<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Federico Marcon</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fmarcon/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Fri, 24 May 2013 13:28:39 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Ius soli, ammiro il Brasile</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/ius-soli-ammiro-il-brasile/596876/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/ius-soli-ammiro-il-brasile/596876/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 May 2013 08:49:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Brasile]]></category> <category><![CDATA[Cecile Kyenge]]></category> <category><![CDATA[Ius Soli]]></category> <category><![CDATA[Xenofobia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=596876</guid> <description><![CDATA[Ho una figlia nata in Brasile. Sono rimasto in questo paese due anni, con un contratto a tempo determinato, lavorando per un’Agenzia delle Nazioni Unite. Avevo una sorta di passaporto diplomatico, la cui durata era legata a quella del mio contratto. E mia moglie, in quanto “spouse” di un funzionario internazionale, non aveva diritto al...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ho una figlia nata in Brasile</strong>. Sono rimasto in questo paese due anni, con un contratto a tempo determinato, lavorando per un’Agenzia delle Nazioni Unite. Avevo una sorta di passaporto diplomatico, la cui durata era legata a quella del mio contratto. E mia moglie, in quanto “spouse” di un funzionario internazionale, non aveva diritto al permesso di lavoro e quindi era costretta a stare a casa. Insomma, era chiaro che eravamo di passaggio in quel meraviglioso paese. E, peraltro, mia figlia nacque quando mancavano solo tre mesi alla fine del mio contratto e il mio datore di lavoro mi aveva già comunicato la destinazione successiva.</p><p>Mia figlia è cittadina brasiliana. <strong>Ius soli</strong>, avete indovinato. Dal primo giorno in cui ha aperto gli occhi ha acquisito la nazionalità brasiliana. Quando rientrammo in Italia, andai a registrarla all’<strong>anagrafe italiana</strong> e il solerte funzionario, esaminando le carte, mi disse con tono minaccioso: “Vedo che avete scelto di acquisire anche la nazionalità brasiliana. Sappia che a 18 anni sua figlia dovrà scegliere tra noi e loro: se sceglierà la nazionalità italiana, perderà automaticamente quella brasiliana. E viceversa”. Il giorno dopo chiamai la Policia Federal in Brasile per avere chiarimenti. Risposta: “Non si preoccupi. La sua bambina per noi è e resterà sempre cittadina brasiliana indipendentemente dalle scelte che vi sollecitano nel suo paese, che è notoriamente ostico sul tema”. Clic.</p><p>Ogni tot vado con mia figlia a rinnovare il suo passaporto brasiliano al Consolato a Milano. E’ uno dei miei momenti preferiti dell’anno. La funzionaria (non sempre la stessa, quindi deve essere una politica condivisa e dettata dall’alto) ci guarda, felice di sentire che parliamo la sua lingua. E si rivolge immancabilmente a mia figlia, dicendole: “E allora, come sta la mia splendida ragazza brasiliana?”. Vi assicuro che è un’emozione unica sentirsi così accolti ed ospitati da un paese lontano migliaia di chilometri, ma <strong>che ti fa comunque sentire parte della propria comunità</strong>. Immagine distante anni luce dalle inaccettabili code degli immigrati alle 4 del mattino davanti alle questure italiane, per rinnovare il proprio permesso di soggiorno.</p><p>Lo avrete capito, sono favorevole allo Ius soli. Con delle tutele, per carità, come esistono in altri paesi. Genitori che devono avere risieduto nel paese per almeno 5 anni durante gli ultimi 8 prima della nascita del figlio. Concessione “temporanea” di cittadinanza al neonato, da confermarsi in età adulta se dimostrerà di avere vissuto nel nostro paese per almeno 10 anni su 18, avendo frequentato almeno un ciclo completo di scuola. Le soluzioni adottate da altri paesi sono svariate. <strong>Ammiro il Brasile</strong> (che è un sublime esempio di tolleranza e convivenza etnica e religiosa) per la sua scelta, ma comprendo anche che siano immaginabili soluzioni più “mediate”.</p><p>Detto ciò, anche io ritengo che il neo ministro per l’Integrazione abbia fatto un <strong>passo troppo lungo</strong>. Ricordiamoci che questo è un governo di tutela e mediazione, non eletto dai cittadini nella composizione attuale, che deve garantire solamente la tenuta economica e sociale per un periodo forzatamente breve. Una decisione come quella sullo Ius soli, se adottata seriamente e in maniera strutturata, implica la revisione completa delle politiche migratorie e del sistema di concessione dei visti di lavoro per stranieri (con un sistema di matching tra richieste di visto e professionalità richieste dal mercato del lavoro come esiste in Canada ed Australia, ad esempio), tra le altre cose. Responsabilità che deve assumersi un governo di programma, e non di salvaguardia come quello attuale. Buttare lì il sasso a casaccio come ha fatto il Ministro <strong>Kyenge</strong> è servito solamente ad alimentare la marea xenofoba di alcuni partiti, contribuendo a desvirtuare un dibattito che va svolto in altri termini e tempi. Insomma, un’ingenuità commessa in buona fede che temo sotterrerà il tema per qualche anno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/ius-soli-ammiro-il-brasile/596876/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Avviso ai naviganti della sinistra smarrita (parte 3)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-3/572848/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-3/572848/#comments</comments> <pubDate>Tue, 23 Apr 2013 15:23:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Immigrati]]></category> <category><![CDATA[Immigrazione]]></category> <category><![CDATA[Razzismo]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category> <category><![CDATA[Valori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=572848</guid> <description><![CDATA[Dedicato a: quelli che “insomma, caro Pd, fai &#8216;sto goverrnissimo delle larghe intese e non fare troppo il puntiglioso sulle differenze con il Pdl”quelli che “ci piace Renzi perché è uno che sfonda a destra”quelli che “la prossima tappa sono i bastoni per strada”quelli che “queste buste minatorie con proiettili che ricominciano a girare per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Dedicato a:</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><em>quelli che “insomma, caro Pd, fai &#8216;sto goverrnissimo delle larghe intese e non fare troppo il puntiglioso sulle differenze con il Pdl”</em><br /><em>quelli che “ci piace Renzi perché è uno che sfonda a destra”</em><br /><em>quelli che “la prossima tappa sono i bastoni per strada”</em><br /><em>quelli che “queste buste minatorie con proiettili che ricominciano a girare per le redazione dei giornali magari daranno una scossa per uscire da questo stallo”</em><br /><em>quelli che “le ideologie sono finite e solo quattro dinosauri legati al passato girano ancora con la bandiera spiegata”…</em>.</p><p style="text-align: center;" align="CENTER">***</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Vado spesso<strong> a Roma</strong> per lavoro e in tali occasioni raramente ne riesco ad apprezzare la struggente bellezza. Le visite nella capitale toccata e fuga, con appuntamenti dislocati in varie parti della città, sono troppo spesso caratterizzate da ansie e nervosismi per il traffico insopportabile,<strong> i mezzi pubblici che funzionano a singhiozzo</strong> ed altri guasti ad una normale operatività di una città di tali dimensioni. Ma recentemente vi sono stato per un week-end vacanziero, con mia figlia di 8 anni. Penso di aver girato abbastanza il mondo, sia quello “sviluppato” che quello in via di sviluppo, per avere un compasso di paragone sufficientemente ampio: e rimango convinto che una città di tale bellezza non esista in nessun altro paese, con un tale mix di storia, cultura, natura, tradizioni, calore umano, clima e cucina.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">La Roma vissuta da turista mi ha aperto gli occhi su un fenomeno di cui si parla troppo poco, a mio parere. Se fate il classico fine settimana turistico, con giro della città sui bus colorati a due piani delle varie compagnie di “Sightseeing Tours”, passeggiate in centro con fermata nelle bancarelle di Piazza Navona, cene a Trastevere ed a Testaccio, vi accorgerete immediatamente di un elemento evidentissimo: <strong>la gestione turistica della nostra capitale</strong> è sostenuta da personale<strong> quasi esclusivamente straniero</strong>. I bigliettai dei bus sopra menzionati sono in maggioranza asiatici, le guide sono preparatissime donne poliglotte dell’Est Europa, buttando un occhio nelle cucine dei ristoranti tipici, popolari e non, farete fatica a riconoscere un viso italiano. Insomma, il nostro Paese gestisce il proprio patrimonio più prezioso ed apprezzato all’estero<strong> grazie al lavoro degli immigrati</strong>, che svolgono tale compito con competenza, dedizione e professionalità.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">L’immigrazione non è un fattore esogeno, ma fa parte della nostra società come componente strutturale ed edificante del <strong>vivere civile</strong>. Non se ne sono ancora accorti quei <strong>politici di retroguardia</strong>, appartenenti ad una cultura escludente e discriminante, che ancora ai giorni nostri gridano al “dagli all’immigrato”, magari non più con le pagliacciate alla Borghezio ma con meccanismi molto più raffinati, seppur figli della stessa forma mentis: graduatorie preferenziali per posti a scuola ed assegnazioni di case, accesso a determinati posti di lavoro con quote di riserva etc&#8230;<a href="http://www.cronachediordinariorazzismo.org/tag/lega-nord/" target="_blank"> Le nostre cronache, anche molto recenti, sono spesso pieni di tali deteriori esempi promossi soprattutto da amministratori di enti territoriali</a>.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Certo, la giustificazione di base è sempre quella: non si parla degli immigrati onesti e che lavorano, ma di quelli che stanno per strada a delinquere…Attenzione, distinguiamo gli ambiti: un immigrato che commette reati sul nostro suolo va trattato e punito come un nostro connazionale, senza evocare per forza lo spettro di rimpatri ed espulsioni. I<strong>l principio giuridico di base deve essere il medesimo, essendo la legge uguale per tutti</strong>: e pertanto, fino a quando lorsignori non avranno l’ardire di proporre espulsioni forzate dal paese anche per camorristi, mafiosi ed assassini seriali italiani, il loro discorso non ha le fondamenta per acquisire credibilità.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Tante persone che si riconoscono nei valori di solidarietà e fratellanza svolgono attività in favore dell’affermazione dei diritti degli immigrati per facilitarne l’inclusione sociale. Credo ingoierebbero molto a fatica la polpetta avvelenata, sempre in nome di questa fantomatica stabilità, di accordi e larghe intese con partiti che &#8211; ricordiamocelo &#8211; si divertivano a compiere <a href="http://www.youtube.com/watch?v=FjKgLwUAXj0" target="_blank">raid contro delle povere donne africane</a>, la cui unica colpa era quella di sedersi su un convoglio delle nostre amatissime Ferrovie dello Stato.