<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Federica Colonna</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fcolonna/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>&#8216;Molto forte, incredibilmente vicino&#8217;. La Storia diventa storia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/molto-forte-incredibilmente-vicino-quando-storia-diventa-storia/227251/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/molto-forte-incredibilmente-vicino-quando-storia-diventa-storia/227251/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 May 2012 07:58:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[11 settembre]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[Jonathan Safran Foer]]></category> <category><![CDATA[Molto forte incredibilmente vicino]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=227251</guid> <description><![CDATA[Ho letto il libro un paio di anni fa. Attratta dalla copertina rossa e dal piacere provato leggendo il primo romanzo di Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata. Mi sono commossa, ho sorriso e riso, mi sono emozionata, ho provato una tenerezza quasi concreta, da toccare con mano. Perché Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Ho letto il libro un paio di anni fa. Attratta dalla copertina rossa e dal piacere provato leggendo il primo romanzo di Jonathan Safran Foer, <em>Ogni cosa è illuminata</em>. Mi sono commossa, ho sorriso e riso, mi sono emozionata, ho provato una tenerezza quasi concreta, da toccare con mano. Perché<strong> <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788882466114/foer-jonathan-s-/molto-forte-incredibilmente.html?shop=5277" target="_blank">Molto forte, incredibilmente vicino</a></em></strong><em> </em>(<em>Extremely Loud &amp; Incredibly Close,</em> il titolo originale) è un romanzo scritto<strong> in stato di grazia, dolce, leggero, compiuto</strong>. Capace di mettere insieme il senso grande dei sentimenti collettivi con le piccole cose di ogni giorno. Di unire dramma e leggerezza, la Storia con la lettera grande e le storie piccoline e individuali. Leggendolo si guarda davvero il mondo con gli occhi del protagonista, Oskar, nove anni, in giro per New York a cercare cosa si possa aprire con la chiave che ha trovato e che il papà ha lasciato come eredità emotiva dopo essere morto nell&#8217;attentato delle Torri Gemelle.</p><p align="JUSTIFY">Ora il <a href="http://www.mymovies.it/film/2012/extremelyloudandincrediblyclose/" target="_blank">film</a> sta facendo commuovere l&#8217;America d&#8217;Obama proprio mentre si trova a dover scegliere tra la possibilità di continuare la strada intrapresa o cambiare rotta, <strong>con le ferite ancora mezze aperte </strong>di quell&#8217;ormai lontano (ma incredibilmente vicino)<strong> 11 Settembre</strong>. Non so se la pellicola sia forte e toccante come il libro, ma certo ha un pregio, a priori. Dimostra come una comunità possa assimilare una vicenda tanto cruda e cruenta ri-raccontandola con le parole della quotidianità e della esperienza ingenua di un bambino. <strong>La tragedia diventa così più digeribile</strong>, assume i tratti di una storia personale, più calda del racconto giornalistico, più vera della cronaca, meno rancorosa. Anche così un paese riesce a superare i momenti più bui della propria storia: guardando il dramma con gli occhi di un bambino. Riscoprendosi giovane e capace di inedito affetto.</p><p align="JUSTIFY"><strong>Il merito di Jonathan Safran Foer è, quindi, politico</strong>. Offre all&#8217;America la possibilità di ripensarsi, di superare la rabbia cieca e la volontà di vendetta mescolandole con lo stupore ingenuo di un ragazzino. Nel percorso di<strong> Oskar </strong>c&#8217;è infatti il cammino di chi non s&#8217;arrende e si mette alla ricerca di una risposta. Il bambino ha <strong>una chiave</strong>, di metallo, fisica, da tenere in mano. Gli americani hanno una possibilità; sentirsi famiglia, accettare quel che è stato. Ripensarsi.</p><p align="JUSTIFY">Ecco perché un contemporaneo Safran Foer servirebbe<strong> anche a noi italiani</strong>. Per raccontarci in modo diverso, per superare con la catarsi della narrativa i tempi bui della nostra storia.  </p><p align="JUSTIFY"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Z_quK9SEGYE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/molto-forte-incredibilmente-vicino-quando-storia-diventa-storia/227251/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Conversano: l&#8217;antipolitica dei figaccioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/conversano-lantipolitica-figaccioni/213686/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/conversano-lantipolitica-figaccioni/213686/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Apr 2012 12:50:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[amministrative]]></category> <category><![CDATA[antipolitica]]></category> <category><![CDATA[Conversano]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[Lecce]]></category> <category><![CDATA[Maria De Filippi]]></category> <category><![CDATA[terzo polo]]></category> <category><![CDATA[Udc]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=213686</guid> <description><![CDATA[Vuole rigenerare la politica, confida a Repubblica, proprio come farebbe una bella doccia fredda su quei suoi muscoloni scolpiti. Stanco di elargire banali consigli d&#8217;amore, avrà pensato che in fondo la campagna elettorale è corteggiamento e lui, abituato ai salotti della De Filippi e ai troni da rubacuori, di conquiste se ne intende. Nasce così dalla voglia matta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vuole rigenerare la politica, confida a <em>Repubblica</em>, proprio come farebbe una bella doccia fredda su quei suoi muscoloni scolpiti. Stanco di elargire banali consigli d&#8217;amore, avrà pensato che in fondo </span></span></span><strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">la </span></span></span></strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">campagna elettorale è</span></span></span><strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;"> corteggiamento</span></span></span></strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e lui, abituato ai salotti della De Filippi e ai troni da rubacuori, di conquiste se ne intende. Nasce così dalla voglia matta di riportare al centro dell&#8217;agenda i valori cristiani dell&#8217;Udc per cui si candida a sostegno del sindaco Melica, </span></span></span><strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">la carriera politica di Giovanni Conversano</span></span></span></strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Con al benedizione, si suppone, della Maria nazionale, scopritrice, oltre che di talenti tv e di vincitori seriali di Sanremo, anche di nuovi leader politici. </span></span></span></p><p align="JUSTIFY"><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dopo il bel Casini, dunque, </span></span></span><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">lo scettro del re del petto nudo resta sempre dalle parti del</span></span></span><strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Terzo Polo</span></span></span></strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">: capello tagliato corto, che piace di più alle tante mamme elettrici, sguardo da mascalzone latino, Conversano fa mostra di sé sui muri di Lecce. Spiaccicato sui 70X100 di mezza città mescola appeal discotecaro e tensione politica. Guarda sbieco, come un leader strabico, che cerca la strada per il futuro senza trovarla.</span></span></span></p><p align="JUSTIFY"><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Invece è facile trovare lui. </span></span></span><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">È possibile rintracciarlo al</span></span></span><strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;"> cellulare.</span></span></span></strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Risponde, magari un po&#8217; di fretta e con il timore dell&#8217;ennesima fan che alla cornetta si cimenta in respirazioni tra l&#8217;arrapato e l&#8217;asmatico, però lo fa. </span></span></span><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ha scelto, infatti, di scrivere il proprio numero sotto il bel faccione da</span></span></span><strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;"> candidato</span></span></span></strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Dopotutto se non verrà eletto in consiglio comunale almeno avrà fatto progressi nella propria carriera di gigolò, ogni femmina salentina ora sa come reperirlo.