la pipì per strada</a>, ha dell&#8217;inverosimile e in Inghilterra gli varrebbe l&#8217;immediata candidatura al premio <a href="http://www.stonewall.org.uk/media/current_releases/3529.asp" target="_blank">Bigotto dell&#8217;Anno</a> istituito da <strong><em>Stonewall</em>,</strong> <strong>l&#8217;agguerrita associazione che si occupa di diritti dei gay.</strong></p><p>Considerato che la madre degli stupidi è sempre incinta anche Oltremanica, <strong>a Londra esistono politici, giornalisti,</strong> presentatori omofobi che però giustamente pagano lo scotto delle loro boutade: <strong>dimissioni forzate</strong>, cause civili e ostracismo in termini di visibilità sui media.</p><p>La differenza tra la politica nostrana e quella inglese è proprio questa: se alimenti l&#8217;odio contro una minoranza, se umili o sminuisci categorie di cittadini, se, per farla breve, discrimini, vai incontro a <strong>prevedibili conseguenze</strong>; e questo a prescindere dal ruolo che ricopri, dalla casacca che indossi, dal colore della tua formazione politica. Le cronache, ad esempio, son piene di <strong>politici conservatori costretti a dimettersi proprio per le loro posizioni intolleranti sull&#8217;omosessualità</strong> e considerate intollerabili da un partito il cui leader e primo ministro, <strong>David Cameron, vuole estendere il matrimonio anche alle coppie omosessuali</strong> (attualmente i gay e le lesbiche possono “solamente” registrare la loro unione). Il parallelo con B. e le sue battute sui gay è immediato.</p><p>Il perché la classe politica inglese sia su questi temi più matura di quella italiana potrebbe trovare risposta in più fattori, ma il generale r<strong>ispetto per i cittadini e la loro dignità ed intelligenza</strong> gioca un ruolo preponderante. Nel 2010, a pochi mesi dal suo insediamento come Ministro del Tesoro, <a href="http://www.guardian.co.uk/politics/2010/may/29/david-laws-quits-expenses-scandal?INTCMP=ILCNETTXT3487" target="_blank">David Laws</a> s<strong>i dimise perché aveva chiesto illegittimamente rimborsi per un appartamento che condivideva col suo partner</strong>. L&#8217;opinione pubblica si indignò perché il ministro aveva rubato e aveva mentito, ma non perché non avesse fatto <em>coming out</em>. I politici rispondono e devono rispondere ai cittadini del loro operato e devono farlo rispettando regole basilari di educazione: insultare, prevaricare e denigrare non è ammissibile. Vi immaginate i Martone, i Brunetta, i Bossi dove finirebbero in questo paese? Se poi pensate agli abomini partoriti negli ultimi anni da <strong>Binetti, Volonté, Giovanardi </strong>e compari, non basterebbero le celle dell&#8217;intera Inghilterra.</p><p><strong>Non che questo sia il paradiso in terra, ovviamente</strong>. Episodi di violenza contro i gay finiscono spesso sui giornali, c&#8217;è ancora tanto da fare a scuola e sul posto di lavoro, ma i cittadini hanno dalla loro parte <strong>associazioni che sanno come tutelarli e una legge contro l&#8217;omofobia</strong> che li protegge nel caso si venga discriminati per il proprio orientamento sessuale.</p><p><strong>Io stesso mi ci appellai </strong>quando un&#8217;albergatrice in Cornovaglia non volle affittare una stanza a me e i miei amici perché ci disse che “<em>si sa cosa succede con tre uomini in una stanza&#8230;</em>” <strong>Alla fine non portammo avanti la causa per paura di ritrovarci in tribunale l&#8217;omofoba</strong> e i suoi piedi che dubito avessero mai visto un&#8217;estetista in tutta la loro vita, ma la soddisfazione di sapere che la polizia l&#8217;avesse interrogata fu impagabile.</p><p><strong>Vi immaginate poterlo fare con Giovanardi?</strong></p><p><em>di </em><a href="http://www.assistentedirezione.it/opinioni/vincenzo-ianniello/about-me/" target="_blank"><em>Vincenzo Ianniello</em></a><em>, Personal Assistant a Londra, attualmente Accreditation Production Assistant per </em><a href="http://www.london2012.com/" target="_blank"><em>Londra 2012</em></a><em>.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/giovanardi/192481/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Com&#8217;è bello nascere a Londra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/come-bello-nascere-londra/190042/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/come-bello-nascere-londra/190042/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:46:36 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[clinica]]></category> <category><![CDATA[gravidanza]]></category> <category><![CDATA[Inghilterra]]></category> <category><![CDATA[ospedale]]></category> <category><![CDATA[parto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190042</guid> <description><![CDATA[La settimana scorsa nostra figlia Vittoria ha compiuto 6 mesi. Vittoria è nata a Londra, nella nuovissima maternity wing dello University College London Hospital intitolata a Elizabeth Garret Anderson (1836-1917), la prima donna diventata medico in Inghilterra ai tempi in cui diventare medico per una donna era considerato indecente. Con stupore di tutti i nostri...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa <strong>nostra figlia Vittoria ha compiuto 6 mesi</strong>. Vittoria è nata a Londra, nella nuovissima maternity wing dello University College London Hospital intitolata a Elizabeth Garret Anderson (1836-1917), la <strong>prima donna diventata medico in Inghilterra</strong> ai tempi in cui diventare medico per una donna era considerato indecente. Con stupore di tutti i nostri amici italiani, noi non avevamo un &#8220;nostro ginecologo&#8221; privato da cui farci seguire sin dal primo momento per il <strong>p</strong><strong>acchetto completo gravidanza-ecografie-parto-5.000Euro-prezzo scontato</strong>. Né una clinica privata.</p><p>Siamo stati seguiti in ospedale dalle ostetriche e ginecologi del <strong>sistema sanitario nazionale</strong>. In più, abbiamo anche beneficiato di un po&#8217; di controlli extra visto che abbiamo accettato di partecipare ad un <em>trial</em> clinico &#8211; uno studio che cerca di chiarire i meccanismi che causano alcune <strong>complicanze della gravidanza</strong>. Ne trarranno vantaggio le future mamme, ma va benissimo anche a noi, consci del fatto che spesso l&#8217;eccellenza nelle cure si raggiunge proprio in quegli ospedali che sono piu&#8217; attivi nella ricerca.</p><p>Per il parto, abbiamo potuto scegliere tra <strong>parto in acqua</strong>, parto tradizionale nel &#8220;birth centre&#8221;, in reparto ospedaliero o a casa, e tra analgesia con gas o epidurale. <strong>Sempre servizio sanitario nazionale.