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-3/572848/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Avviso ai naviganti della sinistra smarrita (parte 2)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-2/568200/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-2/568200/#comments</comments> <pubDate>Fri, 19 Apr 2013 10:42:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Eluana Englaro]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category> <category><![CDATA[Valori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=568200</guid> <description><![CDATA[….segue Dedicato a: quelli che “insomma, Bersani, fai sto governissimo delle larghe intese e non fare troppo il puntiglioso sulle differenze con il Pdl”quelli che “ci piace Renzi perché è uno che sfonda a destra”quelli che “la prossima tappa sono i bastoni per strada”quelli che “queste buste minatorie con proiettili che ricominciano a girare per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-1-fausto-e-iaio-e-la-follia-della-lotta-armata/559154/" target="_blank">….segue</a></p><p>Dedicato a:</p><p>quelli che “insomma, Bersani, fai sto governissimo delle larghe intese e non fare troppo il puntiglioso sulle differenze con il Pdl”<br />quelli che “ci piace Renzi perché è uno che sfonda a destra”<br />quelli che “la prossima tappa sono i bastoni per strada”<br />quelli che “queste buste minatorie con proiettili che ricominciano a girare per le redazione dei giornali magari daranno una scossa per uscire da questo stallo”<br />quelli che “le ideologie sono finite e solo quattro dinosauri legati al passato girano ancora con la bandiera spiegata”….</p><p>Credo che dopo la giornata di ieri anche i più convinti sostenitori della necessità di aprire le <strong>larghe intese</strong> <strong>a destra</strong> abbiano capito che la prospettiva non è delle più popolari, sia tra gli stessi deputati e senatori del Pd che tra la gente (se qualcuno ha letto in qualche forum un commento di un elettore Pd entusiasta della candidatura di Marini lo tenga da parte ben custodito: fra vent&#8217;anni potrebbe rivenderlo ad una casa editrice di libri scolastici da inserire come box nel capitolo dedicato alla storia della crisi italiana). Ma proviamo ad uscire dalle strategie parlamentari e torniamo a parlare<strong> di idee, contenuti e valori in cui credere</strong>.</p><p>Se avete due ore libere nel week-end, andate a riguardavi “<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/05/bellocchio-applausi-al-festival-di-venezia-bella-addormentata-e-litalia-di-oggi/343390/" target="_blank">Bella Addormentata</a>”, il film di Marco Bellocchio sulla vicenda di <strong>Eluana Englaro</strong> e l’assurdo circo politico e mediatico che fece da contorno alla vicenda. Ricordate? Il premier <strong>Berlusconi</strong> che riporta notizie di un&#8217;Eluana in buono stato di forma, con ancora alcune funzioni vitali perfettamente funzionanti come le mestruazioni (?!)&#8230;i due rami del Parlamento trasformati in podi per improbabili urlatori pidiellini che gridavano all&#8217;assassinio di Stato…le cannonate tirate al povero padre di Eluana, già segnato da un dramma terribile ed accusato di un crimine per fini politici (??!!). Vale la pena rinfrescarsi la memoria, credetemi.</p><p>Ecco, a noi persone normali che crediamo in certe istanze ce ne frega poco degli accordi sottobanco per Marini, delle aperture tattiche di D’Alema, delle teste di ponte come Violante. Ci interessa però riconoscerci in una parte politica che non transiga su alcuni <strong>principi fondamentali</strong> che devono <strong>regolare la nostra vita democratica</strong>. Bisogna capire che il mal di pancia nel vedere gli abbracci con <strong>Alfano</strong> non derivano dal fatto che il segretario del Pdl ha i denti all&#8217;infuori e gli occhi allucinati, ma dal pensare che queste persone da decenni difendono la libertà d’impresa, la libertà di evasione delle tasse, la libertà di esportare capitali all&#8217;estero, la libertà di fase sesso come, quando e con chi ti pare e si scagliano, come nel caso di Eluana, contro la libertà che a tutti noi è più cara:<strong> la libertà individuale</strong>. Questa è una linea di confine che non siamo disposti a oltrepassare, neppure in nome di una presunta intesa istituzionale volta a garantire stabilità politica al paese.</p><p>Continua…</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-2/568200/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Avviso ai naviganti della sinistra smarrita (parte 1) &#8211; Fausto e Iaio e la follia della lotta armata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-1-fausto-e-iaio-e-la-follia-della-lotta-armata/559154/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-1-fausto-e-iaio-e-la-follia-della-lotta-armata/559154/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Apr 2013 12:53:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Anni di piombo]]></category> <category><![CDATA[Crisi]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category> <category><![CDATA[Terrorismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=559154</guid> <description><![CDATA[Dedicato a: quelli che “insomma, Bersani, fai sto goverrnissimo delle larghe intese e non fare troppo il puntiglioso sulle differenze con il Pdl”quelli che “ci piace Renzi perché è uno che sfonda a destra”quelli che “la prossima tappa sono i bastoni per strada”quelli che “queste buste minatorie con proiettili che ricominciano a girare per le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Dedicato a:</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">quelli che “insomma, Bersani, fai sto goverrnissimo delle larghe intese e non fare troppo il puntiglioso sulle differenze con il Pdl”<br />quelli che “ci piace Renzi perché è uno che sfonda a destra”<br />quelli che “la prossima tappa sono i bastoni per strada”<br />quelli che “queste buste minatorie con proiettili che ricominciano a girare per le redazione dei giornali magari daranno una scossa per uscire da questo stallo”<br />quelli che “le ideologie sono finite e solo quattro dinosauri legati al passato girano ancora con la bandiera spiegata”….</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><strong>Andate a Milano entro il 14 aprile</strong>, Teatro Elfo Puccini, Sala Fassbinder, a vedere quello che è il più toccante ed emozionante spettacolo teatrale cui mi sia capitato di assistere negli ultimi 10 anni: “<a href="http://www.elfo.org/stagioni/20122013/vivalitalia.html" target="_blank">Viva l’Italia, le morti di Fausto e Iaio</a>”. Un capolavoro. I milanesi conoscono bene la storia: <strong>Fausto e Iaio</strong> erano due ragazzi che vivevano in un quartiere popolare di Milano, il Casoretto, e frequentavano il Centro Sociale Leoncavallo, avamposto di lotte sociali che a Milano ha rappresentato per decenni un contraltare assordante al potere. Una sera, mentre tornavano a casa, furono freddati con <strong>otto colpi di pistola</strong>. Morti, spariti nel nulla, famiglie orfane dei propri figli, 100 mila persone della Milano che era capace di indignarsi, soffrire e gridare presenti al funerale.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Fu un<strong> omicidio politico,</strong> seguito dal solito iter cui troppe volte abbiamo assistito: depistaggi, corto circuiti politici, mamme che gridano per strada chiedendo giustizia. Sforzo vano: quel delitto è rimasto impunito, la magistratura arrivò a riconoscere forti indizi a carico di tre persone legate alla destra neofascista, non abbastanza convincenti per poter procedere. Archiviazione definitiva: Fausto e Iaio riposate in pace, siete una delle tante vittime di un<strong> generico terrorismo</strong>.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Sono passati 35 anni, e la lotta armata ha fatto il suo tempo, pur con qualche tanto sporadica quanto crudele reviviscenza nell’ultimo decennio. Ci si ammazzava da ambo i lati, a quei tempi, ed oggi fortunatamente la nostra società è maturata da questo punto di vista: pensare che il ritorno alle armi possa aiutare la nostra democrazia a maturare è <strong>pura follia psichedelica</strong>. Ma sostenere e difendere le proprie idee e la propria storia, non con le armi ma con la dignità e la coerenza dei comportamenti, non deve essere considerato un esercizio vacuo, rinunciabile per una poltrona ed un governicchio in più. Anche per rispetto alla memoria delle tante persone che hanno lasciato la propria vita sul campo, vittime di raid vigliacchi tesi ad annientare i sogni e le idee di giovani vite ed il loro futuro.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Continua…</p><p align="JUSTIFY"> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/avviso-ai-naviganti-della-sinistra-smarrita-parte-1-fausto-e-iaio-e-la-follia-della-lotta-armata/559154/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nuovo governo, rivoluzionari in stallo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/nuovo-governo-rivoluzionari-in-stallo/552300/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/nuovo-governo-rivoluzionari-in-stallo/552300/#comments</comments> <pubDate>Fri, 05 Apr 2013 07:51:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[I 10 saggi]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=552300</guid> <description><![CDATA[I rivoluzionari storicamente sono troppo impegnati a fare la rivoluzione per fermarsi a riflettere. Vale anche per i due grandi “rottamatori” e “sfasciatori” del nostro paese, Matteo Renzi e Beppe Grillo. Provate a tornare con la mente a sei mesi fa: tirava aria nuova a quei tempi, dappertutto proliferavano armi (dialettiche) di distruzione di massa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>rivoluzionari</strong> storicamente sono troppo impegnati a fare la rivoluzione per fermarsi a riflettere. Vale anche per i due grandi “<strong>rottamatori</strong>” e “<strong>sfasciatori</strong>” del nostro paese, Matteo Renzi e Beppe Grillo. Provate a tornare con la mente a sei mesi fa: tirava aria nuova a quei tempi, dappertutto proliferavano armi (dialettiche) di distruzione di massa della classe politica, vecchia, omofoba e sessista.</p><p><strong>Belle epoque:</strong> spirava un vento di cambiamento vero e sincero, via i settantenni, largo a giovani, donne e rappresentanti della società civile, liquida e partecipativa. Finalmente si sarebbe voltato pagina e ci saremmo avvicinati a quei modelli virtuosi nord-europei di rappresentanza che tanto studiamo ed ammiriamo!</p><p>Poi ci sono state <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/26/elezioni-2013-risultati-in-diretta-senato-senza-maggioranza-boom-m5/511928/" target="_blank">le <strong>elezioni</strong>, che sono andate come sappiamo. Ingovernabilità</a>, tentativi di alleanze falliti, spettri di governi di larghe intese, ritorno al governo tecnico…Insomma, il classico teatrino da Prima e Seconda Repubblica. Poco male, ci siamo abituati. Alla fine, nella situazione di stallo, cosa abbiamo fatto? Ci siamo rivolti tutti al grande taumaturgo, il nostro amato <strong>Presidente della Repubblica</strong>, cui tutti dobbiamo riconoscenza eterna ma che a giugno compirà 88 anni, chiedendo che ci illuminasse la retta via. Tutto questo sforzo di rinnovamento, mi pare, ha prodotto solamente il classico topolino.</p><p>Poi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/napolitano-sceglie-dieci-saggi-per-riformare-paese-ma-vince-vecchia-politica/547569/" target="_blank">il presidente, ragionando con la sua testa e la sua cultura, ha deciso di nominare i famosi 10 saggi</a>. Vi saranno sembrati familiari, in quanto è da un pezzo che bazzicano la scena politica ed istituzionale italiana. Età media: 58 anni. Percentuale di rappresentanti di sesso femminile: 0%. Bel segno di rinnovamento, no? Così come leggere le prossime candidature al Quirinale: Franco Marini, 80 anni, Stefano Rodotà 80 anni…</p><p>Ora, valutazioni sulla scelta del presidente a parte, mi chiedo: se io assalto Fort Apache con le mie truppe cammellate e dopo tre giorni mi ritrovo respinto e con le mura della fortezza ulteriormente innalzate e consolidate, che faccio? Continuo alla cieca a menare fendenti oppure mi fermo e ripenso alla strategia? Magari studiando dove ho sbagliato ed eventuali correttivi da adottare?