<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Franca D&#8217;Agostini</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fdagostini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Ancora sulla prostituzione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/30/ancora-sulla-prostituzione/114641/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/30/ancora-sulla-prostituzione/114641/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 May 2011 09:21:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Franca D'Agostini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[alienazione]]></category> <category><![CDATA[Filosofia]]></category> <category><![CDATA[indignarsi]]></category> <category><![CDATA[Logica]]></category> <category><![CDATA[prostituzione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114641</guid> <description><![CDATA[Sono arrivata tardi a leggere i commenti, dunque ringrazio ora complessivamente tutti i commentatori, a favore e contro il mio post sulla Logica della prostituzione (&#8230;soprattutto quelli a favore), e puntualizzo brevemente, perché il tema è vasto e complesso, e quel che ho detto era solo una piccolissima parte di ciò che c’è da dire....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono arrivata tardi a leggere i commenti, dunque ringrazio ora complessivamente tutti i commentatori, a favore e contro il mio post sulla <strong><em>Logica della prostituzione</em></strong> (&#8230;soprattutto quelli a favore), e puntualizzo brevemente, perché il tema è vasto e complesso, e quel che ho detto era solo una piccolissima parte di ciò che c’è da dire.</p><p>«Lo dice lei che non si capisce la differenza [tra il vendersi "buono" e quello "cattivo"], io la capisco benissimo» scrive Cookie. Beh, anche io la capisco, ma il punto non è capire (nella maggior parte dei casi secondo me tutti capiscono tutto ciò che è essenziale da capire), ma far valere quel che si è capito. In moltissimi casi, un comportamento è chiaramente <strong>sleale, iniquo, inaccettabile</strong>, ma non ho a disposizione ragioni chiare e ineccepibili per dire che lo è.</p><p>Nel caso della prostituzione il terreno è scivoloso, non soltanto perché in altri paesi anche molto vicini al nostro certi comportamenti non vengono sanzionati, e il dibattito su <strong>protezionismo</strong> e<strong> anti-protezionismo</strong> è ampio e controverso; ma anche perché i giuristi stessi hanno qualche problema nel definire che cosa è qualificabile come prostituzione e che cosa non lo è.</p><p>Per esempio: se produco uno spettacolo <em>on</em> <em>line</em> in cui si consuma un’attività sessuale, e gli utenti (a pagamento) possono interagire verbalmente con gli attori, la mia attività è qualificabile come sfruttamento della prostituzione? Esiste a quanto pare una sentenza della cassazione che dice di sì, ma è molto discussa. In quale misura non si tratta, invece, di <strong><em>pornografia interattiva</em></strong>?</p><p>Quanto a stavrogin, anzitutto vorrei rassicurarlo/la: so che cosa è la <strong>logica fuzzy</strong>, e quali siano le sue applicazioni. In secondo luogo, forse ha ragione: la nozione di plusvalore non è il criterio migliore; sicuramente non è l’unico: abbiamo una quantità di criteri e parametri, applicabili nei diversi casi, per ragionare abbastanza bene in regimi vaghi. Però non sono molto convinta dei criteri alternativi che stavrogin propone (se li ho capiti). Per esempio, la «bassezza del metodo» dovrebbe essere l’indizio di un commercio immorale: già ma basso quanto? Quale punto e genere di bassezza siamo disposti a perdonare? E qual è il punto in cui un metodo può dirsi «alto»? La nostra questione fuzzy si ripresenta, inesorabilmente. Un altro criterio di stavrogin è «il corpo», vendere il corpo sarebbe immorale, vendere altro no. Ma in quale misura una ballerina o un atleta professionista non &#8220;vende&#8221; le sue prestazioni fisiche? E i vescovi, che per ragioni politiche vendono l’anima? Non sono forse molto peggio della prostituta (visto che a loro l’anima dovrebbe interessare)?</p><p>Nella <strong>tradizione </strong>c’è anche un classico criterio: la <strong>verità</strong>. Controllate i diversi casi: chi, tra coloro che si vendono, può <em>dire</em> di aver fatto quel che ha fatto, e di fare quel che sta facendo, senza temere conseguenze? I vescovi potrebbero <em>dire</em>: ‘appoggiamo l’attuale governo non perché sia il meglio per l’Italia, ma perché ci hanno promesso di far passare leggi che ci interessano’? È ovvio che la prostituta dichiarata, sia essa di lusso o di marciapiede, giganteggia moralmente, da questo punto di vista. Dunque stabiliamo: il vendersi che non può dirsi-dichiararsi è sicuramente inaccettabile.