<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Fulvia Lakovic</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/flakovic/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Se l&#8217;arte non è più libera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/24/se-larte-non-e-piu-libera/147448/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/24/se-larte-non-e-piu-libera/147448/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Jul 2011 22:10:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvia Lakovic</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[alessandro de nicola]]></category> <category><![CDATA[arte]]></category> <category><![CDATA[artisti]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[fondazione teatro comunale]]></category> <category><![CDATA[fonso unico spettacolo]]></category> <category><![CDATA[fus]]></category> <category><![CDATA[Pubblicità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147448</guid> <description><![CDATA[I tagli alla cultura e la conseguente riduzione dei fondi del Fus (Fondo Unico per lo spettacolo) ha ridotto gli addetti ai lavori a puri mendicanti, costretti a elemosinare contributi da aziende pronte ad adesioni in cambio di una generosa, e spesso , fin troppo spinta pubblicità. Le associazioni, compagnie teatrali e altre entità che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I tagli alla cultura e la conseguente riduzione dei fondi del Fus (<strong>Fondo Unico per lo spettacolo</strong>) ha ridotto gli addetti  ai lavori a puri mendicanti, costretti a elemosinare contributi da aziende pronte ad adesioni in cambio di una generosa, e spesso , fin troppo spinta <strong>pubblicità</strong>. Le associazioni, compagnie teatrali e altre entità che si occupano dell’ideazione e della messa in scena di format culturali (operando in direzione della valorizzazione della storia e della cultura), si ritrovano costrette ad accettare compromessi da società private e dai loro rappresentanti senza scrupoli. Si tratta di contratti firmati per disperazione e che rischiano di rovinare il lavoro creativo dei professionisti del settore, ossia <strong>la genialità e la qualità del prodotto finito</strong>, con pretese assurde da parte dei finanziatori come quella di rientrare nell’organizzazione stessa degli spettacoli in questione. Il sistema costringe gli artisti a una prostituzione vera e propria&#8230; con una piccola differenza: <strong>la legalità</strong>.</p><p><strong>Alessandro de Nicola</strong>, avvocato e giornalista, in un articolo apparso recentemente sull’<em>Espresso</em>, fa un’interessante osservazione considerando però il problema del sussidio pubblico: “Nel momento in cui uno Stato, attraverso la sua burocrazia e la classe politica finanzia l’arte, ne influenza i contenuti … i soldi alla fine andranno a favore non di chi se li merita di più, ma di chi appartiene al gruppo di pressione meglio organizzato o più vocifero.</p><p><strong>Ma l’arte non era libera? </strong><strong>Come fare allora?</strong> In entrambi i casi quindi la libertà non esiste (considerando il significato letterale del termine: stato di chi è libero o condizione di chi ha la possibilità di agire senza essere soggetto all&#8217;autorità o al dominio altrui). Col sussidio statale la creatività è influenzata dalla classe politica dominante che sceglie i contenuti più rappresentativi e ne favorisce le linee guida; nell’altro caso si è liberi di scegliere fra i vari contribuenti privati però, quasi sempre, ci si ritrova a dover scendere a compromessi tutt’altro che di nobile origine.</p><p>Prendiamo l’esempio “pubblico” che <span style="text-decoration: underline;">dovrebbe</span> esprimere innanzitutto chiarezza.</p><p>Nell’arte, come in politica, il sussidio crea inefficienza, mancanza di equità nelle erogazioni e nella scelta dei destinatari etc. Tutto ciò contribuisce alla creazione di un circolo vizioso costruito da pessimi burocrati che più che scegliere il merito (sembra che non lo prendano neanche in considerazione) si fanno trascinare dall’immagine che l’eventuale destinatario del sussidio è riuscito a costruire intorno a se grazie alla sicurezza economica che lo stesso sussidio gli garantiva. Conseguenza: il sostegno crea dipendenza, quindi abitudine che placa gli stimoli ad agire e a meritare &#8220;il guadagno è lo stesso quindi non vedo ragione per la quale devo impegnarmi a spremere la mia creatività … tanto non cambia nulla&#8221;.