<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Felice Lima</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/flima/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il Csm e la P4</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/il-csm-e-la-p4/131236/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/il-csm-e-la-p4/131236/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Jun 2011 07:36:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Achille Toro]]></category> <category><![CDATA[arcibaldo miller]]></category> <category><![CDATA[Csm]]></category> <category><![CDATA[Gioacchino Genchi]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Narducci]]></category> <category><![CDATA[luca palamara]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=131236</guid> <description><![CDATA[Nella magistratura si perpetua da decenni una grave mistificazione della storia: la “magistratura”, intesa sia come istituzione che come associazione, si nasconde dietro le vite e le storie di alcuni “magistrati”. Dunque, gente come Caliendo, Toro, Miller, Papa, Martone, Marra, Marconi e decine di tantissimi altri sfruttano i nomi e le vite di Falcone, Borsellino,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella magistratura si perpetua da decenni una grave <strong>mistificazione</strong> della storia: la <em>“magistratura”</em>, intesa sia come istituzione che come associazione, si nasconde dietro le vite e le storie di alcuni <em>“magistrati”</em>.</p><p>Dunque, gente come Caliendo, Toro, Miller, Papa, Martone, Marra, Marconi e decine di tantissimi altri <em>sfruttano</em> i nomi e le vite di Falcone, Borsellino, Livatino, e decine di tantissimi altri per accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica, mentre gestiscono un potere di grande rilevanza nella vita democratica del Paese nel modo che è sotto gli occhi di tutti.</p><p>Il popolo difende generosamente <em>“la magistratura”</em>, credendo con ciò di difendere la legalità e la giustizia, ma non sa che il potere interno alla <em>“magistratura”</em> non è amico della legalità e della giustizia, tanto quanto non è amico dei magistrati integerrimi e imparziali.</p><p>Com’è noto a tutti, i più gravi ostacoli all’opera dei magistrati più bravi e generosi sono sempre venuti dalla <em>“magistratura”</em> e dal Csm.</p><p>Voglio commentare qui <strong>una delibera approvata ieri </strong>con riferimento al caso del magistrato  Capo degli Ispettori del Ministero della Giustizia dr <strong>Arcibaldo Miller</strong>.</p><p>Costui risulta coinvolto in vicende veramente gravi e sembra provato che abbia mantenuto condotte decisamente deplorevoli.</p><p>Non lo dico come mia opinione personale, ma riportando parole tratte da una bozza della proposta di delibera inviata al Plenum del Csm dalla Prima Commissione, ove era scritto, fra l’altro, che <em>«il dr Arcibaldo Miller ha messo a disposizione (fornendo pareri preventivi, assicurando l’esercizio dell’attività ispettiva non materialmente esercitata per ragioni politiche) il suo ruolo di Capo dell’Ispettorato del Ministero della Giustizia al gruppo associativo segreto al fine di intimidire e punire i magistrati del Tribunale di Milano nell’esercizio delle loro funzioni giurisdizionali»</em> e ancora che <em>«appare evidente che la il dott. Arcibaldo Miller ha tenuto una condotta in aperta violazione dei canoni di imparzialità e indipendenza in quanto: ha partecipato a riunioni nelle quali si esercitavano pressioni politiche anche illecite su organi di rilevanza costituzionale nell’esercizio della giurisdizione; ha posto il suo potere amministrativo a servizio di interessi di parte politici e affaristici. In tal modo dimostrando </em><em>incapacità di svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialità»</em> (la delibera approvata in Plenum ha contenuti simili, ma significativamente più blandi di quelli appena riportati).</p><p>A fronte di tali fatti gravissimi, vi chiederete: <strong>cosa ha fatto in concreto il Csm da un anno a questa parte? </strong>Perché i fatti ai quali faccio riferimento sono noti al Csm da un anno. Cosa ha fatto il Csm di concreto nei confronti del Miller?</p><p>Cosa ha fatto <strong>in un anno</strong> quello stesso CSM che <strong>in pochi giorni</strong> ha cacciato dalla Procura di Salerno i colleghi Apicella, Nuzzi e Verasani, che con le loro indagini stavano dando fastidio proprio ai magistrati legati alla P4 e ai loro amici?</p><p>Concretamente proprio un bel nulla, posto che Miller è ancora lì dov’era e c’è ancora come magistrato.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://docs.google.com/document/d/1UQzVFyR2QfqxXOrdaLaUMnqAnlLPdVFrThHFGsKxd1Y/edit?hl=it&amp;pli=1" target="_blank">A questo link</a></span> è possibile leggere l’intero testo della delibera approvata oggi dal Csm e constatare di persona.</p><p>Potreste obiettarmi: ma dalla delibera sembra che il Csm abbia le mani legate.</p><p>Ma non è vero. Questa delle <em>“mani legate”</em> è una scusa abituale ma bugiarda.</p><p>Il Miller sta a fare il <strong>Capo degli Ispettori del Ministero</strong> come magistrato grazie a una autorizzazione concessagli dal Csm.</p><p>Il Csm avrebbe – già da un anno – il <strong>dovere</strong> di prendere atto che la collocazione del Miller lì dov’è ora non solo non giova all’amministrazione della giustizia, ma le nuoce gravemente e, dunque, revocare <em>illico et immediate</em> l’autorizzazione al fuori ruolo.</p><p>E, infatti, in una delle proposte di delibera esaminate dal Plenum del Csm si faceva espresso riferimento alla <em>«eventuale revoca dell’autorizzazione al fuori ruolo in quanto venuti a mancare i presupposti di interesse dell’amministrazione»</em>, riferimento poi soppresso nel testo definitivo della delibera approvata.</p><p>Al Miller resterebbero così solo due alternative: o ritornare in ruolo, a lavorare in qualche ufficio giudiziario, preferibilmente lontano da questioni delicate e collegate con la politica e il potere, lasciando il posto di Capo Ispettore, o restare nel posto di Capo Ispettore dimettendosi però dalla magistratura.</p><p>Ovviamente a un anno di distanza da quando conosce ufficialmente i fatti qui in discussione il Csm si è guardato bene dal <strong>dare questo dispiacere </strong>al Miller e ai suoi amici potenti.</p><p>E, dunque, se domani un avvocato mi denuncerà sostenendo che ho depositato due sentenze in ritardo, io sarò ispezionato… proprio dal Miller!</p><p>Quanto questo sia assurdo e paradossale e quali conseguenze si debbano trarre da questo ognuno può valutarlo da sé.</p><p>A ciò deve aggiungersi che solo poco tempo fa il dr<strong> Apicella</strong>, Procuratore di Salerno, è stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio in pochi giorni e poi destituito in pochi mesi, perché ritenuto <em>“colpevole”</em> di avere approvato un decreto di perquisizione ritenuto pienamente legittimo dal Tribunale del riesame, che aveva il torto di dispiacere grandemente proprio agli ambienti della cosiddetta P4.</p><p>Ed è inutile sottolineare come non sia in atto nulla di talmente veloce e talmente radicale né nei confronti del Miller né degli altri magistrati coinvolti nelle brutte storie che in questi giorni stanno su tutti i giornali.</p><p>Perché nessuno si sogni di dare credito all’altra menzogna secondo la quale la gente fin qui citata non rappresenterebbe <em>“la magistratura”</em> e si tratterebbe di casi isolati di persone non organiche all’ambiente della <em>“magistratura”</em>, segnalo solo un paio di cose:</p><p>1. sarà sufficiente mettere i cognomi dei protagonisti di questa storia nella casellina di Google News per scoprire di chi si tratta;</p><p>2. comunque, <strong>Achille Toro</strong> è stato Presidente per anni della corrente Unità per la Costituzione; si è dimesso da Presidente perché coinvolto in una brutta storia nel procedimento di Milano relativo alla scalata di Unipol e, nonostante questo, è stato lasciato a fare il Procuratore Aggiunto di Roma, da dove ha potuto indagare, anche nell’interesse di sé stesso, contro <strong>Gioacchino Genchi</strong>, adottando anche provvedimenti dichiarati illegittimi dai giudici competenti; infine si è dimesso dalla magistratura, perché indagato per fatti ancora più gravi;</p><p>3. Giacomo Caliendo e Antonio Martone sono stati Presidenti dell’Associazione nazionale magistrati;</p><p>4. Umberto Marconi è stato membro del Csm.</p><p>Insomma, questa gente è molto rappresentativa della <em>“magistratura”</em>, intesa come il <strong>sistema di potere interno che gestisce il potere giudiziario</strong>.</p><p>Per concludere, nei giorni scorsi il Presidente dell’Anm <strong>Luca Palamara</strong>, dovendo dare prova dell’alto senso deontologico dell’Anm, cosa ha scelto di stigmatizzare? La nomina del dr <strong>Giuseppe Narducci </strong>ad assessore della giunta de Magistris.</p><p>Dovendo individuare un magistrato da additare al mondo come deontologicamente deplorevole, Palamara ha scelto Giuseppe Narducci!</p><p>Ma ditemi voi&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/il-csm-e-la-p4/131236/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>26</slash:comments> </item> <item><title>La lezione di Luigi de Magistris</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/la-lezione-di-luigi-de-magistris/115752/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/la-lezione-di-luigi-de-magistris/115752/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Jun 2011 14:49:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[cittadini]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2011 Napoli]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[Luigi De Magistris]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=115752</guid> <description><![CDATA[Vorrei commentare la vittoria di Luigi de Magistris a Napoli sotto profili diversi da quello più propriamente “politico”. Quella vittoria, infatti, secondo me è una fatto estremamente importante sotto tanti profili, ma quelli che io considero più importanti non riguardano la “politica” in senso stretto, ma la politica come dovere civico, come valore morale, come senso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei commentare la vittoria di Luigi de Magistris a Napoli sotto profili diversi da quello più propriamente <em>“politico”</em>. Quella vittoria, infatti, secondo me è una fatto estremamente importante sotto tanti profili, ma quelli che io considero più importanti non riguardano la <em>“politica”</em> in senso stretto, ma la <strong>politica come dovere civico</strong>, come valore morale, come senso dell’esistenza.</p><p>Luigi ha vinto in un contesto caratterizzato dalle seguenti circostanze:<br /> 1. Luigi non ha una lunga esperienza come politico attivo;<br /> 2. Luigi non aveva capitali economici per la sua campagna elettorale;<br /> 3. Luigi aveva contro tutti i partiti tranne un paio, di minoranza;<br /> 4. la maggior parte degli osservatori scommetteva che avrebbe perso (un sito di scommesse dava la sua sconfitta 3 a 1).</p><p>Poste queste condizioni, la vittoria di Luigi dimostra che in questo tempo chi ha delle <strong>idee </strong>e il coraggio di <strong>mettersi in gioco</strong>, può vincere. Azzarderei, vince.</p><p>Il dramma di questo tempo è che è l’epoca della volontà bruta, della notte della ragione, del titanismo presuntuoso e velleitario, quando non (più spesso) falso e imbroglione. Ed è l’epoca del cinismo e della tirchieria. La maggioranza degli italiani vuole che le cose cambino, ma vuole che gliele cambino <strong>gli altri</strong>. La maggioranza degli italiani vuole che le cose cambino, ma nel frattempo vuole mantenere tutti i vantaggi dello <em><strong>status quo</strong></em>.<br /> La maggioranza degli italiani sogna un messia che gli cambi il mondo mentre loro continuano a fare le porcherie e la vita meschina di sempre. E’ questo che ci trascina in basso.</p><p>Non ci può essere sviluppo, civiltà, società senza <strong>impegno. Vero. Faticoso.</strong> Di ognuno. In prima persona. La storia di Luigi de Magistris ci toglie gli alibi. La sua vittoria dimostra che si può. E’ la prova oggettiva, documentale, incontrovertibile che si può. E, come è già stato detto, se si può si deve. E questa questione è essenziale anche per il futuro più prossimo. La gente ha dimostrato di avere qualità votando per Luigi. Ma purtroppo questo non servirà a nulla se quella stessa gente non si impegnerà per fare ciò che serve.</p><p>E’ indispensabile che gli italiani smettano di credere che basti votare per un messia che ci salvi. Neppure Luigi potrà salvare Napoli, se i napoletani da domani non si impegneranno a essere diversi. Una società non è (solo) ciò che votano i suoi cittadini, ma ciò che fanno. Ognuno di loro. Ogni giorno. In ogni cosa. Luigi de Magistris ci ha dato e – con il suo entusiasmo e la sua abnegazione nel portare avanti un sogno ad ogni costo – ancora ci dà una <strong>lezione </strong>molto grande.</p><p>La parte più importante di questa lezione, secondo il mio modesto parere, non è quella politica (nonostante l’avventura di Luigi sia una enorme, strepitosa lezione di politica a una classe dirigente di partitocrati che sono stati letteralmente umiliati da un ragazzo arrivato alla politica l’altroieri), ma quella <strong>morale</strong>. Fare tesoro di questa lezione è un imperativo etico e l’unica possibilità che abbiamo di salvarci. Questo Paese non ha (solo) un pessimo governo, ha anche <strong>pessimi cittadini</strong>. Pessimi sotto il profilo della mancanza di impegno personale, della viltà, dell’opportunismo, della disponibilità al compromesso morale, della disponibilità alla illegalità (ampiamente praticata in ogni dove). Questo deve (cominciare a) finire. Dobbiamo fare tesoro della lezione di Luigi, perché tutto non si riduca a una bella festa in piazza.</p><p>Lunedì sera non <em>“abbiamo vinto”</em> un bel nulla. Lunedì sera la generosità e il coraggio morale di Luigi de Magistris hanno creato <strong>una possibilità per tutti noi</strong>. Luigi ha vinto, noi ancora no. Questa “possibilità” offertaci da Luigi diventerà “realtà” solo se da oggi ognuno di noi si sentirà in dovere di impegnarsi. Sul serio. Ogni giorno. In tutto. Senza calcoli. Senza paracadute. Senza alibi. Non abbiamo fatto tesoro della lezione di tanti magistrati morti. Oggi abbiamo davanti la lezione di un (ex) magistrato vivo. La palla è a noi.</p><p><strong>Ps:</strong> Luigi è un ex magistrato, perché, diversamente dal resto del Paese, nella magistratura il rinnovamento non è neppure all’orizzonte e la <strong>corporazione </strong>vive nel buio della peggiore prima repubblica. Ed è un ex magistrato vivo perché oggi i magistrati non è più necessario ucciderli: ci pensa la corporazione a neutralizzarli.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/la-lezione-di-luigi-de-magistris/115752/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> <item><title>Strauss-Kahn, l&#8217;America e le verità essenziali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/strauss-kahn-lamerica-e-le-verita-essenziali/111794/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/strauss-kahn-lamerica-e-le-verita-essenziali/111794/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 May 2011 11:08:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[America]]></category> <category><![CDATA[dominique strauss-kahn]]></category> <category><![CDATA[giudici]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[parole]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[verità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=111794</guid> <description><![CDATA[Io credo che le colpe più gravi degli italiani siano quelle intellettuali e morali. In particolare, su tutte, una: la violenza alla verità. Gli italiani più di tutti gli altri credono di potere “piegare” la verità a piacimento. Siamo il popolo che più di ogni altro è incline al “Cara non è come sembra”. E, con riferimento alle cose...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che le colpe più gravi degli<strong> italiani </strong>siano quelle intellettuali e morali. In particolare, su tutte, una: la violenza alla verità. Gli italiani più di tutti gli altri credono di potere <strong>“piegare” la verità</strong> a piacimento. Siamo il popolo che più di ogni altro è incline al <em>“Cara non è come sembra”</em>. E, con riferimento alle cose più serie, siamo il popolo della “finanza creativa”, dei trucchi di bilancio, della sostanziale depenalizzazione del falso in bilancio, delle sanatorie edilizie e di quelle fiscali.</p><p>Da noi, insomma, le cose non sono mai ciò che sono, ma ciò che noi vogliamo, anzi pretendiamo che siano. Da noi mentire non è disonestà morale, vergogna, attentato al bene comune, oltraggio alle intelligenze altrui, ma astuzia, “coraggio”, “decisionismo”, “metterci la faccia”, “virilità”, “potere”. E la sincerità, l’onestà intellettuale e morale sono “moralismo” e “bacchettoneria”. Questo rende difficile, ai limiti dell’oggettiva impossibilità, una <strong>vita civile</strong>. Perché la vita di una società civile è fatti e idee.</p><p>Se i fatti vengono negati spudoratamente e le idee costruite su menzogne palesemente tali, è praticamente impossibile parlare davvero e confrontarsi. Per questo – e me ne scuso con i miei pochi e generosi lettori – da un po’ scrivo poco. Perché è difficile parlare, quando le <strong>parole </strong>non sono più “pietre” sulle quali costruire, ma sassi tirati per demolire la verità. Il 99% del dibattito pubblico del nostro Paese si avvita ormai non più sui fatti, sui nostri problemi reali, sulle necessità di questo e di quel pezzo di un Paese che va in bancarotta, ma su un racconto totalmente falso che le televisioni di un regime elaborano a reti unificate ventiquattro ore su ventiquattro e che un popolo di sudditi e spettatori/consumatori si bevono passivamente.