<br /> </strong><br /> Dopo il parto, abbiamo avuto <strong>visite periodiche domiciliari di ostetriche e operatrici sociali</strong> che ci hanno consigliato e guidato in tutte le necessita&#8217; e i dubbi delle prime settimana, dall&#8217;allattamento al monitoraggio del peso, dalla <strong>temperatura giusta della camera alla posizione nella culla</strong>. Ho inoltre gradito particolarmente i 15 giorni di <strong>paternity leave</strong>, ferie pagate di &#8221; paternita&#8217; &#8220;, che mi hanno permesso di essere accanto a Vittoria e mia moglie 24 ore su 24.</p><p>Dopo le prime settimane sono iniziati gli <strong>appuntamenti periodici nella </strong><strong>&#8220;baby clinic&#8221;</strong> dal medico di famiglia a cui afferiscono tutte le mamme del quartiere. La baby clinic è uno strumento efficacissimo non solo per <strong>monitorare la crescita del bambino</strong>, rispondere alle domande dei genitori e risolvere dubbi, ma anche per facilitare la creazione di un <strong>network sociale</strong> di mamme e genitori.</p><p>Dopo i primi mesi poi si  iniziano tutta una serie di attività di gruppo finalizzate primariamente alla <strong>stimolazione fisica e neuro-sensoriale dei bambini</strong>, ma anche a supportare la vita sociale e il ritorno in forma delle mamme. <strong><em>Baby swimming</em></strong> (bagno in piscina riscaldata), <em>monkey music</em> (stimolazione visiva e sonora con musica e pupazzi), p<em>ushing mothers</em> (spingere la carrozzina correndo nel parco), <em>baby rhymes</em> (canzoncine per bambini), sono sono alcuni esempi: <strong>tutte attivita&#8217; gratuite o a prezzi accessibilissimi.</strong></p><p><strong>Certo Londra non è la città perfetta</strong>, e adesso che la mamma tornerà a lavorare, Vittoria avra&#8217; bisogno di un nido privato o una babysitter a pagamento. <strong>I costi sono alti</strong> anche se l&#8217;offerta è vasta c&#8217; è solo l&#8217;imbarazzo della scelta. Se mi fermo a guardare indietro, devo dire che siamo <strong>molto soddisfatti </strong>di questa esperienza di genitori Londinese, della rete capillare di strutture per il supporto della maternità, della paternità e della prima infanzia.</p><p>Sicuramente i <strong>ricchi bankers della city </strong>possono beneficiare di ospedali privati, babysitters, di appuntamenti privati con i migliori primari ospedalieri. Ci sono anche queste realtà a Londra. Ma io ho sempre pensato che il <strong>grado di civiltà e equità di un paese</strong> sia direttamente legato alla <strong>possibilità di garantire un</strong><strong> servizio di buona qualità per tutti</strong>. Tutti. Indipendentemente dal reddito o dal privilegiato accesso ad un servizio migliore.</p><p><strong>E sono felice che mia figlia sia nata in un paese più civile ed equo dell&#8217;Italia.<br /> </strong></p><p><em>di Stefano Fedele, Professore Associato alla University College London</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/come-bello-nascere-londra/190042/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Boris &amp; Ken, così lontani così vicini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/boris-cosi-lontani-cosi-vicini/187200/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/boris-cosi-lontani-cosi-vicini/187200/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Jan 2012 12:19:43 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[al gore]]></category> <category><![CDATA[Biris Johnson]]></category> <category><![CDATA[David Cameron]]></category> <category><![CDATA[George W. Bush]]></category> <category><![CDATA[Giochi Olimpici]]></category> <category><![CDATA[Ken Livingsotne]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[Ukip]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187200</guid> <description><![CDATA[Too close to call è una formula divenuta nota il 7 novembre del 2000, notte in cui i network americani, a causa dello strettissimo margine di voti tra gli sfidanti George W. Bush ed Al Gore, non riuscirono a stabilire chi fosse stato eletto alla presidenza degli Stati Uniti. Il 3 maggio del 2012 gli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Too close to call</em></strong> è una formula divenuta nota il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_presidenziali_statunitensi_del_2000" target="_blank">7 novembre del 2000</a>, notte in cui i network americani, a causa dello strettissimo margine di voti tra gli sfidanti George W. Bush ed Al Gore, non riuscirono a <strong>stabilire chi fosse stato eletto alla </strong><strong>presidenza degli Stati Uniti</strong>.</p><p>Il <strong>3 maggio del 2012</strong> gli aventi diritto al voto residenti a Londra (italiani inclusi) eleggeranno il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/London_mayoral_election,_2012" target="_blank">sindaco della capitale inglese</a>. Questa sarà solamente la quarta volta in cui i cittadini saranno chiamati ad eleggere il proprio primo cittadino, infatti, <strong>fino al 2000 i sindaci britannici</strong><strong> </strong><strong>non venivano eletti con suffragio universale</strong>, bensì dai membri del Consiglio comunale. A tutt’oggi sono solamente quindici i sindaci britannici direttamente eletti dal popolo. L&#8217;elezione a <em>Mayor of London</em> (sindaco di Londra) sta acquisendo un’importanza sempre maggiore, sia a livello nazionale che sul piano internazionale. Infatti, oltre ad avere una popolazione che supera le 7 milioni di unità, <strong>la sola Londra produce il 20% del prodotto interno lordo britannico </strong><strong>(circa 600 miliardi di dollari annui)</strong>, un dato equiparabile a quello di intere nazioni quali Svezia e Belgio. Senza considerare il fatto che tra la fine di luglio e la prima metà di agosto, Londra sarà lo scenario dei trentesimi <a href="http://www.london2012.com/" target="_blank">Giochi olimpici</a>.</p><p>I due <strong>principali candidati</strong> alla carica di sindaco sono l’attuale <em>Mayor</em> conservatore <a href="http://www.backboris2012.com/" target="_blank">Boris Johnson</a> e il laburista <a href="http://www.kenlivingstone.com/" target="_blank">Ken Livingstone</a>, già sindaco di Londra tra il 2000 e il 2008 che va a caccia di una rivincita dopo la <strong>bruciante sconfitta </strong><strong>di quattro anni or sono</strong>. Sia pur senza grandi possibilità di vittoria saranno in gara anche il liberal democratico Brian Paddick, la verde Jenny Jones, nonché Carlos Cortiglia e Lawrence Webb rispettivamente per gli estremisti di destra del British National Party e per gli euroscettici del Partito per l’indipendenza del Regno Unito (UKIP).