</p><p>Gli artisti quindi, quelli <strong>considerati “fortunati” perché sussidiati</strong>, rischiano di diventare dei semplici esecutori di cose viste e straviste, e l’arte, la vera Arte, quella che ha contraddistinto l’area geografica italiana come unica al mondo non solo per il territorio e la storia, ma per la straordinaria capacità della gente di rendere ogni attività bella, originale e preziosa, si perde nei meandri di linguaggi monotoni e scontati.</p><p>Dal punto di vista di chi scrive, il sistema in questione, se non s’interviene a breve, produrrà un <strong>vuoto culturale</strong>,<strong> etico e civile</strong>, impoverendo l’offerta e di conseguenza, il sistema economico e produttivo di una città e di un paese intero. Penso a Bologna che non è solo stanca ma esausta. I suoi creativi sono depressi e sembra che alcuni stiano già guardando altrove. Una città, conosciuta per il brio e la varietà dell’offerta culturale sta pian piano, una alla volta, spegnendo tutte le sue luci. Cambiano così i colori, l’acceso mattone sta prendendo una patina grigiastra.</p><p>La<strong> Fondazione Teatro Comunale di Bologna</strong> rischia il commissariamento se non addirittura la chiusura. Sono voci che girano e che fanno venire la pelle d’oca. Guardare altrove però non è facile. Il legame con una città che si è sempre dimostrata amica è indissolubile anche in tempi di crisi. Sarebbe come tradire se stessi, l’amico del cuore o addirittura, per alcuni, una madre stanca e malata. E sono proprio questi ultimi che devono agire, andare alla ricerca di risorse alternative per curare questo male prima che aggredisca i tessuti più deboli e indifesi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/24/se-larte-non-e-piu-libera/147448/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Bologna, i portici patrimonio Unesco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/bologna-i-portici-patrimonio-unesco/114994/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/bologna-i-portici-patrimonio-unesco/114994/#comments</comments> <pubDate>Tue, 31 May 2011 16:28:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvia Lakovic</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[marc augé]]></category> <category><![CDATA[palazzo magnani]]></category> <category><![CDATA[portici]]></category> <category><![CDATA[san giacomo maggiore]]></category> <category><![CDATA[Unesco]]></category> <category><![CDATA[via zamboni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114994</guid> <description><![CDATA[Per usare un termine coniato dal maggior antropologo vivente Marc Augé, i “non luogo” sono gli spazi anonimi e privi di storia, affollati da individui che non si conoscono tra loro e che non hanno alcuna intenzione a creare relazione. Ipermercati, televisione, computer, Gardaland o Mirabilandia e via dicendo. Analizzando il concetto mi rendo conto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per usare un termine coniato dal maggior antropologo vivente <strong>Marc Augé</strong>, i “non luogo” sono gli spazi anonimi e privi di storia, affollati da individui che non si conoscono tra loro e che non hanno alcuna intenzione a creare relazione.</p><p>Ipermercati, televisione, computer,<strong> Gardaland o Mirabilandia</strong> e via dicendo. Analizzando il concetto mi rendo conto di esser parte attiva di questo gruppo di persone schiavizzato e affamato di contenuti/contenitori privi di sostanza umana. Qualcuno potrà obiettare, però è così. Un esempio doc è internet: avvicina e, nello stesso tempo ci rende estranei. Le relazioni che si costruiscono tramite i social network non sono legate a luoghi reali, essendo prive di riconoscimenti olfattivi e tattili, fondamentali nella costruzione di un rapporto umano vero. Rapporti, relazioni, emozioni … siamo ancora in grado di riconoscere quelle genuine? E’ difficile dirlo. Esausti e stanchi da indigestioni informatiche raramente si trova un po’ di tempo per pensare … e distinguere il vero dal vero ibrido. Il luogo luogo dal luogo virtuale.</p><p><strong>Bologna, agli internauti, offre molto</strong>. Per esempio, cliccando semplicemente  su “<strong>girabologna</strong>” ci si può tuffare in esperienze virtuali di ottimo livello stando comodamente seduti a casa. Cosa manca? Oltre ad essere carente di una descrizione più approfondita, l’esperienza è priva di “tocco umano”. E non mi riferisco alla guida competente che può cucire su misura i contenuti e adattarli a chiunque, ma al luogo, vissuto e aspirato a pieni polmoni. Pensate ai portici. Per “capirli” bisogna viverli, fermarsi qua e la, ascoltare ciò che hanno da raccontarci … e di storie c’è ne sono tante … Medievale in legno o quattrocentesco ornato in cotto, ogni portico nasconde un’avventura urbana che occasionalmente riaffiora. Dal muro sgretolato e odoroso si sprigionano aneddoti e cronache che  sorprendono sempre&#8230; Però bisogna esser lì pronti ad accogliere l’imprevisto.