<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Felice Occhigrossi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/focchigrossi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Come ti chiudo l&#8217;ospedale (San Giacomo)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/come-si-chiude-un-ospedale-san-giacomo-docet/147899/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/come-si-chiude-un-ospedale-san-giacomo-docet/147899/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Jul 2011 14:46:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Occhigrossi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Oliva Salviati]]></category> <category><![CDATA[Ospedale San Giacomo]]></category> <category><![CDATA[privato]]></category> <category><![CDATA[pubblico]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[servizio sanitario]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147899</guid> <description><![CDATA[E&#8217; con grande piacere che da oggi inizia a collaborare con questo blog Oliva Salviati, non solo un&#8217;amica ma una sincera sostenitrice della lotta contro la chiusura dell&#8217;Ospedale San Giacomo di Roma, una ferita ancora aperta per molti di noi. Oliva inizia a dare il suo contributo con questo post, un semplice invito alla riflessione....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>E&#8217; con grande piacere che da oggi inizia a collaborare con questo blog <strong>Oliva Salviati</strong>, non solo un&#8217;amica ma una sincera sostenitrice della lotta contro la chiusura dell&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.chiusuraospedalesangiacomo.com/" target="_blank"><strong>Ospedale San Giacomo</strong></a></span> di Roma, una ferita ancora aperta per molti di noi. Oliva inizia a dare il suo contributo con questo post, un semplice invito alla riflessione.</em></p><p>Il budget della Sanità in Italia è di circa <strong>110 miliardi l’anno</strong>, una cifra ragguardevole che potrebbe far pensare ad un servizio sanitario di alto livello; invece le carenze che verifichiamo ogni giorno nella sanità pubblica ci dovrebbero far riflettere e preoccupare. Le domande che ci dovremmo porre sono: qual è l’indirizzo che il Governo sta dando al Sistema Sanitario Nazionale? Dove vogliono portarlo? Come intendono farlo? Una valutazione dei fatti che si sono svolti fino a ora ci può far capire alcune manovre a molti incomprensibili. Siamo in tempi di crisi pesantissima, la certezza di potersi curare gratuitamente è un diritto assolutamente fondamentale, visto che comunque la Sanità la paghiamo noi con le nostre tasse.</p><p>In realtà questa certezza non l’abbiamo più: il problema più grave riguarda le interminabili liste d’attesa, ma non meno difficile è la <strong>disorganizzazione </strong>nel percorso di diagnosi e cura. Il cittadino non viene informato, non sa a volte neppure dove poter eseguire gli esami diagnostici richiesti o alcune particolari terapie. Gli stessi passi appaiono, invece, semplificati in una struttura privata dove l’accoglienza è adeguata e le procedure burocratiche sono rapide perché affidate a un personale che si occupa del paziente e del suo percorso dall’inizio alla fine della cura.</p><p>Tutto questo non è casuale: la politica affossa il Servizio Sanitario Nazionale in sordina, subdolamente, chiudendo nel pubblico i reparti migliori, trasferendo nel silenzio i migliori medici o mettendoli  in condizione di non poter lavorare; oppure <strong>chiude ospedali funzionanti</strong> e interamente ristrutturati come il San Giacomo nel cuore di Roma, chiuso in due mesi per tentare una speculazione immobiliare. L’Ospedale San Giacomo è l’esempio che rappresenta meglio la portata di questi intenti. Con l’iniziativa della giunta Marrazzo sono state infatti compiute più manovre. Sono stati tagliati posti letto, sono stati trascurati i pazienti, è stato chiuso un Pronto Soccorso, abbandonando e isolando la popolazione del centro storico e appesantendo il lavoro delle sedi ospedaliere limitrofe, sono stati dispersi medici che collaboravano insieme da anni con risultati che solo una perfetta armonia tra reparti e personale può garantire.</p><p>Quello che più dispiace è vedere <strong>il cittadino che non reagisce </strong>neppure più. E’ talmente preso dalle difficoltà che cerca solo di risolvere alla meglio i problemi personali, saltando dal pubblico (finchè può), al privato (quando non sa più come fare). Il povero cittadino non si rende conto della forza che potrebbe avere nel decidere di non partecipare a questa manovra e di lottare per avere un servizio pubblico all’altezza.