</p><p>I recenti <a href="http://cdn.yougov.com/cumulus_uploads/document/dj7eq6ky59/YG-Archives-LondonMayor-190112.pdf" target="_blank"><strong>sondaggi</strong></a> fanno capire come la<strong> </strong><strong></strong><strong>corsa tra Johnson e Livingstone si giocherà</strong> <strong>all’ultimo voto</strong>. “Red Ken” è ad oggi accreditato del 46%, con Boris che insegue a soli due punti di distanza (44%). <strong>Livingstone ha fatto della promessa di abbassare i costi dei trasporti pubblici</strong> (l’abbonamento settimanale alla metro costa 29.20 sterline) il suo cavallo di battaglia, mentre Johnson è favorito dall’alto grado di popolarità di cui gode l’attuale governo conservatore guidato da <strong>David Cameron</strong>. Proprio lui, che <strong>vanta un passato da comico</strong> (ebbene sì, non siamo gli unici ad aver comici che giocano a fare i politici o gli anti-politici politicanti), può anche contare sulla visibilità datagli dal fatto di esser stato il sindaco in carica nel momento in cui Londra fu <strong>scelta per ospitare le Olimpiadi</strong> (sebbene tutto il lavoro fosse stato portato avanti dall’amministrazione Livingstone), dal successo del <a href="http://www.tfl.gov.uk/roadusers/cycling/14808.aspx" target="_blank">bike sharing</a> (le biciclette sono state soprannominate Boris bikes), nonché sul supporto dei benestanti londinesi, ancora impauriti dai <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2011_England_riots" target="_blank">riots</a> della scorsa estate.</p><p>I londinesi farebbero però bene a non dimenticare che mentre le strade di Londra erano teatro di atti di vandalismo, Boris, in vacanza in Canada, <strong>si rifiutò per ben due giorni </strong><strong>di tornare a coordinare le operazioni nella capitale</strong>, salvo poi, di fronte alle telecamere, vestirsi da spazzino per ripulire le vetrine distrutte dei negozi. Inoltre, la polizia metropolitana <a href="http://www.lbc.co.uk/no-cut-to-london-police-numbers-50060" target="_blank">fa notare</a> come, a causa dei <strong>tagli apportati dall’amministrazione Johnson</strong>, negli ultimi 18 mesi il numero di<strong> agenti </strong>sia stato ridotto di quasi il 10% con un conseguente aumento del 13% di crimini quali accoltellamenti e rapine. A 98 giorni dalle elezioni la <strong>sfida è più aperta ed incerta</strong> che mai.</p><p><em>Di Federico Guerrieri</em>, Head of Programs, <a href="http://www.euroalter.it/" target="_blank">European Alternatives</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/boris-cosi-lontani-cosi-vicini/187200/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E&#8217; finito un anno “magnifico”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anno-%e2%80%9cmagnifico%e2%80%9d-finito/185883/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anno-%e2%80%9cmagnifico%e2%80%9d-finito/185883/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Jan 2012 14:15:26 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[big society]]></category> <category><![CDATA[Boris johnson]]></category> <category><![CDATA[Emir Kusturica]]></category> <category><![CDATA[Inghilterra]]></category> <category><![CDATA[kettling]]></category> <category><![CDATA[Occupy London]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185883</guid> <description><![CDATA[Sono stati probabilmente i dodici mesi più gioiosi che la storia recente di Londra ricordi. Dodici mesi – dal 10 novembre del 2010 allo sciopero generale del 30 novembre 2011 – in cui la folle ascesa di “moltidini persuase” ha portato all’esaurimento nervoso il sindaco Boris Johnson, imbarazzato la Corona, imbestialito le polizie del Regno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati probabilmente i <strong>dodici mesi più gioiosi</strong> che la storia recente di Londra ricordi. Dodici mesi – dal 10 novembre del 2010 allo sciopero generale del 30 novembre 2011 – in cui la folle ascesa di “moltidini persuase” ha portato all’esaurimento nervoso il sindaco <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Boris_Johnson" target="_blank">Boris Johnson</a>, imbarazzato la Corona, imbestialito le polizie del Regno e trasformato, in poche grandi vampate, una moltitudine di sudditi manipolati in <strong>cittadini protagonisti del proprio tempo.</strong></p><p>Eppure le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/una-rivolta-proletaria-2-0/151757/" target="_blank">onde sismiche dei mesi scorsi </a>sembrano già lontane un decenni. Mentre la città viene militarizzata e sottoposta ad un <strong>setaccio poliziesco ossessivo in vista del</strong><strong> baraccone olimpico</strong>, ogni metro quadro di spazio pubblico sottoposto a minuzioso controllo, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Kettling" target="_blank">la pratica del <em>kettling</em></a> è dichiarata <a href="http://www.guardian.co.uk/uk/2012/jan/19/kettling-protesters-lawful-appeal-court?newsfeed=true" target="_blank">legale</a> dai giudici e, sempre grazie ai giudici, i ragazzi di <em>Occupy</em> verranno <a href="http://www.huffingtonpost.co.uk/2012/01/18/occupy-london-st-pauls-protest-eviction_n_1212689.html" target="_blank">espulsi</a> da St. Paul, ci chiediamo se le crepe aperte nella <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Society" target="_blank">Big Society</a></em> verranno adesso <strong>riparate dal silicone della</strong><strong> “vendetta di classe”</strong> o piuttosto dalle promesse su un nuovo ciclo di prosperità a base di isolamento politico &amp; turismo di massa – un’Alcatraz dei balocchi, insomma.</p><p>Da sempre i ricchi sanno come disegnare ragnatele di leggi inespugnabili a difesa dei loro bottini, ma il vero labirinto di filo spinato si dipana nel cuore e nel corpo di quelli che i ricchi hanno fregato. <strong>Chi più influenza la repressione è, ancora una volta, una</strong><strong> Maggioranza (semi) silenziosa</strong>: che censura, biasima, invoca proiettili di gomma, lamenta il disordine. Ma soprattutto si indigna e raffina il suo accento grigiastro con <strong>una parola: <em>awkward</em></strong><strong>, imbarazzante</strong>. Sono <em>awkward moments</em> il disordine, la promiscuità, la parola fuori posto, il tocco imprevisto in metropolitana, l’inciampo, l’infrazione delle regole borghesi con le quali sei stato battezzato. Ed è davvero awkward questa maggioranza politicamente e demograficamente trasversale, di cui fa parte anche l’ala più progressive, che all’esondante rabbia degli esclusi dalla Big Society vorrebbe rispondere, nel più benevolo dei casi, con l’incantesimo della delega: «Comprate libri, guardate film, studiate i vostri master, e non disperate: <strong>prima o poi una giustizia sociale arriverà».