</p><p>Tale luogo, colorato di luce in continua metamorfosi, diventa  testimone di incontri casuali o sede fissa di appuntamenti, ritrovi di coppie o di gruppi. Conseguenza: ogni passante lascia il suo contributo sensoriale. Sgradevole il panka bestia che ha abolito il sapone dalla sua “spesa quotidiana”, piacevole la signora elegante e profumata che con passo felpato e orgoglioso percorre il suo tour premeditato. Ogni portico diventa così una concentrazione di percezioni che si sposano per sempre con quella che è la sua essenza costante. L’essenza del luogo. L’identità percettiva della città muta cambiando percorso, evolve con il passare delle ore del giorno, con il ciclo delle stagioni &#8230; però riusciamo sempre a riconoscerla e renderla nostra.</p><p>Può accadere, passando sotto il portico quattrocentesco di <strong>San Giacomo Maggiore di via Zamboni</strong>, di avvertire un non so ché, e memorie, che si credevano perdute, riemergono con sorprendente nitidezza sfiorando e negando il disgusto momentaneo dovuto ai rimasugli lasciati da qualche gruppo di studenti la sera prima. E’ “colpa” la storia?  Siamo noi?  E’ l’odore? Oppure è un insieme di cose che compaiono inaspettatamente quando ci si ritrova in quel punto a quell’ora?</p><p><strong>Credo sia, semplicemente, il Luogo</strong>.</p><p>Qualche giorno fa, il 26 maggio, si è tenuto proprio lì di fronte, nella Sala Carracci di <strong>Palazzo Magnani</strong>, in occasione della  XV Borsa del Turismo delle 100 Città d’Arte d’Italia, l’XI Forum Europeo dei Siti dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel quale i rappresentanti delle varie istituzioni hanno scambiato opinioni intorno alla candidatura dei <strong>Portici di Bologna</strong> al prestigioso riconoscimento. C’è la farà la città a guadagnarsi anche questa, più che meritata, lode?</p><p>Il luogo portico“ patrimonio dell’umanità”parla da sé … Ora è il momento di chi ci vive a riconoscerlo come tale e contribuire, in forma individuale o collettiva, alla sua valorizzazione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/bologna-i-portici-patrimonio-unesco/114994/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Via Galliera e le tracce di Leonardo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/via-galliera-e-le-tracce-di-leonardo/108419/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/via-galliera-e-le-tracce-di-leonardo/108419/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 May 2011 09:42:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvia Lakovic</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[filiberta di savoia]]></category> <category><![CDATA[francesco I]]></category> <category><![CDATA[Gioconda]]></category> <category><![CDATA[leonardo da vinci]]></category> <category><![CDATA[palazzo felicini]]></category> <category><![CDATA[papa leone X]]></category> <category><![CDATA[via dell'indipendenza]]></category> <category><![CDATA[via galliera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108419</guid> <description><![CDATA[Oggi tranquilla, quasi silenziosa, ricorda con nostalgia la vita trafficata dei secoli passati. Prima della costruzione della parallela via dell’Indipendenza fu, per lungo tempo, via Galliera fu la strada più bella, luogo di incontro e di passeggio per nobili dame e i loro accompagnatori. Qui accaddero, e i palazzi ne furono i testimoni diretti. Fatti che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi tranquilla, quasi silenziosa, ricorda con nostalgia la vita trafficata dei secoli passati. Prima della costruzione della parallela<strong> via dell’Indipendenza</strong> fu, per lungo tempo,<strong> via Galliera </strong>fu <strong>la strada più bella</strong>, luogo di incontro e di passeggio per nobili dame e i loro accompagnatori. Qui accaddero, e i palazzi ne furono i testimoni diretti. Fatti che ebbero un peso non lieve nella storia e nella cultura della città. Nobili casate scelsero questa strada per costruirvi le loro dimore affidandone la costruzione ai migliori architetti. La via è tutta un susseguirsi di edifici di grande pregio artistico che esibiscono con fierezza gli stili dell’epoca di appartenenza. I palazzi, che sembrano dei giganti parlanti, ospitarono in passato personaggi famosi e ancor oggi conservano storie e segreti molti ancora da rivelare! Ve ne racconto uno …</p><p>All’incrocio con via Riva di Reno, si erge lo splendido <strong>palazzo Felicini</strong>, a tutt’ora quasi interamente conservato nella sua originaria architettura bentivolesca. Sembra quasi che voglia invitarci a curiosare al suo interno per coinvolgerci fisicamente in qualche tresca “d’altri tempi”. Oltre a custodire fra le sue mura importanti opere di scuola bolognese, l’edificio, ricoperto in terracotta, ospitò agli inizi del <strong>Cinquecento</strong>, precisamente nel 1515, il grande <strong>Leonardo da Vinci e Filiberta di Savoia</strong>.