</p><p>Io ho sempre ritenuto gli americani un popolo culturalmente un po’ rozzo e giuridicamente molto rozzo. Ma sono folgorato dalla quantità di vero e di buono che ogni tanto la loro cultura e soprattutto le loro prassi producono. Dalla enorme mole di articoli sulla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/16/strauss-kahn-oggi-davanti-ai-giudicile-pen-le-sue-debolezze-erano-note-a-tutti/111468/" target="_blank">vicenda di <strong>Dominique Strauss-Kahn</strong></a></span> mi hanno folgorato poche battute:</p><p>- l’udienza per la convalida dell’arresto è durata <strong>otto minuti, otto</strong>; un solo giudice (non una Corte di cinque o sei, ma un solo giudice, del quale nessun giornale si sogna di raccontare per chi vota e di che colore ha le calze) ha consentito a due avvocati fra i più pagati del mondo di difendere uno degli indagati più potenti del mondo dicendo pochissime cose (quelle – le uniche pertinenti – che si possono dire in cinque minuti); il di più sarebbe stato ritenuto oltraggio alla Corte;</p><p>- la decisione del giudice è stata pronunciata dopo che l’indagato ha <em>«<strong>atteso il suo turno come un criminale comune</strong>, seduto su una panchina e guardato a vista da un poliziotto»</em>; ha atteso il suo turno, non gli hanno fatto un turno apposta né un’udienza apposta;</p><p>- nonostante abbia offerto una cauzione di un milione di dollari, il giudice ha detto che <strong>deve restare in galera</strong>, non “ai domiciliari”, “in galera”, perché – semplicemente e banalmente – ci sono gravi indizi che abbia davvero commesso il reato per cui è accusato ed è plausibile che tenti di sottrarsi alla pena.</p><p>Punto.</p><p>E basta.</p><p>Anche l’America ha tante <strong>malattie</strong>, ma evidentemente si è data dei limiti su quelle che è disposta a tollerare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/strauss-kahn-lamerica-e-le-verita-essenziali/111794/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> <item><title>I giudici imparziali non possono tacere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/i-giudici-imparziali-non-possono-tacere/90822/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/i-giudici-imparziali-non-possono-tacere/90822/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Feb 2011 13:45:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[controllo di costituzionalità]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[giudici]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[Marco Dell’Utri]]></category> <category><![CDATA[parziali]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90822</guid> <description><![CDATA[Da alcuni anni a questa parte, quando un magistrato apre bocca per difendere le ragioni della giustizia, si cerca di zittirlo sostenendo che il suo aprire bocca sarebbe segno di “parzialità” e, dunque, violerebbe il principale dei suoi doveri. E’ certo che questo è solo un espediente intellettualmente disonesto per costringere al silenzio i testimoni più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni anni a questa parte, quando un magistrato apre bocca per difendere le ragioni della giustizia, si cerca di zittirlo sostenendo che il suo aprire bocca sarebbe segno di <em><strong>“parzialità”</strong></em> e, dunque, violerebbe il principale dei suoi doveri. E’ certo che questo è solo un espediente intellettualmente disonesto per costringere al silenzio i testimoni più diretti dello scempio che si fa della giustizia.</p><p>Il problema, tuttavia, è molto serio. In un sistema istituzionale sano, il giudice adempie i suoi doveri applicando le leggi e tacendo. Ma in un sistema nel quale una parte si impadronisce dello Stato e, invece di servirlo, se ne serve, piegando le leggi ai propri interessi personali e, dunque, pervertendo il sistema alla radice, servire in silenzio non più l’istituzione, ma i suoi <em>“occupanti”</em>, significa adempiere il proprio dovere o rendersi complici della più grave delle <strong>eversioni</strong>? In un sistema che diventa nel suo insieme servo del potere e non dello Stato, il magistrato che tace non solo non è imparziale, ma è al servizio della più grave e deprecabile delle parzialità e del più grave e deprecabile degli abusi.</p><p>Se interrogassimo oggi i ferrovieri che portavano i treni ad Auschwitz, essi ci direbbero certamente che non furono responsabili del genocidio, perché il loro compito e il loro dovere era <em>“solo”</em> condurre i treni. Il <em>contenuto</em> dei quali era sotto la legittima autorità di altri. Se interrogassimo i giuristi che vissero e agirono sotto il Terzo Reich, ci direbbero kelsenianamente di avere dato applicazione a leggi formalmente adottate da autorità legittime. Possiamo onestamente riconoscere fondatezza a queste discolpe? O dobbiamo piuttosto dire che esse sono <strong>l’alibi </strong>con il quale coprire imperdonabili <strong>colpe individuali e collettive</strong>?</p><p>Nel corso della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/05/oggi-a-milano-tutti-con-liberta-e-giustizia/90298/" target="_blank">manifestazione tenutasi a Milano sabato scorso</a></span> alcuni intellettuali hanno espresso la loro solidarietà alla magistratura italiana. Nell’ambito di un dibattito interno alla magistratura, taluno ha ipotizzato che i magistrati dovrebbero mantenere le distanze da quelle posizioni. Voglio proporvi il testo della risposta data a questo tipo di obiezioni dal mio collega <strong>Marco Dell’Utri</strong>, giudice del Tribunale di Civitavecchia, che traggo da una mail inviata da Marco alla mailing list dell’Associazione Nazionale Magistrati. Considero le riflessioni di Marco un&#8217;analisi lucidissima e veramente preziosa della delicatezza della questione e della gravità del momento.</p><p>&#8220;Se la <strong>solidarietà espressa alla magistratura italiana</strong> da intellettuali come Zagrebelsky o Eco (e appare sufficiente almeno <em>“affacciarsi”</em> alla biografia e all’opera dei due, per escluderli dal numero degli intellettuali <em>“organici”</em>) appare, al giudizio dell’osservatore, un esercizio di partigianeria politica, temo ci sia da preoccuparsi davvero. (…) Varrà la pena di riascoltare quegli interventi in modo meno frettoloso, poiché i discorsi pronunciati hanno assunto un respiro di più larga ampiezza.</p><p>Piuttosto, condivido la collocazione del discorso sul piano della <strong><em>“legittimazione”</em> </strong>separata della politica e della giurisdizione. Legata, la prima, alla <em>“volontà”</em> (la volontà politica della comunità in un determinato momento storico); alla <em>“storia”</em> la seconda (la storia dei fatti, delle idee e della cultura). Ma appunto! Non è a caso che ho cercato di legare il compiacimento che mi ha provocato l’evento di sabato, all’intervento di alcuni (credibili) intellettuali.</p><p>Se è vero – come credo – che dietro ogni struttura di potere si nasconde, bene o male, una ben precisa <strong>struttura culturale </strong>(<em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michel_Foucault" target="_blank">foucaultianamente</a></span></em>, che non c’è potere senza sapere, e viceversa), mi compiaccio che si sia arrivati a comprendere come il gioco politico che si sta giocando oggi in Italia non riguarda (solo) la contesa sulla volontà politica della comunità (chi vincerà le prossime elezioni), ma in primo luogo la <strong>riscrittura </strong>stessa di una storia di fatti e di idee che hanno fatto quella che fino ad oggi è stata, e non si sa ancora se continuerà ad essere, la <em>“nostra cultura”</em>. Cos’altro è il cosidetto revisionismo storico di cui tanto si parla in questi anni?</p><p>Nulla di male, beninteso. Anzi: la battaglia politica e civile è, nel suo strato più profondo, un <strong>confronto tra modi di guardare e di concepire le cose del mondo</strong> (non commetto abusi linguistici omettendo l’uso del vocabolo <em>“ideologia”</em>). Davvero non si capisce qual è la concezione della sovranità che alimenta l’insofferenza per il controllo di costituzionalità? Occorre tornare alla storia complessa della rivoluzione francese? Al <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.storiadeldiritto.org/uploads/5/9/4/8/5948821/alvazzi_divieto_di_interpretatio.pdf" target="_blank">référé legislatif</a></span></em>? Occorre ricapitolare la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Marbury_contro_Madison" target="_blank">sentenza di Madison contro Marbury</a></span>? Alla netta e ferma contrarietà del Partito Comunista Italiano all’istituzione della Corte Costituzionale?</p><p>Il conflitto portato contro il <strong>controllo di costituzionalità</strong> (quello che volgarmente è tradotto nel <em>“non possiamo più tollerare che un pm porti una legge davanti ad un consesso di comunisti e farla annullare”</em>) colpisce il sistema giudiziario (che del circuito di quel controllo è l’anima: dall’obbligo dell’interpretazione costituzionalmente compatibile ai meccanismi della rimessione) propriamente sul piano della sua legittimazione culturale. Se non c’è legge che possa essere controllata nella sua <em>“giustizia”</em>; se non esiste concettualmente l’abuso del legislatore; se non esistono diritti o questioni sottratti alla disponibilità delle maggioranze politiche contingenti, <strong>quello che cade è l’intero sistema <em>“culturale”</em> </strong>su cui è fondata l’attuale configurazione costituzionale della giurisdizione. Quello che è intollerabile è che tutto questo non si sia ancora visto, o, come io credo, che ancora si faccia finta di non vedere. Oggi chi non vede, non può più imputare il fatto all’ambiguità delle cose, ma solo alla propria pigrizia intellettuale.</p><p>Torno a dire: è più che legittimo, anzi, doveroso discutere se la decisione collettiva debba fondarsi (tutta) sulla<strong> volontà politica</strong> o se questa, nella sua espressione concreta, abbia a che fare con una <strong><em>“storia culturale”</em> </strong>(che ne qualifica il contesto, arrivando a riformularla o financo a ricusarla).</p><p>La Costituzione italiana attuale parla chiaro ed assume una posizione:<strong> sta da una <em>“parte”</em></strong>. E da questa <em>“parte”</em> stanno &#8211; devono stare &#8211; i magistrati italiani. Si tratta di una scelta di campo che, prima ancora d’essere politica (perché è <em>“anche”</em> politica), è <em>“culturale”</em>. Alcuni intellettuali italiani questo oggi hanno riaffermato, ritenendo di condividerne ancora le premesse. E lo hanno fatto proprio mentre questa posizione della Costituzione è oggi posta in discussione e, con essa, la stessa legittimazione culturale della magistratura.</p><p>In termini ancora gramsciani, si tratta di discutere se trasformare il <strong>giudice</strong> da intellettuale tradizionale (quant’altri mai) a intellettuale <em>“organico”</em> alle contingenze maggioranze della politica. Il giudice deve tenersi fuori da questa discussione? Legittimo sostenerlo. Ma non ci sarà da menare scandalo se quest’esasperazione della cultura giuridica formalista – proprio da parte degli stessi magistrati – possa a taluno apparire, oggi (all’alba del XXI secolo), l’ultimo capitolo di un’ennesima <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaB/BENDA_ INTELLETTUALI AL SERVIZIO.htm" target="_blank">trahison des clercs</a></span></em></strong>&#8220;.</p><p><em>Marco Dell’Utri, giudice del Tribunale di Civitavecchia</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/i-giudici-imparziali-non-possono-tacere/90822/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>78</slash:comments> </item> <item><title>In nome di quale popolo (seconda parte)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/05/in-nome-di-quale-popolo-seconda-parte/90357/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/05/in-nome-di-quale-popolo-seconda-parte/90357/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 Feb 2011 09:08:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[dimissioni]]></category> <category><![CDATA[legalità]]></category> <category><![CDATA[leggi]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[Popolo]]></category> <category><![CDATA[processo penale]]></category> <category><![CDATA[Salvatore Cuffaro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90357</guid> <description><![CDATA[In un Paese che voglia essere civile o anche solo decente, chi venga sorpreso a compiere atti non commendevoli, se ne vergogna, chiede umilmente scusa e si dimette da qualunque carica e/o incarico e/o altro che possa in qualunque modo condizionare la vita politica e sociale del Paese. Dopo di che, se quei fatti costituiscono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In un Paese che voglia essere civile o anche solo decente, chi venga sorpreso a compiere atti non commendevoli, se ne vergogna, chiede umilmente scusa e <strong>si dimette</strong> da qualunque carica e/o incarico e/o altro che possa in qualunque modo condizionare la vita politica e sociale del Paese. Dopo di che, se quei fatti costituiscono o no reato, lo accerteranno i giudici. Ma dopo che quello si è ritirato alla più nascosta vita privata.</p><p>Tanto per dire, in un Paese che voglia essere civile, un senatore (Andreotti) del quale una sentenza definitiva dica che è stato per anni<strong> complice dei mafiosi</strong>, si dimette immediatamente anche se il reato risulta prescritto. E, se lui non si dimette, qualunque Senato che abbia il senso della propria dignità lo induce a dimettersi senza se e senza ma. Per mille ovvie ragioni, che in Italia ormai non sono più ovvie, ma che ritengo superfluo illustrare qui.</p><p>In un Paese civile il <strong>processo penale</strong> assolve il suo compito naturale, che è un compito per certi versi abbastanza circoscritto: accertare se quella tal specifica condotta di quella tal persona integri o no una fattispecie di reato e, se sì, comminare la pena prevista dalle leggi. In un Paese civile il processo non mette in crisi il Governo e il processo non è chiamato a fare da arbitro di alcuna rilevante questione politica, perché in un Paese civile il popolo non consente che alcuno che abbia cariche pubbliche le mantenga quando è raggiunto da sospetti gravi e qualificati non già di reati, ma anche <strong>solo di condotte gravemente deplorevoli</strong>. Dunque, in un Paese civile il processo è un fatto che riguarda fondamentalmente solo la singola persona dell’imputato, che, se aveva qualche carica pubblica, quando finisce davanti ai giudici (e nei paesi civili non c’è modo di sottrarsi a questo dovere), l’ha già lasciata per non costringere l’intero Paese a una roulette russa con i suoi valori più importanti.</p><p>Invece, in un Paese nel quale l’illegalità, la spregiudicatezza, la menzogna spudorata sono disvalori diffusi, il processo e i giudici restano <strong>l’ultimo e l’unico presidio della decenza</strong>. Questo – che è in sé un fatto paradossale e indecente – carica il processo e i giudici di compiti e responsabilità superiori a ciò per cui sono costituiti. E’ assurdo e paradossale che pochi giorni fa la Corte di Cassazione, rigettando il ricorso del senatore <strong>Cuffaro</strong>, ne abbia causato la decadenza da senatore. Perché è assurdo che i senatori abbiano accettato di sedere per anni accanto a una persona della quale erano note le cose che sono note del senatore Cuffaro. E si badi, questo non c’entra nulla con il rispetto e l’umana pietà che si devono anche al sen. Cuffaro. Pietà e rispetto non negano, ma affermano e impongono l’obbligo della verità e della decenza.</p><p>Così come in nessun Paese civile il presidente della Camera (allora Casini), mentre un Tribunale entra in camera di consiglio per condannare un altro senatore (Dell’Utri), dichiara a stampa e televisioni che lui ha telefonato all’imputato per dargli la sua <strong>solidarietà</strong>. Ma in  quale Paese il presidente della Camera dà pubblica solidarietà al mafioso imputato invece che ai giudici?</p><p>In un Paese normale esistono mille<strong> strumenti di controllo </strong>della legalità, della correttezza, della decenza collettiva. In Italia sono rimasti solo i processi penali. Questo è il sintomo certo di un degrado collettivo gravissimo. Estremo. Devono essere stati davvero bravi i nostri Padri costituenti se il sistema che hanno messo su ha fatto sì che ancora oggi, nonostante da anni governi di tutti i colori si siano impegnati attivamente giorno e notte a distruggere ogni speranza di giustizia (è di questi giorni la notizia che il ministro della Giustizia (???) ha confermato che la legge sul cosiddetto <em>“processo breve”</em> andrà avanti), ci sia ancora qualche processo che va avanti.</p><p>Ma non durerà. Primo perché<strong> anche la magistratura è composta da italiani </strong>e, dunque, per dieci Boccassini ci sono cento Curtò, cento Squillante e cento che, senza che siano stati ancora accertati reati a loro carico, mantengono condotte come quelle che hanno portato pochi mesi fa il procuratore aggiunto di Roma (mica un giudice di pace di periferia) a dimettersi frettolosamente senza che la magistratura abbia detto una sola parola di coraggio e sincerità sui retroscena di quella vicenda.</p><p>Secondo, perché non è pensabile una <strong>giustizia <em>“contro il popolo”</em></strong>. Se il popolo trova accettabile la disonestà e la menzogna, se vuole al potere le persone peggiori, se trova che una vicenda di prostituzione minorile possa essere oggetto di barzellette e luoghi comuni, invece che di indignazione, se ben 315 deputati sono disposti a sostenere che la telefonata in Questura per fare liberare Ruby è stata fatta per superiori interessi di Stato, allora non si potrà per troppo tempo continuare a fare giustizia <em>“in nome di questo Popolo”</em>. E’ vero che il <em>“Popolo Italiano” </em>in nome del quale pronuncio le sentenze non è la somma dei cittadini presenti oggi sul suolo patrio, ma<em> <strong>“l’</strong></em><strong><em>anima”</em> di quel popolo</strong> descritto nella Costituzione, ma se si può accettare che il popolo sperato dai costituenti sia una aspirazione più che una realtà, non si può reggere a lungo al fatto che sia ridotto a una ingenua illusione.</p><p>Frattanto, peraltro, più il malaffare occupa tutti i gangli vitali dello Stato più disarticola l’amministrazione della giustizia e più trasforma la legge da razionale strumento di giustizia a disonorato <strong>strumento del potere</strong>. Le leggi <em>ad personam </em>non sono leggi, sono abusi contro la legge. In un contesto così tutto perde senso e il Paese sprofonda in un baratro del quale sembra non cogliere la profondità, dando luogo a uno spettacolo simile ai passeggeri del <strong>Titanic </strong>che ballavano sul ponte mentre la nave affondava.