</p><p>Fare la rivoluzione non è mai facile, è evidente. Ed i nostri due eroi non spiccano propriamente per le proprie doti di autocritica. Ma quando il sistema che vuoi tentare di “sovvertire” ti risponde con difese immunitarie di questo tipo, le scelte sono due: o alzi sempre più la posta, essendo però certo di poter rispondere ad un livello di conflitto sempre più elevato, oppure cerchi delle <strong>strategie</strong> più raffinate per penetrare tra le fila nemiche e sparigliare le carte giocando sul campo avversario. Non sono certo che questa seconda elaborazione sia stata fatta dai due grandi innovatori della politica italiana. Ed è un peccato: perché dimostrano di ragionare proprio come quella classe di cui predicano l’estinzione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/nuovo-governo-rivoluzionari-in-stallo/552300/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Governo e crisi: la perdita di memoria storica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/governo-e-crisi-perdita-di-memoria-storica/542456/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/governo-e-crisi-perdita-di-memoria-storica/542456/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Mar 2013 10:06:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Austerity]]></category> <category><![CDATA[Bankitalia]]></category> <category><![CDATA[Consultazioni]]></category> <category><![CDATA[Crisi Economica]]></category> <category><![CDATA[Governo Bersani]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Società Civile]]></category> <category><![CDATA[Vincenzo Visco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=542456</guid> <description><![CDATA[A volte mi capita di pensare che noi italiani siamo davvero privi di memoria storica e politica. E le vicende degli ultimi giorni non fanno che confermare questa sensazione. Ve lo dimostro in tre punti, tutti inerenti le recenti vicende politiche. Primo punto: Bersani deve muoversi a fare queste consultazioni in brevissimo tempo, perché non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">A volte mi capita di pensare che noi italiani siamo davvero privi di <strong>memoria storica</strong> e politica. E le vicende degli ultimi giorni non fanno che confermare questa sensazione. Ve lo dimostro in tre punti, tutti inerenti le recenti vicende politiche.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><strong>Primo punto:</strong> <strong>Bersani</strong> deve muoversi a fare queste consultazioni in brevissimo tempo, perché non si può stare senza governo per un lungo periodo! Instabilità politica, economica, rischio di assalto degli speculatori. Ricordate il governatore della Banca d’Italia, <strong>Visco</strong>, che una ventina di giorni fa disse che i mercati internazionali ci avrebbero dato una settimana di tranquillità prima dell’assalto finale, se non fossimo riusciti a formare un governo? Beh, o la diligenza è in ritardo (viaggiano con un regionale veloce Trenitalia?) oppure forse l’allarme era eccessivo. D&#8217;altronde, quando abbiamo dei governi che non ci aggradano, siamo i primi a dire: “Ma che ce ne facciamo di un governo? Prendiamo l’esempio del Belgio, paese che è rimasto senza governo per quasi un anno e mezzo e, guarda caso, ha visto un aumento del Pil del 2.3% ed una caduta della disoccupazione di due punti percentuali…”. Quanti di noi pensano che, in fondo, per avere i governanti italiani cui siamo abituati, ne possiamo anche fare a meno….Però poi se ci troviamo con un governo provvisorio incaricato solo dell’ordinaria amministrazione andiamo in panico, prefigurando chissà quali disastri…mah!</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><strong>Secondo punto:</strong> è indubbio che il governo Monti abbia adottato delle politiche dure e rigorose. Abbiamo fatto dei sacrifici, tutti. Ma per un anno ci è stato ripetuto il mantra che fossero <strong>misure necessarie</strong> per ridare stabilità al paese, mettere a posto i conti pubblici e riportare l’Italia ad un equilibrio finanziario su cui impostare il futuro. Il lavoro è stato riconosciuto a livello europeo ed internazionale, ridando all&#8217;Italia quella credibilità che le spetta. Tutto questo lavoro di lacrime e sangue può davvero essere vanificato da tre giorni in più di non-governo, per permettere alle forze politiche di trovare una soluzione duratura alla crisi? Suvvia, siamo seri. Il credito acquistato in un anno e la pulizia dei conti, se reali e certificati, non si disperdono in tre giorni.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><strong>Terzo punto:</strong> valanga di <strong>critiche</strong> su Bersani che nei giorni scorsi si è permesso, prima di consultare i partiti (oggi), di incontrare la società civile <em>lato sensu. </em>Quindi, non solo le solite parti sociali (sindacati, Confindustria) ma anche altre organizzazioni che rappresentano la società italiana (Wwf, Legambiente, Libera etc..). Molti pensano che stia perdendo tempo e che si dovrebbe occupare di cose ben più serie. Queste persone non hanno ancora capito il messaggio arrivato dai quasi nove milioni di cittadini che hanno barrato <strong>M5S</strong> sulla scheda elettorale: queste persone sono stufe non solo dei partiti, ma anche dei vecchi rituali e di rappresentanze sociali obsolete. L’ingresso della <strong>società civile</strong> nella politica si effettua non solo eleggendo parlamentari non politici di professione, ma allargando il bacino delle consultazioni e delle idee. Io, per fare un governo nuovo e che rappresenti davvero me insieme alle istanze sociali in cui credo, sono ben più felice se Bersani parla con Don Ciotti piuttosto che con Cicchitto o Cesa, credetemi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/governo-e-crisi-perdita-di-memoria-storica/542456/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Province, l&#8217;abolizione è solo uno slogan politico?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/province-labolizione-e-solo-slogan-politico/529022/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/province-labolizione-e-solo-slogan-politico/529022/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Mar 2013 15:30:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Abolizione Province]]></category> <category><![CDATA[Comunità montane]]></category> <category><![CDATA[Province]]></category> <category><![CDATA[Regioni]]></category> <category><![CDATA[Riforma della Scuola]]></category> <category><![CDATA[Sanità]]></category> <category><![CDATA[Servizi]]></category> <category><![CDATA[Spesa Pubblica]]></category> <category><![CDATA[Tagli Spesa Pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=529022</guid> <description><![CDATA[Quello che trovo assolutamente insopportabile ogniqualvolta sento qualche politico parlare dell’abolizione delle province (ci è cascato pure Bersani, ultimamente) è che questo discorso nasconde una pigrizia atavica della nostra classe dirigente: quella di riflettere seriamente sul rapporto tra le istituzioni pubbliche (non solo politiche, quindi) ed i cittadini a livello territoriale. Sinceramente non mi importa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Quello che trovo assolutamente insopportabile ogniqualvolta sento qualche <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/sicilia-giunta-crocetta-approva-legge-per-abolire-province/520370/http://">politico parlare dell’<strong>abolizione delle province</strong></a> (ci è cascato pure <strong>Bersani</strong>, ultimamente) è che questo discorso nasconde una pigrizia atavica della nostra classe dirigente: quella di riflettere seriamente sul rapporto tra le istituzioni pubbliche (non solo politiche, quindi) ed i cittadini a livello territoriale.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Sinceramente non mi importa più di tanto che aboliscano le province, le regioni, i comuni o le comunità montane: mi interessa invece capire quali sono i meccanismi che portano a determinate decisioni. Vogliamo andare verso un Stato con una struttura altamente <strong>decentralizzata</strong>, rendendo quanto più possibile capillari i servizi per rispondere in maniera consona alle istanze locali? Oppure vogliamo rafforzare alcuni <strong>servizi centrali</strong>, anche in un’ottica di minori costi strutturali, considerando anche che lo sviluppo della tecnologia rende spesso meno urgente la prossimità del servizio al territorio?</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ad ognuno la propria opinione e linea di pensiero: quello che però noi cittadini dobbiamo esigere è che lo Stato dichiari la propria filosofia di intervento per il futuro. Perché se andiamo verso la capillarità, allora si può pensare di abolire le regioni e rafforzare invece il ruolo delle province per il coordinamento di alcuni servizi “extra-territoriali” come la sanità, conferendo al contempo ai singoli comuni la gestione di un maggior numero di dossier. Se invece scegliamo la strada inversa, allora via subito le province ed acceleriamo anche sul’idea di creare delle <strong>macro-aree</strong> comunali che accorpino più municipalità.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Badate bene, il problema non si pone solo per le istituzioni di governo. Prendete la <strong>sanità</strong>: è possibile che la regionalizzazione del tema porti alcune regioni ad investire sulle cure intermedie e domiciliari, favorendo quindi la migrazione dei pazienti dalle <strong>strutture ospedaliere</strong> verso gli ambulatori territoriali o le proprie case, mentre al contempo altre regioni operano investimenti operosissimi per creare delle Super Asl, delle Cittadelle della Salute (con a volte pure la Scienza annessa), con milioni di euro impegnati nel mattone? Io vorrei vivere in uno Stato dove, pur nella tutela delle prerogative regionali di attuazione, esista un governo che decida la linea di indirizzo generale per il Paese e dica se bisogna investire sui grandi ospedali o sui piccoli ambulatori nel territorio. Perché altrimenti torniamo ancora una volta al meccanismo della roulette, per cui dipendendo da dove sei nato usufruisci o meno dei servizi.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Lo stesso vale per la <strong>scuola</strong>: ricordate l’accorpamento delle scuole italiane voluto da Tremonti e sostenuto dal governo Monti, sempre nell&#8217;ottica del risparmio di spesa (parliamo di una sessantina di milioni di euro)? Una scuola per rimanere autonoma deve avere almeno 600 iscritti, altrimenti scatta l’accorpamento con una scuola di maggiori dimensioni. Benissimo: poi però, su base regionale sono scattati contratti differenti, proroghe, eccezioni, moratorie etc&#8230;Di nuovo, non entro nel merito: chiedo solo che una scelta di questo tipo venga effettuata sulla scorta di un ragionamento di base, che deve considerare certamente le <strong>disponibilità economiche</strong> e di risorse umane, ma anche l’importanza del garantire l’educazione dei bambini vicino alle loro abitazioni, essendo la scuola il vero iniettore di una rete sociale che i bambini e le loro famiglie poi utilizzano anche fuori dall&#8217;orario scolastico.