</p><p>I due erano al seguito del re di Francia <strong>Francesco I</strong> quando si incontrò a Bologna con il <strong>papa Leone X </strong>( l’incontro segnò il concordato che riconosceva i diritti della<strong> Chiesa gallicana</strong>, e che durerà quasi immutato fino alla Rivoluzione Francese). C’è chi racconta che in questo palazzo Leonardo abbia dipinto la Gioconda, prendendo a posare Filiberta di Savoia e non, come invece si pensa, Lisa di Francesco Giocondo (dalla quale il nome Monnalisa). Poverina! Lisa intendo…</p><p>Questo fu uno dei tanti tentativi di spodestarla dal ruolo di musa ispiratrice del grande Leonardo. Proprio in questi giorni il Comitato nazionale per la valorizzazione dei Beni storici, culturali e ambientali, promotore dell’iniziativa, spera di riesumare il suoi resti scandagliando con il georadar i sotterranei del’Ex convento di  Sant’Orsola a Firenze dove, sembra, fu sepolta nel 1542. Si spera che, con la tecnologia oggi a disposizione, riesumando i resti ossei e risalendo al suo DNA,  si possa ricostruire la fisiognomica del volto della bellissima Lisa Gherardini. Il Dna verrebbe poi confrontato coi resti di due figli di Lisa che sono tumulati nella chiesa di Santissima Annunziata a Firenze. Troveranno una volta per tutte una risposta alle tante ipotesi sciorinate dagli esperti e meno esperti? Lo vedremo nei prossimi mesi …</p><p>Tornando all’ipotesi di cui sopra, e cioè alla possibilità che la <strong>Musa Di Leonardo sia stata Filiberta di Savoia</strong>, contrasta non poco con il lavoro degli storici per i quali il quadro sarebbe stato dipinto fra il <strong>1503 e il 1506,</strong> così come non coincide con ciò che Leonardo stesso scrisse nell’anno 1517 al cardinale d’Aragona, confessando che la <strong>Gioconda era la sconosciuta amante di Giuliano de Medici</strong>. Anche in questo caso, come in altri, fu lui stesso a “giocare” con la credulità della gente proponendo soluzioni svianti.</p><p>Però, chissà. L’incertezza dei fatti, l’inevitabile interpretazione soggettiva dell’evento e dell’opera artistica, rende gli stessi avvolti in un aura misteriosa che ci attrae e ci incuriosisce ancora oggi, nonostante l’impiego sempre più preciso degli strumenti a nostra disposizione in grado di fare un’analisi più che dettagliata di fatti ed elementi da distruggere ipotesi provenienti da fonti non scientifiche. Lasciare spazio alla libera interpretazione è di fondamentale importanza.</p><p>E’ pane per i curiosi ed è appagamento per i fantasiosi. E così ben vengano queste ipotesi alternative che continuano a far si che la ricerca diventi sempre più attraente e, nel contempo, sempre più precisa! Fare un’analisi psicologica di un’artista geniale che visse  cinque secoli fa credo che sia ancor oggi molto difficile. Ancor più tentare di analizzare una sua opera creata magari appositamente per alimentare confusione in chi si troverà poi a doverla ammirare, studiare e interpretare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/via-galliera-e-le-tracce-di-leonardo/108419/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Un&#8217;insolita piazza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/25/uninsolita-piazza/106883/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/25/uninsolita-piazza/106883/#comments</comments> <pubDate>Mon, 25 Apr 2011 09:37:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvia Lakovic</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[byron]]></category> <category><![CDATA[canova]]></category> <category><![CDATA[chateaubriand]]></category> <category><![CDATA[cornelia rossi martinetti]]></category> <category><![CDATA[foscolo]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Morandi]]></category> <category><![CDATA[leopardi]]></category> <category><![CDATA[mezzofanti]]></category> <category><![CDATA[piazza aldrovandi]]></category> <category><![CDATA[strada maggiore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=106883</guid> <description><![CDATA[Percorrendo uno degli itinerari quotidiani preferiti di Giorgio Morandi, è inevitabile non attraversare Piazza Aldrovandi, una volta Seliciata di Strada Maggiore. Una piazza di conformazione insolita, è più un largo, percorribile da macchine, autobus, biciclette e pedoni, che preferiscono attraversarla camminando lungo il lato a levante protetti dai portici. Dirigendosi verso via San Vitale, già...