</p><p><em><strong>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/in-nome-di-quale-popolo-prima-parte/89957/" target="_blank">Leggi la prima parte</a></span>) </strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/05/in-nome-di-quale-popolo-seconda-parte/90357/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>95</slash:comments> </item> <item><title>In nome di quale popolo (prima parte)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/in-nome-di-quale-popolo-prima-parte/89957/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/in-nome-di-quale-popolo-prima-parte/89957/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 Feb 2011 07:55:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[civiltà]]></category> <category><![CDATA[processo penale]]></category> <category><![CDATA[reati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=89957</guid> <description><![CDATA[Voglio trattare, in due post successivi, dei rapporti fra il processo penale e la civiltà di un popolo. In questi giorni, come accade sempre ormai da moltissimi anni quando il Presidente del Consiglio o qualcuno dei suoi amici risulta coinvolto in fatti gravemente deplorevoli, loro e tutto il nugolo di deputati, avvocati, giornalisti, intellettuali che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Voglio trattare, in due post successivi, dei <strong>rapporti fra il processo penale e la civiltà di un popolo</strong>.</p><p>In questi giorni, come accade sempre ormai da moltissimi anni quando il Presidente del Consiglio o qualcuno dei suoi amici risulta coinvolto in fatti gravemente deplorevoli, loro e tutto il nugolo di deputati, avvocati, giornalisti, intellettuali che hanno deciso di asservire se stessi al potere senza se e senza ma si affannano a ripetere che questa o quella condotta di questo o quel <em>padrone del Paese</em> <em>“non è penalmente rilevante”</em>. Non è reato, insomma.</p><p>Questa <em>propaganda</em> – spudorata come tutte le propagande, da Stalin a Goebbels – è deplorevole per un duplice ordine di considerazioni.</p><p>Sotto un primo profilo, lo è perché <strong>fa violenza alla verità</strong>.</p><p>E ciò perché in molti dei casi in questione i fatti SONO penalmente rilevanti (per lo meno fino a quando una legge <em>ad personam</em> non li depenalizza).</p><p>Sotto un secondo profilo, lo è perché diffonde l’idea che il criterio di riferimento della accettabilità o no di una condotta debba essere il codice penale. Cosa paradossale, peraltro, se detta da chi sembra non avere del codice penale <strong>alcun rispetto</strong> e da chi ha via via modificato il codice penale per adattarlo alle sue personali esigenze (nei giorni scorsi dei deputati hanno parlato di una proposta di legge per abbassare il limite della maggiore età a <strong>sedici anni</strong>: se il Presidente del Consiglio la settimana prossima deciderà di farsi bello con una bambina di nove anni, invitandola a cena a casa sua e trattenendovela per la notte, avremo bimbi maggiorenni alle scuole elementari).</p><p>Ma dovrebbe apparire ovvio a tutti che il codice penale costituisce una sorta di minimo etico assoluto e non uno standard di condotta accettabile e sufficiente a dar vita a una società decente.</p><p>Un popolo che vivesse ai limiti del codice penale (e noi viviamo ampiamente al di sotto di quel limite), un popolo che ritenesse socialmente, moralmente e politicamente accettabile tutto ciò che non è reato sarebbe un popolo di bruti votati all’autodistruzione. E a una cosa del genere noi italiani siamo davvero molto ma molto vicini.</p><p>Per fare un esempio fra i mille possibili, affidereste la vostra bimba di otto anni a una maestra che assume cocaina, ma solo per uso personale (dunque, senza commettere reati), che si prostituisce (la prostituzione in sé non è reato), che commette ripetuti abusi d’ufficio, ma non a fini patrimoniali (alcuni anni fa i nostri deputati, di tutti i colori politici, hanno concordemente depenalizzato l’abuso d’ufficio per fini non patrimoniali), che si fa comprare case da un milione di euro a sua insaputa, che si assenta abitualmente dal posto di lavoro, che rende dichiarazioni alla stampa violentemente offensive della polizia e di altre istituzioni, che fa sesso con minorenni e si giustifica dicendo che non sapeva che lo erano?</p><p>Non affidereste a lei la vostra bimba, perché per essere una brava maestra o anche solo una maestra decente <strong>non basta non commettere reati</strong>.</p><p>E questo vale per tutto. Per essere un marito decente, un giudice decente, un avvocato decente, un calciatore decente, un Presidente del Consiglio decente, qualunque cosa decente non basta non commettere reati.</p><p>Quando un popolo arriva a un punto in cui i titolari di cariche pubbliche importantissime possono mantenere condotte assolutamente vergognose, non solo senza vergognarsene, ma addirittura <strong>difendendole e vantandosene</strong>, sostenendo che tanto non costituiscono reato, nel mentre approfittano del loro potere per cambiare la legge in modo da depenalizzare le loro condotte criminali, quel popolo è perduto.</p><p>Ed è bassa propaganda anche il continuo riferimento alla presunzione di non colpevolezza.</p><p>La presunzione di non colpevolezza fa sì che nessuno possa subire le conseguenze di una condanna fin quando essa non è contenuta in una sentenza definitiva, ma non comporta sotto alcun profilo che taluno possa continuare a mantenere cariche e incarichi dei quali non risulta degno e per i quali non risulta idoneo fino a che non giunga una sentenza definitiva.</p><p>Per tornare all’esempio di prima, si immagini che una maestra uccida la propria figlia tagliandole la gola e, sorpresa con il coltello il mano, si difenda dicendo di avere agito <em>“senza rendersene conto”</em>, <em>“a sua insaputa”</em>.</p><p>La presunzione di non colpevolezza farà sì che non dichiareremo la maestra colpevole<strong> fino a una sentenza definitiva</strong>.</p><p>Ma la domanda è: nell’attesa dei tre gradi di giudizio, ai quali la maestra ha sacrosanto diritto, noi continueremo ad affidarle i nostri bambini? Oppure, come lei ha diritto ai suoi gradi di giudizio, noi abbiamo diritto a una maestra non solo formalmente incensurata, ma anche concretamente degna e adeguata?</p><p><strong><em>(<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/05/in-nome-di-quale-popolo-seconda-parte/90357/" target="_blank">Continua</a>) </em></strong></p><p>____</p><p>P.S. – Alcuni lettori hanno commentato il mio precedente scritto su <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="../../../../../2011/01/22/linevitabile-punizione-della-storia/87783/" target="_blank">“L’inevitabile punizione della storia”</a></em></span> ritenendo il mio approccio alle cose <em>“pessimista”</em>. In un prossimo scritto proverò a convincervi che non è così.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/in-nome-di-quale-popolo-prima-parte/89957/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>208</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;inevitabile punizione della storia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/22/linevitabile-punizione-della-storia/87783/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/22/linevitabile-punizione-della-storia/87783/#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Jan 2011 09:16:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Felice]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[Lima]]></category> <category><![CDATA[magiatrati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=87783</guid> <description><![CDATA[Io e mia moglie siamo entrambi magistrati e prestiamo il nostro servizio da venticinque anni in Sicilia. In passato accadeva che solo negli ambienti più torbidi del malaffare e della criminalità più odiosa i magistrati (e dunque anche noi) venissimo apostrofati con espressioni ingiuriose – tipo “sbirro”, “curnutu”, e altre – da chi, essendo un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Io e mia moglie siamo entrambi magistrati e prestiamo il nostro servizio da venticinque anni in Sicilia.</p><p>In passato accadeva che solo negli ambienti più torbidi del malaffare e della criminalità più odiosa i magistrati (e dunque anche noi) venissimo apostrofati con espressioni ingiuriose – tipo <em>“sbirro”</em>, <em>“curnutu”</em>, e altre – da chi, <em>essendo</em> un criminale, ci teneva a marcare una differenza per così dire <strong><em>ontologica</em></strong> con chi, nel suo universo di riferimento, serviva il <em>nemico</em>: cioè, lo Stato.</p><p>E tuttavia, anche questi criminali e anche i peggiori di loro pronunciavano le ingiurie solo quando parlavano fra loro o in ambienti in cui fosse condiviso il loro sistema diciamo così <em>valoriale</em>.</p><p>Perché in qualunque altro posto diverso da una suburra anche i più squallidi ceffi si riferivano ai giudici con un  rispetto formale magari insincero ma consapevole del fatto che il vivere in una società vagamente civile o almeno aspirante civile o, come direbbe <strong>Cetto</strong>, <strong><em>qualunquemente</em></strong> civile impone di fingere un certo almeno minimo rispetto per lo Stato.</p><p>Da alcuni anni a questa parte, invece, il linguaggio tipico dei più squallidi ceffi delle peggiori suburre è in uso al <strong>Capo del Governo </strong>e va in onda su tutti i mezzi di comunicazione in tutti gli orari e a preferenza in quelli di punta sulle televisioni generaliste.</p><p>Dunque, io e mia moglie ci troviamo costretti a vietare l’uso della televisione – e sommamente negli orari dei vari telegiornali – ai nostri figli adolescenti, per evitare che le loro anime semplici risultino disorientate su una delle idee che i genitori in qualche modo gli hanno inculcato: che i magistrati sono al servizio dello Stato e svolgono un lavoro onorato.</p><p>Né sarebbe sensato smentire il Presidente del Consiglio dinanzi ai nostri figli, perché sembra evidente che, se il Presidente del Consiglio, al pari di qualunque incallito criminale, dice che i magistrati sono nemici dello Stato, ogni persona semplice sarà indotta a pensare che non si possa sfuggire all’alternativa consistente nel fatto che, se il Presidente del Consiglio avesse ragione, i magistrati sarebbero davvero l’antistato, ma, se avesse torto, allora senza dubbio l’antistato sarebbe lui. Ed è difficile dire quale delle due alternative sia la peggiore.</p><p>Ciò detto, per manifestare una certa – credo legittima – <strong>indignazione</strong> per ciò che è accaduto e ancora accade, riflettevo ieri sul fatto che un uomo normale è soggetto, nel suo agire, a vari <em>condizionamenti</em> e a diversi <strong><em>freni inibitori</em></strong>, la cui varia efficacia dipende dalle qualità intellettuali e morali della persona.</p><p>Dinanzi alla profferta di qualcosa di disonorevole, l’uomo di animo nobile rifiuterà perché ciò che gli si propone non è giusto.</p><p>L’uomo moralmente depravato rifiuterà per timore della sanzione penale.</p><p>Infine, l’uomo depravato e indifferente alle sanzioni giuridiche rifiuterà per istinto di conservazione quando l’interlocutore non dia garanzie di reggere la necessaria complicità.</p><p>Dunque, nessun malavitoso psicologicamente equilibrato accetterebbe proposte criminali da chi si offrisse come complice senza dare le necessarie garanzie di <em>tenuta</em>.</p><p>Tanto per dire, nessun lestofante <em>compos sui</em> farebbe accordi con una diciottenne, perché avrebbe la lucidità di rendersi conto che, anche se poi le dicesse: <strong><em>“Ti copro d’oro purché tu taccia”</em></strong>, non sarebbe affatto certo che lei tacesse.</p><p>Scoprire che il presidente del Consiglio ha instaurato con una prostituta minorenne un tipo di relazione tale da consentire alla prostituta minorenne di fargli telefonare direttamente mentre è intento in impegni di Stato all’estero (in Francia) per chiedergli di intervenire presso una Questura per farla <em>liberare</em> e che il Presidente del Consiglio ha ritenuto di telefonare direttamente alla Questura chiedendo la <em>liberazione </em>della ragazza, aggiungendo all’inqualificabilità del suo comportamento anche la assurda menzogna di spacciare la prostituta per la nipote di un capo di stato estero (Mubarak) è veramente sconcertante, perché colloca il Presidente del Consiglio in una catalogazione ulteriore e inferiore rispetto ai tre tipi umani sopra illustrati.</p><p>L’esistenza di un tipo umano come questo – indifferente ai precetti morali, indifferente ai precetti della legge e indifferente all’evidenza del rischio di un ricatto, prima, e  di una svergognatura mondiale, poi, da parte della inverosimile complice prostituta minorenne – è possibile solo in presenza di una condizione psicologica molto gravemente compromessa, ma anche, purtroppo, a una particolare condizione della vita politica, civile e sociale del <strong><em>paese ospitante</em></strong>. Ed è questo che vorrei sottolineare.</p><p>In un paese normale, chi si proponga per servire lo Stato, comprende come ovvio il suo dovere di adeguare se stesso alle esigenze del servizio.</p><p>Dunque, chi, per esempio, si dedichi a fare il magistrato, comprende da subito di dovere smettere di frequentare – ove mai gli fosse capitato in precedenza di farlo – persone di malaffare, gente coinvolta in crimini e maggiormente in crimini orribili perché connessi a fatti di mafia e/o ad abuso di funzioni pubbliche.</p><p>Il caso del nostro presidente del Consiglio e dei suoi sodali da lui collocati nei vari ruoli funzionali alle sue esigenze (direzioni di telegiornali, Consigli Regionali, Parlamento della Repubblica) si caratterizza per il fatto che questi pensano che è lo Stato che, se vuole essere servito da questo <strong><em>“utilizzatore abituale”</em></strong>, deve adeguare le sue leggi alle esigenze dell’utilizzatore.</p><p>Dunque, da più di quindici anni, assisto da magistrato al costante mutare delle leggi del mio Paese per adeguarle alle esigenze di una persona che non considera sé stesso onorato dall’incarico ottenuto, ma il Paese beneficiato dal fatto che lui, fra una lap dance di una minorenne e dei consigli sull’autoerotismo da lui dati ad altra prostituta (in quel caso per fortuna almeno maggiorenne: la signora <strong>D’Addario</strong>, che ha registrato questi preziosi suggerimenti mentre gli venivano dati da Capo del nostro Governo e rappresentante del nostro Paese), dedica un po’ del suo tempo a occuparsi delle cose dello Stato. Senza trascurare, ovviamente, di coltivare il più possibile, nella gestione di quelle, i suoi affari personali.</p><p>Il Popolo Italiano ha ritenuto possibile violentare per anni la verità e la giustizia per portare avanti un patto scellerato con una persona che, in cambio della palesemente vana promessa di sogni sempre più mirabolanti per un avvenire radioso e sempre più <strong><em>“futuro”</em></strong>, giorno per giorno esige e ottiene da ogni tipo di cittadino, operaio, professionista, essere umano e, soprattutto, istituzione <em>favori</em> sempre più impegnativi e insostenibili e sempre più deplorevoli e illegali, per soddisfare la sua fame di denaro, di gloria e di sesso.</p><p>Applicando l’analisi fatta sopra ai popoli, si deve dire che, dinanzi alla profferta di un millantatore che, in cambio di vane promesse, chiede la consegna di tutto intero lo Stato, delle sue istituzioni e della sua intrinseca dignità, un popolo ricco di valori morali rifiuta perché la cosa è moralmente inaccettabile. Un <strong>popolo</strong> rispettoso delle leggi rifiuta perché la costituzione non lo consente. Un popolo depravato e irrispettoso di ogni tipo di legge rifiuta perché si rende conto di trovarsi dinanzi a un truffatore bravo solo a fare il piazzista/imbonitore.</p><p>Il popolo italiano – come il Capo del suo Governo – appartiene a un quarto tipo inferiore e peggiore rispetto ai tre appena descritti.Lo spettacolo che è sotto gli occhi di tutti e, purtroppo, di tutto il mondo, è l’inizio della punizione che la storia – come ha sempre fatto in tutti i tempi – sta iniziando a dare a un popolo tanto scellerato.</p><p>E il paradosso è che tutto ciò che è già sotto gli occhi di tutto non è che una piccolissima parte di ciò che, continuando a trattare così lo Stato e le sue istituzioni, ci toccherà di subire e vedere.</p><p>Quanto alla logica che sta dietro alla capacità di un capo di governo di mentire tanto spudoratamente in pubblico su ogni cosa che lo riguarda, essa è certamente quella illustrata da <strong>Adolf Hitler </strong>nel suo <em>Mein Kampf</em>: <em>“La Grande Bugia è una bugia così enorme da far credere alla gente che nessuno potrebbe avere l’impudenza di distorcere la verità in modo così infame”</em>.</p><p>Ma la tesi non è fondata: perché si creda a bugie tanto squallide e vergognose non è necessario che esse siano <em>“grandi”</em>; è necessario che siano dette a un popolo che, per ragioni meschine e disonorevoli, è disposto a fingere di credere a tutto.</p><p>La tragedia epocale di questo Paese non è nel fatto che il Capo del suo Governo sia una persona impresentabile e improponibile, amico intimo e frequentatore abituale di persone che vanno dai Previti (condannato con sentenza definitiva per crimini più che deplorevoli), ai <strong>Dell’Utri</strong> (condannato in primo e secondo grado per fatti di mafia), alle D’Addario, Ruby, Minetti, Mora, Mangano e altre decine e decine, che in qualunque altro paese non avrebbero non il telefono, ma neppure l’indirizzo di un Capo di Stato, ma nel fatto che l’intero Paese ha costantemente e sistematicamente ridotto se stesso, le sue istituzioni, le sue leggi, le sue strutture culturali, politiche e sociali a una condizione nella quale ciò che sta accadendo può materialmente accadere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/22/linevitabile-punizione-della-storia/87783/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>306</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;amore e la legge</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/lamore-e-la-legge/74578/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/lamore-e-la-legge/74578/#comments</comments> <pubDate>Sun, 31 Oct 2010 11:15:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconoi]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[Felice]]></category> <category><![CDATA[gomez]]></category> <category><![CDATA[Lima]]></category> <category><![CDATA[peter]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=74578</guid> <description><![CDATA[Mi scuso se quella che segue apparirà una digressione – ma solo apparentemente tale – dai temi che tratto di solito (giustizia e legalità), ma spero di riuscire a convincervi della pertinenza di queste righe con le questioni che tratto abitualmente. La mia modesta opinione sulla crisi nella quale versa il nostro Paese è che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso se quella che segue apparirà una digressione – ma solo apparentemente tale – dai temi che tratto di solito (giustizia e legalità), ma spero di riuscire a convincervi della pertinenza di queste righe con le questioni che tratto abitualmente.