</span></span></span></p><p align="JUSTIFY"><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">A colpire, però, non è solo il suo fascino palestrato. </span></span></span><strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ha competenze </span></span></span></strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">da bravo candidato</span></span></span><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">, ci tiene a sottolineare, sicuro, a <em>Repubblica</em>: </span></span></span><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">«Forse – sostiene, esprimendo</span></span></span><strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;"> lecito dubbio- non tutti sanno che sono laureato, che non ho subito condanne penali, che non mi sono mai drogato»</span></span></span></strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Nemmeno una cannetta nei bagni della scuola, per dire, come la Camusso. Una virtù che da sola dovrebbe bastare per correre alle elezioni. «D&#8217;altronde – continua – abbiamo politici che hanno precedenti penali e continuano a stare al loro posto».</span></span></span></p><p align="JUSTIFY"><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ecco fatto. Se alla Minetti ci sono volute due tette sode e un abito da suora per entrare in un listino, a Conversano servono invece muscoli guizzanti e qualche dote morale. </span></span></span><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Anche lui, in fondo, è figlio di una pessima</span></span></span><strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;"> antipolitica.</span></span></span></strong><span><span style="font-family: 'Gill Sans', sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Per la quale un seggietto non si nega a nessuno. Basta avere la fedina penale pulita. </span></span></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/conversano-lantipolitica-figaccioni/213686/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Attento Maroni! Morandi aveva già previsto tutto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/attento-maroni-morandi-aveva-previsto-tutto/204456/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/attento-maroni-morandi-aveva-previsto-tutto/204456/#comments</comments> <pubDate>Sat, 14 Apr 2012 16:38:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Misfatto]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[carroccio]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Maroni]]></category> <category><![CDATA[Morandi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204456</guid> <description><![CDATA[Come ogni fede, anche quella politica merita una bella tavola della legge, un decalogo di precetti inviolabili. Ecco cosa deve aver pensato Bobo Maroni, prima di salire sul palco dell&#8217;orgoglio padano, intriso di passione leghista e di un irresistibile senso di conquista. Se la leadership è sua, sua è anche la dottrina. Nasce così, prima...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni fede, anche quella politica merita <strong>una bella tavola della legge</strong>, un decalogo di precetti inviolabili. Ecco cosa deve aver pensato Bobo Maroni, prima di salire sul palco dell&#8217;orgoglio padano, intriso di passione leghista e di un irresistibile senso di conquista. <strong>Se la leadership è sua, sua è anche la dottrina</strong><strong>.</strong> Nasce così, prima nel cuore da duro e puro del barbaro sognante, poi sulla pagina Facebook del leader in pectore il decalogo del nuovo Carroccio. <strong>Altro che triumvirato, la legge la detta lui.</strong></p><p>Primo: i soldi alle sezioni. Secondo: meritocrazia. Terzo: largo ai giovani. Insomma, banalità. Sul podio della nuova Lega dei presunti onesti, figurano le regole da sempre disdegnate in nome di un partito votato al capo unico, in cui la giovinezza, la primavera di bellezza tanto auspicata, è incarnata dal figlio del padrone, uso a sperperare i soldi del movimento. Ma <strong>qualcuno aveva già previsto tutto</strong>, qualcuno da tempo aveva fornito alla Lega un già ricco patrimonio di precetti, norme morali e regolette pratiche. <strong>Gianni Morandi.</strong></p><p>Con le sue belle manone <strong>aveva vergato il decalogo leghista, incidendo nell&#8217;immaginario collettivo più della spada di Alberto da Giussano</strong>. «C&#8217;è un grande prato verde (nb: Pontida?), dove nascono speranze&#8230; questo è il grande prato dell&#8217;amore – canta in <em>Un mondo d&#8217;amore,</em> e sembra quasi si rivolga al Senatur – Uno non tradirli mai, han fede in te. Due non li deludere, credono in te. Tre non farli piangere, vivono in te. Quattro non li abbandonare, ti mancheranno. Quando avrai le mani stanche tutto lascerai, per le cose belle ti ringrazieranno, <strong>piangeranno per gli errori tuoi</strong>».</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/XMF_rNKWpO4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>C&#8217;è tutta Bergamo qua dentro, tutta la passione della base radunata alla farse leghista, con tanto di corna vichinghe e felpe con il nome della regione di provenienza stampato sopra. <strong>Scope con cappi attaccati su, la combo leghista.</strong> Ma il grande Gianni aveva già detto tutto quanto: dopotutto <strong>il frasario del Carroccio non è tanto di più di una canzonetta</strong>, di una filastrocca da ripetere, facile facile. Magari  con la voce da neo-predicatore di Bobo Maroni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/attento-maroni-morandi-aveva-previsto-tutto/204456/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Umbertone e la commedia all&#8217;italiana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/umbertone-commedia-allitaliana/202515/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/umbertone-commedia-allitaliana/202515/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Apr 2012 10:31:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Renzo Bossi]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202515</guid> <description><![CDATA[Pasqua a Gemonio. Potrebbe essere il perfetto titolo di un film dei fratelli Vanzina, invece è la realtà. Stavolta il protagonista non è un ricco avvocato con l&#8217;accento romanaccio dedito a cornificare la moglie, né un conte con il cognome in grado di ricordare qualche esotica pratica sessuale, magari di gruppo. Anche se, bisogna ammetterlo,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pasqua a Gemonio</strong>. Potrebbe essere il perfetto titolo di un film dei fratelli Vanzina, invece è la realtà. Stavolta il protagonista non è un ricco avvocato con l&#8217;accento romanaccio dedito a cornificare la moglie, né un conte con il cognome in grado di ricordare qualche esotica pratica sessuale, magari di gruppo.  Anche se, bisogna ammetterlo, l&#8217;eroe della storiella che riempie le prime pagine dei giornali è dedito a un certo celodurismo da parecchio tempo e non disdegna il ricorso alla parolaccia da osteria e al dito medio alzato. Insomma, <strong>Umberto Bossi finisce come il protagonista di una perfetta commediola all&#8217;italiana</strong>. La storia della Lega Nord, della gran Padania, dei barbari sognanti, della rivoluzione coi fucili fatta dagli onesti pagatori di tasse, l&#8217;epopea dei celti <em>de noantri</em> rischia di terminare così. Come un film di serie b italianissimo, stile Pierino e i compagni di bagatelle. Ci manca solo la pernacchia del super-meridionale Lino Banfi e si raggiunge la perfezione estetica e narrativa.</p><p>Ecco, <strong>l&#8217;effetto catarsi</strong> è proprio questo: il terrone, perché corrispondente al (falso) modello che del terrone ha in testa e che ha aborrito come il gran nemico per tanto tempo, è proprio lui. L&#8217;Umberto. Il capo. Il Senatúr. <strong>L&#8217;arcitaliano è il padano dei padani</strong>, il leader dei rivoluzionari del nord. Vederlo nelle immagini di inizio carriera, con la maglietta color cachi da grande magazzino, gli occhiali anni Settanta, un po&#8217; retrò, il sigaro in bocca e il capello ribelle, fa quasi tenerezza. L&#8217;eroe, ecco la verità, ha ceduto a tutte le tentazioni attribuite all&#8217;antieroe, come nel più classico dei romanzi noir, quando alla fine l&#8217;assassino non è mica il maggiordomo, ma il protagonista della storia. E poco importa se se ne va dalla sede di via Bellerio sbattendo la porta, se tenta per un&#8217;ultima volta di interpretare la parte del leader tutto d&#8217;un pezzo, che nulla sapeva, così puro da venir tradito persino dai figli, come un contemporaneo Cesare, pugnalato alle spalle. <strong>Lo scandalo è, comunque, un affare di famiglia, da filmetto, banale, sul paese peggiore.