</p><p>Ma attenzione: anche in questo caso ci sarebbe ancora molto da eccepire. Per esempio un venditore<em> </em>di se stesso al migliore offerente, che dichiara spudoratamente di vendersi, sarebbe meglio di un poveraccio, che accetta compromessi per necessità, e non ha nessuna voglia di farlo sapere?</p><p>Spostare la questione dalla <strong>morale</strong> all’economia (plusvalore) da questo punto di vista mi sembrava utile. Per esempio può servire a capire che la prostituta che <em>si esprime</em> in ciò che fa in fondo non è di danno a sé e agli altri, visto che l’espressione normalmente non comporta <em>alienazione</em>.</p><p>Comunque sia, lo scopo di quel primo post (come di quelli che seguiranno) era cercare di far vedere che dietro le questioni morali agiscono questioni intellettuali, e che le prime non si risolvono se non si tiene conto delle seconde.</p><p><span style="text-decoration: underline;">Motto</span>:</p><p><em>Indignarsi</em> è poco, è solo un passaggio intermedio. Il passaggio successivo – la minaccia più grave per il potere – è quando il popolo <em>ragiona</em>.</p><p><!--  /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	text-indent:14.2pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman";} h1 	{mso-style-update:auto; 	mso-style-link:"Titolo 1 Carattere"; 	mso-style-next:Normale; 	margin-top:24.0pt; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:0cm; 	margin-left:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	text-align:center; 	text-indent:14.2pt; 	mso-pagination:widow-orphan lines-together; 	page-break-after:avoid; 	mso-outline-level:1; 	font-size:16.0pt; 	mso-bidi-font-size:14.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font:major-fareast; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-theme-font:major-bidi; 	mso-font-kerning:0pt; 	font-weight:normal; 	mso-bidi-font-weight:bold;} span.Titolo1Carattere 	{mso-style-name:"Titolo 1 Carattere"; 	mso-style-locked:yes; 	mso-style-link:"Titolo 1"; 	mso-ansi-font-size:16.0pt; 	mso-bidi-font-size:14.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ascii-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font:major-fareast; 	mso-hansi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-theme-font:major-bidi; 	mso-ansi-language:IT; 	mso-fareast-language:IT; 	mso-bidi-font-weight:bold;} @page Section1 	{size:595.3pt 841.9pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:35.4pt; 	mso-footer-margin:35.4pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;}  Sono arrivata tardi a leggere i commenti, dunque ringrazio ora complessivamente tutti i commentatori, a favore e contro il mio post sulla logica della prostituzione (…soprattutto quelli a favore), e puntualizzo brevemente, perché il tema è vasto e complesso, e quel che ho detto era solo una piccolissima parte di ciò che c’è da dire.<br /> «Lo dice lei che non si capisce la differenza [tra il vendersi ‘buono’ e quello ‘cattivo’], io la capisco benissimo» scrive Cookie. Beh, anche io la capisco, ma il punto non è capire (nella maggior parte dei casi secondo me tutti capiscono tutto ciò che è essenziale da capire), ma far valere quel che si è capito. In moltissimi casi, un comportamento è chiaramente sleale, iniquo, inaccettabile, ma non ho a disposizione ragioni chiare e ineccepibili per dire che lo è.<br /> Nel caso della prostituzione il terreno è scivoloso, non soltanto perché in altri paesi anche molto vicini al nostro certi comportamenti non vengono sanzionati, e il dibattito su protezionismo e anti-protezionismo è ampio e controverso; ma anche perché i giuristi stessi hanno qualche problema nel definire che cosa è qualificabile come prostituzione e che cosa non lo è.<br /> Per esempio: se produco uno spettacolo <i style="mso-bidi-font-style: normal" mce_style="mso-bidi-font-style: normal;">on <i style="mso-bidi-font-style:normal" mce_style="mso-bidi-font-style: normal;">line</i> in cui si consuma un’attività sessuale, e gli utenti (a pagamento) possono interagire verbalmente con gli attori, la mia attività è qualificabile come sfruttamento della prostituzione? Esiste a quanto pare una sentenza della cassazione che dice di sì, ma è molto discussa. In quale misura non si tratta, invece, di <i style="mso-bidi-font-style:normal" mce_style="mso-bidi-font-style: normal;">pornografia interattiva</i>?