</p><p>Questo diabolico piano di affossamento del Ssn è fondato su motivazioni che sono solo <strong>scuse addotte dai politici</strong> per chiudere reparti od ospedali. Sono sempre le stesse, e ne elenco, qui di seguito, alcune:<br /> 1. il debito della<strong> sanità regionale </strong> (come per Lazio o Calabria o Sicilia etc.);<br /> 2. il piano di rientro del governo 	per il debito delle sanità regionali;<br /> 3. i costi troppo elevati di tale 	reparto/ospedale;<br /> 4. i costi del <strong>personale</strong>;<br /> 5. la sproporzione tra personale 	medico e numero pazienti;<br /> 6. troppi decessi  in tale 	ospedale/reparto;<br /> 7. la necessità di riqualificazione 	- riconversione;<br /> 8. l’invecchiamento della 	popolazione e quindi la necessità di riconvertire in residenze 	sanitarie assistite (Rsa);<br /> 9. ospedale inefficiente;<br /> 10. la necessità di razionalizzare le 	risorse;<br /> 11. ospedale troppo piccolo&#8230; in 	progetto la costruzione di un <strong>“grande polo sanitario”</strong>.</p><p>Queste sono alcune delle scuse che gli amministratori e quindi molti media a loro asserviti adducono per giustificare la chiusura e trasferire letti ospedalieri dal pubblico al privato convenzionato. Presi singolarmente, ognuno dei motivi sopraelencati giustificherebbe i provvedimenti delle amministrazioni politiche locali se vi fossero la buona fede e la reale necessità di questo tipo di interventi. Il problema è che ognuno dei problemi sopraelencati può essere creato ad hoc,<strong> in totale malafede</strong>, basta creare un problema per poi poter indicare una soluzione strumentale.</p><p>Un esempio classico è dato dalle <strong>Ztl</strong>: un ospedale ubicato nel centro storico di una città può diventare un problema se viene posta una Ztl cento metri prima del suo’ingresso. Una valanga di multe fatte a chi deve accedere a quell’ospedale è il sistema che la politica utilizza per disgustare i cittadini e allontanarli da quella struttura. E allora, se un ospedale funzionante si trova nel cuore del centro storico, può venire in mente ai nostri amministratori l’idea che su quell’ospedale ci si può fare sopra una bella speculazione immobiliare, magari dei <strong>residence di lusso</strong>, proprio quello che si voleva fare per l’Ospedale San Giacomo. Pensate che due anni prima di chiuderlo, mentre erano in corso i lavori di restauro, i medici e i pazienti si trovarono per alcuni mesi all’interno della struttura una quarantina di tecnici (architetti, ingegneri e geometri) che prendevano accuratamente le misure di ogni centimetro della struttura. Il personale sanitario incuriosito chiedeva ai tecnici a cosa dovessero servire quei rilievi, ma i tecnici avevano il divieto assoluto di rispondere. La finalità dei rilievi doveva rimanere <strong>segreta</strong>.</p><p>Interpretate&#8230;</p><p><em>Ringrazio di cuore Marina De Matthaeis per il supporto</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/come-si-chiude-un-ospedale-san-giacomo-docet/147899/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>I cambiamenti epocali della (mala)sanità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/malasanita-i-cambiamenti-epocali-in-atto/118298/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/malasanita-i-cambiamenti-epocali-in-atto/118298/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Jun 2011 14:08:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Occhigrossi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[livelli essenziali di assistenza]]></category> <category><![CDATA[posti letto]]></category> <category><![CDATA[sanità pubblica]]></category> <category><![CDATA[Sistema Sanitario Nazionale]]></category> <category><![CDATA[tagli alla sanità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118298</guid> <description><![CDATA[Eccomi di nuovo qui a parlare di sanità. Per prima cosa credo sia doveroso ringraziare tutti quelli che hanno letto il primo post o che hanno lasciato dei commenti. Li ho letti con attenzione e mi ha colpito il fatto che l’argomento sanità sia molto sentito, d’altra parte faccio il medico e tutti i giorni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi di nuovo qui a parlare di sanità. Per prima cosa credo sia doveroso ringraziare tutti quelli che hanno letto il primo post o che hanno lasciato dei commenti. Li ho letti con attenzione e mi ha colpito il fatto che l’argomento sanità sia<strong> molto sentito</strong>, d’altra parte faccio il medico e tutti i giorni mi rendo conto che i parenti e i pazienti con cui mi interfaccio aspirano a un’assistenza sanitaria adeguata, anche se spesso questa aspettativa va delusa.</p><p>Ritengo però opportuno fare subito dei<strong> chiarimenti</strong>, perché alcuni commenti fatti dai lettori meritano un approfondimento.</p><ol><li>Vi 	devo delle scuse, lavoro in Ospedale e purtroppo il tempo per 	seguire il blog con costanza non lo ho. Faccio quello che posso.