</strong></p><p>È per questa ragione che la vicenda Belsito è, in un certo senso, liberatoria. Perché dimostra la fragilità della tesi leghista, la superficialità del populismo del Carroccio, la <strong>debolezza politica della fregnaccia padana</strong>. L&#8217;epopea dell&#8217;Umbertone nazionale rischia di terminare a tarallucci (pugliesi) e vino.</p><p><strong>Pasqua a Gemonio, allora. E chissà che Natale non sia a Rebibbia.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/umbertone-commedia-allitaliana/202515/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dalla Lega pop  alla Lega flop</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/dalla-lega-alla-lega-flop/200663/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/dalla-lega-alla-lega-flop/200663/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 13:27:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Capitan Padania]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[fumetto]]></category> <category><![CDATA[fumetto Lega]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[padania]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200663</guid> <description><![CDATA[Duro ce l&#8217;ha duro. Almeno a giudicare dalla mutanda da supereroe che lo fascia stretto stretto e che indossa con una certa maschia nonchalance, insieme al mantello d&#8217;ordinanza e allo scudo super-tecnologico modello Alberto da Giussano. È Capitan Padania, protagonista dell&#8217;omonimo fumetto ambientato in una adunata della Lega ai tempi d&#8217;oro: quando Bossi era il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Capitan-Padania1.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-200666" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Capitan-Padania1-300x212.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="212" /></a></p><p>Duro ce l&#8217;ha duro. Almeno a giudicare dalla mutanda da supereroe che lo fascia stretto stretto e che indossa con una certa maschia nonchalance, insieme al mantello d&#8217;ordinanza e allo scudo super-tecnologico modello<strong> Alberto da Giussano</strong>. È <strong><a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.322413921152078.75293.104050386321767&amp;type=3">Capitan Padania</a>, protagonista <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/mondo-visto-capitan-padania/200428/" target="_blank">dell&#8217;omonimo fumetto</a> ambientato in una adunata della Lega ai tempi d&#8217;oro</strong>: quando Bossi era il leader indiscusso, il nemico aveva fattezze mediorientali e l&#8217;opposizione all&#8217;ingresso della Turchia in Europa un tema da battaglia perfetto. Utile a gridare, come infatti fa il supereroe scacciando i terroristi pronti a silurare il Senatúr: <strong>«</strong>Föra dai ball!<strong>»</strong>. Insomma,<strong> bei tempi, quelli con un nemico comune</strong>. Perché l&#8217;amara verità, per gli ultrà del Carroccio è proprio questa: il fumetto di Capitan Padania poteva funzionare ai tempi d&#8217;oro del celodurismo bossiano. Non ora, non oggi, non con Tosi.</p><p>Anche se le strisce dell&#8217;eroe in calzamaglia verde sono (ri)comparse sul web, raccontano una vicenda, infatti, risalente a qualche tempo fa, come dimostra la fluente chioma del bell&#8217;Umberto, co-protagonista del fumetto. <strong>Le avventure di Capitan Padania potevano, un tempo, essere credibili.</strong> Non belle, comunque ridicole, sostanzialmente comiche, criticabili nel merito, ma funzionali da un punto di vista politico. <strong>Perché capaci di rendere pop la Lega, di semplificarne il messaggio, la visione e l&#8217;identità</strong>. Il Carroccio aveva una storia ben strutturata da condividere con i propri elettori, pronti ad appassionarsi per un sogno comune fondato su un doppio mito: la purezza della comunità e la forza carismatica del capo.</p><p>Se Capitan Padania dovesse intervenire oggi a difesa del Senatúr dovrebbe prendere a sonori ceffoni qualche altro leghista della nomenklatura buona, dividerebbe il popolo del nord, sarebbe una specie di eroe a metà. Perché, è chiaro: <strong>i prodotti pop (fumetti, spot, persino intere campagne elettorali) funzionano quando un partito è forte e ben solido</strong>. Poco importa se poi i protagonisti del fumetto fanno ridere, se la vicenda raccontata suona ridicola. Conta il fatto che serva a condividere una narrazione ben chiara, con un eroe, un antieroe, un obiettivo cui tendere su cui non ci sono dubbi.</p><p>E la Lega, adesso, ce ne ha troppi. <strong>Capitan Padania ha ormai riposto mutanda e calzetta verde nel contenitore dei panni sporchi.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/dalla-lega-alla-lega-flop/200663/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>New iPad. Un rito di passaggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/ipad-rito-passaggio/196129/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/ipad-rito-passaggio/196129/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 08:04:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[apple]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[iPad3]]></category> <category><![CDATA[new iPad]]></category> <category><![CDATA[raiperunanotte]]></category> <category><![CDATA[steve jobs]]></category> <category><![CDATA[tablet]]></category> <category><![CDATA[Tim Cook]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196129</guid> <description><![CDATA[«È la rivoluzione post-pc», annuncia, quasi misterico, Tim Cook, ceo Apple. La rivoluzione, però, non avviene oggi, è roba passata, risale a qualche tempo fa. Quando sul palco a presentare fantastici device c&#8217;era Steve con il maglioncino e l&#8217;aureola di tecno-santità e quando l&#8217;Ipad faceva il suo primo ingresso sul mercato, creando la stramba figura...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«È la <strong>rivoluzione post-pc</strong>», annuncia, quasi misterico, <strong>Tim Cook</strong>, ceo Apple.</p><p>La rivoluzione, però, non avviene oggi, è roba passata, risale a qualche tempo fa. Quando sul palco a presentare fantastici device c&#8217;era Steve con il maglioncino e l&#8217;aureola di tecno-santità e quando l&#8217;Ipad faceva il suo primo ingresso sul mercato, creando la stramba figura del consumatore neofita e fighetto di tecnologia avanzata. Oggi, invece, il <strong>lancio della terza versione dell&#8217;iPad, </strong>anche se presentato come evento chiave in una intera storia aziendale, è solo un <strong>momento di passaggio</strong> dal grande cambiamento al successivo (se ci sarà, come molti sospettano).</p><p>Sul palco dello Yerba Buena Center di San Francisco è, così, andata in scena una liturgia di transizione. Prima di tutto per quanto riguarda il prodotto: già il nome è rivelatore. New iPad. Uno strumento nuovo rispetto a uno precedente, una transizione verso l&#8217;HD, una miglioria. I dati tecnici confermano l&#8217;idea di<strong> un nuovo ma non rivoluzionario tablet</strong>: il retina display, la fotocamera da 5 megapixel, un diverso processore centrale. Tutto molto utile, avanzamenti importanti, ma niente che faccia gridare al prodigio.</p><p>Il rito di passaggio, poi, riguarda la guida carismatica, il leader. L&#8217;<strong>ottimo performer Tim</strong>, come ha dimostrato di essere camminando sul palco con il classico mega schermo alle spalle, non è un capo tribù, un eroe immaginifico come Steve. E la Apple non può accontentarsi di una <strong>leadership di transizione</strong> perché, proprio come un partito o un qualunque altro prodotto che abbia in animo di fare tendenza, ha bisogno di un uomo in grado di interpretarne i valori di assoluta innovazione, unicità e genialità. Cook quando tenta di parlare con frasi dal tono quasi millenaristico, stile Jobs per capirsi, suona meno brillante, un pochino falso, <strong>meno credibile  del santificato Steve</strong>. Non per suo demerito, ma perché la sua è una sorte usuale per chi si trova a dirigere una fase “<strong>post mito</strong>”. Ora la Apple deve, infatti, ripensarsi se vuole essere in futuro l&#8217;assoluta vincitrice della competizione sul mercato con gli altri tablet.