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Percorrendo uno degli itinerari quotidiani preferiti di <strong>Giorgio Morandi</strong>, è inevitabile non attraversare<strong> Piazza Aldrovandi</strong>, una volta <strong>Seliciata di Strada Maggiore</strong>. Una piazza di conformazione insolita, è più un largo, percorribile da macchine, autobus, biciclette e pedoni, che preferiscono attraversarla camminando lungo il lato a levante protetti dai portici.</p><p>Dirigendosi  verso <strong>via San Vitale</strong>, già si vede, a chiusura della piazza, il palazzo <strong>Scagliarini Rossi</strong>, nel quale <strong>Cornelia Rossi Martinetti</strong>, la bellissima romagnola trapiantata a <strong>Bologna </strong>agli inizi dell’Ottocento, tenne un salotto frequentato da personaggi importanti e chiacchierati come <strong>Byron, Leopardi, Mezzofanti, Chateaubriand, Canova e dal Foscolo</strong>, che follemente se ne innamorò. Sembra che agli inizi del Novecento si potesse ancora ammirare al suo interno un giardino ricco di meraviglie scultoree, fontane, giochi d’acqua e pergolati floreali. Smantellato probabilmente, come altri pregevoli oggetti, seguendo una moda di rinnovamento in voga nei primi decenni del secolo scorso che portò via con sé racconti, ricordi e romanticismo.</p><p>Di fianco alla palazzina di linee rinascimentali, il torresotto di San Vitale, una delle porte della cinta muraria del “<strong>Mille</strong>”, che ricorda con il suo arco a sesto acuto il periodo in cui la città cominciò a consolidare la sua potenza con la neonata Università , già famosa in tutto il continente.</p><p>Ritornando sotto il portico si nota un costante via vai di persone che si fermano dai negozianti/ambulanti a comprare generi di prima necessità, quindi casalinghe, vecchiette affezionate, governanti, badanti e studenti che dalla mattina a notte fonda sostano qui a chiacchierare, far festa e/o litigare fra loro o con i residenti che, ahimè, vorrebbero riposare. Il solito tran tran che da anni si ripete con regolarità quotidiana.</p><p>“Ci vorrebbero dei cambiamenti oppure no?!” protestano le persone che da generazioni hanno qui le loro case di famiglia … però è anche vero che ormai sono decenni che “sopportano” questo “rumore” di fondo. <strong>Bologna è anche questo</strong>. E’ fatta di studenti che continuano a scegliere l’Ateneo bolognese per la loro formazione, scelgono Bologna per lo studio, per la qualità della vita e direi per la varietà del divertimento, per il fascino che sprigionano questi luoghi alla prima visita, per le sue strade strette, per i portici, alcuni raccolti altri maestosi e monumentali, per gli “odori” di scienza, di arte, di cibo, di sapere e … di passione.  Proprio così. Perché Bologna si ama. E’ un colpo di fulmine certo per chi per la prima volta vi arriva, oggi come ieri.</p><p>Personalmente vi approdai nel lontano 1987. E’ inutile dire che all’epoca tutto era diverso … certo la città <strong>era meno affollata</strong>, però è importante sottolineare che<strong> il fascino che fisicamente mi stordì all’epoca non l’ha perduto</strong>. Quel non so che ti prende allo stomaco quando attraversi il portico dei Servi in una giornata uggiosa, quell’odore intenso misto di mobili antichi, incenso, intonaco screpolato e pioggia, è rimasto identico. In queste occasioni  sembra che il tempo si sia fermato. Sono una ragazza di diciotto anni appena compiuti con tanti sogni e un bagaglio d’idee e progetti da realizzare …. Il tempo è volato, non m’è ne sono accorta …  e ancor oggi me ne rendo conto solo nei rari momenti quando incontro sul mio percorso lo “specchio maledetto”….  Però sto imparando a evitarlo. Non si dice “occhio non vede cuore non duole?” E se non vede non duole per niente perche l’anima è sempre quella e soprattutto Bologna è sempre quella.