</li><li>Questo 	blog nasce perché io ed altri operatori del settore abbiamo sentito 	la necessità di spiegare alcuni <strong>cambiamenti epocali </strong>che stanno 	avvenendo nella sanità pubblica. Il linguaggio potrà sembrare a 	volte un po’ tecnico, e di questo mi scuso in anticipo, ma aspetto 	le vostre considerazioni per tutti i chiarimenti di cui ci sarà 	bisogno.</li><li>Il 	più grosso problema della sanità pubblica italiana, che io e non 	solo io, giudico nel complesso di buon livello, al momento attuale è 	il progressivo aumento delle differenze tra macroaree geografiche: 	per esempio la qualità dell’assistenza sanitaria in Calabria è <strong>troppo diversa </strong>da quella media in Lombardia, e questo gap 	prestazionale purtroppo sta aumentando. Circa un mese fa il 	Ministero della Salute ha pubblicato la pagella delle Regioni ed il 	quadro è desolante (anche se varrebbe la pena approfondire i 	criteri con cui sono stati dati i voti, ma ne parleremo 	prossimamente).</li><li>Gli 	operatori sanitari sono nella stragrande maggioranza favorevoli alla 	sanità pubblica, che però deve migliorare le sue performance 	assistenziali. Il problema è come riuscirci.</li><li>Potremmo 	far forse risalire l’inizio dei problemi della sanità italiana al 	1978, anno in cui venne abbandonato il sistema mutualistico e fu 	introdotto con la legge n. 833 (la cosiddetta &#8220;Riforma 	Sanitaria&#8221;) il <strong>Sistema Sanitario Nazionale</strong> o SSN, ispirato al 	National Health Service britannico. Gli enti ospedalieri ed 	assistenziali che prima gestivano la sanità, lasciarono <strong>un 	enorme patrimonio immobiliare ed economico</strong> allo stato italiano e alle regioni. Questo patrimonio non è stato 	mai gestito in maniera adeguata, oppure è stato letteralmente 	saccheggiato da politici e amici degli amici (altro argomento che 	verrà trattato in un prossimo post).</li></ol><p>Nel 1999 il SSN è stato sostituito e sono nati i Sistemi Sanitari Regionali.</p><p>Nel 2001 c’è stata la modifica dell’art V della Costituzione che ha regionalizzato la competenza legislativa in ambito sanitario, cioè<strong> ha reso autonome le regioni</strong> in campo di legislazione sanitaria. Questo processo ha determinato conseguenze fondamentali nella politica sanitaria: da quel momento in poi controllore e controllato sono lo stesso soggetto con conseguente crescita abnorme di clientelismo, soprattutto in quelle regioni che venivano da anni di gestione “allegra”. In altre realtà invece questo cambiamento ha contribuito a migliorare la qualità dell’assistenza, tanto da far nascere il concetto di regioni virtuose.</p><p>Sulla base di una legge del 2004, nel 2007 i politici hanno “realizzato” (forse un po’ tardi?) che i bilanci erano disastrati e sono partiti i piani di rientro dal disavanzo col fine di “ristabilire l&#8217;equilibrio economico-finanziario delle Regioni interessate”. I piani di rientro si basano su principi di risparmio e razionalizzazione della spesa associati alla riorganizzazione dei servizi socio-sanitari<strong> </strong>con l’ottica di garantire i <strong>livelli essenziali di assistenza</strong>. In realtà le regioni sottoposte al rientro possono intervenire solo tagliando posti letto e risistemando superficialmente il sistema. Inoltre il paradosso consiste nel fatto che le Regioni che hanno i bilanci più in rosso sono quelle che erogano prestazioni di qualità inferiore, ma sono anche quelle dove sono previsti i tagli, andando quindi a peggiorare una situazione già critica. Spese fuori controllo e bassa qualità vanno di pari passo, due facce della stessa medaglia.</p><p>Come spiegare ad un cittadino di una regione non virtuosa che probabilmente dovrà pagare più tasse per un aumento dell’Irpef o forse vedrà aumentare il ticket al pronto soccorso, ma sicuramente peggioreranno i servizi, perché<strong> in nome della razionalizzazione</strong> si chiuderanno ospedali e si taglieranno i posti letto per acuti. Andrà al pronto soccorso ed aspetterà giorni prima del ricovero, oppure penserà di poter fare un esame strumentale in tempi brevi ed invece dovrà attendere liste d’attesa di mesi, pur sapendo che il tempo è vitale. Chi spiegherà a quel cittadino che la colpa non è sua ma di una politica a dir poco dissennata?</p><p>Credo che soluzioni percorribili esistano. Vi aspetto al prossimo post.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/malasanita-i-cambiamenti-epocali-in-atto/118298/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Chi ha bisogno della sanità pubblica?