</p><p>Una rivoluzione, quindi, c&#8217;è stata, ma qualche anno fa, quando Jobs ha distribuito, come un portentoso elisir di longevità culturale, l&#8217;Ipad ai neofiti della tecnologica, trasformandoli in gente alla moda e adatta alla contemporaneità. Un&#8217;altra rivoluzione ci sarà, quando, per esempio, il tablet avrà qualcosa di simile alla porta USB. Nel frattempo c&#8217;è Cook, non proprio un funzionario ma un reggente, una specie di Fassino che ha portato i Ds a diventare parte del Pd, un leader adatto a gestire il rito di passaggio. Liturgia fondamentale in qualunque processo vitale, ma <strong>inadatta a far esultare i cuori </strong>(degli elettori come degli acquirenti).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/ipad-rito-passaggio/196129/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Missione Alfano: dagli anni &#8217;80 all&#8217;Ipad</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/missione-alfano-dagli-anni-allipad/194686/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/missione-alfano-dagli-anni-allipad/194686/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Mar 2012 07:57:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[comunicazione politica]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194686</guid> <description><![CDATA[Mr Wolf potrebbe essere il miglior amico di Angelino. Ne ha bisogno, il segretario del Pdl, l&#8217;Alfano di Ipad munito come di un&#8217;arma, da brandire contro il vecchiume e quella patina d&#8217;antico che tende a ricoprire come una coltre le liturgie di certa (tanta) politica. «Siamo coperti di polvere – sembra voler gridare Angelino –...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mr Wolf potrebbe essere il miglior amico di Angelino. Ne ha bisogno, <strong>il segretario del Pdl</strong>, l&#8217;Alfano di Ipad munito come di un&#8217;arma, da brandire contro il vecchiume e quella patina d&#8217;antico che tende a ricoprire come una coltre le liturgie di certa (tanta) politica. «Siamo coperti di polvere – sembra voler gridare Angelino – ma è polvere di silicio!». Dopotutto il segretario ha una nobile missione: condurre il partito dagli eterni anni &#8217;80 alla contemporaneità. Da <em>Drive In</em> all&#8217;Ipad.</p><p>In questa sua personale battaglia per<strong> l&#8217;Internet</strong>, pronunciato così, con l&#8217;articolo davanti, come fanno le sciure ai corsi serali di informatica, Alfano ha bisogno di sostegno. Di<strong> Mr Wolf</strong>, appunto, il personaggio di <em>Pulp Fiction</em> che arriva, si presenta e annuncia, sicuro: «Risolvo i problemi!». Anche quelli, si spera, della Pda del Pdl. Proprio così. Non è un gioco di parole, uno scioglilingua, né una filastrocca per bambini, tipo: «La macchina del capo ha un pss nella mmm». È invece la <em>Political Digital Academy</em> del Popolo della Libertà. Un&#8217;impresa innovativa, una <strong>scuola di continuo aggiornamento e formazione digitale</strong> per chi aderisce ai valori del partito. Insomma: una bella idea. Ma annunciata male, come un qualunque varietà Mediaset.</p><p>L&#8217;Alfano con l&#8217;Ipad rischia così di essere come la Barbie con la skate, con la piastra o con qualunque altro accessorio se il Pdl non rinuncia al classico tono televisivo per imparare davvero il linguaggio della contemporaneità. Il video di lancio della academy, per esempio, è ancora parecchio anni &#8217;80. La musica di sottofondo sembra suonata dagli Ac/Dc di Battipaglia, tanto è finto rock giovanilistico, e i ventenni che commentano l&#8217;iniziativa fanno quasi tenerezza. Parlano della rete come di una grande innovazione, il futuro che è alle porte. Mentre, invece, già sta qua, e da parecchio.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/KBR2VWLQlbk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>A stupire, però, è l<strong>&#8216;account Twitter della Pda</strong>. Il deserto dei Tartari dei tweet. Uno ogni tanto, tutti per commentare Alfano che lancia l&#8217;iniziativa o il <strong>caso Mills</strong>. Colto da un impeto di passione per l&#8217;attualità, infatti, il curatore del profilo ha vergato parole di giubilo per le sorti del processo. Poi, il nulla.</p><p>Insomma, come accade(va) in tv intorno alla Pda c&#8217;è un po&#8217; di <strong>battage pubblicitario</strong>, l&#8217;avvertimento avveniristico della grande innovazione, l&#8217;annunciazione dell&#8217;era tecnologica e del cambiamento digital-politico. Una tecnica comunicativa che non funziona nel web. Per questo ci vuole un Mr Wolf della comunicazione per il Pdl, capace davvero di consigliare l&#8217;Alfano di Ipad munito, in grado di riempire quel profilo triste, di trasformarlo in soggetto digitale in grado di fare agenda. Chissà, magari il Mr Wolf <em>de noantri</em> verrà fuori proprio dagli incontri annunciati della Political Digital Academy. Per ora, però, si può solo aspettare (ma, attenzione, la Rete è il luogo dell&#8217;impazienza).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/missione-alfano-dagli-anni-allipad/194686/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alemanno, il re nudo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/nudo/189779/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/nudo/189779/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:05:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[emergenza neve]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189779</guid> <description><![CDATA[Il re stavolta non è solo nudo. È depilato, scorticato, privato d’ogni parvenza di credibilità. La neve capitolina ha spogliato Alemanno del ruolo politico e l’ha trasformato in un sindaco a una sola dimensione: gli è rimasta, per scelta, solo quella umana. Pre-politica. È diventato un analfabeta istituzionale. Come nella serie cult Misfits, in cui...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il re stavolta non è solo nudo. È depilato, scorticato, privato d’ogni parvenza di credibilità. La neve capitolina ha spogliato Alemanno del <strong>ruolo politico</strong> e l’ha trasformato in un sindaco a una sola dimensione: gli è rimasta, per scelta, solo quella umana. Pre-politica. È diventato un analfabeta istituzionale.</p><p>Come nella serie cult <em>Misfits</em>, in cui un gruppo di persone acquista dopo una tempesta <strong>poteri speciali</strong>, così è avvenuto per il caro Gianni. Gli eventi climatici l’hanno trasformato in un <em>one dimensional major</em>. Ha scelto di reagire su un piano esclusivamente pre-politico, ha risposto alle domande dei giornalisti come se dovesse difendere la propria persona e non il proprio ruolo istituzionale, non il Campidoglio. Ha dimostrato una <strong>incompetenza comunicativa</strong> (dopo quella amministrativa, più grave) difficile da perdonare. Ha toccato l’apice nelle due trasmissioni<em> In Onda</em> e<em> Presa Diretta</em> dove, come direbbero i suoi concittadini, ha cercato di buttarla in caciara. E si è, probabilmente, giocato non solo una complicata rielezione ma persino un&#8217;agognata ricandidatura.</p><p>L’abilità prepolitica, eppure, non è pura e peccaminosa propaganda, come certa vetero retorica è usa insinuare. Si tratta, invece, di merce preziosa, dote rara, tipica dei più abili politici. Ma il <strong>fascino prepolitico</strong> è materiale quasi magico, va gestito, richiede una certa sapienza. Il discorso prepolitico consiste nella costruzione e nella gestione di un dialogo con i cittadini e gli elettori fondato sull’esperienza e sulla vita quotidiana. Significa saper parlare al cuore oltre che al cervello delle persone, significa saperle coinvolgere e magari renderle partecipi di una soluzione comune, condivisa. Come se il sindaco fosse un compagno di vita in grado di prendersi una grande responsabilità ma anche, quando è necessario e nelle situazioni di emergenza, capace di chiamare a raccolta le energie della città, anche in suo aiuto.</p><p>Invece Alemanno con la pala e il caschetto, dopo Alemanno urlatore in tv, non è altro che l’ultima figurina di una serie di<strong> immagini poco credibili</strong>: Alemanno il divoratore di <em>pajata </em>in piazza, Alemanno amico <em>Chips</em> in moto per Roma. Insomma, così non va. Il sindaco a una dimensione è il risultato di una tecnica comunicativa superficiale, che confonde, come spesso accade, strategia con visibilità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/nudo/189779/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Piccolo viaggio nelle mappe emotive</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/piccolo-viaggio-nelle-mappe-emotive/184369/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/piccolo-viaggio-nelle-mappe-emotive/184369/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Jan 2012 08:42:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Augé]]></category> <category><![CDATA[Deleuze]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[Guattari]]></category> <category><![CDATA[iperluoghi]]></category> <category><![CDATA[Maffesoli]]></category> <category><![CDATA[nonluoghi]]></category> <category><![CDATA[smartphone]]></category> <category><![CDATA[sociologia]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184369</guid> <description><![CDATA[C&#8217;erano un tempo i nonluoghi: autostrade, centri commerciali, stazioni. Posti di passaggio, senza storia, in cui l&#8217;umanità al massimo si esprimeva nei bagni pubblici, con una scritta d&#8217;invito a una meravigliosa prestazione sessuale anonima corredata da numero di cellulare. Per il resto: vuoto relazionale, spazi emotivamente asettici, privi di ogni carattere sentimentale. Marc Augé li...