</strong></p><p>Viene in mente il finale surreale di <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0114787/">Underground</a></em> di Emir Kusturica, dove un lembo di terra prende il largo sul Danubio e si porta dietro tutti i protagonisti del film, in un ballo tzigano che sembra suggerire una migrazione dalla grande storia dei Vincitori. <strong>Oggi l’Inghilterra è come quel lembo di terra</strong>: annuncia il suo isolamento del lebrosario Europa e prende il largo anch’essa, come una zattera di cemento. Ma se nel racconto collettivo dei mesi scorsi a dare il ritmo erano state le <strong>straripanti manifestazioni di massa</strong>, l’unico suono che si ascoltera’ su queste terre rischia d’essere quello delle sirene di polizia. E a rimanerci a danzare rischiano d’essere solo uomini in uniforme o uniformati schiavi.</p><p>Ma forse questo non è un che il sogno di un incubo. O forse un necrologio. O <strong>forse la città in cui abbiamo cercato di vivere spericolatamente per un anno non è mai esistita.</strong></p><p><em>di <strong>Paolo Mossetti,</strong></em><em> nato a Napoli nel 1983, scrittore, report e migrante che al momento vive a Londra. </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anno-%e2%80%9cmagnifico%e2%80%9d-finito/185883/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mr Monti conquista i cervelli in fuga della Lse</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/monti-conquista-london-school-economics/185282/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/monti-conquista-london-school-economics/185282/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:51:31 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[David Cameron]]></category> <category><![CDATA[Eurobond]]></category> <category><![CDATA[london school of economics]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[Wto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185282</guid> <description><![CDATA[Cinque appuntamenti in meno di sette ore. 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L’agenda di <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/monti-va-da-cameron-convincero-i-mercati/184628/" target="_blank">Mario Monti a Londra</a></strong> lo scorso mercoledì 18 gennaio era piena zeppa di appuntamenti importanti: dall&#8217;incontro all’ora di pranzo con <strong>David Cameron</strong> alla conferenza stampa con gli <strong>investitori della City</strong>. Ma alle cinque e mezza di pomeriggio, in ritardo di mezzora, il premier italiano era già seduto all’Old Theatre della <a href="http://www2.lse.ac.uk/publicEvents/events/2012/01/20120118t1700vLSE.aspx" target="_blank">London School of Economics</a> (LSE) per tenere una conferenza sulle sfide della crescita europea nell’economia globale. Il teatro era gremito di gente; <strong>in molti sono rimasti fuori </strong>per un evento che potrebbe definirsi &#8220;da rockstar&#8221; con oltre 3,000 domande per soli 300 biglietti. La sola Ambasciata d’Italia ha fatto fuori trenta posti in sala stampa.</p><p>A introdurre Mario Monti ci ha pensato Peter Sutherland, primo direttore generale dell’<a href="http://www.wto.org/" target="_blank">OMC</a>. Intanto, fuori dal teatro, non sono mancate le <strong>proteste per i “dirigenti di banca al governo”</strong>. Ma il lungo applauso con cui il premier è stato accolto dimostra che molti italiani residenti all’estero confidano fortemente nella politica modernizzatrice del suo governo. Il volto sereno, ma leggermente provato, impassibile in piedi davanti la cattedra dell’Old Theatre, Monti ha acceso gli animi degli studenti italiani emigrati all’estero. Visibilmente emozionato (&#8220;an uncontainable emotion&#8221;), il premier ha ricordato che quelle giovani menti brillanti, così come più volte sono stati definiti i <strong>cervelli in fuga dall’Italia,</strong><strong> “da noi non sono certo dimenticate”.</strong></p><p>I temi centrali del discorso del primo ministro s’imperniavano tutti sulla <strong>centralità e sull’essenza del progetto europeo</strong>. Queste sono, secondo Monti, le sfide principali che attendono l’Unione Europea. D’altra parte, secondo il premier, l’i<strong>ntegrazione economica sembra essere</strong><strong> </strong><strong>l’unica strada percorribile </strong><strong>per ottenere un singolo mercato aperto alla competizione e nel rispetto della legalità</strong>. <strong>Diplomatico ma deciso</strong>, Monti ha accennato anche all’Italia e ai suoi rapporti con la Germania di Angela Merkel, ora che Nicolas Sarkozy è impegnato a farsi rieleggere in patria. Ne deriva una questione fondamentale in ballo tra Roma e Berlino: e cioè che <strong>l’asse italo–tedesco potrebbe giocare un ruolo fondamentale per superare la crisi.</strong> Per quanto la serietà e l’impegno di Monti siano stati salutati con approvazione dalla cancelliera Merkel, il premier ha più volte chiarito di volere “<a href="http://news.yahoo.com/merkel-slaps-down-eu-push-eurobonds-143057748.html" target="_blank">qualcosa in cambio</a>”, gli ‘eurobonds’ sostenuti dai17 membri della zona euro, ad esempio.</p><p>Ovunque vada, Mario Monti ha il vantaggio di essere apprezzato e riconosciuto internazionalmente grazie a una <strong>esperienza economica</strong><strong>, soprattutto in campo comunitario</strong>, che gli garantisce una statura politica non indifferente. Questo aiuterà tanto l’Italia quanto l’Europa. Ma, ancor prima delle misure di austerità “alla tedesca”, per Monti <strong>o</strong><strong>ggi la chiave è crescere</strong>. E l’unica formula per risolvere questa equazione sembra essere una maggiore <strong>coesione dell’Europa e</strong> il rafforzamento del processo decisionale nel quadro delle politiche comunitarie europee.