<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Federico Mastrogiovanni</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fmastrogiovanni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Le madri dei desaparecidos non hanno nulla da festeggiare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/madri-desaparecidos-hanno-nulla-festeggiare/226987/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/madri-desaparecidos-hanno-nulla-festeggiare/226987/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 May 2012 15:33:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Mastrogiovanni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[desaparecidos]]></category> <category><![CDATA[Felipe Calderòn]]></category> <category><![CDATA[festa della mamma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=226987</guid> <description><![CDATA[Il 10 maggio in Messico è la festa della mamma. 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Anzi, qui in Messico maggio lo chiamano il mese della madre, un po’ per marketing e molto perché qui la madre è molto importante, quasi come la Vergine di Guadalupe.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Il 10 maggio quindi è festa, i figli portano mazzi smisurati di rose alle mamme, scatole di cioccolatini, palloncini e peluche pacchiani rosa pastello, a forma di cuore.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Quest’anno però tante madri sono andate in strada, nel centro di Città del Messico, a protestare e a piangere, per la scomparsa dei loro figli. Queste madri non hanno nulla da festeggiare, perché in Messico, dal 2006 ad oggi sono 10mila (o di più, perché non ci sono cifre ufficiali) i <em>desaparecidos</em>. Gente comune, di tutti i tipi, prevalentemente <strong>figli</strong>, che da un giorno all’altro sono divenuti ombre.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">“Noi non abbiamo proprio niente da festeggiare oggi” grida Yolanda, che ha perso il figlio due anni fa nello stato di Sinaloa insieme a centinaia di altre madri “Questa marcia è un grido di dolore. Vivi li hanno portati via e vivi li rivogliamo indietro!”</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Magliette bianche e tante foto. Volti di persone, tanti giovani, portati in processione come statue di santi. Sono i volti delle vittime della guerra fallimentare che ha condotto il presidente messicano <strong>Felipe Calderón</strong> contro il <em>narco</em> dal 2006 a oggi, che ha prodotto più di 60mila morti ammazzati e più di 10mila <em>desaparecidos</em>.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Santiago Cabezut è un uomo alto, ben vestito e pettinato, sempre con una sigaretta in bocca. Lui è stato il presidente del gruppo di lavoro dell’Alto Commissariato dell’Onu sulle <em>desapariciones forzadas </em>(le sparizioni forzate) in Messico. Ha osservato questa atrocità da ogni lato e oggi è qui con queste madri che urlano, piangono, instancabili camminano e come dicono loro “rompono i coglioni al governo”, sempre instancabili. Santiago parla di una tragedia umanitaria.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">La festa della mamma in Messico è vestita di bianco, ricorda i <em>pañuelos</em> delle madri di Plaza de Mayo argentine che dopo decenni sono ancora in attesa di risposte e non smettono di combattere.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Nemmeno qui hanno alcuna intenzione di smettere. “Alcune di noi hanno paura. Veniamo paralizzate dalla paura, è quello che vogliono.” A Rosario hanno portato via un figlio da tre anni, lei viene da Tijuana. Lo hanno fatto sparire dei membri della polizia dello stato di Coahuila insieme ad altri sei ragazzi. “Pensano di paralizzarci perché abbiamo altri figli, abbiamo le nostre famiglie. E tante di noi hanno paura e rinunciano a cercare i propri figli, a unirsi a qualche organizzazione. Però in tante sono venute oggi, perché hanno saputo della marcia alla televisione. Hanno vinto il terrore, hanno preso coraggio e sono qui con la foto del loro figlio. Non hanno capito questi politici schifosi che noi non smetteremo mai di cercarli. Finché avremo vita non smetteremo mai!”</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Sotto la statua dell’Angel dell’Indipendenza si allestisce un<em> sit in</em>. Con un microfono vengono letti i nomi di centinaia di desaparecidos, perché<strong> non sono numeri ma persone</strong>. Nel caldo del maggio messicano la lista di nomi va avanti per ore.