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;erano un tempo i <strong>nonluoghi</strong>: autostrade, centri commerciali, stazioni. Posti di passaggio, senza storia, in cui l&#8217;umanità al massimo si esprimeva nei bagni pubblici, con una scritta d&#8217;invito a una meravigliosa prestazione sessuale anonima corredata da numero di cellulare. Per il resto: vuoto relazionale, <strong>spazi emotivamente asettici</strong>, privi di ogni carattere sentimentale.</p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marc_Aug%C3%A9" target="_blank">Marc Augé</a></span></strong> li aveva definiti così, gli spazi urbani e extra-urbani nati con una funzione precisa ma spogliati di ogni prerogativa identitaria. Nei nonluoghi gli uomini e le donne non si incontrano ma, semplicemente, <strong>si incrociano</strong>, passano uno accanto all&#8217;altra con un solo obiettivo: compiere una funzione precisa. Magari comprare un abito o un bel take away cinese, sfrecciare verso casa, prendere un treno per chissà dove, tutti simili agli individui cantati da Pooh, improvvisati, inconsapevoli e sanremesi sociologi postmoderni: <em>«Li incontri dove la gente viaggia o va a telefonare, con il dopobarba che sa di pioggia e la ventiquattro ore»</em>. Altri tempi, quelli delle cabine pubbliche. Ora quel tipo in loden cantato dal gruppo vetero-pop ha qualcos&#8217;altro in mano, oltre alla valigetta da impiegato pendolare. Uno <strong>smartphone</strong>. Con il quale è riuscito a negare le ipotesi del buon Augé: i nonluoghi sono diventati <strong>iperluoghi emotivi</strong>, grazie alle varietà delle applicazioni di geolocalizzazione.</p><p><strong>Steven Spielberg</strong>, insomma, a causa di <em>FourSquare</em> non potrebbe più girare un film come <em>The Terminal</em>, in cui un semi-imbambolato Tom Hanks trasforma inaspettatamente l&#8217;aeroporto in cui si trova costretto a vivere in una sorta di casa, persino accogliente, dove innamorarsi e stare bene. I <em>gate</em> delle partenze di Fiumicino già assomigliano a piccole amorevoli città, perché le persone che ci vanno, si salutano, s&#8217;abbracciano, piangono o ridono per un improvviso ritorno e postano tutto sui propri profili. Trasformano il Terminal 3 in un posto riconoscibile in cui se non ci sono i segni della storia con la S maiuscola, inghiottita dal metallo e dal pavimento plastificato uguale in tutto il mondo, ci sono però <strong>le storie, umane, piccole, appassionate, intime</strong>. Il centro commerciale, la stazione, l&#8217;autogrill si trasformano in spazi di relazione, dove la mappa geografica è sostituita da una ricca <strong>t</strong><strong>opografia sentimentale</strong>. Ogni posto subisce attraverso il virtuale un processo di deterritorializzazione e riterritorializzazione simile a  quello descritto da Gilles Deleuze e Félix Guattari in <em>Mille Piani</em>: sono decodificati, privati prima di un racconto, e poi di nuovo codificati, ricostruiti. rinarrati.</p><p>Gli <strong>iperluoghi</strong>, così, significano grazie alle storie rappresentate nelle cartine virtuali. <a href="http://www.gallizioeditore.com/pleens/" target="_blank">Pleens</a>, la piattaforma nata per la costruzione di mappe emotive collettive, <a href="http://percorsi-emotivi.com/il-progetto/" target="_blank">Percorsi Emotivi</a>, il geoblog per ri-raccontare Bologna, sono solo alcuni esempi di <strong>ricostruzione sentimentale</strong> dei luoghi. Agli ideali della ragione, come ha scritto in <em>Il tempo delle tribù</em> <strong>Michel Maffesoli</strong>, si sono sostituiscono le emozioni, alla logica dell&#8217;identità quella dell&#8217;affetto. Persino la politica potrebbe cambiare: imparando a capire e costruire nuove tribù di sentimento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/piccolo-viaggio-nelle-mappe-emotive/184369/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monti, JFK de noantri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/monti-noantri/182474/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/monti-noantri/182474/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 12:02:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[comunicazione politica]]></category> <category><![CDATA[Fazio]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[Kennedy]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182474</guid> <description><![CDATA[«Io provo pena per i politici che sono così trattati male dall&#8217;opinione pubblica. Il mio compito è anche favorire una riconciliazione tra la classe politica e i cittadini. Anche io mi considero parte dell&#8217;opinione pubblica, e tutti dobbiamo riflettere e dire: &#8216;siamo sempre pronti a dare la colpa ai politici, ma io cittadino sto facendo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«Io provo <strong>pena per i politici</strong> che sono così trattati male dall&#8217;opinione pubblica. Il mio compito è anche favorire una <strong>riconciliazione</strong> tra la classe politica e i cittadini. Anche io mi considero parte dell&#8217;opinione pubblica, e tutti dobbiamo riflettere e dire: &#8216;siamo sempre pronti a dare la colpa ai politici, ma io cittadino sto facendo il mio dovere per fare crescere l&#8217;Italia?&#8217;».</p><p>E così avviene la magica trasformazione: con una frase ben costruita, come quelle pronunciate dai Presidenti americani durante i familiari e caldi discorsi del caminetto, modello Roosevelt, <strong>Mario Monti compie il grande passaggio</strong><strong> da tecnico a politico</strong>. Come se con sapiente aiuto mediatico e la faccia da benevolo e sorridente amicone <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/mario-monti-diretta-fazio-sara-nuova-manovra/182416/" target="_blank">Fabio Fazio</a> lo conducesse per mano nelle terre finora oscure della comunicazione politica, l&#8217;uomo della fredda tecnica, del parlare noioso e distante, diventa, invece, il  JFK <em>de noantri</em> e si diverte a <strong>parafrasare Kennedy</strong>.  «Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese», disse il giorno del suo insediamento alla Casa Bianca un fascinoso John. Mr Monti lo imita, quasi, e nella sera della propria <strong>incoronazione televisiva</strong> fa appello a tutte le forze buone del paese, a un sopito spirito civico, a una da tempo dimenticata passione civile. A tutto si richiama il Presidente del Consiglio, tranne che alla rabbia (che pure ce ne è, parecchia e diffusa), perché, <strong>tacciato di essere</strong><strong> l&#8217;incarnazione della non-politica</strong><strong>, a tutto aspira</strong><strong>, tranne che all&#8217;anti-politica</strong>.</p><p>Fa bene, fa male, dimostra, con le sue parole, una distanza abissale dai cittadini, oppure si erge sulla poltroncina della studiolo, tra le telecamere, a vero statista? Il piccolo grande merito, come lo chiamerebbe Claudio Baglioni, è quello di segnare con il proprio atteggiamento una <strong>profonda distanza culturale </strong><strong>con chi l&#8217;ha preceduto</strong>. Il presidente non è più l&#8217;uomo delle fratture, delle divisioni, dei motti tristemente epici: o con me o contro di me. Il presidente-professore è ormai l&#8217;uomo della <strong>conciliazione</strong>, faticosa, dura, stentata, ma comunque conciliazione. Racconta un Paese che prova a tornare comunità coesa, armonioso, più unito e più sereno, seppure nelle difficoltà.