</p><p>di Giulio Gambino, direttore di <a href="http://www.thepostinternazionale.it/" target="_blank">The Post Internazionale</a></p><p><em>(Foto: LaPresse)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/monti-conquista-london-school-economics/185282/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Si fa presto a dire: &#8220;Non tornare&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/presto-dire-tornare/184162/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/presto-dire-tornare/184162/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Jan 2012 15:55:07 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[contratto]]></category> <category><![CDATA[erasmus]]></category> <category><![CDATA[fuga dei cervelli]]></category> <category><![CDATA[Inghilterra]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[master]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184162</guid> <description><![CDATA[Quando ero in Erasmus in una piccola cittadina nel nord dell&#8217;Inghilterra, ho avuto il piacere di conoscere una cara ragazza dalle lontane origine italiane. Non appena ho messo piede in casa dei suoi genitori conoscendoli di persona, ho provato una strana sensazione di fronte a due adulti che di italiano avevano solamente un vago accento...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando ero in Erasmus in una piccola cittadina nel nord dell&#8217;Inghilterra, ho avuto il piacere di conoscere una cara ragazza dalle <strong>lontane origine italiane</strong>. Non appena ho messo piede in casa dei suoi genitori conoscendoli di persona, ho provato una strana sensazione di fronte a due adulti che di italiano avevano solamente un <strong>vago accento e un ricordo post-bellico</strong>.</p><p>Mi sentivo lievemente a disagio quando mi parlavano di <strong>un’Italia e di una cultura che </strong><strong>non corrispondeva a quella del Paese più “recente”</strong> da cui provenivo io. La mia ingenuità semplicistica e il mio orgoglio cosmopolita (da ragazza di vent&#8217;anni) mi portava a prendere le distanze da quello che dicevano e che rappresentavano, racchiudendoli in una sorta di bolla astratta e geograficamente isolata. Dal mio Paese, dalla mia cultura, dalla sottoscritta.</p><p>Eppure <strong>oggi in qualche modo </strong><strong>sento di essere diventata una di loro</strong>.</p><p>Vivo da tre anni in Inghilterra, dove la mia testardaggine di giovane idealista mi ha lanciato prima in un <strong>master che mi ha fatto sudare 7 camicie al giorno</strong> per 9 mesi, in due tirocini non pagati e un lavoro part-time, arrivando a una posizione che adoro, molto vicina a un lavoro ideale che non pensavo nemmeno potesse esistere.</p><p>25 anni, un contratto di lavoro, economicamente indipendente. <strong>Uno scenario lontano dai miei coetanei in Italia</strong><strong>; non impossibile, ma raro</strong>. Non so bene per quale strano motivo, ma mi sono sempre trovata divisa tra due città. Anche oggi mi trovo divisa tra due luoghi, tra quello che faccio ora e quello che vorrei fare, e tra due Paesi, quello mio presente e quello che ora rappresenta solo il mio passato. Di recente mi sono accorta di come ho idealizzato una terra che a stento corrisponde alla mia immagine.</p><p>Mi sembra quasi di vivere dentro una cartolina dagli anni &#8217;50, pensiero che mi ha fatto scattare un campanello di allarme. <strong>Quante volte mi sono sentita dire “stai lì, non tornare”</strong>. Lo trovo straziante, addirittura quasi offensivo. Perché? Certo, sono stata io a volermene andare. Ma al contrario di tanti che come me hanno fatto le valigie, <strong>il mio desiderio è sempre stato quello di tornare </strong><strong>e portare il mio contributo</strong> a quella terra e quella cultura che tanto mi fa essere apprezzata altrove.</p><p>Trovo doloroso incentivare i giovani a restare fuori dal proprio Paese. C&#8217;è chi “soffre” a restare lontano, non tanto per mancanza del nido familiare, ma quanto perché si vede <strong>costretto a una separazione</strong><strong>, come se nessuno ammettesse la possibilità di un ricongiungimento</strong>. Con il proprio passato ma anche con l&#8217;eredità che si vorrebbe lasciare in futuro. Personalmente voglio contribuire all&#8217;eredità che lascerò ai miei figli.</p><p><strong>È facile dire “fuga dei cervelli”, ma è altrettanto facile dire “stai là, non tornare”</strong>. Se tutti se ne andassero, se nessuno tornasse, chi rimarrebbe in Italia? All&#8217;estero descrivono la nostra mentalità illuministico-occidentale come tendente sempre a un futuro più positivo, evoluzionistico. Che questo derivi dall&#8217;Illuminismo o dalla tradizione cattolica sinceramente poco importa. Perché <strong>se effettivamente non ci decidiamo a dire o fare</strong>, ci sarà a malapena una eredità da lasciare.</p><p><em>di Annalisa Plachesi, Events and Parterships Co-Ordinator, presso <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.respublica.org.uk/" target="_blank">ResPublica</a></span> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/presto-dire-tornare/184162/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Italian brit-pop: le note di un sogno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/italian-brip-note-sogno/180561/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/italian-brip-note-sogno/180561/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Dec 2011 16:00:40 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[band]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180561</guid> <description><![CDATA[Era il 1966 quando Mauro Lusini scriveva di un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones. La canzone poi portata al successo da Gianni Morandi, esemplifica come a partire dagli anni ’60 la Gran Bretagna fosse divenuta il punto di riferimento musicale per quello che erano i giovani “alternativi” italiani. Perché i musicisti british hanno goduto del vantaggio di poter esprimere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Era il 1966 quando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Lusini" target="_blank">Mauro Lusini</a> scriveva di un ragazzo che<strong> amava i Beatles e i Rolling Stones</strong>. La canzone poi portata al successo da Gianni Morandi, esemplifica come a partire dagli anni ’60 la Gran Bretagna fosse divenuta il punto di riferimento musicale per quello che erano i giovani “alternativi” italiani.</p><p>Perché i musicisti british hanno goduto del vantaggio di poter esprimere appieno la propria creatività? Già allora la società d’Oltremanica, per quanto rigida, non era soffocata da <strong>dogmi politico-religiosi </strong>come invece era l’Italia della prima repubblica. Insomma, in passato l’Italia ha prodotto grandi talenti, eppure l’evoluzione della nostra musica è andata di pari passo con il lentissimo processo d’innovazione tipico della società italiana, caratterizzata da un immobilismo teso a favorire i poteri baronali.