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Fino a quando non avremo la certezza che esiste una politica nazionale unitaria e condivisa sul <strong>rapporto tra cittadini</strong>, istituzioni e servizi sul territorio, continueremo ad essere <strong>vittime</strong> di questi slogan politici buttati ai quattro venti in base agli umori del momento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/province-labolizione-e-solo-slogan-politico/529022/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scuola, l&#8217;ora di legalità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/05/limportanza-di-studiare-mafia-a-scuola/520768/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/05/limportanza-di-studiare-mafia-a-scuola/520768/#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Mar 2013 11:00:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Antimafia]]></category> <category><![CDATA[Gian Carlo Caselli]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Falcone]]></category> <category><![CDATA[Legalità]]></category> <category><![CDATA[Libera]]></category> <category><![CDATA[Mafia]]></category> <category><![CDATA[Morvillo-Falcone]]></category> <category><![CDATA[Scuola Elementare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=520768</guid> <description><![CDATA[Nella classe di mia figlia – terza elementare – una maestre eroica, che non si è lasciata piegare né dalla Gelmini né dalle innumerevoli riforme che negli ultimi 15 anni hanno devastato la nostra scuola pubblica, ha intrapreso con gli alunni un percorso extra-curriculare di educazione alla legalità, con focus specifico sullo studio della mafia,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Nella classe di mia figlia – terza elementare – una maestre eroica, che non si è lasciata piegare né dalla <strong>Gelmini</strong> né dalle innumerevoli <strong>riforme</strong> che negli ultimi 15 anni hanno devastato la nostra <strong>scuola pubblica</strong>, ha intrapreso con gli alunni un percorso extra-curriculare di <strong>educazione</strong> <strong>alla legalità</strong>, con focus specifico sullo <strong>studio della mafia</strong>, in collaborazione con l’<strong><a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1" target="_blank">Associazione Libera</a></strong>. Ha condotto un percorso didattico in classe spiegando la nascita del fenomeno mafioso, le sue implicazioni a livello di criminalità e governance dello stato e la sua diffusione geografica, sottolineando con dati e numeri come la mafia sia una piaga che tocca tutti noi da molto vicino, indipendentemente dalla nostra provenienza geografica e dalla regione in cui viviamo.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Alla fine del percorso, la classe ha partecipato al concorso indetto dalla <strong>Fondazione Giovanni</strong> <strong>e Francesca Falcone</strong>, presentando un volume preparato dagli stessi bambini che e me personalmente ha profondamente commosso, quanto mi è stato illustrato. Per settimane ho avuto in casa una futura elettrice di 8 anni che mi parlava ammirata di Giovanni Falcone e degli sforzi dei giudici per difenderci, a tal punto che un giorno abbiamo incontrato per caso <strong>Gian Carlo Caselli</strong> e mia figlia, cui ho spiegato la statura del personaggio e quanto ha fatto a favore dell’affermazione della legalità nel nostro paese, mi è apparsa emozionata manco avesse visto Kobe Bryant (fanatica di basket, la ragazza).</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Credo che questa generazione, pur con tutti i problemi che ne minacciano il futuro, abbia davanti a sé una favolosa <strong>opportunità</strong>, rispetto alle generazioni precedenti. Io ho 41 anni e sono cresciuto in una famiglia di avvocati del nord che mai ha approfondito con me questi temi fino ad un’età adulta: e non credo di essere il solo. Siamo cresciuti come tanti Peter Pan, tra discorsi sull&#8217;ultimo modello di moto, una puntata di<strong> Drive In</strong> e le esultanze per le serpentine di <strong>Baggio</strong>, salvo poi accorgerci in età adulta di vivere in uno Stato occupato da organizzazioni criminali. Non biasimo i nostri genitori: provati dagli anni precedenti segnati dal <strong>terrorismo</strong>, hanno avuto la tendenza – certamente inconsapevole – di proteggerci da paure e cattivi pensieri. Non parliamo poi delle generazioni successive, transitate dal reaganismo per atterrare sul “mediasettismo”, tra veline e quizzoni. Oggi siamo travolti dalla <strong>crisi</strong> ed abbiamo ritrovato una <strong>certa coscienza civica</strong>, magari in parte ancora sotto traccia e non totalmente emersa: i genitori di oggi a mio avviso sono maggiormente propensi a presentare un mondo senza filtri ai propri figli, forse anche per prepararli meglio ad un futuro pieno di <strong>incertezze</strong>.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Dobbiamo approfittare di questo momento come educatori, sfruttando il momento difficile per ripensare i nostri parametri pedagogici. Appoggiandoci su elementi, come la maestra di cui sopra, che ci fanno capire che il valore delle persone non si sgretola di fronte a nessun governicchio ed ai tagli selvaggi all&#8217;istruzione. Insegnando ai nostri figli il sacro valore delle istituzioni che salvaguardano la nostra democrazia, al di là di possibili errori che i giudici – come tutti gli esseri umani – commettono. Solo così avremo una futura classe di cittadini che, di fronte ad un <strong>leader politico</strong> che definisce la magistratura un cancro, offendendo non solo i giudici, ma tutti coloro che credono nella legalità, la smetterà di fare spallucce classificando la boutade come l’ennesima sparata di un uomo sull&#8217;orlo di una crisi di nervi. Per rispetto di chi, in nome della <strong>legalità</strong>, ha perso la vita sul campo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/05/limportanza-di-studiare-mafia-a-scuola/520768/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cooperazione: internazionalizziamo le nostre imprese sociali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/cooperazione-internazionalizziamo-nostre-imprese-sociali/500456/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/cooperazione-internazionalizziamo-nostre-imprese-sociali/500456/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Feb 2013 08:05:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Cooperazione Internazionale]]></category> <category><![CDATA[Fondi Europei]]></category> <category><![CDATA[Ong]]></category> <category><![CDATA[Terzo Settore]]></category> <category><![CDATA[Welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=500456</guid> <description><![CDATA[Che gli equilibri geo-politici mondiali stiano rapidamente mutando è sotto gli occhi di tutti. Ce lo diciamo ogni giorno e basta analizzare i dati macro-economici del globo per capire che, nel giro di pochi anni, vi sarà un rovesciamento portentoso del potere economico a favore dei paesi che ci ostiniamo a chiamare emergenti e che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che gli <strong>equilibri geo-politici mondiali</strong> stiano rapidamente <strong>mutando</strong> è sotto gli occhi di tutti. Ce lo diciamo ogni giorno e basta analizzare i <strong>dati macro-economici</strong> del globo per capire che, nel giro di pochi anni, vi sarà un <strong>rovesciamento</strong> portentoso del <strong>potere economico</strong> a favore dei paesi che ci ostiniamo a chiamare emergenti e che invece stanno diventando “schiaccianti”, tanta è la loro forza propulsiva. A braccetto, anche il panorama della <strong>cooperazione internazionale</strong> sarà chiamato ad adeguarsi al mutato contesto: l’<strong>Europa</strong> sta perdendo in maniera vistosa la propria centralità sul tema, a causa delle minori risorse economiche disponibili e ad un potere di indirizzo sui grandi temi che purtroppo, a causa delle numerose spinte centrifughe promosse da vari paesi europei, non è riuscito ad affermarsi.</p><p>Gli attori della cooperazione italiana si stanno attrezzando per rispondere alle nuove sfide? A mio modesto parere non a sufficienza: siamo in ritardo su molte questioni e tendiamo a promuovere <strong>politiche di cambiamento</strong> solo se costretti da fattori esogeni. I <strong>fondi europei</strong> nella prossima programmazione saranno maggiormente <strong>decentralizzati</strong> per operare direttamente con gli attori locali, senza passare per le <strong>Ong</strong> europee? Allora armiamoci di conseguenza. Il <strong>Ministero degli Esteri</strong> propone delle nuove linee di “accreditamento” che potrebbero premiare solo realtà di una certa dimensione? Mettiamoci a pensare a come fare uno <strong>scaling up</strong> delle nostre operazioni. Dovremmo essere più <strong>proattivi</strong> e cercare di anticipare i tempi, invece di subirli.</p><p>Quale sarà il nostro futuro? A mio parere, per le organizzazioni che hanno un <strong>know-how</strong> che fornisce davvero valore aggiunto, la scelta sarà obbligata: un dual track caratterizzato, da un lato, dal rafforzamento delle nostre <strong>operazioni di cooperazione</strong> allo sviluppo cercando delle nicchie meno affollate; dall’altro, l’avvio di progetti <strong>business-oriented</strong> ad alta redditività nei paesi in via di sviluppo, con i proventi dei quali potremo finanziare i nostri interventi di cooperazione, senza dipendere più esclusivamente dai rivoli finanziari dei fondi pubblici, ormai prossimi al prosciugamento, o da un fund-raising italiano che mostra segnali di cedimento alquanto allarmanti. Occorre insomma mettersi nell’ottica dell<strong>’internazionalizzazione delle nostre “imprese sociali”</strong>, con un prodotto di <strong>welfare</strong> da esportare verso mercati che lo possano sostenere economicamente.</p><p>Proprio per questo, trovo estremamente preoccupante la <strong>reazione isterica</strong> di molti attori del <strong>Terzo Settore</strong> alla proposta, contenuta in un emendamento presentato lo scorso dicembre nel ddl relativo alla legge di stabilità, di dare la possibilità alle imprese sociali di <strong>distribuire utili</strong> (entro un limite del 50% dell’utile netto) esclusivamente a imprese for profit e amministrazioni pubbliche che siano azioniste (quindi non a soci e azionisti persone fisiche). Molti l’hanno vissuta come un attacco alla diligenza di un settore candido ed intonso.</p><p>Io, pur non condividendo in toto il metodo usato per presentare l’emendamento, credo invece che fosse un’occasione eccellente per mettere un primo importante tassello verso la questione di fondo: come possiamo attirare investimenti nelle nostre organizzazioni, offrendo una parziale remunerazione del capitale? E’ un <strong>tema assolutamente strategico</strong>, perché ci permetterebbe di operare quella commistione col settore privato per noi essenziale nell’ottica di internazionalizzare le nostre organizzazioni, che sovente mancano di capitali e cultura in questo senso. Spero di essere smentito, ma credo che quando assisteremo ad una <strong>progressiva sparizione</strong> di molte organizzazioni, soffocate dalla mancanza di fondi, rimpiangeremo il fatto che molti attori si siano rifiutati a priori di affrontare il tema, perdendo un’occasione d’oro per dare una svolta progressista alla governance del Terzo Settore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/15/cooperazione-internazionalizziamo-nostre-imprese-sociali/500456/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elezioni, ma dove è finito il governo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/06/elezioni-ma-dove-e-finito-il-governo/491249/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/06/elezioni-ma-dove-e-finito-il-governo/491249/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Feb 2013 14:46:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[Immobilismo]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=491249</guid> <description><![CDATA[Ma voi non avete nostalgia del primo Monti, quello appena insediato da Napolitano? Io moltissima, lo confesso. Ricordate che nei primi giorni di governo tutti i programmi televisivi facevano a gara per invitarlo e lui per un po’ se ne stette ben lontano, dicendo che la situazione del Paese era serissima, richiedeva il massimo sforzo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ma voi non avete<strong> nostalgia del primo Monti</strong>, quello appena insediato da Napolitano? Io moltissima, lo confesso. Ricordate che nei primi giorni di governo tutti i programmi televisivi facevano a gara per invitarlo e lui per un po’ se ne stette ben lontano, dicendo che la situazione del Paese era serissima, richiedeva il massimo sforzo ed impegno del Presidente del Consiglio e che quindi non vi era tempo da disperdere in altre attività? Quanta ammirazione per quell’atteggiamento, dopo anni di La Russa e Gasparri che transitavano dal sofà di <em>Porta a Porta</em> alla poltrona di <em>Ballarò</em> facendo chiedere a noi poveri mortali dove trovassero il tempo di fare i Ministri, tra un’apparizione e l’altra.