</p><p>Se, come diceva il sempre citato Nanni Moretti, <strong>le parole sono importanti</strong>, allora Monti ha fatto bene. Ha segnato i confini di un mondo, di una visione cui ispirarsi. Poi, che i politici facciano pena è tutto da vedere. Scilipoti, per esempio, fa altro. Cosa ognuno lo può immaginare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/monti-noantri/182474/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mr Monti e l&#8217;operazione trasparenza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/monti-loperazione-trasparenza/180814/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/monti-loperazione-trasparenza/180814/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Dec 2011 16:24:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Agorà digitale]]></category> <category><![CDATA[Avaaz]]></category> <category><![CDATA[conflitto di interesse]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[operazione trasparenza]]></category> <category><![CDATA[presidente del consiglio]]></category> <category><![CDATA[trasparenza]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180814</guid> <description><![CDATA[«Lui chi è?», l&#8217;accorata domanda cantata da quel sorcino pitonato di Renato Zero potrebbe essere rivolta al Presidente del Consiglio: Mr Monti, lei chi è? C&#8217;è chi lo descrive come l&#8217;uomo delle banche, dei poteri forti, un po&#8217; come il massone di Guzzanti: organizza i golpe, i Nocs e i cavalieri della uallera d&#8217;oro. C&#8217;è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«Lui chi è?», l&#8217;accorata domanda cantata da quel sorcino pitonato di Renato Zero potrebbe essere rivolta al Presidente del Consiglio: <strong>Mr Monti, lei chi è?</strong> C&#8217;è chi lo descrive come l&#8217;uomo delle banche, dei poteri forti, un po&#8217; come il massone di <strong>Guzzanti</strong>: organizza i golpe, i Nocs e i cavalieri della uallera d&#8217;oro. C&#8217;è pure chi si limita, invece, a chiamarlo professore, non si capisce se con un certo rispetto, in memoria, magari, di una antica giovinezza primavera di bellezza, o con un tono ironico. Come se i colti, i dotti, fossero gente inadatta a sporcarsi le mani con quella <strong>zozzura della politica</strong>.</p><p>Stavolta però Mr Monti, l&#8217;uomo dell&#8217;Europa fredda e asettica come una sala operatoria appena tirata a lucido, ha un&#8217;occasione d&#8217;oro, irripetibile. Lasciare il segno, nella direzione giusta. Quella, spesso promessa, raramente attuata, della <strong>trasparenza</strong>. Chi ricorda l&#8217;abusatissima metafora, altrettanto menzognera, della pubblica amministrazione come una soleggiata e luminosa casa di vetro? Questa è tutta un&#8217;altra storia. Perché parte dalla rete, è animata in rete, cerca la soluzione ai silenzi, al non detto, al dubbio nella rete.</p><p><em><a href="http://www.agoradigitale.org/trasparenza-governo-monti" target="_blank">Agorà Digitale</a></em>,<em> Altroconsumo</em>, l&#8217;<em>Associazione Open Polis</em>, <em>Libertiamo</em>, <em>Move On Italia</em>, l&#8217;<em>Istituto per le Politiche per l&#8217;Innovazione</em> e <em>Popolo Viola</em> hanno infatti lanciato su <strong>Avaaz.org </strong>una<a href="http://www.avaaz.org/it/monti_trasparenza_ora/" target="_blank"> raccolta di firme</a> per chiedere al fantomatico Mr Monti di pubblicare online le informazioni sul reddito, le proprietà e i rapporti lavorativi, passati e presenti, del Presidente del Consiglio e dei membri del suo Governo. «È tempo che le nostre istituzioni si battano <strong>contro la corruzione e i conflitti di interesse</strong>, per ricostruire insieme la nostra democrazia», scrivono i promotori dell&#8217;operazione su Avaaz, e chiedono di firmare la <strong>petizione</strong> con un chiaro obiettivo numerico. Arrivare a 75.000 firme per presentarla al professore il quale ottiene, così, la grande chance. Ascoltare la rete, lasciare per davvero un segno. Rispondere, soprattutto, alla equivoca domanda identitaria con un liberatorio: «Sono il Presidente che ha fatto chiarezza». Proprio nell&#8217;anno in cui al posto delle profezia Maya si avverano quelle di Napolitiano: e salviamo &#8216;st&#8217;Italia!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/monti-loperazione-trasparenza/180814/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rai: di Twitter, di più</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/twitter/179675/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/twitter/179675/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Dec 2011 15:28:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179675</guid> <description><![CDATA[Ne è passato di tempo da La Posta di Padre Mariano. Ora in Rai, ragazzi, si twitta. Se il frate cappuccino, benevolo e serioso come a cotanta tivvù pedagogica s&#8217;addiceva, ha avuto il merito di inaugurare una cattolicissima e (poco) dialogante mamma Rai, lo sconosciuto che si cela dietro l&#8217;account @RaiTv ne ha un altro....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ne è passato di tempo da <em>La Posta di Padre Mariano.</em> Ora i<strong>n Rai, ragazzi, si twitta</strong>. Se il frate cappuccino, benevolo e serioso come a cotanta tivvù pedagogica s&#8217;addiceva, ha avuto il merito di inaugurare una cattolicissima e (poco) dialogante mamma Rai, lo sconosciuto che si cela dietro l&#8217;account @RaiTv ne ha un altro. Ha il pregio di interpretare il ruolo dello pseudo innovatore, perfetto praticante del motto gattopardesco: cambiare tutto, affinché nulla muti. Così, l&#8217;intrepido, s&#8217;è preso la briga di mettersi a twittare, incarnando in sole dieci piccole dita tutto il personale Rai, sintetizzando in miserrimi 140 caratteri tutta la grande e orgogliosa storia della tv di Stato. Un compito gravoso che l&#8217;autore esegue con altrettanta gravità. Ma al quale non corrisponde nessuna innovazione nei linguaggi, nei modi, nella mentalità dell&#8217;azienda.</p><p>Per capirlo è sufficiente seguire qualche scampolo di conversazione rimasto così, sospeso e archiviato nella crudelissima memoria digitale, che non mostra mai crepe, solida, come se ogni istante fosse fossilizzato una volta per sempre. E se fai una cavolata rimane lì, a eterno e intimo imbarazzo. Come è successo al <strong>gattopardesco twittatore @RaiTv</strong>. Quando alcuni utenti chiedono, per esempio, alle due manine fautrici dello sbarco digitale di Stato, nel giorno della morte di Welby, se il servizio pubblico ha intenzione di onorare il proprio ruolo ricordandolo, l&#8217;account pubblico svela la propria indole conservatrice.  «<strong>Servizio pubblico</strong>- risponde un po&#8217; infastidito- lo facciamo, e il materiale su <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23Welby">#Welby </a>è sempre online su <a href="http://t.co/sFdJNHh6" target="_blank">http://www.rai.tv</a>. Ciao». Gli hashtag, bisogna ammetterlo, li usa bene, ma non ha capito fino in fondo come maneggiare Twitter. Quando altri account insistono, chiedendo cosa farà la televisione, se sono previsti servizi, approfondimenti, minimi cenni al telegiornale per ricordare Welby, risponde: «La polemica va indirizzata a altri». Tradotto: a quelli della RaiTv, perché su twitter c&#8217;è, evidentemente, un altro soggetto.</p><p>Insomma, ci risiamo. <strong>Le aziende grandi concepiscono anche il web come un pezzo del carrozzone</strong>, dell&#8217;enorme ambaradan, un posto dove tocca starci senza capire fino in fondo come e a fare che. L<strong>&#8216;account @RaiTv è la RaiTv, tutta intera</strong>. Altrimenti non ha senso, non è nulla, vale tanto quanto un fake. L&#8217;anonimo di Stato, nascosto dietro il nome di mamma televisione, se la ride pure, chiedendo la tredicesima dei 12.000 dipendenti dell&#8217;azienda, dal momento che li interpreta tutti quanti, e non capisce. Lui ha il compito ingrato di interpretarli proprio tutti, dando voce allo <strong>spirito della Rai</strong>. Che non è un ectoplasma, anche se tanti conduttori paiono morti e imbalsamati. Ma è una visione, un modo di interpretare il mondo. Rimasto, con tutta evidenza, dalle parti di Viale Mazzini sempre lo stesso. Antico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/twitter/179675/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La preghiera accorata di Maurizio Belpietro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/preghiera-accorata-maurizio-belpietro/177680/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/preghiera-accorata-maurizio-belpietro/177680/#comments</comments> <pubDate>Thu, 15 Dec 2011 11:00:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[Libero]]></category> <category><![CDATA[maurizio belpietro]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177680</guid> <description><![CDATA[Ognuno ha gli eroi che si merita. C&#8217;è chi ama Tex Willer, chi sogna Batman, chi tiene attaccato in camera il poster dell&#8217;Uomo Ragno. E poi c&#8217;è chi, come Maurizio Belpietro, s&#8217;accora per Berlusconi, non s&#8217;arrende alle sconfitte del proprio paladino e lo invoca: «Silvio, ferma la rapina». Titola oggi Libero in prima. Lo chiama,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ognuno ha gli eroi che si merita. C&#8217;è chi ama Tex Willer, chi sogna Batman, chi tiene attaccato in camera il poster dell&#8217;Uomo Ragno. E poi c&#8217;è chi, come Maurizio Belpietro, s&#8217;accora per Berlusconi, non s&#8217;arrende alle sconfitte del proprio paladino e lo invoca: <strong><em>«<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=188KQB" target="_blank">Silvio, ferma la rapina</a></span>»</em></strong>. Titola oggi <em>Libero</em> in prima.