</p><p>La mia modesta opinione sulla crisi nella quale versa il nostro Paese è che essa non è una crisi di <strong><em>leadership</em> </strong>o di strumenti formali di amministrazione e governo, ma una crisi profonda e diffusa di valori e <em>contenuti</em> della vita sociale.</p><p>Immaginando il corpo sociale in maniera simile a un corpo umano, non siamo vittime di un virus che attacca un singolo organo, ma di un decadimento del benessere complessivo del corpo, con riferimento ai fondamentali parametri vitali.</p><p>Se un uomo non si nutre, se assume pochi cibi e per di più inquinati, se sta sempre sdraiato su un divano e non fa alcun tipo di allenamento fisico, il ritorno alla salute non passa da formule <em>salvifiche</em>, da idee più o meno geniali, da pilloline azzurre o rosa, ma da una impegnativa e faticosa opera <em>ricostituente</em>.</p><p>Non  ci sono soluzioni <em>formali</em> a problemi <em>sostanziali</em>.</p><p>Ciò di cui abbiamo bisogno non è (solo) un diverso governo politico, ma una ricostruzione culturale e morale collettiva.</p><p>Il <em>“resistere, resistere, resistere”</em> di <strong>Francesco Saverio Borrelli</strong>, che tanto ci è caro, va inteso come una nuova guerra di liberazione. Dall’incultura, dalla rozzezza intellettuale e morale. Dalla barbarie.</p><p>Uno dei più gravi problemi <em>sostanziali</em> che abbiamo è lo smarrimento delle idee e dei valori che produce (e passa attraverso) la consunzione e infine l’abuso delle parole.</p><p>Ha scritto <strong>Carlo Levi</strong> che <em>“le parole sono pietre”</em>. Perché danno <em>“corpo” </em>alle idee e ai valori.</p><p>Una società è i valori (e disvalori) che in concreto vive e di cui si nutre.</p><p>Uno dei significati della parola “cultura” che si trova nel vocabolario è <em>«il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico …»</em>.</p><p>Ieri il presidente del Consiglio – <em>“Il nostro presidente”</em>, come giustamente lo chiamava in  TV <strong>Peter Gomez</strong>, per sottolineare il suo dovere di renderci conto delle sue azioni –, il più <em>alto</em> rappresentante del nostro Paese, dopo il presidente della Repubblica, ha commentato l’ennesimo scandalo di prostitute e minorenni che lo coinvolge e ci coinvolge dicendo: <em>«Amo le donne»</em>.</p><p>La parola <em>“amore”</em> è usata da noi in maniera non univoca. Diciamo <em>“amo mia moglie”</em>, ma anche <em>“amo la mia motocicletta”</em>, e ancora <em>“la provola dolce”</em>, <em>“dormire”</em>, <em>“giocare a pallone”</em>, <em>“la mamma”</em>, ecc..</p><p>In questo Paese, nel quale decerebrati idolatri del <strong>“dio Po”</strong> evocano continuamente le <em>“radici cristiane”</em>, che non sanno neppure cosa sono, ritenendole probabilmente una questione botanica che seppelliscono  sotto una montagna di letame immorale e illegale, mi permetto di evocare San Tommaso, che distingueva l’<em>“amore di concupiscenza”</em> dall’<em>“amore di benevolenza”</em>.</p><p>E spiegava che l’<em>“amore di concupiscenza”</em> è il desiderio di <em>qualcosa</em> per il bene che ne traiamo, mentre l’<em>“amore di benevolenza”</em> è il trasporto per <em>qualcuno</em> che ci porta a desiderarne il bene.</p><p>La natura delle cose impone di <em>amare</em> di concupiscenza le cose (perché non avrebbe alcun senso desiderare il bene della mia motocicletta <em>per </em>sé, anche se io la mia moto la <em>amo</em> molto), e di amare di benevolenza le persone.</p><p>Perché le persone sono un valore in sé e un valore assoluto e usarle è la cosa più immorale che si possa fare.</p><p>Gesù (<em>“la”</em> radice cristiana) ha detto: <em>«Amerai il Signore Dio tuo </em>[e non te stesso, né il denaro, né il sesso, né il “dio Po” o il “sole delle Alpi”]<em> con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. </em><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti</strong></span></em><em>» </em>(Matteo 22, 37-40).</p><p>E su questo – benché sia cosa del tutto dimenticata – si fondano anche la Costituzione italiana, le nostre leggi e la nostra speranza di dare vita a una società <em>umana</em>.</p><p>Solo il rispetto degli altri, della loro <em>essenza</em> e dei loro diritti, consente, infatti, l’esistenza di una società umana. L’alternativa è il branco delle bestie.</p><p>La nostra Costituzione non disegna soltanto (come vorrebbe il nostro presidente del Consiglio) un sistema di gestione del potere; organizza un modello culturale e morale collettivo, fondato sul rispetto profondo e sincero delle persone, di ogni persona, non di un <em>“branco”</em> di elettori/consumatori.</p><p>Si ricorda sempre che la Chiesa ha <em>scomunicato</em> il marxismo. Ed è vero ed è giusto, perché quella di <strong>Marx</strong> (mi riferisco alla dottrina filosofica e non a questo o quel partito che la richiamano) è una dottrina radicalmente materialista, nella quale l’uomo non esiste come <em>persona</em> (<em>“rationalis naturae individua substantia”</em>), ma solo come individuo funzionale al branco.</p><p>Ma non si ricorda mai che la Chiesa ha <em>scomunicato</em> con uguale convinzione il liberalismo. La teoria dell’egoismo reso valore fondante. L’idea che si sta insieme solo perché conviene. L’idea che l’uomo sia naturalmente rapace. L’idea hobbesiana <em>dell’“homo homini lupus”</em>. L’idea del puttaniere.</p><p>Dunque, amare qualcuno e anche <em>“amare le donne”</em> vuol dire rispettarle, godere della loro esistenza (<em>“come è bello che tu sia” </em>è lo stupore che sta all’origine della filosofia), desiderare il loro bene e la loro felicità, sperare di condividerla per sempre (il sempre umano e, per chi ci crede, quello eterno).</p><p>“<em>Ti amo”</em> nel suo senso più proprio non vuol dire <em>“ti voglio”</em> (anche lo stupratore <em>“vuole”</em> la donna che violenta), ma <em>“voglio farti felice”</em>, <em>“voglio il tuo bene”</em>.</p><p>L’art. 609 <em>quinquies</em> del codice penale punisce la <em>«corruzione di minorenni»</em> proprio perché la legge considera un valore il rispetto della persona e del suo mondo interiore, dei valori che dobbiamo desiderare abbia e che non dobbiamo distruggere in lei.</p><p>Dunque, sulla base di ciò che lui dice di sé, sembra evidente che il nostro Presidente, il nostro Capo che ci rappresenta tutti, non <em>ama</em> le donne, <em>le vuole</em>, <em>le usa</em>. Come dice lui, per passare delle serate di svago dopo le fatiche del potere.</p><p>Dall’insieme delle cose che dice sembra anche, purtroppo, che non solo non ami, ma che non sia capace di farlo e che, come accade a tanti, vittime dell’abuso e dell’usura delle parole di cui ho detto, neppure si renda conto di questa sua <em>“disumana”</em> (questo aggettivo duro lo traggo dalla rivista Famiglia Cristiana) incapacità, tanto da dire: <em>«Que­sto fa parte della mia personali­tà e nessuno mi farà cambiare uno stile di vita di cui sono asso­lutamente orgoglioso»</em>.</p><p>Tutto questo sembra estraneo alla questione della legge, ma, invece, sta nel cuore più profondo di essa.</p><p>Per essere sintetico e risparmiarvi dotte citazioni filosofiche, rimando a una bella pagina di cinema.</p><p>In “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=15046">Mission</a></span>”, padre Gabriel (interpretato da Jeremy Irons), quando Rodrigo (interpretato da Robert De Niro) gli comunica che ha deciso di combattere a fianco degli Indios, gli dice: «<em>Se è la forza che determina il diritto, allora non c’è posto per l’amore in questo mondo»</em><em>.</em></p><p><em>Ed è sotto gli occhi di tutti che questi sono anni nei quali la forza, solo la forza, il potere più arrogante e fine a se stesso, determina il contenuto delle leggi.</em></p><p><em>Quella del </em><em>“partito dell’amore”</em><em> è una evidente menzogna e, purtroppo, non una delle tantissime che riempiono ogni giorno telegiornali e resoconti parlamentari, ma la peggiore e la più pericolosa.</em></p><p><em>Ho due figli adolescenti. Non sono tanto preoccupato che facciano delle </em><em>monellerie</em><em>, che commettano questo o quel peccato (spero che non lo facciano, ma anche peccare è umano). Sono terrorizzato dal pericolo che non sappiano cosa vuol dire </em><em>amare</em><em>, perché questo li porterebbe a un egoismo rapace e, dunque, inevitabilmente violento.</em></p><p><em>Il fondamento della legge è il rispetto degli altri e non ci può essere rispetto senza amore e non ci può essere amore senza conoscenza e verità.</em></p><p><em>Per questo un governo, una televisione, un intero Paese bugiardi sono un corpo malato come più gravemente non si potrebbe.</em></p><p>P.S. – Per coloro che usano l’espressione priva di senso <em>“antiberlusconismo”</em>, preciso che non ho nulla contro il Presidente del Consiglio e che mi occupo di lui solo perché tutto ciò che lui fa per un verso ci rappresenta tutti, in quanto Capo del nostro Governo, e, per altro verso, incide massicciamente nella cultura diffusa del mio Paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/lamore-e-la-legge/74578/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>52</slash:comments> </item> <item><title>Il diritto costituzionale alla verità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/24/il-diritto-costituzionale-alla-verita/73409/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/24/il-diritto-costituzionale-alla-verita/73409/#comments</comments> <pubDate>Sun, 24 Oct 2010 10:10:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Berluswconi]]></category> <category><![CDATA[consulta]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[craxi]]></category> <category><![CDATA[diritto]]></category> <category><![CDATA[Fatto]]></category> <category><![CDATA[giusitizia]]></category> <category><![CDATA[impunità]]></category> <category><![CDATA[processi]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category> <category><![CDATA[quotidiano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73409</guid> <description><![CDATA[E’ difficile commentare l’ennesima proposta di “legge porcata ad personam”. L’ultima (nel senso di “la più recente”) di quel gruppo (ormai se ne contano molte decine) di leggi vergognose (molte delle quali dichiarate incostituzionali) fatte negli ultimi quindici anni per favorire una singola persona e/o i suoi sodali. Questa volta la “legge Alfano” (per favore,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ difficile commentare l’ennesima proposta di <strong><em>“legge porcata ad personam”</em></strong>. L’ultima (nel senso di <em>“la più recente”</em>) di quel gruppo (ormai se ne contano molte decine) di leggi vergognose (molte delle quali dichiarate incostituzionali) fatte negli ultimi quindici anni per favorire una singola persona e/o i suoi sodali.</p><p>Questa volta la <strong><em>“legge Alfano”</em></strong> (per favore, smettetela di chiamarla <em>“lodo”</em>: almeno un minimo di rispetto per la lingua italiana).</p><p>Queste leggi vergognose si fondano tutte sulla menzogna e la violazione dei doveri che il Governo e il Parlamento hanno verso la <strong>Costituzione e la <em>“giustizia”</em></strong> (intesa non come amministrazione, ma come valore morale).</p><p>Elencare tutti gli aspetti della menzogna e dell’ingiustizia è impossibile qui, perché ci vorrebbe un libro di mille pagine. Ne affronto, quindi, solo uno: quello relativo al diritto del popolo alla verità.</p><p>Si dice – mentendo spudoratamente – che la <em>“legge Alfano costituzionale”</em> servirebbe a difendere le alte cariche dello Stato da eventuali abusi della magistratura. La falsa storia del potere che si deve difendere da un altro potere.</p><p>Se questo fosse il problema, ciò che si potrebbe fare sarebbe modificare la Costituzione nei seguenti termini:</p><p>1. i Parlamentari, i Ministri, il Capo del Governo e il Capo dello Stato vengono trattati dall’amministrazione della giustizia come tutti i cittadini: si può indagare nei loro confronti, possono essere rinviati a giudizio, possono essere intercettati, perquisiti (questo – la perquisizione – è già possibile oggi), eccetera senza alcun limite, proprio come tutti gli altri cittadini (con soddisfazione dell’art. 3 della Costituzione che si sentirebbe meno depresso);</p><p>2. se nei confronti di una di queste persone viene pronunciata una sentenza definitiva e al momento in cui deve essere eseguita la sentenza il condannato occupa una delle <em>“Alte Cariche”</em> di cui sopra, il Parlamento acquisisce copia di tutti gli atti del processo e decide se la sentenza deve essere eseguita o no.</p><p>Se il problema fosse davvero impedire che la magistratura, abusando del suo potere, impedisca di legiferare, governare, comandare a chi in un certo momento legifera, governa o comanda, la soluzione che propongo sarebbe perfetta: senza il consenso finale del Parlamento nessuna sentenza potrebbe mandare in galera (ovviamente ci vorrebbe il consenso del Parlamento anche per eseguire una misura cautelare personale) o destituire chi ha una delle cariche pubbliche predette.</p><p>Questa soluzione – che propongo a tutti quei politici che si dicono sinceramente preoccupati di regolare meglio l’<em>equilibrio fra i poteri </em>– avrebbe un grandissimo pregio: non impedirebbe l’accertamento della verità.</p><p>Farebbe salvo il sacrosanto diritto del popolo alla verità.</p><p>Le indagini e i processi si potrebbero fare e le sentenze sarebbero a disposizione di tutti, insieme agli atti del processo, per essere giudicate.</p><p>Il Parlamento potrebbe leggere tutti gli atti e dire che la sentenza gli appare emessa all’esito di un giusto processo – e farla eseguire – oppure che la sentenza appare il frutto di una abietta congiura – e non farla eseguire.</p><p>Il Popolo, che tutti dicono di volere sovrano, potrebbe leggere gli atti e dire se il Parlamento che lo rappresenta ha difeso la giustizia o l’ha negata.</p><p>Con il sistema attuale e con quello ancora peggiore che Alfano vuole instaurare non si ha e non si avrà solo l’impunità dei potenti (quella, di fatto, ce l’hanno già).</p><p>Si avrà soprattutto l’assassinio della verità su di loro.</p><p>E questo è il vero obiettivo che il regime persegue.</p><p>L’attuale capo del Governo e i suoi sodali non temono il carcere. Perché è certo che loro in carcere non ci andranno mai.</p><p>La legislazione del nostro Paese è stata così tanto devastata per i fini privati dei potenti che Previti (condannato con sentenza definitiva) è libero e<strong> Dell’Utri e Cuffaro </strong>(entrambi condannati in primo grado e in appello per fatti che hanno a che fare con la mafia) sono in Parlamento.</p><p>L’80% della popolazione carceraria italiana è composto da extracomunitari e tossicodipendenti.</p><p>In Italia nessuna persona ricca e potente finisce in carcere in espiazione di una pena. Nei casi più disperati, se ne va a Santo Domingo o ad Hammameth.</p><p>La campagna del Ministro della Giustizia (della Giustizia ??!!) Alfano per conto del Presidente del Consiglio non è propriamente contro la giustizia, ma contro la verità.</p><p>Ciò che si vuole ottenere non è l’impunità: quella, di fatto, ce l’hanno da anni.</p><p>Ciò che si vuole ottenere è il diritto a non far sapere ciò che non si vuole che si sappia.</p><p>Nell’era dell’informazione, dei media, della tv che sa e dice tutto della povera Sara Scazzi, ciò che si vuole è il diritto costituzionale a non far sapere ciò che i potenti non vogliono che il popolo sappia.</p><p>Alcuni ricordano che i costituenti avevano previsto l’autorizzazione a procedere nei confronti dei Parlamentari. Ma quelli erano altri tempi, erano tempi nei quali anche solo essere imputati portava alle immediate dimissioni. Dunque, si doveva controllare anche solo l’inizio del procedimento.</p><p>Ora che può restare tranquillamente in Parlamento anche uno (Cosentino) a carico del quale pende una ordinanza di custodia cautelare – confermata da tutti i giudici dinanzi ai quali è stata impugnata – per concorso in associazione mafiosa (a proposito, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/fissi/pdf/cosentino-ordinanza.pdf">a questo link</a></span> c’è il testo integrale dell’ordinanza), la sola pendenza di un procedimento non può nuocere ad alcuno (a volte sembra paradossalmente che sia addirittura un titolo di merito: Aldo Brancher l’hanno fatto Ministro proprio perché imputato).</p><p>Dunque, sì al controllo del Parlamento sull’attività della magistratura, ma solo alla fine del processo.</p><p>Così sono garantiti i diritti di tutti.</p><p>Se <strong>l’<em>“Alta Carica”</em> </strong>risulterà innocente, sarà assolta.</p><p>E se sarà condannata, nessuno potrà eseguire la sentenza senza il consenso del Parlamento. Ma il popolo potrà sapere la verità.</p><p>Ti ho mandato lì per occuparti delle mie cose più care, del mio Paese. Ho diritto di sapere chi sei e cosa hai fatto.</p><p>Insomma, che <strong>Alfano, Di Pietro, Fini, Bersani, Casini</strong> si battano per fare entrare nella Costituzione il diritto del popolo alla verità.</p><p>L’impunità dei potenti resterebbe assicurata, ma il popolo avrebbe un nuovo sacrosanto diritto costituzionale.</p><p>Non ho considerato fin qui l’argomento <em>“bisogna fermare i processi, perché il Capo del Governo non ha il tempo per difendersi”</em>, perché questo è veramente un insulto alla ragione.</p><p>Premesso che il Capo del Governo ha fior di avvocati che si occupano della sua difesa e premesso anche che ha tutto il tempo – e se ne vanta – per andare a puttane (sebbene a sua insaputa: il fatto che siano puttane, non che ci vada), per duettare con <strong>Aznavour,</strong> per scrivere canzoni ad <strong>Apicella</strong> e per andare ai compleanni delle diciottenni che trova carine, migliaia sono i cittadini impegnati in cose importantissime che, però, trovano il tempo per difendersi nei processi.