</p><p>Assistendo negli scorsi giorni ad un concerto presso un circolo della provincia di Parma, sono rimasto immediatamente colpito dal fatto che i tre gruppi in scaletta proponessero sonalità brit-pop e testi in inglese. Il giovane e brillante quartetto degli <a href="http://soundcloud.com/ocean-cloud" target="_blank">Ocean Cloud</a> spiega come la musica inglese sia vera, mentre in Italia musicalmente si rischia poco. “La musica in Italia&#8221; mi dicono &#8220;è l&#8217;ennesima vittima del <strong>pessimo accoppiamento tra nostra cultura e &#8220;capitalismo democratico&#8221;</strong>, che produce solamente banalità e scontatezza. Proprio per questo suonare a Londra è come un sogno che si realizza per noi che siamo legati a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Beatles" target="_blank">Beatles</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Smiths">Smiths</a> ed <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oasis" target="_blank">Oasis</a>. Ed è particolarmente entusiasmante anche perché la cultura musicale inglese fa si che ci sia un approccio completamente diverso da parte del pubblico verso il gruppo che suona”.</p><p>Ma quali possibilità hanno queste giovani band italiane underground di sfondare nel mercato britannico? Claudia, che ha lavorato in un noto ufficio stampa del settore musicale, sostiene che “i gruppi italiani faticano ad aver successo all’estero innanzitutto a causa del fattore linguistico. Un ulteriore problema è dato dal fatto che in Italia vi sono poche possibilità per suonare e troppo si basa su conoscenze e favori. Inoltre, spesso si preferisce dare spazio a cover band piuttosto che a giovani gruppi che producono la propria musica. Infine, è innegabile che il mercato britannico nutra una certa diffidenza verso le band italiane”.</p><p>Essere diversi in Italia spesso significa essere emarginati. I giovani musicisti che non vogliono formare una <strong>tribute band</strong> o comunque limitare la propria creatività ad una riedizione formato ventunesimo secolo del classico pop italiano da Sanremo sono costretti a guardare<strong> al di là della Manica</strong>: nella sola Londra si svolgono circa 150 eventi musicali a settimana.</p><p>L’Italia è una società feudale fatta di privilegi, di immobilismo sociale. Un cocktail perfetto per costringere, musicisti e non, a fuggire dal nostro Paese.</p><p><em>di Federico Guerrieri, Master in International Relations alla Hult International Business School, Londra</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/29/italian-brip-note-sogno/180561/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Occupy London e il diritto di scegliere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/occupy-london-diritto-scegliere/178526/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/occupy-london-diritto-scegliere/178526/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Dec 2011 15:32:07 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[anticapitalismo]]></category> <category><![CDATA[Cristo]]></category> <category><![CDATA[Daily Star]]></category> <category><![CDATA[Francis Fukuyama]]></category> <category><![CDATA[Jesse Jackson]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[Muro di Berlino]]></category> <category><![CDATA[Occupy Wall Sreet]]></category> <category><![CDATA[St Paul]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178526</guid> <description><![CDATA[Occupare Londra. Una volta arrivati ai piedi della cattedrale di Saint Paul ciò che colpisce è la quiete di una sera come tante. Tim ci accoglie nella sua tenda quando, alle sei del pomeriggio, la notte ha già inghiottito Londra e le sue luci. Il discorso del decano tra gli attivisti, Reverendo Jesse Jackson, poco prima del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/occupylondon.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-178637" title="occupylondon" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/occupylondon-300x300.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="300" /></a></strong></p><p>Occupare Londra. Una volta arrivati ai piedi della<strong> cattedrale di Saint Paul</strong> ciò che colpisce è la quiete di una sera come tante. <strong>Tim ci accoglie nella sua tenda</strong> quando, alle sei del pomeriggio, la notte ha già inghiottito Londra e le sue luci. Il discorso del decano tra gli attivisti, <a href="http://www.huffingtonpost.co.uk/2011/12/15/jesse-jackson-st-pauls-cathedral-occupy-london_n_1151386.html" target="_blank">Reverendo Jesse Jackson</a>, poco prima del tramonto non l’ha convinto ma non se ne cura. “<em>Avessi la fede troverei le sue parole sullo spirito di Cristo nella nostra protesta un ottimo motivo per andare avanti. Invece, non avendola ma trovandole ugualmente intelligenti, le prendo come spunto per non fermarmi”.</em></p><p><em>“Cristo occupò il Tempio e lo liberò dai ladri e dai briganti”</em>, ha detto il reverendo. “<em>Cristo oggi avrebbe le mani legate come noi</em>”, gli risponde idealmente Tim. La <strong>laicità del movimento</strong> non è certamente in discussione ma da più parti ci si domanda quanto peso abbia, ai fini della protesta, la mancanza di una direzione precisa, di una precisa unione d’intenti una volta scosso il sistema nelle sue fondamenta. Glielo domando e la risposta non contribuisce a chiarirmi di molto le idee.</p><p>“<em>Ci sono elementi trasversali, tratti che uniscono varie correnti di pensiero che si muovono sotto l’egida dell’<strong>anticapitalismo</strong>. In questo preciso momento storico occorre scuotere l’opinione pubblica, farle capire che i dettami degli <strong>uomini della City</strong> e degli altri distretti finanziari del mondo non vanno accettati senza opporre resistenza, che esiste un modo per opporsi allo status quo, che gli artifizi bancari rispondono a leggi parallele a quelle dello Stato e del popolo</em>”.</p><p>Usciamo dalla piccola tenda verde e respiriamo l’aria sempre più fredda che sembra arrivare diretta dalla sponda del Tamigi e la piazza ci sembra un’<strong>isola sperduta</strong> in un mare di luci che la ignorano, la respingono per ricordarsene solamente la mattina sulla via dell’ufficio.</p><p>“<em>I mezzi d’informazione</em>”, mi dice, <em>“sono schierati in maniera perentoria a favore o contro di noi. Non sembrano esistere mezze misure. E la cosa è già una piccola conquista</em>”. Tra le mani ho la stampa di un <a href="http://www.dailystar.co.uk/news/view/225944/Tent-demo-is-den-of-drugs-and-violence/" target="_blank">articolo</a> del tabloid <em>Daily Star</em> il quale, senza troppi giri di parole, accusa i manifestanti a Saint Paul di essere un ricettacolo di<strong> droghe e violenza</strong>.