</p><p>Lo chiama, il direttore, con un grido a caratteri cubitali, rivolgendogli la stessa struggente preghiera della giovane fanciulla aggredita nelle notturne strade newyorkesi: <em>«Superman, corri!»</em>. <strong>Ma l&#8217;eroe non arriva</strong>. Non plana dai tetti di Arcore con brillante sorriso, non mostra muscoli guizzanti sotto maglie attillate. La kryptonite delle brutte figure europee è stata una dura botta per lui, ancora frastornato.</p><p>Maurizio, però, non cede mica. Preferisce insistere e scrivere una lettera aperta il cui linguaggio e tono svela <strong>l&#8217;identità di tanto giornalismo nostrano</strong>. Non si rivolge al pubblico dei lettori, ma a quello sempre adulato dei protettori, dei referenti politici. Li loda, li sbroda. Si comporta, per usare la metafora anglosassone, come un cane da guardia che interpreta al contrario il proprio ruolo: non difende il cittadino.  <strong>Difende la casa della politica</strong>,<strong> il palazzo. </strong>Mostra fedeltà, anche nei momenti più bui.</p><p>Belpietro infatti esordisce nell&#8217;editoriale-lettera come se entrasse in punta di piedi nella villa del sire, chiedendo permesso: <em>«Caro presidente Berlusconi, mi scusi se la disturbo con una lettera aperta. So che da quando se ne è andato da Palazzo Chigi </em>- continua per mostrare una certa prossimità all&#8217;eroe e dimostrare di conoscerne i più intimi sussulti dell&#8217;animo -<em> lei vorrebbe essere lasciato in pace. Dopo quello che visto negli ultimi tre anni è difficile darle torto: gli agguati subiti e gli insulti ricevuti avrebbero fatto uscire di testa chiunque. Lei, al contrario- ecco, arriva la lode- la testa l&#8217;ha conservata ben salda sulle spalle»</em>.</p><p>È una notizia? È un&#8217;analisi della realtà sociale e politica del paese? <strong>Sembra il testo di un fumetto</strong>, nel momento in cui all&#8217;eroe imbattibile è tolta la maschera, il giornalista curioso lo fotografa a volto semi scoperto mentre fallisce un colpo, indebolito, la popolazione si scandalizza: Spider Man ci ha abbandonato!</p><p>Peccato che l&#8217;Uomo Ragno già da tempo aveva dimostrato di non credere più nel motto dello zio: a un grande potere corrisponde una grande responsabilità. Solo Belpietro e i suoi quattro amici al bar sono rimasti a incitare il proprio paladino, a cercare di scuoterlo. <strong>Mostrando tutta la debolezza del giornalismo italiano. </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/preghiera-accorata-maurizio-belpietro/177680/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gli spin alla conquista dell’immaginario pop</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/uomini-ombra-alla-luce-sole/176948/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/uomini-ombra-alla-luce-sole/176948/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Dec 2011 11:56:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Chris Lehane]]></category> <category><![CDATA[Clooney]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[film]]></category> <category><![CDATA[Howard Dean]]></category> <category><![CDATA[Jay Carson]]></category> <category><![CDATA[le idi di marzo]]></category> <category><![CDATA[spin-doctor]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176948</guid> <description><![CDATA[Gloria, gloria, gloria in excelsis spin! Cari professionisti della comunicazione politica è il vostro momento: siate felici, avete conquistato l&#8217;empireo dell&#8217;immaginario pop planetario. Hollywood. Nel 2012 forse non si avvererà la profezia dei Maya, ma la vostra vita cambierà, perché, finalmente, i parenti capiranno quale lavoro vi ostinate a fare giorno dopo giorno e nessuno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><strong>Gloria, gloria, gloria in excelsis </strong><em><strong>spin</strong></em><strong>!</strong> Cari professionisti della <strong>comunicazione politica</strong> è il vostro momento: siate felici, avete conquistato l&#8217;empireo dell&#8217;<strong>immaginario pop planetario</strong>. Hollywood. Nel 2012 forse non si avvererà la profezia dei Maya, ma la vostra vita cambierà, perché, finalmente, i parenti capiranno quale lavoro vi ostinate a fare giorno dopo giorno e nessuno scambierà la dicitura <em><strong>spin doctor</strong> </em>del vostro biglietto da visita con quella di un&#8217;insegnante di faticosissima cyclette in palestra.</p><p>L&#8217;uscita di due pellicole a distanza di pochi mesi nelle sale cinematografiche potrà decretare il <strong></strong><strong>successo di una </strong><strong>professione</strong> ancora nell&#8217;ombra in Italia e ancora oggetto di una retorica negativa e sospettosa. Il primo film, <em>Le Idi di Marzo</em>, è firmato dal bello dei belli George Clooney e la trama è già svelata dal titolo che fa riferimento al giorno in cui Giulio Cesare venne pugnalato da chi gli era più vicino. Come a dire: il potere logora davvero <strong>chi non ce l&#8217;ha</strong>, come sosteneva il Divo Giulio, ma soprattutto chi ne ha prossimità. Tra i personaggi del film c&#8217;è lui: lo spin, ispirato a <strong>Jay Carson</strong><strong>, consulente politico democratico,</strong> responsabile della campagna di <strong>Howard Dean</strong>. Forse la trama non riuscirà a riabilitare dalle nostre parti l&#8217;immagine dell&#8217;uomo ombra, ma aiuterà a capire un pò di più che cosa fa lo <em>spin</em> quando se ne sta con aria assorta a guardare fuori dalla finestra. Lavora.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/56o6x4hL3oM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>Knife Fight</em>, nelle sale nel 2012, è invece la storia di un <strong>irriverente consulente</strong>, disposto a tutto pur di vincere una competizione. Come d&#8217;altronde quasi ogni bravo <em>spin</em> è pronto a fare, ispirato dal motto per cui la morale non è il campo della politica. L&#8217;uomo ombra di riferimento, stavolta, è un altro democratico, noto anche per le baruffe con Carson: <strong>Chris Lehane</strong><strong>, esperto di comunicazione di crisi</strong>. Di cosa si tratta? Di puntare, per esempio, i riflettori sui presunti scandali sessuali di un avversario politico proprio il giorno in cui il presidente, buono, bello e ammirevole come deve essere, dichiara guerra a un paesino difficile da individuare sulla carta geografica dell&#8217;Asia. <strong>Giochi di magia, prestigio, o più semplicemente </strong><strong>tecnica di comunicazione</strong>.</p><p>http://www.youtube.com/watch?v=4rc9Uq4I5AA</p><p>Insomma, forse i due film non riusciranno a riabilitare l&#8217;ingiustamente ammaccata immagine dell<strong>&#8216;uomo ombra</strong> che, così, non conquisterà maggiore solarità. Ma avranno il merito di mostrare un mestiere che suscita ancora espressioni interrogative e lunghe parafrasi per spiegare come diavolo uno <em>spin doctor</em> guadagna (non molto, a dire la verità, in Italia). <strong>Il salto da Washington a Hollywood avrà successo?</strong> Finora solo qualche appassionato, considerato sfigato dalle ragazze più in dell&#8217;università, guardava la serie tv <em>The</em> <em>West Wing</em>, sulle vicende dei consulenti del presidente degli Stati Uniti, provando emozionanti e vigorose palpitazioni cardiache a ogni trovata strategica e comunicato stampa. Può darsi che gli <em>spin</em> avranno però qualche proselito in più: dopotutto, per parafrasare Jacques Séguéla, devono saper trasformare le persone in <strong>star</strong>. Anche se stessi, diventando così stelle dell&#8217;immaginario pop.