</p><p>Ho conosciuto fior di chirurghi che, tra un’operazione e l’altra, alternano il salvare vite umane con il presentarsi, come è giusto che sia, dinanzi ai giudici delle decine di processi che questo o quel paziente – a volte fondatamente altre volte infondatamente – intentano loro. Nessuno si sogna di fare approvare una legge che dica che i chirurghi non possono essere processati, perché non hanno tempo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/24/il-diritto-costituzionale-alla-verita/73409/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> <item><title>Ladri di speranza e di vita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/ladri-di-speranza-e-di-vita/55455/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/ladri-di-speranza-e-di-vita/55455/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 13:53:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[baroni]]></category> <category><![CDATA[impunità]]></category> <category><![CDATA[legalità]]></category> <category><![CDATA[meritocrazia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=55455</guid> <description><![CDATA[Nel mio ultimo post qui ho cercato di illustrare le ragioni per le quali è un errore gravissimo ridurre il tema della legalità alla questione della impunità per il dott. Berlusconi e i suoi amici e sodali. La legalità non è solo “dare una giusta pena” a chi viola la legge. La legalità – o,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel <strong><a href="../../../../../2010/08/28/uomini-e-bestie/54055/">mio ultimo post</a></strong> qui ho cercato di illustrare le ragioni per le quali è un errore gravissimo ridurre il tema della legalità alla questione della impunità per il dott. Berlusconi e i suoi amici e sodali.</p><p>La legalità non è solo <em>“dare una giusta pena”</em> a chi viola la legge.</p><p>La legalità – o, come nel caso del nostro Paese, l’illegalità – caratterizza e qualifica – o squalifica – tutta la vita della società e le sue speranze di futuro.</p><p>Forse due esempi possono rendere più convincente quanto ho scritto nei giorni scorsi.</p><p>Il figlio di una mia cara amica ha ventiquattro anni. Si è laureato in fisica, materia che amava, nonostante tanti gli dicessero che sarebbe stato più facile avere un futuro economicamente sostenibile dedicandosi ad altri studi.</p><p>Dopo la laurea ha fatto uno<strong> <em>stage</em> negli USA</strong>, alla fine del quale ha scritto un articolo che è stato ospitato su una rivista scientifica.</p><p>All’Università di Losanna hanno letto l’articolo e lo hanno invitato per un colloquio, dopo il quale gli hanno fatto un contratto da <strong>ricercatore</strong> e gli hanno affidato un intero laboratorio del quale oggi è responsabile.</p><p>Nel frattempo ha anche ottenuto un posto di ricercatore all’<strong>Università di Harvard</strong>, al cui concorso aveva partecipato; posto al quale ha dovuto rinunciare, avendo già <em>“firmato”</em> per Losanna.</p><p>E’ pacifico che tutto questo è stato possibile perché a Losanna e ad Harvard hanno un tasso di legalità decisamente molto più alto che in Italia.</p><p><strong>In Italia, purtroppo, nessuna università si sogna di <em>“invitare” </em>di sua iniziativa un valente studioso né di dare un posto di ricercatore a un giovane non raccomandato da nessuno e, addirittura, straniero.</strong></p><p>In Svizzera e negli Stati Uniti, per contro, nessuno si sogna proprio di dare il posto di ricercatore all’amante del professore invece che a uno studioso capace: verrebbe subito denunziato e immediatamente rimosso e condannato.<br /> L’altra vicenda che voglio raccontare è quella di una azienda che produce <strong>sacchetti di polietilene</strong> (i sacchetti di plastica della spesa).</p><p>Aveva evaso tasse per un miliardo di lire.</p><p>Accertamento tributario, ricorso giudiziario, mia sentenza che condanna la società a pagare la somma evasa.</p><p>Nel corso del giudizio di appello arriva uno dei condoni del dr Berlusconi e la ditta estingue il suo debito pagando solo il <strong>20% del dovuto</strong>.</p><p>Tutti pensano che la questione qui sia solo il furto – ai danni di noi tutti contribuenti – degli ottocento milioni condonati.</p><p>Ma non è così.</p><p>Nella piccola cittadina in cui opera l’azienda in questione adesso ci sono due aziende che producono sacchetti per la spesa.</p><p>Una – onesta – che ha sempre pagato le tasse.</p><p>Questa azienda ha costruito il suo capannone e acquistato i macchinari per la produzione facendo un mutuo in banca e paga le rate mensili di questo mutuo.</p><p>Dunque, quando vende i suoi sacchetti li fa pagare a un prezzo che comprende una piccola quota destinata al mutuo.</p><p>L’altra azienda – disonesta – il capannone e i macchinari se li è comprati con i soldi che ha evaso dalle tasse. Con i soldi nostri.</p><p>Questa azienda non ha mutui da pagare e può vendere i suoi sacchetti a un prezzo un po’ più basso di quelli dell’altra.</p><p><strong>Quindi, l’azienda disonesta in breve tempo metterà fuori mercato l’azienda onesta.</strong></p><p>Così come l’impresa che ottiene gli appalti delle opere pubbliche non per merito ma per sporchi legami – di tangenti, di puttane o di altro – con questo o quel Ministro, Assessore, Sottosegretario, Sindaco, ecc. mette in breve tempo fuori mercato le imprese che non pagano tangenti e si impegnano a migliorare la qualità del loro prodotto.</p><p>In definitiva, l’illegalità devasta le strutture portanti della società.</p><p>Non ha alcun senso parlare di riforma dell’università e degli appalti se non si persegue con sincerità e determinazione la legalità.</p><p>Qualunque sistema presuppone il rispetto delle regole su cui si fonda.</p><p>La legalità, l’efficienza delle Procure e dei Tribunali (proprio l’esatto opposto del programma degli ultimi enne governi in carica nel nostro Paese) sono il presupposto indispensabile di qualunque modello sociale.</p><p>La Svizzera e gli Stati Uniti sono paesi con le loro colpe, alcune anche gravi. Con cose che funzionano e altre che non funzionano.</p><p>Ma lì possono sperare. Perché hanno ancora studiosi <strong>scelti per le loro qualità</strong>, imprese che lavorano per i loro meriti, politici che sono stati davvero <em>“eletti”</em>.</p><p>Che speranza può avere, invece, un paese come il nostro, nel quale, grazie all’<strong>impunità assicurata a tutti i ricchi e potenti</strong>, le<em> elìte</em> universitarie hanno come uniche qualità le parentele baronali, gli imprenditori sono capaci solo di assumere puttane per conto terzi e i politici vanno avanti con la forza dei ricatti a mezzo stampa?</p><p>Un paese così dovrebbe desiderare la legalità più di ogni altra cosa. Un paese così dovrebbe pretendere che la legge non si tocchi e che si ricreino le condizioni perché essa sia applicata.</p><p>Un paese così dovrebbe rendere assolutamente impensabile qualsiasi ulteriore attentato a quel poco di legalità che resta.</p><p>Invece il nostro Parlamento è da anni impegnato sui temi della giustizia, ma non per ottenere ai cittadini più giustizia, ma ai delinquenti più impunità.</p><p>Tutte le leggi e i progetti di leggi portati avanti da molti anni a questa parte servivano e servono solo a proteggere chi vive di illegalità e nella illegalità.</p><p>E a <strong>neutralizzare il lavoro dei giudici e della giustizia</strong>, ridotta a un cumulo di macerie, salvo poi stupirsi ipocritamente quando questo o quell’assassino tornano liberi per gli effetti di questa o quella legge <em>“SalvaSilvio”</em> o <em>“SalvaCesare” </em>o <em>“SalvaMarcello”</em>.</p><p>Tutti i popoli hanno le loro difficoltà, ma a Losanna e ad Harvard un giovane competente presenta i suoi titoli e gli viene riconosciuto ciò a cui ha diritto.</p><p>In Italia un giovane competente può solo allenarsi a leccare il c… al politicante di turno e anche così difficilmente avrà il posto, posto che <em>“non gli spetta”</em>, perché<strong> in Italia non ci sono più diritti</strong>, ma solo <em>“promesse del padrone”</em>.</p><p>E, dunque, non ci sono più speranze, ma solo illusioni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/01/ladri-di-speranza-e-di-vita/55455/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>53</slash:comments> </item> <item><title>Uomini e bestie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/28/uomini-e-bestie/54055/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/28/uomini-e-bestie/54055/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Aug 2010 11:27:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[legalità]]></category> <category><![CDATA[questione morale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=54055</guid> <description><![CDATA[E’ veramente difficile vivere e discutere in un Paese in cui all’impunità giudiziaria – ormai sostanzialmente totale per ricchi e potenti – si aggiunge quella disgustosa impunità morale per la quale il Capo del Governo può tranquillamente porre come condizione alla prosecuzione della legislatura il fatto che si sfasci quel pochissimo che resta della giustizia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ veramente difficile vivere e discutere in un Paese in cui all’impunità giudiziaria – ormai sostanzialmente totale per ricchi e potenti – si aggiunge quella disgustosa <strong>impunità morale</strong> per la quale il Capo del Governo può tranquillamente porre come condizione alla prosecuzione della legislatura il fatto che si sfasci quel pochissimo che resta della giustizia per salvare lui e i suoi amici e sodali da processi penali nei quali sono imputati per vergognosi reati commessi non da politici, ma da privati cittadini.</p><p>A questo punto del percorso sulla china dell’autodistruzione collettiva, la quantità di menzogne e imposture che vengono diffuse e ripetute come se fossero la cosa più normale del mondo è talmente grande che tentare di ricostruire un senso comune in qualche modo ancorato alla realtà appare come un’impresa titanica.</p><p>Un aspetto di tutto questo che vorrei sottolineare qui è quello relativo al fatto che la gente viene indotta a credere che la questione della<strong> legalità</strong> si possa ridurre al se dare o no un salvacondotto al dott. Berlusconi e ai suoi amici.</p><p>La questione, insomma, sembra solo la seguente: ritenete accettabile o no che il dott. Berlusconi, l’avv. Previti, il sen. Dell’Utri, l’on. Verdini, il tentato Ministro Brancher, il Sottosegretario Bertolaso e il folto stuolo dei loro parenti, amici e donnine di piacere varie la facciano franca?</p><p>Messa così, tanti (sia pure sbagliando e di grosso) pensano che in fin dei conti non si tratta di cosa troppo importante. E si rendono di fatto disponibili a consentire quella<strong> impunità</strong>.</p><p>Si rendono <em>complici </em>di essa, come lo sono stati per anni e molto attivamente quei <em>“finiani”</em> che oggi <em>“scoprono”</em> cosa hanno contribuito a costruire e blindare. Mentre ancora si dichiarano disponibili a un <em>“Lodo Alfano costituzionale”</em> (??!!).</p><p>La tragedia è che la questione non è affatto quella.</p><p>Il tema della legalità, il fabbisogno di legalità di un paese non è affatto problema riducibile alla giusta pena per chi commette reati.</p><p>La legge serve a caratterizzare e qualificare la vita stessa dell’intera comunità.</p><p>Perché i rapporti fra le persone possono essere regolati solo in due modi. Non esiste – nonostante provino con tutte le loro forze a farcelo credere – una <em>“terza via”</em>.</p><p>I <strong>rapporti fra le persone</strong> in qualsiasi società possono essere regolati solo o dalla legge o dalla forza.</p><p>O si farà secondo le regole o si farà come vuole il più forte.</p><p>O l’appalto lo vince l’impresa in grado di fare il lavoro meglio e con meno spesa, o lo vince l’impresa che ha i soldi per pagare le <strong>mazzette</strong> pretese dal politicante di turno e la spregiudicatezza per pagare una donna a un amministratore pubblico che non riesce ad avere una vita sentimentale e sessuale decente.</p><p>O il posto di primario ospedaliero si dà al medico più titolato e più capace o a quello che ha la tessera del partito più potente.</p><p>O gli appalti per la <strong>ricostruzione de L’Aquila</strong> si danno all’impresa più titolata, o li prende l’imprenditore che è capace di ridere sulla morte dei terremotati ed è pronto a pagare questo e quello e magari comprare case all’insaputa (!!??) dei beneficiati.</p><p>E così via.</p><p>In una società complessa la<strong> forza</strong>, in alternativa alla legge, ha moltissime facce.</p><p>C’è la forza delle armi dei mafiosi, ma c’è – ed è molto più diffusa – quella del denaro, quella dell’appartenenza a un partito o a un ceto sociale (perché siamo ancora ampiamente classisti) o a una razza (perché siamo sempre più schifosamente razzisti) e così via.</p><p>Dunque, o c’è e si riesce a fare applicare la legge o vince sempre il più forte.</p><p>E questa è la distinzione fra una società di umani e un branco di bestie.</p><p>Fra le bestie vince il più forte, il più cattivo, il più spregiudicato. <strong>Il caimano</strong>.</p><p>Fra gli umani chi ha ragione o ha più ragioni.</p><p>Dunque, chi ci toglie la legge – abrogandola o vanificandola, rendendola nei fatti inapplicabile o inutile (come fa da anni massicciamente la classe politica al potere) – ci toglie umanità e speranza. Ci trasforma in bestie.</p><p>Perché una società <strong>senza legge e senza giustizia </strong>non ha niente di umano.</p><p>Né gli ipermercati e le <em>new town</em> possono rendere umane bestie che ridono alle tre di notte, mentre la radio comunica che decine di persone muoiono sotto le macerie di un terremoto.</p><p>In qualunque altro paese il Capo del Governo, per restare al suo posto, promette più giustizia, più legalità, la persecuzione degli evasori fiscali, la cacciata dal Governo e dal Parlamento di corrotti e magnacci.</p><p>Nel nostro paese il Capo del Governo, per restare al suo posto, promette, nella sostanza, l’esatto contrario.</p><p>Questo ci dice molte cose su di lui, ma anche su tutti noi.</p><p>In qualunque altro paese un mafioso assassino viene chiamato <em>“mafioso assassino”</em> e i giudici che lottano contro il crimine <em>“eroi”</em>.</p><p>Nel nostro paese è il mafioso assassino a essere definito <strong>eroe</strong> dal più intimo collaboratore del Capo del Governo e il Capo del Governo in persona pensa dei giudici: <em>«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»</em> (Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003).</p><p>La crisi del nostro paese a questo punto è definita da questo problema: individuare facilmente e in maniera tendenzialmente condivisa la <em>“razza umana”</em>, così da potere distinguere agevolmente un uomo da una bestia.</p><p>E poterci così rendere conto che, da furbi che crediamo di essere, ci siamo fatti rubare – sotto il naso e con la nostra complicità –, per la seconda volta in un secolo, la dignità, la speranza, la vita stessa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/28/uomini-e-bestie/54055/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>49</slash:comments> </item> <item><title>Salvate il soldato &#8220;Fofò&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/22/salvate-il-soldato-fofo/42926/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/22/salvate-il-soldato-fofo/42926/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:58:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alfonso marra]]></category> <category><![CDATA[Csm]]></category> <category><![CDATA[Lombardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=42926</guid> <description><![CDATA[Chi è “Fofò”? Il Presidente della Corte di Appello di Milano Alfonso Marra. Lo so, sembra impossibile che il più importante e potente magistrato dell’intero distretto della Corte di Appello di Milano abbia un nomignolo come quello. Ma la realtà è questa. Ancora più strano è chi lo chiama così. Non la moglie, non le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi è <em>“Fofò”</em>?</p><p>Il Presidente della Corte di Appello di Milano Alfonso Marra.</p><p>Lo so, sembra impossibile che il più importante e potente magistrato dell’intero distretto della Corte di Appello di Milano abbia un nomignolo come quello. Ma la realtà è questa.</p><p>Ancora più strano è chi lo chiama così.</p><p>Non la moglie, non le adorate nipotine, né gli amici del cuore.</p><p>Ma un tipo (il geom. Antonio Lombardi) che in questi giorni è in galera perché accusato di far parte di una associazione segreta intenta a interferire sull’amministrazione della giustizia fino al C.S.M. e alla Corte Costituzionale.</p><p>E perché <em>“Fofò”</em> si sentiva al telefono con Lombardi?</p><p>Perché <em>“Fofò”</em>, che allora era Presidente della Corte di Appello di Brescia, voleva diventare Presidente della Corte di Appello di Milano e, per riuscirci, ha ritenuto ragionevole <em>“tramare”</em> con Lombardi, pressandolo perché a sua volta lo raccomandasse prima e pressasse poi i Consiglieri del C.S.M., ivi compresi il Vicepresidente dello stesso C.S.M. e il Primo Presidente della Corte di Cassazione.</p><p>Il tenore delle conversazioni e il livello delle discussioni fra <em>“Fofò”</em> e Lombardi può trarsi dalla trascrizione di una delle telefonate, che Il Fatto Quotidiano ha pubblicato <strong><a href="../../../../../2010/07/12/marra-pronto-lombardi-ci-facciamo-anche-a-berruti/39048" target="_blank">a questo link</a></strong>.</p><p>Il tipo di <em>“entrature”</em> del Lombardi al C.S.M. e il grado di <em>“indipendenza”</em> del C.S.M. si possono trarre da un altro articolo de Il Fatto Quotidiano <strong><a href="../../../../../2010/07/10/l%E2%80%99amico-giudice-eletto-a-milano-con-il-si-di-mancino/38235">a questo link</a></strong>.</p><p>Un’idea abbastanza chiara su <em>“Fofò”</em> Marra ce la si può fare ascoltando la sua viva voce in una intervista fattagli da Antonella Mascali che è <strong><a href="../../../../../2010/07/12/marra-non-mi-dimetto/39134">a questo link</a></strong> (ascoltate questa intervista, è davvero preziosa e illuminante).