<br /> Quanto a stavrogin, anzitutto vorrei rassicurarlo/la: so che cosa è la logica fuzzy, e quali siano le sue applicazioni. In secondo luogo, forse ha ragione: la nozione di plusvalore non è il criterio migliore; sicuramente non è l’unico: abbiamo una quantità di criteri e parametri, applicabili nei diversi casi, per ragionare abbastanza bene in regimi vaghi. Però non sono molto convinta dei criteri alternativi che stavrogin propone (se li ho capiti). Per esempio, la «bassezza del metodo» dovrebbe essere l’indizio di un commercio immorale: già ma basso quanto? Quale punto e genere di bassezza siamo disposti a perdonare? E qual è il punto in cui un metodo può dirsi «alto»? La nostra questione fuzzy si ripresenta, inesorabilmente. Un altro criterio di stavrogin è «il corpo», vendere il corpo sarebbe immorale, vendere altro no. Ma in quale misura una ballerina o un atleta professionista non ‘vende’ le sue prestazioni fisiche? E i vescovi, che per ragioni politiche vendono l’anima? Non sono forse molto peggio della prostituta (visto che a loro l’anima dovrebbe interessare)?<br /> Nella tradizione c’è anche un classico criterio: la verità. Controllate i diversi casi: chi, tra coloro che si vendono, può <i style="mso-bidi-font-style:normal" mce_style="mso-bidi-font-style: normal;">dire</i> di aver fatto quel che ha fatto, e di fare quel che sta facendo, senza temere conseguenze? I vescovi potrebbero <i style="mso-bidi-font-style:normal" mce_style="mso-bidi-font-style: normal;">dire</i>: ‘appoggiamo l’attuale governo non perché sia il meglio per l’Italia, ma perché ci hanno promesso di far passare leggi che ci interessano’? È ovvio che la prostituta dichiarata, sia essa di lusso o di marciapiede, giganteggia moralmente, da questo punto di vista. Dunque stabiliamo: il vendersi che non può dirsi-dichiararsi è sicuramente inaccettabile.<br /> Ma attenzione: anche in questo caso ci sarebbe ancora molto da eccepire. Per esempio un venditore<i style="mso-bidi-font-style:normal" mce_style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i>di se stesso al migliore offerente, che dichiara spudoratamente di vendersi, sarebbe meglio di un poveraccio, che accetta compromessi per necessità, e non ha nessuna voglia di farlo sapere?<br /> Spostare la questione dalla morale all’economia (plusvalore) da questo punto di vista mi sembrava utile. Per esempio può servire a capire che la prostituta che <i style="mso-bidi-font-style:normal" mce_style="mso-bidi-font-style: normal;">si esprime</i> in ciò che fa in fondo non è di danno a sé e agli altri, visto che l’espressione normalmente non comporta <i style="mso-bidi-font-style:normal" mce_style="mso-bidi-font-style: normal;">alienazione</i>.<br /> Comunque sia, lo scopo di quel primo post (come di quelli che seguiranno) era cercare di far vedere che dietro le questioni morali agiscono questioni intellettuali, e che le prime non si risolvono se non si tiene conto delle seconde.<u><br /> Motto</u>:<i style="mso-bidi-font-style:normal" mce_style="mso-bidi-font-style: normal;"><br /> Indignarsi</i> è poco, è solo un passaggio intermedio. 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Voi accettereste? Perché lo fareste, se sì, e perché no, se no? Vi è mai capitato di trovarvi di fronte a occasioni di questo tipo (se mai per importi più modesti)? Purtroppo no, qualcuno direbbe....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>150 mila euro ed elezioni assicurate: questo il <strong>prezzo</strong> che è stato offerto a un parlamentare Pd per cambiare schieramento. Voi accettereste? Perché lo fareste, se sì, e perché no, se no? Vi è mai capitato di trovarvi di fronte a occasioni di questo tipo (se mai per importi più modesti)? Purtroppo no, qualcuno direbbe. Anzi: «<strong>io pagherei per farmi corrompere!</strong>», diceva Gian Renzo Morteo, intellettuale raffinato e professore di Storia del Teatro negli anni Settanta e Ottanta dello scorso secolo.</p><p>A parte la battuta, per orientarsi nella grande <strong>compravendita </strong>sessuale intellettuale e morale in cui è sprofondata l’Italia bisognerebbe chiarirsi le idee su che cosa significhi <strong><em>vendersi</em></strong>, e <em>comprare </em>il corpo e/o la mente di un’altra persona. Ci occorrerebbe una <em>logica</em> <em>della</em> <em>prostituzione</em>, nel senso più ampio del termine.</p><p>Il problema fondamentale è l’argomento-base di<strong> Giuliano Ferrara</strong> e di altri <em>nichilisti</em> <em>interrotti</em> (di nichilisti interrotti, di che cosa siano e come agiscano, parlerò in un altro post): <strong>tutti si vendono</strong>, e tutti comprano corpi e menti altrui. Tesi semplicemente falsa, ma che si avvale di ragioni intuitive.  