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/uomini-ombra-alla-luce-sole/176948/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Xeni Jardin e gli empatici digitali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/xeni-jardin-e-gli-empatici-digitali/175651/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/xeni-jardin-e-gli-empatici-digitali/175651/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 17:20:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[empatia]]></category> <category><![CDATA[Federica Colonna]]></category> <category><![CDATA[malattia]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[Xeni Jardin]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175651</guid> <description><![CDATA[Non solo belle, non solo bionde, non solo star. Ma anche malate. Di più: pubblicamente malate. Come Xeni Jardin, la blogger e giornalista esperta di tecnologia che ha raccontato su Twitter, con la hashtag myfirstmammo, tutto il percorso, doloroso, dalla scelta di sottoporsi a una prima mammografia fino alla scoperta del cancro al seno. Non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non solo belle, non solo bionde, non solo star. Ma anche malate. Di più: pubblicamente malate. Come<strong> Xeni Jardin</strong>, la blogger e giornalista esperta di tecnologia che ha raccontato su Twitter, con la <em>hashtag</em> <em>myfirstmammo</em>, tutto il percorso, doloroso, dalla scelta di sottoporsi a una prima mammografia fino alla scoperta del cancro al seno. Non un&#8217;amica al telefono con cui condividere intimo dolore, ma 50.680 <em>follower </em>pronti a seguire in diretta l&#8217;esperienza più personale che ci sia: <strong>la scoperta della propria, mortale, vulnerabilità.</strong></p><p>I <em>tweets</em> di Jardin, nome d&#8217;arte dal fascino floreale, sembrano gli sms di una sorella in difficoltà: «<em>Ho deciso che l&#8217;esperienza della mammografia può essere meno spaventosa se la trasformo in un gioco</em>». Una richiesta di pubblico sostegno, presto diventata una vera <strong>confessione planetaria</strong>: dalla speranza, alla paura, alla possibile resurrezione. E migliaia di segnali di incoraggiamento, di lacrime digitali, di strette di mano virtuali. <em></em></p><p>La storia di <em>Madame Boing</em>, come si fa chiamare Jardin, è una delle esperienze in grado di raccontare il clima della nostra epoca, di semplificare attraverso l&#8217;esperienza un pezzetto di presente. Non si tratta di giudicare la paura, perché è impossibile e disumano farlo. Né di pretendere di valutare una personalissima scelta, sarebbe non solo poco cattolico ma anche poco amichevole. E  persino fuori tempo massimo nel mondo dei <em>follower</em> dall&#8217;emozione a portata di mano e di tastiera. Però la decisione di Miss Jardin è utile a capire come nel tempo <strong>è mutato il </strong><strong>senso del successo </strong><strong>e quello della paura</strong>.</p><p>Le star non sono più come gli astri, quelli veri, luccicanti, lontani, sempre splendenti. Mai una ruga, mai una brutta figura o un sorriso storto. Le dive, perché Xeni in America lo è, sono scapigliate e in accappatoio, così come si è fotografata lei appena prima di fare la mammografia. <strong>Le dive sono brutte</strong>, persino, come una malattia che ti costringe a guardarla in faccia.</p><p>E se il web ha reso la notorietà una roba quotidiana, mai algida e fredda come una principessa monegasca d&#8217;altri tempi, la rete è diventata anche il <strong><em>Prozac</em> dei contemporanei</strong>. Forse per Xeni Jardin lo è stato. Il tempo di scrivere un <em>tweet</em> equivale a quello di prendere una pillola antidepressiva: ci vuole un attimo e sortisce quasi subito il suo effetto. <strong>Abbracci virtuali come scosse cerebrali</strong>.</p><p>Con il progresso tecnologico, brillante, funzionale, futurista siamo tornati a uno dei sentimenti chiave dell&#8217;umanità: l&#8217;empatia. <strong>Ci piacciono (finalmente) i deboli</strong>, li abbracciamo quando vogliono essere consolati. Una grande compassione globale, ecco la rete cosa (anche) è.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/xeni-jardin-e-gli-empatici-digitali/175651/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il cuore non mente. Parola di Pin!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/cuore-mente-parola/174817/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/cuore-mente-parola/174817/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Dec 2011 15:38:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Federica Colonna</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Partito Italia Nuova]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174817</guid> <description><![CDATA[«La mente mente. Il cuore non mente. Mai!». Frase da bigliettino dei baci perugina, di quelle scritte con la biro profumata sul diario da tredicenne innamorata, sfondo blu Pdl, un bel tricolore, che di questi tempi non guasta mai, a forma di serratura e poi la frase finale, degna chiosa dello slogan principale: «Tu sei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«La mente mente. Il cuore non mente. Mai!». Frase da bigliettino dei baci perugina, di quelle scritte con la biro profumata sul diario da tredicenne innamorata, sfondo blu Pdl, un bel tricolore, che di questi tempi non guasta mai, a forma di serratura e poi la frase finale, degna chiosa dello slogan principale: «Tu sei la chiave!». Si presentano così i manifesti firmati Pin: non si tratta del concorrente del Mago Otelma in cerca di pubblicità e nuovi clienti, nemmeno della promozione di un inedito libro sulle tragiche previsioni Maya, o di una raccolta di incomprensibili aforismi di Nostradamus. Pure se il tono pare quello di una apocalittica promessa mixata con una poesia per adolescenti, il manifesto riguarda la campagna di tesseramento 2011 di un promettente movimento politico: PIN sta semplicemente per <strong>Partito Italia Nuova</strong>.</p><p>L&#8217;elettore smarrito, in cerca di un nuovo approdo e di una sigla su cui apporre debita crocetta, potrebbe seguire il consiglio e lanciarsi alla scoperta del sito: <a href="http://www.partitoitalianuova.it/" target="_blank">www.partitoitalianuova.it</a>. Ai suoi occhi apparirà un sublime mix di uso sapiente della tecnologia e pessimo del linguaggio politico. Una pagina dinamica, con il programma, la newsletter, Facebook, Twitter, YouTube, Flickr, l&#8217;aggiornatissimo blog. E poi, meraviglia dell&#8217;editoria digitale, l&#8217;e-book firmato Armando Siri: <em>L&#8217;Italia nuova. Dialogo immaginario con Silvio Berlusconi</em>. Il titolo suona come una promessa, l&#8217;addio virtuale alla seconda Repubblica <em>de &#8216;noantri</em>.</p><p>Per il resto il Pin sembra un movimento avveniristico, il partito di un&#8217;Italia distopica, capace di parlare a un elettorato da<strong> epoca post-atomica</strong>. La città da cui ha preso il via il progetto è Milano, luogo di una ipotetica rivoluzione, condotta dalle persone, che, non dimentichiamo, sono la chiave, lo strumento per aprire la porta del palazzo, per compiere l&#8217;ingresso trionfante nel mondo futuro, in quell&#8217;Italia nuova patria dei cuori, della verità e dei sentimenti, non certo della fredda e menzognera ragione. Il lessico del Pin si potrebbe definire pre-politico: con l&#8217;ansia di evitare un freddo politichese, le parole di un linguaggio quotidiano iper-semplificato prendono il posto di una terminologia più astratta e il patetismo di una <strong>roboante banalità</strong> si sostituisce ai termini della politica. Il tono è millenaristico perché l&#8217;obiettivo è quello del passaggio, atteso per lunghi decenni e quindi annunciato come una rivelazione, all&#8217;Italia futura.</p><p>Nella smania di occupare nel cuore dei cittadini uno<strong> spazio elettoral-affettivo</strong>, il Pin commette il più classico errore dovuto a quella dote che un tempo persino il Pd ha acclamato come rivoluzionaria: una meravigliosa inesperienza. A causa della quale la spontaneità e la freschezza di un linguaggio politico diretto e coinvolgente sono sostituite da un <strong>pathos inverosimile</strong>, come se la passione potesse derivare solo dall&#8217;esagerazione, da un sentimentalismo astratto. E così ecco il fiorire di foto di bambini sorridenti, bambine scapigliate e allegre, punti esclamativi, tricolori e cuoricini. L&#8217;errore però è antico e largamente praticato in politica: immaginarsi le persone in un certo modo, <strong>invece di conoscerle </strong>e usare le parole della vita comune, vissuta.</p><p>Altro che paese nuovo. Se il futuro nasce su queste basi comunicative PIN può stare solo per Povera Italia Nostra!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/cuore-mente-parola/174817/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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