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/25/uninsolita-piazza/106883/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Ricordando Giorgio Morandi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/ricordando-giorgio-morandi/103717/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/ricordando-giorgio-morandi/103717/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 18:13:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvia Lakovic</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[film]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Morandi]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103717</guid> <description><![CDATA[I portici, le stradine di Bologna, anche quelle meno frequentate custodiscono segreti di destini, di vite note e meno conosciute, interessanti a pochi o intriganti da farne addirittura dei film. Chissà se anche la vita del nostro artista avrà la fortuna o la sfortuna di diventare una fiction oppure un capolavoro dell’arte cinematografica. Eppure la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I portici, le stradine di <strong>Bologna</strong>, anche quelle meno frequentate custodiscono segreti di destini, di vite note e meno conosciute, interessanti a pochi o intriganti da farne addirittura dei film. Chissà se anche la vita del nostro artista avrà la fortuna o la sfortuna di diventare una fiction oppure un capolavoro dell’arte cinematografica. Eppure la sua fama ha attraversato i confini più lontani. La semplicità con la quale riuscì a sintetizzare un’emozione toccò le viscere di personaggi più disparati a tal punto che le sue opere divennero molto presto tra gli oggetti più richiesti dai collezionisti. Qualche tentativo di raccontare in video l’arte di <strong>Giorgio Morandi </strong>è stato fatto però, come spesso accade, si è trattato di film e documentari riservati ad appassionati e non diretti al grande pubblico che, ahimè, viene sempre di più ridotto a subire “<em>l’arte del consumo forzato” </em>di cose che con l’arte hanno poco o niente a che fare ma hanno la pretesa di proporsi come nuovi linguaggi estetici di una società evoluta. In realtà sono un semplice<em> </em>riflesso di una collettività dimentica delle proprie origini culturali che cerca di identificarsi con qualcosa che non le appartiene, scavalcando l’apice del bello raggiunto da personaggi che erano ancora ben coscienti e orgogliosi di essere nati sotto questo cielo felice, artisti come Giorgio Morandi.</p><p>Cosa pensava, quali erano le riflessioni di Morandi durante le sue quotidiane passeggiate sotto i portici? Spesso, da solo o in compagnia di un caro amico, percorreva il tragitto che da via Fondazza, lungo Strada Maggiore svoltando in via Gerusalemme, sbuca in piazza Santo Stefano. In compagnia di Raimondi, che era uno scrittore autodidatta, faceva tappa sicura presso il negozio di stufe che i genitori di quest’ultimo gestivano nella piazza. Il percorso da loro scelto ci può raccontare molto. Può raccontarci delle sensazioni e percezioni che, al di là del fattore soggettivo, sono intuibili, anche se discordi dalle nostre: diversi erano gli odori, non c’era il traffico di oggi, delle polveri sottili non si parlava ancora,<strong> la città era ancora “a misura d’uomo”</strong>. Vale a dire: si percepivano con piacere i profumi provenienti dai negozi dei fornai che si mescolavano con l’aria umida, l’asfalto bagnato nelle giornate piovose emanava un odore che faceva sentire a casa. Bologna era una città raccolta, intima, calda. L’architettura domestica, i portici che creano comunità, che avvicinano le persone e che “fanno perdere tempo”&#8230;</p><p>In tale contesto camminavano anche i due amici, parlando del più e del meno, sicuramente scambiandosi opinioni professionali, discutendo di arte e di letteratura, però il tutto aveva un non so che a che fare con l’atmosfera percepita lungo quel quotidiano tragitto. I <strong>portici </strong>sono stati fonte d’ispirazione costante nell’arte di Giorgio Morandi. Il codice di lettura della sua arte va ricercato proprio qui, nascosto sotto i portici. Luoghi che custodiscono gelosamente i fantasmi della vita dell’artista, un’esistenza tranquilla e imperturbabile all’apparenza, ma piena di intime emozioni ricercate e trovate nella semplicità delle esperienze quotidiane.</p><p>Basterebbe fermarsi un pochino a riflettere…</p><p>Abbiamo un <strong>patrimonio unico </strong>al mondo dal quale trarre tutto l’occorrente, da sviluppare prodotti eccellenti e competitivi, film, fiction, format televisivi o quant’altro con tematiche specifiche studiate appositamente “per chi non ha tempo  per la cultura”. Avvicinarsi al pensiero semplice è la cosa più naturale, proporre un contenuto familiare ma in buona parte sconosciuto con la giusta modalità crea curiosità ed è, nella maggior parte dei casi, successo garantito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/ricordando-giorgio-morandi/103717/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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