Per esempio, tra la moglie nullafacente dell’uomo ricco e la prostituta di strada c’è sul piano analitico una evidente continuità: sono i due capi di un vendersi continuo, che ha modalità quanto mai variegate.</p><p>Dove &#8220;tagliare&#8221;? Dove collocare il discrimine? È facile trovare altri esempi. Che differenza c’è tra la deputata che vende il suo voto al Presidente del Consiglio per salvaguardare l’azienda di famiglia e la <strong>escort </strong>che per ragioni professionali gli vende le sue prestazioni sessuali? L’ambiguità della<strong> Chiesa cattolica</strong> nei confronti dei comportamenti del premier («i cardinali Bagnasco e Bertone sono dalla mia parte, perché sono l’unico argine contro il ritorno del laicismo») è il frutto di un’accorta concertazione politica, o equivale a barattare lo spirito per il potere? Che differenza c’è tra questo vendersi e quello di <strong>Ruby</strong>, che riceve (forse) quattro milioni e mezzo per due o tre dichiarazioni false? Che differenza c’è tra <strong>Emilio Fede,</strong> che fa gentili pressioni sul premier perché foraggi l’amico <strong>Lele Mora</strong> in difficoltà, precisando che la «riservatezza» di Mora è da tenere in conto, poi (come da intercettazioni) pattuisce una percentuale sul ricavato, e la madre di <strong>Nadia Macrì</strong> che implora il premier: «ci aiuti lei!»? Intuitivamente, diremmo che i secondi termini sono moralmente preferibili: meglio la escort della deputata, meglio Ruby degli alti prelati opportunisti, meglio la madre in difficoltà, piuttosto che il vecchio giornalista corrotto. Ma non è così facile spiegare perché.</p><p>Il problema è ciò che in metafisica e in logica si chiama la <strong><em>vaghezza</em></strong>: non è facile stabilire il confine tra ricatto ed elargizione, concertazione democratica e patto criminale, amichevole scambio di favori e prostituzione. È la difficoltà fondamentale di molte questioni politico-giuridiche: dove fissiamo il limite? Forse nell’<em>intenzione </em>dell’agente morale? Ma l’intenzione è ancora più vaga e imprendibile dei fatti e dei comportamenti in cui si esprime…</p><p>Suggerisco di applicare un’idea classica della tradizione marxista: l’idea di <strong>plusvalore</strong>, o di valore <em>sottratto</em>, rubato. Comprare le menti è come comprare i corpi, e possiamo stabilire che in entrambi i casi lo scambio è ingiusto <em>se c’è un plusvalore rubato</em>, qualcosa che viene sottratto, da una parte, o dall’altra, o da entrambe le parti.</p><p>Facciamo un esempio di<strong> prostituzione intellettuale</strong>, che è sempre un caso edificante. L’intellettuale che &#8220;compra&#8221; le parole di un collega, e si fa scrivere una recensione entusiastica a un libro pessimo o mediocre promettendo altri favori, verrebbe forse definito furbo, o anzi: normalmente abile (molti lo fanno). Eppure questo signore, a ben guardare, <em>non ha realmente quel che voleva</em>, ossia il <strong>riconoscimento</strong> pubblico del valore del suo lavoro. Dunque ecco la prima sfasatura: chi compra, ottiene solo un <strong><em>simulacro</em></strong> di quel che ha pagato (un simulacro di amore, nel caso del cliente della prostituta, di riconoscimento pubblico nel caso dell’intellettuale manipolatore): quel che davvero cercava gli viene comunque sottratto.</p><p>D’altra parte, chi si vende, ha ceduto qualcosa di più di quel che ha di fatto venduto. Il recensore comprato vende non soltanto la recensione, ma anche la faccia, o al limite la stima di sé. Potrebbe non importargli un bel nulla, ma certo è che dal punto di vista squisitamente economico c’è qualcosa che gli viene tolto. A chi finisce il plusvalore rubato? Chi si avvantaggia del furto, da una parte e dall’altra? Semplice: il<strong> sistema della compravendita</strong> (sessuale, intellettuale, morale, ecc.). Il meccanismo si nutre precisamente di questo sistematico furto alla mente e alla vita delle persone coinvolte. Infatti, chi ha comprato la recensione non sarà certo soddisfatto di quel simulacro di riconoscimento ricevuto, e avrà bisogno di rilanciare il gioco. D’altra parte, il venduto, visto che si è già venduto, non esiterà a vendersi ancora.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/11/logica-della-prostituzione/110535/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>23</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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