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><strong>Sono passati 14 mesi. Sembrano secoli</strong>. Ora, capisco perfettamente che Monti è in campagna elettorale e deve divulgare il proprio verbo. Ma non dimentico che <strong>è ancora il nostro Presidente del Consiglio</strong>, la guida di questo Paese che certo non è passato dal baratro di un anno fa ad un presunto Eden odierno, anzi. Basta guardare gli ultimi dati su disoccupazione, produzione industriale e consumi per capire che l’emergenza, seppur parzialmente tamponata, continua. Però, da quasi due mesi, mi pare che il Prof si stia dedicando a tempo pieno al suo secondo lavoro, il candidato centrista, ed abbia abbandonato in toto la sua occupazione principale, il Premier.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Fatemi capire: se 14 mesi fa il momento era talmente tragico da indurre Napolitano a mettere mano alla situazione in una settimana (Monti eletto senatore a vita, Berlusconi convinto a dimettersi, Monti incaricato di un nuovo governo) perché ogni giorno perso rischiava di portarci al collasso, oggi stiamo così bene che possiamo permetterci di stare due mesi senza governo? <strong>Come mai il Governo non lavora più sulla questione dell’Ilva?</strong> E le politiche di sviluppo di Passera in quale scantinato sono finite? Gli accordi con la Svizzera? <strong>L’emergenza carceri?</strong> Tutto bloccato. Persino la Fornero, chiamata a pronunciarsi sull’ultima vessazione compiuta dalla FIAT sui propri operai a Pomigliano &#8211; cui è stato dato il salario ma non il diritto di lavorare &#8211; ha risposto mezza sconsolata di essere un Ministro in uscita e non potere quindi agire.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ripeto, c’è qualcosa che non quadra. Prima ci hanno stritolato con l’ansia di dover fare tutto in pochissimo tempo (vedi riforma delle pensioni) pena il disastro totale, adesso sembra che il nostro Paese possa rimanere immobile due mesi in attesa degli eventi elettorali. Poi, certo Monti ci può anche avvisare sui rischi che correremmo con un governo berlusconiano o uno “vendoliano”: Ma dovrebbe anche ricordarsi che un cattivo governo sarebbe certamente una iattura, tanto quanto il non governo che ci ha propinato dalla fine del 2012. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/06/elezioni-ma-dove-e-finito-il-governo/491249/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elezioni 2013: la democrazia è salda, i candidati no</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/31/elezioni-la-democrazie-e-salda-i-candidati-no/485008/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/31/elezioni-la-democrazie-e-salda-i-candidati-no/485008/#comments</comments> <pubDate>Thu, 31 Jan 2013 09:37:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Oscar Giannino]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=485008</guid> <description><![CDATA[Va bene, ammettiamolo: Berlusconi nell’ennesima versione dell’”arieccolo” è francamente indigesto, Monti in un mese di bagarre elettorale e finti giovanilismi suggeriti dai suoi (pessimi) spin doctor ha mandato in malora un anno di credito conquistato, Bersani che viene a raccontare che il Pd non interferisce con Monte dei Paschi fa concorrenza ai migliori comici mondiali,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Va bene, ammettiamolo:<strong> Berlusconi</strong> nell’ennesima versione dell’”arieccolo” è francamente indigesto, <strong>Monti</strong> in un mese di bagarre elettorale e finti giovanilismi suggeriti dai suoi (pessimi) spin doctor ha mandato in malora un anno di credito conquistato, <strong>Bersani</strong> che viene a raccontare che il Pd non interferisce con Monte dei Paschi fa concorrenza ai migliori comici mondiali, <strong>Grillo</strong> che ci inonda di saliva velenosa e decide di usare la Tv per il fotofinish della campagna elettorale (con tanti saluti ai poveri Favia e Salsi, reprobi sepolti vivi dagli strali del lider maximo) è campione mondiale di capriole, <strong>Ingroia</strong> che lancia messaggi intimidatori alla Boccassini dà purtroppo ragione ai suoi detrattori, <strong>Giannino</strong> che si presenta da Vespa in catene mostra ancora una volta come la vita politica sia in grado di rovinare in poco tempo anni di onorata carriera. E’ questo ciò che passa il convento, penseranno in molti.</p><p><strong>Vorrei provare a darvi un’altra prospettiva</strong>. Dimentichiamo la qualità individuale e il credo politico dei sei candidati premier ed analizziamone la provenienza: un imprenditore, un professore universitario, un politico di professione, un attore, un magistrato e un giornalista economico. Secondo me questo rappresenta una grande ricchezza della nostra vita democratica: la riprova che, pur con tutti i distinguo e le distorsioni evidenti del sistema Italia, <strong>la nostra democrazia è ancora sufficientemente vivace e forte</strong> per permettere a sei persone diverse, con background ed esperienze molto dissimili, di arrivare a proporsi per governare questo paese. E’ una rappresentanza di istanze e interessi alquanto eterogenei e la conferma che, comunque la si pensi, esistono ancora dei meccanismi politici che garantiscono la partecipazione di storie e professionalità diverse al governo del Paese.</p><p>Certo, qualcuno argomenterà che sarebbe invece auspicabile che si potessero candidare solamente persone di comprovata esperienza e preparazione, che magari hanno studiato in prestigiose Università e scuole di formazione politica ad hoc (sul modello francese): è una prospettiva che ha un suo fondamento in parte condivisibile, ma che evidentemente implica il rischio concreto di portare a un <strong>elitarismo delle candidature</strong>, conseguenza di una scrematura alla base dei competitors per motivi di reddito e classe sociale.</p><p>Ricordiamoci che la nostra Costituzione tutela in maniera esplicita questo aspetto della vita democratica. Recita infatti l’art. 51: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza”. Beh, direi che il giudice siciliano, il giornalista torinese, il politico piacentino, il comico genovese, il professore varesino e l’imprenditore milanese sono un esempio confortante di come l’Italia sia riuscita a tenere fede al dettato costituzionale. Indipendentemente, ripeto, dalla <strong>qualità individuale dei candidati</strong>. Questo è tutt’altro discorso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/31/elezioni-la-democrazie-e-salda-i-candidati-no/485008/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elezioni 2013, siamo sicuri che vogliamo il no profit nella stanza dei bottoni?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/elezioni-2013-siamo-sicuri-che-vogliamo-no-profit-nella-stanza-dei-bottoni/478844/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/elezioni-2013-siamo-sicuri-che-vogliamo-no-profit-nella-stanza-dei-bottoni/478844/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Jan 2013 10:12:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Candidati]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[No Profit]]></category> <category><![CDATA[Terzo Settore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=478844</guid> <description><![CDATA[In tutta franchezza, mi riesce alquanto difficile comprendere il crescente entusiasmo di tanti operatori e rappresentanti del Terzo Settore per il fatto che, mai come in occasione delle prossime elezioni politiche, tanti nostri colleghi provenienti dal no profit abbiano deciso di candidarsi. Indipendentemente dalla qualità, sovente ottima, delle persone che hanno compiuto tale scelta, a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">In tutta franchezza, mi riesce alquanto difficile comprendere il crescente entusiasmo di tanti operatori e rappresentanti del <strong>Terzo Settore</strong> per il fatto che, mai come in occasione delle prossime elezioni politiche, tanti nostri colleghi provenienti dal <strong>no profit</strong> abbiano deciso di candidarsi. Indipendentemente dalla qualità, sovente ottima, delle persone che hanno compiuto tale scelta, a mio parere ciò certifica<strong> il fallimento del meccanismo di concertazione</strong> che in tanti anni il Terzo Settore ha cercato di instaurare con la politica.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Credo infatti che tale scelta sia motivata, più che da ambizioni personali, dal desiderio di poter incidere finalmente in maniera concreta sui meccanismi di <strong>policy-making italiani</strong>, acquisendo una rappresentanza nella stanza dei bottoni. Tutto legittimo, per carità. Alla fine bisogna difendersi coi mezzi che vengono messi a disposizione.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Però, se ci pensate bene, proprio il Terzo Settore è stato per anni il paladino e promotore del concetto che la politica non si fa solo nelle stanze del Parlamento, ma in tutta l’articolazione di quella che oggi viene definita, con un termine orribile e discriminatorio, società civile (come se altri settori non coinvolti fossero incivili, mah!). E, sulla scorta di questo credo, abbiamo lottato strenuamente per concordare meccanismi di confronto con il potere politico, con la pretesa di influenzarne e determinarne le decisioni, che perlomeno potessero essere “decisioni informate” avendo appunto a disposizione gli elementi tecnici di indirizzo da noi forniti.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Evidentemente questo schema non ha funzionato, se tanti big players del<strong> Terzo Settore</strong> hanno pensato che l’unico modo per farsi ascoltare davvero fosse quello di entrare in politica. Risolvendo &#8211; mi auguro &#8211; nel breve periodo il dilemma di come proporre una voce ascoltata dalla politica, ma lasciando il nodo tuttora irrisolto di come poter svolgere un’azione politica senza dover per forza iscrivere il proprio nome in qualche lista elettorale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/24/elezioni-2013-siamo-sicuri-che-vogliamo-no-profit-nella-stanza-dei-bottoni/478844/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Farnesina: alla Cooperazione l&#8217;ottimo lavoro dell&#8217;ex-dg Belloni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/17/ministro-terzi-ci-manchera/472166/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/17/ministro-terzi-ci-manchera/472166/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Jan 2013 09:53:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Cooperazione Internazionale]]></category> <category><![CDATA[Farnesina]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Terzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=472166</guid> <description><![CDATA[Si è insediato questa settimana il nuovo direttore generale della cooperazione italiana alla Farnesina: Giampaolo Cantini, ex console italiano a Gerusalemme, persona di cui tutti parlano benissimo ed a cui ovviamente vanno i più sentiti auguri di buon lavoro. Prende il posto di Elisabetta Belloni, che per 4 anni e mezzo ha tenuto le redini...