</p><p>Tim sorride e già intuisco la sua risposta. “<em>C’è una precisa volontà di non alterare lo status quo di cui ti parlavo prima. Non parlo necessariamente di un ‘<strong>grande complotto</strong>’, bensì di una certa pigrizia culturale che fa sì che giornali come i tabloid, con un target di lettori tradizionalmente low class e poco avvezzi all’approfondimento, si facciano un’idea totalmente sbagliata di questo e di altri movimenti di protesta. L’ironia vuole che iniziative come questa o Occupy Wall Street abbiano in mente proprio quel ramo della società come principali beneficiari del cambiamento. È un <strong>corto circuito</strong> tristemente grottesco che è alla base dei conflitti sociali che hanno permesso il proliferare di mostri come quelli che hanno causato il collasso economico che stiamo vivendo</em>”.</p><p>Se il crollo del Muro di Berlino ha posto fine ai conflitti tra le ideologie decretando, come affermato dal politologo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francis_Fukuyama" target="_blank">Francis Fukuyama</a>, l’inequivocabile vittoria del modello liberal-democratico occidentale e la conseguente ‘fine della Storia’, allora c he tipo di conflitto abbiamo di fronte quest’oggi? “Forse la mancanza di una concorrenza ideologica è anch’essa una forma di schiavitù. A noi non resta che la ribellione e l’occupazione di ciò che è nostro. L’alternativa è comprare. <strong>Comprare, consumare e morire</strong>. Senza avere mai scelto. Senza aver mai saputo che si doveva scegliere”.</p><p><em>di Alex Franquelli, giornalista freelance a Londra<br /> foto: Francesca Colasanti</em></p><p>Sito web: <a href="http://www.alexfranquelli.com" target="_blank">www.alexfranquelli.com<br /> </a>Twitter: @alexfranquelli</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/occupy-london-diritto-scegliere/178526/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non è un Paese per giornalisti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/paese-giornalisti/178257/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/paese-giornalisti/178257/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Dec 2011 12:36:14 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Coni]]></category> <category><![CDATA[fratelli coen]]></category> <category><![CDATA[Inghilterra]]></category> <category><![CDATA[linkedin]]></category> <category><![CDATA[McCarthy]]></category> <category><![CDATA[Ordine dei giornalisti]]></category> <category><![CDATA[praticantato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178257</guid> <description><![CDATA[Non è un Paese per vecchi titolavano i fratelli Coen nel film tratto dal romanzo di Cormac McCarthy. Non è un Paese per giornalisti verrebbe da dire invece constatando quanto sia difficile diventare un giornalista in Italia. Mesi fa, in modo provocatorio, avevo aperto una discussione &#8211; nel gruppo dell’Ordine dei Giornalisti su Linkedin - chiedendo se nel nostro Paese fare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><p><em>Non è un Paese per vecchi </em>titolavano i fratelli Coen nel film tratto dal romanzo di Cormac McCarthy. Non è un Paese per giornalisti verrebbe da dire invece constatando quanto sia difficile <strong>diventare un giornalista in Italia</strong>.</p><p>Mesi fa, in modo provocatorio, avevo aperto una <a href="http://www.linkedin.com/groupItem?view=&amp;gid=51804&amp;type=member&amp;item=51028672&amp;qid=35999c83-ce03-46db-846d-7d724c6e3060&amp;trk=group_most_popular-0-b-ttl&amp;goback=%2Egmp_51804%2Egde_51804_member_51028672%2Egmp_51804" target="_blank">discussione</a> &#8211; nel gruppo dell’Ordine dei Giornalisti su Linkedin - chiedendo se nel nostro Paese fare il giornalista sia una<strong> professione</strong>, e se lo è com’è possibile che non esistano <strong>offerte di lavoro</strong>.  Una trentina di risposte, anche di giornalisti professionisti, mi confermavano che gli unici annunci di (non) lavoro sono quelli che solitamente terminano con “non è prevista retribuzione”. “<em>Mai imbattuta in annunci seri che riguardassero la nostra professione. Impossibile anche trovare le mail degli uffici del personale e davvero raro vedere sui siti delle testate una sezione lavora con noi</em>”, posta Carlotta Spera &#8211; Responsabile Ufficio Stampa presso <a href="http://www.fmsi.it/" target="_blank">FMSI (Federazione Medico Sportiva Italiana- CONI</a>). “<em>Ho cominciato a fare questo lavoro quindici anni fa e non ho mai trovato una collaborazione attraverso la risposta ad un annuncio</em>” scrive invece Simone Fattori &#8211; giornalista professionista collaboratore a <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/" target="_blank">Radio 24</a>.</p><p>La differenza con l’<strong>Inghilterra</strong> è notevole sia in termini di accesso alla professione, sia nel modo in cui i giornali ricercano e assumono il personale.  <a href="http://www.jimmunro.co.uk/" target="_blank">Jim Munro</a> (Direttore dell’edizione sportiva on-line di <em>The Sun</em>, ed ex Direttore del <em>Sunday Times Magazine</em>) mi spiega come funzionano ad esempio i<strong> work experience scheme</strong>. “<em>La maggior parte dei giornali in Inghilterra organizza, o organizzava, corsi per diplomati e laureati che vogliono iniziare una carriera da giornalista. Si comincia dal gradino più basso come fattorini, ma è un’esperienza che permette di prendere confidenza con la professione e di capire come funziona l’industria dall’interno. Ho curato personalmente alcuni corsi con ragazzi che sono poi tornati in redazione come apprendisti giornalisti, iniziando la propria carriera in un quotidiano nazionale</em>”.</p><p>Sostanziale è anche la differenza col mercato del lavoro. Sui siti <a href="http://www.gorkana.com/uk/" target="_blank">gorkana.com</a>, <a href="http://www.journalism.co.uk/" target="_blank">journalism.co.uk</a>, ogni settimana vengono pubblicati annunci di lavoro anche di quotidiani nazionali. Dal <em>Times </em>al<em> Telegraph</em>, dal <em>Guardian </em>all’<em>Independent, </em>dal<em> Daily Mail</em> al <em>Sun</em> la ricerca di personale avviene attraverso annunci reperibili on-line come in qualunque altro settore. “<em>In Inghilterra esistono specifiche leggi che garantiscono pari opportunità a chi vuole avvicinarsi alla professione. E&#8217; doveroso che il processo attraverso il quale i quotidiani assumono i propri dipendenti sia trasparente e aperto a tutti</em>”, commenta ancora Munro.