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">E si continua a contare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/madri-desaparecidos-hanno-nulla-festeggiare/226987/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le parole giuste per la nostra classe dirigente</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/parole-giuste-nostra-classe-dirigente/203135/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/parole-giuste-nostra-classe-dirigente/203135/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Apr 2012 10:17:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Mastrogiovanni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[classe dirigente]]></category> <category><![CDATA[disperazione]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[operai]]></category> <category><![CDATA[Santoro]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203135</guid> <description><![CDATA[Alla luce di tutti i castelli di carte che stanno crollando e che rivelano le disgustose pratiche dei partiti politici italiani, ultimo in ordine di tempo il duro e puro baluardo della Lega Nord, con il suo leader storico ormai sempre meno duro e sempre meno puro Umberto Bossi, mi ritorna dirompente alla mente la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Alla luce di tutti i castelli di carte che stanno crollando e che rivelano le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/ecco-carte-dellinchiesta-caso-belsito-accusano-bossi-parenti-cerchio-magico/202594/" target="_blank">disgustose pratiche</a> dei partiti politici italiani, ultimo in ordine di tempo il <strong>duro e puro baluardo della Lega Nord,</strong> con il suo leader storico ormai sempre meno duro e sempre meno puro Umberto Bossi, mi ritorna dirompente alla mente la puntata di <em>Servizio Pubblico </em>del 29 marzo e quel grido di dolore e disperazione di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gp3xMrnBe9Y" target="_blank">Massimiliano</a>, l’operaio di Sestri Ponente che con foga, con rabbia e frustrazione nei microfoni di Sandro Ruotolo ai politici urlava tutto il suo dolore. Quel “Gli avete mangiato il cuore, siete delle merde” superava come una bomba quella sottile linea della “buona educazione” e del “rispetto” a cui Michele Santoro faceva appello, rimproverando in modo insopportabile e arrogante l’operaio che evidentemente non sa stare nei salotti della televisione.</p><p>Non nego l’utilità di un programma come <em>Servizio Pubblico</em>, né ho intenzione di mettere in discussione la professionalità di Michele Santoro, ma quella scena mi ha lasciato un senso di <strong>straniamento</strong>, un amaro che non riesco a sciogliere.</p><p>Perché nell’intervento successivo un altro operaio ha chiarito il concetto, ha ripetuto molte volte <strong>“voi non potete capire”</strong>. E credo sia questa la chiave di lettura. Quelli presenti alla trasmissione erano lavoratori della Fincantieri, non pericolosi terroristi, né provocatori, né black bloc, né teppisti. Lavoratori che si spezzano la schiena per portare a casa 850 euro al mese e che come moltissimi italiani vivono un livello di disperazione che non può essere lenito semplicemente da un miserabile spazio in un programma nel quale si dibatte come si suole fare in televisione: civilmente, rispettosamente, sobriamente.</p><p>Quello che Santoro non può capire e che invece dovrebbe capire è che il suo lavoro di giornalista, come quello di tutti noi cronisti, non è un atto eroico, ma un <strong>servizio</strong>, appunto. E la sensibilità che è richiesta a lui, come a tutti noi, dovrebbe cogliere fino in fondo lo schifo, la frustrazione, la disperazione che porta uomini e donne a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/morto-dopo-giorni-luomo-dato-fuoco-davanti-allagenzia-delle-entrate/202789/" target="_blank">darsi fuoco in mezzo</a> a una strada, a urlare, violando le regole della buona creanza, “siete tutti delle merde”, a immolare se stessi pur di rendere evidente come questo sistema economico sia anti umano e come la casta e la classe politica tutta ne siano un’espressione perversa e a volte sadica.</p><p>Oggi la Lega, che per due decenni ha cavalcato lo scontento di un settore rilevante del nord del paese, svela il suo vero volto, benché in molti avessero tentato in tutti questi anni di mostrare l’evidenza, di far notare come non fosse altro che populismo, che i leghisti, sicuramente i vertici, fossero fatti della stessa pasta del resto della classe politica. Gente del calibro di Bossi Umberto &amp; sons, Calderoli, Rosi Mauro, mostrano i loro <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/dalle-casse-leghiste-ai-kooly-noody/202897/" target="_blank">Kooly Noody</a>, che non sono una gran novità, e sono un pessimo spettacolo.