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Si è insediato questa settimana il nuovo direttore generale della <strong>cooperazione italiana alla Farnesina</strong>: Giampaolo Cantini, ex console italiano a Gerusalemme, persona di cui tutti parlano benissimo ed a cui ovviamente vanno i più sentiti auguri di buon lavoro. Prende il posto di <strong>Elisabetta Belloni</strong>, che per 4 anni e mezzo ha tenuto le redini della cooperazione in un periodo alquanto tempestoso, caratterizzato dalle scelte di politica estera quantomeno ondivaghe dell’ultimo governo Berlusconi che, ovviamente, hanno avuto un effetto a cascata anche sulle scelte delle politiche italiane di <strong>cooperazione allo sviluppo</strong>.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Il Dg <strong>Belloni non è mai stato troppo amato dal variegato mondo della cooperazione</strong>. Accusata di essere una donna dura, poco disponibile al compromesso ed al negoziato, non adeguatamente sensibile alle tematiche dello sviluppo. Più volte ha avuto scontri, anche roventi, con le rappresentanze del mondo della cooperazione. Insomma, credo che in molti operatori non lasci un buon ricordo.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Io, invece, la vorrei ringraziare. Perché ha svolto il proprio ruolo <strong>senza fare sconti a nessuno</strong>, evitando di bazzicare troppo nei circoli tradizionali in cui si decidono le politiche e che sovente si sono trasformati in incubatori di relazioni lobbystiche poco virtuose. Ha messo in sicurezza i finanziamenti per la cooperazione anche per il 2013, che certo sono decisamente inferiori rispetto al passato ed alle nostre aspettative, ma comunque garantiscono un portafoglio di base che permette di continuare, anche se a ritmo ridotto, il nostro lavoro. E non è poco, vista la situazione della finanza pubblica ed i tagli che stanno massacrando il welfare nelle sue variegate componenti.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ha inoltre portato a termine la revisione delle procedure di presentazione ed approvazione dei progetti per le <strong>Ong</strong>, passando finalmente ad una modalità pubblica e trasparente con un bando annuale cui potranno partecipare tutti gli attori, senza scorciatoie e vie preferenziali cui troppi erano abituati. Ora alcuni di noi si stracciano le vesti e paventano possibili effetti disastrosi di questa decisione, ma ricordiamoci che da anni abbiamo chiesto noi, prima che lo facesse la Corte dei Conti, un sistema maggiormente tracciabile e che garantisse trasparenza ed accountability, sul modello della Commissione Europea ed i grandi donors istituzionali.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Insomma, abbiamo avuto una professionista seria e competente, e pazienza se la carezza al bimbo africano non rientrasse tra le sue skills principali. A mio parere, a un civil servant si chiede di produrre risultati tangibili, indipendentemente da sensibilità ed inclinazioni che sono ovviamente un fatto personale.<strong> Vale per lei lo stesso discorso che vale per il Ministro Terzi: pur non avendoci mai dato l’impressione di stravedere per il nostro settore, ci ha trattato come un alleato affidabile e di valore e sempre con profondo rispetto</strong>, senza eccessive manifestazioni pubbliche di appoggio ma con un rigore professionale che, personalmente, mi mancherà molto. E che si è visto nei risultati.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Certo, per la nostra cultura ci troviamo più a nostro agio con un Ministro come Riccardi, più vicino alle nostre posizioni e con un background che ci accomuna. Ma, facendo un bilancio serio ed obiettivo di questo anno di governo Monti, penso che, se usciamo quasi indenni da un’annata così complicata, lo si deve al 100% al Ministero degli Esteri ed ai suoi (molti) eccellenti funzionari, mentre negli annali della gestione Riccardi resterà solo la kermesse del Forum della Cooperazione dell’ottobre scorso che – e mi spiace in questo caso essere stato buon profeta – alla fine si è dimostrata principalmente una vetrina di lancio politico per il Ministro stesso, come confermato dagli avvenimenti successivi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/17/ministro-terzi-ci-manchera/472166/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La bella Italia. Perché non iniziamo da qui?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/17/la-bella-italia-perche-non-iniziamo-da-qui/448154/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/17/la-bella-italia-perche-non-iniziamo-da-qui/448154/#comments</comments> <pubDate>Mon, 17 Dec 2012 09:40:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category> <category><![CDATA[Servizi]]></category> <category><![CDATA[Solidarietà]]></category> <category><![CDATA[Volontariato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=448154</guid> <description><![CDATA[Da quando il nostro ex Primo Ministro ha paventato una sua possibile (ri)discesa in campo, invece di farmi prendere da ennesimi scoramenti e vecchi rancori, ho deciso di fare un esercizio mentale di auto-difesa e resistenza attiva. Per una settimana ho resettato il mio cervello ed ho provato a guardare il nostro paese con gli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da quando il nostro ex Primo Ministro ha paventato una sua possibile (ri)discesa in campo, invece di farmi prendere da ennesimi scoramenti e vecchi rancori, ho deciso di fare un <strong>esercizio mentale di auto-difesa e resistenza attiva</strong>. Per una settimana ho resettato il mio cervello ed ho provato a guardare il nostro paese con gli occhi di un alieno appena sbarcato, cercando di eliminare pregiudizi e preconcetti per assorbire, con la massima neutralità, le<strong> immagini di vita</strong> in cui mi imbattevo. E’ un esercizio altamente salutare, che vi consiglio vivamente per una pulizia (seppur parziale) di anima e mente.</p><p>Cosa ho trovato in questa settimana? Tanta roba, come direbbe qualcuno. Il sorriso della signora anziana cui si cede il posto<strong> sul bus</strong>, un sorriso non di circostanza ma di vera riconoscenza per lo sforzo mentale da te compiuto di metterti, anche se per pochi attimi, nei suoi panni, capendone difficoltà e fatiche. La dolcezza del macellaio sotto casa, omone alto e grosso con un coltellaccio per nulla rassicurante in mano, che quando sente tuo figlio piccolo dirti che ha fame interrompe la sua attività, prende dal bancone il prosciutto, ne taglia due fette e lo porge con un sorriso alla piccola creatura famelica.</p><p>Oppure la conversazione con il<strong> giovane addetto di un call-center</strong>, imprigionato in una delle professioni più ingrate che possiamo immaginare e, nonostante ciò, ancora capace di frasi di cortesia e battute ironiche per farti pesare meno gli interminabili tempi di attesa per finalizzare la voltura di un contratto. E mentre tu pensi che è assurdo passare 10 minuti al telefono per un’operazione così semplice ed hai un moto di stizza, poi rifletti che questa persona deve svolgere per sei/otto ore le stesse procedure standard e dare le stesse risposte, magari dovendo affrontare sovente persone meno pazienti di te.</p><p>Ed ogni giorno, quando arrivi nel tuo posto di lavoro, noti la passione e l’amore con cui il personale sanitario ed educativo si prende cura delle persone più deboli, anziani, disabili, malati. Sentimenti veri e sinceri, che non causano nessun aumento salariale o progressione di carriera, figli solamente dell’attenzione verso il bisognoso e verso la qualità del proprio lavoro.</p><p>Ed alla fine di una settimana così inizi a pensare che forse l’Italia, invece di inseguire <strong>la chimera di diventare competitiva</strong> in alcuni mercati e settori che non ci appartengono, dovrebbe investire maggiormente in quelle aree di eccellenza di capitale umano che tutti ci riconoscono: i servizi alla persona, l’attenzione al cliente, la capacità di entrare in sintonia con chi ha più bisogno. Siamo figli di una cultura intrisa di <strong>generosità e di volontariato</strong> (chi di voi ha girato un po’ nei paesi in via di sviluppo sarà rimasto impressionato dalla quantità di volontari italiani che si incontrano nei posti più sperduti): perché non pensare di farne un brand davvero distintivo del nostro paese, accanto a cibo, moda, turismo etc..?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/17/la-bella-italia-perche-non-iniziamo-da-qui/448154/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Battista, ma l&#8217;Onu è un organismo etereo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/04/battista-ma-lonu-e-organismo-etereo/435552/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/04/battista-ma-lonu-e-organismo-etereo/435552/#comments</comments> <pubDate>Tue, 04 Dec 2012 15:24:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Antisemitismo]]></category> <category><![CDATA[Ban Ki Moon]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category> <category><![CDATA[Palestina]]></category> <category><![CDATA[Pierluigi Battista]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=435552</guid> <description><![CDATA[Probabilmente alcuni di voi avranno letto ieri un pepatissimo articolo di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, in cui il nostro attaccava le Nazioni Unite per le recenti posizioni assunte riguardo al riconoscimento dello status della Palestina come membro osservatore, votato con 138 si, 41 astensioni e 4 voti contrari. Le parole di Battista, durissime,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Probabilmente alcuni di voi avranno letto ieri un pepatissimo articolo di <strong>Pierluigi Battista sul Corriere della Sera</strong>, in cui il nostro attaccava le <strong>Nazioni Unite</strong> per le recenti posizioni assunte riguardo al riconoscimento dello status della Palestina come membro osservatore, votato con 138 si, 41 astensioni e 4 voti contrari. Le parole di Battista, durissime, avanzano <strong>pesanti accuse di antisemitismo verso l’Onu</strong> e, più in generale, insinuano la totale inadeguatezza dell’organismo a risolvere i grandi problemi geo-politici esplosi negli ultimi anni.</p><p align="JUSTIFY">Quando leggo articoli come quello di Battista rimango sempre basito, in quanto mi chiedo se queste persone considerino davvero l’Onu come una specie di organismo astratto, etereo, che decide e vota attraverso meccanismi intangibili e vagamente esotici. Una sorta di congrega di alieni, insomma, che ogni tanto calano da Marte per riunirsi e decidere i destini del mondo.</p><p align="JUSTIFY">Bisognerebbe ricordare a Battista che alle assemblee degli organismi internazionali partecipano persone fisiche, emanazione di governi votati &#8211; perlopiù democraticamente &#8211; dai cittadini e rappresentativi della maggior parte della popolazione. Insomma, <strong>quando l’Onu assume determinate posizioni è perché compie una sintesi</strong>, attraverso meccanismi di voto condivisi e trasparenti, di quella che è la volontà della maggioranza degli Stati membri, decisa dalle varie cancellerie sulla base di politiche e strategie facenti parte di un più ampio disegno dell’azione di governo di ciascuno Stato.