</p><p><strong><a href="../../../../../2010/07/18/lombardi-fa-il-nome-di-mancino/41400">A questo link</a></strong> e <strong><a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/07/18/news/s_contattavo_i_consiglieri_del_csm_per_spingere_le_nomine_di_giudici_amici-5654821/?ref=HRER1-1">a quest’altro</a></strong> i rapporti di Lombardi con il Vicepresidente del C.S.M. Mancino e il coinvolgimento del Lombardi nelle nomine di altri importanti magistrati.</p><p>E la domanda rimasta senza risposta è: ma a che titolo Mancino, Tinelli e altri accettano che un Lombardi qualunque eserciti – foss’anche senza successo – pressioni su di loro con riferimento alla nomina di magistrati ai vertici di importanti uffici giudiziari?</p><p>E che senso ha, cosa significa <strong><a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/07/21/news/mancino_p3-5724558/">la frase di Mancino</a></strong>: <em>«Gli ultimi avvenimenti relativi all’inchiesta sull’associazione segreta Loggia P3 gettano un cono d’ombra, ma non credo che possano incidere sulla sostanza dell&#8217;attività che abbiamo svolto al Csm»</em>?</p><p>Che cos’è concretamente <em>“un cono d’ombra che non incide sulla sostanza dell’attività”</em>?</p><p>Comunque sia, quando si scopre come <em>“Fofò”</em> ha ottenuto la sua poltrona e che rapporti avesse con chi, come si suol dire … è scoppiato lo scandalo!</p><p>E tutti – anche le persone con più esperienza di cose della “giustizia” e meno ingenue – hanno pensato: <em>“Adesso questi se ne vanno a casa”</em>.</p><p>E nelle prime ore dello scandalo – prima che <em>“i padroni”</em> entrassero in azione – c’è stato un certo sconcerto anche al C.S.M.. Così che, nella confusione generale, qualcuno ha chiesto è ottenuto che si aprisse una pratica ex art. 2 della legge sulle guarentigie per dichiarare <em>“Fofò”</em> incompatibile con la sua poltrona e trasferirlo.</p><p>I giornali, allora, anche i più attenti, hanno titolato: <em>“Marra trasferito”</em>.</p><p>Alcuni titoli del genere ai link seguenti: <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2010/07/15/inchiesta_eolico_csm_avvia_trasferimento_ufficio_marra.html">SkyTG24</a>, <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/15/news/trasferimento_marra-5599392">La Repubblica</a>, <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=143028">RaiNews24</a>, <a href="http://www.avvenire.it/Cronaca/csm+marra_201007151123153600000.htm">Avvenire</a></strong></span>.</p><p>Ma i titoli erano sbagliati.</p><p>Come ho scritto nel mio precedente post («<strong><a href="../../../../../2010/07/17/il-marcio-de-la-magistratura/41079">Il marcio de “La Magistratura”</a></strong>»), il C.S.M. ha <span style="text-decoration: underline;">solo aperto</span> una pratica ex art. 2 della Legge sulle Guarentigie (R.D.L.vo 511/1946).</p><p>E ho aggiunto: “Se conosco bene questi meccanismi (e purtroppo li conosco bene), tendenzialmente accadrà quanto segue:</p><p>- questo C.S.M. ha aperto la pratica, ma non la tratterà, perché scade il 31 luglio (e, d’altra parte, come avrebbe potuto trattarla, se, il Consigliere Tinelli, finita anche lei sui giornali in questi giorni, si difende dicendo che Lombardi al C.S.M. era di casa?);</p><p>- il nuovo C.S.M. si occuperà della cosa non prima di ottobre e allora altri scandali occuperanno le pagine dei giornali e nessuno si ricorderà di Marra;</p><p>- quando la pratica verrà trattata, si osserverà che non si può utilizzare la procedura ex art. 2 della Legge sulle Guarentigie per fatti colpevoli;</p><p>- qualcuno ricorderà che con Clementina Forleo l’hanno usata illegittimamente (tanto che il TAR ha annullato il trasferimento) e loro diranno: <em>“Con la Forleo abbiamo sbagliato, ora non possiamo sbagliare ancora”</em>;</p><p>- qualcuno allora dirà <em>“Bene, allora fategli il processo disciplinare”</em>, ma poiché Palamara e Cascini non invocheranno la stessa tempestiva mannaia calata su Apicella, Nuzzi e Verasani, limitandosi a chiedere con umile cortesia le dimissioni spontanee di non si sa chi (perché nessun nome viene neppure fatto), la cosa andrà avanti per le lunghe e Marra farà in tempo a maturare il limite massimo di età pensionabile”.</p><p>Pensavo, comunque, che questa procedura, diciamo meglio la battaglia per lasciare <em>“Fofò”</em> al suo posto, per <em>“salvare il soldato Fofò”</em> sarebbe stata, comunque, portata avanti con prudenza, lentamente, lasciando passare un po’ di tempo, facendo in modo che non si notasse troppo, aspettando che la gente si scordasse i fatti.</p><p>E invece anche io sono stato ingenuo.</p><p>Il livello delle nostre istituzioni è tale che soldati come <em>“Fofò”</em> non vengono lasciati esposti al rischio di sanzioni neppure per poche ore.</p><p>E così dai massimi vertici dello Stato sono arrivati i <em>soccorsi</em>.</p><p>Il Presidente del Consiglio ha detto che l’inchiesta sulla c.d. P3 è solo una montatura.</p><p>Il Ministro Alfano ha ammonito tutti, raccomandando di «<strong><a href="http://www.corriere.it/politica/10_luglio_16/p3-alfano-anticorpi_da0c262a-90ca-11df-8665-00144f02aabe.shtml" target="_blank">evitare una caccia alle streghe</a></strong>».</p><p>Il Presidente della Repubblica è intervenuto esigendo il rinvio della trattazione della pratica e prescrivendo che, quando la si tratterà (se la si tratterà), lo si faccia in termini assolutamente <em>«generali</em> [e, dunque, del tutto e inutilmente generici] <em>e propositivi</em> [??!!]<em>»</em>, <em>«senza gettare ombre …»</em> e <em>«senza interferire con le indagini»</em>.</p><p>La notizia <strong><a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/07/19/news/napolitano_p3-5675533/?ref=HRER1-1" target="_blank">a questo link</a></strong>. E <strong><a href="../../../../../2010/07/20/il-bavaglio-al-csm/42061">a questo link</a></strong> il commento di Paolo Flores D’Arcais che titola <em>“Il Presidente Napolitano ha messo il bavaglio al C.S.M.”</em>.</p><p>Ma non è bastato, perché chissà cosa poteva ancora capitare a <em>“Fofò”</em>.</p><p>Né <em>“Fofò”</em> poteva aspettare ottobre con l’ansia di non sapere come andava a finire.</p><p>Così che la Procura Generale della Cassazione ha avviato un processo disciplinare.</p><p>E subito, come avevo previsto, si è detto: <em>“Alt!! Stop!! Ma se c’è il processo disciplinare la procedura di incompatibilità si deve fermare”</em>.</p><p>Ma non basta!</p><p>Perché la Procura Generale della Cassazione <span style="text-decoration: underline;"><strong>NON</strong></span> ha chiesto per <em>“Fofò”</em> alcuna misura cautelare.</p><p>Il risultato è nella agenzia di stampa che si può leggere <strong><a href="http://www.apcom.it/news/rss/20100721_140239_288da01_93247.html%20" target="_blank">a questo link</a></strong>.</p><p>Riporto qui sotto il testo integrale della agenzia (1). Il titolo dice tutto: «<strong>P3/ Atti Csm a pg Cassazione, </strong><strong><span style="text-decoration: underline;">STOP</span></strong><strong> a trasferimento Marra</strong>».</p><p>In sostanza, <em>“Fofò”</em> resta saldamente al suo posto. E noi ci teniamo a presiedere la Corte di Appello di Milano (mica la bocciofila di Poggiofiorito) una persona nella imbarazzante situazione di <em>“Fofò”</em>.</p><p>“<em>Fofò”</em> è nato il 20.11.1938. E’ già ampiamente in età da pensione. Ma raggiungerà il limite massimo di età e sarà costretto alla pensione il 20.11.2013.</p><p>Dunque, a meno che il Governo non aumenti – come proposto per il Presidente della Cassazione Carbone, proprio su sollecitazione di Lombardi – il limite massimo di età dei magistrati, Milano tornerà ad avere un Presidente di Corte di Appello con un nomignolo più adeguato solo alla fine del 2013.</p><p>Perché sia chiaro chi fa cosa e perché, dovete sapere che le stesse Autorità che stanno gestendo il <em>“caso Marra”</em> hanno gestito poco più di un anno fa il caso <em>“Salerno/Catanzaro”</em>.</p><p>Quel caso nacque quando due pubblici ministeri di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, si misero a indagare su fatti di malaffare proprio uguali uguali a quelli che hanno portato in galera in questi giorni Lombardi, Carboni &amp; Co..</p><p>Subito il potere <em>“insorse”</em>.</p><p>Contro il malaffare?</p><p>Ma no!!! Contro Nuzzi e Verasani. E contro il Procuratore Capo Apicella, reo di avere permesso a Nuzzi e Verasani di adottare un decreto di perquisizione e sequestro poi ritenuto del tutto legittimo e confermato dal competente Tribunale del riesame.</p><p>E cosa ha fatto il potere nella vicenda <em>“Salerno/Catanzaro”</em>?</p><p>Il Presidente della Repubblica è intervenuto subito. Quella volta non per chiedere rinvii, ma interventi tempestivi.</p><p>I vertici dell’A.N.M. – il Presidente Luca Palamara e il Segretario Giuseppe Cascini – hanno pregato da tutte le testate giornalistiche il Ministro di intervenire al più presto.</p><p>Il Ministro Alfano è subito intervenuto, mandando Arcibaldo Miller, detto <em>“Arci”</em>, a inquisire i magistrati <em>“buoni”</em>. Si, proprio <em>“Arci”</em>. Lo stesso <em>“Arci”</em> che andava a cena a casa di Verdini con Dell’Utri, Caliendo &amp; Co.. Ma non a parlare di cose <em>“cattive”</em>, ma della sua possibile candidatura (sua dello stesso <em>“Arci”</em>) a Presidente della Regione Campania (la notizia <strong><a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/07/18/news/s_contattavo_i_consiglieri_del_csm_per_spingere_le_nomine_di_giudici_amici-5654821/?ref=HRER1-1" target="_blank">a questo link</a></strong>).</p><p>Quando si dice l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto: Arcibaldo Miller, detto <em>“Arci”</em>. Ovviamente, ancora saldamente anche lui al suo posto. Per evitare <em>“cacce alle streghe”</em>.</p><p>La Procura Generale ha avviato un procedimento.</p><p>Ma per Apicella, Nuzzi e Verasani è stata chiesta una misura cautelare.</p><p>E il C.S.M.?</p><p>Rapido e infallibile.</p><p>Nessun rinvio.</p><p>In pochi giorni il Procuratore Apicella è stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani sono stati cacciati dal loro ufficio.</p><p>Le loro indagini si sono fermate.</p><p>Perché siano stati cacciati non è chiarissimo. L’accusa più grave: la motivazione del decreto di sequestro troppo lunga !!!???</p><p>Chi volesse approfondire l’argomento troverà materiale di studio (79 articoli ) <strong><a href="http://toghe.blogspot.com/search/label/Il%20caso%20%E2%80%9CSalerno%2FCatanzaro%E2%80%9D" target="_blank">a questo link</a></strong>.</p><p>E ancora prima dei colleghi di Salerno, già Luigi De Magistris e Clementina Forleo erano stati trasferiti con provvedimenti velocissimi e di dubbia legittimità. Il trasferimento di Clementina, anzi, certamente illegale, come accertato e dichiarato dal T.A.R. competente.</p><p>Concludo e mi scuso per la lunghezza di questo scritto (ma credo che i fatti complessi abbiano bisogno di ricostruzioni complesse).</p><p>Luigi De Magistris, Clementina Forleo, Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani non sono più ai loro posti.</p><p>Sono stati cacciati grazie anche all’intervento del Presidente della Repubblica, del Ministro della Giustizia, della Procura Generale della Cassazione, dei vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati.</p><p>“<em>Fofò”</em> e <em>“Arci”</em> (ma anche Caliendo e Marconi) sono saldamente ai loro posti e ci resteranno.</p><p>Grazie anche all’intervento del Presidente della Repubblica, del Ministro della Giustizia, della Procura Generale della Cassazione e – questa volta omissivamente – dei vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati.</p><p>Quali conseguenze dobbiamo trarre da tutto questo sembra inutile dirlo. E comunque è troppo doloroso.</p><p>Sembra, comunque, che si possa confermare quanto ho già scritto qualche giorno fa: c’è molto marcio dentro “La Magistratura” e un’operazione trasparenza non è mai neppure cominciata. Forse bisogna aggiungere: e c’è chi è attivamente impegnato perché non cominci mai.</p><p>In ogni caso, “La Magistratura” caccia tipi come De Magistris, Forleo, Apicella, Nuzzi e Verasani (che indagavano nei confronti dei <em>ptreisti</em>) e si tiene tipi come <em>“Fofò”</em>, <em>“Arci”</em> &amp; Co. (che con i <em>pitreisti</em> ci vanno bellamente a cena).</p><p>_____________</p><p>(1) <strong>P3/ Atti Csm a pg Cassazione, stop a trasferimento Marra</strong></p><p>Roma, 21 lug. (Apcom) &#8211; L’avvio dell’azione disciplinare a carico del presidente della Corte d’appello di Milano, Alfonso Marra, farà venir meno il potere della Prima Commissione del Csm sul caso e porterà al blocco della procedura di trasferimento d’ufficio del magistrato. La Commissione di Palazzo Marescialli, alla fine, dovrà quindi trasmettere – è la spiegazione fornita a Palazzo dei Marescialli – i propri atti al pg della Cassazione: ciò significa che l’audizione di Marra, prevista per lunedì mattina, resta convocata, ma secondo i consiglieri il magistrato non si presenterà. Inoltre, svariati componenti della Commissione sono “amareggiati” dal fatto che, non avendo il pg della Cassazione chiesto alcuna misura cautelare a carico di Marra e con i tempi previsti dall’iter disciplinare, potranno essere necessari anche anni per arrivare a una soluzione della vicenda. Anni durante i quali, fanno notare a Palazzo Marescialli, Marra resterà al suo posto: essendo il magistrato nato nel 1938 e quindi prossimo alla pensione (mancano 3 anni), è il ragionamento a Palazzo Marescialli, potrebbe addirittura restare ai vertici della Corte d’appello di Milano fino a fine carriera. Nonostante questo ‘congelamento’, comunque, l’indagine della Prima Commissione del Csm continuerà e si allargherà anche agli altri magistrati coinvolti nell’inchiesta P3, per i quali al momento non è stato avviato alcun procedimento disciplinare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/22/salvate-il-soldato-fofo/42926/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>26</slash:comments> </item> <item><title>Il marcio de &#8216;la Magistratura&#8217;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/17/il-marcio-de-la-magistratura/41079/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/17/il-marcio-de-la-magistratura/41079/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Jul 2010 11:29:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[Unicost]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=41079</guid> <description><![CDATA[In questi giorni sono su tutti i giornali notizie molto attendibili (in particolare, fra l’altro, registrazioni telefoniche) di vicende oscure che coinvolgono magistrati collocati ai vertici dell’amministrazione della giustizia e in ruoli molto importanti del governo. Risultano a vario titolo coinvolti nelle vicende riportate dai giornali il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione Vincenzo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sono su tutti i giornali notizie molto attendibili (in particolare, fra l’altro, registrazioni telefoniche) di vicende oscure che coinvolgono magistrati collocati ai vertici dell’amministrazione della giustizia e in ruoli molto importanti del governo.</p><p>Risultano a vario titolo coinvolti nelle vicende riportate dai giornali il <strong>Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione</strong> Vincenzo Carbone, il <strong>Presidente della Corte di Appello di Milano</strong> Alfonso Marra (detto <em>“Fofò”</em> nelle intercettazioni), il <strong>Presidente della Corte di Appello di Salerno</strong> Umberto Marconi, in passato autorevole esponente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Segretario Generale di Unità per la Costituzione) e anche membro del Consiglio Superiore della Magistratura, il <strong>Sottosegretario di Stato</strong> Giacomo Caliendo, in passato Presidente dell’A.N.M. e anche lui ex Consigliere del C.S.M., il dr Antonio Martone, ex <strong>Avvocato Generale della Corte Suprema di Cassazione</strong> (in pratica il Vice Procuratore Generale), anche lui ex Presidente dell’A.N.M., da qualche mese a capo di una Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità (!!!???) delle amministrazioni pubbliche, istituita dal ministro Brunetta, il dr Arcibaldo Miller (detto “Arci” nelle telefonate), magistrato impegnato in una delle correnti dell’A.N.M. (Magistratura Indipendente) e attualmente <strong>Capo degli Ispettori del Ministero della Giustizia</strong>.</p><p>Emerge anche che, secondo uno dei componenti del C.S.M., l’avv. Michele Saponara, le raccomandazioni al C.S.M. non sarebbero l’eccezione, ma la regola (Saponara, secondo i giornali, avrebbe detto, fra l’altro: <em>«Non voglio liquidare la faccenda dicendo: così fan tutti. Ma è un dato di fatto che Alfonso Marra non è stato il primo a chiedere raccomandazioni. Di pressioni al Csm ne arrivano ogni giorno, per ogni nomina, dalla più importante alla più defilata. Un’iradiddio. Da destra, da sinistra, dal centro, senza distinzioni»</em>).</p><p>Mentre un altro Consigliere del C.S.M., l’avv. Celestina Tinelli, si  sarebbe difesa dicendo che il faccendiere Lombardi <em>«al C.S.M. era di casa»</em>. Secondo una agenzia di stampa, Marra avrebbe detto che Lombardi <em>«stava con la lingua in bocca con tutti»</em>.</p><p>Ovviamente non è questa la sede per accertare fatti ed (eventuali) responsabilità. Per quello ci sono i Tribunali.</p><p>Non è in alcun modo mia intenzione fare processi ad alcuno né prendere posizione alcuna su colpevolezze e innocenze individuali.</p><p>Ciò di cui voglio occuparmi non sono i singoli, ma il quadro complessivo che viene fuori dalle notizie di stampa alle quali ho fatto riferimento.</p><p>Il quadro complessivo è più che preoccupante. Per il livello delle istituzioni coinvolte, per la gravità dei fatti, per il sistema di relazioni che emerge dai toni e dalle parole.</p><p>Fa molta impressione leggere di una telefonata nella quale il Primo Presidente della Corte Suprema avrebbe dialogato con un faccendiere del corso di un procedimento di grande rilievo che interessava ad amici del faccendiere medesimo e, nel mentre accettava di trattare di quel caso in modo certamente non istituzionale, chiedeva al faccendiere cosa gli avrebbero fatto fare dopo la pensione e si lasciava rassicurare sul fatto che quello ne aveva già parlato con il suo <em>“amico di Milano”</em>, così come fa ancora più impressione constatare che dopo quella telefonata il partito che sta al Governo ha proposto una legge per elevare l’età massima alla quale i magistrati vanno in pensione in modo che Carbone potesse restare in servizio per altri tre anni.