<br /> <strong><br /> E oggi le cassandre, per l’ennesima volta, si tengono la ragione</strong>, possono dire di aver visto giusto, ma con la ragione ci si fa poco. Forse è tempo di alzarsi in piedi e dire con chiarezza e magari con poca educazione le parole esatte che definiscono la classe dirigente del nostro Paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/parole-giuste-nostra-classe-dirigente/203135/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Messico: l&#8217;omofobia si combatte anche sul bus</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/messico-lomofobia-combatte/199041/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/messico-lomofobia-combatte/199041/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Mar 2012 08:16:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Mastrogiovanni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Città del Messico]]></category> <category><![CDATA[educazione civica]]></category> <category><![CDATA[Omofobia]]></category> <category><![CDATA[Ratzinger]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199041</guid> <description><![CDATA[Essere gay a Città del Messico non è esattamente una passeggiata di salute, considerato l’ambientino machista, le continue offese omofobe di gran lunga più comuni che in Italia, l’omosessualità vista come una malattia, una disgrazia, una condanna. È per questo che nella città più popolosa d’America si fa educazione sessuale e di genere nei mezzi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Essere gay a Città del Messico</strong> non è esattamente una passeggiata di salute, considerato l’ambientino <em>machista</em>, le continue offese omofobe di gran lunga più comuni che in Italia, l’omosessualità vista come una malattia, una disgrazia, una condanna.</p><p>È per questo che nella città più popolosa d’America si fa educazione sessuale e di genere<strong> nei mezzi pubblici</strong>. Nel Metrobus, orgoglio del trasporto su gomma cittadino, che trasporta ogni giorno centinaia di migliaia di persone, negli schermi su cui passano canzoni pop e messaggi pubblicitari, vengono trasmessi clip di <strong>educazione civica</strong> al rispetto della diversità. Si spiega, con tanto di interviste a esperti, come il concetto di normalità sia molto più ampio di quello che si crede, transgender e transessuali raccontano la loro storia, si ricorda come la laicità e il rispetto siano un valore.</p><p>Potrà sembrare un dettaglio, ma è anche attraverso queste piccole accortezze che si percepisce lo sforzo di un paese di <strong>superare l’arretratezza</strong> e di combattere l’ottusità. Comparare gli interventi televisivi di personaggi come <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/giovanardi-senza-precedenti-contro-donne-baciano-come-fare-pipi-strada/190852/" target="_blank">Giovanardi</a> o <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/23/vogliamo-i-colonnelli-saya-e-scilipoti-contro-%E2%80%9Cfroci-e-troie%E2%80%9D/152951/" target="_blank">Scilipoti</a>, che sviliscono continuamente l’intelligenza e contribuiscono all’arretratezza sociale e culturale del nostro paese, con queste piccole perle di educazione civica mette in evidenza una volta di più la deriva fascistoide del nostro paese e lo sforzo a volte sovrumano di un paese come il Messico, considerato per molti aspetti un inferno, con le sue violenze, la sua corruzione, i suoi 50mila morti ammazzati, <strong>che almeno ci prova</strong>, e ci prova nei luoghi pubblici, nei luoghi dove le persone trascorrono ore della giornata, e ci prova nella forma, oltre che nella sostanza.</p><p>È impensabile, nella capitale del secondo paese con il maggior numero di cattolici al mondo, che nei mezzi di comunicazione figure pubbliche facciano affermazioni e “provocazioni” così offensive che ricordano così da vicino le argomentazioni naziste.</p><p>Mi è capitato di pensare a questo proprio ieri, vedendo un notiziario, in cui si parlava dell’imminente arrivo del Papa in terra messicana. Sarà una coincidenza, sarà perché alla sua età e nelle sue condizioni fisiche non è consigliabile soggiornare in una città a 2200 metri di altezza, ma <strong>Joseph Ratzinger</strong> non metterà piede nella capitale, in cui i gay si possono sposare e le donne possono abortire. Farà quindi il suo viaggio pastorale nella parte più retrograda, conservatrice e fondamentalista del Paese, lo stato di <strong>Guanajuato</strong>, dove incontrerà persone più affini ai discorsi che sente in Italia, magari accompagnato proprio da Giovanardi e Scilipoti, nella veste di paladini delle sane tradizioni e dei valori che fanno dell’Italia il paradiso in cui tutti vorrebbero vivere. Tranne gli italiani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/messico-lomofobia-combatte/199041/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caso