</p><p align="JUSTIFY">Pertanto, il buon Battista dovrebbe avere l’onestà intellettuale &#8211; se proprio non è d’accordo con le posizioni assunte dall’Onu nel caso specifico &#8211; di scagliarsi non contro il Palazzo di Vetro, bensì contro i singoli paesi, tra cui l’Italia, che hanno votato a favore del riconoscimento dello status della Palestina. Insomma, <strong>accusare Ban Ki-moon di antisemitismo è assolutamente ridicolo</strong>, perché il suo ruolo è quello rappresentare la posizione dominante espressa in Assemblea, facendo la sintesi tra il “presunto antisemitismo” di Monti, Hollande, Rajoy ed il “filo-israelismo” degli Stati Uniti. Ma spesso, per le penne non troppo audaci del nostro paese, è molto più facile prendersela con chi sta lontano, a New York, piuttosto che dire chiaro e tondo che Monti ed i suoi sono antisemiti. Che poi, è chiaro, è una barzelletta: ma Battista questa volta è riuscito a sbagliare in un colpo solo l’accusa ed il destinatario dell’accusa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/04/battista-ma-lonu-e-organismo-etereo/435552/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Che fine ha fatto la politica estera?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/22/che-fine-ha-fatto-la-politica-estera/423074/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/22/che-fine-ha-fatto-la-politica-estera/423074/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Nov 2012 15:11:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Terzi]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category> <category><![CDATA[Politica Estera]]></category> <category><![CDATA[Primarie Centrosinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=423074</guid> <description><![CDATA[Fa sempre un certo effetto assistere ai dibattiti presidenziali negli Stati Uniti: uno su tre è quasi interamente dedicato alla politica estera ed in molti casi questo tema si è rivelato uno dei terreni più scivolosi per i candidati. Anche Romney, nell’ultimo turno, si è probabilmente giocato qualche migliaia di voti con alcune gaffes. Certo,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Fa sempre un certo effetto assistere ai dibattiti presidenziali negli Stati Uniti: uno su tre è quasi interamente dedicato alla <strong>politica estera</strong> ed in molti casi questo tema si è rivelato uno dei terreni più scivolosi per i candidati. Anche Romney, nell’ultimo turno, si è probabilmente giocato qualche migliaia di voti con alcune gaffes. Certo, gli Stati Uniti sono un paese di tali dimensioni e potere economico e politico che il dossier politica estera deve essere per forza corposo, anche perché ad esso si collegano scelte globali che vanno ad influenzare il destino incrociato di molti paesi. Ed è pertanto ovvio che diventi uno dei pilastri fondamentali sui quali si giudica l’adeguatezza di un futuro Presidente.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Poi uno si piazza davanti alla Tv italiana per assistere al dibattito delle <strong>primarie del centrosinistra</strong>: avete notato quanto tempo è stato dedicato ai temi di politica estera dai vari <strong>Renzi, Bersani &amp; company</strong>? Zero fratto zero. Cosa penserà mai Tabacci della situazione in Medio Oriente? E Vendola che idee avrebbe per capitalizzare le nostre relazioni con alcuni paesi dell’America Latina? Mah.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Attenzione, questa è una costante storica della politica italiana: considerare il nostro paese come un<strong> microcosmo a sé</strong>, le cui uniche scelte estere negli ultimi sessanta anni sono state se aderire al blocco sovietico o quello americano. Finita la guerra fredda, ci siamo trovati persi e senza direzione, non avendo più il “nemico” da affrontare o l’ “amico” da compiacere.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ed infine è arrivata la mazzata dell’<strong>Unione Europea</strong>: non ci è parso vero di poter abdicare da un tema che non ci ha mai davvero appassionato, restringendo i confini del nostro intervento ai palazzi di Bruxelles e nascondendoci dietro al mantra della <strong>perdita di sovranità nazionale</strong> per cedere le prerogative di scelte di politica estera alla Lady Ashton di turno. Finalmente il lavoro sporco, di strategia politica, lo faranno altri e noi ce ne laviamo le mani</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">In questi ultimi dieci anni il panorama mondiale è cambiato, ce lo diciamo ogni giorno. Il vecchio mondo è in declino, gli stati emergenti hanno messo a soqquadro il quadro economico e politico. Qual è la nostra posizione nei confronti di questo scenario? A parte qualche missione di primi ministri accompagnati dalle delegazioni di Confindustria per andare a vendere il prodotto Italia a Dubai e Doha, in cosa altro si è sostanziata la nostra politica estera verso i nuovi mondi?</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Credo che, come popolo, dobbiamo essere molto onesti con noi stessi: alla maggior parte degli italiani di questo tema non interessa nulla. Ed allora, preso atto di questa situazione, smettiamola di invocare – come fanno molti anche oggi – una figura politica di primo piano che possa fornire un’impronta di un certo tipo. E’ inutile. A mio parere, molto meglio continuare anche nel prossimo governo con un Ministro tecnico, Ambasciatore di carriera, che sappia presidiare la diplomazia in tutte le proprie componenti organizzative, gestionali e tecniche. Personalmente spero che il<strong> Ministro Terzi</strong>, che in questi mesi ha lavorato sotto traccia con competenza e rigore, rimanga: per come abbiamo sempre impostato la nostra politica estera, mille volte meglio lui di un qualsiasi Fini o D’Alema di ritorno.</p><p align="JUSTIFY"> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/22/che-fine-ha-fatto-la-politica-estera/423074/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mezzi pubblici e spreco di carta: l&#8217;esempio virtuoso viene da Istanbul</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/13/mezzi-pubblici-e-spreco-di-carta-lesempio-virtuoso-viene-da-istanbul/412129/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/13/mezzi-pubblici-e-spreco-di-carta-lesempio-virtuoso-viene-da-istanbul/412129/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Nov 2012 09:27:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Biglietti]]></category> <category><![CDATA[Carta]]></category> <category><![CDATA[Istanbul]]></category> <category><![CDATA[Mezzi Pubblici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=412129</guid> <description><![CDATA[Vi è mai capitato, quando prendete i mezzi pubblici, di pensare alla quantità di carta che ogni giorno “sprechiamo” in biglietti di trasporto usa e getta? A me tantissime volte. Vedere questi piccoli pezzetti di carta, inghiottiti e risputati dalle obliteratrici per apporvi un banale timbro di inchiostro e destinati a finire nel primo cestino...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Vi è mai capitato, quando prendete i <strong>mezzi pubblici</strong>, di pensare alla quantità di <strong>carta</strong> che ogni giorno “sprechiamo” in biglietti di trasporto usa e getta? A me tantissime volte. Vedere questi piccoli pezzetti di carta, inghiottiti e risputati dalle obliteratrici per apporvi un banale timbro di inchiostro e destinati a finire <strong>nel primo cestino disponibile</strong> appena abbiamo finito la corsa, mi ha sempre provocato un leggero disagio.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">E’ vero che ultimamente, grazie alle tessere magnetiche degli abbonamenti in molte città, il fenomeno si è notevolmente ridotto. Ma permane ancora uno zoccolo duro decisamente numeroso di persone che comprano il biglietto individuale, il settimanale o il carnet da 10 biglietti, tutti di carta. Ci deve essere una soluzione, semplice e a basso costo, per evitare un<strong> consumo così poco intelligente di carta…</strong></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Certo che c’è. <strong>Basta andare a Istanbul</strong>, città per molti versi paragonabile, a livello di infrastrutture ed educazione civica delle persone, alle nostre metropoli. Quindi niente Giappone e Svezia, tanto per intenderci. Ebbene, sapete cosa utlizzano i turchi al posto del biglietto di carta? Dei gettoncini tipo quelli in uso nei luna park per gli autoscontri. Sia in metropolitana che nelle fermate degli autobus vi sono dei distributori automatici da cui prelevare il gettone, che poi viene inserito nel “tornello” per accedere alla fermata, e da questo inghiottito per sempre. Così il passeggero entra e la macchina trattiene i gettoni, che a fine giornata vengono prelevati da personale addetto e riposizionati nelle macchine distributrici. Insomma, nessun usa e getta ma totale riutilizzo della “moneta” di ingresso ai mezzi pubblici.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ad Istanbul questo sistema è utilizzato sia in metropolitana che nelle fermate di bus e tram all’aperto. In queste ultime, per evitare facilissimi aggiramenti (basta scavalcare il tornello o passare dall’altro lato della fermata), hanno messo delle ringhiere lungo tutte le fermate e un controllore che stani eventuali “furbetti”. Insomma, il sistema ha dei costi ingenti che possono farci riflettere sul rapporto costi-benefici della sua messa in opera.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Per la metropolitana, invece, è una soluzione vincente al 100%. I tornelli esistono già, basta modificarli per “mangiare” gettoni al posto di carta, convertire i distributori di biglietti in distributori di gettoni e il gioco è fatto. E’ tutto semplice e lineare: forse troppo perché qualcuno di noi ci pensi?</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Perché i dirigenti delle nostre tanto amate municipalizzate dei trasporti non si guardano un po’ attorno e imparano esperienze virtuose di paesi a noi molto vicini? Cosa impedisce loro di operare per un miglioramento qualitativo del servizio ai cittadini? <strong>Forse la “lobby” di tabaccai e giornalai</strong>, che con tale misura perderebbero i diritti di “appalto” della vendita di biglietti?  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/13/mezzi-pubblici-e-spreco-di-carta-lesempio-virtuoso-viene-da-istanbul/412129/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ingroia in Guatemala, un altro cervello in fuga</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/05/ingroia-in-guatemala-altro-cervello-in-fuga/403452/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/05/ingroia-in-guatemala-altro-cervello-in-fuga/403452/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Nov 2012 09:14:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category> <category><![CDATA[Fuga dei Cervelli]]></category> <category><![CDATA[Guatemala]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=403452</guid> <description><![CDATA[Sabato scorso sono andato all’Università di Pavia per seguire l’ultima uscita pubblica del Procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che tra poche ore lascerà la Procuradi Palermo destinazione Guatemala, dove andrà a ricoprire l&#8217;incarico di Capo dell&#8217;Unità di Investigazione della Commissione Internazionale contro la Impunità, organismo delle Nazioni Unite. La vicenda la conosciamo tutti e ciascuno di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso sono andato all’Università di Pavia per seguire l’ultima uscita pubblica del Procuratore aggiunto<strong> Antonio Ingroia,</strong> che tra poche ore lascerà la Procuradi Palermo destinazione<strong> Guatemala,</strong> dove andrà a ricoprire l&#8217;incarico di Capo dell&#8217;Unità di Investigazione della Commissione Internazionale contro la Impunità, organismo delle Nazioni Unite. La vicenda la conosciamo tutti e ciascuno di noi si è certamente fatto la propria idea sulle ragioni che hanno spinto Ingroia a questa scelta, così come sull’atteggiamento tenuto dalla Presidenza della Repubblica nei confronti dell’inchiesta della<strong> Procura di Palermo</strong> sulla trattativa stato-mafia. Non è di questo che vorrei parlare. Mentre ascoltavo le parole di Ingroia e ripercorrevo tutta la storia, tra me e me riflettevo su due elementi che hanno caratterizzato questa vicenda e che sono, purtroppo, alquanto peculiari del nostro Paese.