</p><p><strong>Come i nostri quotidiani assumano i propri giornalisti è un mistero. </strong>Obsoleto invece è il sistema attraverso il quale l’Ordine dei Giornalisti regola il “praticantato”. Nel 2010 sono stati più che <a href="http://www.odg.roma.it/" target="_blank">raddoppiati</a> (da 2 a 5 mila euro a biennio, mentre in Inghilterra l’Albo non esiste) i contributi che gli editori dovrebbero versare (spesso pagati invece dai ragazzi) ai giovani per presentare domanda d’iscrizione come <em>pubblicista</em>. Il tutto per poi accedere a un mercato del lavoro che non esiste.</p><p><em>Di <a href="http://andreatancredi.co.uk" target="_blank">Andrea Tancredi</a>, giornalista freelance a Londra</em></p></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/paese-giornalisti/178257/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nella City c&#8217;è anche la &#8220;banca delle idee&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/nella-city-anche-banca-delle-idee/177176/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/nella-city-anche-banca-delle-idee/177176/#comments</comments> <pubDate>Wed, 14 Dec 2011 09:10:06 +0000</pubDate> <dc:creator>FQ Londra</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[banca delle idee]]></category> <category><![CDATA[Boris johnson]]></category> <category><![CDATA[Cameron]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category> <category><![CDATA[Occupy London]]></category> <category><![CDATA[OCSE]]></category> <category><![CDATA[radiohead]]></category> <category><![CDATA[St Paul]]></category> <category><![CDATA[Ubs]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177176</guid> <description><![CDATA[La Banca delle Idee si trova nel cuore finanziario di Londra, la City. La particolarità di questa banca sta nel fatto che non ha clienti né conti correnti. La Bank of Ideas è infatti gestita dal movimento Occupy London, il quale ha preso possesso di un edificio abbandonato dalla nota banca d’investimento svizzera UBS (Union...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Banca delle Idee si trova nel cuore finanziario di Londra, la City. La particolarità di questa banca sta nel fatto che <strong>non ha clienti né conti correnti</strong>. La <a href="http://www.bankofideas.org.uk/welcome/" target="_blank">Bank of Ideas</a> è infatti gestita dal movimento <strong><a href="http://occupylsx.org/" target="_blank">Occupy London</a></strong>, il quale ha preso possesso di un edificio abbandonato dalla nota banca d’investimento svizzera <strong>UBS</strong> (Union Bank of Switzerland).</p><p>Il movimento <a href="http://www.occupybritain.co.uk/" target="_blank">Occupy Britain</a> sta riscuotendo un crescente successo nel Regno Unito: sono infatti già <strong>ventisei </strong>le città britanniche in cui alcune aree pubbliche sono state occupate. Grande risonanza mediatica ha ricevuto l’occupazione della cattedrale di St Paul, per la quale hanno speso parole, neanche a dirlo, inopportune, il sindaco di Londra <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Boris_Johnson" target="_blank">Boris Johnson</a> e vari rappresentanti conservatori del governo.</p><p>All&#8217;interno della Bank of Ideas hanno luogo ogni giorno diverse attività collettive. Ognuno è libero di proporre la propria idea o il proprio evento, il quale, se approvato, avrà luogo in una delle <strong>400 stanze abbandonate</strong> da anni dalla banca d’investimento svizzera. Unico requisito per lo svolgimento delle attività è quello della gratuità.<br /> Come tiene a sottolineare<strong> Sarah Layler</strong>, leader del movimento Occupy London, “<em>Bank of Ideas é uno spazio d’insegnamento in cui chiunque lo vorrà sarà in grado di scambiarsi idee e capacità, invece che moneta</em>.” Tra i vari eventi che vi hanno avuto luogo, va segnalato anche un <a href="http://www.guardian.co.uk/uk/2011/dec/07/gig-radiohead-massive-attack-occupy-london-free-album" target="_blank">dj-set tenuto gratuitamente da Thom York</a>e, cantante dei Radiohead, il quale ha voluto in questo modo ringraziare gli organizzatori del movimento Occupy.</p><p>La banca delle idee è aperta a tutti coloro che volessero visitarla. Inoltre, alcuni spazi sono stati riservati in particolare a quei <strong>servizi sociali</strong> ed altri servizi pubblici che hanno dovuto chiudere i battenti a causa degli indiscriminati tagli al bilancio apportati dal governo conservatore guidato da <strong>David Cameron</strong>.<br /> Jack Holbourn, un supporter del movimento Occupy London, s’indigna al pensiero che “<em>mentre negli ultimi tre mesi più di 9000 famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie case in quanto impossibilitate a pagare le rate del mutuo, UBS ed altri giganti finanziari lasciano abbandonate enormi propriet</em>à<em>”. “<strong>Come le banche si rimpossessano delle case di povere famiglie</strong>, il popolo devi rimpossessarsi delle proprietà abbandonate e lasciate vuote dalle banche”.</em></p><p>Mentre il governo britannico si segnala al mondo per i propri rigurgiti conservatori (sia in politica estera, che in politica interna) è bello notare come una parte del popolo britannico non intenda accettare con rassegnazione la distruzione del welfare state e la perpetrazione di politiche elitarie esemplificate dal fatto che la Gran Bretagna, secondo i recenti dati forniti dall’<a href="http://www.oecd.org/document/40/0,3746,en_21571361_44315115_49166760_1_1_1_1,00.html" target="_blank">Ocse</a> , sia divenuta la nazione europea con il maggior divario <strong>tra ricchi e poveri</strong>. La domanda che tutti si pongono è se il movimento Occupy sarà in grado di elaborare proposte concrete ed attuabili per favorire la nascita di un modello alternativo a quello attuale, designato per soddisfare i bisogni dell&#8217;<strong>1%</strong>.</p><p>Ciò che è certo è che la Banca delle Idee rappresenta un interessante laboratorio con cui politici, policy makers e comuni cittadini farebbero bene a confrontarsi per tentare di trovare risposte alle sempre più pressanti richieste di cambiamento.</p><p><em>Federico Guerrieri, Head of Programs, <a href="http://www.euroalter.com/IT//" target="_blank">European Alternatives</a></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/nella-city-anche-banca-delle-idee/177176/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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