Cosentino, facciamocene una ragione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/caso-cosentino-facciamocene-ragione/183400/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/caso-cosentino-facciamocene-ragione/183400/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Jan 2012 16:49:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Mastrogiovanni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[arresto]]></category> <category><![CDATA[Cosentino]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[legalità]]></category> <category><![CDATA[Messico]]></category> <category><![CDATA[parlamento]]></category> <category><![CDATA[voto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183400</guid> <description><![CDATA[È da stamattina che cammino furibondo dentro casa come un lupo in gabbia borbottando improperi contro l’ennesimo sfregio alla legalità e alla cultura antimafia nel paese che mi ha dato i natali e che mi ha cresciuto. Sarà che qui dal Messico la situazione sembra davvero troppo eclatante. Cerco di convincermi che non è successo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È da stamattina che cammino furibondo dentro casa come un lupo in gabbia borbottando improperi contro l’ennesimo<strong> sfregio alla legalità e alla cultura antimafia</strong> nel paese che mi ha dato i natali e che mi ha cresciuto. Sarà che qui dal Messico la situazione sembra davvero troppo eclatante.</p><p>Cerco di convincermi che non è successo<strong> nulla di diverso dal solito</strong>, che in fondo lo sapevamo tutti come avrebbe votato il Parlamento sul caso <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/concorso-esterno-camorra-camera-nega-larresto-nicola-cosentino/183330/" target="_blank">Cosentino</a></span>, che per carità, non è che debba essere condannato e tacciato di camorrista solo perché lo si sospetta tale, ma magari sarebbe giusto che si potesse investigare al riguardo, giusto per sfatare ogni dubbio, anche perché non è che è accusato di aver rubato tre pacchetti di caramelle da Castroni, ma di essere il referente dei Casalesi nelle istituzioni nazionali.</p><p>Ne parlo con amici messicani, cercando di convincerli della<strong> gravità </strong>della cosa, della vergogna che provo, della frustrazione. Diego, un <strong>collega giornalista messicano</strong> con cui bevo molto caffè mi guarda e sorride. “Ma scusa, fammi capire, il tuo problema qual è? Davvero credevi che il Parlamento avrebbe consentito l’arresto di Cosentino?” “Beh, non è che ci contassi troppo, ma una speranza l’avevo. Sai, è come quando la Roma gioca una partita con il Manchester e pensi, ci fanno a pezzi, ma sotto sotto dici… hai visto mai…”</p><p>“Il problema di voi italiani è che non riuscite a farvi una ragione di essere fondamentalmente dei mafiosi come tutti noialtri. Credete di avere un sistema solido, antico, che regge qualsiasi urto, e invece siete né più né meno che un paese in mano alle mafie. Giudicate gli altri dall’alto dell’arte, della cultura, della letteratura. E chi le nega queste cose? Ma guarda che pure qua ci sono le piramidi e reperti artistici incalcolabili, ma oggettivamente il Messico è un paese divorato dalla malavita. E voi non siete certo messi meglio. E ce li avete pure in Parlamento. Magari non come in Colombia negli anni d’oro, dove al Congresso ci stava <strong>Pablo Escobar</strong> in persona, ma comunque secondo me prima accettate quello che siete e meglio state”.</p><p>Ecco, è questo che mi riesce così difficile forse, accettare la realtà. Accettare che forse, in fondo, l’Italia non è composta da mele sane che non riescono a disfarsi delle mele marce, piuttosto di un <strong>albero che è marcio fin dal tronco</strong>. Non ho nemmeno la forza di ridere dell’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/arresto-cosentino-lega-spaccatura-bossi-contro-maroni-liberta-voto/183149/" target="_blank">incoerenza della Lega</a>, che risulta <strong>sempre più decisiva</strong> nell’impedire che si faccia chiarezza su temi così gravi.</p><p>Incapace di venire a capo di questo dilemma finisco per dare ragione a Diego e ad accettare di far parte di un paese corrotto, mafioso e ingiusto. E a dire la verità comincio già a sentirmi meglio. Magari aveva ragione lui, diventa tutto più facile. Forse è così che riescono a fare quello che fanno anche i parlamentari della Lega.