</p><p>Queste vicende e altre sono estremamente gravi e tali da non consentire il <em>commodus discessus</em> della favoletta delle singole <em>mele marce</em>.</p><p>Il quadro complessivo che viene fuori dalle notizie di stampa impone di prendere atto che, oltre alle condotte di questo o quel singolo, c’è qualcosa di marcio nel sistema nel suo complesso.</p><p>E quello che, con evidenza, non va sono i legami molto ampi e molto diffusi fra magistrati con ruoli di importanza centrale nell’amministrazione della giustizia e nel cosiddetto autogoverno (esponenti, insomma, del <em>“potere interno”</em> alla magistratura) e ambienti della politica, degli affari e del potere (di quello trasparente e di quello oscuro).</p><p>Sembra trovare riscontro la tesi – da tanti di noi più volte sostenuta in diverse sedi – che il <em>“potere interno”</em> alla magistratura ha rapporti troppo ravvicinati e troppo spesso complici con il <em>“potere esterno”</em> che, invece, dovrebbe controllare.</p><p>Non può essere un caso che nelle vicende qui in discussione siano coinvolti ben due ex Presidenti dell’A.N.M., ben due ex Consiglieri del C.S.M. e un ex Avvocato Generale della Cassazione.</p><p>Come non possono non trarsi le logiche conseguenze dal fatto che il Primo Presidente della Corte di Cassazione, tenuto a fare il giudice di un processo nel quale sono in discussione centinaia di milioni di euro di un’azienda riferibile al Presidente del Consiglio, parli al telefono con un faccendiere che gli chiede di anticipare l’udienza, gli porta dell’olio buono e gli promette di fare agire <em>“l’amico di Milano”</em> per assicurargli un futuro professionale gradito.</p><p>In queste condizioni è molto difficile confidare che il <em>“controllore”</em> potesse davvero controllare.</p><p>La questione è grave e complessa e magari proverò a trattarla dividendola in più interventi.</p><p>Questo post, intanto, può essere quello nel quale sfatare un gravissima mistificazione che nuoce grandemente all’immagine della giustizia e alle sue speranze di positiva riforma.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/17/il-marcio-de-la-magistratura/41079/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>25</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;ennesima legge illegittima e razzista</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/10/lennesima-legge-illegittima-e-razzista/38474/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/10/lennesima-legge-illegittima-e-razzista/38474/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Jul 2010 13:45:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=38474</guid> <description><![CDATA[Con sentenza n. 249 del 5 luglio 2010, la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittime le norme del c.d. pacchetto sicurezza, che prevedevano un aumento di pena per chi avesse commesso un reato «mentre si trovava illegalmente sul territorio nazionale». Le norme che, in sostanza, punivano diversamente gli autori dello stesso reato, punendo più gravemente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con sentenza n. 249 del 5 luglio 2010, la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittime le norme del c.d. <em>pacchetto sicurezza</em>,<em> </em>che prevedevano un aumento di pena per chi avesse commesso un reato <em>«mentre si trovava illegalmente sul territorio nazionale»</em>.</p><p>Le norme che, in sostanza, punivano diversamente gli autori dello stesso  reato, punendo più gravemente chi era <em>“clandestino”</em>.</p><p>L’incostituzionalità di queste norme era apparsa immediatamente evidente e in tanti si erano e ci eravamo spesi per illustrarla e chiedere, come spesso accaduto invano di questi tempi, al Presidente della Repubblica di rimandarle alle Camere con l’invito a riflettere sulla loro evidente e clamorosa illegittimità e, permettetemi l’espressione, <em>“disonestà”</em>.</p><p>Norme contemporaneamente illegali (questo è una norma che viola la Costituzione), immorali, razziste, beceramente propagandiste, disoneste.</p><p>Nei prossimi giorni proverò a esporre (magari dividendo il ragionamento in diversi articoli, per renderlo più <em>commestibile</em>) le ragioni per le quali uno dei crimini più gravi della politica e della cultura di questi anni sia l’avere fatto sì che il potere in Italia si senta e venga ritenuto padrone e non suddito della legge.</p><p>In questi anni di tradimento e assassinio del sogno democratico, del sogno di costruire – dopo l’esperienza del fascismo – un paese davvero fondato sull’uguaglianza dei cittadini e il rispetto dei diritti fondamentali, si è passati dall’idea centrale della rivoluzione francese, per la quale tutti e anche i governanti sono <span style="text-decoration: underline;"><strong>soggetti</strong></span> alla legge, a quella per la quale la legge non è un valore in sé, ma uno strumento e non uno strumento dei popoli, ma uno strumento del potere.</p><p>Sicché chi è al potere non è ritenuto obbligato a fare le leggi più giuste possibili, ma può farsi le leggi che vuole e può fare addirittura in modo di non essere neppure soggetto alle leggi da lui stesso fatte.</p><p>La negazione assoluta della democrazia e il ritorno ai prìncipi, ai faraoni, a Mussolini e Stalin, a Bokassa.</p><p>Contro le sentenze della Corte Costituzionale siamo stati costretti a subire una vergognosa opera di <em>“propaganda”</em> (nel senso più vile e spregevole di questa parola), consistente nel sostenere che le sentenze della Corte sarebbero <em>“politiche”</em>. <em>“Comuniste”</em>.</p><p>Sembra tristemente evidente, invece, che le questioni affrontate dalla Corte con le sentenze vilipese non sono né di destra né di sinistra.</p><p>La <em>“politica”</em> non c’entra. C’entrano il diritto, la Costituzione, i principi di civiltà comunemente riconosciuti nei paesi cosiddetti civili.</p><p>Insomma, discriminare i neri o i clandestini non è essere <em>“di destra”</em>, ma solo, più banalmente e tristemente, essere dei merdosi razzisti.</p><p>Come favorire e fare assolvere i criminali solo perché potenti e amici di altri potenti non è <em>“di destra”</em>, ma banalmente criminale.</p><p>E ciò che è molto grave e terribilmente nocivo è che le leggi illegittime fatte in questo modo non solo hanno discriminato i neri e gli stranieri e hanno favorito i criminali in colletto bianco, ma hanno creato una <em>cultura</em> e un <em>sentimento popolare</em> molto diffusi, che rendono il nostro Paese un paese razzista e disonesto.</p><p>I fenomeni culturali, sociali, economici hanno dinamiche proprie molto forti, a volte anche <em>violente</em>. Il razzismo, i pregiudizi, l’arroganza del potere, la sete di ricchezza a tutti i costi, una volta <em>innescate</em>, non si disinnescano a comando né in tempi brevi. I padroni di questo Paese hanno sparso virus dei quali non hanno l’antidoto. Virus letali che distruggono la verità, i valori, la coesione sociale, il bene comune.</p><p>Tornando alla sentenza del 5 luglio, chi ne avrà curiosità potrà leggere l’intera motivazione sul sito della Corte Costituzionale.</p><p>Ne riporto qui per tutti uno dei brani <em>centrali</em>.</p><p>Ha scritto la Corte:</p><p><em>«4.1. – Questa Corte, in tema di diritti inviolabili, ha dichiarato, in via generale, che essi spettano «ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani» (sentenza n. 105 del 2001).</em></p><p><em>La condizione giuridica dello straniero non deve essere pertanto considerata – per quanto riguarda la tutela di tali diritti – come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi, specie nell’ambito del diritto penale, che più direttamente è connesso alle libertà fondamentali della persona, salvaguardate dalla Costituzione con le garanzie contenute negli artt. 24 e seguenti, che regolano la posizione dei singoli nei confronti del potere punitivo dello Stato. </em></p><p><em>Il rigoroso rispetto dei diritti inviolabili implica l’illegittimità di trattamenti penali più severi fondati su qualità personali dei soggetti che derivino dal precedente compimento di atti «del tutto estranei al fatto-reato», introducendo così una responsabilità penale d’autore «in aperta violazione del principio di offensività […]» (sentenza n. 354 del 2002).</em></p><p><em>D’altra parte «il principio costituzionale di eguaglianza in generale non tollera discriminazioni fra la posizione del cittadino e quella dello straniero» (sentenza n. 62 del 1994).</em></p><p><em>Ogni limitazione di diritti fondamentali deve partire dall’assunto che, in presenza di un diritto inviolabile, «il suo contenuto di valore non può subire restrizioni o limitazioni da alcuno dei poteri costituiti se non in ragione dell’inderogabile soddisfacimento di un interesse pubblico primario costituzionalmente rilevante» (sentenze n. 366 del 1991 e n. 63 del 1994). </em></p><p><em>La necessità di individuare il rango costituzionale dell’interesse in comparazione, e di constatare altresì l’ineluttabilità della limitazione di un diritto fondamentale, porta alla conseguenza che la norma limitativa deve superare un vaglio positivo di ragionevolezza, non essendo sufficiente, ai fini del controllo sul rispetto dell’art. 3 Cost., l’accertamento della sua non manifesta irragionevolezza (sentenza n. 393 del 2006). </em></p><p><em>4.2. – Con riferimento al caso specifico, si deve ricordare che le «condizioni personali e sociali» fanno parte dei sette parametri esplicitamente menzionati dal primo comma dell’art. 3 Cost., quali divieti direttamente espressi dalla Carta costituzionale, che rendono indispensabile uno scrutinio stretto delle fattispecie sospettate di violare o derogare all’assoluta irrilevanza delle “qualità” elencate dalla norma costituzionale ai fini della diversificazione delle discipline»</em>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/10/lennesima-legge-illegittima-e-razzista/38474/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I complici della mafia e i loro sguatteri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/04/i-complici-della-mafia-e-i-loro-sguatteri/36366/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/04/i-complici-della-mafia-e-i-loro-sguatteri/36366/#comments</comments> <pubDate>Sun, 04 Jul 2010 16:47:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[dell'utri]]></category> <category><![CDATA[Felice]]></category> <category><![CDATA[intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[Lima]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[magistrati]]></category> <category><![CDATA[sicilia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=36366</guid> <description><![CDATA[Tutte le volte che il Dell’Utri di turno viene trovato troppo immischiato con la mafia, nugoli di sguatteri del regime ci ammorbano con una lunga serie di menzogne disoneste. Fra queste c’è quella secondo la quale l’ipotesi delittuosa del concorso c.d. esterno in associazione mafiosa sarebbe una “montatura” dei magistrati. Un reato inesistente nella legge,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le volte che il Dell’Utri di turno viene trovato troppo <em>immischiato</em> con la mafia, nugoli di sguatteri del regime ci ammorbano con una lunga serie di menzogne disoneste.</p><p>Fra queste c’è quella secondo la quale l’ipotesi delittuosa del concorso c.d. <em>esterno</em> in associazione mafiosa sarebbe una <em>“montatura”</em> dei magistrati. Un reato inesistente nella legge, inventato dai magistrati per perseguitare politici galantuomini che, avendo bisogno di un eroe da ammirare, scelgono Vittorio Mangano.</p><p>La verità è, invece, un’altra.</p><p>L’art. 110 del codice penale dispone che <em>“quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti”</em>.</p><p>Chi ha studiato giurisprudenza, sa che l’art. 110 del codice penale punisce le cc.dd. <em>“condotte atipiche”</em>.</p><p>Faccio un esempio facile con l’omicidio.</p><p>Chi spara a un uomo e lo ammazza commette la condotta <em>“tipica”</em> descritta dall’art. 575 c.p.: <em>“Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”</em>.</p><p>Ma che si fa se Tizio dice a Caio: <em>“Senti, devo ammazzare Sempronio, ma non trovo una pistola. Tu me ne potresti prestare una che funzioni bene? Ci ammazzo Sempronio e te la restituisco”</em>?</p><p>Caio presta la pistola a Tizio, sapendo che lui la userà per uccidere Sempronio e proprio perché possa uccidere Sempronio.</p><p>Ma Caio non commette la condotta di cui all’art. 575 c.p. e non spara materialmente a nessuno.</p><p>Se non ci fosse l’art. 110 del codice penale Caio non verrebbe punito.</p><p>In forza dell’art. 110 c.p. chi concorre in un omicidio risponde dell’omicidio.</p><p>Nell’esempio che ho appena fatto, Caio ha concorso con Tizio nell’omicidio di Sempronio – in particolare fornendo intenzionalmente l’arma per il delitto – e viene, quindi, punito ai sensi del combinato disposto (così si dice in gergo) degli artt. 110 e 575 del codice penale. Questa cosa si fa ogni giorno con mille e mille reati e mille e mille delinquenti.</p><p>Dunque, l’art. 628 c.p. punisce la rapina, disponendo che <em>“chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, s&#8217;impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da 516 euro”</em>.</p><p>Il <em>palo</em> che sta fuori dalla banca non minaccia nessuno e non si appropria di niente. Fa il palo fuori dalla banca, mentre i suoi complici rapinano.</p><p>Il palo viene punito applicando l’art. 110 c.p.. Altrimenti non verrebbe punito.</p><p>E così chi presta il suo casolare di campagna per custodire un rapito, risponde del rapimento. E chi passa i codici del sistema d’allarme ai ladri risponde del loro furto. E così via.</p><p>La domanda allora è: perché mai queste regole che valgono per tutti i reati non dovrebbero valere anche per l’associazione a delinquere di tipo mafioso?</p><p>Solo perché in questa cosa sono coinvolti anche politici importanti, amici di altri politici importanti?</p><p>Si dice: il reato di associazione a delinquere è <em>“particolare”</em>, o uno è associato o non lo è; il concorso c.d. <em>esterno</em> non è ipotizzabile.</p><p>E’ una menzogna vergognosa.</p><p>Anziché spendere mille parole, faccio un esempio.</p><p>Io faccio il magistrato, sono nato e vivo in Sicilia. Immaginiamo che mi venga a trovare Pippo, un mio vecchio compagno del liceo e mi dica: <em>“Caro Felice, come sai io faccio parte di una cosca mafiosa. La mia cosca è in pericolo, perché la polizia ci cerca con tutti i mezzi. Abbiamo bisogno di una casa dove riunirci senza temere di essere sorpresi. So che tu hai una casa al mare che usi poco. Ti vorrei chiedere se ce la presti per le riunioni della mia cosca. Essendo la casa di un magistrato, la polizia non sospetterà nulla”</em>.</p><p>Immaginiamo che io, essendo un verme, dica: <em>“Senti Pippo, noi siamo stati compagni di scuola e ci siamo voluti bene. Siamo rimasti amici anche per tutti gli anni successivi. Io, in relazione al fatto che faccio il magistrato, non voglio essere coinvolto nella tua cosca e non ne voglio fare parte. Ma se ti serve casa mia, ecco le chiavi”</em>.</p><p>Le domande sono le seguenti:</p><p>1. Si può dire che io faccia parte della cosca mafiosa di Pippo? Certamente no, perché non ho fatto nulla per associarmi e ho detto chiaramente a Pippo che non voglio fare parte della sua cosca.</p><p>2. Dare consapevolmente a una cosca mafiosa un covo sicuro dove riunirsi significa o no <em>“concorrere” </em>nel reato di associazione mafiosa? Sembra, francamente, di si. Dare un covo sicuro a una cosca da, infatti, un evidente e prezioso contributo alla vita e sopravvivenza della cosca medesima.</p><p>Giuristi da accatto hanno detto: <em>“Ma c’è già il favoreggiamento. Il concorso esterno è un di più. E per di più la condotta del concorrente esterno o è già punita come reato autonomo o non è niente”</em>.</p><p>Chi ha fatto queste affermazioni – e le hanno fatte anche professori universitari e avvocati disperatamente protesi a conquistare la gratitudine del solito padrone – o è ignorante o è in malafede.</p><p>Il favoreggiamento, infatti, è punito dall’art. 378 c.p., che dispone che: <em>“Chiunque, </em><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>dopo</strong></span></em><em> che fu commesso un delitto … aiuta taluno a eludere le investigazioni dell&#8217;Autorità, o a sottrarsi alle ricerche di questa, è punito …”</em>.</p><p>Quindi, il favoreggiamento punisce l’aiuto dato a qualcuno per eludere le investigazioni <span style="text-decoration: underline;">DOPO</span> che è stato commesso il reato. Non l’aiuto dato prima e/o durante la commissione del reato. Quest’ultimo non è <em>favoreggiamento</em>, ma <em>concorso nel reato</em>.</p><p>Peraltro, una prova decisiva di tutto questo si trae dall’art. 270 <em>ter</em> del codice penale, che punisce l’assistenza prestata agli associati <em>con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell&#8217;ordine democratico</em>.</p><p>Quella norma dispone testualmente che <em>“chiunque, </em><em><span style="text-decoration: underline;">fuori dei casi di concorso nel reato</span></em><em> o </em><em><span style="text-decoration: underline;">di favoreggiamento</span></em><em>, dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano alle associazioni indicate negli articoli 270 e 270-bis è punito con la reclusione fino a quattro anni”</em>.</p><p>Quindi, l’art. 270 <em>ter</em> c.p. cita espressamente tre tipologie diverse e autonome di reato: l’assistenza agli associati (che provvede a punire), il favoreggiamento e il <em>concorso nel reato</em>. Che nel caso dell’art. 270 <em>ter</em> è il concorso nel reato di <em>associazione</em> <em>con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell&#8217;ordine democratico</em>.</p><p>Dunque, la configurabilità del concorso nei reati associativi appare francamente fuori discussione, con buona pace dei tanti giuristi da accatto e giornalisti servi che affliggono la vita agonizzante della nostra democrazia.</p><p>E quanto, infine, al fatto che la condotta del concorrente esterno o è punita come reato autonomo o non è niente, basta osservare che stare davanti a una banca e guardare la strada per vedere se arriva la polizia o è concorso nella rapina ex art. 110 c.p. o non è <em>niente</em>. Il reato di <em>“palo”</em> non esiste.