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/chi-ha-bisogno-della-sanita-pubblica/115755/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/chi-ha-bisogno-della-sanita-pubblica/115755/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Jun 2011 14:48:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Occhigrossi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[diritto alla salute]]></category> <category><![CDATA[liste d'attesa]]></category> <category><![CDATA[Ospedale San Giacomo]]></category> <category><![CDATA[pronto soccorso]]></category> <category><![CDATA[sanità pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=115755</guid> <description><![CDATA[Ho riflettuto molto prima di scrivere queste righe sul perché scrivere un blog sulla sanità italiana, e mi sono chiesto se qualcuno ne senta davvero il bisogno. Vorrei iniziare con alcune considerazioni: Internet è un mezzo potentissimo, permette la libera diffusione di idee, consente la comunicazione tra gente e lo scambio di opinioni, e tutti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho riflettuto molto prima di scrivere queste righe sul perché scrivere un blog sulla sanità italiana, e mi sono chiesto se qualcuno <strong>ne senta davvero il bisogno</strong>.</p><p>Vorrei iniziare con alcune considerazioni: Internet è un mezzo potentissimo, permette la libera diffusione di idee, consente la comunicazione tra gente e lo scambio di opinioni, e tutti sappiamo che l’informazione è vitale e un blog dà a chiunque l’opportunità di scambiare esperienze. Queste motivazioni sono assolutamente reali, ma non sufficienti a spiegare perché ci si debba imbarcare in un’avventura come questa, e francamente sembrano pure un po’ ovvie e scontate.</p><p>In realtà le ragioni che mi hanno fatto nascere la voglia di trattare un argomento simile sono diverse. Prima di tutto la mia storia professionale, sono un medico che ha sperimentato dal vivo l’esperienza della chiusura dell’Ospedale in cui lavorava, il <strong>San Giacomo di Roma </strong>(fondato agli inizi del XIV secolo e con una storia di assistenza ai malati di quasi 700 anni), credo l’unica struttura sanitaria al mondo ad essere stata cancellata in soli 70 giorni dopo ristrutturazioni costate decine di milioni di euro.</p><p>Inoltre un punto cruciale è che la sanità rappresenta l’80% delle spese nel bilancio di ogni singola regione italiana; l’Italia spende circa il 9% del suo PIL per la sanità (il che non è poco ma è meno di altri paesi europei come Inghilterra, Francia o Germania).</p><p>La tutela della salute è un <strong>diritto garantito dalla Costituzione </strong>Italiana, eppure è in atto un consapevole e progressivo ritiro dello stato dalla gestione della sanità perché costa troppo, e la spesa cresce di anno in anno. La popolazione invecchia (nel nostro paese abbiamo il 20% di over 65), e questo innalzamento dell’età media ha come conseguenza un aumento dei costi sanitari: le terapie sono più care, le tecnologie diagnostiche o terapeutiche diventano più sofisticate e più efficaci, ma fanno lievitare i costi.</p><p>Da una parte insomma abbiamo forti spese per la sanità, dall’altra un sistema sanitario <strong>inadeguato alla domanda di salute della gente</strong>, almeno in molte regioni d’Italia: liste d’attesa interminabili, tempi di sosta biblici ai pronto soccorso, mancanza di posti letto, casi di malasanità. Da anni però i nostri politici non fanno altro che ricordarci che il sistema Italia è in deficit, c’è la crisi e che le risorse finanziarie disponibili diminuiscono. La conseguenza è che negli ultimi 15 anni si è assistito da un lato alla riduzione dei fondi per la sanità e al blocco delle assunzioni degli operatori sanitari, dall’altro si sono potenziati compartimenti “produttivi” e “virtuosi”, come l’ospedalità privata o classificata (<strong>ospedalità religiosa</strong>) a scapito di quella pubblica, troppo sprecona.</p><p>Oggi, poi, un terzo dei medici del più grande Ospedale romano, il Policlinico Umberto I, <strong>è costituito da precari</strong>, professionisti con capacità assolutamente analoghe a quelle dei loro colleghi regolarmente assunti, che svolgono orari di servizio comparabili, ma che, sulla base di una recente delibera del direttore dgnerale dell’Azienda Policlinico, guadagnano al massimo 40.000 € lordi l’anno, ma c&#8217;è anche chi ne guadagna 20.000, sempre lordi.</p><p>Non è un caso quindi che i programmi sanitari di molte regioni prevedano <strong>la riduzione di posti letto e la chiusura di ospedali</strong>, e non è un caso che molti ospedali lamentino la carenza di personale e la difficoltà a garantire un’adeguata assistenza sanitaria.</p><p>Questi sono solo i primi spunti di riflessione, su cui torneremo a parlare nei prossimi post.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/chi-ha-bisogno-della-sanita-pubblica/115755/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>67</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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