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/caso-cosentino-facciamocene-ragione/183400/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;omicidio della democrazia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/lomicidio-della-democrazia/181815/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/lomicidio-della-democrazia/181815/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Jan 2012 17:45:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Mastrogiovanni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Cristian De Cupis]]></category> <category><![CDATA[Messico]]></category> <category><![CDATA[omicidi Roma]]></category> <category><![CDATA[opinione pubblica]]></category> <category><![CDATA[Zhou Zeng]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181815</guid> <description><![CDATA[L’omicidio, a Roma, di una bambina di sei mesi e di suo padre, Zhou Zeng, di 31 anni, per rubare 5000 euro, lancia la capitale nel baratro della violenza. Dopo l’impressionante bilancio di 33 morti ammazzati del 2011, Roma finalmente torna capitale di qualcosa in Europa: degli omicidi. Certo, parlare dal Messico, in cui nei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’omicidio, a Roma, di una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/roma-rapina-sangue-uccisi-padre-figlia-piccola/181709/" target="_blank">bambina</a></span> di sei mesi e di suo padre, <strong>Zhou Zeng</strong>, di 31 anni, per rubare 5000 euro, lancia la capitale nel baratro della violenza. Dopo l’impressionante bilancio di 33 morti ammazzati del 2011, Roma finalmente torna capitale di qualcosa in Europa: degli omicidi.</p><p>Certo, parlare dal Messico, in cui nei primi 5 giorni dell’anno sono state già assassinate orribilmente 15 persone, per continuare fin da subito ad essere i numeri uno in qualcosa, è come dire che a Roma sono dei pivelli. È come dire che quei “banditi”, che il sindaco Alemanno e tutti i suoi sgherri additano a responsabili di tanta violenza, sono dei principianti.</p><p>La morte di una bimba di sei mesi a cui un vigliacco ha sparato in testa per derubare (e uccidere) suo padre, è però anche l’indicatore del fatto che le cose stanno cambiando, <strong>anche nella borghese Roma</strong>. Quello che si riesce a vedere da questa parte del mondo, dove da anni tutti viviamo con la consapevolezza che prima o poi può toccare a te, a prescindere da quello che fai o che eviti di fare, è che l’Italia sta pericolosamente alzando il suo livello di tolleranza nei confronti di questo tipo di violenze. La deriva che vive da circa sei anni il Messico, in cui ormai per fare rumore devi per lo meno squartare i corpi dei morti ammazzati e spargerli per la città, o farne fuori un minimo di dieci, sta arrivando anche in Italia. E Roma, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/27-luglio-2011/hotel-lusso-ristoranti-casecosi-clan-conquistano-roma-1901182272520.shtml" target="_blank">in mano a Camorra e ‘Ndrangheta</a></span> tanto come le città messicane sono in mano ai cartelli della droga, <strong>si sta abituando all’orrore</strong>. Oltre a non essere adeguata la risposta delle forze dell’ordine, che negli ultimi tempi si sono tristemente distinte più per casi di violenze su giovani in carcere, come nel caso di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/cristian-de-cupis/" target="_blank">Cristian De Cupis</a></span> o per le brutali repressioni di manifestazioni di studenti e operai che per un lavoro al fianco e a protezione dei cittadini, è quella dell’<strong>opinione pubblica</strong> che mostra i segnali più preoccupanti.</p><p>In Italia è la società, sono le persone, che stanno perdendo la capacità e il diritto di indignarsi, di pretendere giustizia, di alzare la testa di fronte a violenze così brutali da parte di banditi, come di chi dovrebbe garantire e difendere la democrazia.</p><p>Ed è uno dei problemi più gravi e profondi che vive il Messico da anni, dove la violenza e la sopraffazione, l’orrore e la corruzione, non si sono imposti soltanto a causa di una cattiva gestione delle istituzioni, cosa che peraltro non è mai terminata, ma soprattutto per una rinuncia, da parte del popolo messicano, a lottare per difendere la propria vita e la propria dignità di cittadini.</p><p>A Roma, come in Messico, quando si lascia spazio a questa violenza, come a una mattanza di senegalesi a Firenze, come un incendio in un campo rom a Torino, si sta uccidendo la democrazia e la civiltà stessa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/lomicidio-della-democrazia/181815/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Zeta(s) come Zagaria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/zetas-puntate/177747/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/zetas-puntate/177747/#comments</comments> <pubDate>Thu, 15 Dec 2011 15:36:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Mastrogiovanni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Messico]]></category> <category><![CDATA[narcos]]></category> <category><![CDATA[Zagaria]]></category> <category><![CDATA[Zetas]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177747</guid> <description><![CDATA[Il sette dicembre, dai meandri delle gallerie di cui era il re, viene portato alla luce e arrestato a Casapesenna, in provincia di Caserta, Michele Capastorta Zagaria, uno dei più potenti capi del clan dei Casalesi. Cinque giorni dopo, a Córdoba, nello stato messicano di Veracruz, alcuni militari della Marina Armada de México arrestano Raúl...