</p><p>Anzitutto il <strong>provincialismo spinto di buona parte dell’Italia</strong>, che parla di svernamento di Ingroia in America Latina, anno sabbatico etc.. Questo fa parte della nostra atavica fatica di guardare un po’ oltre il nostro naso, pensando sempre ad un globo italo-centrico dove chi fa scelte diverse viene considerato vagamente &#8216;esotico&#8217;. Tutti i riflettori puntati sulla &#8216;fuga&#8217; di Ingroia da un ambiente ormai contaminato, e nessuno che abbia sottolineato che il Procuratore è stato chiamato ad un importantissimo incarico in seno alle Nazioni Unite, riconoscimento di cui noi tutti, come italiani, dovremmo essere<strong> fieramente orgogliosi.</strong> Non si tratta di una scelta di ripiego ed Ingroia non va a fare l’animatore in un villaggio turistico caraibico: va invece a lavorare su una delle piaghe sociali che da lustri affliggono l’America Latina, la criminalità, e lo va a fare in un paese &#8211; il Guatemala &#8211; che negli ultimi anni si è caratterizzato per tassi di violenza inauditi.</p><p>Il secondo elemento di riflessione è che assistiamo ad un ennesimo caso di fuga (seppur temporanea, visto che l’incarico è di un anno) di cervelli. E, come tutti <strong>i cervelli in fuga</strong>, Ingroia ha compiuto questa scelta con profonda amarezza e sincero rancore verso il nostro Paese, colpevole di non avergli permesso di esercitare la sua professione come avrebbe desiderato. Questa è una triste costante della nostra<strong> emigrazione professionale</strong>: la sensazione di doversene andare altrove per lavorare in determinate condizioni, che in Italia sovente non sono permesse.</p><p>Io credo che uno degli indicatori di un paese in salute sia proprio quando i cittadini, al momento di emigrare, possano ringraziare il sistema educativo, economico e sociale del proprio paese per avergli permesso di crescere a tal punto da vedersi aprire nuove opportunità di carriera. Quando invece un Paese produce in serie dei professionisti in fuga pieni di rancore e di amarezza, significa che è profondamente malato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/05/ingroia-in-guatemala-altro-cervello-in-fuga/403452/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Età pensionabile, quando si confonde conoscenza ed esperienza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/eta-pensionabile-quando-si-confonde-conoscenza-ed-esperienza/389431/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/eta-pensionabile-quando-si-confonde-conoscenza-ed-esperienza/389431/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Oct 2012 08:53:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Conoscenza]]></category> <category><![CDATA[Età Pensionabile]]></category> <category><![CDATA[Innovazione]]></category> <category><![CDATA[Pensioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=389431</guid> <description><![CDATA[E’ dal 2010 in testa alla classifica degli uomini più ricchi del mondo, davanti ai vari Bill Gates, Mark Zuckerberg e compagnia cantante. Carlos Slim Helù, messicano di 72 anni, ha fatto denari a palate grazie alle telefonia in America Latina, con il suo gruppo Carso, proprietario di compagnie di telecomunicazioni quali Telmex ed America...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">E’ dal 2010 in testa alla classifica degli uomini più ricchi del mondo, davanti ai vari Bill Gates, Mark Zuckerberg e compagnia cantante. <strong>Carlos Slim Helù</strong>, messicano di 72 anni, ha fatto denari a palate grazie alle telefonia in America Latina, con il suo gruppo Carso, proprietario di compagnie di telecomunicazioni quali Telmex ed America Movil. E’ un uomo che ha creato la propria fortuna grazie alla tecnologia, insomma.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.lastampa.it/2012/10/17/esteri/speciali/europa-2/interviste/slim-ci-da-lezioni-di-storia-oggi-il-vostro-benessere-e-diventato-insostenibile-MtJLHWdZ217sO7p7peKJCJ/pagina.html" target="_blank">Slim ha rilasciato una lunga intervista a “La Stampa”</a> questa settimana in cui, tra i vari argomenti, tratta quello dell’<strong>età pensionabile</strong>. Ci spiega, il nostro, che la soglia pensionistica a 60 anni era giustificata, ai tempi, dal fatto che la maggior parte dei lavori avessero una grossa componente fisica e fossero alquanto usuranti. Oggi, in un mondo basato sulla <strong>società dei servizi</strong>, i valori importanti sono divenuti esperienza e conoscenza, e quindi considera un delitto che gente di 60 anni sia costretta ad andare in pensione quando si trova all&#8217;apice del proprio potenziale e della propria performance.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">E’ un’intervista la cui lettura mi ha fatto male, confesso. Perché anche un uomo certamente illuminato come Slim cade nel profondo e doloroso equivoco di <strong>confondere la conoscenza con l’esperienza</strong>, dando per scontato che l’esperienza sia il “contenitore” dove si vanno a depositare tutte le conoscenze acquisite. A mio parere è un concetto obsoleto, fonte di tanti mali di varie società, non solo quella italiana: baronismo, nonnismo, gerontocrazia, immobilismo, conservatorismo. Pensare che in una società che viaggia a velocità supersonica come quella attuale &#8211; dove ogni giorni si creano nuove conoscenze e se ne distruggono altrettante e dove la conoscenza è indissolubilmente legata all&#8217;innovazione - la “vecchia” generazione possa ancora dettare legge solo tramite un meccanicistico gesto di “impilare” conoscenze nel corso degli anni, significa aver capito molto poco dei processi attuali e dei trend futuri.</p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ho 41 anni e faccio un lavoro dove è richiesto un <strong>costante aggiornamento non solo tecnico-professionale, ma anche di contesto e di analisi socio-economico-politica</strong>. Ebbene, confesso senza vergogna che già alla mia età, quando mi confronto con colleghi più giovani &#8211; magari appena usciti dall’Università &#8211; mi rendo conto che troppo spesso mi difendo con consigli da “buon padre di famiglia”, intrisi di saggezza empirica, di fronte all&#8217;incredibile bagaglio di conoscenze che questi attori giovani posseggono, e rinnovano quotidianamente. Pensare che tra 31 anni, all&#8217;età di Slim, mi dovrei mettere a sgomitare per difendere certe posizioni di privilegio che ritengo acquisite sulla scorta del mio maggior accumulo di anni rispetto alle nuove leve, mi fa sinceramente orrore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/eta-pensionabile-quando-si-confonde-conoscenza-ed-esperienza/389431/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tunisi, che ne è stato della primavera araba?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/16/tunisi-che-ne-e-stato-della-primavera-araba/383903/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/16/tunisi-che-ne-e-stato-della-primavera-araba/383903/#comments</comments> <pubDate>Tue, 16 Oct 2012 13:35:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Federico Marcon</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Assemblea Costituente]]></category> <category><![CDATA[Ben Alì]]></category> <category><![CDATA[Elezioni]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Primavera Araba]]></category> <category><![CDATA[Regime]]></category> <category><![CDATA[Rivoluzione dei Gelsomini]]></category> <category><![CDATA[Tunisi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=383903</guid> <description><![CDATA[Scampoli di sensazioni ed emozioni dopo una settimana passata a Tunisi. Che ne è stato della primavera araba? In che maniera la forza propulsiva portata in piazza e sulla rete da migliaia di giovani beneficia oggi dell’onda lunga della rivoluzione dei gelsomini? L’impressione è che l’energia si sia in qualche modo affievolita, purtroppo. E, come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Scampoli di sensazioni ed emozioni dopo una settimana passata a <strong>Tunisi</strong>. Che ne è stato della<strong> primavera araba</strong>? In che maniera la forza propulsiva portata in piazza e sulla rete da migliaia di giovani beneficia oggi dell’onda lunga della<strong> rivoluzione dei gelsomini</strong>? L’impressione è che l’energia si sia in qualche modo affievolita, purtroppo. E, come succede spesso in questi casi, si inizia ad innestare nelle menti delle persone il pensiero che, tutto sommato, si stava meglio quando si pensava di stare peggio.</p><p align="JUSTIFY">Meno di due studenti laureati su 10 trovano <strong>lavoro</strong> oggi, e non va meglio a chi fa corsi di professionalizzazione tecnica, nonostante si sia portati a pensare che con un mestiere, in questi paesi, in un modo o nell&#8217;altro qualcosa si combina. La <strong>micro-criminalità</strong> per strada è tornata a mordere, dopo anni in cui il <strong>regime</strong> aveva ripulito le strade. Ed a proposito di pulizia, ora le città sembrano più sporche di un tempo, molti cittadini lamentano la mancanza di cura della <strong>cosa pubblica</strong> come uno dei segni caratterizzanti della decadenza del paese, addossandone la colpa al governo attuale.</p><p align="JUSTIFY">Ora tutto il Paese guarda all&#8217;<strong>Assemblea Costituente</strong>, che dovrebbe ridefinire in maniera radicale la governance nazionale, per poi arrivare alle <strong>elezioni</strong>, previste per il prossimo anno (primavera, estate? ancora non è chiaro). I <strong>salafiti</strong>, l’ala estremista della fazione islamica, spingono per una forte caratterizzazione religiosa dello Stato, contrastati da una spinta ammodernatrice ed illuminata che ha dato cervelli e corpi alla rivoluzione del gennaio 2011 e che si sta organizzando in gran parte nell&#8217;<strong>associazionismo</strong> della società civile.</p><p align="JUSTIFY">E su questo panorama rimane comunque l’interrogativo di fondo, che si replica sovente in queste situazioni: è meglio un governo autoritario, che limita la libertà e la democrazia ma garantisce al contempo un soddisfacente funzionamento dei <strong>servizi pubblici</strong> essenziali ed un sviluppo economico, oppure un governo che garantisca sì <strong>libertà</strong> di parole ed espressione, ma accompagnate da un gestione della cosa pubblica scadente? Per noi europei occidentali, che fortunatamente ci siamo lasciati dietro da tempo governi autoritari e che siamo intrisi di una forte cultura democratica, il dubbio forse non si pone.</p><p align="JUSTIFY">Ma, se ci pensate bene, è la questione che ha caratterizzato l’annoso dibattito su <strong>Cuba</strong>: paese caratterizzato da un sistema scolastico e sanitario di elevata qualità, tassi di povertà assoluta sostanzialmente inesistenti, in cambio di una forte cessione della libertà individuale e dell’iniziativa economica privata. E’ giusto o sbagliato? A volte mi risuonano nella mente le parole dell’ex Presidente del Brasile <strong>Lula,</strong> che a domanda sul regime castrista rispose: “E’ vero, in quell&#8217;isola manca un po’ di libertà! Ma se guardiamo a paesi vicini a Cuba, con caratteristiche similari (Haiti ndr), di quale libertà stiamo parlando? In questi paesi l’unica libertà rimasta sembra essere quella di morire di fame, o di malattie”. Ecco, in Tunisia il dopo <strong>Ben Ali</strong> si sta attorcigliando su questo tipo di dibattito. E, indipendentemente da come la pensiate, concorderete con me che speranze ed aspettative dei giovani tunisini erano ben altre.  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/16/tunisi-che-ne-e-stato-della-primavera-araba/383903/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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