</p><p>Prestare una macchina a un amico non è, in sé, nessun tipo di reato. Come prestare la casa a mare a un amico e ai suoi amici non è, in sé, nessun reato. Ma prestare la macchina a un amico che ti dice che deve fare una rapina e ha bisogno di un’auto con la quale scappare è, pacificamente (e anche per tutti i servi del regime), concorso nella rapina.</p><p>Così dare consapevolmente la casa a mare a una cosca mafiosa perché vi si riunisca in sicurezza è certamente concorso nell’associazione mafiosa. E non è una invenzione dei giudici.</p><p>Ed è concorso nell’associazione mafiosa anche se lo fa un amico di questo o quel politicante. E i complici dei mafiosi meritano il nostro disprezzo sia se abitano in un quartiere povero e malfamato, sia se stanno in palazzi di lusso o magari in Parlamento. Anzi, forse ne meritano di più quelli che stanno in Parlamento.</p><p>E davvero francamente non se ne può più di cambiare canale alla TV, magari per sbaglio, e sentire lo sguattero di turno che, con il tono e la faccia di uno che davvero ne capisce di diritto, dice che questo reato di concorso in associazione mafiosa è <em>“discutibile”</em>. Verrebbe da dirli <em>“discutibile sarà lei e i delinquenti che protegge”</em>. Ma, purtroppo, la televisione parla, quasi sempre blatera, ma non ascolta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/04/i-complici-della-mafia-e-i-loro-sguatteri/36366/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>55</slash:comments> </item> <item><title>Mai complici di questo scempio di civiltà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/mai-complici-di-questo-scempio-di-civilta/34192/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/mai-complici-di-questo-scempio-di-civilta/34192/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Jun 2010 08:29:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[cuffaro]]></category> <category><![CDATA[dell'utri]]></category> <category><![CDATA[Falcone]]></category> <category><![CDATA[Tg]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=34192</guid> <description><![CDATA[Non tutto il male è uguale! E non tutto il male fa lo stesso danno.  Quando uno evade le tasse, deruba i suoi concittadini. Ma quando uno, da Presidente del Consiglio, fa l’apologia dell’evasione fiscale, dileggia quelli che onestamente le tasse le pagano e incoraggia gli evasori.  Nel declino di una civiltà, il passaggio da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non tutto il male è uguale!</p><p>E non tutto il male fa lo stesso danno.</p><p> Quando uno evade le tasse, deruba i suoi concittadini. Ma quando uno, da Presidente del Consiglio, fa l’apologia dell’evasione fiscale, dileggia quelli che onestamente le tasse le pagano e incoraggia gli evasori.</p><p> Nel declino di una civiltà, il passaggio da una corruzione diffusa, ma negata, all’elogio pubblico dei corrotti è un momento decisivo e dalle conseguenze devastanti.</p><p>Qualunque società, per sopravvivere, ha bisogno necessariamente della condivisione da parte dei consociati di un minimo etico sotto il quale una società non è che non funziona, proprio non esiste più.</p><p>Per quelli che trovano i discorsi filosofici <em>“astrusi”</em> e sono stati ridotti dalla televisione alle sole categorie del calcio, se, quando l’arbitro fischia, i giocatori continuano a correre dietro al pallone, una partita non c’è proprio più e quello che si vede in campo è un’altra cosa.</p><p>Il <em>“minimo etico”</em> perché si possa giocare a calcio è che, chiunque sia l’arbitro, quando fischia i giocatori si fermino.</p><p>Dell’Utri è stato condannato oggi in secondo grado a sette anni di galera per complicità con la mafia.</p><p>Cuffaro è stato condannato pochi mesi fa in secondo grado a sette anni di galera per avere favorito dei mafiosi.</p><p>Questi due sono ancora oggi Senatori della Repubblica.</p><p>Mi scuso con loro e con tutti se li apostrofo per cognome e in maniera non cortese, ma francamente non riesco a essere cortese con chi (salvo il suo diritto al ricorso in Cassazione) risulta così <em>coinvolto</em> in vicende di mafia.</p><p>La mafia non è <em>“una cosa brutta”</em>. E’ molto peggio. La mafia è una associazione criminale di assassini, grassatori, eversori e quanto di peggio si possa pensare e fare.</p><p>La mafia è quella che ha assassinato Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli agenti delle loro scorte, Salvatore Saetta e suo figlio, Rosario Livatino e centinaia e centinaia di altri uomini, donne e bambini.</p><p>Davvero ci deve essere oggettivamente un limite a tutto.</p><p>Davvero non è possibile che a una persona che viene condannata in secondo grado per concorso in associazione mafiosa – Dell’Utri – invece di intimargli le dimissioni da ogni carica pubblica, gli si diano diversi minuti nei telegiornali di Stato per dire che la sentenza che lo ha condannato è <em>“pilatesca”</em> e che Vittorio Mangano, mafioso assassino, è il suo <em>“eroe”</em>.</p><p>E non è possibile che uomini di Governo e parlamentari trovino motivo di gioia nel fatto che il Dell’Utri è stato condannato per avere favorito la mafia ma solo fino al 1992. Così come il Cuffaro aveva gioito del fatto che la condanna a suo carico era stata pronunciata per favoreggiamento di alcuni mafiosi e non della mafia nel suo insieme.</p><p>Tutto questo non è <em>“politica”</em>.</p><p>Tutto questo non è <em>“possibile”</em>.</p><p>Tutto questo non è solo lo scempio dello Stato e della democrazia, ma proprio la sua radicale e sfacciata negazione.</p><p>Tutto questo non può essere accettato.</p><p>Chiunque accetta tutto questo si rende complice dell’assassinio di una civiltà e di un popolo.</p><p>Foss’anche il popolo stesso a farlo. In questo caso sarebbe un suicidio.</p><p>Non è questione, come dice Dell’Utri citando addirittura Dostoevskij, di avere ognuno gli eroi che preferiamo.</p><p>E’ questione di avere rispetto della realtà delle cose e del sangue di tanti giusti.</p><p>E’ questione di ritornare con la memoria alle immagini dell’autostrada per Punta Raisi e ai palazzi sventrati di via D’Amelio e considerare che stanno nel Senato della nostra devastata Repubblica persone ritenute da due gradi di giudizio amiche e sodali dei autori di quelle stragi orrende.</p><p>Di prendere atto che Governi e Parlamento da anni non sono impegnati a cacciare dai suoi banchi i Dell’Utri e i Cuffaro, ma a insultare i magistrati impegnati a scoprirne le malefatte con leggi pensate e promulgate per nessun’altra ragione che impedire l’accertamento della verità e il perseguimento dei reati.</p><p>E di riconoscere che, se tutto questo sta materialmente accadendo, le colpe sono molto diffuse.</p><p>E’ un alibi comodo ma falso quello di credere che la colpa di tutto questo sia solo di chi occupa lo Stato consumandone l’anima.</p><p>Lo Stato può essere distrutto nella sua stessa anima solo se un intero popolo lo consente.</p><p>Lo Stato può essere distrutto come sta accadendo a noi ormai da anni solo se un numero molto alto di giornalisti, di deputati, di politici, di professori universitari, di magistrati, di avvocati, di intellettuali si rende complice di questo scempio con i suoi silenzi, con i suoi distinguo, con i suoi opportunismi, con il suo cinismo.</p><p>Un grande maestro di civiltà, don Lorenzo Milani, diceva <em>&#8220;I care&#8221;</em>. <em>&#8220;Io me ne curo&#8221;</em>, <em>&#8220;a me importa&#8221;</em>, in contrapposizione allora con il motto fascista <em>&#8220;me ne frego&#8221;</em>.</p><p>Credo che oggi ognuno di noi dovrebbe dire <em>“io me ne sento responsabile”</em>, <em>“io non voglio esserne complice”</em>, <em>“io non tengo acceso il microfono del TG a un condannato per mafia che insulta i suoi giudici e beatifica un assassino”</em>, <em>“io domani scendo in piazza per protestare civilmente ma fermamente”</em>, <em>“io chiedo conto”</em>, <em>“io faccio sentire la mia voce”</em>, <em>“io dico la verità”</em>, <em>“io chiamo le cose con i loro nomi”</em>.</p><p>Non è solo giusto e opportuno. E’ davvero indispensabile.</p><p>Perché dopo l’elogio dei mafiosi e il disprezzo della giustizia c’è solo la legge della giungla.</p><p>Una inevitabile regressione al mondo animale. Alla barbarie della forza bruta. Alla violenza del <em>“ho il potere e faccio quello che mi pare”</em>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/mai-complici-di-questo-scempio-di-civilta/34192/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Il vero &#8220;patto sociale&#8221; degli italiani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/il-vero-patto-sociale-degli-italiani/28668/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/il-vero-patto-sociale-degli-italiani/28668/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Jun 2010 22:50:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Felice Lima</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Benito Mussolini]]></category> <category><![CDATA[fascismo]]></category> <category><![CDATA[Nania]]></category> <category><![CDATA[scajola]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=28668</guid> <description><![CDATA[Leggiamo ogni giorno sui giornali i resoconti di un potere politico totalmente disinteressato alle esigenze del Paese e impegnato da anni, ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno a demolire lo stato di diritto e creare “cricche” e “cosche” che derubino le casse dell’erario e spartiscano fra pochi i proventi del delitto. Il livello di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Leggiamo ogni giorno sui <strong>giornali </strong>i resoconti di un potere politico totalmente disinteressato alle esigenze del Paese e impegnato da anni, ventiquattro ore al giorno, <strong>trecentosessantacinque </strong>giorni all’anno a demolire lo stato di diritto e creare “<strong>cricche</strong>” e “cosche” che derubino le casse dell’erario e spartiscano fra pochi i proventi del delitto.</p><p>Il livello di <strong>spudoratezza </strong>del potere è testimoniato da episodi che in un qualunque paese civile sarebbero impensabili e da noi, invece, diventano barzellette. Come quello di uno <strong>Scajola </strong>che, con una faccia che … non sembra una faccia, a reti unificate si dice turbato nel suo animo gentile e innocente dall’avere scoperto che un ignoto <strong>benefattore </strong>gli ha pagato la casa a sua insaputa, con un modesto contributo di appena novecentomila euro. E il senatore <strong>Nania </strong>che, per fare apparire plausibile che Scajola abbia pagato “in buona fede” la casa solo meno di metà del suo valore, ipotizza che egli possa avere creduto che le venditrici gli avevano fatto un prezzo di favore per premiare il buon lavoro da lui fatto come <strong>ministro</strong>!!!???</p><p>Poiché  è impensabile che un <strong>popolo</strong>, per quanto imbottito di spot televisivi e irretito da grandi fratelli e isole dei famosi, possa credere a menzogne di <strong>regime </strong>tanto manifestamente false e insensate, si deve prendere atto che il potere può contare su una vera e propria complicità del popolo che inganna e deruba. E questo dà  luogo a <strong>paradossi </strong>assolutamente insostenibili per una società in grande difficoltà come la nostra.</p><p>Siamo un paese nel quale dilaga la <strong>corruzione </strong>e il denaro pubblico viene saccheggiato da ogni genere di cricca e quali sono le priorità della nostra politica e del nostro governo? Limitare i poteri di controllo dei pubblici ministeri, impedire le <strong>intercettazioni </strong>telefoniche, regolare la prescrizione e la durata dei processi in maniera tale che non si arrivi mai a una condanna esecutiva, se non nei processi contro i poveri cristi e in qualche <strong>omicidio </strong>passionale.</p><p>E’ assolutamente evidente che la <strong>giustizia </strong>in Italia non funziona per niente. Ma questo non è un caso né è colpa della pigrizia dei <strong>magistrati </strong>(che pure di colpe ne hanno, ovviamente, come tutti): è stato dimostrato con i numeri alla mano che i magistrati italiani sono i più produttivi di tutta <strong>Europa</strong>. L’inefficienza della giustizia è una precisa scelta politica.</p><p>Perché una <strong>giustizia </strong>anche solo minimamente efficiente impedirebbe molte delle porcherie che affossano il nostro paese. Parlano continuamente, per meschini fini propagandistici, di “<strong>effettività </strong>della pena”, ma fanno in modo che nessuno di loro e dei loro amici possa mai essere cacciato dai posti &#8211; pubblici &#8211; nei quali ruba ed estorce. Tutto questo non sarebbe possibile se gli <strong>italiani </strong>lo considerassero davvero inaccettabile. Ma moltissimi italiani, per qualche misteriosa <strong>ragione</strong>, hanno sempre pensato che consentire ai loro politici di rubare un po’ non avrebbe avuto grandi conseguenze sulle loro vite. E sembrano avere – da sempre, dai tempi di <strong>Mussolini </strong>a quelli di Andreotti e poi di Craxi e ora di <strong>Berlusconi </strong>- una sorta di patto con chi li governa: fate pure ciò che volete, ma dateci ciò che sempre ci promettete.</p><p><strong>L’equivoco tragico è che</strong>:</p><p>1. “<strong>Misteriosamente</strong>”, le promesse vengono continuamente rinnovate, ma mai davvero mantenute. Il governo ha sempre un alibi per non avere mantenuto le <strong>promesse</strong>: ieri la guerra fredda, il muro di Berlino, oggi la crisi, i comunisti, i sindacati, i <strong>magistrati </strong>(!?), la costituzione “antiquata” (!?). Sicché il patto è infine un patto “leonino”: i politici e il governo incassano l’<strong>indulgenza </strong>del popolo, ma non “pagano” quanto “promesso” in cambio.</p><p>2. Forti del <strong>salvacondotto</strong>, i politici non si accontentano di “fare qualche <strong>marachella</strong>” o “rubare un po’”. Fanno man bassa di tutto. Dalla sanità all’ambiente, dalle tasse all’acqua, dal lavoro all’<strong>edilizia</strong>.</p><p>3. Il <strong>furto </strong>di legalità e <strong>giustizia </strong>consentito al potere distrugge letteralmente e irrimediabilmente la vita reale del Paese. E le sue speranze di un <strong>futuro</strong>.</p><p>La maggior parte dei <strong>furti </strong>non si vede subito. Ma le sue conseguenze stanno lì. Fra qualche anno gli italiani “<strong>scopriranno</strong>” quali conseguenze concrete avrà sulle loro vite ciò che si è fatto e si è consentito si facesse in tutti questi anni. E come sempre, penseranno di non essere <strong>colpevoli</strong>. Come è accaduto già ai tempi di Mussolini. Gli italiani non credono di essere stati “<strong>fascisti</strong>”. Credono di essere stati “vittime” del fascismo.</p><p>Gli <strong>italiani </strong>non sanno che, se consenti consapevolmente a qualcuno in qualunque posto e in qualunque momento di commettere ingiustizia, sei complice di quella ingiustizia. E prima o poi ne pagherai, giustamente, il prezzo. Quando Mussolini andò ad occupare l’<strong>Abissinia</strong>, gli italiani pensarono che quello era un problema degli abissini. E non soffrirono per nulla al pensiero dei tanti abissini uccisi in quella “<strong>bella impresa</strong>”.</p><p>Solo quando, anni dopo, ogni famiglia italiana poteva contare i suoi padri, mariti, fratelli morti nelle <strong>scellerate </strong>guerre del regime, gli italiani si resero conto che, se autorizzi qualcuno ad ammazzare in tuo nome, prima o poi, di morire potrebbe toccare a te o a tuo <strong>fratello</strong>. Tanti italiani non hanno ancora capito che chi evade le tasse in maniera sistematica, chi corrompe finanzieri e giudici per i propri “<strong>affari</strong>”, chi demolisce sistematicamente il sistema dei controlli, chi “<strong>privatizza</strong>” tutti i servizi pubblici, chi corrompe testimoni e crea fondi neri alle <strong>Cayman</strong>, chi non riconosce i Tribunali e non si presenta davanti a loro ha creato e sta creando un sistema nel quale il <strong>derubato </strong>in definitiva sei tu.</p><p>Tanti <strong>italiani </strong>non hanno ancora capito che ciò che è “pubblico” è “nostro” e non “di nessuno” e che “<strong>rubare allo Stato</strong>” non è rubare a uno straniero, ma a tutti noi. Questo “equivoco” è eterno nella storia degli uomini. Comincia da <strong>Adamo </strong>ed <strong>Eva</strong>. E’ la convinzione che si possa offendere la verità e la giustizia senza pagarne le conseguenze. E’ una illusione disonesta e, soprattutto, ingenua. La <strong>storia</strong>, infatti, si è sempre incaricata di stroncare nel dolore queste “<strong>ingenuità</strong>”.</p><p>Perché il bene e il male, la verità e la <strong>menzogna</strong>, la giustizia e l’ingiustizia non sono astrazioni formali, nudi nomi (come sosteneva Eco ne “<strong>Il nome della rosa</strong>”), ma “cose reali”. Siamo noi che riempiamo il mondo che abitiamo delle nostre azioni: buone e cattive. Il risultato finale è la somma di ciò che in <strong>concreto </strong>ciascuno di noi ha fatto e fa e consente agli altri di fare.</p><p>Se in un giardino non metti <strong>acqua </strong>e non fai potature, ma consenti di seppellire <strong>spazzatura </strong>di ogni tipo e di rubare i semi, ciò che inevitabilmente avrai alla fine è un campo di sterpi e infezioni. L’idea che si possa sempre e solo prendere senza mai dare, che si possa fare e disfare a piacimento, che le regole possano essere derise (il quotidiano <strong><em>Libero </em></strong>ha intitolato un articolo sul c.d. “legittimo impedimento” “<strong>Marameo </strong>ai giudici”) senza conseguenze è una cosa del tutto assurda, ma, purtroppo, molto profondamente <strong>italiana</strong>.</p><p>Prima e più urgentemente che cambiare governo, dovremmo impegnarci a cambiare <a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/scajola.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-28670" title="Claudio Scajola" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/scajola-300x211.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="211" /></a><strong></strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/il-vero-patto-sociale-degli-italiani/28668/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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