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il sette dicembre, dai meandri delle gallerie di cui era il re, viene portato alla luce e arrestato a Casapesenna, in provincia di Caserta, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/zagaria-covo-cattura/175981/" target="_self">Michele <em>Capastorta </em>Zagaria</a></span>, uno dei più potenti capi del clan dei <strong>Casalesi</strong>.</p><p>Cinque giorni dopo, a Córdoba, nello stato messicano di Veracruz, alcuni militari della Marina Armada de México arrestano <strong>Raúl Lucio Hernández Lechuga</strong>, alias <em><a href="http://www.proceso.com.mx/?p=291000" target="_blank">el Lucky</a></em>, uno dei capi del <em>cartel </em>degli <strong>Zetas</strong>, e gli portano via un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=iGWai6Mxz5o&amp;feature=player_embedded" target="_blank">arsenale</a> di armi da guerra, munizioni e granate varie.</p><p>In pochi giorni le forze dell’ordine italiane e le forze armate messicane hanno messo a segno due arresti importanti nella eterna lotta tra il bene e il male.</p><p>I due mafiosi hanno davvero poco in comune, anche se il destino li ha voluti “consegnare alla giustizia” sotto la stessa luna di dicembre. Certo, entrambi appartengono a due tra le più terribili organizzazioni mafiose mondiali, e occupano posti di comando, ma la loro storia, il loro stile, la loro fama, si è formata in <strong>mondi molto diversi</strong>.</p><p>Tanto per fare un quadro del gruppo di cui fa parte il Lucky, senza voler nulla togliere alle mafie nostrane, gli <em><a href="http://www.eluniversal.com.mx/nacion/164819.html" target="_blank">Zetas</a> </em>sono un gruppo che da qualche anno è sulla bocca di tutti. Sono efficienti, senza scrupoli, violentissimi e <strong>si stanno mangiando il paese</strong>. Quindi si confondono perfettamente con la classe politica messicana. Non riusciresti proprio a riconoscerli se non fosse che loro, almeno il gruppo fondatore, prima di fare i cattivi facevano i buoni ed erano parte di un intero battaglione di 600 uomini del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Grupo_Aerom%C3%B3vil_de_Fuerzas_Especiales" target="_blank">Gafe</a>, il Grupo Aeromóvil de Fuerzas Especiales, cioè, per capirci erano così bravi ad ammazzare tutti che partecipavano alle operazioni tipo quelle che hanno portato all’arresto del Lucky.</p><p>Oh, e uno si domanda come sono diventati così bravi ad ammazzare tutti? Beh, perché i corsi glieli hanno fatti negli <strong>Stati Uniti</strong>, i corpi speciali dell’esercito israeliano, e altri esperti di questo calibro.</p><p>Dunque i buoni, addestrati per essere macchine da guerra, un giorno decidono che sono stanchi di dare la caccia ai cattivi, perché i cattivi hanno macchine di lusso, donne di lusso, case di lusso e hanno in mano il paese. Allora prendono e <a href="http://el-blog-del-terror.blogspot.com/2010/08/el-poder-de-los-zetas-su-origen-su.html" target="_blank">vanno a fare i killer</a> per uno dei tanti cartelli messicani, il <em>cartel del Golfo</em>, comandato, all’epoca, dall’epico <strong>Osiel Cárdenas Guillen</strong>.</p><p>Sono i suoi cani da guardia, assassini professionisti, più o meno per un decennio, da quando nel 1999 iniziano a lavorare per lui, fino all’inizio del 2010, quando si trasformano in un <em>cartel</em> <strong>autonomo e ferocissimo</strong>, che cambia le regole del gioco e semina il terrore nel paese.</p><p>Oggi l’esercito messicano mette a segno un colpo grosso, che forse può servire da propaganda per coprire le innumerevoli, continue e impuni <a href="http://www.cnnexpansion.com/opinion/2009/08/06/mexico-en-el-banquillo-de-los-acusados" target="_blank">violazioni</a> dei <a href="http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrc/docs/ngos/PRODH_Mexico_98_sp.pdf" target="_blank">diritti umani</a> che membri dell’esercito compiono quotidianamente nel paese. Lo stesso esercito che ha formato, coccolato e accudito quei corpi speciali che si sono trasformati in cattivi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/zetas-puntate/177747/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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